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1 - Prefazione Pag 3

Il Fascismo Pag 4
2 - Fascismo e Futurismo: amore e odio Pag 5
3 - Dalla rivoluzione fascista alla presa del potere Pag 13
4 - La politica del consenso Pag 17
5 - Il manifesto politico nel Fascismo: Gino Boccasile Pag 24
6 - Economia e ricerca nell’autarchia fascista Pag 28
7 - Il Fascismo nel Ventennio: dall’ascesa al declino Pag 34

Il Nazismo Pag 37
8 - Il Regime hitleriano: dall’ascesa al declino Pag 38
9 - Indottrinamento e propaganda: il ministero di Goebbels Pag 42
10 - Albert Speer, l’architetto della catastrofe Pag 47
11 - The propaganda against Nazism Pag 53

Conclusioni Pag 55
12 - Fascismo e Nazismo: dittature a confronto Pag 56
13 - Bibliografia Pag 58
14 - Videografia Pag 61
15 - Sitografia Pag 62
Prefazione

Prefazione
Nel periodo intercorso tra le due guerre, i dignità civile, precludendo ogni possibilità
venti gelidi del fascismo soffiarono in molte di sviluppo e di sbocco, mediante un’orgia di
parti d’Europa. Il fascismo era un sistema propaganda che toccò ogni aspetto dell’esistenza
ultranazionalistico, che subordinava al massimo pubblica e privata.
l’individuo agli interessi dello Stato. A tal fine i L’impatto che il carisma dei personaggi generava,
regimi fascisti eliminarono tutte le ideologie che la loro arte nel proporsi e nel trasmettere il
gli si opponevano e non disdegnarono l’uso della messaggio e gli intenti perseguiti, anche attraverso
violenza, per ottenere i propri scopi, anche con l’uso massiccio della propaganda, giungendo
l’allontanamento, la segregazione dei più deboli fino al grottesco e alla parodia, per avvolgere
e l’epurazione di massa. L’instaurazione di nella nebbia le dure realtà dei regimi e ottundere
regimi autoritari, di tipo dittatoriale, era la fatale le coscienze, mi ha indotto ad approfondire i
conseguenza della crisi post-bellica successiva al diversi aspetti del potere dell’immagine, inteso
1918, della difficile stabilizzazione, del disagio, sia in termini iconografici e multimediali di
delle spinte nazionalistiche e rivoluzionarie, diverso tipo, sia come fascino e personalità dei
delle sconvolgimento sociale, delle lotte e due dittatori e, quindi, della loro funzione di
delle rivolte operaie e del dissesto economico: immagine-simbolo della nazione, giungendo
la grave situazione interna fu terreno fertile fino all’identificazione della Nazione stessa nella
per l’offensiva delle destre, il germe dal quale figura dei loro Capi. Mussolini affermò in un
scaturirono varie forme di fascismo, che, nato suo discorso nel 1939:“Ognuno si ricordi che il
per la prima volta in Italia, si diffuse a macchia Regime fascista quando impegna una battaglia
d’olio in molti stati, seppure con modalità la conduce fino in fondo e lascia dietro di sé il
non sempre univoche. In alcuni paesi dove le deserto”. Una volta tanto il Duce aveva ragione,
tradizioni liberali erano più forti la crisi del poiché l’immagine delle due dittature lasciò
dopoguerra fu superata, altrove, come in Italia, la dietro di sé il disastro, anzi il “nulla”. q
spinta popolare verso la democrazia entrò in crisi
e cedette al fascismo: la restaurazione del sistema
avvenne quindi all’ombra della dittatura e della
repressione sociale. Sulla scia del Fascismo
mussoliniano, retto su ideali di sopraffazione,
discriminazione e repressione sistematica di ogni
forma di opposizione, sorsero, a suo modello,
altri sistemi totalitari, come il Nazismo in
Germania. Così le larvate dittature del passato
divennero un pallido ricordo e, dentro le strutture
dei nuovi regimi, si cristallizzarono rapporti
di subordinazione, opere di diseducazione del
popolo, eliminazione, anche fisica, di coloro che
volevano contrastarle, distruzione di tutte quelle
istituzioni e organizzazioni attraverso le quali
il popolo poteva raggiungere una consapevole

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Fascismo e Futurismo: amore e odio

Fascismo e Futurismo:
amore e odio
In Italia un vero movimento di avanguardia e di erano aspramente contestati, ma che trovarono
rivoluzione, non solo letteraria, ma anche delle seguaci tra i fanatici della conquista della Libia,
arti e del comportamento nella società, fu il fra gli interventisti della I Guerra Mondiale e in
Futurismo che ebbe risonanza e vitalità in tutta seguito tra i fascisti. Violentemente interventista
Europa. Fondato a Parigi nel 1909 da Filippo partecipò al primo conflitto mondiale. Aderì
Tommaso Marinetti, con un manifesto che si poi al Movimento fascista, dal quale ricevette,
scagliava contro le forme tradizionali dell’arte e nonostante alcune incomprensioni e discordie, la
della letteratura, il Futurismo assunse una portata nomina nel 1929 ad Accademico d’Italia. Morì
internazionale, valorizzato e propagandato da a Bellagio (Como) nell’ottobre 1944, dopo aver
molti altri manifesti e da conferenze e dibattiti aderito alla fascista Repubblica di Salò.
che ne pubblicizzavano le idee sovvertitrici di Marinetti fu più un teorico che un grande artista:
ogni tradizione classica e accademica. Il nome la sua importanza come poeta è inferiore a quella
stesso del movimento fu invenzione di Marinetti. di organizzatore di cultura. Egli seppe dare
La parola che riassumeva la battaglia dei futuristi, una svolta all’arte, esprimendo la necessità di
fu distruzione. La loro unica preoccupazione fu rinnovamento e d’impulso verso tematiche ed
apparire originali, assolutamente nuovi di fronte espressioni più adatte ai ritmi della vita moderna;
alla saggezza del passato. Mostravano terrore additò alla letteratura, pur tra paradossi e velleità
per i sentimentalismi e disprezzo per i concetti eccentriche, aspirazioni nuove, che furono
morali delle età passate. condivise a livello europeo. In questo senso
La personalità di spicco del futurismo italiano fu l’esperienza futurista, pur con la sua mancanza
sicuramente Filippo Tommaso Marinetti. Nacque di profondi contenuti spirituali, ebbe un valore
ad Alessandria d’Egitto il 22 dicembre 1876, da positivo di svecchiamento della cultura dalla
una ricca famiglia di origine ligure, e qui studiò, retorica ottocentesca e di sprovincializzazione,
presso i padri Gesuiti. Nel 1895 si trasferì a con aperture verso l’Europa. Nei suoi testi più
Parigi, dove conseguì il baccalaureato in lettere, fedeli alle regole da lui stesso dettate, Marinetti
ma poi seguendo le orme del padre avvocato, presentava soluzioni paroliberiste, cioè parole in
studiò legge a Pavia e a Genova, laureandosi libertà senza nessi logico-sintattici, fortemente
nel 1899. Gli anni giovanili li trascorse connotate dal punto di vista fono-simbolico.
prevalentemente a Parigi dove, in francese
pubblicò le sue prime opere: Les vieux marins
(1899); Destruction (1904); Roi Bombance
(1905). Visse tra Parigi e Milano, dove fondò la
rivista Poesia. Nel 1909 pubblicò il Manifesto
del futurismo, un vero e proprio programma
rivoluzionario. Nel 1912, nel Manifesto tecnico
della letteratura futurista, Marinetti teorizzava
i mezzi espressivi di un’arte adeguata ai tempi.
La sua vita si svolse in maniera consona ai suoi
programmi: fu costantemente in movimento
per diffondere programmi futuristi, che spesso

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Fascismo e Futurismo: amore e odio
Le sue opere di maggior interesse furono: MANIFESTO DEL FUTURISMO (1909)
- Mafarka il futurista (1910), romanzo che 1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo,
esemplifica il programma espresso nel l’abitudine all’energia e alla temerarietà.
2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno
manifesto del 1909;
elementi essenziali della nostra poesia.
- La battaglia di Tripoli (1911), una 3. La letteratura esaltò fino a oggi l’immobilità
raccolta di poesie che vogliono esaltare pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo
l’impresa di Libia; esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia
- Zang tumb tumb (1914), poema futurista febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo
che evoca la guerra bulgaro-turca a cui schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo
Marinetti partecipò nel 1913;
si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza
- Spagna veloce e toro futurista (1931), della velocità. Un automobile da corsa col suo
ricordi di un viaggio in Spagna, qui la cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti
vena futurista comincia ad attenuarsi. dall’alito esplosivo… un automobile ruggente,
Le più significative produzioni letterarie di che sembra correre sulla mitraglia, è più bello
Marinetti sono state, però, i Manifesti, soprattutto della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il
il primo, con cui fondò il Futurismo. a volante, la cui asta ideale attraversa la Terra,
lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua
orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore,
con sfarzo e munificenza, per aumentare
l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna
opera che non abbia un carattere aggressivo
può essere un capolavoro. La poesia deve essere
concepita come un violento assalto contro le
forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti
all’uomo
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei
secoli!... Perché dovremmo guardarci alle
spalle, se vogliamo sfondare le misteriose
porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio
morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto,
poiché abbiamo già creata l’eterna velocità
onnipresente.
9. NOI VOGLIAMO GLORIFICARE LA
GUERRA – SOLA IGENE DEL MONDO – IL
MILITARISMO, IL PATRIOTTISMO, IL GESTO
DISTRUTTORE DEI LIBERTARI, LE BELLE
IDEE PER CUI SI MUORE e il disprezzo della
donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche,
le accademie di ogni specie, e combattere
contro il moralismo, il femminismo e ogni viltà
opportunistica o utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro,
dal piacere o dalla sommossa: canteremo le
maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni
Le Figaro del febbraio 1909 nelle capitali moderne, canteremo il vibrante
con il Manifesto del Futurismo fervore notturno degli arsenali e dei cantieri
di Filippo Tommaso Marinetti incendiati da violente lune eclettiche, le stazioni
ingorde, divoratrici di siepi che fumano, le
officine appese alle nuvole pei contorti fili dei
loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che
scavalcano i fiumi, balenanti il sole con un

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Fascismo e Futurismo: amore e odio
luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che In questo documento, che ha un contenuto
fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio ideologico più che artistico, si nota subito lo
petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi
sconvolgimento che Marinetti intende apportare
cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo
scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce nella tradizione artistica, contrapponendo
al vento come una bandiera e sembra applaudire l’esaltazione della forza della fierezza
come una folla entusiasta. all’atteggiamento meditabondo e rinunciatario
E’ dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro dei decadenti. Il manifesto è un’esaltazione
manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale della modernità, della macchina, della tecnica,
fondiamo oggi il “Futurismo”, perché vogliamo liberare
della città industriale, della folla e delle
questo paese dalla sua fetida cancrena di professori,
d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii. rivoluzioni urbane. Vi compare un’ideologia
Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato per volta a celebrare gli istinti, i giovani, la danza,
rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl’innumerevoli l’elemento ferino, la gioia della distruzione,
musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli. l’amore per la guerra, la velocità, l’aggressività,
Musei: cimiteri!... Identici, veramente, per la sinistra l’azione violenta, gli atteggiamenti violenti,
promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei:
virili ed eroici, il disprezzo della donna e del
dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad
esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e femminismo. Sul piano culturale ed artistico,
scultori che vanno trucidandosi ferocemente a colpi di si propone provocatoriamente la distruzione
colore e linee, lungo le pareti contese! della tradizione e del passato, delle accademie,
Che si vada in pellegrinaggio, una volta all’anno, come delle biblioteche, dei musei, delle città antiche
si va al Camposanto nel giorno dei morti…Che una e “venerate”: si afferma un nuovo criterio di
volta all’anno sia deposto un omaggio di fiori davanti
bellezza da ritrovare nella modernità. Il moderno
alla Gioconda, ve lo concedo... Ma non ammetto che
si conducano quotidianamente a passeggio per i musei è estetico: siamo di fronte all’estetizzazione che
le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra caratterizza tutta la società attraverso il disegno
morbosa inquietudine. Perché volersi avvelenare? Perché industriale, i cartelloni pubblicitari, la forma
volete imputridire? degli aerei, delle automobili, ecc. Lo stile è fatto
E che mai si può vedere in un vecchio quadro, se non di brevi frasi e di affermazioni successive, prive
la faticosa contorsione dell’artista, che si sforzò di
di sviluppo logico, martellanti sempre sugli stessi
infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio
di esprimere interamente il suo sogno?...Ammirare un
concetti. La perentorietà delle dichiarazioni mira
quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità a stupire e a scandalizzare, a provocare un effetto
in un’urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in di shock violento. Si tratta di uno stile-azione, di
violenti getti di creazione e di azione. una scrittura che riproduce il gesto violento ed è
Volete dunque sprecare le vostre forze migliori, in questa dunque omogenea al suo messaggio.
eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite
“Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene
fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?
In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana
del mondo - il militarismo, il patriottismo, il
dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui
di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di si muore...”. Sin dal 20 febbraio 1909 Marinetti
slanci troncati!...) è, per gli artisti, altrettanto dannosa pubblicava su Le Figaro di Parigi il Manifesto
che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani del Futurismo in cui enunciava un programma
ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa.
con istanze non soltanto artistico-letterarie, ma
Per i moribondi, per gl’infermi, pei prigionieri, sia
pure: - l’ammirabile passato è forse un balsamo ai loro
politiche, e nelle elezioni generali dello stesso
mali, poiché per essi l’avvenire è sbarrato…Ma noi non anno lanciava il primo manifesto politico.
vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti L’Italia viveva in un’epoca di riassetto, quella
futuristi! giolittiana, nella quale non mancavano forti
E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita contrasti e dalla quale emergevano spinte
carbonizzate! Eccoli! Eccoli!... Suvvia! Date fuoco agli
colonialiste e slanci d’irredentismo: influenti
scaffali delle biblioteche!... Sviate il corso dei canali,
pei inondare i musei!... Oh, la gioia di veder galleggiare
strati sociali e gruppi intellettuali propugnavano
alla deriva, lecere e stinte su quelle acque, le vecchie imprese militari e coloniali che rendessero il
tele gloriose!... Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e paese una grande nazione, in aperto contrasto
demolite, demolite senza pietà le città venerate! all’egemonia germanica e austro-ungarica.

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Fascismo e Futurismo: amore e odio
Su questa strada interventista e irredentista
saranno molti i romantici seguaci al fianco di
Marinetti, come Carrà, Boccioni, Balla, Piatti,
Sironi, Depero e Sant’Elia.
La campagna di Tripoli fu l’occasione per
ribadire il bellicismo di Marinetti, che, inviato in
Libia come corrispondente per i giornali francesi,
pubblicava infatti “La battaglia di Tripoli”, in cui
esaltava i caratteri della vittoria italiana. Da qui
si accrescerà sempre di più il suo distacco dagli
anarchici e il suo avvicinamento ai nazionalisti:
sarà radicale il disaccordo dei futuristi russi.
Alle elezioni del 1913 il Programma Politico
Futurista veniva ulteriormente precisato:
espansionismo coloniale, irredentismo,
anticlericalismo, antisocialismo ne sono i
cardini, e vengono anche esaltati il dinamismo
e l’attivismo della civiltà moderna, il culto dello
sport, dell’audacia e dell’eroismo, il predominio
della ginnastica nell’educazione, il privilegio
della tecnica, con il trionfo delle macchine e
l’esautoramento dell’insegnamento accademico,
il ritmo febbrile della vita e la modernizzazione
violenta delle città “passatiste”. Nel 1914,
si verificavano, con successione sempre più
frequente, manifestazioni interventiste, che
offrivano l’occasione per trascinanti campagne
antiaustriache, sviluppate in forme spettacolari
e retoriche.
Lanciato l’11 febbraio 1918, il Manifesto del
partito futurista italiano – che si era organizzato
in Fasci futuristi – precisava le opinioni
politiche del Futurismo: educazione patriottica
del proletariato; lotta contro l’analfabetismo;
scuole laiche; avversione all’insegnamento
classico; educazione sportiva; trasformazione
del Parlamento con partecipazione di tecnici
e apertura ai giovani; anticlericalismo;
divorzio; mantenimento dell’esercito fino allo
smembramento dell’impero austro-ungarico,
poi, diminuzione degli effettivi al minimo;
preparazione della futura socializzazione
delle terre; libertà di sciopero, di riunione, di
organizzazione, e di stampa; abolizione della
polizia politica; giustizia gratuita; massimo legale
di lavoro giornaliero otto ore. Era un programma
che conteneva fermenti di tutte le idee politiche
allora in circolazione, tra cui quelle fasciste,
anticipando sostanzialmente e nettamente

