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Il Risorgimento Italiano

Con Risorgimento la storiografia si riferisce al periodo della storia d'Italia durante il quale la nazione italiana consegu la propria unit nazionale, riunendo in un solo nuovo Stato, il Regno d'Italia, i precedenti Stati preunitari. Il termine, che designa anche il movimento culturale, politico e sociale che promosse l'unificazione, richiama l'ideale romantico e nazionalista di una resurrezione dell'Italia, attraverso il raggiungimento di un'identit unitaria che si era iniziata a delineare durante la dominazione romana. Tale processo si arrest definitivamente nella seconda met del VI secolo. Sebbene non vi sia consenso unanime tra gli storici, la maggior parte di essi tende a stabilire l'inizio del Risorgimento, come movimento, subito dopo la fine del dominio Napoleonico e il Congresso di Vienna nel 1815, e il suo compimento fondamentale con l'annessione dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale a Roma nel febbraio 1871. Tuttavia, gran parte della storiografia italiana ha esteso il compimento del processo di unit nazionale sino agli inizi del XX secolo, con l'annessione delle cosiddette "terre irredente", a seguito della Prima Guerra Mondiale. Anche la Resistenza italiana (1943-1945) stata talvolta ricollegata idealmente al Risorgimento. Estensione cronologica del fenomeno La definizione dei limiti cronologici del Risorgimento risente evidentemente dell'interpretazione storiografica riguardo a tale periodo e perci non esiste accordo unanime fra gli storici sulla sua determinazione temporale, formale ed ideale. Esiste inoltre un collegamento tra un "Risorgimento letterario" e uno politico: fin dalla fine del XVIII secolo si scrisse di Risorgimento italiano in senso esclusivamente culturale. La prima estensione dell'ideale letterario a fatto politico e sociale della rinascita dell'Italia si ebbe con Vittorio Alfieri, vero e proprio storico dell'et risorgimentale, che diede inizio a quel filone letterario e politico risorgimentale che si svilupp nei primi decenni del XIX secolo. Come fenomeno politico, il Risorgimento viene compreso da taluni storici fra il proclama di Rimini (1815) e la breccia di Porta Pia da parte dell'esercito italiano (20 settembre 1870), da altri, fra i primi moti costituzionali del 1820-1821 e la proclamazione del Regno d'Italia (1861) o il termine della Terza Guerra d'Indipendenza (1866). Altri ancora, in senso lato, vedono la sua nascita fra l'et riformista della seconda met del XVIII secolo e l'et napoleonica (1796-1815), a partire dalla prima campagna d'Italia. La sua conclusione, parimenti, viene talvolta estesa, come detto, fino al riscatto delle terre irredente dell'Italia nord-orientale (Trentino e Venezia Giulia) a seguito della prima guerra mondiale. Infine, le forze politiche che diedero vita alla Costituzione della Repubblica italiana ed una parte della storiografia hanno individuato nella Resistenza all'occupazione nazifascista, tra il 1943 ed il 1945, un "secondo" Risorgimento. Premesse storiche 2

Impero romano e Medioevo Durante l'et augustea l'Italia fu organizzata in un sistema amministrativo distinto da quello tipico della province divenendo la parte privilegiata dell'impero: i suoi abitanti liberi erano cittadini romani, esentati dalla tassazione diretta, eccetto la nuova tassa sulle eredit creata per finanziare i bisogni militari. L'Italia fu dotata di una fitta rete stradale e di numerose strutture pubbliche (evergetismo augusteo). I privilegi accordati da Roma all'Italia, tanto da farne una sorta di metropoli rispetto alle altre province dell'impero, affondavano le loro radici nella pi antica politica d'espansione romana, che facendo leva sul comune substrato culturale e linguistico caratterizzante molti popoli italici Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, l'unit territoriale della penisola non venne meno n col regno degli Ostrogoti, n dopo l'intervento diretto dell'imperatore d'Oriente Giustiniano I e la successiva guerra gotica. Questa unit si ruppe con l'invasione longobarda e la conseguente spartizione della penisola. I Longobardi col tempo finirono sempre pi per fondersi con la componente latina e tentarono, sull'esempio romano e ostrogoto, di riunificare la penisola per dare una base nazionale al loro regno. Tale tentativo fall per l'intervento dei Franchi richiamati da papa Adriano I. Prima della conquista franca infatti, il Regnum Langobardorum si identificava con la massima parte dell'Italia peninsulare e continentale e gli stessi re longobardi, dal VII secolo, non si consideravano pi solo re dei longobardi, ma dei due popoli (longobardi e italici di lingua latina) posti sotto la propria sovranit nei territori non bizantini e dell'Italia tutta ( Dei rex totius Italiae). I vincitori si erano pertanto gradualmente romanizzati. Un secolo e mezzo pi tardi prese corpo definitivamente, con un sovrano germanico, Ottone I di Sassonia, il Regno d'Italia, che era legato al resto dellImpero da vincoli di vassallaggio, dai quali vanamente cerc di sottrarsi. I pi celebri fra tali tentativi furono quello di Berengario del Friuli e poi di Arduino d'Ivrea, personaggi considerati dalla storiografia nazionalista come antesignani dei patrioti risorgimentali. Nei primi secoli dopo il Mille, lo stesso desiderio di autonomia e libert port a un notevole sviluppo delle Repubbliche marinare (Amalfi, Genova, Pisa e Venezia), e poi dei liberi Comuni di popolo. In questo periodo questo desiderio di autonomia cominci lentamente a emergere, alimentandosi soprattutto del ricordo dell'antica grandezza di Roma, e trovando nell'identit religiosa rappresentata dalla Chiesa, un senso di comune appartenenza. La vittoria nella battaglia di Legnano ad opera della Lega Lombarda contro l'imperatore Federico Barbarossa, e la rivolta dei Vespri Siciliani contro il tentativo del re di Francia di assoggettare la Sicilia, saranno assunte i come i simboli del primo risveglio di una coscienza di patria. Tutto ci succedeva mentre da un lato la formazione dei comuni e delle signorie port al fallimento di una composizione politica unitaria, per il prevalere di interessi di pochi. Rinascenze e Rinascimento 3

