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MARTA PENSI Restituire il mito.

Sulla traduzione dei testi biblici di Emilio Villa

Il mito intraducibile, inesplicabile, sempre, senza speranza. Il mito la strada tumultuosa ove un sentimento infinito trova stanza. Il suo periodo un punto, la sua frequenza irreale, fittizia. EMILIO VILLA, introduzione alla traduzione dellEnuma elis Il poeta lombardo Emilio Villa, morto nel 2003 a quasi novantanni, nel corso della sua vita ha tradotto integralmente la Bibbia ebraica: la trah (istruzione), i profeti e gli scritti sapienziali, ovvero il complesso di libri che per il canone cristiano costituisce lAntico Testamento. La traduzione villiana venne realizzata direttamente dalle lingue originali lebraico e laramaico (questultimo per alcune sezioni di Daniele ed Esdra) ed lunico esempio in Italia di una traduzione integrale dellAntico Testamento compiuta da una sola persona. Nonostante ci soltanto alcune parti di questa traduzione sono state pubblicate. Villa, poeta, critico darte ( stato scopritore e sodale di molti talenti artistici del secolo: Burri, Matta, Schifano, Cagli, Capogrossi), artista visivo egli stesso, stato un dispersore ostinato dei suoi scritti ed stato ugualmente ostinato nel coltivare una posizione nettamente marginale, irrequieta e non conformista rispetto alla cultura ufficiale. Ha compiuto tuttavia un imponente lavoro di traduzione dalle lingue antiche, affrontando, oltre alla Bibbia, lOdissea, il poema babilonese Enuma elis (pubblicato nel 1939 su Letteratura) e il Dies Irae di Tommaso da Celano. Tale profonda competenza linguistica era dovuta alla sua storia personale: fra il 1925 e il 1932 visse in diversi seminari lombardi e, dopo aver abbandonato il percorso di formazione al sacerdozio, fra il 1934 e il 1938 frequent come laico il Pontificio Istituto Biblico di Roma, studiando

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assiriologia, le lingue semitiche e del settore cananaico, lugaritico, il fenicio, laccadico, il caldeo, i geroglifici egizi, oltre ovviamente ad approfondire lo studio del latino e del greco1. Accostatosi alla storia delle versioni dellAntico Testamento e alla lingua nella quale esso fu redatto racconta Aldo Tagliaferri che ha scritto una vivacissima biografia di Villa si convinse che era necessario accostarsi direttamente ai testi originari e non era legittimo limitarsi alle versioni delle Scritture tramandate (rispettivamente il testo masoretico giudaico 2, la traduzione dei Settanta, la Vulgata di san Girolamo), e che era altrettanto necessario rivalutare la parentela culturale con le antiche civilt mesopotamiche e con lEgitto. Negli anni Quaranta Villa inizi in maniera discontinua a dedicarsi a questa traduzione, ma risale solo al principio del decennio successivo la concezione di un progetto di traduzione integrale, che diede il via a una serie di abbozzi man mano rimaneggiati. A partire dal 1954 Bobi Bazlen convinse Villa a stipulare un contratto con la casa editrice Einaudi in base al quale, dietro il pagamento di una somma fissa mensile, si impegnava a portare a compimento lintera traduzione. Fino alla fine di quel decennio Villa continu ad onorare il suo compito, ma la traduzione venne rifiutata dalleditore. La storia di Villa effettivamente costellata di arditi progetti editoriali bloccati (e probabilmente avviliti) da una serie di rinunce e rifiuti, ma linteresse per i testi biblici aveva, come abbiamo visto, radici lontane e si prolung per tutto il corso della sua vita3. Nel 1947 infatti aveva stampato sotto il titolo di Antico teatro ebraico la traduzione del libro di Giobbe e del Cantico dei cantici, ma questa operazione non

1 Lo studio, sia pure ancora amatoriale, del fenicio lascia intravedere avvincenti orizzonti sulle origini dellalfabeto, e quello del caldeo sulle culture mesopotamiche, alle quali egli pi tardi si dedicher con incontenibile e tenace entusiasmo, A. TAGLIAFERRI, Il clandestino. Vita e opere di Emilio Villa, Roma, DeriveApprodi, 2004, p. 17. 2 Masorah in ebraico significa tradizione, e masra o massra il complesso di annotazioni critiche relative al testo della Bibbia, opera compiuta tra il VI e il X sec. d.C. che chiuse definitivamente la porta a qualsiasi variazione e interpolazione nel testo biblico. In precedenza gli scribi ne avevano fissato il testo consonantico e i punteggiatori ne avevano fissato la vocalizzazione. 3 Aldo Tagliaferri commenta cos lesito negativo: La maledizione che pesa su coloro che, lavorando nel settore dellindustria culturale, vogliono far quadrare presto i conti, che di solito ci riescono al prezzo di sbarazzarsi delle proposte che abbisognano di tempi lunghi per essere recepite e per tramutarsi in vantaggi economici: quella di Emilio una vita straordinariamente produttiva di proposte, spesso generose e vitali, frustrate da un sistema incline a chiudere porte e finestre in faccia alle idee autenticamente innovative, per adattarsi alla logica della continuit e del crisma autorevole, accampata da dilaganti orde di specialisti universitari, ID., Il clandestino, cit., p. 95. E sono affascinanti i termini in cui descrive di Villa il sovrano distacco che gli impedisce di godere della propriet delle cose e lo esime dal prendere sul serio una concezione contabile delle energie investite nella traduzione della Bibbia, ivi, p. 83.

