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La rilevanza etica del segreto

MARIO RICCIARDI
1. La semantica di segreto
Riccardo Orestano ha scritto che la semantica di segreto si alimenta e si compiace di
oscurit e di silenzio, di profondit sotterranee e di nascondigli. Essa vive celata allinterno di
grotte e di caverne, ama stare al chiuso e al riparo da occhi indiscreti e indagatori (Orestano
1983, 24). Lo stile di Orestano un po pesante, ma ricco di suggestioni sulle origini e gli usi
del termine. In effetti, la parola italiana segreto deriva dal latino secretus, participio di
secernere che vuol dire separare. Il fatto che tale voce verbale sia composta da due
sintagmi che esprimono entrambi separazione suggerisce che il se svolge una funzione
iterativa. Per quanto riguarda il verbo cernere, il caso di ricordare che esso significa
separare anche nel senso di setacciare, cio scegliere, selezionare il rilevante, ci che
si ritiene utile per qualche scopo.
Per capire come viene usato segreto nel linguaggio ordinario pu essere utile fare
alcune osservazioni. La prima riguarda la distinzione tra comunicabile e incomunicabile.
A essa sono ovviamente sottese questioni filosofiche di grande rilievo che non verranno
affrontate in questa sede. Ai fini di una analisi della nozione di segreto e della sua rilevanza
per letica sufficiente dire che luso di segreto presuppone la comunicabilit di ci che si
tiene segreto. Un segreto qualcosa che si pu comunicare, nel senso che potrebbe essere
compreso da qualcuno. Vale la pena di sottolineare che comunicare un termine di uso
comune. In questo caso esso viene usato per alludere a un tipo di interazione che consiste
nello scambio di informazioni. Parlare lesempio pi ovvio; ma, nelle circostanze
appropriate, fare un gesto, mostrare una immagine o una serie di segni pu realizzare lo stesso
scopo. Gli usi di segreto cui indulgono alcuni per alludere a qualcosa di ineffabile,
impossibile da formulare, sono impropri e hanno al massimo una funzione evocativa. Spesso
chi confonde profondit e oscurit tende anche a confondere il non detto nel senso di ci che
non si vuole dire col non detto perch non dicibile. Un segreto sempre nei confronti di
qualcuno. Ci detto, il caso di precisare che, perch possa esser tenuta segreta, non
necessario che la comunicazione sia diretta a una persona in particolare. Deve solo trattarsi di
qualcosa che, nelle circostanze appropriate, pu essere utilizzato per comunicare. Posso
nascondere un documento, anche se in questo momento non ho ragione di pensare che ci sia
qualcuno nei paraggi che possa vederlo. Il destinatario della comunicazione pu essere
indeterminato, anche se il segreto sempre nei confronti di qualcuno. Si pu tenere un segreto
nei confronti di uno, di alcuni o di tutti. Dal fatto che la persona nei confronti della quale si
tiene il segreto pu essere indeterminata, si pu inferire che si pu scoprire un segreto senza
cercarlo. Posso imbattermi in un segreto per caso. Ad esempio, posso scoprire un
documento che era stato nascosto molti anni fa, senza averlo cercato e senza avere alcuna idea
della sua esistenza, fino a quando non me lo trovo tra le mani e mi rendo conto di cosa si
tratta.
Per riassumere: che una cosa sia comunicabile condizione necessaria perch essa
possa essere tenuta segreta. Luso di segreto parlando di cose incomunicabili quindi
metaforico e secondario. Il segreto, infatti, un comunicabile che non viene comunicato e

quindi rimane ignoto per lintervento di una persona o di qualche altro agente dotato delle
capacit appropriate. Lintervento di un agente il secondo aspetto delluso di segreto degno
di nota. Perch una cosa venga tenuta segreta necessario che essa sia sottratta alla
disponibilit del pubblico da parte di qualcuno che agisce con lintenzione di sottrarre la cosa
in questione alla disponibilit di altri. Non ci sono segreti inconsapevoli o involontari. Il
numero della mia tessera bancomat un segreto fino a quando lo ricordo o sono in grado di
recuperarlo dal luogo dove lho riposto (nella memoria del mio computer o semplicemente su
un foglietto nascosto in casa). Ma se dovessi dimenticare il numero di codice o dimenticare
dove lho memorizzato, esso cessa di essere un segreto. C segreto solo fino a quando c
controllo. Questo controllo pu essere esercitato in due modi: (i) come controllo su s stessi,
quando si decide di non rendere nota una informazione di cui si in possesso; (ii) come
controllo su un oggetto, quando si sottrae questo oggetto alla disponibilit di altre persone.
Una terza caratteristica delluso di segreto si pu ricavare da quanto si appena detto. Per
tenere un segreto bisogna essere capaci di ricordare. Un essere senza memoria non pu tenere
un segreto. Ma non necessario che la memoria sia biologica (come quella degli esseri
umani) . Si pu memorizzare qualcosa anche scaricandola nellambiente con diversi tipi di
tecniche (dallarchivio al cd-rom) (Dennett 1996, 134-5).
A seconda del tipo di controllo che viene esercitato nel tenere un segreto possimo
distinguere, in mancanza di una migliore classificazione, un segreto omissivo e uno
commissivo. Il segreto omissivo consiste nel non rivelare qualcosa di cui si al corrente.
Lomert un buon esempio di come si possa tenere un segreto semplicemente non dicendo
qualcosa. Il segreto commissivo consiste invece nellesercizio del controllo su un oggetto
materiale sottraendolo alla disponibilit da parte di altri agenti. In questo caso, chi tiene il
segreto non si limita a tacere, ma esercita il potere di cui dispone per impedire agli altri agenti
di entrare in possesso delloggetto. Questo potere pu essere di due tipi: (i) forza, quando
qualcuno impedisce fisicamente a qualcun altro di accedere alloggetto che intende tenere
segreto; (ii) potere istituzionale, quando qualcuno ha lautorit di proibire a qualcun altro di
accedere alloggetto che intende tenere segreto. Il secondo caso si incontra spesso
nellesperienza giuridica. Si pensi, ad esempio, al segreto istruttorio o a quello di Stato.
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2. Loggetto del segreto


