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IL GIOCHINO DELL’UOMO DI ANTICO REGIME


CON IL SUO KIT DI COSTRUZIONE

"In primo luogo ciò che noi aborriamo nel pieno non è solo l'immagine di una qualche sostanza
ultima, di una densità indivisibile; è anche e soprattutto (almeno per me) una cattiva forma."
Roland Barthes, Digressions

1. AVVIO

Le piccole sovversioni fanno i grandi conformismi.

2. DEFINIZIONE PROVVISORIA

L'uomo di Antico Regime è la figura della soggettività borghese nel momento della sua
liquidazione e svuotamento da parte della dominazione cibernetica, storicamente prodotta da quella
stessa borghesia. Defunta, la soggettività borghese sopravvive indefinitamente a sé nel mito
dell’individuo libero, autonomo, forte, sicuro di sé e sicuro del suo mondo, un mondo recintato da
un insieme di valori e di esperienze stabilite che il nostro individuo abiterebbe pienamente, così
come il consumo di un certo numero di merci culturali che gli servono come sistema di riferimento.
Da oggetto di critica sociale durante tutto il 19 ° secolo e buona parte del 20 °, l'uomo di Antico
Regime è passato allo statuto di soggetto di tale critica, a favore di processi di ricomposizione
interni al dominio delle merci, dominio che al presente esige il mantenimento dell’uomo di Antico
Regime in quanto falsa alternativa all’american way of life. Precisiamo che qui si tratta di una
forma-di-vita, e niente affatto di una classe assegnabile di individui: la dedurremo dunque dalle
nostre inclinazioni singolari, non meno che a partire dal riscontro empirico di tratti caratteriali, di
pratiche culturali, di sedimenti di abitudini e scheletri istituzionali che lo giustifichino. L'uomo di
Antico Regime funziona come una matrice di habitus possibili e socialmente prodotti; non si tratta
per noi di criticare un "modo di vita", ma di porci su un piano di consistenza che permetta di leggere
la realtà in termini di uno scontro etico e politico tra forme-di-vita. Non si tratta né di analizzarle a
fondo né di giudicarle, ma semplicemente prendere la misura, materiale, delle loro linee di fuga e
dello spazio di gioco che esse offrono. In quanto all'uomo di Antico Regime, egli sarà quel Bloom
speciale che coltiva l’uscita dal mondo come sola e unica linea di fuga.

3. METODO

La rappresentazione, vale a dire il rapporto che il Bloom intrattiene con sé stesso, non ha una causa
particolare; il che significa che non è possibile dipanare la matassa delle forze"psicologiche" e
sociali che costituiscono l'essenza stessa di un'umanità di Antico Regime. Ne consegue che
altrettanto illusorio quanto inutile sarebbe pretendere di dire ciò che “è” l’uomo di Antico regime:
qui ci accontenteremo di descrivere ciò che gli accade quotidianamente. L’analisi sociologica e la
critica dell'ideologia, basate su una comprensione degli interessi e delle strategie reali perseguite
dagli individui così come sulla volontà di dissipare gli effetti sociali di interferenza con il
travestimento di questi stessi interessi, malgrado i puntuali chiarimenti che offrono, stentano
precisamente a delineare i contorni di questo dominio dell’incorporazione dell’habitus, che non
sembra poter costituire l’oggetto di un calcolo, per quanto sottile, dell’interesse sociale. L'uomo di
Antico Regime non può che essere l’oggetto di una descrizione formale che illumini tanto i
meccanismi di difesa della sua arte di vivere individuale, quanto le istituzioni politiche che egli
presuppone per la sua persistenza, in particolare il monopolio della violenza pubblica da parte delle
autorità dette di stato, e il suo corollario, la pubblicità borghese, che interrompe ogni reale
conseguenza del pensiero. La postura Antico Regime non può esistere che come modalità interna al
Nuovo Regime Cibernetico, come una liberalità concessa da quest'ultimo e deve essere intesa, nei
termini della sociologia burocratica, come una strategia di distinzione e di affermazione di un
habitus non-bloomesco nell’epoca in cui il Bloom è il trascendentale di ogni teoria critica
dell’essere sociale. Prima ancora di essere una visione del mondo o una teoria particolari, il
"discorso" dell'Antico Regime è un dispositivo epistemologico che decripta la realtà per mezzo di
un sistema di categorie classiche e generali (l’uomo, le passioni, l’interesse, la storia, l’azione, la
negatività , la differenza, lo Spettacolo, ecc), che permette sempre di scongiurare e neutralizzare
l’evento per ricondurlo al già-conosciuto. Inoltre, esso permette al Bloom che recita con minore o
maggiore maestria la parte dell’uomo di Antico Regime, di mettere a tacere la sua stessa specifica
implicazione in ciò che gli succede. Trovando così da ridire su tutto ciò che accade, l'uomo di
Antico Regime si guarda bene dal considerare la sua stessa situazione. La passione per la critica che
lo anima così si traduce spesso in un semplice riflesso di messa a distanza: la costruzione di nuovi
concetti non è da lui richiesta dall’evento che si tratterebbe di pensare ma dall’attivo
disconoscimento di esso, riconducendolo a qualche essenza conosciuta.

4. UN DISPOSITIVO INCARNATO

L'uomo di Antico Regime è un tipo reattivo, forse il primo nella storia a essere in uno stato di
risentimento integrale datosi che non può rassegnarsi a completare l’inevitabile percorso che lo
porterebbe a seppellire definitivamente gli habitus culturalmente associati all’etica borghese, così
correndo il rischio di condannare sé stesso. La reale esperienza della situazione contemporanea gli è
interdetta, poiché – in ciò profondamente autistico – parla o, piuttosto, discorre sugli attuali
avanzamenti del processo involutivo della sussunzione capitalistica e sui costumi che vi si
disegnano, a partire da una posizione a strapiombo accuratamente resa sicura da cordoni sanitari sia
polizieschi che linguistici. In nessuna circostanza egli si lascia andare all’esperienza della
contaminazione da parte di questa realtà spregevole, ma piuttosto respinge in blocco ogni sorgere
dell’inedito, di ciò che non è convalidato dalle forme classiche di esistenza. Ne va della sua
sopravvivenza pura e semplice. In effetti, a più o meno lungo termine, questa forma-di-vita
attenuata è destinata a scomparire, minata dall’evaporazione delle sue stesse condizioni d'esistenza
e dall'ineluttabile restringimento del suo spazio pacificato d’espressione. Questo declino si
manifesta politicamente nel terrore in cui vive questo strano cittadino impaurito che rimpiange il
tempo della sua sottomissione alla sovranità limitata dello Stato-Nazione, sottomissione che poteva
abbracciare con uno colpo d’occhio, e da cui poteva sempre fuggire rifugiandosi nel suo foro
interiore, zona liberata, patria dell’Io in cui l’ignoranza di sé poteva a buon conto presentarsi come
coscienza morale. Spossessato del suo piccolo stock di aneddoti e violentemente estratto dal suo
ambiente naturale dall’emergenza della sovranità acefala, non contrattuale e irragionevole
dell’Impero, l'uomo di Antico Regime è stato truffato dalla Storia e, indispettito, presenta il conto.
Da alcuni anni in Francia è possibile così constatare la costituzione di un partito e di un movimento
politico-intellettuali d’Antico Regime che tentano di ricuperare alcuni buoni vecchi miti come la
Repubblica, la Scuola o l’Autorità, alla cui ombra sperano di poter continuare a vivere. Ma la loro
moneta è ormai fuori corso e la prospettiva da una siderale distanza non riscuote più successo.
L'uomo di Antico Regime si è dunque ridotto a fare esistere biograficamente il proprio dispositivo
retorico di neutralizzazione e di disturbo, in cui astrattamente si oppongono il muoversi
compulsivamente, la modernità, l’ideologia dominante del giovanilismo festaiolo, del progresso,
della mobilità, della flessibilità e della tabula rasa, in breve della globalizzazione felice, tanto cara ai
"liberal-libertari," e un certo numero di atteggiamenti e concetti valorizzati come la critica, la
riflessione, l'autorità, la lentezza, il conservatorismo, "anarchismo tory," la Repubblica tanto cara ai
"bolscevico-bonapartisti”, il rispetto per il passato, il tradizionalismo, la letteratura, la padronanza
discorsiva, ecc. Ma la parte in cui fa finta di impegnarsi così appassionatamente è in infatti giocata
d’anticipo. Affermazioni, posizioni, tesi e analisi che fingono di affrontarsi sono sempre già note a
tutti, e in nessun modo servono a chiarire la realtà ma agiscono come segni di riconoscimento, di
testimonianza di appartenenza e di retoriche prevedibili. Si tratta di gimmick [Ndt: termine con cui
nel wrestling si indica tutto l'insieme delle caratteristiche di un personaggio interpretato da un
wrestler], di trucchi da prestigiatore da fiera. La confusione consiste qui nell’eterna messa in scena
dell’opposizione conservatorismo/ progressismo, i cui termini non sono altro che due varianti di
una stessa tesi antropologica, quella della pacificazione che postula l'uomo come essere-sociale-
vivente-in-società. E il fine di tutto ciò è naturalizzare un dispositivo che rappresenta uno dei
migliori sistemi anti-incendio per occultare la realtà umana come guerra civile.

