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STORIA

VA
Liceo scientifico Fiuggi
GIOVANNI GIOLITTI
Giovanni Giolitti salì al potere nel 1903 fino agli antipodi della Prima Guerra mondiale; per l’Italia sarà uno
dei più importanti personaggi in quanto riuscirà a creare una politica e un governo centrale attraverso delle
riforme sociali, economiche e politiche importantissime. Egli veniva definito come un personaggio
moderale liberale che creò un governo in cui le stesse idee venivano condivise da due schieramenti: la
destra liberale (sostenitrice della grande industria) e la sinistra (favorevole agli operai e alla classe povera).
Proprio per quest’idea del governo di centro fu accusato di essere un trasformista, ossia di cambiare idea
facilmente o di partire da un’idea per poi cambiarla; tuttavia, se si vede bene il suo operato, Giolitti può
essere definito come un personaggio che faceva parte della politica reale (pensava che per fare politica
bisognasse dialogare anche con chi non era d’accordo e aveva altre idee). Ricevette, inoltre, anche altre
critiche come quella di aver creato una dittatura parlamentare (allegoria) poiché avendo creato un governo
di centro, dominava tutto il parlamento stesso e lo controllava; infine, la critica più importante fu quella
fatta da Gaetano Salvemini che accusò Giolitti di essere un ministro della malavita poiché comprava i voti,
in particolar modo dal sud, facendo dei favori o delle raccomandazioni e quindi si arrivò a pensare che il
governo moderale di Giolitti porterà solo al malcostume della politica italiana. Giolitti realizzò varie riforme;
una di queste sono sicuramente le leggi speciali per il mezzogiorno realizzate nel 1904 a favore del
mezzogiorno in quanto era la zona dell’Italia ancora fortemente agricola e latifondista rispetto al nord che,
invece, era considerato il triangolo industriale. Le regioni depositarie iniziali furono Basilicata, Napoli e
Calabria nelle quali vennero attuate le seguenti leggi: agevolazioni fiscali, prestiti per gli imprenditori,
creazioni di infrastrutture, ampliazione delle reti ferroviarie inizialmente presenti solo al nord, costruzione
di centri siderurgici come quello di Bagnoli e infine, la statizzazione delle ferrovie che prima, invece, erano
private. Quest’ultima legge, però, creò parecchie opposizioni da parte dei socialisti in quanto prevedeva il
divieto di sciopero per i ferrovieri divenuti ormai funzionari pubblici. Furono, inoltre, agevolati gli scioperi
(periodo chiamato “sciopero mania”) a favore degli operai che volevano far sentire la loro voce e
rivendicare alcuni diritti fondamentali come un salario equo e la diminuzione delle ore di lavoro che ancora
non erano state definite e fisse. Tuttavia, Giolitti appoggiò anche le industrie facilitando la loro evoluzione.
Nel 1907 ci fu una grave crisi economica dovuta alle crisi delle banche che prestarono denaro alle imprese e
poi non ricevettero più i soldi indietro; questa crisi fu risolta relativamente in breve tempo grazie alla Banca
d’Italia, ma le lotte sociali si fecero più aspre e nacque la Confederazione italiana dell’industria
(Confindustria) grazie all’unione degli industriali che ormai divennero diffidenti rispetto ai poteri pubblici e
più duri nei confronti della controparte operaia.
Nel 1909 ci fu la riforma di Luzzatti, ossia una riforma scolastica che prevedeva l’interessamento da parte
dello stato delle scuole elementari, prima governate dai comuni.
Nel 1911 ci fu la riforma elettorale giolittiana, chiamata anche con il nome di suffragio universale maschile,
che prevedeva l’estensione del voto a tutti i cittadini maschi che avessero dai 30 anni in su o che sapessero
leggere e scrivere o che avessero preso parte al servizio militare; un’altra importante riforma fu il
monopolio statale delle assicurazioni sulla vita che permisero di reperire fondi per pensioni di anzianità e
invalidità.
Nel 1904 ci fu il primo sciopero nazionale indetto dai partiti rivoluzionari contro l’eccidio dei minatori sardi
di Burregu (Cagliari): l’esercito ha sparato sui minatori durante lo sciopero e ne ha uccisi quattro. L’Italia
resta paralizzata dal 16 al 21 settembre. Aderiscono i lavoratori di tutte le categorie.
Nel 1906 nacque la Cgl (Confederazione generale del lavoro). Da qui i riformisti conobbero le prime serie
divisioni interne: il partito riformista (idee marxiste) e il rivoluzionista (favorivano il comunismo); il partito
riformista (revisionisti) nel 1912 fu cacciato dai socialisti e nacque così il Partito Socialista riformista italiano.
Da qui, il controllo del partito passò nelle mani dei rivoluzionari, uno dei cui maggiori esponenti fu Benito
Mussolini. All’inizio del ‘900 Romolo Murri dà vita alla rivoluzione democratica cristiana (movimento
democratico-cristiano) sciogliendo i vecchi tabù per i quali la chiesa non poteva partecipare alla vita
politica, modificando quindi l’ambiente chiuso e immobilista del cattolicesimo.
Nel 1913 nacque il Patto Gentiloni da Ottorino Gentiloni, presidente dell’Unione elettorale cattolica che
invitò i militanti ad appoggiare quei candidati liberai che si impegnassero, una volta eletti, a rispettare un
programma a favore della scuola privata, che prevedeva l’opposizione al divorzio e il riconoscimento dei
sindacali cattolici. Nel maggio del 1914, Giolitti rassegnò le dimissioni indicando come suo successore
Antonio Salandra (uomo della destra liberale). Nel giugno del 1914 ci fu la cosiddetta “settimana rossa”,
uno sciopero nazionale nella quale gli operai si ribellarono  crollo del giolittismo.
PRIMA GUERRA MONDIALE
ATTENTATO DI SARAJEVO  Il 28 giugno 1914 il bosniaco Gavrilo Princip uccise l’erede al trono d’Austria,
Francesco Ferdinando. L’attentatore faceva parte di un’organizzazione irredentista (nazionalista) serba.
Questo spinse l’Austria a impartire una dura lezione alla Serbia  23 luglio: ultimatum alla Serbia,
sostenuta dalla Russia, nella quale si chiedeva la cessazione di qualsiasi propaganda antiaustriaca, l’arresto
dei responsabili dell’attentato e la partecipazione di rappresentanti austriaci alle indagini dell’attentato. Il
governo austriaco giudicò la risposta all’ultimatum dato insufficiente e il 28 luglio dichiarò guerra alla Serbia
 Il governo russo mobilitò le forze armate. Uno dei motivi dello scoppio della guerra fu quindi l’attentato
di Sarajevo; tuttavia esistevano già rapporti tesi fra le grandi potenze e questo avvenimento non fece altro
che alimentare queste tensioni e far esplodere il conflitto.

