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George L. Mosse: LE GUERRE MONDIALI DALLA TRAGEDIA AL MITO DEI CADUTI.

Capitolo primo. Introduzione: una diversa specie di guerra. Lepoca contemporanea lepoca delle masse. Cos anche la morte in guerra divenuta, nelle guerre della contemporaneit, una morte di massa. Nella prima guerra mondiale morirono circa 13 milioni di uomini un numero nemmeno comparabile con quello delle guerre precedenti (la campagna napoleonica in Russia, la pi cruenta prima del 1914 era costata 400.000 vite). Per i vertici di tutte le nazioni belligeranti e per le stesse popolazioni si pose il problema di rendere accettabile la morte di massa. A questo scopo fu costruito, in parte spontaneamente (dai volontari e dai reduci di guerra) e in parte deliberatamente (dalla propaganda) il mito dellesperienza di guerra (m.e.g.). Parte prima. Le fondamenta. Capitolo secondo. Volontari in guerra. Il m.e.g. affonda le sue radici nellesperienza delle prime guerre nazionali (guerre della Rivoluzione francese e guerre di liberazione tedesca). Prima della Rivoluzione francese, le guerre erano state combattute da mercenari professionisti per la difesa o laccrescimento della potenza di un monarca. LAssemblea Legislativa, non disponendo delle risorse per pagare un esercito mercenario, introdusse larruolamento volontario dei cittadini. Il successo delle campagne napoleoniche mostr la straordinaria efficacia di questo esercito di volontari. Dalla fine del 700 (con laffermarsi in tutta Europa delle idee e delle pratiche del nazionalismo) in poi le guerre furono guerre nazionali, combattute in nome una nazione da una massa nazionalizzata. La potenza dellidea di nazione trasform la guerra da affare di pochi a esperienza di massa. Lo stesso status di soldato sub una radicale trasformazione. Mentre i mercenari avevano costituito un gruppo marginale, temuto e disprezzato, la condizione di soldatocittandino era ad un tempo altamente ammirata e alla portata di tutti. Per la prima volta i cittadini andarono volontari in guerra, convinti da motivazioni diverse: 1) desiderio di combattere in nome della propria nazione; 2) ripulsa della societ impersonale, complessa e opprimente, ricerca di un nuovo senso del vivere; 3) ideale del cameratismo e della virilit; 4) impulso al saccheggio e aspettativa di ricchi bottini di guerra. In ogni caso la guerra si presentava come una esperienza straordinaria, ad un tempo sacra ed avventurosa, opposta alla routine della vita quotidiana borghese. Gli atteggiamenti del volontari nei confronti della guerra sono particolarmente rilevanti perch la nascita m.e.g. fu in larga misura opera loro. Il m.e.g. nacque dai resoconti, soprattutto sotto forma di poesie e di canzoni, dei soldati che tornavano dal fronte. Ma naturalmente non tutti i soldati resero pubblica la loro esperienza. La massima parte delle descrizioni dellesperienza di guerra si devono al gruppo pi entusiasta della guerra, ovvero una ristretta minoranza di giovani volontari colti (formati alla cultura del romanticismo) e di estrazione borghese.

Un momento importante nella storia della costruzione romantica del m.e.g. fu la guerra dindipendenza greca (18211831), che attir volontari da tutta lEuropa. La Grecia rappresentava due diversi miti: 1) era la culla della civilt occidentale la cui antichit era esempio di virilit, eroismo e bellezza; 2) era un paese esotico, favoloso ed affascinante. In Grecia il mito del volontariato in guerra fu efficacemente incarnato da Byron, la cui influenza segn profondamente il m.e.g. in tutte le nazioni europee.

