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La vita Spirituale - Dalle conversazioni ascetiche di Giuseppe Allamano

Sctitto da p.Lorenzo Sales

1. NATURA E !NE DELL" !ST!TUT#


!stituto o $on%re%azione La nostra Comunit si denomina Istituto o Congregazione e non Ordine, perch questo secondo termine, in conformit alle norme della Chiesa, riservato per le comunit di voti solenni. uindi, invece di !onastero, Convento, !onache, ecc., si devono usare i termini" Istituto o Congregazione, Case, #uore, ecc. #i poi preferito Istituto a Congregazione, perch titolo pi$ comune e moderno. %& detto" 'della Consolata per le !issioni %stere(, come il genere e la specie, per distinguerlo da vari Istituti denominati pure 'della Consolata( ma che non hanno per fine le !issioni %stere. #econdo le norme della Chiesa, il titolo di un Istituto pu) desumersi" o dagli attri*uti di +io ,-igli della .rovvidenza/, o dai !isteri di nostra santa 0eligione ,1rinitari/, o dalle feste di 2ostro #ignore ,0edentoristi/, o dalle feste della 3. 4. !aria ,4isitazione/, o dai #anti ,5iuseppini/, o dal fine speciale dello stesso Istituto ,-ratelli delle #cuole Cristiane/. .ossiamo anche ricordare che proi*ito prendere titoli di Istituti gi esistenti o esistiti, se non s&aggiunge qualcosa per distinguerli. 2eppure son permessi titoli che sappiano di leggerezza, di strana novit o indicanti qualche divozione non approvata dalla Chiesa. Natura& $on%re%azione Reli%iosa Il nostro Istituto ha scelto la forma di Congregazione 0eligiosa. .erch6 Considerata la cosa davanti a +io, studiata la diversa natura dei preesistenti Istituti !issionari" quelli senza alcun legame fra i mem*ri e la Casa, come il Collegio di 3rignole #ale7 quelli che hanno solo il giuramento di !issione, come le !issioni %stere di .arigi, e infine quelli religiosi, si prefer8 quest&ultima forma" a) per la maggior perfezione7 b) per la sicurezza anche materiale di cui vengono a godere i mem*ri sino alla morte. Lo stato religioso poi, se**ene uno quoad substantiam, vario nelle modalit" sia riguardo alle persone, sia riguardo ai fini speciali e secondari, sia riguardo al tempo e alle pratiche di ciascun Istituto. #. 3ernardo, a spiegare la molteplicit degli Ordini nella Chiesa dice che 'come molte sono le mansioni nella Casa del .adre cos8 diverse sono le vie che vi conducono( ,1/. %d applicando alla Chiesa il versetto del #almo" Alla tua destra sta la Regina, in vestimento doro con variet di ornamenti ,9/, spiega che tale variet di ornamenti sta appunto nella variet degli Ordini religiosi ,:/. #econdo #..aolo, sono diversi i doni naturali e soprannaturali dati da +io a ciascuno, e lo #pirito #anto si adatta all&indole, alle forze, alla capacit di ciascuno, per far tutti santi. % veramente in ogni 0eligione si hanno dei #anti. Le 0eligioni si sogliono comunemente distinguere in 0eligioni contemplative, attive e miste. Le 0eligioni contemplative si dedicano principalmente alla preghiera, meditazioni, esercizi ascetici. Le 0eligioni attive si consacrano pi$ particolarmente alle opere esteriori" predicazione, cura dei malati, ecc. Le religioni miste si propongono di armonizzare la vita contemplativa con quella attiva. %videntemente questa divisione non va intesa in senso rigido. uale di queste tre vite sia la pi$ perfetta, difficile rispondere. 1utte infatti hanno per fine 9

primario la santificazione dei mem*ri, e in ci) sare**ero uguali7 poi, per l&individuo, migliore quella a cui +io lo chiama con speciale vocazione. uanto agli Ordini religiosi nella Chiesa in successione di tempo, prima vennero gli Ordini monastici, poi dei -rati e dei Chierici 0egolari. +opo il secolo ;4II sorsero i 0eligiosi coi soli voti semplici, e sono Congregazioni. <d essi si aggiunsero in seguito le numerose Congregazioni moderne, sia maschili che femminili. #.3ernardo fa giustamente osservare che tutti gli Ordini, Congregazioni e Istituti religiosi si uniscono nella carit, come la Chiesa che una in charitate, divisa in ordinatione. uindi, come approvati dalla Chiesa, amarli tutti, stimarli, non parlarne mai male, non invidiarli, ma godere del *ene che operano. '!i tengo stretto al mio Ordine con le opere = dice ancora #. 3ernardo = e a tutti gli altri con la carit( ,>/. %& *ene che in un Ordine o Congregazione si a**ia un solo modo di pensare6 #8, perch la carit favorita dalla comunanza delle opere e anche delle opinioni. Chi vuol sentire diversamente dagli altri, spesso un super*o ed causa di decadenza e di dissoluzione nella propria Congregazione. ! 'ini dell"!stituto -ine primario del nostro Istituto, come di ogni altro, la santificazione dei mem*ri, della quale tratteremo in seguito. %sso ha inoltre il proprio fine speciale e secondario, che ne forma la caratteristica ed la sua ragion d&essere" l&evangelizzazione degli infedeli. #econdo le norme della Chiesa, il fine secondario e speciale formato da quelle speciali opere di carit verso +io e verso il prossimo, per l&esercizio delle quali l&Istituto venne fondato. Il fine speciale deve quindi riguardare l&esercizio della carit verso +io e verso il prossimo, n si potre**e, ad esempio, assumere la cura degli operai nelle fa**riche, se non per far loro del *ene spirituale. Inoltre, sempre secondo le predette norme, il fine secondario dev&essere *en definito. 2on deve perci) a**racciare troppe opere differenti n tali che, per quanto in s lodevoli, non siano convenienti a 0eligiosi o #uore. 4ennero perci) riprovate le costituzioni di alcuni Istituti, che si proponevano di applicarsi a tutte le opere di carit. -inalmente non permesso cam*iare il fine secondario in un altro o aggiungervi delle opere non confacenti al medesimo, senza il permesso della #acra Congregazione. uindi un Istituto fondato per le scuole non deve intraprendere l&assistenza negli ospedali. <pplicando a noi le predette norme" l&evangelizzazione degli infedeli pu) e deve a**racciare tutte le opere e usare tutti i mezzi che sono necessari od utili a questo fine, secondo le circostanze di luogo e di tempo, ed approvati dalla #. #ede. <**iamo avuto speciali approvazioni per le fattorie agricole e la*oratori industriali, per le scuole e visite a domicilio, per le cure mediche, per l&orfanotrofio, i collegi, ecc. #empre per il suo fine speciale, l&Istituto non pu) applicarsi alla conversione degli eretici, eccetto che per accidens e come mezzo per conseguire il fine. .er questo suo carattere esclusivo esso si distingue da quelle varie Congregazioni che, pur avendo !issioni, si occupano anche di predicazione nei nostri paesi, di scuole, ecc. :

Chi entrasse nel nostro Istituto con fine diverso dal divenire !issionario della Consolata, sare**e un intruso e dovre**e rendere conto a +io, alla Casa e ai *enefattori. L&Istituto non un collegio od un seminario in cui possano avere il loro svolgimento varie vocazioni, ma solamente quella di !issionario, e questi della Consolata. #e qualcuno vi fosse entrato con retta intenzione, stimandosi a questo chiamato, ma alla prova si accorgesse di non aver tale vocazione, dovre**e previo prudente consiglio dei superiori, ritirarsi e ritornare al secolo o a quello stato che fatto per lui. !anchere**e pure al suo dovere chi, chiamato da +io non corrispondesse, col non formarsi alla virt$ o spirito speciale dell&Istituto. 5li alunni devono perci), fin dal tempo della formazione e poi anche nelle !issioni, eccitare in se stessi un ardente zelo della salvezza degli infedeli. In particolare devono sin d&ora assuefarsi a fare a meno di quelle piccole comodit ed agi della vita civile, cui si ordinariamente tanto attaccati, da sem*rarci necessari al punto che ci immaginiamo di fare un grave sacrificio ad esserne privi. %& questa l&unica via per arrivare a quella generosit d&animo, che ci far sopportare con gioia i maggiori sacrifici e le privazioni della vita di !issione.

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(. LA N#STRA )#$A*!#NE
)ocazione in %enere 1utte le creature, anche quelle irragionevoli, hanno = si pu) dire = una propria vocazione. 1utte, infatti, sono state create per un determinato scopo al quale tendono senza deviare. -ra gli uomini v& una vocazione naturale ed una soprannaturale. La prima quella per cui il #ignore destina l&individuo a questa o a quella particolare posizione sociale" mestiere, professione, ecc. +al non *adare a questa vocazione si creano i cos8 detti 'spostati( della vita. La vocazione soprannaturale quella per cui +io chiama l&individuo ad uno stato pi$ perfetto di vita soprannaturale" di 0eligioso, #acerdote, !issionario. Il nostro Istituto per queste tre vocazioni" la religiosa ed apostolica per tutti, la sacerdotale per i pi$. )ocazione sacerdotale Il sacerdozio la pi$ alta dignit. Omnium apex est Sacerdotium ,#. Ignazio/ ,?/. Il sacerdote l&am*asciatore di +io7 ha potest sul corpo reale e mistico di 2. #. 5es$ Cristo. %& una dignit angelica, divina. Post Deum, terrenus Deus ,#. Clemente/ ,@/. #paventato da s8 eccelsa dignit, non vi ascese #. -rancesco d&<ssisi, preferendo rimaner diacono tutta la vita. .er ascendere al sacerdozio necessaria una speciale vocazione. 2ostro #ignore disse agli <postoli" on siete voi che avete scelto me, ma io ho eletto voi ,A/. % #. .aolo" ! alcuno si appropria da s! tale onore, ma chi " chiamato da Dio come Aronne ,B/. #ono segni di vocazione" a/ Certa inclinazione, genio e gusto per il servizio di +io e per quanto appartiene all&altare7 quindi amore a *en fare le sacre cerimonie anche minime, alla pulizia e decoro delle chiese, ecc. */ -ine retto" non umano, di lucro, di comodit o per accontentare i parenti7 e invece vera volont di tutto consacrarsi alla gloria di +io e al *ene delle anime. c/ .ro*it di vita, cio desiderio di tutte le virt$ e sforzo di acquistarle7 specialmente amore alla castit. 5uai a chi non puro e castoC uesta virt$ assolutamente necessaria, almeno riparata da tempo con una piet intensa. d/ Ingegno sufficiente, secondo il giudizio dei superiori. Il giovane sar tranquillo sulla vocazione, se avr avuto confidenza con i superiori e col confessore, ed avr aperto loro il cuore. .er *occa dei medesimi il #ignore gli far conoscere e lo render certo della vocazione. In questo caso, segua animosamente la vocazione, per quanto su*lime gli appaia la dignit sacerdotale7 faccia quello che pu) da parte sua e speri nel #ignore, che gli conceder tutte le grazie necessarie. 2el caso invece di du**io, conviene ritrarsi. )ocazione reli%iosa Se vuoi essere per#etto, va, vendi ci$ che hai e dallo ai poveri e vieni e seguimi ,D/. Con queste ?

parole 2ostro #ignore offre a tutti lo stato religioso. Lo afferma #. 1ommaso" 'Il consiglio dato dal #ignore all&adolescente deve prendersi come rivolto a tutti( ,1E/. !a per a**racciare di fatto i consigli evangelici, *asta questa chiamata in genere6 2o, risponde #. 0o*erto 3ellarmino, essa non *asta7 ci vuole la vocazione propriamente detta, cio una determinazione particolare all&individuo, di quel generale invito. Lo stesso afferma lo #cavini" '.er la vocazione religiosa non sufficiente la chiamata in genere, che fatta a tutti, ma si richiede una grazia speciale, in forza della quale l&individuo sente che i consigli evangelici sono per lui la via migliore e che quindi deve a**racciarli( ,11/. +ello stesso avviso #. 1ommaso, il quale spiega che il seguire i consigli evangelici *ens8 cosa *uona per tutti, ma in pratica non pu) essere tale se non per chi vi si sente inclinato ,19/. uali sono i segni per conoscere la vocazione religiosa6 2on parto dei modi straordinari di vocazione, come fu per #. .aolo, #. <ntonio, ecc. #. -rancesco di #ales dice che, per sapere se +io chiama uno allo stato religioso, non necessario aspettare che +io stesso gli parli o gli mandi un angelo dal Cielo a significargli la sua volont ,1:/. I segni ordinari di vocazione allo stato religioso si possono ridurre ai seguenti" 1 = %ninclina&ione spontanea e costante atto stato religioso in genere e ad una Religione in particolare. 2on si richiede un inclinazione sensi*ile ma della volont. 2on nuoce quindi qualche temporanea ripugnanza o difficolt e anche = secondo #. 1ommaso = qualche leggero du**io, che *isogna disprezzare ,1>/. Cos8 l&inclinazione a farsi 1rappista non esclude che uno senta qualche ripugnanza al pensiero delle penitenze cui va incontro. #e invece ci fosse una ripugnanza forte e costante per un determinato stato di vita, sare**e segno di non vocazione. Cos8 ancora, dal fatto che uno vada soggetto a passeggeri raffreddamenti per lo stato religioso, non si deve su*ito concludere che non ha vocazione7 purch la volont resti costante a non a**andonare la divina chiamata o anche solo conservi, al dire di #. -rancesco di #ales, qualche affezione verso la medesima ,1?/. 9 = Attitudine allo stato religioso' Il can. ??B dice" '.u) essere ammesso nella 0eligione qualunque cattolico cui non s&opponga qualche legittimo impedimento7 che a**ia retta intenzione e sia idoneo a portare gli oneri della 0eligione a**racciata(. ui si parla di idoneit fisica e morale, e per quella determinata 0eligione che si vuole a**racciare. #e tutti infatti possono aspirare alla perfezione religiosa, non tutti son fatti per la stessa vita o forma religiosa. Cos8 non tutti son chiamati ad essere Certosini o 1rappisti. Ogni istituzione religiosa ha i suoi speciali caratteri, condizioni e pesi7 per cui *isogna avere le qualit necessarie per poi adempierne gli o**lighi. In tutte le 0eligioni son necessarie le virt$ e lo spirito di piet, e un certo grado di ingegno e di salute. .er il nostro Istituto, oltre la piet con tutte le virt$ religiose, si richiede anche ingegno e sanit. L&ingegno necessario soprattutto agli aspiranti al sacerdozio" dovendo il missionario essere *en preparato ad insegnare le verit e a sciogliere le o*iezioni, senza dover consultare li*ri o chiedere consiglio, il che non sempre possi*ile in terra di !issione. #e uno non riesce negli studi, per quanto sia *uono e per quanto sia felice di stare con noi, questo non il suo posto. .er i Coadiutori si richiede ingegno sufficiente per riuscire nelle arti e mestieri e poter fare un po& di catechismo agli indigeni. 0iguardo alla sanit, voi *en capite quanto sia necessaria al missionario. Ond& che il medico, prima del vostro ingresso e durante la prova, deve constatare se siete di costituzione sana. 2on necessario essere un colosso, ma che almeno uno non a**ia mali o difetti che lo rendano inutile e anche di peso alla comunit, inadatto alle fatiche dell&apostolato. .otr uno zoppo essere sacerdote @

nelle nostre +iocesi, ma non nelle !issioni, dove ci vogliono *uone gam*e. Ci) spiega il perch di tanti non accettati da noi, e di altri che ne uscirono. : = Retto #ine soprannaturale' 2on vi si oppone qualche fine secondario, ma solo come causa od occasione impellente o concomitante. +eve per) sempre prevalere il fine soprannaturale, come sare**e al dire di #. <lfonso" 'stringersi pi$ intimamente a +io, riparare la vita passata ,purch del ravvedimento si dia prima prova nel secolo/, allontanarsi dai pericoli del mondo( ,1@/. %gli ammonisce perci) il confessore a *en considerare il fine di chi vuol farsi 0eligioso" con#essarius maxime expendat #inem. Che se trovasse che il fine puramente umano ,condurre una vita pi$ comoda, li*erarsi dalla tirannia dei parenti o, viceversa, compiacere ai medesimi che ve lo spingono/ non dia il suo consenso. #. <gostino non du*ita d&affermare che 'son molti i 0eligiosi che dimostrano non di aver lasciato, ma di cercare le comodit(" e ci) nel vitto e in tutto. 0eligiosi di a*ito, non di spirito7 religiosi pi$ per necessit, che per volont7 religiosi per i quali era meglio restarsene nel secolo piuttosto che, in uno stato pi$ perfetto, mettere a repentaglio la propria salvezza eterna. #i dice talora" 'Fa fatto il sacrificio...(. Che sacrificio6 Fa maggior agiatezza adesso di primaC <ltri asseriscono non esservi pi$ ai nostri giorni chi si faccia #acerdote per forza. 2o, no, ce ne sono ancoraC Gna volta c&erano i lauti *enefici7 adesso ci sono pie persone che aiutano, e gli studi non costano tanto7 la vita ,essi pensano/ pi$ comoda e il prete non muore di fame... Lo stesso avviene in 0eligione7 e coloro che nel secolo avevano minori agi, in 0eligione sono i pi$ pretenziosi. 2on dico che sia sempre cos8, ma in generale cos8 davvero. 2emmeno dico questo per voi. Che se vi fosse fra voi chi entrato nell&Istituto con fine non retto, lo rettifichi se pu), e solo allora pu) continuare. #iete venuti qui non per scansare la fatica o togliervi i fastidi, ma per farvi santi e salvare le anime. )ocazione missionaria. .er ci) che riguarda la vocazione missionaria, la cosa pi$ semplice. Che cos& la vocazione apostolica o missionaria6 %& quell&atto di provvidenza soprannaturale con cui +io sceglie alcuni e li fornisce delle doti convenienti per portare la fede nei paesi pagani. 2.#. 5es$ Cristo applic), cominciando dagli <postoli, e continua ad applicare nel tempo i decreti eterni di +io. %gli trasmette in ogni tempo a taluni uomini la sua stessa missione" (ome il Padre ha mandato me, cos) lo mando voi ,1A/. La Chiesa ne prende atto e, a sua volta, conferma tale divina missione. 1utti i !issionari operano in nome della Chiesa. uesta vocazione di quanti #acerdoti o 0eligiosi amano molto il #ignore e *ramano farlo conoscere, disposti a qualsiasi sacrificio, pur di conseguire il no*ile fine. 2on si richiede nulla di pi$. 1utti i #anti hanno sempre *ramato di andare in !issione" #. -rancesco d&<ssisi, #. 0omualdo, #. 1eresa, #. !. !addalena de& .azzi e ultimamente #. 1eresa del 3am*ino 5es$, proclamata dalla Chiesa patrona di tutte le !issioni. Oggid8 persino i 1rappisti e le 1rappiste sono nelle !issioni. Invero, che differenza c& tra il predicare il 4angelo nei nostri paesi e l&annunziarlo ai pagani6 2on la stessa vocazione6 2on questo uno stretto dovere di tutti i #acerdoti6 Ogni sacerdote missionario di natura sua7 la vocazione ecclesiastica e quella missionaria non si distinguono essenzialmente7 non si richiede, ripeto, che un grande amore di +io e zelo per le anime. 2on tutti potranno effettuare il desiderio di recarsi in !issione, ma tale desiderio dovre**e essere di tutti i sacerdoti. L&apostolato fra gli infedeli , sotto questo riguardo, il grado superlativo del sacerdozio. #e poi si tratta di un 0eligioso non sacerdote, s&egli di vita attiva, specialmente poi se questa si svolge in paesi pagani, anche lui A

un vero missionario. Cos8 dei nostri Coadiutori. 4iene talora ad inquietare gli alunni missionari il du**io di non essere chiamati all&apostolato. .ena dolorosa, che fece perire molte vocazioni o almeno intiepid8 il fervore per *en prepararsi all&apostolato. L&avete voi questa vocazione6 0ispondo che non necessario aver avuto segni straordinari, neppure *isogna pretenderli. #e anche venisse un angelo dal Cielo, potremmo sempre du*itare che si tratti d&illusione. 3asta aver avuto qualche segno speciale, che parve forse casuale ed era invece da +io ordinato alla santa vocazione" la lettura di un periodico o li*ro missionario, una predica sulle !issioni, l&esempio di un compagno, la parola del parroco o del confessore, forse anche talune circostanze di famiglia, ecc. uesti segni *astano7 essi sono la via ordinaria di cui +io si serve per destare, in chi prescelto, la vocazione missionaria. Ora io dico a quanti qui siete" questi segni li avete avuti certamente e quindi potete stare tranquilli sulla vostra vocazione, a meno che vi sia il giudizio contrario dei superiori per inettitudine fisica o morale, o piuttosto per mancanza di corrispondenza alla vocazione

+. !L D#)ERE D! SEGU!RE LA )#$A*!#NE


)i , o--li%o di se%uire la vocazione. #. <lfonso, +ottore moralista *enigno, risponde che il non seguire la propria 4ocazione per s non peccato ,eccetto che uno sia convinto, stando nel mondo, di perdersi/, perch 2ostro #ignore non ne ha fatto un precetto. 1uttavia in pratica di rado uno va esente da peccato, a motivo dei pericoli cui espone la propria salvezza, scegliendo uno stato non conforme alla volont di +io. % cita in proposito quanto asserisce il +. Fa*ert" ' uantunque, assolutamente parlando, costui possa salvarsi, non potr tuttavia provvedere alla salvezza della sua anima se non con grande difficolt( ,1B/. Il #ignore, essendosi proposto da tutta l&eternit di crearci, sta*il8, assieme a tutte le circostanze di tempo e di luogo, anche la strada che do**iamo *attere" in essa seminando le grazie che ci avre**ero aiutati a *en vivere, a santificarci, a giungere felicemente al .aradiso. -ortunato chi non devia dalla linea tracciatagli da +ioC Infelice chi scartaC uesti cammina per la via delle sole grazie sufficienti, che in pratica non *astano. Onde il detto" A gratia su##icienti, libera nos Domine* #&avvera anche qui ci) che dicemmo della vocazione naturale" chi s*aglia uno spostato. #. .aolo insegna che ciascuno ha il suo dono da Dio ,1D/. La vocazione per noi questo dono, di cui solo nell&eternit comprenderemo la preziosit. % il rifiutarlo non nulla6 Il #ignore c&invita a uno stato di perfezione, ci offre un posto distinto nella Chiesa e nel Cielo, ci d un segno di divina predilezione, e noi rifiutiamo tutto questoC 4i par nulla6... #i dir che si tratta solo di consiglio. #ia, ma cos8 che si stimano i consigli di +io6 #e #. -rancesco Haverio avesse opposto un rifiuto alla divina chiamata, che ne sare**e ora di lui6 <lla santit non sare**e giunto certamente. uanti 'spostati( spiritualmente nel mondo, per aver rifiutato il dono di +ioC 0icordatevi sempre che la prima offerta per l&Istituto, di cento lire, la ricevetti da un sacerdote di cui non seppi mai il nome, che diceva d&inviarla per far tacere il rimorso di non aver seguito da giovane la chiamata all&apostolato fra gli infedeli. <h, no, non crediamo di essere noi a fare un atto di degnazione verso +io, se rispondiamo alla #ua chiamataC %& Lui invece che fa a noi un grande dono di elezione e di predilezione. Da chi consi%liarsi Come prepararsi alla vocazione6 <nzitutto con la preghiera e con maggior raccoglimento. .oi con la segretezza" non propalare ai quattro venti la propria vocazione, il che segno di leggerezza e cio di non vocazione. uindi ancora, nel caso che uno si trovi sempre du**ioso, col prendere consiglio. !a il consiglio non va chiesto a tutte le persone che si conoscono, *ens8 al padre spirituale o confessore. % non ad un confessore qualsiasi, ma ad uno che a**ia le doti di consigliere" dotto, pio, prudente, pratico in materia, ripieno dello spirito di +io. 2on tutti purtroppo hanno il dono del consiglio o il vero spirito di +io. #&incontrano di quelli che sem*rano interessati ad allontanare dalla vocazione religiosa = e pi$ ancora quella missionaria = chiunque si presenti loro per consiglio, e anche se non si presenta. Fo conosciuto un parroco che si opponeva a tutte le vocazioni religiose, adducendo il motivo 'che le figliuole devono santificarsi in casa(. .arecchie di queste povere giovani vennero a piangere da me. 2on so come costui potesse far ci) in coscienza, mentre #. 1ommaso dice chiaro 'essere colpa grave impedire o dissuadere una D

vocazione certa( ,9E/. % #. <lfonso scrive" '-a meraviglia che anche da #acerdoti, e persino da 0eligiosi, ai giovani chiamati allo stato religioso si dica che in qualsiasi luogo, anche nel mondo, si pu) servire +io( ,91/. Costoro" o si son fatti religiosi senza vocazione, o non sanno neppure che cosa sia la vocazione. Certo in ogni luogo si pu) servir +io7 ma altro servirlo nel luogo e nel modo ch&%gli desidera da noi, altro il servirlo a nostro capriccio. .er contro, vi son di quelli che spalancano le porte dei monasteri a chiunque ne manifesti appena l&idea, e ancora ve li spingono, senza prima accertarsi della seriet della vocazione. <ltri finalmente dirigono tutte le vocazioni a un solo monastero, come se nel mondo non vi fosse che quello e tutte dovessero passare di l8 per salvarsi e santificarsi. 2e avviene che tante ne entrano, altrettante ne escono, con danno loro e scorno di chi le ha consigliate. +unque" pochi consigli e da persone illuminate. #. -rancesco di #ales dichiara espressamente 'non essere necessario un esame di dieci +ottori per accertarsi della vocazione" se la si de**a o no seguire( ,99/. La vocazione e i parenti 4i o**ligo di chiedere consiglio ai parenti, attendere il loro consenso, o**edirli se vi si oppongono6 -u Lutero ad affermare che i figli peccano se entrano in 0eligione senza il consiglio dei genitori. %& uno dei tanti errori di questo infelice eresiarca. 2o, non cos87 vari Concili affermano il contrario. I santi .adri e +ottori della Chiesa sono del pari unanimi nell&insegnare che i figli non son tenuti ad o**edire ai parenti in materia di vocazione. #.1ommaso, ad esempio, dice" '0iguardo al conservarsi vergine e a tutto ci) che concerne questo stato, n i servi son tenuti ad o**edire ai padroni, n i figli ai parenti( ,9:/. 2on mancano, vero, genitori che solo vogliono accertarsi della vocazione, pronti poi a dare il consenso, ma son rari. .er lo pi$ essi la fanno da oppositori, avverandosi ci) che 5es$ predisse" + nemici delluomo saran quelli della sua casa ,9>/. #i dovr almeno chiedere loro consiglio6 2o, risponde ancora #. <lfonso, perch il giudizio dei parenti per lo pi$ carnale, interessato. 2on hanno la grazia ad hoc. %& solo per accidens che possono talora dar consigli al riguardo ,9?/. 2on *isogna quindi lasciarsi influenzare e guidare da essi in ci) che concerne la vocazione. Fa ragione #. 3ernardo quando dice che sovente i parenti, in fatto di vocazione, si comportano come se preferissero vedere i figli perire con essi, piuttosto che vederli salvi senza di essi ,9@/. .roprio cos8. #e si tratta di matrimonio7 son tutti d&accordo, tutti solleciti, e il denaro per le spese necessarie e superflue lo trovano sempre7 ma per il figlio o la figlia che entra in 0eligione, non lo si trova mai e s&inventano mille pretesti per rifiutarlo. 4i furono gi parenti senza cuore che lasciarono partire il figlio sprovvisto persino del corredo necessario. #i dovr differire l&entrata in 0eligione fino a consenso ottenuto6 #. <lfonso risponde negativamente ,9A/. 1uttavia, dati i tempi attuali, se v& speranza di ottenere il consenso, sar *ene chiederlo, anche per evitare noie alla comunit e perch i genitori diano la dote necessaria. Cos8 noi, se chiediamo il consenso dei genitori per gli studenti, solo per non aver fastidi. 3isogna per) essere *en fermi nella vocazione e non cedere di fronte alle loro prove di severit o di tenerezza, di lacrime ecc.7 n far dipendere la propria vocazione dal loro consenso. 2on sta ad essi il fare o disfare le vocazioni. 4i fu gi un tempo in cui i parenti credevano di poter fissare essi stessi la vocazione dei figli" quale prete e quale no. +estinavano l&uno alla milizia ,ed erano per lui tutti i *eni/, l&altro ad a*ate del tal convento. % ne risultavano a*ati senza vocazione. <nche al presente non mancano genitori che credono di poter disporre dei figli a piacimento. #e uno d&ingegno per il mondo7 se invece mezzo 1E

scemo" = -atti frate, figlio mioC = %h, noC 2on tocca ad essi. %& 2ostro #ignore che elegge, ed elegge chi vuole. %gli li*ero di fare ci) che vuole. In quest&affare della vocazione, 2ostro #ignore ha dato a tutti, ma specialmente a noi 0eligiosi e !issionari, una importantissima lezione quando, in et di dodici anni, si ferm) nel 1empio all&insaputa di !aria e di 5iuseppe, pur conoscendo quanto dolore avre**e ad essi procurato. %sempio di distacco e di santa durezza verso i parenti" e non solo quando sono di ostacolo alla vocazione, ma anche quando, come nel caso di !aria e di 5iuseppe, non si oppongono. Il mondo non comprende queste cose e si appella al quarto comandamento, ma dimentica il primo. % 5es$ ce lo ricorda con quelle parole" (hi ama il padre o la madre pi, di me, non " degno di me ,9B/. .rima Lui poi i parenti. <d essi possiamo sempre rispondere" on sapete comio debbo occuparmi delle cose spettanti al Padre che " nei cieli- ,9D/. Cos8 fecero tanti martiri della fede7 cos8 tutti coloro che, chiamati all&apostolato, resistettero alle lusinghe dei parenti. .isogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini ,:O/. L&ordine esige tale preferenza. 1utti i #anti si conformarono sempre a questi divini insegnamenti, a costo di qualsiasi martirio. #. 5iovanna -rancesca di Chantal, per seguire la chiamata di +io, non du*it) di passare sul corpo del proprio figlio. #anta crudelt che pochi praticano e solo i veri amanti di 5es$ comprendono. 3en la comprese #. .aolo il quale, appena conosciuta la volont di +io a suo riguardo, non prese consiglio dalla carne e dal sangue ,:1/, ma si diede su*ito e totalmente all&apostolato.

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/. A00!SS!#NE E $LASS! D! 0E01R!


Norme per l"accettazione Oltre ai requisiti di cui a**iamo parlato e che riguardano il postulante, si richiede in ogni caso l&accettazione da parte dei superiori dell&Istituto. La #. Congregazione dei 0eligiosi, in un +ecreto del 1 gennaio 1D11, d saggi e precisi avvertimenti sull&accettazione e formazione dei laici che devono emettere i voti solenni. 1ali norme servono pure per i Coadiutori delle Congregazioni con voti semplici, e pi$ ancora per i 0eligiosi sacerdoti o aspiranti al sacerdozio. 4uole dunque il citato +ecreto che, prima di accettare qualsiasi aspirante, si usino molte e diligenti cautele, si premettano ricerche sulla legittimit dei natali, sull&onest dei costumi, sulla *uona fama di cui gode fra il popolo, sull&idoneit agli uffici che dovr esercitare, ecc. 4edete quale cura pone la Chiesa nella scelta dei semplici laiciC .arre**e che, per un laico, in 0eligione, *asti un po& di *uona volont di pregare e di lavorare, senza ricercare tante qualit7 invece no, non *asta. +evono essere di *uona nascita, come detto anche nelle nostre Costituzioni7 e che siano gi di vita esemplare, che godano stima presso i compaesani" de optima coram populo #ama, che a**iano capacit di formarsi allo spirito e alle virt$ religiose. Che dire allora dell&aspirante al sacerdozio6 #oggiunge infatti lo stesso +ecreto" 'Le quali doti tutte, se si richiedono nei laici, assai pi$ de**ono trovarsi nei sacerdoti e in coloro che aspirano al sacerdozio(. % ci) sia per la loro maggior dignit, come per essere di esempio ai laici. +i qui la necessit per i superiori di andar molto cauti nell&accettazione. Oltre ad assicurarsi che non vi siano impedimenti canonici, essi de**ono accertarsi anche su tutto il resto che a**iamo detto. uesto ve lo posso dire" che non ho accettato alcuni, che avevano lo zio o la zia al manicomio. Cos8 di altre malattie" epilessia, ecc. Cos8 ancora se il padre o il nonno sono dediti all&alcool, il che influenza anche i figli nel corpo e nell&anima7 son cose che poi si manifestano. #i deve inoltre guardare che non siano di condizione troppo *assa. Insomma stretto dovere dei superiori procurare che entrino nell&Istituto i soli chiamati, i degni gli idonei, e non oves et boves. Il #ignore ne mandi pure, ma stoffa di prima classe. %& questo che voglio" pochi ma *uoni, pochi ma in regola" che a**iano spirito, che siano volenterosi e capaci di fare per molti. 2on il numero che conta, ma la qualit, lo spirito7 quantunque anche il numero possa avere la sua importanza se accompagnato dalla qualit. Come il #ignore ne ha mandati, cos8 se vi *uon spirito, ne mander, perch l&istituto opera sua e sono opera sua anche le vocazioni. uando vengono da me delle superiore a lamentarsi che nei loro monasteri difettano le vocazioni, domando loro" 'C& *uon spirito6... #e c&, non temete, il #ignore con voi(. 0icordo sempre ci) che !ons. 5astaldi, <rcivescovo di 1orino, [Mons. Lorenzo Gastaldi (1815-1883) fu Arcivescovo di Torino dal 1871 al 1883 !in virt" di santa u##idienza$ no%in& l'Alla%ano (ettore del )antuario della *onsolata do+o c,e altri sacerdoti avavano rifiutato la carica. -el 188. lo no%in& (ettore del *onvitto /cclesiastico annesso allo stesso )antuario.0 diceva agli Ordinandi" 'Chi sa se, col numero, potr essere accresciuta anche la nostra letizia6 ,:9/. <h, se potessi raschiare da qualcuno il carattere sacerdotaleC(. 4i assicuro che sentivamo un *rivido per tutte le mem*raC... Io spero che cos8 non a**ia a dire del nostro Istituto, ma s&accresca pure la letizia col moltiplicarsi dei mem*ri. 19

Le due classi di mem-ri <nticamente gli Ordini religiosi costituivano una sola famiglia senza diversit di classi7 tutti i religiosi s&applicavano, ciascuno secondo le proprie forze e attitudini, ai lavori manuali e intellettuali. Cos8 i 3enedettini. In seguito ci fu la divisione in due classi" quelli dedicati all&Gfficio +ivino e quelli dati ai lavori manuali. .revalse questo sistema, anche perch s&incominci) ad ammetterne alcuni al sacerdozio. !antengono una sola classe i -ratelli delle #cuole Cristiane e i !aristi. <d ogni modo, solo a quelli della prima classe, e gi professi, spetta il governo e la direzione della Congregazione. Le #uore di vita contemplativa si divisero per lo pi$ in due classi7 lo stesso fecero altre #uore dedite all&insegnamento7 mentre molte di quelle che si consacrano alle opere di carit, come le -iglie e #uore della Carit, formarono e formano una sola classe. 4i furono anche Congregazioni di tre e persino di quattro classi, ma non vennero approvate. 2ei monasteri claustrali sono ammesse le cos8 dette '1orriere(, ossia #uore esterne per le commissioni, le quali si legano alla Comunit con voti speciali. Le Congregazioni di voti semplici non possono aggregarsi 1erz&Ordini propriamente detti, n i loro mem*ri possono ascriversi a qualcuno dei 1erz&Ordini gi esistenti. .ossono per) far parte delle semplici Compagnie religiose, come quella del Carmine, ecc. 4enendo ora a noi, troviamo che la prima classe comprende" sacerdoti e chierici. #<C%0+O1I = L&Istituto confida molto nelle vocazioni di sacerdoti, e gi molti ne vennero e costituirono le prime fondazioni. Costoro, terminati gli studi di 1eologia, o anche fatte le prime prove nel sacro ministero, vedendo pi$ che sufficiente il numero dei sacerdoti per la cura d&anime nei nostri paesi, mossi dal desiderio di salvarne in maggior numero, generosamente sacrificano l&acquistata quiete del termine degli studi e talora una gi conseguita posizione, per correre in aiuto delle anime che ancor giacciono nelle tene*re del paganesimo, esse pure redente da 2. #. 5es$ Cristo a prezzo del suo +ivin #angue. #iano essi i *envenuti7 il #ignore sapr *en ricompensarli di quanto hanno lasciato per la di Lui gloria. In questa terra li ricompenser con l&a**ondanza dei frutti, in .aradiso con la corona dell&apostolato. 1ale fu il 3eato Chanel, che fu vicecurato e poi parroco prima di farsi religioso= missionario. 1ale ancora il Card. !assaia, gi prima impegnato nel sacro ministero qui in Italia. Lo zelo che muove questi zelanti sacerdoti a *attere alle porte del nostro Istituto, dia loro coraggio a sostenere i piccoli sacrifici della vita comune, per formarsi al vero spirito dell&Istituto" senza del quale saranno forse *uoni sacerdoti, ma non ottimi missionari, n potranno assaporare le gioie di chi serve +io con generosit, fino al totale sacrificio di se stesso. CFI%0ICI = I chierici, lasciatemelo dire, sono la porzione eletta del nostro Istituto e ne formano la maggiore speranza" sia che vengano dal nostro piccolo seminario, che da altri seminari e collegi. < loro sono dirette specialmente le cure di Casamadre. -elici loro, se si lasceranno formare dai #uperiori al vero spirito, se si lasceranno lavorare, se si sforzeranno di acquistare gli a*iti delle virt$ sacerdotali, religiose ed apostolicheC 3eati loro se corrisponderanno ogni giorno alla grazia della vocazione e alle sollecitudini dei #uperioriC %ssi saranno simili a quegli al*eri piantati lungo correnti dacqua, che daranno #rutto a suo tempo/ le cui #oglie non avvi&&iranno, e tutto quello che #aranno prosperer ,::/. 1:

CO<+IG1O0I = #e i Coadiutori sono utili in tutte le 0eligioni, sono indispensa*ili nelle !issioni. %ppure il loro numero generalmente scarso, per la poca conoscenza che si ha nel mondo del loro su*lime stato e del *ene che possono operare. %ssi sono i veri ausiliari dei sacerdoti7 talora li eguagliano nel fare i catechismi, dare *attesimi, ecc." ed anche possono superarli nel fare il *ene con il loro esempio. 1anto pi$ che, lavorando essi sempre a contatto con gli indigeni riesce loro pi$ facile far risplendere ai loro occhi la *ellezza e santit della nostra 0eligione" farla risplendere nella piet, nella carit e nell&esercizio di tutte le cristiane virt$. %ssi, con minore responsa*ilit, vivono una vita di pace e accumulano meriti per il .aradiso. !a per *en corrispondere alle speranze dei superiori, essi de**ono stimare e amare il proprio stato di Coadiutori. Il .. Lainez, il pi$ insigne 1eologo del Concilio di 1rento, chiese ai suoi superiori di essere trattato da Coadiutore. <mare dunque il proprio stato di Coadiutore7 avere un *uon fondo di umilt, di o**edienza, di amore alla fatica7 avere un grande spirito di sacrificio e di piet. Inoltre, in conformit alle costituzioni, essi de**ono studiare il catechismo e le lingue, ond&essere maggiormente utili in !issione. #e taluni poi, sia della prima che della seconda classe, dopo essere entrati in 0eligione con le de*ite disposizioni, ritornano al secolo, non da inferirsi che non avessero la vocazione, ma piuttosto che non vi corrisposero" eccetto che +io a**ia altre mire su di essi, come avvenne per #. Camillo de Lellis, per il 3. 5iuliano %Imard, per #. 5iuseppe La*re ed altri.

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2. $#RR!S3#NDERE ALLA )#$A*!#NE


Necessit4 di corrispondere 0i scongiuro adunque io prigioniero pel Signore, che camminiate in maniera convenevole alla voca&ione a cui siete stati chiamati ,:>/. -accio mie queste parole di #. .aolo e vi scongiuro a voler corrispondere alla vostra santa vocazione. 4oi, quanti qui siete e quanti gi furono in questa Casa, godete e godettero tutti degli stessi *enefici e delle stesse grazie. !a durerete o durarono tutti nella vocazione ricevuta6 !olti s87 altri si perdettero per via7 altri ancora giunsero alla terra promessa delle !issioni, ma direi solo materialmente, perch non preparati spiritualmente, a motivo della loro non piena corrispondenza alle grazie di cui questa Casa a**onda7 e quindi" o ritornarono al secolo, o non riuscirono missionari secondo i disegni di +io. 2on *asta dunque essere chiamati, non *asta rispondere alla chiamata, non *asta entrare nell&Istituto, non *asta nemmeno andare in !issione, ma ci vuole corrispondenza piena e generosa e costante alla grazia della vocazione. 2on tutti i chiamati perseverano, perch non tutti corrispondono. 5iuda fu certamente chiamato all&apostolato da 5es$ medesimo, eppure perdette la vocazione. Lasciate dunque che ripeta a ciascuno di voi le parole di 2ostro #ignore" Se tu conoscessi il dono di Dio* ,:?/. #e tu, o caro giovane, o caro chierico, conoscessi il dono grande che +io ti ha fatto col chiamarti in questo IstitutoC <l quale dono seguir un crescendo di altre grazie, che 5es$ dal 1a*ernacolo ti far, se saprai apprezzare la prima e corrispondervi. !a guai a non corrisponderviC 0ipeto che alcuni sono usciti dall&Istituto per essersi resi indegni della vocazione ,non parlo di quelli che si riscontrarono non chiamati per difetti corporali o per non aver vocazione/. Lo stato di costoro deplorevoleC <**andonata la via per la quale erano chiamati e nella quale il #ignore aveva per essi disseminate tutte le grazie a**ondantissime di salvezza e di santificazione, vengono a trovarsi in quello stato di cui a**iamo gi parlato, dove non troveranno che le pure grazie sufficienti per salvarsi. Il perseverare nella vocazione, non dimenticatelo, un dovere, quando si li*eramente accettato uno stato e ad esso ci siamo vincolati con solenni promesse. %& un dovere verso +io, al quale si fatto voto7 un dovere verso noi medesimi, per le condizioni infelicissime nelle quali altrimenti verremmo a trovarci. uante povere anime si son perdute, uscendo di 0eligione con la falsa idea di migliorare il proprio statoC <nche se ottennero le necessarie dispense, come possono costoro godere perfetta pace6 Cono**i un 0eligioso che uscito di Congregazione, fu tollerato in +iocesi veniva a cele*rare al #antuario della Consolata e sovente mi diceva" = !i tranquillizziC = 4eda, per essere proprio a posto e tranquillo, lei dovre**e rientrare in Congregazione. = !a che figura faccio6 = #e crede, m&incarico io di aiutarla. % lui sempre indeciso7 e poi mor8 improvvisamente, pi$ presto che non si pensava. #8, s8, era in regola con le dispense... ma se fosse morto nell&infermeria della comunit, sare**e certamente stato meglio per luiC #olamente chi persevera sino alla fine, udr l&invito divino" +uge, serve bone et #idelis* ,:@/. % per chi fu infedele6 per chi rifiut) o rigett) il dono di +io6 per chi calpest) le sue solenni promesse6 uale sar per costui il giudizio di +io6... uesto pensiero ci sia di salutare timore. 2on si tratta d&una 1?

*agattella, ma di un dono di +io, cui sono annesse tutte le grazie i salvezza e di santificazione per noi e per tante altre anime. Che se nonostante s8 a**ondante pioggia di grazie, uno sempre in#ruttuoso, allora perch! ingombra ancora il terreno-''' 1roncalo dunque ,:A/. 2on illudiamoci, il #ignore non ha *isogno di nessuno. %gli non *ada al numero, mentre gli son *astati dodici poveri pescatori per cam*iare la faccia della terra, e mentre dalle stesse pietre sa suscitare i veri figli di <*ramo. Il dono della vocazione che uno rifiuta o perde, non ritorna a +io infruttuoso, ma %gli lo dar ad un altro che sapr farlo fruttificare al cento per cento. 2on il caso di ricordare a voi la storia dei quaranta martiri di #e*aste. Il povero spergiuro era anch&egli chiamato al martirio, aveva cominciato *ene, ma non seppe perseverare e per8 miseramente e il suo posto venne preso da una delle sentinelle, un paganoC 1erri*ile lezione, miei cari, per chi riceve grazie da +io e non vi corrisponde. #. 4incenzo de& .aoli dice che chi non corrisponde sar sempre infelice" sia che rimanga in 0eligione sia che ne esca. 2on trover altra via cosparsa di tante grazie quante ne avre**e trovate in quella tracciatagli da +io. Ci) spiega la cattiva fine di tanti fra gli usciti dagli Istituti religiosi, peggio poi se espulsi. InfeliciC %ccoli diventati cattivi cristiani, mentre potevano e dovevano essere santi 0eligiosi, santi !issionariC Ci) spiega anche il fatto che dei chierici usciti di seminario fanno pessima riuscita, fino a diventare arra**iati anticlericali, come ve ne sono anche al presente. on volle la benedi&ione e andr lungi da lui ,:B/. %cco perch non mi stancher) mai di esortarvi a *en considerare l&affare della vostra vocazione, onde crescere nella stima della medesima, ringraziarne ogni giorno il #ignore e procurare di corrispondervi con animo forte e costante. Obsecro vos ut digne ambuletis vocatione qua vocati estis ,:D/. L&apostolo intendeva la grazia della fede7 io vi faccio la stessa raccomandazione riguardo alla grazia della vocazione all&apostolato" la quale, se non cos8 necessaria come la fede, pur sempre una grazia di predilezione per voi. % vi dico di non riceverla invano, ma di corrispondervi e renderla fruttuosa, mentre scorre per voi il tempo propizio, i giorni di grazia speciale che il #ignore sparge sul postulandato, sul noviziato e su tutta la vostra preparazione alle !issioni. uesta Casa fu eretta per la vostra formazione. Il #ignore vi ha posto regole, superiori e tutte le grazie necessarie. %gli ha fatto per l&Istituto veri miracoli e a goderne siete voi. Ciascuno pu) dire" sono io che vengo cos8 favoritoC % se a tutto date importanza, se vi dimostrate pieghevoli a ricevere giorno per giorno, ora per ora, gli influssi di questa continua pioggia, riuscirete tali quali il #ignore vuole e raggiungerete lo scopo della vostra vocazione. !a infelice chi, per pigrizia o tiepidezza, perde un tempo s8 prezioso e spreca i doni di +ioC !eglio per lui che non fosse stato chiamato, perch molto si domander da tutti quelli ai quali molto " stato dato ,>E/. #ul serio dunque. 3isogna corrispondere e corrispondere *ene, nel miglior modo possi*ile. Certo piuttosto che divenire un 0eligioso solo a met, meglio non esserlo affatto. Che m&importa di avere cinquanta o cento chierici, se non sono come li voglio6 4e l&ho detto e ve lo ripeto" meglio pochi, ma come si deve. % se uno, non ancora legato da voti perpetui, sente di non riuscire quello che dovre**e essere7 fa *ene ad andarsene. !eglio per lui, per l&Istituto, per le !issioni. Che se alcuno avesse scartato un pochino si riprenda. unc coepi* 0imettersi sulla *uona via, costi quel che costi, e rinnovare ogni giorno questa *uona volont. Certo non si corrisponder mai a**astanza, ma almeno facciamo quello che possiamo da parte nostra7 1@

il #ignore aggiuster Lui il resto, colmer Lui le deficienze. %gli sa che siamo misera*ili, ma vuole *uona volont. 4edete" il #ignore mi ha sempre aiutato materialmente e moralmente7 col suo aiuto ho lavorato alla Consolata, come ho lavorato per qui e per le !issioni. !a adesso sta a voi il compiere i disegni di +io. 2on posso e non tocca a me far tutto7 a ciascuno la sua parte. .ensateci a queste cose e non sar facile che vi perdiate per via. $ome corrispondere .er aiutarvi nell&esame sul come avete finora trafficato il prezioso talento della vocazione, vi propongo alcune considerazioni. 2elle comunit religiose, a riguardo della corrispondenza alla vocazione, i soggetti possono classificarsi in tre categorie. La prima di quelli che conoscono il valore della vocazione, conoscono anche i mezzi per corrispondervi ,e come non conoscerli, mentre qui tutto a ci) ordinato6/, sanno perci) quello che devono fare7 ma non lo fanno e quindi non corrispondono. O non usano i mezzi o li usano male" e lo si vede dal frutto in quanto a perfezione e santit. Coloro che, in tempo s8 prezioso e di speciali grazie per la formazione, non avanzano nella via della perfezione, *en si pu) dire che non corrispondano alla grazia divina. 4anno avanti tirati o spinti, a mo& di giumenti, dall&ordine della casa e dalle azioni comuni, ma senza spirito interiore, senza approfittarne per il loro *ene spirituale. <lla seconda categoria appartengono anzitutto coloro che hanno, s8, vocazione e vi corrispondono, ma con poca generosit. #tudiano e lavorano, ma non si rompono le ossa7 o**ediscono, ma fino ad un certo punto7 pregano, ma il puro necessario. Insomma, a loro *asta essere *uoni e non ci tengono a divenire santi. <ppartengono ancora a questa categoria gli incostanti" quelli cio che, pur mettendo impegno a corrispondere, pur amando le pratiche di piet e tutte le virt$, non appena sopraggiunge un ostacolo, una prova nello spirito o nel corpo, si scoraggiano, s&arrestano nei *uoni desideri e propositi. <d essi pu) applicarsi il detto del #almista" 2o dissi nella mia abbondan&a3 non sar$ scosso in eterno*''' Rivolgesti da me 4a tua #accia ed io restai conturbato ,>1/. !anca in costoro la costanza. #on fervorosi quando tutto procede *ene, ma nella lotta e nelle difficolt rallentano o anche si fermano. #e i #uperiori li mettono nell&occasione di compiere atti di perfezione, come mortificazioni pu**liche, uffici pi$ umili e simili, eccoli prostrati di spirito, incapaci di resistere alla tentazione di scoraggiamento e di super*ia. Che dire, poi, se per disposizione di +io vengono tentati nella *ella virt$6 Invece di farsi coraggio e usare tutti i mezzi per sostenersi, non pensando che la grazia di +io non verr loro meno ,ed *ene per loro che siano ad tempus cos8 provati/, si perdono d&animo e tutta la loro *uona volont sparisce. La terza categoria di coloro che, entrati nell&Istituto con perfetta purit d&intenzione, intendono di corrispondere generosamente alla grazia di +io, nulla omettendo di ci) che pu) condurli alla santit. <nime generose, forti, costanti" le quali, proposito sibi #ine, cio la santificazione, tirano diritto pur in mezzo alle prove, piene di confidenza in +io. Il pensiero di quanto fecero i #anti, e pi$ 2ostro #ignore, li sostiene nelle ore *uie che anche ad essi non mancano. uesti spiriti forti hanno le loro *attaglie col demonio che, come fece con 5io**e, li vesser in tutti i modi. +io stesso li prover, come fece con #. 1eresa, nel fuoco delle aridit e di pene interne ed esterne7 ma essi, tenendo l&occhio dell&anima fisso in +io, non vacillano. Che se anche avvenisse una caduta, come fu per certi #anti, non si a**attono troppo, ma su*ito fanno cum tentatione proventum ,>9/7 sorgono cio e procedono con maggior energia, se**ene pi$ umili, pi$ vigilanti e confidenti in +io. 4eniamo a noi, alla nostra Comunit. 4i sono tra noi alcuni della prima categoria6 Io spero di no. 2on dovre**ero poter vivere" ogni pietra di questa Casa rimproverere**e la loro audacia. -u detto 1A

da uno che usc8" 'che in questa Casa, chi non chiamato non pu) resistere(. %cco il pi$ *ell&elogio che dell&Istituto si potesse e si possa fareC % della seconda categoria6 2on voglio offendervi, ma de**o pensare che anche in questa Casa vi sono di quelli che non corrispondono pienamente alla grazia di +io. 2on si potr dir loro che la disprezzino, ma non sanno essere generosi con +io, togliendo certi difetti e vincendo certa inerzia. % il #ignore non pu) essere generoso con loro. 5es$ vorre**e tutto il loro cuore nella semplicit ed umilt, ed essi 5lielo danno con restrizioni7 allora anche il #ignore restringe con essi la mano. Costoro non possono godere appieno della vita religiosa, passano sovente i giorni in malinconia, e i #uperiori de**ono faticare non poco per sostenerli e spingerli avanti. % si che *astere**e un po& di sforzo, un po& di generositC !i consolo per altro pensando che molti di voi sono da classificare nella terza categoria e ne ringrazio il #ignore. 2on che non a**iamo difetti ed anche certe ore e magari certi giorni di freddezza, ma conservano sempre ferma la volont di emendarsi e di santificarsi7 lieti che l&o**edienza ne fornisca loro i mezzi nelle molte preghiere, nell&assiduo studio, nei lavori umili, nelle pratiche di mortificazione e di umilt. .er costoro la vita di comunit un .aradiso anticipato ed essi sono i pi$ felici di questo mondoC %saminatevi davanti a +io. < quale classe appartenete6... 2otate per) due cose" 1J Che essendo 0eligiosi, avete l&o**ligo di tendere alla perfezione e quindi di trovarvi tutti nella terza categoria. 9J Che, di regola, avviene che in !issione si discenda, non che si ascenda. In questo caso, che sar di voi e delle !issioni6... !i scriveva uno dei primi !issionari 'che loro, i primi, erano zavorra e di questa facevano l&ufficio, mentre i futuri sare**ero state le colonne, perch *en formati e *en levigati nella Casamadre(. Ci) scriveva per umilt, ma *ene che lo ricordiate, perch vi serve di lezione, del come cio dovete perfezionarvi.

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5. #STA$#L! ALLA $#RRR!S3#NDEN*A


Attaccamento alla propria volont4 -ra gli ostacoli a *en corrispondere alla vocazione, #. <lfonso pone in primo luogo l&attaccamento alla propria volont. %& dunque necessario, se si vuol perseverare, rinnegare la propria volont ,>:/. Il che quanto si dice ad ognuno, prima che entri in 0eligione" di lasciar fuori la testa. #. -ilippo soleva dire" '+atemi due dita ,ed accennava alla fronte/ e vi dar) un #anto( ,>>/. <ltre volte diceva a chi stava per entrare in 0eligione" '#e lasci fuori la volont, ci riuscirai(. %ppure, credetelo, di volont propria ne a**iamo tutti. Il 'voglio( e il 'non voglio( dominano nel mondo, ma son pur vivi nelle comunit religiose. 2on sempre questa cattiva er*a si vede, ma ad occasione spunta fuori. Il motivo di ci) che non si considera a**astanza il gran male che l&attaccamento alla propria volont e i molti danni che ne derivano. Gn pregiato autore d&ascetica, il .. <ntonio #emeria, Lazzarista, scrive" '1utta la vita di un *uon 0eligioso deve consistere nel rinnegamento della propria volont e del proprio giudizio. Ond& che se alcuno lavorer molto e lungamente ma di proprio genio, nulla. #e studier da riuscire erudito e dotto, eloquente predicatore, parimente nulla. #e, posto a reggere, dar prova di prudenza, ancora nulla. Il #ignore a costoro, nel d8 del giudizio, risponder come a quelli che gli diranno di aver profetato" on vi ho mai conosciuto, ritiratevi da me ,>?/. Laddove, se alcuno far penitenza dei suoi peccati e procurer l&emendamento dei suoi vizi, gi qualcosa. #e prender a sopportare con pazienza, anzi con allegrezza quanto converr per osservanza religiosa questo pure gi qualcosa. #e sar diligente e fervoroso nel pregare, umile e modesto nel parlare, anche questo non poco. #e poi per amor di +io rinunzier alla propria volont, questo molto, e sommo, tutto( ,>@/. %d aggiunge" essere questo un martirio incruento molto pi$ doloroso del vero martirio7 una *attaglia per cui +io concede in cielo la corona del vincitore7 la via stretta indicata da 5es$. #ar in molti questa perfetta a*negazione6 2o, molti si credono di averla, perch o**ediscono esternamente, per necessit o falsa prudenza, ma internamente *or*ottano e si ri*ellano. #ono ipocriti che non possono piacere a +io, che vede intus7 sono infelici che conducono una vita senza pace, senza meriti e dannosa alla comunit. 1ali, infatti, sono i danni dell&attaccamento alla propria volont. %saminiamoli a uno a uno. 1. G2< 4I1< #%2H< .<C%. #. 3ernardo pronunci) una grande sentenza quando disse" 'Cessi la propria volont e non vi sar pi$ infermo( ,>A/. Ci) spiegando, #. <lfonso dice che la propria volont non solo conduce all&inferno nell&altra vita ma anche in questa ci fa soffrire un inferno anticipato ,>B/. Che cos& infatti l&inferno se non la privazione d&ogni *ene con ogni sorta di mali6 .recisamente ci) che avviene a chi vuol fare la propria volont" perde ogni *ene e accumula del male. +a mattino a sera costui ha la propria volont in opposizione a quella di +io, una volont quindi contraddetta di continuo e di continuo contraddicente. Come pu) aver il cuor contento6 2o7 la sua sar una vita agitata, inquieta, triste. #ta scritto" on v" pace per lempio ,>D/, e il non corrispondere alla vocazione, rifiutando di rinnegare la propria volont, vera empiet. 9. G2< 4I1< #%2H< !%0I1I, anzi con molti demeriti. #. 3ernardo paragona la propria volont alla sanguisuga e alla vipera. 5uardati = egli dice = da questa sanguisuga che la propria volont, poich essa trae tutto a s. 5uardiamoci da essa come da una vipera pessima e dannosissima. 1D

Come la sanguisuga, succhiando il sangue, inde*olisce e riduce all&estremo delle forze, cos8 la propria volont ci toglie il principio di tutti i meriti, che la volont di +io. % come la vipera avvelena il sangue, cos8 la propria volont guasta tutti i nostri pensieri, tutte le nostre azioni e conduce alla morte dell&anima ,?E/. Conclude perci) lo stesso #anto7 '5rande male la propria volont, per cui ci) che facciamo di *ene non *ene( ,?1/. <l tempo d&Isaia, gli %*rei provati da molte tri*olazioni, invocarono la misericordia di +io, e non essendo esauditi, se ne lamentarono col #ignore, al quale ricordavano i loro digiuni. 0ispose loro Iddio" +cco che nel giorno del vostro digiuno si trova lo vostra volont ,?9/. uante opere *uone senza merito, perch in esse cerchiamo noi stessi, la propria volont, i propri capricciC #. <gostino racconta di persone che andarono al martirio di proprio capriccio e non furono perci) martiri. !i diceva un giorno una persona" '!i farei religiosa, se non fosse che non potr) pi$ ascoltare le mie dieci !esseC(. 2on una *uona ragione questaC 5ran *ella cosa ascoltare dieci !esse, ma non lo per te, se da te +io non la vuole. 4oi *eati, che potete sempre conoscere la volont di +io, senza tema d&essere ingannati dall&amor proprio o traditi dalla propria volontC :. G2< 4I1< I2G1IL% ed anzi di danno alla Comunit. Inutile, perch i #uperiori non possono servirsi di codesti individui7 vorre**ero comandar loro qualcosa, ma si trattengono per non esporli a contraddire, a diso**edire, a mormorare. #ono poi anche di danno alla comunit, appunto perch agiscono di proprio capriccio7 e anche se piegano la volont, *en si vede che lo fanno per forza, disapprovando almeno internamente ogni ordine. uanto male fanno questi super*iC Costoro, se ancora novizi, i #uperiori devono espellerli senza riguardi7 e se gi professi perpetui, vanno lasciati a parte come un ingom*ro. 5uai a chi porta in !issione la propria volontC Costoro non faranno *ene in nessun posto, e non vi sar alcun posto che faccia per essi7 *isognere**e crearne uno apposta e tuttavia trovere**ero ancora a ridire. !ai contenti, mai a posto, vogliono tutto disapprovare7 un vero supplizio per le comunit, un tormento per i #uperiori, uno scandalo per i confratelli, una vita inutile e di danno sia a s che all&Istituto. +ell&esperienza ne ho, sapeteC +elle comunit ne ho dirette, sia di uomini, che di donne, e so ci) che mi dico. 5uai a chi persiste nell&attaccamento alla propria volontC +irete" 2on si potr dunque mai fare osservazioni ai #uperiori6 0isponde #. Ignazio con la magnifica Lettera sull&o**edienza. Il suddito deve anzitutto avere la disposizione di o**edire e non il mal vezzo di su*ito pensare alle difficolt contrarie. .iegato cos8 il giudizio e la volont propria, se realmente vi sono delle difficolt che il superiore non conosce, si possono far present8, conservandosi per) nella santa indifferenza riguardo all&accettazione delle osservazioni fatte. <ltra cosa sono invece le tentazioni contro l&o**edienza" queste possono venire, ma si com*attono come tutte le tentazioni. 0icordate l&esempio di #. 5iovanna di Chantal. <vendole #. -rancesco di #ales proposto di farsi cappuccina, poi carmelitana, rispose ogni volta di s87 come pure alla terza proposta di un Ordine nuovo. Interrogata poi dal #anto su ci) che le era passato in cuore mentre acconsentiva, rispose che sentiva ripugnanza, ma che tuttavia era realmente disposta a seguire il consiglio, ritenendolo come l&espressione della volont di +io. !a pi$ dei sopraddetti motivi, devono spingerci a com*attere la propria volont l&esempio e gl&insegnamenti del +ivin 0edentore. %gli, prefissasi la volont del suo %terno .adre, ne fece la norma di tutta la sua vita. 5i per *occa del .rofeta aveva detto" 2n capo del libro sta scritto di me3 chio #accia la tua volont ,?:/. uesta volont del .adre la tenne *en cara nel suo cuore" 5io Dio, lo volli, e la 9E

tua legge " in me&&o del mio cuore ,?>/. +i essa costantemente si nutr8" 2l mio cibo " #are la volont di colui che mi a mandato ,??/. 2ell&esecuzione perfetta della volont del .adre compendi) tutta la sua divina missione" Sono disceso dal (ielo non a #are la mia volont, ma la volont di 4ui che mi a mandato ,?@/. #empre quindi oper) in conformit alla medesima7 on cerco il mio volere, ma il volere del Padre che mi ha mandato ,?A/ 2on dovre**e tutto ci) indurci a rinnegare una *uona volta la propria volont6 !a a noi 5es$ rivolse una parola tutta particolare" (hi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso ,?B/. Che vogliono dire queste parole6 0isponde #. 5regorio !agno" che avendo il #ignore proposto ai suoi seguaci di rinunziare a tutte le cose, fa qui un passo avanti e dice che *isogna rinunziare a se stessi" il che pi$ perfetto ma anche pi$ difficile ,?D/. #ia dunque nostro proposito di far guerra alla volont propria e seppellirla nel sepolcro dell&o**edienza, come dice #. 5iovanni Climaco" 'L&o**edienza il sepolcro della propria volont( ,@E/. +o**iamo o**edire corde et animo a tutti i #uperiori, rendendoci indifferenti agli impieghi, agli uffici, ai lavori, ecc., e non mai far raggiri per ottenere quello che la nostra volont vorre**e. -acciamoci la santa a*itudine di non mai sindacare gli ordini e le disposizioni dei #uperiori, e che la volont nostra, fin dal primo istante, si offra pronta ad eseguire ogni comando come voce di +io. #ta scritto di #. !. !addalena de& .azzi" che non si pot mai conoscere quale fosse la sua volont, in tanti anni di monastero. Cos8 dovre**e essere di tutti i 0eligiosi e cos8 sia di voi. L"attacco ai -eni e alle comodit4 Il secondo ostacolo alla corrispondenza alla vocazione l&attaccamento ai *eni e alle comodit. %& quindi necessario che il religioso si rinneghi anche in questo. +i ci) tratteremo di proposito parlando della povert. #olo vi dico che anche nelle comunit religiose son pochi quelli veramente staccati dai piccoli comodi, indifferenti all&a*itazione, al ci*o, al vestito, ecc. #e ci) facessero a*itualmente e se questo *uon a*ito portassero in !issione, quanto maggior *ene operere**eroC #crive il predetto .. #emeria" 'L&amore dei comodi tien dietro alla tiepidezza. !ille cose diventano necessarie ad un tiepido, che un fervente riguardere**e con occhio di disprezzo. I *ei nomi di 'tempi cam*iati( di 'circostanze mutate(, di 'costituzioni fisiche pi$ de*oli( ecc. sono molto acconci per coonestare ci) che non dovre**e accordarsi( ,@1/. Ci vuole distacco dai propri comodi quando si tratta di sgo**are un poco, di prestarsi a qualche lavoro, anche col sacrificio di un po di riposo o della ricreazione. I pi$ si offrono7 molti invece si tirano da parte o vi si adattano di mala voglia. <ttenti soprattutto in !issioneC #& lasciata la patria, i parenti, gli agi del mondo civile e di tutto s& fatto generoso sacrificio a +io7 ma attenti che non sottentrino altri attacchi" preminenze, volont propria, amore ai propri comodi. La +ivina .rovvidenza pensa a noi, n vi mancher mai il necessario, ma voi dovete non cercare il superfluo o la ricercatezza. +ovete assuefarvi possi*ilmente ai ci*i locali e non pretendere cibos ultramarinos, come dice un +ecreto della #.C. di .ropaganda -ide ,@9/. Certamente 2ostro #ignore, nel mandare gli <postoli a predicare, non li forn8 come noi i nostri !issionari. %ppure, quando li interrog) se mai fosse mancato loro qualche cosa, risposero" ihil* Cos8 accadr per voi. Che se talora non si potesse avere su*ito qualcosa che sem*ra necessaria, si ricordino i nostri !issionari di aver fatto il voto di povert, il cui spirito esige che si provino gli effetti della povert, sopportandoli pazientemente, anzi con gioia. 91

Che dire allora di chi cerca i propri comodi6 +i chi, come il popolo %*reo, ritorna col desiderio alle cipolle %gitto6 +i chi, potendolo, si procura ci*i pi$ scelti6 +i chi si porta a pranzi con tutta facilit e li*ert6 InfeliciC #i ascolti l&<postolo il quale ammonisce che, per salvare le anime e l&anima propria, fa d&uopo mortificare, castigare il proprio corpo" (astigo corpus meum* ,@:/. 2on dimenticate per), miei cari, che questo spirito di distacco lo dovete acquistare qui, durante gli anni di formazione. 2on illudetevi" qui che dovete formarvi alla virt$. In !issione l&al*ero dar i suoi frutti. #arete pazienti generosi staccati dalle comodit, se in tutte queste cose vi sarete esercitati nel tempo di formazione, se ne avrete acquistato l&a*ito. In conclusione" chi vuol godere la pace in vita, diminuire il proprio .urgatorio e avanzare nella perfezione religiosa si faccia un impegno di staccare il cuore da tutte le comodit, di non dar retta alle esigenze della natura, ricordando il detto dell&Imitazione" '#ei venuto per servire, per lavorare, per soffrire ' ,@>/ L"attacco ai parenti 4i ho gi parlato dell&incompetenza dei parenti nei riguardi della vocazione religiosa dei figliuoli. 4ediamo ora quali de**ano essere i rapporti fra 0eligiosi e parenti. Il mondo fa due opposte accuse ai 0eligiosi" di aver perduto ogni affetto ai parenti o di occuparsi troppo di essi. La prima accusa falsa. 2on vero che i 0eligiosi non a**iano cuore7 ce l&hanno e ottimo, e procurano loro molto vantaggio spirituale. Infatti i parenti vengono a partecipare di tutto il *ene che il figlio missionario compie" opere *uone, preghiere, mortificazioni ecc.7 e ancora di tutto il *ene che si fa nelle !issioni. La nostra stessa santificazione arreca ad essi vantaggi incalcola*ili, anche temporali. 2oi vogliamo dunque *ene ai parenti pi$ adesso di prima, vogliamo loro il maggior *ene7 li *enefichiamo al massimo, quindi li amiamo pi$ d&ogni altro. % li *enefichiamo nelle cose pi$ importanti" le spirituali. 0icordo sempre ci) che mi diceva mia madre" '1utti gli altri mi dimenticheranno, ma tu no7 tu dici !essa e ogni giorno pregherai per me(. 4edete che non perdiamo l&affetto ai parenti6 In punto di morte, poi, e in .aradiso o in .urgatorio, essi vedranno quanto sia stato loro utile l&aver dato un figlio alle !issioni, al servizio di +io. La seconda accusa, invece, ha purtroppo consistenza. Certi 0eligiosi e certe 0eligiose, dopo aver lasciato i parenti, son ancora tutta tenerezza per i medesimi, han sempre da scrivere loro, amano trattenersi a lungo con essi in parlatorio, s&immischiano nei loro affari, come se ad essi spettasse la direzione della casa7 vogliono entrare nei contratti e persino nei matrimoni7 si occupano di cercare *enefattori per soccorrerli, o di far ritirare nipoti e nipotine negli ospedali ed orfanotrofi, ecc. Con quale profitto per lo spirito facciano tutto questo, lo sanno i poveri #uperiori, che sono o**ligati a cedere alle loro importune insistenze. % si noti che, per lo pi$, i parenti vengono a portare in parlatorio solo le pene, non gi le gioie e le fortune. % mentre, appena partiti, non sentono nemmen pi$ i dolori cos8 vivamente espressi, il 0eligioso va ai suoi doveri di piet e di studio con la testa piena, il cuore amareggiato, lo spirito distratto" senza che possa in alcun modo giovare ad essi" quando pure, per tutta riconoscenza, fratelli e sorelle non vadano poi lamentandosi che il religioso o la suora son troppo curiosi, che meglio sare**e *adassero ai loro doveri e li lasciassero in pace. %h, ne ho udite io di queste lagnanzeC +i certe cose non si dovre**e mai parlare coi parenti, neppure a scopo di *ene7 non tocca a noi. Cos8 pure certi ricordi della vita secolare *isogna assolutamente troncarli, anche se *uoni. Il diavolo sa l&affar suo" mescolare 99

cio le cose *uone alle cattive e, quando uno meno se lo pensa, eccoti il ricordo doloroso o pericolosoC #e i parenti hanno *isogno di consiglieri o di consolatori, questi non mancano nei paesi. Che cosa pu) sapere un povero chierico o una suora, che vivono fra quattro mura6 #i dir che per il *ene spirituale dei parenti, perch vivano da *uoni cristiani, ecc. #cusa magra, scusa del diavolo. <nche qui si pu) applicare il detto" essuno " pro#eta nella sua patria ,@?/. Il 0odriguez, parlando dei danni che a tali religiosi derivano, ne enumera tre in particolare" il ricordo dannoso della vita secolaresca, l&im*eversi di massime e costumi mondani, la dissipazione dello spirito ,@@/. Oh, non sare**e meglio seguire l&ammaestramento del !aestro +ivino e lasciare che i morti seppelliscano i loro morti6 4I#I1% <I .<0%21I = 4eniamo pi$ alla pratica. Che dire anzitutto di quella sentenza secondo la quale i religiosi possono uscire di 0eligione per aiutare i parenti *isognosi6 0ispondo che praticamente tale necessit o non si d o vi si pu) provvedere altrimenti. In teoria, la sentenza giusta7 in pratica, ci) non avviene che in rarissimi casi. #i son visti taluni uscire con questo pretesto, ma il vero motivo era l&insofferenza della disciplina, l&amore alla li*ert7 la necessit dei parenti non era che fittizia. <ltri poi cercano di recarsi in famiglia per ragione di salute, con la scusa di cure speciali e di non voler essere di gravame alla comunit. uesta scusa non vale, essendo che, come *en dice #. <lfonso, le comunit religiose son pronte a vendere persino i li*ri per gli ammalati ,@A/. % invece, accampando tali pretesti, si domanda, si insiste e si estorce il consenso dei superiori. 2on cos8 fa il *uon religioso, il quale solo dovr accettare il comando del #uperiore" comando non estorto da lui o dai parenti. +eve anzi il religioso, da parte sua, consigliare i parenti a non chiedere ci) ai #uperiori, per non mettere questi nell&occasione di dare un rifiuto o di acconsentire di malavoglia o contro la loro voglia. !a almeno potr il religioso chiedere di recarsi in famiglia, nel caso d&infermit dei genitori6 0isponde #. <lfonso che si dovre**e solo chiedere in caso di malattia grave, rimmettendosi anche in questo caso a ci) che il #uperiore decider. L%11%0% <I .<0%21I = < riguardo delle lettere ai parenti #. <lfonso dice che devono essere poche, non troppo tenere, scritte col de*ito permesso. Le lettere che si ricevono dai parenti *ene non conservarle, neppure leggerle e rileggerle con troppa avidit. #o di una Comunit dove s&aspetta a recapitarle sino a sera o anche il giorno dopo, e nessuno s&ammala per questo. 2aturalmente non *isogna, nel frattempo, che il pensiero corra sempre alla lettera7 tanto varre**e leggerla su*ito ,@B/. 4oi, nello scrivere, attenetevi alle norme che vi danno i #uperiori. 2on vi nascondo la mia pena nel leggere certe lettere dei parenti ai !issionari, tutte spasimanti di un affetto che sovente non c&7 per cui il !issionario lontano, in qualche ora di angustia, potre**e anche stancarsi e, credendosi desiderato dai fratelli e sorelle, essere tentato di ritornare in famiglia. #e lo facesse, dovre**e *en tosto ricredersi e poi rimpiangere il passo fatto, senza pi$ potervi rimediare. .<0%21I % .<0L<1O0IO = Che dire del parlatorio6 #. <lfonso, parlando delle 0eligiose claustrali, dice che il parlatorio il luogo dove il demonio suol fare il suo negozio. % soggiunge" '5rata chiusa e non frequentata, monastero santificato7 grata aperta e frequentata monastero dissipato( ,@D/. % io aggiungerei" monastero profanatoC... .er le claustrali vi sono le grate, per le nostre #uore e per voi c& il parlatorio. <ttenti, attentiC +o**iamo ricordarci che il parlatorio non il luogo delle conferenze spirituali 7 queste si fanno o a tutte assieme o in confessionale, e non siano mai lunghe. #. !. !argherita <lacoque scelse un monastero lontano, per essere lungi dai suoi. 9:

L% .0%5FI%0% .%0 I .<0%21I = I 0eligiosi devono inoltre, nelle loro preghiere, non ricordare troppo in particolare i loro parenti. 3asta farlo in generale. Certamente i parenti hanno diritto alle nostre preghiere, ma gi inteso che le nostre preghiere e i nostri sacrifizi portano loro *enedizioni. La !adonna ha tutto in mano7 %lla dispenser secondo i *isogni e i primi ad essere *eneficati saranno i parenti. uando mor8 mia mamma, io ero in seminario. %**ene, ricordo che, in quella dolorosa circostanza un santo sacerdote mi disse" 'Le suggerisco una santa crudelt, ma utilissima per lei e per la mamma sua. #iccome il pensiero della mamma non fare**e che distur*arla impedendole di studiare, lei faccia questo patto col #ignore" = #ignore, io non ci penso, pensaci 1uC = .ensandoci lei, a nulla giova7 ma il #ignore pu) li*erare anche su*ito la mamma dal .urgatorio, se mai ci fosse ancora(. Lo stesso consiglio d) a voi. #iete stati in parlatorio6 <vete ricevuto lettere con notizie poco *uone sulla famiglia6 Invece di angustiarvi e di star a ruminarvi sopra, fate il patto col #ignore che ogni volta che voi ne scacciate il pensiero, ci pensi Lui. % Lui ci pensa e ci pensa da +ioC +istacco dunque ci vuole e, se c& ancor qualche filo, lo si recida. Lasciamo gli affetti del mondo, son fuoco di paglia. #pasimiamo invece, e molto, per 2ostro #ignore, il quale spasima d&amore per noi. 0icordatelo" come i parenti non hanno alcun diritto sui figli quando si tratta di seguire la vocazione, cos8 non ne hanno in ci) che riguarda la corrispondenza alla vocazione. %ppure avviene che, per amore dei parenti, si perda la vocazione e si torni indietro dopo aver posto mano all&aratro7 mentre altri non ascendono a pi$ alta santit, solo perch non sanno imporsi questi generosi distacchi. +ir taluno" 6uesto " parlar duro ,AE/. #ia, ma dottrina del 4angelo, parola di +io, perci) va accettata e seguita. Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti, n temiamo che a**iano a rimanere insepolti. % chi volle attendere o ritornare in famiglia per seppellire prima i suoi di casa, seppell8 con essi la propria vocazione. 2on vi voglio ingannare" chi non capisce queste cose, non ha spirito7 chi non comprende tali doveri del 0eligioso, non ha vocazione o non vi corrisponde. Il nostro proposito sia dunque di attaccarci a 2ostro #ignore, a Lui solo. %gli vuole essere il primo e l&ultimo, l&unico cio ad avere il nostro cuore7 e ne ha il diritto. #e i parenti ci han data la vita, il #ignore l&ha data ad essi. Chi pertanto vuol amare il padre e la madre pi$ di Lui, non degno di Lui. Il #ignore geloso dei nostri cuori, dei nostri affetti. #an 5. Cafasso diceva" '#ignore, fate che io trovi il distacco l dove sento pi$ affetto( ,A1/. Cos8 han fatto tutti i #anti. 0icordate il comando di +io ad <*ramo" Partiti dalla tua terra e dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre ,A9/. Gguale invito ha rivolto a ciascuno di noi" Lascia i parenti, a**andona la casa, d un addio a tutto, a tutto, e vieni e seguimi. % voi l&avete ascoltato. !a quale ricompensaC 7ar$ di te 8 disse Dio ad Abramo 8 una grande na&ione e ti benedir$, e #ar$ grande il tuo nome e sarai benedetto ,A:/. La stessa ricompensa sar per voi. Il #ignore far di voi una grande nazione per il numero di anime convertite alla fede, far grande il vostro nome nei Cieli, sarete *enedetti voi e i vostri parenti nel tempo e nell&eternit. Le tentazioni contro la vocazione 2essuno deve stupirsi se questo gran dono della vocazione contrastato dal demonio, se deve passare pel vaglio della prova, della tentazione. #ovente nei principi della vita religiosa tutto procede *ene. !a poi sopraggiungono le aridit, il tedio, le desolazioni di spirito... ed ecco che l&anima si crede a**andonata da +io, si fa triste e 9>

sovente si smarrisce. %h, noC Le desolazioni di spirito sono comuni a tutte le anime pie, in qualunque stato esse si trovino, anche nel mondo. #ono una prova per purificare e perfezionare l&anima. #ono un tratto amoroso di 2ostro #ignore a nostro riguardo. Gn mese di aridit ci pu) portare pi$ rapidamente alla perfezione che non tanti anni di fervore sensi*ile. Il demonio fa di tutto per rovinare la nostra vocazione. .erci) egli suscita nell&anima dei du**i. 3isogna disprezzarli. 4i son di quelli che, in questo caso, si affannano a pregare per aver luce, ecc. #. <lfonso insegna che una preghiera fuor di luogo ,A>/. 3isogna piuttosto pregare il #ignore che ci confermi nella via a**racciata, che ci dia la grazia di corrispondere, per cos8 perseverare sino alla fine. (on#erma, o Dio, quello che hai operato in noi ,A?/.

6. 0E**! 3ER $#RRES3#NDERE ALLA )#$A*!#NE


Retta intenzione I mezzi per corrispondere alla vocazione sono gli stessi che per tendere alla propria santificazione, che il fine primario dell&Istituto e quindi della vocazione stessa. uali essi sieno, lo diremo in seguito. ui accenner) ad alcuni che riguardano pi$ direttamente la perseveranza nella via intrapresa, e sono come la *ase su cui poggiano gli altri. Il primo la retta intenzione. 4e ne ho gi parlato trattando dei mezzi per conoscere la vocazione. L&Istituto non stato fondato e non sussiste che per formare dei !issionari della Consolata, ad esclusione di qualsiasi altro fine, per quanto santo. +el resto, anche nei seminari dove si vuol fare un po& di tutto, si finisce col far nulla" n dei *uoni sacerdoti n dei *uoni secolari. <vvenne cos8 alle antiche Scuole Apostoliche fondate dal Can. Ortalda 92l (an' :iuseppe Ortalda ;<=<>8<==?) #u, dal <=@< al <==? Direttore dellOpera della Propaga&ione della 7ede nellArchidiocesi di 1orino' 7ond$ un seminario chimato AScuole ApostolicheB che oltre a provvedere di clero le diocesi piemontesi doveva preparare sacerdoti per le 5issioni' 2l seminario scomparve con la morte del #ondatore'C nella nostra Citt, dove si voleva formare dei missionari, dei sacerdoti diocesani e dei *uoni secolari. #i diceva" e quis pereat* % si concluse praticamente" %t omnes pereant* Cio si ottenne nulla. Chi dunque fosse venuto nell&Istituto con altro fine da quello di farsi !issionario della Consolata, se ne allontani per amor di +ioC In coscienza non pu) restarvi #are**e come una pianta posta in terreno non favorevole, sare**e come un osso fuor di posto7 sare**e cio di danno agli altri, un ostacolo al *uon andamento della Casa e al raggiungimento del fine comune. Costui, o raddrizzi l&intenzione se ancora lo pu), o se ne vada. %saminatevi seriamente" siete entrati con retta intenzione6 +i questo non ne du*ito. !a la mantenete tutti al presente, questa retta intenzione6 Il che vuol dire" avete tutti ferma volont di offrirvi al #ignore, che vi formi secondo il Cuor suo, per essere un giorno santi !issionari della Consolata6 Stima e amore alla vocazione 3isogna, in secondo luogo, che stimiate grandemente la vostra vocazione. uante volte non avete udito decantarne l&eccellenzaC 4oi stessi, prima di venire nell&Istituto, stimavate tanto questo 9?

stato, da non veder nulla di pi$ *ello, di pi$ grande, di pi$ santo. Ond& che formaste il proposito di farvi !issionari a tutti i costi7 e, pur di raggiungere lo scopo, v&imponeste i pi$ gravi sacrifici. La vocazione all&apostolato vi appariva fin d&allora come la pi$ santa delle vocazioni. #. +ionigi la dice l&opera divina per eccellenza" Divinorum divinissimum* Leggendo il 4angelo, quante volte non concepiste forse il desiderio" = <h, fossi stato anch&io nel numero degli <postoliC = %**ene, lo siete, ciascuno di voi in particolare il #ignore ha rivolto lo stesso mandato che ai dodici" Andate per tutto il mondo, predicate il 0angelo ad ogni creatura ,A@/. %gli, a cos8 esprimerci, ha assoggettato ai !issionari tutta la terra, tutte le nazioni, tutti i popoli. Che cosa volete di pi$ onorifico6 di pi$ grande6... Considerate pure le varie vocazioni con cui una creatura pu) legarsi a +io, non ne troverete una pi$ perfetta della vostra. Il #ignore per voi ha come esaurito il suo infinito amore in fatto di vocazione. 2on sapre**e e non potre**e darvene una pi$ eccellente, perch vi ha dato la sua stessa missione" (ome il Padre ha mandato me, anchio mando voi ,AA/. L&identica missione che 5es$ ricevette dal .adre, da Lui trasmessa a voi. % con la missione, la stessa divina potest" + stata data a me tutta la potest in cielo e in terra' Andate dunque, istruite le genti ,AB/. % le promesse fatte da 5es$ agli <postoli6 <h, il .aradiso di un !issionario che a**ia sempre fatto il suo dovere, che a**ia corrisposto a tutte le grazie del #ignoreC (oloro che insegnano a molti la giusti&ia, saranno come stelle nelleternit sen&a #ine ,AD/. 4& a stupire che tutti i #anti a**iano desiderato di essere !issionari6... -ate dunque *ene a ringraziare ogni giorno, mattino e sera il #ignore per il dono della vocazione" '4i ingrazio d&avermi chiamato per sola vostra *ont all&apostolato fra gli infedeli(. ueste parole non sono state messe a caso7 ditele di cuore. 3isogna proprio che sentiate di aver ricevuto una grazia singolare e quindi il dovere della riconoscenza verso 2ostro #ignore. 2ostro #ignore ha fatto questa grazia a voi, senza aver *isogno di voi. %gli vi ha chiamati all&apostolato 'per sola sua *ont(. %gli non ha *isogno di niente e di nessuno. L&ha fatta a voi, questa grazia, a preferenza di tanti altri che n&erano pi$ degni e che vi avre**ero forse corrisposto meglio. % perch proprio a voi6 .erch vi ha amati di un amore particolare7 ha fatto con voi ci) che fece con quel giovane del 4angelo" + :es, miratolo, gli mostr$ a##etto e gli disse3 '''vieni e seguimi ,BE/. %cco che cos& la vocazioneC %& questo sguardo di predilezione di 5es$ all&anima. 4i pu) essere cosa pi$ desidera*ile del sapersi prediletto da 5es$6 <h, davvero che non #ecit taliter omni nationi* ,B1/. < milioni e milioni di altri uomini, a intere nazioni non ha fatto la grazia che ha fatto a voi. 4edete dunque che non fate una carit al #ignore a**racciando lo stato missionario, ma il #ignore che la fa a voi. % quale caritC 2on *asta per) stimare il proprio stato, *isogna amarlo7 amarlo praticamente, nonostante tutte le miseriuccie che vi possono essere e che il #ignore permette per accrescere i nostri meriti. <marlo di cuore, dimodoch tutto ci) che il mondo potre**e offrirci di allettante, ci sem*ri un nulla di fronte alla *ellezza e grandezza della nostra vocazione. #e qualcuno vi dicesse" 'Fai talenti, potevi farti onore nel mondo, potevi far carriera, ecc.(, voi dovreste rispondere con #. .aolo" 2o riguardo tutte le cose come perdita rispetto alleminente cogni&ione di :es, (risto mio Signore3 per il quale ho rinun&iato a tutte le cose, e le stimo come spa&&atura per poter guadagnare (risto ,B9/. +all&amore alla propria vocazione scaturisce spontaneo ed ugualmente forte l&amore al proprio Istituto. #timarlo e amarlo pi$ d&ogni altro7 sentirsi santamente orgogliosi di appartenervi, di essere non solo !issionari, ma !issionari della Consolata7 ritenere questo titolo quale privilegio d&onore. 9@

uindi ancora vivere della vita dell&Istituto, come dice i +irettorio" '5li alunni devono considerarsi mem*ri vivi e interessati di una nuova -amiglia, perci) prendere a cuore gl&interessi dell&Istituto e riguardarne i successi come *ene proprio ed individuale( ,B:/. <mare dunque questa Casa, come vera !adre7 essa vi ha accolti fra le sue *raccia, vi nutre e vi prepara all&apostolato. %& la Casa della vostra santificazione, perch qui e non altrove troverete tutte le grazie necessarie per santificarvi, ed in questa Casa che vi preparate la gloria futura. Domus sancti#icationis nostrae et gloriae nostrae ,B>/. #ull&esempio di #. !. !addalena de& .azzi, dovreste *aciare le mura di questa Casa, apprezzare come si conviene la grazia di appartenervi. 0al pi, un giorno nei tuoi atrii, che mille ,B?/, che dieci mila nei padiglioni dei grandi della terra. !olto meglio essere l&ultimo qui dentro, che non occupare i primi posti nel mondo. Do scelto di essere abietto nella casa del mio Dio, piuttosto di abitare nei padiglioni dei peccatori ,B@/. Cos8 fece #. Luigi, che prefer8 la cella del convento alle sale dei palazzi reali, e andava ripetendo" 6uanto sono amabili i tuoi tabernacoli, o Signore degli eserciti* 1utte queste espressioni = cos8 *elle = dovremmo averle frequentemente sul la**ro, onde accrescere in noi l&amore e la riconoscenza verso l&Istituto e la Casamadre. 2o, non *isogna starvi indifferenti, come si stare**e in un qualsiasi collegio. uesta Casa di apostoli, destinata alla formazione di apostoliC... Chi non avesse questi sentimenti, d a vedere che questo Istituto non fatto per lui, oppure ch&egli non corrisponde alla grazia della vocazione. $on'idenza con i Superiori 2ella nostra Comunit, come in ogni Casa religiosa, vi sono tre specie di rendiconti" 1J uello che si fa al confessore in ordine all&assoluzione. 9J uello che si fa al #uperiore o +irettore locale, come a capo di famiglia, pel *uon ordine della Comunit e riguarda le cose esterne. :J uello che l&alunno fa di sua spontanea volont ai #uperiori, aprendo loro il cuore, perch vi leggano come in un li*ro" le disposizioni al *ene, le difficolt che incontra, le passioni che lo agitano, le tentazioni cui va soggetto, come pure i desideri, le aspirazioni, i propositi di sempre pi$ alta perfezione. %& di quest&ultimo rendiconto che intendo parlarvi. Il +irettorio dice" '5li alunni riconoscano praticamente nei #uperiori i ministri di +io, le persone cio loro date da +io per formarsi alla santit e al vero spirito dell&Istituto. 2ei medesimi considerino altrettanti padri, in cui versare i pensieri della loro mente ed i sensi del loro cuore, per essere corretti e formati( ,BA/. Il +irettorio, dunque, non solo ammette, ma raccomanda questa pratica7 e se la raccomanda, segno ch&essa cosa *uona in s ed utilissima all&anima per avanzare nella perfezione. 2on nascondo che da taluni, anche sacerdoti, si fatto al riguardo grande confusione, per mancanza di studio e di seria considerazione delle relative decisioni della #anta #ede. <ppoggiandosi ad un +ecreto della #. C. dei 0eligiosi, in data 1> dicem*re 1BDE, costoro conclusero senz&altro" essere proi*ito ai 0eligiosi ogni rendiconto, ogni apertura di cuore ai #uperiori7 ma non cos8. <nzitutto, il citato +ecreto riguarda espressamente le Congregazioni o Istituti composti di soli laici ,!onasteri di #uore, -ratelli delle #cuole Cristiane, ecc./ e non gli Istituti dove risiedono dei sacerdoti, e ci) ripete pi$ volte, affinch *en lo si comprenda. L&apertura di coscienza, infatti, *ench *uona in s, pu) essere proi*ita = e lo fu = per le circostanze e nelle circostanze specificate nel +ecreto stesso. Ognun vede per) che tali circostanze ,ossia il pericolo di a*uso/ non si riscontrano quando i #uperiori sono sacerdoti" sia perch essi sono i direttori sta*iliti da +io per guidare le anime7 sia perch vincolati dal sigillo sacramentale comprendono il gravissimo dovere del segreto, del quale possono servirsi solo per il *ene del confidente e sempre col suo consenso o tacito o espresso7 e finalmente 9A

perch questo rendiconto pu) farsi in confessione. +a notarsi, in secondo luogo, che il +ecreto proi*isce solamente la mercizione da parte dei #uperiori" ossia vieta ai #uperiori di pretendere dai sudditi l&apertura di coscienza. 2o, nessun #uperiore pu) imporla, n i sudditi son tenuti a farla e, se richiesti, possono rifiutarsi. !a se l&o**ligo non c&, il suddito da parte sua li*erissimo di agire al riguardo come crede meglio. Il +ecreto lo dichiara espressamente e qui senza eccezioni. Invero, se una #uora li*era di aprirsi, ad esempio, con una consorella da cui speri consiglio, perch non dovre**e essere li*era di confidarsi con la superiora, onde averne aiuto e guida6 1anto pi$ poi, ripeto, nelle comunit dove i superiori sono sacerdoti. Insomma, l&apertura di coscienza da parte del suddito ,fuori del confessionale/ assolutamente li*era. Chi si sente di praticarla, lo faccia7 altrimenti si astenga. 2elle comunit vi sono individui che non hanno mai *isogno di nulla, n di presentarsi a questo o a quello7 mettono in pratica quello che sentono, cercano di osservare le regole, son sempre tranquilli e... +eo gratiasC 4adano pure avanti cos8 tutto l&anno. < loro *asta 2ostro #ignore e il confessore. !a altri ve ne sono = e sono i pi$ = per i quali l&apertura di cuore coi #uperiori un vero *isogno, un&assoluta necessit" sia per non perdersi d&animo nelle difficolt, come per avanzare pi$ speditamente e pi$ sicuramente nella perfezione religiosa. 2on sempre, infatti il confessore pu) *astare all&anima, anche perch in comunit le confessioni settimanali devono essere per lo pi$ spicce, n il confessore pu) essere sempre a disposizione dei penitenti. Ci sono inoltre certi stati d&animo, si danno talune malattie spirituali ,scrupoli, tentazioni, ecc./ che hanno *isogno d&una cura attenta, assidua, lunga e metodica, fatta da chi non solo conosce l&anima a fondo, ma conosce altres8 tutto l&individuo con il suo carattere, le sue inclinazioni, le sue stesse occupazioni, ecc. Come vi sono certe pratiche di vita e di perfezione religiosa che, venendo a inserirsi nell&ordinamento della comunit, richiedono per lo meno l&approvazione del superiore" come sare**ero le veglie, i digiuni straordinari e tutto quanto esce dalla perfetta osservanza della vita comune. Ognuno comprende come in tutti questi casi, in via ordinaria, sia pi$ sicuro il consiglio del #uperiore che non quello del semplice confessore. %d per questo che l&apertura di cuore dei 0eligiosi con i propri #uperiori non solo lasciata li*era dalla Chiesa, ma vivamente raccomandata, come lo da tutti i maestri di spirito e dallo stesso nostro +irettorio. .er molti di voi essa mezzo indispensa*ile per corrispondere degnamente alla vocazione. .ermettete quindi ch&io insista su questa pratica, riferendomi a coloro cui essa pu) tornare utile od necessaria. 2oi formiamo qui una famiglia, non un collegio. Ora, nelle famiglie per *ene i figli si sentono in dovere di comunicare al padre, per averne aiuto, i pensieri e gli affetti, i *eni e i mali. 4oi siete i figli, i #uperiori sono i vostri padri nel #ignore. #copo unico dei #uperiori di guidarvi, formarvi santi !issionari. 5iorno e notte essi sono al vostro fianco, pensano, pregano, si affaticano per voi" consci della responsa*ilit che hanno davanti all&Istituto, alla Chiesa e a +io. I vostri cuori devono perci) essere loro aperti, come di figli col proprio padre. %& questo che essi *ramano e non altro. on vestra sed vos* % non dimenticate mai ch&essi hanno da +io la grazia dell&ufficio, una grazia tutta speciale per guidare le anime vostre, per formarvi alla santit richiesta dal vostro stato. Credetemi, senza questa apertura d&animo diventa assai pi$ difficile il corrispondere degnamente alla vocazione, perch attraverso i superiori, come attraverso un canale, che il #ignore fa giungere le sue grazie alle vostre anime. Credo di poter affermare che il *uon spirito di una comunit religiosa fiorisce o deperisce in ragione del come si pratica questo esercizio. 2essuna meraviglia, quindi, che il demonio tanto si arra*atti ad ostacolare tale esercizio, 9B

suscitando du**i, timori e diffidenze. 0icordate il fatto riportato dal 0odriguez" di quel monaco che, molestato lungo tempo da tentazioni, non osava aprirsi col #uperiore per timore di perderne la stima7 ed essendosi poi vinto, nel medesimo istante che si recava dal #uperiore si sent8 li*ero da quella pena ,BB/. <vviene infatti cos8" *asta talora che il 0eligioso si decida ad aprirsi col #uperiore, che su*ito ritrova la pace del cuore e l&energia necessaria per riprendersi ed avanzare. Inutile aggiungere che, per ricavare frutto da questa pratica, necessario ch&essa sia fatta a dovere" non per secondi fini, ma con umilt, semplicit, retta intenzione e desiderio efficace di trarne profitto. .er intanto, essendo essa li*era come a**iam detto, chi ne usa non disprezzi coloro che sentono di poterne fare a meno7 e costoro non disprezzino chi ne usa. uesto vi posso dire concludendo" che nessuno s& mai pentito di aver avuto confidenza con i #uperiori. .er contrario molti rimpiangono, ma troppo tardi, di aver trascurato questo potente mezzo di santificazione. #are**e *astato un atto di umilt nel confidare ai #uperiori le proprie pene, sare**e *astata forse una parola del #uperiore per salvare una vocazione che ora perduta per sempre. 3eato chi queste cose comprende e praticaC 1uona volont4 1utto quanto a**iam detto e quant&altro possono dire o fare per voi i #uperiori, sare**e inutile se manca in voi la *uona volont. #ovente, pensando a voi, dico" '#e comprendessero *ene l&importanza della loro vocazioneC #e facessero un po& di sforzo, se avessero un po& pi$ di energia, il #ignore verre**e loro incontro e si servire**e di essi per fare dei miracoliC(. Invece alle volte siamo cos8 fiacchi, senza voglia, poco generosi e tanto incostantiC 2on vi pare che quanto a**iam detto sulla vocazione de**a farvi pensare6 % che il pensiero dell&avvenire de**a essere per voi un grande pensiero6 #e non riuscirete degni !issionari, che sar di voi nel tempo e nell&eternit6 % che sar di voi se aveste a perdere o a tradire la vostra vocazione6 %ppure alcuni che un giorno erano presenti proprio in questo stesso luogo, che erano fra voi, che hanno udito ci) che voi ora udite, che avevano la vocazione e per la vocazione avevano lottato e sofferto, ecco che l&hanno perdutaC % l&hanno perduta = fa pena il dirlo = per mancanza di generosit, di volontC Credetelo, doloroso per i #uperiori vedere qua e l dell&indifferenza, della leggerezza7 scorgere del malcontento, della musoneria7 constatare che si procede a stento, indecisi, volu*ili, vere canne s*attute dal vento. #e tutto va *ene, se c& *onaccia in noi e attorno a noi, ehC si grida d&essere pronti a morire per la vocazioneC Andiamo anche noi e moriamo con lui* ,BD/. !a poi sorge una difficolt6 2on solo si raffreddano nel fervore, ma cadono nei du**i sulla vocazione e poi coltivano nella mente l&idea di a**andonare la via intrapresa. Invece non cos8 che si agisce con la vocazione. Come a**iam visto, essa un dono di +io" e questo dono %gli lo fa una volta per sempre e non gi per riprenderselo. La grazia della vocazione non va dunque trattata alla stregua di un oggetto che possa prendersi o deporsi a piacimento. .erch assoggettare la vocazione ai capricci d&una volont incostante6 #iate forti, siate tenaci nella vostra vocazione. Il Can. Camisassa, l&amatissimo nostro 4icerettore, ag8 tutta la vita con volont tenace. Gn .relato mi diceva di lui" 'Fo sempre ammirato in quell&uomo la costanza. 2on *adava a nessuno, n a chiacchiere, n ad altro, ma tirava drittoC(. % credete voi che delle difficolt non se ne siano incontrate6 -urono innumerevoli e d&ogni genere. Che se ad ogni ostacolo che si frapponeva, ci fossimo arrestati o anche solo disanimati, il #antuario sare**e ancora al punto in cui l&a**iamo trovato 9D

e l&Istituto sare**e ancora di l da venire. % invece, conosciuta la volont di +io, si va avanti, fidando ciecamente nel divino aiuto. 4orrei che di ciascuno di voi si potesse fare lo stesso elogio del 4icerettore. 2on dimenticate quest&Gomo, pregate anzi che vi ottenga un po& della sua energia. La costanza assolutamente necessaria per corrispondere alla vocazione, perch le prove ci sono e ci saranno. 4oi stessi, prima di venire, che cosa pensavate di questo stato6 Come ve lo immaginavate6 Come uno stato di tranquillit e di conforto, o non piuttosto uno stato di *attaglia e di sacrificio6 -ors&anche pensavate d&incontrare ci) che e**e a soffrire il 3eato .er*oIre e tanti altri" catene, spine, flagelli, maltrattamenti d&ogni sorta. % tutti questi sacrifici, anzich spaventarvi, vi attiravano. %d ecco che adesso, a contatto con sacrifici insignificanti, alle volte pi$ immaginari che reali, vi accasciate e volgete lo sguardo verso la terra d&%gitto dove avete lasciato le cipolleC Credete voi che nel mondo non vi siano delle difficolt6 3asta avere un minimo di esperienza, *asta interrogare la gente del mondo, *asta ricordare ci) che avveniva o avviene nelle nostre stesse famiglie. uante lacrimeC %ppure, o per amore o per forza, vanno avanti7 perch guai se coloro che hanno a**racciato uno stato nel mondo, l&avessero ad a**andonare o a mutare solo perch incontrano delle difficoltC Ci) che nel mondo tanti fanno per necessit, voi dovete farlo per amore. .er essi si tratta sovente solo di *eni temporali, per voi di *eni eterni7 per essi, di una professione7 per voi, della pi$ santa delle vocazioni. % poi, se il demonio vi suscita delle difficolt, la grazia di +io non pu) mancare per superarle. !a do**iamo corrispondervi, mettendo da parte nostra un po& di *uona volont. < tutti, ma specialmente al !issionario, necessaria la *uona volont. %& il suo carattere, il suo distintivo, la virt$ propria del suo stato. In mezzo ai continui sacrifici della vita apostolica, tra le molte prove, necessaria una virt$ che non pieghi, che duri ferma nel *ene. !a per essere tali in !issione, *isogna che ne acquistiate qui l&a*ito. -ermezza fin d&ora nei piccoli sacrifici, nell&osservanza del regolamento, nella puntualit e precisione in tutto, nell&eseguire prontamente e con gioia anche i semplici desideri dei #uperiori. % cos8 tutto l&anno e durante tutti gli anni di formazione. <llora s8 che riuscirete veri !issionariC La *attaglia santa che il nostro Istituto conduce contro il demonio per strappargli anime, *en si potre**e paragonare alle lotte giudaiche dei !acca*ei. Io devo imitare il padre !atatia, voi dovete ricopiare le virt$ dei figli" 5iuda, 5ionata, #imone. %ssi risposero con slancio alla chiamata di +io, furono inviati dal #ommo #acerdote, e con quale spirito e con quanta fortezza lottaronoC #ollevarono cos8 il prestigio d&Israele e diedero tutti la vita per la santa legge di +io ,DE/. Cos8 vi voglio" generosi, fermi e costanti nella vocazione. #olo cos8 terrete alto il prestigio dell&Istituto e sarete atti un giorno a com*attere le *attaglie della fede ovunque vi mander il #ommo .ontefice.

