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hiese nel mondo | GERMANIA
I ntroduzi one.
I segni dei tempi
Nellenciclica Pacem in terris (1963), il cui 50 anni-
versario celebriamo questanno, papa Giovanni XXIII
ha annoverato tra i segni dei tempi la partecipazione
della donna nella vita pubblica (n. 22). I segni dei tempi
sono segnali che raccontano il messaggio del Vangelo nel-
loggi con lucida attualit e devono essere compresi alla
luce del Vangelo come chiamate di Dio. Sia il concilio
Vaticano II
1
sia una serie di significativi documenti po-
stconciliari
2
hanno colto questa chiamata. La Conferenza
episcopale tedesca gi nel 1981 si era pronunciata sulla
materia con una dichiarazione Circa il tema del ruolo della
donna nella Chiesa e nella societ. In questi ultimi tren-
tanni, tuttavia, la situazione sociale, culturale e mentale
si profondamente trasformata. Dobbiamo perci ri-
metterci in ascolto e riflessione per adempiere in maniera
adeguata al compito della Chiesa in questo tempo.
Non appena ci sinserisce nel contesto attuale della ri-
flessione postmoderna e post-femminista sui generi, risulta
subito chiaro che da tempo ormai la questione non pi
solamente centrata sulla donna, la parit e la promozione.
La questione della donna si trasformata in questione del-
lessere donna ed essere uomo, in definitiva dellessere per-
sona umana. Lincertezza nellautocomprensione e nella
reciprocit tra i sessi uno degli aspetti, forse quello deci-
sivo, della crisi antropologica in cui siamo immersi.
Purtroppo nella discussione pubblica, ma anche in
ambito ecclesiale, il punto di vista della Chiesa viene con-
siderato come superato. Per cui ritengo sia opportuno
esprimere non solo ci che dal punto di vista della dot-
trina cattolica non funziona, ma soprattutto richiamare
come presenti e fecondi gli impulsi positivi, liberanti, ri-
paratori e riconcilianti del messaggio cristiano.
3
I . La di mensi one antropol ogi ca
Come teologi, prendiamo le mosse dalla Bibbia e
dalla tradizione delle sue interpretazioni. Vi tro-
viamo diverse espressioni a noi ormai estranee, idee
La collaborazione
tra uomini e donne
nella Chiesa
Non pu la Chiesa fare oggi qualcosa di
simile a ci che avveniva nel III-IV se-
colo, quando ha creato una sorta di
ministero sui generis con le diaconesse
per i battesimi delle donne adulte? Non
si potrebbe quindi oggi, di fronte alle
nuove sfide, prevedere un ministero per
le donne, che non fosse quello del dia-
cono, ma piuttosto avesse un proprio
profilo, come in passato?. Davanti ai
confratelli vescovi tedeschi, riuniti nel-
lAssemblea plenaria primaverile a
Treviri dal 18 al 21 febbraio, il card. Wal-
ter Kasper teologo, gi presidente del
Pontificio consiglio per la promozione
dellunit dei cristiani ha tenuto la re-
lazione introduttiva della giornata di
studio su La collaborazione tra uomi-
ni e donne nel servizio e nella vita del-
la Chiesa (20 febbraio). Lapertura
invocata dal teologo ha incontrato il fa-
vore della Conferenza episcopale, che in
chiusura dellAssemblea ha emesso un
comunicato (qui a p. 168), nel quale af-
ferma limpegno a promuovere mag-
giormente le donne rispettandone la
responsabilit, affidata a tutti i cristia-
ni per la vita della Chiesa e a far au-
mentare ulteriormente la quota di don-
ne nelle posizioni di responsabilit, con
un bilancio degli sviluppi fissato fra cin-
que anni.
Stampa (20.2.2013) da sito web www.dbk.de; no-
stra traduzione dal tedesco.
R e l a z i o n e d e l c a r d . Wa l t e r K a s p e r
a l l As s e mb l e a p l e n a r i a d e l l a
Co n f e r e n z a e p i s c o p a l e t e d e s c a
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1
CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. past. Gaudium et
spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, nn. 9; 29; 31; 52;
60; EV 1/1346ss, 1409ss, 1415ss, 1485ss, 1519ss.
2
GIOVANNI PAOLO II nella lettera apostolica Familiaris con-
sortio, 22.11.1981; nellepistola apostolica Mulieris dignitatem,
15.8.1988; nellesortazione apostolica postsinodale Christifideles
laici, 30.12.1988; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA
FEDE, lettera Esperta in umanit sulla collaborazione delluomo
e della donna nella Chiesa e nel mondo, 31.5.2004, dove sono
elencati altri documenti ecclesiali; EV 22/2788-2834.
3
Cf. in prospettiva cristiana, in una prima fase, E. STEIN, La
donna: questioni e riflessioni, Citt nuova, Roma 2010; nella di-
scussione attuale tra gli altri G. KUBY, Die Gender Revolution: Re-
lativismus in Aktion, fe-medienverlag, Kisslegg 2007 (trad. it.
Gender Revolution: il relativismo in azione, Cantagalli, Siena
2008) e H.B. GERL-FALKOVITZ, Frau - Mnnin - Menschin. Zwi-
schen Feminismus und Gender, Butzon & Bercker, Kevelaer 2009;
L. MELINA, S. BERARDINELLI (a cura di), Amare nella differenza.
Le forme della sessualit e il pensiero cattolico. Studio interdisci-
plinare, Cantagalli - Libreria editrice vaticana, Siena - Citt del
Vaticano 2012. Ora dimenticato, ma di estrema bellezza e pro-
fondit G. VON LE FORT, Die ewige Frau, Ksel & Pustet, Mn-
chen 1934.
4
Cf. S. DE BEAUVOIR, Le deuxime sexe, Gallimard, Paris 1949
(trad. it. Il secondo sesso, Il Saggiatore, Milano 1962); J. BUTLER,
Gender trouble: feminism and the subversion of identity, Routledge,
New York - London 1990 (trad. it. Scambi di genere: identit, sesso
e desiderio, Sansoni, Milano 2004). Altra cosa M. FOUCAULT,
Histoire de la sexualit, Gallimard, Paris 1976-84 (trad. it. La vo-
lont di sapere, Luso dei piaceri; La cura di s, 1978-85), che ri-
costruisce il comportamento e il discorso sessuale a partire da una
rete di relazioni di potere (dispositivo di sessualit).
Bibbia viene indicato come aiuto per luomo (Es 18,4;
Sal 10,14). Aiuto quindi da comprendere in un sen-
so complessivo e sta a indicare ci che noi oggi chia-
miamo partnership. La donna considerata come
compagna di vita delluomo, e per lei egli lascer il
padre e la madre per diventare con lei una carne sola,
vale a dire per una comunione di vita che coinvolge
tutta la persona (Gen 2,24).