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Fascismo e Futurismo: amore e odio
molti punti del programma dei Fasci italiani di
combattimento del 1919. Il Movimento arrivava
a invocare il valore sociale della proprietà e la
sua appartenenza legittima alla collettività, a
proporre l’abolizione della coscrizione militare,
alternando posizioni anarchiche e posizioni
nazionaliste, oscillando tra militarismo e
libertarismo, socialismo e umanitarismo.
Il programma del Partito futurista italiano non si
identificava però con quello del Fascismo:
- i futuristi aderenti o fiancheggiatori del
Fascismo, allorché si resero conto che in
alcuni punti gli intenti non combaciavano
si ritirarono, non avendo potuto imporre
alla maggioranza fascista la loro tendenza
antimonarchica e anticlericale;
- alcuni futuristi non si iscrissero mai ai
Fasci o furono figure di secondo piano
nel periodo fascista.
Marinetti potè tuttavia affermare a pieno titolo
che “il Fascismo nato dall’interventismo e che già si erano affermate nel commercio.
dal Futurismo si nutrì di principi futuristi” Invece di snobbare il grosso pubblico, gli
(cfr. Futurismo e Fascismo, 1924); anche artisti lo andavano a cercare, lo attiravano, lo
B.Croce ribadì che “per chi abbia il senso scandalizzavano, provocavano le sue reazioni
delle connessioni storiche, l’origine ideale del emotive. La campagna culturale fu attuata come
Fascismo si ritrova nel Futurismo” (La Stampa, una campagna di propaganda: uso sistematico
15 maggio 1924). Lo stesso Mussolini copiò dei giornali, fondazione di case editrici e riviste,
letteralmente Marinetti nei suoi atteggiamenti distribuzioni omaggio, annunci pubblicitari,
oratori. Il Futurismo in Italia, ebbe proporzioni volantini, organizzazione di eventi spettacolari
limitate: ripiegò presto sulle idee di patria, e scandalistici: insomma un uso spregiudicato
sognò una nazione potente, incitò all’azione e di tutte le tecniche di comunicazione di massa
alla conquista e infine, attratto dalla coincidenza disponibili all’epoca. Strumento tipico di questo
di alcune vedute fondamentali, si innestò nel atteggiamento propagandistico è stata la formula
Fascismo, che propugnava un programma del “manifesto”, che i futuristi utilizzavano in
socialnazionalista e aggressivo, in cui Marinetti, modo massiccio, facendone addirittura un nuovo
allora, si riconosceva pienamente. genere letterario di pubblicità culturale, nel quale
Il Fascismo, salvo alcune costanti, fu eccellevano: molti ritengono che proprio nei
estremamente contraddittorio: attirava gruppi manifesti Marinetti abbia dato il meglio di sé
con ideologie diverse, futuristi, repubblicani, come scrittore.
sindacalisti, ecc, assicurando a ciascuna corrente Sul piano dell’immagine e della retorica Mussolini
che i veri fascisti erano loro. fece tesoro del Futurismo e continuò a farne uso,
Dal Futurismo il Fascismo prese molto, non solo parlando fino all’ultimo di “rivoluzione fascista”,
nel campo dell’ideologia, ma anche in quello reclamando i diritti dell’Italia “proletaria” e
della pratica. Per perseguire il proprio scopo ostentando il giovanilismo e lo stile dinamico,
il futurismo si diede consapevolmente i mezzi sprezzante, fiero e spregiudicato, l’amore del
adeguati per raggiungere ogni area culturale, rischio e della sfida che i futuristi avevano
sociale e politica. Fu il primo movimento proposto quando il Fascismo non esisteva.
artistico a fare un uso deliberato e massiccio La maggior parte degli slogan utilizzati dai
di tutte le tecniche di propaganda pubblicitaria fascisti era di matrice futurista. Futuristi erano gli

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Fascismo e Futurismo: amore e odio

Marinetti con Mussolini


davanti a un banco libri
di Roma

slogan “marciare non marcire” e “guerra sola Il Futurismo preesistette al Fascismo per dieci
igiene del mondo”, che il Fascismo fece propri. anni, dal 1909 al 1919, ma la guerra, come
Dal Futurismo il Fascismo mutuò anche forme sottolinea Libero Altomare in Incontri con
di comportamento, come quando Storace invitò i Marinetti e il futurismo (1954), “fu fatale per
gerarchi a compiere il salto delle siepi nella corsa il Futurismo nel senso che quell’avvenimento
ad ostacoli, riecheggiando il film Vita futurista o storico sarebbe stato il crogiolo nel quale,
come quando Mussolini prescriveva al federale sotto l’azione rovente delle passioni politiche
di Milano di spostarsi, in città, in motocicletta e e sentimentali, si sarebbe dissolto il blocco
non in automobile. Non pochi dei Pensieri del dell’unità futurista, blocco eterogeneo, composto
federale paiono scritti da un futurista. di personalità aventi ideologie antagoniste:
Tuttavia, nonostante il Movimento futurista, nazionalismo esasperato o anarchico,
oltre a contribuire alla nascita del Fascismo, liberalismo o socialismo, misticismo o semplice
sia stato poi fedelissimo al Regime, non si può ateismo”: nel giro di pochi anni molti futuristi
stabilire una vera e propria corrispondenza tra le della prima ora si discostarono o uscirono dal
due correnti. movimento.

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Fascismo e Futurismo: amore e odio
Negli Anni Venti, con un gruppo completamente Si tende a motivare col tema dell’esaltazione
mutato e rinnovato, si accrebbero gli interessi dell’aggressività della guerra la connessione tra
politici con la fondazione di un vero e proprio Futurismo e Fascismo, ma occorre considerare
Partito politico futurista e il fiancheggiamento, alcuni punti fondamentali:
sia pure in posizione autonoma, ai Fasci, alla - il Futurismo ha preceduto ampiamente
stregua di gruppi analoghi come gli Arditi, il Fascismo, che nella sua “fase
i Legionari fiumana e i Nazionalisti. Molti rivoluzionaria diciannovista” ne
aderenti parteciparono ad azioni squadriste e utilizzava idee ed energie;
alcuni fogli futuristi (Roma futurista, I nemici - il Futurismo ha considerato il Fascismo
d’Italia, Testa di ferro) le sostennero. Dopo la come la realizzazione minima di un
Marcia su Roma, Marinetti fu deluso dal Regime programma politico futurista, che
per i compromessi realizzati con la monarchia, precedeva di fatto quello fascista del
il padronato, la Chiesa, e si ritrovò emarginato 1919; a
e apprezzato solo a parole. Anche in campo
artistico il Futurismo, così irrequieto e violento,
era tornato comodo negli anni dello squadrismo,
ma una volta al potere Mussolini aveva bisogno
di orientamenti moderni più moderati, che
s’intonassero al clima imperiale romano e alla
piena riconciliazione con la tradizione: i futuristi
ebbero uno spazio e anche una rinnovata stagione
di attività, non determinando però l’indirizzo
estetico del Regime.
Dopo le clamorose defezioni, nel 1926 il
Futurismo confluì nel Fascismo: fu un vero e
proprio assorbimento, allo scopo di metterlo
ai margini e di neutralizzarlo, con Marinetti
giubilato definitivamente con la nomina ad
Accademico d’Italia. Il “duce del futurismo” fu
lieto di accettare la carica e rimase sempre fedele
al Fascismo, che pure lo aveva deluso, anche negli
anni della Repubblica di Salò, in cui, forse, ebbe
l’illusione che il Movimento avesse ritrovato la
sua radicalità. Il Movimento futurista continuò a
tenere le posizioni di Fascismo estremista, con
un Marinetti consapevole di occupare un settore
ridottissimo e marginale della cultura italiana, ma
erano sempre e comunque i futuristi a operare sui
temi della politica fascista, per cui il crollo del
Fascismo travolgerà anche il Futurismo.
Non si può disconoscere che all’inizio il
Futurismo fu una clamorosa e avvincente
avventura, a cui parteciparono gran parte degli
ingegni italiani, ma, in Italia, dove aveva avuto
i suoi principali assertori, identificandosi con le
manifestazioni più esterne e ciarlatanesche del
Fascismo, finì per produrre una nuova sorta di
banale conformismo, senza ispirare alcuna opera
poeticamente valida.

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Fascismo e Futurismo: amore e odio
- il Futurismo ha sempre espresso una forte L’alleanza con il Fascismo non ha giovato al
nostalgia per il Fascismo “rivoluzionario” Futurismo, soprattutto sul piano culturale, così
e “diciannovista”, contro il Fascismo si è trovato in una posizione difficile, tra due
regime; fuochi, trascurato dalla cultura “ufficiale” del
- Marinetti considerava il suo programma Regime e avversato dalla cultura italiana, che,
politico più accessibile di quello culturale, a mano a mano che il Fascismo si consolidava
troppo avanzato per strappare sufficienti e imboccava la via della guerra, tendeva a
consensi, per questo motivo ritenne di dissociarsi, nei modi anche incerti e ambigui
trovare nel nascente Partito fascista il che le erano consentiti dalla dittatura, e quindi
braccio politico del Futurismo; tendeva a negare i valori artistici del Futurismo
- il Fascismo voleva essere gerarchia, che, a volte si identificavano col fascismo. q
tradizione, classicismo, mentre il
Futurismo è stato protesta contro la
tradizione, lotta contro il classicismo e
l’autorità;
- il Fascismo fu uno sforzo politico
essenzialmente italiano, il Futurismo un
movimento di carattere internazionale;
- il Fascismo doveva restaurare i valori
che lo contrastavano e non poteva
accettare il programma distruttivo del
Futurismo, anzi, doveva fare in modo di
assorbirlo e neutralizzarlo, reprimendolo
in tutto quello che conservava ancora
di rivoluzionario, di anticlassico, di
indisciplinato.

Marinetti in uniforme
di Accademico d’Italia
nel 1929

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Dalla rivoluzione fascista alla presa del potere

Dalla rivoluzione fascista


alla presa del potere
L’Italia usciva dalla I Guerra Mondiale con i
suoi tradizionali problemi di assetto politico e di
equilibrio sociale drammaticamente esasperati:
la crisi post-bellica trovò una Nazione in uno
stato di profonda prostrazione, dovuta alla
struttura dello Stato e all’economia. La guerra
aveva inciso a fondo sulla capacità produttiva e
sulla situazione finanziaria.
Una gran parte della popolazione nell’Italia
pre-bellica era stata tenuta ai margini dello
Stato, mantenuta in condizioni di inferiorità,
di analfabetismo e disgregazione sociale, in
particolare nel mondo rurale meridionale, ma
alla vigilia della guerra era iniziata una fase di
maggior consapevolezza delle masse, per effetto
dei riflessi dell’emigrazione, del suffragio
universale maschile e per opera di movimenti
politici cattolici e socialisti. Lo sviluppo
economico aveva, inoltre, esasperato i contrasti
interni, aggravando lo squilibrio tra Nord e “vittoria mutilata”, favorendo l’estremismo
Sud. nazionalista, che ne fece un cavallo di battaglia,
La guerra - nel corso della quale il Paese era diffondendo largamente risentimento verso gli
giunto sull’orlo del tracollo, salvato soltanto alleati e diffidenza e ostilità nei confronti del
dalla tenacia, dal coraggio e dallo spirito di governo, che si dimostrava incapace di sostenere
sacrificio dei soldati - aveva dato, poi, alle masse le ragioni della nazione.
l’occasione per una più rapida maturazione, ma Nel 1919 si manifestarono gravi problematiche
aveva aggravato l’autoritarismo, accentuando economiche, per la difficoltà di conversione
il controllo governativo sull’attività politica, la delle industrie di guerra, per le tendenze
censura della stampa e la vigilanza politica della inflazionistiche e la non equa ripartizione
polizia. del carico fiscale, che divennero più acute ed
I primi mesi dopo la fine della guerra furono, esplosero in modo virulento nel 1921, con il
perciò, caratterizzati da grandi agitazioni rallentamento della produzione industriale e il
sociali. La “questione sociale”, pur con la conseguente aumento della disoccupazione.
sua ampiezza e gravità, era un problema Il 1919 fu anche l’anno di fondazione del
strettamente connesso alla ripresa economica Partito popolare italiano di Don Sturzo e della
e al posto che l’Italia doveva avere nel sistema creazione, a Torino, in seno al Socialismo,
internazionale: l’effettiva disparità dei vantaggi attorno alla rivista “Ordine nuovo”, di un
tratti dalle diverse potenze vittoriose dalla movimento politico guidato da A.Gramsci, che
conclusione della guerra, contribuirono a creare provocò una scissione, nel 1921, al Congresso
nell’opinione pubblica italiana il mito della socialista di Livorno e diede vita al Partito

13
Dalla rivoluzione fascista alla presa del potere
Nelle elezioni del 1919 i fascisti subirono un
inevitabile tracollo elettorale, reso ancor più
cocente dal successo del Partito socialista,
riuscendo ad ottenere solo quattromila voti.
Mussolini cercò di minimizzare l’entità della
sconfitta e il successo socialista, ma i mesi
successivi furono movimentati da forti polemiche
e situazioni difficili, che contribuirono non poco
al processo di conversione a destra tra la fine
del 1920 e gli inizi del 1921: la trasformazione
fu suggellata al congresso nel maggio 1920 e
l’involuzione provocò critiche e contestazioni.
Marinetti, fra tutti, denunciò il progressivo
allontanamento dei Fasci dalle masse,
abbandonando subito, insieme ad altri futuristi,
una simile congrega di “passatisti”. Mussolini
si mosse con duttilità e spregiudicatezza,
riuscendo, in meno di un anno, a ribaltare
gli effetti della débacle elettorale, aiutato da
Una “squadraccia” fascista, contingenze favorevoli come l’atteggiamento di
armata di bastoni, si avvia a devastare Giolitti e l’esplosione del Fascismo agrario.
un’organizzazione sindacale di Napoli. Ben presto il Fascismo, che divenne partito nel
1921, dimostrò di interpretare fondamentalmente
comunista d’Italia, in stretto legame con la Terza le esigenze degli strati più reazionari e
Internazionale. conservatori della realtà italiana, divenne il
Sullo sfondo di queste incertezze e debolezze va braccio secolare degli agrari della Val Padana,
collocato il processo di crescita e di affermazione la parte più reazionaria del ceto economico
del Fascismo: il 23 marzo 1919 Mussolini fondò italiano, e si saldò con il “partito dell’ordine”,
i Fasci Italiani di combattimento, movimento ramificato in tutti i settori della borghesia:
che, all’origine, era relativamente ristretto e non solo in un secondo momento anche la grande
aveva caratteri politici ben definiti. industria scoprì la convenienza di utilizzare
Il programma dei Fasci non brillava per questa forza crescente in funzione antioperaia
originalità, era molto avanzato sul piano e per riequilibrare la produzione, scossa dalle
sociale, ma solo sulla carta, non avendo la forza troppe frequenti manifestazioni dello scontro
necessaria per estendere la propria influenza sociale nelle fabbriche.
sulle masse operaie e contadine: il Movimento Il gruppo capeggiato da Mussolini, quindi,
conservava tracce cospicue dell’origine assunse una funzione nuova, facendosi
socialista e anarco-sindacalista, con un misto interprete della volontà di una parte della classe
di dichiarazioni rivoluzionarie antiborghesi, dirigente di portare un attacco a fondo contro il
repubblicane, anticlericali e di esaltazione movimento operaio e di stabilizzare la situazione
nazionalistica, particolarmente adatto, in quel economica, sociale, politica, promuovendo
momento, ad incontrare i favori della piccola una reazione autoritaria. Abbandonando il
borghesia irrequieta, delusa e preoccupata dalla generico e demagogico programma del 1919, i
duplice pressione proletaria e capitalista, e degli fascisti organizzarono delle squadre d’azione,
ex combattenti che non si adattavano al rientro che scatenarono una spietata guerriglia contro
nella vita civile. Questa base programmatica, per le organizzazioni dei lavoratori, uccidendo
quanto confusa, e il violento richiamo all’azione esponenti di sinistra e compiendo spedizioni
si saldavano perfettamente con altre iniziative punitive. Lo squadrismo si sviluppò inizialmente
combattentistiche e nazionalistiche. nella Regione emiliana e fu finanziato e sostenuto,

14
Dalla rivoluzione fascista alla presa del potere
come offensiva reazionaria di interruzione
dell’avanzata verso la democrazia, dagli agrari,
che non erano disposti ad accettare le conquiste
dei lavoratori. Il sostegno degli agrari e di una
parte degli industriali e il consenso che le azioni
squadriste ottennero dalla piccola borghesia non
sarebbero stati sufficienti ad assicurare l’ascesa
politica del Fascismo se non fosse intervenuto
l’appoggio delle forze liberali, convinte che il
movimento potesse essere utilizzato contro i
sovversivi e successivamente messo da parte,
una volta ripristinato l’ordine e spenti gli ardori
rivoluzionari delle masse: i governi permisero che
le spedizioni punitive si svolgessero liberamente
e che, in vari casi, gli organi periferici, prefetti
e capi militari, dessero allo squadrismo mezzi,
concreti incoraggiamenti e protezione. Con
quella convinzione le forze dirigenti italiane
andarono incontro alla propria rovina.
A Napoli, al Congresso del Partito, riunito il 24
ottobre 1922, nulla trapelò circa l’intenzione
di passar all’azione, tantomeno dal discorso
inaugurale di Mussolini, abile nel non allarmare
governo e forze politiche. Il 26 ottobre si formò
un quadrumvirato fascista, composto da De
Bono, Balbo, De Vecchi e Bianchi, col compito
di preparare il colpo di forza contro il governo,
la cosiddetta Marcia su Roma: Mussolini,
da Milano, si riservava l’impostazione
e la direzione politica della manovra. Il
quadrumvirato, da Perugia, avrebbe assunto
tutti i poteri: la mobilitazione avrebbe avuto
inizio il 27, mentre il 28, una volta occupate
le località chiave, sarebbe iniziata la Marcia
su Roma vera e propria. Le squadre di camicie
nere si sarebbero concentrate a Santa Marinella,
Monterotondo, Tivoli e Foligno, dotate di un
mediocre armamento e piuttosto disarticolate
quanto a disciplina militare: di fronte a loro,
a difesa di Roma, c’era l’esercito, in grado di
bloccare e di condannare al fallimento la marcia
fascista. Non meno importante di quella militare
fu la manovra politica tendente a provocare la
caduta del governo Facta: tutto avvenne secondo
gli auspici di Mussolini.
Il Presidente del Consiglio propose al Re di
decretare lo stato d’assedio, cioè di mandare le
truppe contro i fascisti: il Re rifiutò di firmare il
decreto e il 30 ottobre offrì, invece, a Mussolini,

