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Bossi :“Il governo fa schifo e Berlusconi si è dimesso perché ricattato”. Chi ci ha

Bossi:“Il governo fa schifo e Berlusconi si è dimesso perché ricattato”. Chi ci ha portato quasi alla bancarotta dovrebbe tacere

www.ilfattoquotidiano.it

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tacere www.ilfattoquotidiano.it y(7HC0D7*KSTKKQ( +=!#!=!$!. Sabato 26 novembre 2011 – Anno 3 – n° 282 Redazione:

Sabato 26 novembre 2011 – Anno 3 – n° 282

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

– 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230 € 1,20 – Arretrati:
– 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230 € 1,20 – Arretrati:

1,20 – Arretrati: 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

270 MILIARDI DI EVASIONE

ECCO PERCHÉ L’ITALIA PRECIPITA

Sarkozy e Merkel a Monti: “Se crollate voi crolla l’euro” Stanno per chiederci sacrifici “impressionanti”, ma a farla franca sono sempre quelli che non hanno mai pagato. Perché?

Ogni anno la Guardia di Finanza ne recupera circa 23. In dieci anni scoperta una “città” di 81 mila persone fino ad allora sconosciuta all’erario

di Eduardo Di Blasi

LA PORSCHE DI CHI FA IL FURBO

U di Stefano Feltri

IN RECESSIONE E MONTI TENTENNA

IN RECESSIONE E MONTI TENTENNA

L e strette di mano di Stra- sburgo, con Nicolas Sar-

kozy e Angela Merkel, sono già un ricordo per Mario Monti. Al suo ritorno in Italia il premier si scontra subito con la reazione dei mercati all’ennesimo summit che non ha permesso di fare nep- pure un minimo passo in avanti nella gestione della crisi. Le notizie di ieri dal mercato del debito sono im- pressionanti perfino per tempi come questi. pag. 7 z

L a secessione, in Italia, c’è già stata. Senza ricorrere a miti

celticieampollesalvifiche,una parte del “Paese che produce”,

non connotata geograficamen- te nel nord o nel sud della Pe- nisola, ha deciso da tempo di

eclissarsi al fisco. pag. 3

z

Uno l’hanno preso sul Lago d’Iseo: in giro a bordo di una Porsche Cayenne non aveva mai fatto in vita sua una dichiarazione dei redditi. L’altro, all’Università di Padova. Figlio di “indigenti”, andava a lezione con il macchinone

MALCOSTUME x Si decide il futuro di Guarguaglini (Finmeccanica). Le aziende di Stato sempre più nella bufera

ENAV, I GUAI NON FINISCONO MAI

Il nuovo amministratore delegato Garbini al telefono con Pugliesi: mancano 4 milioni, bisogna ripianare a tutti i costi. I dubbi degli inquirenti sulla regolarità dell’operazione

di Marco Lillo

 
 

C’

è un ammanco di 4 mi- lioni di euro e dobbia-

P4, “Bisi” patteggia ed esce di scena

mo fatturare con Enav o Selex”, così parlava l’attua- le amministratore delega- to dell’Enav, e

mo fatturare con Enav o Selex”, così parlava l’attua- le amministratore delega- to dell’Enav, e allora diret- tore generale, Massimo Garbini. L’uomo nominato da Mario Monti per ripulire la società pubblica dell’assistenza del volo dopo gli arresti della scorsa settima- na, parlava così al telefono il 25 agosto 2010 con il suo capo di allora. Quel Guido Pugliesi appena arrestato dalla magistratura. pag. 5 z

Massari pag. 4 z

Massari pag. 4 z

   

n

gregoretti

Monsignor Bregantini

 

“La mia tv da fannullone raccomandato”

“La Fiat non spacchi il fronte sindacale”

Truzzi pag. 14 z

di Marco Politi

di Marco Politi

CATTIVERIE

L’ unità sindacale va mantenuta ad ogni costo”. Monsignor Gian-

carlo Bregantini dà voce alle preoc-

cupazioni dellaChiesaperleultime mosse di Marchionne. pag. 10 z

L’AUTORE PRESENTERÀ IL LIBRO LUNEDÌ 28 NOVEMBRE ORE 18 AL TEATRO FRANCO PARENTI DI MILANO
L’AUTORE
PRESENTERÀ IL LIBRO
LUNEDÌ 28 NOVEMBRE ORE 18
AL TEATRO FRANCO PARENTI
DI MILANO
Il coraggio
di non arrendersi:
storie di chi
un’Italia
vuole cambiare
che non ci piace più.

Trattativa Stato-mafia, indagato

Dell’Utri. Lo hanno intercettato mentre parlava da solo

(www.spinoza.it)

hanno intercettato mentre parlava da solo (www.spinoza.it) Operazione Amnesia di Marco Travaglio V ederlo lì in

Operazione Amnesia

di Marco Travaglio

V ederlo lì in un baretto fuori dal Tribunale di Milano, solo e abbandonato, nessuno che gli rivolga la parola, gli chieda un autografo o una barzelletta, gli gridi meno male che Silvio c’è, fa

tenerezza. Sentirlo rispondere dalla tribuna vip del Milan a una domanda sul fisco “non so, ormai non conto più niente”, fa quasi pena. Almeno a chi non lo conosce. L’ultima maschera del Cainano è quella del povero vecchietto innocuo, dell’anziano guitto a fine carriera. Uno da lasciare in pace, anzi da ignorare, perché ora bisogna guardare avanti senza spirito di vendetta, anzi con un pizzico di gratitudine per tutti i sacrifici che ha fatto per noi, non ultime le dimissioni come estremo “atto d’amore per l’Italia”, purtroppo travisate dalla solita “piazza dell’odio”. L’Operazione Amnesia, simile alla strategia della sommersione adottata da Provenzano dopo le stragi volute da Riina, è una nuova versione dell’eterno “chiagni e fotti”, che presto sfocerà in una campagna elettorale tutta basata su vittimismi vecchi e nuovi: i poteri forti nostrani e forestieri, l’euro, la culona tedesca, il De Funès francese, le solite toghe rosse che si portano su tutto. E infine, quando monterà il malcontento per i tagli del governo Monti, un’agile piroetta per fingere di averlo sempre contrastato e le solite litanie sulla sinistra delle tasse. Nell’attesa, mentre Angelino Jolie gioca al piccolo segretario vaneggiando di congressi e primarie come se fosse davvero il leader Pdl, il Cainano pensa alla roba sua. Il vicemonti è un clone di Letta, Catricalà, che ha dato buona prova all’Antitrust senza mai vedere il trust Mediaset e conflitti d’interessi collegati, ma in compenso nel 2008 sgominò il cartello dei fornai (la celebre multa di 4.430 euro all’Unione Panificatori, e non una per ciascuno: una per tutti). Alle Comunicazioni c’è Passera, che di conflitti d’interessi se ne intende, dunque non disturberà il suo. Alla Giustizia c’è la Severino, ex avvocata Fininvest, e non abbiamo ancora visto i sottosegretari (gira persino il nome della signora Iannini in Vespa). La Rai è sempre in buone mani e Minzolingua continua imperterrito a dirigere il Tg1. Tutto come prima, ma con un vantaggio in più: nessun attacco, nessuna polemica, tutto dimenticato. E, se qualcuno si azzarda a ricordare che le dimissioni le ha date proprio per il conflitto d’interessi (i titoli del gruppo colavano a picco, Doris lo chiamò e disse “molla la Lega, pensa alle aziende”, come ha confermato ieri Bossi: “B. s’è dimesso perché l’hanno ricattato con le aziende”), scatta immediata la litania dei servi: “Ecco, gli antiberlusconiani sanno parlare solo di lui, temono di restare disoccupati”. Se al “chiagni” provvede l’amnesia generale, al “fotti” ci pensa Mediaset. È notizia dell’altroieri l’ennesima causa milionaria di Mediaset contro un giornalista che non si piega: Santoro, che il 1° luglio aveva osato ipotizzare, dietro l’inspiegabile retromarcia di La7, prima interessata a lui e poi non più, “un intervento esterno per bloccare un terzo polo tv che poteva diventare dirompente per il duopolio Rai-Mediaset”. E a questo intervento esterno aveva dato “un nome e un cognome: conflitto d’interessi. Politico e industriale. Un’azienda, Mediaset, occupa governo, Parlamento, Autorità, Rai e piega tutto al proprio tornaconto”. Ora però Mediaset dovrà denunciare anche quel tizio che nel 2000 disse: “Se B. non fosse entrato in politica, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera per mafia”; e nel 2010 aggiunse: “Il conflitto d’interessi ormai è endemico: scegli B. e prendi tutto”. E poi quell’altro che nel 2008, dopo le elezioni vinte da B., dichiarò:

“Mediaset l’ha scampata bella, la legge Gentiloni era un pericolo”; e nel 2010, quando Fini chiese la sfiducia al governo B. e Mediaset crollò in Borsa, osservò:

“Sull’andamento del titolo la politica pesa più della crisi”. Il primo si chiama Fedele Confalonieri, presidente Mediaset. Il secondo Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset. Diffamatori.

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pagina 2 Sabato 26 novembre 2011 MALITALIA S oltanto la gomma funziona in Valle d’Aosta, bene

Sabato 26 novembre 2011

MALITALIA

S oltanto la gomma funziona in Valle d’Aosta, bene le statali, benissimo le autostrade, ma il trasporto

E arrivare a Torino

 

autostrada, ci si impiega oltre 2 ore. Almeno è stimato sui fogli viaggio di Trenitalia, perché i ritardi sono frequentissimi. Il problema è tecnico:

siccome da Aosta partono treni a diesel, i passeggeri sono costretti a fare scalo a Ivrea o Chivasso poiché la nuova stazione di Torino è interrata. La coincidenza a volte

salta, a volta fa ritardo, e dunque la Regione paga mal volentieri, ma proprio tanto, ben 23 milioni di euro a Trenitalia. Dice l’assessore ai Trasporti, Aurelio Margherettaz: “Ci trattano per il numero dei nostri abitanti e non come regione, anche molto turistica. La linea ferroviaria è davvero improponibile”.

è un calvario, fra cambi

e ritardi 23 milioni buttati

pubblico è un disastro. Anche la linea ferroviaria, vecchia di 120 anni, fa imbestialire i pendolari che lavorano a Torino o Milano. Per andare nel vicino capoluogo piemontese, che dista 100 km di

Brescia Pontecagnano Siena L’aeroporto è stato chiuso a ottobre, ma il rosso in bilancio di
Brescia Pontecagnano Siena L’aeroporto è stato chiuso a ottobre, ma il rosso in bilancio di
Brescia Pontecagnano Siena L’aeroporto è stato chiuso a ottobre, ma il rosso in bilancio di
Brescia Pontecagnano Siena L’aeroporto è stato chiuso a ottobre, ma il rosso in bilancio di
Brescia Pontecagnano Siena L’aeroporto è stato chiuso a ottobre, ma il rosso in bilancio di
Brescia Pontecagnano Siena L’aeroporto è stato chiuso a ottobre, ma il rosso in bilancio di

Brescia

Pontecagnano

Siena

L’aeroporto è stato chiuso a ottobre, ma il rosso in bilancio di 9 anni di sprechi supera i 40 milioni di euro (F OTO A NSA)

 

Anche se ci sono 100 dipendenti e 80 passeggeri (se va bene) al giorno, dopo aver buttato 5,6

Il piccolo scalo di Siena doveva diventare un importante aeroporto,

milioni in 2 anni, la Regione Campania ne promette 100 ( F O T O

milioni in 2 anni, la Regione Campania ne promette 100 (FOTO ANSA)

Campania ne promette 100 ( F O T O A N S A ) per adesso,

per adesso, per i lavori di ampliamento, ci sono 14 indagati (FOTO LAPRESSE)

A N S A ) per adesso, per i lavori di ampliamento, ci sono 14 indagati

IN VALLE D’AOSTA VOLANO SOLO SPRECHI

Per 127mila abitanti e nessun aereo si spendono 97 milioni di euro

abitanti e nessun aereo si spendono 97 milioni di euro Alta quota la pista innevata di

Alta quota la pista innevata di Aosta (F OTO A NSA)

1,8 milioni l'anno per la ge- stione, ne vogliamo il dop-

pio. Iniziano i contenziosi: la Regione contro le richieste

di Avda, cioè con se stessa; la

Regione contro le imprese che vinsero l'appalto. Non c'è tregua, e nemmeno pas- seggeri. “Una speranza”, di- ce Marguerettaz. Forse nel 2012 riapre la linea per Ro- ma, molto forse. L'Enac ha autorizzato il bando per un accordo di 4 anni con una compagnia aerea, qualcuno

scommette sia Air Vallee: voi

ci fate il piacere di volare

verso Roma, noi vi ringrazia- mo con 14 milioni di euro. Ma le condizioni mica cam- biano: se nevica tanto, si va a Torino o Milano, e anche se tira vento, e anche se c’è ghiaccio. Quasi sempre d’in- verno, il periodo che inte-

di Carlo Tecce

I l lusso si paga. Se poi è

mila abitanti valdostani,

inutile, pazienza. I 127

a loro insaputa, convivo-

no con una cambiale di 97 milioni di euro per l'ex ae- roporto sportivo “Corrado Gex” di Aosta: 764 euro a te- sta fra concessione trenten- nale e lavori di ristrutturazio- ne. Il conto è aperto: manca il contributo regionale per far decollare un aereo al giorno, un'usanza abbastan- za frequente per un aeropor- to normale, una speranza per i valdostani. Il racconto

è affascinante e complesso come le vette che circonda- no la città, il vento a raffica che fa impazzire i piloti (quelli acrobatici, s'inten- de). Stanchi di trasporti oc- casionali e rischiosi – si at- terrava a vista, cioè senza in- dicazioni radio e senza luci di traiettoria – tre anni fa il “Corrado Gex” chiude per trenta mesi. Non è che pri- ma funzionava: “C'era un viaggio per Roma – spiega l'assessore regionale ai Tra- sporti, Aurelio Marguerettaz – utilizzato soprattutto per i nostri funzionari. Diciamo per i dipendenti pubblici”.

L'azienda che gestisce il mi- nuscolo scalo si chiama Av-

Nonostante l'aeroporto sia destinato a un pubblico di

da, una società per azioni un po' pubblica e un po' priva- ta: 49% Regione, 51% Air Val-

nicchia, addirittura s'imma- gina un trionfo con 45 mila passeggeri annui, il progetto

lee. Non fatevi ingannare dal

di

ampliamento si trasforma

nome: la compagnia area Air

in

43 milioni spesi per allun-

Vallee di proprietà dei geno- vesi Costantino, pur d'ispi- razione valdostana, indica Rimini come sede legale.

gare la pista di 300 metri, e s'arriva dunque a un chilo- metri e mezzo, e per creare un'aerostazione al posto di

Dopo i lavori di ristrutturazione eunaconvenzionetrentennale, nuovo bando di 14 milioni

un caseggiato di legno. Im-

nese Gae Aulenti disse: “Mi

ressa ai turisti: “Ci telefona-

possibile, però, fermare il vento e temperare i monti. Convocato per disegnare un gioiellino, l'architetto mila-

dalla Polonia alla Russia”, dice soddisfatto Margueret- taz.

no

Disperata per un ingorgo senza vie d'uscita, la Regio-

piace la sfida perché diffici-

ne

pensa di recuperare i sol-

le. Questa zona è terribile”.

di

dirottando i passeggeri su

E dirigenti coraggiosi, allora, ordinano soldi e soldi. Con un simpatico paradosso: la Regione s'incazza con la Re- gione perché vuole capitali regionali. Buttato giù asfalto e cemento, Avda protesta con la Regione (suo socio di minoranza): dobbiamo rive- dere la convenzione trenten- nale del 2005, non bastano

Torino, ovviamente in pul- lman e per i 100 comodi chi- lometri di autostrada. “Però, l'imbarco si può fare ad Ao- sta!”, replica con ottimismo, l'assessore. Certo, servivano 97 milioni di euro, più 14 in preventivo, per capire che conviene volare a Caselle in- vece di giocarsi la pelle ad Aosta.

I LAVORATORI DEL RISTORANTE

“DANNI COLLATERALI” DEI TAGLI ALLA CAMERA

L’ altra faccia dei tagli ai costi della politica sono i circa cento lavoratori e lavoratrici in assemblea da ieri a Palazzo Marini. Affit- tato nel 1997 dalla Camera per portarvi uf- fici e utilizzarne la grande sala convegni, con la sua dismissione (i locali dovranno es- sere liberati entro il 30 novembre) si pone la questione della ricollocazione dei dipen- denti della società Milano 90, che da 14 an- ni gestisce i servizi di posta, mensa, sicu- rezza e pulizie nell’edificio con affaccio su piazza San Silvestro, a due passi da Monte- citorio.

IERI, COMPLICE un convegno organiz- zato dai democratici di Areadem, i lavoratori si sono riuniti in assemblea, chiamando a partecipare anche gli esponenti del Pd Ce- sare Damiano, Ettore Rosato e Marina Sere- ni. “Siamo un centinaio solo in questo pa- lazzo”, ha spiegato ai cronisti il sindacalista Marco Sestini: “Ma siamo 350 a rischiare: il datore di lavoro ci dice che, venendo meno l'appalto di Marini 1, non può tenere nem-

meno i lavoratori del Consiglio di Stato, in via delle Vergini, e di Palazzo San Macuto”. Si tratta di altri due palazzi con servizi in ap- palto alla stessa società. Ad aggravare la si- tuazione c’è l'inquadramento contrattuale dei lavoratori: contratto del turismo. Ope- ratori turistici, insomma, come se non si trat- tasse di palazzi del parlamento, ma di alber- ghi o ristoranti. Un particolare che rende più drammatica la situazione perché il turismo è un settore che ricade tra le competenze re-

Montecitorio (F OTO L AP RESSE)

tra le competenze re- Montecitorio (F OTO L A P RESSE ) gionali e per cui

gionali e per cui la cassa integrazione è pre- vista ciclicamente, solo per brevi periodi: in una città di mare, ad esempio, scatta il piu' delle volte nei mesi invernali. “Siamo la vera

macellazione di questi finti tagli alla casta”, grida una lavoratrice nella sala convegni di Palazzo Marini. “Occuperemo il palazzo - promette - partendo con tutte le iniziative belligeranti che avremo a disposizione: c’è la completa indifferenza di tutto il mondo della politica. Noi non siamo lavoratori rac- comandati, ma vogliamo lavorare”. Accanto

a lei siede Ettore Rosato che spiega: “C’è il

problema di voi lavoratori e c’è quello del-

l'appalto e dei suoi costi. Per la pubblica am- ministrazione si tratta di un costo insoste- nibile e il fatto che siano 14 anni che dura questo stato di cose non facilita la ricerca di una soluzione. Ci troviamo di fronte a un im- prenditore che sta strumentalizzando la vi- cenda: il problema, poteva essere gestito in maniera diversa, con un accompagnamento alla pensione, per chi ha maturato i requisiti,

e un processo di ricollocazione per altri”.

di Pino Corrias I politici giocano a nascondino DUNQUE I POLITICI – che sono i

di Pino Corrias

I politici giocano a nascondino

DUNQUE I POLITICI – che sono i veri protagonisti dell’antipolitica – si sono fatti d’ombra. Inseguiti dal rancore dei cittadini, umiliati dal loro plateale fallimento, ora allestiscono vertici segreti passando per il tunnel che collega il Senato a Palazzo Giustiniani. Non si fanno più vedere in superficie. Non accendono luci se non schermate dalle persiane. Confabulano. Come l’altra notte i lunari Alfano, Bersani e Casini. Autoconvocatisi al buio per giocare il solo gioco che gli resta, ricattarsi amabilmente, questa volta sui nomi dei sottosegretari. Inghiottire briciole non visti. Masticarle nel retroscena del retroscena. E intanto mettere in salvo la borsa & la vita. Persuasi che nel momento del massimo pericolo (non solo economico) della Repubblica sia più vantaggiosa la fuga: è il loro personale 8 settembre coniugato all’eterno “armiamoci e partite”. Con la furbizia di lasciarsi alle spalle qualche comunicato di incoraggiamento ai professori arruolati ad allestire trincee. Sperando che la tempesta passi, il fango si asciughi. Mario Monti lo sgomberi a forza di tasse e di decreti legge. Ma senza sospettare che in quella futura pulizia anche loro potrebbero già essere macerie.

di tasse e di decreti legge. Ma senza sospettare che in quella futura pulizia anche loro

Sabato 26 novembre 2011

Sabato 26 novembre 2011 pagina 3 MALITALIA L a tassa più evasa dagli italiani è il

pagina 3

MALITALIA

L a tassa più evasa dagli italiani è il Canone Rai, una cifra stimata di 700 milioni all’anno fra esercizi

L’imposta meno pagata? Stravince il Canone Rai

commerciali e privati cittadini. La tassa del servizio pubblico è anche quella più odiata dagli italiani secondo una ricerca di Anci, associazione nazionale dei comuni italiani. Gli evasori Rai sono 6 milioni, circa il 27 per

cento delle famiglie chiamate a pagare e il 96 per cento degli esercizi commerciali. Secondo una ricerca dell’Associazione consumatori dello scorso anno, i peggiori evasori del canone Rai sono le imprese con sede nelle province di Milano, Venezia, Torino e Roma, dove si sfiora quasi il cento per cento, esattamente 98% .

