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Lo scoppio della prima Guerra Mondiale

Il motivo scatenante della guerra è l’assassinio dell’arciduca austriaco


Francesco Ferdinando, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914 per mano di un
nazionalista serbo. Un mese più tardi l’Austria - Ungheria attacca la Serbia,
ritenuta corresponsabile dell’attacco e che aveva rifiutato le condizioni del loro
ultimatum. A questo punto si mette in moto il sistema di alleanze
internazionali. Infatti, la Germania si schiera a fianco dell’Austria - Ungheria
(Triplice Alleanza), mentre Russia, Francia e Inghilterra (Triplice Intesa)
entrano in guerra al fianco della Serbia. Nel novembre del 1914 l’Impero
Ottomano (dominio dei Turchi nei territori balcanici, vicino-orientali e
nordafricani) entra in guerra come alleato di Austria - Ungheria e Germania,
soprattutto per attaccare la Russia e riconquistare le terre dell’area caucasica.
Tra il 1915 e il 1917, entreranno in guerra anche Italia, Portogallo, Romania,
Grecia e USA, tutti a fianco dell’Intesa, mentre la Bulgaria a fianco degli Imperi
Centrali nel 1915. Ciò che stupisce è che quando scoppia la guerra nell’estate
del 1914, tutti i paesi ne sono entusiasti. In molte città la gente scende per
strada per festeggiare e alcuni intellettuali, come il poeta Rilke, Marinetti, il
giovane Gandhi e Freud, inneggiano alla guerra e al patriottismo. Solo il Partito
socialista serbo e il Partito socialdemocratico russo si dichiarano a sfavore.
Col passare dei mesi, però, appare chiara la brutalità della guerra con i suoi
milioni di morti e feriti. Vengono meno sia l’ideale cavalleresco che l’idea di una
guerra lampo e di movimento con rapidi spostamenti di truppe e veloci attacchi
di sfondamento. Infatti, gli eserciti contrapposti si equivalgono e nessuno
riesce a sfondare le linee avversarie. I combattenti si fronteggiano scavando
trincee nel terreno, fosse lunghe per decine e decine di chilometri, articolate e
fortificate, attrezzate con gli ultimi ritrovati della tecnica, come il filo spinato, e
protette da armi sofisticate come i fucili a ripetizione, le mitragliatrici, le
granate e le bombe a mano. Oltre a queste, bisogna aggiungere gli aerei da
combattimento e i gas asfissianti. Quest’ultimi furono sperimentati per la prima
volta dai tedeschi in Belgio nel 1915. Rapidamente vengono messe a punto le
maschere antigas. Provare ad attraversare e sfondare le trincee nemiche porta
alla morte sicura. Restare nella propria trincea, invece, significa sfidare topi,
pulci, polvere, fango, l’odore della carne in putrefazione e stare in condizioni
igieniche impossibili. Per questo, fu necessaria una propaganda ufficiale che
motivasse a combattere per la difesa delle proprie famiglie, delle proprie case
e della propria nazione. Per stimolare maggiormente i soldati, fu attuata anche
la tecnica della degradazione dell’immagine del nemico, come colui che è
capace di compiere ogni genere di atrocità e che va disprezzato e annullato.
Non si sa, però, se tutte le atrocità denunciate siano state commesse davvero
oppure dichiarate per rendere più agitati gli animi, anche se è accertato che i
soldati che occupavano i territori stranieri compirono aggressioni e
maltrattamenti contro i civili. Tra le conseguenze immediate della guerra, fu
stabilito che le donne fossero reclutate come forza lavoro, anche per impieghi
che fin ad allora erano riservati agli uomini. Inoltre, i governi assunsero il
coordinamento del sistema economico dei loro paesi, dirigendo le ordinazioni,
controllando gli afflussi di materie prime e di fonti energetiche e regolando il
mercato dei beni alimentari. Dal canto loro, le industrie belliche sono in rapida
crescita, portando grandi profitti agli imprenditori.

Le prime fasi della guerra (1914-15)

Inizialmente gli stati sono convinti di concludere la guerra in poco tempo.


L’iniziativa più importante parte dall’esercito tedesco, che occupa il Belgio,
paese neutrale, per attraversare e attaccare la Francia. L’esercito tedesco
arriva quasi a Parigi, facilitata dal fatto che la frontiera belga è scoperta poiché
neutrale. La controffensiva francese, però, riesce a far ritirare i tedeschi. In
poco tempo diventa chiaro che quella che si è pensato essere una guerra di
movimento è una guerra di posizione, cioè di trincea. Nel frattempo, l’Italia,
con il governo Salandra, aveva deciso di dichiararsi neutrale, nonostante nel
1882 avesse firmato il trattato di alleanza difensiva con la Triplice Alleanza. La
ragione ufficiale è che tale alleanza è a carattere difensiva e non offensiva. In
realtà, il governo è convinto di non ottenere le terre che gli spettano
dall’Austria – Ungheria (Trieste e Trento), l’esercito non è pronto e la
particolare conformazione geografica del paese la esporrebbe agli attacchi della
Marina britannica, all’epoca la più potente del mondo. Nell’agosto del 1914,
però, al Parlamento e tra l’opinione pubblica si comincia a dibattere sulla
neutralità o un possibile intervento italiano in guerra. Tra i neutralisti, vi sono i
cattolici, con a capo il papa Benedetto XV, i liberali, tra cui Giovanni Giolitti, e i
socialisti. Tra quest’ultimi, l’allora direttore dell’Avanti Benito Mussolini che con
un articolo si dichiara interventista. Per questo viene cacciato dal partito e
fonderà il nuovo giornale il Popolo d’Italia. Tra gli interventisti, troviamo
Gabriele D’Annunzio, i nazionalisti, i democratici, gli ex socialisti o anarchici o
sindacalisti e in seguito anche il presidente Salandra e il ministro degli esteri
Sidney Sonnino. Infatti, nell’autunno del 1914 vengono avviate trattative
segrete bilaterali con entrambe le parti non solo per far guadagnare tempo alla
preparazione dell’esercito ma per constatare chi promette di più. L’offerta
migliore arriva dalla Triplice Intesa e comprende Trieste e Trento, il Tirolo fino
al Brennero, il protettorato sull’Albania, la Dalmazia e l’Istria, con l’eccezione
della città di Fiume. Così viene firmato nel 1915 il patto di Londra. L’Italia così
dichiara guerra all’Austria – Ungheria. Nel 1916 gli austro-ungarici organizzano
una spedizione punitiva nel Trentino, perché l’Italia non ha rispettato il patto
della Triplice Alleanza. L’esercito italiano è costretto ad arretrare, pur riuscendo
a bloccare l’attacco, e Salandra decide definitivamente di dimettersi.
Una situazione analoga accade con l’offensiva scatenata dai tedeschi contro la
piazzaforte di Verdun nel 1916. L’operazione ha come unico risultato un
terribile massacro. Così gli inglesi e i francesi tentano un contrattacco sulle
Somme. Anche questa battaglia non porterà a risultati e il costo delle vite
umane sarà altissimo soprattutto per gli inglesi. Nel frattempo i tedeschi
riescono a sconfiggere i russi, occupando la Polonia e l’esercito austro-ungarico
occupa la Serbia.

L'intervento degli Usa in guerra

Ma un evento tragico farà cambiare la rotta del conflitto. Dal 1915 i tedeschi
usano i sottomarini contro le navi mercantili dirette in Gran Bretagna. Poco
dopo un sottomarino tedesco affonda il transatlantico inglese Lusitania, che
trasportava alcuni civili statunitensi. L’azione suscita le proteste del governo
americano che decide di entrare in guerra a fianco dell’Intesa. La
partecipazione degli Stati Uniti è dovuta anche a motivi di interesse economico
visto che le esportazioni verso Regno Unito e Francia si sono quadruplicate e
che le banche nordamericane hanno concesso enormi quantità di prestiti ai
governi inglese e francese. L’esercito americano fu organizzato sulla base di
una circoscrizione obbligatoria, perché si presentarono un numero esiguo di
volontari, ed entrò nei campi di battaglia solo nella primavera del 1918.
Intanto la Russia, inseguito alla seconda rivoluzione del 1918, si proclama
Repubblica Socialista e firma un trattato di pace separato con la Germania. Gli
austro-ungarici, invece, tentano uno sfondamento del fronte italiano con
l’assalto del villaggio di Caporetto nel Friuli nel 1917 e riescono ad avanzare. Il
fronte italiano è così costretto alla ritirata, finché non riesce ad organizzarsi sul
fiume Piave e l’avanzata austro-ungarica viene fermata. Intanto l’arrivo dei
soldati americani da nuova linfa al conflitto. Nel 1918 i francesi costringono alla
resa i bulgari e gli inglesi piegano gli ottomani. L’esercito italiano travolge gli
austro-tedeschi, sconfitti nella battaglia di Vittorio Veneto. L’Austria chiede
l’armistizio, che viene firmato con i rappresentanti italiani.
Il 9 novembre 1918 a Berlino scoppia una rivoluzione, per cui l’imperatore
Guglielmo II è costretto a fuggire e viene proclamata la Repubblica
democratica. Anche la Germania firma l’armistizio. È la fine della guerra.
Le prime conseguenze della I guerra mondiale.

I 14 punti di Wilson

I presupposti per un nuovo assetto europeo vengono designati dal presidente


americano Wilson, che ha stilato 14 punti. Tra essi, si ricorda la libertà di
navigazione, la rinuncia alla diplomazia segreta, l’autodeterminazione dei
popoli e la creazione di un organismo internazionale che sovraintenda questi
principi ed eviti i conflitti internazionali, ovvero la Società delle Nazioni. Questa
verrà costituita nel 1920, con sede a Ginevra. Gli stati aderenti si impegnano a
rispettare l’integrità territoriale e l’indipendenza politica degli altri stati
membri. Chi non rispetta tali condizioni, dovrà pagare sanzioni economiche. Gli
Stati Uniti, però, all’ultimo minuto decisero di non entrarvi a far parte perché
volevano mantenere l’autonomia rispetto ai paesi europei.
Wilson auspicava anche una pace senza vinti e vincitori. Ciò non fu possibile
perché Francia e Inghilterra volevano punire la Germania.
Le prime conseguenze della fine della guerra furono: il crollo dell’Impero
austro-ungarico, dovuto alle ribellioni degli attivisti cechi e slovacchi, che
dichiarano la loro indipendenza; poco dopo furono seguiti dai polacchi e dagli
ungheresi; anche l’Impero ottomano crolla a causa delle sconfitte contro
l’Inghilterra e l’azione delle truppe greche. Intanto nel gennaio del 1919 si apre
a Versailles la conferenza di pace per il riassetto internazionale. Le condizioni
di pace imposte alla Repubblica tedesca sono pesantissime. La Germania,
considerata la principale responsabile della guerra, deve restituire l’Alsazia e la
Lorena alla Francia; dare le colonie a Inghilterra, Francia e Giappone; pagare i
danni del conflitto alle potenze vincitrici; rinunciare alla flotta e smilitarizzare il
Reno. Fu poi riconosciuta ufficialmente la Repubblica d’Austria, la Repubblica
ungherese, il Regno di Jugoslavia, il Regno di Romania e la Repubblica
Cecoslovacchia.

L'autonomia dell'Irlanda

L’Italia, invece, ottiene Trieste e Trento, l’Istria ma non la Dalmazia.


Un altro evento determinato collegato alla Grande Guerra fu la questione
irlandese. Nel 1914 il Parlamento del Regno Unito approva una legge che
riconosce la Home Rule (l’autonomia) dell’Irlanda, tranne l’Ulster, una regione
nordoccidentale, che vuole restare nel Regno Unito. A causa dello scoppio della
guerra, l’applicazione della legge viene rimandata. Molti irlandesi però si
arruolano volontari. Ci sono comunque gruppi di irlandesi nazionalisti che
vedono nella guerra la possibilità di conquistare la piena indipendenza. Così il
lunedì di Pasqua del 1916 scoppia una rivolta a Dublino e viene proclamata la
Repubblica. L’esercito britannico riesce però a sopprimere la rivolta e molto
irlandesi vengono giustiziati. La popolazione irlandese non si arrende e si
ravvivano sentimenti di nazionalismo. Anche la Chiesa cattolica irlandese da il
suo sostegno alla lotta. Da qui si ha l’organizzazione dell’Irish Republican Army
(IRA) contro le forze britanniche. Nel 1921 si arriva alla firma del trattato
anglo-irlandese che fonda lo Stato libero d’Irlanda, ovvero uno Stato autonomo
che fa parte dell’Impero britannico, che riconosce come monarca il sovrano
inglese e che deve mantenere rapporti privilegiati con l’Impero sia dal punto di
vista commerciale che di politica estera. Queste clausole provocano una
spaccatura in Irlanda tra chi è favorevole al trattato e chi pensa che sia un
tradimento agli ideali repubblicani. Così nel 1922 comincia una guerra civile,
che si conclude nel 1923 con la morte di molti repubblicani oltranzisti, tra cui il
politico Micheal Collins.

La Russia rivoluzionaria - 1916/17 -

La Russia è il paese che denuncia il massimo di perdite umane perché i capi


dell’esercito si sono preoccupati poco di mandare i propri soldati allo sbaraglio
e perché sono dotati di pessimi armamenti. Inoltre nel 1916 si registra una
cattiva annata agricola per cui i prezzi dei beni alimentari erano alle stelle.
All’inizio della guerra lo zar Nicola II decide di cambiare il nome di San
Pietroburgo, capitale russa, in Pietrogrado. La città ospita i palazzi del governo,
la Duma (il Parlamento russo) e diverse industrie. Ma dall’inizio del 1917 gli
operai sono in agitazione. A loro si aggiungono le donne che scendono in
piazza per rivendicare i loro diritti. Soltanto verso la fine di febbraio il governo
sollecita lo zar ad un intervento attraverso i soldati. Però la maggior parte di
loro ammutina e si unisce alla folla, a cui distribuisce le armi. A questo punto,
a Nicola II viene chiesto di abdicare e la Russia diventa una repubblica. Si
forma un governo di coalizione, formato da rappresentanti di diversi partiti,
che ha il compito di prendere una decisione sulla guerra. Ma il governo decide
che il paese manterrà fede ai suoi impegni. Non è ciò che si aspettava il
popolo, la cui insoddisfazione viene raccolta dai soviet. Si tratta di comitati di
operai e operaie unite nella richiesta della fine della guerra. Il soviet di
Pietrogrado è quello più importante ed è guidato dai dirigenti socialisti
menscevichi (minoritari), mentre i bolscevichi (maggioritari) hanno una debole
influenza. Tale soviet ha però preso il controllo delle poste, dei telegrafi e delle
forze armate ribelli. Per questo, il governo provvisorio deve essere sempre
pronto a dialogare con i soviet per qualsiasi questione. Intanto torna dall’esilio
in Svizzera Lenin. Quest’ultimo vi era andato volontariamente per non essere
controllato più dalla polizia russa perché svolgeva attività di propaganda
rivoluzionaria e faceva parte del Partito socialdemocratico operaio russo. Dopo
poco il suo arrivo in patria pubblica le Tesi d’Aprile, un programma che prevede
il rovesciamento del governo provvisorio, il trasferimento del potere ai soviet,
l’uscita della Russia dalla guerra e la nazionalizzazione di tutte le proprietà
terriere. Lenin, a capo dei bolscevichi, guadagna sempre più il favore del
popolo e comincia ad organizzare una forza paramilitare bolscevica (le Guardie
rosse).
L'insurrezione bolscevica - 1917 -

Nell’ottobre del 1917, ha inizio così l’insurrezione bolscevica. I soldati


filobolscevichi e le Guardie rosse occupano il Palazzo d’Inverno, dove ha sede il
governo e ne arrestano i membri. I bolscevichi formano il governo, che si
chiama Consiglio dei commissari del popolo. È presieduto da Lenin, Trotskij è il
ministro degli Esteri e Stalin il ministro per le Questioni nazionali. Le intenzioni
di Lenin sono quelle di trattare con gli Imperi centrali per una pace senza
annessioni né indennizzi, confiscare le terre dei possidenti e della Chiesa per
distribuirle alle famiglie contadine. Solo che quando viene eletta l’Assemblea
Costituente non i bolscevichi ma i social - rivoluzionari moderati ottengono la
maggioranza. Nel gennaio del 1918, forti del sostegno dell’esercito, i
bolscevichi sciolgono con la forza l’Assemblea Costituente e pongono le
premesse per un regime dittatoriale a partito unico. Nel marzo del 1918 viene
siglato con la Germania il trattato a Brest-Litovsk, con condizioni durissime.
Infatti, la Finlandia, le regioni baltiche, la Polonia e l’Ucraina vengono occupate
dall’esercito tedesco. La nuova riorganizzazione territoriale pone Pietrogrado
troppo vicino al nuovo confine e per questo Mosca diventa la nuova
capitale. Sempre nel 1918 il Partito socialdemocratico operaio russo, per
distinguersi dagli altri partiti socialisti, cambia nome in Partito comunista.
Sembra che sia arrivata la pace ma non è così. Infatti nuovi gruppi armati, le
Armate bianche, si stanno organizzando per ristabilire il potere dello zar.
Comincia così la guerra civile. La reazione comunista è affidata a Trotskij, che
riorganizza in poco tempo l’Armata Rossa. La disciplina interna è rigidissima è
il reclutamento avviene in base alla circoscrizione e al volontariato, aperto
anche alle donne. Vi sono poi commissari politici che controllano le operazioni e
gli ufficiali sono sottoposti a ricatto: devono giurare fedeltà alla Rivoluzione
essere efficienti altrimenti i loro familiari subiranno ritorsioni. Lo sforzo di
Trotskij è efficace e alla fine del 1919 le Armate bianche vengono sconfitte. Nel
1920, il neo costituito Stato di Polonia attacca la Russia comunista, per
ampliare i propri confini orientali. Anche se la Russia riesce a contenere
l’attacco nel 1921 è costretta a cedere ampie parti della Bielorussia e
dell’Ucraina. Nel mentre, il governo russo per far fronte a una situazione
economia tragica è costretta a prendere seri provvedimenti. Innanzitutto i
debiti con l’estero sono dichiarati nulli e le fabbriche sono espropriate e
nazionalizzate. La loro gestione è affidata a comitati operai.
Inoltre, già nel 1918 comincia il processo di espropriazione delle terre.

