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a n g l i c a n i , c alvinisti e

a n n i f a : luterani,
Tre n t ’
a b o l i s c o n o la Messa
modernisti

N. 50 Tassa Riscossa - Taxe Perçue. TORINO CMP

Anno XV n. 5/99 - Novembre 1999 - Sped. a. p. - art. 2 - comma 20/c, Legge 662/96 - Filiale di Torino - Organo ufficiale del
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email: sodalitium@plion.it In copertina: gli osservatori non cattolici che hanno partecipa-
C/CP 24681108 to all’ultima riunione del “Consilium” della Liturgia, assieme a
Paolo VI il 10/04/1970: il Dott. Georges, il can. Jasper, i Dott.
Direttore Responsabile don Francesco Ricossa Sephard, Konneth, Smith e fra’ Max Thurian, che rappresenta-
Autorizz. Tribunale di Ivrea n. 116 del 24-2-84 vano rispettivamente il Consiglio ecumenico delle chiese, le co-
Stampa: Ages - Torino munità anglicana e luterana e la comunità di Taizé.

✍ Sommario
Editoriale pag. 2
“Il vostro padre è il Diavolo” pag. 4
“Costruiremo ancora cattedrali”: l’esoterismo cristiano… pag. 16
L’Osservatore Romano pag. 35
“Il Papa del Concilio” XXIII puntata pag. 44
Charles Péguy: un profeta dei tempi moderni? pag. 54
RECENSIONI: Padre Vallet e gli esercizi di S. Ignazio pag. 56
La Chiesa non è peccatrice pag. 60
Altre segnalazioni pag. 63
Vita dell’Istituto pag. 64

Editoriale
oltre le stesse posizioni di Mons. Lefebvre.
Ma è gravissimo, anche, che il messale della
Chiesa cattolica sia stato composto ex novo
nel 1969, facendo tabula rasa di quasi due-

T
rent’anni. Sono passati trent’anni da mila anni di tradizione liturgica, con la colla-
quella prima domenica d’Avvento del borazione di numerosi pastori protestanti,
1969, quando, in quasi tutte le chiese per i quali, come per Lutero, la Messa catto-
cattoliche del mondo, entrò in vigore il nuo- lica è una abominazione peggiore di tutti gli
vo messale voluto da Paolo VI. I danni cau- adulteri e le prostituzioni del mondo. La li-
sati alla Chiesa e alle anime dalla riforma li- turgia della Chiesa è santa, e non può che
turgica sono incalcolabili. Infatti, se pensia- essere santa. Una liturgia inventata da
mo che il Sacrificio della Messa è il più alto “esperti” modernisti ed eretici protestanti
atto della virtù di religione, si può ben dire non può essere santa. Quindi, non può esse-
che con la distruzione della Messa si distrug- re, in alcun modo, la liturgia della Chiesa. I
ge nello stesso tempo la religione; e distrutta 30 anni che sono passati dalla sua imposizio-
la religione, si annienta anche la stessa so- ne non rendono legittimo ciò che era illegit-
cietà civile, che nella religione trova il suo timo, né ortodosso ciò che era eterodosso,
fondamento primo e il suo fine ultimo. Noi né valido ciò che era invalido. Infatti, solo i
pensiamo che il nuovo messale sia invalido. riti della Chiesa, garantiti e approvati da Es-
Questo significa che, ogni volta che la Messa sa, danno ai cristiani la garanzia della loro
viene celebrata col nuovo messale di Paolo ortodossia e validità. Il nuovo messale non è
VI, quale che sia il sacerdote celebrante, la un rito della Chiesa: noi non abbiamo per-
sua fede o la sua virtù, Nostro Signore Gesù tanto, a priori, nessuna garanzia né della sua
Cristo non è presente sugli altari, non si of- ortodossia, né della sua validità. Il fatto che
fre per noi al Padre e non viene sacramen- una generazione di battezzati sia cresciuta
talmente in coloro che vorrebbero riceverlo senza neppur conoscere il messale romano
nella Santa Comunione. Si tratta, ovviamen- di San Leone, di San Gregorio, di San Pio V,
te, di una affermazione gravissima, che va di don Bosco o di Padre Pio, non è una ga-
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ranzia della accettabilità di tale messale, ma che i loro superiori non possono proibirglie-
solo del danno spirituale che Paolo VI - che lo, 3) che questi sacerdoti possono anche
anche solo per questo fatto non poteva go- concelebrare. Gli “indultisti” speravano di
dere dell’autorità pontificia - ha inferto al ottenere nuovi permessi per la liturgia pre-
gregge che avrebbe dovuto pascere. conciliare; hanno ottenuto l’esatto contrario.
Passato questo tempo, qual è il punto Questo decreto suona, annuncia l’agonia
della situazione? Gli umili eroi che conser- della Fraternità San Pietro, dell’Istituto di
varono il messale della loro ordinazione in Cristo Re e Sommo Sacerdote di Griciglia-
quell’Avvento del 1969, stanno lasciando no, della Fraternità San Vincenzo Ferreri
questa terra per la ricompensa del Cielo; ecc. e oggettivamente, benché involontaria-
pensiamo a Padre Guérard des Lauriers e a mente, porta acqua al mulino della Frater-
Padre Vinson, ai quali deve tanto il nostro nità san Pio X, proprio nel momento in cui
Istituto. Nonostante ciò, dopo 30 anni l’anti- alcuni suoi settori stavano studiando una
co Missale Romanum è ancora celebrato nel possibilità di resa condizionata. Ecône può
mondo intero, anche se il più delle volte co- vantarsi - riprendendo le vesti dell’intransi-
me nelle catacombe. La riforma di Paolo VI, genza e additando l’esempio della triste fine
autorizzandone la celebrazione solo ai sa- dei cattolici “Ecclesia Dei” - di aver fatto la
cerdoti anziani e senza assistenza del popo- scelta giusta con le consacrazioni del 1988.
lo, ne prevedeva la scomparsa per i nostri Ma Ecône non dovrebbe dimenticare che la
tempi: non è stato così. Delle consacrazioni corresponsabilità della “trappola” dell’In-
episcopali, fin dal 1981, hanno assicurato la dulto ricade innanzitutto su di se stessa, che
sopravvivenza provvidenziale del santo Sa- questa trappola ha fortemente voluto: dalla
crificio: senza Messa e sacramenti non esiste Lettera agli amici e benefattori n. 16 del 19
la Chiesa. Altri pensano più sicuro e più or- marzo 1979 (con la quale Mons. Lefebvre
todosso affidarne la conservazione all’Indul- rendeva pubblica la missiva da lui inviata a
to concesso da Giovanni Paolo II. Quanto Giovanni Paolo II nella vigilia del Natale
all’ortodossia di questa soluzione, basti pen- 1978, chiedendo la coesistenza dei due riti
sare che essa implica il riconoscimento della nella Chiesa e nelle medesime chiese) fino
piena legittimità e cattolicità del nuovo mes- al protocollo d’intesa del 5 maggio 1988, fir-
sale. A che scopo, allora, conservare l’anti- mato da Mons. Lefebvre e mai rinnegato nei
co? E questo valga per la sicurezza di questa suoi princìpi (ma solo nella sua opportu-
soluzione. I fatti hanno smentito le illusioni. nità), fondamento della stessa Ecclesia Dei.
L’abate del monastero benedettino del Bar- Il Decreto del 3 luglio 1999 conferma ciò
roux, Dom Gérard Calvet, ha infatti dovuto che già si sapeva (o si sarebbe dovuto sape-
concelebrare con Giovanni Paolo II seguen- re): è impossibile restare veramente cattolici
do il nuovo rito (il 27 aprile 1995). Al Con- e svolgere un ministero cattolico restando in
gresso romano di ottobre delle comunità le- comunione con Giovanni Paolo II. La solu-
gate alla Commissione Ecclesia Dei ha rico- zione dell’attuale situazione della Chiesa
nosciuto la validità e l’ortodossia del nuovo non potrà venire da un compromesso prati-
messale. Poco dopo, è stato raggiunto un ac- co, ma solo da un ritorno dottrinale all’orto-
cordo tra il Barroux e i benedettini di Fran- dossia. La conservazione della liturgia senza
cia, autorizzante la (con)celebrazione del la difesa delle verità di fede negate dai neo-
novus ordo nel monastero di Dom Gérard. modernisti è una battaglia insufficiente e già
Quello che costui ha fatto sponte et libenter, persa in partenza.
la Fraternità San Pietro dovrà farlo contro A 30 anni dall’introduzione del Novus Or-
voglia. Una rivolta capeggiata da 16 sacer- do Missae, dunque, rinnoviamo il nostro pro-
doti di quella società (accusata di essere an- posito di fare quanto è in noi perché sia espul-
cora troppo lefebvrista) ha avuto come ef- so totalmente e definitivamente, con l’aiuto di
fetto immediato, tra l’altro, una risposta uf- Dio, da tutte le chiese cattoliche del mondo.
ficiale della Congregazione per il Culto Divi- Ritorni a Wittemberg, da dove è venuto.
no (3 luglio 1999, n. 1411/99) riguardante le
diverse società religiose che, nel 1988, ave-
vano accettato l’Indulto. Le tre risposte sta-
biliscono: 1) che i sacerdoti di queste società
possono celebrare con il nuovo messale, 2)
4

soltanto usque ad tempus… È in rapporto a


La questione ebraica questa “predilezione” che nel passato il po-
polo ebraico si è sentito “diverso” dagli al-
tri… era il popolo di Javhè. Ancor oggi, non
accettando che la missione storica sia esauri-
CONCLUSIONE DELL’INTRO- ta, l’atteggiamento continua sulla stessa li-
DUZIONE AL PROBLEMA EBRAICO: nea. Questo fatto in sé non avrebbe portato
conseguenze sul piano politico se non avesse
maturato nell’animo degli ebrei due atteg-
“IL VOSTRO PADRE È IL giamenti: di superiorità di fronte agli altri
popoli e di non confondersi, non identificar-
DIAVOLO” si con le popolazioni limitrofe… Sono stati
don Curzio Nitoglia
questi due stili di vita che hanno impedito
l’armonizzazione e fatto considerare gli
ebrei agli occhi delle popolazioni ospitanti
Pròlogo come un “corpo estraneo”» (2).
Gli fa eco lo studioso ebreo Bernard La-

N el 1991 cominciai a trattare, su Sodali-


tium, il “Problema giudaico” da un pun-
to di vista cattolico, rifacendomi a ciò che
zare che descrive perfettamente l’atteggia-
mento costante degli ebrei nel corso della
storia: «Gli ebrei emancipati penetravano
avevano insegnato i Padri della Chiesa, i nelle nazioni come degli stranieri… Forma-
Dottori, i Santi, i teologi qualificati, il Magi- vano un popolo in seno ad altri popoli, un
stero pontificio e alcuni autori seri (1) sui popolo speciale che conservava le sue carat-
rapporti tra Giudaismo (sia quello vetero- teristiche mediante riti caratteristici e preci-
testamentario che quello post-biblico) e Cri- si, e grazie ad una legislazione che lo mante-
stianesimo. Sono convinto, che tale “Proble- neva separato e serviva a perpetrarne il ca-
ma” rappresenti il cuore della nostra Santa rattere. Entrarono a far parte delle Società
Religione. Infatti non si può capire piena- moderne non come ospiti ma come conqui-
mente il Vangelo, se non si è capito il rap- statori… s’impadronirono facilmente del
porto che intercorre tra Antico e Nuovo Te- commercio e della finanza» (3).
stamento, tra la Sinagoga talmudica e la Monsignor Mattioli aggiunge: «Tale com-
Chiesa romana. portamento unito ad un certo stato d’animo
Ho affrontato il “Problema” che è so- di superiorità, di avidità di danaro spinto a
prattutto una questione di Fede, ma che ha volte fino allo strozzinaggio e al desiderio di
anche delle conseguenze “politiche”, per non “contaminarsi” con gli altri, spesso ha
nulla animato da sentimenti di razzismo bio- esacerbato gli animi delle popolazioni ospi-
logico e materialista. Infatti i cattolici tendo- tanti… De Vries… nel descrivere le cause
no a formare una Società cristiana, confor- dell’antisemitismo coglie un iter costante, in-
memente al loro Credo e alla loro Morale, dipendente dalla religione e civiltà degli Stati
individuale e sociale; mentre il popolo ebrai- dove gli ebrei si trovavano a vivere.
co, che si è ostinato nel rifiuto del Messia L’autore evidenzia cinque fasi: dapprima
Gesù Cristo, tende a regnare sul mondo in- vengono accolti dalla popolazione senza
tero, conformemente allo spirito talmudico pregiudizi; poi ottengono un trattamento di
e farisaico, che sogna un’èra messianica di favore che consolida la loro condizione; in
prosperità materiale e temporale. un terzo momento la loro fortuna nella ric-
Monsignor Mattioli scrive: «Dal popolo chezza e il prestigio della cultura incomincia
ebraico doveva nascere il Messia… Israele a destare un sentimento d’invidia e avversio-
aveva una missione storico-salvifica da com- ne nei loro riguardi; segue un periodo d’op-
piere. Ora con la nascita di Cristo questa posizione e lotta… con periodi di calma; in-
missione si è adempiuta… A Israele, popolo fine il quinto stadio, il popolo esasperato
delle promesse, è succeduta la Chiesa cri- rompe i freni e scoppia la rivalità aperta fino
stiana, popolo della realizzazione. Questa a chiederne l’espulsione» (4).
elezione divina c’è stata, ma sono terminati i Il fatto che il “Problema ebraico” abbia
motivi per esserci ancora. Non si può rivela- anche conseguenze politiche e sociali (oltre
re un privilegio usque ad finem, quando era che ad essere una questione soprattutto teo-
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logica e riguardante i fini ultimi) lo si con- purato recentemente: «Il padre della Rivo-
stata studiando il rapporto tra Ebraismo, luzione bolscevica era ebreo per ascendenza
Supercapitalismo e Social-comunismo. Il materna… Qualcosa… era trapelato negli
rabbino Baruch Lévy, in una lettera a Karl anni della perestrojka… ma l’autorizzazione
Marx, auspicava una Repubblica universale, a rivelarne la prova documentata è stata
in questi termini: «In questa nuova organiz- concessa soltanto recentemente. (…) Gli
zazione dell’umanità, i figli d’Israele, sparsi studiosi… Aggiungono che Lenin era stato
per il mondo, diverranno ovunque, senza in- informato dalla madre delle sue origini
contrare opposizione alcuna, l’elemento di- ebraiche, ma insieme ai suoi familiari ha
rigente, specialmente se riusciranno ad im- sempre mantenuto il segreto» (8). In Germa-
porre alle masse operaie la direzione di nia, i dirigenti dello spartachismo Liebkne-
qualche ebreo. In questo modo, con l’ausilio cht, Rosa Luxemburg, Kurth Eisener, Euge-
della vittoria del proletariato, i governi delle nio Levine erano ebrei; così in Francia Leo-
nazioni che si integreranno nella Repubblica ne Blum, capo del Socialismo francese, e in
Universale, passeranno facilmente in mano Spagna il padrone assoluto di Madrid deva-
israelite. La proprietà privata potrà allora stata dalla guerra civile era Heinz Neumann,
essere soppressa da dirigenti di razza ebrai- ebreo di origine tedesca.
ca, che amministreranno la ricchezza pubbli- «Questo doppio aspetto, apparentemente
ca sotto ogni altro aspetto. Così si adempi- contraddittorio, coesiste nel Giudaismo, ed è
ranno le promesse del Talmùd, che gli ebrei, consapevole e voluto», continua la Civiltà
venuti i tempi del Messia, avranno in mano Cattolica a pagina 38. Ma come spiegare que-
le ricchezze di tutti i popoli del mondo» (5). sto legame tra alta Finanza e Rivoluzione?
Il Socialismo perciò non è ordinato all’ele- 1°) La mentalità socialista e supercapitalista
vazione del proletariato e alla mitigazione si somigliano, poiché ambedue si fondano su
delle ingiustizie sociali, ma al dominio giu- una concezione economico-materialistica del
daico in tutto il mondo. mondo, di origine giudeo-puritana. 2°) Oc-
La Civiltà Cattolica (6) spiega che due fat- corre distinguere tra il proprietario (della
ti apparentemente contraddittori, coincidono terra o dell’industria) e il finanziere o l’affa-
in realtà nell’ebreo sparso nel mondo intero: rista, che vive di speculazione. Il disordine
il dominio sul danaro e la preponderanza nel
Rappresentazione del diavolo
Social-comunismo. L’autorevole rivista dei mentre benda gli occhi ad un ebreo.
Gesuiti cita de Poncins: «Da una parte, i giu- (Breviari d’amor di Ermengaut de Béziers, XIV sec. S.
dei sono stati tra i fondatori del capitalismo Lorenzo de El Escorial, Biblioteca Laurentina)
industriale e finanziario e collaborano attiva-
mente al massimo accentramento dei capita-
li, che faciliterà la loro socializzazione;
dall’altra parte essi sono stati tra i più arden-
ti avversari del capitale. Al giudeo, rastrella-
tore d’oro, … si oppone il giudeo rivoluzio-
nario… Al Rothschild corrispondono il
Marx ed il Lassalle» ( 7). Circa il dominio
dell’Ebraismo sulla finanza il De Poncins lo
dimostra con numerose citazioni di autori
ebrei, come il Lazare che afferma: «A partire
dall’emancipazione degli ebrei, con la Rivo-
luzione francese in un solo secolo, essi sono
divenuti i padroni del danaro, e con il dena-
ro… sono divenuti i padroni del mondo».
De Poncins dimostra autorevolmente an-
che la preponderanza giudaica nel Social-co-
munismo: i due “profeti rossi” Marx e Las-
salle erano ambedue ebrei, come la maggior
parte dei capi del Bolscevismo russo, Trot-
ski, Sverdloff, Zinovev, Kamenef, Uriski,
Sokolnikoff e lo stesso Lenin, come si è ap-
6

sociale e la Rivoluzione, sono fatali ai primi,


ma per i secondi sono occasione di profitto.
3°) Il Socialismo non è il fine della Rivolu-
zione, può essere talvolta un mezzo di distru-
zione che favorisca la Finanza internaziona-
le. La Civiltà Cattolica continua: «I giudei so-
no ricchi, ma d’una ricchezza differente da
quella degli altri uomini, la quale, anziché far
loro temere il Comunismo, ne fa loro sperare
il guadagno. Essi sono capitalisti nel senso
moderno della parola, cioè speculatori e traf-
ficatori di danaro… Il loro prototipo è il ban-
chiere. Tutta la sua proprietà si riduce, in-
somma, ad un cassetto ed ad un portafoglio»
(9). Il mezzo più rapido per arrivare al domi-
nio del mondo da parte dell’Ebraismo è in,
certi casi, il Socialcomunismo, che togliendo
la proprietà ai gojim ed accentrandola tutta Raffigurazione della Chiesa e della Sinagoga (a destra),
nelle mani del Partito, diretto, in massima cieca e condotta per mano dal Diavolo.
(Messale dell’abbazia di S. Pietro di Gand. XIII sec.)
parte, da pochi ebrei, avvera il progetto tal-
mudico di rendere Israele il Re e il Sacerdo- mente miei discepoli, conoscerete la verità e la
te del mondo, tutto casa, borsa… Sinagoga e verità vi farà liberi”. Gli replicarono: “Noi sia-
Loggia. Sempre la Civiltà Cattolica, in un al- mo della stirpe di Abramo e non fummo mai
tro fascicolo, corrobora la tesi su esposta, as- schiavi di nessuno; come dunque dici: diverre-
serendo: «I governi… passeranno… nelle te liberi?”. Rispose Gesù: “…chi commette il
mani israelite, mediante la vittoria del prole- peccato è schiavo del peccato. (…) Se dunque
teriato. Allora la proprietà individuale potrà il Figliuolo vi avrà liberati, sarete veramente li-
venir soppressa dai governanti di razza giu- beri. So che siete figli di Abramo; ma voi cer-
daica, i quali amministreranno dappertutto cate di uccidermi, perché la mia parola non
la fortuna pubblica. Così si avvererà la pro- penetra in voi. Io dico quello che ho veduto
messa del Talmùd che… i giudei terranno presso il Padre mio; e voi fate pure quello che
sotto le loro chiavi i beni di tutti i popoli del avete veduto presso il padre vostro”. Gli repli-
mondo… Gli operai sono dunque lo stru- carono:“Il nostro padre è Abramo”. Soggiun-
mento di cui devono servirsi i giudei per di- se Gesù: “Se siete figli di Abramo, fate le opere
ventare i padroni del mondo… la Rivoluzio- di Abramo. Invece ora voi cercate di uccidere
ne socialista o comunista è la via più breve e me, che vi ho detto la verità, che udii da Dio.
più sicura per l’intero accentramento dei ca- Abramo non fece così. Voi fate le opere del
pitali nelle mani dei giudei, costituendo una padre vostro”. Gli risposero: “Non siamo nati
specie di Supercapitalismo di Stato» (10). da fornicazione! Abbiamo un solo Padre,
In questa serie di articoli, che hanno vo- Dio”. E Gesù a loro: “Se Dio fosse vostro Pa-
luto essere una sorta di introduzione al Pro- dre, amereste anche me, perché Io procedetti e
blema ebraico, di cui ho toccato i temi più venni da Dio; non sono infatti venuto da me,
importanti, sono arrivato finalmente a quel- ma Egli mi ha inviato. (…) VOI AVETE
la che mi sembra esserne la conclusione: PER PADRE IL DIAVOLO, E VOLETE
donde viene e dove va il Giudaismo post- SODDISFARE I DESIDERI DEL PADRE
templare? Chi lo guida e chi lo ispira? VOSTRO. Egli era omicida fin da principio, e
Naturalmente ho cercato la risposta nel non perseverò nella verità, perché la verità non
Vangelo e nella Tradizione, che sono la fon- è in lui. Quando dice la menzogna, parla del
te della Verità rivelata. suo, perché è bugiardo e padre di quella. (…)
Chi è da Dio ascolta le parole di Dio, ecco
Il Vangelo perché voi non le ascoltate: perché non siete da
Dio”» (11).
Nel quarto Vangelo leggiamo: «Gesù pre- Questo è quello che ci ha rivelato Gesù,
se a dire ai Giudei che avevano creduto in Lui: ma quale è il significato esatto delle parole
“Se rimarrete nella mia parola, sarete vera- divine? Ebbene, il senso del Vangelo lo dob-
7

biamo cercare nell’interpretazione che ce ne strate chi è il vostro. Infatti “Voi cercate di
danno i Padri della Chiesa. uccidermi”. Gesù mostra loro che si sono
esclusi dalla filiazione di Abramo [Altro che
S. Giovanni Crisostomo “Fratelli maggiori nella Fede di Abramo”] e
che non debbono contare su un’alleanza car-
Nella quarantaquattresima Omelia sul nale per potersi salvare, ma su di un’allean-
Vangelo di S. Giovanni, il Crisostomo scrive: za spirituale, prodotta dalla buona volontà e
«Da cosa la verità li renderà liberi? dai loro dalle buone opere. Era proprio ciò ad impe-
peccati. E cosa risposero questi insolenti? dire loro di restare uniti a Gesù: s’immagi-
“Noi siamo la razza di Abramo e non siamo navano che la parentela carnale, il sangue e
stati schiavi di nessuno”. (…) Non si danno pe- la razza, bastassero a salvarli!» (13).
na di aver perso la Verità e la grazia di Dio; Siccome Gesù li aveva spogliati della fi-
l’unica cosa che li toccava e li affliggeva era la liazione da Abramo, allora essi presumono
perdita dei beni materiali. (…) Cosa? Tu hai di salire ancora più in alto e si arrogano la
chiamato schiavi quelli che sono della RAZ- dignità di figli di Dio, ma Gesù li degrada
ZA (si noti che sono loro che parlano di ancora una volta dicendo: “Se Dio fosse vo-
RAZZA, non noi. N.d.r.) di Abramo… Tale è stro Padre, voi mi amereste… MA VOI SIE-
l’orgoglio e la vanità degli Ebrei: “Noi siamo TE I FIGLI DEL DIAVOLO, e volete com-
della RAZZA d’Abramo, noi siamo Israeliti”. piere i desideri del padre vostro”.
Non parlano mai delle loro azioni (…)» (12). Il Crisostomo commenta: «Non lascia
Ma perché Gesù non li riprende, dal mo- questa accusa senza prova; al contrario la di-
mento che erano stati schiavi degli Egiziani, mostra: uccidere, dice loro, è un’azione di
dei Babilonesi, e di molti altri? Gesù cerca- malizia diabolica… mostra che i Giudei co-
va di far loro capire che erano schiavi del me il diavolo, sono portati all’omicidio, per
peccato, più che degli uomini! Poiché la invidia. Poiché il diavolo ha ucciso spiritual-
schiavitù vera è quella del peccato, dalla mente Adamo, unicamente per soddisfare la
quale solo Dio può liberarci, in quanto solo sua invidia… Mentre Abramo non ha fatto
Lui ha il potere di perdonare i peccati. Ma il male; anzi le sue opere sono state la dol-
Gesù vuole che gli Ebrei lo riconoscano e lo cezza, la moderazione, l’obbedienza: voi al
confessino, prima di liberarli da tale odiosa contrario siete disumani e crudeli» (14).
schiavitù, accordando loro il suo perdono.
Poi il Salvatore continua: “Io so che siete S. Agostino
figli d’Abramo, ma voi cercate di darmi la
morte”. Il Crisostomo commenta: «Dolce- Il Santo Vescovo d’Ippona, nel Discorso
mente e quasi insensibilmente li esclude dal- quarantaduesimo sul Vangelo di Giovanni,
la famiglia di Abramo. (…) Siccome sono le afferma: «Gesù promise libertà a coloro che
opere che rendono l’uomo libero o schiavo, credevano in Lui. Ma i Giudei, orgogliosi
sono sempre esse che formano una vera pa- della loro pretesa libertà, disdegnarono di es-
rentela. Non ha detto loro immediatamente: sere liberati, pur essendo schiavi del peccato.
Voi non siete figli d’Abramo, uomo giusto, Essi proclamarono di essere già liberi, in
mentre voi siete omicidi; accorda loro una quanto erano discendenti di Abramo» (15).
certa filiazione e dice: “Io so che siete figli Il Salvatore rispose: “So che siete figli di
d’Abramo, ma voi volete uccidermi, poiché la Abramo ma voi cercate di uccidermi”. S.
mia parola non entra in voi”. Ma allora come Agostino commenta: «“Riconosco la vostra
mai ha loro detto più su che hanno creduto origine carnale, ma non trovo in voi la fede
in Lui? Sì hanno creduto, ma non hanno per- del cuore. Siete figli d’Abramo, ma secondo
severato: ed ecco perché li rimprovera. Se vi la carne”. (…) I Giudei pur essendo figli di
glorificate di tale filiazione, bisogna che la Abramo… erano uomini ingiusti. Traevano
vostra vita corrisponda ad essa. la loro origine dalla carne, ma erano dege-
“Quanto a Me, Io dico ciò che ho visto nerati, avendo cessato di imitare la fede di
presso il Padre mio; e voi fate quello che ave- colui di cui erano figli. (…) Ma dove hanno
te visto presso il padre vostro”. Vale a dire: visto costoro il male che fanno, e che il Si-
Come Io faccio conoscere mio Padre, e me- gnore rimprovera e condanna? Lo hanno vi-
diante le mie parole e mediante le mie ope- sto presso il loro padre. Quando vedremo
re; così voi, mediante le vostre opere mo- chi è il loro genitore, allora capiremo cosa
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essi videro presso un tale padre: ancora però DENTI CARNALI DI ABRAMO. ANZI
Egli non lo chiama col suo nome. (…) Ora QUESTI LI HA DISEREDATI, per adot-
infatti dirà chi è quel loro padre, che non li tare quegli altri…» (17).
ha generati né fatti uomini; ma essi tuttavia Quando i Giudei andarono da Giovanni
erano figli di un tal padre in quanto malvagi, Battista a chiedere il battesimo, li chiamò:
non in quanto uomini, ma in quanto ne ave- “razza di vipere” (Mt. III, 9). Essi si vanta-
vano imitato la condotta e non in quanto vano della nobiltà delle loro origini, ed egli
erano stati da lui creati» (16). li accusò di essere una razza di vipere, per il
Anzi Abramo è lodato da Gesù ed essi veleno che portavano in corpo. Li invitò
sono condannati; Abramo non era un omici- perciò a fare penitenza per i loro peccati, di-
da ed invece loro vogliono uccidere Gesù ed cendo loro che era inutile vantarsi di avere
è perciò che non possono essere figli spiri- Abramo come padre carnale, poiché Dio
tuali di Abramo. La carne discendeva da poteva far sorgere dalle pietre i figli spiritua-
Abramo, non certo la loro vita. li di Abramo, coloro che ne avrebbero imi-
«È la stirpe dei Giudei che trae origine tato la fede e le opere. Le pietre simboleg-
dalla sua carne, non la stirpe dei cristiani: giano i pagani, che adoravano gli idoli di
noi discendiamo da altre genti e tuttavia pietra, dai quali Dio ha tratto i Cristiani.
imitando la sua virtù, siamo divenuti figli di Gli Ebrei, prosegue S. Agostino, «già non
Abramo. (…) Noi siamo dunque fatti di- consideravano più Abramo. Non potevano
scendenti di Abramo per grazia di Dio. DIO invocare più Abramo, e non poteva essere di-
NON FECE SUOI EREDI I DISCEN- versamente, dato che parlava loro la Verità
stessa ed essi pur vantandosi di discendere da
Il Demonio prende l’anima di Giuda che si è impiccato. Abramo, non ne imitavano la vita. Ricorsero
(Giovanni Canavesio, N. D. des Fontaines, XV sec.) quindi ad un’altra risposta… Noi, pensavano,
non siamo capaci di imitare quell’uomo giu-
sto, diciamo allora che Dio è il nostro Padre e
vediamo cosa ci risponderà (…).
Gesù disse loro: “Se Dio fosse vostro Pa-
dre, amereste anche Me; perché… Lui mi ha
mandato”. Vale a dire, se dite che Dio è vo-
stro Padre, riconoscetemi come fratello, in-
viato da Dio» (18).
“Ma voi non comprendete il mio linguag-
gio, perché non potete sentire le mie parole”,
continuò Gesù. Il Vescovo d’Ippona com-
menta: «Non potevano comprendere perché
non potevano udire. E non potevano udire,
perché NON VOLEVANO CORREGGE-
RE LA LORO VITA con la fede. Perché
non volevano correggersi? “VOI AVETE
PER PADRE IL DIAVOLO”. (…) E per-
ché dunque i Giudei erano figli del diavolo?
Per imitazione, non per nascita. (…) “E VO-
LETE COMPIERE I DESIDERI DEL
PADRE VOSTRO”. Ecco perché siete suoi
figli, perché desiderate ciò che lui desidera,
non perché siete nati da lui.
Quali sono questi desideri? “Fin dal prin-
cipio egli è stato omicida”. (…) Vedete ora
fratelli, quale è il genere di questo omicidio.
Il diavolo è chiamato omicida, non perché
fosse stato cinto dalla spada e rivestito di ar-
mi: egli avvicinò l’uomo, gli mise nel cuore
malvagi pensieri e così lo uccise. (…) Era già
omicida nei riguardi del primo uomo» (19).
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S. Tommaso d’Aquino ro carne deriva da Abramo, ma non ne deri-


va la vita» (22).
L’Angelico nel suo Commento al Vange- Le opere dei Giudei erano dissimili da
lo di S. Giovanni spiega: «La presunzione dei quelle di Abramo: esse infatti erano cattive
Giudei sfocia in una vanagloriosa domanda: e perverse, poiché essi erano omicidi: “Voi
“Noi siamo razza di Abramo, e non siamo cercate di uccidermi”. «Però questo omicidio
mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu di- era un peccato SMISURATO, CONTRO
re: Diventeremo liberi?”. Affermano di esse- LA PERSONA DIVINA DEL FIGLIO DI
re discendenti di Abramo, e in ciò si rivela la DIO» (23). Essi anzi volevano ucciderlo pro-
loro vanagloria; poiché si GLORIANO prio perché insegnava che era consustanzia-
DELLA SOLA ORIGINE CARNALE. le al Padre. Abramo invece aveva desidera-
(…) La stessa cosa fanno quanti cercano di to vedere il Suo giorno, “lo vide e ne tripu-
farsi grandi per la loro nobiltà carnale: “Tut- diò”. E proprio per il fatto che non compio-
ta la loro gloria viene da una nascita, da un no le opere di Abramo, significa che hanno
ventre, da un concepimento” (Os. IX, 11). un altro padre, di cui fanno le opere!
Negano poi la loro schiavitù, e in ciò di- Spiritualmente parlando, il Signore di-
mostrano di essere ottusi e bugiardi. Ottusi, mostra che non hanno origine neppure da
perché mentre il Signore parla di libertà spi- Dio. Infatti quando i Giudei affermano:
rituale, essi intendono quella corporale (…). “Noi non siamo nati da prostituzione”, in-
Bugiardi, se intendono la schiavitù carnale, tendono dire: «Se in passato la nostra ma-
o si riferiscono a tutta la razza giudaica, o a dre, la Sinagoga, allontanatasi da Dio si pro-
se stessi in particolare. Se la frase ha una stituì agli idoli, noi però non ci siamo allon-
portata universale, è evidentemente falsa. tanati da Lui e non ci siamo macchiati d’ido-
Poiché i loro padri furono schiavi in Egit- latria» (24). Infatti Dio è spiritualmente lo
to… Se poi parlano di se stessi, non si posso- sposo delle anime. Ora come la sposa si pro-
no scusare di mendacio: essi infatti in quel stituisce quando, oltre il suo sposo ama un
tempo pagavano il tributo ai Romani» (20). altro uomo, così un’anima o un popolo sono
Quanto alla frase che segue: “So che siete accusati di prostituzione, quando abbando-
razza di Abramo”, Gesù comincia a trattare nato il vero Dio, si volgono alle creature in
della loro origine. «Inizia col riconoscere la una specie d’idolatria.
loro origine carnale; ma subito dopo tratta Ed eccoci arrivati al passo chiave: il Si-
della loro origine spirituale: “Intanto però gnore, dopo aver mostrato che i Giudei ave-
cercate di uccidermi”… Afferma quindi che vano una loro origine spirituale ed aver
l’origine della loro carne è Abramo… Ma escluso quella divina, che loro presumevano,
solo per l’origine carnale, non per somi- finalmente qui dimostra quella vera, asse-
glianza di fede… Il Signore mostra, che essi gnando loro la paternità del diavolo. Ecco
spiritualmente provengono da una radice l’affermazione di Gesù: “VOI FATE LE
perversa; quindi li rimprovera apertamente OPERE DEL DIAVOLO, AVETE PER
di peccato. Lasciando da parte tutte le altre PADRE IL DIAVOLO”, vale a dire gli ap-
colpe in cui i Giudei erano caduti, rammenta partenete per imitazione! Infatti Gesù pro-
loro soltanto quello che avevano sempre segue: “Volete compiere i desideri del padre
nella mente, cioè il peccato di omicidio; poi- vostro”, vale a dire : voi siete figli del diavo-
ché essi volevano ucciderlo… E il Signore lo non perché procreati da lui, ma perché
precisa che causa di tale omicidio non era IMITANDOLO “VOLETE COMPIERNE
una colpa da parte sua, né il loro senso di I DESIDERI”. E l’Angelico commenta:
giustizia, ma la loro incredulità: “Perché la «Come il diavolo ebbe invidia del primo uo-
mia parola non viene capita da voi”» (21). mo e lo uccise spiritualmente, così voi nu-
Il Signore arriva così a concludere quale sia trendo invidia contro di me, “Cercate di uc-
la loro origine spirituale: “VOI AVETE PER cidere Me che vi ho detto la verità”» (25).
PADRE IL DIAVOLO”, di cui erano figli Vi è un altro passo del Vangelo di S. Gio-
non in quanto uomini ma in quanto malvagi. vanni che merita di essere studiato. Gesù di-
«Cristo sopra ha affermato che essi sono ce ai suoi Apostoli: “Se hanno perseguitato
figli di Abramo secondo la carne; qui invece Me perseguiteranno anche voi… Se non fossi
nega che lo siano per l’imitazione delle ope- venuto e non avessi parlato loro, non avreb-
re, e specialmente della fede. Cosicché la lo- bero alcun peccato; ma ora non hanno scusa
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per il loro peccato. Chi odia Me, odia anche il sere che non ha mai veduto, anche soltanto
Padre mio… Vi cacceranno dalle sinagoghe, per la fama buona o cattiva che lo riguarda.
…chiunque vi ucciderà crederà di rendere (…) Ora i Giudei odiavano Cristo e la verità
culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno stessa che Egli predicava. Perciò siccome la
conosciuto né il Padre né Me” (26). verità che Cristo predicava rientrava nella
San Tommaso commenta: «Nei discepoli volontà del Padre, e così pure le opere che
[i Giudei] perseguitavano Cristo… Ma poi- compiva, essi come odiavano Cristo, odiava-
ché l’ignoranza di suo non scusa la colpa, no anche il Padre, sebbene ignorassero che
qui Egli dimostra che essi sono inescusabi- tali cose rientravano nella volontà del Padre.
li… 1°) per la verità del suo insegnamento, (…) Mostra poi, per quale causa profonda
2°) per l’evidenza dei suoi miracoli… “Ma essi siano caduti nel peccato d’incredulità: a
ora non hanno nessuna scusa per il loro pec- motivo dell’odio… Perciò il loro peccato non
cato”; 3°) indica da quale radice nasca la lo- proviene da fragilità, o da ignoranza, ma sol-
ro persecuzione: “Chi odia Me, odia anche il tanto da una deliberazione» (27).
Padre mio”. Afferma dunque: “Tutto questo
vi faranno a causa del mio nome”; ma ne po- Il Magistero della Chiesa dal 1244 al 1937
trebbero essere scusati, “se non fossi venuto
e non avessi parlato loro”; cioè se non mi Numerose sono le Costituzioni dei Papi
fossi presentato loro personalmente e non su questo Problema; ne citerò alcune. Dopo
avessi loro insegnato direttamente, “non aver ascoltato i Padri della Chiesa, interro-
avrebbero alcun peccato”. (…) Il Signore ghiamo il Magistero Pontificio. Anch’esso ci
parla qui… del peccato d’incredulità, per cui mostra come la Chiesa, fedele al Vangelo,
essi non credono in Cristo. (…) Perciò se non ha mai nascosto l’opposizione tra Gesù e
Cristo non fosse venuto, i Giudei non sareb- la Sinagoga, che dai tempi del Vangelo ad og-
bero caduti nel peccato d’incredulità… Ma a gi, non è scemata.
loro mancano tali scuse, poiché Cristo si era IMPIA JUDEORUM PERFIDIA, di
mostrato e aveva loro parlato personalmen- papa Innocenzo IV (1244) : «L’empia perfi-
te. Perciò Egli dichiara: “Ma ora”, per il fat- dia dei Giudei… commette enormi misfat-
to che sono venuto ed ho parlato, esclusa ti… I Giudei, infatti, ingrati verso Gesù Cri-
l’ignoranza, “non hanno scusa del loro pec- sto… trascurando e disprezzando la Legge
cato”. Vedi Rom. 1, 20s: “Essi sono inescu- mosaica e i Profeti, seguono certe tradizioni
sabili, perché avendo conosciuto Dio, non dei loro antenati… che in lingua ebraica so-
l’hanno glorificato come Dio”. Ora che i no dette Talmùd, che per i Giudei è il som-
Giudei abbiano conosciuto Cristo, risulta da mo libro. Questo Talmùd si allontana enor-
quella parabola… (Mt. 12, 7): “Questi è memente dal testo della Bibbia e vi si trova-
l’erede: venite, uccidiamolo” (…). no espresse bestemmie verso Dio, Cristo e
Quindi essi non erano scusati dall’igno- la Beata Vergine…».
ranza: perché ciò fecero [il Deicidio] non per DUDUM FELICIS, di papa Giovanni
ignoranza, bensì per un altro motivo, ossia XXII (1320): «Dopo aver esaminato alcuni
per odio e per vera malizia. Ecco perché Cri- loro libri… che sono detti Talmùd e dopo
sto aggiunge subito: “Chi odia Me, odia an- aver trovato che contenevano innumerevoli
che il Padre mio”; come per dire: è loro im- errori, abusi, oltraggi e bestemmie… Abbia-
putato a colpa non l’ignoranza, ma l’odio che mo riflettuto che non si deve sottovalutare
hanno contro Me, e che ridonda in odio con- questo morbo tanto pestilenziale e tanto peri-
tro il Padre. Infatti, essendo il Padre e il Fi- coloso… ma che piuttosto occorre intervenire
glio una sola cosa nell’essenza, …chiunque con azione sollecita per recider alla radice i
ama il Figlio ama anche il Padre; e chiunque suoi viticci mortali perché non si espanda-
conosce l’uno conosce anche l’altro; e chi no… Inoltre dai Giudei… fatevi consegnare
odia il Figlio odia anche il Padre. Però nessu- integralmente il libro che chiamano Tal-
no può odiare ciò che non conosce. Ora i mùd… Riducete poi in cenere col fuoco il
Giudei ignoravano il Padre: “Non conoscono suddetto Talmùd… [cita poi Clemente IV,
Colui che mi ha mandato”. Quindi non sem- [15 luglio 1267. N.d.r.]: “La esecrabile perfi-
bra esser vero quanto qui dice: “…odia an- dia dei Giudei, condannata a causa dell’ingra-
che il Padre mio”. Tuttavia si risponde, con titudine e consegnato alla Sinagoga il libello
Agostino, che uno può amare o odiare un es- del ripudio, per aver ignorato il tempo della
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visitazione del Signore, quel popolo cieco… è Giudei, a causa della quale essi sempre op-
diventato errante… per tutta la terra, come il posero resistenza alla bontà divina, è tanto
fratricida Caino… Invero, quel popolo… non più esecrabile nei figli in quanto, per colma-
solo negò iniquamente che Nostro Signor re la misura dei padri, peccarono ancora più
Gesù Cristo, Figlio del Padre eterno… era gravemente ripudiando il Figlio di Dio e
venuto a chiamarli per farli compartecipi COMPLOTTANDO PER UCCIDERLO
dell’eredità eterna… dicendo con disprezzo: in modo scellerato. Per questa ragione dive-
Non è Dio; ma addirittura lo uccisero… invo- nuti peggiori dei loro padri… per nulla am-
cando… il suo sangue sopra di sé e sopra i lo- mansiti… a nulla rinunziando del loro passa-
ro discendenti… Pensiamo che tutte le ese- to delitto, si accaniscono ancora adesso nelle
crabili bestemmie contenute nel Talmùd, sia- sinagoghe ed ovunque contro N. S. Gesù
no la causa principale per cui il predetto po- Cristo… ed estremamente ostili ai Cristiani
polo… persiste ostinato nella sua perfidia”». osano ancora compiere… orrendi crimini
CUM NIMIS ABSURDUM, di papa contro la religione cristiana».
Paolo IV (1555) : «È estremamente assur- CAECA ET OBTURATA, di papa Cle-
do… che i Giudei… siano tanto ingrati ai Cri- mente VIII (1593): «La cieca e sorda perfi-
stiani da rispondere coll’offesa al favore e al dia dei Giudei non soltanto è ingrata verso
posto della servitù dovuta, cerchino di domi- Gesù Cristo… ma non riconosce neanche la
nare. (…) La Chiesa romana li tollera in testi- grande misericordia nei loro confronti della
monianza della vera fede cristiana e al solo S. Madre Chiesa che pazientemente attende
scopo che… riconoscano finalmente i loro er- la loro conversione».
rori e pervengano al vero lume della Fede A QUO PRIMUM, di papa Benedetto
cattolica. Fino a che persistono nei loro erro- XIV (1751): «Ogni traffico di merci utili… è
ri, riconoscano che per effetto del loro opera- gestito dagli stessi ebrei… inoltre essi possie-
to sono servi, mentre i Cristiani sono stati fat- dono osterie, poderi, villaggi, beni per cui, di-
ti liberi da Gesù Cristo Nostro Signore…». ventati padroni, non solo fanno lavorare sen-
DUDUM A FELICIS, di papa Pio IV za posa, esercitando un dominio crudele e di-
(1566): «La S. Madre Chiesa… tollera gli sumano, i miseri uomini cristiani addetti ai la-
ebrei in memoria della Passione del Signore, vori agricoli e li costringono al trasporto di
affinché… riconoscano il loro errore e si pesi immani; ma anche infliggono pene: colo-
convertano alla vera Luce, che è Cristo». ro che sono sottoposti alle staffilate ne ripor-
HEBRAEORUM GENS, di S. Pio V tano il corpo piagato… Inoltre gli stessi giu-
(1569): «Il popolo ebreo, il solo UN TEM- dei, essendo dediti specialmente all’esercizio
PO ELETTO DA DIO… tanto prima su- del commercio, dopo aver in tal modo accu-
però tutti gli altri in grazia e santità, quanto mulato una grande somma di denaro, con la
poi ABBANDONATO PER LA SUA IN- smodata pratica dell’usura prosciugano le ric-
CREDULITÀ, meritò di essere RIPRO- chezze e i patrimoni dei cristiani».
VATO, perché venuta la pienezza del tem- MIT BRENNENDER SORGE, di Papa
po, quel popolo perfido e ingrato ha con Pio XI (1937): «Il Verbo di Dio doveva
empietà respinto il suo Redentore e LO HA prendere carne… da un popolo che lo
UCCISO con morte vergognosa… Tuttavia avrebbe poi confitto in croce».
la loro empietà, ammaestrata da tutte le Infine, dopo aver citato queste Bolle più
peggiori astuzie, è giunta ad un punto tale antiche e poco conosciute vorrei trattare il
oramai che, per la nostra comune salvezza, problema dell’“Enciclica nascosta”, come è
occorre respingere la forza di tanto male, stata chiamata dagli storici.
con pronto rimedio. (…) Ciò che reca più Nel giugno del 1938, Pio XI chiese a tre
danno è il fatto che, essendo dediti ai sorti- giovani gesuiti una bozza per un’Enciclica
legi, agli incantesimi, alle superstizioni della contro l’Antisemitismo biologico (HUMANI
magia e ai malefici, INDUCONO AGLI IN- GENERIS UNITAS). Tale bozza fu conse-
GANNI DI SATANA MOLTISSIME gnata al Vaticano alla fine di settembre del
PERSONE INCAUTE E DEBOLI. Infine 1938. Pio XI morì il 10 febbraio 1939, il do-
siamo informati… con quali inganni insidino cumento non divenne mai Enciclica e non fa
alla vita dei cristiani». parte del Magistero ecclesiastico; mantiene
ANTIQUA JUDEORUM, di papa Gre- tuttavia una notevole importanza storica, ed
gorio XIII (1581): «L’antica iniquità dei è in quest’ottica che mi permetto di citarlo.
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«La vera natura, la base autentica della in parte conosciuta, l’abbandonarono. Dun-
separazione sociale degli ebrei dal resto que il peccato di costoro è più grave” (32).
dell’umanità, ha un carattere propriamente Nel Vangelo leggiamo: “Quantunque
religioso [e non razziale o biologico n.d.r.]. avesse fatto tanti miracoli in loro presenza,
La questione ebraica, nella sua essenza, non è essi non credevano in Lui” (33). Il popolo giu-
né una questione di razza, né di nazione… È daico, nella sua massa non ha creduto. Non
una questione di religione e, DOPO LA VE- hanno creduto i capi della nazione, non ha
NUTA DI CRISTO, UNA QUESTIONE creduto la maggior parte della folla. E non è
DI CRISTIANESIMO. (…) Un solo popolo lecito dire che l’unica ed ultima causa della
è stato favorito, in senso stretto, di una voca- colpevolezza della folla sia stata soltanto
zione, è il popolo ebraico, scelto da Dio, per l’influsso dei capi, sebbene sia certo che le
PREPARARE LE VIE ALL’INCARNA- loro maligne insinuazioni, misero in cattiva
ZIONE del suo Figlio unico in questo mon- luce la figura di Gesù presso il popolo. E co-
do… Il Salvatore che il Padre… inviò al po- sì dietro l’esempio dei capi, la folla non cor-
polo scelto, FU RIGETTATO DA QUE- rispose alle prime grazie.
STO POPOLO, ripudiato con violenza e con- La folla appare dapprima incerta e dub-
dannato come un criminale dai più alti tribu- biosa di fronte a Gesù, ma intervengono su-
nali della nazione… IL POPOLO EBREO bito i capi per smorzare ogni eventuale entu-
HA MESSO A MORTE IL SUO SALVA- siasmo. Infatti se non fossero corsi subito ai
TORE… Inoltre questo popolo sventurato, ripari, forse tutti (o la maggior parte) avreb-
s’è gettato da se stesso nella rovina, i suoi ca- bero creduto in Gesù. Così i capi “si assun-
pi accecati hanno invocato sulle loro teste la sero anticipatamente tutte le responsabilità
maledizione divina… Constatiamo in questo dell’apostasia della nazione eletta” (34).
popolo una INIMICIZIA COSTANTE ri-
spetto al Cristianesimo. Ne risulta una tensio- Gesù condanna l’incredulità dei Giudei: il
ne perpetua tra Ebrei e Cristiani mai sopita. loro accecamento è volontario
(…) Il desiderio ardente della Chiesa di vede-
re la conversione di tale popolo, non l’acceca L’incredulità dei Giudei è un peccato
tuttavia sui pericoli spirituali ai quali il con- formale. Più grave nei capi, ma volontaria e
tatto con gli Ebrei può esporre le anime. (…) quindi colpevole (anche se meno gravemen-
Fino a che persiste l’incredulità del popolo te) nei fedeli (35). Gesù stesso ha detto: “Se
ebreo… la Chiesa deve… prevenire i pericoli non fossi venuto e non avessi parlato non
che questa incredulità… potrebbe creare per avrebbero colpa; MA ORA ESSI NON
la fede e i costumi dei fedeli» (28). POSSONO ADDURRE ALCUNA SCUSA
AL LORO PECCATO… Se non avessi fatto
I MOTIVI DELL’INCREDULITÀ GIUDAICA in mezzo ad essi delle opere che nessuno ha
mai fatto, non avrebbero colpa; ma ora essi
L’incredulità in generale hanno visto e, ciò nonostante, HANNO
ODIATO ME E IL PADRE MIO” (36).
Per S. Tommaso l’incredulità “è un pec- “La condanna esplicita e ripetuta colpisce
cato che include tutti i peccati. Perciò l’in- sia i capi che la folla. Tutto il popolo giudaico
credulità è il più grave di tutti i peccati” (29). appare, in genere, gravemente colpevole del-
Essa è il peccato finale cui si è condotti da la sua incredulità. Risalta la colpevolezza dei
altri peccati (30). I teologi concludono perciò capi… Essi sono in gran parte colpevoli
che: “La perdita della fede è… condizionata dell’incredulità della folla. Essi più degli altri
sempre da un peccato: molto spesso è tutta potevano comprendere…” (37). La loro igno-
una serie di colpe e di graduali transazioni ranza è determinata dall’invidia e gelosia ver-
che prepara l’apostasia” (31). so il Salvatore. Sono accecati dall’odio, ma
l’accecamento è stato volontario, Gesù quin-
L’incredulità colpevole dei Giudei di li condanna: “Se foste ciechi non avreste
colpa: ma voi dite di vedere e perciò il vostro
S. Tommaso si domanda se l’incredulità peccato permane” (38). S. Pietro parlando agli
dei Pagani sia la più grave, e risponde che: “I Israeliti, dopo aver loro mostrato di quale de-
Pagani non hanno conosciuta la via della giu- litto orrendo si siano macchiati, vuol trovare
stizia, mentre gli eretici e gli Ebrei, avendola (spinto da misericordia) una specie di atte-
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nuante al loro peccato: l’ignoranza: “Io so