Durante le rinascenze culturali del XIII e XIV secolo, che avrebbero condotto al fiorire del Rinascimento, si dimostr ben vivo il ricordo della passata grandezza dell'Italia come centro del potere e della cultura dell'impero romano e come centro del mondo, e il Paese fu ispirazione ed oggetto di studio per poeti e letterati, cantando lodi all'Italia antica e deprecandone la contemporanea situazione. Un sentimento di comune appartenenza nazionale sembr maturare presso gli intellettuali del tempo mentre il volgare latino locale veniva elevato al rango di lingua letteraria, primo ideale elemento di una coscienza collettiva di popolo. Sul piano politico, invece, a causa della mancanza di uno stato unitario sul modello di quelli che stavano via via sorgendo nel resto d'Europa, l'Italia fu costretta a supplire con l'intelligenza strategica dei suoi capi politici alla superiorit di forze degli stati nazionali europei. Da allora in Italia ebbe inizio un lungo periodo di dominazione straniera, la quale, secondo gli storici risorgimentali, fu quindi dovuta non a sterile arrendevolezza, bens al ritardo del processo politico di unificazione. L'interesse per l'unit si spost intanto dall'ambito culturale a quello dell'analisi politica e, gi nel XVI secolo, Machiavelli nel suo Principe scriveva che il compito di questi avrebbe dovuto essere quello di pigliare l'Italia e liberarla dalle mani dei barbari. Et napoleonica Non fu che alla fine del XVIII secolo, con l'arrivo delle truppe napoleoniche nella penisola, che cominci a diffondersi presso strati sempre pi ampi di popolazione un sentimento nazionale italiano, fino ad allora percepito soltanto da una ristretta cerchia di intellettuali, aristocratici e borghesi gi esposti alle idee dell'illuminismo.

Le idee e gli uomini


Lo sviluppo di una coscienza politica nazionale coincise, soprattutto nella borghesia, con la diffusione delle idee liberali, e dell'Illuminismo esaltate dalla Rivoluzione francese, ed ebbe un'accelerazione improvvisa con la discesa in Italia di Napoleone Bonaparte nella sua prima campagna d'Italia, nel 1796. Rovesciati i sovrani preesistenti, i francesi, deludendo le speranze dei patrioti giacobini italiani, si erano stabilmente insediati nella Pianura Padana, creando repubbliche su modello francese (le cosiddette Repubbliche Sorelle), rivoluzionando la vita del tempo e portando idee nuove, ma facendone anche ricadere il costo sulle popolazioni locali, sino a generare episodi di rivolta come le cosiddette "Pasque veronesi". Il sorgere della coscienza nazionale non fu un processo unitario, lineare o coerentemente definito; diversi programmi, aspettative ed ideali, a volte anche incompatibili tra loro, confluirono in un vero e proprio crogiuolo: vi erano in campo quelli repubblicani, anticlericali, liberali, monarchici filoSavoia, clericali: vi era l'ambizione espansionista di Casa Savoia verso la Pianura Padana, vi era il bisogno di liberarsi dal dominio austriaco nel 4

Regno del Lombardo-Veneto, unitamente al generale desiderio di migliorare la situazione socio-economica approfittando delle opportunit offerte dalla rivoluzione tecnico-industriale, superando al contempo la frammentazione della penisola. Le personalit di spicco in questo processo furono molte tra cui: Giuseppe Mazzini, figura eminente del movimento liberale repubblicano italiano ed europeo; Giuseppe Garibaldi, repubblicano e di simpatie socialiste, per molti un eroico ed efficace combattente per la libert in Europa ed in Sud America; Camillo Benso conte di Cavour, statista in grado di muoversi sulla scena europea per ottenere sostegni, anche finanziari, all'espansione Camillo Benso, conte di Cavour del Regno di Sardegna; Vittorio Emanuele II di (1810-1861) Savoia, abile a concretizzare il contesto favorevole con la costituzione del Regno d'Italia. Vi furono gli unitaristi repubblicani e federalisti radicali contrari alla monarchia come Nicol Tommaseo e Carlo Cattaneo; vi furono cattolici come Vincenzo Gioberti e Antonio Rosmini che auspicavano una confederazione di stati italiani sotto la presidenza del Papa (neoguelfismo) o della stessa dinastia sabauda. Gli anni della restaurazione

Dopo la sconfitta definitiva di Napoleone, il Congresso delle potenze vincitrici, riunitosi a Vienna, decise di restaurare i sovrani detronizzati in nome del principio di legittimit, talora sacrificato per l'assetto dell'equilibrio di potere (balance of power) tra le potenze europee. Per assicurare il mantenimento dell'ordine, dopo il caotico periodo rivoluzionario e delle guerre napoleoniche, secondo il principio d'intervento e della sovranit limitata degli stati, l dove la situazione politica di uno stato mettesse in pericolo l'ordine negli altri stati, si previde l'utilizzo di uno strumento di polizia internazionale chiamato Santa Alleanza. Il patto fu stipulato tra l'Austria, la Prussia, la Russia; 5