Il dominio comunista in Russia

A causa dello scoppio del conflitto con le Armate bianche, viene dichiarato lo
stato di comunismo di guerra. Le Armate rosse sono autorizzate a requisire
viveri e rifornimenti nelle campagne e la distribuzione dei beni alimentari è
razionata e controllata da funzionari statali. A ogni famiglia sono distribuite
tessere annonarie, che servono per ritirare i beni alimentari. Queste soluzioni
però fanno nascere il mercato nero perché alcuni contadini e commercianti
cercano di uscire dal circuito commerciale obbligato del comunismo di guerra
per vendere la merce a prezzi più elevati. Il governo decide di intervenire con
la mano dura e i colpevoli sono vittime di esecuzioni. Viene poi approvata una
Costituzione che si discosta dal modello democratico. Il potere è attribuito ai
soviet e il voto delle operaie e degli operai vale di più di quello di contadini e
contadine. Nel 1918, inoltre, vengono messe a tacere tutti i partiti, ad
eccezione di quello comunista. È l’adozione della tecnica del terrore rosso per
distruggere e intimidire qualsiasi opposizione allo Stato sorto dalla rivoluzione.
In seguito ad altre sommosse popolari, Lenin elabora la Nep (Nuova politica
economica). La requisizione dei grani è abolita; al suo posto, i contadini sono
tenuti a pagare un’imposta fissa in natura, cedendo una quota della produzione
agli organismi statali; ciò che resta può essere venduto al mercato. Il sistema
ravviva gli scambi e rifornisce i mercati urbani di beni alimentari. Ma provoca
anche l’arricchimento di numerosi contadini che hanno aziende di medie
dimensioni o degli imprenditori che vendono al mercato nero. Già nel 1922 lo
Stato ha preso il nome di Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
(URSS), ovvero una federazione che ha bisogno di una nuova Costituzione. Il
compito viene affidato al Congresso dei Soviet dell’Unione
Nel 1922 Lenin viene colpito da un ictus ed è costretto a diminuire la sua
attività politica. Morirà nel 1924. Dal 1922 sarà Stalin il segretario generale del
Partito Comunista, per volere dello stesso Lenin. Cominciano comunque degli
scontri per la presa del potere. Prima di tutto tra Stalin e Trotskij. Quest’ultimo
è per la rivoluzione permanente da esportare nel resto d’Europa. Stalin, invece,
è per il socialismo in un solo paese, perché sente di consolidare il processo
rivoluzionario solo in Russia. Poiché la sua visione risulta più realistica, Trotskij
perde posizione e nel 1929 verrà cacciato dall’Unione Sovietica. Trattamento
analogo riceveranno tutti coloro che si oppongono alle decisioni di Stalin.

Il dopo guerra dei paesi Europei

Per i governi europei lo sforzo economico per finanziare la guerra è stato


enorme. Francia, Regno Unito e Italia soprattutto hanno contratto debiti
pesanti con gli Stati Uniti per comprare armi e rifornimenti per gli eserciti.
Inoltre i paesi europei coinvolti nella guerra hanno emesso grandi quantità di
cartamoneta, al di là dei limiti consentiti dalle risorse auree, e ciò ha
comportato una violentissima inflazione. Ovviamente in Germania l’impatto è
stato maggiore. L’industria pesante (siderurgica, meccanica), che ha avuto
ovunque un grande sviluppo sollecitato dalla richiesta di armi e attrezzature
per gli eserciti, deve ora riconvertire le sue produzioni al contesto di pace. La
riconversione comporta cambiamenti organizzativi, tecnici, tecnologici che,
nell’immediato, provocano una diminuzione della produzione e di conseguenza
un aumento della disoccupazione. Al tempo stesso, le imprese, per favorire la
conversione delle linee produttive, cercano di contenere o anche di diminuire i
salari operai. Ne consegue un incremento della conflittualità sindacale.
Inoltre si pone il problema dei soldati, tornati dal fronte, che cercano lavoro.
Negli anni di guerra i posti di lavoro rimasti vuoti per la loro partenza sono
stati occupati dalle donne, che vengono rimandate a casa per far posto di
nuovo agli uomini. La chiave della ripresa economica, che effettivamente si
registra nella seconda metà degli anni Venti, sta nel modo in cui viene risolto il
nodo delle riparazioni di guerra che gli Stati vincitori hanno deciso di chiedere
alla Germania. La catena è: Germania paga le riparazioni a Regno Unito,
Francia e Italia che a loro volta si sdebitano con gli Stati Uniti.
Ma il meccanismo è bloccato alla base in quanto la Germania è squassata da
una violenta inflazione ed è stata privata di zone economicamente importanti,
come l’Alsazia e la Lorena. Per questo non è in grado di far fronte alla richiesta
di risarcimenti. La Germania, che non trova alternativa e si scontra anche con
l’intransigenza statunitense, decide per la svalutazione del marco e di non
scaricare questo peso sulle spalle dei contribuenti. Ciò provoca un ulteriore
svalutazione del marco.

L'adozione del piano Dawes - 1924 -

Così nel corso della Conferenza internazionale per le riparazioni di guerra,


convocata a Parigi nel 1924, si affronta il problema della crisi tedesca. La
decisione più importante è l’adozione del Piano Dawes, dal nome del banchiere
statunitense Dawes che lo ha presentato. Il piano prevede la rivalutazione e la
stabilizzazione del marco, una dilazione del pagamento e la possibilità per la
Germania di ricevere prestiti internazionali. Ciò permette alle banche e alla
aziende statunitensi di prestare denaro alla Germania, che può risarcire i danni
a Regno Unito, Francia e Italia, che, a loro volta, possono sdebitarsi con gli
Stati Uniti. Nel 1929 viene approvato il piano Young (dal nome dell’uomo
d’affari nordamericano) che prevede il pagamento rateale dei risarcimenti
tedeschi per i successivi 58 anni.Tutto ciò fece registrare una buona ripresa per
l’economia europea dal 1925 al 1929.Inoltre, nel 1920 le donne statunitensi
ottengono il diritto al voto dopo tante dure lotte da parte delle suffragette. Nel
paese si registra anche una profonda prosperità economica. Tale prosperità
tocca soprattutto la popolazione bianca e wasp (white anglosaxon protestant,
bianco anglosassone protestante). Tra il 1921 e il 1924 nuove leggi limitano i
flussi migratori in entrata, sbarrando gli accessi a individui che vengono dai
paesi dell’Europa meridionale, sentiti come persone diverse dal buon cittadino
americano wasp. Le aggressioni e le discriminazioni a danno dei neri sono
storia quotidiana e sono attivamente incoraggiate dal Ku Klux Klan,
l’associazione segreta razzista nata nel 1866 e rifondata nel 1915. Il successo
dell’associazione è notevole. I neri sono al centro del mirino dei macabri rituali
dell’associazione, ma anche gli ispanici, gli immigrati recenti o gli ebrei sono
vittime di aggressioni verbali e fisiche. Sempre in questo periodo comincia la
lotta contro l’uso e la produzione di bevande alcoliche, promossa da politici
tanto repubblicani che democratici di confessione protestante e appoggiati dal
Ku Klux Klan. Si approvò poi nel 1919 e si attuò nel 1920 il divieto di produrre,
vedere e trasportare liquori. Cominciò così l’era del proibizionismo ma anche
quello delle distillerie clandestine.

La fine del proibizionismo, 1933


Il proibizionismo terminò solo nel 1933 e diede uno straordinario impulso alla
diffusione e al decollo economico delle organizzazioni criminali, specie di quelle
che a Chicago sono guidate da Al Capone, un gangster di origine italiana.Anche
nel Regno Unito si registra l’introduzione nel 1918 del suffragio universale
maschile e femminile. Inizialmente possono votare i maschi che hanno
compiuto 20 anni e le donne che hanno raggiunto i 30. La differenza di età è
dovuta ancora alle resistenze riguardanti il voto femminile ma tale
discriminazione viene cancellata nel 1928. Tra il 1918 e il 1919 le notizie che
arrivano dalla Russia inducono gruppi socialisti estremisti a coltivare il progetto
di costituire una repubblica sovietica, progetti che hanno un’effimera
realizzazione a Budapest, Berlino e a Monaco di Baviera.Nel marzo del 1919 in
Ungheria il governo di coalizione si dimette per protesta contro lo
smembramento del territorio appartenuto all’Ungheria, deciso dalle potenze
vincitrici. Si forma così un governo socialdemocratico, che vuole organizzare
una sorta di rivoluzione nazional-patriottica. L’obiettivo è di conservare la
massima parte del territorio che apparteneva all’Ungheria sotto l’Impero
Austro-Ungarico e di realizzare una rivoluzione politica,con l’istituzione di una
repubblica di soviet. Per attuare questa operazione i socialdemocratici pensano
di ammettere al governo il capo del Partito comunista ungherese (fondato nel
1918), ovvero Kun che ha partecipato alla rivoluzione russa. Questi accetta e
viene proclamata una Repubblica dei Soviet d’Ungheria nel 1919.La terra
ungherese viene nazionalizzata, con l’intento di gestirla in aziende agrarie
affidate alla direzione collettiva degli agricoltori. Le resistenze di proprietari e
contadini hanno come effetto che la Repubblica ungherese non possa contare
sul consenso delle comunità rurali. Intanto le potenze dell’Intesa affidano il
compito all’esercito cecoslovacco e rumeno di attaccare l’Ungheria e porre fine
all’esperienza sovietica. Gli ungheresi, inizialmente, sperano in un intervento
russo. Ma l’attesa è vana e l’esercito ungherese è sopraffatto. La repubblica è
dichiarata decaduta e Kun scappa a Vienna.

L'Italia dopo il 1918


Dopo il 1918 l’Italia deve affrontare una forte inflazione e i problemi di
riorganizzazione produttiva. Inoltre, si fanno strada due formazioni politiche,
una appena nata e una da tempo parte del panorama politico italiano, che
mostrano di possedere organizzazioni solide e ben strutturate.
La prima formazione è il Partito popolare italiano (Ppi), partito cattolico fondato
nel 1919 e guidato da un sacerdote, don Luigi Sturzo (in polemica con la linea
clerico-moderata allora dominante; diversamente da altri suoi compagni di
partito, esprime un giudizio duramente critico nei confronti del fascismo e per
questo nel 1924 è costretto ad abbandonare l’Italia). Al partito aderiscono sia i
sostenitori della democrazia cristiana, cioè coloro i quali ritengono che il primo
degli obiettivi che i cattolici devono realizzare sia una nuova politica sociale, sia
i cattolici moderati, che si pongono in linea di continuità con l’esperienza del
cattolicesimo intransigente prebellico e sono scarsamente sensibili alle
tematiche relative al miglioramento delle condizioni dei lavoratori dell’industria
o dei contadini piccoli proprietari o dei braccianti agricoli.
L’altra formazione dotata di un’ottima struttura è il Partito socialista italiano
(Psi). Durante il loto XVI Congresso Nazionale nel 1919, furono stabiliti come
obiettivi: la Rivoluzione sovietica; il ricorso alla violenza se è necessaria al
conseguimento dei propri obiettivi; la demolizione dello Stato borghese, la
realizzazione della dittatura del proletariato e la costruzione di un nuovo ordine
comunista.
Questo programma fu chiamato massimalista, ma per il grado di lealtà che il
Psi ha verso le istituzioni del Regno d’Italia, appare dubbio a quella parte
dell’opinione pubblica che non condivide il programma.

Il governo Giolitti - 1913 -

Tanto il governo in carica all’epoca, guidato da Nitti, quanto il governo


successivo, guidato da Giolitti, sono composti prevalentemente da liberali di
vario orientamento, che garantisce sostegno alla maggioranza liberale. Lo
schema, sperimentato per la prima volta nel 1913 col “patto Gentiloni”
(alleanza politica tra cattolici e liberali per contrastare il potere dei socialisti e
con cui i cattolici si impegnano a votare i liberali dove si pensa che la sinistra
sia più forte), nel primo dopoguerra diventa un fattore più o meno permanente
del quadro politico italiano. Ma nonostante questo appoggio esterno, i governi
liberali non hanno una maggioranza solida che li sostenga in Parlamento; sono,
dunque, dei governi politicamente fragili, che si trovano a gestire enormi
conflitti socio-politici. La prima area di crisi deriva da quell’opinione pubblica
che si sente scontenta per le condizioni di pace elaborate a Versailles. Il patto
di Londra del 1915 aveva stabilito che all’Italia, in caso di vittoria, toccasse
Trieste, Trento e la Dalmazia. Però, nel corso delle trattative, il presidente
Wilson volle fa valere il principio della corrispondenza tra nazioni e Stati. La
Dalmazia, una regione a maggioranza slava, viene assegnata alla Jugoslavia.
Incerto, invece, è il destino della città di Fiume che è a maggioranza italiana
ma che, al momento, è sotto l’occupazione di una forza militare. Ciò viene
denunciato dai gruppi nazionalisti italiani, che parlano di una vittoria mutilata
(espressione coniata da D’Annunzio); con ciò si vuol dire che il governo che ha
condotto le trattative non ha fatto abbastanza per difendere gli interessi italiani
e non è riuscito a far rispettare il patto di Londra. Così nel 1919 D’Annunzio si
reca nei pressi di Fiume, dove è di stanza un battaglione dell’esercito italiano
che, disobbedendo agli ordini dei superiori, decide di eleggerlo a proprio capo.
Viene così costituita la Reggenza della città e della zona circostante che
D’Annunzio dichiara annessa all’Italia. Il problema si risolve nel 1920 quando
Giolitti firma con la Jugoslavia il trattato di Rapallo che attribuisce la Dalmazia
alla Jugoslavia con l’eccezione di Zara che è assegnata all’Italia. Poiché il
trattato stabilisce che Fiume sia una città libera, né jugoslava né italiana,
Giolitti da l’ordine di attaccare la Reggenza del Carnaro (così si chiama il
governo imposto da D’Annunzio) affinché la città sia sgomberata. L’operazione
ha successo.

Il partito socialista italiano - 1919/1920 -

Oltre a ciò, la situazione è difficile per la conflittualità scoppiata nelle fabbriche


e nelle campagne. La presenza di un Partito socialista, che esprime una
posizione favorevole alla Rivoluzione sovietica, incoraggia i sindacati operai e
contadini ad assumere posizioni radicali sia nelle modalità di realizzazione degli
scioperi sia nella formulazione degli obiettivi che si cerca di raggiungere.
Tra il 1919 e il 1920 molti operai e braccianti scioperano o per ottenere
obiettivi sindacali o per “fare come in Russia”. La conflittualità agraria si
concentra nella Valle Padana e nell’Italia centrale. Si cerca di ottenere
l’imponibile di manodopera, ovvero l’obbligo per i proprietari o gli affittuari di
assumere un numero fisso di braccianti stabilito con i rappresentanti sindacali.
Dopo numerosi scioperi ci si dovette piegare e accettare l’imponibile di
manodopera. Intanto anche le campagne dell’Italia meridionale sono inquiete
perché i contadini hanno occupato molte terre incolte. Anche nelle aree
industriali si vive un momento drammatico nell’estate del 1920. Un duro
contenzioso oppone la FIOM (Federazione italiana operaia metallurgici,
un’associazione aderente alla Confederazione generale del lavoro, Cgdl), che
chiede aumenti salariali per i lavoratori metalmeccanici e gli imprenditori del
settore, che si oppongono. Così in Lombardia, Piemonte e Liguria occupano
stabilmente le fabbriche. Sotto la guida dei consigli di fabbrica cercano di
mandare avanti la produzione, mentre gruppi paramilitari armati di Guardie
rosse presidiano le fabbriche per difenderle da eventuali interventi dell’esercito.
Giolitti, dal canto suo, decide di non intervenire. Le trattative tra sindacato e
imprenditori vanno avanti, finché non viene raggiunto un accordo che segna la
vittoria dei lavoratori perché non solo ottengono gli aumenti salariali e i
miglioramenti delle condizioni di lavoro ma che la produzione sia sottoposta al
controllo dei consigli degli operai. Molti operai, però, si sentono delusi perché
sperano in un inizio della rivoluzione sovietica. Così all’interno del Partito
socialista, si forma una corrente, guidata da Bordiga, Gramsci e Togliatti, che
vuole sperimentare la via rivoluzionaria e accusa il resto dei socialisti di non
realizzare la rivoluzione sovietica. Nel 1921 nasce il Partito comunista d’Italia.
Adesso la sinistra italiana è divisa in due diverse forze politiche e ne perde in
forza.

