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Paolo Castellina

Giusti
agli occhi di Dio
Meditazioni quotidiane
sulla lettera dell'apostolo Paolo
ai cristiani di Roma

Edizioni
Tempo di Riforma
2009

ISBN 978-1-4092-8835-0
Tutte le citazioni bibliche sono tratte dalla versione Nuova Riveduta, ediz. Societ Biblica di Ginevra, 1994.
Ulteriori riflessioni bibliche, predicazioni, studi ed articoli del
past. Paolo Castellina, sono presenti nel sito web
http://www.riforma.net
Email paolocastellina@gmail.com
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Giugno 2009

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 2

Introduzione
Dopo il mio Cento giorni con Marco, meditazioni quotidiane
sul vangelo secondo Marco, ecco una nuova mia pubblicazione, questa volta sulla lettera dell'apostolo Paolo ai cristiani di
Roma. Non altro che la continuazione delle mie riflessioni
quotidiane sulla Parola di Dio iniziata, in questa forma, il primo gennaio 2009 e che, a Dio piacendo, continuer con altri libri della Bibbia ancora.
Incoraggiato dall'apprezzamento di molti che le seguono regolarmente su Internet, queste meditazioni vogliono un incoraggiamento a leggere e meditare ogni giorno le Sacre Scritture
con il necessario accompagnamento della Preghiera. Prendersi
del tempo ogni giorno per dialogare a tu per tu con Dio, infatti, non un lusso riservato a chi pu, n solo per persone
particolarmente religiose, ma una necessit vitale di ogni
cristiano per nutrire lo spirito, tanto quanto lo colazione,
pranzo e cena per nutrire il corpo. Ges stesso diceva: Non di
pane soltanto vivr l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio (Matteo 4:4).
Incontrarci ogni giorno con il Signore, inoltre, pure espressione della riconoscente devozione che il cristiano ha per il Suo
Signore e Salvatore. Non si ha forse desiderio di frequentare e
parlare spesso con la persona che si ama? Non si ascolta forse
volentieri e con fiducia ci che dice chi ci vuole bene? Noi lo
amiamo perch egli ci ha amato per primo (1 Giovanni 4:19). Il vocabolario della lingua italiana definisce il termine
devozione, fra l'altro, con: profonda venerazione, raccoglimento proprio delle manifestazioni di fede, profondo rispetto e attaccamento, particolarmente come segno di gratituMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 3

dine e riconoscenza, dedizione ad un ideale, ad un principio, sottomissione ad un principe. Sono definizioni appropriate per farci meglio intendere il significato che do a questi
miei libri quando li definisco commentario devozionale:
ispirati cio dall'amore per Colui che ci parla attraverso la Bibbia.
Affrontiamo cos, in questo volume, la lettera dell'apostolo
Paolo ai cristiani di Roma. Perch questa mia scelta dopo un libro su Marco? Perch, dopo aver conosciuto il Signore e Salvatore Ges Cristo attraverso i vangeli, la lettera ai Romani altrettanto fondamentale per approfondire l'insegnamento di
Cristo.
Qualcuno potrebbe forse considerare questa lettera come particolarmente complessa nelle dottrine che esprime. Lo stesso
apostolo Pietro, parlando delle lettere di Paolo, afferma: In
esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e
instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture (2
Pietro 3:16). per una sfida che ogni cristiano deve accettare.
Io stesso, che pure, evidentemente, la conoscevo, ne sono stati
ulteriormente arricchito e sfidato.
Questa lettera stata considerata l'opera pi profonda mai
scritta. A differenza, infatti, dalle altre lettere di Paolo, essa
non tratta di problemi particolari della chiesa locale o di materie specifiche che l'Apostolo ritiene di portare alla nostra attenzione. Quando scrive questa lettera da Corinto in Grecia, Paolo, bench conoscesse personalmente diversi suoi membri, non
aveva mai ancora visitato Roma, ma era ansioso di stabilire
rapporti con una comunit che sperava di poter includere al
pi presto nel suo itinerario ed usarla come base per future attivit. Cos facendo, egli elabora quel che potremmo consideMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 4

rare il suo credo, il distillato di pi di 20 anni di riflessioni sulla natura e significato della fede cristiana.
Sempre di nuovo nella storia del Cristianesimo, proprio a
questa particolare lettera che uomini e donne di fede si sono rivolti per calibrare, per cos dire, la loro bussola, quando erano
turbati dalla persuasione che il modo in cui veniva presentato
l'Evangelo nel loro tempo fosse inadeguato od erroneo. stato
cos con Agostino d'Ippona, con Martin Lutero e con Karl Barth. Inoltre, proprio dall'aver udito predicazioni sulla lettera
ai Romani che illustri personaggi come John Wesley sono
giunti ad una profonda conversione a Cristo.
Scrivendo a persone che erano giunte alla fede in Cristo sia da
ambienti ebraici che pagani, l'interesse di Paolo mostrare
come non importi da che parte si sia entrati nella comunit cristiana, il problema per ogni uomo ed ogni donna rimane lo
stesso rapportarsi a Dio in modo corretto, essere giusti ai
Suoi occhi. N il Giudaismo n il paganesimo, infatti, pu gettare un ponte sul terrificante abisso che separa l'essere umano,
legato a questa terra dalla sua arroganza e follia ed aggravato
dalle colpe proprie e della societ, dall'infinita santit e perfezione di Dio, eternamente trascendente. Solo, infatti, ci che
Dio stesso ha compiuto scendendo al nostro livello nella persona di Ges Cristo, che Egli ci pu elevare alle altezze dove
dimora Dio, per trovarvi il vero compimento della nostra umanit.
Nel tornare a riflettere sulla lettera ai Romani, infine, non ho
potuto fare altro che riconoscere, con profonda stupefazione,
come larghi settori della chiesa moderna, scivolati su posizioni
antropocentriche, sembrino spesso evitare di trattare gli argomenti di questa lettera. Non sorprende che questo avvenga e
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 5

che oggi non si predichi abbastanza e non si conducano abbastanza studi biblici su di essa, perch il teocentrismo del pensiero paolino una sgradita pietra di inciampo per chi, sulla
propria agenda, ha ben altri obiettivi da raggiungere. Ancora
oggi, quindi, la lettera ai Romani rimane fondamentale per chi
persuaso che la Riforma biblica della Chiesa rimanga di immutata attualit e necessit.
Che il Signore, dunque, attraverso la lettura della lettera ai Romani e di questo suo commento, vi benedica con abbondanza.
Paolo Castellina, 17 giugno 2009

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 6

1
La sua e la nostra identit

1 Paolo, servo di Cristo Ges, chiamato a essere apostolo,


messo a parte per il vangelo di Dio, 2 che egli aveva gi
promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture 3
riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la
carne, 4 dichiarato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito
di santit mediante la risurrezione dai morti; cio Ges Cristo,
nostro Signore, 5 per mezzo del quale abbiamo ricevuto grazia
e apostolato perch si ottenga lubbidienza della fede fra tutti
gli stranieri, per il suo nome 6 fra I quali siete anche voi,
chiamati da Ges Cristo 7 a quanti sono in Roma, amati da
Dio, chiamati a essere santi, grazia a voi e pace da Dio nostro
Padre, e dal Signore Ges Cristo (Romani 1:1-6).

cco la prefazione della lettera che l'apostolo Paolo rivolge ai cristiani di Roma. Prima di tutto li saluta con la
grazia e la pace di Dio e del Signore Ges Cristo. Poi si
presenta con il suo nome Paolo. Non specifica, per, altre informazioni su di lui (famiglia e luogo d'origine) perch vede la
Sua identit come strettamente legata alla Persona Ges Cristo, suo Signore, dal quale ha ricevuto grazia e del quale egli
servitore e messaggero (apostolo). Il compito a cui stato chiamato, infatti, trasmettere l'Evangelo di Dio, quello che gi era
stato promesso per mezzo dei profeti nelle antiche scritture
ebraiche.
Questo annuncio, egli specifica, riguarda Ges, il Cristo di
Dio. Ges ha una doppia natura. Dal punto di vista umano,
Egli appartiene alla stirpe regale di Davide, ma la Sua identit
ultima e profonda quella di essere il Figlio di Dio, dichiarato
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 7

potentemente tale attraverso la Sua risurrezione dai morti. Il


compito dell'annuncio dell'Evangelo, il mandato che Paolo ha
ricevuto, quello di ottenere l'ubbidienza della fede in Cristo
di uomini e donne d'ogni nazione. Fra di esse vi sono i romani,
che Dio pure ha amorevolmente chiamato ad appartenergli ed
a condividere la Sua eccellenza morale e spirituale.
Essenzialmente come un servitore, Paolo non attira cos l'attenzione su s stesso, ma su Colui che egli serve, la cui signoria
esige universale ubbidienza. E' importante sapere chi siamo,
avere un chiaro senso della nostra identit. Famiglia, cultura,
lingua, professione ecc. sono indubbiamente dei valori da affermare, soprattutto nel tempo della globalizzazione e dell'omologazione generalizzata. Per un cristiano, per, tutto questo
secondario. Il cristiano fiero di appartenere a Dio e di trovare in Lui la propria identit e funzione. Egli chiamato da
Dio, per la Sua grazia in Cristo Ges ad appartenergli e a servirlo, poich Egli il Re dei re ed il Signore dei signori.
La migliore definizione di s stesso di un cristiano che io conosca quella espressa dalla risposta alla prima domanda del
Catechismo di Heidelberg (1563):
Qual il tuo unico conforto in vita e in morte? Che io, con
corpo ed anima, sia in vita che in morte, non sono mio, ma appartengo al mio fedele Salvatore Ges Cristo, che col Suo prezioso sangue ha pienamente pagato per tutti i miei peccati, e
mi ha redento da ogni potere del diavolo; e mi preserva cos
che senza la volont del Padre mio che nei cieli neppure un
capello pu cadermi dal capo, s, cos che tutte le cose devono
cooperare alla mia salvezza. Pertanto, per mezzo del Suo Santo
Spirito, egli inoltre mi assicura della vita eterna, e mi rende di
cuore volenteroso e pronto d'ora innanzi a viver per Lui.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 8

Preghiera. Ti ringrazio, o Signore della catena di messaggeri che


dall'apostolo Paolo e i suoi collaboratori hanno fatto s che giungesse
fino a me il messaggio dell'Evangelo. Esso mi parla della grazia che
Tu mi hai accordato in Cristo. Sono fiero di confessare in questo la
mia identit. Desidero adoperarmi per ritrasmettere fedelmente questo messaggio attorno a me. Grazie della risorse che per questo Tu mi
metti a disposizione. Amen.

2
Le aspirazioni dell'Apostolo e le nostre
8 Prima di tutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Ges
Cristo riguardo a tutti voi, perch la vostra fede divulgata in
tutto il mondo. 9 Dio, che servo nel mio spirito annunziando il
vangelo del Figlio suo, mi testimone che faccio
continuamente menzione di voi 10 chiedendo sempre nelle mie
preghiere che in qualche modo finalmente, per volont di Dio,
io riesca a venire da voi. 11 Infatti desidero vivamente vedervi
per comunicarvi qualche carisma affinch siate fortificati; 12 o
meglio, perch quando sar tra di voi ci confortiamo a vicenda
mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io. 13 Non
voglio che ignoriate, fratelli, che molte volte mi sono proposto
di recarmi da voi (ma finora ne sono stato impedito) per avere
qualche frutto anche tra di voi, come fra le altre nazioni. 14 Io
sono debitore verso I Greci come verso I barbari, verso I
sapienti come verso gli ignoranti; 15 cos, per quanto dipende
da me, sono pronto ad annunziare il vangelo anche a voi che
siete a Roma (Romani 1:8-15).

'apostolo Paolo, bench non fosse mai stato a Roma,


loda e ringrazia Dio di tutto cuore per i cristiani di
quella citt avendone sentito parlare molto bene. La
capitale dell'impero non era certo un luogo facile in cui vivere
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 9

come cristiani. "Seguire Cristo" significava essere anticonformisti, significativamente diversi nelle proprie persuasioni e stile di vita in un contesto dove il potere politico e religioso (pagano) imponeva alla popolazione (manipolata) stretta conformit ai "valori nazionali". La corruzione morale prevalente,
inoltre, esercitava forti pressioni su chi, evidentemente, perseguendo la santit di Cristo, a questa corruzione non intendeva
adattarsi.
Quella dei cristiani di Roma era una fede "eroica" che molti additavano come modello. La fede, per, deve sempre essere, in
qualche modo, "eroica", nel senso che deve essere coerente. Se
non , infatti, coerente, che fede ? Se non incide significativamente e soprattutto "visibilmente" sulla realt personale, che
fede ? Se non una fede "che costa" che fede ? Come ci guardano, come "ci conoscono" gli altri cristiani? Tanto da additarci
come esempio da seguire? Tanto da essere un esempio da imitare? Carisma per fortificarsi e conforto. Per poter resistere in
una realt avversa, per, i cristiani devono avere risorse spirituali adatte e sufficienti, carismi, i doni che per questo Dio
mette a disposizione del Suo popolo.
Conoscendo la situazione impegnativa dei cristiani di Roma,
Paolo non cessa di pregare per loro chiedendo, inoltre, al Signore, di avere l'opportunit di fare loro visita per condividere
con loro la sapienza apostolica che gli era stata data.
Paolo desidera ardentemente visitare Roma non per ammirare
i suoi monumenti e templi, vedere la ricchezza della sua corte
e la potenza del suo esercito, ma fornire, attraverso l'insegnamento, i cristiani di Roma delle risorse spirituali che li avrebbero fatti ulteriormente maturare nella fede. Paolo qui non
"presuntuoso", perch indubbiamente aveva ricevuto dal SiMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 10

gnore quello speciale carisma del quale ancora oggi noi ci avvaliamo. Gran parte delle lettere del Nuovo Testamento, infatti, sono sue, e Dio si compiaciuto di parlarci attraverso di
esse. Che meraviglioso arricchimento doveva essere stare personalmente ad ascoltarlo mentre insegnava! Certo, non come
stare ad ascoltare Cristo stesso, ma la gente poteva stare ad
ascoltarlo per ore. Paolo stesso sarebbe stato confortato dal vedere questi cristiani crescere nella fede e saperla comunicare
con grande competenza.
Paolo consapevole che trasmettere l'Evangelo sia un privilegio ed un dovere di ogni cristiano, anzi, un debito sia verso i
greci (raffinati ed intellettuali) che verso i barbari (rozzi ed incivili); sia verso coloro che cercano verit e si adoperano per
vivere moralmente, che verso persone ignoranti ed irresponsabili. Conoscere l'Evangelo di cristo non una curiosit intellettuale "per chi ama queste cose", ma "una questione di vita e di
morte" per ogni uomo e donna. accogliendo, infatti, il messaggio dell'Evangelo Dio opera per liberare e salvare la creatura
umana dalle conseguenze temporali ed eterne del peccato.
Trasmettere l'Evangelo un dovere che abbiamo verso gli altri, chiunque essi siano. Trasmettere l'Evangelo espressione
di autentico amore.
Preghiera. Signore Iddio, aspiro a rendere la mia fede in Cristo veramente rilevante nella mia vita, affinch non solo io ne tragga vantaggio personale, ma perch anche gli altri, attraverso il mio comportamento ed esempio, ne abbiano beneficio. Che io sia diligente nell'impegno ad assorbire diligentemente le risorse spirituali che tu
metti a disposizione nella Tua chiesa per la nostra maturazione umana e spirituale. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 11

3
La nostra giustizia e la giustizia di Dio
16 Infatti non mi vergogno del vangelo; perch esso potenza
di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e
poi del Greco; 17 poich in esso la giustizia di Dio rivelata da
fede a fede, com scritto: Il giusto per fede vivr (Romani
1:16,17).

Paolo qui presenta il tema della sua lettera: la giustizia di Dio.


