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DOMANDE APERTE DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE

LEZ 6
6 QUALI SONO LE VARIABILI, CHE NECESSARIAMENTE DEBBONO ESSERE PRESE
IN CONSIDERAZIONE, OGNI QUAL VOLTA SI PARLI DI EDUCAZIONE?
in quanto proposta e promozione, l’educazione è processo che comprende le diverse dimensioni
dell’umano:  personale,  relazionale  e culturale, in oltre La realtà dell’educazione non può
essere una prova al di fuori:  della storia  della cultura  della società  delle relazioni  e
degli uomini che sono nella situazione e che fanno la situazione.

7 PERCHE' L'EDUCAZIONE INDICA LA MODALITA' ORIGINARIA CON CUI


L'UOMO CAMBIA NEL CORSO DEL PROPRIO DIVENIRE?
La realtà dell’educazione non può essere una prova al di fuori: della storia ; della cultura ;della
società ; delle relazioni ; e degli uomini che sono nella situazione e che fanno la situazione. In
questa ampia accezione del termine, l’educazione indica la modalità originaria con cui l’uomo
cambia nel corso del proprio divenire. L’uomo infatti può essere riconosciuto quale “soggetto di
educazione”: prima di qualsiasi altro tratto, prima di qualsiasi altro ruolo, l’uomo è definito dalla
sua originaria capacità di “provarsi”, in un processo di educazione.

LEZ 7
5 INFINE VA RICORDATO CHE LA PROCESSUALITA' EDUCATIVA SI SVOLGE IN
MODI DIVERSI, A SECONDA DELLA PARTICOLARE STAGIONE DEL
CAMBIAMENTO STESSO, QUANTI E QUALI?
diversi momenti storici, l’agire educativo si traduce in una realtà processuale e dinamica definibile
come processo educativo, che è: -contestualmente situato (attori, memorie, scopi, storie) -socio-
culturalmente orientato (fini, valori)-intenzionale (progettualità)-razionalmente regolato
(riflessività).Il cambiamento (TA) Il cambiamento è una modalità (temporale): • «relazionale» (tra
un prima e un dopo; l’oggetto del cambiamento è in relazione con l’esperienza stessa del
cambiamento) • «determinante» (dà termine a ciò che cambia).L’uomo: • «è cambiamento»; • «vive
nel cambiamento»; • «vive di cambiamento» .Il cambiamento È «la condizione di possibilità
dell’educazione», poiché senza cambiamento non ci sarebbe vita, esperienza, educazione. Il
processo: • È una «successione di cambiamenti»; • È una «successione di cambiamenti uniti ed
ordinati da un nesso» (naturale/causale, quindi soggetta ad un determinismo prevedibile, o storico,
quindi soggetta all’intenzionalità, ad un atto di libertà); • È una «successione di cambiamenti che ha
un inizio e una fine».Il processo educativo (TA) • È un processo collocato nella dimensione storica
ed è un processo: • «impegnato nel compimento di una identità da definire»; • «da iniziare»
(intenzionalità educativa); • «di trasformazione», progettabile, cocostruibuile, non subita, ma agita
dal soggetto educando, secondo una successione di cambiamenti che seguono un ordine di senso. Il
processo educativo (TA) • È «intenzionale» (cioè rivolto ad un fine preciso). • È «generativo» (cioè
promuove il compimento dell’identità). • È «etico» (cioè prevede l’ancorarsi ad un dovere, quello
educativo, che implica giudizio e responsabilità). Nel processo educativo colto nella sua
complessità, convergono, quindi, 5 processi educativi-formativi, qui di seguito riassunti: ①Processo
di personalizzazione; ②Processo di socializzazione; ③Processo di conquista della civiltà e della
cultura patrimonio (o di civilizzazione/culturalizzazione); ④Processo di crescita sul piano etico-
morale; ⑤Processo di crescita sul piano spirituale-religioso
06 DA QUALE ISTITUZIONE è POSIBILE EVINCERE UN PRAGTMATICO ESEMPIO
DI ''INTRECCIO EDUCATIVO''?
è possibile compiere una distinzione che permette di organizzare e, successivamente, di pianificare
la molteplicità dei possibili momenti educativi. Tale distinzione individua tre specifici campi di
educazione:  formale  non formale  e informale. si tratta di una distinzione che nella realtà può
presentare sfumature e sovrapposizioni. Non è realistico immaginare che il formale, il non formale e
l’informale costituiscano canali di educazione distinti e separati, senza interazioni o
sovrapposizioni. Esempio calzante di questo “intreccio educativo”, è dato dalla scuola. L’istituzione
scolastica è di certo lo spazio di un’educazione formale, in quanto preposta al raggiungimento di
fini e obiettivi formalmente riconosciuti: gli insegnanti ricevono incarichi precisi, le lezioni,
organizzate sulla base di un calendario definito, seguono un ordine programmato. All’interno della
stessa istituzione, tanto a margine quanto a integrazione delle attività scolastiche formalizzate, è
possibile (ed è anche frequente), che si organizzino attività non formali come, ad esempio, i
laboratori teatrali o le attività sportive organizzate come doposcuola. Nello stesso tempo, però, la
vita scolastica è occasione continua di educazione informale: il rapporto con il gruppo dei pari è
senza dubbio, all’origine di una esperienza educativa che, pur in assenza di una dichiarata
intenzione o di una organizzazione progettuale, si fa autentico spazio di prova e di confronto con sé
e con gli altri. Infine va ricordato che la processualità educativa si svolge in modi diversi, a seconda
della particolare stagione del cambiamento stesso, e si specifica in determinate attività sulla base di
contenuti, tempi e ruoli particolari.
07 QUALI E QUANTI SONO I CAMPI DELL'EDUCAZIONE?

08 COSA SI INTENDE CON L'ESPRESSIONE INTRECCIO EDUCATIVO


tutto può avere una valenza educativa poiché tutto può essere occasione di educazione in quanto
occasione di un confronto che propone e promuove. Ogni elemento della situazione può prendere
parte al processo educativo in ragione del contributo che può dare o del significato che può avere
per il singolo uomo con cui entra in relazione , è possibile compiere una distinzione che permette di
organizzare e, successivamente, di pianificare la molteplicità dei possibili momenti educativi. Tale
distinzione individua tre specifici campi di educazione:  formale  non formale  e informale. si
tratta di una distinzione che nella realtà può presentare sfumature e sovrapposizioni. Non è
realistico immaginare che il formale, il non formale e l’informale costituiscano canali di educazione
distinti e separati, senza interazioni o sovrapposizioni.
09 COSA SIGNIFICA DIRE , CHE L'EDUCAZIONE è UN INTERVENTO DELIBERATO
ED INTENZIONALE?