fratelli, che operaste per ignoranza, come pure
i vostri capi” (39). Ma la loro ignoranza fu vin-
cibile e colpevole. I Giudei “Avevano chiuso
gli occhi della mente” (40). Chi vuol restare
nelle tenebre anche quando gli si avvicina la
luce, non ha nessuna scusa. Prescindendo
perciò dai casi individuali, l’ignoranza fu in
genere colpevole nei capi e nella folla. Nei
capi più colpevole che nella folla.
Secondo S. Tommaso, il Dottore comu-
ne della Chiesa, i capi conoscevano esplici-
tamente la messianicità e la divinità di Gesù:
“I capi COME ANCHE I DEMONI conob-
bero che Egli era il Cristo promesso nella
Legge” (41). Ma vollero ignorare per igno-
ranza affettata e quindi maggiormente col-
pevole. Ed ecco che ritorniamo all’analogia
tra il diavolo e il popolo deicida, che ha imi-
tato suo padre “omicida fin dall’inizio”.
La folla, che era ignorante non conobbe
pienamente ed esplicitamente né la messiani-
cità né la divinità di Gesù. E sebbene alcuni di
essa abbiano creduto, la massa tuttavia non
credette; per di più fu ingannata dai suoi capi.
Perciò la massa dei fedeli “gravissimamente Due scene della leggenda di Teofilo; nella quale un ebreo
peccò quanto al genere di peccato [crocifissori agisce da intermediario tra il diavolo e l’arcidiacono che
di Dio]: ma il peccato aveva delle ATTE- vuole vendergli l’anima per riacquistare il prestigio perduto.
(Lambeth Apocalypse, 1260, Londra
NUANTI per la loro ignoranza” (42). Che pur Lambeth Palace Library).
non essendo affettata, come quella dei capi,
era pur tuttavia vincibile e quindi colpevole.
Però sappiamo che Dio quando si rivela, dà
Varie cause dell’incredulità giudaica: la volon- agli uomini, con la Rivelazione, anche la
tà divina, l’azione di Satana, l’influsso dei capi possibilità di conoscerla come tale. Il popolo
giudaico fu perciò colpevole se attraverso le
La folla dei Giudei (capi compresi) ha Profezie dell’Antico Testamento compiutesi
avuto da Dio la grazia sufficiente per crede- in Gesù, i miracoli operati dal Salvatore, la
re e se non ha creduto è stato per sua colpa. grazia sufficiente che Dio non nega a nessu-
Satana, come suo solito, ha diretto, orga- no, non riconobbe il vero Messia. Vi è quin-
nizzato e mosso le forze di opposizione a Cri- di una causa soggettiva che determinò l’in-
sto. Infatti in tutto il Nuovo Testamento ap- credulità giudaica:
pare come l’avversario, il nemico del Messia. a) Le opere cattive:
I capi hanno influito sul giudizio della fol- Il Vangelo ci rivela: “La luce è venuta nel
la, con le loro calunnie ed intrighi hanno alme- mondo e gli uomini hanno preferito le tene-
no maldisposto l’animo del popolo nei con- bre alla luce PERCHÉ LE LORO OPERE
fronti di Gesù. La folla seguirà i capi (tranne ERANO CATTIVE. Infatti chi fa il male
una piccola parte), pur avendo la grazia suffi- odia la luce e non viene alla luce per paura
ciente e i motivi di credibilità per seguire Ge- che le sue opere siano riconosciute come cat-
sù; per cui chi ha resistito è colpevole. tive” (43).
Questa incredulità verso Cristo è colpe-
La causa ultima dell’incredulità giudaica vole, perché il mondo poteva credere: “La
luce è venuta nel mondo… ed ha brillato tra
Le difficoltà da parte della folla (che le tenebre”: agli uomini fu data la possibilità
normalmente ha il dovere di seguire i capi) e rivolto l’invito di uscire dalle tenebre e di
nel credere a Gesù erano gravi ed oggettive. venire alla luce. Ma alla luce perviene sol-
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tanto chi lo vuole liberamente, e gli uomini to L’ORGOGLIO che ha tenuto la classe
hanno preferito le tenebre alla luce. dominante nell’incredulità… Non è questo
Ma qual’è la ragione di questa scelta er- un fatto che conferma essere la superbia la
ronea? La vera ragione va ricercata nelle passione che più tenacemente tiene lontani
OPERE CATTIVE, nella VITA, nell’AT- da Cristo gli uomini?” (47).
TO DELLA VOLONTÀ che può anche es- c) Speranze politiche e troppo terrene:
sere soltanto interno (come l’orgoglio della La folla, nei miracoli di Gesù, vide la
mente). Le opere cattive non sono soltanto realizzazione delle sue speranze messiani-
l’IMMORALITÀ GROSSOLANA: attac- che; speranze di una liberazione politica dal
camento ai piaceri dei sensi, ma anche l’IM- giogo romano; speranze di un’èra felice di
MORALITÀ SOTTILE: l’esaltazione prosperità materiale.
dell’io, la ricerca della gloria umana e In breve LE CATTIVE DISPOSIZIONI
dell’onor del mondo. Ebbene colui che fa il DELLA VOLONTÀ SONO LA CAUSA
male fugge la luce interna della verità che lo ULTIMA CHE IMPEDISCE ALLA FOL-
rimprovera, come il ladro fugge la luce del LA DI RICONOSCERE IL VERO MES-
sole e cerca le tenebre per non essere visto. SIA IN GESÙ di Nazaret, in quanto essa
Costui non verrà alla luce, non s’accosterà vuole un re terreno, realizzatore di aspira-
ad una dottrina (anche quando l’abbia cono- zioni materiali. L’ultima ragione dell’incre-
sciuta come vera) che condanna la sua vita. dulità non va ricercata nell’intelligenza, per-
“È impossibile non pensare a coloro che ché non è nel non aver potuto credere, per
predicano l’osservanza della Legge… e la mancanza di motivi oggettivi ed intelligibili
cui vita non corrisponde a questo ideale. È di credibilità, ma nel NON AVER VOLU-
proprio ciò che è avvenuto in Israele” (44). I TO CREDERE, a causa di una cattiva vo-
farisei amano quindi le tenebre non per se lontà moralmente indisposta. La loro incre-
stesse, ma perché giustificano la loro con- dulità è dunque volontaria e quindi colpevo-
dotta esteriore, ed odiano la luce, perché le. Si può perciò concludere che LA VITA
smaschererebbe la loro perversità interna e CATTIVA È LA CAUSA DI OGNI IN-
nascosta! Gesù stesso ha affermato: Chi fa la CREDULITÀ.
volontà di Dio, conoscerà se la dottrina che Come il diavolo è un Angelo decaduto
Io insegno è divina o no (45). Vale a dire : la per cattiva volontà (ha preferito affermare
dottrina di Gesù apparirà divina ad ogni ani- se stesso, pur dannandosi, che sottomettersi
ma leale, ad ogni anima che è da Dio e non alla volontà di Dio), così i Giudei il cui pa-
dal diavolo, e che vuole ciò che Dio vuole e dre è il diavolo (in quanto ne hanno imitata
non ciò che vuole il diavolo: il peccato! la cattiva volontà) hanno preferito rifiutare
Ritorniamo dunque a S. Giovanni capi- il Salvatore e la salvezza, per poter soddisfa-
tolo VIII. Gesù dice: “Chi è da Dio, ascolta re la propria perversa volontà.
le parole di Dio”, cioè: chiunque cerca la ve-
rità con purezza d’intenzioni e s’ispira nella Epìlogo
sua vita pratica a questa verità, sarà disposto
ad ascoltare la parola di Dio. Se dunque i Come dicevo all’inizio dell’articolo, alla
Giudei (nella maggior parte) non ascoltano domanda: “Donde viene e dove va il Giudai-
la parola di Dio è perché non sono da Dio, smo post-templare? Chi ne è il capo e chi lo
ma IL LORO PADRE È IL DIAVOLO! ispira?”, si può rispondere che dietro le forze
b) L’orgoglio dei capi: occulte (Giudaismo, Massoneria, Esoteri-
Il Salvatore «smaschera i suoi avversari, smo, Alta Finanza) che manovrano il mon-
mettendo inesorabilmente a nudo la passio- do, bisogna vedere l’azione del diavolo, loro
ne nascosta che li corrode. (…) Essi non padre e maestro: infatti un’esplosione tanto
hanno l’amore di Dio: “Io vi conosco e so vasta di malsane passioni, di idee perverse e
che non avete in voi l’amore di Dio” (Giov., di fatti incresciosi, non può essere spiegata
V, 42). La vera e più profonda ragione della senza un intervento preternaturale e diaboli-
loro incredulità è altrove: è in loro stessi, co. Non si può dimenticare né sottovalutare
nella loro volontà: “Voi non volete venire a la parte avuta dal diavolo nel cammino della
me” (Giov., V, 40)» (46). Quindi l’ambizione Congiura anticristiana e della Rivoluzione, e
li accecò e fu per loro grande ostacolo a cre- neppure che lo strumento principale di cui il
dere e a venire a Cristo. “Dunque è anzitut- diavolo si serve per sovvertire il mondo e
15

l’animo umano è il Giudaismo, deicida e ri- rale. La lotta contro il diavolo, il Giudaismo e
provato da Dio. Chi pertanto volesse com- le sue derivazioni segrete, è una lotta essen-
battere la Rivoluzione senza combatterne zialmente religiosa, che ha bisogno dell’aiuto
l’agente umano principale, il Giudaismo tal- della grazia di Dio. Ora Maria è la Mediatrice
mudico, fallirebbe e sarebbe soltanto un “se- Universale di ogni grazia, la tesoriera e la di-
mi-controrivoluzionario”. spensatrice di essa! La vera devozione, in
Come scriveva acutamente già nel 1945, qualità di schiavi di Maria, è assolutamente
Padre Garrigou-Lagrange: “Gli errori peri- necessaria per vincere la battaglia contro le
colosissimi, oggi più diffusi tendono alla scri- forze del male. La Rivoluzione e il Giudaismo
stianizzazione completa dei popoli. Il male talmudico, essendo satanici nella loro essenza,
ha avuto inizio con la Rinascenza pagana del possono essere combattuti e vinti solo da una
secolo XVI, che fu rinascita della Superbia e reazione che sia soprannaturale nella sua es-
delle Sensualità pagane tra i cristiani. L’ac- senza. Lucifero, simbolo del Giudaismo ribel-
centuò il Protestantesimo… Venne poi la Ri- le a Dio e decaduto dalla sua vocazione, sarà
voluzione francese… col suo Deismo e Natu- vinto da Maria che gli schiaccerà il capo, co-
ralismo… Lo spirito poi della Rivoluzione me aveva promesso il Signore: “IPSA CON-
condusse al Liberalismo… Fallito il Liberali- TERET CAPUT TUUM” (50). In questa otti-
smo [conservatore]… gli succede il Radicali- ca la nostra vittoria contro il Giudaismo rivo-
smo, per non dire più esattamente Anticri- luzionario dipende da Maria e dalla nostra
stianesimo. Di qui hanno avuto origine i unione a Lei. S. Luigi Grignon de Montfort,
Massoni. Il Radicalismo a sua volta causò il aveva profetizzato questa vittoria nella “Pre-
Socialismo e questo il Comunismo… Contro ghiera infuocata”, chiedendo al Signore degli
tutte queste negazioni… la sola Chiesa catto- eserciti un diluvio del fuoco del puro amore
lica… può resistere efficacemente, perché che purificherà l’umanità e sarà: “così dolce e
solo Essa possiede la Verità senza errori. veemente che tutte le Nazioni, i Maomettani,
Perciò il Nazionalismo non può efficacemen- gli idolatri e perfino i Giudei ne bruceranno e
te resistere [alla Rivoluzione]” (48). Tali idee si convertiranno”.
furono riprese circa quindici anni dopo (nel
1959), da un pensatore brasiliano: Plinio Note
Corrêa de Oliveira, in un libro intitolato Re-
1) Autori quali: Augustin Barruel, Emmanuel Bar-
volucao e Contra-Revolucao (49). bier, Umberto Benigni, Paul Boulin, Pierre de Cloriviè-
La Rivoluzione è un’opera diabolica di re, Augustin Cochin, Paul Copin-Albancelli, Jacques
scristianizzazione ispirata da Lucifero e con- Crétineau-Joly, Henri Coston, Henri Delassus, Nicolas
dotta in prima luogo dal Giudaismo anticri- Deschamps, Vittorio De Bernardi, Andrea Dalle Donne,
Paul Drach, Raymond Dulac, Bernard Fay, Florido
stico ed anticristiano, che dirige vari altri ra- Giantulli, Réginald Garrigou-Lagrange, Roger Gouge-
mi, quali la Massoneria, l’Esoterismo, l’Alta not des Mousseaux, Ernest Jouin, i fratelli Lémann,
Finanza e il Comunismo. Combattere sol- Léon Meurin, Julio Mienvielle, Albert Monniot, Charles
tanto ed ossessivamente l’ultimo di essi sen- Nicoullaud, Jean-Baptiste Pitra, Léon de Poncins, Anto-
za spendere quasi neanche uno studio ap- nino Romeo, Emanuel Ratier, Francesco Spadafora.
Chi volesse maggiori informazioni sulla vita e le
profondito e vasto sul Problema giudaico è opere di tali autori può consultare: M. F. JAMES, Esoté-
errato e… puzza di… bruciato! risme, Occultisme, Franc-Maçonnerie et Christianisme
aux XIX et XX siècles, NEL, Paris, 1981.
2) V. MATTIOLI, Gli Ebrei e la Chiesa, Mursia, Mila-
Che fare? no, 1997, pagg.11-16.
3) B. Lazare, L’antisémitisme, son histoire et ses cau-
La divina Provvidenza ha voluto darci “un ses, Paris, 1934, vol II, pag. 45. Questo libro sarà presto
Segreto”, per riportare le anime al Cattolice- pubblicato in italiano dal Centro Librario Sodalitium
simo e per combattere i suoi nemici invisibili e nella collana “Il Mistero d’Israele”.
tenebrosi, esso è la Vera Devozione a Maria 4) H. DE VRIES DE HEEKELINGEN, Israele, il suo
passato, il suo avvenire, Ed. Tumminelli, Milano, 1937,
Santissima, specialmente come ci è stato inse- pagg. 103-118. Citato in V. MATTIOLI, op. cit., pag. 17.
gnato da S. Luigi Grignion de Montfort, nel 5) Cit. in J. TALLANDIER, Les origines secrètes du
“Trattato della vera devozione alla Vergine Bolchévisme, Salluste, Paris, 1930, pag. 33.
Maria”, che può essere definito l’uranio del 6) La questione giudaica, vol. IV, 1936, pagg. 37-46.
7) L. DE PONCINS, La mystérieuse Internationale jui-
Cristianesimo, per sviluppare un’energia spiri- ve, Beauchesne, Paris, 1936, pag. 179.
tuale paragonabile a quella atomica, soprat- 8) La Repubblica, 1, aprile, 1997, pag. 38.
tutto in questi tristi tempi di Apostasia gene- 9) La Civiltà Cattolica, cit., pag. 39.
16

10) La Civiltà Cattolica, La questione giudaica e il Avviso della redazione


Sionismo, vol. II, 1937, pag. 421.
11) Giov.VIII, 31-47.
opo aver letto l’articolo di Padre Torquema-
12) S. GIOVANNI CRISOSTOMO, Commento su Gio-
vanni, Omelia LIV, 1.
13) Ibid., 2.
D da, ci siamo chiesti se era opportuno che ve-
nisse pubblicato su ‘Sodalitium’. Abbiamo curato
14) Ibid., 3. di verificare, quanto possibile, le fonti, interro-
15) S. AGOSTINO, Commento su Giovanni, Discorso
XLII, 1.
gando anche non pochi protagonisti della avvin-
16) Ibid. , 1-2. cente storia del ‘tradizionalismo’ italiano, che con
17) Ibid. 5. grande correttezza hanno accettato di collaborare
18) Ibid. 7-8. con noi alla stesura definitiva di questo articolo.
19) Ibid. 9-11. Lo facciamo nostro, per seguire il consiglio di san
20) S. TOMMASO, Commento a S. Giovanni, VIII,
Lectio IV, 1201. Remigio a Clodoveo, citato dall’articolista alla fi-
21) Ibid. 1211-1215. ne della sua fatica. Vorremmo solo precisare che
22) Ibid. 1222. molti autori menzionati in questo piccolo saggio
23) Ibid. 1227. sono passati, come pure noi stessi, attraverso il
24) Ibid., 1232.
25) Ibid., 1241.
movimento ‘tradizionalista’, nella più perfetta
26) Giov., XV, 20-XVI, 3. buona fede, o già da tempo ci hanno preceduto
27) S. TOMMASO, Commento a S. Giovanni XV, Lec- nella denuncia degli errori e dei pericoli insiti in
tio IV-V, 2039-2067. questa posizione. Non si tratta poi di rinnegare
28) G. PASSELECQ-B. SUCHEKY, L’Encyclique cachée quanto di buono vi era o vi è in questa corrente
de Pie XI, éd. La découverte, Paris, 1995, pagg. 283-293.
Traduzione italiana: L’Enciclica nascosta di Pio XI, Il d’idee, cioè quanto di conforme vi è con l’insegna-
Corbaccio, Milano 1997. mento della Chiesa cattolica: solo è necessario
29) S. T., II-II, q. 10, a. 3. evitare accuratamente, e denunciare pubblica-
30) S. T., II-II, q. 162, a. 7, ad 3um. mente, ogni cedimento all’esoterismo pseudo-cri-
31) F. ROBERTI-P. PALAZZINI, Dizionario di Teolo-
gia morale, Studium, Roma, 1968, Vol. I, pag. 802.
stiano, da chiunque, in buona o cattiva fede, poco
32) S. T., II-II, q. 10, a. 6, sed contra. importa, esso sia proposto. Questa nostra attitudi-
33) Giov. XII, 37. ne ci ha già sottratto amicizie e consensi: ma noi
34) A. CHARUE, L’incrédulité des Juifs dans le Nou- non cerchiamo consensi a scapito della verità. Se
veau Testament, Gembloux, Duculot, 1929, pag.246. solo un’anima aprirà gli occhi, evitando le reti
Occorre precisare che se oggettivamente parlando il
peccato della massa dei Giudei (considerato come og- massoniche, il nostro sforzo non sarà stato vano.
getto di studio) fu grave, soggettivamente considerato Sodalitium.
(vale a dire in ogni singola persona) solo Dio “che scru-
ta le reni e i cuori” sa se vi sia colpevolezza grave, lieve
o nulla.
35) Cfr. Sodalitium, n° 28, pagg. 3-11. “Costruiremo ancora cattedra-
36) Giov. XV, 22-24; XVI, 8-9.
37) A. DAL COVOLO, La psicologia dell’incredulo,
li”: l’esoterismo cristiano da
Vita e Pensiero, Milano, 1945, pagg. 21-22. Giovanni Cantoni a Massimo
38) Giov. IX, 41.
39) Atti, III, 17. Introvigne
40) A MMONIO A LESSANDRINO , Fragmenta in S.
Joann., P. G. LXXXV, 1478. Padre Torquemada.
41) S. T., III, q. 47, a. 5. c.
42) S. T. , III, q. 47, a. 6, ad. 3
43) Giov. III, 19-20.
44) A. DAL COVOLO, op. cit., pag. 37.
45) Cfr. Giov. VII, 17.
A lleanza Cattolica, l’associazione fondata
da Giovanni Cantoni “a metà degli anni
‘60” (1), gode oggi alla fine degli anni ‘90,
46) A. DAL COVOLO, op. cit., pag; 43. dopo più di 30 anni di attività, se non di una
47) Ibid., pag. 49. certa notorietà, almeno di una certa influen-
48) R. GARRIGOU-LAGRANGE, Santificazione sacer-
dotale nel nostro tempo, Marietti, Torino, 1945, pagg.7-9. za. Tra i suoi militanti, l’on. Michele Vietti
49) Campos, 1959. (2) è membro del Consiglio Superiore della
50) Gen., III, 15. Magistratura (quota CCD), l’on. Alfredo
Mantovano è stato coordinatore di Alleanza
Nazionale e ne è il responsabile per la giusti-
zia, Massimo Introvigne (la cui notorietà ha
valicato i confini nazionali) (3) è forse il più
noto esperto di “sette” e “nuovi movimenti
religiosi”, nonché fondatore del CESNUR.
17

Il mensile Percorsi, vicino ad Alleanza Na- Cattolica esce dalle ‘catacombe’ dove viveva
zionale, è quasi appaltato ad Alleanza Catto- da qualche anno: da allora, per conoscere il
lica (4). Molti suoi dirigenti, infine, sono sti- pensiero del movimento, ormai ancorato a
mati docenti universitari. Alleanza Cattolica quello della T.F.P., basta consultare le vec-
è stata ed è ancora influente anche nel (pic- chie annate del mensile. Ma quali sono le
colo) mondo del tradizionalismo cattolico. origini del movimento cattolico piacentino?
In Italia rappresenta, col Centro Culturale Già la breve autopresentazione cantonia-
Lepanto del prof. Roberto De Mattei ed al- na ci svela - pur nelle sue significative reticen-
tri movimenti similari, il pensiero e l’azione ze - delle quali parlerò - un’unione di filoni
della brasiliana Società per la difesa della apparentemente eterogenei: dopo la militan-
Tradizione, della Famiglia e della Proprietà za missina, che è una eredità paterna (7), si
(TFP) del prof. Corrêa de Oliveira, che tan- nota che, a un cattolicesimo anti-risorgimen-
to peso ha avuto in questo ambiente, non tale e contro-rivoluzionario [influenzato però
solo in America Latina, prima, durante e dal conservatore massone Burke (8) e dal tra-
dopo il Concilio Vaticano II. Dopo aver ap- dizionalista massone De Maistre], si affianca
poggiato il movimento di Mons. Lefebvre, la discussa personalità del Prof. de Oliveira
Alleanza Cattolica se ne separò a partire dal (9), ed infine si trova l’indiscutibile presenza
1981. Da allora le posizioni di Alleanza Cat- dell’esoterismo, rappresentata da autori co-
tolica si sono senza dubbio modificate su me Servier o Eliade, e da temi come quello
molte questioni, prima fra tutte la libertà re- del Graal. Cerchiamo di approfondire.
ligiosa, fino al punto che gli eredi (in tutti i Sempre nella sua autobiografia, Cantoni
sensi) del padre gesuita Florido Giantulli (5) si pone nel campo del “conservatorismo tra-
(uno dei più preparati e determinati avver- dizionalista e controrivoluzionario...”. Ora,
sari della massoneria) non disdegnano, co- senza risalire ad Adamo ed Eva, l’attuale
me abbiam visto più volte nel caso di Massi- tradizionalismo italiano, che formò anche il
mo Introvigne, i contatti con la Setta (6), fino giovane Cantoni, sorse negli ambienti del
a difendere - come vedremo - la possibilità nascente Movimento Sociale Italiano del-
di un esoterismo cristiano. Tuttavia, si deve l’immediato dopoguerra. I giovani che non
parlare di deviazione di Alleanza Cattolica si limitavano alla nostalgia o al reducismo, e
dal suo spirito originale, come molti pensa- che non erano assorbiti dalla vita partitica, si
no, oppure di un ritorno alle origini (che in rivolsero sostanzialmente a due maestri:
fondo non erano mai state rinnegate)? Il René Guénon e, soprattutto, Julius Evola
presente articolo vuole rispondere, tra l’al- (10), il quale, ancora vivo e vegeto in quegli
tro, a questa domanda. anni, fu “maestro” non solo attraverso i suoi
libri ma anche, spesso, attraverso la cono-
Alle origini di Alleanza Cattolica: Giovanni scenza personale, “da bocca a orecchio”.
Cantoni e l’esoterismo I dirigenti di Alleanza Cattolica (Sanfratello, De Mattei,
Cantoni) in piazza S. Pietro con Giovanni Paolo II
Giovanni Cantoni stesso ha scritto, per (foto Cristianità)
Lo Stato di Marcello Veneziani, il seguente
curriculum della sua vita, che trascrivo fino
al 1973: “Nasce a Piacenza nel 1938. Dal
1950 al 1960 milita con qualche discontinuità
nel Msi. Nel 1960 raccoglie - con altri - artico-
li del gesuita Luigi Taparelli d’Azeglio in un
volume dal titolo ‘La libertà tirannia’. ‘Saggi
sul liberalismo risorgimentale’ si impone co-
me un manifesto contro la ‘rivoluzione italia-
na’. Nel 1962 è cofondatore delle Edizioni
dell’Albero, con cui pubblica scritti di Tho-
mas Molnar, Francisco Elìas de Tejada e Pli-
nio Corrêa de Oliveira. Dal 1967 al 1969 cura
testi di Jean Servier, Mircea Eliade e ‘La Cer-
ca del Graal’. Nel 1973 fonda e dirige la rivi-
sta ‘Cristianità’” (1). Con Cristianità, Alleanza
18

Dall’esperienza evoliana provengono quasi


tutti i futuri capofila del “tradizionalismo
cattolico”: Primo Siena e Silvio Vitale, Fau-
sto Belfiori e Fausto Gianfranceschi, Rober-
to De Mattei (discepolo di Zolla) e Riccar-
do Pedrizzi, Piero Vassallo (ex Figlio del So-
le) e Pino Tosca, Franco Cardini (allievo di
Mordini) e Maurizio Blondet, Carlo Fabri-
zio Carli e Gabriele Fergola ecc. ecc.
Ma con Evola e Guénon ci troviamo in Un discepolo di Mordini:
un tradizionalismo che - malgrado (?) le ra- il prof. Franco Cardini
dici maistriane - non può essere certo defini-
to cattolico, ma piuttosto esoterico; anzi,
sotto molti aspetti, anticattolico, se non mas- lino”) ( 11) Primo Siena e tanti altri... Ma
sonico (11). Chi fece, allora, da ponte tra il qual’era la “Tradizione” di Panunzio e di
tradizionalismo esoterico acattolico ed il tra- Carattere? Essa è “via sacra che conduce en-
dizionalismo (esoterico) cattolico? Sergio tro il cuore della Realtà ovvero del Tempio
Sotgiu, in un articolo pubblicato sul Giorna- (iniziazione=in-ire)”. Una Tradizione “che
le del 21 maggio 1998, attribuisce ad Attilio non sia anonima, non sia generica, non sia
Mordini (12) e Silvano Panunzio (13) quel pro- opinabile, non sia immaginaria, non sia volu-
cesso “di conversione al cattolicesimo di ele- bile, non sia inesistente, ma porti chiaramente
menti di formazione tradizionale che aveva- impresso uno dei nomi seguenti: Cristianesi-
no in precedenza mostrato poca o punta sim- mo, Giudaismo, Islamismo, Buddismo, Con-
patia per la religione cristiana”. fucianesimo, Taoismo, Parsismo”. “Tutte
Non è certo questo il luogo per fare una queste famiglie possono, più o meno, ricon-
storia del tradizionalismo italiano (14). Per dursi alla Tradizione originaria, o Tradizio-
restare nel nostro tema, quello cioè di Al- ne adamitica” (20). Il Cristianesimo è quindi
leanza Cattolica, basti accennare a quella “uno dei nomi” della Tradizione, seppur il
che è più che una curiosità: la fondazione, il più perfetto, e di qual ‘Cristianesimo’ si trat-
29 settembre 1956, festa di San Michele Ar- ti, si può immaginare... O meglio, ce lo spie-
cangelo, dell’Alleanza Cattolica Tradiziona- ga Mordini quando identifica ‘l’Uomo uni-
lista (15). La scelta di San Michele è simboli- versale’,“unica e valida misura di ogni gerar-
ca: “Castel Sant’Angelo [è] simbolo insonne chia”, cioè ‘l’Adam Qadmon’ della Cábala,
della ‘terza Roma dello Spirito Santo’ che si con l’Homo Christus Jesus! (21).
erge vigile tra la ‘Roma dei Cesari’ riassunta È questo “tradizionalismo”, che possiamo
dal Colosseo, e la ‘Roma dei Papi’ simboleg- chiamare “esoterismo cristiano”, che formò il
giata dalla vaticana Basilica di San Pietro” giovane Cantoni. Riprendiamo il filo della
(Primo Siena) (16). La prima Alleanza Catto- sua autobiografia. Il primo lavoro (con Carlo
lica fu promossa dalla rivista veronese Ca- Emanuele Manfredi) fu la riedizione, sotto il
rattere, fondata nel dicembre del 1954 da titolo La libertà tirannia, dei Saggi sul liberali-
Primo Siena, che il giovane Cantoni chiama- smo risorgimentale che Padre Taparelli
va “l’ultima voce [profetica] sulla crisi” del d’Azeglio aveva pubblicato sulla Civiltà Cat-
mondo moderno ( 17). “Il cattolicesimo di tolica il secolo scorso. Nel clima del centena-
‘Carattere’ aveva i suoi punti di riferimento rio dell’Unità d’Italia, infatti, alcuni giovani
in Papini, ispiratore di Adolfo Oxilia e della missini tradizionalisti coglievano a ragione
rivista l’Ultima (18), in Attilio Mordini, in Do- nel Risorgimento l’inizio di una perniciosa
menico Giuliotti e in Silvano Panunzio; era “Rivoluzione italiana” succeduta a quella
un cattolicesimo che si disse, perciò, ‘ghibelli- francese. Nello stesso anno, Silvio Vitale
no’ e, proprio in quanto tale, sempre prestò inaugurava a Napoli, sulla scia di Alianello,
un’adeguata attenzione critica all’opera di L’Alfiere (“pubblicazione napoletana tradi-
Julius Evola...” (19). Su L’Ultima scrivevano zionalista”). Un inizio perfettamente cattoli-
Panunzio e Mordini, e furono Panunzio (e co e anti-liberale, quindi, quello di Cantoni e
Mordini) gli “ostetrici” che fecero nascere a Vitale. L’accento posto sui pensatori cattolici
una seconda vita (quella della “via cavallere- contro-rivoluzionari del XVIII-XIX secolo
sca di un cristianesimo aristocratico e ghibel- conteneva però, in nuce, un pericolo: de Bo-
19

nald, de Maistre, Donoso Cortes, “i tre padri così violentemente le abitudini più inveterate,
laici della Chiesa di Roma” secondo i tradi- da rappresentare una specie di corpo estraneo
zionalisti (22), inoculavano tutti l’errore filoso- nel mondo intellettuale di oggi. Ma questa ap-
fico, condannato dalla Chiesa (23), del “tradi- punto è la saggezza di Guénon, d’essersi sapu-
zionalismo” e, tramite esso, una buona dose to completamente liberare da tutti i pregiudizi
di ‘esoterismo cristiano’. “Nel 1962 - scrive del giorno e di avere elaborato la sua opera
Cantoni di se stesso - è cofondatore (24) delle con un inflessibile rigore’ (Danielou)”. Come
Edizioni dell’Albero”, detto anche Centro non definire allora “guénoniano”, il Cantoni
Editoriale Torinese. Cantoni ricorda, ora, tre che pure aveva già pubblicato Rivoluzione e
autori resi noti in Italia da quelle edizioni: Controrivoluzione del de Oliveira? Lo stesso
Molnar (25), de Tejada, Plinio Corrêa de Oli- libro del Mordini, definito da Vitale “di larga
veira (quest’ultimo diverrà il suo maître à ispirazione evoliana” (30), riporta in bibliogra-
penser). La lista non è esaustiva, naturalmen- fia, con de Oliveira, un solo libro di Evola e
te (26). Il secondo libro fatto stampare da Can- ben quattro di Guénon (31). Evidente è poi
toni per la Dell’Albero, infatti, fu Il Tempio l’influenza di Panunzio su Mordini e su Can-
del Cristianesimo di Attilio Mordini (1963). toni, che, entrambi, si rifanno al panunziano
Stupisce l’omissione che Cantoni fa del nome “cattolico sveglio” (32). Abbiamo visto che
di Mordini, che pure tanto peso ebbe nella Panunzio preconizza una “terza Roma dello
sua formazione e nelle sue idee, anche attua- Spirito santo” che succeda a quella dei Papi,
li. Eppure, quando il 26 e 27 maggio 1962 si un Cristianesimo giovannèo (mistico), la ve-
tenne a Napoli il primo convegno tradiziona- nuta del Regno. Millenarismo? Certo. Lo
lista (con la partecipazione dei guénoniani scrive pure Cantoni: attendendo “qualche
della neonata Rivista di Studi Tradizionali, evento di portata più che individuale”, egli
versione italiana di Études traditionnelles), i rinvia a Panunzio “per distinguere il millena-
relatori furono solo 4: Mordini, Vitale, Ruta rismo materialistico da quello spiritualistico,
e, appunto, Cantoni (27). Il pensiero di Canto- l’attesa del regno da quella del Regno” (33).
ni su Mordini è espresso in due suoi articoli, Esplicitamente millenarista è Mordini: “Co-
pubblicati su L’Alfiere: Considerazioni sul me Renan, l’intero popolo ebraico rifiutò di
Tempio del Cristianesimo e Mordini, nel no- credere al Cristo perché lo vide nudo sulla
stro tempo, contro il nostro tempo (28). Per croce e non vide l’intero universo mutare volto
Cantoni, Mordini fu “profeta della crisi (...) per la presenza di Dio incarnato. L’ebreo Er-
ma anche testimone, cioè martire, per il suo nesto Renan voleva un Cristo non tocco da
superamento”; Il Tempio del Cristianesimo è morte, un Cristo passato da vita terrena alla
una “opera fondamentale”. Di questi articoli gloria; ebbene, l’Apocalisse ci parla appunto
di Cantoni, scritti dopo il 1963-64 quando egli di questa seconda venuta del Salvatore nella
fece pubblicare la “Bibbia” di Alleanza Cat- sua carne gloriosa per non più morire. Ce lo
tolica, Rivoluzione e Controrivoluzione per i descrive a cavallo, regnante con verga di ferro
tipi della Dell’Albero (nonché l’ottimo Pro- sul mondo; e sulla coscia sta scritto ‘rex regum
blemi dell’apostolato moderno di Mons. de et Dominus Dominantium’. Allora, anche il
Castro Mayer, allora legatissimo alla TFP), popolo ebraico, finalmente pago nel suo
scritti quindi da un Cantoni già cattolico-con- messianismo, si convertirà a Lui. Ecco dun-
trorivoluzionario, vorrei sottolineare alcuni que nell’Apocalisse di Giovanni, come del re-
aspetti. Innanzitutto, il suo giudizio, strabi- sto in tutta la Rivelazione Cristiana, il messia-
liante, su René Guénon. Dopo aver citato, nismo giudaico da un lato e il grande ritorno
tra “i profeti della crisi del mondo moderno” cosmico della Tradizione ariana dall’altro, si
anche Julius Evola, Cantoni aggiunge: “solo incontrano in un unico adempimento per il
uno, a nostro avviso, ha detto quanto anda- mistero dell’Incarnazione e per la manifesta-
va detto ed era possibile dire: René Gué- zione gloriosa del millennio di regno che pre-
non”. E, citando il futuro card. Danielou (29), cederà la fine del mondo” (34). Dopo aver ri-
scrive: “‘egli ha toccato i problemi più essen- gettato l’interpretazione agostiniana del mil-
ziali di oggi, quello della civiltà tecnica e della lennio (identificato con “l’era cristiana attua-
minaccia che essa comporta, quello dell’orga- le”) ( 35), appoggiandosi abusivamente sul
nizzazione della società economica e politica’. Montfort (36), Mordini scrive ancora ne Il
La sua opera ‘si costruisce così completamen- Tempio del Cristianesimo: “è chiaro che l’An-
te al di fuori della mentalità moderna, ne urta ticristo, secondo l’Apocalisse, regnerà prima
20

della venuta di Gesù a cavallo delle nubi che nio Corrêa de Oliveira sul prossimo Regno
aprirà il millennio. Alla vigilia della fine del dello Spirito Santo e Regno di Maria non può
mondo, prima della chiusura dei mille anni, non vedervi una impressionante similitudine
l’anticristo verrà ancora disciolto per brevissi- (38). Ora, secondo Mordini, tale regno non
mo tempo; non per regnare, ma solo per tenta- coincide con l’èra della Chiesa e dell’attuale
re l’ultimo attacco al Regno di Cristo. (...) Cristo e Cristianesimo, inaugurata con l’In-
Concludendo, perciò, è evidentissimo che, se- carnazione e la Sua prima venuta, ma con un
condo san Luigi de Montfort, la fine del mon- Regno del Messia tale quale i Giudei lo at-
do che egli dice molto vicina e preannunciata tendevano! Ed ecco scoperta l’occulta coda
dall’illuminismo (...) sta ad indicare la fine di giudaica (39) di ogni millenarismo!
questo mondo, di questo ciclo storico iniziato- Sempre su Il Tempio del Cristianesimo,
si con l’Incarnazione e che ha da chiudersi Mordini affronta il tema della massoneria.
prima del regno dell’Anticristo. Dopodiché si Come Guénon ed Evola, egli rifiuta la masso-
aprirà il Millennio; indi l’ultimo attacco neria “deviata” dalla sua originaria fonte pri-
dell’Anticristo e la definitiva fine del mondo mitiva, che era ‘tradizionale’. Il cap. V de Il
con il trionfo della Gerusalemme Celeste Tempio del cristianesimo (La tradizione
(...)”. Questo “Millennio”, per Mordini, non dell’arte e il precipitare del progresso), se rap-
può coincidere con l’èra attuale del Cristiane- presenta una critica serrata alla massoneria
simo (quella della Chiesa) giacché “il Cristo moderna (in quanto moderna) (40) è anche un
dell’èra attuale non si è ancora manifestato co- vero inno alla massoneria tradizionale e, po-
me Imperatore (tale è il significato del termine trebbe dirsi, una carta fondamentale per una
ebraico di Messia) e come gli Ebrei lo atten- “massoneria cattolica” al seguito “dell’ultimo
devano e lo vedranno, nella seconda venuta, grande massone cattolico, il conte Giuseppe
ad operare anche la conversione di Israele!” de Maistre” (p. 142) e del “vero ed autentico
(37). Mi sono dilungato con questa citazione Maestro d’arte” Gesù Cristo (p. 134). Lo stes-
mordiniana poiché chi conosce le tesi di Pli- so concetto si ritrova in Panunzio, come non
manca di sottolineare compiaciuta la Nuova
Un tema esoterico per eccellenza: il Graal Enciclopedia Massonica (41). Per concludere
questa breve e forzatamente incompleta ras-
segna del pensiero mordiniano, segnalo la sua
ambigua posizione sulla gnosi (42) rimandan-
do il lettore alla fonte.
Riprendendo il filo dell’autobiografia can-
toniana, ci accorgiamo che l’ispirazione esote-
rica invece di scomparire si fa più evidente.
“Dal 1967 al 1969 - continua infatti Cantoni -
cura testi di Jean Servier, Mircea Eliade e La
Cerca del Graal”. Esaurita infatti l’esperienza
delle edizioni Dell’Albero, Cantoni espletò
un’importante influenza culturale tramite le
edizioni Borla. Borla apparteneva a un editore
progressista (Gribaudi) e pubblicava gli autori
di quella tendenza (ad esempio Maritain,
Guitton, de Lubac, Chenu, Von Balthasar,
Küng, Casel, Zarri...). Quale il contatto coi no-
stri “tradizionalisti”? Anche le edizioni Borla,
come le edizioni dell’Albero, avevano sede a
Torino, ed in entrambe occupava un posto di
responsabilità Alfredo Cattabiani, futuro col-
laboratore della Rivista Massonica e compa-
gno di viaggio, ancora per lungo tempo, di
Cantoni. Altri due torinesi dirigevano la colla-
na Documenti di cultura moderna, Augusto
Del Noce (43) ed Elémire Zolla (44), un nome,
quest’ultimo, che è tutto un programma. Non
21

del ‘simbolico’”. Contro il razionalismo e


l’ateismo sarebbe necessaria, secondo Canto-
ni, una “apologetica prima” sul sacro e sulla
religione in genere, al seguito di Eliade appun-
to, di Jung o di Kerényi, per poi passare all’ap-
plicazione cristiana di questa difesa del sacro,
come hanno fatto Odo Casel, Matthias Vere-
no, Divo Barsotti e, soprattutto, Attilio Mor-
dini, la cui opera “dal mito al materialismo” è
la “vera conseguenza cristiana, secondo il me-
todo indicato, di questo ‘Mito e realtà’” di Elia-
de (pp. 16-19). Stessi accenti leggiamo però
Schuon, Burckhardt e Cuttat a Basilea negli anni 30’
nella penna del libero muratore Michele Mo-
ramarco, nei capitoli della sua Nuova Enciclo-
stupiamoci allora di constatare la presenza, nel pedia Massonica dedicati a La Massoneria e lo
catalogo Borla, di un autore come Titus studio del sacro e La Massoneria e il sacro.
Burckhardt, uno dei principali discepoli di “Che singoli Liberi Muratori siano stati tra i
Guénon (anch’egli fattosi musulmano). primi e più entusiasti artefici della storia delle
Burckhardt scriveva già su Kairos, la rivista religioni e della fenomenologia del sacro, è da-
dei Benedettini di Salisburgo sostenuti dal to indisputabile. Incontriamo nei piedilista di
card. Koenig, assieme a Matthias Vereno, Loggia, infatti, pionieri di queste discipline
Mircea Eliade, don Raymund Pannikar, (pensiamo per l’Italia, all’islamista Amari o al
Frithjof Schuon, Silvano Panunzio e... l’im- sinologo Castellani, o per il Belgio E. Goblet
mancabile Attilio Mordini, il quale, all’estero, d’Alviella), e la circostanza stupisce ben poco
collaborava anche a Antaios, “la celebre rivista se si tiene conto del fatto che la Massoneria, at-
diretta da Mircea Eliade e Ernst Jüger” (45). teggiandosi a depositaria di una Tradizione
Tout se tient, l’ambiente è quello! E all’am- universale, non poteva non attrarre i cultori del
biente Cantoni diede un valido contributo cu- sacro; simmetricamente, la cultura massonica è
rando almeno quattro libri, uno dei quali è sta- stata attratta dalle (e attenta alle) acquisizioni
to dimenticato per strada, forse perché più delle discipline in questione...”. Moramarco se-
compromettente. Faccio allusione a un altro gnala tre esempi di questo dato di fatto: il
discepolo di Guénon, Frithjof Schuon (46), au- Gruppo di Eranos, Guénon e la scuola guéno-
tore del famoso“L’unità trascendente delle reli- niana (particolarmente... Schuon!), e l’Univer-
gioni”. Di Schuon, Cantoni traduce e cura sità san Giovanni di Gerusalemme. “Al grup-
l’edizione per Borla di L’uomo e la certezza po di Eranos hanno appartenuto alcuni tra i
(1967). Più ‘rispettabili’ in quanto etnologi, so- più noti storici delle religioni e fenomenologi
ciologi o storici delle religioni, e per questo del sacro; tra costoro ricordiamo: Mircea Elia-
forse ricordati da Cantoni, Mircea Eliade de, Carl Gustav Jung, Karoly Kerényi, Henri
(1906-1986), grande amico del capofila moder- Corbin, Gilbert Durand ecc.; già questo som-
nista Buonaiuti (47) e Jean Servier. Del primo mario ma oltremodo rappresentativo elenco ci
cura Mito e realtà (1966) e Il Mito dell’eterno offre elementi significativi per la comprensione
ritorno (1968), del secondo, con Agostino San- dell’intimo rapporto esistente tra la comunità
fratello, traduce e pubblica L’uomo e l’Invisi- scientifica in parola e le istanze liberomurato-
bile (1967), poi riedito sempre a loro cura da rie”. Massoni, infatti, erano Kerényi (1897-
Rusconi nel 1973, quando il grande editore 1973), Corbin (1903-1978), Durand, Dumézil
milanese darà spazio ai soliti Cattabiani e Zol- (1898-1986), di famiglia massonica Jung (che
la. Nella sua prefazione a Mito e realtà, Canto- però critica la Massoneria per la sua decaden-
ni valuta positivamente l’opera degli studiosi za moderna) (48). Quanto a Eliade (1906-1986),
della storia delle religioni e della fenomenolo- se non fu massone, scrisse della Massoneria:
gia del sacro, per aver combattuto i pregiudizi “l’unico movimento segreto che mostri una cer-
neo-illuministi sul sacro: essi “hanno inaugura- ta consistenza ideologica, che abbia già una
to una valutazione della vita religiosa e del mito storia, che goda di prestigio sociale e politico, è
che, in netto contrasto con l’età precedente, è la Libera Muratoria”. Ma c’è di più: “Nel 1979
orientata verso il riconoscimento di profonde Eliade pronunciò per la Loggia francese di ri-
motivazioni esistenziali del ‘sacro’, del ‘mitico’, cerca [guénoniana] Villard de Honnecourt (...)
22

un’orazione a soggetto iniziatico; in occasione medioevale; né mancano sorprendenti analo-


della sua morte F. Tristan scrisse un necrologio gie presso altre aree religiose e culturali, che
non di circostanza sui Travaux, l’organo/atti conoscono motivi similari relativi a realtà di-
della Loggia, in cui definiva l’Eliade ‘un uomo vine presenti sulla terra, alla cui ricerca l’uo-
essenziale’” (per Cantoni le opere di Eliade mo si dedica e dalla cui scoperta esce letteral-
sono solo ‘di importanza unica’) (49). E da Elia- mente trasformato” (p. 5). La cerca del
de passiamo a Servier: “Nel 1970 H. Corbin Graal è quindi un percorso iniziatico, che
(50) (...) fondò l’Université Saint-Jean de Jérusa- Cantoni legge alla luce del massone Dumé-
lem (...). Essa seguì in larga misura il modello zil, dell’indù guénoniano Coomaraswamy
dei colloqui di Eranos e come quelli fu patroci- (p. 7) e di Mircea Eliade (p. 9). Cantoni cita
nata in larga misura da Liberi Muratori o da anche (p. 9) il monaco certosino Pollien (53),
studiosi comunque orbitanti intorno a circoli che sarebbe stato stupito vedersi paragona-
massonici (Antoine Faivre, lo studioso cattolico re, assieme ai cistercensi, e ai “monaci del-
del cristianesimo esoterico, membro della Log- l’antico monachesimo celtico”, agli “antichi
gia Quatuor Coronati di Bayeruth, Gilbert Du- druidi” (p. 13). Schuon è suo maestro, quan-
rand, Jean Servier, Ernst Benz (51) ecc.”. Il pro- do Cantoni scrive (p. 11): “molti assistono
gramma fu “steso dal fratello Corbin (e propo- alla celebrazione del mistero tremendo, la
sto da M. Eliade...)”, ed includeva esplicita- notte del sabato santo, sacra alla iniziazione
mente l’esoterismo e la “cavalleria spirituale” cattolica: molti vedono con gli occhi della
(52). Cantoni e Sanfratello, quindi, ancora nel carne; pochi eletti, dietro i veli, con l’occhio
1973 con la riedizione a cura dell’editore Ru- del cuore”. “La Cerca del Graal - scrive an-
sconi, propinavano agli ingenui militanti di Al- cora il ‘ghibellino’ Cantoni - è un evangelium
leanza Cattolica la lettura di un autore, come apocriphum ad usum militis” (p. 6),“è il mito
Servier, libero muratore o comunque orbitan- della positiva santificazione del laicato, il mi-
te attorno a circoli massonici... to imperiale” (p. 12) in quanto l’imperatore
Cantoni rivendica infine l’edizione de La è “il cavaliere perfetto” (p. 11) (54). Da quan-
Cerca del Graal, che curò nal 1969, sempre do il ‘cattolico’ cavaliere de Ramsey intro-
per le edizioni Borla, assieme ad Anna Cat- dusse il mito templare (55) nella Massoneria,
tabiani (a quei tempi Alleanza Cattolica esi- nessuno ignora la mania “cavalleresca” co-
steva già certamente). Non c’è neppure bi- mune ai liberi muratori e ai tradizionalisti,
sogno di dimostrare che quello del “Graal” giustamente combattuta e persino ridicoliz-
è un argomento esoterico per eccellenza; ma zata su Adveniat Regnum (56) da Barbiellini
se ci fosse il dubbio che Cantoni si sia occu- Amidei. “Cavalieri erranti” della Tavola ro-
pato, in questa occasione, di letteratura me- tonda (della “cavalleria celeste” simboleggia-
dioevale e non di esoterismo, basta leggere ta da Parsifal e Galaad) si definivano quelli
quanto il Cantoni stesso scrive. Dove indi- dell’A.T.M.A. (Alleanza trascendente - o tra-
rizza infatti i suoi lettori “desiderosi di ap- dizionale - Michele Arcangelo) riuniti attor-
profondire il tema del Graal”? “Sullo stesso no a Siena, Panunzio e Mordini, il quale,
tema, generalmente considerato, - soggiunge “fedele alla sua vocazione cavalleresca” as-
- danno suggestive aperture: J. Evola, ‘Il mi- sunse in essa “la dignità di Priore” (57); e da
stero del Graal e l’idea imperiale ghibellina’ monaci-cavalieri alla Templare sono trave-
...che ne accentua la componente nordico-cel- stiti i brasiliani della TFP... Tuttò ciò, l’ab-
tica; Pierre Ponsoye, ‘L’Islam et le Graal’, biamo visto, non a caso...
...particolarmente dedicato alle ‘consonanze’
islamiche; e, tra gli altri, gli studi di René L’occultamento dell’“occultismo”
Guénon, ‘Le Sacré-Coeur et la legende du
Saint Graal’ e ‘Le Saint Graal’ raccolti nel Mentre Giovanni Cantoni si divagava col
volume ‘Symboles fondamentaux de la scien- mito del Graal, il Foedus catholicum (Al-
ce sacrée’...” (p. 14). Nella sua presentazio- leanza cattolica), come abbiamo visto, era
ne, Cantoni propone il mito del Graal come già nato. Era però privo di rivista e di casa
comune a varie religioni: “il tema del Santo editrice. Ancora nel 1970, l’opera di Plinio
Graal percorre un lungo tratto della storia Corrêa de Oliveira Trasbordo ideologico
culturale dell’Occidente - dalla coppa profeti- inevvertito e dialogo (ed. brasiliana del 1965),
ca dei Celti [pagani] all’opera di Wagner, venne tradotta e pubblicata da Vitale e Can-
passando attraverso la letteratura volgare toni presso le edizioni dell’Alfiere. Dal 1971
23

(Manifesto di Monteombraro) Alleanza Cat- mo, nonché una serie di scritti di De Mattei
tolica influenza il Fronte Monarchico Giova- contro l’alta finanza.
nile, la cui rivista Monarchia (1972-1974) Lo storico si pone quindi - ineluttabil-
sarà la palestra dei futuri militanti di Cantoni mente - una domanda: si tratta di una felice
(incluso Introvigne). Ma ben presto Alleanza conversione, punto d’approdo di una positi-
Cattolica esce allo scoperto e si dota di un bi- va evoluzione, o di un abile mascheramento?
mestrale (1973) (che diverrà mensile) e di Lo scrivente non può certo scrutare i reni e i
una casa editrice (1972) entrambi denomina- cuori... Mi dovrò attenere ad alcuni fatti og-
ti Cristianità. Il lettore di quei primi numeri gettivi. Apparentemente, dunque, ogni trac-
della rivista piacentina, al corrente dei tra- cia del passato è eliminata. Restano sola-
scorsi di Cantoni, non può non essere stupito mente i “padri laici della controrivoluzione”
dalla scomparsa totale di ogni accenno e del tradizionalismo; la “selezione libraria di
all’esoterismo cattolico e a personaggi come Alleanza Cattolica” consiglia ai militanti Le
Mordini. Cristianità, diretta da Cantoni e De serate di Pietroburgo e il Saggio sul principio
Mattei, si presenta piuttosto come un’erede generatore delle costituzioni politiche e delle
fedele dell’Azione Cattolica, e pubblica so- altre istituzioni umane di Joseph de Maistre,
prattutto comunicati anti-comunisti e anti-di- nonché il Saggio sul cattolicesimo, il liberali-
vorzisti dell’episcopato italiano, nonché tutto smo e il socialismo di Juan Donoso Cortés
il pubblicabile dell’associazione cattolica ( 59). Ma nel caso di de Maistre e Donoso
brasiliana TFP, per giungere, poco più tardi, Cortés, lodati e raccomandati da generazioni
ad appoggiare non solo il “tradizionalismo di autori cattolici, è facile non (far) vedere
cattolico” di Mons. Lefebvre (58), ma anche, gli aspetti eterodossi del pensiero... Autori
timidamente, l’integrismo cattolico del prin- meno facilmente difendibili non appaiono
cipio del secolo. Non mancano poi, proprio a nella “selezione libraria”... Ma non per que-
cura di Massimo Introvigne, ottimi articoli sto sono rinnegati: Maestrelli, come abbiamo
contro la “nouvelle droite” e il neopaganesi- visto, cura l’edizione di un libro di Mordini
nel 1977 e Cantoni e Sanfratello la riedizione
La prima edizione italiana (1964) di R.C.R. di Servier, presso Rusconi, nel 1973. Quindi,
curata da G. Cantoni
l’omissione di una chiara e precisa abiura
delle precedenti posizioni - omissione già di
per sé grave e significativa - non è dovuta a
una ‘dimenticanza’, giacché queste posizioni,
questi autori, vengono riproposti extra
muros, fuori da Cristianità, in maniera molto
più discreta ma ancora convinta.
Pretendere di conoscere Alleanza Catto-
lica dalle vecchie annate di Cristianità è
quindi un po’ come credere di conoscere la
T.F.P. da quelle di Catolicismo. Mons. An-
tonio de Castro Mayer, allora vescovo dio-
cesano di Campos, collaborò per più di 30
anni con Plinio Corrêa di Oliveira prima di
accorgersi che dietro la T.F.P. si nasconde-
vano società, dottrine e pratiche segrete! (60).
Sorge un’altra domanda: ne erano al corren-
te, invece, dirigenti di Alleanza Cattolica, e
se sì, fino a che punto? (61).

