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LA MALINCONIA: DIALOGO INCROCIATO TRA PAROLE E IMMAGINI A. DE MICHELE - Docente di Lingua e Letteratura Italiana R.

GIORDANO - Docente di Storia dellArte R. M. LIOY - Docente di Lingua e Letteratura Tedesca

Ich saz f eime steine, und dahte bein mit beine: dar f satzt ich den ellenbogen: ich hete in mne hant gesmogen daz kinne und ein mn wange (Walther von der Vogelweide)
Stavo seduto su una pietra con una gamba sullaltra: il gomito poggiato su di esse: nella mia mano il mento e una guancia

Miniatura dal Codice di Manesse, prima met del XIV sec.: Walther von der Vogelweide

A. De Michele Il titolo del percorso tematico che abbiamo presentato in classe esplicita in primo luogo la prospettiva letteraria e artistica secondo la quale ci siamo mossi integrando sensatamente singole scelte disciplinari in una condivisa e comune visione dinsieme e poi loggetto del nostro approfondimento, la postura malinconica: una particolare rappresentazione in cui si condensa il rapporto delluomo con il mondo. La malinconia vela il volto delluomo, la testa appoggiata su una mano, lo sguardo rivolto verso il vuoto.

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I versi di W. von der Vogelweide e la miniatura ben rappresentano il tema da noi affrontato. A proposito della malinconia, Elio Gioanola afferma che la malinconia dolce rimpianto di cose perdute, commozione del cuore di fronte al vanire del tempo e della vita, ozio contemplativo, coscienza della vanit delluomo, accidiosa disperazione, mancanza di un orizzonte, assenza di futuro, tristezza senza conforti, stupore catatonico1. Alcune precisazioni: nel testo si possono liberamente rintracciare spunti operativi, sollecitazioni artistiche e letterarie, itinerari da costruire e sperimentare; non ci sono approfondimenti su singoli autori, ma solo cenni; inoltre alcuni accostamenti non sono contemporanei, ma vengono realizzati per la specifica dichiarazione di malinconia. E, in sostanza, un dialogo fitto tra parole, pensieri e immagini nellottica di cogliere le molteplici intersezioni che la permanenza e la trasformazione di un tema intrecciano con i processi storici e culturali e con le specifiche dinamiche della storia letteraria e della storia dellarte. E un procedere per spigolature. E un non voler ridurre la progettazione didattica pluridisciplinare ad intervento estemporaneo. Le motivazioni didattiche alla base del percorso di ricerca che ci ha visto operare insieme: ricercare i rapporti tra le discipline attraverso lanalisi di un tema comune focalizzare i nodi fondanti della disciplina e costruire reti concettuali fare il punto sulla tematologia, sul ritorno costante di figure e immagini letterarie dare senso alla pluridisciplinarit nel triennio della scuola secondaria di secondo grado riflettere su un metodo e una mentalit che permetta di comparare una letteratura nazionale con altre letterature e con le arti

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E. Gioanola, Leopardi e la malinconia, in Malinconia, malattia malinconica e letteratura moderna, ed. Bulzoni, p. 191 A. De Michele, Sguardincrociati. Dalla letteratura alle letterature: canoni, riflessioni, itinerari, vol. I

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motivare gli studenti allapprendimento e alla ricerca utilizzare la didattica del laboratorio in compresenza Per quale scuola pensiamo questo percorso: per una scuola laboratorio di ricerca con nuove responsabilit in materia di scelte didattiche e organizzative. Una scuola che rifletta a fondo sui contenuti culturali, sulla memoria delle attivit realizzate, sulla documentazione dei processi e delle produzioni, sul confronto fra le esperienze maturate nel tempo da altre scuole, sulla ricerca/azione, sulla organizzazione e la progettazione, sulla costruzione della conoscenza, sulla valenza formativa delle discipline, sulle metodologie. Per quale docente pensiamo questo percorso: per un docente che voglia decostruire, trasferire, trasmettere, organizzare i saperi in reti cognitive disciplinari e pluridisciplinari per farne emergere il potenziale formativo. Per quale studente pensiamo questo percorso: per una testa ben fatta in cui il sapere non sia accumulato, senza principi di selezione e organizzazione3 Il comparatista, a sentire Guilln, colui che fa dialogare il locale e luniversale, luno e il molteplice4. E allora cominciamo questo breve, ma intenso dialogo incrociato tra parole e immagini sulla malinconia che , prima di tutto, dialogo tra docenti e saperi diversi.

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E. Morin, La testa ben fatta, Raffaello Cortina Editore, p. 15 C. Guilln, Luno e il molteplice, Introduzione alla letteratura comparata, Il Mulino Biblioteca, 1992, p. 17

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A. Drer MELENCOLIA I
(1514)

R. Giordano Per cominciare un percorso sulla postura malinconica non possiamo prescindere da una delle opere pi fascinose e magiche della storia dellarte: la Melencolia I di A. Drer, unincisione a bulino realizzata nel 1514, il prodotto pi mistico, emblematico ed enigmatico di tutta la produzione dellartista tedesco. Un inestricabile romanzo giallo il cui protagonista non sembra avere rapporti diretti con gli oggetti che appaiono sulla scena. Un capolavoro straordinario la cui complessa interpretazione si cela proprio tra gli oggetti della rappresentazione e che ha appassionato studiosi di tutto il mondo. Scienza e filosofia, matematica e geometria, alchimia ed occultismo rinascimentale, musica e psicologia sono stati utilizzati per cercare una via che potesse svelare il mistero di quellangelo melanconico che in silenzio guarda davanti a s. Molti risultati della ricerca sono possibili, altri pi certi, altri ancora intriganti e aperti a nuove soluzioni. Ma al di l di ogni probabile o possibile interpretazione, rimane intatto il fascino misterico e misterioso dellopera o, come afferma de Chirico: Per essere veramente immortale unopera darte deve uscire completamente dai limiti dellumano: in essa il buon senso e la logica man-

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cheranno del tutto. In tal modo lopera si avviciner al sogno e anche alla mentalit infantile.5 Lopera di Drer un prodotto umano, vive nellumano, ma ci trasporta sui limiti del sovrumano dove i confini si fanno labili e la razionalit perde molte certezze. Vi linteresse per la prospettiva e lantropometria e lo studio di Leonardo; ma soprattutto il mito classico-cristiano, il platonismo religioso di G. Bellini che sembrano adatti a stabilire un legame tra la tradizione italiana e il misticismo nordico.6 Senza voler essere esaustivi, tentiamo una lettura sommaria dei vari simboli cercando eventuali connessioni che possano avviare il nostro percorso di lettura comparata. Il personaggio principale della scena la figura femminile dellangelo che, seduta su un gradino, con la mano sinistra sorregge il capo mentre nella destra stringe un compasso, strumento indispensabile nella misurazione non solo delle cose e degli spazi terreni, ma anche della distanza tra finito e infinito. Il volto in ombra ed emerge, per contrasto, lo sguardo fisso in avanti e perso nel vuoto. Il lungo abito non lascia intravedere alcuna forma anatomica ed modellato con una serie di pieghe dal sapore baroccheggiante. Dal fianco pende un mazzo di chiavi, mezzo e strumento per aprire le porte dellignoto ed avere accesso alla conoscenza. Si pensi anche al valore simbolico attribuito alle chiavi dal mondo cristiano: San Pietro sempre associato a quelle del Paradiso, le uniche in grado di condurre luomo alla vita eterna. Tu sei Pietro e su questa pietra edificher la mia chiesa[] A te dar le chiavi del regno dei cieli e tutto ci che legherai sulla terra sar legato nei cieli, e tutto ci che scioglierai sulla terra sar sciolto nei cieli (Matteo 16, 18-19). La postura dellangelo, da sempre definita malinconica e modello per gli artisti successivi, la ritroveremo intatta fino ai nostri giorni nella produzione di tutti gli artisti che, direttamente o indirettamente, si sono ispirati a Drer. Cambiano, di volta in volta, le strategie retoriche, per tutte approdano ad un unico risultato: evidenziare in maniera chiara e inequivocabile la visualizzazione della postura melanconica del personaggio. Va sottolineato, comunque, che tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento anche altri

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G. de Chirico, Il senso del presagio in Metafisica a cura di E. Coen, Electa Mondadori, 2003, p. 52 G. C. Argan, Il Rinascimento, a cura di P. Argan, C. Boer, L. Lazotti, Sansoni, 2001, p. 331

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pittori hanno usato questatteggiamento allinterno della loro produzione sia pure in contesti e situazioni diverse. Ne un esempio il Compianto su Cristo morto (1510 c.) di Vittore Carpaccio, dove un personaggio anziano in secondo piano, forse il patriarca Giobbe, medita nello stesso atteggiamento pensoso dellangelo di Drer.7 La figura allegorica dellangelo simbolo dellimpotenza creativa del genio dominato e, forse, momentaneamente domato dallumore nero, dallumore malinconico. Un personaggio spesso associato, a livello esoterico, con il mondo dellalchimia. Il titolo dellopera di Drer stampato su un cartiglio sorretto da un pipistrello da sempre simbolo della morte. Malinconia, dunque, come morte della creativit, come momento di stasi. Un arcobaleno dai tratti netti e precisi incornicia un arco di cielo attraversato da una cometa dal nucleo brillante che si orienta da nordovest a sudest e farebbe pensare alla cometa apparsa nei cieli delloccidente negli anni 1513 1514.8 Pi che a un dato negativo e in correlazione con la bilancia (fine dei tempi), con la clessidra e con la meridiana quali simboli precipitosi degli avvenimenti di un ciclo che finisce, penserei allarcobaleno come ad un elemento positivo che, di contro alla negativit del pipistrello, rappresenta la speranza di superare lattuale stato di abbattimento e dellimpossibilit creativa. Non va trascurata, ancora una volta, la grande valenza simbolica della stella cometa allinterno del mondo cristiano: Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov il re dei Giudei che nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella [] Ed ecco la stella che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finch giunse e si ferm sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. (Matteo 2, 2-10) Arcobaleno e stella cometa illuminano un tratto di mare, forse lAdriatico, e le terre in lontananza, quelle veneziane, da sempre pi libere alle sperimentazioni scientifiche e alle meditazioni filosofiche in un rapporto pi diretto con il mondo orientale. Sulla parete delledificio, in alto a destra e quasi sfiorato dallala sinistra dellangelo, scolpito il quadrato magico numerico di quarto ordine, ossia simmetrico, la cui somma dei numeri opposti allangolo d 17 (16 +1; 13 +
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S. Zuffi, Drer, Art Book - Leonardo Arte,1998, p. 91 L. Barmont, Lesoterismo di A. Drer, Luni Editrice, 2003, p. 11

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4; 10 + 7; 11 + 6). Nella credenza rinascimentale si riteneva che combattesse la malinconia di origine saturnina e fu collegato dagli astrologi con Giove. Lultima fila di numeri del quadrato pu essere letta come la data di realizzazione dellopera, 1514, ed i numeri 1 e 4 corrispondenti alle iniziali del nome e cognome dellartista A(lbrecht) D(rer) oppure sinonimi di A(nno) D(omini). La sfera e il tetraedro troncato suggeriscono la base matematica dellarte del costruire, mentre strumenti di carpenteria giacciono inutilizzati al suolo.9 Secondo studi recenti il quadrato numerico strettamente collegato al poliedro che in un disegno preparatorio poggiava su di una grande lastra quadrangolare la cui forma interamente dedotta dal quadrato magico.10 Un cherubino alato, che nel credo cristiano partecipa alla gloria divina, in alcune religioni orientali trasformato in un demone alato che protegge templi e case. Qui sembra proteggere e controllare gli oggetti in attesa che riprendano a cantare la gloria di nuove creazioni. Alle pareti delledificio, quasi in posizione speculare, sono appesi una bilancia ed una clessidra; il primo non solo simbolo di giustizia, ma anche strumento presente in tutte le botteghe degli alchimisti, laltro porta con s varie simbologie: dal lento ed inesorabile fluire del tempo fino alla vanit delle cose terrene. Il tempo che passa e, quindi, la clessidra, pu essere la metafora di una vita regolata che tende a Dio, al mondo sovrannaturale ed anche quanto viene suggerito dalla scala che non solo uno strumento che serve per innalzare edifici, ma diventa simbolo dellascesa dal mondo delle apparenze al mondo della conoscenza in perfetta simbiosi sia con il credo cristiano che con la filosofia neoplatonica. Tutto immobile, un momento di sospensione suprema e unatmosfera di silenzio che richiamano la non-realt delle citt di G. de Chirico, sottolineato dal levriero accucciato ai piedi dellangelo quale servitore fedele e quasi sopraffatto dal masso alle sue spalle geometricamente modellato che sembra delimitare uno spazio protetto in cui potersi accucciare e non ribellarsi a niente e nessuno, neanche a quella fame che lo ha ormai ridotto ad una forma scheletrica al limite di una naturale sopravvivenza.