L’educazione si configura, quindi, come quell’intervento intenzionale sulla persona, volto a far
emergere le potenzialità possedute, nel rispetto e nell’integrità e della ricchezza che ha. Strumento a
disposizione della stessa persona, che permette di accrescere il proprio bagaglio culturale, volto a
fornire le capacità che sono proprie della sua natura. L’educazione allora coinvolge completamente
tutte le dimensioni umane, da quelle logiche e razionali a quelle affettive e sentimentali, talvolta in
un contrasto che è spesso più apparente che reale, se è vero che mente e cuore non sono due realtà
inconciliabili, che trovano la stessa origine nell’uomo.Sviluppando in questi termini, quel concetto
di apprendimento per tutta la vita appare, così, come una delle chiavi di ingresso del nostro
secolo.L’unico modo per soddisfarla, è per ciascuna persona, imparare ad imparare. Ma esiste anche
un’ulteriore esigenza: i profondi cambiamenti nei modelli tradizionali dell’esistenza ci impongono
una migliore comprensione degli altri e del mondo in generale; questi cambiamenti richiedono una
comprensione reciproca, rapporti pacifici e una vera armonia: cioè proprio le cose che mancano di
più nel nostro mondo contemporaneo. L’educazione, quindi contemporaneamente al suo sforzo di
adattarsi continuamente ai cambiamenti che si verificano nella società, non deve trascurare di
trasmettere le conquiste già avvenute.
LEZ.8
05 IN AMBITO EDUCATIVO, COSA SIGNIFICA PARLARE DI SOGGETTO O DI
PERSONA?
In ambito educativo è possibile riferirsi all’uomo come soggetto o come persona. L’alternativa
indica due diversi modi di concepire il rapporto tra uomo e senso: soggetto e persona sono infatti
due idee che danno due rappresentazioni diverse di come l’uomo può agire in virtù delle proprie
capacità di senso. Riconoscere e ricercare nell’uomo un soggetto o una persona significa prendere
una posizione in merito alle possibilità di significare che caratterizzano l’essere umano in quanto
tale: la scelta, perché la scelta si impone, tra soggetto o persona riguarda i criteri con cui l’uomo
esercita la propria capacità di senso.Come soggetto, l’uomo esercita la propria capacità di senso,
riconoscendo in se stesso il principio e il criterio di senso. L’idea di soggetto restituisce una
immagine di uomo al cui centro c’è per ciascuno il proprio io. Che cosa significa orientare l’uomo
riconoscendogli il ruolo di soggetto? Significa tradurre il processo educativo nel continuo esercizio
della pratica di sé. Riconoscere l’uomo come soggetto, significa proporlo e promuoverlo come
costruttore di senso.Come persona, l’uomo esercita la propria capacità di senso, riconoscendosi in
una relazione di senso. L’uomo che partecipa al proprio compimento come persona si confronta con
una dimensione che trascende la particolarità del singolo. L’idea di persona restituisce una
immagine di un uomo al cui centro c’è il legame con una dimensione originaria che viene prima
dell’uomo compreso nella sua storicità e nella sua singolarità.
LEZ.11
05 PER DIDATTICA SI Può INTENDERE LA SOLA SEMPLICE AZIONE DI
INSEGNARE?
Stando all’etimologia del termine, la parola “Didattica”, fa riferimento sia all’atto dell’insegnare da
parte del docente, sia all’atto dell’apprendere da parte dell’allievo. La didattica ha dunque per
oggetto di studio e di interesse l’insegnare e l’apprendere in contesti formativi. Ma è da intendere,
che, la didattica non è la sola “semplice” azione di insegnare, ma è un sapere che riguarda l’intero
processo di insegnamento – apprendimento.La didattica è una scienza, intesa come fenomeno e
teoria. Definita dal Glossario “Hermes”: “Insegnamento nelle sue diverse sedi ed espressioni e
problemi connessi (Organizzazione scolastica, programmazione, progettazione, valutazione,
tecnologia, ecc.). Didattica come teoria dell’insegnamento”. (Vedi: Crispiani P., (2013) “Hermes
2013”, Parma: Edizioni junior) Definita da Rosati come: uno dei rami delle scienze dell’educazione,
non più subordinata alla pedagogia, ma come disciplina in cui la teoria (intesa come riflessione
sull’azione) e prassi (intesa come attività pratica di insegnamento) sono tra loro collegate: è
attraverso il legame tra ciò che si conosce e la pratica sul campo che è infatti possibile migliorare i
processi di apprendimento-insegnamento dando alla didattica un fondamento scientifico.la didattica
oggi studia le situazioni che possono rendere governabili o influenzabili le condizioni
dell’apprendimento. Attraverso la didattica, si agisce su ciò che costituisce lo “spazio pedagogico”,
all’interno del quale l’insegnante e l’alunno interagiscono in vista del conseguimento di competenze
La didattica è concretamente una scienza autonoma che già esiste per assolvere al compito di far
interagire il soggetto che apprende (secondo le diverse dimensioni dello sviluppo) con gli oggetti
dell’apprendimento (i sistemi simbolico-culturali), realizzandosi in un primo tempo come
osservazione, analisi e preparazione dei dati di fatto riguardanti prassi educative e didattiche
generalizzabili e categorizzabili.
06 LO STUDENTE FORNISCA UNA DEFINIZIONE DI DIDATTICA:
Per comprendere cosa significa parlare di “didattica” e quale sia il suo campo di studio è
innanzitutto necessario partire dalla stessa etimologia del termine, la radice del termine didattica è
indoeuropea, dak, e significa (“mostrare”); da essa derivano anche i termini latini doceo (“insegno”)
e disco (“imparo”). Stando all’etimologia del termine, la parola “Didattica”, fa riferimento sia
all’atto dell’insegnare da parte del docente, sia all’atto dell’apprendere da parte dell’allievo. La
didattica ha dunque per oggetto di studio e di interesse l’insegnare e l’apprendere in contesti
formativi. Ma è da intendere, che, la didattica non è la sola “semplice” azione di insegnare, ma è un
sapere che riguarda l’intero processo di insegnamento – apprendimento. la didattica come un ambito
conoscitivo che si occupa criticamente dell’allestimento, consolidamento e valutazione di “ambienti
di apprendimento”, cioè di specifici contesti risultanti da opportune integrazioni di artefatti
culturali, normativi, tecnologici e di specifiche azioni umane, ritenuti atti a favorire processi
acquisitivi.La didattica è una delle forme in cui si analizza, si progetta, si attua, la vicenda
dell’educazione. Essa si prospetta come concentrazione riassuntiva finale in direzione operativa
dell’intero processo, attraverso il quale l’intelligenza pedagogica affronta le problematiche della
formazione in senso lato, e dell’istruzione in senso stretto.
07 QUAL è L'ETIMOLOGIA DEL TERMINE DIDATTICA:
a radice del termine didattica è indoeuropea, dak, e significa (“mostrare”); da essa derivano anche i
termini latini doceo (“insegno”) e disco (“imparo”). Stando all’etimologia del termine, la parola
“Didattica”, fa riferimento sia all’atto dell’insegnare da parte del docente, sia all’atto
dell’apprendere da parte dell’allievo. La didattica ha dunque per oggetto di studio e di interesse
l’insegnare e l’apprendere in contesti formativi. Ma è da intendere, che, la didattica non è la sola
“semplice” azione di insegnare, ma è un sapere che riguarda l’intero processo di insegnamento –
apprendimento.