5. GIMMICK

Uno dei gimmick favoriti dell’uomo di Antico Regime è l’affermazione declamatoria della sua
esteriorità militante a “questo” mondo, del suo essere irriducibile in rapporto alla cultura detta “di
massa”, al blocco d’alienazione dominante percepita come orizzonte invalicabile di ogni
posizionamento umano; in fondo questo riflesso esprime solo il feticismo di una chimerica
estraneità al mondo ricercata, per esempio, nella pratica di perpetue e patetiche misure d’igiene
misantropica ovvero “scissionista”. A causa della pesante tendenza storica alla pacificazione
centralista che ha segnato da lunga data lo Stato francese e che ha prodotto la psicologia cittadina
che conosciamo – quella del soggetto che crede di trovare la propria libertà nel buon funzionamento
di uno Stato che si fa carico di tutti gli aspetti “politici” della sua vita -, la postura di Antico Regime
rileva in maniera privilegiata da una certa tradizione nostrana che è possibile fare risalire ai libertini
“antimonarchici” e che prosegue fino all’odierno situazionismo maurrasiano e alimentare, passando
per i cattolici reazionari, gli heideggeriani di ogni obbedienza, l’anarchismo di destra, gli “ussari” e
altri sollerso-céliniani. In ultima analisi si tratterà sempre di far valere un diritto di riserva, un
diritto all’emigrazione interiore. Tutte queste frazioni sono oggi prese in un vasto movimento di
ricomposizione dei fronti e cercano di allearsi con il movimento liberal-umanista per sfuggire
all’alternativa storica tra l’Impero e ciò che gli sfugge.

6. UNA PERSONALITA’ AUREA

Qualunque cosa se ne possa pensare, l’uomo di Antico Regime è sempre un puritano liberale, per
quanto egli possa mettersi nei panni delle passate figure del libertino, del viveur, dell’eroe, del
bandito, del ribelle, dello stratega, del romanziere, o ancora del saggio adepto dell’atarassia. Si
tratta solo di ruoli differenti che egli padroneggia quel tanto che basta per illudere. L’impuro, la
violenza, la sovversione, il negativo, il sacro che egli si compiace talvolta di invocare, non
costituiscono per lui l’oggetto d’una esperienza o di una pratica reali ma sono solamente tanti
pretesti per infinite ruminazioni letterarie. In generale, tutta l’esperienza dell’uomo di Antico
Regime è fortemente strutturata intorno alla referenzialità, non a quella, volgare ai suoi occhi, della
merce, ma a quella, a priori più neutrale, della cultura. S’è comprato, come i suoi poco amati
fratelli-Bloom, un intera panoplia; si dà il caso che questa panoplia sia in rialzo sul mercato
culturale della profilatura di soggettività. Il lusso, nonostante tutto, rimane un prodotto tipico
francese in seno alla produzione mondiale di soggettività.

7. PICCOLA LITANIA (ESEMPIO DI PANOPLIA)

Modo di produzione festaiolo modellare nuova umanità / polizia sanitaria di Bruxelles refrigerare
vita quotidiana / “principio di precauzione” = teologia morbosa / sparizione del Male, dunque del
Bene, del Peccato Originale, dunque del godimento di peccare / fine del Sacro / festivismo
giovanile = continuatore del fascismo / mutazione antropologica aver già avuto luogo / decadenza
irreversibile dello spirito critico / scivolamento delle popolazioni verso l’onirico / presa di potere
del principio di piacere / annullamento di tutte le separazioni strutturanti che aprivano al mondo
adulto / volontà diffusa di ritrovare lo stato d’innocenza prima della Caduta / abolizione del
Conflitto / creazione = sovversione d’economia mista / ritorno del genere umano alla vita animale /
desiderio : puramente utilitario, meccanico oramai / ritorno della Cultura all’ovile della Natura /
messa in esame del Vecchio Mondo, della Storia / “Perché la vita è questo. E’ qualcosa che
continua, con il suo miscuglio di buoni e di cattivi, che è oggi fermo.” / cambio di funzione della
letteratura : non più riflettere le contraddizioni dell’essere umano, ma celebrare un neo-umano
liberato dalla contraddizione (valori di cittadinanza, di convivialità, di parità, di fraternità) / nuovo
imperativo del Bene cittadino / sostituzione del negativo con l’autonegatività intersoggettiva / non
c’è più realtà / sparizione del concreto sotto gli urti violenti dell’Universale / tirannia dei buoni
sentimenti, della trasparenza, dei malinconici / salvezza attraverso la letteratura / “vomitare sarà
pensare” / viva l’aristocrazia del pensiero critico! / cancellazione ludica delle differenze /
oppressione dell’informazione / reincantamento poetico-morboso dello spazio pubblico /
romanticismo fusionale della comunità / vittimocrazia / l’io come blocco d’autenticità, come prova,
come opera / sopravvivenza trionfante della vita / processo d’allineamento delle province / il
riemergere della menzogna romantica / museificazione delle città / cambio di natura del concetto
d’evento (inversione del senso) / fine parodistica della divisione del lavoro (che ciascuno resti al
suo posto!), del denaro, delle classi e di tante altre cose ancora / crolli di ogni genere / lettura =
accesso alla vasta esperienza prespettacolare, alla vera conversazione / lettura = finita / rimpianto
dell’autentica pubblicità borghese e della sua competenza (salotti) / “ gli uomini rassomigliano più
al loro tempo che ai loro padri” / cancellazione della personalità / falso senza replica / perpetuo
presente / miserabili contemporanei sempre più separati dalle possibilità di conoscere esperienze
autentiche / divenire-pseudo del mondo e delle cose / necessità di scoprire le proprie preferenze
individuali / criticare soprattutto il rinnegamento compiuto dell’uomo.