Che cos', per, giustizia? Quali ne sono i criteri? Quando e
come possiamo ritenerci "persone giuste"?
I criteri di giustizia umani (la giustizia dell'uomo). I criteri
secondo i quali una persona pu ritenersi moralmente giusta
sono oggi molto labili e soggettivi. Sono generalmente i valori
accettati nella societ in cui viviamo (come ci considera "la
gente"), le leggi in vigore nel nostro Paese, i dettami della nostra coscienza ecc.: quando "rispettiamo" tutto questo, allora ci
consideriamo "persone a posto", certo "perfettibili", ma "neanche poi tanto male". Si tratta di valori, per, in continuo cambiamento, soggetti a "contrattazione". Spesso, inoltre, anche
quando trasgrediamo uno o pi di questi criteri, riusciamo a
giustificarci ed a trovare delle "scusanti" per le quali noi ci assolviamo, trovando modo di evaderne le conseguenze. E Dio?
Possiede forse dei criteri di giustizia secondo i quali misurata
la nostra personale "accettabilit" di Sue creature? Eclissato
Dio, cos com', dalla comune consapevolezza, i Suoi criteri di
giustizia sembrano non preoccupare oggi pi di quel tanto.
Per molta gente essi corrispondono a quanto noi riteniamo
giusto. Dio considerato magari solo come chi avalla il nostro
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 12

soggettivo e relativo senso di giustizia o che "perdona tutto"


perch, a nostro dire, sarebbe "buono e tollerante". E i "comandamenti"? Per molti essi equivalgono ai "precetti della chiesa",
considerati ormai generalmente "superati"... Se tutto questo
descrive la situazione che noi viviamo oggi, il discorso che l'Apostolo fa qui sulla giustizia di Dio, risulta del tutto incomprensibile, irrilevante e facilmente equivocabile. Il meno che si
possa dire che il mondo concettuale al quale fa riferimento
non (pi) il nostro. Abbiamo quindi buon gioco ad ignorarlo
e a "passare ad altre cose". E' cos? No. La verit ci che oggettivamente la Bibbia ci rivela. E' il nostro arrogante e comodo modo di ragionare "moderno" (quello che ho cercato qui di
descrivere sommariamente) ad essere completamente sbagliato, ingannevole e rovinoso. Esso pu e deve essere abbattuto,
cos come devono essere radicalmente contestati ed abbattuti i
nostri "criteri di giustizia", le nostre facili giustificazioni, il nostro soggettivismo e relativismo, la stessa concezione che abbiamo di Dio e della Sua giustizia: dobbiamo fare piazza pulita
di tutto questo per ristabilire la verit di ci che la Bibbia oggettivamente afferma.
I criteri di giustizia di Dio (la giustizia di Dio). Il criterio morale secondo il quale, come creature di Dio, siamo chiamati a
vivere, sono stati chiaramente rivelati. I criteri secondo i quali
una persona pu ritenersi moralmente giusta e quindi accettabile di fronte a Dio (in altre parole, "la salvezza") sono stabiliti
oggettivamente da Dio nella Sua legge. Non sono "contrattabili" o "discutibili". Rispetto ad essi saremmo un giorno giudicati. Passeremo il test? Ahim no. Al giudizio di Dio ne usciremo
svergognati e condannati inappellabilmente (come questa lettera, pi avanti, dimostrer). Non c', allora, speranza alcuna
per noi? E' qui che interviene la grazia di Dio in Ges Cristo, il
contenuto dell'Evangelo di cui l'Apostolo portatore e che
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 13

espone qui nella sua lettera. L'accettabilit morale di una persona davanti a Dio (e quindi la sua salvezza eterna) conseguibile, per grazia di Dio, affidandoci all'opera di Ges Cristo
in nostro misericordioso favore ("per fede"). L'uomo o la donna potr essere ritenuto giusto sulla base della fede (del proprio affidamento) al Signore e Salvatore Ges Cristo. La trasmissione di questo messaggio di grazia, come pure la trasmissione della grazia stessa, avvenuta ed avviene attraverso uomini e donne di fede, "da fede a fede", attraverso uomini e
donne che, rinunciando alle proprie pretese di essere o diventare giusti attraverso la propria performance (la propria giustizia) hanno accolto per fede la giustizia di Dio attraverso la grazia che veniva loro provveduta.
Di questo messaggio (assolutamente fuori dall'ordine di idee
prevalente in questo mondo, e spesso respinto e deriso) Paolo
non si vergogna. Esso potente per salvare dal peccato gente
di ogni tipo (sia ebrei, popolo a cui Paolo appartiene) che pagani. E' un messaggio davvero anticonformista e rivoluzionario!
Preghiera. Ti ringrazio, Signore Iddio, che attraverso una catena
ininterrotta di uomini e donne di fede nella Tua grazia, il messaggio
dell'Evangelo giunto fino a me e mi ha coinvolto potentemente.
Che io mai mi vergogni di esso, anzi, che io lo annunci apertamente
a tutti, sicuro della sua efficacia salvifica. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 14

4
Impresse ma soppresse

Lira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empiet e


ingiustizia degli uomini che soffocano la verit con
lingiustizia (Romani 1:18).

ddio ha stabilito per le creature umane oggettivi criteri di


comportamento morale che dobbiamo rispettare e dai
quali dipende la nostra stessa vita. Queste leggi (regole di
comportamento) sono impresse nella nostra stessa natura. Trasgredirle implica per noi necessariamente conseguenze negative: corrompono e guastano la realt della nostra vita, producono disarmonia e morte. La trasgressione alle leggi destinate a
garantire e regolare la nostra vita, inoltre, pregiudica i nostri
rapporti con Dio, per i quali eravamo stati creati. Dio, infatti,
santit, ordine, armonia. Dio non pu tollerare ci che va contro alla Sua stessa natura: "Tu (...) hai gli occhi troppo puri per
sopportare la vista del male, e (...) non puoi tollerare lo spettacolo dell'iniquit" (Abacuc 1:13). Per usare un'immagine alla
nostra portata, potremmo dire che di fronte alla trasgressione
della Sua legge, Iddio abbia una forte "reazione allergica", perch il peccato non assolutamente compatibile con la natura
di Dio: il peccato prima o poi sar colpito dalla Sua giusta ira.
Ecco che cosa si intende per "ira di Dio": la Sua inevitabile reazione di condanna contro il peccato. L'ingiustizia (ci che non
giusto secondo i criteri stabiliti da Dio) implica cos necessariamente, per creature senzienti e responsabili quali noi siamo,
delle sanzioni penali: "Chi pecca morir" (Ezechiele 18:4);
"...perch il salario del peccato la morte" (Romani 6:23), in
tutti i sensi (corruzione, degradazione e morte). Il peccato,
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 15

quando nasce e si sviluppa, come un tumore che, come cellula estranea, sbagliata, finisce col distruggerci.
La legge di Dio (proclamata attraverso Mos e come riassunta
dal Decalogo) notoriamente suddivisa in due tavole: i nostri
doveri verso Dio ed i nostri doveri verso gli altri. Contravvenire ai nostri doveri verso Dio, ai Suoi diritti, cio la nostra fondamentale ribellione alla Sua giusta e per noi necessaria autorit, chiamata empiet, cos com' chiamata ingiustizia ogni
trasgressione ai diritti di cui sono titolari i nostri simili (i diritti
umani).
Le leggi di Dio sono impresse nella nostra stessa natura, ma
l'essere umano, ribelle all'ordinamento di Dio, per il quale queste leggi "non sono di suo gusto", sopprime, soffoca, schiaccia,
distorce, ci di cui la sua stessa natura rende testimonianza. E'
cos che la coscienza viene imbavagliata, messa a tacere. E' sintomatico, a questo riguardo, ci che tentano di fare sui loro pazienti certi moderni "esperti della psiche umana": quando una
persona ne oppressa, toglierle i sensi di colpa, persuaderla a
giustificare, a considerare accettabili e normali comportamenti
che contravvengono ai criteri morali secondo i quali dobbiamo
vivere. Certamente vi possono essere sensi di colpa infondati,
ma il senso di colpa che sorge quando si trasgredisce le oggettive leggi di Dio, un salutare "campanello d'allarme" che, pi
che essere soffocato, deve essere "risolto" tramite il ravvedimento, l'emendamento della nostra vita. Allo stesso modo la
societ moderna "liberale" e "tollerante" aspira a "normalizzare" ci che Dio considera peccato. La moderna "liberazione
dalla religione" non forse un tentativo di sopprimere la legge
di Dio illudendoci di poterne fare a meno e di non subirne le
conseguenze quando la si trasgredisce?

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 16

L'Evangelo di Ges Cristo rivelazione della grazia e dell'amore di Dio, ma esso presuppone la rivelazione della giusta
ira di Dio verso il peccatore. Che senso avrebbe, infatti, il termine "grazia" se non presupponesse la legge di Dio infranta ed
una condanna giustamente da scontare, dalla quale essa
libera?
Preghiera. Signore Iddio, sento tutto il peso del peccato che corrompe e guasta la nostra vita. Vedo le giuste esigenze della Tua legge di
giustizia. Riconosco di essere un peccatore: per questo che, confessando i miei peccati ed implorando il Tuo perdono, ho accolto il Tuo
Figlio Ges Cristo come la grazia della mia riabilitazione. Che Egli
continui in me l'opera di purificazione che ha iniziato, affinch io sia
conforme alla Tua volont. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 17

5
Inescusabili

19 poich quel che si pu conoscere di Dio manifesto in loro,


avendolo Dio manifestato loro; 20 infatti le sue qualit
invisibili, la sua eterna potenza e divinit, si vedono
chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite
per mezzo delle opere sue; perci essi sono inescusabili, 21
perch, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato
come Dio, n l'hanno ringraziato; ma si son dati a vani
ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si
ottenebrato. 22 Bench si dichiarino sapienti, son diventati
stolti, 23 e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in
immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di
quadrupedi e di rettili" (Romani 1:18-23).

a vera questione non se Dio esista oppure no, ma se


esistano gli atei e gli agnostici! Di fatto nessuno pu
dire di non avere conoscenza di Dio e delle Sue leggi
perch questa conoscenza radicata in noi in quanto Sue creature fatte a Sua immagine e somiglianza. Questa conoscenza
possiamo solo sopprimerla proditoriamente, tacitarla, ma non
negarla! Nessuno potr un giorno scusarsi e dire di non aver
saputo!
Il concetto simile al principio giuridico latino: Ignorantia legis non excusat (L'ignoranza della legge non scusa), cio dovere del cittadino essere al corrente delle leggi vigenti, evitando cos che la eventuale non conoscenza di una determinata
legge costituisca materia per la difesa. La conoscenza della
norma si d per presunta.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 18

L'essenza di Dio, le Sue qualit invisibili, sono percepibili attraverso l'osservazione attenta della realt che ci circonda. Iddio, inoltre, dice nella Sua Parola: Io non ho parlato in segreto, in qualche luogo tenebroso della terra; io non ho detto (...):
'Cercatemi invano!' (Isaia 45:19). L'Apostolo dice altres:
Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che ogni popolo seguisse la propria via, senza per lasciare s stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia
e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei
vostri cuori (Atti 14:16).
Certo, la conoscenza che possiamo avere di Dio per via naturale sar necessariamente limitata. Essa per sufficiente per impedirci di fabbricarci divinit simili a creature vere od immaginarie. La nostra conoscenza sarebbe sufficiente per impedirci
di fare vani ragionamenti, creandoci magari un'immagine di
un Dio di comodo che ci eviti di prenderci le nostre responsabilit verso di Lui.
Quando, per, ci creiamo un Dio di comodo, sfruttandolo per
servire ai nostri interessi egoistici, otteniamo il risultato solo di
corrompere la nostra ed altrui intelligenza ottenebrando il nostro cuore con superstizioni che ci terranno lontani dal Dio
vero e vivente. Ancora, la conoscenza che abbiamo di Dio per
via naturale dovrebbe essere sufficiente per portarci a glorificare e ringraziare Dio, ad accostarci a Lui per rendergli il culto
che Gli dovuto. Mancando di farlo, invece, solo ci manifestiamo stolti ed autolesionisti.
Il peccato, infatti, ottenebra e corrompe il nostro cuore (la nostra percezione spirituale), tanto che senza uno speciale intervento di Dio che dissipi queste tenebre, nessuno, per via naturale, potrebbe liberarsene per giungere alla salvezza. La conoMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 19

scenza naturale di Dio serve solo per renderci inescusabili.


Essa molto diversa da quella che porta alla salvezza, quella
di cui parla Ges: Questa la vita eterna: che conoscano te, il
solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Ges Cristo (Giovanni 17:3), e della quale il cristiano si gloria: ...chi si gloria si
glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il
SIGNORE. Io pratico la bont, il diritto e la giustizia sulla terra, perch di queste cose mi compiaccio", dice il SIGNORE
(Geremia 9:24).
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio che Tu ti riveli attraverso le
opere della creazione in modo chiaro. Rinuncio ad ogni umana corrotta fantasia per cogliere la straordinaria bellezza spirituale della
Tua natura pari a nulla che, per quanto bello o potente sia, si trovi
nel creato Per questo Ti lodo e Ti ringrazio. Dammi di saper sempre
meglio conoscerti attraverso Ges Cristo e l'intera Tua rivelazione
scritta. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 20

6
Inevitabili disfunzioni, corruzione e morte
24 Per questo Dio li ha abbandonati all'impurit, secondo i
desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro
corpi; 25 essi, che hanno mutato la verit di Dio in menzogna e
hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che
benedetto in eterno. Amen. 26 Perci Dio li ha abbandonati a
passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso
naturale in quello che contro natura; 27 similmente anche gli
uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono
infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo
uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la
meritata ricompensa del proprio traviamento. 28 Siccome non
si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in bala
della loro mente perversa s che facessero ci che
sconveniente; 29 ricolmi di ogni ingiustizia, malvagit,
cupidigia, malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, di
frode, di malignit; 30 calunniatori, maldicenti, abominevoli a
Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli
ai genitori, 31 insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati.
32 Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che
fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma
anche approvano chi le commette (Romani 1:24-32).

iccome non si sono curati di conoscere Dio e i criteri di


comportamento da Lui stabiliti (la Sua legge), creandosi un dio e una moralit loro conveniente a proprio uso e consumo, Dio ha detto: OK, fate pure ...e patitene
le conseguenze!. Quali altri risultati si potrebbero attendere?
Non ci sono altre opzioni: o si vive come Dio ha stabilito nella
Sua sapienza, in armonia con i Suoi propositi creativi, o il
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 21

caos: inarrestabile sar il processo di degradazione, corruzione


e morte. Disfunzioni di ogni tipo ad ogni livello, infatti, stanno
facendo cadere l'umanit moralmente e spiritualmente sempre
pi in basso. Accecata dai miti del progresso e dell'evoluzionismo, l'umanit che aspira all'indipendenza da Dio, volendo essere dio e legge a s stessa, come il proverbiale mostro di
Frankenstein (moderno Prometeo), sta plasmando il proprio
disumano modello di uomo, un progetto naturalmente fallimentare, nonostante tutte la sua insolenza e superbia.
Il quadro che qui l'Apostolo dipinge non altro che la societ
pagana di quel tempo, di cui la cultura omosessuale ne
espressione paradigmatica. palese come pure essa bene rifletta il neo-paganesimo moderno che, all'insegna della liberazione del sesso vorrebbe creare nuovi modelli di coppia,
di famiglia, di societ. Liberandosi dai pregiudizi della religione o promuovendo un cristianesimo abilmente riveduto
e corretto che ne serva le istanze, dopo aver mutato la verit
di Dio in menzogna, secondo i desideri dei loro cuori di
fatto ci sta trascinando a giustificare passioni infami verso
un degrado morale sempre pi pronunciato, legittimato da un
non meglio precisato amore.
Sciolti cos dalle catene dei criteri di comportamento stabiliti
da Dio, ogni altro aspetto della morale viene relativizzato, alterato e corrotto. Perch, allora, farsi tanti scrupoli? Si giustifica
ogni ingiustizia e cupidigia, le frodi sono all'ordine del giorno
con grande ingegnosit nel male. La lealt non pi un valore.
I legami familiari e gli affetti naturali vengono calpestati senza
piet alcuna. La soppressione della vita umana, in ogni sua
fase (l'omicidio), giustificata. Disabili, malati ed anziani sono
considerati pi o meno esplicitamente un peso per la societ
e a loro si vorrebbe garantire una buona morte.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 22

Chi si oppone a questo e ad altro ancora (le infrazioni alla


moralit stabilita non conoscono pi alcun limite, se non la
propria fantasia e creativit...) considerato arretrato e deve
essere fatto tacere. I decreti di Dio verso coloro che fanno tali
cose sono chiari: condanna senza appello, eppure grandi onori
vengono attribuiti a chi compiacente approva ed applaude tutto questo. Saremo noi tra questi?
L'umanit che scivola sempre di pi su questa china non pu
avere alcun futuro, se non distruzione e morte. Di fatto, ci saremmo gi autodistrutti da tempo se Dio, nella Sua provvidenza, non continuasse a tenere insieme le cose fintanto che non
siano tutti raccolti e portati in salvo dal disastro generale coloro ai quali Iddio ha scelto per farne oggetto della Sua grazia.
Preghiera. Signore Iddio, tienimi lontano il pi possibile dalle seduzioni di questo mondo, affinch io non sia trascinato dalla sua rovina. Rafforzami, te ne prego, affinch io resista alle difficolt che una
testimonianza cristiana coerente inevitabilmente implica vivendo in
questo contesto di virulento peccato. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 23

7
Il giusto giudizio di Dio
1 Perci, o uomo, chiunque tu sia che giudichi, sei
inescusabile; perch nel giudicare gli altri condanni te stesso;
infatti tu che giudichi, fai le stesse cose. 2 Ora noi sappiamo
che il giudizio di Dio su quelli che fanno tali cose conforme a
verit. 3 Pensi tu, o uomo, che giudichi quelli che fanno tali
cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio? 4 Oppure
disprezzi le ricchezze della sua bont, della sua pazienza e della
sua costanza, non riconoscendo che la bont di Dio ti spinge al
ravvedimento? 5 Tu, invece, con la tua ostinazione e con
l'impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d'ira per il
giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio. 6
Egli render a ciascuno secondo le sue opere: 7 vita eterna a
quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria,
onore e immortalit; 8 ma ira e indignazione a quelli che, per
spirito di contesa, invece di ubbidire alla verit ubbidiscono
all'ingiustizia. 9 Tribolazione e angoscia sopra ogni uomo che
fa il male; sul Giudeo prima e poi sul Greco; 10 ma gloria,
onore e pace a chiunque opera bene; al Giudeo prima e poi al
Greco; 11 perch davanti a Dio non c' favoritismo (Romani
2:1-11).

