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Introduzione al diritto canonico

Il diritto canonico è costituito dall’insieme delle norme giuridiche formulate dalla Chiesa
cattolica, che regolano l’attività dei fedeli nel mondo nonché le relazioni interecclesiastiche e
quelle con la società esterna. Non va confuso con il diritto ecclesiastico, che è il diritto con cui
gli stati temporali (o secolari) regolano i loro rapporti con le varie confessioni religiose.
In sostanza è costituito da quell’insieme di norme che:
• creano i rapporti giuridici canonici, i quali riguardano la situazione giuridica dei fedeli
all’interno del corpo sociale della Chiesa;
• regolano tali rapporti;
• organizzano la gerarchia degli organi componenti la Chiesa e ne regolano l’attività;
• valutano e regolano i comportamenti dei fedeli.

Terminologia
La parola canonico deriva dal corrispettivo greco κανών, che significa semplicemente "regola",
ed è stato usata in maniera inequivocabile nel Concilio di Nicea (325 d.C.) quando furono
trattati i canones disciplinares, ma il suo uso ha cominciato a ricevere preferenze nette solo
dall'VIII secolo. Tuttavia nel corso della storia della Chiesa si è parlato spesso anche di ius
sacrum, ius decretalium, ius pontificium e ius ecclesiasticum. Dal Concilio Vaticano II il termine
diritto canonico è stato spesso sostituito da quello di "diritto ecclesiale", che meglio risponde
alle ragioni fondative della Chiesa.
Un'altra distinzione nasce dal fatto che la Chiesa si definisce un’unica realtà composta da un
elemento divino e da un elemento umano, regolata correlativamente sia dal diritto divino sia
dal diritto (meramente) ecclesiastico, ovvero dalle norme stabilite esclusivamente dalla
competente autorità ecclesiastica. Si osservi che in questo caso con diritto ecclesiastico la
Chiesa intende qualcosa di totalmente diverso da quanto indicato con lo stesso nome dagli
stati laici, come spiegato in precedenza. Il diritto divino si divide in naturale e positivo: del
primo fanno parte tutti i diritti umani intrinsechi alla natura umana stessa; del secondo tutte le
regole manifestate nella Rivelazione divina, ricavabili dai testi sacri e dalla Tradizione
apostolica.

Caratteristiche
Nonostante ovviamente sia radicato su una religione ben definita, il diritto canonico si discosta
molto dalla sharia islamica o dal diritto ebraico per essere molto vicino al diritto secolare degli
stati, ma allo stesso tempo non assume un'identità statale in quanto è destinato ad una massa
di fedeli stanziata in tutto il mondo e non distribuita all'interno d'un territorio ben definito:
parallelamente è distante dal concetto di stato anche perché il diritto canonico proviene ed è
diretto ad un altro mondo e non quello terreno. Elemento caratterizzante della legge canonico
è quindi la persona.

Norme
Le norme di diritto divino sono ritenute dalla Chiesa di fonte divina (es.: la Rivelazione) per cui
si ritiene siano assolutamente inderogabili da leggi umane, civili o ecclesiastiche; quelle di
diritto umano scaturiscono, invece, dal volere delle autorità costituite dalla Chiesa per il
governo della comunità dei fedeli quali ad esempio il Papa e il Concilio Ecumenico.
Corpus iuris Canonici
Il Corpus Iuris Canonici è un corpo normativo sul materia:diritto canonico della chiesa
Cattolica, pubblicato ufficialmente nel 1582 e comprendente il Decretum Gratiani e le
successive cinque raccolte : il "Liber Extra" (o decretales) emanato da Gregorio IX nel 1234, il
"Liber Sextus" emanato da Bonifacio VIII nel 1298 e le "Clementinae" promulgate da
Clementinae.
In seguito, se ne considerarono parte anche le "Extravagantes Johannis XXII", raccolta di
decretali redatta verso il 1317 e le "Extravagantes communes", raccolta privata realizzata da
Giovanni di Chappuis.
Del corpus, si sono avute diverse edizioni nel tempo, dovute ad aggiunte di nuovi testi da parte
di canonisti come il Lancelotti: la prima, fu pubblicata a Parigi da Giovanni di Chappuis nel
1500, l'ultima, riveduta e corretta da una commissione di canonisti cosiddetti "correctores", fu
solennemente promulgata da papa Gregorio XIII con la bolla "Cum pro munere" del 1580 ed
ufficilamente pubblicata nell'editio romana due anni più tardi.

Storia
L'evoluzione del diritto canonico nell'arco della storia è solitamente divisa in quattro grandi
periodi disomogenei tra loro.

Periodo pregrazianeo: primo Millennio


Questo periodo comprende il primo Millennio di vita della Chiesa Cattolica, dalle origini delle
prime comunità fino all'avvento della figura pivotale di Graziano.
Nella prima parte di questo periodo, quindi dalle origini della Chiesa fino all'Editto diCostantino
(313) il diritto canonico era basato esclusivamente su quello divino, quindi sulle Sacre Scritture
e sul diritto naturale. Poco diritto veniva disciplinato e molto veniva ereditato dal diritto
ebraico.
Successivamente, oltre agli Atti degli Apostoli che mostrano un primo assetto della comunità
cristiana, si inseriscono altri scritti dal II secolo fino al VII secolo, come Barnaba, Clemente
romano, Ignazio, Policarpo, Erma sino ai Padri della Chiesa (Sant'Ambrogio, Sant'Agostino, San
Girolamo eccetera). È con l'evoluzione di questi secoli che tra le fonti del diritto sorge la
Tradizione, ovvero gli insegnamenti degli apostoli e dei loro successori, ma anche un
approfondimento filosofico e non della fede e dei vari principi morali.
Col formarsi di Chiese particolari e forme continuamente diverse di riti e liturgie a secondo dei
luoghi, specialmente in Medio oriente, sorsero le divisioni territoriali, le figure dei Vescovi che
cominciarono ad intraprendere una prima forma di legislazione religiosa locale, e soprattutto si
cominciarono ad importare vari istituti di diritto romano.
Dal [[w:IV secolo|IV secoloimportanti sono i Concili ecumenici, che fissano i vari dogmi della
fede cristiana e le varie regole giuridiche (i "canoni" appunto), raccolte in decisioni conciliari.