2 BLOCCHI DI ALLEANZE: GERMANIA/IMPERO AUSTRO-UNGARICO (IMPERI CENTRALI) VS


RUSSIA/FRANCIA/INGHILTERRA (INTESA)

INIZIATIVA TEDESCA  Il 31 luglio la Germania inviò un ultimatum alla Russia intimandola di bloccare i
preparativi bellici, ma non ottennero risposta  Fu dichiarata guerra  La Germania si sentiva accerchiata.
La strategia dei tedeschi si basava sulla sorpresa e non ammetteva di lasciare l’iniziativa agli avversari. Il
piano di guerra prese il nome di piano Schlieffen. Gli stessi tedeschi erano convinti di aprire due fronti: uno
OCCIDENTALE (contro la Francia) e uno ORIENTALE (contro la Russia). La buona riuscita del piano Schlieffen
doveva passare dalla rapidità dell’attacco alla Francia: le truppe tedesche passarono attraverso il Belgio,
anche se neutrale e alleato con l’Inghilterra, puntando direttamente su Parigi. La gran Bretagna,
preoccupata, dichiarò guerra alla Germania il 4 agosto. Nell’agosto del 1914 la Germania schierò sul solo
fronte occidentale un milione e mezzo di uomini, la Francia un milione. Questi eserciti erano armati di fucili
a ripetizione, cannoni e mitragliatrici automatiche (nuove tecnologie militari come l’utilizzo dei gas come la
mustarda che portava a cecità e paralisi e di cui Hitler ne fu vittima e fu per questo che non vennero usati
durante la Seconda guerra mondiale dalla Germania  se venivano usati dai tedeschi anche i loro avversari
li avrebbero usati su di loro). Vi era la convinzione che sarebbe stata una guerra lampo, quindi di
movimento. Tutti i piani di guerra erano basati sulla previsione di un conflitto di pochi mesi. La guerra non
seguì questo andamento, attestandosi a guerra di trincea (o di logoramento/usura) che andavano dal mare
del nord ai confini della svizzera. I tedeschi puntarono sulla guerra di movimento  Sul fronte occidentale
vittoria lungo il corso della Marna; sul fronte orientale battaglie di Tannenberg e Laghi Masuri  I francesi
contrattaccarono, i tedeschi ripiegarono e il progetto di guerra fallì. Nell’agosto 1914 il Giappone dichiarò
guerra alla Germania per impadronirsi dei possedimenti tedeschi in estremo oriente.
Gli schieramenti erano: Germania, Ungheria, Austria e Turchia contro Francis, Inghilterra, Grecia, Romania,
Albania, Giappone, U.S.A. (dal 1917 dopo l’uscita della Russia  prima si facevano gli affari loro aiutando
l’Inghilterra con prestiti e armi), Cina, Australia, America latina e Italia (inizialmente faceva parte della
triplice alleanza e stava con Germania e Austria, dopo, dal 15 entrò in guerra al fianco della Francia e
dell’Inghilterra creando la triplice intesa).

