Sei sulla pagina 1di 16

III

SITUAZIONE E LIBERTA

l. La filosofia come teoria dell 'uomo

, Tutta la fi losofia contemporanea


, . insiste
. nel dire che la f'l1osof'ia e, opera
dell uomo e soltanto dell uomo. La f1losofia eteoría dell'uomo fatta da/l'uo-
mo per l'uomo: e pensiero che non ha altro oggetto che l'uomo, altro punto di
vista che quello umano, altro interlocutore che l'uomo. Che l'uomo sia il sog-
getto del discorso filosofico era punto da mettere in chiara e da tenere ben fer-
mo, giacché nel corso del pensiero esso non e parso cosi evidente se tante filo-
sofie non hanno avuto cura ne di prenderne esplicita consapevolezza ne di
tener almeno tacitamente conto del punto di vista in cui si mette 1'uomo per
filosofare, punto di vista che non puo evidentemente essere che umano. Che
un interlocutore del discorso filosofico sia inevitabile appar chiaro non appe-
na si pensi al carattere necessariamente dialogico del pensiero, che, a mano a
mano che si eleva dal campo della mera tecnica pragmatica sino alla riflessio-
ne piu propriamente fenomenologica e all' analisi piu specificamente filosofi-
ca, aumenta sempre piu il suo quoziente di comunicativita e la sua esigenza di
reciproco scambio. Che l'oggetto della filosofía sia soltanto l'uomo e la cosa
ch' e parsa meno ovvia, se quasi tutte le filosofie dell' essere e del~' assoluto
hanno creduto di poter parlare di questi oggetti direttamente e oggett1:~mente,
come se si trattasse d1· oggett1· access1·b·1· 11 al solo pensiero o formulab1h
. . . esclu-
. . . f' · tt t he rapporti costttut1v1 della natu-
s1vamente dal pens1ero f1loso 1co pm os o e
. • d
ra umana e relaz10m ec1s1ve per · · la stessa vita dell 'uomo.
. . . .
. , . trascurare due puntl essenzrnh. Anz1tutto,
G1overa a tal proposito non . ,. ..
1 flosofia <leve nnuncrnre a pors1 m un
come opera umana e soltanto uman~ ~ d ,
1
h'e il punto di vista del
. . . 1·¡ to d1 vista e11 uomo, e
punto d1 vista che non sia pun d condizione finita nem-
. . , , · da sé stesso e a11a sua '
fmito: l uomo non puo uscire h · 1·1 suo oggetto sara sem-
. . d ue qua1e c e srn ,
meno nella f1losofia, la qua1e u~~ ' . ito er il finito, si che sempre l'uo-
pre fatta dall'uomo per l'uomo, cwe dal fm p

215
finitezza, e, in filosofía, chi parla e chi as
1, mo nel1a sua . h . , co,
1
mo e soltanto uo , . . alla filosofia e e non s1 puo nemmeno ct·
· 1 ' la f1mtezza . 1re
ta. Cosi essenzi~ e e . d' ,·ndagine sull'uomo (de homzne), ché altrime ,
1 1
che si tratti, in filosofia, un possa l 'uomo uscire da sé per conseguire;
. . bb d mandare come . . d . , n
ti c1 s1 potre e O . h gli permetta d1 m agare su d1 se cos
• · si esterno e e , ' a
punto d1 vista ~o .. s·1 tratta invece, piuttosto, dell uomo stesso, che
. t imposs1b11e. ' • • d '
mamfestamen e . de consapevolezza, msieme, el proprio pun,
. st. ro nflesso, pren . .
col propno pen e . del proprio pens1ero e della propna condi-
. . d 11 propna natura, . .
to d1 vista e e ª. . . d i propri rapport1 (non de homzne, ma, vera-
zione, della propna f imtezza e e
mente, hamo).
do luogo se m1
r· .t e' 1·¡ punto di vista della filosofía, finita eanche
° .
I
n secon ' d . he la ricerca filosof1ca non solo nel suo sogget-
la portata del suo sguar o,tts1 ncon esce dal finito, e non puo immediatamente o
t a anche del suo ogge O • .
o, m . rt e sull'assoluto o sull'essere o su una quals1as1 tra-
almeno dtrettamente ve er f'l f' h
1
scendenza. Ta mente cos 1 t . tutiva e la finitezza
'
della 1 oso rn,
,
c e anche
.
, · d 1 re dell' assoluto o dell essere non ne puo parlare d1ret-
quand essa mten e par a " " d 11'
t .
tamente o ogget 1vamen , te come se essa fosse una conoscenza
" e ,, assoluto:
. .
·il pens1ero
· r·11 osor·1c0 non e' conoscenza
. , . .' ne serve
, per conoscere mente
. d1
nuovo; esso e' sp eculazi·one , c10e nfless10ne sull . .uomo,. sulla, sua espenenza,
sulla sua natura, per fon darla e spiegarla e gmsttficaria, e h trova, eventual-
mente, una reale conoscenza o coscienza almeno implicita dell' ass?luto, un
reale trascendimento di sé o un esistenziale rapporto con l 'essere, msomma
una reale apertura ontologica, comunque intesa, e di tale conoscenza o
coscienza o trascendimento o rapporto o insomma apertura esso parla, per
indicarla nella sua evidenza, precisarla nella sua presenza, svolgerla nelle sue
conseguenze, esplicarla nelle sue virtualita.
In questo senso solo l 'uomo puó essere "oggetto" del pensiero filosofico,
perché lui solo puó essere oggetto a sé stesso, cioe oggettivato a sé stesso in
quella sua fondamentale ed essenziale riflessione su di sé ch' e implicita nella
sua stessa coscienza: tutto il resto e inoggettivabile, cioe recuperabile solo
all' interno d 'un' interpretazione o formulazione o attuazione umana, senza,
beninteso, che con ció esso vi si riduca o vi si dissolva. A meno che per og·
gettivita s'intenda una costruzione della conoscenza umana, nel qual caso essa
assume tutt'altro significato, gnoseologico o epistemologico che sia, ma
comunque esulante dal significato piu propriamente filosofico d'una possibi·
le "oggettivita". Oltre l'oggettivita come costruzione gnoseologica, quale ha
luogo attraverso le categorie e gli schemi della conoscenza e accanto
all'oggettivabilita dell'uomo a sé stesso, in quella riflessione s~ di sé ch' e

216
coscienza personale ch' egli ha di sé st
. ne11a . 1 . esso, sta du .
. plictta . . dell'essere, o, in genera e, d1 tutto ció che 11'' nque l'1nog-
uivªbihta non 81. n'duce ad esso, ma ne fonda l' oriz , a Interno d' un rap-
1Jl1
ge . umano, zonte o la possibilit,
~ a

·a dell 'uomo come teoria della persona. re! .