Periodo classico: XII-XVI secolo


Il cosiddetto periodo classico del diritto canonico inizia nel XII secolo, più precisamente dal
1140 circa, periodo in cui Graziano compie la prima effettiva opera giuridica su testi canonici, il
famoso decretum: il monaco camaldolese colleziona un'enorme raccolta di fonti canoniche ed
elabora numerose interpretazioni su quelle contrastanti, che entreranno a far parte del corpus
Iuris Canonici.
Successivamente, in coincidenza col fiorire delle univerisità italiane e della dottrina giuridica, il
Decretum riceve molti commenti, glosse ed è oggetto di numerosi studi, mentre al contempo
prende piede un'altra fonte di diritto canonico di origine pontificia, ovvero l'iniziativa in base a
causae maior (questioni importanti di natura immediata).
Il fatto storico che chiude questo periodo, e stravolge nettamente l'assetto della Chiesa, è la
Riforma protestante, col conseguente e necessario Concilio di Trento che fissa regole
dottrinarie ma anche e soprattutto disciplinari, contribuendo all'aspetto giuridico
dell'organizzazione ecclesiastica in maniera rilevantissima.

Periodo moderno: XVII-XIX secolo


Questo periodo è caratterizzato da un forte e sempre maggiore accentramento del potere in
seno a Roma a discapito delle Chiese particolari e locali: una tendenza, a dire il vero, iniziata
già nel XVI secolo, e naturale reazione al fenomeno protestante che toglie tutte le autonomie
che non siano strettamente necessarie alle chiese particolari per mantenere salda l'unità della
Chiesa.
Sorge anche un sempre maggior conflittuale rapporto con gli Stati temporali, che porta al
periodo del cosiddetto giurisdizionalismo dove i canonisti si sforzano di affermare che la Chiesa
e lo Stato nei loro ambiti siano due società perfette, e che la prima ha diritto e necessità di
tutte le sue libertà, specialmente la non soggezione alla realtà politica.
È dopo la Rivoluzione francese che il distacco si compie definitivamente tra le due realtà e che
il diritto canonico si scinde definitivamente da quello secolare: gli Stati non danno più sostegno
alla Chiesa (c.d. separatismo), che si trova a dover codificare da sola le proprie regole.

Codice di diritto canonico


Il Codice di Diritto Canonico (abbreviato in CIC, dal titolo latino Codex Iuris Canonici), è il
codice normativo della Chiesa cattolica di rito latino.

Fino al 1917 non esisteva un Codice di diritto canonico, ma solo un insieme di leggi promulgate
in tempi diversi e in risposta a situazioni diverse. Le raccolte del Corpus iuris canonici avevano
solo una natura privata Bisogna tener presente che anche per quello che riguarda il diritto
civile dopo la redazione del corpus iuris civilis dei tempi di Giustiniano per mille e duecento
anni si è avuta una situazione simile. Con il codice Napoleone, invece l'Europa continentale
riscoprì la necessità di avere un corpo normativo organicamente strutturato. Sull'esempio
francese quasi tutti gli stati dell'Europa continentale passarono ad un regime di codice. Un
certo ritardo ci fu per la Germania in cui il codice entrò in vigore il primo gennaio del 1900.
Sulla scia di questa evoluzione del diritto civile anche in campo canonico si sentiva la necessità
di dare una interpretazione retta e uniforme della normativa della chiesa. Il Papa Pio IX decise
di organizzare e riunire in un unico corpus tutte le leggi ecclesiastiche; anche per questo,
indisse il concilio Vaticano I. A causa della guerra fra Francia e Prussia, Napoleone III fu
costretto a ritirare le truppe che aveva poste a difesa dello Stato Pontificio e questo permise
(tramite la storica Breccia di Porta Pia) al Regno d'Italia di annettere lo Stato della Chiesa,
facendo perdere al Papa la propria autonomia territoriale.
Presentendo questo, l'anno precedente alla breccia, il Papa aveva interrotto il concilio e, a
causa di quest'interruzione, il progetto di Codice era passato in secondo piano. Ma era ancora
alla ribalta il problema della certezza del diritto: l'ultima raccolta di decretali risaliva al 1582 e,
da allora, gli atti legislativi papali si erano susseguiti numerosi e senza organicità. Fu per
questo che, nel 1915, Papa Pio X decise di rimettere mano al progetto del predecessore e fece
cominciare la stesura di un Codex Juris Canonici; la sua opera fu portata a termine dal suo
successore Benedeto XV, che promulgò il Codex del w:1917|1917. Dato l'intervento dei due
Papi, esso è conosciuto ancora oggi come "Codice Pio-Benedettino" o Piano Benedettino.
Il 25 gennaio del 1983, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, fu promulgata la versione
riformata del CIC: il titolo, Codex Iuris Canonici, resta invariato rispetto alla versione
precedente; il testo ufficiale è in latino. La revisione era stata iniziata da Giovanni XXIII nel
1959, e fortemente voluta dal Concilio Vaticano II.
Finalità
La Costituzione apostolica Sacrae Disciplinae Leges (25 gennaio 1983) con cui Giovanni Paolo II
ha promulgato il nuovo CIC spiega:
"Il codice non ha come scopo in nessun modo di sostituire la fede, la grazia, i carismi e
soprattutto la carità dei fedeli nella vita della chiesa. Al contrario, il suo fine è piuttosto di
creare tale ordine nella società ecclesiale che, assegnando il primato all'amore, alla
grazia e al carisma, rende più agevole contemporaneamente il loro organico sviluppo
nella vita sia della società ecclesiale, sia anche delle singole persone che ad essa
appartengono".

Aggiunge che il CIC è "lo strumento indispensabile per assicurare il debito ordine sia nella vita
individuale e sociale, sia nell'attività stessa della chiesa".
All'inizio del Codice si stabilisce che il CIC riguarda solo la Chiesa latina (can. 1); le altre chiese
cattoliche sui iuris, quelle di rito orientale, sono disciplinate dal Codice dei canoni delle Chiese
orientali (promulgato nel 1990).

Struttura
Il Codice di diritto canonico del 1983 consta di 1752 canoni. Il codice è diviso in sette "libri",
ognuno dei quali è suddiviso in varie "parti", a loro volta suddivise in "titoli", poi "capitoli", e
quindi "articoli". A differenza del diritto civile, "articolo" è quindi una sezione, un
raggruppamento di alcune norme, e non le norme stesse; la norma particolare infatti è detta
canone (abbreviato in "can.", plurale "cann."). I canoni possono essere ulteriormente suddivisi
in commi, e nel testo la suddivisione è indicata dal carattere "§".
Le grandi sezioni in cui si articola il Codice sono le seguenti:
• LIBRO I - Norme generali (Cann. 1-203)
Include 203 canoni suddivisi in 11 titoli: leggi ecclesiastiche, procedure, decreti generali,
singoli atti amministrativi, statuti e regolamenti, definizione delle persone fisiche e
giuridiche, atti giuridici, potere di governo, uffici ecclesiastici, computo del tempo.