8. LEVIGATURA [Ndt: gioco di parole tra il titolo “polissage” cioè levigatura, e il termine
“policé”, civilizzato, usato al termine del paragrafo. Sembra evidente l’assonanza con “police”,
polizia.]

Una tale “sensibilità” d’Antico Regime, che si rifà a forme-di-vita del passato già collaudate, può
sorgere teoricamente, perfino letteralmente, solo quando l’antico conosce sé stesso come antico e
s’è distaccato dal processo storico: le forme viventi non si conoscono come tali, esse si lasciano
solamente evocare nel ricordo una volta esaurite. E’ in questo che la posa d’Antico Regime si svela
come integralmente liberale: essa procede da una scelta fondamentale a favore d’una securizzazione
“museale” del pensiero, sicuramente inconfessata ma sempre di nuovo culturalmente giustificata, e
si svolge dunque intrinsecamente nella sfera della rappresentazione benché nessuno invochi più
insistentemente dell’uomo d’Antico Regime il suo attaccamento al “reale”, al “concreto”. Infatti si
tratta di una di quelle piccole mitologie contemporanee che, come le altre, tenta d’acquisire il suo
brevetto antropologico. Nulla più d’un giochino linguistico in cui il nostro prestidigitatore abbatte
valorosamente alcune tigri di carta uscite dal suo cappello e, “essendo finita la Storia ” come tutti
sanno e il rischio nullo, si rivela essere un rospo post-moderno come gli altri, tuttavia immerso nella
sufficienza della sua dignità “critica”. E’ un Bloom civilizzato, che SI ha civilizzato.

9. UN’EREDITA’ DA FAR FRUTTARE

L’uomo di Antico Regime passa la maggior parte del suo tempo a recitare la parte dell’eroe stanco
dei Tempi Moderni che, non avendo più la forza di voler essere sé stesso, si contempla
indefinitamente in una postura ereditata. Questo retaggio è la vacillante assunzione di tutte le fittizie
vecchie linee di divisione producenti quell’essere confortevole che è il cittadino moderno che abita
nel bene e nel male la propria inesperienza del mondo. Persistente – e obbligato in questo dalla
cattiva fede cattolica – in un obsoleto paradigma psicologistico (Balzac prima di tutto!), l’uomo di
Antico Regime ricerca dappertutto le prove della Commedia Umana a cui s’era affezionato,
trovandosi tuttavia immerso nella Farsa bloomesca, perduto e senza punti di riferimento. Vorrebbe
essere Descartes o Casanova mentre è solo il pedante dispregiatore del divertimento sociale, il
cartografo delle sue stesse rinunce, l’araldo del negativo incantatorio, che lavora a fare della propria
passività un bel libricino di lucidità critica, perfetto per le feste di fine anno (vostro figlio più
grande, quel piccolo intellettuale, lo adorerà, vedrete!). In ogni caso, egli non è all’altezza dell’abito
che indossa.

Quando l’umanità ha raggiunto un tale stadio in cui ormai ogni progresso, ogni nuova invenzione,
abbassa inesorabilmente gli uomini in una inumanità più profonda, anche il linguaggio degenera
rapidamente, e ogni intesa diventa impossibile.
J. Semprun

10. UN’AUTORITA’ OSTENTATA

L’innegabile fascino che si può gustare nel gioco della nostalgia tragica, a fare della sensazione
malinconica del flusso e dell’irreversibilità del tempo l’alfa e l’omega di ogni riflessione critica
sull’esistenza e sul corso del mondo, porta in sé il rischio del vaneggiamento autistico, il rischio
d’inchiodarsi in una postura che finisce per volgere all’odio di ciò che è qui di ciò che sta per
giocarsi. Quando la realtà non si svela più che come decadenza di una passata grandezza, si ha un
bel gioco ad assumere la posa del resistente: si gioca sul velluto. Ciò che noi rimproveriamo
nell’uomo di Antico Regime, non è dunque che egli in fondo abbia così poca esperienza, essendo
questa una condizione ormai comune a tutti noi, ma piuttosto la sua puerile mania di arrestare il
gioco attraverso il funzionamento repressivo dell’esperienza manifesta, di cui fa uso come di un
perpetuo argomento d’autorità. In definitiva il suo estremo infantilismo è forse motivato solo dal
suo angosciarsi, dal suo rifiuto di accedere all’esperienza della presente conflittualità al di fuori del
quadro civilizzato proprio alla sua classe.

11. UN PO’ DI PSICOLOGIA

La posizione dell’uomo di Antico Regime è insostenibile poiché la sua critica, fondata sull’odio
così come sulla volontà di disconoscimento della conflittualità e delle sperimentazioni in corso, non
possiede infine che un fondamento reattivo: l’incapacità viscerale a vivere in questo mondo e la
pura volontà di differenziazione che ne deriva. Descartes o Casanova furono i figli grandiosi della
propria epoca, mentre il nostro uomo non ha che un solo auspicio: non essere più di questo mondo e
trovare alcune cattive ragioni per questa fuga. E’ per questo che le descrizioni critiche fatte da
questo o quell’uomo di Antico Regime restano sempre letterarie, come firmate dall’oltretomba,
tramutando il materiale dell’abiezione che continuamente nomina, in pamphlet satirico, in vanità
barocca sulla vacuità della vita quaggiù, in piccola enciclopedia dei suoi dispiaceri alimentari o
ancora nella sublime tomba di un’epoca che da sola salverebbe una meritoria biografia. Il gesto
dell’uomo di Antico Regime riproduce così il gesto classico delle religioni: la creazione d’un retro-
mondo.

12. DOVE SI TROVA IL CORPO?

Per questo la sensibilità dell’uomo di Antico Regime sembra essere solo l’altro termine d’una
opposizione fittizia, quella che la rende così profondamente solidale con la falsa coscienza
illuminata dell’ambiente dei super-aggiornati alla moda: sotto la vana agitazione sovrareferenziale
dell’irrequieto post-moderno e sotto la boria disillusa dell’autoproclamato tradizionalista c’è la
medesima incapacità – idealista – a partire da sé, dalla propria forma-di-vita, dai propri desideri e
mezzi attuali (e non ipotetici o incantatori), a darsi lo spazio per comprendere ciò che è in gioco, di
che cosa si tratta in tutta questa faccenda, a sapere come uscire dalla paralisi. Se è ridicola
l’agitazione beata a favore del “terzo millennio”, l’accanimento terapeutico a favore dello spirito
critico lo è molto di più. Nel seno d’una società capitalista che non integra solamente la critica, ma
la fa funzionare a suo profitto, si tratta più di nutrire lo spessore d’una corporeità critica avente una
presa effettiva sul reale che di discorrere sulle ragioni della propria impotenza. Ora, a questi due
fratelli-nemici così tragicamente bisognosi l’uno dell’altro per esistere ciascuno in quanto contrario
dell’altro, che rispettivamente ipostatizzano un principio di piacere e un principio di realtà del tutto
astratti, che vivono in un impero di segni in cui si accaniscono l’uno a surfare e l’altro a
decostruire, manca una reale presenza al mondo.