successivamente il 20 novembre 1815 la Gran Bretagna ader a quella che fu chiamata la Quadruplice Alleanza che l'entrata della Francia di Luigi XVIII nel 1818 trasform nella Quintuplice Alleanza. Il Congresso concord inoltre incontri periodici al fine di controllare lo stato dell'ordine internazionale e per appianare i contrasti (il cosiddetto Concerto dEuropa), tanto che per circa un secolo vennero evitati conflitti su scala continentale. Dopo il Congresso di Vienna, l'influenza francese e rivoluzionaria rimase nella vita politica italiana attraverso la circolazione delle idee e la diffusione di gazzette letterarie; fiorirono salotti borghesi che, sotto il pretesto letterario, crearono veri e propri club di tipo anglosassone o giacobino, spesso di modello iniziatico e massonico. Tali circoli si prestarono talvolta a coprire alcune societ segrete che andavano formandosi. In questo panorama patriottico settario, la principale associazione politica segreta fu quella della Carboneria, originariamente nata a Napoli nel 1814 per opporsi alla politica filonapoleonica di Gioacchino Murat; dopo la caduta di quest'ultimo e l'insediamento o il ritorno sui troni, in alcuni stati della penisola italiana, di sovrani illiberali tramite l'intervento delle truppe austriache, la Carboneria si diffuse nella penisola assumendo un carattere cospiratorio, con lo scopo di trasformare questi stati in stati costituzionali provocandovi moti rivoluzionari. Il primo moto carbonaro venne tentato a Macerata, nello Stato pontificio nel 1817, ma la polizia papalina, informata dei preparativi, soffoc l'azione sul nascere. Ma ci fu un evento particolare che smosse gli animi: nel porto spagnolo di Cadice il 1 gennaio 1820 gli ufficiali delle forze militari che avrebbero dovuto reprimere la rivolta di Simn Bolvar nell'America del sud rifiutarono di imbarcarsi. Il loro pronunciamiento si estese a tutta la Spagna, obbligando il re Ferdinando VII a concedere nuovamente il 10 marzo dello stesso anno la Costituzione di Cadice del 1812. Le notizie di questi avvenimenti accesero gli animi dei carbonari italiani provocando i moti costituenti degli anni 1820-1821 che, pur avendo tutti come finalit la progressiva liberalizzazione dei regimi assolutistici, assunsero tuttavia connotazioni diverse da Stato a Stato e da citt a citt. A Napoli i moti, iniziati il 1 luglio del 1820, culminarono con la presa della citt: il generale Guglielmo Pepe, comandante degli insorti, riusc ad imporre al re Ferdinando I la concessione della costituzione. Per riportare l'ordine negli stati che si erano sollevati, le potenze europee della Quadruplice alleanza si riunirono nel dicembre del 1820 al Congresso di Troppau. Ferdinando I convocato nel successivo Congresso di Lubiana nel gennaio 1821 ebbe il permesso di recarvisi dal governo rivoluzionario. Di fronte ai rappresentanti delle potenze il re, sconfessando gli impegni presi alla partenza da Napoli col parlamento napoletano di difendere la costituzione, richiese l'intervento militare degli Austriaci, che sconfissero l'esercito napoletano e conquistarono Napoli il 23 marzo. La costituzione venne annullata. A Palermo, nell'agosto 1821, vennero costituite venti "vendite" carbonare, con la finalit di abbattere il governo e avere la costituzione spagnola; il moto era guidato dal sacerdote Bonaventura Calabr, che organizz una 6

rivolta. Il susseguirsi delle riunioni insospett la polizia borbonica, che convinse un congiurato al doppio gioco. Nella notte dell'11 gennaio iniziarono i primi arresti e confessioni, un timido tentativo di rivolta che avvenne l'indomani fu represso e i congiurati imprigionati. Mentre a Napoli i rivoltosi ebbero come unica finalit la promulgazione della costituzione, a Torino l'insurrezione scoppiata nel gennaio 1821 accolse tensioni e inquietudini anti-austriache. Anche a Milano partecip ai moti una componente patriottica e anti-austriaca, guidata dal conte Federico Confalonieri, rinchiuso, subito dopo il fallimento dell'insurrezione, nella Fortezza dello Spielberg, dove era gi custodito da alcuni mesi l'amico Silvio Pellico. Le repressioni, conseguenti al fallimento dei moti, spinsero all'esilio molti patrioti italiani, che proseguirono all'estero la loro azione, impegnandosi propagandisticamente e stabilendo contatti con personalit delle potenze straniere interessate a risolvere il problema italiano.

Silvio Pellico

Nuove insurrezioni si ebbero nel Cilento nel 1828 per ottenere il ripristino della Costituzione che nel 1820 era stata concessa nel Regno delle Due Sicilie. Il tentativo dei rivoltosi si concluse tragicamente con trentatr condanne a morte e in Emilia-Romagna, tra il 1830 e il 1831, con la nascita di un effimero Stato delle Province Unite Italiane, represso con l'intervento delle truppe austriache. Se ai moti del 20-21 avevano preso parte soprattutto intellettuali ed ex ufficiali napoleonici, a quelli del 31 avevano contribuito persone di educazione ed estrazione diversa. Nel 1832, fu pubblicata a Torino l'autobiografia di Silvio Pellico, Le mie prigioni, con la descrizione delle dure condizioni di vita dei prigionieri politici in regime di carcere duro nella fortezza austriaca dello Spielberg. Il libro ebbe una vasta risonanza, sia in Italia che nei salotti europei, accentuando nei patrioti italiani i sentimenti antiaustriaci. Rivolte mazziniane A partire dai primi anni trenta dell'Ottocento si impose come figura di primo piano Giuseppe Mazzini (18051872) che divenne membro della Carboneria nel 1830. La sua attivit di ideologo e organizzatore lo costrinse a lasciare l'Italia nel 1831 per fuggire a Marsiglia, dove fond la Giovine Italia, un movimento Giuseppe Mazzini che raccoglieva le spinte patriottiche per la costituzione di uno Stato 1805-1872 unitario e repubblicano, da inserire in una pi ampia prospettiva federale europea. La condivisione del programma mazziniano port Giuseppe Garibaldi (18071882) a partecipare ai sommovimenti rivoluzionari in Piemonte del 1834, per il fallimento dei quali fu condannato a morte dal governo sabaudo e costretto a fuggire in Sud America, dove partecip ai moti rivoluzionari in Brasile ed Uruguay.

