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MILLE PIANI

Introduzione Un libro non ha né oggetto né soggetto, è fatto di mate-


l'il' diversamente formate, di date e velocità molto differen-
Rizoma II. Non appena si attribuisce il libro a un soggetto, si tra-
l'lira questo lavoro delle materie e l'esteriorità delle loro
l'l'lazioni. Si fabbrica un buon Dio per dei movimenti geo-
lo tici. In un libro, come in ogni cosa, ci sono linee di arti-
"olazione o di segmentarietà, strati, territorialità, ma anche
1111 'e di fuga, movimenti di deterritorializzazione e di de-
tratificazione. Le velocità comparate di scorrimento deri-
v mti da queste linee comportano fenomeni di ritardo rela-
tlvo, di viscosità, o al contrario di precipitazione e di rottu-
I lo Tutto questo, le linee e le velocità misurabili, costituisce
lIIl concatenamento. Un libro è un concatenamento e co-
nle.' tale inattribuibile. È una molteplicità - ma non si ~a an-
Abbiamo scritto Danti-Edipo in due. Poiché ciascuno di
'ora quel che il molteplice implica quando cessa di essere
n~i :ra parecchi, si trattava già di molta gente. Qui abbiamo
tlributo, ossia quando è elevato allo stato di sostantivo. Un
utIlIzzato tutto quello che ci avvicinava, il più vicino e il più
un atenamento macchinico è volto verso gli strati che ne
lontano. Abbiamo distribuito abili pseudonimi per renderci
lino una specie di organismo, una totalità significante o
irriconoscibili. Perché abbiamo conservato i nostri nomi?
HHI determinazione attribuibile a un soggetto, ma è volto
Per abitudine, unicamente per abitudine. Per renderci a no-
u1l'he verso un Corpo senza Organi che continua a disfare
stra volta irriconoscibili. Per rendere impercettibile, non tan-
1'llI'ganismo, a far passare e circolare particelle asignifican-
to noi :!es~i, ma ciò che ci fa agire, sentire o pensare. E poi tI. Intensità pure, e ad attribuirsi i soggetti ai quali non la-
perche e pIacevole parlare come tutti, dire che sorge il Sole,
-la più che un nome come traccia di un'intensità.
quando ognuno sa che è soltanto un modo di dire. Non ar-
Qual è il Corpo senza Organi di un libro? Ce ne sono mol-
rivare al punto in cui non si dice più: ,<Io», ma al punto in cui
lI. 'he derivano dalla natura delle linee considerate, dal lo-
non ha più alcuna importanza dire o non dire: "lo». Non sia-
1'11 I 'nore o dalla loro densità, secondo la loro possibilità di
mo più noi stessi. Ognuno riconoscerà i suoi. Siamo stati
ollvergenza su un piano di consistenza che ne assicura la
aiutati, aspirati, moltiplicati.
lezione. Qui, come altrove, 1'essenziale sono le unità di mi-
lira: quantificare la scrittura. Non c'è differenza tra ciò di
XIVpLIl'nO ri.e,e f·~ D..v~cl T",d.or 4
.t,o" • .w uu ' II i un libro parla e la maniera in cui è fatto. Il libro non ha
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6 ph 1 nemmeno oggetto. In quanto concatenamento, è se stes-
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I 'pporto con altri Corpi senza Organi. Non ci si domande-
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Il', non si cercherà niente da capire in un libro, ci si doman-


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ul'rà con che cosa funziona, in connessione a che cosa fa o
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1l1)J1 fa passare le intensità, in quali molteplicità introduce


l'ome metamorfizza la propria, verso quali Corpi senza
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li fuori e al di fuori. Così, poiché il libro è esso stesso una
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pl' ola macchina, in quale rapporto a sua volta misurabile
SYlVANQ BUSS O l 1 411' ta macchina letteraria si porrà rispetto a una macchi-

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na da guerra, una macchina d'amore, una macchina rivolu- immagine, non cessa di sviluppare la legge dell'Uno che .di-
zionaria, ecc. - e rispetto a una macchina astratta che le con- venta due, poi dei due che diventano quattro ... La logIca
tiene? Ci è stato rimproverato di chiamare troppo spesso in binaria è la realtà spirituale dell'albero-radice. Anche una
causa degli scrittori. Ma, quando si scrive, la sola questione disciplina «avanzata» qual è la linguisti~a conserva c.ome
importante è sapere con quale altra macchina la macchina immagine di base l'albero-radice, che la ncollega alla nfles-
lette:-aria può e~sere collegata, e deve essere collegata per sione classica (Chomsky e l'albero sintagmatico, che comin-
funZIOnare. Klelst e una folle macchina da guerra, Kafka e cia in un punto S e procede per dicotomia). Si può tranquil-
una macchina burocratica inaudita ... (e se si diventasse ani- lamente affermare che questo pensiero non ha mai com-
male o vegetale tramite letteratura, che non significa di cer- preso la molteplicità: ha bisogno di presupporre una fort~
to «letterariamente»? Non è in primo luogo attraverso la unità principale per anivare a due seguendo un metodo SpI~
voce che si diventa animale?). La letteratura è un conca- rituale. E dalla parte dell' oggetto, con il metodo naturale, SI
tenamento, non ha niente a che vedere con !'ideologia non può di sicuro passare direttamente dall'Uno a tre: a quattro
c'è e non c'è mai stata dell'ideologia. ' o cinque, ma sempre a condizione di disp~rre dI una. f<?rte
Non parliamo d'altro: le molteplicità, le linee, gli strati e unità principale, quella del fittone c~e sostIene l~ radICI s~­
le segmentarietà, le linee di fuga e intensità, i concatena- condarie. Non che le cose vadano pOI tanto megho. In defi-
menti macchinici nelle differenti tipologie, i Corpi senza nitiva, ci si è limitati a rimpiazzare la logica binaria della di-
• cotomia con relazioni biunivoche tra cerchi successivi. La
~rgani e la loro costruzione, la loro selezione, il piano di con-
sLStenza, le unità di misura in ogni caso. Gli stratometri, i de- radice a fittone non comprende la molteplicità più della ra-
leometri, le unità CsO di densità, le unità CsO di convergenza dice dicotoma. L'una opera nell'oggetto, l'altra nel soggetto.
non producono solamente una quantificazione della scrit- La logica binaria e le relazioni biunivoche dominano an-
tura, ma la definiscono come la misura di altro. Scrivere non cora la psicoanalisi (l'albero del delirio nell'interpre~azio­
ha niente a che vedere con il significare, ma con il misura- ne freudiana di Schreber), la linguistica e lo strutturalIsmo,
re territori, con il cartografare, perfino contrade a venire. anche l'informatica.
U~ primo tipo di libro è il libro-radice. L'albero è già !'im- Il sistema-radicella, o radice fascicolata, è la seconda fi-
magme del m<?ndo, oppure la radice è l'immagine dell'al- gura del libro, a cui la nostra modernità si rifà volentieri.
bero-mondo. E il libro classico, con una bella interiorità Questa volta la radice principale ha abortito o si sfalda ver-
organica, significante e soggettiva (gli strati del libro). Il li- so la sua estremità. Su di essa si innesta così una moltepli-
b:o imi~a il m~ndo, come l'arte la Natura: attraverso proce- cità immediata e qualsiasi di radici secondarie che produ-
dImentI che glI sono propri, che portano a compimento ciò cono un grande rigoglio. Questa volta, la realtà naturale ap-
che la Natura non può o non può più fare. La legge del libro pare nell' aborto della radice principale, ma la sua uni~à. con-
è qu~lla della riflessione, l'Uno che diventa due. Ma la legge tinua a sussistere come passata o futura, come pOSSIbIle. E
del lIbro come potrebbe essere in Natura, dal momento che ci si deve domandare se la realtà spirituale e riflessa non
presiede alla divisione stessa tra mondo e libro, Natura e ar- compensi questo stato di cose mani.festando a s,!a volt.a l'e-
te? Uno diventa due: ogni volta che incontriamo questa for- sigenza di un'unità segreta ancora pIÙ comprensIva o di un~
m~la, p~r enunciata strategicamente da Mao o intesa il più totalità più estensiva. Per esempio, il met,odo del cu~-up' dI
«dIalettIcamente» possibile, ci troviamo di fronte al pen- Burroughs: il piegamento di un testo sull altro, cOStItutIVO
siero più classico e riflesso, più vecchio e stanco. La Natura di radici molteplici e anche awentizie (si direbbe una ta~
non agisce così: anche le radici sono a fittone, a ramifica- le a) implica una dimensione supplementare a qu~l.la del
z~on~ più.ricca, laterale o circolare, non dicotomica. Lo spi- testi considerati. L'unità continua il suo lavoro spintuale
nto e m ntardo sulla Natura. Anche il libro come realtà na- in questa dimensione supplementare del piegamento. In
turale è fittonante, con il suo asse e le foglie intorno. Ma il questo senso, l'opera più parcellare può essere present~ta
libro come realtà spirituale, l'Albero o la Radice in quanto a ragione come Opera totale o Grande Opus. La maggIOr