'apostolo, dopo avere messo in luce la corruzione della societ pagana, intende pure dimostrare che nessuno, in realt, pu considerarsi davanti a Dio giusto ed
innocente, quand'anche non avesse commesso in quel modo
quei peccati. L'ipocrisia di tanti santarelli , infatti, altrettanto diffusa e bene accertata... Sarebbe facile per molti, dopo aver
letto i capi d'accusa che l'Apostolo pronunzia contro la societ
pagana, dire: Sono d'accordo: tutto questo deve essere conMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 24

dannato senza appello. Grazie a Dio, io non sono cos. Si pongono in questo modo dalla parte degli accusatori, dei giudici.
Paolo, per, replica: Davvero cos? Sei proprio sicuro di poterti onestamente porre fra chi giudica?.
No, in realt nessuno pu considerarsi giusto. Non avrai magari commesso i peccati pi grossolani, ma se ti esamini accuratamente rispetto ai criteri oggettivi di giustizia ai quali Dio
esige che ci conformiamo, in pensieri, parole ed opere, nessuno si salva. Quante volte, infatti, abbiamo commesso mentalmente o in segreto, pensando di non essere scoperti, quelle
stesse cose che condanniamo in altri e per le quali manifestiamo indignazione? Quante volte abbiamo immaginato i piaceri della trasgressione? Se pensiamo onestamente di essere
giusti o di poterci in qualche modo giustificare, inganniamo
noi stessi o gli altri, ma non Dio. Il giudizio di Dio su quelli
che fanno (di fatto o virtualmente) tali cose conforme a verit.
Nulla pu sfuggire allo scanner del giudizio di Dio: essa
come una tomografia computerizzata (TC) che rileva ci che
non visibile esteriormente e che permette poi al bisturi del
chirurgo di intervenire radicalmente. Cos accade quando ci
poniamo al vaglio della Parola di Dio: Infatti la parola di Dio
vivente ed efficace, pi affilata di qualunque spada a doppio taglio, e
penetrante fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore (Ebrei 4:12). Il
giudizio di Dio conforme a verit perch Dio punir il peccato
senza favoritismo, cio senza riguardi personali, dovunque esso
si trovi. Non sar soddisfatto dalle apparenze esteriori, da alcuna presunta opera meritoria che non proceda da un'assoluta integrit di cuore. Nessuno potr scampare al giudizio di
Dio.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 25

Qualcuno, per, potrebbe obiettare osservando l'impunit e la


prosperit degli empi: Ma dov' questo giudizio di Dio? Tutto per loro sembra andare molto bene! Io mi pongo tanti scrupoli e problemi, ma guarda loro: soddisfatti e spensierati, ciononostante.... Non bisogna, per, confondere la bont di Dio
con la certezza del Suo giudizio. La bont di Dio ci dovrebbe
solo sospingerci al ravvedimento. Infatti: Il Signore non ritarda
l'adempimento della sua promessa [la certa esecuzione del Suo
giudizio] come pretendono alcuni; ma paziente verso di voi, non
volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento (1 Pietro 3:9). La bont di Dio ci dovrebbe condurre al ravvedimento. Se non ci ravvediamo al pi presto dai nostri peccati, pi il tempo passa pi grande sar il loro cumulo (il tesoro d'ira): esso ci croller addosso. Il giorno del giudizio, prima
o poi arriver: possiamo esserne certi: Quel giorno un giorno
d'ira, un giorno di sventura e d'angoscia, un giorno di rovina e di
desolazione, un giorno di tenebre e caligine, un giorno di nuvole e di
fitta oscurit (Sofonia 1:15). Allora Dio render a ciascuno la
paga che si merita (cio ira e indignazione) per le sue opere
(inique) e, anche se parzialmente buone, esse gli saranno rivelate come del tutto insoddisfacenti.
Grazie a Dio, per, vi sono coloro che: cercano gloria, onore e
immortalit, coloro che, apprezzando e perseguendo ci che
bene agli occhi di Dio e onesti con s stessi, riconoscono la loro
condizione di peccatori condannati, dalla quale da soli non
possono uscire. Invocando la misericordia di Dio e chiedendogli di mandare loro un Salvatore, troveranno in Lui soltanto
gloria, onore e pace. Allora, un salvatore verr per Sion e per quelli
di Giacobbe che si convertiranno dalla loro rivolta", dice il SIGNORE (Isaia 59:20). Ges, il Cristo, infatti, Colui che stato innalzato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per
dare ravvedimento a Israele, e perdono dei peccati (Atti 5:31).
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 26

Preghiera. Signore Iddio, liberami dall'ipocrisia di giudizi affrettati sul comportamento altrui che non corrispondano ad
un'analisi onesta e spassionata anche della mia vita. Accolgo
con riconoscenza il Signore e Salvatore Ges Cristo: in Lui e
con Lui purificami da tutti i miei peccati. In Lui, per la Tua
grazia, trover gloria, onore e pace. Dammi in questo perseveranza e diligenza. Amen.

8
La legge di Dio la conosciamo bene!
12 Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge
periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato
avendo la legge saranno giudicati in base a quella legge; 13
perch non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a
Dio, ma quelli che l'osservano saranno giustificati. 14 Infatti
quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per
natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge,
sono legge a s stessi; 15 essi dimostrano che quanto la legge
comanda scritto nei loro cuori, perch la loro coscienza ne
rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si
scusano a vicenda. 16 Tutto ci si vedr nel giorno in cui Dio
giudicher i segreti degli uomini per mezzo di Ges Cristo,
secondo il mio vangelo (Romani 2:12-16).

ella prima parte di questa sezione della lettera ai Romani l'Apostolo mette in evidenza come Dio condanni lo stile di vita dei pagani [le genti o stranieri
(rispetto agli ebrei) secondo questa versione della Bibbia)].

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 27

Qualcuno potrebbe, per, giustamente chiedersi: Come pu


Dio chiamare le genti di tutto il mondo a rendere conto della
loro vita rispetto ai criteri di comportamento che Egli ha stabilito in una Legge data attraverso Mos al popolo ebraico? La
maggior parte dell'umanit non conosce quella legge!. La risposta che Dio pu farlo perch quella legge impressa nella
natura stessa di ogni creatura umana: essa stata scritta nei
loro cuori. A questo rende testimonianza la loro stessa coscienza, il loro stesso senso morale, fondamentalmente
uguale per ogni uomo o donna di ogni tempo e paese.
La Legge di Dio, data attraverso Mos, proclama ed esplicita,
precisandolo, quel che Dio ha impresso in ogni essere umano.
Questo comune senso morale pu essere pi o meno chiaro ed
sicuramente spesso corrotto. Esso, per, sufficiente a rendere ogni creatura umana inescusabile. Le infrazioni alla legge di
Dio scritta nei loro cuori sono tali da rendere ognuno sicuramente peccatore e giustamente condannabile da Dio alle sanzioni previste per chiunque le trasgredisca: cio la perdizione.
Ecco cos come tutti coloro che peccano senza conoscere la legge di Mos, ma ben conoscendo quanto scritto nel loro cuore,
periranno; cos come periranno tutti coloro che, pur conoscendo quanto Dio ha stabilito nella legge data a Mos, la trasgrediscono. Ognuno sar giudicato da Dio sulla base della legge
conosciuta e non debitamente applicata.
Tutti i popoli hanno consapevolezza morale e riti religiosi per
purificarsi dalle proprie trasgressioni ed invocare il favore delle loro divinit. Tutti i popoli hanno le loro leggi per punire
l'adulterio, il furto e l'omicidio. Sanno che tutto questo male
e che l'onest un valore imprescindibile. Qui non importa
tanto sapere in che modo immaginano la divinit o quali eccezioni prevedano per le loro regole. Il fatto che prevedono reMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 28

gole di comportamento a cui devono attenersi: questo che testimonia della loro coscienza morale. Lo stesso vale per il naturale senso che c' nell'essere umano di accusare e di giustificarsi.
La responsabilit del popolo di Dio persino maggiore di
quella delle altre genti, perch la sovrana volont di Dio stata
proclamata fra di loro al di l di ogni possibile equivoco. La
norma la pena per chi la trasgredisce l, nero su bianco:
'Maledetto chi non si attiene alle parole di questa legge, per metterle in pratica!' - E tutto il popolo dir: 'Amen' (Deuteronomio
27:26). Essi odono questa legge in ogni riunione di culto. Possederla ed ascoltarla, per, non basta, non basta vantarsi di
averla. Bisogna che la mettano in pratica: Ora, dunque, Israele,
da' ascolto alle leggi e alle prescrizioni che io v'insegno perch le
mettiate in pratica, affinch viviate ed entriate in possesso del paese
che il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, vi d (Deuteronomio
4:1).
Se essi vogliono essere giusti davanti a Dio, devono seguirla
fino in fondo. Saranno giustificati quelli che l'osservano, coloro
le ubbidiscono in tutto e per tutto. Il fatto , per, che non lo
fanno: tanta, infatti, la corruzione che il peccato ha prodotto
in loro, che nonostante le loro migliori intenzioni, non sono
giusti e non lo saranno mai. Nessuno inganni s stesso magari
solo aderendo diligentemente alle formalit esteriori della legge o semplicemente sedendo l dove la legge proclamata. Il
loro cuore non retto tale da vanificare ogni loro pretesa. Essi
sono chiamati a riconoscersi i peccatori che sono, rinunciando
ad ogni apparenza di giustizia ed invocando la misericordia di
Dio. indubbiamente umiliante, ma solo quando la realt della corruzione del cuore umano onestamente riconosciuta;
solo quando un uomo o una donna riconosce di essere, a causa
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 29

dei suoi peccati, destinato giustamente alla perdizione e invoca la misericordia di Dio, Egli potr apprezzare ed accogliere
con riconoscenza la grazia che Dio gli provvede nel Salvatore
che Egli ha designato.
Preghiera. Signore, Tu mi hai parlato in tanti modi: quanti sotterfugi e scusanti per negare e disattendere la Tua sovrana volont io
ho trovato! sorprendente quanta fantasia io abbia per giustificarmi di fronte a Te. Rinuncio per ad ogni scusa, riconosco umilmente la corruzione del mio cuore e la giusta condanna che io merito
per i miei peccati. per questo, o Signore, che io ho invocato ed invoco la Tua misericordia, affidandomi completamente all'opera compassionevole del Salvatore che Tu mi hai provveduto: il Tuo Figlio e
nostro Signore, Ges Cristo. Egli solo e sar l'unica base della mia
salvezza. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 30

9
Non vanagloria ma onest di fronte a Dio

17 Ora, se tu ti chiami Giudeo, ti riposi sulla legge, ti vanti


in Dio, 18 conosci la sua volont, e sai distinguere ci che
meglio, essendo istruito dalla legge, 19 e ti persuadi di essere
guida dei ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre, 20
educatore degli insensati, maestro dei fanciulli, perch hai nella
legge la formula della conoscenza e della verit; 21 come mai
dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu
che predichi: Non rubare! rubi? 22 Tu che dici: Non
commettere adulterio! commetti adulterio? Tu che detesti gli
idoli, ne spogli i templi? 23 Tu che ti vanti della legge, disonori
Dio trasgredendo la legge? 24 Infatti, com' scritto: Il nome
di Dio bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri
(Romani 2:17-24).

'Apostolo Paolo, autore di questa lettera, naturalmente,


era un israelita. Era stato educato nel gruppo pi rigoroso di quella fede. Egli stesso scrive: Io, circonciso
l'ottavo giorno, della razza d'Israele, della trib di Beniamino,
ebreo figlio d'Ebrei; quanto alla legge, fariseo (Filippesi 3:5).
Il fatto che lui condannasse (come aveva fatto poco prima) lo
stile di vita dei pagani, avrebbe sicuramente suscitato il plauso
degli ebrei, molti dei quali pure dimoravano a quel tempo a
Roma. Diffusa, infatti, era in loro la consapevolezza della superiorit morale e spirituale della fede ebraica, ed era e rimane
sicuramente cos. Indubbiamente erano il popolo eletto (scelto)
dal Dio vero e vivente come Suo portavoce e rappresentante.
Potevano certamente essere fieri di conoscere cos chiaramente
Dio, la Sua volont e la Sua legge, perch Dio l'aveva loro rivelata. Le loro scuole di prim'ordine l'insegnavano fedelmente:
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 31

erano infatti scuole molto apprezzate anche fuori dall'ambito


della loro fede. Potevano cos vantarsene come portatori di
luce in un modo di tenebre morali, di sapienza in un mondo di
insensatezza, e di verit in un mondo di menzogne. Non c'era
nulla di male in questo. La Scrittura stessa, infatti, dice: Gloriatevi del suo santo nome; si rallegri il cuore di quelli che cercano il SIGNORE! (1 Cronache 16:10).
Il problema che Paolo rileva e denuncia, per, con tutto questo, era la loro fondamentale incoerenza. Certo non si poteva
generalizzare, ma allora gli israeliti sembra non godessero nel
mondo pagano, di buona fama e questo non per le loro pretese, ma perch alle loro parole ed al loro vanto spesso non corrispondeva un comportamento conseguente. Non era infatti
infrequente che venissero accusati di frode nel commercio e di
usura, come pure di altri comportamenti immorali. Si vantavano d'essere migliori degli altri, ma nei fratti non dimostravano
d'esserlo. Paolo rileva come addirittura, a causa del loro comportamento incoerente, molti maledicessero Dio stesso, quello
stesso di cui tanto parlavano. L'analisi di Paolo qui impietosa, ma apertamente toccava una profonda verit: la societ pagana era certamente da condannare, ma, con altrettanta certezza, loro stessi non potevano considerarsi giusti davanti a Dio.
La realt del peccato contaminava e corrompeva pure la loro
stessa vita. Dovevano riconoscerlo onestamente e, umiliandosi
davanti a Dio, dovevano implorare la Sua misericordia. Essi
avevano bisogno di un Salvatore, tanto quanto i pagani: ecco
ci che l'Apostolo intendeva qui far loro comprendere.
quanto Ges insegna nella parabola del Fariseo e del pubblicano: "Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo, e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava
cos dentro di s: 'O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 32

altri uomini, ladri, ingiusti, adlteri; neppure come questo


pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago la decima
su tutto quello che possiedo'. Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: 'O Dio, abbi piet di me, peccatore!' Io vi
dico che questo torn a casa sua giustificato, piuttosto che
quello; perch chiunque s'innalza sar abbassato; ma chi si abbassa sar innalzato' (Luca 18:10-14).
Il discorso che Paolo fa in questo testo riguarda solo gli ebrei?
Soltanto quelli della sua generazione? possibile, come cristiani, trovarci noi nella medesima situazione? Sicuramente.
Quante volte, infatti, si sente dire anche oggi: Voi, con tutto il
vostro parlare di Dio, di chiesa, di moralit, di religione, non
siete certamente meglio degli altri. I fatti parlano chiaro. Siete
solo degli ipocriti. Non solo vi dimostrate incoerenti con i
principi che voi stessi proclamate, ma trovate sempre modo di
giustificare le vostre malefatte. Voi e il vostro Dio non meritate alcun rispetto. Non venite a parlarci pi della vostra religione. solo un'unica e plateale ipocrisia. Tutto questo non
solo un parlare pretestuoso da parte del mondo. Non cerchiamo scusanti.
un dato di fatto: non siamo giusti davanti a Dio, e la nostra
professione di religiosit non contribuisce a farci essere tali.
Abbiamo bisogno di un salvatore, abbiamo bisogno del Salvatore, non a parole, ma in fatti e verit.
Preghiera. Signore Iddio, se Tu trovassi in me ipocrisia e presunzione, scuotimi con forza ed umiliami, affinch io me ne liberi vivendo con coerenza la professione della mia fede. Che la mia preoccupazione pi grande sia di non portarti giammai disonore. Quando poi,
nella mia debolezza, io cadessi in peccato, fa s che io lo riconosca
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 33

apertamente, risolvendomi, con il Tuo aiuto, di farne ammenda. Per


Ges Cristo, mio Signore e Salvatore. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 34

10
Le formalit religiose non rendono giusti

25 La circoncisione utile se tu osservi la legge; ma se tu sei


trasgressore della legge, la tua circoncisione diventa
incirconcisione. 26 Se l'incirconciso osserva le prescrizioni
della legge, la sua incirconcisione non sar considerata come
circoncisione? 27 Cos colui che per natura incirconciso, se
adempie la legge, giudicher te, che con la lettera e la
circoncisione sei un trasgressore della legge. 28 Giudeo infatti
non colui che tale all'esterno; e la circoncisione non quella
esterna, nella carne; 29 ma Giudeo colui che lo
interiormente; e la circoncisione quella del cuore, nello
spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode proviene
non dagli uomini, ma da Dio (Romani 2:25-29).

'Apostolo qui continua la sua polemica dimostrando


come nessuno possa considerarsi giusto davanti a Dio e
quindi che tutti hanno bisogno del Salvatore Ges Cristo. Nemmeno gli Israeliti possono considerarsi tali non solo
perch il peccato guasta anche le loro migliori aspirazioni, ma
nemmeno sulla base della fedele osservanza dei loro rituali, di
cui la circoncisione ha posto prominente.
La circoncisione una pratica che consiste nell'asportare parte
o la totalit del prepuzio del pene. La parola circoncisione deriva dal latino circum ("attorno") e caedere (tagliare). Il patto
della circoncisione era stato comandato da Dio ad Abraamo, il
Padre del popolo ebraico, come segno del legame eterno fra
Dio e la Casa dIsraele (Genesi 17:7) e come segno di purificazione e di separazione dal paganesimo. Si tratta di una norma
prescritta unica nel suo genere, in quanto essa impressa nella
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 35

carne di ogni Ebreo (sono i 613 precetti che gli Ebrei sono tenuti ad osservare). L'Antico Testamento afferma: Sarete circoncisi; questo sar un segno del patto fra me e voi. All'et di otto
giorni, ogni maschio sar circonciso tra di voi, di generazione
in generazione () il mio patto nella vostra carne sar un patto perenne. L'incirconciso, il maschio che non sar stato circonciso nella carne del suo prepuzio, sar tolto via dalla sua gente:
egli avr violato il mio patto" (Genesi 17:11-14). Nel Nuovo Testamento, il Battesimo ha preso il posto della circoncisione.
La circoncisione (e il battesimo), per, in s stessi, non hanno
alcun valore se non corrispondono ai fatti di un'autentica fede
operante, di una reale, coerente e completa ubbidienza alla
legge morale di Dio, di una vita veramente pura e distinta dallo stile di vita del paganesimo, da una reale separazione morale e spirituale dal mondo ribelle a Dio. L'essersi sottoposti alla
circoncisione (o al battesimo) non rende in s stessi giusti davanti a Dio e pu diventare una vuota ed illusoria formalit,
come, per altro, si vede anche oggi nella pratica (sia fra ebrei
che cristiani). Quante persone, infatti, ritengono di aver fatto
il loro dovere con queste cerimonie ma senza che a questo
corrisponda una vita realmente consacrata al Signore?! Esse
non hanno alcun valore magico e diventano pura superstizione: esse valgono solo quando sono il segno di una vita
veramente in linea con i criteri morali stabiliti dal Signore.
Giudeo infatti, cio chi appartiene al popolo di Dio (questo
vale anche per i cristiani), non colui che tale all'esterno,
esteriormente, formalmente. La circoncisione non quella esterna, nella carne, l'asportazione di un po' di pelle o il bagnarsi
con l'acqua del battesimo. Giudeo, chi appartiene al popolo
del Signore, colui che lo interiormente, quando la persona
credente fin dal profondo della sua anima e lo esprime in tutto
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 36

quel che e fa. La circoncisione quella del cuore, nello spirito,


non nella lettera, il peccato deve essere tagliato via realmente dalla vita quotidiana del credente. Di un tale Giudeo la lode
proviene non dagli uomini, ma da Dio: le formalit religiose possono soddisfare eventualmente la gente, ma non impressionano Dio pi di quel tanto!
Preghiera. Liberami, o Signore, dall'inganno del formalismo religioso! Voglio essere cristiano di fatto, in verit, ed allora anche le cerimonie religiose che Tu hai prescritto avranno senso e saranno di autentica testimonianza a quelli di fuori. Che io non sia complice e connivente del formalismo religioso ma che in ogni circostanza io proclami la verit. Nel nome di Cristo. Amen.

