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CORSO DI LAUREA IN
COMUNICAZIONE E
SOCIET








Quando la musica si fa social.
Da Youtube al nuovo fenomeno
Spotify.







Elaborato finale di: Roberto Ceresa
Relatore: Prof. Federico Boni
Anno Accademico 2013/2014
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Indice:


1 Introduzione..p3
Domanda e scopo della ricerca.

2 Contesto storico-culturale di partenza....................................p4
Legame tra industria musicale, industria dei media e pubblico.

3 La musica sostituisce la parola?...............................................p10
Condivisione dei video musicali sui Social Media e integrazione di
nuovi streaming software con Facebook.

4 Nuovi portali, nuovi successi.....................................................p14
Trend di ricerca per Spotify, Deezer, Youtube, Itunes e Google Play.
Dati sulla mobilit; storia e geografia dei portali analizzati.

5 Appendice......................................................................................p27
Risultati del questionario comparato condotto parallelamente tra Italia e
Regno Unito circa le abitudini di consumo musicale tra i giovani.

6 Conclusione...................................................................................p32
Nuovo filone di ricerca: la sociologia della nuvola musicale in un
mondo integrato e disintermediato


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Introduzione..1
Domanda e scopo della ricerca.

Musica pop: Storicamente, il termine popolare ha significato della gente normale.
Prende piede negli anni 50 del Novecento quando venne utilizzato come nome per un
genere specificamente lanciato per laudience dei teenager. (Shuker, 1998)

In che modo la perdita di materialit della musica ha cambiato la fruizione di questo medium
essenziale nella vita di ciascuno di noi? Come nascono le nostre abitudini di utilizzo quotidiano
di strumenti quali Youtube, Spotify e Itunes non solo a casa ma anche in mobilit, grazie alla
crescita esponenziale del settore tecnologico smartphone/tablet?
In questo elaborato prover a dare una risposta esaustiva a questi interrogativi, indagando
dapprima lambito industriale della musica e sottolineando il legame che intercorre tra pubblico,
artisti ed etichette discografiche per poi soffermarmi brevemente sui cambiamenti hardware e
software avvenuti nello scorso secolo. Tutto questo porter la discussione verso il terzo capitolo,
nel quale sviscerer le modifiche sociologiche avvenute recentemente (e tuttora in corso) attuate
dallintegrazione tra la musica e i canali social su internet. Lultimo capitolo analizzer storia e
geografia dei portali presi in considerazione nellelaborato ma anche altri in crescita nel nostro
Paese e allestero, con una piccola analisi sulle differenze di consumo tra il Regno Unito, luogo
di permanenza nellambito del progetto LLP/Erasmus, e lItalia. In appendice discuter invece il
risultato di un questionario da me condotto tra gli studenti sia della De Montfort University a
Leicester sia tra quelli in facolt a Milano che porter prove a sostegno di alcuni punti toccati
allinterno della precedente discussione su metodi di fruizione e consumo musicale.

Lo scopo principale della ricerca mira al riconoscimento di un cambiamento obiettivo nel
contesto sociologico e comportamentale dei giovani dato dalla crescente disponibilit e
permeabilit della tecnologia fissa e mobile, software e hardware, che ha caratterizzato e
caratterizza tuttoggi la discussione riguardo la perdita di socialit offline a favore dellonline,
come avviene ogniqualvolta un nuovo mezzo di comunicazione vede la luce e diviene di
dominio pubblico, nel nostro Paese come nel resto del mondo.
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Contesto storico-culturale di partenza....................................2
Legame tra industria musicale, industria dei media e pubblico.

Il contatto tra lindustria musicale e lindustria mediale avviene molto presto. Difatti questo
legame pu essere descritto come uninterdipendenza tra i due campi. Non pu esistere la
musica senza i media e i media senza la musica avrebbero poco di cui parlare. Specialmente
alcuni media dedicati e specifici, come ad esempio emittenti televisive come MTV (Music
Television, che verso i primi anni 90 contava 28 milioni di abbonati negli States (Shuker,
2008), ma anche medium pi generici come i giornali, dove molto spesso si pu trovare una
rubrica dedicata alla musica. La radio, poi, non pu proprio fare a meno della musica mentre
internet, come medium ibrido e generalista, assorbe una buona parte dei contenuti musicali
provenienti da diverse fonti. Su internet si pu comprare della musica (iTunes store) vedere della
musica (video su youtube) leggere della musica (blog, siti specializzati) ascoltare della musica in
diversi formati (tramite streaming, su servizi come Spotify o Deezer, attraverso web radio
oppure ancora utilizzando software di riproduzione mp3, come Windows Media Player o VLC
per la propria libreria personale) oppure scaricare gratuitamente della musica (tramite siti di peer
to peer come Emule o Napster). Lo stretto legame che intercorre tra le due industrie sta per via
via scemando, soprattutto a causa di una disintermediazione del sistema da parte degli utenti
sullultimo mezzo preso in considerazione: internet. (Sibilla, 2010). Questo avviene per via delle
tendenze monopolistiche dellindustria [musicale] sorda alle richieste dei consumatori. Ma
procediamo con pi calma: Per Frith lindustrializzazione della musica significa uno
spostamento dalla produzione attiva del suono musicale ad un consumo passivo del pop,
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accompagnato, in una visione pessimistica, da un impoverimento delle abilit di conoscenza
strumentali dei singoli e dal declino delle tradizioni subculturali e delle comunit folkloristiche.
(Frith in Lull, 1992).
Anche Adorno, nella sua condanna alla musica pop in favore di quella seria, etichetta il primo
come musica standardizzata, nella quale le parti sono intercambiabili e dove la totalit una
mera somma delle parti, al contrario della musica classica, permeata di significato e di abilit
strumentale (Adorno in Longhurst, 2007); lanalisi dellautore implementa la condanna alla
musica pop argomentando che lascoltatore distratto durante lascolto al contrario della
concentrazione che la musica classica solitamente richiede (Plotkin, 2003): quella di trascinare
lascoltatore allattenzione e di procurare emozioni anzich essere semplicemente schiavi del
ritmo e di falsi sentimenti. La musica pop riesce a condizionarci grazie allassiduo ascolto
(spesso sottofondo in molti locali commerciali e non) e chi trae piacere da questo facilmente
condizionabile e aperto alla dominazione del sistema capitalistico/industriale (Adorno in
Longhurst, 2007).
Lindustrializzazione della musica segue tappe piuttosto definite e inizia a partire dalla prima
met del Novecento: la comparsa nel mercato della musica registrata conosce periodi di boom
(anni 20 e 40) e di depressione (anni 30). Gi dagli anni 50 il mercato transatlantico diviso
in major ed etichette indipendenti. Oggi il mercato cos suddiviso: Universal, Sony e Warner
posseggono oltre il 70% della quota di mercato definendo una situazione di oligopolio.
Decca, una delle prime agenzie di successo, fu la prima ad intuire che la peculiarit della
registrazione su supporto fisico (il vinile, al tempo) prevede il superamento del punto di
pareggio costo-guadagno per avere maggiore profitto in uneconomia di scala, data da bassi
costi di riproducibilit e largo margine di guadagno; per questo motivo invest parecchi sforzi in
marketing e pubblicit, mettendo sotto contratto artisti che avessero le potenzialit di divenire
popolari, per lappunto, in larghi mercati entrando a far parte dello star system.

