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In Direzione Ostinata e Contraria

La Storia e Le Storie

Parte Seconda – La Storia

Gli anni della Ricostruzione e del Miracolo Economico

Corso di Storia dell’Italia Contemporanea A.S. 2010/11


Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

INDICE

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE E DEL MIRACOLO ECONOMICO

PRESENTAZIONE
1. LA STORIA POLITICA
1.1. Il Centrismo (1948 - 1953)
Le principali riforme promosse dal centrismo
1.2. Il Centro Sinistra (1953 - 1970)
Anticomunismo
2. L’ECONOMIA: IL MIRACOLO ECONOMICO
2.1 Anni ’50 – La ricostruzione
2.2. Anni ’60 – Il Miracolo Economico
2.2.1. Presentazione
Valutazione: aspetti positivi e negativi del Miracolo Economico
2.2.2. Cause e Dinamica del boom economico
2.2.3. Limiti e sfasature del miracolo economico
2.2.3.1. Struttura dualistica dell’apparato produttivo
2.2.3.2. Assenza dello stato
2.2.3.3. Distorsione dei consumi
2.2.4. Problematiche e aspetti dello sviluppo
2.2.4.1.Urbanizzazione
2.2.4.2. Questione meridionale
2.2.4.3. Benessere
2.2.4.4. La Televisione
2.2.4.5. Consumismo
2.2.4.6. Emigrazione
2.3. Il disastro del Vajont
3. IMMAGINI
3.1. La miseria negli: anni ’50 e ‘60
3.2.Il benessere negli anni ’50 e ‘60
3. FONTI

Gianfranco Marini 2
L’ITALIA REPUBBLICANA – DAL 1950 AL 1970

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE E DEL MIRACOLO ECONOMICO

PRESENTAZIONE

Tra il 1950 e i 1970 si realizzò in Italia un cambiamento epocale che portò a


una radicale trasformazione del paese. Dall’essere una nazione economicamente e
socialmente rurale con alcune aree di industrializzazione l’Italia divenne uno dei
paesi più industrializzati del mondo. Questa modernizzazione si sviluppò entro un
quadro politico caratterizzato in politica estera dall’appartenenza dell’Italia alla
Nato (Alleanza Atlantica) e quindi alleata degli Usa e del loro blocco e in
contrapposizione con l’Unione Sovietica e i paesi comunisti che in seguito si
riuniranno in un’alleanza denominata Patto di Varsavia. In politica interna si passò
dal prevalere della DC e dei governi centristi dal 1948 al 1962, al prevalere della
formula politica del centro – sinistra (alleanza DC e PSI).
Questo processo di radicale trasformazione dell’Italia venne definito “boom
economico” in quanto il suo aspetto più appariscente e rilevante fu la crescita
produttiva che caratterizzò il ventennio, in particolare gli anni che vanno dal 1958 al
1963 e che ebbe pochi eguali al mondo (solo Giappone e Germania ebbero tassi di
crescita superiori). Fattore decisivo del miracolo economico fu la combinazione di
diversi fenomeni: espansione della domanda interna, aumento delle esportazioni,
intervento pubblico, emigrazione dal sud al nord e bassi salari (vedi scheda
emigrazione).
Anche la cultura, lo stile di vita e i valori sono quelli di una tradizionale
società contadina: staticità, parsimonia, risparmio, religione, conservatorismo e
tradizionalismo, centralità della famiglia e rapporti di solidarietà. La crescita
economica fu il fattore causale determinante che investì la globalità della vita sociale
determinando una trasformazione anche nei costumi, nella lingua, nei valori e stili di
vita, nei consumi e nella cultura (vedi schede: TV, benessere e consumismo).
Sul piano politico, dopo la rottura dell’unità antifascista che aveva trovato
espressione nei governi di unità fra sinistre e cattolici, prevalgono i governi centristi
guidati dalla D.C. Di De Gasperi. Le linee guida della politica interna attuata da tali
governi sono di matrice liberista in economica; ispirate all’anticomunismo per
quanto concerne l’ordine pubblico e la questione sociale, l’apparato burocratico -
amministrativo dello stato fascista viene utilizzato per la repressione delle lotte
sindacali e delle manifestazioni popolari. Anche in questo campo tuttavia si ebbe una
profonda trasformazione a partire dagli anni ’60 con il ritiro di De Gasperi e l’avvio
di un processo che avrebbe portato all’affermarsi dei governi di centro – sinistra con
l’alleanza tra D.C. e P.S.I.
Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

1. LA STORIA POLITICA

1.1. Il Centrismo (1948 - 1953)


Le elezioni del 18/04/1948 si svolsero in un clima di drammatica
contrapposizione tra la Democrazia Cristiana, sostenitrice del Patto Atlantico,
dell’alleanza con gli Usa, del Piano Marshall, sostenuta dalla Chiesa e il Fronte
Popolare formato da PCI e PSI, contrari al Patto Atlantico, al piano Marshall
all’alleanza con gli Usa. Il PCI aveva inoltre aderito al Cominform,
l’organizzazione dei partiti comunisti guidata da Mosca e che aveva nel rispetto della
volontà di Stalin il suo punto di forza. Dall’altra parte la chiesa intervenne
pesantemente esasperando ulteriormente il confronto sia attraverso la mobilitazione
delle sue organizzazioni (azione cattolica, parrocchie, ecc.), arrivando a sospendere
l’assoluzione dai peccati per coloro che avessero votato o comunque aiutato i
comunisti. Non si trattava solo di uno scontro politico ma di una conflitto tra due
opposte visioni del mondo ritenute inconciliabili e reciprocamente alternative:
cristianesimo e comunismo. Chiesa cattolica e Partito comunista si irrigidirono nelle
loro posizioni. In gioco vi era il futuro assetto dell’Italia sia in politica interna che
estera (vedi la galleria di imamgini dedicata alle elezioni del 19458
http://picasaweb.google.com/gianfrancomarini/ItaliaSecondoDopoguerra#).
La DC conseguì una clamorosa vittoria ottenendo il 48,5% dei voti, mentre il
Fronte Popolare ebbe solo il 31% dei voti. Si
inaugurò una stagione politica denominata
“centrismo” in quanto dominata da governi di
centro guidati dalla DC e del suo segretario
Alcide De Gasperi che fino al 1953
presiederà vari governi di coalizione aprendo
ai cosiddetti partiti laici (perché non facevano
riferimento al cattolicesimo pur essendo di
tendenze moderate e anticomuniste),
nonostante la rigida chiusura della Chiesa:
PLI (partito liberale italiano), PRI (partito
repubblicano italiano), PSDI (partito
socialdemocratico italiano). Pur essendo
cattolico infatti de Gasperi possedeva una
visione laica dello stato: tutte le tendenze,
fedi e opinioni dovevano essere rappresentate,
si rifiutò quindi di trasformare l’Italia in un
paese a regime cattolico come avrebbe voluto
il Vaticano.
Con i governi di De Gasperi e la
vittoria nelle elezioni del 1948 l’Italia scomunica dei comunisti e dei
raggiunse il suo equilibrio caratterizzandosi loro simpatizzanti
in modo definitivo come un paese capitalista
ad economia di mercato, schierato con le potenze occidentali, membro della Nato (vi
aderisce nel 1949), anticomunista, membro della CECA dal 1951 (nucleo originario
della Comunità Europea) e alleato degli Usa.