Le province con percentuali leggermente inferiori sono quelle di Aosta, Napoli, Pescara e Firenze dove l'evasione si abbassa (si fa per dire) al 92%. I migliori contribuenti della televisione pubblica sono quelli della Campania, Campania, Emilia-Romagna e Puglia, e poi Molise, Abruzzo, Puglia e Sicilia.

e Puglia, e poi Molise, Abruzzo, Puglia e Sicilia. di Eduardo Di Blasi L a secessione,

di Eduardo Di Blasi

L a secessione, in Italia,

c’è già stata. Senza ricor- rere a miti celtici e am- polle salvifiche, una par-

te del “Paese che produce”,

non connotata geografica-

mente nel nord o nel sud del-

la Penisola, ha deciso da tem-

po di eclissarsi al fisco, col- locandosi nella schiera degli evasori totali. Negli ultimi dieci anni, la Guardia di Finanza ne ha sco- perti 81 mila. Vale a dire che

c’era una città (di banditi) po- polata grossomodo come Va- rese o Caserta, che prima de- gli accertamenti delle Fiam- me Gialle, era sconosciuta al- l’erario. Questi imprenditori venuti su dal nulla e lì rimasti, liberi professionisti con partite Iva

di comodo, nullatenenti solo

sulla carta che non hanno mai

versato un centesimo alla cas-

sa comune del Paese, finisco- no per produrre almeno tre danni a tutti noi.

IL PRIMO: distorcono la

concorrenza, mettendo in cri-

si le aziende che si compor-

tano correttamente, e finendo

a cascata per diventare essi

stessi “sistema di produzio- ne”. I lavoratori in nero sco- perti dalle Fiamme Gialle ne- gli ultimi dieci anni sono d’al- tronde circa 270 mila. Vale a dire che da soli potrebbero abitare una città medio-gran-

Un sistema che mette in crisi le aziende oneste, pesa sul bilancio dello Stato e penalizza i dipendenti

de come Bari, Venezia o Ve- rona.

Il caso più eclatante degli ul-

timi mesi di impresa “leggera”

ci porta ad Arzignano, nel vi-

centino, dove il colosso Ma- strotto, leader nel settore con- ciario è stato trovato con 800 dipendenti irregolari e un’ac- cusa di un miliardo e 300 mi- lioni evasi al fisco. Gli straor- dinari dei dipendenti veniva- no pagati in nero, esentasse. E se chiedi in giro, dai sindaca- listi agli imprenditori dell’a- rea, allargano le braccia, come a dire: questa è la regola, e se non ti adegui finisci fuori dal mercato. Perché sugli straor- dinari fuori busta di 5-6 mila euro evadono pure i lavoratori che quei soldi se li intascano tutti interi. E se uno deve de- cidere se andare a lavorare per 2 mila o per 6 mila euro, so- prattutto se è un buon artigia- no e quindi può contrattare la sua capacità d’opera, la scelta appare chiara, con buona pa- ce di chi poi le tasse deve pa- garle sempre e comunque. Perché poi è questo il secondo

LA TASSA DEGLI EVASORI

Il ministero dell’Economia stima che ci costano 270 miliardi di euro l’anno (il 18% del Pil)

Se c’è un problema di impo- nibile, ciò non significa che non esistano ulteriori distor-
Se
c’è un problema di impo-
nibile, ciò non significa che
non esistano ulteriori distor-
sioni del sistema. Capita infat-
IN PORSCHE “Mai
pagato tasse in vita mia”
ti che gli evasori totali finisca-
no
per giovarsi anche delle
agevolazioni che lo Stato met-
o
ha tradito la Porsche Cayenne con la quale viag-
L
te
a disposizione delle fasce
giava attorno al Lago di Iseo e i diversi fermi subiti
più deboli della popolazione.
mentre era al volante di quella vettura così vistosa.
A
fine settembre, per dirne
una, uno studente con borsa
La Guardia di Finanza si è insospettita poi di quei
prelievi in contanti dagli sportelli postali della zona:
di
studio appartenente uffi-
cialmente a una famiglia indi-
gente (e per questo titolare
del contributo che premia i
meritevoli), è stato fermato
dalle Fiamme Gialle mentre si
recava all’ateneo di Padova a
bordo di una Porsche. Piccoli
furbetti crescono.
cifre che variavano dai 5 mila ai 25 mila euro. Dopo
i primi accertamenti si è scoperto che quell’uomo di
49 anni, proveniente dalla provincia di Como, ma da
anni residente nella Bergamasca, erano vent’anni
che non pagava le tasse. La sua impresa, attiva nel
campo dei macchinari industriali (che fatturava le-
galmente alle imprese cui li vendeva), era intestata a
un milanese residente in Kenya. Lui l’ha presa di
petto. Nello spirito che ha plasmato il Paese negli
ultimi vent’anni, si è van-
tato di non aver mai fatto
VENDONO
65 milioni
di villa, dichiarano 6 euro
ommerciavano in bovini e conducevano una vita che
C
Illustrazione
non appariva lussuosa i due
coniugi veronesi, 68 an-
di Doriano
ni
l’uno, finiti del mirino della Gico di Venezia l’altroie-
ri. Nell’anno in corso la coppia aveva dichiarato un red-
una dichiarazione dei
redditi in vita sua. In tut-
to si somma che avrebbe
evaso 7 milioni di euro di
imposte dirette e un al-
tro milione di Iva solo
per quello che riguarda
l’azienda formalmente
detenuta dal milanese
residente in Africa. Si
dito di sei euro complessivi:
5
euro il marito e un euro
soltanto la moglie. Grazie a una complessa architettura
finanziaria, però, erano riusciti a portare all’estero un
gruzzolo vicino ai 200 milioni di euro. Arrivare a loro è
stata una curiosa combinazione investigativa. Le fiam-
me gialle avevano infatti messo gli occhi sulla vendita,
problema: se c’è chi non paga,
quanto annualmente viene
tra
Cortellazzo ed Eraclea Mare, nel veneziano,
stanno infatti ancora va-
lutando le imposte che
avrebbe evaso come per-
sona fisica. Se il tenore di
vita era quello mostrato
si immagina non siano
pochi soldi.
ci
sarà un altro a pagare per
perduto. Una cifra d’altronde
di
un terreno grande co-
lui. Il ministero dell’Economia
e delle Finanze stima in una
cifra che arriva al 18% del Pil
prodotto ogni anno nel nostro
Paese la percentuale di evasio-
ne (in Europa siamo secondi
in
linea di quello che, annual-
mente, riescono a far emerge-
me 200 campi da calcio
venduto per circa 65 mi-
re
i controlli della Guardia di
lioni di euro (aveva otte-
Finanza. Negli ultimi dieci an-
ni, l’elaborazione è della Cgia
nuto l’edificabilità diven-
tando più prezioso). L’af-
di
Mestre, da sempre attenta a
solo alla Grecia). La cifra, d’al-
tronde, non sembra essersi
mossa dall’ultima rilevazione
fatta dall’Agenzia delle entrate
nel 2006 e relativa al quadrien-
nio 1998-2002. Vale a dire
che, da almeno tredici anni a
questa parte, ogni anno, in Ita-
lia, si evadono poco meno di
270 miliardi di euro, e che
queste tematiche, si è recupe-
rata una cifra vicina ai 232 mi-
liardi di euro, 23,2 ogni anno,
63 milioni di euro al giorno,
con un incremento evidente
solo nel 2010 (49 miliardi). Il
segretario dell’associazione
artigiana veneta Giuseppe
Bortolussi spiega che è come
fare l’aveva concluso un
fondo immobiliare chiuso
italiano che investigatori
inizialmente, ritenevano
in
qualche modo legato al-
la criminalità organizzata.
Non era così. Dietro lo
schermo di società fittizie,
domiciliate in improbabili
paradisi fiscali, si nascon-
D&G tra l’Italia
E IL LUSSEMBURGO
se
in dieci anni fosse stato sot-
quei soldi vanno trovati nelle
tasche di chi già paga le im-
tratto al fisco poco più del Pil
prodotto da due regioni di pe-
so come Toscana e Piemon-
devano gli anziani coniugi
che volevano evitare di
versare soldi all’erario.
a
Corte di cassazione
L
mercoledì scorso ha an-
poste, finendo per appesanti-
nullato la decisione del-
Gli “effettivi titolari dei
marchi”, secondo l’accu-
sa, sarebbero stati Dolce e
re
il sistema delle imprese e
te.
alleggerire le buste paga dei
dipendenti.
I dati sono frutto di un’elaborazione della Cgia di Mestre
QUESTI SCONOSCIUTI
IL PRESIDENTE della Cor-
te
dei conti Luigi Giampaoli-
Imponibile
Lavoratori
Evasori totali
no, la settimana passata, nel-
l’annotare questa evidenza, ha
sottolineato ai senatori della
commissione Economia e Fi-
nanze che i condoni del
2002-2004 “hanno inevitabil-
mente finito per pregiudicare
gravemente le attività di con-
trasto all’evasione”. Quei con-
doni, d’altronde, non sembra-
no aver portato nelle casse
dello Stato delle cifre partico-
larmente appetibili. Cosa che,
con ogni evidenza, non hanno
fatto nemmeno quelli che gli
sono seguiti. Nel 2008, uno
dei provvedimenti più “riusci-
ti” dal punto di vista del get-
tito, ha fatto incamerare all’e-
rario una ventina di miliardi,
meno di un tredicesimo di
sottratto
in nero
gup di Milano che nell’a-
prile passato aveva assolto
gli stilisti Domenico Dol-
ce e Stefano Gabbana dal-
l’accusa di dichiarazione
infedele dei redditi e con-
corso in truffa riguardo ad
una presunta evasione fi-
scale su un imponibile da
circa un miliardo di euro.
Il pm Laura Pedio conte-
stava ai due stilisti un’eva-
sione da 420 milioni di eu-
ro a testa e una da circa
200 milioni per la società,
tra il 2004 e il 2005. Nel
2004, assieme ad altri ma-
nager, contestava la Pedio,
avrebbero creato una so-
cietà fittizia, la Gado, alla
quale sarebbero stati ce-
duti due marchi per 360
milioni di euro, quando il
prezzo di mercato stimato
era di quasi 1,2 miliardi.
Gabbana, i quali avrebbe-
ro percepito le “royalties”
attraverso lo schermo di
altre due società, pagando
poi una “aliquota d'impo-
sta del 4%” in
Lussemburgo, invece che
Anno
e paratotali
al fisco
e irregolari
le
tasse in Italia. Il gup che
scoperti
(mln di euro)
scopertip
li
aveva assolti, aveva rite-
2010
49.245
8.850
18.541
2009
33.658
9.006
31.664
2008
30.056
8.342
34.240
2007
26.754
8.427
32.878
nuto quella dei due stilisti
solo una “elusione fisca-
le”. L’intera operazione -
scriveva nelle sue motiva-
zioni - si era infatti realiz-
zata “alla luce del sole”.
2006
16.833
7.288
30.906
2005
19.446
8.421
30.422
2004
10.530
8.399
31.930
2003
13.773
7.734
29.981
2002
16.964
9.334
26.793
2001
15.286
5.969
n.d.
TOTALE
232.542
81.770
267.355

pagina 4

pagina 4 Sabato 26 novembre 2011 CRICCHE CRICCHE A d accendere i riflettori sull'associazione segreta, detta
pagina 4 Sabato 26 novembre 2011 CRICCHE CRICCHE A d accendere i riflettori sull'associazione segreta, detta

Sabato 26 novembre 2011

CRICCHE

CRICCHE

A d accendere i riflettori sull'associazione segreta, detta P4, è la Procura della Repubblica di Napoli con

P oco prima di essere raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare per l’inchiesta sulle

L’indagine

 

“sistema informativo parallelo” per utilizzare notizie riservate – anche giudiziarie – destinate a ricatti e favori. Oltre a Luigi Bisignani, vede coinvolti il parlamentare del Pdl Alfonso Papa (ora ai domiciliari, dopo più di 100 giorni nel carcere di Poggioreale) e il maresciallo dei Ros dei Carabinieri Enrico La Monica (partito per una lunga vacanza in Senegal proprio alla vigilia dell’arresto).

Considerato il raggio d’azione della presunta associazione, tra i testimoni eccellenti sono stati ascoltati anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro Mara Carfagna, il presidente del Copasir, Massimo D’Alema, il vice presidente di Fli, Italo Bocchino, l’ex dg della Rai, Mauro Masi, il direttore centrale delle Relazioni esterne di Finmeccanica, Lorenzo Borgogni.

E Lavitola chiamò La7:

 

La7, poi a Michele Santoro per Servizio Pubblico. E ieri, l’ex direttore de l’Avanti! è tornato a collegarsi proprio con il tg di Mentana, questa volta via telefono. Ha fatto sapere che presto tornerà. “Sono in attesa di concludere un affare che riguarda i miei pescherecci – ha spiegato – Nelle prossime ore tornerò in Italia. Sono pronto a chiarire

tutto, voglio fare Natale a casa”. A suo carico, pende ancora l’accusa di induzione a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria: quattro giorni fa, il Tribunale del Riesame di Bari ha rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dall’avvocato di Lavitola e confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

sul “sistema

un'indagine avviata dai pm Francesco Curcio ed Henry John Woodcock. L'accusa è quella di un'attività di dossieraggio clandestino con l'obiettivo di gestire e manipolare informazioni segrete o coperte da segreto istruttorio: un

“Torno in Italia

escort che ha portato in carcere Gianpaolo Tarantini, Valter Lavitola è partito per Panama. E da lì non è più tornato. Che sia in Sudamerica lo raccontano le immagini che ha “concesso” prima a Enrico Mentana su

informativo parallelo”

entro Natale”

di Antonio Massari

L uigi Bisignani è stato con- dannato a un anno e sette mesi, uno in meno rispet- to alla richiesta dei pm. Il

faccendiere della P4, già con- dannato negli anni Novanta,

non potrà beneficiare della so- spensione della pena e in caso

di sentenza definitiva sarà ar-

restato. Dopo i 4 mesi già tra-

scorsi ai domiciliari, i suoi di- fensori - Fabio Lattanzi e Giam- piero Pirolo - sembrano ottimi-

sti sulla detenzione in casa o

l’affidamento ai servizi sociali.

Ma l’epilogo di ieri deve par-

tire da una considerazione: al-

la fine del 2010, a causa d’una

grave fuga di notizie, l’indagi-

ne subì un arresto decisivo. Gli

indagati seppero d’essere in-

tercettati. I telefoni iniziarono

a zittirsi. E molte, importanti

informazioni utili all’indagine, non finirono nelle mani degli investigatori, ma rimasero cu-

stodite, nelle segrete stanze di quel potere che Bisignani, più

di altri, rappresenta sin da

quando, in piena Tangentopo-

li, fu condannato per la maxi

tangente Enimont. Ieri Bisi- gnani ha patteggiato. La sen-

P4, Bisignani patteggia

“Ha collaborato con i pm”

CONDANNA DI UN ANNO E 7 MESI

LE COPERTURE SULL’INCHIESTA LETTA

quando fu sì condannato, ma

non ammise nulla. E quel silen-

zio è sembrato il lievito del po-

tere poi cresciuto negli anni. Invece questa volta Bisignani ha parlato.

La fuga di notizie

Scrive il giudice Maurizio Con-

te: “A fronte della circostanza

risulta gravato d un preceden-

te per il reato di corruzione e

di finanziamento illecito ai

partiti, sia pur risalente all’ini-

zio degli anni Novanta, si os-

serva che, dall’esame degli at-

ti, si ricava che s’è presentato spontaneamente dai pm, ac- cettando di sottoporsi alle do- mande e rendendo ampie e circostanziate dichiarazioni, nelle varie occasioni in cui è stato sentito, tanto che buona parte del quadro indiziario nei suoi confronti è costituito dal- le sue stesse ammissioni”. Il “quadro indiziario nei suoi confronti”, non l’inchiesta nel suo complesso, danneggiata dalla fuga di notizie. E l’unico nome di rilievo, nel processo sulla cosiddetta P4, resta quel- lo di Alfonso Papa, parlamen- tare del Pdl e magistrato, un uomo dell’ultima ora, nella re- te di potere e di relazioni del- l’era Bisignani, durata un più d’un ventennio. Un rampante, certo, ma non ancora un vero uomo di potere.

“Il materiale investigativo –

scrive il giudice Maurizio Con- te – consente di configurare il coinvolgimento di Bisignani

nelle vicende di favoreggia- mento personale di Stefania Tucci, Lorenzo Borgogni e Alessandro Bondanini. L’im- putato, tramite il coimputato Papa, si era informato sulla sor- te giudiziaria di persone a lui legate o da vincoli personali (come la Tucci) o perché soci della Tucci (Bondarini) o per- ché avvinte da rapporti di ami- cizia e frequentazione. L’im-

putato ha ammesso di aver ri- cevuto anche altre informa-

zioni coperte da segreto e di

Dossier

esoffiate:

asentenza definitiva il grande burattinaiodovrà esserearrestato

averle riferite a terzi”. Infor- mazioni riservate utilizzate an- che per fini di “aggressione politica”, ma “anche di intimi- dazione nei confronti di im- prenditori”. Bisignani è stato condannato per dieci capi di imputazione, tra i quali il favo- reggiamento, la rivelazione del segreto e la corruzione. Non sappiamo quanti segreti

tenza scrive che il faccendiere ha ammesso le sue responsa- bilità e ha collaborato con in pm – Henry John Woodcock,

Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli – con “ampie dichia- razioni”, una “memoria”e“do- cumenti bancari”. Di certo, ha ammesso ciò che era difficile, se non impossibile negare,

considerata la mole di prove raccolte prima che l’inchiesta

fosse travolta dalla fuga di no- tizie. C’è una differenza con il Bisignani degli anni Novanta,

porti con sé, anche questa vol- ta, Luigi Bisignani. Sappiamo che ha aiutato Gianni Letta a eludere le indagini che lo ri- guardavano, per esempio, e che era in contatto con giorna-

listi, politici, ministri, sottose- gretari di governo, alti dirigen-

ti di enti pubblici e dei servizi

segreti. Sappiamo, per quanto è emerso dall’inchiesta, che la sua rete di relazioni era vasta e influente. Ma questo non è un reato, è solo la radiografia di un potere disvelata da un’in- chiesta che ha avuto come pri- mo obiettivo riscontro una sentenza di condanna, sebbe-

ne vulnerata da una fuga di no- tizie pesantissima.

