Sei sulla pagina 1di 21

Ordine francescano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Ordine Francescano

Pertinenza Ambito

Chiesa cattolica Ordini mendicanti Basilica di San Francesco (Assisi)[non


chiaro]

Chiesa prelatizia

Numero di frati Numero di sacerdoti

11.145[senza fonte] 20.412[senza fonte] Jos Rodrguez Carballo O.F.M. Marco Tasca O.F.M.Conv. Mauro Jhri O.F.M.Cap. Michael Higgins T.O.R. 1209[non chiaro] San Francesco d'Assisi

Ministri generali

Data di creazione Fondatore

Data di fondazione 1209?[non chiaro]

Siti web

Ordine dei Frati Minori Ordine dei Frati Minori Conventuali Ordine dei Frati Minori Cappuccini

L'Ordine francescano ha avuto origine ad opera di San Francesco d'Assisi. Egli ottenne nel 1209/1210 dal papa Innocenzo III la possibilit di vivere in modo radicale la povert evangelica. L'ordine da lui fondato, infatti, a differenza degli altri ordini religiosi esistenti, in particolare agostiniani e benedettini, ebbe il carisma di praticare non solo una vita povera ma di non possedere beni, quali conventi e terre, conducendo al contempo una vita mendicante. Gli ordini mendicanti sono quegli ordini religiosi che, non vivendo stabilmente con le rendite del lavoro dei campi o del commercio, vivono di "provvidenza", cio grazie alle offerte dei fedeli. Tale scelta, come nel caso dei francescani, comporta la necessit di vivere nella povert pi radicale. Il papa Gregorio X nel II Concilio di Lione del 1274 nelle Costituzioni decretava tra l'altro che:

Un concilio generale con apposita proibizione ha cercato di evitare l'eccessiva diversit degli
ordini religiosi, causa di confusione. Ma l'inopportuno desiderio dei richiedenti in seguito ha strappato, quasi, il loro moltiplicarsi e la sfacciata temerit di alcuni ha prodotto una moltitudine di nuovi ordini, specie mendicanti, ancor prima di aver ottenuto un'approvazione di principio. Rinnovando la costituzione, proibiamo assolutamente a chiunque di istituire un nuovo ordine o una nuova forma di vita religiosa, o di prendere l'abito in un nuovo ordine. Proibiamo per sempre tutte, assolutamente tutte, le forme di vita religiosa e gli ordini mendicanti sorti dopo quel concilio, che non abbiamo avuto la conferma della sede apostolica e sopprimiamo quelli che si fossero diffusi. Non vogliamo tuttavia che la presente costituzione si applichi agli ordini dei Predicatori e dei Minori, la cui evidente utilit per la chiesa universale ne testimonia l'approvazione... Quanto agli ordini dei Carmelitani e degli Eremiti di Sant'Agostino, la cui fondazione risale a prima del concilio generale di cui abbiamo parlato, concediamo che essi possano rimanere nella propria condizione...

Indice
[nascondi]

1 Una storia complessa 2 Il Terzo Ordine francescano 3 I francescani oggi 4 Ordinamento interno 5 Note 6 Voci correlate

7 Altri progetti 8 Collegamenti esterni

Una storia complessa [modifica]


Gi alla morte di Francesco d'Assisi, anzi in alcuni casi durante la vita stessa di Francesco, all'interno dell'ordine francescano emersero due tendenze ben distinte. Da una parte alcuni frati aspiravano alla vita ascetica e mendicante che aveva contraddistinto la primitiva comunit francescana (ancor prima che diventasse un "ordine" religioso); dall'altra parte, la grande maggioranza dei frati voleva un ordine dedito soprattutto alla cura d'anime, inserito nei contesti cittadini e stabilito in conventi di propriet dell'ordine stesso.[1] Nella seconda met del XIII secolo i frati pi rigoristi si riconobbero soprattutto nel movimento degli Spirituali, in cui l'aspirazione alla povert totale e all'"uso povero" (usus pauper) dei beni anche non posseduti si fondeva con attese apocalittiche e con una contestazione pi o meno aperta delle autorit della Chiesa (soprattutto papa Bonifacio VIII). Gli Spirituali vennero condannati come eretici da papa Giovanni XXII e subirono una durissima persecuzione, anche se alcuni gruppi sopravvissero in Italia centrale o meridionale, dove venivano comunemente chiamati "fraticelli". Dopo la met del XIV secolo si deline una ampia corrente che tornava a sostenere la necessit di un ritorno agli ideali originari di povert radicale: quella degli Osservanti, che senza dubbio avevano un atteggiamento molto meno critico nei confronti della gerarchia ecclesiastica rispetto agli Spirituali, ma che pure si trovavano spesso in conflitto con gli altri membri dell'ordine francescano, i "Conventuali". Agli Osservanti venne riconosciuta una parziale autonomia nel 1415 e nell'ambito dell'Osservanza sorse una moltitudine di gruppi riformati (Amadeiti, Capriolanti, Clareni, Colettani, Guadalupensi, Villacreziani, etc.): nel 1517 tutti questi gruppi che in vari modi si rifacevano all'Osservanza vennero uniti nell'Ordine dei Frati Minori, distinto da quello dei Conventuali e con un proprio ministro generale. Nella diatriba sorta si trovarono coinvolti anche i laici aderenti al Terzo Ordine, infatti questi uomini riuniti in fraternit, pur non aderendo alla vita religiosa vera e propria con i tre voti di povert, castit ed obbedienza, e non essendo nemmeno chierici con facolt di celebrare la messa e confessare, con il loro modo di vivere povero, penitenziale ed in soccorso dei deboli e dei malati in ospedali ed ospizi per pellegrini calcarono l'ideale francescano al punto che videro l'autorit papale dar loro una regolamentazione con la Bolla Supra montem del 18 agosto 1289, emanata a Rieti da papa Niccol IV e diretta ai 'penitenti lombardi' francescani. Col passare dei secoli, l'ordine, o meglio gli ordini francescani sono stati oggetto di continui tentativi di riforma. La pi ampia stata quella avviata dai "cappuccini", frati che hanno cercato di coniugare vita contemplativa e povert austera. Questi frati, caratteristici per le lunghe barbe, hanno preso il nome dal proprio cappuccio, pi lungo di quello degli altri rami francescani.

