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STORIA DELL’ARTE

Il Secondo Rinascimento
L’ARTE RINASCIMENTALE
Il Secondo Rinascimento
Si sviluppa una specie di artisti eclettici, non si è più singolarmente pittori, scultori, ecc.; in
questo periodo l’arte si sviluppa a 360°. Vi sono maggiori libertà, anche nell’elaborazione
delle iconografie, ne sono esempi eclatanti l’Ultima Cena di Leonardo o la Pietà di
Michelangelo. Inoltre cambia l’architettura in quanto diventa più monumentale.
Vasari definisce questo periodo come “l’età dei geni” o talvolta come “maniera moderna”,
contrariamente, il Primo Rinascimento veniva chiamato “maniera secca”.

LEONARDO DA VINCI
Il genio universale di Leonardo
Il prestigio di Lonardo deriva ancora da quando lo stesso era in vita.
Nel corso dei secoli, soprattutto nell’Ottocento e con le più recenti
interpretazioni esoteriche, è stata restituita di lui l’immagine mitica
che ha confuso quella che la sua reale personalità è. La sua attività
sembra sfuggire ad una comprensione unitaria: oltre ai dipinti,
Leonardo ha lasciato una serie di disegni e fogli annotati, detti
manoscritti vinciani, nei quali lui rivolge la sua attenzione determinati
temi, oggetti, ma soprattutto si vede che rivolge la sua attenzione alle
discipline tecniche e scientifiche, come per esempio :
● anatomia,
● ingegneria,
● meccanica,
● ottica,
● balistica,
● botanica,
● fisica.
L’orizzonte molto ampio dei suoi interessi ha contribuito ad alimentare la figura di un artista
dotato di qualità soprannaturali, precursore di invenzioni moderne. Questo mito del “genio
universale” va riletto affiancando a Leonardo le idee del suo tempo e i luoghi della sua vita
professionale, ossia Firenze e Milano.
Vita e formazione
Leonardo nacque a Vinci, in Val d’Elsa (toscana) nel 1452 ed era figlio illegittimo di un
notaio. Fu messo da suo padre in bottega da Andrea Verrocchio, uno dei più affermati
maestri fiorentini del tempo, tuttavia ci rimase per poco tempo, infatti si definisce un “uomo di
lettere”, ossia un autodidatta. Verrocchio era scultore, pittore, orafo e ingegnere. La
formazione in ambiente fiorentino ha determinato gli orientamenti di tutta la sua attività: qui
egli accoglie e sviluppa una concezione moderna dell’arte, intesa come una forma di
conoscenza fondata su principi scientifici, il cui compito è la comprensione e riproduzione
delle leggi interne della natura, non la sua imitazione; per lui pittura e scienza coincidono. In
questo contesto, ciò che rende Leonardo una figura innovatrice è il suo spirito di
osservazione e ricerca, che lo spinge ad indagare i fenomeni naturali. Leonardo emerge
nell’ambito del disegno, che reputava la vera e propria opera d’arte, per questo i suoi schizzi
sono ricchi di dettagli (codice atlantico).

Disegno = strumento per conoscere realtà


OPERE - Il periodo fiorentino
Il battesimo di Cristo
Nel Battesimo di Cristo, commissionato dallo stesso
Verrocchio intorno al 1475, il giovane Leonardo esegue la
figura dell’angelo a sinistra, ruotato nello spazio in una
complessa torsione e il paesaggio alle sue spalle,
uniformando anche a opera completata la stesura cromatica
della tavola. Dopo l’intervento leonardesco la tavola risulta
disomogenea per gli elementi secondari dipinti con la
sovrapposizione di sottili velature quasi trasparente e il
gruppo centrale più rigido e legnoso. Il brumoso paesaggio di
sfondo, la chioma vaporosa e i lineamenti delicati dell’angelo
sono resi infatti con una luminosa e leggera modellazione
che ammorbidisce i contorni, in opposizione a uno dei tratti
tipici di Verrocchio, la netta definizione del disegno e del
chiaroscuro.

In sintesi - i tratti che caratterizzano l’opera sono :


● Effetto chiaroscurale molto marcato;
● Linea di contorno marcata;
● Legame iconografico da parte del Verrocchio → presenza colomba + mani dal cielo.

In realtà l’opera è stata realizzata da tre mani distinte, quella di Andrea del Verrocchio,
quella di Leonardo e, in certi punti anche quella di Botticelli.
L’intervento di Leonardo si riscontra :
● Nell’angelo di sx → chiaroscuro molto modulato, capelli + volumetria / sofficezza;
● Nel paesaggio di fondo → intravisione studio prospettiva aerea (non ancora perfetta);

La palma sulla sx è molto altisonante rispetto alla totalità dell’opera in quanto molto
stilizzata : si presume la presenza di un quarto artista.
L’Annunciazione (1472-1473)

Quest’opera mostra la stessa finezza dei trapassi chiaroscurali e luministici su stoffe, marmo
e incarnati e la stessa passione per la resa degli elementi naturalistici. Il trascolorare in
lontananza delle montagne grigio-azzurre è un motivo che diverrà quasi una firma di
Leonardo. Rispetto all’intervento sul Battesimo di Cristo, nell’Annunciazione si nota la
giovane età del pittore, per qualche timidezza: il profilo dell’angelo è infatti un po’ troppo
rigido (nelle opere successive Leonardo sceglierà sempre di ruotare le sue figure in più
complesse angolature di tre quarti) e nella collocazione prospettica della Vergine c’è una
lieve scorrettezza, che ha costretto l’artista ad allungarne innaturalmente il braccio destro,
troppo lontano dal leggio marmoreo.

Fai il punto - I tratti caratteristici sono :


● Cambio iconografico → contesto non più domestico : paesaggio all’aperto;
● Simbologia → giglio = purezza di Maria;
● Ultima opera con aureole (dopo saranno al massimo un sottile filo d’oro);
● Prospettiva aerea → ma limitata al paesaggio in lontananza (non dovremmo vedere
dettagli alberi);
● Prospettiva lineare centrica (punto di fuga = marina);
● Linea di contorno marcata;
● Leggio ricorda stile scultoreo del Verrocchio;
● Mano sx Vergine indietreggia = sorpresa / mano dx tiene segno sul vangelo;
● Volto di Maria non ancora elaborato nel suo ideale di bellezza;
● Emerge interesse botanico.
Confronto stilistico - L’ambiente

L’ambientazione del Battesimo di Cristo e dell’Annunciazione


non è idealizzata, ma riproduce le varie manifestazioni della
natura, anche le più minute (es. riflesso luminoso dell’acqua ,
gli arbusti, esatta conformazione delle montagne, l’aria ha
una consistenza). Leonardo si basa sui moti dell’animo e
permette uno studio psicologico dei volti raffigurati, dunque lo
sguardo privo di filtri “idealizzanti” traspariva già in un piccolo
disegno chiamato Paesaggio, del 1473, simile a molte vedute
della Val d’Arno, nella quale dimostra di aver superato la concezione di paesaggio come
puro sfondo del dipinto e in Leonardo le forme naturali diventano quasi protagoniste, ritratte
con un’accurata indagine. Questo disegno era soltanto un esercitazione, ma già annunciava
gli interessi conoscitivi di Leonardo, dando l’idea della sua arte come un modo di indagare la
natura.

La ricerca di una composizione apparentemente semplice e naturale, ma


in realtà fondata su articolazioni piuttosto complesse, è alla base di
alcune opere che raffigurano la Madonna col Bambino di quegli anni, in
cui Leonardo abbandona la tradizionale impostazione statica e frontale.
Nella Madonna Benois, la scena ruota attorno ad un fiore che la
Madonna porge con sorriso al Figlio. L’incrocio delle mani è il punto
focale di un’intensa animazione psicologica, in cui gesti e sguardi
comunicano la vita interiore dei protagonisti , esprimendo lo stretto
rapporto affettivo.

L’adorazione dei Magi (1481-1482)


Anche in un’altra opera come l’Adorazione dei
Magi, commissionata per il Monastero di San
Donato in Scopeto, che però non fu mai
consegnata dato che rimase incompiuta
(Leonardo va a Milano, no colore), si nota la
forza espressiva dei gesti e dei volti dei
personaggi.
Le incertezze prospettiche dell’Annunciazione
erano già state superate dal disegno
preparatorio di questa opera, con un
precisissimo reticolo prospettico e un’efficace
resa spaziale che, nell’edificio in rovina con la
doppia scalinata in scorcio, rasenta il
virtuosismo. La prospettiva passa però in
secondo piano perché sostituita dalla potenza
espressiva di gesti e volti (questi rimangono comunque molto simili). Nell’opera e inoltre
presente un autoritratto di Leonardo stesso.
Fai il punto - I tratti caratteristici sono :
● Prospettiva lineare centrica;
● Gesti mani molto importanti → nascono i moti dell’animo;
● Cambio iconografico → mancanza di diretto collegamento a grotta/capanna,
→ famiglia posizionata al centro + disposizione circolare;
● Grotta natività compare dentro montagna;
● A sx troviamo rovine di città rinascimentale (spaccatura primo Rinascimento);

Quest’opera è importante perché ci fa comprendere come si muoveva Leonardo :


1. Primo strato = preparazione;
2. Nell’opera incompiuta compaiono solo colorazioni scure;
3. Applicava prima scuro e poi chiaro.

Leonardo a Milano
Nel 1481, Leonardo lascia Firenze e si trasferisce a Milano dove c’era Ludovico il Moro. Uno
dei motivi che probabilmento lo spinse a lasciare Firenze era che le sue inclinazioni
ingegneristiche e scientifiche faticassero a trovare spazio in un ambiente dominato da
umanisti più interessati alla filosofia e alle suddette “humanae litterae” che non alla scienza.
La reazione all’egemonia del Neoplatonismo, insieme alla scelta di Lorenzo de’ Medici di
esportare i migliori talenti per diffondere il prestigio fiorentino, lo indussero a spostarsi a
Milano. Si presentò a Ludovico il Moro con una lettera divisa in 10 punti in cui :
● Mette in evidenza le sue capacità ingegneristiche da un punto di vista bellico
piuttosto che civile;
● Solo al decimo punto informa che in periodo di pace avrebbe potuto pianificare edifici
e una statua che già il padre di Ludovico il Moro desiderava per celebrare la potenza
della famiglia Sforza.