LEZ 12
04 QUALI SONO I CRITERI DIDATTICI DA UTILIZZARE, SECONDO COMENIO?
Comenio, intende “l’arte di insegnare […] un’arte universale di insegnare tutto a tutti e di insegnare
con tale sicurezza che sia pressoché inevitabile conseguire buoni risultati. E insegniamo con criteri
didattici fondamentali: non superficiali, così tanto per fare, ma volti a promuovere cultura vera,
bontà di costumi, profonda religiosità.” Nella sua “Didactica magna”, egli sostiene che l’arte segue
la natura, in quanto l’allievo acquisisce nuove conoscenze in funzione delle sue possibilità di
apprendere, a partire dagli interessi pregressi, oltre che dai propri, e di come egli si pone in modo
attivo nel processo di apprendimento. Nell’opera “Orbissensualiumpictus” (1658), Comenio precisa
ancora il concetto di educazione naturale, dichiarando che il bambino deve essere educato mediante
il contatto diretto con le cose, evitando l’apprendimento mnemonico e nozionistico.
05 COME DEFINISCE COMENIO LA DIDATTICA?
Comenio, nella presentazione “Ai lettori della DidatticaMagna” (principale opera educativa scritta
nel 1638 e pubblicata nel 1657 ad Amsterdam) la definisce “docendiartificium”, per indicare la
costruzione intenzionale da parte del docente, ovvero di chi insegna.
06 QUANDO SI INZIA A PARLARE DI DIDATTICA COME SAPERE AUTONOMO?
Nel XVII secolo si inizia a parlare di didattica come sapere autonomo. E’ stato infatti il luterano
WolfangRatke (Ratichius al modo latino, 1571-1635) a precisare per primo il significato del
termine, definendo tale disciplina come “pratica pedagogica che regola l’arte dell’insegnamento”.
La didattica però comincia a definirsi e a svilupparsi come scienza e arte e a entrare nella letteratura
pedagogica con lo studioso moravo Comenio (Kominsky, 1592-1670), che fu influenzato dal
pensiero di Ratke e dalla sua critica allo studio mnemonico che caratterizzava l’educazione
tradizionale. In particolare Comenio, nella presentazione “Ai lettori della DidatticaMagna”
(principale opera educativa scritta nel 1638 e pubblicata nel 1657 ad Amsterdam) la definisce
“docendiartificium”, per indicare la costruzione intenzionale da parte del docente, ovvero di chi
insegna.Nello specifico Comenio, intende “l’arte di insegnare […] un’arte universale di insegnare
tutto a tutti e di insegnare con tale sicurezza che sia pressoché inevitabile conseguire buoni risultati.
E insegniamo con criteri didattici fondamentali: non superficiali, così tanto per fare, ma volti a
promuovere cultura vera, bontà di costumi, profonda religiosità.
LEZ. 13
05 COSA AVVIENE NELLA GENESI DELLA DIDATTICA, CON L'AVVENTO DELL'ETà
DEI LUMI?
Con l’avvento dell’ “Età dei lumi”, si assiste a un profondo rinnovamento della didattica, dovuta in
particolare all’influenza del pensiero di Rosseau (1712-1778) e alla sua idea di dover intervenire sul
bambino il meno possibile, essendo lo stato di natura l’ideale ultimo cui dovrebbe tendere
l’umanità. Egli, infatti sottolinea la necessità di rispettare lo sviluppo biologico della persona. Per
lui il bambino non è un adulto in miniatura: ogni età dello sviluppo possiede una propria specificità
che la distingue dalle altre. Lasciare al bambino la possibilità di uno sviluppo spontaneo, significa
prevedere da parte dell’adulto/educatore, un intervento sull’ambiente in modo da potergli offrire gli
stimoli voluti. Comenio propone grandi verità che nessuno fino ad ora, ha mai potuto smentire
come quella che, negli anni a venire, sarà posta alla base dell’educazione, cioè l’esistenza, pure, allo
stato potenziale di forze interiori profonde da liberare: Ricorda che dentro a ciascuno di noi c’è un
lumicino. C’è dunque, olio e stoppino. Basta accenderlo.o sviluppo del pensiero didattico, filosofico
e pedagogico, hanno autorizzato «l’aggiustamento del tiro», nel senso che, hanno conferito
all’educazione uno spessore austero e nobile, che se in Rosseau, è andato esprimendosi con una
concezione ottimistica della della natura umana, in Pestalozzi, ha dato origine ad una serie di nobili
tentativi perché l’istruzione fosse diffusa anche nelle più lontane periferie e raggiungesse tutti,
soprattutto i disederati e i poveri. La nascita, infatti delle prime istituzioni educative, per volontà di
persone dotate di spirito cristiano e caritatevole, ha fatto sì che, il problema didattico emergesse
imperioso e nitido. L’istruzione è stata concepita non come diritto del soggetto che chiede di
autorealizzarsi in libertà ed autonomia, ma come azione dell’adulto che sa sul giovane non ancora
aperto alla vita sociale. Così ad esempio, i libri, come dimostrano anche quelli di scuola, per
l’educazione del popolo, quella di base, sono piccole enciclopedie che certamente entrano nelle case
degli italiani, facilitando un’opera di alfabetizzazione degli adulti, ma appaiono privi della benché
minima accortezza psicologica per motivare alla lettura e allo studio i bambini. Una teoria
dell’istruzione sembra dunque adatta a fornire uno dei primi modelli di didattica, rispondendo alla
esigenza di una progressione ottimale dei contenuti istruttivi, secondo un programma di
progressione.
O6 QUALE AUTORE PONE L'ACCENTO SULLA DIDATTICA, DURANTE
L'ILLUMINISMO?
si assiste a un profondo rinnovamento della didattica, dovuta in particolare all’influenza del
pensiero di Rosseau (1712-1778) e alla sua idea di dover intervenire sul bambino il meno possibile,
essendo lo stato di natura l’ideale ultimo cui dovrebbe tendere l’umanità. Egli, infatti sottolinea la
necessità di rispettare lo sviluppo biologico della persona. Per lui il bambino non è un adulto in
miniatura: ogni età dello sviluppo possiede una propria specificità che la distingue dalle altre.
Lasciare al bambino la possibilità di uno sviluppo spontaneo, significa prevedere da parte
dell’adulto/educatore, un intervento sull’ambiente in modo da potergli offrire gli stimoli voluti.
sviluppo del pensiero didattico, filosofico e pedagogico, hanno autorizzato «l’aggiustamento del
tiro», nel senso che, hanno conferito all’educazione uno spessore austero e nobile, che se in
Rosseau, è andato esprimendosi con una concezione ottimistica della della natura umana, in
Pestalozzi, ha dato origine ad una serie di nobili tentativi perché l’istruzione fosse diffusa anche
nelle più lontane periferie e raggiungesse tutti, soprattutto i disederati e i poveri. La nascita, infatti
delle prime istituzioni educative, per volontà di persone dotate di spirito cristiano e caritatevole, ha
fatto sì che, il problema didattico emergesse imperioso e nitido. L’istruzione è stata concepita non
come diritto del soggetto che chiede di autorealizzarsi in libertà ed autonomia, ma come azione
dell’adulto che sa sul giovane non ancora aperto alla vita sociale. Così ad esempio, i libri, come
dimostrano anche quelli di scuola, per l’educazione del popolo, quella di base, sono piccole
enciclopedie che certamente entrano nelle case degli italiani, facilitando un’opera di
alfabetizzazione degli adulti, ma appaiono privi della benché minima accortezza psicologica per
motivare alla lettura e allo studio i bambini. Una teoria dell’istruzione sembra dunque adatta a
fornire uno dei primi modelli di didattica, rispondendo alla esigenza di una progressione ottimale
dei contenuti istruttivi, secondo un programma di progressione. A questa soluzione, si aggiunge
quella che è andata prendendo corpo dal momento in cui si è andata compiendo la cosiddetta
«rivoluzione dell’insegnamento», annunciata dal Richmond, con l’apprendimento.