Il processo Papa Non resta che aspettare il giu- dizio della Cassazione, alla quale Bisignani s’è comunque rivolto, e l’esito del processo che vede coinvolto Alfonso Pa- pa: in quella sede Bisignani sa- rà chiamato a testimoniare.

Per il resto, l’inchiesta sulla P4

ci ha fornito un quadro chiaro

del potere che ruotava intorno

a Bisignani. L’uomo che sus-

surrava ai potenti di ieri, e an- che a quelli di oggi, se condie- riamo che ancora oggi, uomini

a lui vicini, continuano a se-

dersi su poltrone prestigiose:

Enrico Tommaso Cucchiani, sorpreso in più d’una intercet- tazione, sebbene penalmente irrilevante, è appena stato no- minato amministratore dele- gato di Intesa San Paolo.

LECCA LECCA La memoria corta su Cucchiani I PASSAGGI che hanno portato alla nomina sono

LECCA LECCA

La memoria corta su Cucchiani

I PASSAGGI che hanno portato alla nomina sono “avvenuti tutti all’unanimità”. Prima c’è stata “la liturgia dei consigli”, poi le “benedicenti dichiarazioni”. Ecco la scalata di Enrico Tomaso Cucchiani ai vertici di Intesa Sanpaolo, letta su Repubblica. Un “top manager” dallo spirito “tedesco” con la “missione” di guidare “il gruppo nella crescita all’estero”. Ecco il ritratto dell’uomo, redatto dal Corriere (che il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ce l’ha in Rcs). Ma a nessuno dei due più grandi giornali italiani è venuto in mente di scrivere una riga sul curriculum del successore di Corrado Passera e sulle sue frequentazioni. Il primo rivela che Cucchiani in vita sua non ha mai diretto una banca, il secondo annovera i rapporti con il lobbista Luigi Bisignani, immortalati dalle intercettazioni dell’inchiesta P4. I quotidiani ne hanno pubblicate pagine intere. Sui protagonisti che restano in sella, però, la memoria di Corriere e Repubblica evidentemente è piuttosto corta.

Il re delle sale di Roma Massimo Ferrero e le manovre per la compagnia “Livingston”

“Viperetta” return: dai cinema ad Alitalia

di Malcom Pagani

P oteva mancare Massimo Ferre- ro nello scandalo Enav-Finmec-

canica? Nelle intercettazioni del- l’inchiesta dei pm romani compare per una storia minore, non penal- mente rilevante ma che illumina le trame degli affari del settore aereo in Italia, “Er Viperetta”. Sopranno- me sibilante, eloquio vernacolare, carattere aspro, rivalità di settore che risolve scrollando le spalle in terza persona: “Il signor Ferrero dà fastidio a un sacco di gente perché è trasparente, senza protezioni e non sta tutti i giorni a grattarsi i co- glioni”. Sul signor Ferrero, all’ana-

grafe Massimo, 60enne, produtto- re cinematografico, proprietario dell’Adriano e di decine di altre sale romane in virtù del fallimento Cec- chi Gori – “Sono solo in affitto, non scrivete idiozie” – si dicono tante cose, non tutte buone. Se ne sven- toli qualcuna, a iniziare dall’ipotesi che le paghe dei suoi lavoratori non siano proprio regolari, Ferrero re- cita e improvvisa un teatrino: “Ve- nite qua, dal presidente vostro”. Ar-

rivano tre dipendenti. Mani in ta- sca, sorriso pieno: “Eccole le mie RSU. Rozzi e sudici, ma unici. Mi volete bene?”. Per un certo perio- do, lo spregiudicato Ferrero, volò. Numero uno di Livingston, compa- gnia di charter specializzata in tratte caraibiche che franò unita- mente ai Viaggi del Ventaglio. “M’hanno dato una sòla, la verità è questa”. Mentre Riccardo Toto, il fi- glio di Carlo, ha rilevato la Livin- gston commissariata salvando i po- sti di lavoro e la Procura di Varese

Le pressioni su Martini per l’incontrocon Sabelli, le spinte politiche “So’solo un contadino”

ipotizza per gli ex vertici (Ferrero compreso) reati seri, tra cui la ban-

tini a Ferrero. E poi, riferendosi a Sabelli: “L’ho incontrato al bar e mi

Enav Giulio Spano, Martini insi- nuasse che non c’era “nessuna in-

carotta, le carte Finmeccanica sve- lano un fitto traffico telefonico tra “Viperetta” e Gigi Martini, ex pre- sidente dell’Enav. Obiettivo delle conversazioni, un incontro con Roc- co Sabelli Ad di Alitalia e “quasi” ministro dello sviluppo economico con Mario Monti. Livingston soffre

ha detto adesso chiamo Giuseppe Fiaschetti e concordiamo il tutto”. Più Ferrero insisteva, più Martini si prestava: “Fiaschetti non lo cono- sco, ma so che era un consulente Alitalia. È vero, mi prodigai con Martini per aver un appuntamento con Sabelli e l’ottenni. Volevo valo-

tenzione di Ferrero investire dei sol- di”che lo stesso volesse “solo un mi- lione per vendere la società”, Fer- rero si scalda, dimentica la conse- cutio e scivola nuovamente nel ro- manesco: “Non ho capito esatta- mente cosa volete. C’ho i testimoni. Per Livingston mi sò spaccato cuore

economicamente e Ferrero vuole

rizzare Livingston, farla crescere,

e

culo e ci ho rimesso la faccia. Con

incontrare Sabelli. Avere un accor- do di Code sharing. “Ottenere un po’ di lavoro e soldi da Alitalia per

salvarla. Aveva ragione mio padre, ognuno deve fà il mestiere suo e io con gli aerei so stato proprio uno

dottor Sabelli hanno parlato i miei

tecnici, gli account manager, in ger- go tecnico. Io me sò messo da parte

il

salvare la società” come sintetizza

e

non ho capito un cazzo. Sò un po-

oggi il produttore fuori dai suoi uf- fici, agitando le mani in aria e ac- cendendosi in corrispondenza di un concetto. Luglio 2010. Martini si interessò attivamente a organiz- zare il summit perché dice a un ter- zo interlocutore: “Ferrero mi tor- menta e sta come i pazzi”. Il 28 Luglio 2010 alle 9,19 del mattino, Ferrero chiama Martini per l’enne- sima volta. L’ex calciatore (che al Fatto giura: “sono intervenuto solo per salvare la compagnia e i miei ex colleghi piloti”) lo rassicura: “Gli ho parlato di quel discorso”, dice Mar-

scemo È una storia che vorrei di- menticare, ho passato solo guai”.

“Passera? Magari” Dovendone parlare, comunque, Ferrero sceglie di ammettere quel che gli pare inevitabile: “Ho fatto le mosse che ritenevo giuste. Andai da Banca Intesa chiedendo se potesse finanziare la compagnia, chiesi un fido di venti milioni, cercai un com- pratore e mi diedi da fare”. Quando gli domandi se abbia mai conosciu- to Passera, Ferrero sorride: “Maga- ri”. Ma se suggerisci (è agli atti) di come con l’ex vicepresidente di

ro contadino der cinema italiano, io. Non mangio caviale e disturbo. Me sò comprato a rate l’acquisizione di Cinecittà e pure lì ho preso un’altra inculata. Non so se si può scrivere”. Si ferma, riparte con voce in falset- to: “Forse dovrei dire ho preso un’al- tra fregatura, mi hanno buggerato, cose così”. Nelle telefonate Martini rivela di come fosse sottoposto a “fortissime pressioni politiche” per aiutare Ferrero e salvare Livingston. Berlusconi? Gli ex di An? Ferrero non cede: “Non ne ho idea. Ho scritto decine di lettere alla classe politica.

Bisignani lascia l’ufficio del Gip di Napoli (ANSA) Sotto, la mappa delle sale di “Re
Bisignani lascia l’ufficio del Gip di Napoli (ANSA)
Sotto, la mappa delle sale di “Re Viperetta”

LE STRANE FATTURE DEL NUOVO MR. ENAV

Garbini al telefono con Pugliese: “C’è un buco da 4 milioni: dobbiamo ripianarlo, ho un fascicoletto”

di Marco Lillo “C’ è un ammanco di 4 milioni di euro e dobbiamo fatturare
di Marco Lillo
“C’ è un ammanco di 4
milioni di euro e
dobbiamo fatturare
con Enav o con Se-
lex”, così parlava l'attuale ammi-
nistratore delegato dell'Enav, e
allora direttore generale, Massi-
mo Garbini. L’uomo nominato
da
Mario Monti per ripulire la so-
cietà pubblica dell’assistenza del
volo dopo gli arresti della scorsa
settimana parlava con il suo capo
di
allora. Nulla di male se non fos-
se
che il capo con il quale Garbini
(F
OTO A NSA)

concordava le mosse sulle fattu-

re in piena sintonia - al punto da

leggergli nel pensiero - è Guido Pugliesi, appena arrestato dal Gip di Roma Anna Maria Fattori. Questa telefonata è riportata in un’informativa del Ros dei Cara- binieri ai pm romani del caso Finmeccanica. “Non c'è niente

di strano, parlavamo di budget”,

spiega Garbini al Fatto, ma la tra- scrizione della telefonata fa sor- gere qualche dubbiosull'oppor- tunità della nomina di Monti.

Il debutto nel mondo delle par-

tecipazioni statali, il primo in- tervento del premier e ministro dell'economia nel cuore dello scandalo Finmeccanica ha lan- ciato un messaggio di continui-

tà e non certo di rottura. Nono-

stante quello che era già emerso sulla gestione dell'Enav: appalti affidati senza gara agli amici dei politici, costi gonfiati, false fat- turazioni, accuse di valigette piene di denaro, Monti ha pun- tato sulla soluzione interna. Per

L’intesa con l’ex ad arrestato per mazzette:

“Facciamo un po’ da noi e

un po’ da Selex”

fare pulizia su un ente che con- trollava anche traffici poco ae- rei, il premier non ha scelto un

uomo nuovo ma il direttore ge- nerale della vecchia gestione. Garbini, 54 anni, è da 25 anni in Enav, dove è entrato da assisten- te di volo e poi ha fatto carriera nel settore tecnico. Pur non avendonullaachefareconi fatti criminosi, ha lavorato fianco a

fianco con l'amministratore Guido Pugliesi, fino al giorno degli arresti domiciliari per le mazzette portate insieme all'im- prenditore Tommaso Di Lernia nella sede dell'Udc. Un manager che aveva con Pu- gliesi un rapporto di fiducia, co- me testimonia la telefonata che pubblichiamo. Pugliesi chiama Garbini un mese e mezzo dopo il suo ingresso in Techno Sky al po- sto del vecchio amministratore delegato Antonio Iozzino. Scri- vono i Carabinieri del Ros nella loro informativa, “I due parlava- no di un ammanco di ‘quattro mi- lioni’ dal bilancio della Techno Sky e della necessità di fatturare, entro dicembre, un importo tale da ritornare in pareggio”. Segue il testo della telefonata:

P: Pugliesi; G: Garbini. P: ecco, su Tecnosky, una cosa volevo raccomandarti, a parte tutte queste cose che noi sappia-

mo e bene che stanno andando avanti, e in un certo modo un at-

timino farti fare un prebilancio,

cioè perché ho la sensazione

A questo punto Garbini anticipa Pu-

gliesi. Perché ha già capito dove vuole arrivare:

G: mancano quattro milioni, Guido te lo dico io; P: ecco appunto, allora per non farli tutti a dicembre… G: fatturare, no, no ma infatti già fatto Guido, già t'ho dato tutto quanto, t'ho preparato un bel fa-

scicoletto che quando rientri

Nell’informativa idubbidelRos La spiegazione delmanager:

“Nulla di strano, parlavamo di budget”

”.

;

P: ah

G: così con calma in un week-end, qualche proposta, qualche analisi, ho già visto un pò de robettina, ne parliamo a quattrocchi con calma, però già te dico che dobbiamo fatturare circa 4 milioni per andare in pa- reggio, insomma ecco in manie- ra che già… non l’ho mandato in ferie abbiamo lavorato ieri, ci

perfetto;

l’ho mandato in ferie abbiamo lavorato ieri, ci perfetto; Se ci sono state pressioni in mio

Se ci sono state pressioni in mio fa- vore, meno male. C’erano 600 fa- miglie che rischiavano la strada”. E Martini, chi le ha presentato Mar- tini? “Me so presentato da solo. In famiglia so tutti laziali, Gigi era sta- to un pilastro dello scudetto del ’74. L’ho incontrato in Piazza in Lucina e

gli ho detto ‘buongiorno, grande cal-

ciatore’. Ma che adesso anche chie-

dere aiuto è grave?”. Nella versione

di “Viperetta”, distinguere vero e

falso è difficile. “Lasci sta’. Volevo solo vendere Livingston a esperti del settore, trovare altri tour operator, salvare l’investimento. Ci ho rimes-

so i soldi e mi hanno fottuto. Per me

l’aereo è un teatro di posa e il viag-

gio è un film. Sulle poltrone ci sono

coppie alla deriva, amanti, promes-

si sposi e grandissimi cornuti. Sarò stato sfortunato, ma ultimamente,

mi capita di incontrare soprattutto

quelli. Ce potrei scrive un libro”.

Caso Finmeccanica

Guarguaglini resiste, la Borsa lo vuole fuori

di Giorgio Meletti

I eri in Borsa il titolo Finmeccanica ha gua- dagnato il 3,5 per cento grazie alla ormai

diffusa aspettativa di una rapida uscita di sce-

na del presidente Pier Francesco Guarguagli-

ni. La previsione è che il governo guidato da

Mario Monti lo farà fuori in occasione del con- siglio d’amministrazione convocato per il 1 dicembre, anche se l’interessato ancora spera

di salvare la poltrona cedendo tutte le dele-

ghe operative.

Il parziale ottimismo della Borsa, dove peral-

tro Finmeccanica ha recuperato ieri solo una piccola parte delle pesanti perdite dei giorni scorsi, è in contrasto con la strenua resistenza del manager, che continua a fingere di non aver capito il duro segnale di Monti. Martedì

scorso una nota di Palazzo Chigi diceva: “Il

presidente del consiglio si aspetta una rapida

e responsabile soluzione”. L’unico a non aver

capito che era una richiesta di dimissioni è stato Guarguaglini, che ancora ieri ripeteva:

“Se me lo chiede il governo faccio un passo indietro”. Un far finta di nulla che somiglia molto alla resistenza di Silvio Berlusconi negli ultimi giorni del governo che fortissimamen-

te volle Guarguaglini al vertice della società. Ad aspettare “una rapida e responsabile so- luzione”ci sono adesso anche gli oltre 70 mila dipendenti del gruppo a controllo pubblico. Non solo Guarguaglini è indagato nell’inchie- sta Enav, ma lo è anche sua moglie Marina Grossi, amministratore delegato della con- trollata di Finmeccanica Selex Sistemi Inte- grati. La cosa più grave è che la resistenza del presidente e signora sulle rispettive poltrone costringe tutto il management, il governo e le forze politiche a occuparsi della metastasi corruttiva che ha invaso, apparentemente, ogni angolo del gruppo. La decisione di Guarguaglini di proclamarsi innocente, facendo balenare l’idea di un ma- laffare sviluppato tra i suoi più stretti colla- boratori ma a sua insaputa, rinvia di molti giorni preziosi l’apertura dell’argomento più serio: il futuro industriale di un gruppo in cui le principali attività sono svolte in perdita, e in cui è in pericolo la sopravvivenza stessa di alcuni capisaldi strategici. Per esempio l’An- saldo-Breda (treni), in via di cessione, e l’A- lenia (aeronautica) che ha problemi serissimi con le commesse per la Boeing e sta affossan- do i conti di tutto il gruppo.

per la Boeing e sta affossan- do i conti di tutto il gruppo. Massimo Garbini F

Massimo Garbini F OTO A NSA

siamo rivisti un po’ tutti quanti ho dato tre quattro linee im- portanti da fare”. A questo punto i Carabinieri del Ros nella loro informativa inseriscono il carattere neretto per sottolineare l'importanza della frase di Garbini che segue:

“Me so visto i contratti che abbiamo già stipulato e co- me cercare da fà fatturazio- ne un pò da noi un pò da Se- lex, mo aspetto che rientra- no tutti là stiamo a parlà pe vedé per qualche fatturazio- ne tra settembre e dicem- bre”; P: quindi vabbè ti ringrazio qua- lunque cosa chiamami eh?!;

“NON C’È nulla di strano. Nel-

la

telefonata con Pugliesi”, spie-

ga

Garbini al Fatto, “diciamo che

mancavano 4 milioni di euro ri-

spetto al budget programmato”.

A giugno c’era stato il cambio del

vertice e nel luglio 2010 era esploso con l'arresto di Lorenzo Cola lo scandalo Finmeccani- ca-Enav che coinvolgeva la con-

trollata Techno Sky, dopo anni di allegre fatturazioni. “Noi aveva- mo bloccato tutte le attività per non rischiare. Io sono stato man- dato lì per ripulire tutto e ho messo in ordine le cose come fa-

rò ora all’Enav”. Sarà vero. Resta

però quella frase in cui si parla di fatturare con modalità poco in li- nea con una normale conduzio- ne di un business. Sembra quasi che Enav permetta a Techno Sky

di fatturarle lavori e servizi solo

per chiudere in attivo il bilancio della controllata. Spiega Garbi- ni: “C'erano dei contratti in atto che stavo analizzando poi non ri- cordo come abbiamo chiuso e cosa abbiamo fatturato”. Il Fatto

ha acquisito il bilancio del 2010

di Techno Sky in Camera di com-

mercio e ha scoperto una coin- cidenza inquietante: i crediti di Techno Sky verso la controllante Enav (da cui proviene il 95 per

cento del fatturato di 84 milioni

di euro) sono aumentati da 2,6

milioni del 2009 a 8,1 milioni. Spiegano gli amministratori del-

la società nella loro relazione al

bilancio che l’incremento di 5 milioni e mezzo “è composto per il 70 per cento da fatture di vendita emesse a fine esercizio, non compensate con la control- lante e si riferiscono alla realiz- zazione di reti impiantistiche e

alle infrastrutture di alcuni aero- porti italiani”. Ecco come è stato possibile fare uscire i 4 milioni che servivano a Pugliesi e Garbi-

ni per permettere a Techno Sky,

amministrata allora da Garbini,

di chiudere con un attivo di 147

mila euro. Chissà se quelle opere fatturate

in fretta e furia (a spese di Enav,

cioè del Tesoro, cioè dei cittadi-

ni) per lavori non meglio preci- sati negli aeroporti fossero più utili per la sicurezza del volo o per la sicurezza dei manager.