La parit esclude qualsiasi forma di discrimina-
zione, ma non significa che uomo e donna siano
semplicemente uguali. Sono diversi nella loro pari
dignit. La Bibbia indica la diversit che deriva dal
mero elemento biologico quando indica Eva come
madre di tutti i viventi (Gen 3,20). In quanto custode
della vita, la donna gode di rispetto e attenzione in
tutte le culture. Luguaglianza nella diversit fonda
lattrazione tra luomo e la donna, come anche la
tensione tra i due sessi. Tutta la letteratura mondiale
ha sempre saputo che questa tensione appartiene al
dramma e alla poesia della vita. La fine della polarit
tra i sessi sarebbe anche la fine dellamore erotico.
Su questo punto fanno leva oggi le obiezioni: sul
piano della filosofia esistenzialista con Simone de
Beauvoir, sul piano linguistico con la teoria perfor-
mativa degli atti linguistici di Judith Butler.
4
Per en-
trambe non vero che Dio ha creato lessere umano
come uomo e come donna; piuttosto lessere umano
uomo o donna come conseguenza di una propria
costruzione. Essere uomo o essere donna non una
realt ontologica prestabilita; una realt progettata
dallessere umano e da lui stesso fatta. Si distingue
tra la sessualit biologica (sex) e la sua conformazione
esistenziale e socio-culturale (gender). Questa diffe-
renziazione ha valore di liberazione, come emanci-
pazione per uscire dalla prigione del proprio ruolo
sessuale e vivere in modi diversi una sessualit auto-
determinata. Il corpo non pi una rappresenta-
zione esistenziale e vera icona dello spirito, e lo spi-
rito non pi forma essenziale del corpo. La
comprensione complessiva dellessere umano in
corpo e anima viene sostituita da un dualismo anima-
corpo. Questo non solo d origine a questioni morali
in senso stretto, ma d origine a problemi antropo-
logici di ampia portata.
Queste posizioni non sono rimaste senza conse-
guenze nei programmi formativi o nei libri scolastici,
cultuali sulla purezza o affermazioni sulla minorit
delle donne rispetto agli uomini. Per poter fare un
passo avanti occorre non unermeneutica che utilizzi
la Bibbia o la tradizione come una cava da cui
estrarre citazioni da usare nelluno o nellaltro senso,
ma che viceversa le comprenda nella loro storia e di-
namica interne orientate a Cristo e a partire dal loro
centro cristologico. Allora faremo scoperte sorpren-
denti. Gi nellAntico Testamento sentiamo parlare
non solo di padri ma anche di madri nella fede, di
profetesse e donne giudici e figure femminili sor-
prendenti come Sara, Anna, Ester, Giuditta e altre,
che in situazioni cruciali prendono in mano il de-
stino del loro popolo. Accanto a leggi riferite solo
alle donne, incontriamo anche formulazioni inclu-
sive (Nm 5,5; 6,2; Dt 17,2; Ne 8,2s). Il Cantico dei
cantici parla senza reticenze dellattrazione tra un
uomo e una donna. Il libro dei Proverbi canta le lodi
di una saggia donna di casa (Pr 31,10-31). Questo
sviluppo raggiunge la meta nei due racconti della
creazione in Gen 1 e 2. Non senza motivo, questi
due capitoli della Bibbia sono stati proposti come
strumenti di lettura e dinterpretazione.
Nel primo racconto della creazione si trova laf-
fermazione fondamentale: Dio ha creato luomo
come maschio e come femmina. Entrambi sono im-
magine e somiglianza di Dio e hanno perci la stessa
inalienabile dignit. Essi sono in s e per s persone
autonome e allo stesso tempo reciprocamente legati
e destinati luno allaltra, ununit nella diversit. In-
sieme hanno la responsabilit del trasmettere la vita
e perci del futuro dellumanit e della costruzione
del mondo, solitamente inteso come compito cultu-
rale (Gen 1,27s). Per entrambi appartiene allessenza
del loro essere persona umana lunico e singolare es-
sere in s ed essere in relazione con laltro e con il
mondo. Questa dignit in definitiva fondata sul-
lessere a immagine di Dio.
Il secondo racconto, con la creazione della don-
na dalla costola di Adamo, sembra esprimere una con-
dizione dinferiorit della donna. Tuttavia, nel lesul -
tante benvenuto (Herder) di Adamo alla donna
espressa la loro parit (Gen 2,23). Se pure la donna
viene indicata come aiuto, laiuto non da com-
prendere semplicemente come elemento strumenta-
le, o da riferire allambito sessuale. Anche Dio nella
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urante lAssemblea plenaria primaverile, tenutasi a
Treviri dal 18 al 21 febbraio, la Conferenza episco-
pale tedesca ha affrontato il tema della collaborazione
tra uomini e donne nella vita e nel servizio della
Chiesa. Al termine della riflessione, il 21 febbraio, ha
emesso la dichiarazione che pubblichiamo di seguito
in una nostra traduzione dal tedesco (www.dbk.de).
E Dio cre luomo a sua immagine; a immagine di Dio
lo cre; maschio e femmina li cre (Gen 1,27). Una piena
umanit non pu esistere senza questa reciprocit tra
uomo e donna. La differenza tra i sessi stata voluta dal
Creatore per il reciproco arricchimento. A partire da que-
sta immagine umana, nel contesto della giornata di stu-
dio dellAssemblea plenaria di primavera, ci siamo perci
di nuovo occupati del tema della collaborazione tra uo-
mini e donne nel servizio e nella vita della Chiesa. Lat-
tenzione si concentrata sulle prospettive delle donne
nellimpegno volontario in ambito ecclesiale, sul loro
ruolo come collaboratrici a tempo pieno nella pastorale,
nelleducazione, nelle Caritas, negli organi amministrativi
ecclesiali e come teologhe nelle istituzioni accademiche.
Facendo seguito a quanto emerso nella giornata di stu-
dio, ci impegniamo a promuovere maggiormente le don-
ne rispettandone la responsabilit, affidata a tutti i cri-
stiani per la vita della Chiesa. Negli ultimi anni consi-
derevolmente cresciuta la variet di incarichi ecclesiali eser-
citati dalle donne nella Chiesa. Il lavoro nella Chiesa ar-
ricchito da donne che insegnano teologia, che guidano set-
tori pastorali, che dirigono le Caritas e gli uffici ammini-
strativi, come consigliere diocesane, giudici nei tribuna-
li ecclesiastici, direttrici di scuole, ma anche come assi-
stenti spirituali nelle associazioni cattoliche e presiden-
ti dei consigli pastorali parrocchiali. Non ultimo, da mol-
ti secoli le donne consacrate sono anche guide spiritua-
li nella Chiesa.
Noi vescovi conosciamo anche la delusione di molte
donne impegnate nella Chiesa ed esprimiamo il nostro
rammarico perch le possibilit di incarichi di responsa-
bilit per le donne nella Chiesa non sono sfruttate a suf-
ficienza. Molte donne, anche giovani, sentono perci la
mancanza di modelli femminili di leadership ecclesiale a
cui poter fare riferimento.