13. MAINCOURANTE (Ndt: questo termine può significare sia il corrimano, sia il registro che
riporta tutti gli eventi della vita di una struttura (es. un'associazione, una stazione di polizia ecc.)

Condannato a ritrovarsi perennemente al rimorchio di ciò che può soltanto denunciare, mosso da un
inesauribile risentimento davanti la presunta perdita di ciò che un tempo ha creduto di possedere,
l’uomo di Antico Regime si massacra nella fatica di Sisifo di sputare a vista, di far passare la
propria impotenza reale per una coscienza superiore e inattaccabile. Questa maniera di tentare
sempre la trasformazione del piombo in oro, questa critica autorizzata dello spettacolo, questa vita
di seconda mano, è in procinto di diventare la più corrente delle merci culturali e fa dell’uomo di
Antico Regime uno di quei consumatori avvertiti, esigenti e puntigliosi che non si fanno mettere i
piedi in testa. Egli ha pagato il suo posto a sedere sulla nave della modernità; non dovrebbe essere
necessario restarsene a guardare in disparte, ed è dunque nel suo pieno diritto a lamentarsi quando
l’imbarcazione affonda. La soggettivazione attraverso il lamento tipico del credente s’è
secolarizzata in lui in consumismo critico.

14. LE CAVE BIFFE (Ndt. Si preferisce non tradurre il titolo di questo paragrafo, poiché vi si
riscontra una certa ambiguità. Cave, in argot, sembrerebbe indicare l’individuo che si lascia
raggirare facilmente, mentre come aggettivo in francese corrente significa vuoto, cavo. Biffe
potrebbe indicare il fante, o altrimenti, come terza persona singolare del verbo biffer, si potrebbe
rendere come cancellare con un tratto. Insomma, chi se la sente traduca!

Il capitalismo cibernetico si presenta come un processo sempre più idealista di riformattazione del
mondo il cui scopo è estrarne “valore informazionale”. Tra le altre cose, esso mette a lavoro la
coscienza di non essere un ingenuo, quella vanitosa volontà di non essere un credulone che l’uomo
di Antico Regime condivide. Ogni contestazione discorsiva o parziale rientra così in quella
Integrale e contribuisce a rinforzare il sistema rendendolo più impermeabile alla critica in atto del
processo. Quest’ultimo tende così a generalizzare la falsa coscienza illuminata rendendo i suoi
amministrati complici del processo di normalizzazione cibernetica in corso, al fine d’immunizzarli
contro ogni possibilità d’uscita reale dal Programma. Si ha un bel strizzare l’occhiolino o alzare le
braccia al cielo, si rimane soltanto una piccola meravigliosa garanzia di umanismo brontolone.
Mentre tutto diviene enunciabile e criticabile, niente più può succedere. Così, nella notte, i non-
ingenui vagano. E sono sinistri. La postura di Antico Regime è un dispositivo di neutralizzazione
dell’esperienza passata tramite coagulazione di questa in valore referenziale. Così il nostro uomo
(oltre al suo giardino, ai suoi studi umanistici e alla sua identità) coltiva con cura la pratica della
piccola differenza, del leggero scarto, della minuscola maldicenza, cercando sempre di ergersi
contro lo Spettacolare integrato, il Grande Qualsiasi Cosa, la società ultra-festaiola, l’abiezione
presente o, peggio, contro ciò che egli vede come orde di fanatici dell’alienazione che ondeggiano
negli abissi più oscuri (ai segnali “telefono cellulare” e “rollerblades” digrignare ostentatamente i
denti), sempre a camuffare il proprio irriducibile attaccamento a ciò stesso che egli vomita in
superficie, a quel potere disprezzato ma segretamente desiderato, poiché lo fa vivere in totale
spensieratezza. Se l’uomo di Antico Regime è malato a morte è perché egli rivolge contro di sé tutta
l’energia mobilitata per produrre “della coscienza” in un processo autotomico di paralisi progressiva
di sé stesso. Disastrosa fuga in avanti quella dell’autofago che si vieta qualsiasi azione poiché
sarebbe a priori “inquinata” dall’influenza del potere. Ovunque circolerà del potere, ovunque
rapporti umani saranno sperimentati nell’anonimato e nell’opacità, per esempio tra questi cretini
tecnoidi di cui non smette di farsi beffe, egli non potrà né comprendere né afferrare alcunché
riducendo il tutto al potere rimbecillente o alienante de “l’epoca”, della moda o dei mass-media.
Sebbene egli abbia chiaro che una delle presenti modalità del dominio è il divertimento sociale
autoritario, l’uomo di Antico Regime rimane attaccato all’ipotesi repressiva (pur dileggiando
facilmente, ma per cattive ragioni, i tentativi di “liberazione” dei seguaci della sinistra), il che gli
permette di assumere la posa, attraverso una semplice messa a distanza, da resistente al processo di
“disumanizzazione” indotto dalla “mutazione antropologica in corso”, da individuo irriducibile alla
confusione generale, da refrattario a un allucinante e totale potere sociale. Un facile trucco. Un
semplice gioco di parole. Solidarietà tra il potere e la sua critica, attraverso la denegazione frenetica
di ogni linea di fuga che non sia una politica del retro-mondo. Ciò che lui stesso d’altronde
ammette: egli è solo lo spettatore d’alta qualità del crollo, il cronista distaccato del corso del
disastro, il brillante reporter dal ciglio dell’abisso.

15. SULL’IMPORTANZA D’ESSERE CONSAPEVOLE

Spettatore idealista che schematizza di primo acchitto ogni dato empirico mediante il rachitico
trascendentale della sedimentazione dell’esperienza passata, che tra l’altro ha a mala pena
conosciuto, il nostro orfano d’un senso della Storia, che si riferisce ininterrottamente alla funzione
paterna, all’ordine simbolico, al principio di realtà, a un’ipotetica storia che avrebbe avuto luogo ma
che sarebbe ormai compiuta, s’affatica a denunciare astrattamente (attenzione!: kit di costruzione!)
la confusione semiotica, l’indifferenziazione sessuale, la riformattazione numerica dell’esperienza,
la mercificazione globale del mondo, il controllo panottico-festivo, la generalizzazione della moneta
vivente nei rapporti sociali standard, la polizia sanitaria che regola la vita quotidiana, insistendo nel
dichiarare che qui si tratta d’una critica dell’irrazionalità dei nostri tempi, e che sarebbe sufficiente
agli uomini prendere coscienza delle disfunzioni strutturali in opera, di dar prova di buon senso
perché tutto vada meglio nella migliore possibile delle common decency. L’estetica del disastro,
della catastrofe e del crollo (che sempre-già hanno avuto luogo), quasi automaticamente si tramuta
in rinforzo della buona volontà critica, contribuendo così al trionfo dell’ideologia cittadinista delle
forme-di-vita assistite, ma consapevoli. Ma questi giovani, mi direte, sono veramente consapevoli?

