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Lettura di Inferno III

In questa fase Dante non è molto preciso nel fornire al suo lettore le coordinate
geografiche.
Che direzione prendono lui e Virgilio all’inizio del loro cammino? Non si sa. Quanto
camminano? Dante non lo dice. L’aggettivo selvaggio del v. 142 di Inferno II richiama
la selva del primo canto: ma è da escludere che i due siano rientrati nella foresta
oscura.
Certo è che il canto III si apre con parole che sono tra virgolette. Nei vv. 10-11 Dante
precisa che quelle parole sono scritte sulla sommità di una porta:

Questa porta dà accesso a un luogo.


Questo luogo è subito richiamato da Virgilio, il quale annuncia a Dante il loro arrivo nel
loco di cui già gli aveva fatto menzione quando lo aveva incontrato: quello in cui
soffrono le anime di coloro che hanno perso il ben dell’intelletto (v. 18), ove il ben
dell’intelletto è la verità, cioè Dio.
Questo luogo, dunque, non può che essere l’Inferno.

La porta che Dante e Virgilio vedono è dunque la porta dell'Inferno…


… scultura di Auguste Rodin, risalente al
periodo 1880-1917.

Nel canto VIII dell’Inferno Dante dirà di questa porta che è ancora serrame, cioè priva
di battenti e che ciò è conseguenza del fatto che Cristo trionfante la spezzò scendendo
nel Limbo per trarne fuori le anime dei patriarchi biblici (vv. 124-126) 1.

Dell’Inferno Dante dà, prima di tutto, un’immagine acustica: vv. 22-30.

Diverse lingue, orribili favelle, parole di dolore, accenti d’ira…

Sono versi importanti, che avremo modo di richiamare parlando di Lager e di


testimonianze di sopravvissuti. Ma anche di Primo Levi.

Ma in Inferno Dante e Virgilio non ci sono ancora. Si trovano ancora nell’Antinferno.

1
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INFERNO.HTML.
L’Antinferno e gli ignavi

Segue l’incontro con i primi morti.


Versi celeberrimi che descrivono gli ignavi [Inferno III 34-69], che oggi possiamo
definire come pusillanimi. sono coloro che non hanno mai scelto, che non hanno mai
fatto né il bene né il male. Una schiera di anime condannate in eterno a inseguire
un’insegna e a essere tormentate da sciami di vespe e mosconi che crivellano la loro
pelle. Il sangue che si apre dalle ferite e si raccoglie ai loro piedi è cibo di fastidiosi
vermi.

coloro / che visser sanza infamia e sanza lodo

L’idea di questo particolare tipo di peccatori venne a Dante, probabilmente, dalla


lettura di un’opera… la Visio Sancti Pauli.
La Visio Sancti Pauli

In un breve passo della Seconda Epistola ai Corinzi (12, 2) l’apostolo Paolo


racconta di essere stato rapito in Paradiso e di avere udito «parole arcane che l’uomo
non può dire». San Paolo non aggiunge altro. Questo è l’unico luogo biblico che fa
riferimento esplicito all’esperienza dell’aldilà da parte di un vivente.
Il breve passo paolino ha però dato vita a un testo che conobbe vastissima
circolazione: la cosiddetta Apocalisse di Paolo, opera scritta in greco da un monaco
all’inizio del V sec. d. C. Vi si racconta con dovizia di particolari quello che invece nella
lettera ai Corinzi è detto sinteticamente o anche completamente taciuto. Presto
l’Apocalisse fu tradotta in latino ed è quella versione che Dante lesse e conobbe: essa
è comunemente nota come Visio Sancti Pauli.
La Visio ha un prologo nel quale si racconta come il Signore ordinò a s. Paolo d'incitare
gli uomini alla penitenza, e come il sole, la luna, le stelle, il mare e la terra invocarono
sugli uomini la vendetta divina. A questo punto inizia la narrazione vera e propria: un
angelo si presenta a s. Paolo per mostrargli la sorte delle anime dopo la morte e a tal
fine lo conduce in un luogo ove i giusti si trovano assieme ad Enoch ed Elia; quindi lo
porta nella terra promessa e, infine, in un mare meraviglioso ove si trova la Città di
Dio. Qui Paolo incontra i profeti, i santi innocenti, i patriarchi e tutti coloro che si sono
consacrati a Dio.
Dopo di che, attraversato un fiume di fuoco, Paolo raggiunge l'Inferno, dove,
disposte in diversi cerchi, si trovano le differenti schiere dei dannati. Il viaggio termina
con l'ingresso nel Paradiso Terrestre, luogo del peccato originale.