La vita ecclesiale in misura considerevole portata
avanti dalle donne e dal loro impegno per la maggior
parte volontario. Ci sono donne che nellannuncio e nella
catechesi, ma anche nelle attivit caritative e in alcuni
servizi liturgici, vivono la corresponsabilit nella Chiesa.
Nella nostra societ mostrano a molte persone un volto
femminile della Chiesa. Vogliamo che questa grossa
parte di donne che lavorano alla missione ecclesiale ap-
paia anche nellimmagine pubblica della Chiesa. Nella
stampa ecclesiale e nei media in generale, le donne do-
vrebbero diventare pi visibili e autorevoli di quanto av-
venuto finora.
Oggi le donne, proprio come molti uomini, sono ben
preparate e svolgono un lavoro altamente qualificato in
diverse professioni, comprese quelle ecclesiali. Noi ve-
scovi ci impegniamo a creare, nella Chiesa e nella societ,
le condizioni che garantiscano una vera parit per uo-
mini e donne, unequa ripartizione dei ruoli e dei compiti
nel matrimonio, nella famiglia, nella professione e nel vo-
lontariato.
Respingiamo qualsiasi diffamazione nei confronti
delle donne che vogliono conciliare professione e fami-
glia o di quelle che restano a casa a svolgere il loro lavoro
di madri e si dedicano totalmente alla famiglia. Il loro ser-
vizio nellallevare ed educare i figli di inestimabile va-
lore. Anche il rientro lavorativo delle madri dovrebbe
essere favorito, se desiderato. Allo stesso modo va tutta
la nostra stima alle donne che sono senza figli, a quelle
che allevano da sole i propri figli, o a quelle che nubili
simpegnano nella Chiesa. Desideriamo che sempre pi
donne possano impegnare responsabilmente i propri ca-
rismi e competenze nella Chiesa e nella sua missione.
Sperimentiamo che la Chiesa nel nostro tempo ac-
quista un nuovo volto. Alcuni compiti che non sono le-
gati allessenza del ministero presbiterale vengono
sempre di pi assunti dai laici. Vogliamo perci ulterior-
mente chiarire dal punto di vista teologico che cosa si-
gnifichi la guida nella Chiesa. Che cosa teologicamente
legato in maniera necessaria allordinazione presbiterale?
Quali servizi possono essere assunti da laici e laiche sulla
base di un incarico conferito dal vescovo? Vogliamo ve-
rificare quali nuovi servizi e ministeri, al di l di quello
presbiterale, possano essere sviluppati.
Lesperienza mostra che gruppi misti di donne e uomini
lavorano in modo pi creativo e pi adeguato agli obiet-
tivi. Ci attendiamo quindi esiti positivi per la vita e il ser-
vizio della Chiesa, se un numero maggiore di posizioni di
responsabilit e compiti di direzione saranno assunti dalle
donne. La Chiesa non pu permettersi di rinunciare alle
competenze e ai carismi delle donne. Vogliamo perci
prestare attenzione affinch anche nei contesti legati alla
Conferenza episcopale un numero adeguato di donne sia
coinvolto nei compiti di consulenza. Allo stesso tempo in-
vitiamo tutte le associazioni e realt laicali a elaborare pro-
poste concrete su come esse possono far emergere anche
ai livelli di direzione lalto numero di donne che lavorano
su base volontaria. Lattuale percentuale di donne in po-
sti di responsabilit nelle curie e nei vicariati del 19% e
va nella giusta direzione, ma non ancora soddisfacente.
Cercheremo perci con pi determinazione le possibilit
per far aumentare ulteriormente la quota di donne nelle
posizioni di responsabilit. Tra cinque anni verificheremo
gli sviluppi in questo ambito.
I vescovi tedeschi: pi spazio alle donne
D
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Secondo la filosofia antropologica di M. Scheler, A. Ge-
hlen, A. Portmann, H. Plessner tra gli altri.
I I . La di mensi one cri stol ogi ca
esperienza umana ricorrente che il rapporto tra
uomo e donna non si sviluppi solo in modo roman-
tico, ma anche drammaticamente conflittuale; il loro
rapporto spesso segnato dallincomprensione reci-
proca, dalloppressione, dalla violenza, dallabuso e
dai conflitti di ogni genere e per questo viene spesso
vissuto come condanna. Anche la Bibbia lo sa. Im-
mediatamente collegato ai due racconti della crea-
zione, in Gen 3 si parla della cacciata dal paradiso.
Il rapporto tra uomo e donna, il matrimonio e la fa-
miglia non sono pi il paradiso, come molti roman-
ticamente sognano. Lallontanamento da Dio ha
come conseguenza lallontanamento tra uomo e
donna. Il loro rapporto contaminato dal peccato.
Al posto del rapporto di reciprocit che il Creatore
aveva voluto, si insinuato un rapporto di dipen-
denza e di dominio che la Bibbia interpreta come
maledizione del peccato (Gen 3,16). La sottomis-
sione della donna al dominio delluomo per la Bib-
bia non corrisponde allordine voluto da Dio; la
conseguenza e la maledizione del peccato, una
struttura di peccato.
La Bibbia non lascia le cose in questa situazione
terribile. Nel profeta Gioele incontriamo la speranza
che Dio alla fine effonder il suo spirito su tutti gli es-
seri che diventeranno figli e figlie di profeti, ed ef-
fonder il suo spirito sui servi e sulle serve (Gl 3,1).
Il ristabilimento escatologico e la guarigione del rap-
porto tra uomo e donna quindi parte dellutopia
biblica. Gi in Gen 3 si trova il cosiddetto protoe-
vangelo, la promessa che la discendenza della donna
schiaccer la testa del serpente (Gen 3,15). Questa
unaffermazione difficile da spiegare storicamente,
in certa misura un enigma che solo nel Nuovo Te-
stamento trover una soluzione.
Il Nuovo Testamento indica Ges come questo
frutto di una donna. Nel suo comportamento con le
donne Ges ha un atteggiamento dindipendenza,
che allepoca risultava scandaloso. Diversamente dai
rabbini, egli parla con una donna (Gv 4); si lascia
toccare da una donna (Mc 5,25-34; 14,3-9), non ap-
prova ladulterio, ma ha cuore per ladultera (Gv
7,53-8,11). Le donne lo accompagnano e lo sosten-
gono (Lc 8,2s); con Maria di Magdala e con Marta
e Maria, le sorelle di Lazzaro, ha un rapporto ami-
chevole.
Ges parla esplicitamente del rapporto tra uomo
e donna quando si trova ad affrontare il problema
del divorzio (Mt 19,3-12 par). Interrogato sul diritto
rabbinico delluomo di ripudiare la propria moglie
egli dice Per la durezza dei vostri cuori Mos vi ha
permesso, allinizio per non fu cos (Mt 19,8).
