Sei sulla pagina 1di 31

53

qua de r ni de ll a c c a de m ia pont a nia na

LE RIVISTE A NAPOLI DAL XVIII SECOLO


AL PRIMO NOVECENTO
A CURA DI

ANTONIO GARZYA

LE RIVISTE A nAPOLI DAL xVIII


SECOLO AL PRIMO nOVECEnTO
(Atti del Convegno Internazionale - napoli 2007, 15-17 novembre)

a cura di
AnTOnIO GARzyA

Estratto

ACCADEMIA POnTAnIAnA
2008

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

641

ROSAnnA CIOFFI nADIA BARRELLA

LE RIVISTE DI CULTURA ARTISTICA


A nAPOLI TRA SETTE E OTTOCEnTO
Preziose fonti per lanalisi e linterpretazione dei fatti artistici, le riviste
darte sono, da tempo, oggetto di uno studio sistematico di diversi centri italiani di ricerca universitaria1. Tale indagine di cui si presentano in
questa sede metodologie di approccio e alcuni dei risultati conseguiti dal
gruppo di studio napoletano - ha voluto ottenere, attraverso la realizzazione di un database contenente lo spoglio sistematico dei periodici specialistici pubblicati in Italia tra la fine del Settecento e il novecento, unampia
messe di dati per nuovi spunti di riflessione sul complesso sistema delle
opere e degli artisti. Grazie alla messa a punto di una scheda, pensata come
strumento cognitivo in grado non solo di individuare e rilevare alcuni dati
anagrafici della rivista (titolo, editore, redazione etc.) ma anche di fornire
dati sulla sua connotazione e funzione in rapporto al contesto storico e
culturale, lattivit di ricerca ha consentito dindividuare e analizzare criticamente quei periodici che hanno affrontato specificatamente temi storicoartistici o dato ad essi un ruolo rilevante, approfondire gli indirizzi meto1

Lavvio alla ricerca che qui si presenta venne dato, nel 2001, da Gianni Carlo
Sciolla che con lintento di creare un Centro di Studio sulle riviste europee di
storia dellarte promosse un primo convegno dal titolo Riviste darte fra Ottocento
ed et contemporanea. Forme, modelli e funzioni i cui atti sono stati pubblicati da Skira
nel 2003. Il convegno, tenutosi a Torino nel 2002, costitu un importante occasione
di confronto tra diversi studiosi e centri di ricerca italiani che scelsero, proprio in
quelloccasione, di continuare questo cammino di ricerca avvalendosi anche dei
contributi nazionali messi a disposizione dal MIUR. Lattivit dindagine (portata
avanti con fondi PRIn 2004) stata coordinata da Rosanna Cioffi responsabile
dellunit capofila di napoli (SUn)- e conta sullimpegno delle Universit di Torino
(resp. Gianni Carlo Sciolla), Padova (resp. Franco Bernabei) , Milano Cattolica
(resp. Alessandro Rovetta) , Roma La Sapienza (resp. Silvia Bordini), Palermo (resp.
Simonetta La Barbera) , Trieste ( resp. nicoletta zanni) e Genova ( resp. Maurizia
Migliorini). Sono stati impegnati nelle ricerche: professori ordinari, associati,
ricercatori e un numero significativo di giovani studiosi collegati al progetto come
dottorandi, assegnisti o collaboratori a contratto. Esito di questa ricerca il volume a
cura di R.Cioffi A.Rovetta, Percorsi di critica. Un archivio per le riviste darte in Italia
dellOttocento e del Novecento, Milano 2007.

642

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

dologici e puntualizzare posizioni critiche originali in rapporto a diverse


tematiche (problemi di conservazione e restauro, sviluppo e articolazione
metodologica della storia dellarte, istituzioni museali, ecc). Avvalendosi
anche di ricerche darchivio e di puntuali confronti con il coevo dibattito in
Europa, lindagine ha inoltre ricostruito i contesti storici e ideologici entro i
quali le riviste nascono e operano e sta ora approfondendo i percorsi critici
dei principali collaboratori dei periodici presi in esame.
Il gruppo di ricerca napoletano, per dare un esempio concreto di quanto
detto, ha dato vita ad unattivit finalizzata, innanzitutto, alla conoscenza,
quanto pi ampia possibile, del panorama di riviste pubblicate a napoli
dalla fine del Settecento al novecento. bene precisare subito che i circa
duecento anni indagati non hanno potuto tener conto delle sole riviste specialistiche. Per i primi decenni investigati, del resto, la pubblicazione di un
periodico specialistico sarebbe stata estremamente precoce data lassenza
di un vero dibattito sui metodi e le finalit della ricerca storico-artistica.
Pur non mancando bollettini di archeologia, disciplina che godeva di una
speciale attenzione e di specifici spazi di riflessione sin dal secolo precedente, la discussione sulle arti figurative resta sostanzialmente confinata
allinterno di atti e rendiconti di Accademie o simili istituti di alta cultura.
Lo spoglio sistematico di quanto pubblicato nel Decennio francese a
napoli ha prodotto, tuttavia, interessanti risultati critici ed ha permesso
di ripercorrere, grazie anche a puntuali confronti con la politica culturale
dei due re francesi, il dibattito teorico sulle arti elaborato in quegli anni2.
La ricerca si ampliata con i periodici del cosiddetto intervallo di tolleranza, i primi diciotto anni del regno di Ferdinando II, che costituiscono
per il settore editoria un momento di straordinaria vitalit3. Caratterizzati
da una pluralit disordinata diniziative che certo non favor, in profon2

Cfr. O. Scognamiglio, Le riviste napoletane nel decennio francese, in Cioffi-Rovetta,


op.cit., pp.3-20.
3
Su questo argomento si veda A.zazo, Il giornalismo a Napoli nella prima met del
secolo XIX, 2a ed. ampliata e riveduta , napoli 1985 ma anche A.Galante Garrone - F.
Della Peruta , Il giornalismo dal 1847 allUnit, in V.Castronuovo - n.Tranfaglia
(a cura di), La stampa italiana del Risorgimento, Roma-Bari 1979, pp. 249-265. Sui
periodici letterari napoletani resta ancora estremamente utile il contributo di M.
Sansone, La letteratura a Napoli dal 1800 al 1860, in Storia di Napoli, Ix, napoli 1972,
pp.295-578 e i contributi di A.Scirocco, Il giornalismo napoletano dellOttocento,
in Atti dellAccademia di Scienze Morali e Politiche, 98, 1987, pp.230-250. Sulle riviste
darte cfr. n.Barrella, Il dibattito sui metodi e gli obiettivi dello studio sullarte
a napoli negli anni Quaranta dellOttocento e il ruolo di Poliorama Pittoresco, in
Cioffi - Rovetta, op.cit., pp.21-34.

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

643

dit, lunit della cultura, gli anni che vanno dal 1830 al 1848 ci hanno
fornito molti periodici intitolati allarte che, tuttavia, come si evinto dallo spoglio, nelleconomia generale della pubblicazione, finisce con laver
uno spazio esiguo e solo raramente corrisponde alle arti figurative. nella
maggior parte dei casi, infatti, la parola si riferisce alla poesia o alla musica. Quando usata per le arti figurative, un ruolo preponderante lassume larcheologia, seguita dalla scultura e poi dalla pittura. nella rivista Il
Progresso delle scienze, delle lettere e delle arti, una delle pi interessanti tra
quelle pubblicate a napoli, si d una motivazione a questo spazio marginale ricordando: a quei reggitori che [] volessero pi ragguagli, che non
tanto alle lettere e alle arti avremo riguardo, quanto alle scienze, in queste
principalmente il grandutile consistendo, queste giovando potentemente
quel caro progresso di che favellammo. Far avanzare le scienze e renderle
popolari leitmotiv di molte iniziative editoriali di questi anni, Il Progresso4
- la rivista migliore se si guarda alla qualit dei collaboratori e al modello
cui guard, LAntologia di Vieusseux - volle porsi come un un nodo tra
gli uomini pi cospicui in fatto di scienze e di lettere, sparpagliati fino a
quel giorno e per cos dire fuggentisi5 e vi collabor, infatti, la migliore
intellettualit napoletana tra cui Carlo Troya per gli studi storici, Francesco
Maria Avellino per larcheologia e Michele Ruggiero per larchitettura, la
scultura e la pittura. Essa puntava ad annodarli anche dal punto di vista
metodologico: si comprender dunque perch il nostro studio ha voluto
dedicare a questa rivista particolare attenzione. In periodici come il Progresso o il Museo6- che a dispetto del nome non si occuper mai di arte -,
gli studi storici, motivati dal puro bisogno di conoscenza e condotti con
procedimenti analitici avevano superato i limiti del racconto o della narrazione senza un razionale fondamento e rinnovato anche i metodi della
storia di tipo civile. Con Carlo Troya7 ad esempio, si punta ad una storia
4
Diretta da Giuseppe Ricciardi dal 1830 al 1834 e poi da Ludovico Bianchini
fino al 1843) e Pasquale Virgili (1843), la rivista tratt argomenti filosofici, letterari,
storici, giuridici, economici e scientifici, ed ebbe tra i suoi collaboratori Carlo
Troya, Luigi Galanti, Michele e Saverio Baldacchini, Paolo Emilio Imbriani, Enrico
Pessina, Luigi Blanch ma anche Tommaseo, Centofanti e Montanelli ex collaboratori
dellAntologia soppressa nel 1833 ( cfr. M.Sansone, op.cit., p.317).
5
G.Ricciardi, Memorie autografe di un ribelle, citato in Galante Garrone Della
Peruta, op.cit., p.389.
6
Il Museo di letteratura e filosofia diventato nel 1843 Museo di scienze e letteratura
ebbe vita molto breve (1843-1844). Cfr. Sansone, op.cit., p.317
7
Statista e storico napoletano, Carlo Troya (1784-1858) - considerato lartefice

