Risorgimento?
(1815-1861)
Il Risorgimento è un lungo processo di rinnovamento culturale, politico e sociale che porta
una serie di complessi eventi diplomatici e militari, portando infine alla formazione dello Stato
Nazionale in Italia.
Data di inizio nel 1815, anno in cui la penisola venne riorganizzata territorialmente in seguito
alla sconfitta di Napoleone e al congresso di Vienna, e ne individua il compimento nel 1861,
anno in cui nacque il Regno d’Italia.
Il fallimento delle insurrezioni popolari nel 1820 e più tardi dei moti carbonari nel 1831 aveva
mostrato quanto la strategia basata sulle società segrete fosse inefficace.
Il primo ad esporre un programma per la riunificazione degli Italiani sotto una sola bandiera fu
Giuseppe Mazzini in quanto nel 1831 fondò la “Giovine Italia” i cui obiettivi erano rendere
l’Italia una Repubblica Democratica.
Il fallimento di queste azioni favorì la nascita di correnti moderate, che cercarono la
collaborazione di sovrani e ceti dominanti. Il neoguelfismo, propugnato da Vincenzo Gioberti,
proponeva una confederazione di Stati italiani sotto la presidenza del papa; Carlo Cattaneo mirò a
una federazione italiana di repubbliche autonome. Carlo Alberto di Savoia dichiarò guerra
all’Austria, dando inizio alla prima guerra d’indipendenza; nella prima fase i piemontesi furono
affiancati da Pio IX, Leopoldo di Toscana e Ferdinando re delle Due Sicilie, ma, dopo il ritiro degli
alleati, la controffensiva austriaca fu affrontata dai soli piemontesi. Dopo la sconfitta di Carlo
Alberto (1848) a muoversi furono i democratici, con la proclamazione delle Repubbliche di
Toscana, Venezia e Roma. Nel 1849 Carlo Alberto attaccò nuovamente l’Austria, ma, dopo essere
stato sconfitto a Novara, abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II. Cadute le Repubbliche,
tutte le Costituzioni furono revocate, a eccezione dello Statuto albertino. Dopo il fallimento dei
tentativi insurrezionali mazziniani, l’iniziativa passò alla monarchia sabauda e a Cavour, capo del
governo piemontese, che cercò in Europa le condizioni diplomatiche per la seconda guerra
d’indipendenza, assicurandosi l’appoggio di Napoleone III. Il conflitto (1859-60), dopo le
insurrezioni dell’Italia centrale e la spedizione dei Mille di G. Garibaldi, si concluse con i plebisciti
per l’annessione delle regioni centro-meridionali e la proclamazione del Regno d’Italia (1861)
da parte del Parlamento di Torino e quindi con il successo del programma monarchico unitario.
Conflitto franco-prussiano
Il conflitto (1870-1871) scaturì da tensioni tra la Prussia, guidata da Otto von
Bismarck, e la Francia di Napoleone III. Le cause principali includono l'espansione
prussiana e la questione della successione spagnola. La guerra si concluse con
una vittoria prussiana e la proclamazione dell'Impero tedesco nel 1871, con la
Francia costretta a cedere Alsazia e Lorena e a pagare un'indennità, alimentando il
risentimento francese.
Repubblica francese e Comune di Parigi
Dopo la sconfitta, nacque la Terza Repubblica. Nel 1871 si sviluppò il Comune di
Parigi, un governo radicale che cercava riforme sociali. La Comune fu brutalmente
repressa, portando a una divisione politica in Francia e al rafforzamento della
Repubblica.
Germania di Bismarck
Bismarck giocò un ruolo centrale nell'unificazione tedesca attraverso guerra e
diplomazia, creando un sistema di alleanze per isolare la Francia e implementando
riforme sociali per contenere il socialismo.
L'Italia tra l'unità e la fine dell'OttocentoL'unità d'Italia fu completata nel 1871,
grazie a una serie di guerre e manovre politiche guidate da figure chiave come
Giuseppe Garibaldi, Camillo Cavour e Vittorio Emanuele II. Le guerre di
indipendenza, soprattutto la Seconda Guerra di Indipendenza (1859) e l'intervento
nella guerra franco-prussiana (1870), furono fondamentali per l'unificazione, che
portò all'incorporazione di vari stati e territori. Tra l'Unità d'Italia (1861) e la fine
dell'Ottocento, il nuovo Stato italiano affronta diverse sfide. Dopo la completa
unificazione con Roma nel 1870, sorse la questione romana, a causa della rottura
con il Papa, che si considerava prigioniero in Vaticano. Le disuguaglianze tra il
Nord industrializzato e il Sud agricolo causarono gravi problemi economici e sociali,
sfociati nel fenomeno del brigantaggio e in una massiccia emigrazione, soprattutto
verso le Americhe. In politica, la Destra storica puntò al rigore fiscale, mentre la
Sinistra introdusse riforme sociali e un parziale allargamento del voto.
L’industrializzazione, concentrata nel Nord, portò alle prime rivendicazioni sindacali,
con i lavoratori che chiedevano migliori condizioni. Sul fronte internazionale, l'Italia
aderì alla Triplice Alleanza e avviò una politica coloniale, subendo però una
sconfitta ad Adua contro l’Etiopia nel 1896. Alla fine del secolo, l'Italia rimase un
paese ancora fragile, segnato da forti disuguaglianze e tensioni interne, ma con
basi per una futura modernizzazione.
Conferenza di Berlino
La Conferenza di Berlino (1884-1885) regolò la spartizione dell'Africa tra le potenze europee per
evitare conflitti. Vi parteciparono 14 paesi, inclusi Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Belgio,
Portogallo e Spagna. Le principali decisioni furono:
1. Libertà di commercio e navigazione sui fiumi Congo e Niger.
2. Principio di occupazione effettiva: un territorio poteva essere rivendicato solo se
effettivamente occupato e amministrato.
3. Impegno formale a proteggere i diritti delle popolazioni locali, anche se raramente
rispettato.
Belle Epoque?
La “Belle Époque” (1871-1914) fu un periodo di prosperità, progresso e fermento culturale in Europa,
soprattutto in Francia. Si caratterizzò per importanti **innovazioni tecnologiche** (come l’elettricità e il
telefono), un **fiorire artistico** (Impressionismo, Art Nouveau) e un miglioramento della qualità della vita
nelle città, con lo sviluppo del tempo libero e dei caffè. Tuttavia, persistettero **disuguaglianze sociali** e
tensioni tra classi lavoratrici e industriali. Questo periodo, spesso visto con nostalgia, finì bruscamente
con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Cosa sono i partiti di massa?
I partiti di massa sono un tipo di partito politico che ha come obiettivo principale il coinvolgimento e la
rappresentanza di ampie fasce della popolazione, Questi partiti puntano a rappresentare interessi
collettivi e gruppi sociali specifici, come la classe operaia, i contadini, o altre categorie socioeconomiche.
Un esempio ne sono il PSI e il PCI.