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M. Gardner, Enigmi e giochi matematici, Sansoni, p. 105 G. Bizzi, Il poliedro della Melencolia I di Drer, Cadmo, 2003, p. 43

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A.De Michele A proposito delle interpretazioni della stampa di Drer, Lea Ritter Santini esprime le seguenti osservazioni: Il levriere il cane considerato ai tempi di Drer creatura triste, cacciatore di pensieri, di maggiori doti di altri animali, soggetto agli attacchi di follia. E un levriere fedele ma dorme come un serpente, un cane che nelle diverse interpretazioni iconografiche di Drer stato riconosciuto come il simbolo di una divinit legata al regno sotterraneo, allegorica immagine dell acedia in cui si identifica la malinconia dellartista, di colui che agisce sotto limpulso della immaginazione e non della ratio o della mens11. G. Carducci vede nella malinconia di Drer lespressione della accidia diventata il mal del secolo del Rinascimento e lassocia al mito di Faust: Let della Rinascita non ebbe molto di quella letteratura, ma di quel male foggi un tipo a immagine sua, complesso di scienza e superstizione, dellenico e di germanico, dempio e di bigotto, il dottor fausto. E di quel male anche larte diede singolare rappresentazione in una figura incisa da Alberto Durero nel 1514 [] Al lato destro accucciato un gran cane con la testa di montone: simboleggia forse il meditare, ma dormeCi che vi si pu intendere la sentenza dellEcclesiaste: ove molta scienza ivi molta tristezza.12 Gli interpreti della stampa di Drer hanno scoperto i pi diversi sistemi simbolici: il furor melancholicus, le teorie degli umori, delle complessioni, dei temperamenti, la cabala, il complesso edipico, il regno di Saturno e dei suoi figli, il processo alchemico. Ancora Ritter Santini: Su pochi aspetti le opinioni sono concordi, uno langelo che visto come allegorica figura femminile. In Carducci: Un angelo femmina di forti e leggiadre forme, coronata dalla fredda ninfea e del funebre apio, la bella testa onde fluisce la chioma in trecce disciolte, siede, con lali piegate, leggermente chinata in avanti, e la veste lunga avvolge e cuopre con la gonna il luogo ovella siede: dalla cintura pende un mazzo di chiavi, con le quali certo ella ha dischiuso i penetrali della scienza. E in DAnnunzio: Il grande angelo terrestre dalle ali daquila, lo Spirito senza sonno, coronato di pazienza, stava seduto su la pietra nuda, con il cubito poggiato al ginocchio, con la gota sorretta dal pugno, tenendo su laltra coscia un

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Lea Ritter Santini, Le immagini incrociate, Il Mulino, 1986, p. 269 G. Carducci, Degli spiriti e delle forme nella poesia di G. Leopardi, in Opere, vol. XVI

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libro e le seste nellaltra mano. Ai suoi piedi giaceva raccolto in giro come un serpente, il levriere fedele, il cane che primo nellalba dei tempi cacci in compagnia delluomo. Al suo fianco dormiva il fanciullo gi triste,[] intorno gli strumenti delle opere umane, sul capo[] la sabbia silenziosa del tempo, in fondo il mare[] 13. M. Guglielminetti riporta, nel saggio, Drer, DAnnunzio, Gozzano: la melanconia a Torino, alcune note descrittive di Gozzano sulla stampa in questione: Intorno sono sparsi gli stromenti delle opere umane; in una clessidra scolpita scorre la sabbia silenziosa del tempo; e si scorge in fondo la terra con i suoi continenti e i suoi mari; con le citt e i porti; e quelle citt e quei porti li ha costruiti luomo; egli ha tagliato la pietra, abbattuto il pino per le navi, temprato il ferro per ogni lotta. Assiso non per riposarsi, ma per meditare un altro lavoro, egli fissa la vita con occhi forti e sereni. Maria Muniz osserva: In questa stampa la malinconia appare come lallegoria di un modo fondamentalmente perplesso di guardare il mondo, cio come un atteggiamento sospeso tra istanze contraddittorie: il pugno chiuso a stringere un bene inesistente quale simbolo della concentrazione fanatica di una mente che ha realmente colto un problema, ma nello stesso momento si sente incapace sia di scioglierlo che di lasciarlo cadere; lo sguardo ostinatamente fisso nel vuoto con la stessa vana intensit con cui la sua mano stringe limpalpabile; gli emblemi della scienza e della attivit umana sparsi attorno, in un inerte stato di impotenza ed inutilit; infine latmosfera crepuscolare che getta su ogni cosa unombra di decadenza quasi il tempo scorresse o troppo lento o troppo veloce a paragone di questa indolenza coatta14. Nel suo saggio riporta una interessante riflessione: Cos la Melencolia di Drer siede di fronte al suo edificio non compiuto, circondata dagli strumenti del lavoro creativo, ma meditando tristemente con il senso di non stare meditando nulla. Con i capelli che le scendono spettinati e lo sguardo, pensieroso e triste, fisso in un punto lontano, essa veglia, isolata dal mondo, sotto un cielo che sta oscurandosi, mentre il pipistrello inizia il suo volo in cerchio15. Sia in Melencolia I di Drer sia in Krise eines Engels I di Klee, un disegno a penna del 1939, lo sguardo della figura rivolto verso il basso: il

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G. DAnnunzio, Il fuoco, Oscar Mondadori, p. 319 M. Muniz, Noia, spleen, malinconia: accerchiamento di un concetto, in Malinconia, malattia romantica e letteratura moderna, a cura di A. Dolfi, ed. Bulzoni, p. 55 R. Klibansky, E. Panofsky, F. Saxl, Saturno e la malinconia, Einaudi, p. 300

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melanconico, commenta W. Benjamin, abbraccia le cose morte nella propria contemplazione, per salvarle. Potremmo rovistare nel polveroso magazzino del malinconico moderno: tra le morte cose scorgeremmo anche le leopardiane morte stagioni o i souvenirs baudelariani. Lo specchio in cui si spegne lo sguardo del malinconico moderno , infatti, lirreversibilit del tempo.16

R. M. Lioy Anche in ambito europeo la Malinconia di Drer stata oggetto di riflessione e fonte di ispirazione per molti poeti. I brani dei francesi Gauthier e Cazalis, dellinglese Watson, del ceco Zelvovic, dellolandese Verwey, del tedesco Dahl qui proposti sono solo una ristrettissima scelta tra le numerose poesie scritte sullincisione17. Il triste destino umano, la brevit della vita, linutilit della scienza, la sensazione di vuoto, del nulla e della morte, lassenza di ogni prospettiva di futuro che spinge luomo a mettere in discussione lutilit del costruire e del creare, limmagine della notte e dellombra che avvolge ogni cosa; la fissit e limmobilit, oltre alla descrizione della postura della Malinconia, sono tra le riflessioni comuni alle poesie di seguito riportate. Una considerazione a parte merita, per la sua attualit, la lettura in chiave moderna che della Malinconia di Drer fa il poeta tedesco Dahl. Come starebbe seduta oggi la malinconia? -si chiede lautore La risposta a questa domanda : tra i ricercatori di missili. La scienza ha investito in armi che hanno portato alla distruzione e alla morte il riferimento a Nagasaki chiarissimo - C spazio solo per gli psichiatri e i neurologi a sottolineare una malattia dellanima da cui non c possibilit di fuga, non essendoci pi la percezione delle ali. Thophile Gautier (1811-1872): Mi sembra di vederti presso la tua finestra () / o vecchio Albert Drer, () / Tu, gomito al ginocchio, il mento nella mano / mediti tristemente sopra il destino umano: / che per durar s poco la vita ben amara. / Che larte una chimera e che la scienza vana. / E che Cristo morendo ha lasciato del fiele / che tutto non fiori nel cammino del cielo. / E lalma,

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A. Prete in Della lontananza, Trame, anno I, n.1, 2000, p.17 Per ulteriori letture si rimanda a: L. Vlker, Komm, heilige Melancholie, Reclam Verlag, 1983

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damarezza e di disgusto piena, / ti sei dipinto, o Drer!, nella Malinconia, / e il tuo genio piangendo, pietoso di te stesso, / nella sua creazione tha personificato./ Io non conosco niente di pi mirabile al mondo, / e pi pieno di sogno e di dolor profondo, / del grande angelo assiso, lala piegata al dorso,/ nellimmobilit del completo riposo. / Il suo abito, tutto ornato in modo austero, / fino ai suoi piedi gi sallunga con mistero, / La fronte coronata dappio e di nenufaro, / non il pallor del volto dal sangue ravvivato; / Non un muscolo muove: diresti che la vita / che abbiamo in questo mondo a quel corpo rapita/ E ci malgrado chiaro che non affatto morto. / Il sopracciglio torce come un angue ferito, / e lo sguardo gli brilla dentro come una lampa / mentre linquieta man la tempia preme. / Senzordine dintorno mille oggetti sono sparsi, / e sono gli attributi delle scienze, dellarti; / la riga ed il martello ed il cerchio emblematico, / la clessidra, campana e la tavola mistica, / i mobili di Faust con robe senza nome; / pure un angelo, certo, non affatto un demone. / Quel gran mazzo di chiavi che porta alla cintura / gli serve per aprire segreti di natura/ () E ha salito la scala dei gradi senza fine, / triste, ed il suo cane, di seguirlo stancato, / dorme al suo fianco vecchio ed azzoppato. / E nel fondo del quadro, sullimmenso Oceano leva la sua faccia tetra, / e nel cristallo azzurro del suo profondo specchio / riflette i raggi dun gran sole nero. / Un pipistrello fuggito, cha da un torrione vola, / porta scritto nellala aperta a banderuola: / Malinconia.18 Henri Cazalis (1840-1909): La malinconia immobile su una pietra, / il volto nella mano, mentre piano la sera, / triste al pari di lei, la sua ombra distende sulla terra / e lontano il sole si spegne in un ciel nero. // Cosa si erge accanto a lei? E un grande monastero / per una fede che muore o un qualche castello / che i cannoni un giorno ridurranno in polvere? / il sole lentamente si spegne nel cielo nero. // La malinconia rimuginando sul mistero / per cui tutto nel mondo ritorna al nulla, / e che nessuna costruzione ha durata // e i nostri piedi urtano dappertutto un cimitero, dice a se stessa: Dal momento che tutto deve essere annientato, a cosa serve dunque il creare senza sosta e il costruire?19 William Watson (1858 1935): What holds her fixd far eyes nor lets them range?/ Not the strange sea, strange earth, or heaven more strange;/ but her own

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Cahier mlancolique, pp. 465-467, scelta e traduzione di A. Dolfi, op. cit. L. Vlker, op. cit., p. 448