L’ITALIA DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE  In questo periodo già si vociferava qualcosa
sull’imminente Prima Guerra mondiale e, infatti, in italiano erano già presenti due fazioni: gli interventisti e
i neutralisti. I neutralisti erano quella parte del popolo che non desiderava la guerra, ossia i cattolici per
motivi religiosi e politici e Giolitti poiché riteneva l’Italia impreparata ad una guerra lunga come quella che
si prospettava; inoltre, anche il partito socialista era contrario perché in primis pensava fosse una guerra
destinata alle ricche potenze e seconda cosa credeva che in guerra a morire sarebbero andate soltanto le
persone povere e non i ricchi. Gli interventisti, invece, erano favorevoli alla guerra e ne facevano parte i
nazionalisti ossia quelle persone che ritenevano l’Italia una nazione forte che sarebbe solo migliorata dopo
la guerra, i futuristi come d’Annunzio e Corradini che avevano una passione vera e propria per la guerra (la
guerra faceva bene al mondo), i socialisti rivoluzionari credevano che la guerra avrebbe distrutto i paesi
centrali e che sarebbe nato il comunismo ed infine, gli industriali italiani (pesci cani) poiché durante le
guerre tutte le industrie avrebbero fabbricato armi finanziati dallo stato e quindi si sarebbero arricchiti
ulteriormente. In questo momento l’Italia si dichiarava neutrale anche se faceva parte della triplice alleanza
(Austria, Germania e Italia); tuttavia gli italiani rifletterono e decisero che non si poteva combattere al
fianco di una nemica come l’Austria che ancora deteneva qualche dominio in Italia e quindi il re decise che
l’Italia sarebbe entrata in guerra al fianco, però, di Francia e Inghilterra e formando così la triplice intesa
(Italia, Inghilterra e Francia).

26 aprile 1915  PATTO DI LONDRA con Francia, Inghilterra e Russia  Esito dello scontro fra neutralisti e
interventisti: Vittorio Emanuele III, Salandra e Sonnino decisero di accettare le proposte dell’intesa. Le
clausole principali prevedevano che l’Italia avrebbe ottenuto in caso di vittoria: il Trentino, il Sud Tirolo fino
al confine del Brennero, la Venezia Giulia e la penisola Istriana esclusa Fiume  (terre irredenti). Restava da
superare l’opposizione della maggioranza neutralista: Giolitti che non era ancora al corrente del patto di
Londra ricevette solidarietà dai deputati inducendo Salandra alle dimissioni; tuttavia, il re respinse queste
dimissioni, approvando così l’operato di Salandra; inoltre, ci furono manifestazioni di piazza (le radiose
giornate) che “esortavano” all’interventismo, ossia erano pro-guerra.
20 maggio 1915  la camera approvò la concessione dei pieni poteri al governo.
23 maggio 1915  L’Italia dichiarò guerra all’Austria e il giorno seguente partirono le spedizioni militari. I
socialisti europei non riuscirono a creare un fronte unito per combattere l’entrata in guerra e quindi
decisero ognuno di seguire il proprio paese e di avere un motto: “né aderire né sabotare”. Lo scontro
sull’intervento evidenziò l’estraneità di larghe masse popolari ai valori patriottici e l’indebolimento della
mediazione parlamentare.
Al momento dell’entrata in guerra, era diffusa in Italia la convinzione che una rapida campagna militare
sarebbe bastata a sconfiggere gli avversari. Non fu così. Le forze austro-ungariche, inferiori di numero,
ripiegarono su posizioni difensive più favorevoli (lungo il corso dell’Isonzo e sulle alture del Carso). Qui le
truppe comandate dal generale Luigi Cadorna (generale non esperto) sferrarono quattro offensive (le prime
quattro “battaglie dell’Isonzo”) senza successo, con la perdita di 250.000 uomini. I primi anni di guerra, per
l’Italia, in realtà non furono molto buoni.