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pagina 6 Sabato 26 novembre 2011 I PROBLEMI TECNICI I PROBLEMI TECNICI L’Eni e il Pd
pagina 6 Sabato 26 novembre 2011 I PROBLEMI TECNICI I PROBLEMI TECNICI L’Eni e il Pd

Sabato 26 novembre 2011

I

PROBLEMI TECNICI

I

PROBLEMI TECNICI

26 novembre 2011 I PROBLEMI TECNICI I PROBLEMI TECNICI L’Eni e il Pd bloccano la poltrona

L’Eni e il Pd bloccano la poltrona del liberalizzatore

l sottosegretario Antonio Catricalà mercoledì sera s’è ritrovato davanti Paolo Scaroni, capo dell’Eni, che ha buttato lì il suo

direttore generale del ministero dell’Industria guidato da Pier Luigi Bersani, era il 1999, liberalizzò il mercato dell’energia elettrica. Poi, da commissario all’Autorità per l’energia, Fanelli sostenne per sette anni – assieme al presidente Alessandro Ortis – la necessità di sottrarre al cane a sei zampe Snam Rete Gas: oggi infatti chi voglia distribuire metano nelle case degli italiani deve comunque chiedere il permesso all’ex

monopolista. Risultato: i due hanno passato gli ultimi tre anni in perenne contrasto col governo e la stessa Eni. È evidente che ora ritrovarsi un Fanelli sottosegretario sarebbe una beffa. Ma il Pd, che l’aveva indicato, alla fine ha rinunciato a quella casella, che ora verrà riempita dal Terzo polo. Per Fanelli, dicono, si apriranno le porte del dicastero dell’Ambiente.

Mar. Pal.

Governo e misure anti-crisi, l’ironia dell’Elefantino

l Sole 24 Ore il 10 novembre titolava “fate presto”, invitando chi ci governa a prendere misure

parere sul prossimo sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia: non deve essere Tullio Fanelli, ha spiegato il manager. E perché? Si domanderà il lettore. Non si tratta di un’antipatia personale: Fanelli, dirigente dell’Enea, è l’uomo che da

urgenti per arginare la crisi e il rischio recessione dell’Italia. Ieri il Foglio, di Giuliano Ferrara, ha ricostruito una finta pagina del Sole titolando ironicamente “fate con calma”.

Confronto Il titolo

del Foglio di ieri e quello originale del Sole 24 Ore del 10 novembre scorso

SOTTOSEGRETARI CHIAVE I NOMI CHE VUOLE B.

Alla Giustizia il favorito è Ferrara

di Antonio Massari

G iustizia e Telecomuni-

chiave per Silvio Berlu-

cazioni: i ministeri

sconi, le forche caudi-

ne per il governo Monti, le scelte più significative per di- mostrare la discontinuità con il passato. E il toto-nomine dei sottosegretari dimostra che tutto procede senza grandi mutamenti di direzio- ne. Il principale candidato, come sottosegretario al mini- stero di Giustizia, è Giovanni Ferrara (Unicost): il capo del- la Procura di Roma – battez- zata da tempo immemorabile il “porto delle nebbie” – non

pare un uomo di vera rottura con il passato. Di vera e pro- pria continuità, invece, si può parlare per il ministero delle Telecomunicazioni do- ve, tra i principali candidati, troviamo il direttore generale dell’Agcom, Roberto Viola, e l’estensore della legge Ga- sparri, Vincenzo Zeno Zan- covich. Viola – senza sapere di essere intercettato – parlava amabil- mente con Giancarlo Inno- cenzi, all’epoca commissario dell’Agcom, delle strategie per zittire Santoro. Nessuna reazione alle invettive che In-

nocenzi, imbeccato da Ber- lusconi, portava contro Anno- zero: eppure, l’autorità garan- te per telecomunicazioni, ha il compito di proteggere il pluralismo dell’informazio- ne. A giudicare dalle telefo- nate, Viola preferiva schierar- si con Innocenzi, quindi con Berlusconi.

cioè nell’Agcom, Viola non batte ciglio. Il vero problema è che Annozero sta preparando una puntata sul caso Mills, quindi su un’inchiesta che ri- guarda Berlusconi, e questo non va bene. Infatti, pochi giorni dopo, valuterà con In-

nocenzi una “strategia”. Viola commenta – sempre parlan-

do con Innocenzi – che con il

stato neanche indagato, nel- l’inchiesta della Procura di

Trani, ma queste conversazio-

ni non hanno soltanto un va-

lore penale: il loro tenore è politico.

CON VIOLA sottosegreta-

rio alle Telecomunicazioni, Silvio Berlusconi non trova

un uomo ostile ma, al contra-

IL 29 NOVEMBRE 2009 –

Innocenzi lo chiama per la-

“codice dei processi, Santoro

rio, un funzionario che s’è già

quindi appena due anni fa –

ci

manco te posso dire per ri-

si è pulito una cosa che

dimostrato collaborativo e sensibile ai suoi problemi. Se

mentarsi che “il presidente, è inferocito, ovviamente per- ché gli hanno comunicato

spetto”. E aggiunge: “Avrem- mo messo a punto una stra- tegia, adesso la cosa più ur-

scelta dovesse cadere su

Vincenzo Zeno Zancovich, poi, il ministero più caro a

la

che

Santoro fa il processo Mil-

gente e importante è che si

Berlusconi parrebbe davvero

ls

e allora a questo punto lui

faccia il comitato di vigilanza,

blindato nella direzione che

mi

ha detto "spiegami che

perché poi è quello che an-

più gradisce: in perfetta sin-

cazzo ci state a fare lì

”.

Sul

drà, diciamo, il dossier che

tonia con i suoi affari. Sinto-

“che cazzo ci state a fare lì”,

prepariamo

”.

Viola non è

nia legislativa, visto che il pro-

Per le

Telecomunicazioni

in pole Viola (Agcom)

e l’estensore

della legge che salvò Rete4

Roberto Viola e Giovanni Ferrara ( FOTO A NSA)

Rete4 Roberto Viola e Giovanni Ferrara ( FOTO A NSA ) Abc-Monti, l’alfabeto dell’inciucio RISTORANTI, LIBRERIE
Rete4 Roberto Viola e Giovanni Ferrara ( FOTO A NSA ) Abc-Monti, l’alfabeto dell’inciucio RISTORANTI, LIBRERIE

Abc-Monti, l’alfabeto dell’inciucio

RISTORANTI, LIBRERIE O UNA PASSEGGIATA. GLI INCONTRI CLANDESTINI TRA ESPONENTI DEI POLI

di Sara Nicoli

S ono i giorni dell’“A. B. C.” dell'inciucio. Sono i giorni

degli ammiccamenti, delle fin- te passeggiate per i corridoi delle Camere, degli improvvisi rendez vous al vertice, dei pranzi e delle cene alle luci fioche dei ristoranti delle Camere. Ma so- no – soprattutto – i giorni del tunnel. Anzi, dei tunnel. Se so- lo qualche settimana fa occhi e riflettori erano puntati su Pa- lazzo Grazioli e la politica era fin troppo evidente, oggi gli sguardi spaesati si alzano verso corridoi segreti che collegano i

palazzi del potere, dove A (Al- fano), B (Bersani) e C (Casini) s'incontrano da soli per poi raggiungere il capo del gover- no Monti. I tunnel, dunque (quello che collega la Camera a Palazzo Chigi o quello che col- lega il Senato a Palazzo Giusti- niani) come luoghi dove si con- suma ciò che gli occhi degli elettori non devono vedere e che viene negato con fermezza dai diretti protagonisti: un in- ciucio costante. Come ai bei tempi di democristiana memo- ria (ma anche socialista), quan- do il manuale Cencelli rappre- sentava il Talmud delle sparti-

zioni, oggi “A. B. e C” si divido- no le poltrone dei sottosegre- tari con la formula del 4-4-2, concordano con Monti l'elen- co delle priorità e, soprattutto, si riorganizzano all'interno controllandosi a vicenda; l'im- portante che non si sappia, oc- chio non vede, urna non duole. L'inciucio, però, scorre. Come un lento fiume carsico attraver- sa le tavole dei ristoranti del cuore politico romano (Assun- ta Madre, San Lorenzo, Bolo- gnese), s'insinua nelle sedi di partito, tra i divani di Monteci- torio, alla gettonatissima bu- vette o al ristorante interno e chiude, quasi a cascata, dentro la Galleria Alberto Sordi, luogo

Alfano,

Bersani,

Casini

e il giallo

del vertice

notturno

con il premier

d'incontri segreti per eccellen-

za a un passo da Palazzo Chigi.

Dove capita anche di assistere

a scene surreali, con Enrico

Letta e Fabrizio Cicchitto che fanno finta di non conoscersi, ma poi li becchi entrambi in li- breria a parlare fitto fitto e non certo dell'ultimo Montalbano.

LA PAROLA d'ordine è nega-

re. Sempre. E così, quando Lu-

cia Annunziata ha presentato la

sua ultima fatica letteraria, Il Po-

tere in Italia, prima di entrare nel- la sala del Mappamondo Casini, Bersani, Fini e Scajola più che quattro chiacchiere con l'autri-

ce avevano parlato a lungo tra di

loro, salvo poi negare ogni evi-

denza. Come l'altra notte, quan-

do si sarebbe consumato il se-

condo incontro “A. B. C. Mon-

ti”, negato all'alba da Casini. Le

testimonianze incrociate, però, hanno frantumato tutti gli alibi.

Palazzo Giustiniani, ore 19:30

circa di giovedì 24. Diverse per-

sone avvistano il segretario del

Pd Pier Luigi Bersani a Palazzo

Madama, atteso da alcuni com- messi che lo 'scortano' verso il tunnel che collega il Senato a

Palazzo Giustiniani. Ore 19 cir-

ca, Alfano viene seguito mentre

si allontana da via dell'Umiltà e

arriva al Senato. Mario Monti, intanto, intorno alle 19:25 fa in- gresso nel suo studio di Palazzo

Giustiniani. Alle 20:15 arriva anche Casini. Tutti nel tunnel, ma nessuno li ha visti, nessun rischio di imbarazzanti 'foto di gruppo' tra avversari-alleati che costerebbe cara nelle urne. Per questo nei comunicati dei par- titi, si parla semplicemente di "contatti", lasciando intendere

che potrebbero essere stati an-

che solo telefonici. E, soprattut-

to, che sarebbero stati 'bilatera-

li'. Ma è vero inciucio a go-go. Che avviene per lo più a Mon-

tecitorio. Mercoledì 23, al risto-

rante della Camera sono andate

in scena prove di ricostituzione

della Dc, con Fioroni, Casini e il

ministro Riccardi “attovagliati” a pranzo a parlare di prossima gestione delle leggi etiche (te- stamento biologico) mentre fuori un trafelato Bersani faceva segno alla sua ombra, Stefano

Di Traglia, di tenergli lontano i

giornalisti salendo in macchina

perché “sto con Monti al tele-

fono”. Poco più tardi Enrico Let-

ta avrebbe fatto visita allo zio

Gianni (Letta), ambasciator cortese presso il Cavaliere, ma con un occhio vigile su via del- l'Umiltà, dove i colonnelli defe-

Illustrazione di Marilena Nardi
Illustrazione di Marilena Nardi

fessor Zancovich, docente universitario di Diritto com- parato alla Roma Tre, è lo stes- so Zancovich estensore della legge Gasparri. La legge del 2003 che salvò Rete 4 dal sa- tellite, nonostante una sen- tenza della Consulta, e incen- tivò la pubblicità televisiva – tanto preziosa per l’ex pre- mier – a discapito della pub- blicità destinata alla carta stampata. Il pluralismo televi- sivo congegnato da Zancovi-

ch, infine, non pare abbia por- tato rivali in casa Mediaset che, ora come allora, è rima- sta a godere della sua posizio- ne dominante.

PER QUANTO riguarda Giovanni Ferrara, invece, bi-

sogna ricordare che la sua pro- cura non s’è distinta per gran-

di indagini sui politici romani.

In tanti lo descrivono come un gentiluomo, un capo mai arrogante, ma sempre attento

come un gentiluomo, un capo mai arrogante, ma sempre attento nestrati son difficili da tenere a

nestrati son difficili da tenere a guinzaglio corto; i tunnel, per loro, sono solo sinonimi di coni d'ombra nei quali stanno assai scomodi.

LI SI PUÒ trovare, però, alle- gri e goliardi all'Enoteca al Par- lamento. Dove è stato visto

uscire, in una piovosa notte di martedì 22, pure Roberto Rao, braccio destro del leader Udc, ambasciatore di una notizia for- se importante o forse solo di

qualche conferma. Fili d'intesa

difficili da dipanare, come di difficile interpretazione era la cena di domenica 20 tra Ga- briella Buontempo, ex moglie

di Italo Bocchino, e Umberto

Croppi, in odore di nomina a sottosegretario alla Cultura. Erano al ristorante San Lorenzo, a parlare di politica, perché Ga- briella vuole tanto scendere in campo. E sul suo nome chissà quale inciucio si sta consuman- do

agli equilibri. A volte fin trop- po: non prese una posizione dura nei riguardi del suo “braccio destro”, il procurato- re aggiunto Achille Toro, poi condannato dalla procura di Perugia per rivelazione del se- greto d’ufficio. Eppure Toro spifferava segreti alla “cricca” legata a Diego Anemone, Gui- do Bertolaso e altri compa- gnucci d’appalti. E proprio su quest’inchiesta, che nacque a Firenze, nel febbraio 2010 Ferrara attaccò la procura to- scana perché, a suo dire, non aveva rispettato le regole sulla competenza. Poi ingranò la re- tromarcia, dichiarò che non v’era alcuno “scontro” tra le due procure, ma da Toro non prese le distanze, continuan- do a usare una grande cautela nei toni, persino di fronte alla scoperta d’aver avuto al suo fianco una “talpa”.

L’AGENZIA DI RATING

Monti esita mentre i mercati affondano l’Italia

MANOVRA PIÙ LONTANA, RADDOPPIA IL COSTO DEI BOT ALL’ASTA PER LO STATO

la Commissione Ue ancora non può costringere ad adottare (bi- sognerebbe modificare i tratta- ti). Mentre i mercati affondano il Paese e sulla stampa internazio-

nale si discetta del crac dell’Ita-

lia (“Il Tesoro Italiano sull’orlo

della rottura”, titolava on line La Tr ibune), il governo Monti è an-

cora impelagato nella scelta dei sottosegretari, pare che l’ulti- ma impasse sia il ruolo dell’at- tuale direttore generale del Te- soro Vittorio Grilli. Ed è sempre

più difficile capire cosa stia dav- vero preparando. Nei giorni scorsi si è capito che Monti si vuole concentrare più sulla cre- scita che sul taglio del debito. “E per il bene della crescita il risa- namento deve essere fatto per più di metà da tagli di spesa”, ha detto il commissario europeo Olli Rehn in visita ieri a Roma, scongiurando l’ipotesi di nuovi interventi solo di tasse. A Mister Euro il governo avrebbe presen- tato più dettagli sulle riforme da adottare, “ma non spetta a me rivelarli”, dice Rehn che la pros- sima settimana presenterà al- l’Eurogruppo, il coordinamen-

to dei governi dell’euro, i risul-

tati del monitoraggio sull’Italia.

Su cosa possa basarsi è oscuro,

visto che le misure di Monti ver- ranno annunciate, se tutto va bene, la settimana dopo in Par- lamento.

di Stefano Feltri

L e strette di mano di Stra- sburgo, con Nicolas Sar- kozy e Angela Merkel, so- no già un ricordo per Ma-

rio Monti. Al suo ritorno in Ita-

lia il premier si scontra subito

con la reazione dei mercati al- l’ennesimo summit che non ha permesso di fare neppure un minimo passo in avanti nella

gestione della crisi. Le notizie

di ieri dal mercato del debito

sono impressionanti perfino per tempi come questi in cui ci si è ormai abituati a tutto: negli scambi di giornata la fuga dai Btp a 10 anni spinge i rendi- menti all’8 per cento, la soglia che perfino i più ottimisti co- me il governatore di Bankitalia Ignazio Visco consideravano quella del non ritorno. E infatti

Visco ieri si è rifiutato di com- mentare. Ma è l’asta dei Bot a

dare la misura di quanto in fret-

ta

l’Italia stia degenerando ver-

so

finanze pubbliche di stampo

greco: i titoli a 6 mesi, in teoria liquidi e sicuri, vengono ven- duti a un tasso del 6,5 per cen- to. Quasi il doppio del tasso che lo Stato pagava a ottobre. Come a dire che in un mese la solidità creditizia dell’Italia si è dimezzata.

ALLE 9:40 a Palazzo Chigi si riunisce il Consiglio dei mini- stri. I mercati hanno aperto da poco e gli investitori, nel pome- riggio, rimangono un po’ per- plessi quando esce il comunica- to finale in cui si legge che Mon- ti ha spiegato ai ministri come la Merkel e Sarkozy siano “consa- pevoli che un crollo dell’Italia porterebbe inevitabilmente al- la fine dell’euro”. Perché rende-

Declassate otto banche

re così esplicito l’indicibile? Che bisogno c’era di evocare uno scenario tanto catastrofi- co? Tra gli operatori finanziari ci sono due interpretazioni: o Monti cerca legittimità per le sue “misure impressionanti”, come le ha definite la Merkel senza conoscerne i dettagli, o vuole mettere le mani avanti per poter giustificare un inter- vento esterno di salvataggio. Questa seconda tesi è avvalora-

ta da un inedito comunicato congiunto di Germania, Finlan- dia e Olanda arrivato ieri in se- rata. I tre Paesi più solidi dell’eu- ro, quelli classificati come “fal- chi” che vogliono imporre sa- crifici e austerità a tutti, si sono incontrati presso il ministero delle Finanze di Berlino e hanno proposto in una nota di raffor- zare il ruolo del Fondo moneta- rio in Europa. Proprio un ex di- rigente del Fmi, Alessandro Lei- pold, sul Sole 24 Ore di ieri in-

dicava la soluzione cui si sta la-

vorando: prestiti illimitati da parte della Bce al Fondo mone- tario che poi li gira agli Stati che non riescono a finanziarsi sul mercato avendo la forza per im- porre quelle riforme che invece

avendo la forza per im- porre quelle riforme che invece SEMBRA FINITO il tempo delle manovra

SEMBRA FINITO il tempo delle manovra con cifre impres- sionanti, ormai è chiaro che i mercati non ci credono più per-

ché non si fidano di un risana- mento senza crescita. È circola-

ta ieri una stima di 15 miliardi

per la prossima manovra, poi in serata si parlava di 25, che ba- sterebbero appena a coprire quello che manca per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013 dopo la revisione al ribasso del- le stime di crescita. Ma l’impres- sione, non solo dei mercati, è che i tempi del governo Monti non siano gli stessi con cui si evolve la crisi: “Stiamo lavoran- do, ognuno di noi ministri ha una sua agenda, a dicembre ve- drete”, assicura un ministro. In-

tanto ieri il Belgio è stato declas- sato ancora e l’agenzia di rating Fitch ha detto che probabil- mente l’Italia è già in recessio- ne, come evidente dagli ultimi dati sulla crescita. Più Monti aspetta, peggiori sono i proble-

mi che dovrebbe risolvere.