644

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

documentaria rivolta allaccertamento dei fatti e basata sul fondamento


dellanalisi critica della storiografia contemporanea agli eventi e ad essi
posteriore, ma soprattutto sulla base di rigorose ricerche di archivio, di
indagini condotte nei vecchi monasteri e sullesame comparativo e critico
di ogni testimonianza documento, luoghi, tradizioni- relativa ai fatti da
accertare e narrare8. A questo rinnovamento metodologico si era aperto
anche larcheologo Francesco Maria Avellino9 che comincia ad avvertire
della rinascita degli studi storici a napoli tra il 1831 e il 1848- fu il promotore della
prima Societ storica napoletana. Della nascita della societ si apprende proprio
dalle pagine del Museo di Scienze e Letteratura che, nel 1844, pubblica il saggio
programmatico Ricerche e pubblicazioni di documenti spettanti alla storia napoletana e
siciliana. Vicina alle altre coeve societ storiche italiane, liniziativa di Troya come
si legge nel suo Manifesto- aveva come finalit lindagine delle fonti massimamente
greche e la pubblicazione delle pergamene di napoli e di Sicilia con altre scritture
o non mai stampate o fatte rare dallanno 568 fino al 1734. Diviso in dieci parti o
serie, suddivise in vari Ordini, il lavoro della Societ doveva essere affidato ad un
cospicuo numero di ricercatori che lo stesso Troya elenc proprio sulle pagine del
Museo di Scienze e Letteratura (tra questi un giovanissimo Gaetano Filangieri che nella
seconda met del xIx secolo- avvi poi una fondamentale indagine documentaria
per la storia, le arti e le industrie delle province napoletane). noto che la societ,
per molteplici motivi, non riusc a decollare. Pubblicata la Tabula di Amalfi e alcuni
fascicoli del Codice diplomatico longobardo e delle Carte aragonesi, la Societ concluse
la sua breve vita nel 1848. Su questi argomenti cfr. G.Del Giudice, Carlo Troya. Vita
pubblica e privata, studi, opere, con Appendice di lettere inedite e altri documenti, napoli
1899; A.Parente, Preistoria della societ storica napoletana, in Studi in onore di
Riccardo Filangieri, III, napoli 1959 e il recente saggio di M.del Treppo, Bartolommeo
Capasso, la storia, lerudizione, in G.Vitolo (a cura di), Bartolommeo Capasso. Storia,
filologia, erudizione nella Napoli dellOttocento, napoli 2005, pp.15-131. Al saggio di
Del Treppo si rimanda per ulteriori riferimento bibliografici e per unampia rilettura
dei metodi e degli obiettivi della ricerca storica a napoli nel xIx secolo.
8
C.Troya , Storia dItalia nel Medioevo, napoli 1839, p. 9.
9
Francesco Maria Avellino fu direttore del Real Museo Borbonico,
Soprintendente generale degli scavi del Regno, nonch Segretario Perpetuo della
Real Accademia Ercolanese di Archeologia. nel 1842 fu il fondatore della rivista
Bullettino Archeologico Napoletano esemplata sul germanico Bullettino dellIstituto
di Corrispondenza archeologica ed ideata col solo intendimento del progresso della
scienza archeologica. Compiti della rivista erano infatti fornire : 1) Le notizie pi
recenti delle scavazioni s di Pompei , che di qualunque altro sito del Regno, le prime
verificate e studiate da noi sul luogo, le seconde, quando lo stesso non potr farsi,
secondo le descrizioni pi esatte che ne riceveremo: 2) le notizie de monumenti
patrii, o inediti, o degni di esser novellamente conosciuti e pubblicati4) qualunque
miscellanea notizia, osservazione, o dilucidazione, che possa esser in qualunque
modo opportuna a conoscersi per la illustrazione delle patrie memorie, F.M.
Avellino, Prefazione delleditore, in Bullettino archeologico napoletano,1, 1842-1843. Su

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

645

lesigenza di un rigoroso impegno per la documentazione e la conservazione di quanto rinvenuto, ricordando, proprio dalle pagine del Progresso,
limportanza di conoscere, ordinare e porre sotto locchio altrui le accurate
serie de fatti che hanno istigato lamore delle osservazioni10. Larcheologia nel Progresso- appare tra le scienze oppure come nel caso prima
citato- tra gli argomenti di Legislazione11. Delle Belle arti se ne occupano
Michele Ruggiero e Filippo Marsigli. Legati entrambi allAccademia di
Belle Arti, Ruggiero12 un architetto, Marsigli13 un allievo di Wicar, danno
Avellino cfr. G. Minervini, Elogio funebre di Francesco Maria Avellino, in Elogio funebre e
poetiche composizioni recitate il d XVII Marzo 1850 nellAccademia Pontaniana in onore di
Francesco Maria Avellino socio benemerito ed illustre segretario perpetuo della stessa, napoli
1850, pp. 12-13; P.Treves, Avellino, Francesco Maria, in Dizionario Biografico degli
Italiani, Roma 1962, VI 652-655; L.A.Scatozza Hricht, Francesco Maria Avellino,
in M.Gigante (a cura di), La cultura classica a Napoli nellOttocento, napoli, 1987, I 815902. Sul Bullettino Archeologico Napoletano cfr. V.Trombetta, La conoscenza dellantico
e gli strumenti di divulgazione. Indici delle riviste napoletane di archeologia, in
M.Gigante (a cura di), La cultura classica a Napoli nellOttocento, napoli 1991, II 330533 e Id., Storia e cultura delle biblioteche napoletane. Librerie private, istituzioni francesi e
borboniche, strutture postunitarie, napoli, 2002.
10
F.M. Avellino, Cenni sugli studi archeologici, in Progresso 1, 1832, p.119.
11
Per il Progresso si vedano anche glindici pubblicati in Indici dei periodici
napoletani del Risorgimento, con prefazione di E. Garin, napoli 1987, il testo di G.
Pepe, Il mondo culturale del Progresso, Roma 1970 e lappendice II, Il Progresso e
lantichistica, in Trombetta, La conoscenza dellantico, cit., p. 537-541.
12
Michele Ruggiero (napoli 1811-1900) fu tra i pi attivi protagonisti della tutela
dei monumenti nella napoli ottocentesca. Architetto dellUfficio Tecnico Municipale
nel 1843, fu, nel 1844, professore onorario dellAccademia di Belle arti. Dopo lUnit
rivest numerosi incarichi come componente della Commissione speciale di belle
Arti della Cassa Ecclesiastica, della Commissione consultiva di Belle arti di napoli e
della successiva Commissione Conservatrice. Fu ispettore della II Direzione tecnica
municipale e socio dellImperiale Istituto Archeologico germanico. Dal 1864, inoltre,
collabor in qualit di architetto allattivit di scavo svolta da Giuseppe Fiorelli a
Pompei e tenendone poi la direzione dal 1875 al 1895. Pi volte citato, anche nei
recenti contributi sulla tutela dei monumenti a napoli e in Campania (si rimanda
per i vari riferimenti bibliografici a n. Barrella, Principi e principi della tutela, napoli
2005), andrebbe forse pi attentamente studiato, consideratane anche limportante
attivit di ricerca di cui resta traccia nelle numerose sue pubblicazioni. Per una
breve nota biobibliografica cfr. M. Ruggiero, I pochi avanzi, napoli 1891; A. Sogliano,
Michele Ruggiero e gli Scavi di Pompei, memoria della R. Accademia di Belle Arti, napoli
1893 e Michele Ruggiero, discorso commemorativo, R. Accademia di Belle Arti della
Societ reale di napoli, napoli 1900; A. Filangieri di Candida, Michele Ruggiero,
in Atti dellAccademia Pontaniana, 31, serie II, VI, 1901, pp. 33-35.
13
Su Filippo Marsigli (Portici 1790-napoli 1867) cfr. G. DAlessio, Filippo
Marsigli (scheda), in F.C. Greco- M. Picone Petrusa- I. Valente, La pittura napoletana

646

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

vita a saggi Intorno alle presenti condizioni dellarchitettura in Italia14 e


Sulla scultura in Italia 15 continuando ad utilizzare principi estetici frutto
di quella rigida e accademizzante interpretazione del neoclassicismo che
caratterizzer anche molta della produzione pittorica del primo ottocento
napoletano16. Prerogativa degli artisti o dei letterati, la storia dellarte non
mostra in questi anni quei primi tentativi di aggiornamento metodologico che si ritrovano nel fare storia tout-court o nellarcheologia. Eppure in
questi stessi anni, come ricorda Ferdinando Bologna, prende corpo quel
ristabilimento erudito di dati di fatto su basi documentarie che ebbe poi
il maggior seguito nella storiografia artistica del secondo Ottocento17 e di
cui credo sia superfluo spiegare limportanza per unintelligenza adeguata
dei valori dellopera darte. A partire del 1831, infatti, viaggia per lItalia meridionale Enrico Guglielmo Schulz raccogliendo quellingente mole
di materiale documentario, notizie storiche e disegni che sar poi pubblicata postuma nel 186018, Huillard-Brholles dava alla luce le sue Ricerche
sui monumenti e la storia dei Normanni e della casa Sveva in Italia Meridionale
(1844) e Hermann Hettner pubblicava un suo lavoro sulla pittura napoletana (1846)19. nel 1842 Luigi Catalani, professore dellAccademia di belle
arti, componente con il pittore Paolo Falciani e lo scultore Antonio Solari
della Commissione incaricata del catalogo dei monumenti cittadini20, pubdellOttocento, napoli 1993, p. 142.
14
M. Ruggiero, Intorno alle presenti condizioni dellarchitettura in Italia, in
Progresso, 1 , 1832, p. 146.
15
F. Marsigli, Breve cenno sulla scultura in Italia dallo spirare del passato
secolo sino a questanno, in Progresso, 2, 1833, p. 123.
16
Su questi argomenti si vedano gli studi di Rosanna Cioffi precedentemente
citati ed Ead., Per una storia del neoclassicismo a napoli: appunti su Costanzo
Angelini, in Arte illustrata, 59, 1974, pp. 374 a 382.
17
Per lo specifico napoletano cfr. n. Barrella, Per la storia, le arti e le industrie:
metodi e obiettivi della ricerca di Gaetano Filangieri nella Napoli di fine 800, introduzione
alla ristampa anastatica di G.Filangieri, Documenti per la storia, le arti e le industrie
delle provincie napoletane, napoli 2002, pp. xxxVII-LxxI.
18
E.G. Schulz, Denkmaeler der Kunst des Mittelalters in Unteritalien, nach dem Tode des
Verfassers herausgegeben von Ferdinand von Quast. Schulz fu consigliere del re di Sassonia
e direttore dei Musei e delle Accademie delle scienze e delle arti. Lingente materiale di
appunti descrittivi di notizie storiche, di documenti darchivio e di disegni fu raccolto
dallo Schulz al tempo della sua dimora in Italia, dal 1830 al 1842.
19
H. Hettner, Die neapolitanische Malerschule, Jarhbucher der Gegenwart, Tubinga 1846.
20
La Commissione nasce in seguito al Decreto del 16 settembre 1839 ( cfr. F.
Mariotti, La legislazione delle belle arti, Roma 1892, p. 274) che affida alle autorit
amministrative dipendenti dal Ministero degli Affari interni la verifica della buona