I Frati minori e gli altri francescani sono discepoli di San Francesco di Assisi. Dipinto di El Greco

Il Terzo Ordine francescano [modifica]


Per approfondire, vedi le voci Terzo Ordine Regolare di San Francesco e Ordine Francescano Secolare.

Oltre all'Ordine dei Minori detto Primo Ordine ed a quello detto Secondo Ordine, cio le Monache sotto l'egida di Santa Chiara (Clarisse), si svilupp un Terzo Ordine laicale, comunemente detto "de la penitentia". Fino alla Supra montem del 18 agosto 1289, con la quale Niccol IV approvava la prima regola bollata dei frati della Penitenza, il Memoriale propositi fu l'unica regola per tutti i penitenti, oltre alle bolle nel frattempo emanate dai sommi pontefici, ai decreti dei vescovi e dei concili e alle modifiche apportate dagli stessi penitenti. La Bolla Supra montem ha questo incipit:

In nomine domini. Incipit regula et modus vivendi Fratrum et Sororum Ordinis Continentium sive
de Poenitentia, institutus a Beato Francisco anno Domini MCCXX primo. Et bullatus per dominum Nicholaum Papam IV anno Domini MCCLXXXIX, XV kalendas septembris, pontificatus sui anno secundo.

Importanti sono i Generalia Statuta del 1549 "Sive Decreta Fratrum Tertii Ordinis Sancti Francisci de poenitentia nuncupati regularis observantiae Congregationis Longobardae in habitu heremitico degentium" : si noti il richiamo antico all'abito eremitico.

Ai nostri giorni esistono: il Terzo Ordine Regolare, formato da religiosi con la professione dei tre voti perpetui; centinaia di congregazioni maschili e femminili che seguono la stessa regola del Terzo Ordine Regolare; l'OFS (ossia Ordine Francescano Secolare), aperto ai laici, uomini e donne, sposati o meno; la Giovent Francescana (Gi.Fra.), rivolta ai giovani fra i 14 e i 30 anni di et.

I francescani oggi [modifica]


Papa Leone XIII, alla fine del XIX secolo, ha voluto porre ordine tra i tanti movimenti nel frattempo nati, e decise di riunirli in tre ordini, ognuno dei quali ha il proprio Ministro Generale:

Frati Minori: o Ordine dei Frati Minori o Ordine dei Frati Minori Conventuali o Ordine dei Frati Minori Cappuccini Clarisse il Terzo Ordine Regolare

Ci nonostante, nell'ultima met del XX secolo, sono nate nuove diramazioni: in Italia i "Fratelli di San Francesco", i "Piccoli Fratelli e Sorelle della Via", la "Fraternit Francescana di Betania" e i "Frati Minori Rinnovati" (che si ripromettono di rivivere l'originaria povert francescana non possedendo alcun bene, neanche come ordine), i Frati Minori Missionari in Brasile, i "Francescani del Rinnovamento" negli USA, ed in particolare i "Frati Francescani dell'Immacolata", nati dall'Ordine dei Frati Minori Conventuali, che si dedicano, sull'esempio di San Massimiliano Kolbe, alle comunicazioni sociali, alla preghiera eucaristica, diffusione della venerazione alla Vergine Maria Immacolata Concezione.

Ordinamento interno [modifica]


I quattro ordini hanno ciascuno un Ministro generale: padre Jos Rodrguez Carballo il ministro dei Frati Minori, eletto nel 2009[2]; padre Marco Tasca dei Conventuali, eletto nel 2007[3]; padre Mauro Jhri ministro dei Cappuccini[4]; padre Michael Higgins ministro generale del Terz'Ordine Regolare[5]. Vi sono poi, Ministri provinciali coadiuvati da capitoli provinciali e regionali. Figura molto rilevante il Procuratore generale che cura i rapporti con la Santa Sede e a sua volta il garante dell'obbedienza dell'ordine alle indicazioni papali. A livello del singolo convento l'autorit incentrata sul padre guardiano. A livello internazionale i Francescani collaborano nelle seguenti conferenze:

Conferenza dei Ministri generali delle quattro Famiglie francescane: le tre del 1 Ordine e quella del TOR; Conferenza Francescana Internazionale delle Sorelle e dei Fratelli del TerzOrdine Regolare (CFI-TOR); Conferenza della Famiglia francescana (CFF), che comprende i quattro Ministri generali, la Ministra (o il Ministro) generale dellOFS e la Presidente della Conferenza Francescana Internazionale del TOR (CFI-TOR).

A livello nazionale vi sono:

Unione Conferenze dei Ministri provinciali; Movimento Francescano (MO.FRA.); Movimento religiose Francescane (MO.RE.FRA.)

