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Anno LIV - n 2

Giugno 2008

FLAVIUS EDIZIONI - POMPEI

LA SERPE
Rivista letteraria trimestrale dellAssociazione Medici Scrittori Italiani fondata da Corrado Tumiati

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La singolare preveggenza di un grande medico

CESARE PERSIANI

curioso ed interessante il caso del francese Carlo Riccardo Richet, fisiologo di fama mondiale, premio Nobel per la medicina nel 1913, autore di importanti opere scientifiche ma anche di molti testi poetici, teatrali e di saggi divulgativi, il quale, nel 1880 d alle stampe un singolare lavoro: FRA CENTANNI, tradotto e pubblicato da noi nel 1892 dallEditrice Fratelli Treves nella traduzione di un altro grande fisiologo: litaliano Scipio Sighele. Ricordiamo che da sempre gli scrittori hanno cercato di leggere nel futuro facendo ipotesi sullavvenire dellumanit; per esempio, pur lasciando in disparte Giulio Verne, visto che da s stesso si definiva fantasticante, e alcuni altri romanzieri (ed anche poeti) che si affannavano con immaginazioni azzardate e talvolta strambe a scrutare il mondo del futuro, troviamo altri autori che tentavano di dare motivazioni scientifiche alle loro predizioni; per esempio, quasi in contemporanea col Nostro, usciva il saggio: Un modo tra duemila anni di Georges Pellerin; abbiamo anche il libro di Robida: Il ventesimo secolo, ed anche: Nellanno duemila di Bellamy e La citt futura di Alain le Drimeur per citare solo i pi popolarmente diffusi nellottocento. Nessuno di quegli autori per stato in grado di affacciare ipotesi che, basate su dati statistici esatti, siano apparse anche accettabili e credibili, e che di fatto si siano poi verificate, almeno in gran parte. Il saggio del Nostro gi alla fine del XIX secolo prospetta coraggiosamente una visione delle condizioni sociali, politiche, economiche e

religiose dellumanit negli anni terminali del secolo successivo, quegli stessi che noi abbiamo conosciuto ed appena superato. Oggi, con un certo stupore, bisogna ammettere che molte delle previsioni contenute in FRA CENTANNI si sono avverate! Lo scienziato esamina in questa sua opera i grafici e le statistiche che delineano il panorama sociale, culturale ed economico del suo tempo e tenta di estrapolare da quegli aridi dati, da quelle tabelle e da quei grafici limmagine di un mondo posteriore dun secolo, proprio quello che noi ora abbiamo davanti agli occhi. Loperazione in massima parte riuscita, nonostante i dubbi dellAutore, il quale tiene a sottolineare con una nota umoristica: Pu darsi che i nostri pronipoti rideranno di cuore se disseppelliranno ci che qui abbiamo scritto: ma possiamo consolarci pensando che noi non saremo l per soffrire dei loro motteggi.... Richet descrive lo svolgersi della civilt per quanto gli possibile immaginare in base alle conoscenze del suo tempo; ma prospetta anche, per alcune branche (la fisica, soprattutto, la chimica e la medicina ...) una evoluzione che era ben arduo prevedere in base alle nozioni scientifiche di allora. Si spinge a dire: Queste branche scientifiche (si era allora ai primordi delle indagini sullatomo, ai primi passi della radiologia e della conoscenza della genetica ecc.) saranno di grandissimo beneficio per lumanit... anche se sono avviate a sviluppi non immaginabili e presentano un panorama denso di ipotesi realistiche, alcune delle quali inquietanti, forse temibili, (specie nel campo delle sostanze chimiche esplosive), sia pur foriere di una maggiore capacit delluomo di dominare gli eventi della natura. Dominare gli eventi della natura: unaspirazione insita nelluomo, insopprimibile, ma sempre utile, e che oggi ci sembra indispensabile per fronteggiare un gran numero di eventi, ma anche foriera di deviazioni pericolosissime... In questa piccola preziosa opera troviamo in abbondanza ipotesi che riguardano lespandersi della civilt, laccrescersi progressivo del numero di abitatori della terra e la contemporanea estinzione di alcune specie animali; ma vi esattamente previsto, soprattutto, laccentuarsi del problema di nutrire la popolazione del globo in costante aumento numerico. Alcuni paesi dovranno porre un limite alla nativit; lInghilterra abbandoner le Indie, lEuropa brucer ben presto il suo ultimo pezzo di carbone. Sar dunque indispensabile ricorrere ad altre forme di energia Leggiamo insieme alcune delle altre previsioni contenute nel libro:
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Non riempiremo i vuoti delluniverso con le nostre berrette da notte(*) come fanno i metafisici ma con astronavi e piccoli satelliti artificiali con cui andremo a curiosare sugli altri pianeti. E, a proposito di questultima predizione voglio far notare che soltanto nel 1884, cio alcuni anni dopo, uscir uno studio dellinglese Lanchester sulla portanza di un profilo alare (progetto per altro sonoramente bocciato dalla Societ Reale di Fisica Inglese...), mentre i fratelli Wright sperimenteranno il primo vero apparecchio volante a motore solamente venti anni pi tardi, nel 1903! LImpero austriaco cadr inesorabilmente in seguito ad una guerra, lAsia sar nelle mani dei Russi, ma la Cina diverr una forza colossale; gli Stati Uniti avranno un aumento prodigioso per numero e potenza Mentre la forma repubblicana sar sempre conservata in Francia, come pure la monarchia in Inghilterra e in Russia (?), spariranno tutti i troni delle Americhe, dellItalia e della Spagna Un tunnel di ferro passer sotto il canale della Manica collegando direttamente la Francia alla Gran Bretagna; listmo di Panama sar tagliato, come pure listmo di Corinto. Sulle religioni: LAutore si chiede: La futura societ materialistica ed utilitaria continuer ad avere religioni? Risposta: essa sar soprattutto laica, pur conservando un vago sentimento religioso: sar una religione ragionevole (?) e ragionata; il cattolicesimo sar sempre meno dogmatico, ed il rigore del dogma sar compensato, da una parte dallindifferenza delle masse, dallaltra, dal senso della realt contemporanea... Quanto agli Arabi, agli Indiani ed ai Cinesi, essi conserveranno le loro credenze: il proselitismo cristiano non avr alcuna presa su quelle popolazioni... Lindifferenza religiosa dominer il mondo, pur con la conservazione apparente delle forme esteriori dei riti; ma la morale non ne soffrir,

(*) Lespressione di Heinrich Heine.


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diventer altruismo ed insegner il rispetto della libert altrui e dei diritti altrui, nellobbedienza alle leggi. La solidariet umana la sola morale che possiamo ritenere possibile e probabile nei prossimi secoli. I legami della famiglia andranno rilassandosi a misura che i legami sociali sarano pi forti. Il lavoro e il denaro saranno alla base di tutto; ma, se i lavoratori sapranno organizzarsi tra loro, potranno sviluppare il proprio benessere. La grande industria vincer la piccola; la macchina sostituir man mano il lavoro manuale. Nelle citt i piccoli commerci saranno quasi soppressi; soltanto le grandi intraprese commerciali rifioriranno. Cadranno le barriere doganali. In quanto alle belle arti, esse saranno sempre in grande onore; ... sculture e quadri saranno profondissimamente diversi da quelli odierni; continueremo ad ammirare Fidia, Prassitele, il Perugino e Raffaello, ma le nuove produzioni artistiche saranno completamente diverse... Lastronomia far dei progressi meravigliosi e favorir anche lo sviluppo della meteorologia. La metafisica sar progressivamente abbandonata, come giusto che sia, mentre la psicologia diverr una scienza vera. Temerario sarebbe azzardare ipotesi sul futuro della medicina e della chirurgia, talmente rapidi sono i miglioramenti e i perfezionamenti in questo campo; una scoperta fondamentale, anche una sola, potrebbe bastare a sconvolgere qualunque previsione. Si arriver alla guarigione o almeno alla sicura profilassi di molte delle malattie infettive, mentre le malattie nervose e psichiche, anche se non potranno essere tutte guarite, verranno curate con medicinali sempre pi efficaci. Sottolineiamo che il Nostro non fa cenno alle varie forme di magnetismo, di ipnoterapia, di pranoterapia ecc. che pure erano molto di moda al Suo tempo. Aumenter il numero dei suicidi. La mortalit si abbasser. La durata media della vita umana non sar pi di quarantanni ma superer di molto i cinquanta. La voce del medico nelle assemblee deliberanti sar sempre pi ascoltata; (e qui, magari, non ci siamo ancora arrivati...) la cura fisica delle persone diverr una delle pi grandi preoccupazioni del Legislatore. Mentre una chimera voler risuscitare una lingua morta, anche se grande e importante, come il Latino, la lingua inglese sar la pi diffusa (anche se la pronunzia ridicola [!]).
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LEuropa DEVE formare un unico grande Stato. Ci saranno ancora guerre, pi brevi di quelle viste fino alla fine dellottocento, ma pi micidiali.... E si pensi che la fissione dellatomo non era a quel tempo nemmeno immaginabile! Il patriottismo una virt FALSA e PERICOLOSA per lUmanit; qui il Nostro diventa lirico: Re vigliacchi, dallalto del loro trono osservano centinaia di migliaia di giovani soldati che, sparsi nelle vaste campagne, non devono attendere che un segnale per scannarsi a vicenda; e dire che questi uomini non hanno nessun odio nellanima per quegli altri giovani che vengono loro additati come nemici; essi semplicemente, assurdamente, sono costretti, pena la loro stessa vita, ad obbedire ad un comando! Un comando che ha sempre e soltanto finalit economiche, ad essi del tutto estranee e spesso sconosciute!. La visione carica di dolore, ma del tutto sottoscrivibile almeno per me, convinto fautore della non-violenza e del pacifismo (bisogna pure che qualcuno smetta una buona volta daver pudore nel definirsi pacifista e soprattutto non violento, pur rifiutando ovviamente la compromissione, provocata ad arte, con i vari indottrinamenti chiesastici o materialistici!). Aggiunge dunque il Richet: Verr il momento in cui gli uomini comprenderanno finalmente lassurdit della guerra; la coscienza pubblica, risvegliandosi, provocher una maggiore diffusione dellideale del pacifismo poich larbitrio dei sovrani sar sempre pi limitato dalla volont nazionale; se cos non avvenisse, ci sarebbe da disperare del progresso!. Le conclusioni di questo studio, per, non sono pienamente ottimistiche, infatti il Richet dice: noi non crediamo che gli uomini saranno comunque pi felici, poich la felicit non dipende soltanto dalle condizioni esteriori e nemmeno dallo sviluppo delle scienze, dipende dalla nostra intelligenza e dalla nostra costituzione psicologica; ma DUE sono le infermit che sembrano irremediabili nonostante ogni progresso: la vecchiaia e, soprattutto, lincapacit degli uomini di afferrare lattimo fuggente; un dio geloso ci invola il presente . La domanda cruciale per luomo Dove andiamo noi?. La risposta sconfortante, ma realistica : Non lo sappiamo. K
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SANTI AMOROSO

Gocciole di rugiada

AMOROSO, Santi. Gocciole di rugiada. Ragusa, Soc. Coop. C.D.B., 2000.

IN CERCA DI PACE Stanco, mi siedo ove il verde padrone; lacqua cheta del lago scroscia dai remi dei canoisti a benedire intorno tutto il mondo sommerso. Pazzi di gioia i passerrotti saltellano in ogni dove, e si rincorrono come tanti puntini nellintimo degli occhi. Questa la pace che cerco.

PORTOVENERE Ti ritrovo, mio mare, tra gli scogli spumanti donde; e il rumore che giunge smuove segrete ore di pace duomo straniero, e ricorda il suo verso immortale foggiato nella grotta. Uniforme linea scruta locchio incantato e il pensiero erompente si libra lontano ove un cuore forse attende. Mare unico amico che culli questa mia solitudine.
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GOCCIOLE DI RUGIADA Raccogli, nellattimo che si tinge dei primi colori, i fiorellini del prato, serrati: le tue dita saranno umide per gocciole di rugiada. E se scorgi fra gli altri un bel fiore appassito non lasciarlo a se stesso ma chinati a baciarlo: le tue labbra saranno umide per le sue lacrime. Dal cielo giungono ad ogni mattino gocciole di rugiada; e se le vedi cadere dagli occhi della donna che adori non sar stato vano averla amata: il fiore appassito tornato a fiorire.

RIFLESSI La brezza agita il lago, poi fugge oltre i colli, lontano. Si pu vedere il cielo, ora, nellacqua. Ogni volta cos, per me, lamore.

* Libri nostri *

LIA BALDASSARRE

Pipiciot

ipiciot il nomignolo con cui, nella profondissima infanzia, suo padre richiamava, per risvegliarlo, lautore, significandogli nel contempo un indulgente rimprovero nel caso che rimanesse a bocca aperta, in una situazione di difficolt; unantica immagine autobiografica che nel corso del racconto pi volte riaffiora, nel caso che si verifichi una analoga situazione. Il racconto pu definirsi un cumulo di ricordi appartenenti ad una sorta di felicissima ed inesauribile et, collocata in unera quanto mai primordiale; prima, per intendersi, che avesse luogo il peccato originale e la relativa condanna ad insinuare nella mente delluomo lidea del peccato, poich alla base dellintero racconto intessuta una trama fittissima di esperienze erotiche, ciascuna esposta al pubblico priva di ogni forma di reticenza o di fisiologica intimit; reiterata pi volte in maniera, si direbbe, ripetitiva o ossessiva, se non vi si esprimesse come una sorta di incantamento definibile, in fin dei conti, di prolungata poesia. Marni il personaggio oggetto di un tale incantamento, violinista di professione; unentit idealizzata, nella quale sembrano convergere tutte le esperienze erotiche dellautore cos da poterne configurare come una sorta di pagana divinit, dalle forme perfette dotate di irresistibile forza di attrazione; inesauribile soggetto ed oggetto di erotismo e di amore, occasionalmente traboccante dal rapporto di coppia reso potenzialmente permeabile ad estranee intrusioni; con il rischio di inne-

BERGAMO, Giorgio Mario. Pipiciot. Camposampiero (Padova). Edizioni del noce. 2007.

scare gelosia o disappunto, ingredienti indispensabili, daltra parte, del rapporto amoroso. Da una simile fittissima trama, che tale permane per la gran parte del libro, tendendo a diradarsi, senza peraltro mai completamente esaurirsi, in prossimit del finale, emergono dovunque mille altri argomenti sotto forma di ricordi toccati e lasciati, ambientati, nel tempo, in una indefinibile et ed inoltre emergenti da spazi diversi; in gran parte, comunque, collocati a Parigi dove lautore trascorse, al seguito del padre Mario Bergamo esiliato dal fascismo, la sua giovane et: i ricordi personali affiancati o giustapposti, come abitudine dellautore, ad uninfinit di evocazioni di eventi storici o culturali e di personaggi attuali o passati; tra elevate meditazioni, citazioni di fatti, considerazioni politiche o filosofiche espresse nel corso di dialoghi ove con personaggi effettivamente esistenti, ove con personaggi forse immaginari; collegate a ricordi o citazioni in ogni campo del sapere e dellarte; il tutto elargito abbondantemente, quasi esplosione di cultura e pensiero difficile da trattenere nellambito della mente; trasmessa di conseguenza direttamente al lettore come se fosse anchegli consapevole di un cumulo di sapere di tale entit, inducendolo pi di una volta a rivedere o a rinnovare le proprie cognizioni. Come lastronomo sorprende lo scoppio di una stella milioni di anni fa e dal cappello a cilindro estrae una supernova, cos, dalla met circa del libro, emergono, protendendosi anchessi dalla trama amorosa, la madre ed il padre dellautore; la prima con voce dolcissima e chiara, il secondo discutendo con i compagni di esilio le proprie posizioni, quasi fossero simboli oppure concetti per incanto investiti di concreta realt: il valore dellesilio come dimensionato, ridotto ad un evento di quasi centanni fa. Quanto sopra senza presumere di aver ben compreso, considerata la quantit e la qualit degli argomenti trattati, nonch la prosa personalissima dellautore che, se pi volte sconfina in ritmata poesia, altre volte rende il lettore sconcertato e dubbioso. K Credo che leternit non sia un vuoto ma il pullulare dun plasma in una perennit dinamica che esclude il concetto di nascita e di morte, persino di apparizione e di cancellazione della nostra entit di particelle: Ricordi? Un batter dala mi leva a le stelle. G. M. Bergamo

