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ONESTÀ

Comprensione e analisi
1. Il riferimento è chiaramente alla classe
dirigente nelle persone dei politici e dei
pubblici amministratori
2. L’errore commesso secondo l’autrice dagli
intellettuali è quello di considerare l’onesta
come un valore di poco conto, a confronto
con la destrezza e l’astuzia, considerati valori
più rilevanti nella politica.
3. Le personificazioni riguardano i valori, in un
caso dell’onestà ,esaltata per essere
incarnazione di una rettitudine morale che
nasce da un unione ponderata e di fini e di
mezzi che rifuta l’aggressività, e dall’altra
parte le altre capacità del politico, quale
quella di destreggiarsi tra gli intrighi e quella
dell’astuzia, armata e pronta a difendersi
4. Si, senza dubbio è possibile un accostamento,
derivante da dallo stile retorico esaltativo con
cui gli autori presentano le rispettive virtù,
entrambe come nascenti da una morale delle
intenzioni e non dei fini, ma ciò nonostante è
bene ragionare su quali che siano le
differenze nel perseguimento e dell’una e
dell’altra, sia ideologiche che di risultati
concreti.

Produzione:
Dell’ Onestà e della sua Implicazione nella tesi del
Materialismo Storico

L'Onesta, per come la definisce meravigliosamente la


Ginzburg nel suo articolo per l'Unità,"non adopera,
nelle sue scelte, l'astuzia, ma ubbidisce unicarmente a
se stessa[...]Non cerca vittorie.È costantemente
disposta a perdere."Non cerca insomma, verrebbe da
dire, di imporsi sull'altro, e vincerlo in un meccanismo
di mezzi che si prepongono ai fini, perché agendo solo
sulla base della morale che essa stessa si detta
prosegue su un percorso di neutralità che ora tende si,
in un paradosso che si districa da se, a una vittoria, ma
nel senso negativo in cui riesce a superare i suoi unici
nemici:l’inganno e la prevaricazione. L'Onesta è in più
semplici parole il valore che più rappresenta ed incarna
in chi sa farsene portatore la giustizia e
l'uguaglianza.Ed è così per questa sua stessa natura che
l'Onesta, nelle contingenze del presente è destinata ad
essere abbandonata, dimenticata o ancora guardata con
sdegno, come se fosse una debolezza.
Il perché di una simile sentenza, che ad una prima
valutazione potrebbe perfino apparire frettolosa, va
ricercato in un analisi di quelli che sono i sistemi e le
metodologie con cui le classi dominanti nell'arco di
tutta la storia umana hanno giustificato la propria
posizione.

Da sempre infatti le elite dell'aristocrazia, dalle


monarchie delle prime civiltà mediorientali fino agli
ultimi rappresentanti di un decadente modello feudale
passando per le oligarchie elleniche e le caste indiane,
hanno sostenuto l’esistenza di un diritto loro garantito
per nascita a ricoprire il proprio ruolo sociale
rifugiandosi con successo dietro un presunto ordine
divino che avrebbe visto una necessità e giustizia in
una tale stratificazione sociale, e la Storia ci conferma
come una tale prassi sia stata senza dubbio di una
strabiliante efficacia, raggiungendo sempre il suo
scopo di mantenere inalterato lo status quo.
Le ragioni di ciò sono senza dubbio complesse e da
analizzarsi nelle singole circostanze storiche, ma
quella che più di tutte spicca è una, che tuttavia per
essere affrontata necessita del riproponimento di
alcune categorie che nascono dalla concezione
materialistica della Storia che Marx propone.
Secondo il filosofo tedesco difatti i rapporti umani
sono determinati dallo svilupparsi ed instaurarsi di
rapporti socio-economici, da cui deriva quindi anche
l’andamento della Storia:si tratta della Struttura, il
complesso economico che sta a vero fondamento della
società.
È solo attorno ad essa che si tesse la Sovrastruttura,
l’insieme di cultura, valori morali ma soprattutto le
forme sociali e politiche, determinate nel loro esistere
unicamente dalle dimensioni che la Struttura va ad
assumere.
Negare la validità di questa topica risulta difficile
perché questo sembra solo riconfermarsi nel corso del
percorso dell’umano, che se non si fosse stanziato
prediligendo l’agricoltura alla caccia non si sarebbe
mai discostato troppo dagli ominidi, diventando il
produttore di cultura per cui così tanto lo elogiano le
scienze umane e la filosofia, ed ogni processo storico,
voglia questo essere la rivoluzione dei lumi o quella
sessantottina, posto in antitesi a quanto detto, qualora
non si cada nell’errore di astrarre il fenomeno dalla
concatenzione dialettico-meccanicistica che ne ha
guidato lo sviluppo, non farà altro che riconfermarlo.

Ma come la coscienza di ciò può aiutarci a


comprendere le radici dell’inevitabile crisi
dell’Onestà?
La risposta come detto è una:se la Sovrastruttura
dipende dalla Struttura, è quanto mai facile che la
prima nasca e si plasmi come giustificazione della
seconda.Ma tanto non basta.Ciò che va aggiunto è un
altro tassello:la tendenza a creare, nel senso marxista
del termine, un’ Ideologia, a porre cioè tali tesi di
giustificazione dello status quo come vere in se,
aprioristiamente confermate, e non ontologicamente
dipendenti nella loro formulazione dai rapporti socio-
economici di fatto formulando un inganno.
Ecco quindi che il monarca garantirà che sia Dio stesso
a volerlo sul suo trono, e il nobile farà la medesima
cosa affermando che l’esigere corveé sia allo stesso
modo un suo diritto, ed il meccanismo si ripeterà
cambiando nella forma ma non nella sostanza fino a
che l’imprenditore per necessità di avere un adeguato
sistema politico atto a permettergli di proseguire nella
sua indiscriminata opera di sfruttamento dell’operaio
non si appoggerà al parlamentarismo, piena
espressione sovrastrutturale del capitalismo, sostendo
al contempo che gli uomini siano per natura egoisti,
individualisti nel senso più assoluto e in ultimo
tendenti all’accumulo, fine ultimo dell’economia di
mercato.
È così, dunque, che gli uomini, convinti di essere lupi,
come direbbe Hobbes, gli uni per gli altri, finiscono
per credere, sospinti da apparati ideologici che
eventualmente rispondono perfino a loggie come
quella della P2, che l’onestà sia un valore
accantonabile a fronte di quella furbizia, di quella
destrezza e perspicacia che per difendersi
dall’aggressività del prossimo risultano decisamente di
prioritaria importanza.
L’unico modo quindi in cui l’Onesta, non quella
disperata di pochi politici emarginati perché incapaci
di comprendere tali meccanismi e di sicuro nemmeno
quella millantata da alcuni partiti negli slogan per far
leva sulla disillusione dell’elettorato ma di fatto mai
portata avanti nella concretezza, ma quella reale e
concreta, capace di vivere non in ogni politico, ma in
ogni polites, membro attivo della società che egli
stesso vive e non si lascia scorrere attorno, è il
superamento del capitalismo e l’affermazione
conseguente di rapporti socio-economici tali da
garantire una coincidenza degli interessi individuali e
collettivi.
Allora, senza più contrapposizione tra umano e umano
l’Onestà non sarà solo più un valore, ma la normale
attitudine di ogni singolo nel rapporto con l’Altro.

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