Fino ad ora ho impiegato oggetto o cosa per parlare di ci che viene tenuto segreto. Ma
dagli esempi dovrebbe gi essere chiaro che si tratta di cose molto diverse tra loro. Cosa sono
queste cose comunicabili che possono essere tenute segrete? La risposta : informazioni.
Perch una cosa venga tenuta segreta essa deve essere una informazione. Il termine
informazione si presta bene a caratterizzare quel che hanno in comune qualcosa che ho visto
e non voglio dire e un documento di cui sono in possesso (tanto per fare due esempi di cose
che possono essere tenute segrete). In entrambi i casi si tratta di qualcosa che potrebbe fare la
differenza per il mio comportamento o per quello di qualcun altro. Questo un quarto aspetto
degno di nota. Parlando di segreto opportuno impiegare una nozione pi fondamentale
1Per esempio, anche dei computer si dice che hanno una memoria, e non c dubbio che si possa
memorizzare qualcosa in un computer e tenerlo segreto. Ci non vuol dire che i computer siano capaci di tenere
un segreto. Sulla differenza tra la memoria di un essere umano e quella di un computer, cfr. Johnson-Laird 1993,
143-157.

rispetto a quelle di credenza o di conoscenza che vengono impiegate dai filosofi per
parlare di questo tipo di questioni (Evans 1982, 121-37). Senza dubbio ci che di solito viene
tenuto segreto una credenza o una conoscenza. Il viaggiatore in un paese straniero tiene le
sue opinioni per s. Il produttore di una bibita molto popolare tiene segreta la formula per
produrla. Ma questi sono solo i casi pi frequenti di segreto. Un esempio pu chiarire questo
punto: nel corso di una perquisizione, un investigatore viene in possesso del contenuto di un
archivio cartaceo immenso (o di alcuni dischetti di computer). Grazie ad un controllo
sommario si rende conto che i fascicoli (o i dischetti) che compongono larchivio non sono
vuoti, e quindi esso certamente un insieme di informazioni, alcune delle quali potrebbero
essergli utili per le indagini. Pu non avere idea di quali siano esattamente queste
informazioni, ma il solo fatto che egli creda che esse siano delle informazioni che potrebbero
condurre alla cattura del malvivente pu essere una buona ragione per sottrarle alla
disponibilit di altre persone (almeno fino a quando non ha scoperto di cosa si tratta). La
decisione di tenere delle informazioni segrete compatibile con il fatto che linvestigatore
abbia solo una ipotesi sul contenuto possibile di quelle informazioni, ma che egli non possa
dire di conoscere qualcosa del loro contenuto. Per esempio, potrebbe aver guardato il
contenuto dei fascicoli (o dei dischetti) rendendosi conto che potrebbe trattarsi di una lista di
transazioni bancarie, ma senza essere in grado di capire, senza ulteriori indagini, quale la
banca e quali sono i soggetti che hanno concluso le transazioni. Non nemmeno sicuro che si
tratti effettivamente di transazioni bancarie. Si badi che, in questo caso, non una conoscenza
che si tiene segreta, ma delle informazioni. Se egli dicesse: ho deciso di non divulgare i dati
perch credo che possano essere rilevanti per le indagini; avrebbe reso noto perch ha deciso
di tenere qualcosa segreto, ma non avrebbe rivelato il segreto in questione. Una sequenza di
cifre e di nomi in codice che non si sa a chi appartengono e se corrispondano effettivamente a
qualcuno non una conoscenza. Potrebbe essere una credenza? Certamente linvestigatore ha
limpressione che si tratti di qualcosa di importante, ma non detto che creda, nel senso che
sarebbe disposto a scommettere, che si tratti di transazioni. Comunque, non questo che
tiene segreto. Loggetto del segreto linsieme dei dati archiviati non ancora interpretati che
sono stati scoperti durante la perquisizione. Comunque, anche se non avesse alcuna credenza
sul contenuto dellarchivio, il semplice fatto che si tratti dellarchivio del malvivente sarebbe
una buona ragione per tenerlo segreto fino a quando esso non sia stato esaminato per capire di
cosa si tratta. Posso tenere segreto quello che credo o che conosco, ma anche le informazioni
di cui sono in possesso. Questa osservazione importante dato che essere in possesso di una
informazione non implica avere una conoscenza o una credenza.
Luso che ho fatto di credenza non pacifico. Per catturare la distinzione tra queste
due nozioni: quella di essere in possesso di una informazione, e quella di credere
qualcosa, sono state proposte diverse soluzioni terminologiche. Per esempio, Daniel Dennett,
ha suggerito di usare credenza per parlare degli stati mentali non infettati dal linguaggio e
opinione per quelli che vengono formulati linguisticamente (Dennett 1977, 300-9).
Personalmente preferisco seguire la proposta di Gareth Evans distinguendo il fatto che
qualcuno abbia una certa informazione da quello che abbia formulato un certo giudizio (Evans
1982, 224-35). Mentre il primo stato prelinguistico e potrebbe essere comune a molti esseri
viventi, il secondo comporta lesercizio del tipo di abilit linguistiche e mentali che
caratterizzano le persone. Per capire la differenza pu essere utile menzionare lesempio di
Evans: una persona (o qualunque animale che abbia degli occhi sotto la fronte) che vede un
albero acquisisce in questo modo anche informazioni su s stessa, cio che si trova di fronte a