11
La fedelt di Dio, ciononostante...
1 Qual dunque il vantaggio del Giudeo? Qual l'utilit
della circoncisione? 2 Grande in ogni senso. Prima di tutto,
perch a loro furono affidate le rivelazioni di Dio. 3 Che vuol
dire infatti se alcuni sono stati increduli? La loro incredulit
annuller la fedelt di Dio? 4 No di certo! Anzi, sia Dio
riconosciuto veritiero e ogni uomo bugiardo, com' scritto:
Affinch tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e trionfi
quando sei giudicato. 5 Ma se la nostra ingiustizia fa risaltare
la giustizia di Dio, che diremo? Che Dio ingiusto quando d
corso alla sua ira? (Parlo alla maniera degli uomini.) 6 No di
certo! Perch, altrimenti, come potr Dio giudicare il mondo?
7 Ma se per la mia menzogna la verit di Dio sovrabbonda a
sua gloria, perch sono ancora giudicato come peccatore? 8
Perch non facciamo il male affinch ne venga il bene, come
da taluni siamo calunniosamente accusati di dire? La
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 37

condanna di costoro giusta (Romani 3:1-8)

e accuse che l'apostolo Paolo rivolge contro il popolo


ebraico, di cui egli pure parte, non provengono da
malanimo, n pregiudicano l'identit e la vocazione di
questo popolo, anzi, la confermano.
In primo luogo, essi sono e rimangono il popolo eletto; in secondo luogo, essi sono coloro che hanno ricevuto la rivelazione di Dio e dei Suoi progetti e sono chiamati a farla conoscere
al mondo; in terzo luogo, i loro peccati ed incoerenze non vanifica i progetti di Dio per loro e per il mondo.
Nelle sue parole l'Apostolo fa eco a quelle degli antichi profeti
di Israele quando, con termini persino pi forti dei suoi, denunciavano l'infedelt, incoerenza ed ipocrisia di questo popolo in varie fasi della sua storia. Gi al tempo di Mos la realt
di questo popolo, pur beneficato in modo stupefacente, era
chiara: Il SIGNORE pass davanti a lui, e grid: 'Il SIGNORE!
il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco
in bont e fedelt, che conserva la sua bont fino alla millesima
generazione, che perdona l'iniquit, la trasgressione e il peccato ma non terr il colpevole per innocente; che punisce l'iniquit dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e
alla quarta generazione!' . Mos subito s'inchin fino a terra e
ador. Poi disse: 'Ti prego, Signore, se ho trovato grazia agli
occhi tuoi, venga il Signore in mezzo a noi, perch questo
un popolo dal collo duro; perdona la nostra iniquit, il nostro peccato e prendici come tua eredit'. Il SIGNORE rispose:
'Ecco, io faccio un patto: far davanti a tutto il tuo popolo meraviglie, quali non sono mai state fatte su tutta la terra n in alcuna nazione; tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedr

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 38

l'opera del SIGNORE, perch tremendo quello che io sto per


fare per mezzo di te' (Esodo 34:6-10).
La realt dell'antico popolo di Dio, come pure quella del moderno popolo di Dio in Cristo, chiara: si tratta di peccatori,
n pi n meno di tutti gli altri, ma con una differenza: sono
salvati per grazia. Dall'eternit, per manifestare la Sua misericordia, cos come Egli manifesta la Sua giustizia, Dio si compiace di salvare un certo numero di peccatori; fa dei progetti
nei loro riguardi e fedelmente, nonostante le loro incoerenze e
fallimenti, questi progetti vengono a sicuro compimento.
Niente e nessuno li pu ostacolare, neanche la loro testa
dura, nonostante facciano resistenza a Lui, Gli siano refrattari
ed irriconoscenti. I progetti di salvezza di Dio vengono a sicuro compimento nonostante ed attraverso l'infedelt dei Suoi
eletti. Dio verace e mantiene sempre le Sue promesse: questo
risalta ancora pi chiaramente quando viene messo in contrasto con l'infedelt del Suo popolo.
Possiamo, per, forse dire: ...va be', allora se cos possiamo
continuare a peccare a nostro piacimento, tanto il Signore ci
salver comunque, anzi, il nostro peccato non fa che mettere in
risalto la Sua santit!. Quest'accusa continua a risuonare anche oggi quando si predica il messaggio biblico sulla salvezza
per grazia mediante la fede, cio non sulla base di nostre opere
meritorie. Dio condanna i peccatori senza remissione, perch
Egli giusto, ma si compiace di portare alla salvezza, per la
Sua grazia, quanti, fra di essi, Egli infonde loro quel ravvedimento, quella fede e quell'ubbidienza di cui da soli non sarebbero capaci. Possiamo dunque essere certi di questo: Dio eseguir il Suo giusto giudizio sull'umanit peccatrice, ma coloro
che da essa Egli salva, manifestano, altrettanto sicuramente,
ravvedimento, fede ed ubbidienza.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 39

Il Suo popolo pu dire, ieri ed oggi, Egli ci ha salvati e ci ha


rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere,
ma secondo il suo proposito e la grazia che ci stata fatta in
Cristo Ges fin dall'eternit (2 Timoteo 1:9); Egli ci ha salvati
non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento
dello Spirito Santo (Tito 3:5); Non in virt di opere affinch
nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati
creati in Cristo Ges per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinch le pratichiamo (Efesini 2:9-10).
Preghiera. Signore Iddio, lodo e magnifico la Tua fedelt nel salvare, mediante la Tua grazia in Cristo Ges, un peccatore come io
sono. Riconosco apertamente ed onestamente, di fronte alla Tua santa legge, tutte le mie mancanze, me ne ravvedo e far uso di tutti gli
strumenti che Tu mi metti a disposizione, per rendere a Te gradita la
mia vita, in riconoscenza per quanto Tu hai fatto e continui a fare
per me. Nel nome di Cristo. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 40

12
Gli effetti della grazia di Dio in Cristo
1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con
Dio per mezzo di Ges Cristo, nostro Signore, 2
mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede,
l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e
ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; 3 non
solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo
che l'afflizione produce pazienza, 4 la pazienza
esperienza, e l'esperienza speranza. 5 Or la
speranza non delude, perch l'amore di Dio stato
sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che
ci stato dato (Romani 5:1-5).

a persona che, rinunciando ad accampare meriti propri e riconoscendo di essere un peccatore condannato,
si affida soltanto alla misericordia di Dio in Ges Cristo, fa esperienza gi nell'oggi della sua vita di quanto la grazia sia efficace. La grazia di Dio, infatti, produce effetti considerevoli in chi la riceve. Davvero l'Evangelo potenza di Dio
per la salvezza di chiunque crede (1:6). L'Apostolo, in questo
capitolo, ne elenca diversi.
Il primo effetto della grazia, per il credente in Cristo, la pace
interiore. Se per la sua salvezza, infatti, avesse dovuto contare
solo sulle presunte proprie opere meritorie, non avrebbe mai
potuto essere completamente sicuro di avercela fatta. Sarebbe stato perennemente nell'inquietudine. Ora, per, quieto,
tranquillo, sereno, perch la sua accettabilit davanti a Dio il
risultato di ci che Cristo per lui ha perfettamente compiuto.
Quella di Cristo un'opera perfetta e completa. La sua coMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 41

scienza ora pu riposare. Il giudizio di Dio per lui non pi


una minaccia, una spada che gli pende sul capo. Il Fariseo non
conosce questa pace, nonostante tutta la sua sicumera. La spavalderia degli irresponsabili che sfidano Dio ed il Suo giudizio, di breve durata. Le anime dei miserabili sempre tremano se
non trovano la propria pace nella grazia di Cristo. Ecco perch Paolo pure pu dire ai cristiani: Non angustiatevi di nulla, ma in
ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera
ogni intelligenza, custodir i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo
Ges (Filippesi 4:6,7).
Avendo avuto in Cristo la grazia del libero e fiducioso accesso
a Dio, sicuro che niente e nessuno mai potr sottrargliela (in
essa, infatti, sta fermo), persino le inevitabili afflizioni di questa vita (diverse fra le quali spesso sono conseguenza della nostra scelta di stare dalla parte di Cristo) diventano per il cristiano produttive. Nella prospettiva della fede cristiana, infatti,
le afflizioni producono esperienza, pazienza e speranza. Davvero le afflizioni forgiano il carattere. L'apostolo Pietro scrive: Rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo ()
Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perch lo Spirito di
gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi. Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perch si immischia nei
fatti altrui; ma se uno soffre come cristiano, non se ne vergogni, anzi
glorifichi Dio, portando questo nome (1 Pietro 4:13-16).
Attraverso le tribolazioni siamo stimolati alla pazienza, la pazienza trova conforto nell'aiuto di Dio, e questo ci incoraggia a
coltivare la certezza della speranza cristiana. Nella consapevolezza che Dio ci propizio in Cristo, persino le calamit diventano per il cristiano occasione di gioia. Pi avanti l'Apostolo
scriver infatti: Or sappiamo che tutte le cose cooperano al
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 42

bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il


suo disegno (8:28). La consapevolezza dell'amore di Dio in
Cristo tanto pervade il cuore del cristiano che pu dire che
esso sia sparso su di lui come benefica pioggia su un arido terreno.
Il cristiano vive cos la pienezza di Dio nella sua vita. riconciliato in Cristo (il Figlio di Dio) con Dio Padre e Dio lo Spirito
Santo lo coinvolge completamente trasformando e trasfigurando ogni aspetto della sua vita. Dio Padre ha preso la determinazione di salvarlo; Dio il Figlio ha operato questa salvezza
nella Sua vita, morte e risurrezione; Dio lo Spirito Santo ha applicato alla sua vita quanto in Cristo ha conseguito, e gli effetti
sono visibili, concreti, pratici. L'empio e l'incredulo, il vanaglorioso e l'insolente non hanno la pi pallida idea di ci che avviene nella vita di coloro che affidano, per la propria giustificazione, la vita al Cristo. Se capita loro di parlarne e di discuterne, solo straparlano ed equivocano. I loro discorsi sono insensati come quelli di chi vorrebbe discutere di ci del quale non
ha la minima conoscenza. Cos pure la teologia di coloro
che di tutto questo mai hanno fatto esperienza.
Che il Signore Iddio conceda a te che leggi queste parole un'esperienza viva della realt degli straordinari effetti di ci che
in Cristo Dio ha operato. Che Egli ti coinvolga sempre di pi,
con il Suo Santo Spirito, e ti faccia conoscere la pace di Cristo
...alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei
vostri cuori; e siate riconoscenti (Colossesi 3:15).
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio di avermi raggiunto in Cristo con la Tua grazia e di avermi fatto oggetto dei suoi straordinari
effetti. Forgia sempre meglio il mio carattere, affinch, anche attra-

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 43

verso le difficolt della vita, io faccia piena esperienza dei Tuoi doni.
Amen.

13
Tutti bocciati
9 Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto!
Perch abbiamo gi dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono
sottoposti al peccato, 10 com' scritto: Non c' nessun giusto,
neppure uno. 11 Non c' nessuno che capisca, non c' nessuno
che cerchi Dio. 12 Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono
corrotti. Non c' nessuno che pratichi la bont, no, neppure
uno. 13 La loro gola un sepolcro aperto; con le loro lingue
hanno tramato frode. Sotto le loro labbra c' un veleno di
serpenti. 14 La loro bocca piena di maledizione e di
amarezza. 15 I loro piedi sono veloci a spargere il sangue.
16 Rovina e calamit sono sul loro cammino 17 e non
conoscono la via della pace. 18 Non c' timor di Dio davanti
ai loro occhi. 19 Or noi sappiamo che tutto quel che la legge
dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinch sia chiusa
ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte
a Dio; 20 perch mediante le opere della legge nessuno sar
giustificato davanti a lui; infatti la legge d soltanto la
conoscenza del peccato (Romani 3:9-20).

'apostolo Paolo arriva qui alla ad esplicitare la tesi che


si era proposto di dimostrare: non c' al mondo alcuno
che possa considerarsi giusto davanti a Dio. Se si dovesse assegnare a tutti un voto in condotta, sia i Greci (allora considerati privi di legge e di morale) che i Giudei (che
si vantavano della loro conformit alla legge di Dio), nessuno
arriva alla sufficienza. Tutti sono da considerarsi respinti,
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 44

tutti vengono meno (in maggior o in minor misura) ai criteri di


giustizia stabiliti da Dio. Se la sufficienza il 6, avere 4 o
5 e mezzo non li porter alla promozione e non vi sar alcun ...esame di riparazione. Tutti indistintamente siamo
sottoposti al peccato, siamo governati, controllati, condizionati dal peccato. Esso contamina ogni aspetto del nostro essere
e pregiudica anche le nostre aspirazioni pi nobili, impedendoci di raggiungere lo standard che ci richiesto.
A riprova di tutto questo, l'Apostolo cita, parafrasandolo, il
Salmo 14, che presenta la stoltezza di chi afferma Non c'
Dio. indubbiamente comodo negare Dio, vivere come se
Lui non esistesse, non cercarlo ed eventualmente immaginarlo come noi vorremmo. conveniente stabilire noi stessi
i criteri secondo i quali vivere, giustificare noi stessi e persino
scandalizzarci indignati per il rigore inaccettabile di ci che
Dio esige da noi. Questa descrizione ci pare troppo negativa
e pessimista. Oh, ma come? Che esagerazione! Nessuno
che cerchi Dio... nessuno che capisca... tutti sviati e corrotti...
nessuno che pratichi la bont... bugiardi, senza timore di Dio,
sanguinari.... cos, mettiamocelo in testa, Dio ha ragione e
certamente vede le cose molto meglio di come le vediamo noi,
che solo ci facciamo illusioni sulla natura umana cos come
oggi si presenta. Abbiamo fatto molti progressi tecnologici, ma
moralmente siamo ancora all'et della pietra, solo eventualmente pi raffinati nella nostra malizia. Meglio far silenzio e
riconoscere onestamente che davanti a Dio siamo colpevoli e
condannati.
Certo, vorremmo un Dio che tutto perdona e che accetti le
nostre giustificazioni! Ci illudiamo cos, non solo di non essere poi cos male, ma che esistano anche uomini e donne che
siano riusciti a conseguire, con i loro sforzi e virt, la santit.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 45

Appendiamo alle pareti la loro raffigurazione come simbolo


dell'uomo glorificato, onnipotente, realizzato, mitizzandoli.
Ogni tanto, di questi personaggi, per, qualcuno scopre il lato
oscuro: non avrebbe potuto essere diversamente, perch ogni
opera umana contaminata dal peccato, fondamentalmente
inadeguata. Persistiamo a credere nell'uomo e ne rimaniamo
regolarmente delusi. Preferiamo per metterci una benda sugli
occhi per non vedere, cullandoci nelle nostre illusioni, ostinatamente rifiutando la diagnosi oggettiva e verace che dell'essere umano Dio fa nella Sua Parola. In fondo al nostro cuore sappiamo bene di non essere adeguati, di non essere quel che sappiamo di dover essere. I criteri di giustizia di Dio rilevano il
nostro condizione di peccato, quella dalla quale, da soli, non
potremo mai uscire.
Ecco cos come, nella Sua Parola Dio ci chiama a rinunciare ad
ogni nostra illusione su noi stessi e sugli altri. Iddio, per, non
lo fa per farci cadere nella depressione e nell'autodistruzione.
Vuole giustamente che disperiamo di noi stessi, ma affinch
noi troviamo in Lui la soluzione al dilemma dell'umana giustizia. Accettare la diagnosi di Dio sulla condizione umana significa incamminarci a trovare nel Signore e Salvatore Ges Cristo la risposta che sola pu dare speranza e concreta soluzione
alla situazione che viviamo individualmente e collettivamente.
Preghiera. Signore Iddio, rinuncio ad ogni mia illusione e pretesa.
Accetto la diagnosi negativa che Tu fai sulla mia vita e la considero
un salutare realismo. Dispero di me stesso: per questo che cerco la
Tua grazia, per questo che mi aggrappo a Cristo, unica mia speranza. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 46

14
Non la nostra giustizia ma la Sua

21 Ora per, indipendentemente dalla legge, stata


manifestata la giustizia di Dio, della quale danno
testimonianza la legge e i profeti: 22 vale a dire la giustizia di
Dio mediante la fede in Ges Cristo, per tutti coloro che
credono - infatti non c' distinzione: 23 tutti hanno peccato e
sono privi della gloria di Dio - 24 ma sono giustificati
gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che
in Cristo Ges. 25 Dio lo ha prestabilito come sacrificio
propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la
sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi
in passato, 26 al tempo della sua divina pazienza; e per
dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinch egli sia
giusto e giustifichi colui che ha fede in Ges. 27 Dov' dunque
il vanto? Esso escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma
per la legge della fede; 28 poich riteniamo che l'uomo
giustificato mediante la fede senza le opere della legge. 29 Dio
forse soltanto il Dio dei Giudei? Non egli anche il Dio degli
altri popoli? Certo, anche il Dio degli altri popoli, 30 poich
c' un solo Dio, il quale giustificher il circonciso per fede, e
l'incirconciso ugualmente per mezzo della fede. 31 Annulliamo
dunque la legge mediante la fede? No di certo! Anzi,
confermiamo la legge (Romani 3:21-31).

l punto fermo ed imprescindibile che l'Apostolo afferma e


dimostra in questa sua lettera : Tutti hanno peccato e
sono privi della gloria di Dio, cio sono squalificati ai Suoi
occhi. Criteri di giustizia inferiori non valgono. Ogni nostra
giustificazione Dio la respinge. Chi poi, conoscendo la legge di
Dio, si sforza di applicarla diligentemente, si trova ben presto
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 47

sommamente frustrato: il peccato pesa come una zavorra, gli


impedisce di elevarsi e da essa non riesce a liberarsi. una
vera e propria maledizione. Infatti tutti quelli che si basano sulle
opere della legge sono sotto maledizione; perch scritto: 'Maledetto
chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per
metterle in pratica'" (Galati 3:10).
Non c' dunque via d'uscita da questa situazione? S, una via
d'uscita esiste, ed quella che Dio, nella Sua grazia e misericordia, provvede. Con i nostri sforzi, meriti e presunte virt
non possiamo conseguire per noi stessi alcuna valida giustizia.
Il Signore e Salvatore Ges Cristo, per, nel quale si manifesta
l'amore di Dio, ha conseguito Egli stesso un tesoro di giustizia,
di meriti e di virt del quale ce ne vuole far dono, affinch su
quella base noi possiamo essere accolti da Dio e salvati. Con fiducia, cos, tendiamo le nostre mani verso di Lui, accogliamo
questo dono, questo lasciapassare. Esso diventa nostro. Con
questo attestato soltanto le porte di Dio si apriranno per noi.
il Suo dono per noi. Ogni dono gratuito, senn non sarebbe
pi dono. Non lo dobbiamo meritare, solo accogliere con fede.
Crediamo in Lui, crediamo che quanto Egli ha compiuto sia
valido, valido per noi personalmente, come afferma la Bibbia.
Cristo venuto e, per coloro che Lo accolgono, ha conseguito
la giustizia di cui hanno bisogno. Non solo questo, ma, attraverso il Suo sacrificio, la Sua morte in croce, Egli ha espiato
completamente la pena che essi dovevano scontare per i loro
peccati. Chi si affida a Lui ne totalmente liberato. Ecco perch l'Apostolo dice: Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia (...) nel tempo presente affinch egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Ges.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 48

