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il blog della biblioteca comunale "Michele Romano"
luned 21 marzo 2011

Le teste tagliate di Isernia. Storia di un refuso che non cambia le cose


(Noto che gran parte degli accessi a questo sito, negli ultimi giorni, si concentrano intorno alle chiavi di ricerca "teste tagliate", "briganti teste" etc. Ne avevo gi scritto, ma l'occasione per riprendere l'argomento e darne pi compiuta trattazione.) Su Wikimedia Commons larchivio digitale di immagini, suoni e altri contenuti multimediali disponibili con licenza di libero uso allindirizzo http://commons.wikimedia.org/wiki/Main_Page era ospitato un file dal titolo teste isernia.jpg: una fotografia sgranata, in bianco e nero, ritraente tre gabbie contenenti altrettante teste tagliate, l apoditticamente riferite a briganti esposti ad exemplum fuori dalle mura della citt di Isernia. La descrizione che accompagnava limmagine digitale, infatti, testualmente recitava: Teste mozzate di contadini esposte come monito dall'esercito savoiardo nei pressi di Isernia durante la campagna militare condotta per contrastare il brigantaggio nell'ex-Regno delle Due Sicilie. Non vi era alcuna indicazione autoriale, n riferimenti certi di date: soltanto il nickname dellinternauta che lo aveva caricato e reso fruibile ai tanti siti e weblog che ne hanno amplificato la diffusione. Procedendo a ritroso, inseguendo i rimandi contenuti in pagine personali, forum e blog, la primigenia attribuzione delle teste tagliate ai briganti di Isernia si deve, con qualche probabilit, al catalogo della mostra iconografica Briganti & partigiani, edito da Campania Bella, Napoli, nel 1997: qui, infatti, compare con data certa lassociazione tra le tre teste dei meschini decapitati e la citt pentra che tanto drammatici avvenimenti vide consumarsi nellautunno del 1860. Ma davvero la foto che ci occupa ritrae isernini? Gi laccennata povert di dati circa il chi, e il quando, doveva spingere per una pi critica valutazione del documento fotografico; e ad essere un minimo critici, improbabile doveva essere la presenza di camera e treppiede nelle campagne isernine in et di dagherrotipi. Cos, autorevolmente, lo storico Lucio Villari aveva dichiarato limmagine delle tre teste in gabbia certamente falsa nella sua attribuzione al contesto italiano e risorgimentale (nellopera Il Risorgimento. Storia, documenti, testimonianze, Roma 2007). E infatti, seppure con un ritardo di almeno due anni dalla sua pubblicazione, limmagine delle teste tagliate, nel suo riferirsi a Isernia, ha avuto plateale smentita anche nel contesto Wiki, allorch si riconosciuto in essa piuttosto un ingrandimento di una foto relativa a decapitazioni di Boxer nella Cina del 1900. Dal 5 agosto 2010, infatti, il nuovo titolo Biblioteca
Direttore: Gabriele Venditti direttore.bmr@comune.isernia.it Prestito: Francesca Antonelli prestito.bmr@comune.isernia.it Catalogatori SBN: Maria Pia Pinelli Tonino Di Gneo info.bmr@comune.isernia.it Mediateca: Patrizia Calenda La biblioteca ha sede nel complesso monumentale di Santa Maria delle Monache, P.zza Santa Maria, 5 86170 Isernia tel. e fax: +39 0865 50772

Tutti i testi, dove non diversamente indicato, sono di Gabriele Venditti, rilasciati con licenza Creative Commons AttributionNonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported.