• LIBRO II - Il popolo di Dio (Cann. 204-746)


È il libro più significativo per una prospettiva teologica; esso include 543 canoni
organizzati in tre parti: "I fedeli", "La costituzione gerarchica della Chiesa", "Gli istituti di
vita consacrata e società di vita apostolica". Nella prima parte si tratta del laicato e del
clero, e dei rispettivi diritti e doveri. Nella seconda parte si definiscono la suprema
autorità della Chiesa e le Chiese particolari (diocesi e altre strutture ecclesiali ad esse
equiparate). La terza parte regolamenta i tipi di comunità religiose, gli w:Istituti di Vita
consacrata\istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica.

• LIBRO III - La funzione di insegnare nella Chiesa (Cann. 747-833)


Contiene 87 canoni riguardanti la predicazione, la catechesi, l'attività missionaria,
l'educazione cristiana, le pubblicazioni e la professione di fede.

• LIBRO IV - La funzione di santificare nella Chiesa (Cann 834-1253)


Annovera 420 canoni. La prima parte concerne i sacramenti: il ministro di ogni
sacramento, la disposizione del ricevente, la sua celebrazione. La seconda parte concerne
i sacramentali, l'ufficio divino, i funerali, la devozione ai santi, i voti e i giuramenti. La
terza parte presenta i luoghi sacri e le osservanze devozionali (digiuni, giorni
consacrati...).

• LIBRO V - I beni temporali della Chiesa (Cann. 1254-1310)


Legifera sulla proprietà in 57 canoni, occupandosi della sua acquisizione,
amministrazione, alienazione; si occupa anche di lasciti e pie fondazioni.
• LIBRO VI - Le sanzioni nella Chiesa (Cann. 1311-1399)
Consta di 89 canoni relativi alle punizioni ecclesiastiche (tra cui la scomunica,
l'interdetto...)

• LIBRO VII - I processi (Cann. 1400-1752)


Presenta 353 canoni sulle norme procedurali. Stabilisce le regole per i tribunali, i vicari, la
giurisdizione ordinaria e straordinaria, i gradi di giudizio e l'appello, la Segnatura
apostolica, le procedure amministrative per i tribunali e le regole per gli uffici che si
occupano di dirimere contenziosi riguardanti l'esercizio dell'autorità amministrativa.

Dottrina
La struttura del CIC riflette l'ecclesiologia del Concilio Vaticano II.
Norma generale del CIC è la salus animarum, la salvezza delle anime: finalità del diritto
canonico è quindi, nella mente del legislatore, quella di aiutare l'opera dell'evangelizzazione e
della cura pastorale che la chiesa realizza.
• Un primo punto importante di dottrina è la concezione della chiesa come popolo di Dio.
Il titolo del Libro II riflette questo nome che il Vaticano II dà alla chiesa. La successione
dei titoli inizia dalla vocazione generale, la vocazione battesimale di tutti i fedeli, con i
diritti e doveri che sono propri di tutti i membri della chiesa (si tratta in successione dei
fedeli laici, dei chierici, delle prelature personali, delle associazioni dei fedeli). Solo dopo
questa trattazione si passa a delineare la struttura gerarchica della Chiesa, con la
suprema autorità della chiesa (papa, cardinali, w:curia romana!curia romana) e le
diocesi (qui chiamate chiese particolari). La trattazione del popolo di Dio si chiude con la
vita religiosa. È da notare la differenza con il CIC del 1917, dove senz'altro si iniziava la
trattazione dalla suprema autorità, discendendo poi verso i fedeli laici, in ossequio a una
ecclesiologia strettamente gerarchica. Nel testo del 1983 la prospettiva è rovesciata: la
ecclesiologia di base è quella della comunione gerarchica, che valorizza innanzitutto la
presenza e la funzione di tutti i fedeli nella chiesa.
• La chiesa è vista come "comunione". Ciò determina le relazioni che devono intercorrere
fra le chiese particolari e quella universale, e fra la collegialità di tutti i vescovi e il
primato del papa
• Un altro punto di dottrina importante è la concezione dell'autorità come servizio.
• Inoltre, la dottrina per la quale tutti i membri del popolo di Dio, nel modo proprio a
ciascuno, sono partecipi del triplice ufficio di Cristo: sacerdotale, profetico e regale.
• Significativo è pure l'affermazione dell'impegno che la chiesa deve porre
nell'ecumenismo.

Interpretazione
Perché la norma del CIC possa essere interpretata rettamente, la Costituzione Apostolica
Sacrae Disciplinae Leges (1984) stabilì la creazione della "Pontificia Commissione per
l'Interpretazione Autentica del Codice di Diritto Canonico" (abbreviata PCCICAI, dal nome latino
Pontificium Consilium Codicis Iuris Canonici Authentice Interpretando).
In seguito la Costituzione Apostolica Pastor Bonus (1988) ha trasformato la Commissione
nell’attuale Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi, con una
competenza più ampia: oltre all'interpretazione del Codice e delle altre leggi universali della
Chiesa cattolica, offre consulenza giuridica alle congregazioni della Curia Romana e analizza la
conformità delle leggi particolari alle leggi universali.
Canoni delle Chiese orientali
Il Codice dei canoni delle Chiese orientali o in latino Codex Canonum Ecclesiarum
Orientalium, è stato promulgato dal Papa Giovanni Paolo II il ottobre 1990 (con valore dal 1
ottobre 1991) e costituisce il codice comune a tutte le Chiese orientali cattoliche.
La Chiesa latina aveva visto aggiornato il proprio codice a partire dal 1983, mancava da secoli
una disciplina unitaria alle Chiese orientali cattoliche, e, come detto dalla Orientalium
Ecclesiarum« ne rispecchiasse il patrimonio rituale e ne garantisse la salvaguardia».
Papa Giovanni XXIII, prima dell'elezione pontificia aveva svolto uno dei suoi primi incarichi
diplomatici come nunzio a Sofia, e in quella occasione ebbe modo di occuparsi, nella piccola
comunità cattolica bulgara, di risolvere i difficili rapporti tra i cattolici di rito latino e quelli allora
detti uniati, mentre Giovanni Paolo II era ben conscio degli stessi contrasti esistenti in Polonia.
Il Sinodo straordinario del 1985, aveva, del resto espresso un desiderium di veder emanato un
Codex per le chiese orientali che ne salvaguardasse le caratteristiche. Nella locuzione papale si
è ricordato che fin dal 1927 Papa Pio XI si era pronunciato per l'urgenza di un codice delle
Chiese orientali i cui lavori furono seguiti dai Cardinali Pietro Gasparri, Luigi Sincero, Massimo
Massimi e Pietro Agagianian, Acacio Coussa, e infine Giuseppe Parecattil. L'opera fu agevolata
dal lavoro dei Consultori, in particolare il Collegio dei Professori della Facoltà di Diritto Canonico
del Pontificio Istituto Orientale, con la collaborazione dell'Institut für Kirchenrecht
dell’Università di Friburgo.