La teori . azione con sé e rela-
2. on aftro
iionee
. dell'uomo significa dunque teoria della persona· . .
Teona . d 11' . d . ma1 come m que
. punto di vista e 1n agatore qualifica l'oggett d 11 ,. . -
caso 11 . , , ·
sto . possibihta che 1 uomo s1a a1tempo stesso il soggetto e 1,
° e mdagme
·
1 1
J~fartl .ªe (non de homine, ma horno) elegata aquella riflessione :gdg~tt? dh~ :
rindagtn . d. , I u 1 se e e
. . nella cosc1enza 1 se persona e, accentuata con una spec ·
¡rnphc11a .d . ta1e e u1te-
. onsapevolezza, la qua1e 1ung1 al soppnmerlo - conferma il c tt
00re e . f. . ara ere
personale ~ell~ ~~eculaz1one 1losof1~a, ~~~t~ nel su_o ~~erci~io _quanto nella
sua comumcab1ht~, esse?do persone s1a 1 m1ziatore sia I mevitabile interlocu-
tore del discorso f1losof1co.
Ma ricordare, nella persona, la coscienza di sé e la riflessione su di sé non
deve significare ridurne la struttura a un' autorelazione, giacché la persona e
una tal relazione con sé che si costituisce come tale solo in quanto e, al tempo
stesso, relazione con altro. Questo mi pare il risultato piu durevole e piu saldo
della filosofía dell 'esistenza: la caratteristica della definizione esistenziale
dell'uomo consiste a parer mio nel concepire l' esistenza umana come coinci-
denza di relazione con sé e relazione con altro.
Ogni disconoscimento di questa coincidenza e ogni rottura di questo
equilibrio porta a concezioni unilaterali che rendono incomprensibile l'uomo
1 nella sua condizione reale. Subordinare o ridurre l' autorelazione all' eterorela-
zione, cioe sostenere che l 'uomo prende coscienza di sé soltanto in una realta
sovraindividuale, significa negare la personalita dell'uomo, o infinitistica-
mente in una forma di panteísmo o paniogismo o misticismo, 0 finitis~ica-
mente in una forma di collettivismo· subordinare o ridurre l'eterorelazwne
ali' ~~torelaz1one,
• cioe affermare che l' 'atto umano nsolve
• ·
e dissolve · se' tu t-.
m
to•c10 eon cu1· entra in contatto significa cadere nel soggettivismo,
·· sía.che. c1.
sti_prop?nga di salvare una tras~endenza in una forma di spiritualism~ mtimi-
sICo s1a h . r· . . . .prefensca una
fonu' . e e, volendo restar fedeli alla prospett1va 1mt1stica, si
~di trascendentalismo immanentistico. . diata
attr a un lato la persona e negata in quanto la sua identit~ v1~ne me lt.
averso u 1 . . . d. insenta muna rea a
na re az1one piu grande e _supenore, e qum 1

217
. fi ndo l'assorbe e dissolve completamente· dall' 1
. cesso che m o . 1 , a tro l
o m un pro . uanto la sua coscienza e a sua aut9coscienza , a
· ne negata m q , . , . e alla
persona vie d e dissolvere in se ognI realta e ogm rapporto .r-
. compren ere ' e quin
gata smo ª . ata La persona e invece mantenuta nella sua n tu -
. . fi do spersona1izz . . . . . a ra e
d1 m on nella misura in cu1 SI affermI che m essa la rel .
lla sua struttura so1o , d 1 . . az1one
ne , . , l' .d tita personale, e cosI forte a non asciars1 sopraffa
n se c10e 1 en . 1 , re o
co . ' d 11 1 zione con altro, e la relaz10ne con a tro e cosi perentoria d
mediare a a re a 1 . , N 1 a
. . 1 e O dissolvere nella re azione con se. e la persona ch·
non poters1 nso ver . . , lU-
vanno di pan passo, nel senso che 1a pnma non e tanto serrat
sura e apertu ra • · · 1· · a
1 eco nda quasi che fosse png1onia o so Ipsismo, ne la second
da ese1udere a s , . . . . a
,e tanto spa1ancata da soppnmere la pnma, . quas1 che
. f osse
. . mera estenorita'
. •
Cessa d,esser persona quella che sI spersonal~zza sia n~unciando ad aver
. on sé che non siano mediati da rapportI con altn, sía perdendo in
rappo rt1 c ., . .d . , ,
favore d 'una comprensiv1ta umversale, la puntua1e 1 entlta che la fa centro a
sé stessa. La spersonalizzazione avviene da un lato pe~ este~uazione della per-
ona a una mera individualita infrapersonale, che, d1mentlca della relazione
~on sé, accetta di affermarsi solo immergendosi in un tutto, e dall'altro per
esaltazione della persona a una soggettivita sovrapersonale, che, dimentica
della relazione con altro, risolve il tutto in sé stessa. Ma relazione con sé e rela-
zione con altro stanno e cadono insieme, perché non e nemmeno in relazione
con altro cio che perde la propria identita obliterando la relazione con sé, e non
enemmeno relazione con sé un atto che risolva in sé stesso ogni rapporto coe-
stendendosi all 'universo.
Questa coessenzialita di autorelazione ed eterorelazione appare con par-
ticolare evidenza non appena si prenda ad approfondire il concetto di liberta.

3. Dialettica di passivita e attivita nei rapporti fra liberta e situazione

e
La liberta umana limitatissima e condizionatissima, ma per quanto
cospicui e inevitabili siano tali limiti e tali condizioni essa non li subisce mai
:~rpunto di essem_e annullata e_ determinata; e per p;co che la liberta _sl con-
VImalgrado I hm1t1 che la c1rcoscnvono e le condizioni che la restnngono,
e
e~s~ a~dirittura finisce per trionfarne, giacché sempre essa che accetta di far-
SI hmit~re e che si determina a lasciarsi determinare· al punto che l'uomo si
carattenzza appunto
. .
1 ' . ,
per ª sua costante volonta di rispondere d1 se stesso, P
iu
precisamente di tutt · , h' •, , to
di ció ch' e 1· . , o c10 e egh e, tanto di cio ch' egli s' fatto da se, quan e
g i s1 e trovato ad essere senza sua volonta.