15
Dalla rivoluzione fascista alla presa del potere

Mussolini stringe la mano


al Re Vittorio Emanuele III che gli da
l’incarico di formare il governo

al di fuori di ogni meccanismo parlamentare e Nella presa del potere Mussolini e il Fascismo
in seguito ad una pura prova di forza materiale, erano stati indubbiamente favoriti, a livello
l’incarico di formare il nuovo governo. di opinione pubblica, da un generale clima di
In questo compito Mussolini si mosse con abilità stanchezza iniziato con tre anni e mezzo di guerra,
e opportunismo, evitando di rimanere prigioniero proseguito con due anni di violenze “rosse” e
dei suoi e dei nazionalisti e aprendo alle altri due di reazione fascista. Si era arrivati ad
“intelligenze e competenze migliori che vantasse auspicare un periodo di pace, rimettendosi a
l’Italia, senza preconcetti e ostracismi di parte”. chiunque la procurasse e in qualsiasi modo. q

16
La politica del consenso

La politica del consenso


Nessuna forma di governo, neppure una dittatura, il consenso e fu, inoltre, aiutato dagli errori
può resistere a lungo senza essere sostenuta da commessi dagli avversari e dal declino del mito
un certo grado di consenso. Mussolini si occupò comunista. Nel 1921, poco dopo la fondazione
del consenso più volte, per esempio nel 1923 in del Partito comunista d’Italia, l’ideologia
un articolo, “Forza e consenso” apparso sulla comunista perse consensi a causa di una terribile
rivista fascista “Gerarchia”, dove spiegò che per carestia, che provocò la morte di milioni di
mantenere il potere bisognava avere il sostegno persone nelle Russia di Lenin. Il Movimento
delle masse, ma che il consenso non bastava, fascista, decisamente anti-comunista, trasse un
perchè era mutevole “come le formazioni di grande vantaggio politico da questa tragedia:
sabbia in riva al mare”. Secondo il Duce nessun si creò infatti in Italia, dopo il 1921, una forte
governo poteva rinunciare alla forza e, in un spinta conservatrice che pose fine al clima
altro articolo, ricordò quanto diceva Machiavelli rivoluzionario del biennio 1919-1920. Mussolini
a proposito dei “profeti armati che possono sfruttò questa svolta conservatrice per salire al
resistere e di quelli disarmati che invece vanno governo e, successivamente, per sostenere il suo
inevitabilmente alla rovina”. La sola forza, Regime.
però, non può bastare, perchè altrimenti sarebbe Quando iniziò il Regime mussoliniano, il
necessario mettere un poliziotto accanto ad ogni maggiore mezzo d’informazione e di propaganda
cittadino e ciò non possibile, quindi un dittatore era costituito dalla stampa periodica: il Duce
per non perdere il potere ha bisogno della riuscì rapidamente a esercitare un potente
combinazione tra forza e consenso. controllo su di essa, anche perché, essendo un
Mussolini fu molto abile a creare intorno a se ex direttore di giornale (diresse “l’Avanti” e “Il
Popolo d’Italia”), sapeva bene come muoversi
nel mondo dell’informazione. Il Regime fascista,
è stato uno dei primi totalitarismi ad utilizzare,
sistematicamente e intenzionalmente, i mezzi di
comunicazione di massa che erano disponibili
da poco. Nel 1925, il senatore liberale Luigi
Albertini, direttore del “Corriere della sera”,
che non era un fascista, fu costretto a dimettersi,
e altrettanto dovettero fare i direttori dei grandi
quotidiani di allora. La stampa fu “irregimentata”,
continuando a ricevere istruzioni su ciò che
andava messo e ciò che era proibito scrivere,
così i quotidiani finirono per assomigliarsi tutti.
Si arrivò persino a vietare la pubblicazione di
alcune notizie di cronaca nera, cosicché, ai lettori,
l’Italia, sembrava un “paradiso in terra”. Nei
primi anni del Regime la radio non era diffusa,
la televisione non esisteva ancora, le pellicole
cinematografiche erano ancora mute, mentre il

17
La politica del consenso
cinema sonoro avrebbe iniziato a diffondersi solo rivoluzionaria, aveva avuto il gradimento delle
nel 1928: il controllo della stampa era quindi più avanguardie italiane e in parte venne formato
che sufficiente. dalle stesse, come per esempio il Futurismo.
La cultura venne sottoposta ad un’attenta Il Fascismo non possedeva una vera e propria
sorveglianza, poiché, almeno teoricamente, ideologia e anche questo fu un vantaggio.
doveva esprimere gli aspetti profondi dello Secondo il leader comunista di quel tempo
spirito fascista. Nel 1925 venne fondato l’Istituto Francesco Amendola la piattaforma politica del
Nazionale Fascista per la cultura sotto la Fascismo si articolava attorno a 5 punti:
presidenza di Giovanni Gentile. Nel 1931 esso - esaltazione acritica della
contava 88 istituti nei centri di provincia e più Nazione italiana;
di 100000 membri. Nelle antiche accademie - richiesta di uno stato forte;
parecchi studiosi non erano fascisti: per ovviare - difesa dell’ordine costituito;
a questo problema Mussolini istituì nel 1926 - avversione al movimento operaio,
l’Accademia d’Italia, con accademici di provata identificato con il Socialismo;
fede, ma essa cominciò a funzionare soltanto - antiparlamentarismo.

nell’ottobre 1929. Ogni accademico percepiva Si trattava dunque di un’ideologia genericamente


l’allettante stipendio di 3000 lire al mese: fecero conservatrice, poco audace e non impegnativa.
parte di questo istituto eminenti personalità, Le tre parole che riassumevano il credo fascista,
come il drammaturgo Luigi Pirandello, il fisico come soleva dire Mussolini, erano: CREDERE,
Enrico Fermi, il musicista Pietro Mascagni e lo OBBEDIRE e COMBATTERE. Il Regime si
scrittore futurista Filippo Tommaso Marinetti. accontentava, infatti, di un consenso superficiale
Tra i suoi presidenti ci furono Guglielmo a questa piattaforma politica: il Duce riteneva
Marconi e Gabriele D’Annunzio: il filosofo che un’adesione profonda avrebbe potuto
Benedetto Croce e Roberto Bracco rifiutarono danneggiarlo, perchè avrebbe potuto suscitare
invece di farne parte. Tra gli intellettuali, quindi, grandi attese difficili da soddisfare. Il Regime,
dominava il consenso: gli oppositori costituivano prudentemente, si limitò ad esigere un’adesione
una minoranza. La schiera intellettuale italiana, di tipo cerimonialistico alle sue manifestazioni
credeva al Fascismo, che, soprattutto nella fase e organizzò, a ritmo continuo, adunate, riti e

18
La politica del consenso

Un gruppo
di antifascisti esliati,
facenti parte di “Giustizia e libertà”

cerimonie con gagliardetti e bande musicali, italiana. Nel 1939 su una popolazione di 44
dove molti assistevano indossando una divisa: il milioni di abitanti le organizzazioni del Partito
sabato mattina tutti gli studenti si recavano nelle fascista distribuivano ben 21 milioni e 600000
aule vestiti da “Balilla” o da “Piccole italiane” tessere: quasi tutti avevano in tasca la tessera
al fine di essere già pronti per le adunate di un’organizzazione del Regime, anche perché
pomeridiane del “Sabato Fascista”. essa era indispensabile per trovare un lavoro.
In mancanza di una vera e propria ideologia, Nominalmente tutti gli Italiani furono fascisti
il fattore unificante del Regime era dunque e accettarono sostanzialmente il Fascismo:
offerto dal culto della personalità del Duce: la maggior parte della popolazione non fece
dal “Mussolinismo”. In Italia più che fascista niente per passare dal consenso passivo a quello
il regime dittatoriale era da considerare attivo, in questo modo tutto ciò che veniva fatto
“mussolinista”. Carlo Levi scrive nel 1932 che veniva accettato passivamente. Il consenso al
“il primo Fascismo si esaurisce con la presa del Regime si estese anche perchè chi dissentiva
potere, dando luogo al Mussolinismo”. rischiava di essere spedito senza processo
Un collaboratore di “Giustizia e libertà” al confino o addirittura essere ucciso, come
(un’associazione di antifascisti esiliati), che si accadde al deputato Matteotti. La repressione,
firmava “Eritreo” affermò che “la forza del duttile, paternalistica e corruttrice, fu sufficiente
Fascismo è costituita dagli antifascisti”. Questa a garantire la solidità del Regime; il timore di
affermazione può sembrare un paradosso, ma perdere lo stipendio indusse molti al silenzio
sostanzialmente non lo è. Infatti, gli Italiani e all’adesione formale. La repressione svolse
dovevano avere tutti la tessera del Partito Fascista, in Italia soprattutto la funzione di consolidare
cosicché, immettendo tutta la popolazione nel un’atmosfera di conformismo verso il Regime.
Partito, il Fascismo per uccidere l’antifascismo Un gran numero di oppositori considerò quindi
finì per eliminare il dibattito politico dalla realtà opportuno lasciare l’Italia. In tal modo, fino al

19
La politica del consenso
1943, non esisteva nessuna forma di resistenza e
opposizione organizzata.
La “Mostra della Rivoluzione Fascista”, fu
promossa per il decimo anniversario della Marcia
su Roma nel 1932. Tutte le forme artistiche
celebrarono la storia del trionfo mussoliniano.
Sede prescelta fu il Palazzo delle Esposizioni
di via Nazionale a Roma. La mostra restò aperta
due anni raccogliendo ben 2 milioni e 800000
visitatori. Nelle 23 sale furono esposte opere
d’arte secondo un motivo cronologico, dallo
scoppio della Grande Guerra, alla Marcia su
Roma, alla sala del Duce e al sacrario dei martiri.
La mostra fu, nel suo insieme, curata piuttosto
bene e rappresentò uno dei più audaci tentativi da
parte del Regime di aderire all’estetica moderna.
Le sezioni locali del Partito Nazionale Fascista
erano i “Gruppi fascisti” e prendevano il nome
dal quartiere dove risiedevano: in ogni cittadina,
anche piccola, c’era una “Casa del Fascio”.
Era presente, quindi, una rete capillare molto
forte del Partito, che serviva ad organizzare il
consenso. Mussolini voleva raggiungere non
solo i fascisti convinti, ma anche gli “afascisti”,
cioè quelli che non si interessavano di politica,
soprattutto perché non si attendevano nulla dal
Regime, a differenza dei fascisti convinti, che
invece si aspettavano risposte che il Fascismo
non era in grado di dare.
Nel febbraio 1929, stipulando con la Chiesa
Cattolica i “Patti Lateranensi”, Mussolini compì
un nuovo grande passo in avanti nella costruzione
del consenso: il mondo cattolico parlava del
Duce come l’uomo della provvidenza arrivato a
mettere pace tra lo Stato e la Chiesa.
Il 24 marzo 1929 Mussolini fece svolgere le
elezioni politiche, il cosiddetto “Plebiscito”.
Siccome l’unico partito politico era il Fascismo,
venne presentata una lista unica, in cui i
deputati candidati venivano scelti dal Gran
Consiglio del Fascismo, al quale gli elettori
dovevano semplicemente esprimere un si o un
no. Il Fascismo immaginò anche una finzione
giuridica: nel caso in cui la lista in questione
fosse stata bocciata, sarebbero state poi presentate
delle ulteriori liste (sempre nominate dal Gran
Consiglio del Fascismo), in modo da dare la
parvenza dell’esistenza di un’opposizione. La
Chiesa Cattolica invitò a votare per il si, perchè

20
La politica del consenso
la nuova camera doveva attuare le disposizioni
dei Patti del Laterano. I si raccolsero quasi il 90%
dei suffragi, anche se le consultazioni elettorali in
un regime totalitario non si potevano considerare
indicatori reali del consenso della popolazione.
Tra i vari elementi che concorrevano alla
costruzione del consenso occorre ricordare il
prestigio di cui godeva Mussolini in ambito
internazionale e il fatto che il Duce assumeva
di continuo atteggiamenti giovanili: andava a
cavallo con in testa un pennacchio, si vestiva
da ammiraglio, guidava automobile e bicicletta,
pilotava aerei e trebbiava personalmente il
grano.
Dopo la conclusione della crisi Matteotti il
culto del Duce venne sostenuto da un apparato
propagandistico senza precedenti: i giornali
erano obbligati a pubblicare in prima pagina gli
articoli e i discordi di Mussolini, sulle pareti di
migliaia di edifici vennero dipinti il suo nome e
alcune sue frasi storiche come “è l’aratro che
traccia il solco, ma è la spada che lo difende”.
La propaganda magnificò poi le istituzioni
assistenziali del regime, come “L’opera
Nazionale dopo-lavoro”, istituita nel 1925
per organizzare il tempo libero dei lavoratori,
creare circoli ricreativi controllati dal Regime,
diffondere la cultura fascista, lo sport, il turismo,
il teatro e il cinema. Negli anni della dittatura si
diffusero gli apparecchi radio, uno dei principali
mezzi di propaganda.
Mussolini si servì anche del cinema, fondò
infatti, nel 1924, l’istituto L.U.C.E. (“L’unione
cinematografia educativa”), grazie al quale il
governo riuscì ad esercitare il controllo su tutta
l’informazione cine-giornalistica. L’istituto
LUCE nacque con lo scopo di documentare le
cerimonie, le attività e le imprese militari del
Fascismo. I documentari di attualità venivano
rinnovati tutte le settimane e proiettati nelle sale
nell’intervallo dei film, in modo che tutti quelli
che si recavano al cinema le dovessero vedere
per forza.
L’introduzione dell’istituto LUCE fu
fondamentale, in modo particolare perchè si
poneva al centro la figura del Duce, facendo
arrivare il messaggio che voleva trasmettere
in modo semplice, facendo si che potesse
raggiungere tutti, ma allo stesso tempo forte e

21
La politica del consenso
deciso. Il Fascismo, come i regimi suoi coevi,
impegnò le sue forze e ebbe una particolare
inclinazione allo sfruttamento dei media.
Gran parte della retorica e dell’iconografia
del Regime si esercitava attorno al mito di
Roma antica, alla sua forza e magnificenza: ai
fascisti piaceva apparire come i diretti eredi
degli antichi Romani, il Fascismo riuscì a
rendere questo scopo attraverso la forza delle
immagini e della monumentalità architettonica.
Duce è una parola latina, “Dux”, che significa
capo; il Fascio Littorio, simbolo del Fascismo,
simboleggiava nella Roma antica il potere recato
dai “Littori” che precedevano i magistrati; la
principale città fondata da Mussolini nell’Agro
Pontino si chiamava “Littoria” (oggi si chiama
Latina); le gare culturali e sportive organizzate
per gli universitari erano chiamate “Littoriali”;
l’automotrice creata dalla Fiat negli anni
Trenta prese il nome di “Littorina”; i fascisti
cominciarono ad usare il braccio teso per
salutare, il cosiddetto “Saluto Romano”, i soldati
marciavano con il “Passo Romano”, i bambini
delle elementari erano inquadrati nei “Figli della
lupa”.
Lo sport fu oggetto di grande attenzione da parte
del Governo fascista, perchè in stretto rapporto
con l’educazione della gioventù. Il rilievo dello
sport nel Fascismo si divideva in due direzioni:
una riguardante lo sport d’elite e una lo sport di

22
La politica del consenso
base, che venne sviluppato sotto l’ottica della
creazione del “nuovo uomo italiano guerriero”,
che, facendo un diretto riferimento a Roma e
alla Grecia antica, doveva essere agile, forte e
sportivo. Lo sport era usato anche come diversivo
per distogliere gli Italiani da altri problemi
riguardanti la Nazione. Attraverso lo sport si
ottennerò però anche grandi successi in campo
internazionale: il mito della velocità, già ventilato
dai futuristi, si concretizzò nella “Millemiglia”
con personaggi come Tazio Nuvolari; importante
fu anche il successo dei mondiali di calcio svolti
a Roma nel 1934 e delle Olimpiadi di Berlino,
nel 1936, dove l’Italia conquistò parecchie
medaglie. Il Regime incoraggiò anche lo sport
femminile, in netto disaccordo con la Chiesa,
perchè lo riteneva un motivo di miglioramento
della razza.
Il Fascismo utilizzò, perciò, di ogni mezzo, dai
media allo sport, per ottenere in consenso della
popolazione. q

