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Gianluca Pace

Matricola: 1241028
Corso: Laurea Specialistica in Storia Contemporanea
E-mail: oleron@live.it

Storia d'Italia. Annali 22. Il Risorgimento

Per una nuova storia del Risorgimento

La storiografia tende ad analizzare il Risorgimento italiano come un movimento distaccato dalla gran
parte della popolazione della penisola italiana. Molte volte si è scritto e detto che l'unificazione italiana
sia avvenuta con l'interesse di una sola ristretta fascia di popolazione, perlopiù èlite e uomini che, in
quel periodo, erano ai vertici di comando. Contrariamente a quanto sostenuto da questi filoni
storiografici in questo volume si è voluto dimostrare come l'Unità sia avvenuta anche grazie al
contributo della popolazione italiana.
Una partecipazione di massa che avrebbe contribuito, in maniera determinante e incisiva, alle vittorie
nelle guerre d'indipendenza. Quando si parla di una grande partecipazione del popolo italiano non si
vuole intendere, secondo gli stereotipi mazziniani, l'immagine di un popolo che improvvisamente si
sveglia contro l'invasore bensì si vuole descrivere il grande coinvolgimento numerico della popolazione
ai moti risorgimentali: non poche centinaia ma decine di migliaia di persone, in un'Italia per lo più
analfabeta e povera, senza trasporti e con poca informazione; caratteristiche che rendono ancora più
interessante il fenomeno. L' abbattimento della monarchia francese ha cambiato, nel continente
europeo e non solo, il ruolo del popolo nella scena politica nazionale e internazionale. Un popolo che
finalmente diventa consapevole della propria importanza e che vuole diventare protagonista nelle scelte
nazionali e che vuole essere sovrano nell'azione politica. La rivoluzione francese così come quella
tedesca, oltre ad aver emancipato il popolo, ha anche creato un legame tra l'azione politica e il
romanticismo irrazionale con la suggestione e la spinta all'azione eroica per la propria nazione. Così,
nell'ottocento, si legarono i concetti di nazione e romanticismo e si creò la spinta nazionalistica e
patriottica che fu alla base della movimento risorgimentale.
Il romanticismo non si mostrò sole come un movimento 'introspettivo' ma, unendo l'amore privato con
l'amore pubblico, diede vita al “bottom wind” che spinse il popolo europeo a combattere per la propria
nazione.
Gli elementi caratteristici del Risorgimento sono stati: la mobilitazione dal basso (spedizione di
Garibaldi nel 1860), utilizzazione del melodramma romantico come mezzo di comunicazione e
l'intervento della borghesia urbana del centro nord.
L'ideale romantico-nazionale ha trovato una larga diffusione in Italia e in Europa grazie anche all'opera
di molti intellettuali che, con le loro produzioni, hanno diffuso i loro progetti politici. In Italia Mazzini è
risuscito ad unire il carisma politico risorgimentale con l'opera e la produzione intellettuale ed artistica
così come Garibaldi che, a fianco all'azione militare, ha sempre portato avanti scritti autobiografici.
Per coinvolgere il popolo nell'azione politica non si poteva trascurare la narrazione e la propaganda, gli
unici mezzi che un movimento ha per coinvolgere la massa ai propri ideali.
Così, durante l'ottocento, si viene a creare il cosiddetto “spazio delle figure profonde”. Figure che, legandosi
alla tradizione plurisecolare della nazione, rimandano a immagini chiave come la vita, la morte, l'amore,
l'odio e la sessualità.
Tra le varie figure profonde c'è quella della parentela che tende a sviluppare un rapporto di continuità tra
le generazioni passate e quelle future, creando un'idea di una comunità di discendenza che unisce tutte le
varie tappe e i personaggi della storia italiana: da Dante a Machiavelli, dalla battaglia di Legnano ai
Vespri Siciliani. Attraverso queste figure si può creare la tradizione e la memoria di un popolo, armi con
le quali la popolazione può dimostrare di appartenere ad una collettività. Si possono così gettare le basi
per la nascita di una vera e propria nazione. Inoltre questi elementi creano un' unione anche biologica
ed etnica tra gli individui.
La seconda figura profonda è quella legata all'intreccio di amore, onore e virtù. La particella elementare di
questa figura è il rapporto chiaro e deciso tra uomo e donna con l'alta enfasi messa sull'eterosessualità.
Amore romantico e amore patriottico corrono parallelamente sullo stesso percorso come in Foscolo. Si
crea il nesso famiglia-nazione, elemento chiave e alla base per la creazione di una comunità nazionale. I
maschi-eroi devono difendere il proprio amore, la propria famiglia e la propria nazione per lottare
contro gli invasori per la libertà del proprio popolo. Le donne, al contrario, svolgono compiti di
assistenza civile e di gestione familiare. Spesso gli italiani, dipinti come popolo che non sa battersi e
difendere i propri ideali, hanno dovuto combattere, a livello europeo, contro questi stereotipi.
La terza figura profonda è quella del sacrificio. I linguaggi usati dalla propaganda risorgimentale spingono
sulla retorica del sacrificio e del martirio, azioni che, in un ideale romantico, creano la fede verso la
patria. Con queste caratteristiche, del sacrificio e della fede nella nazione, che si crea il mito della figura
di Giuseppe Garibaldi. Eroe che è pronto ad affrontare la morte e che sacrifica la propria vita per l'idea
di vedere unita la propria nazione. Questi eroi, con elementi talvolta anche messianici, vogliono
dimostrare che con il loro martirio si può salvare e liberare il popolo. Così, affianco al valore salvifico
che viene attribuito alla morte, si esalta il culto dei morti.