FRONTE FRANCESE  Sul fronte francese/occidentale, il 1916 i tedeschi sferrarono un attacco contro la
piazzaforte francese di Verdun (la battaglia durò 4 mesi e si persero 600.000 uomini  la guerra sta
diventando qualcosa di molto grande e una carneficina). Ci fu un contrattacco degli Inglesi sul fiume Somme
(quasi un milione di morti in sei mesi). Quasi alla fine dell’attacco dei tedeschi sul Verdun, gli austriaci
decisero di attaccare l’Italia che, impreparata, riuscì comunque a combatterla e vincerla; questo attaccato
venne chiamato “spedizione punitiva” poiché gli austriaci ritenevano l’Italia colpevole di tradimento;
durante questo attacco venne fatto prigioniero e condannato a morte Cesare Battisti, un giovane che si
batteva per l’indipendenza del Nord. Da qui, Salandra dovette rassegnare le dimissioni poiché il popolo
rimase sconvolto della morte di Battisti e quindi non credevano più nel suo governo. Al potere salì un
governo di larga coalizione, comprendente cioè tutte le forze politiche tranne i socialisti, presieduto da
Paolo Boselli.

FRONTE ORIENTALE  Nell’estate del 1915, una grande offensiva tedesca costrinse i russi ad abbandonare
buona parte della Polonia e i tedeschi riuscirono a conquistare la Serbia.
• Nell’autunno 1915 gli austriaci attaccarono la Serbia con successo.
• Tra la primavera e l’estate del 1915 ci fu un tentativo degli anglo-francesi di alleggerire la pressione
nemica sulla Russia portando la guerra sul territorio turco, il più potente alleato degli imperi centrali  Una
spedizione navale a guida britannica attaccò lo stretto dei Dardanelli, risolvendosi in un sanguinoso
fallimento. Questo attacco fu organizzato da Wiston Cercil.
• Nel maggio 1916 la flotta tedesca tenta un attacco invano contro la flotta inglese in prossimità della
penisola dello Jutland, dopo che gli inglesi attuarono un blocco navale nel Mare del Nord.
• Nel giugno del 1916 i russi lanciarono un’offensiva contro gli austriaci; gli iniziali successi russi convinsero
la Romania ad intervenire a fianco dell’Intesa. Tuttavia, ad ottobre gli austro-tedeschi contrattaccarono e la
Romania subì la stessa sorte della Serbia.
LA GUERRA NELLE TRINCEE  La protagonista della guerra fu la trincea, la più semplice tra le fortificazioni
difensive. Col passare del tempo furono allargate e dotate di ripari. La vita nelle trincee logorava i
combattenti nel morale oltre che nel fisico. I soldati vivevano in condizioni deplorevoli, esposti al caldo, al
freddo e alle intemperie. Uscivano dai ricoveri per qualche azione notturna di pattuglia o per lanciarsi
contro i nemici. Tra i soldati ce ne erano due gruppi considerati come le forze speciali odierne, ossia gli
“Sturmtruppen” (“truppe d’assalto tedesche”) e gli “Arditi” italiani (simbolo  teschio con pugnale in
bocca) che veniva chiamati per delle operazioni militari più impegnative e pericolose.

LA NUOVA TECNOLOGIA MILITARE  Il primo conflitto mondiale si caratterizzò per l’applicazione della
tecnologia alle esigenze della guerra. Ci fu l’introduzione delle armi chimiche, ossia dei gas che venivano
indirizzati verso le trincee nemiche provocando la morte per soffocamento e per paralisi dei soldati. Furono
i tedeschi ad utilizzarle per la prima volta nel 1915. La guerra sollecitò inoltre lo sviluppo del settore
automobilistico e dell’aeronautica. Ci fu il perfezionamento delle telecomunicazioni che permisero di
coordinare i movimenti delle truppe su fronti vastissimi. Sperimentati per la prima volta dagli inglesi nel
1916, i carri armati furono impiegati in modo massiccio. Erano limitati nel loro impiego dal fatto di potersi
muovere solo su strada. Poi vennero aggiunti i cingoli, che erano in grado di scavalcare le trincee nemiche.
Tra le nuove macchine sperimentate in questi anni, solo il sottomarino influì in modo significativo sulla
guerra. I tedeschi li usarono per attaccare le navi da guerra nemiche e per affondare senza preavviso le navi
mercantili.