BERLUSCONI E BOSSI Lite tra (ex) amici

L ite a distanza tra i due (ex) alleati Umberto Bossi e Silvio Berlusconi. A innescare la miccia è il Senatur:

dopo più di una settimana di silenzio, il leader del Car- roccio torna a criticare duramente il governo Monti. Ma, a sorpresa, nel mirino dell'ex ministro delle Riforme finisce anche il suo alleato storico, Berlusconi. "Si è di- messo perché è stato ricattato, gli hanno ricattato le imprese - afferma a margine di un comizio - Tutti hanno visto che le sue imprese sono crollate in Borsa del 12% in un giorno e non si è mai visto. Era evidente che fosse un segno di ricatto”. “Ero presente anche io - riferisce Bossi - i suoi dirigenti a Roma gli hanno detto 'Silvio qui ti distruggono le imprese vai a dimetterti'. Così è an- dato". Le parole del Senatur non sono state affatto gra- dite a Palazzo Grazioli, dove il Cavaliere era in conclave con i vertici del Pdl. E sono giunte come una doccia fredda: ma che dice? È impazzito? Sarebbe stata la prima reazione di stupore. Ma subito dopo è montata la rabbia - riferisce chi ha avuto modo di parlargli - e la replica piccata non si è fatta attendere: dimissioni date per sen- so di responsabilità, vista la situazione dei mercati, delle Borse e soprattutto dello spread salito a livelli record.

Piano

di Germania,

Olanda

eFinlandia

perfararrivare

isoldidellaBce

al Fmi

Fitch: siete già in recessione

sempre più dure per i cittadini. Un allarme, del resto, che Fitch aveva già lanciato lo scorso 17 novembre, all'indomani del- l'insediamento del nuovo go- verno e che è stato ribadito in- sieme al taglio del giudizio sul “merito di credito” di otto ban- che italiane di medie dimensio- ni, ieri sera a mercati chiusi. Al- la fine di una giornata, cioè, che ha visto nuove ondate di panico dei mercati sul debito pubblico italiano, con gli inte- ressi dei Btp decennali che, do- po l'asta sui Bot a sei mesi chiu- sa con rendimenti alle stelle, sono schizzati al 7,3 per cento, portando il differenziale di ren- dimento tra i nostri titoli di Sta- to e gli omologhi tedeschi a 513 punti. Ancora più preoc- cupante la situazione dei Btp a due anni che sono volati oltre

un interesse del 7,8 per cento. Sintomo quest'ultimo, come l'andamento dei Bot, del fatto che la fiducia sulla capacità del Paese di onorare i suoi impegni a breve termine è sempre più limitata, tanto che l'allarme più pressante si sta spostando sulle scadenze più vicine. In serata la situazione, almeno per i de- cennali, si è fatta un po' meno incandescente, ma bisognerà vedere come reagirà lunedì il mercato al declassamento di Fitch.

ANCHE perché, appunto, la scure dell'agenzia che lo scorso 7 ottobre aveva tagliato il rating dell'Italia portandolo ad A+ con outlook negativo, ieri si è sca- gliata sugli istituti bancari più piccoli e più radicati sul terri- torio e l'economia locale. Cioè

di Giovanna Lantini

S trada sempre più in salita per Mario Monti e Corrado

Passera. Per l'agenzia di rating americana Fitch, infatti, “l'Ita- lia probabilmente è già in re- cessione”. “Cioè in quella fase dell'economia caratterizzata da livelli di attività produttiva più bassi di quelli che si potreb- bero ottenere usando comple- tamente e in maniera efficien- te tutti i fattori produttivi a di- sposizione”, secondo i manua- li di economia. Tradotto: quan- do il Pil reale diminuisce an- dando in territorio negativo per almeno due trimestri con- secutivi. Con le immaginabili conseguenze rispetto agli im- pegni nei confronti dell'Euro- pa e, quindi, alle contromisure da prendere che si profilano

Bpm, Bper, Popolare di Son- drio, Credito Emiliano, Credito Valtellinese, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza e Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio. Per tutte e otto le ban- che l'outlook, ovvero le pro- spettive, sono negative e i loro rating di lungo termine e di vi- talità sono stati tagliati. Colpa, appunto, del “peggioramento delle prospettive di crescita dell'economia italiana e dell'in- tensificazione delle tensioni sui debiti sovrani”, che potrebbero portare a un incremento del co- sto di finanziamento e a un de- terioramento della qualità del credito del sistema bancario, “con effetti negativi sulla reddi- tività operativa”. Insomma, la pressione sale e c'è da scom- mettere che i primi a pagare il conto saranno i correntisti.

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pagina 8 Sabato 26 novembre 2011 MALITALIA CLINI L’AFRICANO Un appalto milionario per una discarica in

Sabato 26 novembre 2011

MALITALIA

CLINI L’AFRICANO

Un appalto milionario per una discarica in Kenya Il neoministro sponsor di un’azienda senza requisiti

di Gianni Barbacetto

C orrado Clini l’Africano. L’appellativo se l’è conqui- stato sul campo. Non era ancora il ministro dell’Am-

biente che, fresco di nomina, corre a Rai Radio 2 a esternare la sua fede pro-nucleare e pro- Ogm. Era ancora direttore gene- rale del ministero, a fianco di Al- fonso Pecoraro Scanio (governo Prodi), prima di essere riconfer- mato anche da Stefania Presti- giacomo (governo Berlusconi).

Era il 2007 e Clini si era fatto no- tare come sostenitore e sponsor

di una azienda che si era candi-

data a fare in Kenya, a spese del governo italiano, un lavoro per cui non aveva né gli uomini, né

le capacità tecniche.

LA VICENDA nasce alla peri- feria di Nairobi. Qui sorge la di- scarica di Dandora, la più grande del Kenya. Un’immensa e maleo- dorante distesa di rifiuti che oc-

cupa 30 ettari e a cui arrivano le tonnellate di immondizia pro- dotta dai 4 milioni e mezzo di abi- tanti della città. Accanto a Dan- dora è cresciuto lo slum di Koro- gocho (“Ciò che non ha più alcun valore”, in lingua kikuyu), dove abitano migliaia di persone che cercano di sopravvivere rovi- stando nella discarica. Il combo- niano padre Alex Zanotelli ha abitato tra loro, in una baracca di Korogocho, e si è impegnato a chiedere alle autorità locali la bo- nifica dell’area. Sono stati propo- sti diversi progetti di bonifica. Uno di questi, firmato dall’azien-

da italiana Jacorossi, prevede la chiusura della discarica e la na- scita di una società partecipata dal Comune di Nairobi per gesti-

re la raccolta dei rifiuti della città, con l’assunzione di almeno una parte di coloro che vivono rovi- stando nell’immondizia. È un progetto industriale, che preve- de ricavi per chi vi s’impegna e non chiede aiuti di Stato. Si ma-

per chi vi s’impegna e non chiede aiuti di Stato. Si ma- Lecca Lecca La missione

Lecca Lecca

La missione di Bazoli spiegata con grande Style

LEGGIAMO E APPRENDIAMO. Grazie a Style, il magazine del Corriere della sera. Leggiamo e apprendiamo che Giovanni Bazoli è l’uomo che ha “portato alla costruzione della prima banca italiana: Intesa Sanpaolo. Storia che si intreccia con l’etica, con i comportamenti, con una visione del credito visto non solo come attività economica , ma come motore della crescita anche civile e culturale del paese”. Ma dove trovare le origini? Presto spiegato: “Ne ritrova le tracce in quel Rinascimento che ha reso il nostro Paese unico al mondo. E in quel rapporto con ilo territorio ‘che le banche contribuiscono a valorizzare restituendo quanto agli istituti è arrivato grazie alla loro attività’. Da questo rapporto nasce l’ultima iniziativa di Intesa Sanpaolo chiamata Progetto Cultura”. Quindi per essere chiari:

“L’intreccio tra etica ed economia, e quindi tra comportamenti che hanno un’ispirazione morale e la ricerca dell’allocazione migliore delle risorse a disposizione, trova consistenza del ragionamento alla base dell’iniziativa fortemente voluta da Bazoli: ‘Un modo diverso di concepire la banca’ spiega”. Con style, per carità.

SU SCATTONE la rabbia della famiglia Russo S coppiano le polemiche dopo che il Fatto
SU SCATTONE la rabbia
della famiglia Russo
S
coppiano le polemiche dopo che il Fatto ha raccon-
tato che Giovanni Scattone insegna nel liceo roma-
no dove si è diplomata Marta Russo. Aureliana, la ma-
dre della ragazza uccisa nel maggio 1997 nei viali de La
Sapienza, omicidio per il quale è stato condannato l’ex
assistente universitario, ha dichiarato: “Non può es-
sere un educatore di giovani. Non può insegnare fi-
losofia ai ragazzi. In tutte le scuole dove è andato, i
genitori si sono ribellati, ma non hanno potuto far nien-
te. È la legge”. Il preside del liceo scientifico Cavour,
Tecla Sannino, prova a dare la sua versione. “Pur par-
tecipando al dolore della famiglia Russo e condividen-
do la perplessità dell'opinione pubblica, sono tenuta a
rispettare la sentenza della Cassazione e le graduatorie
provinciali”. Scattone rilascia poche battute al Corrie-
re.it: “Mi dovrei astenere dall’insegnamento? E perché
mai? Io mi sono sempre dichiarato innocente. Con tut-
to il rispetto per i parenti di Marta Russo, sono sereno e
non vedo perché non dovrei insegnare”. d.per.
sereno e non vedo perché non dovrei insegnare”. d.per. Nel cerchio, il ministro Clini (F OTO

Nel cerchio, il ministro Clini (FOTO LAPRESSE) Nella foto grande, la discarica keniota (FOTO MYLESTONE)

terializza però anche un altro progetto, presentato da una so- cietà sconosciuta, Eurafrica, con soli 10 mila euro di capitale, sede legale a Napoli, sede operativa a Roma e zero dipendenti.

TANTO PER cominciare, Eu- rafrica si appresta a incassare, per il solo studio di fattibilità, ol- tre 700 mila euro, erogati dal mi- nistero italiano dell’Ambiente nell’ambito degli impegni inter- nazionali legati al protocollo di Kyoto. In seguito, sarebbe arriva- ta la parte più consistente del bu- siness, del valore di oltre 30 mi- lioni di dollari. A fare concreta- mente i lavori di bonifica sareb- bero state due società proposte da Eurafrica, la britannica Atkins e la keniota Howard Hamprey. Chi accredita Eurafrica presso i governi di Roma e di Nairobi è Clini. Ma chi c’è dietro la società che tanto sta a cuore al direttore generale? La sede di Napoli è in realtà l’abitazione dell’ammini- stratore unico, Tiziana Perroni. La sede operativa di Roma è in-

testata al socio di Eurafrica, Bru- no Calzia. I due sono marito e moglie. Altro socio è Vittorio Tra- vaglini. Direttore generale è Ren- zo Bernardi, che di mestiere fa il mercante d’armi, rappresentan- te di aziende italiane come la Be-

retta e la Oto Melara e internazio- nali come British Aerospace e la francese Sagem. Alex Zanotelli e

i comboniani non ci stanno. Da

dove spunta Eurafrica? Perché deve incassare dallo Stato oltre 700 mila euro per il solo proget- to, quando la Jacorossi era dispo-

sta a impegnarsi senza chiedere un soldo? Perché deve guadagna- re intermediando lavori fatti da

altri? E perché Clini l’ha tanto a cuore?PadreZanotelli questedo- mande le pone pubblicamente in una conferenza stampa, a Roma,

il 12 ottobre 2007. Le stesse que-

stioni vengono riproposte sul numero di novembre di Nigrizia, in un articolo firmato da padre Daniele Moschetti, che ha sosti- tuito Zanotelli nella missione di Korogocho. Anche un giornali- sta italiano sempre molto attento

alle vicende africane, Massimo Alberizzi del Corriere della Sera, scrive un articolo sull’affare Dan- dora che viene pubblicato sull’e- dizione online del quotidiano.

IL MINISTROPecoraro Scanio blocca l’operazione. Ma Corrado Clini e i responsabili di Eurafrica fanno partire una tripla querela

per diffamazione: contro padre Zanotelli, contro padre Moschet- ti e contro Alberizzi. I giudici hanno già archiviato le accuse a

Al

centro di tutto

la

società

Eurafrica:

10 mila euro

di capitale, sede

legale a Napoli e zero dipendenti

Moschetti e Alberizzi. Nel primo

decreto di archiviazione, il giudi- ce scrive che anche “se alcune delle espressioni usate sono obiettivamente forti – perché so- stanzialmente descrivono Eura- frica come società di speculatori che cercano di fare affari sulla pelle dei poveri – tuttavia non so- no inutilmente sovrabbondanti

o gratuitamente aggressive e of-

fensive, descrivendo esattamen-

te il motivo dei sospetti al tempo

ritenuti gravare sulla società Eu- rafrica, all’epoca evidentemente sospettata di volersi accaparrare

il coordinamento del progetto,

pur se priva dei necessari requi- siti di affidabilità e trasparenza”. Prosciolto anche Alberizzi, “es- sendosi limitato a esprimere cri- tiche argomentate e circostan- ziate e a riportare l’esito dei suoi accertamenti sulla vicenda”. Re- sta ancora aperto il procedimen- to contro padre Zanotelli. Alle sue domande, Clini l’Africano non ha mai risposto, ma intanto è diventato ministro della Repub- blica.

Tre morti bianche a 5 anni dalla tragedia dalla Umbria Olii

IL 25 NOVEMBRE 2006 L’ESPLOSIONE FATALE PER QUATTRO OPERAI. E IERI, IN ITALIA, HANNO PERSO LA VITA ALTRI TRE LAVORATORI

di Salvatore Cannavò

N on è un caso che il presidente della Repub- blicaabbiavolutoricordareconenfasiquanto

accaduto cinque anni fa a Campello sul Clitum- no, alla Umbria Olii, teatro di uno degli incidenti sul lavoro più drammatici e di una delle reazioni più agghiaccianti nella storia delle morti sul la- voro. Il 25 novembre 2006, quattro operai di una ditta appaltatrice, la Manili, furono colpiti da un’esplosione mentre lavoravano sui grandi silos

dell’azienda, tra le principali raffinerie di prodot-

ti vegetali in Europa. Tullio Mattini, Giuseppe Co-

letti, Maurizio Manili (il titolare dell’azienda ap- paltatrice) e l’albanese Waldimir Todhe moriro-

no

sul colpo. L’incendio che si scatenò subito do-

po

fu spento dai Vigili del Fuoco il giorno dopo. I

morti furono “solo” 4 perché il gruista si trovava

a un’altezza di sicurezza e riuscì a salvarsi.

UN “INCIDENTE” come un altro, si potrebbe dire, se non fosse per l’impatto scenico. Del resto, non è di ieri notte l’esplosione nel Bergamasco, presso la cartiera Ca-Ma di Lallio, in cui è morto Rosario Spampanato mentre gli altri otto operai del turno di notte sono riusciti a scappare? E non è di ieri la morte di una commessa nella provincia di Oristano, schiacciata da un distributore automa- tico; e, ancora di ieri, quella di un operaio rumeno a Roma, anch’egli schiacciato da alcuni pannelli?

Lo stillicidio degli infortuni è così ritmato che an- che l’enfasi straordinaria rischia di non farsi sen-

tire. Eppure, se il capo dello Stato ha sentito il bi- sogno di ricordare la vicenda della Umbria Olii (il Fatto è stato premiato per il suo lavoro) con l’invito

a prestare “la dovuta attenzione ai temi della si-

curezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro”, è per i suoi contorni raccapriccianti. Il 20 gennaio 2009,

a poco più di due anni dall’esplosione, il princi-

pale azionista della Umbria Olii, Giorgio Del Papa, chiese un risarcimento di 35 milioni di euro alle famiglie degli operai responsabili, a suo dire, di aver distrutto gli stabilimenti. Nell’atto di citazio- ne inviato a mogli, figli, fratelli e anche alle madri

degli operai morti, si specificava che “la Umbria Olii non ha mai avuto alcun evento calamitoso” nella propria storia aziendale prima di quello del 25 novembre e che quindi qualsiasi responsabilità era dovuta all’incuria degli operai e della ditta ap- paltatrice, la Manuli. La richiesta è stata bocciata dal Tribunale di Spoleto dove invece si attende la sentenza di primo grado proprio nei confronti di Del Papa. Nella sua requisitoria del 19 ottobre scorso, il procuratore capo, Gianfranco Riggio, ha chiesto una pena esemplare, 12 anni di carcere per Giorgio Del Papa, indicato come il vero re- sponsabile dell’esplosione. E la stessa richiesta di risarcimento è stata utilizzata, a carico dell’impu-

Il giorno della tragedia alla Umbria Olii (F OTO L AP RESSE)

della tragedia alla Umbria Olii (F OTO L A P RESSE ) Napolitano: “Va in ogni

Napolitano:

“Va in ogni caso rifiutatal’idea che si tratti comunque di inevitabili tragichefatalità”

tato, dal magistrato: “È inammissibile anche sotto il profilo umano – ha detto nella requisitoria – che si possa chiedere un risarcimento milionario alle famiglie delle vittime. Sarebbe come se un auto- mobilista, dopo aver investito e ucciso un passan- te, chiedesse subito alla famiglia della vittima i danni per riparare l'auto”.

NEL SUO PRIMO intervento pubblico, il nuo- vo ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha voluto dare un segnale di attenzione al problema. Che, secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna – che svolge una statistica quotidiana – è quan- tificato nel 2011 in 608 morti. E già il 20 novembre la lista ha superato quella del 2010. Ma mai come in questo caso, è chiaro che le parole non bastano. Serve qualcosa di netto. Nel 2009, l’ex ministro Maurizio Sacconi si è distinto per la determina- zione con cui ha fatto approvare il decreto legi- slativo 106, modificativo del Testo unico 81 del 2008, approvato dal governo Prodi. Sbaglia chi pensa a un sussulto legalitario. In realtà, il nuovo decreto Sacconi ha ridotto di circa la metà le san- zioni pecuniarie e penali a carico dei datori di la- voro e dei dirigenti preposti al controllo e all’or- ganizzazione dei siti produttivi. Sull’onda del provvedimento, il suo ministero si fece poi pro- motore di un discusso spot televisivo il cui mes- saggio era esplicitamente rivolto ai lavoratori: sta- te attenti e pretendete più sicurezza.

Sabato 26 novembre 2011

Sabato 26 novembre 2011 pagina 9 INFORMAZIONE RISCHIA DI FINIRE LA BELLA VITA A RAI INTERNATIONAL

pagina 9

INFORMAZIONE

RISCHIA DI FINIRE LA BELLA VITA A RAI INTERNATIONAL

I tagli all’editoria colpiscono la tv dedicata agli italiani all’estero

di Chiara Paolin

P aolo Bonaiuti, uomo della comunicazione nel governo Berlusco- ni, l’aveva detto chiaro

già un mese fa: “I tagli all’e- ditoria colpiranno anche i programmi per le minoranze linguistiche e Rai Internatio- nal. Il fondo era di 45 milioni di euro, di cui 20-22 destinati a Rai International, ma dovre- mo tagliare del 50 per cento. Questi sono i paletti entro cui muoverci”. Adesso, col governo Monti, quei paletti rischiano di di- ventare travi tra le ruote di un

piccolo grande regno, da sempre ambito perché capa- ce di agire sul mercato insta- bile e prezioso degli italiani all’estero, quei pochi seggi piazzati nei lidi più lontani del pianeta che hanno spes- so determinato vita, morte (e resurrezione) delle maggio- ranze parlamentari.