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era affatto legata a quel progetto sistematico di traduzione integrale che avrebbe affrontato nel decennio successivo e che avrebbe conosciuto costanti modifiche nel corso della sua esistenza. Nel 1970 nella nota biografica che scrive per il suo volume Attributi dellarte odierna, Villa d testimonianza di questo work in progress raccontando di s che, nei dieci anni di assoluto silenzio tra il 1937 e il 1947, si era dedicato alla filologia semitica (traduzioni dallassiro, poi dallugaritico), allo studio dei problemi lessicali e testuali della Bibbia ( in continua elaborazione la sua traduzione dellAntico Testamento), a studi micenei e paleogreci (traduzione, anche, dellOdissea) []4. noto inoltre che nel 1966 Villa prest la sua consulenza per il kolossal cinematografico La Bibbia del regista John Houston, per il quale aveva lavorato gran parte della cerchia di artisti vicini a Villa (Cagli, Fontana). Nel 1975 sfum tuttavia anche la pubblicazione di Genesi presso la casa editrice Feltrinelli e pi o meno nello stesso periodo Villa rifiut un incarico di semitista che gli era stato proposto dallUniversit di Ankara. La maggior parte del materiale della traduzione rimasta sostanzialmente inedita: solo nel 1998 sulla rivista il verri, in un numero monografico dedicato a Villa, vide la pubblicazione lunico testo teorico villiano sulla traduzione della Bibbia, intitolato Sulla traduzione dei testi biblici, assieme ad una parte del terzo capitolo di Genesi. Poi nel 2004 sono state pubblicate, con la cura di Cecilia Bello, le traduzioni del libro dei Proverbi e del Cantico dei cantici. Tutto il materiale inedito relativo alla Bibbia (per ogni libro traduzione, note e commento) conservato in un fondo presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Lintento primario della traduzione villiana era restituire al testo biblico il suo valore pienamente umano e letterario, prima della sua portata sacra e religiosa, in unottica assolutamente laica e aconfessionale. lui stesso a dire di voler recuperare il testo attivo al di l delle esegesi giudaica, ellenistica e cristiana che si sono avvicendate nella lettura delle opere della letteratura ebraica antica. Nel 74 in una scheda che doveva servire da proposta editoriale Villa scriveva appunto:
Non esiste in Italia, e nemmeno fuori dItalia, una traduzione della Bibbia, o Antico Testamento, che non sia solo a-confessionale, ma proprio intimamente, interamente laica. Proponiamo quindi un progetto per una edizione dellAntico Testamento, cio del corpus della letteratura ebraica antica, che contempli la necessit di una versione critica e tenga conto dellindispensabile libert che la cultura avanzata esige nella ricostruzione del testo5.

4 E. VILLA, Attributi dellarte odierna 1947-1967, Milano, Feltrinelli, 1970, p. 4. documentato inoltre che nella sua biblioteca vi erano libri pubblicati dal Biblico negli anni Sessanta. 5 Citato da Aldo Tagliaferri nella nota introduttiva non firmata a E. VILLA, Sulla traduzione dei testi biblici, in Il Verri, XLIII, nn. 7-8, 1998, p. 9.

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Nella nota del traduttore (che risale al 1971) stampata in calce alla sua traduzione dellOdissea assumeva del resto la medesima prospettiva, sancendo la necessit di affrontare il testo con onest tentando di ritrovarne e ristabilirne il senso originario al di l delle sovrainterpretazioni prodotte dalle letture che si sono succedute nei secoli:
su alcuni testi monstre, poggiano a volte sterminate impalcature culturali, ideologiche, e, alla fine, attuali; come pu essere lAntico Testamento e come pu essere, sia pure in altra misura, il testo detto di Omero [] di fronte a un simile stato di cose, la posizione del linguista, e dello storico, di relativa serenit: si tratta di ritrovare, recuperare tutti i fili, le vene, ripercorrere tutte le stazioni cellulari; e in questo senso bisogna dire che siamo proprio soltanto agli albori, forse nemmeno. Il lavoro fatto dalla filologia passata e moderna, in un paio di secoli da considerarsi, n pi n meno, come preparatorio6.