OPERE - Il periodo milanese


Monumento equestre

Sarebbe dovuto essere il monumento equestre simbolo


della casata degli Sforza. Leonardo realizza dei disegni
preparatori per la fusione (sosteneva di poter realizzare la
statua in bronzo e di un’altezza di 7 m con un'unica
gettata). Riuscirà solo a completare un modello in argilla,
poi distrutto dai francesi, rimarrà poi incompiuta.

Oggi una ricostruzione è situata al Garden


and Sculpture Park, in Michigan, USA.
Le Vergini delle rocce (1481-1482)
La prima commissione
milanese è un dipinto per la
Cappella dell’Immacolata
nella Chiesa di San
Francesco Grande (oggi
distrutta). La tavola,
destinata alla parte centrale
di un grande polittico è la
Vergine delle Rocce del
Louvre che raffigura la
leggenda dell’incontro fra il
Battista e Gesù, entrambi
bambini, sfuggiti alla Strage
degli Innocenti.
L’ambientazione è una
grotta (che forse allude al
deserto roccioso del Sinai),
Leonardo ricrea la natura
attraverso un’indagine approfondita che va ben oltre la semplice imitazione esteriore: rocce
e vegetazione sono riprodotti con una precisione da botanico e da geologo.
Le figure, illuminate dai raggi luminosi che filtrano dal fondo, emergono dall’ombra con una
morbidezza plastica senza precedenti.
Leonardo non delimita troppo nettamente i confini tra luce ed ombra, ma cerca di lasciarli
sfumati; Vasari anni più tardi parlerà infatti del superamento della “maniera secca” con la
pittura di Leonardo e loderà i “colori uniti” della “terza maniera”.
Lo strumento di questa nuova espressività è lo sfumato, ossia il sottile e graduale passaggio
tra luce ed ombra, che diviene quasi l'elemento che genera l’immagine. L’introduzione dello
sfumato è uno dei più importanti contributi di da Vinci alla storia della pittura. Con questa
tecnica Leonardo stabilisce una relazione tra la figura e l’ambiente in cui è immersa.
La figura non si staglia più contro lo sfondo, ma si assimila con esso, come avviene nella
Vergine delle rocce tra il gruppo in primo piano e le montagne evanescenti all’orizzonte o,
nella Gioconda, nel passaggio dal panneggio al paesaggio alle sue spalle; anziché
considerare l’aria come un dato indifferente, Leonardo ne percepisce e ne rende sulla tela il
peso e il volume.
Questo è ancora più evidente nell’adozione di un altro principio di rappresentazione, ossia la
prospettiva aerea, che tiene in considerazione il fenomeno dell’umidità dell’atmosfera. La
perdita di dettaglio nella lontananza e il farsi sempre più pallido del colore contrastano con
l’apparente definizione della prospettiva lineare, di cui Leonardo denuncia l'artificio.
L’opera è stata realizzata in collaborazione con i fratelli de Predis, che sí occuparono degli
angeli che affiancano la Vergine.
Della stessa opera riscontriamo però due versioni, questo perché la Vergine non piacque
alla committenza (=frati della confraternita di S.Francesco).
Perché la prima non andava bene :
● Troppo innovativa dal punto di vista iconografico…
○ Mancanza aureole;
○ Mancanza simboli iconografici
(es. croce di S. Giovannino);
○ Troppa importanza a San
Giovanni, poca a Gesù Cristo;
○ Ambientazione all’aperto.

Fai il punto - caratteristiche e differenze della seconda tavola :


● Scompare mano angelo;
● Ricompare aureola;
● Ricompare il bastone per il S. Giovannino;
● Ambiente simile ma…
○ Nella prima si usa prospettiva aerea = luce + diffusa - chiaroscuro;
○ Nella seconda non si usa = contorno + netto.

Differenza principale tra prima e seconda tavola - La seconda tavola, eseguita


probabilmente con l’aiuto degli allievi, si differenzia rispetto alla prima per una luce più
fredda e ferma e per l’aumento della dimensione dei personaggi.
La Dama con l’ermellino

Dopo la Vergine delle rocce, l’attività di Leonardo sembra


prevalente nella corte sforzesca, per la quale progetta
differenti cose (feste, spettacoli, ritratti, etc). Tra i ritratti si
ricorda quello realizzato per Cecilia Gallerani, giovane e
aristocratica amante prediletta del Moro (= forse sua
committenza), in cui si identifica la Dama con l’ermellino.
La donna è tagliata a mezzo busto e rappresentata di tre
quarti su uno sfondo nero, di derivazione fiamminga, mentre
l’immediatezza e la luminosità del colore a olio sono
probabilmente influenzati dai ritratti di Antonello da Messina.
La vivacità è accentuata dal rapporto di analogia tra
l’aristocratica espressione della dama e l’altera composizione
dell’animale, simbolo di purezza. Ciò che però maggiormente
colpisce l’osservatore è la complessa impostazione spaziale:
l’asse del volto è ruotato verso una spalla che imprime alla figura un moto spiraliforme; il
viso, il braccio destri e la mano sono colpiti da una luce e si avvitano in diagonale,
suggerendo la tridimensionalità. Il ritratto fino ad allora era stato concepito come statico,
mentre la Gallerani si rivolge verso qualcuno/qualcosa che suscita la sua attenzione e si
trova al di fuori di ciò che noi vediamo nel dipinto.

Fai il punto - le caratteristiche principali del ritratto sono :


● Rappresentazione a ¾ e sfondo nero → tipico fiammingo, tuttavia gli artisti
fiamminghi sí limitavano alla rappresentazione fino al petto, mentre Leonardo si
abbassa all’altezza della vita (= fa risaltare mani);
● Mancanza atarassia;
● Ermellino → non tipico, avrebbe dovuto essere un furetto;
→ gioco di parole (in greco = gale = gallerani);
→ simbolo degli sforza (legame committenza);
→ simbolo medievale di calma e grazia (associazione virtù di Cecilia);
● Abito alla catalana = maniche doppie e velo sottilissimo captabile dal cordino e dalla
decorazione sopra le sopracciglia;
● Capelli particolari = raccolti in treccia.

Cosa sta facendo ?


● È dinamica : attenzione attirata da qualcosa alla sua sx = testa a sx corpo girato a dx
→ torsione busto;
● Ermellino nervoso : una zampa è pronta a scattare ma la mano lo trattiene
→ momento transitorio = per questo abbassa il taglio del ritratto.
Ultima cena, cenacolo (1495-1498)

L’ultima cena si trova a Milano, nel Refettorio del Convento della Chiesa di Santa Maria delle
Grazie → la quale è una chiesa edificata nel Rinascimento da Ludovico Sforza con
l’obiettivo di essere la chiesa di famiglia. L’opera fu infatti commissionata dallo stesso
Ludovico il Moro a Leonardo nel 1494-5, per vederla poi conclusa nel 1498 (per Leonardo
era troppo poco tempo mentre a Ludovico sembrava un eternità e per questo motivo vi
furono screzi tra i due).
Accanto ad essa vi è il convento e l’opera si trova sulle pareti del refettorio.
È un'opera molto rovinata per le più svariate motivazioni
Una tra tutte l’opera è molto fragile perché Leonardo sperimenta molto dal punto di vista
tecnico
- Viene giudicata in cattivo stato da Vasari 1515 che scrive “non si scorge più nulla se
non una macchia abbagliata”
Deterioramento
L’opera, fu subito ammirata, anche se il suo stato di conservazione apparve presto
compromesso, la scarsa conservazione è colpa di Leonardo stesso, che aveva scelto di
operare con la tempera applicata su una preparazione gessosa che non fece presa sul
muro, causando distacchi di colore. Nel 1612 il cardinale Borromeo ne ordinò una copia
affinchè si conservasse la memoria dell’opera, mentre nel secolo seguente l’opera fu
ridipinta varie volte. Il Cenacolo è stato sottoposto a un restauro ventennale (1977-99) che
ha eliminato le parti non autografe, tornando, dopo cinque secoli, alla brillantezza dei colori
originari.
Dato anche dalla posizione dell’opera: dall’altra parte del muro dove è posto il cenacolo
troviamo la cucina del refettorio
=questo ha fatto sì che a causa dei continui sbalzi termici e a causa dei fumi i colori
saltassero via dalla parete
Nel 1652= i frati decidono di tagliare le gambe di Cristo per creare una porta che collegasse
il refettorio e la cucina.
Nel 17 secolo alcuni pittori con l’intento di ristrutturare l’opera la rovinano maggiormente
ridipingendola/cambiandola
1796-1801= il refettorio diventa una stalla dove alloggiavano i francesi al comando di
Napoleone, l’opera venne rovinata volti sfregiati con pietre (occhi)
Durante la seconda guerra mondiale una bomba cade proprio nel refettorio ma l’opera era
coperta da sacchi di sabbia che fecero sì che non andasse perduta
Tecnica
Non è definibile come un affresco perché è composta da tecniche miste
- sul muro applica la tecnica a secco, usata soprattutto per le tavole → con questa
tecnica il supporto e il colore non si fondono bene come per esempio nell’affresco
dove il colore penetra nel muro (leonardo usa tempera x tavole su superficie
gessosa);
- Leonardo cerca nuovi leganti come la Chiara d’uovo;
- alterna la tecnica dell'affresco e la tecnica ad olio in modo da ottenere quei colori
brillanti che non sono raggiungibili con la tecnica dell'affresco;
- altro svantaggio dell’affresco è che si asciuga in fretta e perciò non si può più toccare
l’intonaco una volta asciugato.
L’affresco quindi non lo soddisfava perché richiedeva alta sistematicità, che non era nelle
sue corde.
Iconografia e copie
Nonostante le condizioni si sanno molte cose sulle sull’opera grazie alle copie fatte una tra
le più importante la copia di Giampietrino fino al 1997 e il 1999 restaura l’opera e viene
ripresa la fantasia floreale degli arazzi
Il soggetto dell’opera è l’ultima cena ma Leonardo modifica per la terza volta l’iconografia
tradizionale :
- Giuda non viene messo in evidenza in modo tradizionale quindi di non rappresentato
accanto a Cristo mentre lo abbraccia o condivide lo stesso piatto;
- Leonardo mette Giuda tra gli 11 apostoli e lo metti a loro pari in modo da evidenziare
le emozioni nel momento che Gesù dirà che qualcuno lo tradirà. Sceglie proprio
questo momento per indicare come gli apostoli possono aver reagito a tale notizia.
Vuole cogliere i moti dell’animo in questo caso la sorpresa, la vergogna di Giuda, la
paura.
- I gesti degli apostoli sono tutti differenti = questa caratteristica è tipica di Leonardo si
parla infatti di comunicabilità dell’opera.