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7. NE$ESS!T8 DELLA #R0A*!#NE


ervore e decadenza nelle Reli%ioni 5li Istituti religiosi nei loro primordi furono per lo pi$ fervorosi. 5li individui attendevano singolarmente alla propria santificazione, univano una soda virt$ allo zelo dell&altrui salvezza, presentavano quella vicendevole unione che uno dei pi$ sicuri indizi dell&interiore carit. #. <tanasio cos8 descrive il fervore dei discepoli del grande #. <ntonio" '0egnava la concordia, nessuno recava danno, nessun maledico che andasse sparlando, ma una moltitudine di astinenti e una gara di sante opere(. % conclude pieno di ammirazione con le parole #critturali" 6uanto son belli i tuoi padiglioni, o :iacobbe* + i tuoi tabernacoli, o 2sraele* Son come valli ubertose, come orti presso ad un #iume irriguo, come cedri vicini alle acque' 4a tua stirpe crescer in grandi acque* ,D1/. #. 3onaventura scrive dei primi discepoli di #. -rancesco" 'In tutto e per tutto osservavano gl&insegnamenti del nostro santo .adre. La povert li faceva pronti ad ogni o**edienza, forti nelle fatiche, lesti nei viaggi. L&amore del 4angelo li aveva resi tanto pazienti, da cercar sempre nuove sofferenze corporali(. Lo stesso dicasi di tanti altri Istituti nei loro inizi, come dell&Ordine di #. 3enedetto, dell&Ordine Cistercense e, in tempi pi$ recenti, dell&Ordine della 4isitazione. !a non tutti continuarono nel fervore. Lo spirito umano, o meglio mondano, rientr) e prese il sopravvento sullo spirito religioso. %d ecco" all&osservanza succedere la trascuratezza, al fervore la tiepidezza, all&unione i partiti e le scissioni. 5i se ne lamentava #. 5irolamo7 pi$ tardi #. 3ernardo scriveva all&<*ate 5uglielmo" 'Ormai l&economia reputata avarizia, la so*riet austerit, il silenzio tristezza. Invece la rilassatezza detta discrezione, lo sperpero scam*iato con la li*eralit, la loquacit con l&affa*ilit e cortesia. 4ien detto allegria lo sghignazzare, decoro il lusso, pulizia la soverchia cura dei letti( ,D9/. #. 3onaventura a sua volta, divenuto 5enerale dell&Ordine, lagnavasi che notevoli disordini si fossero introdotti nelle Comunit. Il .. Consolatino, dell&Oratorio, nella sua vecchiaia piangeva non vedendo pi$ nella Congregazione quello spirito di fervore che regnava vivente #. -ilippo. % intanto alcune di queste istituzioni scomparvero, mentre altre si ridussero a poca cosa, avendo perduto quello splendore d&opere, quel fervore di vitalit che li distingueva nel loro inizio. uali le cause del decadimento degli Istituti religiosi6 #ulla scorta di #. <lfonso ,D:/, le riduco a cinque. 1 = IL 2G!%0O" multitudo intrantium' % la ragione che porta il #anto questa" che quando son molti, non si possono pi$ formare cos8 *ene come quando son pochi. .er essere precisi si dovre**e dire" la moltitudine di quelli che entrano senz&essere chiamati o che non corrispondono, privi perci) delle necessarie doti per lo stato a**racciato. uante volte mi avete gi udito dire" guai a spalancare la porta d&entrataC guai alla paura di mandar viaC... 4i ripeto sempre le stesse cose7 ma lo ripeto perch il numero mi spaventa, quando non sia accompagnato dalle necessarie virt$ nei singoli mem*ri. %& per questo che nei !onasteri del Carmelo, della 4isitazione, ecc. fissato il numero delle #uore d&ogni casa. % #. 4incenzo proi*8 ai suoi 0eligiosi di far proseliti. :1

9 = L< +%-ICI%2H< 2%I #G.%0IO0I = 5rande motivo questoC .u) avvenire, infatti, che i #uperiori non siano essi stessi de*itamente formati e allora come possono formare gli altri allo spirito della Congregazione6 Oppure che essi per i primi non siano osservanti, e come possono inculcare agli altri l&osservanza6 % senza osservanza a che cosa si riduce una comunit6 +iceva #. 5iuseppe Calasanzio" '5uai a quel #uperiore che con le parole esorta a ci) che con l&esempio distruggeC(. Il #uperiore in una Comunit come la citt posta sopra il monte7 non pu) sottrarsi agli sguardi indagatori dei sudditi. #. <lfonso fa sua la sentenza del .. +oria, Carmelitano #calzo" 'che le 0eligioni decadono pi$ per male di emicrania che di podagra(. Cio pi$ per difetto di quelli che sono a capo, che non dei sudditi. Come avviene questo6... <h, quel Capitolo, quelle elezioniC 2e ho un po& di esperienza, sapeteC #i prega, s8, davanti al ##. #acramento, s&invocano i lumi dello #pirito #anto, ma poi invece di seguire i lumi celesti, si seguono quelli dell&amor proprio, dei gusti individuali, dello spirito di parte... e ne vengono fuori di tali #uperiori e di tali #uperioreC #periamo che nel nostro Istituto questa deficienza non a**ia mai a riscontrarsi. Le Costituzioni parlano chiaro. I Capitolari s&impegnano con giuramento di eleggere quelli che stimano doversi eleggere davanti a +io, e sono inoltre espressamente proi*iti di procurare, sia direttamente che indirettamente, dei voti sia per s e sia per gli altri. #tando alle Costituzioni, si eviteranno gli inconvenienti di cui parliamo. : = !G1<!%21O +I -I2% = Ogni istituzione, e l&a**iamo veduto, ha il proprio fine particolare. .urtroppo alcune istituzioni non hanno pi$ che il nome ad indicare il fine per cui vennero fondate. Il fine particolare del nostro Istituto la conversione degli infedeli7 se un giorno si dovessero aprir collegi, supponiamo in <merica, dovre**ero essere sempre e solo per questo fine" le !issioni fra gli infedeli. > = L&I210O+G0#I +I <3G#I" e cio lasciar introdurre a poco a poco usanze che non sono secondo lo spirito dei -ondatori. #&incomincia ad allungare le ricreazioni, si cam*ia il vitto, si trascura la puntualit d&orario... ed ecco la comunit cam*iata. #i dice" '#on altri tempiC(. 2o, lo spirito che un altro. #i dice" 'Lo spirito sempre quello(7 invece lo spirito non c& pi$. ? = IL +I#.0%HHO +%I -%04O0O#I" quando cio s&incomincia a tacciare di scrupolosi, di esagerati coloro che sono fervorosi, che osservano il silenzio, la disciplina, la regola, ecc. Che dire del nostro Istituto6 %sso sussister, ma si manterr sempre nel fervore6 %cco la grazia che do**iamo chiedere incessantemente al #ignore. 5uai a lasciarlo decadere, perch pi$ facile fondare che riformare una Congregazione. #. Ignazio, a tener sempre vivo lo spirito della sua Congregazione, chiese al #ignore le persecuzioni. Io non oso chiedere questo. #e le lotte saranno necessarie, le prenderemo. !a se un giorno lo spirito dell&Istituto avesse a venir meno, spero di farmi sentire dal .aradisoC Doveri dei Superiori +al fin qui detto risulta che il fervore o la rilassatezza delle comunit religiose pu) dipendere tanto dal *uono o mal governo dei #uperiori, quanto dalla *uona o cattiva volont dei sudditi. +iciamo dunque qualcosa dei doveri degli uni e degli altri. +apprima i doveri dei #uperiori. 1 = .0%5<0% = uale il primo dovere dei #uperiori6 #i legge nel li*ro di 5io**e che aveva :9

sette figli e tre figlie, i quali gi divisi di casa, si mantenevano tuttavia uniti nell&affetto fraterno e s&invitavano vicendevolmente a convito. Il santo uomo godeva di questo *uon accordo e li *enediceva7 ma, terminato il turno dei conviti, offriva a +io sacrificio per ciascuno di loro, per timore che avessero in qualche modo offeso +io ,D>/. 2ello stesso modo s8 regolano con voi i #uperiori" preghiamo, vi *enediciamo e specialmente vi raccomandiamo nella #anta !essa, perch non a**iate a offendere il #ignore7 o se in qualche modo aveste mancato ai vostri doveri, il *uon +io vi dia la grazia di emendarvi. Il primo dovere dei #uperiori dunque quello di pregare per i loro sudditi. In particolare vi raccomandiamo allo #pirito #anto e agli <ngeli Custodi. Lo #pirito #anto vi dar il dono e la fortezza per vincere le difficolt e com*attere i quotidiani difetti, e anche il dono della piet per riuscire veri uomini d&orazione. 5li <ngeli Custodi poi, con le loro ispirazioni ed anche con i loro rimproveri, faranno le parti dei #uperiori in ci) che questi non possono conoscere di voi o fare per voi. 9 = 4I5IL<0% = Il secondo dovere dei #uperiori di vigilare. #. .aolo poneva sopra ogni altra cosa la sollecitudine sua per tutte le Chiese ,D?/. 5uai ai #uperiori che non tengono continuamente aperti gli occhi sulla propria comunit e sui singoli individuiC %& questo un grave dovere da cui dipende la vita e floridezza o la decadenza delle Congregazioni. 4igilare sull&osservanza delle regole e dell&orario7 vigilare che non s&introducano a*usi anche minimi, perch ci) che minimo oggi, sar massimo domani7 vigilare che si eseguisca ci) che stato comandato7 andar adagio a dar ordini, ma poi non transigere sull&esecuzione dei medesimi, altrimenti il suddito sar portato a disprezzare tutto ci) che vien detto o comandato dal #uperiore7 vigilare perch ogni su*alterno compia il proprio ufficio" gli <ssistenti facciano gli <ssistenti e ognuno si trovi al suo posto7 vigilare che vi sia carit, che non si coltivino amicizie particolari, n si a**iano relazioni ver*ali o epistolari non approvate con quei di fuori7 vigilare che non si concedano licenze che potre**ero aprir la porta a qualche a*uso o fare cattiva impressione agli altri. < ci) ottenere, necessario che il #uperiore sappia trovarsi dappertutto e tutto vedere e, non offendetevi se ci) vi dico, anche du*itare e pensare un po& male di tutti. %& #. <lfonso che d questo avviso a chi presiede ,D@/. Cos8 faccio io. #ento la tremenda responsa*ilit di tutti voi, della vostra santificazione, della salvezza di tante anime. #ono un po& l&uomo della paura. 4oglio presentarmi al tri*unale di +io con la coscienza di aver fatto il mio dovere di #uperiore e finch le mie de*oli forze lo permetteranno, spero di compierlo. : = CO00%55%0% % <!!O2I0% = %& un ufficio penoso, specialmente quando *isogna ripetere le stesse correzioni in pu**lico o in privato, ma un dovere e va fatto. +ice #. 3onaventura" che la differenza che passa fra una comunit fervorosa e un&altra rilassata, sta in questo" che nella prima ci sono *ens8 dei difetti, ma vengono corretti7 non cos8 nella seconda ,DA/. #. .aolo non du*it) di rimproverare fortemente quei di Corinto e usare anche i castighi contro il maggiore colpevole. +ichiarava poi di non essere pentito di aver fatto questo, ma che ne godeva" non perch li aveva contristati, ma perch s&erano rattristati a penitenza ,DB/. Lo #pirito #anto dice del padre di famiglia" (hi risparmia la verga, odia il #iglio suo ,DD/. 0icordo sempre le direttive datemi dall&<rcivescovo !ons. Castaldi quando mi mand) <ssistente in seminario. !i disse" '+ue cose ti raccomando. .rima grande carit, non mai dicendo parole aspre che possano offendere il giovane o fargli pensare che il #uperiore non lo stimi. In secondo luogo, non lasciar mai passare alcun fallo senza correggerlo. Come un maestro di musica che non lascia passare alcuna nota falsa, con la scusa che piccola(. Il #uperiore corregga possi*ilmente in *ei modi, memore ::

che una correzione amichevole giova pi$ che un rimprovero aspro, come dice #. <m*rogio ,1EE/. 2on sem*ri mai che il #uperiore operi improvvisamente e con passione. Il tono stesso della voce sia calmo, paterno. Corregga inoltre a tempo opportuno, affinch la correzione riesca pi$ fruttuosa. uand&ero +irettore in seminario, ritardavo talora la correzione anche di un mese, cosicch i chierici non erano mai sicuri di averla fatta franca. +icevano" 'L&ammonizione non ancora venuta, ma verr(. stavano pi$ attenti. Ove poi i *ei modi non *astino, il #uperiore deve ricorrere alla severit e anche all&espulsione degli indegni. Ci) che #. .aolo scriveva a 1imoteo riguardo alla predicazione, pu) *en applicarsi ai #uperiori riguardo all&ammonizione" 2nsisti a tempo, #uori tempo/ riprendi, supplica, esorta ,1E1/. #. <lfonso scriveva ad un #uperiore" '4oi vi esponete alla dannazione per ragione del vostro seminario, per non aver il coraggio di prendere mezzi energici ,1E9/. Lo so che non un gusto il correggere. %& anzi un peso, col pericolo di farsi mal vedere7 sare**e assai pi$ comodo pensare solo a se stessi. -anno spavento le parole dello #pirito #anto" %n giudi&io rigorosissimo si #ar di quelli che presiedono ,1E:/. In %zechiele, il #ignore ammonisce la sentinella che, vedendo avvicinarsi il nemico, non d l&allarme, e dice ch&essa risponder del sangue versato ,1E>/. I #uperiori sono le sentinelle poste da +io a guardia della Congregazione, per la conservazione del fervore e del *uon spirito. #e si accorgono che vi entra il male e non lo impediscono o non si industriano a toglierlo, oppure se per loro negligenza, non s&avvedono che c& del male, dovranno rispondere davanti a +io del danno che ne viene alle anime e all&Istituto. %ra questo il pensiero che atterriva #. 3ernardo. Sanguinem de manu speculatoris requiram* ,1E?/. #i tratta per noi del #angue di 2. #. 5es$ Cristo che il prezzo delle animeC %cco la responsa*ilit che i #uperiori sentono di voi, di ciascuno di voi. .er parte mia, ve lo ripeto, non voglio aver da rispondere su questo punto, non voglio gravarmi la coscienza di deficienze nell&adempimento del mio dovere. uand&ero +irettore in seminario, mi veniva sovente la tentazione di fuggire per sottrarmi a s8 tremenda responsa*ilit. uando i sacerdoti del Convitto alla fine d&anno se ne vanno, mi sento sollevato7 prego per essi, ma non sono pi$ responsa*ile. .er voi invece la mia responsa*ilit anche maggiore ed continua. 4oi queste cose dovete comprenderle ed essere riconoscenti ai #uperiori, sempre che vi correggono, che non vi permettono di fare come volete, che tagliano, che potano. #iete tenere pianticelle nel giardino della Chiesa e il #ignore vuole che, cresciate su *ene, diritte, rigogliose. !a per questo necessario coltivarvi. %& *ene che il vignaiolo in primavera tagli, sfrondi. La vite piange, ma egli pensa ai *ei grappoli d&uva e non disarma. %cco il dovere dei #uperiori a vostro riguardo" tagliare tutto ci) che pu) esservi rimasto di mondano, tutto ci) che spunta fuori di difettoso, affinch possiate portare un giorno frutti a**ondanti di santificazione e di apostolato. Doveri dei sudditi <i doveri che incom*ono ai #uperiori corrispondono altrettanti doveri da parte dei sudditi. 2on parlo qui dei doveri che riguardano particolarmente questo o quel punto della vita religiosa7 li vedremo in seguito. ui accenno solo e di sfuggita a quelli che sono i vostri doveri di sudditi. Li riduco a tre" riverenza, amore, o**edienza. 1. 0I4%0%2H< = I #uperiori vanno riveriti, senza *adare alle loro qualit personali, ma solamente alla loro qualit di #uperiori, cio di rappresentanti di +io, ciascuno nella sfera della propria :>

azione" cominciando dai pi$ elevati, fino ai pi$ *assi. L&avete voi questo spirito di fede pratica6 #peciale riverenza dovete ancora ai sacerdoti non dimenticando mai la dignit di cui sono rivestiti. % ancora riverenza vicendevole, come figli di +io aventi lo stesso fine che la santificazione propria e la salvezza delle anime. 9 <!O0% = ui tutto dev&essere amore, s8 da smentire il mondo il quale asserisce che i 0eligiosi vivono senza amarsi e muoiono senza piangersi. 3isogna amare i #uperiori come altrettanti padri che per 4oi sostengono pene e fatiche7 l&affetto vostro li consoler. : O33%+I%2H< = Ci vuole o**edienza vera, d&intelletto, senza critiche e mormorazioni nelle cose grandi e nelle piccole, come praticano tutti i 0eligiosi di spirito. Infelice quella comunit dove manca questo spirito di o**edienzaC In tutte le comunit i sudditi devono compiere questi doveri, ma molto pi$ nella nostra, nella quale non sono semplici collegiali e cristiani, ma 0eligiosi e !issionari che formano una vera famiglia, che devono vivere tutti e per tutta la vita in santa unione di mente e di cuore. #e si adempiranno questi o**lighi, l&Istituto sar un .aradiso anticipato, altrimenti riuscir un inferno o poco meno. < questa santa pace avete sospirato tutti voi entrando in questa Casa, ed avete diritto di trovarla e che nessuno la tur*i. A chi spetta la 'ormazione 2on vi offendete se con #. .aolo vi dico" A me importa pochissimo di essere giudicato da voi, o in giudi&io umano' An&i nemmeno #o giudi&io di me medesimo' Perocch! non sono consapevole di cosa alcuna3 ma non per questo sono giusti#icato/ e chi mi giudica " il Signore ,1E@/. I vostri giudizi a mio riguardo, le vostre lodi, io li conto per poco. 1anto meno i giudizi del mondo, sia che lodino sia che *iasimino. 2eppure mi assicura il mio giudizio, se**ene sia certo della divina volont nell&aver dato principio all&Istituto" perch si molto pregato, si chiesto consiglio e soprattutto e**i la parola certa del Cardinal <rcivescovo. [ 1l *ardinale A2ostino (ic,el%3 (1854-15.3) fu arcivescovo di Torino dal 1857 al 15.3. 6u co%+a2n di se%inario dell'Alla%ano e a%%iratore di lui. 7evotissi%o della )). *onsolata fu c,ia%ato il !*ardinale della *onsolata$. 6u anc,e c,ia%ato il !*ardinale delle Missioni della *onsolata$ +erc,8 volle a++rov& e #enedisse l'1stituto fondato dall'Alla%ano. Alla lettera c,e il )/rvo di 7io 2li scrisse il .9 a+rile 1544 es+onendo i +ro e i contro alla fondazione dell'1stituto l'/%inentissi%o Arcivescovo ris+ose: !La fondazione devi farla +erc,8 7io la vuole$ (;.L. )ales !1l ). di 7io Giuse++e Alla%ano 3< ediz. +a2. 157) 0 1uttavia il mio giudizio non *asta per l&esecuzione della volont di +io. <vr) fatto ogni cosa con la sola mira di piacere a 2. #. 5es$ Cristo6 Certamente la coscienza mi accerta che fin da principio purificai la mia intenzione di fare ogni cosa solo a gloria di +io, unicamente per compiere la sua volont. < ci) ottenere, pregai il #ignore a non risparmiarmi se necessario = le prove e le pene. 2e e**i infatti molte che voi non conoscete. 0innovai in seguito il retto fine. !a con tutto ci), non mi giudico da me, perch il #ignore, solo Lui, che dovr giudicarmi. % se anche potessi dire con #. .aolo che non sono consapevole di cosa alcuna, dovrei aggiungere con lui" non per questo sono giustificato. #olamente quando il #ignore verr e rischiarer i nascondigli delle tenebre e mani#ester i consigli dei cuori ,1EA/, solo allora, se sar) lodato, sar lode vera. + allora ciascuno avr lode da Dio ,1EB/. !a di che mi giudicher e dar lode il #ignore6 %gli costitu8 me e i vostri #uperiori quali ministri e dispensatori di +io, cio della sua volont e delle sue grazie a vostro riguardo. < noi quindi spetta giudicare della vostra vocazione all&apostolato, a noi soli il formarvi al vero spirito dell&Istituto, veri !issionari della Consolata. +i questo dovremo rendere stretto conto a +io" del come avremo adempito :?

questa particolare missione, se saremo stati ministri e dispensatori fedeli delle grazie che riceviamo, per riversarle nelle anime vostre. In una parola, do**iamo essere tutto animo per rendervi idonei alla vocazione. 5uai a noi se saremo stati dispensatori infedeli per paura del mondoC Che se Iddio ci ha posti qui a guidarvi, ne consegue che per voi non vi altra via da seguire all&infuori di quella che vi indichiamo noi. #e siamo noi i dispensatori della grazia di +io a vostro riguardo, ne consegue che nessun altro, n sacerdote n secolare, anche se pi$ santo e pi$ dotto di noi, pu) e deve ingerirsi o dar consigli. Come s*agliano i protestanti a volersi confessare direttamente a +io, cos8 s*agliano quei sudditi che cercano lo spirito dell&istituzione da altri, che non siano i legittimi #uperiori, o credono di regolarsi secondo il proprio spirito. 4oi dovrete solo rispondere davanti a +io d&aver o**edito a me e a chi in nome mio vi comanda. #i potre**e qui applicare, in certo qual modo, il detto di #. .aolo" Se alcuno vi evangeli&&er oltre quello che avete appreso da noi, sia anatema* ,1ED/. La forma che dovete prendere nell&Istituto quella che il #ignore mi ispir) e mi ispira7 ed io, atterrito dalla mia responsa*ilit, voglio assolutamente che l&Istituto si perfezioni e viva vita perfetta. #on d&avviso che il *ene *isogna farlo *ene7 altrimenti, fra tante mie occupazioni, non mi sarei addossata ancor questa gravissima della fondazione di s8 importante istituzione. L&esperienza di comunit, di cui vissi tutta la vita, voglio applicarla a questo Istituto. 4oi *adate ai miei comandi, alle mie esortazioni ed anche ai semplici desideri, che *en conoscete. Il miglior regalo che potrete sempre fare ai #uperiori, sar quello di lasciarvi formare. Tempo accettevole #. .aolo chiama tempo accettevole, cio da accettarsi con riconoscenza e amore, il tempo del 4angelo, gi da Isaia profetizzato come tale" +cco ora il tempo accettevole, ecco il giorno della salute ,11E/. La santa Chiesa applica molto a proposito queste parole al tempo uaresimale, che vero tempo di grazia e di salute7 ed esorta i fedeli, come gi faceva #. .aolo, a non rendere vana la grazia di +io, *ens8 a farne frutto. Le stesse parole rivolgo a voi, carissimi figli, applicandole alla grazia della vocazione e al tempo che trascorrete in questa Casa, per formarvi alle virt$ proprie del #acerdote, del 0eligioso e del !issionario, e cos8 questo il tempo accettevole, son questi i giorni della salute. 0iflettete *ene" questo per voi il tempo opportuno per ricevere le grazie secondo la vostra volont e il vostro *isogno. uesta Casa fu eretta precisamente ed unicamente a questo scopo" prepararvi all&apostolato. Or voi sapete ci) che diceva #. 5irolamo, vissuto a lungo in 5erusalemme" '2on il vivere in 5erusalemme che conta, ma il vivervi santamente(. uesta Casa la vostra 5erusalemme. 2on *asta per) esservi entrati, non *asta rimanervi e occuparvi un posto, come non *asta chiamarsi !issionari7 ci) che importa vivere da !issionari, lasciandovi formare al vero spirito missionario. !a per ci) fare = lo ripeter) mai a**astanza = non dovete aspettare d&essere in !issione, n i giovani del ginnasio de**ono aspettare d&essere chierici e i chierici postulanti d&essere professi. Ogni giorno che trascorrete in questa Casa per voi tempo accettevole, per voi giorno di grazia" per formarvi alla scienza sacra e ad ogni cosa utile al missionario. %& qui, adesso che vi dovete formare gli a*iti di virt$, che resistano poi a tutte le prove dell&apostolato. #*aglia assai chi pensasse di farsi poi santo in !issione. 2o, no, noC #e non sarete santi qui, se non sarete santi prima di partire, non lo :@

sarete pi$. In !issione, credete a me, raccoglierete il seminato e nulla pi$. Infelice pertanto chi si annoia, chi non ama la propria formazione per mezzo delle regole e dei #uperiori. 4i ripeto e ve lo ripeter) di continuo" lasciatevi coltivare, amate di essere corretti, cercate la vostra perfezione secondo la natura e il fine dell&IstitutoC Spirito dell"!stituto 4oi non siete dei semplici cristiani, anche se *uoni cristiani. .er essere tali non c&era *isogno di venire nell&Istituto. .er i semplici cristiani c& tutta 1orino, c& il mondo intero. uesta Casa, con i suoi am*ienti e con le sue regole, solo per i !issionari della Consolata. 4oi dunque siete dei !issionari della Consolata. !a lo siete di fatto o solo di nome6 +imostrerete di esserlo veramente, se avrete lo spirito dell&Istituto e regolerete la vostra vita di ogni giorno e di ogni ora in conformit al medesimo. Lo spirito ci) che d forma e vita alle singole istituzioni, come ai singoli mem*ri. Ogni istituzione ha il proprio spirito, del quale e per il quale vive7 e gl&individui in tanto son mem*ri vivi dell&Istituto cui appartengono, in quanto ne hanno lo spirito. +ovete avere lo spirito dei !issionari della Consolata nei pensieri, nelle parole e nelle opere. 1. 2%I .%2#I%0I = #on degni di !issionari i pensieri che lungo il giorno nutrite nella vostra mente6 #on essi rivolti costantemente a considerare il fine per cui siete venuti nell&Istituto6 #iete cio desiderosi di farvi santi, per rendervi fin d&ora idonei alla salvezza delle anime mediante le vostre sante intenzioni6 #iete sempre pronti ad allontanare dalla vostra mente e dal vostro cuore ogni pensiero non *uono, ogni fine non retto, ogni affetto anche solo un po& umano6 La vostra mente piena di +io, di 5es$ e delle sue cose6 La sentite veramente in tutto come la sente 2ostro #ignore6 .otete proprio ripetere con #. .aolo di avere il senso di 2. #. 5es$ Cristo" nos autem sensum (hristi labemus- ,111/. 9. 2%LL% .<0OL% = Le vostre parole, i vostri discorsi sono anch&essi degni di !issionari6 #ono cio = almeno frequentemente = di +io o di cose che conducono a +io6 #e cos8 dev&essere di tutti i cristiani, come insegna #. .aolo, quanto pi$ di voiC 2elle ricreazioni dovreste sovente parlare di cose spirituali o almeno di cose utili al vostro futuro apostolato7 aiutarvi a vicenda ad avanzare nelle virt$ e nella scienza, col fine di poter un giorno salvare un maggior numero di anime. Invece tante volte sono discorsi cos8 insulsiC... 1utto tempo perso, miei cari, per la vostra formazione. 4edendo uno un po& de*oluccio negli studi, perch = in *elle maniere e senza darvi l&aria d&insegnanti = perch non invitarlo a ripassare insieme la lezione di scuola6 Cos8 dicasi della meditazione del mattino, della lettura spirituale o di quella del refettorio, ecc.7 tutto questo vi pu) offrire argomento di sante e utili conversazioni. 3astere**e che uno avesse il coraggio di fare il primo7 invece non si osa. % s8 che tutti, in cuor loro, ne sare**ero contentiC uesto mi sta molto a cuore per la vostra formazione. -ate questo sacrificio = se pu) dirsi sacrificio, = fatelo per amore delle anime. %& il fine della vostra vocazione, lo spirito di cui dovete vivere. 1utte le vostre conversazioni siano pertanto animate da questo spirito. 0icordate la domanda che 5es$ fece ai due discepoli d8 %mmaus" Di che cosa state discorrendo- ,119/. %ssi parlavano di Lui, e 5es$ li premi) con accompagnarsi a loro, poi ancora col manifestarsi nella frazione del pane. Cos8 vorrei che fosse di voi" che i vostri discorsi fossero sempre degni di santi !issionari. :. 2%LL% O.%0% = In quanto alle opere, esaminatevi sovente come se doveste rendere conto :A

a +io. 2on *astano, ripeto, le opere di *uoni cristiani, ma ci vogliono le opere di *uoni !issionari. #e un *uon cristiano u**idiente ai suoi #uperiori, tanto pi$ deve esserlo un religioso=missionario. #e un *uon cristiano non deve cercare le comodit, tanto pi$ deve farne a meno il !issionario. Cos8 dicasi della piet, del lavoro e di tutte le virt$. 2on *asta l&a*ito e non *astano le parole a dimostrarvi veri !issionari, ci vogliono le opere. #on queste che devono rendere testimonianza di voi davanti al mondo. 4e opere che io #accio, recano testimonian&a di me ,11:/. 2on siate dunque semplici *uoni cristiani, non om*re o maschere di !issionari, ma perfetti !issionari della Consolata. 1utti insieme, e ciascuno individualmente, mettetevi di *uona volont ad acquistare lo spirito dell&Istituto, in modo da formare una comunit, se non perfetta, almeno con *uona volont di perfezione. Chi fosse andato un po& indietro, si riprenda7 chi fosse *en incamminato, procuri di non arrestarsi, ma di progredire nel *uon spirito. 2o dico3 conducetevi secondo lo spirito ,11>/, affinch nel servizio di +io possiate corrispondere al fine della vostra vocazione" Siate #erventi di spirito, servite il Signore ,11?/.

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9. LA 3ER E*!#NE REL!G!#SA


Lo Stato reli%ioso #iete nell&Istituto per attendere a una duplice formazione" religiosa e missionaria. #ono am*edue necessarie, ma prima la religiosa, come dicono le Costituzioni parlando dei fini dell&Istituto. 3isogna prima formarsi *uoni e santi 0eligiosi, poscia !issionari. < ci) dovete riflettere entrando nell&Istituto. #i tratta di un Istituto religioso dapprima poi missionario. .erci) fate il noviziato e pronunciate i santi voti. Che cosa s&intende per stato religioso6 Lo stato indica una determinata condizione di vita. .erci) vi sono tanti stati, quante sono le condizioni di vita" stato secolare, stato ecclesiastico, stato religioso. Lo stato religioso si pu) definire" 'Gna condizione sta*ile di vita, approvata dalla Chiesa, con la quale i fedeli tendono alla perfezione per mezzo dei tre voti di povert castit e o**edienza sotto una regola speciale( ,11@/. #i dice" CO2+IHIO2% #1<3IL%, perch il nome 'stato( indica una certa sta*ilit e fermezza. .er molti di voi adesso ancora mo*ile, ma dopo i voti perpetui sar immo*ile. #i dice <..0O4<1< +<LL< CFI%#<, perch spetta alla Chiesa approvare queste cose. #i dice" per mezzo dei #<21I 4O1I, perch senza i voti non c& stato religioso. #i possono anche fare i voti privatamente, come li fanno tante anime pie, ma siccome non sono fatti coram +cclesia, non sono religiosi, non hanno sta*ilit e il confessore, per lo pi$ pu) scioglierli. I tre voti costituiscono l&essenza dello stato religioso. #i dice" sotto una 0%5OL< speciale, perch questa che distingue un Istituto religioso da un altro, mentre un aiuto per raggiungere la perfezione propria di questo stato. Lo stato religioso d&istituzione divina o solo della Chiesa6 2ella sua sostanza d&istituzione divina, fondato su 2.#. 5es$ Cristo con quelle parole" Se vuoi essere per#etto, va vendi ci$ che hai e donalo ai poveri''' poi vieni e seguimi ,11A/. In queste parole sono implicate i tre voti. 1utte le altre accidentalit invece, come l&essere i voti pi$ o meno stretti, sono di semplice istituzione ecclesiastica. Eccellenza dello stato reli%ioso L&eccellenza dello stato religioso si desume dai seguenti motivi" 1. = %& uno stato di perfezione ,status per#ectionis/" non perch siano perfetti tutti quelli che l&a**racciano, ma perch de**ono tendervi continuamente e con tutto lo sforzo. 9. = %& un nuovo *attesimo ,novum baptismum/ per mezzo del quale l&uomo viene li*erato da tutte le pene dovute ai suoi peccati. #. 1ommaso dice che questo stato eccede qualsiasi altra opera soddisfattoria e qualsiasi penitenza anche pu**lica ,11B/. :. = .oggia su grandissime promesse divine ,amplissima promissio (hristi/. 2ostro #ignore ha promesso il centuplo su questa terra" in grazie, lumi, *enedizioni, pace del cuore7 poi la vita eterna con ricompensa speciale" + avrai un tesoro in (ielo ,11D/. >. = %& un martirio continuato ,continuatum martErium/" martirio lento, a piccolo fuoco, :D

nel sacrificare i propri *eni, i propri comodi, la propria volont. 1utti i 0eligiosi dovre**ero avere per sim*olo non solo il giglio, ma anche la palma. ?. = %& perci) un olocausto superiore ad ogni sacrificio ,holocaustum excedens sacri#icium/. 2egli altri sacrifici diamo al #ignore le cose esterne, qui diamo noi medesimi, il che molto di pi$. uali i *enefizi della vita religiosa6 #. 3ernardo ,19E/, li racchiude in queste notissime parole" 9. (adit rarius = 2on dice che il 0eligioso non a**ia mai a cadere, ma pi$ raramente e pi$ leggermente, avendo pi$ grazie e meno incentivi al male. :. Surgit velocius = #e per disgrazia cade, non aspetta la .asqua per mettersi a posto7 uno si rialza su*ito con la confessione sacramentale. Gn vero 0eligioso non pu) perdurare nel peccato. >. 2ncedit cautius = .rocede pi$ cautamente perch ha la regola che, a mo& di cancello, non lo lascia forviare7 poi c& l&occhio del #uperiore che di continuo gli rammenta la presenza di +io. ?. 6uiescit securius" gode maggior pace. uante miserie fuori di quiC 2oi invece niente di tutto questo frastuono, ma do**iamo solo pensare a farci santi, a corrispondere alla vocazione. @. 2rroratur #requentius" viene irrorato pi$ a**ondantemente. #u di noi si sparge come una continua pioggerella di mediazioni, letture, esami, e poi grazie su grazieC A. Purgatur citius. I 0eligiosi non dovre**ero andare in .urgatorio7 l&u**idienza e lo spirito di mortificazione fan loro scontare qui i loro peccati. 1uttavia, se de**ono passare per il .urgatorio sar per un tempo pi$ *reve. B. 5oritur con#identius. #. Ilarione, in punto di morte diceva a se stesso" '.erch temi, anima mia6 #ono sessant&anni che servi il #ignoreC(. 2oi a**iamo fatto il sacrificio di tutto, perch da tutto ci siamo staccati, quindi la morte non ci pu) far paura. D. 5uneratur copiosius" sar premiato di pi$. particolare per i missionari. uesto per tutti i 0eligiosi, ma in modo

uesti pensieri a me piacciono tanto e ci faccio sovente sopra la meditazione. !eritere**ero di essere scritti sui muri d&ogni Casa religiosa. 2el convento della Consolata, quando c&erano i Cistercensi, stavano appunto scritti. %& un quadro cos8 *ello, cos8 completo dello stato religiosoC C& di tuttoC Che felicit appartenere a questo statoC ! santi voti 1utti i cristiani sono tenuti a tendere alla perfezione delle virt$ cristiane, a tutti essendo dirette le parole di 2ostro #ignore" Siate per#etti ,191/. uesta vocazione e santit consiste essenzialmente nella carit verso +io e verso il prossimo. .er avere e dimostrare tale carit, *asta ai semplici fedeli osservare i comandamenti. Cos8 infatti 5es$ rispose al giovane che domandava che cosa doveva fare per conseguire la vita eterna" Osserva i comandamenti ,199/. !a per il 0eligioso ci) non *asta. %gli ha un o**ligo maggiore di tendere alla carit perfetta e, in quanto possi*ile, ad una perfezione maggiore >E

con l&osservanza dei consigli evangelici. #ar il 0eligioso o**ligato a tutti i consigli, di qualsiasi specie, dati da 2ostro #ignore6 #e vuol giungere a perfetta santit deve tendere all&osservanza di tutti, secondo la sua possi*ilit e la grazia di +io7 ma per o**ligo di 0eligione, secondo #. 1ommaso, uno non si o**liga a tutti quanti i consigli dati da 5es$, ma solo a quelli fissati dalla regola di perfezione da lui a**racciata ,19:/. Ora, tutte le 0eligiosi hanno tre consigli d&o**ligo, almeno implicitamente" povert, castit ed o**edienza. % ci) *en a proposito, essendo che tre c&impediscono di amare grandemente il #ignore" la cupidigia dei *eni terreni, il desiderio dei piaceri del senso ed il disordine della volont. < frenare le tre passioni sono ordinati i tre voti. #. 1ommaso spiega che per mezzo dei consigli evangelici si ottiene pi$ facilmente, pi$ sicuramente e pi$ perfettamente il fine, che l&amore di +io ,19>/. !a perch farne voto6 2on si potre**e osservare ugualmente queste virt$, senza legarvisi con voto6 #. 1ommaso ne d i seguenti motivi" 1J La 0eligione uno 'stato(, quindi dev&essere sta*ile, fermo e perpetuo. Ci) si ottiene coi voti. Con essi, la volont rimane pi$ ferma e anche meno tentata dal demonio. = 9J -atti per voto, questi sacrifici hanno maggior merito per l&aggiunta del vincolo di 0eligione = :J Coi voti si d a +io non solo ci) che si fa, ma in pi$ il non poter far diversamente, cio gli si d la li*ert ,19?/. #. <nselmo aggiunge che, coi santi voti non si d solo al #ignore l&uso della cosa, ma la stessa cosa" non solo i frutti, ma l&al*ero ,19@/. Ci) non vuol dire che i voti ci tolgano la li*ert, ma solo l&a*uso della medesima7 ossia ci tolgono la falsa li*ert. +irei che essi ci accrescono la li*ert in quanto ci rendono pi$ padroni di noi medesimi, meno schiavi della passioni. Ond& che #. <gostino esclama" 'O felice necessit che ci sforza a fare ci) che miglioreC ,19A/. Ogni 0eligione ha dunque i tre voti di povert, castit e o**edienza, per lo pi$ espressi esplicitamente. 1alora invece i due primi sono compresi in quello di o**edienza, come presso i 3enedettini. I voti possono essere semplici o solenni, perpetui o temporanei, totali o parziali ,dal lato della povert ed o**edienza/. I solenni sono quelli emessi dagli Ordini 0eligiosi e si distinguono dai semplici perch fatti con solennit, secondo la Chiesa, e hanno o**lighi speciali. In alcune 0eligioni a questi tre voti ne sono aggiunti altri. +i questi tre voti qual& il principale6 0isponde #. 1ommaso che il massimo quello di o**edienza, essendo che con esso si offre a +io la propria volont, che di gran lunga pi$ prestante di tutti i *eni del corpo e di fortuna ,19B/. #i mettono tuttavia nell&ordine predetto" di povert, castit ed o**edienza perch, sempre secondo #. 1ommaso, la povert volontaria il primo fondamento per acquistare la perfezione della carit ,19D/, come meglio vedremo trattando dei singoli voti. In quasi tutte le Congregazioni vige l&usanza di rinnovare i voti ogni anno. +a noi si rinnovano alla chiusura degli %sercizi spirituali. .erch 0innovarli6 #. Ignazio dice che ci) si fa per tre fini" per aumentare la divozione, per eccitare in noi il ricordo dei medesimi e per meglio confermarci in essi. #. -rancesco Haverio li rinnovava mattina e sera, n sapeva trovar mezzo pi$ efficace ed armatura pi$ forte contro le tentazioni del demonio e le seduzioni della carne. Cos8 fate anche voi, specialmente quando vi sentite tentati nelle virt$ relative ai voti. Invece di inquietarvi o scoraggiarvi, rinnovate i voti che gi avete7 e chi non li ha ancora, rinnovi il desiderio di presto emetterli. Cos8 sarete pi$ forti e la tentazione passer. C& un momento in cui l&o**edienza costa6 #i rinnova su*ito il voto di >1

o**edienza e vien tosto la voglia di dare uno schiaffo al demonio. .i$ rinnoviamo questi voti e pi$ testimoniamo a +io la nostra fedelt. 2on vi spaventino dunque i voti fatti. #tiamo tranquilli come prima, anzi pi$ di prima, perch oltre ad essere un secondo *attesimo che cancella la vita passata. essi segnano il principio di una nuova vita di perfezione e di santit. % il #ignore ha tanto caro questo sacrificio di tutto noi stessi, anima e corpo, che ci inonda di grazie con le quali ci sentiamo pi$ forti, pi$ coraggiosi, pi$ tranquilli. <**andoniamoci interamente a Lui, del tutto sottomessi ai suoi divini voleri7 lasciamo che ci giri e rigiri a suo talento" per tal modo diverremo presto santi e veramente santi. +&altra parte non dimenticate che, con la professione religiosa, non facciamo un contratto, ma seguiamo una vocazione. <l #ignore non piacciono i contratti7 %gli sempre generoso. La vocazione = ve l&ho gi detto = se ce l&ha data, non ce la toglie. %gli non muta, siam noi che mutiamo. uesta una grazia grande, e chi quasi si pentisse di aver fatto i voti, costui fuori di strada7 preghi il #ignore ad illuminarlo per comprendere qual favore celeste sia l&essere chiamato allo stato religioso. .rima della professione religiosa eravamo li*eri, ma dopo non pi$. Ci siamo legati noi stessi a +io. 2on ci resta che osservare quanto a**iamo promesso. Ci siamo dati al #ignore, avantiC costi quel che costi. Esortazione ai postulanti %& necessario incominciare su*ito la vostra formazione religiosa ed apostolica. Il Card. 4ives, quand&era .refetto della #acra Congregazione dei 0eligiosi, in una Lettera diretta alle Congregazioni religiose, diceva" ' necessario che su*ito da principio lo spirito della 0eligione, dell&Ordine, pervada tutto il loro animo(. Ogni parola va *en ponderata. 1. %& 2%C%##<0IO = 2on dunque una cosa facoltativa, lasciata all&ar*itrio del postulante, ma necessaria, cio che deve essere assolutamente fatta, se non si vuol rinunciare alla propria vocazione7 uno stretto dovere che lega #uperiori e sudditi, Istituto e postulanti. 9. #G3I1O +< .0I2CI.IO = Chi vuol prendere in pieno lo spirito dell&Istituto, *isogna che non perda tempo. <mmessi i giovani al postulandato, necessario dare immediatamente principio alla loro formazione, compenetrarli dello spirito religioso proprio dell&Istituto. uesto, ripeto, dapprima dovere dei #uperiori cui spetta porre i nuovi venuti sotto una guida di provata virt$ ed esperienza7 ed insieme dovere dei postulanti che devono corrispondere alle cure dei superiori. #. 3ernardo ammonisce che 'chi da principio trascura la disciplina difficilmente si applicher in seguito(. 2on solo, ma stenter poi sempre a deporre la forma imperfetta che aveva al suo ingresso" vix deponit #ormam. #e pure ci) sar ancora possi*ile, dicendo lo #pirito #anto" 2l giovanetto, presa la sua strada anche quando sar invecchiato non se ne allontaner ,1:E/. :. LO #.I0I1O +%LL&O0+I2% +%4% CO!.%2%10<0% 1G11O L&<2I!O +%LL&<LG22O = +eve cio nutrirlo, vivificarlo trasformarlo in modo da non essere pi$ lui, ma un uomo nuovo. +icevo un giorno ad un novizio di un Ordine religioso, gi parroco" '#a che ha cam*iato persino aspetto6(. %d egli" '!i hanno trasformato7 dapprima trovavo un po& duro, ma mi son messo di *uona volont(. %cco ci) che vorrei da voi che sempre vi chiedo" la *uona volont, lo sforzo generoso e costante di assimilare lo spirito dell&Istituto, da apparire non pi$ quali siete entrati, ma veri !issionari della Consolata. #. 5iuseppe da Copertino godeva di tale predominio dell&anima sul corpo, che quando andava in estasi, anche il corpo si sollevava da terra. #e non si pretende questo, che non necessario, dovremmo almeno renderci cos8 superiori a noi stessi, sentirci cos8 pieni di dello spirito dell&Istituto, >9

che l&anima non trovi nel corpo un ostacolo alla propria santificazione. Insomma, fa in modo da poter ripetere con tutta verit le parole di #. .aolo" 2o vivo, ma non gi io, bens) vive in me (risto ,1:1/. #em*rava ancora lui" vivo ergo, ma in realt non lo era pi$" Fam non ego. % questo perch lo #pirito di 2ostro #ignore l&aveva pervaso, da trasformarlo completamente" vivit vero in me (hristus* uesto possiamo e do**iamo ripeterlo nella santa Comunione, ma anche nei riguardi dello spirito religioso che in noi e nel quale do**iamo rinnovarci ogni giorno con *uona volont. Rinnovatevi nello spirito della vostra mente ,1:9/, in modo da essere uomini nuovi, rivestiti cio di tutte le virt$ di 2ostro #ignore. Rivestitevi delluomo nuovo, creato secondo Dio nella giusti&ia e nella santit ,1::/. 2 vi devono spaventare queste considerazioni, parendovi cosa impossi*ile o per lo meno assai difficile a conseguirsi. 2o, perch chi opera questa trasformazione in voi 2ostro #ignore, che da voi non richiede che un po& di *uona volont. Costa forse fare il primo passo, la prima rinuncia, ma poi Iddio fa scendere in noi tale a**ondanza di grazia, da renderci facile e anche gioioso il cammino della santit. 0icordate il fatto di #. -rancesco Haverio" aveva estrema ripugnanza a servire negli ospedali, ma dopo essersi fatto violenza con un atto eroico, lam*endo la piaga di un infermo, la ripugnanza scomparve per sempre ,1:>/. uesto sforzo iniziale noi do**iamo farlo nel correggere i nostri difetti, poi il #ignore aiuta in modo meraviglioso. Che se uno non avesse questa *uona volont, almeno dovre**e desiderare di averla e quindi chiederla al #ignore, altrimenti segno che non fatto per questo stato. Incominciate dunque su*ito a riempirvi dello spirito dell&Istituto. Ogni volta che assistete alla funzione delle professioni religiose, dovete, s8, rallegrarvi coi vostri confratelli, ma anche pensare" '#ar) io preparato a fare quelle solenni promesse6 #e dovessi emettere i santi voti, sarei tranquillo in coscienza6(. !a per esserlo allora, vi conviene incominciare su*ito e non mai credere di aver fatto a**astanza. 2o, non si mai a**astanza preparati per i santi voti, come non si mai a**astanza formati per andare in !issione. % poi il tempo che perdete, perduto per sempre" per voi e per tante anime che attendono la loro conversione dalla vostra santificazione. 4oi tutti, io spero, avete questa *uona volont di lasciarvi formare e ne prova il fatto che siete stati proprio voi a scegliere a vostra titolare !aria ##. nel mistero della .urificazione. <vete avuto senno. 4oi, usciti pochi mesi or sono dal mondo, dovete purificarvi, non dico dai peccati, ma dalle massime e dello spirito del mondo7 purificare la vostra mente e il vostra cuore. <vete fatti tanti sacrifici per lasciare il mondo, ma ora dovete staccare da esso il vostro cuore. Infelice chi non si rende riconoscente a +io e quindi generoso in questo distaccoC 2on sar n di +io, n del mondo e, mentre non guster le gioie del mondo, no potr gustare quelle di +io. Ciascuno di voi applichi a se stesso le parole del santo vecchio #imeone" +cco che questi " posto per rovina e per risurre&ione di molti . ,1:?/. #8, ognuno di voi potr riuscire a salvezza o rovina di molte anime secondo la propria corrispondenza alla grazia della vocazione. -ortunati voi, che siete ancora agli inizi della vita religiosaC !ettetevi di tutto cuore all&opera. Alcuni pensieri sul Noviziato Il noviziato veramente il giardino di ogni Congregazione religiosa. 4oi novizi siete la pupilla degli occhi miei e del l&Istituto. Il noviziato il tempo pi$ felice ed accettevole. Chi fa *ene il noviziato non solo pu) star sicuro >:

della propria vocazione, ma anche di corrispondervi. In questo tempo voi siete un po& come la vite e la pianta del caff" le quali richiedono molto lavoro da principio, poi avanti da s. Cos8 voi ora a**isognate di cure attente e assidue, ma in seguito camminerete speditamente nella via della perfezione e darete frutti a**ondanti di santit. 2on si s*aglia n si esagera dicendo che dal noviziato dipende tutto il vostro avvenire, tutto il *ene che farete. uali ora vi formate, tali da professi e per tutta la vita. I novizi fervorosi si manterranno tali7 i semplicemente *uoni potranno forse discendere, non gi salire nella perfezione senza una grazia straordinaria. In !issione dove si pi$ li*eri, con qualche spina in pi$ e talora con poca corrispondenza da parte degli indigeni, cos8 facile lasciarsi vincere dalla trascuratezzaC -ate adesso ci) che allora vorreste aver fatto. -elice chi si *en preparatoC Il #ignore sar o**ligato a dargli in sovra**ondanza. .er me ci) che ora pi$ mi consola l&aver sempre fatto il dovere fin dagli anni di seminario7 e se la morte mi prendesse anche improvvisamente, come a tanti succede, ho viva speranza di risvegliarmi in luogo migliore. Lo scopo del noviziato lo conoscete" di porre le *asi della santit. Il che importa prima l&emendazione dei difetti, poi l&acquisto delle virt$ in conformit allo spirito dell&Istituto. 1ogliere tutto il male e mettere il maggior *ene possi*ile. % ci) che costa, farlo con pi$ slancio. Chi vi entrato *uono deve uscirne migliore. Chi vi entrato con molti difetti deve emendarsene, quindi farsi *uono, per poi avanzare risolutamente verso la perfezione. 2on dovete perci) trovar lungo il tempo del noviziato. uando si va in !issione sem*ra ad uno di aver molta pazienza, ma *en presto, all&atto pratico, s&avvede di averne poca. Cos8 di tutte le virt$. uesto succede perch non si acquista quella virt$ soda, ro*usta, che resiste a tutte le prove. #i ha una virt$ appena appiccicata e, al primo urto, ecco che se ne va. !a per acquistare virt$ sode, piene, massicce, insomma la vera virt$, necessario del tempo. Col tempo si ripetono gli atti, con questi si acquista l&a*ito *uono, la virt$, con l&esercizio della virt$ la perfezione. #e non vi fortificate nella virt$ durante il noviziato, aumentando poi i pericoli e sopravvenendo le tentazioni, cederete e mancherete ai voti religiosi. Ci) vero soprattutto della purezza. #e taluni 0eligiosi si sono pervertiti o si pervertono con grave scandalo dei fedeli, perch non erano o non sono *en fondati nella virt$. Lo stesso dicasi della povert, virt$ tanto difficile a praticarsi" quant& facile avere il cuore attaccato a delle inezieC Ggualmente avviene per l&u**idienza" se non acquistate adesso un&o**edienza a tutta prova, dopo non o**edite pi$. Leggete dunque in questo tempo le costituzioni, meditatele, studiatele anche, onde im*evervi dello spirito dell&Istituto, impossessarvi dello spirito di castit, povert ed u**idienza, s8 che possiate giungere alla professione con l&a*ito acquisito di queste virt$. Confido nella vostra *uona volont, la quale sapr anche supplire a ci) che non possono fare i #uperiori. 1occa a voi scandagliare a fondo le vostre inclinazioni per scoprirne i difetti, a voi spetta usufruire dei mezzi che il noviziato vi offre per emendarvene e santificarvi. La preghiera il primo di questi mezzi. %& nella piet infatti, che dovete distinguervi dagli altri. 2on che a**iate poi a rallentare, ma in tutte le comunit religiose avviene cos8" i novizi si >>

distinguono per maggior raccoglimento, per una pi$ intensa vita interiore. Li*eri dagli studi, avete maggior tempo per applicarvi alla preghiera e potere farlo con maggior tranquillit. 2 mai dimenticate che voi rappresentate davanti a +io, in certo modo, tutto l&Istituto. 1occa a voi fare come !os sul monte e impetrare le pi$ *elle grazie sull&Istituto. !i pare che le preghiere pi$ accette a +io siano lo vostre. Gn altro mezzo a vostra disposizione e sul quale insisto, la pratica dell&accusa pu**lica delle mancanza esterne7 pratica che desidererei si facesse tutti i giorni per tutta la comunit e non solo il venerd8. uesta pratica non *isogna lasciarla cadere. 2on dico che uno non de**a sentire ripugnanza, questa ci sar forse sempre7 ma appunto per questo il vostro atto sar sempre pi$ meritorio. 1uttavia *isogna giungere a farla con una certa soavit, per propria umiliazione e per edificazione dei confratelli. %ssa vi aiuta inoltre a conoscervi l&un l&altro e vi facilita in tal modo la correzione fraterna. Il terzo mezzo che vi raccomando in particolare una piena confidenza nel vostro !aestro. L&ufficio di maestro dei novizi uno dei pi$ difficili ed , in pratica, il pi$ importante della comunit. #arei per dire che pi$ importante di quello del #uperiore 5enerale in ci) che formazione dei soggetti7 appunto perch la vostra formazione dipende tutta dal noviziato. 0icordo che dalla parrocchia di #. +almazzo in 1orino, officiata dai .adri 3arna*iti, essendo stato tolto il parroco che faceva molto *ene, per assumere la carica di !aestro dei novizi, i parrocchiani se ne lamentarono. Ora sapete ci) che mi diceva il #uperiore 5enerale di detta Congregazione, al quale facevo presente la cosa6(Il !aestro dei novizi = mi diceva = prima di tutto. uando noi a**iamo a scegliere uno a questo ufficio, non guardiamo a nessun&altra cosa(. % aveva tutte le ragioni. Le nostre costituzioni dicono che il noviziato ha per scopo di formare l&anima del novizio sotto la disciplina del !aestro. 4oi dipendete dunque da lui7 in lui dovete avere tutta la confidenza e a lui rivolgervi li*eramente per consiglio, perch attraverso di lui che il #ignore fa passare le sue grazie per ciascuno di voi. %gli ha la grazia dell&ufficio, e questo di formare la vostra anima. 0itenete per) che, cam*iando il !aestro, la grazia dell&ufficio passa al suo successore e dovr perci) riversarsi in lui la vostra confidenza. !i ricordo che, quando lasciai la carica di +irettore spirituale in seminario, alcuni volevano seguitare sotto la mia direzione. 0isposi loro" '2o, non sono pi$ vostro +irettore e non ne ho pi$ la grazia7 andate dal nuovo +irettore(. Ci) importante per avere una direzione unica. -ate dunque tutte le cose guidati dal vostro !aestro, non dimenticando che su di lui pesa una grande responsa*ilit davanti a +io e davanti all&Istituto. Fo messo il noviziato sotto la speciale protezione di !aria ##. nel mistero della sua .urificazione al 1empio. <**iamo gi la ##. Consolata per tutto l&Istituto, tuttavia la .rotettrice speciale dei novizi !aria ##. nella sua .resentazione al 1empio. Il ven. Olier consacr) alla .resentazione di !aria la 1empio tutti i collegi e seminari da lui fondati in -rancia ,1:@/. Invocatela e imitatela. %ssa vi otterr di far *ene il noviziato e trarne copiosi frutti di santificazione. ! pro'essi e la 'ormazione 2on a**iate fretta di partire per le !issioni. Che sentiate un vivo desiderio di andarvi giusto, poich questo lo scopo per cui siete venuti e al quale dovete tendere, a questo mira tutta l&educazione che vi viene impartita in questa Casa. Il vostro cuore dev&essere in !issione, ve lo dico sempre. 1uttavia questo desiderio dev&essere accompagnato da un santo timore. 2on *asta, infatti, desiderare di partire, ma alla partenza *isogna essere preparati" sia riguardo >?

alla scienza e pi$ riguardo alla virt$. L&avete voi compiuta, questa piena preparazione6 %cco il giusto timore che provano tutti quelli che hanno *uon spirito e che comprendono l&eccellenza dell&apostolato. +esiderano e temono, e cos8 si preparano con tutte le forze per rendersi pi$ idonei, n si angustiano di dover attendere qualche anno ancora. Che dire invece di colui = che non credo vi sia fra voi = il quale desiderasse la partenza per sfuggire alla disciplina dell&Istituto, credendosi poi li*ero6 < costui rivolgerei l&ammonizione dello #pirito #anto" (hi rigetta la disciplina, in#elice lui ,1:A/, e, senz&altro, gli direi che lo stato di missionario non fatto per lui e neppure l&Istituto, e dovre**e uscirne senza esitazione. I degni !issionari amavano la disciplina7 partendo rincresceva loro di doverla lasciare e ora operano *ene. 2on voglio credere che vi sia tra voi chi nutra in cuore un tal sentimento. 2n#elix... #e talora vi assalisse questa tentazione, scacciatela via prontamente. % neppure aver fretta di partire per timore che non vi sia posto o lavoro nelle !issioni. Ce ne sar, state tranquilliC +a 0oma ci offrono sempre nuove !issioni e io rispondo sempre no. 4oglio che andiamo adagio, per andar *ene. 2on *asta aver molta terra da coltivare, se poi mancano le *raccia per lavorarla o se gli operai non sono atti al lavoro. Ci vuole gente capace, *en formata. 2ei primi anni il #ignore aiuta anche in modo straordinario, perch non sempre gli individui han potuto formarsi a dovere. <desso per) *isogna fare quello che necessario, quello che le costituzioni dicono, e cio il tirocinio in regola. <vviene della vostra formazione spirituale, come di quella intellettuale" i trattati che per qualsiasi motivo si omettono, non si studieranno pi$7 tutt&al pi$ si dar uno sguardo sommario, tanto per prepararsi agli esami, ma non si approfondiscono7 e per l&alunno sar sempre un deficienza. Lo stesso di chi vorre**e a**reviare il tempo di prova. 4ia la smania di correreC La Chiesa non ha *isogno di tanti soggetti7 senza di loro continuer la sua missione. Fa invece *isogno di ministri dotti e *en formati nello spirito. 2essuno necessario alla Chiesa, ma utili son tutti i #acerdoti *en formati. Lo stesso dicasi del nostro Istituto. 4i raccomando perci) calma e pazienza per *en perfezionarvi nella vita religiosa e sacerdotale. ueste considerazioni vorrei che vi restassero *en fisse in mente. +esiderio di andare in !issione, s8, ma unito al timore di non essere sufficientemente idonei. uindi, costanza ed energia nell&esercizio delle virt$ e nello studio, in attesa che la parola dei #uperiori, che per voi la chiamata di +io, venga a trarvi dalla vostra posizione d&attesa per lanciarvi alla conquista delle anime. <llora il #ignore supplir alle vostre involontarie deficienze.

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1:. !L D#)ERE DELLA SANT! !$A*!#NE


La volont4 di Dio La vostra santificazione" ecco il mio pensiero precipuo, la costante mia preoccupazione. .ersino durante le mie malattie non posso star tranquillo e penso ancora a voi. Il mio pensiero dominante sempre lo stesso" uesti giovani che son venuti nell&Istituto hanno tutti vera e *uona volont di santificarsi6... Che volete6 #ento troppo la responsa*ilit a vostro riguardoC uand&ero +irettore in seminario mi raccomandavo ai chierici = essendo io di costituzione de*ole = che non mi facessero morire. Ora dico a voi che se volete allungarmi ancora un po& la vita ,se tale la volont di +io/, siate docili a lasciarvi formare, volenterosi di santificarvi. 2on *asta infatti aver ricevuta da +io una vocazione particolarissima7 non *asta goderne la preziosit e i *enefici7 *isogna utilizzarla camminando nella perfezione ch&essa richiede. %cco dunque il vostro dovere" farvi santi, grandi santi, presto santi. uali sono i motivi che vi devono spingere a ci)6 <ccenner) ai principali. Il primo la volont di +io. %gli esige la santit e la esige da tutti, anche dai semplici cristiani che la possono conseguire mediante l&osservanza dei comandamenti di +io e della Chiesa, l&esercizio delle virt$ cristiane e l&adempimento perfetto dei doveri del proprio stato. #. .aolo, scrivendo ai 1essalonicesi, dice loro" Perocch! questa " la volont di Dio, la vostra santi#ica&ione ,1:B/. La Chiesa ci fa ripetere sovente quelle parole" :audent in coelis animae sanctorum' +ice" le anime dei #anti, perch nessuno entra in .aradiso che non sia santo. #e tale adunque la volont di +io riguardo ai semplici cristiani, che dovr dirsi di noi che da +io a**iamo ricevuto la pi$ santa delle vocazioni6 di noi che do**iamo essere santificatori di anime6 La nostra vocazione Il secondo motivo quello di corrispondere alla nostra vocazione. Come 0eligiosi ne avete uno stretto dovere. 2on dico che do**iate gi essere perfetti al vostro ingresso in 0eligione, ma dico che avete il dovere di tendere decisamente e costantemente alla perfezione. (onatus semper pro#iciendi ,1:D/. 2ella via della perfezione il non progredire retrocedere Chi dicesse" '<desso *astaC(, rinunciere**e per ci) stesso alla santit. La vetta propostaci da 2ostro #ignore non la raggiungeremo mai" (ome il vostro Padre celeste' ,1>E/. Come sacerdoti o aspiranti al sacerdozio dovete essere pi$ santi ancora. #. .aolo voleva i sacerdoti non soltanto irreprensi*ili, ma adorni di tutte le virt$ ,1>1/ .erci) vi esorto a prepararvi alacremente mentre siete in tempo. Credete a me" di preparazione non ce n& mai troppa. 1utti, all&Ordinazione, hanno rincrescimento di non essersi preparati a**astanza. Ci) fosse solo per umilt, ma purtroppo verit. 2on perdete dunque tempo, affinch non a**iate a giungere impreparati ai santi voti e alle Ordinazioni, col rimorso di non aver fatto quant&era in vostro potere. 0iflettete" questa vita si vive una volta sola e cos8 il tempo di formazione una volta passato, lo per sempre. Come !issionari poi, dovete essere non solo santi, ma santi in modo superlativo. .rima di affidare a #. .ietro il mandato apostolico, 5es$ richiese da lui tre proteste di amore. Gna carit dunque superlativa e quindi una perfezione altissima. <h, che non *astano tutte le altre doti per fare un !issionarioC Ci vuole santit, grande santit. <scoltate #. <gostino che vi esorta" Amate la scien&a, >A

ma anteponete alla scien&a la carit ,1>9/. I miracoli si ottengono non tanto con la scienza, quanto piuttosto con la santit. !l 'ine primario dell"!stituto Il terzo motivo offerto dal fine primario del nostro Istituto. .rima la santificazione nostra, poi la conversione degli infedeli7 prima noi e poi gli altri. !issionari s8, ma santi. %& questo del resto il fine primario di tutte le Congregazioni religiose" le quali, anche se per diverse vie e con diversi mezzi, tutte mirano in primo luogo alla santificazione dei propri mem*ri. 4i ricordo in proposito ci) che il #ommo .ontefice .io ;, in data 9: aprile 1DE?, scriveva al #uperiore 5enerale dei -ratelli delle #cuole Cristiane" '2on vogliamo in nessun modo che all&educazione della giovent$ si dia la parte principale e solo secondaria alla vita religiosa. #e grave il dover vostro di ammaestrare il prossimo, *en pi$ gravi sono i vincoli che vi stringono al servizio di +io(. Lo stesso ripeto a voi per quanto riguarda la vostra santificazione, in relazione alla conversione degli infedeli. #*agliere**e chi dicesse" '#on venuto per farmi !issionario e *astaC( 2o, mio caro, non *asta affatto. .rima di tutto sei venuto per farti santo7 non *isogna cam*iare i termini. Certuni, per un po& di poesia, pensano solo al secondo fine. 2o, meglio allora star fuori. Chi viene qui, viene per a**racciare il fine dell&Istituto, qual specificato dalle costituzioni. % nelle costituzioni il punto della santificazione dei mem*ri non stato messo solo per mettere qualcosa o per figura, ma per essere una realt nella vita pratica dell&alunno missionario. Chi non fa questo, s*aglia su tutta la linea. 2otate ancora che le costituzioni parlano al plurale" 'la santificazione dei mem*ri(. 2on dunque di qualcuno, ma di tutti. In questa Casa tutto ordinato a far tutti santi. 2e consegue che ognuno ha da procurare, oltre la santificazione propria, anche quella degli altri, affinch si raggiunga in tal modo il fine dell&Istituto. !i venuta fra mani una 0egola che diceva" 'che per la santificazione di un individuo tutta la comunit deve mettersi in moto(. < prima vista ci) pu) sem*rare un po& spinto, ma se *en si considera la cosa, non l&. 1utta la comunit deve concorrere davvero e con tutti i mezzi alla santificazione dei singoli individui" allo stesso modo che 2ostro #ignore ha versato il suo #angue per tutti gli uomini e per ciascuno in particolare. 1utta la comunit impegnata verso ciascun mem*ro7 ogni mem*ro impegnato verso tutta la comunit" ecco ci) che dovete ricordare. Chi pertanto non si fa santo, oltre che a se stesso, fa danno all&Istituto frustrandone il fine. La colpa, per), esclusivamente sua, dell&individuo, il quale non si fa santo perch non vuole. Come 2ostro #ignore fa di tutto per salvarci, ma rispetta la li*ert individuale, cos8 fanno i #uperiori" fanno tutto ci) che sanno e possono, ma non possono farci santi per forza. Ognuno deve corrispondere alle cure della comunit. .rima dunque santi, poi !issionari7 un fine aiuta l&altro. #e qualcuno fosse entrato nell&Istituto senza queste idee, procuri di convincersene, altrimenti non a posto. !l 'ine particolare dell"!stituto Il quarto motivo il conseguimento del fine secondario e specifico dell&Istituto" la conversione degl&infedeli. %& ci) che vi ripeto di continuo" le anime si salvano con la santit. 4oler far *uoni gli altri senz&esserlo noi volere l&impossi*ile. 2essuno pu) dare ci) che non ha. .otremo amministrare un #acramento anche se non santi7 ma convertire le anime, no. %& ci) che sperimentano ogni giorno i nostri >B

!issionari d&<frica" certe conversioni non si ottengono che con la santit. uesto avviene perch Iddio ordinariamente non concede di toccare il cuore dei pagani a chi non unito a Lui con grande carit, da poter quasi pretendere miracoli. <h, credetelo, qui non ardet, non incendit* ,1>:/. Chi non ha fuoco di carit, non pu) comunicarlo. 2on pensare quindi che si possa sacrificare lo spirito o lasciar lo spirituale per il materiale ,salvo sempre l&o**edienza/. 2o, noC 2on *isogna lasciar la piet, non *isogna trascurare l&unione con +io, non *isogna sacrificare la propria santificazione per attendere agli altri. % se un !issionario per attendere agli altri fosse in pericolo di perdere lo spirito, deve piuttosto ritirarsi. In 4en. Li*ermann, -ondatore dei 0eligiosi del #. Cuor di !aria e dello #pirito nelle sue istruzioni che la santit deve risiedere prima nel missionario, cio radicarsi interiore, per poi manifestarsi nella sua condotta esteriore. Il culto esteriore se dall&interno una finzione7 cos8 la santit. % apporta tre ragioni per cui il !issionario apparire santo. #anto, scrive *ene nel suo non procede deve essere e

1. = 5li infedeli sono incatenati dal demonio in tutti i loro sensi. 3isogna che il !issionario parli loro non solo ver*almente, ma con la santit della vita, e per mezzo di questa penetri nei loro sensi, giunga ai loro cuori. 5i da noi, ma pi$ presso i pagani, avviene che le parole sono inefficaci se non accompagnate dall&esempio. I pagani stanno pi$ a ci) che vedono che a ci) che odono. 3isogna che essi possano veder +io nel missionario. 5es$ diceva agli <postoli" (hi vede me, vede anche il Padre ,1>>/, e il !issionario deve a sua volta poter dire" Chi vede me, vede 5es$C 9. = Il demonio molto pi$ potente in quelle anime, che tiene strette nelle catene delle passioni e nelle tene*re delle superstizioni. +a secoli egli regna sovrano in quei paesi ed il #orte armato. 2on *asta, per vincerlo, essere l&inviato di 2. #. 5es$ Cristo7 fa d&uopo possedere in pi$ lo spirito della divina missione, che lo spirito di santit. +i questo demonio, che tiene avvinti a s gl&infedeli, si pu) ripetere che non pu) essere scacciato, de*ellato, nisi in oratione et FeFunio ,1>?/. #i richiede perci) nel missionario pi$ preghiera, pi$ mortificazione, pi$ santit7 una santit superiore all&ordinaria. %& vero che tra gli Ordini !inori si conferisce l&%sorcistato, ma intanto si proi*iti di esercitarlo senza il permesso del 4escovo, che lo d solo a chi possiede una virt$ eminente. 2on *asta avere il diritto di esercitarlo, necessario esserne degni, altrimenti il demonio se ne ride. :. = 5li infedeli non hanno vero merito per ottenere la prima grazia della conversione e neppur pensano a chiederla. %& necessario che un altro, il !issionario, la meriti per essi. !a, a ci) conseguire, deve essere santo, s8 da riuscire degno intercessore presso +io. I #anti, sempre che si trattava di conversione di anime, ricorrevano a preghiere e penitenze straordinarie. Gna virt$ ordinaria in certi casi non *asta. uando il #ignore voleva castigare il popolo %*reo, !os s&interpose con la forza della sua preghiera e della sua santit" O perdoni loro questo #allo, o se non lo #ai, cancellami dal tuo libro, che hai scritto ,1>@/. % fu esaudito. #olo dunque se sar santo, potr il missionario pretendere da +io le grazie straordinarie di cui a**isogna. Il poco frutto di !issione pu) *enissimo dipendere da noi, che non siamo strumenti idonei nelle mani di +io. 2on dico che sia sempre cos8, ma certo che se fossimo veramente santi, il #ignore si servire**e di noi per operare un maggior numero di conversioni e pi$ sta*ili. La conversione delle anime cosa tutta soprannaturale7 quanto pi$ saremo intimi amici di 5es$, tanto pi$ potremo sperare nell&intervento della #ua grazia. >D

.otremmo anche domandarci se non sia da attri*uire in parte alla deficienza di questa santit, se dopo tanti secoli di apostolato, una s8 gran parte del mondo ancora avvolta nelle tene*re del paganesimo7 e se mentre nei primi secoli la parola di +io oper) s8 strepitose conversioni in tutto il mondo allora conosciuto, nei secoli posteriori i risultati furono invece inferiori, relativamente all&accresciuto numero dei !issionari. Comunque sia, noi do**iamo persuaderci della necessit di essere santi. #iete qui per essere un giorno !issionari della Consolata, n potrete esserlo se non vivendo e operando in conformit al fine dell&Istituto, che la santificazione dei mem*ri. Ora, vivere e operare in conformit al fine, secondo che insegna #. 1ommaso, vuol dire tutto coordinare e dirigere al conseguimento del medesimo" lavori, impieghi, studi, salute, ecc.7 e ogni cosa valutare a questa stregua, in quanto cio ci avvicina o ci allontana dal fine. %cco il pensiero che deve accompagnarvi di continuo, sul quale dovete riflettere nelle vostre meditazioni e dopo la santa Comunione, o sempre che avete pene o difficolt. %sso serve a scuotervi e ad infondervi coraggio. La pace del cuore <i sopraddetti motivi ne aggiungo un quinto, che ci tocca forse pi$ sensi*ilmente" il *enessere, la felicit che anche quaggi$ gode chi si d veramente e totalmente al #ignore. %gli non ha rimorsi che lacerino la vita, ma gode di quella pace divina, la quale sorpassa ogni intelligen&a ,1>A/ e che il frutto della *uona volont nel servizio di +io. 0i " gran pace per quelli che amano la tua legge ,1>B/. 1alora si tratta solo di un piccolo sacrificio d&amor proprio, di un atto di mortificazione o di carit" tutte cose che davanti al mondo non appaiono, eppure, se compiute, quanto ne gode il cuoreC Osservate ci) che avviene nei #anti" tanta la loro pace interiore, s8 grande la gioia del loro cuore, che anche all&esterno essa traspare e ne rende partecipi gli altri. % nessuno e nulla mai pu) ad essi rapirla. 4oi conoscete il fatto di #. 5iovanni Crisostomo, del quale l&Imperatore eretico voleva vendicarsi. % chi gli consigliava" '!ettetelo in prigioneC(7 chi invece" 'Confiscategli i *eniC(7 e altri" '!andatelo in esilioC '7 e altri ancora" '-atelo perireC(. Intervenne uno a dire" '1utto inutile questo. #e gli confiscate i *eni, li togliete ai poveri7 se lo cacciate in prigione, *acer lieto le catene7 se lo mandate in esilio, tutta la terra gli patria7 se lo condannate a morte, gli aprite le porte del .aradiso, che quanto egli desideraC( ,1>D/. 4edete6 I #anti anche quaggi$ sono gi *eati. <h, quando uno ha il cuore tranquillo, quando sente che il #ignore gli vuol *ene, che cosa ancora potre**e angustiarlo6 %gli pu) ripetere con #. .aolo" (hi ci divider dalla carit di (risto- 7orse la tribola&ione- #orse langustia- #orse la #ame- #orse la nudit- #orse il pericolo- #orse la persecu&ione- #orse la spada5a di tutte queste prove trion#iamo appieno, gra&ie a (olui che ci ha amati* ,1?E/. +i #. 5iuseppe Cafasso sta scritto che la sola sua presenza e poche sue parole *astavano a ridonare alle anime la gioia dello spirito. +i #. 4incenzo de .aoli si diceva" '4incenzo sempre 4incenzoC(, cio sempre allegro, sempre uguale a se stesso in tutte le contingenze della vita. La ragione non che uno sia indifferente, che non senta, ma che l&amor di +io fa sopportare tutto allegramente. .eati quelli che hanno #ame e sete della giusti&ia* ,1?1/. .roprio cos8" pi$ si ha fame e sete di santit, fame e sete di +io e pi$ si *eati. I #anti che hanno questa fame e sete sono i pi$ felici degli uomini.

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11. $#0E #3ERARE LA N#STRA SANT! !$A*!#NE


;ic et Nunc< 4i ho detto poc&anzi" non richiedersi da chi entra in 0eligione la santit in atto. Ora aggiungo, o meglio, ripeto che costui deve dar su*ito mano all&opera della propria santificazione, senza perdere un sol giorno, un&ora sola di tempo. Dic et nunc* ui, in questa Casa. #e non preparate qui una *uona dose di virt$, in !issione anzich salvare le anime, correrete pericolo di perdere persin la fede. +ice il +u*ois nel suo *el li*ro 4a guida del seminarista" che dei chierici del seminario divenuti sacerdoti, i soli che coll&et vanno perfezionandosi son quelli che gi da seminaristi camminavano nella via della perfezione ,1?9/. 2on invece raro il caso di vedere cattivi seminaristi essere preti peggiori7 tiepidi, farsi cattivi7 *uoni, diventare tiepidi7 fervorosi, scendere gi$ e restarsene al grado di *uoni. Ci) che questo autore dice dei chierici del seminario, applicatelo a voi. %& pi$ facile constatare in <frica dei regressi nella perfezione, che non dei progressi. #e da questa Casa uscirete semplicemente *uoni, non certo migliorerete n vi santificherete in seguito. C& poi una seconda ragione per incominciare su*ito, ed la facilit che qui avete di santificarvi. Le regole non sono difficili a osservarsi. #e ve ne fossero delle difficili, il motivo che vi spinge ad osservarle, cio l&amor di +io, ve le rendere**e facili. #e vi comandassi di far miracoli, di digiunare a pane ed acqua, di flagellarvi, di alzarvi la notte per !attutino, potreste dire che non facile. 2ulla invece di questo. 2on si tratta che di osservare la regola, far la volont dei #uperiori, essere fedeli agli o**lighi del proprio stato, attendere con impegno allo studio, insomma far *ene ci) che dovete fare. %& difficile tutto questo6 ui, inoltre, +io vi fornisce di molte grazie particolari proprio per voi, per la vostra santificazione" grazie che non d fuori di qui. 1utto qui ordinato a questo, tutto, tutto" dal materiale allo spirituale, dalla levata all&ora del riposo. <ggiungete l&esempio dei compagni fervorosi che vi costringe a riflettere su di voi e vi sprona di continuo, quasi vi dicesse" Si isti et illi, cur non ego,1?:/. #8, qui dentro il santificarvi facile. Chi vi mette paura il diavolo. '1u farti santoC6(. % perch no6 #iamo qui per questo, il nostro primo dovere, lo scopo primo della nostra vocazione, il mezzo primo d&apostolato. In pratica come gi vi ho detto, tutto sta nell&incominciare, fare il primo passo nel sentiero stretto delle rinunzie7 poi su*ito il #ignore interviene con la sua grazia a rendere facile il difficile, desidera*ile il disgustoso alla natura, e si corre nella via della santit con cuore largo, aperto, con sempre maggiori effusioni della grazia, con volont protesa a sempre pi$ alte vette di perfezione. (orsi la via dei tuoi comandamenti, quando tu dilatasti il mio cuore ,1?>/. Gn altro motivo che deve invogliarci a non perdere un tempo s8 prezioso che di tutte le grazie che qui ricevete, dovrete rendere strettissimo conto a +io. % quante grazie in questa CasaC % una pioggia, un profluvio di grazie che ad ogni ora si riversano sull&Istituto e su ciascuno dei suoi mem*ri. Ora voi lo sapete" le grazie di +io sono cos8, che portano santificazione o condanna a seconda che vi corrispondiamo o no. +i esse si pu) dire che son poste a rovina o a risurrezione di molti. +i 5iuda sta scritto" che era meglio per lui che non fosse nato quell&uomo,1??/7 e io dico a voi" meglio per voi se non foste venuti nell&Istituto piuttosto che disprezzare tante grazie, starvene qui freddamente, operare negligentemente. ?1

0icordate ci) che #. .aolo dice degli %*rei in viaggio verso la terra promessa" tutti avevano lasciato l&%gitto, avevano tutti passato il !ar 0osso a piedi asciutti, godettero tutti del *eneficio della nu*e, si dissetarono tutti alla stessa fonte miracolosa, mangiarono tutti della manna del cielo, ma non tutti arrivarono alla meta. .erch6 0isponde #. .aolo" della maggior parte di loro non si compiacque il #ignore ,1?@/. 4oi in questo Istituto siete come gli %*rei colmati di grazie speciali. %ntrando in 0eligione siete stati trasportati dall&%gitto del mondo in un am*iente tutto soprannaturale. <nche voi, miei cari, avete passato il !ar 0osso di questo mondo, l&avete lasciato quasi miracolosamente senza restarne sommersi come tanti altri7 il #ignore che vi voleva suoi apostoli vi assistette nei pericoli e, per un tratto di divina predilezione, vi condusse per mezzo di *uone ispirazioni, di saggi consigli, in questo deserto che vi prepara alle !issioni cui anelate. ui non mancate di nulla, qui avete la nu*e dell&o**edienza e delle regole che vi li*era dai raggi cocenti delle passioni e specialmente dalla propria volont. ui siete nutriti della manna celeste della divina parola" nelle prediche, meditazioni, letture spirituali e ammonimenti dei #uperiori7 ogni giorno ancora potete satollarvi della manna celeste della ##. %ucarestia. uante grazie divine, come acqua da fonte perenne, cadono ogni istante su di voi, per fare in voi germogliare e crescere le virt$, rendervi idonei a entrare un giorno nella terra promessa delle !issioniC Con tanti mezzi di santificazione non dovremmo noi tutti farci santi6 O dovr dirsi di noi, come degli %*rei" della maggior parte di loro non si compiacque il #ignore6 Ci) potre**e anche avvenire, e per lo pi$ avviene, perch uno non tiene continuamente di mira il fine per cui entrato nell&Istituto che la maggior santificazione nostra, per essere poi idonei strumenti alla conversione di un maggior numero di anime. #i vive in comunit cos8 alla *uona, contenti di una certa *ont, non cercando e non usando i mezzi per farsi santi. #empre gli stessi difetti, senza il coraggio di darsi una *uona volta e generosamente a quella vita di perfezione a cui +io ci chiama. uindi se proprio non si prova nausea delle pratiche di comunit, come gli %*rei della manna, non si corre come vuole il #ignore e cio, come dice #. .aolo, in modo da far nostro il premio" (orro allo stadio, ma non come alla ventura/ #o del pugilato, ma non dando colpi allaria ,1?A/. Costoro in comunit hanno tutti i *enefici di +io come nu*e continua, ma non ne approfittano. +o**iamo farci santi e incominciare su*ito. Coloro che, anche senza aspettare in !issione, rimandano tuttavia l&opera della propria santificazione a un domani pi$ o meno prossimo, s&ingannano e non incomincieranno mai. Dodie si vocem eFus audieritis ,1?B/. Oggi, non domani. #tate attenti, perch non sapete se riudirete la voce del #ignore. uanti han fatto i sordi nella speranza di riudirla e nell&illusione di assecondarla poi, e si sono perdutiC... % poi la grazia d&oggi non vi sar certo pi$ domani. La grazia che tu trascuri in questo momento, non la riceverai mai pi$. 2e riceverai altre, ma non pi$ questa7 e di questa dovrai pur rendere conto a +io. Le tre classi 4enendo al pratico io dico che le persone che tendono alla perfezione si possono distinguere in tre classi, come gi fu detto per la corrispondenza alla vocazione ,1?D/. La prima classe di quelli che si fanno una grande idea della perfezione, ne conoscono la necessit, ne concepiscono anche molti desideri, ma si fermano qui e non si applicano ai mezzi che vi conducono. Ora, altro sapere e altro il praticare7 altro il conoscere la necessit della perfezione ed altro l&applicarsi a raggiungerla7 altro il desiderio, altro il fatto. %& vero che #. 1eresa ci esorta ad avere grandi desideri ,1@E/, ma qui si tratta di desideri efficaci, accompagnati dalle opere. L&inferno pieno di desideri effimeri e di propositi di convertirsi poi... In certe comunit si vedono individui che son sempre allo stesso grado di virt$ o, meglio, di mancanza di virt$" dal loro ingresso in 0eligione sino alla fine della vita. <vevano desideri di perfezione quando entrarono in 0eligione, poi quando ?9

entrarono in noviziato, poi alla professione... e intanto son sempre gli stessi, con gli stessi difetti di super*ia, accidia, immortificazione7 certamente non sono mai di esempio alla comunit, che li sopporta e non li piange quando ne escono o muoiono. Costoro passano una vita piena di grazie senza approfittarne e, alla fine, si trovano con le mani vuote e con un terri*ile rendiconto da rendere. #ono come il fico sterile di cui parla il 4angelo, o come la terra che non produsse frutto anche dopo le rugiade e le piogge. -elice la comunit che sa a tempo s*arazzarseneC Costoro = poich sanno usarsi tutte le cure = vivono pi$ a lungo degli altri a sfacelo della disciplina e della pace religiosa. uesta purtroppo la storia di qualche monastero... 4oglia Iddio che ci) non sia mai del nostro IstitutoC La seconda classe di coloro che non si contentano di semplici desideri, fanno qualche cosa, fanno qualche passo nella via della perfezione, ma non plus ultra. Intendono perfezionarsi a loro modo, venendo a patti con +io7 non son generosi a rispondere alle divine chiamate, non sacrificano certe inclinazioni, non sono indifferenti agli uffici, non si spogliano dell&attacco ai parenti, son legati a piccoli comodi, non hanno il coraggio di provare gli effetti della povert. 5es$ non accetta queste mezze misure, non vuole queste riserve e si ritira da loro. uindi non godono vera pace in vita e radunano materia per il .urgatorio. +i questi ve ne sono purtroppo in tutte le comunit. La terza classe di quelli che non rifiutano alcun mezzo per farsi santi, non ammettono dilazione, lottano senza riposo. #. Ignazio dice di loro" 'Con animo grande e generoso portano nel servizio di +io tutto lo studio e lo sforzo(. 5li sacrificano tutto, specialmente la propria volont. %& cos8 che si fanno i #anti. % non poi tanto difficile7 *asta, ripeto, fare con coraggio il primo passo. +ice #. 0o*erto 3ellarmino, in riferimento a queste tre classi che i primi sono malati che non vogliono prendere medicine7 i secondi accettano solo le medicine dolci e gustose7 i terzi nulla rifiutano di amaro per guarire. Il mio pensiero si porta al vostro avvenire e dico" apparterrete tutti alla terza classe6 o alcuni di voi passeranno alla seconda ed anche alla prima6 questione di volont ferma e costante. La =nostra> santit4 La santit consiste di due cose" nulla fare di male e fare tutto il *ene possi*ile. Declina a malo et #ac bonum ,1@1/. La santit allontana dal male, fa operare il *ene e dispone al pi$ perfetto. 1J <LLO21<2< +<L !<L%" non solo si deve evitare i peccati mortali, il che troppo evidente, ma anche i veniali deli*erati. Inoltre, diminuire il numero e la volontariet delle quotidiane imperfezioni ed infedelt nel servizio di +io. Insomma, com*attere e correggere i propri difetti. Chi non facesse questo, non sare**e certo sulla via della perfezione. 9J -< O.%0<0% IL 3%2%. Oltre la fuga dei peccati e l&emendazione dei difetti, si richiede la santit positiva nell&esercizio costante e generoso di tutte le virt$, in particolare = per noi = delle virt$ religiose. :J +I#.O2% <L .IG& .%0-%11O" ad una perfezione cio sempre maggiore. La santit vostra, infatti, di !issionari, dev&essere una santit maggiore di quella dei semplici cristiani, superiore a quella dei semplici 0eligiosi, pi$ distinta che quella dei sacerdoti secolari. La santit dei !issionari dev&essere speciale, anche eroica e, ad occasione, anche straordinaria da fare miracoli. <lcuni #anti, come #. 1eresa, #. -rancesca di Chantal, #. <lfonso, ecc. fecero il voto del pi$ perfetto. < noi *asta seguirlo senza legarci con voto, se**ene di anime che lo facciano e lo praticano ne conosco io stesso. ?:

ueste mie parole vi faranno forse impressione e anche sconcerteranno alcuni di voi. 3ene, dev&essere cos87 altrimenti chi rimanesse impassi*ile, direi su*ito che un presuntuoso, o piuttosto un indifferente che non comprende l&altezza del proprio stato. Costui o non chiamato o non vuol corrispondere alla vocazione, che esige tale santit. Io non parlo a costoro che qui per altro non dovre**ero esserci. La mia parola pei desiderosi di acquistare la santit propria del missionario. uesti io esorto e scongiuro con tutto l&animo a far tesoro delle mie parole, per riuscire santi, pi$ santi, come richiede il loro stato. %d io vi parlo non solo direttamente, ma per mezzo dei #uperiori che avete ed anche per mezzo delle regole, delle letture spirituali, delle ispirazioni dell&<ngelo Custode e di 2ostro #ignore stesso che dalla cappella presiede e dirige l&Istituto. .oi un altro punto importante" non dimenticate mai che la santit a cui aspirate quali !issionari della Consolata non vuol essere una santit a capriccio, praticando ciascuno ci) che pi$ gli piace7 ma vuol essere una santit che si concretizza nel seguire le norme che vi danno i legittimi superiori, nonch la via tracciata dalle costituzioni e dal direttorio, conforme a ci) che gi vi ho detto. 2on tutti i mezzi sono uguali per tutti nel tendere alla perfezione. #*agliere**e, ad esempio, chi preparandosi ad essere religioso=missionario, volesse seguire le regole dei Certosini o dei sacerdoti secolari. Ogni Istituto ha il suo carattere e i propri mezzi di santificazione. Gna la santit, ma varia ne la forma e diverse son le vie per giungervi. Ci) dovete tenere *en presente, miei cari, allorch qualcuno, che non ha da +io questa missione, trova che qui dentro s&insegna e si pratica diversamente da altri luoghi. 4orrei inoltre che la vostra perfezione fosse una cosa seria e soda, e non a s*alzi. #8, veramente ho da rallegrarmi con voi per quanto vado osservando. 4edo in tutti un aspetto limpido e sereno, segno di anima tranquilla, di coscienza pura. 4i osservai in chiesa e godetti all&udirvi pregar *ene, con spirito di fede interna ed esterna. .osi speciale attenzione al come eseguite le sacre cerimonie e mi rallegro con voi perch le eseguite *ene, con precisione7 si vede il frutto dell&esercizio di tutto l&anno. Continuatene lo studio che mi sta tanto a cuore, e giungerete a compierle perfettamente. Lasciate tuttavia che, come padre a cari figli, vi dica che ci) non *asta. Io vedo nella comunit una santit troppo comune e senza prove. !i spiego" voi siete *uoni, pii, o**edienti quando tutto procede secondo il vostro genio e la vostra volont7 ma se viene un&osservazione, una correzione dei #uperiori, un contrasto ai vostri desideri7 ecco che allora appare la vostra de*ole e poca virt$" *or*ottamenti, giudizi contrari od anche solo commenti interni. !iei cari, qui, in tali circostanze, che si prova la vera virt$, non quando tutto va liscio. %saminatevi se succede cos8 tra voi. 2on voglio dire di tutti e sempre, ma pur vero che non tutti e non sempre vi sforzate di perfezionarvi nelle occasioni che +io vi manda per farlo. La santit esige violenza. 1antum pro#icies, quantum tibi ipsi vim intuleris, dice l&Imitazione ,1@9/. #&inganna chi non si studia di vincere ogni giorno o di frenare le proprie passioni inclinate pi$ al male che al *ene. <h, quella ripugnanza e difficolt a fare molti piccoli sacrifici segno che non vi formate a soda virt$, non tendete sul serio alla perfezioneC % se, come di dovere, volgiamo il pensiero all&avvenire, in !issione apparir *en pi$ la de*olezza delle vostre virt$ e la conseguenza di non esservi qui formati seriamente. Gn&o**edienza un po& costosa, una difficolta, un po& di aridit vi getter per terra. +ice *ene l&Imitazione che le occasioni non fanno l&uomo fragile, ma dimostrano quale esso ,1@:/. #ia dunque questo il vostro proposito" darvi su*ito, con tutta energia all&acquisto della vera santit, ?>

non *attendo l&aria con effimeri desideri, ma con esercitarvi praticamente nelle piccole prove di ogni giorno, procurando di riuscire vittoriosi. ar -ene tutte le cose Leggiamo nel 4angelo che, dopo il miracolo operato da 5es$ della guarigione del sordomuto, le tur*e meravigliate esclamarono" .ene omnia #ecit* ,1@>/. 2on vi pare che, come conseguenza del miracolo, avre**ero dovuto esclamare, come gi altre volte" 'Fa fatto cose grandi, cose strepitose, vidimus mirabilia hodie-( ,1@?/. Invece" 'Fa fatto *ene tutte le coseC( Con queste parole le tur*e fecero di 5es$ il pi$ *ell&elogio che potessero fare" affermando che non solo nelle cose straordinarie, ma anche nelle ordinarie e comuni faceva tutto *ene. .ene omnia #ecit* ueste tre parole meritere**ero di essere scritte su tutti i muri della Casa e *isognere**e che alla nostra morte si potessero scrivere sul nostro sepolcro. 2on scrivere" 'Fa fatto miracoli(, ma piuttosto e semplicemente 'Fa fatto *ene ogni cosa(. Certo che 2ostro #ignore fece sempre tutto *ene, tutto con infinita perfezione" le grandi e le piccole cose. Il +ivin .adre volle ch&%gli assumesse un corpo mortale e vivesse come ognuno di noi, percorrendo i vari stadi della vita umana, dall&infanzia alla virilit. Cos8 infatti %gli fece compiendo le azioni proprie della sua et, manifestandosi gradatamente col crescere degli anni e facendo ogni cosa, anche se piccola e ordinaria, con perfezione e cio in conformit alla volont del .adre, nonch con purissimo e altissimo fine, s8 da compiacere sempre e in tutto il +ivin suo .adre. 6uesti " il mio 7iglio diletto, nel quale ho riposto le mie compiacen&e ,1@@/. % noi6... <**iamo noi finora fatto *ene tutte le cose6 2essuna azione peccaminosa, mai6 2essuna in opposizione alla volont di +io6 2essuna con fine men che retto6 .erch noi siamo in questo mondo unicamente per amare e servire il *uon +io7 quindi tutto ci) che non conforme alla volont di Lui, che non fatto per piacere a Lui, non *en fatto. +eploriamo dunque il passato e proponiamo per l&avvenire di far si che tutte le nostre azioni siano *uone in s e siano fatte con retto fine, con perfezione. 2on *asta che il servo compia materialmente il suo dovere pi$ o meno *ene, deve compierlo in modo da accontentare il suo padrone" con prontezza, con esattezza, con *uona volont. 2on *asta fare il *ene, *isogna farlo *ene, come diceva #. 5. Cafasso. 2on *asta dire il rosario, *isogna dirlo *ene, se studiamo studiare *ene7 se lavoriamo lavorare *ene e cos8 di tutte le azioni della giornata. %cco, o miei cari, la santit che io vorrei da voi" non miracoli ma far tutto *ene. Ci sono dei #anti che, vita durante, non fecero miracoli, ad esempio #. 4incenzo de& .aoli. 1utti per) cercarono sempre la perfezione in tutte le cose. -ortunato il sacerdote, il chierico, il coadiutore che, inginocchiandosi alla sera davanti a 5es$ #acramentato, pu) affermare in coscienza" .ene omnia #eci* .eccati non ne ho fatti, ma ho fatto, o almeno ho cercato di fare *ene tutte le mie azioni... uesta la differenza che passa tra il 0eligioso perfetto e il tiepido o cattivo" il primo fa *ene tutto ci) che ha da fare, cercando di farlo con la maggior perfezione possi*ile7 l&altro fa tutto con negligenza o senza la dovuta retta intenzione. Contentiamoci dunque di farci santi nella via ordinaria. Il #ignore, che ha ispirato questa fondazione, ne ha anche ispirate le pratiche, i mezzi per acquistar e la perfezione e farci santi. #&%gli ci vorr sollevare ad altre altezze, ci penser Lui, noi non infastidiamoci. Certa gente cerca sempre le cose grandi, straordinarie. 2on cercare +io, perch %gli tanto nelle cose grandi come nelle cose piccole7 perci) *isogna star attenti a far tutto *ene. I #anti sono santi non perch a**iano fatto ??

dei miracoli, ma perch bene omnia #ecerunt. 2on chiedetela al #ignore la grazia di far miracoli" una di quelle grazie che si chiamano gratis datae, che il #ignore d solo a chi vuole, e che non sono affatto necessarie per la nostra santificazione. Io non voglio che questa sia la casa dei miracoli7 a**iamo tante altre cose da fare, prima di far miracoli. Il miracolo che io voglio da voi, di far tutto con perfezione, dal mattino alla sera. +i #. 5. Cafasso fu scritto " 'che era straordinario nell&ordinario(. +elle cose straordinarie non si d spesso l&occasione7 invece le ordinarie occorrono ogni giorno e tutto il giorno. < me non interessa se avrete dato diecimila *attesimi, ma se sarete stati ottimi 0eligiosi, ottimi !issionari, ferventissimi, fedelissimi, accuratissimi. #8 ' issimi ' in tutto. 2on cose straordinarie, ma straordinari nell&ordinario. -acciamoci santi senza strepiti. 2on fare tante cose che importa, ma farle *eneC 3er 'ar -ene tutte le cose % quali sono i mezzi per conseguire questa perfezione in tutte le cose6 Lo stesso #. 5. Cafasso ci suggerisce alcune considerazioni che ci aiutano a far *ene le azioni ordinarie della giornata ,1@A/. 1. = La prima di fare ogni cosa come la fare**e 2ostro #ignore. #an 3asilio dice che ogni azione del #alvatore una regola. 2oi do**iamo conformarci a Lui, far tutto come lo fare**e Lui, in modo che sia 5es$ a vivere e operare in noi. !a per questo *isogna far tutto *ene, altrimenti gli faremmo fare cattiva figura ed %gli potre**e dirci" 'Oh, non sei la mia immagine, non son Io che vivo in te, perch Io le cose non le farei a questo modoC(. +omandarci perci) ad ogni azione" '#e 5es$ fosse al mio posto, come fare**e6 pensere**e cos86 parlere**e cos86 agire**e cos86(. <h, se tenessimo presente questo pensiero, come faremmo *ene tutte le coseC 4orrei proprio che qui dentro ciascuno di voi fosse una vera copia, un&immagine vivente di 2ostro #ignore. 1utti i #anti cercarono sempre di conformarsi a 2ostro #ignore. 6uelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati a essere con#ormi allimmagine di suo 7iglio ,1@B/. 9. = La seconda considerazione di far tutte le nostre azioni come vorremmo averle fatte quando ce ne sar chiesto conto al tri*unale di +io. +ice l&Imitazione di Cristo che coloro che in vita si conformarono a 5es$ Crocifisso, andranno al suo tri*unale con grande fiducia. 2on *isogna dunque aver paura di giudicarci fin d&ora, per essere poi tranquilli al tri*unale di +io. uando andate in chiesa, specialmente nella 4isita a 5es$ #acramentato, ditegli che vi giudichi adesso che tempo di misericordia, affinch non a**ia poi a giudicarvi quando sar giusto 5iudice. Guste Gudex ultionis, donum #ac remissionis, ante diem rationis* .oi fare l&esame" Oggi sono stato fervoroso, o**ediente, caritatevole6 % si ascolta la sentenza. Il #ignore sa tutto, vede tutto, anche quello che i #uperiori non possono vedere o conoscere. :. = La terza considerazione di fare ogni cosa, ogni azione, come se fosse l&ultima di nostra vita. 2on differisce molto dalla precedente, tuttavia un poco s87 perch qui si tratta dell&azione particolare che sto facendo. +i ogni azione #. 3ernardo si domandava" Se tu dovessi morire in questo momento, la #aresti la tal cosa- ,1@D/ o la faresti in quel modo6 Il mio antecessore nella reggenza del Convitto [ L'antecessore del ). di 7. Giuse++e Allarnano fu il canonico =artolo%eo (oetti c,e fu (ettore del santuario della *onsolata e del *onvitto /cclesiastico dal 187. al 1884. (inunci& ad entra%#i le caric,e +er %alfer%a salute e +er difficolt> nella direzione. (;. L. )ales !1l ). di 7. G. Alla%ano$ 3< ediz. +a2. 87). 6u in se2uito eletto ;icario Generale della arc,idiocesi di Torino dal *ard. Gaetano Ali%onda. Mor? nel 1859 a *ovour (Torino) suo +aese nativo. 0, dopo aver cele*rato la santa !essa, si ritir) in camera e l8 fu trovato morto sul letto. %ra stata la sua ultima !essaC 0icordate il fatto di #. Luigi. Interrogato durante la ricreazione che cosa avre**e fatto se avesse saputo di dover morire su*ito dopo, rispose" 'Continuerei a giocare(. %gli era sul ?@

dovere e lo faceva per amor di +io, quindi era pronto. Cos8 voi" qualunque cosa facciate fatela in modo da essere tranquilli, anche se la morte vi cogliesse su*ito dopo. >.= La quarta considerazione di fare ogni cosa come se non si avesse altro da fare. <vviene sovente che, mentre facciamo una cosa, pensiamo ad un&altra. Invece no. Age quod agis* !etti tutto l&impegno nel dovere attuale, senza pensare al fatto prima o al da farsi dopo. #pecialmente in chiesa mandiamo via i pensieri estranei, anche se *uoni, come i pensieri di studio, ecc. 2on interrompiamo l&orazione per prendere nota, o tenere met dell&attenzione alla preghiera e l&altra met a tener viva in mente la cosa. #. 3onaventura dice 'che quella scienza che uno disprezza per amore della virt$, dopo la trover per mezzo della virt$( ,1AE/. uella cognizione che si lascia per pregare *ene non si dimentica7 anzi dopo si vedr pi$ chiaro ancora, perch il #ignore premia il sacrificio che ci siamo imposti per pregar *ene. Cos8 quando uno a studio non pensi ad altro, metta tutto l&impegno all&azione che fa" studiare *ene. Age quod agis* % perci) che si dice ai confessori che quando confessano un penitente, non stiano a guardare se c& poca o molta gente in attesa. 2o, confesso costui come se non avessi da confessare altri dopo di lui. Certo non *isogna dire troppo, ma qualcosa sempre... Insomma, pensare a far *ene l&azione attuale. uando ho da studiare, studio *ene e non penso alla cena7 quando ho da pregare, prego *ene e non penso al lavoro quando ho da lavorare, lavoro *ene e non penso alla ricreazione. % cos8 di tutte le azioni, anche le minime. 1alora sogniamo a occhi aperti7 invece di mettere tutta l&attenzione sul dovere attuale, pensiamo a cose passate che non si possono rimediare, o a cose future che forse non si presenteranno mai. 2o, non desiderare cose impossi*ili che non faremo mai, ma far *ene quello che stiamo facendo" vincerci l8 dove siamo. ar conto delle piccole cose #ovente davanti a +io faccio questo esame" l&Istituto procede *ene, secondo la certa volont di +io che lo volle6 produrr frutti di santificazione dei suoi mem*ri e delle anime degli infedeli" fini unici della sua fondazione6 .are che il #ignore mi risponda si e no. #8, perch in tutti c& l&intenzione di farvi religiosi=missionari e a questo fine studiate e praticate gli esercizi di piet e attendete all&osservanza delle regole. 2o, perch molti realmente non usano toto animo dei mezzi che qui si trovano per farsi santi e dotti7 alcuni non si danno interamente e con generosit e costanza per divenire tali7 non vivono dello spirito dell&Istituto. 1utti fate le stesse cose, ma non tutti allo stesso modo. Che ne riuscir6 I primi si faranno santi religiosi, santi missionari7 gli altri perderanno la vocazione e porteranno nel secolo il rimorso perpetuo della loro infedelt alla grazia7 oppure resteranno, ma a danno proprio e della comunit, per il che non godranno della pace che si prova a servire +io con generosit e perfezione7 saranno, con la loro tiepidezza, di scandalo ai compagni e faranno decadere lo spirito dell&Istituto. 2oi siamo agli inizi e su di noi incom*e maggiore responsa*ilit. 2on intendo con questo di atterrirvi, quantunque, penetrato della responsa*ilit mia, devo scuotere tutti a mettersi in perfetta regola per il *ene proprio e dell&Istituto. 2on parlo di delitti che succedano qui, ma della inosservanza delle piccole cose. uesto il vero motivo di ci) che ho detto. #. 3ernardo dice che coloro che incominciano a trascurare le cose piccole, a poco a poco trascurano anche le grandi ,1A1/. La dissoluzione del vero spirito della 0eligione viene dal far poco conto delle piccole cose, cio delle piccole colpe e dei piccoli atti di virt$. 1. L% .ICCOL% COL.% = 4oi conoscete la natura e i gravi effetti del peccato veniale che, offendendo +io, un male superiore a tutti i mali di questa terra. % sar da non farne caso, come ?A

purtroppo succede6 2on dovremmo invece sentirne orrore6... 4eniamo alla pratica" una piccola *ugia volontaria e pi$ l&a*itudine non com*attuta di non parlare preciso7 le distrazioni volontarie nelle preghiere7 la mancanza di carit fraterna e certe ripugnanze avvertite ai difetti morali e fisici dei compagni7 i piccoli attacchi contro la povert e la mortificazione nel ci*o, vestito, ecc.7 la mancanza di rispetto e di u**idienza interna ai #uperiori7 le critiche e le mormorazioni che sono la peste delle comunit... 2on parlo di tutti gli altri peccati, ad esempio d&invidia o contro la santa castit. uante illusioni ci facciamo in questa materiaC %saminatevi davanti a +io" l&avete voi questo orrore all&offesa di +io6 9. I .ICCOLI <11I +I 4I01K = 2on do**iamo per) fermarci qui. 2on *asta non fare il male anche piccolo" do**iamo procedere oltre e fare il *ene per quanto piccolo. +o**iamo cio stimare i piccoli atti di virt$. #e non ci facciamo l&a*itudine di *en operare nelle cose piccole, all&occasione non faremo le grandi. % poi a noi +io non chiede per ora cose grandi, come discipline, digiuni, ecc., ma si contenta di piccoli sacrifici. 4ergogna per noi se non siamo generosiC %saminatevi" chiedete sempre i piccoli permessi6 %seguite con precisione le piccole o**edienze6 4i prestate generosamente per i lavori, senza paura di far troppo, di fare pi$ degli altri o ci) che spettere**e ad altri6 <vete un&affettuosa attenzione alle cose della comunit6 uante occasioni si presentano lungo il giorno di moltiplicare questi piccoli atti di virt$C La nostra santificazione, specialmente in comunit, si pu) dire che dipende dall&osservanza delle piccole cose. Le cose grandi, oltre che non succedono sovente, non sono di tutti, e c& pericolo che ci invaniscano. Invece le cose piccole sono di tutti i giorni, di tutte le ore7 sono alla portata di tutti7 e come cose da nulla, non ci fanno insuper*ire. Intanto, tenendo conto delle piccole cose, ci facciamo molti meriti, ci formiamo a*iti *uoni, ci disponiamo a fare cose grandi quando il #ignore ce le chieder. #. <gostino dice" '4uoi essere grande6 Incomincia dal poco( ,1A9/. Incomincia cio a fare piccole cose e a fare *ene le piccole cose. #. <gostino dice ancora 'che come non piccola cosa disprezzare +io nel minimo, cos8 non piccola cosa essere fedele nelle minime cose( ,1A:/. 2ostro #ignore nel 4angelo chiama servo *uono e fedele quegli che ha tenuto conto delle piccole cose. !a in ci) necessaria la costanza e perseveranza. 1anti in comunit si danno a questo esercizio del far conto delle piccole cose, ma non vi durano. #ia dunque questo il vostro proposito7 evitare le minime colpe volontarie, praticare i piccoli atti di virt$. La nostra perfezione si forma nelle piccole cose7 sono le piccole cose fatte *ene che rendono una comunit perfetta. I mem*ri del nostro Istituto devono operare la loro santificazione con la fedelt alle piccole cose. Che Iddio vi faccia *en comprendere questa lezione e vi infervori con la sua graziaC

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1(. GL! #STA$#L! ALLA SANT!T8


0ancanza di -uon spirito La mancanza di *uon spirito ossia di spirito religioso, in contrasto con l&o**ligo che a**iamo di tendere alla perfezione, pu) dipendere da varie cause. <ccenner) ad alcune che pi$ spesso si riscontrano nelle comunit religiose. 1. -I2% 2O2 0%11O = +i questo a**iamo diffusamente parlato. Il #ignore non pu) *enedire chi entra nell&Istituto con fine non *uono. Impossi*ile quindi che costui avanzi nella santit, allo stesso modo che non pu) germogliare il seme gettato in terreno non adatto. Ci) vale anche quando il fine non per s cattivo, ma non quello dell&Istituto" ad esempio, se uno di voi pensasse di farsi religioso di altra Congregazione, non avre**e dovuto entrare nell&Istituto7 ora poi non dovre**e restarvi, per non contrarre un grave o**ligo verso l&Istituto stesso e per non privarsi dei mezzi di santificazione. ui il #ignore ha posto le grazie per la sola santificazione di quelli chiamati ad essere !issionari della Consolata, non per gli altri. 9. #.I0I1O !O2+<2O" non lasciato fuori dell&Istituto, ma portato dentro7 non rigettato ma coltivato. .u) infatti avvenire che, dopo aver rinunziato al mondo, se ne conservi lo spirito. Invece di o*liare il mondo si vive in esso con la mente7 invece di a**ominarlo lo si segue nelle sue massime e vanit. 2on cos8 ci ha insegnato 2ostro #ignore, il quale esige una separazione netta" 0oi non siete del mondo, ma 2o vi ho scelto dal mondo ,1A>/7 la stessa separazione ch&%gli pose fra # e il mondo" 2o non sono di questo mondo ,1A?/. 5es$ vuole dunque il distacco assoluto" o siamo con Lui, tutti suoi fino in un pensiero, fino nella pi$ recondita fi*ra del cuore, o siamo contro di Lui. 2on possiamo servire a due padroni" a 5es$ e al mondo. 1anto meno possiamo desiderare efficacemente la santit, fino a che conserviamo alcun desiderio del mondo. %saminatevi. 4i sono taluni che si perdono dietro le notizie e le novit del mondo. Ci) avviene specialmente in parlatorio, dove costoro s&interessano un po& di tutto e di tutti, dove parlano pi$ mondanamente che religiosamente, lasciando cattiva impressione persino nei parenti, che poi se ne lamentano. % intanto si esce di l8 con la testa piena di mondo e la si porta cos8 piena, allo studio e in cappella, persino alla santa Comunione. Come possi*ile che uno possa pregar *ene, vivere una vita d&intimit con 5es$6 e come potr santificarsi6 uesto spirito si manifesta inoltre nella smania di scrivere lettere o di uscire di casa senza necessit, o di leggere avidamente tutti i pezzi di giornali che capitano fra mano. 1utto spirito mondano, miei cari dal quale la perfezione religiosa dista come la luce dalle tene*re, come il fuoco dal freddo. Che *isogno c& di queste cose6 4i sono per questo i #uperiori, e anch&essi non vi si perdono dietro7 due minuti e *asta7 come faceva #. 5. Cafasso, il quale, quando gli si portava il giornale, domandava" 'C& qualche cosa per me6( = '2o(. % allora non lo leggeva neppure. #tate tranquilli che non ammalerete per questo. +omandiamoci" quid hoc ad aeternitatem- <h, che proprio non serve a nulla7 se mai servir ad ?D

allungarci il purgatorio. % alla mia santificazione che giova tutto questo6 2ulla, piuttosto mi distur*a, mi distrae, mi dissipa, mi allontana da essa. #on qui per farmi santo, santo missionario7 voglio attendere unicamente a questo, non voglio curarmi d&altro. 6uid ad te- 1u me sequere ,1A@/. Che importa a te del mondo, di ci) che avviene nel mondo, di ci) che si dice nel mondo. #eguire 5es$" ecco il nostro dovere. #eguirlo da vicino, con amore e fedelt" ecco ci) che veramente porta alla santificazione ed ecco perci) la nostra unica occupazione. :. #.I0I1O +I +I##I.<HIO2% = %& la conseguenza dello spirito mondano. .resenti nell&Istituto col corpo, si fuori con la mente. Invece di tener la mente a *ada e di chiuderla ad ogni rumore esterno, la si tramuta in una pu**lica piazza, dove si danno convegno tutti i pensieri, i ricordi, le immaginazioni, le fantasie. #i passano cos8 intere giornate con la mente a divago, col cuore vuoto di +io, con lo spirito freddo per tutto ci) che piet, con la volont fiacca in tutto ci) che e servizio di +io e adempimento del proprio dovere. Impossi*ile, in tale stato didissipazione, amare e coltivare lo spirito di preghiera, mantenersi nel fervore. Come possono costoro ascoltare ancora i movimenti e le ispirazioni della grazia6 uesto spirito di dissipazione, inoltre, quasi sempre accompagnato dallo spirito di leggerezza, che fa sorvolare su quanto qui dentro ordinato alla santificazione7 e dallo spirito *uffonesco, che mette tutto in ridicolo, persino le prediche. .urtroppo questo difetto non tanto raroC #i lascia quanto di *uono si udito, non si pensa che ad ogni modo sempre parola di +io, della quale si dovr rendere conto, e si va a cercare la pagliuzza, per gettare il ridicolo su tutto. uanto male fa questo spirito *uffonescoC %sso favorito dal fatto che, nelle comunit, regna purtroppo quel maledetto rispetto umano, per cui nelle conversazioni non si ha il coraggio di introdurre una *uona parola, far entrare un discorso spirituale o almeno utile, per tema d&apparire singolare o che gli altri pensino che la si vuol fare da maestro. >. #.I0I1O +I C0I1IC< = #u questo punto *ene che diciamo le cose proprio come sono, come io le sento. 4edete, non voglio farvi un rimprovero, no, ma per prevenire, affinch non entri qui dentro questo pessimo spirito. 1aluni pensano sempre al contrario dei superiori. <ppena i superiori prendono una disposizione, danno un ordine, essi su*ito trovano a ridire. Ora questo *rutto vizio di giudicare gli altri e soprattutto i #uperiori, di *or*ottare su ci) che noi facciamo, non lo voglio, non voglio che entri nell&Istituto. %& proprio da compiangere che nelle comunit vi sia sempre chi ha questo spirito. 'Io farei cos8... se fossi io non farei cos8... io... io...(. 1utta super*ia, super*ia grossa. 2e avviene che in !issione si trova poi a ridire su tutti i #uperiori, su tutti gli ordini, a *or*ottare su tutto. %cco perch non si fanno miracoliC #tate attenti. 5uai a coloro che pronunziano o anche solo ascoltano con compiacenza parole di criticaC 2o, no, per caritC 0icordatevi del castigo gravissimo con cui +io pun8 la sorella di !os per le sue mormorazioni. 5uai alle comunit nelle quali entra questo spiritoC L il principio della fine, lo dico sempre. 2on si vuol dire che do**iate affatto disinteressarvi della Casa. 2o, il *ene e il male dell&Istituto riguarda tutti indistintamente7 quindi chi scorge qualche disordine, fa *ene a riferirne al #uperiore. @E

2on far la spia questo, ma una carit, un dovere. !a *or*ottare, mormorare di nascosto, trovare a ridire coi compagni, no, noC Io faccio le cose pi$ grosse di quel che sono, perch son sicuro che qui dentro questo spirito non c&, o almeno non cos8 radicato. !a, ripeto, per prevenire. +unque, cacciamo via lo spirito di critica, cos8 dannoso a chi l&ha e a tutta la comunit. #u qualunque disposizione prendano i #uperiori, nessuno s&arroghi il diritto di giudicare. 2on tocca a voi. .reghiamo invece, s8, e tanto, perch 5es$ ci faccia umili di cuore e di spirito7 preghiamo la ##. Consolata che tenga lontano dal nostro Istituto questa peste = che lo spirito di critica = e allora tutto andr *ene e il #ignore *enedir, e le cose dell&Istituto prospereranno. ?. #.I0I1O +I .<01I1O = uesto spirito per lo pi$ effetto di antipatie per diversit di caratteri o di simpatie. #i va con questo e non con quello, si parla all&uno e non all&altro. 1utti siamo uguali, disposto ognuno a passeggiare con tutti" vincendo, per amore ed esercizio di perfezione, la ripugnanza che si sentisse nel frequentare qualche compagno, a motivo del suo carattere o dei suoi difetti. 2on vi sia nessuna distinzione o di paese o d&altro, non simpatie o antipatie, ma un cuor solo in una perfetta uguaglianza. #iete tutti fratelli che dovrete vivere insieme tutta la vita. uindi, anche per carit fraterna, non pretendere che gli altri non a**iano difetti. %mendiamo i nostri e sopportiamo quelli del prossimo. 2on di rado questo spirito nasce da una certa invidia, da un po& di gelosia. 2on gi che sia una mancanza il 'sentire( invidia, ma do**iamo reagire per non lasciarla entrare e che si cam*i in mal animo verso qualche compagno. @. #.I0I1O +I C<.<03I%1<& = 1ratteremo a suo tempo della super*ia e della virt$ opposta. ui accenno a quello spirito di ostinazione nelle proprie idee, per cui uno vuol sempre averla vinta, sempre dominare e non ammette che possa s*agliare7 quindi mai il torto da parte sua, e guai a contraddirloC Chi non com*atte questo spirito non far mai dei progressi nella via della perfezione. Che se poi si credesse gi perfetto sare**e un grande illuso ed un infelice. <ncora una parola" come regolarci con gl&individui che sono manifestamente privi di *uon spirito6 %cco" frequentarli il meno possi*ile. 4oi lo capite" non questione di avversione o di antipatie o d&altro. #i tratta con essi con carit, si prestano loro quei servigi che richiedono, si prega per essi, si procura anche di far loro del *ene con il *uon esempio, ma poi evitare il pi$ possi*ile la loro compagnia, di modo che lo stesso isolamento in cui vengono a trovarsi, serva a scuoterli, a farli ravvedere. Ove tutti si comportassero cos8, dovr infatti avvenire che costoro, volendo godere la compagnia di qualcuno, dovranno per forza cam*iare il loro modo di pensare e di agire, per adattarsi a quello degli altri. % intanto resta evitato il pericolo di contrarre, da un troppo frequente contatto quel contagioso mor*o della mancanza di *uon spirito. La tiepidezza %& questo uno degli argomenti che amo sia trattato sempre negli esercizi spirituali al Clero e pi$ ancora in quelli che si dettano a voi. .erch, vedete, se non la tiepidezza a*ituale, almeno per qualche giorno o settimana possiamo averla, e allora certe considerazioni servono a scuoterci. @1

Il !artini, nel commento al capo terzo dell&<pocalisse, chiama tiepido colui che ondeggia tra la virt$ e il vizio7 colui che vorre**e fuggire i peccati, essere fedele a tutto, e intanto non si risolve mai a com*attere coraggiosamente, perch teme la fatica della virt$. 4orre**e essere santo, ma portato. %& come il pigro che vuole e non vuole. 2on questa una definizione della tiepidezza, ma una semplice spiegazione. +el resto la tiepidezza, come anche il fervore, non si possono definire7 si comprendono meglio dai sintomi rivelatori di tali stati d&animo. <ccenneremo ai principali di questi sintomi. a/ Cadere a*itualmente e deli*eratamente in peccati veniali e non farne caso7 mentre il fervoroso evita con somma cura le stesse imperfezioni. */ Omettere facilmente le preghiere d&o**ligo, trovando sempre una scusa e aggrappandosi alle sentenze pi$ larghe di morale. I fervorosi, al contrario, vi si mantengono scrupolosamente fedeli e, dovendo omettere qualche pratica di piet, ne sentono pena e procurano di supplirvi in tutto o in parte. c/ #trapazzare le stesse pratiche di piet, facendole per mestiere, per necessit, senza vivificarle con l&attenzione della mente, con l&affetto del cuore. 2on parlo di aridit o di distrazioni involontarie, parlo di volont. Invece il fervoroso gode di andare in chiesa, non si annoia a restarvi a lungo, prega con divozione, fa della preghiera = e soprattutto della santa Comunione = il ci*o sostanziale dell&anima sua. d/ .erdere la stima e l&amore al proprio stato, quasi si fosse pentiti del passo fatto7 quindi si cercano svaghi, distrazioni nel mondo e nelle conversazioni mondane, o negli interessi mondani. I fervorosi, all&opposto, procedono con crescente amore alla propria vocazione, ringraziandone ogni giorno il #ignore e riconoscendosi indegni di tanta grazia. Lo stato del tiepido sommamente pericoloso. #i pu) pi$ facilmente vedere uomini freddi e carnali giungere al fervore dello spirito, che non dei tiepidi riprendere il perduto fervore7 specialmente quando la tiepidezza gi avanzata. Il .. -a*er paragona la tiepidezza dell&anima all&etisia del corpo e voi sapete quanto sia difficile guarire di tale malattia ,1AA/. I danni della tiepidezza si possono inoltre rilevare dalle parole che nell&<pocalisse sono rivolte all&angelo della Chiesa di Laodicea" 5i sono note le tue opere, come non sei n! #reddo n! caldo' Oh, #ossi tu #reddo o caldo* 5a perch! sei tiepido, e n! #reddo n! caldo, comincier$ a vomitarti dalla mia bocca ,1AB/. uali i rimedi per un s8 deplorevole stato6 Li troviamo indicati nell&<pocalisse al luogo citato" a/ 0ientrare sinceramente in noi e chiedere al #ignore la grazia di *en conoscere noi stessi" Perocch! vai dicendo3 sono ricco e dovi&ioso e nulla mi manca' + non sai che sei un meschino e miserabile povero e cieco e nudo ,1AD/. */ 0isvegliare in noi un ardente amore di +io soprattutto con la preghiera *en fatta e la meditazione quotidiana, che il fuoco in cui l&anima si riscalda" 1i consiglio a comperare da me delloro passato e provato nel #uoco, onde tu arricchisca ,1BE/. c/ -are guerra continua, implaca*ile ai peccati veniali, confessandosi sovente e *ene, e far uso dei sacramentali" Onde tu sia vestito delle vesti bianche e a##inch! non comparisca la vergogna della tua nudit ,1B1/. d/ -ar *ene gli esami di coscienza, per scoprire le radici dei difetti ed estirparle" + ungi con un @9

collirio i tuoi occhi, acci$ tu vegga ,1B9/. e/ #oprattutto volere seriamente, volere fortemente, volere costantemente, a costo di qualsiasi sforzo e sacrificio" 2o, quelli che amo, li riprendo e castigo' Abbi dunque &elo e #a peniten&a' +cco che 2o sto alla porta e picchio ,1B:/. f/ .ossiamo aggiungere la divozione al Cuore di 5es$ con giaculatorie lungo il giorno e tutto indirizzando a #ua consolazione, poich %gli promise a #anta !. !argherita <lacoque, per i suoi divoti" 2 tiepidi diverranno #ervorosi' La rilassatezza !olto affine allo stato di tiepidezza nella vita spirituale, lo stato di rilassatezza nella via della perfezione. uesta porta a quella. La nostra fragile natura c&inclina a decadere dal primo fervore e da quella *uona volont che gi avevamo. %& cos8 facile scendere in *asso, lasciarci rimorchiare verso il maleC %saminiamo i sintomi e le cause di questo rilassarsi nella vita dello spirito. a/ La poca stima di certi punti delle costituzioni, del regolamento, della vita comune7 quindi negligenza nell&osservarli e facilit nell&ometterli. */ c/ freddezze. Le scuse addotte contro le infrazioni della 0egola e quando si corretti. #offrire o anche *urlarsi del fervore dei compagni, perch rimprovero alle nostre

d/ Lasciar passare tante ispirazioni e grazie di +io inutilmente, mentre un po& di *uona volont ci fare**e attenti a non perderne neppur una. e/ +issiparsi, lasciare volontariamente che il pensiero corra dietro alle cose del mondo. +ovremmo fare con questi pensieri come si fa coi cani, che non si lasciano entrare in chiesa perch distur*ano. a/ Operare senza riflessione o per un fine puramente umano, invece di far tutto per un fine soprannaturale. f/ !ancanza di energia nel vincere la passione dominante, nel tendere alla perfezione. 1alora sem*ra a noi che vogliamo vincerci, ma ci manca la volont di ferro. Il #ignore d la grazia, ma *isogna che cooperiamo. g/ -ar comunella coi meno perfetti, per poter vivere e parlare pi$ li*eramente.