Il ritorno (?) alle origini.

Come un fiume carsico, l’esoterismo cri-


stiano della preistoria di Alleanza Cattolica
riemerge dall’ombra e scorre, ormai alla luce
del sole, sotto il felice regno del ‘Pontefice’
tradizionalista per eccellenza, Giovanni Pao-
24

cattolica è ritornata. Nell’ambito di questo ‘ri-


torno’, si sono sviluppati tutti i contatti con la
Massoneria e gli esoteristi che ho denunciato
e che ancora denuncerò (68).
A parte i contatti episodici con questo o
quel personaggio del mondo dell’occultismo,
Il Logo del Cesnur bisogna infatti nuovamente sottolineare la
collaborazione abituale (69) ed amichevole di
lo II (62). Dal 1993 ad oggi sono apparsi su So- Introvigne e dei suoi col massone e martini-
dalitium una serie di miei articoli, ai quali ri- sta Robert Amadou (del quale alla nota 6) e
mando, sui contatti di Massimo Introvigne con Antoine Faivre, membro del CESNUR-
col mondo dell’esoterismo. Apparentemente, France. Nella vita profana, Antoine Faivre è
tali contatti si svolgono per motivi pretta- Direttore degli Sudi alla prestigiosa Ècole
mente scientifici nel quadro dell’attività del Pratique des Hautes Ètudes, Section des
CESNUR. Introvigne, lo abbiamo visto, si Sciences Religieuse della Sorbona, ove è an-
presenta come un ‘sociologo’, un distaccato che titolare della cattedra di “Storia delle
studioso dei ‘nuovi movimenti religiosi’ correnti esoteriche e mistiche nell’Europa
(NMR, ex sette). Se, all’inizio di questi suoi contemporanea”; nessun dubbio sulla sua
studi, la posizione di Introvigne verso questi competenza scientifica, della quale don Ni-
movimenti era critica, in seguito essa è dive- toglia si è anche valso su Sodalitium per di-
nuta, per principio metodologico, “asettica e mostrare l’esoterismo di J. de Maistre. Ma
laica” (63). L’aconfessionalità è infatti un prin- ecco come Introvigne in persona presenta
cipio del CESNUR (64), che pure, come ho di- Antoine Faivre: “ non è casuale né parados-
mostrato in un precedente articolo (65), è con- sale che il maggiore storico vivente dell’esote-
siderato da Alleanza Cattolica come una sua rismo occidentale sia un cattolico come An-
creatura. Lo studio ‘asettico’ dei NMR non toine Faivre” (70). Ora, “tra tanti esoteristi che
impedisce però a Introvigne ed ai suoi colla- hanno incontrato in qualche modo il cristia-
boratori di rinunciare alla loro olimpica indif- nesimo, l’autore [Faivre] non nasconde le sue
ferenza quando si tratta di difendere la li- preferenze per l’opera di Valentin Tomberg,
bertà religiosa dei suddetti (cf Introvigne e l’esoterista estone nato a San Pietroburgo e
Cantoni, Libertà religiosa, ‘sette’ e ‘diritto di morto in Inghilterra che dopo essere stato un
persecuzione’, ed. Cristianità, Piacenza, 1996), dirigente della Società Antroposofica si con-
additati come ‘sette’ dai diversi governi, fino vertì, all’indomani della seconda guerra
a sostenere iniziative di legge ancora più libe- mondiale, al cattolicesimo. (...) Faivre vede in
rali di quelle esistenti in Italia (66). Chi cono- Tomberg il punto più alto di un possibile dia-
sce le passate posizioni di Alleanza Cattolica, logo fra esoterismo e cattolicesimo...”. Dun-
nettamente contrarie al diritto alla libertà re- que, Faivre è cattolico, e anche Tomberg è
ligiosa, si chiede quale sia il motivo di un cattolico. Come lo è “un altro ammiratore
cambiamento così radicale, che va persino ol- cattolico di Tomberg, il teologo svizzero
tre, nel suo zelo, a quanto strettamente ri- (creato cardinale da Giovanni Paolo II qual-
chiesto dal Vaticano II (al quale Alleanza che giorno prima della morte) Hans Urs von
Cattolica ha aderito senza riserve a partire Balthasar, prefatore dell’edizione francese
dal 1981). Alcuni (67) hanno sostenuto che la (ancora anonima) dell’opera maggiore di
svolta risalga al 1984-5, quando la TFP fu at- Tomberg (Méditations sur les 22 arcanes
taccata come una ‘setta’ dal governo vene- majeurs du Tarot, Aubier Montaigne, Paris,
zuelano e dall’episcopato brasiliano; la difesa 1980)” (p. 10). Dunque, Faivre è cattolico
della TFP dai movimenti ‘anti-sette’ avrebbe (lo dice il cattolico Introvigne), Faivre ha
portato Alleanza Cattolica alla necessità di diffuso Tomberg che è cattolico (lo ammira
difendere tutte le ‘sette’. Senza negare l’in- von Balthasar), e Balthasar è insospettabile
fluenza di questi fattori (adesione al Concilio (lo ha fatto cardinale Giovanni Paolo II).
nel 1981, difendersi dall’accusa di essere una Certo, Faivre e Balthasar, buoni cattolici,
setta dal 1984) ritengo che la strenua difesa hanno qualche riserva su Tomberg, e Intro-
della ‘libertà religiosa’ dei NMR sia una logi- vigne non è d’accordo con tutto quanto scri-
ca conseguenza del retroterra culturale esote- ve Faivre... Al punto che per Introvigne
rico di Giovanni Cantoni, al quale Alleanza (non per il cattolico Faivre) “la questione
25

stessa di un genuino ‘esoterismo cristiano’ re- probabilmente per manie nobiliari, si faceva
sta per me insieme aperta e ambigua” (p. 10). chiamare anche “Lassay”). Cattolico, mo-
Così il nostro Introvigne getta la pietra e na- narchico, persino ex seminarista, collabora-
sconde la mano: una questione da sempre tore di Regnabit, Revue universelle du Sacré-
chiusa e chiara (l’esoterismo è nemico nu- Coeur del Padre Anizan... Come dubitare di
mero uno del cristianesimo) diventa aperta e lui? Eppure Charbonneau fu intimo amico
ambigua. Ambigua almeno quanto il “catto- di René Guénon, gli aprì le porte di Regna-
lico” Faivre, col quale Introvigne ha avuto, bit nel 1925 e, quando le manovre “di alcune
“negli ultimi anni”, “un fecondo scambio di riviste anti-sette” (76) fecero escludere Gué-
discussioni e di idee”. Perché Introvigne non non da Regnabit, Charbonneu fondò con lui,
può ignorare che colui che nella vita profana Padre Anizan ed altri, la Société du Rayon-
è un ‘cattolico’ professore della Sorbona nement Intellectuel du Sacré-Coeur e la rivi-
nonché dirigente del CESNUR, nella vita sta Le Rayonnement Intellectuel. Neppure lo
iniziatica è un noto fratello massone: mem- svelamento dell’apostasia di Guénon, ritira-
bro della loggia dei Quattro Coronati di tosi al Cairo, ruppe la collaborazione tra i
Bayerhut (vedi sopra), membro della masso- due. Charbonneau, dunque eterodosso?
nica Università San Giovanni di Gerusalem- Tutto è possibile, risponde Zoccatelli, ma
me, membro della Loggia francese di ricerca “allo stato degli atti, Louis Charbonneau-
Villard de Honnecourt (71), una loggia... gué- Lassay dev’essere considerato un cattolico
noniana! ( 72). Ammiri il nostro lettore la pienamente ortodosso tanto nella sua vita
commedia del duo Faivre-Introvigne! Come pubblica quanto in quella privata” (p. 26).
il massone Faivre, travestito da cattolico, Poiché Charbonneau era cattolico perfetta-
faccia delle riserve sugli “aspetti inaccettabi- mente ortodosso, come oggi lo è Antoine
li, certamente legati alle sue esperienze esote- Faivre, il lettore prenderà per buona anche
riche precedenti, ancora evidenti negli scritti l’affermazione dello stesso Charbonneau
di Tomberg successivi alla conversione”! sulla “più stretta ortodossia” di un gruppo
Una bella pagliacciata davvero, questa di un ermetico medioevale “assolutamente segre-
massone guénoniano che ti raccomanda to” i cui membri sono “totalmente inavvici-
Tomberg (1901-1973) con riserva del suo nabili”, l’Estoile Internelle (p. 30) e la Frater-
esoterismo ancora non del tutto cattolico! nité des Chevaliers du Divin Paraclet (p. 32).
Ed una bella pagliacciata quella di Introvi- Charbonneau avrebbe ricevuto l’iniziazione
gne, che chiama cattolico il suo degno amico dall’ultimo gran maestro (il Maggiore), il ca-
(e sodale nel CESNUR) massone guénonia- nonico Théophile Barbot, ne avrebbe poi
no! Ma a chi la date a bere?
Prendendo le mosse da questa prefazio- Louis Charbonneau nel suo laboratorio
ne di Introvigne (p. 39), il suo vice, Pier Lui-
gi Zoccatelli ( 73), abborda con maestrìa il
problema dell’esoterismo cristiano nel suo
saggio introduttivo (con Stefano Salzani) al
Bestiario di Cristo di Louis Charbonneau-
Lassay (74). È possibile, è lecito, è auspicabi-
le un ‘esoterismo cristiano’? Al lettore rife-
risco innanzitutto la strabiliante conclusio-
ne: “per diventare cristiani bisogna talvolta
essere almeno buoni pagani” (p. 46) (75), an-
zi, “l’esoterismo cristiano, visto alla luce della
dottrina cattolica, ‘viene a coincidere, (...) in
definitiva con la santità’” (p. 45, citazione di
Mons. Casale, sponsor del CESNUR).
A questa conclusione, Salzani e Zocca-
telli giungono dopo mille ‘esitazioni’, secon-
do il metodo dei due passi avanti e un passo
indietro. Il primo passo per condurre il let-
tore cattolico all’esoterismo massonico è
l’esaltazione di Louis Charbonneau (che,
26

assunto il comando, per avere infine come “durante la Tornata del 29 settembre 1979 del-
successore l’amico ‘Tamos’ o ‘Argos’ (Geor- la R.L. di ricerca Villard de Honnecourt n. 81
ges Thomas, guénoniano ‘cristiano’). Natu- (Gran Loggia Nazionale di Francia) e pubbli-
ralmente, la confraternita iniziatica del cata nei Travaux de Villard de Honnecourt n.
Charbonneau si rifaceva al Graal (pp. 33- 1, seconda serie”. Sono rimasto folgorato: gli
34). Se poi si aggiunge che pare si praticasse stessi argomenti di Scrittura e di Tradizione
in questa confraternita l’“alchimia spiritua- avanzati da Zoccatelli per dimostrare l’esi-
le”, ovvero “l’uso delle energie sessuali stenza dell’esoterismo nell’Antico e nel Nuo-
dell’uomo e della donna a fini magici” (p. vo Testamento, esoterismo che sarebbe stato
35) c’è da chiedersi come Charbonneau pos- abbandonato solo in seguito alle “stravaganti
sa considerare questo gruppo, di cui era il pretese di certi autori gnostici (lo sottolineo:
capo, “assolutamente cattolico ortodosso” (p. ‘certi’ autori gnostici)” (Eliade), ebbene, que-
30). Zoccatelli risponde che, visto che i sti argomenti li ho ritrovati pari pari nelle pa-
gruppi esoterici sono segreti e pertanto poco role che Eliade rivolse, or sono vent’anni, ai
si conosce di essi, dobbiamo fidarci, in fon- fratelli massoni guénoniani della Loggia Vil-
do, del cattolico Charbonneau, il quale “mo- lard de Honnecourt, la Loggia di Antoine
stra la sua passione per l’ortodossia cattolica, Faivre! Chi non ci crede, legga i due testi
che non può essere messa in dubbio sulla ba- (Zoccatelli ed Eliade) e li metta a confronto;
se di semplici voci o congetture” (p. 36). Ap- la mia impressione non teme smentita.
purato (!!) quindi che Charbonneau era cri-
stiano, pur essendo un esoterista, viene Conclusione nella quale Padre Torquemada
spontaneo chiedersi se sia possibile un ‘eso- lancia un appello a tutti gli (ex) tradizionalisti
terismo cristiano’ (cap. V: per una discussio-
ne su ‘esoterismo’ e ‘gnosi’ cristiana). La Cari amici redattori di Sodalitium, non
questione, lo abbiamo visto, è “aperta e am- avete certo dimenticato gli anni generosi del-
bigua”, ma Zoccatelli la abborda alla luce la vostra adolescenza, quando, militanti con-
della Scrittura, della Tradizione e del Magi- vinti di Alleanza Cattolica, con lo scudo fre-
stero: come essere più cattolici di così? Ed giato dal “Cuore crociato e dall’Aquila impe-
ecco che Zoccatelli ci parla della “tradizione riale” sul petto, cantavate: Costruiremo anco-
esoterica dei rabbini” per l’Antico Testa- ra cattedrali (77). Ahimè! Dopo quanto ho
mento (pp. 40-42), dell’esoterismo nel Nuo- scritto, l’aquila imperiale si dimostra ghibelli-
vo Testamento (alla luce di Eliade, Davy, na, il cuore crociato è la coppa del Graal can-
Danielou, Jeremias, del gruppo di Eranos) tata da Charbonneau e da Guénon (78), e le
(pp. 42-44), esoterismo indiscutibile che sa- cattedrali sembra si debbano costruire con
rebbe stato abbandonato dalla Chiesa solo una squadra e una cazzuola che Villard de
per gli abusi che ne fecero alcuni autori gno- Honnecourt, architetto del XIII secolo, non
stici. Eccoci dunque al “Magistero” (natu- avrebbe probabilmente immaginato...
ralmente strettamente post-conciliare) di Quanti altri, come voi, furono ingannati?
Mons. Ratzinger e Mons. Casale (p. 45): essi Quanti hanno visto in Alleanza Cattolica o
concordano con Eliade e Cantoni: per l’uo- in gruppi similari solo una solida formazione
mo moderno, come commenta Introvigne, spirituale (gli esercizi spirituali, il S. Rosario,
“una fede del puro logos, una fede che elimi- la S. Messa...) e intellettuale, sulla scorta del
na completamente il mythos, sostanzialmente magistero della Chiesa, per il Regno sociale
non interessa più gli uomini” (p. 46). Quindi, di Gesù Cristo?
“l’opera straordinariamente attuale di Char- Nel corso del mio articolo mi sono chie-
bonneau-Lassay”, state tranquilli, è “un me- sto più volte se il cattolicesimo - per giunta
raviglioso alimento per la vita spirituale” (p. tradizionale - fieramente professato dai pro-
47). Come non credere a tante autorità, alla tagonisti della nostra storia fosse sincero o
Scrittura, alla Tradizione, al Magistero? no. Non è mio compito rispondere a questa
Senonché, stavo sfogliando distrattamen- domanda. Certamente, esistono le “infiltra-
te la Nuova Enciclopedia Massonica quando zioni nemiche nella Chiesa”: alcuni hanno
mi sono imbattuto (vol. III, pp. 199-201) in cercato e cercano ancora di diffondere tra di
un testo che ha subito attirato la mia atten- noi il veleno massonico. Altri invece, nell’at-
zione: quello della conferenza su Iniziazione tuale confusione, hanno avidamente cercato
e mondo moderno tenuta da Mircea Eliade la verità, partendo forse da posizioni errate,
27

lici e 400 milioni tra i protestanti” (La Stam-


pa, 10/9/98, p. 15).
II. I pericoli dell’antisemitismo.
Testo della Conferenza Stampa del CE-
SNUR tenuta a Washington presso il Natio-
nal Press Club, il 1 dicembre 1997, tradotto
da Respinti e pubblicato da Percorsi (n. 4,
marzo 1998, pp. 38-45).
Introvigne denuncia la “persecuzione che
avanza” nell’Europa Occidentale contro le
“minoranze religiose”. Es.: “le misure estre-
me invocate in Germania contro la Chiesa di
Scientology”, i rapporti parlamentari sulle
sette pubblicati in Belgio e in Francia, e
quello del Cantone di Ginevra.
Difende The Family (gli ex Bambini di
Dio) lodando il giudice spagnolo Adolfo
Fernando Oubina, il quale “nella sentenza
del 22 maggio 1992 si è spinto tanto in là da
paragonare le azioni contro The Family
all’‘Inquisizione’ e ai ‘campi di concentra-
Attilio Mordini “aveva un’ammirazione sconfinata per mento’” (p. 40). Quanto al rapporto belga,
la cultura qabbalistica ebraica” (Cardini, op. cit. p. 9)
“gli studiosi hanno espresso forti preoccupa-
per avvicinarsi alla fede cattolica integral- zioni fra l’altro in merito all’accusa secondo
mente professata. In alcuni questo percorso cui gli ebrei satmar (una comunità hassidica
è giunto fino al suo termine, in altri è stato la cui base si trova a New York e che il rap-
parziale, in altri ancora si è “tornati al vomi- porto considera una ‘setta’) ‘rapiscono i
to”. In ogni conversione, quindi anche nelle bambini e li nascondono nelle trame della re-
conversioni ‘intellettuali’, è necessario se- te internazionale del movimento’. Ciò sem-
guire il precetto che il vescovo di Reims S. bra fondarsi sul caso Patsy Heymans, in cui
Remigio diede, nel solenne momento del una donna cattolica belga, avendo ottenuto
battesimo, al Re Clodoveo: di bruciare, cioè, l’affidamento dei suoi tre figli, ha dovuto sot-
quanto fino allora aveva adorato, e di adora- trarli all’ex marito satmar che li teneva ille-
re quanto aveva bruciato. Ancor oggi, è galmente con sé negli Stati Uniti. Il documen-
questo il criterio per distinguere le vere dal- to parlamentare però non menziona lo speci-
le false conversioni, o dalle conversioni a fico caso Heymans; si limita ad affermare che
metà, tanto dannose per la Chiesa. presso questo gruppo di ebrei hassidici il ra-
pimento di bambini ‘non sembra affatto esse-
APPENDICE. re semplicemente occasionale’. L’inclusione
di queste notazioni generali in un documento
I. Giudizio di Introvigne sul Pentecosta- parlamentare può facilmente alimentare il
lismo (da confrontare con Verso la ‘tribaliz- fuoco dell’antisemitismo, la cui presenza per-
zazione’ della Chiesa? Il pentecostalismo sistente desta preoccupazione in diversi paesi
“cattolico” di P. Costa, in Cristianità, n. 25, europei” (p. 42).
maggio 1977, pp. 3-7. Il Pentecostalismo sa- Difesa dei Pentecostali. Difesa degli Au-
rebbe demoniaco...). misti, condannati in Francia. Ammette che
Intervista a Introvigne: egli “vede la rina- “Bourdin è un capo religioso impopolare così
scita” “nel ‘Rinnovamento carismatico’ che come l’aumismo è una minoranza impopola-
in Italia si definisce ‘Rinnovamento dello re” ma “questa circostanza rende l’aumismo
Spirito’. Anche se non piace a tutti, è stato un caso eccellente per verificare la libertà reli-
pienamente accolto dalla Chiesa”. Ne sono giosa in Francia. Quando un gruppo è protetto
caratteristiche “una preghiera molto caloro- dalla propria stessa popolarità non vi è biso-
sa, il ricorso al canto e alla danza, con una gno di garanzie costituzionali o internaziona-
attenzione ai fenomeni miracolosi. Nel mon- li” (p. 44). Condanna la Grecia perché adotta
do annovera 60 milioni di seguaci tra i catto- la formula dello Stato confessionale (p. 38).
28

Note appoggiandosi anche a Gianfranco Ersoch - pp. 40-42 -


del Centro di Studi Mordiniani. (Un mezzo infallibile per
1) Lo Stato delle idee, 17 febbraio 1999, p. 12 (Ci sapere se qualcuno è massone è appurare che egli critica
presentiamo... Noi impresentabili. Autobiografie). Un la Massoneria... ‘deviata’). Il Martinismo, per il suo spiri-
articolo di A. Sanfratello, co-fondatore di Alleanza Cat- tualismo cristianeggiante, è particolarmente adatto per
tolica, pubblicato su Adveniat Regnum (anno V, nn. 1-2, infiltrare i cattolici, come dimostra il caso di J. de Maistre.
primavera-autunno 1967, pp. 91-98) sembra indicare Basti pensare che una rivista molto seria quale Instaurare
che, a quei tempi, A.C. non era stata ancora fondata. propagandò a suo tempo (nn. 1-2, genn.-apr. 1977, p. 5) la
Sanfratello, infatti, presenta ai lettori il G.U.M. (Grup- Lettera sulla Rivoluzione Francese del Saint-Martin, pub-
po Universitario Missionario) operante tra gli studenti blicata a cura di G. Giurovich nel 1976.
dell’Università Cattolica di Milano. Il G.U.M. ha già P.S.: Anche Robert Amadou è affiliato alla Masso-
tutte le caratteristiche della futura Alleanza Cattolica, neria, cf M. Moramarco, Nuova Enciclopedia Massoni-
la cui data di fondazione è fissata (da fonte orale al- ca, Bastogi, Foggia, vol. II, p. 277, e Massimo Introvi-
leantina) al 1968. I punti di riferimento del Sanfratello gne, che ne fa un continuo punto di riferimento per i
erano Cantoni (nella sua prefazione a Eliade), Servier suoi studi, non ignora che “autori importanti (anche nel-
e, soprattutto, Mordini (vedi infra). Significativo l’ap- la loro veste di storici) dell’esoterismo contemporaneo
poggio a due temi conciliari: la rivalutazione del ruolo come Robert Amadou si inseriscono precisamente in
dei laici (Ad gentes, Lumen gentium, Apostolicam ac- quella linea [dell’esoterismo cristiano], anche se alla
tuositatem) e, soprattutto la positiva valutazione delle Chiesa cattolica d’Occidente preferiscono spesso la tradi-
religioni non-cristiane espressa in Nostra Aetate. (I più zione - che sarebbe rimasta più vicina a una autentica
informati sulla data di fondazione di Alleanza Cattolica gnosi cristiana - delle chiese orientali” (Il cappello del
sono i brasiliani della Tradizione, Famiglia e Proprietà, mago, op. cit., p. 322).
che indicano senza esitazioni la data 1968 nel loro libro 7) Il padre di G. Cantoni, malgrado la lontana origi-
‘Tradicion, Familia, Propriedad. Un ideal, un lema, una ne ebraica, ha infatti militato nella Repubblica Sociale
gesta’, Artpress, San Paolo in Brasile, 1990, p. 86). Italiana. Si favoleggia su di una ‘sbandata’ giovanile a
2) “Capocroce” della Valle di Lanzo per Alleanza sinistra di G. Cantoni, favorita dalla presenza nel loco
Cattolica. Si dice che non appartenga più all’associazio- natìo dei famosi Quaderni piacentini. Di certo, colla-
ne (forse per poter più facilmente svolgere la sua car- borò ai Quaderni il co-fondatore di Alleanza Cattolica,
riera politica nel CCD); in ogni caso mantiene con essa Agostino Sanfratello.
solidi legami e stretta amicizia. 8) Sull’influsso del pensiero di Burke in Alleanza
3) Recentemente un suo articolo è stato tradotto in Cattolica, vedi Sodalitium, n. 46 p. 69-71. Particolar-
francese e pubblicato dalla Documentation Catholique, mente incisivo sui rapporti tra Rivoluzione americana e
n. 2209, pp. 732, ss. Rivoluzione Francese è B. FAY, La Massoneria e la ri-
4) Andrea Morigi e Marco Respinti in redazione, voluzione intellettuale del Settecento, 1935, ed. it. Ar,
Marco Tangheroni nel “comitato di indirizzo”... Padova, 1999 (su Burke, cf p. 216). In tre pagine (pp.
5) Vedi la nota 53. 242-244), Fay sbriga alla perfezione anche la ‘pratica’
6) A quanto già pubblicato nelle precedenti puntate, e de Maistre, descrivendolo per quel che era.
a quanto dirò nella presente, vorrei aggiungere le relazio- 9) Al proposito si possono consultare gli scritti di
ni di Massimo Introvigne coi Martinisti. Massimo Introvi- importanti esponenti della T.F.P. che hanno lasciato
gne, infatti, fa anche parte, con Robert Amadou, Rémi l’associazione: sia quelli di ex-militanti della T.F.P.
Boyer (redattore capo e nostra vecchia conoscenza) e francese (Tradition-Famille-Propriété. Secte ou pas sec-
Serge Caillet, del comitato di redazione della rivista te? 1979, ed. italiana: Tradizione Famiglia Proprietà,
L’Esprit des choses, pubblicazione generale del Associazione cattolica o setta millenarista? con una pre-
C.I.R.E.M., Centre International de Recherches et d’Etu- fazione di P. Parenzo, sine loco vel data [ma 1996?]),
des Martinistes. Oggetto di studio della rivista: “La Teo- della T.F.P. argentina (Avv. Cosme Beccar Varela -
sofia di Saint-Martin. L’opera e l’influenza di Saint-Mar- fondatore della TFP argentina - Si un ciego guia a otro
tin. Martinez de Pasqually e gli Eletti Cohen. Willermoz e i ciego. Analisis de la Familia de Almas de la TFP desde
C.B.C.S. (Chevaliers Bienfaisants de la Cité Sainte). La el punto de vista del Derecho Canonico, Buenos Aires,
massoneria del R.E.R. (Rite Ecossais Réctifié). Storia degli 1993; di prossima pubblicazione in una edizione italia-
Ordini martinisti. Cristianesimo esoterico. Massoneria egi- na), della T.F.P. brasiliana stessa (ORLANDO FEDELI,
ziana”. “Il CIREM è indipendente da ogni obbedienza Por tras de estandarte. Sempre-viva, a seita secreta da
massonica o martinista”, ma il suo presidente, Amadou, TFP, ed il suo estratto: Descriçao de um Delirio: o culto
ha scritto tra l’altro un libro dal titolo significativo: “A que a TFP presta a seu lider; nonché la “Dichiarazione
deux amis de Dieu, Papus et Philippe Encausse, hommage Ablas” registrata presso i pubblici archivi il 24 agosto
de réparation offert par Robert Amadou” (da un volanti- 1984 e pubblicata il 14 marzo 1985 dalla Folha da
no del CIREM che un lettore ha gentilmente inviato alla Manha, Campos, Brasile, tradotta in italiano e pubbli-
redazione di Sodalitium). Ora, Papus altri non era che il cata da La Tradizione Cattolica, n. 38, 1998, pp. 15-18 ).
padre di Philippe Encausse, ovvero il dott. Gérard En- La T.F.P. è stata condannata dall’Episcopato brasiliano
causse (1865-1916), fondatore dell’Ordine Martinista, al come una società a “carattere esoterico” (Osservatore
quale succedette il figlio Philippe (su Claude de Saint- Romano, del 7/7/85, p. 12, ed. in lingua spagnola).
Martin, cf Sodalitium, n. 49 p. 14 ss., M. Introvigne, Il cap- 10) Per una nostra critica delle loro posizioni, cfr So-
pello del mago, Sugarco, 1990, pp. 216-232 e bibliografia dalitium, n. 42, pp. 46 ss e n. 47, pp. 52 ss.
alle pp. 454-455) e anche PIETRO TURCHETTI, Il filosofo 11) Guénon, che scrisse sulla France anti-maçonnique
incognito, Louis Claude de Saint-Martin. Storia del Marti- (!), fu iniziato alla massoneria. Anche Evola, più di Gué-
nismo e degli Ordini Martinisti, Arktos, Carmagnola, non, si è opposto alla Massoneria al seguito di Malinski,
1995. Turchetti critica severamente la Massoneria... mo- de Poncins ecc., eppure nessuno ignora quanto egli deb-
derna, fondata da Anderson & Co. tra il 1717 e il 1725, ba al massone Reghini (malgrado successivi dissensi), al
29

massone ebreo Servadio (di cui fu sempre amico), alla 17) GIOVANNI CANTONI, Considerazioni sul ‘Tempio
casa editrice massonica Atanòr ecc. ecc. Risalendo alla del Cristianesimo’, in L’Alfiere, n. 21, aprile 1966, p. 5.
radice dell’errore dell’ambiguo antimassonismo di certi 18) Giovanni Papini (1881-1956), scrittore fiorentino,
esoteristi, P.V. Barbiellini Amidei (che pure di Evola fu Accademico d’Italia. Protagonista con Prezzolini della
frequentatore e ammiratore) scrisse: “la verità sta quindi, vita culturale italiana della prima metà del novecento.
a mio parere, all’opposto di come presenta le cose lo stes- Scettico, fu vicino anche al modernismo. Si convertì ver-
so Guénon e, per inciso, di come le presenta J. Evola (cf so il 1921 (Storia di Cristo). Seguì, con Giuliotti, il Di-
Imperialismo pagano, Atanòr, Todi, 1928, pp. 129-133 e zionario dell’omo salvatico (1923), Il Sacco dell’orco
Introduzione alla magia quale scienza dell’Io, a cura del (1933). Fece scalpore la sua apologia di Lucifero con Il
Gruppo di Ur diretto da J. Evola, art. di EA, Sui limiti Diavolo (1953): riprendendo l’apocatastasi di Origene,
della regolarità iniziatica, Bocca, Torino, 1955, III, pp. sostenne che Dio avrebbe perdonato tutti i dannati, in-
174-190): l’inversione della massoneria non è dovuta alla cluso il diavolo (cf MARIO ACQUA, Quo vadis Papini?
perdita, da parte della maggior parte dei massoni, del vero Rigois, Torino, 1955; MONS. LÉON CRISTIANI, Présence
significato di una iniziazione che avrebbe dato o, comun- de Satan dans le monde moderne, France-Empire, Paris,
que, darebbe ancora la possibilità di una ‘conoscenza’ ef- 1959, pp. 297-303). Il suo amico don De Luca, su do-
fettiva, ma dall’estrapolazione, per eccesso, del sacramen- manda del card. Ottaviani, scrisse il duro articolo di con-
to della benedizione (col quale il muratore medioevale era danna delle tesi papiniane pubblicato dall’Osservatore
ricevuto nella corporazione e insieme alla quale si tra- Romano (25-26 gennaio 1954). Papini non si corresse,
smettevano i naturali segreti del mestiere) in un’influenza anzi, fu recidivo con La felicità dell’infelice (1956). Da
spirituale al di sopra e al di là della grazia ritualmente tempo Papini si interessava ai falsi mistici ed esoterici
conferita dai sette sacramenti della Chiesa: donde non più (cf Francesca Petrocchi, Il ‘Leonardo’ e il modernismo
la conoscenza (naturale) di segreti di mestiere, ma la luci- (seconda parte), p. 46 [79]) e considerava il massone Ar-
ferica pretesa gnosticistica di ascesa a Dio mediante l’ini- turo Reghini, uno dei maestri di Evola, “l’unico mago ri-
ziazione e la conoscenza (esoterica) come forma intellet- spettabile ch’io abbia mai incontrato” (M. INTROVIGNE,
tuale superiore, o indipendente, dalla fede cattolica. Si sof- Il cappello del mago, op. cit., p. 180). L’Ultima fu, in ef-
fermi quindi il lettore; l’inversione massonica ha proprio fetti, l’ultima delle prestigiose riviste alle quali Papini
avuto origine da una estrapolazione di un sacramentale in collaborò. Essa ospitò “tradizionalisti” come Mordini e
un sacramento, l’estrapolazione di una semplice benedi- Panunzio e modernisti come Balducci, Gozzini, Zarri,
zione (come l’‘adoubement’ liturgico dell’antica cavalle- Scoppola...: ciò non deve stupire vista l’affinità di fondo
ria) in un rito che avrebbe conferito una grazia speciale, delle due correnti apparentemente antitetiche. L’artico-
ossia il conferimento rituale di un’influenza spirituale non lo del Conte Neri Capponi, discepolo di Mordini, avvo-
previsto dalla dottrina dei sacramenti del Concilio di cato rotale e già dirigente di Una voce, sul Mistero
Trento” (in Adveniat Regnum, anno XII, nn. 1-2, p. 82). dell’Inferno (Controrivoluzione, nn. 47-49, p. 37) è una
12) Attilio Mordini di Selva (1923-1966), fiorentino. conferma dell’influenza papiniana e del convergere tra
(Cf. la presentazione di F. CARDINI a Mordini, France- modernismo e tradizionalismo (in questa lettera al diret-
sco e Maria, Cantagalli Siena, 1986). Di lui parlerò ab- tore il Conte fiorentino identifica il “fuoco” dell’inferno
bondantemente nel corso dell’articolo. Sul ruolo di con “Dio stesso che consuma colui che lo rifiuta” - an-
Mordini testimonia anche P. Tosca nel suo Il cammino nullando così la pena del senso nella pena del danno - e
della Tradizione (p. 77): “anche l’estensore di queste no- sostiene la possibilità che nell’inferno nessuno sia dan-
te - scrive Tosca - deve confessare che Mordini rappre- nato all’infuori dei démoni, - appoggiandosi indebita-
sentò il ‘ponte’ intellettuale per transitare dalle precedenti mente su S. Agostino che sostiene solo la possibilità di
infatuazioni evoliane e guénoniane alla terra ferma della conversione dei cattivi finché sono in vita...).
verità cristiana”. Purtroppo i ponti (e non alludo qui a 19) “Tra il dicembre del ‘54 e l’agosto del ‘63 si pub-
Pino Tosca) si possono attraversare nei due sensi. blicò ‘Carattere. Rivista di fatti e di idee’. Ne erano stati
13) Silvano Panunzio, nato a Ferrara e ancora viven- promotori Gerardo D’Ambrosio, Gaetano Rasi e Primo
te. Figlio di Sergio, esponente del sindacalismo fascista Siena. (...). ’Carattere’ venne editata dalle edizioni Can-
e fondatore di Pagine Libere. Su di lui: Gianfranceschi, tiere, titolo di una omonima pubblicazione nata anch’es-
Legittimo, Siena, D’Aloe, Gordini, Un testimone sa a Verona per iniziativa di Primo Siena, tra il settembre
dell’assoluto, Cantagalli, Siena, 1998. Sua attuale ‘pale- del ‘50 e il gennaio del ‘53. A ‘Carattere’ collaborarono
stra’ è la rivista Metapolitica. firme illustri: Guido Manacorda, Carlo Costamagna,
14) Ben poco esiste al proposito. Si possono citare: Balbino Giuliano, Armando Carlini, Ardengo Soffici,
GIORGIO TASSANI, La cultura politica della destra catto- Roberto Paribeni, Fausto Belfiori, Attilio Mordini, Alfre-
lica, Roma, 1976; PINO TOSCA, Il cammino della tradi- do Cattabiani, Fausto Gianfranceschi, Ezio M. Gray, Sil-
zione. Il tradizionalismo italiano (1920-1990), Terra de- vano Panunzio, Vittorio Vettori, Gianni M. Pozzo, Giu-
gli Avi, Bari, 1992, II ed. Il Cerchio, Rimini, 1995; Sil- seppe Spadaro, Raimondo Meloni, Piero Vassallo, Julius
vio Vitale, Contributo per la storia del tradizionalismo, Evola” (G. Perez, Carattere, n. 1, 1996, p. 2).
pubblicato sulla rivista napoletana L’Alfiere (1965: nn. 20) Articolo di Panunzio pubblicato su Carattere, ri-
17-18, n. 19; 1966: nn. 20, 21, 22-23; 1967: nn. 25, 26). prodotto su L’Alfiere, n. gennaio 1966, pp. 7-8.
15) Essa si trasformò il 25 ottobre 1959, festa di Cri- 21) Questa idea ritorna spesso in Mordini. Ad esem-
sto Re, in Alleanza Tradizionale [o Trascendente] Mi- pio: “unica e valida misura di ogni gerarchia è l’Uomo
chele Arcangelo (ATMA). “Appello Sacro” e “Interni universale, su cui ogni antica religione tradizionale ordi-
princìpi” dell’ATMA sono stati ripubblicati su Metapo- na ogni suo mito (si pensi a Prometeo, a Krishna, al
litica, n. 1, gennaio-marzo 1999, p. 2-4. Buddha Maitreya e, persino, all’Adam Qadmon per la
16) P. SIENA, Testimone dell’assoluto, op. cit.; in Me- Qabbala ebraica!), e che per l’Incarnazione si rivela
tapolitica, n. 1/1999, p. 17. Alla ‘terza Roma’ di Mazzini quale Homo Christus Jesus” (in Adveniat Regnum, n. 1,
e Mussolini, dunque, viene sostituita quella di Gioachi- nov.-dic. 1963, p. 8); “l’unità del genere umano è l’uomo
no da Fiore. universale che i cristiani chiamano Homo Christus Je-
30

sus, gli ebrei seguaci della Qabbala Adam Kadmon, i dannata dall’enciclica Humani generis. Rivaluta Orige-
musulmani el-Insanul-Kâmil” (Il Ghibellino, 1961, n. 6, ne (1948), rilancia il concetto di ‘giudeo-cristianesimo”,
ripreso in A. Mordini, Il cattolico ghibellino (a cura di apre il dialogo con le religioni non cristiane (Cercle st
C.F. Carli, Settimo Sigillo, Roma, 1989, p. 85). Jean Baptiste). Collabora con il gruppo di Eranos e, co-
22) “Con il suo solo Saggio il Marchese di Valdega- me abbiamo visto, non è insensibile a R. Guénon. Le
mas [Donoso Cortes] s’è collocato fra il Conte de Mai- sue posizioni trionfano al Concilio, mentre è critico ri-
stre e il visconte de Bonald, che potremmo quasi chiama- spetto al post-concilio. Paolo VI lo elevò al cardinalato
re i padri laici della Chiesa di Roma” (J. Barbey d’Aure- e all’episcopato nel 1969 (cf MARIE-FRANCE JAMES,
villy, cit. da G. Allegra nella sua introduzione a J. Dono- Esoterisme, occultisme, franc-maçonnerie et christiani-
so Cortes, Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il so- sme aux XIXe et XXe siècles, Nouvelles éditions latines,
cialismo, [1851], ed. Rusconi, Milano, 1972, p. 7) Paris, 1981, p.87-89). Le edizioni Arkeios, non a caso,
23) Denzinger, D. 1622-1627, 1649-1652, nonché lo ne stanno ristampando le opere.
stesso Vaticano I. Molti moderni ‘tradizionalisti’, pur ri- 30) L’Alfiere, n. 28, dicembre 1968, p. 16.
facendosi ai suddetti “padri laici”, negano (ahimé, inva- 31) Interessante e significativa la bibliografia de Il
no) ogni coinvolgimento col tradizionalismo condannato Tempio del Cristianesimo. Vi troviamo, ad esempio, i
dalla Chiesa il secolo scorso (così anche Mordini, ferma- profeti della nouvelle théologie e del Vaticano II (Ro-
mente, in Adveniat Regnum, anno II, nn. 3-4 , e Siena, mano Guardini, Urs von Balthasar, Jean Danielou),
ibidem, anno IV, nn. 1-2, p. 29) ma quando P.V. Barbiel- Guénon, Schuon e Evola, Gustave Thibon (che tanta
lini Amidei paragonò a ragione il tradizionalismo al ghi- influenza avrà su Cantoni e Sanfratello), e, soprattutto,
bellinismo, al giansenismo e al modernismo (Adveniat Silvano Panunzio (quattro riferimenti). Dove Mordini è
Regnum, anno VII, nn. 3-4, p. 59) la rivista L’Alfiere (n. più evoliano che guénoniano è sulla questione dell’au-
32/1970, p. 3) reagì in difesa del tradizionalismo. torità temporale rispetto a quella spirituale, del ruolo
24) “In questa stessa direzione si sviluppa a Torino, del cavaliere rispetto a quello del sacerdote...
nella prima metà dei Sessanta, il tentativo di una neo casa 32) L’espressione si rifà a un articolo pubblicato da
editrice di riportare in auge una cultura cattolica di tipo S. Panunzio su L’Ultima (anno 7°, quaderno 68-69, p.
tradizionalista o ‘controrivoluzionaria’. Nascono così, 112 sg., Firenze, 1953). Nel 1977, essa è ripresa da Fran-
per merito di Alfredo Cattabiani, Piero Femore e Piero co Maestrelli nella sua prefazione ad A. MORDINI, Il
Capello le Edizioni dell’Albero...”. “Piero Capello, re- mistero dello Yeti, Il falco, Milano, 1977, p. 10. Anche
dattore del Borghese, membro della Fondazione Volpe, Maestrelli ha militato in Alleanza Cattolica.
direttore del mensile Il Conciliatore, apprezzato conver- 33) G. CANTONI, Considerazioni sul ‘Tempio del Cri-
satore nei migliori salotti torinesi, era un laico ‘integrale’, stianesimo’, op. cit., p. 4 e p. 6 nota 1.
un agnostico dicharato in materia religiosa, un fascista 34) A. MORDINI, Tradizione e rivelazione, ne Il ghi-
‘anticlericale’. Eppure la diffusione della cultura tradizio- bellino, 1961, N. 6, riportato in Il cattolico ghibellino,
nalista gli deve molto...” (P. Tosca, op. cit., pp. 85-86). op. cit., p. 64.
25) T. Molnar, pur riaffermando il suo cattolicesimo, 35) F. RICOSSA, nel suo L’Apocalisse secondo Corsi-
ha appoggiato a lungo il movimento neo-pagano GRE- ni (Sodalitium, n. 49) difende l’opinione di Eugenio
CE (cf GASTON NOSSI, G.R.E.C.E., faux dieux et authen- Corsini, secondo la quale il ‘regno millenario’ non indi-
tiques demons, Ste Jeanne d’Arc, Villegenon, 1981, pp. cherebbe quello della Chiesa (S. Agostino) e tanto me-
26-27) fino a pubblicare un libro in collaborazione con no un regno temporale di Cristo prima della fine del
Alain de Benoist, L’eclisse del sacro (La Table Ronde, mondo (millenarismo) quanto il periodo veterotesta-
1986; Edizioni Settecolori, 1992). Pur non aderendo alla mentario (pp. 61-62).
corrente esoterica ed invitando alla prudenza nei suoi 36) Sulla questione del Montfort, cf C. NITOGLIA,
confronti, Molnar stima che, per un cattolico, “la lettura Joseph de Maistre esoterico?, in Sodalitium, n. 49 pp. 25-
dell’opera di René Guénon può fornire una conoscenza 27. Anche Mordini, come la T.F.P., segnala le profezie
salubre, utile” (ERIC VATRÉ, La droite du Père, Tréda- di Marie des Vallées (cf A. MORDINI, Il tempio del cri-
niel, 1994, pp. 237-238]. Egli porta lo stesso giudizio sul- stianesimo, pp. 127-128, ove egli paragona anche - nelle
le opere di Eliade, Jung e T. Burckhardt. similitudini e nelle differenze - il ‘culto del Graal’ e
26) Il primo autore pubblicato nella collana Saggi, quello del Sacro Cuore; temi carissimi all’esoterismo
diretta da Cantoni, fu Gianni Baget Bozzo, col quale il guénoniano di Charbonneu-Lassay, di cui infra).
giovane Cantoni collaborò. Seguirono Mordini, Gian- 37) A. MORDINI, Il Tempio del Cristianesimo, op.
franeschi, Calmel, Accame, Corrêa de Oliveira, de cit., p. 55, n. 1. Un discepolo di Mordini, il già citato
Tejada, Molnar, Siena ecc. Conte Neri Capponi, illustra un altro aspetto del mille-
27) Mordini tenne una relazione intitolata: La Tradi- narismo giudaico del suo maestro. Nell’opera inedita di
zione e la genesi del tradizionalismo attuale. A lungo dif- Mordini sulla regalità di Cristo, intitolata INRI, lo scrit-
fusa da L’Alfiere, è stata riportata in: A. MORDINI, Il cat- tore fiorentino “analizzava ciò che sarebbe potuto acca-
tolico ghibellino, op. cit., pp. 17-40. Mordini collaborava dere se, ad esempio, Caifas avesse accettato Gesù come
sia alla rivista di Vitale (L’Alfiere) che a quella di Ruta Messia, anzi, come Dio in persona (...) Attilio diceva che
(Il ghibellino). Sulla questione, cf VITALE, Contributo per se Caifas avesse accettato Gesù come Dio si sarebbe ve-
la storia del tradizionalismo, op. cit., VI puntata. rificata la conversione del mondo attraverso la sua con-
28) L’Alfiere, n. 21, aprile 1966, pp. 4-6, e n. 24, mar- quista da parte del popolo d’Israele guidato da Gesù; si
zo 1967, pp. 5-6. sarebbe instaurato il regno messianico predetto da Isaia
29) Jean Danielou, nato nel 1905, figlio di un depu- ed in pratica si sarebbe avuta la fine dei tempi...”. Invece
tato radicale, è morto nel 1974 nelle note, scabrose cir- della “conversione per sottomissione” si è verificata la
costanze. Suo fratello Alain fu un noto ed esplicito eso- “conversione per innesto, in cui ciascuna cultura, accet-
terista. Influenzato dal Maritain, collabora poi coi con- tando il Cristo, si innesta sul tronco reciso di Israele,
fratelli gesuiti de Lubac e von Balthasar, iscrivendosi mantenendo perciò ciascuna di esse la propria indivi-
nella corrente teologica della “nouvelle théologie”, con- dualità” (In margine all’intervento sull’islamomania, let-
31