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phantom dwarfing these great three,/ more strange than all, more old than heaven, earth, sea.20 Jjri Karasek Ze lvovic (1871-1951): Lo so, gi tempo che la notte con le sue ali nere soffochi i colori delle cose; /lo so gi tempo che essa fonda la nostalgia con loscurit priva di stelle e con il fragore del fiume .// La mia anima saluta il nulla piena di orgoglio. Essa conta gli ultimi giorni che le restano. La morte si piega su un sentiero come unombra scura di sera si piega sulla meridiana.// Colui che mai ha desiderato qualcosa, questi vede che tutto solo delusione. Egli non fa rimproveri egli ha raccolto tutti i suoi desideri e non guarda n lontano n in alto.// Chi ora solo rimarr solo per sempre. Egli vede il vuoto in tutti i giorni che ha vissuto. China il proprio capo e va incontro alloscurit eterna.21 Lolandese Albert Verwey (1865-1937): A che serve? Sedere pesantemente sul gradino, / poggiarsi pesantemente col pugno al capo. La mano / che riposa nel grembo, non sostiene il compasso / n il libro con la chiusura serrata. / Guardate, il figlio divino, Ricordo, gi dorme, / sporgendosi in avanti, sul bordo diritto /di una macina inutilizzata mentre preme / accanitamente contro il corpo lo stiletto e la lavagnetta. E Passione, / il mio nobile levriero, riposa, sebbene egli vegli. / A che serve che anche bilancia e clessidra, / campana e quadrante siano appesi al muro [] morti / giacciono gli attrezzi sparsi intorno a me: / martello, sega, pinza, pialla e provetta; / profondamente silenziosa la rotonda sfera rotolante. / E il blocco semicostruito, privo di equilibrio, /poggia contro la scala, e io aspetto, io aspetto, / io medito con una calma non voluta, / io, con le ali pesanti, osservo la mia tristezza; /sebbene il cielo risplende su mare e costa, /ad alta voce stride il pipistrello Melancholia.22 Edwin Wolfram Dahl (1928): Melancholie / Oder / Drer heute // Wie se sie / heute / (Melencolia) / inmitten Raketen-/forschern // Im Hintergrund: / die Psychiater // Erinnerungen / an Namen wie / Nagasaki: / Symptome // Wie
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L. Vlker, op. cit., p. 457 Cosa trattiene i suoi occhi che guardano fisso lontano e non permette loro di spaziare? Non il mare sconosciuto, non la terra sconosciuta, non il cielo ancora pi sconosciuto; ma la sua stessa ombra di fronte alla quale questi tre grandi diventano nani, pi inspiegabile di ogni altra cosa, pi vecchia del cielo, della terra, del mare. Ludwig Vlker, op. cit., pp. 457-458 Ludwig Vlker, op. cit., p. 468

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se sie / heute / unerkannt / oder verraten // Die Neurologen: / bereit zum EEG // Nicht wahr-/nehmend/ ihre Flgel.23

M. Buonarroti TOMBA DI LORENZO E GIULIANO DE MEDICI


Particolare, (1521-1534)

R. Giordano A Firenze Michelangelo dal 1520 lavora alla Sagrestia Nuova, voluta da Papa Leone X per accogliere le tombe del fratello Giuliano, duca di Nemours, del padre, Lorenzo il Magnifico, dello zio Giuliano e del nipote Lorenzo, duca dUrbino. Nel 1519 muore ad Amboise, in Francia, Leonardo che, molto probabilmente, Drer ha incontrato a Milano durante il suo secondo viaggio in Italia (1505-1507).24 E proprio a Leonardo portano alcune interpretazioni dellultima fila del quadrato magico, 4 + 1514 + 1, la cui somma d 1519, ossia lanno della morte del genio del Rinascimento; quindi, langelo rappresenterebbe il genio creativo che soffre ed melanconico per la morte del suo massimo rappresentante, cio Leonardo. Ipotesi fascinosa, ma manca un elemento fondamentale: il teschio da sempre legato alla morte e, quindi, alla caducit dei beni materiali e la presenza della data, 1514, con il proprio monogramma che Drer ha inciso sul gradino dove seduto langelo. Muovendoci sempre nel mondo delloccultismo e della simbologia dei numeri, la somma di MELENCONIA I 89, cifra uguale a quella che si ottiene sommando i numeri che le lettere del nome di Buonarroti, Michelangel, occupano nellalfabeto.

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Ludwig Vlker, op. cit., p. 481 Malinonia / o / Drer oggi. // Come starebbe seduta / oggi / (Malinconia) / tra i ricercatori di / missili // sullo sfondo: / gli psichiatri // ricordi / a nomi come / Nagasaki: / sintomi // come starebbe seduta / oggi / non riconosciuta / o tradita // i neurologi: / pronti per lEEG // non / percependo / le sue ali. S. Zuffi, op. cit.,1998, p. 60

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Secondo questa ipotesi langelo malinconico per eccellenza di tutto il Rinascimento Michelangelo, noto per essere stato una persona estremamente malinconica, quindi langelo di Drer potrebbe essere una metafora di Michelangelo. I simboli presenti assumerebbero nuovi significati. Ledificio e il compasso alluderebbero alle architetture di Michelangelo, mentre la scala alle impalcature della Cappella Sistina la cui volta rappresentata dallarcobaleno. Al di l di ogni contatto diretto tra Drer e Michelangelo o del fatto che questultimo abbia conosciuto lopera del tedesco attraverso una riproduzione, al di l di un accostamento Leonardo Michelangelo, rimane intatto il fascino delle rappresentazioni di Lorenzo e Giuliano de Medici le cui posture sono tipiche delluomo melanconico o del genio a riposo, assorto nelle proprie meditazioni. Lorenzo e Giuliano sono belli, imponenti e malinconici. Il primo sovrasta il sarcofago su cui si adagiano lAurora e il Crepuscolo, linizio e la fine di una giornata, il secondo vigila sul Giorno e la Notte, linizio e la fine di unopera darte avvolta nelle magiche sfumature del non-finito che ci attraggono in sempre nuove emozioni che si modellano davanti ai nostri occhi, ai nostri pensieri.

R. M. Lioy E immediato il richiamo alla poesia Il pensieroso che Conrad Ferdinand Meyer (1825-1898) scrive su Giuliano de Medici. Lautore ebbe modo di studiare lantichit classica e il Rinascimento grazie a diversi viaggi in Italia. Nel 1875 vi ritorna guidato dalla lettura dellopera di Jakob Burckhardt Die Kultur der Renaissance in Italien pubblicata nel 1860. Giuliano viene descritto come lunico tra i componenti della famiglia de Medici, solitamente allegri, che conobbe la malinconia. Michelangelo ha modo di osservarlo, non visto, mentre Giuliano, nella tipica postura malinconica, col capo chino e il mento nascosto nella mano, si rivolge alle sculture di marmo riflettendo sulla sofferenza e sul desiderio della morte e provando invidia per le pietre per la loro assenza di dolore. Il ricordo del suo modo di sedere e di pensare basta a Michelangelo per conoscere a fondo lanima di questuomo e immortalarlo nella tomba. In einem Winkel seiner Werkstatt las / Buonarroti, da es dmmerte; / allmhlich vor dem Blicke schwand die Schrift ... / da schlich sich Julianus ein, der

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Trumer, / der einzige der heitern Medici, / der Schwermut kannte. Dieser glaubte sich / allein. Er setzte sich und in der Hand / barg er das Kinn und hielt gesenkt das Haupt. / So sa er schweigend bei den Marmorbildern, / die durch das Dunkel leise schimmerten, / und kam mit ihnen murmelnd ins Gesprch, / geheim belauscht von Michelangelo: / Feigheit ists nicht und stammt von Feigheit nicht, / wenn einer seinem Erdenlos misstraut, / sich sehnend nach dem letzten Atemzug, / denn auch ein Glcklicher wei nicht, was kommt / und vllig unertrglich werden kann - /leidlose Steine, wie beneid ich euch! / (Die Worte stammen aus einem erhalten gebliebenen Sonett Julians) / Er ging, und aus dem Leben schwand er dann / fast unbemerkt. Nach einem Zeitverlauf / bestellten sie bei Michelangelo / das Grabbild ihm und brachten emsig her, / was noch in Schilderein vorhanden war / von schwachen Spuren seines Angesichts. / So waren seine Zge, sagten sie. / Der Meister schob es mit der Hand zurck: / Nehmt weg! Ich sehe, wie er sitzt und sinnt, / und kenne seine Seele. Das gengt. 25 A. De Michele Quanto detto fa pensare ad un testo di Michelangelo tratto dalle Rime: Isto rinchiuso come la midolla/ da la sua scorza, qua povero e solo/come spirto legato in unampolla[] dilombato, crepato, infranto e rotto/son gi per le fatiche e losteria/ morte, dovio viv e mangio scotto/La mia allegrezz la maninconia, [] La faccia mia ha forma di spavento[] Mi cova in un orecchio un ragnatelo,/ne laltro canta un grillo tutta notte. Il linguaggio spezzato e aspro, la confessio-

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L. Vlker, op. cit., 1983, p. 179 In un angolo della bottega leggeva / Buonarroti, mentre scendeva la sera; / a poco a poco distolse lo sguardo dallo scritto.../ allora si introdusse furtivamente Giuliano, il sognatore, / lunico tra i Medici allegri / che conobbe la malinconia. Questi si credette / solo. Si sedette e nella mano / nascose il mento e tenne il capo chino. / Cos sedette in silenzio tra le sculture di marmo / che nel buio splendevano silenziosamente, / e cominci a parlare con esse mormorando, / ascoltato segretamente da Michelangelo: / Non vigliaccheria e non deriva da vigliaccheria / se uno diffida della sua sorte terrena, / desiderando lultimo respiro / poich neanche chi felice sa cosa pu accadere / e del tutto insopportabile pu divenire - / pietre che non provate dolore, quanto vi invidio! / (Le parole sono tratte da un sonetto di Giuliano) / Egli se ne and e scomparve dalla vita / Quasi inosservato. Dopo qualche tempo/ ordinarono a Michelangelo / il suo monumento funebre e gli portarono solertemente / ci che ancora era presente sulle insegne / di tracce incerte del suo volto. / Cos erano i suoi tratti, dissero essi. / Il maestro li rifiut con la mano: / Portateli via! Io vedo come siede e pensa / e conosco la sua anima. Ci mi basta.

Sguardi incrociati / 2

ne interiore diventa simbolo di un profondo percorso esistenziale. J. H. Fssli IL SILENZIO


(1799 - 1800)

R. Giordano In uno spazio incombente e buio dai contorni indefiniti lartista rappresenta una donna accovacciata con le gambe incrociate lungo le quali si stendono e si intersecano le braccia cascanti che accolgono la testa abbassata fino a mostrare la nuca completamente nascosta dai lunghi capelli biondi che hanno la stessa tonalit dellincarnato delle braccia e del vestito che la copre per intero. Una figura immobile adagiata in uno spazio irreale, una sorta di novella Maddalena penitente nellatto della contrizione. Non vi sono i simboli che generalmente accompagnano la produzione di Fssli, ma un solo raggio di luce fioca modella questa donna. Anche i colori utilizzati sono di bassa tonalit ed aumentano un senso infinito di malinconico silenzio. Il silenzio incombe, rotti i freni inibitori della coscienza, la fanciulla si abbandona ad una posizione insolita, quasi al di fuori di ogni forza razionale. Fssli indaga i pi segreti impulsi dellanimo umano riproponendoceli sotto forme di straordinaria suggestione. E una donna reale o appare dai meandri dei sogni? L io razionale si libera nel sogno visionario e prende forma in immagini che ci aiutano a svelarci il misterioso fascino degli intrighi sentimentali e delle nostre passioni. Unintensit psicologica, dunque, rafforzata da contrasti di luce che proiettano la figura nella distesa di una spazio sprofondato nelloscurit. Non vi solo silenzio, come vuole il titolo dellopera, ma tutta lamara malinconia del silenzio che pu aprirsi verso riflessioni salvifiche o portarci sul baratro della perdizione, della follia. Un giudizio di J. J. Horner riassume bene non solo il valore dellopera in questione, ma di tutta la produzione dellartista: Se dovessimo dare in poche parole un giudizio sui meriti artistici di Fssli, dovremmo dire che egli ha superato per invenzioni, profondit, originalit e forza tutti gli artisti della seconda met del secolo scorso; per contro, nel suo sforzo di stupire, affascinare, persino terrorizzare con rappresentazioni di spettri, e di

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portare davanti agli occhi tradotte in forme e colori cose che si lasciano esprimere solo con immagini poetiche passato accanto e oltre al vero fine dellarte figurativa (J. J. Corner, Leben Johann Heinrich Fssli von Zrich, 1826)26.