I rimedi contro la rilassatezza sono gli stessi gi indicati per la tiepidezza" scuoterci e riprendere il primiero fervore, costi quel che costi. !l peccato veniale .oich la tiepidezza in pratica la risultante di peccati veniali deli*erati e scusati, ad evitare quella, do**iamo concepire un vero e profondo a*orrimento del peccato veniale. +ei peccati veniali, gli uni si dicono di fragilit" un atto primo=primo, un momento di sorpresa, uno scatto d&impazienza, ecc. #ono miserie nostre, sono infermit. 2on sare**ero neppur peccati, se non ci fosse niente di volont. +i questi non possiamo li*erarci perfettamente senza uno speciale aiuto di @:

+io. .ossiamo per) diminuirne il numero e la volontariet, con pi$ attenzione su noi medesimi e con maggior fervore nel servizio di +io. ueste miserie non c&impediscono di farci santi, possono anzi essere mezzi di avanzare nella via della perfezione, se noi sappiamo valercene per gettare pi$ profonde le radici dell&umilt, per stringerci vieppi$ a +io mediante l&amore e la confidenza. 5li altri, i veri peccati veniali, sono volontari. <d esempio" so che male conservare quel po& di rancore contro un compagno e tuttavia non faccio nessuno sforzo per vincermi7 so che, affermando o negando la tal cosa, mentisco e lo faccio ugualmente, ecc. Ove poi questi peccati veniali pienamente deli*erati siano anche a*ituali, fatti cio con una certa frequenza, peggio poi se scusati, costituiscono, come a**iam detto, il peggiore stato di tiepidezza, il segno certo che il 0eligioso ha rinunziato ad ogni efficace proposito di perfezione. La malizia del peccato veniale deve misurarsi in rapporto a +io che viene offeso7 quindi il peccato veniale non differisce dal mortale se non per la minor gravit dell&offesa. 2e consegue che, dopo il peccato mortale, quello veniale il maggior male che esista. #i suol fare al riguardo delle supposizioni, che fanno assai *ene comprendere la gravit di questo male. 1. = 1utti i mali del mondo" malattie, devastazioni, guerre, ecc., anche presi assieme, non *astano ad uguagliare il male che un peccato veniale. La cosa evidente" essendo tutti quei mali d&ordine puramente naturale, mentre il peccato veniale d&ordine soprannaturale, perch offende +io. 9. = #upponiamo, per impossi*ile, che con un peccato veniale si potessero li*erare tutte le anime del .urgatorio e tutte quelle cadute nell&inferno dal principio del mondo sino al momento attuale" e**ene, non lo si potre**e fare. L&offesa che fa a +io il peccato veniale non pu) essere riparata da tutto quel *ene che a**iam supposto. :. = #upponiamo, per impossi*ile, che gli <ngeli e i #anti commettessero un solo peccato veniale. %**ene, +io sare**e o**ligato ad espellerli dal .aradiso fino a che non se ne fossero li*erati e ne avessero scontata la pena. >. = Iddio, per il peccato veniale, anche solo per la pena che gli dovuta ,come per la pena temporale dovuta al peccato mortale gi perdonato/ cre) il .urgatorio, la cui esistenza di fede. ?. = 3asta aver commesso un solo peccato veniale per poter ricevere il #acramento della .enitenza tutti i giorni, n sare**e sufficiente tutta la vita per piangere l&offesa fatta con esso a +io. 1utte queste cose le sappiamo e anche le ripetiamo agli altri, ma ce ne dimostriamo praticamente convinti6 Convinti n&erano i #anti, che avre**ero preferito mille volte la morte e le stesse pene eterne dell&inferno, piuttosto che commettere un solo peccato veniale deli*erato. < parte ogni altra considerazione, non dimentichiamo che i peccati veniali dispongono al mortale. 2on si vuol dire che molti peccati veniali, presi insieme, equivalgano al mortale, no7 ma colui che non fa caso dei peccati veniali, commettendoli a occhi aperti e con frequenza, finir per cadere nel mortale. % ci) per tre ragioni" a) .erch a poco a poco si perde l&orrore del peccato mortale" come chi non cura una malattia per s leggera si espone, per il lento aggravarsi di essa, alla morte. = b) .erch d&ordinario Iddio non d pi$ le grazie a**ondanti e speciali che concede ai fervorosi. = c) .erch il demonio potr pi$ facilmente tentarci e farci cadere, essendo noi men preparati alla tentazione, pi$ @>

de*oli nella resistenza. +&altronde, chi ti dice che quello che tu credi solo peccato veniale, sia proprio tale6 Chi conosce il limite tra il veniale e il mortale6 % come puoi tu essere sicuro di mai oltrepassarlo6 Le angustie di certe anime anche non scrupolose, pel timore di aver commesso un peccato mortale, prova questa verit7 n i !oralisti sciolgono altrimenti il caso che con la presunzione del nostro stato a*ituale di coscienza. 2on dunque miglior consiglio scuoterci, stare attenti alle nostre passioni, alle nostre parole e azioni, castigare in noi le piccole voglie difettose, darsi con coraggio alla virt$6 #8, voglio salvarmi e voglio santificarmi" questo de**o dire di continuo a me stesso. Lo voglio perch lo posso, essendo che qui dentro i mezzi a ci) sono sovra**ondanti7 lo voglio perch lo de**o, essendo che proprio per questo ho a**racciato lo stato religioso e missionario. ! demoni 1utti questi ostacoli alla nostra perfezione per lo pi$ son mossi e coordinati dal nemico dell&anima nostra, il demonio. .u) quindi tornar utile, per stimolarci alla vigilanza, il richiamare alla mente quello che la Chiesa insegna riguardo agli angeli ri*elli. <vete gi studiato in teologia = e gli altri lo studieranno = quale sia stato il loro peccato. < noi importa soprattutto conoscere i rapporti ch&essi hanno con l&uomo, nonch i mezzi per com*attere le loro insidie. Come gli angeli *uoni hanno con gli uomini relazioni d&amore e di sollecitudine per promuovere il *ene, cos8 gli angeli cattivi hanno con gli uomini relazioni di odio e di sollecitudine per promuovere il male. 5li angeli *uoni esercitano il loro ufficio d&amore per mezzo della custodia che hanno di noi7 i demoni sfogano il loro odio per mezzo delle infestazioni. ueste sono morali o fisiche, secondo che tentano di nuocere alle anime o ai corpi. Le prime si dicono tentazioni, le seconde ossessioni. .er tentazioni demoniache s&intendono tutti quegli atti con cui i demoni si sforzano d&indurre gli uomini al peccato e cos8 impedir loro di conseguire la *eatitudine eterna. < ci) son mossi dall&odio che hanno contro +io, il quale chiama gli uomini a prendere i posti lasciati vuoti da essi in Cielo7 nonch dall&odio contro gli uomini, che essi vorre**ero con s nell&inferno. uesta dottrina certa, cattolica, fondata sulla divina rivelazione. 3asti ricordare, fra i fatti #critturali, le tentazioni di %va, di 5io**e, di 5iuda e dello stesso 2ostro #ignore 5es$ Cristo. 1ra i testi scritturali *asti citare quello di #. .aolo" Rivestitevi di tutta larmatura di Dio, a##inch! possiate resistere alle insidie del demonio' % quello di #. .ietro" Siate temperanti e vigilate, perch! il diavolo vostro avversario, come leone che rugge, va attorno cercando chi divorare ,1B>/. Come gli uomini cattivi possono tentare gli altri uomini, tanto pi$ lo possono fare i demoni, che son creature pi$ intelligenti e di natura pi$ perfetta7 e lo vogliono fare per odio contro +io e contro l&uomo. I demoni non possono tentare directe , costringendo l&umana volont a cedere, a peccare" ma solamente indirecte, cio facendo qualche cosa per cui la volont umana sia sollecitata al peccato. % ci) in due modi" per un&azione estrinseca, o con un&azione interna, producendo movimenti negli organi corporei, per cui si eccitano cattivi fantasmi e moti disordinati. Come il #ignore, nei suoi imperscruta*ili disegni, permette le tentazioni degli uomini contro altri uomini, cos8 pu) permettere che i demoni tentino gli uomini, mai per) oltre le nostre forze. 7edele " Dio il quale non permetter che voi siate tentati oltre il vostro potere, ma dar con la tenta&ione lo scampo, a##inch! la possiate sostenere ,1B?/. -rattanto %gli ci avverte, ci esorta e ci sostiene con la sua grazia e anche per mezzo degli <ngeli Custodi. @?

+a parte loro, gli uomini per vincere le tentazioni de**ono vivere vigilanti, per scoprire a tempo e fuggire le insidie dia*oliche7 non esporsi alle tentazioni pericolose7 invocare con prontezza, umilt e fiducia l&aiuto di +io, raccomandarsi al patrocinio della ##. 4ergine, dell&<ngelo Custode e dei #anti. La Chiesa ci esorta a ci) fare nelle litanie dei #anti" Ab insidiis diaboli, libera nos Domine' % nelle preghiere del dopo !essa" O santo 5ichele Arcangelo, di#endici nella lotta, sii nostro presidio contro la mali&ia e le insidie del demonio' % ancora nella *ella preghiera di ogni giorno, a Compieta" 0isita questa casa, o Signore, te ne preghiamo, e scaccia lontano da essa tutte le insidie del nemico, cio del demonio, al quale la Chiesa oppone l&assistenza e la potenza degli angeli *uoni" (he i tuoi santi angeli vi abitino e ci custodiscano nella pace' <ncora una parola sulle ossessioni. I demoni possono, sempre per permissione di +io, non solo nuocere all&anima degli uomini, ma anche al corpo e ai *eni materiali. uesti mali si chiamano ossessioni o possessioni dia*oliche. uando il demonio prende reale possesso di un corpo entrandovi, dimorandovi e muovendolo, vera ossessione o insessione, e il paziente si chiama energumeno. uando invece si limita ad atti transeunti = e direi esterni = di molestare l&uomo nel corpo o nei *eni materiali, 'possessione(. 2oto che nell&ossessione restano intatte le facolt dell&anima, intatto il rapporto tra l&anima e il corpo7 quindi il demonio non sostanzialmente unito all&ossesso, ma unito solo estrinsecamente. Le ossessioni sono possi*ili. Come infatti gli uomini pi$ ro*usti possono imporsi ai pi$ de*oli, cos8, permettendolo Iddio, possono i demoni valersi della loro maggior forza a danno degli uomini7 essendo spiriti, possono entrare nei corpi e vessarli. !oralmente poi lo possono perch desiderosi di far del male all&uomo anche nel corpo. -in dai tempi pi$ antichi si hanno esempi di ossessioni vere e proprie, come lo prova la #crittura. 2umerosi poi i fatti riportati dal 4angelo e dagli <tti degli <postoli. Leggiamo in #. !arco che 2ostro #ignore cur$ molti in#ermi e cacci$ molti demoni ,1B@/. 2otate che qui si distinguono gli infermi dagli ossessi. La stessa potest 2ostro #ignore la diede agli <postoli e ai loro successori, i quali la esercitarono in tutti i tempi. < questo scopo la Chiesa istitu8 l&Ordine dell&%sorcistato. <nche al presente non mancano i casi di vera ossessione e gi vi noto quello di una donna li*erata dal demonio con la medaglia della ##. Consolata. Come caso di possessione dia*olica posso attestare, e con piena certezza, di altra persona che il demonio molto maltrattava, trasportandola or qua or l in diversi luoghi fuori della citt. uesta prova dur) per pi$ anni e quell&anima ne soffriva terri*ilmente ,1BA/. I segni per discernere la vera ossessione dalle malattie epilettiche, ciarlatanerie, ecc. sono di pi$ specie. #egni di sospetto" istinti ferini, consacrazione di s al demonio, ecc. #egni di pro*a*ilit" vociferazioni insolite, urla di *elve, contrazioni strane delle mem*ra, ecc. #egni di certezza" manifestazione di cose occulte, parlare lingue ignote o cose su*limi, orrore a toccare cose sacre e ad invocare i nomi di 5es$ e di !aria, ecc. Il #ignore pu) permettere questi fatti per pi$ fini. <nzitutto per provare i giusti e punire i colpevoli" %t Fusti exerceantur et mali puniantur' .oi perch serva di ammonimento" imparino cio gli uomini, dai mali del corpo, a temere i mali morali" %t ex malis corporalibus discant homines timere mala moralia' In terzo luogo per manifestare la sua divina potenza nella li*erazione degli ossessi" Ad mani#estandam Dei virtutem in liberandis' Cos8, ai tempi di 2ostro #ignore e della primitiva Chiesa, queste li*erazioni erano appunto una prova della divinit di 5es$ e del 4angelo" Se io col dito scaccio i demoni, certamente a voi " venuto il regno di Dio ,1BB/. ual& la conclusione pratica per noi6 uella di conservarci puri di anima e di corpo, per non @@

cadere nel potere di colui che pu) perdere l&anima e il corpo eternamente nella geenna.

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1/. LE $#ND!*!#N! 3ER LA SANT!T8


)olont4 per'etta +opo aver considerato i motivi di farci santi e gli ostacoli che vi si frappongono, trattiamo ora di alcune disposizioni d&animo necessarie a chi vuol seriamente tendere alla perfezione. La prima di queste disposizioni = condizione assolutamente necessaria per tutti e in ogni tempo = il desiderio, la volont di santificarsi. !ancando questa, non si far mai nulla, e a nulla varranno tutte le grazie di +io, a nulla i mezzi che l&Istituto ci offre perch o non li useremo, o li useremo solo a meta, il che in pratica come non usarli. I maestri di spirito sono qui tutti d&accordo" si fa santo colui che vuole. 2on *asta tuttavia un desiderio qualsiasi. .eati quelli che hanno #ame e sete della giusti&ia ,1BD/. uesto si richiede" aver fame e sete della santit7 desiderarla quindi con la stessa forza con cui l&affamato desidera il ci*o, l&assetato la fonte d&acqua fresca. <llora il #ignore viene incontro alla creatura e la satolla" quoniam ipsi saturabuntur. #8, per quanto attualmente possiamo ancora trovarci imperfetti, se proprio il #ignore vede in noi questa *uona volont, far Lui colmando a poco a poco i vuoti, togliendo a uno a uno i nostri difetti e mettendo al loro posto l&a**ondanza di ogni dono perfetto. Da ricolmato di beni gli a##amati ,1DE/. Ci) che conta davanti a +io la volont. #. 1ommaso insegna che chi ha volont perfetta, ha davanti a +io il merito di ci) che vorre**e fa re. 1. 4OLO21<& .I%2< = 4olont perfetta vuol dire anzitutto una volont piena, cio non deficiente, che non mette limiti, che non teme le altezze, il troppo. 1aluni sem*rano aver paura di essere messi sugli altariC 2on pensiamoci, non affar nostro7 se mai, ci penseranno gli altri. 2oi per) do**iamo tendere l, alla santit da a lta re. I doni di +io non si possono rifiutare, ma devonsi accettare, e +io vuole da noi questa santit perfetta. 2essuno quindi dica" '!i contento di essere *uono e lascio agli altri queste grandi aspirazioni(. 2o, no, guaiC L&aria di questa Casa uguale per tutti ed un aria che fa santi. 2on tutti purtroppo lo sono, ma potre**ero esserlo con un po& di *uona volont. 2on presunzione il volersi far santo e grande santo, come #. -rancesco Haverio e anche pi$ di lui ,salvo lo straordinario/. .resunzione sare**e il credere di giungere a questo senza l&aiuto di +io. Il timore di presunzione viene per lo pi$ dal demonio o un pretesto addotto dalla nostra accidia. Chi pertanto vuol mettere limiti alla santit, chi crede di poter misurare la sua corrispondenza alle grazie di santificazione, si persuada che non raggiunger mai nemmeno una santit comune. 2o, col #ignore non si mercanteggia" o tutto o niente. O ci faremo santi come vuole Lui, o non ci faremo affatto. 2el primo caso avremo fatto tutto, nel secondo caso l&avremo s*agliata su tutta la linea. 9. 4OLO21<& %2%05IC< = In secondo luogo, volont perfetta vuol dire volont forte, decisa, energica, volont di ferro. Le volont fiacche, le mezze volont riusciranno mai a nulla, faranno mai un sol passo nella via della perfezione7 sono gli spiritualmente pigri, che si *aloccano con il volere e il non volere. 2l pigro vuole e non vuole ,1D1/. Oggi s8, domani no. #cam*iano la volont con la velleit. 2on rifiutano la santit, purch non costi sforzo, sacrificio. Costoro non mancano nelle comunit. 4oi li vedete" sono molli, sempre gli ultimi, par che facciano una carit a studiare, a pregare7 e, dopo tanti anni dacch sono nell&Istituto, dopo tante e tante grazie, non si sa ancora se siano freddi o caldi, se vadano avanti volentieri o no. @B

< me questi caratteri fiacchi, infingardi, queste mezze volont non piacciono. Costoro, ove non scuotano il loro naturale che li porta alla mollezza, a operare tutto con negligenza, saranno tratti dal demonio a vizi a*ominevoli. % ci) perch una mezza volont non pu) mantenersi tale" o la si completa o si cade del tutto. '4olli, sempre volli, fortissimamente volli( diceva 4ittorio <lfieri. uesta ferrea volont ch&egli s&impose per riuscire sommo tragediografo, possiamo *en metterla noi per riuscire nella santit, che qualcosa di pi$. 0egole, all&adempimento dei miei doveri, da non aver quasi pi$ li*ert di mancarvi. <llora il #ignore aiuta. 0icordate ci) che #. 1ommaso rispondeva a sua sorella che gli aveva domandato che cosa dovesse fare per diventare santa. Le rispose" '+i& a te stessa" voglio farmi santa, grande santa, presto santa(. :. 4OLO21<& CO#1<21% = In terzo luogo, volont perfetta vuol dire volont costante, per cui uno non si perde mai di coraggio. La insta*ilit purtroppo connaturale in noi. #iam fatti cos8 che a**iamo sempre *isogno che ci spingano, che ci scuotano. 3asta un nonnulla per a**atterci7 *asta un po& di aridit, un sacrificio un po& costoso per fermarci nella nostra ascesa spirituale. #. 1eresa, durante i lunghi anni di assoluta aridit di spirito, non solo non venne meno alla vocazione, ma a nessuno dei suoi propositi. % a quante prove non and) soggetta #. !argherita <lacoque6 La sua vita non che un intreccio di prove una pi$ dolorosa dell&altra. !a non si smarr8 e tutte le super) con eroica costanza. Che se queste donne poterono perseverare nel molto soffrire perch non potremo noi perseverare in quelle piccole rinunzie, in quegli atti di fedelt che richiede la nostra santificazione6 La grazia di +io, che sorresse queste #ante e tutti i #anti, a noi non manca e, con essa, anche noi possiamo salire al pi$ alto grado di perfezione. Di''idenza e con'idenza L&importante nella via della santificazione di non scoraggiarci per le nostre miserie, per trovarci sempre distanti da quella perfezione a cui sinceramente e con tutte le forze aspiriamo. La diffidenza, vedete, tale un ostacolo che *asta da sola a fermare l&anima anche la pi$ *en avviata, a impedirle di proseguire, a farla talora indietreggiare nella *uona via. L&anima diffidente come un uccello a cui sono state tarpate le ali, che perci) non pu) alzarsi a volo. #apete da che cosa proviene la diffidenza e quindi lo scoraggiamento6 +al confidare troppo in noi stessi, nelle nostre forze. Lo #cupoli, nell&aureo li*retto del (ombattimento spirituale, dice al riguardo" 'Ci) ti si imprima *ene nella mente" imperocch noi siamo troppo facili ed inclinati dalla natura corrotta ad una falsa stima di noi stessi, che essendo veramente non altro che nulla, ci diamo pure ad intendere che siamo qualcosa e, senza fondamento veruno, delle proprie forze presumiamo. uesto difetto assai difficile a conoscersi e molto dispiace agli occhi di +io, che ama e vuole in noi una cognizione certissima di questa verit" che ogni grazia e virt$ deriva da Lui solo, che fonte di ogni *ene, e che da noi nessuna cosa, neppure un *uon pensiero pu) venire, che grato gli sia( ,1D9/. .rima cosa, dunque, pregare il #ignore che ci dia la conoscenza perfetta del nostro nulla. 2on si tratta di farci pi$ cattivi di quello che siamo, ce n& gi di che star *en umili7 se c&insuper*iamo, appunto perch non ci conosciamo. I grandi ingegni e i grandi #anti, come #. 1ommaso ,1D:/, si pu) dire che non sentissero nemmeno pi$ le tentazioni d&invanirsi, appunto perch, conoscendo a fondo se stessi, il loro nulla, sapevano riferire tutto il *ene a +io solo. #ono soltanto i mediocri e gli imperfetti che si credono qualcosa7 e allora il #ignore, con umilianti cadute, li richiama alla verit, cio al conoscimento di se stessi. @D

2on *isogna per) che ci fermiamo qui. La conoscenza del proprio nulla e quindi la diffidenza di noi stessi, non dev&essere che il punto d&appoggio per salire alla confidenza in +io. #crive il predetto <utore" 'La diffidenza, se l&avremo sola, fa s8 che o ci daremo alla fuga o resteremo vinti, superati dai nemici. %pper), oltre a questa, ci vuole la totale confidenza in +io, da lui solo sperando e aspettando qualunque *ene, aiuto e vittoria( ,1D>/. Cos8 faceva #. -ilippo 2eri, che andava gridando per le vie di 0oma" '#ono disperato, sono disperatoC(. % a chi gliene faceva rimostranza, rispondeva" '#ono disperato di me, per confidare tutto in +ioC(. Il segreto di tutti i #anti, della loro santit e delle loro opere fu sempre questo" diffidare di s e confidare in +io. !a confidare sempre, in ogni occasione7 confidare soprattutto dopo le nostre mancanze, purch ci sia in noi la *uona volont di amarlo e di servirlo con perfezione. !ai dunque scoraggiarci delle nostre miserie che non vogliamo, ma attaccarci a Lui, a**andonarci in Lui che non solo vuole e pu) farci santi, ma essendo onnipotente, pu) costruire la nostra santificazione sulle nostre miserie7 purch, ripeto, sia in noi il desiderio sincero, la volont ferma di corrispondere alle sue grazie. 0odellare il temperamento .er riuscire vittoriosi nell&agone della santit, inoltre necessario prendere di mira il nostro temperamento per formarlo alla virt$. .er il peccato originale, tutti partecipiamo alla natura corrotta e maligna e anche il nostro temperamento ne porta le conseguenze. -in qui nulla di male, perch ci) non dipende da noi7 dipende per) da noi il dominarlo e non lasciarci da esso dominare. <lcuni scusano i loro difetti con dire" '%& il mio temperamentoC(. Ci) non scusa. 2on che si de**a distruggere il proprio temperamento7 ma va corretto, cio spogliato di quanto di cattivo eredit dal peccato originale o dai parenti, e di quanto contrasse di erroneo per l&educazione o propria incuria o malizia. #. 5. Cafasso, al dire di !ons. 3ertagna, era un fiammifero ,*richet/, eppure tanto si dominava, che lo si sare**e detto insensi*ile. Cos8 #. -rancesco di #ales, al quale questo lavorio sul proprio temperamento, tutto fuoco e impulsivo, cost) molti anni di continui sforzi. %& un lavorio lungo e costoso, ma necessario, se vogliamo rendere *uono il nostro temperamento e che non sia di peso agli altri. < tal fine necessario, in primo luogo, non aver paura di esaminarci a fondo, per scoprire il lato difettoso del nostro temperamento, e quindi il *isogno che a**iamo di correggerlo. <vviene in comunit che tutti ci conoscono per invidiosi, capar*i, collerici, e solo noi non ci conosciamo per tali o, meglio, non vogliamo credere di essere tali... e guai a chi ci avvertisse di queste nostre manchevolezzeC % io vi dico per esperienza che se non emendate il vostro temperamento durante gli anni della vostra preparazione, in !issione non lo correggerete pi$7 anzi aumenter il lato difettoso del medesimo e sarete di peso ai confratelli, nonch di scandalo agli africani. Che nessuno dunque si scusi del poco profitto nella perfezione col motivo del suo temperamento7 accusi piuttosto la propria pigrizia. 2essun temperamento pu), per se stesso, impedirci di tendere e di raggiungere la santit. +i #anti ve ne furono di ogni temperamento, come di ogni indole. 1utto sta nella *uona volont, nello sforzo continuato e generoso di com*atterne le cattive tendenze. #e ci sar pi$ da com*attere, ci sar anche maggior merito. Non lasciarsi rimorchiare Gn&altra condizione necessaria per giungere alla santit quella di non lasciarsi rimorchiare dai meno fervorosi o da considerazioni umane. 2on dire perci) che non tocca a voi essere i primi nel AE

fervore, nella puntualit, nell&osservanza7 che tocca ai pi$ anziani dare il *uon esempio e precedervi nel *ene. #8, coloro che sono avanti negli anni dovre**ero precedere gli altri nelle virt$ e nel *uon esempio" di modo che supponendo che venga a mancare la 0egola scritta, #i possa dire" '5uardate come fa un professo, un anziano(. Ognun d&essi dovre**e essere la 0egola vivente. !a ci) avvenga o no, nessuno dispensato dal tendere alla perfezione, nessuno scusato se non lo fa. Ciascuno pertanto pensi a s, all&o**ligo che si assunto entrando nell&Istituto7 pensi alla voce di +io che lo chiama ad essere perfetto7 pensi allo strettissimo rendiconto che dovr rendere a +io di se stesso non degli altri. 1alora si sente a dire" 'Credevo trovare tutti santi qui dentro, inveceC...(. % non pensa costui ch&egli il primo a non essere santo, a non tendere alla santit7 come pure dimentica che il #ignore permette certi difetti, per dar modo di acquistare meriti nell&esercizio della virt$. Chi di voi, esaminandosi davanti a +io, pu) affermare in coscienza di aver nulla a rimproverarsi6 Che ciascuno cominci dunque da se stesso. #e io pretendo la perfezione negli altri, troppo giusto che la procuri a me stesso, affinch quelli che verranno dopo di me l&a**iano a riscontrare in me. 2on vi pare che se ciascuno facesse questo proposito di santificar se stesso, sareste in *reve tutti santi6 !i diceva un santo #acerdote, #uperiore della .iccola Casa della +ivina .rovvidenza" '!olti s&ingannano sulla realt delle cose nella nostra comunit. Ci credono tutti santi7 credono che, qui giunti, non a**iano a trovare difetti negli altri, non a**iano a commetterne essi stessi. #i s*agliano costoro, e a torto si lamentano di non trovare qui il .aradiso. L&aria qui *uona per tutti e chi vuole vi trova i mezzi di farsi santo, nonostante tutte le miserie che ci sono(. Lo stesso dico io a voi" se volete davvero farvi santi, l&Istituto ve ne d i mezzi, ed anche le miserie vostre e degli altri possono aiutarvi a conseguire il fine. oi sappiamo = scrive #. .aolo = che tutte le cose tornano a bene per coloro che amano Dio, per coloro che, secondo il proposito di 4ui, sono stati chiamati santi ,1D?/. % voi siete precisamente di questi chiamati alla santit e ad una santit singolare. -ate dunque che tutte le cose, anche i difetti altrui, cooperino al vostro *ene. Ciascuno di voi, anche l&ultimo arrivato, cammini con fermezza nell&acquisto delle virt$, senza quella misera paura che talvolta s&incontra nelle comunit, di apparire singolare e d&essere mostrato a dito dagli imperfetti. #iate forti e costanti nel *ene, nel tenore di vita santa che avete a**racciata. 2on chi *ene incomincia che sar premiato, ma chi persevera sino alla fine. Ogni giorno nella santa Comunione e nella 4isita a 5es$ #acramentato, sprofondandovi nel vostro nulla e gettandovi con illimitata confidenza nel suo +ivin Cuore, rinnovategli il vostro proposito" '4oglio farmi santo, voglio farmi gran santo, voglio farmi presto santo. Lo posso, lo de**o, quindi lo voglioC(. Alcuni pensieri sui di'etti I difetti che non vi dovre**ero essere sono quelli sostanzialmente contrari alla vocazione. <mmetto difetti di temperamento, purch ci sia il proposito di emendarsi. +esidero soprattutto che un soggetto sia di *uone qualit, non finto7 che si lasci formare, che si emendi7 non gi che non a**ia difetti. 2on si mai mandato a casa nessuno, solo perch avesse dei difetti. 2on sono i difetti che ci impediscono di farci santi, ma lo stare nei difetti. #e 2ostro #ignore non ci lasciasse dei difetti, non avremmo pi$ nulla da fare. A1

2on tanto il non cadere che importa, ma il sollevarsi7 *isogna sempre ricominciare, senza stancarsi mai. -acciamo un po& di carit a noi stessi, non facciamoci pi$ cattivi di quel che siamo7 lo siamo gi a**astanzaC #ovente ci vediamo peggiori, ma non a credere che a**iamo fatto regressi7 piuttosto, con lo studiarci meglio, incominciamo a conoscere i difetti7 molte cose che prima non apparivano ora vengono alla luce. #e si vince perfettamente un difetto, se ne vincono molti altri assieme, poich un difetto ha sempre molte radici in altre imperfezioni. La !adonna copre con il suo amplissimo manto i nostri difetti, se per) noi li com*attiamo strenuamente. #iate contenti che i #uperiori conoscano i vostri difetti e li correggano7 corrispondendo procederete a passi da gigante.

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1/. LA D!S$!3L!NA
Disciplina in %enere La disciplina la regola e il modo di vivere secondo le leggi e le costumanze di un Istituto o di una professione. uindi la disciplina d&un collegio, di un seminario, d&una 0eligione e anche di un&arte, mestiere o scienza. 2oi pure a**iamo la nostra disciplina, ordinata a formare ottimi giovani, chierici, sacerdoti per le !issioni. Contiene due parti" le 0egole, quindi l&osservanza7 i #uperiori, quindi l&o**edienza" il tutto diretto a provare la vocazione e all&acquisto delle virt$ che son necessarie al conseguimento del fine. La disciplina dunque indispensa*ile nelle comunit, sia per il *uon andamento della Casa, come per la formazione degli individui. %ssa va per) non solo osservata, ma amata. #e non la si ama, sar quasi impossi*ile informare ad essa le nostre azioni con animo lieto, con volont costante. Or sem*ra a me che nelle comunit non sia tanto la materialit dell&osservanza che manchi, quanto piuttosto l&amore alla medesima. 2e consegue che tutti fanno le stesse cose, ma mentre alcuni ne godono perch c& l&unzione della grazia in ci) che si fa per amore, altri, eseguendole perch non possono fare altrimenti, ne sentono solo il peso. 2on a dire, infatti, che l&osservanza della disciplina non costi. #i tratta di rompere di continuo la propria volont, mortificare senza riserve i capricci e le tendenze, rinnegare insomma ad ogni istante noi stessi. 1utto ci) costa, ma l&amore rende dolce e soave il giogo del #ignore. 2 i #uperiori pretendono che arriviate alla perfezione dell&osservanza tutto d&un colpo. Ci vuol tempo ed esercizio = come di tutte le virt$ = per formarvene l&a*ito. 1anto pi$ che il campo della disciplina vasto. %sso va dall&educazione civile all&osservanza delle 0egole7 dall&o**edienza ai #uperiori alla puntualit nell&orario7 dall&adempimento dei propri doveri nei vari uffici alla fedelt a quelle che sono le *uone usanze della Casa. 2on tutto infatti pu) mettersi per scritto, Ci vorre**ero dei volumiC Ci son dettagli della vita di comunit o riguardanti le diverse mansioni, che si apprendono e si tramandano per consuetudine. # 5iuseppe Cottolengo non diede regole scritte alle diverse -amiglie 0eligiose da lui fondate e tuttavia queste conservano lo spirito del -ondatore e procedono attaccatissime alla Casa, seguendo fedelmente le norme ch&egli dava a viva voce e che vennero conservate. 4oi per) avete le 0egole, il direttorio, i #uperiori, gli orari" dove tutto *ene specificato in modo che dal mattino alla sera, in ogni giorno dell&anno, ogni vostra azione regolata secondo un dato ordinamento. L&osservanza di tutto questo forma la disciplina. L&amore alla disciplina porta a sua volta alla perfetta osservanza. 0itenete dunque necessaria l&osservanza della disciplina" a/ .er un quasi contratto intervenuto tra voi e i #uperiori" essi di formarvi alla virt$ e voi di lasciarvi formare. */ .er essere *enedetti da +io, riceverne con frutto le grazie e cos8 godere della vera pace del cuore, che proviene dall&adempimento del proprio dovere. A:

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.erch chi non si assoggetta e di *uon animo alla disciplina, vive una vita infelice.

4oi fortunati che potete vivere sotto disciplinaC .erch, se vero ch&essa incatena in certo qual modo la vostra volont e ogni vostra attivit, vi rende per) facile e sicura la via della perfezione, mentre giova al *uon ordine della casa ed allo stesso *enessere materiale. 2on dimenticate mai l&ammonizione dello #pirito #anto" che chi rigetta la disciplina un infelice. Gn infelice perch mai contento, mai a posto. <l contrario, chi la osserva con amore gode di una pace perfetta. Invece dunque di aspirare a far cose impossi*ili, fate ci) che dovete fare, fatelo *ene, fatelo nel tempo e nel luogo e nel modo che vi indicato7 e ci) non a s*alzi, seguendo l&umore della giornata, ma sempre, tutti i giorni e durante tutta la giornata. %cco la disciplinaC % come la comunit procedere**e *ene alloraC 2elle !issioni soprattutto vi si render manifesta la necessit della disciplina. %& tanto facile in !issione che uno vi si sottragga, se non *en fondato in essa, se non ha imparato ad osservarla per dovere e con amore. % in !issione i danni dell&indisciplina sono assai pi$ gravi che non in Casa=madre. ui vi si pu) ancora rimediare, in !issione non sempre. Gn atto di indisciplina, stante le circostanze in cui si svolge il lavoro di !issione, pu) arrecare disordini gravi, con detrimento del *ene delle anime. .reghiamo dunque il #ignore che ci faccia *en conoscere la necessit della disciplina, che c&insegni ad osservarla alla perfezione7 da parte nostra procuriamo di non rendere vani i divini ammaestramenti. L"ordine della persona& l"ur-anit4 Il +ecreto della #. Congregazione dei 0eligiosi del 1 gennaio 1D11 dice che la disciplina deve incominciare dalla stessa educazione civile" Ab ipsa civili educatione initium ducendum est. +eve incominciare dal galateo. 2 il +ecreto si limita a fare una dichiarazione generica, ma viene ai particolari, dicendo che si deve sommamente curare la mondezza del corpo e degli a*iti, mai per) disgiunta dalla modestia e semplicit. (orporis habitusque mundities, comite semper modestia ac simplicitate, erit summopere curanda' .ulizia del corpo anzitutto. %ssa va *en curata conforme alle norme che danno tutti i trattati di galateo. % questo per civilt e anche per carit fraterna. 2on si deve tuttavia impiegare nella pulizia troppo tempo7 non *isogna stare a 'studiarsi(, s8 che la mezz&ora quasi non *asta pi$. Il necessario, ma alla svelta puliti, ma non attillati. 2emmeno ai Convittori permetto che coltivino la capigliatura oltre il conveniente. % il conveniente per un 0eligioso di avere i capelli semplicemente ravviati, che non cadano sulla fronte o sulle orecchie. Certi ciuffi e certe spartite non vanno, sanno di vanit e talora di peggio, perch sem*rano piccole cose e invece hanno la loro importanza in fatto di formazione religiosa. 4iene poi la pulizia degli a*iti. <nche qui non ricercatezza ma pulizia. +ice il +ecreto che un a*ito sporco non d odore dello spirito di 2ostro #ignore. Sordidi habitus non olent spiritum (hristi' % #. 3ernardo aggiunge" 'La povert non sordidezza7 la prima piace, non cos8 la seconda( ,1D@/. Gn a*ito rattoppato pu) andare, stracciato o macchiato non va pi$. Cos8 insegnava #. -rancesco di #ales che rattoppava talora di propria mano gli a*iti ,1DA/. <nch&io mi son provato da chierico, ma poi la mamma mi fece dire ch&era meglio che mandassi la ro*a a casa. <d ogni modo ritenete che per voi, oltre che di *uona educazione, ancora questione di povert. < taluni gli a*iti durano sempre puliti, ad altri nemmeno una settimana. +urante i lavori manuali avete la blouse7 negli altri tempi dovete far A>

attenzione. Gn vestito macchiato sta male in tutti, ma assai pi$ in un 0eligioso e pi$ ancora in un sacerdote. Il +ecreto passa poi a toccare altri punti del vivere civile. 4uole che il 0eligioso sia compito in tutto il suo esteriore. Gr*anit quindi nel camminare" in incessu. 2on camminare come le lumache, ma nemmeno troppo in fretta. 2on camminare pettoruti e nemmeno trasandati. Ci vuole una moderata gravit, soprattutto a passeggio. 2elle ricreazioni giocate pure, state allegri, ma anche l8 conservate la moderazione e il *el gar*o" di modo che, se entrasse improvvisamente un personaggio di riguardo, possiate tranquillamente continuare. Gr*anit nel contegno della persona" in agendi modis. !ai quindi le mani in tasca. %& un&a*itudine che si prende molto facilmente, ma che non va. La scusa del freddo non vale, mentre per voi tiene lo spirito di mortificazione. 0icordo un degnissimo .relato, che soleva passeggiare per le vie della citt con le mani in tasca. %**ene, non faceva *uona impressione. %gli non ci *adava, *en inteso, ma ci *adavano gli altri. uante volte fui tentato d&inginocchiarmi ai suoi piedi per avvertirlo di tale difettoC... Cos8 pure non tener le mani incrociate dietro la schiena. #a di *ifolco e nei paesi domandano su*ito a costoro se hanno grano da vendere o figlie da maritareC... 4edrete mai una persona *en educata con le mani dietro la schiena. Come tenerle allora le mani6 %cco" non dondolarle a mo& dei soldati, come se si seminasse il grano, ma tenerle raccolte e muoverle convenientemente. #ant&Ignazio dice che fuori delle occupazioni le mani van tenute con decenza ,1DB/. 2on necessario tenerle sempre giunte, ma decentemente raccolte. Gr*anit nel modo di rispondere" in responsis dandis. 2on rispondere semplicemente 's8(, 'no(7 poi dare una risposta umile e mai insistere in modo inur*ano. 1ra di voi inoltre dovete chiamarvi per nome e col rispettivo titolo di .adre, Chierico, Coadiutore. #e vogliamo essere rispettati, *isogna che ci rispettiamo. 5uai se il Can. #oldati, 0ettore del seminario ai miei tempi, udiva che non ci chiamassimo coi rispettivi nomiC +iceva su*ito" '2on sei mica andato al pascolo con luiC(. % qui viene a proposito il ricordarvi che desidero si parli italiano da tutti. %& per tutti un gran *ene, anche per i Coadiutori. 2on dico che tale regola valga anche per il parlatorio con i parenti7 se**ene in seminario ai miei tempi ci facessero parlare italiano anche in parlatorio. Gn giorno venne mio zio e mi disse" '!a comeC vuoi o**ligarmi a parlare italiano6(. %ra un ordine forse non *en studiato e poi fu tolto. In parlatorio con i parenti usate pure il dialetto, ma tra voi si parli sempre italiano7 cos8 si diranno parole pi$ fini, ch il dialetto, volere o no, sempre un po& grossolano... .oi ancora darvi del 'lei(. %& una regola che a**iamo introdotta fin da principio per ovviare a molti inconvenienti ed la pratica di quasi tutti gli Ordini e Congregazioni 0eligiose. Gr*anit nel modo di prendere ci*o" in ipsa corporis sumenda re#ectione . % questo sta *ene sempre, dappertutto. < tavola, forse pi$ che altrove, sarete osservati dalla gente che si former un concetto della vostra educazione. #an 5. Cafasso, come insegnava ai #acerdoti Convittori a fare il segno di croce, cos8 insegnava il modo di comportarsi a tavola. Io qui non posso discendere ai particolari7 avete per questo i li*ri e li leggete ogni anno in refettorio. 3isogna che facciate attenzione a ci) che si legge e pi$ ancora ad applicare a voi, ciascuno a se stesso, le norme che vengono suggerite. La Chiesa vuole dunque che la disciplina religiosa incominci da una *uona educazione civile e che perci) i #uperiori non trascurino di togliere dalle a*itudini degli alunni quanto in esse v& di contrario alle regole di *uona creanza. 2nurbanitas erit paulatim sed omnino tollenda. .oco per volta, s8, ma senza A?

transigere. % il +ecreto fa espressamente osservare che queste norme, pur essendo dirette in particolare ai Coadiutori, servono maggiormente per i sacerdoti o aspiranti al sacerdozio, per il *uon esempio che devono dare. Che se la Chiesa non crede di perdere tempo nel discorrere di queste cose e discendere a s8 minuti particolari, non dovranno del pari sem*rarvi pedanti i #uperiori se tanto insistono su questo punto, desiderosi di darvi una formazione perfetta. uand&ero in seminario taluni = non certo i migliori = facevano un appunto al Can. #oldati di essere esagerato, pel fatto di scorgere nella inur*anit di qualche chierico, un segno di non vocazione. %sagerato non era, ma certo che ci teneva moltissimo, e ci) gli fa onore. uando tornavamo da passeggio, ci squadrava da capo a piedi e tutto osservava" se eravamo puliti, se il collare non era un po& per traverso, se mancava un *ottone alla talare, ecc. L8 per l8 non ci diceva nulla, ma poi la correzione veniva. '%h, = diceva = sare**e *en pi$ comodo per me lasciarli andare7 ma no, mio dovere e lo capiranno in seguito, quando saranno nelle parrocchie ed avranno dei dispiaceri anche solo per aver parlato forte in canonica(. %d io vi posso dire, per quanto ho ora di esperienza, che il Can. #oldati aveva perfettamente ragione, che non esagerava punto. <ncor oggi gli siamo riconoscenti. < parte ogni altra considerazione, la *uona educazione civile vi necessaria anche per poter fare del *ene. 2on siamo mica dei romiti, dei ceno*itiC #e vivessimo in un deserto, potremmo forse imitare #. .aolo l&eremita che non si cam*i) mai il vestito, ma noi viviamo in societ, dove l&educazione indispensa*ile, non foss&altro per non dar molestia al prossimo, come dice lo stesso +ecreto" 2nurbanitas non potest quin molestiam aliis in#erat. Gn 0eligioso, un sacerdote che non sa essere educato, non pu) essere stimato e resta per ci) stesso impedito di far del *ene. #e certi sacerdoti avessero un po di galateo, quanto pi$ si fare**ero avvicinareC I #anti che vivevano nel mondo, non erano mica ri*uttantiC Certa gente non va alla Comunione nella tal chiesa, solo perch il #acerdote non sa tenere la dovuta pulizia. <l contrario, si pu) molto giovare al prossimo e attirarlo a noi con i modi gar*ati e la compitezza della persona. In comunit ci vogliono dei riguardi7 certuni non pensano che alle loro comodit. 1utto serve, vedete. 2on *asta essere santi per se stessi ,quantunque i #anti sapessero arrivare anche a questo/, ma *isogna osservare le regole di convenienza ad edificazione del prossimo. Chi vuol essere solo *uono e non educato, vada a chiudersi in una caverna7 se stiamo in societ, fa d&uopo non dare scandalo ma *uon esempio. <nche il Concilio di 1rento ,1DD/ insiste perch i chierici nulla facciano che non sia grave e pieno di venerazione. 0itenete ancora che la *uona educazione, sempre secondo il citato +ecreto, necessaria come disposizione alle virt$ interne" +xterne haec se habendi compositio viam sternit animo plenius educando. %cco perch #an -rancesco di #ales, modello di compitezza nel trattare con gli altri, lo era ugualmente nel trattare con se stesso, fino a non permettersi mai di mettere una gam*a sull&altra, anche quando era solo in camera. In lui l&educazione esterna partiva da quella dell&animo, e questa era a sua volta favorita e perfezionata da quella. Il suo animo era im*evuto di questo spirito, s8 che appariva anche all&esterno. La modestia uno dei primi frutti di questo continuo esercizio su se stessi. uesta virt$, infatti, al dire di #. 5. Cafasso, regola i nostri pi$ piccoli atti e movimenti, e ci rende perfetti in tutto il nostro comportamento esteriore, 'dalla punta dei capelli all&estremit delle scarpe(. 2on meno necessaria essa per conservare la carit. 2elle comunit, allo stesso modo che nelle famiglie e in societ, ci vogliono dei riguardi e non *isogna pensare solo ai propri comodi. L&ur*anit A@

*en intesa ci porta a questa delicatezza di sentire, prepara la via a pensare umilmente di noi, a non recar offesa agli altri, ad essere grati, a preferire gli altri a noi. Or mentre l&ur*anit ci aiuta nell&esercizio della carit, la carit a sua volta informa, regge e no*ilita l&ur*anit. La carit esiste dove c& pi$ educazione. Le comunit che sono meglio educate esercitano pi$ facilmente anche la carit vicendevole7 dove invece si comincia con una parola grossolana, si finisce sempre col mancare di carit. L&essere grossolano vuol dire essere alla vigilia di qualcosa di peggio. In comunit *isogna correggere sempre prima i difetti che danno noia al prossimo, poi gli altri. !ons. 5astaldi diceva che l&educazione il principio delle virt$, nel senso che le favorisce. #e siamo *en educati, gli altri, osservandoci, ne prenderanno esempio. +esidero perci) che in questa Casa ci sia molta delicatezza, che si osservino le regole di *uona civilt, appunto perch chiamati a portarla agli altri. Ciascuno studi se stesso, per vedere se v& qualcosa non conforme alla delicatezza. Gn giorno in seminario un chierico non avendo capito una cosa, ne domand) spiegazione al compagno il quale, come meravigliato della di lui ignoranza, esclam)" 1u solus peregrinus in Gerusalem-*... ueste risposte non vanno7 i #anti non facevano cos8, ma ripetevano due o tre volte le cose. 4orrei che aveste questa finezza di carit e che la nostra comunit possa dirsi una comunit di delicatezze. ui dentro *isogna che ci formiamo allo #pirito di delicatezza. 2essuno dica" '1anto devo andare solo in <fricaC(. % cheC forse che gli <fricani non sono uomini anch&essi6 -orse che non sanno comprendere e distinguere fra chi educato e chi grossolano6 #otto la pelle nera hanno un cuor *uono, un sentire delicato e *isogna coltivarli. % poi, chi ha mai udito che 2ostro #ignore parlasse o si comportasse da grossolano, solo perch doveva convivere con gli <postoli, che erano gente comune6 Io vorrei che, appunto perch andate in <frica, foste pi$ educati e pi$ delicati. !aggior delicatezza e pi$ civilt, appunto perch andate a portare la civilt. 2oi stessi, entrando in una casa, al vederla disordinata o nel trovare il personale di servizio ineducato, ci sentiamo portati a perdere la stima al padrone della medesima. uanto pi$ si regola in tal guisa a nostro riguardo il mondo, presso il quale siamo i rappresentanti di +ioC % gli <fricani non sono anch&essi di questo mondo6 %ssi pertanto si formano l&idea di +io da coloro che lo predicano, e come potranno stimare la religione predicata, se vedono il predicatore grossolano, con i loro stessi difetti6 #e invece sarete educati, delicati, modesti, li attirerete a voi e poi alla fede, evitando cos8 il pericolo di lasciar perdere le anime. 2ei nostri paesi la *uona gente sa sopportare, compatire, chiudere un occhio7 ma non cos8 i pagani. .rocurate dunque di essere di esempio anche in questo. % come giungere ad esserlo6 <nzitutto assecondando gli sforzi dei #uperiori, che non a**iano a ripetere sempre le stesse cose. uelli che hanno questi difetti non se ne accorgono, e allora i #uperiori devono tagliare. In secondo luogo, lavorando attorno a voi stessi per togliere dalle vostre a*itudini ci) che non s&addice a persone educate. !olte di queste cose s&imparano sui trattati di galateo, le altre con la riflessione su noi medesimi. % questo studio va poi sempre continuato, affinch non ritorniamo ai difetti di prima. Credetelo, sempre *ene speso il tempo che impieghiamo a dare uno sguardo su di noi, per domandarci se nulla a**iamo che disdica ad una persona educata, nulla che possa dar fastidio agli altri. In terzo luogo, con la correzione fraterna. 1alora uno non si accorge di certe miseriette ed una vera carit il renderlo avvertito. !i pare che da noi questo si faccia troppo poco, si ha paura di offendere. % perch mai dovremmo offenderci6 .iuttosto do**iamo dimostrarci riconoscenti. Le AA

mancanze di educazione sono piccole cose da emendarsi a vicenda. uesto punto della *uona educazione mi sta proprio a cuore e non cesser) d&insistere, e voglio che altrettanto facciano i vostri #uperiori. uando si tratt) di mettere le #uore al Convitto %cclesiastico, avendomi l&<rcivescovo Card. <limonda suggerita una certa Congregazione, volli prima conoscerne lo spirito. !i recai perci) nella citt dov&era la loro Casa=madre, ed entrai in chiesa, dove appunto stavano pregando. 2e udii una s*adigliare, l&altra ad eruttare... <nche a pranzo la tavola non era cos8 come avre**e dovuto essere. +issi a me stesso" '2on fanno per noi...(. <ltra volta si present) a me un giovane di distinta famiglia, per chiedermi consiglio riguardo a una Congregazione 0eligiosa. '2o, = gli risposi = non entri in quella, non fa per lei(. #apevo infatti che l dentro la *uona educazione lasciava piuttosto a desiderare7 quel *ravo giovane avre**e sofferto terri*ilmente e non avre**e resistito. %cco perch insisto e voglio che la nostra comunit sia una comunit educata. Insieme con la piet e lo studio, voglio la *uona educazione e che tutte le cose siano *en fatte, con gravit, moderazione e delicatezza. 2o, non voglio, non permetto nulla di grossolano qui dentro. %ducati o no prima di entrare, ora dovete imparare ad esserlo. Io ho sempre ammirato l&Istituto delle #uore 5iuseppine, anche a questo riguardo. 4i entravano postulanti di tutte le condizioni e, dopo un po& di tempo, anche quelle di condizione meno elevata diventavano fini, educate, s8 che alle volte si domandava" '%& di famiglia no*ile costei6(. %d era una contadinaC Cos8 *ene avevano preso le a*itudini della Casa. Cos8 vorrei che fosse della nostra comunit7 questo importante adesso e per quando sarete in !issione. Ciascuno perci) si metta d&impegno. Chi ha tutta la delicatezza la conservi, chi non l&ha la cerchi. #. 3ernardo diceva dei suoi 0eligiosi che, poco tempo dopo la loro entrata in convento, apparivano trasformati anche in ci) che comportamento esterno. +ice" 'Fanno preso un fare pi$ disciplinato, un *uon comportamento del corpo, parlano meno, hanno il volto pi$ ilare, l&aspetto pi$ verecondo, camminano con passo grave( ,9EE/. 4orrei che anche di voi, di tutti voi, i #uperiori potessero dire la stessa cosa. #iete qui per avere l&ultimo tocco, il pi$ perfetto, e se discendo a queste minuzie, perch voglio che diventiate statue *elle, viventi. ueste minuzie sono come i piccoli colpi di scalpello che perfezionano l&opera. 2on dire perci) che i #uperiori sono teste piccole, se guardano queste piccolezze7 il piccolo che forma il complesso. I #uperiori hanno da rendere conto della vostra formazione non solo spirituale, ma anche civile. uindi, teste piccole o teste grosse, fa niente7 non *isogna lasciar passare nulla, non *isogna transigere sulla minima imperfezione. uando voglio che non si zuffoli, che non si gridi forte, che non si getti carta per terra, che si tenga un contegno da sacerdoti perch, se prendete questa forma perfetta, sarete *en visti e darete gloria a +io. 3en inteso, = e lo nota lo stesso #. 3ernardo = che l&educazione civile non costituisce la perfezione religiosa, ma un mezzo che ne facilita il conseguimento. I *ei modi, in rapporto alla virt$, stanno come i fiori in rapporto ai frutti. #ono solo fiori, ma fiori che lasciano sperare i frutti. -acciamo cos87 il #ignore ci *enedir e la nostra comunit sar anche in questo una comunit disciplinata. L"ordine della $asa Insieme con l&ordine della persona, la disciplina richiede l&ordine della casa7 non quindi fuor di luogo esaminarci qualche volta su questo punto. 5li antichi padri di famiglia, come i patriarchi, solevano radunare di tanto in tanto i loro figli maggiori, pi$ giudiziosi, e conferivano con essi delle cose di famiglia" parlavano del passato, del presente e dell&avvenire" come andassero gli affari, quali i miglioramenti da apportare, in quali cose correggere l&andamento della casa. 2e cono**i io uno di AB

questi padri, e come procedevano *ene le cose in quella casaC Com&era comune l&accordo e l&impegno per il *uon andamento della medesimaC Cos8 do**iamo fare anche noi, e questo il motivo per cui godo tanto di trovarmi fra voi" do**iamo intenderci intimamente. Certo, se diamo uno sguardo al passato, non c& che da ringraziare il #ignore ed esclamare" 6uanto sono ammirabili le tue opere, o Signore* ,9E1/. % questa proprio opera del #ignore, tutta sua. Chi avre**e detto che da quel granellino di sa**ia venisse su un s8 grande edificio, non solo materiale ma spirituale6 #e Iddio non l&avesse voluto, chi avre**e osato principiare6 0ingraziamolo dunque e intanto preghiamolo a continuarci le sue grazie" il che otterremo se da parte nostra non metteremo ostacolo. L&avvenire dell&Istituto dipende da noi, dal presente. +iamo allora uno sguardo al presente e domandiamoci" 4a *ene la nostra comunit6... .otre**e andar meglio6... uali i mezzi da adottare6... uali gli scogli da evitare6... ueste domande me le faccio sovente, specialmente alla sera prima del riposo7 mi esamino per qui e per l&<frica7 prendo il mio taccuino e passo tutti come in rassegna. uesto ancora il motivo per cui il caro 4ice 0ettore fece il sacrificio di andare in <frica ,9E9/. 4i and) per parlare ai !issionari, sia in privato nelle singole #tazioni, sia in pu**lico durante i santi spirituali esercizi, e intendersi con essi sulle Costituzioni, 0egolamento, esercizi di piet, vita comune, ecc., secondo un formulario che avevamo preparato di comune accordo. !a lasciamo ora le !issioni e torniamo a noi, a questa Casa. 4a essa *ene6. #tavolta rispondo io per tutti e distinguo, nell&andamento della comunit, la materialit dallo spirito che vivifica il materiale. .er il lato materiale potre**e intendersi anzitutto il danaro. < questo, per fortuna, non ci avete a pensare. %& un *el fastidio di meno, credeteloC Ci pensa la .rovvidenza, e strumenti nelle mani della .rovvidenza sono i #uperiori. 0iferiamoci piuttosto a ci) che riguarda l&ordine esterno, la regolarit della comunit. Or*ene dico che ringraziando il #ignore, va *ene7 non pi$ come alcuni anni fa, nella prima Casa= madre, dove ci urtavamo l&un l&altro. ui siamo in locale ampio e, sistemate le cose, fissate le incom*enze, la casa cammina come un orologio. #e venisse un estraneo, sare**e o**ligato a dire" 'Che casa ordinataC 1utto pulito, ogni individuo va e viene compreso dell&adempimento del proprio dovere, senza im*attersi in altri. 1utti attivi, nessun ozioso, tutti al proprio posto(. % mi pare che dire**e il vero. %ppure non c& ancora tutta la materialit richiesta o forse c& troppa materialit. !i spiego. uesta sistemazione e divisione degli impieghi, anche minimi, temo che uccida la spontaneit e la cura generale della casa, come cosa che tocca a tutti. 1emo cio che, dall&avere ognuno la propria incom*enza, vi sia chi si restringa talmente in se stesso, da non curarsi pi$ d&ogni altra cosa. % quindi, con la scusa del 'non tocca a me(, se inciampa in una sedia fuor di posto, non pensa a rimetterla al suo luogo7 se trova per terra un pezzo di carta, non lo raccoglie7 se sente una finestra o una porta a s*attere, non la ferma. Il sacrestano dir" 'Io penso alla sacrestia e *astaC(. % il calzolaio dir" 'Io penso alle scarpe e *astaC(. % l&ortolano dir" 'Io *ado ai cavoli e a nient&altroC(. +i pi$, temo che ognuno prenda l&a*itudine di non fare pi$ di ci) a cui strettamente o**ligato e non gli venga neppur in mente, finito il suo lavoro, di dare una mano al confratello che ha da ultimare il proprio. 2on cos8 fanno i figli di famiglia, di cui vi ho parlato" i quali trovando un guasto o riscontrando un inconveniente, su*ito riparano o ne riferiscono a chi di dovere7 son tutti uniti per il *ene comune. Cos8 do**iamo fare anche noi" essere tutti uniti fra noi e con la casa, interessarsi di tutto, come se ogni palmo AD

della casa fosse ro*a nostra. 2on dire dunque" 'non tocca a me(. 1occa a tutti. 3isogna fare prima le cose di cui siamo incaricati, farle *ene, compiutamente, con spirito7 poi avere a cuore tutto il resto. #e vedo una cosa fuor di posto, la rimetto7 se asporto uno strumento da lavoro, una scopa, ecc., lo riporto dov&era. Ci vuole spirito di ordine, nell&interesse di tutti e di ciascuno7 che ognuno si senta mem*ro vivo dello stesso corpo7 lavorare tutti d&accordo al *ene di tutto il corpo, come fanno le mem*ra del corpo umano. -orse che non a**iamo tutti lo stesso fine6 #8, lo stesso fine ed un identico desiderio" che questa Casa, che l&Istituto proceda *ene, prosperi e compia la sua missione. Ci) non vuol dire per) che do**iamo interessarci di cose che non ci riguardano, immischiarci in cose che son fuori di nostra spettanza, cacciarci in cose delle quali non siamo pratici. Occhio a tutto, s8, ma non a capriccio. Certe cose si possono fare da tutti, altre no7 in questi casi si deve avvertire il #uperiore o l&incaricato. 3isogna dunque evitare i due eccessi" voler far troppo, anche ci) che non ci riguarda, e disinteressarsi di ci) che appartiene a tutti, cio l&ordine della casa. +a voi, come missionari, il #ignore vuole questo vivo interessamento del *ene comune7 essere intraprendenti. Gn giorno alla Consolata avevano ripulite le lampade, lasciando poi uno straccio qui e un altro l. .assai di l8 che il portinaio s&affaccendava a mettere un po& d&ordine. '1u fai *ene, = gli dissi = ma toccava agli altri(. Chi non ha appreso qui questo amore all&ordine, non lo prender pi$. 2egli uffici massimamente ci vuole ordine, ordine perfetto. 0icordatevi che il *ene, perch sia *ene, *isogna che sia intero7 *asta un piccolo difetto a guastarlo. .er lo pi$ chi non ordinato nel materiale, non lo neppure nei pensieri e in tutto il resto. 2on solo, come gi vi ho detto e ripetuto, il *ene va fatto *ene, ma per la stessa nostra vocazione religiosa, *isogna farlo ogni giorno meglio e cio con spirito. Ci) che conta non tanto l&azione in se stessa, quanto lo spirito con cui la si compie. %cco, o miei cari, come deve essere la nostra Comunit" ordinata nel materiale, vivificata dal *uon spirito. ! permessi .erch una comunit proceda disciplinata, perch vi regni l&ordine, giover ancora l&essere fedeli a chiedere i dovuti permessi" tutti e sempre. 2on *isogna muovere un dito senza permesso, se la 0egola lo richiede. #an -rancesco di #ales prescrisse alle 0eligiose della 4isitazione una dipendenza rigorosissima, fin nelle cose pi$ minute. 2on penitenze straordinarie, no, ma questa che supplisce tutte le altre. Il *uon spirito di una Comunit si sostiene con l&osservanza di queste piccole cose, che poi davanti a +io non son piccole. I permessi vanno chiesti a chi di dovere. .er alcune cose il #uperiore, per altre il .refetto, per altre gli incaricati dei diversi uffici. Inoltre i permessi vanno chiesti nel modo dovuto. <d esempio, quando si va dal #uperiore per domandare di scrivere a casa, non *isogna dire" '-avorisca darmi della carta da lettere(, ma *isogna prima chiedere il permesso di scrivere a casa. #e il #uperiore riterr opportuno di concedervelo, vi dar insieme anche la carta. !i ricordo che, quand&ero in seminario, non si poteva uscire senza il *iglietto del 0ettore, che ci ammoniva" '2on venite a chiedermi il *iglietto di uscita, ma chiedete il permesso di uscita(. Inoltre usare espressioni di umile sudditanza" '#e crede... se ha nulla in contrario...(. #iate dunque fedeli a chiedere i permessi, fatelo volentieri. uando si ha *isogno di una cosa, la si chieda. 1aluni, piuttosto di chiederla, stanno senza7 invece chiedendola si fa un atto di umilt e di u**idienza. Che cosa costa, a chi non super*o, chiedere i piccoli permessi6... Chi non si adatta a farlo e comincia BE

invece a far misteri, ad aggiustarsi, a poco a poco andr a rotoli. 3untualit4 e precisione 5iova ancora al mantenimento della disciplina e al *uon ordine della Casa la puntualit" impiegare nelle singole occupazioni tutto e solo il tempo ad esse destinato. #e qualcuno manca di questa puntualit, soprattutto nell&andare in chiesa e in refettorio, si perde tempo per causa dei ritardatari ed *rutto perdere tempo e farlo perdere. 4oglio che la comunit sia precisa, che cammini appuntino. L&esattezza consiste nel non tralasciare nessuna occupazione volontariamente, non tagliarne neppure una minima parte. Chi arriva in ritardo agli atti comuni, li far in fretta e quindi male, o non fa pi$ l&opera completa. La puntualit ci dev&essere sempre7 non solo quando siete in molti, ma anche quando siete in pochi. #em*ra quasi inopportuno il suono della campana, la precisione nell&alzarsi e in tutti gli atti della giornata, quando la comunit fosse composta di sole due o tre persone7 invece non affatto inopportuno. 2on importa il numero7 ogni cosa deve procedere ugualmente, tanto se la comunit sia di cento, come di cinquanta, come di cinque persone7 poich l&ordine pu) esserci sempre e deve esserci sempre. <lla 'Consolatina(, nei primi anni, si era in pochissimi" una comunit quasi non presenta*ile7 eppure si faceva tutto lo stesso, tutto con ordine e puntualit. 2o, non *isogna diminuire di un ette il regolamento della Casa, con la scusa di essere in pochi7 la campana deve continuare a suonare come al solito e la comunit vi si deve uniformare. -inch si in due, c& sempre la comunit. La campana come la voce di +io che chiama alle diverse occupazioni. 3isogna ascoltarla prontamente, troncando magari a met la riga. #apete il fatto di quel #anto che, avendo troncato la parola a met, al suo ritorno la trov) terminata con lettere d&oro. #e mentre siete in studio, venisse un angelo a dirvi di andare in chiesa, non lo dovete ascoltare, perch il vostro dovere in quel momento lo studio. +unque precisione in tutto. Con questo non voglio dire di lasciare il lavoro cinque o dieci minuti prima per essere precisi all&azione seguente. #e uno previdente, pu) lavorare fino all&ultimo momento ed essere ugualmente preciso. 3isogna far tutto preciso. #i prevenga, ma poi si faccia tutto con precisione. uesto importante adesso e nelle !issioni. In !issione sarete in pochi, ma tutto dovr procedere con ordine, secondo l&orario presta*ilito e nulla mai cam*iare. Ci) vale per l&orario, come per il funzionamento della #tazione. #e c& da cam*iare, se ci sono osservazioni da fare, si deve far presente la cosa al #uperiore e sia lui a decidere. !a credersi in diritto di mutare l&ordine della casa o delle cose, di propria testa, noC %& uno strappo alla disciplina, causa di disordini. #ovente il meglio nemico del *ene. 3isogna vedere, conservare, perfezionare. % neppure i #uperiori devono dispensare troppo facilmente da qualche punto dell&osservanza. Le troppe dispense sono la dissoluzione dell&osservanza e quindi della comunit. Le licenze devono essere sempre particolari e ad tempus7 cos8 si medita e si riflette sul *isogno. %cco, o miei cari, in che consiste la disciplina. <matela e osservatela7 fatelo per amore. %ssa a vostro riguardo come la legge di +io, che vi accompagna in tutte le azioni della giornata. #ta scritto" Pax multa diligentibus legem tuam ,9E:/. .u) dirsi che ami la legge di +io chi osserva la disciplina pi$ o meno *ene6 Costui non diligit, perci) non est illi pax multa. uesta espressione mi fu sempre cara. #8, B1

ricordate che la pace a**ondante viene solo dall&amore, quindi dall&osservanza fatta per amore.

B9

12. STUD!# E LA)#R#


Necessit4 dello studio #. .io ;, alla rappresentanza dei chierici del seminario di !ilano, con a capo i loro #uperiori e il Cardinale <rcivescovo ,otto*re 1DEB/, comment) le parole del #almo 11B" .onitatem et disciplinam et scientiam doce me ,9E>/7 esortandoli ad essere veramente *uoni, ad osservare la disciplina per amore di +io, e nello stesso tempo, a coltivare la scienza, rifuggendo dalle avvelenate fonti dei modernisti. uesto egli disse per i chierici di quel seminario e di tutto il mondo, ma per noi 0eligiosi avre**e detto anche di pi$. <vendovi gi parlato della *ont e della disciplina, = diremo qualcosa della scienza. 2on *asta infatti per un missionario la santit, ma pur necessaria la scienza, e questa secondo il nostro fine. La piet pu) formare un *uon eremita, ma solo la scienza unita alla piet, pu) formare un *uon missionario. <i chierici necessaria primieramente la scienza filosofica, teologica, ecc., e secondariamente quella di arti e mestieri7 ai Coadiutori primieramente questa, senza trascurare la prima" con lo studio del catechismo, #toria #acra, ecc., perch essi pure, in !issione, avranno una scuola=cappella dove periodicamente si porteranno a fare il catechismo. .erci) anche i Coadiutori e le #uore devono studiare e imparare, per non dire poi degli spropositi. La necessit della scienza chiaramente comprovata dalla #. #crittura e da tutta la tradizione della Chiesa. Il #ommo #acerdote nell&<ntica Legge portava visi*ile sul petto il cosiddetto 'razionale(, con sopra scritto" Doctrina et 0eritas, onde avesse sempre presente, come spiega #. 5irolamo, che il sacerdote deve essere dotto e *anditore della verit. Doctum esse debeat et praeconem veritatis ,9E?/. .ure nell&<ntico 1estamento, in !alachia, si legge" 4e labbra del sacerdote devono custodire la scien&a, e dalla sua bocca ricercheranno la legge ,9E@/. Il #ignore non voleva il sacerdote ignorante neppur allora7 il popolo doveva cercare la verit presso i sacerdoti, i quali perci) dovevano possederla. % in Osea sta scritto" :iacch! la scien&a tu lhai rigettata, rigetter$ io te dal ministero di mio sacerdote ,9EA/. 2el nuovo 1estamento 2ostro #ignore disse agli <postoli" Ammaestrate tutte le genti ,9EB/. !a per insegnare agli altri *isogna prima imparare, avere la necessaria scienza. Ond& che #an .aolo ammoniva 1imoteo di applicarsi allo studio" Attendi a te e al compito dinsegnare ,9ED/. <nche dalla tradizione appare manifesta la necessit della scienza. .api, Concili, #anti .adri, tutti e sempre dichiararono la necessit della scienza per i sacerdoti. #u questo punto la Chiesa ha sempre insistito con esplicite direttive ai #uperiori dei seminari, perch non ammettano agli Ordini coloro che non posseggono la necessaria scienza. uesto spiega perch, in alcune comunit 0eligiose, non si mandino in !issione che i pi$ dotti. #. -rancesco di #ales chiamava la scienza 'l&ottavo sacramento( e attri*uiva all&ignoranza dei sacerdoti la rovina di 5inevra. #e i sacerdoti di 5inevra non fossero stati ignoranti, non si sare**ero lasciati sorprendere, e la popolazione non sare**e caduta nell&eresia. Lo stesso #anto non du*itava d&affermare che forse fa pi$ male un sacerdote ignorante che uno cattivo. 2on *isogna aspettarsi la scienza infusa, come fu per gli <postoli, i quali per) stettero tre anni alla scuola di 5es$, e fu soltanto dopo questo tirocinio che lo #pirito #anto suppl8 alle loro manchevolezze. Credetemi" farete molto o poco *ene, o anche del male, secondo lo studio che avrete o B:

non avrete fatto. Gn missionario senza scienza una lampada spenta. ualche #anto giunge a mettere allo stesso livello lo studio e la piet, e voi sapete ci) che diceva #. 1eresa" che fra un confessore dotto e meno *uono, e un altro pi$ *uono ma meno dotto, avre**e scelto, per la tranquillit dell&anima sua, quello pi$ dotto. !l sacerdote i%norante Il 3lessense o .ietro 3lessense, profondo scrittore di ascetica, paragona il sacerdote ignorante a un 'idolo di tristezza e di amarezza(, per l&ira di +io e la desolazione del prossimo. 5iusto paragone7 perch, per quanto un tale sacerdote sia esternamente un '+io in terra( ,91E/ ed indossi vesti sacre, internamente egli simile ai mondani" :li idoli delle genti sono argento e oro ,911/. %gli infatti ha la *occa per evangelizzare la parola di +io, ma per la sua ignoranza la tiene chiusa7 e meno peggio, perch parlando dire**e spropositi. Dan la bocca e non parlano ,919/. %ppure chiaro ed esplicito il mandato di 2ostro #ignore ripetutogli dal 4escovo nella sacra Ordinazione. Il sacerdote ignorante ha gli occhi per vedere quanto *isognoso sia il popolo di essere istruito e condotto alla conoscenza e all&amore di +io, ma come non vedesse. Dan gli occhi e non vedono ,91:/. 2on vede le conseguenze della sua ignoranza nella perdita di tante anime, che senza il suo zelo andranno perdute, e quindi la sua responsa*ilit. Il sacerdote ignorante ha le orecchie per udire tali cose nella recita del 3reviario, nella cele*razione della santa !essa, ma piuttosto egli ascolta la voce dell&interesse, della pigrizia, della carne e del sangue. Dan gli orecchi e non odono ,91>/. Il sacerdote ignorante ha i piedi per muoversi ad annunziare il 4angelo di 2ostro #ignore, ma non pu) farlo. Danno i piedi e non camminano ,91?/. Il sacerdote ignorante ha infine le mani dategli da +io per operare miracoli di virt$ e di grazia, a *ene di tante anime, ma per la sua ignoranza poco opera7 mentre, se santo e istruito, potre**e riuscire un #an -rancesco HaverioC Dan le mani e non palpano ,91@/. Il sacerdote missionario ignorante poi un vero idolo di tristezza e di amarezza anche per l&Istituto che lo allev) e gli forn8 con tanti sacrifici i mezzi di istruirsi e rendersi idoneo all&apostolato. %gli, invece di consolarlo con condurgli migliaia e migliaia di anime, le lascer fredde e ignoranti nelle verit della fede, se pure non le aiuter a dannarsi, per non saper esporre chiaramente le verit della fede e della legge di +io, n saper risolvere le molte difficolt che il *uon senso detta loro. Cari miei, a queste considerazioni scuotiamo la nostra inerzia e proponiamo di non perdere neppure una *riciola del tempo cos8 prezioso, che do**iamo impiegare negli studi. -acciamoci coraggio alla vista del male e pi$ del *ene nostro venturo. Le materie di studio 4eniamo alle materie di studio. %ssendo voi missionari, il vostro corredo di scienza dev&essere pi$ ampio" letteraria per i giovani7 filosofica e teologica per i chierici e sacerdoti7 per tutti l&ecclesiastica e professionale, e cio di tutte quelle materie e nozioni che possono in !issione aiutarvi a fare maggior *ene. .raticamente non avete che da stare all&o**edienza, studiando quei li*ri e quelle materie che B>

quotidianamente i #uperiori vi indicano. %& un vezzo giovanile volere studiare altre cose e lavorare diversamente dall&o**edienza. Credetemi" qui tutto ordinato a formarvi perfetti missionari, sia negli studi che nella piet7 e chi eseguisce giorno per giorno i comandi e i desideri dei #uperiori, si trover al termine del tirocinio col corredo necessario ed utile a *en compiere la missione che il #ignore gli affider. 2on si s*aglia mai nel fare ci) che i #uperiori ci ordinano. <pprofondite i testi postivi in mano, procurando di ridurre le verit in succum et sanguinem' Chi ha maggior facilit, non si lasci ingannare a studiare superficialmente, per correre ad altro7 perch non avr che nozioni incomplete e solo attaccate con la saliva = come si dice = che presto passeranno. Ormai ho esperienza in fatto di studi, so cosa vuol dire, conosco i difetti che ci possono essere e che c&erano ai miei tempi7 restavano molte lacune, pur facendo sforzi impossi*ili. <vevamo tre diverse spiegazioni" il trattato, il professore e il ripetitore7 tre idee diverse. 4oi avete degli ottimi autori e degli ottimi professori7 sappiate valervene, studiando a dovere ci) che vi fanno studiare. 1enete a mente il detto" repetita Fuvant. 3isogna ritornare sulle cose gi studiate. La prima volta che si studia una cosa per recitarla7 la seconda si comincia a digerirla7 la terza volta si gusta la verit. Ci) che entra facilmente passa anche facilmente. 2on a**iate poi il prurito di sfogliare tutte le riviste. #e volete approfondire le stesse materie, servitevi di autori classici approvati dalla Chiesa, come #. 1ommaso e il #uarez per la filosofia e dogmatica, #. <lfonso per la !orale7 e non di certi autori leggeri e non precisi. #. 1ommaso confut) tutte le eresie che furono prima di lui e che saranno dopo di lui. +i #. <lfonso la Chiesa dice che tutto quello che ha scritto" tuto sequi potest' 2on solo si deve studiare i li*ri che i #uperiori vi mettono in mano, ma anche le materie assegnate, e studiarle al modo che v&ho detto. <nche con poco ingegno si pu) riuscire7 per lo pi$ sono gli ingegni mediocri che riescono meglio. #e poi, dopo aver fatto tutto questo, avanza tempo, uno pu) applicarsi ad altre cose. !a difficile che avanzi tempo. !i ricordo che in seminario non trovavo mai tempo a leggere altri li*ri, perch pensavo" '#e posso leggere, posso anche studiare(. % allora studiavo. 2on perdete tempo attorno ai romanzi7 studiamo invece la *uona filosofia e teologia" qui non c& mai pericolo di studiar troppo. Ascetica e predicazione Oltre che filosofia e teologia, *isogna studiare a fondo anche l&ascetica. Il sacerdote al confessionale deve conoscere molto *ene questa materia. 2on solo, infatti, egli deve fare da giudice, ma deve, per quanto sta da lui, condurre le anime alla santit. Inoltre, l&ascetica vi servir per la predicazione che lo strumento diretto, di cui il #ignore si serve per comunicarsi alle anime. !a anche qui preferiamo ro*a soda e ricorriamo alle vere fonti. Oltre che alla materia predica*ile, *isogna che diate anche grande importanza alla declamazione, per portare *ene la predica stessa7 declamazione non esagerata, ma conveniente. 2on fare come quei predicatori che stanno tutto il tempo fermi, poi accorgendosi di non aver mosso ancora, saltano da una parte all&altra del pulpito. Certo, ci vuole anche un dono speciale ed il #ignore che lo d. 1uttavia, poich pu) servire a fare maggior *ene, non *isogna trascurarla. #i curi pure la pronuncia per evitare le cantilene. +i un 4icecurato mi si diceva" 'Fa tutti i doni, ma predica con cantilena(. 3isogna star attenti fin da giovani. !i diceva un quaresimalista della Cattedrale B?

di aver imparato a gestire nel seminario, dove li facevano esercitare a predicare alla muta, cio solo coi gesti. Ci) era utile pel fatto che, dovendo uno esprimere il pensiero solo con la mimica, ogni gesto deve essere studiato e a proposito. Lo studio delle lin%ue 0accomando in particolare lo studio delle lingue e l&esercizio delle medesime, per poterle poi parlare e per esprimere *ene le verit che dovete insegnare. Gn degno <utore, trattando di ci) che deve studiare il sacerdote, pone per prima cosa la lingua in cui si dovr esercitare il ministero7 dice che il sacerdote deve *en possederla, ond&essere in grado di scriverla e parlarla convenientemente. +ifatti, a che servire**ero gli studi di filosofia, di teologia, ecc., se poi uno non sapesse comunicare agli altri la materia studiata6 Ove poi le lingue si parlino stentatamente, si otterr poco effetto, con la conseguenza che si perde la volont di evangelizzare o lo si far con poca energia e anche con poca autorit. Lettere di !issionari e #uore hanno sovente un lamento" di non saper la lingua indigena e quindi di non poter su*ito operare alla salvezza delle anime. %ssi non ne hanno colpa, non avendo avuto una scuola regolare di lingue. .er voi non dovr pi$ essere cos8, ora che ci sono dizionari e grammatiche sia di lingua MiNuIu, sia di lingua MisOahili. +atevi tutti con impegno a questo studio. uando uno fa da parte sua tutto il possi*ile per apprendere, il #ignore, se necessario, gli dar il dono delle lingue promesso agli <postoli. uando mandammo a 0oma il primo voca*olario e la prima grammatica MiNuIu, composti per intero dai nostri !issionari, il Card. +e LaI scrisse una lunga lettera di congratulazione, paragonando i nostri !issionari ai #anti Cirillo e !etodio e dicendo che come questi due #anti per primi avevano messo per scritto la lingua dei popoli #lavi, cos8 i nostri !issionari avevano in certo modo dato vita alla lingua del popolo MiNuIu. Il tempo sta*ilito per la conversazione inglese non vuol essere impiegato di mala voglia. Ci vuole impegno, fare una *uona provvista di voca*oli. Ci vuole fermezza, *attere, pestare. 2on parlare cos8 in aria, non dire sciocchezze, non pronunciare all&inglese una parola italiana, non aggiustarsi con giri e rigiri, ma cercare e pronunciare le parole appropriate. <lcuni con cento parole fanno tutti i loro discorsi7 no, non si devono usare gli stessi termini per tutte le cose. +o**iamo fare uno studio di usare i termini propri per parlarlo *ene. +opo due o tre anni, con le scuole, e il tempo che avete a disposizione, mi pare che si dovre**e sapere. Lo studio delle lingue indigene non esclude quello delle altre lingue" inglese, francese e quant&altre si possono imparare. !a per noi specialmente necessario l&inglese. .erci) ve lo raccomando tanto. !i rincresce che qualcuno non gli dia la dovuta importanza. Ci) che impedisce di imparare questa lingua la pigrizia. 2on *asta studiare la grammatica, *isogna esercitarsi a parlarlo. Il latino tutti lo sapete, eppure provatevi a parlarlo e vedrete se ci riuscireteC <ppunto perch manca l&esercizio. uando noi ci preparavamo per gli esami di laurea, pur trattandosi delle solite materie e dei soliti termini, era sempre necessario che prima prendessimo un li*ro per farci sopra un *uon esercizio e non dire poi di quei strafalcioni che non sono affatto da +ottore CollegiatoC Cos8 voi per l&inglese. +unque ricordate" prima la filosofia, la teologia, la #. #crittura, poi su*ito l&inglese. Io ritengo questo come segno di vocazione al nostro Istituto e lo dice anche il 0egolamento. Chi non ha inclinazione a studiare le lingue estere, non ha vocazione a farsi missionario. Io vorrei che tutti voi diveniste un giorno idonei ad insegnare e che perci), di questo studio, ne faceste materia d&esame B@

particolare. #i trattava di mettere un .adre in una #tazione nelle vicinanze del -orte inglese e il #uperiore di l mi scriveva" '-are**e *ene, ma non sa la lingua(. 4edete6 Lo studio dell&inglese assolutamente necessario per poter conferire con le <utorit dei diversi -orti, con i funzionari governativi e loro famiglie che andranno a sta*ilirsi col. La conversione degl&infedeli non esclude quella dei protestanti7 questa anzi aiuter quella. !ons. Luigi 3arlassina, .atriarca di 5erusalemme, felice di aver a tempo studiate tante lingue" il francese, l&inglese, il tedesco ed ora studia l&ara*o. 0icordatevi anche dell&impegno del compianto .. Costa ,91A/ per trasfondere in voi l&amore allo studio di questa lingua. .areva persin noioso, ma intanto uscirono a quei tempi tanti !issionari che, partiti poi per il MenIa, parlavano molto *ene l&inglese. Insisto perci) sullo studio di questa lingua7 una vera necessit per i nostri !issionari. $ome studiare #i deve studiare con umilt, con energia, con temperanza e con piet. CO2 G!IL1<& = +i questo tratteremo pi$ in particolare parlando della virt$ della fede. ui vi dico solo che studiare con umilt vuol dire non voler andare troppo a fondo, cio pi$ del necessario. Cercare di capire, s87 studiare *ene, s8, ma poi non necessario voler su*ito andare a fondo specialmente in certe materie. CO2 %2%05I< = Cio studiare non superficialmente o solo per la recita della lezione o per gli esami, ma per imparare. 4& chi, letta la lezione, dice" 'La so giC(. La sai forse a memoria, ma non in profondit" non hai capito ci) che hai studiato. 1alora la lezione non si sa a dovere" si *al*etta, si aspetta che il compagno suggerisca. 2on *isogna mai suggerire, non carit questa" ognuno dica quello che sa e *asta. %& un po& duro studiare le cose a dovere, in modo da capirle e saperle, ma necessario7 perci) *isogna *attere finch entra. La troppa facilit di ritenere sovente a danno di ci) che s&impara. #tudiare con energia vuol dire ancora non perdere un minuto di tempo, non studiare da svogliato, tanto per passare il tempo. Il #ignore ci chieder conto del tempo, perch non nostro ma suo. #on molti purtroppo che perdono tempo. +icono" '#on solo dieci minuti, non merita d&impiegarliC(. Invece *isogna utilizzare tutti i minuti. %ntrati in studio, dopo la preghiera *en fatta, mettersi su*ito all&opera e non *aloccarsi a toccare tutti i li*ri7 venire su*ito a ci) che devo studiare o scrivere per la prossima scuola. !eglio ancora prevenire la lezione del professore leggendo prima la materia che sar spiegata7 a questo modo la lezione gi mezzo imparata. 2 *isogna omettere di studiare ci) che pi$ duro, il greco ad esempio, per applicarsi a ci) che piace di pi$. .rima sempre ci) che pi$ necessario, ci) che di dovere. % nessuno dica" 'In questa materia non ci riescoC(. 2on che non ci riesci, che temi di non riuscire, non hai il coraggio di affrontare le difficolt. !ons. 5astaldi diceva" 'Certi #acerdoti van dicendo che non son capaci a predicare7 pigrizia di prepararsi o paura di far *rutta figura(. Ci vuol energia e costanza e non perdersi d&animo perch una cosa non entra su*ito. %nergia e avanti. Il #ignore aiuta e s&imparer, come hanno imparato tanti altri. CO2 1%!.%0<2H< = #. 1ommaso, tra le condizioni necessarie per *en studiare, mette la temperanza ,91B/. 2on voglio dire, specialmente a voi giovani, che a**iate paura di studiar troppo. #tudiare con temperanza vuol dire studiare n pi$ n meno di quanto *isogna studiare. 2on lasciarsi prendere dalla 'mania( dello studio, per cui si vorre**e sempre studiare, anche quando e dove non si deve. 4i son di quelli che studiere**ero anche nel tempo delle preghiere o durante i lavori manuali. uesta mania non *uona e io non voglio che ci sia tra di voi. #tudiate, ma ricordate anche che s&impara pi$ in cinque minuti fissati dall&u**idienza, che in un&ora senza u**idienza. #. -ilippo BA

mandava sovente in cucina il Card. 3aronio, amantissimo dello studio s8 che il 3aronio stesso soleva chiamarsi" '(oquus perpetuus*(. Il Card. 3ona dice che uno studia con temperanza, quando per amore dello studio non omette alcuna preghiera ,non voglio che lasciate neppure una giaculatoria per lo studio/ e non trasgredisce nessuna regola del suo Istituto. Che dire di chi, credendo ru*ato allo studio il tempo che l&u**idienza destina ai lavori manuali o anche solo alla pulizia della casa, li fa di mal animo e come per forza6 ui dentro, lo ripeto, tutto regolato per le !issioni. C& niente di inutile in ci) che i #uperiori dispongono. 2ella mia vita ho trovato d&aver imparato niente di inutile. 3isogna dunque evitare, secondo lo stesso Card. 3ona, i due estremi" la troppa propensione allo studio, che a scapito della piet, dell&umilt e della salute, e l&indiscreta propensione alla piet, con detrimento degli studi ,91D/. CO2 .I%1<& = .er un *uon missionario tutto in ordine alla piet, anche la scienza. Lamentava con me !ons. .ulciano, quand&era chierico, che tra la scuola e la cappella ci fosse come una *arriera. < quei tempi, vari professori che provenivano dall&Gniversit non dicevano alcuna preghiera n prima n dopo. #. 5iuseppe Calasanzio prescrisse ai suoi #colopi di mai fare una scuola, fosse pure di matematica, senza far entrare un *uon pensiero spirituale. % come possi*ile per un chierico studiare il trattato del santo 3attesimo e non far sgorgare dal cuore un atto di ringraziamento a +io che, senza alcun nostro merito, ce ne fece la grazia6... Come possi*ile studiare il trattato dell&%ucarestia, senza fare qualche Comunione spirituale6... #tudiare il trattato della .enitenza e non ringraziare il #ignore per le tante volte che a**iamo ricevuto e riceviamo questo #acramento6... #tudiare il trattato dell&%strema Gnzione e non pregare il #ignore di poter ricevere, in punto di morte, questo #acramento6 Cos8 voi che fate scuola, procurate di farla meglio che potete. 4i son di quelli che nel fare scuola si stancano molto mentre altri ottengono lo stesso risultato senza punto affaticarsi. Io credo che nella scuola non sia il caso di gridare per farsi capire. +el resto, vi affidata una missione e dovete compierla con scrupolo, procurando che l&insegnamento riesca proficuo ed educativo. #i pu) sempre dire una *uona parola, far entrare un pensiero di +io. L8 per l8 potr sem*rare sterile, invece far sempre del *ene. 1occa pure a voi cristianizzare, in certo qual modo, gli stessi poeti pagani. '#e 1acito ha detto cos8, che cosa avre**e detto un cristiano6...(. Ci son di quelli che perdono la testa per i classici moderni ,che non son tali, se non perch lo vuole la massoneria/, mentre se ne trovano di ottimi anche tra gli antichi, che si possono studiare senza pericolo. !i fa pena, mi fa piangere chi vuol sollevare tanto certi poeti moderni, che hanno inneggiato persino a satanaC #are**e male se qualcuno di voi andasse ad insegnare ci) ai ragazzi, mentre ci sono tanti li*ri antichi e puriC #tudiare con piet vuol dire ancora ricorrere al #ignore per avere i lumi necessari. Il Card. 3ona cos8 ci esorta" 'In mezzo agli studi, ricorri sovente al lume eterno e procura di sollevarti a +io per mezzo delle cose create( ,99E/. Lo si pu) fare con aspirazioni e giaculatorie. +a tutto si pu) e si deve assurgere a +io, principio e fine d&ogni studio, d&ogni arte. Cos8 facendo lo studio non inaridisce la piet, come sovente accade, ma un incentivo alla medesima. Lo studio disgiunto dalla piet fa gli eresiarchi. Ci vuole l&uno e l&altra. La piet serve a tutto. #. 1ommaso affermava d&aver imparato pi$ ai piedi del Crocifisso, che stando sui li*ri. La stessa cosa osserva di s #. 3ernardo. #tudiate dunque con divozione, studiate come se foste in chiesa. Il Curato d&<rs studiava sempre in sacrestia, per essere vicino al #ignore. <i tempi di #. -rancesco di #ales correva il detto" '#e vuoi confondere l&avversario ricorri a questi o a quello, ma se vuoi convertirlo ricorri al 4escovo di 5inevra(. uell&invocazione allo #pirito #anto, prima dello studio e della scuola, BB

non ditela per a*itudine, ma con la persuasione di averne *isogno e con la fiducia di ottenere. 0innovate poi queste invocazioni durante lo studio, specialmente quando s&incontrano difficolt o si stenta a capire. !l 'ine per cui si studia Il fine dei nostri studi non altro che la nostra santificazione e rendersi utili all&Istituto e alle !issioni per la salvezza delle anime. 2on si studia quindi per fini umani, ma per conseguire una mercede magnanimis ,991/ in .aradiso. Chi studiasse per superare i compagni o solo per gli esami, non studiere**e con retto fine. #tudiamo con *uon spirito, che mira a +io solo, alla sua volont e non *landisce la nostra super*ia. 2on che sia super*ia desiderare e sforzarci di avere dei *ei voti, ma super*ia l&invidiare chi ne sa pi$ di noi. #. 3ernardo dice che vi sono di quelli che studiano solo per sapere ,999/" tantum ut sciant. uesto, afferma il #anto, una *iasimevole curiosit" turpis curiositas est. Gna damigella mi raccontava di aver frequentata l&Gniversit, di aver studiato matematica, medicina, ecc., cos8 tanto per sapere, senza nemmeno voler prendere la laurea. <vre**e potuto studiare anche per mangiare, ch ne aveva *isognoC <ltri, dice il #anto, studiano per darsi importanza, per comparire" ut sciantur ipsi . <h, un *uon 1eologoC... uasi che la laurea infonda la scienzaC... 4anit, niente altro che vanit, *iasimevole vanit" turpis est vanitas* <ltri studiano solo per avidit di guadagno, per vendere poi a caro prezzo la loro scienza, e questo turpe mercimonio" turpis quaestus est* <ltri studiano per edificare il prossimo, cio per essere utili agli altri, e questo carit" charitas est. %& infatti una *ella carit lo studiare per poter poi far del *ene. -inalmente vi sono quelli che studiano sia per far del *ene al prossimo, come per far del *ene a se stessi, all&anima propria, ossia per santificarsi. % questo vera prudenza" et hoc prudentia est* +al fine che voi, miei cari, vi proponete e dal modo con cui studiate, resta lo studio santificato. <llora il #ignore verr in vostro aiuto e ci) che imparate, vi sar utile per voi e per le anime. 4i confortino questi pensieri, per vincere le naturali retrosie che si provano e per applicarvi con animo allo studio di ci) che l&u**idienza prescrive. In tal modo si compiranno in voi i disegni di +io per il vostro futuro apostolato. Ogni cosa che qui fate, dimenticatelo mai in ordine a salvare le anime. .onitatem et disciplinam et scientiam doce me* ,99:/. 4orrei che di queste parole vi faceste una giaculatoria. Sull"esito de%li esami Il voto *isogna prenderlo dal #ignore e non fermarsi a quello che sta sulla carta. L vero che la pagella dei voti rappresenta la fatica di tutto l&anno, vostra e degli insegnanti7 tuttavia *isogna che riguardiate la cosa con spirito di fede" il #ignore che d il voto e che pu) darlo veramente giusto. %gli che conosce l&impegno con cui avete studiato, che sa misurare lo sforzo e l&esito, in ragione dei talenti che vi ha dato. Io spero che %gli possa dare dieci e anche lode a tutti indistintamente. 1uttavia *ene leggere i voti dati dai vostri professori7 essi sono *uoni e forse superiori ai vostri meriti. Ci) vi serva di spinta a meritarveli veramente, con aumentare in applicazione nello studio. BD

Coloro poi che non e**ero una votazione quale desideravano e anche forse aspettavano, non si perdano di coraggio. Che se qualcuno, per o**edienza, ha dovuto sottrarre qualcosa allo studio, non a**ia scrupoli7 col lavoro fatto per o**edienza ha supplito molto *ene. L&importante che ognuno possa dire di aver fatto quanto stava in lui. ui poi non c& luogo a invidia, a gelosie, come pu) avvenire nei collegi. #ul *ene particolare deve prevalere quello comune e pi$ ancora la gloria di +io. Che poi %gli riceva tale gloria da me o dal mio compagno, solo cosa accidentale e secondaria. Lo stesso dicasi per ci) che riguarda il *ene dell&Istituto. % certo *uona cosa che l&Istituto a**ia studiosi e scienziati in ogni ramo7 che poi sia io o siano altri, poco importa. <nzi, chi avendo un solo talento e facendo tutto il possi*ile, non riesce tuttavia cos8 *ene come i suoi compagni, avr meno motivi di vanagloriarsi, ma non avr meno merito. #e il #ignore ci manda dei *uoni ingegni, +eo gratiasC uantunque io desideri neppur tanto che ci siano fra noi delle aquile, per il pericolo che s&insuper*iscano e rovinino l&Istituto. !l lavoro e sua necessit4 Il lavoro un dovere. <nche nello stato d&innocenza, nel .aradiso terrestre, <damo doveva lavorare, come sta scritto" 2l Signore Dio adunque prese luomo e lo colloc$ nel paradiso di deli&ia, acci$ lo lavorasse e lo custodisse ,99>/. 1anto pi$ si deve lavorare dopo il peccato, in pena e riparazione del medesimo" (ol sudore della tua #ronte ti procurerai il pane ,99?/. Il lavoro non soltanto un dovere, ma anche un onore per essere stato santificato dalla #acra -amiglia. -ino a trent&anni 5es$ lavor), con #. 5iuseppe, nell&umile mestiere di falegname. <nche !aria ##. non pass) la sua vita in ginocchio a pregare7 essa pure lavorava molto, disimpegnando tutte le faccende della Casa di 2azaret. Il lavoro inoltre virt$ e quindi mezzo di santificazione. Ci) spiega come molti a**iano a**andonati gli onori e le ricchezze, per impiegare la vita in umili lavori manuali. #pecialmente i !issionari devono lavorare anche materialmente, come dicono le nostre costituzioni. #. .aolo, pur dovendo predicare, lavorava per sopperire ai *isogni suoi e degli altri" on stiamo mai inerti e #atichiamo lavorando colle proprie mani ,99@/. 2egli <tti degli <postoli sta scritto che, trovandosi egli in compagnia di <quila ed esercitando am*edue la stessa professione, lavoravano di *uona voglia" Siccome era dello stesso mestiere, and$ a stare e a lavorare con loro erano #abbricanti di tessuti di pelo ,99A/. #an 5irolamo %miliani, .atrizio veneto, si univa ai mietitori per evangelizzarli. Il Card. !assaia rattoppava le vesti e rappezzava le scarpe di corda di coloro che voleva convertire. % non fecero cos8 anche i 3enedettini ed altri !onaci, per convertire i *ar*ari6 .er salvare le anime, specialmente nei paesi di !issione, la scienza delle arti e mestieri non meno necessaria della scienza propriamente detta. IL L<4O0O % I CO<+IG1O0I = 4oi, Coadiutori, stimatevi fortunati di compiere questo dovere e di seguire questi esempi. 2on per nulla che, a vostra festa particolare, avete scelto quella di #. 5iuseppe. 2on c& un migliore modello, e dev&essere per voi un santo orgoglio che la Chiesa a**ia preferito un #anto non sacerdote per costituirlo patrono della Chiesa universale. uesto fatto vi deve insegnare ad apprezzare il lavoro, ad amarlo, ad applicarvi ad esso volentieri, e cos8 corrispondere alla vostra santa vocazione. Col lavoro voi potete, davanti a +io, DE

uguagliare e anche sorpassare in meriti gli stessi #acerdoti. Chi sa che in .aradiso non a**ia maggior gloria un Coadiutore missionario, di tanti sacerdotiC % quanti Coadiutori si sono, col lavoro, santificatiC #. .asquale 3aIlon, #. <lfonso 0odriguez salirono all&onore degli altari" ci) che non fu, ad esempio, del .. <lfonso 0odriguez, che era sacerdote e scrisse cos8 *ene. 4oi siete missionari come lo sono i sacerdoti, *ench con minore responsa*ilit. Lavorando per o**edienza e secondo o**edienza, facendo ogni giorno il vostro dovere senza perdere tempo, partecipate al *ene spirituale operato dai vostri confratelli sacerdoti. In una Congregazione *ello che si coopera tutti insieme a fare il *ene" tanto chi scopa, come chi lavora e studia purch si faccia ci) che l&o**edienza comanda e lo si faccia per amor di +io. IL L<4O0O % I #<C%0+O1I = .er quello che riguarda i #acerdoti, devono essi pure essere orgogliosi di poter lavorare. In <frica avrete ogni tanto *isogno di fare qualche lavoruccio e anche, talora, sar d&uopo lavorare veramente. <lla direzione della fattoria agricola di 2Ieri c& stato un .adre. <pplicatevi dunque volentieri ai lavori manuali, quando disponete di un po& di tempo. L&em.mo Card. 0ichelmI mi diceva" '1utti i preti dovre**ero imparare qualche mestiere conveniente al loro stato, per stare occupati(. Gna volta un sacerdote gli chiese di poter fare il rilegatore di li*ri ed egli lo lod), dicendogli" '.rima vi sono i doveri sacerdotali, ma poi faccia pure(. uando il 4ice 0ettore Can. Camisassa era chierico, rilegava i li*ri e s&era fatto lui il torchio. Gn !issionario che difetti di preparazione su questo punto, che non sappia o non a**ia voglia di lavorare, non un vero !issionario7 manca qualcosa alla sua vocazione. uando si giunge in !issione e non si sa ancora parlare quella lingua, che cosa fare6 #&incomincia a lavorare e intanto, lavorando a contatto degli indigeni, s impara la lingua e cos8 uno si rende idoneo alla predicazione. Gn !issionario che dicesse" '4oglio solo predicare, non lavorare(, sare**e in errore. 1utti i nostri !issionari che vanno in <frica cominciano l&apostolato col lavoro manuale e anche in seguito non se ne pu) fare a meno. #e in una #tazione il #uperiore non sa lavorare, come potr far lavorare gli altri6 Come potr, ad esempio, insegnare agli indigeni a coltivare razionalmente il terreno6 % cos8 dicasi di tutti i mestieri. 'Le !issioni = diceva #. .io ; = devono industriarsi a far da s(. #i va in !issione per salvare le anime, ma pur superiora d&<frica mi scriveva" '-ra le cose pi$ necessarie nella vita di !issione, insieme con l&o**edienza e la carit vicendevole, c& l&amore alla fatica(. Ci) va detto anche per i !issionari. #. .aolo esortava i cristiani a lavorare non solo per se stessi, ma anche per gli altri" 7atichi''' per procurarsi lonesto con il lavoro delle proprie mani per avere qualcosa da elargire a chi si trova in necessit ,99B/. Lavorare per mantenere se stessi e per poter *eneficare gli altri. 4oi non potete fare elemosine in danaro, ma lavorando coopererete alla salvezza delle anime. IL L<4O0O % I CFI%0ICI = <i chierici pure necessario il lavoro. 0itengo che, a *en prepararsi per le !issioni, *uona cosa sia l&imparare qualche mestiere o anche imparare a fare un po& di tutto, e prendere amore al lavoro. 0icordatelo" non voglio che qua dentro i talenti restino inoperosi. 1utto quello che si sa e serve, voglio che sia valorizzato. 1utte le capacit voglio che si coltivino. #e uno ha inclinazione alla pittura, lo faremo pitturare7 se alla scultura, gli faremo fare statue. In !issione, uno che a**ia questa dote di sapersela cavare in tutti i lavori, sar *en pi$ utile di un altro che a**ia tanto studiato ma sappia far poco. Gn .adre mi scriveva che da lungo tempo era impiegato a lavorare attorno ad un pozzo e che sare**e stato disposto a continuare in simili lavori anche tutta la vita. +ico questo perch serva di edificazione e perch ricordiate che ci) che a voi pu) sem*rare ora inutile, vi sar un giorno pi$ necessario di tante altre cose che ora vi sem*rano pi$ importanti. Lasciate fare ai #uperiori7 sanno quello che si fanno e non vogliono che il vostro *ene presente e futuro. Il #ignore D1

dirige i #uperiori anche nelle cose minime e chi vuol ragionare sui loro comandi non capisce nulla. 2on *isogna temere d&im*rattarsi le mani, ma di non apprendere a**astanza le arti e mestieri e anche i lavori umili della casa. Chi ha difficolt a fare gli uffici *assi, umili, non fatto per essere !issionario. Il fare con svogliatezza questi lavori un vero segno che non si chiamati. +ovete affezionarvi al lavoro7 vi serve di penitenza ed un mezzo per fare poi del *ene. Ognuno perci) procuri di fare con umilt e volentieri i lavori manuali. Il #ignore sapr ricompensare il tempo impiegato in essi per u**idienza, con farvi imparare le altre materie di studio pi$ in fretta e meglio. Gn !issionario deve da tutto trarre mezzo per imparare, deve dare importanza ad ogni cosa, avere spirito di osservazione, essere intraprendente. 2on dire" '2on son fatto per questo o per quelloC(. #torieC #ei fatto per tutto. #e uno nulla disprezza, alla fine sar un *uon !issionario, fornito del necessario corredo di cognizioni utili per l&apostolato. 1utto serve e per voi tutto studio" dallo scopare allo studio di #. 1ommaso. Lo dico e lo ripeto" chi non si adatta ai lavori manuali non ha spirito missionario. Il !issionario deve distinguersi nell&amore ai lavori. Lo spirito dell&Istituto qual contenuto nelle Costituzioni e spiegato dal 0egolamento. Ci vuole spirito di preghiera e di lavoro7 lavoro intellettuale e lavoro manuale. +ovete nei lavori essere attivi, e nelle cose spirituali essere contemplativi. $ome lavorare 3isogna lavorare senza perdere tempo, con vera volont d&imparare7 quindi trovarsi per tempo sul lavoro e rimanervi fino alla fine7 e intanto procurare di aver le cose ordinate, s8 che all&ora sta*ilita si possa lasciare il lavoro senza lasciar il disordine. I muratori di fuori, un quarto d&ora prima di mezzogiorno, cominciano ad adocchiare i loro indumenti, poi scappano via cinque minuti prima del tempo. uesto ru*are7 se non fanno tutto l&orario, non hanno diritto a tutto lo stipendio. 3isogna che almeno noi ci distinguiamo da quelli. Lavorare con energia e non scansare la fatica per cercare i propri comodi. .i$ c& da fare e pi$ si fa7 l&osservo in me medesimo. uando non c&erano le !issioni, avevo meno da fare ed ero sempre esaurito7 ora si moltiplicano gli impegni, e si fa tutto lo stesso. uando c& un lavoro da fare, tutti devono prestarsi e chi si sente pi$ forte si offra per i lavori pi$ pesanti. ui non si lavora che per amore di +io e quindi quel poco di fatica che facciamo, pensiamo che per il #ignore, per farci santi7 pensiamo che in tutto facciamo la volont di +io. #e foste stati dei 'molli(, non sareste venuti in questo Istituto. ui dentro ognuno deve lavorare per due o per tre7 e pi$ si lavora e pi$ si salva anime. Lavorare *ene, con diligenza, pensando a quello che si fa. 1aluni guastano o rompono tutto quello che toccano. Gn giorno il sacrestano del #antuario della Consolata si consegn) d&aver rotte le ampolline. 'Le hai rotte gli risposi perch correvi, perch hai fatto le cose da grossolano7 ti ho visto dai coretti(. In seguito, faceva le cose pi$ adagio, ma guardava in su, per vedere se ero nei coretti... Colui che non fa le cose *ene, sia riguardo alle arti e mestieri, sia riguardo allo scopare, ecc., non fatto per noi. 4i dico che quando osservassi che uno a*itualmente non fa le cose a dovere in tali uffici, sia egli qui da pi$ anni o da pochi anni, se ne andr. Ciascuno dunque faccia *ene quello che ha da fare. #copate6 #copate *ene. #on pochi quelli che sanno scopare *ene. Gn domestico novellino alla Consolata non sapeva scopare7 gli presi di mano la scopa e gli insegnai. 2egli angoli non puliva *ene. '5uarda = li dissi = che l8 c& ancora qualcosa(. In un D9

altro posto c&era della polvere7 lo chiamai e gli dissi" 'Leggi l8C(. %d egli lesse" '!aria(. = '4edi come si legge *ene6(. = Credo mica di a**assarmi a fare ci), sapeteC %ssere attivi, essere diligenti a far tutto *ene7 quindi imparare *ene, di modo che se domani toccasse a me fare il capo=impiego, sappia farlo. ui non succede come nel mondo, dove si ha paura d&insegnare agli altri. uindi raccomando spirito di fede verso il capo=impiego. #i deve essere contenti di essere avvertiti, anche da uno meno anziano di noi. Inoltre, aiutarci a vicenda. Come mai *ella, in una comunit, questa gara di aiutarsi a vicendaC uesta s8 che caritC 2on si fa forse cos8 nelle famiglie6 Lo spirito religioso e apostolico esige questo. 3isogna fare fra tutti quello che c& da fare. La 0eligione un corpo e tutti lavorano per la stessa causa. In !issione chi non pu) *attezzare o predicare, se offre le sue fatiche, avr pi$ merito ancora, perch c& meno pericolo che l&amor proprio porti via tutto. +ice un maestro di spirito che le cose materiali, se fatte con purit d&intenzione, assurgono all&eccellenza delle pi$ su*limi azioni spirituali. 2el nostro Istituto ci sono tante mansioni7 uno ha la capacit per una cosa e l&altro per un&altra, e fra tutti si fa tutto. L&importante di far tutto per amor di +io, per santificarci, per salvare anime. %& mica necessario ripetere di continuo" 'Lo faccio per voi, #ignoreC( 7 lo si dice di tanto in tanto, per ricordargli che gi inteso che facciamo tutto per Lui. In cappella, sotto il quadro di #. 5iuseppe, avete scritto" Depositum custodi ,99D/. #8, la Chiesa lo applica a #. 5iuseppe, ma possiamo anche applicarlo a noi. Conservate il deposito del *uon spirito, dell&attivit, tutto com&era in principio dell&Istituto. 4i so dire che alla 'Consolatina( vi era pi$ umilt, pi$ fervore in tutto7 i chierici hanno sempre lavato i piatti. 2on che io non sia pi$ contento di voi, ma ve lo dico perch imitiate quelli che ora sono in !issione7 e se hanno fatto tanto *ene, ci) dovuto al fervore che qui avevano. 4oglio che in questa Casa si osservino prima le 0egole, poi le pratiche e consuetudini dei primi tempi dell&Istituto.