un albero; ma ci non comporta che essa creda o conosca di essere di fronte allalbero.
Perch si possa dire che essa creda o conosca questa cosa bisogna che essa sia in grado (come
non tutti gli animali dotati di occhi sono in grado di fare) di rappresentare s stessa che guarda
un albero, deve essere capace cio di formulare un giudizio (Dretske 1997, 58-63).
Per Evans c una certa continuit tra il possesso di informazioni e la formulazione dei
giudizi. Ma quel che mi interessava sottolineare, ai fini dellanalisi di segreto che c una
differenza tra queste due abilit, e che il fatto che noi parliamo sensatamente di segreto in casi
in cui non possiamo dire di conoscere o credere qualcosa una buona ragione per
caratterizzare loggetto del segreto come informazione in generale.
Luso di informazione appropriato perch tutte le cose che possono essere utilizzate
come veicolo di informazione possono anche essere sottratte alla disponibilit di altri
potenziali utenti di quella stessa informazione e quindi tenute segrete. Si pu decidere di
tenere segreta una fotografia, un racconto, una musica, una formula o anche un artefatto se
esso, per il solo fatto che la sua esistenza divenga nota, potrebbe costituire la base per qualche
inferenza che modifichi le credenze di qualcuno. Per esempio, ci sono persone che sostengono
che il governo degli Stati Uniti terrebbe nascosti, nella misteriosa Area 51, i resti di una
astronave che si sarebbe schiantata a Roswell nel luglio del 1947. Queste persone ritengono
che il governo avrebbe agito nella convinzione che la sola scoperta dei resti di una astronave,
anche se non possibile sapere da dove veniva o come funzionava, potrebbe avere degli
effetti drammatici per lopinione pubblica. Anche un semplice oggetto naturale, un corpo,
potrebbe essere considerato una informazione nelle appropriate circostanze. Se sono convinto,
come quasi tutti, che Elvis Presley morto, e poi lo vedo che passeggia per Memphis, le mie
credenze saranno modificate dallincontro. Ovviamente non tutte le informazioni possono
essere tenute segrete. Il requisito della comunicabilit precedentemente richiamato serve a
qualificare quanto si detto. Ci sono fenomeni in natura che possono essere considerati delle
trasmissioni di informazione. Ma solo le informazioni che potrebbero essere usate da agenti
con cui possibile comunicare sono dei possibili oggetti di segreto.
Vale la pena di sottolineare che linformazione di cui stiamo parlando non qualla di
cui si occupa la disciplina nota come teoria dellinformazione. Si tratta invece di quella che
Dennett propone di chiamare informazione semantica, cio quella informazione che
potrebbe essere compresa da qualcuno (o da qualcosa) con cui siamo in grado di comunicare
(Dennett 1987, 205-8). Per questo tipo di informazione non esiste una unit di misura, quindi
il fatto che ne parliamo come se fosse un tipo di sostanza di cui si pu avere una certa quantit
non deve condurre a conclusioni affrettate. Di fatto non esiste un metodo per misurare quanta
informazione possiamo ricavare da un documento, un racconto, una fotografia o una
astronave caduta dal cielo.
Segreto qualcosa che pu fare la differenza per il comportamento di un agente. Si
pu tenere un segreto nei confronti di altre persone o del proprio cane, ma non nei confronti di
un elettrodomestico o di una formica. Ancor meno avrebbe senso dire che il frigorifero o una
formica ci nascondono qualcosa. Meno chiaro se un cane possa tenere un segreto. Un
animale con sufficiente intenzionalit forse potrebbe farlo. Per essere in grado di tenere un
segreto ci vuole labilit di apprezzare quali sono le condizioni di acquisizione di una
informazione o che le apparenze talvolta ingannano. Gli stessi esseri umani di et inferiore ai
tre anni sembrano non essere in grado di comprendere cosa voglia dire tenere un segreto
(O'Connell 1997, 97). Ci sono diversi esempi di quel tipo di comportamento che Richard
Byrne ha proposto di chiamare inganno tattico da parte di scimmie, in particolare primati,

che consistono nelloccultamento intenzionale di una informazione. Ci avviene, di solito, per