Nessuno quindi ha pi base alcuna per vantare superiorit sugli altri. Non pu esserci alcuna meritocrazia quando si tratta
della nostra accoglienza di fronte a Dio. A qualunque nazione
apparteniamo, qualunque sia la nostra condizione, per quanto
gravi siano i nostri peccati, se ci affidiamo alla Persona ed all'opera di Cristo, saremo accolti da Dio, non per merito nostro,
ma per merito di Cristo. La giustizia che porto a Dio non ,
cos, la mia, ma quella di Cristo, il mio Signore e Salvatore.
...poich c' un solo Dio, il quale giustificher il circonciso per fede,
e l'incirconciso ugualmente per mezzo della fede.
Si vanifica forse, in questo modo, quanto moralmente la legge
di Dio esige? No di certo! Anzi, confermiamo la legge, perch Dio
non abbassa per noi il livello di quanto Egli esige, n semplicemente passa un colpo di spugna sui nostri peccati e ci perdona, non pretendendo pi che noi ci conformiamo alla Sua
legge. Cristo ha pienamente onorato quanto la legge prescrive,
lo ha fatto come uomo per noi e su quella base, sulla base di
quella giustizia perfettamente adempiuta, affidandoci ad essa,
noi siamo salvi. Ricevere questa grazia, inoltre, vuol dire, di
fatto, trasformare la nostra vita. Riconosciamo i nostri peccati e
la condanna che essi meritano, ci ravvediamo da essi e accogliamo, per fede, la Persona e l'opera di Cristo. Questo far
differenza nella nostra vita perch, con gioia e volentieri, desideriamo compiacergli in ogni cosa, non per meritarci qualcosa, ma come espressione della nostra riconoscenza verso di
Lui. Inizia cos in noi fin da oggi, in comunione con Dio, un
percorso di santificazione che avr pieno compimento in cielo.
Ecco perch l'Evangelo di Cristo potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede in Lui.
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio con tutto me stesso per il
dono che mi hai fatto in Cristo e che mi permette piena comunione
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 49

con Te. Con gioia e riconoscenza con Lui ora cammino verso la certa
meta finale. Ti ringrazio perch impotenza e frustrazione per i miei
miseri sforzi ora sono sostituite dall'efficacia di quanto Tu hai compiuto per me in Cristo e, su quella base, continui ad operare in me.
Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 50

15
Colui che giustifica l'empio

1 Che diremo dunque che il nostro antenato Abraamo abbia


ottenuto secondo la carne? 2 Poich se Abraamo fosse stato
giustificato per le opere, egli avrebbe di che vantarsi; ma non
davanti a Dio; 3 infatti, che dice la Scrittura? Abraamo
credette a Dio e ci gli fu messo in conto come giustizia. 4
Ora a chi opera, il salario non messo in conto come grazia,
ma come debito; 5 mentre a chi non opera ma crede in colui che
giustifica l'empio, la sua fede messa in conto come giustizia.
6 Cos pure Davide proclama la beatitudine dell'uomo al quale
Dio mette in conto la giustizia senza opere, dicendo: 7 Beati
quelli le cui iniquit sono perdonate e i cui peccati sono coperti.
8 Beato l'uomo al quale il Signore non addebita affatto il
peccato. 9 Questa beatitudine soltanto per i circoncisi o
anche per gl'incirconcisi? Infatti diciamo che la fede fu messa
in conto ad Abraamo come giustizia. 10 In quale circostanza
dunque gli fu messa in conto? Quando era circonciso, o
quando era incirconciso? Non quando era circonciso, ma
quando era incirconciso; 11 poi ricevette il segno della
circoncisione, quale sigillo della giustizia ottenuta per la fede
che aveva quando era incirconciso, affinch fosse padre di tutti
gl'incirconcisi che credono, in modo che anche a loro fosse
messa in conto la giustizia; 12 e fosse padre anche dei
circoncisi, di quelli che non solo sono circoncisi ma seguono
anche le orme della fede del nostro padre Abraamo quand'era
ancora incirconciso (Romani 4:1-12).

a dottrina che l'Apostolo espone in questi capitoli stata definita la dottrina della giustificazione del peccatore per
la sola grazia mediante la sola fede in Cristo soltanto. Controversa allora come continua ad essere controversa oggi, la
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 51

sua radicalit scandalosa non solo per l'empia arroganza


di chi vorrebbe essere dio e legge a s stesso, ma anche per il
perbenismo della religione corrotta e compiacente che dell'orgoglio umano ne il braccio religioso. Questa dottrina, infatti, intollerabile per la carne che, in mille modi, o l'avversa
direttamente o la reinterpreta a proprio uso e consumo. L'establishment religioso del Giudaismo aveva (come ogni altra
religione che si rispetti) creato il proprio sistema di salvezza mediante opere meritorie e vedeva come fumo negli occhi la dottrina che qui Paolo espone. Di fatto, quel che l'Apostolo proclama non era una novit frutto della sua mente
malata e perversa (come alcuni la definivano), ma del tutto
in linea con la fede storica di Israele, quella di Abraamo,
Isacco e Giacobbe, quella di Davide e dei profeti. Nella sua
epistola Paolo intende dimostrarlo.
Abraamo, ad esempio, si era forse conquistato la salvezza
mediante opere meritorie tanto da potersi vantare davanti a
tutti di quanto bravo era stato? Forse che Dio l'aveva benedetto e salvato come dovuta ricompensa per quanto egli aveva
compiuto? No: Egli credette al SIGNORE, che gli cont questo
come giustizia (Genesi 15:6). Dio si dimostra come colui che
giustifica l'empio (5) sulla base della fede in Lui (cosa che alcuni ritengono persino immorale). Dio non giustifica chi si
ritiene giusto sulla base delle proprie presunte opere meritorie.
Se benedizioni e salvezza fossero una paga dovuta, questo
non potrebbe essere considerato grazia. Grazia, per definizione, sempre favore immeritato. Abramo viene dichiarato giusto
per grazia di Dio sulla base della propria fede in Lui persino
prima che egli si sottoponesse al rito della circoncisione, come
se eseguire questo rito fosse un altro motivo per il quale egli
era stato ricompensato! Benedizioni e salvezza non dipendono dai propri presunti (ed impossibili) meriti, n dipendono
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 52

dalla partecipazione a riti religiosi o dalla propria affiliazione


formale al popolo di Dio. Giustificazione, benedizioni e salvezza sono doni che Dio fa, di Sua iniziativa a quegli empi peccatori che, disperando di s stessi, si affidano alla Sua misericordia. Paolo stesso, che presumeva un tempo d'essere giusto davanti a Dio, aveva dovuto egli stesso prima sbattuto a terra
perch si rendesse conto di quel che veramente era ed invocasse misericordia (Atti 9:4).
Lo stesso grande Davide poteva certo essere considerato relativamente migliore, ad esempio, di Saul, ma non era certo
un santo (come si dice oggi). Ne combina anche lui di cotte
e di crude. Anche lui viene giustificato per grazia, come bene
egli stesso si rende conto, quando ristabilito da Dio dopo
aver commesso gravi peccati: Beato l'uomo a cui la trasgressione
perdonata, e il cui peccato coperto! Beato l'uomo a cui il SIGNORE non imputa l'iniquit (...) Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquit. Ho detto: 'Confesser le mie trasgressioni al SIGNORE", e tu hai perdonato l'iniquit del mio peccato' (Salmo 32:1-2,5). Giudei, greci, e tutti gli altri, sguazziamo tutti nello stesso fango di peccato. Potremmo fare opere relativamente migliori di quel che fanno altri. Il fango per ci
sporca tutti e non riusciremo da soli ad uscirne e a ripulircene.
Nessuno pu vantarsi d'alcunch. ...perch i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio,
che ci vantiamo in Cristo Ges, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne (Filippesi 3:3).
L'unica speranza che abbiamo afferrare con fiducia la mano
che ci viene tesa dall'alto e solo per la misericordia di Dio, seguendo anche le orme della fede del nostro padre Abraamo
quand'era ancora incirconciso (12).

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 53

Preghiera. Signore Iddio, vigila su di me affinch io mai cada


nell'inganno delle religioni corrotte di questo mondo che servono l'orgoglio della carne, pretendendo di essere giustificato
in altro modo che non sia la Tua grazia in Ges Cristo. Se io
dovessi confidare in qualche modo in me stesso, umiliami finch io non impari la lezione. Amen.

16
Ricevere per grazia mediante la fede
13 Infatti la promessa di essere erede del mondo non fu fatta
ad Abraamo o alla sua discendenza in base alla legge, ma in
base alla giustizia che viene dalla fede. 14 Perch, se diventano
eredi quelli che si fondano sulla legge, la fede resa vana e la
promessa annullata; 15 poich la legge produce ira; ma dove
non c' legge, non c' neppure trasgressione. 16 Perci
l'eredit per fede, affinch sia per grazia; in modo che la
promessa sia sicura per tutta la discendenza; non soltanto per
quella che sotto la legge, ma anche per quella che discende
dalla fede d'Abraamo. Egli padre di noi tutti 17 (com'
scritto: Io ti ho costituito padre di molte nazioni) davanti a
colui nel quale credette, Dio, che fa rivivere i morti, e chiama
all'esistenza le cose che non sono. 18 Egli, sperando contro
speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni,
secondo quello che gli era stato detto: Cos sar la tua
discendenza. 19 Senza venir meno nella fede, egli vide che il
suo corpo era svigorito (aveva quasi cent'anni) e che Sara non
era pi in grado di essere madre; 20 davanti alla promessa di
Dio non vacill per incredulit, ma fu fortificato nella sua fede
e diede gloria a Dio, 21 pienamente convinto che quanto egli ha
promesso, anche in grado di compierlo. 22 Perci gli fu messo
in conto come giustizia. 23 Or non per lui soltanto sta scritto

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 54

che questo gli fu messo in conto come giustizia, 24 ma anche


per noi, ai quali sar pure messo in conto; per noi che crediamo
in colui che ha risuscitato dai morti Ges, nostro Signore, 25 il
quale stato dato a causa delle nostre offese ed stato
risuscitato per la nostra giustificazione (Romani 4:13-24).

io realizza i Suoi propositi attraverso la storia in


modo libero, dinamico, fluido: questo non pu essere
contenuto in istituzioni statiche, in religioni organizzate, gerarchiche, monolitiche... Pu senz'altro avvalersene,
ma prima o poi esse esplodono (con grande smacco dei suoi
gestori), perch l'opera di Dio incontenibile e, nessuno, neanche un'istituzione religiosa come il Giudaismo di allora o il
Cattolicesimo di oggi (fra gli altri) pu pensare di gestirla in
proprio senza sfigurare, alienare, compromettere, alterare la
verit, corrompendone la natura. L'opera di Dio meglio rappresentata, infatti, da un movimento, da un popolo in cammino, come quello di cui Abraamo il leader e prototipo, come
Israele durante l'esodo e, naturalmente, come coloro che seguono il Ges itinerante che non aveva dove posare il capo
(Matteo 8:20). Si potrebbe cos dire che Paolo, attraverso le argomentazioni di questa sua epistola, ristruttura, riforma la
fede del popolo di Dio, presa in ostaggio ed alterata dal Giudaismo del suo tempo, per riportarla al suo significato originale (cosa che ricorre ancora oggi anche con le istituzioni cristiane o quando qualcuno ritiene di dover razionalizzare il cristianesimo). Paolo il riformatore, il riformulatore. Non
quindi un caso che proprio dalla lettera ai Romani siano scaturiti movimenti anti-istituzionali di riforma e risveglio.
Cos, proprio quando si sente affermare come la giustizia sia il
risultato dell'osservanza meritoria della legge (morale o cerimoniale che sia) oppure che essa abbia un carattere esclusivaMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 55

mente nazionale (la nazione dei circoncisi nella terra promessa


di Israele), che risuona potente il messaggio di una giustificazione che passa esclusivamente attraverso la fede e che si
estende a tutto il mondo. Abraamo, allora, non pi (perch
non era stato veramente inteso essere cos) il capostipite secondo la carne di una nazione particolare (l'Israele storico),
ma l'antenato, l'antesignano, di coloro che seguono le sue
orme in quanto similmente credenti nei progetti ed opere di
Dio, vale a dire gente disposta a fidarsi completamente di Dio
incamminandosi (spesso alla cieca e senza umane certezze) su
sentieri non tracciati.
questa mancanza di umane certezze che d un valore unico
nel suo genere alla fede, a questa fede. una fede in ci che
umanamente non n gestibile n possibile. una fede nel
Dio che fa rivivere i morti (17b), una fede nel Dio che chiama
all'esistenza le cose che non sono (17b), la fede nella capacit generativa di coloro che oggettivamente non ne sarebbero capaci
(19). la fede che davanti alle promesse di Dio non vacilla
per l'incredulit (20a), la fede che d gloria a Dio e non all'uomo (20b), la fede pienamente convinta che ci che Dio sia
in grado di compiere quanto promette anche quando tutto
sembra giocargli a sfavore. Questa la sfida di quella fede che
ci messa in conto come giustizia (22). Non la fede di chi
vorrebbe avere certezze terrene, di chi crede solo quando
vede, la fede di chi vuole prima toccare, la fede che un'istituzione vorrebbe concretizzare, razionalizzare e poi gestire
d'autorit perch, a suo dire, pericolosa.
Ci sar messa in conto come giustizia questa fede in Dio in
colui che ha risuscitato dai morti Ges, nostro Signore, il quale stato dato a causa delle nostre offese ed stato risuscitato per la nostra
giustificazione (24-25).
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 56

Preghiera. Signore Iddio, mi affido a Te con tutto me stesso


per essere da Te condotto nel cammino cristiano. Aiutami nelle difficolt ed incertezze, affinch come Abraamo, pur quando sul momento non comprendo il senso di ci che mi accade
o non vedo chiare indicazioni, io abbia la certezza che i Tuoi
propositi sempre buoni e giusti saranno realizzati senza ritardo. Amen.

17
Gli effetti della grazia di Dio in Cristo
1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per
mezzo di Ges Cristo, nostro Signore, 2 mediante il quale
abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella
quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di
Dio; 3 non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo
che l'afflizione produce pazienza, 4 la pazienza esperienza, e
l'esperienza speranza. 5 Or la speranza non delude, perch
l'amore di Dio stato sparso nei nostri cuori mediante lo
Spirito Santo che ci stato dato (Romani 5:1-54).

a persona che, rinunciando ad accampare meriti propri e riconoscendo di essere un peccatore condannato, si affida soltanto alla misericordia di Dio in Ges
Cristo, fa esperienza gi nell'oggi della sua vita di quanto la
grazia sia efficace. La grazia di Dio, infatti, produce effetti considerevoli in chi la riceve. Davvero l'Evangelo potenza di Dio
per la salvezza di chiunque crede (1:6). L'Apostolo, in questo capitolo, ne elenca diversi.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 57

Il primo effetto della grazia, per il credente in Cristo, la pace


interiore. Se per la sua salvezza, infatti, avesse dovuto contare
solo sulle presunte proprie opere meritorie, non avrebbe mai
potuto essere completamente sicuro di avercela fatta. Sarebbe stato perennemente nell'inquietudine. Ora, per, quieto,
tranquillo, sereno, perch la sua accettabilit davanti a Dio il
risultato di ci che Cristo per lui ha perfettamente compiuto.
Quella di Cristo un'opera perfetta e completa. La sua coscienza ora pu riposare. Il giudizio di Dio per lui non pi
una minaccia, una spada che gli pende sul capo. Il Fariseo non
conosce questa pace, nonostante tutta la sua sicumera. La spavalderia degli irresponsabili che sfidano Dio ed il Suo giudizio, di breve durata. Le anime dei miserabili sempre tremano se
non trovano la propria pace nella grazia di Cristo. Ecco perch Paolo pure pu dire ai cristiani: Non angustiatevi di nulla, ma in
ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera
ogni intelligenza, custodir i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo
Ges (Filippesi 4:6,7).
Avendo avuto in Cristo la grazia del libero e fiducioso accesso
a Dio, sicuro che niente e nessuno mai potr sottrargliela (in
essa, infatti, sta fermo), persino le inevitabili afflizioni di questa vita (diverse fra le quali spesso sono conseguenza della nostra scelta di stare dalla parte di Cristo) diventano per il cristiano produttive. Nella prospettiva della fede cristiana, infatti, le afflizioni producono esperienza, pazienza e speranza.
Davvero le afflizioni forgiano il carattere. L'apostolo Pietro
scrive: Rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo
() Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perch lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi. Nessuno di voi abbia
a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perch si immischia

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 58

nei fatti altrui; ma se uno soffre come cristiano, non se ne vergogni,


anzi glorifichi Dio, portando questo nome (1 Pietro 4:13-16).
Attraverso le tribolazioni siamo stimolati alla pazienza, la pazienza trova conforto nell'aiuto di Dio, e questo ci incoraggia a
coltivare la certezza della speranza cristiana. Nella consapevolezza che Dio ci propizio in Cristo, persino le calamit diventano per il cristiano occasione di gioia. Pi avanti l'Apostolo
scriver infatti: Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di
quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno
(8:28). La consapevolezza dell'amore di Dio in Cristo tanto pervade il cuore del cristiano che pu dire che esso sia sparso su
di lui come benefica pioggia su un arido terreno.
Il cristiano vive cos la pienezza di Dio nella sua vita. riconciliato in Cristo (il Figlio di Dio) con Dio Padre e Dio lo Spirito
Santo lo coinvolge completamente trasformando e trasfigurando ogni aspetto della sua vita. Dio Padre ha preso la determinazione di salvarlo; Dio il Figlio ha operato questa salvezza
nella Sua vita, morte e risurrezione; Dio lo Spirito Santo ha applicato alla sua vita quanto in Cristo ha conseguito, e gli effetti
sono visibili, concreti, pratici. L'empio e l'incredulo, il vanaglorioso e l'insolente non hanno la pi pallida idea di ci che avviene nella vita di coloro che affidano, per la propria giustificazione, la vita al Cristo. Se capita loro di parlarne e di discuterne, solo straparlano ed equivocano. I loro discorsi sono insensati come quelli di chi vorrebbe discutere di ci del quale non
ha la minima conoscenza. Cos pure la teologia di coloro
che di tutto questo mai hanno fatto esperienza.
Che il Signore Iddio conceda a te che leggi queste parole un'esperienza viva della realt degli straordinari effetti di ci che
in Cristo Dio ha operato. Che Egli ti coinvolga sempre di pi,
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 59

con il Suo Santo Spirito, e ti faccia conoscere la pace di Cristo


...alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei
vostri cuori; e siate riconoscenti (Colossesi 3:15).
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio di avermi raggiunto in Cristo con la Tua grazia e di avermi fatto oggetto dei suoi straordinari
effetti. Forgia sempre meglio il mio carattere, affinch, anche attraverso le difficolt della vita, io faccia piena esperienza dei Tuoi doni.
Amen.