La nascita dei fasci di combattimento in Italia

A questo punto gli industriali e i proprietari sono furiosi. Hanno dovuto cedere
la libertà di gestire le loro aziende secondo i criteri che ritengono
economicamente più adatti. Poiché i governi liberali si sono rifiutati di
intervenire a loro sostegno, numerosi imprenditori e soprattutto numerosi
agrari cominciano a pensare che sia necessario ricorrere a una forza armata
privata, per allontanare o intimidire gli scioperanti o i manifestanti, e
proteggere quei lavoratori che desiderano non aderire agli scioperi. Perciò si
rivolgono a formazioni politiche che dispongono di forze paramilitari e tra
queste vi è il Movimento dei fasci di combattimento. Si tratta di un gruppo
politico fondato nel 1919 a Milano da Benito Mussolini. Ex esponente di spicco
del Psi, ex direttore dell’Avanti, nel 1914 è stato espulso dal partito per le sue
posizioni interventiste, che ha continuato ad esporre sul Popolo d’Italia, il
nuovo giornale da egli stesso fondato con i finanziamenti di grandi industriali,
come Giovanni Agnelli, padrone della Fiat di Torino.
Mussolini, per guadagnare l’appoggio degli imprenditori, comincia ad
accentuare l’antisocialismo e l’antibolscevismo. Ottiene così altri finanziamenti
che gli consentono di far nascere e diffondere le squadre d’azione fasciste,
gruppi agguerriti, che iniziano una lunga e sanguinosa stagione di azioni a
sorpresa, aggressioni e scontri contro i socialisti, i sindacalisti, le loro sedi e i
loro militanti. I fascisti sono tra i primi a sperimentare una sorta di costume
distintivo. La divisa prevede un vestito militaresco, con una camicia nera e
abbondanza di simboli mortuari (come il teschio con le tibie incrociate) e i
militanti delle squadre sono spesso molto giovani.
Nel 1921 si tengono nuove elezioni, in cui i Fasci si candidano nelle liste dei
cosiddetti Blocchi nazionali, alleanze di vari gruppi politici che si aggregano ai
liberali per tentare di fermare l’ascesa politica del Ppi e del Psi. I Blocchi
nazionali hanno un buon successo, ma non ottengono l’assoluta maggioranza
dei seggi. Però 38 fascisti, tra i quali Mussolini, vengono eletti e possono
sedere alla Camera come deputati. Il primo governo che si costituisce, guidato
dall’ex socialista Bonomi, resta in carica per pochi mesi. Anche meno durano
gli altri due governi che gli succedono, guidati dal giolittiano Facta. Mentre
l’area liberale non riesce a darsi una forma organizzativa permanente, né a
garantire stabilità ai governi che esprime, il governo fascista accresce la sua
capacità di attrazione. I Fasci di combattimento nel 1921 decidono di cambiare
nome in Partito nazionale fascista (Pnf). Mussolini è acclamato duce
(comandante, dal latino dux, ducis) e le squadre d’azione diventano una sua
forza armata privata.

La marcia su Roma - 1922 -

Ma una parte dell’opinione pubblica favorevole al fascismo comincia a


esprimere perplessità sulle azioni violente del partito. Tra l’altro, gli scioperi
sono diminuiti e le continue scissioni nella sinistra italiana gli hanno fatto
perdere sempre più forza. Infatti i socialisti riformisti, guidati da Turati e
Matteotti, fondano il Partito socialista unitario (Psu), che ha un orientamento
moderato e rispettoso delle regole parlamentari e cerca l’appoggio dei governi
liberali.
Quindi la minaccia bolscevica è oramai inconsistente. Mussolini decide così di
tentare un’audace azione di forza. Nel 1922 si organizza una marcia su Roma,
che portasse alle dimissioni di Facta e a costringere il re ad affidare il governo
a Mussolini. Così fu in quanto la marcia rappresentò un vero e proprio colpo di
Stato. Il re Vittorio Emanuele III non firmò lo stato d’assedio che Facta gli
presentò e per evitare uno spargimento di sangue, fece marciare indisturbati i
fascisti a Roma e affidò il governo a Mussolini. Poco dopo venne formato il
Gran Consiglio del Fascismo, un organo di raccordo tra il Partito nazionale
fascista e lo Stato. Nel 1923 le squadre d’azione fasciste si trasformarono nella
Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, un corpo militare che rimane
collegato al Pnf ma che essendo istituzionalizzato affianca esercito e
carabinieri.
Sempre nel 1923 viene emanata una nuova legge elettorale, che prevede che
la lista che raccoglie la maggioranza relativa ottenga i 2/3 dei deputati alla
Camera. L’unico sbarramento da superare per avere la maggioranza è ottenere
il 25% dei voti. Nel 1924 sono indette le nuove elezioni, in un clima di violenza
che intimidisce gli elettori e li orienta verso le Liste nazionali, raggruppamenti
di coalizione dominati dai fascisti, ma con un buon numero di liberali di destra
ed esponenti cattolici di destra. I gruppi di opposizione fanno la scelta suicida
di presentarsi divisi. Le Liste nazionali trionfano. Ma il segretario del Psu
Matteotti pronuncia alla Camera un duro discorso, nel quale denuncia le
violenze e le intimidazioni che hanno caratterizzato le elezioni e ne chiede
l’annullamento. Matteotti viene rapito da un gruppo di fascisti che lo uccidono
nascondendo il corpo in una campagna romana, dove viene trovato due mesi
dopo.
Sebbene l’ordine sembri non sia giunto direttamente da Mussolini, è chiaro che
la responsabilità politica e morale venga dal suo partito. Le opposizioni
decidono di ritirarsi dal Parlamento e di riunirsi separatamente: è la secessione
dell’Aventino (una definizione che ricorda un episodio della storia dell’antica
Roma, con la plebe che si ritira dal colle Aventino per protestare contro i
patrizi). Gli oppositori sperano in un intervento del re che non fa niente. Inoltre
Mussolini tiene un discorso alla Camera in cui si assume provocatoriamente le
responsabilità dell’accaduto. È la fine dello Stato liberale e l’inizio del
totalitarismo (con questo termine si intende: il dominio di un unico partito, una
presenza di una ristretta élite politica, l’adozione di un’ideologia imposta anche
attraverso la violenza, un’azione politica volta alla realizzazione di un nuovo
ordine sociale, economico e morale).

L'approvazione delle leggi fascistissime - 1925 -

Nel 1925 si passa allo scioglimento di tutte le associazioni politiche avverse al


fascismo, quindi alla chiusura non dei partiti ma dei loro giornali, oltre che
all’arresto dei dirigenti e dei militanti oppure alla loro aggressione o ostracismo
politico.
Inoltre vengono approvate le leggi fascistissime che impongono le seguenti
misure: il governo è responsabile solo davanti al re e non ha bisogno del voto
di fiducia al parlamento; sono nominati nuovi organismi governativi come il
podestà; viene introdotta la pena di morte per chi attenta la vita dei regnanti o
del capo del governo (Mussolini aveva subito già 4 attentati falliti); i processi
relativi alle imputazioni di carattere politico vengono affidati ad un Tribunale
speciale, i cui giudici sono scelti tra gli ufficiali dell’esercito e tra i membri della
Milizia; vengono create le Corporazioni fasciste, ovvero l’organizzazione
sindacale fascista, divisa per mestieri, in cui poteva accedere anche il
capitalista; si dichiarano decaduti tutti i deputati dell’opposizione. Nasce così
un regime politico monopartitico. Con la legge del 1928 vi è solo un’unica lista
nazionale, compilata dal Gran Consiglio e gli elettori possono solo approvarla o
respingerla.
Per dare un freno all’inflazione, Mussolini decide di applicare la quota novanta,
ovvero che se prima una sterlina inglese valeva 155 lire italiane, adesso ne
vale 90. Ciò fu fatto per avere la rivalutazione della lira ma creò difficoltà alle
imprese esportatrici. Infatti le merci italiane cominciarono a costare di più.
Nel 1923 fu attuata dal ministro della pubblica istruzione, Giovanni Gentile, la
riforma scolastica, che ha riorganizzato i curricula fondandoli sulla preminenza
delle materie umanistiche e ha reso obbligatorio l’insegnamento della religione
nelle scuole elementari. Inoltre ha introdotto l’esame di Stato al termine di
ogni ciclo scolastico, un sistema che permette agli istituti privati di rilasciare
diplomi che hanno lo stesso valore di quelli delle scuole pubbliche.
Nel 1929 Mussolini firmò i Patti Lateranensi, ovvero un trattato tra Chiesa e
Stato italiano. L’accordo prevede che lo Stato italiano paghi al Vaticano
un’indennità come risarcimento della perdita del potere temporale; in cambio il
papa riconosce lo Stato italiano e accetta di esercitare la sua sovranità solo sul
suolo del Vaticano. L’accordo prevede anche un Concordato, col quale il regime
fascista conferma il cattolicesimo religione ufficiale, impone l’insegnamento
della religione cattolica come materia scolastica e riconosce l’Azione cattolica,
unica organizzazione non fascista in Italia.

L'influenza del partito comunista

Intanto cresce l’influenza del Partito comunista, capace di far leva sul disagio
sociale vissuto dagli operai delle grandi città. Nel 1925 Sun Yat-sen. La guida
del Kuomintang e dell’esercito passa a Chiang Kai-shek. Quest’ultimo lancia la
spedizione contro il Nord, con la quale vuole sconfiggere i signori della guerra.
La spedizione ha successo perché trova il sostegno dei contadini e degli operai.
Nel 1927 l’esercito nazionalista entra a Shanghai, aiutato anche dallo sciopero
organizzato dai lavoratori. Questo sciopero da la conferma a Chiang Kai-shek
che l’influenza comunista sta diventato troppo grande e che è arrivato il
momento di liberarsi dei comunisti. Viene così ordinata una repressione dei
comunisti di Shanghai. I militanti e i dirigenti catturati sono immediatamente
giustiziati e si conclude il rapporto con l’Unione Sovietica.
Nel 1928 la spedizione contro il Nord è completata e i signori della guerra
sconfitti. Così a Nanchino si forma un nuovo governo nazionalista. Ma nell’area
che comprende le città di Wuhan, Nanchino e Shanghai, le attività commerciali
e produttive sono ostacolate dalla presenza di estesi gruppi criminali, verso i
quali Chiang Kai-shek ha contratto un debito per l’aiuto nella repressione
anticomunista. La collaborazione con le organizzazioni criminali è una delle
critiche che cominciano a essere rivolte al governo, oltre che al livello di
tassazione che grava pesantemente le attività commerciali per finanziare
l’esercito.

Mao Tse-tung e il partito comunista cinese

Intanto nelle aree meridionali operano i gruppi comunisti che sono riusciti a
scampare alla repressione e trovano il sostegno dei contadini. Mao Tse-tung è
ormai il principale dirigente comunista cinese e decide di rovesciare
l’impostazione teorica marxista, identificando le campagne e i contadini (e non
le città e gli operai) come i luoghi e i protagonisti della rivoluzione comunista
cinese. Tale scelta è dettata dalla situazione e risulta vincente in quanto i
contadini vengono incoraggiati a espropriare le terre dei grandi proprietari,
lasciando loro la terra che sono disposti a coltivare da soli. Così si formano
anche gruppi armati comunisti contro l’esercito di Chiang Kai-shek. Intanto
riprende l’attacco giapponese, impossibile da affrontare perché il loro esercito è
più forte di quello cinese. Chiang Kai-shek decide quindi di lottare contro i
comunisti, anche perché Mao Tse-tung vuole fondare la Repubblica cinese dei
soviet. Tra il 1931 e il 1934 l’esercito nazionalista sferra cinque campagne di
annientamento contro i comunisti. La quinta del 1934 sembra quasi
raggiungere l’obiettivo. Ma i comunisti che resistono all’attacco riescono a
raggiungere la regione intorno a Yenan. La marcia dura un anno e viene
completata nel 1935. Essa passa alla storia come la lunga marcia. Dalla nuova
base di Yenan Mao Tse-tung e i comunisti si presentano come i fautori di una
rivoluzione sociale e della resistenza contro l’avanzata giapponese. Ottengono
così larghi consensi nelle campagne, costringendo Chiang Kai-shek a rientrare
in contatto con i comunisti. Nel 1937 si raggiunge un accordo per cui i
comunisti rinunciano a dar vita a una rivoluzione comunista nella zona da loro
controllata e in cambio quella zona diventa una regione autonoma dello Stato
cinese e le armate comuniste diventano parte dell’esercito cinese. Nel mentre i
giapponesi sferrano un attacco contro Shanghai e Nanchino.

La crescita economica del Giappone

Nel mentre, il Giappone vive un momento di crescita economica, avviata già


alla fine dell’800 grazie ad una forte pressione fiscale. Ma tale crescita dipende
dall’assoluta necessità di contare sul commercio estero, sia per avere le
materie prime sia per la vendita dei prodotti finiti. Da qui nasce l’esigenza di
un’espansione verso l’Asia continentale per utilizzare aree economiche
subalterne all’economia giapponese. Si passa così alla dominazione della
Manciuria.
Quando nel 1932 il Giappone attacca e bombarda Shanghai, la città riesce a
resistere.
Nel 1937 diviene Primo ministro Konoe Fumimaro, che ha il pieno appoggio di
militari e imprenditori. Quest’ultimo decide di attaccare la Cina, per sottoporla
alla dominazione giapponese. Nel 1937 così si dà avvio all’aggressione militare
della Cina. Dopo aver conquistato Shanghai, l’esercito giapponese passa alla
conquista di Nanchino. Qui i militari giapponesi si abbandonano a esecuzioni di
massa dei soldati e dei civili cinesi. Tra il 1937 e il 1938 l’esercito giapponese si
assicura il controllo della maggior parte della Cina nord-orientale.

L'India del dopoguerra

Per quanto riguarda l’India, molti indiani sia indù che musulmani durante la
Grande Guerra hanno combattuto tra le fila del governo britannico. Alla fine
della guerra ci si aspettava la concessione di qualche forma di autonomia che
non arrivò. In questo periodo emerge così la figura di Gandhi, di religione indù
e influenzato dal giainismo, una corrente filosofico - religiosa che prevede la
non violenza integrale. Studia Giurisprudenza a Londra e ha le sue prime
esperienze professionali e politiche in Sudafrica nel 1893, dove viene colpito
dalla dura discriminazione razziale verso i neri e gli immigrati indiani. Inoltre
sviluppa l’idea secondo cui un’azione politica di massa possa essere condotta
senza ricorrere alla violenza. Gandhi ritiene che ci si possa opporre ai soprusi
attraverso il ricorso a forme di resistenza passiva e pacifica, un gesto che
richiede altrettanto coraggio e fermezza del ricorso alla violenza poiché bisogna
essere pronti a subire le aggressioni o le punizioni degli antagonisti. Le
iniziative sudafricane conquistano a Gandhi una grande popolarità che arriva
fino in India. Nel 1918 si impegna per la difesa dei contadini di alcune regioni
dell’India settentrionale e gli fa acquisire il nome di Mahatma, grande anima.
Nel 1919 organizza uno sciopero generale che ha grande successo anche se un
reparto militare britannico spara e uccide alcuni manifestanti. Tra il 1920-1922
lancia la campagna per la non – cooperazione: i notabili devono restituire le
onorificenze ricevute dagli inglesi; gli studenti devono boicottare le università;
le elezioni devono essere dissertate e bisogna bruciare i tessuti inglesi. Lo
stesso Gandhi abbandonerà gli abiti occidentali per indossare il dhoti, il
tradizionale abito indiano. Gandhi è anche a favore dell’abolizione della casta
degli intoccabili e dell’emancipazione delle donne e per la loro partecipazione
attiva al movimento indipendentista. Nel 1930 organizza la marcia del sale. Il
sale è essenziale nell’alimentazione indiana e la sua produzione è posta sotto
un rigido monopolio statale al punto che non si può raccogliere neanche il sale
marino che si deposita sulle spiagge. Così Gandhi organizza una marcia lungo
la costa del Gujarat, seguito da una massa di persone, e arrivato alla spiaggia
raccoglie il sale. Molte persone lo imitano e le autorità britanniche non sanno
che fare in quanto le prigioni sono già strapiene di manifestanti. Gandhi viene
così invitato a andare a Londra a parlare con MacDonald, all’epoca Presidente
del Consiglio britannico, che non è disposto a fare alcuna concessione. Quando
Gandhi torna in India viene arrestato ma gli atti di resistenza e di
insubordinazione vanno avanti. Nel frattempo Gandhi comincia lo sciopero della
fame. Il governo britannico decide così di introdurre la Costituzione dell’India,
che entrerà in vigore nel 1937 e che attribuisce maggiori autonomie ai governi
locali. Per Gandhi non è abbastanza in quanto vorrebbe l’indipendenza indiana.