(Leonardo ha tolto ogni elemento superfluo, concentrandosi di più sull’apice drammatico


della scena, ossia lo stupore disorientato degli apostoli all’annuncio dato da Gesù, ossia che
uno tra loro l’avrebbe tradito)

Grazie allo studio delle funzioni espressive del moto dei corpi, Leonardo, può rappresentare
con molta evidenza il turbamento degli apostoli. Essi sono radunati a gruppi di 3 e
comunicano chi sgomento, chi sdegno, chi orrore, dando così vita ad un movimento
drammatico dato dalla notizia del tradimento. Ogni moto si origina da Gesù in una
concatenazione scandita dalla quale solo Giuda si ritrae, consapevole della sua futura colpa.
Nelle altre varianti fiorentine l’unico personaggio raffigurato di spalle era Giuda, per
separarlo e renderlo più riconoscibile rispetto agli altri apostoli. Leonardo invece scelse di
rendere più verosimile la scena, allineando tutti i commensali dallo stesso lato e
distinguendo il traditore con una forma più sottile, infatti è l’unico apostolo a non parlare o
interagire con i compagni. I personaggi sono poi in una scala superiore al naturale,
sovradimensionati rispetto allo spazio che li contiene.
Leonardo torna a Firenze
La caduta di Ludovico il Moro e l’invasione francese in Lombardia, spinsero Leonardo ad
abbandonare Milano nel 1499; dopo un breve periodo a Mantova e Venezia, torna a Firenze
e si trattenne lì fino al 1506. La città era diversa da come Leonardo l’aveva lasciata: dal
1494 i Medici erano stati banditi e dopo la repubblica di Savonarola, il governo era in mano
ad un oligarchia mercantile guidata da Pier Soderini.

OPERE - Il secondo periodo fiorentino


La battaglia di Anghiari (1499-1506)

L’affermazione fiorentina di
Leonardo è legata però alla
commissione per un dipinto
murale nella sede del Maggior
Consiglio (=dei 500), nuovo
organismo politico dopo i Medici.
L’opera doveva rappresentare la
Battaglia di Anghiari (vittoria dei
fiorentini sui milanesi), mentre a
Michelangelo era stato affidato il
compito di affrescare un’altra
vittoria, la Battaglia di Càscina.
Leonardo lavorò a questo lavoro
fino al 1506, riuscendo a
realizzare il cartone e parte del
dipinto definitivo. Né l’uno né l’altro si sono però conservati; Leonardo realizzò la sola parte
centrale della scena, una lotta forsennata di cavalieri che si contendono il gonfalone
cittadino = incitamento alla difesa della libertà di Firenze. La scena della lotta per lo
stendardo, violento e intricato groviglio di uomini e animali, avrebbe dovuto essere il perno di
un apocalittica scena di guerra, con una miriade di fanti e cavalieri immersi in una sorta di
caos primordiale, per la violenta opposizione di forze contrastanti.

L’opera non si conserva per l’adozione della tecnica sbagliata da parte di Leonardo :
l’encausto = usato per superfici murarie limitate perché tecnica delicata.
Encausto = cera + acqua di mare + colore → si cuoce con calore forte e uniforme…
… Leonardo non garantisce il calore uniforme e il colore si scioglie.
Oggigiorno la parete viene chiamata “chi cerca trova”, per questo messaggio lasciato da
Leonardo la stessa parete fu forata per vedere gli strati interni che la componevano,
effettivamente si sono trovate tracce di colore scuro ma zero disegno

Fai il punto - caratteristiche chiave :


● Arzuffa;
● Espressioni molto chiare → possibilità analisi psicologica;
● Cavalli sembrano lottare fra loro;
● Attenzione soldato a terra, estrema sx;
● Tecnica encausto.
La Gioconda (1503-1519)

In questi anni Leonardo stabilisce un nuovo


modello di ritratto, ossia quello della Gioconda,
identificata da Vasari come una Monna Lisa,
moglie di Francesco del Giocondo. Iniziato
intorno agli anni 1503-06, il dipinto deve essere
stato oggetto di una lunghissima elaborazione
da parte del maestro, che ci lavorò fino alla
morte in Francia.
La inizia a Firenze, la porta a Roma e anche fino
in Francia. Indagini diagnostiche hanno stabilito
che si tratta di un dato certo. Monna Lisa sta per
Donna Lisa Gherardini. Vasari nelle sue “Vite” è
stato il primo a suggerire questa attribuzione,
negli ultimi anni si sono succedute ipotesi che
dicono che si sono rappresentate sempre donne
distinte. Vasari ci dice che Leonardo sembra
aver fatto un ritratto per Lisa ma a dirla tutta non
ci sono documenti o pagamenti che attestino un
legame tra Francesco del Giocondo e Leonardo
Da Vinci. (Non ci sono prove nemmeno per le
altre ipotesi)
La Gioconda è dipinta su una tavola di pioppo
con olio (preferisce la tavola alla tela).

Confronto stilistico con la dama con l’ermellino


Vediamo questa donna seduta su una sedia (si vede il
bracciolo su cui poggia il braccio sinistro su cui poggia la
mano destra) c’è una doppia rotazione, sembra rivolta a
sinistra in quanto girata di ¾ ma nel mentre volge a noi il suo
sguardo. Dietro di lei troviamo un muretto (lievemente più
chiaro) alle estremità si vedono due colonne, una di profilo
tondo e l’altro parallelepipedeo, sembrerebbero le basi di due
colonne, quindi è probabile che sia stata ritratta in un portico
che dava sulla campagna.

Prima grande differenza (punto di vista tecnico) : paesaggio, innovativo per la ritrattistica
del tempo, infatti si predilige la ritrattistica fiamminga che prevedeva uno sfondo nero o
comunque vedeva il paesaggio solo come sfondo, Leonardo dona importanza al paesaggio
tanto quanto al soggetto (= dignità figurativa). Se per il paesaggio ha usato la prospettiva
aerea, lo stesso sfumato del paesaggio lo usa anche con il soggetto (es. labbra), in questo
modo è molto più realistico. Lo stesso sorriso della gioconda e estremamente realistico
perché non vi sono contorni, solo colore. La gioconda rimane un pilastro della ritrattistica
rinascimentale perché risulta essere un ritratto fotografico.
Paesaggio che ricorda la val d’Arno, dipinto anche in altre opere (nasce a Vinci, situata
effettivamente nella Val d’Arno, Toscana). Le ipotesi si sprecano sulla Gioconda, e a
proposito del paesaggio, sulla destra della Gioconda troviamo un ponte, alcuni l’hanno preso
come il ponte di Bobbio, detto anche il ponte del diavolo (e questo collocherebbe la
Gioconda in Lombardia e non più in Toscana). La tecnica ad olio permette i contrasti
numerosi così come i dettagli (es. velo molto leggero in testa e la linea all’altezza della fronte
che poi e il velo stesso). Non si puo dire che sia bella nel senso canonico del termine, la
faccia e squadrata, le spalle molto larghe e un po’ tondeggiante, si pensa che questo suo
aspetto possa essere legato anche ad una gravidanza. Ha sempre colpito il fatto che fosse
vestita con colore molto scuro, spesso usato nelle occasioni di lutto (all’altezza del petto
dettaglio del ricamo).

Riflessione generale : esempio di opera che tutti conoscono ma nessuno ne conosce


l’importanza. Perché un’opera del genere è diventata così famosa? A volte quelle che noi
studiamo come opere sono opere perché qualcuno ha deciso che devono essere definite
tali. Il suo successo e la sua fama si devono ad una serie di combinazioni.
L’opera è stata subito venduta alla corona francese, ed è rimasta a Versailles fino alla fine
del 1700 (per 4 secoli), quando Napoleone ha fondato il museo napoleonico (quello che oggi
è il Louvre) e voleva esporre opere che requisiva durante le sue battaglie (in italia confisca
circa 500 opere).