Gianfranco Marini 4
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Nel 1953 De Gasperi, al fine di rafforzare il governo dando ad esso una


maggioranza stabile fa approvare una legge elettorale secondo cui il partito o la
coalizione di partiti che avesse raggiunti il 50% + 1 dei voti avrebbe raggiunto un
“premio di maggioranza” pari al 65% dei seggi nella camera dei deputati. Ma la DC
e i suoi alleati non riuscirono a raggiungere la maggioranza assoluta (ottennero il
49,8%) e la “Legge truffa”, come venne denominata dalla sinistre che vi si
opponevano, venne abrogata .

Le principali riforme promosse dal centrismo


La riforma agraria: attesa da tempo
immemorabile, specie al sud (molti speravano
fosse attuata da Garibaldi) venne realizzata tra il
1944 il 1950. Nel centro – sud 672.000 ettari di
terra vennero espropriati ai grandi proprietari
assenteisti (rimborsati con buoni del tesoro),
frazionati e consegnati a 113.000 famiglie
contadine (che le avrebbero riscattate con un
Alcide De Gasperi 1881 - 1954 mutuo trentennale al 3,5%). Limiti: troppo poche
le terre espropriate (670.000 ettari su 2 MLN),
scadente la loro qualità, troppo piccole le
dimensioni delle aziende create, scarse tecnologie e strumenti produttivi. Venne
comunque creato un ceto di piccoli proprietari saldamente legato alla DC (Coldiretti)
e ridimensionato il potere degli agrari del sud.
Cassa per il Mezzogiorno: 1950, banca che erogò 1.200 MLD di finanziamenti
agevolati per il sud in gran parte per la costruzione di infrastrutture (strade,
acquedotti, bonifiche, ecc.). Politicamente controllata dalla DC e utilizzata come
strumento clientelare di potere.
Industrie a Partecipazione Statale: si rafforza il sistema di aziende di proprietà
dello stato: Eni, Iri, (petrolio, siderurgia, meccanica, banche, ecc.). I partiti
controllano una parte significativa dell’industria e della finanza italiane.
Riforma Vanoni: su iniziativa del ministro delle finanze Vanoni si ha una riforma
tributaria che prevede la dichiarazione
annuale dei redditi e l’imposta
progressiva.

1.2. Il Centro Sinistra (1953 - 1970)


Dopo le elezioni del 1953 De
Gasperi si dimette, la stagione politica
del centrismo, fondata sull'egemonia
della Democrazia Cristiana si conclude,
il partito viene ora guidato da Fanfani e
Moro che cercano una nuova strategia
politica aprendo al PSI, sorgerà così il
Centro – Sinistra, la cui data di nascita
ufficiale è il 1962 quando vi fu il primo
governo guidato da un DC (Fanfani) e
appoggiato dal PSI. Tra il 1958 e il 1963 Moro, Fanfani e Giovanni XXIII

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l'Italia conosce il culmine del boom economico, uno sviluppo industriale e produttivo
senza precedenti che modificò radicalmente consumi, costumi e comportamenti.
Questa tumultuosa crescita economica si realizzò in modo caotico e disorganizzato,
senza alcun controllo politico da parte dello stato, anche se Enti statali, come l'I.R.I.
e soprattutto l'E.N.I. di
Enrico Mattei ne furono
tra i massimi protagonisti.
Ben presto però si
impose l'esigenza di
governare cambiamenti che
apparivano ormai
irreversibili e la politica
italiana cominciò a
percorrere strade nuove. Gli
anni Sessanta sono gli anni
del Primo Centro-Sinistra,
gli anni in cui il maggiore
partito italiano, la
Democrazia Cristiana, apre
al Partito Socialista. L'elezione al pontificato di Giovanni XXIII (1958) più aperto al
dialogo con il mondo moderno del conservatore Pio XII, favorì tale processo.
L'ingresso nell'esecutivo dei massimi dirigenti del P.S.I., come Pietro Nenni, sembrò
la chiave politica attraverso cui avviare alcune cruciali riforme quali: la
razionalizzazione dell'energia elettrica, la riforma scolastica, l'istituzione delle
Regioni, la legge urbanistica.
Alcune di queste riforme trovarono però applicazione parziale o restarono
inapplicate. Scontavano infatti il conflitto tra chi riteneva che gli interventi del
Governo dovessero essere solo correttivi e chi sosteneva che le riforme non
potevano che essere strutturali, in grado di cambiare profondamente la società
italiana e con essa la struttura dello Stato. I giudizi sull'esperienza di quegli anni sono
diversi; gli storici tendono a evidenziare come il tentativo di gestire politicamente il
boom economico debba essere valutato tenendo conto della cronica arretratezza della
macchina statale italiana, in buona parte ancora di
impostazione fascista e soprattutto della situazione
internazionale.

Anticomunismo
Gli ’50 e ’60 videro l’affermarsi di una forte
tendenza anticomunista. Questo fu dovuto sia alla
situazione internazionale caratterizzata dalla guerra
di Corea e dal maccartismo, una vera e propria
caccia alle streghe guidata dal senatore Usa Mc
Carty e volta a colpire chiunque fosse
simpatizzante o sospettato di avere idee comuniste;
Manifesto elezioni 1948
sia alla situazione interna. Il Partito Comunista
Italiano era infatti il più grande partito comunista
presente nell’Europa occidentale ed era inoltre
membro del Cominform e quindi alle “direttive”

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del PCUS, il partito comunista sovietico.