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identificativo dellimmagine digitale in Wikimedia Commons boxer_heads_china.jpg e la didascalia vede la riformulazione Teste mozzate di contadini esposte come monito durante la rivolta dei Boxer in Cina. Dettaglio. Sempre contadini, dunque; sempre decapitati e esposti come monito, ma nelle campagne cinesi del 1900 e non in quelle molisane del 1860. In pi, c finalmente un autore dello scatto, identificato nel modenese Giuseppe Messerotti Benvenuti, classe 1870. La storia particolarmente affascinante (almeno per me) e merita una sosta. Messerotti Benvenuti, tenente di sanit con lhobby della fotografia, faceva parte del Corpo di spedizione italiano inviato in Oriente nellagosto del 1900 per sedare la rivolta nazionalista dei Boxer oggi si parlerebbe, con ipocrisia, di operazione di peace keeping. La missione italiana rest in Cina a lungo, e limpegno internazionale venne retribuito dal Celeste Impero con la Concessione commerciale di Tientsin, conservata dallItalia fino alla II Guerra Mondiale. Per vincere la monotonia del suo ospedaletto da campo a cinque letti, il giovane tenente scriveva lunghe lettere a casa, accompagnate da foto fatte in libera uscita. Grazie agli scatti della sua Kodak, Messerotti Benvenuti portava allItalia umbertina immagini di un continente lontano, immerso ancora in brume medioevali e percepito come quintessenza dellesotismo come fosse davvero abitato da sciapodi o retto dal Prete Gianni. Tuttaltro che vicina, la Cina. Per capire lapprossimazione dei comandi militari, basti pensare che quando si dovette pensare allequipaggiamento delle truppe italiane in partenza, le si vest con zuccotti e sahariane, misconoscendo che nei luoghi di destinazione la temperatura poteva arrivare anche ai 20 sottozero (su queste vicende, si pu leggere larticolo di G. Fattori, La guerra dei boxers, in Storia illustrata, n. 154, settembre 1970). Lettere e fotografie di Messerotti Benvenuti sono pubblicate nel volume Giuseppe Messerotti Benvenuti: un italiano nella Cina dei Boxer, catalogo della mostra organizzata a Modena dalla Fondazione Panini nel 2000. Tra di esse, compare una serie di scatti che hanno ad oggetto la cruenta decapitazione dei boxer; la raccolta delle teste spiccate in gabbie di bamb e la successiva infissione delle gabbie su un tripode (la macabra sequenza si trova disponibile allindirizzo http://turandot.ish-lyon.cnrs.fr/Bibliography.php?ID=57). A guardarle, non residuano dubbi circa lidentit tra le teste di Isernia e le teste cinesi. Ma pure se appare ormai assodato che la foto incriminata nulla a che fare con i cafoni di Isernia, il danno fatto: per la sua forza espressiva e per lessere royalty free limmagine stata utilizzata in molti siti internet, come pure in qualche opera a stampa, e posta accanto a quelle forse addirittura pi efferate in cui briganti, celebri e meno celebri, posano afflosciati, tumefatti, scomposti, come macabri trofei di caccia del neonato Regio esercito, rimpallando a ogni uso lidea che a Isernia, allindomani dellarrivo dei Piemontesi in citt (23 ottobre 1860) o, forse, nei primi anni del Regno dItalia e delle drammatiche campagne militari contro il brigantaggio, si sia fatto macabro scempio delle teste dei fucilati.

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Sia chiaro: nel 1860, i Piemontesi, a Isernia come altrove, si sono comportati coi mezzi spicci di un esercito di conquista e esecuzioni sommarie, stupri e vittime collaterali del conflitto, sono state allordine del giorno. Il museo degli orrori dello pseudoscienziato Cesare Lombroso richiedeva teste di briganti da analizzare fisiognomicamente e c in rete la raccapricciante corrispondenza tra ufficiali italiani siamo ormai nel 1869 circa la testa imbalsamata del brigante Palma fatta mettere in un vaso di cristallo ripieno di spirito. La scoperta di un falso non elide le responsabilit accertate di Cialdini e soci. Ci che particolare che, in quei forum in rete in cui si scontrano ancora (centocinquanta anni dopo Teano e Gaeta) neoborbonici e veterosavoiardi, il falso delle teste tagliate di Isernia viene utilizzato, estensivamente, da questi ultimi a tacciare di calunnia tutti quegli episodi di barbarie agita da italiani su italiani, bersaglieri contro donne e bambini, come se Boxer fossero anche gli 8968 fucilati dei primi mesi di guerra al brigantaggio, o che ribelli cinesi abitassero gli interi paesi di Pontelandolfo e Casalduni, oggetto di una decimazione recata con metodo scientifico, ottanta anni prima di Marzabotto. tempo per inquadrare criticamente il processo di unificazione nazionale attribuendogli connotati di guerra di conquista e, tragicamente, di guerra civile. Occorre portare luce sui lati oscuri del Risorgimento, senza per questo rimettere in discussione lUnit: perch una storia sia davvero condivisa, deve essere conosciuta nella sua integrit, senza rimozioni o edulcorazioni, senza continuare col mito fondativo degli eroi puri e belli tutti da una parte e i cafoni abbrutiti e sanguinari confinati nellaltro campo.