23
Il manifesto politico nel Fascismo: Gino Boccasile

Il manifesto politico nel


Fascismo: Gino Boccasile
Tra gli strumenti di propaganda usati dal
Fascismo ci furono anche i manifesti, originale
mezzo di persuasione della gente, il cui impiego
è stato maggiore durante i periodi di crisi per
sostenere le iniziative del Governo fascista. I
messaggi espressi risultavano a volte illusori, ma
validi a persuadere la volontà dei più arditi e a
stimolare l’orgoglio per la Patria. Durante tutto
il Ventennio fascista, ci fu una grande emissione
di manifesti politici, che si intensificò soprattutto
durante la guerra e durante il breve periodo della
Repubblica Sociale Italiana.
I grafici della propaganda politica fascista
provenivano da ambiti diversi dell’illustrazione,
con una rilevante presenza di pubblicitari.
E’ difficile individuare un linguaggio grafico
predominante tra i manifesti politici più
rappresentativi del Fascismo. Si va dal realismo
alla Beltrame (uno degli illustratori editoriali più
noti della prima guerra mondiale) al realismo
simbolico di Boccasile; dal Déco, stile prettamente
grafico, al più pittorico “Novecento”, fino alle
soluzioni della seconda generazione futurista.
Il Regime utilizzava linguaggi grafici diversi
a seconda delle necessità comunicative, col
dichiarato scopo di raggiungere ed avvicinare al segnata da un terribile episodio, la perdita di un
“credo fascista” l’intera popolazione. Il successo occhio in un cantiere dove era andato a giocare
dei manifesti politici fascisti è da ricollegare con gli amici. Dopo aver manifestato una precoce
alla scelta di linguaggi grafici adatti a veicolare attitudine per il disegno terminò gli studi presso
una comunicazione immeditata e, nella maggior la scuola d’Arti e Mestieri nella città natale. Alla
parte dei casi, di facile decodificazione. Ma morte del padre, anche per evitare di pesare
questo successo è dovuto anche alla pervasività sulla madre, decise di lasciare Bari e si trasferì
assunta dai manifesti nella quotidianità degli a Milano. Dopo qualche difficoltà iniziale, la sua
italiani, nonché dall’elevato numero di grafici abilità grafica lo aiutò ad essere assunto nello
coinvolti nell’operazione. studio Mauzan - Morzenti, dove venne introdotto
Uno dei grafici cartellonisti più importanti del alla cartellonistica pubblicitaria da Achille
periodo fu Gino Boccasile. Gino Boccasile Mauzan e dove iniziò a disegnare anche figurini e
nacque in un quartiere del centro di Bari il 14 modelli d’abiti da donna. Boccasile riuscì subito
luglio 1901 da Angelantonio Boccasile e da ad imporre il suo stile personalissimo: le vetrine
Antonia Ficarella. La giovinezza dell’artista fu che esponevano i suoi lavori erano affollate dalle

24
Il manifesto politico nel Fascismo: Gino Boccasile
signore, che ne decretarono successo e notorietà.
Si fece conoscere anche esponendo due quadri al
Salon des Indépendants di Parigi nel 1932. Ora
Boccasile era abbastanza conosciuto e poteva
contare su un largo pubblico di ammiratori. I
suoi disegni erano riprodotti su numerose riviste
specializzate come “Sovrana”, “l’Illustrazione”
e “Fantasie d’Italia”, dettando legge nei gusti
delle donne, ma anche illustrando attraverso le
donne stesse messaggi di ogni tipo. Boccasile
proponeva nei suoi disegni un tipo di donna
florida e provocante, solare e mediterranea,
utile all’immagine positiva che il Regime
voleva propagandare. Infatti creò molto per la
pubblicità, realizzando cartelloni, in cui, quasi
sempre, il messaggio era affidato a formose
ragazze dai vestiti aderenti. La popolarità arrivò
con la signorina Grandi Firme, espressione che
indica la serie di ”ragazze copertina” create per
il restyling della rivista “Le Grandi Firme”
di Pitigrilli. Le donne disegnate da Boccasile
avevano delle caratteristiche abbastanza precise:
cosce tornite erano sostenute da esilissime
caviglie, glutei perfetti e giunonici coronavano
vitini da vespa piccolissimi, cioè le tipiche forme
che colpiscono le “valvole mascoline”, come lui

25
Il manifesto politico nel Fascismo: Gino Boccasile
stesso definiva gli impulsi erotici.
La genialità del suo tratto e delle sue immagini,
riuscivano ad attrarre il frettoloso passante e a
comunicargli in un attimo il messaggio per cui
erano state create: era una comunicazione visiva
di pronta presa, con i personaggi che sembravano
balzare, esplodere dal manifesto. L’importanza
della componente figurativa nella propaganda
fascista si evince dalla diffusione dei manifesti e,
anche, delle cartoline, infatti Boccasile disegnò,
oltre alle copertine di Le Grandi Firme, manifesti
pubblicitari e cartoline per l’agricoltura, la tutela
del risparmio, il lavoro e per le associazioni
combattentistiche con persone di fattezze forti,
gioiose e vigorose tipiche del suo stile.
Con lo scoppio del conflitto, complice il
Ministero della Guerra che lo designò grafico
propagandista, la sua opera si orientò verso la
propaganda bellica. Toccò a Gino Boccasile
disegnare i combattenti italiani, le armi
“potentissime” del Regime, le gesta dei soldati,
dalle esaltanti vittorie iniziali alle prime dure
sconfitte. Nel 1942, con le truppe italo-tedesche
in marcia verso Mosca, fu pubblicata una serie di
dodici cartoline di Boccasile (che si firmava Gi
Bi), che descrivevano le atrocità dei bolscevichi
e le sofferenze del popolo russo. oppresso dal
Regime stalinista: sono le cartoline più crude
dell’intera produzione di Boccasile.
A Milano, dopo l’8 settembre 1943, Boccasile non

Questo manifesto di Gino Boccasile, pubblicato nel periodo iniziale


della guerra, rappresenta l’unione del popolo italiano e tedesco per
un fine comune: la vittoria. Lo schema comunicativo è impostato
sulla dualità: lo slogan è proposto in due lingue (italiano e tedesco)
e i due soldati disegnati sono uno italiano(il primo verso sinistra)
e uno tedesco, come dimostrato dalla bandiera italiana presente
sull’elmetto del primo soldato, dalle divise dei rispettivi eserciti delle
nazioni dell’asse Roma-Berlino e dal corredo militari dei due militi.
I personaggi sono in marcia con lo sguardo rivolto alla meta con la
stessa postura per enfatizzare il concetto di unione per conseguire il
medesimo obiettivo. Lo sfondo contestualizza ulteriormente la scena
di guerra con colori porpurei.

26
Il manifesto politico nel Fascismo: Gino Boccasile
esitò: aderì alla RSI ed ottenne un incarico presso
l’ufficio propaganda. Venne nominato tenente
delle SS italiane e continuò incessantemente a
produrre manifesti, in uno studio protetto da militi
armati. La guerra civile divampò, ma Boccasile
non ammorbidì le sue posizioni politiche, anzi
le radicalizzò. I suoi manifesti parlavano da soli:
nessuna pietà per traditori e ribelli, resistenza
armata all’invasore anglo-americano erano
l’unico mezzo per riscattare l’onore dell’Italia,
infangato dal tradimento. Sembra che fosse stato
lo stesso Mussolini a volerlo al suo fianco negli
anni della Repubblica Sociale Italiana. In questo
periodo i suoi manifesti divennero celebri icone
per l’Italia che non si era arresa e continuava a
combattere.
Il ruolo di grafico di propaganda bellica e politica
ed il grado di ufficiale delle SS gli costarono alla
fine della guerra un processo. Venne arrestato,
incarcerato e processato per collaborazionismo,
subendo, in seguito, l’epurazione e una sorta
d’esilio editoriale. Assolto per non aver commesso
reati, restò emarginato per alcuni anni: molti
potenziali clienti avevano paura della sua firma.
Riprese la sua attività dal 1946, soprattutto con
la grafica pubblicitaria, cambiando leggermente
il suo stile. Gino Boccasile morì a Milano nel
maggio 1952. q

27
Economia e ricerca nell’autarchia fascista

Economia e ricerca
nell’autarchia fascista
La politica economica nel Regime fascista fu la soprattutto al mondo economico-scientifico,
naturale evoluzione della situazione italiana a per ottenere garanzie di intervento pubblico e
partire dalla fine del XIX secolo. protezione rispetto ai prodotti esteri.
Nell’Ottocento in Italia si potevano rintracciare Nel dopoguerra si verificò una crisi economico-
numerosi piccoli centri di ricerca legati alle finanziaria, con gravi difficoltà di ripresa, dovute
università, ma non in contatto tra loro e lontani all’inflazione delle monete europee nei confronti
da una scienza di tipo applicativo, come invece del Dollaro e della Sterlina, che aumentò a
richiedevano i settori industriali settentrionali, dismisura i costi d’importazione, ancorati a
soprattutto per far fronte alla dipendenza dalle queste monete, delle materie prime indispensabili
importazioni estere di materie prime e prodotti. alla crescita industriale.
Le carenze in questi settori, vennero alla luce Gli anni 1923-1925 segnarono una congiuntura
durante il primo conflitto mondiale e il mondo favorevole, con il rafforzamento del potere
scientifico italiano reagì portandosi su posizioni d’acquisto della lira, che secondo le idee di
nazionalistiche: divenne fondamentale lavorare Mussolini sarebbe dovuto aumentare ancora
per lo sviluppo di una scienza sperimentale, attraverso la politica di “quota novanta” attuata
applicata alle necessità del paese. Questo tra il 1925 e il 1927. Lo slogan indicava una
impegno, si tradusse nella volontà di valorizzare politica finanziaria volta a consolidare il valore
le risorse e promuovere le ricerche nazionali della Lira sul mercato monetario. Nel 1925 la
attraverso la nascita di organizzazioni, quali il Sterlina, moneta di riferimento internazionale,
Comitato nazionale scientifico-tecnico per lo valeva 153 lire; l’obiettivo del Duce era di
sviluppo e l’incremento dell’industria italiana di abbassarne la quotazione a 90 lire attraverso una
Milano (1916) e l’Ufficio invenzioni e ricerche di politica deflazionistica, che implicava la riduzione
Roma (1919). Terminato il conflitto, la scienza del credito alle imprese e della moneta circolante,
italiana si concentrò sulla risoluzione di due e una forte contrazione salariale. Effettivamente
dei problemi fondamentali per un paese ancora si ottenne un ribasso dei prezzi e la Lira scese
ampiamente agricolo come l’Italia di quegli anni: alla quota prevista nel 1927. Il Regime approfittò
la ricerca di nuovi fertilizzanti e il raggiungimento di questo aattuando un rilancio dell’agricoltura e
dell’indipendenza dai combustibili importati. Per opere di bonifica dell’Agro Pontino. Era intento
svariati prodotti – dai coloranti alla cellulosa, di Mussolini creare l’immagine di un’Italia forte
dall’alcool ai laminati metallici – lo slogan e progredita, degna erede dei fastigi dell’antica
dell’indipendenza produttiva divenne, però, ben Roma.
presto una facciata, dietro la quale venivano Nota positiva di questo periodo fu nel 1923
giustificate tutte le scelte scientifiche e le l’istituzione del “Consiglio nazionale delle
continue richieste di interventi economici statali ricerche” (CNR) che, attraverso propri comitati
rivolte dagli industriali al governo. Durante gli disciplinari, avrebbe dovuto occuparsi di
Anni Venti le iniziative nazionalistiche vennero indirizzare la ricerca del paese, compresa quella
inizialmente accantonate in un clima di crescita universitaria, verso la valorizzazione delle risorse
economica basata su scelte di tipo liberista e sugli nazionali.
scambi con l’estero ma, fomentata dal Regime, Il nazionalismo tecnico-scientifico riprese
rimase viva una retorica nazionalista che servì, apertamente con la crisi economica del 1929

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Economia e ricerca nell’autarchia fascista
che coinvolse tutti i paesi partner economici
dell’Italia e successivamente anche la penisola,
dove nel CNR si fece strada una linea politica
definibile come pre-autarchica, che prefigurava
un paese in grado di scegliere una propria via
di sviluppo legata ad un’economia ancora
prettamente rurale.
Dopo le riduzioni che avevano seguito la crisi
del 1929, stipendi e salari erano stati di nuovo
aumentati per adeguarli al carovita. Nelle città le
comodità della luce elettrica, dell’acqua corrente
e del riscaldamento erano ora molto più diffuse e
sia nelle case nuove che in quelle ristrutturate, si
installavano bagni e docce. Su una popolazione
di 42 milioni di abitanti si contavano in quegli
anni oltre 4 milioni di biciclette e circa 200.000
motocicli e ciclomotori. Non più di 250.000
erano le vetture private che circolavano: le più
diffuse erano la Balilla e la Topolino, lanciata in abitazioni cadenti e potevano contare su
proprio in quegli anni dalla FIAT al prezzo di paghe molto basse, del tutto insufficienti a
8.900 lire. Ogni luogo di ritrovo era dotato di un garantire la sopravvivenza per tutto l’anno. Da
apparecchio radio, a cui d’altronde il Fascismo qui l’importanza degli usi civici e delle attività
affidava buona parte della sua propaganda. complementari e integrate. Molti contadini
Si stavano diffondendo anche gli apparecchi svolgevano così in Italia diversi lavori: erano
radiofonici di proprietà privata, i cui costi al tempo stesso braccianti, fabbri, falegnami
erano però elevati: una radio di tipo economico o lavoravano alla manutenzione delle strade e
poteva costare circa 500 lire (un’esagerazione), delle linee ferroviarie. Nella paga giornaliera
che corrispondeva a circa un mese di paga, un del bracciante agricolo erano spesso incluse una
ciclomotore 1800 lire, una moto di 250 cc 5500 razione di pane e di vino.
lire e una macchina fotografica 360 lire. Mentre nel resto d’Europa gli stati più forti
Per la popolazione, al di là degli entusiasmi delle avevano avuto, negli Anni Trenta, una reale e
piazze, delle parate e dell’orgoglio inculcato da sostanziosa ripresa economica, soprattutto grazie
una cultura sempre più nazionalistica e sempre al New Deal americano e all’impennata della
meno libera, il tenore di vita quotidiano era assai produzione industriale, la solidità economica
modesto, con forti dislivelli sociali e talvolta al italiana era frutto della propaganda fascista più
limite della sopravvivenza nelle campagne e nel che una realtà; ciò fu evidente quando Mussolini,
meridione. per salvaguardare il prestigio italiano, nel 1940
Per le famiglie operaie, il cui livello di vita entrò in guerra a fianco della Germania, sperando
restava modesto, esistevano spacci aziendali in una facile vittoria che avrebbe rafforzato il suo
o cooperativi che vendevano prodotti a prezzi partito, senza tener conto delle reali risorse che
contenuti. Nelle campagne dell’Italia centro- aveva a disposizione.
settentrionale le famiglie contadine avevano La posizione nazionalista del CNR fruttò
ottenuto condizioni di vita migliori, ma una all’istituzione l’appoggio del Fascismo che si
buona parte delle abitazioni erano ancora prive di impose per il passaggio della presidenza dalle
riscaldamento (esisteva solo un grande camino), mani di Vito Volterra, aperto oppositore del
di acqua corrente (si usava un pozzo nel cortile) R egime, che durante il suo quadriennio di
e di luce elettrica. presidenza non ricevette i fondi necessari ad
Nel Mezzogiorno e in Sicilia molte famiglie un adeguato sviluppo del Consiglio, a quelle di
dei ceti meno abbienti continuavano a vivere Guglielmo Marconi. Però, anche con il nuovo

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Economia e ricerca nell’autarchia fascista
presidente, il CNR non riuscì a svincolarsi virtù misconosciute. Mancando la cellulosa, si
dalle università, uniche a possedere i laboratori riducevano le pagine dei giornali, e perfino la
necessari per la ricerca, e si ridusse a luogo carta bollata fu portata a mezzo foglio. Mancava
di scontro dei gruppi accademici; inoltre non la gomma e il cuoio, così gli italiani iniziarono
raggiunse l’obiettivo di controllare totalmente a tagliare i vecchi copertoni e farne suole da
i ricercatori, che continuarono ad occuparsi di scarpe.
ambiti tecnologici più avanzati e più astratti quali Dalla famosa suola in Vibram dei rocciatori del
la fisica nucleare. La via d’uscita fascista dalla Montercervino scendeva il mito della scarpa
crisi economica attraverso il corporativismo tecnologica, che prendeva il nome da Vitale
favorì l’affermazione del CNR come organismo Bramani, l’italiano che l’aveva appunto inventata
in stretto contatto con la politica statale anche se nel 1936. A casa si indossavano sempre vestaglie
gli scienziati attesero il periodo di mobilitazione e camicie col collo rifatto con le parti basse, si
per la guerra d’Africa per vedere riconosciuto il riutilizzavano e riciclavano maglie vecchie. Le
Consiglio nazionale delle ricerche nella struttura lamette da barba americane da poco arrivate in
corporativa e per ricevere i contributi economici Italia, conobbero subito il tramonto: rispuntò
governativi. così il rasoio che era stato messo da parte. Le
Solo a partire dal 1933-34, con lo stretto ossa degli animali si raccoglievano in appositi
controllo dello Stato sulle importazioni, e dal contenitori per bollirli e saponificare. Con
1935, anno delle sanzioni, al CNR venne affidato l’olio d’oliva non esportato si confezionavano
il fondamentale compito di risolvere il problema le saponette da toilette. Poi, anche quello da
delle materie prime e favorire la sperimentazione bucato, in previsione della guerra fu razionato
e la distribuzione di surrogati utili all’impegno con la tessera. Il Coloniale Carcadè rimpiazzò
bellico. il the, la lignite il carbone, la cicoria il caffè e il
La necessità di fare da se con quel che si aveva, coniglio diventò pelliccia. 
venne chiamata autarchia, dal greco “Autarkeia” I risultati sul piano scientifico non furono
(bastare a se stesso), cioè un paese che possa dei migliori, poiché il governo pretendeva
produrre all’interno tutto ciò di cui ha bisogno dagli scienziati l’avallo tecnico di teorie non
rendendosi indipendente dall’estero.
L’arte secolare dell’arrangiarsi, riveduta e
corretta, tornò prepotentemente di attualità.
Non esportando formaggi, dal latte in esubero e
quindi dalla caseina si ricavò il Lanital (un tipo
di lana); dalla ginestra e dai fiocchi di canapa
si ottenne un succedaneo del cotone, il Cafioc;
dalla canapa si otteneva già abbondantemente
fibra per sacchi e lenzuola. Il vino fu trasformato
talvolta in alcool e usato come combustibile per
i motori (funzionavano discretamente con questo
carburante). Intanto sui giornali americani
comparivano vignette satiriche e affermazioni
spesso gratuite: “Sono ritornati al fuoco delle
fascine, basterà ancora una spinta e torneranno
ai carri con le ruote di pietra “. Non avendo
petrolio, gomma, acciaio, a breve termine questa
era la prospettiva comune per chi non sottostava
alla loro sfida economica, sostituitasi ormai a
quella coloniale. L’Italia stava quindi offrendo
al mondo una immagine di miseria e di povertà
di risorse a discapito di tante altre ricchezze e