L’anticomunismo si manifestò in varie forme. Già nel 1849 il Sant’Uffizio
procedette, con un decreto, alla scomunica di tutti i comunisti e i simpatizzanti del
P.C.I. Anche il governo decise severe misure contro i “comunisti”, visti come una
minaccia per la democrazia e la stabilità dello Stato. I governi di centro procedettero
ad epurare dall’ambito delle forze dell’ordine e dell’esercito tutti gli ex partigiani.
Nel 1954 il ministro dell’Interno Scelba, appartenente alla corrente
conservatrice della D.C:, feroce anticomunista, in una riunione dell’esecutivo
riassunse così la propria posizione: “Dobbiamo partire dalla constatazione che il PC
opera contro la democrazia e lo Stato democratico servendosi dell’appoggio di una
potenza straniera. Se si accetta questa impostazione, ogni provvedimento diventa
logico”. Si prospettò anche la possibilità di dichiarare il PCI fuori legge.
La repressione e discriminazione nei confronti dei comunisti avvenne
servendosi dei meccanismi di censura e della amministrazione dello stato. La
struttura amministrativa (prefetti, magistratura, burocrazia) era sostanzialmente
rimasta quella del fascismo, come anche i codici e le forze dell’ordine. Non furono
ammessi iscritti o simpatizzanti del PCI nell’amministrazione pubblica, nelle forze
dell’ordine, nell’esercito, nell’amministrazione dello stato e negli uffici pubblici (enti
locali, enti pubblici, scuola, ecc.). Inoltre li casellario Politico Centrale, archivio con
cui il fascismo aveva schedato i suoi oppositori, non venne distrutto come si era
legiferato, ma conservato clandestinamente e utilizzato per controllare migliaia di
vigilati “comunisti”. Tali provvedimenti pur essendo contrari alla costituzione e
illegali, costituirono la norma per tutto il corso degli anni ’50 e ’60.

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2. L’ECONOMIA: IL MIRACOLO ECONOMICO

Sen. Bassetti dirà a proposito del miracolo economico: “abbiamo capito subito e ci
siamo resi conto che non avremmo saputo dirigere la società italiana. Il Paese,
fuori, era più forte della politica, e anche più intelligente. Non fare nulla fu la scelta
migliore di tanti provvedimenti governativi. Il paese fu così lasciato nella logica
della foresta e per fortuna ci è andata bene”

2.1 Anni ’50 – La ricostruzione


Dopo la seconda guerra mondiale l'Italia è un paese devastato: i
bombardamenti anglo-americani, le distruzioni lasciate dai nazisti, la mancanza di
fiducia della popolazione, sembrano non lasciare prospettive e il futuro appare
incerto. L'economia è in crisi, la società è fondamentalmente quella della prima metà
del secolo: agricola, arretrata, tradizionalista, chiusa, profondamente legata alla
religione, provinciale, scarsamente alfabetizzata e modernizzata.
Nel giro di poco più di 30 anni l’Italia è cambia radicalmente: è uno dei 7
paesi più industrializzati e ricchi del mondo, altamente urbanizzata, integrata nel
sistema di alleanze occidentale che fa capo alla Nato e agli Usa, con un tenore di vita
dei suoi abitanti tra i più alti al mondo, secolarizzata.
Sono molti i fattori che spiegano quella che fu una della più profonde e
radicali trasformazioni mai avvenute nella storia italiana ed europea, ma la principale
causa del processo che rivoluzionò la società italiana è da ricercare in quel processo
storico che è stato denominato “miracolo economico” e che si colloca tra la metà
degli anni ’50 e la metà degli anni ’60.

2.2. Anni ’60 – Il Miracolo Economico

2.2.1. Presentazione
Fino agli anni ’50 l’Italia continua ad essere una nazione economicamente e
socialmente rurale con alcune aree di industrializzazione. Anche la cultura, lo stile di
vita e i valori sono quelli di una tradizionale società contadina: staticità, parsimonia,
risparmio, religione, conservatorismo e tradizionalismo, centralità della famiglia e
rapporti di solidarietà. Tra le fine degli anni ’50 e gli anni ’60 si ha una profonda
trasformazione che gli storici denominano “miracolo economico” o “boom
economico”, individuando nella crescita economica l’aspetto decisivo di questa
trasformazione che fu, comunque, una trasformazione che investì la globalità della
vita sociale: costumi, lingua, valori, politica, stili di vita, consumi, cultura, ecc.
Questo processo di fortissima crescita economica ha inizio nel 1958 e dura
fino al 1963. La crisi degli anni 1963 - 1964 interrompe solo momentaneamente lo
sviluppo che continuò fino al 1970, anno della “crisi petrolifera”.

Valutazione: aspetti positivi e negativi del Miracolo Economico


Molti storici, ma anche per molti intellettuali e critici del tempo, giudicarono
positivamente il “miracolo economico”, interpretandolo come un processo attraverso

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il quale l’Italia entrava finalmente nella modernità. Altri diedero e danno una
valutazione più critica. Pasolini parlò di una “mutazione antropologica” che portò a
un traumatico passaggio da una cultura rurale a una cultura consumistica;
l’antropologo De Martino parlò di una “Apocalisse Culturale” che distrusse cultura
e valori tradizionali, producendo lo sradicamento della popolazione e una
americanizzazione dei comportamenti. Altri ancora sottolineano come benessere e
crescita avvennero a vantaggio di pochi e a discapito della maggioranza.