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

647

blica un Discorso sui monumenti patrii 21 . Lo scritto soprattutto unaperta


denuncia della scarsa attenzione che il governo borbonico ha per i monumenti mal collocati, nascosti o mal garantiti dallopera distruggitrice
del tempo 22 ma anche lesito forse sollecitato proprio dal lavoro di
Schultz- di unosservazione diretta sui manufatti che cambia sensibilmente i metodi e gli obiettivi dello studio, aprendo la strada ad un approccio
completamente diverso allopera : Mediante queste ricerche scrive Catalani- potranno rivivere alla posterit tanti egregi artisti napoletani di cui
le opere si vedono, e signorano i nomi da coloro che ne hanno scritto ().
non pertanto, un accurato esame delle loro opere, esatte ricerche per entro
agli archivi e nelle case private di napoli [...], potranno far rinvenire sottoscrizioni ne quadri, ricevute di pagamenti fatti a quegli artisti per le loro
opere o altri simili documenti, e cos sottrarre dallindegno obblio e dalle
tenebre i nomi di uomini che tanto hanno sudato per la gloria delle arti del
proprio paese23. unaffermazione del tutto nuova per napoli, segno di
un significativo grado di consapevolezza con cui si recuperarono certe verit filologiche24 oltre che una prima chiara critica allopera di De Dominici
che, proprio negli stessi anni, veniva ristampata25.
Per unindagine sulla cultura storico-artistica del periodo ha comunque
meritato maggiore attenzione quella che di questi anni - sicuramente
la rivista pi longeva: Poliorama Pittoresco pubblicata a partire dal 1836 e
chiusa nel 1860. Sopravvivendo a tutti i vari provvedimenti contro la libert di stampa presi da Ferdinando II, Poliorama consente di leggere, senza
manutenzione dei monumenti di propriet privata e la vigilanza dei restauri.
Qualora fra i monumenti designati [] ve ne sia alcuno che per la sua importanza
meriti di essere in particolar modo conservato al fine di sottrarlo al deperimento
o perch di tal pregio da essere utile alla illustrazione della storia patria ed allo
accrescersi dei mezzi di eccitare il genio della giovent collesempio degli antichi
maestri dellarte, il suddetto decreto concede inoltre allo stesso ministro di disporne
il trasporto nel Real Museo Borbonico sostituendolo con copie. Catalani, Falciani
e Solari sono incaricati dal Ministro nicola Santangelo di eseguire il mandato del
decreto. Su questa vicenda cfr. n. Barrella, Dal re proprio allUnit, in Ead., Principi
e principi, cit., pp. 55 e ss.
21
L. Catalani , Discorso sui monumenti patrii, con nota introduttiva di R. Pane,
napoli 1977.
22
Ibi, p.21.
23
Ibi, pp.25-26.
24
F. Bologna, I pittori cit., p.8.
25
Faccio riferimento alla seconda edizione delle Vite di De Dominici pubblicata
nella tipografia di A. Trani tra il 1840 e il 1846.

648

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

soluzione di continuit fino allUnit dItalia, le diverse tendenze che caratterizzarono lo scrivere sullarte a napoli26. Diretta da Filippo Cirelli27 e,
fino al 1840, da Salvatore Fergola28, Poliorama Pittoresco ha come sottotitolo
Opera periodica diretta a spandere in tutte le classi della societ utili conoscenze
di ogni genere e a rendere gradevoli e proficue le letture in famiglia. Obiettivo del
periodico infatti quello di istruire e dilettare nel modo pi semplice
creando una sorta di libro pi che un giornale poich atto ad occupar un
posto durante lungo tempo nella biblioteca, non solo come utile per aver a
menadito le novit in fatto di scienze, lettere, arti e mestieri, ma pur anche
un repertorio di quanto gli antichi seppero e non a notizia universale
de moderni, di quanto i moderni trovano, immaginano, scrivono e non
sia a portata di tutti per difficolt di comunicare, per soverchia altezza di
prezzo, per distanza de luoghi 29. Il libro-giornale, come viene definito
dal suo direttore, corredato di disegni buoni a render chiari gli articoli
26
nel 1848 la censura preventiva prevista nel 1830 si trasforma in censura
repressiva, la stampa recita larticolo 30 della costituzione napoletana del 1848sar libera e solo soggetta ad una legge repressiva, da pubblicarsi, per tutto ci
che pu offendere la religione, la morale, lordine pubblico, il re, la famiglia reale,
i sovrani esteri e le loro famiglie, non che lonore e linteresse dei particolari. Dal
1848 fino allUnit, nel Regno delle Due Sicilie, si potr osservare un continuo
inasprimento di queste libert. Se nel 1849 un nuovo decreto introduce lobbligo
della figura del direttore o del gerente, stabilendo anche lobbligo di una cauzione di
3000 ducati per quei periodici che volessero trattare materie politiche o di pubblica
economia (cfr. Galante Garrone della Peruta, op. cit., p. 314), la legge 13 agosto 1850
sopprime formalmente la libert di stampa restringendo gli argomenti dei giornali
alle produzioni ed opere tutte le quali, anzi che dirette a turbare la pubblica e privata
quiete, servano ad esse di potente ed efficace sussidio, e valgano a vantaggiare la
umana condizione, richiamando in vita i forti e severi studi, che disgraziatamente
veggonsi scambiati con la lettura dei romanzi e dei giornali, capaci solo ad ingenerare
la pi stolta ignoranza, e la pi sfacciata temerit e protervia nei loro lettori. Ivi p.
451. nel 1856 il controllo sulla stampa ancora pi rigido e stabilisce anche i criteri
relativi allimmissione dei libri esteri, da sottoporsi in dogana al vaglio preventivo
di unapposita Giunta di revisione composta da sei membri.
27
Filippo Cirelli, maestro di Architettura presso l Istituto di Belle Arti di napoli
(cfr. C. Lorenzetti, Laccademia di Belle Arti di Napoli, Firenze 1952, p. 85) fu tra i pi
attivi editori napoletani degli anni 30-40. Oltre a Poliorama Pittoresco (in seguito
sempre indicato come P.P.) diede vita al Lucifero, al Giornale de Giovanetti, alla
rivista Medicina Pittoresca e a La moda edita nel 1839 come appendice a P.P. nel suo
stabilimento tipografico, inoltre, cur la pubblicazione di Ore solitarie e de Il Sibilo.
28
Su Salvatore Fergola ( napoli 1799-1874) cfr. F.C. Greco- M.Picone PetrusaI.Valente, La pittura.. cit., pp.127-128.
29
Introduzione al cortese lettore, P.P., 1, 1836, f. 1, p. 2.

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

649

di arti e mestieri, di storia naturale, darcheologia, di luoghi naturalmente o per arti deliziosi, ch molte volte uno sguardo sul disegno produce
allintelletto quella chiarezza per la quale abbisognerebbe un lungo giro
di parole30. Chiara la mission, esplicito anche il modello di riferimento:
linglese Penny Magazine di cui condivide la scelta dell utile conoscenza da diffondere attraverso il testo, lillustrazione e il basso costo31. Sono
suoi gestori, come si diceva sopra, Filippo Cirelli (fino al 1860) e Salvatore
Fergola (fino al 1840). Il primo, promotore di numerose altre testate giornalistiche, fu -dal 1826- Maestro dArchitettura presso la Pubblica Scuola
Elementare di Disegno per gli Artieri; il secondo, nel 1827, fu professore
onorario dellAccademia di belle Arti poi socio corrispondente della stessa
e componente di diverse commissioni valutatrici. Merita qualche cenno la
Pubblica Scuola di cui Cirelli fu protagonista perch i suoi obiettivi sincontrano con quelli di Poliorama e aprono nuove prospettive di ricerca sul
dibattito arte-industria e divulgazione della cultura artistico-industriale a
napoli che occorrer sempre pi retrodatare e finalmente riscrivere, sottolineando la continuit di una riflessione che, nata sul finire del Settecento,
rimane viva per tutto il secolo successivo sia negli spazi della ricerca artistica (vedi Accademia) sia nelle richieste della classe politica pi accorta
giungendo poi, sul finire del xIx secolo, alla complessa sintesi del Museo
Artistico Industriale di napoli32. La Pubblica Scuola Elementare di Disegno per gli Artieri viene istituita da Francesco I nel 1825 e ripristina, nel
Real Istituto di belle Arti, lantica scuola degli Artieri voluta da Tischbein
30

Ibidem.
LInghilterra scrive Cirelli- aveva un gran capitale e un gran vantaggio per
pubblicazioni di simile maniera. In lei larte dincidere sul legno era assai valentemente
conosciuta e avanzata. E oltremodo vantaggiosa tale incisione, e perch soffre di
essere felicemente innestata alla tipografia, allontanando cos il disagio di una duplice
impressione, luna per i disegni, laltra pei tipi, e perch concede si tiri un mezzo
milione di copie senza andar soggetta a grande deteriorazione. Vignette, disegni
esistenti di bellezze naturali, artificiali, doltremonti e doltremare, usanze antiche e
moderne, copie di quadri ed originali, tutto fu tributario del Penny-Magazine. Lutile
ritrovato fece presto fortuna. I giornali pittorici abbondarono tantosto nellInghilterra.
E il Penny Magazine, il capitano di essi, acquist un favore sempre pi crescente
allorch videsi diretto dalla mente vasta e profonda di Lord Brougham [] questa
la sorte del mondo: i popoli debbono prestar le idee come i vicini il fuoco. F.Cirelli,
I giornali pittorici Il Poliorama, in P.P., 1, 1836-1837, p.106.
32
Su questi argomenti n. Barrella, Il Museo Filangieri, napoli 1988 (con riferimenti
anche al dibattito napoletano degli anni Trenta del xIx secolo) e G. Salvatori, Nelle
maglie della storia, napoli, 2005.
31