218
1Iimiti della .liberta sono di vario genere: vi sono i limiti est · h .
l d' . . . em1, c e nguar-
dano quella che s1 suo tre ch1an:1a~e la ,s1tu~1one; :i sono i limiti intemi, che
ineriscono alla sua stessa natura d1 liberta; e v1 sono mfine i limiti · · • h
. 11 l'b , . . . ongman, c e
si rifenscon~ a .ª .1 ~~ª, ne1, suo st~sso pn~c1p10 e nei suoi stessi inizi. Queste
diverse spec1e
. . . . d1 hm1t1 s. avra occas1one
., . .d'mcontrarle
. via via·, ma g1·0 va comm-
·
ciare da1 hm1t1 che ap~a1ono pm ev1dent1 sm da un primo sguardo, cioe da quel-
li che si possono configurare nel concetto unitario di situazione.
Sembra, a un primissimo sguardo, che fra liberta e situazione sussista una
vera e propria contrapposizione: da un lato la nostra attivita, che dipende da noi,
e dall'altro il nostro luogo nello spazio e nel tempo, che non dipende da noi.
Ma, cosi contrapposti, i due termini diventano preda d 'un irrigidimento che
rende incomprensibile un loro rapporto: la situazione non sarebbe allora che
limite, chiusura, angustia, e la sua invalicabilita non apparirebbe che come fato
ineludibile; la liberta non sarebbe che pura attivita, senza una sua teleología o
deontología interna, e il suo esercizio non avrebbe altro carattere che la piu
as sol uta arbitrarieta; e l 'uomo, preso fra questi due termini non solo antitetici,
ma addirittura inconciliabili, e oppresso dalla duplice condanna d'un fato ine-
luttabile e d ' un assoluto arbitrio, risulterebbe indecifrato e incomprensibile.
Ma e un principio generale dell'esistenza che nell'uomo non c'e passivita
che non si risolva in attivita; il che fa si che situazione e liberta appaiano come
termini impegnati in una dialettica di passivita e attivita facilmente riconduci-
bile all ' autorelazione della persona. Infatti la situazione e pur sempre situa-
zione umana, cioe gia qualificata dall 'iniziativa che vi lavora, e inseparabile
dalla reazione personale della liberta; e la liberta e pur sempr~ lib~rta concre-
t d JI' cioe liberta incarnata, che prende corpo nella s1tuaz10ne facen-
a e uom 0 , d · · d. r· ,
' ·
done l es1s enz t a stori·ca della persona , e in e·
s sa operan
. o m
. vista. 1 ,m1 e
secondo 1egg1; · e 1·n questo loro indissolubile rapporto s1tuaz1one
. . . e hbertá tro-
tua qualificazione, conformemente al prmc1p10 suddetto che
vano 1a Ioro mu . • · · ·,
'e' passivita che non s1 nso1va m att1v1ta.
ne 11 ' uomo non c

. d·passivita e attivita tanto nel/a liberta quanto nella situazione


4. Dialettzca 1

d ialettica di passivita e attivita non si limita a chiarire in tal modo


Questafi a situazione e liberta,
· ' perche' anz1· s ' anm·da a11•·mterno d'1 ciascu-
·
il rapporto r . .
d ¡ due term1nt.
no eL situazione e senza dubbio passivita, perché non dipende dall 'uomo:
.ª endono da me la datita della mia situazione, la mia collocazione nella
non d 1P

219
.
stona, 1a co
stituzione del mio corpo, la spontaneita delle mie doti 1,.
. . . .. c. , 1rrev
..,d ·10 passato lamia cond1z10ne 1tmerante ira una nascita h 0 ca.
b11ita e1m , . . . h , , e e no ,
sol tanto inizio, ma anche prmc1p10, e ~~a mo~te, c e _no~ e ~era interruzione
ra e propria conclusione; autent1c1 segm, questI ultim1, della cont d~e,
ma ve , h ra dit
• t' d ll'uomo poiGhé per un verso 1essere c e pare per natura es . -
tone a e , . , . . senz1a]
mente libero non e stato consul~at~ nella sua hbert_a propno I~ quell'atto Prin:
C
ipalissimo ch, e l'entrata nell es1stenza: la nasc1ta;
. d
e. per. l altro verso ne]
nostro futuro, in cuí tutto sembra e:se~e pura m etermmaz10ne, salvo l'unica
limitazione imposta dalle ripercuss10m del nostro passato, che puree fatto d
noi con la nostra liberta, mediante una trasformazione o un'innovazione d ~
nostri dati situativi, e' e qualcosa di estremamente e ineludibilmente necess:~
río: la marte. La situazione, dunque, e passivita, perché e necessita cui l'uomo
inevitabilmente sottosta: e un dato ricevuto, anzi imposto; insostituibile anche
se modificabile e plasmabile; invalicabile, anche se ció di cuí e sede e precisa-
mente la liberta.
Ma all 'interno dell 'atto con cuí la liberta vi reagisce, o ribellandovisi 0
adottandola, essa acquista un carattere attivo, o in senso negativo come impe-
dimento e inciampo, o in senso positivo come occasione e spunto. Ela limita-
zione che si converte in possibilita, o come ostacolo che frena l 'iniziativa uma-
na, e non tarda a isterilirne i risultati, o, piu costruttivamente, come veicolo
della stessa iniziativa, in una tale collaborazione e cospirazione che non e nem-
meno piu possibile distinguere fra passivita e attivita, talmente l 'una si pro-
lunga nell 'altra, l 'iniziativa assecondando e proseguendo la spontaneita della
situazione, e la situazione stimolando la liberta e suggerendole le sue opera-
zioni e apparendo come suo risultato e insieme come suo avvio.
Epoi evidente che nulla piu della liberta merita il nome di attivita: con
essa l'uomo fa di sé quel che vuole nella concreta situazione. Ma la stessa
liberta ha un aspetto ineliminabile di passivita, perché non dipendono dall 'uo-
mo né la sua struttura ne il possesso ch' egli ne ha. Anzitutto la liberta e neces-
saria nella sua struttura: lo statuto della liberta implica ch' essa sia al tempo
stesso posizione e discriminazione di un'alternativa, cioe prospettazione d'un
valore da realizzare e d'un disvalore da evitare. Vatto libero puó decidere quel-
lo che vuole, ma quale che sía la sua decisione esso reca sempre in sé il con-
sapevole riconoscimento d'una norma non meno perentoria che trasgredibile,
e la presenza ormai oggettiva di un giudizio che ne ha sancito il valore per tut-
ti e per sempre. Vuomo puó violare la legge dell'agire, ma non per questo ne
annulla la doverosita e perentorieta; l 'uomo puó scegliere Iiberamente il valore
o il disvalore, ma non puó impedire che il suo atto nasca gia segnato da una