18
Senza forza, ma sostenuti

6 Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a


suo tempo, morto per gli empi. 7 Difficilmente uno morirebbe
per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno
avrebbe il coraggio di morire; 8 Dio invece mostra la grandezza
del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo
ancora peccatori, Cristo morto per noi. 9 Tanto pi dunque,
essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di
lui salvati dall'ira. 10 Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo
stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo,
tanto pi ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la
sua vita. 11 Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo
del nostro Signore Ges Cristo, mediante il quale abbiamo ora
ottenuto la riconciliazione (Romani 5:6-11).

er comprendere l'operare di Dio quando giustifica


l'empio (che si affida a Cristo), bisogna sempre guardare la cosa sotto due aspetti: quello della giustizia e
quello dell'amore. Le due cose vanno sempre assieme perch
entrambe fanno parte del carattere di Dio cos come ci stato
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 60

rivelato. Considerare solo uno di questi poli significa andare


fuori strada. per questo che l'apostolo sposta ora il suo
sguardo dalla giustizia all'amore.
L'empio, il peccatore, troppo debole, privo di forza, impotente a salvare s stesso. Dio, cos, nella Sua misericordia, se ne
occupa: concede la grazia a dei peccatori, empi e ribelli! Salvandoli, Dio manifesta il Suo stupefacente amore: morire per
salvare gente che non se lo meriterebbe! Cos facendo, per,
Egli non trascura le esigenze della giustizia: Dio stesso, infatti,
si fa carico in Cristo di quanto essi devono alla giustizia.
Si pone, per, una questione. Quei peccatori che sono stati giustificati in Cristo mediante la Sua morte, sono ora forse lasciati
a s stessi, alle proprie forze, nel cammino della loro vita cristiana? Devono forse ora sforzarsi di conservare questa salvezza perch potrebbero perderla per strada? Forse che Dio ci
ha dato per una volta l'opportunit di rimetterci in pista ed
ora tocca a noi di tenerci sulla retta via e giungere cos alla
destinazione finale? No, essi non sono abbandonati a s stessi,
perch Cristo vivente e li accompagna costantemente. Sa che
da soli, neanche ora, ce la farebbero. Se Cristo, dice l'Apostolo,
ha cos avuto misericordia di empi peccatori, riconciliandoli
con il Padre Suo in virt della Sua morte, quanto pi Egli, una
volta giustificati, li terr sulla via della salvezza, conservandoli
saldamente nel Suo favore attraverso l'influenza costante della
Sua vita. Dato che Cristo ha conseguito giustizia per il peccatore attraverso la propria morte, molto di pi lo protegger, ora
che giustificato. Cristo rende la salvezza certa e sicura, dall'inizio alla fine. Non permetter che la Sua opera sia frustrata
da niente e da nessuno. Non dobbiamo temere che, durante il
cammino della vita cristiana, noi si possa perdere il nostro status di salvati. Cristo vivente, alla destra del Padre e contiMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 61

nua ad intercedere per noi: Perci egli pu salvare perfettamente


quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive
sempre per intercedere per loro (Ebrei 7:25).
Nel versetto 9 sembra, per, esservi una contraddizione: Tanto pi dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per
mezzo di lui salvati dall'ira.Se il sacrificio di Cristo sulla croce
la base della nostra giustificazione, non proprio quello che ci
salva dalla giusta ira di Dio sui peccatori? Sembra qui esserci
ancora un'ira da cui il cristiano ancora deve essere salvato.
Per ira, per, si intendono le conseguenze negative del peccato. Fintanto che vive in questo mondo, il cristiano, per quanto
considerato giusto e salvato, grazie a quanto Cristo ha fatto
per lui, ancora immerso in un mondo caratterizzato dal peccato. inevitabile, poi, che il cristiano stesso, per la sua inerente debolezza, cada in ci che Dio considera peccato. quindi
ancora sottoposto, in qualche modo, all'ira di Dio ed alle conseguenze del peccato? Certo, il peccato spesso come una piena che trascina l'umanit e ne fa scempio. Il cristiano ci sta in
mezzo e ne viene talvolta pure portato via. Inoltre, il cristiano
dovr pagare ancora per quei peccati che commette dopo la
sua conversione e battesimo? No, egli veramente e per sempre liberato, grazie a Cristo, dalle conseguenze ultime del peccato e dall'ira di Dio.
Il cristiano potr certo continuare a soffrire per le conseguenze
temporali del peccato. Cristo, per, la Sua vita, lo accompagna costantemente e continua a salvarlo, qualora inciampasse
e cadesse, qualora andasse a finire in una buca nel terreno.
Cristo rimane accanto a Lui, pronto a venire in suo soccorso in
ogni circostanza negativa, tendendogli la Sua mano provvidenziale. Il vero cristiano non sar mai abbandonato e, anche
se dovesse cadere, anche se dovesse deviare su un sentiero
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 62

sbagliato o ritornare per un tratto sui suoi passi, verrebbe ripreso e soccorso da quello stesso Cristo che gli ha garantito la
giustificazione e la salvezza. Egli non mancher di venire in
soccorso dei Suoi eletti. Tutte le nazioni m'avevano circondato;
nel nome del SIGNORE, eccole da me sconfitte. Avevano circondato,
s, m'avevano accerchiato; nel nome del SIGNORE, eccole da me
sconfitte. M'avevano circondato come api, ma sono state spente come
fuoco di spine; nel nome del SIGNORE io le ho sconfitte. Tu mi avevi spinto con violenza per farmi cadere, ma il SIGNORE mi ha soccorso. Il SIGNORE la mia forza e il mio cantico, egli stato la mia
salvezza (Salmo 118:10-14).
Preghiera. Ti ringrazio, o Signore, che non solo Tu hai provveduto
alla mia salvezza eterna in Cristo, ma che rimani accanto a me giorno per giorno soccorrendomi in ogni circostanza della mia vita. Che
io non perda mai questa certezza: per la grazia Tua io appartengo a
Te e nulla potr mai strapparmi dalla Tua mano. Voglio essertene riconoscente facendo attenzione ...a dove metto i piedi! Amen.

19
Qual la nostra genealogia?
12 Perci, come per mezzo di un solo uomo il peccato
entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e cos la
morte passata su tutti gli uomini, perch tutti hanno
peccato... 13 Poich, fino alla legge, il peccato era nel mondo,
ma il peccato non imputato quando non c' legge. 14 Eppure,
la morte regn, da Adamo fino a Mos, anche su quelli che non
avevano peccato con una trasgressione simile a quella di
Adamo, il quale figura di colui che doveva venire. 15 Per, la
grazia non come la trasgressione. Perch se per la

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 63

trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione


la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo
uomo, Ges Cristo, sono stati riversati abbondantemente su
molti. 16 Riguardo al dono non avviene quello che avvenuto
nel caso dell'uno che ha peccato; perch dopo una sola
trasgressione il giudizio diventato condanna, mentre il dono
diventa giustificazione dopo molte trasgressioni. 17 Infatti, se
per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a causa di
quell'uno, tanto pi quelli che ricevono l'abbondanza della
grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per
mezzo di quell'uno che Ges Cristo. 18 Dunque, come con
una sola trasgressione la condanna si estesa a tutti gli
uomini, cos pure, con un solo atto di giustizia, la
giustificazione che d la vita si estesa a tutti gli uomini. 19
Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono
stati resi peccatori, cos anche per l'ubbidienza di uno solo, i
molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi intervenuta a
moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato abbondato, la
grazia sovrabbondata, 21 affinch, come il peccato regn
mediante la morte, cos pure la grazia regni mediante la
giustizia a vita eterna, per mezzo di Ges Cristo, nostro
Signore (Romani 5:12-21).

n un mondo sempre pi anonimo ed indistinto, alla ricerca della propria identit, vi oggi chi intraprende estese
ricerche per disegnare l'albero genealogico della propria
famiglia. Lo si fa spesso solo per curiosit, ma vi magari la
speranza di scoprire antenati di lignaggio nobile e dal carattere
eroico e, magari, trovare di avere titolo ad una qualche eredit!
Tali ricerche, molto pi spesso, riservano sorprese negative. Se
potessimo andare a fondo in queste ricerche genealogiche, troveremmo come tutti noi discendiamo da comuni progenitori,
quelli che la Bibbia identifica come Adamo ed Eva. A differenza di quanto si sente oggi spesso dire, non si tratta di una legMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 64

genda o di un mito. La fede cristiana biblica considera la storicit delle figure di Adamo ed Eva come fondamentale alla propria concezione del mondo. Cos fa l'Apostolo nel testo biblico
di oggi. Si potrebbe dire che tutti noi discendiamo da un nobile decaduto che ha pregiudicato, con il suo comportamento
irresponsabile, per s stesso e per tutta la sua discendenza, sia
il suo titolo che una magnifica eredit.
Per la fede cristiana biblica importante non solo la storicit
della figura di Adamo, comune nostro antenato, ma anche il
concetto di peccato originale, che appare molto chiaramente in
questo testo: Per mezzo di un solo uomo il peccato entrato nel
mondo, e per mezzo del peccato la morte, e cos la morte passata su
tutti gli uomini (12). Bella eredit davvero! Prima, per, che
noi malediciamo Adamo e che ci proclamiamo innocenti, consideriamo, per, come noi siamo carne della sua carne ed ossa
delle sue ossa, come di fatto noi si sia simili a lui in tutto e per
tutto. Possiamo riconoscerci perfettamente (se siamo onesti
con noi stessi) nella sua mentalit e comportamento, perch
ogni giorno ci comportiamo esattamente come lui. Non forse
vero che in noi c' il piacere della trasgressione, uno spirito
ribelle e la pretesa di volere fare a meno di Dio e delle prescrizioni che Egli impone al nostro comportamento?
Indubbiamente facciamo parte della stessa famiglia, condannata ed esiliata e non siamo meno colpevoli di lui perch consapevolmente simili sono le nostre scelte di peccare. Il fatto
che la morte regni anche su quelli che non avevano peccato con
una trasgressione simile a quella di Adamo non un'ingiustizia
(come pensano alcuni) ma dimostrazione dell'uguale colpevolezza di ogni essere umano. vero: Il peccato non imputato
quando non c' legge eppure l'umanit considerata colpevole
e giustamente condannata perch la legge di Dio impressa in
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 65

ogni creatura umana ed espressamente la trasgredisce. Tutti


sono cos sottoposti alla maledizione del peccato.
Da tutto questo, per, una via d'uscita esiste ed quella che
dall'eternit Dio ha disposto per noi in Cristo. A noi disponibile una genealogia alternativa che pu diventare nostra non
per generazione naturale, ma per generazione spirituale. Dio
viene in questo mondo e adotta come Suoi figlioli, riscattandoli dalla maledizione del peccato, uomini e donne che cos chiama a far parte della Sua famiglia. Ecco cos che diventa loro capostipite non pi Adamo ma Cristo Ges, non pi il disubbidiente ma l'ubbidiente, non pi l'ingiusto ma il giusto. Se per
una sola trasgressione (moltiplicata esponenzialmente nei
suoi discendenti), la condanna si estesa a tutti loro, coloro
che sono chiamati a far parte della famiglia dei redenti si pongono sotto l'influenza determinante della Sua giustizia. Se prima per loro il peccato regnava nella morte, ora sono sottoposti
ad un altro re, il Cristo, il Signore, il re della giustizia e della
vita.
Ci possiamo allora ben chiedere quale sia il capostipite e rappresentante della nostra famiglia: quella naturale in Adamo
oppure quella spirituale in Cristo? In noi c' il carattere, l'immagine della famiglia di Adamo, oppure, per grazia di Dio,
portiamo in noi stessi il carattere e l'immagine di Cristo? In chi
ci riconosciamo? Qual il nome della nostra famiglia? Qual
l'eredit alla quale abbiamo titolo?
Ripudiare la nostra famiglia naturale e, con fierezza, appartenere alla famiglia di Cristo cos una concreta possibilit. Siete
voi in Adamo oppure in Cristo? Come rispondete all'appello che oggi vi fa l'Evangelo di abbandonare la vostra famiglia naturale, la vostra identificazione con essa e di far parte
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 66

per sempre di quella spirituale in Cristo diventando figli adottivi di Dio? Ci sono implicazioni non indifferenti far parte o
dell'una o dell'altra famiglia! venuto in casa sua e i suoi non
l'hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato
il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cio, che credono nel suo
nome; i quali non sono nati da sangue, n da volont di carne, n da
volont d'uomo, ma sono nati da Dio (Giovanni 1:11-13).
Preghiera. Signore Iddio, la pesante eredit di Adamo, della quale
sono partecipe, rendeva la mia situazione senza via d'uscita. Ti ringrazio, per, che Tu mi hai innestato in Cristo, provvedendo per me
in Lui ci che in Adamo mi era impossibile. L'avermi voluto farmi
partecipare, per la Tua grazia, ad una nuova umanit in Cristo mi
riempie di gioia e di riconoscenza. Fa' s che sempre meglio io testimoni intorno a me della mia nuova identit. Amen.

20
Morire alla vecchia vita e risorgere alla nuova
1 Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinch la
grazia abbondi? 2 No di certo! Noi che siamo morti al peccato,
come vivremmo ancora in esso? 3 O ignorate forse che tutti
noi, che siamo stati battezzati in Cristo Ges, siamo stati
battezzati nella sua morte? 4 Siamo dunque stati sepolti con
lui mediante il battesimo nella sua morte, affinch, come Cristo
stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, cos
anche noi camminassimo in novit di vita. 5 Perch se siamo
stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo
saremo anche in una risurrezione simile alla sua. 6 Sappiamo
infatti che il nostro vecchio uomo stato crocifisso con lui
affinch il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo
pi al peccato; 7 infatti colui che morto, libero dal peccato. 8
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 67

Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con
lui, 9 sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore pi;
la morte non ha pi potere su di lui. 10 Poich il suo morire fu
un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere
un vivere a Dio. 11 Cos anche voi fate conto di essere morti al
peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Ges (Romani 6:1-11).

li sforzi umani per vivere una vita morale e gradita a


Dio sono solo tentativi vani ed inefficaci per elevarci
al di sopra del fango in cui tutti siamo immersi. La
stessa proclamazione della legge di Dio era stata intesa per
mettere ancora pi in evidenza la maledizione che grava su di
noi, che frustra questi tentativi e che ci condanna. Tutto questo
ci porta ad accogliere con somma riconoscenza e glorificare l'iniziativa salvifica di Dio che, dall'esterno, viene in nostro soccorso per realizzare Lui stesso in Cristo quanto a noi impossibile.
Sforzarci di vivere secondo giustizia, per, allora del tutto
inutile? Dovremmo, per assurdo, vivere nel peccato solo per
magnificare la grazia di Dio che ci salva? No di certo. Accogliere il Salvatore Ges Cristo finalizzato a vivere la nostra
vita veramente secondo la volont di Dio, non per guadagnarci il Suo favore ma per amor Suo e per amore della giustizia in
quanto tale. questo ci che l'Apostolo intende evidenziare
nel testo di oggi.
Credere in Cristo, affidare a Lui la nostra vita, significa morire al peccato. Essere immersi nell'acqua del battesimo significa rappresentare visivamente come la nostra vecchia vita, vissuta all'insegna del peccato, sia stata annegata, sia morta e
sepolta. Uscire dall'acqua del battesimo significa rinascere

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 68

con Cristo a novit di vita e procedere, al seguito di Cristo, in


una vita vissuta secondo la sua volont, secondo giustizia.
Unirci alla morte e risurrezione di Cristo non un'esperienza
mistica, virtuale, ideale, simbolica ma deve significare
un effettivo nostro cambiamento di mentalit e di comportamento, dev'essere segno di un'autentica conversione. Il cristiano deve poter dire e dimostrare che il suo vecchio uomo
stato crocifisso con Cristo, che il corpo del peccato stato
annientato, che non serve pi al peccato. Significa poter dire
il peccato non mi serve pi, come pure, io non sar pi servo del peccato, non sar pi influenzato e condizionato da
esso, io sono morto per sempre a ci che Dio considera peccato, esso non ha pi potere su di me. Ora io vivo per Dio. Dio
mi ha fatto rivivere moralmente e spiritualmente con Cristo.
Le forze spirituali della malvagit non sanno che farsene di cadaveri. Gli zombi non esistono: sono solo frutto di fantasie malate. Le forze della malvagit vogliono e sfruttano gente viva
che possano manipolare a loro piacimento. Le forze del peccato e della malvagit devono capire che con me hanno chiuso,
che con me non hanno pi nulla a che fare, che io mi rifiuto di
collaborare con esse e servirle, perch ora io appartengo solo a
Cristo. Egli il mio Signore, non a parole ma nei fatti. Da Lui
dipendo, Lui io servo, a Lui ubbidisco in esclusiva. Egli ha
diritto su di me a regime di monopolio. Ora io vivo grazie a
Cristo, con Cristo, in Cristo e per Cristo.
Talvolta si sente qualcuno dire ad un altro con il quale non
vuole avere pi rapporti: Considerami come morto. Fai finta
che io sia morto! Non mi cercare pi. come dire: Ero sposato al peccato. Il peccato, per, mi ingannava, mi tradiva, mi
portava alla rovina. Da esso, cos, ho chiesto ed ottenuto il diMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 69

vorzio. I nostri rapporti ora sono interrotti per sempre. Considero l'ex partner come morto ed io per lui sono come morto.
Non posso neanche dire al peccato, da cui ho divorziato: Rimaniamo amici. No. Ora ho un nuovo partner il Cristo, ora
vivo la mia vita con Lui soltanto. Certo posso rammentarmi di
com'era la vita quando ero sposato al peccato, ma senza alcuna nostalgia. Ora racconto a tutti la storia di come Iddio, facendomi trovare Cristo, mi abbia sciolto dal mio precedente
matrimonio e mi abbia legato indissolubilmente a Colui che
giammai mi tradir, anzi, che mi ama veramente e mi amer
per sempre nutrendomi e curandomi teneramente. ...e i due
diverranno una carne sola. Questo mistero grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa (Efesini 5:31-32).
Preghiera. Signore Iddio, che il battesimo, laddove io ho consacrato la mia vita a Te, sempre mi rammenti che il mio vecchio modo di essere, impostato al peccato stato soppresso,
morto ed sepolto e che ora vivo con Cristo una vita del tutto
nuova. Anelo alla vita di risurrezione che un giorno sar completamente realizzata. Il Cristo, al quale sono indissolubilmente legato, il mio Garante. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 70