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La Madonna di Monserrato

FERNANDO PETRONE

l cielo in quella radiosa mattina di maggio era bellissimo e lisola ci apparve come un prezioso cristallo di Boemia: tersa e limpidissima. E cos ci dicemmo, quasi gridando per scrollarci di dosso il torpore della notte che ancora ci avvolgeva: Ovvia, ora di levar le tende e di muoverci. Andiamo: in viaggiooooo!. un itinerario bellissimo e suggestivo che consigliamo a tutti, per il quale riteniamo di dovervi dare qui di seguito tutte le necessarie coordinate e tutte le indispensabili informazioni, ivi comprese le nostre personali e sincere emozioni al riguardo che vi offriamo in omaggio. Ci si lascia alle spalle le deliziose case di Porto Azzurro, con i suoi caratteristici tetti in cotto rosso e le sue persiane dal tipico ed intenso colore del verde e tutte pigramente adagiate sul lato settentrionale di quella sua stupenda baia che, a sera, si accende di irreali e assai suggestive luci le quali avvolgono con tanta tenerezza le numerose vele assonnate che col se ne stanno immobili, alla fonda, nella usuale attesa della silenziosa notte amica. Si imbocca quindi laspra rotabile che porta fino allarcigno comune montano di Rio nellElba, avendo per toccato prima quella incantevole perla che Rio Marina la quale si specchia fin dalle remotissime origini dei tempi nel mare profondamente azzurro del Canale di Piombino. Noi per non raggiungeremo mai quella perla. Dopo aver percorso poco meno di un chilometro dopo labitato di Porto Azzurro, si supera limbocco di una stradina bianca che se ne va su pigramente per conto suo sulla sinistra e che sale
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verso lalto per condurre fedeli e visitatori a San Giuseppe, una delle tante piccole chiese devozionali, che costituiscono quelle caratteristiche pievi sparse un po dappertutto per il fondo cupo e misterioso delle valli sempreverdi e sulla cima delle creste montane della parte pi orientale dellIsola dElba. La nostra rotabile prosegue, invece, dapprima verso nord-est per piegare poi con decisione nella opposta direzione, ovvero verso est. Per quando si in vista della localit detta il Bocchetto, cos come scritto sulle carte topografiche, si lascia la strada provinciale che avevamo imboccato a Porto Azzurro e ci si inerpica lungo unaltra strada che subito, e sempre sulla sinistra, simpenna con decisione per salire su quellaspra rugosit che chiamata Monte Castello. Questo monte, veramente aspro, si erge fino a 390 metri sul livello del mare: ed proprio qui, nei pressi della vetta, che finalmente si incontra il delizioso tempietto della Madonna di Monserrato il quale non altro che una vera e propria costruzione votiva. Per accedervi necessario per compiere unultima faticaccia: lasciata infatti a se stessa lautomobile che comodamente ci aveva portato fin qui, bisogner percorrere a piedi lultimo ripido centinaio di metri e poi addirittura arrampicarsi lungo una breve scalinata tutta di pietra e larga forse meno di due metri e che mostra oggi ogni suo scalino in parte smozzicato e roso dallinesorabile trascorrere del tempo. Lass, completamente lontani da ogni forma di vita comunitaria, si ha la balorda impressione di essere su unaltissima alpe, quasi tu potessi essere uno di quei Messner o di quei Locatelli, ovvero gli arditissimi e spericolati scoiattoli delle pi alte cime della terra, al termine di uno storico ottomila-metri-himalayano. E se volgi lo sguardo in direzione di nord-est, ti accorgi che da questa parte la vista del tutto chiusa dallorrida Cima del Monte la quale, dal sommo dei suoi 516 metri al di sopra del mare, si permette addirittura il lusso di nasconderti lasperrimo Volterrajo (1). Invece volgendo lo sguardo dalla parte opposta, ovvero verso nord-ovest, la vista questa volta s, ugualmente chiusa, ma lo dal lungo crinale del Monte Castello che va degradando verso ovest, per cui non potresti immaginartela in altro modo, se non con la tua sola fantasia, quella baia di Portoferraio che se ne sta l stretta dal dolce abbraccio del mare ceruleo e del cielo profondamente azzurro. Quella ampia baia che sovrastata dal mediceo Forte
1 Il Volterrajo un castello militare che venne costruito nel XVI secolo ad opera e per volere di Cosimo I dei Medici a difesa della Baia di Portoferraio la quale era, allepoca, un assai munito porto militare. 12

Stella (2) e che cinta, a sua munita protezione, dai bastioni possenti in pietra di granito i quali si tuffano a picco verso le abissalit del fondale marino sempre amorosamente l in attesa del visitatore. Ma se poi spingi il tuo sguardo a sud-est, allora il tuo occhio viene letteralmente investito da una luce meravigliosa che sa di sole sfavillante e di acre sale pungente, di gabbiani bianchi e di rondoni liberi e sovrani di quel profondo azzurro tirrenico, di vele multicolori e di chiglie cullate mollemente da quella risacca che dolcemente sospinta dalla continua sequenza di onde che provengono da est, proprio da quella lontana costa che fu territorio degli antichi Etruschi di Populonia. E scorgi in basso Porto Azzurro che ci eravamo lasciata alle spalle allinizio di questo breve viaggio che tuttavia, e non ne sa proprio il perch, ci sembrato di una lunghezza quanto mai interminabile. E se poi abbiamo anche lardire di fissare il nostro sguardo verso quella luce meravigliosa, allora potremo scorgere, laggi in fondo e stagliata lontano sullorizzonte, la costa verde del continente, proprio l da dove partono una dietro laltra quelle onde che qui sotto poi vengono a morire generando una delicata risacca che riempie laria di dolci musicali suoni.. Pi a sud, proprio di fronte a te volgendo le spalle al piccolo tempio della Madonna di Monserrato, possibile vedere la libertaria Capoliveri (3): una orgogliosa manciata di case sovrastata da uno svettante campanile che batte le ore dallAngelus al Vespro da un numero incalcolabile di decenni. Quella orgogliosa manciata di case posta ai piedi del Monte Calamita e del Monte Torricello affiancati e che si ergono rispettivamente a 413 metri e a 341 metri sul livello del mare. A sinistra del paese, poi, il territorio degrada verso il mare per terminarvi con Capo Focardo e Punta Perla le quali sincuneano, come cime di medioevali e lucenti alabarde, nel Canale di Piombino. Ed infine ancor pi lontano ed alle spalle di questi due sporgenti speroni, si erge dal mare Capo Caldo cos superbo che pu essere considerato quella imponente porta che stata eretta dal Creatore proprio perch se ne
2 Il Forte Stella sovrasta la Cittadella di Portoferraio: risalente al XVI secolo, venne edificata per ordine di Cosimo I dei Medici dallingegnere militare sanmarinese Giovanbattista Belluzzi, tecnico assai rinomato nellepoca rinascimentale per la sua acclarata bravura e per la sua alta capacit nella progettazione e successiva costruzione di cittadelle, mura e fortezze militari. 3 Capoliveri uno degli otto comuni dellisola dElba: sorge a sud di Porto Azzuro, alle falde del Monte Calamita; sempre stato irrequieto centro di libertari e di anarchici che di volta in volta si sono opposti alle varie dominazioni (Medici, Spagnoli, Francesi, Piemontesi e, pi recentemente, anche al regime fascista). 13

stesse col a perenne guardia dellorrida e nel contempo meravigliosa Costa dei Gabbiani, la quale cos denominata dal momento che qui a mille e mille vivono gabbiani e cormorani e dove, allepoca delle loro interminabili migrazioni, una volta verso il nord e la successiva verso il sud, sostano anche gli stormi degli albatros per riposarsi e cos ritemprare le loro forze indebolite dal lunghissimo volo di trasferimento. La Madonna di Monserrato un Santuario che quando lo si ammira mentre si sale su per quegli scalini di pietra smozzicati ed erosi dalle intemperie del tempo d tutta la fallace impressione che se ne stia l, appeso come per miracolo al sommo di un pendio dove pare mantenervisi come per grazia ricevuta, tanto precario appare il suo equilibrio. Tuttintorno si possono scorgere, cupi, gli strapiombi rocciosi e profondi che sembrano essere quasi orride fessure della crosta dellisola, proprio l da dove forse, nella lontana et del ferro, salivano i fumi delle fusioni del prezioso minerale estratto per mano degli Etruschi da quelle viscere e dove oggi il Re Silenzio regna sovrano Non sempre perch nelle giornate battute dallo scirocco, allorch il mare sospinto dalle raffiche gonfia e si fa vieppi livido, quelle fessure, ove si spinge sgomento e a volo radente lonnipresente gabbiano bianco perch certo di trovarvi come sempre il suo sicuro protetto e collaudato rifugio, rimbombano di echi strani che paiono gli alti lamenti delle tante anime di coloro che furono in ogni tempo inghiottiti dai flutti. Serge cos sullaspro pendo il Santuario: esempio bellissimo di una austera e lineare architettura, sorda a tutti i clamori di quei fasti rinascimentali che allora erano vanto e gloria della vicina e opulenta Firenze dei Medici, gli orgogliosi mecenati la cui fama aveva superato

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i confini mediterranei. Larchitettura , s, sobria ed austera, ma non fosca come quella che, invece, potrebbe essere quella del Volterrajo il quale posto a nord-est e che, come gi si detto, sottratto alla vista del visitatore perch completamente nascosto dalla ben pi alta Cima Del Monte. La costruzione del Santuario dovuta a Juan Ponce de Lon dei Duchi di Arcos. Questo Nobil Uomo, Governatore spagnolo della citt di Napoli, era lantenato di quel Rodrigo Ponce de Lon, che fu Vicer spagnolo di Napoli dal 1646 al 1648 e che leg il suo nome agli avvenimenti storici connessi con gli accadimenti rivoluzionari di quel popolare e romantico pescivendolo che era Masaniello il quale, spinto dalla sua grande generosit partenopea, aveva ingenuamente accettato di essere un convinto capo-popolo. Juan Ponce de Lon, soprannominato argutamente dal popolino napoletano Longone per via di quel suo particolare fisico alto e segaligno, era un ottimo marinaio ed amava spesso veleggiare al timone del suo imponente Tre Alberi ora verso lungo le coste frastagliate del Mar Tirreno, ora verso sud superando Scilla e Cariddi per veleggiare nel Mar Jonio, spingendosi cos molto, ma molto lontano dallombra amica e protettiva dellallora ancor fumante cono eruttivo del Vesuvio. Correva lanno 1606 allorch Juan Ponce de Lon, impegnato in navigazione nellarea del Tirreno centrale, fu sorpreso da una improvvisa burrasca di scirocco mentre era intento a risalire verso settentrione la verde costa che si estende oltre il Promontorio dellArgentario. Il mare, di molto ingrossato, rese quanto mai perigliosa la navigazione ed il Governatore di Napoli, bench fosse un uomo rotto ad ogni improvviso capriccio del mare, invoc calorosamente pi di una volta la Madonna di Monserrato verso la quale, da bravo spagnolo quale egli era, nutriva profondissima devozione. Come il buon Dio volle (e di molto ce ne volle, e decisivo fu probabilmente proprio lintervento dellinvocato aiuto della Madonna di Monserrato), il vascello, malgrado avesse riportato la rottura di uno dei suoi tre alberi ed il conseguente trascinamento in acqua di quellassai pesante ed ingombrante corpo morto (4) costituito dalla relativa velatura totalmente sommersa, approd a tarda sera, e dopo molte difficili ore, nelle acque sicure di una profonda baia che si apre sul lato orientale dellIsola dElba. Gett lancora laddove sorgeva un modesto villaggio di pescatori, una man4 Corpo morto detto in gergo marinaresco ogni ingombro non utile alla navigazione che rimane semisommerso pur restando attaccato allo scafo, costituendone cos una zavorra che rallenta la navigazione e che, a volte, anche estremamente pericolosa. 15

ciata di case di bianca calcina, allora conosciuto con il nome di Cala Mola ed oggi invece, evolutosi urbanisticamente, chiamato Porto Azzurro. Di Cala di Mola resta, nella nostra epoca, il suo ricordo solo nel vicino bivio stradale con il suo toponimo La Mola, proprio laddove dalla rotabile provinciale, che viene da Portoferraio, si diparte un ramo stradale che conduce fino a Capo Focardo e che passaggio obbligato per chiunque sia diretto allabitato di Capoliveri. Allepoca dei fatti che stiamo narrando, in quella baia esisteva una guarnigione militare spagnola la quale era acquartierata allinterno di una munitissima fortezza che sovrasta la baia stessa proprio sul suo lato settentrionale e che oggi tristemente adibita a bagno penale. Stravolto, si dice che il Governatore, non appena toccasse terra insieme ai suoi marinai in quella tarda serata illune, si volle per prima cosa inginocchiare a baciare il suolo, sicuramente per ringraziare con sincerit e con fede il cielo dello scampato pericolo. Solo dopo aver compiuto questo atto dal significato un po devozionale ed un po scaramantico, decise di entrare nel piccolo villaggio di pescatori onde potersi ristorare. E fu proprio dal soprannome del potente visitatore che quel quieto villaggio di pescatori prese da allora il nome di Porto Longone, nome che fu trasformato poi, per volont popolare negli anni Cinquanta del decorso secolo XX, in quello ben pi gentile di Porto Azzurro. Fu cos definitivamente abbandonato quello assai pi antico ed oggi caduto nelloblio di Cala di Mola. Ponce de Lon sost per alcuni giorni nel piccolo borgo marinaro prendendo alloggio nella guarnigione militare. Grazie a quella sosta, il Governatore ebbe cos modo, in virt delle maestranze della stessa guarnigione militare e di alcuni modesti ma molto bravi maestri dascia del villaggio, di riparare i
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danni, per altro molto seri, inferti dalla violenza feroce degli agenti atmosferici al suo superbo Tre Alberi e di familiarizzare con la umile ma rispettosa gente del luogo. Prima di ripartire, onde ritornarsene a Napoli e prima di innalzare nuovamente sul pi alto dei suoi pennoni le gloriose insegne dellinvitto Re di Spagna, Ponce de Lon volle impartire precise disposizioni al Comandante Militare della Guarnigione, al quale nel contempo erano demandate anche le responsabilit governative e le funzioni di Governatore Civile del luogo, perch venisse edificato, proprio nella zona di Cala di Mola, un Santuario da dedicare alla Madonna di Monserrato a devota ed imperitura riconoscenza per la ricevuta grazia di essere riuscito a scampare a quella paurosa tempesta generata dal violento soffio, a raffiche incalzantisi una dietro laltra, di quellimprovviso vento di scirocco. Egli stesso, nei giorni indietro, ne aveva scelto il sito ove doveva essere eretto e cio proprio lass in alto, sulla cresta orientale di quel Monte Castello che, immobile, sovrasta la baia. Il che fu compiuto in brevissimo tempo, in ossequio ai suoi indiscutibili ordini. Una volta completata la sua costruzione, il Santuario, allindomani della solenne consacrazione alla Vergine di Monserrato da parte del Vescovo Diocesano di Populonia, ma in assenza del Governatore Ponce de Lon che lo aveva caldamente voluto, ha goduto di rinomata fama per tutto il secolo XVII e per il successivo secolo XVIII. Era divenuto la frequentata e devota mta di numerosi gruppi di pellegrini, degli uomini della gloriosa marineria dei vascelli militari del Re di Spagna nonch dei galeoni commerciali degli spagnoli, presso i quali vivissimo sempre stato quel culto devozionale della Madonna di Monserrato il quale affonda le sue radici nella misteriosa profondit del tempo. Anche i tanti pescatori di origine iberica che, partendo dai porti della costa spagnola giungevano sino a quelle acque in occasione delle loro lunghe battute di pesca durante le stagionali migrazioni dei tonni nel Mar Tirreno, non si esimevano di portarsi fino a quel Santo Eremo per porgere il loro devoto omaggio alla Madonna di Monserrato. Ma fu proprio con lavvento dissacrante di Napoleone sulla scena
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europea, ed in particolare su quella del Mediterraneo sia centrale che occidentale, che su quel piccolo Santuario dedicato alla Madonna di Monserrato, oggi ricoperto da quella inesorabile patina dei secoli che tutto rende nostalgico ed un po triste, scese loblio delle genti. E loblo del tempo fece s che quel romantico piccolo Santuario venisse poi definitivamente dimenticato un po da tutti al momento di quella pacifica Restaurazione tracciata e definita nello storico Congresso di Vienna del 1815, il quale fece seguito alla caduta dellImperatore crso ed al conseguente smembramento del suo vasto impero che era stato costruito s, con orgogliosa sicurezza ma che era costato un numero assai rilevante di caduti. Il Santuario divenne cos propriet dei Monaci Agostiniani che erano di stanza nella vicina Piombino (proprio sulla costa toscana prospiciente i lati nord ed est dellIsola dElba). Esso ha di volta in volta ospitato, sino allo scadere del XIX secolo, solamente frati ed eremiti. Oggi solo silenzio intorno a quelle mura vetuste fatte erigere dalla umile e sincera devozione di un uomo che era, allora, molto ma molto potente. Re Silenzio il vero ed incontrastato sovrano che tutto permea. Ad interromperlo non sar mai luomo bens solo il cupo brontolio del mare che giunge fin lass, e nullaltro, allorch questo viene scosso con violenza dalla tempesta. E questo mentre le raffiche tese e fredde del vento di levante che viene dal vicino Continente oppure quelle incalzanti del vento di scirocco che viene dalle lontanissime coste dellAfrica le quali sono sature della umidit che hanno raccolto dalla superficie del mare lungo il loro tormentato tragitto senza fine, investono il piccolo sacro tempio votivo, erodono con estrema lentezza ma inesorabilmente quella ormai vetusta e riarsa muratura, facendo s che essa, briciola dopo briciola, vada a spargersi come impalpabile cipria sul circostante terreno, oppure, sospinta dolcemente dai refoli del vento, si disperda lontano, fino allazzurro del mare. E fra le crepe profonde dellintonaco, vere e visibili rughe del tempo, vivono ora lucertole e sparuti ramarri mentre vi crescono solamente muschi e licheni, contribuendo cos a creare quel velo di diffusa e mesta malinconia che aleggia tuttintorno e che gli sporadici riti religiosi, che ancora oggi con devozione vi si celebrano, ormai non hanno pi la forza sufficiente a diradare. Ed per questo velo di malinconia, mesta s ma non triste, che lanimo di chi qui sale si sente come trasportato in un altro mondo, in un mondo che non gli appartiene perch fu di altra gente, perch fu degli umili pescatori di Cala di Mola, perch fu dei tanti naviganti dogni nazionalit di quel pescoso tratto del Tirreno, perch fu del potente e K segaligno Governatore Spagnolo di Napoli.
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* Libri nostri *