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Lavvento della radio, medium pi diffuso nellAmerica degli anni 30, diede lopportunit di
promuovere le giovani star al pubblico cos create dalle etichette con un costo limitatissimo. Con
il passare del tempo questo medium divenne importante in quanto fu (e tuttora ) influencer dei
gusti musicali della societ: la redditivit di un lavoro si misura, prima ancora che in termini di
vendita dei supporti, quantificando il tempo di trasmissione del pezzo tra le stazioni radiofoniche
commerciali di maggiore successo. La musica pop , per la maggior parte, studiata per
incontrare i bisogni radiofonici pi che quelli del singolo consumatore o della cultura in generale
(Rothenbuhler and McCourt in Lull, 1992). La radio stata fino agli anni 90 la principale fonte
di guadagno per le industrie in quanto l80% delle vendite di album o singoli stato preceduto
da ascolti su questa piattaforma.
Superato lo scoglio radiofonico, le nuove minacce allindustria musicale arrivarono dalla
Televisione, mentre negli anni 50 lavvento della cassetta a nastro diede nuove opportunit di
registrazione, quali lincisione di singoli strumenti separatamente oppure la doppia voce in
sottofondo. Un nuovo boom nelle vendite arriv negli anni 70, grazie al rock ma soprattutto
grazie ad un folto numero di teenager con sufficienti possibilit economiche a causa di una quasi
piena percentuale di occupazione negli States. Larrivo della televisione fu trattato esattamente
come quello della radio in precedenza, senza cos essere una minaccia sostanziale per le major,
ma al contrario una vetrina deccellenza per la promozione di nuove star; essa ha anzi
contribuito, in un secondo momento, ad innalzare lesperienza musicale verso quella visiva.
Secondo due correnti di pensiero in voga tra gli accademici, ben descritte da Schwichtenberg (in
Lull, 1992), il video musicale pu essere inteso come una costrizione dellindustria a fini
puramente promozionali e commerciali oppure come una creativa interpretazione da parte
dellosservatore, che pu anzi attingervi simbolicamente per costruire unidentit allinterno del
gruppo sociale. Gli interessi economici di televisione e industria musicale finirono per legare
fortemente i due settori, cos come accadde per la radio, facendo s che un altro medium potesse
entrare nel mercato, arricchendolo ma complicandolo allo stesso tempo. MTV Music Television
stato un prodotto di grande successo della Warner Music, che ha contribuito ad ampliare il
contesto visivo della musica, attribuendole significati diversi grazie al format del video
musicale. Specialmente per la musica pop, si assiste tuttoggi a costruzioni narrative tipiche del
formato leggero: una catena di eventi in rapporto causa-effetto in un determinato spazio-tempo
(Bordwell and Thompson,1986). Le trame tipiche sono storie damore eterosessuali ambientate
in contesti urbani oppure esotici e le conclusioni sono del tipo avvicinamento-allontanamento
degli attanti. Il consolidamento del format ha avuto ripercussioni importanti sulla fruizione degli
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stessi, specialmente nellambito dei social media, dove talvolta questo ha sostituito la parola
come forma di espressione e di descrizione dei sentimenti, in particolar modo tra i giovani e i
giovanissimi (vedi oltre).

Musica: Servizio o prodotto dellindustria culturale?
In questo breve passaggio cercher di chiarificare il passaggio operato dalla prima industria
musicale che ha di fatto reso la musica un prodotto dellindustria culturale con lo scopo di
aiutare a costruire il proprio ego pubblico e privato, le proprie emozioni, fantasie e la propria
identit (Hesmondhalgh, 2013). La musica una combinazione di intrattenimento,
comunicazione, passione, un qualcosa di intangibile e di cui si ha esperienza quotidianamente
(Kusek, 2005). Infatti, quando apr il primo negozio di vinili nel 1915, le persone non
possedevano la musica ma ne avevano esperienza, la ballavano, la ascoltavano live.
Nellultimo secolo, invece, la tendenza stata quella di rendere i musicisti, le performances e le
loro idee un prodotto da vendere in un mercato dove il tempo libero stava diventando una parte
importante della vita della societ e dove la disponibilit economica, seppur con alti e bassi date
le vicissitudini storiche del periodo, permetteva lacquisto della musica mercificata. Lonline
una grandissima risorsa per la musica in termini di velocit di trasmissione e ubiquit, ma se i
supporti fisici dovessero sparire o ridursi drasticamente per fare spazio ad esso, questo
segnerebbe probabilmente la scomparsa o un indebolimento sostanziale delle etichette
discografiche che lottano in tutti modi per far s che lo scenario non diventi realt. Giunti a
questo ipotetico punto, la musica, come detto in precedenza, potrebbe essere intesa come un
servizio e non un prodotto, al pari dellacqua. Pagando mensilmente una bolletta (peraltro molto
meno salata di tutte le altre) si avrebbe accesso al mondo musicale nella sua totalit da diversi
hardware, anche in mobilit, e a pi riproduzioni di un pezzo corrisponderebbe un introito
maggiore per lartista, scevro da legami economici con unetichetta, il quale avrebbe a
disposizione i lives per un incasso maggiore che gli garantirebbero stabilit economica.

Hardware & Software
Nel frattempo la musica conobbe la mobilit grazie allavvento del Walkman Sony nel 1980,
mentre pochi anni pi tardi fu il CD ad avere la meglio come supporto hardware. La portabilit
della musica ha avuto ripercussioni sociali: infatti questo oggetto porta per la prima volta la
musica in luoghi non considerati da ascolto come ad esempio i mezzi pubblici (Sibilla, 2005) e
assume diverse funzioni per lindividuo (tra queste citiamo lisolamento, il riempimento di tempi
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morti, la carica agonistica) (Williams, 2004). Catastrofisti e positivisti per la prima volta
commentarono da pi parti questo fenomeno (tra questi Attali, Bloom, Hokosawa, Du Gay e
Chambers) riservando unattenzione particolare per il tema. Gli impianti Hi-Fi casalinghi
accolsero diversi formati audio e supporti fisici, aumentando la riproducibilit della musica
registrata; allo stesso tempo il Walkman divenne lettore CD. Ma un nuovo mezzo era pronto a
fare il suo ingresso tra gli hardware di riferimento, segnando un punto di svolta nellintera
industria musicale globale: il Personal Computer. Questo strumento, fin dai primi anni, permise
la creazione di playlist e la possibilit di creare delle librerie personali, esportandole anche su
supporti fisici (il CD o pi tardi liPod, inteso come lettore Mp3). Acquisire la musica aggirando
il Copyright fu facile grazie a piattaforme peer to peer come Napster, WinMx, Emule o Gnutella
che grazie al file sharing disintermediarono il passaggio abituale attraverso lindustria
tradizionale delle etichette discografiche e si resero con il tempo sempre pi difficilmente
perseguibili a livello giudiziario. La crescente disponibilit di CD-rom senza DRM (digital
Rights Management) permise la proliferazione di copie disponibili su internet in formato MP3
che tuttora consente la compressione di file audio in rapporto 1:10, sviluppato dal tedesco
'istituto Frauenhofer' (Kusek & Leonard, 2005). Diverse riviste specializzate come blog di
settore crebbero esponenzialmente; Youtube nacque nel 2005 come sito web di condivisione
video e fin da subito fu permeato dalla presenza di video musicali, mentre Itunes music story
vide la luce nel 2003 e a tuttoggi la piattaforma pi utilizzata per acquistare musica, apps e
films. La rivoluzione pi importante, per, ben pi recente, grazie allintegrazione audio-visiva
realizzatasi allinterno dei social network pi comuni e tradizionali: Facebook, Youtube e la
nuova piattaforma di streaming musicale Spotify, della quale mi occuper pi oltre, che stata
capace di fermare la pirateria in Svezia.