1917: LA SVOLTA DEL CONFLITTO  Nel 1917 si verificarono tre grandi avvenimenti: la Rivoluzione russa,
l’entrata in guerra dell’America e la disfatta di Caporetto. In Russia nei primi mesi di marzo (febbraio per il
calendario russo) ci fu uno sciopero generale degli operai di Pietrogrado (san Pietroburgo) e nel momento
in cui i soldati dovevano combatterlo si ribellarono allo zar Nicolò II, lo zar stesso fu obbligato ad abdicare il
15 marzo e poco dopo tutta la famiglia reale venne uccisa. Da qui, salì al potere Lenin che, credendo nelle
idee marxiste (comunismo solo in una società industrializzata), voleva introdurre il comunismo attraverso
un’alleanza tra classe operai e classe agricola e creò, inoltre, anche un esercito molto efficace. La Russia,
infine, firmò un trattato di pace con la Germania concedendogli molti terreni.
Circa un mese dopo, in particolare il 6 aprile, gli U.S.A. decisero di entrare in guerra contro la Germania che
aveva avviato una guerra sottomarina colpendo non solo le navi militari, ma anche quelle mercantili; la
guerra iniziò nel momento in cui venne attaccato un transatlantico inglese chiamato Lusitania con a bordo
cittadini americani. Da qui, la guerra diventò molto difficile e pesante e infatti, molti soldati decisero di
attuare un ammutinamento in quanto stanchi di combattere. Tuttavia, chi non combatteva veniva
condannato a morte ed ucciso. Il trattamento dei militari migliorò con la salita al comando di Philippe
Pétain, un eroe della Prima guerra mondiale e comandante filonazista. In questo momento, Papa Benedetto
XV invitò i governi a porre fine all’”inutile strage” e a prendere in considerazione l’ipotesi di una pace senza
annessioni.

LA DISFATTA DI CAPORETTO  Il 1917 fu l’anno più difficile della guerra. Iniziò tutto tra il 22 e 26 agosto
quando ci fu uno sciopero generale originato dalla mancanza di pane e che si trasformò in una vera e
propria sommossa con forte partecipazione operaia. Cadorna ordinò, tra maggio e settembre una nuova
serie di offensive sull’Isonzo, che risultarono vane. Tra i soldati i gesti di insubordinazione si fecero più
frequenti. Gli austro-tedeschi decisero di approfittare della disponibilità di truppe provenienti dal fronte
russo per infliggere un colpo decisivo all’Italia.
24 ottobre 1917  un’armata austriaca rinforzata da sette divisioni tedesche attaccò le linee italiane
sull’Isonzo, sfidandole nei pressi del villaggio di Caporetto (tattica dell’infiltrazione). Buona parte delle
truppe italiane dovettero abbandonare precipitosamente le proprie posizioni, defluendo verso il Veneto.
Solo dopo due settimane un esercito praticamente dimezzato riusciva ad attestarsi sulla nuova linea
difensiva del Piave. Il generale Cadorna venne sostituito da Armando Diaz. Le colpe della disfatta furono
addossate ai soldati, che, secondo Cadorna, il quale desiderava realizzare una guerra ottocentesca, si erano
arresi senza combattere. In realtà fu un errore dei comandanti che si erano lasciati cogliere impreparati
dall’attacco; infatti, i soldati italiani dimostrarono di saper combattere con valore resistendo sul Piave e sul
Monte Grappa. La ritirata sul Piave assunse i connotati di guerra difensiva.
1917-18: L’ULTIMO ANNO DI GUERRA  6/7 novembre 1917  I bolscevichi presero il potere in Russia
(RIVOLUZIONE DI OTTOBRE)  Il governo rivoluzionario presieduto da Lenin decise di porre fine alla guerra
e dichiarò la sua disponibilità a una pace firmando un armistizio con gli imperi centrali (pace di Brest-
Litovsk, 3 marzo 1918). Tuttavia, per concludere la pace, con la quale Lenin riuscì a salvare il nuovo stato
socialista, la Russia dovette accettare le durissime condizioni imposte dai tedeschi (perdita di un quarto dei
territori europei).