Ordine dei Frati Predicatori


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Ordine dominicano)

L'Ordine dei Frati Predicatori (Ordo Fratrum Praedicatorum) un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i frati di questo ordine mendicante, detti comunemente domenicani, pospongono al loro nome la sigla O.P.[1] L'ordine sorse agli inizi del XIII secolo in Linguadoca a opera dello spagnolo Domenico di Guzmn con il fine di lottare contro la diffusione del catarismo: Domenico e i suoi compagni scelsero di contrastare le dottrine eretiche sia attraverso la predicazione che attraverso l'esempio di una severa ascesi personale, vivendo in povert e mendicit.[2] Poich per confutare le dottrine eterodosse era necessario che i predicatori, oltre a essere esemplarmente poveri, avessero anche una solida preparazione culturale, i conventi domenicani divennero importanti centri di studi teologici e biblici:[3] appartennero all'ordine alcuni dei pi importanti teologi medievali, come Tommaso d'Aquino e Alberto Magno.[4] La forma di vita di Domenico e dei suoi compagni venne approvata solennemente da papa Onorio III con le bolle del 22 dicembre 1216 e del 21 gennaio 1217.[2] Le principali finalit dell'ordine sono la propagazione e la difesa del cattolicesimo mediante la predicazione, l'insegnamento e la stampa.[1]
Indice
[nascondi]

1 Cenni storici o 1.1 Il fondatore o 1.2 La fondazione dell'ordine

2 La spiritualit domenicana 3 Il governo dell'ordine 4 Stemma domenicano 5 L'abito domenicano 6 Attivit 7 Statistiche 8 La famiglia domenicana 9 Note 10 Bibliografia 11 Voci correlate 12 Altri progetti 13 Collegamenti esterni

Cenni storici [modifica]

Domenico di Guzmn in un affresco del beato Angelico del convento di San Marco a Firenze

Il fondatore [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Domenico di Guzmn.

Il fondatore nacque nel 1170 a Caleruega, in Castiglia, da Felice di Guzmn e Giovanna d'Aza, membri della piccola nobilt: il nome di Domenico gli venne imposto in onore del santo abate del monastero di Silos. Dopo aver studiato teologia a Palencia, entr nel capitolo regolare che serviva nella cattedrale di Osma, di cui divenne sottopriore.[5] Nel 1203 accompagn il vescovo Diego di Acevedo in una missione diplomatica per conto di Alfonso VIII di Castiglia presso Valdemaro II di Danimarca.[6] Durante il viaggio di andata, attraversando la Linguadoca, Domenico ebbe modo di rendersi conto della grande diffusione

dell'eresia catara in quella regione: a ottobre, presso Tolosa, riusc a convertire il proprietario della taverna dove avevano trovato alloggio e, secondo Henri Lacordaire, fu proprio in quell'occasione che Domenico inizi a concepire l'ordine che avrebbe fondato.[7] Conclusa la missione in Danimarca, insieme al suo vescovo, ottenne da papa Innocenzo III il permesso di unirsi ai legati papali (i cistercensi Arnaldo di Cteaux e Pietro di Castelnau) che predicavano tra i catari in Linguadoca.[6] Poich i "perfetti" catari conducevano una vita povera, austera e casta,[8] avevano una profonda conoscenza delle Sacre Scritture e predicavano con semplicit, viaggiando a piedi due a due percorrendo i villaggi, le loro dottrine, inizialmente diffuse soprattutto tra i nobili e la borghesia, stava penetrando anche nelle classi popolari: contro la diffusione del catarismo l'azione missionaria dei vescovi (maggiormente attenti all'amministrazione dei beni terreni) del clero secolare (culturalmente impreparato) e dei monaci cistercensi (tradizionalmente dediti pi alla vita contemplativa che alla predicazione) non aveva ottenuto successi.[9] Domenico si rese conto che una delle maggiori ragioni del successo del catarismo tra i ceti umili, naturalmente mal disposti verso il lusso e la ricchezza del clero, era la propaganda pauperistica: il fondatore decise, quindi, di organizzare comunit di predicatori viventi in povert e li mand a predicare due a due tra i catari.[10]

La fondazione dell'ordine [modifica]

La bolla Religiosam vitam del 1216 Nel 1205 il vescovo di Tolosa, Folco, don a Domenico la chiesa di Notre-Dame de Prouille, presso Fanjeaux, che lo destin ad ospitare una comunit di donne convertite dal catarismo desiderose di abbracciare la vita religiosa: il monastero di Prouille fu il centro dell'apostolato di Domenico per il successivo decennio.[11] Tra il 1213 e il 1214, a Fanjeaux, prese forma l'idea di dare inizio a un nuovo ordine e nella primavera del 1215 il vescovo Folco diede il primo riconoscimento ecclesiastico alla comunit di Domenico, approvata come fraternit di predicatori per la diocesi di Tolosa.[12]

Pierre Seila, ricco cittadino di Tolosa, mise a disposizione della missione di Domenico i suoi beni e la propria abitazione, presso la quale il fondatore raduno i suoi primi sei compagni.[13] Come luogo di culto, la comunit ottenne da Folco la chiesa di San Romano.[14] Nel 1215 Domenic accompagn il vescovo Folco a Roma, dove doveva celebrarsi un concilio, e chiese a papa Innocenzo III l'approvazione della sua fraternit e la conferma dei beni che gli erano stati donati. Poich, dopo il IV concilio Lateranense, vigeva il divieto di fondare nuovi ordini religiosi, il pontefice impose a Domenico di adottare una regola gi esistente: nel 1216 Domenico scelse la regola di sant'Agostino, alla quale aggiunse degli statuti ispirati a quelli dei canonici di Prmontr.[14] Il 22 dicembre 1216 papa Onorio III, da poco succeduto a Innocenzo III, eman la bolla Religiosam vitam, mediante la quale approv la comunit di Domenico come compagnia di canonici regolari posta sotto la protezione della Sede Apostolica; con una seconda bolla del 21 gennaio 1217 il pontefice riconobbe l'originalit del carisma di Domenico e approv la sua fraternit come ordine religioso, detto dei frati predicatori.[15] Dopo l'approvazione ufficiale del papa, i frati Predicatori si diffusero in tutta Europa, principalmente nelle citt dove stavano sorgendo le prime universit, dunque Bologna e Parigi, le quali riceveranno un forte sviluppo anche grazie ai frati predicatori. Come richiesto dal concilio Lateranense IV i frati dovettero adottare una regola preesistente; optarono quindi per quella agostiniana, tradizionalmente attribuita a sant'Agostino. Ad essa, regola fondamentalmente generica, accorparono una serie di leggi chiamate costituzioni, le quali regolarono e diedero forma organica all'intero ordine. Particolarmente famose ed oggetto di studio giuridico per la forma di elevata democrazia, sono state spesso utilizzate come modello per altre costituzioni, soprattutto quelle dei futuri comuni. Tra i primi conventi in Italia, nati gi nel XIII secolo, ricordiamo quelli di Bologna, Forl, Piacenza, Pistoia.