Pubblico
Laudience un fattore fondamentale. Senza ascoltatori e consumatori la musica pop o
commerciale come anche quella di altri generi sarebbe destinata a non esistere. Al di l dei
dettami industriali, il successo o il fallimento di artisti, gruppi musicali, generi, locali, giornali e
molto altro ancora, stato determinato dal pubblico, sempre a met tra la passivit, sottolineata
dalla teoria ipodermica della comunicazione (vd. Boni, 2007) e la presenza attiva nelle logiche
dei media (Stuart Hall in Boni, 2007 p197) e dellindustria tradizionale. In particolare mi
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concentrer sul secondo aspetto, quello del pubblico attivo, Il quale, a causa di fattori
sociologici, ha contribuito ad esempio alla nascita e al successo di un genere musicale
indipendente, quello del punk. Questa ricerca si lega profondamente agli studi condotti dalla
scuola di Birmingham (CCCS), particolarmente famosa ed apprezzata dagli accademici negli
anni '80 per lanalisi delle subculture, termine ancora utilizzato ma considerato anacronistico
(vedi concetto di neotribalismo: Maffesoli e Bennett). Seguendo il concetto di cultura dominante
di Gramsci, il contesto in cui opera il CCCS quello industriale di una Gran Bretagna post
seconda guerra mondiale, nella quale i giovani si trovarono ad avere un grosso potere dacquisto
che facilit ed incoraggi questa categoria a costruirsi nuove forme di identit (Chambers,
1985). Questo atteggiamento di ribellione verso la cultura dominante si esemplifica in diversi
modi: dallaspetto estetico (famose le teste rasate e il caso delle spille da balia, oggetto borghese
adattato a piercing dalla sottocultura Punk, vd. Boni 2006) alla musica (il Punk, per lappunto,
una cultura influenzata dal dominante Rock con accezioni pi violente e di disprezzo nei
confronti della societ). Entrambi sono messaggi semiotici che articolano una resistenza
simbolica e di classe (Whelan in Ayers, 2006), e nel caso del capitale subculturale [esso] pu
essere oggettificato o impersonato, reso noto tramite slang, gesti fisici, abiti e cos via
(Thornton 1995, 11). Un altro aspetto importante quello del fandom: i fans sono associati con
i gusti culturali di formazioni subordinate, in particolare quelle screditate da combinazioni
sessuali, di et, classe sociale e razza (Fiske, 1992). Questa la linea di pensiero degli
accademici interessati ad analizzare il fenomeno del fandom come una forma di ribellione da
parte del settore pi debole della societ. Il fandom per diventato pervasivo soprattutto con
lavvento delle nuove tecnologie di comunicazione che hanno spostato sul web tutti i fenomeni
prima presenti offline (come le fanzine, magazine non ufficiali redatti interamente da comunit
di fan, i ritrovi, le fiere oppure ancora i cosplay , meeting di persone mascherate dai protagonisti
di celebri anime e manga perlopi giapponesi) e abbondantemente studiata dalla letteratura
accademica. Per questo motivo, dunque, superata solo dalla pornografia, lattivit di fandom la
fetta pi grossa in termini di presenza sul Web (Gray et al, 2007).

Tutto questo per capire limportanza del pubblico nelle dinamiche musicali dellindustria, che
cerca di imporre un credo culturale il pi possibile semplice e standardizzato. Il
coinvolgimento dellutente finale, dunque, indispensabile. Ed oggi far sentire la propria voce
molto pi semplice di prima grazie ai social media, permeati di playlist, video musicali e
citazioni rubate dal testo dellartista del momento.
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La musica sostituisce la parola?...............................................3
Condivisione dei video musicali sui Social Media e integrazione di
nuovi streaming software con Facebook.

Non sar sfuggito ai pi attenti lettori la copertina di un libro di Civati cos intitolato: Lamore
ai tempi di Facebook. Le dinamiche interpersonali sono mutate a causa dei social media, dato
che la CMC (Computer Mediated Communication) ha complicato il modello classico della
comunicazione (Shannon e Weaver, 1949) aggiungendo un nuovo grado di mediazione del
discorso tra i partecipanti. importante sottolineare in questa sede che secondo uno studio
piuttosto recente condotto da Ellison, Heino e Gibbs (2006) circa la permanenza media sul social
di propriet di Zuckerberg, si attesta che gli utenti spendono in media giornalmente tra i 10 e i
30 minuti navigando al suo interno, con il 21% di essi che dichiara di non scollarsi prima dello
scoccare di unora (Wright &Webb, 2011). In questo contesto, dove i SNS (Social Network
Sites) occupano una buona parte delle nostre vite, risulta attualissimo il pensiero di Goffman
(1959) che osserva: [...] gli individui battersi per influenzare il modo in cui gli altri li
giudicano, cercando di minimizzare laspetto delle caratteristiche contrarie al loro self ideale.
Per questa ragione facile imbattersi in profili strutturati per mascherare difetti fisici come
lessere sovrappeso o di statura molto bassa (Yurchisin, Watchravesringkan e McCabe, 2005).
Lidentit non pi semplicemente una caratteristica individuale, ma diviene un prodotto
sociale, il risultato di un ambiente sociale dato (Zhao et al., 2008). In questa tipologia di media,
infatti, gli individui costruiscono identit, relazioni e reputazione (Arvidsson & Delfanti, 2013).
Prendendo spunto dalla sociologia tradizionale, daltro canto, e avendo precedentemente
scandito le tappe di mercificazione della musica, possiamo tracciare un profilo fortemente legato
alle dinamiche dellapparire traslandole sulle nuove vetrine sociali: i social media per
lappunto. Bourdieu, ne La Distinction (1979), definisce il consumo come pratica duso di
significati legata al senso dellidentit di classe: attualizzandolo potremmo giungere alla
conclusione che ci che visibile nello spazio comune della societ virtuale (la bacheca, o
timeline) frutto di attenta scelta e riflessione dellindividuo che si rispecchia nella moda del
momento per essere accettato, dato che il concetto di classe come fascia della societ andato
attenuandosi nellultimo periodo.
'Niente di pi afferma chiaramente la classe sociale dell'individuo, niente di pi classifica
infallibilmente che i gusti musicali' (Bourdieu, 1984:18).
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Baudrillard (1976), invece, afferma che il consumo contribuisce a formare unidentit ex-novo,
agendo come motore principale nelle dinamiche sociali. Essendo la musica un bene di consumo,
dunque, ed essendo essa sempre pi in vista e meno privata, contribuisce allaffermazione di
unidentit virtuale schiava per della moda e delluniformazione. Un esempio controcorrente
invece dato dalle comunit virtuali legate ad interessi comuni (per esempio ad un genere
musicale di nicchia, oppure legato al territorio) dove il consumo e la condivisione
contribuiscono a rendere coeso un gruppo di individui altrimenti sconosciuto. Ebbene, che ne
della musica ai tempi di Facebook? Che ruolo gioca essa allinterno delle dinamiche relazionali
mediate da questi nuovi mezzi di comunicazione sociali? Come abbiamo analizzato
precedentemente, la musica sempre stata social, ma a causa dellavvento delle nuove
tecnologie informatiche, essa si spostata sul web con una velocit importante. Lo scenario
odierno porta a misurarci sempre pi spesso con nuovi tool e servizi reperibili sul web, dove la
musica diventa liquida (ovvero spiller gratuitamente e sar ovunque, oppure sar di maggior
qualit se pagata mensilmente, come lacqua depurata del lavandino (Marshall, 2005) e immersa
in una nuvola (cloud streming). In questo contesto, inevitabile venire sommersi da una pioggia
di hit pi o meno famose e longeve sui siti web e sui social network. Restiamo allesempio di
Facebook: una susseguente e correlata presentazione del self include elementi performanti come
i like, i gusti personali, elementi affini e pi in generale la personalit dellindividuo. Con
Facebook anche film, gusti musicali, preferenze politiche, fotografie ed altre informazioni
rilevanti risultano visibili al pubblico. (Mendelson & Papacharissi, 2011). Pur non essendo
presente ancora molto materiale accademico di supporto, cercher di sottolineare qui
limportanza del ruolo che la musica gioca. Come primo esempio propongo un video di una
pubblicit di Spotify, che mostra non solo il livello di integrazione tra questa piattaforma e
quella di Facebook ma anche, ed lesempio pi interessante, di come la musica qui sostituisca
la parola.