influenzare il comportamento dei propri simili (Byrne 1995, 119-45). Se i risultati
sperimentali fossero confermati, e in questo caso non del tutto chiaro cosa valga come
conferma, si potrebbe dire che anche alcune specie di primati siano in grado di tenere un
segreto.
Questultima osservazione consente di collocare il segreto nella pi ampia prospettiva
dei diversi tipi di inganno, come un fenomeno che, pur essendo distintivo delluomo e, forse,
di alcuni altri primati, ha una certa continuit con altri modi di interferire con la raccolta delle
informazioni da parte degli esseri viventi. Si tratta, in altre parole, di collocare il segreto nella
pi ampia prospettiva dello studio del comportamento animale e della biologia. Una rassegna
dei diversi modi di ingannare che si trovano in natura fornisce il materiale per una prima
tipologia dellinganno. Si pu innanzitutto distinguere inganno intenzionale e inintenzionale.
Variet del primo tipo sono: (i) mentire, cio dire intenzionalmente qualcosa di falso; (ii)
tenere un segreto, cio sottrarre una informazione alla disponibilit di qualcuno; e (iii) fingere,
cio agire in modo da indurre un osservatore a credere che si stia facendo qualcosa di diverso
da ci che si ha lintenzione di fare. Variet del secondo tipo sono: (i) lemissione di segnali
che inducano una reazione inappropriata, come fanno certe scimmie quando vogliono far
credere a un osservatore che ci sia un pericolo diverso da quello effettivamente presente; (ii)
porre in essere un comportamento per indurre una reazione che consenta di soddisfare un
desiderio, come fanno i cani che vogliono salire sulla poltrona dove si trova il padrone e si
dirigono verso la porta per far alzare il padrone perch gli fanno credere che vogliono uscire;
(iii) mimetizzarsi, come gli uccelli che hanno sulle ali un disegno che pu essere scambiato
per gli occhi di un predatore da altri uccelli.
Ci sono buone ragioni per ritenere che linganno sia una buona strategia di
sopravvivenza. Se questo vero, si pu anche ipotizzare che esista un rapporto tra le strategie
di inganno impiegate da una specie e lambiente in cui essa vive. Come ha osservato Daniel
Dennett, i cercopitechi vivono in un tipo di ambiente, la savana, in cui i segreti sono
virtualmente impossibili (Dennett 1988, 304). Ben diversa la condizione degli esseri umani
che hanno infatti sviluppato tecniche molto raffinate per sottrarre ai loro simili le informazioni
di cui avrebbero bisogno per comportarsi in modo diverso da come fanno.
Lultima osservazione riguarda la distinzione tra vero e falso. Come noto, la
verit di una asserzione non una condizione della sua comunicabilit. La distinzione tra vero
e falso indifferente rispetto alla comunicabilit. Ci vuol dire che anche le asserzioni false
possono essere tenute segrete. In altre parole, se segreto come aggettivo si accompagna e
come sostantivo designa informazioni, esso non ha un rapporto necessario con la verit.
3. Segreto e potere
Come si detto, cerno pu significare anche setacciare, nel senso di scegliere ci che
utile. Allo stesso verbo, infatti, risale anche lespressione cribrum che si riferisce ad uno
strumento, il setaccio. Questo oggetto costruito in modo da separare ci che ha valore per
chi lo usa da ci che non ha valore, non pertinente. Con il segreto un agente separa una
informazione dalle altre rendendola indisponibile ad altri agenti. Esistono dei criteri generali
per stabilire cosa tenere segreto? Ci sono buone ragioni per ritenere che i criteri del segreto, la
dimensione delle maglie del setaccio, non possano essere definiti in generale. Essi dipendono

dagli interessi e scopi di un agente. Il segreto ha quindi bisogno di criteri di rilevanza delle
informazioni che sono oggetto di scelta. Essi vengono stabiliti volta per volta da una decisione
orientata al contesto operativo ed agli interessi e scopi dellagente.
Per chiarire questo punto pu essere utile richiamare lesempio dellinvestigatore.
Come si detto, linvestigatore ritiene che le informazioni contenute nellarchivio, sul cui
contenuto egli non sa nulla di preciso, possano essergli utili nel rintracciare un malfattore. La
credenza che lui ha sul contenuto di quelle informazioni il fondamento della sua decisione di
sottrarre larchivio alla disponibilit di altre persone. Quindi si pu dire che questa credenza
gli fornisce una ragione per tenere un segreto. Sulla distinzione tra oggetto del segreto e
ragioni per un segreto torner al 4. 2.
3. 1. Il valore dellinformazione
Si dice spesso che il fatto che un agente tenga una informazione segreta pu porre un
problema etico. Ci non vuol dire che linformazione abbia valore in s. Essa solo un
mezzo, uno strumento per il raggiungimento di un fine. Il valore che attribuiamo alle
informazioni quindi strumentale, ma non specifico. Ci vuol dire che avere pi informazioni
(come avere pi denaro o pi libert) per noi importante anche quando non siamo in
condizione di dire a cosa possa servire una informazione. Che linformazione non abbia
valore in s pu essere mostrato anche pensando che, pur essendo possibile avere sempre pi
informazione, prima o poi si raggiunge un punto oltre il quale avere pi informazione non
un bene ma uno svantaggio per una persona. Le informazioni sono spesso utili e, in molte
circostanze, meglio averle che non averle. Per esempio, essere informato sui rischi che corro
nel mangiare certi cibi o nello svolgere certe attivit come fumare o andare in bicicletta ha un
valore positivo perch mi mette in condizione di salvaguardare la mia salute. Ma una raccolta
ossessiva di ogni tipo di informazione che riguardi i pericoli per la mia salute avr
probabilmente leffetto di paralizzare completamente la mia abilit di compiere azioni
elementari come nutrirmi e, pi in generale, metter in pericolo la mia possibilit di condurre
una vita normale. Ci sono buone ragioni per ritenere che ci sia un livello fisiologico oltre il
quale avere pi informazioni pu innescare processi patologici che trasformano una persona
bene informata in un nevrotico. Quindi, linformazione ha un valore, ma non sempre un
bene.
3. 2. Pubblico vs. privato
Si tace ci che si reputa pi prezioso. Il silenzio non solo difende il segreto, ma lo concentra
(Canetti 1989, 355). Questa osservazione di Elias Canetti apre la strada alla analisi di un altro
aspetto del tema in oggetto, quello della spazialit del segreto. Tenere segreta una cosa vuol
dire sottrarla allo spazio pubblico per custodirla in uno spazio che, per opposizione, sar
privato. Di particolare suggestione sono le pagine che Elias Canetti ha dedicato ai diari di
Albert Speer, larchitetto di Hitler. Colpisce il singolare contrasto tra lenormit dei progetti
urbanistici del regime nazista e la descrizione della vita privata del dittatore. Se lo spazio
pubblico sembra fatto per esaltare la visibilit del regime, quello privato, che comprende le
poche persone veramente importanti, completamente sottratto alla visibilit (Canetti 1990,
239). Lautocrate decide in segreto, al riparo da occhi indiscreti. Gi uno scrittore di cose
politiche del seicento diceva che il segreto, preziosissimo liquore, [...] ricerca un vaso
capace, cupo, impenetrabile, intero; altrimenti, essendo picciolo e stretto, ridonda e trabocca
fuora degli orli delle labbra (Rossi 1991, 147). Una informazione tenuta segreta spesso