Il furto : nel 1911 la Gioconda viene rubata, un


italiano di nome Vincenzo Peruggia che lavorava al
Louvre entra una mattina nel museo, prende la
Gioconda staccandola tranquillamente dalla
cornice, e se la porta con sé perché era dell’idea
che dovesse tornare in Italia. All'epoca non c'erano
vigilanza né tantomeno controlli, all’inizio
pensarono che fosse stata prelevata per un
restauro o per altro simile. Nel frattempo Vincenzo Peruggia era tornato a casa e la
conservò sotto il suo letto per due anni. Decide poi di entrare in italia e restituire la
Gioconda, contatta il direttore degli Uffizi, ma lui sapeva benissimo che sarebbe stato
complice di un furto. Allora il direttore dà appuntamento a Vincenzo Peruggia nella sua
camera d’albergo avvisando la polizia. Da lì la Gioconda arriva al museo degli Uffizi,
successivamente a Roma, per poi tornare a Louvre (+
un'esposizione in Giappone). Quando la Gioconda sparì,
alcuni artisti ne erano felici perché era divenuta simbolo di
un’arte passata, obsoleta. Dalì e Duchamp iniziano a
lavorare sull’immagine della Gioconda con i baffi o altri
fotomontaggi, per far capire come l’arte tradizionale potesse
divenire qualcosa di moderno. Del furto della Gioconda fu
anche accusato Pablo Picasso, il quale si era scagliato
contro l’arte tradizionale.
Nella Gioconda si ritrova lo sguardo di una donna molto
determinata, sorridendo all’osservatore senza alcun pudore,
quando ritorna al Louvre viene infatti denominata femme
fatale.
MICHELANGELO BUONARROTI
Vita e caratteristiche stilistiche generali

Antagonista di Leonardo ma grande rispetto


reciproco, per lo meno dal punto di vista artistico,
anche se si sono scontrati parecchie volte.
Grande differenza stilistica, Leonardo punta tutto
sul naturalismo, sui moti dell’animo, la psicologia e
la prospettiva aerea e per questo emerge come
pittore, mentre michelangelo si definisce scultore
anche quando dipinge. A michelangelo interessa
più che altro la fisicità del soggetto, per questo
lavora principalmente sulla realizzazione di nudi.
Le opere sono aggraziate per quanto riguarda Leonardo, vigorose per michelangelo (usava
la figura serpentinata). Michelangelo e anche un po’ un'eccezione perché pur essendo nel
Rinascimento usa dei volti idealizzati. Mentre Leonardo si interessa al
mondo naturale, Michelangelo sí collega al neoplatonismo della corte
dei medici e pensa alla figura umana come in continuo combattimento
con sé stessa, questo perché per Michelangelo l’uomo cerca di
raggiungere il mondo ideale, la figura deve lottare con il blocco di
marmo per emergere e lotta con sé stessa per emergere dal blocco
iniziale così come l’anima deve lottare con le passioni terrene per
raggiungere il paradiso. Si spiega bene questo concetto con i non finiti
michelangioleschi, il fatto che non siano finiti e proprio il simbolo
dell’anima che combatte per staccarsi dalle passioni terrene
simboleggiate dal restante blocco di marmo.
Michelangelo nasce nel 1475 sí forma a Firenze presso il Ghirlandaio
e presso la corte di lorenzo il Magnifico. Si forma poi nel giardino del
San Marco, una sorta di scuola che raccoglieva gli artisti più
promettenti del tempo, chiamati da Lorenzo per essere formati a
palazzo.
Leonardo = naturalismo pieno // Michelangelo = no atarassia ma forte idealizzazione.
Si forma anche sullo studio della statuaria antica classica, grazie alle opere che i Medici
avevano iniziato a collezionare (es. venere pudica).
Viaggia molto anche se i due poli principali sono Firenze e Roma. Era un artista molto
richiesto dal papato (vive 90 anni, lavora per svariati papi).
Parte sugli esempi dei grandi artisti fiorentini, saranno suoi maestri Giovanni Pisano e
Donatello per la scultura e Giotto e Masaccio per la pittura. Le vite di Vasari si
concluderanno con Michelangelo, apice dell’arte secondo Vasari.

OPERE - Periodo fiorentino


Arca di San Domenico, nella chiesa di San Petronio (facciata realizzata solo per metà) a
Bologna, iniziata da Nicola e Giovanni Pisano. Battaglia dei centauri, Madonna della scala
(Firenze).
1491-1492 : Michelangelo di 16/17 anni, le sue opere mostrano un forte legame con i suoi
maestri, Banchetto erode bambini somiglianti a quelli di Michelangelo nella Madonna della
scala, anche lo stiacciato ha una similarità, presenza elementi architettonici (presenza
scala).
Battaglia dei Centauri

La profondità la riprende da G. Pisano come anche


il senso di movimento. Vuole partire dal suo pathos
chiaroscurale e dinamico, centrale nel lavoro di
michelangelo, diventerà poi famoso per il suo
contrappunto (o contrapposto = accompagna con
elementi stilistici contrastanti). Tutto questo si
ricollega ancora una volta alla sua idea
neoplatonica.
La profondità dell’opera è data da :
1. Stiacciato;
2. Bassorilievo;
3. Altorilievo;
4. Chiaroscuro marcato.
Centauri partenone = simbolo di caos, esseri non razionali.
Centauromachia = oltre che utilizzare le tre tecniche per il rilievo, non è un’opera finita, o
meglio, è completa ma pare sempre essere realizzata come fosse una bozza. I soggetti in
realtà sono ragazzi nudi che combattono, c’è solo un centauro sul fondo.
Riprende un gesto da Giovanni Pisano e lo riprenderà per la realizzazione di Cristo Giudice
nella Cappella Sistina. Si intravedono inoltre dei segnetti, dei solchi lasciati dalla gradina (=
scalpello dentato), caratteristica tipica nelle opere di Michelangelo.
Madonna della scala

➢ Tema cristiano = elevazione dello spirito;


➢ Quasi esclusiva concentrazione sulla figura umana;
➢ Bambini sembrano putti classici;
➢ Presenza elementi architettonici (es. scala);
➢ Tecnica stiacciato
OPERE - Soggiorno a Roma
La pietà

Arriva a Roma a soli 20 anni, dove


realizza la Pietà. Una scultura, che
era un cupido dormiente, viene
venduta al cardinale Riario come una
scultura antica, che in realtà non lo
era, e vuole conoscere lo scultore
che era riuscito a “truffarlo” e che era
in grado di realizzare sculture molto
simili a quelle greche. Riceve la sua
prima grande Pietà (quella vaticana,
perché ne fece parecchie). Il
cardinale francese e ambasciatore
del re di Francia in italia Jean de
Bilhères commissiona a Micky la
pietà (collocata nella navata di
destra).

L’iconografia è quella della pietà (=Vergine accanto corpo morto del figlio) di solito la Vergine
era inginocchiata e il corpo di Cristo a terra, qua è innovativo, la nuova iconografia gli fu
suggerita dallo stesso cardinale francese e dai Vesperbild tedeschi (questa immagine era
già familiare e diffusa in Francia e Germania). Dobbiamo pensare alla pietà e al David come
le sculture classiche di michelangelo (chiasmo, ponderazioni, levigatezza del marmo,
contrasto luci-ombre) da li a 5 anni circa, la sua scultura cambia e non sarà più classica, la
pietà e l’unica opera firmata di Michelangelo, MA... Perché? Vasari e altre cronache ci
raccontano che quando la pietà inizia ad essere vista in S. Pietro colpisce subito il pubblico
che però crede che la scultura fosse stata fatta da un altro scultore, per questo decide di
firmare la sua opera. La firma subentra nelle opere solo nel XVIII - XIX secolo. Amato dagli
artisti dei secoli successivi perché esprime l’esempio dell’artista libero.
Particolari del volto = la madre sembra più giovane del figlio (dovrebbe avere circa 50 anni
ma qua sembra adolescente) non era bene rappresentare la Virgo vecchia, perché era
vergine e la sua carne immacolata e incorruttibile, quindi sceglie di rappresentarla giovane
per far intendere che Cristo nacque senza che si fosse dovuto consumare alcun tipo di atto.
La Virgo è vestita con un vestito molto ampio e vaporoso, nonostante il panneggio ampio e
voluminoso riusciamo a vedere il posizionamento del corpo. Viene rappresentata NON in un
momento di disperazione, al contrario il volto esprime serenità e accettazione. L’opera è
definibile come classica ancora per l’estrema levigatura. Estremamente naturalistica, si
coglie l’idea di un corpo morto, la fatica della Virgo nel sorreggere il corpo (mano in
tensione) che però non traspare dal volto. Dettagli delle vene e dei chiodi di Cristo. Sulla
Virgo si vedono molti chiaroscuri dati dai panneggi e anche dal velo sopra la testa.
(Citazione pietà michelangelo in Guernica di Picasso) il braccio di Cristo viene ripreso dagli
artisti successivi ma anche Micky lo riprende dall’arte classica del Sarcofago di Meleagro del
II sec. d.C. che viene ripreso anche da Pisano.
La pietà è uscita un’unica volta da Roma nel 1964 per essere recata a NYC in occasione di
una grande esposizione universale. Scelto trasporto via mare perché più sicuro che via
aerea (la cassa era stata studiata per far sì che potesse galleggiare).
La pietà Bandini (Firenze)

La pietà Bandini era stata iniziata da Michelangelo in


occasione della propria sepoltura. L’opera si avvicina
all’iconografia della deposizione della croce ed è dotata di
una grande complessità tecnica in quanto consiste in quattro
figure scavate in un unico blocco marmoreo, le quali ruotano
attorno ad un perno centrale raffigurato da Cristo e
Nicodemo.
Questa figura, nella quale riconosciamo l’autoritratto di
Michelangelo, prende il posto tradizionalmente occupato
dalla madre, la quale, in questa scultura, sorregge il corpo di
Cristo coadiuvata da Maddalena. Nella scultura è evidente lo
sforzo, dal momento che tutta la composizione grava
pesantemente verso il basso. Maria e Gesù inoltre appaiono
uniti, quasi fusi insieme nel marmo che è rimasto soltanto
abbozzato (semi-non finito michelangiolesco). Michelangelo
interruppe l’opera dopo cinque anni di lavorazione, forse per l’inizio alla lavorazione della
pietà Rondanini. (L’opera fu terminata dall’allievo Tiberio Calcagni).