La spiritualit domenicana [modifica]

San Domenico riceve il rosario dalla Vergine: dipinto di Guido Reni Il punto focale della spiritualit domenicana la figura di Cristo redentore, causa meritoria della salvezza umana: il carattere cristocentrico di tale spiritualit e dimostrato dalla devozione dei frati per la passione di Ges (uno dei principali promotori della pratica della Via Crucis fu il domenicano Alvaro de Zamora, che l'introdusse nel convento di Cordova) e per l'Eucaristia (Tommaso d'Aquino compose l'ufficio liturgico per la festa del Corpus Domini).[16] Peculiare anche la devozione mariana, forte gi nel fondatore e propagata da Pietro da Verona attraverso la creazione di numerose confraternite; i domenicani Alano de la Roche e Jacob Sprenger furono tra i principali promotori della pratica del Rosario (o salterio della Beata Vergine) e tale devozione ebbe un notevole impulso sotto il pontificato del papa domenicano Pio V, che la colleg alla vittoria sui turchi a Lepanto.[17] I domenicani, particolarmente padre Jean-Joseph Lataste, promossero l'inserimento del nome di san Giuseppe nel canone della Messa e spinsero papa Pio IX a proclamarlo patrono della Chiesa universale.[18] Ebbero un ruolo importante anche nella diffusione della devozione per le anime del Purgatorio: la pratica delle tre Messe in suffragio da celebrarsi il 2 novembre, divenuta prassi universale nella Chiesa cattolica, ebbe origine nel XV secolo nel convento domenicano di Valencia.[18] Numerosi i frati domenicani elevati all'onore degli altari: oltre al fondatore, Raimondo di Peafort,[19] terzo maestro generale dell'ordine; il martire Pietro da Verona;[20] i teologi e dottori della Chiesa Tommaso d'Aquino[21] e Alberto Magno;[22] i missionari Giacinto e Luigi Bertrando; Vincenzo Ferreri,[23] invocato come taumaturgo; il vescovo di Firenze Antonino.[24]

Il governo dell'ordine [modifica]

Bruno Cador, eletto maestro generale dell'ordine nel settembre 2010 Il capo dell'ordine il maestro generale, che detiene il potere esecutivo: egli viene eletto dal capitolo generale con un mandato di nove anni (fino al 1804, la carica era vitalizia). Pur presiedendo il capitolo generale, il maestro soggetto alla sua autorit, tenuto ad applicarne i decreti e pu essere da esso deposto.[25] Il capitolo generale, composto dai rappresentanti di tutto l'ordine, detiene la suprema autorit legislativa: tale organismo, convocato e presieduto dal maestro generale, si riunisce triennalmente e ne fanno parte tre rappresentanti di ogni provincia (il priore provinciale, un definitore e un suo socio).[25] La sede del maestro generale e della curia generalizia dell'ordine presso il convento di Santa Sabina all'Aventino, in piazza Pietro d'Illiria a Roma.[1] Amministrativamente, l'ordine diviso in province, governate da un priore provinciale eletto con mandato quadriennale dal capitolo provinciale, che si riunisce ogni quattro anni ed composto dai rappresentanti dei frati della provincia; i singoli conventi sono retti da un priore conventuale eletto con mandato triennale dal capitolo conventuale. I priori provinciali e conventuali, pur essendo eletti, non possono essere deposti dai capitoli (tale facolt riservata al superiore del livello pi alto).[25]

Stemma domenicano [modifica]


In origine l'ordine non aveva nessuno stemma, ma poi in Spagna si inizi ad utilizzare uno scudo cappato di bianco e di nero; successivamente, in Francia e Inghilterra, venne adottato come simbolo una croce gigliata decorata a bande bicrome (bianche e nere) alternate.[26] Attorno al XVI secolo vennero realizzate diverse varianti di questi stemmi con l'aggiunta di altri simboli (cane con la torcia, palma, giglio, corona), ma le due tipologie (stemma cappato e stemma crociato) rimasero ufficiosamente in uso fino al XX secolo: solo nel 1961, nel capitolo generale di Bologna, si decise di adottare ufficialmente lo stemma cappato; ma gi nel 1965, nel capitolo generale di Bogot, si concesse la facolt di utilizzarli entrambi.[27] Agli scudi viene solitamente affiancato un cartiglio con i motti Veritas o Laudare, benedicere, praedicare ("Lodare, benedire, predicare"), utilizzato per la prima volta negli atti del capitolo generale di Roma del 1656.[27]

L'abito domenicano [modifica]

