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La figura del intellettuale tra Settecento e Novecento

Il romanticismo (1790-1870) Gli intellettuali durante l’epoca napoleonica


Gli anni 1796-99 detti “triennio giacobino” furono anni di grandi illusioni, spesso utopiche, in
quanto si credeva fortemente negli ideali della Rivoluzione francese e si sperava in un profondo
rinnovamento politico. Durante questi anni si delineò un ruolo sociale nuovo per l’intellettuale, che
andava oltre quello del philosophe, diffusore dei lumi e consigliere dei principi illuminati, quale si
era affermato prima della Rivoluzione: l’intellettuale era colui che elaborava e diffondeva le
ideologie della trasformazione democratica, che aveva il compito di creare il consenso di massa
intorno a tali idee. Esso doveva avere un ruolo attivo nel processo politico. Fu perciò un periodo di
intensa partecipazione alla vita politica e fu vissuto dagli intellettuali con entusiasmo. Questo
entusiasmo si e spento però con l’istaurarsi del regime napoleonico che non porto la democrazia nel
paese bensì la dittatura. Durante questo periodo l’intellettuale non ebbe modo di sviluppare le sue
potenzialità. Al contrario, era obbligato ancora una volta a censurare i suoi pensieri. Riprese il
vecchio ruolo di poeta cortigiano, celebratore dei fasti e del potere: ruolo incarnato perfettamente da
Vincenzo Monti; oppure dovette adattarsi al ruolo di fedele funzionario. Chi aveva vissuto più
intensamente il breve periodo giacobino non seppe adattarsi a questi compiti: esemplare fu la figura
di Foscolo che ebbe sempre l’atteggiamento del “ liber’ uomo ” pronto a vivere poveramente pur di
non piegarsi a servire.
In sistemi sociali del passato, come ad esempio quello aristocratico e assolutistico antecedente la
Rivoluzione francese, l’intellettuale o faceva parte dei ceti egemoni(clero,nobiltà) o era da esso
cooptato, come cortigiano o protetto. La sua funzione era quella di attirare il consenso delle masse.
Con l’avvento del nuovo sistema borghese l’intellettuale viene declassato, obbligato a trovare una
occupazione per vivere che spesso è di scarso prestigio sociale e che non gli consentono più
quell’otium (tempo libero per dedicare allo spirito). Perciò l’intellettuale e sempre più immerso
nella realtà, ne patisce le contraddizioni e trasforma la sua esperienza in opera.

Il Risorgimento ( il romanticismo)
Dopo la crisi del periodo giacobino , quando l’intellettuale diviene militante, il periodo napoleonico
tende a restaurare la vecchia figura dell’intellettuale cortigiano, stipendiato dal potere per creare il
consenso intorno al regime.

Nell’età della Restaurazione appaiono ancora figure di scrittori aristocratici che vivono delle loro
rendite ma sono sempre di meno. Spesso essi assumono una fisionomia prettamente borghese:
Manzoni ad esempio è conte, ma rifiuta di essere chiamato col titolo nobiliare; inoltre cura
personalmente le sue proprietà agricole e si dedica anche ad imprese editoriali, investendo grosse
somme: di fatto è un alto borghese. Leopardi ,anche lui conte, ha una visione ancora molto
aristocratica ma, provenendo da una nobiltà economicamente dissestata, per un certo periodo presta
la sua opera intellettuale ad un editore; vive dunque, anche se difficilmente, della sua professione.
Molti scrittori dell’800 provengono sia dall’alta sia dalla media e piccola borghesia e molti di loro
devono affiancare al lavoro intellettuale le libere professioni. Tuttavia esso comincia ad assumere
la fisionomia di un’autentica professione ; tutti scrivono per il mercato, poiché le loro opere, in
maggiore o minor numero di copie, sono diffuse dalla nascente industria editoriale.