L'impero ottomano alla fine della guerra

Alla fine della Grande Guerra, l’Impero ottomano è ormai dissolto, con la
nascita della Repubblica di Turchia e l’islam è suddiviso in molte entità statali,
gran parte delle quali sotto il controllo di potenze occidentali. L’area del
Maghreb, dalla Tunisia al Marocco, è sotto controllo francese. La Libia è sotto il
controllo italiano. Nel 1922 l’Egitto riesce ad ottenere dalla Gran Bretagna una
sorta di semindipendenza. L’Egitto è una monarchia parlamentare, ma sotto la
tutela inglese per le forze armate, l’amministrazione, la politica estera e la
giurisdizione degli stranieri presenti nel paese. I più importanti stati autonomi
sono la Turchia, la Persia e l’Arabia Saudita. Inoltre Sudafrica, Canada,
Australia, Nuova Zelanda, Stato libero d’Irlanda e Terranova (isola canadese)
entrano a far parte del Commonwealth britannico, per cui sono riconosciuti
come stati autonomi ma devono preferirsi come partner commerciali.

Il crollo della borsa di Wall Street

La seconda metà degli anni Venti per l’economia statunitense segna un periodo
di prosperità. Cresce la produzione industriale – soprattutto quella dei beni di
consumo durevole, cioè i beni per uso privato e domestico che hanno una certa
durata, come l’automobile, il frigorifero, la radio, l’aspirapolvere o la lavatrice.
Molti consumatori li comprano grazie alle rate e ai prestiti che contraggono con
le banche. Comunque sia, il mercato ha un segno favorevole, la domanda è in
aumento, la produzione cresce, crescono i salari e i profitti. Però i beni durevoli
durano nel tempo: una volta che una famiglia ha comprato un frigo, che è un
oggetto costoso, lo sfrutta finché può. Quindi questo tipo di mercato ha un
ritmo di sostituzione delle merci basso. È un mercato che tende a saturarsi.
Esplode all’inizio quando nessuno ha il frigo o l’aspirapolvere e poi la domanda
tende a rallentare. Ciò si ripercuote sull’economia. Gli imprenditori, i finanzieri,
i risparmiatori non riescono a vedere subito questa dinamica. Inoltre tutti sono
invitati ad acquistare titoli azionari emessi dalle imprese. Intorno al 1927-8
mentre il mercato dei beni durevoli si va saturando, il mercato borsistico va
avanti. I risparmiatori e gli operatori continuano a dare per scontato che il
valore delle azioni continuerà a crescere e si continua a comprare azioni. Si
crea così la bolla speculativa per cui il valore delle azioni cresce
indipendentemente dalle condizioni reali delle aziende. Nel 1929 gli operatori
della Borsa di New York (ovvero Wall Street) si rendono conto che non c’è
collegamento tra l’andamento economico della produzione e delle vendite,
cominciano a vendere le azioni. Tali vendite aumentano di giorno in giorno fino
a far scattare il panico tra i risparmiatori che vedono il valore delle loro azioni
scendere vertiginosamente. Il valore crolla del tutto il 29 ottobre del 1929,
passato alla storia come il martedì nero della Borsa di Wall Street. Ciò si
ripercuote anche sulle banche. I prestiti concessi sono a medio - lungo
termine, quindi nell’immediato non c’è speranza di ottenere i soldi indietro dai
debitori. La piccola banca ha difficoltà a pagare interessi sui depositi, cioè sui
soldi che i risparmiatori hanno messo sui loro libretti o conti correnti. Quando
poi si rendono conto che la banca non può dare né interessi né i soldi
depositati, si creano file davanti agli sportelli bancari con i risparmiatori che
rivogliono i loro risparmi. Le banche dichiarano di poter dare i soldi indietro ed
esplode il panico. Stessa scena si verifica nelle grandi banche. Le imprese
statunitensi sono con le spalle al muro sia per la flessione della domanda sia
per la crisi bancaria non hanno più soldi per andare avanti la produzione,
acquistare le materie prime, pagare gli stipendi. Hanno solo poche soluzioni:
chiudono o rallentano la produzione; in entrambi i casi devono licenziare gli
operai o diminuire le retribuzioni e abbassare i prezzi. Ha inizio così la grande
depressione. L’economia statunitense si trova in ginocchio e di conseguenza le
economie europee sono scosse dalla crisi. Questo effetto è causato dallo
stretto collegamento che nella seconda metà degli anni venti si è creato tra il
sistema finanziario statunitense e quello tedesco, e per quella via tra il sistema
statunitense e quello britannico, francese, italiano e di altri paesi europei
attivato dal Piano Dawes del 1924. Come prima risposta per fronteggiare la
crisi diversi governi adottano la soluzione di svalutare le monete.

L'elezione di Franklin Roosvelt - 1932 -

Poco prima del martedì nero, il repubblicano Hoover è diventato presidente


degli Stati Uniti. Ma questi aggrava la situazione perché è convinto che la sua
amministrazione debba preoccuparsi di conservare in pareggio il bilancio dello
Stato. Perciò, a fronte delle maggiori uscite dovute a prestiti, taglia altre spese
pubbliche e aumenta la pressione fiscale. Sottrae così altre risorse finanziarie
all’economia. La gente è disperata. Chiede che il governo conceda dei sussidi di
disoccupazione. Ma Hoover rifiuta. Nel 1932 a Washington arrivano migliaia di
disoccupati che chiedono un sussidio, accampandosi in baraccopoli chiamate
Hoovervilles. Il presidente fa intervenire l’esercito per allontanarli. Hoover
diventa così sempre meno popolare e con lui il Partito repubblicano
(conservatore, centro-destra, creato per contrastare lo schiavismo del Sud)
perde consensi. Ma nel 1932 si ricandida lo stesso e di fronte ha un candidato
democratico, Franklin Delano Roosevelt, ex governatore di New York e cugino
di Theodore Roosevelt, presidente USA dal 1901 al 1909. Durante la campagna
elettorale Franklin Delano Roosevelt promette agli elettori un new deal for the
American people (un nuovo patto per il popolo americano). La sua strategia
elettorale, favorita anche dall’impopolarità di Hoover, risulta vincente e nel
1933 diventa Presidente. Agisce in modo pragmatico, sperimentando varie
soluzioni. Ma la sua idea principale è che lo Stato deve intervenire attivamente
nell’orientare e indirizzare le attività economiche. La sua azione di governo,
New Deal, si muove su 4 principali direzioni: 1) riordino del sistema bancario,
con l’attribuzione della Federal Reserve (la Banca federale) di maggiori poteri
per monitorare e sanzionare le banche che seguano politiche creditizie troppo
pericolose e la costituzione di un’agenzia federale di monitoraggio sulla Borsa
di Wall Street; 2) sostegno a gruppi sociali in difficoltà che comprende fondi
agli Stati o alle amministrazioni locali che intendano attuare programmi di
assistenza ai disoccupati o ai poveri e il sostegno creditizio a coloro che non
riescono a pagare le rate del mutuo; 3) programma di lavori pubblici, che porta
l’assunzioni di diversi disoccupati; 4) la costituzione della National Recovery
Administration, un’agenzia federale incaricata di coordinare le relazioni tra
imprenditori e sindacati per orientare i livelli di produzione, dei prezzi e delle
retribuzioni industriali. Viene inoltre istituito un primo sistema nazionale di
previdenza e assistenza, che prevede il pagamento di sussidi di disoccupazione
per metà a carico dello Stato centrale, per l’altra metà dei singoli Stati e
l’organizzazione di un piano per le pensioni di vecchiaia, che però è parziale,
poiché ne sono esclusi i lavoratori agricoli. Si riduce così la disoccupazione, si
rilancia la produzione e si stimola la ripresa dei prezzi e dei salari. Roosevelt
nel 1936 si presenta di nuovo alle elezioni e stravince. Nel 1940 otterrà il terzo
mandato e nel 1944 il quarto.

La crisi della Germania nel '29

La grande crisi del ’29 colpisce la Germania con durezza. L’economia tedesca
dipende dai finanziamenti che vengono dagli Stati Uniti e quando l’economia
statunitense va in crisi il sistema economico tedesco sprofonda. La produzione
industriale e agricola crollano e aumenta il tasso di disoccupazione. La
disperazione si mescola alla rabbia. Nel mentre i governi che si succedono dal
1930 al 1932 non riescono a trovare una linea politica economica adeguata alla
gravità della situazione. In questo contesto il piccolo partito fondato da Hitler
(Nsdap) riscuote un consenso crescente. Il nazismo costruisce il suo successo
su tre elementi primari: un nazionalismo aggressivo, un razzismo estremo e un
capacità di tradurre la sua aggressività verbale in concreti attacchi fisici a
coloro che essi definiscono i nemici del popolo tedesco. Inoltre il nazionalismo
soffia sul fuoco del risentimento contro le condizioni imposte alla Germania dal
trattato di Versailles. Infatti moltissimi in Germania pensano che l’onore della
nazione tedesca sia stato offeso e che la Germania non è l’unico paese
responsabile. I nazisti affermano di conoscere i veri responsabili delle
sofferenze del popolo tedesco. Questi responsabili non sono solo le potenze
straniere e i partiti della Repubblica di Weimar, che non hanno saputo
difendere gli interessi della nazione, ma sono soprattutto i comunisti e gli
ebrei.
Nel 1933 Hitler riceve il mandato e forma un governo di coalizione. Poco dopo
la sede del Parlamento viene bruciata. La responsabilità viene attribuita ai
comunisti e Hitler sfrutta l’occasione per sospendere i diritti costituzionali
(libertà di stampa, di associazione e di espressione) e per ordinare alla polizia
di arrestare i dirigenti e i militanti comunisti. Il Partito comunista viene
dichiarato fuori legge e il Parlamento approva il decreto legge che Hitler a
presentato e che gli concede pieni poteri. È la fine della Repubblica di Weimar e
l’inizio del Terzo Reich. Tutti coloro che si oppongono a Hitler vengono arrestati
e chiusi nei campi di concentramento. I sindacati ancora esistenti, invece, sono
costretti a confluire nell’unica organizzazione ammessa, ovvero il Fronte
tedesco del lavoro (Daf), sindacato controllato dal Partito nazista.

L'unico partito legalmente ammesso: La Nsdap - 1933 -

Sempre nel 1933 la Nsdap viene proclamata l’unico partito legalmente


ammesso.
Nel 1934, alla morte del presidente Von Hindenburg, la carica di presidente del
Reich è cumulata con quella di capo del governo e attribuita a Hitler.
Al fianco delle SA, vengono costituite le SS (Squadre di protezione), la cui
funzione originaria è quella di proteggere la persona di Hitler e i dirigenti del
Partito nazista. Le SS si dotano anche di una loro divisa, come i fascisti, nelle
quali domina il colore nero. Ma le SA e il loro capo Rohm vorrebbero più potere
e sostituire l’esercito tedesco. Hitler è in disaccordo perché non vuole inimicarsi
i quadri direttivi dell’esercito e teme che il potere di Rohm possa crescere
troppo ed entrare in concorrenza con il suo. Per questo ordina alle SS di
uccidere Rohm e i dirigenti principali delle SA. L’operazione passa alla storia
come la Notte dei lunghi coltelli. Le SS diventano poi i responsabili dei campi di
concentramento.
Per potenziare l’esercito, viene reintrodotta la circoscrizione obbligatoria e
vengono potenziate le attrezzature belliche. Nel 1932 viene accordata alla
Germania una sospensione dei pagamenti previsti dal Trattato di Versailles.
Hitler coglie l’occasione per interrompere i pagamenti.
Il consenso intorno al regime aumenta, considerando anche che grazie ai lavori
pubblici viene riassorbita la disoccupazione. Nel 1933 la Germania esce dalla
Società delle Nazioni e occupa militarmente la Renania, andando ulteriormente
contro gli accordi del Trattato di Versailles.
La diffussione della razza ariana

Si cerca anche di aumentare la natalità della razza ariana. Tale politica è


attuata attraverso la concessione di prestiti matrimoniali alle giovani coppie,
l’introduzione di benefici fiscali per le famiglie più numerose e l’introduzione del
sistema di assegni familiari. I risultati si vedono e infatti la Germania è l’unico
paese in cui il tasso di natalità riprende a salire. Viene anche repressa
l’omosessualità maschile e misure antinataliste applicate a quegli individui
(malati di mente, disabili, criminali) che sono ritenuti incapaci di assicurare
un’adeguata riproduzione della comunità nazionale. Così tra il 1933 e il 1945
vengono sterilizzati molte persone tra uomini e donne. Dal 1939 si fa ricorso
all’eutanasia per scopi eugenetici. Tale programma di annientamento, poi
abbandonato nel 1941 per le proteste del vescovo di Munster, portò alla morte
di molte persone anche di razza ariana, affette da malattie, oppure vecchie e
senza assistenza, o handicappati. Le prime vittime del programma furono
bambini handicappati di età inferiore ai tre anni, figli di coloro che erano
sfuggiti alla sterilizzazione negli anni precedenti. Nel corso del programma
viene usato per la prima volta un gas tossico. Nel 1933 vengono emanate delle
leggi che decretano l’esclusione degli ebrei dalle amministrazioni pubbliche, dei
medici ebrei dalle strutture sanitarie pubbliche e degli avvocati ebrei
dall’Ordine degli avvocati; inoltre si proibisce agli ebrei di praticare la
professione di giornalista e si limita il numero di bambini e ragazzi ebrei
ammessi nelle scuole e nelle università tedesche. Nel 1935 a Norimberga
vengono approvate due leggi: una – la Legge sulla cittadinanza del Reich –
distingue tra cittadini a pieno diritto, quelli di sangue tedesco, e i membri dello
Stato privi di diritto, tutti gli altri, tra cui gli ebrei (è definito ebreo chi ha
almeno tre nonni di razza ebraica); l’altra legge – la Legge per la protezione
del sangue e dell’onore tedesco – proibisce il matrimonio e i rapporti sessuali
tra ebrei e tedeschi ariani. Inoltre si impone il licenziamento definitivo di tutti i
docenti universitari, i professori, i medici, gli avvocati e i notai ebrei che ancora
siano in servizio presso amministrazioni pubbliche. Il 10 novembre 1938 passa
alla storia come La Notte dei Cristalli: 7mila negozi di proprietà di ebrei
vengono devastati e saccheggiati; 91 ebrei uccisi; 200 sinagoghe bruciate e
molti ebrei arrestati e internati nei campi di concentramento. Viene anche
approvata una legge che esclude bambini e ragazzi ebrei dalle scuole tedesche.
Nel 1933, subito dopo aver preso il potere, i nazisti organizzarono un teatrale e
pubblico rogo di libri prodotti da intellettuali ebrei o da autori che esprimevano
parere contrario al regime nazista.

Il fascismo di Mussolini in Italia


Uno dei principali modelli che hanno direttamente ispirato i nazisti è stato il
fascismo. La crisi colpisce l’economia italiana con una violenza minore di quella
manifestata in Germania, perché l’Italia ha rapporti meno diretti con
l’economia statunitense. Ma anche qui la crisi si fa sentire con una contrazione
delle esportazioni, una diminuzione della produzione e un aumento dei
disoccupati. Mussolini affronta il programma organizzando lavori pubblici.
La ripresa dell’economia italiana, evidente dalla metà degli anni Trenta, induce
il regime fascista a tentare: l’autarchia per incoraggiare consumatori e
produttori ad avvalersi di risorse, materie prime e prodotti italiani; la
corporativa attraverso un sistema di organismi ai quali fanno capo sia i
rappresentanti degli imprenditori sia quelli degli operai dei diversi settori
produttivi. Il loro compito è quello di rendere armoniche le relazioni di lavoro,
eliminando i contrasti di classe e sindacali. Tuttavia l’economia italiana rimane
relativamente sviluppata rispetto agli altri contesti occidentali. Mussolini ritiene
che una grande crescita demografica possa incoraggiare lo sviluppo dei suoi
piani di espansione bellica. Si avvia così una politica natalista con una linea
antifemminile che da un lato esalta il ruolo materno delle donne e dall’altro le
scoraggia ad intraprendere carriere professionali o attività lavorative. Nel 1923
viene proibito alle donne di diventare presidi; dal 1926 non possono insegnare
storia, filosofia ed economia alle superiori; nel 1934 si introduce una politica
delle quote negative per le amministrazioni pubbliche, dove le donne non
devono superare una certa percentuale. Vengono anche ridotte le tasse per gli
uomini che sono a capo di famiglie numerose e dati assegni familiari. L’aborto
è considerato un crimine contro lo Stato, la contraccezione è scoraggiata, i
celibi devono pagare un’imposta speciale e gli omosessuali vengono
perseguitati.
Nel 1935 Mussolini decide di attaccare l’Etiopia. Le truppe del sovrano sono
sopraffatte dalla brutalità dell’esercito italiano che si accanisce anche sulla
popolazione civile. Nel 1936 l’Etiopia, unita all’Eritrea e alla Somalia italiana,
forma la colonia dell’Africa Orientale Italiana. Mussolini proclama la nascita di
un Impero italiano e Vittorio Emanuele III ne è Imperatore. La Società delle
Nazioni protesta contro l’iniziativa italiana e blocca i rifornimenti di materiali
destinati all’industria bellica italiana. L’Italia riceve così l’appoggio economico
della Germania che si trasforma in un patto di alleanza, siglato nel 1936 come
Asse Roma-Berlino: i due paesi si riconoscono due diverse potenziali sfere di
influenza (verso l’Europa centro-orientale quella tedesca; verso il Mediterraneo
quella italiana). L’accordo viene consolidato con la firma di un patto
antisovietico sottoscritto anche dal Giappone e con l’uscita dell’Italia dalla
Società delle Nazioni nel 1937.
Nel 1938 viene pubblicato il Manifesto della razza, in cui si afferma il carattere
ariano della popolazione italiana e vengono espulsi dalle scuole e dalle
università docenti e studenti ebrei.