In questo modo Ges ripropone lordine protologico
voluto da Dio, alla luce dellannuncio escatologico
come pure nelle iniziative legislative (Gender-main-
streaming). Se i rapporti tra i sessi sono intercam-
biabili, allora sono possibili modelli variabili di
famiglia in cui non ci sono pi madre e padre, ma
solo genitore 1 e genitore 2. Questa la fine della
comprensione cristiana della famiglia, che appar-
tiene ai fondamenti della cultura europea. Sono
quindi in gioco domande fondamentali riguardo alla
riuscita di un vita umana, e su di esse la Chiesa non
pu tacere per amore delluomo, dei bambini e della
nostra cultura. Giustamente nel recente discorso na-
talizio alla curia romana papa Benedetto XVI ha
preso posizione chiaramente.
Certamente anche la Chiesa sa che lessenza del-
luomo e della donna (che di pi del sex) non una
realt granitica; donata allessere umano e allo
stesso tempo affidata alla sua responsabilit; egli pu
e deve arricchirla culturalmente.
5
Come la storia di-
mostra, c quindi una variabilit legata alla storia
della cultura. Per questo difficile associare alluno
o allaltro sesso determinate caratteristiche come ti-
piche e farne derivare degli stereotipi: gli uomini ra-
zionali, le donne emotive, gli uomini attivi combat-
tivi e aggressivi, le donne indulgenti, sottomesse ecc.
Attualmente sperimentiamo che queste differenzia-
zioni tipizzate vanno completamente svanendo e
vengono in parte sostituite da nuove. Le donne, nel
frattempo, svolgono ogni genere di professione, an-
che quelle che fino a ora erano considerate tipiche
occupazioni maschili.
Questo pu essere considerato un passo avanti.
Dopo la fine delle ideologie progressiste del XIX
sappiamo che ogni progresso anche un regresso
che porta con s nuovi problemi. Ci vale anche per
lemancipazione delle donne. Un modello astratto di
uguaglianza tra uomo e donna impone sulla donna
obblighi che derivano da una societ e da unecono-
mia plasmata dagli uomini. Le donne, pi degli uo-
mini, devono ora pagare il prezzo dei moderni passi
avanti, vale a dire la separazione e la divaricazione
tra lavoro e famiglia. Il mutato ruolo sociale della
donna ha portato a uninsicurezza nei comporta-
menti dei sessi e coinvolge, come adesso si comincia
a discutere, anche gli uomini. Non le donne, ma gli
uomini vengono ora considerati lelemento proble-
matico.
Comunque lo si veda, chiaro che negli strati pi
profondi della nostra societ sono in corso delle de-
rive tettoniche che interrogano la Chiesa su come,
in questa situazione, possa rispondere ai propri im-
pegni etico-sociali non solo in modo inibitorio, ma
piuttosto propositivo e positivo, possa offrire il pro-
prio contributo per una strutturazione della societ
che sia umana, cio anche tutelante nei confronti
della famiglia, tenendo in giusto conto entrambe i
sessi. Possiamo rispondere a queste domande solo se
partiamo dal cuore della nostra fede.
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del regno di Dio. La donna non un oggetto, un
possesso delluomo, di cui egli pu disporre. In
Marco, che non scrive per i giudei ma per i pagani
convertiti, che conoscevano una pi ampia parit
per le donne, vale anche che una donna non pu ri-
pudiare il marito (Mc 10,12; cf. 1Cor 7,10-13). En-
trambi non possono disporre dellaltro. Solo Dio pu
disporre del loro legame, quindi il loro rapporto
sottratto alla loro autorit.
Paolo ha interpretato questa ricostituzione esca-
tologica alla luce della nuova escatologia della croce
e della risurrezione di Ges. In Gal 3,27 dice: Poi-
ch quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete ri-
vestiti di Cristo. Non c giudeo n greco; non c
schiavo n libero; non c maschio e femmina, per-
ch tutti voi siete uno in Cristo Ges. Questa
unaffermazione addirittura rivoluzionaria, della
quale si cerca invano un parallelo in tutta la restante
letteratura del mondo antico. lespressione della
novit cristiana. Non annulla la naturale diversit
tra uomo e donna; non dice che entrambi sono
ununica cosa, ma che entrambi sono uno in
Cristo. La diversit creaturale rimane, ma le viene
tolto il veleno del peccato; essa non pi il fonda-
mento di alcuna relazione di dominio o di rivalit,
ma in Cristo fondamento di una relazione di reci-
proco amore (Ef 5,25-28; Col 3,11-14), in cui
entrambi si fanno dono reciproco.
6
Cos la relazione
tra uomo e donna, turbata dal peccato, viene gua-
rita e arriva a compimento nel nuovo ordine della
grazia.
Ci si pu domandare: Paolo ha conservato questa
prospettiva? Anche lui vincolato al tempo e alla
cultura nella sua definizione della relazione tra i
sessi. Cos in diversi punti parla della sottomissione
della donna alluomo (1Cor 11,3; 14,34; Ef 5,22s;
Col 3,18; 1Pt 3,1). Per questo stato detto che Paolo
fosse misogino e antifemminista. Se lo si studiasse
pi profondamente, ci si accorgerebbe che egli ha
visto il problema, lo ha contrastato e a poco a poco
ha cercato di raggiungere una nuova risposta.
Nella Prima lettera ai Corinzi lapostolo deve mi-
surarsi con labitudine consolidata per le donne
di Corinto di portare il velo nella preghiera (1Cor
11,2-15). La sua argomentazione ha un effetto estre-
mamente impacciato. Innanzitutto dice in maniera
molto conservatrice: luomo capo della donna,
la donna gloria delluomo; creata per luomo,
non luomo per la donna. Tuttavia Paolo nota evi-
dentemente che la sua argomentazione non cos
convincente. Per cui corregge o meglio relativizza
alla fine la sua argomentazione l dove dice: Nel
Signore, n la donna senza luomo, n luomo
senza la donna. Perch come la donna deriva dal-
luomo, cos luomo viene al mondo attraverso
la donna; ma tutto e cos anche torna a dimostrare
la veridicit del racconto della creazione viene
da Dio.
Ancora pi note sono le discussioni su Efesini
5,21-33. Di nuovo si tratta di un testo molto difficile
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hiese nel mondo
MASSIMO FAGGIOLI
Interpretare
il Vaticano II
Storia di un dibattito
F
in dalla sua apertura, il ruolo del concilio
Vaticano II nella Chiesa stato oggetto
di un dibattito che ha attraversato varie fasi
e si intrecciato con il processo di recezione.