650

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

nel 179133. Lobiettivo quello dincrementare leducazione dellartigianato artistico per ravvivarne la tradizione ed simile a quanto si legge nel
primo numero della nostra rivista che vuol fornire modelli che servono
con maggior utile agli uomini di buon gusto moderno per render nuove
con i poco noti antichi modelli le case eleganti. Certo significativo il
fatto che la prima sede della nostra rivista, in via Egiziaca a Pizzofalcone,
sia uno spazio complesso in cui ci si occupa anche di qualsiasi opera in
cui la letteratura si associ alle belle arti o queste alle arti meccaniche 34.
La sede prevede infatti anche unofficina per la fabbricazione di mobili
di gusto, adorni xilograficamente ed imitanti la maniera etrusca, la Pompeiana, ovvero la gotica, la cinese, unofficina di stuoie e tele trasparenti
per balconi, tende, paraventi e lumi35. Sullingresso dellofficina, inoltre,
domina la scritta le arti si dan tutte amica mano, son dorigine divina,
e chi le vuol disgiunger dal conoscer l lontano. Linteresse per questo
settore chiarisce la presenza cospicua, soprattutto nei primi anni, di articoli
dedicati alle arti industriali, settore che, pur modificando denominazione36
avr sempre uno spazio considerevole nella rivista. Poliorama non ha un
comitato di redazione. Se si escludono i pochi collaboratori fissi di cui si
dir, le 24 annate danno ampio spazio alle pi svariate collaborazioni. Si
contano, in alcuni anni, pi di 80 diversi articolisti. Sono invece fissi nel
periodico i contributi di Cesare Malpica e Achille de Lauzieres37 contro i
quali si scagli Francesco De Sanctis ricordando che non sapevano scrivere, non avevano cultura e credevano supplirvi col tentarsi romantici o
col tentare le pi esagerate situazioni38; Domenico Anzelmi, Cesare della
Valle duca di Ventignano, Pietro Paolo Parzanese, Antonio Racioppi, Giulio Genoino, e Raffaele Liberatore. Questultimo lautore del Viaggio pittorico nel Regno delle due Sicilie illustrazione delle meraviglie del Regno,
monumenti e paesaggi, che costitu la pubblicazione pi impegnativa dei
primi cinquantanni dellOttocento39. Poliorama dedica moltissimo spazio a
33
34

Cfr. Lorenzetti, LAccademia ... cit., p. 83.


C.Malpica, Un addio a San Giovanni Maggiore, in P.P., 1, 1836-1837, f. 37,

p. 287.
35

Id., Egregia amica, in P.P., 1, 1836-1837, f.38, p. 294.


Arti industriali, Industria e arti-Litografia, Industria e manifatture-Scoperte e
perfezionamenti; Invenzioni e tecnologie-Arti e mestieri
37
Su entrambi resta ancora molto utile il saggio di Sansone pi volte citato.
38
F.De Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, Bari 1953, II 124.
39
Pubblicato tra il 1829 e il 1832 ad opera degli editori Cuciniello e Bianchi,
il Viaggio pittorico nel Regno delle due Sicilie un complesso lavoro composto da
36

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

651

questo genere di letteratura volta a descrivere gli usi e i costumi della citt,
a consacrarne loriginalit, a narrare le sue leggende, a raccogliere canti popolari. Era il riflesso di due miti dello spirito romantico, quello del
genio popolare e nazionale, e laltro che, derivato dal nuovo senso della
storia, si rivolgeva a custodire le memorie e a rinvenire in esse i caratteri
propri e le origini di un popolo. Era questo un movimento europeo ma
a napoli, sin dalle 700esche grandi indagini sulle condizioni civili del Regno e della Capitale, ebbe una singolare e duratura fortuna. LOttocento
romantico che pure non manc di continuare indagini economiche, giuridiche, sociologiche lasci affiancare a questi interessi lindagine demologia
e storico-descrittivo-leggendaria40 che si trova appunto negli scritti e nelle
illustrazioni litografiche di Poliorama.
Alla variet degli articolisti corrisponde una notevole variet di argomenti. nellarticolo di apertura lo stesso Cirelli a ricordare che il periodico conterr cose svariatissime, scienze, arti, mestieri, antichit, scoverte
(ecco il futuro), prosa, poesia, leggende, novelle, racconti, necrologie, biografie e quantaltro mai pu dar materia dintrattenimento. A Poliorama si
addice in pieno quanto scritto da Mario Sansone per uno dei suoi pi attivi
collaboratori, il duca di Ventignano, che seppe assimilare stimoli provenienti dallItalia e dallEuropa ma li ridusse entro i limiti cui sembra bastare soltanto il buon senso. non si chiuse di fronte al nuovo e credette sempre che tutto potesse ridursi ad unavveduta e pacifica operazione di aggiustamento progressivo41. In Poliorama l arte nelle sue varie manifestazioni occupa uno spazio estremamente significativo: pittura, scultura,
architettura, arte industriale e archeologia sono presenti quasi in ogni fascicolo ma i limiti generali della rivista si ritrovano anche nello specifico
del settore storico-artistico. La molteplicit dei collaboratori comporta, in
generale, una diffusa superficialit dapproccio. Dominano in questo caso,
pedanti descrizioni del soggetto delle opere, riferimenti biblici, letterari e
mitologici. Quando a scrivere c uno degli articolisti fissi prevalgono invece le note contraddizioni della napoli preunitaria con i suoi segni di un
tre volumi e 180 incisioni (molte delle quali di Salvatore Fergola) che puntano a
illustrare le meraviglie del Regno, per documentarne monumenti e paesaggi,
attraverso un lungo viaggio e un attento lavoro di ricognizione dei luoghi e di
disegno. questa unopera che nasce attingendo a risorse interne al Regno delle due
Sicilie, cio edita da sudditi di Francesco Primo e non, come si era verificato fino
ad allora, da illustratori stranieri per pubblicazioni straniere e per lettori stranieri.
40
Sansone, op.cit., p.428.
41
Ibi, p.430.

652

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

rinnovamento disordinato e tardivo rispetto ad altre parti dItalia. nella


valutazione della scultura, ad esempio, dominante il riferimento alla Storia della scultura di Leopoldo Cicognara. Vi si ritrova la sua dottrina del
bello ideale, la superiorit estetica che appartiene ad italiani e greci, la
collocazione di Canova tra natura e antico, e il suo essere imitatore dei
modi di Fidia42, lidea di una continuit classicistica da nicola Pisano a
Canova stesso. nello scrivere di pittura, in assenza pressoch totale di riferimenti ad aspetti tecnici, lapertura in direzione di quella che si potrebbe
definire sensibilit romantica che porta al bello morale e ad unarte cui
viene assegnato il compito di essere portatrice di un contenuto filosofico
edificante. Con Cesare Malpica poi, tra i pi assidui a scrivere darte, la
descrizione dellopera assume spunti di un romanticismo fin troppo attento al lato drammatico e tragediabile dellopera. Dinanzi ad un dipinto di
Andrea da Salerno scarsa la luce del tempio silenziose le volteparsemi allora udir la nenia sacra agli estinti, che le figure dipinte avesser moto
e vita, che quella Divina piangesse lo strazio del figliuol suo.. qual pietoso
terrore! Mi prostrai sul gelido marmoun pensiero di morte, una memoria saggravarono sul mio cuorepiansi e pregai! 43. Espressioni come
queste rappresentano una costante della critica di Malpica e sebbene in
altri venga meno questa teatralizzazione del sentimento suscitato
dallopera darte, il significato resta il punto di riferimento costante della
critica di Poliorama. Anche quando dopo dieci anni dalla fondazione, in
uno scritto ai lettori, si precisa che gli articoli artistici non saranno ammessi se non siano scritti da persone competenti e gi note per iscritture
del genere44 poco o nulla cambia nellapproccio allopera. In questo nuovo programma, datato 1846, si legge lesito di quella maggiore attenzione
per il dato municipale, per quella cultura della storia patria che abbiamo
prima citato con Troya e che aveva avuto esito in Luigi Catalani. Alle grandi descrizioni delle meraviglie straniere si decide di dare preferenza alle
cose patrie, ai quadri che nelle nostre gallerie e nelle nostre chiese si conservano, ai quadri degli artisti napoletani de passati e del presente secolo,
alle antichit che vennero alla luce in questo suolo che tanto n dovizioso.
42

Si veda, ad esempio, Sacchi Defendente, Antonio Canova, in P.P., 1, 18361837, f.3.


43
C. Malpica, Una visita al duomo di Salerno, in P.P., 1, 1836-1837, f.22,
pp.169-170.
44
A. de Lauzieres, Le sale degli artisti napoletani, in P.P., 11, 1846-1847, f.15,
p.14-15.

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

653

E perch meglio si possa conoscere ed apprezzare lo stato attuale delle arti


nel nostro paese, sotto il titolo di Studi di artisti napoletani andremo visitando le loro sale e gabinetti di pittura, esaminandone le opere e dandone
i cenni biografici; cos verremo a formare una piccola, vero, e municipale,
ma importante storia dellarte contemporanea45. Verrebbe quasi da sperare che questa nuova attenzione possa essere lesito di quel rinnovato interesse per larte napoletana che abbiamo visto portare a significative rivalutazioni della produzione artistica locale oltre che a quel generale movimento di riscoperta dell arte napoletana che aveva preceduto e affiancato
il VII congresso degli scienziati tenutosi a napoli nel 1845 ma lattenzione,
che qualcuno potrebbe immaginare o sperare finalmente legata al problema della specificit e autonomia estetica del linguaggio artistico non cambia affatto. negli studi degli artisti, infatti, si andr a vedere dove nasce il
concetto, dove si vede a poco a poco lembrione dellardente fantasia venir
lentamente educato dallassidua seriet dei precetti portato a pi vaste
proporzioni, prender forma e vita, svolgersi sulla tela, palpitar sotto il
marmo, animarsi, avvivarsi46 . Inoltre, al di l dei programmi, lunico studio visitato quello dei fratelli Carelli47 legati a Cirelli, a Fergola e a Domenico Ventimiglia autore dellarticolo. Questultimo, almeno, non si lascia
andare agli smodati tumulti degli affetti ma sottolinea con chiarezza la
necessit di una pittura di paesaggio dal vero. Se quel paese, se quel gran
quadro di composizione non esiste si legge se non fu studiato dal vero,
se la luce che illumin quelle parti fu varia [] che potete sperare da tale
impasto di parti divise? Tuttavia opportuno ricordare che, anche in questa scelta, Poliorama non si distacc pi di tanto da quel moderato rinnovamento tanto caro ai Borbone scegliendo, tra i vari paesaggisti, quelli indubbiamente pi grati alla casa reale che si legarono come lo stesso Fergola
alla vasta produzione del paesaggio storico. Lintervallo di tolleranza ,
daltronde, si avviava velocemente alla fine e ancora una volta napoli non
ne approfittava per sviluppare forze intellettuali, idee talora anche fragili
ma non insignificanti o istituzioni per varare imprese o per offrire modelli
e proposte48. Per un nuovo incremento della stampa periodica napoletana
45

