Sei sulla pagina 1di 4

Riflessioni Teosofiche

Meditazione e problematiche psicologiche


Di Diego Fayenz
Novembre 2011

psichiatra e psicoterapeuta, presiede il Gruppo Teosofico di Trieste. Nell’ambito dei lavoro del 97° Congresso Nazionale della
Società Teosofica Italiana ha affrontato l’importante e delicato tema della meditazione in rapporto alle problematiche
psicologiche.

L’argomento che tratterrò non è rivolto direttamente ai singoli teosofi, ma piuttosto al rapporto
che singolarmente ciascuno di noi può avere con il mondo che ci circonda, con altre persone
con le quali veniamo in contatto nella vita di ogni giorno.
Che la meditazione sia indispensabile per chi intraprende la strada della propria evoluzione
spirituale è un dato di fatto, risaputo in Teosofia. I Teosofi sono però anche a conoscenza che
la strada è difficile, che non vi sono scorciatoie che permettano di evitare le indicazioni della
Raja Yoga di Patanjali, per cui la meditazione è il settimo di otto punti di cui l’ultimo è la
contemplazione. Prima vengono altre necessità importanti: dall’autocontrollo alla disciplina, dal
controllo dei sensi alla concentrazione. Sperare che la ripetizione di un mantra o di una frase
qualsiasi, seduti in una particolare posizione ti porti in breve tempo ad uno sviluppo spirituale,
e tantomeno alla soluzione di problemi contingenti nella vita di ogni giorno è una presunzione
che può procurare spesso danni a noi ed ad altri. Il che non vuol dire che dobbiamo essere
perfetti prima di cominciare a meditare, ma semplicemente che dobbiamo aver coscienza del
livello di controllo delle nostre emozioni dei nostri impulsi e prestare molta attenzione a ciò che
la meditazione può liberare in modo da “dosare “ tempo e modo nel dedicarci a questo passo
indispensabile dell’evoluzione spirituale.
Il mio breve intervento di oggi è rivolto solo a dare alcune indicazioni che sono frutto della mia
esperienza e non pretendono sicuramente di essere una verità assoluta.
Ciascuno di noi si è trovato in situazioni dove problemi personali, familiari o di lavoro hanno
creato momenti di malessere esistenziale talora anche pesante. In tali situazioni molte persone
sono portate ad accettare qualsiasi aiuto per uscire prima possibile da quel malessere. Su
queste situazioni campano molti pseudo terapeuti, con proposte diverse che spaziano da
farmaci nuovi ad interventi collegati a tecniche spesso inserite in un contesto di filosofie
orientali, parlando con superficialità ed incompetenza di Chakras, Mantras, meditazioni di ogni
tipo, mescolando il diavolo con l’acqua santa.
Persone con disturbi psicologici lievi o importanti, magari sapendo che siamo teosofi o
semplicemente sentendoci parlare con una certa convinzione dikarma e reincarnazione,
possono chiederci consigli specifici sulla meditazione e sulle diverse tecniche praticate in
questo campo. Sappiamo bene che il teosofo più che con consigli personali può aiutare chi ha
bisogno spingendolo a trovare dentro di sé la propria strada in coerenza con le proprie
convinzioni personali, filosofiche o religiose. Anche un piccolo consiglio, od un semplice
indirizzo ha bisogno però, quando siamo in presenza di problematiche psicologiche, di una
conoscenza, seppur semplice e parziale dei problemi che la persona può presentare in tale
situazione.
E’ questo che cercherò di spiegare in poche parole e concetti il più possibile semplificati,
sperando di non cascare nel semplicistico.
I disturbi psicosomatici, non a caso possono essere chiamati “I dolori del corpo e dello spirito”.
Prima di parlare di meditazione e di rispondere a chiunque su tale argomento, dobbiamo avere
almeno alcune idee chiare: quali sono i disturbi psicologici? come possiamo inquadrarli?
quando la meditazione può essere utile, quando dannosa od almeno sconsigliabile? Prima di
elencare in modo sintetico tali disturbi, bisogna fare un’ovvia sottolineatura. Non si può
considerare nessun disturbo come psicologico o psicosomatico se prima un medico con le
dovute indagini non ha escluso al di là di ogni dubbio, cause organiche. Due esempi: la
“debolezza” può essere dovuta, tra l’altro, ad anemia o ipotensione; fenomeni simil depressivi
sono presenti nell’ipotiroidismo.