GIUSEPPE RUGGERI

Un campione

i salite e di discese costellato il racconto Un campione di Gaetano Mazzilli. Sembra proprio di vederle, le rampe impervie del paesino romagnolo di montagna dove vive il protagonista, Louis, talmente incise nella memoria rimangono dalla descrizione dellautore. Un campione celebra quello che fu il nostro sport nazionale il ciclismo suggestivamente effigiato sul frontespizio del manoscritto giunto nelle mani di chi scrive, e che riproduce la famosa foto raffigurante Fausto Coppi che porge la borraccia alleterno rivale Gino Bartali. Uno spaccato dItalia che non c pi, venato di buoni sentimenti e virt antiche, e dove lagonismo sportivo rappresenta una palestra dove queste virt possono efficacemente dispiegarsi. la storia di Louis, un giovane ciclista di grande talento la cui carriera viene di colpo arrestata dallinsorgere di una tremenda malattia, a prognosi infausta, che infrange impietosa i suoi sogni di successo ma anche le sue legittime aspettative di vita futura. Una vita che egli certo ormai avr una durata breve e soprattutto funestata da sofferenze indicibili. Louis tuttavia non sarrende, e pratica con scrupolo i rimedi terapeutici necessari, anche se per mesi e mesi rimane in penosa attesa di quanto potr succedergli. Durante questo periodo ha modo di conoscere una giovane e bella ragazza Alga che lo sostiene con il suo incoraggiamento ma che improvvisamente sparisce senza che Louis ne abbia pi notizia. Louis avr per la sua rivincita piena quando, guarito quasi miracolosamente dal suo male, torner a pedalare mietendo nuove e straordinarie vittorie e riuscendo a riunirsi con Alga della quale si scoprir profondamente innamorato. Un lieto fine tuttaltro che scontato, e che lautore insinua via via tra le righe sorprendendo e commovendo il lettore con uno stile narrativo semplice e immediato, fatto di periodi brevi e staccati da cui sembra trasparire il temperamento generoso e spontaneo di Mazzilli, uno di noi, dei tanti e appassionati medici prestati alla letteratura che, abbandonato il bisturi, affondano volentieri la penna nelle viscere dellanimo K umano. Con immutato entusiasmo.

MAZZILLI, Gaetano. Un Campione. Edizione fuori commercio a cura e spesa dellAutore, 2006.

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FRANCO DIONIGI

Una Serpe per chi scrive


da: Il Giornale della Previdenza. Anno X - N. 1 2008, pag. 64.

Quanti sono i medici scrittori? Tanti. Argomenti preferiti? Tutti: amore, morte, medicina. Sono cos numerosi che una buona parte partecipa allAssociazione dei medici scrittori (Amsi) presieduta da Nicola Avellino che cura anche unelegantissima rivista, La Serpe. Una Serpe che diventa doro nel lancio di un ambto premio letterario cui possono partecipare i medici italiani che rivolgono i loro interessi alla poesia, alla narrativa, alla saggistica. La Serpe, diretta con mano magica, si avvale di splendide immagini che illustrano testi che si rifanno alla storia. Antica e recente come si conviene ad una pubblicazione che fa Cultura in un deserto. il caso di dire: se ti morde la Serpe sarai felice. K

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guardando un gatto

CARLO ALBERTO ZACCAGNA

ono talmente abituato ad accumulare delusioni di ogni fatta che il giorno in cui dovessi accorgermi di non provarne pi, ebbene penso che quella sarebbe la delusione pi cocente. In verit la decisione di portarle allo scoperto, tracciandone possibilmente un quadro cronologico, da tempo si fatta strada nei meandri del mio cervello; non so bene per quale ragione, ma sento che potrebbe giovarmi, se non altro per non rimanere deluso dalla dimenticanza di momenti che talvolta con monotona ripetitivit hanno brillantemente caratterizzato il mio corso. E poi diciamolo! Non forse la delusione quel sentimento che ha il pregio di tirarti fuori la parte pi nascosta dellanima? Ti mostra con impressionante chiarezza la tua fragilit, la tua inadeguatezza, la tua imperfezione, in maniera cos evidente che tante volte ti vien voglia di rinnovare tutto, di cambiare registro, di creare nuove occasioni per rimanerne magari nuovamente vittima, in un gioco continuo e un po perverso che odora tremendamente di umano. Di certo penso che la sua antagonista, la Soddisfazione, non sia poi cos soddisfacente; anche se pu darti per un attimo la sensazione di toccare il cielo con un dito, ha una caratteristica che la rende quantomeno fastidiosa: vuole essere spasmodicamente rinnovata dal momento che lubriacatura di potenza destinata a passare come tutte le sbronze, condannandoti per al desiderio di ricercarla; la Delusione no! Questa non ti inebria, anzi ti brucia, come un tizzone infisso nei visceri che ti rompe talvolta il cuore, tal'altra lintestino, ma che incide sempre profondi solchi nella tua anima regalandoti alla fine la caramella della rassegnazione. Come in tutte le umane cose sempre questione di lettura degli eventi; ebbene credo proprio di aver deciso di iniziare a leggere il mio grande libro delle Delusioni. Anche se non ne ho trattenuto un ricordo diretto, son convinto di aver provato la prima delusione nel momento stesso in cui venni al mondo oddio non che questo fatto richieda particolari conside-

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razioni, ma vorrei iniziare egualmente da questo punto nellenumerare le circostanze che hanno caratterizzato una vita, la mia, con il sapore sgradevole di amaro. Che in tale circostanza, la nascita per l'appunto, si siano verificati particolari motivi di delusione, mi accomuna a gran parte degli esseri umani che abbiano abbandonato lalloggiamento comodo e fluttuante di un utero ben organizzato per venir proiettati allimprovviso in uno spazio ostile e mal gestito, quale quello di una sala puzzolente di disinfettante. A ben pensare il primo afflato di vita allaria aperta non stato di quelli pi invitanti; infatti avevo il naso vicinissimo ad uno sfintere che ben pi tardi ho imparato a considerare lultima porta prima del commiato definitivo dal materiale non commestibile; ma allora era la prima porta che vedevo . Forse il ricordo di tali momenti occup comodamente il primo spazio negli stampi neonatali del mio cervello, oltretutto attestandosi in maniera indelebile. Son sempre stato dellavviso che le caratteristiche del nostro cervello non possono non prescindere dagli elaborati precedenti, dalle esperienze maturate nel corso dei millenni e che hanno impresso nei geni forme e avvitamenti cromosomici trasmessi con tutto il bagaglio di informazioni; di certo tale bagaglio viene alloggiato nel paleoencefalo, in quella parte di cervello ancestrale che, come una radice, ci ricorda lorigine beluina. Proprio in tale fase evolutiva luomo primitivo considerava gli odori come un mezzo vitale di sopravvivenza e, se vedo bene, il primo odore che si avverte, venendo oggi al mondo, ancora quello antico, emesso da uno sfintere oltretutto impegnato a modulare contemporaneamente le spinte del parto e quelle intestinali. Che i neonati da parti cesarei saltino questa fase potrebbe apparire a prima vista una gran fortuna, ma, a ben pensare, non cos; infatti con il taglio cesareo il feto viene estratto di brutto dal ventre materno, quasi fosse un corpo estraneo e limpatto con laria molto pi traumatico; aria asettica, spersonalizzata, violenta nellaccecante luminosit di una lampada scialitica, suoni concitati e sgradevoli perch improvvisi e inattesi. Il percorso nel canale da parto fino a un certo punto gradevole, ricco di fermenti lattici, di liquidi caldi e lespulsione graduale fino al momento cruciale del distacco; solo subito dopo si prende consapevolezza di come stiano cambiando le cose odore di feci, che comunque essendo state memorizzate dal cervello antico come mezzo di localizzazione di prede o di esseri amici, potrebbero rappresentare il primo invitante espediente per riconoscere la propria madre.
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E qui il primo motivo di delusione riconoscere gli amici dallodore dei loro escrementi beh! la delusione invero postuma quando cio cominciano a dirti che gli amici si riconoscono nel bisogno, che sono quelle persone che non ti tradiranno mai che i cani utilizzano un mezzo repellente per riconoscere i loro amici che lescremento schifoso quale premessa pi valida per attirarsi tutte le future delusioni? A parte questo, la prima delusione cocente ricordo bene che la provai a due anni quando tutti si stavano preparando a festeggiare il Natale; lalbero, un pino enorme almeno cos mi sembrava, era tutto scintillante di palle dorate e di dolcetti attaccati alle punte dei rami ma perch quella meraviglia doveva essere proprio dietro la porta dentrata? Ogni volta che suonava il campanello ed entrava qualcuno, la porta sbatteva e qualche palla si frantumava in mille pezzettini che si rincorrevano sul marmo del pavimento Delusione, odio, terrore: erano i primi messaggi sugli amici rompipalle? Beh! anche mia zia non scherzava per niente mi aveva sistemato dentro il cestino attaccato alla sua bicicletta e mi stava portando alla spiaggia. Avr avuto tre anni, o gi di l, e devo dire che non avevo mai reputato importante locchio sinistro, fino al momento in cui non fu colpito dal freno della bici mentre rotolavamo tra le rotaie del tram; delusione, spavento, sospetto: era un messaggio sui parenti-serpenti? La guerra non mi deluse mai, anzi ricordo bene un soldato tedesco che ci portava sempre una bottiglia di latte appena munto; per correvano proprio gli anni di piombo con bombardamenti e fughe nei rifugi antiaerei. Lo zio Franc aveva un grosso uliveto e alla fine della giornata si sdebitava della raccolta delle olive con una bottiglietta di olio appena spremuto nel suo frantoio. Era una bottiglietta di vetro bianco zigrinato tappata con un rotolino di carta azzurra ed era mia! Una sera chiesi alla mamma di farmi le frittelle con il mio olio delusione! atroce delusione! lolio era sparito e non seppi mai che fine avesse fatto rabbia, stupore, presa in giro ma chi sono questi grandi?. A sei anni ero proprietario di un salvadanaio un porcellino in terracotta colorata il suono delle monetine era una musica rassicurante che mi infondeva una gioia particolare forse perch lo tenevo sul

* Non impresterai n il tuo nome, n il tuo cavallo, n il tuo libro.


Dai precetti di un filosofo. Giovanni Rajberti, medico chirurgo. Illustrazioni di Anselmo Bucci.

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egli capace di passare tutto il giorno sui tetti, a godere laria pura e il sole,

comodino e lo guardavo in attesa di strapazzarlo, mentre con la mamma recitavo le preghiere della sera; il porcellino mi sorrideva e solo tempo dopo capii il vero significato di quel sorriso infatti una sera la musica era sparita, nonostante gli scuotimenti vuoto! E mi accorsi che quello non era un sorriso, ma un fottutissimo ghigno ma cosa ti aspetti da un porcello? soldi e porcelli sono un binomio che da allora mi ha occupato una vasta zona di neuroni, probabilmente quelli allocati nel mesencefalo che, come sappiamo la parte deputata alla selezione delle informazioni. Con il flobert sparacchiavo a lampadine e lucertole; un giorno presi di mira un uccellino che cantava beato sui rami di un pino . Era un batuffolo di piume e non riuscivo neanche a valutarne il peso nella mano non cantava pi delusione, rimorso, disperazione mamma mia che stupidit lirreversibilt di certe umane azioni! Tutti i bambini del mondo dalla quinta elementare sono passati in prima media almeno quelli che avevano deciso di continuare le scuole (allora non esisteva la scuola dellobbligo); io no! Io la quinta elementare lho ripetuta due volte! Che delusione! Il sadismo si materializzato nel giro di pochi giorni ammesso con gioia allesame di ammissione (pura formalit credimi) bocciato perch non ero abbastanza maturo solo dopo scoprii che era stato un gioco premeditato da mio padre con quella sdentata della Superiora oltretutto quando superai brillantemente la prova alle comunali altra delusione! Che razza di premio pretendi? hai solo fatto il tuo dovere gi ma non ero maturato? Delusione, umiliazione, insicurezza, introversione ma perch i gatti son pi felici di me? A questo punto vorrei passarvi anch'io una delusione mi fermo K qui!

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In treno

VALENTINO VENTURI

l Dottore aveva accettato ben volentieri linvito a passare qualche giorno a Napoli. Il suo amico con la propria affettuosa disponibilit lavrebbe ospitato. Una vacanza breve, quanto mai opportuna. Da pensionato comera, il Dottore manteneva alcuni impegni professionali e culturali che lo tenevano occupato per qualche ora tutti i giorni, e per fortuna, perch nelle ore vuote si faceva pi acuto quel senso dinquietudine, quel desiderio mai represso di realizzare in pieno le proprie capacit intellettuali. N gli mancava la possibilit di esercitare anche unattivit fisica confacente alla sua et e al buono stato di salute. Un grande parco alberato dietro la splendida villa sulle colline alla periferia della citt, gliene offriva tante occasioni. Non di concedersi mai, anche se stimolato, ad uno scambio di parole, le solite banalit, con gli occasionali compagni di viaggio. La sua Signora, che sarebbe stata ben disponibile a una piacevole conversazione, rispettava con un po di disagio la volont del marito di non dare nessun appiglio a scoprire chi fossero loro due che sedevano, uno davanti allaltro, nei due posti lato-corridoio dellEurostar MilanoNapoli delle ore 10. Lui chinato sul libro da leggere, lei a sfogliare con distrazione un settimanale illustrato. Il Dottore non si era portato dietro un libro da passatempo. Leggeva la storia, molto dettagliata e molto commentata, dellaccordo di Monaco del 38, quando le potenze democratiche, le demoplutocrazie come le definiva con spregio il Duce, cedettero alle mire espansionistiche di Hitler. Pensarono in tal modo di salvare la pace, mentre aprirono la strada alla catastrofe della guerra. Per un pacifista estremo qual era il Dottore, il trattato di Monaco era motivo di appassionata riflessione. O meglio, lo sarebbe stato se avesse avuto la concentrazione necessaria per addentrarsi, seguendo il testo, nei meandri di quelle trattative. Ma cera un fastidioso brusio, un persistente squillo di telefonini e le conseguenti conversazioni a voce alta e, soprattutto, le due persone che sedevano accanto a loro, nei due posti lato-finestrino, avevano cominciato a discutere fin dalla partenza.