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Economia e ricerca nell’autarchia fascista
applicabili o che avrebbero necessitato di oro, pelli e caffè (utilizzato per l’esportazione
lunghe e costose sperimentazioni e quindi gli contro valuta) che non riuscirono a contrastare
uomini di scienza ricoprirono più che altro un l’enorme incidenza sui bilanci statali dei costi
ruolo propagandistico, fornendo giustificazioni militari e di ricerca per la guerra. Le conquiste
razionalistiche, attraverso numerosi interventi coloniali inoltre aggravarono i problemi del
pubblici, alla politica autarchica governativa. Regime costretto ad occuparsi autarchicamente
Anche nel 1936 il Paese sentì fortemente il – così come voleva – della sussistenza di un
peso delle importazioni legate alla necessità di paese con ampi confini. Il mondo scientifico
liquidare i debiti contratti con l’estero prima venne chiamato a lavorare per il Fascismo che
delle sanzioni e quindi il Fascismo continuò a mirava ad allargare il proprio impero attraverso
sostenere una politica autarchica limitata alla un nuovo conflitto; dal canto loro gli scienziati
contingenza. Solo nel 1937 Mussolini volle traevano benefici economici e tecnici dalle
riorganizzare il CNR, garantendogli gestione spinte governative. Si innescò così un rapporto
autonoma e personalità giuridica e ponendolo molto stretto fra scienza e autarchia e gli studiosi
sotto la sua diretta dipendenza. Ma, l’avversione si trovarono spesso a condividere le posizioni
del ministro dell’Educazione nazionale degli industriali italiani, i quali, nel corso di
Giuseppe Bottai, contrario alla possibilità che convegni o sulle pagine dei giornali, chiedevano
il CNR creasse propri laboratori al di fuori delle incessantemente di incrementare la ricerca per
università e delle organizzazioni industriali, che permettere la realizzazione dell’autarchia.
non volevano un controllo diretto del governo Mussolini rispose alle pressioni mettendo a capo
sull’ente, oltre alla scomparsa di Marconi, del CNR Pietro Badoglio che aveva accumulato
rallentarono l’opera del Consiglio che ritardò di fama e ricchezze nell’impresa coloniale e che
un altro anno il suo impegno attivo per l’autarchia. avrebbe dovuto fare da tramite tra il mondo
Per il Fascismo questa era la parola d’ordine imprenditoriale, la ricerca e le forze armate,
che doveva riguardare tutti i settori produttivi delle quali era capo di stato maggiore generale,
italiani – dai combustibili fossili, ai carburanti, indispensabili in previsione di un nuovo sforzo
dall’energia elettrica ai prodotti tessili, dai bellico. Anche in questo caso le aspettative furono
metalli ad una vasta gamma di prodotti chimici – disattese per la difficoltà di gestire finanziamenti
soprattutto dopo gli scarsi risultati raggiunti nelle che mutavano di giorno in giorno con gli umori
colonie, le quali fruttarono all’Italia solo poco del Duce e a causa dell’impossibilità di elaborare

il Duce in un campo di grano

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Economia e ricerca nell’autarchia fascista
un piano organico di interventi e di costruire
laboratori alternativi a quelli universitari per
sottrarre loro gli indirizzi di ricerca.
L’impegno economico profuso nelle imprese
del Consiglio nazionale non venne sfruttato
neppure dalle forze armate per il conflitto e il
CNR divenne quasi un’agenzia pubblica, di
consulenza, alla quale tutti, dagli enti pubblici
ai privati cittadini, si rivolgevano per avere
risposte su problemi connessi all’autarchia;
alla fine degli Anni Trenta gli unici risultati di
rilievo furono la riorganizzazione del Comitato
talassografico italiano e la nascita della rete
geofisica nazionale.
Con l’inizio del secondo conflitto mondiale
l’attività del CNR, già minata dalle carenze
nelle strutture e duramente colpita nel 1938
dalle leggi razziali che allontanarono molti dei
ricercatori, andò progressivamente riducendosi
fino alla paralisi definitiva del 1943. Sul piano
dell’autarchia molti scienziati e tecnici italiani
misero in campo tutte le loro capacità per farsi
partecipi dell’attività del Consiglio nazionale
giungendo a differenti risultati.
Vi furono da un lato, le ricerche realizzate solo
grazie all’autarchia, cui si riduce solitamente
il ricordo di tutta la scienza fascista che non
raggiunsero i risultati sperati (sono gli indirizzi,
tutti italiani, di alcune ricerche sulle fibre tessili
e sulle produzioni alternative di cellulosa o
quelli di carattere più internazionale, sulla scia di
Francia e Germania, dei gassogeni e del cemento
armato) e da un altro ricerche importanti che
non vanno dimenticate come quelle sui polimeri
di Giulio Natta, che grazie all’IRI e alla Pirelli
faranno dell’Italia un paese all’avanguardia nel
campo delle materie plastiche nell’immediato
dopoguerra; a queste, si aggiunsero gli studi
industriali sull’esplosivo T4 o sullo sviluppo
di brevetti stranieri, senza l’intervento
dell’università, nei settori dell’idrogenazione dei
combustibili e del magnesio. q

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Economia e ricerca nell’autarchia fascista

La stabilità raggiunta dal Fascismo dopo il 1924 fu accompagnata da provvedimenti in campo economico, come
le bonifiche delle zone paludose e l’assegnazione delle terre ai braccianti, ma l’intervento più imponente fu rivolto
alla produzione agricola, con l’ambizioso progetto di rendere autonoma la Nazione nella produzione del grano, che
rappresentava il 50% del deficit della bilancia dei pagamenti, con oltre 1/3 di importazioni.
Con l’aumento della superficie coltivata del 15%, la produzione, grazie a nuove varietà, viene incrementata del
50% e si raggiunge l’autosufficienza: la “battaglia del grano” fu un successo che portò al rilancio dell’agricoltura,
all’introduzione e all’utilizzo dei concimi, delle varietà selezionate, delle prime macchine agricole e dei trattori,
ma nel 1927 il prezzo dei cereali sui mercati esteri crollò. La messa a cultura del grano si realizzò a scapito delle
culture trainanti, specie nel Meridione, tradizionali ed esportabili.
La “battaglia del grano”, giunta al suo massimo produttivo con le nuove terre dissodate, andò a saldarsi con le
sanzioni “etiopiche” e l’autarchia.
Quando le ristrettezze economiche aumentarono, si riscoprì l’uso del pesce di mare e il consumo del riso, autoctono
e abbondante, favorendo l’impiego stagionale delle mondine.

Le aree urbane, piazze, aiuole, giardini pubblici,


parchi, precedentemente destinate a verde pubblico
o privato, venivano utilizzate per la coltivazione,
enfatizzando, per motivi propagandistici, la
trebbiatura nelle piazze principali delle città.
Nelle scuole, al posto dei fiori, si seminavano chicchi
di grano, mietuto alla fine con una grande festa.

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Il Fascismo nel Ventennio: dall’ascesa al declino

Il Fascismo nel Ventennio:


dall’ascesa al declino
Il primo governo formato da Mussolini non
rappresentava ancora una svolta radicale, ma
era pronto a ristabilire l’ordine: impresse alla
politica economica un orientamento diverso,
lasciando libero corso alle forze imprenditoriali
dell’industria, della finanza e dell’agricoltura,
mentre la sconfitta delle organizzazioni sindacali
e dell’opposizione della Sinistra permetteva al
padronato di diminuire i salari. Su queste basi,
e con l’adozione di una politica finanziaria
di rivalutazione della Lira iniziò la ripresa
economica. Fu una breve parentesi che servì ai
fascisti per organizzarsi e presentarsi compatti e
aggressivi alle successive elezioni: si procedette,
così, all’instaurazione di un regime autoritario e
alla concentrazione del potere nel Partito e nel
suo capo, con un’opera di svuotamento delle
istituzioni parlamentari e di creazione di uno
Stato nuovo, dittatoriale. Per le elezioni del 1924
fu preparata una legge elettorale che assicurava
la maggioranza assoluta alla lista governativa: la
vittoria elettorale fu ottenuta con la ripresa delle
intimidazioni e le violenze dello squadrismo, ma
anche con i “brogli”. All’indomani delle elezioni,
il deputato socialista Giacomo Matteotti, che
aveva denunciato in Parlamento le illegalità e
le violenze compiute nel corso della campagna
elettorale, fu ucciso da sicari fascisti: lo sdegno
che percorse l’opinione pubblica per questo
crimine fece vacillare il Regime, ma la crisi fu
superata con l’appoggio di Vittorio Emanuele III.
Mussolini formò il nuovo governo e si presentò
alle Camere con volto diverso, imponendo leggi
autoritarie, le Leggi fasciste del 1925-26: il
Gran Consiglio del fascismo, un’assemblea dei
maggiori esponenti del partito, divenne organo di
Stato ed esautorò il Parlamento; i poteri del capo
del governo, responsabile solo davanti al Re,
furono accresciuti; fu creata la Milizia volontaria
per la Sicurezza Nazionale, corpo armato del

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Il Fascismo nel Ventennio: dall’ascesa al declino

Partito; furono posti limiti alle attività sindacali prestigio alla nazione si progettarono nuove
e politiche, dichiarando decaduti i deputati conquiste coloniali: senza una sostanziale
dell’opposizione, abolendo le autonomie locali, opposizione delle potenze occidentali, anzi con
con i podestà nominati dal governo, sciogliendo indiretti appoggi diplomatici Mussolini preparò e
i partiti, tranne quello fascista, e i sindacati, condusse a termine nello spazio di sette mesi, fra
sostituiti dalle Corporazioni, dominate dal il 1935 e il 1936, la conquista dell’Etiopia, guerra
Partito; furono abolite la libertà di stampa e di sanguinosa e crudele che entusiasmò le folle e
associazione; fu istituito il Tribunale Speciale servì a rafforzare il prestigio del Regime, anche
per la difesa dello Stato, organo di persecuzione in campo internazionale. L’attacco all’Etiopia
contro gli antifascisti, che stroncava ogni fu contrastato, soprattutto moralmente, dalla
opposizione con la forza, le epurazioni, il carcere, Società delle Nazioni che comminò all’Italia
il confino e la morte per percosse, cosicché molti sanzioni economiche, anche se poco efficaci. La
tra gli antifascisti più attivi preferirono l’esilio guerra civile in Spagna saldò un’alleanza tra la
per continuare, in clandestinità, la resistenza Germania e l’Italia: Mussolini e Hitler decisero,
attiva. infatti, di inviare aiuti militari all’esercito
Ormai il Duce non aveva più limiti al suo potere franchista. La successiva sconfitta della Spagna
e anche il Re era praticamente relegato a una repubblicana modificò notevolmente il panorama
funzione soltanto rappresentativa. politico internazionale: l’alleanza italo-tedesca,
In Italia la crisi del 1929 rimise in discussione sancita nel 1936 con l’Asse Roma-Berlino, e il
le scelte del Regime ed ebbe gravi ripercussioni successivo inserimento del Giappone, Patto
economiche: aumentò la disoccupazione e rese anti-Comintern del 1937, erano i segni di una
più misere le condizioni dell’agricoltura che non accelerazione della spinta aggressiva che avrebbe
trovava mercati adeguati, anche se l’intervento poi portato allo scoppio della Seconda Guerra
statale a sostegno delle industrie, con l’originale Mondiale, con l’uscita dell’Italia dalla Società
sistema dell’economia mista, statale e privata, delle Nazioni, l’emanazione di un decreto razzista
permise una graduale ripresa. Mussolini, però, nel 1938, sulla scia della campagna anti-ebraica
riuscì a consolidare ulteriormente il Regime, tedesca, l’invasione dell’Albania e il Patto
realizzando la Conciliazione tra lo Stato italiano d’Acciaio con la Germania, nel 1939, che definì
e la Santa Sede mediante i Patti lateranensi. l’inseparabilità dei destini, italiano e tedesco,
Per trovare rimedio alla depressione e per dare in caso di guerra per la conquista dello “spazio

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Il Fascismo nel Ventennio: dall’ascesa al declino
vitale”. Nel settembre 1939 la Germania entrò lo sfacelo del Regime fascista raggiunse il
in guerra, seguita dall’Italia il 10 giugno 1940, culmine. Sotto l’incalzare di questi avvenimenti
poiché Mussolini ritenne d’intervenire, per il 25 luglio1943 il Gran Consiglio del Fascismo
poter condividere con la Germania i frutti della votò una mozione di sfiducia a Mussolini, che
vittoria. Nel settembre 1940 anche il Giappone fu costretto a dimettersi: il Re lo fece arrestare
aderì al patto tra Italia e Germania, che si e affidò al generale Badoglio l’incarico di
trasformo in Patto Tripartito. Per dimostrare il formare un nuovo governo, che a Cassabile
suo dinamismo Mussolini decise di attaccare firmò un armistizio separato con gli Alleati l’8
improvvisamente la Grecia, attraverso l’Albania, settembre1943. Nessuna misura era stata prevista
convinto di ottenere un rapido successo e di per prevenire la reazione dei Tedeschi: il Re e
trarre vantaggi territoriali facili. Il prestigio del il governo abbandonarono Roma e fuggirono
Duce risultò gravemente compromesso, perché a Brindisi, mentre tutte le forze di opposizione
all’attacco corrispose una controffensiva greca al Fascismo si organizzavano nel Comitato di
che rese fallimentare la spedizione, mentre nelle Liberazione Nazionale, iniziando la Resistenza
colonie d’Africa si soffriva la predominanza partigiana contro i Tedeschi, che non lasciarono
degli Inglesi, con Addis Abeba che cadeva nel il Paese, ma ne fecero territorio di occupazione
1941: la situazione divenne sempre più grave e di battaglia. Pochi giorni dopo l’armistizio,
quando ci si rese conto che il Paese non era in Mussolini, liberato a Campo Imperatore sul
condizione di condurre una guerra parallela ed Gran Sasso da paracadutisti tedeschi, ricostruì
autonoma, senza la stretta tutela delle armate un governo fascista “fantoccio”, la RSI, a Salò,
tedesche. La Grecia fu occupata dalle forze italo- sotto la tutela tedesca. Con la liberazione del
tedesche, dopo una lunga resistenza, nell’aprile Nord, Mussolini tentò di fuggire in Svizzera, ma
1941. Nel giugno 1941 scattò l’Operazione fu catturato a Dongo e fucilato. q
Barbarossa e la Germania sferrò un attacco a
sorpresa contro la Russia, cui si affiancarono
subito truppe italiane, ma al sopraggiungere
dell’inverno il piano della guerra lampo naufragò
definitivamente e per le truppe italo-tedesche, nel
1943, il ripiegamento fu inevitabile e disastroso:
iniziò così un’inversione di tendenza di tutta
la guerra a discapito delle forze dell’Asse. Con
l’entrata in guerra degli Stata Uniti si ebbe un
capovolgimento degli equilibri e, quando nel
luglio del 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia,

Mussolini (al centro) con il cancelliere austriaco Dolfuss


(a sinistra) nel 1933. A quei tempi, il Duce non vedeva
di buon occhio l’ascesa al potere di Hitler e cercava di
proteggere l’Austria dalle sue mire, come avvenne nel
1934 dopo l’assassinio di Dolfuss. L’Italia era vicina
alle potenze occidentali (Francia e Inghilterra) ma
cambiò orientamento a partire dal 1935.