220
tazione ch' egli stesso e chiunque altro devono r·
valu . , , 1conoscere.
In secondo luogo la liberta e necessaria nel posse h .
.b , a· .
sercizio della l1 erta 1pende 1nteramente dall 'uomo
sso e e ne abb1amo·
,. ·
l'e-
· , d . . , ma non cos1 Il suo pos-
sesso, che gh e ato, anz1 imposto. Vuomo non puó n . ,
. • . . . • on agire, non puo non
esser hbero: ogn1 tentativo d1 sottrars1 alla liberta e gi·a, un • • d'
. . . . . eserc1z10 1 essa, e
l'assurdo progetto d1 evitare ogn1 dec1s1one non sarebbe real· b'l h
. . ,, ,. . . . 1zza 1 e c e con
una dec1s1one. V e dunque un 1nehm1nab1le necessita alla base d ll' · · · ·
· , d 11' . , . e m121ativa
umana, c1oe e atto con cu1 1 uomo hberamente esercita la sua liberta, facen-
do di sé quel che vuole sotto la propria responsabilita.
La prima considerazione a cui si offrono situazione e liberta culmina allo-
ra in una dialettica di passivita e attivita che concerne entrambi i termini. Tan-
to la situazione che la liberta hanno un iniziale carattere di passivita; entram-
be son o date, e non dipendono da noi ne la loro natura, ch' e quella che e, ne il
loro possesso, che ci e imposto. Ma poiché nell'uomo non c'e passivita che
non si risolva in attivita, la determinazione iniziale che sta alla base della situa-
zione e della liberta si converte in attivita finale: anzi, la situazione e tale in
quanto gia contiene l' attivita che vi lavora reagendovi, e la liberta e tale in
quanto gia si attua in operazioni determínate. La limitazione istituita dalla
situazione diventa possibilita concreta nella vita della persona, e la necessita
che inerisce alla struttura e al possesso della liberta si riduce alla base ineli-
minabile su cui si erge operosa ed efficace la liberta d'ogni atto umano.

. ¡ · d' passivita e attivita a/la coincidenza di autorelazione


5. Dalla d ia ettica l
ed eterorelazione
. d' ·vita e attivita serve dunque non soltanto a descrive-
L dialett1ca 1 passz · , h h' ·
. a . arabile rapporto di situazion_e e l~berta, ~~ ~~e e a e 1::1~e
re 11 mutuo e i~sep convertirsi da limitazwne m posszbzlzta e come 1 mi-
l 81·1uaz1one possa d. . , z·b ,
come a . tterizzata da una compresenza 1 necesszta e z erta.
. . ana s1a cara . .d . h . l' .
z1at1va um , 'bile fermarsi a questa pnma cons1 eraz1one, e e s1 1m1ta
Ma non e poss~ luce la condizionalita dell'iniziativa personale, l'incar-
in fon do ª mettere . rt'inumana il superamento de11·1m1te · d'1 pass1v1ta
· · ' a11''mterno
·
naz1on~ della hbe
. , dell ª Tutto' c10·, non. esce da11'_auto~e1az~one
'uomo. . d. e_11~ per~o~~-·
dell' att1vita . della persona si puo ndurre la dialett1ca d1 pass1v1ta e att1v1ta;
t O relaz1one , .. , h . . 1 . .
all' au . • io che nell 'uomo non c 'e pass1v1ta e e non s1 nso va 1n att1-
lo. ste_ sso princip
bbe interpretare come ·
l'espress10ne · ' competa
p1u 1 e pm · ' e1oquente
, 51 potre
vita elazione della persona.
dell'autor

221
c. d e attingere il fondamento di quella ,, .
.,
1u a °,
10n ,
Bisogna andar~ P . ,, "necessita": so1o cos1 potremo capire P 1~
Pass
"l 'm1taz1one o c. l . erche
·ta',,
v1 , sia essa 1 . ·t'
. · ·n att1v1 a, e come possa 1ar o senza nnnegarsi
. ' ma .
ntro
essa puo c_onvertirs~ t vera destinazione. ~edremo allor~ c~e m questo senso l~
vando anzt la pr~p~~ t un limite interno e prehm1nare all'attivita d
. , ,, e piu so1tan o . e1-
"passiv1ta non.b•t ell'autore1a21·one, ma suppone una re1az1one con altro, la
I'uomo, risolv1 1~ n. d revisione radicale del concetto stesso di "pa .
. . .. nchte e una ., ss1-
cu1 ncogmz1one . ne in un concetto p1u pregnante, capace di rend
vita", e una sua tra~fo-~azto lessi che si tratta, ora, d'illustrare. e-
re conto di rapport1 pm comp ,

. . elazione con altro: appello alfa liberta e prospetti


6. La sztuazwne come r, va
su/la verita
. d' profondire in primo luogo la "passivita" della situazione
Se s1 cerca 1ap . ., h, , · , '
. , h' risolversi in att1vtta soltanto perc e e, 1n se stessa un'a-
s1 vedra e essa pu0 ' . . . , d 11 ,
pertura su un onzz· onte piu vasto dell mttmtta
. . e , a persona,
, apertura. , . per-
che
mette a11a s1·tuaz1·one d'essere , nell'atto d1 liberta . che 1 adotta
, e v1. s mcarna,
·molante e suscitatrice. Certo, d1pende dall uomo d1 saper pro-
una presenza Stl . . . . .
spettare e accogliere la ~i~u~z~o~e in_ quest~ s~a funz1one att1va ~ sugg~stiva,
erché altrimenti essa s1 1rng1d1sce 1n un hmtte angusto e muto, ma l uomo
~iesce a convertire la limitazione in possibilita soltanto perché la situazione e
realmente in sé stessa, in cio che non dipende da lui, una riserva inesauribile
di stimoli e sollecitazioni.
Piu precisamente, la situazione non e soltanto collocazione storica, cioe
collocazione della persona in quel contesto umano in cui ciascuno, insieme
con gli altri, sbozza il profilo della propria esistenza storica sulla base dei dati
situativi; essa al contrario puo essere collocazione storica solo in quanto e
anzitutto e originariamente collocazione metafisica: apertura ad altro, rappor-
to con l' essere. Ed eproprio dal fatto d' esser anzitutto collocazione metafisica
che deriva alla situazione la sua efficacia stimolante sull'attivita dell'uomo: si
verifica allora un incontro per cui l' attivita dell 'uomo contiene l' esercizio del-
la sua liberta e insieme la presenza operosa e feconda d'un'attivita ulteriore.
Se fosse so/tanto collocazione storica, la situazione si ridurrebbe a limitazio-
e
ne mortificante per la liberta umana: l' attivita umana limitata e diminuita
dalla situazione sentita come semplice confine dell' esistenza, roa esaltata e
rafforzata dalla situ · ·
, . azione sentita come apertura e relazione con altro.
S apre qm un'alternativa: la possibilita di sentire la situazione come chiu-

