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Ruolo, funzioni e competenze del Dirigente Scolastico

a) il contesto e il profilo giuridico/professionale


-- Come in ogni epoca lemergere e limporsi di nuove e diverse sfide sociali, economiche e
culturali determina la necessit di innovare i sistemi educativi, che possano cos corrispondere
opportunamente a tali sfide.
-- Levolversi sempre pi rapido delle dinamiche sociali e del lavoro, lo sviluppo travolgente - nei
ritmi e nella sostanza - delle tecnologie, limporsi di una crisi globale e locale di sistema a livello
economico e finanziario hanno fatto s che a distanza di solo una ventina di anni le modificazioni
del sistema educativo e della sua organizzazione, che apparivano in qualche misura epocali nella
seconda parte degli anni Novanta (Autonomia e governance scolastica nel quadro di una riforma
della Pubblica Amministrazione), necessitino oggi di una profonda rivisitazione o riforma.
-- Si pone in questi mesi con forza da una parte la questione della ridefinizione della funzione
docente, della carriera docente, del reclutamento e degli organici, della organizzazione del lavoro
docente; dallaltra del profilo culturale della scuola italiana e dei suoi indirizzi di studi, in buona
sostanza del profilo della sua mission educativa e formativa.
-- Tutto giusto, necessario, doveroso, persino tardivo; ma solo di rimbalzo a queste problematiche
pare porsi la questione del ruolo dirigenziale scolastico, che dovrebbe invece costituire un
tuttuno con le questioni indicate allordine del giorno ed oggetto di nuove proposte e progetti.
E questione di governance del sistema, non solo e non tanto nella sua struttura nazionale, quanto
nella sua concreta declinazione locale o, meglio, di singola istituzione scolastica autonoma.
Postulano un rapporto, un intreccio, ed una chiara ridefinizione normativa e professionale, tutte le
questioni oggi strettamente allordine del giorno: funzione docente, organico e risorse
professionali di istituto, autonomia didattica, linee culturali, offerta formativa territoriale nel
contesto regionale, nazionale ed europeo (e, aggiungiamo, anche se pare argomento un po
trascurato: OO.CC.). Tutto va ad intrecciarsi con il ruolo, le funzioni e le competenze del Dirigente
Scolastico. E non
a) per una megalomania professionale;
b) per una visione monocratica o a-democratica della scuola;
c) per una tanto declamata ma anche in qualche modo obsoleta visione
manageriale/aziendalista della figura dirigenziale e della scuola.
Piuttosto per lesatto contrario:
a) dispiegarsi di una professionalit alta di servizio
b) garanzia di una democrazia dellequilibrio, della trasparenza e della cultura del
senso della cittadinanza
c) governo partecipato del sistema attorno ad una sede unitaria e di sintesi della
scuola come organizzazione e come mission.
Il Dirigente dello Stato (Decreti Leg. 29/93, 165/01; 145/02) gode nei vari comparti di una
dirigenza amministrativa che, tra laltro, fa centro su una distinzione assolutamente
fondamentale di funzioni e competenze: il potere di indirizzo prerogativa del potere politico; il
potere di gestione prerogativa del Dirigente, che ne responsabile (i risultati).
Dirigenza specifica fu riconosciuta inizialmente solo a quella sanitaria.
La Legge 59/97 con lAutonomia scolastica e la definizione del Dirigente Scolastico attribuisce al
D.S. una specificit dirigenziale in virt della atipicit del comparto scuola.
Dal tutto discende che il Dirigente Scolastico non gode di dirigenza amministrativa con soli poteri
di gestione, ma esercita poteri anche di indirizzo politico della singola Istituzione scolastica, stante

