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Pape Satn, pape Satn aleppe

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"Pape Satn, pape Satn aleppe" un verso scritto da Dante
Alighieri a inizio del Canto VII dell'Inferno.
Il verso pronunciato da Pluto, che Dante pone come guardiano
del Quarto Cerchio, e recita:
Pape Satn, pape Satn aleppe!,
cominci Pluto con la voce chioccia;
e quel savio gentil, che tutto seppe,
disse per confortarmi: Non ti noccia
la tua paura; ch, poder ch'elli abbia,
non ci torr lo scender questa roccia.

Il verso, composto di sole tre parole, celebre per il suo scandito ritmo di metrica, che gli d il tono di
un'invocazione a Satana (l'unica parola riconoscibile). Secondo alcuni critici si tratta di un'espressione
inventata, ma secondo altri ha elementi etimologicamente riconoscibili.
Dalle scarne informazioni di Dante sappiamo che:
1.
2.
3.
4.

Virgilio lo capisce (quel savio gentil, che tutto seppe);


Che solo l'inizio di qualcos'altro (cominci Pluto...);
Che un'espressione di rabbia ("Taci, maledetto lupo! / consuma dentro te con la tua rabbia.");
Che ha un effetto di minaccia verso Dante ("Non ti noccia / la tua paura; ch, poder ch'elli abbia / non ci
torr lo scender questa roccia").

La parola Satn ripetuta ben due volte e la parola Pape che assomiglia ad un imperativo latino (sebbene non
esista alcun verbo riconducibile) fa pensare a una preghiera o a un'invocazione del maligno contro gli
intrusi (tanto che Virgilio ripete, leggermente variata, l'espressione "vuolsi cos col..." ).
Dante probabilmente intendeva dare un senso, seppure oscuro, alle parole demoniache mettendo almeno
qualcosa di riconoscibile (Satn), ma lasciando quell'indeterminatezza minacciosa, dove chiunque potesse
immaginarvi il significato che pi lo spaventasse.

Possibili spiegazioni [modifica]


Pape (o pap) potrebbe essere una resa del termine latino papae, greco papa, un'interiezione di
stupore o di stizza, attestata negli autori antichi (come il nostro Accidenti!).
Aleppe potrebbe derivare da alef, la "A" dell'alfabeto ebraico (gi alep in quello fenicio, che divenne
alfa in quello greco). La deformazione fonetica di alef in aleppe sarebbe analoga a quella del nome
Yosef in Giuseppe. In ebraico alef significherebbe anche "numero uno", ovvero "il principio che
contiene il tutto" e ci corrisponderebbe a un attributo della maest di Dio. Nel tardo medioevo
un'espressione del genere sarebbe stata in uso interiezione (come oddio!). Quindi la frase sarebbe,
assieme all'interpretazione di altri esegeti, un miscuglio di latino (papae, genitivo di papa), greco (satan,
col significato di "avversario") ed ebraico (aleph o alef prima lettera dell'alfabeto ebraico) e
significherebbe "Primo nemico del papa". "Aleppe" potrebbe anche derivare dal latino "alipes" cio "con
le ali ai piedi", con alcuni dipinti raffiguranti angeli con le ali al di sotto dei loro piedi a rafforzare
questa ipotesi.
Domenico Guerri, che fece una accurata ricerca nei glossari medievali nel 1908, le interpret come "Oh
Satana, oh Satana Dio", intese come un'invocazione contro i viaggiatori.
Un'ipotesi araba di questo verso, supposta anche per le parole pronunicate da Nemrod in Inferno
XXXI vv. 1-4, si trova in *Abbd Ab Rshid, primo traduttore arabo della Divina Commedia