07 COSA SOSTIENE COMENIO NELLA SUA PRINCIPALE OPERA EDUCATIVA
''DIDATTICA MAGNA''?
Comenio, nella presentazione “Ai lettori della DidatticaMagna la definisce “docendiartificium”,
per indicare la costruzione intenzionale da parte del docente, ovvero di chi insegna. Nello specifico,
intende “l’arte di insegnare […] un’arte universale di insegnare tutto a tutti e di insegnare con tale
sicurezza che sia pressoché inevitabile conseguire buoni risultati. E insegniamo con criteri didattici
fondamentali: non superficiali, così tanto per fare, ma volti a promuovere cultura vera, bontà di
costumi, profonda religiosità.” Nella sua “Didactica magna”, egli sostiene che l’arte segue la natura,
in quanto l’allievo acquisisce nuove conoscenze in funzione delle sue possibilità di apprendere, a
partire dagli interessi pregressi, oltre che dai propri, e di come egli si pone in modo attivo nel
processo di apprendimento.
LEZ.14
04QUALE FU IL PENSIERO DI PESTALOZZI?
Il pensiero rousseauiano, e in particolare l’idea di un’educazione conforme alla natura umana, viene
ripreso da Pestalozzi (1746-1827), il quale sottolinea la necessità di far fare esperienza diretta al
bambino senza agire come se egli già ne abbia. Lo svizzero Pestalozzi era convinto che vi fossero
meccanismi naturali dell’apprendimento e che il compito della didattica, e dunque di chi insegna,
fosse quello di conformarsi a questi, e di utilizzarli per condurre l’allievo a una certa umanità e
civiltà. Per Pestalozzi, si deve partite da ciò che il bambino può apprendere in considerazione dei
suoi interessi e non da ciò che deve sapere e che dunque si deve insegnare secondo obiettivi
predefiniti.
05 QUALE FU LO STUDIOSO CHE NEL XIX SECOLO TEORIZZO LA PROPOSTA
DIDATTICA :'' I QUATTRO GRADI FORMALI DELL'ISTRUZIONE''?
Nel XIX secolo è significativa, ai fini della considerazione della didattica e della visione della
pedagogia come scienza, l’influenza del filosofo e pedagogista tedesco Herbart (1776-1841),
fortemente ispirato al metodo di Pestalozzi, infatti quest’ultimo secondo Herbart, con il suo metodo,
è riuscito a sottolineare la necessità di evitare di agire come se, il bambino avesse già esperienza,
enfatizzando la capacità di fargliela acquisire. La proposta didattica di Herbart, maggiormente
diffusa e conosciuta riguarda i “quattro gradi formali dell’ istruzione”, individuati in base alla
gradualità nell’apprendimento, a partire dall’esperienza diretta. Iniziando dal primo stato, 1.
conosciuto come quello della chiarezza, in cui l’attenzione si concentra su un oggetto in modo da
poterne identificare e distinguere i particolari, 2. passando allo stadio dell’associazione, in cui si
confrontano realtà diverse e giungere poi allo stadio del sistema, dove ogni oggetto viene collocato
al suo posto in modo che sia possibile considerare le connessioni con gli altri oggetti, 3. arrivando al
metodo, che consiste nella capacità di derivare le implicazioni e le applicazioni del sistema.
L’aspetto della didattica hebertiana che ebbe maggiore fortuna e sviluppi, riguarda i gradi formali
dell’istruzione, cioè una progressione nell’ apprendimento da uno stadio di “penetrazione” a uno di
“riflessione” .
06 A QUALE PROFONDO CAMBIAMENO SI ASSISTE NELLA PRIMA METà DEL 900?
Nella prima metà del Novecento, si assiste a una modifica della concezione tradizionale del
rapporto educativo a favore dell’apprendimento spontaneo, fondato cioè, sugli interessi e
sull’attività personale e di gruppo, sulla responsabilizzazione e sull’autogoverno di chi apprende.
L’attenzione si sposta, sempre di più, da chi insegna a chi apprende, con il movimento pedagogico,
che va sotto il nome di “Educazione attiva”, così come è stato definito negli Stati Uniti, il cui
massimo rappresentante è il filosofo statunitense Dewey .
07 LA DIDATTICA Può QUINDI ESSERE CONSIDERATA UNA DELLE SCIENZE
DELL'EDUCAZIONE?
la didattica può essere, dunque considerata una delle scienze dell’educazione, con un ruolo definito
che indica i percorsi e le strategie da adottare per raggiungere risultati soddisfacenti ed efficaci, in
continuo e costante dialogo con le altre «Scienze dell’Educazione», attraverso la felice metafora
coniata dal Piaget: «Cerchio delle Scienze». la didattica è considerata una delle scienze
dell’educazione, con un ruolo definito che indica i percorsi e le strategie da adottare per raggiungere
risultati soddisfacenti ed efficaci, quali sono i rapporti della didattica con le altre scienze
dell’educazione? L’ immagine di una figura geometrica circolare, enumera dunque una dietro l’altra,
le scienze che si interessano dell’uomo e che, con Mialaret, vengono a definirsi: “Scienze dell’
educazione”. Didattica, psicologia, filosofia, sociologia, pedagogia, biologia, antropologia culturale
e via discorrendo, sono i punti di quella figura circolare che acquista significato proprio in quanto
ordina una pluralità di punti di vista, quali sono quelli offerti dai vari aspetti disciplinari. Il costante
richiamo al circuito o a quelle “Cercle des sciences”, di cui ha parlato Piaget, dà la misura di quanto
ogni scienza sia indispensabile all’altra con la quale si intreccia fecondamente, così da dare e
ricevere contemporaneamente, dalla pedagogia, ad esempio, le finalità dell’educazione, dalla
filosofia l’idea del fine, dalla psicologia, la piena corrispondenza delle funzioni della vita psichica
che sono l’intelligenza, il sentimento, la ragione, la percezione, l’immaginazione, la fantasia, la
volontà, dalla sociologia che illumina il contesto e la trama delle relazioni sociali.Questo significa,
che se la didattica è uno di questi ipotetici punti, così come lo sono la pedagogia e ogni altra scienza
umana, essa necessariamente dialoga con tutte le altre, offrendo contributi e ricevendone, così come
riceverà dalla pedagogia proprio quel «sapere valoriale», che dà ragione e forza all’azione
08 QUANDO SORGE LA DOMANDA DI DIDATTICA?
La domanda di didattica diviene imperiosa e sorge, là dove c’è necessità di intervenire per non
reprimere, ma per liberare le potenzialità del soggetto, qualunque sia l’età dello sviluppo e la
condizione in cui il soggetto si trova. Ecco, allora una richiesta montante: la didattica può ambire al
ruolo di scienza autonoma orientata a facilitare l’apprendimento del soggetto in ogni età della vita,
nella scuola e fuori la scuola. Così che apprendere significa appropriarsi del complesso universo
simbolico della cultura umana, diventare persona colta.Fare di ogni persona, una persona colta,
diventa l’obiettivo primario di chi educa, nella scuola e fuori della scuola, nel «mondo della vita».