Per la mancanza di coordinamento tra i congiurati, per l'assenza e l'indifferenza delle masse, tutte le rivolte mazziniane fallirono. Il biennio delle riforme Nel cosiddetto biennio delle riforme (1846-1848), a seguito del fallimento dei moti rivoluzionari mazziniani, prendono vigore progetti politici di liberali moderati, tra cui spiccano Massimo d'Azeglio, Vincenzo Gioberti e Cesare Balbo con "le speranze d'Italia", i quali, sentendo soprattutto la necessit di un mercato unitario come premessa essenziale per un competitivo sviluppo economico italiano, avanzano programmi riformisti per una futura unit italiana nella forma accentrata o federativa. Sotto la spinta di questi movimenti, molti stati italiani attuarono diverse riforme modernizzatrici: in molti stati fu ampliata la libert di stampa e si ebbe la formazione di una guardia civica, si ebbero riforme in senso liberale dell'ordinamento giudiziario. Nel 1847 Pio IX prese la decisione di proporre al regno piemontese e al granducato di Toscana l'unione in una "Lega doganale" per favorire la circolazione delle merci; l'iniziativa si ferm dopo la firma di un accordo di intenti nel tentativo di coinvolgere il ducato di Modena; l'inizio delle agitazioni del 1848 fece definitivamente tramontare il progetto. Nel Regno delle Due Sicilie, che fino a quel momento non aveva seguito questi sviluppi ma si era caratterizzato per una forte repressione politica che si era esercitata ai danni dei giovani fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, disertori della marina austriaca, fatti fucilare dal re Ferdinando II per aver tentato un improvvisata spedizione di tipo mazziniano in Calabria, scoppi una rivolta indipendentista in Sicilia che, propagatasi a Napoli, costrinse il sovrano a promulgare l'11 febbraio del 1848 una costituzione simile a quella francese del 1830. Gli altri sovrani italiani dovettero seguire rapidamente l'esempio di Ferdinando II: Leopoldo II di Toscana concesse uno Statuto dopo pochi giorni, il 4 marzo Carlo Alberto promulg lo Statuto Albertino e il 14 marzo fu la volta dello Stato Pontificio. La "primavera dei popoli" e la I guerra d'indipendenza Gli anni 1847-1848, la cosiddetta "Primavera dei popoli", videro lo sviluppo di vari movimenti rivoluzionari in tutta Europa: rivolte scoppiarono il 23 febbraio in Francia, il 28 febbraio in Germania inizio' la rivolta che velocemente si estese a tutti gli stati tedeschi e il 13 marzo raggiunse l'Austria. Tutti questi moti furono repressi secondo gli schemi della Restaurazione, tranne che in Francia, dove la Seconda Repubblica francese si sostitu alla monarchia di re Luigi Filippo Borbone d'Orlans con Luigi Napoleone che, dopo quattro anni, diventer Napoleone III imperatore dei francesi. Questi eventi francesi provocarono la fine degli equilibri politici esistenti in Europa dal Congresso di Vienna, modificando le alleanze fra gli stati e successivamente influiranno sulle vicende italiane. In Italia furono segnati dalla decisione da parte del Regno di Sardegna di farsi promotore dell'unit italiana. Primo passo in tal senso fu la Prima 8

Guerra d'Indipendenza, anti austriaca, scoppiata in occasione della rivolta delle Cinque giornate di Milano (1848). Tale guerra, condotta e definitivamente persa da Carlo Alberto a seguito della sconfitta nella Battaglia di Novara, si concluse con un sostanziale ritorno allo statu quo ante e la salita al trono di Vittorio Emanuele II a seguito dell'abdicazione del padre. Vittorio Emanuele II, diversamente da quanto fecero gli altri governanti italiani, non ritiro' lo Statuto Albertino concesso dal padre, cosi' il suo regno divenne l'unico stato con costituzione nella penisola italiana. In tale ambito assunsero notevole importanza alcune esperienze repubblicane temporanee, pur senza un loro esito finale positivo. Dal febbraio 1849 al luglio 1849 si svolse la vicenda della Repubblica Romana, che vide Pio IX fuggire dalla Le cinque Giornate di Milano (1848) citt e rifugiarsi nella fortezza di Gaeta come ospite di Ferdinando II di Borbone. La Repubblica Romana, che comprendeva tutte le terre gi pontificie, fu annullata per intervento degli Austriaci da Est che assediarono Ancona e dei francesi da ovest che attaccarono Roma, cancellando la prospettiva di una soluzione neoguelfa per l'unit della nazione. A Venezia, con una insurrezione iniziata il 17 marzo 1848 nasceva la Repubblica di San Marco che ridava temporaneamente la libert alla citt. Il "decennio di preparazione" Nei dieci anni successivi alla sconfitta, riprese inizialmente vigore il movimento repubblicano mazziniano. I mazziniani promossero una serie di insurrezioni, tutte fallite. La crisi del movimento mazziniano favorisce nel 1857 la creazione in Piemonte della Societ nazionale italiana, ad opera degli esuli Daniele Manin e Giuseppe La Farina e in probabile accordo con Cavour, a supporto del movimento unitario che si stava formando attorno al Piemonte, operando alla luce del sole nel regno sabaudo e clandestinamente negli altri stati italiani. La realpolitik cavouriana Nel 1850 Camillo Benso conte di Cavour entra nel governo piemontese: inizialmente come ministro per il commercio e l'agricoltura, divenendo poi anche ministro delle finanze e della Marina; infine primo ministro. Fin dall'inizio, come ministro del commercio intraprende una azione che punta a molteplici accordi con le nazioni europee, stringendo accordi commerciali con Grecia, le citt anseatiche, lUnione doganale tedesca, la Svizzera e i Paesi Bassi, ed approfondisce i contatti con le potenze europee viaggiando ed incontrando a Londra il Ministro degli Esteri inglese: l'azione di Cavour prepara le basi "per una grande originale operazione nazionale". La II guerra d'indipendenza