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Il video per lappunto si intitola Cant find the words? e nella descrizione limput testuale il
seguente: Ever have a hard time telling someone how you feel? Say it with a song. Il
protagonista un ragazzo di colore che non trova le parole giuste per mettersi in contatto con un
suo pari conosciuto ad una festa, e cos decide di condividere la nuova hit di Avicii: You make
me, una canzone damore, tramite Spotify sulla chat di Facebook. Il video si chiude con il claim:
'Say it with a song'.



La tendenza a comunicare stati danimo forti utilizzando parole di altri non recente, se
pensiamo che questa potrebbe essere levoluzione della classica serenata alla finestra, ma la
musica arrivata ad un livello di integrazione pi forte allinterno dei SNS. E piuttosto comune
ora, specialmente tra i pi giovani, postare video musicali sulle proprie bacheche come mezzo
per indicare lo stato danimo del momento piuttosto che descrivere lo stesso a parole. La
tendenza pi comune nel caso di stati danimo negativi, anche perch, come detto prima, sui
SNS si cerca di mostrare solo il meglio che la propria personalit ha da offrire, mascherando
debolezze ed insicurezze fisiche e caratteriali.
Il secondo esempio preso ancora da Spotify: nellambito della stessa campagna il video
chiamato: Say more with a playlist mostra ancora una volta lintegrazione di molti canali
social: da Spotify, al client fotografico Instagram, alla popolare applicazione di messaggistica
istantanea Whatsapp. La playlist in questione di tipo collaborativo, ha lo scopo di riassumere le
follie di una notte trascorsa dalla ragazza protagonista del video con il ragazzo che lha creata.
Sfogliando I vari canali social la ragazza ricorda (con una canzone pop in sottofondo) la serata
passata e condivide il link della playlist con le amiche. Anche qui dunque la musica ha un
significato meta-comunicativo in quanto la discussione verte sulla musica e sul suo significato
intrinseco.
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Il trend messo in mostra da Spotify in entrambe le sue pubblicit mostra in realt come stia
cambiando il modo di interfacciarsi tra amici e possibili nuovi partners. La cornice culturale dei
beni la rappresentazione delle relazioni tra le persone, i prodotti e le immagini del benessere
che pi si addicono allepoca attuale dellindustria pubblicitaria e del marketing (Leiss et al.,
2005). Riassumendo il pensiero degli autori, lattuale cornice culturale della disciplina
pubblicitaria viene definita col termine francese mise-en-scene ed caratterizzata da una
demassificazione del messaggio, che pur restando destinato alle masse, incoraggia gli individui a
considerare se stessi come i veri artigiani della creazione di significato. Per fare ci il messaggio
pubblicitario deve mostrare una situazione di partenza veritiera ed attuale, nella quale gli
individui possano riconoscere loro stessi. Ecco dunque come la pubblicit mette in mostra
aspetti della vita quotidiana: il multitasking su internet tra giovani e giovanissimi si sta
attualizzando, specialmente nel mercato statunitense (storicamente pi propenso alla novit),
cos come anche il crescente ricorso alla musica come portatrice di significato nei rapporti
interpersonali.



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Nuovi portali, nuovi successi.....................................................4
Trend di ricerca per Spotify, Deezer, Youtube, Itunes e Google Play.
Dati sulla mobilit; storia e geografia dei portali analizzati.

Streaming music rather than downloading it will quickly become a viable option, once
networks provide a truly acceptable sound quality and simplified pricing. (Kusek, 2005)
In questo capitolo analizzer in dettaglio la parte software che ha caratterizzato la mia ricerca, con l
intento di fare chiarezza sulla storia (a tratti quasi fiabesca) e la geografia di questi portali, nei quali la
parte visuale e la semplicit dutilizzo sono punti chiave per attirare linteresse dellutente. Il primo
software che andr ad analizzare sar Spotify che, per la maggior fama acquisita, anche lesempio
pi interessante.

"Our music catalogue contains millions and millions of tracks and albums. Its so enormous, in fact,
that itd take you 34 years of non-stop listening just to get through it. And thats not counting the
10,000 new tracks were adding every day. (Spotify Homepage, 2010)

Spotify AB inizia la sua storia a Stoccolma, in Svezia, nel 2006 grazie a Daniel Ek e a Martin
Lorentzon ma viene reso disponibile al pubblico solo ad Ottobre 2008. Attualmente il servizio
disponibile in 28 Paesi tra cui Australia, U.S.A. e Messico, parte del Sudamerica (Argentina, Bolivia,
Peru e Colombia), Australia e Nuova Zelanda, Europa. In base al tipo di abbonamento sottoscritto (ne
esistono tre: free, unlimited e premium) si pu usufruire di questo servizio di streaming musicale ad
alto bitrate e a buffer praticamente nullo, con o senza intervalli pubblicitari in stile radiofonico.
possibile attingere ad un catalogo musicale composto da 15 milioni di brani (dati relativi a luglio
2011) in continua espansione grazie agli accordi raggiunti con le principali major discografiche: EMI,
Warner, Universal, Sony. Due tipi di abbonamento, quello unlimited e premium prevedono costi
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mensili rispettivamente di 4,99 e 9,99 Dollari, Sterline oppure Euro, in base al paese di appartenenza.
Il primo modello elimina la pubblicit presente nellaccount free mentre il secondo in aggiunta porta
diverse utili caratteristiche come la possibilit di ascolto offline, lintegrazione di uno stesso account
su diversi dispositivi mobili, una migliore qualit audio (320 kbps, la migliore qualit di suono
disponibile nel digitale) e contenuti esclusivi. Tre punti forti del software svedese sono le radio, la
forte integrazione con i social network e con altri siti web e la possibilit di creazione di playlist
collaborative.

