A. De Michele E utile proporre, a questo punto del nostro percorso, una raccolta di esempi tratti dalle opere di Leopardi in cui la postura malinconica emerge in modi svariati. Ho evidenziato in grassetto le parole chiave che testimoniano quanto il giacere e il sedere siano verbi ricorrenti. Senza sonno io giacea sul d novello[] orbo rimasi allor, mi rannicchiai/ palpitando nel letto e chiusi gli occhi/ strinsi il cor con la mano, e sospirai (Il primo amore) Io doloroso in veglia/ premea le piume ( La sera del d di festa) Talor massido in solitaria parte / sovra un rialto al margine dun lago/ di taciturne piante incoronato. Ivi, quando il meriggio in ciel si volve,/ la sua tranquilla imago il Sol dipinge, / ed erba o foglia non si crolla al vento, / e non onda incresparsi, e non cicala / strider, n batter penna augello in ramo, n farfalla ronzar, n voce o moto / da presso n da lunge odi n vedi./ Tien quelle rive altissima quiete;/ ondio quasi me stesso e il mondo obblio/ sedendo immoto; e gi mi par che sciolte/ giaccian le membra mie, n spirto o senso/ pi le commova, e lor quiete antica/ co silenzi del loco si confonda[] Me spesso rivedrai solingo e muto / errar pe boschi e per le verdi rive, o seder sovra lerbe, assai contento / se core e lena a sospirar mavanza (La vita solitaria) Per le valli, ove suona/ del faticoso agricoltore il canto, / e io seggo e mi lagno (Alla sua donna) Seduto in verde zolla[] assiso/ sul conscio letto (Le ricordanze) E io pur seggo sovra lerbe, allombra/ e un fastidio mingombra la mente [] Dimmi: perch giacendo a bellagio, ozioso, / sappaga ogni animale;/ me, sio giaccio in riposo, il tedio assale? (Canto notturno di un pastore errante dellAsia)

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In: P. Adorno, Larte italiana, G. DAnna, vol. III, 2000, p. 253 - 254

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E conforto e vendetta che su lerba/ qui neghittoso immobile giacendo, / il mar la terra e il cielo miro e sorrido (Aspasia) Sovente in queste rive, / che desolate, a bruno/ veste il flutto indurato e par che ondeggi/ seggo la notte (La ginestra) Sedendo e mirando (Infinito) Sedendo immoto (La vita solitaria) Larmi, qua larmi: io solo combatter, procomber sol io/ di catene ha carche ambe le braccia; / S che sparte le chiome e senza velo/ Siede in terra negletta e sconsolata /Nascondendo la faccia/Tra le ginocchia e piange (AllItalia) Mi sedetti col sulla fontana/ pensoso di cessar dentro qullacque/ la speme e il dolor mio (Le ricordanze) Nota M. Rusi: Lio seduto pu confondersi con le cose o comunque parlare con esse oppure piangere viceversa la loro irrimediabile alterit; la finestra pu rappresentare lapertura nei confronti delle cose o sancire lesclusione dellio al quale consentito solo contemplarle ma non possederle27. E Gioanola, a proposito dell uso frequente del verbo rannicchiarsi che esprime il movimento di chiusura verso la realt e il raccogliersi nella posizione fetale dello stupor melancholicus, cita un passo dello stesso Leopardi : Come nella allegrezza luomo passeggia, muove e allarga le braccia le gambe, dimena con la vita, e in certo modo si dilata col trasportarsi velocemente qua e l, come cercando una certa ampiezza ; cos nella tristezza si rannicchia, piega la testa, serra le braccia incrociate contro il petto, cammina lento e schiva ogni moto vivace e per cos dire largo. Ed io mi ricordo che stando in alcuni pensieri o lieti o indifferenti, mentre sedevo, al sopravvenirmi di un pensier tristo, immediatamente strinsi luna contro laltra le ginocchia che erano abbandonate e in distanza, e piegai sul mento il capo chera elevato (Zibaldone, 70)28. Leopardi descrive lo stato malinconico ai limiti della condizione psicotica grave in una lettera a Pietro Giordani, il 19 novembre 181929: Sono cos stordito dal niente che mi circonda, che non so come abbia forza di prendere la penna per rispondere alla tua del primo. Se in questo momento impazzissi, io

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M. Rusi, La maturit di Tristano, in Malinconia, malattia romantica e letteratura moderna, ed. Bulzoni, p. 229 A cura di L. Felici e E. Trevi, Leopardi. Tutte le poesie e tutte le prose, ed. Newton e Compton, p. 43 A cura di U. Dotti, Storia di unanima, dallepistolario di G. Leopardi, ed. Rizzoli, p. 151

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credo che la mia pazzia sarebbe di sedere sempre cogli occhi attoniti, colla bocca aperta, colle mani tra le ginocchia, senza n ridere n piangere, n muovermi altro che per forza del luogo dove mi trovassi. Non ho pi lena di concepire nessun desiderio, neanche della morte, non perchio la tema in nessun conto, ma non vedo pi divario tra la morte e questa mia vita, dove non viene pi a consolarmi neppure il dolore. Questa la prima volta che la noia non solamente mi opprime e stanca, ma mi affanna e lacera come un dolor gravissimo; e sono cos spaventato dalla vanit di tutte le cose e delle condizioni degli uomini, morte tutte le passioni, come sono spente nellanimo mio, che ne vo fuori di me, considerando ch un niente anche la mia disperazione, o, ancora, in una lettera al Giordani del 6 marzo 1820: Ora sono stecchito e inaridito come una canna secca e nessuna passione trova pi lentrata di questa povera anima30.

T. Minardi AUTORITRATTO IN SOFFITTA


(1807)

R. Giordano Autoritratto in soffitta un dipinto giovanile di Tommaso Minardi, uno dei fondatori del Purismo italiano. Lartista si raffigurato nella sua stanza, una soffitta malandata che funge anche da studio, seduto su un materasso, avvolto nel suo mantello scuro e con le braccia incrociate sul petto in una posa di rassegnata malinconia, raccolto nel suo intimo dolore. Una vaga mestizia ed unatmosfera bohmienne evidenziano una sensibilit antiaccademica ed un grande desiderio di libert e indipendenza dalle convenzioni sociali, aspetti peculiari di gran parte della generazione degli artisti romantici attivi non solo sul fronte artistico, ma anche su quello bellico delle guerre dindipendenza. Lambiente, ricostruito secondo consolidate regole prospettiche, descritto con precisione. Due finestre illuminano da destra e da sinistra la stanza mettendo in evidenza il disordine che vi regna. Ovunque libri, fogli e attrez-

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A cura di U. Dotti, op. cit., p. 155

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zi da lavoro. La presenza del teschio sul comodino ci riporta ad una riflessione pi squisitamente spirituale perch da sempre associato al tema della morte e alla caducit dei beni terreni. Dalla parte opposta, sul materasso, un compasso, indispensabile strumento di lavoro e di misurazione, ma anche simbolo di quel desiderio di accedere alla misurazione e alla conoscenza delle cose del mondo. R. M. Lioy Questo uno dei casi in cui laccostamento tra immagine e testo prescinde dalla contemporaneit dei due artisti. Lautoritratto in soffitta di Minardi mi richiama alla mente il seguente passaggio del Tonio Krger di Thomas Mann: Un cameriere lo condusse al secondo piano in una stanza dietro la cui finestra sapriva una vista pittoresca e medievale Tonio Krger indugi a lungo davanti a quella finestra; poi, sedutosi a braccia incrociate sullampio divano , aggrott i sopraccigli Ordinata la cena, continu, dallangolo del divano, a guardare nel vuoto.31 Cosa hanno in comune Minardi e Tonio Krger? Intanto la loro condizione di artisti. Essi vengono ritratti luno nella sua stanza, soffitta malandata che funge anche da studio, laltro in una camera dalbergo, ma la postura la stessa, entrambi sono seduti, luno su un materasso, laltro sul divano, con la stessa posizione delle braccia incrociate sul petto e lo stesso sguardo fisso nel vuoto, in un atteggiamento di profonda malinconia. Sul rapporto tra artista e malinconia mi soffermer successivamente proponendo una lettura del racconto di Thomas Mann incentrata su tale relazione.

H. Flandrin GIOVANE SEDUTO


(1835 36)

R. Giordano Lopera, al limite di un manierismo romantico, rientra nella produzione, tipicamente francese dellottocento. Unarte che esalta se stessa riprodu31

Thomas Mann, Tonio Krger La morte a Venezia, Garzanti ed., 1994, pp.41-42

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cendo le belle forme di classica memoria, una posa nuova, una bella linea condotta da un corpo allaltro, una flessione del torso (Tophlile Gautier). Nella figura di nudo rannicchiato su se stesso, geometricamente costruito e modellato su un arco formato dal dorso ricurvo, lartista ha evidenziato un interesse tutto romantico per una bellezza pura, incontaminata, perfetta. Leffetto dinsieme straordinario, la contemplazione della bellezza si accompagna ad una riflessione interna che non ci dato conoscere, i pochi elementi esterni ci portano al limite di un indefinito di non facile identificazione. Luomo, in una postura melanconicamente nota, nudo con se stesso, nudo di fronte alla sua anima. Il dipinto, nonostante sia stato sempre considerato dalla critica ufficiale, fortemente estetizzante, ha avuto una notevole popolarit come dimostrano le numerose copie di artisti posteriori. La rappresentazione del nudo rimane ancora un modo per trasmettere sensazioni e sentimenti. Un esempio ne il disegno fatto da Degas, impressionista, quindi, lontano dai canoni delle accademie e della tradizione pittorica. A. De Michele E. Gioanola32 riporta una riflessione di Jean Starobinski33 sul rannicchiarsi, sedere, non muoversi; la lentezza, la grevit sono alcune delle caratteristiche che pi sono attribuite al personaggio malinconico, qualora non sia votato alla totale immobilit. Il giacere la posizione del malinconico che interrompe i contatti con la realt attuale e la condizione del poeta che converte la speranza in memoria e fa del vivere un gi definitivamente vissuto. Nota ancora Gioanola che mirando, parola tema in Leopardi, sostituisce quasi dappertutto il termine vedere, spostando la funzione della vista dallesteriore allinteriore, da un mondo di ripiegamento estatico che esclude ogni azione. La malinconia in Leopardi pretesto, la sostanza stessa del pensiero. Leopardi stesso riferisce a Giordani la motivazione della paralisi che lo condanna dentro il carcere di Recanati e del suo corpo: Io credo che voi sappiate,

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E. Gioanola, Leopardi e la malinconia, in Malinconia, malattia malinconica e letteratura moderna, ed. Bulzoni, p. 211 J. Starobinski, La malinconia allo specchio, Tre letture di Baudelaire, ed. Garzanti

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ma spero che non abbiate provato, in che modo il pensiero possa cruciare e martirizzare una persona che pensi alquanto diversamente dagli altri, quando lha in balia, voglio dire quando la persona non ha alcuno svagamento e distrazione, o solamente lo studio, il quale perch fissa la mente e la ritiene immobile, pi nuoce di quello che giovi (8 agosto 1817).34 Nel circolo chiuso nel quale caduto fra malinconia, studio, pensiero e noia non c per Leopardi soluzione di continuit, non esiste scampo; reciprocamente cause e nel contempo conseguenze, si alimentano lun laltra addensando intorno al poeta una notte orribile: Allaria pessima di Recanati si aggiunga lostinata nera orrenda barbara malinconia che mi lima e mi divora e con lo studio salimenta e con lo studio saccresce [] Questa notte fittissima e orribile, veleno [] che distrugge le forze del corpo e dello spirito. Unico divertimento in Recanati lo studio: unico divertimento quello che mi ammazza: tutto il resto noia (Lettera al Giordani del 30 aprile 1817). Leopardi fornisce una sorta di fenomenologia del malinconico che lo costringer a rannicchiarsi amaramente in se stesso (Lettera del 13 febbraio 1818).