OLTRETUTTO, la poltrona del canale già denominato Rai International, poi Rai Italia, e poi ancora Rai Internaziona- le, è sempre stata comoda. Mitica la direzione di Massi- mo Magliaro, che – oltre a non lesinare sulle spese di

rappresentanza – amava cir- condarsi di belle presenze. Ecco una testimonianza diret- ta del Comitato di redazione, anno 2005: “Basta girare per i corridoi: c’è tutta una serie di ragazze, per lo più straniere. I giornalisti che sono messi in condizione di lavorare sono pochi, male organizzati e umiliati costantemente dalla ‘squinzia’ di turno che va a fare, al seguito di Magliaro, l’inviata. Avendo diverse gior- naliste, ma soprattutto tradut- trici – specie dell’est, c’è un via vai di queste signorine. Ci sono state denunce molto cir- costanziate da parte del sin-

sono state denunce molto cir- costanziate da parte del sin- LE PROMOZIONI DI BRUNO Macchie di
sono state denunce molto cir- costanziate da parte del sin- LE PROMOZIONI DI BRUNO Macchie di
sono state denunce molto cir- costanziate da parte del sin- LE PROMOZIONI DI BRUNO Macchie di

LE PROMOZIONI DI BRUNO

Macchie di castrato sul libro di Vespa dedicato all’amore

F inalmente è stato possibile ve- dere Bruno Vespa in grembiu-

lino. Cosa non farebbe, il signore di plastici e bacchette, per promuove- re il suo librone “Questo amore”? Cucina, addirittura. Sfregandosi le mani, ci prova in televisione: ospite d’eccezione di Antonella Clerici, la “Prova del cuoco” su Ra1 a mezzo- giorno, lì dove passano sempre massaie e mai anfitrioni. Quando gli conviene, Vespa si ricorda delle sue origini abruzzesi, e se lo ri- cordano anche i conterranei più volte infuriati per i servizi e le trasmissioni di Porta a Porta sul terremoto. L’umile Vespa, ragaz- zo di bottega, prepara il piatto domenicale, quello per gli indi- genti come lui. Quasi quasi ci

scappa la lacrimuccia. Mentre la telecamera inquadra il libro ac- canto ai fornelli, la Clerici scuote il sugo di castrato di Vespa: “Questo ci serve per condire gli spaghetti alla chitarra”. Che il buon Vespa agita come se fosse Jimi Hendrix. E poi, tenero tenero, suggerisce: “Si può mangiare come piatto unico, anche se la carne nel sugo perde sapore”. Un’osservazione politica, così pro- fonda e veritiera di Vespa, non si ascoltava da tempo. Il risultato è un miscuglio di pezzi lividi di carne, spaghetti spezzettati, un chilo di pe- corino. Insomma, una schifezza. Ma Vespa è lì per commuovere: “Legge- te il libro. Ognuno di voi ci trova la sua storia”. E speriamo pure qual- che ricetta.

trova la sua storia”. E speriamo pure qual- che ricetta. dacato, su cui Magliaro ha an-
trova la sua storia”. E speriamo pure qual- che ricetta. dacato, su cui Magliaro ha an-

dacato, su cui Magliaro ha an- nunciato più volte una que- rela che non ha mai fatto”.

POI VENNE l’era decisa- mente più sobria del prodia- no Piero Badaloni: toni soffu- si, italianizzazione del nome e tanti buoni propositi di rin- novamento. Nel 2009 la no- mina dell’attuale direttore Daniele Maria Renzoni, in ar- rivo dal Tg2. Supercattolico e morigerato, si è trovato a ca- po di una rete/testata che con 150 dipendenti (55 giornali- sti, 5 vicedirettori) prende mazzate da tutte le parti. “I programmi fanno schifo, è una noia mortale” lamentano via blog i connazionali che ve- dono passare in rassegna tut- to l’ordinario Rai, da Porta a Porta ai game show. Poi ci so- no le news di Tg1, Tg2, Tg3 e RadioRai, qualche format au- toprodotto (uno sulle comu-

150 dipendenti e un budget da oltre 50 milioni di euro l’anno, 20 sono garantiti dalla Presidenza del Consiglio

nità italiche in terra straniera, un altro sulle eccellenze na-

zionali) e infine il pezzo forte, La giostra del gol, il programma che commenta in diretta le partite del campionato italia- no e che doveva unire in un fraterno abbraccio tutti i cuo-

ri tricolori del pianeta, ma

che s’è trasformato in un car-

rozzone ormai slabbrato pur continuando a prosciugare quasi la metà del budget an- nuale. Già: quanto costa Rai Interna- tional? Più o meno 50 milioni

di euro l’anno, di cui 20 ga-

rantiti dalla convenzione con

la Presidenza del Consiglio.

Ma se il taglio preconizzato da Bonaiuti fosse recepito dal nuovo esecutivo, i milioni sa- rebbero parecchi di meno:

calcolando che le minoranze linguistiche di Bolzano e din- torni manterranno stretti i lo-

ro diritti costituzionali, è pro- babile che a Rai International possa arrivare per il 2012 qualche milione di euro, non

di più. E chi ripiana il buco?

Mamma Rai, coi tempi bui

che sta passando e un passivo

di 100 milioni? “Ci interessa

soprattutto capire finalmente quale sia il progetto per noi – spiega Antonio Gnoni, del co- mitato di redazione –. Media- set sta lanciando la sua piat- taforma per l'estero mentre noi sentiamo rimbalzare ipo- tesi di fusioni tra Rai Interna- tional, RaiNews e Televideo.

La sede Rai di Roma (F OTO A NSA)

A parte il fatto che una me-

garedazione da più di 200 giornalisti verrebbe immedia- tamente tacciata di giganti- smo, e sottoposta a piani di

riduzione, mi spiegate come facciamo a parlare agli italiani nel mondo se RaiNews deve

nel frattempo mandare a rullo

le sue notizie? Che facciamo:

prima unifichiamo e poi sdoppiamo?”.

DAI PIANI alti di viale Maz- zini giunge un cenno imper-

cettibile. Forse la questione

rientrerà nei lavori del wee- kend, in vista del consiglio

d’amministrazione di lunedì. Anche se il non detto più pa- lese è che ancora manca una qualsiasi interlocuzione ope- rativa col governo Monti, e si ignora il più fondamentale dei principi: che vogliono ora questi? Come si possono con- ciliare i desiderata della vec- chia politica con le nuove li- nee di rigore dei tecnici? Non

è chiaro. Forse, per cercare

ispirazione, domani sera i consiglieri potranno seguire su Rai International la nuova

puntata di Italia Chiama Italia, fiore all'occhiello della rete. Ospiti in studio: il maestro Alessandro Valtulini, giovane compositore di successo in- ternazionale; Angelo Palom- bo, cercatore di tartufi, e Gi- selle Oberti, organizzatrice di un'asta benefica internazio- nale.

Servizio Pubblico, l’Auditel alza bandiera bianca

I DATI ARRIVANO SEMPRE PIÙ IN RITARDO: “NON RIUSCIAMO A CALCOLARE LE TELEVISIONI LOCALI”. RAO (UDC): “AGGIORNATEVI”

di Carlo Tecce

C inque ore di ritardo, sempre di venerdì; scuse nervose, sem-

pre di venerdì. Il sistema Auditel, tarato su televisioni nazionali e bi- polarismo (tripolarismo, al massi- mo), certifica il rapporto con la multi-piattaforma di Servizio Pubbli- co: inadeguato. Ieri i risultati di ascolto slittano di continuo, c'è ancora troppa confusione, come già successo due settimana fa, sui numeri di ben 26 emittenti locali del circuito di Michele Santoro.

IN TARDA mattinata, aspettan- do il comunicato ufficiale, l'Auditel scrive ai suoi clienti, cioè editori televisivi e centri media: “Nono- stante le nostre tempestive segna- lazioni e tassative istruzioni, con- tinua a registrarsi il fenomeno di emittenti formalmente aderenti al progetto Servizio Pubblico che non trasmettono il programma di San- toro. Occorre chiarire subito che – spiega la società in una lettera ri- servata – i ritardi nella messa in li- nea dei dati corretti non derivano

da

inefficienze Auditel, ma da linee

diventano grandi insieme si dimo-

diaset, principali azionisti del con-

toscrizioni del pubblico, alimenta-

di

ambiguità prodotte da emittenti

stra più complicato distinguere i

sorzio, fare piena luce. Rischiamo

no

il circuito di Servizio Pubblico.

che non segnalano in modo tem-

telespettatori Mediaset, Rai o La7

di

svegliarci tardi – conclude – sen-

Flavia Perina (Fli), ancora, chiede

pestivo modifiche ai palinsesti”.

che si passano e ripassano il pub-

za

sapere come trovare un’alterna-

di

ripensare l'Auditel: “A questo

L'ultima frase gonfia l'equivoco più

blico. A parte i limiti strutturali di

tiva”. L'Auditel non è uno specchio

punto – aggiunge Perina – è inne-

che limare i sospetti: “Va inoltre

Auditel e il calo complessivo per i

per misurare i muscoli, ma la fonte

gabile ritenere sia obsoleto il siste-

ribadito che il risultato comples- sivo della trasmissione non ne ri- sente, ma è l’assegnazione alla sin- gola emittente che potrebbe risul-

prodotti d'informazione, la reda- zione di Santoro evidenzia il lato positivo: la multi-piattaforma resta il terzo canale del giovedì e Servizio

principale per dividere la raccolta pubblicitaria, un capitale di oltre 7 miliardi di euro l'anno. Soltanto i cervellotici share e audience, due

di rilevazione dei dati d’ascolto, che non tiene conto delle nuove modalità di fruizione dei prodotti televisivi. E diventa anche lecito

ma

tare penalizzata”. Prima traduzio-

Pubblico il primo programma d'in-

paroline inglesi fondamentali per il

pensare che forse una parte dei so-

ne: qualche emittente regionale,

formazione. Anche il deputato Ro-

mercato italiano, riescono a spo-

ci

di maggioranza del consorzio,

non di certo Sky, annuncia Servizio

berto Rao, capogruppo Udc in

stare milioni di euro. E soltanto la

Rai e Mediaset in particolare, te-

Pubblico e poi manda in onda chissà cosa. E invece, siccome il segnale

commissione di Vigilanza, consi- glia ad Auditel di aggiornarsi: “Una

pubblicità, a braccetto con le sot-

mono l’effetto Santoro”.

si sovrappone di regione in regio-

ne, una televisione locale “invade”

il territorio di una concorrente

mandando in crisi il segnale Audi- tel. Seconda traduzione: forse l'8 per cento di share, i 2 milioni di telespettatori – 370 mila in meno rispetto a 7 giorni fa – corrispon- dono al vero, ma anche no. Perché

Auditel fatica a rilevare il pubblico di una singola emittente per un complesso gioco di ponderazione e campione (5 mila e 500 famiglie

in totale). Se una volta a settimana,

soltanto una, 26 piccole televisioni

volta è un incidente, la seconda è una coincidenza, ma dalla terza in

poi è un brutto vizio”.

“ANCORA una volta il venerdì mattina, giorno seguente il pro- gramma di Santoro trasmesso su multi-piattaforma, l’Auditel ritarda inspiegabilmente la pubblicazione dei dati di ascolto”. E aggiunge: “È la conferma dei tanti dubbi solle- vati da più parti su un sistema da- tato rispetto allo scenario multime-

diale su cui dovrebbe essere inte- resse prima di tutto di Rai e Me-

Servizio Pubblico, giovedì sera

prima di tutto di Rai e Me- Servizio Pubblico, giovedì sera Calocomplessivo suicontenitori d’informazione, ma Santoro

Calocomplessivo suicontenitori d’informazione, ma Santoro si conferma il terzo canale delgiovedì

pagina 10

pagina 10 Sabato 26 novembre 2011 ECONOMIA “GUAI A SPACCARE IL FRONTE SINDACALE” Fiat, monsignor Bregantini:

Sabato 26 novembre 2011

ECONOMIA

“GUAI A SPACCARE IL FRONTE SINDACALE”

Fiat, monsignor Bregantini:

non va annullato il contratto nazionale

di Marco Politi

L’ unità sindacale va mante-

creare un clima di guerra,

nuta ad ogni costo. Guai a

di frattura e divisione”.

Monsignor Giancarlo Breganti- ni, responsabile della commis- sione Lavoro della Cei, dà voce alle preoccupazioni della Chiesa

per le ultime mosse di Marchion- ne.

A Palermo il cardinale Romeo ha

usato parole durissime: la chiu-

sura di Termini Imerese e di altre aziende, dice, èuna“tragediaim- mensa”. Dal primo gennaio due- mila persone (oltre a quanti la- vorano nell’indotto) rischiano di rimanere senza ammortizzatori sociali, così aumenta il rischio usura. “Dalla caduta del Muro di Berlino – afferma il porporato – abbiamo un’economia che si sta organizzando senza principi eti-

ci e senza valori morali”. E intan-

to i politici restano indifferenti.

“Dobbiamo creare una sana di- stribuzione della ricchezza”, conclude Romeo. Anche il car-

dinale Bagnasco è allarmato: “Se

si perde la connessione con l’e-

tica dell’economia, della politi- ca e della vita sociale, si sfalda tutto, anche la composizione dello Stato”.

Monsignor Bregantini, cosa

sta succedendo?

Marchionne deve chiarire. Forse deve spiegarsi meglio. Non vo- glio esprimere giudizi, ma riflet- tere. Però va capito se qui si va a infrangere l’unità sindacale e a superare le regole oppure se, co- me lui dice, si vuole moderniz- zare.

Lei ha detto a Te l e mo l i s e che

Marchionne usa l’arte della paura e del ricatto.

Non ho parlato di ricatto, è un termine impiegato dalle agen-

zie. Io dico che in questo mo- mento bisogna puntare sulle motivazioni al lavoro, sulla vo- glia di riscatto delle persone. Se invece si diffonde la paura di per- dere il lavoro, non si stimolano le motivazioni per affrontare il fu- turo. Anche il Papa ha detto l’al- tro giorno che la crisi economi- ca richiede il coraggio della fra- ternità.

Come responsabile della con-

ferenza episcopale per le que- stioni del lavoro quali segnali le giungono dal territorio?

Ho appena terminato una riu- nione dei delegati ecclesiali per il lavoro dell’Abruzzo e Molise. È grande la preoccupazione per il pericolo che vengano tolte a chi lavora quelle difese che sono sta- te acquisite in tanti decenni. In questo modo si crea un senso di precarietà tale da privare il po- polo del coraggio di costruire il

suo futuro.

La reazione della Chiesa?

Il ruolo dei cristiani è di dare spe- ranza, risvegliare con voce pro- fetica, intravvedere il futuro. Il che significa analizzare bene la

situazione, capirne la complessi- tà, trovare le soluzioni giuste. Ho chiesto alla Caritas e alla Fonda- zione Zancan di fornirci tutti i da-

Il cardinale

di Palermo,

Romeo, parla

di “tragedia”

L’allarme

di Bagnasco:

“Si sfalda tutto”

ti della crisi economica per quanto riguarda il mondo del la- voro. È nostra intenzione orga- nizzare un convegno sul tema della precarietà e della crescita. Badi bene, collegando le due questioni.

Cosa pensa la vostra base sul

rapporto tra i sindacati?

L’unità sindacale va mantenuta ad ogni costo. Guai a creare un clima di guerra e frattura.

È in gioco il contratto nazio-

nale.

Va conservata la sua logica di fon-

do.Declinandolocertamentese-

condo le esigenze locali. Come si è fatto anche in passato, d’al- tronde. Ma non annullandolo. Naturalmente anche i sindacati devono mostrare flessibilità e sa- per rinunciare a qualche bene immediato in vista del bene fu- turo.

Il cardinale Bagnasco e il car- dinale Romeo hanno espres- so commenti allarmati. Vede un’idolatria del mercato che trascura gli effetti sul destino delle persone?

L’idolatria del mercato è la ten- tazione del presente. La chiusu- ra di Termini Imerese è un even- to tristissimo. Questa è la data di un funerale. Guai se si arriva a praticare il concetto: tu sei mar- ginale e allora io ti emargino!

Anche al recente congresso eucaristico di Ancona in tan-

te messe tornava il tema del lavoro e della disoccupazione.

Il precariato è un fenomeno ter- ribile. Non possiamo lasciare in- timorire così le giovani genera- zioni. Va ritrovato il coraggio di azioni positive. In ogni caso, co- me ripete il Papa e come ha scrit- to nell’enciclica Caritas in Veritate serve un’etica sociale. Il capitale non può decidere tutto sul chi e sul come.

Il capitale non può decidere tutto sul chi e sul come. LA STRONCATURA di Quattroruote Monsignor

LA STRONCATURA

di Quattroruote

Monsignor Giancarlo Bregantini (F OTO L AP RESSE)

Fuori Thema, l’italiana fatta in Canada

di Luca Telese

U sate macchine italiane!”, ha sobriamente racco- mandato Monti ai suoi ministri. E subito l’appello è

stato tradotto in una disposizione: ordini di acquisto per la Nuova Lancia Thema, “l’ultima nata” (fra poche ri- ghe vi spiegherò perché non è vero) di casa Fiat. In- somma, il proposito sarebbe lodevole. Peccato che la nuova ammiraglia di Marchionne sia stata appena de- molita dalla stroncatura della più importante rivista del settore, “Quattroruote”. Un mensile non sospettabile di ostilità preconcetta: le sue leggendarie “prove su stra- da”, consultate come oracoli dagli automobilisti doc, so- no un modello di equilibrio. Certo, i ministri avrebbero potuto essere disorientati da alcuni articoli apparsi sui quotidiani. Per- sino un giornale non sospettabile di conflitti di interessi con la Fiat come Repubblica, che il 19 ottobre scri- veva ispirato: “Arrivano le nuove Android car”. Che saranno mai? “Nella sala –scriveva Repubblica – risplendono le due vetture dallo sti- le che mescola avveniristico e retrò, Dillinger e Blade Runner. Gioielli tecnologici con computer di bordo

così sofisticati che tra qualche anno saranno in grado di guidarsi da so- le”. Sorbole.