Perch le playlist sono cos importanti?
La natura delle playlist risulta essere un bene in economia descritto come 'non rivale' in quanto
laccesso personale non nega quello di unaltra persona lontana geograficamente dalla prima
(Rochow, 2010). Per questo motivo lo scambio di playlist personali stato enormemente facilitato e
si posto come forma di scambio sociale. DallAprile del 2010 Spotify ha deciso di integrare le
playlist al social network site Facebook rendendola cos una parte attiva delle attivit eseguibili su
questa piattaforma. Il playlistismo, questa neologia circa il fenomeno in atto, stato descritto da
Voida e altri (2005) come un nuovo tipo sociale di voyeurismo. Come gi accennato, infatti, la
playlist ha il potere di raccontare una storia, se ben assemblata, sfruttando il contesto testuale ed
emozionale dei tasselli che la andranno a comporre; insieme a questi fattori anche il titolo che le
viene attribuito e l'immagine scelta contribuiscono a creare questo legame affettivo ed emozionale
con la stessa in modo da poterla condividere con la comunit di riferimento. Mostrando e
condividendo la propria playlist, l'individuo manifesta cos i propri gusti musicali che, invero, sono
una parte del concetto del proprio self (Brown et al. 2001). Fin dai primi anni della sua comparsa,
ovveno quando la playlist era definita come mix-tape su audiocassetta, la pratica ha conosciuto fama
ed interesse: se gli artisti costruiscono un album assemblando i brani in un certo ordine, lascoltatore
pu ora attingervi a piacimento e legare i singoli pezzi per formare un puzzle emozionale improntato
su sentimenti, sonorit o affinit di genere. Vale inoltre la pena sottolineare, prendendo spunto da
Simmel (1971), che attraverso la trasformazione della musica (un contenuto) in playlist (forma
sociale di interazione tra individui) che i contenuti acquisiscono una realt sociale dando cos vita ad
un fenomeno sociologico altrimenti difficile da ottenere e altres da analizzare con la metodologia
tradizionale. Attraverso inoltre questo scambio tra individui, si crea una forma di interazione che
diviene cos un metodo di comunicazione, al pari delle forme pi comuni utilizzate nellinterazione
tradizionale (discorsi faccia a faccia o mediati). Solomon (1993, 2001) afferma inoltre che:
attraverso le emozioni (che fungono come metro di giudizio) che lindividuo si orienta in un
repertorio musicale vastissimo creando non solo le basi per la

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Le radio sono un servizio di playlist casuali basate sui gusti degli utenti che possono selezionare un
lasso di tempo desiderato oppure un genere specifico. Scegliendo invece un cantante o una band come
punto di inizio dellascolto si avranno canzoni correlate di artisti simili e della band stessa.
Lintegrazione con i social particolarmente interessante in quanto riporta le file del discorso al
precedente capitolo, ma anche perch sottolinea la potenza di questi nuovi mezzi di comunicazione. A
parte Facebook, Spotify legato a Twitter in maniera simile ma anche a Last.fm, una internet radio e
social network che costruisce il profilo di ciascun utente in base alle canzoni ascoltate sul portale
stesso. Le playlist collaborative sono forse laspetto che rende Spotify pi social: i collegamenti alle
suddette playlist sono altamente condivisibili attraverso servizi di messaggistica istantanea, social
network, oppure pi comuni email; inoltre queste si aggiornano automaticamente ogni qualvolta
qualche partecipante apporta una modifica. Una recente pubblicit di Spotify mette laccento proprio su
questa caratteristica social e collaborativa del servizio.
Diamo ora unocchiata pi da vicino alla geografia del portale: digitando Spotify nella barra di ricerca
di Google si potr facilmente trovare lURL del sito: www.spotify.com/it/ ; cliccandoci si acceder alla
homepage cos strutturata:
Playlist, ma anche per laffermazione del self e della sua espressione simbolica. Mentre il self
privato seleziona alcune canzoni, la parte emozionale agisce impulsivamente durante il processo
di creazione, eliminando un ruolo imposto dalla societ che potrebbe compromettere la veridicit
della personalit dellindividuo (Cooley, 1902); il ruolo in questione tanto pi forte da rispettare
se si agisce in una comunit particolarmente sensibile allo status emozionale dei partecipanti, come
pu essere il contesto adolescenziale, dove i gusti musicali contribuiscono alle formazioni di
gruppi di interesse (essa pu rappresentare una barriera dentrata) o, al contrario, come metro di
giudizio negativo (che pu sfociare nellisolamento o nel bullismo).

17



18



Lintento chiaro: sia a livello prettamente estetico (il sito stato sviluppato utilizzando il codice
HTML5) sia attraverso il linguaggio scritto, lo scopo quello di vendere un servizio che si offre
come unica possibilit di accesso. Spotify cerca qui di impersonare la musica e dunque di caricarsi
sulle spalle tutti i sentimenti che essa porta con s: innanzitutto lavvicinamento tra le persone e
dunque la socialit, ma anche a livello personale pu significare rilassamento o concentrazione (tante
playlist hanno lo scopo di accompagnare lo studio o il relax) oppure carica emotiva (si pensi al rock,
allindie e ad altri generi proibiti durante le gare podistiche); insomma tutti, o quasi, gli intenti della
musica come medium. Anche le immagini presentateci sono piuttosto indicative: le dinamiche di
gruppo sono espletate a inizio e fondo pagina, anche attraverso il legame fisico.
Dopo una semplice registrazione tipica dei social network che prevede linserimento di un indirizzo
mail e altre informazioni personali (questo passo pu essere omesso se si collega il profilo Facebook
con Spotify), si pronti ad utilizzare il servizio, scaricando una versione desktop oppure utilizzando il
lettore web allURL https://play.spotify.com/browse/releases
19



Il lettore web cos strutturato: nella parte alta a sinistra troviamo dei comandi base: search, browse,
discover, radio, your music and follow. Cliccando su ciascuna icona si accede nella parte centrale al
servizio richiesto. Search permette ricerche per artista, genere, album etichetta o canzone; browse
suggerisce playlist o canzoni considerate di moda; discover la sezione dedicata alla ricerca di nuove
brani od artisti correlati a quelli precedentemente ascoltati; attraverso radio si accede alla funzione
radio sopra citata; in your music possibile trovare musica salvata precedentemente e si permette la
creazione di nuove playlist pronte ad essere condivise, mentre follow spinge a seguire i profili degli
amici presenti sul portale. Nella parte bassa a sinistra ci sono i comandi relativi alle impostazioni, al
profilo, agli alert e ai messaggi ricevuti, mentre la parte di destra funge da lettore web: mostra il brano
in riproduzione, la copertina, lartista e lalbum e ha le classiche funzioni play/pause previous/next,
shuffle e repeat. Semplice, intuitivo, pulito e funzionante: questi sono i principali punti di forza del
software svedese. Un altro punto di forza riguarda la competitivit dellofferta: Spotify offre uno
sconto per gli studenti al servizio premium pari al 50%, come testimonia la videata seguente.
20