Ricostruire le interpretazioni storiche e teolo-
giche del Concilio nel quadro del cattolice-
simo globale costituisce un elemento essen-
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DELLO STESSO AUTORE
IL MONTE E LA SENAPE
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essa porta con s (1Cor 7,28) e sa che la nuova crea-
zione in questo mondo sar sempre una realt spez-
zata e mai unita (1Cor 7,34). Per Paolo, il dono
totale e incondizionato per le cose del Signore
possibile solo alla verginit liberamente scelta (1Cor
7,25-38). un dono a s stante (1Cor 7,7), un pre-
ciso stato di vita accanto a quello matrimoniale. Il
fatto che le donne e gli uomini possano uscire dai
ruoli fino ad allora socialmente imposti e possano vi-
vere il loro essere uomo o donna in un modo nuovo,
che non isolamento n un individualistico vivere
da scapoli, espressione della novit della libert cri-
stiana, che diventa efficace nellamore (Gal 5,6). Essa
consente di essere completamente per il Signore e
completamente per gli altri. Questa liberazione dalle
costrizioni sociali nel cristianesimo delle origini ha
probabilmente attirato al cristianesimo molte donne,
soprattutto delle classi pi elevate.
La possibilit di scegliere liberamente di vivere
non sposati in nome di un amore pi grande ha delle
conseguenze anche per una nuova comprensione del
vivere sposati. Lessere sposati non pi un dovere
necessario per motivi naturali, biologici, sociali o
culturali, ma una scelta damore, che deriva dalla li-
bert dei figli di Dio, e il matrimonio diventa unisti-
tuzione della libert cristiana. Entrambi gli stati, il
matrimonio o la verginit, sono in relazione luno
con laltro. O si sostengono reciprocamente o en-
trambi vanno in crisi, come sperimentiamo pur-
troppo attualmente.
Paolo ha veramente lottato con il problema
uomo-donna. Ha ripreso la concezione patriarcale
del suo tempo, riconoscendo che non corrisponde
alla visione cristiana; ma non ha definito alcun nuovo
ordine sociale. Come per il problema della schia-
vit, ha voluto che il vecchio sistema venisse trasfor-
mato e guarito dallinterno. Allo stesso modo anche
noi oggi, seppure in una situazione completamente
diversa, non possiamo proporre alcuna soluzione
concreta. Certamente per i cristiani ci sono dei limiti,
una linea rossa che non deve essere oltrepassata, ed
la pretesa della giustizia, vale a dire dellattenzione
reciproca. la misura minima del lamore, dove
lamore sovrabbondanza di giustizia.
8
Dalla so-
vrabbondanza non si pu trarre alcun programma
sociale, n in senso conservativo n emancipativo.
Lamore pu essere vissuto solo in un processo di cre-
scita graduale, attraverso continue e nuove conver-
sioni. Questo avviene in un processo dinamico, che
avanza gradualmente con la progressiva integrazione
dei doni di Dio e delle esigenze del suo amore defi-
nitivo e assoluto nellintera vita personale e sociale
delluomo. Ci non significa una gradualit della
da capire nel contesto attuale. Di nuovo si parla della
sottomissione della donna. Per subito Paolo allarga
il discorso e parla di una reciproca sottomissione in
umilt di fronte a Cristo. Poi prosegue dicendo: Chi
ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno infatti
ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la
cura, come anche fa Cristo con la Chiesa. Paolo fa
quindi riferimento allimmagine patriarcale del rap-
porto tra uomo e donna, ma lo interpreta con il mo-
tivo biblico sposo-sposa in un nuovo significato
dellamore reciproco, la cui misura il rapporto di
Cristo con il proprio corpo e con la sua sposa che
la Chiesa. La relazione tra uomo e donna viene
quindi ricompresa nel mistero di Cristo e della
Chiesa. Il matrimonio diventa quindi segno che ri-
manda ad altro, una vera icona dellamore di Dio
che in Ges Cristo purifica, libera, riconcilia. Nel
dono reciproco delluomo e della donna diventa pre-
sente lamore di Dio donato in Ges Cristo. Cos la
Lettera agli Efesini raccoglie e riscatta lafferma-
zione rivoluzionaria di Gal 3,27.
Solo in questa prospettiva diventano comprensi-
bili le pesanti affermazioni degli apostoli sulla forni-
cazione (porneia). Per Paolo essa espressione di un
abbrutimento pagano (Rm 1,24-28), segno di una
vita che non conforme allo Spirito di Cristo (1Cor
6,12-20) e che esclude dal regno di Dio (1Cor 6,9;
Gal 5,19-21). Questo non ha nulla a che vedere con
lavversione verso il corpo o il sesso. Per i cristiani la
sessualit appartiene alla bont della creazione.
Deve per essere inquadrata nellinsieme della crea-
zione. Tommaso dAquino parla di un ordinamento
nellordo rationis, vale a dire in una comprensione
della realt, accompagnata dalla ragione. Agostino
va oltre lordo rationis, e parla di un ordo amoris.
7
Egli rende la sessualit una delle espressioni del-
lamore, che non trasforma laltro nelloggetto di un
desiderio egoistico o in un mezzo per la propria sod-
disfazione, o addirittura in un bene commerciabile
(la prostituzione, la pornografia, molte espressioni
della pubblicit), ma che vuole renderla positiva e
umana nel dono personale, godendo dunque della
felicit umana. Per cui il matrimonio cristiano di-
venta una scuola di umanit, che contribuisce alla
civilt dellamore (GS 52; EV 1/1485). Qui sono
racchiusi stimoli che purtroppo nella catechesi, nella
pastorale giovanile e matrimoniale attualmente re-
stano ancora da esplorare; davanti alla prassi cor-
rente, nella pastorale si giunti a un silenzio
rassegnato.
Paolo non si fa certo alcuna illusione romantica;
abbastanza realista da vedere le difficolt concrete
di una vita matrimoniale. Parla di tribolazioni che
6
Cf. BENEDETTO XVI, lett. enc. Caritas in veritate, 29.6.2009,
n. 34; EV 26/725.
7
Sullordo rationis in Tommaso dAquino cf. le belle intro-
duzioni in J. PIEPER, Das Viergespann. Klugheit, Gerechtigkeit,
Tapferkeit, Ma, Herder, Freiburg i.Br. 1964, 213-244; sullordo
amoris cf. GS 47-52; EV 1/1468-1491; GIOVANNI PAOLO II,
Familiaris consortio, nn. 11-13; EV 3/1557-1570; BENEDETTO
XVI, lett. enc. Deus caritas est, 25.12.2005, nn. 2-11; EV 23/
1541-1559.
8
Cf. BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 6.34; EV 26/
686.725.
166-175:Layout 3 18-03-2013 12:11 Pagina 171
norma, bens la norma della gradualit.
9
Nel senso di
questa legge della gradualit ora il discorso si sposta
dalla forza trasformante della novit cristologica alla
vita della Chiesa.