Matrimonio canonico
Il matrimonio canonico è quella forma di matrimonio celebrata nelle forme, liturgiche e
sostanziali, tipiche del codice di diritto canonico e delle norme della Chiesa Cattolica. Negozio
che la Chiesa considera di diritto naturale, è elevato a sacramento dallo stesso codice:
«Il patto matrimoniale [...] è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di
sacramento»
(can. 1055)
Il matrimonio canonico di per sé produce effetti solo all'interno dell'ordinamento canonico, e va
tenuto distinto dal matrimonio concordatario, di cui invece potrebbe far parte, dal quale la
legge degli stati secolari legittima ed in certi casi disciplina, il sorgere di effetti civili propri del
matrimonio civile

Fonti
Il matrimonio ha innanzitutto basi solide nelle Sacre Scritture, ovvero nel diritto divino rivelato,
a partire dalla Genesi fino ad ognuno dei quattro Vangeli. Le Sacre Scritture vengono
completate dalla traditio orale dei Padri della Chiesa, nonché dal diritto naturale.
Ovviamente il matrimonio trova numerosi e incisivi richiami nel diritto canonico umano,1917
che abbandona la vecchia concezione materialistica di stampo medievale e poi la successiva
riforma del 1983.
Se il primo codice non definiva il matrimonio, ritenendo la questione superflua, la riforma ha
portato alla stesura della definizione consortium totius vitae, ordinato al bene dei coniugi e
della prole e fondato su foedus tra uomo e donna, oltre che necessariamente sacramento per i
battezzati.
Matrimonio come sacramento
Secondo la Chiesa non può esistere, fra battezzati, un contratto matrimoniale canonico senza il
sacramento, né viceversa. Il matrimonio è stato elevato a sacramento dallo stesso Gesù Cristo,
come unione lecita e qualificante verso la grazia divina. È solo la natura sacramentale che lo
rende indissolubile.

Matrimonio come contratto


Il matrimonio, anche nel diritto canonico, è costituito dal consenso di entrambi i nubendi, che
deve essere prestato da soggetti capaci, ovvero senza impedimenti, ovviamente nelle forme
prescritte.

Requisiti
I requisiti per contrarre matrimonio nel diritto canonico sono, oltre alla volontà piena e libera
dei nubenti (che forma il valido e pieno consenso), la capacità e la forma:
• I fini: uno dei requisiti è il fine, da distinguere dalla mera finalità (ovvero il motivo che
spinge i due soggetti a sposarsi), dato che i nubenti possono tranquillamente celebrare
un matrimonio totalmente valido anche se spinti da motivazioni differenti da quelle
ispirate dalla Chiesa. L'unico fine che interessa ed è fondamentale, è l'intenzione
generale di porre in essere il negozio matrimoniale. Attualmente i fini che interessano la
Chiesa sono essenzialmente due:
• bonum coniugum
• generatio et educatio prolis

Proprietà
Il matrimonio canonico gode di due proprietà essenzialmente, l'unicità e l'indissolubilità. Il
vincolo pertanto rimane unico una volta contratto valido matrimonio, con la stessa persone e in
maniera permanente fino a che entrambi i coniugi rimangono in vita.

Elementi
Gli elementi essenziali ricalcano i requisiti: sono tre e sono il bonum prolis, ovvero il diritto di
generare ed educare dei figli, il bonum fidei, ovvero il diritto a richiedere l'esclusività del
rapporto coniugale al coniuge, ed il bonum sacramenti, ovvero l'inissolubilità del rapporto.

Impedimenti
«Omnes possunt matrimonium contrahere qui jure non
proibentur»
Gli impedimenti sono dei fatti che riguardano uno dei coniugi (o entrambi) e delle condizioni
particolari circostanti che non permettono la valida celebrazione delle nozze. Il diritto canonico
condivide alcuni di questi impedimenti col matrimonio civile ma ne prevede anche alcuni
peculiari. Se in passato si parlava di impedimenta dirimenta[1]. e impedimenti impedienti,
l'attuale disciplina canonica considera solo i primi. Sono:
• Età, fissata per un minimo di 16 anni per l'uomo e di 14 per la donna.
• Impotenza, considerata solo per l'impotentia coëundi e non generandi
• Vincolo precedente
• Disparità di culto
• Ratto
• Ordine sacro
• Voto pubblico di castità
• Crimine
• Adozione
• Pubblica onestà (vita in comune con persone di sesso opposto)
• Consanguineità, in ogni grado in linea diretta ed entro il quarto grado in linea collaterale
• Affinità, in linea diretta soltanto
Entro certi limiti ben prefissati gli impedimenti possono essere dispensati dall'autorità
competente, solitamente l'Ordinario diocesano qualora non sia stabilito che spetti alla Santa
Sede espressamente.

Consenso
Il consenso è uno degli elementi essenziali del matrimonio canonico, e deve essere prestato da
entrambi i connubendi con piena capacità. Sebbene possa essere prestato per procura, il
consenso originale è insostituibile e deve essere espresso direttamente dalla persona
interessata.