2.2.2. Cause e Dinamica del boom economico


Lo sviluppo economico italiano avvenne nel contesto di una crescita
economica che coinvolse l’intero occidente e i cui fattori furono: il ritorno al libero
scambio, la stabilità monetaria garantita dal sistema del golden standard exchange
fondato sul dollaro, l’innovazione tecnologica, la dilatazione dei consumi e la
disponibilità di
materie prime e
fonti energetiche a
basso costo.
La crescita
economica fu
considerevole già a
partire dagli anni
’50, tra il 1951 e il
1958 la crescita del
PIL raggiunse una
media del 5,5%
annuo a causa sia
della domanda
interna e che degli
investimenti in
settori tradizionali come lavori pubblici, edilizia, agricoltura. Il vero e proprio boom
economico si ebbe tra il 1958 e il 1963 con un tasso medio di crescita annua del PIL
(Prodotto interno lordo) del 6,3%, inferiore in Europa solo a quello tedesco e nel
mondo solo a quello giapponese. Il reddito pro – capite passò da 296.000 lire annue
del 1951 a 536.000 del 1963.
I fattori che determinarono questa incredibile crescita economica furono
diversi. In primo luogo il basso costo del lavoro dovuto ai bassi salari e alla ampia
disponibilità di manodopera, molto superiore alla domanda.
Secondo fattore, specifico della situazione italiana, fu l’intervento dello stato
e il ruolo che esso giocò in economia. Lo stato fu il principale soggetto produttivo e
finanziario dell’economia italiana. L’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale),
ente ereditato dal fascismo e che raccoglieva le industrie pubbliche (Partecipazioni
Statali, industrie di proprietà dello stato), venne riorganizzato a partire dal 1948 ad
opera di Oscar Sinigaglia con la creazione di: Finmeccanica, Finelettrica e
Fincantieri. Inoltre le principali banche italiane (Banco di Roma, Credito Italiano,
Banca Commerciale) appartenevano anch’esse all’IRI, tramite cui lo stato
controllava il credito e la finanza. Nel 1953 Enrico Mattei fondava l’ENI (Ente
Nazionale Idrocarburi) che gestiva le risorse energetiche e in cui venne a confluire

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l’AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli), la cui attività consisteva nella


raffinazione e distribuzione di prodotti petroliferi. Grazie a Mattei L’ENI divenne
una delle più importanti aziende petrolifere al mondo rendendo disponibile i prodotti
dell’industria petrolifera all’economia italiana e favorendo il processo di graduale
sostituzione delle centrali a carbone con quelle
alimentate col petrolio e i suoi derivati.
In questo ENI ed IRI garantivano
acciaio, elettricità, energia, prodotti di base
dello sviluppo economico, a un costo molto
basso.
Logo dell’AGIP e sotto dell’ENI La terza ragione del miracolo
economico è da ricercare nell’incremento del
commercio mondiale e nell’apertura
dell’Italia al mercato internazionale con
l’abbandono del tradizionale protezionismo. La
domanda internazionale era orientata alla
richiesta di beni ad alto tasso di capitale e
tecnologia e questo favorì la modernizzazione dell’apparato industriale italiano.
Industrie italiane che beneficiarono della domanda estera e crebbero maggiormente
sviluppando tecnologie progredite furono la cantieristica, la meccanica, la chimica e
la siderurgica. Queste richiedevano ingenti capitali (alto tasso di capitale) e
investimenti in nuove tecnologie (alto tasso di tecnologia). La domanda interna era
invece orientata verso le industrie tradizionali: alimentare, tessile, edilizio, che
ebbero uno sviluppo ma minore rispetto alle precedenti e che garantivano profitti più
bassi.
Lo sviluppo economico si caratterizzò come un circolo virtuoso in cui
l’aumento della produttività (quantità di beni prodotti per unità di tempo) determinò
un aumento dei profitti (differenza tra valore del prodotto venduto e i suoi costi di
produzione: salari, materie prime, tasse, trasporto, energia, ecc. ecc.); mentre
l’aumento dei salari risultò molto minore rispetto a quello della produttività. Le
aziende quindi riuscirono ad autofinanziarsi con i propri profitti investendoli in
tecnologia e giungendo così ad aumentare ulteriormente produttività e profitto.

2.2.3. Limiti e sfasature del miracolo economico


La modernizzazione prodotta dal boom economico non portò benessere in
egual modo
per tutte le
classi sociali
e in tutte le
aree del
paese. Lo
sviluppo av-
venne infatti
in modo squi-
librato per la
totale man-
canza di un’azione di programmazione e coordinamento da parte dello stato che vi

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rinunciò in nome del libero gioco delle forze del mercato, nella convinzione,
derivante dalla dottrina economica liberista, che il mercato fosse di per sé dotato di
una propria razionalità e capacità di autogoverno. Questo produsse uno sviluppo
caratterizzato da profondi scompensi e distorsioni: produzione di beni di lusso per il
mercato estero o interno (domanda privata) a scapito della produzione di beni
pubblici, servizi sociali e beni di prima necessità; aumento dello squilibrio tra nord e
sud; fenomeni di distorsione e degenerazione del mercato. Segue un breve esame dei
principali limiti dello sviluppo italiano nel periodo considerato.

2.2.3.1. Struttura dualistica dell’apparato produttivo


Si consolida la tradizionale sfasatura tra quelle industrie che lavorano per
soddisfare la domanda estera in assenza di una domanda interna (cantieristica,
chimica, siderurgica, alcuni settori dell’industria meccanica, ecc.), caratterizzate da
alto tasso di capitale e tecnologia, alta produttività, bassi salari e grossi margini di
profitto e le industrie che producono per il mercato interno (tessile, edile, alimentare,
meccanica), soggette a scarsa concorrenza, che si caratterizzano per il basso tasso di
tecnologia e la compressione dei salari.

2.2.3.2. Assenza dello stato


Uno dei principali limiti dello sviluppo di questi anni fu dovuto al fatto che lo
stato non intervenne per regolamentarne le modalità e governarne la dinamica, ma
lasciò che si svolgesse in modo spontaneo e caotico. Quindi il solo criterio dello
sviluppo fu la ricerca a qualsiasi costo del profitto e ciò produsse enormi squilibri e
problemi (mancanza di case, speculazione edilizia, saccheggio del territorio,
abusivismo, lavoro nero, sfruttamento dei minori, assenza di infrastrutture,
corruzione, collusione criminalità e politica, ecc.).
Inoltre vennero a mancare quelle necessarie riforme che avrebbero reso più
efficiente il paese garantendo uno sviluppo più equilibrato dell’economia, una
distribuzione più equa dei redditi e una dinamica sociale più aperta. Infatti le
resistenze delle varie corporazioni bloccarono sul nascere qualsiasi tentativo di
riforma in settori quali: la pubblica amministrazione (burocratizzata, lenta e
inefficiente), i trasporti (orientati unicamente al trasporto su strada privato e
all’automobile), il sistema fiscale, la scuola, l’agricoltura, ecc.