Oltre alle figure profonde in Italia rimanevano anche numerosi ostacoli all'Unità che possiamo chiamare
campi di tensione: L'Italia, ancora non unita e arretrata economicamente, non poteva offrire molti “spazi”
a discorsi patriottici; l'opinione pubblica, molto influenzata da una Chiesa conservatrice era portata ad
essere scettica verso ogni discorso sull'unificazione italiana. Elementi come le tradizioni conservatrici in
politica, timori familisti e la poca istruzione trovavano terreno fertile nell'arretratezza dei frammentati
stati italiani. Elemento chiave in un'Italia povera e analfabeta era il grande distacco dei contadini dalla
vita politica e dal movimento nazionalistico risorgimentale, soprattutto nelle zone rurali del meridione
dove era anche pressoché totale il tasso di analfabetismo.
Le donne, condizionate dalla morale cattolica predominante nella penisola, si dedicavano per lo più solo
al focolare domestico e, anche nella propaganda nazionalistica, il loro ruolo prefigurato era quello di
eroine nel campo materno e familiare. Anche se spesso gli uomini del Risorgimento sono stati aiutati da
donne coraggiose che, mettendo a rischio anche la famiglia, si sono battute per la difesa dell'ideale.

Ma i campi di tensione non sono una caratteristica propria del Risorgimento bensì un elemento comune
in tutti i processi storici anzi, contraddizioni e resistenze, sono più numerose quanto più vasto
l'orizzonte etico del processo: la verità è che la forza del Risorgimento è stata quella di opporsi ai campi
di tensione integrando in un unico discorso le figure profonde.

