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Educabilità educazione e pedagogia.

Luigi Secco

Educabilità

Fede e fiducia che tutti gli esseri umani sono educabili. È la premessa di base, la condizione sine qua non
dell’educazione. È un assunto: noi educatori non possiamo non credere nell’educabilità dell’uomo, nella sua capacità di
continua trasformazione e crescita. L’educazione si basa su questo presupposto. Vi sono due correnti che considerano
l’educabilità umana in due maniere opposte: i pessimisti dell’educabilità (pessimismo pedagogico) e gli ottimisti
dell’educabilità (ottimismo pedagogico).

La concezione pessimistica, considera l’uomo come minimamente o per nulla educabile. L’uomo è misero, impotente,
legato ad un ineluttabile destino e ad una legge ferrea, e affiora sempre nei contesti dove si trascura, limita o nega la
libertà umana.in questo caso ogni opera educativa è condannata all’impotenza.

La concezione ottimistica. Considera che educando l’uomo si possa raggiungere sempre qualsiasi obiettivo. Sono coloro
che credono troppo nell’educabilità umana, non tenendo conto dei limiti individuali. Eccedono nella fede, nella fiducia
dell’educabilità umana. Onnipotenza dell’educazione.

Al dì là di queste due prospettive, vi è una terza posizione, considerata l’atteggiamento migliore in educazione. La
posizione realista: che considera di volta in volta le opportunità e limiti dell’educazione e guarda al complesso delle
componenti della persona che attendono di essere sviluppate e potenziate. Alcune abilità possono essere aquisite
senza bisogno di grande aiuto, come l’uso dei sensi; ma quanto più un’attività appartiene al mondo dello spirito, come
parlare, pensare, amare, tanto più deve essere stimolata e potenziata.

Pestalozzi: in ogni facoltà della natura umana è insito l’impulso di elevarsi da uno stato di stasi o d’inazione, ad uno di
forza sviluppata, è un germe di forza fino a quando non diviene propriamente forza, l’occhio vuol vedere, la amno vuole
prendere..ecc il cuore vuole amare ecc. nelle facoltà dell’uomo esiste un appello ad essere operate per dischiudersi.

Il processo educativo risente dei limiti dell’educabilità. Gli esseri umani non sono tutti educabili allo stesso modo, poiché
fra gli uomini non vi è una uguale distribuzione di doti, ossia di possibilità. Si va dal superdotato, al normodotato fino alle
varie forme di deficit ed handicap. Quindi il grado di educabilità è favorito e condizionato dalla situazione della natura del
soggetto. La diversità di dotazione naturale evidenzia la disuguaglianza non di dignità, ma nei diversi modi di
realizzazione di sé. Ognuno quindi deve essere educato in base alle sue dotazioni personali e non secondo un modello
prestabilito uguale per tutti. Ciascuno ha le sue doti e con queste e su queste si fa educazione, poiché sono esse a offire
le condizioni e il campo dell’educabilità. Hadicap: porre attenzione alle facoltà non compromesse.

Al fine di poter dischiudere tutte le sue potenzialità, il soggetto necessita dell’educazione-azione educativa, intesa come
atto pratico e duplice composto da due momenti:l’educere, ossia aiutare l’educando a tirar fuori tutto ciò che di
potenzialmente positivo è insito nel soggetto, pro-muovo tutte le facoltà positive, le risorse, potenzialità del soggetto,
tutto ciò ch e c’è di buono. Tirare fuori il meglio della natura. il mettere dentro-edere (nutrire,apportare)l’apporto esterno:
ossia stimolare l’educando ad assimilare tutto ciò che di buono ha prodotto l’ambiente la cultura di riferimento,ovvero i
valori. Metto dentro il meglio della cultura. Educazione non è un fatto spontaneo e istintivo, ma avviene sempre fra
natura e cultura, l’educazione non può fermarsi all’uomo così come egli è , ma tendere al suo dover essere.