tutto il complesso di funzioni e competenze che la normativa gli ha attribuito, dalla Legge 59/97 in
poi (D.P.R. 275/99, Contratti Nazionali di lavori ecc.), fra le quali basti citare tra le altre:
- autonomia didattica (promuove e sviluppa; quindi interviene con poteri autonomi di
indirizzo sul P.O.F.; e promuove e garantisce il coordinamento fra autonoma linea
didattica dellunit scolastica e linee del sistema nazionale);
- risponde dei risultati, ma non solo in ordine al profilo gestionale e ai parametri
dellefficienza, efficacia ed economicit di gestione, ma anche in ordine alla qualit
dellazione didattico/culturale, elemento che richiama parametri meno oggettivi di
valutazione e rimanda inevitabilmente a valutazioni di profilo politico/culturale;
- promuove lesercizio di diritti con rilievo riconosciuto a livello costituzionale,
degli studenti, del personale, delle famiglie;
- interagisce con altre istituzioni e soggetti a lui pari ordinati.

Questo pacchetto di considerazioni mira ad una riflessione di fondo, vitale nel momento in cui si
affronta un nodo strategico di riforma del sistema scuola. Tutto va affrontato integrandolo con la
definizione o ridefinizione del profilo dirigenziale nella scuola; per vari motivi, assolutamente non
corporativi, ma pienamente funzionali al dispiegarsi di un nuovo sistema scolastico in cui il
Dirigente Scolastico assuma sempre di pi un ruolo unitario, unificante e di garanzia (garanzia
delle esigenze dei singoli, delle varie componenti e della collettivit, territoriale e nazionale; e
soprattutto garanzia del rispetto di due diritti di rango costituzionale - : diritto alla libert di
insegnamento; diritto allo studio ed allapprendimento ) e non venga risospinto in una funzione
di conflittualit (paradossalmente, di controparte di tutti: Personale, studenti, famiglie,
amministrazione, enti territoriali).

b) Il dirigente scolastico come ex docente e la mission della Scuola


Anche se apparentemente la questione non viene sollevata da nessuno esplicitamente, ma in
modo sotterraneo e indiretto presente o pu riemergere, importante domandarsi ancora : in
una ridefinizione del profilo del Dirigente Scolastico va rimessa in discussione la condizione che
debba provenire dalla carriera docente?
Assolutamente no. Anzi, pi ci si muove in direzione di una professionalit alta, di indirizzo e non
solo di gestione, e pi la provenienza del Dirigente Scolastico dalla esperienza e professione
docente ineludibile e strategica .
Apparentemente si diceva la questione non viene sollevata; ma preoccupazioni in tal senso
invece sono legittime, sia per spinte che possono provenire da una parte della categoria stessa
(per illusorie aspettative retributive) sia per equivoci possibili nelle elaborazioni riformatrici. Per
esempio laffidare formazione, reclutamento e concorso dei Dirigenti Scolastici alla Scuola
Nazionale della Pubblica Amministrazione, per la elevata qualit di questa pu anche avere un
senso e una ragion dessere, ma nasconde una insidia gravissima. Il D.S. deve essere formato alle
competenze amministrative ma anche a quelle pedagogico/didattiche, cio alle competenze e
responsabilit anche di indirizzo.
A tal proposito, in tema di profilo del Dirigente Scolastico, non superfluo, ma strategico il
richiamare lattenzione sulla mission della scuola, cos come viene rivisitata in questi ultimi tempi
da intellettuali ed esperti. In epoca di rete (dominante), di molteplicit di agenti di formazione, di
formazione non formale ed informale - nonch di pericolosissime pulsioni verso un processo di