Il ruolo intellettuale di Foscolo, Manzoni e Leopardi


Foscolo partecipa direttamente e intensamente alla vita politica dei suoi anni , prima e durante il
regime napoleonico. Anche la sua attività di scrittore conferisce una funzione pubblica, civile e
patriottica (ci si incontra spesso il senso di mancanza, di non avere una patria, un sistema sociale e
politico degno entro cui inserirsi, poiché egli è deluso dalla Rivoluzione francese).
Manzoni ha una posizione più appartata e non partecipa in prima persona agli eventi politici, però
condivide con fervore le speranze patriottiche, professa idee liberali è dunque legato ai processi che
si svolgono nell’Italia risorgimentale. Questa partecipazione si traduce nella sua produzione
intellettuale, le odi civili, le tragedie, il romanzo che hanno forte incidenza sui processi in atto.
Leopardi, in confronto a Foscolo e Manzoni, appare un intellettuale isolato e sradicato. Non
partecipa direttamente agli eventi, non è legato a nessuna delle ideologie dominanti della sua età,
anzi , manifesta verso di esse sdegnoso disprezzo. In realtà la sua attività di scrittore è segnata da
una forte partecipazione ai problemi politici e civili, anche se avviene in nome di posizioni
fortemente individuali. Vuole incitare a ricuperare la virtù eroica propria degli antichi e definisce
una funzione politica degli intellettuali – combattere i falsi miti del progresso e diffondere il vero,
inducendo cosi gli uomini a unirsi nella <social catena>.

La Scapigliatura (1861-1890)
Con questo movimento compare per la prima volta nella cultura italiana il conflitto, che era stato
tipico del Romanticismo europeo, tra artista e società borghese. Cominciano a comparire
atteggiamenti di rivolta e di rifiuto dei valori borghesi, un senso di sconfitta e di frustrazione. Il
letterato si sente spinto ai margini dai nuovi processi produttivi che tendono a meccanizzare la vita
dell’uomo e nega i valori umanistici tradizionali. L’affacciarsi del conflitto tra artisti e società segna
la fine dell’impegno politico risorgimentale e gli scrittori si chiudono nel puro esercizio letterario
fine a se stesso.

Il verismo (1870-1900)
Anche i veristi, con Verga in testa, rifiutano la subordinazione della letteratura a fini sociali e
perseguono la pura riproduzione scientifica del vero nella forma letteraria. La figura
dell’intellettuale umanista non è più quella dominante, ma si affacciano nuove figure, create dallo
sviluppo della società moderna: nasce l’intellettuale specialista. Ora ciascuno coltiva un preciso
campo specialistico. Scompare dunque la figura dell’intellettuale eclettico (che si occupa di varie
discipline).

Decadentismo (1880-1890)
Ma l’intellettuale umanista spesso non si rassegna alla declassazione del suo ruolo e reagisce
rivendicando ancora per sé la funzione di guida morale o civile della nazione. Infatti D’Annunzio si
autoproclama vate di un’Italia risorta dalla mediocrità borghese, capace di far rinascere la bellezza
del passato.
Per contrastare le trasformazioni sociali ed economiche di fine ottocento che tendono a schiacciare e
declassare il ceto medio e ad annullare l’individuo, gli scrittori fanno nascere dei “miti” come il
“fanciullino” di Pascoli e il “superuomo” di D’Annunzio. Questi miti sono due risposte diverse agli
stessi problemi. Il primo rappresenta un Eden innocente che si sottrae alle brutture della società,
mentre il secondo rappresenta la potenza con la quale si deve affrontare questa crisi.

Il futurismo
I futuristi accusano il passato di mediocrità, assenza d’eroismo e vitalità: considerano l’arte
ufficialmente retrograda, inadatta alla nuova realtà del ‘900 e accusano inoltre i governi del tempo
d’essere troppo cauti, pacifici, tesi al conseguimento d’interessi economici, incapaci di dare spazio
alla gioventù, all’entusiasmo, al rinnovamento, alla guerra considerata “sola igiene del mondo”.
L’ermetismo
L’esperienza ermetica, sviluppatasi durante gli anni del fascismo, in un clima quindi di chiusura
intellettuale, ha dato origine a contrapposte interpretazioni: c’è, infatti, chi ha visto nell’isolamento
degli ermetici una posizione di distacco dai problemi sociali e un tacito consenso al fascismo, e chi
invece considera quell’esperienza un impegno nel disimpegno, una forma di resistenza passiva al
regime a cui non era possibile opporre alternative. Di fatto molti si schierarono, durante il fascismo,
per il regime, come Ungaretti, o al contrario come Montale che firmò il Manifesto degli intellettuali
antifascisti mostrando fin dall’inizio la propria volontà d’opposizione.