Bene… è nel fiume di fuoco che stanno immersi – recita il testo latino - qui neque
calidi neque frigidi sunt, quia neque in numero iustorum inventi sunti, neque
in numero impiorum.
gli angeli neutrali

Mischiati agli ignavi stanno degli angeli…: sono i vv. 37-42.

Dante dice di loro – dopo averli definiti coro - che questi angeli non furono né
fedeli né ribelli a Dio e che per questo motivo sono stati respinti dal profondo
inferno e anche dal cielo (che includendoli avrebbe visto maculata la propria
bellezza: così bisogna tradurre il v. 40 – è stato Boccaccio a dare questa
interpretazione). Si entra qui, dopo il breve e allusivo cenno contenuto nelle
parole che stanno sopra la porta dell’Inferno, nella storia del Diavolo. Anche se
indirettamente.
Nei vv. 7-8 Dante ha affermato che prima della porta che immette nell’Inferno
non fu creato mai nulla che non fosse eterno e che la porta stessa è destinata a
durare per l’eternità. Dante rimanda qui a un passo del Vangelo di Matteo (25,
41) in cui si afferma che l’Inferno fu creato dopo un evento particolare: la
ribellione di Lucifero (e di un gruppo di angeli) a Dio.
Il coro degli angeli che è parte degli ignavi è composto dagli angeli che non
scelsero di restare fedeli a Dio e che non scelsero di ribellarsi a lui.
Di questi angeli neutrali non parla la Bibbia. Ma non si tratta di invenzione dantesca.
Dante può averne letto in diversi testi che circolavano al suo tempo. In particolare:

nella Navigatio Sancti Brendani, opera letteraria del X secolo. Vero e proprio
bestseller del Medioevo
(https://it.wikipedia.org/wiki/La_navigazione_di_san_Brandano), nel quale si parla
di angeli caduti, che il protagonista trova sotto le spoglie di uccelli candidissimi,
appollaiati sopra un albero nel Paradiso, poiché spiriti decaduti sì, ma non malvagi, né
superbi.

nelle opere del filosofo e teologo francescano Pietro Olivi (1248-1298), per cui cfr. la
voce dell’Enciclopedia dantesca: http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-di-giovanni-
olivi_%28Enciclopedia-Dantesca%29/. Forse Dante lo conobbe di persona.
Sicuramente lesse il suo commento all’Apocalisse, luogo dove si parla di dell’angelo
di Leodicea che non fu neque frigidus… neque calidus e che la tradizione
popolare ha poi indentificato come rappresentante del coro degli angeli neutrali. Ma
San Tommaso negò risolutamente.
la riva d’un gran fiume
(Inferno III 71)

Si consideri che Dante e Virgilio vedono la porta in lontananza.


Ancora non l’hanno varcata.
Devono ancora camminare. A un certo punto lo sguardo di Dante viene calamitato
dall’essere giunto in prossimità di un grande fiume. Qui si accalcano centinaia e
centinaia di anime. L’immagine rende bene lo spazio:
l’Acheronte

Virgilio chiarisce di che fiume si tratta (v. 78): è l’Acheronte. Già Virgilio, nella sua
Eneide, aveva fatto dell’Acheronte il fiume che segna il confine del mondo
infernale.
Virgilio e Dante camminano e arrivano sulla sponda dell’Acheronte (v. 81), sul quale si
legga la voce dell’Enciclopedia dantesca:
http://www.treccani.it/enciclopedia/acheronte_%28Enciclopedia-Dantesca%29/.
Il fiume scorre nell’Antinferno. Sulla riva si accalcano centinaia e centinaia di anime.

Ecco che arriva un vecchio su un’imbarcazione.


Questo vecchio è Caronte.
Caronte (Inferno III 82-120)

Caronte è il traghettatore delle anime destinate all’Inferno e alla dannazione eterna.


Il personaggio è già nell’ Eneide di Virgilio. Il suo compito è quello di fare salire sulla
imbarcazione le anime e di portarle sull’altra riva dell’Acheronte. Per questo viene
chiamato anche nocchiero o psicopompo. Bella questa immagine di un quadro del
primo Cinquecento:

(Ioachim Patinir)

Su di lui, si legga la voce dell’Enciclopedia Dantesca:


http://www.treccani.it/enciclopedia/caronte_%28Enciclopedia-Dantesca%29/.

****. Se questo è un uomo: pp. 14-15:

i due capoversi finali del capitolo Il viaggio – tre capoversi iniziali del
capitolo Sul fondo
Dopo la selezione sulla Judenrampe… l’autocarro, il soldato tedesco irto d’armi… , la
sua pila tascabile e la sua richiesta2. Ecco quindi la citazione, contraddistinta dal fatto
che le parole che la compongono sono tra virgolette caporali (pag. 14):

e invece di gridare «Guai a voi, anime prave»

ove «Guai a voi, anime prave» è citazione diretta di Inferno III 84.