Elenchiamo adesso in modo sintetico i cosiddetti:


DISTURBI PSICOSOMATICI
Disturbi di tipo MOTORIO: debolezze, crampi, tic, tremori, rigidità, qualche difficoltà
differentemente descritta nel camminare e talvolta anche nel parlare.
Disturbi di tipo SENSITIVO: sensazione di caldo, freddo, dolore in diverse parti del corpo,
maggiore o minore sensibilità della pelle.
Disturbi DIGESTIVI: difficoltà ad inghiottire, bolo esofageo (qualcosa che va su e giù nel collo),
senso di peso allo stomaco, nausea, vomito, diarrea talvolta alternata a stipsi, turbe
dell’alimentazione lievi sino alle più gravi: bulimia edanoressia.
Disturbi RESPIRATORI: mancanza d’aria, respiro ansimante (fino all’iperventilazione che può
causare vertigini o senso di svenimento), tosse, sbadigli.
Disturbi CARDIACI: palpitazioni, tachicardie, bradicardie, extrasistolie con sensazione di tuffo
al cuore.
Disturbi della SFERA SESSUALE: maschili con maggiore o minore sensibilità d’organo,
eiaculazione precoce, impotenza. Femminili: con cistiti, vulvovaginiti, candidosi, dolore
penetrativo, anorgasmia.
Disturbi EPIDERMICI: pallore, rossore, eritemi, fenomeni di tipo allergico fino alla psoriasi.
Disturbi della COSCIENZA: crisi di sonno, piccole amnesie, fatica e debolezza mentale, turbe
del ritmo sonno-veglia.
Disturbi PSICHICI: sintomi depressivi, stati d’ansia, fobie di ogni tipo, crisi di panico.
 
I disturbi sopracitati si trovano riuniti, ma a grandi linee, in due gruppi nei quali possono
essere presenti solo uno o due sintomi, talora più numerosi.
 
STRESS: sono situazioni temporanee i conflitti personali, di lavoro, di famiglia. Si manifestano
con alcuni dei sintomi sopracitati che risultano essere esattamente quello che noi vediamo,
sentiamo o percepiamo. Lo staccarsi dalla causa stressante (in famiglia, sul lavoro, nelle
relazioni sociali e di coppia) fa sparire il sintomo : bastano pochi giorni di riposo, di vacanza, di
distrazione. Se per necessità contingenti i tempi si allungano, il problema si fa più complesso,
vi è bisogno di un aiuto interno od esterno a noi.
 
