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Filosofia I seguaci immediati di Kant 16 settembre 2011

Critiche al pensiero kantiano


I seguaci immediati di Kant contemporanei a Kant stesso criticano un aspetto principale del pensiero kantiano, ovvero la distinzione tra fenomeno e noumeno. Criticano questa distinzione attraverso un semplice ragionamento: se i contenuti della nostra conoscenza si raffigurano come rappresentazioni della coscienza, la quale perci la condizione stessa della conoscenza, e se il noumeno comunemente a quanto afferma lo stesso Kant non conoscibile, quindi non lo si pu rappresentare, com possibile quindi affermarne lesistenza? Com possibile affermare lesistenza di ci che non si pu conoscere? Se una cosa non si pu conoscere, non si pu dire nulla riguardo ad essa, non si pu attribuire al noumeno che non possiamo conoscere nemmeno una propriet, compresa quella dellesistenza. Sarebbe perci una contraddizione secondo Jacobi come secondo gli altri seguaci immediati di Kant affermare che il noumeno esiste nel momento stesso in cui si afferma che non lo si pu conoscere. Si capisce come questa considerazione, che Jacobi espone in unopera intitolata Saggio sullIdealismo Trascendentale pubblicata nel 1787 appena 6 anni dopo lanno in cui usc la prima edizione della Critica della Ragion Pura di Kant , sia condizionata dal modo in cui Kant ha espresso il concetto di fenomeno nella prima edizione della Critica della Ragion Pura. Qui, infatti, Kant non molto chiaro e chi ha unimpostazione mentale tendente allIdealismo, ha modo di trovare nello stesso testo kantiano gli appigli e le giustificazioni per considerare il fenomeno come semplice rappresentazione della coscienza, e quindi come un accadimento interiore, slegato da ogni ipotetica realt esterna al soggetto. Semplicemente Kant non stato chiaro quando ha definito il fenomeno in opposizione al noumeno. Dal modo in cui lha definito, ha dato inconsciamente degli appigli a chi avrebbe interpretato il pensiero kantiano da un punto di vista empiristico. come se Kant stesso non avesse ammesso lesistenza di una realt esterna, distinta da quella del soggetto, una realt oggettiva avente una propria consistenza ontologica. Accade, infatti, che nel 1787, proprio nellanno in cui Jacobi pubblica il suo Saggio sullIdealismo Trascendentale, viene pubblicata una seconda edizione riveduta e corretta della Critica della Ragion Pura. Le principali correzioni di questa versione sono state apportate proprio ai passi in cui si parla della distinzione tra fenomeno e noumeno; qui Kant precisa che per fenomeno non si deve intendere semplicemente la rappresentazione della coscienza, ma semmai loggetto della rappresentazione della coscienza. Con questo intende sottolineare lesistenza, la presenza di un oggetto distinto dalla coscienza, e quindi che si colloca esternamente al soggetto. Qualcuno ha osservato come questa interpretazione idealistica del pensiero kantiano data da Jacobi e tutti gli altri seguaci immediati di Kant sia in qualche modo influenzata dal pensiero di Berkeley. Berkeley stato una sorta di precursore dellIdealismo; la formula con cui egli riassumeva il suo oggettivismo spiritualistico esse est percipi lessere ci che viene percepito per cui lessere un accadimento interiore, una percezione. Il ragionamento di Jacobi a proposito del concetto di noumeno il seguente: il noumeno da una parte un concetto necessario, indispensabile, per entrare nel regno del criticismo; dallaltra se il criticismo vero, se cio ha una sua ragion dessere, la famosa rivoluzione copernicana attuata da Kant in campo gnoseologico secondo la quale non il soggetto ad adattarsi alloggetto, ma loggetto ad adattarsi al soggetto , se ci che conta il soggetto, se il fulcro del processo conoscitivo il soggetto (la realt stessa si modifica adattandosi a quelle che sono le facolt percettive del soggetto), il noumeno risulta essere un residuo di oggettivit del tutto impertinente con questimpostazione mentale. Tanto vale perci sbarazzarsene, eliminarlo. Se invece il criticismo falso, cio se Kant si sbagliato, allora si deve ritornare a quella che la mentalit pi diffusa, cio quella che anche la mentalit comune, cio il realismo, per cui ci che conta non il soggetto ma loggetto, c una realt che precede il soggetto, indipendente e distinta dal soggetto e a questultimo non resta che prenderne atto e sforzarsi a conoscerla attraverso i mezzi di cui dispone. Quindi il concetto di noumeno un po scomodo perch da una parte necessario per poter superare la contrapposizione tra Razionalismo ed Empirismo che precisamente quello che fa Kant, dallaltra per se il Criticismo vero e quindi se Kant aveva ragione a dire che non il soggetto ad adattarsi alloggetto, ma viceversa, il noumeno diventa un penso, diventa un ostacolo nella speculazione. A quel punto ci che conta veramente quello che accade allinterno del soggetto; la realt si riduce alle sensazioni che il soggetto ricava nel corso del processo conoscitivo. Questo non ci autorizza ad affermare che queste sensazioni siano provocate da oggetti reali, distinti dalla coscienza del soggetto, e quindi la realt potrebbe davvero essere un prodotto del soggetto, come unappendice della propria coscienza leffetto della propria attivit creatrice. Maimon dir che il noumeno si configura come un concetto indecidibile paragonabile per esempio al risultato delloperazione ; il risultato di questa operazione non si riesce neanche a concepirlo. Ci che noi chiamiamo realt una realt filtrata attraverso le nostre forme a priori, perci presumibilmente diversa da ci che sarebbe in se stessa. una realt che si adattata alle capacit del soggetto, perci alla fine questa realt risente delle condizioni naturali del soggetto. Questa realt ha perso, quindi, quella che era la sua originaria presunta oggettivit. Continuare a parlare di una realt che invece continua ad avere una sua originaria oggettivit non compatibile con questo tipo di ragionamento, non