La pietà Rondanini (Milano, Castello Sforzesco)


Esistono due versioni di questa pietà: la prima fu abbandonata e
ad oggi restano solo le tracce nelle gambe, nel braccio di Cristo e
in parte del volto di Maria.
Nella seconda versione non immagina più due corpi divaricati,
bensì due corpi compenetrati in uno unico, collegati
nell’espressione del muto dolore o della paura.
In questa pietà le figure sono ridotte a due, dunque non si può
dire quale sorregga l’altra in quanto sono ormai assenti i tratti
della grande scultura michelangiolesca.
L’artista quasi novantenne predispose inoltre che la scultura
fosse lasciata al suo servo Antonio del Francese.

Tondo Doni
È l’ultima opera pittorica prima della realizzazione
della cappella Sistina oltre ad essere l’unica opera
su tavola certa di Michelangelo.
Venne commissionata da Agnolo Doni che era un
ricco mercante fiorentino sposato con Maddalena
Strozzi.
I tondi erano molto diffusi e spesso realizzati per i
matrimoni, questo in particolare potrebbe essere
stato realizzato per il matrimonio o per la nascita
della loro primogenita.
- tavola;
- Uffizi;
- cornice originale.
Si tratta di un’iconografia della sacra famiglia → i personaggi sono Giuseppe, la Vergine,
Gesù bambino e alle loro spalle vi sono altri personaggi = tra cui San Giovannino (pelle di
animale + bastone che termina con una croce).
Vi sono giovani ignudi (riprendono le sculture antiche= Apollo del belvedere a sx e Ercole
Farnese = scultura ellenistica a dx)
Le figure in primo e secondo piano sono separate dal muretto
Giovanni simboleggia il battesimo ovvero l’atto di purificazione
= il muretto separa gli uomini prima della venuta di Cristo, ovvero i corpi nudi dalla scena
centrale.
→ San Giuseppe porge il bambino a Maria che per afferrarlo assume una posa serpentina Vi
è un moto rotatorio generale
Analisi stilistica
- chiaroscuro scultoreo;
- colori brillanti e metallici;
- linea di contorno netta;
- I CORPI INIZIANO A CAMBIARE si gonfiano = CAMBIA IL LINGUAGGIO
STILISTICO;
- Paesaggio sullo sfondo è appena accennato, utilizza la prospettiva atmosferica =
predilige sfondi semplici.

LA TECNICA DEL NON FINITO - San Matteo


Michelangelo ci lascia molte opere non finite tra cui il San Matteo.
È stata commissionata a Michelangelo nel 1503 mentre stava lavorando
al David. Il progetto consisteva in 12 apostoli che sarebbero stati posti
nelle nicchie dei pilastri che sorreggono la cupola del duomo di Firenze
Michi inizia la lavorazione nel 1504 ma l’anno successivo partiva poi per
Roma lasciandolo incompiuto.

La figura dell’uomo si avvolge su sé stessa e spinta dallo sforzo di


liberarsi dal marmo.
I non finiti contengono infinite potenzialità di sviluppo nella forma.
Per Michelangelo non fu una scelta programmata, diventerà atto
volontario solo negli anni della maturità.
È allora che l’opera incompiuta esprime il contrasto tra l’idea e la realtà.
L’opera espressione di contrasto tra spirito che vuole liberarsi dalla
materia e il corpo la sua prigione terrena.
La tomba di Giulio II
(Chiesa di S. Pietro in Vincoli)
Giulio II fu papa dal 1503-1513 e fu uno dei piu grandi
papi della storia, soprannominato per questo papa
guerriero per le sue imprese militari e di conquista.
Michelangelo giunse a roma nel 1505 per dar forma al
monumento funebre di Giulio II.
La tomba era stata pensata per essere posta nella
basilica di San Pietro in corrispondenza con quella
dell’apostolo
Primo progetto
Il primo progetto prevedeva una tomba mausoleo
libera sui quattro lati e alta 8 metri.
Doveva comprendere 40 statue a grandezza naturale
e 3 rilievi bronzei narranti la vita del papa. Esso
doveva rappresentare un allegoria del mondo Cristiano
e l’idea neoplatonica della liberazione dell’anima dalla
prigione della materia.

L’opera è suddivisa in 3 livelli:


1. livello inferiore : doveva alludere al mondo degli
uomini = i protagonisti infatti sono i Prigioni (=allegorie delle arti liberali incatenate e
le virtù);
2. piano medio : vi sono le allegorie della Vita attiva e della Vita contemplativa con
Mosè e San Paolo;
3. ultimo piano : era previsto il sarcofago del papà sorretto dalla personificazione del
Cielo sorridente e di Cibele piangente (dea della terra)

Nel 1506 i lavori per la tomba del pontefice si arrestarono e a Michelangelo viene affidata la
decorazione della volta della Cappella Sistina.
Quando il pontefice morì la tomba non era stata ancora completata, Michelangelo realizzò
altri 4 progetti e i lavori si protrassero per 40 anni.
Michelangelo definì questo lavoro come la tragedia della sua vita
La tomba odierna fu completata nel 1545 diversamente dal primo progetto = presenta un
impianto frontale
Solo 4 statue realizzate da Michelangelo :
1. Mosè;
2. Rachele;
3. Lia;
4. La statua del pontefice posta sulla sommità della tomba
Il Mosè (scultura dinamica)
In origine la statua faceva parte della statue angolari e doveva essere posta a circa 4 metri
da terra x questo motivo presenta diverse correzioni ottiche :
1. Gamba sinistra arretrata per far spiccare il volto;
2. Allungamento del busto e del capo = maestosità.
Mosè tiene in mano le tavole della legge e ha il corpo raggiato come vuole l’iconografia
derivata dalla Vulgata del San Girolamo che indica la luce che riflette sul suo corpo dopo che
ha ricevuto le tavole come “corna d’oro”
= Le corna rappresentano il fatto che Dio si sia rivelato a lui, questo effetto in pittura si
realizza tramite la luce, in scultura, con le corna.

L’impianto monumentale ricorda i profeti e le sibille


della Sistina ma anche precedenti del 400 come il
San Giovanni evangelista di Donatello
Il capo è scattante e il busto molto teso = indicano
forza fisica e autorevolezza morale.
(Per questo viene spesso associato a Giulio II)

Scultura diversa da quella della pietà = questa è


legata al contrappunto.
Mosè è estremamente definito come il David infatti il
chiaroscuro è sancito da zone lisce e altre meno
levigate
Cosa sta facendo ?
Guarda qualcosa a sx
Sembra che voglia alzarsi infatti una delle gambe è
impiantata, l’altra è più rilassata e indietro, mentre il
busto è leggermente inclinato in avanti
Siede su di un piedistallo e nella mano dx trattiene la
barba
La Cappella Sistina (1508-1512)
All’interno della Sistina Michi non voleva nessuno, non conoscendo l’affresco ha solo avuto
bisogno di aiutanti che gli insegnassero come operare dal punto di vista tecnico e che lo
aiutarono nella preparazione delle pareti.
Distrugge gli affreschi per far spazio a quelli nuovi.
La cappella sistina ricorda le fortezze medievali e inizia ad essere la sede del conclave
quando Sisto IV riunisce a Roma i maggiori artisti fiorentini, tra cui Botticelli e il Ghirlandaio
guidati dal Perugino, maestro di Raffaello, per far decorare la struttura.
La cappella sistina è rettangolare e sulle pareti lunghe la decorazione e divisa in tre sezioni :
1. basso : finti arazzi;
2. mediana : storie di mosè a sx storie di cristo a dx;
3. alto : tra le finestre vi sono ritratti dei primi pontefici della storia.
In alto troviamo affrescato un cielo stellato dipinto e realizzato da Pier Matteo d’Amelia e che
sovrasta internamente l’intera struttura. Al posto dell’assunzione della vergine sulla parete di
fondo fu dipinto il giudizio universale.
All’inizio il programma iconografico prevedeva i 12 apostoli mentre ora vediamo che è
estremamente ricca di figure e strutture architettoniche. La superficie è molto vasta
(1000mq) quindi Michi crea delle finte cornici per realizzare uno scheletro architettonico
affrescato per dividere questa superficie in sezioni ordinate.
● La parte centrale della volta è racchiusa in una cornice formata da 9 riquadri
alternativamente più grandi e più piccoli, quelli più piccoli sono circondati da 4 nudi e
medaglioni in bronzo. Nella parte principale della volta sono raffigurate le storie della
genesi.
● Nelle vele e nelle lunette sono rappresentati i 40 antenati di Cristo. Due delle lunette
verranno distrutte negli anni ‘40 dallo stesso Michelangelo per dipingere il Giudizio
universale.
● Sui pennacchi, che assumono forma di troni, siedono 12 veggenti (cinque sibille e
sette profeti), i quali collegano il mondo ante e post legem.

Sulla volta viene raffigurato tutto ciò


che viene prima di quello dell'epoca
(es. sulle pareti troviamo i papi mentre
sulla volta profeti e anche sibille, figure
pagane poi assorbite dalla cultura
cristiana e dunque cristianizzate). Tutto
finisce con lo stare insieme dal punto di
vista concettuale e logico anche se si
notano sicuramente delle differenze dal
punto di vista stilistico.

Storie della Genesi, uomini nudi seduti su cubi, nudi che sorreggono, mediante un nastro,
medaglioni in finto bronzo che raccontano scene tratte dal libro dei re. Non si sa come
interpretarli in quanto non sono dei telamoni (perché non reggono nulla), non possono
essere dei prigioni perché non sono bloccati, quindi si è data la definizione di figure
angeliche prive di ali. Talvolta reggono anche festoni fatti da foglie di quercia e ghiande,
perché simboli della famiglia della Rovere (famiglia di Giulio II) perché in tal modo vanno a
ricordare il committente della volta.
Profeti e sibille = figure molto grandi che spesso vengono raffigurate in maniera tale da poter
rappresentare chiaramente chi raffigurano. Per esempio il profeta Geremia, che aveva
predetto avvenimenti terrificanti, viene rappresentato come un personaggio molto cupo e
pensieroso. Le sibille sono abbigliate a seconda del luogo di provenienza (sibilla egizia,
cumana, ecc.). Inoltre sotto la figura di ognuno di essi vi e una targhetta affrescata che
esplicita l'identità dei personaggi sovrastanti ad essa.
Sono tutti raffigurati su dei cubi ma nessuno di loro ha una visione frontale o una
disposizione del corpo armonica, rivediamo colori molto accesi, il riflesso scultoreo, una
muscolatura accentuata, il contrappunto e la figura serpentinata di Michelangelo.
Inoltre si inizia a vedere il viso che diventerà poi caratteristico nelle figure di Michelangelo.