Il biennio 1859-1860 costitu una nuova fase decisiva per il processo d'unificazione, caratterizzato dall'alleanza tra la Francia di Napoleone III e il Regno di Sardegna siglata con gli accordi di Plombires, che peraltro non prevedevano la completa unit italiana estesa a tutta la penisola. Il 10 gennaio 1859 Vittorio Emanuele II pronunci un famoso discorso al Parlamento subalpino, disse: Noi non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di noi; parole che esprimevano un'accusa di malgoverno austriaco sugli italiani ai quali il re sabaudo si proponeva come loro soccorritore, e una velata ricerca del "casus belli": elemento quest'ultimo necessario poich, secondo gli accordi, Napoleone III sarebbe entrato in guerra solo nel caso di un attacco austriaco al Piemonte. Nel frattempo Garibaldi veniva autorizzato a condurre apertamente una campagna di arruolamento di volontari nei Cacciatori delle Alpi, una nuova formazione militare regolarmente incorporata nell'esercito sardo. L'Austria colse nelle parole del sovrano piemontese e nel riconoscimento ufficiale dei volontari agli ordini del noto rivoluzionario mazziniano Garibaldi, che veniva stanziato ai confini del Lombardo-Veneto, una provocazione e una sfida. La possibilit per di una guerra all'Austria con l'alleato francese sembrava ancora lontana dal realizzarsi per l'opposizione dei cattolici francesi che vedevano in una guerra vittoriosa del Piemonte una probabile successiva annessione dello Stato pontificio, con la conseguente perdita del potere temporale del papa. Per allontanare il rischio di una guerra agiva anche la diplomazia inglese e prussiana che si adoperava per una conferenza di pace: si sapeva infatti che gli accordi di Plombires prevedevano un insediamento della Francia nell'Italia centrale e meridionale che avrebbe alterato i rapporti di forza in Europa. Dopo mesi, durante i quali sembrava si potesse giungere a una pacificazione, giunse l'ultimatum austriaco al Piemonte con l'ingiunzione di disarmare l'esercito e il corpo dei volontari. Cavour in risposta all'intimazione austriaca dichiar di voler resistere all'aggressione e a fine aprile giunse la dichiarazione di guerra degli Austriaci che attaccarono il Piemonte attraversando il confine sul fiume Ticino (26 aprile). Il 12 maggio 1859 l'alleato francese Napoleone III, secondo gli accordi convenuti, entr in guerra al comando dell'Arme d'Italie. Seguirono nel periodo maggio-giugno una serie di vittorie franco-piemontesi, ma con un alto numero di perdite, mentre i Cacciatori delle Alpi al comando di Garibaldi dopo aver preso Varese, Bergamo, Brescia continuavano ad avanzare verso il Veneto. Alle notizie della guerra all'Austria il 27 aprile 1859 i ducati emiliani, le legazioni pontificie, e il Granducato di Toscana, dopoBattaglia l'abbandono del di Solferino,, 24granduca giugno 1859 sabaudi per Leopoldo, chiedevano ed ottenevano l'invio di commissari l'annessione al Regno sardo. 10

Questi avvenimenti che sconvolgevano gli accordi di Plombires sulla spartizione degli stati italiani, il malcontento dell'opinione pubblica francese per l'alto numero di morti nella guerra in Italia, l'opposizione dei cattolici francesi che vedevano realizzarsi i loro timori per la perdita dell'autonomia papale, spinsero Napoleone III ad accettare di firmare un armistizio con l'imperatore Francesco Giuseppe d'Asburgo che concedeva ai Piemontesi la sola Lombardia (eccetto Mantova e Peschiera del "Quadrilatero") in cambio dell'abbandono delle terre gi occupate nel Veneto e della rinuncia a soddisfare le richieste di annessioni. Vittorio Emanuele accett le condizioni di pace e ritir i commissari regi dalle citt di Firenze, Parma, Modena, Bologna dove per i governi provvisori si opponevano alla restaurazione, ipotizzando anche una forza militare comune di difesa, mentre le truppe papaline riprendevano militarmente il controllo dell'Umbria ribellatasi. Nel frattempo il quadro internazionale cambiava e l'Inghilterra si mostrava favorevole ad una situazione italiana dove la Francia non avrebbe avuto alcun peso mentre uno Stato unitario italiano poteva costituire un valido punto d'equilibrio in Europa, sia nei confronti della Francia che dell'Austria. Il ritiro unilaterale dei francesi rendeva nulli gli accordi di Plombires, ma Cavour colse l'occasione delle mutate condizioni, offrendo a Napoleone III la Savoia e il Nizzardo in cambio del riconoscimento francese delle annessioni dell'Emilia e della Toscana che con il consenso della Francia, entrarono a far parte del Regno di Sardegna. La Spedizione dei Mille e la proclamazione del Regno d'Italia Ulteriore passo verso l'unit fu la Spedizione dei (1807-1882) Mille garibaldini in Sud Italia. Quest'ultima era formata da poco pi di un migliaio di volontari provenienti in massima parte dalle regioni settentrionali e centrali della penisola, appartenenti sia ai ceti medi che a quelli artigiani e operai; fu l'unica impresa risorgimentale a godere, almeno nella sua fase iniziale, di un deciso appoggio delle masse contadine siciliane, all'epoca in rivolta contro il governo borbonico e fiduciose nelle promesse di riscatto fatte loro da Garibaldi. I contadini invasero i demani comunali, i feudi dei baroni latifondisti, bruciarono gli archivi dove erano custoditi i titoli del loro servaggio. Mentre Garibaldi avanzava da sud, in agosto insorse la Basilicata, arrivando ad avere un governo provvisorio che rimase in carica fino all'ingresso di Garibaldi a Napoli. Le truppe di Vittorio Emanuele II entravano nello Stato della Chiesa scontrandosi il 18 settembre con l'esercito pontificio nella Legazione delle Marche, dove ottennero la vittoria che port poi all'annessione di Marche ed Umbria. Solo dopo questa vittoria si pot pensare alla proclamazione del Regno d'Italia in quanto fu possibile unire politicamente le regioni del nord e del centro, confluite nel Regno di Sardegna in seguito alla seconda guerra d'indipendenza (e le conseguenti annessioni), alle regioni meridionali 11
Giuseppe Garibaldi