descolarizzazione la scuola deve acquisire invece sempre pi complesse funzioni e capacit: non
solo trasmissione dei saperi e formazione delle competenze, ma mediazione e sintesi alta,
formazione dellintelletto critico, formazione della persona e del cittadino a tutto tondo,
centralit nel processo di umanizzazione della vita. Siamo ben al di l della scuola del principio
della prestazione ; della scuola vista in uno scenario di alternativa fra istruzione ed educazione e
schiacciata su una dimensione cognitiva interpretata come altra dalla funzione valoriale ed
affettiva . Dobbiamo porci sulla strada della scuola comunit educante alla conquista del desiderio
del sapere, alla curiositas, perch lallievo, in un percorso di eredit che apre alla ricerca ed alla
costruzione del nuovo, rielabori il tutto attraverso un processo di soggettivizzazione del sapere.
E sarebbe davvero in controtendenza, rispetto alle esigenze, risospingere verso un terreno
sostanzialmente amministrativista proprio la figura del Dirigente Scolastico, che questi processi
deve e dovr governare, promuovere e favorire.
c) il dirigente scolastico e lorganico del personale
Ed ancora: al D.S. vengono assegnate risorse umane, finanziarie e materiali di cui dispone, ma che
non seleziona. E opportuno o necessario in una ridefinizione di profilo modificare questo aspetto
dando al D.S. poteri di selezione del Personale?
La questione molto controversa ed apre immediatamente scenari di polemica e conflittualit fra
le componenti scolastiche. Quale espressione/interfaccia della Amministrazione , ed anche allo
scopo di non introdurre poteri selettivi che possano determinare conflitti di interessi ed
aumentare il livello della conflittualit cui il D.S si troverebbe esposto, sembra opportuno non
intervenire su questa competenza del D.S. . Certamente, in unottica di organico funzionale e di
organico di rete, con le dovute garanzie di criteri e trasparenza, poteri di intervento nella
individuazione di risorse professionali legate a progetti o funzionamento didattico possono anche
ipotizzarsi e definirsi. Ci permettiamo comunque di sottolineare che non appare opportuno farne
una questione vitale ed ineludibile della riforma, soprattutto se dovesse innescare polemiche e
fratture fra dirigenti e docenti; non di fratture c bisogno nella scuola in vista di una riforma, ma
di maggiore coesione. Del resto il combinato disposto delle funzioni e competenze del D.S. cos
come si delinea attualmente nello scenario normativo e contrattuale attribuisce al D.S. una
funzione ed una competenza (ed anche un potere) che appare altrettanto decisivo se non pi
decisivo per gli interessi della collettivit e cio quello di valorizzare le risorse umane che si
trova a dirigere. Come a dire: far dare a ciascuno il meglio di s, professionalmente e forse anche
sul piano delle relazioni di cittadinanza. Inoltre la norma d invece ampio respiro alle possibilit
del D.S. di ricercare, promuovere ed individuare laccrescimento delle risorse finanziarie e
materiali dellunit scolastica. Tutto ci unito alla promozione della autonomia didattica,
progettuale e di ricerca, ed al coordinamento con altre Istituzioni territoriali, nazionali ed
europee - rende gi pi che adeguatamente ampio e significativo il ventaglio delle possibilit del
Dirigente di azione professionale e di incidere sulla funzionalit e qualit della Istituzione a lui
affidata (e questo anche ai fini della valutazione del D.S. cui bisogner arrivare in tempi rapidi, ma
anche con modi e parametri opportunamente chiari e condivisi).
d) dirigente scolastico e figure di sistema
Sembra fondamentale invece insistere su un altro aspetto della organizzazione scolastica in
funzione delle competenze del Dirigente. Il comma 16 dellart. 21 della Legge 59/97 poneva, in
modo sintetico, forse generico, ma ineludibile una esigenza ed un orientamento politico: la
individuazione di nuove figure professionali del personale docente. Ed invece tutto ci stato
eluso. S, si sono andate delineando, di fatto ed in punta di dettati contrattuali, alcune figure
(dai Collaboratori del Dirigente di sua nomina alle funzioni strumentali, ai coordinatori vari ecc.,