P. Ginsborg – Romanticismo e Risorgimento: l'Io, l'amore e la nazione

In poche occasioni gli storici italiani e europei si sono interessati al legame fondamentale tra
Romanticismo e Risorgimento. La complessità del fenomeno Romantico e la sua diffusione su scala
europea può, in parte, spiegare il perché gli storici non abbiano approfondito la questione. Michel Lowy
e Robert Sayre hanno messo in luce tutte le contraddizioni in seno al romanticismo: cosmopolita e
nazionalista, repubblicano e monarchico.
Ma probabilmente l'elemento chiave del Romanticismo europeo fu l'aspirazione all' autorealizzazione
dell'individuo; l'uomo romantico cercava di sviluppare il proprio io e di proiettarlo altrove.
Naturalmente il movimento Romantico veniva declinato in diversi aspetti: dall'ideale dell'amuor-passion
al rapporto con la natura, il tema del viaggio, un rapporto 'emotivo' con la storia e e con il desiderio di
ritornare ad una antica felicità ormai perduta e, infine, un rapporto stretto con l'ideale salvifico della
morte. Tutto questo veniva condensato in un tempo non lineare ma sconvolto dalle improvvise
accelerazioni date dai romantici.
Il Romanticismo non è alla base della rivoluzione francese ma, al contrario, segue la scia degli eventi
politici di fine settecento anche perché fu solo la prima generazione 'romantica' ad aver vissuto i
fermenti rivoluzionari. Gli intellettuali romantici apparvero sullo scenario europeo solo quando la
rivoluzione era ormai passata, e vissero con disillusione gli anni della restaurazione.
Gli orrori del terrore e della restaurazione in Francia non fecero che aumentare il senso di alienazione
dei romantici rispetto alla scena politica nazionale. Molti dei romantici che furono delusi dai passaggi
politici di inizio ottocento, misero le basi per i primi moti rivoluzionari prima del 1820-21 e poi 1830-
32, partecipazione politica che culminò con gli eventi rivoluzionari del 1848.
Se la prima generazione romantica che visse gli anni febbrili della rivoluzione francese portava avanti
gli alti ideali di 'trasformare la condizione umana' al contrario, nel periodo della restaurazione e soprattutto
nell'Europa meridionale, si possono distinguere tre diversi movimenti: un primo movimento è quello
cristiano-universalista annunciato da Novalis. La seconda di queste correnti fu il liberalismo. In gran
parte dell'Europa, a dispetto dei pregiudizi storici sullo scarso legame tra liberalismo e romanticismo,
questi due movimenti si accompagnarono l'un l'altro nei percorsi storici nazionali. L'ultimo movimento
che nasce come costola del romanticismo durante la restaurazione è il nazionalismo. Fu, senza dubbio,
il connubio migliore. Gli intellettuali romantici della seconda metà dell'ottocento furono rappresentati
in Italia dall'esperienza del Gabinetto Vieusseux di Firenze.
Lord Byron, fine poeta e politico inglese, fu importante come modello di ispirazione per gli intellettuali
italiani. Molti dei suoi versi furono dedicati all'Italia. Per giudicare l'influenza del poeta inglese sulla
letteratura e la politica italiana basta pensare che già nel 1842 si era diffusa una versione italiana in
prosa di tutte le più importanti opere di Byron. Il più citato nei taccuini di Cavour era sempre Byron
così come Mazzini non mancò di elogiare lo stesso poeta inglese. L'elemento della poesia di Byron che
faceva breccia nei cuori dell'intellighenzia italiana era senza nessun dubbio la speranza di riveder
rinascere antiche nazioni come Grecia e Italia.

Durante l'ottocento l'emancipazione femminile ha creato una forte unione tra la sfera pubblica e la sfera
privata. Lo stesso nazionalismo si sforzava di unire i sessi per, in un fine più alto, mettere insieme la
famiglia all'interno della comunità nazionale. Esistono complesse forme di connessione e di frattura nel
rapporto fra i due generi durante l'ottocento:

L'amore romantico

'I dolori del giovane Werther' di Goethe cambiò l'idea dell'amore privato trasformandolo in un concetto
romantico, intenso e raffinato. Così l'amour-passion, trattato come un' ossessione in Leopardi, si
sublimava nelle situazioni negative e nella disperazione. Sicuramente nel rapporto dei due sessi la
passione maschile dominava nelle relazioni affettive. Ma l'amore non permeava solo gli aspetti privati
ma si riversava anche nella vita pubblica così che si passava dall'amore di coppia all'amore per la nazione
Spesso nella retorica risorgimentale l'Italia veniva immaginata al femminile; una sorta di personaggio
femminile autonomo.

Famiglia

Alla base del nazionalismo europeo ottocentesco c'è il rapporto tra famiglia e comunità civile nazionale.
Lo stesso Ugo Foscolo, in un articolo apparso nel 1826 per il “London Magazine” con il titolo 'Le donne
d'Italia' disse che l'Unità italiana non si sarebbe compiuta se prima non si fosse fatto ordine nei rapporti
familiari. Anche Mazzini diceva che la famiglia era fondamentale per la creazione della nazione, una
cellula base d'amore, il cuore della patria. Spesso gli storici indicano l'ottocento come una tappa
fondamentale per la sostituzione dei matrimoni combinati con i rapporti d'amore. Ma, spesso, l'uomo
romantico, al contrario delle donne, non viveva facilmente l'amore coniugale. Gli esempi fallimentari dei
rapporti familiari dei più importanti uomini del Risorgimento confermano le difficoltà di creare un
unione stabile. Erano molte le differenze con la Gran Bretagna: il modello maschile inglese rifletteva il
periodo di pace e prosperità che viveva l'Inghilterra tra il 1830 e il 1860. Al contrario in Italia si
vivevano gli anni convulsi dell'unificazione nazionale. Il maschio inglese si godeva l'ambiente domestico
come 'rifugio' dalla disciplina del lavoro quotidiano.
Natura

I protagonisti del Risorgimento non davano alla natura una ruolo decisivo anzi, al contrario, erano
molto antropocentrici. Il risorgimento si è manifestato come un movimento orientato verso il futuro e
il progresso.