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parte dei metodi moderni per fare proliferare le serie o fare altri aspetti. Ci si dovrebbe chiedere se pe~ caso la ?otanic~,
crescere una molteplicità funziona perfettamente, per e- nella sua specificità, non sia interamente nzomorfica. Perfi-
sempio, in una direzione lineare, mentre un'unità di totaliz- no certi animali lo sono, nella loro forma di muta: i topi so-
zazione si afferma tanto meglio in un'altra dimensione, quel- nOrizomi. Le tane lo sono, in tutte le loro funzioni di habi-
la di un cerchio o di un ciclo. Ogni volta che una moltepli- tat, di immagazzinamento, di spostamento, di schivata e di
cità rientra in una struttura, la sua crescita è compensata rottura. Il rizoma in se stesso ha forme molto diverse, dal-
da una riduzione delle leggi di combinazione. Gli abortisti l'estensione superficiale ramificata in tutti i sensi fino alle
dell'unità sono dunque in questo caso fabbricatori d'angeli, solidificazioni in bulbi e tuberi. Come quando i topi scivola-
doctores angelici, poiché affermano un'unità propriamente no gli uni sotto gli altri. C'è il meglio e il peggio nel rizoma: l~
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angelica e superiore. Le parole di Joyce, dette per l'appun- patata e la gramigna, l'erbaccia. Animale e pianta, la grami-
I to «a radici molteplici», non spezzano l'unità lineare della gna è il crab-grass. Siamo consapevoli che non riusciremo
parola, o anche della lingua, se non nel porre un'unità cicli- a convincere nessuno se non enumeriamo almeno alcuni
ca della frase, del testo o del sapere. Gli aforismi di Nietz- catatteri approssimativi del rizoma:
sche non spezzano l'unità lineare del sapere se non rinvian-
do all'unità ciclica dell'eterno ritorno, presente come un 1) e 2) Princìpi di connessione e di eterogeneità:. q~alsia­
non-saputo nel pensiero. Si può quindi affermare che il si- si punto di un qzoma può essere co~esso a qualsiasi al~ro
. stema fascicolato non rompe veramente con il dualismo, c deve esserlo. E molto differente dalI albero o dalla radice
con la complementarietà di un soggetto e di un oggetto, di che fissano un punto, un ordine. Lalbero linguistico alla
una realtà naturale e di una realtà spirituale: l'unità conti- maniera di Chomsky comincia ancora in un punto S e pro-
nua a essere contrastata e scongiurata nell'oggetto, men- ede per dicotomie. In un rizoma, al contrario, il tratto non
tre un nuovo tipo di unità trionfa nel soggetto. Il mondo ha rinvia necessariamente a un tratto linguistico: anelli semio-
perduto il suo perno, il soggetto, impossibilitato a porsi in lic:i di ogni natura si trovano connessi a modi di cod~fi.cazio­
maniera dicotomica, accede tuttavia a una più alta unità, di n' molto diversi, anelli biologici, politici, economiCi, ecc.,
ambivalenza o surdetenninazione, in una dimensione sem- mettendo in gioco non soltanto regimi di segni ~ifferen~i:
pre supplementare a quella del suo oggetto. Il mondo è di- ma anche statuti di stati di cose. I concatenamentl collettlvl
ventato caos, ma il libro resta immagine del mondo, Cosmo- d'enunciazione, infatti, funzionano direttamente nei conca-
radicella, invece di Cosmo-radice. tenamenti macchinici, tanto che non si può stabilire una
Strana mistificazione, quella del libro, tanto più totale r()ttura radicale tra i regimi di segni e i loro oggetti. Nella
quanto più frammentato. Il libro come immagine del mon- linguistica, anche quando si preten~e di att~nersi all:~spli­
do, che idea insulsa. In realtà, non basta dire: «Viva il mol- -ito e di non supporre niente della lmgua, Si resta all mter-
teplice», anche se si tratta di un grido difficile da lanciare. Il delle sfere di un discorso che implica ancora modi di con-
Nessuna capacità tipografica, lessicale o anche sintattica ':\tenamento e tipi di potere sociali particolari. La gramma-
basterà a farlo echeggiare. Il molteplice bisogna farlo, non li alità di Chomsky, il simbolo categoriale S che domina
aggiungendo sempre una dimensione superiore, ma al con- llitte le frasi, è innanzitutto un contrassegno di potere pri-
trario il più semplicemente possibile, a forza di sobrietà, al Illa di essere un contrassegno sintattico: costituirai frasi
livello delle dimensioni di cui si dispone, sempre n-l (l'uno prammaticalmente corrette, dividerai ogni enunciato in sin-
fa parte del molteplice solamente così, venendo sottratto). Iilgma nominale e verbale (prima dicotomia ... ). Il proble-
Sottrarre l'unico dalla molteplicità da costituire. Scrivere in Illa di tali modelli linguistici non è quello di essere troppo
n-l. Questo sistema potrebbe essere chiamato rizoma. Un ustratti, ma al contrario di non esserlo abbastanza, di non
rizoma, come stelo sotterraneo, si distingue assolutamente luggiungere la macchina astratta c~e. opera la c~n.n~ssione
dalle radici e dalle radicelle. I bulbi, i tuberi sono rizomi. Le i una lingua con contenuti semantici e pragmatlCl dI enun-
piante a radice o radicella possono essere rizomorfe sotto ~iati, con concatenamenti collettivi di enunciazione, con tut-

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ta una micro-politica del campo sociale. Un rizoma, invece, nella persona dell'attore che la proietta nel testo. Va bene, ma
non cessa mai di collegare anelli semiotici, organizzazioni le sue fibre nervose formano a loro volta una trama. Ed esse si
di potere, occorrenze rinvianti alle arti, alle scienze, alle lotte immergono attraverso la massa grigia, la griglia, fino nell'in-
differenziato [ ... ]. il gioco si avvicina alla pura attività dei tes-
soci~i. Un anello semiotico è come un tubero che agglome- sitori, quella che i miti attribuiscono alle Parche e alle Nome' .
ra attI molto diversi, linguistici, ma anche percettivi, mimi-
ci, gestuali, cogitativi: non c'è una lingua in sé, né un'univer- Un concatenamento è precisamente questa crescita di di-
I salità del linguaggio, ma un concorso di dialetti, vernacoli, mensioni in una molteplicità che cambia necessariamente
gerghi, lingue speciali. Non esiste un locutore-uditore idea- natura man mano che aumenta le proprie connessioni. Nel
le, come d'altronde una comunità linguistica omogenea. La rizoma non esistono punti o posizioni, come in una strut-
lingua è, secondo una formula di Weinreich, «una realtà es- tura, albero o radice. Non ci sono che linee. Quando Glenn
senzialmente eterogenea». Non esiste una lingua madre, Gould accelera 1'esecuzione di un pezzo, non agisce sempli-
ma solo il sopravvento di una lingua dominante in una mol- 'cmente da virtuoso, ma trasfOlma i punti musicali in linee,
teplicità politica. La lingua si stabilisce intorno a una par- fa proliferare l'insieme. Il numero ha smesso di essere un
rocchia, un vescovato, una capitale. Essa fa bulbo. Evolve oncetto universale che misura degli elementi secondo la
per gambi e flussi sotterranei, lungo le vallate fluviali o le li- loro collocazione in una dimensione qualsiasi, per divenire
nee ferroviarie, si stende a macchia d' olio l . Sulla lingua si sso stesso una molteplicità variabile che segue le dimen-
possono sempre operare decomposizioni strutturali inter- Ioni considerate (primato del campo sul complesso di nu-
ne: non è sostanzialmente molto diverso da una ricerca del- meri fissato a questo campo). Ci troviamo di fronte non a
le ra~ici. C'è sempre qualcosa di genealogico nell'albero, unità di misura ma a molteplicità o varietà di misura. La no-
non e un metodo popolare. Un metodo di tipo rizomatico lione di unità appare solo quando in una molteplicità si pro-
può invece analizzare il linguaggio solo decentrandolo su duce una presa di potere da parte del significante o un pro-
altre dimensioni e altri registri. Una lingua non si richiude , O corrispondente di soggettivazione: è il caso dell'uni-
mai su se stessa, se non in una funzione di impotenza. t -perno che fonda un insieme di relazioni biunivoche tra
3) Principio di molteplicità: il molteplice solo quando è I menti o punti oggettivi, oppure l'Uno che si divide se-
effettivamente trattato come sostantivo, molteplicità, non u ndo la legge di una logica binaria della differenziazione
manifesta alcun rapporto con l'Uno come soggetto o ogget- n l oggetto. Sempre l'unità opera in seno a una dimensio-
to, come realtà naturale o spirituale, come immagine e mon- nl' vuota, supplementare a quella del sistema considerato
do. Le molteplicità sono rizomatiche ed evidenziano la loro (surcodificazione). Ma, per l'appunto, un rizoma o molte-
distanza dalle pseudo-molteplicità arborescenti. Non esi- plicità non si lascia surcodificare, non dispone mai di una
ste alcuna unità che faccia da perno nell'oggetto o si divida dimensione supplementare al numero delle sue linee, cioè
nel sogget~o, nessuna unità neanche per abortire nell'ogget- Ila molteplicità dei numeri fissati a queste linee. Tutte le
to o per «ntornare» nel soggetto. Una molteplicità non ha né molteplicità sono piatte in quanto riempiono, occupano
soggetto né oggetto, ma soltanto detelminazioni, grandez- n~n i loro dimensione: si parlerà dunque di un piano di con-
ze, dimensioni che non possono crescere senza che essa ,isfenza delle molteplicità, anche se si tratta di un «piano»
cambi natura (le leggi di combinazione crescono allora con dimensioni crescenti in funzione del numero di connes-
la molteplicità). I fili della marionetta, in quanto rizoma o Ioni che su di esso si stabiliscono. Le molteplicità si de-
molteplicità, non rinviano alla volontà, supposta unica, di finiscono attraverso il di fuori, in riferimento alla linea a-
un artista o di un burattinaio, ma alla molteplicità delle fi- Il'alla, di fuga o di detenitorializzazione seguendo la qua-
bre nervose che a loro volta fOlmano un'altra marionetta se- I t'sse cambiano natura connettendosi ad altre. Il piano di
guendo altre dimensioni connesse alle prime: cOlIsistenza (griglia) è il di fuori di tutte le molteplicità. La li-
nl'U di fuga contrassegna contemporaneamente la realtà di
I fili o gli steli che muovono le marionette, chiamiamoli «la un numero di dimensioni finite che la molteplicità riempie
trama». Si potrebbe obiettare che la sua molteplicità risiede