tutti elettivi) che hanno contribuito al lavoro, anche efficace, delle scuole in questi anni, dotando
le unit scolastiche di figure di sistema che hanno consentito alle scuole stesse ed al Dirigente
Scolastico di far fronte alla domanda di qualit e di servizio a tutto campo proveniente dalla
societ e dai cambiamenti epocali in atto. Ma altra cosa lapertura ad una logica di carriera
docente, che meglio pu strutturare il sistema e motivare le persone. Certo, si tratta di
argomento che solleva subito e sempre polemiche, in nome forse di un malinteso egualitarismo
professionale e retributivo o in nome del rischio di gruppi di potere dentro una scuola. Ma daltro
canto queste obiezioni, queste contestazioni e questi rischi ci sono stati e ci sono comunque. E
arrivato il momento di intervenire sul tema carriera docente (che peraltro riguarda molto
direttamente il lavoro del Dirigente), e non in una logica carri eristica e competitiva, ma di
democratica funzionalit alla qualit dellofferta formativa, bene collettivo.
Ma anche qui si tratter di ricercare un punto di equilibrio.
1) Il Dirigente, responsabile di processo e di risultati, ha anche il diritto di dotarsi di uno staff di
collaboratori coeso con le proprie linee professionali;
2) la comunit scolastica nel suo insieme ha il diritto di non affidare i propri orizzonti ed il proprio
profilo ad una governance monolitica.
Difficile ma tuttaltro che impossibile da trovare questo equilibrio, fra due esigenze legittime e
funzionali ambedue; limportante non scivolare da una parte nelle semplificazioni ( lo stipendio
del docente lo decider il dirigente !) o dallaltra in unottica dirigistica che non si sposa
assolutamente con una realt plurale e delicata come quella di una scuola. Basti pensare, per
vincere ogni tentazione dirigistica, alla funzione stessa che deve avere la scuola in una societ
come quella contemporanea, complessa, dalle potenzialit enormi, ma anche a rischio sistematico
di massificazione ed omologazione del pensiero: la formazione di giovani e di cittadini dotati di un
pensiero critico.
e) dirigente scolastico sede di sintesi unitaria e gli OO.CC.
Ancora una considerazione di fondo. Il dirigente Scolastico come sede unitaria e di sintesi:
principio e fondamento di un profilo professionale che proprio su questo deve basare la propria
significativit culturale, etico/civile e democratica. E da evitare quindi ogni forma, sia pur
subliminale, di direzione duale (ad esempio, nuovo profilo del DSGA, laureato) o ogni forma di
burocratizzazione del D.S. : rischio presente nel momento in cui si carica come sta pur
accadendo - questa figura di un pacchetto di competenze/vincoli amministrativo/procedurali
asfissianti o di vere molestie burocratiche (ad es. applicazione norme contratti pubblici,
amministrazione digitale, dematerializzazione e decertificazione, vincoli imposti alla P.A., riduzione
debiti pubblici). Su altro versante un rischio potrebbe emergere anche in una eventuale e
auspicabilissima riforma degli OO.CC. che dovesse imboccare una linea assembleare poco incisiva
e non definita nei confini delle competenze e responsabilit. Il D.S. non deve diventare, o
ridiventare, controparte degli OO.CC., ma deve esercitare in essi, di volta in volta secondo il profilo
dello specifico organo collegiale, il ruolo e la funzione di equilibratore di diritti, esigenze e
obiettivi; un mediatore di profilo alto, che dia lapporto decisivo allistituzione scolastica per
tenere la barra dritta in direzione della mission identificata dal P.O.F., elaborato e votato
democraticamente che, unitamente al suo interfaccia finanziario (il Programma Annuale) segna la
carta di identit della specifica unit scolastica, dentro un territorio e una nazione, ed entro le
grandi coordinate politiche europee.
In tal senso auspicabile uno scenario normativo che faciliti i rapporti Dirigente ScolasticoStudenti, anche con sedi istituzionalizzate di confronto e di comunicazione
reciproca (lAssemblea mensile degli studenti attualmente pi un momento di separatezza
rispetto al dirigente che non di confronto; e cos pure il Comitato studentesco).