V. van Gogh RITRATTO DEL DOTTOR GACHET


(1890)

R. Giordano Nel mese di maggio del 1890 Van Gogh si trasferisce nel villaggio di Auvers-sur-Oise. Unaltra tappa della sua peregrinazione, unaltra tappa della sua produzione, un altro luogo, non lontano dalla grande citt in cui poter sperare di trovare quellequilibrio e quella serenit tanto agognata. Nonostante lacuirsi della malattia realizza pi di ottanta quadri. Qui conosce Paul Gachet, un medico appassionato darte ed amico di diversi pittori impressionisti che aveva caldeggiato il suo trasferimento nella cittadina a nord di Parigi.

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A cura di U. Dotti, op. cit., p. 77

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Vincent entra subito in sintonia e dopo solo due settimane cos scrive: Niente, assolutamente niente mi tiene qui salvo Gachet, ma questi rester un amico, da quanto posso prevedere. Sento che in casa sua posso lavorare abbastanza bene tutte le volte che ci vado e lui continuer a invitarmi a pranzo tutte le domeniche (Lettera 638).35 Il ritratto si presenta subito in un atteggiamento completamente diverso rispetto ad altri dei periodi precedenti, Joseph Roulin, Eugne Boch, PaulEugne Mulleiet e come afferma F. Walther larte divent una solida base di collegamento per la loro amicizia e van Gogh fu felice di poter ritrarre finalmente qualcuno che capiva il suo lavoro.36 Sembra concretizzarsi quanto scritto alla sorella Wilhelmina: Vorrei dipingere ritratti che tra cento anni possano apparire come una rivelazione. Non vorrei arrivare a questo tramite una rassomiglianza fotografica, ma tramite il mio modo di osservare appassionato, utilizzando le nostre conoscenze e il nostro gusto moderno del colore come mezzo di espressione e di esaltazione del carattere.37 Van Gogh lo definisce con i tratti distintivi dell homo melancholicus: testa sorretta da un pugno chiuso ed il tronco obliquo. Sul tavolo un rametto di digitale solitamente usata per curare disturbi cardiovascolari e due romanzi dei fratelli Goncourt, Germine Lacerteux e Manette Salomon. Ci troviamo di fronte alla profonda melanconia di Vincent e ad un compendio sullindividuo melanconico che il dottor Gachet ha esaminato nel suo Studio sulla Malinconia definendone alcuni tratti salienti, dal tronco semiflesso sul bacino, le braccia trattenute verso il torace, la testa piegata sul petto inclinata verso destra o verso sinistra, ai muscoli sopraccigliari che sembrano nascondere locchio, allo sguardo fisso che crea un senso di inquietudine per lo pi diretto verso terra o di lato. Gachet capisce a fondo linquietudine di van Gogh e Vincent vede in Paul un alter ego in cui rispecchiarsi e da cui poter attingere conforto nei momenti di estrema solitudine. Colori, linee nette ed incisive e luminosit calibrata ben si adattano a definire uno stato danimo malinconico. Il tavolo coperto da un panno rosso con macchie di colore verde che ricordano strani arabeschi che contrastano con le pennellate dal segno circolare della giacca blu di Gachet fino allo sfon35 36 37

In: I.F. Walther, R. Metzger, Van Gogh, tutte le opere, Taschen, 1994, p. 636 I.F. Walther, Vincent van Gogh, 1853-1890. Visione e realt, Taschen, 1993, p. 82 In: I.F. Walther, op. cit., p. 82

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do blu cobalto diviso da una linea scura in cui si muovono pennellate di un azzurro pi chiaro che evidenziano lincarnato giallastro del volto e delle mani. A. De Michele Un elemento di relazione tra il dipinto commentato da Rocco Giordano e la letteratura italiana riguarda, in questo caso, non la postura del personaggio rappresentato, ma la presenza della digitale purpurea, fiore descritto da Pascoli e annoverato tra gli esempi di quella che molti definiscono la vegetazione malata del Decadentismo. Da ci si comprende quanto possano, anche i particolari a prima vista non significativi, creare delle sottili relazioni che possono diventare sostanziali quando si vogliano individuare rapporti tra contesti e opere. Cos leggiamo in Pascoli: Laltra sorrise. e d: non lo ricordi/ quellorto chiuso? I rovi con le more?/ I ginepri tra cui zirlano i tordi? / I bussi amari? Quel segreto canto/ misterioso, con quel fiore, fior di ?/ morte: si cara. Ed era vero? Tanto / io ci credeva che non mai, Rachele, / sarei passata al triste fiore accanto./Ch si diceva: il fiore ha come un miele/ che inebria laria; un suo vapor che bagna/ lanima dun oblio dolce e crudele [] In disparte da loro agili e sane, / una spiga di fior, anzi di dita/ spruzzolate di sangue, dita umane, / lalito ignoto spande di sua vita. Una pianta con una bella spiga di fiori rossi, il divieto di avvicinarsi, lambiguo significato del fiore che ricorre di frequente, in varie forme, nella letteratura europea di fine Ottocento. Getto osserva: la digitale purpurea pascoliana il fiore forse pi corrotto fra quanti produsse, dal seme dei fiori del male, il nostro decadentismo.

R. M. Lioy Sono invece proprio la postura del Dottor Gachet e la descrizione dellindividuo malinconico che il dottor Gachet fa nel suo Studio sulla malinconia che mi fanno mettere in relazione questo ritratto con il seguente passo tratto dal Tonio Krger di Thomas Mann: Poi sal in camera, si sedette al tavolo, appoggi la guancia nella mano, fissando silenzioso, con lo sguardo vuoto, il ripiano, e con la poesia di Trakl In ein altes Stammbuch

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Immer wieder kehrst du Melancholie, O Sanftmut der einsamen Seele. Zu Ende glht ein goldner Tag. Demutsvoll beugt sich dem Schmerz der Geduldige, tnend von Wohllaut und weichem Wahnsinn. Siehe ! Es dmmert schon. Wiederkehrt die Nacht und klagt ein Sterbliches und es leidet ein anderes mit. Schaudernd unter herbstlichen Sternen Neigt sich Jhrlich tiefer das Haupt.38

Trakl si rivolge direttamente alla malinconia, definendola dolcezza dellanima solitaria, sottolineando il suo costante ritorno nellanima del poeta come costante il ritorno della notte. Questa, tuttavia, diversamente dalla notte per i romantici, non fonte di sollievo e di ristoro per il poeta; al contrario, non produce alcun cambiamento, ma richiama limmagine dellautunno e dellanno che volge al termine, che prelude alla morte vicina. Il poeta

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In: Georg Trakl, Poesie, Einaudi editore, 1997. In un vecchio album di ricordi. / Sempre ritorni tu, malinconia, / dolcezza dellanima solitaria. / Ardendo si consuma un giorno doro. // Umile si piega al dolore il sofferente / che darmonie risuona e di morbida follia. / Guarda! Si fa scuro ormai. // Torna ancora la notte e geme un mortale / e un altro divide la sua pena. // Rabbrividendo sotto stelle autunnali/ ogni anno di pi si china il capo. p. 15

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non pu che pazientemente e umilmente piegarsi al dolore chinando ogni anno di pi il capo, postura malinconica ben rappresentata nellex libris sopra riportato. Ricca di complesse simbologie, la poesia di Trakl costituisce, attraverso visioni di impressionante energia un universo di autunnale decadenza. specchio di unumanit dolente. Ma cifra costitutiva di questa lirica in particolare lelemento notturno, momento del desiderio di abbandono alla morte e allindeterminato, in cui non mancano echi e ascendenze romantiche. 39

V. van Gogh SORROW (SIEN)


(1882)

R. Giordano Dal gennaio 1882 allestate del 1883 Vincent van Gogh vive allAja. Qui conosce Sien, una prostituta con quattro figli. Le lettere documentano lintero percorso di questa storia e sottolineano la necessit di sentirsi amato senza condizionamenti o pregiudizi e di dividere il quotidiano con qualcuno. Ecco la speranza dellincontro: Non si pu vivere troppo a lungo e impunemente senza una donna. E io non credo che quello che alcuni chiamano Dio, altri Essere Supremo e altri ancora Natura possa essere irragionevole e spietato. [] devo cercarmi una donna.40 La vita in comune: Non la prima volta che sono incapace di resistere a quel senso di affetto s, di affetto e di amore per quelle donne che vengono condannate e maledette e disprezzate dagli uomini di chiesa dal pulpito (Lettera a Theo).41 Una tormentata vita sentimentale. Sempre vicino agli umili, ai diseredati. Voleva redimere Sien, cos come un po di tempo prima aveva abbandonato le comodit dellabitazione che gli era stata assegnata per vivere in una barac-

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In: Antologia della poesia tedesca, Gruppo editoriale LEspresso, p. 607 In: I. F. Walther, R. Metzger, op. cit., Taschen, 1994, p. 75 In: I. F. Walther, R. Metzger, op. cit., Taschen, 1994, p. 75

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ca con i minatori del Borinage dove teneva i suoi sermoni diffondendo la parola del Vangelo. C in questopera la disperata solitudine non solo di una prostituta che gli anni e la malattia ne hanno deturpato il corpo, ma anche lesasperata incomunicabilit che viene fuori dai numerosi ritratti di contadini e gente umile, che van Gogh ritraeva negli atteggiamenti malinconici, sopraffatti e abbrutiti dalla sofferenza di un duro lavoro quotidiano. Nuda, seduta su un sasso, allaperto, circondata da una natura inospitale: piante e sterpaglie dalle forme acuminate che presentano le stesse linee e spigolosit dei suoi capelli che si dipanano senza armonia lungo le spalle ricurve. Le braccia si stringono alle ginocchia e nascondono il volto completamente ripiegato sul petto. La malinconia di questo volto che qui ci dato solo intuire ci viene restituita in un disegno a matita, gesso nero, penna e pennarello, dellaprile del 1882, seduta per terra accanto alla stufa, con gli occhi fissi nel vuoto, racchiusa in se stessa, incurante del mondo. Vincent vuole sposarla. I suoi amici e la sua famiglia consigliano di abbandonarla. Questi hanno la meglio ed egli cede, cos, alle pressioni esterne, soprattutto a quelle del fratello. Un cammino umano e artistico che si chiuder con un colpo di rivoltella il 27 luglio del 1890. Morir due giorni dopo confortato, come sempre, dal fratello Theo.

E. Munch MALINCONIA
(1891)

R. Giordano Il paesaggio di color giallo, verde e marrone definito da linee ondulate che isolano in primo piano, nellangolo destro, una figura umana modellata con le stesse tonalit. Luomo ha il tipico atteggiamento malinconico, rannicchiato su se stesso, con una mano regge il volto. Lo sguardo perso nel vuoto, dentro di s, tra i suoi pensieri. Il paesaggio stesso influenzato da questa silenziosa meditazione e sullo sfondo, sopra un pontile, due pennellate definiscono una coppia che sottolinea in maniera pi netta lingombrante senso di solitudine del primo piano. Lopera prende spunto da un fatto autobiografico, ma questo solo linizio perch la rappresentazione si trasforma ben presto in una dimensione universale.

Sguardi incrociati / 2

Cos scrive nel suo diario: Camminavo lungo il mare Le rocce sorgevano sullacqua come mistici esseri marini Il mare blu scuro e viola saliva e scendeva Lacqua singhiozzava e succhiava attorno alle rocce. Lunghe nuvole grigie striavano lorizzonte. Sembrava che ogni cosa fosse morta come in un altro mondo. Un paesaggio di morte.42 Ogni elemento della composizione un elemento trasfigurato della realt che serve a sottolineare la malinconia dellesistenza.