2.2.3.3. Distorsione dei consumi


La crescita fu orientata alla produzione dei beni privati e di lusso piuttosto
che di quelli primari e pubblici. Quindi si diffuse un consumismo sfrenato a cui non
corrispose lo sviluppo di beni sociali come: scuole, case, ospedali, asili, vie di
comunicazione (a parte le autostrade), ecc.. Il risultato è che ancora oggi l’Italia
presenta un livello quantitativamente e qualitativamente basso di infrastrutture
(aeroporti, ponti, porti, asili, scuole, fogne, acquedotti, ecc. ecc.) rispetto agli altri
paesi europei.
Si diffusero modelli di vita e di consumo, indirizzati spesso più a beni
accessori e di lusso che ai beni di necessità: auto o tv divengono status-symbol e
spesso le famiglie possiedono tali beni ma non hanno i servizi igienici in casa.

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Inoltre il passaggio dai costumi e dai valori di un mondo contadino e arcaico


a quelli del consumismo e a un sistema di vita che emulava quello dei paesi più
avanzati, avvenne senza che vi fosse un pari sviluppo nell’ambito della coscienza
civile e della cittadinanza (diritti e dei doveri dei cittadini), dei servizi pubblici e
sociali, ecc. Il processo di cambiamento avvenne troppo rapidamente e senza che vi
fosse il tempo di maturare una nuova è salda identità, per cui si ebbe più uno
sradicamento, con perdita di identità, che l’adozione di un diverso sistema di valori
capace di fondare un nuovo senso di appartenenza.

2.2.4. Problematiche e aspetti dello sviluppo


Molteplici sono i fili che si intrecciano e disegnano la nuova società italiana e
decisivi furono, nel definire anche gli attuali assetti dell’economia e della società, i
fenomeni che si verificarono nel periodo del boom economico. Verranno esaminati
in forma di schede sintetiche alcune delle problematiche più significative.

2.2.4.1.Urbanizzazione
Con l’urbanizzazione si completa la trasformazione dell’Italia da paese rurale
e agricolo a paese industriale. Tra gli anni ’50 e ’60 si ha una gigantesca
ricollocazione geografica della popolazione nel territorio, l’emigrazione dal sud al
nord e le migrazioni interregionali, coinvolgono circa 9 MLN di persone. La
distribuzione della popolazione sul territorio si concentra nelle città, queste crescono
enormemente e intorno ad esse si sviluppano vasti quartieri dormitorio, a volte
squallide baraccopoli, senza alcun piano regolatore, senza servizi pubblici, senza
collegamenti. Abusivismo e speculazione edilizia, a causa della totale mancanza di
un controllo esercitato dallo stato, crescono anch’esse a dismisura: a Roma ogni 6,
case, 1 è abusiva. Nelle aree suburbane degradate si sviluppa la microcriminalità.
Cementificazione dell’Italia, degrado e/o devastazione culturale e paesaggistica del
territorio, corruzione della pubblica amministrazione, divengono fenomeni
generalizzati proprio a causa della speculazione edilizia e dell’urbanizzazione
selvaggia (bustarella in cambio di permessi, licenze, approvazione progetti, ecc.).
Esemplare il caso di Torino in cui i fenomeni dell’urbanizzazione e
dell’emigrazione dal sud al nord si intrecciano. La città passa da 719.300 abitanti nel
1951 a 1.124.714 abitanti nel 1967, divenendo la terza città meridionale d’Italia dopo
Napoli e Palermo.

2.2.4.2. Questione meridionale


Nel 1947 la questione meridionale si ripresenta in tutta la sua drammaticità.
L’Industria al sud è scarsamente sviluppata e tecnologicamente arretrata, la
produttività è bassa, la popolazione è per la maggior parte dedita ad un’agricoltura
arretrata, caratterizzata ancora dal latifondo, dalla presenza di ampie aree di incolto,
dal prevalere della cerealicoltura estensiva, dal caporalato 1 . La situazione era inoltre

1
Fenomeno malavitoso di sfruttamento della manovalanza agricola ed edile che caratterizzò il sud Italia. Il
“caporale”, in genere appartenente alla malavita organizzata, recluta nelle piazze dei paesi o nelle periferie delle
città, manodopera giornaliera pagata in nero e senza rispettare il contratto di lavoro, tenendo per se il 50% o più
della paga già molto bassa. Oggi il caporalato viene esercitato nei confronti degli immigrati, specie irregolari,
totalmente privi di tutela e ricattabili per la loro presenza illegale in Italia.

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resa problematica dalla mancanza di infrastrutture e dalla impreparazione della classe


dirigente del sud, priva di mentalità imprenditoriale. Tutto ciò limitava gli
investimenti al sud. In particolare il ceto politico - amministrativo meridionale, non
aveva vissuto quel processo di rinnovamento che era avvenuto almeno in parte al
centro - nord ed era prevalentemente ancora quello dell’Italia prefascista e fascista;

Le trasformazioni nella distribuzione del lavoro in alcuni paesi europei

incapace per mentalità, formazione e interessi di gestire un processo di


modernizzazione economica e sociale del meridione. A questo si deve aggiungere la
vicinanza di un parte del ceto dirigente meridionale con la criminalità organizzata, di
cui si era avuta testimonianza nel corso della lotta per la riforma agraria condotta
nell’immediato dopoguerra proprio al sud e che aveva visto latifondisti e partiti
politici del centro destra fare ricorso all’aiuto della mafia per reprimere le proteste
dei contadini.
La forte migrazione verso il centro – nord non produsse, come molti si
aspettavano, uno sviluppo del sud, certamente le rimesse degli emigrati aumentarono
la ricchezza al sud, ma non produssero sviluppo. Invece si fece sentire pesantemente
un’altra conseguenza dell’emigrazione al nord, lo spopolamento di intere regioni e
paesi che portò al degrado di vaste aree e all’abbandono dei terreni.
Una nuova cultura meridionalista si andò sviluppando a Napoli attorno allo
SVIMEZ, Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno, centro studi che promosse
una nova strategia di intervento al sud basata sull’idea che, con una politica di
pianificazione economica, il meridione, da peso per l’economia del paese, potesse
trasformarsi in una risorsa anche per il Nord. Nel 1950, anche come conseguenza di
questo nuovo approccio, viene istituita la “Cassa per il Mezzogiorno”, ente pubblico
che doveva finanziare lo sviluppo del sud, e che nel corso della sua esistenza erogò
capitali pubblici per circa 280 MLD di lire (circa 140 MLD di Euro) con cui vennero
finanziate iniziative industriali e la creazione di infrastrutture nel sud, senza
modificare sostanzialmente il divario esistente tra nord e sud in termini di reddito pro
capite e di PIL. Corruzione, clientelismo, finanziamenti a pioggia senza controllo,
limitarono i benefici delle iniziative legate alla Cassa per il mezzogiorno.
Fondamentalmente si fece ricorso a tre principali strategie politico .
economiche per promuovere lo sviluppo del mezzogiorno: investimenti
infrastrutturali, agevolazioni alle imprese (nella concessione dei mutui o nelle
imposte) e intervento diretto dello stato. Tramite l’Iri e la Cassa per il Mezzogiorno
si decise di realizzare impianti industriali concentrati in alcuni principali centri del
sud che dovevano fungere da centri di irradiazione dello sviluppo economico
(Brindisi, Bari, Cagliari, Salerno, Taranto), ma il malgoverno e le scelte discutibili