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effettivamente, l'impossibilità di ogni dimensione supple- In che modo i movimenti di deterTitorializzazione e i pro-
mentare, senza che la molteplicità si trasformi seguendo , si di riterritorializzazione sono relativi, perennemente
questa linea, la possibilità e la necessità di appiattire tutte connessi, intrecciati gli uni agli altri? L'orchidea si deterri-
queste molteplicità su uno stesso piano di consistenza o di \orializza formando un'immagine, un calco di vespa, ma la
esteriorità quali che siano le loro dimensioni. L'ideale per v \ pa si riten itorializza su questa immagine. La vespa, non-
un libro sarebbe stendere ogni cosa sopra un tale piano di e- dimeno , si deterritorializza diventando un pezzo nell'appa- .
steriorità, su una sola pagina, su una stessa superficie: even- l'lI to di riproduzione dell'orchidea, ma allo stesso tempo n-
ti vissuti, determinazioni storiche, concetti pensati, indivi- Il'lTÌtorializza l'orchidea, trasportandone il polline. La vespa
dui, gruppi e formazioni sociali. Kleist inventò una scrittu- l' rchidea fanno rizoma in quanto sono eterogenee. Si po-
ra di questo tipo, un concatenamento spezzato di affetti a Il' 'bbe dire che l'orchidea imiti la vespa di cui riproduce l'im-
velocità variabili, a precipitazioni e trasformazioni, sempre magine in maniera significante (mi~esi, mi~etisn:o, illu-
in relazione con il fuori. Anelli aperti. I suoi testi, di conse- me, ecc.). Ma ciò è vero soltanto a hvello degli stratI: paral-
guenza, si oppongono sotto ogni aspetto allibro classico e I Iismo tra due strati, con l'organizzazione vegetale sull'uno
romantico, costituito dall'interiorità di una sostanza o di un h \ imita l'organizzazione animale sull'altro. Nello stesso
soggetto. il libro-macchina da guerra contro illibro-appara- t mpo si tratta di tutt'altra cosa: non imitazione, ma cattu-
to di Stato. Le molteplicità piatte a n dimensioni sono asigni- t di codice, plusvalore di codice, aumento di valenza, vero
. ficanti e asoggettive. Le si designa per mezzo di articoli inde- Iv 'nire, divenire-vespa dell' orchidea, divenire-orchidea de~­
finiti o piuttosto partitivi (è della gramigna, del rizoma ... ). v \ pa, con entrambi i divenire che assicurano la deterrI-
4) Principio di rottura asignificante: contro i tagli trop- tnl'lalizzazione di uno dei termini e la riterritorializzazione
po significanti che separano le strutture o le suddividono. d i'altro e si concatenano e si danno il cambio secondo una
Un rizoma può essere rotto, spezzato in un punto qualsia- Irl' lazione di intensità che spinge la deterritorializzazio-
si, ma poi si riprende seguendo una delle sue linee e seguen- nl' s 'mpre più avanti. Non ci si trova di fronte a un'imita-
done altre. Non è mai finita con le formiche, in quanto for- '/. 0 11 o a una somiglianza, ma all'esplosione di due serie e-
mano un rizoma animale di cui una parte significativa può t 1'0 nee nella linea di fuga composta da un rizoma comu-
essere distrutta senza che esso smetta di ricostituirsi. Ogni n Il n attribuibile o subordinabile ad alcunché di signifi-
rizoma comprende linee di segmentarietà a partire dalle qua- IIl le. Rémy Chauvin lo dice molto bene: «Evoluzione apa-
li è stratificato, territorializzato, organizzato, significato, mlMa di due esseri che non hanno assolutamente niente a
attribuito, ecc., ma anche linee di deterritorializzazione per Ill' v dere l'uno con l'altro»3.
mezzo delle quali fugge incessantemente. Vi è rottura nel ri- Pill generalmente, può avvenire che gli schemi evolutivi
zoma ogni volta che linee segmentarie esplodono in una li- III\() portati ad abbandonare il vecchio modello dell'albe-
nea di fuga, ma la linea di fuga fa parte del rizoma. Si tratta I Il d 'lla discendenza. In certe condizioni, un virus può con-
di linee che continuano a rinviare le une alle altre. Per que- fI Il 'l'Si a cellule germinali e trasmettersi come gene cellula-
sto non può mai darsi dualismo o dicotomia, anche sotto la I di lI na specie complessa. Anzi, potrebbe fuggire, passare
forma rudimentale del buono e del cattivo. Si produce una , llule di una specie del tutto diversa, non senza porta-
rottura, si traccia una linea di fuga, ma si rischia di ritrova- I lon é «informazioni genetiche» provenienti dal primo
re su di essa organizzazioni che ristratifichino !'insieme, for- III ' (come illustrano le ricerche di Benveniste e Todaro
mazioni che ridiano il potere a un significante, attribuzioni 11111 virus di tipo C, nella sua doppia connessione con il DNA
che ricostituiscano un soggetto - tutto ciò che si vuole, dalle habbuino e di certe specie di gatti domestici). Gli sche-
risorgenze edipiche fino alle concrezioni fasciste. I gruppi e tll'volutivi non si stabilirebbero più soltanto in base ai mo-
gli individui contengono micro-fascismi sempre pronti a (Ii discendenza arborescente, che vanno dal meno al più
cristallizzare. Sì, la gramigna è anche rizoma. Il buono e il Ifll'I'('l1ziato, ma secondo un rizoma che opera immediata-
cattivo non possono essere che il prodotto di una selezione Ill' nell'eterogeneo saltando da una linea già differenzia-
attiva e temporanea, da riattivare continuamente. li \l1I'altra' . Anche in questo caso, quindi, evoluzione apa-

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rallela del b~?buino e del gatto, dove il primo con ogni evi- successive. Poi si vedrà se, all'interno di questa linea, si sta-
de?za non ~ Il ~odello del secondo né questo la copia del biliscono nuovi cerchi di convergenza con nuovi punti situa-
pnI?o (un dlven~re-babbuino nel gatto non significa neces- ti fuori dai limiti e in altre direzioni. Scrivere, fare rizoma,
sanamente che Il gatto «faccia» il babbuino). Facciamo ri-
accrescere la linea di fuga fino al punto in cui essa copre tut-
zoma con i nostri virus, anzi i nostri virus ci fanno fare rizo-
to il piano di consistenza in una macchina astratta:
ma con altre bestie. Come dice J acob, i trasferimenti di ma-
ter~ale.g~netico tramite virus o altri processi, così come le Innanzitutto va' alla tua prima pianta e là osserva atte~ta­
fusIOn~ dI cell.ule provenienti da elementi differenti, produ- mente come scorre l'acqua a partire da questo punto. ~~ p~og­
cono nsultatI analoghi a quelli degli «amori abominevoli gia ha dovuto trasportare le sementi lontano: Segl!ll ~lga­
cari all'Antichità e al Medioevo»5. Comunicazioni trasversa- gnoli che l'acqua ha scavato, così ~onoscer~l la dlreZll:me
li tra linee differ~nziate scompigliano gli alberi genealogici. dello scorrimento. Cerca allora la pIanta che, m questa dIre-
Cercare sempre il mole colare o perfino la particella submo- zione, si trova più lontano dalla tua. "!:utte q~elle che cresco-
lecolare con la quale si stringe alleanza. Evolviamo e moria- no tra queste due ti appartengon<:>. PlU tard~, quando quest.e
mo per le.nostre !eb~ri polimorfe e rizomatiche, più che per ultime a loro volta produrranno l loro semI, tu, segu.endo 11
l~ malattIe ~redItane o dotate di una loro discendenza. Il corso delle acque a partire da ciascuna di esse, potraI accre-
scere il tuo territorio'.
nzoma è un anti-genealogia.
. La stessa cosa succede per il libro e il mondo: il libro non
La musica ha sempre fatto passare le sue linee di fuga co-
è un'immagine del mondo basata su una credenza radica-
me altrettante «molteplicità di trasformazione», anche ro-
t~. Fa rizoma con il mondo, si dà evoluzione aparallela del vesciando i codici che la strutturano o la arborificano. P~r
lIbro e del mondo, il libro assicura la deterritorializzazio_
ne del mondo, ma il mondo opera una riterritorializzazio_ questo la forma music~le, p~rsino ~elle sue :ottur~ e prolI-
ne del libro, che si deterritorializza a sua volta in se stesso ferazioni, è paragonablle alI erbaccia, a un nzo~a . .
5) e 6) Principio di cartografia e decalcomama: un nzo-
e nel mondo (se ne è capace e può farlo). Il mimetismo è un
ma non è soggetto alla giurisdizione di nessun modello st:ut-
p~ssimo concett?, ~ipe~dente da una logica binaria, per in-
dIcare fenomem dI tutt altra natura. Il coccodrillo non ri- turale o generativo. È estraneo a ogni idea di as~e g~netIco,
così come di struttura profonda. Un asse genetICO e analo-
produce un tronco d'albero più di quanto il camaleonte ri-
produca i colori dell'ambiente. La Pantera Rosa non imita go a un'unità-perno oggettiva sulla qu~e.si <;>rganizzano sta-
niente, non riproduce niente, dipinge il mondo del suo co- di successivi, una struttura profonda e simile a una succes-
lore, rosa su rosa, è il suo divenire-mondo in modo da di- sione di base scomponibile in costituenti immediate, men-
venire impercettibile, asignificante, da ope;are la sua rottu- tre l'unità del prodotto passa in un'altra dimensio.ne, tran-
ra, la sua linea di fuga, da portare fino in fondo la sua evolu- sfonnazionale e soggettiva. In questo modo, non Si esce dal
zione ap~rall~la. Saggezza delle piante: perfino quando so- modello rappresentativo d~ll'~lbero o della rad~ce - a per-
no a radice, c ~ sempre un fuori dove fanno rizoma con qual- no o fascicolata (per esempIO l «albero» chomsk!ano, asso-
che cosa:. CO? Il ~ento, un animale, l'uomo (e anche un aspet- ciato alla successione di base che rappresenta Il processo
to per CUI glI ammali fanno rizoma, e gli uomini, ecc.). «LU- della propria generazione secondo una logica bi~aria). Va-
bnac~ezza com~ un'inuzione trionfale della pianta in noi». riazione sul più antico pensiero. Dell'ass~ gen~tIco o de~la
struttura profonda diciamo che sono pnma di t~tto pr,m-
SegUIre sempre ~l rizoma per rottura, allungare, prolunga-
re, ~ltern~:e la lmea di fuga, farla variare, fino a produrre 'lpi di calco, riproducibili all'infini~o. Tutt~ la logica dell al-
bero è una logica del calco e della nproduzIOne. Tanto nella
la. lmea. plU astratta e tortuosa a n dimensioni , dalle dire- linguistica quanto nella psicoanali~i, ess~ ha I;'er og~etto un
ZIOm s'pezzat~. Coniugare i flussi detenjtorializzati. Segui-
re leYlante: S.l comincerà fissando i limiti di una prima li- inconscio a sua volta rappresentativo, cnstalllZzato m com-
nea m base aI cerchi di convergenza attorno a singolarità piessi codificati, ripartito ~u un asse ~enetico o distribuito
i n una stru ttura sintagmatlca. Tale logica ha per scopo la de-
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GILLES DELEUZE - FÉLIX GUATTARI MILLE PIANI