Il regime in Portogallo - 1930 -

Anche in Portogallo nel 1926 un colpo di Stato militare, guidato da Carmona,


instaura un regime dittatoriale, di cui lo stesso Carmona è presidente. Ma
Salazar, allora ministro delle Finanza, è il vero uomo forte del governo. Nel
1930 viene fondata l’Unione Nazionale, unico partito legittimo e nel 1933
promulgata la Costituzione, che riduce il Parlamento a organo consultivo eletto
a suffragio ristretto e organizzato per corporazioni. Dal 1933 Salazar è il capo
del governo e si avvale degli stessi strumenti fascisti: da un lato si serve della
repressione e dall’altro organizza associazioni di massa con metodi militareschi
e finalità educative.

La situazione spagnola, 1923

In Spagna nel 1923 un colpo di Stato compiuto dal generale de Rivera,


appoggiato dal re Alfonso XIII, conduce allo scioglimento del Parlamento e alla
formazione di un regime autoritario. La politica di ingenti spese pubbliche
rilancia l’inflazione e fa aumentare il deficit, mentre nel 1929 una cattiva
annata agricola produce contraccolpi negativi nelle aree rurali.
L’insoddisfazione per il regime si fa diffusa anche all’interno dell’esercito. De
Rivera dà le dimissioni e le elezioni amministrative del 1931 registra come
vincente l’orientamento repubblicano. Il re Alfonso decide di abdicare e lascia il
paese. Poco dopo viene promulgata la Costituzione e proclamata la Repubblica.
Si introduce il suffragio universale, si riconosce la libertà di culto e si stabilisce
la separazione tra Chiesa e Stato. Inoltre il governo di Azaña scioglie l’ordine
dei gesuiti, requisendone il patrimonio; chiude le scuole cattoliche, riconosce
alla Catalogna lo statuto di regione autonoma. Però non si riesce ad accordarsi
per la questione agraria. Alle elezioni del 1933 così la maggioranza passa alla
destra. Il nuovo governo di Gil-Robles revoca l’autonomia alla Catalogna;
mette da parte i progetti di riforma agraria; autorizza la riapertura delle scuole
confessionali. Nel 1934 in Catalogna scoppia una rivolta e nelle Asturie si tenta
un’insurrezione socialista. L’esercito riesce a reprimere entrambe le rivolte. Di
fronte a questa situazione, socialisti, comunisti, repubblicani e anarchici
decidono di unirsi nel Fronte popolare, che si presenta alle elezioni del 1936. Il
Fronte prevale al Blocco nazionale (schieramento di destra) ma il clima politico
si caratterizza per le reciproche violenze. La prospettiva di un governo che
includa comunisti, socialisti e anarchici induce la destra ad una reazione
estrema. A prendere l’iniziativa sono i reparti dell’esercito di stanza in Marocco
che si ribellano al governo repubblicano. Tra i generali che guidano la rivolta
troviamo Francisco Franco, le cui truppe conquistano facilmente la Spagna sud-
occidentale e in seguito Madrid e Barcellona. L’Italia fascista sostiene la
ribellione mandando rifornimenti e un contingente di soldati. La Germania
invia tecnici, materiale bellico e squadriglie aeree che bombardano anche i
civili. L’episodio più famoso e tragico è quello della città basca Guernica, che
viene rasa al suolo. Nel 1939 Franco riesce a placare la rivolta e a instaurare
definitivamente il suo governo. Tutti colori che hanno partecipato alle azioni
rivoluzionarie del 1934-39 vengono puniti.

L’Unione Sovietica di Stalin - 1927/9 -

Tra il 1927 e il 1929 Stalin si impone come il dirigente indiscusso del Partito
comunista sovietico e della stessa Unione Sovietica. Decide di cambiare la linea
di azione, promuovendo l’industrializzazione del sistema produttivo e la
completa collettivizzazione dell’agricoltura. Per realizzare ciò, ricorre alla
pianificazione, ovvero alla definizione di obiettivi produttivi da raggiungere
entro archi di tempo determinati. Nel 1928 viene messo a punto il primo piano
quinquennale. La produzione industriale cresce incredibilmente. Sorgono città
industriali, soprattutto nelle zone degli Urali, e molti contadini lasciano la
campagna per trasferirsi e lavorare nelle fabbriche. Nel 1940 l’Unione Sovietica
diventa la terza potenza industriale al mondo. Allo stesso tempo i salari sono
bassi e l’andamento dei prezzi è sempre in salita. Le condizioni di vita in città
sono misere e i livelli di consumo inferiori a quelli dei paesi occidentali. Stalin e
i suoi collaboratori hanno deciso di attuare la collettivizzazione delle aziende
agricole. Tutti i contadini sono costretti ad associare le loro aziende a
cooperative agricole o a cederle ad aziende possedute e gestite dallo Stato.
Molti contadini non sono d’accordo e vengono forzati con metodi coercitivi. Le
aziende vengono espropriate e i proprietari deportati o giustiziati come nemici
della rivoluzione. Così tra il 1928 e il 1937 l’agricoltura è in declino ovunque.
La vera caratteristica dello stalinismo è il governo attraverso la paura e il
sospetto. Sin dalla fine degli anni Venti sono state messe in atto espulsioni ed
emarginazioni dei capi comunisti che si sono opposti a Stalin. Il principale è
stato Trotskij. Per indicare l’operazione di allontanamento, si usa il termine
purga. Gli avversari vengono espulsi come si espellono le feci. Nel mentre
Trotskij si trasferisce in Messico, dove continua la sua polemica contro Stalin,
ma qui viene raggiunto dai sicari e ucciso nel 1940. Chi è contro lo stalinismo
viene giustiziato o deportato nei campi di concentramento, che in Unione
Sovietica vengono organizzati molto prima rispetto ai nazisti. Nel 1931
vengono amministrati dai Gulag (Amministrazione centrale dei campi) e sono
impegnati nei lavori forzati. Anche qui l’omosessualità è un reato, l’aborto è
proibito e il divorzio è difficile da conseguire.

Le cause della II Guerra mondiale


Non è per niente difficile individuare qual è il soggetto che dalla metà degli
anni Trenta spinge verso la guerra: la Germania nazista. I suoi capi non fanno
certo mistero delle loro ambizioni, ovvero rimettere in discussione gli accordi di
Versailles e assicurare al Reich tedesco nuovi spazi e nuovi territori verso est.
Il primo obiettivo è l’annessione dell’Austria. Un tentativo di colpo di stato,
organizzato nel 1934 in Austria dai nazisti locali, è stato represso anche grazie
all’intervento di Mussolini. Dopo aver stipulato alleanza dell’Asse Roma –
Berlino, nel 1938 l’annessione dell’Austria è possibile. Nel 1939 le truppe
naziste entrano in Cecoslovacchia e lo Stato viene smembrato. Nel frattempo,
l’Italia occupa militarmente l’Albania. I diplomatici tedeschi chiedono al
governo polacco la cessione del corridoio di Danzica, che separa la Prussia
orientale dalla Germania. Ma il governo polacco si rifiuta e Regno Unito e
Francia si dichiarano pronti a interventi nel caso di un attacco alla Polonia.
Nel 1939 Germania e Italia firmano il Patto d’acciaio, che prevede che se uno
dei paesi contraenti si trova impegnato in una guerra, l’altro contraente deve
intervenire in aiuto. Inoltre si arriva alla firma tra URSS e Germania del patto
di non aggressione (patto Molotov-Ribbentrop). Nel patto URSS da carta bianca
alla Germania per il corridoio di Danzica, tutta la Polonia occidentale e la
Lituania; la Germania riconosce all’URSS la possibilità di occupare Lettonia,
Estonia , Finlandia, Polonia orientale e la Bessarabia (Romania nord-orientale).
Le truppe tedesche attaccano la Polonia. Francia e Regno Unito dichiarano
guerra alla Germania. L’Italia dichiara la sua non belligeranza (cioè la sua
temporanea neutralità), motivandola con la sua impreparazione militare. I
sovietici attaccano la Polonia, gli Stati baltici e la Finlandia. È l’inizio della
seconda guerra mondiale. La Germania attacca e conquista con facilità la
Danimarca e la Norvegia. Nel 1940 parte l’offensiva tedesca contro la Francia,
che include anche l’aggressione all’Olanda e al Belgio. Poco dopo i tedeschi
riescono a sfondare la linea di difesa francese e a occupare Parigi. Invece il
Regno Unito del neo eletto Churchill subisce l’aviazione tedesca, che bombarda
sia obiettivi militari che civili. Nel frattempo, sempre nel 1940, l’Italia attacca
dall’Etiopia la Somalia britannica e dalla Libia attacca l’Egitto, controllato dai
britannici. Inizialmente gli italiani penetrano in Egitto. In seguito comincia la
controffensiva britannica, che fa arretrare l’esercito italiano, costretto ad
abbandonare anche la Libia. A questo punto, Mussolini è costretto a chiedere
aiuto ai tedeschi, che riescono a respingere l’esercito britannico oltre i confini
egiziani. Intanto l’esercito italiano sta perdendo la guerra in Africa Orientale
con i britannici.
L’esercito italiano attacca così la Grecia ed è una vera catastrofe militare.
Ancora una volta subisce una sconfitta dal Regno Unito. C’è il rischio che la
Grecia e i Balcani diventino un avamposto britannico e per questo l’esercito
tedesco interviene, conquistando rapidamente la Jugoslavia e la Grecia che
sono sottoposte a un regime di occupazione.

L'intervento di Giappone e Usa in guerra

A metà del 1941 la potenze dell’Asse controllano tutta l’Europa, eccetto Regno
Unito e URSS. Hitler pensa che un attacco all’Unione Sovietica sia realizzabile
perché vuole espandersi in Ucraina per la sua ricchezza agricola e vuole
conquistare l’Est slavo e bolscevico. Comincia così l’Operazione Barbarossa,
ovvero l’operazione nazista contro l’URSS. A causa dell’inverno rigido, i
tedeschi devono fermare la loro campagna senza riuscire a conquistare Mosca.
Inoltre le truppe sovietiche resistono e la popolazione collabora attivamente
con l’Armata Rossa. Inoltre, i tedeschi non riescono a fare rifornimenti e nelle
terre occupate si formano gruppi di partigiani antinazisti, costituiti da membri
del Partito comunista sovietico o da soldati dell’Armata Rossa rimasti al di là
delle linee del proprio esercito. Questi gruppi riescono a compiere vari
sabotaggi. Per questo, nel 1942, le truppe tedesche decidono di dirigersi verso
Stalingrado per impadronirsi dei rifornimenti sovietici. Ma qui trovano una forte
resistenza e sono costretti a fermarsi.
Intanto, tra il 1941 e il 1942, la guerra diventa davvero mondiale con
l’intervento di Giappone e USA.
Inizialmente gli Stati Uniti preferiscono una politica isolazionista, poi decidono
di rifornire i paesi che si oppongono alla Germania e all’Italia. Sono nel 1941
Roosevelt e Churchill firmano la Carta Atlantica per un nuovo ordine
internazionale che deve emergere dalla sconfitta nazi-fascista.
Invece l’intenzione del Giappone è quella di impadronirsi non solo della Cina
ma dell’intera Asia sud-orientale. Le truppe giapponesi così occupano
l’Indocina. Gli Stati Uniti si decidono per l’embargo sul petrolio e sull’acciaio
statunitensi destinati al Giappone e procedono al sequestro dei beni giapponesi
che si trovano negli USA. L’aviazione giapponese attacca la flotta statunitense
nel Pacifico, ancorata nella base di Pearl Harbor, Hawaii, distruggendola quasi
completamente. Il Giappone può così occupare la Thailandia, le Filippine, la
Nuova Guinea, la Malesia, la Birmania e l’Indonesia.
Roosevelt dichiara guerra prima al Giappone, poi alla Germania e all’Italia.
Anche il Regno Unito dichiara guerra al Giappone.
Dal 1941 la guerra è mondiale.

L'inizio della persecuzione degli ebrei

Fin dall’occupazione dei territori orientali l’atteggiamento nazista nei confronti


degli ebrei è favorevole alla loro deportazione e dispersione fuori dai territori
del Reich, piuttosto che incline a una loro sistematica eliminazione. La linea
antiebraica cambia man mano che le truppe tedesche incontrano comunità
ebraiche sempre più numerose. Nel 1939, alla conquista della parte occidentale
della Polonia, i responsabili nazisti ordinano la deportazione degli ebrei nelle
aree rurali dentro recinti appositi (i ghetti) che sono loro riservati nelle città
polacche. Dal 1941 nei ghetti polacchi vengono mandati anche ebrei che
provengono da altre parti dell’Europa occidentale. Le condizioni di vita nei
ghetti sono intollerabili e il tasso di mortalità è altissimo. Le SS, inoltre,
eseguono rastrellamenti della popolazione ebraica e fucilazioni di massa
effettuate nel posto. Gli ebrei cominciano a essere deportati in massa nei
numerosi campi di concentramento costruiti per ospitare oppositori politici.
In seguito si adottò un piano che prevedeva di destinare sei campi di nuovo
tipo (Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Belzec, Sobibor, Chelmno e Majdanek)
all’eliminazione fisica degli ebrei sulla base di un’organizzazione efficiente. In
questi campi di sterminio vengono progressivamente deportati tutti gli ebrei
chiusi nei ghetti o nei campi di concentramento.
La gestione dei campi di sterminio destinati all’attuazione della soluzione finale
impegna le SS, che sono il corpo a cui è affidata la gestione completa dei Lager
(campi).
Gli ebrei vengono deportati nei campi in ferrovia, dopo essere stati caricati su
vagoni merci piombati senza distribuzione di cibo e acqua. Le condizioni
igieniche all’interno dei carri piombati sono tragiche e molti – vecchi, ammalati,
bambini – muoiono già nel percorso di trasferimento. All’arrivo nei campi i
deportati sopravissuti vengono spogliati di vestiti e averi, che vengono poi
redistribuiti tra i familiari dei soldati tedeschi. Alle donne vengono tagliati i
capelli, utilizzati per fabbricare pantofole o calzature per i marinai dei
sommergibili.
La cattiva alimentazione e il pesantissimo lavoro a cui sono sottoposti fanno
morire i più deboli. Gli altri sono comunque eliminati man mano attraverso le
camere a gas. I gruppi di internati destinati alla soppressione vengono
denudati e condotti in locali che sembrano docce collettive. Una volta rinchiusi
dentro, dai condotti viene fatto uscire un gas tossico. Una volta completata
l’operazione, si procede all’ispezione dei corpi dei deceduti, nel corso del quale
vengono estratti i denti d’oro. Poi i corpi vengono portati nei forni crematori.
Vengono così sterminati 6milioni di ebrei, di cui un milione sono bambini.
Tra l’estate del 1942 e l’estate del 1943, l’andamento della guerra comincia a
cambiare grazie alla ripresa degli Stati Uniti che attaccano il Giappone.
A Stalingrado l’assedio nazista è una vera catastrofe per i tedeschi e in Africa
l’Italia cede all’offensiva britannica.
Il generale Eisenhower compie uno sbarco in Algeria, procedendo contro le
truppe italo-tedesche che sono costrette ad arrendersi. Dalla Tunisia gli anglo-
americani preparano lo sbarco in Sicilia, che avverrà nel luglio 1943.