21
Vivere nell'ambito della grazia di Dio

12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale


per ubbidire alle sue concupiscenze; 13 e non prestate le
vostre membra al peccato, come strumenti d'iniquit; ma
presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e
le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio; 14
infatti il peccato non avr pi potere su di voi; perch
non siete sotto la legge ma sotto la grazia (Romani 6:1214).

l cristiano, riconoscente per ci che Iddio ha fatto per Lui


in Cristo accordandogli immeritatamente la grazia della
salvezza, ama il Signore di tutto cuore e desidera vivere
(camminare) secondo i principi di giustizia da Lui stabiliti.
Desiderando compiacergli in ogni cosa, ama la giustizia ed
odia il peccato. Sulla sua vita regna Cristo, il Signore e a Lui
volentieri ubbidisce. Non vorrebbe certo che la sua vita continuasse ad essere dominata dal peccato e fosse sospinta, come
prima, da desideri egoistici e cattivi (concupiscenze). Non vorrebbe certo continuare ad essere strumentalizzato, manipolato
ed usato, come gli altri, dalle forze spirituali della malvagit
che, avversando Dio, si propongono, con ogni mezzo, di rovinare e distruggere tutto ci che bello, buono e giusto. Il cristiano, ora che la sua vita stata moralmente e spiritualmente
rigenerata da Dio (come morti fatti viventi) si rende, al contrario, volentieri disponibile a Lui come strumento di giustizia. Egli
dice al Signore, come si esprime un canto cristiano: Prendi, o
Dio, la mia vita, consacrarla io voglio a Te. Fa' che essa sempre
sia alla gloria Tua, mio Re. Egli dice al Signore: Voglio fattiMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 71

vamente contribuire alla Tua causa ed per lui una gioia ed


un privilegio quando, nella sua vita quotidiana, l dove Dio lo
pone, egli pu essere testimone del Suo amore e della Sua giustizia. Ecco il senso delle esortazioni apostoliche del nostro testo di oggi che, oltre a stabilire un dato di fatto per la vita del
cristiano, costituiscono un preciso suo personale impegno,
quello che la teologia cristiana chiama il cammino della santificazione.
Il testo di oggi culmina nella meravigliosa ed incoraggiante
promessa del versetto 14: il peccato non avr pi potere su di
voi e sull'ancora pi straordinaria affermazione, rivolta a tutti
i cristiani: Voi non siete sotto la legge ma sotto la grazia. Che
cosa significa? Quest'ultima affermazione stata ed ancora
spesso e volentieri equivocata da chi, sospinto da uno spirito
ben diverso da quello descritto prima, ritiene di non essere pi
legato ai criteri di giustizia della legge di Dio e di potere ora
fare tutto quel che vuole, padrone di decidere autonomamente
e contestualmente quel che gli sembra pi giusto o conveniente. Non cos. Le affermazioni del versetto 14 sono intese
non a liberare il cristiano dalla legge di Dio (sarebbe assurdo)
ma dallo spietato rigore che rende impossibile all'uomo naturale di conformarvisi conseguendo, attraverso l'ubbidienza ad
essa, la salvezza.
Di fatto, l'affermazione Voi non siete sotto la legge ma sotto la
grazia fornisce una grande consolazione al cristiano che ne risulta cos rafforzato. Il cristiano, infatti, rimane consapevole
della propria debolezza e contraddizioni. Vorrebbe impegnarsi
con tutte le sue forze al servizio della giustizia, ma spesso cade
e non ce la fa come vorrebbe. pur vero che il cristiano cammina sulla via della giustizia, ma come uno zoppo e spesso alquanto traballante. qui che viene in suo soccorso la miseriMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 72

cordia di Dio tanto da trarne conforto e consolazione. Il cristiano non pi sotto il regime duro e spietato della legge di Dio,
ma vive nell'ambito della grazia. Le sue opere non sono pi
vagliate nel modo rigoroso di un Dio che ti dice: O tu ti adegui perfettamente a quanto io ti comando o 'sei fuori', sei squalificato, inappellabilmente respinto, scomunicato.... Vivere
nell'ambito della grazia significa vivere nell'ambito della pazienza e della tolleranza di Dio che comprende ed accetta la
tua debolezza ed infermit. Egli sa quanto il peccato ti abbia
indebolito e reso disabile. Egli sa di non poter pretendere da te
pi di quel tanto. Certo, esige la tua determinazione ed impegno a fare ci che Gli gradito, ma se cadi, se non ce la fai,
se fallisci, nonostante la tua buona volont, avr compassione
di te, ti sorregger, ti aiuter confortandoti con la Sua presenza
che ti dice: Non disperare, sono qui io accanto a te. Ti sono
veramente padre e non padrone duro e spietato!.
La legge giusta e buona, ma un giogo molto pesante per il
peccatore che, pure riabilitato per grazia, fintanto che sar in
questo mondo, rimarr debole ed inadeguato. Ecco perch il
cristiano non solo trova la sua giustizia ultima in Cristo all'inizio del suo cammino di fede (Cristo ha compiuto per grazia
quanto il peccatore da solo non poteva conseguire), ma pu e
deve continuamente rivolgersi a Cristo, anche durante il suo
cammino di fede, per sovvenire alle proprie debolezze congenite. La Scrittura afferma: ...quando giunse la pienezza del tempo, Dio mand suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinch noi ricevessimo l'adozione (Galati 4:4-5). In Cristo, infatti, noi siamo riscattati
dalla maledizione della legge tanto da potere ora con serenit,
non certo trasgredirla ma conformarci ad essa per quanto
possibile, confidando nella misericordia di Dio. Non ci pi
personalmente richiesta, come cristiani, una giustizia perfetta,
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 73

quella che esige la morte di coloro che da essa deviano anche


solo in parte. Il cristiano vive sotto la grazia, i suoi peccati
gli sono perdonati, la giustizia che gli accreditata non la
sua, ma quella di Cristo.
Il senso ora chiaro. L'apostolo infatti vuole confortarci affinch, nello sforzarci di fare quanto giusto, disperiamo di noi
stessi, afflitti come siamo da molte imperfezioni. Per quanto
infatti possiamo essere tormentati dai pungiglioni del peccato
[cos scrive Calvino], esso non pu avere la meglio su di noi,
perch siamo messi dallo Spirito di Dio in condizione di vincerlo. Essendo sotto la grazia siamo liberati dai rigorosi requisiti della legge. L'apostolo, per, prende per scontato che tutti
coloro che sono privi della grazia di Dio, essendo legati al giogo della legge, sono sottoposti alla condanna di Dio e, fintanto
che sono sotto la legge, essi si trovano sotto il dominio del peccato. Ragione di pi, per chi si trova in questa condizione, per
invocare la misericordia di Dio in Cristo Ges.
Preghiera. Ti amo, o Signore, ed amo la Tua legge come regola giusta e buona della mia vita. Ti sono infinitamente riconoscente che
non solo hai sovvenuto in Cristo alla disperata situazione di condanna in cui mi trovavo, ma che pure quello stesso Cristo viene in mio
soccorso quando, nelle contraddizioni della mia vita, non riesco ad
essere quel che vorrei facendoti piacere in ogni cosa. Ti ringrazio perci che non vivo pi sotto il regime della legge, ma della grazia. Questo mi di grande consolazione. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 74

22
Le inevitabili conseguenze delle nostre scelte
15 Che faremo dunque? Peccheremo forse perch non siamo
sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!16 Non sapete voi
che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete
schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla
morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia? 17 Ma sia
ringraziato Dio perch eravate schiavi del peccato ma avete
ubbidito di cuore a quella forma d'insegnamento che vi stata
trasmessa; 18 e, liberati dal peccato, siete diventati servi della
giustizia. 19 Parlo alla maniera degli uomini, a causa della
debolezza della vostra carne; poich, come gi prestaste le
vostre membra a servizio dell'impurit e dell'iniquit per
commettere l'iniquit, cos prestate ora le vostre membra a
servizio della giustizia per la santificazione. 20 Perch quando
eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla
giustizia. 21 Quale frutto dunque avevate allora? Di queste
cose ora vi vergognate, poich la loro fine la morte. 22 Ma
ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la
vostra santificazione e per fine la vita eterna; 23 perch il
salario del peccato la morte, ma il dono di Dio la vita eterna
in Cristo Ges, nostro Signore (Romani 6:15-21).

er chi ha tanto a cuore la legge morale di Dio, consapevole che essa stata data per regolare la nostra vita,
le argomentazioni di Paolo sembrano un pericoloso
indebolimento del suo ruolo e tolleranza del peccato. Non
cos. Ges stesso afferma: Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare
a compimento (Matteo 5:17). Iddio, nel concedere la Sua grazia
ai peccatori che si affidano a Cristo, di fatto rende possibile
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 75

l'ubbidienza alla legge di Dio, perch li libera dalla maledizione del peccato. Il peccato il problema, non la legge. nell'ambito della grazia che uomini e donne ritrovano il piacere e
la gioia del vivere secondo la volont di Dio. una lezione che
ancora oggi molti devono apprendere. Fra la stretta, spietata
(ed ipocrita) aderenza alla legge dei legalisti e l'allegra noncuranza (antinomia) dei liberali, Cristo rimane Colui che ci permette di vedere le cose nella giusta prospettiva e ci rende persone libere e responsabili.
Di fatto Cristo venuto per spezzare le catene che rendono
l'essere umano schiavo del peccato. Il peccato, infatti, ha la capacit di asservire chi vi indulge. come una droga da cui diventi dipendente e dalla quale non riesci pi a liberarti.
come vivere sotto il regime ed i ricatti della Mafia o come chiedere soldi in prestito a degli strozzini. La Mafia propone vantaggi a chi vi si sottomette. In realt essa solo ti sfrutta ripagandoti con miseria, disperazione e morte. come essere compiacenti e dare una mano ogni tanto a chi dedito ad impurit ed iniquit. Esserne coinvolti e diventarne complici non
indifferente: prima o poi la cosa ti avvilupper permanentemente con il suo abbraccio mortale. L'insetto che cade nella
tela appiccicosa del ragno ne rimane invischiato e ben presto il
ragno se ne nutre.
Ben diversa la situazione di chi di cuore accoglie ed ubbidisce all'appello dell'Evangelo di Cristo, una forma di insegnamento che ancora oggi rimane unica nel suo genere e senza
paralleli nel mondo, permanente novit e decisamente anticonformista nel quadro delle religioni. Chi mette s stesso al
servizio dei propositi di Dio in Cristo, raccoglie santificazione
e vita significativa ed eterna. Mentre il peccato ripaga con la
morte ad ogni livello, i frutti dell'Evangelo di Cristo (che non
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 76

sono paga d'azioni meritorie ma dono) sono vita eterna in Cristo Ges.
Che dunque le nostre membra, gi poste al servizio del peccato, siano poste ora al servizio della giustizia. Che i nostri occhi
siano impiegati per scrutare diligentemente le Scritture di verit; le nostre orecchie nell'ascoltare la predicazione dell'Evangelo; le nostre labbra, bocca e lingua nell'esprimere le lodi di Dio
per ci che egli ha fatto per noi; le nostre mani a distribuire ci
che verit e amore; i nostri piedi usati per recarci al culto comunitario ed in ogni occasione di testimonianza cristiana. Facciamolo come volenterosi servitori del Signore per adempiere
alla Sua volont; e, nello stesso modo, liberamente, volentieri e
con gioia, costantemente ed in ogni modo, in ogni atto di giustizia e di santit.
Preghiera. Signore Iddio, proteggimi affinch io non cada pi nella
trappola posta dalle seduzioni di ci che ai Tuoi occhi peccato, di
ci che impuro, iniquo e vergognoso. Mi consacro completamente al
servizio Tuo e della Tua causa e, per la Tua grazia, cammino sulla
via della santificazione e della vita eterna. Amen.

23
L'affrancamento del cristiano dal legalismo
1 O ignorate forse, fratelli (poich parlo a persone che hanno
conoscenza della legge), che la legge ha potere sull'uomo per
tutto il tempo ch'egli vive? 2 Infatti la donna sposata legata
per legge al marito mentre egli vive; ma se il marito muore,
sciolta dalla legge che la lega al marito. 3 Perci, se lei diventa
moglie di un altro uomo mentre il marito vive, sar chiamata

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 77

adultera; ma se il marito muore, ella libera da quella legge;


cos non adultera se diventa moglie di un altro uomo. 4 Cos,
fratelli miei, anche voi siete stati messi a morte quanto alla
legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro,
cio a colui che risuscitato dai morti, affinch portiamo frutto
a Dio. 5 Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni
peccaminose, risvegliate dalla legge, agivano nelle nostre
membra allo scopo di portare frutto per la morte; 6 ma ora
siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella
che ci teneva soggetti, per servire nel nuovo regime dello
Spirito e non in quello vecchio della lettera (Romani 7:1-6)..

primi destinatari di questa lettera, i cristiani di Roma,


erano prevalentemente d'origine ebraica e l'Apostolo qui
sta insegnando loro a considerare la legge mosaica (legge
di Dio), legge che stava loro molto a cuore, sotto una nuova
luce, da una nuova prospettiva, quella di Ges, il Cristo. Possiamo comprendere il timore che questi credenti avevano, di
essere portati lontano dalla loro onorata tradizione, dagli insegnamenti e dalle pratiche religiose in cui erano stati educati fin
da piccoli e di cui era fatta la loro identit non solo religiosa,
ma anche nazionale ed etnica. Avevano il timore che Paolo, seguendo l'insegnamento eretico di Ges (cos era considerato
dalle autorit ebree ortodosse), per quanto affascinante, li
avrebbe tanto sviati dalla verit da pregiudicare la loro stessa
salvezza. Gli stessi comprensibili timori colgono coloro che
sono oggi esortati, dall'insegnamento della Riforma protestante, a riaggiustare le loro concezioni religiose portate fuori
strada da un cristianesimo che il tempo e le influenze aliene ha
corrotto, per ritornare sulla retta via dell'insegnamento biblico.
Paolo, moltiplicando qui le sue argomentazioni, guarda la questione della legge mosaica da diversi punti di vista, per dimostrare la bont e la correttezza della prospettiva cristocentrica e
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 78

cos stabilire la loro fede non su delle onorate tradizioni, ma


sulla verit rivelata, parola vivente che non solo mette in questione queste tradizioni, ma la stessa loro vita. Non certo
cosa da poco...
Si pu essere sposati alla legge? S, quando la propria religione diventa stretta adesione (spesso intollerante) a regolamenti morali e cerimoniali, a tradizioni, autorit ed istituzioni
storiche, a confessioni di fede assolutizzate e, certamente, anche alla Bibbia, non come parola vivente di Dio, ma come legnosa conformit ad un codice. Si tratta di quel che definito
come legalismo, la cui fenomenologia si presenta spesso in
molte religioni e anche nel cristianesimo (di cui ne rappresenta
una corruzione). Si potrebbe definire il legalismo come la stretta conformit alla lettera di una legge anzich al suo spirito; focalizzarsi sul testo di una legge scritta ad esclusione delle intenzioni di quella legge; elevare una stretta adesione alla legge
al di sopra della giustizia, della misericordia e del buon senso.
In teologia legalismo un termine peggiorativo che si riferisce
ad un'esagerata accentuazione sulla legge o codici di condotta,
accompagnato da rigore, orgoglio, superficialit, mancanza di
misericordia, ignoranza della grazia di Dio. anche la pretesa
di guadagnarsi il favore di Dio o la salvezza attraverso questa
stretta adesione alla legge. Dato per che, come dimostra l'Apostolo, questo umanamente impossibile, a causa del peccato
radicato in noi, essa solo genera inganno di s stessi e degli altri e ipocrisia. Storicamente questo fenomeno era legato al Fariseismo settario, che Ges spesso condannava e di cui Paolo
era esperto perch l'aveva condiviso, fintanto che da quel
mondo aveva divorziato per aderire alla Persona del Cristo
risorto. Era stato, di fatto, molto pi che un divorzio. Quel
modo di considerare la religione e la legge, per lui era morto e
sepolto, crocifisso con Cristo. Da quel mondo, da quel modo
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 79

di vedere le cose, ora lui era libero e ben poteva sposarsi a


Cristo. Tutto questo successo anche a noi, oppure siamo ancora bigami perch frequentiamo, ci rapportiamo sia all'una (la legge) che all'altro (Cristo) in modo paritetico o privilegiando la prima? Questo non possibile. Sarebbe adulterio,
concetto ben chiaro per gli esperti della legge!
Davvero ora il cristiano vive sotto un regime ben diverso da
quello delle tradizionali religioni: un rapporto vivo con la Persona e lo Spirito di Cristo. Questo certo non significa ignorare
o trascurare la legge, ma rispettarla nello spirito di Cristo. Abbiamo veramente per compreso lo Spirito di Cristo?
Preghiera. Signore Iddio, liberami da ogni forma (aperta o sottile)
di legalismo, affinch la mia vita, essendo stata fatta una cosa sola
con Cristo, ne rifletta in ogni circostanza lo Spirito. Liberami anche
dalla superficialit e negligenza che pure mi potrebbe portare a ignorare la Tua volont rivelata facendo quello che io ritengo meglio senza confrontami con Te. Amen.