Nel 1504 si ritrova a Roma il Laocoonte e Michelangelo su sua ispirazione inizia a gonfiare
le sue figure.

La volta della sistina e leggermente ribassata, quindi ha una curvatura molto lieve che ha
creato problemi dal punto di vista prospettico, quindi Michelangelo ha dovuto deformare e
distorcere le figure dipinte sulla volta in modo tale che dal basso si potesse vedere in
maniera normale.

EPISODI DELLA GENESI

Diluvio universale
● Sono rappresentati tanti piccoli personaggi;
● Si notano le figure serpentinate;
● Opera è molto drammatica lo si può notare dai
mantelli gonfi dal tanto vento;
● Paesaggio non articolato = sarà una caratteristica che
acquisirà con gli anni;
● Figure muscolose e corpi gonfi (scoperta Laocoonte)
Scena della cacciata dei progenitori

● Vi sono solo 6 personaggi;


● Si nota un maggior disinteressamento nei confronti del paesaggio dello sfondo = se
nel diluvio universale c’erano diversi piani di profondità qua lo sfondo è
monocromatico e non vi è ambientazione;
● corpi più gonfi;
● Possibile vedere un rimando a la cacciata dei genitori della cappella Brancacci di
Masaccio perché anche qui il volto di Eva è deformato dal dolore, si può notare infatti
come i capelli nella prima parte della scena siano ordinati nella seconda non lo siano
più;
● L’angelo ricorda quello della cappella Brancacci:
- sia per le vesti;
- sia per l’espressione.
● Anche qua vi è il serpente con il corpo di donna.

La creazione di Adamo
Tutto ruota intorno all’azione di Adamo
- ADAMO = sembra essersi
appena svegliato e sembra
volersi alzare per raggiungere
con il dito Dio
- DIO PADRE è sorretto da una
schiera di angeli avvolti in un
manto viola

Le dita che non si toccano sono un chiaro riferimento alla filosofia neoplatonica =
rappresentano l’impossibilità di raggiungere il mondo delle idee liberandosi della materialità

Dal punto di vista stilistico vi è un forte chiaroscuro


- colori sono cangianti
- la creazione di Adamo rappresenta l’apice della decorazione della Sistina infatti si
trova quasi nel centro e da qui in poi gli affreschi diventano sempre più monumentali.
Il Giudizio Universale

L’affresco con il giudizio universale fu voluto da Clemente VII, nella parete d’altare della
Cappella Sistina. I lavori vennero iniziati nel 1536 dopo la morte del Papa, e venne compiuto
nel 1541 sotto il pontificato di Paolo III Farnese. Per realizzarlo, Michelangelo distrusse
l’assunzione della vergine, la quale fu realizzata precedentemente dal Perugino su
committenza di Sisto IV.
L’artista esprime una concezione tragica del destino dell’uomo e una diversa idea di
bellezza. Mentre nella volta Michelangelo aveva utilizzato la partitura architettonica come
elemento unificante, nel Giudizio lascia la parete priva di elementi spaziali, facendola
percorrere da un moto vorticoso e continuo che trova il suo fulcro nella figura centrale di
Cristo Giudice.
Il movimento rotatorio è originato dal gesto con il quale Cristo separa i beati dai dannati,
avviando una doppia direzionalità:
● Ascendente per i beati a sx;
● Discendente per i dannati a dx.
Nelle due lunette superiori possiamo trovare gruppi di angeli che trasportano i simboli della
Passione. Accanto a Cristo troviamo invece la vergine i santi che attendono l’esito del
giudizio.
In basso ritroviamo la figura di Caronte che colpisce i dannati conducendoli al cospetto di
Minosse, ciò richiama la descrizione dantesca del canto III dell’inferno.
Sempre in basso, ma più centrali, troviamo gli angeli dell’Apocalisse che destano i morti con
le loro trombe.
Vi è una particolare attenzione al corpo umano, che viene fissato in numerose varianti
fisiche ed espressive. Tuttavia l’uomo non è più modello, né strumento per la
contemplazione di una superiore bellezza ma l’espressione di un’angosciosa incertezza sul
proprio destino.
Vasari ci racconta che il maestro delle cerimonie papali, Biagio da Cesena, trovò
inopportuna la presenza di tante figure di ignudi, Michelangelo rispose dunque alle critiche
ritraendo lo stesso Biagio nelle fattezze di Minosse, con orecchie da mulo e il corpo tra le
spire di un serpente. Gli attacchi diffamatori portarono però alla censura del giudizio: nel
1565 il pittore Daniele da Volterra inizio a ricoprire con panneggi le nudità delle figure.

Tombe medicee (Sagrestia nuova in San Lorenzo)


Durante il pontificato di Papa Leone X la famiglia dei medici subì pesanti lutti tra il 1516 e
1519 morirono Giuliano duca di Nemours e Lorenzo duca di Urbino rispettivamente fratello e
nipote del Papa.
Il papa voleva che venissero ospitate 4 tombe = due tombe effettivamente presenti oggi
nella cappella.
Due di queste avrebbero dovuto ospitare Lorenzo il magnifico e il fratello Giuliano (erano
nella sagrestia vecchia) = non sono stati spostati perché negli anni 20 la dinastia dei medici
è colpita da lotte e battaglie che impediscono di definire il progetto perché erano impegnati a
definire il loro potere politico.
Michelangelo per la costruzione della sagrestia nuova si confronta con l’opera di
Brunelleschi mantenendo :
- la pianta quadrata con scarsella;
- le dimensioni;
- l’organizzazione delle pareti attraverso la bicromia dell’intonaco bianco e della pietra
serena;
- sperimenta però un'inedita unità tra architettura e scultura.
Le tombe si fronteggiano e hanno la stessa struttura
- parte superiore si trovano le figure sedute dei duchi poste entro edicole con paraste
binate (ai lati dei duchi vi sono poi altre due edicole)
- in basso sono collocati i sarcofagi con le personificazioni e allegorie del tempo stese
sulle volte arcuate dei sarcofagi sottostanti (crepuscolo/l’aurora - notte/giorno)
Le personificazioni rappresentano ritratti idealizzati con volti giovanili e corazze all’antica
richiamano il ruolo di comando esercitato in vita dei due duchi entrambi condottieri :
- esercito papale;
- esercito mediceo.
Le figure riprendono inoltre nelle loro pose i bassorilievi di Età romana imperiale.
Tomba di Lorenzo de’ Medici
● Lorenzo è rappresentato come un condottiero che sembra riflettere;
● Ha lo sguardo perso , guarda verso lontano;
● Volto idealizzato che ricorda il volto del David = il volto di Michelangelo ovvero
espressiva ma non tanto naturalistica
= rappresenta la vita contemplativa;
● Scultura ricorda un po’ il Mosè;
● Vesti da battaglia;
Sul sarcofago di Lorenzo vediamo il crepuscolo e l’aurora
Il crepuscolo ha la testa lasciata allo stato di non finito ed è rivolta verso il basso // l’aurora è
portata a compimento ed è raffigurata mentre si desta dal sonno. La gamba e il braccio
sinistro sono piegati e infrangono il classico schema del bilanciamento chiastico = ciò genera
un gesto involontario instabile che allude a una nuova vita dopo la morte una vita però
permeata dall’incertezza

Tomba di Giuliano duca di Nemours


Una gamba avanti e una più arretrata, la rotazione è marcata e sembra volersi alzare.
Veste una corazza da condottiero (la lorica) bastone del comando (Gattamelata e Augusto di
prima porta)
Giuliano rappresenta la vita attiva.
Ricorda la statua del Mosè.
Guardando Giuliano vedi somiglianza anche con il David nel volto (ricci sguardo concentrato
labbra sottili labbra serrate)

Notte è caratterizzata da una posa sensuale, che emerge nel contrapposto del braccio
destro e della gamba sinistra, che si flettono fino a toccarsi. Ad essa si associano poi
espliciti simboli notturni :
● la civetta;
● i papaveri;
● la maschera che richiama il sogno;
● il diadema con una stella e la luna crescente

Giorno = posa contorta e pluridirezionale


- capo non finito = scelta esplicita
Nel giorno è evidente l’uso degli scalpelli che produce una sensazione di indeterminatezza
RAFFAELLO SANTI
Vita e panoramica generale
Raffaello Santi (cambia il cognome in Santium e poi italianizzato in Sanzio) nasce 1483
figlio di Giovanni Santi → muore quando Raffaello ha circa 5 anni.
- continua formazione su esempio del padre;
- appena età adatta entra in Bottega di Perugino;
- entra poi nella corte di Urbino.

diverso da Michelangelo/Donatello/Masaccio perché si è


formato nelle Marche → su modello di pittori non aggiornati
come fiorentini

è figlio d’arte e cura molto la sua formazione perché sa che


eredita la bottega del padre (si forma presso Pietro Perugino +
la corte di Urbino) → gli altri si auto-formano

Urbino → tanti fiamminghi (attenzione a dettagli) + Bramante


era di Urbino (grazie a lui verrà introdotto presso la corte
papale → con l’idea di distrarre Giulio II dal suo amore per
Michelangelo, introduce il giovane Raffaello)

