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L’Italia nell’età della destra e della sinistra storica

Il raggruppamento politico che governò l’Italia dal 1861 al 1876 è indicato con il termine di destra storica: questo
raggruppamento era formato da liberali chiusi alle idee democratiche. In particolare erano contrari al
suffragio universale, cioè al diritto di voto esteso a tutta la popolazione. La sinistra storica, invece, che
governerà l’Italia dal 1876 al 1896, sarà invece formata da liberali aperti alle idee democratiche, erano
cioè favorevoli ad allargare il diritto di voto a un numero maggiore di persone.

Molti uomini politici del Risorgimento avevano pensato a uno Stato di tipo federale in cui le regioni avessero
ognuna una propria autonomia politica. Invece si realizzò uno Stato centralista, cioè uno Stato con un
forte potere centrale. Vennero estesi a tutto il Regno d’Italia lo Statuto Albertino e le leggi in vigore nel
Regno di Sardegna. Il Regno d’Italia aveva un enorme debito pubblico e con grandi sacrifici nel 1876
venne raggiunto il pareggio del bilancio.
Per porvi rimedio si decise la vendita di molte terre del demanio (cioè dello Stato). Poi vennero aumentate le
tasse e ne furono imposero di nuove. La più odiata fu la tassa sul macinato cioè sul grano che veniva
macinato per fare la farina. Innumerevoli furono le proteste, ci furono delle rivolte e la repressione
causò molti morti e feriti. Intanto il malcontento delle popolazioni meridionali diede origine al
brigantaggio. La questione meridionale era rappresentata dall’arretratezza del meridione e aveva
molte cause (meno fertilità delle terre, mancanza di iniziativa industriale, l’agricoltura era dominata dai
latifondisti che si arricchivano con il lavoro dei braccianti).
Contadini senza terra, giovani che non volevano fare il servizio militare, soldati dell’ex esercito borbonico
cominciarono a vagare per le campagne, si riunivano in bande e commettevano atti di violenza.
Questo fenomeno diede origine al brigantaggio. Lo Stato reagì inviando l’esercito innescando una
guerra che durò dal 1861 al 1865.

Dopo la proclamazione di Roma capitale d’Italia, il papa rifiutò di riconoscere lo Stato italiano e con la
legge delle guarentigie si dichiarò prigioniero in Vaticano, scomunicò il re, il governo italiano e vietò ai
cattolici di partecipare alla vita politica nazionale.
La destra storica cadde nel 1876 e la giuda del Governo passò agli esponenti della sinistra storica; l’Italia sentiva
l’esigenza di grandi riforme affidando le sue speranze alla sinistra.
A questo raggruppamento facevano parte uomini politici liberali aperti alle idee democratiche e i più illustri furono
Agostino Depretis e Francesco Crispi. Depretis propose un nuovo programma di governo che
prevedeva più riforme e meno tasse. Intendeva allargare il suffragio universale, eliminare la piaga
dell’analfabetismo, diminuire le tasse soprattutto quella sul macinato, introdurre il protezionismo.

Nel 1882 Italia, Austria e Germania firmarono la Triplice Alleanza e questo trattato rimase valido fino alla vigilia
della prima guerra mondiale. Il 1882 fu anche l’anno di inizio del colonialismo italiano: la prima
regione a essere conquistata fu l’Eritrea. Nel 1887 Depretis morì e Crispi divenne presidente del
Consiglio e rimase quasi ininterrottamente al potere fino al 1896. Voleva fare dell’Italia uno Stato forte,
cioè uno Stato che sapesse intervenire con decisione in ogni questione, sia all’interno del Paese, sia
all’estero. Durante il suo governo entrò in vigore il codice Zanardelli che aboliva la pena di morte e
consentì la libertà di sciopero.
Nel 1887 Crispi aumentò le tariffe doganali cioè le tasse sulle merci straniere importate in Italia. Questa scelta,
chiamata protezionismo, aveva la scopo di proteggere le industrie italiane che stavano nascendo
soprattutto nel triangolo industriale del nord (Torino, Milano e Genova). Ma il protezionismo danneggiò
il meridione. Nel 1896, con le dimissioni di Crispi, terminò anche l’età della sinistra storica e iniziava la
crisi di fine secolo.
Venne chiamato a Sostituire Crispi il marchese Di Rudinì; questi dichiarò conclusa l’avventura coloniale e firmò
la pace con l’Abissinia. Intanto nel Paese crescevano le difficoltà economiche, la disoccupazione si
stava diffondendo e quando poi il prezzo del pane prese ad aumentare notevolmente, tutto il popolo
iniziò a ribellarsi. Un po’ dovunque scoppiarono manifestazioni di protesta e la più grave fu quella
avvenuta a Milano dove il generale Beccarsi ordinò di sparare sulla folla. Il governò approvò l’inutile
violenza e per vendicare le vittime il 29 luglio 1900 l’anarchico Bresci uccise Umberto I.
La situazione era drammatica e il nuovo re Vittorio Emanuele III chiamò alla guida del governo Zanardelli
affiancato dal ministro degli Interni Giovanni Giolitti. Iniziava l’età giolittiana.

Sottolinea con l’evidenziatore le parole-chiave

Rispondi alle domande sul tuo quaderno:

1. Cos’è il suffragio universale?


2. Che differenza c’è tra uno Stato di tipo federale e uno Stato centralista?
3. Chi erano i briganti?
4. Dove si trova l’Abissinia? Colorala nella cartina sottostante della spartizione dell’Africa all’inizio del
1900. A quale Stato corrisponde oggi.
5. Cos’è il protezionismo?
6. Cosa successe nel 1900?
7. Cosa significa anarchico?
8. Quando inizia l’età giolittiana?

Completa lo schema

DESTRA STORICA SINISTRA STORICA


GOVERNO’ DAL… AL…

IDEE POLITICHE

SUFFRAGIO UNIVERSALE

PAREGGIO DI BILANCIO

ISTITUI’ NUOVE TASSE

FU FAVOREVOLE ALLE
RIFORME

POLITICA ESTERA
PENA DI MORTE E LIBERTA’
DI SCIOPERO