Il semitista Giancarlo Lacerenza, descrivendo la traduzione villiana del corpus biblico, ne ha dato tre definizioni particolarmente significative: la traduzione di Villa concretizzante, etimologizzante e mitologizzatrice, tre tendenze inequivocabilmente connesse tra loro. una traduzione, ha spiegato inoltre, orientata a seguire il principio delle cosiddette equivalenze dinamiche o funzionali rispetto a quello delle corrispondenze formali7. In questo vasto lavoro su alcune opere fondative del canone occidentale, lOdissea e la Bibbia in primis, e risalendo alle loro origini ancora pi antiche, il filo conduttore di Villa infatti un radicale interesse per le potenzialit della parola umana. Questo risalire alle radici per restituire linizio significa infatti anche ripercorrere le stratificazioni storiche depositate allinterno della singola parola, per di pi nella convinzione radicata che tutte le lingue possano essere fatte risalire a una loro unit originaria8. Fin dallapertura del testo teorico Sulla traduzione dei testi biblici Villa dichiara precisamente il suo progetto: Questa traduzione del primo libro della bibbia, definito in epoca ellenistica Genesi cio Origine, propone labbandono della nozione confessionale di rivelazione divina, in cui il celebre monumento letterario andato storicamente a dissolversi9. E mette in luce proprio le origini mitologiche della letteratura ebraica antica:
6 E. VILLA, Nota del traduttore, in OMERO, Odissea, traduzione di E. Villa, Roma, DeriveApprodi, 20054, pp. 421 e 419. Villa cominci a tradurre lOdissea durante la guerra mondiale e la diede alle stampe per i tipi delleditore Guanda (Parma) nel 1964 e poi, in una versione riveduta, per la Feltrinelli nel 1972. 7 G. LACERENZA, Villa traduttore della Bibbia ebraica, contributo a un convegno su Emilio Villa svoltosi nel 2005 presso la Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit di Salerno, atti in corso di pubblicazione. 8 TAGLIAFERRI, Il clandestino, cit., p. 21. Ritornare allatto originario col quale si creano le cose nominandole, scrive sempre Tagliaferri nella nota introduttiva su Il Verri, cit. 9 VILLA, Sulla traduzione dei testi biblici, cit., p. 12.

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Restituire il mito. Sulla traduzione dei testi biblici di Emilio Villa Il delirio storico della letteratura ebraica nasce da un groviglio di nozioni e invenzioni mitologiche sulle origini del mondo. Una pura fictio mitica [] rappresenta e fonda il valore fittivo della parola creante e operante; una concezione geodinamica che fondamento di ogni religione; e che, nella letteratura degli ebrei, sembra aver ricevuto una particolare e decisiva impronta dalla pi ferma e antica teologia egiziana10.

Il Genesi infatti una disorganica accolta di miti da epoche immemorabili redatti tra X e III secolo, che provengono in larga parte dallecumene letterario delle coste siro-palestinesi e delle aree mesopotamiche ed egizie. Originariamente la funzione di tali miti spiega Villa era liturgica e la lingua stessa testimone della destinazione cultuale del materiale narrativo che il risultato della fissazione di quei miti antichi.
La lingua ebraica, dunque, va intesa come lingua adottata, in secoli lontani, che cess di essere lingua parlata popolarmente, pi o meno nel secolo V a.C., praticamente sostituita dallaramaico; mentre lebraico sopravvisse come lingua ufficiale del sacerdozio e del culto; quasi lingua sacra, di quel sacerdozio che codific in un unico grande corpus storico, letterario, liturgico e teologico il complesso di prodotti di varia epoca, genere, formazione e ascendenza. Quel corpus, canonicamente chiuso nel II sec. a.C., che venne, in epoca ellenistica, dai filologi giudeo-ellenistici mandato sotto il nome di t bibla, i libri; esattamente i libri dellAntico Patto (berit, synthke), tradotto dai Settanta traduttori di Alessandria come palai diathke, Antico Testamento, continuato nelle versioni latine, vetus testamentum 11.

Fissando alcuni punti certi frutto delle indagini della critica testuale moderna, il traduttore spiega come questo vasto materiale di formazione spontanea, collettiva, nato e destinato ai suoi fini culturali, oscillando da formazione orale a tradizione orale e scritta, stato infine, sotto la gestione del sacerdozio colto, disposto secondo una griglia darte narrativa, epica, etiologica, innica, oracolare. La questione della cronologia e della datazione dei diversi materiali difficile per a causa della durezza conservativa della lingua ebraica. Questo materiale, di provenienza mitologica e rituale, stato poi coperto nei secoli da incrostazioni di varia natura, che hanno prodotto molteplici letture allegoriche del testo, che hanno superato e annientato quelle letterali:
La confusione dei livelli ha portato a uno svuotamento dei miti e dei simboli arcaici; che reinterpretati e deformati, poi entrati in collusione con altre nozioni neo-mesopotamiche, iraniche e mediterranee, si sono dissolti in nuovi vaghi contenuti dove lesegesi giudaica, quella ellenistica, e infine il cristianesimo hanno riversato le proprie intenzioni e attinto i propri poteri [] Nel lungo travaglio giudaico-ellenistico-cristiano, il testo venne allora ad immergersi nelle ondate allegoristiche. E laggressione allegorica al testo non da intendersi come fase organica del testo; ma, proprio, un incidente di disgregazione. la fine (forse il

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Ivi, p. 13. Ivi, pp. 17-18.

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Marta Pensi fine, il destino) del testo. Per questo, il testo attivo va recuperato, nei limiti del possibile, sotto le manomissioni e i rimaneggiamenti, adattamenti e obliterazioni. Il lavoro di recupero stato lungamente tentato dalle moderne scienze storiche; e lungamente contrastato dalla conservazione confessionale []12.