L’educabilità mette in luce l’inadeguatezza presente rispetto ad una perfezione non ancora raggiunta. Lo stato di
tensione verso una perfezione più completa nulla toglie alla pienezza della vita presente, se e in quanto vissuta secondo
le possibilità presenti. Pienezza di vita relativamente allo stato attuale e dell’educazione come di passaggio da una
pienezza di vita ad un'altra, resa possibile dal dischiudersi delle facoltà.
L’educabilità non può essere abbandonata alle sole forze individuali (la vita da sola non educa), è necessario che
l’educatore sappia scegliere ciò che ha valore e ciò che non ha valore per lo sviluppo del soggetto e per il
raggiungimento della sua forma migliore di vita. Coniugare libertà personale e valori. Pedagogicamente non esistono
valori obiettivi, non vanno imposti, ma scelti e rivissuti dal soggetto in piena autonomia. Valori che cambiano nel tempo.
E per le persone.

Educazione intesa come autoeducazione nel senso della insostituibilità dell’attività propria del soggetto. Stimoalre con
opportuni interventi, ma mai coartare in alcuna forma il suo agire. Vi deve essere adesione interiore da parte
dell’educando. Rousseau : perfezione di ogni fase dell’età evolutiva.

Educazione,azione pratica per cui la generazione più adulta si piega verso la più giovane per aiutarla a sviluppare di cui
ciascun uomo necessita per inserirsi utilmente nel contesto sociale del tempo.

Il fine specifico dell’educazione è l’autonomia: aiutare ogni songolo a raggiungere la capacità di fare da sé, di
provvedere alle proprie necessità e di inserirsi nella società da protagonista e non sa succube.

La pedagogia è una disciplina teorica che studia l’educazone-discorso teoretico sull’educazione. È propriamente la
scienza dell’educazione, l’unica che ha come oggetto solamente l’educazione della persona, che studia l’intero processo
educativo. Per fare ciò essa si serve di dell’apporto di tutte le discipline utili ad elaborare un progetto educativo. Ha
quindi una natura interdisciplinare, si serve di tanti altri saperi. È una disciplina giovane, poiché in passato era la
filosofia, la teologia che si occupava di studiare l’educazione- da ogni concezione filosofica dell’uomo possiamo trarre
una concezione pedagogica, o almento alcuni principi di questa. Si interroga se ciò che si è fatto e si fa in nome
dell’educazione sia effettivamente educazione. Riflessione sull’educazione.

Con Rousseau la pedagogia ha affermato la priorità della formazione umana rispetto alle abilità professionali:
primariamente in educazione, occorre insegnare il mestiere di uomo. Uomo che si esprime nella realtà
contemporaneamente ha da conseguire qualcosa che ancora non è.

L’educatore dovrà agire disponendo l’ambiente e i mezze atti a soddisfare l’esplicitazione delle esigenze naturali
dell’educando, ma dovrà essere attivo sul piano morale. Tale acquisizione dovrà incontrare la volontà operante del
soggetto. Si tratta di disporre il soggetto ad evolversi mediante l’educazione, ad acquisire il suo valore attraverso
l’assimilazion, tutto ciò nel rispetto delle sue interiori disposizioni. L’uomo è educato attraverso le risorse naturali che ha
in se ma devono essere sviluppate e orientate dai valori che devono essere acquisiti e riconosciuti come tali. È compito
dell’educatore sostenere il processo di maturazione che porterà l’educando a sapersi regolare da solo di fronte a
disposizioni proprie e alle esigenze valoriali. Riconoscere il mondo dei valori, accettare gli appelli e operare
coerentemente. Passaggio dall’eteronomia a autonomia.

Elementi formali, ovvero costitutivi,indispensabili che caratterizzano il discorso pedagogico. Elementi necessari al
progetto educativo:

1- Fine educativo:

autonomia: quando la persona si governa da sé, si da delle regola, si autogoverna, tenendo conto delle leggi morali e
giuridiche. Conosco e riconosco le leggi che ci sono, le faccio mie e le rispetto, ma con uno sguardo critico, le posso
cambiare. Per secco finalità dell’educazione: ricerca della migliore forma di vita per il soggetto. Tiene conto
dell’individualità, tiene conto della libertà dell’educando di scegliere. Per educatore: rendersi inutile, farsi superare
dall’educando.