222
sura, limite, angustia, oppure come apertura, spunto d'attivita, occasione d'i-
niziativa, dipende. dal considerarla come collocazione soltanto storica O com e
collocazione anz1tutto metafisica, cioe dall 'interpretarne la passivita come
confine dell' esistenza o come rapporto con l 'essere. Come collocazione
metafisica, e solo come tale, la situazione e appello alla liberta e prospettiva
sulla verita.
Certo, l 'uomo puó fermarsi alla passivita della situazione, e allora la sua
esistenza non e che prodotto storico, ed egli non puó impedire che la situazio-
ne gli si irrigidisca in un limite invalicabile sentito come I'angusto carcere
d'un ineludibile destino, come un fato contro cuí la ribellione non puó pren-
dere altra forma che quella d'un ínutile arrovellamento, come una prigione alla
quale egli e condannato senza speranza. Ma il dato situativo non si irrigidisce
in destino se la situazione, in ció ch'essa non dipende da noi, acquista il carat-
tere d' un appello alla nostra liberta, d'una proposta da svolgere liberamente,
d'un suggerimento da prolungare inventivamente, d'un "talento" da far frutti-
ficare; ed essa possiede realmente tale carattere perché erelazione con altro, e
lo rivela a chi sa attraverso ad essa recuperare il proprio originario rapporto
con l 'essere.
Inoltre la situazione e ció per cuí ogni persona e una prospettiva vivente
sulla verita si che la conoscenza della verita non e un problema gnoseologico,
ma un problema ' metafísico; e ció per cui la verita e inoggettivabile, e accessi-
bile solo all 'intemo d'un insostituibile rapporto personale, e formulabile solo
attraverso la personale via d'accesso ad essa,_si che la_ c,o~os~~nza u~ana ?el~
la verita e sempre molteplice pur essendo un_1~a 1~ vent~; e c10 per c~1 ~utt1 gh
uomini sono ciascuno a suo modo, nella venta, s1 che 1 errore e poss1b1le solo
· zione smarrimento, abbandono. La situazione, cosi intesa, e l' ori-
come devia , . . « · · d. ·, ·
· d · iascuno trae i contenut1 delle propne auermaz1om 1 venta, s1a
gme a cu1 c . . • •• · h · d
· inconsce e implicite m atteggiamentt prattc1, s1a c e s1 ren a-
e henmangan¡0· in una compiuta e d1sp1egata . . f1ºlosor·ta, e qua1e che sta . 1·1 cam-
no consapevo
. t
• 1 verita viene in tal modo mam1estata, ·e-.
o 1a r·1 1 oso r·1a o l' arte o 1a
po 1n CUI a d. . d r . . 11 . '
. , la religione; e la comune ra 1caz1one eg i uom1m ne a venta, e
mora 1 1a propna ·
. d.ita o aranzia della poss1·b·i· 1 ita, per ciascuno
· d.1 raggmngere
·
quin. , 1 1ª erg tutti di comumcare · 1ra
C; 1oro pur ne 11a d1vers1ta
º · ' de11e prospett1ve;· e'
venta, e p rto originario e 1onta e-. 1e a1vero, per cm. e , e, d."'- 111erenza C;ira ch.1 accet-
que1 rappo . .
, re soltanto un prodotto stonco e un semphce portavoce del proprio
ta d esse . . . .
0
e chi sa elevars1 a un piano supenore facendo della propna personalita
:;:rgano di penetrazione della verita e la possibilita d'un'irripetibile rivela-
zione del vero.

223
c. .
Iniatt1, se 1a persona si ferma alla passivita della .sua situazione' allora
sistenza non e che prodotto stonco, ma anche la sua
non so ltanto la Suª e · d 11'
"verita" non eche confessione personale o espress1?ne e ~poca: non si esce
·g · oniera di sé stessa .e della propna
. determmatezza,
. , né dalla
dalla persona, Pn 1 .
. 't' ·d tta a semplice espress10ne della s1tuaz10ne stonca. E la conce
sua att1v1 a, n o 11 " · · , ,, -
· d 11 storicismo assoluto. Ma se la persona vede ne a pass1v1ta della
z10ne e o d' , .
situazione un rapporto con l 'essere e l 'apertur~ un eterore1az10ne, allora la
sua situazione diventa non soltanto un suggenmento da svolgere con libera
inventivita ma anche una fonte inesauribile di contenuti di verita, e la sua
verita, lun~i dall 'avere il valore effimero e caduco d 'un' espressio~e ~empora-
le, acquista il carattere d'una rivelazione - certament~ perso~~le, trnpetibile,
sempre nuova e diversa, ma definitiva in questa sua smgolanta - della verita
stessa.

7. La liberta come relazione con altro: iniziativa iniziata e consenso a un


dono

Analogamente si cerchi di approfondire la "passivita" che s'annida alla


base stessa della liberta, cioe quella necessita iniziale per cui l'uomo agisce e
decide non solo in quanto deve agire e decidere, ma anche e prima di tutto in
quanto non puo non agire e non decidere. Che alla base della liberta del sallen
vi sia l'inevitabile necessita del müssen e senza dubbio segno del fatto che
l 'uomo e principiato: l 'uomo e iniziativa, ma iniziativa ch' e, a sua volta, ini-
ziata. Ma che tale necessita iniziale non annienti né comprometta la liberta e
cosa che dipende dal modo del principiare, cioe, ancora una volta, da quella
relazione con altro che sorregge l'autorelazione della persona.
La necessita iniziale non significa altro se non che la liberta e data, ma la
liberta non puo esser data se non come dantesi. Infatti la liberta non puo esser
ricevuta se non con un atto di liberta, si che la stessa iniziale ricezione e gia
l'esercizio di cio che si riceve: la liberta e al tempo stesso ció ch'e dato e l'at-
to del riceverlo. V'e una coincidenza non solo fra l'atto con cui la liberta
comincia ad essere e l'atto con cui la liberta e ricevuta, ma anche fra l 'atto con
cui la liberta e data e l 'atto con cui la liberta comincia da sé . .La liberta e data,
ma e data appunto come liberta: il che significa non solo che non la si puó
ricevere se non esercitandola, e che l'atto dell 'esercitarla non e posteriore a
quello del riceverla, bensi identico con esso, ma anche che I'atto con cui la
liberta edata, cioe comincia ad essere, non puo configurarsi se non come atto