Difetti
Il difetto del consenso si verifica qualora uno dei soggetti abbia manifestato durante la
celebrazione del matrimonio una volontà che in realtà interiormente non aveva. In questo caso
si verifica l'invalidità del matrimonio.
La discrasia tra volontà e manifestazione può avvenire in situazioni e casi diversi. Si ha una
differenza tra estrinseco ed intrinseco involontaria quando:
• uno o entrambi i soggetti non sono capaci di intendere e di volere, ovvero:
• insufficiente uso della ragione, dovuto ai più svariati motivi che rendono il
soggetto non capace di capire nemmeno cosa sia un matrimonio
• Grave difetto di discretio iudicii, distinta dall'ipotesi sopra in quanto il soggetto non
sarebbe capace nel dato momento di prefigurarsi i diritti ed i doveri che scaturiscono dal
matrimonio
• Incapacità ad assumere gli obblighi essenziali del matrimonio, si presenta quando un
soggetto è capace di intendere e di volere ma delle anomali psichiche o fisiche non lo
rendono idoneo ad assumere quanto ha accettato nel matrimonio (esempio ricorrente
l'omosessuale, la ninfomane..)
• Violenza: uno dei connubendi sceglie di sposarsi perché ha subito una violenza fisica.[2]
• Errore ostativo: una falsa rappresentazione interiore riguardo a:
• Le proprietà del negozio giuridico compiuto, ovvero la consapevolezza almeno
che il matrimonio sia un consortium fra i due soggetti permanente e sia
finalizzato alla procreazione dei figli
• Le proprietà del negozio-sacramento, invalidanti solo nel caso uno dei soggetti ritenesse
che il matrimonio non fosse perpetuo, non comportasse esclusione della poligamia ecc.
• Errore sull'identità della persona, ovvero l'identità fisica, generica, dell'altro nubente[3]
La situazione di differenza tra manifestazione e volontà è volontaria per:
• Simulazione, ovvero una volontà contraria a quanto si accingono a manifestare i
nubendi, manifestata a sua volta da un positivo atto di volontà. A sua volta la
simulazione può essere
• Bilaterale / Unilaterale, a seconda che provenga da uno o entrambi i soggetti
• Totale / Parziale, a seconda che non sia voluto l'intero matrimonio o un suo elemento
fondamentale
• "Iocus" (gioco)

Vizi
A volte il matrimonio è comunque invalido, sebbene il consenso ci sia, ma sia influenzato o
sviato da alcuni vizi. Il consenso è viziato in tre occasioni:
• Errore-vizio: diverso dall'errore ostativo, che invalida automaticamente il matrimonio ed
è un difetto, si basa sull'errore di una qualità di una persona che il nubente considera
fondamentale e che lo ha effettivamente spinto a sposarsi
• Dolo: uno dei nubenti ha, volontariamente, ingannato con raggiri o tacendo l'altro
soggetto riguardo a qualità o aspetti che riguardano la propria persona. I requisiti per il
dolo sono tre, ovvero l'effettivo inganno (con menzogna, ma anche tacendo e
nascondendo), il fatto che l'errore ricada su una qualità dell'altra parte e la possibilità
che la vita coniugale ne rimanga compromessa.
• Violenza morale (vis vel metus): un'azione, anche non volontaria o indiretta, che ponga
il nubente nella scelta di sposarsi al fine di evitarla. L'azione deve essere dell'altro
nubente o di un terzo, ma necessariamente un comportamento umano, il timore che ne
sorge deve essere grave.

Consenso condizionato
Se nel diritto civile, il matrimonio non può essere sottoposto a condizione (in caso contrario si
ha come non apposta), nel diritto canonico è prevista una possibilità di condizione, ma solo su
situazioni assolutamente incerte e non future (pena l'invalidità), bensì passate o presenti.

Note

1. ↑ celebre il passo manzoniano "Error, conditio, votum, cognatio, crimen, Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, Si sis
affinis,..." cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita
2. ↑ La violenza morale non esclude il consenso come quella fisica, ma lo vizia
3. ↑ L'errore su una qualità dell'altro nubente non rende invalido il matrimonio, ma al massimo determina un vizio del consenso

Tribunali ecclesiastici
Il tribunale diocesano è l’organo della potestà giudiziaria in ambito canonico.È presieduto
ordinariamente dal vicario giudiziale, nominato direttamente dal vescovo. Ha competenza nelle
cause per l’annullamento del matrimonio. Ha il potere di pronunciarsi per la dispensa dal
matrimonio non consumato (privilegio petrino)e per lo scioglimento del matrimonio in favore
della fede. (privilegio paolino) Ha competenza per una fase delle le cause di beatificazione e di
canonizzazione. Svolge un ruolo di presidenza per l’organo per la composizione di controversie
in materia di sostentamento del clero.
Per quello che riguarda l'impatto sulla società civile italiana, il compito più importante è quello
sulle dichiarazione di nullità del matrimonio canonico, che in Italia assume per lo più la forma
concordataria.
Im materia matrimoniale vige il principio della duplice conforme: un matrimonio è riconosciuto
nullo solo se c'è una dopia sentenza in tal senso del tribunale diocesano e di quello d'appello.
Altrimenti la decisione è rimessa alla rota romana, che funge da tribunale di terza istanza.

La Rota Romana (in latino Tribunal Rotae Romanae) è un dicastero della Curia Romana ed è il
tribunale ordinario della Santa Sede: probabilmente il suo nome deriva dal recinto di forma
circolare in cui in origine si adunavano o sedevano gli Uditori per giudicare le cause oppure dal
fatto che gli stessi ruotavano secondo turni.
I giudici (Uditori) di questo tribunale sono nominati dal Papa e costituiscono un Collegio; è
presieduto da un Decano, nominato per un determinato periodo dal Pontefice che lo sceglie tra
gli stessi giudici.
La Rota giudica per turni di tre uditori (o videntibus omnibus) ed è essenzialmente un Tribunale
di appello: è competente per il foro esterno (in materia di cause contenziose e criminali,
escluse quelle riservate al papa) e la sua giurisdizione, che concerne sia i cittadini della Città
del Vaticano sia i fedeli di ogni parte del mondo, si esercita:
• in primo grado nelle cause civili, ove siano convenuti vescovi diocesani, mense vescovili
o altri enti immediatamente dipendenti dalla Santa Sede, e in ogni altra causa che il
pontefice abbia avocato a sé, sia motu proprio sia per istanza delle parti;
• in secondo grado nelle cause già decise da tribunali diocesani e devolute
immediatamente al pontefice, saltando i tribunali metropolitani;
• in terzo grado nelle cause già decise in secondo grado dai tribunali metropolitani e
diocesani, e non ancora passate in giudicato.