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

produssero la politica delle “cattedrali nel deserto”, grandi impianti frutto di


massicci investimenti in zone sottosviluppate e non servite da sufficienti
infrastrutture, essenziali per la loro crescita (strade, porti, banche, istruzione, ecc.),
che non produssero alcun effetto di crescita significativa e rappresentano oggi realtà
industriali in crisi o da tempo fallite.
Gli anni del miracolo economico furono quindi drammatici per il sud che non
solo non partecipò alla crescita economica ma che divenne terra di emigrazione e
serbatoio di forza lavoro per i paesi del nord Europa o dell’Italia del nord, essendo
l’emigrazione l’unica scelta possibile per garantirsi la sopravvivenza.

2.2.4.3. Benessere
A causa del diffondersi di una maggiore ricchezza il reddito pro capite
aumenta del 134% tra 1951 e 1971, e il boom economico, portano ad un netto
incremento del tenore di vita della popolazione, anche in Italia si sviluppa la società
del benessere.

Nel 1953 nessuna famiglia disponeva di TV, solo il 4% disponeva di lavatrice


e il 14% possedeva un frigorifero. Queste percentuali salgano nel 1960
rispettivamente al 20%, 5% e 17%; nel 1971 possiedono una TV l’82% delle
famiglie, una lavatrice il 63%, un frigorifero l’86%. Nel 1951 il 92,6% delle case
italiane non disponevano della combinazione di energia elettrica, acqua potabile e
servizi igienici interni, che costituiscono i fattori le più elementari per la vita
quotidiana. Le automobili sono 700.000 nel 1954, nel 1964 quasi 5 MLN. Nel giro di
pochi anni la disponibilità di beni di consumo, elettrodomestici, auto e moto, tempo
libero, consumi culturali, trasforma radicalmente il modo di vivere e la mentalità
degli italiani
L’industria elettrodomestica italiana, caso esemplare del boom economico,
diviene una delle prime al mondo: “Nel 1947 la Candy produceva una lavatrice al
giorno, la Ignis aveva poche dozzine di operai, e la Zanussi solamente 250
dipendenti. Nel 1951 l’Italia produceva appena 18.500 frigoriferi. Nel 1957 il
numero era cresciuto fino a 370.000 unità e con il 1967 aveva raggiunto 3.200.000

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

unità, facendo dell’Italia il terzo produttore mondiale di frigoriferi, dopo gli Stati
Uniti e il Giappone. Nello stesso anno l’Italia era anche diventata il maggior
produttore europeo di lavatrice e lavastoviglie; la Candy produceva, ormai, una
lavatrice ogni 15 secondi” 2 .

2.2.4.4. La Televisione
Il 3 gennaio 1954 comincia il
regolare servizio televisivo della
RAI (Radio Audizioni Italiane che
diverrà nell’aprile del 1954
Radiotelevisione Italiana). Nel
1957 va in onda il primo numero di
Carosello, nel 1962 viene
inaugurato il secondo canale (Rai
2), nel 1979 viene inaugurata la
terza rete (Rai 3). La RAI diviene
un fondamentale strumento di
potere per la formazione e il
controllo dell’opinione pubblica.
La DC, e in modo indiretto il
Vaticano, tramite il controllo di
informazione, spettacoli culturali e
di intrattenimento e censura,
portano avanti la difesa dei valori religiosi e tradizionali ma veicolano, allo stesso
tempo, il diffondersi del consumismo che sarà la principale forza che porterà alla
secolarizzazione (processo di riduzione del ruolo e dell’importanza della religione
nella vita sociale, politica e quotidiana) e alla crisi dei valori morali tradizionali. È
Pasolini che nel 1973 definisce la
TV come il principale veicolo del
consumismo e dell’omologazione
culturale capace di realizzare
quell’imposizione di valori dall’alto
che non era riuscita, se non in modo
superficiale, nemmeno al fascismo:
“E’ attraverso lo spirito della
televisione che si manifesta in
concreto lo spirito del nuovo
potere. [...] Il fascismo, voglio
ripeterlo, non è stato in grado
nemmeno di scalfire l’anima del
popolo italiano: il nuovo fascismo,
attraverso i nuovi mezzi di
comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha
scalfita, ma l’ ha lacerata, violata, bruttata per sempre”. (Scritti corsari, Milano,
Garzanti 1975, p. 30).

2
Paul Ginsborg, , Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Socità e politica 1943 – 1988, Einaudi,
Torino, 1989.

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

Questo “nuovo fascismo” è il potere consumistico, totalmente irreligioso e


che si incarna in Carosello, da qui la denuncia dell’errato obiettivo della censura
vaticana: “E’ vero che in tutti questi anni la censura televisiva è stata una censura
vaticana. Solo però che il Vaticano non ha capito che cosa doveva censurare.
Doveva censurare per esempio “Carosello”, perché è in Carosello, onnipotente, che
esplode in tutto il suo nitore, la sua assolutezza, il nuovo tipo di vita che gli italiani
“devono” vivere [...] Il bombardamento ideologico televisivo non è esplicito: esso è
tutto nelle cose, tutto indiretto. Ma mai un “modello di vita” ha potuto essere
propagandato con tanta efficacia [...]” (op. cit. pp. 69-70).