I I I . La di mensi one eccl esi ol ogi ca
La dimensione ecclesiologica della collaborazione
tra uomini e donne deriva direttamente dal fatto che
le ekklesiai neotestamentarie si differenziano dalle ek-
klesiai tardoantiche (una forma di assemblea del po-
polo), per il fatto che alle ekklesiai cristiane apparte-
nevano uomini e donne. Tra le immagini che nel
Nuovo Testamento vengono utilizzate per descrivere
lessenza della Chiesa, limmagine di essa come sposa
e madre molto importante.
10
Queste immagini e il
denominare la Chiesa con il femminile ecclesia, la
Chiesa, indicano che tanto le donne quanto gli uo-
mini rappresentano la Chiesa. Attraverso lunico bat-
tesimo entrambi prendono ugualmente parte al me-
desimo sacerdozio regale (1Pt 2,9; Ap 1,6; 5,10).
Entrambi raggiungono la stessa dignit di cristiani.
Entrambi hanno il dovere di scambiarsi reciproca-
mente i propri doni in una collaborazione vissuta
nellattenzione reciproca, portandoli nella vita della
Chiesa e arricchendo quindi la Chiesa. Di una tale
collaborazione esistono importanti esempi agiografici:
Benedetto e Scolastica, Bonifacio e Lioba, Enrico e
Cunegonda, Francesco e Chiara, Francesco di Sales
e Giovanna di Chantal, Teresa dAvila e Giovanni
della Croce. Purtroppo oggi non sempre facciamo
una bella figura in questo ambito.
Il fatto che Maria, la madre di Dio, sia il modello
della Chiesa (LG 53; EV 1/427) ha un significato fon-
damentale. Questa la pi chiara relativizzazione
pensabile di una Chiesa dominata in maniera uni-
voca da una gerarchia maschile.
11
Maria nel mo-
mento decisivo della storia della salvezza ha detto
s in nome dellumanit (Lc 1,23-38). Con questo
s la Chiesa divenuta realt prima ancora che gli
uomini, vale a dire gli apostoli, entrassero in campo.
Sotto la croce, Maria rappresenta la Chiesa insieme
a Giovanni, il giovane esemplare: in Giovanni tutti i
giovani vengono affidati alle sue cure materne (Gv
19,25-27). La tradizione la riconosce nella donna
apocalittica, il cui segno in una situazione di perse-
cuzione splende nel cielo (Ap 12,1-6). Come madre
del Cristo la madre di tutti coloro che apparten-
gono al corpo di Cristo che la Chiesa.
Nella Chiesa primitiva le donne svolgevano un
ruolo importante. Sebbene nel giudaismo non fos-
sero considerate testimoni affidabili, sono le donne le
prime testimoni della risurrezione (Mc 16,1s). Nelle
prime comunit sentiamo parlare delle donne che
sono attive nella costruzione delle comunit: profe-
tesse (At 21,9; 1Cor 11,5), donne attive in servizi ca-
ritativi (At 9,36), collaboratrici degli apostoli, che
hanno compiti importanti nelle comunit (At
16,14.40; 18,2.26; Rm 16,1.3.6.12s). soprattutto il
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9
Cf. GIOVANNI PAOLO II, Familiaris consortio, n. 9; EV 7/1552.
10
Sulla Chiesa come sposa: Mt 25,1-13; Gv 3,29; 2Cor 11,2;
Ef 5,25s; Ap 19,7; 21,2.9; 22,17. Cf. LG 6; EV 1/295; GIOVANNI
PAOLO II, Mulieris dignitatem, nn. 23-27; EV 11/1310-1330.
Sulla Chiesa come madre: Gal 4,26; H. RAHNER, Mater Ecclesia.
Lobpreis der Kirche aus dem ersten Jahrhundert, Benzinger, Ein-
siedeln - Kln 1944 (trad. it. Mater Ecclesia. Inni di lode alla
Chiesa tratti dal primo millennio della letteratura cristiana, Jaca
Book, Milano 1975); H.J. VOGT, Bilder der frhen Kirche, Wewel,
Mnchen 1993, 37-51 (trad. it. Immagini della Chiesa delle ori-
gini, Jaca Book, Milano 2000); W. KASPER, Katholische Kirche.
Wesen-Wirklichkeit-Sendung, Herder, Freiburg-Basel-Wien 2011
(trad. it. Chiesa cattolica. Essenza-Realt-Missione, Queriniana,
Brescia 2012), 196-201; 308-315; 339s; 342s.
11
Cf. H.U. VON BALTHASAR, Das marianische Prinzip, in ID.,
Klarstellungen: zur Prfung der Geister, Herder, Freiburg i. Br. 1971, 70.
12
Cf. B. BECKMANN-ZLLER, Frauen bewegen die Ppste. Hilde-
gard von Bingen, Birgitta von Schweden, Catharina von Siena, Mary
Ward, Elena Guerra, Edith Stein, Sankt Ulrich Verlag, Augsburg 2010.
Si pu pensare anche al significato di Giulia di Lttich per lintrodu-
zione della festa del Corpus Domini, alla mistica femminile medievale
(Gertrude di Helfta, Matilde di Magdeburgo, Matilde di Hackeborn),
e a Margherita Maria Alacoque per la venerazione del Sacro Cuore di
Ges e in particolare alla spiritualit di santa Teresa di Lisieux.
divieto dinsegnamento per le donne (1Tm 2,12) che
ha determinato la storia successiva. La storia della
Chiesa conosce tuttavia grandi figure femminili che
sono intervenute attivamente nelle vicende ecclesiali
e che sono ancora oggi importanti nella devozione.
Ildegarda di Bingen, Brigida di Svezia, Caterina da
Siena, Giovanna dArco sono solo alcuni dei nomi
che appartengono a un ricco elenco di significative
figure femminili.
12
Non si possono nemmeno di-
menticare le numerose martiri del passato e del no-
stro tempo. Sono esempi del valore e del coraggio di
cui sono capaci le donne che testimoniano la fede.
Per il battesimo e la confermazione, e in alcuni
casi per un mandato speciale, le donne possono col-
laborare attivamente sia a titolo volontario sia con
retribuzione in tutti gli ambiti della Chiesa: nella ca-
techesi e nellinsegnamento della religione, nelle at-
tivit caritative, nella missione ed evangelizzazione,
nelle celebrazioni della Parola e nei gruppi di pre-
ghiera, nella guida di chiese domestiche o di comu-
nit di base. Queste non sono attivit secondarie,
bens essenziali della Chiesa. A esse si aggiungono le
insegnanti di teologia e le ricercatrici, le professioni-
ste nellambito giuridico-amministrativo (avvoca-
tesse, giudici, consulenti legali, consigliere pastorali,
cancelliere, econome). Tutti questi compiti possono
essere esercitati dalle donne a livello locale, dioce-
sano, della conferenza episcopale e anche a livello
della Chiesa universale. Alla curia romana farebbe
bene se le donne potessero portarvi il loro carisma e
le loro competenze professionali, pi di quanto non
sia avvenuto fino a ora. Inoltre ancora le donne pos-
sono rappresentare la Chiesa a livello locale, regio-
nale, nazionale e internazionale nei settori pubblici
della cultura, delleducazione, della formazione,
della politica, dellinformazione.