L'abito domenicano L'abito del fondatore era quello dei canonici del capitolo di Osma, costituito da una tonaca bianca con cappa e cappuccio appuntito nero; anche la particolare tonsura "ad aureola" di Domenico era quella dei canonici di Osma ed era diversa da quella del clero secolare e dei monaci. Nel 1216 anche i frati che lo seguivano adottarono lo stesso abito e la stessa particolare tonsura.[28] L'abito era completato da una cintura di cuoio stretta in vita alla quale i frati portavano appesi alcuni oggetti di uso quotidiano; i frati conversi, che generalmente erano di bassa estrazione sociale e analfabeti, portavano anche una sorta di corona di perle per contare le preghiere (da cui, probabilmente, deriva l'uso dei domenicani di portare la corona del rosario alla cintura).[29] In seguito, all'abito venne aggiunto uno scapolare bianco, arricchito dai pontefici di varie indulgenze, che divenne anche segno distintivo dei terziari secolari domenicani; ai piedi, diversamente dai francescani, portavano calzature chiuse.[30] L'abito domenicano, alla fine di questo rapido percorso evolutivo, risult composto da tonaca e scapolare bianchi, cappa e mantello neri, cintura di cuoio con la corona del rosario pendente da un lato. Tale foggia rimase immutata nei secoli anche a causa di una leggenda diffusasi nel medioevo che faceva risalire l'adozione di tale abito a un evento miracoloso: l'abito, secondo questa tradizione, sarebbe stato mostrato al beato Reginaldo d'Orlans dalla Vergine, apparsagli per guarirlo a seguito delle preghiere di Domenico.[31] Nel 1968 venne abolita la tonsura e ai maestri provinciali venne data facolt di concedere ai frati il permesso di indossare anche abiti secolari fuori dai conventi.[31]

Attivit [modifica]

I domenicani si dedicano principalmente al tradizionale ministero della predicazione (sia con la parola che con lo scritto) che si concretizza in varie forme: missioni popolari, ritiri spirituali, corsi di formazione religiosa, comunicazione sociale, insegnamento, studio, ricerca scientifica e culturale, editoria.[32] I frati sono coinvolti nell'animazione della religiosit popolare e devozionale. Propagano particolarmente le devozioni al nome di Ges e del rosario (attraverso la promozione confraternite, crociate, congressi).[33] I principali centri di studio sono l'Universit San Tommaso d'Aquino, eretta a Roma nel 1580, trasformata in ateneo Angelicum nel 1909 e decorata del titolo di Pontificia Universit da papa Giovanni XXIII (motu proprio Dominicianus ordo del 7 marzo 1963), che comprende le facolt di teologia, filosofia, diritto canonico e scienze sociali;[34] l'universit di Santo Tomas a Manila, fondata dai domenicani spagnoli nel 1611 e considerata una delle pi prestigiose istituzioni accademiche in Asia;[35] l'cole biblique di Gerusalemme, fondata nel 1890 per iniziativa di MarieJoseph Lagrange.[36] Gli studiosi domenicani hanno esercitato una notevole influenza su tutta la riflessione teologica della seconda met del XX secolo: i teologi Marie-Dominique Chenu, Yves Congar e Edward Schillebeeckx parteciparono e diedero un importante contributo al concilio Vaticano II.[37] I frati domenicani stampano e dirigono numerosi periodici a carattere scientifico, culturale o popolare.[38] Il generalato di Vincent Jendel (1850-1872) diede impulso al lavoro missionario dell'ordine e tale opera acquis sempre maggiore importanza nei primi decenni del XX secolo, con la riorganizzazione delle province dell'ordine. I domenicani svolsero un intenso apostolato in Cina (Fujian) ma vennero espulsi nel 1946.[39]

Statistiche [modifica]

Ordine Cistercense
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Cistercensi)

L'Ordine Cistercense (in latino Ordo Cisterciensis, sigla O.Cist.) un ordine monastico di diritto pontificio. Ebbe origine dall'abbazia di Cteaux (in latino Cistercium), in Borgogna, fondata da Roberto di Molesmes nel 1098. Sorse all'interno della congregazione cluniacense, dal desiderio di maggiore austerit di alcuni monaci e da quello di ritornare alla stretta osservanza della regola di san Benedetto e al lavoro manuale.[1] L'ordine organizzato in monasteri autonomi riuniti in congregazioni monastiche, ciascuna delle quali dotata di costituzioni proprie:[2] retto da un abate generale residente a Roma.[3]
Indice
[nascondi]

1 Cenni storici o 1.1 Le origini o 1.2 Il governo dell'ordine o 1.3 Lo sviluppo dell'ordine o 1.4 La divisione dell'ordine e le sue riforme o 1.5 La decadenza e la rinascita 2 Organizzazione 3 Statistiche 4 Note 5 Bibliografia 6 Altri progetti 7 Collegamenti esterni

Cenni storici [modifica]

I santi primi abati di Cteaux: Roberto, Alberico e Stefano Harding

La Vergine appare a san Bernardo: particolare di un'opera di Filippino Lippi

Le origini [modifica]
L'esatta ricostruzione delle vicende storiche che hanno portato alla nascit dell'ordine cistercense alquanto difficoltosa, sia per la scarsezza e l'incerta datazione dei documenti che per il fatto che la sua origine non tanto ricollegabile all'intuizione di un singolo fondatore, ma alla ricerca progressiva condotta da un gruppo di monaci di una nuova forma di vita religiosa. L'abbazia madre di Cteaux venne fondata da Roberto, esponente di una nobile famiglia della Champagne, e gi priore di numerosi monasteri benedettini:[4] dopo un'esperienza eremitica condotta nella foresta di Collan, nel 1075 fond un monastero benedettino riformato a Molesme, in Borgogna, e ne venne eletto abate. Poich, nonostante le sue intenzioni, il monastero divenne una ricca abbazia, con alle dipendenze una trentina di priorati, Roberto, deciso a mettere in pratica una stretta osservanza della regola di san Benedetto, raccolse ventuno membri della comunit e il 21 marzo 1098,[5] con l'approvazione del legato pontificio Ugo di Romans e sotto la protezione del duca Oddone I di Borgogna, diede inizio a una nuova comunit monastica a Cteaux (in latino Cistercium),[6] nei pressi di Digione, dove il visconte Rainaldo di Beaune gli aveva donato una chiesa e dei terreni.