Il modello di business proposto da Spotify percorribile? Fanboy e scettici a confronto.
Con un occhio di riguardo per la diatriba in corso oltremanica, propongo ora un piccolo dibattito tra i
protagonisti della rivoluzione musicale in corso a causa della crescita dei software streaming (Spotify
in primis, ma anche Deezer e Rdio). Ebbene, cercando materiale a riguardo, mi capitato sottomano
un articolo del giornale inglese 'The Guardian' che parla di Spotify, riportando sprazzi di un intervista
di Thom Yorke, voce e leader carismatico del gruppo rock Radiohead. L'articolo, risalente a Ottobre
2013 e scritto da Stuart Dredge, si intitola cos: 'Yorke: Spotify 'l'ultima scoreggia' della vecchia e
morente industria musicale'.

All'interno troviamo un interessante esempio fatto dallo stesso Yorke, circa l'evento avvenuto nel 2007
quando la sua band ha pensato di mettere in vendita online il nuovo album e di lasciare decidere al
pubblico il prezzo da pagare per esso: fosse questo 1cent o 100 dollari. 'In quel momento', dice Yorke,
'c' stato un contatto diretto tra artisti e pubblico, senza che le major potessero intervenire', con una
disintermediazione del processo musicale mai avvenuto prima. Spotify, per questo motivo, visto dal
cantante come l'ultima ancora di salvezza della morente industria musicale in quanto, con gli accordi
21

stipulati, lindustria pu rivendere il campionario di musica vecchia avendo ancora degli introiti ($500
milioni sono stati distribuiti agli aventi diritto del copyright da Spotify nel 2012). A guadagnare di pi,
dunque, sono gli artisti con un campionario pi ampio (si pensi a Bob Dylan, che con 33 album in
studio porta moltissima scelta per l'utente). Di conseguenza, l'etichetta a mettersi in tasca una
percentuale pi alta (intorno al 50%, mentre all'artista spetta il 15-25%). Ad esempio, il tormentone
'Get Lucky' dei Daft Punk ha portato nelle casse degli artisti solo $26,000 per un totale di 104,760,000
ascolti, con un guadagno di 0,003$ per ciascun click. Briciole, come sottolineato anche dal leader dei
Foals che commenta cos: ' un po' come andare al ristorante e lasciare qualche spicciolo di mancia
invece di pagare il conto; preferirei che qualcuno rubasse l'LP piuttosto che ascoltarselo su Spotify'.
Qualche giorno dopo le critiche a Spotify, Thom Yorke ha lanciato il proprio servizio di streaming
chiamato Soundhalo, ma le royalties pagate sono tuttora ignote.
Dall'altra parte, invece, tra i sostenitori del sistema, troviamo il popolare gruppo musicale dei Muse,
dei Metallica e dei Pink Floyd che sono favorevoli al mantenimento dello streaming gratuito perch
un mezzo che permette di far conoscere la loro musica ad un'audience pi ampia. Per questo motivo il
paragone fatto tra Spotify e la radio FM tradizionale. Una tesi a supporto di ci anche il paragone
fatto tra il sistema di pagamento delle royalties tra radio e servizi di streaming: per suonare nell'etere
un pezzo di un artista un canale radio britannico come pu essere la BBC paga circa 120 pounds, ma
ha una media di mezzo milione di ascoltatori. Facendo un semplice calcolo si deduce che come se
per ogni ascoltatore la radio pagasse un prezzo di 0,024 centesimi all'etichetta. Spotify in questo caso
risulterebbe pagare un prezzo 16 volte maggiore (fonte: Forbes magazine), anche perch il valore
dello stesso brano molto maggiore, in quanto, come detto in precedenza, una canzone su Spotify ha
una qualit maggiore della radio ed immersa in un mare di altri brani che possono essere aggregati in
playlist, condivise con gli amici e sempre a portata di click. Considerando anche che la roccaforte
principale della radio resta il suo ascolto in automobile, ne dedurremo che anche la fruizione non sar
delle migliori per scarsa qualit e concentrazione alla guida (fonte:doppiozero).



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Deezer si pone sul web come principale rivale di Spotify, in quando, sostanzialmente, offre un servizio
molto simile. Come intuibile dallo screenshot del lettore web, l'interfaccia ha sfondo bianco anzich
nero e il player musicale rappresentato da una barra orizzontale in mezzo allo scherzo, e non a lato
come Spotify. Dalle impostazioni possibile controllare i dispositivi associati e i link per la
condivisione sui social network (anche Deezer prevede un'integrazione pressoch totale con i
principali siti di condivisione di contenuti e con il social musicale last.fm). Interessante anche la
funzione che permette di integrare al software delle app di terze parti particolarmente interessanti
come ad esempio Chordify, che dal brano in riproduzione riesce ad estrarre gli accordi per uno
strumento musicale, oppure anche tune wiki che sincronizza i testi dei brani ascoltati rendendo
l'esperienza molto simile a quella di un karaoke, oppure ancora lyrics art che permette di unire alle
canzoni anche immagini evocative da (ovviamente) condividere con gli amici sulla piattaforma e sul
web. Lofferta disponibile risulta in alcuni casi maggiore rispetto alla concorrenza: gruppi importanti
come gli Oasis vantano su questo servizio un catalogo per veri intenditori, in quanto sono disponibili
anche singoli e cosiddette B-side, canzoni scartate dallalbum principale ma incluse nei singoli.
23

La nascita di Deezer avviene nel 2006, come Spotify, da 'padre' francese: Daniel Marhely. Con il
nome iniziale di Blogmusik, venne chiuso l'anno dopo per problemi legislativi; dall'agosto 2007 ha poi
stretto accordi con le principali major: Sony, Universal, EMI e Warner. Attualmente vanta uno store di
30 milioni di brani e 12 milioni di utenti attivi mensili. anche molto diffuso, a livello globale, con
182 Paesi in cui il software disponibile. Punto di forza di Deezer sono gli accordi che sta attualmente
stringendo con i maggiori operatori telefonici per promuovere unintegrazione del servizio allinterno
di abbonamenti mensili, come accade con Orange e altri gestori, ma anche con case produttrici di
hardware come Samsung. La sfida a Spotify chiara, e i numeri stanno dando inizialmente ragione
proprio a questo tipo di servizio, in quanto geograficamente pi sviluppato.