Mentre Leonardo → psicologia e naturalismo


Michelangelo → forza muscolare e dinamismo
Raffaello → unisce le previe caratteristiche (figure aggraziate e espressioni dolci → pittura
che ricorda l’esempio di Leo e Michi)

1504 Raffaello è a Firenze contemporaneamente con Leonardo e Michelangelo


dal 1507 si trasferisce a Roma e rimane lì fino alla morte (perché Roma è il nuovo centro
artistico, Raffaello inoltre lavorerà molto per i papi → carattere molto facile rispetto agli altri)
Lo sposalizio della Vergine (1504)
1504, poco prima di partire per Firenze —> per la Chiesa di S. Francesco di Città del

Castello (forse su commissione di Filippo degli Albezzini)


Confronto con l’opera di Perugino (sempre “sposalizio della Vergine” per la Cappella del
Santo Anello del Duomo di Perugia)
- stessi personaggi ma i gruppi sono invertiti (S. Giuseppe e i pretendenti e il gruppo
della Vergine e le sue ancelle);
- i pretendenti hanno i rami → la Vergine sposava l’unico che aveva il ramo fiorito
(Giuseppe);
- dietro il tempio;
- Raffaello prende ispirazione da Perugino;
- l’opera di Raffaello ha colori molto più contrastanti → uso della luce molto preciso,
come dall’esempio della pittura fiamminga;
- i personaggi di Raffaello i personaggi sono disposti quasi a semicerchio → aumenta
sensazione di profondità;
- nel caso di Raffaello il punto di vista sembra rialzato e quindi la piazza appare più
grande + molte linee prospettiche, si allunga lo spazio;
- il tempio di Perugino è tagliato in alto // il tempio di Raffaello è rappresentato
completamente e vediamo la cupola;
- le dimensioni di Raffaello sembrano molto più coerenti rispetto a Perugino;
- Perugino tempio ottagonale con 4 protiri (come i 4 punti cardinali, pensiamo che ce
ne sia un quarto dietro per una questione di armonia coerente con il Rinascimento) //
Raffaello tempio a 16 lati + un deambulatorio (simula una struttura circolare, molto
più volumetrico) → struttura molto diffusa nel ‘500 l’architettura a pianta centrale →
ricorda molto il tempio di San Pietro in Montorio di Bramante (progettato esattamente
in quegli anni → Raffaello prende ispirazione dagli edifici a pianta centrale di
Bramante);
- volti idealizzati, simili tra loro + posizioni quasi teatrali → ci dicono che Raffaello è
ancora all’inizio della sua pittura, legato alla tradizione del padre → successivamente
inizierà a curarsi del naturalismo e realismo nei volti;
- prospettiva atmosferica;
- la composizione di Perugino che poi utilizzerà Raffaello l’aveva già usata nella
Cappella Sistina → aveva dipinto nelle storie di Cristo la “consegna delle chiavi” che
sono molto simili in composizione (già pensata 25 anni prima);
- le architetture diverse ci dicono che siamo di fronte a due artisti diversi e di
generazioni diverse (Perugino su esempio Brunelleschi).
1504 si sposta a Firenze → Leonardo e Michelangelo erano a Firenze per dipingere le
battaglie di Anghiari/Cascina → Raffaello li vede e da lì si nota che cambia = maggiore
attenzione verso il linguaggio di Michelangelo/Leonardo → si stacca dall’esempio di
Perugino e inizia ad usare uno stile proprio.

Madonna del Granduca (1505)

Perché era stata posseduta dal Granduca di Toscana, da


Leonardo prende le seguenti caratteristiche:
- bambino naturalistico sembra in cerca di protezione
come se avesse di fronte a sé molta gente;
- chiaroscuro;
- taglio basso del ritratto;
- fondo nero.

Sacra famiglia Canigiani (1504-1505)

La composizione triangolare ricorda Leonardo (Vergine


delle rocce) e anche Michelangelo (pietà, Tondo Doni)
ricorda il Tondo Doni anche per:
- cangiantismo, riflessi metallici;
- colori accesi.
Ricorda Leonardo per:
- attenzione al paesaggio;
- interazione tra i bambini + la Vergine interviene per
bloccare Cristo ma un attimo prima stava leggendo (si
vede dal dito → come nell’Annunciazione di Leonardo) →
la comunicazione tra i personaggi;
- volti dei personaggi → la donna a sx potrebbe
essere Elisabetta sorella di Maria (perché in basso c’è San
Giovannino) oppure Anna madre di
Maria.
Doppio ritratto di Agnolo Doni e Maddalena Strozzi

Lei ci ricorda specialmente la Gioconda perché


hanno la stessa posizione → Raffaello però
punta l’attenzione sugli abiti/gioielli → era
un’opera autocelebrativa (mentre la Gioconda
aveva più “aria di mistero”)
● Rappresenta il paesaggio perfettamente in
prospettiva atmosferica ma non c’è l’immersione
nel paesaggio come nella Gioconda
● Mette in evidenza gli anelli di Agnolo Doni (gli
anelli venivano indossati dagli uomini quando
indicavano che si era giunti a un certo prestigio)

Deposizione pala Baglioni (1507, commissione Atalanta Baglioni - Pala centrale di un


polittico che è stato smembrato)
● Commissione per ricordare il figlio di
Atalanta, Grifonetto, morto in una faida
● Commissionata per la cappella di
famiglia → Chiesa di S. Francesco al
Prato (oggi si trova in Galleria Borghese
a Roma)
● Scena della deposizione di Cristo
(viene rappresentato il sepolcro a sx)
● Studi hanno dimostrato che
originariamente Raffaello ha pensato ad
una composizione in cui Cristo era
quasi per terra, mentre poi ha cambiato
idea facendo trasportare il corpo di
Cristo → il fatto che abbia cambiato
idea è una prova che Raffaello voglia
riprendere la Pietà Vaticana (per il
braccio di Cristo!!)

Diversi particolari ci mostrano che


voglia prendere ispirazione da Leonardo e Michelangelo, nonostante ce ne siano anche di
Perugino :
➔ Il volto del ragazzo centrale sembra quello di Grifonetto;
➔ Tutti personaggi in primo piano;
➔ Posizioni che divergono (linee oblique che divergono) → ci danno l’impressione di
una scena naturalistica, il corpo di Cristo è pesante;
➔ Classicismo e legame alla tradizione (dalla formazione marchigiana) come S. Giovanni
estremamente deplorevole;
➔ La luce è propria di Raffaello (non appartiene né a Michelangelo né a Leonardo) → fa
emergere i personaggi e li stacca dal fondo (differenza da Leonardo) non dà vita però a
contrasti cangianti michelangioleschi.
(Cambiamento iconografico legato alla volontà di Raffaello di avvicinarsi a michelangelo. Il
volto ricorda figure sposalizio della vergine (vicinanza a perugino) di mentre espressioni e
sentimenti provengono da Leonardo)

LE STANZE VATICANE
Aspetto storico
1508 Raffa è chiamato a Roma grazie a bramante x partecipare a decorazione 4 stanze ad
uso di Giulio II. La decorazione di queste stanze era stata però affidata ad altri artisti, MA
quando Giulio II vede ciò che aveva dipinto Raffa, seppur si trattasse di piccoli dettagli,
sceglie di incaricare a lui l’intero progetto. Raffaello distruggerà poi tutto quello che era già
stato dipinto per ricominciare da zero. Ambienti con scopi vari , studio privato, biblioteca ecc.
Giulio II non voleva usare come ambienti di ricevimento o studio quelli sfruttati dal suo
predecessore Alessandro VI Borgia. I lavori termineranno nel 1524.

Nota bene - Raffaello muore nel 1520, quindi le stanze vaticane vengono completate dopo
la sua morte dai suoi allievi tra cui Giulio Romano. Man mano che si va avanti con la
decorazione l’intervento di Raffa è sempre minore perché aveva altre commissioni e
progetti. (prima stanza tutta sua, la seconda per metà, la terza poco e la quarta niente di
Raffa). Mentre la prima stanza (della segnatura) prende il nome dalla metà del XVI sec dalla
funzione (dopo morte Giulio II = sede del tribunale ecclesiastico chiamato segnatura), le altre
3 prendono il nome dal soggetto/episodio principale degli affreschi.

1. Stanza della Segnatura


Tema = cultura umanistica/via che porta alla conoscenza, ha il sistema iconografico più
complesso. Per raggiungere la conoscenza suprema ci si deve muovere sui tre cardini
principali : bello bene e vero (sdoppiato in razionale e teologico) il bene e il giusto si
raggiungono con la giurisprudenza raffigurata tramite le virtù cardinali e teologali. Bello
raffigurato dalla scena del parnaso (luogo mitologico dei filosofi e delle muse delle arti
dell'antichità), quindi simboleggia il bello esteso in più campi. Sulle altre due pareti a
fronteggiarsi ci sono la scuola di atene (vero razionale) che rappresenta la filosofia, mentre
dall’altra parte il vero teologico è rappresentato dalla scena della disputa sul/del sacramento
I cardini (affrescati sulle pareti) per giungere alla conoscenza suprema sono:
➢ Bene = virtù teologali e cardinali (Giurisprudenza)
➢ Bello = scena del Parnaso (luogo mitologico dove si trovano gli intellettuali dell’antichità)
→ bello e bene sono uno di fronte all’altro
➢ Vero razionale = scuola di Atene (rappresenta la Filosofia) →
○ al centro, Platone e Aristotele (hanno in mano i loro volumi: il Timeo e
l’Etica) + le loro mani indicano rispettivamente il mondo delle idee e il
mondo terreno. + essi costituiscono il punto di fuga.
○ Intorno, tutti i filosofi dell’antichità.
○ Edificio alle loro spalle è rinascimentale (contemporaneo a Raffaello, egli
cerca di attualizzare la scena) → sembra che abbia guardato ai
progetti di Bramante per la nuova S. Pietro (che non realizzerà) si
vede per la volta a botte
○ Sodoma (collaboratore di Raffaello)
○ Platone rappresentato con le sembianze di Leonardo Da Vinci + Aristotele
rappresentato come Sangallo (altro grande architetto del secolo)
○ Michelangelo rappresentato come Eraclito (scrive seduto sulle scale) →
interessante che Raffaello lo abbia ritratto perché nel cartone della scuola di Atene, la figura
di Eraclito non era stata inizialmente pensata → ipotesi che abbia deciso solo dopo di
inserire Michelangelo → forse collegato perché nel 1510 Michelangelo abbia scoperto una
parte della Sistina (forse Raffaello abbia visto la volta e abbia avuto tanta ispirazione per lui
+ entrambe lavoravano vicini, a Roma)
○ Bramante rappresentato come Euclide che disegna sulla lavagna,
circondato dai piccoli allievi
○ Dito verso l’alto di Platone ricorda anche il dito di Tommaso dell’Ultima
Cena
○ Qui è ancora più legato a Leonardo, contesto di comunicatività ed
espressività + colori non ancora così cangianti perché non aveva visto ancora
l’esempio di Michelangelo
➢ Vero teologico = scena della disputa sul sacramento

