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EURUSSIA, IL NOSTRO FUTURO?

CHE COS’È
LA MAFIA RUSSA di Federico VARESE

Oligarchi a parte, le organizzazioni mafiose russe, insediate


nei territori dell’ex Urss, operano all’estero alla ricerca di risorse,
mercati e opportunità d’investimento. La fuga dei capitali
dalla Russia e le sue ombre. I traffici verso l’Europa.

1. D OPO LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO,


un fenomeno nuovo, la mafia russa, cominciò a preoccupare governi e polizie dei
paesi occidentali. Un analista della Cia dichiarò al Congresso americano che que-
sta nuova criminalità «è diventata una minaccia internazionale. Essa conduce azio-
ni delittuose ben al di là dei confini nazionali e tocca anche le nostre sponde» 1. Di-
versi studiosi condivisero questa analisi. Mark Galeotti, ad esempio, scrisse che la
mafija ha «ambizioni senza confini. (…) È una forza conquistatrice che non si limi-
ta a opprimere il proprio gruppo etnico all’estero» 2. Secondo questo autore, i Red
Fellas (come li soprannominò l’Fbi) 3 sono altamente sofisticati e si avvalgono di
«prefetti» insediati in diversi paesi, tra i quali il Canada, la Germania, i Paesi Bassi,
Israele e l’ex Jugoslavia.
A distanza di quasi vent’anni è giunto il momento di valutare fino a che punto
i «bravi ragazzi» dell’ex Urss si sono radicati nei paesi dell’Europa occidentale. Ma
prima dell’analisi occorre fare chiarezza su alcuni concetti fondamentali. Una volta
individuati quali sono i soggetti di cui stiamo trattando, è opportuno chiedersi per-
ché essi vorrebbero espandere il loro raggio di azione al di fuori del territorio na-
zionale. In altre parole, quali sono le motivazioni all’origine delle loro «ambizioni
senza limiti»?

2. Vi sono almeno tre tipi di soggetti distinti che vengono rubricati sotto la de-
finizione ombrello di mafija. I primi sono i produttori di beni e servizi legali. Fan-
no parte di questo gruppo gli oligarchi che divennero famosi ai tempi delle priva-
tizzazioni degli anni Novanta, come Boris Berezovskii, Mikhail Khodorkovskij, Ro-

1. A. DE BORCHGRAVE, «Ignoring Russia’s Crisis of Crime», Washington Times, 25/7/1997.


2. M. GALEOTTI, «Mafya. Organized Crime in Russia», Jane’s Intelligence Review, Special Report n. 10, p. 19.
3. Il riferimento è al film di Martin Scorsese GoodFellas, 1990 (in Italia, Quei Bravi Ragazzi). 1
CHE COS’È LA MAFIA RUSSA