Se le interpretazioni allegoriche del materiale mitologico sono frutto di appropriazioni successive, solo restituendo la lettera del testo, si pu provare a scorgerne il significato originario. Il risalire al passato e la ricostruzione del materiale mitologico e cultuale passa dunque per lo studio della lingua, con unattenzione specifica per la storia della parola e per il suo statuto sacro. La passione per letimologia nasce dunque da qui, da questa inesausta tensione a ritroso sino alle origini del linguaggio umano:
La ricerca sistematica delletimologia sacra e organica (speciale paretimologia) , nel complesso corpo biblico, la vertebra che lo percorre tutto, a perpendicolo e in orizzontale, in ogni tempo e in ordine al principio della creativit della parola, concezione propria dellantico pastore arameo come del colto sacerdote di epoca ellenistica. (E la presente versione cerca di segnalare, scegliendole nella maggiore congerie, in parte ermetica, in parte incerta, in parte irrecuperabile, le mosse principali del procedimento etimologizzante, etiologico o demonologico)13.

In questa ricerca di un linguaggio originario i cui frutti, nella visione villiana, si offrono alla considerazione moderna per essere re-investiti fecondamente naturale che la predilezione di Villa sia per le parole caric[he] di riferimenti e sovrapposizioni culturali e cultuali14 o, in altre parole, per il sedimento verbale concreto, che il pi possibile si avvicini alla deflagrazione babelica, e quindi che maggiormente rechi i segni dellunit strutturale a essa deflagrazione precedente15. La Bibbia diventa per Villa il campo di prova ideale in cui sperimentare il rapporto tra parola umana e parola divina, in unottica secondo cui la parola umana sacra perch magica, azione, emette energia e produce effetti sul mondo, il puro linguaggio come origine dei mondi, sia esso il logos divino o quello poetico e artistico16. Nel libro dei Proverbi ad esempio approda a notevoli risultati questo laboratorio sulla parola, studiata nelle sue potenzialit

Ivi, pp. 16-17. Ivi, p. 19. 14 C. BELLO, Renovatum Mundiloqium: sul latino di Emilio Villa, in Il Verri, XLIII, nn. 7-8, 1998, pp. 82-83. 15 A. CORTELLESSA, Una nuova scienza dellocchio rovesciato. Emilio Villa scrive larte, ivi, p. 100. 16 A. TAGLIAFERRI, Prefazione a E. VILLA, Conferenza, Roma, Coliseum, 1997, p. 13. Ma cfr. anche E. VILLA, Larte delluomo primordiale, Milano, Abscondita, 2005.
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magiche di intervento sul mondo. frequente infatti in questo libro biblico, spiega Villa, un uso del linguaggio rifatto sul calco della fraseologia magica e dettato da una penetrante visione magica del mondo. Nella concezione sapienziale scrive il traduttore anche le formule della divinazione, del sortilegio, della mantica [] sono fondamento di conoscenza, di scienza e di giustizia, in quanto partecipi della potenza creativa della parola, secondo la concezione mitologica, specialmente paleo-egiziana17. Proprio la peculiarit della lingua ebraica, che necessita com noto di essere vocalizzata per essere letta, apre la strada nella sua indeterminatezza costitutiva a infiniti giochi di omofonie, polisemie, etimologie e paretimologie. Possiamo infatti affermare che la traduzione della Bibbia costituisce per Villa un vastissimo laboratorio sul linguaggio e sulla parola, che gli consente uno scavo dallinterno alla ricerca di etimologie il pi possibile arretrate, forzate a volte sino a false etimologie, basate sul suono, sulle assonanze. significativo che tra i suoi progetti culturali vi fosse un dizionario etimologico italiano (oltre a un dizionario mitologico, entrambi rimasti inediti), di cui sono pervenute migliaia di schede, che intendeva mostrare il reale peso dellinfluenza delle lingue semitiche, sumeriche e mesopotamiche nella formazione delle parole italiane. Nella scheda che illustrava il progetto editoriale della Bibbia, Villa deplorava proprio il fatto che storicamente i nostri dizionari non conoscevano mai i rapporti storico-morfologici con le lingue mesopotamiche antiche, con le lingue medioorientali, con i linguaggi preistorici paleo-mediterranei, paleo-africani, paleoalpini ecc.. In un articolo degli anni Cinquanta Villa sosteneva: rimane il fatto che la parte pi sollevata, pi solenne, pi audace della produzione artistica moderna, e ormai anche statisticamente pi ricca, quella che cerca il suo orientamento nella naturale reviviscenza delle etimologie sorprese nel loro trasalimento originario, e nella sua alterna condotta storica18, ma era tuttavia consapevole che come spiega ancora Tagliaferri proprio inseguendo il senso originario delle parole, e quindi rinnovando lo scandalo dello iato tra significante e significato non si pu che giungere ad ammettere linevitabilit della re-etimologizzazione infinita19. Villa, che per il testo fa riferimento alla masra, alla versione dei Settanta e alla Vulgata, nella sua traduzione espunge ci che ritiene glossa e interpolazione, anche le aggiunte dei Settanta, riportando per in nota i versetti espunti e le

17 E. VILLA, Proverbi e Cantico. Traduzioni dalla Bibbia, cura e prefazione di C. Bello Minciacchi, Napoli, Bibliopolis, 2004, nota 89 p. 175 (corsivo mio). 18 E. VILLA, Noi e la preistoria, in Arti Visive, s. II, n. 1, 1954. 19 TAGLIAFERRI, Nota introduttiva, cit., p. 10.