Filosofia I seguaci immediati di Kant 16 settembre 2011


pertinente. Se invece il Criticismo falso, allora si deve tornare al Realismo, quindi la realt davvero oggettiva ed ha una sua identit ed distinta dal soggetto che la conosce. Semplificando si potrebbe dire che i realisti ammettono solo il noumeno, mentre gli idealisti ammettono solo il fenomeno. C unaltra contraddizione nel pensiero kantiano che viene rilevata da Jacobi: Kant afferma che il noumeno la causa delle nostre sensazioni, per lo stesso Kant afferma che le categorie dellintelletto e tra queste il principio di causalit sono applicabili soltanto alla realt fenomenica. Quindi dire che il noumeno la causa delle nostre sensazioni, cio che se non ci fosse questa realt esterna noi non avremmo alcuna sensazione e quindi non conosceremmo nulla dal momento che il soggetto non in grado di produrre da solo loggetto della propria conoscenza, significa estendere il campo di applicazione della categoria di causalit alla realt noumenica. Di nuovo questa questioni si risolve se viene tolto il noumeno; se tutto si riduce a fenomeno e quindi al soggetto, queste due contraddizioni svaniscono. Quindi costoro che vengono indicati come i seguaci immediati di Kant, non si esprimono in toni polemici; la loro intenzione quella di portare a compimento il pensiero kantiano, di completarlo, di chiarire i dubbi che queste contraddizioni hanno fatto emergere. In questo senso possono essere considerati i seguaci di Kant, nonostante ne abbiano travisato le intenzioni. E travisandone le intenzioni hanno posto le basi per lIdealismo. Questi autori, infatti, sono il ponte di collegamento tra Criticismo e Idealismo, e quindi tra Illuminismo e Romanticismo lIdealismo tedesco del primo Ottocento pu essere considerato come lespressione filosofica del Romanticismo, cos come il Criticismo kantiano pu essere considerato come lespressione filosofica dellIlluminismo. Kant, oltre a pubblicare unaltra edizione della Critica della Ragion Pura, precisa anche che il termine noumeno non si deve considerare come un oggetto materiale; il noumeno funziona come un promemoria trascendentale, un promemoria critico, che ricorda alla nostra ragione quelli che sono i suoi limiti. E Kant ribadisce che in questo senso il noumeno un concetto, anzich essere un oggetto, un hens rationis (interno alla ragione e quindi interno al soggetto). Dal punto di vista del soggetto il noumeno non una realt. Ma in termini assoluti lo si deve ammettere. Da queste considerazioni si pu capire come lIdealismo, espressione filosofica del Romanticismo, intenda togliere i limiti che Kant aveva posto alla Ragione ed alle altre pratiche umane lermeneutica della finitudine. Gli Idealisti, che sono romantici, vogliono inaugurare un periodo della filosofia durante il quale si possa tornare a parlare di infinito e non di limiti e di finito. Analogamente gli idealisti, contestando il dualismo fenomeno vs. noumeno, intendono superare tutti i dualismi kantiani e recuperare il modo di intendere la realt che risale al mondo antico, al pensiero greco, secondo cui possibile dare uninterpretazione della realt in base ad un unico principio; lIdealismo un ritorno al monismo.