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Beh, pi che una discussione era un monologo condotto da quel signore che sedeva di fianco al Dottore. Una persona distinta, ben vestita. Si sarebbe detto un professionista, o un imprenditore, o un commerciante. Laltra persona che sedeva di fianco alla Signora, una persona semplice, dimessa, senza cravatta, con il colletto della camicia aperto, faceva da spalla rispetto allamico protagonista che gli stava davanti, e apriva bocca per delle brevi battute Francesco, allora Milano non ti piace proprioFrancesco allora a Milano non ci passeresti na vitaFrancesco, e che ne dici dei soldi che a Milano ci sono e da noi no e cos dava spago a quella lingua sciolta che era quel signor Francesco. Il quale, a un certo punto, volle dare maggiore visibilit allesperienza che avevano fatto a Milano. Per, senti un po, la Mostra stata veramente eccezionale. Ben organizzata. Perfetta. Questo s, bisogna dirlo. A Milano, in quanto a organizzazione, ci sanno fare. stata una bella soddisfazione. Valeva la pena, valeva la pena salire a Milano. Tre giorni sono stati pochi. Francesco, ma non ti sei stancato? Sempre in piedi. E perch? Quando uno si sente soddisfatto non sente proprio la stanchezza. Perch tu ti sei stancato? E me lo dovevi dire. Ti mettevi da una parte su una sedia e mi aspettavi. Per perdevi. Ah si che perdevi! E poi avresti rimpianto i soldi che hai speso per salire su. Di che Mostra si trattava? Se lo domandava il Dottore, sempre chino sul suo libro. Una curiosit che, senza volerlo, gli penetrava nella mente e intralciava la riflessione che stava facendo sul comportamento delle potenze democratiche a Monaco. Per la paura della guerra tradirono lo stesso governo cecoslovacco che voleva resistere alle mire di Hitler. Neville Chamberlain, il plenipotenziario inglese, famoso in Italia per limmancabile ombrello che si portava sempre dietro, era sicuro che con i mezzi pacifici i tedeschi avrebbero potuto ottenere tutto ci che volevano, e la pace sarebbe stata salvata. E intanto il signor Francesco continuava a battere su questa fantastica Mostra. vero, lui e la spallaparlavano piano, non alzavano la voce, ma nel ristretto ambiente non si poteva perdere una parola. La Signora, anche se stava zitta, sembrava seguire con una certa partecipazione il dibattito. Il Dottore non staccava gli occhi dal libro, e si sarebbe morso le labbra per non saper rispondere ai tanti quesiti scaturiti dal dramma di Monaco che invece anticip la catastrofe. Un difensore della pace a oltranza qual era lui sentiva la mente inquinata, purtroppo, dalle parole dei due amici che continuavano a recitare la loro piccola parte. Veramente, quel che mi dispiace che non sia venuto con noi Giovanni.
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Ma tu Francesco glielhai detto ben bene? E che? Non glielho detto ben bene io? Penseresti che io non ci abbia parlato a sufficienza, e non una volta sola? Sono stato pi di una volta a casa sua, e tu lo sai bene. Ma non c stato nulla da fare. La disgrazia stata troppo grossa. Emb! Noi tutti non abbiamo avuto disgrazie in famiglia? Quando morta mia madre ho pianto tre giorni, e piangerei anche ora, se ci ripenso. Ma tu mi devi capire. Giovanni ha perso un figlio di quaranta anni. E come lha perso? Dopo una lunga malattia. E allora, mi dirai, sempre uno della famiglia che manca. Giusto, dico io, giusto. Per per un padre perdere la propria madre o perdere il proprio figlio non la stessa cosa. Francesco, fammi capire, che cosa stai dicendo?. Appunto, non hai capito. Perdere la madre, quella che ci ha preceduto nella vita, un po nelle leggi della natura. S, dolore, tanto dolore, ma il nostro passato che scompare. Perdere un figlio, quello che discende da noi un po contro le leggi della natura. Con lui scompare il nostro futuro, la nostra speranza. Ma di che leggi parli? tutto un caso, una sfortuna. A chi tocca tocca!. Va bene, non vuoi capire. Ma Giovanni invece la sente molto questa differenza e ne soffre. Eccome ne soffre! Si chiuso in se stesso. Fa il suo lavoro, sempre puntuale come prima, non ha perso un giorno. Non si agita, non piange, tiene tutto dentro di s. Dentro di s tiene anche il dolore per la malattia del figlio che andata avanti per tanto tempo senza che lui avesse potuto far nulla. E rimpiange quei giorni come se avesse lasciato sfuggire loccasione di poter fare di pi, molto di pi di quello che hanno fatto i dottori che lavevano in cura. Il figlio aveva le sue idee sulla propria malattia, sapeva che era incurabile, voleva nascondere la propria sofferenza. E me lha detto Giovanni, gli sembra di essere restato tanto tempo con le mani in mano, in attesa di quello che doveva succedere. una persona sensibile Giovanni. Tu lo conosci. Un po sopra le righe per quello che pensa e quello che dice. Talvolta con la testa fra le nuvole. Non ha mai avuto il senso pratico delle cose. Io lho conosciuto prima di te. Ha navigato a vista senza calcolare bene il pro e il contro. E se gli andata bene nel lavoro perch ben preparato, e poi onesto, buonobuono buono veramente. Non mi dire che tre volte buono! disse la spalla con un sorrisetto maligno, e allora il signor Francesco ebbe un gesto di stizza e si volt verso il finestrino. LEurostar filava tanto veloce che non si pote27

vano leggere le targhe delle stazioni superate senza rallentare. La campagna invece, la geometria dei campi segnati dai fossati, la terra marrone preparata per le semine, quella velata dal verde-tenero dei grani gi nati, i canali lucidi di acqua, tutto sembrava ruotare lentamente indietro. Ma lo sguardo non spaziava troppo. Una cortina di piante chiudeva lorizzonte. Le loro ramaglie scheletriche sparivano nella nebbia che si era alzata di poco dalla terra. Il Dottore tir mentalmente un sospiro di sollievo per limprovviso silenzio dei due amici. Quel Giovanni era stato ostinato, non era venuto alla Mostra. Chi fosse questo Giovanni, che lavoro facesse, dove abitasse, restava un mistero che innervosiva il Dottore. Questo Giovanni stato condito in tutte le salse!. Il signor Francesco laveva trattato da persona brava, onesta, sensibile, con la testa nelle nuvole, priva di senso pratico, impegnata nel lavoro, sempre puntuale, che ha sempre navigato a vista, un po sopra le righe per quello che pensa e quello che dice, che non sempre ha saputo calcolare il pro e il contro. E tantaltro aveva saputo esprimere con i gesti delle proprie mani finch non si era fissato a guardare il panorama dal finestrino. Mah! Povero Giovanni, finalmente, lo lasciano in pace pens ancora il Dottore, e con la calma ritrovata poteva tornare a Monaco, al vertice delle quattro potenze, agli intrighi che lo precedettero quando Chamberlain e Deladier si prepararono a favorire lannessione dei Sudeti da parte della Germania. Questevento fu poi salutato dai tedeschi con Lora della liberazione venuta! e da Chamberlain con la frase profetica: Io credo che sia la pace per il nostro tempo. Sei mesi dopo la Wehrmacht marciava su Praga. Liberazione e Pace quante volte hanno preso il significato che stato dato loro opportunamente dai vari protagonisti di passaggio sul teatro della storia, e dai popoli che li hanno immancabilmente applauditi! Una conclusione che il Dottore non avrebbe voluto trarre, per non incrinare il suo pacifismo a oltranza. Non ebbe il tempo di fare altri pensieri sul tema, perch il signor Francesco di scatto riprese a parlare fissando con un po di severit lamico. Io non ti ho detto ancora tutto. Non ero riuscito a convincere Giovanni a venire con noi. Io avevo un peso sullo stomaco per non esserci riuscito. Io voglio bene a Giovanni e mi dispiace che si lasci consumare lanimo da questansia che non lo lascia mai. Anche se non lo fa apparire, anche se si mostra gioviale, allegro, anche se parla, parla, e spesso parla anche troppo, dentro di s non fa che ripetersi, e se avessi fatto questo, e se mi fossi preoccupato di pi, e se anche negli anni passati avessi cercato di stare pi vicino a quel ragazzo che per non voleva sentire consigli, suggerimentie see se tutto un tormentarsi con questi pensieri. Io voglio bene a Giovanni, lui si rovina la vita,
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e allora mi sono detto: perch non prenderlo un po con la forza, dico, con la forza delle parole?. Francesco abbass ancora la voce. Il discorso si faceva un po delicato. Una volta a un funerale di un comune amico, stasera guarda un po si parla sempre di morti, dunque a un funerale di un amico, un professore, una brava persona, molto istruita, ha una biblioteca di libri che non finisce pi, anche lui mio amico, di fronte al pianto e alla disperazione dei familiari che si stringevano intorno a lui, e lo sapevano che era una persona di valore, disse una frase che fu come il battito di una campana a morto: siamo morti perch siamo nati. Capito? Ma veramentesiamo morti? Come? Noi siamo vivi, per ora Ma no! Siamo morti vuol dire diventiamo morti, diventeremo morti perch siamo nati. Bisogna farsene una ragione, amico mio. La vita e la morte sono due facce della stessa medaglia e non pot continuare perch il Dottore aveva alzato la testa dal libro e fissava il signor Francesco con uno sguardo benevolo e si complimentava con lui: Bravo! Bravo stato il professore suo amico. Bravo. Si nasce perch un uovo materno stato fecondato e si muore quando per i motivi i pi svariati, che siano le malattie acute o croniche, o gli incidenti, o quante altre cose, le nostre funzioni corporali si arrestano. Basta! Non eravamo nulla prima, diventeremo nulla dopo. HiiiSignore mio! esclam quella persona modesta che era seduto di fianco alla Signora Voi dite? Ma questa una cosa che non sta n in cielo, n in terra! E non sentite mai la voce di vostra madre che morta? morta vostra madre? Scusate, veramente io lo penso. Non vi ho offeso vero? E non vi siete mai accorto che qualcuno di lass vi abbia aiutato? Non ci avete mai fatto un pensiero, vero? Vu faciete le cose e se riescono bene sempre merito vostro. Emb! Vu siete una persona brava, e non sbaglieresti mai. Ma siete proprio sicuro di non aver mai avuto un aiutino? Madonna mia, se il cielo fosse vuoto! E che avessimo a fa? Chi ci facesse la grazia? La Signora fu subito premurosa con lui Ma no, guardate, mio marito una brava persona, un uomo affettuoso con tutti, vorrebbe la pace e il bene di tutti. Questidea se l fatta con lo studio. un medico. Conosce bene la vita degli uomini. Gli vorreste bene anche voi. Il signor Francesco era rimasto a bocca aperta. Non se laspettava lintervento repentino di quel signore che era rimasto sempre chinato sul libro, n tanto meno si aspettava che lamico, che gli aveva fatto da spalla, fosse cos ardito da reagire alle parole di quel signore che era un dottore. Nessuno si aspettava pi nulla. Il ronzio del treno veloce conciliava il sonno. K
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GIANFRANCO BRINI

* Libri nostri *

Il Maestro e il suo dottore

BRUNI, Maurizio. Il Maestro e il suo dottore. Strehler, Milano, Il Piccolo. Milano, Edizioni Melquades, 2007.

ue mostri sacri del Teatro Italiano: Luca Ronconi, sommo regista e Pamela Villoresi, attrice di acuta sensibilit, hanno dotato lopera di Maurizio Bruni di due prefazioni appassionate. Fra le righe di entrambi si trova tutto quello che si poteva dire sullimpegno delluomo e sul profilo del medico. Di rango pi modesto chi scrive queste note si impegna alla recensione dellopera del medico scrittore. La contiguit sia sul versante della professione, sia su quello della necessariet politica, sia su quello della sopravvenuta dimestichezza amichevole con un uomo di tale statura, di tale complessit strutturale, di cos enorme spessore culturale, nonch di cos sanguigna espressivit umorale emerge sul filo del ricordo con felice nitore e si stempera nelle reciproche sensibilit. Per Maurizio Bruni questo stato un privilegio. Il radunare gli appunti stesi in dieci anni in un insieme organico d la possibilit al lettore di allargare i confini della conoscenza del personaggio Strehler ma anche di capire la persona Strehler nelle sue generosit, nei suoi inevitabili collerici eccessi, nella sua libert, che quella dellartista, molte volte appunto perch dellartista diversa se non estranea ai paradigmi comuni. Non unopera dello storico, anche se fra le righe scorre molto del Teatro Italiano di quel periodo, ma quella meritoria di un amico, che nei fondaci della memoria ritrova e scava il senso di una amicizia affetK tuosa e vera.

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* Libri nostri *

ROSARIO MANFREDI

Lincendio

iornalista e pubblicista, oltre che medico di professione, Giuseppe Ruggeri d vita ad un romanzo allincrocio tra il genere giallo ed introspettivo. La misteriosa morte del prof. Ugo Morcinetti sconvolge la vita di unintera societ civile, con leffetto devastante di un incendio. La cronistoria si dipana nei vari capitoli analizzata con acuto spirito di osservazione sia per gli ambienti che per i contorni psicologici. Lincendio appare come un romanzo aperto, soprattutto dal punto di vista esistenziale: le lettere che danno il la ad ogni capitolo, una volta completatesi nella loro sequenza, se da un lato riflettono la chiusura del cerchio alfabetico (realizzando ladempimento del significante), dallaltro fanno spiccare lillimitatezza del significato. In altri termini con un numero limitato di lettere si vanno a comporre infinite parole, portavoce dellincommensurabilit dei sentimenti. Vere protagoniste si delineano le cesellate sfaccettature dellanimo umano; pi si va avanti nel racconto e pi esse appaiono reali e significative in quanto paradigmatiche. La sensazione che la struttura del giallo rappresenti quasi un pretesto a fronte del quale lautore va ad intessere unindagine non tanto poliziescamente articolata nelle sequenze investigative classiche, quanto nellimmedesimazione psichica dei personaggi. Non raro che laspetto legato alla soluzione del caso passi in secondo piano, o meglio, capita che lanalisi psicologica voglia presentarci levolversi della vicenda da un altro punto di vista, interiore, alternativo, quasi ontologico.

RUGGERI, Giuseppe. Lincendio. Cronistoria (dalla A alla Z) di un delitto di provincia. Roma, Il Filo, 2007.