Cause di nullità matrimoniale


La Sacra Rota si occupa delle cause di nullità matrimoniale, cause che costituiscono la grande
maggioranza di quelle discusse presso la Rota. Esse riguardano i matrimoni contratti con rito
cattolico, fra cattolici oppure fra un coniuge cattolico ed uno ateo o di altra confessione.
Comunemente si parla di "annullamento della Rota", o addirittura di "divorzio cattolico", ma
tecnicamente si tratta di "riconoscimento di nullità". Infatti secondo la dottrina cattolica il
matrimonio è uno e inscindibile e nessuno può annullarlo o romperlo. Tuttavia ci sono casi in
cui, benché due persone si siano sposate in chiesa, con il rito cattolico, abbiano vissuto insieme
per anni e anche avuto dei figli, in realtà tra loro non c'è mai stato un vero matrimonio. Fin dal
momento delle nozze qualcosa ha ostacolato la nascita di un vero matrimonio; il matrimonio
quindi non c'è mai stato, nonostante le apparenze esteriori: in questo caso la Rota può
riconoscere la nullità del matrimonio, affermare che quel matrimonio è stato nullo fin dal primo
giorno. Per questo non si tratta di un annullamento, ma di riconoscimento della nullità.
I matrimoni possono essere nulli in partenza per la mancanza di alcune condizioni essenziali al
buon esito del matrimonio. Ad esempio l'amministrazione del sacramento matrimoniale non ha
l'effetto di unire i coniugi in un vincolo davanti a Dio, se manca la volontà e la consapevolezza
di contrarre gli impegni che derivano da un matrimonio religioso, e di farlo insieme all'altro
coniuge.
Il diritto canonico individua nove casi in cui è lecita la dichiarazione di nullità, fra i quali:
matrimonio combinato contro la volontà di uno o entrambi i coniugi; incapacità psicologica a
vivere la donazione reciproca nel rapporto di coppia; non accettazione della sessualità aperta
alla procreazione. Secondo quest'ultimo punto, una pratica di castità all'interno del matrimonio
deve ottenere il consenso di entrambi i coniugi, pena la nullità.
Le persone, il cui matrimonio religioso è stato riconosciuto nullo dalla Sacra Rota, sono libere di
risposarsi una seconda volta in forma religiosa. Per la Chiesa cattolica esse non sono mai state
sposate prima e sono quindi libere di creare un nuovo legame.
In Italia, anche se vige il Concordato, la dichiarazione di nullità del matrimonio religioso non
comporta l'immediato annullamento del matrimonio civile, perché lo Stato italiano deve
accogliere la sentenza ecclesiastica attraverso una procedura detta delibazione. Tale
delibazione (o riconoscimento) di regola è dovuta ma in taluni casi particolari può non avvenire.
Inoltre la dichiarazione di nullità del matrimonio concordatario ha degli effetti economici
completamente diversi da quelli del divorzio civile, soprattutto per quanto riguarda il
mantenimento del coniuge economicamente debole che, in base alla legge italiana, di regola
non è dovuto se non in casi particolari e per un tempo molto breve.

Scomunica
La scomunica è un atto legale della chiesa cristiana che implica vari gradi di esclusione di un
suo membro dalla comunità dei fedeli a causa di gravi ed ostinate infrazioni alla morale e/o alla
dottrina riconosciuta. Il termine scomunica appare per la prima volta in documenti ecclesiastici
nel quarto secolo. Nel quindicesimo secolo si comincia a fare una distinzione fra coloro che
devono essere allontanati a causa di gravi errori (i vitandi), e quelli che possono essere tollerati
(i tolerati, che dovevano essere solo rigidamente esclusi dai sacramenti). Questa distinzione è
ancora in vigore nel Cattolicesimo.
La scomunica nella Bibbia
La disciplina nella chiesa primitiva segue il modello israelita. Si confrontino, ad esempio il
triplice ammonimento rivolto ad un fratello nella chiesa che trasgredisce gravemente le sue
regole, in Matteo 18:15-17 e che si conforma alle pratiche del Giudaismo.
L'origine della scomunica in termini cristiani è normalmente ricondotta al detto di Gesù sul
"legare e sciogliere" in Matteo 16:19 (rivolto a Pietro) e 18:18 (ai discepoli, cfr. Giovanni 20:23).
• "Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli,
e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli" (Matteo 16:19).
• "Io vi dico in verità che tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo;
e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo" (Matteo 18:18).
• "A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti"
(Giovanni 20:23).
Se questa legislazione fosse rilevante oppure meno nel tempo in cui scrivono gli apostoli, non
c'è alcuna ragione (come alcuni affermano) di considerarla una invenzione post-pasquale.
L'Apostolo Paolo prevede dei livelli di sanzioni disciplinari verso membri di chiesa che hanno
commesso gravi infrazioni, varianti da privazioni a livello sociale a piena esclusione dalla
comunità.
• "E se qualcuno non ubbidisce a ciò che diciamo in questa lettera, notatelo, e non
abbiate relazione con lui, affinché si vergogni" (2 Tessalonicesi 3:14 e ss.)
• "Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi" (1 Corinzi
5:13; cfr. v. 5).
• "Or se qualcuno è stato causa di tristezza, egli ha rattristato non tanto me quanto, in
qualche misura, per non esagerare, tutti voi. Basta a quel tale la punizione inflittagli
dalla maggioranza; quindi ora, al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo,
perché non abbia a rimanere oppresso da troppa tristezza. Perciò vi esorto a
confermargli il vostro amore; poiché anche per questo vi ho scritto: per vedere alla
prova se siete ubbidienti in ogni cosa. A chi voi perdonate qualcosa, perdono anch'io;
perché anch'io quello che ho perdonato, se ho perdonato qualcosa, l'ho fatto per amor
vostro, davanti a Cristo, affinché non siamo raggirati da Satana; infatti non ignoriamo le
sue macchinazioni" (2 Corinzi 2:5-11).
La punizione, in questo caso, era responsabilità dell'intera assemblea dei cristiani: "Nel nome
del Signore Gesù, essendo insieme riuniti voi e lo spirito mio, con l'autorità del Signore nostro
Gesù" (1 Corinzi 5:4). ed intesa per il bene sia del trasgressore che della chiesa (vv. 5_7; cfr. 1
Timoteo 1:19). Con la crescita della chiesa, sorge gradualmente il problema di chi abbia
l'autorità di scomunicare (Cfr. 3 Giovanni 9ss).
Nella chiesa primitiva, la scomunica in quanto tale [("...ho deciso che quel tale sia consegnato
a Satana" (1 Corinzi 5:5)] implicava l'isolamento completo dai fedeli.

Scomunica nella Chiesa cattolica romana


Nell'ambito del diritto canonico cattolico, la scomunica è la più grave delle pene che possa
essere comminata ad un battezzato: lo escude dalla comunione dei fedeli e lo priva di tutti i
diritti e i benefici derivanti dall'appartenenza alla Chiesa, in particolare quello di amministrare e
ricevere i sacramenti.
La scomunica è una delle tre censure ecclesiastiche previste dal diritto canonico: le altre
censure sono l'interdetto e la sospensione a divinis (quest'ultima può essere inflitta solo ai
chierici). La scomunica può essere inflitta solo ad una persona fisica, laica od ecclesiastica, non
ad enti e confraternite, e cessa con l'assoluzione che può e deve essere data non appena lo
scomunicato si pente sinceramente della colpa commessa.