2.2.4.5. Consumismo
Gli anni della rivoluzione economica sono gli anni in cui si realizza quella
“mutazione antropologica”, così chiamata da Pasolini, che vedrà il tramonto dei
valori della tradizione contadina e religiosa e all’affermazione di un modello di vita

improntato ai valori dell’edonismo e del consumismo da cui la religione era


completamente esclusa. Urbanizzazione, benessere, mass media, consumismo
portano alla distruzione di tutti i valori dell’Italia tradizionale e contadina, anche di
quelli positivi (festività, coesione sociale, rapporti interfamiliari, solidarietà, ecc.),
pluralistici e locali. I nuovi valori, frutto di tale mutazione omologante, sono quelli
del profitto, del divertimento, dell’egoismo, fini a se stessi e perseguiti ad ogni costo,
delle mercificazione di morale, sentimenti e rapporti umani: “il nuovo potere
consumistico completamente irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante,
anzi, più repressivo che mai; corruttore; degradante (mai più di oggi ha avuto senso
l’affermazione di Marx per cui il capitale trasforma la dignità umana in merce di
scambio)” (op. cit., p. 97).

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

La conclusione di Pasolini è desolante, il passaggio traumatico e senza


soluzione di continuità dal mondo arcaico e contadino a quello della modernità e del
benessere trasforma gli italiani: “Essi sono divenuti in pochi anni (specie nel centro

sud) un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale” (La discussione storica,


vol. 3, pag 583).

2.2.4.6. Emigrazione
Tra il 1955 e il 1971 si produce un flusso migratorio interregionale che ha un
carattere epocale e trasforma per sempre la conformazione demografica del territorio
italiano e opera un profondo mescolamento della popolazione. Uno dei fattori che
determinarono il boom economico fu proprio l’ampia disponibilità di manodopera a
basso costo e questa fu rappresentata, in gran parte, dalla massa dei lavoratori
meridionali che emigrarono al sud e costituirono quella manodopera a salari
bassissimi che rappresentò il vantaggio competitivo per molte aziende del nord, che
mantennero poterono basso il costo del lavoro e resero competitivi i propri prodotti
nei mercati esteri.
E’ difficile fornire una stima numerica del flusso migratorio che si ebbe a
partire dal 1955 da sud verso il centro e il nord, poiché non si dispone di dati certi,
infatti i certificati di residenza venivano concessi solo a chi dimostrava di possedere
già un lavoro nel luogo verso cui emigrava e quindi gli emigranti del sud si
spostavano clandestinamente. Secondo stime approssimative le migrazioni
interregionali coinvolsero, tra 1955 e 1971, 9.140.000 italiani. Di questi circa la metà
erano meridionali, se si considera che la popolazione meridionale era di circa 18
MLN di persone, si possono comprendere le gravissime conseguenze che tale esodo
ebbe per il sud: spopolamento e abbandono dei paesi; degrado del territorio
abbandonato a se stesso; scomparsa della forza lavoro più giovane e intraprendente;
perdita di mestieri tradizionali, ecc.
Per gli emigrati meridionale il trasferimento fu traumatico, si trattò di un
cambiamento radicale di vita e lavoro e di affrontare condizioni di esistenza precarie
(vita nelle baraccopoli, malnutrizione, condizioni igieniche disastrose, xenofobia,
ecc.), ma poco si sa di questo periodo a livello di opinione pubblica.
Altra conseguenza fu la creazione di grandi periferie urbane e la crescita
demografica delle città del nord che si popolarono di meridionali, Milano passò da

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

1.274.000 abitanti nel 1951 a 1.681.000 nel 1967, Torino nello stesso periodo passò
da 719.300 a 1.124.714, divenendo, come si è già detto, la terza città meridionale
d’Italia dopo Napoli e Palermo.

2.3. Il disastro del Vajont

1963, anno in cui gli storici e gli economisti assumono come termine del
miracolo economico italiano; 1963, l’anno della tragedia del Vajont, 1910 morti
ufficiali, citato come caso esemplare di “disastro evitabile” nel 2008, “anno
internazionale del pianeta terra”. La
tragedia del Vajont conclude l’epoca
del boom economico italiano e ne
rappresenta virtù e limiti: la perizia
tecnica e la capacità di progettare; la
totale assenza di un’azione di guida e
controllo da parte dello stato; la
ricerca del profitto fine a se stessa; le
grandi capacità costruttive italiane; la
speculazione edilizia e la devastazione
del territorio; l’intreccio tra potere
politico, economico e mediatico; il totale disprezzo delle reali esigenze della
popolazione; la mancanza di una politica del territorio e dell’ambiente; ecc. ecc. Il
vero evento – simbolo del Miracolo Economico italiano è il disastro del Vajont.
9 ottobre 1963, ore 22:39, dal monte Toc, che nel dialetto del luogo significa monte
Marcio, si stacca una frana di 270 MLN di m. cubi che alla velocità di 30 ms
precipita nel grande invaso realizzato con la costruzione della Diga sul Vajont (115
MLN di m cubi d’acqua). L’impatto genera una scossa sismica e un’onda che supera
la diga, alta 264 m. la più alta al mondo. Ma l’onda prodotta dalla frana è ancora più
alta e una parte di essa supera di 250 m. la sommità della diga, diga che rimane
intatta, è ben costruita, sta ancora lì, dopo 47 anni, perfettamente integra, con il suo
invaso colmo di sola terra, un lago di terra, terra franata il 9 ottobre del 1963. Il
fronte dell’onda, ai piedi della diga
dove inizia la valle del Piave è di 150
m., la valle è lunga 1.600 m. si
restringe, il fronte dell’acqua
all’uscita è di soli 70 metri e forma
un’onda di piena che percorre la
pianura a una velocità di 6 m. al
secondo, quando giunge a Belluno,
20 Km più a sud, l’onda è ancora alta
12 metri (un palazzo di 4 piani). Dei
paesi ai piedi della diga non resta
quasi nulla: Longarone, Pirago, Maè,
Villanova, Rivalta sono rasi al suolo.
Già da due anni la giornalista
dell’Unità Tina Merlin, facendosi
portavoce dei timori della