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15. D! AL$UNE A*!#N! $#0UN!


3ensieri sulla ricreazione Le ricreazioni non de**ono essere troppo clamorose. L&allegria va moderata, altrimenti la ricreazione diventa tumultuosa. #enza accorgersi uno grida e il compagno, per farsi udire, grida ancora di pi$. 2on parlare di lontano, gridando. In una parrocchia, in canonica, si parlava a*itualmente a voce alta, tutti udivano e sapevano quel che si diceva, anche quello che sare**e stato meglio non avessero saputo. 3asta parlare in modo da farsi capire. In una casa come questa non si dovre**e mai udire a gridare dall&esterno... #i dissipati, perch si comincia nella ricreazione a gridare forte da stordire. 0icreazione non solo star seduti a giuocare a dama, ma passeggiare. 2on necessario sempre correre, ma muoversi. <**iamo *isogno di aria e di moto. Chi non ha voglia di muoversi non un !issionario. Ci tengo tanto che facciate del moto. #i pu) giocare senza venir meno alla modestia7 giocare con moderazione, con *el gar*o. <nche giuocando *adare a ci) che si fa. .rendere parte ai giuochi e non dire" '2on ho vogliaC(. #e non l&hai, mettila. uando si giuoca, si giuochi7 quando si conversa, si prenda parte alla conversazione e non si stia l con aria annoiata. %& pi$ virt$ parlare *ene che tacere. In ricreazione *isogna parlare7 comodo far parlare gli altri e noi star zitti. +o**iamo essere socievoli7 per) non interrompere, non parlare di se stesso, non criticare. La ricreazione non deve essere dissipazione, ma sollievo. 2on perdiamo il tempo, come fanno le comari, a dire delle goffaggini, ma facciamo discorsi seri7 e ci) sia per educazione, come per la formazione nostra. #. 4incenzo de& .aoli dice che la ricreazione deve essere una conversazione7 quindi non fare troppo chiasso, non troppo cicaleccio, il che guasta l&armonia della riunione. <lla ricreazione tutti devono prendere parte7 se uno ha *isogno di assentarsi, chieda il permesso. Ci vuole precisione. La vita di comunit resa *ella, attraente, da questa precisione in tutte le cose. In comunit molti vogliono farsi santi, ma pochi si fanno. .erch6 .erch, ad esempio, in ricreazione uno vorre**e dire una parola di piet, ma non osa e nessuno fa il primo. #e uno dicesse, ad esempio" '+immi un po& qual stato l&argomento della meditazione di questa mattina, non me ne ricordo pi$ *ene(7 oppure" 'Che impressione ti ha fatto la lettura spirituale di oggi6(7 o anche" 'Che *el fatto si letto a tavolaC(... lo si guardere**e in faccia come per dirgli" '5li salta il ticchioC(. 2on vero che avviene cos86 #i ha rispetto umanoC +iranno che voglio farmi D>

vedere, che voglio fare da maestro. !a che maestroC 4oglio invece imparareC Capisco che non sempre si pu) parlare di cose di +io, ma almeno sempre di cose utili. I #anti sapevano sempre dire, nei loro discorsi, qualche parola spirituale. .oi ci sono le lingue estere e dei luoghi di missione nelle quali esercitarsi. I nostri discorsi devono sempre avere tre qualit" 1 E %ssere prudenti. 2on tutto ci) che vero da dirsi7 certe cose non si dicono. Certuni mettono fuori tutto quello che vien loro in *occa. 2on che si de**a misurare sulla *ilancia parola per parola, ma ci vuole prudenza. = 9 E %ssere caritatevoli. uanto facilmente si manca di carit nel parlare d&altriC Le persone spirituali non parlano mai male del prossimo7 o ne parlano in *ene o tacciono. = :E %ssere pii" cos8 facile da tutte le cose portarci alla pietC 2on si senta da noi la parola a fatalit(. 2o, niente fatalit, tutto voluto o permesso da +io. ! pasti 0iguardo ai pasti, #. 3onaventura d le seguenti norme pratiche ,9:E/" 1 = 2on mangiare prima del tempo ,ne comedas ante tempus/. Ci sono di quelli che non possono stare senza aver qualcosa in *occa, e se hanno da ritardare la !essa, pare la fin del mondoC %h, viaC anche per spirito di sacrificio *isogna che ci a*ituiamo. 9 = 2on mangiare pi$ sovente del conveniente ,vel saepius quam decet/" come fanno le pecore che vanno e vengono qua e l *rucando continuamente. : = 2on mangiare con troppa avidit , ne nimia aviditate et impetu/" mangiare con calma e a posto. % quando si ha pi$ appetito, si deve mangiare pi$ adagio ancora, per mortificarsi un tantino. > = 2on mangiare troppo ,ne te nimis impleas/" Il mangiar troppo non nutre, dice il #anto. on te re#icis. Chi mangia pi$ del necessario non ne trae profitto. Il ci*o va preso in misura da essere *en digerito, *en assimilato. Ci sono taluni che se non si riempiono fin che ce ne sta, non sono soddisfatti. ? = 2on cercare cose laute e squisite ,ne nimis lauta quaeras et squisita/. ui siete in comunit e non il caso7 tuttavia vi avverr di non essere in comunit e allora dovete saper comportarvi *ene. <d esempio, quando sarete sul piroscafo. #e non imparate fin d&ora a far le cose secondo regola, farete poi spropositi. #pecialmente servendovi, fatelo con discrezione, pensando che ci sono ancora altri che de**ono servirsi. Cos8 del contorno, della frutta, del formaggio, ecc. 3isogna essere discreti7 se ne piglia un poco. #on piccole cosette, ma se non vi *adate, farete poi *rutta figura e la farete fare all&Istituto. #on cose possi*ili e non vi dico che non siano mai avvenute. Gno delicato, l&altro no. .u) succedere qui e in !issione7 perch non a credere che gli <fricani non sappiano distinguere fra .adre e .adre. #apete ci) che si racconta di quel tale che si serviva sempre l&ultimo" diceva di farlo per umilt ed era invece per prendere tutto quello che rimaneva" passarono il formaggio e se lo prese tutto. #ar un modo di dire, ma non mi stupirei che sia realmente accaduto. 5uai se qualcuno di voi mi facesse queste topicheC... 3isogna mangiare per vivere. .erch c& molto, devo mangiar molto6 2o, il necessario e *asta. 2elle comunit generalmente si dice" 'Oh, tanto questa ro*a va in malora, meglio mangiarlaC(. 2iente D?

affattoC #e la mangi in sostituzione d&altro, s87 ma solo perch va in malora, no. !eglio che vada in malora. +unque non mangiare fuori pasto e, a pasto, non eccedere, pensando che quell&atto del mangiare ci rassomiglia alle *estie. Le vacanze& consi%li ai seminaristi Le vacanze sono un riposo e ristoro delle forze fisiche ed intellettuali7 non dunque ozio7 o se ozio, ozio cristiano o meglio di 0eligiosi e !issionari. +io stesso ci prescrisse le vacanze con disporre che, ogni ventiquattro ore, ne passassimo varie nel sonno e nelle ricreazioni dopo i pasti. Ogni anno, poi, la natura prende il suo riposo e cessa nell&inverno la vegetazione delle piante. %& quindi giusto e secondo i disegni di +io che noi, dopo tante altre vacanze lungo l&anno, a**iamo ancora le vacanze annuali che andrete a passare a #. Ignazio. Osserva *ene !ons. 0ossi, gi 4escovo di .inerolo nel suo 5anuale del seminarista ,9:1/, che ogni seminario dovre**e avere, secondo il prescritto della #. #ede, una villa estiva per le vacanze. .urtroppo per la maggior parte delle +iocesi solo un pio desiderio. 2elle vacanze in famiglia, vivendo coi secolari, si perde lo spirito ecclesiastico, e sovente la stessa vocazione. Invece in comunit si ha il riposo e ristoro nel corpo e nell&anima con pi$ di ricreazione e di passeggiate, senza omettere completamente lo studio. 4ia perci) da voi l&idea che durante le vacanze non si de**a pi$ studiare, ma solo divertirsi. Il tempo prezioso e in niun modo o luogo lo si pu) sprecare. .erdere il tempo peccato7 il #ignore pun8 il servo infingardo e condann) il fico infruttuoso. L&ozio poi sorgente di molti peccati. .erch queste vacanze corrispondano ai predetti fini, udite i miei avvisi" per la partenza, pel viaggio e per la vostra dimora a #. Ignazio. .rima di partire, salutate 5es$ #acramentato, chiedendogli una speciale *enedizione per tutto il tempo che starete lungi da questa Casa di santificazione7 prendete anche la *enedizione della cara Consolata e degli <ngeli e #anti 1itolari. +urante il viaggio" non dissipazione, non parlar forte7 carit e aiuto vicendevole. .er ogni paese, salutate 5es$ #acramentato, che a*ita in uno o pi$ luoghi, facendo una Comunione spirituale, cominciando da tutte le chiese di 1orino. Che Comunione spirituale pienaC... <d ogni paese, un requiem ai morti di quel cimitero. Ogni paese ha un <ngelo tutelare, come piamente si crede" pregatelo che vi accompagni nel suo territorio, consegnandovi all&<ngelo Custode del paese seguente. Cos8 arriverete ai piedi dell&alta montagna su cui sorge il #antuario di #. Ignazio, che saluterete con trasporto. 5iunti lass$, andrete a salutare 5es$, che unicamente per voi vi star #acramentato, e deporrete ai piedi di #. Ignazio la vostra *uona volont e i vostri propositi. uali saranno questi propositi6 <ccenno in particolare a cinque" 1 = 2on fare nessun peccato7 quindi u**idienza, pregar *ene, nessuna malignit fra di voi. D@

9 = #i studier poco, ma quel poco studio farlo *ene7 fare *uone letture e dare importanza a quelle che si fanno in refettorio in modo da procurarvi sempre nuove cognizioni. : = .er lo spirito non c& nulla da lasciare, anzi vi raccomando frequenti visite al ##. #acramento, massimamente durante le ricreazioni. Come vi ho detto 5es$ #acramentato rimane l unicamente per voi e voi sarete come tante api attorno all&ape madre nella cella, come farfalle che vi aggirate attorno a 5es$" sia che camminiate pei corridoi, o che andiate su e gi$ pel monte. uindi frequenti pensieri, aspirazioni, Comunioni spirituali7 e in ci) aiutatevi a vicenda. # Luigi era o**ligato a dire al #ignore" recede a me* perch il #ignore lo attirava ed egli aveva la proi*izione di lasciarsi attirare. 5es$ l per voi, semper vivens, anche quando dormite. 4ivere di fede, miei cariC > = <ttenti andando a passeggio" tenere il sentiero, non passare sul seminato e nulla raccogliere neppure per terra. #. -rancesco 3orgia, quando andava per la citt ed era tentato di guardare qualcosa, diceva" '.osso farne a meno(7 e l&offriva al #ignore. <nche voi potrete fare di questi sacrifici7 vedendo della frutta per terra, sacrificatela al #ignore. ? = -arete le passeggiate secondo che l&u**idienza regoler. +unque, ringraziate il #ignore di questa grazia che vi fa, perch prendendo vigore e forza, possiate poi far meglio il vostro dovere. Comportatevi in modo da essere la consolazione di 5es$ #acramentato e che #. Ignazio a**ia poi rincrescimento che veniate via. edelt4 del Reli%ioso +opo il fin qui detto, sarete ormai persuasi che, come 0eligiosi=missionari, dovete stimarvi preferiti da +io, favoriti da Lui con numerose grazie. +ovete per) corrispondere con generosa e costante fedelt, per meritare di perseverare nella vostra santa vocazione e trarre da essa i frutti di santificazione che sono nei disegni di +io per ciascuno di voi" santificazione vostra e salvezza di tante altre anime. In che cosa essere fedeli6 Il .. 3runo, .rete dell&Oratorio, fa consistere la fedelt del 0eligioso nei seguenti punti" 1. = %ssere fedeli alla vocazione, avendone gran concetto e sentendosi sempre santamente orgogliosi di essa7 in questo modo riusciremo ad amarla veramente. #. .aolo diceva con santa e legittima compiacenza" on son #orse un apostolo- ,9:9/. Cos8 noi missionari, coi medesimi sentimenti di fede e di riconoscenza a +io, do**iamo ripetere" <nch&io sono apostoloC 9. = -edelt alle regole anche le pi$ piccole7 perci) osservarle tutte, in tutto, fin nei pi$ minuti particolari. Ogni pi$ piccola regola ha inerente una grazia di +io. :. = -edelt alle pratiche di piet fatte in comune, poich nella preghiera in comune c& pi$ *enedizione di +io. >. = -edelt alle ricreazioni7 in queste vi modo di farci molti meriti, osservando la piet, la prudenza e la carit. ?. = -edelt a compiere gli uffici particolari" e seguirli con impegno e distacco7 non cercare, come si presenta tanto facilmente l&occasione, il proprio comodo. @. = -edelt al *uon uso del tempo" occupandolo interamente ed intensamente7 DA

impiegandovi tutto il nostro potere, la nostra volont ed attitudine. A. = -edelt alle grazie di +io. B. = -edelt alle divine ispirazioni. Il #ignore *atte alla porta del nostro cuore molto sovente7 stiamo attenti ad aprirgli su*ito, perch se lo lasciamo passare, la grazia che voleva darci perduta7 e se, nella sua infinita *ont, il *uon 5es$ ce ne dar delle altre, non sar pi$ quella di prima. Il #ignore ci presenta dei piccoli sacrifici da compiere e noi, animati da questa forte volont, li facciamo7 allora %gli ce ne presenta dei pi$ grandi e poi dei grandissimi, sino a farci raggiungere una virt$ eroica

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16. LA EDE
Necessit4 della 'ede La volont di +io a nostro riguardo che ci facciamo santi, ed questo altres8 il fine primario del nostro Istituto. Il mezzo per conseguire la santit comune a tutti, anche ai semplici cristiani, l&esercizio delle virt$. Cominciamo dalle virt$ teologali. #. <gostino paragona la santit ad un edificio che, per essere innalzato, richiede *uone fondamenta" sulle quali poi con materiale *en ordinato si costruiscono diversi piani, finch si giunge al tetto7 allora si copre e si perfeziona l&edificio dal *asso all&alto. Cos8 della nostra santit" essa si fonda sulla fede, si erige colla speranza e si perfeziona colla carit. Domus Dei credendo #undatur, sperando erigitur, diligendo solidatur ,9::/. La fede dunque il fondamento della santit e quindi di ogni virt$. <nche dell&umilt si dice che il fondamento delle virt$, ma in altro senso. L&umilt fondamento negativo" per modum removentis7 la fede fondamento positivo" per quod scilicet primum ad Deum acceditur. uando si costruisce una casa, prima si scava" il fondamento negativo rappresentato dall&umilt7 invece la fede rappresenta il materiale solido positivo, le pietre fondamentali su cui poggia l&edificio. La fede necessaria a tutti i cristiani per salvarsi. Sen&a la #ede " impossibile piacere a Dio ,9:>/. uesta fede, senza alcun nostro merito, la ricevemmo nel santo *attesimo, che ci ricostitu8 nell&ordine soprannaturale in cui erano i nostri progenitori prima del peccato originale. 3isogna tuttavia distinguere tra la fede che possono avere i semplici cristiani e la fede di un sacerdote o aspirante al sacerdozio. 4oi poi, come missionari, dovrete infonderla in tanti milioni di pagani. Se uno non rinasce dallacqua e dallo Spirito Santo, non pu$ entrare nel regno dei cieli ,9:?/. 4edete preziosit della fede per noi e per gli altriC % voi fortunati per questa su*lime missioneC !a specialmente per noi stessi necessaria la fede7 e non solo come a*ito ricevuto nel santo *attesimo, ma perfezionata con gli atti che rendono ognor pi$ formata la virt$. #. .aolo raccomandava la fede al suo 1imoteo" 1u, o uomo di Dio, segui''' la #ede ,9:@/, cio che la mantenesse e la perfezionasse. Come possiamo fare ci)6 Con due mezzi" 1. = %ssendo la fede un dono di +io, do**iamo chiederla a Lui frequentemente. 2ostro #ignore, prima di scacciare il demonio da un povero figliuolo, volle dal padre di lui una professione di fede. uesti, che ne aveva poca, preg) 5es$ che gliela aumentasse" 2o credo, Signore, aiuta la mia incredulit ,9:A/. Cos8 anche noi do**iamo dire sovente al #ignore" #ignore, aiutaci a credereC <ltre volte si pu) dire" Accresci a noi la #ede ,9:B/7 e anche ripetere con la Chiesa" Da nobis #idei augmentum* #ant&<gostino esorta a recitare sovente e *ene il Credo, che contiene le verit della fede come tante perle preziose. #. <ntonio morendo, ai suoi discepoli che si aspettavano chiss quali ricordi, raccomand) di star fermi nella fede. +o**iamo averne tanta fede, essere disposti a professarla pu**licamente, disposti anche a farci *ruciare vivi, come i martiri dell&Gganda. 9. = <mare le verit della fede, studiarne la *ellezza, la ragionevolezza, i *enefizi che ne derivano pel tempo e per l&eternit. ede umile e semplice 1uttavia questo studio non vuol essere fatto comunque, *ens8 con umilt e con semplicit. DD

1. CO2 G!IL1<& = +ice *ene l&Imitazione di Cristo" (he ti giova il disputare altamente della SS' 1rinit, se poi manchi dellumilt, per cui dispiaci alla SS' 1rinit- ,9:D/. % su questo punto *atte e ri*atte nei primi tre capitoli. 4i raccomando di leggerli attentamente, come quelli che servono molto *ene al nostro scopo. !ons. 5astaldi in seminario li faceva studiare a memoria e li studiai anch&io. L infatti per mancanza di umilt che a**andonarono la fede gli eretici di tutti i tempi, fino ai modernisti. 0icordate, fra gli altri, l&infelice Lamennais, che si credeva indispensa*ile alla -rancia" 'La -rancia ha *isogno di meC(. <veva scritto molto *ene in difesa del .apato, ma perch era orgoglioso, fin8 con separarsi dalla Chiesa e mor8 impenitente. 9. = CO2 #%!.LICI1P = #. <gostino ammonisce" '#orgono gl&ignoranti e rapiscono il regno di +io e a noi, con tutta la nostra dottrina, lasciano la terraC( ,9>E/. Certo, non *isogna credere senza autorit e anche senza ragioni, ma quando vi sono ragioni da credere e chi insegna verace, allora si crede. 2ostro #ignore lasci) detto" 2o ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch! hai nascoste queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli ,9>1/. #. 1ommaso spiega che la fede non solo nell&intelletto, ma anche nella volont, e non la ragione ma la volont determina a credere ,9>9/. 2on erano semplici gli #cri*i e i -arisei che volevano prendere in parola 2ostro #ignore, perci) non e**ero fede. Ci vuole semplicit per ottenere di credere. Chiediamo al #ignore questa fede semplice, cosicch se avvenisse un miracolo ,5es$ si facesse vedere nell&Ostia #anta o questa si sollevasse in alto/, possiamo imitare il re #. Luigi, che non volle andar a vedere. 2on aveva *isogno di questo per credere. I nostri occhi si possono ingannare, la fede no. #iamo umili, semplici, non troppo curiosi. #i pu), anzi si deve studiare, approfondire le cose, ma dire sempre" (redo, Domine* 2on voler scrutare l&essenza dei misteri7 *astano i motivi di credi*ilit, specialmente l&autorit della Chiesa. #. .ietro esortava cos8 i primi cristiani" (ome bambini di #resco nati, siate bramosi del latte spirituale sen&a mali&ia ,9>:/. %ssere semplici come *am*ini che succhiano il latte che vien loro dato, senza pensare ad altro, senza farci su tante disquisizioni. In questa casa *isogna che vi sia la semplicit7 voglio che siate semplici" il che non vuol dire creduloni. <ltro fede semplice, altro credulit. 2ostro #ignore ci ha ammoniti" Siate prudenti come serpenti e semplici come colombe ,9>>/. 1uttavia #an -rancesco di #ales diceva di amare pi$ la semplicit della colom*a che la prudenza del serpente. % soggiungeva" '.referisco essere ingannato per troppa semplicit, che non esserlo per troppa prudenza(7 per quella prudenza umana cio che contraria alla semplicit di spirito. I giovani mancano per lo pi$ di questa semplicit, col prurito di sofisticare, disputare e tutto voler capire delle verit di fede, di fare o*iezioni a tutto, du*itare di tutto" sia di quanto dice il .rofessore o il predicatore, sia di quanto si sente nella lettura spirituale o nella meditazione. #i vuol sempre trovare a ridire. 'Oh, questa troppo grossaC(. 4ia, andiamo avanti con semplicitC Gna volta che nel trattato vi sono prove sufficienti, perch escogitare delle difficolt6 Credete a quel che vi dicono i li*ri, che vi sono stati dati da coloro a cui spetta la responsa*ilit della vostra formazione spirituale e intellettuale. 2on son sempre cose di fede, ma credetele ugualmente con semplicit7 credete a quel che vi dicono i #uperiori, i professori. Colui che si mette a du*itare di tutto, a poco a poco giunger anche a du*itare di cose di fede. #aranno poi solo tentazioni7 ma distur*ano e uno ne ha sempre la testa piena. uesto prurito di du*itar 1EE

di tutto pu) condurre all&eresia. Lo stesso dicasi per ci) che riguarda le divozioni approvate dalla Chiesa7 cattivo spirito voler du*itare e, peggio ancora, gettare il disprezzo su di esse. #e la Chiesa le ha approvate, le approviamo anche noi7 se le disapprova, le disapproviamo anche noi. % quando nelle 4ite dei #anti si trovano fatti un po straordinari, non *isogna su*ito dire" 'Gh, che goffagginiC(. 2o, non va *ene7 questi li*ri van letti con spirito, cio con desiderio di farne profitto per l&anima propria. 3isogna vivere di vita interiore, allora si capiscono quelle cose. #iate sempliciC .erch, vedendo una reliquia, su*ito du*itare della sua autenticit6 Che se per caso non fosse autentica, la venerazione va ugualmente al #anto che intendevamo di venerare. #e si du*ita cos8 di tutto, allora si pu) du*itare persino di essere *attezzatiC +unque, umilt e semplicit nelle cose di fede. $on la $hiesa e con il 3apa 2on *asta studiare le verit di fede con umilt e semplicit, *isogna inoltre studiarle sotto la guida della Chiesa. Lo studio potr fornirci una scienza teologica, ma non una fede cattolica. -ede cattolica credere perch la Chiesa ce lo propone a credere. #. Ignazio, nel li*ro degli esercizi spirituali, d norme per sentire con la Chiesa7 da esse i 5esuiti trassero profitto e cos8 rimasero sempre attaccatissimi alla Chiesa. Le nostre Costituzioni dicono" 'I !issionari sono soggetti, come a loro #uperiore #upremo, al 0omano .ontefice, a cui essi son tenuti ad o**edire in virt$ di santa o**edienza( ,9>?/. 2on si poteva in s8 poche parole dire di pi$ e meglio, per esprimere quanto il nostro Istituto e ogni suo mem*ro dev&essere attaccato alla Chiesa. %bi Petrus ibi +cclesia ,9>@/. Chi non sta col .apa, fuori della Chiesa. Il nostro Istituto professa dunque piena sottomissione alla Chiesa e al .apa7 e non a questo o a quel .apa, ma al .apa come tale. Le istituzioni durano, in quanto stanno fortemente attaccate a questa rocca, che indefetti*ile. % non solo in cose di fede, ma in tutto, anche quando il .apa comanda o consiglia o esprime un desiderio. 2on dire allora" 'Oh, il .apa in questo non infalli*ileC(. 2oi vediamo le cose pi$ o meno, egli le vede da .apa. Il .apa, anche umanamente parlando vede le cose dall&alto. Roma locuta est* 1utti quelli che rimasero uniti col .apa riuscirono sempre *ene7 chi si separa, cade e perisce. uando il governo italiano, nel 1D1>, mand) quale suo rappresentante all&esposizione di #an -rancisco l&e*reo 2athan che aveva insultato il .apa, tutti i cattolici di l decisero di *oicottare l&%sposizione" 'O via lui, o via noiC(. % dovette tornare indietro. 2on cos8 certa gente, anche da noi, che sparla del .apa, che gli rimprovera di occuparsi di politica" quasi che questa pure non de**a essere regolata dalla giustizia e dalla carit, quindi dalla religione e da chi ne a capo. %ssi non pensano che, anche in queste questioni, il .apa ha un&assistenza speciale. Costoro mancano di umilt, di semplicit, di o**edienza e vanno evitati. 7uggi costoro* vi dir) con #. .aolo ,9>A/. % con #. 5iovanni" Se alcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non lo ricevete in casa e non lo salutate ,9>B/. Le nostre Costituzioni soggiungono" 'I !issionari professano piena sottomissione e devozione alla #. Congregazione di Propaganda 7ide7 e perci) si faranno sempre uno stretto dovere, non solo di osservarne le prescrizioni, ma di uniformarsi in tutto allo spirito e all&indirizzo in qualsiasi modo manifestati( ,9>D/. Il Cardinal .refetto di Propaganda 7ide per noi il rappresentante diretto del .apa, il nostro vero #uperiore. 3isogna che a**iamo fede, che lo riconosciamo per tale e che perci) gli portiamo rispetto, venerazione e o**edienza. .reghiamo i ##. <postoli .ietro e .aolo che ci diano di essere sempre, sia collettivamente che individualmente, attaccatissimi alla #anta #ede. uesta grazia dar 1E1

sta*ilit all&Istituto. $ontro o%ni deviazione in materia di 'ede 2ella vita del 4en. 5ian 5iacomo Olier, -ondatore della chiesa e del seminario di #. #ulpizio, si legge di un certo <*ate -oiQ, confondatore della stessa Congregazione di #. #ulpizio, il quale, imperversando allora il giansenismo, fu sempre tetragono ai suoi assalti e, fatto 4escovo, per vent&anni ne fu nemico acerrimo. +opo per) si lasci) adescare, ne divenne uno dei pi$ ardenti fautori, uno dei soli tre 4escovi che resistettero alle decisioni di .apa <lessandro 4II, e mor8 lasciando du*itare della sua salvezza. Ogni volta che leggo questo fatto provo una specie di spavento. .rima santo poi ereticoC ,9?E/. <i nostri giorni ,1DEA/ sorta e si spande certa setta peggiore del giansenismo, vera eresia, anzi apostasia della fede" il modernismo o meglio, come lo chiama la (ivilt (attolica" riformismo ,9?1/. Certuni per amore di novit e spinti dalla super*ia, si arrogano di giudicare tutto nella Chiesa" dal .apa ai dogmi, alla morale7 su ogni cosa pi$ santa spargono du**i e vorre**ero sopprimere dai 4angeli e dalla 1radizione quanto non va loro a genio. +icono di volersi cos8 avvicinare agl&increduli ed agli eretici per convertirli, e non s&avvedono di essere caduti essi stessi nell&eresia. 1utto ci) essenzialmente super*ia. 2on so come facciano a pregare, a dir !essa, a fare la santa Comunione. Ora poi fanno come i giansenisti che al .apa rispondevano col silenzio esterno. 2on avrei voluto parlarvene, perch qui, grazie a +io, la fede semplice7 ma il .apa replicatamente si fa sentire e tutti i 4escovi sono impensieriti. Il nostro Card. <rcivescovo, <gostino 0ichelmI, scrisse su ci) una Lettera .astorale, che v&invito a leggere con affetto. Il male grave ed il .apa, in un&allocuzione, disse di essere pi$ dolente di ci) che dei mali della -rancia. %gli prescrisse ai 4escovi di scacciare dai seminari i professori e gli alunni che ne fossero infetti. 4i *asti questo per tenervi lontani da questa peste e confermarvi nella vera fede" santa, cattolica, apostolica, romanaC 2oi professiamo nelle Costituzioni di essere col .apa in tutto e sempre. <nche nelle cose li*ere noi vogliamo essere col .apa. #e qui dentro qualcuno la pensasse differentemente dal .apa, anche in cose non di fede e di morale, non fa per noi. 2oi vogliamo essere '.apalini( in tutto il senso della parola. .er carit, state attentiC Gn !issionario che non a**ia questa fede semplice ed integra, da trovare alla sera la sua consolazione ai piedi di 5es$ #acramentato, che far6 uando non c& questa fede umile, semplice ed integra, non c& pi$ nulla. #e dunque qualche li*ro, qualche sacerdote o chierico a noi si avvicinasse infetto da tale peste, diciamogli" 0ade retro, satana* ,9?9/. .reghiamo che il #ignore ci conservi nella nostra fede semplice e umile, allontanando da noi, come gi vi dissi, il prurito di sofisticare e sempre formarci delle o*iezioni. 4ivamente prego il #ignore che tenga da ci) alieno il nostro Istituto, piuttosto lo annienti. #8, meglio che moriamo tutti, prima di essere macchiati di questa pece. Che se qualcuno ne venisse macchiato, sia scacciato senz&altro, perch non infetti gli altri. Il .apa e i 4escovi sono assolutamente contrari a questa cosa, e *astaC +iceva a proposito di questo errore il gi citato !ons. 0ossi, 4escovo di .inerolo" che prima si detesta, poi se ne ride e poi lo si a**raccia. <ttentiC 4oglio che prendiate il modernismo, come eresia, talmente in odio che anche se si presentasse sotto *uone apparenze, gli diciate" indietro, indietro, satanaC .reghiamo il #ignore che ci tenga la sua mano sul capo. Adauge nobis #idem* 1E9

Spirito e vita di 'ede 4i ho parlato della fede. 4oi mi direte che, grazie a +io, la fede l&avete e la tenete *en cara7 che se talora il demonio vi suggerisce pensieri contrari, tosto li rigettate e disprezzate. 3ene, voi avete la fede teorica7 ma possedete la fede pratica6 2on *asta infatti avere la fede. L&hanno anche i demoni. %ssi credono e tremano ,9?:/. #e la nostra fede non si esplica nelle opere, fede morta. 7ides sine operibus mortua est ,9?>/. 3isogna vivere di fede. 2l mio giusto vive di #ede ,9??/. 1ale fede pratica e**ero i .atriarchi, come dimostra #. .aolo scrivendo agli %*rei. Ora, per avere lo spirito di fede e cio per vivere di fede, non *asta aver ricevuto l&a*ito della fede nel santo *attesimo, non *asta fare qualche atto di fede al giorno, come nelle preghiere del mattino e della sera. 4ivere di fede significa vivere conforme ai dettami della fede. Lo spirito di fede deve pertanto accompagnarci in ogni atto della vita di comunit, dal mattino alla sera, di giorno e di notte. La fede dev&essere il principio e la regola dei nostri sentimenti e di tutto il nostro operare. <**iamo lo spirito di fede, se riguardiamo tutte le cose secondo il criterio che ci somministra la fede, se le giudichiamo al suo lume, se le stimiamo giusto il valore ch&essa loro attri*uisce. Insomma, dice *ene il Chaignon, la vita di fede consiste in un convincimento vivo e profondo, che chi l&ha, ne porta seco dovunque la salutare impressione. 4eniamo alla pratica. .%2#I%0I = 1utti i nostri pensieri devono essere conformi alla fede. Certo non siamo padroni di quei pensieri che vengono all&improvviso, ma ne siamo padroni quando ce ne accorgiamo. 4ia dunque i pensieri inutili e quei pensieri che, ove fossero manifestati, ci causere**ero vergogna. uando ci accorgiamo di un pensiero, diciamo a noi stessi" uesto pensiero piace a +io6 #8, +io soloC 1utto di +io, tutto da +io, tutto in +ioC 5IG+IHI = +ai pensieri nascono i giudizi" giudizi sui compagni, sulle disposizioni dei #uperiori7 giudizi sugli avvenimenti passati o presenti7 giudizi sulle cose della terra" onori, ingegno, ro*a, ecc. 6uid hoc ad aeternitatem- #i legge nella vita di #. 5iuseppe 3enedetto La*re che, passando egli un giorno tutto lacero e cencioso davanti a un signore, si sent8 rivolgere questa esclamazione di commiserazione" '.overo disgraziatoC(. Il #anto tutto giulivo si ferm) e rispose" 'Oh, no, non sono disgraziato, sono in grazia di +ioC(. 4edete, quel tale giudicava secondo lo spirito del mondo, invece il #anto secondo lo spirito di fede. % cos8 dicasi dei falsi giudizi che altri possono fare di noi. Che importa6 (hi mi deve giudicare " il Signore* ,9?@/. <--%11I = I nostri affetti sono tutti regolati dallo spirito di fede6 2on a**iamo alcun affetto o attaccamento in contrasto con questo spirito6 2on parlo di affetti cattivi, di amicizie particolari7 qui do**iamo amarci tutti come fratelli, do**iamo non saper dire chi amiamo di pi$. .arlo di quegli attaccamenti che uno pu) avere anche ad una cosa da niente, ma che gli impediscono di essere indifferente a tutto, per poter essere tutto di +io. 1alvolta per un&immagine, per un li*ro, si mette a soqquadro tutto e tutti. 'L mioC(. !acch tuo, di +ioC .<0OL% = 4a bocca parla della piene&&a del cuore ,9?A/. #e il cuore pieno di +io, si riversa nelle parole. Le nostre parole perci) dovre**ero sempre essere improntate a piet, carit, prudenza, non discorsi umani, profani, carnali. 4edete" nel 1BAA, quale +irettore spirituale nel seminario di 1orino, facevo una predica sulla fede e dicevo le stesse cose che dico adesso a voi. 2elle ricreazioni si parla di mille storie e mai si parla di cose di fede. 2on la prima volta che vi dico queste cose7 se insisto, perch gli d) molta importanza. 1E:

O.%0% = In tutto ci) che facciamo, do**iamo regolarci secondo lo spirito di fede, specialmente in quelle azioni che riguardano pi$ direttamente il servizio di +io, noi sacerdoti soprattutto. !ons. 5astaldi, durante la visita pastorale in una parrocchia, avendo trovato i corporali e gli altri lini sacri non affatto puliti, mentre invece la lingeria di casa era tutta linda, si rivolse al parroco" 'Lei crede alla presenza di 2ostro #ignore nel ##. #acramento6( = '!a, !onsignore, mi fa un tortoC( = '2o, no, risponde" ci crede o non ci crede6( = 'Certo che ci credoC(. = '1anto peggioC #e lei non credesse, sare**e scusato, ma poich crede, un sacrilegioC(. #e interrogassi io ciascuno di voi" 'Credi tu alla presenza reale di 2ostro #ignore nell&Ostia consacrata6(, alla vostra risposta affermativa, potrei domandarvi" perch allora quella genuflessione cos8 mal fatta6 perch quelle distrazioni volontarie6 perch quella noia nella 4isita al ##. #acramento6 perch quel non ricordarsi di 2ostro #ignore lungo il giorno6... 2o, non *asta avere una fede puramente teorica, astratta7 *isogna avere una fede pratica, conformando ad essa tutte le nostre azioni. .O01<!%21O = <nche nel nostro portamento esteriore tutto dev&essere conforme allo spirito di fede. 2on voler tutto guardare, n tutto udire7 non essere curiosi delle cose del mondo, ma unicamente desiderare le cose di Cielo. Lo #pirito #anto ci esorta" 7a una siepe di spine alle tue orecchie ,9?B/. <nche per ci) che riguarda il senso del gusto, saperci sollevare a un ci*o pi$ sostanziale" tanti *occoni, altrettante Comunioni spirituali. Insomma, spirito di fede in tutto il nostro comportamento. Sempre portiamo nel nostro corpo le so##eren&e di :es, ,9?D/. uindi" modestia sempre, in tutto, dappertutto. Cerchiamo dunque di ravvivarci nella fede viva, operativa. .er andare a +io non son necessarie tante parole, ci vuole un grande spirito di fede. Che se tutti devono avere questo spirito di fede, quanto pi$ i !issionariC #enza di esso in !issione che si far6 Con esso, invece, non ci troveremo mai a**andonati7 il #ignore discender con noi nella fossa dei leoni, come fece con +aniele. 1utti possono a**andonarci, ma non Iddio. #e uno vive di fede, allora la stessa responsa*ilit, anche delle cose pi$ importanti, svanisce7 perch si pensa che da noi soli possiamo nulla, ma con +io siamo onnipotenti. %& in questo senso che la Chiesa ci fa chiedere" augmentum #idei. 2on si tratta tanto di chiedere la fede teologica, l&a**iamo gi, ma la fede pratica, lo spirito di fede7 e di accrescerlo sempre pi$. +i #. 5iuseppe Cottolengo si dice che aveva pi$ fede lui che non tutti gli a*itanti di 1orino. -ede vivissima ci vuole, fede pratica. 2eppur uno dei capelli del nostro capo va perduto, che Iddio non lo voglia. (apillus de capite vestro non peribit ,9@E/. <h, se si avesse una fede pratica, non vi sare**ero tante miserieC .erci) chiediamo un aumento di fede. #empre un pizzico di fede che domini tutto. Concludendo" quali *enefici apporta questo spirito di fede6 1J Gn grande premio in .aradiso, essendo che tutte le nostre opere, vivificate da questo spirito, sono meritorie di vita eterna. 9J 1anta consolazione in vita e grande pace in morte. :J La fecondit del nostro ministero. >J Ci porta all&esercizio di tutte le virt$, specialmente dello zelo e del sacrificio. .er contro, la mancanza di fede porta seco" inettitudine al dovere, pene, peccati, poi anche l&indurimento del cuore con l&impenitenza finale

1E>

17. LA S3ERAN*A
Necessit4 ed eccellenza #econdo #. <gostino, l&edificio della nostra santificazione si erige colla speranza. Domus Dei''' sperando erigitur ,9@1/. 2otate la parte principale ch&egli assegna alla speranza. Come necessario il fondamento nella costruzione della casa, cos8 necessaria la speranza nell&opera della nostra santificazione. %ppure, generalmente parlando, non da tutti si ha tale stima della speranza. #i sente l&o**ligo di credere, n si ammettere**ero pensieri contrari a questa virt$7 invece non solo dai cattivi ma anche dai *uoni, e pi$ da questi che da quelli, si teme di aver troppa speranza e si ammettono scoraggiamenti, pene contrarie a tale virt$, sotto specie di *ene e di timor di +io. 2on cos8 #. 5. Cafasso che fu l&uomo della speranza, allo stesso modo che il Cottolengo fu l&uomo della fede. La speranza fu la sua virt$ caratteristica, e l&ho deposto io pure nei processi di *eatificazione. Il #ignore voleva per mezzo suo cancellare gli ultimi residui del giansenismo. %gli perci) possedeva questa virt$ in grado eccellente7 ne aveva tanta da infonderla anche negli altri. uando gli si diceva che la porta del .aradiso stretta, rispondeva" '%**ene, passerem uno alla voltaC(. L&infondeva anche nei disperati e li faceva andar dritti al .aradiso. .erci) dava ai condannati a morte le commissioni per la !adonna e, dopo l&esecuzione, esclamava" 'Gn #anto di pi$C(. % non esagerava, ch, accettando la morte violenta del condannato con cristiana e perfetta rassegnazione, essi espiavano compiutamente tutti i loro peccati, allo stesso modo del *uon ladrone sulla croce. .erci) soggiungeva" ' uei *ir*anti ci ru*ano il .aradisoC(. Come vedete, egli sapeva cam*iare la disperazione nella pi$ *ella confidenza. 2o, non *isogna mai disperare di nessuno. !i venne un giorno riferito di un capitano che, prima di recarsi in guerra, fece un testamento perfido. % s8 che era stato allevato piamenteC %**ene, mor8 sul campo di *attaglia, ma possiamo sperare che i *uoni principi ricevuti si siano fatti vivi nella sua ora estrema. La misericordia di +io infinitaC <llarghiamo dunque il cuore ad una viva speranza. % non solo sperare, ma super sperare, ma sperare contra spem. uando si spera poco, si fa torto a 2ostro #ignore, il quale vuole che tutti gli uomini si salvino ,9@9/. #. 5. Cafasso diceva che certa gente pensa a salvarsi come a giocare al lotto. 'Chi sa se vinco al lotto6(. % cos8 taluni cristiani" 'Chi sa se mi salver)6(. 2o, non cos8. #i deve andare avanti con la certezza che il #ignore compatisce le nostre miserie, purch noi mettiamo un po& di *uona volont. 2on do**iamo aver paura di sperare troppo. Gn&ammalata mi diceva un giorno" 'Chi sa se mi salver)( = '!a ha servito !aometto6( = 'Oh, noC( = '%**ene, perch temere6(. Cos8 infatti #. Ilarione incoraggiava se stesso in punto di morte" 'Fai servito il #ignore per settant&anni e temi la morte6(. 2on dire dunque" 'Chi sa se mi salver)6(, ma dire" '4oglio salvarmi e quindi voglio emendarmi dei miei difetti e non scoraggiarmi(. Il timore di non salvarsi proviene per lo pi$ da pigrizia. -a d&uopo scuoterci, lavorare, come facevano i #anti. 1aluni vorre**ero che il #ignore li portasse per forzaC 2 ci de**ono scoraggiare i peccati della vita passata. 2on male ricordarli per umiliarci sempre pi$, ma non star sempre a pensarci sopra, come se il #ignore non li avesse perdonati. <l #ignore piace tanto che noi crediamo alla sua *ont, alla sua misericordiaC +unque sperare, fortemente sperareC 2n 1e, o Signore, ho sperato, non sar$ con#uso in eterno* Lo s%uardo al 3aradiso 1E?

Il pensiero del .aradiso dev&essere vivo nella nostra mente. %& un tale pensiero che ha fatto i #anti, i quali l&avevano a*itualmente presente. %d pure l&esortazione che ci rivolge la Chiesa, nell&Oremus per la festa dell&<scensione" %t''' mente in coelestibus habitemus. -in da questa terra a*itare con la mente in .aradiso" il che vuol dire pensarci continuamente. 4edete, questo pensiero opera in noi grandi effetti. <nzitutto ci distacca da questa terra. #. 5. Cafasso diceva" 'Ogni cosa di quaggi$ la considero in vista del premio di lass$7 e se *rutta e mi fa pena, penso che in .aradiso non l&avr) pi$(. #. -ilippo esclamava" '.aradiso, .aradisoC( e con questo pensiero a*orriva onori e dignit. #. Ignazio ripeteva" ' uanto sordida mi appare la terra, allorch miro il .aradisoC( e con questo pensiero disprezzava i *eni terreni. %& il pensiero del .aradiso che popol) i deserti di eremiti, le case 0eligiose di anime consacrate a +io e i paesi di !issione di ferventi missionari. Inoltre, il pensiero del .aradiso ci fa vincere tutti gli ostacoli, le pene, le tri*olazioni di questa vita. uando la noia, il tedio e l&indolenza vorre**ero farci passare delle ore e delle giornate nere, ripetiamo con #. -rancesco d&<ssisi" '1anto il *ene che m&aspetto che ogni pena mi dilettoC(. Che se per noi la pena non ancora diletto, almeno diventa sopporta*ile. 4oi conoscete il fatto dei sette figli !acca*ei, martiri tutti per la legge di +io. Il tiranno sperava di poter vincere almeno il pi$ giovane, ma la madre, che aveva ottenuto di essere l&ultima, l&andava incoraggiando appunto col pensiero del .aradiso" 1i prego, #iglio mio guarda il (ielo* ,9@:/. Cos8 noi" nei momenti di lotta, di dolore, facciamoci coraggio col pensiero del .aradiso, dove, come dice #. .aolo" semper cum Domino erimus* ,9@>/. #aremo sempre col #ignoreC Che *ella espressioneC uale viva speranzaC <i tempi di #. 3enedetto, v&erano nel suo monastero pi$ di ottocento monaci, tutti dediti ad una vita di penitenza e di sacrificio. <vre**ero potuto godersela in questo mondo, invece no, perch miravano al .aradiso. La sofferenza dura poco, il premio invece eterno. #. .aolo dice" 4a momentanea e leggera tribola&ione nostra procura a noi, assolutamente al di sopra di ogni misura, un peso di gloria eterna ,9@?/. 2on ci sem*ri dunque di fare una carit a 2ostro #ignore, facendo quel poco che possiamo per emendarci dei nostri difetti. Costa, vero, la disciplina, costa l&applicarci di *uona voglia allo studio, costa il silenzio, costa il pregare con attenzione, costa il sopportare quel compagno7 ma il .aradiso non si paga mai a**astanza. %& ci) che dice #. .aolo" Poich! io ritengo che le so##eren&e del tempo presente non han nulla a che #are con la gloria che devessere mani#estata in noi ,9@@/. #ant&<rsenio anacoreta, richiesto dai suoi discepoli di un ultimo ricordo, disse loro queste semplici parole" lbi''' ubi* 2on le intesero dapprima, ma poi ricordando le parole della Chiesa" 2bi nostra #ixa sint corda, ubi vera sunt gaudia ,9@A/ compresero quanto importi tener sempre la mente e il cuore rivolti al .aradiso. Il pensiero del .aradiso serve ancora a facilitarci l&acquisto di tutte le virt$, a corrispondere pi$ fedelmente e pi$ generosamente alla nostra vocazione" che di essere santi, grandi santi, pi$ santi che possi*ile. #i narra che #. 1eresa, comparsa dopo morte ad una consorella, le a**ia detto che se un desiderio avesse ancora potuto avere in Cielo, quest&era di ritornare sulla terra per acquistare il merito di un&<ve !aria. Gna sola <ve !ariaC % questo dev&essere di sprone a noi che a**iamo ancora tempo a lavorare per il #ignore. 5rande pensiero dunque questo del .aradiso, che ci sprona a farci santi. 5li anni passano rapidamente e noi fortunati se, in fin di vita, potremo ripetere con #. .aolo" Do combattuto il buon combattimento, ho terminato la corsa, ho conservato la #ede' Ormai " in serbo per me la corona di 1E@

giusti&ia, che il Signore, giusto giudice, mi dar in compenso quel giorno ,9@B/. +on 3osco aveva scritto sopra una porta" 'Il .aradiso non fatto per i poltroniC(. Io direi che non solo non fatto per i poltroni, ma neppure per coloro che son solo per met del #ignore. !l =nostro> 3aradiso uando pensate al .aradiso, non pensateci in astratto, non pensate al .aradiso degli altri, *ens8 al .aradiso del *uon missionario, fedele alla sua vocazione7 al .aradiso pronto per ciascuno di noi. 2ostro #ignore disse" 0ado a prepararvi il posto ,9@D/. % dove6 e quale6 0oglio, Padre, che dove son 2o, anchessi siano meco* ,9AE/. % altra volta" 0oi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove, e 2o vi preparo un regno, come il Padre mio lha preparato a me, a##inch! mangiate e beviate alla mia mensa, nel mio regno, e sediate sopra un trono a giudicare ,9A1/. Che cosa significano tutte queste promesse6 Il .aradiso speciale riservato ai #acerdoti, agli uomini apostolici, a coloro che hanno seguito pi$ da vicino 2ostro #ignore, a**racciando i consigli evangelici. 2on dar ad essi un luogo ordinario, ma un posto distinto, presso il suo stesso trono, fra i commensali intimi della tavola d&onore, seduti a lui d&attorno per giudicare il mondo. #e riflettessimo sovente a ci), come stimeremmo meglio il dono della vocazione e quanto pi$ faremmo per corrispondervi pienamenteC Oh, il .aradiso di un !issionario che non si perda in quisquilie, che sia vivo, che si scuotaC 1utti i #anti, se avessero potuto, si sare**ero fatti missionari. 4edete, non avendo potuto io essere missionario, voglio che non siano impedite quelle anime che desiderano a**racciare questo stato. Ogni !issionario rifulger in Cielo come una stella fissa, con tutte attorno le anime salvate per mezzo del suo apostolato. #e si sapesse, se si capisse che cosa vuol dire essere missionario, tutti vorre**ero esserloC % questo .aradiso, questo posto distinto proprio per ciascuno di voi, solo che ne a**ia il desiderio. 2on dimenticate per) che, come le stelle differiscono l&una dall&altra in splendore, cos8 il premio in .aradiso non sar uguale per tutti, ma in proporzione del *ene che avremo fatto, dello sforzo che ci saremo imposto. 2on *asta aver tutto lasciato, *isogna ancora esercitare tutte le virt$ proprie del nostro stato. Gn 0eligioso di mezza volont o tiepido non gode certamente un paradiso in questo mondo7 mentre colui che generoso, gode negli stessi sacrifici, ha gi un pregustamento del .aradiso, in attesa di possederlo poi eternamente. +ite dunque a voi stessi" '4oglio farmi santo missionario, per avere il .aradiso riservato ai santi !issionariC(. Ci dev&essere fra di voi una santa invidia o, meglio, una santa emulazione di andar pi$ su che sia possi*ile. !a per questo *isogna lavorare e lavorare molto. %h, sare**e troppo comodo avere il .aradiso adesso, cos8 prestoC 2o, no7 lavorare quaranta, cinquant&anni e anche pi$. Io guarder) poi dal .aradiso, che non vi aprano le porte tanto prestoC -a pena vedere tanti che si ritraggono da s8 felice sorte o non si danno con tutto l&animo a seguire l&invito di 5es$, attratti dall&idea di maggior li*ert, dal l&affetto alle cose del mondo7 e mentre s&ingannano su questa falsa li*ert, perdono quel particolare .aradiso promesso ai fedeli ministri di 2ostro #ignoreC <h, che sono quaranta, cinquant&anni di lavoro, in confronto dell&eternit6 %cco la molla che ha fatto i #anti, ed ecco ci) che deve invogliarci a lavorare e a salvare anime, come veri e fedeli ministri di 5es$C !i pare che questo pensiero del .aradiso de**a sollevarci. La nostra mercede l, magna nimis*... .ensiamoci sovente. La con'idenza in Dio 1EA

La speranza pi$ esimia, pi$ ro*usta si chiama confidenza. La confidenza come la quintessenza della speranza. %ssa ci necessaria per coprire la sproporzione che passa tra il nostro nulla e l&altezza della nostra vocazione religiosa, sacerdotale, apostolica. #enza confidenza in +io, non si pu) far nulla7 mentre d&altra parte facciamo un torto a +io diffidando. +i confidenza *isogna averne un magazzino, per poterla infondere nelle anime. 2el ministero delle confessioni *isogna portare le anime alla confidenza. #. 5. Cafasso chiamava la mancanza di confidenza il peccato dei folli. Costa cos8 poco confidare in +ioC .erch dunque non confidare6 La confidenza necessaria a tutti. %& necessaria ai cattivi per sorgere dai vizi e mettersi con coraggio nella via della virt$" 5i al&er$ e andr$ dal Padre mio ,9A9/. %& necessaria ai tiepidi per scuotersi e infervorarsi" .uono " il Signore verso chi lo cerca ,9A:/ !a pi$, direi, necessaria ai fervorosi. Lo per non scoraggiarsi davanti alle chiamate di +io, come per non perdersi d&animo nelle frequenti cadute, nei difetti e peccati che si commettono. <lla sera, facendo l&esame, uno si trova sempre con le medesime imperfezioni e sare**e tentato di pensare o dire" '1utto inutile, tanto non mi emendo maiC(. !a perch, dico io, perch ti trovi sempre coi medesimi difetti6 .erch sei fiaccoC -a quel che puoi e il #ignore ti aiuterC %& un punto importante questo. 3isogna far attenzione a non ammettere pensieri di diffidenza7 *isogna che ci rinnoviamo di continuo, altrimenti facciamo come le foglie d&autunno che cadono una dopo l&altra. #iam proprio folli quando manchiamo di confidenzaC #ovente confidiamo a parole, ma quando giunge il momento di provare la nostra confidenza, ecco che vien menoC '.u) succedermi = diceva il 3eato Claudio de la Colom*ire = qualunque cosa, anche peccare mortalmente, ma non perder) mai la confidenza(. +opo ogni caduta umiliarci, s8, ma poi rialzarci pi$ generosi, senza mai perderci di coraggio. #tiamo saldi, non disanimiamoci mai, pensando che il tutto er*a del nostro giardino, frutto di questo fango di cui siamo impastati. L&essenziale ricavare del *ene da tutto. #. .aolo ci assicura che tutto coopera a bene per chi ama 2ddio ,9A>/. #8, tutto, anche i peccati, quando c& la *uona volont. +a tutto, anche dal peccato, si pu) ricavare del *ene, quando siamo umili. Il peccato motivo di umiliazione. #. <gostino divenne cos8 grande perch non dimenticava di essere stato un grande peccatore7 ma intanto confidava. 2on che uno de**a fare dei peccati, no7 ma se per disgrazia ne facciamo, procuriamo di ricavarne del *ene. Imitiamo i #anti. In Cielo vi sar pure un #anto che avr avuto le mie de*olezze, le mie miserie. 0accomandiamoci in modo particolare a questi #anti che dovettero com*attere contro gli stessi difetti che riscontriamo in noi, ed in modo pi$ speciale ancora a quelli che in .urgatorio dovettero scontare quelle de*olezze che tanto ci affliggono. Il 3eato <ntonio 2eIrot, dopo aver per de*olezza, rinnegato la fede di fronte al tiranno, si offr8 poi spontaneamente al martirio. uesto fatto ci deve confortare. uelli che hanno perduto la testa qualche momento e dopo si mettono a posto, a me piacciono tanto, perch spesso fanno meglio degli altri. Confidenza, confidenza. +opo la confessione, pensiamo alle virt$ e non pi$ ai peccati. 2oi teste piccole crediamo che il #ignore stia sempre a pensare a quel difetto, a quella *ugia, a quella malignit... !a suC un po& d&amor di +io aggiusta tuttoC #e 2ostro #ignore non ci lasciasse dei difetti = ripeto = non avremmo pi$ nulla da fareC +iffidiamo di noi medesimi e confidiamo totalmente in +io. !ai perderci d&animo, sempre ricominciare. unc coepi* +irei che questo lo stemma del nostro Istituto. 1EB

#e a**iamo questa confidenza, eviteremo lo scoglio del tur*amento e degli scrupoli. 2ei tur*amenti ed incertezze d&animo, atteniamoci sempre alla voce che genera tranquillit. #. 5. Cafasso diceva 'che non do**iamo tutti i momenti chiedere perdono7 come fra amici intimi non si chiede scusa per ogni piccolezza, cos8 deve essere nei nostri rapporti con +io. L&amor di +io lava tuttoC(. +iceva egli" '#ignore, voi lo sapete che non vi voglio offendere, che vi voglio *ene7 quindi se mi sfugge qualche cosa, non vi voglio neppur chiedere perdono( ,9A?/. #e si dovesse star dietro ad ogni minima parola, si finire**e di non parlar pi$. 3isogna lasciare nelle mani di +io quanto si detto e non pensarci pi$ per non causare inquietudini inutili, anzi nocive. 3isogna andare alla *uona con +io, cio con amore e confidenza. Lo spirito vivifica, la lettera uccide. La paura e la diffidenza impediscono l&avanzamento nelle vie dello spirito. .er lo pi$ la super*ia che ci fa inquietare, il voler vedere troppo in fondo. L&inclinazione al male l&a**iamo tutti" chi pi$ e chi meno, chi in questo e chi in quello7 ma in ci) non c& peccato. .er il peccato ci vuole il consenso. 3isogna star attenti che talora in confessione ci accusiamo di cose che non a**iam fatto, che non sono peccati. 2el du**io la presunzione sta nella vita che si conduce. #e uno conduce una vita *uona, se ha *uona volont, se fa tutto quello che pu) da parte sua, nel du**io pu) star certo di non aver commesso peccato. 2on *isogna inquietarci, perch ci) fa perdere la confidenza in +io. 1aluni, invece di pensare a tendere alla santit, si lasciano impigliare in queste miserie e si accostano alla Comunione sempre con timore. !a se non si sicuri di essere in disgrazia, si in graziaC 1ra il peccato mortale e il veniale non vi fosse che lo spazio rappresentato dallo spessore di un foglio di carta, tuttavia c& e *astaC Lo scrupolo non una virt$, ma un difetto. 3isogna fare l&esame chiaro e netto. #e hai fatto una mancanza contro la carit, esarninati e domanda a te stesso" 'L&ho fatto apposta6(. #e no, sta tranquilloC Gn !issionario deve avere il cuore grande7 se no, far pi$ niente. 2on *isogna perdersi in tante piccinerie, ma essere sciolti. #e non si fa cos8, c& pericolo di perdere la testa. Conosco un #acerdote tanto *uono, d&ingegno straordinario, ma pieno di scrupoli. .er deciderlo a dir !essa, *isogna tirarlo sino all&altare. +iciamo al #ignore" '+agli scrupoli, libera nos Domine*(. 5es$ il +io della pace, non del tur*amento. Chiediamogli la pace anche per noi, per non lasciarci prendere dagli scrupoli, pur essendo delicati di coscienza. #crupoli noC +u**i noC 1utta ro*a chiara e netta. <ndare avanti con quella tranquillit di spirito che allontana dagli scrupoli. %& questo lo spirito che voglioC uesta confidenza vi necessaria anche per l&avvenire, quando sarete nelle !issioni. 4erranno scoraggiamenti per le vostre miserie, pel poco frutto, per la solitudine, ecc. #u, su, coraggio. (hi con#ida nel Signore come il monte di Sion non vaciller in eterno ,9A@/. #e di confidenza non ne avrete un sacco, un deposito, in !issione sarete poi tristi. Gn !issionario scrupoloso o anche solo diffidente, non pu) far del *ene, anzi di tormento a s e agli altri. uali sono i mezzi per avere questa confidenza6 Il primo di chiederla a +io. Il secondo = dice lo #cupoli = di 'considerare e vedere con l&occhio della fede l&onnipotenza e sapienza infinita di +io, al quale niente impossi*ile o difficile7 e che essendo la sua *ont senza misura, con indici*ile voglia sta pronto a dare, d&ora in ora, di momento in momento, tutto quello che c& di *isogno per la nostra vita spirituale e totale vittoria di noi medesimi, ricorrendo a lui con confidenza(. Il terzo mezzo di riandare con la mente alle verit della #. #crittura che, in tanti luoghi, ci mostra chiaramente che 1ED

non fu mai confuso chi confid) nel #ignore. iducia in Dio La fiducia una confidenza amorosa nella +ivina .rovvidenza, che ci accompagna in ogni passo della nostra vita. I 1eologi definiscono la +ivina .rovvidenza" 'l&atto con cui +io conserva le cose da Lui create, le governa e dirige tutte ad un fine comune e ciascuna ad un fine particolare(. -ine comune la gloria di +io, la manifestazione dei suoi attri*uti" omnia propter seipsum operatus est Deus ,9AA/. Iddio ha fatto tutte le cose per la propria gloria. uesto fine si consegue sempre. 2on sempre invece si ottiene il fine particolare sta*ilito per ciascuna creatura. La +ivina .rovvidenza si manifesta sia in ci) che riguarda la conservazione, come in ci) che riguarda la direzione e governo delle creature. 2oi do**iamo avere una grande fiducia nella +ivina .rovvidenza. on preoccupatevi di quello che mangerete n! di che vi vestirete ,9AB/. La Chiesa ci fa leggere questo *el tratto di 4angelo nella festa di #an 5aetano 1hiene, che fu tutto della .rovvidenza. %gli si propose e impose alla sua nuova Congregazione di vivere delle pure elemosine offerte dai fedeli, senza neppur chiederle. +ice il 3reviario che non gli manc) mai nulla del necessario. Cos8 sar per noi. Il #ignore che procura il *ecchime agli uccelli, procurer tanto pi$ il sostentamento ai suoi apostoli. Io non ho mai potuto vedere quegli Istituti dove si fa miseria vivendo di pane e minestra. .osto che sia volont di +io che accettiamo molti individui e che questi corrispondano, Iddio deve far miracoli, come li fa alla .iccola Casa della +ivina .rovvidenza. L sono i poveri corpi che vengono sollevati7 per noi si tratta di salvare povere anime. Il #ignore padrone di tutto. #e mandava ogni giorno un corvo a #. <ntonio <*ate con un pane, mander anche a noi il pane per mezzo dei *enefattori. 3isogna perci) fidarsi di Lui e corrispondere. ual& la nostra corrispondenza, tale l&aiuto che il #ignore ci d. uanto costa mantenere un !issionarioC !a se noi lo meritiamo, il #ignore fa uscire ed entrare7 altrimenti fa solo uscire. Il mio fastidio non che entrino denari, ma che meritiate che entrino. #e venisse a mancare il necessario per andare avanti, andrei dal #ignore, o dalla !adonna che ne tiene la *orsa, e direi" 'O quelli che sono in !issione non fanno il loro dovere, o qui da noi c& un <malecita(. Certo *isogna aspettarsi delle prove, ma se venisse a mancare quant& necessario al vostro sostentamento, penserei che qui c& un <malecita, e allora verremo e lo scacceremo. .rocuriamo da parte nostra di compiere il nostro dovere e di conservare lo spirito, poi stiamo tranquilli" il #ignore penser al resto, anche a costo di far piovere le pagnotte dal cielo, se ci) fosse necessario. Io non du*ito della .rovvidenza. #enza questa fiducia nella +ivina .rovvidenza ci sare**e da perdere la testa. <lle volte avviene che non c& danaro per una nota che scade7 si arriva a sera che i danari mancano. .er) vi assicuro che non ho mai lasciato di dormire tranquillamente per fastidio di danaro. %**ene, il giorno dopo i danari arrivano e si salda il de*ito. I danari non vado a cercarli, ma il #ignore li manda a tempo7 quantunque, se fosse necessario, non mi vergognerei di andar a chiedere l&elemosina per voi. +urante la guerra ero in du**io se prendere nuovi alunni7 ma poi pensai che sare**e stato mancare di fiducia nella .rovvidenza. uando in un giardino non si mettono le piantine a tempo, non si avranno poi le piante. !i rallegro del numero e non mi spaventano le spese. 1alora l&economo mi porta delle cifre rilevanti, ma non mi spaventano. L&Istituto sorto per volont di +io ed %gli ci penser. 1alora il #ignore vuole provarci un pochino e ci fa attendere7 vuole con ci) ricordarci che siamo poveri, che il nostro .adrone Lui. !a se corrispondiamo, ci *enedir sempre. La fiducia nella +ivina .rovvidenza non esclude per) il pensare e provvedere all& avvenire. 11E

5es$ nel 4angelo proi*isce quel troppo affanno che nasce dalla diffidenza in +io e dall&attacco smoderato alle cose della terra. 2ella stessa .iccola Casa della +ivina .rovvidenza non si sta con le mani in mano. Iddio dice" aiutati, che Io ti aiuto. 2elle comunit mi sem*ra che, in generale, si vada al difetto opposto. Osservando che quando tempo di andare a tavola c& sempre il necessario, provvisto talora con spese ingenti dai #uperiori, quasi non si pensa alla .rovvidenza di +io e a ringraziarlo, ma si prende il tutto come cosa dovuta, e talora guai se manca qualcosaC 2on cos8 nel mondo, dove ognuno s&industria per tirare avanti. #ia dunque impegno di voi tutti cooperare al *ene comune, avendo cura della ro*a di comunit, accontentandovi del necessario7 e soprattutto, con la vita fervorosa, meritarvi le *enedizioni di +io anche temporali. (ercate prima il regno di Dio e la sua giusti&ia e tutto il resto vi sar dato in pi, ,9AD/. Cos8 voi, chiedendo ogni d8 il pane quotidiano, chiedete in primo luogo la santa Comunione e la parola di +io, ma poi anche il pane materiale. Che se +io provvede con tanta larghezza per le cose materiali, quanto pi$ per le spiritualiC #i deve aver fiducia riguardo a tutte le disposizioni di +io, che in qualche modo ci toccano da vicino. % ci) in due modi" riconoscere anzitutto praticamente che +io interviene in tutte le cose, anche minime, e le governa e le dirige a nostro *ene7 poi sottomettersi alle sue disposizioni o dirette o permesse. S), o Padre, perch! cos) ti " piaciuto* ,9BE/. Il nostro Istituto deve tirar dritto per la sua via, qualsiasi ostacolo venga a distur*arlo. +a parte nostra far le cose con maggior perfezione, ma non tur*arsi per quello che succeder. #e il #ignore permette il male, per ricavarne il *ene. <**andoniamoci in +io7 lasciamo tutto nelle sue mani. %gli padre e fa tutto per il nostro meglio. Come dell&Istituto, cos8 di ciascuno in particolare. 2on si deve temere mai7 ma in tutto, anche nelle pi$ piccole cose, sollevarsi a +io e confidare in Lui solo, qualunque sia il corso degli avvenimenti. #anta 5iovanna di Chantal era stata data per spedita dai medici7 #. -rancesco di #ales, che in lei aveva riposto tante speranze per la fondazione della Congregazione, calmo e tranquillo la prepar) alla morte, pensando che se il #ignore gli toglieva quell&aiuto, gliene avre**e dato un altro. Confidare in +io, in Lui solo7 non poggiare la nostra confidenza nei mezzi umani che sono in noi" talento, forze, virt$, ecc.7 o che sono negli altri. #an 4incenzo de& .aoli, visitando una Casa della sua Congregazione, in una citt della -rancia, fu pregato dal .refetto di quella Citt di ottenergli un favore presso la Corte, promettendogli che avre**e sempre favorito i suoi 0eligiosi. 0ispose il #anto" 'Il favore ve lo otterr)7 quanto poi alle vostre promesse ne faccio senza, perch voglio che i miei 0eligiosi ripongano la loro fiducia in +io soloC(. <pplicate la cosa a voi, a tutto ci) che vi pu) riguardare. 4i sono individui che temono sempre, sono sempre pieni di paure. Certe volte timidit, ma non va7 dovete andare avanti fidando nel #ignore. -acciamo sempre quello che possiamo da parte nostra, poi lasciamo tutto nelle mani del #ignore, senza timore7 %gli lascia mai l&opera a met. 4orrei proprio che l&Istituto in genere, e tutti in articolare aveste sempre questa grande fiducia in +io. (hi in lui con#ida, non avr danno ,9B1/.

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19. LA $AR!T8
Necessit4 ed eccellenza L&edificio della nostra santit, secondo #. <gostino, si perfeziona con la carit" diligendo per#icitur ,9B9/. +io e il prossimo sono due oggetti, o un oggetto unico sotto due aspetti, della carit" +io in s e per s, il prossimo per +io e in +io. 2otate, con #. 1ommaso, che la carit significa qualcosa di pi$ che l&amore7 essa suppone che la persona amata corrisponda, che vi sia una vicendevole dilezione e una certa mutua comunicazione ,9B:/. uindi fra noi l&amore non sempre carit7 con +io invece sempre carit" 2o amo chi mi ama ,9B>/. La carit verso +io consiste non tanto nel sentimento, quanto nella volont. #i pu) amare assai e non sentire, o anche provarne ripugnanza7 mentre si pu) molto sentire e anche piangere di tenerezza, e non amare. La carit verso +io forma il primo grande comandamento. 5li %*rei, usi a discutere la legge, pi$ che ad osservarla, discutevano se fosse pi$ l&amor di +io o il fare sacrifici. +i qui la domanda di quel +ottore della legge a 5es$ " 5aestro, qual" il pi, grande comandamento- :es, a lui3 Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente' 7in qui S' 5atteo ,9B?/. #. !arco aggiunge" +x tota virtute tua ,9B@/, cio con tutta la tua forza. 2ella carit consiste essenzialmente la santit, secondo che insegna lo stesso #. 1ommaso" 'La perfezione della vita cristiana per s ed essenzialmente consiste nella carit( ,9BA/. #. -rancesco di #ales conferma" 'La vera santit consiste nell&amore di +io7 quanto pi$ uno ama +io tanto pi$ santo( ,9BB/. % #. <gostino" '<ma e fa quel che vuoi( ,9BD/. Chi ama +io non lo offende, ma lo serve fedelmente. La carit perci) il compendio di tutte le virt$ e ne la perfezione. La carit santit7 amare e farsi santi la stessa cosa. uando vi amore, vi tutto. Le altre virt$ teologali sono necessarie perch insepara*ilmente congiunte alla carit" non si pu) amare senza prima credere e si spera ci) che si ama. Le virt$ morali, poi, servono a rimuovere gli ostacoli che si oppongono all&infusione della carit, quali sono le passioni sregolate, gli attacchi alle creature, ecc. %cco perch #. .aolo chiama la carit" la piene&&a della legge ,9DE/ e il vincolo della per#e&ione ,9D1/7 ed ecco perch non du*ita d&affermare che, se non a**iamo la carit, tutto il resto serve a nulla. <nche se parlassimo le lingue degli angeli, anche se avessimo il dono della profezia e conoscessimo tutti i misteri, anche se possedessimo tutta la scienza, anche se avessimo la fede da trasportare le montagne, anche se offrissimo il nostro corpo ad essere *ruciato vivo. ihil prodest* ,9D9/. La carit verso +io necessaria in modo particolarissimo a noi, che a**iamo ricevuto la vocazione e la missione di comunicarla alle anime" Sono venuto a portare il #uoco sulla terra e che cosa voglio se non che si accenda- ,9D:/. Come potremo comunicare questo sacro fuoco alle anime, se non ne siamo ripieni noi per primi6 2ostro #ignore, prima di affidare a #. .ietro la cura delle anime, gli richiese tre attestazioni di amore. 5es$ non affida l&opera della conversione delle anime se non a chi lo ama, a chi lo ama molto, a chi lo ama moltissimo. 2on *asta che lo amiamo in modo qualsiasi, ci vuole un amore superlativo. #olo un grande amore ci render zelanti, ci far sopportare volentieri i sacrifici della vita apostolica e assicurer il frutto alle nostre fatiche. $ome amare Dio 119

Come amare +io6 5es$ nel 4angelo ci fa fare al riguardo un *uon esame di coscienza. #are**e *astato che %gli avesse detto" Amerai il Signore tuo Dio. # <gostino si stupiva gi che 2ostro #ignore ci avesse fatto un comando di amarlo, mentre sare**e stata una grande degnazione che ce lo avesse anche solo permesso. !a 5es$, che *en conosceva l&estrema de*olezza umana, non solo conferm) questo primo grande comandamento della Legge, ma ne conferm) altres8 i singoli punti. 4edete, non che noi non amiamo il #ignore, ma non lo amiamo nel modo e nella misura con cui %gli vuol essere amato da noi. 2on lo amiamo totalmente" con tutto il cuore, con tutta l&anima, con tutta la forza. #e 5es$ in questo momento rivolgesse a ciascuno di noi la domanda fatta a #an .ietro" 5i ami pi, di tutti questi- ,9D>/, cio di tanti *uoni e pii cristiani, che cosa potremmo rispondergli6 %cco l&esame di coscienza che vi propongo. CO2 1G11O IL CGO0% = %gli, il nostro cuore lo vuole tutto. 2ella #. #crittura si legge che il #ignore un +io geloso, non ammette divisioni, non s&accontenta del cuore a met. Il nostro cuore gi cos8 piccolo, che non do**iamo dividerlo fra +io e le creature. 'ci hai creato per te = diceva #. <gostino = e il nostro cuore non trova riposo che in te( ,9D?/. #. -rancesco di #ales diceva che se avesse trovato anche solo una fi*ra, nel cuor suo, che non fosse per +io, l&avre**e strappata senza misericordia. % noi6 <miamo il #ignore proprio con tutto il cuore6 7igliuolo, dammi il tuo cuore ,9D@/. <l #ignore poco importa tutto il resto, il cuore che vuole. Ora, c& proprio nessun altro nel nostro cuore6 2on *isogna aver paura di scandagliarlo a fondo. 1alora qualcosa vi l8 fra le pieghe del nostro cuore7 e per non volerci esaminare a fondo, ci illudiamo di amare Iddio con tutto il cuore. %saminiamoci sovente su questo punto, specialmente noi 0eligiosi=missionari" se il nostro cuore li*ero, se non diviso, se costante. 5uai se il #ignore lo vedesse divisoC %gli si dato e si d tutto a noi, e noi vogliamo fare delle riserve nel darci a Lui6 CO2 1G11< L& <2I!<" cio con tutta la volont, come si spiega presso #. 1ommaso ,9DA/. La volont noi la diamo tutta a +io, non volendo che ci) ch&%gli vuole e come lo vuole. #ovente c&inganniamo nella pratica, specialmente nelle avversit che ci capitano o nel tempo di aridit. 5i il #almista diceva" 2o dicevo nella mia prosperit3 non barcoller$ in eterno*''' 1u, o Signore, rivolgesti da me la tua #accia e #ui sconvolto ,9DB/. 2on dunque espansione puramente sensi*ile o gioia o consolazione, ma amore di volont" che resiste a tutto, che sta saldo anche in mezzo alle prove, aridit e desolazioni. %h, amare il #ignore quando tutto va a gonfie vele, quando cio c& la consolazione, tanto comodoC !a amarlo quando si nelle tene*re, nel *uio dello spirito, e il cuore sem*ra di gelo, allora s8 che vero amoreC -acciamo nostre le parole di #. .aolo" (hi mi separer dallamore di (risto- 4a tribula&ione- 4angustia- essuna creatura potr separarmi dallamore di Dio in (risto :es, Signor ostro ,9DD/. CO2 1G11< L< !%21%" cio, secondo #. <gostino, con tutto l&intelletto. % qui esaminiamoci" quali sono i nostri pensieri6 i nostri giudizi6 #ono tutti di +io o per Iddio6 O non piuttosto umani, terreni e peggio6 uanto pochi, anche fra i 0eligiosi, pensano e giudicano mossi da puro amore di +ioC <mare +io con tutta la mente vuol dire ancora far tutto con purit di intenzione" tutto per Lui, niente per noi. CO2 1G11< L< -O0H<" il che vuol dire che questi sentimenti, questi affetti del cuore, della mente e della volont do**iamo portarli pi$ su che possiamo. <mare il #ignore pi$ che sia possi*ile, senza tema di amarlo troppo. #ovente l&amore di noi, l&amor proprio che ci riempie il cuore. #e il cuore pieno di amor di +io, si manifesta talora anche all&esterno, come avveniva a #. -rancesco d&<ssisi, che doveva rinfrescarsi, ecc. 2on sono tuttavia queste cose esterne che hanno importanza, purch vi sia 11:

l&amore interno. 3isogna amare il *uon +io con ardore, con vivacit. #. 1eresa del 3am*ino 5es$ a 9> anni era gi *ruciata dall&amore di +io. % noi !issionari6 <h, ricordatelo" chi non arde, non potr far ardere. ! caratteri della vera carit4 #iccome, secondo #. 1ommaso, la carit un&amicizia tra +io e l&uomo, essa deve avere tutti i caratteri della vera amicizia. Ora i contrassegni dell&amicizia, quale specie della carit, sono" preferire l&amato ad ogni altro7 compiacersi di lui e delle sue doti7 volergli del *ene ed essergli grati per i *enefici ricevuti7 conformarsi in tutto a lui. #ono come tante parti o estrinsecazioni della carit. <!O0% +I .0%-%0%2H< = +io ci ha preferiti fin dall&eternit. Di un amore eterno ti ho amato ,:EE/. Ci ha preferiti a tante creature possi*ili7 ci prefer8 ai pagani, con farci nascere in paesi cristiani7 specialmente ci prefer8 a tanti nostri compagni con chiamarci alla 0eligione, al sacerdozio, all&apostolato. % noi a**iamo sempre preferito +io6 2on cos8 quando peccammo. 2on cos8 quando a Lui anteponiamo i nostri difetti, le nostre piccole voglie. +o**iamo dunque dimostrargli il nostro amore con fuggire il male e cercare il pi$ perfetto. Cos8 fece, ad esempio, #. 1ommaso !oro, che prefer8 +io a tutto il resto. La moglie e i figli lo scongiuravano ad aver piet di essi. %d egli" ' uanto tempo potrei ancora vivere6(. 5li risposero" '<nche vent&anniC(. %d egli" '4ent&anni6 e dopo vent&anni andar eternamente perduto6(. % sacrific) per +io la sua vita. <!O0% +I CO!.I<C%2H< = Il #ignore pone le sue compiacenze in noi. Le mie delizie essere coi figli degli uomini ,:E1/. % noi godiamo di +io, ci gloriamo di Lui, come un *uon servitore del proprio padrone6 1u solus sanctus, tu solus Dominus, tu solus altissimus* #an -rancesco di #ales diceva" '#e il mio niente potesse servire a far pi$ grande Iddio, vorrei essere niente perch Lui sia pi$ grandeC(. #. 5eltrude un giorno si sfogava in affetti di compiacenza verso il #ignore7 5es$ le comparve e le disse" 'Io mi compiaccio tanto di questa contentezza che tu provi delle mie perfezioni, come se queste mi venissero da te(. <!O0% +I 3%2%4OL%2H< = +io ci vuole effettivamente *ene7 ci d grazie continue per sostenerci nel *ene e farci santi7 e se pecchiamo, ci perdona. % noi desideriamo che 2ostro #ignore sia conosciuto, amato, glorificato6 Sancti#icetur nomen tuum*''' Adveniat regnum tuum* #. <ntonio <*ate lasci) la grotta che da tanto tempo a*itava, per andar a com*attere gli <riani. Cos8 noi do**iamo prepararci con le virt$ e con lo studio alle !issioni, per poter salvare un maggior numero di anime e cos8 glorificare il #ignore. <!O0% +I CO!.<##IO2% = %gli dice" 0enite a me voi tutti che siete a##aticati e oppressi ed 2o vi ristorer$ ,:E9/. uando siamo afflitti, do**iamo ricorrere a Lui. #. Ignazio diceva che nulla l&avre**e potuto tur*are, fosse pure la soppressione della Compagnia7 ma che sare**e *astato un quarto d&ora di visita a 5es$ #acramentato, per rimettere il cuore in pace ,:E:/. < nostra volta, per), do**iamo consolare 5es$, riparando le offese a Lui fatte, come %gli stesso chiese a #. !aria !argherita <lacoque e come essa faceva. <!O0% +I 50<1I1G+I2% = %gli ci ha dato tutto quello che a**iamo, pur non avendo *isogno di noi7 e nello stesso tempo riconoscente per ogni atto di virt$ che gli offriamo, e lo ricam*ia con maggiori grazie. <nche noi do**iamo essergli riconoscenti, col ripetere sovente" Agimus tibi gratias''' :ratias agamus Domino Deo nostro* 11>

<!O0% +I CO2-O0!I1P = #. 5irolamo insegna che" 'il volere e il non volere ci) che l&amico vuole o non vuole, segno di vera amicizia( ,:E>/. Il #ignore in tutto ci) che permette vuole sempre e solo il nostro *ene. +iciamogli dunque di cuore" 7iat voluntas tua* % non solo conformit, ma uniformit alla volont di +io, il che pi$ perfetto. Omnia vincit amor* L&amore vince tutto, supera tutto. uando facciamo la 4isita a 5es$ #acramentato, fermiamo la nostra considerazione in qualcuno di questi punti, e amiamo. Cos8, prima della Comunione, meditiamo questo grande amore di +io per noi e diamogli amore7 allora state certi che le vostre Comunioni sono *en fatte. $ome accrescere in noi la carit4 <ccenniamo ora *revemente ad alcuni mezzi per ottenere ed accrescere in noi la carit. .0%5FI%0< = Chiedere sovente a +io questa virt$, che la regina di tutte le virt$. #. <gostino ripeteva" Domine, ut amem 1e* ,:E?/. % #. Ignazio" '+ammi, o #ignore, il tuo amore con la tua grazia, e ne ho a sufficienzaC( ,:E@/. Interporre la mediazione di !aria ##., !adre del santo amore, e di quei #anti o #ante che si distinsero in questo amore" #. -rancesco d&<ssisi, #. 1eresa, #. -rancesco di #ales, ecc. Leggere la vita di questi #anti, dove si sente veramente l&unzione del +ivino <more. Cos8 leggendo l&2mita&ione di (risto, non si pu) non esclamare" 'Come costui amava il #ignoreC(. !%+I1<HIO2% = !editare *ene7 nella meditazione il cuore si accende di amore. !editare specialmente la .assione di 2ostro #ignore. #. -rancesco di #ales diceva 'che il Calvario il teatro degli amanti(. <11I +I <!O0% = -are tanti atti di amore. Ogni frase del .adre 2ostro un atto d&amor di +io7 cos8 ogni frase del 1antum ergo. .er esempio le parole" veneremur cernui formano un atto d&amore, perch la vera adorazione amore. Praestet #ides supplementum sensuum de#ectui" ci dichiariamo felici, contenti di nulla vedere, nulla sentire coi sensi, perch cos8 a**iamo modo di prestare fede alla parola di Lui, e anche questo amore. :enitori, :enitoque laus et Fubilatio''' uanti atti d&amoreC Che +io sia lodato, che tutti lo amino7 volere e godere che da tutte le parti sia conosciuta la grandezza di +ioC 1utto questo amore, puro amore7 per) *isogna che queste *elle espressioni le facciamo sgorgare dal cuore. O.%0% = -are opere che piacciano a +io, poich, come insegna #. 5regorio !agno" Probatio charitatis exhibitio est operis ,:EA/. % 5es$ ci ha detto" Se mi amate, osservate i miei comandamenti ,:EB/. Il termometro per conoscere il grado del nostro amore per Iddio sta nelle opere. 2on contentiamoci dunque di parole, ma veniamo alla pratica. 2oi in particolare, a dimostrare a +io il nostro amore, do**iamo avere sete di anime, come l&e**e 2ostro #ignore. <nche attraverso le azioni comuni di ogni giorno potete salvare anime. 1utto qui ordinato per poter un giorno fare del *ene nelle !issioni7 e in !issione si deve avere il cuore aperto ad ogni miseria e quindi pieno di amor di +io. #. -rancesco Haverio ardeva di questo amore e perci) ardeva di zelo. Chi non ama, non riuscir mai a fare alcunch di *ene. 4oi fortunati che avrete agio di salvare tante anime, se sarete santiC % in tanto sarete santi, in quanto sarete ripieni di amor di +io. ar tutto per amore di Dio La purit d&intenzione un atto di carit, per mezzo del quale si riferiscono a +io, nostro ultimo fine, tutte le nostre azioni7 riferirle alla sua gloria, non avendo di mira che +io solo. Deus meus et omnia. 2ostro #ignore geloso che tutto si faccia per Lui solo. Le nostre opere in tanto trovano la sua compiacenza, in quanto son fatte per Lui, per suo amore. 4oi studiate in 1eologia che il fine per cui si agisce che conta presso +io7 le opere esterne, in quanto tali, non aggiungono sostanzialmente 11?

all&atto interno della volont. uanto pi$ perfetto il fine, tanto pi$ perfetta riesce l&opera. 2ostro #ignore ci ha detto nel 4angelo" Se il tuo occhio ,cio la tua intenzione/ " sano, tutto il tuo corpo sar illuminato ,cio tutta la tua opera *uona davanti a +io/. 5a se il tuo occhio " malato tutto il tuo corpo sar tenebroso ,:ED/. %& vero che noi riferiamo a +io ogni mattina tutti i nostri pensieri, affetti ed azioni, ma per la perfezione ci) non *asta. %& necessario rinnovare sovente quest&intenzione durante il giorno. +elle nostre azioni, alcune sono *uone in s e, se fatte in stato di grazia, vanno a +io e sono meritorie7 se per) interviene l&intenzione attuale di farle per amore di +io, si raddoppia = a cos8 esprimerci = il profitto e il merito. Le stesse azioni per s indifferenti, come mangiare, dormire, ecc., se fatte per amore di +io, diventano *uone e meritorie7 altrimenti sono inutili. 1utte poi le nostre azioni, anche le *uone, restano guaste se fatte con fine cattivo, quale sare**e la vanagloria. #e tale fine principale, le guasta sostanzialmente e toglie ogni merito7 se solo concomitante, non vizia totalmente l&opera, ma ne diminuisce il valore e il merito. Ora, la retta intenzione possiamo metterla in tre modi" I21%2HIO2% <3I1G<L%" come quando la mettiamo al mattino per tutta la giornata. Il riferire le azioni, cos8 alla lunga, al #ignore *uona cosa, ma in pratica, quante evasioni lungo la giornataC Ond& che la sola intenzione a*ituale, *ench *uona, non *asta per noi. I21%2HIO2% 4I01G<L%" quando si offre a +io il fine e la causa di una determinata azione che si prolunga. Cos8 chi avesse da fare una lunga passeggiata, supponiamo fino a #uperga, se l&offre al #ignore, non pi$ necessario che ad ogni passo rinnovi tale intenzione7 *asta averla messa all&inizio dell&azione. Lo stesso dicasi dell&azione del mangiare" non necessario ripetere ad ogni *occone" '#ignore, per voiC(7 se ne fa l&offerta a +io di tanto in tanto, se uno si dimentica, gi inteso che l&offerta fatta da principio perdura. uesta intenzione *asta perch un&azione, per s indifferente, venga sopra n natura l izzata. I21%2HIO2% <11G<L%" quando si riferisce a +io l&intenzione nel momento in cui si compie l&azione. #. -rancesco di #ales pu) dirsi il modello di quelli che agiscono con quest&ultima intenzione. Chi pi$ raccolto, di questi atti d&intenzione attuale ne fa di pi$, rendendo pi$ meritorie tutte le sue azioni. L&intenzione attuale molto pi$ conveniente e da desiderare. I #anti in .aradiso continuano a dar onore e gloria a +io. 2on essere perci) di quelli che, all&esame della sera, s&accorgono di aver passata quasi tutta la giornata senza aver pensato al #ignore. 3isogna procurare di valorizzare con l&intenzione attuale almeno le azioni principali della giornata. L&intenzione attuale, oltre che ad accrescere il merito dell&azione, serve a rintuzzare ogni tentazione di vanagloria. La vanagloria un vizio che aumenta col nostro profitto spirituale. .i$ uno si sforza di farsi *uono, studioso, e pi$ il demonio lo tenta" 'Come hai fatto *eneC(. Cos8 faceva a #. 3ernardo" 'Come predichi *eneC( ,:1E/. ueste tentazioni vengono pi$ facilmente nelle cose *uone. Gno che si metta a pregare con un po& di fervore, che provi un po& di sensi*ilit... oh, allora gli sem*ra di andare in estasi e gli vien quasi da esclamare" '#ono ormai un #. .aoloC(. +o**iamo essere continuamente attenti a rintuzzare la tentazione, con purificare la nostra intenzione. +io soloC Soli Deo honor et gloria* #8, stiamo attenti alla vanagloria7 *isogna che a**iamo paura di far qualcosa a capriccio, di attri*uirci qualcosa. 4edete la !adonna" lodata da #. %lisa*etta, invece di insuper*irsi o far cerimonie, riferisce tutto al 11@

#ignore. Cos8 noi" se a**iamo un po& d&ingegno ,ne a**iamo sempre meno di quanto crediamo/, e**ene riferiamo tutto a +io solo. 2on +io e io, ma +io solo. #. 1ommaso diceva" '#e ne sapessi poco, direi che sono io7 ma ne so troppo, quindi questa scienza non viene da me(. % alla domanda rivoltagli dal #ignore a 1ommaso, hai scritto *ene di me, qual mercede vuoi6(, rispose da fur*o, cio da santo" '2ient&altro che te, #ignoreC(. 4oi ricordate che una scopa, una zappa, ecc. valgono quanto i volumi di #. 1ommaso, davanti a +io, se v& purit d&intenzione. La vanagloria rovina tutto. uanti, in fin di vita, dopo aver lavorato, predicato, si troveranno a mani vuoteC +iranno" '%ppure a**iamo fatto moltoC(. #i, ma non per il #ignore. Danno gi ricevuto la loro mercede ,:11/. #e lavoriamo senza pensare al #ignore, senza offrirgli le nostre azioni, raccoglieremo nulla o quasi nulla7 se invece lavoriamo con Lui, uniti a Lui con la retta intenzione, acquisteremo meriti immensi. 0innoviamo dunque sovente la purit d&intenzione. Con #. Ignazio diciamo pur noi di voler operare per la gloria di +io. Ad maForem Dei gloriam* uesta ed altre simili espressioni ci aiuteranno. Oh, quanto saremmo felici se riferissimo tutto e solo al #ignoreC %gli solo pu) *enedirci, consolarci, far prosperare le nostre opere. uesto punto molto importante, ricordatelo. %& questione di trovarci poi pieni di meriti o privi di essi. +ue fanno la stessa azione" uno pu) guadagnare molto, l&altro poco o niente. 1utto dipende dalla maggiore o minore purit d&intenzione, dal far tutto con pi$ o meno amor di +io. ar sempre la volont4 di Dio Il nostro cuore cos8 fatto, che ha *isogno di attaccarsi a qualche cosa. #e si attacca alla terra, terra est7 se si attacca a +io, Deus est. 5iusta l&osservazione del .. 4entura" 'che il demonio disse *ene ai nostri progenitori" sarete come dei ,:19/, perch questo il nostro naturale sospiro" di sempre pi$ avvicinarci a +io, trasformarci in Lui. Lo s*aglio fu nel tempo" di volerlo anticipare7 e nel modo" di opporre volont contraria a quella di +io(. Invece questa nostra aspirazione si realizza con conformare la nostra volont a quella di +io, con 'deiformare( la nostra volont. 4i sono infatti tre gradi di perfezione nell&esercizio del fare la volont di +io. Il primo la conformit, che vuol dire conformare la nostra volont alla volont ai +io. Il secondo l&uniformit, che significa fare della volont di +io una sola cosa con la nostra. Il terzo la deiformit, che sopprimere la nostra volont, perch solo esista in noi la volont di +io. #, 5. Cafasso spiegava cos8 l&unione della nostra volont a quella di +io" '4olere ci) che +io vuole7 volerlo in quel modo, in quel tempo, in quelle circostanze ch&%gli vuole, e tutto ci) volerlo non per altro, se non perch cos8 vuole Iddio( ,:1:/. 2ostro #ignore 5es$ Cristo, come gi a**iamo veduto, ce ne diede l&esempio colle parole e coi fatti. #e pregava, se lavorava, se predicava, era sempre per fare la volont del .adre. #ulla Croce, dopo aver dichiarato compiuti i voleri del .adre suo, chin) il capo, come ad indicare che anche in quell&ultimo atto della morte, faceva la volont del .adre. 2el fare la volont di +io si trova la santit pi$ perfetta. 1utti i #anti divennero tali uniformandosi alla volont di +io, sia nelle gioie che nelle pene. #. -rancesco di #ales dice che chi vive e muore perfettamente uniformato alla volont di +io, impossi*ile che il #ignore non lo ammetta su*ito in .aradiso. #. .aolo, appena convertito, a**racci) in pieno la volont di +io" Signore, che vuoi che io #accia- ,:1>/. 11A

2el fare la volont di +io si trova inoltre la pi$ completa felicit. #. 3asilio afferma che il segreto per essere felici anche in questo mondo, di fare la volont di +io. Chi pi$ felice dei martiri, pur in mezzo a tanti patimenti6 Chi pi$ felice di una #. Liduina, che pass) pi$ di trenta anni inchiodata su di un letto6 %& perch sapevano e volevano fare la volont di +io. #e uno si unisce alla volont di +io, vede le cose come le vede Lui7 e se capitano disgrazie, le accetta senza lamentarsi, perch vede in esse la volont di +io. +avide, mentre #emei scagliava contro di lui sassi e maledizioni, rispondeva a chi avre**e voluto uccidere l&insensato" 'Lasciate, +io che vuole cos8( ,:1?/ .erch +io permette tante persecuzioni contro la Chiesa e il .apa6 .erch permette che vi siano nel mondo tanti cattivi6 0isponde #. <gostino" '<ffinch i giusti si esercitino nel *ene e i cattivi si convertano(. Il #ignore sa sempre trarre *ene dal male. 2on stiamo dunque a discutere nelle varie evenienze, se sia stata volont positiva o permissiva di +io. #e il #ignore ci manda una malattia, possiamo farci molti meriti e sar tanto di meno che avremo da soffrire in .urgatorio. #. <lfonso aveva ripugnanza a divenire 4escovo, ma quando il .apa glielo impose per o**edienza, accett) e disse" '#8, voglio essere 4escovoC(. <veva riconosciuta la volont di +io in quella del .apa e l&aveva fatta sua. <ttenti per) che non di rado l&amor proprio ci fa parere volont di +io quello che non . -acciamo tante cose nell&illusione di essere nella volont di +io, ma spesso v& il tarlo dell&amor proprio. 3isogna sempre esaminarci spassionatamente7 *isogna che di tanto in tanto ci mettiamo davanti al #ignore" '#ignore, che io conosca 1e e il tuo volereC overim 1eB ,:1@/, perch l&amor proprio ce lo nasconde. 4oi fortunati che siete 0eligiosiC Il 3eato <vila, ch&era prete secolare, sempre che vedeva un 0eligioso, lo diceva fortunato e santamente lo invidiava, perch il 0eligioso, facendo l&o**edienza, sempre sicuro di fare la volont di +io. Gn *ravo predicatore parlando ai sacerdoti negli esercizi spirituali, dava loro le norme per conoscere la volont di +io e dicevaR loro" 'C& l&u**idienza, c& la carit, c& la giustizia ossia la necessit ma la pi$ sicura l&u**idienza(. #. 5eltrude recitava ogni giorno pi$ volte questa giaculatoria" '<ma*ilissimo 5es$, non si faccia la mia, ma la tua volont(. +iciamola anche noi qualche volta, specialmente nelle cose avverse. 2el .adre 2ostro chiediamo che si dilati il regno di +io e, su*ito dopo, che si faccia la sua santa volont in terra, come gli <ngeli e i 3eati la fanno in Cielo. %& meglio pensare a fare la volont di +io che cercare la sua gloria7 perch nel fare la volont di +io c& sempre la gloria di Lui, mentre non sempre chi dice di cercare la gloria di +io, opera in conformit alla volont di Lui. .rocuriamo perci) di vivere continuamente nella volont di +io. 1utto ci) naturalmente costa7 ma, come dicono i #anti, solo l&inizio che costa, perch dopo si gode. 3isogna staccarci dalla nostra volont7 se no, in qualunque posto i #uperiori ci metteranno, non saremo mai contenti. #e sentiamo ripugnanza in ci) che ci comandano, siamo pi$ sicuri di fare la volont di +io7 questa ripugnanza, da noi non voluta, aumenta il merito. Gno che faccia sempre la volont di +io, oltre a godere pace perfetta, quanti meriti si faC %saminiamoci sul serio, perch facile dire nei momenti di fervore" #iat voluntas tua* !a praticamente, amiamo sempre di fare in tutto la volont di +io6 uando uno al comando, ha un ufficio che gli va a genio, magari crede di essere staccato da tutto, pronto a tutti i sacrifici7 ma provate a toglierlo da quell&ufficio e si vedr se non si lamenta. 2on quindi male che, qui e in <frica, si cam*ino le cariche e che colui che comandava, ritorni ad o**edire7 perch cos8 uno si avvezza a cercare e a fare praticamente la volont di +io, a operare unicamente per +io. Interrogatevi in ogni azione" '%& 11B

proprio questo che +io vuole da me6(. 0ipeto" voi fortunati che, nella 0eligione avete l&u**idienza, la campana, le 0egole7 e se fate tutto e tutto *ene, alla sera potrete dire di aver trascorsa la giornata nella volont di +io. 0icordate dunque" conformarci alla volont di +io qualcosa7 uniformarci alla volont di +io di pi$ deiformarci la massima perfezione. Chi fa questo fa tutto. 3er conoscere se cerchiamo solo Dio e la sua volont4 <ccenner) ad alcuni segni o mezzi per conoscere se, nelle nostre azioni, cerchiamo solo +io e la sua santa volont. 1. = #e, nel por mano all&opera, siamo indifferenti a questa o a quella, solo volendo quella che si conosce essere attualmente volont di +io. In altre parole" se siamo santamente indifferenti a qualsiasi cosa voglia da noi l&u**idienza, ugualmente disposti ad esercitare gli uffici alti ed onorifici, come quelli *assi ed umili, a studiare come a lavorare, ecc. #. 1eresa dice che in comunit nessun impiego vile, nessuno pi$ onorifico di un altro. <pplicare perci) il detto di #. -rancesco di #ales" '2ulla chiedere e nulla rifiutare( ,:1A/. La ripugnanza che uno pu) sentire, = ripeto = non conta7 purch si com*atta e si operi per amor di +io. 9. = #e, nell&esecuzione, ci applichiamo con diligenza e con la stessa *uona volont" sia che l&opera sia conforme al nostro gusto o non lo sia7 lasciando perci) gli affanni e la fretta, i quali fanno s8 che ci) che s&incomincia per +io, si prosegua per volont propria. :. = #e operiamo allo stesso modo sia nelle cose grandi che nelle cose piccole, sia in pu**lico che in privato. Cos8 agiva il Card. 3aronio" sia quando faceva il cuoco, come quando scriveva i suoi poderosi volumi, tenendo la mente e il cuore sul lavoro attuale7 appunto perch riconosceva in quella particolare azione la volont di +io, la quale vuol sempre essere fatta con perfezione. >. = #e, dopo aver compiuta l&opera, non si aspetta l&approvazione degli uomini. I #uperiori mi lodino o no, non importa7 *asta la lode del #ignore. Che *isogno di dar fiato alle trom*e, per far sapere a tutti che quella data azione l&a**iamo fatta noi6 -ar le cose *ene, senza aspettarsi nulla dagli altri. +ire a noi stessi" +d ora chi " la mia speran&a- on #orse il Signore- ,:1B/. uand&ero +irettore in seminario, a tutti quelli che facevano qualche lavoro durante le vacanze, !ons. 5astaldi dava qualche regalo. <lcuni, vedendo che a me ,che pure avevo pi$ lavoro/ non dava mai niente, si meravigliavano e un giorno gliene chiesero la ragione. %d egli" '% perch lo stimo troppo7 lui per lavorare non ha *isogno n di regali n di lodi(. Come vedete, ho provato e lo so. Che *isogno delle lodi dei #uperiori6 #e non dicono niente, segno che va *ene... +io solo mi *astaC ?. = #e non *adiamo all&esito delle opere e quindi non ci tur*iamo quando questo non corrisponde allo sforzo fatto. La santa volont di +io sia fatta e tanto *asta. +io premier secundum laborem e non secondo l&esito che il #ignore talvolta permette che sia meschino o nullo per umiliarci. @. = #e godiamo del *ene" sia che venga fatto da noi che da altri. %&, cos8 facile, vedendo altri a far *ene, che ci vengano sentimenti di gelosiaC uando succede cos8, pregare per quel confratello, umiliarci e intanto purificare la nostra intenzione, dicendo a noi stessi" '.urch il *ene si faccia in comunit e ne sia glorificato il #ignoreC(. Oh, teniamo gli occhi fissi in alto. La nostra mira l" +io soloC %saminiamo noi stessi se nei casi pratici ci regoliamo secondo questi principi. #e cosi faremo, il 11D