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Ed intanto non viene meno di certo il coinvolgimento del lettore alla risoluzione della vicenda: dapprima la morte di Ugo Morcinetti sembra assumere i connotati di un delitto passionale, poi emerge come la sua attivit di esperto e collezionista di pezzi rari e preziosi. Unipotesi sembra escludere laltra, ma solo apparentemente, difatti, la verit in una conclusione pirandelliana non ha una faccia soltanto e quelle che le si attribuiscono possono unificarsi in un unico e strutturato sistema (p. 71). I personaggi si agitano come figure tormentate nei pensieri insondabili e nei gesti collocati teatralmente su uno sfondo mai lasciato al caso e mai superficialmente delineato. Elucubrazioni mentali che spesso uniformano lo spessore intimista di chi d loro voce. Gli stessi dialoghi divengono struttura portante, direi fisica, della propria co-scienza. Lautore sembra prediligere lo sguardo distaccato-onnisciente rispetto ai discorso diretti, che difatti finiscono per divenire funzionali ad una realt filtrata dai sentimenti e dalle angosce, collocate in una dimensione del tempo essenzialmente soggettiva. Gioca con la struttura narrativa, Ruggeri, gioca con le parole ed i nomi: Damocle Tiburtini, ad esempio, richiama lomonimo della spada, soprattutto per lo stato danimo, pervaso da un timore tale che lo porta a scivolare in una sorta di corridoio privo di spazio e di tempo (p. 92), in lotta con quel Se stesso che spesso il suo peggior nemico (p. 91). Si sente, dunque, limpronta dellautore che entra nei gangli pi segreti dellanimo dei personaggi, li fa propri e li uniforma, tutti con eguale impegno, quasi affluenti di quel fiume che la vita umana, con i suoi contrasti, le sue assurdit e le tante verit: Oh, mi rendo pure conto che c sempre un dottor Jekyll e un mister Hyde in ciascuno di noi, che nulla si pu dire con certezza, che lanimo umano non scandagliabile(p. 46). Pensieri propri, pensieri altrui, lIo e gli Altri, specchio di s e a s: quando ti contempli in uno specchio che sembra deformare ogni tuo lineamento, e quello specchio ti guarda con muta e inesorabile sfingicit, dandoti contezza di un io che hai sempre rifiutato(p. 75). Come anche le cose che, espressione di noi, abbandoniamo alla merc del tempo, degli altri che ci sopravvengono e ne fanno libero uso, come se al loro soltanto appartenessero quelle particole, quei frammenti di noi, di quel che siamo stati, e che mai pi saremo (p. 27). Dettagli quotidiani ma non mediocri che sono scintilla di ci che fa parte della Vita vera, con indagini su quesiti eterni ed eternamente irrisolti, se non in parte con qualche fioco lumicino della singola ora:Fioco a trascorrere , nella sua gran parte, il lucignolo della vita. Guizzi pi vivi lo animano, a tratti, per passioni improvvise e irrefre32

nabili, salti dentusiasmo presto repressi per riservarlo a tempi migliori, fulminee intuizioni, anche, che per un attimo fuggente rischiarano la grigia quotidianit del giorno. Ma di quegli istanti, sia pure frammentari, messi a tacere dalla bonaccia che domina il pi dell'esistenza, rimangono pur sempre tracce, cicatrici di memoria che, appena sfiorate, dolgono come si fossero formate da poco (p. 33). E lincendio, distruttore delle coscienze, coinvolge ed intacca persino la saggia amministrazione del potere (p. 101), tanto da implicare, inevitabilmente, un venir meno dei pi fondamentali dettami della Ragione (p. 86); alla fine ci vuole limpegno di tutti per spegnere un fuoco che distrugge e fa paura a chi si avvicina. Alvise Candido, altro personaggio, preso dalla paura, minacciato dallincendio, rotola mentalmente in una dimensione tanto naturalmente soggettiva che deforma il tempo, quasi abolendolo: il tempo nasce come disperante ugualit delle cose; prive di tempo, le cose perdono i loro confini, le connotazioni che le diversificano luna dallaltra; ed in questa dimensione, inedita ai pi, che la notte le ritrova, tali e quali a quelle che esse furono prima dessere individuate, identificate, nominate(p. 75). Sicch la paura stessa viene riabilitata a simbolo di cuore vivo e palpitante in una societ senzanima: se riuscire a sopraffare la paura significa esporsi al rischio di diventare senzanima, impermeabili a qualsiasi intemperie interna o esterna che sia, se fare gli eroi equivale a morire come uomini, allora preferisco i miei dubbi e le mie reminiscenze. Preferisco vivere (p. 79). Dal particolare alluniversale, verrebbe da dire: luccisione del prof. Morcinetti non ha stroncato la vita di un solo uomo ha coinvolto lintera comunit, di cui si voluto uccidere il senso civico, la coscienza collettiva (p. 101). Verit, giustizia, amore, passione, politica, paura passano tra le dita, nelle parole e sul volto dei vari personaggi, che, volutamente inconsapevoli di ci che rappresentano, conducono la loro vita costretti e stretti tra lincongruenza dei limiti delle loro azioni e ci che quegli stessi gesti rappresentano quale frutto di una mente e di un cuore senza confini; e tutto questo non gi per la nobilt dei sentimenti ma solo per la loro stessa natura umana. Cos lautore introduce ogni capitolo/lettera alfabetica con poche ma densissime parole di presentazione, incastonate quasi a chiave di lettura del passo: esse non sono collegate sempre nellimmediatezza. Lautore non vuole (come giusto) un lettore passivo, facile compagno di viaggio, lo pretende partecipe nelle deduzioni logiche e sentimentali del percorso che sta costruendo, senza tralasciare nessun passaggio, contribuendo in tutto alla grande affabulazione di quellindagine perenne che la vita umana. K
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GIUSEPPE SALZANO

Il paese dei sogni

SALZANO, Giuseppe. Il paese dei sogni. Vallo della Lucania, LOpera Editrice, 2007.

crivere un libro un atto damore, forte, appagante, a volte struggente. Proporre il proprio pensiero, espresso in maniera pi o meno palese mette ognuno a confronto con il proprio modo di essere nelle certezze, nei dubbi e nei convincimenti indotti dallesperienza agita. Quasi da inconsapevole voyeur il lettore scopre intimit diverse e con esse integra emozioni ed azioni in modo strettamente personale. Ma talora lemozione tale che nasce la necessit di condividerla con chi si ritiene degno di tanta fiducia. Confrontarsi con uno scritto diventa, quindi, un momento di grande creativit, sulla scia di un ritmo narrativo assoluto, che pu riuscire a tenere i lettori sempre in assillante attenzione fino allultima parola e forse oltre. Ovviamente il rischio di perdersi in un perfetto percorso di conoscenza, dove tutto nuovo e niente appare riconducibile al gi noto. La sfida con il sapere pu per disorientare ma la consapevolezza faticosamente perseguita di essere in compagnia nel fantasmagorico circo dello scibile, pu magicamente determinare una nuova alba e tutto quanto pu trovare una plausibile rassicurante collocazione. Inoltre, come dice Orhan Pamuk ne Il Castello bianco: per riafferar di K nuovo ripassarli in sogno: e io ho creduto nel mio libro.

Una lunga storia che si sviluppa in un comune del Mezzogiorno, una famiglia della media borghesia che lotta, insieme a tutti, per uscire dalla povert della guerra, per dare una educazione ai figli, per conservare, sempre insieme a tutti, la trama civile della comunit senza disperdere il valore dellamicizia. il valore inestimabile che offrono i ricordi di Peppe Salzano, medico nella vita ma scrittore della sua storia. Antonio Manzo
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Secondo ragione
Azienda ospedaliera Weblandia mattina del 25 giugno 2030

ALDO FRANZINI

a segretaria entr quasi correndo nello studio del Direttore Generale, in palese stato di agitazione: Signor Direttore, il dirigente del Dipartimento di oncologia chiede di essere ricevuto durgenza. Ha un appuntamento?. Ha molto insistito, dice che abbiamo un caso di non conformit! Una non conformit classe A1! La segretaria abbass la voce e si guard intorno come avesse paura di esser udita, e ripet: Classe A1, Direttore, classe A1!. So cosa significa. Esit qualche secondo poi sospir: Lo faccia passare. Con evidente sollievo la ragazza ancheggi fino alla porta, valorizz il profilo sporgendosi oltre la soglia in equilibrio su una sola gamba: Prego, professore, il Direttore acconsente a riceverla. Il Direttore del Dipartimento oncologico entr, inchinandosi ripetutamente in segno di doveroso rispetto verso lAutorit. Era un omino quasi del tutto calvo, con una residua corona di capelli bianchi e un fisico minuto perso nel camice troppo grande; gli occhiali a mezzaluna calati sul naso gli davano unaria mite, ingrandendo lazzurro liquido degli occhi. Che cos questa storia, professor professor. Bianchi, Efiso Bianchi, signor Direttore. Lei capir professor. Bianchi venne in soccorso il medico. Ecco appunto, Bianchi, capir, dicevo, che solo questioni della massima gravit possono essere sottoposte alla mia attenzione. Governo lospedale pi grande del paese, un gioiello completamente informatizzato, che tutto il mondo ci invidia. Una non conformit classe A1! solo una possibilit teorica, se ne rende conto?. Il medico era rimasto in piedi, lievemente chino in avanti reggendo il computer palmare con entrambe le mani dinanzi a s, come unofferta votiva.
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Tibiletti ragionier Teofrasto. E sarebbe? La non conformit. un dipendente? No. un paziente. Si sieda e si spieghi. Il prof. Bianchi accolse linvito con sollievo, mosse agilmente le dita sul palmare, estraendo i dati e esponendoli a voce. Tibiletti ragionier Teofrasto, anni ottanta, tumore diffuso, in fase terminale, pensavamo. Pensavate?. Seguiamo da anni il paziente. Tutta la sua storia clinica registrata. Secondo i nostri calcoli, pu vedere la schermata, il Tibiletti avrebbe dovuto morire ieri sera. Pu vedere le proiezioni statistiche. Abbiamo quindi spostato il paziente in degenza premorenti, labbiamo registrato ieri mattina. Come da protocollo, abbiamo applicato le cure sperimentali approvate dal comitato etico aziendale, per verificare allautopsia le concentrazioni dei nuovi farmaci e trarre informazioni utili per impostare nuove terapie. Stamane linfermiera passata per constatare il decesso e invece. Invece? Il Direttore generale diede allinterrogativo un tono minaccioso. Non solo non morto, ma ha chiesto unabbondante colazione, di ottimo umore, ride, scherza, sussurra oscenit alle dottoresse e alle infermiere del reparto!. Concluse dun fiato, con le lacrime agli occhi, il medico. Previsioni di vita?. Bianchi si strinse nelle spalle, digit per pochi secondi e porse il palmare. Ecco la nuova elaborazione dati. Il Direttore Generale, un uomo massiccio, dalla muscolatura potente con folti baffi neri, afferr il portatile e ne fiss lo schermo per quasi un minuto, mentre sulla fronte si formavano gocce di sudore; poi con il ditone tozzo e peloso premette con forza linterfono che lo metteva in comunicazione con la segreteria: Smetta di incipriarsi e riunisca il mio staff, con urgenza. Abbiamo una crisi. Stanza del Direttore generale, Azienda ospedaliera Weblandia mattina del 26 giugno 2030. I volti delle persone intorno al tavolo tradivano la stanchezza di una notte insonne: le barbe non rasate degli uomini ombreggiavano i volti,
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il trucco in disfacimento delle donne rivelava rughe di solito sapientemente occultate, tutti avevano profonde occhiaie. Il Direttore generale, rasato di fresco con una camicia immacolata sotto labito blu di sartoria entr come un ciclone nella stanza, sedette a capotavola e la riunione inizi immediatamente. La situazione, rapporto dalla direzione sanitaria. La dottoressa Rampini, una quarantenne scialba con una gran massa di riccioli color di topo ad incorniciare il volto butterato da unimpietosa acne, inizi il rapporto: Il sig. Tibiletti, qui di seguito nominato come il paziente non conforme, o come il non conforme tout court, vivo, vegeto e in apparente buona salute. Meno male! interloqu il professor Bianchi. Meno male un corno scatt la Rampini abbiamo solo poche ore, poi la non conformit verr segnalata dal computer a quello regionale e a quel punto il dato diverrebbe di pubblico dominio. Mi faccia capire meglio, si spieghi insomma! intim il Direttore. Il computer non prevede che un paziente ricoverato nel reparto premorenti possa guarire e neppure migliorare. Il margine di tolleranza per la non conformit segnalata di 48 ore. Entro le 48 ore dal mancato decesso previsto il paziente deve, sottolineo deve, morire!. E se invece vive?. Non si pu! Il programma in uso non ha una possibilit di correzione su questo particolare punto. Quando stato messo a punto spieg il responsabile della sezione informatica, un giovane magro e occhialuto, con un tic nervoso allocchio destro stato inserito il margine di tolleranza piuttosto ristretto e non emendabile per evitare ricoveri impropri, stimolando cos il personale ad una maggiore accuratezza clinica e prognostica. Finora ha sempre funzionato. Concluse con un filo di voce. Che avete fatto?. Come lei sa, il flusso informativo dei dati tramite computer ci consente di monitorare la situazione in tempo reale. Non possiamo far finta che il Tibiletti non sia mai entrato nel reparto premorenti e neppure trasferirlo, perch il software non lo prevede; del resto, come detto la permanenza massima prevista nel reparto di 48 ore. Dunque?. Secondo la linea guida che abbiamo elaborato questa notte, con lapporto di tutti i presenti, a cura del responsabile del reparto, stato consegnato un modulo di non conformit, il 74120C bis, che lo invitava a morire nei tempi previsti. Il non conforme ha riso e ha manifestato lintenzione di usarlo per scopi non istituzionali. A questo punto la
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donna si chin verso il Direttore generale e mormor alcune parole allorecchio. Luomo digrign i denti e contrasse il pugno massiccio. Indi continu implacabile la dottoressa andato sul terrazzo e con un secondo modulo nel frattempo consegnatogli si acceso un sigaro toscano. Quanto tempo ci resta? chiese il Direttore. Sei ore. Qualcuno di lor signori ha unidea?. Un silenzio cupo cal nella stanza. Si potrebbe presentarlo come un successo della medicina: un paziente in fase ritenuta terminale che guarisce grazie alle nostre cure: quasi un miracolo! Darebbe lustro allAzienda, il caso sarebbe citato dai maggiori giornali medici con unindubbia ricaduta positiva sullimmagine. Propose timidamente loncologo. Si, ma i giornali evidenzierebbero per che lanalisi computerizzata ha fallito! interloqu il responsabile per il marketing non prendo responsabilit per le ricadute di questa notizia, in caso di sopravvivenza del paziente oltre i limiti di tolleranza previsti. Tutto in azienda regolato dal computer centrale, mi vengono i brividi allidea che la sua affidabilit possa essere messa in dubbio. Ma se vivo e sta bene bel il Bianchi. Il computer non lo prevede! Riesce ad afferrare il concetto? sordo o fa il tonto? scatt la Rampini. Punto sul vivo, il professore ebbe un sussulto di dignit e reag con rabbia inusitata, balz in piedi e inizi a urlare: Labbiamo curato, perdinci! La realt se ne fotte dei suoi programmi informatici, dottoressa!. La Rampini digrign i denti giallastri: Non in discussione la realt, ma la aderenza ad un programma stabilito! Per il mio ufficio, per lAzienda solo questo che conta. Il Direttore si alz e si port al centro della stanza. La sua figura imponente torreggi sugli altri. Basta cos signori, ho capito. Ho preso la mia decisione. Potete andare, tutti tranne lei, Bianchi. La prego di riaccomodarsi. Sospir lievemente e cominci: Lei capisce, professore, che la cosa non pu andare. La non conformit agli schemi una cosa grave, un attentato ad un sistema che abbiamo costruito in anni ed anni di raccolta dati, di attento monitoraggio di ogni azione. Il sistema di raccolta dati e di supervisione lanima di questa Azienda. Pensa che questo debba andare distrutto?. Penso che faccio il medico, se il paziente vive e sta bene grazie alle mie cure sono felice. Sono qui per questo.
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Lei ritiene di essere una persona razionale, professore?. Beh, si, certoma che centra?. Professore, in percentuale, quanto tempo dedica ai suoi pazienti?. Che intende dire?. So perfettamente che lei passa il suo orario lavorativo e anche molto di pi nellAzienda, sottolineo questo termine, badi. No, io chiedevo quanto tempo dedica, in percentuale, alla visita, ad ascoltare i pazienti, a parlare con loro. Loncologo si strinse nelle spalle, chin il capo, aggrott la fronte e inizi: Ecco, ci sono le riunioni per il budget, per il programma informatico, per gli obiettivi aziendali, per la qualit delle procedure, la descrizione minuta della applicazione delle stesse sul palmare per le tracce elettroniche, la compilazione dei moduli che vengono inviati in continuazione al Controllo Gestione per monitorare le spese, i ricavi, i dati della spedalit, la compilazione dei verbali delle riunioni, la visione e la diffusione delle missions aziendali continuamente aggiornate sul webForse ho scordato qualcosadirei meno del 10%. Sollev gli occhi glauchi, ora spalancati da un doloroso stupore Ges, Direttore! Ma come potuto succedere? Laltro sorrise, si sporse in avanti e premette un pulsante. La parete dinanzi a lui perse la sua luminosit e rivel la stanza al di l del vetro. Era un ambiente vasto, con al centro un computer di notevoli dimensioni. Gruppi di tecnici in camice bianco si affannavano ad introdurre dati da decine di tastiere periferiche. Un enorme schermo centrale mostrava in sequenza grafici, file di numeri che numerose stampanti si incaricavano di riprodurre. Sa cos?. Grouper, il computer centrale, quello del Controllo Gestione. Esatto. Qui affluiscono tutti i dati che raccogliamo, secondo un flusso informativo che abbiamo costruito pazientemente in decine di anni di lavoro, aggiornando continuamente la nostra parte informatica, grazie ai dati che voi ci fornite, per il 90% del vostro tempo lavorativo. Ora, professore, secondo ragione, per chi lavora lei, se dedica il 90% del tempo a raccogliere dati per il Controllo Gestione e il 10% al paziente?. Non oso dirlo! pazzesco! il professore articolava a fatica le parole. Non c bisogno che lo dica, non pazzesco, semplicemente nei fatti. Non la realt che se ne fotte dei dati del computer, caro mio, il contrario! Se non rientra nello schema ilcome si chiama?. Tibiletti ragionier Teofrasto.
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Ecco, dicevo, ilTibiletti non pu esistere, non deve esistere. Non deve esistere neppure la sua guarigione. Questa la realt che noi abbiamo costruito e non sar certo il ragionier Teofrasto a metterla in discussione. Non possibile demolire un sistema che ha dato i suoi frutti per una banale non conformit. Sarebbe statisticamente imperdonabile. No, mi creda professore: questo Tibiletti che deve adeguarsi. Se non si adegua lui ci penseremo noi, anzi, ci penser lei. Io dovrei. Secondo ragione si, professore. Guard lorologio. Ha quattro ore di tempo. Due ore dopo la segretaria rientr di corsa nellufficio, senza bussare. Era molto pallida, balbettava: Di...Direttore, Direttoremio Dio, che cosa orribile!. E che? Si spieghi, accidenti!. G...gg...guardi f f fuori!. Con unagilit impensabile in uomo di quella stazza il Direttore si avvicin alla finestra. Una folla composita di persone in pigiama, di camici bianchi, di uniformi ospedaliere bianche, azzurre e verdi stava invadendo il parcheggio riservato ai dirigenti apicali, proprio sotto le finestre della Direzione generale. Alla testa della folla il professor Bianchi, con la corona di capelli candidi irta sul capo, brandendo unasta per fleboclisi urlava a squarciagola frasi incendiarie, aizzando la ciurma che lo seguiva. I due si ritrassero velocemente, ma avevano fatto in tempo a vedere la dottoressa Rampini scarmigliata, pallidissima, con gli abiti a brandelli mentre veniva sospinta tra grida, minacce e percosse verso lentrata riservata del salone ove erano custoditi i computer. Che cosa successo?. C stata una rivolta! Sembra che il prof. Bianchi abbia riunito il personale del reparto esponendo il risultato dellincontro di stamane. I medici e gli infermieri, insieme ai malati hanno fatto un fal di tutte le schede di rilevazione al centro dellatrio principale. Gli uomini della sicurezza e la polizia hanno solidarizzato coi rivoltosi e hanno fornito la benzina per i fal. Gridano che vogliono distruggere Grouper. No! No! Nooo!. Il Direttore corse nella stanza dove era custodito il computer centrale. Colpi violenti rimbombavano sulla porta blindata, le urla della folla erano chiaramente udibili. I tecnici erano fuggiti e lenorme macchinario su tutti gli schermi portava ormai un unico messaggio: Dati, carenza di dati, il sistema non riceve dati ripetuto allinfinito.
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Il Direttore si erse in tutta la sua mole, quando la porta in acciaio, grazie al pass fornito dalla prigioniera, si spalanc e la folla entr nella stanza. La dottoressa Rampini, coperta di lividi e sputi, gli abiti a brandelli, sfugg ai suoi seviziatori e, procedendo carponi, singhiozzando, si avvinghi alle gambe del Direttore in cerca di protezione. Scese un silenzio irreale, rotto solo dai singulti della donna e dal ronzio delle macchine, mentre la frase: Dati, carenza dati, il sistema non riceve dati! invadeva il pavimento impressa dalle stampanti su chilometri di feed forms. Un uomo con i capelli candidi usc dalla folla, aveva un sigaro toscano in bocca, indossava un pigiama stinto. Si avvicin al Direttore e disse: Sono Teofrasto Tibiletti, paziente guarito. Nelle orecchie del Direttore quelle semplici parole risuonarono K come le trombe dellarcangelo Gabriele nel giorno del giudizio.