sottratta non solo allo spazio pubblico, ma anche ai codici di attribuzione del significato in
esso operanti. Per Elias Canetti, la distinzione tra chi comanda e chi obbedisce esclude il
possesso di un linguaggio comune (Canetti 1989, 356). Ecco perch i codici segreti, ideati per
rendere inaccessibili certe informazioni, fanno spesso ricorso a tecniche combinatorie
arbitrarie nel tentativo di creare un linguaggio privato. Anche in questo caso, sono molto
interessanti le pagine di autori del diciasettesimo secolo. Nel Breviario dei politici attribuito al
cardinale Mazzarino ci sono istruzioni dettagliate sui diversi metodi per evitare che la propria
corrispondenza sia letta da estranei. Un certo rilievo dato, tra le altre cose, alla scrittura in
cifra, di cui si consiglia anche una sorta di manuale, la Polygraphia di Giovanni di
Heindenberg, detto Tritemio (Mazzarino 1981, 40). Agli albori della modernit il tema del
secretum incontra spesso quello del sacer, il sacro, che la tradizione ermetica concepiva
come ineffabile, non raggiungibile dalluomo comune perch riservato a pochi privilegiati
(Eco 1993, 206). Ci consente anche di spiegare come mai si parli talvolta di segreto per
alludere a qualcosa che non possibile comunicare. Un certo tipo di letteratura molto in voga
in questi anni usa questo modo di intendere il segreto (che, come si detto, non altro che
una metafora) per avvalorare pratiche interpretative di grande disinvoltura. Quello che un
contrasto tra due modi di intendere linterpretazione, la semiosi ermetica e quella
illuminista, ha un rilevo che non puramente antiquario perch non riguarda solo, e non
sarebbe poco, la storia della riflessione sul linguaggio, ma rappresenta un momento del
processo di secolarizzazione della cultura europea. Proprio in una ricerca di storia della
semiotica, Umberto Eco si posto un quesito allapparenza paradossale: perch il criterio di
perfezione di una lingua deve essere la sua pubblicit? Ci che in discussione non la
possibilit logica di un linguaggio privato. Non si tratta di un problema di filosofia del
linguaggio. Da questo punto di vista, largomento di Ludwig Wittgenstein sulla non
autonomia dei linguaggi privati rimane ancora valido, nonostante i tentativi di confutazione. Il
problema posto da Eco un classico problema etico, di giustificazione, e riguarda i confini tra
le due sfere, la pubblica e la privata, ed i rapporti di potere che determinano tali confini.
3. 3. dimensioni del segreto
Un agente che non abbia a disposizione una forza sufficiente a difendersi dalle aggressioni
pu usare il segreto come metodo per influenzare i soggetti forti con cui sia in potenziale
conflitto. La possibilit di tacere una informazione permette a P di determinare R a decidere di
fare x (Oppenheim 1961, 27-8). Ci vuol dire che P ha influenza, per quanto riguarda x, su R.
Se P ha influenza su R affinch non faccia x, P ha controllo a questo riguardo, ma non rende R
non-libero di fare x. Ci vuol dire che linfluenza da parte di un agente non costituisce in
alcun modo una non-libert da parte di un altro soggetto. La dissimulazione , per molti autori
del XVII secolo, una delle tecniche pi importanti dellagire politico ed una premessa
indispensabile dellopposizione. Essa, per, non d luogo ad alcuna garanzia. Negli Essays, il
cancelliere Francis Bacon sottolinea che la dissimulazione si addice in particolar modo ai
deboli, a quelli che, come il miope, non sono in condizione di valutare la strada migliore e
quindi camminano lentamente (Bacon 1985, 76-8). Perch ci siano delle garanzie c bisogno
del riconoscimento e della tutela, da parte dello Stato, di un diritto al segreto. In mancanza di
tale diritto, come avviene nei sistemi totalitari, i soggetti deboli non possono fare altro che
tacere ed eventualmente mentire, cio comunicare coscientemente una informazione falsa, che
non corrisponde ai fatti.