#ignore si servir di noi per far molto *ene, come si serv8 di #. -rancesco Haverio. Il #ignore, ve l&ho detto, geloso e non si serve di chi non opera per Lui, ma cerca se stesso. Inoltre, se faremo sempre la volont di +io con purit d&intenzione, i nostri giorni saranno veramente pieni, perch dal mattino alla sera un continuo accumulare tesori pel Cielo. .rocuriamo che sia cos87 allora, alla fine della vita troveremo di aver fatto molto, anche se al presente ci sem*ra di far poco. Amore di riconoscenza& il =Deo %ratias<> La prima preghiera vocale che pronunciamo nel giorno in comune il Deo gratias* in risposta al .enedicamus Domino. %& *en giusto che, dopo la notte, *enediciamo il #ignore che ci ha conservati in vita, mentre tanti morirono nella stessa notte e forse di morte improvvisa. +io ci diede *uon riposo, mentre tanti passarono la notte tra pene e dolori, come negli ospedali. 1anti in quella notte peccarono e noi siamo stati da +io, per mezzo dell&<ngelo Custode, preservati dai peccati7 e se tentati, siamo usciti vittoriosi. Il #ignore da questo Deo gratias sar mosso a *enedirci tutto il giorno. uesta *reve giaculatoria deve esserci familiare, risuonare sovente sulle nostre la**ra, anche durante il giorno. +ice #. <gostino" 'Che cosa di meglio possiamo concepire o dire o scrivere, del Deo gratias- 2ulla di pi$ *reve a dirsi, di pi$ dolce a udirsi, di pi$ grato a concepirsi, di pi$ prezioso a farsi( ,:1D/. uesta santa usanza l&e**e pure #. 5iuseppe Cottolengo e la trasmise alla .iccola Casa della +ivina .rovvidenza. Il #anto la usava specialmente nel ringraziare i *enefattori, rivolgendo cos8 il *ene al #ignore e ricordando loro che erano strumenti di +io e facessero perci) il *ene per amore di Lui. +iciamola sovente almeno col cuore, per tanti nostri *enefattori e +io sar mosso a moltiplicarli secondo i nostri *isogni. Gli anniversari 2el mondo si usa commemorare il centenario degli avvenimenti straordinari, come quello della scoperta dell&<merica, della nascita o morte di uomini illustri. <nche coram +cclesia si cele*rano centenari, come fu, per noi, quello dell&invenzione dell&immagine della nostra Consolata. #i cele*rano pure centenari, venticinquenni o anche solo decenni di Istituzioni, di lavoro parrocchiale o sacerdotale, ecc. Ognuno poi ricorda e festeggia ogni anno il proprio onomastico. 2oi commemoriamo gli anniversari dei punti pi$ salienti della nostra vita. Come C0I#1I<2I" il giorno della nostra nascita, del santo *attesimo, della santa Cresima, della prima Comunione. Come 0%LI5IO#I" quello dell&entrata nell&Istituto, della vestizione religiosa, della prima e seconda professione. Come #<C%0+O1I" il giorno in cui ricevemmo la tonsura, gli Ordini !inori, il +iaconato e il .res*iterato. Come !I##IO2<0I" il giorno della partenza ed entrata in !issione. <**iamo, vero, degli anniversari in comune" come gli esercizi spirituali, le feste, ecc., ma gli altri sono propri di ciascuno, privati, da festeggiarsi in quei dati giorni, che sono per lo pi$ diversi per ciascuno di noi. !a perch commemorarli6 In ciascuno di questi casi si tratta di una grazia ricevuta da +io, di cui lo si vuole ringraziare7 e quindi rinnovare in noi lo spirito e le virt$ che la grazia deve produrre. 4eniamo, ad esempio, alla considerazione della nascita. Io tanti anni fa non esistevo... C&erano altre persone, ma nessuno pensava a me, neppure i miei genitori... !a 4oi, o #ignore, da tutta l&eternit pensavate a me7 4oi avete sta*ilito da tutta l&eternit il giorno e mi avete fatto nascere in luogo di tante altre creature possi*ili, in luogo di tanti altri che avre**ero corrisposto meglio di me... uale degnazione da parte di +ioC... uanta riconoscenza da parte nostraC 19E

Cos8 il 3attesimo per mezzo del quale ci venne tolto il peccato originale, fummo rista*iliti nell&ordine soprannaturale, fatti coeredi con 2ostro #ignore 5es$ Cristo del .aradiso. 4edete la preziosit del santo 3attesimoC Che merito avevamo noi di essere preferiti a tanti infedeli6... % quanti morirono senza il 3attesimo6... 2oi !issionari soprattutto do**iamo considerare la grande grazia del 3attesimo. <pprezziamola questa grazia e, compenetrati della sua importanza, eccitiamoci a salvare molte anime. !editando sull&eccellenza di essere cristiani, sforziamoci di farci santi, perch salveremo anime in proporzione della nostra santit. 2on passo in rassegna il giorno della prima Comunione ,chi non ricordasse la data, potre**e fissare il giorno del 5ioved8 #anto o del Corpus +omini/, n quello della santa Cresima. +i questa per) possiamo saper la data, perch se ne tien nota nei registri parrocchiali. % un grande #acramento che, come il 3attesimo, riceviamo una sola volta. 0ingraziamo il #ignore che ci ha fatti soldati di 5es$ e procuriamo di risuscitare in noi la grazia ricevuta, con scuoterci e metterci di *uon animo. Che dire della grazia dell&Ordinazione sacerdotale6 uale festa in quel giorno, e pi$ quale fervoreC Con l&animo ripieno di affetto e di riconoscenza verso +io, promettemmo di *en adempiere le o**ligazioni del nostro stato, a costo di qualsiasi sacrificio. !a, s*ollito il primo entusiasmo, ci lasciammo prendere dall&a*itudine, ci raffreddammo e la nostra corrispondenza diminu8. < rialzare lo spirito e ritornarlo al primo fervore vengono i santi spirituali esercizi, i ritiri mensili e tante altre pratiche di comunit7 ma se questi mezzi ci servono ad infervorarci in genere sul nostro o**ligo di santificarci, non ci ricordano per) i singoli doveri assunti e quindi il *isogno di rinnovarci nelle speciali grazie ricevute. #an .aolo ricordava in particolare al suo 1imoteo di risuscitare in se la grazia della #. Ordinazione" 1i rammento di ravvivare la gra&ia di Dio che " in te per limposi&ione delle mie mani ,:9E/. % come cele*rarli6 4i propongo alcune norme pratiche" 1. = 2otiamo sul taccuino delle memorie spirituali tutti i nostri anniversari, quali occorrono lungo l&anno" quasi un piccolo calendario tutto nostro7 sono come tante pietre miliari, sono tante oasi in cui respirare un po& d&aria *uona. 9. = La sera precedente, prepariamoci col 0eni (reator e pensiamoci andando a letto. :. = #u*ito alzandoci, indirizziamo la giornata secondo lo spirito dell&anniversario, specialmente la meditazione e la santa Comunione. >. = .ossi*ilmente ai piedi di 5es$ #acramentato, consideriamo la grazia ricevuta e perci) portiamoci in spirito a quell&anno, giorno, ora... leggendo anche ci) che sta scritto nel .ontificale, nel rituale o nel formulario dei 0eligiosi. 0ingraziamo, pentiamoci delle nostre incorrispondenze, preghiamo sia per noi e sia per quelli che assistettero o cooperarono a quella grazia" genitori, padrini, 4escovo, #uperiori, ecc. ? = 1erminiamo la giornata con propositi di meglio corrispondere al donum Dei. %& tanto *ello festeggiare in questo modo gli anniversari degli eventi principali della nostra vitaC %& una festa intima, vissuta tra +io e noi. %& una cara festa che ci ricorda il gran *ene che +io ci vuole, gli immensi *enefici che ci ha elargiti, *ench fossimo molto indegni. %ssa viene a ravvivare la nostra fede e la nostra carit7 come uno sprone alla santit, a rinnovare in noi lo spirito. <lcuni potranno chiamar minuzie queste cose, ma intorno a un soggetto cos8 importante anche le minuzie sono importanti, anzi importantissime. +o**iamo servirci di tutto per aiutarci nella 191

divozione7 e il cele*rare gli anniversari uno dei mezzi che ci aiuta per tutta la vita. 1ra tutte queste date, ne avremo per quasi tutti i mesi e, siccome difficile che ci incontriamo ad avere una stessa data nello stesso giorno, tutti i giorni dell&anno, o dall&uno o dall&altro, s&innalzer nell&Istituto un ringraziamento al #ignore. Io desidero che questa pratica ci sia nell&Istituto e che la teniate sino alla morte. Nel %iorno %enetliaco 4i ho radunati, come il padre fa coi suoi figli, per dirvi che oggi il mio anniversario di nascita7 proprio adesso, alle sei di sera. %& una *ella notizia, mentre una grazia di +io. #o che quest&oggi avete pregato per me e ve ne ringrazio. uand&ero piccolino, non avrei mai creduto che il #ignore volesse conservarmi in vita cos8 a lungoC %ro il pi$ 'misera*ile( della famiglia e il #ignore ha conservato me. <nche voi ringraziate il #ignore di questo" di avermi creato, conservato e anche perch, quantunque de*ole di salute, posso fare ancora quello che il #ignore vuole da me. % poi tutte le altre grazie materiali e spiritualiC 4oi non potete ancora capire, ma io vedo una catena di grazieC Di un amore eterno ti ho amato, e perci$ ti ho a me attratto pieno di compassione ,:91/. Iddio da tutta l&eternit ha pensato a noi. 2on avevamo noi alcun merito, perch eravamo niente, eppure il #ignore ha sempre pensato a noi e ci ha amati. Dilexi te" proprio te non un altro. Il #ignore non aveva *isogno di noi7 sapeva che non avremmo corrisposto pienamente, eppure dilexi te* .oteva creare tanti #. Luigi, che avre**ero assai meglio corrisposto alle sue grazie7 invece no" te. % questo per pura misericordia" miserans tui* .oi tutte le altre grazie, specialmente quella della vocazione. < tanti altri non l&ha data, ad altri anche l&ha tolta7 invece a noi l&ha data e la conserva. 4edete, il #ignore mi ha condotto attraverso avvenimenti che parevano casuali. <vr) avuto dieci anni, se pur li avevo, e non vedevo chiaro sul mio avvenire7 avevo l&idea di studiare e da pi$ giorni ne parlavo con la mamma. Gn #acerdote, in compagnia del sindaco, venne a trovarmi e disse alla mamma, accennando a " '#iamo venuti per dirvi che questo ragazzo deve studiareC(. % poi grazia su grazia7 e gli studi sono riusciti proprio *ene7 non tocca a me fare gli elogi, ma... I fratelli non volevano che prendessi l&a*ito ecclesiastico, volevano che facessi prima il liceo con loro e io, per accontentarli, leggevo i loro li*ri. !a un giorno li gettai via da me e dissi" '<h, vado in seminarioC Il #ignore mi chiama oggi, chiss se fra tre anni mi chiamer ancora6C(. % l8, nel seminario, in quella cappella, quante grazieC 2on posso contarle. .oi alla Consolata... e sono ormai tanti anniC... 4oglio che lo sappiate ,non c& nulla da gloriarsi/" per voi che sono qui vivo ancora7 dovrei gi essere morto e in .aradiso. -u un miracolo perch il sangue era gi decomposto... Il #ignore poteva servirsi di un altro, che certamente avre**e fatto meglio di me, che avre**e avuto maggior tempo di occuparsi di voi, ma un altro che vi voglia *ene pi$ di me, non credo. +omani poi il d8 del mio 3attesimo. #tetti una sola notte 'e*reo(. Gna volta si *adava a queste cose7 adesso o si aspetta il padrino, o il tale o il tal&altro... e intanto si perdono le grazie, i meriti della Comunione dei #anti. +omani pregate per me. 3isogna dare importanza al 3attesimoC .i$ di tutto ringraziate il #ignore della vocazione al #acerdozio. <l #ignore tutto l&onore e la gloria, a me la confusione... !a quando si va avanti e non si devia, %gli aggiusta anche gli s*agli. uel che mi consola di pi$ che ho sempre fatto quel che il #ignore voleva da me7 mi consola il sapere che ho mai deviato. uando !ons. 5astaldi mi nomin) +irettore spirituale in seminario, andai da lui e gli 199

dissi" '#ono troppo giovane e poi speravo di essere un giorno un umile parroco, ma sono figlio dell&o**edienza(. %d egli" '4uoi essere parroco6 1i d) la prima parrocchia di 1orino" il seminario(. uando mi mand) alla Consolata, io non avevo ancora trent&anni e l c&era un Ospizio di preti vecchi. 5li domandai" '%& proprio volont di +io6 2on ho ancora trent&anni, non ho esperienza( = '4edi, = mi rispose = l&essere giovane un difetto che si corregge un po& per volta. 5li s*agli, poi, appunto perch sei giovane, hai tempo a rimediarli(. 4edete, *isogna essere l dove il #ignore ci vuole. #e io non avessi accettato, !ons. 5astaldi avre**e accolto il mio 'no(, ma io non avrei preso la strada nella quale il #ignore mi voleva. 0ingraziamo dunque il #ignore e procuriamo di corrispondere alle sue grazie. %& certo che non si corrisponder mai a**astanza, ma facciamo quello che possiamo e il #ignore aggiuster Lui il resto, se in noi vede la *uona volont. %gli conosce la nostra miseria, il fango di cui siamo impastati. uest&oggi, naturalmente, ho fatto il ritiro mensile, ho ringraziato il #ignore, l&ho supplicato a perdonarmi per quando dovr) rendere conto di tante grazie. 2e ho dei rendiconti col #ignore, sapeteC 1uttavia non mi affliggo per questo. Fo sempre fatto la volont di +io, non ne du*ito. +unque, #ignore, supplite voiC +i questo sono certo" che ho sempre cercato di fare la volont di +io, senza guardare in faccia a nessuno. <d ogni modo non intendo fare il mio elogio7 non c& che da ringraziare il #ignore. Gn 0eligioso oggi mi diceva" '2on avrei mai creduto che lei giungesse a quest&etC(. 3el complimento, vi pare6 % veramente da chierico ho fatto una gravissima malattia, e poi la famosa del 1DEE... ma, come diceva il Card. <gostino 0ichelmI, il #ignore mi ha conservato per voi. Invero, perch non potevo morire allora6 <vevo proprio l&et di #. 5. Cafasso, senza per) averne i meriti. !a il #ignore non ha voluto. (haritate perpetua dilexi te , anche in questo. #i, anche a questo pensava il #ignore da tutta l&eternit" a darmi le forze sufficienti. Col suo aiuto ho lavorato sia alla Consolata che qui e per l&<frica. <desso sta a voi a compiere i disegni di +io. 2on posso fare io tutto, a ciascuno la sua parte. Ciascuno deve divenire un apostolo del #ignore, un !issionario della Consolata e quindi corrispondere a tutte le grazie che il #ignore ci ha destinate da tutta l&eternit. .ensateci a queste cose, allora non vi sar facile perdervi per via. 3asta, ho fatto un po& il mio panegirico. <nche #an .aolo un giorno fece il suo, ma poi terminava" Per la gra&ia di Dio sono quel che sono ,:99/. 1utta grazia di +io e, senza di essa, sarei un *el nullaC Nel primo decennio della 'ondazione morale dell"!stituto ?(/ aprile 191:@ %& trascorso un decennio di vita dell&Istituto, poich la fondazione di un Istituto non si conta da quando comincia ad aver vita, ma da quando se ne sta*ilisce definitivamente la fondazione. % sono appunto dieci anni ad oggi che si decisa la fondazione del nostro Istituto. ueste cose i pi$ anziani le sanno, ma conviene che le ripeta qui a tutti" non per me, ma per manifestare le opere del #ignore a sua gloria7 e perch le ricordino quelli che cele*reranno il 9?J anniversario il ?EJ, il centenario. +ieci anni fa caddi gravemente ammalato da giungere alle porte dell&eternit. Il nostro arcivescovo, Card. 0ichelmI, veniva a trovarmi quasi tutte le sere e siccome avevamo gi parlato di questa istituzione gli dissi" 'Ormai all&Istituto ci penser un altro(7 e glielo dissi contento, forse per pigrizia di non so**arcarmi a un tal peso. %gli per) mi rispose" '2o, guarirai e lo farai tu(. % son guarito. <ndai poi a 0ivoli e il giorno di #. -edele da #igmaringa ,9> aprile/, di cui sono sempre stato 19:

divoto in modo particolare fin dal seminario, posi sull&altare una lunga lettera, in cui si decideva la fondazione. Cele*rai la santa !essa in onore del #anto, quindi feci recapitare la lettera all&<rcivescovo. % fu decisa la fondazione. In quello stesso anno si licenzi) la #cuola 2ormale che aveva sede nella palazzina di Corso +uca di 5enova e l&anno seguente si cominci) effettivamente l&Istituto in detta palazzina. L&B maggio 1DE9 partiva la prima spedizione per le !issioni, composta di !ons. -ilippo .erlo, .. 1ommaso 5aIs e due Coadiutori. uindi dalla prima partenza sono solo otto anni, ma dalla fondazione sono dieci. Ora vedete quante grazie ci ha concesse il #ignore in questo primo decennio" grazie generali a tutto l&Istituto e grazie particolari a ogni individuo7 sicch ognuno pu) dire" singulariter sum ego* I profani ed anche le persone *uone sono meravigliate di tale rapido progresso, e #. %. !ons. 1asso, 4escovo d&<osta, ha detto che quest&opera nata gigante. 4eramente nata molto piccola, ma certo che il #ignore l&ha ricolmata di grazie straordinarie. .rima la !issione indipendente del MenIa ,perch prima non eravamo a casa nostra/7 poi, saltando il grado di .refettura, su*ito il 4icariato col primo 4escovo7 infine l&approvazione col Decretum laudis, che d&ordinario non si guisa concedere cos8 presto. Ora di tutte queste grazie e di moltissime altre do**iamo ringraziare il #ignore che ce le ha concesse, e pregarlo a volerle continuare in un altro decennio, anzi a darcene delle maggiori ancora, come domanda la Chiesa nell&Oremus del 1e Deum. 3isogna per) che noi non vi mettiamo alcun impedimento. 1alora *astano pochi 'amaleciti( a far cessare le grazie del #ignore su di una Comunit. Che cosa dunque do**iamo fare perch il #ignore continui a spargere su di noi le sue grazie6 !i pare che sia detto nel 4angelo di oggi" +go sum vitis, vos palmites''' sine me nihil potestis #acere ,:9:/. %cco il #ignore la pianta che d la vita e la comunica alle varie suddivisioni di rami7 i tralci staccati dalla vite sono morti e non servono pi$ a nulla, se non ad essere *ruciati. 2oi quindi *isogna che stiamo *en attaccati a 2ostro #ignore che l nel ##. #acramento7 che riconosciamo che tutto viene da Lui. 2ella prima Casamadre c&erano gi, ed in questa le faremo scrivere pi$ in grande, le parole" Protegam eum quoniam cognovit nomen meum ,:9>/. Lo protegger) perch ha riconosciuto il mio nome e cio, in linguaggio *i*lico, ha riconosciuta la mia virt$, la mia potenza, che sono Io che faccio tutto. 2elle opere di +io *isogna procedere cos8" pregare per conoscere la volont di +io7 consultare e consigliarsi7 soprattutto l&u**idienza, stare alle disposizioni dei superiori. .erci) quando da 0ivoli tornai a 1orino a prendere la risposta di quella lettera ,nella quale, come disse l&<rcivescovo, avevo accumulato pi$ ragioni contro che in favore della fondazione/, dissi al Cardinale" '+unque, %minenza, in verbo tuo laxabo rete*B. %d egli" '#8, s8C(. <llora, vedete, se l&opera fallisse, sare**e sempre il #ignore che manchere**e. !a il #ignore non manca mai7 finora ci ha sempre provveduto il necessario. Come conclusione, ringraziamo il #ignore delle grazie conceduteci in questo decennio, ch sono tutta ro*a sua. Soli Deo honor et gloria* % intanto procuriamo di non impedire che il #ignore ce ne conceda sempre di nuove nel prossimo avvenire.

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(:. LA 3#)ERT8
L"esempio di Nostro Si%nore 2ostro #ignore venne sulla terra per redimerci e per farsi nostro modello. #. .aolo, come gi a**iamo accennato, dice che l&%terno .adre ha decretato che non possa salvarsi chi non sar trovato conforme a 2. #. 5es$ Cristo" Dio ci ha mani#estato il mistero della volont sua, quel piano stabilito e predisposto in lui ;:es,) per leconomia della piene&&a dei tempi, di ricondurre a un unico capo, (risto, tutte le cose ,:9?/. 5es$ stesso ci invita a seguire il suo esempio" 0i ho dato lesempio, a##inch! anche voi #acciate come ho #atto io ,:9@/. #. .aolo dice di s" Siate imitatori miei, come anchio sono di (risto ,:9A/. +unque 5es$ nostro esemplare" 2o sono la via, la verit e la vita ,:9B/ e noi do**iamo studiarlo, per imitarlo e ricopiarlo in noi. #an 3ernardo dice al riguardo" 'Abbiamo di che ammirare, amare e imitare( ,:9D/. Or*ene, 5es$ ha praticato tutte le virt$, ma ce n& una che sem*ra ch&egli a**ia prediletta e della quale volle farsi in modo speciale nostro modello" la povert. 'L&ha tanto amata = dice ancora #. 3ernardo = che, non trovandola in Cielo, venuto a cercarla sulla terra( ,::E/. Lo afferma pure #. .aolo" Per noi essendo ricco si #ece mendico ,::1/. .erci) egli fu povero nella nascita, pi$ povero nella sua vita, poverissimo sulla Croce. Pauper in nativitate, pauperior/ in vita, pauperrimus in cruce ,#. 3ernardo/ ,::9/. Consideriamo queste tre espressioni. .O4%0O 2%LL< 2<#CI1< = 5es$ nacque quanto pi$ pot povero. % notate, di propria volont, non per necessit che ne avesse. +iscendente di stirpe regia aspett) che questa fosse decaduta e ridotta a povert7 scelse per !adre una donna povera, per .adre putativo e custode #. 5iuseppe, che col lavoro manuale guadagnava il necessario per vivere... %saminiamo la capanna di 3etlemme" niente di pi$ povero7 una mangiatoia con poca paglia e pochi pannolini portati da 2azaret. #an -rancesco d&<ssisi, il pi$ perfetto imitatore della povert di 5es$, meditava spesso tanta povert nella nascita di 2ostro #ignore e godeva di averlo imitato almeno in parte, col nascere egli pure in una stalla ,:::/7 e fu lui a lasciare in eredit ai suoi -rati la pratica del presepio. .IG& .O4%0O I2 4I1< = Il #almista disse del !essia" Povero io sono e nei travagli #in dalla mia giovine&&a ,::>/. 4isse povero e di professione povera, cio lavorando con le sue mani. Cos8 santificava il lavoro. Osservate la casetta di 2azaret" povera quanto mai. uivi pass) tutta la vita, lavorando come figlio del falegname, per avere il sostentamento. .oi nei tre anni di vita pu**lica" 2l 7igliuol delluomo non ha dove posare il capo ,::?/7 si scelse gli apostoli fra i poveri7 per pagare il tri*uto dovette fare un miracolo. 1anta stima aveva della povert, che la proclam) la prima delle *eatitudini" .eati pauperes* ,::@/. .er contrario, fulmin) le ricchezze" 0ae divitibus* ,::A/. .O4%0I##I!O I2 C0OC% = 5es$ nudo sulla Croce... le sue stesse vesti divise fra i carnefici... .er esser sepolto e**e *isogno della carit di un lenzuolo e dello stesso sepolcro. uesto esempio deve *astarci a farci concepire grandissima stima della santa povert, tanto pi$ noi e do**iamo e vogliamo imitarlo da vicino. 2ulla ci deve spingere maggiormente alla pratica di questa virt$, quanto l&esempio di 2ostro #ignore. Imitarlo tutto, ma specialmente nella povert. In .aradiso avremo poi il premio che ci tien riser*ato" ma fin da questa terra noi riceviamo il centuplo. 1utti i #anti, dietro l&esempio di Lui, amarono e praticarono la povert. #. -rancesco d&<ssisi la chiamava 'la sua signora( ,::B/. La povert4 e le altre virtA 19?

L&esempio e gli ammaestramenti di 2ostro #ignore sono il primo e il pi$ potente stimolo a stimare, amare praticare la santa povert. Ci sono per) anche altri motivi per farcela apprezzare. 1utte le altre virt$ ricevono vita, in certo qual modo, dalla povert. +ifatti, noi esaminiamo le singole virt$, vediamo ch&esse esistono e si sviluppano solo se c& l&amore alla povert. #e manca questa, anche quelle vengono meno. L< -%+% = .u) la fede stare senza la povert6 !a come pu) dire di aver fede colui che non crede a 5es$ e ha detto" 3eati i poveri6... Colui che, in opposizione agli ammaestramenti di 5es$, stima *uona cosa ricchezze e fortunati i ricchi6... .urtroppo che pu) avvenire anche fra noi di fare preferenza fra ricco e povero. % cos8 avviene talora nel ministero, quando si tratta di luoghi o uffici lucrosi. #i dice" ' uella una *uona parrocchiaC(. 3uona perch6 -orse perch c& molto lavoro, molto *ene da compiere, molte anime da salvare6 2o, ma perch ricca. uale spropositoC !a veniamo a noi. 2on dico proprio che a**iamo idee false come queste, tuttavia non a**iamo le idee di 2ostro #ignore. <nche fra noi, vedete, preferiamo o invidiamo quel compagno che ha qualcosa, e talora ci vergognamo di far vedere un parente povero. uando volevano far <rcivescovo di 1orino il 3. #e*astiano 4alfr, questi mand) a chiamare in fretta suo fratello che giunse a 1orino vestito alla *uona, da campagnuolo. Il #anto gli and) incontro con la vettura del +uca, ve lo fece salire e si sedette accanto e cos8 attraversarono tutta la citt. % a tutti quelli che gli si facevano incontro, diceva" '%& mio fratello, mio fratelloC(. % poi al +uca" '#8, mio fratello, ha tanti anni e fa il contadino, ecc.(. .oi dopo aver spiegato tutto di suo fratello, soggiunse" '4i pare che si possa fare <rcivescovo di 1orino uno che nato da famiglia cos8 e cos8, che ha un fratello contadino6 4ostra <ltezza si fare**e ridere dietroC(. 4edete6 un vero #anto non si vergogna mai di essere povero. Che se di condizione elevata, la nasconde, contento di apparir povero. %& tanto facile = e non vorrei che succedesse qui = che si a**ia paura che gli altri vedano i nostri parenti un po& umili di condizione. #e a**iamo fede, *isogna che pensiamo, che parliamo, che agiamo secondo i principi della fede. .eati pauperes* La vera fede non pu) stare con principi che sono in contraddizione con la medesima. O s& ingannato 2ostro #ignore o c&inganniamo noi. L< #.%0<2H<= La speranza tutta rivolta al .aradiso e non fa caso delle cose terrene. .eato luomo che non " andato dietro alloro, n! ha sperato nel denaro e nei tesori* ,::D/. !a quanto difficile questo distaccoC uanto pochi s&incontrano di questi uomini, che non sperano nel denaro e nei tesoriC (hi " costui che lo proclameremo beato- ,:>E/. #em*ra quasi che l&autore del li*ro sacro si stupisca di trovarne pur uno" (hi " costui- Come se dicesse" se c&, mostratemelo e lo loderemo. +t laudabimus eum* #. 5iuseppe Cottolengo fu uno di questi uomini, vero modello di questa virt$. 5uai se vedeva che qualcuno dei suoi s&affannasse per le cose materialiC uando una #uora venne da lui a lamentarsi che non le rimaneva che un marengo e c&erano oltre cento ricoverati da nutrire, egli le tolse di mano il marengo e lo *utt) via dalla finestra, dicendo" 'Cos8 impari a confidare in +io e non nel marengoC(. %& tanto facile riporre la propria fiducia nel denaroC 2o, no7 *isogna invece dire" 2n 1e, Domine, speravi* O #ignore, io spero in te e non nel denaroC... -acciamo un po& di esame" non sono io attaccato ai *eni di quaggi$6 uanti si credono distaccati e non lo sonoC <h, quis est hic-... #olo chi non va dietro all&oro, n spera nel denaro e nei tesori ma in +io, opera meraviglie" #ecit enim mirabilia in vita sua ,:>1/. L&<!O0 +I +IO = <nche l&amor di +io non pu) sussistere senza la povert in spirito, ossia lo 19@

spirito di povert. .er amare +io con tutto il cuore, non *isogna avere attacchi di qualsiasi sorta, soprattutto attacchi alla ro*a7 se no, il cuore resta diviso. %cco la ragione per cui tante anime sacrificarono e sacrificano tuttora i *eni materiali, e a**racciano la povert volontaria" appunto per avere il cuore li*ero, che possa amare +io, darsi a Lui totalmente. L&<!O0% +%L .0O##I!O = .er poter operare molte cose in favore del prossimo, fa d&uopo avere il cuore staccato dalle cose di quaggi$. #. 3ernardo dice di #. !alachia 'che era povero per s, ma ricco per i poveri( ,:>9/. #. 4incenzo de& .aoli, *ench povero e appunto perch povero, spese pi$ di 9? milioni per i poveri. Il 3. #e*astiano 4alfr viveva da povero" nella sua camera aveva solo il letto e una sedia. %ppure per i poveri spese pi$ di un milione e mezzoC 1utti portavano a lui, perch sapevano che nelle sue mani non c&era... la peceC uando uno vuol denari, *isogna che non ne voglia. !a inteso" che non ne voglia di cuore, non di ipocrisia. #apete il detto di #. 3ernardo" che noi do**iamo essere conche e non canali ,:>:/. Ci) egli diceva della santit" do**iamo prima esserne pieni noi, per poter dare agli altri. Or*ene = e questo lo dico io = nei riguardi del denaro do**iamo essere solamente canali e non conche. #e la gente sicura che nulla resta a noi, porta volentieri. <nzi, parlando in generale, se nel ministero ci sono delle macchie che fanno del danno, son proprio queste. In certi paesi tollerano cose pi$ gravi, ma non questo. 1alora si dice" '!a di dirittoC(. <h, il diritto si pu) far valere altrimentiC... uando si vede che il prete attaccato, quando c& la taccia di amore al denaro, si fa pi$ nessun *ene. 3isogna sapersi staccare per poter dare agli altri. <L10% 4I01G& = L&umilt pure non pu) stare senza la povert in spirito. I poveri possono pi$ facilmente avere l&umilt, perch non curati e disprezzati. 2on cos8 i ricchi. Gno che non a**ia amore alla povert, non pu) essere veramente umile" cercher sempre di sollevarsi, di far vedere quello che non , di nascondere quello che . = La povert, inoltre, custodisce la castit. 2on si casti, se non si mortificati e la povert s&accompagna molto *ene alla mortificazione. Chi, ad esempio, si mantiene povero nel vitto, pi$ facilmente si mantiene casto. = % cos8 di tutte le virt$" come dello zelo per la salvezza delle anime. #. 3ernardo applica al distacco dalla ro*a quelle parole di 2ostro #ignore" + io, quando sar$ innal&ato da terra, trarr$ tutto a me ,:>>/. 2e consegue che convertiremo e santificheremo i popoli, nella misura in cui saremo poveri almeno di spirito. La povert4 e le $on%re%azioni reli%iose 1utte le Congregazioni religiose pongono in primo luogo il voto di povert. .are che si dovre**e dare la precedenza all&o**edienza, come a quella che pi$ eccellente, invece no. Il perch lo spiega #. 1ommaso quando dice che 'la povert volontaria il primo fondamento per giungere alla perfezione( ,:>?/. #. Ignazio di LoSola definisce la povert" 'il muro di difesa degli Ordini religiosi( ,:>@/. % anche 2ostro #ignore la pose come prima condizione per a**racciare la perfezione religiosa" Se vuoi essere per#etto, va, vendi ci$ che hai e dallo ai poveri ,:>A/. #. -rancesco d&<ssisi ne fece la caratteristica dei suoi -rati. #i present) egli un giorno a .apa Innocenzo III con i suoi dodici compagni, poveramente vestiti, scalzi. Il .apa, all&annunzio di quel povero cos8 male in arnese, non volle riceverlo. 2ella notte per) fece un sogno" vide la 3asilica Lateranense che stava per crollare e questo povero che la sosteneva. Lo fece su*ito ricercare e venire a s. -u allora che #. -rancesco gli present) le 0egole del nuovo Ordine, illustrandole con la nota para*ola" 'C&era un figlio di 0e, che chiese al 0e suo padre di allontanarsi dalla reggia per un giro di peregrinazione. <nd) lontano e, trovata una *uona figliuola, la spos) ed e**e figli7 e l8 ristette, finch 19A

fu richiamato dal padre suo. %cco" il 0e l&%terno +ivin .adre, il -iglio 2ostro #. 5es$ Cristo, che venne a peregrinare su questa terra7 quella signora la povert, che io pure ho eletta per mia sposa( ,:>B/. La 0egola fu approvata, e in *reve il nuovo Ordine si sparse in tutto il mondo. % sempre il #anto tenne duro su questo principio fondamentale della povert. In una delle adunanze pi$ solenni tenutesi ad <ssisi, qualcuno = come sempre succede nelle comunit 0eligiose = diceva che la 0egola era troppo rigida e, appoggiati anche ad una lettera del Cardinal .rotettore, volevano che vi si apportasse una qualche mitigazione. !a il #anto vi si oppose con tutte le sue forze... 5uai a quella comunit che vuol modificareC 5uai alle comunit nelle quali s&infiltrano i *or*ottoniC Gna Congregazione religiosa in tanto vive e prospera, in quanto conserva lo spirito di povert. uando una comunit va rallentando in questo, tutto lo spirito se ne parte. Lo stesso pu) dirsi dei singoli mem*ri" in tanto avanzano nella perfezione, in quanto sono fedeli ad osservare la povert promessa. 0ichiamate a memoria quell&altro fatto di #. -rancesco d&<ssisi. %gli era ammalato e lo assisteva quella *ell&anima di -ra Leone" il quale, messosi a pregare in un cantuccio, e**e una visione. 4ide molti frati che dovevano attraversare un fiume. uelli che portavano sulle spalle un fardello, venivano trascinati e travolti dalla corrente7 gli altri passavano tranquillamente. #. -rancesco, avendo conosciuto per luce interiore il fatto di quella visione, se lo fece raccontare e poi lo spieg)" il fiume il mondo, quelli che sono realmente staccati da tutto, passeranno facilmente in mezzo ai pericoli e si salveranno7 gli altri che hanno fatto il voto di povert ma non lo osservano, o presto o tardi verranno portati via dalla corrente ,:>D/. 3isogna prendere la cosa sul serio. 2oi non siamo Cappuccini, tuttavia do**iamo avere lo spirito di povert, perch se nei nostri paesi i Cappuccini possono avere sempre il necessario, non sempre potr averlo il !issionario. .urtroppo spesso in 0eligione non si d troppa importanza alla pratica della povert religiosa7 si prendono le cose alla leggera, ci si passa sopra facilmente. .erch6 .erch non si ha un&idea giusta degli o**lighi che uno ha assunto col voto di povert e del come vi si possa facilmente mancare. 2on cos8 gli antichi .adri. 0icordate6 Pecunia tua sit tecum in perditione* Cos8 dissero sul cadavere di quel frate a cui dopo morte era stato trovato denaro, e il denaro seppellirono con lui ,:?E/. 3isogna che diamo importanza a questo voto. #e si osserva la povert secondo la 0egola e secondo lo spirito, la comunit andr avanti *enedetta da +io, ma guai se venisse meno su questo puntoC uando si trascura il voto di povert, la comunit prossima alla fine. 2ei primi tempi ch&ero alla Consolata, c&era a .refetto di sacrestia un !inore Osservante che non toccava mai i denari7 si serviva per questo di una zampa di coniglio. 2oi ridevamo, ma egli ci diceva che i -rati anziani avevano orrore del denaro. Certo c&era dell&esagerazione, ma non si esagera punto quando si dice che do**iamo essere staccati dal denaro, che do**iamo amare e praticare la povert. 2on tutti i 0eligiosi, *en inteso, son chiamati a fare come i 1eatini che vivono d&elemosine, ma sono proi*iti di chiederle7 solo quando vien loro meno il necessario, possono sonare la campanella del convento, quale richiamo alla gente che venga loro in aiuto. uando #. 5aetano fond) la Congregazione, parve a molti una stranezza7 ma non lo era e non l& davanti a +io, che fa cos8 gran conto della povert. Del voto di povert4 Le nostre Costituzioni parlano del voto e della virt$ della povert. #on due cose distinte7 meglio, il voto aggiunge pregio alla virt$. Coll&osservanza della virt$ s&acquista il merito della povert7 coll&osservanza della medesima come voto, essa ha doppio merito" della virt$ e della 0eligione. 19B

.arimenti" trasgredendo solo la prima, si pecca solo contro la povert7 mancando al voto, si pecca anche contro la 0eligione7 anzi, secondo alcuni teologi, nel voto solenne si pecchere**e anche contro la giustizia. %cco l&importanza di esaminare ci) che appartiene al voto religioso e ci) che spetta alla virt$ della povert. In che consiste il voto di povert6 %ssenzialmente consiste nella rinunzia al diritto di usare e disporre a proprio ar*itrio dei *eni temporali, cio senza, licenza del legittimo #uperiore. uesto il voto semplice, quale a**iamo noi e tutte le Congregazioni moderne. Il voto solenne, invece, importa la rinunzia al dominio radicale e ad ogni propriet di *eni temporali. +i qui la grande differenza tra il voto semplice e il voto solenne. 2el voto solenne gli atti di propriet sono invalidi, nel voto semplice sono validi ma illeciti. !a perch fare solo pi$ il voto semplice6 4i sono forse due sorta di povert o non piuttosto una sola6 La ragione che la povert non consiste essenzialmente nello spogliarsi di tutto, ma nel non potersene servire senza permesso. Lo spogliamento completo, secondo la maggior parte dei teologi, non ex Fure naturali et divino, ma solo ex Fure ecclesiastico. %& la Chiesa che cos8 ha sta*ilito per determinati Ordini religiosi. Il voto semplice consiste dunque essenzialmente nella rinuncia al diritto di disporre a proprio ar*itrio = cio senza licenza del #uperiore = sia dei *eni della comunit, sia dei *eni propri individuali. #pieghiamo meglio questa definizione. 1. = #i dice" diritto di disporre dei beni temporali a proprio arbitrio . #enza la rinuncia di questo, infatti, il voto di povert non esistere**e. 2on pu) un 0eligioso, anche di voti semplici, disporre a piacimento, cio di proprio ar*itrio, dei *eni di cui conserva il dominio radicale. #i richiede sempre il permesso, altrimenti si va contro il voto. 9. = #i dice" delle cose temporali, perch delle cose puramente spirituali il 0eligioso conserva non solo il dominio, ma anche il li*ero uso. Cos8 delle sue preghiere. #ono equiparate alle cose spirituali le reliquie, le immagini e le medaglie di poco valore ,non cos8 i ricami, tessuti e lavori vendi*ili/. %ntrano ancora nell&ordine delle cose spirituali l&onore e la fama, a cui non si rinunzia col voto di povert. uanto ai manoscritti, #. <lfonso inclina a credere che il 0eligioso ne conservi la propriet ,ma potre**e mancare contro l&o**edienza/. :. = !ons. !arozio aggiunge" rinun&ia per amore di ostro Signore7 che il motivo specifico del voto, ispirato dalla 0eligione e non da motivi puramente umani, come fu di alcuni pagani. >. = 0iguardo alle cose temporali come si applica il voto6 .remetto che quando si dice cose temporali, s&intende sempre una cosa praetio aestimabilis, cio che a**ia un qualche valore. Ci) posto" a/ */ Il 0eligioso non pu) ricevere, dare, imprestare, consumare, distruggere senza licenza dei #uperiori" sia che si tratti dei *eni propri, che dei *eni della comunit. <nche per opere di carit ci vuole la licenza7 senza permesso non si possono fare.

c/ 2on si pu) usare una cosa diversamente dalla licenza ricevuta, se**ene si tratti di uso onesto7 tanto meno se si trattasse di uso vano o cattivo. 19D

?. = #i dice" sen&a licen&a del Superiore. Che dire di questa licenza6 a/ %ssa pu) essere espressa7 *asta per) anche la tacita e la presunta" cio tale che, dalle circostanze o segni, si presume che vi sia o che sare**e data certamente, se richiesta. <vvertano i #uperiori di andare adagio a dare le licenze e diano mai licenze generali. */ % se il #uperiore negasse ingiustamente la licenza6 2on scusato il 0eligioso, eccetto nel caso di necessit urgente, tale che scusi dall&osservanza del voto. c/ Il confessore pu) dare tale licenza6 2o7 la dispensa data dal confessore non avre**e valore, perch non da lui ma dal #uperiore il 0eligioso si o**ligato a dipendere nelle cose temporali, e solo i #uperiori hanno facolt di dispensare. @. = uanto alla quantit richiesta per fare peccato mortale trasgredendo il voto di povert, i !oralisti non sono d&accordo. Convengono per) tutti nel dire essere necessaria una somma maggiore che nei peccati di furto7 e che inoltre devesi considerare la maggiore o minore ingiuria che si fa alla Congregazione, nonch le circostanze a giudizio di uomo prudente. #ono cose un po& difficili, perch non sempre si pu) sta*ilire con precisione ci) che spetta al voto e ci) che appartiene alla virt$. 1uttavia per voi importante questo" nulla fare senza permesso almeno presunto. uando c& *isogno di qualcosa, si chiede la licenza7 licenza data da chi pu) darla7 licenza chiesta nel de*ito modo, cio non strappata per forza, perch anche i #uperiori sono tenuti alle Costituzioni e dovranno rendere conto del loro operato. La virtA della povert4 I 0eligiosi non devono solamente evitare quanto contrario al voto di povert, ma avendo grave o**ligo di tendere alla perfezione religiosa, *isogna ancora che s&impegnino ad osservare la povert in tutta la sua perfezione. !ons. !arozio cos8 distingue il voto dalla virt$" 'Il voto riguarda direttamente la amministrazione esterna, la virt$ mira direttamente all&affetto interno7 il voto spoglia dei *eni esteriori, la virt$ rescinde ogni disordine del cuore7 il voto ha ragione di mezzo, la virt$ ha ragione di fine(. #e si trattasse di secolari, procureremmo che non pecchino nell&uso delle ricchezze e inoltre che ne stacchino il cuore. Il '.eati pauperes* A per tutti7 e il #almista diceva" Se le ricche&&e abbondano, non ponete in esse il cuore ,:?1/. <i 0eligiosi invece #. 3ernardo dice" '2on la povert in se stessa che sia virt$, ma l&amore alla povert( ,:?9/. Gn povero pu) non aver danaro, ma non detto che a**ia la virt$ della povert. #i pu) non aver denaro ed avere maggior attaccamento al denaro di quelli che posseggono. <l contrario, si pu) aver ricchezze e non esservi taccati" come la 4enera*ile .rincipessa Clotilde, che aveva, ma n&era s8 staccata che avre**e voluto farsi carmelitana. L&ho sconsigliata a farlo per motivi particolari7 viveva per) come una perfetta 0eligiosa. Che cosa dunque necessario per avere la perfezione nella virt$ della povert6 C& una parte negativa" togliere tutto ci) che sa di vano e di superfluo, accontentandosi del necessario, e anche godendo di mancare talora del necessario. .oi una parte positiva" lavorare aver cura delle cose di comunit. 4ediamo partitamente i singoli punti. To%liere ciB che , vano 1:E

Ci) evidente, ma non tutti l&osservano. 2ulla che sappia di vanit deve trovarsi nel 0eligioso, perch contrastere**e apertamente col suo stato. uindi via ogni ricercatezza nelle vesti, nelle camere, nel mo*ilio, tutto. 2on da *uon 0eligioso essere attillato, elegante. % qui notate, o meglio ricordate, che i #uperiori anno da rendere conto a +io di questo. 1alora sem*ra che non vogliano concedere quanto si chiede, ma perch in coscienza non possono. To%liere il super'luo 3isogna inoltre che il 0eligioso procuri di tener nulla di superfluo e di non cercare il superfluo negli oggetti, nel vestito, nel ci*o. 2%5LI O55%11I = #. 1eresa faceva sovente un po& di rivista in cella per assicurarsi che nulla vi fosse di superfluo. Cos8 fanno i 0eligiosi ferventi. Che *isogno, ad esempio, di accumulare quaderni, pennini, ecc., oltre il necessario6 <lle volte si ha la mania di avere avere... #o di un !issionario ,ora non c& pi$/, che aveva questa mania di accumulare ro*a, e chi passava alla sua #tazione doveva pagare il diritto di pedaggio, rilasciando qualche oggetto. .er carit, state attentiC <vendo il necessario, non cerchiamo altro perch in !issione questa passione aumenta. < #. 5iuseppe da Copertino in punto di morte il #uperiore domand), com&era d&uso nel monastero, se avesse qualcosa da consegnare. 0ispose che aveva nulla, proprio nulla. Cos8 dovre**ero poter dire = e non solo in punto di morte = i *uoni 0eligiosi. Il necessario e nulla pi$. 2%L 4%#1I1O = #. .aolo dice" Avendo di che nutrirci e di che vestirci, sappiamo accontentarci ,:?:/. .er convenienza sociale non potremo andar vestiti di una pelle di cammello come #. 5iovanni 3attista, o di un a*ito tessuto di foglie di palma, come #. .aolo eremita7 il vestito vuol essere adatto allo stato di ciascuno. uando si esce, *asta un vestito semplice e pulito, anche se vecchio o rattoppato. uando sarete in !issione = e anche qui = non attaccate il cuore ad un vestito nuovo, avendone uno che serve ancora. 2oi a**iamo tutti generalmente due talari, eppure ne a**iamo gi pi$ degli apostoli che il #ignore mand) pel mondo con una sola tunica. 2on aver quindi invidia perch ad un altro stata data una talare pi$ *ella... In queste cose ognuno esamini se stesso. Il *uon spirito sta nel mezzo" n troppo, n troppo poco. 2%L CI3O = La #acra Congregazione di .ropaganda -ide, fin dall&B dicem*re 1B@D, emanava un +ecreto in cui ammoniva i !issionari" 'I !issionari procurino di ridurre le spese del vitto e dei viaggi al minimo(. Il 3eato 5a*riele +ufresse, martire in Cina, prescriveva in un #inodo le seguenti norme ai suoi !issionari" '#i accontentino di una mensa parca e frugale... il ci*o sia semplice... la mensa *reve, evitino il superfluo, come nel resto cos8 anche nel ci*o( ,:?>/. Le nostre Costituzioni dicono" ' uantunque l&Istituto provveda ai suoi mem*ri, per quanto gli possi*ile, quello che necessario od anche solo conveniente alla dignit, salute e conforto... il !issionario per) da parte sua, in riguardo alla povert cui si o**ligato, e ricordando che vive della carit altrui, dovr adattarsi alle condizioni locali, contentandosi del necessario, e disposto di mancare talora anche di qualcosa necessaria( ,:??/. 3isogna dunque accontentarsi a*itualmente del necessario. 2on par vero" se talora a tavola manca qualcosa, anche solo il sale, su*ito si *or*ottaC %h, si mangi senza saleC Ci dimentichiamo che nel mondo tanti non hanno quanto noi. Chi ha fatto voto di povert o vuol farlo, deve accontentarsi di vivere da povero. !ons. 5astaldi diceva" 'I giovani mangiano pi$ di quanto a**isognano(. <ccontentatevi di quanto passa la comunit. Chi a**isogna di qualcosa di speciale, lo dica al 1:1

#uperiore e poi stia alle sue prescrizioni. 2on si deve parlare del mangiare, non essere avidi, non essere cos8 fissi a quella campana, che guai se non s&incomincia su*ito lAngelus* In Convitto, ai tempi del Cafasso, dopo lAngelus si discendeva in saletta e si aspettava il 0ettore, il quale alle volte s&intratteneva poi ancora in conversazione7 e ci) faceva per a*ituarli a vincersi in questa voglia del mangiare -acciamo voto di povert, quindi accontentiamoci del puro necessario, e anche quel poco accontentiamoci di averlo in modo povero. 0ancare talora del necessario .er progredire nella perfezione della povert fa d&uopo inoltre soffrire con pazienza e anche con allegrezza di mancare talora del necessario. %& la paupertas necessariorum di cui ci ha dato l&esempio 2ostro #ignore da 3etlemme alla Croce. %& tanto comodo fare il voto di povert e non sentirne gli effettiC Lo si potre**e dire il voto di avere tutto ci) che occorre. +ice #. 3ernardo che vi sono di quelli che vogliono essere poveri, a patto per) che manchi mai nulla ,:?@/. % rivolgendosi a costoro dice loro" '#e non trovi sufficiente quello che hai, ricordati della povertC( ,:?A/. #e c& qualcosa che desideriamo e non l&a**iamo, e**ene si fa un atto di povert. % precisamente il non aver tutto ci) che si vorre**e che ci fa praticare la povert. Io dico che *ene che talora venga a mancare il necessario. #i va a tavola e si trova niente... cosa si fa6 Ci) che fecero un giorno le #uore del Cottolengo" si misero a pregare7 nello stesso momento suon) il campanello e portarono della farina, con cui fecero le tagliatelle e il pranzo fu fatto. #. 5iovanna di Chantal godeva quando mancava di qualche cosa7 eppure nel mondo era stata ricca. Lo stesso spirito avevano le sue #uore" era una gara di generosit nelle privazioni. uesto spirito v&incliner anche a non pretendere eccezioni nella comunit. < me non piacciono le particolarit. !olte volte i nostri mali sono idee e non va *ene crearsi dei mali ideali. 3isogna far presenti i mali che uno ha, ma non fare come quelli che li inventano" '!i pare di aver male... mi pare di non star *ene( Gna volta in seminario c&era un chierico al quale *astava dire una parola per convincerlo d&essere ammalato. I compagni che ci) sapevano gli si mettevano attorno e uno incominciava" 'Gh, come sei pallidoC(. Gn altro" '2on hai l&aspetto *ello...(. Gn terzo" '2on ti senti *ene6...(. % continuavano cos8 finch lui credeva di aver proprio male e chiedeva il permesso di mettersi a letto. <desso fra voi queste pretese non ci sono, ma potranno verificarsi quando sarete un po& vecchiC <llora sorgono i capricci anche nel vitto. Gna volta, in una comunit di 0eligiose si facevano sei o sette sorta di minestre. Gna non voleva che pan pesto, un&altra sempre semola, ecc. <llora diedi ordine che se ne facessero due sole" una un po& pi$ fine per le ammalate, l&altra per le sane, e *asta. .u) anche avvenire che l&eccezione di una settimana diventi l&eccezione di tutta la vita, se uno non ha spirito religioso. Fo conosciuto una persona religiosa che poteva prendere solo carni *ianche, preferi*ilmente di pollo... %h, il fumo del .urgatorio la far annerireC 4edete che fisime ci facciamoC... uelli che sono attaccati al mangiare lo sono perch non hanno altre consolazioni. L&%ucarestia dev&essere il nostro ci*o quotidiano, ci*o sostanziale. Gli ammalati e la povert4 Certamente la comunit ha cura degli ammalati, ma vi sono due modi di curare" da poveri e da ricchi. #i fa quello che si pu), n si deve pretendere di essere curati alla maniera dei ricchi. #i dice" '!a i miei parenti sono pronti a pagareC(. 2o, non questo che mi appaga7 la comunit non una matrigna. <ndate avanti in santa pace7 il male passer. il #ignore ci mette del suo. <d ogni maluccio 1:9

non pretendere un medico speciale... uando i poveri sono ammalati possono forse pretendere uno specialista che a**ia delle tariffe molto alte6 2o, si accontentano del medico ordinario e delle medicine comuni. #. 5iuseppe Cottolengo diceva ai suoi ammalati" '#e vi accontentate dei medici che a**iamo e delle medicine che preparano le nostre #uore, *ene7 se no, cercatevi un altro ospedale(. #otto pretesto di costituzioni de*oli, certi spiriti sono molto acconci a coonestare ci) che i #uperiori non possono e non de**ono concedere, e si finisce col procurarsi delle comodit. 0ipeto" non voglio che vi teniate i mali addosso senza consegnarli, ma neanche che ad ogni minimo male a**iate *isogno di tante cure. Cos8 non voglio che facciate penitenze a tavola senza permesso, voglio per) che vi a*ituiate in modo che non a**iate sempre *isogno di qualcosa per digerire, *isogno di mille cure. 2on dire che per l&Istituto ci sono tanti *enefattori. 2on sempre i *enefattori *astano. % poi non dimenticate mai che le offerte sono frutto dei sacrifici dei nostri *enefattori e richiedono da parte nostra non solo che preghiamo per loro, ma soprattutto che ai loro sacrifici corrispondiamo con qualche sacrificio" nell&essere cio contenti del necessario e anche di mancare di qualcosa. I *enefattori intendono di provvedere il necessario7 se fosse per il superfluo, se lo terre**ero. uando leggo l&elenco delle offerte sul .eriodico, vi assicuro che faccio una vera meditazione. !i fermo di tratto in tratto a fare un&aspirazione a +io per essi, a pregare per quelli che sono morti. uelle cifre sono lacrime, sono sangueC 2on vorremo imporci alcun sacrificio6... 0icordatevi di +avide, quando alcuni soldati gli portarono un po& d&acqua da essi attinta con pericolo della lor vita. 2on volle *erla perch" um sanguinem hominum istorum''' bibam- ,:?B/. 5li pareva di *ere il loro sangue7 perci) non *evve, ma ne fece o*lazione a +io. Gn giorno venne al #antuario della Consolata un povero operaio a portare un anello. 3isognoso d&una grazia, aveva detto alla !adonna" '2on ho niente, solo questo anello7 se mi fate la grazia, ve lo donoC(. 0icevette la grazia e mantenne la promessa. %ra solo un anello, ma era tutto il suo avere. 4edete quali sacrifici6... % noi6 #8, s8" ci) che necessario necessario7 ma non dimenticate che il #ignore ci aiuta in quel che necessario da poveri, non in quello che necessario da ricchi. #ia pure ricca una comunit, ma com&essa ha promesso deve vivere da povera. % noi non saremo mai ricchi, perch il denaro in pi$ lo do**iamo usare per le !issioni... 2on voglio mettervi delle pene o degli scrupoli, voglio solo delicatezza. 2on sar mai *uon !issionario chi non si a*itua a qualche privazione. Distaccare il cuore da ciB che si tiene In terzo luogo, per progredire nella perfezione della povert, si richiede un pieno distacco di cuore dalle cose necessarie e convenienti proprie o concesse in uso come cose proprie. ui sta il sugo della povert di spirito. uesto distacco di cuore vi dev&essere molto caro. %& vero che per intanto voi avete poco o nulla7 tuttavia si pu) manifestare in voi questo de*ole, ed facilmente riconosci*ile" cos8 quando uno pensa al proprio li*retto personale, quando si ferma a considerare la somma che detiene e quasi vorre**e averla fra le mani7 quando perde la pace se mai ci fosse l&errore di un centesimo. Cos8 pure per ci) che riguarda il vestiario" quando uno mettere**e sempre la ro*a pi$ *rutta, anche nelle feste. +&altra parte non *isogna essere troppo ricercati, per cui si vorre**e portare la talare pi$ *ella e mai l&altra7 *isogna essere regolati. !i ricordo di un mio compagno di collegio che, terminata l&ora di studio, correva in camerata, traeva da un *aule una *orsetta e contava i denari. Gn giorno gli dissi" '4ai sempre a contare i denari e n spendi nessuno, non ti *astere**e contarli ogni quindici giorni6(. !i rispose" '!i piace tanto vedere i 1::

denari e contarliC(. +ivenne un grande spilorcio e i denari andarono ai suoi parenti che godettero il frutto delle sue spilorcerie... #tate attenti, che se ora non v& il difetto, vi pu) essere il germe, il quale, se non sradicato in tempo, crescer pi$ tardi in passione. 5iuda cominci) con piccole infedelt, poi giunse a rimpiangere l&unguento versato da !addalena sul capo di 5es$, poi la passione cre**e in lui fino a portarlo al deicidio. Il demonio sa l&affar suo" non entra su*ito ma comincia a tendere i fili che sono le passioncelle. !olti !issionari hanno perduta la vocazione per l&avarizia7 non importa che dicessero di non voler accumulare per s, ma per la Comunit. % qui ricordate che ogni attacco, anche piccolo, ritarda la perfezione. #i lasciato il pi$ e poi ci attacchiamo a quel coltellino, a quel taccuino, a quel li*ro, ecc. Le #uore della 4isitazione, quando cam*iano cella, non portano via nulla e prendono quel che trovano nella nuova cella. Le lusinghe del mondo a cui a**iamo rinunciato entrando in 0eligione, sovente sono costituite da questi piccoli attacchi. #ono inezie di nessun valore, ma che fanno il gran danno d&impedire all&anima di essere tutta di +io. Cominciate fin d&ora a distaccare il cuore da tutti, da tutto. Gn uccellino, sia esso legato con fune o con semplice filo, non pu) pi$ volare. 2on avere dunque un filo di attacco a nessuno e a nessuna cosa. #e c&, facciamolo passare pel Cuore di 5es$ e ne uscir un filo d&oro" quello della rinunzia. In tanto si far del *ene nelle !issioni in quanto sarete distaccati da tutti e da tutto. -acciamo per amor di +io ci) che alcuni pagani fecero per fini umani. #i racconta di +iogene che non voleva saperne delle comodit. Interrogato un giorno da <lessandro !agno che cosa desiderasse rispose" 'Che vi scostiate un tantino per non impedirmi il sole(. uando aveva del denaro lo gettava in mare, dicendo" 'Immergo te, perch tu non immerga meC(. -acciamo anche noi cos8, ma per il #ignore. #. 3ernardo dice che siamo *en misera*ili, se per queste inezie ci priviamo di tanti *eni ,:?D/. 5es$ nel 4angelo dice che le ricchezze sono spine7 spine che soffocano la *uona semenza. 1anti *uoni desideri e poi, per un attacco, si perde tutto. Come quel giovane del 4angelo che rinunzi) alla chiamata divina per attacco alle ricchezze. Il 4angelo dice che aveva molte possessioni, cio molte spine che soffocarono il desiderio di vita pi$ perfetta. uante vocazioni non seguite e quante vocazioni tradite per attacco alla ro*aC %saminatevi se non avete nessun attacco ai *eni di famiglia. uesto s8 che grave distur*o pel !issionarioC -elice colui che nulla possiedeC Come fa pena leggere certe lettere di parenti, nelle quali si d conto al !issionario dei campi, del raccolto, del *estiameC... 1ali cose distur*ano, fanno desiderare il ritorno in famiglia e sovente son causa che il !issionario perda vocazione. 3isognere**e fare almeno spiritualmente ci) che Cesare fece coi suoi soldati quando volle che com*attessero in 3retagna" fece *ruciare le navi che l li avevano trasportati, perch di fronte alle difficolt, non fossero tentati di prendere la via del ritorno. Com*atterono allora con animo e vinsero. %saminatevi se non v& in voi alcun attacco alle comodit personali. uanti sospirano una cameretta a preferenza della camera comune7 o, nella camerata, posti pi$ comodi e l8 si fanno un nido di cosette per starvi *eneC % quanta difficolt nel cam*iare, anche solo per andare nell&infermeria comuneC Ci) indica attacco alle comodit. <lle volte si va in !issione sospirando il martirio e poi ci si perde per un armadioC %& l&idea falsa che ci facciamo del *isogno. Il diavolo cos8, vedete" ci fa sem*rare di non poter fare a meno di tante cosette, che in realt non son punto necessarie. 1:>

1utti questi attacchi, oltre il gi detto, portano via la pace del cuore e talora fanno mancare all&o**edienza. Il modo pi$ sicuro per mandare in rovina una comunit di non reprimere gli a*usi contro la povert. .er questo insisto" non attaccate il cuore a nulla, per quanto piccolo, affinch non avvenga poi in !issione che, dovendo lasciare una #tazione, la si svaligi. 3isogna essere pronti, quando il #uperiore vi comanda un trasferimento, a partire su*ito, non prendendo con s che il puro necessario. #an -rancesco Haverio part8 per le Indie col solo *astone e col *reviario. 2ella nostra comunit ci vuole questo spirito di distacco7 allora il #ignore la *enedir. #e ci sono dei 0eligiosi che devono essere staccati da tutto, avere lo spirito di povert sino alla radice, questi sono proprio i !issionari. Lavorare per la comunit4 -inora a**iamo parlato della povert, direi, negativa, che consiste nel distacco affettivo ed effettivo dalle cose temporali. #enonch la povert ha pure una parte positiva" che il lavorare come lavorano i poveri. +i questo vi ho gi parlato trattando del lavoro. 2oi come !issionari do**iamo lavorare materialmente e quindi attendere ai lavori fin dalla Casa=madre, con imparare *ene i mestieri, come dicono le Costituzioni. uando uno lavora, deve pensare che risparmia tante spese alla comunit. Cercare di guadagnare qualcosa per la comunit un dovere. 3isogna essere mem*ri vivi della Congregazione. uesto non un collegio dove si paga, ma una famiglia dove paghiamo tutti ugualmente. #e possiamo essere utili in qualcosa, do**iamo stimarci fortunati e quindi farlo volentieri. % farlo altres8 per dovere. +i pi$, sforzarci d&acquistare nuove cognizioni, per essere sempre pi$ utili al nostro caro Istituto. %cco, o miei cari, come do**iamo regolarci, perch il *uon +io ci aiuti adesso e in avvenire, e perch l&Istituto prosperi. 2on do**iamo aspettare oziosi la .rovvidenza7 il #ignore non sempre o**ligato a fare dei miracoli. Le spese sono immenseC... Aver cura di tutto La povert positiva richiede inoltre che si tenga in gran conto la ro*a della comunit7 servirsene con parsimonia e rispetto. Invece succede talora che si ha cura attenta delle cose proprie, e poca o nessuna di quelle di comunit, come se la ro*a della comunit fosse di nessuno e la si potesse trascurare o non farne caso. 2o, questo ingiusto7 perch se non lecito sperperare il nostro, tanto meno la ro*a di comunit. 2on solo mancare alla povert, ma alla giustizia. %d purtroppo il punto pi$ trascurato e su cui *isogna insistere di pi$. #pirito di povert, dunque, con aver cura di tutto. C& chi sa tener *ene le cose e conservare, mentre altri non fanno che guastare o logorare. Chi non sta attento al consumo delle scarpe, dei vestiti, ecc., manca alla povert. %& contrario del pari alla povert, lasciare che un vestito un po& strappato a**ia a strapparsi di pi$7 lo si fa su*ito aggiustare. 3isogna proprio che assor*iate questo spirito" aver cura di tutto. 4edete, io tengo ancora l&orologio che avevo da chierico... #pirito di povert col cooperare a che nulla si guasti, con nulla sprecare, neppure un pezzetto di carta. #on piccole cose, piccoli risparmi. uando qualcuno mi scrive, se nella lettera c& un foglio *ianco, lo stacco e lo conservo7 ci) pu) servire per piccole noterelle, quando la convenienza non esige un foglio intero e *ello. uesti non sono scrupoli, si tratta solo di delicatezza. 1alora il #ignore nega cose molto grandi, per non aver noi curato le cose piccole. Cos8 a tavola" non sprecare neppure un pezzetto di pane, anche se un po& nero, a**rustolito. <i poveri non si d sempre una *ella pagnotta7 1:?

sovente si accontentano degli avanzi. -a piacere quando si vede uno interessato delle cose di comunit" chiudere una porta, fermare una finestra, rimettere a posto un oggetto, spegnere una luce, ecc. 2on dico che do**iate cacciarvi in ci) che non vi riguarda, ma vi sono tante cosette che spettano a tutti" non guastare, trattar tutto con cura, usare le cose il meno possi*ile, non mettere di pi$ quando *asta poco7 insomma far attenzione a tutti, a tutto. In tutto questo sta lo spirito di povert. La povert una cosa delicata e vi si manca facilmente. #e avessimo anche l&a**ondanza, non si deve dare di pi$ di quello che si deve dare. %& necessario che vi sia questa forma, questa regola. %& ro*a di +io. +ovete assuefarvi fin d&ora ad avere questa delicatezza, questa cura ed attenzione nell&uso della ro*a7 altrimenti quando sarete in !issione, pi$ li*eri di voi stessi, forse #uperiori di una #tazione, sprecherete la ro*a. +ipende dal #uperiore aver occhio a tutto e di tutto aver cura. +unque, tener conto di tutto, ricordando che viviamo di carit. #ar solo un ago, ma va conservato. Inoltre, tutti uniti per il *ene comune. 2on voglio, no, che facciate come certa gente che chiede sempre, ma quando offrono non potete e non dovete rifiutare. 1alora gli stessi parenti hanno piacere di offrire qualcosa e non sta a voi il rifiutare. <nzi, se necessario, diciamo anche una *uona parola. In questo modo aiutano un poco a mantenervi... Ci vuole impegno vicendevole in tutto7 questo lo spirito di unione, di famiglia. 1utti interessati, tutti impegnati per il *ene dell&Istituto. 3resentando la =Lettera sulla povert4> ?+5:@ +a tempo desideravo offrirvi un trattatello sulla santa povert. #u questo argomento, anzi, vari anni fa avevo gi composto una Lettera destinata a voi e ai !issionari d&<frica ,:@1/. Con l&aiuto del 4ice=rettore e del sig. .refetto ,:@9/, si lavorato attorno e dopo due anni eccovelo pronto. Il Card. +&<nni*ale, parlando della povert, dice che una materia subtilis, implexa. #ottile per la delicatezza della cosa7 piuttosto complessa e confusa per le discordanze fra i teologi e, diciamolo pure, per le tante larghezze introdottevi dai 0eligiosi. 2oi partendo dai #ommi 1eologi" #. 1ommaso, #uarez, #. <lfonso ed altri, a**iamo qui raccolto il certo, pesando ogni parola per essere precisi. 4i qualche ripetizione, ma erano ripetizioni necessarie7 altrimenti stringato. Ogni parola veramente pesata, ponderata e conforme alla 1eologia. +elle *rutte copie se ne son fatteC 1alora la testa non reggeva pi$ e dovevo lasciar stare. Fo pure scritto, pei !issionari d&<frica, una Lettera che uniremo a questo trattatello. Il trattatello si divide in tre parti" a/ +el voto e della virt$ della povert in genere7 */ del voto di povert in specie7 c/ della virt$ della povert in specie. 2el secondo punto si dichiara in che consiste essenzialmente il nostro voto di povert, su che principi poggia, quali le deduzioni, ecc. #tate attenti, non *isogna lasciarsi ingannare da certi <utori che sentivano il peso della povert e tiravano le conseguenze a loro capriccio... 4edremo se ci sar da aggiungere qualche cosa7 ma quello che c& sano, vero, giusto. 3isogna capire *ene le cose7 non questione di scrupoli, ma di essere precisi. 0icevetelo come Lettera del vostro #uperiore, perci) di +io7 meditatelo e anche studiatelo a memoria. Il #ignore vi dia lume e grazia di *en comprendere e poi di *en praticare il voto e la virt$ della povert, da cui dipende lo spirito e la floridezza della Congregazione. Io sono certo che se il 1:@

nostro Istituto si terr a queste norme, progredir sempre7 ma guai se avvenisse che queste regole non fossero pi$ osservateC

1:A

(1. LA $AST!T8
Le divine predilezioni La Chiesa, nell&%pistola della I +omenica di uaresima, ci fa leggere un tratto della Lettera di #. .aolo ai fedeli di Corinto. +ice in essa l&<postolo" 0i esortiamo a che voi non invano riceviate la gra&ia di Dio ,:@:/. Le stesse parole la Chiesa rivolge a noi, e io le dirigo a voi, applicandole alla grazia che avete ricevuto di venire nell&Istituto, alla grazia dell&apostolato fra gli infedeli. #. .aolo aggiunge" 2n ogni cosa ci rendiamo commendevoli come ministri di Dio ,:@>/. !a come poter essere e dimostrarsi veri ministri6 Continua l&<postolo" (on grande pa&ien&a''' vivendo in castit ,:@?/. -ermiamoci qui e permettete che insista su questa *ella virt$, tanto necessaria ai ministri di +io, a voi soprattutto che dovete conservarla illi*ata fra maggiori pericoli. L&eccellenza di questa virt$ grandissima, e in qualconto fosse gi tenuta nell&<ntico 1estamento ce lo dicono le #acre #critture. .er questa virt$ +io discese a consolare nella prigione il casto 5iuseppe e non lo a**andon)" 2n vinculis non dereliquit illum ,:@@/. In riguardo alla di lei purezza, +io li*er) #usanna dalla calunnia e dalla morte7 e ci) fece per mezzo di +aniele, adorno egli pure di s8 *ella virt$ ,:@A/. Invece, perch ammor*ate dalla lussuria, #odoma e 5omorra perirono sotto una pioggia di fuoco ,:@B/. 4enuto poi il +ivin 0edentore nel mondo, quali prove non diede %gli di prediligere questa virt$C %gli volle nascere da una 4ergine, derogando in ci) con un miracolo unico alle leggi sta*ilite7 e scelse !aria, appunto per il di Lei amore a questa virt$" virginitate placuit ,:@D/. 4olle a custode e .adre putativo #. 5iuseppe, castissimo e che = al dir dei .adri = aveva fatto egli pure voto di verginit. +ovendo essere designato da un .recursore, scelse #. 5iovanni 3attista, vergine e poi ancora martire della purezza. +urante la sua vita mortale permise che la malvagit degli uomini gli infliggesse ogni sorta di calunnie, ma non soffr8 mai che il minimo du**io venisse ad offuscare la sua fama a questo riguardo. 1oller) negli <postoli altri difetti, ma non volle che in essi ci fosse pur l&om*ra del vizio contrario alla *ella virt$. Le prove pi$ squisite di sua predilezione le diede all&apostolo #. 5iovanni perch vergine, concedendogli nell&ultima Cena di riposare sul suo Cuore ed affidandogli poi in custodia, da sulla Croce, la sua castissima !adre" 0irginem virgini commendavit ,#. 3ernardo/ ,:AE/. #. .aolo, parlando a quei di Corinto, dice che chi si sposa fa *ene, ma meglio fa chi si mantiene vergine. In quale conto poi questa virt$ fosse tenuta dai primi cristiani, manifesto dal fatto che per ser*are illi*ato questo fiore, essi soffrivano ogni sorta di tormenti e andavano lieti incontro al martirio, come #. <gnese e tante altre. uesta virt$ inoltre tanto cara a 2ostro #ignore, che sempre e grandemente la premi). Le sue rivelazioni particolari, generalmente, ai casti che le fa, come a #. !aria !argherita <lacoque7 le dovizie della sua scienza le comunica all&angelico #. 1ommaso d&<quino7 le attrattive del suo amore a un #. <ntonio, #. Luigi, #. #tanislao MostNa" tutti fiori di illi*ata purezza. #. -rancesco di #ales, parlando della castit, dice che il giglio fra le spine ,:A1/. 1utti i #anti andarono a gara ad elogiarla. %ssi dicono che la castit ci rende angeli fra gli uomini e, in un certo senso, rende l&uomo superiore agli angeli7 perch questi non hanno incentivi al male essendo puri 1:B

spiriti, mentre l&uomo deve com*attere continuamente. %ssa infine, ci dicono i #anti, rende l&uomo similissimo a +io" Deo simillimum #acit ,#. 3asilio/ ,:A9/. <miamo dunque la castit, la santa purezza. Che fortuna essere verginiC 2on essere pi$ nostri per nulla, ma tutti del #ignoreC 4ivere qui in una comunit di verginiC %ssere casti di mente, di cuore, di corpoC La virtA e il voto %T questa una materia molto importante e delicata. La parola castit si fa comunemente derivare da castigatio7 e la ragione, secondo #. 1ommaso, che nei casti la concupiscenza viene castigata cio mortificata per mezzo della della ragione" .er rationem concupiscentia castigatur ,:A:/. 4i sono varie sorta di castit" verginale, coniugale, viduale, o per voto o proposito di conservare il celi*ato. ueste parole non hanno *isogno di essere spiegate. 2oi trattiamo della castit verginale, che quella che professiamo come 0eligiosi e come #acerdoti. #. 1ommaso insegna che la castit verginale consiste formalmente nel fermo proposito abstinendi a delectatione venerea ,:A>/" cio nell&atto interno fermo e costante di non ammettere cosa contraria all&integrit verginale. 3asandosi su questo concetto, il gi citato .. <ntonio #emeria fa giustatamente osservare che la castit verginale non risiede quindi nel solo corpo, ma propriamente nello spirito ,:A?/. Lo stesso affermava gi #. <gostino" 'Chi pu) du*itare = egli scrive = che la pudicizia, quando virt$, risieda nello spirito6 %ssa quindi non pu) venir rapita con la violenza(. % aggiunge che perci) essa non pu) venir meno, finch rimane ferma nel cuore, nella volont ,:A@/. Conclude lo stesso #anto con asserire 'che ci) che macchia l&anima e offusca questa virt$ solo il consenso( ,:AA/. uindi le miserie notturne che sogliono angustiare le anime timorate, non escludono punto la virt$ della castit7 n lasciere**e di essere casto davanti a +io chi, contro la propria volont, fosse molestato da perfidi nemici. Cos8 le vergini cristiane rispondevano ai tiranni" '#e tu mi violenti, la mia castit sar duplicata per la corona( ,:AA *is/. #. 5. Cafasso, parlando dei confessori che devono udire tante miserie nell&esercizio del loro ministero, perch non si scoraggiassero e lasciassero il confessionale, ma rimanessero in pace, diceva che erano veri martiri della castit. La materialit dunque non *asta a far perdere questa virt$7 non la si perde senza volerlo pienamente, cio con piena volont deli*erata. % ci) dico a nostra consolazione. .er l&opposto, si pu) perdere la castit se l&anima acconsente a pensieri e desideri illeciti, anche senza alcun moto o corruzione nella parte inferiore. Gno solo l&oggetto del voto e della virt$ della castit, quindi la violazione della virt$ porta sempre seco la violazione del voto. .eccando contro la castit, il 0eligioso fa perci) due peccati" uno contro il sesto o nono Comandamento, l&altro contro la virt$ della 0eligione. Confessandosi, *isogna dichiarare al confessore la qualit di 0eligioso, se gi non la conosce. Il voto solenne in una 0eligione a ci) approvata, ed il solenne per le #. Ordinazioni costituiscono impedimento dirimente al matrimonio, che resta invalido e nullo, anche se contratto in civile, ed i contraenti incorrere**ero nella scomunica riservata simpliciter Sedi Apostolicae. Il voto semplice, quello cio che si fa da noi con la professione religiosa, solo impedimento impediente, che lasciere**e valido il matrimonio, ma illecito con scomunica riservata agli Ordinari ,Can. 9:BB/. 1:D

.u) aspirare allo stato 0eligioso chiunque si trovi in uno degli stati suaccennati, ed anche, in casi eccezionali, i coniugati7 quindi anche coloro che in passato non furono fedeli alla propria continenza, purch non siano a*ituati al male ed a**iano una castit riparata, coll&uso dei mezzi che assicurano la sta*ilit nell&osservanza del voto. 4iene escluso l&a*ituato, non l&emendato. Necessit4 della castit4 Cos8 intesa, la castit verginale sommamente necessaria al 0eligioso, maggiormente poi al #acerdote. 1utte le virt$ gli sono necessarie, ma questa lo in modo particolare. 5i nell&<ntica Legge voleva Iddio che fossero santi i suoi sacerdoti" Puri#icatevi voi che portate i vasi del Signore ,:AB/. Chi pi$ puro di un #amuele, di un !elchisedecco, am*edue sacerdoti6... Che dire allora del sacerdotee della nuova Legge, che non offre pi$ sacrifici di animali, ma l&Ostia monda per eccellenza, lo stesso Corpo e #angue del -iglio di +io6 Oh, s8, quanto pi$ pura dev&essere quella mente che tutto d8 deve occuparsi nel pensare e spiegare i divini misteri e le divine veritC uanto puri quegli occhi, che ogni giorno si fissano sul tre volte #antoC uanto monda quella lingua che lo deve far scendere dal Cielo in terraC uanto caste quelle mani tra cui s&incarna nuovamente il -iglio della 4ergineC uanto immacolato quel corpo, nel quale +io stesso scende per incorporarsi con lui come in una sola personaC .erci) la Chiesa Cattolica, ispirata dallo #pirito #anto, fin dai tempi apostolici vide la necessit che i suoi ministri splendessero per si *ella virt$ e la prescrisse fin d&allora. % nel ricevere l&Ordine del #uddiaconato se ne fa solenne professione" voto solenne di perfetta castit. La castit rende idoneo il sacerdote ad esercitare il suo ministero. %ssa dunque la qualit pi$ necessaria ai chierici per riuscire degni sacerdoti. +iceva #. 1ommaso da 4illanova" '#ia pur uno pio o dotto o umile, sia quello che vuole, ma se non casto, nulla( ,:AB*is/. Il sacerdote dev&essere casto e puro. La castit la gloria del sacerdozio cattolico. Come !issionari poi siete esposti a pi$ grav ipericoli, ond& che dovete essere *en fondati in questa virt$. !i ricordo di aver letto nella vita di un #anto, che in una !issione non si poteva pi$ fare alcun *ene, perch un !issionario era miseramente caduto. 0icordate anche il povero compagno del Card. !assaia. 4edete, gli uomini materiali e sensuali possono non capire tanta meravigliosa virt$, eppure sanno apprezzarla nel sacerdote, nel missionario cattolico. .er far del *ene a quei popoli, voi dovete essere riconosciuti per degli esseri superiori, vorrei dire soprannaturali, che nulla avete da fare con gli uomini del mondo. on siete del mondo voi ,:AD/. %, d&altra parte, voi avete le stesse necessit degli altri uomini7 come essi mangiate, dormite, lavorate. In che cosa dunque vi distingueranno6 Come farvi riconoscere ed apprezzare per degli esseri superiori6 #olo la castit vi fa apparire tali, e la sola vostra presenza *aster ad attirare i cuori. Oh, quanto *ella la castitC Come pure la castit che vi far su*ito distinguere dai ministri dell&errore. Leggevo negli <nnali della .ropagazione della -ede, che nelle !ontagne 0occiose si present) a dei pellirossa un ministro protestante. qualificandosi per ministro di +io. %d essi gli domandarono" 'Chi costei, che hai teco6( = '%& mia moglie( = 'Oh, allora vattene, tu non sei vero ministro di +io. 4a 0este nera ,il prete cattolico/ lui il vero ministro di +io perch non ha moglie(. %cco come gli stessi indigeni di quei paesi riconoscono la necessit di questa virt$C Il !issionario perci) deve essere puro, casto, per poter convertire i popoli. 1>E

O miei cari, se sarete casti, sempre casti, io son certo della vostra *uona riuscita. 2ostro #ignore si comunica alle anime caste e voi farete prodigi. #e invece non sarete *en assodati in questa virt$, infine se avrete la disgrazia di cadere = quod Deus avertat* =, non solo farete gran male a voi stessi, ma anche ai vostri confratelli e a tutta la !issione, nonch alla stessa causa dell&apostolato, perch d&un tratto renderete vane le fatiche di tanti anni e si dovre**e lasciare quel luogo cosi profanatoC < ognuno di voi quindi io mi rivolgo con le parole di #. .aolo a 1imoteo" (onservati casto ,:BE/. #iate castiC uesto l&avvertimento che vi ripetono ogni giorno la Chiesa e le CostituzioniC #iate castiC Ogni giorno nell&indossare la talare, ricordate l&o**ligo strettissimo che vi siete assunto o state per assumere. 0entre siete in tempo 4oi soprattutto che aspirate al sacerdozio, io esorto a *en riflettere sulla necessit di questa *ella virt$. 4orrei parlarvene sovente, perch alla vigilia dei 4oti o del #uddiaconato *isogna essere tranquilli su questa materia. Il primo segno di vocazione la castit, ricordatelo. %d necessaria una castit salda e certa, riparata se perduta7 ma riparata non da pochi giorni. #e l&a*ito non vinto, credete a me, la situazione disperata. uando frequentavo la scuola di !orale, !ons. 3ertagna mi fece questo caso" 'Gn chierico sta per ascendere al #uddiaconato7 ha molte miserie da questo lato, ma assicura di aver *uona volont e da qualche mese non cade(. 0isposi" ' uesto a*ito non pu) ancor dirsi vinto, tuttavia non disperata la situazione7 perci) credo che possa avanzare(. !a egli '2o, no, la volont presente non assicura troppo, non sar che fuoco di paglia ed in seguito sar prete infedele(. Conviene dunque cercare la purit di vita, costi quel che vuole, per essere tranquilli alla vigilia del l&Ordinazione. 2on *asta allora piangere, ci vuole la prova" poter dire di aver riparata, riacquistata la castit. uante miserie in questo mondoC #e non sarete colonne *en ferme, che sar di voi6 5uai se uno non *en fondato in questa virt$C Io dico sempre a coloro che incominciano" '<ttenti, attentiC 1utto il resto necessario, ma questo...(. uand&io uscii di seminario ero contento, perch non avevo pi$ da pensare a ci) che avrei dovuto fare, ero preparato. 0icordatevi che se uno non di a**astanza provata castit, il confessore non pu) dargli il permesso di ascendere ai #acri Ordini. uesto ve lo dico non perch vi spaventiate, ma perch pensiate prima di fare il passo. Il passo, infatti, che si fa nel #uddiaconato, irrevoca*ile ed grande l&impressione che fa a tutti, anche ai castissimi che confidano nel #ignore. Chiamati per nome dal 4escovo, vi sentirete dire" +ilettissimi figli, che desiderate essere promossi all&Ordine del #uddiaconato, avete *en considerato il passo che state per fare6 2terum atque iterum considerare debetis attente quod onus hodie appetitis. -inora siete li*eri, ma fra pochi istanti non vi sar pi$ lecito tornare indietro7 imperocch, fatto il passo, *isogner assolutamente conservarsi casti" castitatem, Deo adiuvante, servare oportebit. .ensateci dunque *ene, mentre siete in tempo. Che se proprio volete perseverare in questo santo proposito avanzateviC(. < questo punto si fa il passo solenne. !iei cari, come scorre il sangue nelle vene, come vacillano le gam*e in quel supremo istanteC Io non ne vedo altro pi$ solenne che quello del d8 del giudizio, quando ci toccher stare alla presenza del +ivin 5iudice. +omandatene l&impressione ai vostri confratelli, che gi l&e**ero a sostenere. Io per me non vi so dire come la cosa sia passata, tanto mi trovavo fuori di me medesimo... #i son visti in quel punto dei chierici a piangere, a sospirare e prostrarsi a terra e domandare perdono a +io e scongiurare il #ignore a donar loro una castit molto da essi calpestata. +ico ci) che ho visto io stesso. <l punto di fare il passo, uno si ritrasse, pur essendo un *uon chierico. Lo fece forse per umilt, ma certo meglio rinunziare all&onore del sacerdozio, piuttosto che attirarsi addosso car*oni pieni d&ira pel d8 del giudizioC 1>1

%saminatevi dunque attentamente. #iete voi pronti a conservare per tutta la vita una perfetta castit, che vuol dire non solo astenersi in questa materia da ci) che pure vietato per gli altri ceti di persone, ma ancora da quelle soddisfazioni permesse a chi non ha scelto uno stato di perfezione6 #iete voi pronti a fare tutti i sacrifici interni ed esterni richiesti per conservarla6 .ensateci *ene, vi ripeto, n mai ve lo ripeter) a**astanza. Chi si sentisse fiacco torni indietro per caritC #e uno avesse qualche a*itudine cattiva vada via di qui, non il suo posto. In un altro stato trover la salvezza, che quasi certamente perder nel sacerdozio. Infelice quel chierico che, non *en fermo e disposto su tal punto, ascende ai #acri OrdiniC %gli si lega con una fune al collo, che former la sua rovina e quella di tante anime ch&egli condurr seco a perdizioneC... -ortunato invece quel giovane che, *en fermo in questa virt$, non solo con atti di essa ma con vero a*ito, ascende agli Ordini #acriC %gli godr durante tutta la vita pace e tranquillit interna inesplica*ile, non capace da intendersi da chi sensuale" la pace di Dio che sorpassa ogni intendimento ,:B1/. #ar la salvezza di un numero stragrande di anime che in Cielo gli faranno no*ilissima coronaC #e dunque, confidando nel divino aiuto, ve ne sentite la forza e la volont, coraggio e non temeteC uel +io che la vostra speranza, sar pure la vostra fortezza. 4oi camminerete tranquilli fra i tanti pericoli che il mondo vi prepara, e perverrete al porto della vita eterna, come la colom*a di 2o, che rientr) senza aver posto piede in terra. Seppellire il passato .enseranno alcuni" chi sa se io sono ancora vergine, se questa virt$ portai o porter) intatta ai santi voti, al #uddiaconato6 0ispondo" curiosit inutile. 2el pronunziare i santi voti o nella promessa del #uddiaconato noi non offriamo a +io la castit passata ma la castit presente e futura. Certamente, come fu detto, per poter promettere sinceramente e con certo fondamento di osservare in avvenire, *isogna che gi siamo sta*iliti nell&osservanza della castit integra od almeno riparata, prima di legarci. !a se uno ha raggiunto la sta*ilit, vada avanti tranquillo, senza pi$ pensare al passato e senza inutili e forse dannose investigazioni. +el resto, a me fece sempre stupore e senso di conforto il fatto dell&integra conservazione del corpo di #. !argherita da Cortona e non, ad esempio, di quello di #. Luigi. 2on vorr forse il #ignore, con questi privilegi, dirci che in via straordinaria e a noi ignota, pu) e vuole ridonare la stessa verginit a quelli che con l&amore cancellano i peccati passati come fece con quest&anima e con altre6 Checch sia di ci), non andiamo sindacando le opere di +io e neppure noi stessi pi$ del dovere7 stiamo umili ed a**andonati in +io. .rocuriamo di amare questa *ella virt$, ma per il passato ci) che stato stato7 mettiamoci una pietra sopra. La lotta per la castit4 #. .aolo, esortandoci a farci santi, ci dice di astenerci dal vizio dell&incontinenza. #crive" 0i preghiamo, o #ratelli, e vi supplichiamo nel Signore :es,, che vi asteniate dalla #ornica&ione''' che non vi abbandoniate a passioni disordinate, come #anno i gentili che non conoscono Dio ,:B9/. % su tal precetto l&<postolo ritorna molte altre volte. 4uole che questo vizio contrario alla *ella virt$ non sia nemmeno nominato" nec nominetur in vobis ,:B:/7 non vuole che se ne parli. %d io non intendo parlarvene. L&animo rifugge dal parlare di questo vizio, ma si pu) parlare e dev&essere sulle nostre la**ra la virt$ contraria. <h, una *ella virt$ questaC %& la virt$ del nostro cuoreC... 1>9

%ppure questo vizio comune nel mondo e #. <lfonso non du*ita di asserire 'che quanti si dannano, o si dannano per questo vizio o almeno con questo vizio( ,:B>/. %sso poi, come tentazione, non eccettua condizione di persone" non solo i cattivi, ma anche i *uoni che vivono in continuo timore di perdere questa virt$. Inoltre, questo tormento di tutta la vita. .er lo pi$ si pensa" 'Ora sono giovane... ma quando sar) vecchio passerC(. 2o, non passer coll&et avanzata7 questo timore lo porterete sino alla tom*a. #*agliano tuttavia quelli che pensano essere meglio lasciar la vocazione per questo motivo. '%& un errore = diceva gi #an 5. 3osco = ritirarsi dalla vita religiosa, quando uno vi chiamato, solo per il fatto di avere tentazioni, e che queste nel mondo non vi saranno pi$(. Oh, anche nel mondo vi sarannoC % uno peccher di pi$ per i minori mezzi di vincere le passioni. 2el mondo tutto concupiscenza. ui, grazie a +io, c& il *uon esempio, c& l&aiuto della preghiera e tanti altri mezzi. +ico questo per consolarvi e aiutarvi a vincere le tentazioni. Le anime pie quasi tutte sono tentate in questa maniera. %& per loro una tri*olazione, che il #ignore permette per tenerle in umilt e purificarle. 2 da questa lotta furono esenti i #anti, se si eccettua #. Luigi e pochi altri, per privilegio speciale. #. 5iuseppe da Copertino faceva miracoli su miracoli, eppure soffriva tentazioni terri*ili. #. Caterina da #iena, un giorno ch&era tentata assai, chiedeva al #ignore d&esserne li*erata, ma 5es$ faceva il sordo. -inalmente le comparve e le disse" '!a non sai che io ero nel tuo cuore che ti assistevo6 4olevo vedere come com*attevi7 hai fatto tanti atti di virt$C( ,:B?/. +unque non scoraggiatevi se siete tentati. <ltro tentazione, altro peccato. C& modo di passare giorno per giorno, mese per mese, anno per anno e cos8 tutta la vita senza cadere. I #anti facevano cos87 al mattino dicevano" '5uardiamo di vivere *ene solo per oggi(. <lla sera poi" '5razie, #ignore, che oggi non sono caduto, aiutatemi per domani(. % cos8 un giorno dopo l&altro, arrivavano all&ultimo di loro vita e" '+eo gratias, che ho conservato questa *ella virt$C(. 1ali tormenti ci danno il disgusto della vita, ci distaccano da questa povera terra e ci fanno desiderare la morte che ci li*era dal pericolo di offendere il #ignore. #. Luigi non poteva pi$ farsi dei meriti su questo punto, noi s8" perch, usando i mezzi necessari, com*attiamo e vinciamo. Inoltre queste torture di spirito servono di purificazione. L&oro si purifica nel fuoco e il #ignore ci purifica con queste miserie. #e sar pel nostro *ene, %gli ce ne li*erer, ma per intanto desidera che siamo cos8 purificati. $ome comportarci nella lotta <nzitutto, notate *ene che queste cose si producono in noi senza la nostra cooperazione, come atti primi=primi, e noi non possiamo impedirne la prima impressione. -in qui nessun peccato e anche se ce ne accorgiamo, non siamo tenuti a romperci il capo per scacciarli. 1aluni vogliono com*atterli e si affannano e non riescono a niente. 2on *isogna allarmarsi. <nzi, com*atterli direttamente non conviene, perch pi$ s&imprimere**ero nella nostra fantasia. +o**iamo solo com*atterli indirettamente col fuggirli, dimenticarli e pensare ad altro. +ice *ene #. -ilippo che in questa lotta vincono i poltroni ,:B@/. Come nelle tentazioni contro la fede, cos8 in quelle contro la castit do**iamo solo fuggire. #e fossero pensieri contro la carit, allora s8 che do**iamo affrontarli, com*atterli e vincerli, ma in questa materia non c& che uno scampo" fuggire. 4engono quei giorni tristi, incomprensi*ili, in cui ci sem*ra di essere indiavolati. Che fare6... 0omperci la testa6... 2o, non lo possiamo fare. #e non vogliono andar via, stiano7 io non li voglio. 1>:

uando vedranno che non si d loro importanza, se ne andranno. Invece, se uno si affanna... eh, il diavolo ha solo quel mezzo, a lui *asta distur*arci. % uno va a confessarsi e fa delle confessioni distur*ate... e va alla scuola o allo studio con la testa in aria... 2o, non cos8. 2on mettiamoci a com*attere con il demonio. #e c& da lavorare, lavoriamo ancor di pi$7 se c& da pregare, preghiamo pi$ e meglio7 se studiamo, mettiamoci con pi$ energia. Il demonio, vedendo che non gli si *ada, se ne va. 2on star a ripetere" '2o, no, noC(. 3asta che non diciamo s87 e per non dire s8, *isogna scappare. Fo conosciuto un sacerdote, per altro molto zelante, il quale era sempre assalito da questa prova7 ammattiva a forza di voler scacciare via quei pensieri e ripeteva di continuo" '2o, no, noC(, finch si sentiva stanco e non sapeva pi$ se era caduto o no. 4oleva sempre farvi sopra l&esame, ma era come *attere sull&incudine. 2on voleva dir !essa, se non si confessava tutti i giorni. Io gli dicevo" ' uando so che solo per questo, la faccio aspettare quindici giorni prima di confessarsi. % non faccia pi$ esamiC( = '!a vado a dir !essa in stato di peccato mortale( = '#8, vada per o**edienzaC( = #uper) assai *ene la prova. % vi dico ancora altro a vostra consolazione. #i dice comunemente dai 1eologi che c& sempre colpa grave. <desso ascoltate me, non cercate sui li*ri. 2o, anche in questa materia ci pu) essere peccato leggero ex imper#ectione actus, ecc. #apete che cosa ci vuole per fare peccato mortale6 Ci vuole materia grave, piena cognizione di quello che si fa, pieno consenso in quello che so che grave. +unque tutte e tre queste cose7 e questo non dopo la tentazione, ma in quel momento. Ora, ci son sempre tutte queste condizioni6 In tutte le miseriette che ci passano per la testa, c& sempre tutto questo6 Io spero di noC !a anche supposto che la materia sia grave, non sempre ci sono le altre due condizioni" la piena cognizione di un male grave e la piena avvertenza di compiere quel male grave. 2on sempre c& tutto e se mancasse una sola condizione, non c& pi$ il peccato mortale. .er un filo di avvertenza o di consenso che mancasse, devo ritenere che non pi$ peccato mortale. 3isogna chiedere la grazia di +io, ma poi non *isogna mettere pi$ male di quello che c&. +unque come fare6 1enetevi a queste regole" 1. = Ci) che capita nel sonno tenetelo per niente, per niente7 cercate neppur la causa7 nessun esame. #vegliati che siete, dite" Deo gratias* e non ci pensate pi$. 9. = #e capita qualcosa nel dormiveglia, pensate su*ito se c&era l&avvertenza e il consenso7 e se ci mancasse un filo, dovete ritenere che non peccato grave. % state tranquilli che nel dormiveglia manca sempre in parte o l&uno o l&altra. uello che non farei in pieno giorno, perch l&avrei a fare nel dormiveglia6 #e ci fosse anche stato qualche cosetta nel dormiveglia ,perch a noi sem*ra sempre che ci sia stata la volont/, sare**e solo veniale7 e allora prendo l&acqua santa, faccio un *el segno di croce, poi mi accosto tranquillamente alla santa Comunione che pulisce tutto. :. = % per quello che pu) capitare lungo il giorno6 ui c& un metodo. Chi a*itualmente non vuole queste cose, *isogna che sia talmente certo di aver commesso quel peccato, da non aver nessun du**io di sorta. uando ha il minimo du**io, deve ritenere che non ci fu colpa grave. 4edete" se si trattasse di uno che vive infangato in questi peccati, che *eve il male come si *eve un *icchiere d&acqua, allora c& da presumere che veramente, in tali condizioni, sia caduto. !a quando a*itualmente non li vogliamo, o li fuggiamo e usiamo tutti i mezzi di cui parleremo, la presunzione in favore nostro e si pu) star tranquilli che non si acconsentito. uando uno ha offeso il #ignore in questa materia, non ha nessun du**io. #e poi si trattasse di scrupolosi, non *asta nemmeno il loro giuramento, che son sempre pronti a fare. Con gli scrupolosi *isogna andare adagio, perch macchinano, macchinano... ed allora il peccato diviene grosso, addirittura un mappamondoC 1>>

+unque distinguete sempre fra tentazione e peccato, tra sentire e acconsentire. La tentazione non nulla. Lasciamo che il cane a**ai, cerchiamo di distrarci, non inquietiamoci, e poi succeda quel che vuole. uando cos8, vado alla Comunione ugualmente e senza confessarmi. Gn *el atto di amore perfetto e *asta. 2on *isogna farci una necessit della confessione in questi casi, perch solo soddisfazione dell&amor proprio e serve solo ad imprimere nella mente ci) che non si vorre**e. <lcuni il demonio li inquieta, perch non pu) farli cadere in peccato e vuole solo tormentarli. 2on a*usarci, no, ma appunto per far vedere al #ignore che gli vogliamo *ene, non *isogna che ci tormentiamo. In tale materia poi = e l&ho gi accennato = non *isogna insistere a fare esami, per vedere se siamo caduti o no7 perch tanto, dopo tutti questi esami, se ne sa come prima. <nzi, dopo aver fatto tanti esami alcuni credono poi di aver acconsentito e quasi si disperano. 2eppure operano *ene quelli che vogliono ripetere le confessioni passate, fare nuove confessioni generali, per meglio spiegare questi peccati gi confessati. #i dice, si disdice, perch il 's8( non lo si pu) dire ed inutile. <**iamo sempre un&invasione di confessioni da fare. <ltro sare**e il caso di un peccato grave, certo, chiaro, che avessi taciuto o dimenticato, allora ci sare**e l&o**ligo. 2egli altri casi non se ne parla pi$. G**idite al confessore che vi dice di star tranquilli e di non parlarne pi$, n vogliate portar sempre al confessore lo stesso piatto. Ci si pu) confessare in generale, non in particolare. % neanche far l&esame particolare su queste cose, soprattutto quando uno de*ole. Insomma, siamo umili e confidenti, e tiriamo avanti in Domino. 3isogna star attenti che non ci perdiamo in un *icchiere d&acqua. -acciamo un po& di carit a noi stessiC 2e a**iamo tanta verso gli altri, usiamone un poco verso di noi. <nima mia, perch ti tur*i6 #pera in +io e a**i un po& di pazienzaC 2l Signore non si trova nel turbamento ,:BA/. -acciamo invece atti di amor di +io7 un atto di amor di +io lo si fa presto, *asta talora un sospiro. ! nemici della castit4 5io**e chiamava +io in testimonio che nessuna macchia s&era attaccata alle sue mani. Si manibus meis adhcesit macula ,:BB/. Camminiamo in questo mondo come fra la pece, e guai a chi s&im*ratta anche solo la punta delle ditaC 2on s8 facilmente se ne li*erer, ch le dita cos8 macchiate trarranno a s tutto ci) che toccano, e in *reve rimarr cos8 intricato, da non poter pi$ operare... 3el paragone per spiegare ci) che avviene a chi per poco si lascia andare a pensare, parlare e operare cose non conformi alla virt$ della castit. .i$ facile non fare un passo per questa via, che, fatto il primo passo, ritrarsi dal precipizio. %& cento volte pi$ facile preservarsi dal cadere nel vizio contrario alla *ella virt$, che il rialzarsi dopo la caduta. %ppure, miei cari, questo un tesoro che portiamo in vasis #ictilibus ,:BD/7 e pei nemici che ci insidiano, siamo esposti a perderlo ad ogni istante. %& necessario perci) conoscere questi nemici e munirci dei mezzi indispensa*ili per evadere dalle loro insidie. 1re sono i nemici della castit" il mondo con le sue attrattive, il demonio con i suoi inganni, la carne con la sua concupiscenza. % tutti e tre si aiutano a vicenda nel perverso intento. Il demonio come il capitano che dirige l&assalto" mette perci) in opera i mezzi numerosi che il mondo gli fornisce all&uopo, mentre la concupiscenza interna per parte sua mira a tradire la fortezza e metterla nelle mani del demonio. Contro questi nemici la lotta aspra. .rima di tutto, quindi, *isogna vincere le cattive a*itudini ed inclinazioni. !a anche quando non ci son pi$ le cattive a*itudini, pu) avvenire che cadiamo, il #ignore pu) permetterlo per umiliarci7 1>?

siam noi che siamo cattivi e che cadiamo. !a allora uno si rimette su*ito a posto, intensificando la *uona volont per non pi$ cadere e usando i mezzi necessari. La vi%ilanza In .aradiso saremo tutti angeli e non ci saranno pi$ pericoli7 per intanto *isogna sempre temere, diffidare, quindi vigilare. < tutela del voto di castit fu introdotta l&usanza della clausura, a cui una volta si dava molta importanza. %ssa pu) distinguersi in materiale e morale. La prima pi$ specialmente per le donne e, anticamente, per gli Ordini" Clarisse, 3enedettine, Cappuccine, 4isitandine. <ppartengono alla clausura materiale" la convivenza in case separate ,i 0eligiosi dalle 0eligiose/, l&uso delle 'ruote( per comunicare nelle cose necessarie, le cautele di tempo e di luogo del parlatorio, il non recarsi in case private = anche di parenti = senza necessit. La clausura morale per tutti e consiste specialmente in due cose" nel non uscire di casa senza permesso, nella fuga delle persone di diverso sesso. .er diritto comune, o almeno per approvata consuetudine, i 0eligiosi non possono uscire dal convento, se non per giusta causa, col permesso volta per volta del #uperiore e con un compagno. Le nostre Costituzioni prescrivono" 'I !issionari, uscendo di casa, siano possi*ilmente in due( ,:DE/. Il mancarvi di tale gravit che, fatto di frequente = e se di notte anche una volta sola = potre**e essere colpa grave. 3isogna tuttavia considerare le 0egole delle singole istituzioni. 1utto ci) costituisce in certo qual modo la clausura" non potendo avere la clausura propriamente detta, si fa quello che si pu) per essere fuori dell&occasione. .er quanto possi*ile, dunque, non *isogna mai uscire da soli. uando poi, col de*ito permesso, do**iamo uscire e non c& il compagno, ricordiamoci che c& l&<ngelo Custode e teniamoci in intima unione con lui. In secondo luogo, guardarsi dal tratto familiare e dalle conversazioni con persone di diverso sesso. ui parlo solo di noi, degli uomini, ma inteso che ci) maggiormente doveroso per le 0eligiose, essendo di natura pi$ de*oli. I #anti .adri sono unanimi nel condannare la pericolosa familiarit con persone d&altro sesso. #ant&<gostino dice" '+a tutti i cristiani, ma principalmente dai sacerdoti e dai monaci si deve evitare ogni familiarit7 nessuna donna deve coa*itare coi servi di +io, per quanto essi siano castissimi( ,:D1/. %gli poi non permetteva l&accesso alle donne in casa sua, fossero anche nipoti o cugine e neppure alla sorella, *ench vedova e molto spirituale7 perch diceva che se non esse, altre che venivano a trovarle, potevano essere di scandalo ai domestici. #i racconta di lui che non entrava mai in camera d&altri, se non accompagnato da qualche sacerdote. #i dir che talora ci) necessario o almeno conveniente. 0isponde #. Cipriano" '#8, vero, ma allora si mantenga la necessaria seriet( ,:D9/. % #. 5irolamo ammoniva 2epoziano di non trovarsi mai solo con una donna ,:D:/. !ai dunque trattare da soli a tu per tu, sempre alla presenza di qualche testimonio, fosse pur solo un ragazzo. 2 si porti la ragione del *ene che si spera di fare, e cio che sono persone spirituali, ecc. 4i dir) con #. .aolo, accomodando il testo al caso nostro" Siete cos) stolti, che avendo cominciato con lo spirito, cercate ora di per#e&ionarvi con la carne- ,:D>/. #e sono sante figliuole, preghino e stiano sante7 ma sono pi$ pericolose ancora. #i comincia sempre o quasi sempre con lo spirituale. % non si dica che #. -rancesco di #ales trattava familiarmente con la Chantal7 non vero, la teneva a de*ita distanza. Ci vuole vigilanza. Gdite #. 5irolamo" '1u non sei pi$ forte di #ansone, n pi$ santo di +avide, n pi$ sapiente di #alomone, eppure essi cadderoC ,:D?/. In !issione ci sar *isogno di trattare con le #uore, ma anche l il puro necessario e nel de*ito modo. Insomma" sia trattando con le donne, che con le #uore, tenere una semplice gravit e modestia. 1>@