WOODROW WILSON  Il 22 gennaio 1917 Wilson pronunziò al Senato un importante discorso che


enunciava chiaramente molti dei principi che sarebbero stati esposti un anno dopo nei 14 punti. Vi si parlava
della necessità di «creare una forza assai maggiore delle forze di qualsiasi nazione o di qualsiasi alleanza
finora formata o progettata, così che nessuna nazione, nessuna probabile coalizione di nazioni possa starle a
pari». L’8 gennaio 1918 egli annunciò al Congresso in 14 punti le condizioni per giungere ad una pace
durevole: abolizione delle barriere doganali e libertà di commercio, riduzione degli armamenti, cessione alla
Francia dell’Alsazia e della Lorena, nuove frontiere per l’Italia in base al principio di nazionalità,
autodeterminazione per. i popoli dell’Austria-Ungheria, indipendenza della Polonia, costituzione di una
Società generale delle nazioni. Il 5 novembre del 1918 gli alleati accettarono questi punti come base per un
generale riordinamento europeo. Ma in quello stesso mese le elezioni americane per i due rami del
Congresso diedero la maggioranza al partito repubblicano oppositore di Wilson, il che diminuì grandemente
il suo prestigio proprio alla vigilia della sua partenza per l’Europa. Tuttavia, riuscì a farli inserire nei trattati di
pace finali.
1. Pubblici trattati di pace, conclusi apertamente, dopo i quali non vi saranno più accordi
internazionali privati di qualsivoglia natura, ma la diplomazia procederà sempre francamente e
pubblicamente.
2. Libertà assoluta di navigazione sui mari, al di fuori delle acque territoriali, sia in tempo di pace, sia
in tempo di guerra.
3. Soppressione, nei limiti del possibile, di tutte le barriere economiche e stabilimento di condizioni
commerciali uguali per tutte le nazioni che consentono alla pace e si accordano per mantenerla.
4. Garanzie sufficienti che gli armamenti nazionali saranno ridotti all’estremo limite compatibile con la
sicurezza interna del paese.
5. Composizione libera, in uno spirito largo e assolutamente imparziale, di tutte le rivendicazioni
coloniali, fondata sul rigoroso rispetto degli interessi delle popolazioni interessate.
6. Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni concernenti la Russia, per
assicurarle una sincera accoglienza nella Società delle Nazioni libere sotto un governo che esse
stessa avrà scelto.
7. Il mondo intero sarà d’accordo che il Belgio debba essere evacuato e restaurato, senza alcun
tentativo di limitare la sovranità ci cui fruisce alla stregua delle altre nazioni libere.
8. Tutto il territorio francese dovrà essere liberato, e le parti invase dovranno essere interamente
ricostruite.
9. Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere effettuata secondo le linee di nazionalità
chiaramente riconoscibili.
10. Ai popoli dell’Austria – Ungheria, di cui desideriamo salvaguardare il posto fra le nazioni, dovrà
essere data al più presto a possibilità di uno sviluppo autonomo.
11. La Romania, la Serbia, il Montenegro dovranno essere evacuati: saranno a essi restituiti quei loro
territori che sono stati occupati.
12. Alle parti turche del presente Impero Ottomano saranno assicurate pienamente la sovranità e la
sicurezza, ma le altre nazionalità che vivono attualmente sotto il regime di questo Impero devono,
d’altra parte, godere una sicurezza certa di esistenza e potersi sviluppare senza ostacoli;
l’autonomia deve essere loro data.
13. Uno Stato polacco indipendente dovrà essere costituito, comprendente i territori abitati da nazioni
incontestabilmente polacche, alle quali si dovrebbe assicurare un libero accesso al mare.
14. Una Società generale delle Nazioni Unite dovrebbe essere formata in virtù di convenzioni formali
aventi per oggetto di fornire garanzie reciproche di indipendenza politica e territoriale ai piccoli
come ai grandi Stati».

Giugno 1918  I Tedeschi erano sulla Marna e Parigi era sotto attacco, mentre gli Austriaci si trovavano sul
Piave cercando di attaccare l’Italia.
Gli anglo-francesi cominciavano a giovare dell’apporto statunitense che li aiutava per gli attacchi tramite
mare e li riforniva con contingenti della fanteria  Tra l’8 e l’11 agosto, nella battaglia di Amiens, i tedeschi
vennero sconfitti (FRONTE OCCIDENTALE). I tedeschi, ormai stanchi, capiscono di aver perso la guerra  la
Bulgaria cedette a fine settembre, l’impero turco a ottobre.  Anche l’impero austro-ungarico cedette e i
Cecoslovacchi e gli slavi del sud proclamarono la loro indipendenza; gli italiani sconfissero gli austriaci nella
battaglia di Vittorio Veneto  firmarono l’armistizio di Villa Giusti (3 novembre 1918). In Germania, i
marinai di Kiel, maggioranza della flotta tedesca, si ammutinarono. L’11 novembre venne firmato
l’armistizio a Rethondes.