tera al direttore di Neri Capponi su Controrivoluzione, possa presto ritrovare la strada della Tradizione autenti-
nn. 43-46, p. 22). Mordini, pertanto, interpretava le pro- ca dell’Ebraismo, lasciando per sempre la poco chiara
fezie veterotestamentarie sul regno messianico esatta- posizione socialisteggiante che sembra mantenere a tut-
mente come i giudei: un regno terreno, in virga ferrea, toggi” (p. 202). Un israeliano di destra non avrebbe nul-
di dominio sul mondo (che corrisponde alla tentazione la a che ridire, specialmente sulle ultime righe... Anche
satanica fatta a Cristo nel deserto!). Siccome questo perché Mordini “frequentava l’Alleanza ebraico-cristia-
quadro del Messia trionfante (il Messia ben David) è na” (F. CARDINI, op.cit. p. 8).
stato sostituito da quello del Messia sofferente (il Mes- 40) “A ben considerare - scrive Mordini - le sagge sco-
sia ben Joseph), Mordini afferma che verrà riproposto muniche della Chiesa alla massoneria risulta evidente co-
tale quale nel regno millenario che precederebbe la fine me siano dovute proprio ai primi sintomi del prevalere
dei tempi; peccato che questo regno assomigli più a della speculazione razionalista sull’opera e sulla specula-
quello dell’anticristo che a quello di Cristo! zione veramente spirituale” (p. 140). Non stupisce allora
38) Molti altri temi accomunano Mordini a de Oli- che dei massoni spiritualisti siano passati al cattolicesimo
veira: il medioevalismo, l’aristocratismo, il ghibellini- mordiniano, come Giuseppe Passalacqua, fondatore nel
smo ecc. Quanto all’aristocratismo, Mordini nutriva un 1972 del Centro di studi mordiniani (cf P. Tosca, op. cit.,
“sogno di restaurazione partendo dall’aristocrazia del p. 77). Sulle deviazioni della rivista mordiniana Excali-
sangue” (C.F. Carli, nota introduttiva ad: A. Mordini, Il bur, spinta da Placido Procesi, medico di Evola, verso la
cattolico ghibellino, p. 12). L’ultima fatica di CORREA “spiritualità graalica” e la magia sessuale di Kremmerz,
DE OLIVEIRA, è Nobiltà ed élites tradizionali analoghe, cf P. Tosca, op. cit., pp. 84-85, che sottolinea anche l’in-
nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato ed alla Nobiltà fluenza del cabalista cattolico ‘Paolo Virio’, le cui opere
romana, Marzorati, 1993 (da cui una grande ammirazio- sono edite dalla massonica casa editrice Bastogi.
ne per i Lords inglesi...). Quanto al ‘ghibellinismo’ della 41) Cf MICHELE MORAMARCO, Nuova Enciclopedia
T.F.P. (quello di Mordini è esplicito), ricordo quanto Massonica, Bastogi, Foggia, 1998, vol. III, p. 28 [‘Mas-
già fatto osservare da PIETRO PARENZO in Tradizione, soneria e cattolicesimo: c) la posizione dei micaeliti]. È
famiglia, Proprietà , Associazione cattolica o setta mille- interessante notare come l’autore (massone) rivolga i
narista?, op. cit., p. 10, ove egli citava il Curso Basico propri ringraziamenti per la collaborazione, tra gli altri,
Tradiçao, Familia e Propriedade: A Historia e seus a Silvano Panunzio e a Massimo Introvigne...
grandes peronagens, ove si sostiene che “è evidente che 42) A. MORDINI, Le Eresie pre-moderne, in Adveniat
il Papa non ha il potere di deporre né costituire un Impe- Regnum, anno II, n. 2, aprile-maggio 1964. “Si deve di-
ratore”. Alle osservazioni in materia del Parenzo, ha ri- stinguere lo Gnosticismo dalla Gnosi e, parimenti, gli
sposto la T.F.P. con l’opuscolo La mano che estingue, la Gnosticisti dagli Gnostici”. “L’autore del Nuovo Testa-
voce che addormenta (Ufficio T.F.P., Roma, 1996, p. mento che lo gnostico predilige è Giovanni Evangelista
27), argomentando che la citazione sarebbe una falsifi- (...) che sul cuore di Gesù ha riposato (...) Lo gnostico,
cazione del Parenzo. Io non ho letto il testo del Curso definito da Clemente alessandrino come l’amico predi-
basico, per cui non posso pronunciarmi in materia, ma letto di Dio, fa del suo verbo umano uno strumento del
ho sotto gli occhi la sua traduzione italiana a cura di Verbo di Dio; laddove il mistico che non sia propria-
Davide Botti, di Alleanza Cattolica, ove la frase incri- mente gnostico può solo tacere (...) E quanti oggi son di-
minata si trova effettivamente alla p. 3 del cap. XIV! sposti a vedere soltanto eresia là dove si parli di gnosi -
Delle due l’una, quindi: o il “falsificatore” è Davide forse nell’intento di essere veramente prudenti - porgo-
Botti, o il mentitore è l’Ufficio italiano della T.F.P., e no, in realtà, il fianco all’insidia del maligno”. La vera
non certo l’incolpevole Parenzo. gnosi sarebbe “scaturita dalla scuola di Giovanni evan-
39) Che dire quando si sa che Mordini “dopo l’otto gelista (...) simbolo vivente dell’intuito mistico, sempre
settembre s’arruolò dapprima nella IV divisione Panzer- giovanile e sempre più rapido della stessa Cattedra di
Pionier, poi aderì alla Repubblica Sociale Italiana, in- Pietro nel pervenire alla Verità” (pp. 10-12; nella p. 13
quadrato nella Guardia Nazionale Repubblicana”? Ma Mordini ricorda come già espresse questi concetti al
è questo solo uno dei paradossi di colui che fu anche, VII Convegno di scrittori Cattolici del 2-6 gennaio
tra le altre cose, segretario del celebre padre Tondi- 1962). Mordini parlava spesso di una Chiesa di Pietro,
seppure per cause di forza maggiore - (cf i cenni biogra- sacerdotale, e una di Giovanni, mistica ed equestre [cf
fici nell’opera Il cattolico ghibellino). Sul pensiero mor- P. Siena, La via regale del cristianesimo (in ricordo di
diniano a proposito del nazional-socialismo e del- Attilio Mordini), in Adveniat Regnum, anno X, nn. 2-3,
l’ebraismo, cf Il tempio del cristianesimo, op. cit., pp. apr.-ott. 1972, pp. 17-18], con evidenti riminiscenze
176-202. Verso il Nazional-socialismo e l’Ebraismo gioachimite (per Gioachino da Fiore la prima età, quel-
Mordini ha - potremmo dire - una ammirazione critica: la del Padre, è dei coniugati, la seconda, del Figlio, dei
ammirazione per l’aspetto ‘tradizionale’, ‘critica’ per chierici, la terza, dello Spirito, dei monaci e dei mistici).
quello moderno delle due vie. Dell’ebraismo, egli criti- 43) “In occasione della pubblicazione de ‘Il Mito pri-
ca la degenerazione razionalista: “...Siamo perciò mordiale del Cristianesimo quale fonte perenne di meta-
tutt’altro che propensi a considerare gli Ebrei come gen- fisica’ (Scheiwiller, Milano, 1976) ben due volte le terze
te... maledetta! Anzi, come è noto, lo stesso difensore di pagine dei quotidiani hanno intessuto lodi dell’autore
Eichmann, avvocato Servatius, era un ebreo; anche Mar- [cioè Attilio Mordini]. Prima, il sempre autorevole Os-
tin Buber, il più grande pensatore ebraico del nostro servatore Romano (13/2/1977), successivamente ‘Il Tem-
tempo - e quindi persona eminentemente rappresentativa po’ (5/6/1977) con tre colonne dovute alla valida penna
- si è dichiarato apertamente contrario alla condanna di del pensatore cattolico Augusto Del Noce” (F. MAE-
morte inflitta al colonnello Eichmann. E come la Fran- STRELLI, prefazione a A. Mordini, Il mistero dello Yeti,
cia sembra stia ritrovando proprio in questi giorni, a Il Falco, Milano, 1977, p. 11).
fianco della Germania, la via tradizionale del Re San 44) “Elémire Zolla è nato a Torino nel 1926”. “Non-
Luigi (al suo tempo fedele al Sacro Romano Impero), na alsaziana, mamma inglese, il padre figlio di italiani
così auspichiamo che il popolo d’Israele, in Palestina, ma nato e cresciuto a Londra, Zolla ha un nome unghe-
32

rese francesizzato in Elémire e nulla di piemontese”. Egli molestie sessuali (cf n. 38/1998, pp. 44-53). La stessa ri-
è “tra i massimi esperti mondiali di filosofie orientali e di vista attribuisce a questo fatto la separazione del prof.
esoterismo” (D. BELLONI, Zolla: ‘L’Occidente non cono- Borella dal suo maestro Schuon.
sce la vera fede’, in Giornale, 26/8/99, p. 27)[Il titolo non 47) “Dell’Italia, Eliade assimilò lingua e cultura e ita-
è corretto. Nell’articolo, si legge: “Poi, spezzato l’incan- liani furono pure i suoi massimi ispiratori. Primo fra tut-
tesimo, afferma di non credere a nulla. ‘Ecco perché sto ti il Giovanni Papini dell’’Uomo finito’ (proprio per po-
bene in Oriente. È una malattia occidentale, la fede’”]. terlo incontrare apprese velocemente il nostro idioma),
45) Il cattolico ghibellino, op. cit., p. 105. Adveniat Re- seguito dal filosofo cristiano, tempestoso e drammatico,
gnum (anno II, n. 2, aprile-maggio 1964, pp. 81-84), re- Ernesto Buonaiuti. A queste due eminenti figure di pen-
censendo Kairos, elogia, ad esempio, Titus Burckhardt, satori problematici ma combattivi, Eliade dovette moltis-
“valente studioso svizzero”, come l’articolo Alla com- simo” (A. LA FATA, Confronto con Mircea Eliade, in
prensione dell’Islam dell’“ormai famosissimo Frithjof Metapolitica, nn. 3-4/1998, pp. 29-31). “Eliade - aggiun-
Schuon”, come se i due non fossero guénoniani di prima ge La Fata, in un resoconto su di un convegno a lui de-
classe! Per correttezza però si deve dire che proprio Ad- dicato cui parteciparono Faivre e Cardini - non fu un
veniat Regnum - nata per sostituire Carattere che aveva cristiano confessionle, istituzionale. Aborrì ogni forma
cessato le pubblicazioni - fu la prima rivista ‘cattolica tra- di esclusivismo o di fanatismo religioso...”, ma ricevette
dizionalista’ ad attaccare il tradizionalismo esoterico non i sacramenti cristiani: il matrimonio nei due riti (cattoli-
solo di Guénon e Zolla (come farà la scuola vassalliana) co e ortodosso) e l’estrema unzione in quello anglicano.
ma anche di Evola. Rendo quindi un doveroso omaggio 48) Al gruppo di Eranos appartenne anche G. Scho-
ai miei precursori (su quest’opera di “ripulisti”, cf Tosca, lem, “il massimo studioso della mistica ebraica e in par-
op. cit., pp. 87-88) estendendo la critica - come credo non ticolare l’esploratore più coraggioso della kabbala luria-
sia ancora stato fatto - a Mordini (senza giudizi sulla na...” (M. MORAMARCO, op. cit., vol. I, p. 543).
buona fede di un uomo per tanti versi ammirabile). 49) Giovanni Cantoni sarà lieto di trovarsi - anche a
46) F. Schuon (1907-1998). Pur avendo aderito proposito di Mircea Eliade - in perfetta consonanza con
all’islamismo esoterico, Schuon si distacca da Guénon Giovanni Paolo II (cf, Giovanni Paolo II, Varcare la so-
(del quale fu discepolo e collaboratore) proprio sulla glia della speranza, Mondadori, Milano, 1994, p. 37).
possibilità attuale di un esoterismo cristiano. Nel Dos- 50) Su Corbin, cf Moramarco, op. cit., vol. I, pp. 543-
sier H (1984), Schuon rivaluta il buddismo, la tradizione 547. Nel suo itinerario spirituale troviamo Barth, Massi-
giapponese e il cristianesimo, sostenendo che certi sa- gnon, Boehme (e quindi il Cabalismo), Swedenborg,
cramenti sono tuttora un rito iniziatico. Sui rapporti tra Willermoz, Husserl, fenomenologia, islamismo, templa-
l’autorità temporale e quella spirituale, Schuon segue la rismo ecc.
posizione di Dante, e non qualla di Guénon (cf Société 51) Uno dei massimi esperti su Swedenborg.
A. BARRUEL, L’Ècole moderne de l’ésotersme chrétien, 52) M. MORAMARCO, op. cit., vol. I, p. 469-472 e vol.
n. 22/23, Lyon, pp. 134-137). Secondo la rivista guéno- III, pp. 21-22.
niana La Place Royale, in un articolo di Dominique De- 53) “Di quanto ha fatto - scrive di sé stesso Cantoni
vie pieno di pettegolezzi sul mondo guénoniano, nella autobiografia già citata - è debitore alla moglie, al
Schuon avrebbe subìto negli U.S.A. un processso per certosino François de Sales Pollien e al gesuita Florido
Giantulli”. Su Padre Giantulli (1906-1974), vedi il ricordo
Un monaco-cavaliere della T.F.P. pubblicato su Cristianità, n. 8, nov.-dic. 1974, p. 12, ma
anche quanto scritto da Pucci Cipriani su Controrivolu-
zione (n. 22, nov.-dic. 1992, p. 13: “Credenti con l’elmetto
e reggenti con il cappuccio”) ove l’editore di P. Giantulli
(F. GIANTULLI, L’essenza della massoneria italiana: il na-
turalismo, P. Cipriani, Firenze, 1973) accusa Alleanza
Cattolica di aver volatilizzato (e per lo meno inutilizzato)
l’imponente archivio ‘massonico’ del padre gesuita.
54) Il pensiero di Mordini, Cantoni, Capponi ecc. sul
laicato è particolarmente importante ed andrebbe svi-
luppato. Di Mordini, Cantoni scrisse: “fu laico e non sa-
cerdote, e di questa laicità, partecipazione al laos, al po-
polo di Dio, fu strenuo difensore” (Mordini, nel nostrro
tempo, contro il nostro tempo, cit. p. 6). Per questi auto-
ri il ‘popolo di Dio’ si articola gerarchicamente, avendo
alla sua sommità l’Imperatore consacrato: “l’Imperatore
è Re - scrive Mordini - ma appunto perché regalità su-
prema da cui ogni altra autorità civile procede sulla ter-
ra, ha da essere anche sacerdote. Se ciò non fosse, la sua
persona non sarebbe sacra (...) deve pertanto ordinare
principi e cavalieri, e deve perciò trasmettere certi cari-
smi del potere con l’imposizione delle mani” (MORDINI,
Il tempio del cristianesimo, p. 89, cfr con De Mattei, in-
troduzione a J. DE MAISTRE, Saggio sul principio... pp.
9-10). Ne consegue il sostegno (seppur condizionato, in
Mordini) della posizione dantesca espressa nel De Mo-
narchia (il libro è all’Indice). Una conseguenza attuale:
la “dottrina sociale della Chiesa” , discenderebbe dalla
sua “potestas directiva in temporalibus” [tesi gallicana] e
33

si eserciterebbe in nome della “patria potestas vicaria mentre nel numero seguente (gennaio 1977) si attacca-
che la vedova esercita sui figli, parlando loro in nome va, per la prima volta, Paolo VI (Presenza di Lutero nel-
del padre scomparso” (G. CANTONI, Considerazioni sul la ‘Chiesa Conciliare’). Nel 1977, Cristianità ristampò
‘Tempio del Cristianesimo’, cit., p. 6). La dottrina socia- l’ottimo Il problema dell’ora presente di Mons. Delassus.
le della Chiesa come supplenza e surrogato della voce 59) Le Serate di de Maistre e il Saggio di Donoso fu-
imperiale, sola autorizzata a insegnare in materia, è ve- rono stampate dalle edizioni Rusconi, a quei tempi (an-
ramente una enormità per chi definisce Alleanza Catto- ni ‘70), centro di diffusione dell’esoterismo di ‘destra’,
lica una asssociazione fondata per “la diffusione della sotto l’influsso di Alfredo Cattabiani, curatore delle Se-
dottrina sociale della Chiesa” (autobiografia cantoniana rate di Pietroburgo. Il Saggio sul principio generatore...,
pubblicata su Lo Stato!) Cantoni sembra misconoscere invece, fu edito da Scheiwiller, uno degli editori di Evo-
l’oggetto indiretto del magistero. la. L’introduzione è di Roberto De Mattei (allora diret-
55) Cf C. NITOGLIA, Joseph de Maistre esoterico?, in tore responsabile di Cristianità), la traduzione del libro
Sodalitium, n. 49 pp. 13-14. Il richiamo ai Templari è dello stesso e di Sanfratello (co-fondatore di Alleanza),
costante in Mordini. Limitandomi al Tempio del Cri- il volume è a cura di Sanfratello e di Giacomo d’Orsi
stianesimo, egli vede echi templari in S. Francesco (pp. (che si occuperà in seguito delle edizioni Il Falco).
81 ss.), in S. Ignazio (p. 192, parlando anche del Graal), Nell’introduzione, De Mattei critica l’”arbitraria lettura
nelle Schutzen Staffeln, più note come S.S. (p. 181, n. 1). ‘martinista’ di de Maistre”, incoraggiata “dagli studi di
La rovina della cristianità ha come data la condanna dei Emile Dermenghem (...) Auguste Viatte (...) e Robert
Templari (p. 158), mentre nel Regno millenario di Cri- Triomphe (...)” nonché “l’introduzione alla pur pregevo-
sto sulla terra vedrà “il trionfo degli eletti, dalla veste le traduzione italiana delle Serate di Pietroburgo” (pp.
bianca e dalla rossa croce di sangue; bianchi crociati di 13-14, n. 9) dell’(ex) amico Cattabiani. Ritorna la do-
rosso come i Templari. (...) Sono i seguaci di Giovanni manda: conversione o mascheramento? De Mattei parla
evangelista [sul mito massonico di s. Giovanni cf Ricos- di “breve esperienza massonica” di de Maistre per osti-
sa, Karol, Adam, Jacob, in Sodalitium, n. 49, p. 40, n. lità alla massoneria o per salvare de Maistre? Deus scit.
19]: i mistici e i militi che, passato il regno dell’Anticri- 60) Cf la nota 9.
sto, oltre il crollo finale di questa pseudo-civiltà, rico- 61) È probabile, a mio avviso, che ignorassero quasi
struiranno l’ordine nuovo col Cristo imperante” (p. 206) tutto di questo aspetto occulto della T.F.P. Oggi come
[per la T.F.P., nel ‘regno di Maria’, domineranno i ‘pro- oggi, però, questo aspetto non può più essere ignorato,
feti’ e i ‘cavalieri’]. poiché è stato reso di pubblico dominio.
56) PIER VITTORIO BARBIELLINI AMIDEI, Nota sul 62) Dopo la morte di Paolo VI e l’elezione di Gio-
tradizionalismo cavalleresco, in Adveniat regnum, nn. 1- vanni Paolo II (1978) la posizione della T.F.P. e di Al-
2, anno XII, gennaio-giugno 1974, pp. 71-82. leanza Cattolica fu attendista: Plinio Corrêa de Oliveira
57) Metapolitica, n. 1, Gennaio-marzo 1999, pp. 2-3, temeva che Woytjla seguisse la politica flessibile con il
16-17; PRIMO SIENA, Attilio Mordini, in L’Alfiere, mar- comunismo dell’episcopato polacco degli anni ‘50. Con il
zo 1967, p. 4. Mordini stesso fondò degli ordini cavalle- n. 50-51 (giugno-luglio 1979), il nome di Mons. Lefebvre
reschi: Maria Janua Coeli (cf L’Alfiere, ivi, p. 8) e l’Or-
do pacis (cf A. MORDINI, Il cattolico ghibellino, op.cit.,
p. 12). Nell’articolo Maria janua coeli pubblicato su Ad- Massimo Introvigne tra l’abbé du Chalard de Taveau e
veniat regnum (anno II, n. 1, genn.-febb. 1964, pp. 27- Mons. Lefebvre a palazzo Pallavicini. A destra, dietro a
34) Mordini parla di un gruppo di amici fiorentini che si Mons. Lefebvre, il prof. De Mattei
riuniscono “nei locali della cappella di san Tommasino
in via della Pergola”, “sede della Confraternita della di-
sciplina dei nobili”. “È superfluo dire che le riunioni del
gruppo sono del tutto riservate, con quella discrezione
che, sola, esprime la dignità dell’uomo e al tempo stesso
la garantisce. Nel suo concepire il laicato come milizia,
come guardia al deposito della tradizione civile per una
formazione veramente cristiana dell’uomo naturale, lai-
co, ma assolutamente antilaicista, il gruppo si nomina
‘san Bernardo di Chiaravalle’ (...) il santo abate cister-
cense così caro a Dante Alighieri, autore del ‘De Laude
Novae Militiae [ scritto per la fondazione, appunto, dei
Templari]”. I membri del gruppo ‘San Bernardo’, che
dovevano imitare l’Homo Christus Jesus [alias Adam
Kadmon], pregavano per la canonizzazione di Carlo
d’Asburgo (come si farà in Alleanza Cattolica). La Ja-
nua Coeli doveva nascere dal gruppo ‘San Bernardo’(ri-
cordo che per Guénon sia San Bernardo - absit - sia
Dante erano degli iniziati).
58) Dal n. 9 (gennaio-febbraio 1975), iniziò la pub-
blicazione degli articoli sul magistero di Vidigal da Sil-
veira (TFP) sulla possibilità dell’errore nei documenti
del magistero e sulla resistenza all’autorità del Papa (ar-
ticoli che tanto male hanno fatto ai ‘tradizionalisti’ cat-
tolici). Col n. 19-20 (settembre-dicembre 1976), Cristia-
nità prese finalmente posizione in favore di Mons. Le-
febvre (ma erano i tempi della ostpolitik vaticana...),
34

scomparve dalla selezione libraria, e la foto di Giovanni della legislazione sui culti ammessi’, significa in pratica
Paolo II apparve in prima pagina. Dal n. 56, la foto di ridurre se non annullare qualsiasi interferenza dello Sta-
Giovanni Paolo II è sistematicamente appaiata allo sten- to e delle Chiese riconosciute nelle questioni di libertà re-
dardo di Alleanza. Giovanni Paolo II ha appena lanciato ligiosa: spazio quindi all’individuo, la libertà di coscien-
lo slogan del Concilio alla luce della Tradizione, e Gio- za, di religione e di culto vanno tutelati come diritti fon-
vanni Cantoni si chiede, al seguito di Madiran, se sia “fi- damentali” (La Stampa., 12/9/98, p. 35). Introvigne ap-
nito il postconcilio” (n. 56, dic. 1979, pp. 10-12). Erano i prova queste posizioni ultra-liberali: in una intervista
tempi del referendum sull’aborto in Italia, Massimo In- alla Stampa del 10 settembre 1998 (p. 15) egli auspica
trovigne, che ancora non si occupava di magia sessuale, “un testo unico che cancelli le pastoie della legge del
scriveva di già contro la ‘rivoluzione sessuale’ e le esigen- ‘29...” e si rallegra del fatto “che forse già entro l’anno si
ze della guerra fredda (?) imponevano di schierarsi con- firmeranno le intese con buddhisti e testimoni di Geova.
tro i musulmani in Medio Oriente e per i musulmani in Sarà un evento storico”.
Afghanistan... Quando, finalmente!, Giovanni Paolo II si 67) Mi riferisco particolarmente ad alcuni articoli
accorse dell’Aquila Crociata.... Il 26 aprile 1980 Giovan- apparsi su Orion, cf Sodalitium, n. 46, pp. 69-70, n. 5. Io
ni Paolo II si intrattenne con Cantoni, Sanfratello e De stesso ho sposato questa interpretazione, ibidem, pp. 62
Mattei (n. 61, p. 2); seguì più tardi un’udienza privata, ss., che non esclude ma completa quella che qui espon-
una ‘messa’ (nuova) ed un pranzo presso di ‘Lui’... Can- go. Infatti è innegabile che fino al 1985 gli articoli di
toni giunse così a ‘rimangiarsi’ la sua opposizione al ‘re- Massimo Introvigne sono fermamente contro le sette, e
ferendum’ del Movimento per la vita (che lasciava in... vi- ne chiedono la repressione legale da parte dello Stato.
ta - parzialmente - l’istituto dell’aborto) (nn. 72 e 73-74, 68) In una replica all’agenzia di Stampa Adista, nella
aprile, maggio e giugno 1981). Si consumò così la spacca- quale Massimo Introvigne mette pesantemente in causa
tura di Alleanza Cattolica secondo le tre correnti già esi- la rivista Sodalitium lo stesso ammette ora però di esse-
stenti: quella di Sanfratello, quella di De Mattei e quella re stato uno dei fondatori del Gruppo di Tebe [sulla
(che sola continua Alleanza Cattolica) di Cantoni (ma sia questione, cf Sodalitium, nn. 38 (Introvigne: dalle messe
Cantoni che De Mattei resteranno sotto la benedizione nere alla Gran Loggia) e 39 (La ‘smentita’ di Massimo
della T.F.P.). Subito dopo, è rottura anche con la Frater- Introvigne)].
nità san Pio X (estate 1981), anche se di ciò non si trova 69) Al 12° Congresso del CESNUR (Le minoranze
traccia sui numeri di Cristianità di quei tempi. religiose e spirituali alle soglie del duemila), Faivre ha
63) Riprendo i termini utilizzati dal quotidiano tori- parlato su Le correnti esoteriche occidentali in questa fi-
nese La Stampa nel suo resoconto di una conferenza te- ne di secolo: continuità e nuove prospettive (Centro
nuta da Introvigne all’Università di Torino (ex Offida- Congressi dell’Unione Industriale di Torino, 10 settem-
ni) per presentare il libro di Gordon Melton Sciento- bre 1998). Il 7 maggio 1999 Faivre ha partecipato (con
logy: “dice anche altro, Introvigne: che gli aspetti giuridi- Introvigne, Zoccatelli, Santucci e Berzano) alla giorna-
ci o teologici non gli interessano mentre trova corretto ta di studi organizzata dal CESNUR a Torino su Le
spiegare, in sede autorevole e pubblica, cosa Scientology dottrine segrete: Esoterismo, Teosofia, New Age. La
sia. Aggiunge: ‘Nostro compito è aprire la scatola e guar- giornata di studi è servita anche per presentare il libro
dare cosa c’è dentro. Decidano poi gli altri cosa voglio- di Faivre, Esoterismo e tradizione, edito dalla Elle Di Ci
no fare del contenuto’. Spiegazione laica, asettica, inec- (salesiani) per la collana Religioni e movimenti diretta
cepibile, e risposta indiretta al tono polemico con il qua- da Massimo Introvigne (durante il convegno è stato let-
le ieri il quotidiano delle Cei, Avvenire, ha commentato to un comunicato di Antonio Girardi, della Società
l’iniziativa” (S., 2/12/98, p. 21). Teosofica Italiana!). Introvigne e Faivre hanno scritto
64) “Il CESNUR è indipendente da qualunque Chie- assieme il libro Pour en finir avec les sectes.
sa, denominazione, organizzazione o movimento religio- 70) M. Introvigne, prefazione ad A. Faivre, L’esote-
so. Le affiliazioni religiose individuali degli amministra- rismo, Sugarco, 1992, p. 9 (ed. fr.: P.U.F., 1992).
tori del CESNUR sono diverse fra loro, e non coinvolgo- 71) E. RATIER, Faits & Documents, (n. 27, 15 mag-
no il CESNUR in quanto associazione” (dal catalogo per gio 1997, p. 5).
il 12° convegno internazionale del CESNUR, tenutosi a 72) M. MORAMARCO, op. cit., III, p. 472.
Torino dal 10 al 12 settembre 1998. Alla fine del Con- 73) Con Massimo Introvigne, Zoccatelli ha in comu-
gresso, al quale ha partecipato anche A.A. Mola, dell’as- ne la militanza in Alleanza Cattolica, l’appartenenza al
sociazione per la difesa della Massoneria, i congressisti CESNUR ed il fatto di essere un ex-seminarista (prima
hanno visitato il Tempio sotterraneo di Damanhur, come della Fraternità san Pio X, poi dei domenicani tradizio-
previsto dal programma: “Il Tempio sotterraneo non è nalisti di Avrillé, infine dell’istituto di don Cantoni. Un
generalmente aperto al grande pubblico, ma darà il suo giorno - così mi han detto - bussò persino alla porta del
benvenuto ai partecipanti al convegno CESNUR 98. I ‘seminario’ dell’Istituto Mater Boni Consilii: ma fu una
partecipanti iscritti a questa visita saranno divisi in gruppi visita senza seguito...). Prima della conversione, Zocca-
per la visita al Tempio Sotterraneo. Visiteranno pure il telli frequentò ambienti esoterici (come il gruppo rock
Tempio Aperto e la comunità (...) La cena sarà servita nel crowleyano Temple of Psychick, cf M. Martinez, Storia
noto ristorante gastronomico di Damanhur”. Segreta di un Apologeta dei Culti. M. Introvigne, il CE-
65) Vedi il mio Alleanza... Massonica? su Soda- SNUR, e l’organizzazione di destra brasiliana ‘Tradizio-
litium, n. 46 p. 61. ne, Famiglia e Proprietà’. Il testo del Martinez, che si
66) Cf gli interventi degli onn. Maselli e Caccavale trovava in rete Internet, è stato oscurato dal provider
al 12° Convegno internazionale del CESNUR:“a dire sotto pressioni del CESNUR) ed attualmente è diven-
che lo Stato, il nostro, già indicato come uno dei più tol- tato uno specialista su Crowley... (cf. Crowley un Mago
leranti, deve ancor meglio tagliare lacci e lacciuoli, è ve- a Cefalù, a cura di PL. Zoccatelli, ed. Mediterranee,
nuto ieri sera l’on. Domenico Maselli relatore di un dise- Roma 1998). Sul “Tempio della gioventù psichica”
gno di legge che modifica la normativa vigente. Il testo si (T.O.P.Y.) cf M. INTROVIGNE, Il cappello del mago, op.
intitola: ‘Norme sulla libertà religiosa ed abrogazione cit., pp. 287, 291-293 (lettura vietata ai minorenni!).
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74) L. CHARBONNEAU-LASSAY, Il bestiario di Cristo,


Arkeios, Roma, 1994. All’opera ha collaborato anche
Introvigne (cf i ringraziamenti dell’editore). Delle edi- L’OSSERVATORE ROMANO
zioni Arkeios ho già parlato su Sodalitium, n. 43 pp. 65-
66. La proprietaria (nonché traduttrice del Bestiario) è
Silvestra Palamidessi, e pubblica - tra l’altro - le opere
di Tommaso Palamidessi, “archeosofo”: “è stato sotto
l’influsso non solo di V. Soloviev, ma anche di Florensij Abbreviazioni:
che Tommaso Palamidessi (1913-1983) ha fondato a To- O.R. - L’Osservatore Romano, edizione
rino nel 1948 l’Ordine iniziatico ‘Loto+Croce’, divenuto italiana.
nel 1968 Associazione Archeosofica” (Faivre, op. cit., p. D.C. - La Documentation Catholique.
136).Palamidessi ha scritto molto sul Tantrismo, che,
scrive, “non è una tecnica amatoria, come ingiustamente
viene spesso considerato, ma un sistema filosofico ed I NOVISSIMI SECONDO GIOVANNI PAOLO II
ascetico per sublimare la sessualità e raggiungere l’uni-
versalizzazione della coscienza”. C’è di che interessare
il Massimo studioso della Rivoluzione sessuale e della
Magia sessuale, Introvigne.
“I n omnibus operibus tuis, memorare no-
vissima tua, et in aeternum non pecca-
bis” (Eccli, 7, 40): in tutte le opere tue ricor-
75) Questa affermazione è da confrontare con quan-
to scriveva G. Cantoni nel 1966, nella sua prefazione a dati della tua fine - delle cose ultime - e non
Mito e realtà di Eliade: “il fine primo (...) di questa apo- peccherai in eterno. Se il Catechismo Mag-
logetica deve essere la difesa della religione sic et simpli- giore di san Pio X elenca i quattro novissimi
citer e della naturalità del sacro nella vita dell’uomo e
nell’uomo stesso (...) un discorso ‘de vera religione’ di-
(Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso) - al
pende e si innesta solo su di una positiva affermazione quale possiamo aggiungere il Purgatorio -
‘de religione’, senza la quale è vox clamantis in deserto tra le “verità principali della fede cristiana”,
(...)” (p. 13). Secondo Cantoni, cioè, una apologetica tutta la tradizione cattolica ha sempre posto
cattolica nel XX secolo deve prima iniziare l’uomo mo- la meditazione dei “novissimi”, anche sulla
derno, ateo e materialista, al “riconoscimento di profon-
de motivazioni esistenziali del ‘sacro’, del ‘mitico’, del scorta della citazione scritturale summenzio-
‘simbolico’” (p. 16) [in questo senso si deve essere ‘buo- nata, al posto principale della via purgativa
ni pagani’], per poi passare a quel sacro particolare che nell’ascetica cristiana. Il dilagare del peccato
sarebbe quello cattolico, badando a che questo cattoli- nei nostri tempi e la conseguente dannazio-
cesimo includa sempre “il mythos (l’elemento simbolico
e misterico)” e non sia assorbito dall’elemento “discorsi-
ne di innumerevoli anime, sono certamente
vo e teologico” (M. INTROVIGNE, Il ritorno dello gnostici- attribuibili - anche - alla pratica scomparsa
smo, Carnago, 1993, p. 230, cit. da Zoccatelli a p. 46). In della predicazione dei novissimi dovuta
pratica, occorrerebbe iniziare l’uomo moderno a Eliade all’“ottimismo” del Concilio Vaticano II (cf
[“la sua produzione è una costante perorazione per il sa- ad esempio R. Amerio, Iota unum, Ricciar-
cro (...) si pone quindi come uno strumento insostituibile
nella difesa della religione e nella persecuzione dell’atei- di, Milano- Napoli, 1985, pp. 581-590, per il
smo”, Cantoni, p. 17], Guénon ecc., e poi farlo passare caso dell’inferno).
agli autori cattolici, a condizione però che sviluppino Ha fatto scalpore, pertanto, questa esta-
questa medesima prospettiva. Come si vede, dagli anni te, la predicazione di Giovanni Paolo II su
‘60 ad ora, la posizione è la stessa: quella dell’‘esoteri-
smo detto cristiano’ (in realtà: massonico).
questi temi, predicazione preceduta da un
76) Zoccatelli accenna qui, soprattutto, alla R.I.S.S. articolo della Civiltà Cattolica sull’Inferno.
(Revue Internationale des Sociétées Secretes) fondata da Ritorno alla dottrina e alla ascetica tradizio-
Mons. Jouin ed approvata dalla Santa Sede. Nella penna nale? Purtroppo la risposta, come vedremo,
di Zoccatelli il termine “riviste anti-sette” è altamente è negativa. Questa nostra conclusione si ba-
spregiativo - vista la campagna sua e di Introvigne anti-
anti-sette - per cui il lettore è spinto a credere ad una in- sa su di un attento esame dei tre discorsi te-
giusta persecuzione degli ‘anti-sette’ contro Guénon. nuti da Giovanni Paolo II nel contesto della
77) Alludo a due canti di Alleanza Cattolica rispetti- sua catechesi del mercoledì, durante l’udien-
vamente di Fabio Di Tullio e Agostino Sanfratello, za generale: quello sul Paradiso (O.R.,
pubblicati alle pp. 1 e 23 del Canzoniere (1976).
78) Ricordo come entrambi collaborassero ad una
22/7/99, p. 4, che designeremo con “I”),
rivista dedicata al Sacro Cuore. Il primo articolo di quello sull’Inferno (O.R., 29/7/99, p. 4, che
Charbonneau (del 1922) collegava il S. Cuore ai Tem- designeremo con “II”) e quello sul Purgato-
plari, il primo di Guénon (del 1925) s’intitolava Il Sacro rio (O.R., 5/8/99, p. 4, che designeremo con
Cuore e la leggenda del Santo Graal [cf M.-F. James, “III”). Quanto ai commenti della stampa,
Èsotérisme et christianisme autur de René Guénon,
N.E.L., Paris, 1981, specialmente: Autour de ‘Regnabit’ rinviamo alla Rassegna Stampa di Sodali-
(pp. 235-299) col preambolo: Il ‘Sacro Cuore’, soggetto tium. Poiché la nostra è una analisi critica
di predilezione cattolico ed esoterico]. (legittimata solo dal fatto che Giovanni Pao-
lo II non è - formalmente - Papa), ci limite-
remo ai punti che creano difficoltà, seppure
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in maniera non uniforme, alla fede del sofia, che è il personalismo: “oggi il linguag-
cattolico. gio personalistico riesce a dire meno impro-
priamente la situazione di felicità e di pace in
Terminologia e nuove definizioni. Un aldilà cui ci stabilirà la comunione definitiva con
personalistico... Dio” (I, 4). Nella tesi di laurea in teologia
sostenuta presso l’Angelicum di Roma (La
Come in ogni buon trattato, iniziamo fede secondo san Giovanni della Croce) si
dalle definizioni (nominali e reali). I termini può cogliere di già l’influenza di questo pen-
classici e ormai consacrati da un lungo uso siero personalista e fenomenologico presso
da parte del Magistero (se non della Sacra il giovane Wojtyla, influenza criticata dal
Scrittura) sono visti con diffidenza ed accet- suo professore di allora, il Padre domenica-
tati solo tra virgolette: così, Giovanni Paolo no Garrigou-Lagrange. Wojtyla - come spie-
II parla di “Cielo” e “beatitudine” (e mai di ga il filosofo Rocco Buttiglione - rifiuta di
Paradiso), e di “purgatorio”. Solo l’inferno, vedere in Dio un oggetto di conoscenza:
con la minuscola, non è virgolettato, ma è “Dio stesso non è oggettivabile”. “Dio non
accostato al termine dannazione come a un va pensato come un oggetto, ma come una
suo sinonimo. Tutto ciò, come vedremo, non persona, che può essere conosciuta solo in
a caso. Se passiamo dal termine utilizzato al- una reciproca relazione di dono”. “In realtà,
le definizioni, notiamo subito un cambia- è evidente nella tesi [di Wojtyla] la tendenza
mento di prospettiva rispetto al concetto a non risolvere il linguaggio esperienziale,
corrente di Paradiso, Inferno e Purgatorio. che parte dal soggetto, di San Giovanni della
Il “Cielo” sarebbe, in effetti, “pienezza di Croce [inteso alla maniera dei fenomenolo-
comunione con Dio” (I, 1). Dettagliando, e gi] e dall’oggetto”. Infatti, “non si dà nessuna
citando il Catechismo della Chiesa Cattolica, conoscenza di Dio come oggetto da parte
“questa vita perfetta, questa comunione di vita dell’uomo” (2). Il “paradiso” di Karol Wojty-
e di amore con la santissima Trinità, con la la non è più dunque quello della tradizione
Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chia- teologica cattolica sistematizzata da San
mata ‘il cielo’. Il cielo è il fine ultimo dell’uo- Tommaso, ma quella di Emmanuel Lévinas
mo e la realizzazione delle sue aspirazioni più e Martin Buber (3).
profonde, lo stato di felicità suprema e defini- Anche il nuovo concetto di inferno e
tiva (n. 204)” (I, 1). In questa definizione si purgatorio saranno pertanto espressione del
nota non solo l’assenza del concetto di Cielo personalismo e della fenomenologia. L’in-
come luogo (come vedremo appresso), ma ferno è sottrarsi “alla comunione gioiosa con
anche e soprattutto il fatto che viene trascu- Dio” (II, 1), “auto-esclusione dalla comunio-
rato quello che è invece l’elemento essenziale ne con Dio e con i beati” (II, 3; Catechismo
della vita eterna, ovvero la visione beatifica della Chiesa cattolica, n. 1033) e non la pri-
di Dio. Di essa, d’altra parte, non si fa cenno vazione della visione di Dio; e il purgatorio
in tutto il discorso di Giovanni Paolo II sul sarebbe una comunione imperfetta (come
Paradiso, che viene, di volta in volta, descrit- tra le “chiese” cristiane nel post-concilio!)
to come “partecipazione alla piena intimità con Dio, per coloro che si trovano in una
con il Padre”, “rapporto vivo e personale con condizione di apertura a Dio, ma in un modo
la Trinità santa”, “incontro con il Padre”, imperfetto” (III, 1) e non ancora la privazio-
“pieno possesso dei frutti della Redenzione”, ne - seppur temporanea - della vista di Dio.
“beata comunità di tutti coloro che sono per- Da questo concetto personalista e sog-
fettamente incorporati in Lui (Cristo)”, gettivista dell’aldilà, vengono immediata-
“gioia” e “pace” (I, 4-5). Eppure, sia la Rive- mente alcune conseguenze.
lazione (1 Cor, 13, 12; 1 Jo, 3, 2; Jo, 17, 3), sia
la teologia (S. Tommaso, I-II, q. 3, a. 4), sia il Dove sono il Paradiso, l’Inferno e il Purga-
catechismo (Catechismo ad parochos del torio? Da nessuna parte.
Concilio di Trento, I, cap. XIII, 7) (1), fanno
consistere essenzialmente la Beatitudine nel- Paradiso, Inferno e Purgatorio esprimo-
la visione faccia a faccia di Dio. no, anche etimologicamente, l’idea di un
Questa omissione non è casuale. Come luogo, e solo di conseguenza l’idea della
Giovanni Paolo II stesso sottolinea, il nuovo condizione e dello stato di chi si trova in
concetto del Paradiso viene dalla “sua” filo- questi luoghi. In effetti, solo ciò che non esi-
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ste non è in un luogo. Dove c’è un corpo, c’è è un luogo l’inferno (“le anime invece di co-
anche un luogo; e pure gli spiriti, come l’ani- loro che muoiono in peccato mortale o con il
ma separata, gli angeli e Dio stesso, sono nel solo peccato originale, discendono subito
luogo dove agiscono (per cui Dio è “in cielo, all’inferno, per essere tuttavia punite con di-
in terra e in ogni luogo”). Siccome in Paradi- verse pene e in diversi luoghi” Giovanni
so si trovano Nostro Signore Gesù Cristo e XXIII, D.B. 493a, DS 926), è un luogo il
la SS.ma Vergine con il loro corpo (seppur purgatorio (Innocenzo IV parla del “luogo
glorificato), e siccome dopo la risurrezione di ...purificazione” D.B. 456, D.S. 838, e
della carne tutti risorgeremo con il proprio Trento parla a proposito del purgatorio di
corpo, è impossibile negare che il Paradiso e “anime ivi trattenute”, D.B. 983, D.S. 1820,
l’Inferno (e analogicamente pure il Purgato- termine ripreso nella professione di fede tri-
rio, col modo di essere in un luogo degli spi- dentina) ed il Canone della Messa definisce
riti) siano un luogo, senza negare, seppur il Cielo “luogo di refrigerio, di luce e di pa-
implicitamente, l’esistenza di beati e di dan- ce” [il termine stesso di “paradiso” (Lc, 23,
nati, inclusi Cristo e la Madonna (4). 43) indica un luogo]. Per Suarez, la localiz-
Ora, è quello che fa Giovanni Paolo II. zazione dell’inferno è addirittura una dottri-
Per quanto riguarda il paradiso: “...il ‘cielo’ na di fede cattolica (D.T.C., voce Enfer, col.
o la ‘beatitudine’ nella quale ci troveremo 101). L’errore di Giovanni Paolo II è oppo-
non è una astrazione, [ma] neppure un luogo sto a quello del luterano Brentz: per lui l’in-
fisico tra le nubi...” (I, 4). Per quanto riguar- ferno è dappertutto, per Karol Wojtyla non
da l’Inferno: “l’inferno sta ad indicare più è da nessuna parte (cf D.T.C., cit., col. 90).
che un luogo, la situazione in cui viene a tro-
varsi chi liberamente e definitivamente si al- L’inferno è una pena?
lontana da Dio, sorgente di vita e di gioia”
(II, 3). Per quanto riguarda il Purgatorio: Sembrerebbe ozioso porsi questa doman-
“questo termine non indica un luogo, ma una da, ma commentando Giovanni Paolo II non
condizione di vita” (III, 5). Evidentemente i lo è. Il proprio della pena, insegna S. Tomma-
Beati non si trovano tra le nubi del Paradiso so, è di essere “afflittiva, contraria alla volontà
della Lavazza, o a portata dell’astronave di e inflitta per una colpa” (I-II, q. 46, a 6 ad 2).
Gagarin, né i dannati si trovano nell’inferno Ora, Giovanni Paolo II scrive, a proposi-
di Renzo Arbore... Neppure si possono im- to dell’inferno: “non si tratta di un castigo di
porre come verità di fede le ipotesi degli Dio, inflitto dall’esterno...” (II, 1); “è questo
scolastici, incluso San Tommaso sul luogo
del Paradiso e dell’Inferno. Ma ignorare con L’Inferno in un affresco tardo medioevale
certezza la localizzazione non vuol dire ne-
garla! Se ignoro dove si trova una persona,
non posso certo dedurne che non si trova in
alcun luogo... a meno di negare l’esistenza di
questa persona, trasformata in un grumo di
sensazioni e di esperienze di comunione o
non-comunione con un Dio non-oggetto-di-
conoscenza!
Eppure, sia la Sacra Scrittura, sia le defi-
nizioni della Chiesa, sia la dottrina dei teolo-
gi, parlano chiaramente di “luogo” a propo-
sito del nostro soggetto. Giuda suicida è an-
dato “al luogo suo” (Atti, 1, 25), i demoni
pregarono Gesù “che non comandasse loro
d’andare nell’abisso” (Lc, 8, 31) dove Dio li
aveva precipitati dopo il primo peccato (2
Pt, 2, 4), il ricco epulone “sepolto nell’infer-
no” si trova in un “luogo di tormento” (Lc,
16, 22-28), al nome di Gesù si piegano le gi-
nocchia “degli esseri celesti e dei terrestri e di
quei sotto terra” (Phil, 2, 10), Per la Chiesa,
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stato di definitiva auto-esclusione dalla co- nei dannati), e la pena gli è giustamente in-
munione con Dio e con i beati che viene desi- flitta dal giudice, e non auto-inflitta.
gnata con la parola ‘inferno’ (N. 1033, del Per i motivi esposti sopra, però, si potreb-
Catechismo della Chiesa cattolica)” (II, 3); be a rigore intendere rettamente quanto so-
“la ‘dannazione’ non va perciò attribuita stenuto da Giovanni Paolo II se non esistesse
all’iniziativa di Dio, poiché nel suo amore che una pena del danno: la perdita di Dio,
misericordioso non può volere che la salvez- poiché questa perdita nel dannato è in effetti
za degli esseri da lui creati. La ‘dannazione’ “l’ultima conseguenza dello stesso peccato,
consiste proprio nella definitiva lontananza che si ritorce contro chi lo ha commesso” (II,
da Dio liberamente scelta dall’uomo e con- 1). Ma questa posizione è indifendibile per
fermata con la morte che sigilla per sempre quel che riguarda la pena del senso...
quell’opzione. La sentenza di Dio ratifica
questo stato” (II, 3). La pena del senso.
Certo, non esiste una calviniana prede-
stinazione alla dannazione prima della pre- Ma per Giovanni Paolo II esiste in infer-
visione dei meriti. Certo, Dio, giusto giudi- no la pena del senso, ovvero una pena che
ce, condanna solo chi lo merita per i propri venga dal di fuori del dannato e provocata
peccati. Certo, colui che muore nel peccato da una causa sensibile per volere positivo di
mortale è incapace di godere della visione di Dio (cf S. Tommaso, 2, d. 37, q. 3, a. 1)? In
Dio poiché privo della grazia santificante tutto il discorso di Giovanni Paolo II non ve
(argomento che Giovanni Paolo II passa in- ne è il minimo accenno, anzi, se ne può tro-
teramente sotto silenzio), né può amare Dio vare l’implicita negazione: “non si tratta di un
poiché il peccato lo fa suo nemico. Tuttavia, castigo di Dio inflitto dall’esterno” (II, 1)...
Dio (e Cristo) non è più giudice qual’è, se Tutta la pena del dannato (pardon: la “com-
non pronuncia una condanna e se non la pleta frustrazione e vacuità”, di cui in II, 3)
esegue con un castigo che venga dall’ester- gli viene dall’interno di sé stesso, dalla sua
no, come d’altra parte afferma chiaramente insoddisfazione e infelicità per essersi chiuso
Gesù nel Vangelo: “andate via da me, male- all’amore (cf II, 3). Eppure l’esistenza di una
detti, nel fuoco eterno, che è preparato per il pena del senso distinta dalla pena del danno
diavolo e i suoi angeli” (Mt, 25, 41). Non si (o dannazione) è da credersi di fede divina
auto-esclude l’uomo entrato nella sala del (Cardinal Gasparri, Catechismo cattolico per
banchetto senza veste nuziale, ma viene cac- adulti, questioni dibattute, VII) e anche di
ciato fuori dal Re: “legategli le mani e i piedi fede cattolica esplicitamente definita dalla
e gettatelo fuori nel buio, ivi sarà il pianto e Chiesa (Sacrae Theologiae Summae, de no-
lo stridor di denti” (Mt, 22, 13), come il ser- vissimis, n. 149, B.A.C., Madrid, 1951); ne-
vo inutile della parabola dei talenti (Mt, 25, garne l’esistenza sarebbe una eresia vera e
30). Non si auto-escludono le vergini stolte, propria (cf Benedetto XII, D.B. 531, D.S.
anzi, bussano alla porta dicendo: “Signore, 1002; Conc. Lione II, D.B. 464, D.S. 858).
Signore, aprici!”, ma lo Sposo risponderà:
“non vi conosco” (Mt, 25, 12). Non si auto- “Nel fuoco eterno...”. Giovanni Paolo II po-
squarta il servo infedele: è il padrone che trebbe essere assolto in confessionale?
torna all’improvviso che “lo farà squartare e
gli assegnerà la sorte degli ipocriti; ivi sarà Ecco un’altra domanda stravagante, se
pianto e stridor di denti” (Mt, 24, 51). Dio, non provocatoria, dirà il lettore! Eppure,
che secondo Giovanni Paolo II non castiga, non senza fondamento. In effetti, il 30 aprile
secondo Gesù deve essere temuto, poiché 1890, la Santa Sede (Poiché la S. Penitenze-
“dopo aver ucciso, ha il potere di gettarvi ria è un organo della Santa Sede), interroga-
nella Geenna” (Lc, 12, 4). A che serve conti- ta se: “si dovesse dare l’assoluzione ai peni-
nuare, tanto è evidente quanto vogliamo di- tenti che ammettono in Inferno solo un fuoco
mostrare? Anche nella giustizia umana, il metaforico, e non un fuoco reale”?, rispose:
criminale si condanna in un certo senso da “bisogna istruire con cura questi penitenti e,
sé stesso col commettere il crimine, che lo se si ostinano, non assolverli” (5). Ora, Gio-
rende degno di punizione; ma a questa puni- vanni Paolo II insegna per l’appunto che
zione vorrebbe sfuggire se lo potesse (tran- questo fuoco, di cui parla incessantemente la
ne il caso di vero pentimento, da escludersi Sacra Scrittura - e particolarmente il Vange-
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lo - deve essere inteso simbolicamente. “Per cercare nei manuali di teologia pre-conciliari
descrivere questa realtà [dell’inferno] la Sa- la refutazione di questo errore o eresia che
cra Scrittura si avvale di un linguaggio sim- dir si voglia, poiché nessuno era così folle da
bolico (...). Ricorrendo ad immagini, il Nuo- emettere una ipotesi simile. La questione di-
vo Testamento presenta il luogo destinato battuta era infatti quella sul relativamente
agli operatori di iniquità come una fornace piccolo o grande numero degli eletti rispetto
ardente, dove è ‘pianto e stridore di denti’ a quello dei reprobi, ma nessuno, neppure gli
(Mt 13, 42; cfr 25, 30.41), oppure come la autori più benigni e ottimisti, ipotizzava la
Geenna ‘dal fuoco inestinguibile’ (Mc, 9, 43) soluzione estrema: la salvezza effettiva di
(...). Le immagini con cui la Sacra Scrittura tutti gli uomini. Una cosa, infatti, è dire che
ci presenta l’inferno devono essere rettamente non possiamo sapere concretamente chi si è
interpretate” (II, 2-3). E quale ne è l’inter- dannato senza una rivelazione speciale, co-
pretazione ‘autentica’? “Esse indicano la me nel caso di Giuda (Atti, 1, 25; Jo 17, 12;
completa frustrazione e vacuità di una vita Mt 26, 24; D.T.C., Enfer, col. 99), altra cosa è
senza Dio” (ivi). Quindi, per Giovanni Pao- sostenere che (forse) nessuno si dannerà. In
lo II il fuoco infernale (che è la principale Varcare la soglia della speranza (p. 201-202),
pena del senso indicata dalla Sacra Scrittu- Wojtyla spiega più diffusamente il suo pen-
ra) è solo un’immagine e un simbolo della siero: “In Cristo, Dio ha rivelato al mondo di
pena del ‘danno’, il che equivale - ancora volere (7) che ‘tutti gli uomini siano salvati e
una volta - a negare di fatto ogni distinzione arrivino alla conoscenza della verità’ (I Tim,
tra le due pene. Anzi: più che alla pena del 2, 4). Questa frase della Prima Lettera a Ti-
danno (privazione della visione di Dio), qui moteo ha un’importanza fondamentale [da
Giovanni Paolo II sembra parlare solo di un sola?] per la visione e l’annuncio delle cose
fallimento esistenziale da cura psicanalitica ultime. Se Dio desidera così, se Dio per que-
(“completa frustrazione e vacuità di una vita sta causa dona suo Figlio (..) può l’uomo es-
senza Dio”), il che è senza dubbio un bel- sere dannato, può essere respinto da Dio?”.
l’esempio di linguaggio personalistico (ma Già l’impostazione della domanda adombra
poco teologico) (6). la risposta negativa... Infatti: “da sempre il
Il Dictionnaire de Théologie Catholique problema dell’inferno ha turbato i grandi
(voce: Feu de l’Enfer) espone ampiamente la pensatori della Chiesa, a partire dagli inizi, da
questione della realtà del fuoco dell’inferno Origene, sino ai nostri tempi, a Michail Bul-
nella Scrittura, nei Padri e nei teologi. La sua gakov e Hans Urs von Balthasar”. Ma Bul-
conclusione (coll. 217-219) è che la dottrina gakov non è un eretico gnostico? Balthasar
della realtà del fuoco dell’inferno è insegnata un esponente della “nuova teologia” con-
dal magistero ordinario universale in tal mo- dannata da Pio XII che sperava nella salvez-
do che non si tratta più di una questione libe- za universale a causa delle ‘visioni’ di una
ra. Negare questa realtà (trovandosi in com- donna per la quale lasciò la Compagnia di
pagnia di Origene e di Calvino) comporta al- Gesù? E Origene non fu condannato lui stes-
meno un peccato mortale di temerarietà (in so? “In verità - deve ammettere Wojtyla - gli
quanto negazione della dottrina comune). antichi concili avevano respinto la teoria della
Spingendosi oltre, il D.T.C. afferma che que- cosiddetta apocatàstasi finale, secondo la qua-
sta dottrina è teologicamente certa, anzi le il mondo sarà rigenerato dopo la distruzio-
prossima della fede nonché definibile (cf an- ne e ogni creatura sarà salva; una teoria che
che Gasparri, Hugon, Lépicier, Billot, ecc.). indirettamente aboliva l’inferno”. La Chiesa
ha dunque parlato: Origene è condannato, i
Ci sono dei dannati in Inferno? suoi turbamenti e quelli dei suoi epigoni so-
no eterodossi, la questione è chiusa! E inve-
Ma - e questa non è una novità nel pen- ce “il problema è rimasto. Può Dio, il quale
siero di Karol Wojtyla - egli si spinge oltre, e ha tanto amato l’uomo, permettere che costui
giunge a ipotizzare la possibilità che in defi- lo rifiuti così da dover essere condannato a
nitiva nessun uomo sia dannato. “La danna- perenni tormenti?” Chiediamolo a Dio stes-
zione rimane una reale possibilità, ma non ci so! In effetti, ammette Giovanni Paolo II, “le
è dato di conoscere, senza speciale rivelazione parole di Cristo sono univoche. In Matteo
divina, se e quali esseri umani vi siano effetti- Egli parla chiaramente di coloro che andran-
vamente coinvolti” (II, 4). Sarebbe inutile no al supplizio eterno (cfr 25, 46)”. Quindi
40