I cronisti ispirati, purtroppo, omet- tono di dire che la Nuova Thema è nata nel 2006. Perché altro non è che la copia “ripecettata”(con la so- stituzione di calandra e marchi) del- la vecchia 300 C, una berlinona americana della Crhysler. La recen- sione di “Quattroruote”, malgrado gli interessi in campo, è invece un esempio di giornalismo a schiena dritta: “Osservando con attenzio- ne, si notano alcuni dettagli sotto- tono”. Quali? “La plancia è lussuo-

sa, ma stona un po’ l’ampio spazio che la separa dai cassetti della porta”. Finito qui? Macché: “Le saldature a

punti dei parafanghi posteriori, visibili a bagagliaio aper- to, sono irregolari, al pari di quelle posteriori”. Possibile? Se il montaggio non è accurato, sì. Ma anche poco com- prensibile in una macchina da 50 mila euro che dovrebbe rivaleggiareconMercedeseAudi. Ei consumi?“Di media fa 9 km con un litro di gasolio”. Poco? In assoluto forse no, si risponde il recensore, Marco Ghezzi, “eppure l’Audi A6 3.0 in condizioni analoghe, ma con il fardello della tra- zione integrale, consuma il 30% in meno”. Caspita. E lo schienale? “Le sospensioni posteriori penetrano abbon- dantemente nel vano, e un marcato rigonfiamento della parte sottostante la cappelliera riduce l’altezza sfrutta- bile”. E la tenuta di strada? “Siamo ancora lontani dal piacere di guida offerto dalle concorrenti tedesche di pari categoria”. E lo sterzo? “È un po’ troppo pesante a bassa velocità e in manovra”. E l’abitabilità? “In ge- nere lo spazio è abbondante, ma chi siede al centro viene infastidito dal mobiletto appoggiato sul tunnel di trasmissione”. E il design? “Inutile cercare richiami stilistici che ricon- ducano la nuova Thema alle Lancia

del passato, e, per la verità, nem- meno a quelle attuali”. Insomma, sia detto sobriamente, un bidone. Un’ultima cosa. A Termini Imerese, spiegava un tempo Marchionne – come a Mirafiori, come alla Bertone – c’erano i migliori operai d’Europa. Ma la Thema che dovrebbe sobria- mente scarrozzare i ministri ha un altro problema. Malgrado non lo scriva quasi nessuno, è fatta in Ca- nada. Gli operai della Chrysler, al contrario dei nostri, hanno due go- verni che li proteggono. I nostri ne hanno uno che compra auto “ita- liane” fatte in un altro continente.

compra auto “ita- liane” fatte in un altro continente. Lancia Thema (F OTO A NSA )

Lancia Thema (F OTO A NSA)

L’“ultima nata” è del 2006, copia “ripecettata” della vecchia berlina Crhysler 300 C

Termini, Passera scuce i sei milioni a Marchionne

UNA TELEFONATA SBLOCCA IL CASO. IL LINGOTTO CONVOCA I RAPPRESENTANTI DEGLI OPERAI PER IL NUOVO CONTRATTO DELL’AUTO

di Giorgio Meletti

I l ministro dello Sviluppo econo-

nato ieri al numero uno della Fiat,

mico Corrado Passera ha telefo-

Sergio Marchionne, per sblocca-

re la vertenza di Termini Imerese, che ha assunto fino a questo momento un carattere surreale. Avrebbe ottenuto, stando a indiscrezioni, una maggiore disponibilità sul nodo degli incentivi per i lavoratori da accompagnare alla pensione attraverso qualche anno di mobilità. Al momento della telefonata la situa- zione risultava bloccata dall’impun- tatura della Fiat, disponibile a mette- re sul piatto solo 18 milioni sui 24-25 ritenuti necessari dai sindacati.

DOPO LA CHIUSURA dello stabi- limento Fiat di Termini Imerese si trat- ta di dare a circa 700 persone quell’in- centivo di 32 mila euro che serve a in- tegrare il reddito di coloro che dovreb- bero sennò sopravvivere con lo scarso assegno della mobilità (simile alla cas- sa integrazione) negli anni mancanti per raggiungere la pensione. I sei milionidi differenza lascerebbero

fuori dal trattamento circa duecento operai, che quindi non andrebbero a dimettersi. Siccome il piano di rilan- cio della fabbrica, messo a punto dalla società pubblica Invitalia con la Dr Motor dell’imprenditore Massimo Di Risio, prevede l’assorbimento di circa 1.300 lavoratori a regime sugli oltre duemila attuali (comprendendo an- che l’indotto), quei duecento accom- pagnati o meno alla pensione farebbe- ro sballare tutti i conti dei sindacati. È questa la ragione per cui due giorni fa a Termini Imerese l’ultimo giorno di

produzione della fabbrica è stata ac-

Termini Imerese, la vertenza ha assun-

compagnato da una rabbiosa assem-

to

toni drammatici. Lo stesso vescovo

blea sindacale che ha stabilito il bloc-

di

Palermo, Paolo Romeo, ha denun-

co dei cancelli dello stabilimento, per impedire l’uscita delle auto nuove fi- no a quando la Fiat non torni sui suoi passi e conceda il contributo standard di 32 mila euro per tutti. Senza quei sei milioni i sindacati - stavolta tutti com- patti - si rifiuterebbero di firmare l’ac- cordo con Invitalia e Dr Motor.

ciato ieri che la chiusura della fabbrica “rischia di far aumentare la criminalità organizzata nel Sud Italia”. Passera, dopo la telefonata con Mar- chionne, ha immediatamente convo- cato per le 10 di questa mattina una nuovo vertice con i sindacati e Invi- talia per dare la buona notizia di un Marchionne più ragionevole e comin-

CON GLI OPERAI Fiat per tutta la giornata di ieri a presidiare i cancelli di

Il ministro chiama i sindacati Più vicino l’accordo sugli incentivi alla mobilità

ciare a far marciare la trattativa verso la conclusione, con l’appuntamento fis- sato per il 30 novembre prossimo al ministero.

La mossa di Passera rappresenta una

svolta perché è la prima volta che il governo interviene pesantemente

nella vertenza Fiat. Il governo Berlu- sconi, attraverso i ministri dello Svi- luppo economico Paolo Romani e del Lavoro Maurizio Sacconi, si era sem- pre rifiutato di mettere bocca nella questione, ritenendo che i sindacati con Marchionne dovevano sbrigarse-

la da soli.

Accanto al caso Termini Imerese rima-

ne la questione più complessiva della

disdetta di tutti i contratti da parte del-

Il presidio davanti ai cancelli di Termini (FOTO A NSA)

Il presidio davanti ai cancelli di Termini (F OTO A NSA ) la Fiat, che ha

la Fiat, che ha convocato i sindacati

martedì prossimo a Torino per aprire

il confronto sul nuovo contratto del- l’auto, autonomo rispetto a quello na- zionale dei metalmeccanici. La Cisl, attraverso il leader Raffaele Bonanni, ha detto di volere un accordo “non di minore impatto rispetto a quello dei metalmeccanici, nè di minore impat- to economico e normativo”. Più com- plessa la posizione della Fiom, che sta ancora organizzando la protesta con- tro la disdetta degli accordi preceden- ti e per lunedì mattina ha convocato il comitato centrale per decidere come muoversi.

NON SEDERSI al tavolo e comun- que non firmare il nuovo contratto comporterebbe per il sindacato gui- dato da Maurizio Landini l’estromis- sione dal mondi Fiat, con la pena ac- cessoria di non poter incassare le quo- te degli iscritti attraverso la trattenuta in busta paga. Per la Fiom si tratta di circa un milione e mezzo di euro al-

l’anno, una cifra importante che l’or- ganizzazione dovrebbe trovare il mo- do di incassare direttamente dai sin- goli lavoratori, mese per mese.

Sabato 26 novembre 2011

Sabato 26 novembre 2011 pagina 11 ECONOMIA ALITALIA, VENDESI SLOT INGLESI (PER FARE CASSA) L’azienda in

pagina 11

ECONOMIA

ALITALIA, VENDESI SLOT INGLESI (PER FARE CASSA)

L’azienda in crisi valuta di cedere i diritti di atterraggio e decollo

di Daniele Martini

A lle prese con un bilancio che si ostina a non andare in pareggio, i “patrioti” dell’Alitalia pensano di

vendere i gioielli di famiglia. Cioè gli slot (diritti di atterrag- gio e decollo) a Londra, in uno degli aeroporti più trafficati del mondo. Merce davvero rara e preziosa perché soprattutto a Heathrow, il più importante dei 6 scali della capitale ingle- se, così come a Francoforte o a Linate, gli slot praticamente so- no bloccati, chi li perde o li ven-

La compagnia:

“Stiamo facendo un sondaggio di mercato per verificare se c’è una convenienza”

de non ne rientrerà mai più in possesso. Pur tra mille cautele, le fonti ufficiali della compa- gnia confermano: “Stiamo va- lutando, stiamo facendo un sondaggio di mercato per veri- ficare se c’è una convenienza alla vendita”.

È un brutto segnale. Nessuno

pensa di farsi valutare un bene se non ha intenzione o neces- sità di venderlo. Nessuna com- pagnia al mondo deciderebbe

di cedere i suoi slot londinesi se

non puntasse a cambiare le sue strategie commerciali o non fosse in difficoltà oppure non avesse bisogno di incassare li- quidità in fretta. In questo mo- mento c’è solo un’altra società aerea che sta ragionando sulla cessione degli slot a Londra, la

British Midland di proprietà della tedesca Lufthansa. Ma la Midland, con la base operativa proprio a Heathrow e seconda compagnia britannica dopo British Airways, è in crisi e non sa più da che parte girarsi. L’Alitalia dei “patrioti” berlu- sconiani, invece, fino a non molto tempo fa ostentava un ottimismo prorompente e i suoi capi si erano spinti fino a dare per certo un utile di bilan- cio alla fine del 2011, modesto ma pur sempre un utile che avrebbe dovuto dare il segnale della discontinuità rispetto ai periodi delle vacche magre e dei conti paurosi della gestione pubblica. Evidentemente le co- se non stanno andando come Rocco Sabelli (amministrato- re) e Roberto Colaninno (pre- sidente) avrebbero voluto.

NELLA STORIA Alitalia c’è solo un precedente di vendita di

slot e risale alla fase finale della compagnia pubblica, quando la società era ormai in agonia e le tentava disperatamente tutte per non andare a gambe all’aria. Anche in quell’occasione furo- no venduti slot a Heathrow, sfruttando la circostanza che in Gran Bretagna i diritti aeropor- tuali hanno un mercato e sono

di fatto cedibili, a differenza di

quanto avviene in Italia dove i

diritti di decollo ed atterraggio cambiano ugualmente di mano, ma solo con sistemi obliqui, at- traverso trattative sottotraccia

molto complesse. Quella volta

la compagnia italiana vendette

6 slot e l’incasso fu veramente consistente: 90 milioni di dolla- ri.

Diventata nel frattempo priva-

ta, Alitalia ha conservato 66 slot

settimanali a Londra Heathrow

più 11 nello scalo di London Ci- ty. In particolare quelli di Hea- throw sono un tesoro veramen-

te prezioso. Al momento ovvia-

mente non ci sono spiegazioni ufficiali sui motivi della even-

non ci sono spiegazioni ufficiali sui motivi della even- Heathrow Alitalia potrebbe vendere gli slot del

Heathrow Alitalia potrebbe vendere gli slot del più importante scalo londinese. Era successo una

sola volta in passato (F OTO A NSA)

ca buonuscita. Vere o false che siano queste voci, di certo i con- ti di gestione Alitalia sono in ra- pido peggioramento mentre i debiti restano superiori al mi- liardo di euro. In meno di due mesi le previsio-

ni sono passate dal bello stabile al molto nuvoloso. Il 6 ottobre, in occasione della presentazio- ne alla stampa dei nuovi aerei brasiliani Embraer, Sabelli aveva assicurato che c’erano tutte le condizioni per il pareggio ope- rativo di bilancio prima degli oneri finanziari (Ebit). Nel co- municato ufficiale a commento dei risultati del terzo trimestre

la prima correzione: l’utile di 20 milioni di euro dei primi nove mesi potrebbe essere eroso dal- l’andamento dell’ultima parte dell’anno a causa delle flessione della domanda dei viaggiatori business. Alcuni giorni fa, du- rante l’ultima riunione dell’al- leanza Skyteam di cui Alitalia fa parte, la frenata: non ci sarà al- cun pareggio.

di tanti campi diversi, sotto la guida di un tutor individuale. Figure che lo aiuteranno a ca- pire le sue attitudini e le sue potenzialità, e in quale modo esprimerle. “Per ogni ragazzo ci sarà un

piano strettamente individua- le, costruito su di lui” spiega Marino. Niente aule o corsi di gruppo, insomma. Il progetto ha già avuto una sperimenta- zione con due ragazzi. Ora si partirà con la prima fase. La presidente racconta: “Ci stan- no chiamando ragazzi, asso- ciazioni e scuole da tutta Ita- lia. Noi non promettiamo po- sti di lavoro, ma garantiamo l'aiuto di professionisti, ai tan- ti che hanno bisogno di con- sigli o di una valutazione:

spesso anche di ritrovare la fiducia in se stessi”. Quella fiducia smarrita tra scelte sbagliate e porte in faccia, in un mercato che spesso succhia e getta via anche i più volenterosi. “Oggi i pro- dotti del sapere vengono sfruttati in modo parassitario” ricorda il filosofo Giacomo Marramao, presidente della fondazione romana Basso, dove ieri Mentore ha presentato il suo progetto. Un intellettuale che protesta, contro la massificazione delle persone e delle lo- ro capacità: “Ognuno ha la sua pecu- liarità, e va valorizzato per esse”. L'im- portante è trovare la strada: contro la crisi, e contro la rassegnazione.

la strada: contro la crisi, e contro la rassegnazione. famiglie dove nessuno lavora. Gli effetti della

famiglie dove nessuno lavora. Gli effetti della profonda crisi, su gio- vani privi di punti di riferimento, in una società che non ha tempo per ac- compagnarti. “Tanti, troppi ragazzi so- no disorientati, non sanno qual è la loro strada” osserva Marinella Marino, pre- sidente di Mentore: un'associazione no profit, nata nello scorso giugno pro- prio per aiutare i giovani a capire come costruirsi un futuro. Il primo passo sarà “Celapuoifare”, un progetto basato su incontri tra giovani Neet ed esperti di varie discipline. Un percorso di quat- tro mesi, in cui ogni ragazzo potrà con- frontarsi con docenti e professionisti

tuale vendita. La compagnia si

limita a ricordare che fino ad og-

gi tutti gli slot di Londra sono

operativi. Secondo “Radio cor- ridoio Alitalia” l’azienda vuol cedere i suoi slot perché l’am- ministratore Sabelli ha bisogno

di abbellire i conti per non ri-

nunciare ai sostanziosi bonus

(si parla di milioni di euro) che

gli spetterebbero secondo con-

tratto al raggiungimento di de- terminati risultati. C’è chi dice che Sabelli sia addirittura in pro- cinto di dire addio alla compa- gnia e stia preparando le condi- zioni per andarsene con una ric-

Giovani senza futuro:

un progetto per aiutarli

di Luca De Carolis

G iovani, con un presente fatto di nul- la e senza un'ipotesi di futuro. Emar-

ginati, dalla crisi che toglie lavoro e sogni. Sono i Neet italiani, ovvero i ra- gazzi che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione, se- condo la traduzione dell'acronimo in-

glese. Oltre due milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni, secondo l'ultimo rap- porto del Centro studi della Banca d'I- talia, ovvero il 23,4 per cento della po- polazione, a fronte del 20 per cento registrato nel 2008. Un esercito di ra- gazzi che hanno lasciato la scuola o

l'università e che hanno perso il lavoro,

o non l'hanno mai trovato. Diffusi in

ogni parte d'Italia, perché la crisi ha ridotto il tradizionale divario tra Nord e Sud. Non c'è grande differenza neppure tra diplomati e non: la recessione ha reso minimo il peso del “pezzo di carta”. Molti sembrano già rassegnati all'ine- dia. Secondo il rapporto, nel 2010 solo

il 33,8 per cento dei Neet ha cercato

lavoro. La maggior parte va avanti gra- zie ai genitori, ma il 25 per cento vive in

il 33,8 per cento dei Neet ha cercato lavoro. La maggior parte va avanti gra- zie

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pagina 12 Sabato 26 novembre 2011 ALTRI MONDI Brasile “La Rousseff ammetta la sua omosessualità” Il

Sabato 26 novembre 2011

ALTRI MONDI

pagina 12 Sabato 26 novembre 2011 ALTRI MONDI Brasile “La Rousseff ammetta la sua omosessualità” Il

Brasile“La Rousseff ammetta la sua omosessualità”

Il deputato ultraconservatore ed ex militare Jair Bolsonaro ha chiesto alla presidente del Brasile, Dilma Rousseff, che “ammetta la sua omosessualità. Dilma smetta di mentire. Se le piacciono gli omosessuali, che lo riconosca”. La dichiarazione è stata resa in polemica con la proposta governativa di includere contenuti riguardanti anche le relazioni affettive omosessuali nei testi didattici in uso nelle elementari. (FOTO LAPRESSE)

elementari. ( F O T O L A P R E S S E ) Iran

Iran Il piano italiano per le sanzioni L’Italia vuole

intensificare il pressing su Teheran, anche con l’arma delle sanzioni.

E

la Farnesina è pronta a “discuterne con i partner”, coinvolgendo

le

compagnie petrolifere con un’azione di ‘moral suasion’ per

diversificare le forniture di greggio. Un dossier che vedrà i rappresentati delle compagnie lunedì partecipare a una riunione alla Farnesina. E che potrebbe esser affrontato anche dal ministro degli Esteri, Giulio Terzi, con l'ad di Eni, Paolo Scaroni. (FOTO LAPRESSE)

Sabato 26 novembre 2011

O T O L A P R E S S E ) Sabato 26 novembre 2011

pagina 13

ALTRI MONDI

E S S E ) Sabato 26 novembre 2011 pagina 13 ALTRI MONDI Libia “Il Tpi

Libia “Il Tpi può processare Gheddafi jr in patria” Il

Tribunale penale internazionale potrebbe processare Seif al-Islam Gheddafi in Libia. È la proposta avanzata dal procuratore capo del Tpi, Luis Moreno-Ocampo. Le altre possibilità dall’Aja sono che la Libia richieda al Tpi di decidere se un suo tribunale possa perseguire Seif al-Islam oppure che venga processato in patria per altri reati per i quali è stato incriminato in Libia, con il Tpi che invece lo perseguirebbe per crimini contro l'umanità. (FOTO LAPRESSE)

l'umanità. ( F O T O L A P R E S S E ) Marocco

Marocco Voto legislativo nell’indifferenza Nessun manifesto

elettorale, solo qualche volantino che invita ad andare a votare. Per strada pare un venerdì qualunque, con poco traffico e i fedeli che

s’inginocchiano per la preghiera davanti alle moschee. Il voto di ieri in Marocco è parso passare in sordina, mentre la sfida dei partiti è quella

di raggiungere un vasto mandato parlamentare: 33 formazioni in lizza

per i 395 seggi della Camera dei rappresentanti che aspira a sviluppare

la nuova Costituzione del regno di Mohammed VI. (FOTO LAPRESSE)

di Mohammed VI. ( F O T O L A P R E S S E

CONTRO I CRIMINI DEI TABLOID LA PARATA DELLE STAR

Da Grant alla Rowling accuse ai giornali di Murdoch

STAR Da Grant alla Rowling accuse ai giornali di Murdoch di Andrea Valdambrini mi te Hugh

di Andrea Valdambrini

mi

te

accuse ai giornali di Murdoch di Andrea Valdambrini mi te Hugh Grant “ Unastoria assurdae completamente

Hugh

Grant

Unastoria assurdae completamente falsa,cheportò allarotturacon Jemima

te presieduta dal giudice Brian Leveson, è andato in scena un esame di coscienza che tutto il Paese sta seguen- do, senza smettere di inter- rogarsi sul sottile confine tra dovere di cronaca e diritto

JK

Rowling

Non posso mettere il mantello dell’inivisibilità sulla mia casa

il mantello dell’inivisibilità sulla mia casa ” alla privacy. Tra i vip la testimonianza più eclatante

alla privacy. Tra i vip la testimonianza più eclatante è stata certamente quella di JK Rowling, popo- larissima autrice della saga di Harry Potter. In oltre due ore la scrittrice ha dettagliato il