Capitolo terzo. La costruzione del mito: i simboli tangibili della morte. Durante tutto lOttocento lidea della morte sub una radicale trasformazione. Latteggiamento cristiano verso la morte come macabra mietitrice, che esortava al pentimento e allumilt, lasci il posto al concetto illuminista della morte come sonno eterno e opportunit per lammaestramento dei vivi alla virt. Questa trasformazione nelle rappresentazioni sociali della morte si riflesse nel mutamento della architettura dei cimiteri (la cui costruzione e cura divenne, dalla Rivoluzione francese in poi, compito dello Stato). I nuovi cimiteri dovevano avere un aspetto solenne (per sottolineare la sacralit della morte), ma acquietante (per facilitare lelaborazione del lutto). Nei nuovi cimiteri le tombe erano immerse nella natura sotto forma di giardino allinglese (come nel cimitero parigino del Pre Lachaise, che ebbe massima influenza in Europa) oppure di bosco incontaminato (come nel movimento statunitense dei cimiteriparchi). Per tutto lOttocento i caduti in battaglia erano lasciati sul campo o seppelliti in tombe di massa. La prima guerra mondiale comport che per molte regioni non fu pi impossibile continuare questa indifferenza verso i caduti 1) svilupparsi al centro del m.e.g. di un mito dei caduti come martiri della religione della nazione; 2) straordinario avanzamento di status del soldato; 3) pressione della popolazione civile perch i loro cari avessero una sepoltura dignitosa. Si diffusero cos rapidamente i cimiteri di guerra (per la prima volta separati dai cimiteri civili) che divennero presto luoghi sacri del m.e.g. Di fianco ai cimiteri di guerra come templi del m.e.g. e del nazionalismo si imposero i monumenti ai caduti. I monumenti, che prima della Grande Guerra i monumenti avevano celebrato principi o generali, vennero dedicati ai soldati comuni senza distinzioni di ordine e grado.

Parte seconda. La prima guerra mondiale.

Capitolo quarto. I giovani e lesperienza di guerra. La stragrande maggioranza della popolazione non voleva la guerra del 14, non laccolse con favore e tuttavia fece poco o nulla per rendere pubblico questo atteggiamento. Fu unlite giovanile, la generazione del 1914 (che costitu nella storia dei volontari un apogeo di fanatismo mai pi eguagliato), a monopolizzare la rappresentazione massmediatica della guerra trasferendovi la propria visione entusiasta. Lesaltazione di questi giovani attribuibile: 1) Alla rappresentazione irreale della guerra che la cultura romantica aveva diffusa tra la popolazione civile. La guerra francoprussiana era lontana ed era stata una guerra facile. Si era convinti che la guerra sarebbe stata breve (decisa in poche battaglie), avventurosa ed eroica, combattuta tra gentiluomini su campi fioriti.

2) Al desiderio di dare un ordine nuovo al caos di esperienza in cui si trovavano donne e uomini che vivano la transizione alla contemporaneit. La giovent (soprattutto le sue avanguardie estetiche come i futuristi e gli espressionisti) si invest del compito di forgiare, anche attraverso la guerra, una societ e un uomo nuovi e spiritualmente migliori opposti allimmobilit decadente della societ borghese. La generazione del 1914 organizz il m.e.g. in un complesso sistema di rappresentazioni: 1) Virilit. Il concetto di virilit compendiava gli ideali umani della giovent in un prototipo di bellezza e forza fisica e spirituale. Malgrado limportanza che le donne ebbero al fronte come infermiere, il m.e.g. fu fin da subito un mito largamente maschilista. La guerra era un modo di mettere a prova la propria virilit e il soldato volontario era lincarnazione della virilit. Il contrario della virilit era la decadenza (sintesi di noia, esaurimento, debolezza, instabilit, solitudine) che era assieme un tratto del nemico ed una minaccia incombente sulla nazione. 2) Cameratismo. Di fronte alla crescente individualizzazione della societ contemporanea il m.e.g. prometteva una straordinaria esperienza comunitaria. I membri della stessa squadra vivevano sempre assieme e dipendevano luno dallaltro per la sopravvivenza. Inoltre nel mito (non cos nella realt) lesercito era unistituzione meritocratica in cui le distinzioni sociali svanivano. 3) Modernit. La guerra sembrava capace di rinnovare gli uomini e le societ costruendo una nuova civilt in cui anche le forze della tecnologia moderna sarebbero state piegate al servizio della nazione. Alla met del novembre del 14 fu chiaro che la guerra non sarebbe stata n breve n bella, ma un massacro quale lEuropa non aveva mai visto. La sognata guerra di movimento si trasform presto in guerra di trincea. Lesperienza della trincea fu devastante per i soldati che dovevano vivere per giorni e giorni in uno spazio angusto, buio, freddo, sporco, fetido e melmoso, circondati da un paesaggio lunare, sotto il tiro dei nemici e a costante contatto con la morte. Si pose allora per i vertici delle nazioni belligeranti il problema di rendere la guerra e la morte di massa ai soldati e al fronte interno. La soluzione fu una propaganda gestita di Stato, che assorb il m.e.g. cos come era stato creato dai volontari e procedette a svilupparlo e diffonderlo ulteriormente.