Giovanni Paolo II dovrebbe ora esplicita-


mente dire che qualcuno si danna! Invece
confonde nuovamente le carte: “Chi saranno
costoro? La Chiesa non si è pronunciata in
merito. Questo è un mistero, veramente in-
scrutabile, tra la santità di Dio e la coscienza
dell’uomo. Il silenzio della Chiesa è, dunque,
l’unica posizione opportuna del cristiano.
Anche quando Gesù dice di Giuda, il tradito-
re, ‘sarebbe meglio per quell’uomo che non
fosse mai nato!’ (Mt 26, 24), la dichiarazione
non può essere intesa con sicurezza nel senso
dell’eterna dannazione”, per cui i lettori con-
cluderanno che se Giuda, il ‘figlio della per-
dizione’, non si è perduto, tanto meno ci per-
deremo noi. Eppure, il Concilio di Quiercy
ha definito: “Dio onnipotente ‘vuole che tutti
gli uomini’ senza eccezione ‘siano salvati’ (1
Tim 2, 4); tuttavia non tutti vengono sal-
vati” (D.S. 623; D.B. 318). Questa speranza
di salvezza universale va contro al senso ov-
vio di tutto il Vangelo (“le parole di Cristo
sono univoche”, ammette Giovanni Paolo II
stesso), non tiene conto di quanti muoiono
col solo peccato originale (8), va contro il
dogma secondo il quale “fuori dalla Chiesa
non c’è salvezza” (9), va contro, infine l’evi-
denza dell’esperienza quotidiana per gli stes-
si cattolici, che vivono comunemente in pec-
cato mortale.
E alla domanda degli apostoli “sono molti
coloro che si salvano” Gesù non rispose loro
La Resurrezione dei morti ed il Giudizio in
che forse tutti si salvano, ma disse al contra- un affresco tardo medioevale
rio: “ entrate nella porta stretta, perché larga è
la porta e spaziosa la via che conduce alla per- dell’esistenza umana” (I, 1). Similmente per
dizione, e molti sono quelli che entrano per es- il Purgatorio, nessun accenno al peccato ve-
sa; quanto stretta invece è la porta e angusta la niale o al peccato mortale perdonato ma
via che conduce alla Vita, e quanti pochi sono non sufficientemente espiato; vanno in Pur-
quelli che la trovano” (Mt, 7, 13-14). gatorio “quanti si trovano in condizione di
apertura a Dio, ma in un modo imperfetto”
Chi va in Cielo, in Inferno, in Purgatorio? (III, 1). In Inferno ci si va per un solo pecca-
to mortale; Giovanni Paolo II menziona il
Abbiamo visto che forse - per Karol peccato mortale solo in una citazione del
Wojtyla - tutti vanno in Paradiso e nessuno Catechismo, ma visibilmente preferisce spie-
in Inferno. Ma qui vogliamo parlare del cri- gare che può dannarsi colui che “respinge la
terio di giudizio. Nella sua catechesi sul Cie- misericordia del Padre anche nell’ultimo
lo, ad esempio, Giovanni Paolo II non fa istante della sua vita” (I, 1). Ciò è senza dub-
mai menzione della grazia e della necessità bio vero, ma gli ascoltatori di Giovanni Pao-
di morire in grazia di Dio. Le sue espressio- lo II - gli uomini moderni - avevano certa-
ni sono, ancora una volta, vaghe e “persona- mente bisogno di farsi spiegare cosa signifi-
listiche”: “coloro che hanno accolto Dio nel- ca esattamente respingere la misericordia
la loro vita e si sono sinceramente aperti al del Padre o ostinarsi a “non aprisi al Vange-
suo amore almeno al momento della morte, lo” (I, 2). Chi dice di amar Dio ma muore in
potranno godere di quella pienezza di comu- peccato, ha respinto la misericordia del Pa-
nione con Dio, che costituisce il traguardo dre? Sarebbe opportuno precisare.
41

I Novissimi e la Sacra Scrittura della sua opportunità anche ai nostri giorni


ma è diventata persino più che mai necessaria
Esaminiamo ora brevemente l’interpre- e urgente. Anche la predicazione sull’inferno.
tazione della Scrittura che dà Giovanni Pao- Senza dubbio, bisogna trattare questo sogget-
lo II. Abbiamo già visto come egli riduca a to con dignità e saggezza. Ma quanto alla so-
simbolo e immagine quanto Gesù dice del stanza di questa verità, la Chiesa ha, davanti
Cielo e dell’Inferno. Segnaliamo altri errori. a Dio e davanti agli uomini, il sacro dovere
Egli esclude che la Rivelazione abbia chiara- di annunciarla, di insegnarla senza alcuna
mente parlato dell’Inferno nell’Antico Te- attenuazione, quale Cristo l’ha rivelata, e
stamento (cf II, 2). Se questo è vero per il non c’è alcuna circostanza di tempo che pos-
Pentateuco, non è però esatto per i Profeti: sa diminuire il rigore di questo obbligo. Esso
Isaia, Ezechiele, Daniele (cf D.T.C., voce obbliga in coscienza ogni sacerdote al quale,
enfer, coll. 35-36). Quanto alla dottrina del nel ministero ordinario o straordinario, è sta-
Purgatorio, essa non sarebbe “enunciata in ta affidata la cura di istruire, avvertire e gui-
modo formale” nella Scrittura (III, 2) men- dare il fedeli. È vero che il desiderio del Cielo
tre il Concilio di Trento sostiene che “la è un motivo in se stesso più perfetto del timo-
Chiesa cattolica (...) in conformità alle Scrit- re delle pene eterne; ma non ne segue che per
ture (...) ha insegnato che il purgatorio esiste” tutti gli uomini sia anche il più efficace per
(D.S. 1820) ed è stato condannato Lutero trattenerli lontano dal peccato e per conver-
per aver sostenuto che “il Purgatorio non tirli a Dio” (10). Giovanni Paolo II ha predi-
può essere provato mediante la sacra Scrittu- cato i fini ultimi e l’inferno “senza alcuna at-
ra che si trova nel canone” (Leone X, D.S. tenuazione”? Giovanni Paolo II coltiva la
1487, D.B. 777). Ma dei luoghi invocati dalla speranza che tutti effettivamente si salvino,
Chiesa in favore della dottrina del Purgato- e che persino Giuda si sia salvato. Al contra-
rio non viene citato né Mt 12, 32, né il libro rio, Sant’Alfonso de’ Liguori, dottore della
dei Maccabei, ma solo 1 Cor, 3, 14-15. La Chiesa, predicava al popolo: “Tutti vanno in
dottrina del Purgatorio nel discorso che Paradiso? Oh, quanti pochi ci vanno!” (11).
commentiamo è daltronde ridotta all’osso. Il Vaticano II si è presentato come un
Non c’è traccia delle pene del Purgatorio, né Concilio pastorale, particolarmente attento,
di anime del Purgatorio. Nel Purgatorio ci si cioè, ai bisogni concreti delle anime. Karol
trova anzi “in cammino verso la piena beati- Wojtyla stesso ha ammesso, con Vittorio
tudine” (III, 1). Il Purgatorio sarebbe quindi Messori, l’efficacia pastorale della ‘vecchia’
una beatitudine semi-piena, più che un “in- predicazione dei novissimi: “quante persone
ferno” transitorio. furono indotte alla conversione e alla confes-
sione da queste prediche e riflessioni sulle co-
Nequaquam moriemini (non morirete affatto) se ultime! (...) Si può dire che tali prediche,
perfettamente corrispondenti al contenuto
Sono le parole del serpente tentatore per della Rivelazione nell’Antico e nel Nuovo
indurre Eva - che esitava a causa del timore Testamento, penetravano profondamente nel
del castigo divino - al peccato: “no davvero mondo intimo dell’uomo. Scuotevano la sua
che non ne morirete”! (Gn 3, 4). Da allora, il coscienza, lo gettavano in ginocchio, lo con-
demonio e i mondani si comportano così, ducevano alla grata del confessionale, aveva-
rassicurando il peccatore (cf S. Ignazio, no una loro profonda azione salvifica” (Var-
Esercizi spirituali, n. 314). “I mondani... per care le soglie della speranza, pp. 197-198). Si
incoraggiarsi a perseverare nella loro malizia tratta di un elogio, certo, ma di un elogio fu-
senza scrupolo, gridano ogni giorno: ‘Vita, nebre: il Concilio ha inaugurato un “muta-
vita! Pace, pace! Gioia, gioia! ... Dio è buo- mento della prospettiva escatologica” (p. 200,
no. Dio non ci ha creato per dannarci; Dio cf pp. 198-200).
non proibisce di divertirsi; non saremo dan- Si tratta non solo di un mutamento dot-
nati per quello; via gli scrupoli! Non morie- trinalmente errato - lo abbiamo visto - ma
mini [non morirete], ecc.” (S. Luigi Maria anche pastoralmente dannoso. La nuova
Grignon de Montfort, Lettera circolare agli predicazione dei fini ultimi svapora il Para-
amici della croce, n. 10). Pio XII insegna che diso, rende il Purgatorio un Paradiso incom-
“la predicazione delle prime verità della fede pleto (e nel suo discorso Giovanni Paolo II
e dei novissimi non solo non ha perso nulla non ha invitato a suffragare le anime pur-
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ganti, se non vaghissimamente al n. 6) e l’In- * Accordo con i luterani sulla giustifica-


ferno uno stato d’animo di tristezza senza zione (D.C., n. 2209, pp. 720-722). Verrà fir-
alcun uomo che lo sperimenti. Il neo-orige- mato il 31 ottobre a Augsburg (città della fa-
nismo di Karol Wojtyla si inserisce nel solco mosa professione di fede protestante) “in oc-
di quegli eretici del passato, auto-denomina- casione della festa della Riforma” (il 31 otto-
tisi “misericordiosi”, che volevano indiretta- bre è la data della rivolta di Lutero) un docu-
mente abolire l’inferno e le sue sofferenze. mento comune cattolico-luterano sulla giu-
Ma quale “misericordia” più crudele e ingiu- stificazione. Si tratta di un annesso alla Di-
sta di quella che lascia i peccatori dormire chiarazione comune cattolica e luterana sulla
sonni tranquilli, senza avvertirli dell’immi- dottrina della giustificazione”, a suo tempo
nente castigo di Dio? Poiché “ormai la scure dichiarato in parte contrario alla fede cattoli-
è già posta alla radice degli alberi; ogni albe- ca, dai suoi stessi autori! (cf Sodalitium, n. 48
ro dunque che non dà buon frutto sarà ta- pp. 48-50). “La Chiesa cattolica e la Federa-
gliato e gettato nel fuoco” (Mt, 4, 10). zione luterana mondiale hanno iniziato il dia-
logo e l’hanno proseguito come partner dotati
BREVI SEGNALAZIONI di pari diritti (‘par cum pari’)”. La dichiara-
zione comune tace quasi totalmente i punti
Non potendo, per motivi di spazio e di in cui la dottrina cattolica e quella protestan-
tempo, commentare altri documenti, segna- te sulla giustificazione si contraddicono e dà
liamo ai lettori alcuni punti meritevoli di ap- così un senso luterano ai punti in cui, a rigo-
profondimento. re, le due dottrine sarebbero conciliabili.
* Divorziati risposati. A proposito della * Sacerdozio femminile. Cacciato dalla
pastorale dei divorziati risposati. La Libreria porta, tornerà dalla finestra? Paolo VI (Inter
Editrice Vaticana ha pubblicato in un volu- insigniores) e Giovanni Paolo II (Ordinatio
me i documenti del “magistero” su questa sacerdotalis) hanno chiuso la porta al sacer-
questione, con una introduzione del card. dozio femminile (seppur tacendo gli argo-
Ratzinger (testo francese in D.C., n. 2201, 4 menti intrinseci e decisivi), ma l’hanno la-
aprile 1999, pp. 316-325). Il cardinale non sciata aperta al diaconato. Un articolo di P.
accetta le nuove teorie che ammetterebbero Piersandro Vanzan pubblicato sulla Civiltà
la possibilità di accordare il matrimonio o i Cattolica (n. 3562, 6 marzo 1999; D.C. n
sacramenti ai divorziati risposati, ma mostra 2203, pp. 440-446) - e gli articoli della CC so-
anche l’evoluzione avvenuta con il Concilio no approvati in alto loco - ammette la possi-
(cf cap. I: visione personalista, soppressione bilità del diaconato femminile. Poiché il dia-
dei cann. 2356 e 855 § 1, ecc.). In particolare, conato fa parte del sacramento dell’Ordine,
Ratzinger propone due scappatoie, una già cadrebbe l’incompatibilità tra Ordine e ses-
in atto, e una da studiare. Quella in atto è la so femminile. E quindi si riaprirebbe il di-
possibilità, espressa dal nuovo codice (cann. scorso sul sacerdozio...
1536 § 2 e 1679) di dichiarare la nullità del * Salvezza universale? “Il mistero del ‘ri-
matrimonio fondandosi solo sulle dichiara- torno-a-casa’ [del figliol prodigo] esprime mi-
zioni degli sposi! (II, 7; III, 3 b). Quella futu- rabilmente l’incontro tra il Padre e l’umanità,
ribile è la possibilità di non considerare più (...) in un circolo d’amore che non riguardò
il matrimonio tra due battezzati un sacra- solo il figlio perduto, ma si estende a tutti”
mento, se essi, all’atto del matrimonio, non (Udienza generale, O.R. 9 sett. 1999, p. 4).
sono credenti (cf III, 4). In ogni caso, i “di- * Ebraismo. “Nel pomeriggio di venerdì
vorziati risposati” sono passati dallo stato di 11 giugno, Papa Giovanni Paolo II si è rac-
peccatori pubblici (I, 2) a quello di testimo- colto davanti al monumento delle vittime
ni, a certe condizioni e “a modo loro, dell’in- dell’Olocausto, edificato nel 1988 (...). Il Pa-
dissolubilità del matrimonio e della loro fe- pa, circondato dai membri della comunità
deltà alla Chiesa” (II, 4). ebraica, è stato a lungo in silenzio prima di
* I “peccati” della Chiesa. Il discorso di pronunciare una preghiera al ‘Dio di Abra-
Giovanni Paolo II durante l’udienza generale mo, Dio dei Profeti...’. Su iniziativa di Steven
del 1 settembre 1999 (D.C. 2211, pp. 834-835, Goldstein, il Papa ha scritto una preghiera
O.R. 2 sett. p. 4) riprende i temi di Tertio Mil- che è stata stampata su di una immagine dif-
lennio Adveniente, preparando la grande abiura fusa in Polonia in un milione di esemplari.
prevista per il mercoledì delle Ceneri del 2000. Essa riproduce la foto dell’incontro del Papa
43

e del rabbino capo Elio Toaff, a Roma, il 13 Cielo (ove che sia questo Cielo) dove si trovano attual-
aprile 1986. Il Papa ha letto questa preghiera mente? (cf Rassegna Stampa, n. 5 p. 1-3). La stessa con-
cezione è presente nel pensiero di Joseph Ratzinger. “Il
a alta voce in questo luogo del ghetto di Var- discorso che ci parla dell’ascensione al cielo, unitamente
savia. Eccone il testo integrale: a quello vertente sulla discesa agli inferi, riporta dinanzi
‘Dio di Abramo, Dio dei Profeti, Dio di agli occhi della nostra generazione, disincantata critica-
Gesù Cristo, in te tutto è contenuto; verso di te mente dal Bultman, l’espressione di quella triplice strati-
ficazione del mondo che noi chiamiamo mitica, e consi-
tutto si dirige; tu sei il termine di tutto. Esau- deriamo ormai definitivamente superata. (...) In sostanza
disci la nostra preghiera per il popolo ebrai- non si può ormai più parlare di ‘sopra’ e di ‘sotto’ (...) il
co, che a motivo dei suoi Padri Tu prediligi cosmo non presenta più direzioni fisse. Una disposizio-
ancor oggi. Suscita in esso il desiderio sempre ne del mondo localmente pianificata su tre scaglioni non
più vivo di penetrare profondamente la tua esiste davvero più”. Quindi Gesù non è davvero ‘disce-
so’ agli inferi, né ‘salito’ al cielo, anche se gli Apostoli
verità e il tuo amore. Assistilo, affinché, nei lo hanno visto salire tra le nubi. Per Ratzinger l’inferno
suoi sforzi per la pace e la giustizia, sia soste- significa “il voler-essere-solo-sé-stessi; cosa che avviene
nuto nella sua grande missione di rivelazione puntualmente allorché l’uomo si barrica nel suo ‘io’. Vi-
al mondo della tua benedizione. Che esso tro- ceversa, l’essenza di quel ‘sopra’ da noi denominato cie-
lo ha la caratteristica di poter solo essere ricevuto, così
vi rispetto e amore presso coloro che non ca- come l’inferno si può infliggerselo solo da sé. (...) Il cie-
piscono ancora le sue sofferenze, come pure lo, in quanto amore perfetto, può sempre e soltanto venir
presso coloro che compatiscono alle profon- accordato all’uomo; il suo inferno invece è la solitudine
de ferite che gli sono state inflitte, con un sen- in cui precipita chi non vuol ricevere, chi ricusa la condi-
timento di mutuo rispetto, gli uni verso gli al- zione di mendicante rinchiudendosi in sé stesso. (...) [Il
Cielo] non va inteso come un luogo eterno, ultramonda-
tri. Ricordati delle nuove generazioni, dei gio- no (...). Dobbiamo anzi ribadire che le realtà ‘cielo’ e
vani e dei bambini: che perseverino nella fe- ‘ascensione di Cristo al cielo’ sono inscindibilmente con-
deltà verso di te, in ciò che costituisce l’ecce- nesse (...) il cielo non è un luogo che prima dell’ascensio-
zionale mistero della loro vocazione. Ispirali, ne di Cristo sia stato sbarrato da un positivistico decreto
di Dio (...) il cielo va definito come la presa di contatto
affinché l’umanità comprenda che tutti i po- tra la natura e la natura di Dio; ora, tale stretta fusione
poli hanno una sola origine e un solo fine: tra Dio e l’uomo si è definitivamente attuata in Cristo,
Dio, il cui piano di Salvezza si estende a tutti col superamento dello stato biologico da lui operato pas-
gli uomini. Amen’”. (Testo francese in D.C., sando attraverso la morte per giungere alla nuova vita”
n. 2208, p. 678. L’O.R. del 13 giugno, p. 4 (Introduzione al cristianesimo, Queriniana, Brescia,
1986 - ottava edizione - pp. 254-256). Con la sua ‘disce-
narra il fatto ma non trascrive la preghiera). sa agli inferi’ Cristo avrebbe pertanto sperimentato la
solitudine della morte, con la sua resurrezione si mani-
Note festerebbe la vittoria dell’amore sulla morte, con
l’ascensione al cielo l’unirsi con Dio. Tutto molto bello.
1) Il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica men- Ma anche a Ratzinger, molto grossolanamente, chiedia-
ziona la visione beatifica (nn. 954 e 1028). Giovanni mo: dov’è, adesso, il corpo di Cristo? Se il ‘cielo’ non
Paolo II omette la citazione di questi riferimenti tradi- esiste e Cristo non c’è mai salito fisicamente, cosa han-
zionali, facendo suoi solo quei passaggi che esprimono no visto, quel giorno, gli Apostoli? Dove un novello
invece una visione personalista del Paradiso. In genere, Tommaso potrebbe porre il suo dito e la sua mano?
i tre discorsi di Giovanni Paolo II peggiorano sistemati- 5) Cf. D.T.C. voce “Feu de l’Enfer” coll. 2218-2219.
camente gli errori o le ambiguità del Catechismo che, 6) La “naturalizzazione” dell’inferno è accennata
scritto a più mani, esprime punti di vista diversi sulla fe- anche in queste parole: “La stessa dimensione di infeli-
de cattolica. cità che questa oscura condizione porta con sé può esse-
2) R. BUTTIGLIONE, Il pensiero di Karol Wojtyla, re in qualche modo intuita alla luce di alcune nostre ter-
Jaca Book, Milano, 1982, pp. 60-69; ed. francese: La ribili esperienze, che rendono la vita, come si suol dire,
pensée de Karol Wojtyla, Fayard, 1984, pp. 70-82. un ‘inferno’” (II, 1). L’enfer c’est les autres?
3) “A questa esperienza (antropologica) hanno con- 7) Siccome la volontà di Dio si compie sempre, tut-
tribuito moltissimo i filosofi del dialogo, come Martin Bu- ti gli uomini dovrebbero effettivamente essere salvati.
ber o il già citato Emmanuel Lévinas. E ci troviamo or- È l’obiezione che San Tommaso si pone nella Somma
mai molto vicini a san Tommaso, ma la strada passa non Teologica (I, q. 19, a. 6: la volontà di Dio si compie sem-
tanto attraverso l’essere e l’esistenza, quanto attraverso le pre?): “l’Apostolo dice che ‘Dio vuole che tutti gli uomi-
persone e il loro incontro: attraverso l’ ‘io’ e il ‘tu’. (...) Da ni si salvino e pervengano al riconoscimento della ve-
dove hanno imparato ciò i filosofi del dialogo? Lo hanno rità’. Ma questo non avviene. Dunque la volontà di Dio
appreso prima di tutto dall’esperienza della Bibbia” (na- non sempre si compie”. A questa obiezione, il Dottore
turalmente interpretata alla luce della ‘tradizione’ di Lé- comune risponde: “(...) [la parola di san Paolo] si riferi-
vinas e Buber! N.d.r.) (Giovanni Paolo II, Varcare la so- sce alla volontà antecedente, non alla volontà conse-
glia della speranza, Mondadori, Milano, 1994, p. 37). guente. (...) Per comprendere ciò è necessario considera-
4) È la stessa difficoltà che abbiamo sottoposto - re che ogni cosa è voluta da Dio in quanto è buona. Ma
invano - a Mons. Caffarra e a Padre Grelot a proposito una cosa che, a primo aspetto e considerata assoluta-
delle loro teorie sull’Ascensione del Signore e dell’As- mente, è buona o cattiva, se si considera legata a una
sunzione della Madonna: se i loro corpi non sono in speciale circostanza, che poi è una considerazione con-
44

seguente, può essere tutto l’opposto. Per esempio, consi-


derando le cose in modo assoluto, è bene che un uomo “Il Papa del Concilio”
viva ed è male che un uomo sia ucciso: ma se vi si ag-
giunge questa circostanza, che un tal uomo è un omicida
e se rimane in vita è pericoloso alla società, è un bene
che sia ucciso, e un male che viva. Quindi si potrà dire
che un giudice giusto vuole, antecedentemente [a tale XXIII PUNTATA: “LA LOTTA PER IL CONCI-
considerazione], che ogni uomo viva; ma conseguente-
mente [a tale considerazione] vuole che l’omicida sia im- LIO DURANTE LA PREPARAZIONE”: LA RIFOR-
piccato. Così Dio, di volontà antecedente, vuole che ogni MA LITURGICA IN VISTA
uomo si salvi; ma di volontà conseguente vuole che alcu-
ni siano dannati secondo che esige la sua giustizia”. San don Francesco Ricossa
Tommaso precisa che pertanto la volontà di salvare tut-
ti gli uomini da parte di Dio è sincera e vera, ma solo
secundum quid: “il giusto giudice vuole senz’altro (sim-
pliciter) che l’omicida sia impiccato; ma sotto un certo
N ella scorsa puntata (Sodalitium, n. 47)
avevo riferito il giudizio dello storico
Komonchak sulle Commissioni preparatorie
aspetto (secundum quid) vorrebbe che esso vivesse, cioè
in quanto uomo. Ma questa può dirsi piuttosto velleità del Concilio Vaticano II: “solo la commissio-
che volontà assoluta”. Ed ecco, in modo chiaro e strin- ne liturgica e il segretariato per l’unità dei cri-
gato, come san Tommaso azzera tutte le insinuazioni e stiani sembrano essere state realmente all’al-
le ambiguità di Giovanni Paolo II.
8) La Chiesa ha definito: “la pena del peccato origi-
tezza della visione del papa” Giovanni
nale è la mancanza della visione di Dio [pena del dan- XXIII, ovverosia, profondamente innovatrici
no], mentre la pena del peccato attuale è il tormento (p. 37). Del segretariato del card. Bea, ho ab-
dell’inferno eterno [pena del danno e pena del senso]” bondantemente parlato: creazione di Gio-
(D.S. 780); “le anime poi di coloro che muoiono in pec- vanni XXIII per realizzare l’ecumenismo, es-
cato mortale, o con il solo peccato originale, subito di-
scendono all’inferno, anche se punite con pene differen- so si scontrava, istituzionalmente, con le fina-
ti” (D.S. 858, cf 1306), e ha condannato “la dottrina che lità del Sant’Uffizio. Ci resta da capire, pri-
rigetta come una favola pelagiana quel luogo degli inferi ma di ripercorrere il ruolo della commissione
(che i fedeli ovunque chiamano limbo dei bambini) nel liturgica nella preparazione del Concilio, il
quale le anime di coloro che sono morti col solo peccato
originale sono punite con la pena del danno senza la pe-
perché di quest’altra anomalia di una com-
na del fuoco” (D.S. 2626). Dunque, i bambini che missione ‘rivoluzionaria’, nel quadro di una
muoiono senza battesimo, col solo peccato originale, preparazione conciliare ancora sostanzial-
non sono salvi, ma sono puniti con la pena del danno mente tradizionale. L’origine di questa ano-
(privazione della visione di Dio) ma non con la pena malia va ricercata in un’altra commissione, la
del senso (fuoco dell’inferno). Questa dottrina è oggi
abitualmente negata o, come nel Catechismo della commissione per la riforma liturgica, istituita
Chiesa cattolica, totalmente omessa. da Pio XII fin dal lontano 28 maggio 1948, a
9) La Chiesa ha condannato, tra l’altro, le seguenti lato della sacra Congregazione dei Riti, che
dottrine: “gli uomini, nel culto di qualsiasi religione, istituzionalmente avrebbe dovuto occuparsi
possono trovare la via della salvezza eterna, e conseguire
l’eterna salvezza” (D.S. 2916), “per lo meno si deve ben
di liturgia. A far da collegamento tra le due
sperare per quanto riguarda l’eterna salvezza di tutti commissioni, quella del 1948 e quella del
quelli che non si trovano in alcun modo nella vera Chie- 1960, il nome del Segretario di entrambe: il
sa di Cristo” (D.S. 2917). Ad hominem, aggiungo che Padre Annibale Bugnini, tristemente famoso
questa dottrina si trova ancora sostanzialmente persino come “padre” del nuovo messale del 1969
nel Vaticano II (LG 14).
10) Allocuzione ai parroci e quaresimalisti di Ro- (30 anni fa!). Ed allora, per capire come mai
ma, 23 marzo 1949. Nostra traduzione dal francese. Padre Bugnini dirigesse la riforma liturgica
11) S. ALFONSO, Discorsi sacri morali..., Remondini, fin dal 1948, occorre spendere qualche paro-
Bassano, 1829, p. 136. Sermone XLIV per la domenica la sul cosiddetto “movimento liturgico”... Un
XV dopo la Pentecoste, della morte pratica, punto III.
lungo preambolo, è vero, indispensabile però
per capire quanto accadde durante il Conci-
lio ed il post-Concilio.

Il movimento liturgico e le sue deviazioni

Del movimento liturgico ho già parlato


in un articolo pubblicato a suo tempo su So-
dalitium, al quale - ritenendolo sostanzial-
mente ancor valido - rinvio il lettore (1). Sul-
le orme del Gamber (2) e del Bonneterre (3),
45

ne illustravo la storia e le deviazioni. Nel dattico della liturgia (volto quindi verso il
XVIII secolo, Illuminismo e Giansenismo popolo) rispetto a quello dell’adorazione e
ebbero la loro nefasta influenza anche in del sacrifico rivolto a Dio, con una insisten-
campo liturgico. Dopo la Rivoluzione, za all’attenzione da porre ai bisogni dell’uo-
l’Abate di Solesmes, Dom Prosper Guéran- mo moderno; archeologismo, consistente in
ger (1805-1875), restauratore dell’ordine be- uno pseudo-ritorno alle fonti antiche, che
nedettino in Francia, fu anche il restaurato- permetteva di eliminare gli apporti medioe-
re in quel paese della liturgia romana, e può vali e controriformistici alla liturgia, per ‘ri-
essere considerato - secondo l’espressione di tornare’ a una presunta liturgia primitiva;
Paolo VI stesso - il precursore del Movi- istanza ecumenica, per cui, già con Dom
mento liturgico (4). Le due opere più famose Lambert Beauduin, (pur colpito nel 1929
del Guéranger riassumono perfettamente la dall’enciclica Mortalium animos di Pio XI) si
sua opera. Con i quattro volumi delle Insti- tendeva a adattare la liturgia cattolica ai
tutions liturgiques (1840), egli intendeva ri- princìpi degli scismatici orientali e, ancor
portare il clero francese alla conoscenza e più, dei protestanti.
all’amore della liturgia romana, attaccando La sovversione liturgica, che crebbe così
nel contempo i princìpi liturgici dei gallicani tra le due guerre specialmente all’estero,
e dei giansenisti. Con l’Année liturgique, ini- cercò nel secondo dopoguerra di ottenere
ziato l’anno seguente, egli faceva conoscere piena vittoria. Condizione di questa vittoria,
ai fedeli i tesori della liturgia, per permette- all’inizio, fu necessariamente la falsità, la
re loro di seguirla con maggiore partecipa- scaltrezza e l’ipocrisia. I riformatori doveva-
zione. Partito dalla Francia, questo movi- no fingere obbedienza alle condanne di Pio
mento di riscoperta della liturgia diede i XII, per continuare nella pratica come se
suoi migliori frutti durante il Pontificato di queste condanne non esistessero e, d’altra
San Pio X (1903-1914), del quale ricordiamo parte, ottenere delle piccole riforme in sé le-
il motu proprio Tra le sollecitudini, sulla re- gittime, che aprivano però le porte alla rifor-
staurazione del canto liturgico ‘gregoriano’ ma generale della liturgia da loro vagheggia-
(1903), l’invito alla comunione frequente ta. Per ottenere questo risultato, occorreva
(decreto Sacra Tridentina Synodus del 1905) presentare le riforme come un adattamento
e la comunione dei bambini fin dall’età della disciplinare ormai ineluttabile per avvicinare
ragione (decreto Quam singulari del 1910), alla Chiesa le masse che si stavano allonta-
ed infine la riforma del Breviario (bolla Di- nando, e come un completamento delle
vino afflatu del 1911) (5). L’Institutio genera- riforme avviate da san Pio X. Vicinissimi a
lis del nuovo messale di Paolo VI pretende Pio XII, due uomini approfittavano della fi-
che la riforma del Vaticano II ha portato a ducia che il Papa prestava loro per spingere
compimento l’opera iniziata da San Pio X. le cose in quel senso: Mons. Montini e Padre
Un breve esame delle riforme liturgiche Bea; dietro di loro, Padre Bugnini.
conciliari dimostra invece inconfutabilmente
che esse sono piuttosto debitrici dei princìpi La Commissione per la Riforma liturgica (1948)
liturgici dell’Illuminismo e del Giansenismo,
di Pasquier Quesnel (condannato da Inno- “Quando il 12 agosto 1950 Bea fu nomi-
cenzo XI) e di Scipione de’ Ricci (condan- nato consigliere” della Sacra Congregazione
nato da Pio VI). Nel suo sviluppo storico, dei Riti, “non pochi si chiesero cosa avesse
pertanto, il ‘movimento liturgico’ ha deviato da fare un esegeta in tale campo. Se ne cercò
dal suo originale percorso, per raggiungere, una spiegazione collegando la nomina con
paradossamente, il campo nemico. Queste l’opera di Bea per il nuovo Salterio latino (6),
deviazioni iniziarono già negli anni ‘20, per ma non sembrava convincente. In effetti c’era
crescere nei venti anni successivi, quando una ragione molto più profonda: Bea era or-
prima l’arcivescovo di Friburgo in Brisgau, mai da tre anni membro della ‘Commissione
Conrad Gröber nel 1943, e poi Pio XII stes- degli otto’ per la riforma liturgica che aveva
so nell’enciclica Mediator Dei del 1947, do- incominciato il suo lavoro ‘in catacomba’,
vettero condannare e denunciare le devia- come si esprimeva l’allora segretario di tale
zioni del movimento liturgico. Queste devia- Commissione, mons. Annibale Bugnini. Po-
zioni - ben numerose - possono riassumersi sto questo, resta ancora il quesito: come mai
a tre: prevalenza dell’aspetto pastorale e di- Bea fu incluso in tale tipo di lavoro?”. A
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questo proposito Padre Schmidt, segretario semplificazione delle rubriche (13). D’altra
di Bea, parla di un segreto che egli pensa di parte, con la Costituzione Christus Dominus
poter oggi rivelare: “Era stato infatti Bea a Pio XII, oltre a riformare il digiuno eucaristi-
presentare al Papa un proprio esposto in cui co aveva fatto alla Chiesa il grande dono del-
spiegava che dopo gli studi scientifici fatti ne- la messa vespertina ( 14)”. Morto Pio XII,
gli ultimi decenni, esistevano i presupposti Giovanni XXIII promulgò un nuovo codice
per iniziare una riforma della sacra liturgia. delle rubriche nel 1960, al quale accennerò
Al Papa l’esposto era sembrato convincente e nel prossimo numero di Sodalitium. “Oggi -
così egli lo aveva trasmesso all’allora prefetto commenta Schmidt - ovviamente, ci siamo
della Congregazione dei Riti, card. Clemente abituati, e dopo le grandi riforme che il Con-
Micara. Ciò aveva indotto il Cardinale a re- cilio Vaticano II ha portato in materia di li-
carsi personalmente al Pontificio Istituto Bi- turgia, non ci rendiamo più conto di cosa ab-
blico per discutere con P. Bea circa il da far- bia significato questo passo nella concreta si-
si. Sicché Bea, pur non essendo liturgista di tuazione del tempo. Bisogna mettersi però
professione, di fatto è all’origine dell’odierna nella situazione di allora”. Mi dilungherei
riforma liturgica” (7). Si costituì così quella troppo, col rischio da appensantire lo scritto
che P. Schmidt chiama, dal numero origina- e divagare, se commentassi ampiamente
rio dei suoi membri, la Commissione degli queste riforme della Commissione, promul-
otto (8), ovvero, più ufficialmente, la Com- gate sotto Pio XII e Giovanni XXIII, per cui
missione per la riforma liturgica. Per mi limito a rinviare a quanto ho già scritto al
Schmidt i lavori iniziarono nel 1947, ma la proposito su Sodalitium (15) e alle abbondan-
nomina ufficiale data dal 28 maggio 1948. ti note di questo articolo. Mi atterrò invece
Essa durò fino all’8 luglio 1960, sostituita al mio tema, chiedendomi quali fossero le
dalla Commissione preparatoria al Concilio intenzioni dei membri della Commissione, e
Vaticano II, istituita il 6 giugno precedente quale il suo significato.
(9). In questa ristretta commissione, l’appor- Bugnini stesso spiega chiaramente (p. 22
to di Padre Bea fu, secondo la testimonianza e nota 10) che nella pur ristrettissima e se-
di Bugnini, “notevolissimo” (Schmidt, p. greta (16) Commissione i membri avevano
149). E sappiamo anche in quale direzione concetti ben diversi delle sue funzioni e dei
lavorasse, seppur con grande abilità e pru- suoi scopi: “non tutti compresero il valore
denza, fin da quando, nel marzo 1945, egli della posta in gioco (...) dei membri della
divenne confessore di Papa Pacelli, guada- commissione solo i tre ‘addetti ai lavori’ [Bu-
gnandone la fiducia (10). Questo fattore ebbe gnini, Löw, Bea?] avevano un vero desiderio
la sua enorme importanza: “la commissione della riforma (...) gli altri partecipavano alle
- scrive ancora Bugnini (p. 22) - godeva della adunanze più per dovere che per convinzio-
piena fiducia del Papa, tenuto al corrente da ne (...)”. Tra questi ultimi bisogna porre il
Mons. Montini e, più ancora, settimanalmen- presidente stesso della commissione: “il car-
te, dal P. Bea, confessore di Pio XII. Grazie dinale presidente pensava che [il lavoro] po-
a questo tramite si poté giungere a risultati tesse durare qualche mese, o un anno al mas-
notevoli anche nei periodi nei quali la malat- simo. La delusione cominciò quando il P.
tia del Papa impediva a chiunque di avvici- Bea, esprimendo in merito il suo parere, disse
narlo”. “Si deve onestamente riconoscere che che (...) sarebbero occorsi almeno cinque an-
il lavoro svolto fu enorme - scrive Bugnini ni (...) sfumata l’idea di una riforma-lampo
(p. 22) - “praticamente, tutti i libri liturgici alcuni perdettero ogni interesse”. Da questa
furono revisionati”. L’enorme lavoro, i “ri- citazione appare evidente che alcuni (Bea,
sultati notevoli”, sono così riassunti e com- Bugnini) volevano una radicale rivoluzione
mentati dallo Schmidt (p. 150): “Negli anni liturgica, che avrebbe richiesto anni di lavo-
1947-50 la Commissione aveva elaborato ro; altri, invece, pensavano solo ad una rapi-
‘tutto il piano della riforma del Calendario, da riforma di dettaglio che portasse a termi-
del Messale, Breviario, Pontificale, Rituale e ne quella iniziata da San Pio X. L’avventura
Martirologio’ [Bugnini]. Ne era uscita passo della commissione per la riforma liturgica
passo, nel 1951, come facoltativa, la rinnova- appare così in parte simile e in parte dissimi-
ta liturgia della Veglia Pasquale (11) poi nel le a quella del Segretariato per l’unità dei
1955 la riforma dell’intera Settimana Santa cristiani. In entrambi i casi, furono creati co-
(12) e finalmente un ‘decreto generale’ sulla me dei “doppioni” delle corrispondenti con-
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gregazioni romane: la Commissione si occu- avuto già luogo. Ma sarebbero state un punto
pa di liturgia come la Congegazione dei Riti, di arrivo o un punto di partenza? Diamo
il Segretariato si occuperà di dottrina come l’onere della risposta alla penna di Bugnini
il S. Uffizio. Commissione e Segretariato de- (pp. 24-25), che al ricordo diventa poetica:
vono riformare, rispettivamente, la liturgia e “ad Assisi maturò il secondo coefficiente per
la dottrina. Formalmente però, la Commis- l’avvio determinante della riforma liturgica.
sione dipende dalla Congregazione dei Riti Esso fu (...) l’aurora che annuncia il giorno
(il cui prefetto è presidente della Commis- splendente, che non conoscerà tramonto. Chi
sione), mentre il Segretariato di Bea sarà in- avrebbe detto che dopo tre anni sarebbe stato
dipendente dal card. Ottaviani. Tuttavia, è annunciato il più grande avvenimento eccle-
evidente che i presidenti delle varie commis- siale del secolo, il Concilio Vaticano II, nel
sioni liturgiche (cardinali Micara, Cicognani, quale le istanze di Assisi, e per mezzo degli
Larraona), ignorano prima, e non condivi- stessi uomini di Assisi, avrebbero trovato
deranno poi la vulcanica attività del segreta- piena realizzazione? Il primo Congresso in-
rio Bugnini; è lui l’anima delle riforme, “tan- ternazionale di Pastorale liturgica si svolse nel-
to che la pubblicazione dell’‘Ordo Sabbati la città di S. Francesco dal 18 al 21 settembre
sancti instaurati’ ai primi di marzo 1951, col- 1956, concludendosi a Roma con una udienza
se di sorpresa gli stessi officiali della Congre- pontificia, il 22 settembre”. Sotto la presiden-
gazione dei Riti” (Bugnini, p. 22). Questo za del card. Cicognani (S.C. dei Riti), assistet-
spiega come, quando verrà indetto il Conci- tero 5 cardinali, 80 tra vescovi e abati e 1400
lio, le due sole Commissioni preparatorie sacerdoti. Il tema stesso del congresso orien-
novatrici saranno quella liturgica e il Segre- tava la liturgia verso l’aspetto pastorale...
tariato... Ma sotto Pio XII il Concilio era di “Fondamentali furono, a questo scopo, due
là da venire e i novatori dovevano essere conferenze: quella del P. Andrea Jungmann,
molto più prudenti, cercando di evitare che ‘La pastorale, chiave della storia liturgica’ e
il Papa si accorgesse dei loro veri scopi... quella del P. Agostino Bea, ‘Il valore pastorale
della parola di Dio nella liturgia’. I princìpi
Il Congresso di Assisi (1956) esposti si ritroveranno poi nella Costituzione
liturgica” del Vaticano II, Sacrosantum Con-
I novatori erano spinti da due esigenze cilium. Tuttavia, oltre a un tema palese, ve
che potevano entrare in contrasto tra di lo- n’era, se crediamo a Komonchak, uno occul-
ro: non svegliare i sospetti del Papa e della to: “il tema previsto per il congresso era la pa-
Curia, come abbiamo detto, da un lato; pre- storale liturgica, ma quello occulto, che diresse
parare mentalità e terreno dall’altro... Padre la sua preparazione e il contenuto di molte re-
Bea riuscì - come vedremo - a conciliare le lazioni, fu l’introduzione del volgare” (17) nella
due esigenze. liturgia, contravvenendo - come vedremo -
La preparazione del terreno e delle men- all’ultima enciclica al riguardo di Pio XII, che
talità si compì mediante una efficace propa- era solo dell’anno precedente! La Santa Sede
ganda. Bugnini (p. 23) cita la serie di articoli ne era ben conscia: “consapevole che tali mo-
apparsi sulla rivista romana Ephemerides li- vimenti [contrari al latino] erano dappertutto,
turgicæ fin dal 1948, creando artificialmente il il cardinal Cicognani [che era, ricordiamolo,
problema di una “riforma liturgica generale”. Prefetto della S.C. dei Riti, presidente della
Il tema era ormai luogo comune all’estero, Commissione per la riforma e presidente del
ma occorreva ‘farlo passare’ a Roma, profit- Congresso d’Assisi], nella conferenza di aper-
tando del fatto che la rivista era “ritenuta vo- tura del congresso, provò a limitare gli argo-
ce ufficiosa degli ambienti liturgici romani”. Si menti alla realizzazione delle direttive papali
credette quindi che l’iniziativa “inaudita” ve- già date sulla liturgia. In una pagina, apparen-
nisse “dall’alto”, mentre invece si trattò di temente aggiunta all’ultimo momento, ricordò
una “audace” e “rischiosa iniziativa del giova- ai partecipanti che nella ‘Mediator Dei’ Pio
ne direttore del periodico” (che credo fosse XII aveva parlato dell’uso del latino come di
Bugnini stesso!). “Era inaudito... in quei tem- ‘un chiaro e nobile segno di unità e un’effettiva
pi, anche solo toccare una rubrica [esagerato!] salvaguardia contro la corruzione della vera
o parlare di ‘riforma’”. Non più così erano le dottrina’” (17). Con la motivazione (o la scusa)
cose nel 1956, quando si svolse il Congresso che la pagina sulla difesa del latino del card.
di Assisi: tutte le riforme pacelliane avevano Cicognani fu preparata all’ultimo momento, i
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traduttori “restarono in silenzio” (Bugnini, p. Chiesa’”. Forti di questo elogio, i riformatori