Ibidem.
Ibidem.
47
D.Ventimiglia, Lo studio dei pittori Carelli, in P.P.,11, 1846-1847,
f.15,p.172.
48
La riflessione di Maurizio Torrini e riguarda gli esiti complessivi del
VII Congresso degli Scienziati tenutosi a napoli nel 1845, M. Torrini, Il Settimo
46

654

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

occorrer aspettare lUnit e gli anni a partire dal 7049. La borghesia assurge a ruolo di protagonista e la stampa rafforza il suo bisogno di confronto
e di circolazione di idee. Anche per questi anni la parola arte quasi sempre presente nel titolo o nel sottotitolo delle numerosissime riviste da noi
rinvenute ma lattenzione continua a non essere mai esclusiva. Il binomio
che d i risultati migliori ovviamente quello tipico della cultura di stampo positivistico del secondo Ottocento che unisce arte e storia e intende la
riflessione sulle arti figurative come una ricognizione attenta delle fonti
documentarie iniziata dal gi citato Catalani e proseguita, ad Unit compiuta, dalla Societ napoletana di Storia Patria attraverso il suo Archivio
storico delle Provincie Napoletane. La coppia di termini pi diffusa continua
per ad essere unaltra ed unisce, nel titolo, come nelle pagine del periodico, il teatro, la musica, la poesia e le arti figurative. Molte di queste riviste
tardo ottocentesche sembrano rafforzare limmagine di una citt nei cui
salotti borghesi prevale, soprattutto, linteresse per la musica, il ballo e il
teatro. I musei, i monumenti, il restauro, la storia delle arti figurative risultano lontani dalla massa ed indubbio che questo rafforzi limportanza e
il peso oltre che la qualit dei risultati- della prima serie di Napoli Nobilissima, rivista che puntava ad essere da ogni lato suo accessibile a tutti e
destinata pel gran pubblico. Fonte bibliografica spesso primaria- Napoli Nobilissima50 ancora oggi un imprescindibile strumento di lavoro per
chiunque intraprenda ricerche storico-artistiche di argomento meridionale. Forse anche per questo costante ricorrere alle sue oltre 6000 colonne
di stampa al fine di ricercare altro che non ha finora condotto ad unattenta riflessione sul ruolo svolto dal nostro periodico e sullo spazio che and
ad occupare nella vita culturale della napoli a cavallo tra Otto e novecento. Se si escludono i contributi ancora validi pur nella loro sinteticit e
antichit- di Gino Doria e di Roberto Pane51, per una valutazione pi apCongresso degli scienziati Italiani a napoli, in M. Azzinnari (a cura di), Il Settimo
Congresso degli Scienziati a Napoli nel 1845. Solenne festa delle scienze severe, napoli
1995, p. 31.
49
Su questi anni cfr. A. Di Benedetto, Larte moderna: un foglio militante nella
Napoli postunitaria, in Cioffi-Rovetta, op.cit., pp. 215-230.
50
Si sintetizza in queste pagine il saggio di n. Barrella, Come capitoli di un
libro per la storia della citt: la prima serie di Napoli Nobilissima tra erudizione,
topografia e storia dellarte pubblicato nel volume di G.C. Sciolla (a cura di), Riviste
darte fra Ottocento ed et contemporanea. Forme, modelli e funzioni, cit.
51
G. Doria, Introduzione al primo volume della ristampa anastatica di Napoli
Nobilissima (in seguito semplicemente NN), Arturo Berisio Editore, napoli 1969, pp.

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

655

profondita della rivista si pu solo fare riferimento ad uno scritto di Theodore Willette che, tuttavia, ha letto il periodico solo dalla parte di Croce52.
nella pagine di Napoli Nobilissima, infatti, Willette, ha cercato soprattutto i
segni di quellapproccio critico al positivismo ed al suo metodo storico che,
iniziato nel 93 con la pubblicazione de La Storia ridotta sotto il concetto generale dellarte, porter a LEstetica del 1902.
indubbio che gli anni della prima serie della nostra rivista- fondata
nel 1892 e conclusa nel 1906- coincidano quasi perfettamente con larco
cronologico che vide Croce sviluppare la propria teoria del valore spirituale e dellautonomia dellarte come sintesi di intuizione ed espressione ed
altrettanto vero che, della nostra iniziativa editoriale, Croce fu il principale animatore. La nostra indagine, tuttavia, ha reso molto evidente che,
vedere queste pagine come la palestra del sistema filosofico di Don Benedetto comporti una comprensione parziale della rivista. Napoli Nobilissima
pu definirsi crociana unicamente se si vuol porre laccento sullassiduo
e caparbio lavoro che Croce svolse pur di tenere in piedi questa iniziativa editoriale. difficile mettere in dubbio che fu proprio il suo continuo
ricercare collaboratori e contributi tra amici e sodali che consent a Napoli
Nobilissima di andare in stampa per quindici anni53. Se per, com stato
fatto, si seziona la rivista, se si effettuano calcoli in grado di quantizzare
gli scritti delluno e degli altri nelleconomia generale del periodico, se si
analizzano i temi, i metodi, le conclusioni, allora appare chiaro che Napoli
Nobilissima non n volle essere lopera di uno solo quanto il prodotto di
unelite culturale. Eterogenea per et e per formazione, questa cerchia di
uomini, continuava a mescolare vecchio e nuovo, tenendo ancora saldata,
in organica unit, lultima napoli borbonica e la prima napoli italiana,
Ix-xI; R. Pane, Benedetto Croce e Napoli Nobilissima, in NN, 17, III serie, 1978, pp.
14-20. Per utili riferimenti alla politica culturale della rivista cfr. anche G. Brescia,
Benedetto Croce, studioso di storia locale, in Nuovi studi politici, 8, 1978, pp. 1119; R.Ajello, Benedetto Croce e la storia ideale del regno di napoli, in Archivio
Storico per le province napoletane (in seguito ASPN), 110, 1992, pp. 409-414; T. Iermano,
Croce e il Fanfulla della Domenica: collaborazioni e polemiche ( 1888-1898), in Id.,
Lo scrittoio di Croce con scritti inediti e rari, napoli, 1992, pp. 79-110 e G. Cacciatore,
Profilo di Michelangelo Schipa, in ASPN, 113, 1995, pp. 527-556.
52
T. Willette, stata opera di critica onesta, liberale e italiana: Benedetto Croce
and napoli nobilissima in the Legacy of Benedetto Croce, Toronto 1999, pp.52-87. La
traduzione italiana stata poi pubblicata, con lo stesso titolo, nel I fascicolo della
nuova serie di NN, 1, 2000, pp. 6-30.
53
Su questo argomento cfr. V. Papa Malatesta, Alle origini di Napoli Nobilissima,
in NN, n.s., 1 , 2000, pp.31-44.

656

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

quella dei nostalgici del precedente regime e quella dei fautori ed epigoni del movimento risorgimentale. Fattore di identit e di aggregazione di
queste due anime era il culto delle memorie locali, quel bisogno di ripercorrere la storia preunitaria del Mezzogiorno di farsene una ragione, di
darsene unesplicazione annodata intorno ad un filo valido alla luce della
dominante cultura positivistica54. Entrata in crisi la struttura universitaria -che risentiva della forte provincializzazione della vita amministrativa napoletana e di una sempre pi grave crisi economica- fu al di fuori
di essa che si trovarono gli sviluppi pi consapevoli di tale cultura: nelle
accademie e, soprattutto, nella Societ napoletana di Storia Patria che di
questo clima intellettuale fu lespressione pi significativa55. Napoli Nobilissima una sua diretta filiazione ed solo riportandola e rapportandola
a questambito che se ne potr dare una lettura davvero completa. Daltra
parte, i suoi promotori erano soci della Deputazione napoletana ed erano,
neanche questo un caso, tutti molto giovani.
Come, dove e quando nacque la rivista stato pi volte raccontato.
54

G. Acocella, G.Cacciatore, F.Tessitore, Istituzioni ed elites culturali, in


AA.VV., Le Regioni dallUnit ad oggi. La Campania, Torino, 1990.
55
La Societ era nata nel 1875 con lo scopo di promuovere gli studi di storia
napoletana e di pubblicare, a tal fine, documenti e ricerche. Suoi fondamentali strumenti dinformazione erano lArchivio Storico per le province napoletane e la serie dei
Monumenti di Storia patria. I Monumenti dovevano contenere cronache, storie, biografie e codici diplomatici. Con i suoi quattro fascicoli trimestrali, invece, l Archivio
storico riproduceva nella struttura editoriale quella comune alle sue consorelle pi
accreditate in primo luogo lArchivio storico italiano di cui, tra laltro, molti dei soci
napoletani erano corrispondenti- e offriva nelle sue diverse rubriche studi storici
ricostruttivi, saggi critici ed esegetici, documenti inediti, spogli di archivio e documenti. Espressione del processo di risoluzione dei vecchi centri politici della penisola
nel nuovo Stato unitario, Storia Patria mirava a comporre una sintesi equilibrata tra
antichit storiche locali e rinnovata dinamica nazionale. Tale sintesi, bene precisarlo, non implicava il tentativo di minimizzare dati caratterizzanti e tradizioni delle
province napoletane quanto, piuttosto, unancora pi precisa volont di definizione
delle loro peculiarit. Sulla Societ di Storia Patria restano ancora estremamente
utili gli scritti di B.Croce, La Societ Storica napoletana e la Napoli Nobilissima, in
Id., Pagine sparse, napoli 1919 pp.2-7; B.Croce, La vita letteraria a napoli dal 1860
al 1900, in La letteratura della nuova Italia, Bari, 1938; E. Pontieri, Benedetto Croce e
la Societ napoletana di Storia Patria, in ASPN, 34, 1953-1954, pp. 3-20; A. Parente,
Preistoria della Societ napoletana, in Scritti in onore di Riccardo Filangieri, napoli
1959, III 614 ss.; E. Pontieri, nella ricorrenza del primo centenario della Societ
napoletana di Storia Patria, in ASPN, 15, 1977, pp.9-30; S. Musella, Le Societ di
Storia Patria e la storia locale nellOttocento: il caso napoletano, in Beni culturali a
Napoli nellOttocento, Roma, 2000, pp, 245-252.