man Abramovič e Vladimir Potanin. Durante la presidenza Putin, alcuni di loro


caddero in disgrazia e scapparono all’estero, come Vladimir Gusinskii (MediaMost)
e Boris Berezovskii, oppure finirono in prigione come Mikhail Khodorkovskii
(Jukos), arrestato nel 2003 e condannato a nove anni di reclusione 4.
Con l’avvento di Putin sulla scena politica, il capitalismo russo è cambiato. Lo
Stato è intervenuto più massicciamente nell’economia, sicché la lista dei nuovi oli-
garchi comprende alleati politici e cortigiani riuniti intorno all’uomo forte del
Cremlino (oggi alla Casa Bianca russa), in maggior parte funzionari statali ed ex
membri del Kgb. Questa fitta ragnatela di collaboratori e sodali controlla le impre-
se e le banche più importanti del paese. Ad esempio, il numero due dell’ammini-
strazione presidenziale è a capo di Rosneft’, l’azienda petrolifera statale che ha in-
corporato Jukos dopo l’arresto di Khodorkovskij. Nonostante la quasi esclusiva at-
tenzione riservata dalla stampa agli oligarchi, va ricordato che lo sviluppo dell’eco-
nomia russa ha creato anche imprese medie e medio-piccole che producono beni
e servizi legali e fanno parte del panorama economico del paese.
Oligarchi e grandi tycoons, piccoli e medi imprenditori, amministratori e ma-
nager di banche e imprese a forte partecipazione pubblica hanno tutti una cosa in
comune: la loro attività principale non è di per sé illegale. Essi possono essersi ap-
propriati di beni pubblici in modo poco ortodosso e con la connivenza di politici
senza scrupoli, possono aver commesso irregolarità finanziarie, ma non sono la
«mafia russa». Se così fosse, ogni operatore economico attivo nel territorio ex sovie-
tico rischierebbe di essere definito un gangster.
Il secondo gruppo è composto da semplici malviventi. Essi non hanno alcun
interesse a monopolizzare un mercato oppure una specifica attività criminale. Co-
me ebbe a scrivere il Nobel per l’economia Thomas Schelling, due ladri che si met-
tono in società per delinquere non fanno parte del «crimine organizzato», ma sem-
plicemente lavorano insieme. I topi di appartamento oppure i rapinatori operano
nell’illegalità, ma non aspirano a governare alcunché.
La mafia propriamente detta è una forma di governo extralegale di mercati e
territori. Rientra in questa definizione, ad esempio, la brigata di Solncevo (Solncev-
skaja bratva), radicata in un quartiere alla periferia di Mosca. Altri gruppirovki im-
portanti sono la Izmajlovskaja, la Dolgoprudnenskaja e la Kurganskaja di Mosca, la
Tambovskaja-Malyševkaja di San Pietroburgo, e la Uralmaš e la Central’naja di
Ekaterinburg. Come le mafie italiane, anche quelle russe hanno una struttura ge-
rarchica, riti di iniziazione e regole di comportamento, spesso disattese.
Senza dubbio questi tre tipi di attori possono entrare in contatto tra loro, ma
rimangono fondamentalmente distinti. Le attività che conducono, le sfide che li at-
tendono e i rischi che corrono sono di natura diversa. Allo stesso tempo hanno in
comune un unico ambito di provenienza, l’ex Unione Sovietica, e tutti e tre posso-
no commettere reati all’estero.
4. Tra gli oligarchi dell’èra Putin, quello più discusso di recente in Inghilterra è Aleksandr Lebedev,
proprietario di un terzo di Aeroflot, del quotidiano Novaja Gazeta e, dal gennaio del 2009, dell’Eve-
2 ning Standard. Negli anni Ottanta, Lebedev aveva lavorato per il Kgb proprio a Londra.
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3. Vi sono almeno tre ragioni che spingono un’impresa legale a operare in un


territorio straniero: la ricerca di risorse, di mercati e di opportunità di investimento.
Aprire una filiale oltre i confini nazionali può essere una decisione motivata dal
desiderio di acquisire risorse come informazioni, attrezzature o manodopera da in-
serire nel proprio processo produttivo al minor costo possibile. Oppure un im-
prenditore può decidere di aprire una sede in un altro paese per vendere il suo
prodotto in un nuovo mercato. Infine, un uomo d’affari può voler collocare i suoi
profitti altrove e quindi ricerca opportunità di investimento all’estero.
Le tre motivazioni possono guidare anche coloro che operano nei mercati il-
legali. La ricerca di risorse corrisponde, in questo caso, all’acquisto di informazio-
ni, di armi, di manodopera oltre confine. La ricerca di mercati consiste nel tenta-
tivo di penetrare settori legali e illegali all’estero. Quest’ultima aspirazione può
avere due esiti differenti. Alcuni criminali semplicemente operano in un determi-
nato ambito, senza voler essere gli unici attori. In altri casi, possono invece voler
controllare un territorio specifico oppure un settore economico. Il tentativo di di-
ventare fornitori esclusivi di un bene illegale genera di norma scontri con altri
gruppi che hanno lo stesso scopo, così come due Stati interessati al controllo di
una regione possono farsi la guerra. La ricerca di opportunità di investimento in-
fine comprende (ma non si esaurisce in questo) il riciclaggio: denaro di fonte ille-
cita viene messo al sicuro e fatto fruttare attraverso l’acquisto di beni legittimi, co-
me immobili e titoli azionari.
Studiosi e osservatori ritengono spesso che un criminale si trovi all’estero per-
ché voleva emigrare. Invece a volte si emigra perché si è costretti. Malviventi e ma-
fiosi sovente giungono in un territorio straniero per sfuggire alla giustizia o a guer-
re tra cosche in patria. Anche in questi casi è possibile che, una volta nel nuovo
paese, si dedichino alla ricerca di risorse da importare nei luoghi di origine. Posso-
no anche dedicarsi a riciclare denaro sporco e tentare di controllare determinati
mercati legali o illegali.