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scelte delle traduzioni convenzionali, e si dilunga nel fitto apparato di note a spiegare attraverso quali vicende testuali questi libri sono pervenuti. Cerca coincidenze tra miti di ambiti culturali diversi, formula (e azzarda) ricostruzioni morfologiche e ipotesi interpretative, censurando le pigrizie filologiche e offrendo provocazioni esegetiche. Nel lavoro villiano traduzione e interpretazione si intrecciano e condizionano reciprocamente20, e attraverso il suo commento e le sue annotazioni si viene tessendo una vera e propria ragnatela di continui rimandi tra i libri dellAntico Testamento. Per Villa la teofania, la resa visibile del divino, agiscono nella Bibbia come mito allo stato puro, oppure, il che lo stesso, come culto operante. Villa convinto, appunto, che il mito teologico ha radici nel culto liturgico e tale convinzione trova una conferma parallela nel materiale mitologico che andato a formare lOdissea, che Villa rilegge (e traduce interamente) come una lunga serie di scene cultuali e liturgiche montate assieme, che sono a loro volta, in un continuo cortocircuito, rievocazioni di miti e delle azioni rituali che li accompagnavano. Scriveva infatti nella Nota del traduttore apposta alla fine della traduzione dellOdissea:
[] proprio la realt e la poesia dellaltissimo prodotto consistono appunto in questo suo sommo essere, e essere al sommo, tutta realt e pura manifestazione di musica rituale, mossa in modi storicamente sussultori, attorno ad alcuni nuclei e morfemi di natura cultuale, solo pi tardi trasferiti in istituto cerimoniale; poi ancora, celebratoria; e infine caduta nella rete letteraria. Lepos omerico, noi crediamo, proviene direttamente, come spinta morfologica, e come progressiva aggregazione, dallazione rappresentativa liturgica di stanze mitologiche; o, addirittura, di un mito. Per vie e gradi discendenti, lepos organizz o aggreg un materiale accatastatosi nel corso di alcuni secoli, fino a prendere una intelaiatura bassa e lenta, che quella, forse, dellVIII-VII secolo a.C., prima costellazione di nuclei che successivamente verranno accolti e quasi come consumati, gi logori e confusi, in una progressiva incastellatura letteraria, gonfiata da elementi eterogenei, tuttavia adattabili a una specie di antologia quasi disponibile a tutto, come una parvenza di nuova genesi, origine. Invece, arcaicamente, doveva trattarsi, con grande probabilit, di una lunga teomachia. [] Ho tentato, dunque, varianze e mobilit di toni, di misure, di timbri, di accenti, per riflettere, in modo sintende del tutto e soltanto indizievole, una ben complessa, e diciamo pure disordinatissima stratigrafia tonale e timbrica del testo, messo insieme da una evoluzione abbastanza inafferrabile, su materiali forse gi obsolescenti, per lusura cui erano andati sottoposti, e per la naturale decadenza della funzione cultuale e rituale cui i materiali stessi erano naturalmente destinati 21.

Il cosiddetto Pentateuco, quello che Villa chiama lappassionato congegno antologico dei primi cinque libri della Bibbia, nato nella didascalica sacerdota-

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Ivi, p. 9. VILLA, Nota del traduttore, cit., pp. 413-414, 444 (corsivi miei).

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le, si serve daltro canto proprio della mitologia per rappresentare unideale cronologia sacra piegata in senso precisamente apocalittico ed escatologico. Anche lo stesso Cantico come vedremo per Villa la rappresentazione puntuale di un rito ricorrente sotto forme diverse ma omologhe in pi di una tradizione cultuale (ammonea, amorrea, ugaritica). E anche nella prima lunga nota al libro dei Proverbi il traduttore spiegava che il vasto materiale di argomento sapienziale che forma il libro arrivato attraverso una lunga tradizione orale, frutto di una Internazionale del sapienzalismo sviluppatasi tra Mesopotamia, Siria, Egitto e Palestina a partire da un substrato proverbialistico di fondo semitico nomade 22. Per fornire qualche prelievo esemplificativo del modus operandi villiano, accostiamoci ora ai testi tradotti che sono stati pubblicati: il frammento di Genesi, i Proverbi e il Cantico dei cantici. Guardiamo innanzi tutto ai primi versetti del terzo capitolo di Genesi che narrano lepisodio biblico in cui la donna mangia del frutto dellalbero e ne d anche alluomo:
6 La Femmina allora si accorse che lalbero era buono da mangiare, e che solo a guardarlo metteva appetito. Lalbero dava la concupiscenza di comprendere le cose. Essa stacc un frutto dallalbero e mangi; e ne diede anche al suo Maschio, che le stava accanto; e questi mangi. 7Si aprirono allora gli occhi a tutte due, e saccorsero che loro eran nudi! Cucirono subito insieme delle foglie di fico, e si fecero dei perizomi. 8A un certo punto udirono il rumore di Jahw che passeggiava su e gi per lOasi, alla brezza marina; lUomo e la Donna si nascosero, lontano dalla presenza di Jahw, in mezzo agli alberi dellOasi.