Diventare colto significa, peraltro dominare «l’universo simbolico significante» della cultura umana
e padroneggiare tutte le forme simboliche attraverso le quali la cultura rivela la sua natura.
09 QUALE FU LA TEORIA ELABORATA DALLO STATUNITENSE JHON DEWEY?
L’attenzione si sposta, sempre di più, da chi insegna a chi apprende, con il movimento pedagogico,
che va sotto il nome di “Educazione attiva”, così come è stato definito negli Stati Uniti, il cui
massimo rappresentante è il filosofo statunitense Dewey (1859-1952). Nello specifico Dewey,
rifiutando la contrapposizione tra teoria e pratica, ritiene che l’apprendimento derivi dall’esperienza
concreta, bocciando l’idea di una scuola nella quale, i contenuti vengano trasmessi in modo
nozionistico, scissi dall’esperienza reale di chi apprende, rendendo passivi gli studenti. L’attivismo
deweyano, fu ripreso dal movimento delle cosiddette “scuole nuove”, rappresentate in Italia dal
pensiero di Maria Montessori.
LEZ 15
05 COSA SI INTENDE CON IL TERMINE '' MODELLO DIDATTICO''
Con il termine «modello didattico», si vuole indicare un’astrazione concettuale, o meglio uno
schema di procedura prevedibile, prescrittiva, fonte teorica.  Sono regolarità o consuetudini
didattiche dotate di un buon livello di intenzionalità.  Sono schemi operativi prescrittivi, per
realizzare azioni educativi istituzionalizzate nella scuola.  Sono luoghi di riferimento didascalico,
ad uso esplicativo.
06 QUAL è LO STUDIOSO CHE NEL PARTICOLARE PONE L ACCENTO SU UNA
VISIONE OTTIMISTICA DELLA NATURA UMANA?
con una concezione ottimistica della della natura umana, in Pestalozzi, ha dato origine ad una serie
di nobili tentativi perché l’istruzione fosse diffusa anche nelle più lontane periferie e raggiungesse
tutti, soprattutto i disederati e i poveri. La nascita, infatti delle prime istituzioni educative, per
volontà di persone dotate di spirito cristiano e caritatevole, ha fatto sì che, il problema didattico
emergesse imperioso e nitido. L’istruzione è stata concepita non come diritto del soggetto che
chiede di autorealizzarsi in libertà ed autonomia, ma come azione dell’adulto che sa sul giovane non
ancora aperto alla vita sociale.
LEZ.16
05 QUALI SONO GLI ATTI ESREMAMENTE FLESSIBILI E PROVVISORI CHE
COMUNQUE VANNO OSSERVATI E RISPETTATI PER VIA DELLA NATURA
DELL'AZIONE FORMATIVA?
Certamente la didattica, consolidata sul piano epistemologico come «scienza autonoma» prevede
appunto.una serie di atti, estremamente flessibili e provvisori, che comunque vanno osservati e
rispettati per via della natura dell’azione formativa. Perché l’azione formativa, ha l’obbligo di
rispettare una serie di atteggiamenti, che vadano a garantire i principi ai quali la didattica si ispira,
ovvero: «La libertà, delle persone coinvolte siano esse docenti o discenti». Questi atteggiamenti,
vanno dunque orientati in direzioni molteplici, ma eticamente più che legittime:  La prima
direzione prevede la conoscenza delle potenzialità del soggetto in apprendimento (Prevede quindi,
dal docente ovvero, da colui che compie intenzionalmente e deliberatamente l’azione educativa, lo
studio delle risorse personali proprie di ciascun discente) .L’altra direzione, chiama in causa il
docente sotto il suo aspetto squisitamente professionale (Egli, dovrà ispirarsi ad una deontologia
professionale, che abbia le seguenti stelle polari di riferimento:)  La cultura  L’amore  La
creatività Quindi il docente deve essere compreso del compito che l’attende che affronterà con
competenza derivatagli dalla cultura, con disponibilità, derivatagli dall’amore nei riguardi dei suoi
discenti, con flessibilità organizzativa e creativa per offrire ad ognuno la possibilità di esprimere,
pur a livello differente la propria originalità. Infine,  Il Terzo elemento prevede naturalmente
l’analisi del lavoro compiuto: Ovvero, si sostanzia in un «atto valutativo», atto ad accertare quello
che, postosi come traguardo, è stato raggiunto e comunque ciò che, in caso negativo, abbia impedito
il raggiungimento dello stesso. Certamente il successo dell’azione condotta, secondo i tempi
scanditi da tale modellistica generale, assumerà forme concrete ed osservabili, sia nella capacità
pro-attiva del soggetto, sia nel modo di essere e di reagire agli input ricevuti.
06 PERCHE LA DIDATTICA Può ESSERE DEFINITA SCIENZA AUTONOMA?
Stando all’etimologia del termine, la parola “Didattica”, fa riferimento sia all’atto dell’insegnare da
parte del docente, sia all’atto dell’apprendere da parte dell’allievo. La didattica ha dunque per
oggetto di studio e di interesse l’insegnare e l’apprendere in contesti formativi. Ma è da intendere,
che, la didattica non è la sola “semplice” azione di insegnare, ma è un sapere che riguarda l’intero
processo di insegnamento – apprendimento. La didattica è una scienza, intesa come fenomeno e
teoria. Definita dal Glossario “Hermes”: “Insegnamento nelle sue diverse sedi ed espressioni e
problemi connessi (Organizzazione scolastica, programmazione, progettazione, valutazione,
tecnologia, ecc.). Didattica come teoria dell’insegnamento”. (Vedi: Crispiani P., (2013) “Hermes
2013”, Parma: Edizioni junior) Definita da Rosati come: uno dei rami delle scienze dell’educazione,
non più subordinata alla pedagogia, ma come disciplina in cui la teoria (intesa come riflessione
sull’azione) e prassi (intesa come attività pratica di insegnamento) sono tra loro collegate: è
attraverso il legame tra ciò che si conosce e la pratica sul campo che è infatti possibile migliorare i
processi di apprendimento-insegnamento dando alla didattica un fondamento scientifico. la didattica
oggi studia le situazioni che possono rendere governabili o influenzabili le condizioni
dell’apprendimento. Attraverso la didattica, si agisce su ciò che costituisce lo “spazio pedagogico”,
all’interno del quale l’insegnante e l’alunno interagiscono in vista del conseguimento di
competenze,quindi,Quest'ultima è concretamente una scienza autonoma che già esiste per assolvere
al compito di far interagire il soggetto che apprende (secondo le diverse dimensioni dello sviluppo)
con gli oggetti dell’apprendimento (i sistemi simbolico-culturali), realizzandosi in un primo tempo
come osservazione, analisi e preparazione dei dati di fatto riguardanti prassi educative e didattiche
generalizzabili e categorizzabili.
LEZ 17
QUAL E' IL FINE DELL'INSEGNAMENTO?