(um mulieribus sermo sit brevis et durus. +uro non vuol dire non caritatevole. .arole necessarie, non melate7 non sgraziose, ma serie. <vere un po& di paura. Che voleteC siam fatti di terra. %& meglio che dicano che siam rustici. O sancta rusticitas* 2el d8 del giudizio vedremo chi aveva ragione. %cco perch le nostre Costituzioni, lasciati gli altri mezzi pur necessari per conservare il voto e la virt$ della castit ,dovendosi, secondo le norme, porre in esso solo il principale/, dicono" '.er *en conservare la castit, in vista soprattutto dei maggiori pericoli in !issione, si eviti la familiarit con persone di diverso sesso7 e dovendo trattare con esse nell&esercizio del ministero, si usi grande riservatezza, in particolare quando, in caso di necessit, si dovessero loro prestare cure mediche, le quali per), sempre che possi*ile, il !issionario rimetter alle #uore. Le donne non entrino nelle camere dei !issionari senza giusto motivo, da riferirsi al #uperiore delegato di !issione per averne il permesso in casi consimili( ,:D@/. % fin d&ora, attenti al parlatorio ed in tutto il vostro trattare con donne. 2on tanto desiderio di andarvi, e starvi con pena, come sulle spine. #iamo fragiliC... 4ia gli a**racci e le troppe strette di mano nonch la curiosit di sapere le cose del paese e della famiglia" come i matrimoni, ecc. 4i sono dei chierici che, quando viene qualcuno, domandano di tutti i matrimoni del paese. Che *isogno di sapere queste cose6... 5uai a chi non ha paura del parlatorioC... .er mia parte son *en contento di essere sempre vissuto in comunit7 e voi fortunati che non avete da convivere con donne, come i vice=curati nelle parrocchie dove sovente vi sono figlie giovani contro le disposizioni del #inodo, perch nipoti del parroco, ecc. Gn parroco prese in canonica per servizio un ragazzetto. '2on avr tutto in ordine = diceva di lui il Card. 0ichelmI = ma molto da rispettare(. uando ero chierico, conoscevo un parroco che aveva un domestico e l&ammiravo. %& materia importante e i #anti .adri gridano su questo puntoC... Cosa mai, ci vuole la clausuraC... L in !issione sono separate le case delle #uore da quelle dei !issionari e tra esse c& la cappella. Ciascuno al proprio posto, e si va avanti. +o**iamo avere questo spirito, tenerci a queste norme. Concludo con il solenne ammonimento di #. <gostino" 'Credi a me" sono 4escovo, dico il vero in Cristo e non mentisco. #otto questo pretesto ,di amicizie spirituali/ ho visto cadere i cedri del Li*ano ,uomini di altissima contemplazione/ e gli arieti del gregge ,i grandi prelati della Chiesa/, dei quali avrei meno du*itato che di un 5regorio 2azianzeno e di un <m*rogio( ,:DA/. La pre%hiera Oltre i due mezzi speciali per la custodia della castit, che costituiscono come la clausura morale, vi sono quelli generali per tutti, dei quali assolutamente necessario l&uso per conservarsi casti. uesti mezzi ci sono stati proposti da 2ostro #ignore nel 4angelo. 2on avendo potuto gli <postoli li*erare un indemoniato, e richiesta la ragione al +ivin !aestro, %gli rispose loro" (otesta specie di demonio non pu$ essere altrimenti scacciata se non per me&&o della preghiera e del digiuno ,:DB/. I #anti .adri sono unanimi nel riconoscere in questo demonio, quello della lussuria, dell&incontinenza. I mezzi dunque per conservarci casti, oltre la vigilanza, sono due" la preghiera e la mortificazione. uella ottiene la grazia, questa s*araglia le arti dei nemici. La preghiera anzitutto. <h, questa *ella virt$ non si custodisce se non con la preghieraC % questo lo affermano tutti" #acra #crittura, #anti .adri, maestri di spirito. .regare, pregare *ene, pregare sempre. Semper orare* ,:DD/. #e la preghiera necessaria per ottenere tutte le grazie, in modo particolare lo per conservarci casti. % ci) perch come *en dice Cassiano, per la forte tendenza al 1>A

vizio contrario, impossi*ile con le proprie forze, senza uno speciale aiuto di +io, senza un miracolo, conservarci casti. Conferma #. Cipriano" '-ra i mezzi per ottenere la castit, il primo e principale di chiedere aiuto dall&alto( ,>EE/. #. 5regorio dice a sua volta 'che la preghiera la tutela della purezza( ,>E1/. Il Crisostomo afferma che il digiuno e la preghiera sono come due ali che portano l&anima al di sopra delle tempeste, la rendono pi$ ardente del fuoco, terri*ile ai nemici. % conclude" '2ulla e nessuno pi$ potente di colui che prega( ,>E9/. #. 1ommaso d&<quino, deciso d&entrare in 0eligione, s&avvi) un giorno alla volta di .arigi, ma i suoi fratelli lo rincorsero, lo raggiunsero, lo chiusero in una torre, e con fine perverso, gli mandarono una donna infame. Il #anto, appena fatto accorto del pericolo, si rivolse al #ignore e alla !adonna con tutto il fervore del suo spirito" 'O #ignore, non permettete che io cada7 o 4ergine #anta, aiutatemiC(. .oi con un tizzone ardente scacci) via quella donna e si rimise a pregare. -u allora che scesero gli <ngeli a cingerlo con un cingolo miracoloso, e d&allora in poi non sent8 pi$ tentazioni su questo punto ,>E:/. 4edete6 Gna *reve preghieraC... Chiediamo dunque al #ignore s8 *ella e necessaria virt$7 chiediamola per il tempo presente e per quando vi troverete in mezzo a tanti nemici anche esterni, che la insidieranno. Chiediamola sempre. 1enete *ene a mente" non *asta pregare a intervalli e in cappella, non *asta dire tre <ve !aria mattina e sera non *asta far le comuni pratiche di piet lungo il giorno, ma a vincere queste tentazioni necessario avere lo spirito di preghiera, l&a*ito della preghiera sia mentale che vocale e delle giaculatorie. %& necessario tenerci continuamente uniti a +io, avere il gusto della preghiera" non gusto sensi*ile, ma della parte superiore dell&anima. .erch la tentazione non trovi posto nella nostra mente, *isogna che questa sia occupata sempre da qualche *uon pensiero" il fioretto della meditazione, un&aspirazione, una Comunione spirituale, una giaculatoria, ecc. #olo se vivremo uniti a +io non vivremo uniti al demonio. #ant&<gostino diceva" 'Comandi la castit6 +acci quello che comandi e domanda quello che vuoi( ,>E>/. Con lo spirito di preghiera si ottiene tutto. (hiedete e otterrete ,>E?/. Cos8 facevano i #anti7 alcuni di essi passavano le notti in ardentissima preghiera, per scacciare da s le tentazioni contrarie a questa virt$. La preghiera ci solleva da questa terra e c&innalza fino al cielo. Credete a me" i fervori momentanei non *astano contro questo vizio. 4iene la tentazione, si com*atte de*olmente, si tentenna e si cade. !ons. 5astaldi, parlando ai #acerdoti, diceva che chi non prega volentieri e assiduamente, o gi caduto o sta per cadere. Chi non si sente *ene davanti a 5es$ #acramentato, chi vi sta con pena, segno che ha gi perduto la *ella virt$ o sta per perderla. uando io vedo un giovane che a*itualmente prega poco, prega volontariamente svogliato, che non fa *ene tutti i giorni la meditazione e la 4isita al ##. #acramento, io dico che questo giovane, se gi non caduto, cadr nel *rutto vizio. %cco il perch, miei cari, tanti trovano nausea nella preghiera, non amano stare in Chiesa" non son casti, non hanno il cuore puro. Come volete che possano affezionarsi alla preghiera, stare alla presenza di 5es$ #acramentato, i cui occhi purissimi si fissano nel pi$ recondito dell&anima6 2on possono reggervi7 hanno *isogno di cercare lavoro e distrazioni per allontanare il pensiero di 5es$, che un continuo e doloroso rimprovero alla loro condotta. %ssi temono che 5es$, medico pietoso delle anime, metta il dito sulla piaga e la faccia loro conoscere. .erci) lo fuggono. InfeliciC 2on guariscono perch non vogliono, e tentano persuadersi di non essere malati... #e qualcuno va dicendo" 'Che necessit di tanta preghiera6 !eglio sare**e occupare il tempo nello studio(, miei cari, costui non ha il cuore puro e siccome la preghiera gli pesa ed egli l&allontana da s, cos8, per togliersi il rimorso, vorre**e che anche gli altri la lasciassero. <ncora" perch mai la 1>B

santa Comunione che fa correre nella via della perfezione tante anime del volgo, che fa i vergini e li conserva, perch mai sem*ra indurire il cuore di tanti 0eligiosi, di tanti sacerdoti, di tanti chierici6 La spiegazione sempre la stessa" non son casti, non hanno il cuore puro. .reghiamo, dunque, e +io ci dar la grazia inestima*ile di conservarci casti tutta la vita7 specialmente voi !issionari. !a pur vero che, per ottenere tale grazia, fa duopo pregare molto. Gn !issionario che non prega fa du*itare della sua castit. .rendiamo l&a*itudine, specialmente nelle tentazioni, di su*ito metterci nel Cuore di 5es$ e lasciamo a 5es$ di rispondere Lui. Cos8 faceva #. <gostino che, nelle piaghe del +ivin #alvatore trovava rifugio e riposo. 1uta requies mea in vulneribus Salvatoris ,>E@/. Le tentazioni ci saranno sempre, ma l, nel Cuore di 5es$, non pu) succedere nulla7 %gli calmer la tempesta. (on lui sono nella tribola&ione, lo salver$ e lo glori#icher$ ,>EA/. <ltri ancora nelle tentazioni stringono il Crocifisso. Con quest&atto tutto inteso7 non c& *isogno di rompersi la testa. !ezzo poi potentissimo, e senza del quale quasi impossi*ile rimanere casti, una tenera divozione a !aria ##. %lla la dispensatrice di tutte le grazie e in particolare di questa. !ettiamo la nostra castit sotto la sua speciale protezione, consacriamola a Lei, dicendole sovente" !ater purissima... 5ater castissima' 0irgo virginum, ora pro nobis* 0icorriamo anche a #. 5iuseppe, che di questa virt$ conosce tutta la preziosit ed potentissimo ad ottenercela. +iciamogli di cuore" 7ac nos innocuam, Goseph, decurrere vitam* Invochiamo il nostro *uon <ngelo Custode. Insomma, preghiera, unione con +io e l&aiuto divino non pu) mancare. Anche se interi accampamenti mi stessero di #ronte, non temerebbe il cuor mio ,>EB/. % se anche il demonio andr a prenderne altri sette nequiores se, neppure allora vincer, perch gratia Dei mecum* 0orti'icazione del corpo Il secondo mezzo propostoci da 5es$ nel 4angelo la mortificazione7 in FeFunio. Con questa parola i maestri di spirito intesero sempre la mortificazione del corpo e dello spirito7 cos8 pure la Chiesa la quale, nel .refazio della uaresima, spiegando i *enefici effetti del digiuno, dice ch&esso comprime i vizi, d la virt$ e ci fa acquistare molti meriti" vitia comprimis''' virtutem largiris et proemia. Incominciamo dalla mortificazione del corpo. La mortificazione esterna fu sempre praticata da tutti i #anti, in tutti i tempi7 e non solo presso gli %remiti e gli Ordini penitenti, ma da tutte le persone che vogliono vivere da *uoni cristiani. Il nostro corpo un cavallo s*rigliato7 guai a non frenarloC... Ci vuole certamente prudenza in cose gravi, e consiglio, per non danneggiare la salute, ed anche per certe eccessive sensi*ilit spirituali7 ma d&altra parte, non *isogna credere che siano cose d&altri tempi. Che anzi, direi che al presente sono pi$ necessarie, per i maggiori incentivi al male. !a io qui voglio parlarvene come mezzo per conservare la castit. #. .aolo diceva" (astigo il mio corpo e lo riduco in schiavit,, perch! non avvenga che, dopo aver predicato agli altri io non #inisca reprobo ,>ED/. ueste mortificazioni infatti, domano la carne e la concupiscenza. 4oler trattare delicatamente la carne e pretendere che non ricalcitri, stoltezza. 4a carne ha desideri contrari allo spirito, e lo spirito contrari alla carne ,>1E/. #e uno ci guadagna, l&altro ci perde" e viceversa. !O01I-IC<HIO2% +%L 5G#1O = 4enendo a trattare della mortificazione dei sensi in particolare, vi dir) che ci) che attacca facilmente la *ella virt$ la gola. Le altre immortificazioni la deturpano, ma questa soprattutto la mette in pericolo, perch s&insinua facilmente e, se non si sta attenti, facile darle molte soddisfazioni. L&atto del mangiare avvilisce l&uomo7 eppure capita sovente che si perda molto tempo a pensare al ci*o e a riflettere su se stessi se ci ha fatto o ci far del *ene, ecc. <h no, 1>D

luomo non vive di solo pane ,>11/. 2on si fissi dunque la mente in queste cose, che mai a**elliscono l&anima e sovente ne mettono in pericolo il candore. uanta penitenza faceva #. 5irolamo quand&era a 3etlemmeC %ppure gli ritornavano ancora alla mente le cose vedute a 0oma e n&era tur*ato. .er vincere queste tentazioni, stava digiuno delle settimane intere ,>19/. 0acconta il +u*ois di un medico assai valente e pio, il quale soleva dire" 'Io credo alla castit dei sacerdoti e ne sono edificato7 ma quando veggo taluni partecipare cos8 di frequente a pranzi, cui si invitano a vicenda o sono invitati da secolari, mi meraviglio come possano conservarsi casti(. !ortificarci dunque nel ci*o e nella *evanda. L&uso dei liquori, mentr& dannoso alla salute corporale, costituisce un forte incentivo all&incontinenza. Cos8 il molto vino. 2n vino luxuria ,>1:/. % qui permettetemi che vi dica ci) che per esperienza penso. 2elle comunit religiose, pi$ che nelle case private, si manca con il vizio della gola. Il demonio tenta in questo per vincer in altro. 2on consci delle spese che costa il vitto e sotto lo specioso pretesto di conservarsi sani e ro*usti, si mangia pi$ del necessario, si cercano preferenze e se ammalati, si incontenta*ili. uesto un dolore per i #uperiori, che vedono i soggetti troppo solleciti del mangiare e mai contenti. uanta materia di .urgatorio, se pure non d&infernoC !angiare per star vivi e per poter compiere il proprio dovere, e non vivere per mangiare. 2on dico di lasciare il necessario, no, ma dico di saper fare tante piccole mortificazioni" accontentarsi di quello che ci si porta, far *uon viso a ci*o non *en condito, non mangiare con avidit, non mangiare pi$ del *isogno, ecc." tutte cose di cui nessuno s&accorge, ma che piacciono tanto al #ignore, ci aiutano a santificare quest&azione e a conservarci casti. 1anti, per aver esagerato nel vino, si sono spiritualmente rovinati. -ortunati i !issionari che non ne hanno o ne hanno pocoC <nche qui voglio che ne facciate pi$ poco uso che potete. .rendetene pure, ma con ragionevolezza. 1utte queste mortificazioni non fanno del male, si sta anzi meglio di salute. Il nostro corpo si tien sano, nella misura che lo teniamo so*rio. Certi eremiti nonostante la penitenza che facevano, vissero fino a cent&anni e anche pi$C !O01I-IC<HIO2% +%5LI OCCFI = .er amore della castit do**iamo inoltre mortificare la vista" superbia oculorum ,>1>/. uanti pericoli, oggi soprattutto, e anche per voi in !issione, se uno non sa mortificare gli occhiC 5io**e aveva fatto un patto con i suoi occhi di non pensare a nessuna donna, neppure a una vergine. Pepigi #oedus cum oculis meis ut ne cogitarem quidem de virgine ,>1?/. 2otate che dice" 'Fo fatto patto coi miei occhi di non pensare...(. %cco l&intrinseca relazione dell&occhio con la mente. %& vero che gli occhi non pensano, ma essi sono la porta del l&immaginazione, sono le finestre per cui entra il pensiero. 3isogna fare il patto con colui che alla porta, perch non lasci entrare. Chi lascia entrare il ladro per la porta, non si lamenti poi di averlo in casa. +irete" 'Oh, che cos& poi un&occhiata6C(. %& che dall&occhio al pensiero, dal pensiero al desiderio, da questo all&azione, il passaggio facilissimo e rapidissimo. #e non vogliamo essere distur*ati internamente, do**iamo frenare gli occhi. 2on dico che sia necessario chiudersi fra quattro mura o camminare a occhi chiusi. 4i voglio sciolti, ma anche modesti e mortificati. 2on voler guardare tutto, non essere curiosi, perch sovente fra mille oggetti innocui ve ne pu) essere uno pericoloso. <ndando per la citt, che *isogno di guardare tutto" fotografie, giornali, ecc.6 %& una curiosit mor*osa. Come sta male vedere certi sacerdoti davanti alle edicoleC +icono" '%h, tanto per vedereC(. 2o, non va7 va gi male per i secolari, tanto pi$ per i sacerdoti. 3asta un&occhiata, anche rapida, per avere poi tentazioni per tutta la vita. La Contessa 0adicati, cieca gi da vent&anni, mi diceva" '2on mi compianga, io sono contenta, perch ho un 1?E

pericolo di meno di fare peccati(. %& importante questa mortificazione, perch altrimenti non a**iamo *isogno che venga il demonio a tentarci, ci tentiamo da noi. #oprattutto questa mortificazione da praticarsi con le persone di diverso sesso7 con tutte senza eccezione di virt$ o di parentela. .er) intendiamoci" non si pu) e non si deve fuggire le donne che sono creature come noi7 e voi in !issione, come gi v&ho detto, dovete lavorare insieme. 2on vorrei che per paura di vedere una #uora, si andasse agli eccessi. #. Luigi, che fu per parecchio tempo al servizio della regina di #pagna in qualit di paggio, si dice che non sapeva neppure com&era fatta in faccia, e che fosse ugualmente riservato nel guardare la sua stessa madre. #ono esempi da non disprezzare, ma non in tutto da proporsi a voi. Ci) che dovete sempre fare di non fissare in faccia, ma guardare semplicemente, con indifferenza, come fanno gli occhi modesti. 4edere senza guardare, guardare senza fissare. 5li antichi per non vedere si chiudevano in qualche grotta del deserto7 noi invece a**iamo da convivere con la gente, ma *isogna saper frenare gli occhi. !i ricordo la grande impressione che all&Oratorio di +. 3osco mi faceva +on -rancesia" riceveva la madre e la riaccompagnava sempre a occhi *assi. 2oi dicevamo" '%sagerazioneC(. !a non lo dico pi$ adesso, e ci) ricordo a suo onore. .er acquistare questo dominio sui propri occhi, necessario privarci talvolta ,nondico sempre/ della vista di ci) che lecito. %& vero che i #anti sapevano da un fiore sollevarsi a +io, ma si pu) qualche volta non guardare. Cos8 negarsi uno sguardo non necessario ad un compagno, non solo a persone di diverso sesso. 2on si muore sacrificando uno sguardoC -atelo questo sforzo. 2on voglio che poniate scrupoli od o**lighi dove non van messi, ma chi fa sacrifici nel lecito, si vincer molto pi$ facilmente nell&illecito. <vendo acquistato l&a*ito di non guardare cose che si possono guardare, saremo pi$ pronti a ritrarre lo sguardo da cose illecite o pericolose. Il #ignore da parte sua, vedendoci generosi, ci dar la grazia che, posandosi lo sguardo su di un oggetto pericoloso, non a**iamo a sentirne distur*o. %gli dir" 'Fa fatto anche quello a cui non era tenuto, e**ene io l&aiuto nei casi necessari(. 2oi stessi non avremo vani timori di aver acconsentito7 perch come posso aver commesso volontariamente l&illecito, se a*itualmente mi privo di ci) che permesso6 Credetelo" chi si a*ituer a far cos8, oltre ad avere pi$ facilit a tenersi in guardia, ricever da +io grandi consolazioni. !O01I-IC<HIO2% +%L 1<11O = uanto al senso del tatto dice #. 5iovanni Climaco che nulla vi di pi$ pericoloso. ihil hoc sensu periculosius. Il nostro corpo stato santificato nel 3attesimo, nella Cresima e, per i sacerdoti, nell&Ordine7 ed santificato da tante Comunioni. +io e l&<ngelo Custode ci sono presenti, anche quando siamo soli o al *uio. <lla sera andando a riposo, considerarci alla presenza dell&<ngelo Custode, non guardare gli altri, star raccolti, coricarci con modestia e starvi composti, come se in quella stessa notte dovessimo morire e come vorremmo ci trovassero composti. In parlatorio poi trattare *ene s8, ma non avere tanta espansione. .er lo pi$ si pu) far a meno di a**racci e di *aci. 2on dico che sia male *aciare la mamma, ma non *aciare con troppa facilit...7 anche in questo c& modo e modo7 un #anto avre**e un certo riser*o. +irete" '%& una cuginaC(. #8, ma una donna. +ite loro" '<nche se non ci *aciamo, ci vogliamo *ene lo stesso(. 4i coster un poco a dir questo, ma fatelo questo sacrificio pel #ignore. Conosco dei parenti di alcuni di voi che ne rimasero edificati e vennero poi a riferirmelo e ne parlano spesso. %h, non temete, capiscono anch&essiC Cos8 nelle lettere il terminarle con mille e mille *aci una goffaggine. 1?1

.oi attenti fra voi. #i narra di #. Luigi che, invitato a *aciare l&om*ra di un compagno, vi si rifiut), dicendo che era come *aciare il compagno stesso. 2eppur l&om*ra, ricordateloC % tener le mani a posto sempre. #e il giuoco lo richiede, *asta toccarsi7 fuori del giuoco non mettere le mani addosso ai compagni mai, mai. !ons. 5astaldi ,e non era una testa piccola/ nelle 0egole da lui date al seminario di 1orino, aveva prescritto che quando i chierici non giocavano, dovevano sempre stare a s, un passo l&uno dall&altro. 0egola sapientissimaC... !ons. 3ertagna narra di. 5. Cafasso, che difficilmente si lasciava toccare le mani. 3isogna inoltre assuefare il corpo al freddo e al caldo, al duro e non alle mollezze7 non concedergli pi$ riposo del necessario. 2on parlo del dormire poco o sul duro7 ma quando avvenisse che non si pu) dormire, si preghi. #. 5. Cafasso, svegliandosi di notte si alzava su*ito e non si coricava pi$, dicendo 'segno che il corpo ne ha *asta(. 4oi non potete e non dovete fare cos8, ma stentando ad addormentarvi, potete pregare e non lasciar lavorare la fantasia. Inoltre saltar gi$ al primo tocco della campana, prontamente, senza dar ascolto alla pigrizia. Chi non si a*itua a questo non sar certamente casto. uei pochi minuti concessi alla pigrizia sono del diavolo. -uggite ancora l&ozio coll&essere sempre occupati. +i molto male l&ozio maestro ,>1@/. !olto si ha da temere di quei giovani che anche nelle ricreazioni non sono occupati. L&ozio il padre dei vizi e questo dell&incontinenza ne il primogenito. 1utti i #anti fuggirono sempre l&ozio e amarono il lavoro, anche quelli dedicati in modo particolare alla preghiera. #e si lavora, i cattivi pensieri non trovano posto. 4oi fortunati che avete i lavori manualiC uindi lavorare non solo per dovere, per o**edienza, per povert, ma anche per domare il corpo. Il lavoro fatto mollemente non quello che a**atte la carne. Cos8 nello studio" tener sempre la mente occupata, con predilezione per le scienze sacre. #an 5irolamo dice" '<ma lo studio delle #. #critture e non amerai i vizi carnali( ,>1A/. 0orti'icazione dei sensi interni L&immaginazione una nemica terri*ile della castit. 3isogna *adare a mortificarla non lasciandola svolazzare a piacimento. 4oi siete giovani e la vostra fantasia, in chi pi$ e in chi meno, lavora come un vulcano. #e non vi mettiamo ro*a *uona, mette fuori goffaggini. 3isogna essere pronti a scacciare ogni pensiero, ogni immaginazione che in qualsiasi modo possa offendere la *ella virt$. Gn&immaginazione fervida e non im*rigliata pu) essere la rovina della castit. uesto della massima importanza. < ci) conseguire, necessario mortificare l&udito, col non essere troppo curiosi, troppo avidi di notizie. !ortificare la lingua con non parlare grossolanamente, con am*iguit, con non dire certe parole che possono avere senso cattivo. !ortificare la curiosit nel leggere. 4i sono di quelli che riuscendo ad avere in mano un pezzo di giornale lo divorano. Cosa stupida e dannosa. % poi non fare letture frivole che non hanno scopo" non romanzi anche *uoni, dei quali tanto si doleva #. 1eresa. Certe volte *asta un li*ro a sconvolgere la testa. 4ivere di cose serie7 l&immaginazione si vince con la seriet. .er me non ho mai trovato tempo a leggere romanzi. 2e lessi uno da giovane, nelle vacanze. <vevo fratelli studenti e me lo diedero" .eatrice (enci del 5uerrazzi. uando poi tornai all&Oratorio lo dissi a +on 3osco ,gli dicevo tutto/, il quale mi lav) *en *ene la testa. '4uoi scaldarti la testa con romanzi6( mi disse serio. <**iamo s8 poco tempo, e la testa s8 piccola che *isogna occuparla *ene. 2eppure perdersi dietro a certi poeti, anche se non molto cattivi. Conosco alcuni gi innocenti che vi hanno trovato la loro rovina. .erci) non troppo amore ai poeti pagani studiarli per la lingua e lo stile, ma con sentimenti cristiani, come a**iamo gi 1?9

spiegato. Certi versi di Orazio sono tanto *elli, ma *isogna cristianizzarli. Leggiamo invece la #acra #crittura. #u questo insisto e insister) mai a**astanza. La parola di +io immacolata, render pura e casta la mente e il cuore. % ancora mortificare la memoria. Certe cose della vita, certe miserie, certe circostanze, *isogna dimenticarle. .ensiamo al dovere attuale e santifichiamolo. +io e io, *astaC 0orti'icazione del cuore #8, miei cari, casto il cuoreC < questo si oppongono soprattutto le amicizie particolari, che nelle comunit sono la distruzione della carit e pi$ ancora della castit. O anche solo le simpatie le quali si conoscono dal trattenersi di preferenza con alcuni pi$ che con altri, perch di aspetto pi$ simpatico, pi$ conformi d&indole, ecc. Le simpatie, se non troncate, finiscono per degenerare in amicizie particolari. 2on dico che non vi possano essere delle amicizie sante, ma queste si conoscono da ci) che quando due si trovano assieme, parlano di cose spirituali, si correggono a vicenda7 e poi sono approvate dai #uperiori. Invece quelli che sono affetti da amicizie particolari fan tutt&altro che perfezionarsiC... 4ia queste cose che sono la peste delle comunitC <mare tutti egualmente, trattare *ene tutti allo stesso modo e senza preferenze. 1utti siamo fatti ad immagine di +io7 formate tutti una sola famiglia, siate tutti fratelli. ui dentro queste cose non devono esserci e i #uperiori non devono tollerarle. 4ia, viaC O via le amicizie particolari, o via gli amiciC... % neppure *igliettini. #e c& qualcosa da dire, lo si dice a voce e in pu**lico. 2on cesser) mai di raccomandarvi questo e voi esaminatevi ora e sempre. 0ingrazio sempre che, quand&ero in collegio, c&era una vera persecuzione contro queste miserie. 4i concedo di avere amicizia particolare con uno solo" 2ostro #ignoreC 4e lo concedo e ve lo comando. <h, l8 non c& pericolo di andare agli eccessiC 6uem cum amavero, casta sum* ,>1B/. 2on voglio con ci) dire che uno, per rompere quella relazione, non de**a pi$ andare con quel compagno. Ci vada pure, specialmente quando l&o**edienza o la necessit lo richiede, ma trattarlo come si trattano tutti gli altri7 e qualora fossimo li*eri della scelta, preferire gli altri a quello. 0orti'icazione dello spirito !ortificare lo spirito vuol dire mortificare l&orgoglio, la super*ia, con l&esercizio dell&umilt. La super*ia del corpo = cio l&impurit = e la super*ia dello spirito sono due sorelle7 l&una trae seco necessariamente l&altra, perch +io umilia nella carne chi si esalta nello spirito. Chi non umile o presto o tardi non sar casto. Gn terri*ile esempio lo si e**e in -rancia nella met del secolo scorso" di quel tale frate 5iacinto ,>1D/ che dopo aver predicato e riportati sommi onori sui principali pulpiti di quella nazione, cadde miseramente nel laccio tesole da colei ch&egli aveva gi convertita al cattolicesimo7 e con scandalo di tutti, ostinato apostata, tent) di rialzare a .arigi lo spento 5allicanesimo. 5i ho accennato al tristamente famoso +on 0omolo !urri, eQ prete, che ha dato tanti fastidi alla Chiesa. #uper*o, si fece eleggere +eputato e fin8... col matrimonio. uando c& la super*ia, si finisce sempre cos8. Lo stesso avvenne a un certo -erreri qui in 1orino" predicava, confessava, scriveva sulla 3uona #ettimana, fu persino in concorso col Can. #oldati per essere direttore spirituale in seminario e poi fin8 con fuggire con una sua penitente, vivendo poi da secolare povero e infeliceC 5uai a chi non umileC (hi crede di star su, badi di non cadere ,>9E/. <scoltiamo #. 3ernardo che dice che *isogna meritarci la grazia della castit con la virt$ dell&umilt. %t castitas detur, humilitas meretur ,>91/. #. -rancesco di #ales diceva" 'La 1?:

castit senza umilt vanit( ,>99/. 3isogna essere umili e non credere di saperne pi$ degli altri, pi$ dei #uperiori7 essere umili e diffidare di noi stessi, come se fossimo sempre vicini al precipizio. <vere per massima" un atto di umilt oggi, per essere casti domani. Gmiliamoci, umiliamoci, e +io che d la grazia agli umili, conceder anche a noi la grazia di conservarci casti. La castit4 in 0issione ualcuno penser o anche dir" 'In !issione sar pi$ difficile sostenerci in questa virt$(. 0ispondo" che vi siano maggiori pericoli, s87 che sia pi$ difficile mantenersi casti, no. % ci) dico per esperienza fatta dai nostri !issionari, i quali tenendosi uniti a +io e usando dei mezzi di cui a**iamo parlato, passarono e passano illesi tra qualsiasi pericolo esterno. I claustrali e le claustrali, riguardo alla castit, vanno in .aradiso con un gran merito7 ma quelli dedicati alla vita attiva, alle opere di carit, salgono al Cielo non solo con la corona, ma col martirio della castit. % poi il #ignore a**onda di pi$ in grazie per chi non ha di mira che la salvezza delle anime. .otete voi pensare che 5es$ non sostenga il suo apostolo che per Lui ha fatto e fa tanti sacrifici6 2o, non possi*ile. uel +io che sostenne +aniele fra i leoni, sosterr anche il suo missionario fra i pericoli a cui, per suo amore, si espone. Gn tale voleva far stampare un li*ro nel quale si diceva che in !issione ci vogliono pi$ confessori perch vi sono maggiori pericoli, ecc. 5li dissi" '2on esageriamo le cose7 anche in una camera chiusa ci sono i pericoli, anche con le imposte chiuse possiamo immaginarci di vedere... le nuvoleC Che *isogno di aumentare i confessori6 ui in 1orino ne a**iamo tanti e molta gente non va a confessarsi. L in !issione ci son tanti uomini santi che non pensano che a farsi sempre pi$ santi e a far santi gli altri(. Fo poi finito con dire a quella persona" '1olga quella sciocchezza dal li*ro. Capisco *enissimo che l&isolamento, ecc. possano facilitare una caduta, ma che si de**a aumentare i confessori per i pericoli che presentano le !issioni, non credo proprio che sia il caso(. !ons. 3arone, 4escovo di Casale, mi diceva" ' uando andai in !issione nella Cina, ero solo +iacono. L fui ordinato #acerdote e il 4escovo mi mand) solo in una lontana #tazione. Io sapevo di dover stare almeno un anno senza rivedere alcun sacerdote e dissi al 4escovo" '0imaner solo un anno intero e senza confessarmi mi fa pauraC(. %d egli" '3ravo, sono contento della sua paura(. 2elle nostre !issioni per), ora non succede pi$ di dover rimandare cos8 a lungo la confessione. 0ipeto" sono certo che in !issione sarete tranquilli e sicuri su questo punto, perch il #ignore a**onder in grazia7 purch, *en inteso, viviate *en uniti a Lui e usiate tutti i mezzi di cui siam venuti discorrendo. $onclusione %cco, o miei cari, i mezzi che do**iamo usare per conservarci casti, fra i pericoli che ci circondano da parte del mondo, del demonio e delle prave concupiscenze" preghiera e mortificazione. .reghiera fervente e continua, massime nelle occasioni7 mortificazione del corpo, del cuore e dello spirito. -ortunati voi se durante questo tempo di formazione, in cui minori sono i pericoli, vi fortificherete *ene nell&uso di questi mezzi e quindi nella castit. 4oi, divenendo sacerdoti e missionari casti, sarete sacerdoti e missionari santi, perch un sacerdote perfettamente casto non pu) non essere anche veramente santo. -arete del *ene immenso e avrete in Cielo l&immarcesci*ile corona dei verginiC !a qui sul finire devo rivolgere la mia parola a voi che forse piangete su un passato doloroso. Consolatevi, miei cari. +esiderate voi una seconda castit6 0ivolgetevi a 5es$, !aria e 5iuseppe e dite loro" 'O 5es$, !aria, 5iuseppe, ricorro io oggi a voi, misero qual sono, per aver perduto la stola 1?>

dell&innocenza. .iango amaramente e vorrei cancellare con la mia vita quei tristi momenti. 2on essendomi ci) dato, concedetemi di grazia, in questo giorno, la seconda castit. uesto sia per me giorno di tanta *enedizioneC +eh, fate che tale quale oggi me la concedete, pura ed immacolata io la porti ai santi voti, ai #acri Ordini e al d8 del giudizioC 1anto spero da 4oi. Cos8 siaC(.

1??

((. L"#11ED!EN*A
)oto e virtA +ei tre voti, il pi$ eccellente quello di o**edienza. Con esso infatti si offre a +io qualcosa di pi$ di quanto gli si offre con la povert e con la castit. .arleremo dell&o**edienza come voto e come virt$. Il 0eligioso, quanto all&o**edienza, ha due o**lighi" l&uno ex voto, l&altro ex pacto contratto con la 0eligione. In forza del voto il 0eligioso o**ligato a o**edire ai comandi del 0omano .ontefice e dei suoi #uperiori, secondo che spiegheremo su*ito dopo. In forza del patto tenuto ad osservare tutto quello che si contiene nella 0egola. Chi entra in comunit si o**liga a vivere secondo le 0egole7 non entra per fare la propria volont, ma per o**edire. La materia del voto pi$ ristretta di quella del patto o virt$. !ancando al voto si manca sempre alla virt$, non viceversa. !ancando al voto, si commettere**ero due peccati" contro la virt$ della 0eligione e contro il quarto comandamento che comanda di o**edire a tutti i superiori. 0iguardo al voto le nostre Costituzioni dicono 'In forza del voto di o**edienza, il missionario assume l&o**ligo di o**edire al comando del legittimo #uperiore, in quelle cose che direttamente o indirettamente riguardano la vita dell&Istituto, cio l&osservanza dei voti e delle Costituzioni ,>9:/. %saminiamo ogni parola. 1.= #i dice" al comando del Superiore. #e il #uperiore non esprimesse un vero comando, ma solo un invito, un consiglio, un desiderio, non v& trasgressione di voto. uesto comando dev&essere espresso in modo conveniente, cio di vero comando. Come saperlo questo6 +al tenore delle parole o dall&uso in vigore nei singoli Istituti. Chi trasgredisse un preciso comando del #uperiore, commettere**e peccato6... mortale o veniale6... .ecchere**e gravemente solo nel caso in cui si tratti di materia grave e il #uperiore aggiunga al comando espressioni come queste" 'In nome di 5es$ Cristo... In virt$ di santa o**edienza( o formule equivalenti. #e nel comando dato dal legittimo #uperiore non vi fossero tali espressioni, i 1eologi dicono che si pu) peccare leggermente contro il voto. 9. = #i dice" in quelle cose che direttamente o indirettamente riguardano la vita dell2stituto, cio" losservan&a dei voti e delle (ostitu&ioni. Il 0eligioso, infatti, non intende di o**ligarsi a vivere e a o**edire, se non in conformit ai voti emessi e alle 0egole del proprio Istituto. uindi il #uperiore non pu) comandare cose che siano contro la 0egola o sopra la 0egola, o azioni straordinarie. Cos8, se mi si volesse costringere a vivere da certosino, non sarei tenuto ad o**edire. 2el du**io la presunzione in favore del #uperiore. :. = #i dice" legittimo Superiore. Chi non legittimo #uperiore non pu) o**ligare in virt$ di santa o**edienza. 2el du**io se il #uperiore sia legittimo, si tenuti ad o**edirlo, s&egli si trova in tale possessione. Le nostre Costituzioni spiegano quali sono i legittimi #uperiori e dicono che tutti i #uperiori, ma specialmente i #uperiori secondari, e pi$ ancora i semplici #uperiori di Case o #tazioni, vadano adagio a comandare in virt$ di santa o**edienza" perch quando il #uperiore comanda cos8 non 1?@

v& du**io" c& da parte del suddito o**ligo morale. Che dire degli ordini del 0omano .ontefice6 4i ho gi accennato" i comandi del .apa cadono sotto il voto. Il .apa il nostro vero e supremo #uperiore, come dicono le Costituzioni. +opo l&o**edienza ex voto, viene l&o**edienza ex pacto7 dopo il voto, la virt$. Il voto riguarda l&atto esterno, cio l&esecuzione esteriore di ci) che viene comandato7 la virt$ esige anche l&atto interno. Il voto estende a ci) che di precetto, la virt$ anche a ci) che solo di consiglio. .er lTo**edienza ex pacto, secondo le nostre Costituzioni, i 0eligiosi sTimpegnano ad osservare le Costituzioni e tutte le prescrizioni degli Ordinari di !issione e di qualsiasi #uperiore. uindi state attenti che ci) che a**iamo detto = che non si pecca mai contro voto eccetto nel caso su indicato = non vuol dire e non si possa peccare contro la virt$7 poich si fa un patto di rimanere suddito e quindi c& l&o**ligo o**edire come i figli ai parenti, i servi ai padroni, i sudditi alle leggi giuste. #i tenuti in forza del quarto Comandamento. Inoltre si pu) peccare per lo scandalo che si d ecc. %& vero infatti che le Costituzioni non o**ligano sotto pena di peccato, che le 0egole, il +irettorio, sono solo norme e non veri comandi7 tuttavia, raramente manca il peccato a motivo di qualche disordinato affetto, di vanit, ecc.7 e se non con peccato, grave, certo con frequenti venialit. Le Costituzioni, le esortazioni, i consigli sono per la formazione del 0eligioso, non per moltiplicare i peccati. 1uttavia pecchere**e chi disprezzasse o scandalizzasse o inducesse la dissoluzione. O**ediamo in tutto e non ci sar *isogno di tante distinzioni. % per le dispense6 !i rimetto al gi detto" i #uperiori devono andare adagio a dispensare, e sempre e solo in cose particolari, per giusta causa e per *reve tempo, altrimenti l&osservanza se ne va. uando in una comunit la maggior parte dei mem*ri sono dispensati da questa o quella regola, il disordine. Gn #uperiore che dispensi facilmente si mette in pericolo di portare la dissoluzione nella comunit. Eccellenza e vanta%%i La virt$ dell&o**edienza dev&essere a*ituale di tutti ed estendersi ai semplici desideri manifestati dai #uperiori, come dicono le nostre Costituzioni. L&eccellenza di questa virt$ evidente. 1. = L&o**edienza ci fa evitare il peccato. 2n ea nullum esse peccandi periculum , dice il +ecreto sui 0eligiosi di cui a**iamo pi$ volte parlato. 9. = 2on solo essa ci fa evitare i peccati, ma fonte di *ene e di meriti. +icono i #anti che l&o**edienza la via sicura del .aradiso7 nessun o**ediente si mai dannato. Ond& che #. 5iovanni Crisostomo la chiama" 'navigazione sicura, porta del .aradiso( ,>9>/. #. <gostino aggiunge che l&o**edienza la custode di tutte le virt$ ,>9?/. #. 1ommaso espone i motivi per cui essa superiore alle altre virt$ morali che professiamo" a) .erch offre il dono migliore, quello della nostra volont. b) .erch include tutte le altre ,>9@/. +ifatti l&o**ediente osserver tutti gli ordini dei #uperiori, sia espressi che taciti, nonch le Costituzioni che comandano le altre virt$ della povert e della castit. :. = L&o**edienza distrugge in noi la super*ia. uanti danni ci ha portato la diso**edienza di <damoC 1utti a**iamo un&inclinazione a diso**edire7 perci) do**iamo o**edire per fiaccare la super*ia. uesta non la Casa delle mezze volont e delle mezze o**edienze7 dovete piegare il vostro 1?A

giudizio, le vostre idee personali. >. = L&o**edienza ci porta la pace del cuore. 2el mondo uno non sa sempre se faccia o no la volont di +io. In 0eligione o**edendo si sempre certi di fare la volont di +io. Cos8 voi, sotto la guida dei vostri #uperiori, siete sicuri di fare la volont di +io, mentre io, *ench mi sforzi di assicurarmi al riguardo coi mezzi che ho, non posso essere certo. Chi mi assicura che nelle mie azioni vi sia la volont di +io e non il amor proprio6... Chi li*ero pu) propendere per l&una o per l&altra azione7 il 0eligioso invece propenda o no, se fa l&o**edienza, sempre sicuro. uanta paceC ?. = L&o**edienza fa s8 che non a**iamo pi$ da rendere conto a +io. O**edisci e sta tranquillo. % se muoio6 +irai che hai o**edito. !a il giudizio di +io6 2on pensarci, ci pensa il #uperiore. Il #uperiore non vuole mica gravare la coscienza degli altriC Il #uperiore e il confessore hanno studiato e sanno quello che fanno, e anch&essi non vogliono gravare la propria coscienza. #ono i #uperiori che devono rendere conto di ci) che comandano, non chi o**edisce. < #. !aria !addalena de& .azzi, essendo ammalata, fu presentata una medicina molto costosa ed ella la rifiut)7 quando per) le si impose di prenderla per o**edienza, esclam)" ' .enedictus Deus*B, e la prese. 0ipeto" la responsa*ilit lasciatela ai #uperiori, voi o**edite. @. = L&o**edienza ci fa riportar tutte le vittorie. (um ea certissima est victoria , dice il citato +ecreto. Chi o**edisce non s*aglia mai, chi diso**edisce s*aglia sempre. #. 5iovanni Crisostomo chiama l&o**edienza" 'rifugio inespugna*ile( ,>9A/. L asserragliati, il demonio non pu) espugnarci. 1alora *asta avvicinare il #uperiore per chiedergli un&o**edienza che la tentazione passa. L&o**edienza fa miracoli e, se sarete o**edienti ne farete anche voi, soprattutto quando si tratta della conversione delle anime. 2on far molto o poco che importa7 importa o**edire. Necessit4 In una comunit 0eligiosa l&o**edienza di assoluta necessit. #. 5iovanni Crisostomo paragona una comunit ad un esercito in campo di *attaglia. #e i soldati o**ediscono al comando del loro #uperiore diretto, e questi al comandante supremo, tutto va *ene e si pu) sperare nella vittoria7 ma se un colonnello, ad esempio, volesse fare a modo suo, e cos8 gli altri, sare**e certa la sconfitta. Il .. 3runo, -ilippino, diceva che, nella campagna del 1B>B, tutti comandavano e nessuno o**ediva, e successe quello che anche voi sapete. Il generale 0amorino fu fucilato appunto per questo" che volle fare da s. #e non c& sudditanza, non c& ordine e quindi c& il disordine. Il predetto #anto paragona ancora una comunit ad un concerto musicale" il quale andr *ene solo se i sonatori sono affiatati fra loro e con chi li dirige. Lo stesso dicasi del canto" non *asta che ciascuno canti *ene per proprio conto, ma deve far la sua parte in rapporto con quella degli altri, e tutti insieme alla dipendenza del maestro di canto. Cos8 nella vita di comunit" se uno volesse fare la meditazione, un altro la lettura spirituale, un terzo la ricreazione, non ci sare**e che confusione. La comunit un corpo morale. 2el corpo umano, perch si mantenga sano, ogni mem*ro deve stare al proprio posto e compiere il proprio ufficio. #imilmente, in una comunit ogni mem*ro deve compiere il proprio ufficio a lui assegnato da chi ne a capo. Il sistema solare, dice #. Ignazio, sare**e tutto un tremendo guazza*uglio, se non vi fosse dipendenza fra i pianeti ,>9B/. Gna comunit senza o**edienza un ergastolo. La comunit inoltre una famiglia. 4edete" la festa della #. -amiglia venne istituita per onorare insieme 5es$, !aria e 5iuseppe, come componenti una famiglia" il modello delle famiglie. Certamente 1?B

Leone ;III nell&istituire tale festa e**e di mira le famiglie cristiane, ma volle pure che su questo esempio si formassero le famiglie 0eligiose. Ora le virt$ praticate dalla #. -amiglia sono espresse in tutto l&Gfficio, = ma fra tutte una ci proposta all&imitazione, l&o**edienza. Come vedete, la Chiesa pur esaltando tutte le virt$ della #. -amiglia, si ferma di proposito sull&o**edienza. %& infatti la virt$ pi$ necessaria sia nelle famiglie cristiane che in quelle 0eligiose. 1anto pi$ poi l&o**edienza necessaria in !issione. uindi le nostre Costituzioni dicono" 'La virt$ fondamentale di un Istituto di !issione lo spirito pratico di o**edienza assoluta ai #uperiori. #enza questa non possi*ile unit di lavoro e per conseguenza, successo di apostolato( ,>9D/. ueste parole sono tratte alla lettera dalle 0egole dei .adri 3ianchi. 1utti i mezzi per essere un giorno idonei missionari, sono compendiati nell&o**edienza. L&o**ediente si trover strumento idoneo nelle mani di +io per la santificazione propria e per la salvezza delle anime. 0iflettete *ene" in !issione sarete lontani dai #uperiori7 vi troverete forse assieme una volta all&anno per gli esercizi spirituali. %& vero che ci sono regole tassative, ma pu) succedere che uno si permetta d&interpretare a modo suo la volont del #uperiore e allora, invece di fare, distrugge. #e non si o**edisce, se si va sofisticando pu) avvenire che non solo l&individuo, ma tutto il personale resti compromesso. #e il #uperiore non presente, gli si scrive7 e nel du**io si fa il presta*ilito. 5li inconvenienti che si verificano in !issione sono per lo pi$ causati da mancanza di o**edienza. 2on ve lo ripeter) quindi mai a**astanza" o**edienza assoluta, se volete riuscire *uoni !issionari7 o**edienza non solo ai comandi, ma anche ai desideri dei #uperiori. uesta dev&essere una virt$, direi, insita in noi7 do**iamo formarcene l&a*ito prima di partire per le !issioni. #e non c& questa o**edienza, non si fa nulla7 meglio non essere !issionari. ui si fa male a non o**edire, in !issione si fa male a s e agli altri. uesta la virt$ principale, la virt$ fondamentale del nostro Istituto. )edere Dio nei Superiori .erch l&o**edienza riesca quale dev&essere, il suddito deve proporsi di o**edire al #uperiore tamquam Domino. %& il motivo soprannaturale dell&o**edienza, quello che le d valore e merito di virt$. O**edire per motivi umani non ci) che +io vuole da noi, n in questo ci distingueremmo da quei del mondo, che per lo pi$ sottostanno a chi loro comanda solo perch non possono farne a meno, o per amore di lucro, per rispetto umano, ecc. 2oi invece do**iamo vedere +io nei #uperiori" Dominus est* #ia che il #uperiore a**ia molta scienza e virt$ sia che non l&a**ia, fa lo stesso. #are**e assurdo se, perch ho dei difetti, non voleste pi$ o**edirmiC +ovete o**edirmi ugualmente come o**edireste ad un #anto. #e il #uperiore ha pi$ difetti, anche pi$ meritoria l&o**edienza, perch allora c& pi$ spirito di fede in chi o**edisce. Dominus est* Imprimetevelo *en in mente e non dimenticatelo mai" assolutamente necessario che la nostra o**edienza sia *asata su questo motivo soprannaturale. uindi aver fede e non fermarsi alla maschera. 5uai a chi o**edisce credendo di o**edire ad un uomoC La nostra o**edienza in tanto virt$ soprannaturale, in quanto o**ediamo a +io nella persona di chi comanda. 1?D

uando andai 0ettore alla Consolata non avevo ancora trent&anni e c&erano sacerdoti vecchi, querce annose che *isognava sostenere e cercare di non lasciar pendere maggiormente, perch drizzarle era impossi*ile. In mezzo ad essi esercitavo la carit, facevo l&infermiere e un po& di tutto. !a mi facevano impressione quando venivano *erretta in mano a chiedere i permessi. #e uno ha spirito di fede, se *en sta*ilito in questa visione di fede" Dominus est*, non avr difficolt a o**edire a qualsiasi #uperiore ed a qualsiasi ordine. #--edienza universale Ci) ci porta a parlare delle qualit dell&o**edienza. Le nostre Costituzioni ne danno tre" universale, pronta e cordiale. 4iene poi, quasi a coronamento, la semplicit che costituisce l&o**edienza cieca. O**edienza universale, anzitutto, con o**edire a tutti i #uperiori, senza distinzione fra superiore e superiore. %& una logica conseguenza di quanto vi ho detto" dover noi veder +io nel #uperiore. 3asta che uno sia #uperiore per dovergli o**edire. C& il .refetto6 #i o**edisce a lui. 2on c&6 #i o**edisce a chi lo sostituisce, proprio come se fosse il .refetto. #e domani = a cos8 dire = mettessimo a .refetto un chierico, si dovre**e o**edire a lui allo stesso modo. Cos8 voi dovete ancora o**edire all&<ssistente in ci) che spetta al suo ufficio7 o**edire a chi messo a capo di un impiego. #e un ammalato, ad esempio, non o**edisce all&infermiere, fa male. 4i porto un paragone. 2oi a**iamo il sangue venoso e arterioso. Il sangue venoso viene a purificarsi al cuore e l&arterioso ritorna ai singoli tessuti. Or*ene, le nostre piccole o**edienze a chi capo di un impiego, sono come la rete dei vasi capillari" le riferiamo = come il sangue ad un vaso pi$ grosso = ai nostri #uperiori diretti7 quindi ad un vaso pi$ grosso, che rappresenta i #uperiori maggiori, e cos8 di seguito, finch si arriva al cuore che per noi sare**e il .apa. +a questi = come dal cuore parte il sangue arterioso = vengono i comandi che, trasferendosi di capo in capo, per via gerarchica, vengono fino a noi. 2on quindi errato il dire che si o**edisce al .apa, qualunque sia l&opera o il lavoro che noi facciamo per o**edienza. Il .apa, quando parla ex cathedra , infalli*ile. .arlare ex cathedra vuol dire parlare in nome di +io. ualsiasi #uperiore, anche se d&infimo grado, = per la predetta unione morale coi #uperiori maggiori e quindi col .apa = in ci) che concerne il suo, vi parla in nome di +io7 e voi, se avete fede, dovete o**edirlo come o**edireste al .apa, come o**edireste a 2ostro #ignore in persona. 0egolandovi con questi principi, eviterete che la vostra o**edienza trovi inciampo nella persona o nelle qualit del #uperiore. % ci) soprattutto in !issione" dove il 4escovo o il #uperiore della #tazione sar magari pi$ giovane di voi. 2on si sempre o**ligati a mettere a #uperiore il pi$ anziano. 2on si guarda n alla scienza n all&et, ma all&attitudine. Si quis prudens ,non dotto o anziano/ regat* Certuni non li mettono mai superiori7 e tutti o**ediscono e nessuno s&offende. 2elle comunit per *ene si fa cos8. <ndare secondo anzianit un vero s*aglio. +ove c& spirito non si *ada a queste cose. #i trattava di nominare la superiora di un istituto relativamente recente7 dissi alle #uore" '!ettete la pi$ idonea7 la pi$ anziana ha gi fatto male altroveC Che c&entra qui l&anzianit6(. #em*ra strano" i vecchi o**edireC !a *isogna essere capaci a vincerci in queste cose. %sser anziano non un motivo per essere meno o**ediente, ma un motivo per esserlo di pi$ e cos8 dare *uon esempio. 2on perdetevi in queste miserieC 1alora crediamo di essere generosi col #ignore, perch gli diamo molte cose7 vero, ma non gli diamo ci) che pi$ importante, ci) che %gli vuole prima e pi$ d&ogni altra cosa" la nostra volont. <h, non illudeteviC Chi non ha questa o**edienza a 1@E

tutti i #uperiori, non pu) piacere al #ignore, n far mai un passo nella via della perfezione. O**edienza universale vuol dire ancora non distinguere fra modo e modo di comandare. Che i comandi ci vengano dati in *ei modi o no, sempre +io che comanda. #e il #uperiore comanda in tono duro e secco, fa lo stesso. uando ci comanda con tanto *uon gar*o, quasi pregandoci, non pi$ virt$ da parte nostra l&o**edire o almeno si perdono molti meriti. Gniversale vuol dire finalmente non distinguere fra comando e comando, tra cose grandi e piccole, tra sostanza e accidentalit. %& questo lo spirito che desidero che a**iate. 2on o**edire all&ingrosso, ma fin nei minimi particolari" di luogo, di tempo e di modo. %ntra ancora in questo spirito di o**edienza il chiedere i permessi. 4e ne ho gi parlato, solo vi ricordo che in tanto il *uon spirito si mantiene in una comunit, in quanto nulla si fa senza il de*ito permesso. .er la pratica di quest&o**edienza universale giover lo scacciare via prontamente i pensieri contrari, allo stesso modo che si scaccere**ero via quelli contro la fede o la castit7 ma dolcemente. Converr ancora, quando l&o**edienza ci assegna un lavoro, un ufficio, non fermarci a considerare se ci riusciremo o no7 facciamolo nel miglior modo possi*ile, secondo le nostre forze, e *asta. Il #ignore, in vista del nostro *uon volere e a premio della nostra o**edienza, ci metter del suo e faremo anche delle cose straordinarie. Gna cosa fatta a capriccio non riesce mai, perch il #ignore non la *enedice. #--edienza pronta e cordiale +ice #. 3ernardo che il vero o**ediente non conosce indugi, fugge il domani, ignora la tardanza ,>:E/. % aggiunge che l&o**ediente sta sempre attento con gli occhi e con le orecchie, e tutto si tien pronto per accogliere ed eseguire il comando del #uperiore ,>:1/. 1ale dovre**e essere l&o**edienza d&ogni *uon 0eligioso" o**edienza pronta, che scatta, anche quando la cosa comandata non piace alla natura. <vviene invece talora che, ad un comando del #uperiore, per prima cosa si opponga un&o*iezione. .er taluni proprio cos8" ricevere il comando e trovar la scusa la stessa cosa. %& un&a*itudine. Oppure si dice" 'Il #uperiore non me ne ha fatto un vero comando(. %h, *asta il desiderio del #uperioreC 3isogna dunque piegar su*ito la volont, poi si vedr se il caso di fare o*iezioni. 2on pu) dirsi vera o**edienza quando si tentenna a compierla e quando uno la compie a modo suo. Chi agisce contrariamente agli ordini dei #uperiori, non solo non ha pi$ spirito di o**edienza, ma neppure di comunit. L&o**edienza dev&essere il nostro pane di ogni ora, di ogni minuto. %& una consolazione per i #uperiori quando vi vedono tutti, come gli <ngeli in .aradiso, sempre prontissimi ad o**edire ad ogni cenno. O**edire prontamente in tutto. 2on tutto ci) che *ene, *en fatto. Lo quando il #ignore lo vuole. 3isogna fare non ci) che si vuole, ma ci) che si deve fare, che quello che ordina l&o**edienza. #. 1eresa diceva che val pi$ raccogliere da terra una pagliuzza per o**edienza, che digiunare a capriccio due o tre settimane. %ssendosi un cotale presentato a #. -ilippo per ottenere di darsi la disciplina, il #anto gli rispose" 'Che cosa ne possono le povere spalle, se c& la super*ia nella testa6(. #. -rancesco Haverio, *ench operasse un s8 gran *ene nelle Indie, dicevasi tuttavia disposto a ritornare in patria al primo cenno di #. Ignazio. <vre**e potuto opporre" '!a ora ci sono tante opere incominciate, ecc.(. 2o, sare**e partito immediatamente. %& cos8 che si fa ed cos8 che vi voglio. +al 1@1

.aradiso vi mander) poi il mio <ngelo Custode a ricordarveloC #i racconta di #. #imone #tilita che, dopo aver rinunziato al +ucato, si fece monaco e si ridusse a vivere su di una colonna o qualcosa di simile. 5li altri monaci si raccolsero allora a consiglio, per vedere che cosa decidere al riguardo" se per caso non fosse tutta super*ia. +issero" '4eniamo al pratico, e proviamolo nell&o**edienza. #e al nostro comando di discendere, o**edisce, lo lasceremo, altrimenti lo tireremo gi$(. !andarono dunque alcuni che gli dissero" 'I .adri ti comandano di discendereC(. Immediatamente #imone mise il piede sulla scala per discendere. <llora lo fermarono e lo lasciarono in pace. #. 1eresa aveva ricevuto ordine da 2ostro #ignore di fondare un monastero ad <vila, e il confessore le ordin) di fondarlo altrove. %lla o**ed8. Le apparve poi 2ostro #ignore che le disse" 'Fai fatto *ene ad o**edire. #e Io voglio, posso piegare il confessore alla mia volont7 tu per) o**edisci a lui(. 1ante volte si anela al martirio e poi non si capaci del pi$ piccolo sacrificio. Il martirio del 0eligioso l&o**edienza. #. -rancesco di #ales, a chi gli suggeriva di far andare scalze le sue #uore per uniformarle alle altre 0eligiose di quel tempo, rispose che lo spirito religioso non voleva darlo cominciando dai piedi, ma dalla testaC Oltre che pronta, l&o**edienza dev&essere cordiale. #. .aolo, scrivendo ai 0omani, dice" :ra&ie si rendano a Dio, perch! avete obbedito di cuore ,>:9/. #e non si o**edisce di cuore, l&o**edienza rimane imperfetta e si perdono molti meriti. #. 3ernardo dice che l&allegrezza nel volto e la dolcezza nelle parole sono un degno coronamento dell&o**edienza ,>::/. 2on quindi o**edire per forza, ma cordialmente. #i pu) sentire ripugnanza, come quando mi piacere**e un lavoro e me ne viene assegnato un altro, ma *isogna vincersi. #e vi sono difficolt, sempre permesso manifestarle al #uperiore, ma poi essere contenti del come egli dispone. 2l Signore ama il donatore ilare ,>:>/. Come sta male quel manifestare nel volto, nel gesto, nelle parole la propria ripugnanzaC +ovreste invece far di tutto per consolare il povero #uperiore, sulle cui spalle pesa la responsa*ilit del comando. Obbedite ai vostri capi e siate sottomessi, giacch! essi vegliano per le anime vostre, come ne devono rendere conto ,>:?/. Credetelo, pi$ facile o**edire che comandare. uelli che non vogliono o**edire, *isognere**e metterli al comando per qualche tempo7 comprendere**ero allora la necessit e il *ene dell&o**edienza. 3isogna che il suddito cerchi di alleviare la croce del #uperiore con l&o**edienza cordiale. uando sarete *en rassodati nell&o**edienza, sarete capaci di fare i #uperiori. 2on sa comandare chi non ha imparato a o**edire. 3isogna che colui che comanda torni di nuovo ad o**edire, per poi meglio comandare. #e il suddito ha delle osservazioni da fare, le faccia pure, ma in privato e non mai in pu**lico, altrimenti si guasta tutto. +unque, o**edienza universale, pronta e cordiale. -acciamone soggetto di meditazione e di esame7 leggete volentieri i li*ri che parlano di questa virt$. Gn 0eligioso o**ediente tutto, un 0eligioso diso**ediente nulla. 1utte queste cose le sappiamo e io non faccio che ripetervele, s8 che alle volte mi assale persino il du**io se de**a lasciare di tenere queste conferenze. 1emo che non se ne faccia a**astanza profitto. Ciascuno deve fare un po& di esame e vedere se la sua o**edienza ha le sopraddette qualit. #--edienza cieca Oltre il voto e la virt$, c& la perfezione dell&o**edienza di cui parla in particolare la Lettera di #. Ignazio. La perfezione dell&o**edienza ha tre gradi" 1@9

1. = %seguire materialmente la cosa comandata. Ora voi comprendete che questo troppo poco. Che virt$ fare una cosa materialmente, solo perch non se ne pu) fare a meno6 9. = Gnire la nostra volont a quella del superiore, o**edendo perch egli vuole cos8. 2on dire ad esempio" '2on c& nel regolamento, nel direttorioC(. 2o, non ditela mai questa sciocchezza. L&o**edienza si fa al #uperiore, il quale interpreta, propone. Il 0egolamento nel #uperiore. :. = .iegare l&intelletto ad approvare quanto il #uperiore comanda" il #uperiore giudica cos8 e io pure giudico cos8. uesto il pi$ perfetto. 2on cercare quindi i perch7 il pi$ *el perch l&o**edienza. Come *rutto in una comunit il dire i perch e i percomeC %& fare un torto all&individuo. L&o**edienza cieca l&o**edienza semplice di cui parla #. .aolo" Obbedite ai vostri padroni''' nella semplicit del vostro cuore ,>:@/. In pratica non avviene sempre cos8. #i parla di o**edienza cieca, cieca, ma in realt si hanno gli occhi grossi, grossi, grossiC 2otate per) che o**edienza cieca non vuol dire fare le cose alla cieca7 dovete anzi essere tutt&occhi per compiere le vostre azioni nel miglior modo possi*ile. L&o**edienza cieca quella che non guarda in faccia al comando, per investigare i motivi che l&hanno determinato, ma semplicemente lo accoglie e lo eseguisce Cos8 intesa, voi comprendete quant&essa sia saggia. Coloro che disprezzano l&o**edienza cieca, sono i veri ciechi che non vedono dove sta la perfezione dell&o**edienza e ne perdono i meriti. Investigare i motivi di un comando del #uperiore un po& come voler investigare le opere di +io ch, di fatto, +io che comanda attraverso il #uperiore. 2on cecit questa6 Chi invece o**edisce ciecamente, ha la vista molto *uona e vede *en addentro alle cose spirituali, perch vede con l&occhio stesso del #uperiore, anzi con l&occhio stesso di +io. .otessi sperare che voi tutti praticate l&o**edienza ciecaC Lasciate che ne du*iti, per animarvi sempre pi$ alla medesima. uando .ietro e <ndrea furono chiamati da 2ostro #ignore, lasciarono su*ito tutto per seguirlo. #e avessero seguito le proprie idee, avre**ero potuto dire" '!a tu sei povero, che cosa ci darai a mangiare6... % poi, siamo noi capaci a predicare6(. .arevano anche osservazioni ragionevoli. !a no, il #ignore ha parlatoC Or*ene, quando il #uperiore comanda come se 5es$ stesso parlasse. <llo stesso modo si comport) #. 5iovanni, il quale a**andon) le reti e il padre. .overettoC !i pare che la prudenza umana avre**e fatto anche qui qualche osservazione7 invece non ne fece, ma semplicemente o**ed8. #i dice" 'Oh, se venisse il #ignore a parlarci, faremmo anche noi cos8C(. 2on vero. #e non o**ediamo ai #uperiori, non o**ediremmo a 5es$ in persona e troveremmo sempre dei 'ma(. %& tanto facile lasciarci impigliare nel nostro ioC +urante la guerra venne un giorno alla Consolata il colonnello .irri di !ondov8, e ci disse" '.arto domattinaC( = '.er quale destinazione6( = '%h, di certo non lo sapremo prima di essere nel convoglio(. = '% la famiglia6( = '#criver) poi(. <**iamo detto fra noi" che o**edienza ciecaC .arte senza sapere dove andr, senza saper nulla. #i parte con una lettera chiusa, da leggersi poi o dal generale o da qualche altro comandanteC... % lui diceva tutto ci) con tanta tranquillit, come se fosse la cosa pi$ naturale di questo mondo... 4edete se nel mondo non fanno esercitare l&o**edienza ciecaC #e la facessimo esercitare noi una tale o**edienza6 %d essi ut corruptibitem coronam accipiant ,>:A/, noi invece per amor di +io. .roponiamo anche noi, nelle cose spirituali e in tutto, di o**edire senza ragionamento, senza discussioni, al modo di questi militari che trovano la cosa naturalissima. <h, se per la nostra santificazione facessimo quello che si fa nel mondo per fini umani, ci faremmo santi in frettaC 1@:

+esidero che quando sentite leggere la Lettera di #. Ignazio, distinguiate *ene i tre predetti punti. <h, quella Lettera, se la mettessimo in praticaC uanti santi 5esuiti ha gi fattoC 2on siamo solo noi che u**idiamo, n *isogna temere di essere troppo o**edienti. !editatela sovente, punto per punto, e mettetela in pratica. +ev&essere vostra norma per tutta la vita e il #ignore *enedir ogni vostra azione. Io spero molto dall&esecuzione totale di questa Lettera. Ciascuno spero avr proposto di andare fino al terzo grado. Chi non l&avesse fatto, rinunziere**e a tutto il *ene che pot fare, ad esempio, un 3eato Chanel. 3isogna che siamo generosi7 non accontentarci del primo, del secondo grado, ma andare fino in fondo, con piegare il nostro giudizio. <llora, vedete, anche dai tetti in gi$, si va avanti meglio e si pi$ tranquilli. 4oglio proprio, come #. Ignazio, che l&o**edienza sia la vostra caratteristica" l&o**edienza cieca, la quale per) vede moltoC... Con questo, non voglio dire che diventiate folli, no7 si pu) umilmente esporre al #uperiore il proprio parere, ma con il cuore staccato dal vostro giudizio. % se il superiore decider altrimenti dovete dire" 'Io non giungo a vedere fin dove vede il #uperiore7 egli particolarmente illuminato da #ignore(. uali sono i mezzi per conseguire questa perfezione d&o**edienza6 <ccenno ai principali" 1. = Il primo l&umilt senza della quale non vi sar mai l&o**edienza cieca. L&umile sa di s*agliare non si attacca al proprio giudizio. Che cosa ne sai tu da giudicare i superiori6 2on tocca a te vedere ci) che meglio, non hai la grazia per questo7 l&hanno i #uperiori. #e siamo umili, non ci arroghiamo un tale ar*itrio. % se anche il #uperiore s*agliasse nel comandare, noi non s*agliamo mai nell&o**edire. 9. = Il secondo mezzo di veder +io nel #uperiore e nel suo comando. 2on necessario che +io ci comandi direttamente, ci *asta il #uperiore. O**edienza cieca, illuminata dalla fede. :. = Il terzo mezzo di tener presenti gli esempi di 2ostro #ignore. %gli fu o**ediente fino alla morte di croce. %gli stava soggetto a 5iuseppe e a !aria e non li criticava. Certo che 2ostro #ignore, quando aiutava #an 5iuseppe nel mestiere di falegname, nella sua divina sapienza avre**e potuto fare opere d&arte, da meravigliare il mondo intero. %ppure si limit) a fare ci) che gli comandava #. 5iuseppe e nel modo che #. 5iuseppe gli insegnava. % notate" senza mai giudicare del meglio o della poca scienza di #. 5iuseppe, ma con tutto il cuore7 e ci) perch tale era la volont del +ivin .adre a suo riguardo. 4ergogna per noi, che nella nostra o**edienza ragioniamo tantoC '!a io ne so pi$ del #uperioreC(. #uper*oC -osse anche vero, o**edisci a chi +io pose a comandarti. > = Il quarto mezzo di tener presenti gli esempi dei #anti. 1utti i #anti furono o**edientissimi di volont e d&intelletto. Cos8 noi sul loro esempio do**iamo o**edire ciecamente. uanti atti di virt$ si fanno nell&o**edienza ciecaC Esortazione 'inale %saminatevi sovente sulla pratica dell&o**edienza. #ovente vogliamo essere o**edienti, ne conosciamo la necessit, ma nel caso pratico o**ediamo proprio a tutte le persone che hanno diritto di comandare e in ogni cosa6 #e uno vuol giudicare l&operato dei #uperiori, non pi$ o**ediente7 se vuol far entrare un tantino del suo, pu) lusingarsi che ci sia ancora l&o**edienza, ma non c& pi$. %& meglio far *ene per o**edienza, che far meglio senza o**edienza. -acciamo dunque un proposito fermo di tendere alla particolare perfezione dell&o**edienza. -ate in modo che i #uperiori de**ano misurare le parole, come era per #. <lfonso 0odriguez. Gn giorno il #uperiore gli domand) se sare**e andato volentieri nelle Indie ed egli rispose di s8. <llora il #uperiore, senza *adare gli disse" '%**ene vaC(. %d egli senz&altro, viaC... Lo trovarono sulla spiaggia che 1@>

attendeva la nave. % si fatto #anto. L&o**edienza contiene tutte le virt$7 in alcuni Istituti si fa solo il voto di o**edienza. #. Leonardo aveva fondato un Istituto e sul letto di morte i suoi 0eligiosi gli domandavano la 0egola. % lui" 'O**edire, o**edire sempre, o**edire in tuttoC(. -inch perdura questo spirito va *ene. L&o**edienza la fur*eria dei #anti. .regate il #ignore che vi dia questa perfetta sottomissione alla volont del #uperiore, non solo in ci) che c& nella 0egola e nel +irettorio, ma in tutto ci) che il superiore vuole o desidera. Alcuni pensieri sulla indi''erenza ne%li impie%hi #. Ignazio, fin dal primo giorno degli %sercizi ai religiosi ,>:B/, propone come mezzo al fine" l&indifferenza agli uffici, ai gradi, ai luoghi, ecc. 1utte queste cose non sono che mezzi che conducono al fine, se volute da +io e nella misura che +io vuole. 3isogna dunque essere indifferenti nella scelta" solo volerle o non volerle secondo la volont di +io a noi manifestata dai #uperiori, e non attaccarvi il cuore. .urtroppo nelle 0eligioni ci) non si pratica sempre7 ed perci) che molti 0eligiosi non tendono al fine per cui +io li ha chiamati. 2eppure fra voi io vedo sempre questa perfetta indifferenza. .er esempio non ha questa santa indifferenza, chi preferisce lo studio ai lavori manuali o viceversa7 chi applicato ad un impiego, si dimostra troppo contento, o perch di suo genio o per lasciarne un altro pi$ umile, pi$ faticoso7 chi posto a capo di un impiego, soffre nel lasciarlo, specialmente se messo sotto altri. uante miserie in una comunit anche se *uonaC 2on credete di tendere veramente alla perfezione, se non vincete questi attacchi nei quali vivono molte passioni" di super*ia, di invidia, di gelosia, di amore ai propri comodi, ecc. Imitiamo i 5esuiti i quali *en sovente sono cam*iati di luogo e d&impiego, o deposti da #uperiori per o**edire ad altri forse pi$ giovani d&et, di minor ingegno, ecc. #. 1eresa insegnava che in 0eligione nessun impiego vile, come nessuno pi$ onorifico dell&altro. 2on l&onore, n il lucro li regola, come avviene nel mondo, ma solo l&o**edienza. uando entrate nell&Istituto, siete tutti disposti a far tutto, ma poi uno si vede cam*iato d&impiego ed ecco che si rattrista e pensa" '<nch&io riuscirei in questo o in quell&impiegoC(. Che volete6 C& la mania di cam*iare, di voler sempre il contrario. %& tanto facile che ci) succeda nelle comunitC Gn +irettore di spirito dice che il principale ostacolo all&avanzamento spirituale la mancanza della santa indifferenza7 e questo porta disordine in una comunit. Io ho sempre visto che una grande miseria il non accontentarsi dell&o**edienza. <h, l&indifferenza negli ufficiC... #i dice" '!a io sono sempre nel medesimo impiego, non imparo nullaC(. #tate un po& tranquilliC #e ci sar *isogno di sapere cose non imparate, il #ignore metter del suoC... uesto il fastidio maggiore che hanno i #uperiori7 una piaga generale che pu) estendersi anche qui. +esidero che consideriate *ene questo punto. Credetemi" questa indifferenza a tutti gli uffici, umili o grandi, importante. 2on consiste nell&impiego la santit7 gli impieghi non sono che mezzi. #e una cosa piace, non saltare di gioia7 se spiace, non fare smorfie. Gna persona mi diceva" 'Io non son fatto per comandare, non vedo l&ora che mi tolgano(. 1@?

L&hanno tolta, ma poi...C %& questa una causa per cui taluni escono di 0eligione. .er questa mancanza d&indifferenza negli impieghi, alcuni 0eligiosi lavorano mesi ed anni fuori posto, non secondo la grazia di +io. +alla mancanza di questa santa indifferenza provengono ancora la tiepidezza, le parzialit, le ingiustizie. 2on siete pi$ ragazziC +avanti a +io e davanti all&Istituto, tanto chi s&occupa a scrivere a macchina, come chi aggiusta le scope. %& tutto lo stesso, perch l&o**edienza. #i fa quello, e si continua sempre in spirito di o**edienza7 allora tutto cammina *ene e il #ignore *enedice. 0itenete l&impiego che avete come assegnato a voi da 2ostro #ignore7 sar forse ci) di cui avrete *isogno in !issione. 0icevere quindi gli impieghi dalla mano di +io per imparare e per santificarvi, ma senza attaccarvi il cuore" di modo che, se i #uperiori ve lo cam*iassero, non a**iate a perdervi in tanti 'chi sa6(. -a pena pensare a quelle comunit dove i #uperiori devono pensare due volte prima di assegnare un impiego, per timore di scontentare l&uno o l&altro. L&amor proprio alle volte fa dire" '!a il *ene della comunitC...(. 2oC 3isogna fare come si fa fra le 4isitandine, dove la #uperiora scaduta passa ad occupare l&ultimo posto. Cos8 si mantiene il *uon spirito. 4e lo ripeto" per me la pi$ *ella consolazione di aver sempre fatta la volont di +io. 3ensieri sulle $ostituzioni e sul Direttorio uello delle Costituzioni un piccolo li*ro, ma pieno di sostanza. <nticamente ne facevano dei volumi. La 0egola di #. <gostino, per), *reve, sugosa. La 4isitazione ha la 0egola di #. <gostino con l&aggiunta delle Costituzioni di #. -rancesco di #ales. La Chiesa, vedendo in questo un po& di confusione, ha detto" '<ltro sono le Costituzioni, altro il 0egolamento o +irettorio(. Le Costituzioni restano ferme e non possono pi$ toccarsi7 devono riguardare la natura, il fine, i mem*ri dell&Istituto, il comun modo di vivere" brevitas, claritas, optimus ordo. #i mette la formula dei voti, ma non minutissimas praescriptiones, secundaria et interna" tutto ci) non deve entrare nelle Costituzioni le quali perci) sono come uno scheletro, che dev&essere interpretato dal +irettorio. Le Costituzioni, per), sono immuta*ili solo quando hanno ricevuto l&approvazione definitiva. #. 4incenzo de& .aoli, quando si decise a dare le 0egole alla sua Congregazione, lo fece con queste parole" '4i presento le 0egole che il #ignore mi ha ispirato7 prendetele da me, come dalla mano di +io(. #e lui ha detto cos8, posso dirlo anch&io. .osso assicurarvi, infatti, che chi mi dirigeva era proprio +io. Io non voglio cose straordinarie, ma nelle vie ordinarie vi assicuro che mi ha proprio guidato il #ignore. Ogni parola fu meditata, studiata7 su di esse si pregato, si lavorato anni ed ora son divenute volont di +io. .rendetele dalle mie mani, come in antico i monaci le ricevevano dalle mani dei loro santi -ondatori. #iamo anche noi 0eligiosi come essi, cam*iamo solo in qualche cosa che non essenziale7 per il resto facciamo i tre voti come essi. +esidero che le riceviate con spirito di fede7 si pu) dire che la vostra santificazione dipende dal come le osserverete. Le osserveremo come voce del .apa, senza sofisticare, perch noi do**iamo santificarci secondo le medesime e non in altro modo. % sulle Costituzioni e sul +irettorio che vi dovete far santi. Gn .apa 1@@

diceva che se un 0eligioso osserva la sua 0egola alla perfezione, ci) *asta per canonizzarlo. 4e l&ho detto e ve lo ripeto" io non mi attendo che questa sia la Casa dei miracoli, piuttosto voglio che facciate il miracolo di adempiere sempre *ene il vostro dovere, vincendo voi stessi. +i miserie ne a**iamo tutti un sacchetto, se non un saccoC uando !ons. 5astaldi diede le 0egole al #eminario di 1orino = che non le aveva ancora = ci esort) a studiarle a memoria, perch cos8 pi$ facilmente si ricordano e si osservano. uindi studiatele. 2on perdete un tempo tanto prezioso, per non giungere ai voti, all&Ordinazione impreparati e che do**iate poi dire" '2on ho fatto quanto dovevoC(. .rimo dovere di tendere alla perfezione. #tudiatele e osservatele, dando la massima importanza al grande e al piccolo. %& tutto oro. Coloro che si fanno un impegno di *en osservare le 0egole da giovani, ottengono le *enedizioni di +io su di s e la grazia di farle poi osservare dagli altri. 4i dir) con #. .aolo" 6uanti seguiranno questa regola, pace su di loro e misericordia, e pace sull2sraele di Dio ,>:D/. Il #ignore d molta pace a chi ama e osserva la sua santa legge e questa per voi nelle 0egole. #. -rancesco di #ales, quando diede le Costituzioni alle #uore della 4isitazione, disse loro che le osservassero con soavit, sapienza e discrezione. #i dice che la 0egola non o**liga sotto pena di peccato7 molte volte per) si pecca di disu**idienza, di scandalo o per disprezzo della 0egola stessa. #are**e ridicolo se uno dicesse" '4oglio osservare le cose grandi, non le piccole(. Costui gode di tutte le cose della comunit e intanto le trascura tutteC #econdo me non esente da colpa, perch manca ad un contratto colla comunit, o quasi. Io sono li*ero di andarmene, ma se sto, devo starvi come si deve. 2on o**ligano, no, sotto pena di peccato7 per) la trascuratezza di esse porta alla trasgressione di un importante dovere" quello di tendere alla perfezione. #tiamo attenti alle a*itudini, perch la stessa a*itudine colpevole. #e mi sono o**ligato, se voglio godere dei *eni della comunit, devo stare alle 0egole. 2elle nostre 0egole ogni cosa disposta a dovere, anche con rigore teologico e secondo il diritto della Chiesa, cio secondo i suoi +ecreti. 3isogna sempre essere con la 0egola, a meno che intervenga un miracolo7 ma *isognere**e anche allora du*itare. Io spero tanto dall&osservanza di esse per lo spirito della comunit. 2on siamo in un collegio, ma in una famiglia dove do**iamo vicendevolmente santificarci. #iamo in comunit, dove il diavolo attento e se uno non pratica la mortificazione sotto tutti gli aspetti, cade. uindi, per il *uon spirito dell&Istituto, *isogna osservarle. 5uai a chi va avanti o fa i voti che non sia fermo, sta*ileC 2on diciamo che la tal regola una cosa da poco7 niente da poco. 7ac hoc et vives* #ta tutto l8, vedete. Importanza somma delle Costituzioni, in quo totum continetur* 0ingraziate il #ignore che ha avuto la *ont di suscitare questa Congregazione. Ciascuno di voi dovre**e essere una colonna dell&Istituto, s8 che quelli che verranno possano vedere in voi un 1@A

modello da imitare. #e si perdessero le Costituzioni, ognuno di 4oi sia una costituzione vivente, permanente. Lo spirito dell&Istituto qual&6 Le Costituzioni, il +irettorio, con le istruzioni che lo spiegano. Le Costituzioni si tengono sul generale, il +irettorio le spiega e le applica ai casi particolari. .u) essere che nel +irettorio si aggiunga, si tolga, si modifichi. I .adri 3ianchi non stamparono il +irettorio che nel 1D1@, pur seguendolo gi da molto tempo. 2on *asta dire di avere per regola la presenza di +io7 se non si hanno queste norme scritte, difficile andare avanti. Osservando queste minutezze, si forma lo spirito, e pi$ facilmente uno avanza nella santit.

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(+. L"U0!LT8
L"esempio di Nostro Si%nore 2. #. 5es$ Cristo, venuto dal Cielo in terra per salvarci, proclam) altamente" 2mparate da me che sono mite ed umile di cuore ,>>E/. 2on ci propone = commenta qui #. <gostino = d&imitarlo nel fa**ricare il mondo, nel creare le cose visi*ili ed invisi*ili, nell&operare meraviglie, ma nell&essere umili di cuore ,>>1/. %cco quello in cui vuol essere da noi imitato. #e ci chiedesse d&imitarlo nel fare portenti, o nella sua estrema povert, o nella totale immolazione fino alla morte di croce, potremmo addurre la scusa della nostra de*olezza7 ma imitarlo nella virt$ dell&umilt a tutti possi*ile" essendo questa virt$ a noi connaturale per la nostra *assezza, mentre per 5es$ fu un prodigio di annientamento. %gli fu il solo vero umile. 2oi umiliandoci ci facciamo solo quali veramente siamo7 invece 5es$ umiliandosi s&a**ass) al di sotto di quello ch&%gli era in realt. < ragione perci) i #anti .adri chiamano l&umilt" virtus (hristi. Considerando l&umilt in 2ostro #ignore, troviamo ch&%gli la pratic) nelle parole, nelle azioni e nell&amore alle umiliazioni. 2%LL% .<0OL% = +iamo uno sguardo al 4angelo. 5es$ diceva cose s8 *elle e su*limi, che gi all&et di dodici anni faceva meravigliare i +ottori della Legge, mentre pi$ tardi le tur*e lo seguivano affascinate. Che fa %gli6 +ichiara che la dottrina da Lui insegnata, non sua ma del suo .adre celeste" 4a mia dottrina non " mia, ma di (olui che mi ha mandato ,>>9/. !a comeC = potevano opporgli = 2on tua6... %& tua, perch tu sei +io e Gomo. %ra infatti anche sua in quanto +io, egli per) considerava se stesso in quanto uomo, parlava nel modo meno favorevole a se stesso. uando lo si chiamava !aestro *uono, tosto rispondeva" essuno " buono tranne Dio solo ,>>:/. <nche qui %gli prescindeva dalla sua +ivinit. In ci) soprattutto appare l&umilt di 5es$" nel suo continuo chiamarsi il -igliuol dell&uomo. 2on era %gli vero -iglio di +io, consostanziale al .adre6 % l&%terno .adre non disse pi$ volte di Lui" 6uesti " il mio 7iglio diletto nel quale mi sono compiaciuto- ,>>>/. #8, ma 5es$ era pure nato da donna, ed essendo perci) anche vero il titolo di -iglio dell&uomo, questo usava, n si stancava di ripeterlo, fin quasi con insistenza. Lasciava la verit pi$ no*ile, pi$ onorifica, per scegliere quella pi$ umile. 2%LL% <HIO2I = .arimenti l&umilt accompagn) 2. #ignore 5es$ Cristo in tutte le sue azioni. #e faceva miracoli, raccomandava il silenzio attorno ai medesimi7 e silenzio imponeva ai demoni, che avre**ero voluto proclamarlo il #anto di +io. #ul 1a*or, dopo essersi manifestato ai tre <postoli nella sua gloria, proi*8 loro di parlarne fin dopo la sua risurrezione. #e le tur*e ammirate dei suoi miracoli, cercavano di farlo re, %gli tosto si sottraeva ai loro sguardi, n pi$ si lasciava trovare. L&umilt gli faceva compatire gli <postoli7 essi capivano nulla o quasi della sua missione e, dopo tre anni di continua scuola, erano ancora quelli di prima e disputavano fra loro di supremazia, e ci) nel momento stesso in cui %gli, il !aestro +ivino, preannunziava la prossima dolorosa .assione. <ncorch #ignore dell&universo, non du*it) di farsi loro servo, fino ad a**assarsi a lavar loro i piedi. !a pi$ grande prodigio di umilt fu la sua morte, con tutte le ignominie che l&accompagnarono, alle quali %gli pienamente si assoggett). %mili$ se stesso #attosi obbediente sino alla morte, e morte 1@D

di croce ,>>?/. I #anti, alla considerazione di tanta umilt di 5es$, umilt portata fino all&esinanizione, non sapevano pi$ che dirsi, tanto erano stupefatti. +el resto, tutta la vita di 5es$ fu un esempio di umilt. %gli, il 0e dei re, nasce in una stalla come il rifiuto del mondo. %gli che l&Onnipotente, fugge in %gitto, quasi fosse impotente a difendersi dalle insidie di %rode. %gli, i cui istanti di vita erano pi$ preziosi di tutte le vite degli <ngeli e uomini insieme, vive oscuro fino a trent&anni in una *ottega di falegname, impiegato in umili lavori. <!O0% <LL% G!ILI<HIO2I = %ssere umili nelle parole non gran che, e possiamo farlo anche noi, pur avendo la pi$ fine super*ia. .i$ difficile sapersi mantenere in umilt in mezzo alle grandi azioni. .er un certo spirito di umana prudenza, ci guardiamo dal farci conoscere per quello che siamo, ma nel cuore godiamo della gloria umana7 e per pi$ ricavare di che gonfiarci, ci dimostriamo noncuranti delle stesse giuste dimostrazioni ricevute. 2on fu questa l&umilt di 5es$. %gli e**e il vero amore all&umilt, la vera umilt di cuore. uantunque, anche come Gomo, fosse ripieno di tutta la grazia e di tutte le virt$ nel grado pi$ su*lime che poteva convenire alla pi$ perfetta creatura umana uscita dalle mani di +io, si mantenne nondimeno in una continua disposizione di annientamento davanti alla maest di +io" considerando che eravi sempre una distanza infinita tra +io e Lui" che, come Gomo, non aveva nulla di suo, ma tutto aveva ricevuto dalla li*eralit del .adre. 4essere mio " come un nulla dinnan&i a te ,>>@/. % non solo davanti a +io, ma anche davanti agli uomini %gli pratic) sempre questa umilt di cuore. <ccusato d&essere indemoniato, non altro rispose che" 2o non sono indemoniato ,>>A/, e *asta" ch di pi$ non era necessario per difendere la dottrina del .adre suo. +i # nessuna difesa. < .ilato che desiderava li*erarlo, avendone riconosciuta l&innocenza, 5es$ non rispose mai in propria difesa eccetto quand&era interposta l&autorit di +io. +avanti ad %rode godette nel suo Cuore dell&umiliazione che gli tocc), d&essere tenuto e trattato per pazzo7 e anche qui, a ci) ottenere, non rispose alle domande di lui. !a osservate il carattere particolare dell&umilt di 5es$, cos8 diversa dalla nostra. 4i a**iamo gi accennato, ma convien tornarci sopra. 2oi siamo umili perch ci giocoforza esserlo" per la nostra natura misera*ile, pei nostri difetti, per le umiliazioni che ci incolgono anche nostro malgrado. 2on cosi 5es$. %gli fu umile di sua piena e spontanea volont. .otendo allontanare da # tutte le umiliazioni, tutte invece %gli dispose che gli venissero e tutte le accett). uindi come si dice di Lui che si " sacri#icato perch! lo volle ,>>B/, cosi non si dice ch&%gli sia stato umiliato, ma che fu Lui ad umiliarsi" %mili$ se stesso ,>>D/. Che se diamo uno sguardo alla vita #acramentale di 5es$ nel ta*ernacolo, non vi par essa effetto del suo amore per l&umilt6 Che potre**e fare di pi$, nella sua *rama d&essere non curato, disprezzato6 uasi temesse di essere onorato per quel +io che , tutto escogit) e mise in atto per a**assarsi. uivi infatti il suo a**assamento totale" nessun segno appare della sua +ivinit, nessun segno di quella potenza e sapienza che regge il mondo. % questo nascondimento totale gli causa di essere sovente dagli uomini trattato freddamente, o anche sacrilegamente maltrattato. %ppure 5es$, tutto sapendo in antecedenza, a tutto volontariamente si assoggett) per amore di umilt. Eccellenza e necessit4 +ir taluno" perch parlare tanto di umilt e sempre inculcare questa virt$, mentre sono pure 1AE

utili e necessarie le altre6 %cco la risposta" non v&ha alcuna virt$, per quanto splendida, che a**ia in s alcunch di solido, se non accompagnata dall&umilt. #econdo #. 1ommaso, l&umilt non la prima virt$ per eccellenza, perch sono pi$ eccellenti le virt$ teologali che hanno per oggetto immediato +io7 e vengono anche prima le virt$ intellettuali e la giustizia legale7 tuttavia = aggiunge il santo +ottore = l&umilt tiene il primo posto nel coro delle virt$ in ragione di fondamento, allo stesso modo che in un edificio materiale, precede la *ase ,>?E/. La similitudine presa da #. <gostino, il quale dice" #e vuoi costruire un edificio, devi anzitutto pensare alle fondamenta7 e queste nell&edificio spirituale della nostra santificazione sono costituite dalla virt$ dell&umilt. % il #anto continua" quanto pi$ l&edificio dev&essere elevato, massiccio, ecc., tanto pi$ profonde devono gettarsi le fondamenta ,>?1/. +ue sono le propriet del fondamento" permettere la costruzione dell&edificio e assicurare la sta*ilit. uesto appunto l&ufficio della virt$ dell&umilt, senza la quale non si pu) ottenere la grazia di +io e quindi l&a*ilitazione all&esercizio delle virt$ soprannaturali7 n queste potre**ero conservarsi. uindi che #. 3ernardo chiama l&umilt" fondamento e custode delle virt$ ,>?9/. #. <gostino narra che interrogato +emostene quale fosse la prima dote dell&oratore, rispose" 'La pronunzia(. % la seconda6(La pronunzia(. % la terza6(La pronunzia(. %& infatti inutile che uno possegga molta scienza, se poi non sa metterla fuori in modo conveniente. Cos8 egli, #. <gostino, interrogato da un certo +ioscoro quale fosse la prima virt$, rispose" 'La prima virt$ l&umilt, la seconda l&umilt, la terza l&umilt( ,>?:/. #. 5irolamo la chiama" la virt$ dei cristiani ,>?>/, appunto perch essa entra in tutte le virt$7 e senza l&umilt anche le cose *uone diventano guaste. #. Cipriano la dice" il fondamento insostitui*ile della santit ,>??/. L&umilt assolutamente necessaria per salvarsi. +ice #. .ier +amiani che in Cielo vi sono #anti che non fecero elemosine, perch non avevano di che dare7 altri che non conservarono la verginit, perch chiamati ad uno stato meno perfetto7 altri ancora che non fecero grandi penitenze, perch non avevano salute, ma nessun #anto si trova che non sia stato umile. La stessa !adre di +io, continua #. .ier +amiani, non sare**e entrata in .aradiso senza questa virt$. 3ellissima pure a questo proposito l&espressione del Com*attimento spirituale" la !adonna fu tanto grande, perch fu tanto umile7 e se un&altra creatura potesse essere umile come la !adonna, il #ignore la innalzere**e quanto ha innalzato Lei ,>?@/. L&umilt necessaria per pregar *ene. #olo, infatti, le preghiere degli umili possono penetrare in Cielo7 quelle dei super*i no, come fu della preghiera del -ariseo. Chi si crede ricco, chi non ammette di essere *isognoso, certamente nulla ottiene" il tono stesso delle sue richieste indispone. Il #ignore guarda all&umilt della preghiera. 2ecessarissima poi l&umilt relativamente al nostro stato particolare. <nzitutto il nostro stato uno stato di servit$ davanti a +io. !a per essere servo necessaria l&umilt, perch il servo deve ritenersi inferiore a tutti i padroni. .er il sacerdote questi padroni sono +io e il prossimo. 5es$ diceva agli <postoli" (hi governa sia come colui che serve ,>?A/. 2on siamo dunque dei signori, ma dei servi" servi di 2ostro #ignore e servi dei fedeli. Ci) insegna pure #. .aolo" oi ci si deve considerare come servitori di (risto ,>?B/. .erci) il nostro ministero 1A1

detto da #. Isidoro" ministero di umilt. Inoltre il nostro stato esige umilt perch uno stato di elevazione. 5es$ ha detto" 2l pi, grande tra voi sia come il pi, piccolo ,>?D/. uanto pi$ si alti in dignit, tanto pi$ do**iamo a**assarci per umilt, come insegna l&%cclesiastico" 6uanto pi, tu sei grande, ;tanto pi,) umiliati in tutto ,>@E/. Cos8 fece la !adonna che all&annunzio della dignit di !adre di +io, rispose umiliandosi allo stato di serva" +cco lancella del Signore* ,>@1/. Il nostro stato finalmente stato di santit. Ora la santit il complesso di tutte le virt$, e gi noi a**iam visto come non vi possa essere vera virt$, se non accompagnata dall&umilt. Cos8 senza umilt non vi fede. Come infatti il super*o piegher il suo intelletto e la ragione con piena sottomissione all&autorit della Chiesa6 Chi super*o non crede. La mancanza di umilt fa che molti perdano la fede e che molti eretici, gi alle porte della Chiesa, non vi entrino. #enza umilt non v& speranza. Come infatti si affider tutto a +io chi si appoggia a se stesso anche per poco, chi confida nel suo ingegno, ecc.6 Il super*o confida solo nel suo io, mentre sta scritto" 5aledetto luomo che con#ida nelluomo ,>@9/. !olto si s*aglia colui che, per un po& d&ingegno, di scienza, crede di poter divenire un *uon sacerdote, un *uon !issionario. 2o, perch gli manca l&essenziale e cio la grazia di +io, la quale sola pu) salvare le anime. Iddio non si serve di chi attri*uisce a s i *uoni successi7 n lo #pirito #anto lo ispirer a *en trafficare i suoi talenti. Che dire della virt$ della carit6 Il super*o ama se stesso e non il #ignore. #. <gostino dice" '+ove c& umilt, ivi c& carit( ,>@:/. Invertendo i termini, si pu) dire" dove non c& umilt, non c& carit. uanti sacerdoti fanno opere grandi nel ministero, e non solo non ne hanno merito, ma per di pi$ peccano per mancanza di umiltC Invece il sacerdote umile detto da #. Lorenzo 5iustiniani 'accetto a +io, caro agli uomini, degno del Cielo, a*itacolo dello #pirito #anto, disprezzatore del mondo, vincitore del demonio, dotato di santit, specchio della Chiesa(. La virt$ dell&umilt poi talmente necessaria a noi !issionari, che senza di essa non solo non possiamo fare nulla di *ene, ma anzi faremo molto male7 dopo aver lavorato tanto, arriveremo in punto di morte privi di meriti e peggio, con molti demeriti. 4olete voi ,e dovete volerlo/ divenire santi !issionari, pi$ santi che si possa6 #tudiatevi di essere umili. L&umilt vi metter in possesso di tutte le virt$, vi introdurr nell&alto ministero sacerdotale e apostolico, perch sta scritto che +io esalta gli umili. #e ci sono persone che devono essere umili, sono proprio i !issionari. uante volte, dopo aver lavorato attorno ad un pagano e aver nulla ottenuto, si prega e tutto ad un tratto quel tale si converteC Il #ignore geloso della sua gloria e la sua grazia non la d che agli umili" la d per essi e per le anime da convertire. Chi praticamente persuaso che qualunque luogo o casa o impiego sempre troppo per lui, che anche l&ultimo posto gi una carit per lui, state certi che far miracoli, non vanaglorioso7 in ricam*io, ha da +io aiuti straordinari. Il #ignore non si serve dei -arisei. Il 3eato #e*astiano 4alfr era zelantissimo, ma anche tanto umile che si stimava indegno di appartenere alla Congregazione dei -ilippini, di cui pure poteva dirsi il confondatore in 1orino7 e diceva" 'I miei colleghi mi usano tanta carit che non mi mandano via( ,>@>/. Certo il suo zelo senza l&umilt non sare**e valso a nulla7 lo zelo senza umilt falsit. I !issionari della Consolata devono vivere con spirito vivissimo di fede, di sacrificio, di mutua fraterna carit, ma soprattutto con spirito di umilt profondissima. Lo spirito del !issionario un gran 1A9

fondo di umilt. Gn 4escovo diceva che la tentazione pi$ propria del !issionario la super*ia" perch se non riesce, si scoraggisce e questo super*ia7 se riesce, s&innalza, non vuole stare al livello degli altri, vuol fare opere pi$ grandiose. Cominciamo pertanto a persuaderci della necessit di questa virt$, n temiamo di a**assarci troppo. #e noi saremo umili, se anche saremo un Istituto umile, il #ignore ci sollever. 2oi siamo gli ultimi venuti, siamo quattro gatti e non a**iamo neppure *isogno di contarci, non solo individualmente, ma come Istituto. Il motto, la divisa dell&Istituto voglio che sia" Protegam eum quoniam cognovit nomen meum ,>@?/. Lo protegger) perch attri*uisce tutto a meC !n che consiste la vera umilt4 <**iamo parlato dell&eccellenza e della necessit dell&umilt. #enza di essa le virt$ si cam*iano in vizi, e le stesse grazie di +io tornano in nocumento. 4ediamo ora la natura e gli elementi costitutivi della medesima. 2el definire o parlare dell&umilt molti s*agliano, perch non ne hanno un giusto concetto. <lcuni infatti la fanno consistere in certe esteriorit, che possono *ens8 essere di aiuto all&umilt e frutto di essa ma che talora anche nascondono la pi$ fine super*ia. <ltri poi, per la falsa idea che si fanno di questa virt$7 la disprezzano. Che cos& dunque l&umilt6 #econdo #. 3ernardo, essa 'una virt$ per la quale, mediante una verissima conoscenza di s, l&uomo diventa misera*ile a se stesso( ,>@@/. +a questa definizione appare che a costituire la virt$ dell&umilt concorre la conoscenza dell&intelletto quale condizione ,secondo #. 1ommaso/ indispensa*ile e regola del nostro a**assamento7 ma nella volont che sta l&essenza dell&umilt" la quale raffrena l&appetito innato in noi d&innalzarci sopra il nostro merito sia in riguardo a +io e sia in riguardo al prossimo. In altre parole" l&uomo, vedendo che cos& in se stesso, si a**assa davanti a +io e davanti a s. uesta virt$ comprende dunque due punti" l&umilt d&intelletto , humilitas cognitionis/ e l&umilt di affetto ,humilitas a##ectionis/. La prima condizione e predisposizione per avere e praticare la seconda ,>@A/. 1. = G!IL1P +&I21%LL%11O = La prima cosa, dunque, necessaria per l&acquisto dell&umilt la conoscenza, et quidem verissima, di noi stessi. Conoscerci per quello che siamo. 2on vuol dunque dire che, per essere umili, si de**a pensare di noi peggio di quello che siamo, poich l&umilt essendo una virt$, deve fondarsi non sulla falsit ma sulla verit. .erci) non posso umiliarmi per peccati che non ho commesso. 2eppure essa consiste in certe affermazioni ver*ali, come" '#ono *uono a nullaC ' o simili. #ovente queste cose si dicono per farsi lodare, ma guai se a costoro si rispondesse" 'Lo so che sei *uono a nienteC(. <ltri si credono umili perch si danno del super*o7 se per) se lo sentono dire dagli altri si risentono. <ltri ancora credono che sia umilt il disprezzare una loro opera *en riuscita. 2o, la virt$ rifugge sempre dal mendacio. uando si eseguisce qualche lavoro, *isogna eseguirlo nel miglior modo possi*ile. +o**iamo andare adagio a credere su*ito di aver tante doti, ma se veramente le a**iamo do**iamo riconoscere di averle, ma anche di averle ricevute da +io al quale tutto riferiamo. Cos8 faceva ad esempio #. 3ernardo. 1alora mentre egli predicava, il demonio gli sussurrava" 'Oh, come predichi *eneC(. Il #anto non rispondeva" '<llora predicher) male, per non insuper*irmi(, ma invece" '%**ene, predicher) ancor meglio, ma non per te, *ens8 per il #ignoreC(. L&umilt dev&essere semplice7 non fare delle sciocchezze per coprire le lodi. #. -rancesco di #ales, 1A:

un giorno che volevano portarlo in trionfo in una citt, schiv) dapprima la dimostrazione rifugiandosi in una li*reria, ma poi, compatendo i suoi ammiratori e vedendo essergli impossi*ile di rimaner celato, con santa semplicit usc8 fuori. L&umilt deve dunque fondarsi sulla conoscenza vera, retta del nostro essere, dei nostri meriti" sia nell&ordine della natura e sia in quello della grazia. % ce n& di che star umiliC +iamo uno sguardo a noi medesimi. Che cosa siamo nell&ordine della natura6 .olvere e cenere. .ossiamo di ci) insuper*irci6... !a il riconoscere d&essere polvere e cenere ancor troppo, poich l&essere polvere vile e cenere spregevole pur sempre qualcosa. 2oi invece siamo niente. 4enti, trenta, sessant&anni fa, che cosa eravamo noi6 2iente. %sisteva questo mondo, esisteva questa citt, e noi eravamo un mero nulla. % nei tempi pi$ addietro, nell&eternit, che cosa sono stato io6 2ulla, cio meno di una formica, meno di un granello di arena, meno di un atomo di polvere che pure qualcosa. % adesso che cosa siamo, che cosa a**iamo di nostro6 Come +io che ci diede l&essere, come +io che ci conserva, cos8 +io che ci diede tutte le doti e prerogative che adornano il nostro essere. +unque" il corpo, l&anima, la sanit di cui godiamo, la *ellezza di cui ci vantiamo, l&ingegno di cui ci gloriamo, tutto ci viene da +io7 di nostro a**iamo nulla. Il dire che, al presente, vi sia alcuna cosa di cui +io non sia stato il donatore, falso. (he coshai tu che non abbi ricevuto- + se lhai ricevuto, perch! ti glorii come non avessi ricevuto- ,>@B/. Le stesse considerazioni, e tutte verissime, possiamo e do**iamo fare nell&ordine della grazia. % anche qui, anzi qui maggiormente, noi troveremo di essere un *el niente. L&altezza dello stato soprannaturale tale che da noi non possiamo arrivarci. #e siamo cristiani per grazia di +io" quando ci hanno *attezzati, non sapevamo neppure quello che ci facevano... % l&essere stati chiamati in questa Casa forse dovuto ai nostri meriti6 2iente affattoC %& il #ignore che, con fili misteriosi, ci ha qui condotti. 2ell&ordine soprannaturale tutto viene dal #ignore, anche la cooperazione alla grazia divina. Gn momento solo che il #ignore arrestasse la sua mano *enefica, precipiteremmo nel nulla di dove siamo venuti. La stessa *uona volont dono di +io. +unque che cosa a**iamo di nostro6 Gna cosa" il peccato e la incorrispondenza alla grazia. % di questo non c& davvero di che gloriarci. +i qui comprendiamo come i #anti, pur operando meraviglie potessero mantenersi tanto umili. #. 5erardo !aSella operava miracoli su miracoli, ma diceva" 'Cose tanto grandi impossi*ile che siano mieC(. #. 4incenzo de& .aoli a un tale che, dopo averlo coperto d&insulti, gli diceva" '#ono altamente stupito che la Congregazione l&a**ia eletto a #uperioreC(, rispose umilmente" '!e ne stupisco anch&ioC(. #. -rancesco Haverio, *ench operasse tante conversioni e miracoli, supplicava #. Ignazio di mandare nelle Indie qualcuno ad aggiustare i suoi s*agli. I #anti capivano che tutto quello che avevano non era loro. Infatti, se non siamo pazzi, riconosciamo che dono del #ignore. #. .aolo diceva" :es, (risto venne nel mondo a salvare i peccatori, di cui io sono il primo ,>@D/. #are**e gi stato molto se avesse detto d&essere stato un peccatore, perch di fatto aveva perseguitato la Chiesa, *ench per ignoranza7 invece dice" dei quali sono il minimo. <nche al presente. %ppure non una menzogna. 1ommaso infatti spiega come ciascuno di noi, per umilt e in verit, possa e de**a tenersi per vile peccatore. 1ale si riputava #. -rancesco d&<ssisi. 9. = G!IL1P +I <--%11O = %cco in *reve che cosa siamo noi nell&ordine della natura e della grazia" un niente e meno che niente. Ora, posta questa verissima conoscenza di noi, ne vien per conseguenza la poca o nulla stima che do**iamo avere di noi, il tenerci praticamente *assi ai nostri 1A>

occhi, il sopportare e anche desiderare che altri ci tengano per ci) che siamo" misera*ili e un nulla. < che infatti varre**e conoscerci per quello che siamo, se effettivamente, colla volont, non desiderassimo e non ci sforzassimo di tenerci al nostro posto davanti a +io e davanti al prossimo6 #. -rancesco di #ales dice" '2on umilt il solo riconoscersi misera*ile, a ci) *asta l&intelletto7 umilt il volere e desiderare che ci riguardino e ci trattino per tali(. +o**iamo sottometterci a +io con riverenza. #. 1ommaso spiega appunto che 'l&umilt riguarda la riverenza con cui l&uomo deve stare soggetto a +io( ,>AE/. uindi riconoscere +io autore d&ogni *ene, dando a Lui tutta la gloria, temendo e avendo in orrore di rapirgli ci) che suo. <llo stesso modo do**iamo regolarci nei nostri rapporti col prossimo" nel quale, come spiega #. 1ommaso, do**iamo riconoscere ci) che di +io. #e uno si riconosce servo degli altri, avr pazienza nel sopportare le loro miserie, mentre si adopera per salvarli7 n si scoragger nel non vederli su*ito come egli *rama, ma ne aspetter da +io la conversione" *astando a lui fare ci) che in poter suo senza *adare all&effetto. #empre nei riguardi del prossimo, do**iamo anche evitare di paragonarci agli altri, magari riputandoci pi$ *uoni o che so io. 2on dico che siano sempre peccato tutte le cose che passano per la mente" per lo pi$ sono solo tentazioni7 talora per) vi potre**e essere il consenso. -acciamoci uno studio di vedere nel prossimo solo le qualit *uone. .ensiamo che colui che sem*ra pi$ cattivo di noi, e forse lo , pu) convertirsi, santificarsi ed essere poi in .aradiso pi$ in alto di noi. .u) anche darsi ch&egli a**ia ricevuto meno grazie da +io e non a**ia quindi da rendere, conto. #e uno vuol fare dei paragoni, potr sempre farli in favore dell&umilt. +ice #. 3ernardo" '2on vogliate paragonarvi n ai #uperiori, n agli inferiori, n a chicchessia( ,>A1/. Il -ariseo si paragon) al pu**licano, stimandosi migliore di lui, ed usc8 dal tempio peggiore di quando vi entr). 1enete dunque *en a mente queste parole di #. 3ernardo che compendiano il fin qui detto" ihil sumus, nihil possumus, nihil habemus, nihil valemus ,>A9/. #iamo niente, possiamo niente, a**iamo niente e valiamo niente. #ono cos8 *elle queste espressioniC #ono da scolpire sui muri, per meditarle proprio *eneC... #8, insistiamo su questi quattro punti, specialmente nella meditazione. Gn anno al santuario di #. Ignazio, predicando gli esercizi al Clero, il .adre 3runo, -ilippino, usc8 in queste parole" '#iamo tutti polvereC !onsignore polvere, .adre polvere, Canonico polvere, .arroco polvere, tutti polvereC(. 3isogna cercare d&assimilare. 2on saremo mai a**astanza umili. 3er acCuistare l"umilt4 4ista l&importanza e necessit, specialmente per noi, della virt$ dell&umilt e in che cosa essa consiste, parliamo dei mezzi per acquistarla, conservarla e perfezionarla in noi. .erch siamo super*i6 .erch non usiamo i mezzi per com*attere e vincere. 3isogna proporre seriamente, *isogna darsi con animo a usare i mezzi necessari per riuscire veramente umili. +i questi mezzi alcuni sono generali e comuni alle altre virt$, come la preghiera, la meditazione e l&esame7 altri sono particolari" cio gli atti interni ed esterni di umilt. .0%5FI%0< = .rima di tutto, come per le altre virt$, *isogna pregare, chiederla a +io ogni giorno. 4i sono altre virt$ da chiedere ogni giorno, ad esempio la castit, ma sempre anche l&umilt. Chiederla nella santa Comunione e nella 4isita al ##. #acramento. Chiedere di poter penetrare in noi stessi, poter conoscere e vedere quello che siamo" il nostro nulla e le nostre miserie. % poi di essere contenti del nostro nulla. #e non si viene a questo dettaglio, non si conoscer mai il *isogno dell&umilt, n il #ignore ce la dar. 1A?