(Tripoli, 1930 - 1933), il quale interpret questi versi come una traslazione fonetica di una parlata
araba, traducendoli in arabo come Bb al-shaytn. Bb al-shaytn. Ahlibu ("La porta di Satana. La porta di
Satana. Proseguite nella discesa"). Gi precedentemente, alla met del secolo XX, Armando Troni aveva
supposto una probabile origine araba delle parole in questione facendo risalire per aleppe
all'imperativo da labba, fermarsi, interpretazione questa che risulta essere la pi coerente con il
contesto in quanto il senso sarebbe ("La porta di Satana. La porta di Satana. Fermati"). Si osserva che,
secondo alcuni studiosi della cultura araba, Dante avrebbe tratto alcune ispirazioni da fonti arabe.
Egli infatti non disprezzava il mondo musulmano a priori: se relegava Maometto tra i dannati, egli
nomin per ben tre musulmani tra gli Spiriti magni del Limbo: Saladino, Avicenna e Averro. I
dubbi di questa interpretazione nascono per dal significato accondiscendente che non in linea con
quanto suggerito nella narrazione circostante. Si osserva che comunque Dante non conosceva l'arabo e
forse voleva solo ricreare la suggestione di quella lingua ascoltata; si d'altra parte ipotizzato anche
che Brunetto Latini, suo amico, possa averlo avvicinato ad elementi della cultura islamica, da lui
conosciuta durante gli anni vissuti ad Oviedo nelle Asturie.
Esiste anche una teoria, senz'altro interessante per capire la variet di suggestioni che queste parole
hanno suscitato negli studiosi, che interpreta le parole come una traslitterazione dal francese: "Pas
paix Satan, pas paix Satan, l'pe" ("Niente pace Satana, niente pace Satana, alla spada"). Un'altra
interpretazione dal francese "Paix, paix, Satan, paix, paix, Satan, allez, paix" ("Pace, pace, Satana, pace,
pace, Satana, andiamo, pace"), oppure "Pape Satan allez en paix" (Papa Satana andate in pace). Una
traslitterazione dal francese proposta anche da Benvenuto Cellini nella sua Vita (1558-1562), dove
dichiara di aver sentito dire quella frase ("Phe phe Satan phe phe Satan al phe") durante una lite a
Parigi e che traduce come: "Sta' cheto, sta' cheto, Satanasso, levati di cost, e sta' cheto!" (2, XXVII).

Traduzioni [modifica]
Il problema del senso di questa frase particolarmente cruciale per ogni traduttore del poema dantesco, che
ovviamente messo in difficolt dalla apparente mancanza di senso di ci che viene detto.
Particolarmente brillante la soluzione adottata da Carlo Porta per la sua traduzione di questo passo in
milanese. Infatti egli adott una celebre filastrocca dal significato anch'esso oscuro:
"Ara bell'Ara discesa Cornara"
el sclam in ton de raffreddor Pluton
ch'el fava un rabadan del trenta para.
Ma Vergili, sapient e gainon,
per confortamm el dis: "lassa magara
ch'el te diga 'bus negher, gajoffon!'
te specci ai trii pessitt e ona mazzoeura
a ved chi de nun restar foeura"

Le parti in corsivo sono pezzi della filastrocca: essa era usata per una conta, allo scopo di decidere chi
restava in gioco e chi no: qui il Porta se ne serve per mostrate a Pluto che il poeta e Virgilio potranno
proseguire, ma Pluto non potr seguirli.

Note [modifica]
1. ^ Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli 2001, pag. 134
2. ^ Domenico Guerri, Di alcuni versi dotti nella "Divina Commedia", Citt di Castello, 1908
3. ^ Daniela Amaldi Pap Satn e Raphl ma nelle traduzioni arabe dell'Inferno, Egitto e Vicino Oriente, Vol.
XXVII, (2004), pp. 209-215
4. ^ Armando Troni Un verso arabo nella Divina Commedia, Annali della Accademia del Mediterraneo,
Vol. 2, (1954), pp. 97-100
5. ^ Philip K. Hitti, Recent Publications in Arabic or Dealing with the Arabic World, Journal of the American
Oriental Society, Vol. 54, No. 4 (Dec., 1934), pp. 435-438, che riporta la nota teoria di Miguel Asn
Palacios.

Bibliografia [modifica]
Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli 2001.
Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier 1988.