Per sottolineare la loro intenzione di condurre un pi austero stile di vita nel Novum monasterium, i monaci della comunit rinnovarono i loro voti nelle mani di Roberto. Nell'estate del 1099 papa Urbano II ordin a Roberto di tornare nell'abbazia di Molesme[7] e i monaci di Cteaux elessero come suo successore Alberico,[8] il quale riusc a ottenere da papa Pasquale II l'approvazione per il suo monastero e, con il Privilegium Romanum del 19 ottobre 1100, la sua libert da intromissioni di autorit ecclesiastiche o secolari. Ad Alberico succedette l'inglese Stefano Harding, che dopo essersi formato presso l'abbazia di Sherborne e poi a Parigi e a Roma e dopo aver conosciuto la vita monastica cos come condotta a Cluny, Camaldoli e Vallombrosa, era entrato tra i monaci di Molesme e aveva poi aderito al gruppo riformato di Cteaux.[9] Sotto il suo governo, la vita religiosa fior e la situazione economica dell'abbazia miglior significativamente. Nella primavera del 1112 entrarono nella comunit il nobile Bernardo di Fontaines che port con s trenta suoi compagni.[10] Il crescente afflusso di persone desiderose di far parte della comunit rese necessaria la fondazione di monasteri filiali: il primo sorse a La Fert nel 1113, nel 1114 ne venne fondato uno a Pontigny, poi uno a Morimond e nel 1115 dodici monaci guidati da Bernardo diedero vita al monastero di Clairvaux (o Chiaravalle), del quale Bernardo fu il primo abate. Pur avendo ricoperto solo la carica di abate del monastero di Clairvaux, Bernardo diede il contributo fondamentale alla diffusione dell'ordine in tutta Europa e al consolidamento del suo assetto organizzativo. Monasteri affiliati a Cteaux sorsero presto anche al di fuori dei confini francesi (nel 1120 a Tiglieto, in Liguria, nel 1123 a Kamp, in Renania, nel 1124 a Lucedio, in Piemonte), ma il massimo sviluppo dell'ordine si ebbe tra il 1124 e il 1151 (i monasteri dipendenti da Cteaux divennero 160, diffusi anche in Spagna, Svezia, Svizzera e isole britanniche).

Il governo dell'ordine [modifica]


I fondamenti della struttura giuridica del monachesimo cistercense sono esposti nella Charta Caritatis, redatta sotto l'abate Stefano Harding, e pi volte modificata. Tra il 1152 e il 1165 la Charta caritatis ricevette almeno cinque approvazioni pontificie mediante cinque bolle aventi tutte il medesimo titolo (Sacrosanta Romana Ecclesia): la prima, di papa Eugenio III, venne promulgata il 1 agosto 1152; la seconda, di papa Anastasio IV, promulgata il 9 dicembre 1153; la terza, di papa Adriano IV, del 18 febbraio 1157; la quarta e la quinta, entrambe di papa Alessandro III, promulgate rispettivamente il 15 ottobre 1163 e il 5 ottobre 1165.[11] In contrapposizione al tradizionale modello organizzativo benedettino, che prevedeva la totale autonomia di ogni monastero rispetto agli altri e la dipendenza dall'autorit vescovile, e a quello rigidamente centralizzato di Cluny, governato dall'abate di Cluny rappresentato in ogni monastero da un priore da egli confermato, i cistercensi crearono un sistema di abbazie autonome, legate tra loro da legami di fratellanza, sotto il controllo del capitolo generale al quale partecipavano tutti gli abati.[12] Fatta salva la piena autonomia di ogni monastero, per garantire che in ogni casa dell'ordine venissero rispettate la legislazione e le consuetudini cistercensi, ogni abbazia doveve essere visitata annualmente dall'abate dell'abbazia-madre (quella da cui erano provenuti i monaci che l'avevano fondata);[13] ogni monastero poteva assurgere al rango di abbazia madre fondando filiali, nei confronti delle quali veniva a possedere i diritti di sorveglianza.[14] L'abbazia madre di Cteaux veniva visitata congiuntamente dai quattro "protoabati" (gli abati delle prime quattro fondazioni di Cteaux: La Fert, Pontigny, Clairvaux e Morimond).[13]

Al vertice della struttura organizzativa dell'ordine cistercense era posto il capitolo generale, l'assemblea generale di tutti gli abati che si riuniva ogni anno a Cteaux sotto la presidenza del suo abate: le decisioni del capitolo avevano carattere vincolante anche per l'abate di Cteaux e i protoabati.[14] Tale sistema entr in crisi proprio a causa del grande sviluppo dell'ordine: la diffusione dei cistercensi in tutta Europa, il grande numero delle abbazie e le distanze, per l'epoca, enormi tra le abbazie-madri e le abbazie-figlie resero sempre pi difficili la partecipazione di tutti gli abati al capitolo generale annuale e la visita canonica. Nel 1422 il capitolo generale istitu i vicari generali con il compito di visitare i monasteri di una certa provincia, ma non si tratt di una soluzione efficace.