E da sottolineare come il Dirigente Scolastico sia il Dirigente di tutte le componenti. Presiedere il


Collegio Docenti non lo rende per questo una sorta di rappresentante dei docenti nei confronti
della utenza. Va al contrario sottolineato come la scuola, fra tutti i servizi esistenti al mondo,
sia di fatto lunico ad avere una peculiarit decisiva: lutente/fruitore del servizio concorre in
modo attivo, propositivo, progettuale, creativo, ineludibile a determinare il risultato del servizio
istituzionale realizzato, il prodotto: cio lo studente formato.
f) il dirigente scolastico e la famiglia
A rinforzare il profilo del sistema unit scolastica come sistema complesso (di livello massimo di
complessit !) si pone la funzione del Dirigente anche nel rapporto con la famiglia. LAutonomia
postulava una nuova centralit della famiglia, interlocutore attivo e corresponsabile. Il che, in
verit, non si affatto determinato, per due spinte contrapposte. Da una parte la tendenza degli
operatori scolastici (dirigenti compresi) a interpretare lAutonomia come una opportunit della
scuola di elaborare e proporre a prescindere dalla famiglia o addirittura in contrapposizione alla
famiglia; dallaltra la famiglia, in crisi pi ancora della scuola, si orientata a delegare la scuola
stessa, assumendola poi come controparte responsabile di eventuali insuccessi dei figli .
Ulteriore problema va emergendo come crescente e destabilizzante nel rapporto scuola/famiglia e
proprio sul terreno scivoloso, ma decisivo dei valori e delle strategie formative. Il diritto
costituzionale alla scelta educativa delle famiglie non pu tradursi nellintervento (a volte persino
sul terreno legale) delle famiglie sulle scelte didattiche e professionali dei docenti. Non di facile
equilibratura la libert di insegnamento (e la libert didattico/formativa della scuola, tout court)
con i diritti educativi delle famiglie! Ma anche in questo caso non sembra possa esserci strada pi
praticabile della creazione e attivazione di sedi istituzionali dentro lunit scolastica di confronto e
di garanzia, oltre che di progettazione. E ancora una volta ruolo strategico deve rivestire il
Dirigente Scolastico. E qui non si sta parlando di pura funzionalit del sistema scuola; si sta
parlando a tutto tondo di destini di una societ. Tra la insindacabilit del docente e
lautoreferenzialit culturale e valoriale di una famiglia, ci deve essere una via di equilibrio, pena il
dilagare di una scuola e di una formazione fai da te, in cui ciascuno si rinchiude nel proprio
giardino valoriale e si chiude, integralisticamente, ai valori ed alle elaborazioni altre! Che
lopposto del DNA di una scuola che voglia assolvere al ruolo di servizio pubblico.
In verit lAutonomia postulava una scuola sburocratizzata, decentralizzata e creativa
nella didattica e nella ricerca anche educativa, processo in cui andava realizzato un partenariato
fertile e rispettoso dei ruoli fra scuola, istituzioni, famiglia, studenti. Laddove si dice: Autonomia
tradita ! Il tradimento non si avuto in questi anni solo
sul terreno dei tagli di risorse (gravissimo); n solo su quello del decentramento/scarico di
molestie amministrative dal centro alle scuole (altrettanto grave e dannoso per il lavoro del
D.S.); si avuto anche sul versante delle dinamiche relazionali fra tutti i potenziali e doverosi
partner della vita di una scuola autonoma (appunto istituzioni, scuola, famiglia, studenti). Ognuno
andato un po per la propria strada e lautonomia stata interpretata con logica centrifuga e
disaggregante. Anche in questo la funzione del D.S. dovr porsi come strategica, riaggregante del
valore di fondo dellautonomia : la scuola come comunit complessa, di professionisti e di
cittadini, profondamente differenziata e plurale nel profilo interno, ma coesa nella realizzazione di
una propria mission identificata e condivisa.
Per questo si ribadisce che in questo impegno, ed in questa esigenza diffusa e condivisa, di riforma
del sistema scuola sar strategico riuscire a mantenere la figura del Dirigente Scolastico come una
grande opportunit e non come un fattore di disaggregazione.