Capitolo Quinto. Il culto del soldato caduto. La principale funzione del m.e.g. era quella di rendere accettabile la morte di massa in guerra. A tale scopo si svilupp un culto dei caduti che fu il centro del m.e.g. Il m.e.g. fece propri i temi del cristianesimo popolare e intimo e trascese la morte e la sofferenza dei soldati (paragonate a quelle di Cristo) presentandole come un atto di sacrificio e purificazione. Allo stesso tempo i caduti stessi, sempre rappresentati in gruppi di camerati, furono usati dalla propaganda come simbolo e sprone per i vivi. Sui soldati, nelle trincee questo culto non poteva avere una grande influenza, ma la sua importanza fu grande soprattutto tra i civili e dopo la guerra sui reduci. [Soltanto una volta lo spirito del natale divenne realt nel mezzo della guerra: la vigilia del primo anno di guerra i soldati degli opposti schieramenti uscirono dalle trincee per fraternizzare. Norme rigorose furono immediatamente emanate da tutte le nazioni per impedire il ripetersi dellepisodio e fu messo in moto lapparato della giustizia militare e della propaganda per rappresentare il nemico come un pericoloso animale da abbattere. Il primo Natale di guerra non si ripet pi] Il culto dei caduti fu una vera e propria religione laica come mostrano due ricorrenti polemiche: 1) contro la produzione di massa di tombe e monumenti che fu percepita come profana e irrispettosa della sacralit del culto dei morti; 2) contro ogni forma di innovazione e funzionalismo (cimiteri e monumenti progettati per servire anche da biblioteche o centri sportivi sollevarono pesanti critiche).

Il culto dei caduti si espresse materialmente A) nei cimiteri di guerra, B) nei monumenti ai caduti, C) nelle Tombe del Milite Ignoto, tutti e tre costruiti per divenire i templi di questo culto, cos come di quello della nazione e del m.e.g. A) In tutti gli eserciti furono create unit incaricate di prendersi cura dei caduti e furono fondate organizzazioni statali incaricate della progettazione e della manutenzione dei cimiteri militari, che, per il loro carattere sacro dovevano essere nettamente distinti da quelli civili (cos come la morte in guerra era nettamente distinta dalla morte dei borghesi). Nei cimiteri di ogni nazionalit dominavano due ordini simbolici, luno legato allimmaginario cristiano laltro a quello della natura. 1) In Inghilterra i cimiterigiardini avevano il loro centro nella Croce del Sacrificio e nella Pietra della Rimembranza (la cui forma ricordava quella di un altare). Le tombe erano uniforme, ma fu permesso di incidere sulla lapide una iscrizione individuale; 2) Il Germania il principale architetto di cimiteri fu Tischler le cui preferenze andavano per i monumenti centralizzati e le tombe di massa. Egli progett le Totenburgen poderose fortezze, le cui mura massicce circondavano uno spazio aperto con al centro una roccia o un altare. Molti furono anche gli Heldenhaine (i boschi degli eroi), foreste pi o meno naturali, al cui centro stava una quercia della pace o un monumento o un semplice masso. 3) In Austria prevalsero i boschi degli eroi. 4) In Italia si diffusero i parchi della rimembranza in cui ad ogni caduto era dedicato un albero. B) I monumenti ai caduti della Grande Guerra si caratterizzarono 1) per il fatto che per la prima volta su di essi fu indicato il nome di tutti i soldati caduti, spesso senza distinzioni di grado (a dimostrazione che il m.e.g. era un mito sostanzialmente democratico); 2) per leroismo e la gloria che esprimevano (mostrare la miseria della guerra era percepito come blasfemo). Molti diversi simbologie si intrecciano sui monumenti di guerra: 1) quella cristiana (per celebrare la morte come sacrificio); 2) quella medioevale e legata alla mitologia nazionale (abbondavano spade, scudi e corazze); 3) quella greca (mostrando i soldati nudi e virili come statue elleniche). C) Tutte le nazioni sentirono il bisogno di dare un centro al culto dei loro caduti, un luogo in cui le folle potessero partecipare a cerimonie e riti collettivi. La Tomba del Milite Ignoto assolse nella maggior parte dei casi a questa funzione. 1) in Francia lArc de Triomphe costruito da Napoleone come monumento alla gloria militare della Francia sembr una scelta quasi necessaria; 2) in Gran Bretagna la Tomba fu posta nellAbbazia di Westminister, ma la funzione del centro del culto fu svolta dal Cenotafio (tomba vuota); 3) in Italia la Tomba fu situata nel Vittoriano, il monumento a Vittorio Emanuele II; 4) in Germania manc invece un monumento capace di fungere da centro del culto, limpatto della Neue Wache, costruita a tale scopo fu modesto, e il culto della nazione continu ad essere celebrato presso diversi monumenti sparsi per il territorio nazionale.