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Il Regime hitleriano: dall’ascesa al declino

Il regime hitleriano:
dall’ascesa al declino
Quando Hitler prese il potere in Germania il
30 gennaio 1933, non lo fece come dittatore,
ma attraverso un percorso, nella forma
costituzionale, almeno apparentemente
perfettamente democratico. L’ex artista fallito e
ipnotico retore austriaco, che aveva infiammato
gli animi di reduci umiliati, disoccupati e delusi
dai provvedimenti seguiti alla sconfitta della
Germania nella Grande Guerra, aveva ottenuto
la carica di capo del governo come ogni abile
politico: conquistando il favore della gente,
raccogliendo voti. Le responsabilità oggettive
del popolo tedesco nella scalata al potere di
uno dei peggiori criminali della storia non sono scontri tra simpatizzanti comunisti e nazisti, e
quindi nulle, infatti, benché per conseguire il suo tra questi e le forze dell’ordine, erano cronaca
scopo Hitler avesse blandito con astuzia ogni ceto quotidiana. Il vento del “Leninismo” soffiava sul
sociale, minimizzando gli aspetti estremistici del continente europeo e la stessa socialdemocrazia,
suo progetto politico, la Germania degli Anni che governava in quel momento in Germania, ne
Trenta conosceva perfettamente dove si dirigesse sembrava travolta. Quello che i nazisti offrivano
l’utopia del programma hitleriano, potendo al popolo tedesco era ciò il popolo aspettava
acquistare facilmente in libreria una copia del di sentirsi proporre: recupero dell’orgoglio
Mein Kampf, il testo in cui Hitler esplicava i nazionale, ritorno all’ordine e alla stabilità e
punti fondamentali del Nazionalsocialismo. difesa di determinati privilegi di corporazione.
La Germania della Repubblica di Weimar, era Non si può però definire il Nazismo solo un
una nazione attraversata da continue incertezze movimento conservatore: esso fu, soprattutto
politiche, economiche e sociali, un territorio nel agli esordi, un incoerente miscuglio di reazione
quale, dopo la crisi di Wall Street del 1929, gli e rivoluzione. Un deliberato proposito di
estremismi politici trovarano terreno fertile. Gli vaghezza ideologica caratterizzò quindi i primi
passi del Partito Nazista, che intendeva così
blandire il maggior numero di tedeschi. Mentre
le forze politiche concorrenti rappresentavano un
preciso blocco sociale e determinati interessi, i
propagandisti nazisti arrivarono a modificare il
proprio messaggio a seconda di chi avevano di
fronte. Un aspetto che non subiva adattamenti
di circostanza era però il razzismo. Nei 25
punti del programma hitleriano, infatti, questo
elemento, insieme al disprezzo per la Repubblica
di Weimar e a un nazionalismo intransigente,
assurgeva a vero e proprio segno distintivo dalle

38
Il Regime hitleriano: dall’ascesa al declino
altre forze politiche. Alle elezioni nazionali del
1930, i nazisti ottennero sei milioni e mezzo
di voti e risultarono il partito più votato dopo
i Socialdemocratici. Fu proprio nella caotica
situazione politica dei primi Anni Trenta che
il Nazismo riuscì a sfruttare la situazione e a
raccogliere un consenso sempre maggiore nelle
frequenti consultazioni elettorali.
Nel 1932, il governo tedesco indisse nuove
elezioni nazionali, nel tentativo di creare una
maggioranza in grado di garantire una normale
legislatura. In questa occasione i nazisti
eseguirono un capolavoro propagandistico,
bilanciando un’abile campagna di attivismo
(parate e convegni) ad atti di squadrismo per
zittire la voce degli avversari. Entrambi questi
comportamenti diedero ai tedeschi una duplice
sensazione: che i nazisti avessero uno slancio
idealistico superiore agli altri attivisti (le strade
erano ricoperte da manifesti e volantini e i muri
erano dipinti con svastiche ovunque) e che
il futuro fosse inevitabilmente loro. Pur non
diventando la maggioranza assoluta, il Nazismo
salì al governo, con Hitler nominato Cancelliere
nel gennaio 1933 dal Presidente della Repubblica
di Weimar Hindenburg.
Il Führer fin da subito cominciò a creare un
regime totalitario senza precedenti, sulla falsa
riga di quello dell’Italia mussoliniana: ogni
elemento fu strutturato, nulla fu lasciato al
caso, e diversi elementi permisero a Hitler di
impossessarsi del potere assoluto.
Il primo passo avvenne nel febbraio 1933: il
giorno 27 un anarchico olandese appicco il
fuoco al Reichstag di Berlino. Questo atto servì
a Hitler per sostenere che la Germania era sul
punto di una rivoluzione comunista. Il giorno
seguente ottenne da Hindenburg l’approvazione
del decreto “Leggi per la Difesa del Popolo”,
che consisteva in una sospensione “temporanea”
dei diritti civili. Le formazionji S.S. e S.A. ne
approfittarono subito scagliandosi contro ebrei,
comunisti e oppositori in generale.
A marzo dello stesso anno si tennero nuove
elezioni, che diedero ai nazisti la maggioranza
tanto agognata: insieme agli alleati nazionalisti
ottennero il 52% dei voti. Due settimane dopo
Hitler strappava, da un Reichstag obbediente,
una legge che dava al Führer i poteri assoluti:

39
Il Regime hitleriano: dall’ascesa al declino

Dopo il fallimento del colpo di stato


del 1923, Hitler fu condannato a
cinque anni di carcere. In prigione
Hitler scrisse un libro-manifesto,
il Mein Kampf (La mia lotta), dove
esponeva la sua concezione del
mondo e del futuro della Germania.
Sviluppava volgari idee razziste e
pangermaniste ed esaltava il culto
dello stato e la subordinazione
dell’individuo agli interessi nazionali.
Affermava la necessità di appoggiare
senza riserve una dittatura guidata da
un capo supremo.

promulgare leggi, stabilire il bilancio, firmare progetto razzista di discriminazione prima e di


trattati con paesi stranieri e attuare emendamenti annientamento poi degli ebrei e delle altre “razze
alla costituzione. La libertà era morta inferiori”. Con queste leggi Hitler assecondava
definitivamente. Il progetto di nazificazione della le spinte di quella frangia di partito che vedeva
Germania partì senza indugi e prese il nome di nell’adottamento di misure antisemite un
Gleichschaltung (Coordinamento). Come prima elemento fondante della “rivoluzione nazista”.
cosa tutti i partiti al di fuori del Nazismo furono La persecuzione, quindi, venne regolamentata,
sciolti, così come i sindacati. Ogni istituzione, e avrebbe raggiunto, durante la II Guerra
organizzazione, associazione doveva essere sotto Mondiale, il culmine con la “Soluzione Finale”
il controllo del partito Nazista. e gli orrori delle deportazioni nei Lager, su tutti
La “rivoluzione nazista” fu il prodotto di tre quello di Auschwitz.
elementi: La nazificazione, agì con straordinaria efficacia
- utilizzazione dell’autorità, legalmente anche nei confronti della Magistratura.
ottenuta, per impadronirsi delle risorse dello Nell’amministrazione pubblica, Hitler puntò a
Stato e del suo apparato amministrativo; inserire elementi fedeli al partito tra i magistrati.
- deliberata ignoranza della legge e Oltre a loro, anche avvocati e giudici finirono
dell’ordine; nella maglie del Regime. La stessa procedura
- propaganda. giudiziaria subì una sorta di rivoluzione
Hitler, la cui autorità era assoluta, puntò alla ideologica: gli avvocati diventarano responsabili
costruzione di un sistema di potere dove di ogni azione dell’assistito, i giudici che
qualsiasi carica avesse uno e più corrispettivi o non agivano nel perfetto interesse del Partito
concorrenti in altre sezioni, in modo da limitare nazista erano passibili di dimissioni coatte
i poteri delle altre personalità rilevanti del e il potere dei pubblici ministeri accrebbe a
Nazismo, mantenendo saldo nelle sue mani il dismisura, usurpando molti poteri del giudice. La
controllo dello Stato. nazificazione dell’ordine giudiziario portò anche
La nazificazione della Germania continuò ad un inasprimento delle pene: se nel 1933 i reati
inarrestabile. Il 1935 si rivela un anno punibili con la pena di morte erano solo tre, dieci
fondamentale sulla strada dell’edificazione anni dopo diventarono più di 40. Il capo del Reich
totalitaria. A quel tempo risalgono infatti decretò anche che ogni cittadino tedesco poteva
le “Leggi di Norimberga”, con le quali il essere arrestato senza processo: ciò permise ad
Regime cominciava a dare una strutturazione al S.S. e Gestapo di agire indisturbate nei confronti

40
Il Regime hitleriano: dall’ascesa al declino
di chi consideravano sospetto. Nel 1934, infatti, aveva fatto assassinare il
Nacque così un apparato in cui il Führer, verso cancelliere austriaco Dollfuss e aveva iniziato i
nessuno responsabile meno che a se stesso, preparativi per l’occupazione militare. Fu la dura
poteva spazzare via ogni ostacolo al suo potere opposizione di Mussolini ad impedire che questo
di agire al di fuori della legge o contro di essa. avvenisse. La politica delle annessioni di paesi con
Qualcuno cercò di opporsi a questo stato di cose, componenti della popolazione di lingua tedesca
ma fu una netta minoranza, a cui si opposero non terminò con questo episodio. La politica
la convinzione da parte della maggior parte del di espansione della Germania nazista portò in
popolo sugli ideali nazisti e la forte repressione pochi anni allo scoppio di un secondo conflitto
attuata dal Regime. mondiale. Il Terzo Reich si legò all’Italia fascista
A proposito della posizione della Germania e al Giappone nell’Asse Roma-Berlino-Tokio,
in campo internazionale, soprattutto europeo, mentre Francia e Inghilterra si coalizzarono per
coerentemente con quanto affermato nel fronteggiare la nuova minaccia alle quali in un
Mein Kampf, Hitler pensava ad un disegno di secondo momento si unirono anche URRS e USA.
destabilizzazione internazionale per riuscire a far Nella Guerra civile spagnola, parteciparono, a
diventare il Terzo Reich la potenza dominatrice sostegno di Francisco Franco, Italia e Germania,
del mondo. Fra il 1934 e il 1939 si realizzò una usando il conflitto interno spagnolo quasi come
formidabile strategia industriale volta al riarmo teatro di prova per l’imminente guerra mondiale.
dell’esercito, contrariamente al Trattato di Alle prime “richieste” di Hitler i governanti
Versailles; tanto è vero che venne ricondotta la occidentali cedettero. Solo nel 1939 con
coscrizione obbligatoria. Nel 1933 Hitler aveva l’invasione della striscia di Danzica (Polonia) da
abbandonato la Conferenza per il disarmo di parte della Germania nazista, essi abbandonarono
Ginevra e la Germania era uscita dalla Società la politica remissiva e si opposero alle ambizioni
delle Nazioni, creando una definitiva frattura naziste: a quel punto scoppiò la guerra. La guerra
con Francia e Inghilterra. A partire dal 1934 il combattuta dai nazisti fra il 1939 e il 1945 ebbe
Führer cominciò un’annessione alla Germania due andamenti ben distinti e separati. A occidente
dei popoli di lingua tedesca, l’Anschluss. Il combattevano una guerra “normale”, se così può
primo e più evidente obiettivo era l’Austria. mai dirsi un conflitto armato. Si trattava infatti
di un conflitto fra eserciti che nel complesso
rispettavano le regole essenziali della diplomazia
di guerra. I governi francese e inglese erano
nemici della Germania, ma “il popolo tedesco non
nutriva alcun rancore verso il popolo francese e
inglese”, come ricordò Hitler nella dichiarazione
di guerra. A Oriente invece fu tutto diverso: qui
i tre fondamentali obiettivi della guerra di Hitler,
la conquista dello “spazio vitale”, la “soluzione
finale” del problema ebraico e l’annientamento
del popolo bolscevico si fusero, dando vita a
qualcosa di inimmaginabile: l’orrore di lager
nazisti, luoghi di tortura e sterminio, in cui
furono eliminati milioni di ebrei, slavi, zingari e
oppositori politici. q

41
Indottrinamento e propaganda: il ministero Goebbels

Indottrinamento e propaganda:
il ministero Goebbels
L’avvento al potere di Hitler e i suoi primi atti
di governo, mostrarono all’opinione pubblica
mondiale un volto del fascismo europeo per
molti aspetti inedito. L’esaltazione ideologica
del Nazismo, il suo richiamo a torbide esperienze
pseudo-culturali (irrazionalismo, vitalismo,
miti medievali, saghe nibelungiche, purezze
dell’età barbarica), la sua violenza razzistica
e, soprattutto, il suo ossessivo anticomunismo
(idee e atteggiamenti espressi nel 1925 nel Mein utilizzò per forzare la situazione con violenze
Kampf) crearono in Germania un potenziale e pestaggi. Per passare dalla parte di Hitler,
di aggressività e di spirito distruttivo rispetto le Forze Armate chiedevano l’emarginazione
all’Italia. In pochi mesi i nazisti soffocarono delle “camicie brune”, le S.A., così la Germania
ogni opposizione e tutta la nazione passò sotto fu immediatamente “occupata” da formazioni
il controllo istituzionale e sociale di Hitler e militari di tipo nuovo, le S.S.(Schutz-Staffeln,
del suo partito: lo Stato nazista prevedeva la reparti di difesa) che, dopo aver eliminato
piena identificazione fra Nazione e Nazismo, fisicamente, il 30 giugno 1934, nella “notte
perciò essere tedeschi ed essere nazisti doveva dei lunghi coltelli”, le spietate, ma autonome
costituire un’unica aspirazione. In seguito, si S.A., ne presero il posto. Nella notte in cui morì
impose la consacrazione del Regime attraverso Hindenburg ogni militare dovette pronunciare
il mantenimento del potere: la riorganizzazione sulla bandiera del proprio reggimento un solenne
delle Forze Armate, la rivoluzione scolastica, giuramento: “Presto davanti a Dio questo sacro
l’arte della propaganda. giuramento, di obbedire incondizionatamente
Un settore nel quale il Regime nazista doveva al Fuhrer del Reich e del popolo tedesco, Adolf
consolidare il suo potere era quello dell’Esercito, Hitler, comandante supremo della Wehrmacht,
per poter estendere, nel progetto dominatore del e di essere pronto, come valoroso soldato, a
Nazismo, il proprio lebensraum (spazio vitale) e rischiare la mia vita per questo giuramento”.
riunire tutti i popoli tedeschi. Hitler cominciò a Uomini scrupolosi, competenti e devoti come i
rinforzare l’apparato della Difesa istituendo un generali e i colonnelli tedeschi ben difficilmente
Consiglio per la Difesa del Reich, nel quale il potevano concepire di infrangere una cosa così
Ministro della Difesa si riuniva insieme a quello importante come un giuramento di tale tipo.
degli Esteri, degli Interni, delle Finanze e della Progressivamente e inesorabilmente Hitler mise
Propaganda: si dava così più potere alla difesa, i propri uomini nelle più alte leve dell’esercito,
ma la si controllava con maggior rigidità. per averne in pugno tutti i meccanismi.
Prima dell’avvento al potere il Partito nazista Il Nazismo si pose come uno dei principali
era coadiuvato, nella propria azione politica e di obiettivi quello dell’indottrinamento dei giovani e
propaganda, da un raggruppamento paramilitare, della “nazificazione” della cultura, assicurandosi
le Sturm-Abteilungen (S.A., “reparti d’assalto”), non solo il futuro, ma anche l’interpretazione
composto soprattutto da reduci di guerra e del passato: tutta la storia del popolo tedesco
disoccupati figli della Grande Crisi, che Hitler e dell’Europa venne rivisitata attraverso il

42
Indottrinamento e propaganda: il ministero Goebbels

messaggio “salvifico” del nazismo, unica forza quindi apertamente criticati e “controllati”. La
in grado di sconfiggere il marxismo e l’influenza, principale associazione di partito fu la celebre
potente e nefasta, dell’ebraismo nel mondo. I Gioventù Hitleriana, la più grossa associazione
programmi e i testi per le scuole vennero riscritti: giovanile del mondo occidentale, il cui sviluppo
il razzismo divenne una delle colonne educative si dovette alla scientifica macchina della
fondamentali, la ginnastica assunse una posizione propaganda e alle capacità organizzative del suo
predominante, il Mein Kampf divenne il punto di direttore, Baldus von Schirach. Le associazioni
riferimento degli insegnanti, in maggioranza di femminili furono la Lega delle Fanciulle (10-14
tendenze nazionalistiche, conservatrici e spesso anni) e delle Giovani Tedesche (14-18 anni). A
convinti antisemiti, costretti a iscriversi alla dispetto di tutte le attività organizzate da queste
Lega Nazista degli Insegnanti o allontanati se associazioni si registrò un aumento dei disturbi
d’origine ebrea, donne sposate o dissidenti. La fisici e psichici nei giovani e il deterioramento
scuola, quindi, divenne un terreno fertile per la dei loro rapporti con i genitori. Le S.A. e le
propaganda nazista. S.S., con l’aiuto del ministero dell’Istruzione,
Il fine ultimo del Nazismo consisteva, però, crearono collegi per i ragazzi, i Napola (Istituti
nel completo controllo delle giovani menti per l’Educazione Politica Nazionale), in cui fiorì
in tutto l’arco della giornata, per cui, furono la dirigenza delle Waffen.SS, il ramo militarizzato
istituite numerose associazioni giovanili che delle S.S.. Nel 1937 sorsero le Scuole di Adolf
organizzavano campi estivi, attività sportive, Hitler, dove venivano educati i futuri dirigenti di
feste e manifestazioni, ma il Regime intendeva, partito.
soprattutto, indottrinarli, convincendoli a ritenersi Sul piano sociale e culturale il Nazismo impose
la speranza e la linfa della nazione, nonché a un inquadramento rigido: i lavoratori erano
ritenere il Führer l’unico depositario della loro organizzati nel Fronte del Lavoro, i giovani
fiducia, al di sopra dei genitori, che andavano nelle associazioni di partito fin dall’età scolare,

43
Indottrinamento e propaganda: il ministero Goebbels
mentre la Camera della Cultura del Reich
assunse il controllo di ogni espressione artistica
e intellettuale: stampa, trasmissioni radiofoniche
e servizi di informazione cinematografica erano
strettamente sorvegliate e incanalate.
Nel campo dell’arte e della letteratura Goebbels
assunse due iniziative assurde: il rogo dei libri
proibiti e la celebre Mostra dell’Arte Degenerata,
con cui il regime voleva illustrare al popolo
gli “obrobri” di artisti ebrei e decadenti come
quelli che facevano parte delle Avanguardie,
come Klee, Kandisnky, Van Gogh e Picasso.
Prima di vendere o distruggere alcune di queste
opere, la mostra venne organizzata a Monaco
nel luglio del 1937, ricca di 730 opere, collocate
a caso, senza cornici e corredate di commenti
denigratori. Nel giro di pochi anni, si produsse
un decadimento artistico e culturale desolante,
nella misura in cui le voci più autonome e
creative venivano represse: persino la scienza
ne subì le conseguenze, con l’allontanamento di
personaggi come Einstein e Freud.
L’avvento del Nazismo, il mantenimento al
potere di Hitler e dei suoi fedelissimi lo si deve
anche a una delle più potenti armi del Novecento,
abilmente sfruttata da tutti i totalitarismi: la
propaganda. Il coinvolgimento della popolazione
nel pieno consenso ad un regime sanguinario e
totalitario è dovuto non solo a una significativa
adesione spontanea, ma al bombardamento di
una propaganda basata sull’utilizzo massiccio
di ogni mezzo, compresi quelli più moderni,
innovativi e sofisticati di comunicazione di
massa. I media (radio, cinema, tabelloni e stampe
murali, pubblicistica fotografica), le “adunate”,
sfruttate anche dal Fascismo italiano, che fece
scuola, e le parate militari furono utilizzate
ampiamente per propagandare gli slogan del
Nazismo e per eccitare i sentimenti delle masse
popolari. Il cinema, ma soprattutto la radio, che
per la prima volta entrava in quasi tutte le case
tedesche e veniva strategicamente collocata in
tutti i luoghi pubblici, come “radio del popolo”,
offrirono al Ministero della Propaganda un
eccellente strumento per l’esaltazione del Führer
e del Regime.
Dietro a questa efficiente e colossale macchina
c’era un geniale manovratore “Herr Doktor”,
Joseph Goebbels, il più fedele ed esaltato uomo