scrizione di uno stato di fatto, il riequilibrio di relazioni in- speratamente di perseguire un risultato che la psicoanalisi
tersoggettive o l'esplorazione di un inconscio già dato, cela- disconosce nel modo più assoluto)8. Le pulsioni e gli oggetti
to nei recessì oscuri della memoria e del linguaggio. Essa parziali sono non stadi su un asse genetico o posizioni in una
consiste nel ricalcare qualche cosa di precostituito, a partire struttura profonda ma opzioni politiche relative a specifici
da una struttura che surcodifica o da un asse a cui è affida- problemi, entrate e uscite, vicoli ciechi, che il bambino vive
ta una funzione strutturale. L'albero articola e gerarchizza i politicamente, ossia con tutta la forza del suo desiderio.
calchi, i calchi sono come le foglie dell'albero. Tuttavia non si ricadrebbe in un semplice dualismo oppo-
Tutt'altro è il rizoma, carta e non calco. Fare la carta e non nendo le carte ai calchi, come un lato buono e uno cattivo?
il calco. L'orchidea non riproduce il calco della vespa, fa car- Non è specifica di una carta la possibilità di essere ricalcata?
ta con la vespa all'interno di un rizoma. La carta si oppone Non è specifico di un rizoma la possibilità di incrociare ra-
al calco, è interamente rivolta verso una sperimentazione dici, confondendosi talvolta con esse? Una carta non com-
in presa sul reale. La carta non riproduce un inconscio chiu- porta forse fenomeni di ridondanza che rappresentano i
so su se stesso, lo costruisce. Concorre alla connessione dei suoi calchi? Una molteplicità non ha i suoi strati dove si
campi, allo sblocco dei Corpi senza Organi, alla loro massi- radicano unificazioni e totalizzazioni, massificazioni, mec-
ma apertura su un piano di consistenza. Fa a sua volta parte canismi mimetici, prese di potere significanti, attribuzioni
del rizoma. La carta è aperta, è connetti bile in tutte le sue soggettive? Perfino le linee di fuga non tendono forse a ri-

dimensioni, smontabile, reversibile, suscettibile di costanti produrre, grazie alla loro eventuale divergenza, le forma-
rimaneggiamenti. Può essere strappata, rovesciata, può a- zioni che dovrebbero dissolvere o sconvolgere? Ma è vero
dattarsi a montaggi di ogni natura, attivata da un individuo, anche !'inverso, è una questione di metodo: si deve sempre
un gruppo, una formazione sociale. La si può disegnare so- riportare il calco sulla carta. E questa operazione non è per
pra un muro, concepirla come un'opera d'arte, costruirla co- niente simmetrica alla precedente. Perché a rigore di ter-
me azione politica o meditazione. Forse uno dei caratteri mini non è esatto che un calco riproduca la carta. Piuttosto
più importanti del rizoma consiste nel fatto che è sempre a è come una foto, una radiografia che comincia a scegliere
molteplici entrate. La tana in questo senso è un rizoma ani- e isolare ciò che ha intenzione di riprodurre ricorrendo a
male e comporta talvolta una netta distinzione tra la linea mezzi artificiali, a coloranti o ad altri processi di costrizio-
di fuga come COl ridoio di spostamento e gli strati di riserva ne. È sempre !'imitatore che crea il suo modello e l'attira. Il
o di abitazione (per esempio nel caso del topo muschiato). calco ha già tradotto la carta in immagine, ha già trasfor-
Una carta ha molteplici entrate, contrariamente al calco che mato il rizoma in radici e radicelle. Ha organizzato, stabi-
ritorna sempre allo «stesso». Una carta è legata alla perfor- lizzato, neutralizzato le molteplicità seguendo gli assi di
matività, mentre il calco rinvia sempre a una pretesa «com- significanza e soggettivazione che gli sono propri. Ha gene-
petenza». All'opposto della psicoanalisi, della competenza rato, strutturato il rizoma, e il calco non riproduce altro che
psicoanalitica, che ripiega ogni desiderio ed enunciato su se stesso quando crede di riprodurre un' altra cosa. Per que-
un asse genetico o una struttura surcodificante, che stampa sto è così pericoloso. Inietta ridondanze e le propaga. Ciò
all'infinito i calchi monotoni degli stadi su questo asse o dei che il calco riproduce della carta o del rizoma sono solamen-
costituenti in questa struttura, la schizoanalisi rifiuta ogni l'i vicoli ciechi, i blocchi, le virtualità di pemo o i punti di
idea di fatalità ricalcata, non importa quale nome le si dia, strutturazione. Guardate la psicoanalisi e la linguistica:
divina, anagogica, storica, economica, strutturale, eredita- l'una non ha mai eseguito che calchi o foto dell'inconscio,
ria o sintagmatica. (Si può notare come Mélanie Klein non l'altra, calchi o foto del linguaggio, con tutti i tradimenti che
comprenda il problema di cartografia di uno dei suoi bam- dò comporta (non è sorprendente che la psicoanalisi abbia
bini pazienti, il piccolo Richard, e si accontenti di ricorrere I 'gato la sua sorte a quella della linguistica). Si pensi a ciò
a calchi preconfezionati - Edipo, il buono e il cattivo papà, d1C era già accaduto con il piccolo Hans, in puro stile «psi-
la cattiva e la buona mamma - mentre il bambino tenta di- l'oanalisi infantile»: si è continuato A SPEZZARGLI IL RIZOMA, a
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GILLES DELEUZE - FÉLIX GUATIARI MILLE PlANI

MACCHIARGLI LA CARTA, a rimettergliela a posto, a sbarrargli so bambino, per più bambini9 ••• Se la carta o il rizoma han-
ogni via di uscita, fino a fargli desiderare la vergogna e il no per natura entrate molteplici, si dovr~ consi.derar~ il fatt~
senso di colpa, fino a radicare in lui la vergogna e il senso di che ci si può entrare per il cammino del CalChI o la VIa degh
colpa, FOBIA (gli si sbarra il rizoma dell'edificio, poi quello alberi-radice, tenuto conto delle precauzioni necessarie (qui,
della strada, lo si radica alletto dei genitori, lo si arborifica ancora, si rinuncerà a un dualismo manicheo) . Per esem-
perfino nel suo corpo, lo si blocca sul professor Freud). Freud pio, si può essere spesso costretti a vagare in vico~i ciechi, a
prende in considerazione esplicitamente la cartografia del passare per poteri significanti e affezioni soggettIve, ~d ap-
piccolo Hans, ma sempre e soltanto per ripiegarla su una fo- poggiarsi su formazioni edipiche, paranoiche o peggIO an-
to di famiglia. E guardate quel che fa Mélanie Klein con le cora su ten itorialità indurite che rendono possibili altre o-
carte geopolitiche del piccolo Richard: ne estrae delle foto , perazioni transfonnazionali. Può anche darsi che la psicoa-
ne fa dei calchi, mettetevi in posa o seguite l'asse, stadio ge- nalisi si riveli utile, senza dubbio suo malgrado, come pun-
netico o destino strutturale, si romperà il vostro rizoma. Vi to di appoggio. Al contrario, in altri casi, si farà leva diretta-
si lascerà vivere e parlare, a condizione di sbarrarvi ogni via mente su una linea di fuga che permetta di far esplodere gli
d'uscita. Quando un rizoma è otturato, arborificato, è fini- ti, di spezzare le radici e di operare nuove connessioni.
ta, del desiderio non passa più niente, perché è sempre per Esistono, dunque, concatenamenti molto differenti: car-
rizoma che il desiderio si muove e produce. Ogni volta che te-calchi, rizomi-radici, con coefficienti di deterritorializ-
il desiderio segue un albero, si verificano ricadute interne zazione variabili. Esistono strutture ad albero o radice nei
che lo precipitano e lo conducono alla morte, ma il rizoma fizomi, ma inversamente un ramo d'albero o un fittone di
opera sul desiderio per spinte esteriori e produttive. radice possono mettersi a germogliare in rizoma. La loca-
Per questo è cosÌ importante tentare l'altra operazione, lizzazione dipende non da analisi teoriche implicanti gli ~­
inversa ma non simmetrica. Reinnestare i calchi sulla car- niversali, ma da una pragmatica che compone le molteph-
ta, rapportare le radici o gli alberi a un rizoma. Lo studio cità o gli insiemi d'intensità. Nel cuore di un albero, nel ca-
dell'inconscio, nel caso del piccolo Hans, dovrebbe porsi vo di una radice o nell'ascella di un ramo, può formarsi un
nella prospettiva di mostrare come egli tenti di costituire nuovo rizoma. Oppure è in un elemento microscopico del-
un rizoma, con la casa familiare, ma anche con la linea di l'albero-radice, una radicella, che si avvia la produzione del
fuga del palazzo, della strada, ecc.; come queste linee si tro- rizoma. La contabilità, la burocrazia procedono per calco:
vino precluse, con il bambino che viene radicato nella fa- s e possono tuttavia mettersi a germogliare, a lanciare ste-
miglia, fotografato sotto il padre, ricalcato sopra il letto ma- li di rizoma, come in un romanzo di Kafka. Un tratto inten-
terno; poi come l'intervento del professor Freud assicuri Nivo si mette a lavorare per conto proprio, una percezione
una presa di potere del significante nella forma di una sog- lIucinatoria, una sinestesia, una mutazione perversa, un
gettivazione degli affetti; come il bambino non possa più gioco di immagini si distaccano e l'egemonia del significan-
fuggire se non sotto la forma di un divenire-animale assi- tl' 'i trova rimessa in questione. Le semiotiche gestuali, mi-
milato alla vergogna e alla colpa (il divenire-cavallo del pic- miche, ludiche nel bambino riprendono la loro libertà e si
colo Hans, una vera e propria opzione politica). Sulla carta razzano del «calco », cioè della competenza dominante
si devono sempre ricollocare le impasse, e da lì aprirle sulle dl'lla lingua dell'istitutore: un evento microscopico sconvol-
possibili linee di fuga. Lo stesso dovrebbe avvenire per una l'equilibrio del potere locale. Così gli alberi generativi, co-
carta di gruppo: mostrare in quale punto del rizoma si for- Iruiti sul modello sintagmatico di Chomsky, potrebbero a-
'O
mino fenomeni di massificazione, di burocratizzazione, di prir i in ogni senso, fare rizoma a loro volta , Essere rizo-
leadership, di fascistizzazione, ma anche quali linee conti- nl<w(o significa produrre steli e filamenti che sembrano ra-
nuino, magari sotterraneamente, a fare oscuramente rizo- dlri, o meglio ancora si connettono con esse, penetrando nel
ma. Il metodo Deligny: fare la carta dei gesti e dei movimen- tronco, a rischio di servirsene per nuovi usi imprevisti. Sia-
ti di un bambino autistico, combinare più carte per lo stes- mo slaUchi dell' albero. Non dobbiamo più credere agli albe-