Potter. In oltre due ore la scrittrice ha dettagliato il Sienna Miller “ Informazioni senza controllo,

Sienna

Miller

Informazioni senza controllo, difficile condurre una vita normale

senso dell’assedio provocato dalla presenza di paparazzi davanti alla sua abitazione. Una volta, ha ricordato la scrittrice, uscendo di casa, un fotografo di un tabloid scozzese le ha semplicemen-

Max

Mosley

Non sta a me entrare nella sua stanza da letto, filmarlo e scriverci un articolo

sua stanza da letto, filmarlo e scriverci un articolo ” te detto: “Sa com’è, oggi è

te detto: “Sa com’è, oggi è

una giornata noiosa in reda- zione…”. L’episodio più in- trusivo rimane per lei la pub- blicazione nel 2001 da parte

del settimanale Ok! di una fo-

to della figlia (allora di 8 an-

ni) in costume da bagno. Per quanto rimossa dal sito della rivista, ha detto l’autrice di Harry Potter, la foto è stata ancora a lungo reperibile sul web.

quando Daily Mirror pubblicò una foto della modella che giocava con un bambino, scrivendo che l’attrice era ubriaca. All’azione legale per diffamazione, vinta dalla mo- della, segue un titolo “Sorry, Sienna”, con cui il tabloid ri- para. “Ma intanto il danno è stato fatto”, ha commentato amara l’attrice. Mosley, ex boss della Formu- la 1 e figlio di Oswald Mosley, fondatore del partito fascista britannico, è anche lui impe- gnato non da ora in una lun- ga battaglia contro i tabloid. Ha affermato che la sua re- putazione è stata distrutta dopo la pubblicazione come storia di copertina su News of the World dell’orgia a sfondo nazista a cui avrebbe parte- cipato. “Non dico che mio figlio sa- rebbe ancora vivo se quella storia non fosse andata su Ne- ws, ma chissà”, ha detto ieri riferendosi alla scomparsa

per overdose del 29enne Ale- xander, avvenuta nel 2009. “Se qualcuno soffre di de- pressione e gli succede qual- cosa di molto imbarazzante, la cosa rende la sua vita più dura”. Non solo Murdoch. Una pic- cola bomba contro la stampa scandalistica nel suo com- plesso l’ha sganciata Hugh Grant. Al contrario di quanto è stato scritto, ha detto l’at- tore, nessuna telefonata compromettente ricevuta a tarda notte ha messo in crisi la relazione con l’allora com- pagna Jemima Khan. Un epi-

Londra

spiate e paparazza-

te. Quelle di star dai no-

universalmente no-

come Hugh Grant,

Sienna Miller, JK Rowling, che confessato di provare costante ansia per la presen- za di giornalisti e fotografi. Ma anche quelle di famiglie normali finite sotto l’occhio dei riflettori a causa di epi- sodi di cronaca terribili, co- me il rapimento e l’uccisio- ne delle 13enne Milly Do- wler nel 2002 o la sparizio- ne, quattro anni fa, della pic- cola Madeleine McCann.

LA STAMPA britannica sembra proprio essere anda- ta troppo al di là del diritto di cronaca. Lo ha fatto con i propri tabloid di punta, pri- mo tra tutti News of the World, settimanale scandalistico del gruppo Murdoch, chiuso a luglio, sull’onda dello scan- dalo, per aver spiato a lungo, a caccia di scoop, i telefoni di almeno 6000 persone, famo- se o meno che fossero. Per tutta la settimana, davanti al- la commissione indipenden-

V ite

Tutti in fila per la Madonna di Mosca

di Francesca Mereu

S tanno in fila la mattina e tutta la notte a sfidare le ge-

lide temperature dell’autun- no moscovita per raggiunge- re la cattedrale del Cristo Sal- vatore, nel centro di Mosca, e baciare una teca che contie- ne una delle reliquie più im- portanti per la Chiesa Orto- dossa: la cintura della Vergi- ne Maria. Si trascinano a fatica per le strade ricoperte di ghiaccio e con pazienza aspettano una media di 26 ore in un ingorgo umano lungo più di 5 chilo-

metri che da una settimana sta paralizzando le sempre intasate strade della capita- le. “Sono arrivata apposta da Ni- zhny Novgorod. Il freddo? Si sopporta quando c’è la spe-

LA MODELLA E l’ex boss F1. La lunga battaglia legale della Miller contro News of
LA MODELLA E l’ex boss
F1. La lunga battaglia legale
della Miller contro News of
the World - cominciata anni fa
ai
tempi dell’intrusione da
parte della stampa scandali-
stica nella relazione con l’at-
tore Jude Law – si è arricchita
di
un’ulteriore testimonian-
za. Miller, ora 29enne, ha ri-
cordato come all’età di 21
aveva intorno a sé 15 papa-
razzi che la seguivano ogni
giorno. Le brucia ancora
Il nodo del Kosovo
Anche a Belgrado c’è chi
ha paura della Serbia nell’Ue
C’È QUALCUNO, ANCHE A BELGRADO, che ha
paura della Serbia nell’Ue. E c’è chi ha paura
della Serbia e basta. Appena Belgrado
s’avvicina all’Ue scoppiano incidenti alla
frontiera con il Kosovo. Questa volta accade -
difficile sia un caso - prima della visita a
Bruxelles del presidente serbo Tadic: i leader
dei 27 debbono decidere, il 9 dicembre se
accordare alla Serbia lo statuto di candidato
all’adesione. L’ultimo ostacolo è la mancanza di
un dialogo “serio” tra Belgrado e Pristina. A
Tadic, il presidente del Consiglio europeo Van
Rompuy ricorda: “La cooperazione regionale e
le relazioni di buon vicinato sono essenziali nel
processo d’allargamento balcanico”
dell’Unione. Serbi e kosovari hanno aperto un
tavolo, in marzo, ma si sono subito bloccati
sulla questione dei posti di confine. La Serbia
non riconosce l’indipendenza del Kosovo,
autoproclamata nel 2008 e poi avallata dalle
autorità internazionali, e non accetta che la
frontiera con il Kosovo sia considerata una
frontiera fra Stati. L’altra notte, 21 militari della
Kfor, la forza Nato, sono stati feriti, mentre
cercavano di smantellare una barricata eretta
dai serbi del nord del Kosovo perché ci sono
poliziotti kosovari nei posti di confine.
Attaccati dai manifestanti, i soldati hanno
ripiegato perché “le barricate non valgono la
perdite di vite umane”. Tadic e i leader di
Belgrado, propensi a una linea moderata e
negoziale, sono in imbarazzo davanti alla linea
dura sostenuta dalle forze conservatrici e
nazionaliste. E le elezioni in primavera
complicano i giochi.
Giampiero Gramaglia

VENTISEI ORE DI ATTESA SOTTOZERO PER LA RELIQUIA CHE GUARISCE DAI MALI

Mosca

ranza di ottenere la grazia della Madonna”, racconta Iri-

na, 37 anni mentre si riscalda sorseggiando del tè e batten-

do

i piedi. Era in fila da 12 ore

e

la cattedrale era ancora

molto lontana. Accanto a lei Svetlana, 57 anni, reggeva un’icona con il ritratto della Vergine. “La Madonna ricom- penserà la nostra attesa”, spiega. Secondo i fedeli la reliquia aiuterebbe a guarire da qual- siasi malattia e le donne a concepire figli. Nessuno sa quale grazia abbia chiesto il potente premier Vladimir Putin alla Vergine quando il

mese scorso ha baciato per primo l’ambito oggetto ap- pena arrivato a San Pietro- burgo dal monastero greco ortodosso sul Monte Athos dov’è custodito. Ma se i comuni mortali si ac-

calcano in una fila che rag- giunge una media di cento- mila persone per volta, agli alti ufficiali l’accesso alla teca

è immediato: basta mostrare

un invito speciale per avere la reliquia a portata di bacio. “Aspettavamo molte perso- ne, ma non fino a questo pun- to”, ha confessato al quoti- diano Kommersant Mikhail Ya- kushev il direttore della fon- dazione che ha organizzato l’evento.

ANCHE LE AUTORITÀ cittadine sono state colte di sorpresa: non pensavano di dover affrontare il più grande avvenimento religioso degli ultimi cento anni in Russia. “Siamo costretti a cambiare i nostri piani in continuazione. Ogni giorno arriva sempre più gente”, spiega Pavel Bol- shunov, l’addetto stampa del distretto centrale di Mosca. Le strade attorno alla catte- drale sono state chiuse al traf- fico – cosa che fa tuonare di rabbia i moscoviti costretti a trascorrere più ore in macchi- na del solito. Le autorità han- no organizzato dei punti di ri- storo dove i pellegrini posso- no riscaldarsi e bere una be- vanda calda. Per risolvere al più presto l’emergenza folla, giovedì la teca con la reliquia è stata piazzata sopra un arco speciale. I fedeli ci passano sotto senza sfiorarla: se prima

la

persone al minuto, ora sotto

reliquia era baciata da 40

l’arco ce ne passano il dop-

pio. Tra la folla – tenuta sotto controllo da severi poliziotti – girano intanto preti e mona-

ci

no della cattedrale si trova un pezzetto del vestito della Ver- gine che fa gli stessi miracoli della cintura e che può esser visitato ogni giorno. Nessuno però lascia la fila.

che spiegano che all’inter-

sodio risalente al 2007 che non sarebbe potuto emerge- re se il suo telefono non fosse stato intercettato. Spionag-

gio targato Mail on Sunday, ac- cusa Grant. Se avesse ragio- ne, si tratterebbe della prima volta per un giornale di gos- sip che non fa capo a Mur- doch.

per un giornale di gos- sip che non fa capo a Mur- doch. SEI ITALIANI LIBERATI,

SEI ITALIANI LIBERATI, NE RESTANO UNDICI

I pirati rilasciano la Rosalia D’Amato Il dramma della Savina Caylyn

la Rosalia D’Amato Il dramma della Savina Caylyn governo dovesse decidere un blitz. La situazione si

governo dovesse decidere un blitz. La situazione si fa sem- pre più pericolosa per le con- dizioni in cui sono tenuti i ma- rinai sequestrati che hanno più volte spiegato di essere ormai allo stremo. I pirati consentono ai marinai di chiamare le loro famiglie per indurle a sostenere la strada

del pagamento del riscatto. Le trattative con i pirati un paio di settimane fa sembra- vano essere arrivate a buon punto tanto che le famiglie degli ostaggi avevano chiesto il silenzio stampa per la prima volta. Ma il rilascio che sem- brava immediato è slittato. Uno dei portavoce del comi-

La nave Rosalia D’Amato (F OTO A NSA)

tato degli ostaggi ieri, appena saputo della liberazione della Rosalia d'Amato ha afferma- to: “La Savina Caylyn è ormai da 10 mesi ancora in Somalia, perché l’armatore con il suo tira e molla per un milione in più o in meno sta logorando giorno dopo giorno 22 esseri umani”.

di Roberta Zunini

P er l'equipaggio della nave Rosalia D'Amato,

la bellissima isola di So- cotra - dichiarata dall'U-

nesco patrimonio dell'uma-

nità per la sua fauna unica al mondo - è tornata a essere una possibile meta di viaggio

e non più un posto da incu-

bo. Nello specchio di mare

azzurrissimo davanti all'iso-

la, appartenente allo Yemen,

ma più vicina alle coste so-

La nave ormai lontanadalle acquesomale Alcunirapiti dell’altra imbarcazione portatiaterra

male, durante l'aprile scorso

della Rosalia D'Amato non è ancora del tutto sicura per- ché la nave non ha ancora raggiunto le acque interna-

zionali, resta il fatto che il car- go si è potuto muovere e non è più sotto il controllo dei pi- rati. Quando fu sequestrato stava portando un carico di soia dal Brasile all'Iran. Dopo

qualche giorno i pirati chie- sero un riscatto di 22 milioni

di euro per il rilascio. La som-

ma fu poi abbassata a 14 e quindi ancora fino a 7. Era

iniziato il 21 aprile l'incubo.

A bordo della motonave ci

sono 21 uomini di equipag- gio, 6 italiani e 15 filippini.

PER ENTRAMBE le navi la Farnesina aveva mandato i missione nell'area Margherita Boniver e l'allora sottosegre- tario Alfredo Mantica. Nume- rose sono state le interpellan- ze presentate in Parlamento, alle quali il governo Berlusco- ni aveva risposto escludendo azioni di forza che potessero mettere in pericolo la vita de- gli uomini a bordo. “Stiamo tutti bene”: sono queste le prime parole che Orazio Lan-

l'altra nave, la Savina, che lot- tano con un comitato per ri- vedere i propri parenti. Da ben 10 mesi l'equipaggio, composto da marinai italiani in gran parte residenti a Pro- cida e molti indiani, è tenuto in ostaggio in condizioni che diventano sempre più criti- che. Alcuni italiani circa tre settimane fa sono stati portati a terra: i pirati ne farebbero

scudi umani qualora la nave dovesse essere abbordata dal- le forze speciali, se il nuovo

L’esercito garantisce governo e voto lungo e così si assicura un futuro di potere in Egitto

di Francesca Cicardi

Il Cairo

S tesse rime e stessi slogan a piazza Tahrir, cambia solo il

nome: i manifestanti cantava- no ieri contro il nuovo primo ministro designato Kamal al Ganzuri, scelto dall’Esercito per guidare un nuovo governo di transizione. Un’altra mario- netta in mano ai militari e un’altra “mummia” prove- niente dall’era di Mubarak:

Ganzuri, di 78 anni, fu primo ministro del’ex dittatore dal 1996 al 1999. “Abbiamo fatto una rivoluzione per scegliere chi ci governa”, dice Siham, una donna velata che come molte altre sono scese in piaz- za per chiedere al Consiglio

Supremo delle Forze Armate – che dirige l’Egitto dalla caduta spaventato le egiziane, che so-
Supremo delle Forze Armate –
che dirige l’Egitto dalla caduta
spaventato le egiziane, che so-
no scese in piazza numerose,
di
Mubarak lo scorso febbraio -
così come gli uomini e moltis-
di
lasciare il potere a un’auto-
rità civile.
simi bambini, di tutte le classi
sociali e le ideologie. Tutti han-
timana, guidato forse da Moha-
med Al Baradei, che ieri è an-
dato a Tahrir a pregare e pro-
testare, davanti a un Esercito
inamovibile.
Le
molestie sessuali degli ulti-
no osato sognare un governo
mi
giorni a Tahrir non hanno
di unità nazionale questa set-
Generazioni La manifestazione di ieri in piazza Tahrir (FOTO DI FABIO BUCCIARELLI)
MALGRADO le decine di
migliaia di persone, forse cen-
tinaia, che hanno riempito il
cuore del Cairo e dopo una set-
timana di rivoluzione nelle stra-
de del paese, l’Esercito conti-
nua imperterrito a gestire la
transizione e punta dritto alle
votazioni di lunedì. Ieri a Tahrir
hanno fatto la loro apparizione
i primi cartelli contro le elezio-
ni, che per molti non hanno
sensoenonpossonocelebrarsi
in
queste condizioni di caos e
di
violenza, che ha lasciato al
meno 40 morti.

il

cargo di proprietà italiana

za, comandante della Rosalia

fu

sequestrato da pirati soma-

D’Amato, ha detto a Carlo

li. Come accadde, tre mesi

Miccio, rappresentante della

prima anche alla Savina Car- lyn, di proprietà dell'armato-

società armatrice Perseveran- za Navigazione. “Per noi non

re

D'Amato. Ma l'equipaggio

è ancora avvenuta la libera-

di

quest'ultima è tuttora nel-

zione visto che la nave è an-

le

mani, armate, dei pirati

cora nelle acque somale” ha

che infestano il Corno D'A- frica. Anche se la liberazione, avvenuta ieri, dei marinai

però subito dopo aggiunto il comandante. Silenzio e dolo- re invece per i familiari del-

A 48 ore dall’apertura dei seg-

gi, l’Esercito imponeva ieri an-

cora una volta la sua legge: le votazioni, che si terranno in 3 fasi da novembre a gennaio, do- vranno durare 2 giorni “in mo- do da permettere al maggior numero possibile di elettori di partecipare”, annunciava in un comunicato.

Intanto, Ganzuri avrebbe rice- vuto dai militari deleghe più ampie di quelle dell’esecutivo precedente, ma l’Esercito non

La Ola degli indignados

DALL’ESEMPIO CILENO SI PROPAGA IN TUTTO IL SUDAMERICA IL MOVIMENTO DI PROTESTA STUDENTESCO

di Manuel Anselmi

I l movimento degli studenti cileni, gui- dato dalla ormai famosissima Ca-

mila Vallejo, ha superato i confini na- zionali e la lotta per una educazione gratuita e pubblica ha ormai contagia- to molti altri paesi del subcontinente sudamericano. Dal 12 ottobre scorso in Colombia mol- te delle università sono occupate. Per le vie di Bogotà sono sempre più frequenti le manifestazioni dei giovani che pro- testano contro una riforma educativa promossa dal governo in chiave neo- liberale e che punta tutta sulla auto- nomia degli istituti. Riforma che gli stu- denti colombiani rifiutano proprio per non doversi poi trovare in una situa- zione simile a quella dei loro colleghi cileni, in cui vige un mercato delle uni- versità e dove la maggior parte della popolazione è esclusa da una istruzio- ne di qualità. “Il modello educativo ci-

leno è un esempio da non seguire” ha affermato esplicitamente Jairo Rivera, uno dei leader degli studenti. “ Uno dei punti più discutibili e di maggiore dis- senso è la creazione di università pri- vate con una vera e propria finalità di lucro” ha spiegato Moisés Wasserman, rettore dell'Universidad Nacional de Colombia.

IN URUGUAY, alcuni giorni fa più di tremila ragazzi sono scesi in piazza per di- mostrare il loro ap- poggio agli studenti cileni. A Santo Domin- go, da alcune settima- ne un gruppo chia- mato “Los liberta- rios” porta avanti una rivolta contro le politiche educative governative, e rivendi-

cano che l'investimento pubblico sull'e- ducazione sia effettivamente del 4% co- me previsto dalla legge. Perfino in Ve-

nezuela, la gioventù bolivariana vicina al presidente Chávez ha organizzato alcune manifestazioni di solidarietà con i movimenti cileni e colombiani, durante le quali hanno avanzato richieste di mi- glioramento delle pro- prie condizioni studen- tesche. Qualche giorno fa, du-

rante i Latin Gram- my Awards, quando sul palco per ritirare il prestigioso premio è salito Residente, al se- colo René Pérez Joglar, cantante del gruppo hip pop portoricano Calle 13, tutti hanno potuto leggere sulla sua maglietta la scrit- ta: “Educaciòn pu-

blica gratuita”. Al momento dei rin- graziamenti, il cantante non ha esitato a dedicare il prestigioso riconoscimento agli studenti latinoamericani che stanno lottando per una educazione gratuita per tutti.

AT T R AV E R S O la musica e le esigenze dei giovani, si sta forse formando una coscienza pansuda-

arretra di fronte alle pressioni del popolo, appoggiato ieri persino dagli Usa, che hanno sollecitatoi generali adimetter-

mericana. Di sicuro, come ha sot-

si

“il prima possibile” e a cede-

tolineato il filosofo e scrittore co-

re