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

657

Liniziativa part da Di Giacomo che denunciando la poca cura con cui


sono custoditi i monumenti napoletani, specialmente le chiese avanz la
proposta di una rivista di topografia e storia artistica di napoli e
contorni56. In pochi giorni, grazie anche allentusiasmo di un Croce poco
pi che ventenne, se ne elabor il programma e il titolo57. Per la pubblicazione del mensile, che guardava allArchivio storico dellarte di Venturi, si
opt per unorganizzazione non gerarchica. Priva di direttore, Napoli Nobilissima andava in stampa grazie a due incaricati cui spettava richiedere gli
scritti occorrenti e formare il fascicolo sottomettendo le questioni e le divergenze di opinione che potessero sorgere in questa loro opera alla discussione e al voto dei soci riuniti58. Di ampio formato, simile a molte
delle contemporanee riviste divulgative, Napoli Nobilissima aveva un programma chiaro ed essenziale: raccogliere quanto sadatti a metter su
unopera sulla storia topografica ed artistica della citt di napoli: un libro
si verr formando a mano a mano che vedranno la luce i fascicoli di questa
rivista59. Ma il libro per tornare utile e dilettevole a ognuno ha bisogno
di essere, da ogni lato suo accessibile a tutti60. Lo sforzo, dunque, fu quello dottenere la maggiore euritmia desposizione, con forma che sar lucida e viva. I suoi promotori simpegnavano a riassumere pel gran pubblico gli speciali lavori degli eruditi poi che crediamo che le ricerche degli
studiosi debbano con utile efficacia penetrar nella cultura generale e a
completare con ricerche e studi affatto nostri, quel che ci avverr di incontrare incompiuto, durante questo lavoro di riassunto e di sintesi. A questi
che la redazione definisce scopi spirituali se ne affiancarono di pratici.
Proposte per la conservazione, il rispetto e il miglioramento di tutto quello che rappresenta il nostro patrimonio artistico, disseminato per le vie
della citt, ma non amorosamente sorvegliato, non coltivato mai61. Il legame con gli obiettivi della Societ napoletana di Storia Patria non potrebbe
56
Verbale della prima riunione del comitato promotore, napoli 19 novembre
1891 pubblicato in Papa Malatesta, op. cit., p. 35
57
Cavandolo dal frontespizio della descrizione tardosecentesca della citt
composta da Domenico Antonio Parrino. Un lieve sapor antiquario nel titolo si
legge nella presentazione della rivista non ci sembr di cattivo gusto: tale opera,
appunto la nostra, che si propone di ravvivare il passato.
58
Art. 7 dello Statuto della Societ per la pubblicazione di NN, pubblicato in
Papa Malatesta, op. cit., p.37.
59
Ai nostri benevoli lettori.. cit., p.1.
60
Ivi, p .2.
61
Ibidem.

658

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

essere pi evidente. E non solo, o non tanto, per il riferimento agli studi
topografici, alla Capasso62, in grado di posizionare nel tessuto urbano monumenti ormai scomparsi attraverso una lettura sostanzialmente nuova
dei documenti, quanto, soprattutto, per quella necessit di tutelare il patrimonio storico-artistico cittadino che aveva caratterizzato molta parte
dellattivit dei membri della Deputazione storica napoletana. Capasso e
soci erano, infatti, i componenti dei diversi organi di tutela che operavano
sul territorio campano o come diretta emanazione del Ministero della Pubblica Istruzione o come scelta autonoma del Municipio. Per loro, il rispetto
della realt storica era tuttuno con la conoscenza e, dunque, sinonimo di
fatto accertato, di documento. Tra documento e monumento, in questi
anni, non c alcuna differenza. I due termini vengono usati indifferentemente. Allinterno delle commissioni questi uomini curavano che non andassero disperse le opere darte, i pi vivi e parlanti documenti della storia, come componenti della Societ pubblicavano documenti da far confluire nei Monumenti. La storia era da loro protetta e ricostruita. Grazie a
questo lavoro, si apr per napoli un periodo particolarmente fecondo diniziative che, proprio nel binomio ricerca e conservazione del monumentodocumento, riusc a trovare i suoi migliori risultati: i sei volumi dei Documenti per la storia, le arti e le industrie napoletane di Filangieri63, il sistema dei
musei cittadini ( una felice commistione di realt private, comunali e statali che si stenta ancora a recuperare), uninteressante sinergia tra organismi
periferici di tutela che seppe ottenere non pochi successi. Sul finire degli
anni ottanta - per molteplici ragioni che non agevole sintetizzare- questa
rete di uomini e istituzioni che aveva in Storia Patria il proprio perno cominci a mostrare chiari segni di cedimento. La scomparsa o let avanzata
di quanti avevano saputo reggere il confronto con i centri pi avanzati del
dibattito sulla storia e sulla conservazione dei monumenti coincise con la
crisi degli organi di tutela cittadini. Lavvio di unampia fase di riorganizzazione del servizio di tutela a livello nazionale, legata allavvento di Pa62

Su Bartolomeo Capasso cfr. G. Vitolo (a cura di), Bartolomeo Capasso. Storia,


filologia, erudizione nella Napoli dellOttocento, napoli, 2005 e in particolare il saggio
di n. Barrella, Bartolomeo Capasso e la tutela dei monumenti, pp. 245-270, cui si
rimanda anche per ulteriori riferimenti bibliografici alle politiche di conservazione
dei monumenti nella napoli ottocentesca.
63
Sui Documenti di Filangieri cfr. n. Barrella, Per la storia, le arti, le industrie:
metodi e obiettivi della ricerca di Gaetano Filangieri nella napoli di fine 800, in
G. Filangieri, Documenti per la storia, le arti e le industrie delle provincie napoletane, rist.
anas., Societ napoletana di Storia Patria, napoli 2003, pp. xxxVIII-LxxI.

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

659

squale Villari al Dicastero della Pubblica Istruzione, stenter infatti a decollare almeno per un lustro64. facile immaginare come tali mancanze e
disgregazioni venissero avvertite dai pi giovani in tutta la loro gravit
soprattutto nel momento in cui, con lavvio delle grandi trasformazioni del
Risanamento, veniva messa seriamente in crisi la conservazione della memoria storica dei luoghi e dei monumenti. Occorreva non tanto cambiare
gli intenti programmatici quanto gli strumenti. LArchivio in cui profondeva la sua immensa sapienza don Bartolommeo Capasso ricorda Gino Doria era troppo serio, troppo severo troppo greve per
potersi diffondere in un pi vasto pubblico di curiosi interessati pi
alla aneddotica che alle grandi trattazioni e alle fonti documentarie 65.
Napoli Nobilissima e la molteplicit dei suoi argomenti che vanno dalla
storia dei luoghi a quella dei costumi, dalle dispute darte alla letteratura,
dal teatro alle leggende popolari e alle feste era la nuova strada da tentare nella giovanile speranza di un risveglio benefico nel pubblico interessamento a quel che riguarda gli studi gentili dellarte e le patrie memorie
nostre66. I primi volumi della rivista sono risultati essere estremamente
coerenti con il suo programma. Avendo scelto di vegliare, per sua iniziativa privata, alla conservazione dei monumenti, la redazione dedica lattivit di ciascun componente a una zona limitata della citt per la quale il Risanamento aveva previsto modifiche strutturali, Chiaja, san Lorenzo, il
Mercato, furono i primi quartieri di cui si descrissero le molte cose destinate a scomparire e di cui, almeno rimarr documento questa rivista. I luoghi di napoli e la necessit di fermare, anche solo con gli scritti, la dispersione della memoria, furono il trait dunion delle nostre pagine ma il taglio
e soprattutto il metodo dei saggi non risulta affatto omogeneo. nelle colonne del periodico trovano posto: studi topografici; descrizioni di tombe
ed altari ancora incentrate sul sentimento e lemozione religiosa; pubblicazioni di documenti inediti; aneddoti e vibranti denunce. In questo contesto
si colloca anche il Falsario di Croce, primo atto di quel Sommario critico della
storia dellarte nel Napoletano67 che riporta lattenzione sulla necessit di una
64
Su questi argomenti, per la situazione italiana, cfr. M. Bencivenni, R. dalla
negra, P. Grifoni, Monumenti e Istituzioni, Firenze, 1987-1992; per lo specifico
napoletano n. Barrella, Principi e principi della tutela, napoli, 2003 con ampi
riferimenti alla bibliografia precedente.
65
Doria, op. cit., pp.Ix-x.
66
Ai nostri benevoli.. cit., p.2.
67
B.Croce, Sommario critico della storia dellarte nel napoletano: Il Falsario,
in NN, 1, 1892, pp.122-126, 140-144.

660

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

seria revisione degli scritti di De Dominici e sullassenza di una storia


dellarte meridionale. Riguardo a questo scritto, Willette ha parlato di progetto patriottico di un volume di storia dellarte che consisteva in un accrescimento delle conoscenze storiche e in strategiche soppressioni e revisioni e della creazione di un retrovia culturale per la napoli moderna che
esigeva non solo la diffusione di conoscenze storico-artistiche ma anche
leliminazione della tradizione storica obsoleta gi esistente. nonostante
questultimo obiettivo non fosse stato direttamente menzionato nel programma continua lo studioso- la necessit di correggere la vecchia documentazione storica e di purificare le fonti storico-artistiche da errori trascorsi emerse quasi immediatamente a giustificazione del periodico. Lo
stesso Croce, con il saggio di cui stiamo parlando, avrebbe fornito secondo Willette- quello che potremmo definire largomento davvio per il lato
destruens del progetto di ricerca della rivista offrendo unassoluta condanna
dellautore delle Vite settecentesche degli artisti napoletani68. Tale condanna,
per, non era una novit per lambiente napoletano e lo scritto di Croce non
si distacca da quellimportante ristabilimento erudito dei dati di fatto su
basi documentarie perseguito, sin dagli anni ottanta, dalla Societ di Storia
Patria69. Riallacciandosi consapevolmente anche allerudizione municipale
settecentesca (ampliandone per il grado di osservazione e il respiro storiografico), i promotori della Societ storica avevano gi cominciato a delineare i contorni per una nuova storia dellarte napoletana. nel 1881, sulle pagine dellArchivio storico, Bartolomeo Capasso aveva riunito e pubblicato notizie e documenti riguardanti la storia delle arti in napoli [] che potranno
per avventura servire a rettificare o ad ampliare le cognizioni che, sullargomento si hanno nelle Vite di Bernardo de Dominici70. A Capasso fece eco
nunzio Faraglia71, mentre da Gaetano Filangieri mossero ricerche archivistiche dinteresse storico-artistico da legare agli studi storici propriamente
detti. Il metodo crociano scavo archivistico, ricostruzione filologica del
documento, rettifica della fonte dedominiciana- continuava, almeno per
quel che riguarda il suo Sommario, esattamente questa tradizione.

68

Willette, op.cit., p. 13.