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Piuttosto, ci si pu interrogare su come in origine una foto di teste tagliate abbia determinato la macabra associazione con lIsernia del 1860. Notizie certe di teste spiccate, infisse su pali, poste alle finestre come zucche ad Halloween, per Isernia ce ne sono tante ma tutte riportano allefferatezze dei contadini verso i garibaldini, mai au contraire. Sul punto, le carte processuali sono quanto mai precise ed elencano una serie di episodi. La vulgata, del resto, parlava di un premio in moneta per ogni testa di garibaldino spedita a Gaeta col suo berrettuccio rosso. Il 5 ottobre 1860, al Mercatello, Zaccaria Corrado infierisce sul cadavere di un garibaldino, tagliandogli la testa; a lui i verbali ascrivono un totale di sette decapitazioni di cadaveri, consumate insieme con tale Giuseppe Laliccia. Sempre il 5, davanti a Palazzo Jadopi, il volontario campobassano Errico Filipponi, non ancora diciassettenne, viene colpito alle spalle con un colpo dascia; gli viene poi, more solito, tagliata la testa. Lanonimo estensore del memoriale noto come La Colonna De Luca ricorda tredici teste di volontarii uccisi () menate in trionfo per Isernia e poi risposte sotto gli archi del cortile del Monistero dei Monaci Osservanti: e la mattina situate al largo della Fiera, mentre Jadopi descrivendo da contumace lassalto della plebaglia al suo palazzo parlava di teschi umani recisi che erano rotolati per la strada dai carpinonensi Antonio Fabrizio, Michele Martella La Vacca, e molti di Pesche. Facile, quindi, pensare che limmagine di teste in gabbie pi o meno consapevolmente abbia portato a generare la falsa attribuzione di cui abbiamo parlato. Isernia e teste tagliate. Forse un destino: ricordiamo che i santissimi Cosma e Damiano, in citt venerati forse pi del patrono, ebbero il loro martirio per decapitazione.
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Etichette: "teste tagliate di Isernia", 1860, Giuseppe Messerotti Benvenuti, Isernia

2 commenti:
Anonimo 30 aprile 2011 23:21 Salve, sono il proprietario dell'archivio fotografico Messerotti Benvenuti. Sono felice che la abbia appassionato il suo "reportage" cinese, ma debbo correggerla circa l'attribuzione della fotografia delle teste mozzate. Le fotografie di MB sono state pubblicate successivamente all'uscita del volume "Briganti etc.". La notevolissima somiglianza dovuta al fatto che quel giorno diversi militari con Kodak assistettero al macabro evento. Uno in particolare, Rodolfo Borghese, scatt una foto assai simile a quella di MB. Quasi un secolo dopo qualcuno ha utilizzato il particolare di una delle illustrazioni del libro di memorie di Borghese ("In Cina contro i boxers" Ardita 1937, pag. 144. Anche a ci dovuta la cattiva qualit dell'immagine. Cordiali saluti, Marzio Govoni Rispondi

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il bibliotecario

24 maggio 2011 00:09

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Leggo (colpevolmente) a quasi un mese di distanza e la ringrazio per la preziosa precisazione. Corregger i miei appunti quanto prima. Ricambio i cordiali saluti. Gabriele Venditti Rispondi
I n s e r i s c ii lt u oc o m m e n t o . . .

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