25) e, al secondo giorno del congresso, ina- continuarono il loro lavoro rivoluzionario. In
spettatamente, il cardinale lasciò Assisi senza realtà, la lettura del testo completo del discor-
salutare, lasciando la presidenza al card. Ler- so in questione (20), ci dà una immagine ben
caro. Quale che sia la spiegazione della “fu- diversa dell’idea che Papa Pacelli aveva del
ga” del cardinale (18), è certo che i congressisti movimento liturgico. Infatti, dopo l’elogio del
non furono d’accordo né con lui, né col Papa, movimento liturgico che riferisce Bugnini,
e lo fecero sapere: “a proposito del congresso tutto il resto del discorso è dedicato alla con-
- scrive Schmidt a p. 150 - Joseph Jungmann danna degli errori e delle deviazioni del me-
riferisce un particolare significativo. A un cer- desimo movimento! Elenchiamo questi erro-
to momento si era creata tensione tra il cardi- ri: disprezzo delle devozioni non liturgiche
nale prefetto della Congregazione dei Riti, (21), “indirizzare l’insegnamento religioso e la
Ecc.mo Gaetano Cicognani, strenuo difensore pastorale in un senso esclusivamente liturgi-
del latino nella liturgia, e i susseguenti oratori, co” (22), “l’errore sull’equivalenza tra la cele-
tanto che l’assemblea sottolineò fortemente brazione di cento messe da parte di cento sa-
con applausi i passi che parlavano di possibili cerdoti e quella di una messa alla quale cento
riforme in materia. Ebbene, Jungmann dice di sacerdoti assistono devotamente” (23), errori
aver saputo da Johannes Wagner [liturgista te- sulla Presenza Reale (24) che si concretizzava-
desco amico di Bea] che Bea all’ultimo mo- no anche nell’esclusione del tabernacolo
mento aveva omesso tutti i passi della propria dall’altare (25) e in genere “in una minor stima
conferenza che avrebbero potuto provocare per la presenza e l’azione di Cristo nel taber-
applausi e acuire ulteriormente tale tensione. nacolo” (26), messa in sordina della divinità di
Personalmente, mi ricordo che Bea mi aveva Cristo (27)... Come si vede, non si tratta di cose
parlato dei relativi passi, per es. nella confe- di poco conto. Quanto alla questione della
renza di P. Jungmann, e che non ne era con- lingua liturgica, “i partecipanti ricevettero
tento. Egli sapeva troppo bene per esperienza un’ammonizione che non incoraggiava i di-
che in tali circostanze la tensione nuoce alla fensori della lingua volgare: ‘(...) Non sarà tut-
causa e che ostacoli del genere possono essere tavia superfluo ricordare ancora una volta che
superati solamente con tranquilla e graduale la Chiesa ha gravi motivi per mantenere fer-
opera di persuasione”. Il passo appena citato mamente nel rito latino l’obbligo incondizio-
è altamente significativo: Bea identificava la nato per il prete celebrante di utilizzare la lin-
propria “causa” con quella degli altri nemici gua latina (...)’ (28). Ancora una volta i difenso-
del latino (e pertanto nemici anche del magi- ri del latino pensarono che ora avevano un al-
stero della Chiesa in materia, incluse due en- tro testo del papa che sistemava definitivamen-
cicliche dello stesso Papa allora regnante, Pio te i punti in discussione”. “Se su certi punti
XII), ma era più prudente di loro: le provoca- della legislazione ecclesiastica - scriveva ad
zioni dei liturgisti progressisti avrebbero nuo- esempio il Noirot - si può ammettere che una
ciuto alla “causa”, mettendo in luce a Roma il condanna non sia necessariamente definitiva,
loro scopo “occulto”, il loro settarismo, la lo- in questo caso gli aggettivi e gli avverbi utiliz-
ro disubbidienza. Occorreva invece persuade- zati dal Santo Padre, e che un canonista aveva
re poco a poco... Era questo il ruolo di Bea: l’obbligo di sottolineare ex professo, mostrano
fu egli - secondo Martimort - che “aveva ela- nettamente che la Santa Sede, in piena cono-
borato il progetto di tale congresso”, e fu egli scenza di causa in vista del bene della Chiesa,
che ottenne per esso il privilegio dell’udienza non può fare concessioni su questo punto”.
pontificia e del discorso conclusivo di un Pio Eppure, “a dispetto di questi interventi roma-
XII malato, discorso che Bea conosceva in ni, la discussione non ebbe termine” (29).
anticipo come soddisfacente per i riformatori:
“ne sarete contenti”, anticipò il cardinale... (19). Il latino in questione (30)
“Pio XII - scrive Bugnini (p. 25) - tenne un
bellissimo discorso, che a causa della malattia I disobbedienti, infatti, alle leggi della
lesse solo in parte, e nel quale esordì con la Chiesa, i ribelli al Suo magistero ordinario,
storica frase: ‘il movimento liturgico è apparso non erano i difensori del latino nella liturgia
come un segno delle disposizioni provviden- di rito latino, ma i propugnatori della lingua
ziali di Dio riguardo al tempo presente, come volgare. La Chiesa si era, infatti, ripetuta-
un passaggio dello Spirito Santo nella sua mente e solennemente pronunciata: nel 1562
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con il Concilio di Trento (Denz.-Sch. 1749, francesi ottennero la stessa facoltà, cosicché
1759) contro i Protestanti, nel 1713 con Cle- si decise di pubblicare per tutta la Francia un
mente XI (DS 2486) e nel 1794 con Pio VI lezionario bilingue. Per ottenere per via sicu-
(DS 2633 e 2666) contro i Giansenisti; nel ra l’approvazione, Martimort raccomandò al
1833 con Gregorio XVI (IP 136), nel 1903 vescovo di Rouen, di non rivolgersi alla Con-
con San Pio X (IP 229), il “padre” del movi- gregazione dei Riti ma al Sant’Uffizio, usan-
mento liturgico. Lo stesso Pio XII era inter- do allo scopo i ‘buoni uffici di Bea’. Questa
venuto più volte. Lo aveva fatto solenne- era la situazione...” (p. 235).
mente nel 1947 nell’enciclica Mediator Dei Si doveva procedere, quindi, “con estrema
(31), che era la magna charta del movimento cautela”. Bea scelse pertanto di lavorare lad-
liturgico. “Come i sostenitori dell’introduzio- dove le cose erano più facili: la Germania (ove
ne del volgare moltiplicarono i loro sforzi, vi era un indulto) e i paesi di missione (33).
iniziò ciò che è stato chiamato ‘un vero sbar- Quanto alla Germania, esistevano vari
ramento che la Chiesa intende opporre a abusi: la Gemeinschaftmesse (messa detta in
ogni velleità di liturgia solenne in lingua vol- latino a voce bassa dal prete, e letta a voce al-
gare’ [J. Claire]”. Il 29 aprile 1955, il S. Uffi- ta da un lettore in tedesco), la Betsingmesse
zio promulgò un decreto restrittivo, che ri- (canti popolari in tedesco durante la messa),
chiamava le eccezioni della legge generale la Deutsches Hochamt (Gloria, Credo, Sanc-
sul latino nella liturgia. Alla fine dello stesso tus e Agnus Dei cantati - parafrasati - in tede-
anno l’enciclica Musicæ sacræ [IP 764-766] sco e non in latino) e il Deutsche Gregorianik
confermava il principio del latino come lin- (gregoriano in tedesco). L’origine di queste
gua liturgica (...). Si riteneva con questa pratiche è ammessa senza imbarazzo dallo
dihiarazione di aver risolto il problema. In Schmidt: “è da tener presente che proprio in
realtà la discussione non si concluse...” (32), e Germania il luteranesimo aveva favorito mol-
abbiamo visto quel che accadde ad Assisi e to la liturgia e i canti popolari in lingua volga-
come l’ennesima messa in guardia di Pio re” (p. 237). Ma le direttive di san Pio X in
XII, in quella occasione, non ottenne alcun proposito erano chiare, proibivano tali prati-
effetto. Nove anni dopo, il 7 marzo 1965, che: alcuni, perciò, “in Germania sostenevano
Paolo VI celebrava la messa in volgare, che che questo era un abuso da rimuovere” (34). Il
diveniva la regola generale. Card. Beltram ricorse a Roma, ed ottenne un
Il libro di P. Schmid racconta nei dettagli “indulto” (24/12/1943) dal cardinale segreta-
le apprensioni e le manovre di Bea in favore rio di Stato, Maglione, che autorizzava i ve-
del volgare nella liturgia (come delle altre scovi a concedere i due primi tipi di messa, e
riforme), dal suo posto privilegiato di con- dichiarava “tollerato” il terzo (35). La maggio-
fessore del Papa. ranza dei vescovi tedeschi si lanciò attraverso
“Ora che siamo abituati alla liturgia rin- la breccia che era stata aperta, per allargarla
novata dopo il Vaticano II - spiega Schmidt - sempre più (cf il Direttorio per la messa can-
non è facile rendersi conto di quella che era tata tedesca - del 1950 - della Conferenza
allora la situazione nel rito romano, riguardo Episcopale), ma non mancarono le reazioni,
alla lingua liturgica. Tanto più difficile è la
cosa per coloro che non hanno conosciuto Monsignor Annibale Bugnini
altro che l’attuale liturgia rinnovata. Esisteva-
no, è vero, delle concessioni. Per es., quella
di fare delle letture in volgare, magari dopo
che esse erano state recitate in latino. Vi era-
no anche delle concessioni riguardo all’uso
dei canti popolari, ma per il resto la messa si
celebrava tutta in latino, dall’inizio alla fine”.
Nel 1949, un vescovo francese “pioniere”,
ottenne per l’appunto il permesso, per la sua
diocesi, di far leggere le letture in francese
dopo la lettura in latino; ma, mentre il S. Uf-
fizio (dov’era Bea) diede il permesso senza
condizioni, la S.C. dei Riti lo limitò a tre an-
ni. “In seguito, a poco a poco, tutti i vescovi
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sulla scorta degli “abusi temerari” condannati Tuttavia, i ‘cattivissimi’ ‘musicisti’ non
dalla “Mediator Dei” (1947). Infatti, spiega diffondevano ad arte false voci di un inter-
Schmidt, “vi erano certi circoli di liturgisti (...) vento di Roma a proposito della lingua litur-
che consideravano questi usi contrari all’au- gica e dell’Indulto del 1943. I documenti fu-
tentico spirito della Chiesa e della liturgia. rono tre, uno più severo dell’altro: una Co-
Queste persone si ritenevano obbligate a soste- municazione del Sant’Uffizio e della Con-
nere con zelo l’esclusivo uso della lingua lati- gregazione dei Riti ai Vescovi tedeschi del
na e del canto gregoriano. Non contenti di ciò, 29 aprile 1955 proibiva l’applicazione del-
si adoperavano affinché la Santa Sede abolisse l’Indulto al Pontificale, alla Messa solenne e
tale indulto e diffondevano voci secondo le alle messe conventuali e capitolari (37), l’en-
quali un provvedimento del genere era in pre- ciclica sulla musica sacra del 25 dicembre
parazione”. “Una abolizione dell’indulto (...) 1955 metteva dei limiti alla concessione (38)
avrebbe gravemente danneggiato l’autorità dei ed infine l’istruzione della S.C. dei Riti del 1
Vescovi” e avrebbe causato danno al movi- ottobre 1958 aboliva esplicitamente una par-
mento liturgico (p. 237). Tali tendenze aboli- te dell’Indulto del 1943. Non è un caso, pro-
zioniste si manifestarono specialmente al babilmente, che in quel periodo Bea fosse
congresso di Musica Sacra tenuto a Vienna gravemente ammalato (Sch., p. 240), incapa-
nell’ottobre del 1954 (Ellard, p. 194). ce pertanto di intervenire. Pochi giorni dopo
“Dietro i due modi di vedere il problema l’Istruzione in questione, Pio XII morì. Che
della lingua e del canto - spiega Schmidt (p. la questione fosse considerata importante e
237) - c’erano, poi, due diverse concezioni del- che l’Istruzione bruciasse particolarmente ai
la liturgia. Per i ‘professionisti’ della musica sa- progressisti, è testimoniato dal fatto che se
cra, essa era un culto di Dio a sé stante; gli al- ne parlò durante il conclave che elesse Gio-
tri, invece, parlavano di ‘pastorale liturgica’ e vanni XXIII. I cardinali tedeschi Frings e
vedevano la liturgia in funzione della pastorale Wendel ne discussero col cardinale Ottavia-
e della cura d’anime” (36). “Il Congresso d’As- ni, e poi ne riferirono a padre Bea. Ottaviani
sisi - prosegue Schmidt - era, appunto, espres- si mostrava disponibile, e Bea aveva già tro-
sione di questa seconda concezione. È evidente vato lo stratagemma per seppellire l’Istru-
da ciò che i liturgisti tedeschi non fossero i soli zione: “la regola stabilita nell’Istruzione ri-
a sentirsi minacciati dai ‘musicisti’: nella stessa guarda casi ideali, ma in questo mondo gli
situazione si trovavano anche i responsabili del ideali non si realizzano”! (p. 240).
‘Centro di pastorale liturgica [CPL] di Parigi”.
Ora, proprio a Parigi si doveva tenere, nel La Chiesa a un bivio: la decisione, a Giovan-
1957, il nuovo Congresso di musica sacra. “Si ni XXIII...
temeva che sorgessero inconvenienti analoghi
a quelli verificatisi nel precedente Congresso Abbiamo visto come nel 1958 la reazione
tenutosi a Vienna e che si strumentalizzasse il verso il progressismo - anche verso quello li-
Congresso contro il movimento di liturgia pa- turgico - incominciò a farsi sentire. Non per
storale. Bea veniva sempre tenuto al corrente, e questo i novatori volevano piegarsi: il loro
gli si chiedeva consiglio e aiuto. Egli era del scopo era di proseguire nella riforma liturgi-
parere che il pericolo non era da escludersi e ca fino alla demolizione del Rito romano.
insisteva quindi che l’episcopato francese fa- Tutto dipenderà quindi dal successore di Pio
cesse valere la propria autorità. Suggerì ripetu- XII. “Un giorno prima dell’elezione di Papa
tamente che l’incaricato dell’episcopato per la Giovanni XXIII, Bea scriveva: ‘ora non si
liturgia venisse a Roma a trattare il problema può dire nulla sulla riforma. La prima que-
con i responsabili del Sant’Uffizio e della Con- stione è quale atteggiamento assumerà in
gregazione dei Riti. Martimort ci fa sapere che proposito il nuovo Papa. Infatti, non tutti i
in effetti il pericolo fu scongiurato. Gli orga- cardinali erano d’accordo che la riforma si
nizzatori del Congresso avevano ottenuto pre- facesse’” (Schmidt, p. 231). Pochi giorni pri-
cise direttive al riguardo, e una lettera della Se- ma, al momento della morte di Pio XII,
greteria di Stato - secondo l’opinione di Marti- Dom Lambert Beauduin, il capofila del mo-
mort ottenuta per l’interessamento di Bea - am- vimento liturgico ed ecumenico condannato
moniva che al Congresso si dovevano evitare a suo tempo da Pio XI con l’enciclica Morta-
discussioni dannose al movimento liturgico” lium animos, confidava a Padre Bouyer
(pp. 237-238). nell’abbazia di Chevetogne: “Se eleggessero
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Roncalli tutto sarebbe salvo: sarebbe capace giunsero mons. Frutaz, don Rovigatti, mons. D’Amato
di convocare un Concilio e di consacrare OSB e P. Braga CM, intimo collaboratore di Bugnini:
parteciparono a sole quattro adunanze, giacché l’anno
l’ecumenismo... Sono fiducioso, abbiamo la stesso la Commissione “piana” lasciò il posto alla Com-
nostra chance; i cardinali, in maggioranza, missione preparatoria al Concilio.
non sanno quel che devono fare. Sono capaci 9) Vi è una continuità istituzionale e, in parte, dottri-
di votare per lui”. nale, tra le varie “commissioni” che elaborarono la
riforma liturgica dal 1948 al 1975 (benché l’ultima rifor-
Nessuno (tranne pochi iniziati) lo sapeva ma della ‘vecchia’ liturgia sia quella del rito degli esorci-
ancora, ma con quella votazione si decise la smi compiuta quest’anno, 1999). La Commissione “pia-
condanna a morte della liturgia romana (39). na” durò dal 1948 al 1960; fu sostituita dalla Commissio-
ne preparatoria al Concilio, in funzione dal 1960 fino al
Note 1962; questa si trasformò, durante il Concilio, nella
Commissione Conciliare per la liturgia; dopo il Concilio,
1) L’eresia antiliturgica dai giansenisti a Giovanni Paolo VI creò il Consilium ad exequendam Constitutio-
XXIII (1668-1960): i tre secoli di gestazione delle riforme nem de sacra Liturgia che, applicando lo spirito e tra-
conciliari, in Sodalitium, n. 11, giugno 1986, pp. 8-16. dendo spesso la lettera della Costituzione Sacrosantum
2) MONS. KLAUS GAMBER, Die Reform der Römi- Concilium, operò la riforma post-conciliare. L’8 maggio
scher Liturgie. Vorgeschichte und Problematik 1969 fu creata la Sacra Congragazione per il Culto divi-
3) ABBÉ DIDIER BONNETERRE, Le Mouvement litur- no, che sostituì la Congregazione dei Riti. Legame co-
gique, Fideliter, 1980. stante tra tutti questi organismi, la presenza di Annibale
4) Cf Lettera di Paolo VI all’Abate di Solesmes, del Bugnini come Segretario, con la sola eccezione della
20 gennaio 1975: “Je constate la solidité et le rayonne- Commissione conciliare per la Liturgia, quando, come
ment de l’œuvre de Dom Guéranger, en qui le ‘Mouve- vedremo nella prossima puntata, il presidente, card.
ment liturgique’ contemporain salue son précurseur” (ci- Laaraona riuscì temporaneamente a escluderlo, sosti-
tato da Bonneterre, p. 15). tuendolo con P. Antonelli. Purtroppo, invano...
5) Queste riforme non furono piccola cosa, ed ebbe- 10) Sulle circostanze della scelta di Bea a confessore
ro un grande impatto nella vita quotidiana del clero e di Pio XII, cf SCHMIDT, pp. 166-167. Sul ruolo discreto
dei fedeli. Nella riforma del Breviario, San Pio X mirò di Bea nel movimento ecumenico fino alla morte di Pio
a restaurare l’ufficio del tempo senza sacrificare quello XII, cf Sodalitium, n. 37 (XV puntata), pp. 6-10.
dei santi; a questo fine si dovette purtroppo rinunciare 11) Decreto del 9 febbraio 1951 Dominicæ Resurrec-
all’antica ripartizione del salterio per permettere l’inte- tionis, A.A.S. 43 (1951) p. 128 ss, che introduce ad expe-
gra recitazione settimanale dei salmi. rimentum la nuova Veglia pasquale. “Il primo frutto del-
6) Cf In cotidianis precibus, del 24 marzo 1945, A.A.S. la Commissione - scrive Bugnini a p. 22 - fu la restaura-
37 (1945) 65-67. La nuova versione del Salterio fu un fal- zione della veglia pasquale (1951), (...) che fu il segnale
limento, perché mutava il testo di preghiere che tutti co- che, finalmente, la liturgia imboccava decisamente la via
noscevano a memoria, e poneva difficoltà per la recitazio- della pastorale”. Mons. Schmidt aggiunge (p. 248): “il
ne corale ed il canto dell’Ufficio (per il quale i gesuiti so- noto liturgista tedesco J. Wagner scrive: ‘Posso certamen-
no poco ferrati, giacché si usa dire, in latino maccheroni- te supporre che due grandi favori e quindi meriti (del P.
co, che “non cantant, non rubricant”). Abbiamo già visto Bea) per il rinnovamento liturgico siano noti al grande
che Mons. Roncalli, allora Nunzio a Parigi, non apprezzò pubblico: la sua posizione di guida nella preparazione
la riforma, che infatti seppellì appena divenuto Giovanni della nuova traduzione latina del Salterio, che mise in
XXIII. Malgrado ciò, Annibale Bugnini scrisse: “La Me- moto la discussione della riforma del Breviario, e la
diator Dei era stata preceduta di soli due anni da un altro sua collaborazione alla riforma della Veglia Pasquale,
avvenimento di notevole importanza per la riforma liturgi- che diventò il battistrada della riforma liturgica gene-
ca: la nuova versione latina dei salmi, compiuta per ordine rale’”. La riforma della Veglia pasquale era considerata
di Pio XII dal Pontificio Istituto Biblico nel 1945. Da quel persino da Bea “un passo piuttosto audace” (p. 225), ma
lavoro, portato a termine con tenace volontà dal rettore P. formava l’oggetto dei voti di tutti i modernisti, come te-
Agostino Bea, poi cardinale, maturò nella mente del Papa stimoniò P. Chenu (citato in Sodalitium, n. 11, p. 12).
l’idea della riforma di tutta la liturgia, di cui il salterio non 12) Decreto generale Maxima redemptionis del 16
doveva costituire che la prima pietra” [A NNIBALE novembre 1955 in A.A.S., 47 (1955), pp. 838-847. “Il rin-
BUGNINI, La riforma liturgica (1948-1975), CLV Edizioni novamento - ha solennemente dichiarato Paolo VI nella
Liturgiche-Roma, 1983, p. 19]. ‘promulgazione’ del nuovo messale del 1969 - è stato ini-
7) STJEPAN SCHMIDT, Agostino Bea, il cardinale del- ziato dallo stesso Pio XII con la restaurazione della veglia
l’unità, Città Nuova, Roma, 1987, pp. 147-148. Schmidt pasquale e dell’Ordo della Settimana Santa, che costituì la
non esclude che altri abbiano ispirato la creazione della prima tappa dell’adattazione del messale romano alla no-
Commissione per la riforma liturgica; Schmidt stesso cita stra epoca”. La cosa era prevista, dagli ‘iniziati’, fino da
P. Antonelli OFM, e Bugnini (op. cit., p. 20) fa i nomi di quei tempi: la riforma della Settimana Santa doveva pre-
P. Alfonzo OSB e di P. Löw, redentorista. cedere “la riforma definitiva del messale romano” (Bea,
8) Gli otto membri della Commissione furono... set- cit. da Schmidt a p. 226). In effetti, si venne a creare, con
te: il Card. Micara (presidente), p. Bugnini CM (segre- la riforma della Settimana santa del 1951-1955, una situa-
tario), mons. Carinci, P. Antonelli OFM, P. Löw CSSR, zione assai strana, per cui le rubriche della Settimana
P. Albareda OSB e P. Bea SJ. L’ottavo fu mons. Dante, santa, già riformata, contrastavano con quella del resto
poi cardinale, che entrò a farne parte nel 1951. Nel del Messale: “nel rito annesso al decreto ad experimen-
1953, il card. G. Cicognani sostituì il card. Micara, sia tum [del 1951] - scriveva Ellard nel 1956 - vi era una for-
alla testa della Congregazione dei Riti che alla presi- ma di Messa differente da quella del Messale Romano,
denza della Commissione per la riforma. Nel 1960 si ag- per alcune novità significative. Un semplice sguardo a tali
52

innovazioni ci mette in grado di accorgerci che Roma sta del 1955 era il primo passo in questa direzione, quella
meditando delle modifiche alla Messa (...)” (Gerard El- “dell’autodemolizione [sic] della liturgia romana” (Bon-
lard s.j., La messa in trasformazione, 1956, ed. it. Pont. neterre, p. 111). Infatti, nel Congresso d’Assisi del 1956,
Istituto Pastorale ed Romane-Mame 1960, p. 39). Ellard del quale parlo più sotto in questo stesso articolo, il
- e P. Löw, membro della commissione degli otto - nota- card. Lercaro, padre - con Bugnini - del nuovo messale,
no come la nuova Settimana santa sopprime il salmo Ju- tenne una “applauditissima conferenza: la semplificazio-
dica me all’inizio e l’ultimo vangelo alla fine della Messa ne delle rubriche e la riforma del Breviario” ove, a detta
(pp. 35 e 45) e come, col rinnovamento dei voti battesi- di Bugnini stesso, si anticipavano già le scelte che porta-
mali, “l’uso del volgare è stato introdotto pacificamente rono alla liturgia delle ore di Paolo VI (Bugnini, p. 25).
sin dall’inizio di questa restaurazione liturgica e, pacifica- 14) Il Catechismo detto del concilio di Trento (III, c.
mente, benché ancora con qualche restrizione, è stato este- IV de eucharistiæ sacramento, n. 6) afferma che il di-
so o autorizzato a estendersi” (p. 45). Due principi guida- giuno naturale prima della comunione è stato istituito
no questo “rivoluzionario decreto” (l’allusione, a p. 39, è “salutaliter” dagli Apostoli (già Tertulliano attesta que-
a quello del 1951): “a) aver cura che ‘il popolo possa se- sto uso: A mia moglie, 2, 5). San Tommaso spiega l’alta
guir meglio le cerimonie’ e b) che il celebrante non ripeta convenienza di questa consuetudine (III, q. 80, a. 8). La
ciò che fanno i ministri inferiori” (pp. 43-44). Bugnini e celebrazione della Messa alla mattina è naturalmente
Beauduin sottolinearono nel 1951 questi punti. “Il popo- legata alla legge del digiuno eucaristico dalla mezzanot-
lo, l’intera assemblea, plebs tua sancta, una specie di ‘ter- te. Durante l’ultima guerra, furono accordati degli in-
zo stato’, per così dire, si unisce al celebrante e al coro per dulti per celebrare il pomeriggio essendo a digiuno da 4
tutto il tempo, attivamente. (...) Il celebrante non ripete ciò ore, indulti che caddero nel dopoguerra. “In questa si-
che fanno i ministri inferiori. Quando il lettore legge, il ce- tuazione interviene un laico cattolico tedesco, Werner
lebrante siede ed ascolta; quando il coro canta, il cele- Maurenbrecher (...) il quale inizia una campagna in fa-
brante siede ed ascolta” (p. 45). Ad alcuni vescovi non vore della messa vespertina. (...) La sua campagna dava
bastava, e criticavano la lunghezza delle cerimonie e quasi fastidio a diverse curie diocesane. (...) Maurenbre-
l’uso del latino. Ad essi Bea rispondeva: “sarà molto utile cher ha avuto in Bea ‘il più importante ed efficace inter-
se Sua Eccellenza esporrà le cose dettagliatamente e, per locutore’. Fin dal 1954, Maurenbrecher ringrazia Bea
quanto riguarda il tempo da assegnare alla Veglia, formu- per l’aiuto che ‘per anni’ con i suoi consigli, questi gli
lerà una precisa richiesta... È altresì importante segnalare aveva dato per il suo lavoro a favore della messa vesper-
le difficoltà, anche quelle che vengono dall’uso della lin- tina (...). Nel 1948 M. era riuscito a convincere eminenti
gua latina... Sarà utile ribadire che è bene che Roma fac- personalità della vita cattolica in Germania a indirizzare
cia delle concessioni, altrimenti, sotto le pressioni delle cir- a Pio XII una supplica a favore della messa vespertina.
costanze, il clero procederà da sé ad abbreviazioni e In essa si spiegava come la situazione, per altri versi, era
all’uso della lingua volgare” (Schmidt, p. 226). Solita tat- ancora simile a quella del periodo della guerra (...) e
tica di Bea (pressioni su Roma da vescovi che lui imbec- parlava (...) delle difficoltà del moderno ‘uomo della se-
cava) con l’aggiunta del ricatto! ra’. Di conseguenza si chiedeva il permesso generale di
13) Decreto della S.C.R. Cum hac nostra ætate sacer- celebrare la messa di sera. In data 17 agosto 1948, la
dotes del 23 marzo 1955 (in vigore dal 1 gennaio 1956). Congregazione del sant’Uffizio rispondeva in modo del
“Secondo la testimonianza di Annibale Bugnini, segreta- tutto negativo. Poco dopo Bea, che al tempo della rispo-
rio della Commissione incaricata della riforma liturgica, sta negativa non era ancora consigliere del sant’Uffizio,
tale organismo, fin dai suoi primi anni 1947-50 aveva de- interveniva in materia” invitando M. a perseverare fa-
lineato tutto il piano della riforma, ivi incluso il Brevia- cendosi appoggiare dai vescovi: “ho sempre sottolineato
rio”, ma, secondo una testimonianza di Bea risalente al che l’iniziativa in questione dev’essere promossa dagli
1950, complessivamente “la riforma sarebbe durata 20 episcopati”. “In effetti, una decisione positiva non si fece
anni” (Schmidt, pp. 230-231). Le nuove rubriche del attendere troppo: il 6 gennaio 1953, Pio XII pubblicava
1955 erano dunque un frutto della Commissione, ma un la Costituzione Christus Dominus [A.A.S., 45 (1953),
frutto transitorio: “siamo in un periodo di transizione”, pp. 15-32] con la quale veniva consentita la celebrazione
scriveva Bea nel 1957 (Schmidt, p. 231). Il decreto stesso delle messe vespertine nelle domeniche, nelle feste infra-
(che attribuiva la riforma alla “Commissione speciale settimanali, nei primi venerdì del mese e una volta la set-
che si occupa della riforma liturgica generale”) stabiliva timana. Per quanto riguardava l’obbligo del digiuno eu-
che le nuove edizioni del Breviario non dovessero esse- caristico, si stabiliva che l’acqua non ‘rompe’ il digiuno.
re mutate, evidentemente perché la riforma doveva, in Per il resto, bisognava astenersi da cibo e bevande tre
breve, essere a sua volta riformata. Il Segretario della ore prima della messa e della comunione” (Schmidt, pp.
S.C. dei Riti, Mons. Carinci, spiegò infatti “che la rifor- 227-229). Pio XII ricordava però che “la legge del digiu-
ma definitiva del Messale e del Breviario (da tanto tempo no eucaristico dalla mezzanotte rimane in vigore per tutti
aspettata e desiderata) non era imminente e avrebbe ri- quelli che non si trovano in particolari condizioni”
chiesto parecchi anni prima che fosse completata; per cui (A.A.S., cit., p. 22) ed il digiuno limitato a tre ore vale-
le edizioni esistenti o future di quei libri dovevano restare va solo per le messe pomeridiane. Infatti, disse Bea, “si
inalterate” (O.R., 4 maggio 1955). I motivi della riforma trattava del capovolgimento di una tradizione antica di
espressi dal decreto sono assai tristi: l’attivismo del pre- un millennio e mezzo, se non di più. Vent’anni prima,
te moderno: “ai nostri giorni i sacerdoti, specialmente tale concessione sarebbe stata impensabile”. Due istru-
quelli in cura d’anime, sono sempre più onerati di varie e zioni del S. Uffizio, nel 1953 e nel 1955 [AAS, 47
nuove forme di apostolato, sicché a mala pena possono (1955), p. 218] ricordavano gli stretti limiti della conces-
attendere con la dovuta tranquillità d’animo alla recita sione. Bea invita alla pazienza: “la cosa principale è che
del Divino Ufficio”. Pius Parsch e B. Capelle (entrambi la macchina si sia messa in moto. Tutto il resto è questio-
nel 1947) invocarono la riforma del breviario, indicando ne di tempo (...)”. “Non erano passati sei mesi da
come ostacoli la sua lunghezza e l’uso della lingua latina quest’ultima lettera che Pio XII pubblicava il 19 marzo
(Ellard, p. 25). La riforma del Breviario e della Messa 1957 il Motu Proprio Sacram Communionem [AAS, 49
53

(1957), pp. 117 ss] con il quale autorizzava i vescovi a Cristo dall’Eucarestia” e lasciando “nel tabernacolo solo
permettere la celebrazione della messa vespertina tutti i le specie eucaristiche...” (IP, 815). Nel 1985 la questione
giorni, qualora un notevole numero di fedeli lo deside- è tornata di attualità in una polemica tra i cosiddetti
rasse. Per il digiuno eucaristico stabiliva la regola di “tradizionalisti”, con Dom Gérard che riprendeva la po-
astenersi per tre ore dai cibi solidi e per un’ora da quelli sizione criticata da Pio XII, e l’abbé de Nantes che si
liquidi”, anche se esortava “vivamente i Sacerdoti e i fe- schierava all’estremo opposto. Per una corretta posizio-
deli, che sono in grado di farlo, di osservare, avanti la ne tra i due eccessi, cf MGR. M.-L. GUÉRARD DES LAU-
Messa o la santa Comunione, la vetusta e veneranda for- RIERS , La présence réelle du Verbe Incarné dans les
ma del digiuno eucaristico”, mentre chi usufruiva delle Espèces consacrées, Editions Sainte Jeanne d’Arc, Ville-
nuove concessioni avrebbe dovuto “compensare il bene- genon, 1987 (sul discorso di Pio XII, pp. 89 ss; sulla po-
ficio ricevuto con fulgidi esempi di vita cristiana e princi- lemica Dom Gérard-abbé de Nantes, pp. 122 ss).
palmente con opere di penitenza e di carità”! Non man- 25) “Tuttavia, più importante che la coscienza di tale
carono “notizie di difficoltà e anche di resistenze da par- diversità [tra l’atto del sacrificio (‘l’altare’) e il culto di
te di alcuni vescovi” ma Bea rispondeva: “La volontà adorazione (‘il tabernacolo’)] è quella dell’unità: è un
del Santo Padre adesso è chiara. (...) Bisogna lasciar solo e medesimo Signore, che è immolato sull’altare e
passare il tempo necessario perché la gente si abitui e le che è onorato nel tabernacolo, donde spande le sue be-
cose si sviluppino” (Schmidt, pp. 229-230). Sviluppo av- nedizioni. Se si fosse ben convinti di ciò, si eviterebbero
venuto con Paolo VI (21 novembre 1964) su richiesta molte difficoltà, ci si guarderebbe bene dall’esagerare il
dei Padri Conciliari (A.A.S., 1965, p. 186) che ridusse il significato dell’uno a detrimento dell’altro e dall’opporsi
tempo di digiuno a un’ora (anzi, al famoso quarto alle decisioni della Santa Sede” (IP, 816). “Chi aderisce
d’ora). Fine di una tradizione apostolica... di cuore a questa dottrina [del Concilio di Trento] non
15) F. RICOSSA, L’eresia antiliturgica dai Giansenisti pensa ad avanzare obiezioni contro la presenza del ta-
a Giovanni XXIII (1668-1960): i tre secoli di gestazione bernacolo sull’altare” (IP, 816). Con la riforma del Vati-
delle riforma conciliari, in Sodalitium, n. 11 (giugno cano II, il tabernacolo (ed il Signore) sono stati sloggia-
1986), pp. 8-16. ti dalla tavola (ex-altare), come era nei voti del ‘movi-
16) “In dodici anni di vita... la Commissione tenne 82 mento liturgico’ deviato.
adunanze e lavorò nel più assoluto segreto” Bugnini, op. 26) IP, 817. Pio XII invita il movimento liturgico
cit., p. 22. non solo a “lasciar venire i fedeli verso il Signore nel ta-
17) J. KOMONCHAK, La lotta per il concilio durante la bernacolo” smettendola di osteggiare la visita al santis-
preparazione, in Storia del Concilio Vaticano II, diretta simo sacramento, le quarant’ore, l’adorazione perpe-
da Giuseppe Alberigo, Peeters-Il Mulino, Lovanio-Bo- tua, l’ora santa, le processioni del SS.mo Sacramento, il
logna, 1995, vol. 1, pp. 228-229. trasporto solenne della comunione agli infermi, ma an-
18) Bugnini spiega che “si diffuse la voce che il card. che di sforzarsi di “attrarveli sempre di più” (IP, 818).
Cicognani fosse stato poco contento della accoglienza 27) “L’umanità di Cristo ha anch’essa il diritto al cul-
del suo intervento sul latino, e che fosse andato a riferire to di latria a motivo della sua unione ipostatica col Ver-
al Papa per indurlo a un severo richiamo nel discorso bo, ma la sua divinità è la ragione e la sorgente di questo
che avrebbe tenuto ai congressisti il 22 settembre” men- culto. Pertanto la divinità di Cristo non può restare in al-
tre invece il cardinale sarebbe stato cacciato dalle pulci cun modo alla periferia del pensiero liturgico. È regolare
della camera cardinalizia dell’episcopio di Assisi. Certa- che si vada ‘ad Patrem per Christum’, poiché Cristo è il
mente, Bugnini ha riso sotto i baffi... Mediatore tra Dio e gli uomini. Egli, però, non è solo
19) S. SCHMIDT, op. cit., pp. 233-234. Mediatore; è altresì, in seno alla Trinità, eguale al Padre
20) Pio XII, discorso Vous nous avez demandé del e allo Spirito Santo” (IP, 819).
22 settembre 1956, A.A.S. 48 (1956), pp. 725; Insegna- 28) Cf IP, 821.
menti Pontifici, La Liturgia, nn. 793-824. 29) J. KOMONCHAK, op. cit., p. 229 e nota 190.
21) “Questa forma di culto [privato] la Chiesa non 30) Sul latino nella liturgia, cf F. RICOSSA, Perché di-
soltanto la tollera, ma la riconosce pienamente e la rac- ciamo la messa in latino in Sodalitium, n. 30 (giugno-lu-
comanda, senza tuttavia recar alcun pregiudizio alla pre- glio 1992) pp. 3-13.
minenza del culto liturgico” (IP, 799). 31) “Così, non senza grande dolore, sappiamo che
22) “La nostra enciclica Mediator Dei aveva già retti- accade non soltanto in cose di poca, ma anche di gravis-
ficato certe affermazioni erronee, che miravano sia ad in- sima importanza: non manca, difatti, chi usa la lingua
dirizzare l’insegnamento religioso e la pastorale in senso volgare nella celebrazione del Sacrificio Eucaristico (...).
esclusivamente liturgico, sia a suscitare inciampi al movi- L’uso della lingua latina come vige nella gran parte della
mento liturgico, rimasto a taluni incompreso” (IP, 801). Chiesa, è un chiaro e nobile segno di unità e un efficace
23) Cf IP, 804. L’errore, già condannato nell’allocu- antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina” (enc.
zione del 2 novembre 1954, presuppone che il popolo Mediator Dei, IP 547).
concelebra col sacerdote, e si concretizzava proprio nei 32) KOMONCHAK, op. cit., p. 228.
congressi liturgici, durante i quali i sacerdoti presenti 33) Grande fu lo sconforto dei progressisti nei paesi
non celebravano le messe private, sostenendo che ba- di missione dopo l’Istruzione del 1 ottobre 1958 sul lati-
stava loro unirsi alla intenzione del celebrante per con- no. “In Germania - scrive un corrispondente di Bea -
sacrare con lui (cf IP 808). possono almeno appellarsi a un indulto. Nelle missioni,
24) “A loro avviso il contenuto essenziale attuale delle invece, non ne abbiamo, per cui la rigida regola del lati-
specie del pane e del vino è ‘il Signore in cielo’, col quale no ci pesa doppiamente. Inoltre in Germania vivono già
le specie hanno una relazione cosiddetta reale ed essen- da 30 anni il movimento liturgico (...). La cosa è aggra-
ziale di contenenza e di presenza” (IP, 813). Nella prassi, vata dal fatto che i nostri pastori d’anime sono abituati a
questa teoria portava e porta alla svalutazione della pre- comportarsi semplicemente secondo il detto, Roma locu-
senza reale del Signore e all’irrisione di tutta la pietà eu- ta, causa finita, con grave danno delle anime, con la con-
caristica post-tridentina, facendo “per così dire, uscire il seguenza cioè che i fedeli assistano alla messa in modo
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meccanico (...). Ora, se non ci viene nemmeno lasciata la 37) cf ELLARD, op. cit., p 194.
possibilità di introdurre alla piena conoscenza della mes- 38) “Sappiamo bene che dalla stessa Sede Apostolica
sa attraverso una partecipazione intelligente alla messa sono state concesse al riguardo per gravi motivi alcune
bassa, siamo perduti”. Uno schema di messa dialogata ben determinate eccezioni, le quali per altro vogliamo che
stava per essere pubblicato in India, e la cosa fu blocca- non siano estese ed applicate ad altri casi senza la debita
ta dall’Istruzione! “Non mi meraviglio dei suoi lamenti - licenza della stessa Santa Sede. Anzi, anche là dove ci si
rispose Bea - e non sono gli unici che ho sentito. È cosa può avvalere di siffatte concessioni, curino attentamente
ovvia che i fedeli, soprattutto nei paesi di missione, ac- gli Ordinari e gli altri sacri pastori, che i fedeli sin dall’in-
compagnino la messa bassa con preghiere in lingua vol- fanzia imparino almeno le melodie gregoriane più facili e
gare...” (Schmidt, p. 240). I progressisti, che ci rimpro- più in uso e se ne sappiano valere nei sacri riti liturgici, di
verano di disobbedire, sono stati per primi - come si ve- modo che in ciò sempre di più risplenda l’unità e l’uni-
de - i campioni delle disobbedienza! versalità della Chiesa. Dove tuttavia una consuetudine se-
34) G. ELLARD, op. cit., p. 190. colare od immemoriale permette che nel solenne Sacrifi-
35) Testo in Eph. Lit. 62 (1948), 285-290, e in Ellard, cio Eucaristico, dopo le parole liturgiche cantate in lati-
p. 191. no, si inseriscano alcuni canti popolari in lingua volgare,
36) Schmidt, naturalmente, espone le cose dal suo gli Ordinari permetteranno ciò ‘qualora giudichino che
punto di vista. I suoi avversari non vedevano nella litur- per le circostanze di luogo e di persone tale (consuetudi-
gia solo il culto di Dio, (negando del tutto il suo ruolo ne) non possa prudentemente venir rimossa’ (Codex iuris
didattico), ma soprattutto il culto di Dio. I progressisti, canonici, can. 5), ferma restando la norma che non si
invece, si servivano della pastorale per mettere sotto il cantino in lingua volgare le parole stesse della liturgia,
moggio l’aspetto latreutico e sacrificale della liturgia, ri- come già sopra è stato detto” (cf Ellard, p. 195, e IP 766).
dotta a una luterana assemblea dei fedeli. Per una det- 39) L. BOUYER, Dom Lambert Beauduin, un Hom-
tagliata esposizione delle idee di Bea in campo liturgi- me d’Eglise, Castermann, 1964, pp. 180-181, citato da
co, cf Schmidt, op. cit., pp. 243-249. Bonneterre, p. 112.

CHARLES PÉGUY: UN teologo o un santo), si imita Péguy... Nei cir-


coli di Azione Cattolica, nelle riviste cattoli-
PROFETA DEI TEMPI che, persino dal pulpito, si parla di Charles
MODERNI? Péguy.
Nel 1912, Péguy scrisse al suo amico Lotte:
Rioplatense “Ho una missione, ho immense responsabilità.
In fondo, è un rinascimento cattolico che si sta

IplicinSodalitium
ricordo del venerato Padre Georges Vinson,
pubblica queste righe chiare e sem-
sullo scrittore e poeta Charles Peguy, estrat-
compiendo tramite me”. (Citato da Daniel Ha-
levy nel suo libro su Péguy a p. 178).
Nonostante l’orgogliosa e ridicola prete-
te da Valor (n. 48, pp. 8-9, aprile 1954) la rivista sa di questa frase, Péguy, finché visse, ebbe
argentina dei Cooperatori Parrocchiali di Cristo solo un piccolo gruppo di lettori (ibidem, p.
Re, diretta allora da P. Vinson (quasi certamente 179), e non potè esercitare quella influenza
“Rioplatense” era uno degli pseudonimi del Pa- spirituale di cui fantasticava: la esercita solo
dre). In Italia, gli scritti di Péguy hanno una no- oggi, 30 o 40 anni dopo la morte.
tevole influenza su Comunione e Liberazione L’ha meritata? Per la sua vita, la sua ope-
(“la morale fa male”); in Francia, su molti espo- ra, il suo carattere, i suoi sentimenti profon-
nenti del movimento “tradizionalista” (basti pen- di, Péguy è degno di essere un capo spiritua-
sare ai pellegrinaggi di Chartres sulle orme di Pé- le, un modello per la gioventù cattolica?
guy). Sodalitium non approva questo entusiasmo, Discepolo dell’ebreo Bergson, difenderà
e l’articoletto presente ne spiega il perché. fino alla fine - non senza attaccare perciò il
Sodalitium Sommo Pontefice - l’opera di colui che chia-
merà il suo ‘maestro’, i cui libri tuttavia sono
messi all’Indice. Come sottolinea Secretan
Tra i modelli proposti alla gioventù cat- nel suo libro “Péguy, soldat de la verité”, i
tolica moderna, Charles Péguy occupa un suoi amici sono soprattutto protestanti ed
posto d’onore: non c’è libro o articolo che ebrei.
tratti della rinascita francese contemporanea Colui che pretendeva di essere chiamato
che non citi Péguy come uno dei suoi più il- a una missione e di iniziare la rinascita del
lustri rappresentanti. cattolicesimo francese, non volle sposarsi in
Si pensa a Péguy, si cita Péguy (persino chiesa e non permise che i suoi figli fossero
in libri di spiritualità, come se fosse stato un battezzati.
55

Halevy, nel libro succitato, si sforza di


scusare Péguy buttando la colpa sulla Chiesa.
Però Secretan, nel suo libro, presenta le cose
in modo più imparziale, e citando la testimo-
nianza di Marcel Péguy, figlio di Charles, di-
mostra che la colpa non era della Chiesa, né
della moglie di Péguy, ma di Péguy stesso.
Per portare un giudizio sul cattolicesimo
di Péguy, bisogna ricordarsi che più volte
egli contrappone il suo cattolicesimo perso-
nale a quello della Chiesa (Secretan, p. 273);
che più volte pretende di dare lezioni alla
Chiesa stessa, scrive invettive contro il clero
ed il Papa (si leggano Halevy, Secretan...);
secondo la testimonianza di questi autori,
egli diffida dei sacerdoti e dice che finirà per
non poterne vedere neppure uno. Lo scrittore Charles Peguy
Non si comunicò mai; assistette alla Mes-
sa qualche volta, ma come per caso; Halevy ri a una Madonna che si trovava tra le rovine di
dice di lui: “Péguy non ha mai creduto nelle un convento, ma nel giorno stesso della sua
formule, nelle ricette di verità che raccoman- morte, il mattino, fu l’unico ufficiale della sua
dano in modo uniforme i funzionari dei compagnia che non volle assistere alla Messa e
gruppi e delle sette: le pratiche religiose sono comunicare. Pochi istanti più tardi, questo
per lui ricette di salvezza alle quali non era “gran cattolico” (?) cadde morto colpito in
affezionato” (p. 171). fronte da una pallottola, proferendo un’ultima
Discipolo di Bergson fino alla fine, mo- bestemmia (Secretan, p. 278, Halevy, p. 247).
dernista, non crede in tutti i dogmi (come Sono due scrittori amici personali e ammi-
l’inferno), o li considera come un residuo ratori di Péguy che ci descrivono la vita di
dello slancio vitale (élan vital). questo profeta dei tempi moderni. Halevy ri-
Nell’aprile del 1914, le opere di Bergson corda come Péguy stesso dettò a un amico un
sono condannate e messe all’Indice. Fu in articolo-recensione del suo poema “Eva”. Le
questa occasione che Péguy si rivolse al Papa prime parole sono le seguenti: “Eccetto
con ben poco rispetto, nella sua ‘Nota su Polyeucte (che Péguy ci ha insegnato a porre
Bergson’. al primo posto, al di sopra di ogni cosa) tutto
Poco dopo un sacerdote avvisò Lotte, un permette di pensare che quest’opera, ‘Eva’, è
amico di Péguy che era però cattolico prati- l’opera più considerevole che sia stata prodotta
cante, di diffidare di Péguy in lotta contro nella cattolicità dal secolo XIV a oggi (ovvero,
Roma; andandosene, questo sacerdote prese dai tempi di Dante)”. Capiamo allora la testi-
con sé le opere di Péguy che erano richieste monianza di Mons. Battifol: “Péguy aveva un
dal Sant’Offizio e che molti suoi amici consi- immenso orgoglio”.
deravano già come degne di condanna. Non è il caso di chiedersi: perché, contro
Allora Péguy, intuendo tutto ciò, scrisse la ogni verità, si presenta Péguy come un gran
sua ultima opera: una serie di invettive con- cattolico? Cosa potrà mai ricavare, da un tal
tro questo sacerdote, burlandosi della Con- modello, la gioventù cattolica? Che cosa
gregazione dell’Indice... può dare un tal profeta alla rinascita cattoli-
Secretan, a proposito di questo libro che ca contemporanea?
Péguy lasciò incompiuto perché già mobilita-
to per la guerra (agosto 1914), scrive: “Péguy
compara la proscrizione dell’Indice a quei car-
telli che il pellegrino non consulta per conosce-
re il cammino... La frase termina con la parola
‘protestante’, nella quale vedo uno dei tratti più
caratteristici del suo carattere” (p. 183).
La sera prima della sua morte, avvenuta sul
campo di battaglia il 5 agosto 1914, offrì dei fio-
56

Recensioni

PADRE VALLET E GLI


ESERCIZI DI S. IGNAZIO
don Curzio Nitoglia

Introduzione

È uscito ultimamente in Francia un libro


che narra brevemente la vita del Padre
Vallet che fu “apostolo infuocato e volgariz-
zatore fecondo degli Esercizi di S. Ignazio”
(1). Cercherò di riassumerne la vita e porger-
la al lettore nella speranza che questo grande
apostolo del XX secolo sia sempre meglio
conosciuto e che il suo grande desiderio (che
tutti potessero fare gli Esercizi di S. Ignazio)
si realizzi, con l'aiuto della grazia di Dio.