Anche un agente forte pu ovviamente avere o esercitare influenza sia con il segreto
che con la menzogna. La possibilit di fare uso della forza rende per tali strumenti molto pi
potenti. Si pensi al caso in cui R ha bisogno della informazione w per poter fare x. Se P,
facendo y, impedisce a R di avere w, egli gli avr precluso in questo modo x. Larea della
preclusione non solo un esempio del controllo di P su R, ma anche della non-libert di R
nei confronti di P. Riassumendo i termini del problema, si pu dire che, dati due agenti, P e R,
di cui solo il primo ha la possibilit di sanzionare un comportamento del secondo, si avr la
seguente configurazione:
a) R, per difendersi da P, pu tenere nascoste a P tutte le informazioni che ne
potrebbero provocare la reazione negativa.
b) R, per tutelare i propri segreti dallingerenza di P, pu solo mentire.
c) P pu, se vuole, precludere a R la disponibilit di informazioni che a R stesso sono
necessarie e che per sono in possesso esclusivo di P.
d) P pu, se vuole, mentire per difendere i propri segreti.
La schematizzazione consente di chiarire la connessione che pu esserci tra uso del
segreto e situazioni di potere, libert, non-libert. Questa chiarificazione consente anche di
valutare la rilevanza etica del concetto di segreto. Un mero fatto come il potere, per quanto
antico possa essere, non pu infatti fondare una regola morale e lascia aperta una discussione
sul merito, in quanto questione di giustizia e utilit.
4. Letica e il segreto
Fino a questo punto abbiamo chiarito cosa il segreto, che differenza c tra segreto e altri
tipi di inganno, qual loggetto del segreto, e che rapporto c tra segreto e potere. A questo
punto possibile affrontare la questione della rilevanza etica del segreto.
4. 1. Segreto e menzogna
Lanalisi sin qui svolta ha mostrato il nesso pragmatico che esiste tra segreto e menzogna. Per
un soggetto debole, la menzogna lunico modo per tutelare un segreto. Un soggetto forte
pu, se vuole, ricorrere alla menzogna per tutelare un segreto. Nel primo caso, la menzogna
una necessit pratica. Nel secondo, essa pu essere un mezzo per evitare una conseguenza
spiacevole, come ad esempio una perdita di consenso, ma non una scelta praticamente
necessaria. Per rendere pi scorrevole largomentazione, questo primo aspetto del problema
sar affrontato da due diversi punti di vista. Quello della giustificabilit generale della
menzogna e quello della possibile giustificazione, in casi particolari, di singoli atti linguistici
di contenuto menzognero. Mentire uno dei possibili usi del linguaggio. Il fatto che sia un
uso possibile non dice nulla sul fatto se esso sia o meno un uso legittimo, consentito, del
linguaggio stesso. Ci pone un problema di giustificazione etica per un uso del linguaggio. Si
tratta di una questione che stata affrontata da Thomas Hobbes nel capitolo XV del
Leviathan. Per il filosofo inglese il fatto che sia possibile non mantenere le promesse non vuol
dire che ci sia anche giusto. Infatti, un agente che non rispetta i patti, e lo fa apertamente
dichiarandolo, sar escluso da qualunque societ (Hobbes 1651, 204-5). Nella sua filosofia
morale, Hobbes usa un argomento etico conseguenzialista per giustificare il dovere di dire la

verit. La soluzione hobbesiana al problema della liceit della menzogna in generale, che pure
ha dato luogo a diverse critiche, pu essere accettata se viene considerata non come la
fondazione di una morale contenutistica, ma come lanalisi e lesplicitazione di una delle
premesse etiche della comunicazione. Tale interpretazione, del resto, pu trovare conferma
nello stesso testo hobbesiano ove la filosofia morale viene definita come the Science of what
is Good and Evill, in the conversation, and Society of man-kind (Hobbes 1651, 216). Il fatto
che ci sia un nesso molto stretto tra premesse etiche della comunicazione e possibilit della
societ politica , come noto, uno dei tratti comuni di buona parte della filosofia politica sia
angloamericana che continentale. Il comportamento del mentitore parassitario rispetto a
quello di chi dice la verit (Mackie 1977, 183). La sua massima, quindi, non pu essere
giustificata come regola generale perch violerebbe la condizione di universalizzabilit. Ogni
volta che aperta una possibilit diversa dal mentire essa eticamente preferibile alla
menzogna.
Rimane in piedi il problema della giustificazione, in casi particolari, della menzogna.
Esso pu essere scisso nei due aspetti della menzogna di un agente che pu solo mentire per
difendere il proprio segreto e della menzogna di un agente che, se vuole, pu mentire per
raggiungere uno scopo od evitare uno svantaggio. Nel primo caso, non c via di uscita,
lagente pu solo violare le regole delletica della comunicazione, sperando di non essere
scoperto, o sopportare le conseguenze negative della circolazione dellinformazione che
avrebbe voluto tenere segreta. Non c soluzione giusta. Se agisce in condizioni di forza
maggiore, lagente pu solo scusare il suo comportamento perch non ha agito con
lintenzione di violare la regola (anche se la violazione era una conseguenza prevedibile del
suo agire). Nel secondo caso, la scelta di violare le regole funzione non solo delle possibilit
che egli ha di essere scoperto, ma anche del suo potere complessivo ed, in particolar modo,
della disponibilit o meno delluso della forza. Come sosteneva Sun Tsu nel suo trattato
sullarte della guerra, un generale non solo deve usare spie ed inganni di ogni genere ma, se le
spie rivelano qualche segreto, deve ucciderle con tutti i testimoni.
Una particolare specificazione del secondo caso quella in cui lagente in questione
sia il sovrano o chi pu far valere una forma di interesse generale. In tali circostanze, il
problema della giustificazione della menzogna ha a che vedere con il classico problema, posto
da Machiavelli e dai teorici della ragion di Stato, relativo ai rapporti tra morale e politica
(Lafer 1994, 3-15). Non questa la sede pi adatta per una discussione approfondita di un
tema cos complesso. Mi limiter dunque ad alcune osservazioni. Lidea che il sovrano possa
mentire, cio violare una regola generale per il bene dello Stato, strettamente connessa a
quella che lagente in questione ha una percezione migliore, pi chiara, pi approfondita, di
cosa bene per la collettivit. Si mente per il bene del popolo stesso che, sono parole di
Frdric de Castillon, la parte debole e ottusa della nazione, esclusa per la sua debolezza e
miopia sia dalla legislazione, sia dalle scienze divine e umane. La prospettiva in cui si
collocano i teorici della ragion di Stato quella di un etica delle virt legate al ruolo che certe
categorie di agenti svolgono in una comunit. Chi familiare con la storia del pensiero
riconoscer in questo argomento leredit della Repubblica di Platone (Platone 1994, 165-7).
Con una certa approssimazione, si pu dire che questo modo di affrontare il problema tipico
di una ideologia organicista e gerarchica che del tutto incompatibile, sul piano concettuale,
con lantropologia filosofica del liberalismo che vede nellindividuo il punto di partenza
della realt politica, onde la societ e lo Stato debbono essere costruiti a partire dalla
prospettiva dei governati (Lafer 1994, 10).