Capitolo Sesto. Lappropriazione della natura. La natura fu grandemente utilizzate dal m.e.g. ed essa fu un simbolo che rivest molti ed importanti significati diversi: 1) La natura additava alla patria natia (che non mai rappresentata sotto le spoglie di una citt, anche se questa era lesperienza che la maggior parte della popolazione aveva della propria patria) e alleternit della sua bellezza tranquilla. 2) La natura rimandava ad unarcadia preindustriale opponendosi ad una guerra e ad una realt contemporanee sempre pi legate alla tecnologia e alla macchina avvertite come spersonalizzanti e opprimenti.

3) Nei cimiteri, la natura serviva a rasserenare il sonno eterno dei caduti e simboleggiarne limmortalit. In questa accezione i miti della natura furono innocui nelle nazioni vittoriose, ma servirono, in Italia e Germania, a rafforzare le idee nazionalistiche e bellicose. 4) La natura manifestava anche una potenza primordiale con cui gli uomini potevano confrontarsi per provare la propria virilit. Per quanto riguarda lultimo punto due furono gli elementi che si imposero: 1) La montagna. Dopo la guerra in Itali, Austria e Germania (soprattutto attraverso i film di montagna) si diffuse una mistica della montagna. Le montagne simboleggiavano un elitismo che sollevava lindividuo al di sopra delle masse. Le idee di virilit e di lotta si trasferirono facilmente dalla guerra al mito della montagna (che divenne un surrogato della prima) e da questo di nuovo al nazionalismo. La gente delle montagna fu idealizzata come prototipo delluomo nuovo. 2) Il cielo e laviazione. Durante la prima guerra laeroplano era ancora nella sua infanzia e tuttavia attorno ad esso si sviluppo subito un mito potente. Il carattere avventuroso del volo, la solitudine del pilota, la conquista del cielo e della macchina erano tutti elementi che si prestavano alla costruzione del mito. Per descrivere la guerra del cielo furono usate metafore tratte dal mito della cavalleria e della caccia. Inoltre i piloti costituivano oggettivamente unlite tra le forze armate e presto divennero simbolo delluomo nuovo.