I primi anni

Francesco da Paola Vallet, nacque nel Padre Francesco da Paola Vallet


pieno centro di Barcellona il 14 giugno 1883.
Era il terzo figlio dei coniugi Vallet-Arnau. così entrare all’Università; ma qui a poco a
“Secondo una tradizione di famiglia, i Vallet poco perse la fede. Nel 1903 entrò alla Scuo-
sarebbero d'origine francese. Di fatto, le ri- la Superiore d’Ingegneria; gli sarebbe piaciu-
cerche genealogiche hanno permesso di risa- to diventare architetto e divenne amico di
lire ad un Bernard Vallet nato nel 1650 a Antonio Gaudi, il geniale architetto de La
Sarreal, vicino a Tarragona” (3). Sagrada Familia di Barcellona. Durante que-
Suo padre, di carattere dolce e tranquil- gli anni s’impegnò anche in politica militan-
lo, era un impresario edile, e l'ultimo di die- do nel Movimento regionalista (non separa-
ci figli. Nel 1887 aveva sposato Dolores Ar- tista) catalano; partecipò anche a degli scon-
nau, figlia unica, molto pia e assai autorita- tri con i social-comunisti. Si fidanzò e pensa-
ria. Ella mise al mondo dieci figli, di cui set- va ormai al matrimonio, quando una “crisi
te sopravvissero, tutti di carattere assai vivo. esistenziale” gli fece reincontrare Dio.
Il Nostro fu battezzato il 22 giugno nella Il 22 giugno 1906, il suo amico Eudald
chiesa dedicata a S. Francesco da Paola, e fu Serra celebrò la sua prima Messa. Anche se
chiamato: Francesco da Paola, Raffaele, Paco non pensava ancora alla vocazione, ve-
Luigi Gonzaga. dere il suo amico d’infanzia divenuto avvoca-
Durante gli studi liceali Francesco, detto to, abbandonare la toga per diventare sacer-
Paco per gli amici, non si mostrava partico- dote, l’impressionò e lo fece riflettere. Rotto
larmente portato per la spiritualità. A tredici il fidanzamento, riprese a pregare e cominciò
anni, mentre giocava sul bordo di un lago a pensare alla vocazione. Tuttavia continua-
scivolò in acqua e sarebbe certamente anne- va ad offendere Dio, salvo poi pentirsene.
gato, soffocato dalla melma che lo trascinava Egli voleva sinceramente cambiare vita, ma
sempre più in basso, se all’improvviso non non ne trovava ancora la forza; fu allora che
avesse inteso come una voce che lo tranquil- gli venne un’ispirazione: domandò al Signore
lizzava e gli diceva: “Afferrati a questo ra- di mandargli una malattia che servisse a fer-
mo!”. Fu così che Paco si salvò e si convinse marlo sulla china del peccato (3). Ed eccolo
di essere stato salvato dalla Madonna. A se- ammalato: una specie di depressione, un di-
dici anni, Paco prese la licenza liceale e poté sgusto di tutto che non gli impedisce tuttavia
57

di partire finalmente per Manresa, il 25 feb- mezzi per arrivarvi sono gli Esercizi, la fon-
braio 1907. Sotto la guida del Padre gesuita dazione di grandi case di Esercizi, Esercizi
Mariano Esturì inizia gli Esercizi Spirituali di ambulanti, per “Instaurare tutto in Cristo”!
S. Ignazio. Ne esce trasformato radicitus (ra- Non si tratta di realizzare un’azione sociale
dicalmente). Rientrò a casa “pazzo per gli per poi condurre le anime a Gesù Cristo, ma
Esercizi” e nel luglio successivo partì per il bisogna innanzitutto predicare Gesù affin-
noviziato dei Gesuiti. ché l’azione sociale possa poi riuscire. Fratel
Vallet constatava che la Spagna stava scri-
La formazione religiosa stianizzandosi (come tutto il mondo) e che i
cristiani che avrebbero dovuto condurre a
Francesco aveva 24 anni, quando il 5 lu- termine l’azione sociale non esistevano, per-
glio 1907, arrivava nella città di Gandia; era ciò era necessario evangelizzare il Paese, e
l’inizio di una difficile formazione religiosa soltanto quando il Cristianesimo fosse di
che sarebbe durata 15 anni! Durante una let- nuovo penetrato profondamente nelle ani-
tura in refettorio fu colpito dall’esempio di me, allora si sarebbe potuta iniziare una ve-
uno dei primi Gesuiti (il Padre Muñoz), che ra azione sociale, contrariamente a quanto
con l’aiuto di altri Padri s’era messo a predi- insegna Maurras.
care gli Esercizi su grande scala in Colombia. Il 26 luglio 1920, fratel Vallet è ordinato
Tutte le classi sociali erano state coinvolte, sacerdote, il 31, festa di S. Ignazio, celebra la
dai membri del governo fino agli operai e ai sua prima Messa.
contadini. Questi esercizi riassunti in pochi
giorni, in perfetto silenzio, avevano prodotto L’epopea: “Fare un po' di più”
un profondo cambiamento nell’ordine socia-
le di quel Paese. Questa lettura mise in ebol- Il Superiore provinciale, Padre Guim,
lizione il giovane novizio di Gandia: aveva pensa di nominare il giovane Padre Vallet
visto gli effetti degli Esercizi sulla sua perso- direttore della casa di Esercizi spirituali di
na, ed ora aveva capito che lo stesso risultato Manresa e gli dice: “Vediamo se riesce a fa-
poteva essere raggiunto su una grande quan- re qualcosa come a Gandia”. E P. Vallet ri-
tità di uomini, in una sola volta! In effetti in sponde: “Sì Padre, un po’ di più”.
Europa questa forma di dare gli Esercizi in Il Padre non resta soltanto a Manresa, va
comune non era più praticata da tanto tem- in cerca di uomini dappertutto, ed inizia così
po. Solo gli Esercizi avrebbero potuto salva- le “Campagne di Esercizi Parrocchiali”. Gli
re le Nazioni dalla “peste dell’età moderna: uomini che partecipano agli Esercizi, trasfor-
il Laicismo”! D’ora in poi l’idea di far fare gli mati dalla grazia (di cui gli Esercizi ignaziani
Esercizi al più gran numero possibile di uo- sono un notevole strumento), diventano apo-
mini non lo lascerà più. stoli ardenti, che porteranno altre anime a
Il 6 luglio 1909, il noviziato di Fratel Val- fare i cinque giorni. Dal 1922 al 1923 circa
let termina e durante la Messa egli pronun- 1.300 uomini faranno gli Esercizi a Manresa.
cia i voti. Fratel Vallet comincia ad insistere Nel 1924 saranno 1.400 circa; 2.600 nel 1925 ,
presso i superiori affinché si organizzino de- 3.200 nel 1926. In quattro anni 8.500 uomini
gli Esercizi su vasta scala come aveva fatto il hanno fatto i cinque giorni! Infatti Padre
Padre Muñoz in Colombia. Padre Adroer, Vallet è riuscito a condensare in cinque gior-
l’attuale Rettore, accetta e fratel Vallet sarà ni l’essenza degli Esercizi ignaziani: termina-
l’anima dell’organizzazione. «Una serie di ti questi gli esercitanti vengono indirizzati
otto Esercizi cominciò nel febbraio 1910. E verso le loro Parrocchie, donde il nome di
733 uomini faranno gli Esercizi, durante “Opera degli Esercizi Parrocchiali”. Al ter-
quattro giorni, nello spazio di tre mesi! Du- mine di ogni turno di Esercizi la consegna è
rante 7 anni continuò l’esperienza e circa la stessa: “Andate dal vostro parroco e met-
18.000 uomini potettero fare gli Esercizi. tetevi ai suoi ordini, è il vostro pastore!”.
L’azione sociale di fratel Vallet, secondo
quanto aveva scritto Leone XIII in Rerum Fondatore
Novarum, era fondata sullo spirito del Van-
gelo: la Fede e la Carità soprannaturale. «La Nel 1927 P. Vallet predica gli Esercizi
mia azione sociale è innanzitutto un’azione pubblici nella più grande chiesa di Barcellona
cristianizzatrice», scriveva Fratel Vallet. I (dopo la cattedrale) S. Agostino. I parteci-
58

panti oscillano tra i 5.000 e gli 8.000. Inoltre le diocesi, è in situazione canonica di sospeso a
prediche di P. Vallet sono diffuse via radio, divinis e non può pertanto celebrare Messa. Il
gli ascoltatori sono circa 600.000. Ma ben pre- 5 giugno P. Vallet è incardinato dal Vescovo
sto giunge la prova: relazioni difficili con i di Salto in Uraguay, che gli permette di resta-
confratelli gesuiti ed anche qualche tensione re in Europa e portare avanti il suo progetto.
all’interno dell’“Opera degli Esercizi Parroc- Ritornato a Barcellona, P. Vallet rende visita
chiali”. A Manresa P. Vallet veniva ostacola- al Vescovo del luogo che gli accorda la resi-
to; alla fine dovette cambiare residenza. Il Pa- denza nella sua diocesi ma senza il permesso
dre non aveva mai considerato l’“Opera degli di predicare pubblicamente. Già a partire dal-
Esercizi Parrocchiali” come dipendente dalla la fine di luglio arrivano tre vocazioni, ma il
Compagnia di Gesù, ma piuttosto dai Parroci Padre capisce di non essere bene accetto ai
e dai Vescovi. Tutto ciò non fu né capito né Vescovi catalani. Infatti il 21 febbraio 1929, il
accettato da alcuni suoi confratelli gesuiti, che Padre apprende che l’Episcopato catalano ha
parlavano di “paura del gesuitismo”. Inoltre deciso di obbligarlo a lasciare la Spagna. P.
la popolarità di P. Vallet oramai era immensa Vallet, conscio di non poter restare in Catalo-
in Catalogna, e ad alcuni dava fastidio. Il P. gna, spera tuttavia di poter restare in Spagna.
Villalonga, Provinciale dal 1926, ordinò al P. Parte quindi per Madrid e Toledo per incon-
Vallet di andarsi a riposare a Veruela. Il 3 trare il Nunzio apostolico e il Cardinal Segu-
giugno 1926, P. Vallet davanti al SS. Sacra- ra, primate di Spagna. Quest’ultimo è dispo-
mento riceve l’ispirazione di fondare una sto ad accoglierlo nella sua diocesi, ma vor-
Congregazione destinata a servire l’“Opera rebbe avere un via libera almeno ufficioso
degli Esercizi Parrocchiali”: i “Cooperatori dalla S. Sede. P. Vallet si reca quindi a Roma
Parrocchiali di Cristo Re”. Il 28 luglio espone e rende visita al cardinal Lépicier neo-Prefet-
al Provinciale il suo progetto di fondazione: to della Sacra Congregazione dei Religiosi;
non vuole lasciare la Compagnia di Gesù, ma sembra ottenere l’accordo desiderato dal car-
soltanto fondare i “Cooperatori”. Il Provin- dinal Segura, tuttavia...
ciale gli consiglia di scrivere al Generale. Il 23
settembre, il P. Provinciale gli toglie la dire- In Uruguay
zione dell’Opera degli Esercizi Parrocchiali, e
il 23 ottobre gli si proibisce di predicare gli Il 30 aprile 1929 il Vescovo di Barcellona
Esercizi. Il 24 febbraio il Nostro scrive al Ge- lo convoca e gli legge la lettera del Nunzio
nerale, il quale lascia al Padre la scelta di ob- apostolico a Madrid: «Il Segretario di Stato
bedire al Provinciale o di lasciare la Compa- m’incarica di scrivervi di ordinare al P. Val-
gnia di Gesù. Il P. Vallet opta per la seconda let di raggiungere, al più presto, la diocesi
via, e il 3 maggio 1928 lascia la Compagnia cui appartiene». P. Vallet obbedisce senza
per l’unica ragione di consacrarsi ad un’im- esitare. Il 23 giugno arriva a Montevideo e
presa che credeva essergli domandata da Dio. poi si dirige a Salto (la seconda città del-
Siccome non appartiene al clero di nessuna l’Uruguay, con 30.000 abitanti) La Fonda-
zione dei Cooperatori Parrocchiali di Cristo
Padre Vallet a Sarria mentre arringa le folle Re debutta così in America latina!
«Lanciare l’O.E.P. in Uruguay, all’inizio
degli anni 30, sembrava impossibile. Il Paese
era sotto l’influsso malefico ed anticlericale
della Massoneria, le élites avevano accolto
le nuove idee liberali venute dall’Europa»
(4). Malgrado tutto ciò P. Vallet, in trenta
mesi d’attività (dal 1929 al 1932) fonda e re-
dige una rivista, Vida Interior, al servizio
della perseveranza degli esercitanti. Potrà
fare numerose conferenze, Esercizi nelle
Parrocchie. Predicherà 57 Esercizi, con 1.340
esercitanti. «Tuttavia P. Vallet non è un su-
peruomo. Ben presto è completamente
esaurito e si trova sull'orlo di una depressio-
ne nervosa» (5).
59

Alla ricerca della volontà di Dio

Coll’accordo di Monsignor Camacho,


s’imbarca il 9 marzo 1932, accompagnato da
Juan Terradas, e rientra in Europa. Arriva a
Barcellona il 23 marzo perché in quella città
un gruppo di esercitanti influenti s’è opposto
al nuovo Vescovo Mons. Irurita; il Padre non
appena giunto si sforza di ristabilire l’unità
tra esercitanti e Gerarchia. Purtroppo una
giovane donna, Magdalena Aulina esercita
un influsso molto potente sugli esercitanti
del P. Vallet che si oppongono alla Gerar-
chia, mentre altri esercitanti preferiscono
saggiamente tenersi alla larga dalle pretese
estasi e dai profumi “mistici” di Magdalena.
Vedendo che dall’Uruguay, il P. Vallet non li Padre Vallet in partenza per Salto in Uruguay. Tiene la
mano della madre venuta a salutarlo prima della sua
appoggiava, ma anzi predicava la sottomis- partenza
sione alla Gerarchia, Magdalena e la madre
di Terradas avrebbero voluto partire per Vallet vorrebbe chiamarla S. Giuseppe, ma
l’Uruguay e ricondurre il Padre sul “retto” Mons. Pic opta per Nazaret.
cammino! Ecco i presupposti che spinsero P.
Vallet a ritornare a Barcellona. Tuttavia se In Francia
la maggioranza degli esercitanti segue le in-
dicazioni del Padre, una minoranza, social- I primi Esercizi predicati a Chabeuil (2-8
mente ed economicamente importante, re- aprile 1934) ebbero come partecipanti 37 ca-
spinge la sua posizione e lo osteggia. talani. Poi P. Vallet si metteva in moto su e
Quest’azione di P. Vallet non viene in- giù per la diocesi, che contava 220.000 catto-
terpretata bene neanche dalla Gerarchia, lici e 405 preti. Passa in rivista quasi tutti i
che vede nel ritorno del Nostro a Barcellona parroci che lo accolgono bene ma rispondo-
una provocazione nei confronti dei Gesuiti. no quasi unanimemente alla proposte del
Infine il 10 gennaio 1933, i Vescovi di Cata- Nostro: «In Spagna, sì, è possibile; ma qui...
logna respingono un’eventuale incardinazio- No, gli uomini non si rinchiuderanno mai
ne del P. Vallet nel loro territorio e Mons. per cinque giorni a fare gli Esercizi!». Tutta-
Irurita lo minaccia: se non se ne va gli to- via i Cooperatori Parrocchiali che accompa-
glierà il permesso di celebrare. P. Vallet si gnano il Padre non si scoraggiano, anzi rad-
ritrova solo e disorientato. Il 2 marzo scrive doppiano sforzi e preghiere.
nel suo diario: «Debole, fragile, freddo, qua- Il primo turno di Esercizi per francesi
si senza fiducia. Tentazioni di disperazione e ebbe luogo a giugno, con 6 partecipanti sol-
di suicidio... Grande umiliazione e contrad- tanto. Il secondo turno, a luglio, ne ebbe 10.
dizione, penso di essere stato vittima di Il terzo: 17. E costoro escono infiammati da-
un’illusione... La persecuzione da parte dei gli Esercizi e fanno nuovi proseliti. Ed ecco
buoni è orribile». S’incontra per consigliarsi che, se in tutto il 1934 136 uomini faranno
con dom Chautard, con P. Garrigou-Lagran- gli Esercizi, nel 1937 arriveranno a 925. Nel
ge, i quali lo incoraggiano a continuare la 1940 saranno 4000 gli esercitanti che son
sua opera. Si ritira nell’Abbazia di Aigue- passati a Chabeuil, nel 1945, 7380.
belle, e ivi incontra il Vescovo di Valence Nel maggio 1944 Jean Ousset fa per la
(Francia) Mons. Camille Pic, che aveva sen- prima volta gli Esercizi col P. Vallet. «Que-
tito parlare dell’opera del P. Vallet e ne era sto giovane di 30 anni, dal temperamento
rimasto colpito favorevolmente. Il 13 dicem- d’artista, dall’intelligenza forte e veemente...
bre Mons. Pic offre al P. Vallet l’incardina- sarebbe diventato il fondatore de La Cité
zione nella sua diocesi e l’affitto di una fab- catholique che avrà un’enorme influenza ne-
brica a Chabeuil. P. Vallet accetta “Cha- gli anni 50 su molti francesi» (6). Grazie al P.
beuil”; l’8 marzo 1934 la comunità vi s’in- Vallet Jean Ousset «capisce ancor meglio
stalla, il 14 Mons. Pic viene a visitarla, P. che la vera aristocrazia, è la santità al servi-
60

zio di Cristo Re. Così lanciò la Cité catholi-


que per gettare le fondamenta della Regalità
sociale di N. S. Gesù Cristo» LA CHIESA NON È
Nel 1942, 8 anni dopo l’istallazione di P. PECCATRICE
Vallet in Francia, vi sono già 6 preti con lui:
4 francesi e due spagnoli. «Il Vescovo di
Marsiglia ha autorizzato un parroco ed un
vice-parroco della città a venire dai “Coope-
U na corrente di pensiero progressista, da
diversi anni sostiene che la Chiesa non
è santa, ma peccatrice, e per questo deve
ratori Parrocchiali di Cristo-Re”; sono i Pa- pentirsi delle colpe commesse. Rappresen-
dri Ludovic-Marie Barrielle ed André Ro- tanti di questa corrente sono Von Balthasar
magnan, che diverranno celebri predicatori (creato “cardinale” da Giovanni Paolo II),
d’Esercizi in tutta la Francia» (7). H. Küng (La Chiesa, Brescia 1969), e Giu-
seppe Alberigo in Chiesa santa e peccatrice.
Ritorno in Spagna Conversione della Chiesa?, Magnano 1997.
Questa corrente ha influenzato anche il pen-
Finita la seconda guerra mondiale, P. siero di Giovanni Paolo II, espresso nella
Vallet essendo spagnolo era malvisto dai Lettera apostolica Tertio Millennio adve-
partigiani social-comunisti francesi, e correva niente, pubblicata il 10-11-1994, in cui egli
il pericolo di essere ucciso; si ritenne perciò dice: “La Chiesa si faccia carico con più viva
opportuno farlo rientrare in Spagna. Il 19 consapevolezza del peccato dei suoi figli…
maggio 1945 P. Vallet arrivò a Madrid. Mon- È necessario farne ammenda, invocando con
signor Eijo lo accolse a Madrid e gli dette il forza il perdono di Cristo” (nn. 33-34).
permesso di celebrare e di lavorare alla sua Contro questa corrente il Card. Giacomo
opera. Durante la Quaresima del 1946 pre- Biffi, Arcivescovo di Bologna ha pubblicato
dicò a circa 900 uomini. A 15 chilometri da uno studio, per mostrare che la Chiesa è santa
Madrid, a Pozuelo de Alarcòn, si trovò una e non può avere nessuna macchia: si rattrista
casa adatta alle esigenze dell’Opera. e prega per quei suoi figli caduti nel peccato,
ma essa stessa rimane immacolata. Lo studio
Verso la fine di Biffi è dunque di grande importanza, per-
ché ribadisce con coraggio una verità implici-
Nella primavera del 1947, P. Vallet pre- tamente negata anche da Giovanni Paolo II.
dice a degli amici che è vicino alla morte e
che morirà di Angina pectoris. L’8 agosto ce- Un’espressione di S. Ambrogio
lebrando è colto da un malore; si confessa, il
male persiste: l’attacco di cuore durerà quat- Lo studio porta su un’espressione di S.
tro ore. Infine riceve l’Estrema Unzione. Ambrogio, oggi divenuta alla moda, che de-
«Con serenità risponde alle preghiere del finisce la Chiesa “casta meretrix”. I cattolici
Rituale. Invita il medico a fare gli Esercizi. sanno che è un dogma di fede che la Chiesa
Costui accetta: ultima conquista apostolica è santa. Gli avversari della Chiesa invece
del Padre su questa terra». cercano ad ogni costo di mostrare che è pec-
Alle 15 e 42 del 13 agosto 1944 P. Vallet catrice: in tal caso, essa non sarebbe preser-
muore cristianamente come era vissuto gra- vata da errori e da colpe da Dio, sarebbe
zie agli Esercizi ignaziani; a noi, con l’aiuto perciò una società umana come tante altre e
di Dio, di ricalcarne le orme! non potrebbe più presentarsi come l’unica
vera religione, in quanto sola ad essere stata
P. BARBIER creata da N. S. Gesù Cristo che è Dio. Ecco
Le Père Vallet en mission avec les Exerci- che quest’espressione di un Padre della
ces de Saint Ignace, Chiesa (e nientedimeno, che di S. Ambro-
Saint-Paul, Versailles, 1996. 191 Pagg., 59 F. gio) sembra dar ragione ai suoi avversari. Si
può inoltre pensare che altri Padri l’abbiano
Note usata. “È consentito ai buoni fedeli di asso-
ciarsi al coro dei maldicenti, magari per fa-
1) P. BARBIER op. cit. 5) Ivi, pag. 114. vorire un dialogo aperto e costruttivo?”, si
2) Ivi, pag. 23. 6) Ivi, pag. 138.
3) Ivi, pag. 45. 7) Ivi, pag. 152. chiede il Card. Biffi (pagg. 5-6). Tutto il li-
4) Ivi, pag. 112. bro dà una risposta negativa.
61

Innanzitutto egli prova (pag. 7), grazie equivoco che potesse nascere da un parago-
alle “moderne tecnologie informatiche”, che ne innegabilmente audace, è evocato qui (e
solo S. Ambrogio ha utilizzato questa esatta perfino oltrepassato) l’appassionato linguag-
espressione o una equivalente. In seguito ne gio di Paolo quando esalta la Chiesa “che
mostra il suo significato analizzando il testo. non ha nessuna macchia né ruga o qualcosa
del genere” (Efes. 5, 27)… La Chiesa è ple-
Il testo beia [pubblica] nel suo amore; vale a dire,
non c’è niente di aristocraticamente esclusi-
Nel commento a S. Luca, S. Ambrogio si vo nelle sue attenzioni, che sono rivolte a
chiede perché l’evangelista, nell’elencare la tutti senza distinzione. O, se ci sono prefe-
genealogia di Gesù, nomina tutti e due i figli renze, sono casomai per i semplici, gli umili,
di Giuda, i gemelli Zara e Fares, quando ne i poveri… Nel suo significato originario,
sarebbe bastato uno, come ha fatto S. Mat- dunque, l’espressione “casta meretrix”, lun-
teo. Per capirne il motivo, esorta i fedeli ad gi dall’alludere a qualcosa di peccaminoso e
elevarsi dal senso letterale a quello allegori- di riprovevole, vuole indicare – non solo
co, mostrando che i due gemelli figurano la nell’aggettivo ma anche nel sostantivo – la
vita di due popoli, l’una secondo la legge, santità della Chiesa; santità che consiste tan-
l’altra secondo la fede. In questo contesto to nell’adesione senza tentennamenti e sen-
allegorico, S. Ambrogio tratta poi di Rahab, za incoerenze a Cristo suo sposo (“casta”)
la donna di Gerico di cui parla il libro di quanto nella volontà di raggiungere tutti per
Giosuè: “Rahab – che nel tipo era una me- portare tutti a salvezza (“meretrix”)».
retrice ma nel mistero è la Chiesa – indicò In breve: la Chiesa è casta perché è san-
nel suo sangue il segno futuro della salvezza ta, senza macchia; si può chiamare allegori-
universale in mezzo all’eccidio del mondo: camente “meretrix” solo nel senso che non
essa non rifiuta l’unione con numerosi fug- rifiuta nessuno che voglia venire a lei, per
giaschi, tanto più casta quanto più stretta- ottenere la salvezza dell’anima.
mente congiunta al maggior numero di essi;
lei che è vergine immacolata, senza ruga, in- Il pensiero di S. Ambrogio
contaminata nel pudore, amante pubblica,
meretrice casta, vedova sterile, vergine fe- Biffi riporta altre citazioni di S. Ambro-
conda: meretrice casta, perché molti amanti gio sul medesimo argomento per mostrarne
la frequentano per l’attrattiva dell’affetto, in modo chiaro il pensiero (pag. 15). La
ma senza la sconcezza del peccato (casta me- Chiesa è senza macchia perché, essendo
retrix, quia a pluribus amatoribus frequenta- sposa di N. Signore, è protetta da lui. Nel
tur cum dilectionis inlecebra et sine conluvio- commentare il Cantico dei Cantici scrive il
ne delicti)” (In Lc, 3, 17-23). «Si vuol dire, santo: «“Sei un giardino cintato, sorella mia
commenta Biffi, che l’attività meretricia ap- sposa, un giardino cintato, un fonte sigilla-
partiene alla figura, non alla realtà figurata. to”. Cristo dice queste parole alla Chiesa,
Non si possono dunque fare frettolose tra- che vuole sia vergine senza macchia e senza
sposizioni dal “tipo” all’“antitipo”». In che ruga… E nessuno può dubitare che la Chie-
senso è il paragone? «La Chiesa può essere sa sia vergine» (Ep. Extra coll. 14, 36.37).
simbolicamente ravvisata nella donna di Ge- “Molti tentano la Chiesa, ma nessun incan-
rico, soltanto perché non si rifiuta ad unirsi tesimo d’arte magica le può mai nuocere.
alla moltitudine dei “fuggiaschi”, cioè di Non hanno alcuna efficacia gli incantatori là
quanti – dispersi e disorientati nella città dove ogni giorno risuona il cantico di Cristo.
mondana – cercano presso di lei riparo dalla Ella ha il suo incantatore: è il Signore Gesù,
perdizione… C’è però una differenza fonda- per opera del quale ha potuto rendere inef-
mentale. La condiscendenza con cui la Chie- ficaci gli incantesimi degli incantatori e i ve-
sa dischiude la sua porta a tutti, come fanno leni dei serpenti” (Exameron IV, 33). Per S.
le donne di costumi troppo facili, non solo Ambrogio la Chiesa è il corpo di Cristo (In
non comporta in lei niente di riprovevole, Ps. 118, 16), la letizia dell’universo (In Ps.
ma indica addirittura fedeltà alla propria 118, 15, 11), il santuario della Trinità, dimo-
missione (e quindi al suo Sposo che gliel’ha ra della santità, santa (Exameron III, 5),
assegnata). Immaculata virgo, sine ruga, pu- porta per la salvezza (In Ps. 118, 22, 38), tor-
dore integra (1). Quasi a prevenire qualsiasi chio della vita eterna (De S. Sancto, I, 1). È
62

1) Che influenza ha sulla Chiesa il “male


esteriore”?
2) In che misura il peccato, che certo esi-
ste entro la comunità cristiana, attinge il
“mistero” della Chiesa?
3) Che significato teologico si può asse-
gnare all’apparente infecondità e alla debo-
lezza morale con cui la Chiesa si presenta
agli occhi del mondo?
Alla prima domanda il santo risponde:
“Come l’oro genuino, così la Chiesa dal fuo-
co non è danneggiata; anzi si fa più splenden-
te, fino a che Cristo non venga nel suo Re-
gno a posare il suo capo nella fede della
Chiesa” (In Ps. 118, 3, 7). “La Chiesa è bat-
tuta dai flutti degli affanni mondani, ma non
ne è travolta; è colpita ma non cade; senza
difficoltà contiene e modera gli scuotimenti
dei flutti e gli assalti delle passioni corporee.
Osserva i naufràgi degli altri, mentre lei ne è
immune ed è sottratta al pericolo; sempre
pronta ad essere illuminata da Cristo e, così
illuminata, ad acquistarsi la gioia” (De
Abraham II, 11). “La Chiesa non vince le po-
tenze avverse con le armi del mondo, ma con
le armi spirituali che hanno la forza di Dio e
Sant’Ambrogio, Vescovo di Milano sono in grado di distruggere i baluardi poten-
ti degli spiriti del male… Arma della Chiesa
è la fede, arma della Chiesa è la preghiera
di S. Ambrogio l’espressione: “Ubi Petrus che vince l’avversario” (De viduis, 49).
ibi ecclesia; ubi ecclesia ibi nulla mors sed vi- Biffi attira l’attenzione anche sul rappor-
ta æterna” (In Ps. 40, 30) (2). La Chiesa è to tra Chiesa e Sinagoga, scrivendo: “Am-
madre perché genera le nuove membra di brogio ha su quest’argomento una sensibilità
Cristo (In Lucam, III, 38); è feconda perché abbastanza diversa da quella oggi dominan-
è immacolata: “feconda per i suoi parti, è te, e appunto per questo può essere utile
vergine per la sua castità benché madre per i confrontarci col suo magistero. C’è tra Sina-
figli che genera. Noi siamo dunque partoriti goga e Chiesa come una duplice attinenza:
da una vergine, che ha concepito non per una di contrapposizione e una di continuità”
opera di uomo ma per opera dello Spirito (pag. 41). “La verità esiste anche nell’Antico
Santo… La nostra madre non ha marito, ma Testamento e in precedenza era del popolo
ha uno sposo, perché tanto la Chiesa nei po- dei Giudei… Ma siccome successivamente la
poli quanto l’anima nei singoli… senza che generazione dei Giudei traviò dalla condotta
venga meno il pudore si sposano con il Ver- dei padri, ecco che la verità si è ritirata da
bo di Dio come uno sposo eterno” (De virgi- loro ed è passata alla Chiesa” (In Ps. 118,
nibus I, 31). 12, 19).
Alla seconda domanda S. Ambrogio di-
La Chiesa e la presenza del male stingue i cristiani da quelli che erano i Gen-
tili, che vivevano nel peccato (pag. 45). Que-
Alcuni interrogativi possono sorgere su sti ultimi sono stati purificati dalla grazia di
questa santità della Chiesa: dato che “vive Dio, e astenendosi dalla colpa, sono esenti
nel tempo e cammina per le strade polvero- dal peccato. Perciò la Chiesa è ex maculatis
se e insidiate del mondo, necessariamente immaculata, composta da chi era prima pec-
ha a che fare con l’iniquità”. Biffi si pone tre catore: “non è senza macchia fin dalle origi-
domande (pag. 37), e riporta le risposte date ni, cosa impossibile alla natura umana, ma
da S. Ambrogio. avviene che essa appaia immacolata per la
63

grazia di Dio e per il proprio stato di vita,


perché non pecca più” (In Lucam, I, 17). SEGNALIAMO AI LETTORI ALCUNI LIBRI CHE
Per quanto riguarda invece i peccati dei ABBIAMO RICEVUTO IN REDAZIONE:
suoi membri, la Chiesa ne è toccata da vici-
no, spiega Biffi, «tanto che può avvertire in È uscito l’ultimo libro di DON ENNIO INNO-
sé stessa, come proprio disagio e come pro- CENTI, La Gnosi spuria, II volume: la Gno-
pria ferita, ogni azione riprovevole dei suoi si nel Cinquecento. Del medesimo autore
membri. Da queste ferite chiede di essere ri- segnaliamo tra l’altro le seguenti opere:
sanata, come l’emorroissa del Vangelo… *La gnosi spuria. I volume: dalle origini al
Piaghe di questo genere sono sue e non sono Cinquecento (seconda ed. integrata, 1993).
sue. Sono sue, perché sono dei suoi figli; non * Critica alla psicoanalisi (quarta ed., 1991).
sono sue perché il suo mistero di innocenza
è inviolabile: “Non in sé, o figlie, non in sé, Nonché le opere di Padre JULIO MEINVIELLE,
ripeto, ma in noi la Chiesa è ferita. Faccia- da lui edite in italiano in edizione integrata:
mo dunque attenzione che la nostra caduta * Influsso dello gnosticismo ebraico in am-
non diventi ferita per la Chiesa” (De virgini- biente cristiano, 1995 (titolo originale: De
tate, 48)». La Chiesa, sull’esempio di Gesù, la cabala al progressismo).
si accolla la responsabilità del peccatore: * Il cedimento dei cattolici al liberalismo,
“Tutta la Chiesa prende su di sé il carico del 1991 (titolo originale: De Lamennais a
peccatore, e alla sua sofferenza deve parteci- Maritain).
pare col pianto, con la preghiera, col dolo- Tutte queste opere possono essere ri-
re” (De Pænit. I, 81). “Sia lei a piangere per chieste all’autore/curatore, Don Ennio In-
te; sia lei a versare lacrime sui tuoi peccati e nocenti, via Capitan Bavastro 136, 00154
a piangere molto” (In Ps. 37,10). “Se disperi Roma (tel.: 06.57.55.119).
di ottenere il perdono per dei gravi peccati,
serviti di intercessori, serviti della Chiesa, * M ARIO S PATARO , Dal caso Priebke al
affinché essa preghi per te; guardando a lei, Nazi-gold, ed. Settimo Sigillo Roma 1999,
il Signore accorda quel perdono che a te po- 2 vol. L. 140.000
trebbe rifiutare” (In Lucam, V, 11).
Alla terza domanda il santo paragona la Per i lettori di lingua francese segnaliamo:
Chiesa alla luna (pag. 52), che può avere
delle fasi: “Sembra venir meno come la lu- * MGR DELASSUS, La conjuration antichré-
na, ma non è così. Può nascondersi, non può tienne (III tomes) (360 F).
venir meno” (Exameron IV, 7). Inoltre il fi- * PERE DU PONT, Méditation sur les mystè-
ne della Chiesa non è il bene su questa terra, res de notre sainte foi avec la pratique de
ma quello ultraterreno: “Appare sterile la l’oraison mentale (VI tomes) (660 F).
Chiesa in questo mondo, perché non genera * MGR JOUIN, La R.I.S.S. Rose (le annate
cose mondane né presenti, ma future; cioè, 1928-1933 della celebre rivista contro la
non quelle visibili, ma quelle invisibili” (De “giudeo-massoneria”) (700 F).
Abraham, II, 72). * ABBÉ J. MEINVIELLE, De la Cabale au Pro-
gressisme (110 F).
don Giuseppe Murro
* M. LE CHANOINE SAUVETRE, Vie de Mgr
Jouin (80 F).
GIACOMO BIFFI * MGR DE SÉGUR, L’Enfer (40 F).
“Casta meretrix”. Saggio sull’ecclesiolo-
gia di sant’Ambrogio Da richiedere alle edizioni Saint-Rémi
Piemme, Casale 1996, pagg. 60, L. 8.000. Rééditions de livres anciens, B.P. 79, 33410
Cadillac.

Note * R.P. BARBARA, Catéchisme de persévéren-


ce sur l’Eglise (25 F).
1) “Vergine Immacolata, senza ruga, incontaminata * R.P. BARBARA, Petit essai sur la nature de
nel pudore”. Dieu (12 F).
2): “Dove c’è Pietro, là c’è la Chiesa; e dove c’è la
Chiesa, là non c’è morte ma la vita eterna”. Presso l’Autore, 16, rue des Oiseaux, 37000
Tours (tel.: 02.47.39.52.73. Fax: 02.47.38.90.57).
64

pol, presso le Suore di Cristo Re. A causa di


Vita dell’Istituto questo impegno abbiamo dovuto spostare al
pomeriggio la Messa che veniva abitualmen-
te celebrata a Cannes la domenica mattina.
L’Istituto esprime qui pubblicamente il pro-
prio ringraziamento alle religiose di Serre-

‘S eminario’ San Pietro Martire. Dopo un


‘anno sabbatico’ durante il quale il “se-
minario” aveva chiuso i battenti, con l’anno
Nerpol per la fiducia che ci hanno accorda-
to, al seguito di Padre Vinson.
Apostolato estivo. Anche quest’anno si
accademico 1999-2000 cinque seminaristi, sono svolte le consuete attività in favore del-
tutti francesi, hanno iniziato i loro studi la gioventù. Dall’otto al 21 luglio, nel castel-
presso di noi a partire dal 15 settembre. Con lo di Raveau, i bambini italiani (pochi), fran-
loro vive anche un postulante (che deve an- cesi (molti) e belgi hanno partecipato alla
cora passare l’esame di maturità) e un fami- Crociata Eucaristica: catechismo, giochi, tea-
glio. A tutti auguriamo la perseveranza nelle tro (N.D. de l’Osier, di P. Vinson), cammina-
loro generose disposizioni. te, visite a chiese o castelli (la Cattedrale di
Belgio. Don Geert Stuyver è venuto a Bourges)... il tutto sotto la direzione paterna
farci visita a Verrua il 29 settembre, per se- di don Giugni. Una novità, quest’anno, per
guire poi con gli altri confratelli il ritiro sa- le bambine. Don Murro ha deciso di unire le
cerdotale predicato anche quest’anno da nostre forze a quelle delle Suore di Cristo
don Schoonbrodt. I lavori per la nuova chie- Re, per cui le bambine italiane hanno parte-
sa (che sarà dedicata alla Madonna del cipato al campo organizzato dalle Suore nel-
Buon Consiglio) e la nuova canonica avan- le montagne del Delfinato (a Chantelouve,
zano ma non sono ancora terminati. Faccia- per l’esattezza) all’inizio di luglio. Per la pri-
mo appello a tutti i lettori perché inviino al- ma volta il cappellano era don Murro poiché
tri aiuti a don Stuyver del quale ricordiamo Padre Vinson, che fino ad allora aveva avu-
il conto corrente postale: to quella responsabilità, è deceduto proprio
CCP: 000-1719640-24 il giorno dell’inizio del campo. Un bel reso-
intestato a: Anablepson VZW conto di quelle giornate è stato pubblicato
Sint-Christianastraat 7 da Simple lettre (n. 117, sett.-ott. 1999, pp. 3-
B- 9200 Dendermonde. 4). Don Ercoli ha diretto invece un campo
Dal Belgio, don Stuyver si reca una volta per adolescenti dal 2 all’11 agosto. Punto di
al mese a Lille per assicurare la messa dome- partenza: le magnifiche montagne provenza-
nicale. Don Stuyver pubblica anche un bol- li a Peira Cava; punto d’arrivo: le altrettanto
lettino in fiammingo per i suoi fedeli. belle montagne del Delfinato a Villard-Laté.
Francia. Lione: la domenica 25 aprile, vi- Segnaliamo la ‘rimpatriata’ di qualche gior-
gilia della festa della Madonna del Buon no di Joseph Selwey, che è stato seminarista
Consiglio don Murro ha celebrato la S. Mes- a Verrua e che ora prosegue i suoi studi con
sa nel nuovo locale. A partire dal mese di don Sanborn, venuto apposta dagli Stati
novembre egli terrà inoltre una serie di con- Uniti, con un suo fratello, per aiutarci.
ferenze. Ringraziamo tutti coloro che ci han- Esercizi spirituali. Una volta gli Esercizi
no aiutato a trovare e aprire questa cappelli- erano dati solo l’estate; adesso ne abbiamo
na nella capitale delle Gallie. Cambio della intensificato i turni. In Italia, abbiamo con-
guardia a Tours. Don Thomas Cazalas, dopo fermato il turno primaverile misto (quest’an-
tre anni di ministero presso Padre Barbara è no si è svolto a Verrua dal 10 al 15 maggio),
stato richiamato alla Casa madre. Lo sosti- che si affianca quindi a quelli ‘tradizionali’
tuisce per il momento don Ugolino Giugni. del mese di agosto dati dai revv. Nitoglia e
In seguito alla malattia e alla morte di Padre Ricossa, in ritardo, quest’anno, di una setti-
Vinson, le Suore di Cristo Re (da lui fonda- mana (dal 23 al 28 per gli uomini - 13 presen-
te) ci hanno chiesto di assicurare la Santa ze - e dal 30 agosto al 4 settembre per le don-
Messa tutte le domeniche alla loro congre- ne - con 8 presenze). Anche in Francia, la
gazione e alla scuola per ragazze della Mai- collaborazione con Padre Vinson (e poi la
son Saint-Joseph. I nostri sacerdoti assicura- necessità di sostituirlo) ci ha permesso di da-
no anche la ‘predicazione’ degli esercizi spi- re più sovente gli Esercizi. Don Ricossa ha
rituali di sant’Ignazio, sempre a Serre-Ner- aiutato Padre Vinson nell’ultimo turno che
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egli ha dato nella sua vita (dal 12 al 17 aprile) dell’antisemitismo, che sono da cercarsi so-
e lo ha sostituito dal 1 al 6 luglio, negli ultimi prattutto nel giudaismo stesso, nella sua reli-
giorni della sua malattia mortale. Padre Vin- gione e mentalità. Difensore, col suo intimo
son ha certamente offerto le sue sofferenze amico Charles Péguy, del capitano Dreyfus,
per la buona riuscita di questo turno di eser- adepto intransigente della causa sionista, an-
cizi. A Raveau si sono svolti i consueti due cor oggi venerato dal B’nai B’rith che gli ha
turni dati dai reverendi Giugni e Murro: dal 2 dedicato alcune Logge, Bernard Lazare non
al 7 agosto per le donne e dal 9 al 14 agosto può certo essere classificato come un autore
per gli uomini. Don Giugni e don Cazalas anti-semita, e ancor meno come simpatiz-
hanno poi dato gli esercizi per gli uomini a zante del cristianesimo del quale è un fiero
Serre-Nerpol dal 23 al 28 agosto, in contem- avversario: proprio per questo le sue ammis-
poranea al turno di Verrua. Come ogni anno, sioni sulle cause reali dell’anti-semitismo so-
si è svolto anche il ritiro sacerdotale, predica- no di una importanza eccezionale, che il let-
to da Don Schoonbroodt dal 4 al 9 ottobre a tore non sottovaluterà certamente.
Verrua. I seminaristi (ed un giovane france- Parlano di noi. Lectures Françaises (n.
se) invece, hanno ricevuto gli esercizi da don 504, avril 1999), dedica la p. 36 a una inte-
Nitoglia e don Murro dal 25 al 30 ottobre. ressante recensione di Sodalitium (n.47
Gli esercitanti di lingua francese hanno quin- dell’edizione francese) e del Buon Consiglio
di una abbondante scelta di date durante tut- segnalando gli articoli di don Nitoglia sul
to l’anno, mentre quelli di lingua italiana Kahal e su Guénon. La segnalazione di So-
possono organizzarsi per ottenere dei turni dalitium, essendo “religiosamente scorret-
supplementari su richiesta. In Belgio, don ta”, costringe gli amici di LF (che ringrazia-
Stuyver e don Schoonbroodt hanno per ora mo comunque sinceramente) a pubblicare
mantenuto la formula degli esercizi di soli tre anche una colonna contro il “sedevacanti-
giorni, dati in fiammingo a Steffeshausen du- smo”... Pazienza. Opposta reazione, eviden-
rante il mese di agosto. temente, negli ambienti guénoniani, che
Conferenze. Don Nitoglia è il nostro con- hanno dedicato il cap. XV del libro di P. Nu-
ferenziere ufficiale! Sperando di non dimen- trizio e altri autori, Réné Guénon e l’Occi-
ticarne qualcuna, segnalo: il 28 maggio a Fa- dente, a una replica contro l’articolo di don
briano (“Riflessioni sulla vera natura della Nitoglia “Un grande iniziato: Réné Gué-
New Age”); il 31 maggio a Roma (Palazzo non”. Il n. 48 è stato invece recensito favore-
Barberini) con don Ennio Innocenti (“Gnosi volmente da Faits & Documents (n. 70, 1
e Càbala in Raimondo Lullo”); il 10 giugno, giugno 1999, p. 10) che ha anche segnalato
a Como, presso l’Unione Industriali, (“Ri- ai suoi lettori l’edizione francese della Ras-
flessioni sulla vera natura della New Age”); il segna Stampa di Sodalitium: “Sempre inte-
25 giugno a Milano (Giudeo-Massoneria e ressante la Rassegna Stampa (vero supple-
Vaticano II). Assieme all’autore, Mario Spa- mento di Faits & Documents) edita in france-
taro (e, a volte, con altri conferenzieri), don se dalla rivista italiana Sodalitium sui temi
Nitoglia ha presentato il libro Dal caso della massoneria e degli ebrei in Europa”
Priebke al nazi-gold (Ed. Settimo Sigillo, (F&D, n; 73, p. 10). La nuova rivista La que-
Roma) in varie città d’Italia: il 13 settembre stione ebraica dedica il suo primo numero
a Tivoli, l’8 ottobre a Como, il 15 ottobre a (agosto 1998) al libro di I. Shahak, Storia
Varese; il 5 novembre a Milano. Un resocon- ebraica e giudaismo (edito dal nostro Centro
to della conferenza di Tivoli è stato pubblica- librario) con interessanti approfondimenti
to sul numero del 5 ottobre di Linea. sul tema, tratti, in genere, da autori cattolici;
Centro librario. Il CLS ha già edito in il lettore attento scoverà da sé, però, tra le
italiano, nel 1997, Storia ebraica e giudai- righe e tra le note, il veleno neo-pagano in-
smo. Il peso di tre millenni, del prof. Israel stillato dai redattori della rivista. Parla piut-
Shahak. Complemento indispensabile a que- tosto male di noi Marco Dolcetta nel suo li-
st’opera recente, il ‘classico’ di Bernard La- bro (poco serio e rigoroso) Politica occulta
zare: L’antisémitisme, son histoire et ses cau- (Castelvecchi, Roma, 1999, p. 94). Ottimo
ses (1894), del quale abbiamo curato la pri- esempio di “Chiesa giovannèa” (da Giovan-
ma edizione italiana. Lazare (1865-1903) fu, ni Evangelista, non da Giovanni XXIII) di
come Shahak, un ebreo laico e di sinistra, cui parlammo nel numero scorso di Sodali-
che denunciò però con sincerità le cause tium (articoli su/contro de Maistre e
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Mickiewicz), nell’articolo di “Giovanni Ser- sulla Sede di Pietro, come vuole il Vaticano
vodio”, pubblicato da Inter multiplices una I e ricorda Morgan stesso a p. 4, senza am-
vox (marzo 1999, pp. 19-26). Poiché l’artico- mettere la sussistenza della gerarchia “mate-
lo su Adam Mickiewicz ha suscitato molto rialiter”? Segnaliamo infine un interessante
interesse negli ambienti più disparati, segna- opuscolo di P. Tailhades (edito dal Bulletin
liamo ai lettori il saggio di Laura Quercioli de l’Occident Chrétien) su La Fraternité
Mincer, La contesa sulle origini ebraiche di Saint Pie X et la Nouvelle Droite. L’autore
Mickiewicz, pubblicato sul quadrimestrale sottolinea come, dopo un lungo silenzio sulla
della Unione delle comunità ebraiche questione, alcune riviste abbiano deciso di
italiane, La Rassegna mensile di Israel (gen- denunciare le infiltrazioni dell’esoterismo
naio-aprile 1999, n. 1, pp. 29-52), il quale “cristiano” tra i cattolici “tradizionalisti” (ad
completa e conferma quanto scritto da So- es. Le sel de la terre e De Rome et d’ailleurs).
dalitium sul poeta polacco. Il mensile bre- Nonostante ciò, alcuni ambienti della Fra-
sciano Chiesa viva ha pubblicato un inedito ternità San Pio X danno largo spazio, su rivi-
di don Nitoglia (Lettera di Sergio Romano a ste come Fideliter o Pacte, ad autori della
un amico ebreo) sul n. 304 (marzo 1999) e, corrente esoterista e/o neo-pagana. Nel far
sul n. 310 (ottobre 1999) ha iniziato la pub- ciò, cita a sostegno della propria tesi la rivi-
blicazione dell’articolo dello stesso Don Ni- sta Sodalitium (pp. 7-9), non senza precisare
toglia, Joseph de Maistre esoterico? assicu- il suo completo disaccordo con noi. Infatti,
rando così una maggiore diffusione alle do- ogni numero del B.O.C. contiene i soliti vio-
verose riserve che bisogna portare sul pen- lenti e infondati attacchi contro ‘Verrua Sa-
siero di questo scrittore. La rivista america- voia’, su quali non ritorniamo. L’opuscolo di
na The Reign of Mary (n. 97, pp. 4-5 e 26) Tailhades è interessante, anche se il lettore
pubblica un articolo di don Ricossa intitola- dovrà discernere il grano dalla zizzania; in
to The Candid admission of Bishop Tissier generale, bisogna fidarsi più delle citazioni
de Mallerais. Si tratta in realtà di un capito- che dei giudizi personali dell’autore. Siamo
letto di un articolo apparso su Sodalitium (n. però d’accordo con Teilhades nel riconosce-
48, pp. 50-51). Ci dispiace che il lettore non re che anche all’interno della Fraternità si fa
sia stato avvertito del fatto che l’articolo strada una reazione salutare contro questi
non è stato integralmente pubblicato. Civi- cedimenti all’esoterismo, reazione che non
tas Christiana (nn. 18-21, pp. 91-92) presenta possiamo che incoraggiare e sostenere, spe-
come di consueto l’ultimo numero di Sodali- rando che riesca a prevalere.
tium e recensisce il libro di E. Ratier, I guer- Risposta ad alcune obiezioni: I. Louis-
rieri di Israele. Rino Cammilleri scrive scher- Hubert Rémy. L’articolo di don Ricossa
zosamente che continuerà “a fare le pulci al “L’apocalisse secondo Corsini” e la sua ap-
clero” anche se “in Vaticano regnerà don Ri- pendice “su alcune profezie e rivelazioni pri-
cossa” e che troverà “qualcosa di ancora vate” (Sodalitium, n. 49, pp. 52-67) ha susci-
troppo progressista nella messa detta in lati- tato la reazione negativa de Les Amis du
no arcaico” (su Percorsi, n. 20, luglio 1999, Christ Roi de France (A.C.R.F., B.P. 2, F-
p. 38). Caro Cammilleri, la pigliamo in paro- 44140 Aigrefeuille; maggio 1999) e del suo
la! William Morgan, uno scrittore sedeva- responsabile, Louis-Hubert Remy. Citiamo
cantista inglese, segnala Sodalitium e l’Isti- le critiche: “Siamo stati costernati nel leggere
tuto ai lettori del suo opuscolo Sedeva- ultimamente in una rivista rispettabile un vio-
cantism. Some questions and objections an- lento attacco contro il Segreto di La Salette.
swered (p. 13). Alla p. 5 critica la posizione Credevamo l’autore più colto e al corrente
di P. Guérard, ma a p. 4 ammette che “Il ve- delle polemiche sul segreto. La regina di
ro problema è d’avere più Vescovi con l’auto- Francia non è venuta da noi, a casa sua, per
rità gerarchica, in modo che essi possano riu- parlarci solo di patate. Rileggete ‘I Segreti di
nire con urgenza un concilio per dichiarare La Salette’ di Max Le Hidec, N.E.L., 1969,
formalmente la vacanza della Sede di Pietro, e ove l’autore spiega le condanne che non si
per organizzare l’elezione del prossimo Papa pronunciano sull’autenticità: ‘è possibile che
valido”. E allora, se tutti i vescovi sono pub- il sant’Uffizio abbia voluto unicamente rife-
blicamente compromessi - come i cardinali - rirsi ai commenti del Segreto e questa inter-
“to the anti-catholic Counciliar Reform” (p. pretazione è tanto più verosimile che la prima
5), come poter avere dei perpetui successori fase del decreto sembra fare allusione ai libri
67