La fine della seconda guerra mondiale

Tra l’estate del 1942 e l’estate del 1943, l’andamento della guerra comincia a
cambiare grazie alla ripresa degli Stati Uniti che attaccano il Giappone.
A Stalingrado l’assedio nazista è una vera catastrofe per i tedeschi e in Africa
l’Italia cede all’offensiva britannica.
Il generale Eisenhower compie uno sbarco in Algeria, procedendo contro le
truppe italo-tedesche che sono costrette ad arrendersi. Dalla Tunisia gli anglo-
americani preparano lo sbarco in Sicilia, che avverrà nel luglio 1943.
In seguito allo sbarco il regime fascista crolla per un colpo di Stato al quale
partecipano il re e diversi esponenti del fascismo. Mussolini viene arrestato e il
governo viene affidato al generale Badoglio. Il 3 settembre 1943 Badoglio
firma l’armistizio con gli anglo-americani. Ma la notizia arriva solo l’8 settembre
con lo sbarco a Salerno degli anglo-americani.
La confusione aumenta quando il re e Badoglio scappano e fuggono a Brindisi.
Il 12 settembre un commando di paracadutisti tedeschi libera Mussolini, che
costituisce un nuovo Stato fascista repubblicano, la Repubblica sociale italiana,
con capitale a Salò, sul lago di Garda.
Nel frattempo si cominciano a costituire i gruppi armati che vogliono opporsi ai
tedeschi e ai fascisti. Nasce così la Resistenza.
Dal 1943 i capi dei tre principali paesi che conducono la guerra contro la
Germania nazista – Roosevelt, Churchill e Stalin – si incontrano a Teheran per
valutare una comune strategia. Stalin insiste affinché si liberi la Francia
dall’occupazione tedesca così si organizza lo sbarco in Normandia. Nel 1944,
dopo un bombardamento preparatorio contro le postazioni difensive tedesche,
vengono lanciate truppe paracadute e poi – sgombrate le spiagge – arrivano i
mezzi da sbarco. Le truppe anglo-americane riescono così ad arrivare a Parigi,
ormai liberata dai partigiani.
Si comincia anche a bombardare la Germania. Intere città, come Dresda,
vengono rase al suolo.
All’inizio del 1945, l’esercito tedesco si arrende nonostante l’ordine di Hitler di
resistere ad oltranza.
Il 25 Aprile 1945 le truppe partigiane liberano l’Italia dai tedeschi. Mussolini
cerca di fuggire in Germania con la sua amante ma al confine con la Svizzera
vengono fucilati e i loro corpi, impiccati per i piedi, vengono mostrati a piazzale
Loreto a Milano.
Poco dopo, Hitler, chiuso nel suo bunker, si suicida con la sua amante – da
poche ore sposata – Eva Braun.
Il Giappone continua a combattere anche grazie al lavoro dei kamikaze,
aviatori suicidi che si lanciano dagli arei carichi di esplosivo sulle navi
americane.
Dopo la morte di Roosevelt nel 1945, il nuovo presidente degli Stati Uniti è
Truman, che decide di usare la neo arma – la bomba atomica – sul Giappone.
Nell’agosto del 1945 viene bombardata prima Hiroshima e pochi giorni dopo
Nagasaki. Le due città sono distrutte. Chi sopravive, ha ferite e deturpazioni
incredibili e soffrirà per anni a causa delle radiazioni atomiche.
Il 2 settembre 1945 l’imperatore Hirohito decide di firmare l’armistizio.
La guerra è finita e più di 50milioni di persone sono morte (una cifra cinque
volte superiore a quella dei morti della Grande Guerra).

La nascita dell'Onu

Il 25 aprile 1945 nella città californiana si riuniscono i rappresentanti di 50


nazioni che nel giugno dello stesso anno approvano lo Statuto di un nuovo ente
sovrannazionale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Le finalità
dell’Organizzazione sono: mantenere la pace e la sicurezza internazionale;
sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio
dell’eguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli; conseguire la
cooperazione internazionale.
L’Assemblea generale si riunisce una volta all’anno e raccoglie i rappresentanti
dei paesi membri. Organo fondamentale è il Consiglio di Sicurezza, composto
dai rappresentanti di cinque membri permanenti (USA, Urss, Cina, Regno Unito
e Francia) e di dieci membri di altri paesi, eletti per mandati temporanei. I
cinque membri hanno un diritto di veto che può bloccare ogni iniziativa, anche
se sostenuta in maggioranza dagli altri membri.
Ma la Liberazione dal nazi-fascismo e la fine della guerra sono accompagnate
da violenze, vendette, esecuzioni sommarie, assassini politici a danno di
collaborazionisti o di ex fascisti. Le esecuzioni sommarie colpiscono soprattutto
gli uomini e più raramente le donne. Quest’ultime sono però esposte a
aggressioni e stupri. Notizie terribili arrivano anche dall’Istria, da Gorizia e da
Trieste. Il simbolo di queste violenze sono le foibe, grotte carsiche
perpendicolari alle quali si può accedere attraverso una stretta imboccatura
che si apre a picco sulla cavità sottostante. Nel settembre-ottobre 1943,
quando l’Istria interna, dopo la caduta del fascismo, viene occupata dal
movimento partigiano comunista jugoslavo; in questa circostanza vengono
giustiziati e infoibati molti militari italiani. Nel 1945 c’è un’altra ondata di
violenze a Trieste, Gorizia e Fiume, occupate dalle truppe jugoslave che fanno
parte del movimento comunista guidato da Tito. Compiono violentissime azioni
di repressione contro coloro che sono considerati nemici del nuovo potere
comunista in via di formazione: vittime delle azioni sono militari della
Repubblica sociale italiana; esponenti fascisti locali; comunisti che hanno
manifestato dissensi verso le autorità jugoslave o semplicemente civili italiani.
Diverse di queste persone vengono giustiziate nel corso di esecuzioni
sommarie; i cadaveri sono occultati nelle foibe; di cui talvolta si chiudono le
imboccature facendole esplodere. Altre persone sono condotte nei campi di
concentramento allestiti dalle autorità jugoslave; dove trovano la morte per
maltrattamenti e denutrizione. In parte lo fanno perché sono motivate dal
desiderio di vendicarsi per l’occupazione nazifascista della Jugoslavia e per il
tentativo di italianizzazione dell’Istria messo in atto dal governo fascista nei
decenni precedenti; in parte l’operazione è una componente della più
complessiva strategia del movimento comunista sloveno, integrato dal
movimento comunista jugoslavo diretto da Tito che vuole liberarsi di tutti gli
oppositori del regime e annettere l’Istria alla Jugoslavia comunista. L’obiettivo
viene raggiunto con il trattato di pace di Parigi nel 1947. Il trattato, siglato
dalla Jugoslavia e dall’Italia, assegna l’Istria alla Jugoslavia.

I due blocchi politici : Usa e Urss

Dopo la fine della guerra, si formano due blocchi politici e contrapposti, uno
occidentale che gravita intorno agli USA, e uno orientale intorno all’URSS.
L’avanzata dell’Armata Rossa verso est, fino alla presa di Berlino, ha permesso
all’URSS di inglobare subito entro i confini l’Estonia, la Lituania e la Lettonia,
che all’epoca scompaiono come paesi indipendenti. Il territorio della Germania
viene ridotto e suddiviso in quattro zone. L’area orientale intorno a Berlino è
affidata all’Urss e la Germania occidentale è divisa tra Stati Uniti, Francia e
Regno Unito. Anche Berlino viene divisa in quattro.
Tra l’autunno del 1945 e l’autunno del 1946 a Norimberga si forma un
Tribunale militare composto da giudici delle potenze vincitrici che processa 24
alti dirigenti nazisti.
Nel 1944 si tenne a Bretton Woods (USA) una Conferenza internazionale con lo
scopo di definire le modalità dei rapporti finanziari dopo la conclusione della
guerra. Nel corso della Conferenza, a cui partecipano 44 paesi, viene accolta la
proposta dell’economista Keynes, con la quale i paesi accettano di basare
emissioni monetarie non solo sulle riserve auree ma sul dollaro americano che
sostituisce la sterlina inglese come valuta internazionale. Viene anche costituito
il Fondo monetario Internazionale, a cui Urss e Cina non aderiscono e che aiuta
tramite prestiti i paesi che hanno una bilancia di pagamenti in deficit. Viene
fondata la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo che ha il
compito di finanziare la ricostruzione dei paesi che hanno subito danni di
guerra o di sostenere con prestiti speciali l’industrializzazione dei paesi
sottosviluppati. Viene consolidato il Gatt (Accordo Generale sulle Tariffe e sul
Commercio), che stabilisce le regole per facilitare gli scambi commerciali.
Nel 1947 viene varato il Piano Marshall, un programma per la ripresa europea,
che dura fino al 1951. Il piano viene elaborato dal segretario di Stato
americano Marshall e prevede la concessione di prestiti, in forma gratuita e in
parte a lunga scadenza e a bassi tassi di interesse all’Austria, Belgio,
Lussemburgo, Danimarca, Francia, Germania Ovest, Grecia, Islanda, Irlanda,
Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Svizzera, Svezia e
Turchia. Per essere inclusi nel programma, bisogna accettare l’alleanza con gli
Usa e l’adesione ai principi della democrazia e del libero mercato.
I paesi inclusi nel Piano ricevono merci, attrezzature e materiali.
La distanza ideologica, economica e sociale tra l’Urss e Usa è enorme. L’uno è
un paese comunista a partito unico; l’altro è una democrazia nella quale vigono
la libera iniziativa e il libero mercato. Inoltre i rispettivi governanti pensano ad
assicurare ai loro paesi la massima influenza possibile sui territori dove i loro
eserciti hanno messo piede. In breve, la situazione di confronto a distanza si
trasforma nel 1946 in una tensione diretta che sembra sempre sul punto di
degenerare in uno scontro militare. Si ha paura di una guerra atomica.
Nel 1946, dopo che l’Urss ha iniziato una pressione diplomatica sulla Turchia
per ottenere delle basi sullo Stretto dei Dardanelli, gli Stati Uniti inviano parte
della flotta militare nel Mediterraneo a sostegno della Turchia e a presidio dei
Dardanelli. L’appoggio militare statunitense si trasforma in una più ampia
collaborazione politica e finanziaria, che porta la Turchia all’interno dell’area di
influenza occidentale.
Sempre nel 1946 sia il Regno Unito sia gli Stati Uniti intervengono
direttamente in Grecia per impedire il diffondersi di un’insurrezione comunista.
Infatti, in quello stesso anno, si tengono le elezioni, vinte da un fronte
monarchico e si tiene anche un referendum istituzionale che approva il ritorno
del re Giorgio II. Contemporaneamente, però, i partigiani comunisti, appoggiati
dalla Jugoslavia comunista, avviano azioni militari che cercano di rovesciare il
governo di Atene. Ha inizio così una dura guerra civile tra le formazioni
comuniste e le truppe regolari. Dal 1947 queste ultime possono contare su
aiuti finanziari e militari che il Congresso degli Stati Uniti decide di concedere
per sostenere la lotta anticomunista.

L'inizio della guerra fredda

Il 24 luglio 1948 tra le zone occidentali di Berlino, affidate all’amministrazione


di Usa, Francia e Regno Unito, vengono chiuse dai sovietici; costoro possono
farlo perché quelle zone sono circondate dal territorio della Germania orientale,
che è sotto il controllo dell’Armata Rossa. In questo modo nella zona
occidentale della città non possono entrare automobili, né camion, né treni.
Stalin spera di prendere per fame chi vive a Berlino Ovest; soprattutto vuole
costringere americani, britannici e francesi a cedere la parte occidentale di
Berlino che è sotto la loro amministrazione.
Si inaugura a questo punto la guerra fredda tra Ovest democratico - capitalista
ed Est comunista: una guerra fatta di tensioni e di pesanti minacce che non si
traducono mai in una guerra vera e propria. Gli statunitensi organizzano un
ponte aereo che rifornisce continuamente la parte occidentale della città,
sventando così la minaccia di un inglobamento di Berlino Ovest entro il
territorio occupato dai sovietici. Nel maggio del 1949, constata l’inutilità del
blocco terrestre, i sovietici decidono di riaprire gli accessi a Berlino Ovest.
Le tre potenze occidentali decidono di riunire le tre aree della Germania che
sono state loro affidate fondando uno Stato nuovo, la Repubblica Federale
Tedesca (Rft) con capitale Bonn. A questo nuovo Stato viene dato un assetto
federale e una Costituzione democratico - parlamentare.
Stalin risponde facendo della Germania Est un altro Stato autonomo, che
prende il nome di Repubblica Democratica Tedesca (Rdt), con capitale a
Berlino est. La struttura istituzionale è quella di una repubblica socialista,
dominata da un unico partito, il Partito socialista unificato tedesco (Sed) e
priva di garanzie democratiche per i suoi cittadini.
In tutte le zone liberate dall’Armata Rossa (la Germania Est, la Polonia, la
Cecoslovacchia, la Romania, l’Ungheria e la Bulgaria), colo sostegno dei
comunisti locali e con le determinante pressione dell’Armata Rossa sovietica,
tra il 1947 e il 1949 viene compiuta una serie di colpi di Stato che trasforma
questi paesi in democrazie popolari, cioè in Stati comunisti a partito unico.
Nel settembre del 1947 la dirigenza sovietica crea un organo di coordinamento
e di controllo sui partiti comunisti dei paesi fratelli che si chiama Cominform
(Ufficio di Informazione dei Partiti Comunisti).

La liberazione della Jugoslavia

In Jugoslavia la Liberazione è stata compiuta dal forte movimento partigiano


comunista guidato da Tito. A Liberazione avvenuta, Tito vi fonda uno Stato
socialista a partito unico, che tuttavia vuole difendere la sua autonomia
dall’Urss. Tito rispetta l’Urss ma non vuole esserne dipendente. Ciò porta
comunque alla rottura con Mosca. La Jugoslavia è una federazione di sei
diverse repubbliche – Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro,
Macedonia e Serbia; quest’ultima Repubblica, che contiene la capitale –
Belgrado – è a sua volta in tre province: Vojvodina, Serbia e Kosovo.
L’evoluzione dei rapporti tra Jugoslavia e Urss condiziona anche l’esito della
guerra civile in Grecia, che è in corso dal 1946. I comunisti greci, posti davanti
all’alternativa tra la fedeltà all’Urss o la collaborazione con la Jugoslavia,
scelgono la prima soluzione. Si tratta di una mossa che si rivela disastrosa. Per
ritorsione, nel 1949, Tito cessa di sostenere le milizie comuniste greche e
chiude i campi di appoggio che i comunisti greci hanno costituito in Macedonia.
Ora i comunisti greci possono contare solo sull’aiuto dell’Albania poiché Stalin
decide di non attuare alcun tipo di intervento in Grecia, dove la situazione delle
forze comuniste è compromessa. L’esercito regolare greco così lancia
un’offensiva che travolge le resistenze delle forze comuniste, che annunciano il
cessate il fuoco. I comunisti che non sono catturati si salvano passando in
Albania o Bulgaria. In Grecia il Partito comunista è posto fuori legge.

La nascita della Nato

Nell’aprile del 1949 a Washington i rappresentanti di Stati Uniti, Canada,


Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca,
Islanda, Portogallo e Italia firmano il trattato Nord Atlantico (comunemente
noto come Patto Atlantico). Si tratta di un’alleanza difensiva tra i paesi
firmatari, in base alla quale un attacco a uno dei paesi membri viene
considerato come un attacco indirizzato anche a tutti gli altri. Il trattato
prevede anche la formazione di un organismo permanente di coordinamento
militare tra i paesi aderenti, NATO (organizzazione del trattato Nord-Atlantico).
Nel 1952 aderiscono anche la Grecia e la Turchia e nel 1955 si aggiunge la
Germania federale.
A Est si risponde con la costituzione nel 1955 del Patto di Varsavia, un trattato
di alleanza militare tra l’Urss e i paesi europei (Bulgaria, Albania, Romania,
Cecoslovacchia, Polonia, Germania Est e Ungheria).
Gli Stati Uniti nel 1949 approvano la costituzione della CIA, un’agenzia di
Intelligence, che coordina i servizi di spionaggio, di informazione e di sostegno
all’azione militare e diplomatica statunitense nel mondo.
Inoltre nasce una vera e propria ossessione comunista. Nel 1947 una legge
pone limiti alle attività sindacali, vietando ai comunisti di occupare cariche
sindacali. Nel 1950, un senatore repubblicano, Joseph McCarthy, annuncia di
possedere liste di comunisti che si sarebbero introdotti all’interno
dell’amministrazione pubblica e perfino nel Dipartimento di Stato (Ministero
degli Esteri). Sebbene McCarthy non mostri mai queste presunte liste, la sua
denuncia avvia una serie di indagini e di schedature di cittadini sospettati di
comunismo. Il maccartismo (come è chiamata la persecuzione comunista, dal
nome del suo ispiratore) comincia a prendere vigore. Dalla metà degli anni 50,
la persecuzione preventiva basata sul semplice sospetto viene abbandonata. La
carriera politica di McCarthy risulta danneggiata dall’idea che egli abbia
manipolato le accuse lanciate negli anni precedenti. Muore alcolizzato nel
1957. Nonostante ciò, l’opinione pubblica americana conserva un
atteggiamento di diffidenza e ostilità nei confronti dei gruppi radicali di sinistra,
anche per coloro che non hanno un orientamento comunista.
Nel 1945 si ricostituisce un governo di ampia coalizione presieduto da Alcide de
Gasperi, dirigente della Democrazia cristiana. Le elezioni del giugno 1946, nelle
quali si elegge l’Assemblea Costituente e si tiene il referendum istituzionale, col
quale gli elettori devono decidere se la nuova Italia dovrà essere una
monarchia o una repubblica. Il corpo elettorale sceglie la Repubblica. La
Costituzione viene approvata nel 1947 ed entra in vigore il 1 gennaio 1948. Si
fonda un Parlamento bicamerale, diviso in Camera dei Deputati e Senato, eletti
a suffragio universale. Il Parlamento possiede il potere legislativo e ha il diritto
di eleggere, in seduta congiunta, il Presidente della Repubblica, cui viene
conferito un mandato settennale. Il presidente ha poteri limitati, tra i quali
conferire l’incarico al Presidente del Consiglio, che ha il compito di formare il
governo sulla base della maggioranza che si è creata in Parlamento, dal quale
riceve un voto di fiducia. La Costituzione prevede anche l’istituzione di una
Corte costituzionale, che ha il compito di verificare la coerenza delle leggi
approvate dal Parlamento con i principi e le regole stabilite dalla Costituzione
stessa.