4. Quali sono le attività illecite dei cittadini dell’ex Unione Sovietica in Euro-
pa? Per rispondere a questa domanda, utilizzerò qui di seguito le tre categorie
analitiche appena discusse di ricerca di risorse, di opportunità di investimento e
di mercati.
A) Ricerca di risorse. Gli imprenditori legali che vogliono acquisire prodotti da
immettere nel processo produttivo o commerciale delle loro aziende sono di norma
interessati a beni leciti. Quando si adoperano per nascondere l’origine dei capitali
che intendono usare per i loro acquisti fanno nascere nelle polizie occidentali il so-
spetto che essi siano mafiosi o criminali comuni. Una lettura istruttiva è la richiesta
di archiviazione redatta nel 2008 dai procuratori di Bologna Morena Plazzi e Paolo
Giovagnoli per la posizione di 187 persone (russi, svizzeri, uzbeki, algerini, francesi
e italiani) sospettati di associazione a delinquere di stampo mafioso e di riciclaggio
di denaro sporco sulla riviera romagnola. All’origine dell’inchiesta vi furono infor-
mazioni dell’Fbi secondo cui diverse banche russe utilizzavano conti di corrispon- 3
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denza con la Bank of New York per trasferire ingenti somme di denaro a diverse
società fittizie, le quali a loro volta le giravano verso istituti di credito di numerosi
paesi, tra cui l’Italia. Dopo dieci anni di indagini, i magistrati hanno appurato che
diversi uomini d’affari ricorrevano a questi metodi per fare acquisti legittimi di beni
e macchinari. Ad esempio, scrivono i magistrati, «per quanto concerne i rapporti in-
tercorsi tra il Gruppo Fornari e i soggetti russi, si rileva che tali rapporti erano ricon-
ducibili all’attività di commercio (al minuto e all’ingrosso) e a quella di import-ex-
port di abbigliamento e calzature» 5. I difetti del sistema finanziario e fiscale russo
spingono gli imprenditori a operare come se stessero riciclando denaro sporco.
Non mi pare che vi siano esempi eclatanti di importazione dall’Europa occi-
dentale verso est di risorse illegali ad opera di delinquenti comuni o mafiosi dell’ex
Urss. Per quanto attiene al traffico di droga, la cocaina prodotta in America Latina
in alcuni casi raggiunge i paesi dell’Est e la Russia, ma l’Europa risulta un punto di
transito non significativo. Ad esempio, la polizia dei Paesi Bassi ha individuato non
più di una decina di corrieri in un periodo di tre anni, dal 1999 al 2002. Le grandi
partite di stupefacenti arrivano in Russia direttamente dal Sud-Est asiatico, senza
passare per l’Europa. L’aumento del loro consumo produce incentivi a introdurre
questo bene nel paese, ma l’Europa rimane un luogo di transito marginale.
B) Ricerca di opportunità di investimento. La fuga di capitali dalla Russia è
endemica. Non deve stupire se molti operatori economici sono tentati di nascon-
dere i loro profitti all’estero, per sfuggire proprio alla mafia, ai funzionari corrotti,
all’incertezza politica, alle strutture finanziarie deboli e alla tassazione elevata. Se-
condo le stime contenute in un rapporto della Banca mondiale pubblicato a Mosca
nel marzo del 2009, «nel quarto trimestre del 2008, il deflusso totale netto di capita-
li dalla Russia è stato di 130,5 miliardi di dollari. Di questi, 56,2 miliardi proveniva-
no dal settore bancario e 74,3 miliardi dal settore non bancario» 6. Nel periodo
compreso tra il 1998 e 2000, il valore del deflusso oscillava tra il 7 e l’11% del pil (e
poi del 5% nel 2001; del 2,5% nel 2002; dello 0,5% nel 2003 e del 3% nel 2004) 7.
Solo un osservatore male informato può sostenere che tali fondi sono tutti di
origine illecita. I beneficiari della privatizzazione delle industrie sovietiche sono
stati gli stessi manager e gli oligarchi, molto meno le mafie e gli investitori stranieri.
Un ristretto gruppo di banchieri si è appropriato delle imprese del settore energeti-
co (che produce circa la metà del pil) e delle risorse naturali, i due comparti che
generano la maggior quantità di ricchezza esportabile all’estero. In altre parole, so-