L’insegnamento ha sempre rappresentato lo scopo terminale di un’ azione rivolta dall’ adulto nei
riguardi del giovane, fin dall’iniziazione ai riti dell’ età matura. Naturalmente ha costituito e
circoscritto l’ambito della riflessione sul come condurlo e migliorarlo, anche attraverso elementi di
integrazione come l’immaginazione. Il significato più proprio che assume è stato oggetto di studio
da Sant’ Agostino e San Tommaso, entrambi autori, ovviamente in tempi diversi, rammenta Rosati,
di un «De Magistero», in cui vengono spiegati funzioni e ruolo dell’insegnante. L’azione
insegnativa è sempre stata orientata fin dai loro tempi, il modello dell’insegnamento presuppone
sempre e comunque due persone: quella che insegna e quella che impara. Questo modello in buona
sostanza ha tenuto il campo fino al momento in cui si è andata verificando quella che alcuni
definiscono «rivoluzione copernicana», con l’introduzione, anche sotto la spinta della ricerca
psicologica del concetto di apprendimento. Il concetto tradizionale dell’ insegnamento, inteso come
trasmissione del sapere dalla mente del maestro allo scolaro, è stato esposto ad una critica
pedagogica severa. Particolarmente insistite sono state le critiche al verbalismo dell’ insegnante e al
tipo di lezione (la lezione logo-centrica) Questo non comporta, tuttavia, l’abbondono del termine
nella didattiche che si continua a parlare di insegnamento, anche se il fine diviene quello di
costruire competenze. L’approccio per competenze, accentua dunque la necessità di una
differenziazione dell’insegnamento, di una individualizzazione dei percorsi di formazione e di una
rottura con la segmentazione del percorso di studi in programmi annuali .L’insegnamento ha come
fine l’apprendimento. Ecco in linea di massima, stabilito il rapporto tra questo e quello. E’ chiaro
che ad un’analisi semantica le posizioni di entrambi i soggetti, cioè l’ insegnante e l’ alunno che
impara. Soltanto che se prima si attribuiva soverchia importanza all’insegnamento, tanto che la
didattica si incaricava di mettere a punto e perfezionare strumenti e tecniche di intervento,
dichiarandosi in tutto e per tutto un ambito squisitamente pragmatico, l’apprendimento ribalta la
responsabilità dell’educare dal maestro all’allievo che si impegnerà ad apprendere, quindi a fare suo
quello che il maestro stesso trasmette.
06 SECONDO LO STUDIOSO CROPLAY, COME DOVREBE ESSERE PROMOSSO
L'APPRENDIMENTO A SCUOLA?
«La scuola dovrebbe incoraggiare il ragazzo a riconoscere l’esistenza dei problemi e a ricercarne le
soluzioni. Diminuirà l’importanza del professore e del libro di testo, come fornitori di soluzioni
prefissate e corrette». Ciò che insomma rappresenta il contenuto dell’ atto educativo, per riuscire
efficace, deve rispondere a bisogni interiori profondi del soggetto che impara.
LEZ 18
04 SECONDO MENCANTELLI, L'APPRENDIMENTO PONE IN RILIEVO TRE COSE:
L’ apprendimento, secondo Mencarelli, pone in rilievo tre cose:  La funzione della motivazione,
dalla qualità, dal vigore Della quale dipende il successo del processo di apprendimento  Il valore
dell’ esercizio Dalla cui qualità dalla cui chiarezza dipende il processo di semplificazione, in virtù
del quale una disciplina diviene trasparente  L’importanza del tranfert In virtù del quale un
apprendimento esercita una proprietà diffusiva che ne moltiplica la forza anche per il futuro.
05 PERCHE' L'OBIETTIVO CHE SI PREFIGGE LA DIDATTICA è QUINDI
ESSENZIALMENTE RIASSUMIBILE NELL'ESPRESSIONE '' IMPARARE A FARE''?
L’obiettivo che si prefigge la didattica è quindi essenzialmente riassumibile, nell’ espressione:
«Imparare a fare», che non può avere più il semplice significato che aveva quando si trattava di
preparare qualcuno a un compito pratico chiaramente definito per contribuire alla produzione di
qualcosa. L’apprendimento deve cambiare, deve plasmarsi e crescere in una nuova ottica della
visione globale del mondo, e di conseguenza non può più essere considerato come la semplice
trasmissione di pratiche più o meno di routine, anche se queste conservano un valore formativo da
non trascurare, né tanto meno da sottostimare.
06 QUALI SONO LE FASI DELLA TEORIA DELL'APPRENDIMENTO SECONDO IL
PIAGET?
1.Gli schemi sono azioni o rappresentazioni mentali che organizzano la conoscenza. Lo psicologo
svizzero, parla di invarianti funzionali da cui dipende lo sviluppo degli schemi: organizzazione e
adattamento. 2. L’adattamento comprende assimilazione e accomodamento. L’assimilazione avviene
quando i bambini immagazzinano nuove informazioni all’interno di un sapere preesistente. 3.
L’accomodamento, invece, è l’adattamento dei bambini a nuove informazioni. Attraverso
l’organizzazione, i bambini raggruppano comportamenti isolati in sistemi cognitivi di livello più
alto che funzionano più facilmente.4. L’ equilibrazione è un meccanismo con cui Piaget spiega
come i bambini passino da uno stadio cognitivo all’altro. Nel momento in cui sperimentano un
conflitto cognitivo ne tentativo di comprendere il mondo, essi cercano l’equilibrio. Il risultato è
l’equilibrazione, che porta il bambino a un nuovo stadio di pensiero. Piaget non era un educatore,
ma le sue teorie costruttiviste sono state applicate nel mondo dell’insegnamento. Queste poggiano le
loro basi sulla facilitazione dell’apprendimento piuttosto che alla sua direzione, considerare il
livello di conoscenza del bambino, l’utilizzo di valutazioni continue, la promozione della salute
intellettuale dello studente, la trasformazione della classe in un luogo di esplorazione e scoperte.
07 SECONDO VYGOTSKIj DA COSA PRENDEREBBE FORMA LA VITA MENTALE?
Secondo Vygotskij, «La vita mentale prende forma prima di tutto nell’interazione con gli altri, viene
dunque interiorizzata per entrare a far parte del flusso dei nostri pensieri» Per Vygotskij,
l’evoluzione della mente avviene tramite l’acquisizione di strutture psichiche a complessità
crescente: funzioni psichiche inferiori e superiori. Lo sviluppo biologico trova espressione nelle
funzioni psichiche inferiori (percezione, motricità, emozioni, attenzione spontanea, memoria non
volontaria).
LEZ. 19
04 COME DEVE ESSERE IMPOSTATA UN AUTENTICA EDUCAZIONE EDUCATIVA?
L’uomo come svelarsi incessante di cuore e ragione, richiede e necessita, di un’opera di
umanizzazione che possa avere la funzione di un autentico risveglio umano. La meta
dell’educazione è quella di guidare l’uomo nello sviluppo dinamico durante il quale egli si forma in
quanto, persona umana, provvista delle armi della conoscenza, della forza del giudizio, e delle virtù
morali mentre, nello stesso tempo, giunge, l’eredità spirituale della nazione e della civiltà alle quali
egli appartiene, e il secolare patrimonio delle generazioni che così può essere conservato. Maritain
J., Op. cit., 1963 Formare l’uomo a condurre una vita normale utile ed operante nella comunità, in
altri termini, guidare lo sviluppo della persona umana nella sfera sociale, svegliando ed affermando
il senso della libertà, dei suoi obblighi e delle sue responsabilità, è uno scopo essenziale
dell’educazione. Si tratta del secondo dei suoi scopi essenziali; il fine primo dell’educazione
riguarda la persona umana dal punto di vista della sua vita personale e del suo progresso spirituale.