Tipi di scomuniche
Anticamente esistevano vari gradi di scomunica, il "minore" o dei tolerati (tali persone erano
comunque ammesse all'interno della comunità) e il "maggiore" per i vitandi (persone "da
evitare", quindi escluse dalla comunità).
Oggi le scomuniche si definiscono latae sententiae se scaturiscono da un comportamento
delittuoso in quanto tale e non è necessario che vengano esplicitamente comminate da un ente
ecclesiastico: chi compie un certo atto si trova ad essere scomunicato automaticamente. Si
definiscono invece ferendae sentemtae se non sono automatiche, ma devono essere inflitte da
un organismo ecclesiale.
Esistono anche le scomuniche "riservate": infatti in genere una scomunica può essere tolta dal
sacerdote durante una normale confessione; se però la scomunica è riservata al vescovo, può
essere tolta solo da un vescovo o da un suo delegato; se è riservata alla Santa Sede, può
essere tolta solo ricorrendo ad essa (attraverso il competente ufficio della curia romana, cioè la
Penitenzieria apostolica). Naturalmente le scomuniche "riservate" sono quelle associate ai
delitti più gravi.
Le scomuniche sono disciplinate dal Codice di diritto canonico ai canoni 1331 e 1364-1398.

Scomuniche latae sententiae riservate alla Santa Sede


Viene scomunicato ipso facto e deve ricorrere alla Santa Sede:
1. chiunque profana le specie consacrate (ostie) dell'Eucaristia, oppure le asporta dalla
riserva eucaristica o le conserva a scopo sacrilego (can. 1367), può essere anche
assolto da un normale sacerdote, su delegazione dell'ordinario del luogo. Non si
consideri scomunicato chi per una sola volta apra il tabernacolo e NON tocchi
l'eucarestia per pregare. Il fatto va comunque confessato.
2. chiunque usa violenza fisica contro il papa (can. 1370 §1)
3. il sacerdote che in confessione assolve il proprio complice nel peccato contro il sesto dei
dieci comandamenti, cioè assolve la persona con cui egli stesso ha avuto rapporti
sessuali (can. 1378). Questa assoluzione, inoltre, è anche invalida (can. 977)
4. il vescovo che consacra un altro vescovo senza mandato pontificio (can. 1382)
5. il sacerdote che viola direttamente il sigillo sacramentale della confessione, cioè rende
pubblica l'identità di un fedele e i suoi peccati (can. 1388)

Scomuniche latae sententiae non riservate alla Santa Sede


È scomunicato automaticamente:
1. chi ricorre all'aborto ottenendo l'effetto voluto e chi procura tale aborto (can. 1398);
attualmente la remissione di questa scomunica è stata riservata al vescovo, il quale può
decidere se e quali sacerdoti hanno l'autorizzazione per rimetterla;
2. chi è responsabile di apostasia, eresia e scisma (can. 1364 §1).
Anche la simonia o altri accordi condizionanti l'elezione del papa nel conclave, come stabilito
dalla costituzione apostolica Universi dominici gregis, fanno incorrerere nella scomunica latae
sententiae.

Effetti
Prima della nascita degli stati di diritto la scomunica aveva gravi effetti sullo scomunicato,
anche volendo prescindere alla sua aurea religiosa: nella pratica era una "morte civile", lo
scomunicato cioè perdeva qualsiasi diritto ed era alla mercé di chiunque avesse ineteresse a
perseguirlo. Per esempio non poteva più richiedere il pagamento dei crediti, poteva essere
derubato, ucciso e quant'altro, senza che i responsabili ne fossero incriminati, come se si
trattasse di una sorta di "belva umana". Quindi chi subiva la scomunica, per contenerne gli
effetti, doveva essere in una posizione sociale di alto livello per garantire la propria sicurezza
nonostante il decadere formale di ogni suo diritto: se un imperatore poteva anche ignorare la
scomunica, forte di un sostanziale potere militare, difficilemente la potevano tollerare a lungo i
commercianti di una città scomunicata, soprattutto se intrattenevano rapporti con altre città e
paesi.
Celebri casi di scomunica
• Nel 731 il papa Gregorio II scomunicò gli iconoclasti.
• Nel 1054, quando si consumò lo scisma d'Oriente tra la Chiesa d'Occidente (cattolica) e
Chiesa d'Oriente (ortodossa), il Papa (tramite i suoi inviati) e il Patriarca di
Costantinopoli si scomunicarono a vicenda. Queste scomuniche vennero annullate
soltanto nel 1964 in occasione dell'incontro tra il papa Paolo VI e il patriarca Atenagora
I.
Soprattutto nel Medioevo, ma anche in epoca più recente, numerosi regnanti hanno subito la
scomunica:
• nel 1076 l'imperatore Enrico IV fu scomunicato dal papa Gregorio VII, che egli a sua
volta aveva dichiarato deposto, durante la cosiddetta lotta per le investiture. I principi
tedeschi si ribellarono a Enrico, che fu costretto ad umiliarsi davanti al Papa a Canossa
per ottenere l'annullamento della scomunica.
• L'imperatore Federico II di Svevia fu scomunicato il 29 settembre1227 perché
continuava a rimandare la crociata che da tempo aveva promesso al Papa.
• Il 23 1228 il papa Gregorio IX conferma la scomunica di Federico II di Svevia. Il
medesimo papa libera Federico II dalla scomunica il w:28 agosto\28 agosto 1230.
• Il 31 marzo 1376 Papa Gregorio XI scomunicò Firenze, impegnata nella guerra degli Otto
Santi; gravi furono le conseguenze per i mercanti fiorentini, a partire dal loro saccheggio
e cacciata da Avignone quello stesso anno. Fu revocata nel 1378.
• Nel 1570, con la bolla “Regnans in excelsis”, Pio V scomunicò e dichiarò deposta la
regina Elisabetta I d'Inghilterra perché "eretica".
• Quale seguito dell’occupazione di Ferrara da parte della Repubblica di Venezia,
Clemente V emanò il 27 marzo 1309 la bolla "In omnem" con la quale anatemizzava la
Serenissima e tutti i veneziani, dichiarandoli schiavi di chiunque li catturassero,
testualmente: "Se, nel termine di 30 giorni, i Ferraresi non saranno lasciati liberi, il doge,
i suoi consiglieri, tutti i Veneziani e tutti gli abitanti del dominio veneziano siano
scomunicati e anche coloro che porteranno a Venezia vettovaglie o mercanzie d'ogni
sorta o che compreranno qualcosa dai Veneziani. Il doge e i Veneziani non siano
ammessi in giudizio come testimoni né possono far testamento; i loro figli non possono
accedere a nessun beneficio ecclesiastico fino alla quarta generazione. I prelati e gli
ecclesiastici di ogni grado nel raggio di dieci miglia da Venezia se ne allontanino entro
dieci giorni pena la scomunica. Il doge e i consiglieri, i Veneziani tutti, se non
obbediranno entro 30 giorni, siano servi di coloro che li cattureranno e i loro
possedimenti siano di coloro che gli occuperanno".
• Il re d'Italia Vittorio Emanuele II ricevette ben tre scomuniche dal papa Pio IX per la sua
politica ostile alla Chiesa, che culminò nell'invasione e annessione dello Stato Pontificio
al regno d'Italia. Tuttavia, quando il re fu in punto di morte, Pio IX inviò un sacerdote ad
impartirgli l'assoluzione.
• Secondo il decreto del santo Uffizio del 28 giugno 1949 è automaticamente
scomunicato:
1. Chi è iscritto al partito comunista.
2. Chi ne fa propaganda in qualsiasi modo.
3. Chi vota per esso e per i suoi candidati.
4. Chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista.
5. Chi rimane nelle organizzazioni comuniste: Camera del Lavoro, Federterra, Fronte della
Gioventù, CGIL, UDI, Api, ecc.
Non risulta che la scomunica sia stata abolita.