Molto più limitato, rispetto alla sfera privata, l'influenza del Romanticismo nella sfera pubblica. Nel suo
saggio del 1925 Carl Schmitt presentò il Romanticismo come un retaggio della rivoluzione francese, un
pericoloso mix di secolarizzazione e individualismo. Per Schmitt gli uomini romantici sostituivano al
culto del mondo reale il culto dell'Io trasformando in una visione 'romanzata' la realtà.
Prendendo come esempio il fallimento dei nazionalisti democratici in Germani nel 1848 Schmitt
sostenne che i romantici erano incapaci a muoversi nella sfera pubblica. Definì il movimento romantico
politico come 'occasionalismo soggettivato', il mondo è solo un occasione per metter in mostra la
produzione romantica.
Spesso risulta difficile non dare ragione a Schimitt soprattutto analizzando tutte le tappe fallimentari
della storia risorgimentale italiana (la spedizione di Mazzini in Savoia nel 1834 o la morte dei fratelli
Bandiera in Calabria nel 1844). Anche Benedetto Croce, nella sua 'Storia d'Europa del secolo decimonono'
definì il Romanticismo come soltanto una fase di passaggio in una società in cui i vecchi valori erano
stati messi in crisi e dove si stavano ponendo le basi per nuovi ideali liberali.
Claudio Cesa scrisse che 'la società era inaccettabile ai romantici' e, come disse anche Frederick Baiser i
romantici erano vittime di una 'triplice alienazione: da se stessi, dal prossimo e dalla natura e il loro fine era
superare questi rapporti alienati'.
Sia Hegel che Marx descrivevano la società borghese capitalista come una società viziata
dall'alienazione. Per i romantici l'industrializzazione stava distruggendo l'umanità e la comunità civile;
una società che doveva evolversi da sola per vie naturali e non forzata da meccanismi esterni. Anche
Garibaldi, visto all'estero come un condottiero della libertà, fu preso ad esempio dagli operai inglesi che
lottavano contro le macchine e 'contro gli orrori del capitalismo'.
Sul tema dell'emancipazione femminile sono pochi i romantici che si schierarono a favore delle libertà
per le donne che, al contrario, dovevano 'coltivare' la propria bellezza e prendersi cura della famiglia.
Tra il 1830 e il 1848 troviamo l'acme della partecipazione civile da parte dei romantici con la diffusione
del nazionalismo e del romanticismo. L'uomo romantico coltivava l'ideale della libertà individuale molto
più di quanto facessero Hegel o Marx ma si contraddicevano nella sfera privata e familiare nei rapporti
col genere femminile.
Il Romanticismo influenzò, e non poco, il Risorgimento italiano. D'Azeglio viene generalmente
considerato come 'l'artista in politica'. Massimo D'Azeglio, politico, scrittore e pittore, percorse la sua
vita con un forte impegno nazionalistico e romantico e spesso parlò del 'coraggio civile ' definendolo
'non inferiore al valore militare'. D'Azeglio voleva porre le basi per la nascita di un movimento
moderato di massa anche se, una volta al potere come Presidente del Consiglio dei Ministri nel governo
piemontese tra il 1848 e il 1852, non riuscì più a portare avanti i suoi ideali romantici andando in
contraddizione con se stesso.
Mazzini descrisse il suo amore per il Romanticismo, per Foscolo e per la Patria fin dai tempi
dell'Università ma, a partire dal 1830, cominciarono a sorgere in lui i primi dubbi sull'utilità del
movimento Romantico. Cominciò a rifiutare l'arte romantica pur restando un uomo romantico nella
sfera politica. Per Mazzini il popolo italiano era pronto ma aveva bisogno di una 'scintilla' che
accendesse la rivoluzione. E questa scintilla l'avrebbero accesa pochi eletti a capo della ribellione.
.
Il ruolo dei democratici del Risorgimento non fu una mera estetizzazione della politica come afferma
Schimitt: la difesa di Venezia nel 1849, la Repubblica Romana e la spedizione al sud di Garibaldi nel
1860 sono lontani dall'idea di un romanticismo alienato dalla sfera pubblica. Garibaldi riflette l'idea
dell'eroe romantico che si impegna in politica in un orizzonte più alto seguendo l'ideale alto di politica
che hanno i romantici. La passione e la disciplina romantica furono alla base del successo della
spedizione di Garibaldi. I mille che seguirono Garibaldi erano espressione della borghesia e
dell'artigianato nato dopo la rivoluzione borghese. Il legame tra rivoluzione dall'alto rappresentata da
Cavour e Vittorio Emanuele II e rivoluzione dal basso rappresentata Garibaldi e i volontari fu un caso
unico in Europa e il contributo del romanticismo all'unione di questi due elementi fu determinante. 'Il
romanticismo incoraggiò gli individui a prendere in mano le redini del proprio destino.'