Inoltre, riguardo a questo stesso scopo, non dobbiamo mai dimenticare che la stessa libertà
personale è al centro della vita sociale e che una società umana è, in realtà, un insieme di libertà
umane che accettano l’obbedienza, il sacrificio, una legge comune per il bene comune, in modo da
rendere queste libertà personali capaci di raggiungere in ognuno una pienezza veramente umana.
Maritain J., Op.cit., 1963 L’educazione dell’uomo prima di tutto non deve trascendere da un
risveglio umano, così è della massima importanza che gli stessi educatori abbiano il rispetto
dell’anima e del corpo del fanciullo, il senso delle sue risorse interiori, delle profondità della sua
essenza, e una specie di sacra, amorosa attenzione al mistero della sua identità. E ciò che soprattutto
conta nell’opera educativa è un continuo richiamo convenientemente proporzionato all’età e alle
circostanze può e deve cominciare già coi primi passi della educazione. Ogni campo
d’insegnamento, ogni attività scolastica, la cultura fisica, come le lezioni di lettura elementare o i
rudimenti di galateo infantile e del contegno, possono essere perfezionati intrinsecamente e superare
il proprio valore pratico e immediato se li si umanizza in tal modo mediante l’intelligenza. Maritain
J., Op.cit., 1963 La relazione educativa, come ben sottolineato da Rosati, è biunivoca, ma
soprattutto ha a che fare moltissimo con ciò che dentro ci ha spinto ad insegnare. L’educazione deve
essere intesa come la chance, che può essere offerta ai milioni di persone distribuiti in tutto il
mondo; diventa necessario esplorare in profondità un territorio impalpabile: quello della relazione
interpersonale tra il maestro e il discepolo, che ci riporta ai valori della creatività. Insegnante e
discente in un rapporto di costante dialogo e tensione. Asimmetria del rapporto, amore ed odio,
gioia di un mestiere difficile, più di quanto si possa pensare. Maestro e scolaro, dunque coinvolti, in
un dialogo costante. “L’ intensità del dialogo genera amicizia nel più alto senso della parola”. Il
rapporto si alimenta in uno scambio reciproco, perché anche il maestro impara dal discepolo in un
atto di donazione, come “nei labirinti dell’amore”. La delicatezza del compito, non esclude rischi e
pericoli. L’arte dell’insegnare è un mestiere dannatamente serio, che ha molto a che fare seriamente
con chi siamo, perché si tratta propriamente di incontro, di relazione umana e la qualità
dell’incontro tra chi insegna e impara, tra chi educa e chi è educato.
LA FORMAZIONE E' SICURAMENTE LA PROSPETTIVA CHE ORIENTA L'ATTIVITA'
DIDATTICA E LA PONE COME TRAGUARDO DELL'AZIONE?
non esiste un sapere disciplinare che non ambisca a legittimarsi, sul piano epistemologico. La
didattica non sfugge, come abbiamo precedentemente osservato a questa regola, così che una
didattica della cultura, sul piano epistemologico possa essere valutata come «carta vincente».
Dunque, la cultura fornisce alla didattica contenuti originari, rappresentati dalle «forme culturali»,
che ormai ci sono familiari, dai quali derivano le discipline di studio, appunto grazie alle
intersezioni, di cui abbiamo parlato nella precedente slide. E’ fuori dubbio, che la soluzioni fornita
dal modello di una didattica intesa, come teoria della cultura, manifesta una fecondità straordinaria,
utile a dare risposte a problemi di natura epistemologica, che non potrebbero trovare altre soluzioni
se non coniugandosi ed immergendosi in altri saperi. Nella storia della didattica, possono essere
indicate le convergenze tra diverse teorie in quelle che si interessano particolarmente a circoscrivere
le questioni che fanno capo all’insegnamento, quindi coinvolgenti più spesso gli insegnanti e la loro
formazione di base ed in itinere, all’ apprendimento, soprattutto a partire dagli inizi degli anni
Settanta, quando venne ad essere ribaltata la responsabilità educativa dall’educatore all’educando.
Quella della comunicazione nelle sue differenziazioni determinate dall’impiego anche delle
tecnologie informatiche e dalla componente neuropsichiatrica orientata all’educazione dei disabili,
quella infine riconducibile all’ istruzione sia nella formulazione piagetiana che nel programma
elaborato e diffuso dall’americano Bruner.Così, che l’analisi dei campi di applicazione della
didattica, così come la rassegna del modello didattico, richiama e fornisce il pretesto per un passo in
avanti, alla ricerca di un’ ipotesi ancora più solida, quantunque sempre falsificabile. Questa ipotesi,
è resa possibile dalla osservazione degli elementi comuni che emergono dallo studio compiuto e,
per noi, aiutano a riproporre l’idea che la corrispondenza tra teoria e prassi, fornisca materiale di
supporto alle elaborazione del modello didattico di una didattica della cultura, della mediazione
continua e costante tra il soggetto che apprende e le conoscenze che vengono selezionate e
trasmesse dal docente.
05 QUAL E' SECONDO IL MARITAIN IL FINE DELL'EDUCAZIONE?
Come affermato dal filosofo Maritain, il fine dell’educazione è quello, di guidare l’uomo nello
sviluppo dinamico durante il quale egli si forma in quanto, persona umana, provvista delle armi
della conoscenza, della forza del giudizio, e delle virtù morali, mentre, nello stesso tempo, a lui
giunge l’eredità spirituale della nazione e della civiltà alle quali, egli appartiene, e il secolare
patrimonio delle generazioni che così può essere conservato.
06 QUALI FUNZIONI SVOLGE LA SCUOLA PER LA SOCIETA'?
Parlare della scuola, significa innanzitutto, considerarla parte della «Paidei »,Il punto di partenza,
consisterà nel considerare la scuola come un’istituzione, quindi una realtà fatta di valori, norme,
pratiche vincolanti, pertanto un “modello regolatore” per coloro che la frequentano; la scuola di per
sé, rappresenta una realtà caleidoscopica, formata da mille colori e altrettante sfaccettature,In questa
prospettiva lla scuola come una realtà complessa, si può osservare come essa sia al contempo
un’istituzione, un servizio e una comunità. In quanto, istituzione, la scuola svolge funzioni
importanti per la società: 1. da quella economica, quale ambiente che promuove un innalzamento
del livello di istruzione della popolazione e quindi consente lo sviluppo di una nazione, 2. a quella
sociale, di formazione del cittadino alla convivenza civile e di collocazione nelle diverse posizioni
sociali in relazione alle competenze acquisite, 3. a quella culturale, di trasmissione di un patrimonio
tanto di conoscenze e competenze quanto di valori, norme e regole utili e necessari per una buona
integrazione nella realtà sociale di riferimento. In sintesi, la scuola assume il ruolo di un’istituzione
«specializzata», tentando di fornire alla persona gli strumenti utili per la costruzione di un percorso
di vita autentico. Si presenta pertanto come una comunità di apprendimento e di esperienza, che
sviluppa un’intenzionalità educativa, obiettivi, strategie, modalità di azione e interazione, legati
anche in larga misura a una cultura intrinseca al contesto stesso, che a sua volta si trova
un’interfaccia culturale variegata ed eterogenea, composta da genitori e alunni, ma anche da una
serie di altri interlocutori presenti nel territorio in cui la scuola è inserita (comunità locale) e da
un’altra ampia gamma di riferimenti reali e virtuali, materiali, simbolici, normativi, locali e
internazionali.