224
e
con cui la li?erta ~omincia da sé, cioe i_niziativa. rinizio della liberta nel-
l'uomo contle~e 1 ª?par~n,te .paradoss~ d1 qualcosa che comincia ad essere
olamente nell atto 1n cu1 e ncevuto, giacché solo l'atto di riceverlo lo costi-
:uisce nella sua realtit, e l'ap_p~rent~ ~ontraddi_zi?ne d'un atto ch'i: al tempo
stesso della mass1ma recett1v1ta, che s1 tratta d1 ncevere addirittura la liberta
e
e della massima attivita, giacché in gioco il costituirsi della liberta com~
iniziativa. Per un verso l 'iniziativa comincia il proprio movimento solo come
principiata, cioe come data; per l'altro verso nell'uomo non c'e inizio se non
come iniziativa, cioe come proprio movimento. L'iniziativa non cessa d'esser
tale, cioe di cominciare da sé, anche se e principiata, perché l 'esser principia-
ta non si realizza se non nella forma dell 'iniziarsi.
Tutto cio riguarda non tanto una qualita o proprieta dell 'uomo, ma l 'uo-
mo stesso nella sua essenza, giacché la liberta e per l 'uomo non tanto un pos-
sesso quanto il suo stesso essere. In quell'atto originario in cui la liberta
comincia ad essere e propriamente l'uomo quello ch'e dato a sé stesso, ed e
dato appunto come liberta. Per un verso io sono principiato nel senso che l 'e-
sercizio della liberta ch'io sono e anzitutto ricezione di questa stessa liberta, e
per l'altro io comincio ad essere nell'atto in cui questa ricezione si costituisce
in iniziativa libera e autonoma. Nell 'uomo inizio e iniziativa, esser principia-
to e cominciare coincidono.
Ora, per un verso un dare ch' e nulla senza il ricev~re, un dare in cui_ i,l
dato e' rea1·1zzat o solo nell'accoglimento, .e il dare ,propno , del dono:, · gratmta
· · ·
· l' tt ·one senza determmarla ch e un appe 11o a11 1mziat1va
eh e so11ec1ta acce az1 ~ , . . . ,
· · h h ·1 suo riscontro nella hberta d1 ch1 nceve. Per 1
. altro
d e1 destlnatano, e e a 1 . . . . .
· h · ¡ ·zza soltanto come az1one e m1ziat1va, un ague che
verso un ncevere e e si rea 1 . , ., • h.
, · si presenta come ncevere, e c10 che s1 e iama un
non cessa d esser agire se .• d ·
. t ttivo accettazione positiva, a es1one approvante.
consenso·· accoghmen a· °
· · ª· e iniziativa
0
' · · · e commciare,
di esser pnnc1piato · · che
Q ue 11 ª ~01·ncidenza 1 mizi ' • •
, . . . d lla liberta, e ulteriormente chianta da questa corn-
·
. tnamo agl 1mz1 e ·1 . . . . ·¡ .
nscon d uazione di dono e consenso: 1 m10 m1z10, 1 m10 esser
d nza e mutua a eg . . . . ·1 . . . , .
spon e d. me a me· lamia 1mziativa, 1 m10 commciare e un mio
. . . t e un dono i ' .
pnnc1pta O Si tratta d'un accusativo e d'un dativo (me mihi) che s1
consenso ad. essere. . 1.e O i _. io sono princ1piato · · ne1 senso che 1·¡ pnmo · atto de11a
c. nominativo \' g 'I . 1 d. . . d
1anno . onsiste appunto nel ncever a, e 10 commc10 a essere con
, h'to sono e
liberta e . enso nel quale consiste appunto il mio essere.
un atto ~ con;ignifica allora aver consentito aquel dono: l'uomo eliberta pro-
1
Esistere . ,, · , · · · e·,
. hé alla base della sua es1stenza v e una gratmta ongmana. 10 con-
pn~ percn carattere speciale alla contingenza e alla problematicita dell' esi-
fensce u

225
. rt mente l 'esistenza umana econtingente, cioe sus .
mana ce a ·b·1· , h' cita e
stenza u . · . si·ero della poss1 1 ita c essa non sia e pr bl 0nie
. ione 11 pen . . ' o ern .
pnma reaz . , . h·o avventura· ma qm contmgenza non significa atica,
. , aneta nsc 1 ' erne
c1oe prec , d . are dalla sovrabbondanza; e allora la problem t· . rgere
11 bens1 env . . a lC1ta
dal nu a, . .0 d'un'esistenza concep1ta come mcerta vittoria non
, il carattere pnman ' . h', . su1nun
e ,. secondario d'un es1stenza c e anz1tutto manifesta . a,
bensi i1 carattere , d' . . z1one ct·
. . , he non ha tanto l aspetto una costante possibilita ct· _1
Pienezza, c1oe cd'un tentare abbandonato a se, stesso, quanto piuttosto ,1 falh•
mento da parte . . d' ffu 1aspet.
to d'una poss1•b·¡11·ta' di decadenza e. d1 . , perd1ta, 1 o. , scamento e d'obl'10.
' . t nde ora perché la pass1v1ta e la necess1ta che stanno alla has d
S me . .. . . , .b , e e\.
. . . t. umana possono convert1rs1 m att1v1ta e 11 erta: esse sono in se'
l'1mzia 1va . , stes-
se un rapp orto C on l' essere ' cioe l' attestaz1one d un dono
. gratuito che · t
81 ratta
di accogliere con un libero e autonomo ~ons~nso. D1pende_dall'uomo di saper
considerare la necessita iniziale della. liberta . d'come..una , hmitazione mortif.1
cante O come una sollecitazione suscltatnce 1 att1v1ta. La persona puo fer-
marsi aquella necessita iniziale, e allora non puo sentire la liberta se non come
condanna, cioe come un'attivita arbitraria che le e imposta con tutti i rischi
della scelta senza alcun criterio o alcun fine che la possa orientare. Ela con-
cezione del finitismo integrale, che chiude la persona in sé stessa, in una soli-
tudine senza speranza, anche se immersa nella piu estroversa socialita. Ma \'e-
sercizio della liberta puo diventare la pienezza d'un'attivita consapevole,
l'autopossesso d'un'iniziativa che dispone di sé in modo cosi sicuro, da poter,
anzi da valer accettare la responsabilita di tutto cio che la persona eo fa, per-
sino di cio che, pur contribuendo a formare la sua esistenza storica, tuttavia
non e dipeso né dipende da lei; e cio accade quando la necessita iniziale della
liberta econsiderata come un segno del fatto che la liberta eun dono gratuito
che sollecita il nostro consenso: il che epossibile proprio perché quella neces-
sita erealmente relazione con altro, rapporto con l' essere.