Computer nefasto

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LUIGI GASPARRONI

Tra noi le parole sono teneri silenzi

TRAMONTO Strane nubi corallo accende il tramonto. Gi nel primo respiro della notte spunta la luna e unonda di stelle riemerge dallabisso. Nel sogno fatto daria siamo assorti in questa nebbia di pensieri, vinti dal ricordo degli anni sepolti nel fondo del nulla. Tra noi le parole sono teneri silenzi.

SERA DAUTUNNO Preme sui vetri tormento di pioggia, che giunge da remoti spazi come uneco lontana di millenni perduti. Laria ha odore di sfacelo nel naufragio autunnale. Nei tuoi occhi unacqua triste e la disperata dolcezza dun sorriso. Attendo allora il lieve tocco di tua mano che mi sfiora per sentire dentro il mio sangue tutto il suo calore.
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LANTICA MISURA Guardo il cielo, una pioggia di meteore mi sfiora, parole che fuggono in lunghe spire nel lattiginoso chiaro notturno ed hanno un suono lontano e dolente, premono come un macigno sul petto, gli occhi sono un vetro infranto. Quando di anni ne son passati tanti, perdute nel tempo voci e memorie, spiragli di luce ed ombre sospese saliranno in un grande arcobaleno alla ricerca dun oscuro destino che ci attende, con laccesa speranza che la fragile fede resti intatta e lultimo istante sia come un sogno di un lungo dormire senza risveglio. colma ormai lantica misura del nostro tempo.

COLORI DELLINFANZIA Nellodore pulito del vento, avvolti in una nuvola di seta, imbrigliati nella tela di ragno della mente risalgono gli innocenti colori dellinfanzia. Come la luce improvvisa dun lampo il tuo bel viso saccende di sole.

Dog from Italy Lupi uccidono e divorano un cane al Polo Nord

PIETRO GUADALUPI

ercoled nelle prime ore del mattino un branco di lupi ha ucciso e divorato un cane in una zona residenziale al Polo Nord. Shilo, Lab mix di 15 anni dal manto nero, si sarebbe imbattuto nel branco di lupi mentre era fuori per i suoi bisogni mattutini, ha affermato Ed Lesage, il suo proprietario che vive a spese di Mavencamp Court al Polo Nord, suddivisione al confine di Hurst Road sulle sponde di Chena Lake e Chena Lakes Recreation Area. Teresa ha affermato che suo marito Lesage, insegnante come lei, port fuori i suoi cani Shilo e Chief, un husky di 4 anni, alle quattro del mattino come faceva ogni giorno. Li facciamo uscire, fanno i loro bisogni e ritornano dopo 15 o 20 minuti. quanto ha affermato Lesage sul suo rito mattutino. Mercoled mattino per, Lesage not che tutti i cani del quartiere si misero ad abbaiare poco dopo che ebbe portato i suoi due cani fuori. Cera qualcosa di strano, ha detto Lesage. Sua moglie usc fuori per controllare i cani e trov Shilo morto in riva al lago, a circa 50 metri dalla loro casa. Chief, il cane husky, stava fermo davanti agli alberi e quando vide Teresa corse verso casa, ha affermato Lesage. Secondo quanto affermato da Lesage, sua moglie ritorn dal lago e disse: Ti occorre una pistola. Dopo essersi amato, Lesage scese al lago e scorse tre gocce di sangue sulla neve. Il cane era ormai stato sbranato a met. Difficile stabilire se fosse stato un orso o dei lupi a ucciderlo, cos Lesage ritorn a casa e chiam il 911. La polizia dellAlaska gli disse di rivolgersi allAlaska Department of Fish and Game. Don Young e Tom Seaton, biologi che si occupano di piante e animali selvatici in Alaska, si recarono al Polo Nord per esaminare il luogo in cui era stato ucciso il cane alle prime luci dellalba. Giunsero alla conclusione che cerano cinque lupi nel branco. Sembra che luccisione non sia stato premeditata sostiene Young. Basandoci sulle impronte, sembra che luccisione non sia stata premeditata, ma che si sia trattato di un incontro casuale ha affermato Young.

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I lupi stavano percorrendo una strada, il cane quella opposta e si sono incontrati. Quando arrivarono i biologi verso le nove del mattino, il cane era stato mangiato completamente da lupi, ha detto Young. Anche se non accade ogni anno, non raro che i lupi attacchino i cani nelle zone periferiche di Fairbanks, specialmente a causa dellelevato numero di cani da slitta, molti dei quali si trovano in luoghi come Two Rivers, Golden Valley e Salcha, ha sostenuto Young. Non un fenomeno raro, ha affermato. Sembra che accada ogni tre o quattro anni. Non si sapeva se i lupi fossero rimasti in quella zona, ma Young consigli ai residenti di tenere gli occhi aperti su bambini e animali quando non erano in casa. Non sappiamo se questi lupi si tratterranno o lasceranno la zona ha affermato Young. Hanno gi preso un cane. Quanto al rischio per gli umani, principalmente bambini, La prudenza non mai troppa ha affermato Young. Tuttavia non credo sia necessario allarmarsi ha continuato Young. Nella maggior parte delle interazioni tra persone e lupi, questi ultimi sono stati abituati alla presenza delluomo oppure gli stato dato da mangiare, ma non sappiamo se si possa dire lo stesso in questo caso. Young sa che in quella zona vive un cacciatore e ha affermato che il dipartimento lo contatter per informarlo nel caso in cui ci fossero lupi in zona. La caccia aperta ha affermato Young. A parte il fatto di essere un tantino lento e avere un dente rotto, Shilo godeva di ottima salute per un cane della sua et, ha affermato Ed Lesage. Il fatto che Shilo sia stato ucciso la notte di Halloween fa rabbrividire, ha proseguito.
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Trovammo il cane nella notte di Halloween del 1993 ha detto Lesage. Era un cane randagio e lo raccogliemmo quando stazionavaK mo in Italia a Napoli, citt assegnataci come militari. Nicola carissimo che piacere sentirti a sorpresa, ed in questo propizio momento. Infatti sono in una base militare in Alaska a poche miglia dal circolo artico, reclutato per la guerra globale al terrorismo. Cos, vicino al polo nord in scomparsa, aspetto i bombardieri russi come il tenente Drogo aspettava i Tartari. Aspetter i Tartari fino a gennaio 2008, poi dovrei tornare a casa in west Virginia, a meno che la pazzia militar-buzzatiana mi tenga qui ad aspettare ancora per quello che non succeder mai. O forse passo prima in Italia. Ospedale nuovo con avanzate soluzioni architettoniche, bianco nel bianco paesaggio (ha cominciato a nevicare due giorni fa), vicino il fiume con circonvoluzioni paludose bordato da boschi di betulle bianche e sottili pini dalta montagna, colline e montagne innevate ai lati di questa ampissima vallata. Chirurgia da fare non troppa, mi tengo impegnato con sport e in cucina. Volevo scrivere qualcosa, ma non inspirato ancora. Il link al sito AMSI perfetto ora; ho gi scaricato i recenti volumi su Acrobat. Non sai che piacere avr, solo, in questi paesaggi solitari, a leggere in Italiano storie di colleghi nella lontana e sempre amata Italia, per me, il miglior stile di vita e di pensiero. Con grande amicizia, Pietro

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Premio Aesculapius III edizione 2008 Virgilio


al ribollir dei tini Mantua me genuit, calabri rapuere, tenet nunc Parthenope, cecini pasqua, rura, duces.

Tematica
Mantova, Roma, il Sud dItalia, il soggiorno partenopeo: I LUOGHI I pastori, i campi, gli eroi: LA POESIA VIRGILIANA

Elaborati

Saggistica - Narrativa - Poesia Apposita Commissione selezioner i primi tre lavori per ogni sezione. Gli elaborati dovranno pervenire alla Redazione de La Serpe entro il 31 agosto 2008. I testi e le immagini saranno inviati esclusivamente su supporto CD. Si partecipa ad una sola sezione. La premiazione avverr in occasione dellIncontro a Pompei nei giorni 25, 26, 27 e 28 settembre (gioved sera, domenica mattina). A tutti i soci verr recapitato, in tempo utile, il programma dettagliato.
Il Presidente del Premio Emilio Cirillo

POZZUOLI. Il Tempio di Serapide. REDAZIONE: e-mail: nic.avellino @libero.it tel. 0818599057. Indirizzo: Nicola Avellino Collina SantAbbondio, 53. 80045 Pompei (Na). 46

Vi partecipo la mia gioia nellaccoglierVi a Pompei. Visiteremo i siti virgiliani pi suggestivi in Campania Felix. n. a. Saranno attentamente vagliati eventuali suggerimenti relativi al programma (da inviare entro il 15 luglio 2008).

Per poco ancora si accendono lucciole nei miei occhi

ANNACHIARA MORRICA BERRA

DISTACCO Fa che il distacco avvenga piano piano fa che non sia una lacerazione sono solo una vecchia donna che vende lacrime da due soldi. Fa che il rimpianto non strappi brandelli di carne fa che non venga il ridicolo tempo delle colpe sono solo una vecchia donna che vende due soldi damore.

MORRICA BERRA, Annachiara. Latte caldo e biscotti a mezzanotte. Disegni di Donatella Berra. Verbania, Alberti Libraio Editore, 2008.

HIROSHIMA Su questa terra aspra su questa terra brulla ho portato un fiore ed una culla. GIORNATA DESTATE In questa calda giornata destate come luce mi avvolge il desiderio di te delle tue labbra che non ho mai sfiorato delle tue mani di te che non ho mai avuto.
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HO PERSO Ho perso il piacere di raccontare me stessa il mio mondo, lucente cristallo velato da maligne folate di nebbia. Ho corso gridando di gioia verso miraggi di sabbia e parole dorate mutate in pallidi gelidi aghi di brina.

Metamorfosi.

NIENTE RESTER DI ME Niente rester di me di questi piccoli segni neri sulla carta forse un ramo di larice si curver appena ricordando un filo derba avr un fremito lieve come leco di un passo perduto in lontananza nellorma dacqua un arcobaleno di sogni. Nessuno mi regaler smeraldi nellombra blu le note malinconiche di un sax mi accompagneranno piano alluscita e quello che resta di me scintilla in un bicchiere dimenticato sul tavolo nellangolo.

Tanti momenti, tanti spicchi di esistenza stanno come in un quadro dai colori variegati e oggi ci vengono regalati in questo prezioso libro: li leggiamo, ci rileggiamo, sentiamo che ci appartengono, che questi versi cantano per noi e di noi. Grazie, Annachiara, di queste tue righe strappate al sonno e al riposo, che hanno dato sapore ai tuoi vissuti, accompagnato le tue fatiche, raccolto il tuo dolore: le facciamo nostre, le lasciamo cantare anche per noi, con la delicatezza e lumana intensit che tu ci hai consegnato. Silvia Magistrini dalla Prefazione
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Giunti sul passo estremo

ERNESTO ZUCCHINI

l progresso delle tecniche di rianimazione e terapia intensiva, gi da tempo ci ha messo di fronte a situazioni fisio-patologiche prima sconosciute. Un tempo, da traumi gravi, soprattutto encefalici, non cera quasi via di scampo ed il coma era linevitabile preludio di un esito fatale. Oggi siamo arrivati al completo ribaltamento della situazione e ci sono stati comatosi, farmacologicamente indotti, attuati apposta per concedere ad un organo offeso una tregua funzionale che si pensa utile per la guarigione. Purtroppo, non tutte le battaglie sono vittoriose e non ci si deve stupire quando lunico risultato non la sconfitta piena della morte, ma solo la sua dilazione, ossia il prolungamento di una vita ridotta a sola biologia. il coma depass, figura nosologica un tempo sconosciuta, il frutto amaro dei metodi intensivi sinora disponibili. Frutto amaro e persino perverso se pensiamo alle diatribe etiche che ne sono sorte fra chi confida in una vita comunque mantenuta e chi, invece, la vede come sinonimo di autonomia e capacit di relazione. Molte crisi cardiache acute, se sorprese tempestivamente, oggi hanno pi di una possibilit di essere superate felicemente e persone, gi clinicamente defunte, hanno potuto essere recuperate. A questo proposito sorta tutta una letteratura su quel suggestivo intervallo tra la vita, la morte clinica ed il ritorno alla vita. Sin troppo facile, infatti, immaginare che il redivivo avesse veramente messo un piede nellaldil e ne fosse poi stato richiamato, conservando di questa parentesi una memoria e sufficienti particolari da riferire. Particolari concordemente ripetuti a distanza di tempo e di luogo dai molti protagonisti di una vicenda cos singolare. LUCE, anzitutto; luce splendida, lungo una via che erano invogliati a percorrere. CALMA, una calma ineffabile, priva di sofferenza. Ma ci che pi cattura lattenzione dei lettori la sensazione provata di aver raggiunto una separazione della mente dal corpo. Il corpo