no gli imprenditori, i funzionari statali e i dirigenti privati che spostano ingenti flus-
si di denaro fuori dal paese. Ad esempio, nel 2000, diversi individui che agivano
per conto di imprese russe, hanno condotto transazioni sospette per circa 200 mi-
lioni di dollari nei Paesi Bassi. L’inchiesta non è riuscita a dimostrare che la fonte
5. Tribunale di Bologna, Richiesta di archiviazione 54431/99, Procura della Repubblica di Bologna,
2008, p. 74.
6. Russian Economic Report, The World Bank, n. 181, marzo 2009, p. 4.
7. D.V. KADOCHNIKOV, «Economic Impact of Capital Flight from Russia and its Institutional Context:
Why Capital Controls cannot be Part of a Pro-Growth Policy», Leontiev Center, International Center
4 for Social and Economic Research, St. Petersburg 2005, p. 11.
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del denaro fosse illecita, per quanto all’origine della fuga di capitali sembra vi fos-
sero irregolarità finanziarie.
L’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia (Dna) avverte che in-
genti somme sono state investite in varie zone della Lombardia, in particolare nel-
l’acquisto di immobili di lusso, alberghi e strutture turistiche. Anche a Roma sem-
bra operare un gruppo dedito al riciclaggio. In questo contesto sarebbe maturato il
tentato omicidio di un cittadino greco di origine armena il 10 giugno 2008. Eppure
i dati pubblicati dalla Dna non sono sufficienti per riconoscere con sicurezza la
provenienza criminale o meno di questo denaro.
Anche i Red Fellas esportano capitali verso l’Europa occidentale. Ad esem-
pio, un inviato della Solncevskaja arrivò a Roma alla metà degli anni Novanta
con il compito di reinvestire i patrimoni della stessa Solncevskaja, della Izmajlov-
skaja e della Kurganskaja. Il denaro era usato per l’acquisto di beni in Italia, tra
cui un’azienda ittica (i protagonisti di questa storia furono arrestati nel 1997 ma,
a causa di un difetto di forma, il processo non si celebrò ed essi furono sempli-
cemente espulsi) 8.
I capitali russi di fonte criminale si indirizzano più spesso verso le nuove eco-
nomie dell’Europa dell’Est, come la Repubblica Ceca e l’Ungheria, e la City di Lon-
dra, piuttosto che verso l’Italia. Negli anni Novanta, la Solncevskaja, attraverso
l’uomo d’affari di origine ucraina Semën Judkovič Mogilevič, riuscì a mettere le
mani su una vasta rete di imprese ungheresi, sopratutto nel settore della produzio-
ne di armi e nell’import-export del petrolio. Mogilevič fu anche coinvolto nello
scandalo della Bank of New York e riuscì a penetrare la Borsa canadese. La sua
carriera è finita nel 2008, quando è stato arrestato a Mosca.
Anche Londra è meta di capitali sospetti, come mi informano fonti della Se-
rious and Organized Crime Agency (Soca), la struttura di polizia e di intelligence
creata da Tony Blair nel 2006 col compito di contrastare il crimine organizzato. In-
genti somme vengono investite soprattutto nell’acquisto di dimore di lusso. Una
destinazione relativamente nuova è la Spagna, paese al centro di diverse indagini
della polizia locale in collaborazione con Soca. Gennadij Petrov, il presunto boss
della Tambovskaja-Malyševkaja di San Pietroburgo, è stato arrestato nel giugno del
2008 a Maiorca, insieme con venti complici. Gli sono stati sequestrati un prezioso
quadro di Salvador Dalì e conti correnti del valore di 14 milioni di euro. Petrov e
altri 17 individui sono accusati di aver riciclato denaro attraverso l’acquisto di di-
verse proprietà in quella che viene definita «Costa del crimine» 9.
C) Penetrazione e controllo di mercati illegali.
Penetrazione: Un mercato dove i criminali provenienti della defunta Unione
Sovietica sono attivi in Italia è quello della prostituzione. In esso si ritrovano alme-
no due strutture organizzative distinte. La prima consiste in un gruppo etnico che
ha il controllo dall’inizio alla fine dell’intero commercio. Questo sembra essere il
8. F. VARESE, «Mafia Transplantation», in J. KONAR, B. ROTHSTEIN, S. ROSE-ACHERMAN, a cura di, Creating