2- Contenuti dell’educazione:
per conseguire la forma migliore di vita l’educazione si avvale della cultura, intesa nel suo aspetto socio-
antropologico,ovveor tutto ciò che è stato prodotto dall’uomo. Inoltre la società volendo continuare se stessa
non può che rivolgersi ai più giovani trasmettendo quanto di meglio ha prodotto, ciò che di buono ha. I valori
regnano sovrani in pedagogia, nel senso che si educa per i valori e con i valori. Fine e mezzo dell’educazione.
Anche i valori migliori non vanno mai imposti ma proposti. Si tira fuori il meglio della natura e si mette dentro il
meglio della cultura. Educazione si pone fra natura e cultura. Nella natura umana l’ontogenesi (sviluppo del
soggetto)non segue la filogenesi (sviluppo della specie). L’educatore agisce sulla natura del soggetto e la
sorpassa (l’intervento educativo serve a potenziare la natura).

3- Il metodo educativo:

la modalità con cui raggiungo gli obiettivi educativi. Esiste un metodo migliore per il singolo o per un gruppo. anni
’70 cambio del metodo educativo. Da metodo uguale per tutti a metodo individualizzato. Mentre in passato a scuola
si usava il metodo logico graduale dal più semplice al più difficile, uguale per tutti, tenendo conto delle conoscenze
del settore della psicologia dell’apprendimento, si è passati da un metodo globale e individuale o psicologico. Da
oggettivo doventa soggettivo: è adegiato alle capacità di apprendimento del singolo soggetto e tiene conto di tutte le
sue intelligenze. L’attenzione è posta non solo allo svolgimento di un programma ma alle possibilità di
apprendimento di un bambino. La scuola era l’insegnante, ora è l’alunno. Individualizzazione dell’insegnamento,
promuove la singola persona.

4- I mezzi educativi:

strumenti semplici: lavagna, penna, microfono


e strumenti che richiedono notevoli capacità di impiego, specialmente quelli tecnicamente impegnativi
struementi mediamente difficili:
strumenti altamente difficili:
facilitare l’apprendimento e competenze specifiche

5- Attori-protagonisti educatore ed educando


L’educazione nella pratica si concreta come relazione fra due persone, educatore ed edicando, che sono i fattori
esecutivi della pratica educativa. Un fatto educativo è sempre diverso da un altro, non solo e non tanto per la varietà di
condizioni in cui si effettua, ma anche e soprattutto per la diversità delle persone che lo realizzano, imprimendo su di
esso il timbro della loro umanità. La cultura è sempre mediata dalla personalità dell’educatore, che interiorizzandola e
riesprimedola con la forza della sua umanità, può comunicarla in maniera assai variata. Per questo l’educazione è
soprattutto affermazione della personalità dell’educatore. La cultura offerta all’educando, non viene interiorizzata da lui
meccanicamente ma secondo moralizzazioni proprie della sua individualità. Relazione fra le disposizioni personali dei
due soggetti-aspetto interiori stico dell’educazione
L’educazione è sempre l’atto dell’educando. Capacità di essere attore e protagonista (protos-ago) dei suoi atti, di
compiere degli atti educativi quali atti umani( se un atto non è umano non è educativo). Educando essere in grado di
esercitare la sua libertà e di assumersi la sua responsabilità (capacità di saper rispondere dei propri atti)
L’educando deve essere attivo e l’atto educativo deve essere e rimanere sempre dell’educando, è altrettanto vero che
l’educatore deve essere attivo e costituirsi guida per il cammino dell’educando. L’educatore è proattivo, ossia attivo nello
stimolare l’attività dell’educando. L’educatore non sarà la causa degli atti, ma fornirà le condizioni, il metodo i mezzi
idonei. In forza di ciò, pedagogicamente è possibile asserire che l’educatore vale più dell’educando: egli ha più
esperienza, conosce la pedagogia e da all’educando la possibilità di avvalersi di tali esperienze e conoscenze.

Se l’educando non è attivo, non ci può essere educazione.

Educatore: credere nell’educabilità dell’essere umani


Stabilità psicologica all’inizio e in itinere
Consocere le diverse discipline

Educando: avere la volontà di essere educato


Riconoscere l’autorità, le competenze, il ruolo
Avere stabilità psichica-ricorrere ad aiuti- a volte non ci sono le condizioni (disabilità)

6- Ambiente in educazione