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SILENZIO IN BLU. da: MORRICA BERRA, Annachiara. Latte caldo e biscotti a mezzanotte. Disegni di Donatella Berra. Verbania, Alberti Libraio Editore, 2008.

giaceva, attorniato dai tanti soccorritori che si arrabattavano avanti e indietro come formiche ed era osservato da un punto elevato dellambiente con quella tranquilla attenzione gi detta. Se mi sono deciso a scriverne, non per aggiungere ancora una spiegazione alle tante. Non ci provo nemmeno. Il fatto suscita attenzione e rispetto. E questo basta per scriverne. Una spiegazione scientifica, in questo momento non mi interessa. Con ogni probabilit non conosciamo ancora bene dove stia la linea di confine fra la vita e la morte. Forse non muore lintero corpo in un momento solo. Forse qualche funzione pi restia di altre e la sua estinzione ha la delicatezza di una sfumatura. O forse qualcosa di noi non muore mai ed questa la consolazione di molti. Era stata sino a quel momento la simbiosi pi perfetta della Creazione. La Coscienza abitava in un Corpo ed era corpo. Il Corpo possedeva una coscienza e per tanto diveniva Coscienza. Ma ora era arrivato il momento della divisione e quella simbiosi mostrava incrinature rimaste celate prima di allora. Un corpo logoro non poteva pi albergare una Coscienza rimasta giovane ed alacre e fra i due non poteva pi esistere la identit di prima. La Coscienza non avrebbe desiderato arrivare a quel punto e perci linesorabile che stava verificandosi non era liberazione, era piuttosto una separazione. Ci si libera da ci che ci nocivo, cercando una situazione diversa e pi felice; da ci con cui si decorosamente convissuto nel bene e nel male, ci si separa. Divenuta una entit sovrastante ed incorporea, la Coscienza sost in un angolo alto, dove pareti e soffitto si incontrano. Con sorpresa, la Coscienza si avvide di essere costituita da Puro

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Pensiero e di essere costretta a mutilazioni prima ignote. Poteva pensare le cose, anche se in modo preoccupantemente sempre pi flebile, come la fiamma di una candela cui stia esaurendosi la cera, ma non agirle. Senza quel Corpo, che ancora giaceva l in basso, nel letto che aveva partorito la separazione, la Coscienza non poteva fare. Essa stava vivendo un residuo e temporaneo privilegio, man mano sempre pi faticoso, presagio di una imminente e completa sparizione. Si! La Coscienza sapeva di stare condividendo con funzioni di lei meno nobili, come la incessata crescita delle unghie e dei peli, una dilazione dallesito imprecisabile. Essa adesso doveva prepararsi a tornare nella immobilit del Nulla primigenio, come accade ai cerchi di un ciottolo caduto nellacqua che pi si allargano e pi si indeboliscono sino a confondersi nuovamente con il quieto piano della superficie. Se ancora lo avesse potuto la Coscienza non sarebbe tornata indietro. A che pro riabitare un corpo riconoscibile da lass tuttora consunto e spossato? Meglio assaggiare ancora e sino al possibile questa tregua inerme ed ignara della propria sorte, bench vivificata da una luminosit meravigliosa e serena, foriera di rivelazioni ancora ignote. La Coscienza si trova in un limbo fatto non tanto di felicit quanto di atarassia, ancora troppo mutevole ed incerto. Essa coglie stimoli imperfetti e precari, segnali sottilissimi, spesso ingannevoli ma, di volta in volta, pi espliciti. Gi si accorge che la distanza da quel Corpo inferiore, sempre attorniato dalle formiche, non pi la stessa. Il Corpo la attira; il Corpo torna a reclamare lantica simbiosi ed anche alla Coscienza sembra di poter ritrovare con lui una solidariet creduta pericolante e non vi si sottrae. Lattrazione fra le due entit , di momento in momento, sempre pi irresistibile, sino alla ricostituzione del patto originario. Ora il Corpo affaticato sa di poter contare nuovamente sulla Coscienza e sul suo patrimonio di memoria. Ora tutti coloro che non soffrirono mai lavventura di perdere i confini della propria dimensione, ascoltano in silenzio; chi non si mai avvicinato a quei limiti, non pu parlare. Solo le parole del redivivo contano, qualsiasi siano, perch sono la prova del ritorno alla nostra vita. Ma cosa sono quelle parole? Cosa esprimono? Una meraviglia fine a se stessa? Rimpianto per un traguardo sfiorato e mai posseduto? Nostalgia per una Verit possibile ma ancora solo intravista? Sono la eco di unillusione o sono unanteprima speranzosa e consolatoria? Ognuno la pensi a modo suo, purch in buona fede e, soprattutto, K in silenzio.
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FRANCESCO AULIZIO

La soluzione migliore

sc dalla casa barcollando e con gli occhi rossi di pianto, era perduta! Lunica sua fonte di vita si era dileguata non appena pochi giorni prima la padrona della taverna, ove faceva la sguattera, aveva saputo che era incinta e che tra poco avrebbe dovuto sgravare. Lostessa non aveva deciso tale licenziamento per ragioni, diciamo cos, morali, poich la serva non era sposata, ma per il semplice e, se vogliamo, logico calcolo che da un certo tempo in poi avrebbe dovuto dar da mangiare non ad uno ma a due individui, dei quali luno neonato e nella impossibilit di essere sfruttato attraverso il lavoro. In quel momento Giovanna, tale era il nome della sventurata, era stata da una signora per chiederle del lavoro, si era offerta a qualsiasi condizione pur di ottenere un pagliericcio e un tozzo di pan secco, ma tutto era stato vano, al solo vederla con quel ventre prominente, imbottita di stracci, con le gambe e le mani gonfie dal freddo, un moto istintivo di repulsione avrebbe spinto chiunque a far ci che quella signora aveva fatto, rifiutare la richiesta di lavoro e scacciarla rudemente. notte, in una caverna umida e dalle pareti imbiancate dal salnitro giace, tra i rantoli delle doglie del parto, una donna, meglio una femmina che con la bava alla bocca, gli occhi sbarrati nel buio, si rotola al suolo e cerca inconsciamente di stracciarsi da dosso quella parvenza di vestito che indossa. Questa donna Giovanna, dal giorno in cui venne scacciata sono trascorsi due mesi, neanche lei sa come sia riuscita a viverli, in preda ad un continuo stato di sonnambulismo ha continuamente frugato assieme ai cani tra le immondizie per trovare qualcosa da mangiare. Finalmente giunto il momento che tutte le donne attendono con ansia e con gioia e istintivamente si recata in campagna e l, in una caverna, sul far della sera, stata raggiunta dalle doglie. Il parto molto laborioso e solo dopo parecchie ore, quando gi Giovanna, presa dal torpore avverte molto meno il dolore, quasi che le sofferenze pi acute riescano ad anestetizzare, un vagito la scuote e la spinge ad aver cura del nato quando ancora ella stessa sarebbe biso-

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gnosa delle attenzioni pi delicate. Subito questa donna la cui bruttezza sembra quasi mitigata dallaffetto materno che le traluce dal viso, si affretta ad avvolgere il piccolo di stracci e a stringerlo al seno. Passano cos alcune ore, il piacere che questa donna prova nello stringere a s qualcosa di veramente e solamente suo la rende muta di stupore e di felicit; qualsiasi pensiero che non sia per il piccolo e per le sue bellezze allontanato, non avverte fame, freddo, odio verso la gente che sempre lha maltrattata, non pensa neppure a quellavvinazzato che nove mesi prima, in una stanzetta della taverna aveva concepito con lei questa creatura che ora lei stringe tra le braccia e coccola come solo una madre sa; ella completamente estranea a tutto, il mondo lei e il piccolo. Stette cos sino a che il sole non fu alto nel cielo quindi lentamente il suo pensiero ritorn dalle stelle sulla terra e fu ad un tratto presa da un tremito nervoso; ora aveva un figlio ma come lo avrebbe allevato? A chi avrebbe chiesto aiuto? Non ricordava neppure il viso del padre del piccolo, come avrebbero potuto vivere in due se ella stessa non era riuscita a vivere da sola? Gradatamente un pensiero lugubre le si conficc nel cervello come un cuneo, non avrebbe potuto in alcun modo vivere, suo figlio le sarebbe stato tolto e sarebbe stato portato in una di quelle grandi case popolate solo da bambini e a lei avrebbero concesso ogni tanto di vederlo. No! Questo mai, il suo piccolo era suo e suo sarebbe rimasto, per sempre. Una soluzione rimaneva, la pi decisa e, forse, la migliore, uccidersi con il piccolo. Lentamente ma risolutamente si alz, con passo barcollante ed emettendo brevi grida di dolore, con il bambino stretto al petto si gett a capofitto nelle acque turbinose del vicino fiume che presto inghiottirono i due Alcuni giorni dopo un giornale riportava in due righe che, impigliato tra gli sterpi della riva, era stato rinvenuto il cadavere di una donna che stringeva ancora al seno un bambino nato, si supponeva, poche ore K prima.
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ADELFIO ELIO CARDINALE

* Libri nostri *

Profili Biografici di Medici Letterati Siciliani

BRUNO, Francesco. Profili Biografici di Medici Letterati Siciliani. Palermo, Ed. Thule, 2005.

rancesco Bruno, gentiluomo e medico umanista di antico stampo, dalla distinta e commendevole vita scientifico-professionale sia pubblica che privata, ha scritto unopera corposa e meritoria, della quale la classe medica (e non solo) deve essergli grata. Egli cerca di narrare, pi per sintesi che per analisi, un arco di tempo lunghissimo, plurimillenario come specificato nel sottotitolo del volume. Il libro un vero e proprio prontuario di storia della cultura medica siciliana. Il volume non vuole essere motivo di contemplazione archeologica n ripiegamento su se stessi; ragione di indulgenze oleografiche o di evasioni storiche. Neanche esaltazione elegiaca del tempo passato: una via per eludere gli interrogativi del presente, per sfuggire la realt contemporanea, nel rimpianto dei tempi trascorsi. Un saggio di storiografia pedagogica rivolto non solo ai cittadini lettori, ma anche a categorie impegnate ad educare, a gestire scuole, a modificare comportamenti, a mediare competenze, a indirizzare occasioni formative e professionali. Levoluzione della medicina e della sanit , al tempo stesso, una vicenda parallela e unitaria della storia delluomo. Si ridisegna il rapporto medico-paziente e linterazione trapassa nellepoca in cui la precipua antropologia medica del malato cede gradatamente il passo alla tecnologia medica della sua malattia. Il medico deve essere anche maestro di educazione sanitaria per la gente, che deve crescere nella consapevolezza del nuovo ruolo civico di

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ciascuno e di tutti nella difesa della salute, embricata con le emergenti necessit della societ in un paese moderno. Lunit del sapere si dissolta nel 600, e solo oggi si sta cercando di ricostruirla. Il problema dellunit della cultura scientifica tema di grande attualit, nel tempo del tecnicismo e delle specializzazioni. Errore diffuso del mondo scienfico contemporaneo considerare il sapere come mera somma di conoscenze, sovrapposizione di dati analitici, giustapposizione di elementi e termini molteplici, effettuati con errore logico, in quanto incapaci di giungere a sintesi feconda. A fronte dellatomizzazione delle conoscenze scientifiche occorre riconquistare un nuovo umanesimo della scienza, una unit dello spirito umano e della cultura. Lo spirito animatore di ogni cultura ci ricorda Eugenio Garin non deve tradire mai il suo valore umano, liberatorio, al di l di ogni specialismo e tecnicismo. Luomo di scienza deve essere guidato dalla saggezza, cio secondo lEtica Nicomachea di Aristotele dalla capacit di ben deliberare circa le cose che sono buone per luomo. Oggi, per contro, prevale un arido accumulo di nozioni scientifiche e tecniche, che formano uomini sapienti, ma non saggi, perch conoscono molte cose difficili e meravigliose, ma non ci che giova a loro stessi. Perch non possibile che avvenga il contrario; cio che sia la tecnologia a determinare dei cambiamenti di valori, di contenuti, in una societ. Le ragioni della cultura scientifica ci addossano un compito educativo gravato da forti valori etici, perch lalta cultura responsabilit e capacit di formazione dei cittadini. Francesco Bruno, ripercorre il canone degli storici ricordando Piero Melograni affidandosi ai documenti che devono essere studiati con metodo critico, capace di confrontarsi con ipotesi apparentemente improbabili e lontane dai pregiudizi correnti, per scoprire qualcosa di nuovo, pur nel rinnovarsi della storia: perch la realt di ieri non pu essere pi quella di domani, in quanto i sistemi politici e sociali, le culture dei popoli e i mezzi di comunicazione si trasformano. Il libro, infine, un inno indiretto alla sicilitudine, da contrapporre al termine spesso greve, rozzo e carico di ambiguit di sicilianit. Emerge dalla storia e dalle personalit, descritte dallAutore, la salinit mentale del popolo siciliano (espressione cara al mio Maestro Pietro Cagnolini, genovese di nascita, ma siciliano di adozione), con le sue doti di intelletto, sapienza millenaria, intuito, capacit operative in presenza di adeguato contesto. Luomo mortale ha scritto Cesare Pavese non ha che questo di K immortale: il ricordo che porta, il ricordo che lascia.
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LIA BALDASSARRE

* Libri nostri *

Mons Confratuum - Mons Cum Patruum Castrum Montis Compatris Montecompatro - Montecompatri
il luogo dei Castelli Romani che lautore ha eletto come sua residenza, dove egli abita da 37 anni e che, presumibilmente, pi ama; ci che, senza che egli abbia mai fatto torto agli altri luoghi in precedenza trattati, risulta, come sembra, da impercettibili indizi. Come gli altri, anche questo un lussuoso volume e porta in prima pagina di copertina la fontana con LAngelo o Il Genio delle miniere, che, al centro di piazza Marco Mastrofini, accoglie chiunque faccia il suo ingresso nella citt; sul retro di copertina unincisione di V. De Senonnes del 1820, che rappresenta una veduta della zona denominata La prata, con il convento di S. Silvestro; nel risvolto di copertina, alcune massime pertinenti di autori diversi ed una nota di rammarico da parte dellautore per la mancanza di documenti iconografici di una certa epoca, per la difficolt di raggiungere alcune localit. Nelle prime pagine la descrizione dei tre colli (di San Silvestro, del monte Salomone e di quello ove sorge Montecompatri) la cui immagine, stilizzata, divenuta il simbolo della citt e la puntualizzazione del loro reciproco collegamento dimostrato gi in epoca protostorica e romana. Segue la storia di Montecompatri, dalla sua leggendaria fondazione da parte di profughi cretesi (che gli storici antichi chiamavano Labici, da cui Labico, il suo antico nome) guidati da Glauco, figlio del re Minosse; alle lotte con Roma e alla dominazione romana; alle vicissitudini medievali, cinquecentesche, seicentesche e settecentesche, allorch fu dominio di nobili famiglie romane, ed in particolare della famiglia Altemps, dato che il Cardinale Marco Sitico Altemps, nel 1582, acquist Montecompatri ed il suo territorio insieme ad altri territori in numero cos elevato da costituire un possedimento che fu denominato Status Tusculanus Altempsi; che egli trasmise a suo figlio Roberto (natogli da una nobildonna genovese) che riconobbe e legittim, rendendolo suo erede, con il vincolo di non dividere il suo patrimonio. Ma il vincolo precocemente decadde poich Roberto, nel 1586, mor deca-

DEVOTI, Luigi. Mons Confratuum Mons Cum Patruum Castrum Montis Compatris Montecompatro Montecompatri. Archeologia, Storia, Storie, Arte. Ediz. Tra 8 & 9, Velletri, 2007.