Social Trust: Problems of Post-Socialist Transition, New York 2004, Palgrave-McMillan, pp. 148-166.
9. I. TUMAKOVA, «Ispanskaja vojna za piterskoe nasledstvo», Izvestija, 18/6/2008. 5
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caso dei moldavi arrestati dalla polizia di Roma nel 1999 e condannati a pesanti
pene: al capo fu inflitta in primo grado una pena di trent’anni di reclusione per as-
sociazione a delinquere. Gli italiani coinvolti furono pochi e con ruoli marginali 10.
Nonostante le pesanti condanne, un’indagine del 2007 ha messo in luce come un
gruppo di moldavi continui a operare a Roma nello stesso settore, a riprova che la
domanda locale di prostituzione genera guadagni sufficienti per continuare questo
traffico. Il rapporto della Dna avanza il sospetto che l’organizzazione sia anche in
grado di effettuare estorsioni e minacce nei confronti di esponenti della propria
comunità a Roma e di imprese di trasporti sulla rotta tra le capitali dei due paesi 11.
Se così fosse, saremmo in presenza di una forma rudimentale di mafia limitata a un
gruppo etnico.
La seconda modalità di organizzazione consiste in una struttura decentralizza-
ta. Alcune inchieste condotte in Italia hanno portato all’identificazione di un grup-
po di moldavi e russi che opera a Mosca, dove recluta delle giovani da avviare alla
prostituzione in Israele o nei paesi dell’Unione Europea. A Mosca le vittime otten-
gono i documenti necessari all’espatrio e in alcuni casi un visto Schengen. Passano
poi attraverso vari intermediari fino a giungere sotto il controllo di una rete roma-
na indipendente dai «fornitori» di Mosca. Lo stesso meccanismo sembra applicarsi
anche alla tratta di donne dirette verso Israele. Ad esempio, Ljudmila Balbinova,
una giovane nata a Tiraspol e intervistata dal giornalista Misha Glenny, racconta
che accettò un’offerta di lavoro in Israele. Dopo un viaggio in treno verso Odessa,
arriva nella capiale russa dove viene presa in consegna dal racket. Con i suoi aguz-
zini vola alla volta del Cairo. In Egitto, viene venduta a dei beduini con i quali at-
traversa il deserto del Sinai. Questi arrivano con il loro carico a Bersabea, nel de-
serto del Negev, dove Ljudmila viene comprata dai gestori di un bordello di Tel
Aviv 12. La «merce» passa per le mani di una lunga lista di mercanti – moldavi, ucrai-
ni, russi, egiziani, beduini, israeliani – ma non esiste un’organizzazione unica che
controlla tutte le fasi di questo traffico.
Controllo: Il caso più significativo di gruppi mafiosi che sono riusciti a pene-
trare e gestire mercati legali e illegali è quello dell’Ungheria. Nel novembre del
2003, quattro uomini di origine ucraina, russa, georgiana e ungherese furono arre-
stati a Budapest e accusati di essere a capo di un racket della protezione che coin-
volgeva non meno di mille piccole imprese e negozi. La polizia sostiene che il lea-
der fosse un emissario della Solncevskaja 13. Secondo il rapporto annuale dell’A-
genzia per la sicurezza ungherese del 2006, «i gruppi criminali autoctoni e quelli di
origine russa continuano a essere la forza dominante nel paese» 14. Tra i vari settori,
sembra che i Red Fellas abbiano penetrato quello delle costruzioni e in particolare
10. Il dottor Paolo Campana del Centro di criminologia dell’Università di Oxford sta studiando questo
caso.
11. Relazione Annuale 2008, Direzione nazionale antimafia, p. 162.
12. M. GLENNY, McMafia. Crime without Frontiers, London 2008, The Bodley Head, pp.124-129.
13. Cfr. Hungarian News Agency (Mti), 5/11/2003.
6 14. Cfr. Nemzetbiztonsági Hivatal (Nbh)-Évkönyv 2006, Budapest 2007.
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della vendita di materiale per l’edilizia 15. Il successo in Ungheria della mafia pro-
veniente dall’ex Unione Sovietica dipende non tanto dalla sua capacità organizzati-
va, ma dalla debolezza strutturale del paese, dalla lentezza e inefficienza delle isti-
tuzioni pubbliche e più in generale dalla presenza di mercati non protetti adegua-
tamente dalle autorità statali.