S. Rosa – Un'immagine che prende corpo: il 'popolo' democratico nel Risorgimento

Il popolo, durante il processo risorgimentale, è stato un 'luogo' attraversato, scoperto e conquistato.


Sono molti i documenti e gli scritti che tra il 1796 e il 1799 e nel periodo rivoluzionario tra il 1848 e il
1849 che hanno cercato di 'attraversare' questo 'luogo' che possiamo chiamare popolo.

Il giacobino Gerolamo Bocalosi, nel suo saggio 'Dell'educazione democratica da darsi al popolo italiano',
descrisse come il popolo francese, illuminato dagli intellettuali al massimo grado di intelligenza, si
scagliò contro la tirannide per difendere la propria libertà. Bocalosi si augura che anche in Italia gli
''italiani opporemo si forti argini alle inique itnenzioni de Nabidi... Questi argini consisteranno in una educazione
democratica'. L'autore giacobino tentò con il suo saggio di coinvolgere il lettore attraverso numerose
figure retoriche e metafore.
Trent'anni dopo Carlo Bianco di Saint-Jorioz scrisse un saggio 'discorso preliminare della Guerra nazionale
d'insurrezione per bande, applicata all'Italia' dove lo scrittore descrisse il 'metodo partigiano' per battere
militarmente il nemico. Ma non si presenta solamente come un testo tecnico militare ma anche come
uno scritto democratico e rivoluzionario. Esalta il popolo italiano, discendente dai romani e che non
deve accettare l'occupazione straniera.
Carlo Cattaneo nel volume 'L'insurrezione di Milano dal 1848 e della successiva guerra' parla del popolo
italiano come un popolo di 'matura civiltà' soggiogato alla servitù. Continuando a scorrere il testo si
può leggere: 'Il popolo si moveva come una sola persona..Tutti vedevano con esultanza giganteggiare di repente la
potenza sin allora spregiata della pubblica opinione'.

Anche nei documenti del Governo provvisorio della Repubblica Veneta del 24 marzo '48, presieduto da
Marin si può leggere: 'La prima nostra parola è parola di gratitudine al popolo veneziano... egli ha dimostrato che i
germi dell'antica sua civiltà non aspettavano se non la stagione per isvolgersi a nuova vita'

Un primo elemento è l'incorporazione del popolo all'interno della comunità democratica. Un primo
tentativo si può leggere tra le righe del Contratto Sociale scritto da Jean-Jacques Rousseau: 'Ciascuno di
noi mette in comune la sua persona e ogni suo potere sotto la suprema direzione della volontà generale... Gli associati poi
prendono collettivamente il nome di popolo e singolarmente si chiamano cittadini in quanto partecipi all'autorità sovrana,
e sudditi in quanto sottoposti alle leggi dello Stato'

Dopo la crisi dello Stato Pontificio nel novembre 1848 i rappresentanti della giunta provvisoria si
organizzarono un una assemblea costituente. Subito dopo le la sessione formale della 'Costituente' il
deputato Giuseppe Garibaldi prese la parola affermando: 'Io dico e e propongo che non si sospenda
L'assemblea, che non escano i rappresentanti da questo recinto senza che l'aspettazione del popolo non sia soddisfatta.
Esso intende di sapere definitivamente qual è la forma e il regime cui debba mirare lo Stato di qui innanzi.' Garibaldi
si scagliò contro ogni apparato formale dell'Assemblea, ma come disse in aula lo stesso deputato Pietro
Sterbini, polemizzando con Garibaldi, le procedure formali sono tappe obbligate da seguire. Ma
Garibaldi con il suo discorso ha messo in luce degli elementi chiave; facendo riferimento alla figura del
popolo italiano, da un lato ancorato alla tradizione romana, dall'altro proiettano nel futuro e nel suo
destino. Un popolo che ha ritrovato il proprio corpo ferito e sofferente e che con il Risorgimento si è
rigenerato in una nuova nazione.