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Il termine 'Panismo' deriva dal Dio Pan che tornato sulla terra, invita gli uomini a immergersi nelle

cose, a immedesimarsi in esse.


L' autore cerca una fusione dei sensi e dell'animo con le forze della vita, accogliendo in s e
rivivendo l'esistenza molteplice della natura, con piena adesione fisica, prima ancora che spirituale.
Il Panismo dannunziano quindi quel sentimento di unione con il tutto, che ritroviamo in tutte le
poesie pi belle di D'Annunzio, in cui riesce ad aderire con tutti i sensi e con tutta la sua vitalit alla
natura, s'immerge in essa e si confonde con questa stessa.
Per esprimere questo atteggiamento raffinato e sensuale D' Annunzio si serv di un linguaggio
insolito ed artistico, basato sul recupero di preziose voci arcaiche e sull' invenzione di neologismi
capaci di stupire e meravigliare; cre cos un 'culto della parola' che diventa un' esperienza
linguistica originale e contribuisce, anche se in misura minore di Pascoli, ad avviare il nuovo
linguaggio poetico del '900 verso le svolte successive.
Il nascere di questo nuovo atteggiamento per la poesia italiana segnato in particolare nella raccolta
Alcyone di cui fanno parte: 'Meriggio' , 'Lungo l' affrico', 'La pioggia nel pineto'.
Il tema del superuomo attraversa la cultura europea della fine dell'Ottocento e i primi decenni del
Novecento. Nietzsche lancia la sua grande sfida all'Occidente e chiede la nascita di un uomo nuovo,
creatore di valori che vanno al di l del bene e del male. Una grande impresa, quella della filosofia
nietzschiana, che si pone il compito di distruggere i valori trascendenti su cui si fondata la
morale.
Il filosofo tedesco infatti afferma che la realt della vita dominata dagli istinti e che la gran massa
degli uomini istintivamente orientata verso l' accettazione di un 'capo', di un 'padrone', perch,
essendo incapace di scelte autonome, si sente protetta nel seguire quelle impostatele dall' uomo
forte. Pochi sono, invece, gli uomini dotati dell' istinto che il filosofo definisce 'la volont di
potenza', e sono questi che hanno il diritto e il dovere di elevarsi sulla massa e di comandare
('superuomini'). Inoltre, se la vita dominata dagli istinti, le varie 'morali' storiche (tra cui quella
cristiana) non hanno alcuna ragione di essere in quanto fondate su principi astratti e su infondate
conoscenze della realt.
Le uniche morali possibili sono quella dei padroni e quella dei servi. La prima fondata sulla
consapevolezza del superuomo che compito suo determinare e affermare i 'valori' e che a nessun
altro dato di esprimere giudizi sul suo operato.
D'Annunzio, in Italia, si fa interprete privilegiato di queste nuove atmosfere. Nei romanzi
dannunziani il superuomo nietzschiano perde le sue caratteristiche prettamente filosofiche e si
trasforma nell'artista che plasma la realt con la parola, oppure nell'eroe che proviene da una illustre
famiglia aristocratica.
Appare evidente come la complessa analisi svolta da Nietzsche si immiserisca nella
reinterpretazione che ne d D'Annunzio e nell'uso improprio che ne fanno i sostenitori del
nazionalismo. L'idea di superuomo, che faceva parte di un ambizioso progetto di critica della civilt
occidentale, ora diventa un semplice slogan per propagandare la guerra e l'impegno imperialista, per
esaltare la potenza rigeneratrice della poesia e per legittimare le lite di governo.
Le principali opere che caratterizzano la scrittura dannunziana di questo periodo sono 'Le vergini
delle rocce' e 'Il trionfo della morte'.