44
Indottrinamento e propaganda: il ministero Goebbels
di Hitler, l’artista dell’uso dell’equivoco, che Nazismo, mettendo in pratica alla perfezione le
amava sostenere che “qualsiasi bugia, se ripetuta tattiche hitleriane della conquista della piazza,
frequentemente, si trasformerà gradualmente sfruttando le armi della provocazione e della
in verità”. Anche se non sarebbe corretto reazione degli avversari comunisti. Durante gli
identificare la propaganda nazista esclusivamente scontri urbani con i “rossi” Goebbels si dimostrò
con Goebbels, si può affermare che “Herr un abile artista della propaganda e, poiché il
Doktor” era la voce ufficiale e più vicina al partito aveva bisogno di canti, eroi e martiri, creò
dittatore, un trascinatore che sapeva esaltare le il suo capolavoro, il celeberrimo mito di “Horst
folle fino all’isterismo, anche se non possedeva Wessel”, uno sconosciuto attivista nazista, morto
il carisma del Führer. Fra i due si era creata una in situazioni poco chiare, divenuto soggetto
perfetta unione di intenti, una complessa e strana dell’Inno del partito Nazionalsocialista, che era
alchimia risalente sin dai tempi della vertiginosa anche il secondo Inno Nazionale Tedesco. Sebbene
ascesa politica della fine degli Anni Venti. Hitler all’inizio non condividesse le teorie antisemite
faceva appello alle istanze nazionalistiche di del Führer, si convinse che potessero divenire un
rivincita, eccitava gli animi alla ricerca di nemici utile capro espiatorio sociale, fungendo da potente
interni, gli ebrei, ed esterni, i comunisti e i arma anti-borghese e anti-capitalista e, perciò,
capitalisti, prometteva un futuro glorioso e una se ne servì senza problemi. Dal suo giornale,
rapida rinascita militare, sociale ed economica: Der Angriff (L’Attacco), il “gerarca zoppo”,
Goebbels, con cinismo e scaltrezza, non perse lanciò il suo più celebre slogan:”Ein Volk, Ein
tempo e si adoperò per attuare le teorie del Reich, Ein Fuhrer” (Un popolo, Un impero, Un

Rogo dei libri


considerati sgraditi
dal Regime nazista

45
Indottrinamento e propaganda: il ministero Goebbels
capo): sfruttando la stampa guadagnò la fama Il Nazismo avvertì molto acutamente l’enorme
e i consensi che lo portarono al Reichstag, nel potenziale di consenso che si sarebbe potuto
1928, insieme ad altri undici nazisti. Quando ottenere tramite l’efficacia comunicativa dei
raggiunse la vetta del potere, benché nominato canali mediatici, che vennero massicciamente
capo della propaganda in tutta la Germania, ebbe “nazificati” e asserviti alla propaganda del
avversari come Otto Dietrich, capo della stampa Riech. q
nazista, e Max Amann, direttore della Eher
Verlag, l’unica casa editrice nazista. Goebbels
stese la sua “lunga mano” su tutti i media, radio,
cinema teatro e musica, meno la stampa. L’arma
principale di cui si servì Goebbels per la sua
azione propagandistica fu la radio, che divenne
la voce del Regime in ogni casa tedesca, e gli
permise di guadagnare un carisma personale:
la sua voce profonda, affascinante e ironica
diffondeva teorie, proclami e incitazioni al
popolo tedesco. La propaganda radiofonica non
si limitò alla Germania: nel 1933 una stazione
ad onde corte trasmetteva già programmi
all’estero; dieci anni dopo, le stazioni erano
diventate 130 e diffondevano 279 bollettini
d’informazione in 53 lingue.
Anche il cinema fu un eccezionale strumento
di propaganda nelle mani di Goebbels, che lo
improntò ad un severo moralismo, con chiaro
intento educativo delle teorie del Nazismo.
L’unico mezzo di comunicazione che restava
fuori dal potere di “Herr Doktor” fu la stampa,
così conglobò le diverse agenzie nella DBN
(Ufficio Tedesco dell’Informazione), sollevò
con una legge ad hoc, i giornalisti dalle loro
responsabilità verso i rispettivi editori, dovendo
di conseguenza risponderne allo Stato; infine
adottò il metodo della “conferenza stampa
quotidiana”, attraverso la quale il Ministero
diceva ai direttori dei giornali di cosa e come si
doveva parlare, come scrivere le notizie, quali
campagne lanciare o rimandare, quale articolo
di fondo era desiderato per quel giorno. Onde
evitare malintesi venivano fornite, insieme alla
istruzioni orali, direttive scritte giornalmente,
inviate per posta o per telegrafo ai piccoli
giornali periferici e ai periodici. Naturalmente i
giornalisti dovevano essere di pura razza ariana.
L’effetto che questo produsse fu l’unificazione
delle notizie e il tono monocorde e noioso degli
articoli tanto che lo stesso Goebbels chiese ai
giornalisti di vivacizzare la prosa e rendere più
appetibili le notizie.

46
Albert Speer, l’architetto della catastrofe

Albert Speer,
l’architetto della catastrofe
Il grande travaglio che interessa l’Europa nella degli anni Trenta, all’apice della depressione
prima metà del ‘900 e che sfocia nell’instaurazione globale, Speer era un architetto fallito e
dei totalitarismi influisce sull’architettura che, sconosciuto. Il Führer fu la sua via d’uscita dalla
avviata sulla strada del Funzionalismo, del sottooccupazione perpetua. Si dimostrò così
Modernismo e del Razionalismo, viene frenata bravo a soddisfare i gusti particolari del capo del
in gran parte dalle culture di regime, protese Terzo Reich che diventò il primo architetto della
a sfruttare per fini propagandistici in modo Germania, senza nemmeno aver completato fino
particolare quest’arte, al fine di trasmettere alle in fondo gli studi.
masse un’immagine di potenza. In qualità di architetto, Albert Speer è famoso
Simbolo del Regime, interprete e mediatore del soprattutto per le opere pubbliche progettate per
messaggio culturale e della politica imperialista il regime nazista: fin dal 1934 gli fu affidato il
di Adolf Hitler è Albert Speer, che darà vita compito di strutturare l’intera area di Norimberga
a uno stile architettonico che ha il compito destinata ad ospitare le manifestazioni dei
di testimoniare nel tempo la grandezza e la congressi del Partito nazista. La costruzione
maestosità della Germania: il Monumentalismo centrale di quest’area avrebbe dovuto essere lo
classicista. Stadio tedesco, una gigantesca struttura rivestita
L’architetto tedesco riuscì a guadagnarsi una di granito rosso capace di accogliere fino a
posizione di primaria importanza al vertice quattrocentomila persone.
della gerarchia nazista, mettendosi al servizio
del suo capo incontrastato per esaudirne le
idee e i desideri, guadagnandosi così l’infausto
soprannome di “Architetto del diavolo”.
Speer fu l’esteta e il cerimoniere del
Nazionalsocialismo, la mente di imponenti
opere, l’ideatore di grandi geometrie destinate ad
esaltare, nei propositi di Hitler, il glorioso Reich
millenario.
Nato a Mannheim nel 1905 da una famiglia di
architetti, seguì le orme parentali, completando
gli studi con ottimi rsultati.
La svolta della sua vita si ebbe nel dicembre
1930, quando, dopo aver assistito casualmente
ad un comizio di Hitler, ne rimase folgorato a tal
punto da decidere, pur continuando a considerarsi
un tecnico lontano dai giochi della politica, di
iscriversi al partito Nazionalsocialista; ma Speer
era e rimaneva soprattutto un brillante e geniale
architetto ed il suo spirito creativo non tardò ad
affermarsi.
Quando entrò a far parte del partito, all’inizio

47
Albert Speer, l’architetto della catastrofe
In occasione dell’Esposizione universale di Il nucleo centrale della “nuova capitale” avrebbe
Parigi del 1937 gli organizzatori assegnarono alla dovuto essere il Palazzo della Cancelleria, l’unico
Germania un’area dirimpetto a quella sovietica. degli edifici previsti a essere poi realmente
Hitler, che ravvisò in questa scelta un’oltraggiosa costruito, edificato in tempo record, meno di un
equiparazione fra Berlino e Mosca, avrebbe anno. Sebbene in quanto centro amministrativo
inizialmente voluto disdire la partecipazione del esso fosse l’epicentro di Ghermania, l’intenzione
suo stato. Cambiò idea solo dopo che Speer, visto era quella di dotare la città di altre strutture
di nascosto il progetto sovietico, disegnò in tutta ancora più imponenti. Hitler in una visita a Parigi
fretta il contro-progetto: un padiglione nel quale apprezzò i monumenti neoclassici della città, in
la struttura tedesca sarebbe parsa come arrestare particolare l’arco di trionfo, e ne volle uno tutto
l’assalto del gruppo di figure svettante su quello suo, che doveva però essere alto il doppio e
russo. Da questo episodio si può dedurre come quattro volte più ampio di quello della capitale
la Germania, negli intenti della coppia Hitler- francese. L’arco non venne però mai costruito per

Particolare del modellino che riproduce l’area di Norimberga destinata alle manifestazioni nazionali della NSDAP.
In primo piano lo Stadio tedesco con l’avancorpo a colonnato; di fronte, il colle Luitpold. Sul margine destro della
fotografia si scorge un tratto del Campo di Marte, a sinistra la Sala de Congressi con la zona del campo Zeppelin
sullo sfondo. L’intera zona – di una superficie complessiva di 16,5 chilometri quadrati ma che si sarebbe dovuta
utilizzare solo una volta all’anno – era attraversata dalla Strada Grande.

Speer, dovesse apparire, anche in un’esposizione problemi relativi al peso, infatti l’architetto del
architettonica internazionale, più potente e più Reich e i suoi ingegneri fecero degli esperimenti
importante di qualunque altro stato. che dimostrarono che il peso dell’arco (quasi
La folle smania di magnificenza di Hitler e Speer li due milioni e mezzo di tonnellate) lo avrebbe
portò, fin dal 1937, a progettare la trasformazione fatto sprofondare, in una zona paludosa come
di Berlino in quella che secondo loro sarebbe quella su cui si ergeva Berlino.
dovuta diventare la “metropoli universale”: Hitler e Speer non si scoraggiarono per questo
Ghermania. I due ignorarono completamente fallimento, e passarono a un altro progetto,
l’ormai da lungo tempo consolidata struttura l’edificio più grande di Ghermania, la Gross Halle,
urbana di Berlino, sconvolgendo totalmente coronata da una cupola (omaggio al Pantheon di
l’assetto urbanistico della città e dando spazio Roma), così grande che si dice “avrebbe avuto le
a edifici protesi a glorificare la grandezza del sue nuvole e le sue piogge”. Essa venne ideata
“Reich millenario”. inizialmente da Hitler in persona nel 1925. Speer,

48
Albert Speer, l’architetto della catastrofe
La planimetria ritrae il modello del centro di
Ghermania, così come sarebbe dovuto essere
radicalmente modificato. In primo piano la Stazione
ferroviaria Nord, poi la gigantesca costruzione a
cupola che avrebbe fatto letteralmente sparire al suo
confronto il Reichstag ( il Parlamento) e la Porta di
Brandeburgo. In alto a sinistra il campo di Tempelhof,
nelle cui immediate vicinanze sarebbero dovuti
sorgere l’Arco di Trionfo e la Stazione ferroviaria
Sud. Fra quest’ultima e l’edificio a cupola, lungo la
“Strada Grande”, i piani prevedevano la collocazione
di numerosi edifici destinati a ospitare i ministeri, le
sedi del partito e le istituzioni culturali.

partendo dallo schizzo del Führer elaborò, dodici


anni dopo, una Sala dei Congressi sovrastata da
una cupola che avrebbe dovuto essere otto volte
più grande del Pantheon. Nel punto più alto
dell’edificio sarebbe stata collocata un’aquila
imperiale fra i cui artigli non ci sarebbe stata
la solita svastica, ma il mondo stesso: la Gross
Halle con la sua imponenza doveva rappresentare
il potere universale del Führer. L’edificio era di
dimensioni incommensurabili, tanto che la sua
edificazione era quasi impossibile per l’epoca,
anche se, secondo studi recenti eseguiti da
luminari dell’architettura, avrebbe potuto trovare
una realizzazione più o meno come era stata
progettata da Speer. Il problema principale era
rappresentato dalla condensa, causata dal respiro
di centottantamila persone, che, viste le immense
dimensioni della costruzione, avrebbe finito per
appannare le pareti e raffreddandosi cadere come
pioggia.
Tutti questi lavori erano accomunati da un
semplice vocabolario visivo: esterni imponenti
in pietra tagliata in modo tale da lasciar intuire
mura spessissime, alte finestre collocate vicino al
suolo, simmetria assiale e numerose colonne.
Gli imponenti edifici in pietra si rifacevano sia
al patrimonio del neoclassicismo tradizionale

49
Albert Speer, l’architetto della catastrofe
prussiano, sia ai disegni dell’architettura
utopica di Boullée e Ledoux , sia alle emergenti
testimonianze archeologiche del mondo greco-
antico. Nonostante il miscuglio di citazioni
estetiche, gli echi classici e il richiamo a un vago
concetto di tradizione, di stabilità del governo e
delle autorità, fornivano proprio la facciata che
Hitler desiderava.
Il Terzo Reich avrebbe dovuto comprendere
e riproporre, anche in materia di stile
architettonico, tutti i grandi imperi che l’avevano
preceduto. Naturalmente le uniche tracce visive
lasciate da quegli imperi erano rovine massicce
e misteriose, così Speer nella sua illogicità quasi
sensata, intraprese la creazione di edifici che
avrebbero conservato maestosità e imponenza
anche ridotti in stato di rovina, illudendosi che,
anche molti secoli dopo, i suoi palazzi avrebbero
ricordato al mondo il grande impero germanico-
nazista, così come le rovine greche e romane ci
ricordano ancora oggi quelle antiche potenze. In
sostanza si trattava anche di un misero pretesto,
volto a nascondere il suo ripudio totale verso
l’architettura modernista e, forse, persino della
modernità in generale. Infatti, appare chiaro
dai suoi discorsi e dai suoi saggi come Speer
rifiutasse categoricamente il cemento armato,

50
Albert Speer, l’architetto della catastrofe
asserendo che la sua durata limitata nel tempo un’atmosfera di magica e mistica esaltazione.
e la sua scarsa resistenza lo rendevano un Questo spettacolo luminoso passò alla storia
materiale inadatto alle grandi opere pubbliche come “cattedrale di luce”, e fu riproposto
del Reich. Non era né grandioso, né classico e sovente: gli osservatori, anche stranieri, furono
non avrebbe mantenuto un aspetto gradevole talmente impressionati dall’effetto da chiudere
dopo una catastrofe. Ovviamente per tenersi un occhio su altri ripugnanti aspetti del regime.
al passo con il frenetico programma edilizio Celebri sono anche la scelta dello stile e la
di Hitler, l’architetto capo del regime doveva collocazione della tribuna di Hitler, la ripetizione
servirsi di strumenti e tecnologie contemporanei infinita del vessillo nazista e i viali da parata
e in seguito ammise che i rivestimenti esterni percorsi da cortei di auto di uomini politici.
in pietra calcarea spesso non facevano che L’architetto tedesco aveva il compito di
nascondere strutture in cemento armato. costruire le quinte per un mondo ideale nazista,
Speer si rivelò, però, dal punto di vista artistico trasponendo teatralmente il controllo sociale
più geniale come progettista di scenografie che tramite scenografie appositamente progettate.
come architetto: immaginò e attuò soluzioni La sua opera si definisce sostanzialmente
rivoluzionarie per la rappresentazione visiva proprio per la sua teatralità, per il sacrificio
del potere. Il cerimoniere del Regime, nella della funzionalità a favore dell’estetica e del
sua liturgia della celebrazione, coordinò la simbolismo storico, in quanto l’obbiettivo
scenografia delle colonne di soldati in marcia per principe dell’ambiente creato dal Nazismo era la
il Congresso del Partito a Norimberga nel 1934 produzione di un’identità propria, che era anche
puntando i raggi luminosi di moltissimi riflettori l’unica accettata.
della Flak verso il cielo notturno, suscitando La carriera dell’architetto conobbe una drastica

51
Albert Speer, l’architetto della catastrofe

impennata il 7 febbraio 1942 quando, alla


morte del ministro degli armamenti Todt,
divenne suo successore, riuscendo, anche in
questa nuova veste a non tradire le attese: la
produzione bellica tedesca conobbe infatti,
sotto la sua meticolosa gestione, uno sviluppo
ed un incremento notevole, anche grazie alle
decine di migliaia di lavoratori forzati, reclutati
in tutta l’Europa occupata e mandati a morire
di fatica e di stenti in Germania dallo stesso
Speer, il quale era, dunque, perfettamente
a conoscenza del loro terrificante destino,
contrariamente a ciò che affermò ripetutamente
nel processo di Norimberga nel 1946.
L’architetto del Reich e ministro della
Guerra testimoniò davanti al tribunale con
fare tranquillo e razionale, manifestando un
certo rimorso e fu uno dei pochi a dichiararsi
colpevole. Fu condannato a vent’anni di
reclusione a Spandau, un imponente complesso
carcerario ottocentesco della Berlino ovest,
dove scrisse i suoi diari.
Morì a Londra il 1 settembre 1981. q