Poich alle antiche comunit cristiane apparte-
nevano sia uomini sia donne, anche le donne hanno
partecipato al Concilio di Gerusalemme, che di fatto
fu unassemblea di comunit sotto la guida degli apo-
stoli (At 15). La partecipazione delle donne fu nei
primi secoli estremamente importante dal punto di
vista missionario, in contrasto con i rivaleggianti
culti misterici. Seguendo lesempio degli apostoli, nel
necessario rinnovamento nelle strutture sinodali,
questo dovrebbe oggi offrirci un motivo in pi per
far partecipare le donne in misura adeguata nei Si-
nodi, nei consigli pastorali e nelle commissioni.
Voglio ancora tornare sui compiti della donna
nella Chiesa domestica del matrimonio e della fami-
glia (LG 11; EV 1/314). La famiglia la cellula fon-
damentale e il futuro della societ e della Chiesa.
Senza una rinnovata cultura della famiglia n la
Chiesa n la societ avranno un futuro. Questa ,
seppure non in esclusiva ma certamente in modo
particolare, una questione delle donne e delle madri,
e d loro un significato e una dignit che i padri e
gli uomini non possono assolutamente avere. Si pensi
al significato di santa Monica per Agostino, di
mamma Margherita per Giovanni Bosco e altre.
Non si possono non citare anche le consacrate. Ci
che fanno le suore in una parrocchia, nella Caritas e
nella formazione, attraverso le giornate di ritiro, lac-
compagnamento spirituale o la missione, si nota solo
quando le comunit vengono sciolte e le suore tra-
sferite. Viaggiando in Africa, in America Latina e in
Asia sono stato in alcuni slum e ho incontrato le
suore di madre Teresa di Calcutta, che possono es-
sere definite soltanto come eroiche e sante.
I V. La parteci pazi one del l e donne
al mi ni stero ordi nato?
Tutto ci che stato detto fin qui deriva dalla co-
mune partecipazione di donne e uomini al sacerdo-
zio comune di tutti i battezzati. Anzich sfruttare
completamente le potenzialit ancora inesplorate in
questa dimensione, la discussione pi recente sulla
posizione della donna nella Chiesa si concentrata
in maniera univoca sulla questione della partecipa-
zione delle donne al ministero ordinato. In questo
modo si trovata in una strettoia ed diventata apo-
retica.
Per quel che riguarda in particolare il presbiterato
non si tratta della pari dignit di tutti i cristiani. For-
mulata secondo la Scolastica: non si tratta della res,
la sostanza della cosa cristiana, il sacro e la sacralit,
ma della questione della mediazione salvifica. Essa
non possibile per i ministri ordinati in se stessa, ma
solo nel nome di Cristo e al suo posto (Mt 10,40; Lc
10,16; 2Cor 5,20); teologicamente parlando, solo in
persona Christi (LG 10.28; EV 1/312.354; PO 6.12;
EV 1/1257.1282). La repraesentatio Christi real-sim-
bolica come sposo della sua sposa che la Chiesa, se-
condo la concorde tradizione delle Chiese dOriente
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e dOccidente, nella simbolica biblica riferita alla
sessualit maschile. Non voglio ora menzionare di
nuovo tutte le testimonianze che mostrano che que-
sta tradizione non ha semplicemente un fondamento
socio-culturale, ma innanzitutto cristologico.
13
Per
questo motivo papa Giovanni Paolo II, nel 1994,
nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis alla
luce di una tradizione ininterrotta ha spiegato che la
Chiesa, sul modello di Ges Cristo, non ha in alcun
modo il potere di impartire alle donne il sacramento
dellordine e che tutti i credenti nella Chiesa devono
pertanto rispettare questa decisione definitiva.
Dopo questa decisione stata sollevata la do-
manda: ci che stato detto per il presbiterato, vale
anche per il diaconato? Unesplicita decisione ma-
gisteriale non esiste. La questione del diaconato delle
donne deve perci essere discussa alla luce della te-
stimonianza biblica e delle altre testimonianze della
rivelazione. Il risultato di un intenso studio in que-
sti ultimi dieci anni ha portato a dire che nellanti-
chit, in molte Chiese orientali e in alcuni casi anche
in quelle occidentali, esisteva un diaconato femmi-
nile. In Oriente lo si trova in parte anche oggi, men-
tre in Occidente presto scomparso. Dove ancora
esisteva il rito dellordinazione diaconale, si trattava
dellordinazione di badesse o di unordinazione per
precisi incarichi monastici.
14
Alla domanda se que-
ste ordinazioni venissero interpretate come sacra-
menti, non si pu storicamente rispondere, dal mo-
mento che la distinzione tra sacramenti e
sacramentali e il numero dei sette sacramenti fu de-
finito solo nel XII secolo.
15
tuttavia chiaro che
lordinazione delle diaconesse era diversa da quella
dei diaconi. Le diaconesse avevano incarichi nel bat-
tesimo degli adulti e nella cura pastorale delle donne,
nel servizio liturgico delle donne, ma a differenza dei
diaconi non avevano alcun incarico allaltare.
16
Le
diaconesse non erano quindi il corrispondente fem-
minile dei diaconi, avevano un ministero del tutto
specifico. Unindagine presso i patriarchi delle
Chiese orientali ha fatto emergere che cos avviene
ancora oggi.
La Commissione teologica internazionale si oc-
cupata approfonditamente della questione negli anni
2002-2003 e ha nellinsieme confermato i risultati
presentati.
17
Allo stato attuale delle conoscenze, de-
cisamente consolidato, non c motivo sufficiente per
lintroduzione di un diaconato sacramentale (nel suo
significato attuale) per le donne. Una tale introdu-
zione sarebbe una nuova creazione (Y. Congar).
Questo risultato deluder molte donne. Per molte
di loro, il diaconato femminile diventato una sorta
di domanda-test.
18
Di fatto molte donne esercitano
dei servizi diaconali, per cui la questione non an-
drebbe chiusa in maniera definitiva, dal momento
che, anche quando si d per presupposto tutto ci
che stato detto, ci si pu sempre domandare: non
pu la Chiesa fare oggi qualcosa di simile a ci che
avveniva nel III-IV secolo, quando ha creato una
sorta di ministero sui generis con le diaconesse per i
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I L RE G N O - D O C U ME N T I 5 / 2 0 1 3 175
noscono solo gli storici del diritto canonico; ma co-
munque su di lui non c molto. Ma la santa Elisa-
betta la si conosce, persino nellex Repubblica
democratica tedesca, fino a oggi. Non aveva alcun
ministero. Ma la sua memoria vive e agisce ancora,
anche dopo 800 anni. Nella storia della Chiesa, le
donne hanno gi mosso molto. Hanno mosso vescovi
e papi e sono certamente anche in grado di farlo con
le conferenze episcopali.