conquistate da Garibaldi e definitivamente sottratte ai Borbone, dinastia che in passato aveva dato a Napoli anche un grande . Dopo alcuni tentennamenti e sotto la pressione di Cavour e dell'imminente annessione di Marche ed Umbria alla monarchia sabauda, Garibaldi, pur di idee repubblicane, non pose ostacoli all'unione dell'ex Regno delle Due Sicilie al futuro Stato unificato italiano, che gi si profilava all'epoca sotto l'egida di Casa Savoia. Tale unione fu formalizzata mediante il referendum del 21 ottobre 1860.
Il 17 marzo 1861 il parlamento subalpino proclam Vittorio Emanuele II non re degli italiani ma

re d'Italia, per grazia di Dio e volont della nazione. Non "primo", come re d'Italia, ma "secondo" come segno distintivo della continuit della dinastia di casa Savoia che aveva realizzato la conquista regia della unificazione italiana; tre mesi dopo moriva Cavour che, nel suo primo discorso al Parlamento dopo la proclamazione del Regno d'Italia, aveva suggerito la linea politica di Libera Chiesa in Libero Stato come soluzione al problema della persistenza del potere temporale in Italia, che impediva una soluzione pacifica affinch Roma, proclamata capitale del Regno, ma di fatto ancora capitale dello Stato pontificio, potesse effettivamente diventare la capitale del nuovo Stato, e che conseguentemente condizionava la partecipazione dei cattolici, sensibili alle indicazioni di Pio IX, alla vita politica nazionale. Il nuovo regno mantenne lo Statuto albertino, la costituzione concessa da Carlo Alberto nel 1848 e che rimarr ininterrottamente in vigore sino al 1946. I problemi del nuovo Stato italiano Molti e gravi furono i problemi che il nuovo Stato dovette affrontare.

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Nord e Sud Discordando con l'affermazione di Massimo D'Azeglio Il primo bisogno Stampa allegorica del d'Italia che si formino Italiani dotati d'alti e forti caratteri. E pure troppo sulla situazione si va ogni giorno pi verso il polo opposto:periodo pur troppo s' fatta l'Italia, politica post-unitaria: ma non si fanno gl'Italiani, Cavour realisticamente scriveva che l' non Italia turrita indica a Cialdini, solo gli italiani ma neppure l'Italia era "fatta": Il mio compito pi (con la sciabola sguainata), complesso e faticoso che in passato. Fare l'Italia, fondere assieme i gli suoi nemici abbarbicati elementi che la compongono, accordare Nord e Sud, tutto questo presenta attorno a Napoleone III le stesse difficolt di una guerra con l'Austria e la lotta con Roma. (trasformato in albero): La nuova Italia aveva messo assieme popolazioni eterogenee per storia, briganti, nobili borbonici per dialetti parlati, per tradizioni ed usanze religiose (la sensibilit e gli usi pazzariello legati al cattolicesimo erano differenti (raffigurati nelle variedal parti d'Italia). I napoletano), il clero e il Papa rappresentanti del governo inviati al Sud da Cavour per una relazione sulle Pio sulloall'arretratezza sfondo Garibaldi, condizioni del Mezzogiorno rimasero colpiti di IX; fronte delle a inviato Caprera, ara un campo di popolazioni meridionali: Luigi Carlo Farini, a Napoli in qualit come Cincinnato Luogotenente, descriveva la situazione a Cavour con queste parole: Altro che Italia! Questa Africa! I beduini, a riscontro di questi cafoni, sono fior di virt civile. In effetti le condizioni di tutta l'Italia si presentavano arretrate rispetto agli stati industrializzati dell'Europa occidentale. La rete ferroviaria nel 1861 consisteva in appena 2100 chilometri di binari che in pi erano stati progettati in modo di avere uno scartamento tale da impedire, per ragioni militari, il passaggio dei confini di uno Stato all'altro. Molto alta la mortalit infantile, l'igiene precaria causava ricorrenti epidemie di colera, diffusa la malaria e la pellagra. L'analfabetismo raggiungeva una percentuale nazionale del 75%, con punte del 90% in alcune zone del paese. L'isolamento diplomatico e le minacce austriache imponevano per la difesa il rafforzamento dell'esercito e della marina. La soluzione di questi problemi comport un grande impegno finanziario per il nuovo Stato che dovette introdurre nel 1868 la tassa sul macinato, una vera e propria tassa sul pane, fino ad allora sconosciuta nelle regioni del Centro e del Nord dove caus la ribellione dei contadini emiliani. Quintino Sella, ministro delle finanze del Regno d'Italia, che l'aveva con altri ideata, divenne nell'opinione popolare l'affamatore del popolo.