Timeo per Platone ed Etica per


aristotele, si distinguono anche per i
gesti, platone dito verso l'alto = mondo
idee mentre Aristotele palmo verso il
basso per il mondo terreno. Intorno
socrate euclide epicuro ecc
sono riuniti in un luogo che ha come
sfondo architettura moderna, dalle linee
contemporanee ma non completamente
realizzata. Per questa architettura
guarda sempre ai progetti di bramante
per la nuova san pietro, ma di fatto non
si realizzò più la versione di bramante.
Si tratta di pianta greca e latina perché
molto improbabile che una scena così
abbia un transetto.
2. Stanza di Eliodoro
Tema = il sostegno divino alla Chiesa (interventi divini)
1) Cacciata di Eliodoro dal tempio

Eliodoro si dice che sia entrato nel tempio di Gerusalemme, ha rubato le offerte alle donne e
bambini. Il sacerdote Onia lo vede e prega Dio perché faccia qualcosa. Dio manda un
cavaliere a punire Eliodoro.
- Al centro, il sacerdote Onia prega accanto al candelabro a 7 bracci;
- Cavaliere sul cavallo bianco + altre figure che sembrano fluttuare sono quelli mandati
da Dio;
- A sx le figure delle donne e gli orfani + Giulio II
Scena molto attualizzata → architettura contemporanea + Giulio II → scena riportata
all’attualità perché ha un legame attuale = momento in cui si sviluppa il Protestantesimo, che
accusava il papato per la vendita delle indulgenze → Giulio II assicura con questa opera che
i soldi delle indulgenze li utilizzava per aiutare i bisognosi (ha un volto uguale a Onia e indica
che quindi ha Dio dalla sua parte → Giulio II rappresentato due volte: come Papa e come
Onia)
● Prospettiva lineare centrica (p.f. Altare)
● Architettura rinascimentale (edificio a 3 navate, non più pianta centrale come per la
scuola di Atene —> Raffaello aveva collegato ad un progetto che stava elaborando
nel 1514 quando diventa direttore del cantiere dopo la morte di Bramante)
● Raffaello inizia ad avvicinarsi allo stile di Michelangelo (colori più cangianti e
contrastanti; muscolatura che inizia ad aumentare; aumenta dinamismo)
● Linea di contorno (caratteristica dell’arte rinascimentale - eccezione Leonardo e
artisti veneti)
Tema = sostegno divino alla Chiesa
2) liberazione di Pietro dal carcere

Al centro = Soldati appoggiati sulle lance come se stessero dormendo; San Pietro e un
angelo
● A dx = Pietro liberato dall’angelo che esce dalla cella. I soldati ancora addormentati
● A sx = soldati che si sono svegliati e scoprono la cella vuota

3 tipi di luce differenti:


- Luce divina (sprigionata dall’angelo)
- Luce artificiale (fiaccola che regge il soldato che indica verso la cella)
- Cielo che presenta sia la Luna ma anche l’alba sotto Pietro rappresenta la Chiesa +
l’angelo rappresenta il sostegno divino
3. Stanza dell’incendio di Borgo
Tema = ruolo pacificatore di Leone X (perché nel 1513 muore Giulio II → Leone X suo
successore) → rappresentando negli affreschi Leone III e Leone IV come mezzo, mostrando
come loro siano concilianti e pacificatori
Affresco dell’Incendio di Borgo:

(Già qui sono presenti diversi aiuti da parte degli aiutanti di Raffaello)
Sx = incendio, la gente cerca di scappare, salvarsi, spegnere il fuoco con l’acqua
Centro = palazzo vaticano e dietro la Basilica di S. Pietro (i lavori della nuova S. Pietro erano
iniziati nel 1505 ma nel 1514 pochi cambiamenti erano stati fatti) quindi era ancora il Palazzo
Costantiniano
Leone IV si affaccia dai Palazzi vaticani con la mano benedicente + palmo rivolto verso il
basso (come le mani di Marco Aurelio) → il gesto indica calma per i fedeli ma anche con
questo gesto spegne l’incendio di Borgo per intervento divino (incendio effettivamente
successo nell’ 847 quando era papa Leone IV)
Quartiere di Borgo → si trovava davanti a S. Pietro ma fu distrutto da Mussolini per costruire
Via della Conciliazione
Che legame c’è tra l’incendio di Borgo con Leone X? Perché anche Leone X ha “spento un
incendio” (metaforicamente). Leone X ha avuto una politica molto più pacifica rispetto a
Giulio II (che era un papa guerriero ed espansionistico) e ha veramente voluto riconciliare il
Protestantesimo con il Cattolicesimo. (Quindi ha “spento” le battaglie, la politica che aveva
portato avanti Giulio II)
Linguaggio Michelangiolesco:
● Chiaroscuro molto forte
● Corpi gonfi
● Dinamismo → vesti che svolazzano, contrappunto, elementi
drammatici
● Enea, Anchise e Ascanio sono a sx (che escono)
Affresco del Trionfo di Galatea in Villa Farnesina a Roma (sala del Trionfo di Galatea)

Villa Farnesina realizzata da


Baldassarre Peruzzi → chiama
Raffaello per decorare alcune
stanze interne.

Galatea in piedi su una grande


conchiglia trainata da 2 delfini (è il
fulcro compositivo) Intorno le
Nereidi (ninfe del mare) e animali
marini.
In alto degli angioletti che cercano
di colpire con le frecce Galatea.

Raffaello in quegli anni era


diventato sovrintendente dei beni
dell’antica Roma (aveva cercato di
promuovere interventi per
mantenere i beni antichi) → erano
venuti alla luce degli antichi
affreschi, che avevano un colore
rosso (rosso pompeiano) che
verrà ripreso qui da Raffaello

Dinamismo:
Galatea in contrappunto
Scene di animali marini e Nereidi

Significato neoplatonico : (confronto con la Primavera di Botticelli)


- Sotto ci sono scene con rapporti passionali (nereidi e tritoni)
- Galatea guarda verso l’alto come se volesse dirigersi verso l’amore puro e staccarsi
dall’amore carnale
- I cherubini rappresentano l’amore spirituale

È l’unica opera di Raffaello in cui vediamo il legame con il neoplatonismo (perché era più
una richiesta della committenza)
La Madonna Sistina (1513)
Sistina perché realizzata per la Chiesa di S. Sisto di
Piacenza
(committente non si sa ma si pensa che fosse Giulio II, per
i legami familiari)
● La Vergine è come se stesse percorrendo una scala per
giungere al credente
Tendaggio verde a dx e sx → il fedele è come se assiste al
tendaggio che si apre e vede Maria arrivare verso di sé
Occhi fissi della Vergine verso il fedele + Mantello si gonfia
per il movimento + Gesù bambino sguardo quasi spaventato
e sembra cercare protezione alla Madre (sorpreso per così
tanti fedeli che lo stanno guardando)
● A sx papa Sisto IV (San Sisto) con sotto la tiara (uno dei
copricapi indossati dal papa) indica lo spettatore
● A dx S. Barbara (simbolo della torre) guarda verso i
cherubini
Caratteristiche stilistiche:
➢ Attenzione ai gesti/espressioni → deriva da Leonardo
➢ Iconografia abbastanza nuova (tende che si aprono) → era un’iconografia al tempo
non utilizzata ma prima usata per gli imperatori nelle opere bizantine (d’ora in poi
questa iconografia si diffonderà sempre di più)
➢ Dal punto di vista cromatico non è molto abbondante, ma comunque con i pochi
colori utilizzati viene creato un accordo che lega la composizione (i colori della veste della
Vergine vengono riportati anche in altri particolari) → verrà ripreso questo accordo cromatico
nel corso del ‘700

Trasfigurazione di Cristo (completata postuma)


Chiamato “trasfigurazione” per la scena superiore:
Cristo accompagnato dai profeti Elia e Mosè
Nella parte inferiore si vede la scena della
guarigione di un ossesso (ossesso = posseduto) →
questa parte inferiore è opera di Giulio Romano,
completata postuma (Giulio Romano è lo stesso che
partecipa nella Sala di Costantino)
I gesti dei personaggi in basso che indicano verso
l’alto collegano le due scene
● Quello vestito in verde che sostiene il bambino,
forse il padre, sembra sorpreso della guarigione del
bambino → espressioni e gesti, la psicologia dei
personaggi deriva da Leonardo
● Riferimento a Michelangelo (Tondo Doni) per i
colori → tuttavia risultano più freddi, come per la
luce che sembra quasi artificiale
● Gli apostoli si stanno coprendo dalla luce emanata
Commissione per la Chiesa di Argon da parte di
papa Clemente VII (quando era Cardinale Giuliano
De’ Medici, non ancora papa)