4. 2. giustificazioni del segreto


Lanalisi dei rapporti di potere dovrebbe rendere pi chiaro anche il problema della
giustificazione del segreto. Per un soggetto debole, il segreto pu essere un mezzo di tutela
del proprio benessere o della stessa sopravvivenza. Per un soggetto forte, il segreto diventa,
pi in generale, uno strumento per il raggiungimento di fini di ogni genere, senza alcun
riguardo per la loro importanza o urgenza. Se si approfondisce lanalisi si scopre, per, che il
problema non tanto quello della giustificazione del segreto in quanto tale, ma piuttosto della
giustificabilit o meno dei criteri che, come si detto, sono funzione dei fini che con il segreto
si intende perseguire. A questo punto, purtroppo, sorge una difficolt dovuta alla impossibilit
pratica di valutare i criteri. Essi, infatti, andrebbero valutati sotto il profilo della razionalit
tecnica. Ma ben difficile capire come si possa valutare ladeguatezza di un mezzo che
sottratto per definizione allo spazio pubblico. Non si pu dire nulla di sensato sulla moralit di
un segreto se non se ne conoscono i criteri, ma il fatto che una informazione sia tenuta segreta
rende la giustificazione dei criteri possibile solo in astratto. Come dire giusto che w sia
segreto perch necessario alla salvezza della nazione, sapendo che non si pu sapere che
cosa w. E questo non lunico problema. La regola tecnica se vuoi A, devi fare B ha tra le
sue presupposizioni pragmatiche sia lenunciato che afferma che B condizione di A, sia un
enunciato, o un insieme di enunciati, che descrivono in modo non contradditorio cosa A. La
falsit del primo enunciato non dovrebbe determinare lineseguibilit della regola (Mela 1992,
225-38). Ci conduce, nel caso del segreto, ad una situazione veramente imbarazzante. C
una regola, se vuoi A, devi fare B, che ha tra le sue presupposizioni un enunciato che
contiene un termine che conosciuto da un solo soggetto. Questo soggetto anche lunico
che pu eventualmente falsificare lenunciato presupposto dalla regola. C da dubitare
seriamente che abbia senso parlare in tale situazione di giustificazione. Una ragione che
tale per un solo soggetto, pur sempre una ragione?
Apparentemente dire che una ragione una buona ragione per un uditorio che
composto solo da colui che emette il giudizio in questione non autocontradditorio. Ci
nonostante, la situazione potrebbe essere quella di chi cerchi di viver con qualche imagine
almen di soddisfazione. Anche in questa circostanza si pu fare riferimento ad un argomento
hobbesiano. Per Hobbes, la legge di natura presume che ogni uomo agisce per il suo
vantaggio e che, quindi, nessuno pu essere arbitro nella causa in cui egli sia una delle parti
(Hobbes 1651, 213). Una giustificazione, per essere tale, deve necessariamente essere
pubblica. Il problema della giustificazione del segreto caso per caso, cio, il problema della
giustificazione delle regole di ogni singolo segreto sembra condurre ad un punto morto.
Lunica cosa che pu essere senza alcun dubbio sottoposta ad una valutazione critica ed
eventualmente giustificata la seconda presupposizione della regola tecnica se vuoi A, devi
fare B, cio lenunciato o linsieme di enunciati non contradditori che descrivono cosa A e
spiegano perch dovrebbe essere considerato un valore tale da giustificare un segreto.
Scartando lobiezione, niente affatto peregrina, che non sia possibile dire cosa A senza
conoscere tutti i modi per fare A, si pu dire che una attenta analisi degli interessi e scopi che
il segreto dovrebbe tutelare pu dire qualcosa anche sulla liceit di un particolare segreto. Se,
infatti, non possibile sapere se B sia giusto o meno, pu essere ragionevole cercare di capire
se almeno A lo sia.