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L'abolizione delle dogane tra i vari stati comport il fallimento delle piccole attivit artigianali impossibilitate a reggere la concorrenza con la produzione industriale del Nord. Cavour secondo i principi del liberalismo inglese era favorevole al decentramento. In tal senso egli aveva presentato un progetto di legge che consisteva nel riunire insieme in consorzi obbligatori e permanenti quelle province che fossero pi affini tra loro per natura di luogo, per comunanza d'interessi, di leggi, di abitudini. Il disegno di legge non pot essere sottoposto alla Camera per la morte improvvisa di Cavour. La nuova classe politica successa alla morte di Cavour, nutrendo grandi timori che la recente unit fosse messa in pericolo da sommovimenti interni, prefer imboccare la strada dell'accentramento autoritario estendendo a tutto il paese il sistema comunale e provinciale del Regno di Sardegna. L'Italia venne divisa in province sotto il controllo dei prefetti, e i consigli comunali elettivi furono soggetti a sindaci nominati dal sovrano. Non meno gravi e complesse erano le ragioni sociali del brigantaggio, legate soprattutto allestrema miseria che dominava nelle campagne Infatti il patrimonio terriero della borghesia meridionale si era venuto costituendo, pi che a spese della propriet nobiliare, a spese dei contadini, le cui condizioni, con labolizione della feudalit decretata allinizio del secolo dal regno napoleonico, erano peggiorate: per sopravvivere dovevano lavorare nei latifondi come braccianti e sottostare a patti agrari imposti dai nuovi padroni, rivelatisi ben pi esigenti ed avidi dei precedenti. Svanite con lavvento dello Stato unitario le speranze di una ripartizione delle terre demaniali nate in seguito alla spedizione di Garibaldi e alle promesse dei liberali, il malcontento dei contadini giunse rapidamente allesasperazione, sfociando spesso nella violenza della rivolta e nella guerriglia. Roma capitale Seppure alla proclamazione del Regno d'Italia il 17 marzo 1861 fosse stata indicata Roma come "capitale morale" del nuovo Stato, la citt rimaneva la sede dello Stato Pontificio. Alcune terre papali (la Romagna) erano gi state annesse con i plebisciti seguiti alla Seconda Guerra d'Indipendenza; altre (Marche ed Umbria) erano state perse dal papa in seguito alla Battaglia di Castelfidardo, ma lo Stato della Chiesa, ridotto al solo Lazio, rimaneva sotto la protezione delle truppe francesi che continueranno a difenderlo dai due tentativi falliti di Garibaldi (giornata dell'Aspromonte e battaglia di Mentana), con la connivenza del governo italiano di Urbano Rattazzi. Solo dopo la sconfitta e cattura di Napoleone III a Sedan nella guerra franco-prussiana, le truppe italiane con Bersaglieri e Carabinieri in testa, il 20 settembre 1870 entrarono dalla breccia di Porta Pia nella capitale. Dopo il plebiscito del 2 ottobre 1870 che sanc l'annessione di Roma al Regno d'Italia, nel giugno del 1871 la capitale d'Italia, gi trasferita da Torino a Firenze, divenne definitivamente Roma. La Chiesa romana di Papa Pio IX, che si considerava prigioniero del nuovo Stato italiano, reag scomunicando Vittorio Emanuele II, e poi esplicitamente proibendo che i cattolici partecipassero attivamente alla 14

vita politica italiana, da cui si autoesclusero per circa mezzo secolo con gravi conseguenze per la futura storia d'Italia. Il completamento territoriale L'unificazione fece un ulteriore passo in avanti con la Terza Guerra d'Indipendenza contro l'Austria-Ungheria, scoppiata in seguito alla partecipazione dell'Italia alla Guerra austro-prussiana del 1866. La Terza Guerra d'Indipendenza port all'annessione del Veneto e del Friuli. Dopo questa data rimanevano ancora fuori dal Regno il Lazio, il Trentino (senza l'Alto Adige) e la Venezia Giulia, la cui annessione era necessaria per completare il processo di unificazione. Il Trentino-Alto Adige, la Venezia Giulia, l'Istria, la citt di Zara (costituita come exclave italiana sulla costa dalmata), l'isola di Lagosta e l'arcipelago di Pelagosa entreranno a far parte del Regno d'Italia con la vittoria nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918), considerata dalla storiografia e, allora, da gran parte degli italiani come la quarta guerra d'indipendenza per liberare Trento, Trieste e le altre terre irredente. Riflessioni storiografiche: L'assenza delle masse contadine e il contrasto citt-campagna Un filone di critica storiografica ha sottolineato una interpretazione che sostiene come nel Risorgimento italiano fosse stata assai limitata la partecipazione della masse popolari, soprattutto contadine, agli eventi che hanno caratterizzato l'unit nazionale italiana e come il Risorgimento possa essere considerato come una rivoluzione mancata. Carlo Cattaneo, ricordando le Cinque giornate milanesi, scriveva: Si pu rimproverare agli amici della libert [...] di non aver chiamato il popolo dei sobborghi e delle campagne alla pratica delle armi.