08 COME PUO' ESSERE DEFINITA LA SCUOLA, CHE TIPO DI ISTITUZIONE
EDUCATIVA RAPPRESENTA?
In sintesi, la scuola assume il ruolo di un’istituzione «specializzata», tentando di fornire alla persona
gli strumenti utili per la costruzione di un percorso di vita autentico. Si presenta pertanto come una
comunità di apprendimento e di esperienza, che sviluppa un’intenzionalità educativa, obiettivi,
strategie, modalità di azione e interazione, legati anche in larga misura a una cultura intrinseca al
contesto stesso, che a sua volta si trova un’interfaccia culturale variegata ed eterogenea, composta
da genitori e alunni, ma anche da una serie di altri interlocutori presenti nel territorio in cui la scuola
è inserita (comunità locale) e da un’altra ampia gamma di riferimenti reali e virtuali, materiali,
simbolici, normativi, locali e internazionali. Ma soprattutto, la scuola è, da sempre, una realtà
organizzativa centra tata sulla cultura, con una sua cultura di riferimento, che richiede per accedervi
e per poterne fruire ampiamente alcuni requisiti e comportamenti, Bordieu direbbe un habitus di
scholé, disancorato da preoccupazioni materiali o strumentali immediate, libero di dedicarsi allo
studio e all’elaborazione di idee, conoscenze, saperi, l’otium opposto al negotium , che consente,
oltre che di apprendere contenuti e conoscenze, di elaborare e costruire cultura
09 QUAL E' IN OLTRE, DAL PUNTO DI VISTA SOCIALE IL RUOLO FONDAMENTALE
DELLA SCUOLA,O MEGLIO QUALI RELAZIONI SOCIALI SVILUPPA?
Aspetto, che non deve essere sicuramente trascurato, quando si parla di scuola è che: «Le relazioni
tra pari oltre a fornire informazioni, soddisfano dei bisogni socio emotivi». Anna Freud studiò sei
bambini di famiglie diverse che si erano ritrovati insieme dopo aver perso i genitori nella Seconda
Guerra Mondiale. Anna Freud, osservò, un attaccamento intenso tra i bambini che formavano un
gruppo saldamente unito: erano indipendenti tra loro ma distaccati dall’esterno. Pur avendo perso i
genitori, grazie al legame che stabilirono tra loro, non divennero né delinquenti né psicotici. Le
buone relazioni tra pari possono rivelarsi necessarie allo sviluppo socio emotivo.
LEZ.21
05 COSA INTENDE BRUNER, PARLANDO DI UNA «EFFETTIVA VOLONTA' DI
APPRENDERE»?
significa comprendere le forze, le motivazioni, i bisogni, le spinte fisiologiche e quelle pulsionali
che possono favorire un atteggiamento disponibile all’apprendimento. Non traducibile soltanto nei
termini di una risposta alla percezione di uno stimolo, ma attestabile con la personalizzazione delle
conoscenze apprese.
06 LO STUDENTE ESPONGA UNA PERSONALE RIFLESSIONE, ATTORNO AL RUOLO
DEL DOCENTE NEL XXI SECOLO:
iltempo storico attuale può essere considerato quello della ''comunicazione'', quest ultima però è
sempre più legata ai media, all utilizzo dei social network e al computer; questo ha portato ad una
problematizzazione della comunicazione che si ripercuote inevitabilmente anche in ambito
scolastico. I docenti si trovano quindi a dover riorganizzare il '' COMUNICARE FORMATIVO''
volgendo una particolare attenzione alla costruzione di un rapporto formativo soddisfacente ed
efficace in modo da tenere sotto controllo l'organizzazione didattica nella quale la comunicazione,
ai nostri giorni si è rivelata essere un fattore chiave.il docente si trova perciò a dover riassettare la
propria professionalità, ricostriurla e orientarla in un azione di formazione.il docente deve quindi
riuscire a creare un clima conoscitivo e di apprendimento in cui l'alunno può aspremersi e
sperimentare le proprie competenze nonché di sostenere le capacità di quest ultimo in un clima
maturativo ed evolutivo in modo da formare un individuo capace e creativo anche al di fuori del
percorso scolastico.
07 QUAL E' LA RELAZIONE TRA APPRENDIMENTO E DIDATTICA?
L’importanza della guida dell’adulto è assoluta e riconosciuta anche ai fini del modello cui può
ispirarsi l’adolescente che cresce. La testa ben fatta di E. Morin, non è, né sarà “ben piena”, fintanto
che i saperi disciplinari veri e propri, con i loro fondamenti epistemologici, saranno affrontati ed
appresi quando le proprietà della mente dell’allievo saranno psicologicamente e neurologicamente
sviluppate e quindi capaci di apprendimento e di memorizzazione. Tutti i processi di apprendimento
che si realizzano nella scuola risultano essere, fortemente influenzati e condizionati dal lavoro
quotidiano dei neuroni e, cosa più sorprendente è ciò che accade quando, questi processi avvengono
in modo inconsapevole e non intenzionale.Quando la ‘voglia di apprendere’, adeguatamente
sollecitata nel soggetto, troverà la sua soddisfazione implicita, allora sì che l’efficacia dell’azione
didattica potrà essere ritenuta soddisfacente, e potrà tradursi in costume, da indossare in ogni
situazione e in ogni contingenza poste dalla vita. Affinché la persona possa concretamente crescere
in cultura e perfezionamento del sapere quanto dura la vita”. (Rosati 2008) Apprendere, non
significa far proprie nozioni e conoscenze, ma renderle utili, pertanto spendibili nella concretezza
quotidiana, capaci di tradursi nelle capacità o padronanze come la definisce M.Genovesi. Abilità
necessarie per risolvere quei problemi che si presentano puntualmente, per non dire sempre osserva
accuratamente K.R.Popper, e nei quali, violenti o nolenti, siamo soliti inciampare. Il sapere assume
un senso nel momento in cui è compreso, ovvero fatto proprio, posseduto e, dunque, padroneggiato.
come sostiene J.Bruner, una effettiva “volontà di apprendere”, il che significa comprendere le forze,
le motivazioni, i bisogni, le spinte fisiologiche e quelle pulsionali che possono favorire un
atteggiamento disponibile all’apprendimento. Non traducibile soltanto nei termini di una risposta
alla percezione di uno stimolo, ma attestabile con la personalizzazione delle conoscenze apprese.
Come ricordato da Dewey, ogni problema che si presenta dovrebbe essere uno stimolo per
ricercarne la soluzione, sollecitando la “scarica di curiosità’”, che invita a cogliere connessioni, ad
ascoltare le suggestioni, accogliendo gli aspetti molteplici che esprimono a loro volta dimensioni
diverse, sulle quali riflettere ed indagare, rendendosi sensibili agli stimoli che chiedono di attingere
alle proprie risorse e capacità individuali.