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GILLES DELEUZE - FÉLIX GUATTARI MILLE PIANI

ri, alle radici o alle radicelle, ci hanno già creato abbastanza Lalbero o la radice ispirano un'immagine, triste. ,
del pen-
.
problemi. Tutta la cultura arborescente è fondata su di essi, siero che imita il molteplice a partire da un umta supeno-
dalla biologia alla linguistica. Invece, niente è bello, niente re di centro o di segmento. Infatti, se si considera l'insieme
è innamorato, niente è politico, al di fuori degli steli sotter- ra'mi-radici il tronco assume il ruolo di segmento opposto
ranei e delle radici aeree, il selvatico e il rizoma. Amsterdam, per uno dei 'sottoinsiemi per.corsi dal basso in alto:.un tale
città per nulla radicata, città-rizoma con i suoi canali-steli, segmento sarà un «dipolo dI colleg~men~o » , per dI~eren­
dove l'utilitarismo si connette alla più assoluta follia, nel suo za dai «dipoli-unità» che formano I raggI eI?ana~tI da.un
rapporto con una macchina da guerra commerciale. solo centro I 2 • Ma i collegamenti possono eSSI steSSI prohfe-
Il pensiero non è arborescente e il cervello non è una ma- rare come nel sistema a radicelle, non si esc~ mai da~l'U~o­
teria radicata o ramificata. Quelli che a torto vengono chia- Due, e dalle finte molteplicità. Neppure le ngenerazlOm, l~
mati «dendriti» non assicurano una connessione di neuroni riproduzioni, i ritorni, le idre e le med.use ce ne. f~nno USCI-
in un tessuto continuo. La discontinuità delle cellule, il ruolo re. I sistemi arborescenti sono sistemI gerarchICI che com~
degli assoni, il funzionamento delle sinapsi, l'esistenza di portano centri di significanza e di soggettivazi?ne, a~tomi
miero-fessure sinaptiehe, il passaggio di ogni messaggio al centrali come memorie organizzate. I modellI corns~on~
di sopra di queste fessure fanno del cervello una molteplici- denti sono tali che un elemento non vi riceve infonnazI<;>m
tà che irrora nel suo piano di consistenza o nel suo flusso di se non da un'unità superiore, e una destinazione soggettIva
c€llule un sistema probabilistico incerto, uncertain nelVOUS da collegamenti prestabiliti. Lo si vede bene.nelle probl~­
system. Molta gente ha un albero piantato nella testa, ma il matiche legate all'informatica e alle ma.cchme elett~om­
cervello stesso è più erba che albero. «Lassone e il dendrite che , che conservano il più vecchio penSIero . nella mIsura
si awolgono uno attorno all'altro come il convolvolo
, intorno in cui conferiscono il potere a una memona o a u~ org~no
al rovo, con una sinapsi per ogni spina»l l. E come per la me- centrale. In un bell' articolo che denuncia «la fabbnca d II?-
moria ... I neurologi, gli psicofisiologi distinguono una me- magini delle arborescenze. di comando» .(sistemi centr~h o
moria lunga e una memoria corta (dell'ordine di un minu- trutture gerarchiche), PIerre Rosenstlehl e Jean Petltot
to). La differenza non è soltanto quantitativa: la memoria osservano:
corta è del tipo rizomatieo, diagramma, mentre quella lunga
è arborescente e centralizzata (impronta, engramma, calco Ammettere il primato delle strutture gerarchiche significa
o foto). La memoria corta non è per nulla sottomessa a una privilegiare le struttur~ arb~rescenti. [ .. .) La forma arb?re-
legge di continuità o di immediatezza rispetto al suo ogget- scente ammette una spIegaZIOne topologlCa. [ ... ] In un ~I~te­
ma gerarchico, un individuo non ammette ch~ u~ solo ~CI?O
to' essa può essere a distanza, andare o ritornare molto tem- attivo, il suo superiore gerarchico. [ ... ] I ~anall ,~I t~a~mIssIo­
po dopo, ma sempre in condizioni di discontinuità, di rottu- ne sono prestabiliti: l'ar~~rescenza p~ee~l~te aH mdiVlduo ~he
ra e di molteplicità. Ancor più, le due memorie non si distin- vi si integra in uno speCIfico ruolo (slgmficanza e soggettIva-
guono come due modi temporali di percezione della stessa zione).
cosa, non è la stessa cosa, non è lo stesso ricordo, non è nep-
pure la stessa idea che colgono. Splendore di un'Idea corta: I due autori segnalano a questo proposito che, an~he quan-
si scrive con la memoria corta, dunque con idee corte, anche do i crede di giungere a una molteplicità, pu~ darsI che q~e-
se si legge e rilegge con la lunga memoria dei lunghi concet- la molteplicità sia falsa - ciò che noi chiamiamo «del ~IPO
ti. La memoria corta comprende il processo della dimenti- rndicella» - perché la sua presentazione o il suo enunCIato
canza, non si confonde con !'istante, ma con il rizoma col- In apparenza non gerarchico ammette, di fatto, solo una s,o-
lettivo, temporale e nervoso. La memoria lunga (famiglia, IlIzi ne totalmente gerarchica: così il famoso teorema del! a-
razza, società o civiltà) ricalca e traduce, ma ciò che traduce micizia, «se in una società due individui q~alunq~e ~~nno
continua ad agire in essa, a distanza, in contro tempo, in "altamente un amico in comune, allora eSIste.un mdIVl?UO
modo «inattuale», non istantaneamente. Ili o di tutti gli altri » (come dicono Rosenstlehl e Petltot,

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GILLES DELEUZE - FÉLIX GUATTARI MILLE PIANI

chi è l'amico comune? «L'amico universale di questa società co ma anche nella pratica di calcolo e di trattamento, sot-
di coppie, padrone, confessore, medico? Tutte idee che so- tomette !'inconscio a strutture arborescenti, a grafi gerar-
no stranamente lontane dagli assiomi di partenza». L'amico chici, a memorie ricapitolatrici, a organi centrali, fallo, al-
del genere umano? Oppure il filosofo come appare nel pen- bero-fallo. La psicoanalisi non può cambiare metodo sotto
siero classico, anche se è l'unità abortita valida soltanto per questo aspetto: essa fonda il proprio potere dittatoriale su
la propria assenza o la sua soggettività, che dice io non so una concezione dittatoriale dell'inconscio. Il margine di ma-
niente, io non sono niente?). I due parlano a questo propo- novra della psicoanalisi è così molto limitato. C'è sempre
sito di teoremi di dittatura. Tale è proprio il principio degli un generale, un capo, nella psicoanalisi come nel suo og-
alberi-radici o lo sbocco, la soluzione delle radicelle, la strut- getto (generale Freud). Trattando !'inconscio come un siste-
tura del Potere •l3
ma acentrato, cioè come un reticolo macchini co di automi
A questi sistemi centrati Rosenstiehl e Petitot oppongo- finiti (rizoma), la schizoanalisi invece raggiunge un altro
no sistemi acentrati, reticoli di automi compiuti, dove la stato dell'inconscio. Le stesse considerazioni valgono in lin-
comunicazione si effettua da un vicino a un vicino qualun- guistica: Rosenstiehl e Petitot considerano giustamente la
que, dove gli steli o i canali non preesistono, dove gli indivi- possibilità di un'«organizzazione acentrata di una società
dui sono tutti interscambiabili, definendosi solamente per di parole». Per gli enunciati come per i desideri, la questio-
uno stato in un momento dato, di modo che le operazioni ne non è mai quella di ridurre !'inconscio, di interpretarlo,
locali si coordinino e il risultato finale globale si sincroniz- né di farlo significare seguendo un albero. Il problema fon-
zi indipendentemente da un'istanza centrale. Una trasdu- damentale è quello di produrre inconscio e, con esso, nuovi
zione di stati intensivi prende il posto della topologia, e «il nunciati, altri desideri: il rizoma coincide con questa stes-
grafo che regola la circolazione di informazione è in qual- sa roduzione d'inconscio.
che maniera l'opposto del grafo gerarchico [ ... ]. Il grafo non strano come l'albero abbia dominato la realtà dell'Oc-
ha nessuna ragione di essere un albero» (chiamiamo carta cidente e tutto il suo pensiero, dalla botanica alla biologia,
un tale grafo). Problema della macchina da guerra, o del passando per l'anatomia, ma anche la gnoseologia, la teolo-
Firing Squad ('plotone d'esecuzione'): è necessario un gene- gia, l'ontologia, tutta la filosofia ... : il fondamento-radice,
rale perché n individui giungano contemporaneamente a Grund, roots e fondations. L'Occidente ha un rapporto pri-
fare fuoco? La soluzione senza generale viene raggiunta at- vilegiato con la foresta e con il disboscamento. I campi strap-
traverso una molteplicità acentrata che comporta un nu- pati alla foresta sono popolati da graminacee, oggetto di una
mero finito di stati e segnali di velocità corrispondente, dal 'oltura di lignaggio basata sulla specie di tipo arborescen-
punto di vista di un rizoma di guerra o di una logica della te, L'allevamento a sua volta, fondato sul maggese, selezio-
guerriglia, senza calco, senza riferimento a un ordine cen- na discendenze che formano un'arborescenza animale. L'O-
trale. Si dimostra persino che una tale molteplicità, conca- riente presenta un'altra figura: il rapporto con la steppa e il
tenamento o società macchinica rifiuta come «intruso aso- lardino (in altri casi, il deserto e l'oasi) piuttosto che con
ciale» ogni automa centralizzatore, unificatore l4 • N, quin- foresta e il campo, una coltura di tuberi che procede per
di, è proprio sempre n-l. Rosenstiehl e Petitot insistono Irummentazione dell'individuo, una messa in disparte, una
sul fatto che l'opposizione centro-acentrato si riferisca me- ml~ a tra parentesi dell'allevamento confinato negli spazi
no alle cose designate che ai metodi di calcolo che applica hiusi o respinto nella steppa dei nomadi. Occidente, agri-
alle cose. Degli alberi possono corrispondere al rizoma o in- ,,\tura di una stirpe scelta con molti individui variabili.
versamente germogliare in rizoma. Ed è generalmente ve- riente, orticoltura di un piccolo numero di individui che
ro che una stessa cosa ammette i due metodi di calcolo o i tlnvia a una grande gamma di «clonÌ». Non vi è forse in 0-
due tipi di regolazione, ma non senza cambiare di stato in il'nte, e precisamente in Oceania, una specie di modello
un caso e nell' altro. Per esempio, chiamiamo in causa anco- t I1',0 m atico che si oppone da ogni punto di vista al modello
ra la psicoanalisi che, non soltanto dal punto di vista teori- )l'l'identale dell'albero? Haudricourt vi vede perfino una