Uno degli avvenimenti abitualmente indicati da una parte della storiografia come un esempio della partecipazione popolare al fenomeno risorgimentale quello della rivolta milanese del 1848. In effetti i cittadini milanesi combatterono in massa gli austriaci innalzando il vessillo tricolore ed addirittura, quando gi Carlo Alberto aveva firmato la resa con gli austriaci e si disponeva ad abbandonare Milano, avevano incendiato le 15

loro case vicine alle mura per difendere meglio la citt dal ritorno delle truppe di Radetzky. Tuttavia si trattava dei patrioti cittadini milanesi e non del "popolo" dei contadini che viveva nella campagna milanese, al di fuori della citt ove ci furono episodi di partecipazione contadina alla lotta antiaustriaca ma prevalentemente su costrizioni operate dai parroci e dai proprietari terrieri; quanto queste manifestazioni "patriottiche" fossero cos poco autonome e coscienti lo si vide quando, ritiratisi i piemontesi al di l del Ticino, si alz nelle campagne il grido di "Abbasso i signori, abbasso i cittadini, viva Radetzky". Giuseppe Garibaldi La spedizione dei Mille fu una grande occasione per l'Italia poich trasform il Risorgimento da un movimento d'lite a un grande movimento popolare. In effetti Garibaldi aveva promesso, dopo aver assunto la guida dell'isola per ordine di Vittorio Emanuele II, di abolire le tasse che gravavano sull'isola quali la tassa sul macinato e del dazio d'entrata sui cereali, l'abolizione degli affitti e dei canoni per le terre demaniali e di voler procedere ad una riforma del latifondo. Queste promesse non attirarono, almeno inizialmente, un numero consistente di siciliani, ma il primo scontro, la battaglia di Calatafimi, ebbe comunque esito positivo per i Mille contro le pi numerose e meglio addestrate truppe borboniche. Critiche al processo di unificazione Alcuni autori interpretano il processo di unificazione, attuato nei confronti degli stati preunitari, come un'operazione militare di colonizzazione, in particolar modo nei confronti del Regno delle Due Sicilie, considerato uno Stato pienamente indipendente al pari del Regno di Sardegna. Secondo le critiche dei revisionisti, il regno sardo, con l'appoggio di potenze straniere come Francia e Gran Bretagna, invase i regni della penisola senza dichiarazione di guerra; e i moti insurrezionali non furono animati spontaneamente dal popolo ma da agenti inviati dal regno sabaudo. Accuse sono state, inoltre, rivolte sulla condotta dei plebisciti, avvenuti, secondo i revisionisti, in maniera illegale, e sulla spedizione dei Mille, che avrebbe raggiunto il suo obiettivo con ingenti finanziamenti dall'Inghilterra e dalle logge massoniche, oltre al supporto delle mafie e degli ufficiali borbonici corrotti. Particolarmente duro fu poi il trattamento riservato ai militari al servizio del Regno delle Due Sicilie e dello Stato Pontificio, che furono deportati in diverse roccaforti piemontesi, ad esempio nel forte di Fenestrelle, dove la gran parte di loro mor per la fame, gli stenti e le malattie. I revisionisti lamentano le scarse attenzioni del governo italiano dell'epoca, soprattutto nei confronti del meridione, una protesta che inizi gi con la corrente meridionalista. La critica antirisorgimentale ritiene che la politica poco attenta alle necessit delle masse sarebbe stata la causa di una forte ondata migratoria, che interess, maggiormente, prima il settentrione (in 16

particolare il Veneto) e poi il meridione, in cui il fenomeno era assente sotto il governo borbonico, secondo i revisionisti. Come le tesi sostenute dai meridionalisti, la scuola revisionista vede nella fase postunitaria una crisi irreversibile del sud, che sarebbe stato penalizzato per favorire lo sviluppo economico e industriale del nord. Secondo i detrattori, il meridione sub l'aumento e l'introduzione di nuove tasse, licenziamenti di impiegati e operai, e la progressiva chiusura di alcune industrie. Il Risorgimento come moto nazional-popolare Una storiografia sviluppatasi gi all'indomani della raggiunta unit d'Italia volle presentare il movimento risorgimentale come il perfetto risultato realizzatosi quasi in modo provvidenziale tramite l'incontro tra i democratici, il popolo, i moderati e i politici liberali, avvenuto con la mediazione della monarchia sabauda. Gi all'indomani dell'unit, la classe dirigente presenta ci che era


Dagli atri muscosi dai fori cadenti, dai boschi, dall'arse fucine stridenti, dai solchi bagnati di servo sudor, un volgo disperso repente si desta; intende l'orecchio, solleva la testa percosso da novo crescente rumor. Alessandro Manzoni, Adelchi

Noi siamo da secoli calpesti, derisi perch non siam Popolo perch siam divisi Goffredo Mameli Canto degli Italiani


accaduto come il risultato di una spinta nazionale di popolo e questo si vuole che sia insegnato nelle scuole del Regno: cosicch varie generazioni di italiani hanno imparato il Risorgimento come avrebbe dovuto essere invece che com' stato. In realt si trattava del tentativo, sentito come essenziale, di costruire a posteriori una base storica comune a un popolo sino allora in parte assente. Gli intellettuali cercavano un collegamento con le classi subalterne tentando di persuaderle che l'unit italiana era stata il frutto della volont del popolo guidato dalle "lites" risorgimentali e creando il mito di una coscienza nazionale italiana esistita nei secoli passati e finalmente realizzatasi. In contrasto con questa visione provvidenzialistica gi Oriani e Croce mettevano in rilievo come l'unit d'Italia si fosse raggiunta con una conquista regia, risultato di un compromesso tra la monarchia sabauda, troppo debole per unificare il paese da sola, e un movimento democratico, 17

altrettanto debole per poter fare una rivoluzione popolare, cosicch l'Italia postunitaria difettava nelle sue strutture democratiche e non avrebbe mai potuto assolvere al ruolo che pretendeva di grande potenza europea.

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