!%+I1<HIO2% = In secondo luogo do**iamo meditare sovente sulla virt$ dell&umilt e sui mezzi per com*attere la super*ia, specialmente su quelli che ci sono forniti dall&esempio e dai detti di 2ostro #ignore e dei #anti. #tate pur certi che, per quanto facciamo in fatto di umilt, non faremo mai a**astanza. 2ostro #ignore si fece quasi un verme della terra. +go vermis et non homo* ,>A:/. Oh, s8C pensiamo sovente ai suoi detti, ai suoi esempi e a quelli dei #anti. uando poi si tratta di li*ri ascetici, date la preferenza a quelli che parlano di proposito di quella virt$. %#<!% = uando non sapete su che cosa fare l&esame particolare, non s*aglierete mai a farlo sulla umilt sulla super*ia. 3isogna che andiamo a fondo nell&esaminarci. 2on dire semplicemente" '#ono super*o( e fermarci l8. %saminatevi se quando sentite lodare qualcuno non provate un po& d&invidia7 se rifuggite dai lavori umili. 2on disprezzate le cose alte, ma amate le *asse. <11I I21%02I = Oltre la preghiera, la meditazione e l&esame, do**iamo mettere la nostra cooperazione pratica. L&umilt non infusa7 ordinariamente non si dona, ma si ottiene con la nostra cooperazione. 3isogna dunque procurare di fare atti di umilt. +ice # 3ernardo" '#e vuoi l&umilt, ama l&umiliazione( ,>A>/. L&umilt una virt$, perci) un a*ito il quale si acquista a forza di atti ripetuti. %d anzitutto, atti interni di umilt. #empre che spunta qualche pensiero di super*ia, su*ito rintuzzarlo con dire" '+io solo, +io soloC(. uando siamo davanti a 5es$ #acramentato recitiamo giaculatorie come queste" Substantia mea tamquam nihilum ante te*''' +go servus tuus et #ilius ancillae tuae* ''' ,>A?/. 0ipetiamo sovente" '#ono niente, ma sono proprio contento di essere nienteC(. <llora s8 che il #ignore ci far la grazia di conoscere il nostro nullaC .u) essere che, per aridit di spirito, queste espressioni ci sem*rino fredde, tuttavia esse daranno sempre frutto. uesti atti interni ci aiutano tantoC <11I %#1%02I = 5li atti interni per) non *astano, ci vogliono anche quelli esterni. #. 3ernardo dice ch gli atti esterni sono effetto e indizio dell&umilt interna. Coloro che vi si astengono non hanno neppure l&umilt interna, checch dicano. 'L&umiliazione = soggiunge lo stesso #anto = la via per giungere all&umilt(. .erci) esorta" '#e dunque tu vuoi l&umilt, non rifuggire dalla via delle umiliazioni( ,>A@/. Chi scansa le piccole umiliazioni non ama e non ha l&umilt. %& vero che queste cose esterne non *astano e sare**ero ipocrisia se non sono accompagnate dall&interno7 ma neppure *asta l&interno. La pratica dell"umilt4 #. 1ommaso dice che dall&interna disposizione all&umilt nascono gli atti esterni che si esprimono con le parole, coi fatti e coi gesti ,>AA/. 2%LL% .<0OL% = 2on parlare in nostra lode7 se mi sfugge una parola in mia lode, e**ene far) una piccola penitenza. Inoltre non parlare se non raramente di quello che a**iam fatto o di quello che eravamo nel secolo. 1utto ci), una volta entrati in 0eligione, non conta pi$ niente" essere no*ili o non esserlo, essere ricchi o no, fa lo stesso. % anche raramente parlare in nostro *iasimo. uando poi ci avvenisse di udire altri parlar male di noi, tacere. %& la super*ia che ci fa su*ito scusare. uando siamo ripresi e corretti, invece di portarci col pensiero al nostro nulla, pensiamo su*ito al modo di scusarci. Che se non sempre osiamo scusarci esternamente, ci scusiamo internamente7 e questo un ostacolo grande alla vera e perfetta umilt. uindi stare attenti a vincerci e non sempre scusarci7 poi sforzarci di essere contenti della correzione o ammonizione. 1alora non ci scusiamo, ma dimostriamo di non prendere in *ene l&osservazione. 2egli stessi nostri peccati supposto che non ci fosse l&offesa del 1A@

#ignore, dovremmo essere contenti di dover riconoscere la nostra de*olezza e che da tutti si conosca la nostra poca virt$. 2%I -<11I = 2on far nulla per farci vedere, nulla con super*ia. #oprattutto accettare volentieri quelle umiliazioni che il #ignore ci manda. .er esempio" fare una topica all&esame7 non riuscire in un lavoro nel quale a**iamo messo tutto l&impegno7 essere sgridati un po& aspramente anche solo per prova7 rompere qualche cosa anche dopo usata tutta la diligenza. In tutto ci) che non peccato godiamo dell&umiliazione che ce ne viene, accettiamo volentieri l&umiliazione di essere messi un po& in disparte. Il #ignore pu) ci) permettere per provarci, e anche i #uperiori. 2on dire" '<h, non sono amatoC(. uesta malinconia di super*ia7 do**iamo invece essere contenti che i #uperiori non a**iano di noi tutta la stima. #8, cercate che in comunit vi tengano per niente. 0itenetevi per l&ultimo della comunit, proprio per l&ultimo. -ortunato quel 0eligioso, che vive passando inosservatoC Che importa la stima degli uomini6... #ono stato quattro anni +irettore in seminario e non avvenne mai che !ons. 5astaldi mi desse un segno di soddisfazione. !i voleva *ene, eppure mai una parola di compiacimento. Invitava i professori a pranzo in arcivescovado, ma io non fui mai invitato. 4edete, certe volte i #uperiori non ci danno dimostrazioni o parole di lode, perch hanno stima di noi. Lo stesso !ons. 5astaldi raccontava che, quand&era 4escovo di #aluzzo, c&era un 0ettore di seminario molto *uono e zelante, che aveva continuamente *isogno di lodi, di parole di complimento, altrimenti si perdeva d&animo. .romosso egli pertanto ad <rcivescovo di 1orino, volle formarci a non aver *isogno d&incitamenti. 2%I 5%#1I = uesto riguarda tutto il nostro insieme" tenere gli occhi modesti e che tutto l&esterno sappia di persona umile. 4i son di quelli che, nel gesto e nella voce, cercano sempre di mettersi in vista, di prevalere, di distinguersi. Il +ecreto della #. Congregazione dei 0eligiosi, del quale vi ho pi$ volte parlato, trattando delle virt$ che i 0eligiosi devono avere, accenna in primo luogo all&umilt e vuole umilt interna ed esterna. uesta umilt esterna di tutto il nostro comportamento propria dei 0eligiosi che rinunziarono al mondo e alle sue vanit, per vestire i poveri a*iti della 0eligione ed essere trattati male dai figli del secolo, ad imitazione di 5es$. #empre inteso che la principale l&umilt interna, senza della quale l&esterna non sare**e che apparenza e forse vanit. -ortunati i missionari e specialmente i Coadiutori, che hanno continua opportunit di esercitarla ed accrescerla in se stessiC C%0C<0% L&G!ILI<HIO2% = .er progredire nell&umilt, non *asta ricevere l&umiliazione quand&essa viene, *isogna anche cercarla, almeno un poco7 quindi chiedere al confessore, al #uperiore, che c&impongano qualche umiliazione e anche farne delle spontanee. Chi di voi si sentire**e di fare come il 3. #e*astiano 4alfr, che prese un giorno un grosso quadro sulle spalle e lo port) trionfalmente per le vie di 1orino6 O chi di voi accettere**e di fare ci) che #. -ilippo ingiungeva ai suoi penitenti" di andar per 0oma con la *ar*a fatta solo a met6... I #anti giungevano fino a queste stranezze, mentre noi... a**iam paura anche solo di lasciarci vedere con i parenti perch poveramente vestitiC #e fossero vestiti come vorremmo noi, oh allora saremmo *en contenti che tutto il mondo li vedesseC... Comunque, per ottenere l&umilt necessario amare e desiderare le umiliazioni. #enza di ci) l&umilt non pu) esistere. <lmeno quando ci si presentano, do**iamo rallegrarcene di cuore. Si vis humilitatem, ama humiliationem*... 0icordatevi dunque" chiedere a +io l&umilt, meditare sulle nostre miserie, accettare le umiliazioni che +io ci manda, cercarle anche noi. Cos8 saremo veramente umili7 e solo se saremo umili, saremo santi. 1assa stima di noi stessi 1AA

In particolare, fra i mezzi per acquistare e praticare l&umilt, vi quello di non tenerci al credito. +irete" come pu) stare ci) con quelle parole della #. #crittura" Abbi cura del buon nome ,>AB/. % con quelle del 4angelo" 4a vostra luce risplenda davanti agli uomini ,>AD/. .u) stare *enissimo. 2on infatti che noi si de**a dare cattivo esempio, ma che per acquistare lo spirito di umilt, do**iamo non tenerci al credito noi medesimi" al nostro giudizio, alla nostra scienza, alle nostre doti, alla stima degli altri. <L 2O#10O 5IG+IHIO = Il proprio giudizio, soprattutto nei giovani, quanto fa peccare di super*iaC uel& 'io(, oh come vuole introdursi in tutto, dappertutto, vincere per dritto e per traverso7 e guai se incontra ostacoliC <llora s&impunta a difendere le sue asserzioni magari sino all&assurdo, chiamando in aiuto sofismi e anche menzogne. #e ci persuadessimo che la nostra testa cos8 piccola, la nostra intelligenza cos8 corta, sapremmo *en convincerci di aver torto anche noi in qualche cosa e quindi accondiscenderemmo facilmente al dire altrui, al lume di quelli che hanno pi$ esperienza di noi, e soprattutto ai #uperiori per i lumi speciali che hanno. % per venire alla pratica" quell&aver sempre da far degli appunti ai comandi dei #uperiori, quel voler scrutare sulla *ilancia la saggezza dei loro comandi e, non vedendola sempre, censurarli... son tante concessioni che facciamo al proprio giudizio, a cui diamo credito. 0ompiamo questa testa ed avremo tolto un grande sostegno alla nostra super*ia. +o**iamo cio rinunziare a tutti questi 'chi s perch questo, chi s perch quello6( non a**iamo che da o**edire. 3isogna proprio che giungiamo a piegare questo nostro giudizio. <LL< 2O#10< #CI%2H< = Che cos& la nostra scienza6 Che cosa sappiamo noi6 2ient&altro che alcune lettere d&alfa*eto della scienza universale. Che direste di quel ragazzo che, per aver imparato alcune lettere d&alfa*eto, s&andasse vantando per dotto scienziato6 -are**e ridere di compassioneC 1ale appunto il poco che sappiamo in paragone di ci) che c& da imparare. I pi$ grandi filosofi, dopo tanti studi, giungevano alla conclusione" Scio me nihil scire* #i persuadevano di saper niente. I veri dotti, nonch gonfiarsi della loro scienza, restano umiliati al vedere di sapere cos8 poco. % noi pure quanto pi$ avanziamo negli studi, tanto pi$ chiaramente vediamo quale e quanta sia la scienza di cui manchiamo. +opo tanto studio ci troviamo ancor sempre negli im*rogli e s*agliamo in molti casi. #enza dire che il #ignore pu) mandarci un malanno, e addio scienzaC... %cco che cos& la nostra scienza a cui portiamo tanto creditoC 2e sa pi$ una vecchierella in .aradiso, che non noi con tutti i nostri studiC Lo stesso dicasi della nostra scienza in paragone di quella degli altri. %& pi$ facile insuper*irsi per questo lato. Gno dice" 'Io so pi$ del tale... riesco meglio... sono il primo della scuola(. .overi super*iC uel tale ne sa di meno, sia7 ma almeno sa di saper poco7 e quindi ne sa sempre pi$ di te che credi di sapere pi$ di quello che sai. In realt sei pi$ ignorante di lui. 1i credi pi$ saggio, trinci sentenze che tu credi inoppugna*ili, mentre non lo sono7 l&altro invece che non confida nella propria scienza, va pi$ adagio e pi$ sovente dice *ene7 si consiglia, consulta e finisce per far *ene. 1u guasti e lui edifica. Cos8 , miei cari. Gno ne sapr meno, avr meno ingegno, ma umile e si fa grandi meriti pel Cielo7 operer anche maggior *ene, perch il #ignore si servir di lui, appunto perch umile. #ia chi ha poco ingegno, sia chi ne ha molto, non confidi per nulla nella propria scienza. <LL% .0O.0I% +O1I = +o**iamo non tenerci al credito sia per le doti naturali" *ellezza, fortezza, a*ilit a far qualcosa7 sia per le doti acquisite" impiego, meriti e anche virt$. 0icordate sempre" 6uid habes quod non accepisti- ,>BE/. % inoltre che il conto da rendere a +io sar proporzionato ai talenti ricevuti. % poi quelle *elle qualit possiam perderle cos8 facilmenteC 5li 1AB

impieghi, le cariche, ecc. non sono che altrettante responsa*ilitC La virt$ stessa, quanto facilmente vien menoC 3asta a farla sparire il credersi qualche cosa per un po& di fervore, per qualche lacrimuccia versata nell&orazione ... C <LL< #1I!< +%5LI <L10I = #8, do**iamo aver cura del *uon nome7 per) do**iamo sempre agire con fini soprannaturali" non per essere stimati, per aver preferenze, *ens8 per piacere a +io. %h, la stima che gli altri possono avere di noi, come presto e facilmente vien menoC Gn&azione, una semplice parola sovente fa cadere quel castello di riputazione che ci eravamo formato. +ella stima del mondo poi, non neppure il caso di parlare. 3asta una nuvola per far cam*iare il giudizio del mondo a nostro riguardo. Il .. -ontana, -ilippino, gi in fama di santit, fu vittima un giorno di infame calunnia e questa attecch8 presso molti7 onde lo stesso .adre andava poi esclamando" 'O stima del mondo, come sei mutevoleC(. #i venne poi in chiaro della cosa, ma lui non si scolp) mai. Ggualmente si comport) #. -rancesco di #ales, rimanendo due anni sotto il peso di un&atroce calunnia riguardo alla castit. < chi l&invitava a discolparsi rispondeva" '2o, il #ignore sa di quale stima io a**ia *isogno per compiere il mio dovere(. 1alvolta il nostro amor proprio ci fa velo e ci fa vedere la gloria di +io, il *ene delle anime, dove invece la gloria del proprio io. I titoli, le cariche, ecc. son tutte goffaggini, valgono niente. Il #ignore non guarda i titoli. #ono ormai quarant&anni dacch sono superiore e... sare**e tempo di finirlaC Lascierei tanto volentieri la Consolata, il Convitto %cclesiastico, il Canonicato... non dico di lasciare anche voi, ma... < questo proposito, ritorno su una cosa che volevo gi dirvi altre volte. 4oi mi *aciate la mano e io vi ho sempre lasciato fare, ora per) non voglio pi$. #o che mi volete *ene, ma questo mi sem*ra troppo. 4edo che vi moltiplicate di numero e mi prendete d&assalto... Lasciate stare, me la *acierete poi quando sar) morto se vorrete. #ono riconoscente per le vostre dimostrazioni, ma non voglio che siano troppo a**ondanti. Inoltre, non voglio pi$ sentire quel superlativo di 'veneratissimo(. #ul Da (asa 5adre ne ho contati almeno otto" troppo. Il Cafasso appena 4enera*ile e io de**o gi essere veneratissimo6 #olo il #ignore sa se lo sono... 2on lo fate pi$, perch mi pare un&esagerazione. !i potete voler *ene lo stesso, ma in questo lasciamo stare. uesto mi fa venire gli scrupoli o almeno mi pare una cosa che voi potete *enissimo omettere. 0itorniamo a noi. Il proprio giudizio, la stima della propria scienza e delle proprie doti, l&essere attaccati alla stima degli altri" ecco gli appoggi della nostra super*ia. <tterriamoli e saremo umili. <lla scuola di 2ostro #ignore che a noi si propose quale modello di umilt, sare**e vergogna andar dietro a tali sciocchezze. Ognuno di noi dev&essere alter (hristus non solo per il carattere sacerdotale, ma nell&imitazione delle virt$ di 2ostro #ignore. .rima fra tutte, l&umilt" come quella che in particolare egli propose al nostro esempio. L&umilt vi dispone a ricevere i doni che +io vi tien preparati pel di& dell&Ordinazione" quando, ad esempio di !aria ##., a noi attri*uiremo nient&altro che le miserie, e a +io daremo tutto l&onore e la gloria. $om-attere la super-ia 1utti siamo tentati di super*ia. uesta cattiva radice, al dire di #. -rancesco di #ales, non morir che con noi. 5li stessi #anti hanno avuto tentazioni di super*ia. #. -rancesco di #ales una volta ud8 lodare un 4escovo e in lui pass) un sentimento d&invidia. '<ppena me ne accorsi, = scrive = presi il rospo e lo scacciai(. Gn&altra volta gli fu domandato se si sare**e fatto sacerdote, supposto che avesse avuto un +ucato. %gli rimase un po& perplesso a rispondere" il pensiero che forse avre**e preferito il +ucato lo perseguit) qualche tempo. <ccortosi per) della follia di tale pensiero, lo rigett) su*ito da s come tentazione. 1AD

2on *isogna quindi inquietarci troppo per queste tentazioni e per la loro molteplicit. La stessa pena che proviamo di averle segno che non vi acconsentiamo. In due modi siamo tentati" quando facciamo qualcosa di *ene, o quando ci capita di peccare od altri inconvenienti. .er vincere la super*ia do**iamo pregare e usare i mezzi necessari. uesti sono" riferire al #ignore ogni nostra azione, parola, pensiero fin dal mattino, e sovente nella giornata. uando poi viene la tentazione, non stare a rompersi la testa. +iciamo nel nostro cuore o davanti al ##. #acramento" '%& ro*a tuaC... +io soloC... -olle che sonoC... 4a indietro, satanaC(. Ci) si fa in un *atter d&occhio, anche senza pronunciarlo con le la**ra7 gi inteso. Cos8 si va avanti facendo sempre meglio. uando poi le cose sono andate male, non *isogna fermarci ad esaminare. +iciamo" '0o*a del mio ortoC( e poi niente inquietudine. Cos8 si vincer la super*ia e s&acquister l&umilt. La super*ia, secondo #. 1ommaso, pu) prendersi in due sensi ,>B1/" generale e particolare. In senso generale, come vizio capitale, entra in tutti i peccati, essendo ogni peccato una ri*ellione a +io. In senso particolare vien +efinita da #an 3ernardo" '<more disordinato alla propria eccellenza( ,>B9/. % cio un amore disordinato di quelle qualit che possono essere in noi, o anche di tutto quello che in noi. Come dell&umilt, cos8 della super*ia non si ha sempre un&idea giusta. 2on super*ia essere contento che una cosa vada *ene, di pregare *ene, ecc. %& l&amore disordinato che male. % quando che quest&amore disordinato6 #. 1ommaso, seguendo #. 5regorio, dice che si pu) peccare di super*ia in quattro modi" a) #timare i *eni che a**iamo come cosa nostra. b) 0itenere come dovuto a noi per i nostri meriti ci) che Iddio ci ha elargito7 mentre invece, dopo aver fatto il nostro dovere, do**iamo dire" Siamo servi inutili ,>B:/. 2on il #ignore che deve a noi, siamo noi che do**iamo a Lui. c) 5loriarsi di ci) che si ha" per esempio dell&ingegno. d) 4oler apparire singolari, disprezzando gli altri ,>B>/. 1enete a mente queste quattro cose7 servono per avere le idee giuste e ci facilitano l&esame di coscienza. +ella super*ia ne a**iamo tutti. Io non posso misurare quella di tutti voi, ma ognuno pu) misurarla, pesarla nel suo interno. La super*ia ha molte facce, ossia manifestazioni. %ssa come l&idropico, il quale, gonfio per infermit, all&occhio inesperto appare un uomo ro*usto ed esu*erante di salute. .erch guarisca invece necessario che scompaia quel turgore. Cos8 della super*ia" appariscente, ma dannosa7 fa comparire l&individuo, o meglio lo gonfia, ma inganno ed a sua rovina. -acciamo perci) il proponimento di voler vincere la super*ia ad ogni costo.

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(/. $AR!T8 RATERNA


Amore al prossimo L&amore di +io e del prossimo sono due virt$ cos8 unite che possono dirsi un solo amore7 tuttavia si suole distinguerle. L&amore del prossimo deve essere soprannaturale, partire cio da +io e ritornare a Lui. 2on quindi vero amore del prossimo quando si ama per genialit, per interesse o per passione. Chi ama *ene il prossimo lo ama in +io e per +io. 2e consegue che chi ama +io, ama necessariamente anche il prossimo. L&amore del prossimo un precetto strettissimo e, come tale, imposto da 2ostro #ignore pi$ d&ogni altro. Lo chiama il #uo precetto" +cco il mio comandamento3 amatevi gli uni gli altri ,>B?/, lo chiama il nuovo precetto" 0i d$ il comandamento nuovo3 amatevi gli uni gli altri ,>B@/. +ice #an 5regorio, e lo leggiamo nel 3reviario, che 2ostro #ignore mand) i suoi discepoli a due a due a predicare il 4angelo, per darci a capire che colui il quale non ha carit verso il prossimo, non deve in niun modo addossarsi l&ufficio del predicare ,>BA/. Come mai questo" che chi non ha amore al prossimo, non pu) compiere l&ufficio di evangelizzatore6 #piega la cosa #. Lorenzo 5iustiniani, dicendo che questo ufficio essenzialmente un ufficio di carit7 e come potr esercitarlo chi non ha carit6 come potr comunicare il fuoco chi ne privo6 ,>BB/. #olo allora = continua il #anto = potrai infiammare il prossimo, quando tu sii consumato dall&incendio della carit7 altrimenti se tu sarai freddo, che cosa dirai o come potrai fare del *ene6 1utto nel sacerdote e pi$ nel missionario, chiama l&amore del prossimo" l&altare dove quali vittime di espiazione ci offriamo al #ignore per i peccati nostri e del popolo7 il tri*unale di penitenza, dove spieghiamo l&eroismo di una carit paziente e compassionevole7 e cos8 dicasi di ogni altro esercizio del nostro ministero. Il sacerdote, e pi$ ancora il !issionario, l&uomo della carit. %gli sacerdote pi$ in vantaggio dei suoi fratelli che per se stesso. Il sacerdote che non ha viscere di carit verso gli altri, verso tutti indistintamente, manca certo ad uno dei pi$ gravi doveri. Or, come potremo noi !issionari esercitare un giorno tale e tanta carit, se fin d&ora non ci esercitiamo *en *ene in questa virt$6 Il !issionario deve avere un cuore grande, pieno di compassione verso i suoi fratelli. 2on forse questo che lo indusse ad a**racciare una vita di a*negazione" il desiderio di far del *ene al prossimo, di salvare anime6... #ulla triplice interrogazione fatta da 5es$ a .ietro e relativa ingiunzione di pascere gli agnelli e le pecorelle, i .adri danno tre spiegazioni. La prima che, avendo questi rinnegato tre volte il +ivin !aestro, 5es$ richiese in riparazione tre atti di amore. La seconda, per insegnarci che l&amore delle anime la prima conseguenza del nostro amore per +io. La terza, che chi ha vero amore di +io, deve pure ardere di amore pel prossimo. La pratica dell&amore del prossimo si pu) ridurre a quattro specie di atti, di cui due interni" mente e cuore7 due esterni" parole ed opere. CO2 L< !%21% = 4a carit non pensa male ,>BD/. 2on parlo dei pensieri e giudizi che passano per la mente7 si mandano via o meglio non vi si *ada. .arlo dei giudizi volontari, acconsentiti, specialmente dei giudizi temerari. #iamo cos8 proclivi al male, che nei compagni vediamo su*ito il male, vero o supposto, invece di vedere il *ene. uel compagno ha detto una parola6 #u*ito pensiamo che l&a**ia detta per invidia o malignit. uell&altro compie una qualche azione6 %cco" l&ha fatta per comparire, per attirarsi le grazie dei #uperiori. .roprio cos8" sorvoliamo su tante *uone qualit, per 1B1

fermarci su quel piccolo difetto7 e se non apertamente, almeno fra noi diciamo" ' uesti non sincero, quell&altro non semplice, ecc.(, non di rado giudichiamo delle stesse intenzioni che +io solo pu) giudicare" Deus intuetur cor ,>DE/7 mentre, anche quando vediamo ci) che chiaramente male, dovremmo scusare l&intenzione, l&ignoranza o l&inavvertenza. 2ostro #ignore ci ha ammoniti" on giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati ,>D1/. % l&Imitazione di Cristo dice" ' 0ivolgi gli occhi su te stesso e non voler giudicare le azioni altrui ' ,>D9/. % soggiunge che nel giudicare si fa sempre cosa inutile o errata o peccaminosa. Invece a giudicare noi stessi per studiarci a fondo, non si s*aglia mai, e lo si fa sempre con profitto. Inoltre" chi ci ha dato l&autorit di erigerci a giudici degli altri6 uel compagno che tu giudichi cos8 male, davanti a +io sar forse migliore di te7 se ha qualche difetto, forse non se ne accorge e non ne ha colpa7 tu invece ne hai dei maggiori, e forse con maggiori grazie. Che se non hai quel difetto particolare, grazia di +io. #. -rancesco di #ales diceva" ' #e un&azione ha cento facce, *isogna guardarla dalla parte migliore ' ,>D:/. Cos8 faceva #. 5iovanni 3erchmans del quale si legge che cercava sempre il lato *uono dei compagni ,>D>/7 e cos8 dovremmo fare noi. +o**iamo imitare le api che vanno a succhiare il dolce da ogni fiore. uesto importante massime in comunit. uante volte vediamo la pagliuzza nell&occhio del fratello e non ci accorgiamo della trave che a**iamo nel nostroC %& un *rutto vizio questo. Lo stesso giudizio che noi facciamo degli altri, il #ignore lo far di noi. (on la stessa misura con la quale misurate, sar misurato a voi ,>D?/. +unque, via da noi i giudizi malevoli e pi$ ancora i giudizi temerari. #ono sempre tutti causati da super*ia. #. 3onaventura afferma che le persone spirituali son molto propense a giudicare temerariamente l&altrui condotta. 2on dimentichiamo che un giorno tutti questi malevoli giudizi verranno fuori a nostra condanna. COL CGO0% = 2on fomentare, ma tagliare su*ito le antipatie o malevolenze verso il prossimo. Che vengano le antipatie naturale7 ma *isogna reagire, vincere queste miseriucce. uando mi accorgo che uno non mi va tanto a genio, e**ene propongo di non evitarlo, anzi di cercare la sua compagnia. 2elle comunit c& sempre occasione di vincere queste antipatie. -uori, se una persona antipatica, la si fugge7 qui, noC CO2 L% .<0OL% = 2on voler sempre parlare noi7 quando il discorso avviato, non interrompere. #oprattutto non mormorare del prossimo" vizio molto comune anche fra i 0eligiosi. +irei che il vizio pi$ comune, e sovente non se ne fa caso. La mormorazione, poi, la si pu) fare in molti modi, anche coi segni. #i fa presto a sparlare del prossimo, ma poi come riparare6 #e io ho scorto un difetto, perch riportarlo a chi non ci pensava neppure6 +opo certo che anche costui vedr lo stesso difetto. 3isogna stare attenti7 se si comincia a dire una cosa in senso du*itativo, la si ripete poi con sicurezza. 2on saremo mai pentiti di aver parlato meno, ma sempre di aver parlato troppo. Ci sono tanti discorsi *uoni da fare, senza mettere male. 5uai a chi avesse questa pessima a*itudineC C& niente che scusi. #e c& da dire qualche cosa, la si dice a chi di dovere, ma non mettere male7 questo dia*olico. <vviene ancora che si riferiscono le cose udite non esattamente, generando inconvenienti. %& tanto facile che avvenga questoC Lo si fa talora senza nessuna cattiva intenzione, ma un fatto che nel riferire non si ha precisione" o si dice diverso da quello che , o ingrandiscono le cose. uanto male pu) venire in una comunit da uno o due che riportino male le cose. 1B9

CO2 L% O.%0% = 2ostro #ignore dice nel 4angelo" Date e vi sar dato ,>D@/. !a che cosa dare6 #iete poveri, avete niente7 vi proi*ito di fare elemosine senza permesso... %ppure le opere di misericordia sono comandate anche a voi, secondo la vostra possi*ilit7 specialmente le opere spirituali. %& sempre in vostro potere dare un consiglio retto, una parola di consolazione, un incoraggiamento, soprattutto il *uon esempio la preghiera. 1utto questo supplisce quanto non potete fare qui di carit materiale. Amarsi a vicenda 4oler parlare di carit fra noi par quasi farvi un&ingiuria. %ppure se 2ostro #ignore ha ripetuto tante volte il precetto della carit fraterna, perch sapeva ch&essa mancava o non era quale doveva essere. .er quanto ne a**iamo, non ne a**iamo mai a**astanza. L&<postolo #. 5iovanni che attinse la sua dottrina dal Cuore di 5es$, non faceva che inculcare la carit vicendevole, s8 che e**e il nome di <postolo della carit. 2ei suoi ultimi anni di vita, portato dai discepoli in chiesa, mentre tutti ansiosi aspettavano di raccogliere dal suo la**ro preziose parole, egli non faceva che ripetere" 7ilioli, diligite alterutrum*... ,>DA/. %ra stato con 2ostro #ignore per pi$ anni, aveva avuto il privilegio di posare il capo sul Cuore di Lui, aveva lasciato scritto nel suo 4angelo che la terra non potre**e contenere tanti volumi, quanti sare**ero richiesti per riportare tutto quello che ha fatto e detto 2ostro #ignore7 eppure non sapeva dir altro che questo" ' -igliuolini, amatevi gli uni gli altriC ' % ai discepoli che, stanchi d&udir sempre la stessa cosa, gli facevano rimostranza, l&<postolo rispondeva" +ico sempre la stessa cosa perch in questo c& tutto, se fate questo, fate tutto... Doc unum su##icit*7 e soggiungeva che questo era il precetto del #ignore" Praeceptum Domini est* #. 5iovanni Crisostomo, riportando il fatto, vi fa seguire a commento questa frase" 5agna sententia* #entenza *reve ma grande, importante, conclusiva. #. <gostino, fondatore di un Ordine 0eligioso che da lui prese nome, radunati attorno al letto di morte i suoi discepoli, raccomand) loro tutte le virt$, ma in particolare la piet e la carit. 1utti i fondatori d&Ordini 0eligiosi inculcarono sempre ai loro figli la carit vicendevole, e ci) fecero soprattutto verso la fine della loro vita. Ci) mentre prova che purtroppo, viventi gli stessi -ondatori, talvolta gi vien meno la carit fraterna nelle comunit, dimostra altres8 quanto stia a cuore ai #anti questa virt$" che dopo averla molto inculcata in vita, la lasciano come testamento prima di morire. Cos8 fece #. -rancesco di #ales, il quale voleva che la 4isitazione fosse il regno dell&amore. #. 5iovanna di Chantal ripeteva la stessa cosa e cos8 di frequente che un giorno una #uora anziana non si perit) di dirle" ' #i vede che incomincia a invecchiare(. <l che ella rispose" ' #e non avessi paura di tediarvi, non vi ripeterei altro(. Cos8 faccio io7 ed sempre questo l&ultimo ricordo che d) ai !issionari partenti. Che cosa infatti una comunit senza carit fraterna6 Gn .urgatorio o, peggio, un inferno. #i entra in 0eligione per godere un po& di pace ed avere maggiori aiuti a sacrificarsi7 invece la mancanza di carit rende penosa la vita al corpo e all&anima, ed espone le persone a tante tentazioni che neppure vi sono nel mondo. #e venissero qui a domandarci" ' C& carit6( = ' #8, s8, = risponderemmo = e perfetta caritC(. Gn giorno appunto feci questa domanda alla #uperiora delle nostre #uore. .areva che le facessi un torto... ma io sono l&uomo delle paure, du*ito sempre. Io voglio poter dire" ' Ci mancheranno tante virt$, ma la carit c&(. +al .aradiso mander) poi dei fulmini, se vedr) che mancate di carit. 4oglio che ci sia una carit fiorita, altrimenti quando sarete in !issione, vi farete il muso a vicenda. 1B:

+elle miseriucce nel convivere insieme ce ne saranno sempre7 ma *isogna stare attenti a non guastare l&incanto della carit. .er farci santi ci vogliono queste due cose" amor di +io e amore del prossimo. !a non lusingatevi di avere poi nelle !issioni questa carit, se non l&avete qui. 2elle !issioni non si ascende, ma si discende. #e qui non vi formate l&a*ito della vera e perfetta carit, in !issione darete cattiva prova e anche scandalo ai neri, che osserveranno il vostro modo di comportarvi coi confratelli. 2o, non lasciatevi ingannare. 2on potrete amare il prossimo lontano, se fin d&ora non avete tutta la carit verso il prossimo presente, con quelli cio con i quali trattate tutti i giorni. Certuni dicono di amare i neri e credono di amarli veramente7 ma *isogna prima amare quelli che a**iamo adesso al nostro fianco. #e uno non *en fondato nella carit fraterna, in certi giorni e in certe circostanze non sapr sopportare. Il diavolo lavora, fa vedere le cose come non sono, e noi allora moltiplichiamo le lettere ai #uperiori, perch cam*ino quel compagno o ci tolgano da quell&altroC !a che cam*iareC Cam*ia tu e tutto resta a posto. Gn parroco una volta and) da +on Cafasso per avere un vicecurato, ma ne voleva uno in punto e virgola. #. Cafasso stette a sentire tutte le *elle qualit, di cui quel parroco voleva fosse dotato il nuovo vicecurato, poi gli rispose" ' 5uardi, signor .revosto, appena fuori di qui, sul piazzale di fronte al Convitto, c& un fa**ricante di statue7 vada e se ne faccia fare uno di suo gustoC(. 4i pare6 3isogna prenderlo come C .erch uno ha dei difetti, non potr dunque stare pi$ in nessun luogo6 #ta al parroco formarsi il vicecurato... #e un !issionario che ha con s un Confratello, pretendesse di fare solo e sempre tutto ci) che di suo gusto, certo non si andr mai d&accordo. 3isogna avere un po& di pazienza, un po& di remissivit. 3isogna vedere se la nostra carit ha tutti i caratteri descritti da #. .aolo" se non am*iziosa, se non cerca se stessa... Conosco un parroco che aveva sempre *uoni vice=curati" li prendeva com&erano, poi se li formava come voleva. !a veniamo a noi. La carit fra i 0eligiosi essenziale, senza di essa non pu) esistere una comunit. I primi cristiani erano fra loro un cuor solo e un&anima sola. uando si dividevano i *eni portati agli <postoli, non si dava un tanto fisso a ciascuno, ma secondo il *isogno di ognuno. <nche facendo cos8, c&era l&uguaglianza. 4oler pretendere l&uguaglianza in senso assoluto un errore. -acciamo dunque un serio esame sulla carit fraterna, sulla carit attuale, fra di noi, non sulla carit dell&avvenire o del prossimo con cui si dovr trattare. 2on voglio che vi sia tra di voi neppure un filo contro la carit. 4oler *ene ugualmente a tutti, essere disposti a dar la vita per ciascuno dei confratelli. #e qui dentro non ci fossero mancanze contro la carit, saremmo avvero a *uon puntoC... #e si ama il prossimo come si deve, si ama +io. Io far) come #. 5iovanni, ripeter) sempre la stessa cosa, cos8 la ricorderete quando sarete in !issione. La pratica della carit4 'raterna #i danno quattro segni per conoscere se uno ha veramente la carit fraterna" a) 5odere dei *eni e gaudi altrui. b) #offrire con chi soffre. c) Correggere i propri difetti per amore del prossimo e sopportare quelli degli altri. d) .erdonare le offese, anzi prevenire colui che ci ha offesi. 5O+%0% +%I 3%2I % 5<G+I <L10GI come se fossero nostri. Lo insegna #. .aolo" :audere cum gaudentibus ,>DB/. Lo facciamo noi6 5odiamo noi del *ene dei nostri compagni6... #e uno ha ingegno e nella scuola se la cava a meraviglia, ci rallegriamo noi di questo suo *ene6... #8, la carit gode del *ene altrui e va dicendo" ' .urch +io sia servito, se poi da me o da quell&altro, questo secondario '7 e si ringrazia il #ignore che tali successi vuole pi$ negli altri che in noi, perch chi sa 1B>

con quanto amor proprio noi li accompagneremmoC... uell&altro tuo compagno eletto a qualche ufficio o servizio a preferenza di te, e tu senti nel tuo cuore gusto, pensando che del *ene che opera il fratello, per la comunione dei *eni che esiste fra noi, ne avrai parte anche tu6... %& difficile, sapete, che uno senta in s vera gioia, quando il compagno riesce *eneC... Gna misera invidiuzza quella che ci impedisce di godere del *ene altrui come se fosse nostro, e quindi di godere con chi gode. #e i superiori lodano un confratello, godo come se la lode fosse rivolta a me6 +o**iamo proprio godere del *ene dei nostri fratelli. 2oi non a**iamo solo la Comunione dei #anti, ma a**iamo ancora la comunit. +o**iamo essere contenti che nell&Istituto quel tale o tal&altro diventi un dotto e santo !issionario, mentre noi, pur facendo tutto il possi*ile, non giungiamo a tanto. 2on lasciarci quindi sfuggire parole che toccano la fama altrui. uando uno lodato, non pensare su*ito" ' 2on poi tutto quello che pareC(. .eggio poi lasciarci sfuggire di quelle frasi maligne che guastano tutto" ' 2on poi una cimaC(, o simili. 2eppure essere di quelli che non lasciano mai uscire dal la**ro una lode verso chicchessia. %h, viaC #e qualcuno riesce, non do**iamo farlo insuper*ire, ma una parola di complimento, prendere parte alla sua gioia, questo s8C .I<25%0% CO2 CFI .I<25% = 4eniamo ad un secondo esame" che di prendere viva parte ai dolori altrui 7lere cum #lentibus ,>DD/. uesta partecipazione ai dolore altrui non deve per) dimostrarsi con domande inopportune o curiose, ma va fatta con riguardo" una preghiera, una piccola preferenza, ecc.7 tutte cose che, quantunque non siano vistose, circondano il fratello di affetto santo e leniscono indirettamente la pena. #e un dito duole, soffre tutto il corpo7 cos8 dev&essere di noi riguardo ai dolori dei singoli mem*ri della comunit. uando si vede un compagno che non sta *ene, su*ito interessarsene. Col permesso dei #uperiori essere disposti a passar la notte al capezzale dell&infermo... Cos8 se muore un parente di un qualche compagno, do**iamo sentire in noi il dolore ch&egli prova. 7lere cum #lentibus*... uanto mai *rutto quando non si partecipa alle pene degli altriC 2on forse vero che sovente una *uona parola d&un compagno pu) dissipare e malinconia e difficolt6 CO00%55%0% I 2O#10I +I-%11I % #O..O01<0% I +I-%11I <L10GI = #. .aolo ci dice" Portate i pesi gli uni degli altri ,?EE/. .rocurare anzitutto di estirpare in noi quei difetti che possono essere causa di fastidio al prossimo7 questi devono essere sempre i primi ad essere presi di mira. <d esempio nella pulizia" non essere ricercato, no, ma neppur essere di molestia agli altri. Lo stesso dicasi di quei difetti che possono procedere dal nostro carattere, dal nostro modo di parlare o di agire. 2ello stesso tempo do**iamo sopportare i difetti degli altri. Cercare di correggerli fraternamente se possiamo, altrimenti sopportarli con pazienza. Chi che non ha difetti6( %**ene = dice l&2mita&ione = sopporta tu gli altri, perch dagli altri siano sopportati i difetti tuoi forse maggiori ' ,?E1/. In questo mondo se non si sopportano i difetti altrui, si vive una vita d&orgasmo. #opportare i difetti morali, di temperamento7 modificare il proprio temperamento e non cercare di modificare quello del compagno. #i dice" ' Con quel compagno impossi*ile andar d&accordo, meglio che lo fugga(. %h, caro mio, questo non fior di caritC % chi sa che proprio quel compagno, in !issione, non sia poi il tuo compagno di #tazione6... #on solito a dire ai #acerdoti Convittori" ' Cercate di farvela con tutti, di andar d&accordo con tutti, perch forse un giorno sarete vice=parroco proprio con quel tale, o sar fors&anche vostro parroco, e allora6(. 3isogna lottare e vincerci in queste cose. #e uno non mi va a genio, e**ene lo frequento ancora di pi$. #e un altro mi urta col suo modo di parlare, e**ene non diserto la compagnia, sto attento ad ascoltare proprio *ene quel che dice, vincendo per amore di +io e come esercizio di carit, la ripugnanza che provo. 1B?

#opportare i difetti intellettuali. uel tale corto d&ingegno, *isogna ripetergli il gi detto, e noi su*ito" ' !a non hai capito6 Capisci mai nienteC(, o altre simili frasi, che umiliano il poverino. 4i pare questo carit6 Cos8 se uno di poco ingegno viene a chiedere qualche spiegazione a chi ne sa di pi$, la carit vorre**e che non gli si risponda in tono magistrale, ma al modo di chi a**isogna lui pure di ritornare sulle cose studiate per meglio apprenderle7 farsi come suo condiscepolo, s8 da non umiliarlo. 4orrei tacere riguardo ai difetti fisici, ma purtroppo anche qui c& materia di esame. La carit deve tutto sopportare" il tratto poco delicato di uno, la scontrosit di un altro, la comodit di chi ci reca incomodo, ecc. +ice un #anto che noi che viviamo in comunit, siamo come tante monete dentro di un sacco, le quali, scosse, si sfregano l&un l&altra e cos8 si puliscono. Gn po& di carit aggiusta ed uguaglia ogni cosa. #enza carit la vita comune diventa insopporta*ile. #iamo come tanti vasi fragili messi l&uno vicino all&altro, invicem #acientes angustias. Il rimedio la carit" dilatentur spatia charitatis* ,?E9/. +ice *ene l&Imitazione" che non poca cosa convivere in una stessa Congregazione senza che sorgano litigi. % soggiunge" ' #e vuoi mantenere la pace e la concordia con i tuoi fratelli, necessario che vinca te stesso in molte cose ' ,?E:/. #opportate dunque con pazienza i difetti dei compagni sia fisici che morali e intellettuali, che uno non pu) togliere, e anche quelli che potre**e togliere ma non lo fa. #e non vi assuefate a sopportarvi scam*ievolmente, avverr poi che nelle !issioni il #uperiore de**a cam*iarvi continuamente di posto. -a pena pensare a queste coseC Gn !issionario che ha fatto tanti sacrifici, che ha lasciato patria e parenti, che ha sopportato tante dicerie e anche irrisioni, non sappia poi sopportare il proprio compagnoC .%0+O2<0% L% O--%#% = .arlare di questo a un 0eligioso sem*ra un assurdo, perch tante volte al giorno egli va ripetendo" Rimetti a noi i nostri debiti come noi ti rimettiamo ai nostri debitori. % poi tra voi non dovre**e esserci nulla al riguardo... !a siamo cos8 misera*iliC... %**ene *isogna perdonare tutte le piccolezze che, volere o no, possono accadere. % se non pu) chiedere scusa ,talora non nemmen necessario/, almeno trattare, parlare con quel compagno. Come sta male che due non si parlinoC... ualcuno dir che gli occorre del tempo per perdonare. %**ene, perdi tante grazie che il #ignore ti fare**e se tu fossi pi$ generoso. <ltri, nel mondo, dicono" ' Io gli perdono, ma non si lasci pi$ vedereC(. Che perdono questo6... 4ergognaC... <ltri poi dicono" ' Io gli perdono, ma non dimenticoC(. #e non dimentichi segno che non hai perdonato. 1ra voi non si dice cos8, ma" ' Io gli perdono, per) non sar) pi$ come prima(. %cco" se prima eri in amicizia particolare, fai *ene a non essere pi$ come prima" altrimenti no. ' !a = mi domander qualcuno = siamo o**ligati a dar segni esterni di perdono6(. Io non oserei dirti assolutamente o**ligato, ma dimmi" forse che 2ostro #ignore era o**ligato a discendere dal Cielo in terra, farsi uomo, patire e morire6 #e anche non sei o**ligato, come potrai un giorno predicare il perdono dei nemici, mentre tu non ne dai l&esempio6... ' !a non tocca a me, tocca a luiC(. 1occa a tutti, a chi vuole. #. .aolo ci ammonisce" 2l sole non tramonti sul vostro sdegno ,?E>/. 2on giunga mai la sera, senza che tutto sia accomodato. <vete mai notato ci) che ci dice il 4angelo al riguardo6 Se tu, nel #are la tua o##erta sullaltare, ti rammenti che il tuo #ratello ha qualche cosa contro di te, lascia l) la tua o##erta davanti altaltare e va prima a riconciliarti col tuo #ratello, poi torna a #are lo##erta ,?E?/. Ci) che il 4angelo dice dell&offerta sull&altare, voi potete applicarlo alla santa Comunione. 2on dice dunque il 4angelo" ' se hai fatto un torto al fratello(, ma dice" ' se lui ha qualche cosa contro di te(. 2on vi pare che, quale 1B@

conseguenza di questa premessa, dovre**e dirsi" ' -accia lui il primo6(. Invece 2ostro #ignore dice" ' #e lui ha qualche cosa contro di te, tu va a riconciliarti con lui(. 2oi diremmo" ' #e l&ha, se la veda luiC(. 2o, il #ignore vuole che io vada a riconciliarmi, anche se il torto da parte sua. 4edete, le piccole ruggini non vanno, sia pure che il torto stia dall&altra parte. % questo si applica a tante piccole cose in comunit" a uno sgar*o nel giuoco, a un po& di durezza nella ricreazione, ecc. 2on dire" ' 2on giuoco pi$C(. uesto non amore fraterno7 a me pare che sia questa la causa di ruggini pi$ durature, di dissidi tra fratello e fratello. +unque" apposta o no, a ragione o a torto, riconciliarci su*ito con dire all&altro" '3asta, non parliamo pi$ di quello che stato(, si fa un *ell&atto di carit, si acquista un *el merito, e intanto l&altro, che vede la nostra umilt, si riconcilia su*ito. 5uai ai vendicativiC %& sempre impressionante il fatto di #. 2iceforo e del sacerdote #aprizio. 5i amici intimi, la ruppero fra loro. 2iceforo chiese pi$ volte perdono, ma #aprizio continu) sempre a negarglielo. Or avvenne che #aprizio, accusato d&essere cristiano, fu condannato a morte. !entre lo si conduceva al supplizio, 2iceforo, fattosi largo tra la folla, si gett) ai suoi piedi ad implorar perdono, ma #aprizio gli volt) la faccia. 2ell&atto per) di ricevere il martirio, #aprizio venne meno, rinneg) la fede e sacrific) agli dei. 2iceforo allora, anche per togliere lo scandalo, si present) al carnefice come cristiano e ricevette la corona del martirioC... 2arra il +a Mempis di un 0eligioso che, conservando un po& di rancore con un compagno, per due anni non vide pi$ l&Ostia consacrata alla elevazione della !essa. +omandatane la causa al confessore, questi gli rispose che ci) avveniva a motivo di quel rancore. uegli allora perdon) e torn) a vedere l&Ostia #anta. Chi cos8 santo, che alle volte non si lasci sfuggire qualche cosa6 #ono cosette che il #ignore permette a nostra umiliazione. .erch dunque su*ito offenderci6 perch conservar rancore6 <**iamo un cuore grandeC #. -rancesco di #ales rispondeva a un cotale che lo ingiuriava" ' .i$ mi offendete e pi$ vi amoC(. % forse che 2ostro #ignore non ci diede su questo un su*lime esempio, scusando presso il suo +ivin .adre i suoi stessi crocifissori6 % noi, pare impossi*ile, non sappiamo perdonarci delle minuzieC In una Lettera Circolare ai !issionari d&<frica, se**ene sapessi non esservi fra loro queste cose, scrissi che anche fra i #anti pu) nascere qualche differenza di opinione e magari un modo un po& spinto di sostenerle7 perci) riportai loro le parole di #. .aolo" Sol non occidat super iracundiam vestram ,?E@/. #i a**ia torto o ragione, riconciliarsi su*ito. 2on aspettare un giorno, non un&ora, non cinque minuti, ma su*ito. <llora si che gli africani potranno dire di voi" ' Come si amano i !issionariC(. % questo amore lo infonderete negli altri. #egno che si perdonano le offese il pregare e desiderare *ene a chi ci ha offesi. 1ra noi per) non deve esserci nulla. #8, vorrei che queste mie parole le ricordaste sempre. 2on solo quello che vi dico, ma quello ancora che vorrei dirvi. 4oglio che vi facciate santi, che siate sempre pi$ perfetti, come richiede la vostra vocazione. % come6 2n charitate non #icta ,?EA/. 2on sare**e *astato il dire" in charitate- 2o, perch tante volte noi crediamo di avere la carit e non ne a**iamo che la finzione7 vogliamo andare in !issione tutto fuoco per salvare le anime, e poi qui non siamo capaci di sopportare un&ineziaC <scoltiamo ancora #an .aolo che ci esorta" (haritate #raternitatis invicem diligentes* ,?EB/. <marci, amarci gli uni gli altri, con amore veramente fraterno. Spirito di 'ami%lia 1BA

#. .ietro, nella sua prima Lettera, scrive" Soprattutto abbiate perseverante lun verso laltro la mutua carit ,?ED/. Considerate ogni parola" carit vicendevole, carit continua, carit prima d&ogni altra cosa. uesto della carit infatti il distintivo dei veri seguaci di 2ostro #ignore 5es$ Cristo. 4oi sapete quello che si diceva dei primi cristiani" ' Come si vogliono *eneC(. Che qui ci sia l&amore fraterno non ne du*ito7 tuttavia stiamo attenti e riflettiamo sovente se questa carit l&a**iamo sempre completa. 1alora a**iamo s8 carit ma non sempre con tutti, non in tutte le cose. 5i conoscete quel detto" ' I 0eligiosi entrano senza conoscersi, vivono senza amarsi, muoiono senza rimpiangersi(. Oh, quanto *rutto e falsoC 1uttavia se lo dicono, perch qualcosa vi che ne ha dato appiglio. %ntrare senza conoscersi, pu) essere vero7 ma vivere senza amarsi e morire senza rimpiangersi, no, noC... %ppureC... #pesso qualcuno fa un po& troppo da s, pensa solo a s, a santificare se stesso, senza pensare ad aiutare i compagni. uesto non spirito di famiglia cos8 utile in una comunit, in quanto muove tutti a santificare se stessi e gli altri. #8, ciascuno deve farsi santo, ma *isogna che ci sia il mutuo aiuto. #pero di s*agliarmi e desidero s*agliarmi, ma *ene tuttavia dirvelo" ciascuno vuol farsi santo, ma poi sta solo con due o tre. 2o, do**iamo desiderare la santit degli altri come la propria santit. <lle volte si solitari, perch si egoisti7 non vogliamo toccarci per paura di *ruciarci. #pero di s*agliarmi. #antificarsi, s87 studiare s8, ma viaC <nche una parola di aiuto al compagnoC 1alora ciascuno tira dritto per conto proprio e non vuole *adare agli altri. uesto non va, non spirito di famiglia. 2 alcuno dica" uid ad me6 #8, importa anche a te che non solo tu, ma tutti i tuoi compagni si rendano santi e dotti !issionari. 2on *isogna avere solo carit spirituale ma anche materiale, cio aiutarci a vicenda nei lavori, dividere le fatiche, prenderci di mano i lavori. Certo non contro l&o**edienza, ma quando lo si pu) fare. 3isogna avere amore di fratellanza, un amore pratico" usarci ogni tanto qualche gentilezza, certe industrie che la carit sa trovare. 2on siamo tante statue qui dentro, che ognuna non tocca l&altraC Oh, come *rutto in una comunit questo starsene come tante statueC <vete fatto il sacrificio di lasciare il paese e i parenti = un sacrificio costosoC = tanto pi$ dovreste essere pronti a rinunziare a quelle piccole comodit per amore dei vostri compagni. #8, voglio che ci sia = e ci deve essere = questo amore #raternitatis. 4orrei che studiaste questa cosa" se proprio tutto il *ene che volete per voi, tutto il *ene che procurate a voi, cercate anche di farlo ai compagni. % cos8 in !issione prendete parte ai dolori, alle gioie, alle difficolt, a tutto quello che pu) succedere a un confratello. 4orrei proprio che ciascuno facesse del *ene, godesse e soffrisse col compagno, lo aiutasse in tutto ci) che pu). 4orrei proprio che vi usaste queste piccole gentilezze, questi piccoli aiuti, queste piccole carit, che dimostrano che veramente vi amate gli uni gli altri come fratelli. L&Istituto non un collegio, neppure un seminario, ma una famiglia. #iete tutti fratelli7 dovete vivere assieme, prepararvi assieme, per poi lavorare assieme per tutta la vita. 2ell&Istituto do**iamo formare una sola cosa, una pasta sola. #e non fate cos8 adesso, come sarete pronti in !issione a dar la vita l&uno per l&altro6 essuno ha un amore pi, grande di colui che d la vita per i suoi amici ,?1E/. 0iflettete a quello che vi ho detto, per trarne profitto. <marci fraternamente7 dolori di uno, dolori di tutti7 interesse di uno, interesse di tutti. <h, se in una comunit tutti cercassero di far piacere agli altri, sare**e certo una comunit idealeC O quam bonum et Fucundum habitare #ratres in unum* ,?11/. Come *ello starcene tutti assieme, non come statue in un museo, non come dei carcerati, ma 1BB

come fratelli in una stessa casa, formanti una sola famigliaC Spirito di corpo #. .aolo scrivendo ai fedeli di %feso raccomanda loro di camminare *ene nella vocazione ricevuta, e ne indica i mezzi" mansuetudine, pazienza, col sopportarsi a vicenda nella carit" cum humilitate et mansuetudine, cum patientia, supportantes invicem in charitate ,?19/. #olo con la pratica di queste virt$ sar possi*ile conservare l&unione degli spiriti e quindi la pace che la tranquillit nell&ordine e che ha luogo quando ciascuno fa quel che deve fare. Solleciti di conservare lunit dello spirito, mediante il vincolo della pace ,?1:/. <ggiunge poi l&<postolo i motivi che hanno i cristiani di conservare tra loro tale unit, e dice" %no solo ;") il corpo e uno solo lo spirito'' un solo Signore, una sola #ede, un solo battesimo'' un solo Dio e Padre di tutti ,?1>/. Ci) che #. .aolo scrive agli %fesini, molto pi$ conviene a noi che formiamo un corpo superiore, per l&unione spirituale della vocazione religiosa, sacerdotale e missionaria. %& necessaria questa unione di tutti, per godere la vera pace in comunit. %cco quanto sovente vi raccomandoC 2on che io pensi che tra voi non ci sia questa pace nell&unione, ma il mio timore = come tante volte vi ho detto = per l&avvenire. #e #. .aolo non si stancava di ripetere ai novelli cristiani questo avvertimento, non devo stancarmi neppur io, per il *ene di tutti e di ciascuno. <nche #. .ietro, nella gi citata sua prima Lettera, al capo I4, tratta dell&unione che deve esservi fra i cristiani, e io dico specialmente nelle comunit 0eligiose. -ra le altre cose egli inculca la vicendevole ospitalit e la sollecitudine di comunicarsi gli uni gli altri i *eni ricevuti da +io. Da buoni amministratori della multi#orme gra&ia di Dio, ognuno di voi ponga al servi&io degli altri il dono ricevuto ,?1?/. % tutto questo *isogna farlo sine murmuratione, cio non per forza ma per amore, farlo di cuore, farlo con tutti. 2on come coloro che quando arriva un ospite si profondono in ' Oh che piacereC(, e poi *or*ottano fra s" ' Gh che seccatoreC(. %cco l&unione, la comunione che deve esistere tra i cristiani e pi$ tra i 0eligiosiC 3ella, santa cosa questa unione che *en pu) dirsi il primo *ene delle comunit. ' 5uai a coloro che distur*ano questo giocondo vincolo, questa unione di caritC ' esclama #. 3ernardo. .er avere la vera carit ci vuole dunque l&unione, ma l&unione fra tutti. Gno per tutti e tutti per uno. uesto, ripeto, in una comunit il pi$ necessario. +ove non c& questa unione la rovina. Costi quel che costi, *isogna fare in modo che ci sia l&unione. 2oi formiamo un solo corpo morale e dovremmo avere fra noi l&unione che c& fra le mem*ra del corpo fisico. uando avete un po& di mal di capo, forse che tutto il corpo non ne risente6 % non forse pi$ intimo il legame che ci unisce in 0eligione di quello che unisce i fratelli di sangue6 % vorremmo essere meno uniti fra noi di quanto lo erano fra loro i primi cristiani6 4a moltitudine dei credenti era un cuor solo e unanima sola ,?1@/. uesta unione necessaria, oltre che per vivere in pace, come ho detto, anche per essere forti. L&unione fa la forza. L&unione fra i mem*ri di una comunit, fa di questa un esercito *en agguerrito e ordinato, capace di vincere qualsiasi nemico od ostacolo. <l contrario, la disunione distrugge una comunit. Se vi mordete o vi divorate gli uni gli altri, badate che non vi distruggiate a vicenda ,?1A/. .er custodire questa unione vi suggerisco tre mezzi. Il primo ci dato da #an 3ernardo che dice" (avenda sunt levia. %vitare cio anche le minime mancanze contro la carit e la delicatezza che do**iamo usarci a vicenda. Il secondo l&osservanza esatta e cordiale delle 0egole e dell&u**idienza, nonch i comune desiderio di perfezione. Il terzo, suggerito da 0odriguez, sta nelle frequenti e mutue 1BD

corrispondenza tra i fratelli assenti o lontani. uesta unione deve manifestarsi in tre modi" 2%LL% <HIO2I = % cio nell&impegno comune per il *ene comune. 3isogna che tutti sentiamo e a**iamo interesse per il *ene della comunit7 essere mem*ri vivi e concordi della medesima, andar tutti a gara a chi pu) fare di pi$, sempre sotto l&o**edienza. 2%LL% .<0OL% = 4ia le dispute troppo ardenti, anche teologiche7 n alcuno si creda di essere lui solo in possesso della verit. 1ali dispute portano alla disunione, talora persino scindono la comunit in partiti, con scandalo di molti e danno di tutti. <vviene talora che per cose da niente si perde l&unione. 2%I .%2#I%0I = uesto ancor pi$ difficile" conciliare le varie idee. Gn autore si domanda se *ene che ogni comunit a**ia un proprio modo di pensare, e risponde di s8" perch ogni Istituto ha uno scopo speciale che non pu) conseguirsi che con la cooperazione di tutti i soggetti. Cos8 fanno le 0eligioni *en ordinate le quali, senza credersi superiori alle altre, preferiscono la propria e si animano a renderla sempre migliore. 2on cos8 invece altre comunit, le quali stimano solo se stesse, come se ci fossero esse sole. uesto non va, sono eccessiC 2on disprezziamo mai le altre 0eligioni o le altre comunit, massime quelle che sono pi$ antiche. 1eniamoci in *asso, come gli ultimi venuti, come scolari, ma nello stesso tempo coltiviamo in noi la persuasione che il #ignore ci ha favoriti chiamandoci in questa 0eligione. Oh, questo s8C #tar proprio gli ultimi, da *aciare i piedi degli altri, ma poi essere felici di appartenere a questo Istituto. 3isogna amarla la propria comunit cos8 come la propria vocazione. <llora si ha l&unione di pensieri e si va avanti uniti e *ene. Conosco una comunit dove son tutte disgustate fra loro e anche fuori se ne parla. Fo detto loro" ' !a tacete, aggiustatevi tra di voi, che il mondo non sappiaC(. In ogni comunit ci possono essere dei difetti, ma portiamoli da noi, aggiustiamo da noi i nostri pasticci e non esponiamo in pu**lico gli stracci sporchiC Gna comunit in cui ci sia questa unione, non pu) non far del *ene. uindi procurate di averla e di mantenerla. %ssa la sostanza della caritC 3ensieri sulla correzione 'raterna La correzione fraterna fa parte di questo spirito di famiglia, di questa unione fraterna. %ssere perci) contenti che ci correggano e, da parte nostra, usare la stessa carit agli altri. #i dice" ' .er correggere ci sono i #uperioriC(. #8, ma talora la correzione, se fatta dal #uperiore, d alla cosa un&importanza maggiore di quello che essa ha7 altre volte poi i #uperiori non possono neppur vedere queste piccole cose. I compagni le vedono pi$ facilmente e la loro correzione fraterna riesce pi$ efficace. 1alora tutti vedono e conoscono un nostro difetto, solo chi l&ha non se ne accorge. Gna parola del compagno quanto giovere**eC Invece non siamo capaci di usarci questa carit. 2on do**iamo giudicare, no, ma quando un difetto chiaro, do**iamo correggerci. #e vedete un compagno che potre**e far meglio, perch non avvertirlo6 2on forse questo un nostro dovere di carit6 +irete che il compagno non prende in *ene la correzione. .erch pensare cos8 male di lui, solo perch una volta, in un primo impeto, ci rispose male, anche perch forse non lo correggemmo con *uone maniere6 La correzione fraterna va fatta nei de*iti modi, a tempo opportuno, ma va fatta. uando il #uperiore sa che un inferiore non prender in *ene la correzione, deve farla ugualmente7 1DE

il suddito rinsavir, magari dopo anni, e sar contento. Io per me non voglio rispondere per niente davanti a +io. #e so qualche cosa vi avviso, e cos8 dico al .refetto di fare. Lo stesso dovete fare fra di voi. La correzione fraterna fa tanto *ene, e i compagni ne sono contenti. !agari, l8 per l8, un po& di super*ietta li fa risentire, ma poi capiscono e la prendono in *ene, e voi avrete il merito della correzione fatta e del profitto che n& derivato. '!a = mi direte = non questo contrario a ci) che ci inculc) tante volte" che do**iamo sopportarci a vicenda6(. 2o, non contrario. Imitiamo le virt$ e correggiamo i difetti. 2on costa poi tanto dire ad un compagno" ' Gsa un po& di delicatezza(. Ci vuole una santa li*ert nel correggerci vicendevolmente7 correggerci senza misericordiaC +iciamo sovente che daremmo la vita per gli altri. #e la dareste per gli estranei, tanto pi$ dovreste darla per i vostri fratelli. % questa correzione fraterna molto pi$ facile. 2oi in seminario avevamo fatto una specie di unione a questo fine. %ravamo in pochi, per) le cose si facevano in regola e si ripeteva una correzione al compagno anche dieci volte, se era necessario. 2aturalmente anche in questo ci vuole discrezione7 ma se si osservasse questo, s8 che le cose andre**ero *eneC 1utti do**iamo usarci questa carit e usarla con tutti, senza che sia necessario fissarci un compagno in particolare. 2o, no, questo dualismo non va *ene. 3isogna saper mettere il rispetto umano sotto i piedi7 dovete giungere al punto che nessuno a**ia difficolt di avvertire un confratello di un difetto, di una mancanza di civilt. <llora la nostra sar una comunit di spirito" vivrete da angeliC La correzione fraterna va fatta *ene. #e fatta a dovere, sempre ispirata dalla carit7 e la carit *isogna farla *ene. %ssa va fatta a tempo, e non prendere le persone di fronte. I medici, quando hanno da fare un taglio, studiano i mezzi per fare meno male. #. .aolo ci dice" (orreggere con spirito di mite&&a ,?1B/. Chi corretto deve prendere la correzione come se venisse da +io. .erci) evitare la piccola vendetta di dire" ' !a anche lei ha quel difettoC(. 1ali parole, dette proprio in quel momento, suonano come una vendetta o almeno indicano del risentimento. uando si entra in comunit, non tutti posseggono la necessaria educazione7 ma qui *isogna cam*iare, tagliare. La nostra vuol essere una comunit delicata e fraterna, quindi aiutarci a vicenda a correggere i difetti, con spirito di delicatezza e di carit. $am-attere l"invidia #. .ietro, fra le esortazioni ai novelli cristiani, dava anche quella di evitare l&invidia. Rigettate''' ogni specie dinvidia ,?1D/. Li avvertiva di ci) appena *attezzati, *en sapendo che l&invidia un male che tutti a**iamo = almeno come concupiscenza = in conseguenza del peccato originale. 2on dico che sia tutto e sempre peccato, ma tutti ne a**iamo l&inclinazione, cos8 come a**iamo alla super*ia. +i essere super*i pi$ facilmente l&ammettiamo7 non cos8 di essere invidiosi e si va dicendo" ' Oh, per me, ciascuno si tenga quello che haC(. 2on vero. L&inclinazione all&invidia c& in tutti. #. 5regorio afferma che la super*ia genera la vanagloria e questa l&invidia7 perci) l&invidia nipote della super*ia. Ora, siccome tutti a**iamo la super*ia, tutti ancora siamo tentati d&invidia. Chi super*o invidioso7 1D1

e chi invidioso super*o. Con questa differenza per)" che la super*ia per lo pi$ c& sempre e quindi c& sempre da lottare7 invece l&invidia si manifesta solo in certe circostanze 2on tanto facile persuaderci d&essere invidiosi, ma se andiamo a vedere in fondo in fondo, la troviamo cotesta mala er*a. -in da piccoli, quando vedevamo una preferenza fatta ad un fratellino, che cos& che ci faceva soffrire se non l&invidia6 +a giovani questa si sente pi$ in chi primeggia, che non in chi vede chiaramente di non poter competere. 5eneralmente ancora, come ho gi detto, non si ha invidia dei compagni anziani e neppure di quelli dei corsi inferiori, *ens8 con gli eguali, cio con quelli dello stesso corso. +o**iamo convincerci di averla anche noi. 2elle comunit le mancanze pi$ frequenti sono quelle di carit, poi quelle di invidia. 4i metto sull&attenti in modo particolare per quando sarete in !issione. ui non avete molte occasioni, ma laggi$, se la mala pianta non stata sradicata, facilmente spunter. 2on un vizio solo delle donne, ma anche degli uomini" dei giovani e dei vecchi. %sso poi comunissimo fra gli ecclesiastici. +irei che pi$ si pii e pi$ l&invidia si fa sentire. 2eppure i #anti ne vanno esenti, come afferma #. <m*rogio parlando del .atriarca 5iuseppe e dei suoi fratelli. .er sapere come si pu) peccare d&invidia, convien prima sapere che cosa essa . #. 1ommaso la definisce ' 1ristezza del *ene del prossimo, in quanto vien giudicato male proprio o di scapito al proprio *ene(. 2on dunque una tristezza generica del *ene altrui, ma in quanto il *ene altrui lo si ritiene per nostro male o diminutivo del nostro *ene. 2on si pensa che 2ostro #ignore pu) dare a tutti come a Lui piace. .ossiamo essere tutti grandi santi, senza togliere nulla agli altri. Il desiderare invece il *ene che hanno gli altri e non noi, senza per questo volerlo togliere loro, ove si tratti di *eni spirituali, non invidia ma zelo, come spiega #. 1ommaso ,?9E/. %sso risponde all&aemulamini charismata meliora ,?91/ dell&<postolo. 1uttavia *isogna stare attenti, perch tanto facile credere di avere un&invidia *uonaC 4i sono quattro specie di *eni che possono essere oggetto d&invidia" a) 3eni esteriori" del corpo, di fortuna, ecc. b) 3eni intellettuali" ingegno, scienza, ecc. c) 3eni di virt$" uno che sia pi$ umile, pi$ pio di me, ecc. d) 3eni di doni straordinari" uno che sia favorito in quelle grazie gratuite che il #ignore concede solo ad alcuni. uesto peccato, secondo #. 1ommaso, si oppone direttamente alla dilezione del prossimo ,?99/, e da esso derivano l&odio, la mormorazione, la detrazione, il godere delle avversit altrui, ecc. 4edete che gran male quello dell&invidiaC #tate attenti, vi ripeto, perch se anche non la sentite adesso, la sentirete in seguito" quando i #uperiori vi metteranno in un ufficio piuttosto che in un altro, o vi parr che taluno sia anteposto a voi, o vi toglieranno da un posto preminente per mettervi in un altro meno in vista. .rima la super*ia resta ferita, poi l&invidia salta fuori. uali i danni cagionati dall&invidia6 Leggiamo nel li*ro della #apienza che per invidia del diavolo la morte entr$ nel mondo ,?9:/. Il demonio, per invidia contro l&uomo, cerc) di rovinarlo, anche se dalla rovina dell&uomo nulla egli aveva da guadagnare, perch gi condannato alle pene eterne. -u l&invidia a uccidere <*ele" Caino infatti l&uccise, perch invidioso che i sacrifici offerti dal fratello fossero riguardati dal #ignore con preferenza. -u l&invidia ad armare i fratelli di 5iuseppe che tentarono di sopprimerlo, perch pi$ amato dal padre. -u l&invidia a gettare +aniele nella fossa dei leoni. % fu ancora l&invidia che fece crocifiggere 2ostro #ignore 5es$ Cristo, come pu**licamente attestava .ilato, il quale sapeva che glielavevano consegnato per invidia ,?9>/. Cos8 nei primi tempi della 1D9

Chiesa #. .aolo lamentava che alcuni si fossero assunto il ministero della predicazione solo per invidia contro di lui" 0i sono bene alcuni che annun&iano (risto per invidia ,?9?/. % gi prima, quasi alla vigilia della .assione di 2ostro #ignore, gli <postoli questionavano fra loro" chi #osse tra loro il pi, grande ,?9@/. Certo il maggiore era .ietro, ma essi per invidia disputavano su questa preminenza. <ttenti, attentiC .erch se l&invidia tocca i #anti, quanto pi$ noi, se non stiamo all&erta. L&invidia da prima *am*ina, ma poi diventa gigante7 il vizio si cam*ia in passione. I maestri di spirito riducono a quattro i segni per conoscere l&invidia" 1J :audere de malo proximi " godere del male del prossimo7 come quando uno si rallegra in cuor suo per qualcosa che and) male ad un altro. In comunit ci) capita pi$ di rado che nel mondo, eppure capita7 almeno se ne ha la tentazione. 9J 1ristari de bono proximi" rattristarsi del *ene altrui. 1alora pu) venire un po& di malinconia nel vedere che un altro stato messo in un ufficio pi$ appariscente del nostro, ecc. %& tutt&altro che impossi*ile che ci) avvenga in comunitC :J 4audes proximi deprimere" far tacere le lodi del prossimo. uando si sente lodare qualcuno, su*ito si getta l una mezza parola" ' #8, ha tante *elle doti, ma gli manca un po& di questo... se avesse quest&altro, sare**e pi$ perfetto, ecc.(. #i ha il prurito di togliere qualcosa. 2on si pu) negare la lode, ma la si concede a mezza *occa, si cerca di deprimere la persona lodata con qualche attenuante. uanta malignit in tutto questoC %ppure frequente. >J Proximo detrahere. %& lo spirito di detrazione, causato dall&invidia del *ene altrui. 2on lo si fa sempre apertamente, ma di sottomano si. +ice #. 5iovanni Crisostomo che gl&invidiosi sono peggiori del demonio perch il demonio non ha invidia dei demoni suoi simili, mentre gli uomini non rispettano neppure quelli che sono partecipi della loro stessa natura ,?9A/. ' Cane non mangia cane(, dice un prover*io7 noi per), pur non cadendo nella degradazione di mangiare i nostri simili, li mangiamo per) moralmente, mordendo la loro fama. uali sono i rimedi contro l&invidia6 Il primo sempre la preghiera" pregare il #ignore che ci faccia conoscere che siamo invidiosi, e che ci dia la grazia di vincerci. Il secondo rimedio farne materia di esame, specialmente nella confessione, pentendoci e proponendoci i mezzi pratici per emendarci. .er lo pi$ a**iamo una specie di pigrizia di non voler andare a fondo nei nostri esami di coscienza, per paura di conoscerci e dover quindi emendarci. Il terzo rimedio quello proposto da #. 3ernardo" considerare l&inutilit dell&invidia. %& infatti una sciocchezza l&invidiare qualcuno. Chi ha, ha7 non posso tirarglielo viaC #e mai, posso chiedere al #ignore che dia anche a me tutte le *uone qualit che vedo nel compagno. Il quarto rimedio di considerare i danni che essa arreca all&anima e al corpo. L&invidia una tristezza, una malinconia, come una malattia di cuore. 4oi sapete ci) che avviene nei paesi, quando due famiglie s&invidiano a vicenda. #i dice che son corrose dall&invidia7 e non di rado l&invidia corrode anche i *eni materiali. ' %ssa = dice #. 3ernardo = non fa niente di *ene e invece fa molto male all&anima e al corpo ' ,?9B/. .. 3runo diceva che il mondo pieno di martiri, ma non tutti per la fede7 i pi$ lo sono per amor proprio e per invidia. 1D:

Il quinto rimedio di a**attere la super*ia di cui l&invidia figlia. +ice un santo .adre" ' #offoca la madre e non ci sar la figlia(. #e annientiamo la causa, resta annientato l&effetto7 chi umile si mette volentieri sotto i piedi di tutti e non ha invidia. Il sesto rimedio di godere del *ene di cui +io ha fornito un altro, come di un *ene proprio. #e vedo un compagno che prega *ene, devo volerlo imitare e intanto essere contento. #e non siamo capaci noi di fare il *ene, almeno dovremmo godere che ci sia chi copre i nostri difetti e attira le *enedizioni di +io. In comunit il *ene di uno *ene di tutti. Il settimo rimedio di desiderare e impetrare agli altri il *ene che desidero per me, e pi$ ancora" Ora et opta aliis quod tibi et amplius ,?9D/. 2el li*ro della #apienza si legge" Sen&a inganno lho imparata e sen&a invidia la comunico ,?:E/. -accio volentieri gli altri partecipi delle mie idee, delle mie doti, dei miei doni, senza invidia e senza inganno. Gno stenta alquanto ad apprendere7 e**ene lo avvicino durante la ricreazione e gli ripeto la lezione. L&invidia ci sussurrer" ' -ar poi lui *ella figuraC(. % che importa6 4olesse il #ignore che tutti imparassero *ene, fossero tutti predicatori come si deve. -aremmo onore alla comunit. uando a !os fu riferito che anche altri profetavano e volevano ch&egli ci) impedisse, che rispose6 Dio volesse che tutto il popolo pro#etasse* ,?:1/. <nche #. 5iovanni 3attista non s&e**e a male che tutti corressero dietro a 5es$ e rispose a chi per invidia se ne doleva" .isogna ch+gli cresca e io diminuisca ,?:9/7 e confess) chiaramente di non essere lui il !essia. Cos8 #. .aolo, che scriveva, riguardo a coloro che per invidia s&erano messi anch&essi a predicare" (he importa- 2n ogni modo, sia per pretesto sia con sincerit, il (risto " annun&iato, e di ci$ godo e ancora ne godr$ ,?::/. 4edete che energia e che forzaC Credevano di fargli dispiacere, invece egli ne godeva. Cos8 noi non do**iamo aver paura che ci tolgano un pezzo di !issione per darlo ad altri7 fa lo stesso, purch si predichi il 4angelo. !i diceva il Card. 4eccia, #egretario di .ropaganda -ide" ' La vigna nostra7 quando uno non pu) far tutto da s, se ne d una parte ad un altro, purch si possa convertire le anime(. -a tanto pena quando si cerca solo estensioneC #ono storie questeC #e una !issione non si pu) coltivare, si lascia stare e si cerca un altro che possa coltivarla. !i diceva ancora il predetto Cardinale" ' I 5esuiti avevano una !issione che non si poteva pi$ sostenere e si sono raccomandati a Propaganda 7ide perch la assegnasse ad altri, dicendo" = 2oi lascieremo tutto come si trova, e quei che verranno si piglieranno tutto =(. Cos8 deve essereC Certe comunit vogliono un&estensione immensa, e questo zelo cattivo. uando vi sar data un&estensione come mezza %uropa e siete quattro gatti, che farete6... 2oi non faremo cos8. Oltre all&invidia individuale, c& anche un&altra invidia cattiva da evitare" quella tra Istituto e Istituto. -a pena vedere come talora dei 0eligiosi siano invidiosi del *ene e della prosperit di altri 0eligiosi, e, non per santa emulazione. uesto avviene per falso amore di corpo7 perci) poco lo si avverte e anche lo si scusa. Cerchiamo solo il *ene delle anime e la maggior gloria di +io, del resto godiamo del *ene da chiunque sia fatto e procuriamo di imitare lo zelo degli altri. .urch si faccia il *ene" sia la nostra Congregazione o un&altra, fa lo stesso7 rincresce solo che vi sia del male7 del *ene non ce n& mai a**astanza. +on 3osco godeva che la Congregazione dei 5iuseppini si affermasse, e l&aiutava. %gli stesso accompagn) il 1eol. !urialdo dal .apa, per perorare la causa della nascente Congregazione. Cos8 il 1D>

Card. Cagliero a nostro riguardo7 quanto ne godevaC +iceva sempre che era necessaria una Casa pi$ ampia di questa, si tenne sempre in relazione con noi, ci scriveva. Ggualmente si comportarono a nostro riguardo !ons. Costamagna e anche +on 0ua. I #anti non hanno invidia e si interessano di tutti. Cos8 fu del .. Carpignano, -ilippino che si interessava di tutte le *uone opere, le raccomandava, le aiutava. 2on do**iamo temere che un&Opera sia d&inciampo all&altra. uando c&era solo il Cottolengo a 1orino, viveva solo il Cottolengo7 venne +on 3osco e anche lui ha trovato da vivere7 vennero in seguito i 5iuseppini e possono vivere, come possiamo vivere noi. 3isogna avere questo spirito" se vediamo il *ene, goderne7 se vediamo i difetti, coprirli. Dum omni modo (hristus annuntietur* ,?:>/.

1D?

(2. S3!R!T# D! SA$R! !$!#


Amore al sacri'icio 2.#. 5es$ Cristo sul termine della sua vita terrena, diceva agli <postoli" +cco, saliamo a :erusalemme e si compir tutto quanto " stato scritto dai pro#eti a proposito del 7iglio delluomo/ sar in#atti consegnato ai pagani, schernito, oltraggiato, coperto di sputi, e dopo averlo #lagellato lo uccideranno' !a essi, continua l&%vangelista, nulla compresero di tutto ci$' %, come se non si fosse spiegato *ene, aggiunge che un tale parlare era oscuro per essi7 e ancora riconferma la cosa con ripetere che non intendevano ci) che veniva detto ,?:?/. %ppure 2ostro #ignore aveva altre volte parlato della sua .assione ed essi vedevano il livore dei nemici, *ramosi di dare morte a 5es$. 5rande lezione per noi che, dopo tante meditazioni sui sudori di 2ostro #ignore e sul dovere di seguirlo nella via del sacrificio, non a**iamo ancora compreso praticamente questo spirito. Come uomini e come peccatori, come cristinai e come !issionari, do**iamo amare ed a**racciare il sacrificio. CO!% GO!I2I = 0icordimaoci che siamo progenie di <damo, nati col peccato originale e con miserie inerenti all&umana natura, e che perci), ci piaccia o no, do**iamo soffrire. L&importante di soffrire con merito. CO!% .%CC<1O0I = Chi non ha peccato6 Ora, senza pentimento = non disgiunto dalla riparazione = non c& remissione dei medesimi" Se non #arete peniten&a, perirete tutti allo stesso modo ,?:@/. La sofferenza ci serve inoltre a fare il .urgatorio su questa terra. 4oi sapete che, anche quando i peccati ci sono rimessi, rimane da scontare la pena temporale, o qui in terra o in .urgatorio7 poich pecchiamo sovente, sia pure in piccole cose, ci necessaria la penitenza. Credete in me" a *en morire fa d&uopo *en prepararsi. <h, che non *asta, soprattutto per un 0eligioso, quel po& di tempo che ci concesso sul letto di morteC... !a per fare il .urgatorio in terra, *isogna convincersi che *isogna soffrire qualcosa. Il grande <rcivescovo di !ilano, Card. -errari, nel suo testamento lasci) scritto che temeva di dover passare nel .urgatorio e perci) si raccomandava che non lo si dimenticasse. %ppure gi da qualche anno faceva il suo purgatorio qui in terra, soffrendo con edificazione una malattia che gl&impediva di prendere qualsiasi ci*o. Il dolore il mezzo di cui si serve il #ignore per purificarci. CO!% 0%LI5IO#I !I##IO2<0I = Come tali, dovete chiedere al #ignore l&amore al soffrire. #piegando le 0egole ai #acerdoti del Convitto, dicevo loro che dovevano a*ituarsi al sacrificio, giacch la vita sacerdotale fu definita da #. 5iuseppe Cafasso ed in realt" ' vita di sacrificio '" sacrificio nell&acquisto delle virt$, per santificarsi7 sacrificio7 sacrificio nello studio, per rendersi idonei al ministero7 sacrificio nell&auto=educazione, per essere un giorno sacerdoti compiti e fare maggior *ene alle anime. Ora, se tanto necessaria la vita di sacrificio ai semplici sacerdoti, che dire del !issionario6 2ostro #ignore disse riguardo a #. .aolo" 2o gli mostrer$ quanto dovr patire pel nome mio ,?:A/. 2on disse che gli avre**e fatto conoscere dolcezze e consolazioni, ma sofferenze. Lo stesso fece con gli 1D@

<postoli, predicendo loro ci) che avre**ero dovuto soffire per amore suo. Cos8 per noi. uindi a*ituarsi fin d&ora alle piccole sofferenze per aver poi generosit nelle grandi7 chiedere al #ignore luce e grazia per *en meritare e comprendere i patimenti suoi, nonch la forza per *en soffire. #enza spirito di sacrificio non sarete santi !issionari, n avrete quegli speciali favori di consolazioni che vi rinforzeranno ed aiuteranno7 ed il vostro ministero sar sterile. uando concepiste l&idea di farvi missionari, forse sentiste pure il desiderio del martirio. ' <h, il martirio, il martirioC ' dicevate a voi stessi. !a erano e sono solo idee, se poi in pratica vi s*igottite davanti ai piccoli sacrifici. <lle volte, per un capriccio, si passano delle mezze giornate con l&animo sconcertato e si fanno tri*olare i #uperiori. 2on dico che sia cos8 adesso, ma temo per l&avvenire. Io penso sempre male. 3isogna dunque lottare contro di voi, contro la natura insofferente del patire. 0ince teipsum* %& questo che *isogna fare7 e a questo fine secondo l&2mita&ione di (risto, ci vogliono due cose" una grande grazia da parte di +io, che si ottiene con la preghiera7 poi lavorare su noi medesimi, come su piante da potare ,?:B/. 2on do**iamo pretendere che il #ignore ci faccia santi senza la nostra cooperazione. !l sacri'icio e l"apostolato Il #ignore ci ha dato esempio di sacrifico soffrendo nell&anima e nel corpo, mentre avre**e potuto vivere una vita tranquilla. Lo dice #. .aolo" Invece della gioia a lui proposta, sostenne il supplizio, disprezzandone l&ignominia ,?:D/. #ulle orme di 2ostro #ignore camminarono tutti i santi. Cos8 #. .aolo che diceva" #iete miei imitatori, come io lo sono di Cristo ,:9@/. uante pene fisiche e morali dovette sopportare il grande <postoloC .ene corporali" flagellazioni, lapidazioni, naufragi7 pene interne provenienti dal suo ministero, com&egli stesso afferma" Oltre a questi mali esteriori, v" il cruccio quotidiano che mi incombe, cio" la cura di tutte le (hiese ,D?/. Ogni pena sopport) con coraggio e costanza, non aspettandosi la riconoscenza degli uomini" .ench! quanto pi, io vi amo, tanto meno io sia amato ,?>E/. 5li esempi del grande <postolo sono un rimprovero alla nostra troppa sensi*ilit, la nostra poco amore al patire, alla facilit nostra di disanimarci nello zelo, specialmente quando non ci vediamo corrisposti. #. Ignazio di LoSola, a coloro che andavano a consolarlo in prigione ,poich anche lui fu incarcerato/, rispondeva" '2on ho *isogna di essere consolato, perch son *en contento di soffrire per nostro #ignore( ,?>1/. #an -rancesco Haverio, se**ene avesse molto da soffire, andava ripetendo" ' Plus, Domine* O #ignore, ancora di pi$C ,?>9/. % s8 che degli oltraggi ne riceveva, e non solo dagli estranei ma persino dai suoi Confratelli, a cui rincresceva il suo zelo per l&osservanza. #. 5iovanni della Croce non chiedeva al #ignore che una cosa" ' .atire ed essere disprezzato per 1eC ' ,?>:/. % noi6 Come facilmente dimentichiamo che non siamo venuti qui per godere, ma per soffrireC %saminatevi su questo punto" #ar un po& mal di capo o di denti, o qualche altra indisposizione... e**ene, sopportatela e non credete su*ito di essere di peso alla comunit. uando di soffre per 2ostro #ignore, non si mai di peso. +o**iamo amare molto la croce, ma non solo poeticamente. %& facile, quando non a**iamo sofferenze, desiderare di soffire7 ma quando queste ci incolgono che do**iamo dimostrare la nostra virt$. <mare la croce molto perfetto7 cominciando a chiedere la grazia 1DA

di sopportarla. < questo studio e a questo esercizio nello spirito di sacrificio devono su*ito attendere i postulanti, formarsi i novizi, e sempre pi$ progredire i professi, s8 da essere modello ai pi$ giovani. 3isogna che tutti si persuadano della necessit del sacrificio, per essere veri discepoli di 2ostro #ignore. La via del .aradiso ardua e irta di spine, ma non c& altra via. 2on dimenticate mai che siete !issionari e che le anime si salvano col sacrificio. 2ella vita apostolica ci sono tante rose, ma anche tante spine, sia riguardo al corpo che riguardo allo spirito. ualcuno si figura l&ideale missionario tutto poetico, dimenticando che le anime non si salvano che con la croce e dalla croce, come fece 5es$. .er) la grazia di +io non manca e, se noi saremo generosi nel sopportare le prove che il #ignore ci mander, potremo ripetere con #. .aolo" Sono colmo di gioia in me&&o a tutte le nostre tribola&ioni ,?>>/. I sacrifici, disse nostro #ignore a #. 3rigida, costano solo al primo momento7 ma poi l&amarezza scompare e resta la felicit e la dolcezza che +io infonde ,?>?/. .erci) le tri*olazioni non solo non ci devono trattenere, ma devono spingerci ad essere apostoli. +isponiamoci a qualunque prova, fomandoci fin d&ora al vero spirito di sacrificio. Gno che non sia capace di sopportare la puntura di una mosca, che fara6 Che far colui che ora non sa adattarsi ai lavori umili e faticosi6... #i, formiamoci al vero spirito di sacrificio, anche spirituale" come ad essere un po& provati dal demonio. #e non c& volont, non si fa peccato e si acquistano meriti. uante volte #. .aolo sar stato tentato di scoraggiamentoC !a tenne fermo, confidando nel #ignore. +unque chi non ha coraggio lo metta, lo chieda al #ignore e su*ito. +i sacrifici potete farne tutti e tutti i giorni. 4orrei prendermi quel sollievo, e**ene noC % cos8 a furia di no, si fanno i sacrifici. 3isogna dire anche dei ' si '7 quando noi vorremmo dire no. -ra una cosa che piace e un&altra che dispiace, scelgo questa. %& cos8 che dovete fare, altrimenti sarete poi come tante canne s*attute al vento. <mare la sofferenza, imparare a soffrire qualcosa senza farlo sapere a tutti, senza esclamare" '4edete che soffroC(. -ortunati quelli che sanno soffrire senza che tutti lo sappiano, senza pretendere che tutta la comunit de**a partecipare, de**a compatireC #e uno ammalato, cercheremo di guarirlo, ma *isonga crescere forti, uominiC Gna volta, quand&ero #uperiore di un Istituto di #uore, ne ho richimata una energicamente. 2on faceva mai niente ma stava sempre a letto. Gn *el giorno dissi" ' Ormai tempo di troncare questa faccenda7 l&o**edienza fa miracoli(. .regai e poi diedi ordine di non pi$ portarle ci*o in camera7 se lo voleva venisse in refettorio. ' !a io non posso discendereC ' = ' La porteremo gi$ e le prepareranno una *uona minestrina7 ma d&ora innanzi non manger pi$ se non in refettorio(. %**ene guarita ed ancora viva ,1D1@/, ha sempre fatto scuola e adesso #uperiora. %ssa dice che un miracolo della !adonna di .ompeiC #ia quello che vuole, *isognava scuoterlaC L&ho fatto ed ella mi riconoscente. 4i voglio uominiC <llora il #ignore *enedice. 0icordate il fatto dei soldati di 5edeone" quei pochi scelti da lui, che s&erano accontentati di *ere in fretta un po& d&acqua raccolta nel palmo della mano, furono vittoriosi7 mentre gli altri non e**ero questo merito, perch non e**ero questa virt$ ,?>@/. Cos8 un !issionario di *uona volont, ripieno di spirito di sacrificio, pu) fare il lavoro anche di quattro o cinque. 1DB

4ita di sacrifici, dunque, dal mattino alla sera" contrariare sempre la propria volont, prestarsi di pi$, sacrificarsi momento per momento. Oh, s8C il far tutte le cose per amor di +io, rinunziare alla propria volont e al prioprio giudizio, portare ogni giorno la propria croce, un martirio lento, prolungato. Il martirio cruento forse pi$ vistoso, ma questo pi$ prezioso ancoraC La pazienza +i pazianza non ne avremo mai a**astanza. 2e a**iamo *isogno tutti, ch do**iamo esercitarla, si pu) dire, tutti i momenti. 2ell&Gfficio della I4 domenica dopo .asqua, si parla molto *ene della pazienza. Coloro che recitano il 3reviario, ne avranno certamente gustata la *ellezza. 2elle Lezioni della #acra #crittura, #. 5iacomo che ci parla di questa virt$, ed esorta i fedeli a sopportare i travagli con allegrezza ,?>A/. #. Cipriano, che era uno spirito forte, ne parla assai *ene. ' La pazienza = dice = ci rende cari a +io, tempera l&ira, frena la lingua, governa la mente, custodisce la pace, regge la disciplina, rompe l&impeto della li*idine... ' e cos8 continua, facendone le pi$ *elle lodi. La pazienza sorregge tutte le altre virt$, le quali, senza di essa, vengono meno ,?>B/. %& *en inteso che dicendo che ci vuol pazienza, non intendo dire che si de**a diventare apatici, freddi, indifferenti, insensi*ili. uesto non virt$. 2<1G0< = La pazienza s&avvicina molto alla mansuetudine e facilmente la si scam*ia con essa. uale differenza c& fra queste due virt$6 1utte e due hanno di mira la tolleranza dei mali di questa terra, con la differenza per) che alla pazienza appartiene l&eliminare dal nostro animo la tristezza che ci proviene dai mali di quaggi$7 invece tocca alla mansuetudine moderare l&ira e impedire la vendetta. #anta Liduina, ad esempio, fu inferma per trent&otto anni e si santific) nelle sue sofferenze7 in questo ella dimostro ed esercit) la pazienza. 4erso la fine della vita, vennero alcuni soldati che la insultarono e minacciarono, ed ella sopport) le ingiurie senza alterarsi7 in questo dimostr) ed esercit) la mansuetudine ,?>D/. Cos8 2ostro #ignore, nella .assione, dimostr) somma pazienza nel sopportare ogni sorta di patimenti, e somma mansuetudine verso 5iuda, verso i suoi flagellatori, verso gli stessi crocifissori. La pazienza dunque quella virt$ che modera la tristezza che nasce dai mali presenti7 modera i movimenti dell&animo, perch non rimanga oppresso dalle avversit, ma si mantenga uguale e le sopporti con tranquillit. Cos8 infatti la definisce #. 1ommaso ,??E/. %ssa appartiene alla virt$ cardinale della fortezza di cui, secondo #. 1ommaso, parte potenziale ,??1/, secondo altri, parte integrale, cio necessaria al pieno esercizio della fortezza. Ora, ci sono due sorta di mali che possono affliggere in questa vita" mali esterni e mali interni. !ali esterni sono, per esempio" la perdita dei *eni o dei parenti, le maldicenze contro di noi, il disprezzo7 oppure qualche malattia od altri incomodi che sopravvengono. !ali interni sono" il tedio, le tene*re d&intelletto, le aridit di spirito, i disgusti, gli scrupoli7 cos8 pure la ri*ellione della parte inferiore, con le tentazioni cattivie, ecc. 1utti questi mali tendono a rattristare il cuore dell&uomo e ci vuole pazienza per sopportare tutto con merito. #e ad esempio una calamit ci opprime, la pazienza ce le fa sopportare e anche perdonare7 con calma si pensa che tutto viene da +io. 2ostro #ignore pat8 tutti questi mali nel 5etsemani, tutta via il suo animo non si a**att7 e con questo volle insegnare a noi a non lasciarci deprimere in simili angustie. %CC%LL%2H< % G1ILI1<& = L&eccellenza di questa virt$ provata da tutta la #. #crittura. 2ostro #ignore nel discorso del monte ne fece a pi$ riprese l&elogio. .eati quelli che piangono" tutti 1DD

quelli cio che hanno da soffrire. .eati coloro che so##rono persecu&ioni" tutti quelli cio che hanno da lottare per la virt$, che fanno dei sacrifici per amore di +io. .eati voi, quando vi oltraggeranno* ,??9/. #. .aolo, scrivendo agli %*rei, dice loro essere necessaria la pazienza" 4a pa&ien&a vi " necessaria a##inch! #acendo la volont di Dio, possiate conseguire promessa ,??:/, cio la vita eterna. #. 5iacomo, a sua volta, dice che la pazienza necessaria per conseguire la perfezione" 4a pa&ien&a rende lopera per#etta, onde siate per#etti, completi, sen&a che nulla vi manchi ,??>/. Il 3eato %nrico #usone diceva" ' Chi ha pazienza in ogni loco, non fa poco, non fa pocoC(. %cco l&imprtanza della pazienza" ci fa essere tranquilli in mezzo a tutte le peripezie di questa vita e ci fa acquistare molti meriti. < tutti necessaria la pazienza" ai peccatori non meno che ai tiepidi e ai giusti. %& necessaria ai peccatori, perch soffrendo fanno penitenza dei loro peccati e ne ricevono pi$ facilmente il perdono. %& una fortuna il poter far penitenza, perch su questa terra si fa con merito ed sempre un nulla di fronte al fuoco del .urgatorio. %& poi necessaria ai tiepidi" perch costoro hanno *isogno di scuotersi, di riprendersi, e le sofferenze che incontrano servono appunto a questo scopo. -inalmente necessaria ai giusti, i quali per mezzo della tri*olazione si perfezionano. Con tanti che dicono" ' Che male ho fatto io da meritarmi questo6(. %h, se anche avessimo fatto dei grandi peccati, tuttavia questo serve a salvarsi dal .urgatorio7 e se anche fossimo santi, serve ad accrescere la gloria nostra in .aradiso. +o**iamo dunque soffrire con pazienza" per scontare le nostre miserie, per fare piacere a 2ostro #ignore e poi perch questo mondo un luogo dove tutti de**ono soffrire. I 10% 50<+I = 2ell&esercizio della pazienza vi sono tre gradi. Il primo di quelli che sopportano i mali senza ri*ellarsi a +io, ma con qualche lamento7 cercano consolazioni e vogliono essere sollevati nei loro dolori. uesta gi virt$ purch i mali siano sopportati per amore di +io, ma il minimo che si possa fare, perch se uno si ri*ellasse al *uon +io, anzich esercitare la pazienza, pecchere**e. Il secondo grado di quelli che sopportano tutto con piena rassegnazione alla volont di +io, senza lamentarsi n cercare consolazioni. 2on imitare color che vorre**ero sempre parlare dei propri mali per essere compatiti, specialmente in caso di lunghe malattie. +icono persino" ' 2ostro #ignore ha sofferto solo per poche ore e io ho gi sofferto tanto tempoC(. <h, 2ostro #ignore soffr8 per trentatr anniC %& uno sproposito paragonare i nostri mali con quello che ha sofferto lui. +unque, soffrie senza lamentarsi" in questo c& gi molta virt$. Il terzo grado di quelli che sopportano i mali non solo con rassegnazione, ma con gioia. 2on che non sentano male, ma hanno tanto amore, che quasi non lo sentono pi$. Cos8 accadeva ai martiri, ai quali +io ordinariamente non toglieva la sensi*ilitdel dolore, ma era cos8 grande che il loro desiderio di uniformarsi a 5es$ Crocifisso, che l&amore vinceva il dolore. uesto grado quello che 5es$ vorre**e da noi7 fiore di virt$7 ma non tutti ci arrivano. 2oi do**iamo tandere ad esso. 2on dico che un piccolo lamento tolga il merito della virt$, ma questa non perfetta. 2eppure che si de**a godere dei mali in se stessi, ma goderne perch cos8 ci uniformiamo a 5es$ sofferente, cooperiamo pi$ efficacemente alla salvezza delle anime e meritiamo per il .aradiso. 9EE