8. Coincidenza di autorelazione ed eterorelazione e sintesi di attivita e


recettivita

. res_ame ,dei due termini fondamentali d'una teoría della persona, situa-
zion~ ~ ~i~erta, ha messo in luce che in entrambi i casi si tratta di risolvere una
pa_ss1Vita m attivita, ma che cio non e possibile se si rimane alla pura e sem:
phce aut l · · he
.t . ore ~zione senza cogliere l' eterorelazione che la sorregge, giac~
s1 uaz1one e hbe t' . . . · · , · iz1a 1e
r ª sono susc1tatnc1 di attivita solo se la loro passivita in

226
\
, considerata, qual
e ·b ,
e,
come rapporto con l 'essere nel senso che 1 ·t
• ., '
.
a s1 uaz1one
, appello alla h erta e prospett1va sulla venta e la liberta' e' · • • . . . .
e d ' m1ziativa m1ziata
e consenso a un ono.
nproblema,
. . ,
allora, non etanto quello di trovare come Ja pas · 't' · ·
. s1v1 a s1 nso1-
va in att1v1~a, ~uanto p1~ttosto quello di concepire come recettivita e attivita
possano com~1dere nell atto umano. Non per nulla nel passaggio dall'esame
e
dell 'auto~elaz1one a q~ello dell 'eterorelazione si assistito a una specie di
capovolg1mento, perche mentre nel primo caso il piano superiore l'attivita e
umana, nella quale si tratta di riscattare elementi inferiori di passivita e di
necessita, nel secondo caso questi ultimi elementi appaiono come segni
d'un'attivita originaria, rispetto alla quale l'attivita umana ha un carattere di
recettivita. La prima considerazione trova la sua verita solo nella seconda,
giacché una teoria della persona si risolve nel soggettivismo nella misura in
cui oblitera quel rapporto con I'essere che costituisce la persona in quanto tale.
Al soggettivismo trascendentalistico e aIIo spiritualismo intimistico di chi iso-
la l ' autorelazione nei termini d'una diaiettica di passivita e attivita appare
necessario sostituire la dichiarata ontología di chi concepisce l'atto umano
come qualificato da un' eterorelazione, nei termini d'una sintesi di attivita e
recettivita. .
L att o umano e sm 1 , · tes · di· recettivita e attivita non nel senso , che ,fra queste
v1· sia graduahta · , o contigmta · · , o cont·mm·ta, ma nel senso . che
, .. I una
, e la forma .
. . d 11 , orno non e pensab1le un att1v1ta che non sia,
dell'altra: nelle operaz10m e u .. , h ·a essa stessa attiva: l'atto
. , una recett1v1ta e e non s1 , '
essa stessa, recett1va, ne . t mpo stesso Da ció deriva che negli
, tt. e tutto att1vo a1 e .
umano e tutto rece ivo .. , n stanno in proporzione inversa, come se l'u-
. . · ·' tt1v1ta no .
att1 umam recett1:1ta e ª , diminuisce; al contrario esse stanno m pro-
sura che 1 a1tra ., .
na crescesse a mi h n atto e tanto piu attivo quanto pm recett1vo.
. a· t el senso
porz10ne iret a, n
e eu ,
.. , d lla persona quando e sostenuta a un att1VIta
d ' . .,
., . t sa e l'att1v1ta e . , d 't l .
Tanto pm m en • ne dell'es1stenza e sorretta a un e erore az10-
l 'autore1azw . .,
ulteriore, e quan d° loro ulten
•orita, la limitaz10ne e la necess1ta che stanno al
· · ' eh''e costitutiva
· · deI-
ne Se viste ne ª 11 no se non quella recett1v1ta
. . tenza non so l d' . . I . .1
confine dell 'esis O
che Jungi dal limitar a o 1mmmr a o sostitu1r a,
a nel sens . l . .f. l 1
l' ttivita urnan '. rregge, la sollec1ta e a mtens1 tea, a promuove e a
a· ttosto la sus cita e 1a. so . fr d .. , l' d I
p1u 11 "pass1v1·ta'" non e che un d1aframma a ue att1v1ta una e -
t asporta. Que ª 1 rolungamento dell'altra, e ad essa attinge il proprio slan-
r · one su P · · l · 'd
le q uali si P0 · contenuti· , e da essa deriva 11 propno sostegno e a propna gm a.
cío e i pr0 P di queste due attivita da luogo a una serie di rapporti comples-
¡_: ¡~co~tr~i cuí e arduo fornire un'adeguata analítica filosofica. Valgano
. ·ntncatl,
SI e l

227
. · mente i rilievi seguenti, intesi a mettere in luce due .
provv1sona . . . spec1e d' .
. he che intervengono nelle . operaz1on1. umane . e ne ch1ariscono ·1 i d1a,
1ett1c . 1 car
ogni operaz1one umana 1nterv1ene anz1tutto una ct· attere
e 1a portata . In . . .. 1alettic .
. teno
m . rita e indipendenza, . a sp1egare, contro . .ogn1 forma . , di Intim•1srn0 s a..di
. t·co 1
tual1s 1 O di immanenttsmo trascendenta
. . 1stlco,
. che
, c10 .con cui 1,uorn0P1r1- ,
tra in rapporto resiste nella sua 1ndefett1b1le realta o eff1cacia nell' eo
en '. d 11' . . , atto ste
so in cui e ~en pr~sente ne_ll. mte:no ~ att~v1ta umana, e, c?~tro ogni for~-
di determinismo srn metaf1s1co sia soc1olog1co, che nulla puo influire sul , a
1
t ivita responsabile dell 'uomo se non e accolto e adottato ali 'interno
.
d' ,
un ope.
at-
razione consapevole ed emergente; ove per un verso la determinatezza e
· t 1 1·b ' con.
figurabilita dell' ~p~raz1one umana attes a a sua 1 e~t~ e au_tonomia, e l'im.
possibilita di defimre e formulare la presenza che v1 s1 anmda non com
·'
mette per nulla l'innegabile operosita e rea1ta' d.1 ta1e presenza. pro-
In secondo luogo interviene nell' attivita umana una dialettica di proble-
mati cita e normativita, per cui, m~ntre spetta all ~uomo l' inven_zione della rego-
la individuale d' ogni sua operaz1one e mentre 1ncombe su d1 lui il destino di
non trovare ne inventare nulla se non cercando e tentando, questo carattere
errante e tentativo d' ogni sua invenzione e orientato da una stimolazione ini-
ziale e da una direzione profonda, cui egli puo attingere - a proprio rischio e
pericolo, poiché gli manca ogni criterio assoluto ed esterno - lo stesso crite-
rio interno e individuale d'ogni sua singola operazione.

9. Positivita e insufficienza; inesauribilita dell 'apertura ontologica

Tuttavia queste due attivita sono in fondo incommensurabili fra di loro, e,


a dire il vero, e assai piu facile comprendere l 'intervallo che le divide che
intendere come l 'una possa penetrare nell' altra ad avviarla e sostenerla. Ma i
due aspetti devono essere spiegati insieme: l 'intervallo e la collaborazione, la
lontananza e la vicinanza, l'incommensurabilita e la relazione, l'impossibilita
del rapporto e la realta del rapporto. Solo in tal modo si giunge a trovare il nes-
so fra l'inesauribilita dell'apertura ontologica e la finitezza dell'esistenza
umana, e a concepire una tale incommensurabilita che pure solidarizzi con una
relazione.
. . Relazione con sé e relazione con altro, attivita e recettivita, interiori.ta_e
1nd1pendenza, problematicita e normativita, a ben vedere, sono termini che, 1~
quanto opposti ma coessenziali, costituiscono la dialettica dell 'esistenza. Esst
per un verso rappresentano il risultato teorico della critica 1nossa dalla filoso-

