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All'alba del secolo: tra euforia e inquietudini-capitolo 1

Il XX secolo in Europa fu caratterizzato da un'atmosfera di ottimismo.

Questo clima di fiducia nel futuro era dovuto da un lato al lungo periodo di pace che era seguito alla
guerra franco-prussiana (1870-1871) e, dall'altro, a una fase di eccezionale crescita economica che aveva
avuto inizio alla fine dell'Ottocento.

Questa crescita economica fu determinata dall'impiego di nuove risorse energetiche, come l'elettricità e
il petrolio, e di nuovi materiali, come l'acciaio.

I costi della produzione industriale diminuirono radicalmente grazie allo sfruttamento dell'elettricità
come forza motrice nelle fabbriche.

Entrate in funzione all'inizio degli anni ottanta, le prime centrali elettriche furono utilizzate soprattutto
per l'illuminazione pubblica di alcune grandi città.

Successivamente, nei primi anni del Novecento, cominciò a rendersi disponibile una crescente quantità
di energia elettrica a costi più bassi del carbone; per di più attraverso una rete di cavi, essa era in grando
di raggiungere qualsiasi località.

L'utilizzo dell'elettricità modificò anche il sistema dei trasporti urbani nelle grandi città europee e
americane, dove furono introdotti tram e metropolitane elettriche.

Nello stesso periodo la lavorazione del petriolio, grazie ai progressi dell'industria chimica, rese possibile
la realizzazione della benzina e quindi il funzionamento del motore a scoppio che determinò gli esordi
dell'industria automobilistica e di quella aeronautica.

Negli anni precedenti la prima guerra mondiale, la diffusione dell'automobile avvenne soprattuttto negli
Stati Uniti, grazie a Hanry Ford con la sua Ford modello T. In Europa l'automobile si diffonderà soltanto
dopo la seconda guerra mondiale.

L'Italia nell'età giolittiana

Dopo l'umiliante sconfitta delle truppe italiane ad Adua, che tentavano di colonizzare il Corno d'Africa,
da parte dell'esercito di Menelik, e la caduta del governo di Crispi (1896), l'esponente della destra più
conservatrice, Antonio Starabba di Rudinì divenne per la seconda volta il presidente del Consiglio. Il suo
governo si opponeva ad un sistema politico democratico. Il governo di Rudinì era contrario alla
partecipazione delle masse popolari alla vita politica, e immaginava un governo amministrato dai
"migliori", dai cittadini più colti e benestanti.

Negli anni successivi al governo di Rudinì, si scatenarono delle rivolte popolari, causate da un forte
rincare del prezzo del pane, le quali furono bloccate dal governo con la forza.

Nel timore di altri disordini, nel febbraio del 1899 il nuovo presidente del consiglio Luigi Pelloux propose
delle leggi che limitavano la libertà di stampa, di associazione e di sciopero. Alla politica autoritaria di
Pelloux si opposero i socialisti, radicali, e repubblicani e i liberali, i quali vinsero le elezioni del 1900 e
portarono alle dimensioni di Pelloux.

Dopo il governo di Giuseppe Sacco, il nuovo re Vittorio Emanuele III affida il governo al vecchio capo
dell'ala liberale della Sinistra storica , Giuseppe Zanardelli, che sceglie come ministro degli interni Giolitti.

Giolitti riconobbe ai lavoratori il diritto di sciperare e la libertà di associarsi per rivendicare migliori
condizioni contrattuali. Ai prefetti impose di far intervenire la forza pubblica solo nei casi in cui l'ordine e
la sicurezza fossero stati minacciati.

Inoltre il governo Zanardelli-Giolitti varò nuove leggi per la tutela del lavoro femminile e minorile e la
municipalizzazione dei servizi pubblici.

Nel 1903 Zanardelli diede le dimissioni, poiché gravemente malato e il re diede l'incarico a Giolitti di
formare un nuovo governo.

Nel formare il suo primo governo, Gioliti chiese a turati, leader del partito socialista di ricoprire la carica
di ministro, con lo scopo di far valere anche i diritti dei lavoratori in sede politica e per isolare la corrente
rivoluzionaria, ma questi non accettò, nella consapevolezza che una parte non lo avrebbe seguito.
All'interno del partitto socialista italiano, infatti vi erano due correnti, quella minimalista e quella
massimalista. Nel 1900, al congresso del partito socialiasta italiano aveva prevalso la proposta riformista,
con l'approvazione del programma minimo.

Dopo il rifiuto dei socialisti di entrare nel governo, Giolitti per avere un maggiore consenso adotto la
pratica del trasformismo di Depretis.

Nel 1904 il partitto socialialista italiano si riavvicinò al pensiero/al programma massimo, ovvero
rivoluzionario, in seguito all'ennesima uccisione di alcuni lavoratori durante uno scontro con le forze
dell'ordine in un centro minerario della Sardegna.

Giolitti per evitare che lo sciopero sfociasse in episodi tragici, decise di non far intervenire la forza
pubblica e loscioero finì in pochi giorni. Il fallimento dello siopero segnè l'emarginazione dei rivoluzionari
socialisti e la confederazione generale del lavoro sorta nel 1906, divenne subito una roccaforte
riformista.

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