5. L’evoluzione dello Stato russo e degli altri paesi dell’ex Urss ha avuto e
continuerà ad avere un effetto cruciale sulla presenza di RedFellas in Europa. Il
tanto discusso neoautoritarismo dell’èra Putin va di pari passo con l’aumento del
ruolo dello Stato nell’economia, con l’espansione della burocrazia e la crescita
della corruzione. Pagare tangenti è diventata la norma. Allo stesso tempo, le infra-
strutture finanziarie continuano a essere deboli e la protezione dei diritti di pro-
prietà imperfetta. Le ire del Cremlino si indirizzano verso gli avversari e non verso
amministratori e politici corrotti. Ne consegue che la fuga dei capitali all’estero e i
tentativi di riciclaggio da parte di operatori economici e funzionari statali non so-
no destinati a diminuire.
Le mafie operano relativamente indisturbate in un regime di autoritarismo
moderato e corrotto. È possibile che esse vengano spinte ulteriormente verso i
mercati illegali, in particolare quello della droga e della prostituzione, dove non
sono in concorrenza con esponenti dello Stato. Senza dubbio, l’attuale crisi eco-
nomica renderà tutti più poveri e dovrebbe portare a una riduzione in senso asso-
luto delle loro attività.
Mosca continuerà a essere un centro di smistamento delle giovani donne pro-
venienti dai vari paesi dell’ex Unione Sovietica. Il modello «integrato» di questo
traffico riduce gli intermediari e aumenta i margini di profitto, mentre il modello
«decentrato» abbassa i costi di transazione e la necessità di far rispettare accordi
complessi. In ogni caso, questo mercato continua a essere fiorente perché la do-
manda nei paesi occidentali è inesauribile, e continua a mettere in pericolo le vitti-
me poiché paesi come l’Italia non prendono in considerazione l’ipotesi di regola-
mentare il settore 16.
La mafija in Europa non sembra aver avuto i successi previsti dalle agenzie di
intelligence e da diversi studiosi vent’anni fa, ma si trova perfettamente a suo agio
nel paese di origine. Spetta dunque ai leader della Federazione Russa mettere ma-
no alle debolezze strutturali del sistema finanziario e fiscale, rafforzare i diritti di
proprietà, combattere la corruzione e stroncare il traffico di esseri umani. Ma le ra-
gioni per essere ottimisti sono poche. Alexandre Dumas in Vent’anni dopo narra
di un d’Artagnan senza macchia né paura che salva la monarchia di Francia dagli
intrighi del cardinal Mazzarino e dall’ansia di ribellione della Fronda. Nessun mo-
schettiere sembra sul punto di fare lo stesso per la corte che si affaccia sulle spon-
de della Moscova.
15. F. VARESE, Mob and Mobility. How Mafias Settle in New Territories, Princeton, Princeton University
Press, in corso di stampa.
16. Sono grato a Paolo Campana per una discussione su questo punto. 7
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