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La Dirigenza scolastica nella storia

La transizione da «preside» a
«dirigente»

A cura di Maria R. Lupia


La dirigenza scolastica nella storia
La transizione da «preside» a «dirigente»
• 4 passaggi normativi fondamentali:
• 1°: 1859 – Legge Casati
2°: 1923 - Riforma Gentile
3°: 1974 - Decreti Delegati
4° 1997: - L.59 («Bassanini1)
La dirigenza scolastica nella storia
La transizione da «preside» a «dirigente»
• 1° L. Casati (13 nov. 1859):
• - «capo d’istituto» era solo il preside della scuola
secondaria
• A lui non erano richieste particolari competenze
professionali
• ma solo doti morali e «esperienza nel governo
della gioventù»
• «praesidium» e «occhio vigile» dello Stato «in su
l’uscio della scuola».
La dirigenza scolastica nella storia
La transizione da «preside» a «dirigente»
• 2°: R.D. 6 maggio 1923 n. 1054 («Riforma Gentile»):
• - il capo di ogni istituto di scuola secondaria, preside,
governa collegialmente con i professori ordinari,
laureati e con almeno un quadriennio di anzianità di
professore ordinario;
• - le donne sono escluse;
• - Presidi -e direttori didattici (per le scuole
elementari)- devono essere vigili e sentinelle
• considerare sacra la consegna ministeriale,
• obbligati a farla rispettare incondizionatamente
anche agli insegnanti.
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La transizione da «preside» a «dirigente»
• 2°: R.D. 6 maggio 1923 n. 1054(«Riforma Gentile»):
• Durante la dittatura fascista la scuola - fortemente
gerarchizzata e governata dal Ministro - aveva il compito di
trasmettere i "valori" del regime;
• il personale direttivo (presidi della scuole medie e secondarie
e direttori didattici della scuola elementare): al vertice delle
istituzioni scolastiche;
• il personale docente: ruolo subordinato (dipendeva
gerarchicamente dal personale direttivo, a sua volta
dipendente dai funzionari amministrativi sovraordinati
(Ispettori didattici e Provveditori agli Studi)”.