R. M. Lioy Due degli ultimi dipinti presentati da Rocco Giordano, il Ritratto del dottor Gachet di Van Gogh e la Malinconia di Munch, mi spingono a soffermarmi con maggiore puntualit su Thomas Mann, che gi ho citato in precedenza in questo saggio, autore che presenta aspetti in comune con i due grandi artisti. E vicino a Van Gogh per il conflitto arte-vita che caratterizza in maniera preponderante le sue opere giovanili, dal grande romanzo Buddenbrooks ai suoi tre racconti pi famosi, Tristan, Tonio Krger e Der Tod in Venedig, e a Munch per la descrizione dei paesaggi nordici tanto cari a Mann perch suoi luoghi natali, basti pensare a Lbeck, a Travemnde e alle spiagge del Mar Baltico cos spesso descritte. In particolare, la mia ricognizione sulla malinconia e sul rapporto tra malinconia ed artista in Mann riguarda il Tonio Krger, racconto fortemente autobiografico, considerato il capolavoro lirico ma anche critico di Mann: lirico per quella nostalgia di uninfanzia e unadolescenza caratterizzate dal desiderio di vivere semplicemente e felicemente in mezzo ai semplici e ai felici, come agli eroi manniani non mai dato, capolavoro critico perch nel dialogo con Lisaweta Ivanowna Mann esprime la propria concezione dellarte e dellartista.43 Il racconto comincia presentandoci Tonio Krger giovane adolescente ma con gi ben marcata la vena artistica, ereditata dalla madre bruna e focosa che

42 43

In: M. Bona Castelletti, Percorso di storia dellarte: dal Neoclassicismo ai minimalisti, Einaudi, 2004, p. 162 cfr. Ladislao Mittner, Storia della letteratura tedesca. Dal fine secolo alla sperimentazione, Tomo primo, Einaudi, p. 1066

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suonava a meraviglia pianoforte e mandolino44 e fin dallinizio Mann attribuisce a Tonio, utilizzando la tecnica del Leitmotiv mutuata da Wagner, una postura ben precisa, tipicamente malinconica, ovvero il tenere la testa reclinata a lato.45 I sopraccigli, un po obliqui, aggrottati, le labbra arrotondate ., guardava lontano, con la testa reclinata a lato46 Se nand, un po trascurato e incostante, guardando lontano con la testa inclinata lateralmente, per la strada che doveva percorrere, e, se si smarr, accadde perch una giusta via per certuni non esiste affatto47 Ma non lunico atteggiamento malinconico; a volte Tonio disteso o seduto a fissare qualcosa o intento a guardare in se stesso o nel vuoto: io, ozioso e smarrito, me ne sto disteso sulla sabbia a fissare le espressioni misteriosamente cangianti che guizzano sulla faccia del mare. 48 Un cameriere lo condusse al secondo piano in una stanza dietro la cui finestra sapriva una vista pittoresca e medievale Tonio Krger indugi a lungo davanti a quella finestra; poi, sedutosi a braccia incrociate sullampio divano, aggrott i sopraccigli Ordinata la cena, continu, dallangolo del divano, a guardare nel vuoto. Dopo, lentamente, si spogli e si mise a letto. Dorm parecchio, sognando cose intricate e malinconiche.49 Poi sal in camera, si sedette al tavolo, appoggi la guancia nella mano, fissando silenzioso, con lo sguardo vuoto, il ripiano50 Si avviava verso linterno del paese, per strade di campagna, nella solitudinesi sedeva nel muschio, appoggiato ad un albero cos da poter scorgere tra i tronchi una striscia di mareteneva un libro sui ginocchi, ma senza leggerne neppure una riga. Godeva un oblio profondo, un librarsi redento su spazio e tempo , e di tanto in tanto sentiva il cuore scosso da una pena, una sensazione breve e pungente di malinconia51 Tonio Krger impara fin dagli anni del liceo che nessuna comunione spirituale vi potr essere tra lui e lamico Hans Hansen, dai capelli biondi e dagli

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Thomas Mann, op. cit., p. 7 Cos Mittner, op. cit.: Thomas Buddenbrook ed altri manniani eroi della debolezza tengono la testa un po piegata a parte, p. 1060 Thomas Mann, op. cit., p. 5 Thomas Mann, op. cit., p. 21 Thomas Mann, op. cit., p. 8 Thomas Mann, op. cit., pp. 41-42 Thomas Mann, op. cit., p. 46 Thomas Mann, op. cit., pp. 57-58

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occhi azzurri, Leitmotiv della normalit borghese e tuttavia agognava dessere amato da lui cos comera, cercando di ottener laffetto a modo suo, un modo tardo e intimo, pieno dabnegazione, sofferente e malinconico, ma duna malinconia che pu rodere pi profonda e struggente di qualsiasi slancio repentino ci si sarebbe potuti aspettare dal suo sembiante esotico.52 Il suo cuore allora viveva; struggimento vi era dentro, e invidia malinconica e un pochino di disprezzo e una grande beatitudine casta.53 Tonio lascia la sua citt natale anche perch lentamente ma inesorabilmente la famiglia Krger era caduta in uno stato di disgregazione e la gente riteneva cha la vita e il carattere di Tonio vi avessero contribuito, e si stabilisce a Monaco, dove diventa scrittore. Nel lungo colloquio con la pittrice Lisaweta Ivanowna Tonio esprime il dramma dellartista che consiste nel dover rappresentare lumano senza potervi prendere parte. Egli afferma di trovarsi tra due mondi in nessuno dei quali si sente a casa. E il conflitto tra i due mondi si manifesta in vario modo: a volte conflitto tra i caratteri ereditati dal padre, personalit in vista di Lubecca, esponente di quel mondo borghese al quale Tonio sa di non appartenere ma per il quale prova uninvidia malinconica, e quelli ereditati dalla madre, dalla vena artistica e dal sangue meridionale, mescolanza questa piena di possibilit straordinarie e di straordinari pericoli54; a volte conflitto tra Nord e Sud, ben rappresentati da Lubecca, citt del commercio e degli affari, e Monaco, citt dellarte; a volte conflitto tra razionalit e passione, a volte tra labituale, il banale, il mediocre e il particolare. Tonio percepisce con sofferenza la propria diversit che diversit dellartista al punto da definire la letteratura una maledizione; lartista un predestinato ed un dannato, segnato, in un dissidio enigmatico verso gli altri, i comuni, i normali, colui che sente che la voragine di ironia, miscredenza, opposizione, sapere, sentimento, che separa se stessi dagli uomini si spalanca sempre pi profonda, si soli, da quellistante non c pi comprensione55. Eppure Tonio dichiara di amare la vita e arriver ad affermare che gli manca ancora molto per essere artista, , a colui che non conosca la malinconia per lingenuo, il semplice e il vivente, per un po damicizia. Di dedizione, di confi-

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Thomas Mann, op. cit., p. 8 Thomas Mann, op. cit., p. 13 Thomas Mann, op. cit., p. 69 Thomas Mann, op. cit., p. 29

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denza e di felicit umana. La malinconia furtiva e struggente , per le delizie della mediocrit56. Tonio lascer Monaco per compier un viaggio che lo porter questa volta da Sud a Nord, passando da Lubecca e dalla sua casa natale, rivedendo gli amici di giovinezza ma non facendosi vedere da essi, vincendo in questo modo limpura bramosia di attrarre i felici nella propria sfera57. Il viaggio segner lacquisizione della consapevolezza di ci che il compito dellartista, ovvero conciliare i due mondi attraverso lamore borghese verso le cose umane, viventi e mediocri58. Cos conclude Tonio la lettera che scriver alla sua amica Lisaweta dal Nord: non biasimi questo amore, buono e fecondo. Di desiderio fatto. E dinvidia malinconica e di un pochino di disprezzo e duna grande beatitudine casta.59

A. De Michele Tre riflessioni mi sento di esplicitare osservando il quadro di Munch e leggendo quanto hanno detto Rocco Giordano e Rosa Maria Lioy. La prima riguarda linterpretazione del senso del tempo nel malinconico. Eugenio Borgna nel saggio Lesperienza del tempo nella malinconia, inserito allinterno del bellissimo volume curato da Anna Dolfi, afferma: La divaricazione tra il tempo interiore (il tempo dellio) che diventa inerte e il tempo del mondo (il tempo obiettivo) diviene categoria per capire la profondit della modificazione fenomenologica del tempo nella malinconia e nella noia. J. Starobinski, ne La malinconia allo specchio, osserva che Il malinconico perde il sentimento della correlazione tra il proprio tempo interiore e il movimento delle cose esteriori. Si lamenta della lentezza del tempo[] spesso sente che la sua risposta al mondo in ritardo. Di fronte allo spettacolo esterno che si accelera vertiginosamente egli sente in s una sorta di impedimento che lo immobilizza []C solo il passato che divora e sottrae60. La seconda riflessione riguarda ci che pensa il Malinconico. La materia impalpabile che occupa i pensieri del Malinconico la lontananza. Con le figu-

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Thomas Mann, op. cit., p. 35 Ladislo Mittner, op. cit., p. 1068 Thomas Mann, op. cit., p. 70 Thomas Mann, op. cit., p. 71 J. Starobinski, La malinconia allo specchio, ed. Garzanti

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re della lontananza la malinconia istituisce una complicit di riflessi, un rispondersi di sguardi. Certo, la lontananza non abolisce il vuoto, o lo spaesamento, ma presta ad essi una lingua e, qualche volta, il ritmo dolce di un verso.61 Lultima riflessione riguarda la postura malinconica che lega presente e passato. In questo caso il personaggio rappresentato da Munch e due grandi eroi greci: Ulisse e Achille, uniti dalla consapevolezza degli affetti perduti. NellOdissea Calipso si reca da Ulisse che trascorre il tempo guardando nostalgicamente il mare seduto sulla spiaggia e gli annuncia che potr riprendere il viaggio per tornare ad Itaca. Questa la volont di Zeus. Lo trov seduto sul lido: i suoi occhi/ non erano mai asciutti di lacrime, passava la dolce vita/piangendo il ritorno perch ormai non gli piaceva la ninfa62. NellIliade Achille ha dovuto cedere la sua schiava Briseide al re Agamennone e, addolorato, si reca sulla riva del mare. Rompe in lagrime Achille e, scompagnato/ dogni amico, si posa ove spumando/ urtan della marea latre correnti/ E le mirava63. Ulisse seduto, Achille si posa, entrambi piangono e guardano malinconicamente il mare. C. D. Friedrich DONNA ALLA FINESTRA
(1822)

S. Dal FIGURA A UNA FINESTRA


(1925)

R. Giordano Mettiamo in relazione due opere apparentemente simili appartenenti a periodi diversi per evidenziare come lo stesso tema, riprodotto con un impianto di fondo identico, dia vita a riflessioni ed atteggiamenti completamente differenti: Donna alla finestra di C. D. Friedrich del 1822 e Figura a

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A. Prete, Della lontananza, op. cit., p. 17 A cura di M. Geymonat Odissea,, ed. Zanichelli, trad. di A. Privitera, libro I, vv. 149-153 A cura di M. Geymonat, Iliade, ed. Zanichelli, trad. di U. Foscolo, libro I, vv. 348-351

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una finestra di Salvator Dal del 1925. Un secolo separa le due opere. Un secolo di limiti che sono stati abbattuti ed innalzati. Nel dipinto di C. D. Friedrich, in un ambiente completamente vuoto, le cui pareti in altezza e larghezza vanno al di l del limite del quadro, una donna, di spalle, guarda fuori dalla finestra e con lei lo spettatore osserva i pochi elementi del paesaggio, pioppi, acqua e lalbero di una nave che oltrepassa la parte bassa della finestra chiusa a met da unimposta e continua in quella alta formata solo da quattro vetri tenuti insieme da sottili listelli che formano una croce. Un vassoio con due bottiglie e un bicchiere poggiano sul davanzale. Un pavimento ligneo a listoni completa larredo interno. Uno spazio chiuso, al limite dello spettrale, ed una finestra che si apre su un mondo altro, su un altrove solo immaginabile e non definibile, se non in parte, dallosservatore. Un limite valicabile? Non dato sapere. Ma porta dietro di s quel desiderio, tutto romantico, di infinito, di mondi lontani, visitati realmente o con la fantasia. I colori scuri e limmobilit della donna ci danno un senso di triste malinconia che ci tiene fermi al di qua delle pareti e ci impedisce di salpare su quella nave di cui si intravede lalbero maestro. Una stanza vuota, dicevo, simile allo studio dellartista che era completamente spoglio Nullaltro che il cavalletto, una sedia e un tavolo, sul quale era appesa, per tutta decorazione, una riga a T, che nessuno capiva a che dovesse tanto onore. Persino la cassetta dei colori e le bottiglie dellolio e gli stracci erano relegati nella stanza accanto, perch Friedrich riteneva che tutti gli oggetti esteriori disturbassero il mondo delle immagini interiori, cos come scrive von Kgelgen, figlio di un amico del pittore.64 Nel dipinto di Dal, invece, una tenda leggera e trasparente definisce i contorni di una finestra spalancata a cui appoggiata una figura di donna, Ana Mara, sorella dellartista. La finestra incornicia un tratto di mare, calmo, increspato da lievi onde e definito in lontananza da una spiaggia. Una barca a vela unisce la spiaggia e il mare. Un colore scuro caratterizza le pareti e il pavimento della stanza. Fin dallinizio della sua produzione, Dal ha sempre recuperato simboli e soggetti tratti da opere di grandi artisti precedenti per riassemblarli in nuovi contesti ed approdare cos a risultati anchessi nuovi e inaspettati.