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GILLES DELEUZE - f'EUX GUATIARI MILLE PIANI

ragione dell'opposizione tra le morali o le filosofie della tra- ~ : all'E~st si svolge la ricerca arborescente e il ritorno al Vec-
scendenza care all'Occidente, e quelle dell'immanenza in d lio Mondo, mentre l'Ovest è rizomatico, con i suoi india-
Oriente: il Dio che semina e falcia, in opposizione al Dio che Ili senza ascendenza, il suo limite sempre in fuga, le sue fron-
inietta e dissotterra (l'iniettare contro il seminare) 15 . Tra- I!l're in movimento costantemente ridislocate. La «carta»
scendenza, malattia propriamente europea. E non è la stes- rnericana è all'Ovest, dove anche gli alberi fanno rizoma.
sa musica, per la terra non è la stessa musica. E non è per I:Ameriica ha invertito le direzioni: ha messo il suo Oriente

I niente la stessa sessualità: le graminacee, anche quelle che Il'Ovest, come se la Terra fosse divenuta rotonda proprio in
I
• riuniscono i due sessi, sottomettono la sessualità al model- mcrica: il suo Ovest è la frangia stessa dell'Est ' 7. (Non è l'In-
lo della riproduzione. Il rizoma al contrario è una libera- dia, come credeva Haudricourt, che svolge il ruolo di inter-
zione della sessualità rispetto non solamente alla riprodu- nll'diariio tra l'Occidente e l'Oriente, è l'America che costitui-
zione, ma anche alla genitalità. Da noi, l'albero si è pianta- il perno e il meccanismo d'inversione). Patti Smith can-
to nei corpi, ha indurito e stratificato anche i sessi. Abbia- t la bibbia del dentista americano: non cercate la radice,
mo perduto il rizoma o l'erba. Henry Miller: il canale ...
Non esistono forse anche due burocrazie, perfino tre (o
La Cina è la cattiva erba nell'aiuola di cavoli dell'Umanità. di più)? La burocrazia occidentale: la sua origine
[ ... ] L'erbaccia è la Nemesi degli sforzi umani. Tra tutte le esi- raria" catastale, le radici e i campi, gli alberi e il loro ruo-
• stenze immaginarie che prestiamo alle piante, alle bestie e
alle stelle, forse è l'erbaccia che conduce la vita più saggia. È lo d i frontiere, il grande censimento di Guglielmo il Con-
vero che l'erba non prod)lce fiori, portaerei o Discorsi della u istatore, la feudalità, la politica dei Re di Francia, conso-
montagna [ ... ]. Ma in fin dei conti è sempre l'erba ad avere lidare lo Stato sulla proprietà, spartirsi le terre con la guer-
l'ultima parola. In fin dei conti tutto ritorna alla condizione l, i processi e i matrimoni. I Re di Francia scelgono il giglio
della Cina. È quel che gli storici chiamano comunemente «le In quanto si tratta di una pianta a radici profonde, avvin-
tenebre del Medioevo ». Non c'è altra uscita che l'erba. [ ... ] hiata alle scarpate. Avviene la stessa cosa in Oriente? Cer-
L'erba esiste soltanto tra i grandi spazi non coltivati. Colma i
vuoti. Cresce nel mezzo e fra le altre cose. TI fiore è bello, il ca- to, sarebbe troppo facile presentare un Oriente di rizoma e
volo è utile, il papavero rende folli. Ma l'erba è straripamen- Immanenza, tuttavia non si può ignorare che lo Stato non
to, è una lezione di morale'6. vi agisce secondo uno schema di arborescenza corrispon-
dl'lHe a classi prestabilite, arborificate e radicate. All'opera
Di quale Cina parla Miller, dell'antica, dell'attuale, di un'im- inratti una burocrazia di canali, per esempio il famoso
maginaria, oppure di un'altra ancora che farebbe parte di o lere idraulico «a proprietà debole», dove lo Stato genera
una carta in movimento? lussi che canalizzano e sono canalizzate (in proposito si
Un discorso a parte andrebbe fatto per l'America, che "lIlsideri ciò che non è mai stato confutato nelle teorie di
naturalmente non è esente dalla dominazione degli alberi Wi lt[ogel). Il despota vi agisce come fiume, e non come una
e dalla ricerca delle radici. Lo si vede perfino nella lettera- lrgente che sarebbe ancora un punto, punto-albero o ra-
tura, nella ricerca di un'identità nazionale e anche di un'a- 11c" sposa le acque più di quanto non si sieda sotto l'albe-
scendenza o genealogia europea (Kerouac riparte alla ricer- m, l'albero di Buddha diviene esso stesso rizoma, il fiume
ca dei suoi antenati). Resta il fatto che tutto quello che è ac- di Mao e l'albero di Luigi. Anche in questo caso l'America
caduto d'importante, tutto quello che accade d'importante non ha forse svolto un ruolo di intermediaria? Perché essa
procede per rizoma americano: beatnik, underground, sot- is e sia per sterminio, liquidazioni interne (non soltanto
terranei, bande e gang, spinte laterali successive e in con- I indiani, ma anche i coloni, ecc.), sia per spinte successi-
nessione immediata con un fuori. Differenza del libro ame- Vl' • terne di migrazioni. Il flusso del capitale vi produce un
ricano dal libro europeo, anche quando l'americano si mette Immenso canale, una quantificazione di potere, conquan-
alla ricerca degli alberi. Differenza nella concezione del li- III immediati in cui ciascuno beneficia a suo modo del pas-
bro, Foglie d'erba. E le direzioni, in America non sono le stes- Il rgio del flusso-denaro (da cui il mito-realtà del povero che

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diventa miliardario per ritornare povero): tutto si riunisce mico, ma il nemico assolutamente necessario, il mobile che
così
. nell'America, di volta in volta albero e canale , radice c non cessiamo mai di spostare.
nzon: a . ~on esi~te ~apitalismo universale e in sé, il capitali- Riassumiamo i caratteri principali di un rizoma: a diffe-
smo e all mcroclO dI tutte le specie di formazioni, è sempre renza degli alberi o delle loro radici, il rizoma connette un
p~r n,atu~a neo-capitalismo, inventa per il peggio, la sua fac- punto qualunque con un altro punto qualunque e ognuno
CIa d Onente e la sua faccia d'Occidente, e il rimaneggia- dei suoi tratti non rinvia necessariamente a tratti della stes-
mento di entrambe. sa natura, mette in gioco regimi di segni molto differenti e
Tutte queste distribuzioni geografiche ci conducono su anche stati di non-segni. Il rizoma non si lascia riportare
una cat.ti~a strada. In un vicolo cieco, tanto meglio. Se si né all'Uno né al molteplice. Non è l'Uno che diventa due,
tratta dI dImostrare che i rizomi manifestano anche un lo- né che diventerebbe direttamente tre, quattro o cinque,
ro dispotismo, una loro gerarchia, magari ancora più duri , ecc. Non è un multiplo che deriva dall'Uno, né a cui l'Uno
molto bene, perché non si intende avanzare nessun duali - si aggiungerebbe (n + 1). Non è fatto di unità, ma di dimen-
smo, non vi. è dualismo assiologico di buono e cattivo, e nem- sioni o piuttosto di direzioni in movimento. Non ha inizio
meno meltmg-pot o sintesi americana. Nei rizomi si trova- né fine, ma sempre un centro, dal quale cresce e deborda.
no n.odi ?i arborescenza, e nelle radici spinte rizomatiche. Costituisce molteplicità lineari a n dimensioni senza sog-
AnzI, eSIstono formazioni dispotiche, di immanenza e di getto né oggetto, estendibili su un piano di consistenza e da
cànalizzazione proprie dei rizomi, e deformazioni anar- cui l'Uno è sempre sottratto (n -l). Una tale molteplicità
chi~he nel sistema trascendente degli alberi, radici aeree e non varia le sue dimensioni senza cambiare natura in se
stelI sotterranei. Ciò che conta è che l'albero-radice e il ri- stessa e metamorfizzarsi. All' opposto di una struttura che si
zoma-canale non si oppongano come due modelli: l'uno a- definisce per un insieme di punti e posizioni, di rapporti bi-
gisce come modello e come calco trascendente, anche se ge- nari tra i punti e di relazioni biunivoche tra le posizioni, il
?era le proprie linee di fughe, l'altro opera come processo rizoma è costituito soltanto da linee: linee di segmentarietà,
Immanente che rovescia il modello e abbozza una carta an- di stratificazione, come dimensioni, ma anche linee di fu-
che se costituisce le sue gerarchie e suscita un canal~ di- ga o di deterritorializzazione come dimensione massima-
sI;Jotico. Non si tratta di questo o quel luogo sulla Terra, né le, a partire dalla quale, nel seguirle, la molteplicità entra in
dI un momento nella Storia, ancora meno di questa o quel- metamorfosi cambiando natura. Non si confonderanno ta-
la categoria dello spirito. Si tratta del modello che continua li linee, o lineamenti, con le discendenze di tipo arborescen-
a erigersi e sprofondare e del processo che non cessa mai di te, che sono soltanto collegamenti localizzabili tra punti e
protrarsi, rompersi e ripartire. Non un altro o nuovo duali- posizioni. All'opposto dell' albero, il rizoma non è oggetto di
smo. Problema della scrittura: sono assolutamente neces- riproduzione: né riproduzione esterna come l'albero-im-
sarie espressioni anesatte per designare qualche cosa esat- magine, né riproduzione interna come la struttura-albero. li
tame~te. E non perché sia necessario usare questo meto- rizoma è un' anti -genealogia. È una memoria corta o un' an-
d? e ~sulterebbe possibile procedere solo per approssima- ti-memoria. li rizoma procede per variazione, espansione,
ZlOm: anesattezza non significa affatto approssimazione, conquista, cattura, iniezione. Al contrario del grafismo, del
n: a al con~rario si riferisce al passaggio esatto di quello che disegno o della fotografia, al contrario dei calchi, il rizoma
SI fa. Non mvochiamo un dualismo se non per rifiutarne un si riferisce a una carta che deve essere prodotta, costruita,
altro. C:i serviamo di un dualismo di modelli solamente per sempre smontabile, connettibile, rovesciabile, modificabi-
pervemre a un processo che rifiuti ogni modello. Ogni vol- I " con molteplici entrate e uscite, con le sue linee di fuga.
ta occorrono correttori cerebrali per dissolvere i dualismi , ono i calchi che devono essere riportati sulle carte e non vi-
che.non abbiamo voluto fare, attraverso i quali passiamo. e 'versa. Contro i sistemi centrati (anche policentrati), a co-
Arrivare alla formula magica che cerchiamo tutti: PLURALI- municazione gerarchica e collegamenti prestabiliti, il rizo-
SMO = MONISMO, passando per tutti i dualismi che sono il ne- ma è un sistema acentrato non gerarchico e non significan-
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GILLES DELEUZE - FÉLIX G UATTARI MILLE PIANI