CONFLITTI TRA RAGIONE ED INCONSCIO: le NEVROSI
In questo caso i sintomi si percepiscono e si soffrono per quello che sono, rappresentano però,
invece, una copertura, una maschera, nel tentativo di convertire il conflitto dell’inconscio con la
ragione in una costante sofferenza per noi e per gli altri. Ce li portiamo dietro e non spariscono
(se non per breve tempo) anche allontanandoci da quelle situazioni di fastidio o di frustrazione
che possono esistere contemporaneamente sul lavoro, in famiglia o nelle relazioni i sociali o di
coppia.
Sono stati scritti centinaia di libri sulle nevrosi. E’ praticamente impossibile valutare una
nevrosi “a colpo d’occhio”. Ci sarebbe sempre il pericolo di giudizi soggettivi, personali,
influenzati da simpatie ed antipatie. Pertanto è possibile solo dare alcune indicazioni generiche
che ci aiutino ad essere sempre prudenti prima di rispondere a domande specifiche che
qualcuno può porci su qualsiasi campo, ma soprattutto sulla meditazione.
L’inconscio si chiama così perché non lo conosciamo “direttamente”. Possiamo cercare di
riconoscerlo solo in modo indiretto, con le reazioni esagerate e con l’interpretazione dei sogni.
Nel parlare con altre persone, senza essere addetti ai lavori, rimangono solo le reazioni
esagerate. E’ vero che il sogno è una “comunicazione” che l’inconscio fa alla ragione, è un film
che ha come regista il nostro inconscio e per chiave di lettura il mondo dei segni, dei simboli e
degliarchetipi, ma l’interpretazione dei sogni è difficile perché è il risultato di un vissuto
soggettivo, dove pesano situazioni passate, presenti, struttura di carattere, emozioni e realtà
emozionali.
La valutazione delle reazioni esagerate è più facile, anche se rimane sempre il pericolo di
cadere nel semplicistico.
Le reazioni esagerate che noi possiamo vedere, anche se banali, nascondono quasi sempre un
conflitto razionale inconscio, nascondono il desiderio non recepito dalla nostra ragione di
desiderare inconsciamente qualcosa che è contrario alla nostra volontà, qualcosa che può
creare piccoli o grandi meccanismi sadomasochisti, situazioni cioè dove, senza volere,
possiamo creare un danno a noi o ad altri, avvicinandoci a persone sbagliate o non “vedendo”
quelle più adatte per un nostro benessere. Facciamo qualche esempio. Sulla strada vi sono tre
macchine in coda, arriva il solito prepotente che sorpassa tutte e tre. Il guidatore della prima
non si scompone, quello della seconda fa un gestaccio, quello della terza lo rincorre per
bastonarlo. Qual è la reazione normale? La seconda: il gestaccio: normale non vuol dire giusto,
ma semplicemente ciò che viene fatto dalla maggioranza delle persone. Uscire dalla media
nasconde un conflitto, spesso una nevrosi, a meno che uno non sia un genio, un vero genio, un
artista, un vero artista od un mistico, un vero mistico. Cosa nasconde la reazione esagerata del
terzo autista che lo rincorre? A livello inconscio questa persona vorrebbe fare il prepotente,
prevaricare gli altri. Fa fatica a trattenere i propri impulsi di prepotenza, quando li sfoga?
Quando incontra un prepotente. In ogni “giustiziere” vi è una grossa carica di aggressività
mascherata, che può finire in un piccolo litigio od in una tragedia. Simili sado masochisti si
possono individuare anche in situazioni più banali, collegate spesso anche alle abitudini
dell’ambiente in cui viviamo. Nel Veneto, nel Friuli Venezia Giulia se un uomo entra in
un’osteria e dice che il vino fa male ha una nevrosi: poteva andare in un bar a bersi un
bicchiere di latte. Una donna è sposata da molti anni con un rappresentante di commercio che
arriva a casa senza orari precisi. Ad un certo punto questa donna, quando il marito ritarda
anche di sola mezz’ora, telefona ad ospedali e polizia per sapere se c’è stato un incidente. Cosa
nasconde questa reazione esagerata? A livello inconscio, la signora è stanca della situazione,
vorrebbe cambiare partner od almeno vivere in pace. Se al marito dovesse succedere
qualcosa, si sentirebbe in colpa come se gliel’avesse augurato, per questo telefona.
L’uomo ha un corpo, prova delle emozioni, è capace di pensare, ma un conflitto con l’inconscio,
una nevrosi, creano un’autolimitazione, non vive più come un “essere completo”, ma si
identifica prevalentemente con il proprio corpo, creando disturbi psicosomatici, con le proprie
emozioni, creando crisi d’ansia, con il proprio pensiero, creando fobie ed ossessioni.
Spero di essere riuscito a dare una vaga idea di quali sono i disturbi psicologici più frequenti,
cioè stress e nevrosi.