• Cfr. MAUCERI C., La dirigenza scolastica, in Carinci F. e D'Antona M., Il lavoro alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche, Milano, 2000,: sintetico excursus storico
dell’organizzazione della scuola dal periodo fascista alla L. 30 luglio 1973 n. 477 ed ai
decreti delegati del 1974 (in particolare, DPR n. 416 e 417 del 31 maggio 1974).
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La transizione da «preside» a «dirigente»
• 3°. 1974 I Decreti Delegati (v. D.P.R. n. 416 e 417/ 31
maggio 1974):
• la scuola subisce una decisiva riorganizzazione:
- tesi ad instaurare la "gestione sociale" della scuola:
un’organizzazione volta a rispecchiare e ad inserire nel
governo della comunità scolastica tutte le componenti
(docenti, altro personale, genitori, studenti, ecc.)
interessate allo svolgimento dell'attività scolastica
- nell’organizzazione, centrale è il riconoscimento della
libertà di insegnamento previsto dall'art. 33, 1° comma
Cost.
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La transizione da «preside» a «dirigente»
• 3°. 1974 I Decreti Delegati (v. D.P.R. n. 416 e 417/ 31
maggio 1974):
• - definiscono il nuovo ruolo del capo d’Istituto come
«responsabile» dell’Istituzione scolastica con una
tipologia segnatamente «professionale»: impostazione
che sarà recepita dal TU 16 aprile 1994 n. 297 in
materia di pubblica istruzione ed in particolare, dall'art.
396, 1° comma (attribuzione al Capo di Istituto della
“funzione di promozione e di coordinamento delle
attività di circolo o di istituto; a tal fine, egli presiede
alla gestione unitaria di dette istituzioni, assicura
l'esecuzione delle deliberazioni degli organi collegiali
ed esercita le specifiche funzioni di ordine
amministrativo”).
La dirigenza scolastica nella storia
La transizione da «preside» a «dirigente»
• 3°. 1974 I Decreti Delegati (v. D.P.R. n. 416 e 417/
31 maggio 1974):
• tentano di correggere il condizionamento
dell’ancora persistente tradizione gentiliana
costituendo l’avvio di un processo di
democratizzazione che, però, darà la stura ad un
altro condizionamento per «presidi» e «direttori
didattici»: quello delle esorbitanti e talvolta
improduttive dinamiche assemblearistiche.
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La transizione da «preside» a «dirigente»
I prodromi della L. 59/’97 e della istituzione della dirigenza scolastica
• Nell'ultimo decennio del Novecento lo scenario ideologico
cambia sostanzialmente:
• entra in forte crisi la cultura della partecipazione (substrato
ideologico della «gestione sociale» della scuola) ed emerge
una generale richiesta/tendenza verso una maggiore
efficienza e aziendalizzazione dell'azione amministrativa
(una serie importante di provvedimenti amministrativi di
riorganizzazione della P.A., cui segue un complessivo
mutamento della cultura amministrativa di base - v. L.
241/’90: «Nuove norme in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»)
e il D.lgs. n. 29 del 1993: «Razionalizzazione della organizzazione
delle Amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in
materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23
ottobre 1992, n. 421».
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I prodromi della L. 59/’97 e della istituzione della dirigenza
• Nella legge di riforma della pubblica amministrazione (la L. 15
scolastica
marzo 1997 n. 59, cd. Bassanini uno) è inserita una
disposizione, l'art. 21, che, oltre a dare vita al processo
normativo, poi sfociato nell'introduzione della «autonomia
scolastica», prevedeva un 16° comma che attribuiva al
governo una delega legislativa finalizzata al conferimento
della qualifica dirigenziale ed alla contrattualizzazione della
disciplina del rapporto di lavoro dei Capi di istituto.
• La delega, esercitata dal governo con il D.lgs. 6 marzo 1998 n.
59 inseriva, all'interno del D.lgs. 29 del 1993, una serie di
disposizioni (gli artt. 25 bis e ter e l'art. 28 bis) finalizzate
all'attribuzione ai capi di istituto della qualifica dirigenziale
ed alla regolamentazione dei requisiti e delle procedure di
accesso alla carriera.
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La transizione da «preside» a «dirigente».
La L. 59/’97
• 4° : La L. 59/1997 (c.d. «Bassanini 1» istitutiva
dell’autonomia) all’art. 21 (autonomia scolastica, co.
16) attua la modernizzazione del sistema scolastico e
la possibilità di offrire un maggiore vantaggio:
• affrancata dalla autoreferenzialità che fino ad allora
l’aveva connotata, la scuola, per poter interagire su un
piano tendenzialmente paritario con gli altri soggetti
del territorio, necessitava di essere «ripensata» quale
entità dotata di una propria soggettività giuridica e di
una autonoma sfera di competenze: l’attribuzione
dell’autonomia e personalità giuridica previo
dimensionamento.
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La transizione da «preside» a «dirigente»
La L. 59/’97
• Il ruolo e la funzione del suo capo devono
necessariamente uniformarsi all’istituzione della
dirigenza, fino a quel momento limitata solo a
quella amministrativa e non estesa a quella
professionale e culturale propria dei «presidi» e
«direttori didattici»: di qui la modernità;
• I dirigenti, sono tenuti a «governare» la scuola
dotandosi di un’adeguata preparazione e specifica
esperienza professionale: di qui il vantaggio.
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La transizione da «preside» a «dirigente»
La L. 59/’97
• Ampiamente ridefiniti ruolo, competenze,
responsabilità e compiti
• (che saranno interamente trasfusi nelle disposizioni del
D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 - TU sul pubblico impiego-
specificamente nell'art. 25, che oggi regolamenta i
contenuti professionali essenziali della figura del
Dirigente scolastico, e nell'art. 29, che attiene alla
disciplina dei requisiti e delle procedure d'accesso alla
qualifica),
• - il 1° settembre 2000 i dirigenti scolastici di tutte le
scuole acquisiscono formale funzione dirigenziale.