Su tale argomento cfr. Barrella, Per la storia, le arti.. cit.
70
B. Capasso, Appunti per la storia delle arti in napoli, in ASPN, 6, 1881, p.68.
71
n. Faraglia, Le memorie degli artisti napoletani pubblicate da Bernardo De
Dominici. Studio critico, in ASPN, 7, 1882, pp. 28-364; 8, 1883, pp. 83-110, 259-286.
Su Faraglia cfr. R.Mormone, Scrittori darte nel sec. xIx: nunzio Federico Faraglia,
in NN, 28, I-II, 1991, pp.3-9.
69

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

661

Il libro su napoli, per tornare alle caratteristiche generali del mensile,


fu inizialmente scritto quasi del tutto dai suoi giovani promotori cui si aggiunsero collaboratori esterni sempre legati alla Societ napoletana di Storia Patria. Poi la rivista prese a cambiare. Il nucleo iniziale si sfald e le percentuali del rapporto tra gli scritti della redazione e quelle dei collaboratori
esterni si modificarono a vantaggio di questi ultimi. Dal 1898, non viene
pi segnalato alcun comitato di redazione. Sebbene la maggior parte degli
autori continu a provenire dalla Societ Storica napoletana, cominciarono
a contribuire alla rivista i professionisti della conservazione, ossia il personale di ruolo attivo presso gli Uffici Regionali dei Monumenti. Tenendo
fede al programma iniziale di dar voce a quanti operassero per la tutela, la
rivista ospita i contributi di Adolfo Avena, di Ettore Bernich, di Giuseppe
Abbatino, vale a dire quegli architetti-ingegneri che costituivano lUfficio
Regionale. Lesito pi ovvio lapertura dei confini geografici della rivista:
non pi solo napoli, ma lintero territorio regionale e, soprattutto, molta
parte dellantica Capitanata e della Lucania che occupavano stabilmente le
colonne del mensile e che rientravano come aree da tutelare, nelle competenze dellUfficio Regionale napoletano. Se lArchivio storico per le provincie
napoletane aveva dato risalto a quel processo di professionalizzazione dello
storico, iniziato a Firenze dallArchivio Storico Italiano, Napoli Nobilissima
apre in maniera pi decisa ed questa la vera novit del periodico- alla
disciplina storico-artistica nel senso pi largo del termine: come teoria (per
promuovere una storia dellarte meridionale) e come pratica (per contribuire alla gestione dei monumenti). Lesito dei questi cambiamenti immediatamente visibile nella tipologia delle immagini non pi generiche
illustrazioni ma reali supporti al testo -, nel ricorso frequente ad articoli
intitolati per la storia dellarte e nellapertura a studiosi come Emile Bertaux e Antonio Filangieri di Candida72.
Erede della grande tradizione erudita storico-documentaria francese
(i cui esiti nella stampa periodica sono costantemente recensiti nella rassegna bibliografica di Napoli Nobilissima), Emile Bertaux giunse a napoli
risoluto ad essere lo storicodella storia dellarte nel napoletano. La ne72

Su Antonio Filangieri di Candida, F.Russo, Antonio Filangieri di Candida e


la Pinacoteca di napoli, in A.Fittipaldi (a cura di), Musei, tutela e legislazione dei beni
culturali a Napoli tra 700 e 800, napoli, 1995, pp.261-293 e R.Cioffi, Musei e cultura
artistica a napoli tra Otto e novecento. Adolfo Venturi e la Regia Pinacoteca, in
G. Agosti (a cura di), Incontri Venturiani, Pisa , 1995, pp.129-152. Per E. Bertaux,
AA.VV., Emile Bertaux (1869-1917), catalogo della mostra, Lione, 1984.

662

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

cessit di svolgere accurate ricerche darchivio mise in relazione Bertaux


con i ricercatori di Storia Patria e, quindi, con lelite culturale che scriveva Napoli Nobilissima. Croce, che qualche anno prima aveva cominciato a
scrivere il gi citato Sommario critico della storia dellarte nel Napoletano, ne
interruppe la pubblicazione e la pass a Bertaux, cio, come lui stesso dir,
nelle mani di specialisti ben pi competenti. Lambiente napoletano,
daltra parte aveva offerto ampia collaborazione al giovane ricercatore. La
stessa Societ di Storia Patria, per esempio, utilizzando i fondi del lascito
di Gaetano Filangieri, nel 1899, pubblic il primo libro di Bertaux su Santa
Maria di Donnaregina e larte senese a Napoli nel secolo XIV. Probabilmente,
nei suoi scritti ricchi di dati e di documenti non disgiunti da unaccurata
sintesi storica, i soci della Deputazione napoletana avevano individuato il
prosieguo pi naturale dei filangieriani Documenti di cui la monografia su
Donnaregina and a costituire lultimo volume, in sostituzione di quello
lasciato incompleto dal ricercatore napoletano. Il rigore metodologico delle ricerche del francese dovette riscuotere ampi consensi pure tra i redattori della nostra rivista che, probabilmente, apprezzarono anche lattenzione
che lo studioso seppe rivolgere alla storia e al presente del Mezzogiorno
e non solo al suo passato artistico. Napoli Nobilissima pubblic i primi articoli di argomento meridionale dello studioso francese e al suo scritto su I
monumenti medievali nella regione del Vulture venne dedicato, nel 1897, lunico supplemento del periodico73. Probabilmente fu proprio a Bertaux che
Croce pensava quando, nel recensire la settima edizione del Cicerone di
Burckhardt, scrisse a Guglielmo Bode. se si risolver una volta a spingersi
fino a napoli, trover nella biblioteca della nostra Societ Storica una ricca
raccolta di fotografie di monumenti sparsi per le chiese e gli altri edifizii
della citt e delle province, che potranno servirle come per orientazione.
E guardando poi direttamente le opere sulle quali stata di recente richiamata lattenzione degli studiosi, e controllando le conclusioni a cui la criti73

Sono di Bertaux i seguenti articoli: Gli affreschi dellantica chiesa di Santa


Maria Annunziata, in NN, 4, 1895, pp. 49-52; Magistri Johannes et Pacius de Florentia
marmorarii fratres, Ivi, pp. 134-138, 147-152, Per la storia dellarte nel napoletano:
SantAgata dei Goti, in NN, 5, 1896, pp. 3-9; SantAgostino alla zecca: architettura
angioina e scultura sveva, ivi, pp. 24-26; Pei monumenti meridionali. Barbarie
recenti nei Duomi di Canosa e di Taranto, in NN, 6, 1897, pp.15-16; Ancora dei
restauri del Duomo di Canosa, Ivi, p..63; Un pittore napoletano in Toscana nel
1405. Risposta ad una risposta, in NN, 8, 1899, pp.1-3; Gli affreschi di Santa Maria
di Donna Regina. nuovi appunti, in NN, 15,1906, pp. 129-133. I monumenti medievali
nella regione del Vulture il supplemento a NN, 6, 1897, pp. I-xxIV.

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

663

ca pervenuta, potr fare aggiunte e rettifiche pi numerose e importanti


di queste che ho finora esposte74. Limitando progressivamente lo spazio
per i pezzi di storia del costume e per laneddotica, i fascicoli della rivista
che vanno dal 1895 al 1899 videro rafforzarsi lattenzione per gli interventi
di restauro, per le caratteristiche architettoniche di chiese e castelli, per la
pubblicazione di documenti inediti da servire per la ricostruzione della
vita e della produzione artistica napoletana. In questi stessi anni, divenne
collaboratore fisso di Napoli Nobilissima, Antonio Filangieri di Candida, allievo e convinto seguace di Adolfo Venturi. Il metodo venturiano pervade
il miglior contributo del giovane ricercatore dedicato al ritratto di Sigilgaida Rufolo75, ma rimandano al padre della storia dellarte in Italia anche i
numerosi articoli dedicati al recupero di documenti sui dipinti, soprattutto farnesiani, conservati nel Museo nazionale di napoli. Venturi, sin dal
1895, era stato chiamato a interessarsi della Pinacoteca nazionale di napoli e gli studi di Antonio Filangieri pubblicati sul nostro periodico sono
stati giustamente considerati una sorta di studio preparatorio simile a
quello effettuato da Venturi per la Galleria Estense- che, contribuendo alla
scoperta dellidentit delle opere, avrebbe facilitato il riordinamento delle
collezioni pittoriche napoletane che lo storico dellarte avrebbe poi dovuto
effettuare76. Venturi, per, com noto, rinunci al suo progetto di riordino
avversato, tra laltro, proprio da Benedetto Croce che nel 1900, considerando il suo ritardo nel riallestimento della Pinacoteca lo paragon al cane
dellortolano, che non fa mangiare i cavoli agli altri e non li mangia lui.
Un attacco ancora pi duro a Venturi, Croce lo aveva comunque sferrato
- sempre dalle pagine di Napoli Nobilissima- intervenendo lanno precedente nella nota polemica Venturi-Labanca77. Le dure critiche che Baldassarre
Labanca aveva mosso al libro La Madonna avevano interessato Croce che,
74
B.Croce, Per la settima edizione del Cicerone del Burckhardt: lettera aperta
al dott. Guglielmo Bode, in NN, 6 1897, pp.49-56.
75
A. Filangieri di Candida, Del preteso busto di Sigilgaida Rufolo nel Duomo
di Ravello, in NN, 12, 1903, pp. 3-9, 34-37.
76
Id., La Pinacoteca nazionale di napoli e il suo riordinamento, in NN, 10,
1901, pp. 32-37; Id., La Galleria nazionale di napoli (Documenti e ricerche), in Le
Gallerie Nazionali Italiane, 5, 1902, pp. 208-354. Su Venturi e napoli cfr. Cioffi, Musei
e cultura.. cit., p.1 42 e ss.
77
B.Croce, Una questione di criterio nella storia dellarte (Polemica Labanca
Venturi), in NN, 8, 1899. Su questi argomenti, con riferimenti alla bibliografia
precedente, cfr. G. Agosti, La nascita della storia dellarte in Italia. Adolfo Venturi dal
museo alluniversit. 1880-1940, Venezia 1996, pp. 146-153.