Possiamo verificare in questi versetti uno dei procedimenti tipici della traduzione villiana, che consiste nel piegare il significato del testo di partenza con il fine di ristabilirne linterpretazione originaria. Come dire che nellintento di restituire il mito non si pu percorrere altra strada che quella di deformarlo di nuovo per renderlo nella sua assoluta contemporaneit. Lacerenza ha infatti notato che Villa, parlando di Femmina e di Maschio nonostante lebraico biblico disponga, per le definizioni di genere, di altri sostantivi specifici, introduce tramite una forzatura lessicale [] la sua lettura del racconto della Genesi come un testo di mitografia delle origini: luomo e la donna divengono, sottolineandolo con luso delle maiuscole, il Maschio e la Femmina dei primordi; prototipi,

22 Siamo di fronte a un testo, spiega Villa, spesso mal conservato; spesso avariato dai redattori di ogni epoca; spesso internamente ambiguo; spesso deformato dalla trafila della memoria; e spesso codificato in un lessico di cui non riusciamo a ricostruire letimologia e la storia; spesso vessato da reinterpretazioni tardive o rifatto sulla lingua pi tarda, e sottoposto a processi di demagizzazione sia dai massoreti sia nellambito ellenistico, VILLA, Proverbi e Cantico, cit., nota 1, p. 160.

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pi che progenitori, della specie umana. Anche il maiuscolo Oasi ne rafforza la proiezione in uno spazio non riconducibile a un qualche luogo della terra, ma alla sfera della mitopoiesi. Villa chiosa ancora Lacerenza sceglie, per le grandi realt, le categorie del mitico. Nelle poche note alla traduzione di questi versetti di Genesi Villa mette appunto in comunicazione elementi e mitemi tipici di questo racconto biblico con quel comune patrimonio mitologico diffuso in tutta la zona medio-orientale e paleo-mediterranea e con miti analoghi presenti nella cultura egiziana e nella letteratura akkadica, arrivando ad augurarsi che analogie testuali, o nuove comparazioni letterarie nellambito dellAntico Oriente, possano offrire mezzi pi sicuri che ci aprano il testo23. I Proverbi e il Cantico, pubblicati assieme nel 2004, lanno successivo alla morte di Villa, sono invece, tra tutti i libri della Bibbia, i pi improntati a unottica umana e mondana ed entrambi presentano una forma poetica. Soprattutto il Cantico il libro biblico che in misura pi incisiva stato fonte di contrastanti interpretazioni e di conflitti esegetici, finendo per essere sovrastato da congetture e chiose erudite. Villa nelledizione del 47 forniva limmagine particolarmente vivace di
Trenta secoli nei quali indagini, spiegazioni, torture e storture di vario genere, sovrastrutture, sovrintenzioni e sottintenzioni, tentativi di raddrizzamenti, lotte dispute passioni polemiche dubbi scrupoli e godurie di scribi e farisei, di poeti e di santi padri, di gesuiti domenicani carmelitani scalzi e di critici razionalisti filologi glottologi amatori di letterature comparate, di monache e di seminaristi, di mistici e di erotomani, di parroci, di professori, e altre umane agitazioni hanno sommosso i fondali di un testo, in s scabroso dal punto di vista della letteratura cos detta ispirata a superis, in s anche leggermente torbido, ma, in realt, non cos oscuro, o tale da giustificare tutte le vicende e le peripezie alle quali un ingenuo e sfrenato cantico amoroso ha dovuto sobbarcarsi per comunque resistere 24.

Villa si tiene nel solco della lettura esegetica che lo considera una descrizione dei riti della fecondit propri del culto ierogamico diffuso tra i Cananei. La sua principale innovazione consiste nella divisione in battute teatrali, secondo un criterio di attribuzione ai personaggi che si discosta da quello tradizionale. Per spiegare i nomi dei due protagonisti (Shalma e Shulmit25) risale alle divinit

Cfr. ivi, nota 4, p. 25. E. VILLA, Antico teatro ebraico. Giobbe. Cantico dei cantici, Milano, Il Poligono, 1947, citato da Tagliaferri (Il clandestino, cit., p. 43). 25 Shalma, il personaggio che viene comunemente inteso come Salomone il primo versetto del Cantico viene infatti letto Cantico dei cantici, che di Salomone, nel solco di una tradizione incontrollata secondo cui il re sarebbe stato autore del componimento , il nome della divinit. Shulmit, che nelle versioni tradizionali la Sulamita ma in realt il nome compare esclusivamente al versetto 7,1 e spesso gli esegeti lo ricollegano alla sunamita di cui si parla nel I libro dei Re , la fanciulla. Tuttavia bisogna tenere presente che come
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dellantico pantheon ammoneo26 contestando la canonica attribuzione al re Salomone. Il Cantico una scena di valore liturgico: la rievocazione di un mito e della processione rituale che lo celebra. il mito diffuso con diverse varianti in molte culture, secondo cui il dio della fecondit, rimasto imprigionato negli inferi durante linverno, viene cercato dalla dea sua sposa e, una volta ritrovatisi, provocano riunendosi il rifiorire della natura. Villa legge tutto il libro in questa ottica, spiegando ogni simbolo e ogni gesto con riferimenti ai culti ammonei e amorrei, suffragando le sue osservazioni con prove e documenti etnologici e archeologici27. Anche nel Cantico astrazioni come la morte, lamore e la passione, realt indimostrabili come linferno, o forze elementari come le acque abissali, sono riletti come mitologemi. Leggiamo nella traduzione villiana due famosi versetti dalla conclusione:
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S, forte come Mawet lAmore e la Passione ostinata come lInferno. I suoi ardori sono ardori di fuoco, e le sue fiamme 7 Le Acque dellAbisso infernale non possono estinguere Amore, n i Fiumi rapirlo.