Treviri, 20 febbraio 2013.
WALTER card. KASPER
battesimi delle donne adulte? Non si potrebbe quindi
oggi, di fronte alle nuove sfide, prevedere un mini-
stero per le donne, che non fosse quello del diacono,
ma piuttosto avesse un proprio profilo, come in pas-
sato? Non si potrebbe, senza limposizione sacra-
mentale delle mani ma con una benedizione simile a
quanto avveniva per la consacrazione delle badesse,
ordinare le donne al ministero di diaconato per la
comunit, incaricandole dei servizi pastorali, carita-
tivi, catechetici, e alcuni servizi liturgici? Anche un
tale sacramentale parteciperebbe alla dimensione sa-
cramentale fondamentale della Chiesa, sebbene
senza la stessa densit di un sacramento. Nel senso
della tradizione si potrebbe pensare di collegare que-
sta benedizione con la consacrazione delle vergini.
Questa proposta, consapevolmente posta nella
forma di una domanda, non sarebbe una nuova
creazione. Ci si potrebbe riferire alla tradizione an-
tica e a modelli straordinari, pensando per esempio
a Febe di Cencre (Rm 16,1),
19
a Macrina, la sorella
di san Basilio, a Olimpia di Costantinopoli o alla
santa Radegonda di Turingia.
Voglio lasciare questa sollecitazione solo nella
forma di una domanda per tornare, alla fine, ancora
una volta alla cosa, la res, in questione: la chiamata
di tutti alla santit (1Ts 4,3; LG 39-42; EV 1/387-
401). Purtroppo oggi soffriamo delleresia della isti-
tuzionalit. Pensiamo che se ci preoccupassimo
anche solo di ripulire le istituzioni e le strutture, la
Chiesa irradierebbe di nuovo luminosit e forza di
attrazione. Certamente le riforme sono necessarie,
anche oggi (LG 8; EV 1/306; UR 4; EV 1/509). Se
non compiamo tutto ci che la giustizia, che la mi-
sura minima dellamore, esige, tutti i nostri discorsi
sullamore restano insipidi e nessuno vorr ascoltare
e prendere sul serio i nostri discorsi su una civilt
dellamore. Perch senza lamore tutto il resto una
conchiglia vuota. Solo lamore resta (1Cor 13,8; GS
39; EV 1/1439). Questa la res, la cosa, che alla fine
conta.
La risposta ai segni dei tempi in definitiva non
arriver n da Roma, n dalla conferenza episco-
pale; la risposta saranno donne profetiche, carisma-
tiche, sante che speriamo Dio ci doner. I carismi
non sono pianificabili e organizzabili; la maggior
parte delle volte arrivano inattesi e spesso diversa-
mente da come ce li eravamo immaginati. Forse oggi
abbiamo di nuovo bisogno di una apostola apostolo-
rum come Maria di Magdala, che la mattina di Pa-
squa ha svegliato gli apostoli dal loro letargo e li ha
messi in moto. Molte grandi sante donne sono riu-
scite a fare questo nella storia della Chiesa.
Nel 2007 ho avuto la gioia di partecipare alle ce-
lebrazioni del giubileo per lottavo centenario di
santa Elisabetta di Turingia a Erfurt. Mi ha colpito
quale grande risonanza abbia fino a oggi questa
grande figura di santa, anche al di fuori degli ambiti
ecclesiali. Mi sono chiesto chi sappia ancora come si
chiamassero il papa e il vescovo di allora. I papi
erano Onorio III e Gregorio IX. Il secondo lo co-
13
Che le Chiese evangeliche, a differenza della tradizione di
tutte le Chiese del primo millennio e anche a differenza degli
stessi riformatori, solo dalla seconda met del XX secolo la ve-
dano diversamente, dipende dal fatto che sostengono una con-
cezione dei ministeri che non conosce la repraesentatio Christi
capitis ministeriale, come noi la comprendiamo. Il dibattito ecu-
menico riguarda quindi non tanto lordinazione delle donne
nello specifico; questo un aspetto della pi generale controver-
sia sui ministeri e sulla comprensione della Chiesa.
14
Cf. A. KALSBACH, Diakonisse, in Rivista di archeologia
cristiana 3(1957), 917-928; R. GRYSON, Les ministres des Fem-
mes dans lglise ancienne, Ducuolt, Gembloux 1972; H.G. MAR-
TIMORT, Les diaconesses: essai historique, CLV - Edizioni
liturgiche, Roma 1982; P. PHILIPPI, Diakonie, n. 3.3, in Theo-
logixche Realenzyklopdie, 1981, VIII, 626s; G.L. MLLER,
Theologische berlegungen zur Weiterentwicklung des Diako-
nats, in Mnchener Theologische Zeitschrift 40(1989), 129-143; L.
SCHEFFCZYK (a cura di), Diakonat und Diakonissen, EOS Verlag,
St. Ottilien 2002 (con contributi di M. Haucke, G. L. Mller, S.
Dren, R. Giesen).
15
Una sintesi in G. MACY, Die Bedeutung der Ordination
im ersten Jahrtausend des Christentums, in Theologische Quar-
talschrift 192(2012), 329-341.
16
Una sintesi in E.-M. FABER, Diakon, II.3, in Lexikon fr
Theologie und Kirche III, 180s.
17
COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Il diaconato:
evoluzione e prospettive, 30.9.2002; EV 21/940-1139.
18
Gemeinsame Synode der Bistmer der Bundesrepublik Deut-
schland, 1985, 595s; 616s; 634; H.B. GERL-FALKOWITZ, Dia-
kon, V.2, in Lexikon fr Theologie und Kirche III, 184; P.
HNERMANN ET AL. (a cura di), Diakonat Ein Amt fr Frauen
Ein frauengerechtes Amt, Schwabenvarlag, Ostfildern 1997; ID.,
Zum Streit ber den Diakonat der Frau im gegenwrtigen Dia-
logprozess. Argumente und Argumentationen, in Theologische
Quartalschrift 192(2012), 342-375; D. REINIGER, Diakonat der
Frau in der Einen Kirche, 1999; S. DEMEL, Frauendiakonat als
Endstation Weiterdenken verboten?, in Theologie und Glaube
102(2012), 275-286.
19
Il significato dellespressione diacono per Febe in Rm 16,1
controverso. Una precisa definizione dei ministeri non pu an-
cora essere presupposta nella Lettera ai Romani. Anche lautorit
temporale in Rm 13,4 viene definita come diacono di Dio. Per
cui Febe deve avere realizzato il servizio diaconale generale, in un
modo riconosciuto dalla comunit come davvero eccellente.
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