Dobbiamo aggiungere altri due gruppi:
BISOGNO SPIRITUALE: Roberto Assagioli è stato il primo psichiatra ad individuare questa
categoria. Alcune persone possono presentare uno o più sintomi sopradescritti, ma le cause
sono diverse: dentro a queste persone si è verificata una prima necessità di ricerca spirituale,
ma vivono in un ambiente socio-culturale che rifiuta tali necessità; se la esprimono diventano
oggetto di ironia quando non di vera e propria derisione. Queste persone si chiudono in se
stesse e sviluppano disturbi psicologici che spariranno sen saranno aiutate e messe nella
condizione di poter realizzare il proprio bisogno spirituale senza peraltro uscire dalla loro vita
relazionale.
PSICOSI: schizofrenia e sindrome bipolare. Questi disturbi psichici gravi devono essere
sempre affrontati sotto controllo medico.
Valutare l’uso della meditazione in tutte queste situazioni non è facile. Vi esporrò la mia
opinione, frutto della mia esperienza, senza pretendere, lo ripeto, che sia verità assoluta.
La prima necessità è quella di valutare se la meditazione è iniziata prima della comparsa dei
sintomi e quale livello specifico aveva raggiunto. Non dobbiamo mai dimenticare che la
meditazione non è una cura, ma una strada per l’evoluzione spirituale. Per tutti c’è il pericolo di
sopravalutare i risultati (la magia nera nelle forme iniziali più subdole è sempre in agguato),
ma con la ragione, magari con l’aiuto di chi ha più esperienza, si può riportare tutto nei giusti
limiti e continuare con indispensabile pazienza ed il dovuto impegno.
Quando problematiche psicologiche alterano la sensibilità e la percezione del mondo
circostante, bisogna essere molto attenti, valutando, come ho detto, subito se la meditazione
era iniziata prima o dopo la comparsa dei disturbi. Nello stress, chi meditava prima può
continuare tranquillamente a farlo. In tale situazione di stress una persona può anche
approfittare del malessere temporaneo per iniziare a meditare, avendo però chiara coscienza
che, anche se il primo risultato in questo caso può essere quello di staccare dal momento
stressante, questo distacco deve comunque essere un modo cosciente per avvicinarsi ad una
scelta di ricerca spirituale, con lo scopo primario di uscire dal proprio egoismo, senza diventare
Madre Teresa di Calcutta, ma semplicemente imparando a vivere senza far del male a se stessi
né ad altri. Se nella persona stressata non c’è un minimo di bisogno spirituale, meglio lasciar
perdere la meditazione e fare sport, attività motorie, tecniche di rilassamento e qualsiasi altra
cosa per distrarsi, che fa bene a chiunque e non crea nuovi problemi.
In presenza di conflitti tra ragione ed inconscio, cioè nell’ambito delle nevrosi, la prudenza per
iniziare o continuare la meditazione non è mai troppa. In queste situazioni l’inconscio inganna
la ragione ricercando, senza che la persona se ne renda conto, sofferenza per se stessa e per
gli altri, è portata a trovare le persone sbagliate e così via.
E’ facile, molto facile che anche la meditazione in questi casi acquisti una connotazione
nevrotica, venga vissuta come la soluzione di tutti i problemi, assuma un atteggiamento
ossessivo che distacca dalla realtà del lavoro, degli affetti, dell’amicizia, mantenendo solo
quelle con cui si condivide l’ossessione, come gli adolescenti che spinellano e si trovano
sempre in un piccolissimo gruppo di poche persone isolandosi e disinteressandosi a tutto. Tutto
questo in presenza magari di un apparente beneficio soggettivo e di una grande energia che
aiuta a distruggere invece che a migliorare.
La meditazione è invece utilissima nel gruppo di coloro che hanno sviluppato disturbi
psicologici per un bisogno di ricerca spirituale svilita e derisa nell’ambiente in cui vivono. In
queste persone la meditazione può offrire strade nuove con conoscenze ed amicizie in ambienti
diversi che completano la propria realtà esistenziale. Devono solo stare attente a non inserirsi
in quei gruppi sbagliati di cui abbiamo parlato prima che possono portare a chiusure o a
sopravalutazioni.
Nelle psicosi, a mio avviso, la meditazione è sempre pericolosissima e sconsigliata per una
serie di motivi da valutare in ogni singolo caso. Quando una persona esce dalla realtà e vive in
un mondo irreale la meditazione può inserirsi nel delirio e scatenare reazioni emotive sempre
più gravi con pericolo per se stessi e per le persone vicine.
Con questo ho concluso il mio piccolo contributo sull’argomento “meditazione e disturbi
psicologici” ne ringrazio per l’attenzione.