In essi ritroviamo luso delle maiuscole notate in Genesi: lAmore, la Passione, lInferno, le Acque dellAbisso infernale, tutti gli elementi sono personificati (Mawet il dio della Morte, la divinit somma degli inferni come scrive Villa in una nota al libro dei Proverbi). Villa lascia la lacuna del versetto 6 dopo le sue fiamme, laddove le versioni convenzionali traducono solitamente pi o meno in questo modo: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!, che sarebbe lunico punto in cui nellintero libro compare la menzione di Dio, ma che tuttavia secondo il traduttore soltanto uninterpolazione.

avverte Bello Minciacchi nelle pi recenti riletture del Cantico Villa ha cancellato la distribuzione e le attribuzioni dei versetti ai tre personaggi, ovvero ha cassato le indicazioni nominali (Shalma), (Shulmit) e (Coro) che aveva posto sul margine sinistro del testo, C. BELLO MINCIACCHI, Appendice II, in VILLA, Proverbi e Cantico, cit., p. 215. 26 Adone e Tanit (ovvero Tammuz e Ishtar), divinit della primavera rinascente, vocalizzando mlk in Malic, ovvero Malkishalma, il corrispondente amorreo del dio Tammuz (o Baal), cfr. ivi, note 1 e 3, pp. 217-218. 27 Cfr. ivi, note 35 e 37, p. 221. Al termine del poema, spiega Villa, sono stati inoltre aggiunti materiali eterogenei di disparata provenienza: componimenti brevi, forse canzoni liturgiche popolari: una giaculatoria erotica, una canzone gnomica di grande valore espressivo, due indovinelli, una storia di una vigna e unaltra canzone brevissima di origine certamente popolare. Forse erano componimenti da recitare o cantare, ad libitum, durante la rappresentazione del mito, ivi, nota 42, p. 222.

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Nella traduzione del libro dei Proverbi come si accennava preme a Villa ristabilire la portata dellinfluenza sulla cultura ebraica di altre tradizioni cultuali e sapienziali, specialmente egiziane, rivelandone i residui ormai celati nelle versioni tradizionali28. Perci ad esempio laddove le versioni canoniche, in alcuni punti oscuri segnalati come passi incerti, impiegano il concetto di malleveria prestata avventatamente Villa nella sua traduzione cerca di far emergere con maggiore evidenza le formule di buono e cattivo augurio, che invocano la fortuna o i malefici, e che indicano in tal modo il potere della parola pronunciata, che azione, gesto, immissione di energia nel mondo. Villa la definisce provvista di energia cosmica operante29: Morte e vita sono in balia di una formula magica:/ ognuno avr il frutto della formula che preferisce (Proverbi 18,21). Per Villa la qualit poetica del testo sta proprio nelle sue virt espressive legate alluso della parola:
il sottile piacere dellenigma svolto in una tendenza verso lordine; lestro del calembour secco; il gioco fine degli echi fonetici e delle rispondenze omofoniche; la rima mentale concreta; i richiami vistosi e ingenui delle coincidenze etimologistiche, delle assonanze del pensiero; lattrito o laderenza delle connessioni vocali e ritmiche; la musica intuita e captata nella passione iterativa della parola esemplare30.

Nella prima nota al libro dei Proverbi Villa dava inoltre delle indicazioni circa il rapporto da tenere con il testo che possono valere per lintera sua operazione:
spesso un errore della lettura moderna, o almeno una ingenuit, il voler ritrovare, in una letteratura che ha altri interessi, gli interessi che noi abbiamo fatti nostri per altre ragioni; invece di trovare, nei testi stessi, quella natura obbiettiva, che pu venire assorbita, sia come termine di paragone sia come diversa energia, nei nostri interessi, per nuovamente animarli con nuova energia, e arricchirli pertanto

Dedicarsi a questo punto alla verifica sistematica di quelle che sono state definite le improvvise intrusioni della Bibbia ebraica nellopera originale villiana31 sarebbe davvero un compito imponente ma credo sia utile presentare,
28 Denunciando i residui di visioni religiose pi antiche, confluite in forma adattata nel testo biblico, e le contaminazioni con civilt culturali prossime da un punto di vista spaziale, Villa dimostra ad esempio che molti di quelli che in testi tardivi e laicizzati sono divenuti concetti astratti erano in realt personificazioni demoniache. Dove le traduzioni convenzionali rendono con il termine morte Villa preferisce infatti reinserire invece il nome del dio della Morte, El Mawet. Numerosi sono i passi che mette in collegamento con le figure del pantheon egiziano come Osiride, Horus e R, che nei testi sapienziali egiziani il dio della respirazione, e principio di vita cosmica, e, insieme, luce solare (ivi, nota 128, p. 180). 29 Ivi, nota 1, p. 159. 30 Ivi, nota 1, p. 161. 31 LACERENZA, Villa traduttore della Bibbia ebraica, cit.