Lo sviluppo dell'ordine [modifica]

Bernardo predica la II crociata a Vzelay: dipinto di mile Signol

Monaci cistercensi al lavoro nei campi (dalle scene della vita di san Bernardo) L'ordine ebbe un ruolo primario nelle crociate, alle quali presero parte anche monaci e abati con compiti diplomatici e di assistena spirituale: la predicazione della seconda crociata venne affidata dal cistercense papa Eugenio III a Bernardo di Chiaravalle, che la sostenne eloquentemente a

Vzelay e a Spira; l'uccisione del vescovo cistercense Pietro di Castelnau, legato papale mandato da papa Innocenzo III a predicare contro i catari, segn l'inizio della crociata albigese.[15] Importante fu anche il ruolo dei cistercensi nell'organiazione degli ordini cavallereschi: Bernardo contribu alla redazione della regola dei Templari e nel 1135 dedic loro il trattato De laudibus novae militiae.[16] Le fonti antiche descrivono Cteaux come un locum horroris et vaste solitudinis (luogo di orrore e grande solitudine)[17] e, sul modello della primitiva abbazia, tutte le nuove fondazioni cistercensi dovevano programmaticamente insediarsi in luoghi isolati. Anche per questo il loro nome stato sempre associato al progresso nella bonifica e nel dissodamento di territori inospitali e incolti.[18] Secondo la storiografia pi recente, invece, l'accento posto nei primi documenti sul presunto isolamento di Cteaux fu soprattutto un artificio retorico escogitato dall'ordine in fase di consolidamento, ma anche un'operazione ideologica volta a creare una tradizione che desse lustro al Novum monasterium.[19] Per la fondazione di nuovi monasteri, quindi, non si sceglievano sempre luoghi deserti e incolti: le nuove abbazie venivano generalmente fondate in luoghi ricchi d'acqua e in bella posizione (i nomi dati a essi, come Beaulieu, Vauluisant, Clairvaux o Aiguevives, riflettevano tali caratteristiche). Erano i cistercensi a dare a questi luoghi un carattere di solitudine, acquistando i terreni circostanti e i diritti a essi legati.[20] Pur propugnando la povert assoluta, i cistercensi non misero mai in discussione il possesso di terre o denaro: anzi, nel capitolo generale del 1134 si permise espressamente la possibilit di acquistare terre, vigne, pascoli, boschi e corsi d'acqua. Solo grazie a questi beni i monaci sarebbero stati in grado di provvedere a s stessi con il loro lavoro, come prescritto dalla regola di san Benedetto, e si sarebbero garantiti la libert necessaria per realizzare la forma di vita monastica.[21] Poich l'adempimento degli uffici corali, l'opus Dei e la lectio divina impegnavano notevolmente i monaci e non consentivano ai monaci di dedicarsi ai lavori agricoli, presto (almeno dal 1119) i cistercensi accolsero l'istituto dei conversi:[21] i conversi erano religiosi laici provenienti generalmente dagli strati pi bassi della popolazione, partecipavano dei beni spirituali e temporali dell'ordine, si legavano al monastero mediante voti ed erano destinati unicamente al lavoro manuale; essi per non potevano ascendere allo status di monaci (come avveniva, invece, presso i cluniacensi) ed era loro rigorosamente interdetta qualsiasi attivit monastica, come lo studio e la lettura dei libri. Ai conversi erano destinati spazi separati sia all'interno del monastero che nella chiesa abbaziale.[22] L'impiego di questa forza lavoro non retribuita consent all'ordine di organizzare un proprio sistema economico basato sulle grange, delle aziende agricole dipendenti dai monasteri che avevano il compito di sfruttare, valorizzandoli, i terreni loro affidati: questo sistema si rivel estremamente efficiente e fece dei cistercensi dei pionieri nelle tecniche di bonifica, coltivazione e allevamento (specialmente degli ovini).[22] La produzione delle grange eccedeva abbondantemente il fabbisogno dei monasteri: i prodotti in eccesso venivano messi sul mercato e, poich lo stile delle loro abbazie era ispirata a principi di grande sobriet, la ricchezza prodotta veniva reivestita nelle attivit agricole.[22] Questa continua espansione economica condusse a rendere insufficiente la forza dei conversi e costrinse i cistercensi ad assumere anche lavoratori salariati.[20]

La divisione dell'ordine e le sue riforme [modifica]

La forza propulsiva dei cistercensi inizi a esaurirsi nel XIII secolo, parallelamente alla grande diffusione degli ordini mendicanti. I monasteri cistercensi, prendendo a modello i benedettini e la riforma di Santa Giustina di Ludovico Barbo, iniziarono a federarsi in congregazioni a carattere regionale o nazionale (anche per evitare il fenomeno della commenda e per conservare la regolare osservanza): la prima congregazione fu quella di Castiglia, fondata da Martino de Vargas ed eretta da papa Martino V nel 1425, seguita da quella italiana di San Bernardo (eretta da papa Alessandro VI nel 1497), che riuniva le abbazie lombarde e piemontesi.[23] La divisione dell'ordine in congregazioni (che, diversamente dai vicariati, erano riconosciute dalla Santa Sede), che pure mantenevano un certo legame con l'abbazia madre di Cteaux e il capitolo generale, signific la fine per l'unit dell'ordine.[24] Le tendenze riformistiche sorte nell'ordine a partire dal XVI secolo portarono anche alla nascita di congregazioni di riforma che si resero poi completamente autonome dal capitolo generale cistercense. Nel 1577, per esempio, l'abate Jean de La Barrire ripristin la rigorosa osservanza della regola di san Benedetto nel monastero di Notre-Dame de Feuillant e vi introdusse l'obbligo del silenzio e altre pratiche pi austere: papa Sisto V nel 1586 approv tale riforma e nel 1587 autorizz La Barrire a riformare anche altri monasteri. Sorse cos la congregazione dei Foglianti, diffusasi anche in Italia dove i monaci vennero detti Bernardoni, resa indipendente da Cteaux nel 1592 da papa Clemente VII.[25] Dal 1664 Armand Jean Le Bouthillier de Ranc, abate del monastero cistercense di Notre-Dame de la Trappe, assieme ad alcuni monaci di Perseigne, cerc di riportare il la sua abbazia alla forma di vita originaria di Cteaux, interpretando la Charta caritatis in senso fortemente rigoristico e imponendo ai suoi monaci una vita di stretta clausura e di penitenza, fatta di digiuni e rigoroso silenzio.[26] La riforma di La Trappe venne approvata con breve del 2 agosto 1677 e si estese rapidamente ad altri monasteri cistercensi, dando origine ad alcune congregazioni dette della stretta osservanza: nel 1892 queste congregazioni vennero fuse e costituite in ordine autonomo.[27]