228
11, sistenza al razionalismo metafísico, e per l 'altro .
f. de e . . .e d 1· verso nassumono
00 b' rezza ¡ pnnc1p1 ,on amenta I del personalismo ontol .
1a
e 1a . . h . . . og1co.
e s· ricord1, anz1tutto, c e I1 raz1onahsmo metafísico ch
d1ella filosof1a
. . . . . . , e percorre gran
moderna, concep1sce 11 f1mto mediante la e t . d
parte .
t 11.ta in quanto presuppone che 11 tutto ela somma della realta' d ,a egona ella
to a , . . , , . e11 uomo e
della realtii d1 D10, s1 che la reaJ_ta che s1 attribuisce a Dio vien toJta all'uomo
e viceversa, come del resto conl!nuano inconsapevoJmente a presupporre quei
derivati del raz10nahsmo metaf1s1co che sono Je odieme forme di storicismo
assoluto e di finitismo integrale. La filosofía dell' esistenza ha invece valida-
mente e defin itivam ente dimostrato l'impossibilitit di interpretare iJ finito in
base alla categoría della totalitit, portando al risultato che iJ finito non si spie-
ga se non con una dialettica di positivita e insufficienza, in cuí la finitezza del-
1'uorno si manifesta nel fatto ch' egli i: positivo, ma non al punto d'esser suffi-
ciente, e insufficiente, ma non al punto d'esser negativo.
Continuando su questa via, si arriva alla conclusione che la relazione tra
il finito e !' infinito dev' esser concepita in modo compatibi1e col fatto che ]'in-
finito e propriamente cio con cui non e possibi1e a1cun rapporto. Non si tratta
cioe d'una relazione fra due termini gia sussistenti, ne d'una re1azione fra due
termini che sussistono solamente in tale relazione, ma d'una relazione fra un
termine che fonda esso stesso il rapporto e un termine che non sussiste se non
nel rapporto e anzi vi si risolve. Nel concepire tale relazione n?n bisogna
dimenticare che uno dei due termini i, ne/ rapporto solo in quanto e lm Sl~sso
che fonda 11. rapporto mentre l ,a1tro e, ne¡ rapporto solo in quanto . esso e lo
stesso rapporto. Questa ' e, l'umca . relazwne • compafbile
1 con
. l'mcommensura-
. b'l· , h
bilita che sussiste tra l , mfm1to. . . e 1
.1r· mi
·t0 e con l'moggett1va I ita c e
. , tologica della persona.
carattenzza l' essere nell apertura on h t sa attivita e interiorita
. ente al fatto c e Ia s es
In secondo luogo s1 ponga m
. · , d lla persona urna
na non si· spiega senza rife-
e autorelazione e problemattcita e apertura ontologica, non puó
. · ·ta se non come , .
nmento all 'essere, non st eserct . . tant' e vero che, come s 'e visto,
h ·1 pporto onto1og1co, . . , . 1·
aver altra forma e e 1 ra . .t, e la stessa problemattc1ta 1mp tea
', . .t , senza recett1v1 a, d' .
nell 'uomo non e e atttvi ª a presenza ha carattere m-
. •t, fonda e nessun .
e presuppone una normattv1 a pro .' d' d nza e la stessa autorelaz1one
· · ttere d'm ipen e ' ·
teriorita se non ha msieme cara . Nell 'apertura ontolog1ca per un
.
non puo non coinc1dere con un ' eterorelaz10ne.
. . . , si resenta come inesaunbt . ·¡·ita,
, c10e
. ,
verso l' essere, nella sua inoggett1va~ilf1~a,_t P1.nterpretazioni, tutte egualmente
· de a m mt e ·t· di sempre nuove es1stenze, · e
s1·a come verita che s1 conce 1 • me gratm a
suscitandole e trascendendo e, s1a c~ l'altro verso la persona umana non
quindi produzione mf . mita
. . d'I rapport1·' e per

229
'essere rapporto con l' essere, cioe prosp .
lta che que 11 ª d , , ett1va
ha altra rea d ere· il rapporto con 1 essere non e una pron . , 8Ulla
., nsenso a ess · , , rrteta 0
venta eco .b•i·t' dell 'uomo, ma e / essere stesso dell'uomo una
l , O una poss1 1 1 a . . . . . .
faco ta h, are l' apertura ontolog1ca s1gmf1ca ndurre la situ .
Ecco perc e neg º 1·b , 11 d az1one
. . fatale e chiusa e la 1 erta a a con anna a una p a
11 cazwne stonca . . . . . ura arb·1
co .º , }'apertura ontolog1ca s1gmf1ca concepue la situazio -
t neta· affermare . , . . . . ne corne
ra ·. ale sulla verita e la liberta come m1z1ativa respon b'l
rospettiva person . .. . sa 1e e
p. St .cismo assoluto e f imttsmo mtegrale da un lato e personal·
onentata. on . . . d' , . 1srno
. d ll' altro costituiscono 1 termm1 un a1ternativa senza te ..
ontolog1co a . rrnin1
intermedi: bisogna sceghere.

Di questo capitolo estato pubblicato un estratto in spagnolo nelle "Memorias del XIII
Congreso Internacional de Filosofia, México, 1963", e un sunto col titolo Limiti della
liberta in Interpretation der Welt, in onore di Romano Guardini, Würzburg, Echter, 1965.

Per la dialettica di ego, me, mihi, delineata a p. 225, ho in seguito trovato un autorevo-
le e suggestivo riscontro in S. Bernardo, che, nel De diligendo Deo, afferma: "Quid retri-
buam Domino pro omnibus quae retribuit mihi? In primo opere me mihi dedit, in secundo
se. Et ubi se dedil, me mihi reddidit. Datus ergo et redditus me pro me debeo, et bis debeo ".

Debbo ora formulare alcune riserve su quanto affermo a p. 225 sulla contingenza e la
problematicita dell'esistenza umana. Non direi piu che la problematicita e la precarieta ~ª:
na sono ~n carattere secondario d'un'esistenza ch'e anzitutto pienezza, perché la nega~vita
no_n con~1ste s~ltanto in una mancanza o diminuzione della positivita, ma in una violazion_e
0
mfrazione di essa: non basta la possibilita dell' offuscamento ci vuole quella del tradi·
mento ~ della trasgressione. Ma l' equivoco e piu profondo, e co~siste nell' insistere piu sul- •
1
ª contmgenza che sulla liberta: dire dono e gratuita significa appellarsi non alla contingen·
za.b' concetto d 11 r· · , 111a alla.
legato alla categoria modale della possibi·i·ita,
l1 ertá, che e ª meta isica oggettiva, . ºblt' po'-1·
t' ' .' ~~nnessa con la categona modale della realta e sempre insieme possi 11ª ·
iva e poss1b1hta negativa. '

230