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In: E. Di Stefano, Friedrich, Art-dossier n. 164, Giunti, 2001, p. 5

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Lopera richiama Donna alla finestra di Friedrich a cominciare dal pavimento a listoni, dalla sobriet e dal vuoto dellinterno della stanza. Un solo oggetto sul davanzale, l due bottiglie e un bicchiere, qui un foulard di stoffa leggera; l aperta una sola imposta corrispondente esattamente allapertura della finestra, anche qui una sola imposta aperta le cui dimensioni sembrano ridotte rispetto allapertura dello spazio della finestra. Le pareti scorciate dellopera di Friedrich che racchiudono il davanzale vengono qui sostituite dalla tenda che decorata con righe che si ripetono, in dimensioni diverse, sul vestito della donna, anche qui, di spalle e con lo sguardo perso nel vuoto. Lalbero maestro della nave di Friedrich viene sostituito da Dal con una piccola imbarcazione a vela che si perde al limite dellorizzonte. La malinconica solitudine della moglie di Friedrich mitigata dalla sensualit della sorella di Dal. Una finestra enorme che, pur isolando la figura al di qua della stanza, ci d la sensazione che quelle acque possono essere solcate e quella vela, lontana dagli sguardi, pu portarci in quel mondo altro irraggiungibile e solo immaginato da Friedrich.

F. Casorati DAPHNE A PAVAROLO


(1934)

R. Giordano Il limite intellettuale della mia pittura non mai un limite programmatico, e questa che cos imprecisamente si usa definire col termine di neoclassica, non una forma vuota, ma lespressione pi aderente alla mia personalit. [] Adoro le forme statiche; e poich la mia pittura nasce dallinterno e mai trova origine dalla mutevole impressione, ben naturale che queste forme statiche e non le mobili immagini della passione, si trovino nelle mie figure (F . Casorati).65 Negli anni trenta il lavoro di Casorati diventa pi sereno anche se un sottofondo di malinconia non lo abbandoner mai. Ne un esempio il Ritratto di Daphne a Pavarolo del 1934, dove mantiene intatta la monumentalit quattrocentesca della figura gi sperimentata nella produzione precedente, aprendo, per, degli scorci esterni che vanno al di l delle pareti dello studio.
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In: P. Adorno, op. cit., p. 892

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C ancora la stessa prospettiva immaginaria come di cose viste dallalto ma in questo ritratto e in molte altre opere dello stesso periodo limmobilit delle figure [] non pi assoluta. Esse dormono un sonno pi sereno e non catalettico e laria che le circonda non pi laria [] di una sala operatoria.66 Le mani della donna poggiano sulle ginocchia quasi a sorreggerle e con le braccia danno vita ad una forma ellittica che evidenzia il volto statuario, ligneo, leggermente piegato allindietro. Alle sue spalle, al di l della finestra spalancata i cui vetri riflettono parte del paesaggio, si apre una campagna dipinta con tonalit di verde e di giallo che ben si armonizzano con la tenda dello studio e il vestito della donna. Un paesaggio modellato dalla razionalit umana e dal lavoro di quanti hanno coltivato quelle terre. La pittura di Casorati anche attento studio della forma che non mai avulsa dal contenuto, dalla riflessione sul vivere quotidiano, sempre adatta a rappresentare linalienabile senso di solitudine e, come scrive Gobetti, esprime il senso del mistero come vuoto, come assenza paurosa di un centro vitale animatore.67

A. De Michele Abbiamo disegnato in questo modo un percorso che vede la finestra come elemento centrale di comunicazione o di separazione tra lio e laltro da s. Anche laffacciarsi alla finestra collegato alla postura e alla meditazione malinconica. Osserva Michela Rusi: Steso, seduto o affacciato alla finestra: sono le costanti della immobilit contemplativa leopardiana, tutte gi presenti nei Ricordi di infanzia e di adolescenza dove nella presentazione di s la malinconia appare la nota dominante e costitutiva dellio68. Nei Ricordi lattitudine contemplativa anticipa situazioni che si ritroveranno variamente declinate negli idilli: Scena dopo pranzo affacciandomi alla finestra, collombra delle tettoie il cane sul pratello i fanciulli la porta del coc-

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M.M. Lamberti, P. Fossati, Felice Castrati parla della sua vita, in: Catalogo della mostra (Torino, Accademia Albertina di belle arti, 19 febbraio-31 Marzo 1985), Fabbri Editori, 1985, p. 23 In: E. Poli, La forma ferma, in Art-Dossier n. 112, Giunti, 1999, p. 25 M. Rusi, La maturit di Tristano, in Malinconia, malattia romantica e letteratura moderna, a cura di A. Dolfi, Ed. Bulzoni, p. 223

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chiere socchiusa le botteghe; Mio giacere destate allo scuro a persiane chiuse colla luna annuvolata e caliginosa allo stridore delle ventarole consolato dallorologio della torre; Fenestrella sopra la scaletta onde io dal giardino mirava la luna o il sereno; Sdraiato presso a un pagliaio a San Leopardo sul crepuscolo vedendo venire un contadino dallorizzonte avendo in faccia i lavoranti di altri pagliai; Giardino presso alla casa del guardiano io era malinconichissimo e mi posi a una finestra che metteva sulla piazzetta69. Osservando il quadro di Dal, penso a quanto detto, in modo suggestivo, da A. Prete che, nel saggio Della lontananza, focalizza le figure stesse della lontananza. Esse sono il cielo, lorizzonte, il deserto, il mare, il confine e, infine, le nuvole. Il cielo loltre al di l del limite e della finitudine e ci ha determinato lindividuazione dellazzurro come il colore della lontananza. Lorizzonte dice della lontananza il suo azzardo, sfumato e perso, cio la congiunzione della terra e del cielo, il deserto metafora del nant, il mare un infini diminutif che suggerisce un infini total, il confine mostra della lontananza il patto profondo che essa intrattiene con loltrepassamento, con la compresenza del limite e delloltre. Le nuvole vengono definite la patria del poeta.

R. M. Lioy Anche nella letteratura tedesca possibile tracciare un percorso in cui la finestra limite tra s e laltro, tra s e il mondo esterno. Ne Die Leiden des jungen Werther la finestra diventa il limite tra lanima triste e malinconica del protagonista e un mondo esterno che nulla pu per alitare un po di gioia. Vo alla finestra e vedo, attraverso le nubi accorrenti, fuggenti, qualche singola stella delleterno cielo. Quando dalla mia finestra guardo il colle lontano, e vedo sopra di esso il sole mattutino che rompendo la nebbia rischiara le quiete praterie e il dolce fiume che serpeggia. Oh quando questa splendida natura sta rigida a me come in un quadro verniciato, e tutta questa delizia non pu richiamare una sola stilla di gioia dal mio cuore 70. In Eichendorff la notte, la solitudine e la finestra sono i presupposti perch nellanimo del poeta si sprigioni la Sehnsucht che desiderio di viaggia69 70

A cura di L. Felici e E. Trevi, op. cit., pp. 1100, 1103, 1105 J.W. Goethe, I dolori del giovane Werther, Mondadori editore, 1989

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re in luoghi selvaggi ed esotici. Puo essere interessante accostare i paesaggi descritti da Eichendorff con i dipinti di Friedrich. Es schienen so golden die Sterne, / Am Fenster ich einsam stand / Und hrte aus weiter Ferne / Ein Posthorm im stillen Land. / Das Herz mir im Leib entbrente, / Da hab ich mir heimlich gedacht: / Ach wer da mitreisen knte / In der prchtigen Sommernacht! 71 Sophie Mereau, poetessa romantica e moglie del pi famoso Brentano cos comincia la sua poesia Schwermut: Abenddmmrung liegt auf meinem Garten / Und ich blicke mit bewlkten Sinn, / meinen mden Kopf gelehnt am harten / Fensterrahmen, wie auf Grber hin.72 La finestra rappresenta qui limpossibilit di proiettarsi nel futuro. Guardare fuori dalla finestra come guardare verso le tombe. Le gioie sono un ricordo lontano appartenente al passato e il presente non che tristezza e deserto in cui nulla fiorisce. In Tonio Krger la finestra il limite tra il mondo dellarte e il mondo borghese. Tonio si sente pi a suo agio al di qu della finestra, nel suo mondo fatto dei libri dei suoi autori preferiti Schiller e Storm Ma lui guardava in se stesso, dove cera tanta angoscia e tanta malinconia Perch non era nella sua stanzetta, alla finestra, a leggere Immensee di Storm?.73 La finestra anche ci che lo protegge dalla suia citt natale, simbolicamente espressione di quel mondo borghese a cui lui sente di non appartenere Un cameriere lo condusse al secondo piano in una stanza dietro la cui finestra sapriva una vista pittoresca e medievale Tonio Krger indugi a lungo davanti a quella finestra; poi sedutosi a braccia incrociate sullampio divano, aggrott i sopraccigli.74 Infine in Der Tod in Venedig la finestra il punto dal quale Aschenbach contempla il mare e il cielo che ridestano in lui visoni della Grecia e delle belle forme che rimandano a Platone. Ma anche il luogo in cui meditare e sognare di Tadzio Stanco saccomod .in una sedia a sdraio, alla finestra aperta. Aschenbach guard fuori, con le mani giunte in grembo, contento des-

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In: Antologia, op. cit., pp. 398-399 Splendevano doro le stelle, / alla finestra io da solo / udivo in lontananza / il corno del postiglione nella campagna quieta. / Bruciava in petto il mio cuore, / nellintimo allora ho pensato / chi mai pu viaggiare / nella grande notte estiva? L. Vlker, op. cit., p. 115 Malinconia. // Il crepuscolo della sera avvolge il mio giardino - / e io guardo con amimo offuscato, / la mia testa stanca appoggiata al duro / telaio della finestra, come verso le tombe. Thomas Mann, op. cit., p. 18 Thomas Mann, op. cit., pp. 41-42

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sere di nuovo l scontento per di quella volubilit, di quella ignoranza dei propri desideri sul far dellalba lo svegliava un penetrante timore delicatoallora si alzava e, leggermente coperto per la frescura del mattino, si sedeva alla finestra aperta per aspettare il sorgere del sole. Il solitaro-desto se ne stava seduto. Meditava, sognava, le sue labbra pian piano formavano un nome e, sempre sorridendo, la faccia rivolta in avanti, le mani giunte in grembo, saddormentava sulla poltrona.75

G. de Chirico MELANCONIA
(1912)

R. Giordano Giorgio de Chirico si chiede: Quale sar il fine della pittura del futuro? Lo stesso di quello della poesia, della musica e della filosofia. Produrre sensazioni che non si conoscevano prima. Spogliare larte di ogni residuo di routine, di regola, di tendenza a un soggetto, a una sintesi estetica; sopprimere completamente luomo come punto di riferimento, come mezzo per esprimere un simbolo, una sensazione o un pensiero: liberarsi una buona volta di tutto ci che continua a frenare la scultura: antropomorfismo. Vedere tutto, anche luomo come cosa. E il metodo nietzscheano. Applicato alla pittura, potrebbe dare risultati straordinari. E quanto io tento di dimostrare con i miei quadri.76 Perch de Chirico metafisico? Allet di 24 anni a Parigi. Nella citt francese viene allestita la mostra dei pittori futuristi e al Salon dAutomne vengono esposte tre opere del giovane pittore, Enigma di un pomeriggio dautunno, Lenigma delloracolo e Autoritratto. Le opere realizzate tra il 1910 e 1911 sono gi metafisiche77 e la sua produzione segna, agli inizi del 900, una profonda frattura nella storia dellarte pittorica. Una frattura apparentemente marginale per i continui richiami al mondo classico, infatti non mancano mai riferimenti allantica civilt greca e romana, ma di una tale profondit