I TRATTATI DI PACE  Il 18 gennaio 1919 ci fu la conferenza di pace nella reggia di Versailles. Si doveva
ridisegnare la carta politica del vecchio continente, sconvolta dal crollo contemporaneo di quattro imperi.
Secondo il programma indicato da Wilson, le nuove frontiere avrebbero dovuto tener conto del principio di
nazionalità. Tuttavia, non era facile applicare i principi di autodeterminazione senza rischiare di far nascere
nuovi irredentismi. Inoltre, il contrasto fra l’ideale di una pace democratica e una pace punitiva
risultò evidente quando furono discusse le condizioni da imporre alla Germania (ad esempio i francesi –
linea dura rispetto all’America- chiedevano di spostare i propri confini fino alla riva sinistra del Reno,
contrariamente a quanto pensava Wilson). Da qui, la Germania sarà controllata e protetta tramite i
cosiddetti “stati-cuscinetto” e tutte le loro industrie di acciaieria pesante vennero eliminate. Il trattato fu
firmato il 28 giugno 1919 e rappresentava una vera e propria imposizione. Alla Germania venne imposto/a:
 la restituzione dell’Alsazia e della Lorena alla Francia;
 il passaggio alla Polonia di alcune regioni orientali (Alta Slesia);
 risarcire ai vincitori i danni subiti a causa del conflitto;
 abolire il servizio di leva;
 rinunciare alla marina da guerra;
 ridurre la consistenza del proprio esercito entro il limite di 100.000 uomini.
La Germania quindi venne distrutta sul piano economico poiché fu costretta a pagare milioni e questo con il
tempo porterà poi all’avvento del fascismo; sul piano italiano, invece, non ci fu una vera e propria vincita
poiché l’Italia, in realtà, di quello che doveva ottenere non ottenne quasi nulla; proprio per questo,
d’Annunzio definì questa vittoria una “vittoria mutilata”” (solo durante gli anni ’20 riuscì a conquistare la
città di Fiume).
A trarre vantaggio dal crollo dell’impero asburgico (nascita della Repubblica d’Austria) furono, oltre che
l’Italia, i paesi slavi. I boemi e gli slovacchi confluirono nella repubblica di Cecoslovacchia; gli slavi del Sud si
unirono a Serbia e Montenegro formando la Jugoslavia. Gli stati vincitori, oltre a non riconoscere la
repubblica socialista russa, cercarono di abbatterla aiutando i gruppi controrivoluzionari. Furono
riconosciute e protette le nuove repubbliche indipendenti che si erano formate nei territori baltici persi
dalla Russia (Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania). Questi stati avevano il compito di bloccare ogni
eventuale spinta espansiva della Repubblica socialista.
Ad assicurare il rispetto dei trattati e la salvaguardia della pace avrebbe dovuto provvedere la Società delle
nazioni, la cui istituzione, già proposta da Wilson, fu ufficialmente accettata (ricorso all’arbitrato, ossia
adozione di sanzioni economiche contro gli stati aggressori).