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

popolazione per la costruzione dell’enorme diga, ne denunciava il pericolo, così


scriveva il 21 febbraio del 1961: "...Un' enorme massa di 50 milioni di metri cubi di
materiale, tutta una montagna sul versante sinistro del lago artificiale, sta franando.
Non si può sapere se il cedimento sarà lento o se avverrà un terribile schianto. In
quest' ultimo caso non si possono prevedere le conseguenze...". Fu denunciata per
"diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico" tramite i
suoi articoli, processata e assolta dal Tribunale di Milano. Da due anni gli abitanti
della zona denunciavano i movimenti del terreno, le scosse telluriche, i boati
provenienti dalla montagna, ma non vennero ascoltati, troppo forti gli interessi
economici in gioco intorno alla costruzione della diga. Tutte le perizie geologiche
effettuate per conto della società proprietaria della diga, la SADE (società adriatica di
elettricità), pur segnalando la presenza di problemi nel territorio e la possibilità del
verificarsi di una frana, non vengono presi in considerazione.
Nel 1956 i lavori di costruzione della diga cominciano senza l’autorizzazione
ministeriale e del genio civile. Gli espropri erano già cominciati da tempo e
riguardavano un’area enorme, di notevole interesse ambientale ed economico:
foreste, terreno fertilissimo, strade. Gli abitanti vedono le loro terre espropriate dagli
uomini della SADE, sprovvisti di autorizzazione, senza neanche essere avvertiti,
inutili le proteste, il potere politico, la magistratura, le forze dell’ordine sono al
servizio degli interessi politico – economici scatenati dal miracolo economico, i
cittadini vengono per ultimi.
Nonostante nel corso dei lavori vi siano scosse telluriche, frane e
smottamenti, nonostante si scopra una paleofrana sotto il monte Toc che in pratica
poggiavo su uno scivolo, i lavori procedono. Nel 1960 una frana di 800.000 m. cubi
si stacca dal monte Toc e finisce nell’invaso, non importa, i lavori procedono. Si
giunge alla fine dei lavori e al collaudo. La diga è alta 720
metri, è pericoloso riempirla fino ai 700 metri, viene
riempita fino ai 710 m. Boati, fratture nel terreno, scosse
sismiche, la popolazione non viene avvertita, la notte la
tragedia.
Tina Merlin che tanto aveva combattuto per
difendere gli abitanti della zona dal mostro cercherà per
anni di pubblicare un libro in cui descriverà tutti gli
avvenimenti, compresi errori, le complicità politiche,
malafede, trascuratezza criminosa di stato e imprenditori,
dal 1963 cercherà di far pubblicare il suo libro, solo nel 1983 trovò un editore, venti
anni dopo. L’intervista che la Merlin concesse alla TV francese e in cui raccontava di
come tutti sapessero non ebbe l’autorizzazione da parte dello stato italiano per la
messa in onda. La censura del potere, un potere in questo caso criminale, impedisce e
imperi sempre che i cittadini italiani conoscano la verità, anche in questo caso la
tragedia del Vajont è simbolo dell’Italia di quella del boom economico, ma anche
dell’Italia delle stragi e dei misteri che verrà dopo.
La serie di processi che verrà innescata dalla tragedia del Vajont si
concluderà solo nel 1997, 34 anni per avere giustizia, anche di questo, della totale
assenza di giustizia nel nostro paese, la tragedia del Vajont è simbolo.

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

L’ITALIA DELLE MISERIA – ANNI ’50 E ‘60


1953 - miniera di zolfo a Caltanissetta

una classe delle elementari di Africo (Reggio


Calabria) nel 1948

Palermo, 1956, sei in un letto

Anni ’60, Mergellina, Napoli, trogloditi

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

L’ITALIA DEL BENESSERE E DEL CONSUMISMO – ANNI ’60 – ‘70

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

FONTI

TESTI
- Cataldi, Abate e Altri, Di fronte alla storia, Il novecento e oltre, Palumbo Editore
- De Bernardi – Guarracino, La discussione storica, Edizioni Scolastiche Bruno
Mondadori;
- Lepre – Petaccone, La storia, volume 3b, Zanichelli;
- Giardina, Sabbatucci, Vidotto, Il mosaico e gli specchi, Editori Laterza;
- Feltri, Bertazzoni, Neri, Chiaroscuro, Novecento e oltre, SEI
- Palazzo, Bergese, Rossi, Storia, Magazine, Editrice La Scuola
- Salvadori, Storia dell’età contemporanea, terzo volume, Loescher

LINK - LA STORIA POLITICA


Generali:
governi dell’Italia Repubblicana:
http://www.governo.it/governo/governi/governi.html
storia della Repubblica:
http://it.wikipedia.org/wiki/Italia_repubblicana#Dal_1963_al_1978
Dati elettorali:
referendum 1946: http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_istituzionale_del_1946
elezioni 1948: http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1948
elezioni 1953: http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1953
Centrismo
http://www.scuolascacchi.com/storia_novecento/italia_repubblicana.htm
http://www.storiaxxisecolo.it/larepubblica/repubblica5.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Centrismo_(Italia)
centro – sinistra
http://it.wikipedia.org/wiki/Centrosinistra#Il_centro-sinistra_in_Italia
Miracolo economico

LINK - ECONOMIA E SOCIETÀ


Il Miracolo economico
http://it.wikipedia.org/wiki/Boom_economico
http://www.storiaxxisecolo.it/larepubblica/repubblicaboom.htm
http://www.bibliolab.it/boom_ciosf/index.html
Consumismo:
http://piazzamarineo-continua.blogspot.com/2010/01/pier-paolo-pasolini-
corsaro.html
La situazione degli italiani e l’emigrazione. Molte immagini sono prese da questo
sito: http://rcslibri.corriere.it/rizzoli/stella/immagini/fotoitalia.spm
Il disastro del Vajont:
http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_del_Vajont
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/10/08/vajont-la-valle-
scomparsa.html
http://www.vajont.net/
http://www.jolefilm.it/files/index.cfm?id_rst=19

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Corso di storia dell’Italia contemporanea La Storia: anni ’50 e ‘60

video incontro con i parenti delle vittime 2008 http://www.blip.tv/file/1498745/


articolo comparso su “La Stampa” nel 2008:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200810articoli/37192girata.a
sp
articoli sul sito cittadini dedicati alla tragedia
http://www.rai.it/RAInet/societa/Rpub/raiRSoPubArticolo2/0,,id_obj=3977,00.html
http://www.rai.it/RAInet/societa/Rpub/raiRSoPubArticolo2/0,,id_obj=3881,00.html

La storia e le storie - Gli anni della Ricostruzione e del Miracolo


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