I figli che ci circondano, specialmente i più giovani, gli adolescenti, sono quasi tutti dei mostri. Il
loro aspetto fisico è quasi terrorizzante, e quando non terrorizzante, è fastidiosamente infelice.
Orribili pelami, capigliature caricaturali, carnagioni pallide, occhi spenti. Sono maschere di
qualche iniziazione barbarica, squallidamente barbarica. Oppure, sono maschere di una
integrazione diligente e incosciente, che non fa pietà.
Pasolini

16. GALLERIA DI RITRATTI

Tutte le forme tradizionali dell’autorità e della maestria hanno visibilmente perso la loro aura e sono
state degradate nelle posture dell’esperto, del tecnico, del politico, del consulente in vittimologia; in
quanto all’uomo di Antico Regime, questo dottore in nulla, questo stratega sempre vinto, questo
professionista della lingua, egli è ridotto a scimmiottare il disinvolto possidente, l’anarco-
poujadista, il benevolente e burbero patriarca, il cinico ragionevole, l’uomo dal giudizio infallibile,
l’angioletto che scruta l’abisso, l’umanista dall’aspetto solido ma inquieto, il buon uomo
incanaglito, il commerciante buontempone ma che non perde la bussola, l’anarchico di destra o, più
comunemente, il realista politico delle emozioni. Come gli altri recita un ruolo, un ruolo di
compostezza, che il decoro dello spirito francese esige. Ma egli se ne distingue con la sua strategia
che consiste nel contrastare l’abiezione d’oggi con quella d’ieri, senza nemmeno tentare di
approfondire questa abiezione nella sua concretezza ma esorcizzandola, rifiutando di afferrarla.
Invariabilmente tutta la sua saggezza si riassumerà in quella miserabile dialettica della falsa
evidenza e della messa a distanza: certamente (che Dio e l’uomo sono morti, che la donna non
esiste, che regna la trasparenza, che il mondo è marcio, che i bambini e gli esseri ibridi hanno preso
il potere, che il controllo è operativo, che il dispositivo governa, che il mondo gira), ma che volete
farci (cara signora), è così, e voi lo sapete, è stato sempre così e così sarà sempre; tutto va di male in
peggio ma per noialtri, quelli d’una volta, essere coscienti di questo, e non essere come quegli
zombi urbani che ci capita d’incrociare, è essenziale, non costa nulla, vero? Ed ecco perché, resti tra
noi, suo figlio non ha le palle.

Ho sempre avuto il gusto per gli interni […]per le abitudini intime, per le convenzioni private, per
il dettaglio delle case: una nuova casa da penetrare è sempre stata un’intima e piacevole
scoperta.
Sainte-Beuve

17. UN UOMO DOMESTICO

L’uomo di Antico Regime è qualcuno che non esplode veramente, qualcuno che, con il sorriso
all’angolo della bocca, ha scelto la piccola falsa coscienza di colui che crede di saperla più lunga
adattandosi a essa. Egli respinge tutto ciò che non arriva a comprendere nelle due pattumiere
concettuali di cui fa un uso estensivo e manifestamente difensivo: idiozia e barbarie. Egli crede che
l’urbanità, il tatto, la gentilezza, la cortesia soprattutto e le buone maniere costituiscano un lascito a
noi trasmesso e che ci sarebbe sufficiente conservare per preservarci dalla barbarie mercantile. Egli
pratica un falso pathos della distanza che rinvia ciascuno alla propria sofferenza, pathos che non
accresce la sua potenza ma che fa di lui un intoccabile in senso proprio. Incessantemente si aspetta
il peggio, che non ha più neanche il bisogno di realizzarsi; infatti, egli desidera il peggio, non per sé
stesso ma perché tutto sommato solo il peggio gli permette di sopravvivere nella sua posizione da
semi-pensionato disilluso, minacciato com’è da quel possibile che cambia radicalmente la
situazione e risiede sempre già lì, in sospensione, tra i corpi. Ma per liberare questo possibile egli
dovrebbe scendere dal suo piedistallo, abbandonare un rapporto al mondo fatto di sospensione,
interruzione e interiorizzazione, lasciare l’altare della razionalità sostanziale davanti la quale egli
salmodia a più non posso, così come quei piccoli raffinati piaceri di cui si fa l’avvocato e che non
sono altro che quelli della sottomissione vendicativa.

18. UN UOMO DI GUARDIA

L’uomo di Antico Regime è la coscienza infelice del nostro tempo, che ha finito per amare la
propria infelicità, che persino se ne compiace e se ne nutre. Se è così pronto a brandire la clava
“alienazione” per squalificare ogni gesto minimamente estatico, è proprio perché è mortalmente
stizzito da quando l’evento sorge; perché quest’ultimo lo rinvia alla propria solitudine solipsista, al
suo modo di vivere d’anticamera, contemplativo e arcigno. E’ interessante notare che l’uomo di
Antico Regime riprende la maggior parte dei concetti della vecchia teoria critica nel preciso
momento in cui questi cessano di essere operativi, ma prova sempre una certa vergogna per quello
della separazione. In effetti, egli non arriva ad afferrare la concomitanza dell’estrema separazione e
dell’estremo scioglimento fusionale dei Bloom nello spettacolo del divertimento sociale, poiché la
separazione è precisamente la cifra della sua inconfessabile solidarietà con il Bloom, l’angolo morto
della sua coscienza di sé tuttavia così ricercata. Nello stesso modo la sua opposizione alla
mobilitazione pro-trasparenza da parte del Capitale informatico o all’infame elogio della
confessione come valore in sé, viene fatta per motivi reattivi: l’uomo di Antico Regime invoca il
segreto unicamente come feticcio e non lo pratica in un’opacità veramente antisociale, poiché egli è
incapace di arrivare alla minima condivisione e d’interrompere la sua sospensione culturalmente
acquisita. Uomo della moderazione esistenziale, egli mette al lavoro la propria isteria da ritenzione.
E’ l’immagine perfetta del vittoriano di tipo anale; si mantiene lucido, lui. Ma a che pro?

19. L’USO ATTESTATO

L’uomo di Antico Regime agisce e si vive nell’ottica fantasmatica della posterità, in ciò conforme
alla figura d’una sovranità semplicemente letteraria. Se egli ha sempre-già compreso tutto e previsto
tutto, sembrandogli tutto già stato fatto o tentato, è solo perché lui è sempre-già compreso nel
piccolo cerchio della ragione delle sue rinunce: da ciò la sua attività è principalmente d’ordine
linguistico; la teoria critica diviene in lui analisi del linguaggio d’una società prontamente
qualificata come totalitaria, trincerandosi del tutto in un atteggiamento brontolone di altezzosa non-
partecipazione. Gli basta mettere a distanza il mondo dichiarandolo nullo e non avvenuto per
eccesso di volgarità. L’imperativo inconfessato resta qui il puritanesimo del buon uso (della lingua,
degli affetti, degli oggetti, degli alimenti, dello spirito critico, in breve del suo “mestiere di uomo”
in generale), dappertutto e in ogni occasione. In definitiva, ciò che l’uomo di Antico Regime
compone non è che la teoria radicale del cittadino, alimentata artificialmente con enciclopedismo
da XVIII secolo e con correzione ortografica. Ogni insorgenza d’una pratica offensiva si vedrà
dunque accusare di deviazione d’uso, versione civilizzata della nozione poliziesca d’arma
impropria. Al nostro “si può fare”, opporrà sempre il suo patetico “ma questo non si può fare!!??”.