IL RUOLO DELLE DONNE  L'assenza di molti uomini chiamati a combattere contro l'esercito austro-
ungarico provocò delle conseguenze molto pesanti a livello economico e sociale. Una situazione che mutò
profondamente nel 1915. I posti di molti contadini ed operai furono lasciati vuoti e vennero coperti da chi
era restato e non sarebbe mai stato chiamato al fronte: le donne. Si trattò di un momento molto
importante per la storia sociale del Paese. Il loro ruolo, per la prima volta, passò da membro domestico a
membro attivo dell'economia e della società collettiva. In quel periodo il loro numero aumentò
considerevolmente e furono presenti in settori del tutto nuovi come la metallurgia (riconvertita alle
esigenze belliche), la meccanica, i trasporti e mansioni per loro del tutto inedite, come quelle di tipo
amministrativo e burocratico, gli acquisti o le vendite di prodotti agricoli, la guida di autobus e tram, e la
consegna della posta. Nei campi era necessario spostare i covoni di fieno o i sacchi di grano, accudire il
bestiame e utilizzare tutte le macchine agricole. Le maestre divennero una delle figure più importanti
poiché non solo impararono i bambini a leggere e a scrivere, ma resero per loro la realtà meno dura;
cambiarono i programmi scolastici diventando sempre più legati all’idea di patriottismo e di buona
educazione; esse si dedicarono ad esempio anche a rispondere alle lettere che arrivavano e a fare da
tramite. Soltanto nel 1908 si costituì formalmente il corpo delle infermiere volontarie che durante la grande
guerra ebbe un ruolo rilevante. Le infermiere della Croce Rossa all’inizio facevano parte soltanto di famiglie
benestanti, poi si aggiunsero le borghesi e infine le donne di livello sociale più basso. Tutte, però, dovevano
possedere una autorizzazione rilasciata da un uomo di famiglia, il marito, il padre oppure un fratello, solo
così potevano iniziare il loro servizio. Queste donne avevano una divisa bianca, con una lunga gonna ed un
velo, insomma vestite come delle suore, il motivo di questo abbigliamento era non fare innamorare il ferito.
Molte di loro vennero mandate al fronte nel 1916 dove leggevano e scrivevano corrispondenze per i
pazienti analfabeti, distribuivano giornali. L’incarico più impegnativo era la cura dei pazienti, dal bendaggio
delle ferite, all’assistenza dei medici, alla distribuzione delle medicine, al sostegno di chi stava per perdere
la ragione.

IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI  Il 24 aprile di ogni anno il popolo armeno si raccoglie per commemorare
la tragedia del “grande crimine”, ossia la deportazione sistematica avvenuta tra il 1915 e il 1916 per mano
dell'Impero Ottomano e che condusse alla morte centinaia di migliaia di innocenti.
Secondo alcuni storici questo tragico episodio rappresenta il primo caso in assoluto di  genocidio - un piano
premeditato di sterminio nei confronti di una popolazione o di un gruppo etnico, come fu la Shoah - ma non
tutti gli studiosi concordano sull'utilizzo di tale termine.
Quel che è certo però è che nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 i soldati dei "Giovani Turchi", il
movimento nazionalista che aveva preso il potere nel decadente Impero Ottomano effettuarono
a Costantinopoli (odierna Istanbul) i primi arresti di massa tra intellettuali, giornalisti, politici e personaggi
di spicco della comunità armena. Nei mesi successivi, i rastrellamenti si allargarono a tutto l'Impero e i
prigionieri vennero sospinti all'interno dell'Anatolia. In queste lunghissime "marce della morte", uomini,
donne e bambini vennero costretti a camminare per giorni senza cibo o acqua sufficienti e in centinaia di
migliaia perirono lungo il tragitto per sfinimento, malattie o fucilazioni sommarie.
Gli armeni sono un antico popolo euroasiatico originario del sud del Caucaso che all'inizio del XX secolo si
trovava sotto il dominio ottomano. Nel 1915 il governo turco era impegnato nella Prima Guerra Mondiale al
fianco degli Imperi Centrali (Germania e Austria-Ungheria) ma lo sforzo bellico stava sfiancando una
nazione che già da tempo versava in grandi difficoltà. L'Impero Ottomano non era più la potenza
splendente di un tempo e il nuovo corso nazionalista istituto dai Giovani Turchi aveva bisogno di un  capro
espiatorio per risollevare l'orgoglio nazionale. Ai tempi gran parte della popolazione armena viveva al
confine con i possedimenti dell'Impero russo, in guerra con gli ottomani, e alcuni gruppi di volontari armeni
erano addirittura passati a combattere per lo Zar. Tanto bastò alle autorità ottomane per ordinare l'arresto
immediato di tutti i soldati armeni presenti nell'esercito e dell'élite intellettuale. In pochi giorni si passò poi
ai civili con il pretesto di allontanare i potenziali traditori dai territori confinanti con il nemico.
Secondo gli armeni, circa 2,5 milioni di persone morirono in qui mesi, ma le  autorità turche - che dopo la
dissoluzione dell'Impero Ottomano hanno sempre trattato lo scomodo argomento in modo controverso -
ferma il conteggio a circa 200.000 deceduti. Al momento la cifra più diffusa e accreditata si aggira intorno
al 1,2 milioni di vittime. La Turchia però non ha mai accettato la definizione di genocidio, affermando che
arresti e deportazioni furono compiuti nel corso di operazioni militari volte a proteggere la sicurezza
nazionale. Ventinove nazioni - tra cui l'Italia - hanno invece riconosciuto "l'olocausto" del popolo armeno.

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