Il post seconda guerra mondiale

Uno degli aspetti più importanti del post II Guerra Mondiale è la rapidità con la
quale le economie europee si riprendono dalla devastazione bellica. Sia per la
Germania Ovest sia per l’Italia gli anni 50 sono caratterizzati dal miracolo
economico. I due paesi sono stati distrutti (Germania più dell’Italia). Le perdite
demografiche sono state imponenti. Le fabbriche e le aziende agricole sono
state danneggiate. Eppure, in un breve lasso di tempo, le economie rimettono
in movimento. E lo stesso accade in altri paesi occidentali come Regno Unito,
Francia, Belgio e Olanda. Un ruolo importante viene svolto dal sistema
economico statunitense a tutte le economie che gli sono collegate. La spinta
fondamentale è data dalla crescita della spesa statale per gli armamenti che
tra il 1950 e il 1952 cresce esponenzialmente. Ciò ha un enorme ricaduta in
tutti i settori industriali. Un altro elemento essenziale è il Piano Marshall. I
crediti e le forniture di beni di varia natura che arrivano in Europa grazie al
Piano hanno l’effetto di rivitalizzare sistemi economici prostrati dalle
conseguenze della guerra e di rimettere in moto la domanda e gliinvestimenti.
Una parte dei prestiti viene impiegata nella ricostruzione degli edifici, strade,
reti di trasporto e industrie distrutte nel corso della guerra. Anche questi
investimenti portano effetti perché c’è richiesta di macchinari e materiali. In
Italia l’industrializzazione si concentra soprattutto nelle regioni settentrionali
dove si trovano i più importanti stabilimenti siderurgici e meccanici.
Un’importante spinta alla ripresa economica viene dalla rete di accordi
economici che fondano l’Europa comunitaria. Il processo ha inizio il 18 aprile
1951, quando su iniziativa di Robert Schuman (politico francese di ispirazione
cattolica) e Jean Monnet (economista francese autore del “piano Schuman” che
conduce alla costituzione della Ceca), i rappresentanti di sei paesi europei
(Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) si
accordano per coordinare la produzione e lo scambio del carbone e dell’acciaio,
fondando la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca). Nel 1957 gli
stessi sei paesi sottoscrivono il trattato di Roma, che fonda la Comunità
economica europea (Cee): obiettivo è quello di formare un Mercato europeo
comune (Mec), attraverso un abbassamento delle barriere doganali, la
facilitazione della circolazione di merci e individui, il coordinamento delle
politiche agricole e industriali, il sostegno delle aree depresse. Si costituisce
anche la Comunità europea dell’energia atomica (Ceea, Euratom), organismo
collettivo che ha il compito di coordinare e incoraggiare le ricerche per
l’utilizzazione dell’energia atomica a scopi civili.
Dato il bisogno sempre maggiore di manodopera, si assiste ad un grande flusso
migratorio. Così dall’India, dal Pakistan, dalla Giamaica si va verso il Regno
Unito e dal Marocco, dall’Algeria e dalla Tunisia si va in Francia.
Anche molti italiani del Sud si trasferiscono a Torino e a Milano per lavorare
nelle fabbriche.

Il consumismo degli anni '50

Verso gli anni 50 comincia anche il fenomeno del consumismo, parola che
indica l’incessante propensione all’acquisto di beni di consumo. Lo sviluppo di
tale fenomeno è dovuto anche alla pubblicità, che diventa un elemento della
vita di tutti i giorni e che spinge verso gli acquisti che sembrano promettere
una nuova qualità della vita.
Uno degli oggetti più comprati è il televisore, capace di far esplodere la
dimensione della comunicazione virtuale. Al suono si uniscono le immagini che
acquistano una connotazione realistica. Il televisore è già disponibile dagli anni
30 ma dagli anni 50 diventa diffuso grazie alla diminuzione del prezzo. Mentre
negli USA le stazioni televisive appartengono a network (gruppi di emittenti)
privati, in Europa le trasmissioni sono a cura di agenzie statali, come la RAI in
Italia, che comincia le sue trasmissioni nel 1954.
Se inizialmente le produzioni televisive sono autoctone (come i film televisivi
scritti da autori nazionali, recitati da attori nazionali in contesti nazionali), ben
presto ogni compagnia televisiva comincia a comprare programmi (format) in
altri paesi. Lentamente cominciano a farsi largo le produzioni televisive
americane.
Anche le pellicole cinematografiche che vengono dagli Stati Uniti attraggono
molti spettatori, come per i western e le commedie brillanti. Tale invasione è
però contrastata da cinematografie europee, che spesso hanno un approccio
letterario al cinema perché si ispirano a opere letterarie o perché i registi sono
grandi artisti, come per il neorealismo italiano o per la nouvelle auge (nuova
onda). Ma i grandi successi cinematografici vengono dagli Stati Uniti tanto che
autori europei, come Alfred Hitchcock, vi si trasferiscono trovando fama e
successo. Altro acquisto importante di questo periodo è l’automobile. I più
abbienti possono anche provare i voli aerei. Così cresca la domanda di
carburanti derivanti dal petrolio e si continua a scoprire nuovi giacimenti. La
produzione di questo periodo è dominata da sette compagnie –
prevalentemente statunitensi ed europee – come la Shell. Nell’Urss, invece, la
produzione viene controllata dallo Stato.
In questi anni si registra anche una grande flessione demografica, tanto che il
fenomeno viene definito baby boom. Diventa inoltre prima abitudine e poi
regola non partorire più in casa ma in ospedale. Grazie così agli ambienti
asettici e all’adeguata assistenza medica si riesce ad evitare la morte del
bambino o della madre per parto. L’introduzione di programmi di vaccinazione
contro una serie di malattie diffuse abbatte ancora di più i tassi di mortalità.
Grazie ai redditi maggiori, si ha anche una migliore alimentazione e una
maggiore propensione a far studiare i figli anche oltre il ciclo dell’obbligo. I
baby boomers, inoltre, hanno una statura maggiore rispetto a quelli della
generazione precedente.
Alla fine degli anni 50, un quarto degli americani vive in condizioni di povertà.
La gran parte di questi americani è di pelle nera. La discriminazione razziale è
una delle realtà che più contraddicono l’immagine degli Stati Uniti come patria
della libertà e del benessere. Molti afroamericani vivono, invece, in condizioni
disastrose. Hanno regolarmente retribuzioni più basse rispetto a quelle dei
bianchi. La disoccupazione li colpisce per primi e più a lungo. La segregazione è
rigorosa: ovunque ci sono scuole distinte, locali pubblici distinti, posti a sedere
sui tram pubblici distinti: i bianchi hanno i loro, che sono migliori; i servizi per i
neri sono sempre i peggiori.

Il nuovo presidente americano, Ike Eisenhower

Nel 1953 viene eletto presidente degli Stati Uniti Ike Eisenhower, sostenuto dal
partito repubblicano. Si fa promotore di un Social Security Act, che concede
sussidi e pensioni e che include nel programma anche i lavoratori agricoli.
Come presidente della Corte Suprema nomina il giudice Warren, che emette
nel 1954 una sentenza che giudica incostituzionale la segregazione razziale
nelle scuole. Eisenhower non solo non si oppone ma incita all’adeguamento dei
sistemi educativi.
L’anno dopo una cittadina afroamericana della città di Montgomery in Alabama,
Rosa Parks, si siede sul sedile del pullman riservato ai bianchi e si rifiuta di
abbandonare il suo posto nonostante gli inviti e le minacce del guidatore. Rosa
Parks viene arrestata e la comunità di Montgomery si organizza e boicotta i
servizi pubblici locali, andando a lavorare a piedi, con mezzi privati usati in
gruppo o con pulmini affittati. Alla guida del movimento troviamo il giovane
ecclesiastico della Chiesa protestante battista, Martin Luther King. I neri
cominciano ad entrare nei locali dei bianchi, chiedono di essere serviti e se
ottengono un rifiuto, vi restano seduti per protesta (tecnica del sit-in). Il
movimento deve subire le reazioni di molti bianchi razzisti, che a volte
compiono omicidi e aggressioni.
Nel 1960 vince le elezioni il candidato democratico J.F. Kennedy. Inizialmente,
in politica estera, il suo principale problema è la superiorità sovietica per i
programmi missilistici e spaziali. Nel 1957 i sovietici hanno lanciato in orbita il
primo satellite artificiale, lo Sputnik. L’amministrazione americana ha risposto
fondando la NASA (National Aeronautics and Space Administration), un’agenzia
governativa incaricata di studiare i veicoli spaziali.
Nel 1961 i sovietici lanciano un missile in orbita intorno alla Terra con un pilota
a bordo, Yuri Gagarin. Nel 1969, invece, gli americani arrivano sulla Luna con
Neil Armstrong e Edwin Aldrin.

Gli anni 60 americani

Nel 1959 a Cuba una rivoluzione rovescia il regime filoamericano guidato dal
dittatore Batista. Il nuovo lider è Fidel Castro, che procede con l’esproprio delle
terre e delle piantagioni possedute dalla United Fruit, azienda americana che
domina il commercio della frutta esotica. Nel 1960, inoltre, nazionalizza le
raffinerie petrolifere, rendendo ancora più complessi i rapporti con gli Usa e per
questo cerca il sostegno diplomatico dell’Urss. Nel 1961 Kennedy fa partire
un’operazione guidata dalla CIA, ovvero uno sbarco armato di esuli cubani
anticastristi alla Baia dei Porci a sud dell’Avana. Ma l’operazione non suscita la
ribellione popolare sperata e si rivela un fallimento.
L’alleanza tra Cuba e Urss si traduce nell’impianto di una base missilistica a
Cuba con missili e tecnici sovietici. Nel 1962, Kennedy chiede all’Urss lo
smantellamento della base, sotto la minaccia di un attacco, e il governo
sovietico acconsente.
Inoltre, Kennedy comincia a pensare di intervenire in Vietnam perché il
Vietnam del Nord (comunista) sta attaccando quello del Sud.
Siamo nel 1963, anno in cui Martin Luther King tiene il discorso passato alla
storia come I have a dream, in cui dichiara di sognare che i bianchi e i neri
possano vivere in pace. Qualche mese dopo, Kennedy è in visita ufficiale a
Dallas, nel Texas, e sta percorrendo le strade su una macchina scoperta che lo
ospita con la moglie. Un cecchino gli spara dalla finestra di un edificio e lo
uccide.
Il posto di Kennedy viene preso dal suo vicepresidente Johnson. Podo dopo il
Civil Rights Act (Legge sui Diritti Civili) dichiara illegale ogni discriminazione
basata su sesso, religione, e etnia.
Ma a fianco del movimento per i diritti civili si è formato un movimento che
invece dell’integrazione della comunità nera nella società americana propone
una separazione. Si tratta di una separazione culturale basata sull’orgoglio
nero e si invita a riscoprire le proprie origini. Il movimento, che si trasforma in
gravi rivolte urbane, è guidato da Malcolm X (vero nome Malcolm Little), che
viene assassinato nel 1965. Nel 1968 viene ucciso anche Martin Luther King.
Nel 1964 la partecipazione americana nella guerra del Vietnam diventa attiva
con l’invio di truppe ufficiali. Ma i comunisti resistono e passano all’attacco.
Inoltre in America si forma un movimento pacifista che chiede il ritiro delle
truppe americane.
Nel 1968 diventa presidente Nixon, che comincia a ritirare le truppe e nel 1973
viene firmato un armistizio. Ma nel 1975 il Vietnam del Sud cade sotto
l’offensiva delle truppe comuniste.

Il movimento indipendendista algerino degli anni '50


Sin dai primi anni 50 un movimento indipendentista algerino ha messo in seria
difficoltà l’amministrazione francese della colonia, così come la comunità
francese che vive in Algeria. Nel 1957 la guerriglia urbana travolge Algeri.
Formazioni militari del Fronte di liberazione nazionale algerino combattono per
strada contro le truppe francesi, che riescono a riprendere il controllo della
città ricorrendo a esecuzioni sommarie e la tortura dei prigionieri (un episodio
noto anche come la battaglia di Algeri). Nel 1958, di fronte alla possibilità che
il governo francese ceda e proclami l’indipendenza dell’Algeria, un gruppo di
militari francesi di stanza in Algeria forma un comitato di salute pubblica che
sembra intenzionato a compiere un colpo di Stato; la condizione per non far
precipitare la situazione è che l’incarico di capo del governo deve essere
affidato a De Gaulle. Questi accetta, senza dare alcuna garanzia ai rivoltosi.
De Gaulle redige una nuova Costituzione e attribuisce un pesomaggiore al
presidente della Repubblica, che viene eletto dal corpo elettorale. Il presidente
ha il potere di nominare il Primo ministro, il cui governo viene approvato dal
Parlamento. Il presidente può sciogliere le Camere, proporre referendum e
assumere pieni poteri nel caso di minaccia o instabilità del potere.
De Gaulle si convince anche che l’unica soluzione possibile per l’Algeria è
abbandonarne il controllo. Viene prima represso un nuovo colpo di Stato
militare e nel 1963 avvia un piano per l’indipendenza dell’Algeria, che viene
approvato sia dal popolo francese con un referendum che dall’opinione
pubblica algerina.
Per tutto il periodo che va dal 1948 al 1957 si formano coalizioni centriste in
Italia, cioè alleanza tra la Dc e i partiti repubblicano, liberale o
socialdemocratico. Il primo intervento importante è stata la riforma agraria.
Negli anni precedenti, soprattutto nei mesi della Liberazione, nell’Italia centro-
meridionale più di una volta era accaduto che numerosi gruppi di contadini
occupassero abusivamente terreni incolti o parti di latifondi. Le iniziative erano
illegali e per questo erano andate incontro a una sistematica repressione. Nel
1950 De Gaspari approva norme che portano alla espropriazione e
redistribuzione di alcuni ettari di terra. Viene istituita la Cassa del Mezzogiorno,
un ente finanziario statale al quale viene attribuito il compito di coordinare i
finanziamenti e i sostegni riservati alle regioni meridionali per la costruzione o
il miglioramento delle infrastrutture o per il supporto creditizio delle aziende
agricole e industriali. Nel 1953 De Gaspari propone una nuova legge elettorale
per cui lo schieramento di partiti alleati che consegue il 50% dei voti riceve un
premio di maggioranza che gli assegna il 65% dei seggi in Parlamento. La
legge viene approvata in tempo per le nuove elezioni, la Dc si conferma come
primo partito ma poco dopo viene abrogata.
De Gasperi si dimette ma la Dc è ancora al potere. Si inaugura il secondo ciclo
politico che va dal 1957 al 1960, durante il quale la Dc si allea con il
Movimento sociale italiano (Msi), un partito fondato nel 1946 da ex membri
della Repubblica sociale italiana, tra cui Giorgio Almirante. Il Msi non nasconde
di farsi portatore di ideali fascisti. Nel 1960, il presidente della Repubblica, il
democristiano Gronchi, dà al democristiano Tramboni l’incarico di formare un
nuovo governo. Tramboni costituisce un governo di soli democristiani e si
avvale del voto di fiducia dei parlamentari del Msi. Ottenuto il voto, riceve
critiche dal suo stesso partito e si dimette. Gronchi insiste a designarlo alla
guida del governo e Tramboni torna al Parlamento.