20. STAI AL POSTO TUO, AMICO

Nell’uomo di Antico Regime troviamo un rigetto assoluto della “mostruosità”, una denegazione
feroce dell’improprietà in quanto tale, in breve: una motivazione di tutte le forme sottili di politica
identitaria tautologica e infantile all’opera nella sua psicologia da salotto, e che Barthes a suo
tempo aveva magistralmente stabilito a proposito della sola filosofia del buon senso poujadista:
l’uomo di Antico Regime è anche, ma non in primo luogo, il piccolo-borghese bianco, maschio e
acculturato, che ha paura di tutto poiché non è niente e non sa fare niente. Ciò che egli oppone al
Biopotere è semplicemente una versione meno up-to-date della normalità, l’oblio dei corpi più della
loro neutralizzazione. La menzogna dell’affermazione d’un sentimento non vacillante della realtà e
della sua permanenza riposa su una fatale confusione tra il sentimento del decente affermato a
casaccio (unicamente per reazione contro la massa fantasticata dell’indecente per eccellenza, la
merce e il suo corollario culturale, il meticciato) e quello della vera sostanzialità come
sedimentazione di possessioni successive, nel senso in cui gesti, atti, conflitti prendono possesso di
noi rendendoci più densi (la qual cosa è tutto l’opposto della pesantezza). La bella compiutezza che
egli porta davanti a sé come uno stendardo proibisce ogni comunicazione con l’uomo di Antico
Regime: vi ritroveremo il suo ideale della separazione compiuta che permette rapporti prevedibili e
sicuri: tra persone di buona compagnia, non ci si tocca, vero!? Egli vive così con la paura paranoica
che arrivi a esplodere la menzogna costitutiva d’una costruzione “stabile” del sé proiettata verso
l’esterno in una pesantezza che impedisce ogni vera trasmissione d’esperienza. Come i suoi altri
fantasmi, il suo manifesto paternalismo è assolutamente vuoto poiché non ha nulla da trasmettere,
non possedendo alcuna vera competenza, alcun sapere-potere al di fuori della sua postura e delle
sue referenze che gli permettono , ancora per qualche tempo, di potersi astenere dal mondo. Come
conseguenza di ciò, l’uomo di Antico Regime vive in un universo chiuso dove non incontra mai
altri che sé stesso e i suoi simili, dei sistemi di riferimento infelici e ambulanti il cui spazio di libertà
si limita sempre più ad alcuni salotti, librerie e bancomat. E quando ha qualcosa di cui lamentarsi
oltre al corso del mondo, egli ricorre alle autorità. E’ tutto un mondo compassato che trasuda dalla
sua persona, quello che sta dietro le contraddizioni psicologiche che minavano il borghese classico
del XIX secolo (ipocrisia, frustrazione, inesperienza, nevrosi, commedia sociale, odio dell’altro,
avarizia, misoginia, narcisismo, fissazione anale, mediocrità, razzismo, pettegolezzo, terrore
costante del ridicolo, dell’effusione oscena, autoritarismo sufficiente, culto dello “stile”; attenzione:
lista non esaustiva!).

21. PESANTE, MA NON DENSO

Tutta un’economia della nostalgia delle origini è all’opera nel suo discorso: l’originario fantasticato,
perfino storicamente situato, avrebbe più valore dell’impuro, il tardivo, il composto, il finito,
l’elemento intrinsecamente alienato nel quale evolviamo. L’uomo di Antico Regime vuole (o
dichiara di volere, la qual cosa per lui è identica) una restaurazione (della presenza, del senso, del
reale, del Padre, di Dio, del Re, della Repubblica, dell’uomo, dell’ordine, della separazione), in
breve una restaurazione precisamente di quelle grandi narrazioni idealiste che a lungo hanno
permesso di impedire massicciamente ogni atto di sovranità singolare o collettiva. Di conseguenza
egli è quell’uomo pesante, gollista, paralitico, universalista per difetto e regionalista in virtù della
guida Michelin, incapace di uscire dai meandri d’una politica del pieno, da una prassi indicizzata su
pesanti macchine teleologiche (sicuramente, non costa nulla). Citazione: “Da bisbigliare
nell’orecchio dei conservatori: il tempo scorre.”

22. POLITICA DELLE VIRGOLETTE

Come tutti gli eredi, l’uomo di antico Regime fa un cattivo uso della nozione di maggioranza,
poiché è questa che egli mobilita permanentemente contro la minima minaccia di eccesso o di
straripamento, salvo alcune forme culturalmente ammesse (ebbrezza, sessualità, scissione e così
via). La difesa dell’eredità (“Più nulla o quasi può essere giudicato, ormai, con il vocabolario e le
parole d’un tempo. Andrebbero messe le virgolette a ogni parola, come se si usassero delle
pinzette”) non è in sé una cattiva cosa, non più del senso storico di cui egli si vanta di essere
l’ultimo proprietario. Se come tutti noi, egli arriva tardi, quando il mondo è vecchio e pesante di
tutto il possibile non realizzato della storia, questa tardiva nascita acquista in lui un accento
moralizzatore, una sfumatura stilizzata, un’estetica del sorriso all’angolo della bocca, un’etica della
sottomissione velleitaria. Autorità e disciplina non si manifestano mai in lui che come repressione e
non come vera padronanza di sé che implica l’abbandono. Certo, niente di più giusto della sua
critica dello stato di minorità isterica nella quale si compiacciono coloro che sono stati socializzati
dal capitalismo normalizzatore, ma tale critica non è nulla se non è praticata per così dire di
continuo come accrescimento reale, quotidiano di potenza. Come mezzo di differenziazione e come
alibi essa è non solo patetica ma autenticamente infantile.

23. CRITICA ED ESPRESSIONE

La postura di Antico Regime rileva da un pathos alleato a priori, non fosse altro che
oggettivamente, del processo di normalizzazione che essa rifiuta, poiché non distingue mai il vero
nemico, questa mostruosa coalescenza di dispositivi locali che regolano e restringono sempre più
ciò che è materialmente possibile fare, e non se la prende che con alcune illusioni graziosamente
messe a sua disposizione (la modernità, l’alienazione, il Capitale, la globalizzazione, lo Spettacolo
ecc.). In verità risulta che la gratificazione sociale è tanto più elevata per ciò che si può dichiarare
d’essere, fare o pensare, quanto più questa si concatena facilmente nei meccanismi mitici
dell’individualità (sempre libera!) che reggono la pubblicità borghese, senza mai portare a qualche
conseguenza. L’uomo di Antico Regime, che si richiama alla negatività, alla lotta per il
riconoscimento, al desiderio, al male (in letteratura o altrove), alla colpevolezza o ancora al segreto,
resta così di fatto il solo erede della pratica avanguardista, tuttavia da lui rifiutata, delle parole
d’ordine. Egli predilige la sua confortevole “libertà d’espressione”, gustandone ampiamente le
delizie dell’atteggiamento da “malpensante”, nel momento in cui, , tanto per ridere, si può incitare
all’omicidio sui giornali mentre non è permesso fare neanche un passo di traverso nella
metropolitana. La critica senza efficacia, vale a dire la capitalizzazione della coscienza, ha la sua
origine nella libertà d’opinione, quel lusso che la borghesia s’è offerto, per arredare la noia delle sue
domeniche pomeriggio e che, da occupazione per i più “svegli” dei suoi figli, in origine, è in
procinto di diventare il fiore all’occhiello della nostra industria semiotica. Certo questa critica può
essere utile localmente poiché in alcuni casi ben precisi la posizione dall’alto propria all’uomo di
Antico Regime gli permette d’illuminare e di nominare i fenomeni di superficie che reggono
l’attualità: tra cui, il perpetuo ricatto sentimentale, la festa come ideologia, la beneficenza come
modo di controllo, il regno sinistro dei buoni sentimenti, la logica della apertura, la passione del
riconoscimento indifferenziato come gestione delle folle, il moralismo puerile che mette in esame
la totalità della Storia, per ri-naturalizzare, ri-animalizzare e poi giudiziarizzare l’esistenza umana.
Ma cosa abbiamo a fronte di ciò? Nel nostro avveduto esperto dei fenomeni detti “di società”
abbiamo il rimpianto della cara piccola irriducibile pepita dell’individualità e della sua cerimoniosa
arte di vivere, così come la prospettiva d’una vita passata a farneticare, a cantare la stessa solfa del
risentimento e della sostanzialità fasulla.