Youtube stato fondato da tre dipendenti alle prime armi della compagnia Paypal: Chud Hurley, Steve
Chen e Jawed Karim con un quartier generale posto sopra una pizzeria e un ristorante giapponese a
San Mateo, in California. Il dominio www.youtube.com stato attivo dal 14 Febbraio del 2005, anche
se il debutto ufficiale risale al Novembre dello stesso anno. Youtube un sito di video-sharing dove
gli utenti hanno la possibilit di caricare, condividere e guardare i video presenti sulla piattaforma. Il
primo video ad essere caricato sul portale si intitola Me at the zoo e ritrae uno dei fondatori, Jawed
Karim, allo zoo di San Diego. Sin dalla sua nascita, grazie ad investimenti esterni, il sito cresciuto
rapidamente fino a diventare uno dei pi visitati del web, attirando lattenzione di Google, che acquis
la maggioranza azionaria ad Ottobre 2006 per 1.65 bilioni di dollari. Attualmente il sito risulta essere il
terzo pi visitato dopo Google e Facebook, con 8 milioni di contatti al mese. Anche per questo
medium il ricavo principale deriva dalla pubblicit (gestita da Google Adsense); in questo modo
lutente pu usufruire gratuitamente del servizio senza dover acquistare abbonamenti mensili. La
musica, sia quella mainstream sia quella indipendente, in una piattaforma dedicata principalmente ai
video, ha assunto unimportanza inaspettata: grazie al sistema di monetizzazione previsto da Google
(secondo cui pi visualizzazioni riceve il video, pi alta la cifra versata allutente che lha caricata) e
alla disintermedizione che questo sistema porta, Youtube ha fatto raggiungere agli artisti una
popolarit inaspettata. il caso del tormentone Gangnam Style del cantante sudcoreano Psy, che ha
recentemente oltrepassato la soglia dei due miliardi di visualizzazioni mondiali. Proprio per il formato
pop, infatti, youtube si presta come medium efficace: propone il brano con una buonissima qualit
24

audio e video dando lopportunit di poter ascoltare e/o anche vedere il video ufficiale del pezzo in
questione. Cos anche per i live degli artisti, amatoriali o ufficiali che siano, e per i fandom video:
ricostruzioni dei video interpretati dagli utenti, che hanno cos la libert di poter inserirvi il testo della
canzone a ritmo di musica, oppure di inserire immagini dellartista, o di creare video da zero per poi
inserire il brano desiderato. Proprio per questa libert duso dellutente, che ha generato non poche
dispute giuridiche a livello di copyright e diritto dautore, il tubo ha raggiunto la popolarit che tutti
noi conosciamo. Voci testimoniano un possibile coinvolgimento di Youtube nel mercato dello
streaming grazie al nuovo servizio a pagamento 'music pass' che potrebbe costare $5 dollari con
pubblicit o 10$ per non averla.
Trend di ricerca:
Utilizzando un utile tool messo a disposizione da Google, vorrei ora soffermarmi sui risultati di ricerca
dei principali portali presi in considerazione durante la stesura del mio lavoro e sulla loro popolarit a
livello globale e geografico. In percentuale, dunque, sar possibile notare quante volte, rispetto agli
altri termini di ricerca, la keyword stata introdotta nella barra di ricerca di Google.

Dagli screenshots risulta chiara la netta supremazia di Youtube, perch essendo un medium pi
generalista assorbe anche utenti interessati a film, serie tv e intrattenimento ed molto apprezzato
specialmente nei paesi del Sudamerica. Infatti, rimuovendo Youtube dalla ricerca si evince che
25

Spotify (come servizio di streaming musicale) in vantaggio sul competitor Deezer dal 2013, anche se
questo stato molto popolare tra il 2008 e il 2010, mentre Google Play, anche grazie ad una maggiore
diffusione nel mercato degli smartphone, in vantaggio su iTunes store, che geograficamente molto
forte nei paesi anglosassoni ma in maniera minore nel resto del mondo.




26

Alexa.com invece un utilissimo sito internet che misura la popolarit di altri siti web, calcolata grazie
al numero di visitatori unici, indipendentemente dal motore di ricerca utilizzato. Visitandolo
possibile accedere ai seguenti dati: Spotify nella top 1000 dei siti pi visitati a livello globale
(959mo), mentre Deezer si posiziona nella top 800 (761mo) e addirittura 58mo nel paese di
provenienza (Francia).
Questa inversione di tendenza rispetto ai risultati precedenti si spiega con la maggiore popolarit di
Spotify non tanto come servizio di streaming al pari di Deezer, ma quanto come medium nellocchio
del ciclone per i dibattiti in corso circa la positivit del servizio proposto (quello dello streaming, per
lappunto). Lente svedese infatti molto citato dai principali blog musicali, dai cantanti come il gi
citato Thom Yorke, dalle edizioni online di molti quotidiani (specialmente sul Guardian in UK) e
risulta dunque verosimile che una buona fetta delle ricerche con keyword Spotify possa portare
lutente della rete a leggere del software pi che ad usufruire del servizio.
Per questo motivo ha cos ampio risalto rispetto ai competitor anche in questa sede, in quanto
esemplifica il concetto di streaming musicale pi per la filosofia del concetto che incarna che per il
numero di utenti (iscritti gratuitamente o a pagamento).











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Appendice.....................................................................................5
Risultati del questionario comparato condotto parallelamente tra Italia e
Regno Unito circa le abitudini di consumo musicale tra i giovani.

[it is the] young peoples use of digital media and communication technologies [which]
defines this generation as distinct from their elders (Ito 2008:4)

In chiusura propongo la discussione dei due questionari da me proposti al pubblico: uno in
lingua italiana e laltro in lingua inglese destinati ai due Paesi Italia e Regno Unito. Il survey
condotto interessante per alcuni spunti che emergono, attinenti alla discussione
precedentemente intrapresa. Il questionario stato interamente sviluppato da me grazie al
preziosissimo contributo di Alessandro Gandini (assistente del Professor Adam Arviddson,
docente di Nuovi Media e Comunicazione presso la nostra Universit) e di Simon Mills (Senior
Lecturer in New Media, School of Media and Communication, De Montfort University,
Leicester, UK) che hanno rivisto il mio lavoro arricchendolo di preziosi consigli. I dati pi
sorprendenti allinterno riguardano due medium musicali, in particolare: la radio tradizionale e il
nuovo software streaming pi volte citato Spotify. Mentre per il secondo ho dedicato maggiore
attenzione allinterno del sondaggio con diverse domande quali-quantitative, trovare citata o
scelta diverse volte la radio FM tradizionale stata una sorpresa inaspettata, dato che la
tendenza generale vede proprio lo streaming musicale sottrarre utenti alla radio FM.