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Restituire il mito. Sulla traduzione dei testi biblici di Emilio Villa

con un fine puramente illustrativo, almeno alcuni esempi tratti da tre ambiti fondamentali della sua opera: la poesia, la critica darte, gli oggetti di poesia. Tagliaferri ha infatti messo in luce la tendenza villiana,
sempre pi accentuata a partire dai primi anni Cinquanta, a travolgere le paratie divisorie convenzionali tra campi del sapere e tra lingue diverse, e per contro a intrecciare indissolubilmente le attivit di semitista, traduttore, poeta e critico darte, scompaginando le ordinate nomenclature dellenciclopedia del sapere e affidando essenzialmente a una scrittura sempre pi enigmatica e lessicalmente stratificata il senso del proprio appassionato interrogarsi attorno al tema dellorigine []32.

Elementi biblici e pi genericamente liturgici ricorrono costantemente nella sua produzione poetica, soprattutto nella raccolta Oramai dello stesso 1947 in cui escono le traduzioni di Antico teatro ebraico (alcuni titoli sono Genesis, Letanie, Maria Virgo, Antiphona, Natus de muliere, brevi vivens, citazione questultima fin dal titolo del libro di Giobbe), e una memoria testuale dei libri biblici fermenta e riaffiora anche nella critica darte, considerando soprattutto che uno dei caratteri essenziali della scrittura villiana la mescidazione di lingue diverse dallitaliano, in primo luogo il latino e il francese, deformate e smontate dallinterno, forzate nelle etimologie, nella grafia e accostate in ragione esclusivamente del loro suono. Basterebbe leggere anche solo qualche pagina dagli Attributi dellarte odierna (raccolta di scritti darte stesi tra il 47 e il 67) per imbattersi quasi ad ogni riga in formule liturgiche, riferimenti puntuali o meno a passi dellAntico e Nuovo Testamento, della patristica (regolarmente in latino, ma non solo), intessuti su uno sfondo teologico33, a volte con intenti apertamente blasfemi34, in continuo cortocircuito tra passato e presente. Solo qualche esempio:
vox clamantis in tenebris: rectas facite vias; in imo, in intumo homine; O crux ave spes; bereshit; repromisti ut resurgerem35

In un testo in francese per Barnett Newman del 1952 compare per esempio a un certo punto lespressione letterale bereshit, la prima parola del libro del
TAGLIAFERRI, Nota del curatore, cit., p. 6. stato Aldo Tagliaferri a scrivere che la poetica di Villa propone uno sfondo teologico per lavventura dellarte. Cfr. ID., Prefazione a E. VILLA, Conferenza, cit., 1997. 34 C. BELLO MINCIACCHI ha parlato di vivida frizione di laicit e sacralit che tanta espressione ironica e drammatica ha avuto nelle sue opere. Cfr. EAD., Prefazione a E. VILLA, Proverbi e Cantico, cit., p. 11. 35 VILLA, Attributi dellarte odierna, cit., pp. 17, 19, 23, 33.
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Genesi (che anche il suo titolo in ebraico), in principio: Villa scrive proprio au commencement (bereshit). Se non si tratta di citazioni testuali vi sono comunque riferimenti al linguaggio e al mondo biblico: (come un umano deus firmus, che io ho scoperto nellantico testamento)36 La formula che invece avevamo incontrato nel Cantico, che Villa aveva tradotto le Acque dellAbisso infernale con pregnanza ben superiore rispetto alla traduzione canonica (le grandi acque), si pu ritrovare significativamente in due testi diversi. Sia Lacerenza che Bello mettono in evidenza che in un verso di Holocaustulum eros (una poesia contenuta nella raccolta Zodiaco) lespressione riportata nella trascrizione dallebraico assieme alla traduzione in latino della Vulgata: a magnis aquis, mimmaim rabbm, ma compare anche in italiano in un testo del 1961 contenuto in Attributi dellarte odierna, con unallusione precisa al significato individuato nel Cantico: liberare testimonianze sorgive, fonde, tempestose, dalle grandi acque, preceduta nella pagina da due altrettanto tremendi giorno delluomo e giorno di Jahv che biblicamente rappresentano la fine del mondo, il giudizio universale. Un ultimo cenno a un oggetto di poesia di Villa, unopera realizzata per una mostra nel 1982, composta da una tovaglia, dei piatti di cartoncino, che recano scritte a mano dellautore, e delle brocche di vetro su cui sono incise frasi in varie lingue. Su un piatto si trova una rilettura dellincipit del Genesi scritto in un tedesco alterato:
Im Amfang / es war nicht Ein / und was das Ein / kein Verkehr / und es wird nicht kein / kein Umschlag / aber mindesten / ein Zwei verfgbar

che riporto secondo la traduzione di Tagliaferri:


Allinizio non cera Uno, e lUno non era un transito, e non c divenire, nessun ribaltamento, bens, come minimo, un Due a disposizione37.

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Ivi, p. 19. Lopera descritta da Tagliaferri, in ID., Il clandestino, cit., p. 183.

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