Segue una citazione indiretta (infatti non ci sono virgolette): quella contenuta nella
stringa lemmatica

è una piccola iniziativa privata del nostro caronte (pag. 14).

Caronte è personaggio del canto III dell’ Inferno: è a lui che Dante fa pronunciare le
parole «Guai a voi, anime prave». Levi usa il termine come sostantivo, quindi elimina
la lettera maiuscola.
Riferimento al registro comico, come fa Cavaglion nella nota 50 e con rimando al testo
di Levi RR.

2
La richiesta viene fatta in tedesco e in lingua franca: vedi la nota 51 di Cavaglion, dove si specifica che occorre
qui per la prima volta il tema della Babele delle lingue in Lager: cfr. Franceschini.
II.

Il viaggio sull’autocarro dura circa venti minuti (la destinazione di questo micro-viaggio
non viene precisata da Levi, almeno non adesso, non in questo punto del libro: Primo
lo farà due pagine dopo: si legga pag. 17: “Noi siamo a Monowitz, vicino ad Auschwitz,
in Alta Slesia, una regione abitata promiscuamente da tedeschi e polacchi. Finire di
trascrivere”).
Si apre con questa precisazione (pag. 15) il capitolo Sul fondo, il secondo di Se
questo è un uomo.

Mettere qui discorso su titolo del libro e su importanza di questo secondo


capitolo. Verificare se l’ho già detto altrove. Comunque ripetere: è importante.
Ricordare che l’espressione ricorre, solo con la preposizione diversa, a pag. 19 e
poi precisa a pag. 28.
Mi fiacco alla pioggia…
III.

La seconda frase del capitolo Sul fondo (pag. 15):

Poi l’autocarro si è fermato, e si è vista una grande porta, e sopra una


scritta vivamente illuminata (il suo ricordo mi percuote ancora nei sogni):
arbeit macht frei, il lavoro rendere liberi.

Questa porta e questa scritta richiamano un’altra porta e un’altra scritta. L’una e
l’altra appartengono al terzo canto dell’Inferno dantesco.
Si prenda quindi il terzo capoverso di Sul fondo, nello specifico la frase di apertura:

Questo è l’inferno.

La parola scelta per rappresentare lo spazio del Lager è inferno. La scelta non è stata
solo di Primo Levi. Ma anche quella del 90% degli altri sopravvissuti.
Evidentemente non c’erano altre parole che rendessero meglio l’orrore della
condizione in cui i deportati si trovarono a essere trascinati e sprofondati. Del resto,
come Levi preciserà solo qualche frase dopo, sempre in questa pag. 19 e poi qualche
capoverso dopo, sempre in questo capitolo Sul fondo:

… la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa … siamo


arrivati al fondo. finire di trascrivere, pag. 19.

C’è una differenza fondamentale, però, che Levi non manca di fare notare:

non siamo morti (prima frase del quarto capoverso di Sul fondo, pag. 15).

Loro, i disgraziati condotti nei Lager, non sono morti, loro sono (ancora) vivi (cioè: non
sono ancora morti – precisazione contenuta a pag. 21, “di qui non si esce che per il
Camino” – aus der Kamin, dice Goti Bauer): loro sono una categoria a parte. Sono
Häftlinge.
Allora diremo che gli Häftlinge sono gli unici uomini che hanno conosciuto da vivi
l’inferno, cioè il luogo che tutti gli altri esseri umani conoscono – ammesso che esista -
solo da morti e da dannati, ove i deportati vivono la condizione di dannati senza avere
colpe.
Questo è un presupposto imprescindibile.
I deportati non hanno colpe. Ove anche Dante ne aveva.
Infatti la prima terzina del primo dell’Inferno è un’ammissione di colpa.

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Infatti Peter Weiss…


I carnefici dovranno andare all’inferno.
Il Paradiso è il luogo in cui si fa il processo ai carnefici.
Allora gli Häftlinge dove andranno? In Purgatorio? La domanda non ha risposta.
Nemmeno Peter Weiss è riuscita a darla.

Chiudo con una postilla.


Pochi sopravvissuti al campo di sterminio hanno esplicitamente instaurato un nesso
tra selva oscura e il Lager: questo è un dato interessante. Recentemente però è
l’iconografia ad avere percorso questa strada e quindi ad avere codificato il nesso: mi
limito a rimandare alla mostra tenutasi a Correggio nel 2015:

cfr. http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2015/01/14/news/la-selva-oscura-
dell-olocausto-1.10671488]
il catalogo è consultabile on line:
http://www.vanillaedizioni.com/shop/volumi/la-selva-oscura/