condannati dell’abbé Combe’. Gli elementi del digiuno, bestemmie, profanazione della
del segreto sono ben reali, poiché tutti realiz- festa), del castigo del peccato, del suo ruolo
zati o quasi e rinnovati dal messaggio di Fati- di mediatrice presso Gesù Cristo. È sconvol-
ma. Perché questo articolo? L’autore non sa gente constatare l’ironia e il disprezzo di
che tutti quelli che hanno attaccato La Salette Remy per quanto certamente la Madonna ha
sono finiti male? L’ultimo esempio è l’abbé detto a La Salette.
de Nantes” (p. 4, n. 1). “Così parlava il Car- c) Sono bene al corrente della pubblicisti-
dinal Pie. Che coloro che seguono delle rive- ca in difesa del segreto. Io stesso non mi sono
lazioni private, serie, non condannate, messe pronunciato sulla autenticità dello stesso (pp.
alla prova, siano rassicurati. Che coloro che 64-65, 67). Però, è il testo stesso del segreto,
le rifiutano sistematicamente, non imponga- come è stato edito da Melania, che è stato “ri-
no agli altri il loro settarismo. Questi ultimi provato e condannato” (nel decreto del 1923)
sono spesso degli pseudo-teologi, più attacca- e non sue interpolazioni (risposta del 1957) o
ti a una formazione universitaria scettica, li- solo dei suoi commenti. Quindi la tesi di Le
berale e naturalista, che cattolica” (p. 7). Sul- Hidec è insostenibile, perché cozza contro le
la “profezia di San Francesco”: “si ha l’im- interpretazioni che la Santa Sede stessa ha
pressione che dia fastidio. Ci si domanda dato dei suoi decreti.
perché. (...) Ci è stato obbiettato che essa do- d) Il perché dell’articolo è chiaramente
vrebbe applicarsi al periodo del gran scisma espresso nell’editoriale (p. 3) e nell’articolo
d’Occidente. E degli articoli, apparentemente stesso: p. 63, 66, 67. Difendere la verità con
molto colti, con ‘l’appoggio di una documen- argomenti non probanti danneggia la verità
tazione irrefutabile’ ci assicura (sic) che si ri- che si vuole difendere (un ottimo esempio di
ferisce a Bonifacio VIII e Giovanni XXII. questa attitudine sono gli articoli di Remy e i
‘Essa sarebbe un testo sedevacantista, ma for- libri di Delacroix).
giato da dei sedevacantisti del XIV secolo, e) Non mi risulta che Leone XIII, san Pio
che, per di più, avevano torto!’ I nostri critici X, Pio XI e Pio XII siano mal finiti. Se finirò
iniziano col parlare di ipotesi e finiscono col male (Dio non voglia) non sarà certo per
parlare senza sfumature. Un comportamento aver creduto e obbedito alla Chiesa.
bizzarro. In ogni caso, più la si medita, più 2) A proposito del Cardinal Pie, sulle ri-
essa descrive la nostra epoca. E se ciò che è velazioni private. Il Cardinal Pie, citato
descritto nelle prime 19 righe si è realizzato, dall’A.C.R.F., scrive testualmente: “La Chie-
le persecuzioni profetizzate nelle 8 ultime ri- sa, quando ha formato la sua convinzione sul
ghe sono probabili” (p. 18). “Abbiamo letto valore della rivelazione, se dà il permesso di
ultimamente in una rivista rispettabile una credervi e di praticare gli atti di culto che vi
spaventosa recensione modernista che non sono collegati, non emette tuttavia dei co-
onora il suo autore. Che legga la prefazione mandamenti e non fa degli obblighi al propo-
introduttiva dell’abbé Drach in ‘La sainte Bi- sito” (p. 7). Con questa citazione Remy si dà
ble’ ed. Lethielleux, 1879, tomo 23, Apocalis- la zappa sui piedi, poiché se la Chiesa non
se di san Giovanni: ci sono tre sistemi d’inter- obbliga neppure a riguardo delle rivelazioni
pretazione” (p. 19, n. 3). private da Lei saggiamente approvate, ancor
Abbiamo chiesto a don Ricossa, che è meno si può pretendere fedeltà a ‘rivelazioni’
l’autore (non citato, ma ben riconoscibile) da Lei esplicitamente riprovate (o non appro-
incriminato di modernismo, naturalismo, li- vate). Quanto a me, credo e abbraccio tutte le
beralismo, scetticismo e settarismo, una ri- devozioni e rivelazioni approvate e racco-
sposta al signor Remy. Eccola. mandate dalla Chiesa.
“La mia risposta sarà duplice: sui punti 3) A proposito della “profezia di San
controversi (necessariamente breve), ed in Francesco”.
generale su Remy. a) Nessuno ha parlato del Grande Scisma
Quanto alla controversia, rispondo così: (a meno che Remy creda che Bonifacio VIII
1) A proposito del Segreto di La Salette: e Giovanni XXII abbiamo regnato in quel
a) l’attacco non era violento: ho solo ri- periodo).
portato le prese di posizione della Chiesa. b) “Questa profezia è stupefacente per la
b) Nel messaggio approvato dalla Chiesa, sua chiarezza”, scrive Remy (p. 18). Ci dica
la Madonna non parla solo di “patate”. Essa allora il sedevacantista Remy dov’è “il vero
parla dei peccati degli uomini (profanazione Sommo Pontefice” al quale pochissimi cri-
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stiani vorranno obbedire, di cui parla la ecc. ritornano la Chiesa e il Papa, per per-
“chiarissima” profezia. mettere al Signor Remy un secondo matrimo-
4) A proposito dell’interpretazione nio. Non solo bisogna rifiutare i sacramenti
dell’Apocalisse: alle donne in pantaloni (e non è certo bello
a) la Chiesa non ha imposto una esegesi per una donna che non sia Giovanna d’Arco
particolare (scrive Remy: “ci sono tre sistemi portare i pantaloni) ma i famigliari di queste
d’interpretazione”). “peccatrici pubbliche” non devono neppure
b) non impongo a nessuno l’esegesi di riceverle a casa o a tavola (p. 25): è il Signor
Corsini. Remy, che ha due mogli, che dà lezioni ai
c) Ma non vedo in che cosa questa esegesi “peccatori pubblici” e ai loro parenti.
sarebbe modernista (né Remy ce lo spiega). A Louis-Hubert Remy dobbiamo ricono-
Forse considera modernisti anche il Card. scenza, poiché è tra quelli che ci hanno fatto
Billot e Mons. Spadafora? conoscere Padre Guérard des Lauriers. Que-
d) Neppure Remy può imporre l’esegesi sto ricordo ci ferisce però particolarmente nel
di Holzauser. vederlo pubblicizzare e ispirare un libro, co-
In quanto alle posizioni del Remy, mi me quello di don Paladino, Petrus es tu?, che
sembra che si debba rilevare una pericolosa combatte la Tesi di padre Guérard. Ma che
incoerenza. Egli impone un sistema morale e volete: questa Tesi non rifiuta TUTTO (tran-
dogmatico estremamente rigido (che si spinge ne le nullità di matrimonio e le messe della
a p. 14 a dichiarare “non degno di un cattoli- Fraternità). La lunga crisi che stiamo attra-
co” quanto autorizzato da Pio XII), che atti- versando mette alla prova tante anime gene-
ra per questo delle anime ferventi. Ma questa rose e fedeli che, in tempi normali, sarebbero
rigidità è spesso rigorismo, per giunta farisai- state ammirevoli, sotto la guida di buoni sa-
co (“essi mettono insieme pesanti fardelli dif- cerdoti. Anche L.-H. Remy è tra queste. Tan-
ficili da portare e li pongono sulle spalle degli ti esempi di cadute sacerdotali gli hanno fatto
altri; ma essi non vogliono smuoverli nean- credere che più che essere diretto da un sacer-
che con un dito” Mt 23, 4). Infatti, egli scrive dote, deve, di fatto, dirigere lui stesso (più o
a proposito della “chiesa conciliare”: “la meno dietro le quinte) i sacerdoti. Capiamo
chiesa conciliare è cattolica? Non può essere le sue difficoltà, ammiriamo, a volte, il suo
un ‘sì, ma...’ Non può essere un ‘no, ma...’. zelo. Ma ci vorrebbe, a mio parere, un po’
Dalla vostra risposta dipende un’attitudine più di prudenza, di umiltà, di capacità di re-
coerente. se è ‘sì’, dovete... Se è ‘no’, dovete... stare al proprio posto...”.
Per noi, la chiesa conciliare non ha più nien- II. Don Paladino. Il nostro confratello,
te di cattolico (...). Noi che passiamo la no- don Francesco Paladino, ha pubblicato un li-
stra vita a conformarci a un pensiero cattoli- bro in francese, intitolato Petrus es tu?, nel
co, a una vita cattolica, sappiamo, credendo e quale espone la sua tesi “sedevacantista”. Il
facendo ciò che è sempre stato creduto e fat- capitolo V del libro è consacrato a un tentati-
to, cos’è essere cattolici. E sappiamo che la vo di refutazione della Tesi di Cassiciacum,
chiesa conciliare non è cattolica. Punto e ba- facendo anche riferimento agli articoli di don
sta” (p. 2). “Non si può, sotto pena di aposta- Sanborn al proposito pubblicati sulla nostra
sia, accettare tale o tale parte dell’altra (chie- rivista. Una risposta di don Ricossa a don
sa), per minima che sia. (...) Si deve rimpro- Paladino, in difesa della Tesi di Cassiciacum
verargli TUTTO, bisogna rifiutare TUTTO. è stata recentemente pubblicata dalla nostra
Rifiutare i suoi ‘papi’, la sua ‘gerarchia’, i casa editrice. Richiedete in redazione Don
suoi ‘dogmi’, il suo ‘insegnamento’, il suo Paladino e la Tesi di Cassiciacum!
‘catechismo’, i suoi ‘sacramenti’, i suoi ‘ritua- Le sel de la terre e Mons. Guérard des
li’, ecc. ecc.” (p. 6). Lauriers. Precisazioni. Abbiamo già avuto
Bisogna rifiutare TUTTO, anche la MI- modo di parlare della rivista Le sel de la ter-
NIMA parte, sotto pena di APOSTASIA... re, curata dai Padri domenicani di Avrillé.
Tranne le messe celebrate in comunione con Questa rivista tomista è certamente la più in-
Giovanni Paolo II, alle quali Remy assiste teressante tra quelle che si situano “nella li-
tranquillamente. E tranne le dichiarazioni di nea della lotta per la Tradizione iniziata da
nullità matrimoniale pronunciate in nome di S.E. Mons. Lefebvre” e condividiamo una
Giovanni Paolo II dalla Sacra Rota: perché buona parte delle sue posizioni. Dobbiamo
allora la “chiesa conciliare”, i suoi “papi” però - più che criticare - precisare e comple-
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tare quanto essa afferma a proposito di Pa- vre non apprezzò (specialmente la seconda
dre Guérard des Lauriers nel suo numero 30 proposta!) e numerosi professori e seminari-
(autunno 1999). Facciamo riferimento alla sti, incluso il direttore del seminario, lascia-
recensione di un libro delle edizioni (della rono la Fraternità. Fu chiamato allora a pre-
Fraternità) Clovis, intitolato La raison de dicare il ritiro di inizio dell’anno accademico
nostre combat: la messe catholique. A 30 anni il punto di riferimento dell’ala intransigente,
dal Novus ordo, la Fraternità san Pio X ha ovvero P. Guérard des Lauriers (settembre
raccolto in un solo volume vari scritti su que- 1977), proprio nel momento in cui, giorno
sto soggetto, tra i quali il famoso Breve esa- dopo giorno, si susseguivano gli abbandoni.
me critico del Novus Ordo Missæ presentato La posizione del predicatore - che annuncia-
a Paolo VI dai cardinali Ottaviani e Bacci. A va la futura Tesi di Cassiciacum - non fu
questo proposito, il recensore scrive: “il però gradita, per cui anche lui fu escluso, di
‘Breve esame critico’ fu redatto da un gruppo fatto anche se non ufficialmente, dall’inse-
di teologi, tra i quali il più attivo e il più con- gnamento. Da allora data, in realtà, l’allonta-
vinto fu Padre Guérard des Lauriers o.p.” (p. namento di Padre Guérard des Lauriers da
209). “Il ‘Breve esame critico’ fu redatto in Ecône, che perdeva così - da ‘destra’ (con
italiano e pubblicato nell’ottobre del 1969. La Guérard) e da ‘sinistra’ (con Berthod) - i do-
traduzione francese fu diffusa da ‘Itinéraires’ centi più qualificati per l’insegnamento. Ri-
dal marzo 1970. Nel numero 112 dell’anno tornato a Etiolles, Padre Guérard fu allora
1969, ‘La Pensée catholique’ aveva già pub- contattato da un gruppo di giovani
blicato un testo che sviluppava gli argomenti dell’M.J.C.F. che volevano vivere la vita do-
dottrinali contenuti nel ‘Breve esame critico’, menicana. Diede loro l’abito religioso (8-12-
dal titolo: ‘L’Ordo missae, par un groupe de 1977) e, con P. de Blignières, iniziò la forma-
théologiens’. Padre Guérard des Lauriers, zione intellettuale di quei giovani. Poiché il
nella sua ‘Dichiarazione’ di settembre-ottobre lavoro era superiore alle sue forze, Padre
1970 (‘Itinéraires’ 146, p. 76), ha ammesso di Guérard pensò di potersi appoggiare - nono-
aver apportato ‘una collaborazione decisa al- stante tutto - su Ecône, che infatti accettò
la redazione del ‘Breve esame critico’” e di quali studenti per l’anno 1978-79 (lettera di
essere l’autore dello studio pubblicato dalla Mons. Lefebvre a P. Guérard del 24 agosto
‘Pensée catholique”, d’accordo con altri teo- 1978) i quattro giovani domenicani senza che
logi. Aver scritto queste pagine onora Padre appartenessero alla Fraternità. Nella lettera
Guérard” (ivi, nota 28). Il riconoscimento collettiva di auguri per gli 80 anni del Padre
dei meriti di Padre Guérard è dovuto certa- (24 ottobre), Mons. Lefebvre e i professori
mente all’onestà del recensore, ma anche al di Ecône consideravano quella dei domeni-
fatto che i domenicani di Avrillé devono cani come una fondazione di Padre Guérard
molto a P. Guérard che, come diremo, si pre- e aspettavano una sua visita in seminario.
se cura di loro all’inizio della fondazione. Nel novembre 1978 però, Frère Innocent-
Poiché la rivista, però, si pone esplicitamente Marie Chassagne scriveva a P. Guérard che
nella ‘linea di Mons. Lefebvre’, i nostri con- “Monsignore, pur amandovi e stimandovi
fratelli si sentono in dovere di precisare che molto, è inquieto e turbato di vedervi venire
P. Guérard “sventuratamente, si separò da qui” (lettera di P. Guérard a Mons. Lefebvre
Mons. Lefebvre dieci anni dopo, nel 1978- del 14 novembre 1978). Tutto ciò avvenne in
1979” (fine della nota 28). Poiché i nostri questo contesto: Paolo VI era morto e Gio-
confratelli amano la storia come noi, è utile vanni Paolo II doveva ricevere in udienza
precisare brevemente alle nuove generazioni Mons. Lefebvre proprio il 18 novembre:
di lettori come andarono i fatti. Padre Gué- Mons. Lefebvre dichiarò di accettare il Con-
rard era professore nel seminario di Ecône cilio alla luce della Tradizione (come Giova-
ancora nel settembre 1977. Nell’estate era ni Paolo II stesso aveva detto doversi fare).
scoppiata la ‘rivolta’ dei professori moderati In seguito a ciò, Mons. Lefebvre, nella vigilia
fomentata dall’abbé Gottlieb e sostenuta dal di Natale del 1978, scrisse una lettera a Gio-
direttore stesso del seminario canonico vanni Paolo II chiedendo semplicemente la
Berthod (ora sepolto nella chiesa di Ecône). libertà per la “messa tradizionale” a fianco
Essa prevedeva l’espulsione degli elementi di quella moderna: “i Vescovi deciderebbero
intransigenti e lo stesso accantonamento di i luoghi, le ore, riservate a questa Tradizione.
Mons. Lefebvre in un priorato. Mons. Lefeb- L’unità si ritroverebbe immediatamente a li-
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vello di Vescovi locali”. Un anticipo, insom- approvato e forse persino redatto personal-
ma, del “protocollo d’intesa” del 1988 e mente questa nota, affermò, a partire dal
dell’Indulto! In questo nuovo clima, Mons. 1979, che la nuova messa era in sé stessa inva-
Lefebvre scrisse a Padre Guérard: la sua po- lida quale che sia l’intenzione del celebrante.
sizione sul ‘Papa e la Messa’ “mette l’agita- Con ciò si spingeva ben oltre gli altri rappre-
zione e causa violente divisioni, cose che cer- sentanti della resistenza, che qualificavano
co di evitare”; lui, Mons. Lefebvre, ha una questa messa come cattiva, equivoca, ambi-
condotta che “tiene maggiormente conto del- gua, rivoluzionaria, favorevole all’eresia ecc.
le realtà, sia tradizionaliste che progressiste”. In pratica, queste ragioni sono d’altra parte
Era un invito a non presentarsi più a Ecône. largamente sufficienti per imporre il dovere di
Nella sua risposta del 7 febbraio 1979, Padre non parteciparvi attivamente” (nota 33, p.
Guérard des Lauriers precisò la sua posizio- 210). Rispondiamo alle osservazioni dei no-
ne (che era già la Tesi): estratti delle due let- stri confratelli... Innanzitutto, la nota del
tere sono state pubblicate su Sodalitium, n. B.E.C. ci sembra contraddittoria. In effetti vi
18, pp. 12-13. Il 19 marzo, Mons. Lefebvre si afferma che nel N.O.M. le parole della
pubblicava la lettera n. 16 agli amici e bene- consacrazione non hanno più in sé stesse il
fattori, contenente la missiva natalizia a Gio- medesimo significato. Ora, le rubriche del
vanni Paolo II. Padre Guérard des Lauriers messale romano sono chiarissime al proposi-
reagì apertamente contro questa resa con un to: “se qualcuno diminuisse o mutasse qual-
documento intitolato: “Monsignore, non vo- che cosa della forma della consacrazione del
gliamo questa pace”. La pubblicazione della Corpo e del Sangue, e con questa mutazione
Tesi nei Cahiers de Cassiciacum, nel maggio di parole, esse non significassero più la stessa
1979 (subito violentemente attaccata da Jean cosa, non confezionerebbe il Sacramento [la
Madiran), fu solo il suggello di una rottura Messa sarebbe invalida]. Se invece aggiun-
già consumata. A distanza di tanti anni, vor- gesse qualche cosa, che non mutasse il signifi-
remmo sapere dai confratelli de Le sel de la cato, confezionerebbe effettivamente [il Sa-
terre se essi sottoscriverebbero la lettera n. cramento], ma peccherebbe gravissimamen-
16 di Mons. Lefebvre oppure no (l’allora su- te” (de defectibus in celebratione missarum
periore generale della Fraternità, Schmid- occurrentibus, cap. V: de defectibus formæ).
berger, rispondendo alle nostre perplessità Per la validità occorrono tre elementi: mate-
nei confronti della sua iniziativa seguita ria, forma e ministro con l’intenzione di fare
all’Indulto - la “petizione al Santo Padre” - ciò che fa la Chiesa; il B.E.C., unito alla ru-
ci disse che la sua posizione era più ferma di brica succitata, afferma l’invalidità della
quella di Mons. Lefebvre nella lettera n. 16, Messa per un difetto della forma; non si vede
che egli non avrebbe mai scritto). Questo, come la presenza dell’intenzione nel (buon)
per la storia. Ma Le sel de la terre muove sacerdote possa supplire a tale difetto. Tutta-
un’altra obiezione al pur venerato Padre via, Padre Guérard fonda la sua argomenta-
Guérard des Lauriers, a proposito della vali- zione sull’invalidità (almeno probabile) del
dità del nuovo messale. Lo fa citando pro- N.O.M. proprio sull’intenzione del celebran-
prio il ‘Breve esame critico’ nella sua nota te che si manifesta nel rito che adotta (se-
15: “le parole della Consacrazione, quali so- guendo l’insegnamento di Leone XIII in
no inserite nel contesto del Novus Ordo, pos- Apostolicae curae), e ciò contro la dottrina
sono essere valide in virtù dell’intenzione del esposta dal B.E.C. a questo proposito nella
ministro. Possono non esserlo perché non lo sua nota 15. Non crediamo probabile che egli
sono più ‘ex vi verborum’ o più precisamente abbia smentito se stesso (anche se a tutti è
in virtù del ‘modus significandi’ che avevano lecito e doveroso cambiare opinione, se si
finora nella Messa. I sacerdoti che, in un era errato precedentemente). Se egli fu un
prossimo avvenire, non avranno ricevuto la importante collaboratore del B.E.C., non fu
formazione tradizionale e che si affideranno il solo teologo che vi partecipò: vi lavorarono
al Novus Ordo al fine di ‘fare ciò che fa la ad esempio Mons. Renato Pozzi, perito con-
Chiesa’ consacreranno validamente? È lecito ciliare e membro della S.C. degli Studi e
dubitarne”. Da questo testo Le sel de la terre Mons. Guerrino Milani, della medesima
deduce che Mons. Lefebvre ha conservato la Congregazione, e soprattutto fu attivo, se-
dottrina del Breve esame critico, mentre “al condo la testimonianza di P. Guérard stesso
contrario, Padre Guérard, nonostante abbia (nell’edizione bilingue del B.E.C. del 1983
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edito a Villegenon dalle edizioni sainte Jean- Guérard era la persona più appropriata per
ne d’Arc con una introduzione, per l’appun- risolvere il problema della validità del nuovo
to, di P. Guérard) “un liturgista estremamen- messale. Quanto al fatto dell’assistenza alla
te distinto, coraggioso autore di articoli critici nuova “messa”, P. Guérard e P. Vinson pre-
che pubblicò in quel periodo sulla stampa ro- sero posizione (contraria) dal 1970; Mons.
mana” e che crediamo poter identificare sen- Lefebvre - opponendosi all’allora direttore
za ombra di dubbio in Mons. Domenico Ce- di Ecône, Bernard Tissier de Mallerais, che
lada. Infine, il testo italiano “a partire da no- seguiva la posizione di don Cantoni - prese
te scritte in francese” da P. Guérard, “fu com- posizione contro l’assistenza alla nuova mes-
pletato e minuziosamente messo a punto (...) sa solo nell’estate del 1981, (dopo aver egli
particolarmente per quanto riguarda la litur- stesso assistito attivamente alla nuova messa
gia” (cit., p. 6) da Vittoria Cristina Guerrini, ancora il 30 giugno 1980). Ed in questo, co-
nota nel campo letterario con lo pseudonimo me ci spiegarono allora a Ecône, e come era
di Cristina Campo [una persona che fece evidente, Mons. Lefebvre cambiò certamen-
molto, quindi, per la Messa, nell’ambito te opinione (per fortuna, in meglio).
dell’associazione Una Voce, ottenendo tra Battesimi. Sono nati alla vita della gra-
l’altro, con Emilia Pediconi, l’approvazione zia: il 2 maggio Stefano Tamagnini, a Mila-
del card. Ottaviani, ma che non è purtroppo no, battezzato da don Giugni. Il 16 maggio
esente da inquietanti contatti - ed è dir poco Imelda Bontemps, prima figlia di Alexis e
- con l’esoterista Elémire Zolla]. La teoria Claire Bontemps, battezzata a Entraigues da
dell’intenzione espressa alla nota 15 del don Cazalas; il 19 giugno, Elsa Ricossa, terza
B.E.C. può essere quindi anche dei Mons. figlia di Luca e Nadia Adami, battezzata
Pozzi, Milani, Landucci (?) ecc. e persino di nell’Oratorio del S. Cuore di Torino da don
Cristina Campo... Quanto a P. Guérard, il Ricossa il 1 agosto; sempre il 1 agosto, Ca-
suo pensiero sull’intenzione è espresso in un mille Prevost, battezzata da don Murro a
volume inedito ma non ignoto di circa 400 Serre-Nerpol. Il 7 agosto i gemelli Paolo e
pagine. Il testo, intitolato Reflexions sur le Giulia Durando, ottavo e nono figlio di Mar-
nouvel Ordo Missæ è preceduto da una let- co e Anna Durando, battezzati a Viotto da
tera... di Mons. Lefebvre che qui riportiamo: don Nitoglia, che il 29 agosto ha battezzato
“l’estensione e la profondità del cambiamento Hugues Chioccanini, figlio di Jerôme e An-
apportato al Rito Romano del Santo Sacrifi- ne-Marie Chioccanini; l’11 settembre, Domi-
cio della Messa e la sua somiglianza con le tille Doyon, di Bernard e Frederique
modifiche che ne fece Lutero obbligano i cat- Doyon, battezzata da don Giugni nella chie-
tolici fedeli alla loro fede a porsi la domanda sa della Maison Saint-Joseph a Serre-Nerpol.
riguardante la validità di questo nuovo rito. Prime Comunioni. Hanno ricevuto per la
Chi meglio del reverendo Padre Guérard prima volta Gesù Joseph Langlet (il 13 mag-
des Lauriers può dare un contributo perti- gio, dalla mani di don Murro, nella chiesa
nente alla soluzione di questo problema? delle religiose di Crezan), Elisabetta e Fran-
Che tuttavia resta ancora allo stato di studio. cesca Bichiri, Patrizia Chiodo e Teresa Fon-
Queste pagine, redatte con tanta scienza, ma- tan (nella nostra chiesa di Verrua); l’8 ago-
nifestano la gravità di questi cambiamenti che sto a Raveau Emeline Mendoza.
toccano la Chiesa, i suoi sacerdoti e i suoi fe- Matrimoni. L’11 luglio, nella chiesa dei
deli in quanto essi hanno di più caro: l’effu- SS. Pietro e Paolo a Verrua Savoia, don Ri-
sione delle grazie redentrici del Cuore Euca- cossa ha benedetto l’unione di Carlo Fran-
ristico di Gesù. Possano convincere molti sa- gioni e Manuela D’Ambrosi. Entrambi, per
cerdoti a ritornare al Rito le cui preghiere ri- prepararsi al matrimonio, avevano fatto gli
salgono ai tempi apostolici e canonizzato dal esercizi a Verrua durante il mese di maggio.
Concilio di Trento e san Pio V. Marcel Le- Un altro matrimonio è stato benedetto da
febvre, Ecône, 2 febbraio 1977”. Da questa don Stuyver a Dendermonde il 9 luglio.
testimonianza se ne deduce che P. Guérard, Defunti. Il 7 maggio: Antonino Di Fri-
ben prima del 1979, aveva formulato ampia- sco, padre della signora Giuseppina Bichiri.
mente la sua posizione sull’invalidità del Don Nitoglia ne ha celebrato i funerali nella
N.O.M., e che - con Paolo VI ancora vivo e chiesa di Tetti Rolle il giorno 10, accompa-
l’udienza con Giovanni Paolo II ancora di là gnando poi il corpo del defunto al cimitero
da venire - Mons. Lefebvre sosteneva che P. di Nichelino. Il 27 giugno, Angelo Lanzetta,
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padre della signora Rosa Giglio; tre giorni era direttrice dei corsi di dottrina cristiana,
prima aveva ricevuto i santi sacramenti da amata ed elogiata da tutti. Fin da piccolo
don Nitoglia. Lo stesso giorno, Gérard Gre- Hubert mostrò la sua serietà, sia nell’aiutare
lou; don Cazalas ne ha celebrato le esequie i genitori nel lavoro dei campi che nello stu-
il 30 giugno. Il 21 luglio, a Torino, Roberto dio, tanto che a volte, quando il tempo man-
Rigoletti, da tanti anni sarto ecclesiastico di cava, leggeva i libri durante il pasto. Entrò
tutti noi. Il 3 settembre, Jean Comet, che in nella Comunità dei sacerdoti del S. Cuore,
questi ultimi anni di malattia riceveva rego- fondata da Padre Dehon e, dopo il servizio
larmente i santi sacramenti a casa sua dai militare, andò ad Amiens nell’Istituto delle
nostri sacerdoti. Don Murro ha celebrato vocazioni tardive della medesima congrega-
una Messa di requiem nella cappella di An- zione, dove era molto stimato. Seguì i corsi
necy il 13 settembre. Il 26 settembre, la si- alla facoltà di Lille, e lì ebbe come professo-
gnora Caterina Bonolis in Ploy. Il giorno re il P. Guérard des Lauriers; nello stesso
prima don Nitoglia le aveva dato i santi sa- tempo aiutava un prete anziano che abitava
cramenti. Ne ha celebrato i funerali a Vare- nei dintorni. A causa del troppo lavoro, si
se il 27 settembre. Raccomandiamo questi ammalò e dovette interrompere gli studi.
defunti, e tutte la anime del Purgatorio, alle Dopo la guerra, riprese gli studi; ma in se-
preghiere dei nostri lettori, e presentiamo guito ad una seconda malattia, decise di in-
alle famiglie le nostre sincere condoglianze. terromperli definitivamente, per divenire
Dio ha richiamato a Sé l’abbé Petit e Pa- fratello presso i dehoniani. Quando iniziaro-
dre Vinson. Per loro è un “guadagno” (Phil. no le nuove riforme ne risentì la nefasta in-
1, 21), ma per noi, che restiamo senza la gui- fluenza, al punto che “non trovava più nella
da di questi buoni pastori, è una dura perdita. sua Comunità ciò che era venuto a cercare
* Il 14 aprile è deceduto l’abbé Hubert quando vi era entrato da novizio”, e così co-
Raymond Petit. Nacque il 11-2-1909 a La- minciò a frequentare le riunioni delle Asso-
neuville au Rupt, in Lorena, da una famiglia ciazioni S. Pio V. Fu Padre Vinson che con-
di contadini, profondamente cattolici. Sua sigliò Mademoiselle Docq, responsabile
madre gli ispirò la devozione verso la Ma- dell’Associazione S. Pio V-S. Pio X della
donna, facendogli notare che era nato il Lorena, di accogliere fratel Petit. Dopo due
giorno dell’apparizione di Lourdes. Sua zia anni di riflessione, il 7 ottobre 1981 accettò
l’invito di Mademoiselle Docq, che genero-
L’abbé Hubert Petit con Mons. Guérard des Lauriers il samente gli mise a disposizione il piano terra
giorno della sua ordinazione sacerdotale della sua abitazione di Commercy. Riprese
allora i contatti con Mons. Guérard des Lau-
riers, che l’ordinò sacerdote a Etiolles il 17-
3-1984. Celebrò così la Santa Messa a Com-
mercy e, grazie all’interessamento di M.
Aloncle, anche a Bar le Duc, dove in seguito
invitò Mons. Guérard a amministrare le cre-
sime. Di carattere molto sensibile e molto
delicato, fu sempre fedele allo spirito reli-
gioso: dovunque si recasse, fu sempre stima-
to da tutti. Mantenne amicizie per moltissi-
mi anni, anche con persone conosciute, co-
me con il pittore di Creusot, Raymond Ro-
chette. Gli ultimi anni furono un po’ sofferti
a causa della salute che declinava lentamen-
te, finché entrato in ospedale a fine gennaio,
vi decedeva il 14 aprile scorso. I funerali so-
no stati celebrati da don Stuyver, che in pre-
cedenza gli aveva dato tutti i Sacramenti, il
17 aprile, nella cappella di Commercy dove
l’abbé Petit celebrava la santa Messa. Che il
Signore accolga in Cielo la sua bella anima,
di religioso e sacerdote fedele. Mademoisel-
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le Docq si è occupata dell’abbé Petit con


tanta generosità e buon cuore, senza badare
ai sacrifici quand’era necessario, special-
mente negli ultimi tempi in cui, pur essendo
lei stessa ricoverata in ospedale, non cessava
mai di pensare e di fare quel che poteva per
lui. A lei ed alla famiglia dell’abbé Petit si
indirizzano le nostre condoglianze.
* L’otto luglio, verso le 3 del mattino, at-
torniato dalle sue religiose di Cristo Re, è
serenamente mancato nella sua Maison
Saint-Joseph, a Serre-Nerpol, Padre Geor-
ges Vinson. Era nato a Valence nel 1915
(parrocchia Saint-Jean). A dieci anni, nel
1925, entrò nel seminario minore, nel 1931
in quello maggiore. La sua vita cambia gra-
zie all’arrivo provvidenziale in diocesi del
grande apostolo degli Esercizi Spirituali, Pa-
dre Vallet, che aveva ricevuto dal vescovo Padre Vinson in Argentina negli anni ‘50 mentre scrive
diocesano Mons. Pic la casa di Chabeuil nel per la rivista “Valor”
1934. Il futuro primo successore di Padre
Vallet, padre Terradas, faceva i suoi studi mentale, serio) senza che ci sia disaffezione
nello stesso seminario dell’abbé Vinson, che per Roma. Chiediamo questo amore per la
fece per la prima volta gli Esercizi con Padre Verità e per la Chiesa”. Padre Vinson restò
Vallet nel 1935. Nel 1938, dopo il servizio fedele, per tutta la vita, a questo program-
militare, ottenne da Mons. Pic di lasciare il ma. Lo stesso anno, nel mese di novembre,
clero diocesano per entrare nel noviziato dei P. Vinson raggiunse la Spagna, dove lavorò
C.P.C.R. (i Cooperatori Parrocchiali di Cri- come superiore e maestro dei novizi, am-
sto Re, fondati da P. Vallet). Purtroppo pliando la casa di Pozuelo de Alarcon. Nel
scoppiò la guerra: il Nostro passò così cin- 1950 è nominato superiore in Uruguay, dove
que anni nel campo tedesco di Sagan, in Padre Vallet aveva lavorato dal 1929 al
Bassa Slesia, dove ebbe come compagno di 1932; il Vescovo di Salto, Mons. Viola, re-
prigionia l’abbé Barbara, che sarebbe dive- clamava di nuovo la presenza dei C.P.C.R.
nuto un giorno suo confratello a Chabeuil. Dalla Casa San Giuseppe di Salto si diffuse
Ritornò in Francia il 9 maggio 1945, pochi così l’opera degli esercizi in America Latina,
giorni prima della partenza definitiva di Pa- finché Padre Vinson, nel 1954, passò nella
dre Vallet per la Spagna, occasionata dalle più grande e promettente Argentina. È lui
minacce dei partigiani. Tornò così al novi- che costruì la casa “Madonna di Fatima” a
ziato di St-Joseph des Mées, e fu ordinato Rosario: dal 1951 al 1959 furono dati 234
sacerdote da Mons. Pic, nella cattedrale di turni di esercizi a 6715 esercitanti. Dalle pa-
Valence, nel giorno di Pasqua del 1946 (21 gine di Valor, la rivista dell’opera da lui di-
aprile). Era il primo sacerdote ordinato retta e fondata nel 1954, P. Vinson spronava
nell’opera dei C.P.C.R. Il 28 e 29 settembre tutti alla vita spirituale fervente mediante la
1946, coi Padri Barrielle e Romagnan, parte- pratica degli Esercizi, difendeva la morale
cipò alla riunione di Llivia con Padre Vallet, cristiana contro il lassismo incipiente, espo-
che voleva così lasciare ai Padri francesi le neva la dottrina sociale cristiana per il Re-
sue ultime direttive e i punti essenziali degli gno di Cristo Re combattendo particolar-
esercizi e della Congregazione. Padre Vallet mente il liberalismo, il laicismo, il comuni-
morì il 13 agosto 1947; sull’immaginetta-ri- smo, la Massoneria, il giudaismo e il neo-
cordo furono scritte queste sue significative modernismo. Si distinse in particolar modo
parole: “Abbiamo un faro di verità, ed è Ro- nel criticare i “cattolici da letteratura”, e i
ma! Dobbiamo essere degli appassionati di loro numerosi errori nel campo della fede
Roma. Teniamo per certo che colui che è di- e/o della morale: ricordiamo gli attacchi a
saffezionato da Roma è già caduto in errore; Léon Bloy, Charles Péguy, Maritain, Mar-
e che non si può essere in un errore (fonda- cel, Guitton, Mauriac, Claudel, von Baltha-
74

sar, Cesbron, Ortega y Gasset, Unamuno, fatti e con lo scritto, celebrando la Messa
Papini, Milton, Byron, Lamennais, Lanza ovunque, collaborando alle nascenti scuole
del Vasto, Teilhard de Chardin... Conobbe e cattoliche... Opporsi alla “nuova messa”, or-
tradusse in francese le opere di Padre Julio ganizzare la celebrazione della vera Messa,
Meinvielle. Nel 1957 iniziarono anche gli poneva il problema dell’assistenza alla
esercizi in Brasile, nella diocesi di Mons. de “messa” riformata da Paolo VI. Fu Padre
Castro Mayer. Richiamato in Europa nel Guérard des Lauriers o.p., con l’articolo As-
novembre del 1959, venne nominato coadiu- sister à la Messe, del 20 novembre 1971, che
tore del direttore dell’Opera degli esercizi per primo (almeno in Francia) dichiarò che
per la Francia e il Belgio (che era allora P. assistere alla “nuova messa” costituiva, di
Barrielle); contribuì alla fondazione di due per sé, un peccato contro la Fede. Padre
altre case: a Wissous, presso Parigi e a Barbara, su consiglio “di amici teologi, tra i
Bieuzy-Lanvaux in Bretagna. Morto Pio quali un professore all’istituto Pontificio del
XII, i nemici dei C.P.C.R. si erano scatenati, Laterano” (cioè di Padre Guérard des Lau-
specialmente in Francia, attaccando l’opera riers) modificò in questo senso la sua posi-
di P. Vallet (e la Cité Catholique di Jean zione precedente e diede “fuoco alle polve-
Ousset). Padre Vinson si difende e... con- ri” pubblicando l’articolo di P. Guérard su
trattacca. Ma il clima si fa pesante e difficile, Forts dans la Foi (n. 24, pp. 337-362). Con-
sia per gli attacchi dall’esterno (la congrega- temporaneamente, Padre Vinson prendeva
zione esita tra la fedeltà alla dottrina e il ri- posizione anch’egli con l’opuscolo La nou-
spetto per l’episcopato) che per delle divi- velle Messe et la conscience catholique (del
sioni interne. Padre Vinson fu così “messo in 28 novembre 1971), pubblicato con una pre-
quarantena” (aveva visto più in là degli altri) fazione di P. Guérard dell’otto dicembre,
finché, nel 1963, lasciò la Congregazione. posizione difesa negli opuscoli successivi.
Mons. Lefebvre lo fece incardinare e gli Bisogna nuovamente ricordare in questa se-
trovò un alloggio al seminario delle missioni de, per rendersi conto del coraggio di questi
a Bourg-la- Reine, da dove si spostava in sacerdoti che abbiamo conosciuto e amato (i
ogni angolo della Francia, del Belgio e della PP. Guérard, Vinson e - ancora vivo e vege-
Svizzera per la predicazione degli Esercizi. to - Barbara) che Mons. Lefebvre e il semi-
Nel 1969 fu tra i primissimi ad opporsi al nario di Ecône modificheranno la loro posi-
Novus Ordo Missae (“nuova messa”) coi zione solo nel 1981 con la crisi dovuta all’in-
segnamento di don Cantoni, e che anche al-
Padre Vinson in una foto del 1998 a Serre-Nerpol lora (ne fummo testimoni oculari) Mons.
Lefebvre condannava la posizione “estremi-
sta” di padre Vinson... senza accorgersi di
averla adottata in pieno... con 10 anni di ri-
tardo! In questa seconda parte della vita di
Padre Vinson (quella della resistenza alle
riforme conciliari) dobbiamo accennare a
tre opere che gli sopravvivono: il bimestrale
Simple Lettre - che con poche righe facili e
argute segnalava ai lettori le vie da prendere
e gli errori da evitare -, la fondazione con
Madre Monique Delmotte nel 1980 a Serre-
Nerpol della congregazione religiosa delle
Suore di Cristo Re - e la scuola per ragazze
tenuta dalle stesse Suore alla Maison Saint-
Joseph, unita alle colonie estive per ragazzi
e ragazze. Proprio nel 1980, all’inizio della
fondazione religiosa, si temette per la sua vi-
ta: potete leggere sul numero speciale di
Simple Lettre (n. 116, agosto 1999; da esso
abbiamo tratto quasi tutte le notizie che qui
pubblichiamo, dovute alla penna di Madre
Marie-Monique e di Maurice Muel) dei bel-
75

lissimi estratti del suo testamento risalente a si che purtroppo vi furono, esistette a nostro
quell’anno. Il Signore gli accordava invece parere una vera preoccupazione di provve-
ancora quasi vent’anni di vita per consolida- dere al bene della Chiesa: conservare il sa-
re le sue opere e dare ancora, a tante anime, cerdozio ed il sacrificio, per gli uni, evitare
la grazia degli Esercizi di Sant’Ignazio. L’età le infiltrazioni scismatiche per gli altri. A
non aveva per nulla diminuito la sua com- questa linea, felicemente riconciliata oggi,
battività, al contrario. Negli ultimi anni, an- penso che ci dobbiamo attenere.
zi, ha rimesso sul tappeto la questione Fu proprio a proposito del problema del-
dell’autorità nella Chiesa (la questione cioè le consacrazioni che don Ricossa e don Mur-
dell’illegittimità di Giovanni Paolo II) e ro incontrarono P. Vinson alla Maison St-
quella delle consacrazioni episcopali; la Fra- Joseph, vari anni fa. Da allora le visite si in-
ternità san Pio X non glielo ha perdonato, tensificarono (è stato almeno due volte egli
ed è stata, per P. Vinson, una nuova occasio- stesso a Verrua) fino a giungere alla stretta
ne di coraggio e di amore per la Verità. Poi- collaborazione di questi ultimi tempi.
ché abbiamo accennato alle consacrazioni, Dio ha concesso a Padre Vinson di vive-
non ci sembra fuori luogo, a distanza di tan- re intensamente la sua vita sacerdotale e
to tempo, fare una riflessione sugli avveni- apostolica fino alla fine. Fino all’ultimo, ha
menti che divisero, nel 1982, Padre Barbara, dato gli esercizi spirituali (l’ultimo turno,
Padre Vinson e Padre Guérard des Lauriers. coadiuvato da don Ricossa, terminò il 17
Come si sa, l’otto maggio 1981, Mons. Ngo- aprile, quattro giorni prima dell’emorragia
Dhin-Thuc, arcivescovo di Hué, conferì la cerebrale che gli fu fatale), morendo, come
consacrazione episcopale a Padre Guérard Padre Vallet, “sulla breccia”. Fino all’ulti-
des Lauriers. L’otto gennaio seguente, Pa- mo, egli fu nel cuore delle battaglie per la
dre Barbara denunciò questo atto (e la suc- difesa della Fede, scrivendo, pubblicando li-
cessiva consacrazione dei sacerdoti messica- bri, restando per tutti, amici e nemici, un
ni Carmona e Zamora) come “follia scisma- punto di riferimento o un temibile avversa-
tica”(secondo supplemento a Forts dans la rio. Fino all’ultimo fu presente alla vita della
Foi, n. 8). Pochi giorni dopo, il 13 gennaio, sua congregazione, pensando al suo futuro,
sei sacerdoti “legati a titoli diversi al R.P. alla sua espansione, rallegrandosi delle nuo-
Guérard des Lauriers” sottoscrivevano un ve vocazioni (proprio il 18 aprile vi furono
documento “a proposito della consacrazione voti perpetui e vestizione). Certo, si prepa-
episcopale del R.P. Guérard des Lauriers”, rava alla morte (durante gli ultimi esercizi
condannandola (pur senza considerarla sci- volle fare anch’egli la confessione generale a
smatica). Il primo dei firmatari era proprio questo scopo), ma nello stesso tempo lavo-
Padre Vinson che ebbe forse gli scontri più rava con la lucidità e l’entusiasmo di un gio-
violenti con Padre Guérard poiché entrambi vane. Come ha saputo vivere, ha saputo mo-
celebravano a Lione nella cappella del Quai rire, edificando tutti durante i quasi tre mesi
Saint-Vincent (dalla quale fu escluso P. di malattia. La notte stessa dell’emorragia
Guérard). Questi sono i fatti dolorosi di al- cerebrale, don Giugni gli amministrò l’estre-
lora. Oggi, sia P. Barbara, sia P. Vinson, sia ma unzione. Ha ricevuto più volte, in segui-
l’abbé Guepin hanno esplicitamente o impli- to, il viatico. È morto l’otto luglio attorniato
citamente dato ragione a Padre Guérard des dalle sue religiose e da qualche allieva, nella
Lauriers, accettando le consacrazioni epi- sua casa ove, notte e giorno, si pregava in-
scopali del 1981. Se Padre Guérard des Lau- cessantemente per lui.
riers ebbe ragione, i Padri Vinson e Barba- Don Ricossa ne ha celebrato le esequie
ra, però, non ebbero tutti i torti. In questi nella chiesa della Maison St-Joseph e al ci-
anni, l’infiltrarsi di personaggi veramente mitero di Serre-Nerpol. Erano presenti per
scismatici e comunque indegni tra i ranghi l’Istituto don Murro e don Cazalas (don
dei vescovi consacrati in stato di necessità, Giugni, molto legato a P. Vinson era impe-
dimostra come a ragione si potesse temere e dito di venire poiché dirigeva il campo per
prevedere, da parte di alcuni, l’abuso di po- bambini a Raveau), alcuni sacerdoti e reli-
teri che lecitamente e doverosamente erano giose di Chabeuil, due sacerdoti della Fra-
stati trasmessi. Sia in chi promosse le consa- ternità san Pio X, e l’abbé Guépin, che ha
crazioni, sia in alcuni di coloro che allora le predicato. Il nome di Padre Vinson resterà
combatterono, insomma, al di là degli ecces- certo in benedizione. Preghiamo per lui.
76

Messa in guardia.

Nel n. 48 di Sodalitium segnalavamo il di-


battito su Tradizione occidentale e New Age
tenuto a Roma il 9 giugno 1998. Tra i parte-
cipanti, oltre a don Nitoglia dell’Istituto Ma-
ter Boni Consilii, e al senatore Pedrizzi, di
Alleanza Nazionale, anche l’antropologa Ce-
cilia Gatto Trocchi, dell’Università di Peru-
gia (nonché membro del GRIS). Più recente-
mente, la professoressa Cecilia Gatto Troc-
chi era relatrice al 7° Convegno di Studi Cat-
tolici (Rimini, 29-31 ottobre 1999), organiz-
zato dalla Fraternità san Pio X e dalla rivista
La Tradizione Cattolica. Solo adesso (otto-
bre-novembre 1999) ci è giunta notizia che
Cecilia Gatto Trocchi collabora alla rivista
del Grande Oriente d’Italia, Massoneria Og-
gi, ed ha partecipato al Convegno “Giordano
Bruno, Uomo Universale Martire del Libero
Pensiero” (Roma, 18 marzo 1999), organiz-
zato sempre dal Grande Oriente. In seguito
a ciò, abbiamo rotto ogni rapporto con Ceci- Il programma del convegno di Studi cattolici apparso
lia Gatto Trocchi, e mettiamo pubblicamente sulla rivista La Tradizione Cattolica, nel quale Cecilia
in guardia tutti i cattolici a suo riguardo. Gatto Trocchi compare tra i conferenzieri

La rivista “Massoneria oggi” nella quale figura il nome di Cecilia Gatto Trocchi
77

Disponibilità: gennaio 2000

T À
VI
NO Bernard Lazare

L’Antisemitismo
La sua storia e le sue cause
Novità Librarie

COLLANA “IL MISTERO D’ISRAELE”


78

L’Antisemitismo. La sua storia e le sue cause

“L ’antisémitisme, son histoire et ses causes” di Bernard Lazare è un classico della


letteratura sul/contro il giudaismo ma, per quanto ne sappiamo, non ha ancora
avuto una traduzione italiana. Il Centro librario Sodalitium ripara dunque con questa
edizione una lunga omissione, completando così idealmente il libro di Israel Shahak:
Storia ebraica e giudaismo. Il peso di tre millenni (edizione italiana a cura del Centro
librario Sodalitium, 1997).
Scrivendo nel 1894 l’opera che lo rese celebre, L’antisémitisme, appunto, Bernard
Lazare, un ebreo secolarizzato, attratto dai movimenti anarchici e socialisti, sosteneva
che la causa dell’antisemitismo non doveva essere ricercata tanto negli antisemiti, quan-
to piuttosto nella mentalità stessa degli ebrei, mentalità consistente appunto nei “tre
millenni” di giudaismo di cui parla Israel Shahak. Sarebbe stata dunque la religione rab-
binica a plasmare quel popolo ebraico, così diverso da tutti gli altri, con delle caratteri-
stiche tali da provocare come reazione - ingiusta ma ineluttabile - l’antisemitismo.
Bernard Lazare era senza dubbio, nel suo laicismo, debitore del processo di assi-
milazione che subiva il giudaismo proprio col successo della sua emancipazione, avve-
nuta tra la fine del XVIII secolo e il principio del XIX. Ma egli non era assimilazioni-
sta. Vide quindi nel nascente Sionismo di Theodor Herzl (partecipò infatti al Secondo
Congresso Sionista del 1898) la possibilità di restare ebrei senza portare con sé il far-
dello del passato del suo popolo e della mentalità rabbinica che lui stesso aveva de-
nunciato. L’affare Dreyfus, infatti, lo aveva visto schierato - con il suo amico Charles

Novità Librarie
Peguy ed Emile Zola - a favore dell’innocenza del capitano cattolico di origine ebrai-
ca condannato per spionaggio in favore della Germania. Fu il caso Dreyfus l’occasio-
ne per la nascita del Sionismo, visto anche come soluzione all’impossibile convivenza
tra Gentili ed Ebrei in una stessa patria.
Lazare, nato a Nîmes nel 1865 e morto dimenticato nel 1903, non vide realizzato il
sogno Sionista: il libro di Israel Shahak dimostra però il fallimento delle speranze di
Bernard Lazare: lo Stato di Israele, infatti, mantiene in sé stesso tutte quelle caratteri-
stiche che Lazare a suo tempo denunciò come causa dell’antisemitismo...
Bernard Lazare - il cui nome riscuote ancor oggi venerazione nelle Logge del
B’naï B’rith - non si avvicinò mai, quindi, al Cristianesimo, che anzi avversò nella sua
qualità di ebreo e di socialista: anche il libro che qui pubblichiamo risente quindi for-
temente di questa visione anticristiana che - come casa editrice cattolica - non possia-
mo assolutammente condividere. Non giunse mai, pertanto, a capire che non nel So-
cialismo o nel Sionismo, ma in Cristo, ‘in cui non vi è Giudeo né Greco’ (Gal. III, 28)
gli Ebrei potranno finalmente riconciliarsi con la loro storia e con tutti gli altri popoli.
Solo nel riconoscimento della messianicità e divinità di Gesù Cristo e nell’accettazio-
ne sincera della Sua Chiesa il tormentato popolo giudaico, di cui Bernard Lazare fu
inquieto e acuto rappresentante, troverà la sua pace, svestendo il suo tragico ruolo -
iniziato duemila anni fa - di “nemico del genere umano” (I Tess. II, 15).

Bernard Lazare
L’Antisemitismo
La sua storia e le sue cause

(320 pagine f.to 15 x 21)


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79

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Don Paladino e la Tesi di
Rassegna Stampa n ° 7 Cassiciacum
Una miniera di informazioni su Massone- Una risposta al libro apparso in francese
ria, mondialismo, sionismo, ecc., pubbli- “Petrus es Tu?” nel quale don Paladino
cata ormai in un opuscoletto a parte, che espone la sua tesi “sedevacantista”. Don
potete procurarvi scrivendo in redazione Ricossa scrive in difesa della Tesi di Cas-
oppure tramite versamento di L. 6.000 siciacum.
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causale.

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E. RATIER I Guerrieri d’Israele 400 L. 40.000
G. CRISOSTOMO Omelie contro gli ebrei 192 L. 19.000
I. SHAHAK Storia ebraica e giudasimo 264 L. 30.000
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F. RICOSSA Don Paladino e la Tesi… 36 L. 7.000
B. LAZARE L’Antisemitismo À 320 L. 30.000
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tuto Mater Boni Consilii - Località Car- mese S. Messa alle ore 9.
bignano, 36. Tel. 0161.83.93.35. Nei giorni fe-
riali, S. Messa alle ore 7,30. Tutte le domeni- Milano: Oratorio S. Ambrogio. Via Vivarini 3. S.
che S. Messa ore 18,00. Benedizione Eucari- Messa tutte le domeniche alle ore 10,30. Per
stica tutti i venerdì alle ore 21. Il primo informazioni Tel.: 02.6575140 oppure rivolgersi
venerdì del mese, ora santa alle ore 21. a Verrua Savoia.

FRANCIA: Mouchy Raveau 58400 - La Charité Roma: Oratorio S. Gregorio VII. Via Pietro
sur Loire. Per ogni informazione telefonare: della Valle 13/b. S. Messa la 1ª e la 3ª 5ª do-
(+33) 03.86.70.11.14. menica del mese, alle ore 11.
Tours: presso l’associazione Forts dans la Foi.
Cappella St Michel, 29 rue d’Amboise. S. Torino: Oratorio del S. Cuore, Via Thesauro
Messa tutte le domeniche alle ore 10,30. Tel.: 3 D. S. Messa il primo venerdì del mese alle
(+33) 02.47.64.14.30. o (+33) 02.47.39.52.73. ore 18,15 e confessioni dalle ore 17,30. Tutte
(R. P. Barbara). le domeniche, confessioni dalle ore 8,30, S.
Messa cantata alle ore 9,00; S. Messa letta alle
BELGIO: Dendermonde. don Geert Stuyver: Ka- ore 11,15. Catechismo il sabato pomeriggio.
pel O.L.V. van Goede Raad Sint-Christia-
nastraat 7 - 9200. Tel.: (+32) (0) 52/21 79 28. S. Valmadrera (CO): Via Concordia, 21- Tel. 0341.
Messa tutte le domeniche alle ore 8,30 e 10. 58.04.86. SS. Messe la lª e la 3ª domenica del
mese alle ore 17,30, e confessioni dalle ore 17.

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ITALIA Annecy: 11, avenue de la Mavéria. SS. Messe la 2ª
e la 4ª domenica del mese alle ore 10 e confes-
Ferrara: Chiesa S. Luigi, Via Pacchenia 47 Alba- sioni dalle ore 9,00. Tel.: (+33) 04.56.72.44.85
rea. S. Messa tutte le domeniche alle ore 17,30.
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Messa la 2ª e 4ª domenica del mese alle ore 18h.
Firenze: Via Ciuto Brandini, 30, presso la
Prof.ssa Liliana Balotta. Per ogni informazio- Lione: (2ème) 17, cours Suchet. S. Messa la 2ª e la
ne rivolgersi a Verrua Savoia. 4ª domenica del mese alle ore 17, e confessioni
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