Le Romantisme en France
L’écrivain romantique sent qu’il a un rôle particulier à exercer: celui de prophète et de guide de
l’humanité.
Pour Alphonse de Lamartine le poète a une mission social à accomplir, et il doit mettre son talent
littéraire au service des idées philosophique et morales pour contribuer à l’édification du peuple,
écrire et s’engager dans la vie politique de son temps. L’idéal politique de Lamartine est plein de
générosité et sa vision est très marquée par le christianisme: la paix, la fraternité de peuples sont des
valeurs évangélique avant d’être de idéaux révolutionnaires.
Pour Victor Hugo le poète est comme un mage, un prophète qui conduit le people à Dieu parce
qu’il sait déchiffrer le message du monde inaccessible aux mortels. Mais Hugo n’a pas été
seulement un poète, il était aussi un homme politique. Il soutient la candidature de Louis Napoléon
Bonaparte, mais quand il se rend compte que le pais s’achemine vers une dictature, il se rapproche
de la gauche.
L’engagement politique d’Alfred de Vigny est beaucoup moins net que celui de Lamartine et Hugo
parce qu’il recueille trop peu de voix pour être élu député. Mais il pense aussi que le poète est un
mage qui “lit dans les astres” les mots du Seigneur.

La Parnasse et l’Art pour l’Art


Avec l’avvenement de la Parnasse le poéte n’est pas un mage qui guide le people, mais il s’interesse
seulement a l’Art et a la Beauté. Cette vision de poéte, derive du mouvement poétique de l’Art
pour l’Art.

Le réalisme
La courant réaliste se base sur l’intérêt pour la société dans tout ses aspects, même les plus troubles,
et surtout sur la quête du vrai et de l’exactitude dans la représentation. Dans cette période l’écrivain
se veut un observateur impassible et objectif. Par exemple il y a Flaubert qui dit “ je veux faire
l’histoire morale des hommes de ma génération”. Son roman décrive les désillusions d’une époque.
L’écrivain peint une jeunesse emplie d’espoir, d’idéaux, dans une période historique agitée par deux
révolutions(révolution de Juillet -1830, et la révolution de Février-1848)

Le Naturalisme et Zola
C’est seulement avec le mouvement naturaliste que l’écrivain reprend sa activité de homme engagé.
Par exemple, Zola, dans son œuvre “J’accuse” soutient le parti de Dreyfus, qui a été accusé de
trahison et il accuse le système judiciaire pour n’avoir pas étudié suffisamment le cas.
Le naturalisme français dénonce violemment les conditions inhumaines de vie des classes
inférieures, et on pense que les maux de la société peuvent être résolus avec une politique de
reformes.
Le symbolisme
Pour les symbolistes la littérature n’a pas un but didactique ou politique, mais elle sert seulement
pour déchiffrer les symboles présentes dans le monde. Par exemple “les poètes maudits” comme
Baudelaire, pensent que le poète est l’interprète des ces symboles et qu’il doit les montrer aux
hommes ordinaires à travers l’Art.

Le surréalisme
Avec Apollinaire on a le retour du poète engagé. Il part en effet comme engagé volontaire dans la
guerre. Il y a aussi Breton qui cherche d’entrer dans la vie politique, en effet il se rapproche au
communisme, mais il dénonce le contrôle de l’activité créatrice par la politique.

L’existentialisme et humanisme
Après le choc de la guerre Camus et Sartre ressent le besoin de dépasser une conception négative de
l’existence et de définir une solidarité humaine qui permette de s’opposer au nazisme.
Politiquement les intellectuels sont attirés par le marxisme, et toutes les polémiques tournent autour
du communisme et de l’URSS. La question de l’URSS va diviser les intellectuelles: Sartre se
rapproche de plus en plus du marxisme , Camus dénonce plutôt les excès du stalinisme.

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