28

Dallimmagine dunque balza allocchio il dato che vede la radio FM utile soprattutto come
suggeritore di nuove hit, e ci sembrerebbe ancora piuttosto forte nel nostro Paese,
avvalorando la tesi affermata da Boni (2007). Anche la componente sociale online (utilizzo di
social media generali e specifici) e offline (richieste agli amici ferrati in materia) molto forte.
Alle stesse domande laudience britannica ha invece risposto in questo modo:


Mostrando una maggiore eterogeneit di risultati, gli studenti doltremanica risultano pi vicini
al mondo dellonline, manifestando preferenze per Youtube, per i podcast e per i blog
specializzati. Questa tendenza viene confermata dai numeri riguardanti le adesioni a Spotify o ad
altri servizi di cloud streming; qui le differenze con lItalia in termini di sottoscrizioni e di
conoscenza a suddetti servizi sono palpabili. Nel questionario nostrano risulta evidente anche
una maggiore propensione alla pirateria musicale, in calo invece in terra britannica. Anche sotto
questo aspetto, come gi stato sottolineato precedentemente, Spotify ospita utenti che non
ritengono pi necessaria la pirateria data lubiquit del servizio e cos facendo salvaguarda
quella che stata definita una piaga dallindustria musicale.
29



30

In ultima analisi, un dato interessante riguarda anche la produzione musicale: ad una maggiore
conoscenza degli strumenti a disposizione online, corrisponde anche una maggiore
intraprendenza per quello che riguarda la produzione personale. Infatti gli studenti inglesi hanno
indicato diversi software audio per la creazione di materiale musicale e una maggiore
eterogeneit per quello che riguarda la promozione personale: se lunico mezzo per i pochi
coraggiosi musicisti da cameretta italiani Facebook, in Inghilterra anche Twitter e
Soundcloud sono alternative percorribili, in quanto rendono pi variegato e completo il media
mix disponibile per la propria audience.




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I due survey sono risultati utili per una molto generica panoramica non solo sullutilizzo ma
anche sulla frequenza di ascolto e sui generi musicali preferiti dagli studenti. La tendenza
inglese quella di prediligere il rock, mentre nella capitale della moda leterogeneit di scelta tra
generi musicali maggiore. Come da previsione, dunque, laudience britannica (in realt molto
internazionale nella mia universit ospitante) ha gi varcato le porte delle possibilit musicali
sulletere, che sono molto variegate e accolgono utenti con gusti ed esigenze altrettanto vaste.
Per quanto riguarda il panorama milanese invece si pu affermare che il web un fenomeno
conosciuto ma ancora sottosviluppato in termini di possibilit di utilizzo. Resta forte la
percentuale sulla pirateria musicale, che permette non solo lusufrutto del brano ma anche la
creazione di playlist da esportare su un supporto fisico piuttosto che sui principali SNS,
permettendo agli amici di partecipare attivamente, come avviene pi spesso in altri mercati.






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Conclusione...................................................................................6
Nuovo filone di ricerca: la sociologia della nuvola musicale in un
mondo integrato e disintermediato

Dato il momento storico nel quale stiamo vivendo, risulta piuttosto difficile poter anche solo
ipotizzare un futuro sviluppo delle tecnologie musicali, data la continua evoluzione hardware e
software che ha stravolto i metodi di fruizione della musica, tuttora prodotto delle industrie
discografiche e in particolar modo delle Major che, come detto in precedenza, detengono quasi
l80% della quota di mercato a livello globale. Da pi parti per viene auspicato il crollo
definitivo dei pilastri industriali che riporterebbero la musica ad essere definita come un
servizio, non pi come un prodotto, al pari dellacqua. La nuvola, qui genericamente intesa
come servizio cloud-based, porterebbe dunque profitto agli artisti in base al numero di ascolti e
la parte di commercializzazione, sponsorizzazione e promozione delle proprie opere risulterebbe
tutta sulle spalle degli artisti, liberi di gestirla in proprio o di delegarla a terze parti come avviene
oggi per qualsiasi azienda commerciale. Gi oggi tutti i servizi di streaming e download a
pagamento risultano importanti per il portafoglio degli artisti, cos come social media e blog lo
sono per ottenere visibilit e nuovo pubblico, pronto ad ascoltare gratis o a pagamento ma con
molte chance di poter trarre profitto dai live concerts. Il fatto di poter usufruire della musica
illimitatamente e ubiquamente far s che essa sar ascoltata per buona parte della giornata,
riempiendo anche gli spazi solitamente dedicati alla socialit (come ad esempio i pasti). Per quel
che riguarda la ripercussione sociologica, dunque, questa verosimilmente potr proseguire la
strada indicata nel capitolo 4, quella della sostituzione della parola. In una visione catastrofista
la musica potrebbe addirittura rimpiazzare discussioni e confronti tra le persone, mentre nel
migliore dei casi sar semplicemente una compagna di viaggio come gi avviene oggi, solo in
maniera pi pervasiva e convinta di come lo gi.
Uno degli aspetti e delle novit pi importanti di Spotify e dei servizi ad esso affini sar la
maggiore visibilit per musicisti e generi musicali ad oggi sconosciuti o comunque non
mainstream: si pensi alla musica tradizionale africana o ai gi citati artisti di cameretta che
avranno pari opportunit di altri per raggiungere la popolarit, non pi dettata dalle etichette
dellindustria tradizionale che spingono alla ribalta musicisti destinati a coprire delle fasce
precise di mercato (si pensi allesplosione e allo sviluppo di Lady Gaga, nata per sopperire alla
33

mancanza di artisti storici di protesta in declino, come Madonna). Seguendo questo modello, la
musica potrebbe ottenere una meritocrazia non del tutto possibile in precedenza, dove grazie a
software sempre pi potenti e vari per numero e qualit di strumenti a disposizione, chiunque
potrebbe ambire ad avere un posto nel cuore (e nel database) dei propri ipotetici fans.
Questultima visione ottimistica viene rivendicata a partire dal web, unico strumento capace di
rendere possibile, a livello prettamente comunicativo, questa ipotetica trasformazione e
rivoluzione della musica. Avendo ripercorso nel primo capitolo la storia dell'industria musicale,
d'altronde, non auspicabile un crollo repentino di essa in un arco di tempo ristretto; Spotify e
gli altri servizi ad oggi hanno stretto accordi con le industrie in quanto questo l'unico modo
perseguibile per ottenere la legalit e dunque la sopravvivenza sul web come azienda, ma in un
futuro le industrie potrebbero avere meno controllo sulla distribuzione delle novit degli artisti
fino a perderlo, come auspicato da Thom Yorke nell'articolo di giornale sul Guardian cartaceo e
online.

In conclusione, per rispondere al quesito inizialmente proposto 'Come la perdita di materialit ha
cambiato la fruizione della musica?' la ricerca ha posto delle basi anche numeriche che potranno
essere sviluppate per uno studio pi in profondit verso una risposta che sembra comunque a
portata di mano: lo spostamento (ancora in corso) dal mercatino dell'usato dei vinili alla playlist
creata su Spotify e condivisa tra amici su Facebook ormai palpabile. A livello sociologico
questo comporta una maggiore intermediazione mediale dei rapporti interpersonali che
sottostanno all'ascolto della musica come rituale sociale a discapito di una maggiore
disintermediazione che si ha tra l'origine della musica (l'artista/creatore) e la sua fruizione
(intrattenimento del consumatore/individuo). Specialmente il primo aspetto porter
probabilmente al rimpianto (come molto spesso si usa fare, e non solo per la musica) del
passato, quando la piazza o il bar con il jukebok erano teatri per la rappresentazione (intesa in
termini goffmaniani) dei rapporti amicali che intercorrevano tra gli ascoltatori. La roccaforte
della socialit 'offline' legata alla musica rimarr probabilmente solo il live, come evento
mediatico in crescita rispetto agli ultimi anni.




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