Scomuniche recenti che hanno avuto risonanza mediatica:


• il vescovo Marcel Lefebvre, fondatore di un gruppo tradizionalista "Fraternità
Sacerdotale San Pio X" che rifiuta molte delle innovazioni introdotte dal Concilio
Vaticano II, già sospeso a divinis nel 1976, nel 1988 è incorso nella scomunica latae
sententiae per avere ordinato quattro vescovi senza il permesso del Papa.
• il vescovo Emmanuel Milingo, postosi a capo di un movimento che propugna
l'ordinazione di preti sposati e presa moglie lui stesso, nel 2006 è anch'egli incorso nella
scomunica per aver ordinato dei vescovi senza permesso.
L'interdetto
Il termine interdetto (o anche interdizione) si riferisce in genere ad una punizione
ecclesiastica della Chiesa Cattolica Romana. Nell'uso più comune è una punizione che
sospende tutte le manifestazioni pubbliche di culto e ritira i sacramenti della Chiesa dal
territorio di una nazione. Un interdetto emesso contro una nazione era l'equivalente ad un atto
di scomunica nei confronti di un individuo. Un interdetto faceva si che tutte le chiese venissero
chiuse, e quasi tutti i sacramenti non venivano permessi (ovvero impediva Matrimonio,
Penitenza, Unzione degli infermi ed Eucarestia).
L'interdetto può essere anche una punizione rivolta ad un singolo individuo. È come una
scomunica in quanto la persona non può ricevere i sacramenti e partecipare al culto pubblico,
ma non vieta alla persona di continuare a detenere ed esercitare l'ufficio ecclesiastico. Quindi
per un membro laico della chiesa è sostanzialmente equivalente alla scomunica.
Certe offese incorrono automaticamente nell'interdetto:
• Violenza fisica contro un vescovo
• Tentare di presiedere o concelebrare una messa, essendo un diacono o un laico
• Ascoltare e/o assolvere le confessioni, essendo un diacono o un laico
• Accusare falsamente un sacerdote di incitare l'adulterio durante la confessione
• Tentare di sposarsi avendo fatto voto di castità perpetua

La scomunica nelle chiese evangeliche


La Riforma protestante chiama la Chiesa ad una posizione più biblica al riguardo della
Disciplina della chiesa, il che è la preoccupazione maggiore dei riformatori di seconda
generazione come Martin Bucer e Giovanni Calvino. Calvino sosteneva che la disciplina,
secondo la Parola del Signore, è "il migliore aiuto" della sana dottrina, dell'ordine e dell'unità
della chiesa e che bandire i peccatori ostinati a non conformarsi allo standard della fede
cristiana ed i contumaci, significa esercitare una giurisdizione spirituale che il Giovanni Calvino
la scomunica ha un triplice scopo: (1) che il nome di Dio non sia insultato da cristiani che
conducono una vita vergognosa e viziosa; (2) che il buono ... non sia corrotto dalla costante
comunicazione con l'empio; (3) "che il peccatore si vergogni e cominci a ravvedersi dalle sue
turpitudini". Rammentando l'esempio dell'apostolo Paolo e dei padri della Chiesa, Calvino
insiste a che sia l'intera assemblea dei credenti a testimoniare ad ogni scomunica.
Nell'ambito delle Chiese Evangeliche moderne la scomunica formale è imposta molto
raramente. I canoni riveduti attuali della Chiesa Anglicana (1969) continuano a prevederla.

Santa Sede
La Santa Sede o Soglio Pontificio è il governo e la giurisdizione del Papa, che rappresenta la
Chiesa cattolica di Roma ed ha personalità giuridica in diritto internazionale.
Fa capo al Papa e nei periodi in cui la sede papale è vacante per morte o dimissioni del Papa, la
Santa Sede viene governata dal Collegio dei Cardinali, e dal cardinale Camerlengo di Santa
Romana Chiesa, carica attualmente ricoperta da Tarcisio Bertone.
Secondo la definizione contenuta nel can. 361 del Nuovo Codice di diritto canonico:
«Col nome di Sede Apostolica o Santa Sede si intendono nel codice non solo il
Romano Pontefice, ma anche, se non risulta diversamente dalla natura della
questione o dal contesto, la Segreteria di Stato, il Consiglio per gli affari pubblici della
Chiesa e gli altri Organismi della Curia Romana.»

Dal punto di vista legale, la Santa Sede è un'entità distinta dalla Città del Vaticano, che è il
territorio sul quale ha sovranità. Di conseguenza, le ambasciate estere sono accreditate presso
la Santa Sede e non presso lo Stato del Vaticano. La Santa Sede gode delle sovranità nelle
relazioni internazionali quale caratteristica relativa alla sua natura in conformità alle sue
tradizioni ed alle richieste della sua missione. La minima base territoriale è necessaria per
garantire una sufficiente autonomia dei suoi organi istituzionali.

In una celebre sentenza della Corte di Cassazione Italiana la situazione giuridica è espressa
così:
«Alla Santa Sede, nella quale si concentra la rappresentanza della Chiesa Cattolica e
dello Stato della Città del Vaticano è stata riconosciuta la soggettività internazionale
ad entrambi i titoli e quest'ultima non è venuta meno neppure nel periodo in cui era
cessata la titolarità di qualsiasi potere statuale.»
(Cass., S.U., 18 dicembre 1979, n.6569)
La Santa Sede è una delle antiche cinque Sedi Apostoliche, delle quali è la maggiore.