24. PRODUZIONE DI SOGGETTIVITA’

Difesa incondizionata, dunque, dell’individuo borghese contro l’indifferenziazione del Bloom,


unilateralmente percepito come produzione sociale d’abbrutimento e di oscena de soggettivazione.
Su questo punto capitale, l’uomo di Antico Regime tuttavia prende un abbaglio, poiché prende la
propaganda spettacolare per oro colato proprio lì dove converrebbe non seguirla: in effetti è falso
dire che il Bloom è una semplice produzione dello Spettacolo; ciò che effettivamente produce
quest’ultimo è solo la maggior parte dei modi d’essere attuali del Bloom. E’ un grave errore
strategico vedere il Bloom solo come produzione di nulla, non percepire che ciò che egli ha perduto,
in effetti tanto, in maestria, in libertà, in spirito, in cultura, in godimento “raffinato”, in stile, in
esistenza classica per dire tutto. Perché egli ha anche guadagnato qualcosa: il campo di battaglia
devastato dell’individualità, terreno di sperimentazione per tutti i tentativi d’assunzione del Bloom,
dove tutti i frammenti d’esperienza passata, tutte le figure passate, potranno essere riprese e
nuovamente recitate senza interpretare il ruolo d’imperativo morale inibitore. Si tratta dei processi
di (de)soggettivazione felice, mentre quanto alla soggettivazione, essa irrancidisce ed è sempre
infelice.

25. LA GUERRA DEL GUSTO

Con l’uomo d’Antico Regime abbiamo a che fare innanzi tutto con una figura della sovranità
ridotta: (ritornello) padronanza, buon gusto, giudizio critico, forsennata coscienza di sé, decenza,
cortesia. L’uomo d’Antico Regime arriva ancora a godere di quella gioia dell’identità,
dell’esaltazione del simile, della sua universalità, della sua natura umana, della sua raffinatezza.
Infatti, è l’uomo del calcolo che parla, quello delle piccole strategie di differenziazione, di
diffamazione, di conquista dell’opinione, strategie nulle poiché prendono posto nel seno dell’unico
spazio di pubblicità appropriato alla sua forma-di-vita. La scelta fondamentale è penetrare (o no) in
questo campo, e non ciò che vi si può dire (non vi si può fare nulla, in ogni caso). Conseguenza:
variazioni all’infinito nella letteratura contemporanea del tema tocquevilliano dell’uomo liberale
minato dalla nostalgia della grandezza d’un tempo, dal sentimento della perdita inesorabile dei
benefici del passato. L’uomo di Antico Regime è così il soggetto economico perfetto: quello che,
come per tutto, paga la propria esperienza, sia essa in denaro o attraverso la propria sottomissione
effettiva all’ordine sociale. Una volta derubato da un marchettaro, da un “giovane”, o pestato per
errore da un poliziotto, potrà scrivere tremolando nel suo Giornale dell’anno fino a che punto egli
conduca una vita avventurosa, non conformista, e fino a che punto disprezzi il gregge social-
democratico degli uomini in bermuda che si accontentano di consumare esperienze d’infimo valore,
lamentandosi evidentemente che il corso sociale della civiltà sia caduto così in basso.

26. UN UOMO MATURO

Affezionato alla pubblicità decente dell’era borghese, ostile a ogni momento di verità il cui
durevole principio sarebbe la guerra civile, tutto il suo essere tende a naturalizzare la sua debolezza
e la sua neutralità offensiva come modello indiscusso degli usi e delle relazioni intersoggettive:
tutto ciò che è irriducibile all’umanismo borghese più abusato (momento di sovranità, sofferenza,
vertigine, furto, violenza, tracimazione, rissa, rivolta, anonimato, isteria) verrà sottilmente censurato
e reso insignificante al vaglio d’una decente attitudine di lucidità passiva. L’uomo di Antico
Regime crede ai discorsi di verità inoffensivi, non ai dispositivi di verità territorializzati o alla
criminalità muta, senza argomenti. Ritroviamo qui la nostra vecchia nemica, l’antica paura liberale
della moltitudine, dell’informe, del margine, della dissoluzione, dell’estasi anonima.

27. BIG BROTHER

Uno degli oggetti che restano all’uomo di Antico Regime per credere a una qualunque incidenza
della sua pratica sul mondo è la retrologia, in particolare la speculazione paranoica del saltimbanco
sugli arcani del potere; egli pensa di essere introdotto nel gioco (uno dei principali godimenti di
quelli che non hanno nulla da temere è sapere di essere a conoscenza del segreto, di rabbrividire
riguardo ai mezzi smisurati di cui dispone il dominio). Segno della sua infantile ammirazione per gli
ingranaggi fantasticati d’un potere che si presume raccolto in qualche luogo segreto, in qualche
ministero dell’Amore, degli Interni, della Pace o della Verità, ammirazione che si accompagna a
un’eroica retorica dei grandi confronti strategici. Per esempio, nel caso specifico dell’analisi della
repressione giudiziaria del movimento insurrezionale nell’Italia degli anni 70 e inizi 80, ciò ha dato
vita al famoso teorema Calogero, dal nome del magistrato “antiterrorista”, il quale prendeva come
“ipotesi di lavoro” che vi sarebbe stata una direzione unica non solo dei differenti gruppi armati, ma
anche una manipolazione del Movimento o dell’ambiente autonomo da parte d’una testa pensante
unica della sovversione, la famosa “O” o il mitico “Grande Vecchio”; la quale ipotesi servì a
giustificare l’invenzione d’un nuovo delitto, quello della “responsabilità morale”. Possiamo soltanto
stupirci nel vedere che questa passione triste dell’assegnazione e questa volontà di svelare delle
responsabilità individuali, proprie a ogni concezione poliziesca della Storia, siano messe in opera in
alcune analisi cosiddette “critiche”. Il punto di vista retrologico è ancora quello, idealista, della
totalizzazione e della soggettività: esso esige lo strapiombo, lo sguardo penetrante dell’aquila al
disopra del campo di battaglia. Allora non vi sono più fatti ma solamente intenzioni, manovre,
illusioni, disinformazione; è ancora un modo di far sparire per incanto ciò che è realmente successo,
poiché ciò che succede non sarebbe reale ma rileverebbe da una realtà superiore, da un retro-mondo
che fonda il nostro come illusione e manipolazione. E, di passaggio, ci si potrà immaginare
proficuamente nei panni del piccolo generale che manovra le sue truppe con la sola forza del
pensiero.