Capitolo settimo. Il processo di banalizzazione. Parallelamente al m.e.g. latrocit della guerra fu neutralizzata attraverso un processo di banalizzazione. La banalizzazione, facendo leva sulle reazioni immediate della gente e bypassando la mediazione intellettuale, favor il m.e.g. dal basso e fu per molti versi la sua trasposizione nella cultura popolare. La banalizzazione non poteva non entrare in conflitto con la sacralit del mito, eppure i due fenomeni convissero in quanto condividevano le medesime finalit e il medesimo universo simbolico. Il processo di banalizzazione da un lato introduceva la guerra nel quotidiano mostrandone la normalit, dallaltro la rappresentava in modo del tutto irrealistico cancellandone gli orrori. Trattare con leggere e persino umorismo gli aspetti pi spaventosi della guerra permetteva alla gente di tenerli sotto controllo. Il processo di banalizzazione pass per vie diverse: 1) La paccottiglia. Si diffusero in modo sorprendentemente rapido una serie di oggetti duso quotidiano prodotti industrialmente che riproducevano elementi della guerra. 2) La cartolina illustrata. Ai soldati al fronte venivano consegnate delle cartoline gratuite e gi affrancate per scrivere ai loro cari. Queste cartoline costituirono il pi importante mezzo di comunicazione di massa della Grande Guerra e lunico che mettesse a contatto le trincee con il fronte interno. Le illustrazioni rappresentavo una immagine disinfettata della guerra: la morte raramente presente ed comunque serena (assomiglia pi al sonno), le ferite sono sempre leggere, la natura infonde un senso di serenit, le trincee appaiono come luoghi ameni. Molte cartoline sono umoristiche. 3) La guerra dei bambini. I bambini (soprattutto i maschi) furono oggetto e soggetto del processo di banalizzazione. Da un lato infatti, rappresentare la guerra come combattuta da ragazzi, tende a ridurla ad un gioco da bambini e a simboleggiare la continuit tra le generazioni. Dallaltro i bambini furono abituati alla guerra attraverso una rapidissima diffusione dei giocattoli di guerra (popolarissimi i soldatini di piombo) i giochi bellici, i libri per ragazzi. 4) Il teatro ed il cinema. Eccezion fatta per i drammi tradizionali e per i tableaux vivants, la maggior parte delle produzioni teatrali postbelliche, cos come tutto (o quasi) il cinema, avevano intenti di intrattenimento e presentavano la guerra come melodramma o come vicenda romantica ed avventurosa.

Nel cinema, cos come nella fotografia, si rileva una totale mancanza di realismo (da sole le difficolt tecniche rendevano impossibile riprendere in prima linea). Anche i cinegiornali furono piegati allobbiettivo di incoraggiare lo spirito patriottico e di mascherare la guerra rendendola accettabile. La manipolazione delle immagini rese possibile alla propaganda di costruire una guerra del tutto diversa da quella reale ( netto il contrasto con la seconda guerra mondiale i cui orrori furono mostrati con piena sincerit). 5) Il turismo. Subito dopo la guerra i campi di battaglia e i cimiteri militari furono meta di pellegrinaggi organizzati dagli stessi stati per favorire il colto del m.e.g. Ma presto il pellegrinaggio fu affiancato e progressivamente sostituito dal turismo di massa (che si era andato sviluppando a partire dalla met dell800).

Parte terza. Let postbellica.