+ice #. Ignazio che fosse in nostra li*ert la scelta" o vivere quaggi$ con la salute, con l&onore, con tutto il necessario, oppure con poca salute, in povert e con molte umiliazioni, dovremmo, per imitare 2ostro #ignore, scegliere quest&ultimo stato, anche se si rendesse a +io lo stesso onore, la stessa gloria ,???/. -orse che gli <postoli, condotti in tri*unale e *attuti, non ne uscirono tutti lieti, per aver patito contumelia pel nome di 5es$6 ,??@/. +unque, vedete che non cosa impossi*ileC % #. .aolo6 %gli non voleva gloriarsi che della croce di 2ostro #ignore ,??A/7 godeva di tutte le sofferenze che gli venivano ,??B/. 2ello stesso senso #. .ietro esortava i primi cristiani" 0oi che siete destinati ad essere messi a parte dei dolori di ostro Signore, godete* ,??D/. Cominciando almeno ad avere il secondo grado" non lamentiamoci n desiderate di essere compatiti7 e ci) vale sia per i mali del corpo, che per le sofferenze morali e spirituali. Le cose non andranno mai come vogliamo noi7 il #ignore che ha sta*ilito cos8. ualche male o qualche sofferenza l&avremo sempre. 3isogna quindi che ci armiamo di pazienza, che insistiamo su di essa, fino a giungere al terzo grado" godere dei mali che ci vengono. #enza pazienza non c& pace nell&anima, non c& pace nella comunit, non c& pace nel mondo. !%HHI .%0 <C GI#1<0L< = Il primo chiederla al #ignore mediante la preghiera. !a ci) non *asta7 il #ignore vuole che ci aiutiamo anche da noi, che mettiamo il nostro sforzo. Il secondo mezzo quello di mortificare le passioni7 assuefarci cio a vincere la tristezza nelle piccole tri*olazioni, per formarci l&a*ito della virt$" moderare i desideri e gli affetti7 non lasciarsi a**attere per ogni piccola cosa, affinch quando ne verranno di grandi, possiamo sopportarle senza avvilirci. .oi non attaccare il cuore a nulla7 se si soffre tanto, perch a**iamo degli attacchi a qualche cosa o a noi stessi, perch siamo super*i. Il terzo mezzo di assuefarci a riguardare i mali come provenienti dalla mano di +io e non dalla malizia degli uomini o da altre cause. 2o, non sono gli uomini, il #ignore che cos8 vuole o permette7 Lui che prova per mezzo delle creature. .er esempio, se uno ci offende, non fermiamoci alla persona che ci ha offeso, solleviamo pi$ in alto il nostro sguardo e diciamo" Dominus est* %& il #ignore che ha permesso questa tri*olazione. Gn quarto mezzo di prendere le croci non solo dalle mani del #ignore, ma dal suo amore. Il #ignore *uono e se ci lascia soffrire, perch ci ama e vuole il nostro *ene. 3isogna assuefarci a pensare in tal modo. Il #ignore fa tutto con amore e tutto *ene. Ci vuol *ene anche quando ci colpisce. uindi non star a pensare tanto alla sofferenza, a meditarci sopra, ch il male in questo modo aumenta ancor pi$. .ensiamo invece che il #ignore permette questo o quel male per santificarci sempre pi$, se gi siamo giusti7 per purificarci, se peccatori. Il quinto mezzo che, nelle prove, guardiamo il Crocifisso. #e alcuno meritava tutt&altro tratamento, era proprio 5es$7 eppure non perdette la pazienza, anzi scus) gli stessi suoi nemici. Il Crocifisso spiega tutto7 uno sguardo al Crocifisso mette tutto a posto. .regare guardando il Crocifisso. Il sesto mezzo di fare frequenti atti di conformit alla volont di +io. +ire al #ignore" ' uesta cosa la volete voi6 %**ene, la volgio anch&ioC(. % non solo conformit alla volont di +io, ma, come vi ho gi spiegato, uniformit della nostra volont con quella di +io. uando ci accorgiamo, ad esempio, che sta per assalirci l&emicrania o altro male, mettiamo su*ito l&intenzione" ' 1utto per 4oi e 9E1

come volete 4oi, #ignoreC '7 perch, quando poi l&a**iamo, non possiamo pi$ pensare a nulla. Le malattie ci impediscono sovente di essere presenti a noi stessi. #e noi, fin da principio, mettiamo l&intenzione di a**racciare la volont di +io, possiamo avere il merito del sacrificio e della pazienza, anche se in quei momenti non possiamo pi$ pensare a nulla. Il settimo mezzo quello di pensare al merito che ci facciamo per il .aradiso. .oich la momentanea e leggera tri*olazione nostra procaccia a noi oltre ogni misura un su*lime cumulo di gloria ,9@?/. L< .<HI%2H< % I !I##IO2<0I = Chiediamo al #ignore la pazienza e procuriamo di esercitarla. 2ecessaria a tutti, essa indispensa*ile al !issionario. #an .aolo, parlando delle virt$ necessarie all&uomo apostolico, mette in primo luogo la pazienza" in multa patientia. Gna pazienza costante, eroica, che per l&<postolo s&accompagna con nove specie di mali, distri*uiti in tre classi. !ali generali" nelle tri*olazioni, nelle necessit, nelle angustie. !ali inflitti dagli altri" nella *attiture, nelle prigioni, nelle sedizioni. !ali ossia penitenze che imponiamo a noi stessi" nelle fatiche, nelle vigilie, nei digiuni ,?@E/. 4edete l&importanza e necessit della pazienza nel missionarioC L&esperienza lo prova" secondo la maggiore o minore pazienza del missionario, avvengono le conversioni fra i pagani. La pazienza una grande virt$ pel !issionarioC 3isogna perci) a*ituarsi a passar sopra a tante miseriette e non lasciare che il cuore si rattristi. %d nel tempo di formazione, che dovete esercitarvi in essa, per averla poi nella vostra vita di !issione. Certe volte la pazienza cos8 limitataC #iamo come il vetro, che il pi$ leggero colpo infrange. +o**iamo perci) renderci superiori a queste de*olezze, vincersi con energia. L&a*ito della pazienza si acquista e si prova nelle occasioni che si presentano di esercitarla. La pazienza va seminata dappertutto. 1uttavia ci sem*ra di avere tanta pazienza, ma aspettiamo che venga una malattia e non c& pi$ niente che va7 si ha un piccolo dolore, e si fa come i *am*ini che strepitano al minimo maluccio. Ci sono di quelli che, quando sono ammalati, diventano insopporta*ili. Fo conosciuto un ammalato, che non voleva mai stare solo, non sapeva sopportare la solitudine. Gn&ammalata era accudita da una #uora, da due persone di servizio e da un domestico e si lamentava che non la curavano7 e ho dovuto farle una lavata di capo. %& da cristiano questo6 Cos8 ci son di quelli che quando sono in salute, vorre**ero fare ogni sorta di sacrifici7 ma se ammalati, non sono pi$ capaci a niente. 0icordatevi che le malattie, se *en sopportate, risanano non solo il corpo ma anche l&anima. Lo stesso dicasi delle sofferenze interne, come delle aridit, ecc. In certi momenti, nella nostra anima si fa tutto *uio... Che farci6 3isogna aver tanta pazienza in questo stato. Il #ignore talvolta ci tratta da grandi e non sempre con dolcezze e consolazioni, come si fare**e con un *am*ino. #ovente avviene che uno entri in 0eligione e, dopo qualche tempo, non senta pi$ quel gusto delle cose spirituali, che aveva in principio o quando era nel secolo. Il #ignore prima gli dava i *iscotti, adesso lo nutre con la crosta. #e un !issionario si lascia a**attere d&animo e non reagisce contro la tristezza, che cosa far in !issione6 uindi avvezzarci ad essere forti nelle piccole tri*olazioni. uando a**iamo qualche pena, segno che il #ignore ci vuol *ene. 2on si comprende mai a**astanza *ene il mistero della tri*olazioneC .erci) mettiamoci d&impegno ad esercitare questa virt$. In tal modo otterremo la pace con noi e con gli 9E9

altri. La modestia 2<1G0< %+ %CC%LL%2H< = #. .aolo, scrivendo ai -ilippesi, dice" Siate lieti sempre nel Signore/ lo ripeto3 siate lieti' 2l vostro spirito di modestia sia noto a tutti gli uomini/ il Signore " vicino ,?@1/. .erch, dopo aver raccomandato loro l&allegrezza, parla della modestia6 .er dir loro" siate allegri s8, ma con moderazione, sempre secondo modestia. #e**ene alcuni ritengono parlarsi qui della dolcezza, noi la prendiamo nel senso letterale della parola. .urtroppo son pochi quelli che l&apprezzano convenientemente, mentre altri non se ne curano affatto. Che cos& dunque la modestia6 #. 1ommaso dice che la virt$ della modestia riguarda le azioni e i movimenti del corpo" che siano fatti onestamente, decentemente, sia quando uno agisce con seriet, come quando scherza ,?@9/. +irete" se riguarda le cose esterne, non una virt$. %& invece una grande virt$, perch quantunque riguardi l&esterno, ha tuttavia il suo fondamento nell&interno e proviene dal dominio che uno ha internamente sulle proprie passioni. 1ale dominio presuppone altre virt$" la pazienza, la mansuetudine, l&umilt, ecc. La modestia si potre**e quindi dire il coronamento visi*ile della altre virt$. Ci) spiega perch i #anti a**iano tenuto sempre in s8 gran conto questa virt$. #. <m*rogio, *ench mitissimo, non volle ordinare sacerdoti due giovani" uno perch volgeva sempre il capo in giro curiosamente, l&altro perch camminava a s*alzi. Ordinati poi dopo la morte del #anto, uno si fe& <riano, l&altro rinneg) la fede ,?@:/. %cco come i #anti, e anche tutti i maestri di spirito, vedono nel comportamento esteriore di un individuo, un indizio di ci) che egli o sar. #. 5regorio 2azianzeno pronostic) sui futuri traviamenti di 5iuliano l&apostata, osservando la sua irrequietezza ed incompostezza alla scuola di <tene ,?@>/. uindi i superiori non sono teste piccole, quando vogliono dire che siate attenti a queste cose. 2on era una testa piccola il 1eol. 5uala [ 1l Teol. Lui2i Guala (1775-1898) fu fondatore del *onvitto /cclesiastico di Torino nel 1817 0, che un giorno redargu8 pu**licamente un #acerdote Convittore, ch&egli aveva scorto con una gam*a sopra l&altra, stando seduto ,?@?/. #i narra di #. 3ernardo che, dopo un anno dacch era a Cistercio, non sapeva ancora come fosse fatta la volta della sua cella ,?@@/. %d un +ottore della ChiesaC Il 4en. Olier riprese parecchie volte un sacerdote che camminava in modo incomposto, e non correggendosi questi, un giorno usc8 dal confessionale e gli fece una solenne romanzina, dopo la quale finalmente quegli si emend) ,?@A/. uando #. 3ernardino da #iena s&avvicinava ai suoi compagni, tutti si componevano per la sua compostezza ,?@B/. 2%C%##I1<& = La modestia una virt$ sommamente necessaria" per l&onore di +io, per la propria riputazione, per l&edificazione del prossimo. 1 = .er l&onore di +io. I #acerdoti, i !issionari e anche le #uore sono rappresentanti di +io in terra. +io invisi*ile si rende in noi" non solo nelle nostre virt$, ma anche nel nostro comportamento esteriore. .ensiamo alla modestia di 5es$C... #. -rancesco di #ales, secondo che attesta la Chantal, fu una vera copia di 5es$ in questa virt$, sicch al vedere lui, sem*rava vedere 2ostro #ignore in persona ,?@D/. In tal modo si d onore a +io. 9 = .er la propria riputazione. Come possono stimarci quei del mondo, se ci vedono simili a loro nell&immodestia e con gli stessi loro difetti6... % questo avverr ancor pi$ presso gli africani, che = come gi vi ho detto = si formano l&idea di +io da quelli che lo predicano. #e non sarete modesti in 9E:

tutto il vostro comportamento, dignitosi in tutto il vostro agire, essi non potranno non concludere" ' #ono come noiC(. Cos8 vi perderanno la stima e voi non potrete pi$ operare tutto quel *ene, che sempre opera chi modesto. : = .er l&edificazione del prossimo. #. .aolo dice" Il vostro spirito di modestia sia noto a tutti gli uomini ,?AE/. 2on dice" la vostra modestia rimanga nascosta, no7 la vuole palese a tutti. La modestia una virt$ sui generis7 la virt$ pi$ esposta agli occhi del mondo. 2on sempre vedono l&umilt, la modestia s8. 2on dovete dunque essere modesti solo per voi, ma anche per il *uon esempio del prossimo. 2on *asta essere santi nel nostro interno, *isogna edificare il prossimo anche con l&esterno. Gn sacerdote che in chiesa si comporti con la modestia richiesta dal suo stato e dal suo altissimo ministero, fa sempre *uona impressione e attira le anime. uando uno desidera confessarsi, va a cercare un sacerdote che viva ritirato, che non sia dissipato, che tenga il proprio posto. 4i noto il fatto di #. -rancesco d&<ssisi. ' -ratello, = disse un giorno a un suo 0eligioso = andiamo a far la predicaC(. Gscirono, s&aggirarono un po& per la citt, poi rincasarono. ' !a, .adre, e la predica6( = ' .er l&appunto, l&a**iam fatta ' ,?A1/. <vevano predicato con il loro contegno. Cos8 , miei cari. Il popolo si edifica di pi$ per ci) che vede, che non per quello che ode. #i legge nella vita di #. -rancesco di #ales che due eretici s&erano accordati di ucciderlo e lo attesero per dove egli era solito passare da solo. uando per) #. -rancesco comparve, al mirarne l&aspetto cos8 pieno di gravit e di *ont, non ardirono mandare ad effetto il loro delittuoso disegno ,?A9/. %gli poi and) loro incontro, salutandoli come amici. #. Leonardo da .orto !aurizio, avendo osservato due frati -rancescani camminare con religiosa modestia, ne fu cos8 colpito, che volle seguirli fino alla porta del convento. .oi disse" ' #e qui dentro c& tanta virt$, perch non entrarci anch&io6( ,?A:/. % si fece 0eligioso. !ons. 5astaldi, <rcivescovo di 1orino, soleva dire che doveva il principio della sua vocazione sacerdotale a un certo +on 4iola, che a*itava nei pressi del santuario della Consolata. Lo vide cele*rare la !essa con s8 edificante contegno, che da quel giorno sent8 l&attrattiva a farsi prete. I !%HHI = La modestia a**raccia dunque tutto il nostro esteriore, ' dalla punta dei capelli all&estremit delle scarpe ' ,?A>/, come diceva #. 5iuseppe Cafasso. Or quali sono i mezzi per acquistarla6 Il primo la presenza di +io. #8, +io vicino e ci vede. 3isogna assuefarsi a vivere alla presenza di +io7 allora o soli o in compagnia, saremo sempre modesti e *en composti. #e fossimo alla presenza del .apa o di altro personaggio insigne, come ci comporteremmo6 1anto meglio do**iamo comportarci alla presenza di +io. Il secondo mezzo quello di riflettere sovente su noi medesimi per vedere se nulla in noi vi che disdica alla modestia e allora recidere senza piet. #e trovo, ad esempio, di aver l&a*itudine di parlare troppo forte, di ridere sguaiatamente, di essere grossolano nel giuoco, e**ene taglio via questi difetti. 2on dico che in ricreazione, specialmente nel giuoco, si de**a stare sul quinci e quindi7 tuttavia anche allora *isogna stare attenti a non mancare alle regole della modestia. Come vedete, questa virt$ richiede da noi un continuo lavoro di potatura su noi medesimi. #e la lingua troppo lunga, ne tagli un pezzo. #e gli occhi vogliono veder troppo, li freno tenendoli pi$ 9E>

raccolti. Cos8 nel camminare" non andar pettoruti, no, ma con gravit religiosa. .er via si pu) parlare un poco, ma non rumorosamente. !ons. 5astaldi non voleva che le #uore chiaccherassero andando a 1orino. #on tutte cose queste di cui vi ho gi parlato trattando dell&ur*anit, ma che entrano anche nella moderazione. %ssa ci rende corretti e dignitosi in tutto" nel camminare, nel parlare e anche nell&a*ito. Il nostro a*ito santo e *isogna portarlo con rispetto. Certo, tutto questo lavorio su noi medesimi richiede attenzione e costa, ma va fatto. Comportiamoci in modo, che tutti quelli che ci vedono restino edificati. 1utte le nostre azioni devono renderci venerandi, perch i sacerdoti e le persone 0eligiose devono essere venerande. La prima predica che farete, sar anche quella del *uon esempio. 2on c& *isogno di tante cose7 *asta un po& di tranquillit, un po& di unione con +io. Conoscano pur tutti la nostra modestia, non super*ia questa. 2on il caso, no, di metterci in vista e dire " ' 5uardatemi, che sono modestoC(, lo vedono lo stesso. Fo conosciuto una persona che godeva d&incontrare due delle nostre #uore, per la modestia con cui camminavano. #. 5iuseppe Cafasso la riteneva una delle prime doti di un *uon #acerdote. La sua predica su questa virt$, negli %sercizi #pirituali al Clero ,?A?/, cos8 *ella e fa tanto *eneC .regatelo che vi ottenga questa virt$. #8, desidero che a**iate grande amore alla modestia. 0orti'icazioni corporali <i nostri giorni non si vuol pi$ sentir parlare di mortificazioni esterne, corporali. #i dice che *asta mortificar lo spirito, che quelle non son pi$ confacenti alle de*oli costituzioni di oggi, che sono proprie degli anacoreti, e simili. % fosse vero che costoro non deridessero questi atti, che formano tanti #anti e diedero tanto splendore alla ChiesaC 4oi, miei cari, non pensereste come codesti infelici. 3isogna mortificare lo spirito6 Certo, e chi lo nega6 <nzi, prima sempre la mortificazione spirituale" schiacciare la nostra super*ia. !a insieme a quella spirituale necessaria la mortificazione corporale. ui ricordate tutti gli argomenti sulla necessit del culto esterno ed applicateli alla mortificazione esterna. Il 0eligioso, specialmente se ha emesso i voti, o**ligato a tendere ala perfezione. Chi accarezza il corpo non avr mai spirito. uesti due stanno tra loro in ragione inversa, nemici l&uno dell&altro. 5uai se il corpo prende il sopravvento sullo spiritoC #. 4incenzo de& .aoli diceva" ' Chi fa poco conto delle mortificazioni esteriori, dimostra che non mortificato n esteriormente n interiormente ' ,?A@/. < chi gli diceva che la perfezione non consiste nella macerazione della carne, *ens8 nel rinnegamento della volont, #. Luigi 5onzaga rispondeva con il 4angelo" ueste cose *isogna fare senza tralasciare le altre ,?AA/. 2on sono pi$ confacenti alle de*oli costituzioni di adesso6 <nzitutto non *isogna esagerare la nostra de*olezza corporale. .oi non da tutti si richiedono certe austerit dei #anti. 1alune mortificazioni non de**ono farsi senza consiglio, onde conservare la sanit, per il *ene nostro e delle anime. #ono per) innumerevoli le mortficazioni corporali che non nuociono alla sanit7 anzi talune la conservano e l&accrescono. #ono proprie degli anacoreti6 2o, anche al presente tante anime desiderose di santificarsi digiunano, vegliano, si danno la disciplina, portano il cilicio. 2ostro #ignore 5es$ Cristo digiun) quaranta giorni. #. .aolo castigava il proprio corpo per ridurlo in servit$ ,@:/. %cco i nostri modelli che 9E?

servono per tutti i tempi. #. -rancesco di #ales, che non era un vecchio anacoreta, si flagellava fino all&effusione del sangue ,?AB/. #i racconta del re di #pagna, -ilippo II, che, sul letto di morte fece venire a s il figlio che gli doveva succedere e, aperto uno scrigno e trattane fuori una disciplina, gliela present) dicendogli" ' 4edi quest&oggetto6 %& stato im*evuto del sangue di mio padre e del mio, e d&ora innanzi dovr esserlo del tuo. #e farai cos8, il #ignore *enedir il tuo regno(. 4edete dunque che la mortificazione non solo per i claustrali, ma per tutti. %& dunque necessaria la mortificazione esterna, oltre a quella interna. Ci) risulta da tanti passi della #. #crittura, dagli insegnamenti del 4angelo, dall&esempio di tutti i #anti. 3isogna cominciare di l8. 3enedetto ;I4, nel suo li*ro sulle Cause di 3eatificazione, scrive che non si deve incominciare il processo di alcuno, senza che prima risulti essere stato di grande mortificazione ,?AD/. Che dire di un !issionario6 Gn !issionario che non a**ia l&a*itudine, lo spirito della mortificazione, non pu) far niente. 5li atleti, come dice #. .aolo, in ogni cosa fanno delle astinenze" ab omnibus se abstinent ,?BE/. 2el li*ro di 1o*ia leggiamo che buona cosa " lora&ione unita al digiuno ,?B1/. 0icordate questo specialmente quando sarete in !issione e avrete da convertire qualche ostinato. In questi casi non *asta pregare, sare**e troppo comodo7 fa d&uopo por mano alla mortificazione, fare sacrifici, astenerci dalle cose anche *uone. .er ottenere le grandi grazie ci vuole preghiera e mortificazione. Cos8 faceva il santo Curato d&<rs7 cos8 #. 5iuseppe Cafasso il quale passava tutta in preghiera la notte antecedente al supplizio di un condannato. #. -rancesco #averio ottenne tante conversioni, perch andava a piedi scalzi, si nutriva di semplici ci*i del luogo, vegliava la notte ai piedi di 5es$ #acramentato. #. .ietro d&<lcantara, di cui la Chiesa elogia lo spirito di penitenza, maltrattava il suo corpo. !a intanto fu uomo di altissima contemplazione. 2ell&Oremus della festa voi potete vedere la relazione che c& tra la penitenza e la contemplazione" %t carne morti#icati #acilius coelestia capiamus ,?B9/. <nche oggi i #anti sacerdoti, quando vogliono ottenere una conversione, passano chi tutta e chi parte della notte in preghiera, secondo le loro possi*ilit. La conversione delle anime non si ottiene che a spese della nostra carne. Io vi parler) sempre della mortificazione interna, ma ricordatevi che pur necessaria quella corporale. 2on *isogna dunque deridere le grandi penitenze, dicendole cose del !edioevo. 2on sono affatto cose del !edioevo, ma si praticano anche adesso in molte Congragazioni, e anche nel mondo, come gi vi ho detto. #e non siamo capaci di farle noi, almeno non disprezziamo coloro che le praticano. .urtroppo vi sono dei #acerdoti che se ne *urlano, dicendole cose da teste piccoleC 2on veroC <mmiriamo invece quelle congregazioni che continuano a praticarle. 4i sono *uoni figlioli e *uone figliole che le praticano anche nel mondo7 anzitutto, in espiazione dei propri peccati, poi anche in riparazione dei peccati altrui e per attirare le *enedizioni di +io su di s e sul mondo. 2oi per ora non a**iamo n cilici n discipline7 ma forse, quando avessimo *isogno di qualche grande grazia, le useremo anche noi7 vi passer) alcune discipline del nostro #. 5iuseppe Cafasso. Comunque, dovete a*ituarvi alle mortificazioni corporali e farle fin d&ora nelle piccole cose, per voi aver forza e virt$ di sopportare i sacrifici e le privazioni inerenti alla vita apostolica. 3ensieri sui piccoli sacri'ici 9E@

2on pretendo da voi grandi penitenze dei #anti, se**ene siano cosa ottima. 4oi non potete vegliare, perch l&o**edienza vi o**liga a dormire tutte le ore che vi son necessarie7 n potete pregare a lungo perch avete anche da studiare7 neppure voglio che non mangiate, no. !a voi potete e dovete fare piccoli sacrifici quotidiani, continui, per acquistare l&a*ito della mortificazione7 sicch, a suo tempo, siate poi capaci di sacrifici grandi ed anche eroici, come richiede la natura della vita dell&apostolato. +ovete fin d&ora mortificare i sensi. La vista" con non voler vedere tutto, anche le cose lecite, per avezzarsi cos8 a ritirare su*ito lo sguardo, quando s&incontra in cose illecite. L&udito" col non essere curiosi e voler sapere ogni cosa della Casa e dei compagni, tanto meno le cose del mondo. Il gusto" non fa male alla salute lasciare un po& di vino, un pezzo di pane7 essere contenti di dover ritardare a angiare, perch si ha da servire o da leggere a tavola7 non mettere del sale nelle vivande, anche se alquanto insipide7 specialmente non mangiare fuori pasto col pensiero, ed in refettorio non mangiare con gli occhi prima d&incominciare. Il tatto" coi compagni o da soli, star sempre modesti7 tenere il proprio corpo come reliquia, un deposito santificato dal 3attesimo, dalla Cresima e da tante Comunioni. <ccettare il caldo e il freddo, cos8 come viene. Il dire ' Gh, che freddoC Gh, che caldoC ' non giova a nulla7 non per questo il caldo o il freddo se ne va. 2on sar mai mortificato, paziente e forte, chi non impara a frenare se stesso, chi non acquist) l&a*ito della virt$. 2on do**iamo, no, rovinarci la salute, ma le piccole mortificazioni possiamo e do**iamo farle tutti. #i tratta di piccole cose da niente, ma che ci servono tanto *ene a raggiungere la perfezione. 0eprimere uno sguardo, tacere una parola per virt$, non perdere nello studio un filo di tempo, lavorare con energia, sopportare un po& di arsura" sono tutti piccoli sacrifici che nessuno vede e pure sono tanto graditi al #ignore. %cco come al presente dovete mortificarvi, non omettendo anche di fare di pi$, ma con il consiglio dei #uperiori. Certuni, pensando solo all&avvenire, s&immaginano di stare giorni interi senza ci*o, notti intere senza dormire, di sostenere tutte le molestie degli africani e poi anche la morte... e intanto, al presente, non si curano dei piccoli sacrifici. 2on illudetevi7 qui che dovete formarvi alla vera virt$, non lC 2on per parlare di me, ma pur *isogna che lo dica. Io da chierico ero molto pi$ de*ole di salute e ogni quindici giorni mi prendeva un&emicrania che non mi lasciava pi$ far nulla. <ndavo in refettorio e mangiavo pi$ poco, di modo che nessuno se ne accorgeva. In studio premevo la fronte con le mani, dando agli altri l&impressione che io studiassi... Insomma, nessuno mai si accorse di questo mio male. L&ultimo anno di seminario, quand&ero prefetto, un mattino uscii di cappella e andai in camera a gettarmi sul letto. Il +irettore venne a parlarmi e, trovandomi in tale stato, me ne chiese la causa. #aputala, esclam) meravigliato" ' !a soggetto a questo male, lei6(. ' Oh, siC ' risposi... Io sapevo che quel male non mi avre**e recato danno, che *astava una dieta moderata e aspettare che passasse. La grande difficolt a farci santi proviene da non aver costanza nei piccoli sacrifici. Chi vuol sacrificarsi, deve *adare alle piccole cose, per rinnegarsi. Il #ignore vuole il sacrificio piccolo, minuto, ma perenne. 1anti piccoli sacrifici, uniti insieme, ne formano uno grosso, cos8 come i soldi fanno la lira e tante lire il milione. 9EA

-atevi dunque l&a*itudine ai piccoli sacrifici e non lasciate inoperoso il 'coroncino( 9(onsiste di cinquanta grani, come quelli della corana del Rosario, in#il&ati in modo che si possono #are scorrere, uno per ogni piccolo sacri#icio'C uante volte vi dico di metter mano al coroncinoC #. 5iuseppe Cafasso lo usava e lo consigliava alle persone divote. 2on diciamo che i nostri sacrifici li conta l&<ngelo Custode, perch il pi$ delle volte una scusa per non farli. 2on ci insuper*iamo per cinquanta piccoli sacrificiC Conosco un ragazzino che fa passare due volte al giorno il suo coroncino... Io pure lo uso e non ho nessuna vergogna di farvelo vedere... Chi ha il coroncino lo usi7 chi non l&ha se lo procuri. 0orti'icazione della %ola #e vi parlo di questo argomento, voi sapete che non lo faccio perch non mangiate. #ono anzi estremamente premuroso della vostra salute, in ordine agli studi e alla piet7 e perch, ro*usti missionari, possiate sostenere le fatiche che vi attendono. %& ormai prover*iale che vi esorto a mangiare, da parer quasi che vi spinga troppo a quest&azione. #i dire**e che vi faccio fare una mortficazione al contrario degli altri" la mortificazione del mangiare. Con tutto ci), la mortificazione della gola necessaria per acquistare lo spirito religioso ed apostolico. Chi serve alla gola, non si far mai santo, n potr certo operare le meraviglie di un #. -rancesco Haverio o di qualsiasi altro santo !issionario. !angiare non vuol dire vivere per mangiare, non vuol dire porre nel ci*o il nostro fine7 neppure esclude la giusta mortificazione. Le due cose possono stare assieme, anzi ci aiutano a star *ene. !ons. 5astaldi, nelle regole del seminario, dopo aver esortato i chierici ad aver cura della sanit, aggiunge" '#i persuada ognuno che i giovani sovente mangiano pi$ di quanto possono digerire7 perci) non *isogna soddisfare in tutto l&appetito, ma alzarsi ogni volta da tavola con ancora un po& di appetito(. 4eniamo ai particolari. Capita che qualcuno non mangia la carne, se grassa7 altri non fanno *uon viso all&insalata7 chi dice di non digerire le uova sode o i funghi7 alcuni vorre**ero mangiare pane molle e non grissini7 altri fanno della minestra un minestrone con riempire il piatto di pane. 4i sar anche qualcuno che si lamenta del vino... %**ene, miei cari, con un po& di mortificazione e un po& di *uona creanza tutto si compone. <nzitutto la sanit non ha nulla da fare con la qualit dei ci*i, se non in casi eccezionali7 si mangi adagio e tutto si digerisce. %& quindi pi$ questione di gusto e di idee che d&altro. % qui viene opportuna la mortificazione e il coronci no. #. Ignazio, parlando ai suoi 0eligiosi, diceva che le mortificazioni non devono farsi propriamente sul pane, *ens8 sul vino e sul resto. Cos8 io dico a voi" potete, col consiglio dei #uperiori, mortificarvi nel vino, che non poi necessario, specialmente alla vostra et. #. .aolo ordinava a 1imoeo di *ere vino, perch era de*ole di stomaco, per) modico, poco ,?B:/. Gn giorno domandavo ai nostri studenti" ' Che sacrifici mi promettete di fare prima ch&io parta per #. Ignazio6( = ' +i *ere pocoC ' = ' 3ravi, avete proprio indovinato il mio pensieroC(. .oi dissi ancora" ' Chi non *eve vino, non incominciC ' = ' 2o, no ' = ' 3ravi, cos8 da !issionari7 in <frica non ne avrete pi$ e cos8 sarete gi a*ituati(. #oprattutto non *ere tanta acqua, quando fa caldo7 durante i pasti *ere poco, perch altrimenti si rovina la digestione e non si sta pi$ *ene. 4olete poi fare un po& di mortificazione6 #enza un vero *isogno, non *evete fuori pasto. La mortificazione di non *ere tanto cara a 5es$. uando a**iamo tanta sete, ricordiamo il suo Sitio* e si far volentieri quel sacrificio. 9EB

2el mangiare siate regolati. #tate alla regola" la colazione solo un aiuto per arrivare a pranzo. Cos8 la cena sia modica. %& importante questo. #ant&Ignazio dice che mangia troppo poco, chi dopo non pu) attendere ai propri doveri. % soggiunge" ' Chi li*ero, si regoli7 chi in comunit, faccia l&o**edienza(. Inoltre non mangiare per il gusto di mangiare. 2on pretendo che, come avvenne a #. 3ernardo, *eviate olio per acqua senza accorgervene ,?B>/ o che, come lui, a**iate a sentire e a farvi violenza per mangiare. 1uttavia, sia come 0eligiosi che come semplici cristiani, siete o**ligati a no*ilitare l&azione del mangiare. 2on pensate mai al ci*o, n prima n dopo. Io preferisco che mangiate un tantino di pi$, piuttosto che troppo poco. uando poi sar conveniente che facciate mortificazioni speciali, lo dir) a ciascuno in particolare. L&importante che si acquisti lo spirito di mortficazione. Chi non digiuna in un modo, deve digiunare nell&altro. Concludendo" accontentarsi di ci) che la .rovvidenza ci manda, senza sospirare cibos ultramarinos in !issione ,?B?/7 moderazione in casa d&altri7 se ammalati, accontentarsi di ci) che la comunit pu) fare e non essere troppo pretenziosi, e cessato il *isogno, non continuare nelle dispense7 acqua moderata anche a tavola7 in refettorio non essere curiosi, non guardare a quello che mangia un altro. La morti'icazione alla levata 3isogna essere pronti alla levata, *alzar su al primo tocco della campana. 2on pensare e dire" ' Ieri a**iamo fatto una passeggiata un po& lunga ... ho un po& di mal di capo... stanotte ho dormito pochino...(. 2o, su*ito suC 2on voltare il capo dall&altra parte, neppure per un instante7 ad ogni modo dovrete pure alzarviC #em*ra una cosa da niente, ma io credo che se uno fosse fedelissimo a quest&osservanza tutto l&anno, avre**e *uon spirito e il #ignore gli dare**e molte grazie. %& cos8 *rutto dare il primo atto della giornata alla pigrizia, mentre altrettanto *ello avezzarci alla precisione. Il #ignore ci ha lasciati dormire tutta la notte e noi daremo al demonio il primo atto nello svegliarci6 2o, diamolo su*ito in ringraziamento al #ignore. Io credo che questo sacrificio di alzarci al primo tocco della campana, sia una *enedizione su tutta la giornata7 se poi avvenisse di non farlo, ne sentirei pena tutto il giorno. +iamo molta importanza a questo primo atto della giornata, da cui dipende sovente il maggiore o minor fervore in tutte le altre azioni. .ensate in quell&istante di essere chiamati dalla trom*a del giudizio. <h, s8, che quella trom*a ci scuoterC... Oppure di essere scossi dall&<ngelo" come #. .ietro in carcere" .resto, levati suC ,?B@/. O anche = ci) meglio e ve lo raccomando di frequente = pensate a 5es$ #acramentato che vi dice" 7estinans, descende* #cendi presto, oggi devo fermarmi in casa tuaC ,?BA/. 2ostro #ignore vuole questo sacri#icium matutinum, il quale deve attirare le *enedizioni su tutto il resto della giornata. +ico sempre al #ignore che, se non lo fate, vi mandi rimorsi. uanto a me, ho pregato il #ignore che, se vi manco un mattino, non mi lasci pi$ in pace per tutto il giorno, e sono contento cos8. 9ED

Cos8 regolandovi, sarete sempre pi$ generosi e nelle !issioni, anche quando il giorno prima s& molto camminato, o si stati su alla sera per o**edienza, vi alzerete ugualmente all&ora fissata7 n vi capiter che, trovandovi soli in una #tazione, rimaniate a letto una o due ore in pi$. +unque, pronti alla levata a tuttiC +a questo atto di fedelt e di generosit aspetto molte grazie per me e per voi. 0orti'icazione della lin%ua La nostra lingua ha due uffici" quello del gusto, e ne a**iamo parlato7 quello del parlare, che pi$ no*ile del primo, non comune agli animali. #. 5iacomo, nella sua Lettera ,cos8 *ellaC/, tra le altre cose parla a lungo del *ene e del male che si pu) fare con la lingua. + un piccolo membro = scrive = e si vanta molte cose. .ossiamo, infatti, con la lingua parlare *ene e con edificazione, pregare e cantare le lodi del #ignore" (on essa benediciamo Dio e il Padre . Invece possiamo servircene per dire parole oziose, cio n utili n convenienti" parole contro la carit, come critiche, mormorazioni e calunnie7 parole contro la verit, ingrandendo le cose o non dicendole con precisione7 parole di vanit, di super*ia, ecc. (on essa malediciamo gli uomini che sono stati creati a immagine di Dio ,?BB/. uanta leggerezza, e quindi quanti difetti nel parlare, in chi non sa frenare la linguaC %ppure un vizio a**astanza comune. #e ci assale il prurito di dire una cosa, vogliamo a tutti i costi metterla fuori, per dritto o per traverso7 magari si gira e rigira il discorso, finch si trova modo di far entrare ci) che vogliamo dire. Intanto ci) che s& detto non si pu) pi$ ritirare7 quindi malumori, discordie, avversioni, massime in comunit. +ice lo #pirito #anto" Dove molto si ciarla, la colpa non mancher ,?BD/. % chi pu) dire i danni, chi pu) misurare le conseguenze di una parola detta fuori proposito, specialmente se diretta contro l&onore e la fama del prossimo6 <h, tanto facile peccare con la linguaC #. 5iacomo dice" (hi non manca nel parlare " un uomo per#etto ,?DE/. % l&%cclesiastico" .eato chi non pecca con la lingua ,?D1/. .er le anime pie e religiose l&immortificazione della lingua dissipa lo spirito, svoglia dall&orazione e fa perdere il gusto delle cose celesti. #. 3ernardo esclama" ' Oh quanto toglie di divozione e quanta dissoluzione porta il troppo parlareC ' ,?D9/. Infatti dopo si va in chiesa, e la testa corre ancora a quello che si detto o non detto. Gna notte, mentre #. +omenico stava pregando in chiesa, gli comparve il diavolo. Il #anto l&interrog) sul come egli tentasse i frati in chiesa. ' Li tento a venire in ritardo e metto loro la smania di uscir presto(. = ' % in dormitorio come li tenti6( = ' Con non lasciarli addormentare su*ito, cos8 al mattino non si sveglieranno(. = ' % in refettorio6( = ' <lcuni con farli mangiar troppo, altri con lasciarli mangiare a**astanza, in modo che non possano poi attendere ai propri doveri(. = ' % in ricreazione6(. < questo il diavolo non voleva rispondere, ma il #anto ve lo o**lig) in nome di +io. <llora il diavolo" Dic locus totus meus*... ui il luogo dove mi trovo a *ell&agio, il luogo dove faccio vendemmia, tutto mioC ,?D:/. 4edete6 In ricreazione, in parlatorio, dappertutto dove si chiacchera il diavolo fa i suoi affari. %& possi*ile che il diavolo a**ia ad avere un luogo tutto suo6 4oi mi direte" ' <llora faremo sempre silenzio, non parleremo pi$C(. %cco" se doveste sempre star chiusi fra queste mura, vi potrei dire che siamo d&accordo7 ma voi non siete n Certosini, n 1rappisti. #. 91E

0omualdo stette sette anni nel deserto senza dire una parola ,?D>/. #. 5iovanni, detto il silenziario, stette >A anni senza parlare ,?D?/. 2on questo ci) che +io vuole da voi7 per) la lingua *isogna frenarla, moderarla. 2on si tratta di sempre tacere, ma semplicemente di riflettere prima di parlare. Come si mette il freno ai cavalli, cos8 do**iamo metterlo alla lingua7 e come tutto il corpo del cavallo domato per mezzo del freno, cos8 frenando la lingua noi acquisteremo il dominio su molte nostre passioni. %& #. 5iacomo che lo dice" Se mettiamo ai cavalli il #reno in bocca perch! siano obbedienti, teniamo a #reno anche tutto il loro corpo ,?D@/. #. <m*rogio si domandava" ' Ci conviene star sempre muti6( e risponde di no ,?DA/. uindi d la regola per *en parlare" ' O taci, o di& cose che siano migliori del silenzio(. %cco la regola che do**iamo tenereC #. -rancesco di #ales, sviluppando lo stesso concetto, dice" ' Il nostro parlare sia poco e *uono, poco e dolce, poco e semplice, poco e caritatevole, poco e ama*ile(. 3isogna cio parlare con moderazione, con prudenza, con carit e piet. Com moderazione" non aver la smania di parlare7 quando parla un altro, star zitti e ascoltare. Ognuno = continua #. 5iacomo = sia pronto ad ascoltare, lento a parlare ,?DB/. 2on fare tuttavia come coloro che impiegano del tempo prima di rispondere un s8 o un no7 *asta non essere corrivi. Con prudenza" talora non sar male dire una cosa, ma meglio tacerla. Concarit e piet" noi 0eligiosi non dovremmo mai dire alcuna cosa, senza che c&entri la carit e la piet, come faceva #. 5iuseppe Cafasso e come fecero tutti i #anti. Le mettereste tutte in *occa a 5es$ le vostre parole6... 2ella vita di #. Ignazio si legge ch&era un piacere udirlo a parlare. .arlava con tranquillit, senza affezione e, nello stesso tempo, sempre attento a dir cose precise senza ingrandirle o diminuirle. 1anti si prendevano il gusto di conversare con lui, per trarne edificazione. 2on diceva mai nulla di inutile ,?DD/. 2on ci ha fosse ammoniti 2ostro #ignore che ci sar chiesto conto di ogni parola oziosa6 La parola oziosa = secondo che spiega #. -regorio !agno = quella che non ha nessun *isogno di essere detta ,@EE/. Il gi citato .. 3runo diceva che, in generale, nelle confessioni uno non si accusa mai di aver parlato poco, ma sempre di aver parlato troppo ,@E1/. %saminiamoci qualche volta se parliamo troppo, se parliamo contro la carit, o contro la prudenza o contro la verit. uesto materia di esame e *isogna dirlo in cofessione. .reghiamo anche sovente il #ignore, che ci aiuti a correggersi dei nostri difetti di lingua. Pone, Domine, custodiam ori meo* ,@E9/. < ci) ottenere, do**iamo da parte nostra amare il silenzio, soprattutto il silenzio di regola. Il silenzio, per una comunit, tutto. Chi non osserva il silenzio facilmente dissipato, ch il #ignore dice" ' 1u hai parlato quando dovevi tacere, e Io non parlo pi$ a te(. Inoltre per lo pi$ quando si trasgredisce la regola del silenzio, il nostro discorso non di edificazione. %vitiamo, s8, una soverchia pedanteria7 ma prima di rompere il silenzio, pensiamo se necessario o no. #pecialmente durante il tempo di studio vi necessario il silenzio, per non distur*are gli altri. 2el Convitto %cclesiastico era proi*ito dire il 3reviario durante lo studio, appunto perch distur*ava. uando si studia, *isogna che ciascuno attenda a se stesso7 se ha qualcosa da dire, aspetti dopo. #e il vicino parla, e**ene fraternamente io lo avverto. 911

4e l&ho detto e ve lo ripeto" la nostra santit non consiste nel fare i miracoli, ma nel fare le cose *ene, a tempo e luogo. C& il tempo per parlare e c& il tempo per tacere7 e allora si tace. Il #ignore non gradisce i doni fatti a met o fatti male. 0orti'icazioni pu--liche& =La pratica del venerdD> Le mortificazioni pu**liche possono essere spontanee, oppure accettate di *uon cuore quando il #uperiore le offre. 1ale uso segno che nella Congregazione fiorisce la virt$, che lo spirito si mantiene in vigore. Inoltre, tali mortificazioni ci rendono padroni di noi stessi, fanno la virt$ interna pi$ intensa ed efficace, conservano ed accrescono la mortificazione interiore. Le nostre Costituzioni, parlando della mortificazione, dicono" ' Oltre a quelle che la #. Chiesa sta*ilisce per tutti i fedeli, e quelle che la stessa vita di !issione importa, i !issionari procureranno di praticare qualche mortificazione corporale esterna al venerd8, e almeno una volta al mese faranno l&accusa pu**lica di qualche trasgressione esterna delle Costituzioni ' ,@E:/. uell& ' almeno una volta al mese ' sta ad indicare le settimane e, se ce ne fosse *isogno, pi$ volte la settimana. uesta pratica utilissima alla comunit e all&individuo. 4edete" i peccati si cancellano con la confessione e, se veniali, anche con i #acramentali7 ma queste cosette esterne, come la rottura di un *icchiere, un&infrazione al silenzio, non sono peccati, eppure causano un disordine nella comunit7 sono come una lesione del *uon andamento della casa. 3isogna perci) rimediarvi e questo si fa coll&accusa in pu**lico, alla presenza di coloro che videro o poterono vedere l&infrazione o il difetto. 2on *isogna per) limitarsi ad accusare le mancanze commesse in pu**lico, ma anche quelle non viste da nessuno, perch furono vedute da +io e anche queste hanno leso l&ordine generale della comunit. < questo modo resta reintegrato l&ordine scosso e riparato il difetto o anche lo scandalo. <ggiungasi che mentre il colpevole d&una mancanza esterna se ne accusa, con la promessa di emendazione e di maggior attenzione per l&avvenire, i confratelli avranno un&utilissima lezione per se stessi di star guardinghi a non commettere simili azioni od omissioni. #i ricevono poi tante grazie da +io, che non si ricevere**ero se uno si pentisse solo internamente, e la stessa accusa pi$ meritoria. %& un *ell&esercizio di umilt e di mortificazione. Chi si accusa in pu**lico, infatti, deve vincere la naturale ritrosia a manifestare i propri difetti" il che serve molto *ene a vincere l&amor proprio, a non essere tanto solleciti della stima degli altri. .rocuriamo di aver *uona fama presso +io ed %gli ce ne dar quanto ce ne a**isogna davanti agli uomini. <nche per quelli che vi assistono un *ell&esercizio di umilt, in quanto li porta a riflettere ch&essi pure hanno gli stessi difetti e anche di pi$ gravi, *ench non conosciuti dalla comunit. .u) essere che a taluno questa pratica costi un tantino, almeno la prima volta. 3isogna farsi coraggioC #e facciamo il primo passo, il #ignore ci dar la sua grazia e si giunge a farla volentieri, cio con desiderio di esserne parte attiva. -ortunati coloro che sanno valersi di questo mezzoC .erch poi questa santa pratica possa arrecare tali frutti, deve farsi *ene, con spirito. %d ecco come" 1 = 0icordare anzitutto che qui si tratta di mancanze esterne, non di peccati, per i quali uno va dal 919

confessore. 9 = %saminare le nostre mancanze esterne, anche quelle ignote ai superiori e compagni, nei pochi minuti che ci sono dati, dopo la preghiera di preparazione, e anche prima" affinch, invitati dal #uperiore, possiamo *en dichiarare il difetto. !eglio ancora sare**e se, non invitati o non estratti a sorte, pregassimo prima il superiore a concederci tale grazia. : = -are l&accusa con umilt, vedendo in essa un mezzo di santificazione. all&anima desiderosa di vincersi e perfezionarsiC uanto *ene fa ci)

> = %& poi assolutamente necessario il segreto. 4oglio dire che di quanto si dice durante questa pratica, tutto deve rimanere l8, e fuori di l8 non se ne deve parlare assolutamente mai, nemmeno il pi$ piccolo cenno. <nzi, non vi si deve neppur pensare, ma scacciare via come tentazione il ricordo di ci) che ha detto il tale o tal altro. % ci) facile, contrapponendo a questo il ricordo di ci), forse molto pi$ grave, che ognuno avre**e dovuto dire di s. #e fuori di l8 se ne parlasse, anche fra due soli, ci) *astere**e a guastare tutto. #e alcuno ne parlasse, voglio che il #ignore lo riprenda e lo punisca, facendogli fare su*ito una pi$ solenne penitenza. uesto di massima. -acciamo che questa pratica si compia sempre con spirito. %ssa non deve ridursi a una formalit. +o**iamo amarla e compierla sempre con vero spirito, onde averne il merito. ueste cose *isogna prenderle sul serio, non alla leggera. 2 si dica che sono anticaglie. <h, miei cari, i tempi sono sempre i medesimi, come sempre il medesimo il 4angelo. #e una volta si faceva penitenza, ora ce ne vuole di pi$. +ate importanza a questa pratica, cos8 darete gloria a +io, acquisterete l&umilt e la mortificazione e tutti insieme ci aiuteremo a farci santi.

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(5. S3!R!T# A3#ST#L!$#


Lo zelo Lo zelo, al dire di #. <gostino, un effetto dell&amore ,@E>/7 non per) di un amore qualsiasi, *ens8 di un amore intenso. #olo quando l&amore ardente, vi arde lo zelo. <nzi, secondo lo stesso #. <gostino, lo zelo non si distingue dall&amore" Helus charitas est. Chi ama, zela7 chi non zela, non ama ,@E?/. Lo zelo peraltro il carattere proprio del !issionario. 2on si va nelle !issioni per capriccio, o come a diporto7 ma unicamente per amore di +io, che insepara*ile dall&amore del prossimo. 2on solo dunque come cristiani, ma anche e pi$ come !issionari della Consolata, e quindi secondo il fine della nostra particolare vocazione, do**iamo procurare la gloria di +io con lo zelare la salvezza delle anime. %CC%LL%2H< = +ice #. +ionigi <reopagita che il cooperare alla salvezza delle anime l&opera pi$ divina fra le divine ,@E@/. 2on si poteva dire di pi$. Iddio, che potre**e fare da s o servirsi degli <ngeli, vuole invece servirsi di noi, del !issionario, e ci chiama ad essere suoi cooperatori. Dei enim sumus adiutores ,@EA/. .ensate" coadiutori di +io nella salvezza delle animeC .roprio come se Iddio avesse *isogno del nostro aiutoC %ppure cos8 e, in certo qual modo, potremmo anche chiamarci corredentori. La !adonna la Corredentrice per eccellenza, noi siamo molto lontani da Lei, ma pur sempre dei corredentori. %& a noi che la Chiesa affida il grande mandato dell&evangelizzazione del mondo, ch&essa e**e da 2ostro #ignore. %& l&opera delle opere7 l&opera pi$ degna, la pi$ ama*ile, la pi$ meritoria di tutte le opere. %& la pi$ degna. 1utto sopporto per amore degli eletti = diceva gi #. .aolo = a##inch! anche loro conseguano la salve&&a ,@EB/. La creazione, l&Incarnazione, la 0edenzione, la !issione dello #pirito #anto7 tutto ha per fine la salvezza delle anime. +io stesso ci supplica ad essere zelanti per la sua causa, e chi non vorr accogliere la sua voce6 Chi di noi non si stimer fortunato di una tale vocazione6 #. 5iovanni Crisostomo dice che nulla vi di pi$ caro a +io, che la salvezza delle anime ,@ED/. #. <gostino aggiunge che la conversione di un peccatore opera pi$ grande di quella della creazione ,@1E/. %& poi ancora l&opera pi$ ama*ile" rendere felice il prossimo per tutta l&eternit, mentre assicuriamo la nostra felicit eterna. Chi salva un&anima, *en pu) dirsi che a**ia assicurata la propria salvezza. -inalmente l&opera pi$ meritoria. ' uante anime, altrettante coroneC( esclama #. 5regorio 2azianzeno ,@11/. #. Ignazio domand) un giorno ad uno dei suoi .adri, che cosa avre**e scelto fra l&andare su*ito in .aradiso o il restare ancora sulla terra a salvare un&anima. uegli rispose" '<ndar su*ito in .aradisoC(. #. Ignazio invece disse che avre**e scelto di rimanere sulla terra, finch c&erano anime da salvare. Cos8 la pensavano i #anti, i quali per un&anima erano pronti a dare la vita. % voi ne salverete tanteC 2%C%##I1<& = 2o ho scelto voi e vi ho destinati ad andare a portar #rutti e #rutti duraturi ,A/. %& un grande dono di elezione da parte di 5es$, ma pure un grande dovere da parte nostra. +o**iamo 91>

con tutte le forze adoperarci in questo santo ministero, perch il #ignore ce ne chieder conto. :uai a me se non predicassi* ,@19/. 0icordatevi tuttavia che non *asta predicare, ma necessario compiere tutte le opere e tutti i sacrifici che la vita apostolica richiede, costi quel che costi. 'Lavoriamo, lavoriamo = esclamava #. 5iuseppe Cafasso = ci riposeremo in .aradisoC ,@1:/. %gli aveva lo zelo che proviene dalla sete di anime. Certo, se fosse vissuto ai nostri giorni, si sare**e fatto !issionario7 ma allora non c&era in Italia alcun Istituto missionario. Gna volta, predicando gli esercizi al Clero, parl) delle !issioni come uno che sente l&ardore, il fuoco dello zelo. 2oi siamo suoi parenti. U4a parentela del Padre 7ondatore con S' :iuseppe (a#asso era in certo qual modo condivisa dai suoi #igli V !a non il sangue che conta, questo niente7 lo spiritoC .ensiamo un poT al numero di #acerdoti e *uoni secolari che potre**ero fare tanto *ene, e invece...C In questo mondo il #ignore non *enedice chi rifiuta di farsi suo cooperatore nella salvezza delle anime. I #anti temevano i doni ricevuti e non trafficati. #e vero, come dice #. <gostino, che chi cristiano lo per s, ma chi sacerdote lo per il prossimo, che dire del !issionario6 La nostra vocazione quella di salvare anime. #econdo #. 5iovanni Crisostomo, nessun sacerdote pu) salvarsi, se non lavora alla salvezza delle anime ,@1>/. +&altra parte #. 3ernardo ci assicura che quando uno si adopera con zelo alla salvezza delle anime, il #ignore gli perdoner quel po& di polvere che forse s& posata nell&anima sua. +ice #. .ietro" 4amore copre una moltitudine di peccati ,@1?/. uindi non ci rincresca il dissiparci un tantino per compiere il nostro dovere7 preghiamo solo molto, come faceva #. -rancesco Haverio. Cercare la pace e la calma nei monasteri solo per sfuggire la fatica, non amor di +io. %& tempo di lavorare questoC Che ne pensate voi6... +i andar presto in .aradiso6... <h, questo non zeloC 3isogna aver zelo, *isogna prima lavorare, *isogna prima sacrificarsi per le anime, *isogna far nostre le parole dell&<postolo" 1utto #accio per l+vangelo ,@1@/. Lavorare non solo per santificare noi, ma per santificare ancora gli altri7 essere disposti a qualunque sacrificio. 1utto faccio per l&%vangeloC 1utto, tuttoC !i spender) e mi sacrificher)C... Ci son di quelli che vogliono sempre morireC %h, morire comodoC L in <frica moriremo, s8, ma stremati dalle fatiche sostenute per amore di +io. #e invece morissimo senza aver lavorato, non potremmo presentare al #ignore che degli affetti, dei desideri. 2o, do**iamo presentare dei fatti, delle opere" conversioni e animeC C<0<11%0I +%LLO H%LO = #. 3ernardo dice che lo zelo deve essere infiammato dalla carit, completato dalla scienza, reso fermo dalla costanza ,@1A/. 1= 2n#lammet charitas. Infiammato cio da un vero desiderio di far conoscere 2ostro #ignore, di farlo amare. Il vero zelo cerca l&onore della persona a cui si porta amore, mentre lo zelo falso cerca se stesso, nasce da super*ia e invidia. Sono venuto a portare #uoco sulla terra e che cosa desidero se non che si accenda- ,9D:/. Ci vuol fuoco per essere apostoli. %ssendo n caldi n freddi, cio tiepidi, non si riuscir mai a niente. L&uomo in tanto vive, in quanto attivo per amor di +io. #i pu) stare in unione intima con +io ed operare nel medesimo tempo. #e c& amore, c& zelo, e lo zelo far s8 che non poniamo riserve o indugi nella dedizione di noi stessi per la salvezza delle anime. uel che si pu) far oggi, non *isogna lasciarlo per domani. <h, che non sar mai !issionario, chi non arde di questo fuoco divinoC 2 solamente il nostro zelo dev&essere infiammato dall&amore verso +io, ma altres8 dall&amore verso il prossimo. 3isogna aver tanta carit, da dare la vita. 2oi !issionari siamo votati a 91?

dar la vita per la salvezza delle anime. <mare il prossimo pi$ di noi stessi, dev&essere il programma di vita del !issionario. #e non si viene al punto di amare le anime di quei poveri pagani pi$ che la propria vita, potrete avere il nome, ma non la realt, la sostanza dell&uomo apostolico. <nche in confessionale ci accorciamo la vita, ma che importa6... 2oi dovremmo avere per voto di servire alle !issioni anche a costo della vita7 dovremmo essere contenti di morire sulla *reccia. uando farete i voti e quando li rinnovate, ricordatevi che si intende anche questo. 9 = 2n#ormet scientia. Il nostro zelo dev&essere completato, perfezionato dalla scienza. +i questo vi ho gi parlato. 3isogna sapere e quindi *isogna studiare7 *isogna fin d&ora procurarsi la scienza necessaria, non aspettare la scienza infusa. Lo studio sia perci) considerato in vista dei nostri futuri *isogni. Gn .arroco mi scriveva" 'C& qui un chierico che non ha una *uona testa, ma per un !issionario *asta(. 2iente affattoC .er un !issionario non *asta7 se lo tenga pure. Ci vuole scienza. In <frica non si hanno pi$ n #uperiori n professori, n trattati a portata di mano, eppure sovente *isogna rispondere su*ito, risolvere una questione, sciogliere un caso. : = 7irmet constantia. Il nostro zelo dev&essere costante. #8, pazienza e costanza, per quanto noiose o importune possano essere certe persone. 0igettandole, non le avvicineremo mai pi$7 pazientando, pu) essere che un giorno ascoltino la voce della grazia. Costanza, senza pretesa di salvarne molti, senza scoraggiarsi del poco frutto. 'Iddio = dice #. 3ernardo = pretende da te la cura, non la guarigione( ,@1B/. +a te aspetta l&evangelizzazione, non la conversione delle anime, che affar suo. <ccendiamo dunque in noi lo zelo per la salvezza delle anime. 4oi !issionari dovete essere avidi di far del *ene e ospirare il giorno in cui potrete farlo. #8, desiderare, sospirare il giorno in cui vi sar dato di partire per le !issioni, e ci) in vista delle tante anime da convertire. C& posto laggi$ e c& da fare per tutti, state tranquilliC... Io non vedr), ma forse andrete anche nel 5iappone, nella Cina, nel 1i*et... 4oi dovete imitare #. -rancesco Haverio, che voleva convertire tutto il mondo. % quando non vi saranno pi$ infedeli, convertiremo i protestanti e poi i cattolici che non vivono da cattolici. uando saranno convertiti tutti gli infedeli, gli eretici e gli scismatici, e da ultimo gli %*rei, allora la fine del mondo sar vicina. < 0oma, #. %. il Card. 4an 0ossum, .refetto di .ropaganda -ide, mi ringraziava tanto per tutto il *ene che facciamo alla Chiesa. 5li risposi" '% un dovere7 *isognere**e non essere sacerdoti, per non sentire lo zelo delle animeC(. % lui ad insistere" '#8, ma questo pi$ di quanto lei dovre**e fare7 non o**ligato a far tanto(. % mi rinnovava i suoi ringraziamenti. Ci) dimostra che i nostri #uperiori ci vogliono *ene, ci apprezzano, certamente pi$ di quanto meritiamo. Coraggio, dunqueC Il #ignore ha sete di anime e sta a voi, come !issionari, il dissetarlo. %gli ve ne dar i mezzi, ma tocca a voi riempirvi di zelo per le anime7 avere sete a vostra volta, sete di anime. %gli vuole che tutti giungano alla conoscenza della 4erit e si salvino, ma vuole che vi giungano per mezzo vostro. <h, se riflettessimo a questa volont di +ioC... #8, eccitatevi a questi sentimenti7 e fin d&ora con la preghiera, con lo studio, con il lavoro preparatevi al futuro apostolato7 fatevi l&a*itudine dello zelo con tanti piccoli sacrifici7 date importanza a tutto, perch tutto un giorno potr servirvi a fare del *ene. %& a questo fine che noi, dopo la 3enedizione del ##. #acramento, cantiamo il #almo 11@" 4audate Dominum omnes gentes... %& come un duetto fra noi e i pagani che sono convertiti dai nostri 91@

!issionari o da altri. 2el primo versetto li invitiamo a dar lode e ringraziamento al #ignore per la grazia della fede. 2el secondo versetto i novelli cristiani o catecumeni rispondono" essere ci) troppo giusto, perch fu veramente per loro una grande misericordia del #ignore, conforme alla promessa fatta della chiamata delle genti alla fede. <llora tutti assieme, noi ed essi, ci uniamo in una solenne lode di fede e di zelo, anche con trasporto di gioia, perch nel li*ro dei #almi questo contrassegnato con l&AlleluFa ,lodate il #ignore/. La mansuetudine 2<1G0< %+ %CC%LL%2H< = La mansuetudine una virt$ morale, parte potenziale della temperanza. %ssa ha per opposto l&ira, la quale appunto vien moderata dalla mansuetudine. #. 1ommaso infatti la definisce" 'virt$ che modera l&ira secondo la retta ragione( ,@1D/. La modera, cio la tiene nei giusti limiti" che non sia troppa, n fuor di luogo o di tempo(. L&ira, come tutte le passioni, pu) essere *uona o cattiva. -u certamente *uona l&ira di 2ostro #ignore quando scacci) i venditori dal tempio7 ma la mansuetudine la moder) e, anche in quei momenti, %gli conserv) la perfetta padronanza di #e stesso. !os, secondo la #acra #crittura, era l&uomo pi$ mansueto dei suoi tempi7 tuttavia, per la gloria di +io, arse di sdegno contro gli idolatri. Il 4en. <ncina sgrid) una volta fortemente un chierico che aveva lasciato spegnere il fuoco del turi*olo, e a noi !ons. 3ertagna diceva che quello era zelo. 2on operava invece per la gloria di +io quel tale che, avendo redarguito un *estemmiatore, e continuando questi a *estemmiare, lo sfid) a duello. 2rascimini et nolite peccare ,@9E/. La mansuetudine frena la vivacit del carattere, la parola troppo pronta. #. 3asilio la chiama" maxima virtutum, ossia la pi$ importante per chi ha da fare col prossimo ,@91/. L&eccellenza di questa virt$ appare in modo evidente dagli insegnamenti e dagli esempi di 2ostro #ignore. 2mparate da me che sono mite ed umile di cuore ,>>E/. %gli unisce insieme le due virt$, premettendo la mansuetudine all&umilt. 2on che do**iamo avere l&umilt solo secondariamente, *ens8 averla praticamente coll&essere mansueti. +ev&essere certo una grande e necessarissima virt$, se 2ostro #ignore, lasciando a parte tutte le altre virt$, in queste due vuole essere da noi particolarmente imitato. % veramente, secondo #. .aolo. la mansuetudine fu la caratteristica di 5es$. 0i esorto per la mansuetudine e la modera&ione di (risto ,@99/. <nche #. .ietro mette in rilievo questa virt$ caratteristica di 5es$, dicendo che" maledetto, non malediceva ,@9:/. % gi prima della sua venuta su questa terra, Isaia lo raffigurava ad un agnello mansueto" (ome agnello condotto al macello, come pecora muta di #ronte ai suoi tosatori, non ha aperto la bocca ,@9>/. 3asta, del resto, aprire il 4angelo per vedere come 5es$ am) e pratic) la mansuetudine. I 5iudei lo dicono indemoniato ed egli si limita a rispondere alla *estemmia con dire" +go demonium non habeo ,@9?/. +urante la .assione tace7 e se parla, vedete quali miti parole" Perch! mi percuoti- ,@9@/. % s8 che avre**e potuto rispondere *en altrimentiC uanta mansuetudine con gli <postoliC uanta soprattutto con 5iuda, che veniva a tradirlo" Amico, a che sei venuto- ,@9A/. #empre, e nelle parole e nelle azioni, 5es$ si dimostr) pieno di mansuetudine, volendo dare a noi un esempio da imitare. I #anti corrisposero all&invito di 5es$ e si studiarono di imitarlo in questa cara virt$. 3asti per tutti #. -rancesco di #ales, vero modello di mitezza. %gli aveva sortito da natura un carattere collerico, ma tanto fece che divenne mansuetissimo. #. 4incenzo de& .aoli, parlando di #. -rancesco di #ales, diceva" 'O mio +io, quanto dovete essere *uono, se vi sono uomini cos8 *uoniC( ,@9B/. Gn giorno un cavaliere lo caric) d&ingiurie e alcuni suggerivano al #anto di reagire. %gli per) non lo fece e spiegava poi di non aver voluto perdere il frutto di tanti anni di violenza fatta a se stesso. '#e io voglio 91A

far dolce un altro, = soleva dire = devo prima far dolce me stesso( ,@9D/. 4a tuttavia osservato che la mansuetudine non va scam*iata con la de*olezza. #. -rancesco di #ales sopport) tutte le ingiurie di quel cavaliere, ma non gli concesse ci) che chiedeva, perch non poteva farlo. 2%C%##I1<& = La mansuetudine anzitutto necessaria per noi" come creature ragionevoli, come cristiani e come 0eligiosi. 1= (ome creature ragionevoli. L&uomo, dice #.1ommaso, si distingue dalle *estie per la ragione. Ora, fra tutte le passioni, l&ira quella che maggiormente impedisce l&uso della ragione ,@:E/, e pu) giungere fino ad impedire l&uso della favella. #i perde proprio il *uon senso, si diventa sfigurati, pi$ *estie che uomini. 9 = (ome cristiani" come tali, infatti, do**iamo imitare 2ostro #ignore, rivestirci del suo spirito. uale spirito6 uello della *ont, del compatimento, della misericordia e della mitezza. 0icordate ci) che 5es$ rispondeva ai due fratelli He*edei, che avre**ero voluto far piovere il fuoco sulla citt inospitale" on sapete di quale spirito siete ,@:1/. In <lessandria d&%gitto un cristiano, gravemente insultato dai compagni, tutto sopportava con mira*ile calma, s8 ch&essi ne erano meravigliati. uando poi passarono ad insultare 2ostro #ignore, con negarne la divinit, egli rispose loro" 'La prova della divinit di 5es$ Cristo l&avete in questo" che per suo amore, come cristiano, ho avuto la forza di mantenermi mansueto(. #. 3ernardo si lasci) un giorno sfuggire una parola un po& aspra, ma su*ito 2ostro #ignore lo riprese, esortandolo a fare uno studio particolare su questa virt$ ,@:9/. : = (ome Religiosi = #enza la mansuetudine non si pu) attendere all&orazione7 per questa ci vuole la calma, la pace in noi stessi. on in commotione Dominus ,@::/. #e lasciamo che la passione dell&ira prenda il sopravvento, se perdiamo il dominio di noi stessi, il #ignore si ritira e tace. La nostra mansuetudine, specialmente in certi casi, molto potente presso +io per intercedere in favore nostro e del prossimo. Ond& che leggiamo nei #almi" Ricordati, o Signore, di Davide e della sua mansuetudine ,@:>/. .oi la mansuetudine necessaria per riguardo agli altri" per il *ene che ci proponiamo di far loro. 2ostro #ignore disse" .eati i mansueti perch! possederanno la terra ,@:?/. Il che vuol dire, secondo gli interpreti, che saranno padroni del proprio cuore e poi del cuore degli uomini, nonch padroni del cuore di +io. +iceva #. -rancesco di #ales che si attirano pi$ mosche con un cucchiaio di miele, che con un *arile di aceto ,@:@/. Gna parola dolce pu) fare maggior *ene che cento parole aspre. 'Chi mite = conferma #. 3asilio = in possesso della terra promessa( ,@:A/. La terra promessa il .aradiso7 per intanto, specialmente per noi, il campo dove dovremo esercitare il nostro apostolato. #. 4incenzo de& .aoli asseriva di non essersi mai pentito d&essere stato troppo dolce7 ma che e**e a pentirsi tre volte d&aver parlato un po& duramente, credendo suo dovere di farlo ,@:B/. % soggiungeva" '#e +io concedette qualche *enedizione alle nostre !issioni, si perch furono sempre tenute maniere amorevoli, umili e schiette con tutti ,@:D/. Il fuoco non pu) essere spento col fuoco. Ci) che l&acqua per il fuoco, la mansuetudine lo per l&ira. %na risposta dolce calma lira ,@>E/. I #anti hanno sempre vinto con la mansuetudine. uando 5iaco**e volle ritornare in .alestina e temeva di andare incontro a %sa$, che fece6 +ivise tutti i suoi in tre schiere ed egli and) con la prima 91B

e chiese perdono al fratello *en sette volte. 4into da questo esempio di umilt e di mitezza. %sa$ si rappacific) con lui. #i narra di un santo 4escovo di Costantinopoli che, odiato da un altro, radun) il suo Clero e and) ad inginocchiarsi davanti all&avversario, chiedendo perdono. L&altro si trov) confuso, s&inginocchi) lui pure e si fece la pace. Credetelo, c& gran *isogno di questa virt$ per chi si occupa del prossimo. -a d&uopo far violenza al proprio cuore, al proprio carattere, alle proprie passioni, perch non a**iano a trasmodare7 e questo lavoro dovete farlo qui, non aspettare in !issione. <desso vi pare di essere mansueti, ma che sar quando sarete laggi$6 ualcuno ha il carattere molle e si crede mansueto, ma fate che lo si urti e vedrete dove se ne va la sua mansuetudine. 2on *asta avere il carattere, *isogna avere la virt$. uasi sempre sono pi$ mansueti i pi$ vivaci di carattere. !i ricordo che, in seminario, c&era un chierico che sem*rava la calma personificata, proprio uno di quelli che non fanno due mattonelle con un passo. Gn giorno egli passava in dormitorio con un catino d&acqua e un compagno inavvertitamente lo urt)" su*ito egli gli scaravent) addosso il catino. #i pent8 su*ito e chiese scusa, ma intanto vedete6 <nche quelli che sem*rano pi$ calmi, all&occasione non lo sono. In !issione c& grandissimo *isogno di mansuetudine. <lle volte si lavora, si lavora con insistenza, e magari si ottiene nulla7 talora anche gli <fricani sono noiosi, petulanti, e si tentati di usare il *astone. 2o, niente *astone, niente percosse e neppure parole secche. Gn atto manesco lo ricordere**ero sempre e perdere**ero la stima a quel !issionario. L&esperienza prova che i nostri !issionari in tanto fanno del *ene, in quanto sono mansueti7 e qualche fatto d&ira accaduto, ha allontanato gli indigeni. Gn !issionario scriveva nel diario" 'In questa #tazione c& ancora memoria della mancanza di mansuetudine di un .adre(. #i dir" = %& presto detto, ma talora si ha da fare con gente s8 dura ed ostinata, che fare**ero scattare anche un #antoC = %**ene, siate voi santi al punto da contenervi, per cos8 vincere la loro ostinazione. !i sta a cuore la mansuetudine. 2oi andiamo per convertire, e se invece si danno delle *astonate, li allontaniamo da noi. 2on inganniamoci, scam*iando per zelo la nostra passione. 1alvolta ci pare ira giusta, ci pare zelo7 ma non lo . <nche i filosofi pagani consigliavano di aspettare ad agire che fosse passata l&ira. 2on voglio aggiungere di pi$ su questo punto, ma solo far capire quanta importanza io dia a questa virt$. I !%HHI = <ccenner) in *reve ad alcuni mezzi per acquistare questa virt$ e frenare l&ira. 1 = .ersuaderci dell&importanza della mansuetudine e del *isogno che ne a**iamo7 quindi chiederla a 2ostro #ignore, ripetendo sovente" '5es$, mite ed umile di cuore, rendete il mio simile al vostroC(. 9 = .ersuaderci che una virt$ difficile e ci vuole tempo, ci vuole sforzo, ci vuole violenza. .er acquistarla *isogna com*attere, non con fuggire ,come per la purezza/, ma affrontando l&occasione o almeno non sottraendoci alla medesima, esternamente ed internamente7 tener fermo e non lasciarci vincere. L&a*ito si fa ex repetitis actibus. #. -rancesco di #ales, come vi ho detto, l&ottenne a mezzo di continue violenze su se stesso. % voi esercitatela fin d&ora con tutti nel giuoco e in tante altre circostanze. 91D

: = -are un po& di esame preventivo al mattino sulle occasioni della giornata7 massime per quelli che sono pi$ in pericolo" perch l&ira si accende in un momento e *isogna prevenirla, specialmente se uno di carattere pronto, impulsivo, iracondo. > = uando l&ira ci assale, appena ce ne accorgiamo, richiamarci alla memoria gli esempi di mansuetudine di 2ostro #ignore7 riflettere sugli eccessi a cui l&ira pu) condurre7 pensare ai nostri eccessi passati ,nessuno ne esente/, e come dopo ne fummo pentiti. 1ermino con le parole di #. .aolo a 1ito" on siano litigiosi, ma modesti e mostrino tutta la mite&&a possibile verso tutti ,@>1/. 1utta la mitezza possi*ile" nel parlare, nell&agire e in tutte le occasioni. % ci) sempre" quando si di *uono o di cattivo umore, nell&allegrezza o nelle pene. % verso tutti, anche verso il pi$ zotico, il pi$ indiscreto, il pi$ maligno. #. .aolo aggiunge" +ravamo anche noi una volta insensati . Cio anche noi una volta avevamo questi difetti7 che se per grazia di +io ora ne siamo li*eri, sappiamo compatire gli altri. %cco il lungo e forte lavorio che dovete fare fin d&ora, se vorrete essere mansueti nelle occasioni. 4igilate su voi stessi nelle piccole prove che ora vi succedono, per poter poi sopportare le molte maggiori che incontrerete nelle !issioni. .regate il #ignore che vi dia una *uona conoscenza di questa virt$, che ve ne faccia conoscere l&importanza. 4e l&ho detto e non mi stancher) di ripetervelo" nella vita del missionari essa ha un&importanza massima. #. -rancesco di #ales convert8 il Chia*lese pi$ con la mansuetudine che con altro" non offendendosi, non perdendo mai la calma, ma trattando sempre *ene ,@>9/. uando si tratta di salvare un&anima, si pensi che una parola secca *asta ad impedirne la conversione, forse per sempre. %saminiamo dunque noi stessi per vedere se a**iamo questa mansuetudine, se l&a**iamo sempre, se l&a**iamo con tutti. )alorizzare il tempo Gno dei proponimenti che vorrei aggiungeste ai vostri particolari, quello di *en valorizzare il tempo. 2ell&%cclesiastico leggiamo" 7ili conserva tempus ,@>:/" figlio mio, tesoreggia il tempo. .erch questo6 In primo luogo, perch il tempo vale quanto il .aradiso, che in un momento pu) essere guadagnato o perduto. Lo si pu) infatti acquistare con un atto di perfetta carit. In secondo luogo, perch il tempo vale quanto il #angue di 2ostro #ignore 5es$ Cristo. %gli sparse il suo #angue per tutti i momenti della nostra vita e per tutte le anime che in ciascun momento hanno *isogno di salvarsi. Invero ad ogni istante il #angue di 5es$ viene applicato alle nostre anime, e ad ogni istante vi sono anime che si salvano per i meriti di questo preziosissimo #angue. In terzo luogo, perch il tempo vale quanto +io. L&espressione non mia, ma di #. 3ernardino da #iena. 1antum valet tempus quantum Deus. % ci) perch = spiega il #anto = col tempo *ene speso, in certo senso si compra +io, lo si acquista, lo si possiede" 2n tempore bene consumpto comparatur Deus ,@>>/. #. 3ernardo dice che non v& nulla di pi$ prezioso del tempo" nihil praestantius quam tempus ,@>?/. #. -rancesco di #ales, sul termine di sua vita, tremava al pensiero del conto che doveva rendere del 99E

tempo. 2on temeva per i peccati, ma per il tempo. Certo era per umilt, perch il tempo egli l&aveva speso tutto a far del *ene7 tuttavia ci) sta ad indicare in qual conto i #anti tenevano questo dono di +io. .urtroppo noi non lo stimiamo a**astanza. #. 3ernardo, dopo aver detto che nulla v& di pi$ prezioso del tempo, aggiunge che non v& nulla anche di meno stimato" sed nihil vilius aestimatur. Lo si disprezza facilmente, non si pensa che ogni minuto ha un valore immenso per l&eternit7 non si pensa che ad ogni istante possiamo morire e dopo non vi sar pi$ il tempo. 1empus non erit amplius ,@>@/. Ora, il tempo si pu) perdere in diversi modi, e voi farete *ene ad esaminarvi sui singoli punti. 1 = #i pu) perdere il tempo peccando. In questo caso si perde doppiamente il tempo" non facendo il *ene e, per di pi$, facendo il male. Il profeta 5eremia dice che il #ignore, nel d8 del giudizio, costituir il tempo contro di noi" 0ocavit adversus me tempus ,@>A/. Il #ignore chiamer a rendere testimonianza contro di noi il tempo che fu male impiegato peccando. 9 = #i pu) perdere il tempo nell&ozio. L&ozio non va confuso col riposo. %& ozio tutto ci) che non ha motivo di utilit, di convenienza. uanto tempo si perdeC Cos8 nello studio non mi applico con tutta quella intensit che dovrei metterci, mi perdo volontariamente in distrazioni, mi divago a guardare qua e l, a chiudere e ad aprire il li*ro. 1empo persoC In genere i giovani non si confessano mai di aver perso tempo. %ppure peccato7 ed peccato non solo per i pericoli che presenta l&ozio, ma peccato in s. 2on solo l&ozio padre dei vizi, ma un vizio in se stesso. #. 3ernardo dice che *asta a dannarsi il non far nulla di utile ,@>B/. Il servo infedele, di cui parla il 4angelo, fu condannato solo perch non aveva fatto nulla" gettate il servo inutile nelle tenebre esteriori ,@>D/. Il padrone del campo, sempre secondo il 4angelo, voleva far tagliar l&al*ero solo perch occupava inutilmente il terreno. Ogni albero che non produce #rutto, sar tagliato e gettato nel #uoco ,@?E/. : = #i pu) perdere il tempo non facendo quello che si deve fare. uando 5es$ fu ritrovato nel 1empio, al lamento della !adre sua rispose" on sapete che io devo attendere a ci$ che riguarda il Padre mio- ,9D/. % cio %gli doveva fare la volont del .adre suo. Cos8 noi pure do**iamo, ad ogni istante, fare la volont di +io e non altro. #e uno studia quando dovre**e pregare, anche se studia cose *uone e studia *ene, non fa ci) che +io vuole da lui ed come se perdesse tempo. Cos8 se uno prega mentre dovre**e studiare. Ogni cosa ha il suo tempo ,@?1/. > = #i pu) perdere il tempo facendo *ens8 quel *ene che +io vuole da noi, ma non facendolo in quel modo nel quale +io vorre**e che lo si facesse. 2on *asta studiare, *isogna studiare con impegno e con retta intenzione. 2on *asta pregare, *isogna pregar *ene, pensando a quello che si fa. Lo #pirito #anto ci ammonisce" on ti privare di una giornata e non lasciarti s#uggire alcuna particella del buon dono ,@?9/. uesto *uon dono il tempo. +o**iamo stimarlo talmente da non perderne la minima particella. In seminario avevamo un compagno di mediocre ingegno, che per) non perdeva mai un minuto di tempo. #&era fatto un orario tutto a minuti" cinque minuti per questo, cinque minuti per quello7 tutti i cinque minuti erano impiegati. Cos8, entrando nello studio, mentre gli altri perdevano alcuni minuti a mettersi a posto, lui incominciava su*ito. % cos8 valorizzava i pochi minuti fra una lezione e l&altra. % a forza di questi minuti *en impiegati, studi) molto e riusc8 discretamente *ene. <lcuni lo *urlavano per questi suoi orari e lo chiamavano" 'Domine quinque( , un&espressione da non usare questa, perch #acra #crittura7 ma lo chiamavano cos8/. !a sapete6 991

Domine quinque pass) davanti a tanti altri. uando poi fu vicecurato, continu) con questo impegno e con lo stesso metodo, senza mai perdere tempo7 e intanto fu uno dei primi a presentarsi al concorso di parrocchia, e l&e**e. #ia pertanto questo il comune nostro proposito" valorizzare il tempo, non perderne una sola particella. #e cos8 ora facciamo, un giorno mieteremo. Semplicit4 e sincerit4 #. .ietro, scrivendo ai neo=convertiti, li esorta = fra l&altro = a evitare la finzione, l&insincerit, la simulazione, e a mantenersi invece nella santa semplicit ,@?:/. Le stesse esortazioni rivolgo io a voi, che di fresco avete lasciato le mire del mondo, per seguire 2ostro #ignore toto corde et simplici animo. La semplicit consiste nell&escludere dall&animo ogni doppiezza, per non cercare se stesso, ma solo quello che di gloria a +io e di utilit del prossimo. La si dimostra" coll&essere uguali con tutti7 con operare allo stesso modo, sia che ci troviamo soli o in compagnia7 con la serenit del volto, perch l&esterno un riflesso dell&interno7 con il candore e la schiettezza in confessione, ecc. Oh il gran segreto di questa virt$, che ci rende cari a +ioC 2el 4angelo 2ostro #ignore ci dice" Siate semplici come colombe ,9>>/ e ci esorta a farci piccolini, se vogliamo entrare nel regno di +io. La caratteristica dei *am*ini appunto la semplicit. Inoltre questa virt$ cara ai #uperiori, i quali cos8 possono conoscervi meglio e dirigervi, sia nella vocazione, sia nell&emendazione dei difetti. %d una virt$ cara anche ai compagni, in quanto istintivamente si a*orrisce da tutto ci) che finzione e menzogna, sotterfugio e mistero. La semplicit dunque una virt$ necessaria per *en vivere in comunit e progredire nella perfezione. # .ietro, nella sua prima Lettera, raccomanda in particolare di essere semplici in tre cose ,@?>/. #emplici anzitutto nella #ede. %gli esorta i cristiani a credere semplicemente a 2ostro #ignore, alla sua parola, *ench non l&a**iano n veduto n udito. Cos8, miei cari, dovete comportarvi voi, specialmente negli studi, come gi e**i modo di dirvi. 4ia dunque la smania delle o*iezioni contro le verit che studiate. #tudiate, s8, ma sempre a**assando il capo, con un atto di semplice fede, a ci) che non capite, a ci) che non potete comprendere. 2pse dixit''' credo* .oi semplicit nella carit #raterna. #enza la semplicit che vede tutti i compagni allo stesso modo, e che nei compagni vede tutto *ene, non vi pu) essere vera carit. 2on carit pensare e sospettare male, come non semplicit e carit il prendere in cattivo senso ogni parola e ogni atto dei compagni. .oi ancora semplicit nellobbedien&a. La perfetta o**edienza d&amore non possi*ile, ove manchi la semplicit. #. .ietro raccomanda di star soggetti a chi comanda, senza distinzione di grado, perch tale la volont di +io. %cco la semplicit che voi dovete avere" fare quello che vi dicono i #uperiori, senza ricercare tanto i perch. Il .. -a*er, a sua volta, spiega che la semplicit cristiana, o santa semplicit, consiste in tre cose" essere sinceri con noi stessi, sinceri con il prossimo, sinceri con +io ,@??/. 1 = Sinceri con noi stessi. 3isogna esaminare la nostra coscienza, ma andare in fondo, penetrare nei punti pi$ reconditi, per scoprire i nostri difetti e le loro radici7 poi darsi d&attorno a com*atterli e a distruggerli. Invece l&inerzia, la poca voglia di perfezionarci, ci trattiene ad una considerazione 999

apparente, quasi esterna, che ci tiene in inganno di essere a**astanza *uoni ed amanti della virt$, e quasi di possederla, mentre non ne a**iamo che l&apparenza. uindi i nostri esami, sia per la confessione che per la perfezione, stanno sul generale, con giudizi superficiali, aerei. Inganniamo noi stessi, col persuaderci di essere ci) che non siamo7 manchiamo di sincerit con noi stessi. 9 = Sinceri col prossimo. Lo siamo noi6... %saminiamo i nostri pensieri, le nostre parole e opere... uanto poca sinceritC 2el giorno del giudizio finale, in cui tutto sar chiaro ed aperto, quanti saranno i sepolcri im*iancatiC uel tale pensa in un modo e si vergognere**e che fossero conosciuti i suoi pensieri. Il tal altro dice una cosa e ne pensa un&altra. Cos8 dicasi delle opere fatte con diversa intenzione da quella che si manifesta... 4ia dunque le *ugie, le restrizioni mentali, le adulazioni. ui dentro *isogna che ci formiamo allo spirito di semplicit. Il semplice pensa, parla ed opera con verit, senza artificio o *ugie. Gn giorno venne a trovarmi un sacerdote e cominci) a farmi complimenti... Che *isognoC... #tate attenti che non s&introduca questa mancanza di semplicit e quindi non dire mai ci) che non si pensa. 2el lodare o *iasimare, se lo si ha da fare, si dica ci) che si ha da dire secondo verit. #e anche uno fa una cosa *ene, che *isogno c& di lodarlo6 Lui rimane umiliato, tanto pi$ se si dice una cosa e se ne pensa un&altra. uesto modo di agire non va, una mancanza di spirito giusto, di carattere. Lo stesso dicasi di chi nel parlare non mai preciso" o ingrandisce o diminuisce. Ci) si fa per super*ia o per scusarci. 2ulla di peggio del *ugiardoC 2eppure quelle mezze restrizioni mentali vanno *ene... Come *rutto, in comunit, sentire uno che non sinceroC Come dispiace quel carattere am*iguo, incertoC... #i pu) cadere improvvisamente, ma *isogna che ci sia la volont di essere retti. : = Sinceri con Dio" quindi sinceri con quelli che rappresentano +io, cio i #uperiori. ui mi limito a ci) che riguarda la vocazione e formazione spirituale. %ntrati forse sotto il falso consiglio di non aprirci troppo con i #uperiori, per non essere rimandati, si tace quanto necessario per confermare la propria vocazione all&Istituto. I #uperiori devono fare studi su studi per conoscerci idonei, e solo forse dopo molto tempo ci riescono. %ppure, non forse interesse comune chiarire questo punto fondamentale6 Le stesse Costituzioni dicono che pu) essere rimandato colui che cela ai #uperiori il reale stato di cose" salute, famiglia, ecc. #iate dunque sinceri, per essere certi e non s*agliarvi in cosa di tanta importanza, e non perdere tempo. 4i fu chi diede consiglio di non manifestare un difetto, se non dopo la professione... e intanto non si fa una vita tranquilla. #e si vuole ,come si deve volere/ solo la volont di +io ed il nostro *ene, manifestiamo ogni cosa ,eccetto il peccato/ ai #uperiori, che ci faranno conoscere la volont di +io a nostro riguardo" e non inoltrarci per una strada nella quale +io forse non ci vuole, con pericolo di dannarci. Ci) che ho detto della vocazione, si dica di tutto il resto. Invece di cercare ogni modo per farci conoscere ed essere aiutati a correggerci e perfezionarci, si cerca di nascondere le nostre miserie e di coprirle. 2on cos8 fecero i #anti, i quali appunto si santificarono aiutati dall&occhio e dalle parole dei #uperiori. 2on sono gli s*agli che ci devono far pena, ma i sotterfugi. Gna delle pi$ *elle cose in comunit la sincerit. Cos8 quando rompete qualcosa, consegnatevi su*ito, e non siate quasi contenti di averla fatta franca. #iate franchi e sempliciC ui non si fa come altrove, che si fa pagare l&oggetto rotto7 il nostro economo non cos8... crudeleC Io sono nemico dei sotterfugi, assolutamente nemico di queste cose. 4oglio saper tutto, anche 99:

gli s*agli. 2on pretendo che mi diciate proprio tutto quello che capita, perch alcune cose non sem*rano importanti e potete dimenticarle7 ma se mi nascondete qualcosa credendo di evitarmi un dispiacere, mi recate il pi$ grande dispiacere. #e una cosa mi dispiace, pazienzaC la si sopporter, ma desidero che mi diciate tutto. 0icordatevi che il #ignore non opera nell&acqua tor*idaC 2eppure posso vedere coloro che vanno dai #uperiori per finzione. #e questa confidenza non deriva da cuore sincero, la si lasci stareC... 2on tanto studio, dunque, di pensieri e di parole. uel che nel cuore, venga sulla *occa. .ensiamo a dire la verit, che non compromette mai niente. La verit verit, e do**iamo amarla. La verit contro il demonio, che ad %va insegn) su*ito a mentire. #e nelle nostre parole non c& tutta la *ugia, ce ne pu) essere un pochino7 e se non ci correggiamo, ci rendiamo spiacenti a +io, al prossimo, ai #uperiori che devono studiare giorno e notte per scoprire quello che a**iamo nella testa. <nche nel ci*o vi voglio semplici. 2on voglio che a**iate soggezione7 se avete *isogno di mangiare, mangiate, n fate gli smorfiosi perch vi spingano a mangiare7 neppure lasciate di mangiare per farvi vedere mortificati. #. Ignazio il mercoled8 santo, che in quei tempi era di stretta vigilia, per ordine del dottore mangi) carne ,@?@/. 1utto quello che si fa, farlo per piacere a +io. uello che si fa in privato, sia compiuto in modo da poterlo fare in pu**lico. Ci vuole semplicit. #e uno andasse dal #uperiore e gli dicesse" 'Fo *isogno di un polloC(, e**ene glielo si dare**e7 ma se cercasse di mangiarlo di nascosto ,e se non il pollo qualunque altra cosa/, fare**e un&azione a*ietta, sare**e una vilt. -ar nulla di nascosto. #e non si sta *ene, si dice e *isogna dirlo7 pi$ virt$ consegnare i mali che tenerseli. %& super*ia il non farlo. ui *isogna star *ene. #e si fosse al Cottolengo, non importa che un ammalato occupi un posto a lungo, perch, via lui, il letto non rimarr vuoto7 ma qui *isogna star *ene. Ciascuno a**ia un po& di giudizio e se si sente di mangiare, mangi e non si lasci a**attere. In comunit non si stia a guardare quello che prendono gli altri. 4oglio questo spirito di li*ert7 ognuno faccia come si sente. <miamo questa virt$ che ci rende tranquilli in comunit e ci arricchisce di tanti meriti. #. -rancesco di #ales diceva" '<mo tanto la semplicit7 essa sorella dell&innocenza e della carit( ,@?A/. 3isogna essere semplici nella mente, nel cuore, nelle parole e nelle opere. %& ci) che voglio in questa comunit" spirito limpido, netto, chiaro7 andare avanti con semplicit7 quello che c& dentro ci sia anche fuori. -ate oggi il proposito di operare come in#antes, proprio come *am*ini che dicono quello che pensano. 3isogna essere semplici con tutti, senza am*iguit. uesto della massima importanza. I *am*ini non scam*iere**ero il tenero amplesso materno coll&a**raccio della pi$ potente regina. .erch6 .erch nella loro semplicit non vedono nulla di meglio della mamma. Cos8 siate voi riguardo ai #uperiori. La semplicit molto necessaria per la perfezione del 0eligioso. .ossedendola godrete una pace inesprimi*ile e sarete da tutti amati e desiderati. $ostanza ed ener%ia ?pensieri@ .er fare un vero missionario ci vuole spirito e volont, indefetti*ile costanza ed equili*rio di spirito. 99>

2elle opere ci vuole sta*ilit. 4al pi$ fare un piccolo *ene e continuarlo, che incominciare tante opere grandiose e lasciarle a met. La prima dote di un !issionario ,ce ne vogliono poi tante altre/ l&energia, la costanza. #. .aolo ci dice di correre in modo da raggiungere il traguardo ,@?B/. %cco" noi corriamo qualche giorno, massime dopo gli esercizi spirituali. +opo la santa Comunione siamo ferventi nelle prime ore del mattino, e poi... lungo il giorno siamo fiacchi, camminiamo a rilento, ci stanchiamo. Costi quel che costi, *isogna riuscireC +unque ci vuole energia e costanza7 il .aradiso non fatto per i fiacchi. <h, quell&uguaglianza di spiritoC... %ssere un giorno tutto entusiasmo e un altro tutta fiacchezza non vaC 2on dico di essere testardi7 ma una volta conosciuto che una cosa di dovere andare fino in fondo. 3isogna svincolarci da quei giorni, da quelle ore nere e procurare di essere sempre uguali a noi stessi. %& una grande virt$ il sapersi dominare, in modo da essere sempre uguali a noi stessi7 in qualsiasi contrariet, rimanere in calma e mettersi nelle mani di +io. 1alvolta crediamo di aver il dominio di noi e ripetiamo a noi stessi" '#ono una colonna di granitoC #ono una torreC(. -inch tutto va a seconda dei propri desideri s8 s8, la colonna ferma7 ma aspettiamo che il #ignore volti la faccia, e noi tosto a soggiungere col .rofeta" '#ono contur*atoC( ,>1/. 2elle comunit *rutto agire per a*itudine" *isogna scuoterci, ci vuole energia. I santi !issionari non sono delle mezze volont. Io temo che fra di voi ci siano di quelli che non sono generosi. Il fine e lo scopo di quest&Opera di formare delle anime eroicheC In sostanza, ci vogliono anime generose7 il #ignore non favorisce la pigrizia. 2ella via della perfezione non do**iamo trascinarci mollemente, ma adoperare il pungoloC In montagna le strade fanno lunghi giri7 sono pi$ agevoli, ma allungano il cammino. #e uno invece taglia dritto, vero che far fatica, ma raggiunger la vetta in pi$ *reve tempo. Cos8 nella via della perfezione" fa d&uopo non lasciarci intorpidire, ma scuoterci e tirar dritto con energia. Gno che voglia farsi santo, ha solo *isogno di corrispondere alle grazie giorno per giorno, ora per ora7 essere fedele dal mattino alla sera, e non cedere alle malinconie o ai capricci. Il #ignore ricam*ia con generosit centuplicata la nostra generosit. 2on a**iamo che due giorni da vivere, ma se anche fossero tanti secoli, siano tutti pel #ignore. 2on vivere sempre incerti tra il #ignore e le altre cose. Certe cose non sono cattive, ma distur*ano. Il #ignore vuole generosit. <nche in mezzo alle prove, alle tentazioni, %gli con noi. Che importa che non lo sentiamo6 .urch ci siaC 1alora ci lamentiamo che non proviamo gusto. #i capisce, siamo freddi, non siamo generosi. 2oi vorremmo che il #ignore ci facesse santi senza la nostra cooperazione7 questa non energia spiritualeC 99?

2on limitiamoci in nulla, non mettiamo riserve. #e noi mettiamo riserve, le metter anche il #ignore. #e il #ignore fa andare qualcuno in estasi, costui deve rassegnarvisi7 se invece lo vuole al terzo grado di umilt, deve giungerviC #iamo fatti cos8" proponiamo, ma non sempre dimostriamo l&energia continua in tutte le cose. Certuni si perdono in un *icchiere d&acqua. .erch c& un po& di malinconia, eccoli scoraggiati, prostrati. Lo ammetto, saranno pensieri involontari, ma se si avesse un po& di energia, di energia spiritualeC %& perch non ti scuoti che non riesci a fare meditazione7 perch non ti scuoti, che nella 4isita al ##. #acramento hai sempre la testa per aria7 perch non ti scuoti, che vai alla Comunione cos8, tanto per andarvi... 3isogna servire il #ignore con fedelt costante ed energica. .are che certuni facciano la carit a 2ostro #ignore, a fare sacrificiC La carit la riceviamo noi, ma *isogna corrispondere. 2on vi infelicit pi$ grande che vivere rilassati in comunit. L&energia il dono che il #ignore d a chi lo ama. #u dunque" coraggioC Attivit4 ?pensieri@ <ttivit, attivit, perch il tempo *reveC Ciascuno dica a se stesso" 4oglio morire prima di morireC... Con essere attivi, si ha sempre tempo a tutto e ancora tempo d&avanzo. Il #ignore dispensa le grazie secondo lo sforzo che uno s&impone. %saminatevi su ci) che fate e su ci) che potreste fare. uand&io ero alunno di +on 3osco, non vi era che l&Oratorio di 4aldocco7 ora i #alesiani sono gi sparsi in tutto il mondo. 4edete" il #ignore *enedice l&attivit e l&energia. 3isogna agire. #e stiamo ad aspettare il tempo *uono, si fa mai niente. -acciamo oggi quel che pare necessario, e domani si vedr. #. 5iuseppe Cottolengo avre**e potuto starsene tranquillo. %ra Canonico al Corpus +omini e poteva condurre una vita non faticosa" dire il suo 3reviario, passeggiare, leggere il giornale, andarsene a cena senza preoccupazioni... % invece voi sapete quello che ha fatto. <nch&io potrei starmene tranquillo" andrei in Coro, poi me ne andrei a pranzo, poi leggerei la gazzetta, poi mi metterei a riposo... e poi... e poi me ne morrei da folleC %& questa la vita che si deve fare6 #iamo destinati ad amare il #ignore e do**iamo fare del *ene, il maggior *ene possi*ileC La nostra vita vale in quanto attiva per noi e per gli altri. 1ante volte si *ramere**e di stare un&ora dinanzi a 5es$ #acramentato, invece si sta solo pochi minuti... e si va in camera per il dovere. Gn sacerdote mi diceva" '<h, se fossi cappellano al #antuario di #. Ignazio, come studiereiC( = '#tudiere**e un *el nienteC( gli risposi. Io sorrido quando sento dire che c& tanto lavoro. .i$ lavoro c& e pi$ se ne fa7 ma *isogna lavorare con energia, che la caratteristica del missionario. +omandavo una volta in una comunit" '.erch prendete a lavorare sempre le stesse, che sanno gi6(. = '.erch quelle hanno voglia7 le altre guastere**ero anche la ro*aC(. = '2o, *isogna prendere le pigre e scuoterle e far venir loro la vogliaC(. Cos8 dico anche a voi, perch non voglio ingannarvi. <vrei da stare in .urgatorio, se non vi dicessi chiare le cose. .er certuni solo il fare un passo sem*ra chiss che cosaC !olti ancora perdono il tempo e non si accorgono che lo perdono, per la loro mollezza... si addormentano sul lavoroC Gn vero !issionario deve raddoppiare le forze. Invece mi pare che quando uno ha un impiego, vi 99@

fa il nido come gli uccelli, mentre potre**e trovar tempo a fare anche altre cose. In certe occasioni si potre**e trovare il tempo per moltiplicarsi. #iamo cos87 se a**iamo poco da studiare, si studia poco7 se molto, si studia molto7 ci) che si potre**e fare in cinque minuti, si fa in dieci. 5li uomini che hanno fatto grandi cose, si moltiplicavano. In !issione potrete perdere molto tempo o fare molto *ene. -are le cose *ene s8, ma farle sciolte. uando uno a capo, *isogna che sia pi$ ardimentoso degli altri. ortezza ?pensieri@ Lo s*aglio maggiore di un&anima credo che sia di lusingarsi di essersi data interamente al #ignore. #ovente crediamo di esserci dati interamente, irrevoca*ilmente7 ma quando arrivano delle prove, ohC come si vede che non cos8. #iamo virtuosi finch ci capita nulla7 ma poi *asta una preferenza, una mortificazione, un contrattempo per a**attere la nostra montagna di santit. Costi quel che costi, a**ia a fare miracoli o no, voglio corrispondere ed essere tutto di +io, e che la mia non sia solo velleit, ma volont. +o**iamo imitare #. -rancesco di #ales che diceva" '#e scorgessi nel mio cuore un filo che non fosse pel #ignore, lo strapperei senza pietC( ,@?D/. uanti fili a**iamo nel nostro cuoreC Il filo della super*ia, della gola, della gelosia, delle mancanze di carit. 3isogna lavorare a reciderli tutti, affinch il #ignore versi su di noi le sue grazie. uando qualcuno mi parla di divozione sensi*ile, non ne faccio neppur caso. +ico su*ito" questo mettiamolo da parte, perch non tuo, proviene dal #ignore o dall&inclinazione7 veniamo a ci) che sodoC... uando sarete in !issione, vedrete poi quanto sia grande la virt$ in voiC Credevate di essere tanto umili e invece vi sentirete invidiosi, *izzarri. +istaccarsi dal mondo per noi non significa solo non desiderare il teatro, il *allo, ecc.7 ma distaccarci dalle piccole comodit contrarie allo spirito religioso7 avere un a*orrimento per quei comoducci che non sono pi$ per noi. #ovente per un piccolo male, per un nonnulla, non si pi$ capaci di fare tutto il *ene, e si pensa a un cumulo di cure che ci sem*rano necessarie. 3isogna dimenticarci. 2on trascurarci al punto di divenir ina*ili ai nostri doveri, ma anche ricordare che, se ci preoccupiamo troppo, non facciamo pi$ nulla. uei piccoli capricci, quelle piccole voglie *isogna vincerle, perch dopo diventano grosse. #e non ci vinciamo adesso in queste cosette, quando si sar anziani, si avranno *isogni finti e cos8 invece di dare *uon esempio, si far il contrario. Io non voglio che pensiate alle croci future poeticamente, come fanno taluni che pensano e dicono" '<h, io far), far)...C(. % intanto si fa niente. La virt$ non deve vacillare per delle storie, per il caldo o freddo, per un malessere. #e non avete una povert, una carit, un&o**edienza eroica qui, non l&avrete neppure in !issio.

(6. S3!R!T# E$$LES!AST!$#


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L"a-ito ecclesiastico #e**ene l&a*ito non faccia il monaco, tuttavia non vi monaco senza a*ito. In tutti i seminari *en costituiti, secondo le norme del 1ridentino, ciascun giovane ha la sua veste talare, che indossa nelle domeniche e in altri tempi. <mare l&a*ito talare e portarlo con rispetto anche un segno di vocazione. Chi non avesse inclinazione a portare questo santo a*ito, manchere**e gi di un dato, di un segno di spirito ecclesiastico. 3isogna avere per esso un grande affetto e un grande rispetto. I #acerdoti da**ene non lo depongono mai. #. 5iuseppe Cafasso, *ench ai suoi tempi vi fossero ancor molti sacerdoti che non vestivano l&a*ito talare, lo indossava7 e nessuno, neppure il domestico, lo vide mai senza talare o anche solo con la talare non perfettamente in ordine. L&a*ito aiuta molto. Il Card. Cagliero diceva che l&a*ito come la corteccia, che ci ripara da tante miserie. #e**ene la corteccia non sia l&al*ero, tuttavia lo preserva. Cos8 se**ene l&a*ito non faccia il monaco, tuttavia aiuta ad essere monaci. 4oglio che lo desideriate, lo amiate e lo rispettiate. <nche nelle !issioni i .adri lo portano sempre7 i Coadiutori, poi, lo portano quando vanno in chiesa e tutto il giorno nelle domeniche. Gli #rdini 0inori In antico gli Ordini !inori si ricevevano separatamente, per lasciar tempo agli ordinati di esercitare i doveri propri di ciascun Ordine. <l presente si usa conferirne alcuni assieme, senza tuttavia nulla togliere alla solennit dell&atto. L il 4escovo che li conferisce. 1O2#G0< = Con la 1onsura si entra nel ceto ecclesiastico ,i non tonsurati non sono quindi ancora veri chierici/ e si acquistano i diritti del Clero7 ad esempio, il privilegio del -oro %cclesiastico. La 1onsura si conferisce dal 4escovo col taglio dei capelli e coll&imposizione della cotta. Il 4escovo recita alcune preghiere e taglia i capelli sul davanti, daccanto, di dietro e dove si fa la tonsura. -ra l&altro, egli dice e fa ripetere ai 1onsurandi" Dominus pars haereditatis meae et calicis rei 8 2l Signore ! la por&ione della mia eredit e del mio calice ,@@E/. 2ell&<ntica Legge, la tri*$ di Levi, destinata al sacerdozio, non e**e parte nella divisione della 1erra .romessa7 solamente e**e poche citt per a*itarvi. .er il resto dovevano vivere delle offerte dei fedeli al 1empio. #iccome le sorti venivano poste in un calice ed estratte dalle singole tri*$, quella di Levi non e**e parte all&estrazione, perch +io solo era la sua porzione ,@@1/. Cos8 delle persone che, con la 1onsura, entrano nel ceto ecclesiastico. %ssi scelgono per loro eredit e per loro porzione il #ignore, lasciando tutto il resto7 I promettono cio di osservare la povert, col distacco dalle cose di questa terra e, in particolare, da tutto ci) che superfluo, sim*oleggiato nei capelli. 2on entrano nello stato ecclesiastico per arricchire7 il #ignore penser Lui a mantenerli. 2essun sacerdote *uono mai morto di fame. La 1onsura dev&essere satis latens et patens, cio larga e *en visi*ile. Gn giorno vidi nella sacrestia del #antuario della Consolata un sacerdote che l&aveva molto piccola, e glielo feci osservare. ' 2on dovrei lasciarla cele*rare, se non la fa allargare(. = ' Oh, ma adesso sono gi prete7 queste cose si guardano solo in principioC ' = ' Oh, *ellaC Invece di aumentare, lei ha diminuitoC(. #i deve inoltre procurare che sia *en visi*ile, farla cio rinnovare sovente, una volta alla settimana e anche pi$, se c& qualche festa od occasione particolare. La tonsura una specie di 99B

rinnovazione dello spirito di povert, di distacco dal mondo e dalle cose inutili. uando perci) vi fate la tonsura, ripetete con spirito quelle parole" Dominus pars haereditatis meae et calicis mei. +opo questo, il 4escovo d ai 1onsurati la cotta, dicendo" 2nduat te Dominus novum hominem qui secundum Deum creatus est in Fustitia et sanctitate veritatis . Il #ignore ti rivesta dellTuomo nuovo, creato secondo lo spirito di +io, nella giustizia e nella santit della verit. Il chierico deve portare la cotta convenientemente, santamente. O#1I<0I<1O = 4engono poi gli Ordini !inori, ritenuti dai pi$ non quali #acramenti, ma #acramentali" i quali non danno la grazia ex opere operato, ma solo ex opere operantis, cio secondo le disposizioni di quelli che li ricevono. 2on sono d&istituzione divina, ma vennero sta*iliti dalla Chiesa7 non esistettero sempre e dovunque. Il primo l&Ostiariato. Con esso il chierico diventa sacrestano ,i sacrestani di oggi, nelle parrocchie, non sono veri sacrestani/. L&Ostiario un sacrestano materiale e spirituale, come indicano le parole che il 4escovo rivolge nell&atto di conferire tale Ordine. +ice loro dapprima" I compito dellOstiario suonare la campana, aprire la chiesa e la sacrestia, tener aperto il libro a chi predica. uindi li ammonisce a far *en attenzione" a##inch! per vostra negligen&a nulla abbia a guastarsi di quelle cose che sono in chiesa . < significare questo ufficio, il 4escovo fa loro toccare le chiavi. #ono inoltre sacrestani spirituali, in quanto devono difendere la chiesa non solo dai ladri materiali, ma anche dai ladri spirituali che sono i demoni, come dice loro il 4escovo" (ome con le chiavi materiali aprite e chiudete la chiesa visibile, cos) studiatevi con le parole e con i #atti di chiudere al diavolo e di aprire a Dio la casa invisibile di Dio, cio" i cuori dei #edeli/ cosicch! ritengano nei loro cuori e pratichino la parola che hanno udito. <nche quando sarete sacerdoti, non dimenticate che siete Ostiari, cio sacrestani, e che perci) la chiesa affidata alle vostre cure. Il sacerdote deve sovraintendere agli altri, procurare che si faccia tutto *ene. <ndate a interrogare quelli addetti al #antuario della Consolata, se io non sto dietro a tuttoC... -ui sacrestano in seminario per tre anni e me ne glorio pi$ d&ogni altra cosa. 4orrei, se fosse possi*ile, far passare molti di voi a fare i sacrestani, perch tutti a**iano ad acquistare questo spirito. 2ella !essa, al Lava*o, il sacerdote dice" Signore, ho amato il decoro della tua (asa e il luogo dove tu abiti ,@@9/7 ma *isogna che dica la verit, che il #ignore non a**ia a rispondergli" ' 2on vero, hai niente di cura per la pulizia della chiesa, dell&altare, delle paramentaC(. uando recito quel #almo, faccio ogni volta un po& di esame di coscienza, per vedere se proprio ho cura del #antuario. % quando c& qualche cosa che non va chiamo i sacrestani e li sgrido a dovere, perch se ne ricordino. <nticamente molti rimanevano semplici Ostiari, come #. .ietro martire, #. <**ondio, #. 1eodoro7 e costoro restano i .rotettori degli Ostiari. L%11O0<1O = Il secondo Ordine !inore il Lettorato. Che cosa il Lettorato6 +ice il 4escovo nel conferire quest&Ordine" %t sitis lectores in domo Dei nostri = Che siate Lettori nella Casa del #ignore +io nostro. +unque essi hanno in custodia i li*ri sacri" custodirli, portarli e anche studiarli. uest&ordine d la grazia di potersi applicare con profitto allo studio della #. #crittura e a tutti gli studi che hanno relazione con la medesima e che serviranno per la predicazione. Lo stesso dicasi del canto sacro. .rotettori dei Lettori sono #. %utropio, #. #enesio e molti altri. 99D

%#O0CI#1<1O = Il terzo Ordine !inore l&%sorcistato. %sorcista colui che ha la facolt di scacciare i demoni dagli ossessi, che non mancano anche oggi. In <frica, poi, sono pi$ numerosi che da noi. .er) se il chierico riceve tale facolt, la Chiesa non vuole che la eserciti senza l&autorizzazione del 4escovo, il quale esamina prima se si tratta di vera ossessione, e poi designa lui la persona che deve fare gli esorcismi. <nche di quest&Ordine molti sono i .rotettori7 vi suggerisco #. <gatone. <CCOLI1<1O = Il quarto Ordine !inore l&<ccolitato. L&<ccolito ha per ufficio di servire all&altare, procurare tutto ci) che necessario per i santi !isteri7 egli prepara e porta i candelieri, le ampolline, ecc. +eve essere *en compenetrato di ci) che fa, mostrarsi compreso dell&importanza del servizio di +io7 quindi camminare e agire con modestia, con gravit, far *ene tutte le cerimonie. Come .rotettore vi propongo #. 1arcisio. Suddiaconato e Diaconato #G++I<CO2<1O = Il #uddiaconato fa ora parte degli Ordini !aggiori e ha inerente a s il voto solenne di castit, I&o**ligo del 3reviario ed ha il titolo %cclesiastico. Il #uddiacono gi in sacris. .arlando della castit, vi ho gi detto quanto *elle e solenni siano le parole che il 4escovo rivolge agli Ordinandi, prima che facciano il grande passo. !i pare ancora di udirle dalla *occa di !ons. 5astaldi7 le diceva con tale forza, che faceva venir la pelle d&oca. !i ricordo di un *ravo chierico a me vicino che piangeva e singhiozzava ed io non potevo consolarlo... avevamo da pensare a noi medesimiC Il poverino tremava tutto7 io lo tenevo... ma s8, scapp) ugualmente. uesto vi dico, non per spaventarvi, ma solo per dire l&impressione che fa il legarsi in perpetuo. +opo fatto il grande passo gli Ordinandi si prostrano a terra7 e si cantano le Litanie dei #anti, per invocare la loro intercessione in favore di quelli che devono sottoporsi a questo onere. 4edete l&importanza che d la Chiesa a queste cose, come profonda nelle sue cerimonieC In tutto, anche in questo, ispirata dallo #pirito #anto. Le virt$ proprie del #uddiacono sono *en rappresentate da quelle esercitate da !aria ##. nella sua <nnunciazione. 1 = %milt. La !adonna non disse" ' %cco la !adre di +ioC '7 disse invece" a %cco la serva del #ignoreC(. 2on accostarsi dunque al #uddiaconato col pensiero che, dopo, i #uperiori saranno costretti a farci andare avanti, che saremo pi$ li*eri, ecc. <h, noC #e la !adonna chiam) se stessa ancella, che dovremmo dire noi6... uando sarete l prostrati, confessate il vostro nulla, professandovi non solo non degni, ma indegni di salire a s8 alto grado. .er), conosciuta la volont di t +io, direte con la !adonna" ' #i faccia di me secondo la tua parolaC(. 9 = (astit. La ##. 4ergine era disposta a rinunziare alla dignit di !adre di +io, piuttosto che perdere la sua verginit. +ite dunque alla !adonna che vi ottenga un grande amore a questa virt$, nonch un proposito efficace di usare i mezzi necessari per conservarla. +itele" ' O ##. 4ergine, ottenetemi questa *ella virt$ e che io possa conservarla illi*ata fino alla fine della vita7 piuttosto che a**ia a perderla, mi ritiro dal #uddiaconato(. : = Spirito di sacri#icio. In quell&istante, la !adonna fu illuminata per conoscere le sofferenze inerenti alla sua dignit e alla sua missione. +oveva essere la !adre +olorosa ed %lla accett). 4oi pure, quando sarete l prostrati, offritevi come vittime al #ignore, specialmente voi !issionari. 9:E

+I<CO2<1O = +iciamo anche una parola sul +iaconato" che serva a noi, che gi ne siamo onorati, di eccitamento a crescere nelle virt$ proprie di tale Ordine7 a voi che vi aspirate, a prepararvi *ene a quel giorno fortunato. 2egli Atti degli Apostoli ,@@:/ sono elencate cinque qualit richieste per i +iaconi. 1= Che a**iano *uona testimonianza fra coloro con cui vivono" Sceglietevi di me&&o a voi sette uomini di buona riputa&ione. uesta, veramente, una dote esterna, ma suppone l&esercizio della virt$7 perch di uno che pur senza dare scandalo, non dia edificazione, non si dare**e tale testimonianza. Cercate dunque di procurarvi questo favorevole giudizio, sia dei #uperiori e sia dei compagni. 9 = Che siano uomini pieni di #pirito #anto" Pleni Spiritu Sancto. .ieni cio di grazia santificante e non di difetti. Che questa grazia sia veramente in voi come a*ito, s8 che traspaia da tutto il vostro essere e vi faccia apparire per uomini spirituali, non materiali7 ripieni dello spirito di +io, non dello spirito del mondo. : = Che siano pieni di fede" Pleni #ide. <h, la fede deve informare tutta la vostra persona, anima e corpoC 4ia dunque tutto ci) che vi pu) essere di contrario ai dettami della fede" nei pensieri, nelle parole, negli affetti e nelle azioni. 2on le passioni, non il mondo, non l&amor proprio, ma lo spirito di fede deve regolare ogni vostro atto. >= Che siano pieni di sapienza" Pleni sapientia. .ieni cio, in primo luogo, della vera sapienza che ci fa gustare le cose di +io e assurgere a Lui7 poi anche della scienza acquisita, per poter portare le anime alla verit e al *ene. ? = Che siano pieni di fortezza" Pleni #ortitudine. Ci) necessario specialmente pel !issionario" fortezza nel vincere le difficolt, *en temprati nella disciplina7 poi fortezza per compiere il ministero apostolico nelle !issioni... % notate che di tutte queste virt$ *isogna essere pieni, come lo furono #. #tefano, #. Lorenzo #. 4incenzo +iacono, #. -rancesco d&<ssisi. !l sacerdozio 1emo che non si faccia a**astanza caso e non si dia la dovuta importanza alle frequenti grazie che il #ignore ci fa colle sacre Ordinazioni. .er un paese per una comunit, segno di predilezione divina. Ogni qualvolta uno viene ordinato in questo Istituto, per me una festa, un vero godimento del cuore. L come una conferma di sta*ilit del nostro Istituto7 una grazia straordinaria che il #ignore ci fa. L segno che il #ignore vuol *ene all&Istituto, vuol sostenerlo e moltiplicarlo. <vete mai pensato a questa grazia6 2oi formiamo un solo corpo e godiamo di vita comune7 tutte le grazie perci) che il #ignore fa a un mem*ro = materiali e spirituali = le fa a tutta la comunit. <h, infelici quei paesi, dai quali non esce mai un sacerdote, e quegli Istituti che mancano di soggettiC... Il #ignore concede tale grazia solo alle comunit e ai paesi che predilige. -ermiamoci pertanto a considerare la dignit del #acerdozio, sulla scorta della #. #crittura e dei #anti .adri. Il #acerdozio la pi$ alta dignit" dignit regale, angelica, divina. 1 = Dignit regale. #i pu) paragonare il sacerdote a un re. Che cosa fa il re6 5overna i sudditi, li regge, procura il loro *ene materiale. % il sacerdote6 Cerca il *ene delle anime, le difende, le comanda, non le lascia fino alla morte. L un re che regna e domina sulle anime, quindi molto superiore in dignit ai re della terra, che comandano ai corpi dei sudditi, ma non possono imporsi ai 9:1

cuori. +ice perci) #. &