La decadenza e la rinascita [modifica]


La guerra dei cent'anni, le guerre hussite e la Riforma protestante causarono gravi perdite all'ordine e portarono alla scomparsa dei cistercensi da vaste regioni d'Europa centrale e settentrionale.[24] Nel 1790, con la Rivoluzione, tutti i monasteri cistercensi di Francia vennero soppressi e con l'epoca napoleonica le secolarizzazioni si estesero ad altri paesi europei. Nel corso del XIX secolo governi liberali ordinarono la dissoluzione dei monasteri in Portogallo (1834), Spagna (1835) e Svizzera (1848).[23] La ripresa inizi sotto il pontificato di Pio VII, che invit le abbazie romane di Santa Croce in Gerusalemme e San Bernardo alle Terme a ricostituire la congregazione italiana di San Bernardo. Nel 1869 i rappresentanti dei monasteri superstiti si riunirono a Roma sotto la presidenza di Bernardo Cesari, abate di San Brenardo alle Terme, e decisero di ripristinare la carica di abate generale dell'ordine. I monasteri della stretta osservanza non parteciparono alla riunione e nel 1892 la Santa Sede sanzion la definitiva indipendenza delle tre congregazioni riformate che andarono a costituire l'ordine di Nostra Signora della Trappa.

Organizzazione [modifica]

Il monastero di Santa Maria di Poblet

L'abbazia di Wettingen-Mehrerau

La chiesa abbaziale di Zirc L'ordine cistercense composto dalle congregazioni monastiche riunite in esso e da altri monasteri non legati a nessuna congregazione; le congregazioni, a loro volta, sono composte da abbazie e priorati conventuali sui iuris e dalle case da essi dipendenti. Al 2010, l'ordine riunisce le seguenti undici congregazioni (le congregazioni sono elencate in ordine storico-giuridico di precedenza: i dati statistici sono riferiti alla fine del 2008):[28]

Congregazione di San Bernardo in Italia (Congregatio S. Bernardi in Italia),[29] fondata il 23 dicembre 1947. Conta 10 case e 93 membri, 51 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia della Madonna dei Lumi, a San Severino Marche;[3] Congregazione della Corona d'Aragona (Congregatio Coronae Aragonum) fondata il 19 aprile 1616 e restaurata il 16 luglio 1987. Conta 2 case e 38 membri, 17 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso il monastero di Santa Maria di Poblet;[3]

Congregazione di Mehrerau (Congregatio Augiensis),[30] fondata il 10 luglio 1624. Conta 7 case e 126 membri, 77 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Wettingen-Mehrerau, a Bregenz;[3] Congregazione di Maria Mediatrice (Congregatio B.M.V. Mediatricis),[31] fondata il 28 agosto 1846. Conta 2 case e 6 membri, 5 dei quali sacerdoti;[32] Congregazione Austriaca (Congregatio Austriaca),[33] fondata il 5 aprile 1859. Conta 7 case e 198 membri, 142 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Zwettl;[32] Congregazione dell'Immacolata Concezione (Congregatio Immaculatae Conceptionis),[34] fondata il 24 agosto 1867. Conta 5 case e 82 membri, 28 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Notre-Dame de Lrins, a Cannes;[32] Congregazione Zircense (Congregatio Zircensis),[35] fondata il 27 gennaio 1923. Conta 8 case e 83 membri, 67 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Zirc;[32] Congregazione di Casamari (Congregatio Casamariensis),[36] fondata il 14 dicembre 1928. Conta 18 case e 211 membri, 127 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Casamari;[37] Congregazione di Maria Regina del Mondo (Congregatio B.M.V. Reginae Mundi),[38] fondata nel 1953. Conta 10 case e 119 membri, 94 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Mogia a Cracovia;[37] Congregazione Brasiliana (Congregatio Brasiliensis),[39] fondata il 29 dicembre 1961. Conta 3 case e 53 membri, 24 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Santa Cruz, a Itaporanga;[37] Congregazione della Sacra Famiglia (Congregatio S. Familiae),[40] fondata il 6 ottobre 1964. Conta 10 case e 675 membri, 117 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Phuoc Son, a H Ch Minh.[37]

Fuori dalle congregazioni esistono 2 monasteri con 11 religiosi, 7 dei quali sacerdoti.[3] L'ordine conta monasteri in Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cechia, Cile, Eritrea, Etiopia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d'America, Svizzera, Ungheria e Vietnam.[41] In base alle costituzioni elaborate nel capitolo generale del 1969 (leggermente modificate negli anni successivi e approvate dalla Santa Sede il 16 ottobre 1990),[42] l'ordine governato da un capitolo generale (composto dagli abati e dai delegati delle singole case o congregazioni) presieduto dall'abate generale. Il capitolo si riunisce ogni cinque anni per legiferare sull'ordine nel suo insieme.[43] L'abate generale eletto dal capitolo generale con un mandato di dieci anni ed rieleggibile. Egli risiede a Roma ed assistito dal sinodo dell'ordine, un consiglio composto di quattro membri eletti dal capitolo, che si riunisce di norma due volte tra due capitoli generali (ogni due anni).[43]

Statistiche [modifica]