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pitato dal boia per ordine di Sisto V, essendo stato accusato di adulterio, alleta di anni 20, mesi 6 e giorni 14, come si legge nella lapide del monumento funebre erettogli dalla moglie Cornelia Orsini nella chiesa di Santa Maria in Trastevere. Parallelamente alla storia antica, meno antica e recente ed al ricordo dei personaggi pi illustri o comunque meritevoli di essere menzionati, tra i quali due vittime delle Fosse Ardeatine, si snoda la descrizione della citt e della sua evoluzione nel tempo, sempre accreditata, come uso dellA., dalla produzione di testi letterari e di documenti iconografici, come foto, dipinti ed incisioni, di tutte le epoche e di diversi autori, che ne raffigurano la natura, i paesaggi, le strade e gli edifici, ad uno ad uno descritti minuziosamente nel testo allo scopo, di evidenziarne caratteristiche peculiari, come il vasto utilizzo, soprattutto per gli stipiti dei portoni, di pietra sperone, una pietra di aspetto tufaceo, di colore giallo bruno, caratteristica del Lazio. Un particolare interesse viene rivolto agli innumerevoli resti di strutture idriche, presumibilmente appartenute a sontuose ville romane, come acquedotti, cisterne, fistole e gallerie, non dissimili, come sembra, da quelle descritte nel volume dedicato al lago di Nemi, ma in questo caso in numero cos elevato che il territorio di Montecompatri ne risulta praticamente disseminato. Ma sono le riproduzioni dei dipinti e degli affreschi che decorano le chiese della citt che, occupando una parte cospicua dellintero volume, finiscono con il conferirgli un particolare splendore; come quelli della Chiesa della Madonna del Castagno e del Duomo (o Santa Maria Assunta), alcuni dei quali, essendo stati deteriorati irrimediabilmente dal tempo, in occasione di recenti restauri sono stati sostituiti dai dipinti moderni di Lucio Garofolo ed, in massima parte, di Ercole Petrarca, figlio di Alessandro Petrarca, per molti anni medico condotto della citt; e come quelli, ovviamente, della chiesa e del convento di San Silvestro, che, oltre ad essere fornito di una pinacoteca, nel corso della sua lunghissima storia durante la quale fu successivamente adibito a mansioni diverse prima di divenire convento dei Carmelitani Scalzi, fu anche abbondantemente decorato e affrescato da pittori soprattutto seicenteschi, come Claudio Vignon (1593-1670), Domenico Cerrini (1609-1681), Gherardo delle Notti, Filippo Luzi, ed altri pittori anonimi anche di scuola caravaggesca; ed in grandissima parte, da un religioso, anchegli carmelitano scalzo, Fra Luca de la Haye, morto nel 1682, denominato, per la sua arte, Fra Luca Fiammingo. Il volume si conclude con lesposizione di alcuni usi folcloristici della citt e di come abitudine che viva le feste pi importanti la sua popolazione. K
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CARLO CAMERANI

Il Palazzo di Giustizia

INTRODUZIONE

i miei quattro lettori devo una spiegazione. Dalla lettura dei raccontini potrebbe nascere limpressione di un cattivo rapporto fra lautore e la Giustizia. State tranquilli, amici dellA.M.S.I. non cos. Da una attenta analisi introspettiva emerge abbastanza chiaramente che il vostro socio ed amico, nonostante i suoi 74 anni suonati, ha conservato un animo infantile. Infatti, ogni qual volta deve recarsi nei Palazzi del potere viene ancora colto da improvvise crisi di timore reverenziale ed immagina che dentro vi si trovino sempre macchine operative e gestionali pi che perfette. Cos, ogni qual volta si deve recare (in veste di vicepresidente dellAssociazione Ex Alunni) al suo vecchio Liceo per consegnare una borsa di studio al migliore maturato dellanno e si sente dire dalla sollecita bidella il Signor Preside laspetta in Presidenza gli tornano alla mente le tremarelledei tempi del Ginnasio quando tali chiamate pi che a premiazioni o felicitazioni corrispondevano a marachelle. Torna alla mente il vecchio Prof., soprannominato Teopompo, che col dito alzato e la voce tonante gli infligge limmancabile ramanzina. E cos pure capita ogni qual volta per motivi di lavoro deve recarsi al Palazzo di Giustizia dove le reminiscenze infantili gli fanno vedere solo Carabinieri (vi ricordate Pinocchio?) e Giudici imponenti ed autoritari che sfornano inappellabili e lapidarie sentenze. Cos non . La Presidenza un vecchio ufficio disadorno con la stessa scrivania e gli stessi armadi di cinquantanni fa, pieno di carte ammucchiate alla rinfusa e di polvere (ma che ci fa il computer?) mentre il Tribunale quello che vi descrivo.

Tantissimi affettuosi saluti a tutti Carlo Camerani


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uori citt, l verso la tangenziale dove sopravvive lultima campagna in attesa della cementificazione urbana, c un palazzo grigio, grande come una montagna dove lunico elemento decorativo il cemento. Racchiude un cortile pavimentato in cemento, contornato da parallelepipedi (colonne?) che reggono un porticato naturalmente di cemento. Superato lingresso (una strettoia allangolo del cortile) con un po di apprensione entro nel piazzale e qui lapprensione diventa paura chiara e tonda. Eh si, cari miei! Appena girato langolo mi corrono incontro alcuni mastodonticigorilla. S, s, proprio gorilla! Neri come linferno, la bocca spalancata in un silenzioso urlo belluino, lo sguardo feroce, marciano compatti verso quel malcapitato del sottoscritto. Un ruggito cavernoso mi dice: lasciate ogni speranza o voi chentrate! Mi faccio piccolo, piccolo (si fa per dire1 metro e 95proprio non ce la faccio a rendermi invisibile) e cerco di sfuggire rasente al muro, mentre lo squilibrio neurovegetativo mi fa salire la frequenza cardiaca a velocit stellare e lintestino si agita scompostamente producendo rumori volgari. Vengono in mente tutte le storielle sporche sui gorilla e una canzone un po goliardica di De Andr (Attenti al gorilla). Attimi di tensione lunghi un secolo poi la liberazione: sono di bronzo e quindi non mi possono sbranare e poi, a guardar bene, sono asessuati e quindi non mi possono sodomizzare, come appunto accadeva al povero giudice della citata canzone. Respiro. Seguendo le indicazioni riassumo laria professionale (sono qui per lavoro) e mi dirigo verso un metal detector che mi introduce in un corridoio strettissimo, altissimo, grigissimo e buissimo. Alle 11 di un mattino di sole occorre il neon acceso per vedere dove metti i piedi. Corridoio? Labirinto zigzagante che sprofonda sempre pi nella catacomba fino a farmi sbattere il muso contro una porta metallica, naturalmente grigia. Novello Indiana Jones, riesco a trovare il meccanismo segreto e, fra sinistri stridori la porta si apre scoprendo un piccolo vano illuminato da luci psichedeliche: il neon funziona a scatti, ora s ora no. Attimo di esitazione: cosa ci sar dentro quella porta? Prendo il coraggio a due mani ed entro, in uno scatolone di formica mentre la parete metallica si chiude inesorabilmente dietro di me precludendomi ogni via di fuga.

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Aguzzando bene la vista e linventiva riesco a trovare il bottone giusto e, dopo un scossone, cigolando orribilmente, lo scatolone parte. Verso lalto, pianissimo. Ce la far? La buona ventura dalla mia parte. Dopo una breve eternit posso uscire al piano desiderato. Che liberazione! Che sospiro di sollievo! Qui c vita: tanta gente che va e viene in un caleidoscopio di colori come in un mercato arabo. Tutti hanno la borsa (anchio) e tutti hanno in mano fasci di carte. Per non essere da meno estraggo anchio le mie e con questa specie di lasciapassare in vista, parto alla ricerca dellufficio che mi interessa. Quali segreti staranno nascosti dentro quegli armadi dalle scritte misteriose che tutti aprono per mettere o togliere carte? Ma un mistero pi angosciante attira la mia attenzione: un grande armadio nasconde una porta chiusa! Ne vedo la cornice sopra il mobile. Una segreta? Un pozzo a rasoio? Passo e ripasso varie volte davanti alla segreta. Listinto poliziesco mi spinge ad indagare? Assolutamente no: il fatto che le scritte sulle porte dei vari uffici sono talmente piccole che non riesco a trovare la mia destinazione e quindi vado e vengo, disorientato. Dopo mezzora di inutile investigazione (cio di inutile andirivieni) mi arrendo e chiedo lumi ad un ombelico roteante. Cortesemente mi indica il luogo esatto. Mentre attendo pazientemente il mio turno passo il tempo a guardarmi intorno e, siccome lattesa si prolunga, osservo anche i particolari dellambiente. Uno mi sembra interessante: la Gazzetta degli Annunci (quattro eleganti volumi in marocchino con lettere a caratteri doro) conservata in bellordine (?) dentro una sgangherata cassetta di cartone sulla quale si legge ORTO SANO / RAPETTE ROSSE. Ero dentro al Palazzo di Giustizia.

II

S
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ono tornato a distanza di un anno. Superata lorribile arcata geometrica che introduce alla corte di cemento, contornata da un portico di cemento che sorregge un bunker angosciosamente grigio (chiss perch mi tornano alla mente i resti del Vallo Atlantico sulle coste della Normandia) transito con sub totale noncuranza (Hem.siamo proprio sicuri?) davanti al gruppo dei gorilla di bron-

zo cui ho gi narrato nel precedente episodio. Ripasso sotto il metal detector i cui cavi penzolanti nel vuoto mi fanno intuire che forse non funziona (e allora perch ce lo mettono?) e entro. Giona, nella pancia della balena aveva sicuramente una vista migliore. Qui tutto buio (il neon funziona ora s e ora no) e, quando non buio, tutto di colore grigio scuro. Riprendo lascensore (neon sempre a fasi alterne) e finalmente raggiungo LA LUCE! Megafinestre rettangolari, incastrate fra tristi colonne di cemento (tanto per non guastare lo stile), lasciano entrare tutto il sole e il caldo possibile alla fine di Giugno. Riposti gli occhiali da vista che mi servivano nelle buie viscere della balena giudiziaria rimetto sul naso gli occhiali da sole. Poi per li tolgo subito perch mi sento un boss mafioso in attesa di giudizio. Trovata laula delle udienze prendo coraggio ed entro. Aula! Una stanzetta giallina, sporca senza uno straccio di finestra dove, alle nove del mattino, si vive con il neon acceso che, per fortuna, qui non ha fasi alterne. Una lunghissima scrivania stile 900 deve essere senzaltro il banco dove siede la corte.
LA LEGGE UGUALE PER TUTTI LA LEGGE AMMINISTRATA IN NOME DEL POPOLO

Le due targhe campeggiano sopra una porticina nera che sta dietro al banco dei giudici. Fiducioso in una perfetta organizzazione, vista che non c ancora nessuno, mi seggo in una poltroncina del grande corridoio iperluminoso ed apro il giornale. Quando sar il mio turno mi chiameranno, penso con una punta di ottimismo. Passano i minuti, il quarto dora, la mezzoraed io aspetto la chiamata. Passa un ora e, rotti maleducatamente gli indugi, mi decido ed entro. Caspita! Il Signor Giudice gi al lavoro dietro un quintale di carte. Linvito era per le nove ora sono le dieci. Mi faccio piccolo, piccolo (ma, al solito, madre natura non mi favorisce) e mi siedo in fondo allaula sempre aspettando educatamente di venir chiamato. Non forse la posizione migliore per essere notati, ma lo sicuramente per osservare, non vista, tutto quel che succede intorno. Comincia un andirivieni di gente: inappuntabili signori in giacca e cravatta, signore un po meno inappuntabili vario-pinte e vario-svestite (trionfano i pantaloni a vita bassa). A guardare bene ognuno dei personaggi ha una sua caratteristica peculiare: c il biondino insalamato che deve essersi laureato laltro ieri, la praticante in tailleur estivo appena uscita dal parrucchiere, la vecchia avvocatessa che da giovane sar anche stata bella ma ora, ohim, inutile che faccia la vezzosa tanto le rughe ci sono e si vedono da lontano, lanticonformista in maglietta e gilt dalle cento tasche e cos via.
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Tutti per hanno alcuni caratteri comuni: parlano tutti ad alta voce come se fossero al mercato del pesce. Vanno avanti e indietro scartabellando fra le carte del Giudice senza nemmeno chiedere permesso. Tutti posseggono enormi borse da persona seria, anche le signore. Da quelle borse cacciano fuori chilogrammi di carte scritte. La borsa e i chili di carta, in questo ambiente, sono evidentemente i simboli del potere: pi carte uno sciorina sotto il naso dei passanti o pi gonfia la sua borsa, pi conta. Fatta questa considerazione, stufo di aspettare una ormai improbabile chiamata, mi adeguo: estraggo da sotto la sedia dove lavevo pudicamente nascosta la mia borsa (similpelle nera), caccio fuori il mio mezzetto di carte (unelegante carpetta azzurro pallido), mi alzo (m. 1,95, adesso tutti mi vedono ma non importa, io sono in giacca e cravatta!) e a lunghi passi mi dirigo verso il Giudice. Buon giorno Dottor *** (quasi, quasi mi lasciavo scappare un Vostro Onore come nei films) ecco, questo il mio fascicolo. Devo infatti presentare una mia perizia in qualit di Consulente Tecnico del summenzionato Signor Giudice. Ah, buongiorno Dottor***. No, no, tenga pure tutto. Quando arriveranno gli avvocati procederemo. Questultima parola mi mette in imbarazzo: non posso fare a meno di pensare ai films (Chiamo a testimoniare il Dottor *** giuri di dire tutta la verit, tutta la verit, solo la verit dica lo giuro e, a seguire, uninterminabile serie di domande imbarazzanti. Spero di non balbettare). DELUSIONE! Uno sconosciuto, senza cravatta e con la giacca grigia spiegazzata mi fa un cenno di richiamo. Ci ritroviamo in un angolo del bancone, lontani un chilometro dal Giudice che si sta occupando di tuttaltro caso. C lAvvocato ***?, mi chiede lo sconosciuto. Non so, non lho visto, educatamente rispondo anche se il tizio non si affatto presentato. Beh, allora facciamo noi. Dov il fascicolo? Eccolo e gli porgo la mia carpetta azzurro cielo. Da come maneggia le carte intuisco finalmente (!) che devessere un avvocato interessato al mio caso e penso, con un po di ansia: dei due, sar mica quello cui ho dato torto! Apre, scrive due righe per traverso su un foglio secondo me scelto a caso nel mucchio, scarabocchia una firma e bene Dottore, abbiamo finito, lei pu andare. Sono le undici: fuori c il sole e fa un gran caldo e mentre mi tolgo rapidamente giacca e cravatta penso: Due ore solo per consegnare della carta! Ma glie ne frega qualcosaal Giudice e agli Avvocati (N.B. uno dei due era assente) del caso sul quale mi sono scervellato per un mese cercando di non dire sciocchezze? Mmmmah! [continua]
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LIBRI NOSTRI R = Recensione

Indice

Persiani Amoroso Bergamo Petrone Mazzilli Dionigi Zaccagna Venturi Bruni Ruggeri Salzano Franzini Gasparroni Guadalupi Morrica Berra Zucchini Aulizio Bruno Devoti Camerani

La singolare preveggenza di un grande medico Gocciole di rugiada Pipiciot La Madonna di Monserrato Un campione Rivista e risentita guardando un gatto In treno Il Maestro e il suo dottore Lincendio Il paese dei sogni Secondo ragione Tra noi le parole sono teneri silenzi Dog from Italy PREMIO AESCULAPIUS 2008 Per poco ancora si accendono lucciole nei miei occhi Giunti sul passo estremo La soluzione migliore Profili Biografici di Medici Letterati Siciliani Mons Confratuum Il Palazzo di Giustizia R. R. R. R. R. R.

3 8 9 11 19 20 21 25 30 31 34 35 42 43 46 47 49 52 54 56 58
63 A. E. Cardinale E. Baldassarre G. Brini R. Manfredi G. Ruggeri E. Baldassarre

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In prima di copertina: La Margherita. da: FAVOLE DI TRILUSSA. Disegni e fregi di Duilio Cambellotti. Milano, Longanesi, 1980. 2 ed. Per gentile concessione degli eredi Cambellotti Sul frontespizio: Pompei, Domus Vettiorum, Amorini Medici. Immagine a stampa inizi 1900 In quarta di copertina: Monogramma in ovale da: La Serpe, Anno II, n. 1, Marzo 1953 La Rivista viene inviata gratuitamente ai Soci A.M.S.I., agli Ordini provinciali dei Medici, alle Biblioteche ed agli Amici dei Medici Scrittori Stampa: New Grafiche Somma S.r.l. Castellammare di Stabia (Napoli) - Giugno 2008 Autorizzazione: Tribunale di Torre Annunziata n 6/2007 del 2 aprile 2007 Autorizzazione: Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale 70% CNS-CBPA/S/07

da: G. C. CAPACCIO. Trattato delle Imprese. Napoli, G. Carlino e A. Pace, 1592.