P~rché ~ così ?if?cile? Per il fatto che si tratta già di una que- catenano soltanto. Come riuscirà a trovare il libro un fuori
stlO-?e dI semlOtlca percettiva. Non è facile percepire le cose sufficiente con il quale possa concatenarsi nell'eterogeneo,
per Il mezzo, e non dall'alto in basso, da sinistra a destra o piuttosto che un mondo da ripro~~rr.e? Culturale, il libro ~
mversamente. Provate e vedrete che tutto cambia. Non è fa- necessariamente un calco: calco gIa dI se stesso, calco del h-
cile vedere l'erba nelle cose e nelle parole (alla stessa manie- bro precedente dello st~sso a~tore, c~lco .di al.tri libri qual~
ra Nietzsche diceva che un aforisma doveva essere «rumi- ne siano le differenze, ncalco mtermmablle dI concettI e dI
nato» e che un piano non è mai separa bile dalle vacche che parole già fatte, ricalco del mondo presente, passato o fu-
lo popolano, e che sono anche le nuvole del cielo). turo. Ma il libro anticulturale può ancora essere attraversa-
Si scrive la Storia, ma lo si è sempre fatto dal punto di vi- to da una cultura troppo pesante: oppure ne farà un uso at-
sta dei sedentari, e in nome di un apparato unitario di Stato, tivo di dimenticanza e non di memoria, di sottosviluppo e
pres~pposto.co~e almeno possibile anche quando si parla- non di progresso da sviluppare, di nomadismo e non di se-
va dI nomadI. ClO che manca è la nomadologia il contrario dentarietà di carta e non di calco. RrZOMATICA = POP/ANALISI,
della Storia. Eppure, anche in questo campo, 'sono rare le anche se ii popolo ha altro da fare che legge~e, a.n~~e, se i
operazioni riuscite, per esempio La crociata dei bambini il blocchi di cultura accademica o di pseudo-sClentlficlta re-
libro di Marcel Schwob che moltiplica i racconti come ta~ti stano troppo asfissianti,o pesanti. Perché la scienza sarebbe
piani dalle dimensioni variabili. li libro di Andrzejewski, Le completamente folle, se la si lasciasse fare, gua~d~te la ma-
perte del Paradiso, fatto di una sola frase ininterrotta flusso tematica, non è una scienza, ma un gergo prodlglOso e no-
d~ ~am?ini, flusso di marcia con scalpitio, distensio~e, pre- madico. Anche e soprattutto nel campo teorico, una qual-
clpltazlOne, flusso semiotieo di tutte le confessioni dei bam- siasi impalcatura precaria e pragmatica vale più del rical~o
bini che parlano al vecchio monaco posto alla testa del cor- dei concetti, con i loro tagli e i loro progressi che n<;m can:bl~­
teo, fl~sso di desi~erio e sessualità, ognuno partito per amo- no niente. La rottura impercepibile piuttosto che Il taglIo SI-
re e plU o meno dIrettamente guidato dal nero desiderio po- gnificante. I nomadi hanno inventato una macchin~ da guer-
stumo e pederasta del conte di Vendòme, con cerchi di con- ra contro l'apparato di Stato. La Storia non ha mal compre-
vergenza -l'importante non è che i flussi facciano «Uno o so il nomadismo, il libro non ha mai compreso il fuori. Nel
molteplice», non siamo più a questo punto: c'è un concatena- corso di una lunga Storia, lo Stato è servito come modello del
mento collettivo d'enunciazione, un concatenamento mac- Libro e del pensiero: illogos, il filosofo-Re, la .trascen?e~z~
c~~co di d~siderio, l'uno nell'altro, e innestati sopra un pro- dell'Idea, !'interiorità del concetto, la repubblIca deglI spm-
dlglOSO fuon c~e ~a mol~eplicità in ogni maniera. E poi, più ti il tribunale della ragione, i funzionari del pensiero, l'uo-
r~centeme.nte, Il ~lbro d Armand Farrachi sulla quarta cro- ~o legislatore e soggetto. Pretesa dello Stato di es~ere Fim-
cIata, La dzslocazwne, dove le frasi si divaricano e disperdo- magine interiorizzata di un ordine del mondo, e dI radICar~
no, oppure si urtano e coesistono, e le lettere, la tipografia si l'uomo. Ma il rapporto di una macchina da guerra con Il
mette a danzare, via via che la crociata delira 21 • Ecco alcuni fuori non è un altro «modello», è un concatenamento che
modelli di ~crittura nomade e rizomatica, la scrittura sposa fa diventare il pensiero stesso nomade, il libro un pezzo per
una J?acchma da guerra e delle linee di fuga, abbandona gli tutte le macchine mobili, uno stelo per un rizoma (Kleist e
stratI, le segmentarietà, la sedentarietà, l'apparato di Stato. Kafka contro Goethe).
Ma perché occorre ancora un modello? Il libro non resta Scrivere in n, n-l, scrivere slogan: fate rizoma e non ra-
forse un'«immagine» delle crociate? Non c'è ancora un'u- dice, non piantate mai! Non seminate, i.n~e~tate! No~ siate
nità custodita, come unità rotatoria nel caso di Schwob co- né uno né molteplice, siate delle molteplIClta! Fate la ]mea e
22
me unità abortita nel caso di Farrachi, come unità del éon- mai il punto! La velocità trasfonna il punto in linea ! Siate
te funereo nel caso più bello de Le porte del Paradiso? Oc- rapidi, anche stando sul posto! Ligne de chance, l~gne ~e han-
corre un nomadismo più profondo di quello delle crociate che 13 , linea di fuga. Non suscitate un general~ ID ~Ol! Non
quello dei veri nomadi, oppure il nomadismo di coloro ch~ delle idee giuste, giusto un'idea (Godard). AbbIate Idee cor-
neppure si muovono e non imitano più niente? Essi con- I . Fate carte, non foto o disegni. Siate la Pantera Rosa, e che

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i vostri amori siano come la vespa e l'orchidea, il gatto e il 2. E. JUnger, Approches drogues et ivresse, Table ronde, Parigi,
I Y74, p. 304, par. 218 [trad. it. Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza,
babbuino. Si dice del vecchio uomo-fiume:
(,lInnda, Parma, 2006].
. R. Chauvin, Entretiens sur la sexualité, Plon, Parigi, 1969, p.
Re don 't plant tatos
Don 't plant cotton 205.
4. Sui lavori di R.E. Benveniste e G.J. Todaro, cfr. Y. Christen,
Them that plants them is soon forgotten lA' rale des virus dans l'évolution, «La Recherche», n. 54, marzo
24
But old man river he just keeps rolling along • \1J75: <<1 virus possono, dopo integrazione-estrazione in una cellu-
III, prelevare, in seguito a errore di scissione, frammenti di DNA del
Un rizoma non comincia e non finisce, è sempre nel mez- loro ospite e trasmetterli a nuove cellule: si tratta d'altronde della
zo, tra le cose, inter-essere, intermezzo. Lalbero è filiazione hllse di quella che si chiama ingegneria genetica. Ne risulta che in-
ma il rizoma è alleanza, unicamente alleanza. Lalbero im~ lormazioni genetiche proprie di un organismo potrebbero essere
pone il verbo «essere», ma il rizoma ha per tessuto la con- trl.ls(erite a un altro organismo grazie ai virus. Se si ha interesse
giunzione «e ... e ... e ... ». In questa congiunzione c'è abba- pt'r le situazioni estreme, si può addirittura immaginare che que-
lo trasferimento d'informazione potrebbe effettuarsi da una spe-
stanza forza per scuotere e sradicare il verbo essere. Dove
il' più evoluta verso una specie meno evoluta o generatrice della
andate? Da dove partite? Dove volete arrivare? Sono do- Questo meccanismo andrebbe dunque in senso con-
mande davvero inutili. Fare tabula rasa, partire o ripartire a quello che l'evoluzione utilizza in una maniera classica. Se
?a z~ro, cercare un inizio o un fondamento, tutto questo trasferimenti di informazioni avessero avuto una grande
ImplIca una falsa concezione del viaggio e del movimento portanza, si sarebbe addirittura portati in certi casi a sostituire
(metodica, pedagogica, iniziatica, simbolica ... ). Ma Kleist, 'O li schemi reticolari (con comunicazioni tra branche che seguono
Lenz o Biichner hanno un'altra maniera di viaggiare come /,.Ioro differenziazioni) gli schemi in forma di cespuglio o albero che
di muoversi, partire nel mezzo, per il mezzo, entrare e usci- ,,.,vono oggi per rappresentare l'evoluzione» (p. 271).
re, non cominciare né finire 25 • Ancora di più, è la letteratu- 5. F. Jacob, La logique du vivant, Gallimard, Parigi, 1976, pp.
ra americana, e già quella inglese, che hanno manifestato :\ 12 e 333 [trad. it. La logica del vivente, Einaudi, Torino, 1971].
questo senso rizomatico, hanno saputo muoversi tra le co- 6. C. Castaneda, L'herbe du diable et la petite fumée, Ed. du So-
se: i~sta.urare una logica dell' «E», rovesciare l' ontologia, de- I il Noir, Parigi, 1972, p. 160 [trad. it. A scuola dallo stregone. Una
stItUIre Il fondamento, annullare inizio e fine. Hanno sapu- viII Yaqui alla conoscenza, Astrolabio, Roma, 1970].
7. P. Boulez, Parvolonté et par hasard, Ed. du Seui!, Parigi, 1975,
to fare una pragmatica. Perché il mezzo non è affatto una . 14 [trad. it. Per volontà e per caso. Conversazioni con Celestin De-
media, al contrario è il luogo dove le cose prendono veloci- Il g', Einaudi, Torino, 1977]: «Voi la piantate in un certo terrel!0,
tà. Tra le cose non designa una relazione localizzabile che ,di colpo, essa si mette a proliferare come l'erbaccia». E passlm,
va da una cosa a un'altra e viceversa, ma una direzione per- lilla proliferazione musicale, p. 89: «Una musica che galleggia,
pendicolare, un movimento trasversale che le trascina, l'u- LI. IVC la scrittura stessa pone lo strumentista in un'impossibilità di
na e l'altra, ruscello senza inizio né fine che erode le due ri- Illantenere una coincidenza con un tempo pulsato».
ve e prende velocità nel mezzo. 8. Cfr. M. Klein, Psychanalyse d'un enfant, Tchou, Parigi, 1973
tInld. it. L'analisi di un bambino, Bollati Boringhieri, Torino, 1984]:
Il 111010 delle carte di guerra nelle attività di Richard.
Note 9. F. Deligny, Voix et voir. Cahiers de l'immuable, «Recherches»,
prile 1975.
1. Cfr. ~. ~almberg, Les nouvelles tendances de la linguistique, IO. Cfr. D. Wunderlich, Pragmatique, situation d'énonciation et
P.U.F., ParI?), ~ 97~, p. 97 e sgg. (l'esempio del dialetto castigliano). /Jcoixi , «Langages», n. 26, giugno 1972, pp. 50 e sgg.: i tentativi di
Seguendo l cnten della traduzione del primo volume di Capitali- Ma Cawley, di Sadock e di Wunderlich per introdurre le «proprie-
smo e schizofrenia, L'anti-Edipo (Einaudi, Torino, 1975, a cura di A. 1 pragmatiche» negli alberi chomskiani.
Fontana), si preferisce tradurre direttamente dai testi in versione Il . S. Rose, Le cerveau conscient, Ed. du Seui!, Parigi, 1975, p. 97
francese che usano gli autori, ndt. , suDa memoria, pp. 250 e sgg.