Il movimento sociale degli anni '60 Europero

Il Movimento sociale intende però tenere il suo congresso a Genova,


nonostante le proteste dei democristiani. L’autorizzazione concessa dal
governo Tramboni fa esplodere una rivolta popolare che travolge Genova e
altre rivolte scoppiano in altre città italiane. Tramboni è costretto a dimettersi.
Parte così il terzo ciclo politico. Nel 1962 abbiamo un governo guidato da
Fanfani. Viene approvata la nazionalizzazione dell’energia elettrica con la
costituzione dell’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica (ENEL). La scuola media
viene unificata, per cui la scuola postelementare è uguale per tutti e capace di
dare l’accesso a qualunque scuola superiore (prima c’erano due curricula, uno
che permetteva la prosecuzione degli studi e uno che serviva all’avviamento al
lavoro). Inoltre la scuola dell’obbligo viene elevata a 14 anni.
Nel 1953 muore Stalin. La concorrenza tra i possibili eredi viene vinta nel 1955
da Chruscev, che denuncia lo stalinismo e i suoi sistemi repressivi e passa allo
smantellamento dei Gulag.
Capita che alcuni berlinesi dell’Est si spostino ad Ovest e ciò diventa oggetto di
una contesa mediatica, perché gli organi di stampa occidentali lo considerano
una prova evidente dello scarso consenso di cui il regime comunista della
Germania Est gode presso la propria popolazione. Per bloccare il fenomeno, la
Germania comunista, d’accordo con il governo sovietico, decide di costruire un
muro dotato di postazioni di guardia, che circondi la parte occidentale di
Berlino. Il progetto è realizzato in una sola notte, tra il 12 e il 13 agosto 1961.
Chiunque provi a forzare il blocco rischia di essere colpito dalle guardie di
frontiera.
Sempre in questi anni il numero di studenti e studentesse che frequentano le
università americane cresce considerevolmente. Questi giovani studiano in
università nelle quali vige il sistema della residenzialità (lasciano casa e vanno
a vivere nei campus). Ciò sollecita l’aggregazione separata degli studenti che,
soprattutto nell’Università di Berkeley, discutono dei diritti civili, di libertà
sessuale e dell’uso di droghe psichedeliche. Gli hippies hanno i capelli lunghi,
indossano i blues jeans e maglie coloratissime e si dichiarano pacifisti e contro
la guerra in Vietnam.
Ne 1968, prima a Parigi e poi in Italia, si forma un gran movimento di protesta
studentesco. L’onda prende il via nell’Università di Nanterre, occupata dagli
studenti che chiedono che gli sia riconosciuto il diritto di esprimersi in merito al
governo dell’università. L’intervento della polizia cerca di interrompere
l’occupazione. Cominciano manifestazioni di solidarietà alla Sorbona di Parigi.
La polizia attacca e picchia gli studenti. Molti operai cominciano a protestare in
loro favore e De Gaulle, come molti politici di sinistra, vengono presi in
contropiede.
Anche nell’Università di Trento, Milano e Torino parte la protesta contro
l’autoritarismo degli studenti e i disegni di riforma che vorrebbero rendere
l’università più selettiva. Tutto ciò viene discusso nelle assemblee, un’unione
collettiva che poi diventa un rituale tipico del movimento studentesco.
Poco dopo viene occupata l’Università di Roma ma la polizia interviene e fa
sgombrare. Gli studenti cercano di prendere la Facoltà di Architettura ma
vengono aggrediti dalla polizia. Ciò passerà alla storia come la battaglia di
Valle Giulia.
Nell’autunno del 1967 Alexander Dub
ek al Congresso del Partito comunista cecoslovacco chiede più democrazia per
un socialismo dal volto umano. La sua proposta suscita entusiasmo e prende il
posto di primo segretario del partito. Abolisce la censura, introduce il voto
segreto nelle votazioni del Congresso del partito e autorizza la ricostruzione
del Partito socialdemocratico. Tutto ciò passa alla storia come la primavera di
Praga del 1968. Poco dopo i carri armati sovietici occupano la Cecoslovacchia.
La popolazione attua una resistenza non violenta, rimuovendo i segnali
stradali, i commercianti si rifiutano di vendere i loro beni. Inoltre la folla
circonda i carristi cercando di convincerli a desistere dall’occupazione. Nel 1969
uno studente universitario di 21 anni, Jan Palach, si dà fuoco per protestare
contro l’occupazione e questo gesto viene compiuto anche da altri. Però è tutto
inutile. Dub
ek viene rimosso dall’incarico e le riforme abolite.

Il post II guerra Mondiale in Giappone


Dalla fine della guerra il Giappone è sotto il controllo degli Stati Uniti. Il
generale MacArthur, che è il responsabile dell’amministrazione, impone nel
1946 una nuova Costituzione che prevede un Parlamento rappresentativo:
l’imperatore Hirohito conserva il suo ruolo, anche se non ha alcun potere
politico e non può dichiarare la natura divina del suo potere. I massimi dirigenti
politici e militari del precedente regime sono processati e alcuni anche
giustiziati. Essenziale per il decollo economico del Giappone postbellico è lo
stretto rapporto che instaura con gli Usa, alle cui industrie l’economia
giapponese fornisce macchine, componenti e manufatti vari. Si registra così
una piena occupazione e una crescita dei salari. Nonostante questo, anche in
Giappone c’è conflittualità sociale. Tra il 1968 e il 1969 si diffonde nelle
università un movimento studentesco agguerrito intorno al Partito comunista e
ad un’associazione antiamericana. La conflittualità sindacale nelle fabbriche è
significativa tra il 1955-59, ma a livelli contenuti. La bassa conflittualità è
dovuta ad un aspetto della cultura giapponese, ovvero il persistente dominio
della morale scintoista che sollecita alla realtà, alla cooperazione, all’ubbidienza
e allo spirito di sacrificio per il bene della comunità a cui si appartiene.

Il post II guerra mondiale in India


Per quanto riguarda l’India, nel 1946 avviene la Partition, ovvero la divisione
tra gli indù e musulmani che porta alla nascita di nuove nazioni come il
Pakistan (Stato musulmano) e Nuova Delhi nel 1947. Gandhi preferirebbe
un’India unita e per di più tale divisione avviene in un bagno di sangue. La
situazione peggiora quando Gandhi procede alla cessione delle risorse col
Pakistan. In seguito a questo gesto un estremista indù uccide Gandhi nel 1948
perché lo accusa di aver tradito gli interessi dell’India. Dopo questi tragici
eventi, la guida dell’India viene affidata a Jawaharlal Nehru. Nel 1949 viene
approvata la Costituzione che entra in vigore nel 1950. Si istituisce un sistema
rappresentativo democratico e si stabilisce l’uguaglianza giuridica di tutti i
cittadini e la parità giuridica tra i sessi. Grazie alla riforma agraria, si attua una
redistribuzione delle terre e si finanzia la costruzione di infrastrutture. Nehru,
inoltre, si fa promotore della Conferenza di Bandung del 1955 per la
costruzione di un terzo polo internazionale estraneo sia agli interessi dell’Urss
che degli Usa. Ciò mina però i rapporti con la Cina che portano nel 1962 ad un
breve guerra. Alla fine la Cina sbaraglia le truppe indiane e conquista il Tibet
meridionale.
Dopo la morte di Nehru (1964), nel 1966 si affida la direzione del governo a
sua figlia Indira Gandhi.

Il post II guerra mondiale in Cina


Per quanto riguarda la Cina, si procede alla nazionalizzazione delle miniere e
delle industrie pesanti e si industrializza rapidamente l’economia cinese. Nel
contesto internazionale, la Cina è inizialmente a fianco dell’Unione Sovietica,
con cui firma un trattato nel 1950. Però i rapporti diplomatici si chiudono
perché l’Urss giudica negativamente il tentativo cinese
diesercitare un’egemonia politica su tutta l’Asia comunista. Così nel 1971 la
Cina comunista viene ammessa all’Onu.
In seguito ad una politica economica di insuccesso del 1958, Mao rischia di
essere emarginato dal partito. Ma nel 1966 invita tutti i giovani studenti a
realizzare una rivoluzione culturale. Mao li esorta a mettere in discussione i
dirigenti del partito tutte le volte in cui il loro comportamento sia giudicato
sbagliato. I giovani accolgono l’appello e con manifesti murali mettono sotto
accusa questo o quel dirigente. Mao è riuscito così ad eliminare i suoi principali
oppositori e si avvale dell’intervento dell’esercito per fare cessare le incursioni
politiche dei giovani.

Il post II guerra mondiale in Sud America


Nel 1948 si costituisce l’Organitation of American States, organo attraverso il
quale gli Stati Uniti cercano di coordinare e controlla l’America centro-
meridionale. Tra gli strumenti utilizzati, c’è la cooperazione economica, il
finanziamento delle forze armate e il collegamento stabilito dalla Cia con gruppi
militari dei paesi latino-americani, disposti a colpi di Stato quando l’evoluzione
politica sembra essere minacciosa per gli interessi degli Usa.
In questo quadro, Cuba rappresenta un’eccezione. Dal 1933 al 1944 la vita
politica dell’isola è nelle mani del dittatore militare Batista. Nel 1952, in seguito
ad un secondo colpo di Stato, Batista riprende il potere. Nel 1953, un giovane
avvocato di buona famiglia, Fidel Castro, con un centinaio di seguaci, tenta un
attacco alla caserma militare di Santiago di Cuba. Però alcuni insorti muoiono e
Fidel e suo fratello Raul sono mandati in esilio. In Messico Fidel organizza il
movimento 26 luglio con altri esuli cubani. L’intenzione è quella di tornare a
Cuba e organizzare forme di guerriglia per abbattere il regime di Batista. Nel
1956 sbarcano a Cuba e vengono sorpresi dall’esercito. Alcuni vengono uccisi
ma una ventina si salvano inoltrandosi sulla Sierra Maestra. Nei tre anni
seguenti, conquistano la simpatia dei contadini e costituiscono un esercito. Nel
1959 i guerriglieri di Castro travolgono l’esercito di Batista e conquistano
l’Avana.

Il post II guerra mondiale in Africa


Negli anni 50 gran parte dell’Africa è sotto il dominio coloniale.Ma i movimenti
indipendentisti sono più che mai determinati a lottare contro i poteri coloniali,
stimolati dal fatto che le potenze europee non hanno più le risorse per
controllare aree divenute estremamente inquiete. Tra la fine degli anni 50 e i
primi anni 60 la maggior parte dei paesi africani conquista l’indipendenza,
costruendo Stati che hanno spesso assetti superficiali. Si tratta infatti di
assemblaggi di gruppi etno-linguistici spesso assai differenti, la cui unità è
fissata dai confini delle precedenti aree coloniali e dalla cultura di derivazione
occidentale delle élite politiche al potere. Gli Stati africani postcoloniali hanno
spesso il carattere di dittature coloniali. A complicare il quadro concorrono gli
interventi diretti o indiretti delle maggiori potenze occidentali, che cercano di
assicurarsi lo sfruttamento delle principali risorse economiche degli Stati
africani indipendenti, come nel caso del Kenya e del Congo.
Nell’Africa meridionale il processo di decolonizzazione segue un percorso
particolare, poiché lì le élite bianche proclamano l’indipendenza delle due aree
principali, cioè la Repubblica Sudafricana e la Rhodesia.Nel Sudafrica
l’indipendenza e l’autonomia del Commonwealth britannico sono proclamate
nel 1961. Da tempo in Sudafrica vige l’apartheid, cioè la segregazione razziale
della popolazione nera, contro il quale cerca di opporsi l’African National
Congress (Anc). Nel 1960 l’Anc viene messo fuori legge, cosicché i suoi leader
decidono di abbandonare la tecnica della protesta non violenta e passare alla
lotta armata. Nel 1962 il maggiore dei suoi leader, Nelson Mandela, viene
incarcerato; lo stesso accade nel 1964 al resto della dirigenza Anc.Il processo
di automatizzazione della Rhodesia ha luogo nel 1965, quando il Primo ministro
bianco, Ian Smith, ne proclama la completa indipendenza dal Commonwealth
britannico. Il nuovo Stato rhodesiano è dominato dalla minoranza bianca che
introduce legalmente la segregazione razziale e priva la popolazione nera di
ogni diritto politico. Il regime bianco viene minacciato dalla formazione di due
movimenti nazionalisti neri fondati nel 1962-3.La destrutturazione degli imperi
coloniali tocca anche i paesi di religione islamica. Il periodo che va dagli anni
50 agli anni 60 sembra dominato da una potente spinta alla costruzione di
Stati laici, dominati da élite militari che optano per regimi autoritari, quasi
sempre a partito unico, di orientamento vagamente socialisteggiante, almeno
nel senso che i governi mettono in atto riforme agrarie volte a ridistribuire le
proprietà terriere tra i contadini poveri.
La laicizzazione dell’Iran suscita l’opposizione di un vasto movimento guidato
dagli ayatollah sciiti (le massime autorità religiose locali), opposizione che
attira su di sé un grande interesse tra masse di fedeli sia dentro l’Iran che
altrove.Lo Stato che nutre l’ambizione di svolgere una funzione di leader tra i
paesi islamici, l’Egitto, si impegna in una fitta rete di conflitti con il nuovo Stato
di Israele. Ma le due sconfitte rianimano l’opposizione interna dei gruppi
islamici radicali che intendono rimettere in discussione la legittimità e il valore
dello Stato laico egizio.Il processo di decolonizzazione nell’aera islamica nord-
africana prende avvio negli anni 50 dalla Libia; dopo la sconfitta dell’Italia nella
seconda guerra mondiale, in Libia vige un’amministrazione transitoria affidata
a Francia e Regno Unito. Nel 1949 l’Onu stabilisce che nel 1952 la Libia si
possa costituire Stato indipendente, nella forma di una monarchia
costituzionale. La corona è affidata all’emiro senusso (cioè membro della setta
islamica dei senussi) Amir Idris, che assume il titolo di Idris I. nel 1959
vengono scoperti importanti giacimenti di petrolio, che cambiano profilo e ruolo
del paese africano.
In Libia la gestione delle ricchezze che derivano dal petrolio suscita numerose
critiche. Una giovane generazione di tecnici e militari, di ideali nazionalisti e
socialisti, ritiene che il regime di Idris sia corrotto, venduto agli occidentali,
incapace di curare i veri interessi del popolo libico poiché dei vantaggi derivanti
dalla scoperta e dalla commercializzazione del petrolio libico non sembrano
beneficiare che ristrettissime élite. Nel 1969 così si ha un colpo di Stato
militare, organizzato da ufficiali di rango intermedio proveniente dalle zone più
povere della Libia. Il potere viene assunto da un Consiglio della Rivoluzione,
presieduto da Gheddafi, che organizza una dittatura militare di stampo
islamica. Nel 1956 sia il Marocco che la Tunisia conquistano la loro
indipendenza dalla Francia.In Marocco si forma una monarchia costituzionale.
In Tunisia, invece, vige un dominio a partito unico, il Destur, con una
connotazione laica. Nel 1956 viene riconosciuta la parità dei diritti agli uomini e
donne, proibisce la poligamia e sottopone le questioni sul matrimonio e
divorzio ai soli tribunali civili.

Il post II guerra mondiale dei paesi islamici

Nel 1960 viene fondata l’Organization of the Petroleum Exporting Countries


(Opec) dai rappresentanti di Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela e
poi ampliata ad altri paesi.
Uno dei paesi più importanti paesi membri dell’Opec è l’Iran. Nell’immediato
dopo guerra la questione principale che anima la lotta politica iraniana riguarda
il controllo e la commercializzazione delle riserve di petrolio iraniano.
Nel 1951 lo shah dell’Iran (sovrano) Pahlavi nomina primo ministro Mosadeq,
convinto nazionalista, che è per la nazionalizzazione della Anglo-Iranian Oil
Company, la compagnia petrolifera che controlla estrazione e
commercializzazione del petrolio iraniano. Le potenze occidentali cercano di
impedire ciò e trovano l’appoggio dello shah e di membri dell’esercito e con un
colpo di Stato viene rovesciato il governo.
Ma Pahlavi ha come obiettivo modernizzare il paese attraverso la riforma
agraria, l’istituzione della scuola pubblica e norme che stabiliscono che le cause
di divorzio siano esaminate da un tribunale laico e che si possa contrarre un
matrimonio poligamico solo con il consenso delle mogli.
Ciò fa crescere l’opposizione di mujtahid e degli ayatollah (massime autorità
islamiche) perché sono possidenti di terre che gli verrebbero espropriate con la
riforma agraria e controllano le scuole religiose. Inoltre il processo di
industrializzazione non ha portato i risultati sperati e cresce il malcontento tra
gli ex contadini che trasferitisi in città sono diventati operai.
Così nel 1958 un colpo di Stato militare abbatte la monarchia e crea un regime
politico militare. Nel 1968 Saddam Hussein instaura una dittatura militare.
La nascita dello Stato di Israele è vissuta da molti arabi come una protervia
dell’Occidente, anche perché la nuova nazione ha stretto rapporti di stretta
amicizia con gli Usa. Il risentimento contro Israele è acuito anche dalla
presenza di vaste colonie di profughi palestinesi, disseminati tra Giordania,
Gaza e Libano. Dall’inizio degli anni 50 gruppi di guerriglieri palestinesi
(fedayn) compiono attacchi terroristici entro i confini di Israele. Dal 1964 i
palestinesi hanno un’associazione politica unificata, l’Organizzazione per la
Liberazione della Palestina (Olp), che è una federazione di diversi gruppi
politici, tra cui si distingue Yasser Arafat.
Nel 1967 i disaccordi diplomatici tra Israele e Siria portano alla guerra. Israele
organizza una rappresaglia militare che parte il 5 giugno 1967 e che attacca di
sorpresa Egitto, Giordania e Siria nella guerra dei Sei Giorni: quello è il lasso di
tempo che agli israeliani per impadronirsi delle alture del Golan, del Sinai, della
Striscia di Gaza e della Cisgiordania. La tensione cresce così maggiormente. La
Siria e la Giordania reclamano la restituzione rispettivamente delle alture del
Golan e della Cisgiordania. L’Egitto rivuole il Sinai. L’Onu invita così Israele alla
restituzione ma ottiene un rifiuto. Nel 1973 l’esercito egiziano attacca il Sinai e
quello siriano il Golan. L’esercito israeliano, seppur preso di sorpresa, riesce a
bloccare i nemici. Israele mantiene il controllo del Golan e della Striscia di Gaza
ma procede con la restituzione del Sinai all’Egitto.
Però nel corso della guerra l’Opec sostiene lo sforzo bellico di Siria e Egitto
aumentando il prezzo al barile del petrolio greggio, per danneggiare l’economia
dei paesi occidentali.

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