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4. 3. Dalletica al diritto
Mentre nel caso della menzogna possibile, seguendo la linea argomentativa hobbesiana,
stabilire un principio normativo di sincerit della comunicazione che, come tutti i principi,
ammette bilanciamenti ma non negazioni complete; nel caso del segreto le cose sono pi
complicate. Per quanto riguarda i soggetti deboli, quelli che non sono in grado di difendersi, il
segreto, come si detto, pu essere un mezzo per tutelare interessi primari o addirittura di
sopravvivenza. I criteri del segreto, in questo caso, hanno buone possibilit di superare
indenni la prova delluniversalizzabilit. Ci non vuol dire che i soggetti deboli abbiano una
sorta di diritto naturale al segreto. Questa sarebbe solo una pia illusione. Il discorso sin qui
svolto aveva lo scopo di chiarire le premesse concettuali di una proposta normativa, di politica
del diritto costituzionale. Perch si possa parlare propriamente di un diritto alla privacy
bisogna, a questo punto del ragionamento, introdurre uno stato civile in cui non ci sono pi
semplici situazioni di potere fattuale, ma ci sono persone. La soluzione del problema richiede
listituzione di una forma giuridica della soggettivit individuale, uno status civitatis o
condicio civilis, che attribuisce le caratteristiche fondamentali, gli attributi, ai membri di una
classe logica, quella dei cittadini. Questo stato civile ha, come si detto, tra le sue premesse
lilliceit della menzogna e deve, proprio per questo, comportare lattribuzione e la tutela di
un diritto costituzionale alla privacy. Sono le stesse norme costituzionali che istituiscono la
cittadinanza che definiscono i rapporti tra sfera pubblica e privata determinando, per quanto
possibile, i criteri ed i limiti del segreto. La giustificazione di tali criteri avviene, nelle sedi
istituzionali dedicate allesercizio della ragion pubblica, alla luce di quegli interessi di libert
ed autonomia che sono tutelati dalle norme costituzionali. In tale prospettiva, si pu discutere
dei limiti del segreto nella corrispondenza, nelle votazioni, nelle operazioni bancarie ed in
tutte le altre attivit anche di minore rilievo. Luso del segreto da parte di soggetti che sono
fattualmente forti, come ad esempio i grandi potentati economici, le aziende che si trovano ad
agire in situazioni di oligopolio o di monopolio e lo Stato, deve essere considerato in linea di
principio sospetto e da sottoporre in ogni caso a procedure di giustificazione con inversione
dellonere della prova. Non possibile dire che il segreto sia un male assoluto. Il modello di
una societ trasparente, la comunit del socialismo logico, che proprio nella liquidazione
degli ostacoli e delle opacit, mediante un procedimento che si modella largamente su una
certa idea della psicanalisi, giunge anche a ridurre radicalmente i motivi del conflitto
(Vattimo 1989, 32), presentata da alcuni come la nuova frontiera dellemancipazione, pu
condurre a nuove, pi pericolose ed inquietanti forme di dominio. Ritorna il quesito posto da
Umberto Eco: perch mai il criterio di perfezione di una lingua deve essere la pubblicit?. A
questa domanda non c una risposta giusta. A chi chiede se il segreto un male si pu
rispondere solo: dipende. Dipende da chi tiene segreto cosa, perch ed entro quali limiti. Si
pensi ad esempio al c.d. segreto istruttorio, che in realt una attivit complessa che pu
avere diverse giustificazioni a seconda dei soggetti coinvolti a vario titolo nellinchiesta. C
sicuramente un interesse dello Stato nellesercizio delle funzioni di repressione della
criminalit, ma ci sono anche interessi di vari soggetti alla rispettabilit, alla privacy o
addirittura alla stessa incolumit che vanno considerati con molta attenzione.
Se non si pu condannare il segreto bisogna diffidare di certi segreti. Il segreto di
Stato, ad esempio, assomiglia pericolosamente ad una cambiale in bianco rilasciata
allesecutivo. Come si visto, la giustificazione del segreto w basata sul fatto che w
necessario alla sicurezza dello Stato desta qualche perplessit. Una prima risposta pu essere
data dicendo che, in uno Stato costituzionale di diritto, sono fondamentali le regole che

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determinano i limiti, temporali e di materia, ed i soggetti che esercitano il potere di


secretazione e che sono responsabili per gli usi impropri che ne fanno. Questa sicuramente
una buona risposta ma ben lontana dallessere soddisfacente. Una considerazione realistica
del diritto e del suo funzionamento, ed una semiotica moderatamente scettica, fanno dubitare
del fatto che sia possibile fissare in un testo regole cos dettagliate da prevedere tutte, o anche
buona parte, delle possibili configurazioni del segreto di Stato. Se la grammatica del segreto
essenzialmente situazionale, essa risente di tutte le incertezze e le imprecisioni che possono
inficiare la descrizione di una situazione. Di fatto non esiste una cosa come la descrizione
esaustiva di una situazione intesa come contesto di una decisione. Quando siamo impegnati
nel dare ragioni per una decisione, di solito selezioniamo alcune credenze e desideri tra quelli
che sono logicamente compatibili con una ricostruzione coerente, senza che essi siano,
empiricamente o dal punto di vista concettuale, gli unici disponibili.
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