664

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

proprio in quegli anni, si stava dedicando alla stesura dellEstetica. Venturi


aveva fatto una scelta di campo che prevedeva la necessit di unaderenza
primaria ai testi figurativi, che privilegiava la storia delle forme e dello
stile e che aveva nel momento attributivo il suo culmine. Don Benedetto
che, negli ultimi volumi, si occupava soprattutto di Storie e leggende napoletane non perse loccasione di ribadire la sua posizione rispetto allidea
di una storia artistica intesa come storia dellespressione linguistica e stilistica, nonch come unit di storia e critica. Il libro di Venturi non era
una storia dellarte perch una ricognizione cronologica delle immagini
della Madonna non poteva in alcun modo gettare luce sulle opere darte
in quanto tali. La Madonna, secondo Croce, non aveva di per s un significato artistico preciso. Era unastrazione che privava le opere individuali
della loro realt concreta. lemozione del singolo artista che informa
lopera per cui due madonne di due artisti diversi non hanno niente in
comune perch lo spirito che le anima diverso. Ogni copia comunque
linterpretazione di un altro artista e pertanto una diversa opera darte78.
La critica a Venturi per un chiaro segnale di crisi della rivista. Partendo
da questi presupposti Croce giunger a negare la possibilit di scrivere
una storia dellarte napoletana perch gli studi storico-artistici dovevano
o limitarsi a una singola opera o alla produzione di un unico artista o
allarte di un determinato periodo, oppure configurarsi come una storia generale dellarte. Uno dei primi obiettivi della rivista, quello cio di
scrivere un libro di storia dellarte napoletana veniva, di fatto, rinnegato. nel 1900 mor Bartolomeo Capasso e con lui, scrisse Croce, mor per
sempre la storia regionale della vecchia napoli e del vecchio regno79.
La morte di Capasso non poteva non rappresentare uno spartiacque. Ci
si avvi a quello che, acutamente, Giuseppe Galasso ha descritto come
il tramonto di quellunit del mondo napoletano intorno al culto delle
memorie locali cui si faceva riferimento allinizio80. E questo tramonto non
poteva non comportare la crisi di quanto proprio in quel mondo aveva
trovato la sua linfa vitale.
Napoli Nobilissima continu ad essere pubblicata per altri cinque anni
mantenendo coerentemente fede ai suoi obiettivi. Sono di questi anni, ad
esempio, le violente accuse allinefficienza del direttore del Museo nazio78

B. Croce, Una questione.. cit.


B. Croce, Capasso e la storia regionale, in NN, 9, 1900, pp. 42-43.
80
G. Galasso, Nota del curatore in B. Croce, Storie e leggende napoletane, Milano
1990, pp. 341-357.
79

Le riviste di cultura artistica a Napoli tra Sette e Ottocento

665

nale di napoli, Ettore Pais (che piomb su quellistituto come lira divina
sopra una citt condannata e che fu poi costretto alle dimissioni)e la battaglia per la salvezza della chiesa della Croce di Lucca81. Larticolo, firmato
la Napoli Nobilissima, venne pubblicato nel 1903 e apr la strada a una serie
di altri duri interventi sulla stampa cittadina che riuscirono a sottrarre la
chiesa dallabbattimento previsto per la nascita di nuove cliniche mediche.
I collaboratori non cambiano ma, nel 1905, la compilazione della rivista
passa al giovane Fausto nicolini. Durer ancora un anno poi Benedetto
Croce, accomiatandosi dai suoi benevoli lettori, ne decreter la fine. Vale
la pena riprendere alcune parti di quel Commiato perch raccontano, forse
meglio di qualsiasi studio critico, le ragioni di un progetto e le motivazioni della sua fine. La rivista -scrive Croce- si propose, per una parte di
proseguire e compiere lopera del Capasso, e per laltra di promuovere le
indagini volte a raccogliere il materiale per una storia dellarte meridionale. Dopo quindici anni, per, la condizione non solo degli studi ma degli
animi era mutata. Le amorose indagini di storia municipale non destano linteressamento di una volta. Napoli Nobilissima aveva perduto molti
lettori, ma non perch essi ci abbiano deliberatamente abbandonati, ma
perch sono morti: buoni vecchi che leggevano inteneriti i nostri articoli
sulle vecchie strade, le vecchie case, le antiche chiese della citt [] sono
morti e non sono stati sostituiti. E il cambiamento aveva interessato non
solo i lettori ma anche gli scrittori. Eravamo molto giovani continua
Croce- ed ora ognuno di noi ha percorso la sua strada ed giunto a quel
momento della vita in cui non lecito cangiar mestiere, o farne pi duno
insieme [] Siamo ancora tutti vivi, quanti ci raccogliemmo intorno a questa tavola nellautunno del 1891: tutti ancora buoni amici; ma tutti assai
mutati. Questa rivista venuta morendo nei nostri animi e perci chiude le
pubblicazioni82. Il termine morte compare spesso nel Commiato e il ricorrere a una parola tanto definitiva stato spesso giustificato dal bisogno di
Croce di prendere le distanze da quel tempo in cui era in parte altruomo
da quel chora sono. In verit, proprio lui, da questo mondo non sapr e

81
B. Croce, Un nuovo scandalo al Museo nazionale di napoli, in NN, 9, 1900,
p.146; Per la Croce di Lucca, in NN, 12, 1903, pp. 97-98; A. Miola, La Croce di
Lucca, ivi, pp. 99-102; G. Ceci, Gli artisti che lavorarono per la Croce di Lucca, ivi, pp.
125-144. Su tale argomento cfr. anche L. Donadio, Il Risanamento di napoli e la
vicenda della chiesa della Croce di Lucca, in G. Fiengo (a cura di), Tutela e restauro
dei monumenti in Campania, napoli 1993, pp. 258-280.
82
B.Croce, Ai lettori.. cit., p.176.

666

Rosanna Cioffi Nadia Barrella

non vorr mai distanziarsi. Giuseppe Galasso, nella postfazione a Storie e


Leggende napoletane, scrive che la distanza di Croce dal mondo di Capasso
e di Napoli Nobilissima indicata a partire da una identit, da una solidariet del sentire, da una parentela dello spirito, da una comunanza di
memorie e di affetti nel segno e nellethos di napoli83. Croce aveva detto
che tutto ci moriva con Capasso. non tutto moriva invece, perch in tanti
hanno procurato con i loro scritti e la loro opera che cos non fosse. E non
tutto moriva, soprattutto e innanzitutto in Croce che, nellAvvertenza alle
sue Storie e Leggende scritte per la nostra rivista, ma raccolte e pubblicate allo scoppiare della prima guerra mondiale, ricord ai suoi lettori che
il legame sentimentale col passato prepara e aiuta lintelligenza storica,
condizione di ogni vero avanzamento civile, e soprattutto ingentilisce gli
animi. E ai nostri giorni continua il filosofo- non da spregiare nessuna
forza, pur modesta e umile che concorra a tal fine84.

83

G.Galasso, Nota cit., p.357.


B.Croce, Teoria e storia della storiografia, edizione a cura di G.Galasso, Milano,
1989, p.11.
84

INDICE

ANTONIO GARZYA, Premessa

pag. 5

F. VUILLEUMIER LAURENS, Les Journaux de Savants de Paris

Leipzig

A.M. RAO, Dotti, gazzettieri e fogliettanti

25

E. CHIOSI, La Scelta Miscellanea (1783-1784)

47

G. CACCIATORE, Momenti della filosofia napoletana attraverso le


riviste

63

U. DOVERE, La stampa periodica cattolica a Napoli tra Ottocento e


Novecento

75

S. SBORDONE, Politica e storia di fine 800 attraverso le pagine della


rivista l Eco di S. Francesco dAssisi

95
D. TROTTA, Matilde Serao e larte di far riviste
121
A. BADESSA, Costume napoletano in Regina
147
F. DONOFRIO-R.SCIELZO, Le riviste mediche a Napoli dall 800 ai
165
primi del 900
A.M. IERACI BIO, Il Filiatre Sebezio. Giornale delle scienze mediche

193

R. SERSALE, LIncoraggiamento. Giornale di Chimica e di Scienze


affini
219
M. TORRINI, Il Morgagni di Salvatore Tommasi

223

M.S. CORCIULO, La Stampa costituzionale durante la Rivoluzione


napoletana del 1820-21
231
A. GIANNOLA-R.PATALANO, Economia politica e cultura economica
nei periodici napoletani tra il XVIII e il XX secolo
247
F. SANTONI, Diritto e Giurisprudenza: una rivista giuridica a Napoli
277
fra Otto e Novecento
P. MATARAZZO, La stampa periodica a Napoli tra Decennio francese e
Restaurazione: la Biblioteca analitica
287
T.R. TOSCANO, Il Giornale Enciclopedico durante la Seconda
303
Restaurazione borbonica
V. TROMBETTA, Gli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie

321

F. LOMONACO, Filosofia, letteratura e storia nella Scelta Miscellanea 353


M. MARTIRANO, Un giornalista del Decennio francese: Vincenzo
373
Cuoco
A. SCOGNAMIGLIO, La filosofia nelle riviste degli anni 30 e 40
395
dellOttocento
R. DIANA, La filosofia politica democratico-liberale nel Nazionale del
413
1848
A. GISONDI, Spiritualismo, idealismo, positivismo attraverso le
riviste
431
P. COSENZA, Logos. Rivista internazionale di filosofia: gli antecedenti
e lesordio
465
G. GRECO, La Megale Hellas tra erudizione e consapevolezza
storica
483
(Appendice: B. FERRARA, Il santuario di Hera alla foce del Sele
nella editoria napoletana)
495
E. MARTINO, I periodici napoletani tra XVIII e XIX secolo e la nascita
delle etruscherie
501
V. CASTIGLIONE MORELLI, Di alcune riviste che accompagnarono le
scoperte pompeiane
519
M. LAMAGNA, Gli studi classici nelle riviste napoletane del primo
Novecento
551
G. RAIMONDI, Una biblioteca privata: almanacchi e numeri unici

571

G. ALBANO, Espressioni della cultura napoletana: incisori e incisioni

589

R.GIGLIO, Le riviste letterarie a Napoli alla fine dellOttocento

609

M. FATICA, LOriente. Rivista trimestrale

625

R. CIOFFI-N. BARRELLA, Le riviste di cultura artistica a Napoli tra


641
Sette e Ottocento
S. BAGNULO, Appendice: schede bibliografiche dei periodici citati 667
INDICI
INDICE DEI NOMI

675

INDICE DEI LUOGHI E DELLE ISTITUZIONI

699

INDICE DELLE RIVISTE

705

Finito di stampare a Napoli nel mese di aprile 2009 presso le


Officine Grafiche Francesco Giannini e Figli S.p.A.

ISBn 978-88-7431-426-3

Il presente volume pubblicato con il contributo di:

Istituto Banco di napoli-Fondazione

Ministero per i Beni e le Attivit culturali

Ministero dellIstruzione dellUniversit e della Ricerca

Regione Campania