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GILLES DELEUZE - FÉLIX GUATTARI MILLE PIANI

12. Cfr. J. Pacotte, Le réseau arborescent, schème primordial de sono cereali «tardivamente adottati da coltivatori di tuberi» e trat-
la pensée, Hermann, Parigi, 1936. Questo libro analizza e sviluppa tati in maniera corrispondente. È probabile che il riso «apparve
diversi schemi della forma d'arborescenza, che non è presentata come un'erbaccia dei fossati di scolo».
come un semplice formalismo, ma come <<il fondamento reale del 16. H. Miller, Hamlet, Corréa, Parigi, 1956, pp. 48-49.
pensiero formale». Spinge fino al limite il pensiero classico. Rac- 17. Cfr. L. Fiedler, Le retour du Peau-rouge, Ed. du Seui!, Parigi,
coglie tutte le forme dell'« Uno-Due», teoria del dipolo. L'insieme 1971 [trad. il. Il ritorno del pellerossa. Mito e letteratura in America,
tronco-radici-rami dà luogo allo schema seguente: Rizzoli, Milano, 1972]. Si trova in questo libro una bella analisi del-
la geografia, del suo ruolo mitologico e letter~o in ~erica, e d~l­
l'inversione delle direzioni. A Est, la ricerca dI un codIce propna-
mente americano, e anche di una ricodificazione con l'Europa
- --+t-·- - - - > . ) (Henry James, Eliot, Pound, ecc.). La surcodificazione schiavista
al Sud, con la propria rovina e quella delle piantagioni nella Guer-
ti ra di Secessione (Faulkner, Caldwell). La decodificazione capitali-
stica che viene dal Nord (Dos Passos, Dreiser). Il ruolo dell'Ovest
Più recentemente, Michel Serres analizza le varietà e sequenze come linea di fuga, dove si coniugano i! viaggio, l'allucinazione, la
d'alberi nei campi scientifici più differenti: come l'albero si forma folla, l'indiano, la sperimentazione percettiva e mentale, la moven-
a partire da un «reticolo» (La traduction, Ed. de Minuit, Parigi, 1974, za delle frontiere, il rizoma (Ken Kesey e la sua «macchina da neb-
pp, 27 e sgg.; Feux et signaux de brume, Grasset, Parigi, 1975, pp. bia», la generazione beatnik, ecc.) .. Ogni grande .aut?r~, americano
35 e sgg.). fa una cartografia, anche col suo stile. Al contrano dI CIO che. succ~­
13. P. Rosenstiehl e J. Petito~, Automate asocial et systèmes acen- de da noi, prepara una carta che connette direttamente con I moVI-
trés, «Communications», n. 22, 1974. Sul teorema dell'amicizia, menti sociali reali che attraversano l'America. Per esempio la loca-
cfr. H.S. Wilf, The Friendship Theorem in Combinatorial Mathema- lizzazione delle direzioni geografiche in tutta l'opera di Fitzgerald.
tics, Welsh Academic Press; e, su un teorema dello stesso tipo, det- 18. G. Bateson, Vers une écologie de l'esprit, Ed. du Seui!, Parigi,
to «d'indecisione collettiva», cfr. K.J. Arrow, Choix collectif et pré- 1977, I, pp. 125-126 [trad. it. Verso un'ecologia~~lla r:z ente , AdelI;>hi,
férences individuelles, Calmann-Lévy, Parigi, 1974. Milano 1972]. Si noterà che la parola plateau e ImpIegata claSSIca-
14. Ibidem. Il carattere principale del sistema acentrato consi- mente ~ello studio dei bulbi, tuberi e rizomi: cfr. H. Baillon, Diction-
ste nel fatto che le iniziative locali sono coordinate indipendente- naire de botanique, Hachette, Parigi, 1876-92, voce «Bulbe».. .
mente da un'istanza centrale, poiché il calcolo si effettua nell'in- 19. Cfr. J. de la Casinière, Absolument nécessaIre, Ed. de MmUlt,
sieme del reticolo (molteplicità). «Perché il solo luogo dove può Parigi, 1973: un libro veramente nomade. Nella stessa direzione,
essere costituito uno schedario delle persone è presso le persone cfr. le ricerche del Montfaucon Research Center.
stesse, le sole capaci di fornire la loro descrizione e di tenerla ag- 20. F. Kafka, Journal, Grasset, Parigi, 1945, p. 4 [trad. it. Confes-
giornata: la società è il solo schedario possibile delle persone. Una sioni e diari, Mondadori, Milano, 1976].
società acentrata naturale respinge come intruso asociale l'auto- 21. M. Schwob, La croisade des enfants, Mercure de France, Pa-
I ma centralizzatore» (p. 62). Sul «teorema del Firing Squad», pp. rigi, 1896 [trad. it. La crociata dei bambini. Il mare e il ~ramon.to, SE,
51-57. Succede anche che dei generali, nel loro sogno di appro- Milano, 2004]; J. Andrzejewski, Les portes du Paradls, Galhmard,
priarsi delle tecniche formali di guerriglia, facciano appello a mol- Parigi, 1959 [trad. it. Le porte del Paradiso, Sellerio, Palermo, 1988];
teplicità «di modelli sincroni», «a base di cellule leggere, numerose A. Farrachi, La dislocation, Stock, Parigi, 1974 [trad. it. La disloca-
ma indipendenti», che comportano teoricamente solo un minimo zione. Il Graal polverizzato, Fandango, Roma, 2003]. A proposito
di potere centrale e di «ricambio gerarchico»: così G. Brossollet, del libro di Schwob, P. Alphandéry, in La chrétienté ell'idée de croi-
Essai sur la non-bataille, Belin, Parigi, 1975. wlde, Albin Miche!, Parigi, 1954, II, p. 116 [trad. it. La cristianità e
15. Sull'agricoltura occidentale delle graminacee e l'orticoltura l'idea di crociata, Il Mulino, Bologna, 1974], diceva che la letteratu-
orientale dei tuberi, sull'opposizione seminare-scavare, sulle dif- ra, in certi casi, poteva rinnovare la Storia e imporgli «delle vere
ferenze in rapporto all'allevamento animale, cfr. A. G. Haudricourt, ti irezioni di ricerche».
Domestication des animaux, culture des plantes et traitement d'au- 22. Cfr. P. Virilio, Véhiculaire, in Nomades et vagabonds, 10-18,
trui, «L'Homme», 1962, e L'origine des clones et des clans, «L'Hom- Parigi, 1975, p. 43: sul sorgere della linearità e lo sconvolgimento
me», gennaio 1964. Il mais e il riso non costituiscono obiezioni: della percezione per effetto della velocità.

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una me~l~nca». . Il nt?mello di una canzone intonata da Bel- 1914


ci
mon o e .na nel film Pzerrot le fou di Jean-Luc Godard ndt Uno solo o molti lupi?
24. «~on pIar:ta patate / non pianta cotone / quelli che l; pia~ta­
no s<;>no ImmedIatamente dimenticati / ma il vecchio uomo-fiume
contmua sempre a scoIrere », ndt.
~5: Cfr·dJ·c. Ba~ly, La légende dispersée, 10-18, Parigi, 1976· 1a de-
scnZlOne el mOVImento nel Romanticismo tedesco , pp . 18·e sgg.

Quel giorno l'Uomo dei lupi scese dal divano particolar-


m en te stanco. Sapeva che Freud aveva un particolare ta-
• lento nel rasentare la verità e passare di lato, per poi colma-
re il vuoto tramite associazioni. Sapeva che Freud ignora-
• va tutto dei lupi, come degli ani del resto. Freud comprende-
va soltanto quel che è un cane, e la coda di un cane. Questo
non era sufficiente, non sarebbe stato sufficiente. L'Uomo
dei lupi sapeva che Freud l'avrebbe dichiarato ben presto
guarito, ma non era vero, e quindi avrebbe continuato ad
C sere analizzato per l'eternità da Ruth, Lacan e Leclaire. In-
somma, sapeva che stava acquistando un vero nome pro-
prio, l'Uomo dei lupi, molto più proprio del suo, poiché ac-
cedeva alla più alta singolarità nell'apprensione istantanea
di una molteplicità generica - i lupi - ma che questo nuovo,
questo vero nome proprio sarebbe stato sfigurato, scritto
male, ritrascritto in patronimico.
Freud, da parte sua, si apprestava a scrivere delle pagine
slraordinarie. Pagine assolutamente pratiche, nell'articolo
dcl1915 sull'inconscio, concernente la differenza tra nevro-
si e psicosi. Freud dice che un isterico o un ossessivo sono
p 'rsone capaci di comparare globalmente un calzino a una
vugina, una cicatrice alla castrazione, ecc. Probabilmente,
1\ -Ilo stesso tempo, essi percepiscono l'oggetto come globale
( 'ome perduto. Ma cogliere eroticamente la pelle in quanto
nl lleplicità di pori, di piccoli punti, di piccole cicatrici o di
piccoli buchi, cogliere eroticamente il calzino in quanto mol-
kplicità di maglie, ecco ciò che non verrebbe mai in mente
III nevrotico, mentre lo psicotico ne è capace:

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