28. IL PACCHETTO-VITA DEI DECLASSATI

Non è la stabilità dichiarata d’una forma-di-vita ad essere qui in causa, è piuttosto la sua sterilità.
L’uomo di Antico Regime è povero di mondo, per il fatto che la cattiva pienezza ch’egli s’è dato
non autorizza concretamente alcuna esperienza storica che non sia lontana ed estremamente
mediatizzata. La qual cosa non gli impedisce di capitalizzare il piccolo tessuto di aneddoti che
forma la sua esistenza sotto il pomposo termine di esperienza di vita. Ciò che resta ai borghesi
quando la borghesia è sparita, è l’ipocrisia come arte di vivere, come compensazione fantasmatica
alla loro impotenza davanti le forze impersonali che reggono la loro vita. In fondo, sotto il pretesto
d’una antropologia pessimista dagli accenti hobbesiani e della “lucidità” che vi si collega, questi
Bloom che dispongono del pacchetto-vita dei ricchi sono muti per la paura, per questo terrore della
violenza fisica, che è il vero motivo della loro critica. Sociologicamente, ritroveremo il piccolo
proprietario senza denaro e l’intellettuale declassato che sognano di un tempo in cui la dominazione
era così antiquata come loro stessi e che tremano davanti l’inafferrabile moltitudine, la quale finirà
per avere la loro pelle. Come non intendere la materialità del senso fiduciario dietro le loro
perorazioni sulla perdita dei valori? Temono per il loro tramonto? Hanno ragione. Tra l’intimo
riconoscimento della guerra civile come totale fatto sociale, l’obbligo di vivere all’altezza di questa
e l’odio che vi si porta, non v’è nulla fuorché tutte le operazioni di cattiva fede miranti a trasfigurare
il terrore della violenza fisica in favoletta metafisica del tipo angoscia-senza-oggetto, a assolutizzare
la critica eunuca degli eccessi procedurali di regolazione e di normalizzazione della violenza. In
breve, tra etica della guerra civile e apologia dello Stato e del controllo, non c’è più nulla se non la
solita palude di vane pretese, di spettacolo dell’estremismo e di cattiva fede viscerale, tipiche del
nostro bel paese.

Chi non ha conosciuto l’Ancien Régime non sa cosa ha potuto essere la dolcezza di vivere.
Talleyrand

29. UN PRETE SCALTRO

Uno dei gentili fantasmi barbeysiani dell’uomo di Antico Regime è immaginarsi difensore dei
valori patriarcali nel seno d’una società profondamente patriarcale. E, di fatto, quest’ultima lo lascia
discorrere come era abitudine per quelle donne borghesi del XIX secolo con i loro mariti, ben
sapendo che il maschio cerca soprattutto di restare non-contraddetto nell’ordine del discorso, della
rappresentazione, mentre spettava a esse mandare avanti la bottega, gestire il focolare, mantenere
l’infrastruttura. Precisiamo che la sua profonda misoginia teorica non ha nulla d’esclusivamente
maschile, essendo una delle specialità retoriche delle donne di Antico Regime recentemente
apparse, e che mettono al lavoro il loro odio di sé in un delirio isterico quasi commovente. L’uomo
“pieno” del discorso, della legge, del Nome, del Padre, in breve l’Autore, il soggetto padrone e
possessore del proprio appartamento, è oggi dolcemente deposto dalla avviluppante e calorosa
gestione dell’economia normalizzante che s’insinua dappertutto, fino nelle intime pieghe dei suoi
desideri. A tale proposito, la simbiosi assoluta e vischiosa del commissario e della Signora Maigret
che troviamo nei romanzi di Simenon, con i suoi due volti che sono la Legge e la Norma, è del tutto
illuminante. Ma è altrove, nella curiosa affinità della Jeune-Fille e dell’uomo di Antico Regime che
si tradisce al meglio la natura del personaggio. Nella frequentazione della Jeune-Fille, l’uomo di
Antico Regime gode di poter opporre a una semplice estraneità a sé, la sua stessa estraneità a sé,
quest’ultima colta, referenziale. Nulla è più dolce agli occhi di chi si vuole profondo dello
spettacolo d’una vita che si pretende innocente, immanente a sé, che egli può gentilmente
proteggere o prendere in giro. Poiché il rapporto dell’uomo di Antico Regime e della Jeune-Fille si
stabilisce sulla base d’una comune simulazione, l’una che simula la vita e l’altra la cultura, esso è
anche il rapporto più stabile che ci sia, quello che contiene la minore minaccia. Infatti, la
soggettività di Antico Regime si presenta come il completamento ideale della superficialità
conquistatrice della Jeune-Fille. La solidarietà profonda tra la postura piena dell’uomo di Antico
Regime e il potere materno e pastorale della norma esige così che la loro opposizione resti in
superficie, per poter continuare a funzionare come specchietto per le allodole. Maigret, come i suoi
fratelli letterari O’Brien di 1984 e il Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov, mira a una
comprensione della patologia sociale il cui obiettivo profondo è la riproduzione infinita e insensata
della società. Essi non giudicano più, essi vogliono comprendere per guarire gli uomini da questa
irriducibile irrequietezza che li caratterizza. Vogliono farli vivere. Così, nulla è più assurdo di
criticare i processi di normalizzazione attraverso il rassicurante riferimento alla Legge; ancor più, la
critica autorizzata che pratica l’uomo di Antico Regime non è che un istrionismo inoffensivo e
puerile, oggettivamente alleato della dominazione normalizzante. A questo titolo supplementare, il
discorso di Antico Regime è oggi un racconto compiuto, senza parte d’ombra. Esso non ha più nulla
da insegnarci, ma funziona come semplice dispositivo di socializzazione della paralisi. E’ così.
Bisogna passare ad altro.

30. IL COMUNE DEI MORTALI

A causa della sua incapacità a condividere un vero comune, la sola vita “sociale” dell’uomo di
Antico Regime sarà la compagnia degli spiriti cosiddetti forti, il circolo esclusivo dell’affinità
elettiva delle rancide individualità che lega un culto condiviso dell’etichetta e della cortesia, il club
dei Grandi Denigratori davanti alla Storia. Solitudine, finitudine, esposizione vi saranno certamente
condivisi, ma solo negativamente, in una modalità ultra-addomesticata e resa asettica, senza mai dar
luogo alla minima linea di fuga che non sia il suicidio, la bevuta, la farneticazione e la senilità, le
quali, se in sé non hanno nulla di disprezzabile, sono comunque sempre la confessione d’uno scacco
collettivo, dell’impossibilità d’un gioco continuo e stimolante tra queste forme-di-vita. La comunità
dei cattivi sentimenti è altrettanto impossibile e poco auspicabile di quella dei buoni sentimenti. La
miseria della sua vita quotidiana, a partire dal suo umanismo inacidito fino al codice desueto della
seduzione di cui fa uso, dimostrano ancora meglio che la forma-di-vita da cui rileva l’uomo di
Antico Regime è transitoria e inadatta al grande gioco della guerra civile, anche se egli è quasi
riuscito a persuadersi dell’immutabile fondamento del suo habitus. E’ una forma-di-vita
inassumibile in ciò che essa ha di attenuato, di passivo e per dirla tutta, di repellente e di brutto. Il
Bloom che recita il ruolo dell’uomo di Antico Regime è certamente spesso troppo mutilato per
accompagnare i suoi possibili divenire. Tuttavia dovrà o insistere nel suo puerile attaccamento alla
propria debolezza, al suo pregiudizio classico verso ogni comunizzazione offensiva dell’esistenza,
continuare a denunciare la gioia anonima legata a questa comunizzazione come un “superamento
fusionale della separazione individuale”, e dunque sparire, o altrimenti dovrà distaccarsi da sé e
accedere a qualcos’altro di più felice e di più incisivo, nel seno del Partito Immaginario.