Capitolo ottavo. La brutalizzazione della politica tedesca La massiccia propaganda bellica e il m.e.g. non potevano non produrre effetti anche in tempo di pace. Gli atteggiamenti mentali della guerra si prolungarono anche dopo la fine di questa e si manifestarono soprattutto nella lotta (in senso letterale) politica che divenne per molti un surrogato dellesperienza della guerra. Lintensit della brutalizzazione dipese in gran parte dalla forza che i gruppi estremi riuscirono a mobilitare e fu maggiore nelle nazioni sconfitte (soprattutto la Germania). Fu maggiormente la destra, che da sempre si era presentata come la depositaria del m.e.g. e del culto della nazione, a farsi interprete di questa brutalizzazione. Ci costitu un vantaggio non indifferente (che spiega in parte il successo dei fascismi). Il processo di brutalizzazione era stato innescato dalla guerra, ma non fu la guerra a crearlo. Esso fu piuttosto una derivazione di unepoca nuova di politica di massa, le cui esigenze furono comprese meglio dalla destra che dalla sinistra. Cinque furono le dimensioni lungo le quali si realizz il processo di brutalizzazione: 1) I soldati che erano stati dal fronte, dove non cera stato spazio per la santificazione della morte, tornarono a casa persuasi dello scarso valore della vita umana. La morte veniva banalizzata, sbeffeggiata, diventava parte della irrealt della guerra. 2) La guerra aveva realizzato laspirazione a compiere esperienze fuori da confini della civilt nellambito degli istinti primordiali. 3) Il m.e.g. aveva creato unossessione della virilit. I giovani uomini si trovavano di fronte alla impellente necessit di dimostrarsi virili e spesso la virilit era identificata con la risolutezza e la violenza. 4) Il cameratismo, che era stato un ideale positivo finch era rivolto verso linterno, si fece pi egoistico e divenne un arma rivolta allesterno contro i nemici del gruppo, che dovevano essere schiacciati. 5) La propaganda aveva dovuto legittimare lomicidio di massa e le atrocit contro nemico. Nelle guerre precedenti si erano date risposte che si concentravano sulla guerra presente, invece durante la prima guerra mondiale il nemico fu disumanizzato e si chiese la sua resa incondizionata. Fu introdotta una visione manichea fatta di nette distinzioni tra amico e nemico. Il nemico era stato presentato come un animale da abbattere senza alcuna compassione, come la sintesi di tutti i mali della nazione e il responsabile di ogni sorta di atti comunemente considerati riprovevoli. Questa visione si trasfer facilmente dal nemico di guerra allavversario politico e da questo ad ogni individuo che fosse per qualche ragione diverso.

In Germania furono i protagonisti del processo di brutalizzazione furono i Corpi Franchi, organizzazioni paramilitari composte da reduci e da giovani che tentarono di schiacciare la rivoluzione in patria, di scacciare i bolscevichi dagli Stati baltici e di difendere lAlta Slesia contro i polacchi. Essi furono responsabili di brutali assassini e violenze omicide (per cui coniarono il termine shdlingsmord estirpazione di una persona nociva) eppure attorno a loro si svilupp un mito che ne faceva gli eredi del m.e.g. e gli uomini nuovi della nazione. La Repubblica non seppe opporsi con sufficiente decisione a questa brutalizzazione, anzi utilizz i Corpi per domare le rivoluzioni di Berlino e Monaco e il suo apparato giudiziario si mostr indulgente verso i crimini politici (la corte suprema tedesca decret che poteva darsi una emergenza extralegale della nazione tale da sottrarre lomicidio alla piena sanzione; nel 1930, tutti i colpevoli di omicidi politici commessi prima del 24 furono graziati). La visione manichea della realt si tradusse in un processo di stereotipizzazione e omogeneizzazione in gruppi opposti ed in una pressione schiacciante nei confronti della conformit. Il razzismo emerse prepotentemente dal desiderio delle classi medie di una societ compatta e dalla necessit di individuare in tempo di pace un nemico ed un capro espiatorio per tutte le tensioni nazionali. Il linguaggio stesso si irrigid e si fece pi brutale. La parola shdling (nocivo) fu trasferita dalle erbacce agli essere umani, si parl di untermensch (sotto uomo). La parola fanatico assunse una connotazione positiva e laggettivo eroico fu quanto mai abusato. Il kmpferish (spirito battagliero) sostitu la discussione razionale. Lespressione materiale umano e altre forme di meccanizzazione ebbero un effetto disumanizzante. Infine con gli aggettivi, pretesi qualificativo, di ebrei e bolscevichi la destre etichett tutti i suoi nemici interni ed esterni.