52
The propaganda against Nazism

The propaganda
against Nazism
The propaganda in Germany during World War
II was not only pro Nazism. Inside the country
there was a little resistance to the regime, but
the most significant kind of propaganda against
Nazism came expecially from USA and Britain.
They used so many types of media to inform
particularly the Germans and also Americans
and Britishs about the atrocities committed
by Hitler. The most used media were posters,
leaflets (dropped from planes over Germany),
newspapers, films and television: but the most
usefull was the radio.
The first experience of propaganda against
Hitler came from a film made by an international
humoristic star: Charlie Chaplin. He was on
a mission to warn his audience of the Nazis,
whose atrocities were only peaking and not yet
widely known throughout the world when he put
this movie out. Indeed, it’s hard telling just what
Chaplin himself knew while he was making this
film. The name of the movie was “The great
dictator”, it was a satire about the Fuhrer. Still,
Chaplin failed his ultimate mission. In no way
does this film began to get at the true ultimate
monstrosity of the Third Reich. Chaplin tried
very hard to express it, but his comic toolbox
just didn’t have the colors and partes to do the
job. No form of a pratfall, though, could ever
begin to express the horrendous things that were
actually happening.
Allies, with the radio, the best way to do
propaganda, tried to communicate to the
Germans the war atrocities of Nazism and they
tried to convince them to fight against Hitler’s
totalitarianism. There were three kind of radio
used to do propaganda in WW II: White radio,
Gray radio and Black radio. For example, BBC,
Lord HawHaw, were white radio: they were
officialy radio, so, they were stations which
clearly identified themselves. Even if a white

53
The propaganda against Nazism
propaganda. White propaganda, from Berlin or
London, could distort or lie too. In fact, a case
can be made that much of the information on
black and gray radio was more truthful than
white, because they used indirect propaganda:
they did not try to convince people saying “fight
Nazism and do a resistence against Hitler”, they
told people about the conduct of the war and
about the horrors committed by Hitler, so the
Germans could know all about the bad things
done by Nazism, and then decide what was the
best way.
There was also a somewhat different use of
black radio: instrusion operation. You might call
it a tactical use. Or you might call it pure black
radio station, like BBC, were to have listeners, radio. It didn’t just pretend to be legitimate,
say in Germany, chances are they’d be anti- official station. It became the legitimate, the
Nazi Germans to begin with and broadcasting official station, intruding in germans frequencies
to them would be preaching to the converted. and acting to be a nazi radio.
Gray and black radio propaganda evolved Propaganda against Nazism in World War II
precisely to get around this limitation of white helped a lot the Allies to win the war. q

This poster, made by the american realist painter Ben


Shahn, talk about the slaughter of Lidice, ordered by
Hitler to punish Allies for the dead of the boss of nazi
political police Heydrich.
Featured, there is a portrait of a man with the face
covered by a hood and the wrists handcuffed. He
is hooded because Nazi did not mind who were
the people, they deprived their identity and their
dignity. In the background there is an high wall,
insurmountable, that prevent him to try to escape. On
the top of the poster, the blue sky means the freedom
denied. The headline is “This is Nazi brutality” and
the bodycopy are a long text about the news of Radio
Berlin: “It is officially announced: all the men of
Lidice ñ Czechoslovakia ñ have been shot: the women
deported to a concentration camp: the children sent
to appropriate centers. The name of the village was
immediately abolished”.

54
Fascismo e Nazismo: dittature a confronto

Fascismo e Nazismo:
dittature a confronto
Pur avendo molte analogie, il Regime fascista del problema giudaico e i condizionamenti della
mussoliniano e il Nazismo si differenziavano in monarchia erano elementi deterrenti del fascismo
alcuni aspetti ideologici. mussoliniano. L’atteggiamento dei fascisti e di
Dal 25 al 29 settembre del 1937 Mussolini Mussolini nei confronti del Nazismo era stato a
si recò in visita ufficiale a Berlino, dove la lungo di scarsa considerazione, ma il successo
scenografia nazista fece sfoggio di grandiosità elettorale nazionalsocialista indusse i fascisti a
e magnificenza: nella prima decade di maggio un tiepido avvicinamento, anche se non mutarono
del 1938, in occasione del viaggio di Hitler in le opinioni sull’affidabilità del movimento e del
Italia, si allestirono, come titola il Corriere della suo capo, che Mussolini continuò, secondo R. De
Sera il 5 maggio, “Imponenti riti guerrieri in Felice, a considerare “un invasato, autore di un
onore del Fuhrer e incessanti manifestazioni libro, il Mein Kampf, illeggibile, contornato da
di popolo ai Capi delle due Rivoluzioni”. La fanatici e omosessuali, letteralmente malato di
serie di manifestazioni spettacolari, le parate, ideologie razziste e antisemitiche, un politico di
la rivista navale e le varie esercitazioni militari non grande statura”. Giudizio che sottovalutava
e civili, a fronte di un’accoglienza popolare pericolosamente “l’allievo”. Anche la stampa
piuttosto tiepida, che pur aveva impressionato fascista, pur manovrata dal regime, in piena
favorevolmente i Tedeschi, avevano lo scopo di sintonia con l’opinione pubblica, non si
mascherare diffidenze e ostilità. Mentre Hitler entusiasmò per l’ascesa al potere di Hitler e
sottolineava la comunanza di interessi e ideologie diffidò dei propositi revanscisti, razzisti e
fra Germania e Italia e “la fatalità del destino” ultranazionalisti del suo programma. Dopo
comune alla due razze, Mussolini parlava di il fallito “putsch” per rovesciare Dollfuss,
“comunanza ideale” e di “collaborazione”. Mussolini a Bari, con toni duri e irrisori,
Nello stesso tempo Vittorio Emanuele III definiva affermò: “Trenta secoli di storia ci permettono
il Fuhrer “una specie di degenerato psicofisico” e di guardare con sovrana pietà talune dottrine di
Pio XI si ritirava a Castel Gandolfo, deprecando oltr’Alpe, sostenute dalla progenie di gente che
che a Roma in quei giorni si innalzasse “l’insegna ignorava la scrittura, con la quale tramandare
di una croce che non era la croce di Cristo”. i documenti della propria vita, nel tempo in
Perplessità e incertezze minavano molti fascisti cui Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto”.
e lo stesso Mussolini che ritenevano il Nazismo Il viaggio del Duce in Germania, desiderato da
un movimento che “scimmiottava” il fascismo. Hitler, ma sempre procrastinato da Mussolini
Hitler nutriva, invece, ammirava il Fascismo a per ragioni di opportunità e per le perplessità
cui si era ispirato, ne aveva imitato i rituali e suscitate dal Nazismo, segnò un avvicinamento
sosteneva che la Marcia su Roma era stata la tra le due dittature, dopo la crisi per l’Austria
“svolta decisiva” che aveva sospinto la “gracile e l’isolamento dell’Italia per il conflitto
pianta” del nazionalsocialismo. Il Fuhrer, etiopico: l’apparato coreografico allestito dalla
benché nutrisse una smisurata ammirazione propaganda nazista a Berlino impressionò
per la personalità del Duce che lo aveva così Mussolini, così come le grandi manovre nel
affascinato da considerarlo come il proprio Magdeburgo e l’efficienza produttiva delle
maestro, era ben consapevole delle differenze officine Krupp a Essen, che si presentò, parlando
tra le due rivoluzioni: la mancata considerazione alla folla al Campo di Maggio, non solo come il

56
Fascismo e Nazismo: dittature a confronto
capo del governo italiano, ma come capo di una le deportazioni, sfociarono nello sterminio, nel
rivoluzione che esprimeva la propria solidarietà genocidio di circa sei milioni di Ebrei, la metà
alle “camicie brune”. Il Duce asserì, inoltre, di questi polacchi, e di altre minoranze etniche,
che “Fascismo e Nazismo avevano molto in come gli zingari: l’olocausto rappresentò uno
comune a livello ideologico e si distinguevano dei momenti più neri del periodo nazista, un
dalle democrazie capitaliste per il loro andare delirio che portò gerarchi e dirigenti di partito al
verso il popolo e per il sincero e totale consenso processo di Norimberga, con l’accusa di crimini
che dal popolo entrambe ricevevano”. La di guerra, contro la pace e l’umanità.
convinzione del Duce che la collaborazione tra Tutto ciò risponde pienamente all’analisi del
i due movimenti avesse come obiettivo primario concetto di immagine e del potere insito in essa
la rinascita dell’Europa e la pace tra i popoli che nel corso della stesura di questa trattazione
non era condivisa dai gerarchi che temevano ho inteso disquisire. q
uno sbilanciamento troppo netto verso il regime
hitleriano e l’impopolarità di un’alleanza tra
i due Paesi e gli attirò il duro giudizio e gli
ammonimenti di D’Annunzio “sull’imbianchino
austriaco”. Altrettanto impopolare a livello di
opinione pubblica e degli ambienti dello stesso
regime fu l’introduzione delle leggi razziali,
anche se la persecuzione fascista contro gli
ebrei venne condotta piuttosto blandamente, per
nascondere con un comodo alibi l’opportunismo e
tacitare rimorsi di coscienza. Intanto la Germania
accentuava la politica di repressione, epurazione
e persecuzione interna e il carattere aggressivo
della propria politica estera, che portò l’Europa,
al precipitare degli eventi, sull’orlo del baratro
e costrinse Mussolini a entrare inevitabilmente
il guerra a fianco dei Tedeschi, in una guerra
dilettantescamente preparata, incautamente
dichiarata, inevitabilmente destinata alla tragica
sconfitta finale.
In sintesi dal confronto tra il Fascismo e il
Nazismo, il Fascismo ne esce con un’immagine
più umana, pacifista e conservatrice rispetto al
regime hitleriano, in cui emerge che il Fascismo
mussoliniano non fu solo potere calato dall’alto
e tirannide, ma anche ascolto delle emozioni
delle masse e potere carismatico. Pur senza nulla
togliere alle responsabilità del regime fascista,
per i catastrofici avvenimenti in cui trascinò e
coinvolse l’Italia e che sfociarono nella guerra
civile e nella lacerazione del tessuto sociale,
in un “crepuscolo senza alba”, come concluse
Renzo De Felice, il Nazismo fu certamente più
fanatico, feroce e sanguinario, facendo leva
sull’indottrinamento di massa, che addormentò
la coscienza del popolo tedesco fino agli
accadimenti nefasti che, dopo le persecuzioni e

57
Bibliografia

Bibliografia

FUTURISMO E FASCISMO: AMORE E ODIO


• U.M. Palanza, Introduzione alla letteratura contemporanea, Dante Alighieri, Città di Castello,
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• Frattini, Da Tommaseo a Ungaretti, Cappelli editore, Bologna, 1959.
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DALLA RIVOLUZIONE FASCISTA ALLA PRESA DEL POTERE


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LA POLITICA DEL CONSENSO


• R. De Felice, Storia del fascismo, Vol. II, Vol. III, Istituto Luce, Editoriale Libero, Milano,
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IL MANIFESTO POLITICO NEL FASCISMO: GINO BOCCASILE


• D.Villani, Storia del manifesto pubblicitario, Omnia, Milano, 1964.

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Bibliografia

ECONOMIA E RICERCA NELL’AUTARCHIA FASCISTA


• F.Bertini, Storia fatti e interpretazioni, Vol. 3, Musia scuola, Milano, 2004.
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• R. Villari, Storia contemporanea, Editori Laterza, Bari, 1974.

IL FASCISMO NEL VENTENNIO: DALL’ASCESA AL DECLINO


• R. De Felice, Storia del fascismo,Vol. I, Vol. II, Vol. III, Vol. V Istituto Luce, Editoriale Libero,
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• R. Villari, Storia contemporanea, Laterza, Roma, 1975.
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• C. e M. Sambugar, D. Ermini, G. Salà, Percorsi modulari di letteratura e lavoro, Vol. 2, La
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IL REGIME HITLERIANO: DALL’ASCESA AL DECLINO


• F.Bertini, Storia fatti e interpretazioni, Vol. 3, Musia scuola, Milano, 2004.
• C. e M. Sambugar, D. Ermini, G. Salà, Percorsi modulari di letteratura e lavoro, Vol. 2, La
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• H.A. Hofstatter, Soria comparata del mondo, Vol. VIII, Hannes Pixa.
• R. Villari, Storia contemporanea, Laterza, Roma, 1975.
• F.Gattuso, L’irresistibile ascesa di Hitler, Storia in Network, 2007.

INDOTTRINAMENTO E PROPAGANDA: IL MINISTERO DI GOEBBELS


• H.V. Koch, Goebbels, IL XX Secolo, Mondadori, 1978.
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• C. e M. Sambugar, D. Ermini, G. Salà, Percorsi modulari di letteratura e lavoro, Vol. 2, La
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ALBERT SPEER, L’ARCHITETTO DELLA CATASTROFE


• Speer. Diari segreti di Spandau. Mondadori, Milano, 1976.
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• G.C. Argan, L’arte moderna 1770/1970, Santoni, Firenze, 1970.
• Tiven, Caro architetto della catastrofe, The Reader, 2007.

THE PROPAGANDA AGAINST NAZISM


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• C. e M. Sambugar, D. Ermini, G. Salà, Percorsi modulari di letteratura e lavoro, Vol. 2, La
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• AA.VV, Fascimo e antifascismo (1918-1936), Lezioni e testimonianze, Vol. I, Feltrinelli,
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Videografia

Videografia
FUTURISMO E FASCISMO: AMORE E ODIO
• La costruzione del consenso, Storia del Fascismo, Rai Trade.

DALLA RIVOLUZIONE FASCISTA ALLA PRESA DEL POTERE


• Le origini (1919-1922), i primi passi di Mussolini al governo, Storia del Fascismo, Rai Trade.
• Benito Mussolini, dalle origini al tragico epilogo, I protagonisti del XX secolo, The History
Channel.

LA POLITICA DEL CONSENSO


• La costruzione del consenso, Storia del Fascismo, Rai Trade.
• La sconfitta delle opposizioni e la costruzione dello stato autoritario(1925-1926), Storia del
Fascismo, Rai Trade.
• Benito Mussolini, dalle origini al tragico epilogo, I protagonisti del XX secolo, The History
Channel.

ECONOMIA E RICERCA NELL’AUTARCHIA FASCISTA


• Benito Mussolini, dalle origini al tragico epilogo, I protagonisti del XX secolo, The History
Channel.

IL FASCISMO NEL VENTENNIO: DALL’ASCESA AL DECLINO


• La sconfitta delle opposizioni e la costruzione dello stato autoritario(1925-1926), Storia del
Fascismo, Rai Trade.
• Benito Mussolini, dalle origini al tragico epilogo, I protagonisti del XX secolo, The History
Channel.

IL REGIME HITLERIANO: DALL’ASCESA AL DECLINO


• Il Nazismo, 100 anni della nostra vita, BBC, Panorama.

INDOTTRINAMENTO E PROPAGANDA: IL MINISTERO DI GOEBBELS


• Il Nazismo, 100 anni della nostra vita, BBC, Panorama.

ALBERT SPEER, L’ARCHITETTO DELLA CATASTROFE


• Atlantide, La 7.

THE PROPAGANDA AGAINST NAZISM


• C. Chaplin, Il grande dittatore, Il Grande Cinema, Mondadori.

61
Sitografia

Sitografia
FUTURISMO E FASCISMO: AMORE E ODIO
www.wikipedia.it
www.letteratura.it
www.biografieonline.it
www.irre.toscana.it
www.chimera.roma1.infn.it
www.cronologia.leonardo.it
www.romacivica.net
www.interware.it

DALLA RIVOLUZIONE FASCISTA ALLA PRESA DEL POTERE


www.romacivica.net
www.dittatori.it
www.ilduce.net
www.secondanavigazione.net
www.isspe.it

LA POLITICA DEL CONSENSO


www.dittatori.it
www.industriaculturale.it
www.minerva.unito.it
www.isikeynes.it
www.romacivica.net
www.collezioni-f.it
www.ilduce.net

IL MANIFESTO POLITICO NEL FASCISMO: GINO BOCCASILE


www.centrostudilaruna.it
www.thule-italia.org
www.romacivica.net
www.cronologia.leonardo.it
www.lfb.it
www.graficainlinea.com

ECONOMIA E RICERCA NELL’AUTARCHIA FASCISTA


www.romacivica.net
www.digilander.libero.it
www.cisui.unibo.it
www.studiamo.it
www.ilduce.net

62
Sitografia
IL FASCISMO NEL VENTENNIO: DALL’ASCESA AL DECLINO
www.romacivica.net
www.dittatori.it
www.digilander.libero.it
www.pbmstoria.it
www.ilduce.net
www.secondanavigazione.net

IL REGIME HITLERIANO: DALL’ASCESA AL DECLINO


www.romacivica.net
www.lafortezzaclub.it
www.dittatori.it
www.culturanuova.net
www.ildiogene.it

INDOTTRINAMENTO E PROPAGANDA: IL MINISTERO DI GOEBBELS


www.romacivica.net
www.key4biz.it
www.lager.it
www.pennadoca.net
www.dittatori.it

ALBERT SPEER, L’ARCHITETTO DELLA CATASTROFE


www.wikipedia.it
www.auschwitz.dk
www.itgdelai.it
www.speer-bullets.com

THE PROPAGANDA AGAINST NAZISM


www.libraryautomation.com
www.wikipedia.org
www.imdb.com
www.morethings.com

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