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Thomas Mann, op. cit., pp. 116-117 e 126-127 G. de Chirico, op.cit., p. 60 M. Calvesi, G. Mori, de Chirico, Art dossier n. 28, Giunti, 1988, p. 15

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che tutto sembra nuovo. I vecchi simboli si caricano di nuovi significati . C spazio per il mito classico. Un mito che non racconta solo se stesso ma porta con s le contraddizioni e le angosce delluomo moderno. Si sente un novello Winckelmann, un riesumatore del mito classico che cerca di stabilire con esso un livello di convivenza con il presente78. E risultati straordinari li ottiene innestando, appunto, il moderno sulle radici del mondo classico. In una sequenza di circa dieci Piazze dItalia lartista dipinge la figura di Arianna, la figlia di Minosse, re di Creta, abbandonata da Teseo, eroe troiano, a Nasso, dopo che laveva aiutato ad uscire dal labirinto. Qui le si fa incontro Dioniso pronto a consolarla. Eroina infelice. Triste. Una delle prime tele Melanconia cos come riportato dalliscrizione incisa sul piedistallo. Arianna non pi dormiente come nella statua ellenistica dei Musei vaticani a Roma da cui de Chirico desume limmagine o nella Malinconia autunnale del 1915, ma assume un atteggiamento meditativo, malinconico, una postura diventata canonica a partire dalla famosa incisione di Drer che ha avviato il nostro percorso. La statua incarna il dolore per il mondo e per la vita, di cui proprio gli artisti e i poeti soffrono. E sera tardi: la statua, le arcate e lormai per noi familiare coppia di persone ora minuscole sullo sfondo gettano lunghe ombre in una luce smorta, verdognola, pesante. Se si osservano meglio queste ombre, si scopre, vicino alla statua, anche quella di una persona che sembra stare, invisibile per losservatore, direttamente davanti alla statua stessa dietro uno dei pilastri dellarcata. Si tratta del pittore, che si trova di fronte alla propria melanconia? In tal caso questa sarebbe nuovamente connessa, per lui, con il vecchio gravame della memoria.79 A proposito di ombre, spazio e personaggi che riempiono la scena Calvino dice: Certo in queste piazze puoi incontrare figure ieratiche, rigide come manichini, con teste a clava o a uovo, senza volto: se nei loro corpi di legno o pietra esse incarnano l le nostre inquietudini, ci vuol dire che linquietudine ormai tutta

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V. Sgarbi, Dalla Metafisica alla Metafisica in G. de Chirico Dalla Metafisica alla Metafisica opere 1909-1973, Marsilio 2002, p. 15 P. Zanker, De Chirico e la tristezza delle statue, in Metafisica a cura di E. Coen, Electa Mondadori, 2003, p. 137

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contenuta in loro, e in noi non resta che una calma assorta e melanconica; come quella che ci ha sempre ispirato langelo della melanconia, che ci sottrae le nostre angosce nascondendole in una collezione di oggetti eterocliti e asimmetrici.80 Osserva Belting: La malinconia della statua vive della malinconia interna dello sguardo che portiamo su di essa. Gli dei sono morti e lantichit , per un occhio moderno, il ricordo di una perdita che anche durata.81 A.De Michele Quello che Rocco Giordano ha detto sul mito, mi fa pensare a quanto afferma Cesare Pavese nella sua opera Dialoghi con Leuc, il libro che egli aveva con s nel momento della morte: Ma siamo convinti che il mito un linguaggio, un mezzo espressivo, cio non qualcosa di arbitrario, ma un vivaio di simboli cui appartiene, come a tutti i linguaggi, una particolare sostanza di significati che nullaltro potrebbe rendere. Quando ripetiamo un nome proprio, un gesto, un prodigio mitico, esprimiamo in mezza riga, in poche sillabe, un fatto sintetico e comprensivo, un midollo di realt che vivifica e nutre tutto un organismo di passione, di stato umano, tutto un complesso concettuale. Se poi questo nome, questo gesto ci familiare fin dallinfanzia, dalla scuola, tanto meglio. Linquietudine pi vera e tagliente quando sommuove una materia consueta. Caratteristica del mito per Pavese la sua unicit, la sua irripetibilit, la consapevolezza che non altro da noi, ma parte di noi. La permanenza del mito nel panorama culturale del Novecento testimonia quanto personaggi, temi e luoghi della cultura classica si prestino ad essere simbolo e proiezione, ombra, direbbe P. Boitani82, del disagio delluomo moderno e quanto il mito venga percepito denso di significato, capace di porre problemi e di rappresentare dissidi, speranze, emozioni dellesistenza umana. Da Baudelaire a Joyce, da Eliot a Rilke, da Yourcenar a Borges, tanto per citare alcuni esponenti illustri non italiani, tutti hanno ascoltato la voce del mito trasfigurando e rivisitando immagini e personaggi e facendone spesso una presenza quotidiana.

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I.Calvino, Viaggio nelle citt di de Chirico, in Guardando disegni e quadri, Mondadori Meridiani, 1992, p. 401 H.Belting, Le ermetiche visioni quadrate, in Metafisica a cura di E. Coen, Electa Mondadori, 2003, p. 24 P. Boitani, Lombra di Ulisse, ed. Il Mulino

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Ancora Pavese, in una pagina di Feria dagosto,83 spiega il ruolo del mito nella sua opera che non riecheggiamento erudito, ma vissuto personale inserito in una fitta rete di associazioni, allusioni: Il mito una norma, lo schema di un fatto avvenuto una volta per tutte e trae il suo valore da questa unicit assoluta che lo solleva fuori del tempo e lo consacra rivelazione. []La vita si popola e si arricchisce di eventi insostituibili che, appunto perch accaduti una volta per tutte, valgono come moduli supremi della realt, come suo contenuto, significato e midollo, e tutte le vicende quotidiane acquistano senso e valore in quanto ne sono la ripetizione o il riflesso. Un mito sempre simbolico; per questo non ha mai un significato univoco, allegorico, ma vive di una vita incapsulata che, a seconda del terreno e dellumore che lavvolge, pu esplodere nelle pi diverse e molteplici fioriture.

A. De Michele Per concludere ecco una piccola antologia di testi in cui in qualche modo viene esplicitata la condizione di malinconia. Dante: Rime, XXV Un d si venne a me Malinconia / e disse: Io voglio un poco stare teco; / parve a me chella menasse seco / Dolore e Ira per sua compagnia. / E io le disse : Partiti, va via; / ed ella mi rispose come un greco: / e ragionando a grande agio meco, / guardai e vidi Amore, che venia / vestito di novo dun drappo nero, / e nel suo capo portava un cappello; / e certo lacrimava pur di vero. / Ed eo li dissi: Che hai, cattivello?. / Ed el rispose: Eo ho guai e pensero, / ch nostra donna mor, dolce fratello. Petrarca: Canzoniere Solo e pensoso i pi deserti luoghi vo mesurando a passi tardi e lenti Michelangelo: Rime Isto rinchiuso come la midolla/ da la sua scorza, qua povero e solo/come spirto legato in unampolla[] dilombato, crepato, infranto e rotto/son gi per le fatiche e losteria/ morte, dovio viv e mangio scotto/La mia allegrezz

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C. Pavese, Del mito, del simbolo e daltro, in Feria dagosto,Oscar Mondadori, pp. 187,188,189

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la maninconia, [] La faccia mia ha forma di spavento[] Mi cova in un orecchio un ragnatelo,/ne laltro canta un grillo tutta notte. Ariosto: Orlando Furioso Rimase al fin con gli occhi e con la mente/ fissi nel sasso, al sasso indifferente.[] Afflitto e stanco al fin cadde ne lerba,/ e ficca gli occhi al cielo e non fa motto./ Alfieri: Rime Due fere donne, anzi due furie atroci, / Tor non mi posso (ahi misero!) dal fianco. / Ira luna, e i sanguigni suoi feroci / Serpi mi avventa ognora al lato manco; / Malinconia dallaltro, hammi con voci / Tetre offuscato lintelletto e stanco Kierkegaard: Enten-Eller Fuori del mio solito ambiente, io ho ancora un intimo confidente- la mia malinconia; in mezzo alla mia gioia, in mezzo al mio lavoro, esso mi fa un cenno, mi tira da parte anche se il mio corpo resta sul posto. La mia malinconia l amante pi fedele chio abbia mai conosciuto: che meraviglia allora chio torni ad amarla?. Io me ne sto disteso, inerte; lunica cosa che vedo il vuoto, lunica cosa in cui mi muovo il vuoto. Ancor meno sento il dolore. Foscolo: Lettera di J. Ortis della notte del 28 luglio, Bologna Torner a coricarmi. Pare che lanima mia segua lo stato negro e burrascoso della natura. Sento diluviare: e giaccio con gli occhi spalancati. Dio mio! De Lamartine: Lisolamento Spesso sulla montagna, allombra di una quercia / antica, nel tramonto tristemente mi siedo Jacobsen: Niels Lyhne Certe volte, allimprovviso, massale come una disperazione. Ecco: io seggo l, e guardo in aria, e non faccio nulla; e allora, cos, tutta un tratto, ecco questo sentimento del tempo che passa, che fugge! Ore, settimane, mesi. Keats: Ode alla malinconia [] Ma quando a un tratto la malinconia cadr dal cielo come lacrimosa nuvola che ristora i fior languenti e cela il verde colle in un sudario dAprile, sazia allora il tuo dolore con una rosa mattutina, oppure con liride

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che fa londa di rena impregnata di sale, o con i globi delle ricche peonie; o se la tua fanciulla unirruente ira dimostra, imprigiona la dolce mano, e lascia che lei sinfuri, e pasciti profondo profondo dei suoi occhi senza pari. Joyce: Eveline Seduta alla finestra osservava la sera invadere il viale. Teneva la testa appoggiata contro le tende e aveva nelle narici lodore del cretonne polveroso. Era stanca. Saba: Trieste Ho attraversata tutta la citt./ Poi ho salito unerta,/ popolosa in principio, in l deserta,/ chiusa da un muricciolo:/ un cantuccio in cui solo/ siedo; e mi pare che dove esso termina/ termini la citt. Ungaretti: Stasera Balaustrata di brezza/ per appoggiare stasera/ la mia malinconia Malinconia Calante malinconia lungo il corpo avvinto/ al suo destino/ alante notturno abbandono/ di corpi a pien anima presi/ nel silenzio vasto/ che gli occhi non guardano/ ma unapprensione/ Abbandono dolce di corpi/ pesanti damaro/ labbra rapprese/ in tornitura di labbra lontane/ volutt crudele di corpi estinti/ in voglie inappagabili/ mondo/ attonimento/ in una gita folle/ di pupille amorose/ In una gita che se ne va in fumo/ col sonno/ e se incontra la morte/ il dormire pi vero. Palazzeschi: Chi sono? Non ha che un colore / la tavolozza dellanima mia / malinconia Corazzini: Desolazione del povero poeta sentimentale Io sono, oramai / rassegnato come uno specchio, / come un povero specchio malinconico

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M. Buonarroti TOMBA DI GIULIANO DE MEDICI DUCA DI NEMOURS Particolare, (1524-1534)

M. Buonarroti TOMBA DI LORENZO DE MEDICI DUCA DI URBINO Particolare, (1524-1534)

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J. H. Fssli IL SILENZIO (1799 - 1800)

T. Minardi AUTORITRATTO IN SOFFITTA (1807)

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H. Flandrin GIOVANE SEDUTO (1835-36)

V. van Gogh RITRATTO DEL DOTTOR GACHET (1890)

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V. van Gogh SORROW (SIEN) (1882)

E. Munch MALINCONIA (1891)

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C. D. Friedrich DONNA ALLA FINESTRA (1822)

S. Dal FIGURA A UNA FINESTRA (1925)

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F. Casorati DAPHNE A PAVAROLO (1934)

Sguardi incrociati / 2

G. de Chirico MELANCONIA (1912)