Capitolo nono. Lo sfruttamento della guerra. Nel periodo tra le due guerre la sensazione che la guerra non fosse finita fu largamente diffusa soprattutto in quei paesi in cui la transizione alla pace fu pi lenta e problematica. La continuit fu propagandata dalla destra fascista che si present come erede del m.e.g. ed identific i propri martiri con i caduti di guerra. La lingua fu un veicolo importante di questa continuit. Il termine tedesco Einsatz (ordine di marciare) venne impiegato per qualunque servizio richiesto dallo Stato o dal partito e la parola fronte divenne fenomeno di avanguardia. Il m.e.g. non fu per dominio esclusivo della destra politica, al contrario esso influenz (anche se molto meno intensamente) anche la sinistra. Con lo scoppio della guerra civile spagnola prese forma una nuova ondata di volontari (lultima destinata ad avere rilievo ideologico), che si schier nelle Brigate Internazionali dalla parte della Repubblica. Questi volontari erano simili da quelli precedenti quanto alle forme, ma diversi quanto ai contenuti del loro entusiasmo (combattere contro il fascismo per la libert, la democrazia e luguaglianza), della loro ideologia (internazionalista ed antifascista) e nel m.e.g. che promossero monopolizzando i mezzi di comunicazione di massa (legato a quella guerra particolare, non alla guerra in generale). Subito dopo la fine della Grande Guerra parve a molti pacifisti che il conflitto fosse stato il loro miglior alleato. Il successo delle idee pacifiste fu diverso nei diversi paesi: 1) In Germania il movimento Mai pi guerre ebbe successo fino a quando fu sostenuto dai sindacati e dal Partito socialdemocratico, ma quando lalleanza venne meno (perch la Repubblica dovette servirsi della violenza per difendersi dai suoi nemici) il pacifismo tedesco fu relegato nella posizione di una setta. 2) In Italia il pacifismo era debole e fu bloccato dallavvento al potere del regime fascista.

3) In Francia il pacifismo riusc a mantenere una base politica in un ampio settore del Partito socialista. 4) In Inghilterra si ebbe il pi forte movimento pacifista tra quelli attivi tra le due guerre. Esso poteva contare sulla tradizione evangelica, sullappoggio del Labour Party e sulla efficace leadership di H.R.L. Sheppard. Ad ogni modo il pacifismo non riusc mai a diventare il credo della classi medie e nemmeno di quelle inferiori. Per quanto successo possano aver avuto questi movimenti e la letteratura pacifista (tra cui il celeberrimo Niente di nuovo sul fronte occidentale di Enrch Maria Remarque) essi non costituirono mai un ostacolo di rilievo al m.e.g.

Capitolo decimo. La seconda guerra mondiale, il mito e la generazione postbellica. Con la seconda guerra mondiale si assiste allinesorabile declino del m.e.g. Nonostante il massiccio sforzo propagandistico dei fascismi, non ci fu nel 39 alcun entusiasmo nella popolazione e nemmeno tra i giovani. In seguito poi, data la scala del coinvolgimento della popolazione civile, la propaganda dovette prendere atto che non era pi possibile tenere celato lorrore della guerra, n esaltarne la gloria. Si assistette cos ad un maggior realismo informativo che assieme ad una diffusa esperienza della realt della guerra favor il definitivo declino del m.e.g. Nel dopoguerra le forze che avrebbero potuto mantenere in vita il m.e.g. erano in gran parte screditate. Limpatto politico dei volontari fu modesto, nei paesi occupati essi erano considerati traditori e in Germani la vergogna del passato si accompagn al desiderio di dimenticarlo al pi presto. La sconfitta fu per la Germania e lItalia devastante e totale e demol completamente gli iniziatori della guerra e le loro ideologie. Il desiderio di pace era pressoch universale. I nuovi cimiteri e monumenti ai caduti abbandonarono le simbologie sacre ed eroiche e furono concepiti come ammonimenti contro gli orrori della guerra (si decise persino di lasciare in piedi alcune rovine). Alla rappresentazione dei caduti come eroi si sostitu quella dei caduti come vittime. Il processo di brutalizzazione continu, ma a causa dei mezzi di comunicazione di massa e senza alcuna connessione diretta con la seconda guerra mondiale Va rilevata la importante eccezione dellURSS. Qui la prima guerra mondiale non aveva dato luogo al m.e.g. perch essa era stata avversata da bolscevichi, quindi la seconda si insedi al suo posto. Rilevante stato limpiego della bomba atomica e la sua integrazione nei normali arsenali. Di fronte ad una minaccia di annientamento universale, che va oltre la capacit di comprensione, pare si sia verificato un ottundimento: uomini e donne hanno preferito badare ai propri affari sublimando la loro paura.