24
Concupiscenza: il peccato fondamentale
7 Che cosa diremo dunque? La legge peccato? No di certo!
Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della
legge; poich non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge
non avesse detto: Non concupire. 8 Ma il peccato, clta
l'occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni
concupiscenza; perch senza la legge il peccato morto. 9 Un
tempo io vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, il
peccato prese vita e io morii; 10 e il comandamento che avrebbe

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 80

dovuto darmi vita, risult che mi condannava a morte. 11


Perch il peccato, clta l'occasione per mezzo del
comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi
uccise. 12 Cos la legge santa, e il comandamento santo,
giusto e buono. 13 Ci che buono, divent dunque per me
morte? No di certo! invece il peccato che mi diventato
morte, perch si rivelasse come peccato, causandomi la morte
mediante ci che buono; affinch, per mezzo del
comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante
(Romani 7:7-13).

ffermare che il cristiano sia sciolto dai legami della


legge (come ha fatto l'Apostolo al versetto 6) per
servire nel nuovo regime dello Spirito, significa forse dire che la legge sia qualcosa di cattivo perch, di fatto, suscita solo ulteriore peccato? No, il peccato dimora in noi, non
nella legge: la legge santa, e il comandamento santo, giusto e
buono. La legge esprime la giustizia e l'armonia che Dio ha impresso nel creato, ma non ci aiuta per nulla ad osservarla!
Causa del peccato la nostra concupiscenza, la brama verso il
proibito, il piacere della trasgressione. Si potrebbe dire che
la concupiscenza sia il peccato fondamentale dell'essere umano, la brama di voler essere molto di pi di ci che siamo; il
desiderio intenso di possedere pi di quanto ci sia possibile
avere; la ribellione, tipicamente adolescenziale, alle regole ed
alle autorit costituite che siamo indotti a sfidare proprio perch non ci piace che ci dicano ci che dobbiamo fare. Se non
ci fossero regole ed autorit da sfidare, il peccato non sarebbe
cos palese. Non che senza regole scritte non ci sia peccato,
perch le norme morali sono comunque radicate in noi. La legge, per, stabilendo chiaramente chi comanda (Dio) e quali siano le regole alle quali dobbiamo, come creature, sottostare, suMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 81

scita odio ed avversione. La legge per noi molto frustrante,


diventa una maledizione e non un piacere, perch ci indica il
modello di vita che dobbiamo raggiungere (molto alto) e non
fa nulla per aiutarci a raggiungerlo. La legge come lo sgradito specchio per persone in sovrappeso che le mostra come
sono realmente frantumando le loro illusioni: preferiremmo
infatti non vederlo e continuare a cullarci nelle nostre fantasie
sulla nostra buona natura. La legge ci fa prendere coscienza
di come siam fatti. per questo che si pu dire che la legge
(in s ottima), in noi, per quello che siamo, non produca che
peccato, colpevolezza, condanna, morte, tanto da affermare,
per assurdo, che senza di essa non vi sarebbe peccato...
Gioia (ipocrita e malintesa) dei legalisti; fastidio per i liberali
che vorrebbero sottrarsene; maledizione per chi vorrebbe osservarla ma non ce la fa, la legge per l'uomo naturale, ha un
ruolo essenzialmente negativo. Qualcosa di ottimo come la
legge diventa morte, dito accusatore puntato verso le nostre
colpevoli inadempienze.
I dieci comandamenti stessi, che riassumono la legge di Dio,
diventano lo sgradito catalogo delle nostre inadempienze. Essi
culminano nel peggiore fra i comandamenti, quello pi insopportabile ed odioso, il decimo: Non desiderare la casa del
tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, n il suo
servo, n la sua serva, n il suo bue, n il suo asino, n cosa alcuna
del tuo prossimo (Esodo 20:17). cos anche perch indica
come anche una trasgressione virtuale, fatta col pensiero, ma
non meno colpevole, sia peccato allo stesso modo dell'attuale e
fattiva trasgressione. esattamente come dice lo stesso Ges
quando equipara l'adulterio nel pensiero soltanto, a quello
consumato: Voi avete udito che fu detto: 'Non commettere adulterio'. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla,
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 82

ha gi commesso adulterio con lei nel suo cuore (Matteo 5:27-28).


Non c' principio che ci sia pi odioso ed inaccettabile di
questo, ma che rivela pi di ogni altro come noi siamo portandoci cosa sommamente salutare a disperare di noi stessi.
proprio, infatti, quando disperiamo di noi stessi che noi apprezziamo l'importanza del Salvatore, invocando la misericordia di Dio.
cos che: per mezzo del comandamento, il peccato diventa estremamente peccante. Che cosa vuol dire? Affinch il peccato, attraverso i comandamenti, apparisse in tutta la sua gravit;
quanto terribile e malvagio sia il peccato in tutte le sue conseguenze; mostrandoci la bruttezza del peccato; ci apparisse
peccaminoso oltre misura. Se non fosse cos, sicuramente lo
prenderemmo sotto gamba, come di fatto avviene oggi in cui
il concetto di peccato viene banalizzato, sottovalutato, ignorato
come irrilevante e senza importanza. Per questo necessario
pi che mai oggi anche predicare la legge, perch se non lo si
facesse, l'Evangelo stesso risulterebbe incomprensibile, verrebbe banalizzato e perderebbe il suo carattere di urgenza.
Si comprende allora la forza dell'esortazione di Paolo a Timoteo: Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Ges che deve giudicare
i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza. Infatti
verr il tempo che non sopporteranno pi la sana dottrina, ma, per
prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le
proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verit e si volgeranno alle favole (2 Timoteo 4:1-4).
Preghiera. Signore Iddio, fammi prendere sempre pi coscienza della gravit del peccato e delle sue conseguenze eterne. Fa s che questa
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 83

consapevolezza mi stringa sempre pi forte al Salvatore e Signore


Ges Cristo. Fa' si che non consideri alla leggera l'espressione della
Tua volont nella Bibbia, legge permanente e vincolante. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 84

25
Convivere con le contraddizioni del presente
14 Sappiamo infatti che la legge spirituale; ma io sono
carnale, venduto schiavo al peccato. 15 Poich, ci che faccio, io
non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio
quello che odio. 16 Ora, se faccio quello che non voglio,
ammetto che la legge buona; 17 allora non sono pi io che lo
faccio, ma il peccato che abita in me. 18 Difatti, io so che in
me, cio nella mia carne, non abita alcun bene; poich in me si
trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no. 19 Infatti il
bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello
faccio. 20 Ora, se io faccio ci che non voglio, non sono pi io
che lo compio, ma il peccato che abita in me. 21 Mi trovo
dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si
trova in me. 22 Infatti io mi compiaccio della legge di Dio,
secondo l'uomo interiore, 23 ma vedo un'altra legge nelle mie
membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi
rende prigioniero della legge del peccato che nelle mie
membra. 24 Me infelice! Chi mi liberer da questo corpo di
morte? 25 Grazie siano rese a Dio per mezzo di Ges Cristo,
nostro Signore. Cos dunque, io con la mente servo la legge di
Dio, ma con la carne la legge del peccato (Romani 7:14-25).

'Apostolo, in questa sezione della sua lettera, continua a rispondere, approfondendo le sue argomentazioni, a chi lo accusa di denigrare la legge di Dio, che
pure sta alla base del patto fra Dio ed il Suo popolo, e, prima
ancora, alla base di quello stabilito fra Lui e l'intera umanit.
Non minimamente nelle intenzioni di Paolo di svalutare la
legge di Dio, tutt'altro! Prima dice: la legge santa, e il comandamento santo, giusto e buono (12). Ora egli afferma: la legge
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 85

spirituale (14). Il problema siamo noi, non la legge! Il problema il peccato che tanto corrompe la nostra natura da frustrare anche le migliori umane intenzioni di onorare con l'ubbidienza la legge di Dio. Dio giustamente esige conformit alla
Sua legge, ma l'essere umano portando ai piedi i pesanti ceppi
del peccato, non riuscir mai ad andare molto lontano sulla via
della giustizia. Anzi, frustrato, abituandosi a portare quei
ceppi, spesso si illude che quel che fa sia sufficiente, abbassando cos illecitamente lo standard divino.
Paolo dice Noi che abbiamo una comprensione spirituale della legge, noi che siamo stati condotti ad intendere la sua vera
natura dallo Spirito di Dio, sappiamo per esperienza che la
legge 'spirituale' e che essa in s stessa certo non pu essere
causa di peccato o di morte. La legge, infatti, proviene dallo
Spirito di Dio e raggiunge lo spirito umano. Essa esige verit
nell'intimo del cuore (Salmi 51 :6); culto spirituale ed ubbidienza; l'adesione senza riserve della nostra mente; un culto di Dio
in spirito e verit; amore verso di Lui con tutto il nostro cuore
e con tutta la nostra anima, non solo conformit esteriore o
per dovere. Dove mai potr essere trovata in questo mondo,
visto come tutti noi siamo messi, a causa del peccato, una tale
conformit? Questo il problema.
Di fronte alla legge di Dio anche le nostre migliori intenzioni si
frantumano. il caso dello stesso cristiano, che pure vorrebbe
di tutto cuore ubbidire alla legge di Dio per amore Suo. L'Apostolo qui parla della sua stessa attuale esperienza di persona
convertita a Ges Cristo, rigenerata per opera dello Spirito
Santo. Non c' nessuno pi di lui che vorrebbe onorare pienamente la legge di Dio. Ammette che la legge ottima e necessaria. Vorrebbe di tutto cuore ubbidirle, ma, onestamente, questo desiderio sincero si scontra con la realt della natura umaMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 86

na che pure riconosce in s stesso. Egli si rende conto che nella


sua carne non abita alcun bene (18), che in lui ben c' il volere,
ma non il modo di compiere il bene (19), che il peccato pure abita
in lui (20), che il male si trova in lui (21), che in lui c' una lotta
interiore fra il bene che pure vorrebbe fare e la tendenza congenita a compiere ci che male e che oppone al suo desiderio
di compiacere Dio una formidabile resistenza.
Di fatto si potrebbe dire che siamo prigionieri di questo corpo
corrotto dal peccato di cui vorremmo liberarci per vivere fin
da oggi la piena redenzione anche del nostro corpo. Dobbiamo, per, ancora attendere. Con queste contraddizioni, purtroppo, per il momento dobbiamo convivere. A volte persino
gridiamo disperati: Me infelice! Chi mi liberer da questo corpo di morte?. Grazie a Dio, per, tutto questo finir, Dio ce ne
liberer, quando Egli ci far entrare in un nuovo cielo ed in
una nuova terra ed allora l'opera di redenzione in Cristo che
cominciata in noi giunger finalmente a compimento. una
speranza certa, il punto d'arrivo al quale non vediamo l'ora
di arrivare.
Le arroganti pretese disoneste dei perfezionisti vengono cos
abbattute. Siamo salvati per grazia di Dio attraverso la fede in
Ges Cristo, la fede nella Sua opera che ci viene accreditata,
non nelle nostre. Da soli non ce la faremmo mai. Possiamo
solo, una volta salvati in Cristo, fare umilmente del nostro meglio confidando nella misericordia di Dio. Un giorno tutte le
nostre attuali contraddizioni saranno, grazie a Dio, superate,
quando i Suoi propositi di salvezza giungeranno a compimento. Allora potremo veramente tirare un respiro di sollievo!
Preghiera. Signore Iddio, mi riconosco nell'esperienza di cui parla
l'apostolo Paolo. Vorrei compiacerti in ogni cosa ma debbo lottare
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 87

continuamente contro la zavorra lasciata nella mia vita dal peccato.


Ti ringrazio che non mi accogli per quel che faccio, ma che mi accogli
in Cristo. Ti ringrazio perch i Tuoi propositi di redenzione andranno a pieno compimento. Nel contempo, o Signore, umilmente, voglio
essere diligente nell'ubbidirti per quanto possibile. Sostegni, Te ne
prego, questo mio proponimento affinch la mia cristiana testimonianza sia il pi coerente possibile. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 88

26
Non pi condannati
1 Non c' dunque pi nessuna condanna per quelli che sono
in Cristo Ges, 2 perch la legge dello Spirito della vita in
Cristo Ges mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.
3 Infatti, ci che era impossibile alla legge, perch la carne la
rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio
in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha
condannato il peccato nella carne, 4 affinch il comandamento
della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non
secondo la carne, ma secondo lo Spirito (Romani 8:1-4).

'Apostolo ha ampiamente dimostrato che, rispetto ai


criteri di giustizia stabiliti, a causa del peccato che
contamina tutta la nostra natura, non c' al mondo
una sola creatura umana che possa essere considerata accettabile agli occhi di Dio. Persino le pretese di giustizia dei virtuosi di questo mondo cadono tutte miserevolmente. La buona volont non basta. Nessuna illusione possibile. Una giusta
sentenza di condanna accomuna tutti i discendenti di Adamo:
il quadro dipinto di impietoso e crudo realismo.
proprio in questo disperato contesto che risuona il gioioso
annuncio di ci che Dio ha realizzato in Cristo: Ci che era impossibile alla legge, perch la carne la rendeva impotente, Dio lo ha
fatto mandando il proprio Figlio (3). Speranza per l'umanit si
trova solo in Cristo: Non c' dunque pi nessuna condanna per
quelli che sono in Cristo Ges (1). Questo annuncio suscita in
noi entusiasmante riconoscenza. Ci che la legge di Dio da noi
esige [la giustizia della legge (ND)], ora in noi adempiuto
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 89

(4) perch siamo stati innestati in Colui che tutto per noi ha
adempiuto. Infatti, avendo affidato a Cristo la nostra vita, siamo una cosa sola con Lui. Per un credente non c' conforto pi
grande di questo. Non abbiamo pi nulla di cui temere. Come
dice un altro testo, la nostra vita ora nascosta con Cristo in
Dio (Colossesi 3:3).
L'apostolo non dice che in noi non ci sia oggettivamente pi
nulla di condannabile, perch la corruzione prodotta in noi dal
peccato condannabile [per questo la vita del credente impegnata in un costante processo di purificazione dal peccato]. I
nostri peccati ci condannerebbero se non ci fossimo affidati a
Cristo, se Cristo non si fosse offerto legalmente come nostro
Garante. Ora, per, quand'anche il nostro cuore o il mondo intero ci condannasse, quand'anche Satana ci accusasse (e lo fa
del continuo), possiamo presentare un attestato incontestabile,
firmato e controfirmato, di completa assoluzione che, grazie a
Cristo, ci dichiara giusti. Non c' pi nulla ora che possa essere
portato a nostra condanna. La nostra colpevolezza e ci che
dovevamo per essa stata per sempre trasferita a Cristo. Il
sangue da Lui versato garanzia della nostra redenzione e
giustificazione.
Tutto questo ci permette ora di dire: ...noi, che camminiamo
non secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Questo non vuole
dire, come qualcuno afferma, che il comandamento o la
giustizia della legge sia adempiuta in noi nella misura in cui
noi non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Se fosse cos ricadremmo nel sinergismo, nella salvezza
condizionata dalla nostra performance. Questo il testo non lo
dice e, se fosse cos, contraddirebbe tutto ci che l'Apostolo ha
affermato fin ora ed ancora affermer. Noi che camminiamo
indicativo presente, un dato di fatto. Coloro che sono stati
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 90

rigenerati dallo Spirito di Dio, che sono stati fatti nuove creature in Cristo, coloro che hanno affidato la loro vita a Cristo,
non si conducono pi secondo le inclinazioni della loro natura
corrotta (la carne), ma secondo le nuove aspirazioni create in
loro dallo Spirito di santit.
Camminare, comportarsi, secondo lo Spirito (pur in tutte le
contraddizioni dell'attuale nostra vita) il frutto, il risultato
dell'influenza vitalizzante di Cristo sul credente, evidenza della sua autentica conversione. Il cristiano colui o colei che fa
di Cristo sua guida, che va nella direzione da Lui indicata, la
cui vita influenzata da Lui. Camminare secondo lo Spirito
non la causa della nostra condizione di non condanna, ma
ne il risultato. Esso descrive la vita delle persone a cui stato
fatto questo dono. Vi stata fatta grazia, dice Paolo ai credenti
in Cristo, ...perch camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo
nella conoscenza di Dio; fortificati in ogni cosa dalla sua gloriosa potenza, per essere sempre pazienti e perseveranti; ringraziando con
gioia il Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei
santi nella luce (Colossesi 1:10-12). ci che l'Apostolo elabora
nei versetti seguenti e che esamineremo domani.
Preghiera
Ti ringrazio, Signore, perch, ora che mi hai unito indissolubilmente a Cristo, per la Tua grazia, non devo pi temere il Tuo
giudizio di condanna. Ti ringrazio di avermi spiritualmente rigenerato e che ora il Tuo Spirito mi sospinge in novit di vita.
Radica in me sempre di pi questa consapevolezza affinch
niente e nessuno mi porti pi a dubitarne. Fa' s che io cammini con decisione lungo la strada da Te indicata, compiacendoti
in ogni cosa. Amen.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 91

27
Il vero cristiano vive secondo lo Spirito di
Cristo
5 Infatti quelli che sono secondo la carne, pensano alle cose
della carne; invece quelli che sono secondo lo Spirito, pensano
alle cose dello Spirito. 6 Ma ci che brama la carne morte,
mentre ci che brama lo Spirito vita e pace; 7 infatti ci che
brama la carne inimicizia contro Dio, perch non
sottomesso alla legge di Dio e neppure pu esserlo; 8 e quelli
che sono nella carne non possono piacere a Dio. 9 Voi per non
siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita
veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli
non appartiene a lui. 10 Ma se Cristo in voi, nonostante il
corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito d vita a causa
della giustificazione. 11 Se lo Spirito di colui che ha risuscitato
Ges dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo
Ges dai morti vivificher anche i vostri corpi mortali per
mezzo del suo Spirito che abita in voi (Romani 8:5-11).

'Apostolo procede nel testo di oggi a dimostrare che


essere giustificati dalla grazia di Dio per la sola fede in
Cristo senza meriti propri ben lungi dal promuovere
comportamenti irresponsabili ed il disimpegno. Al contrario,
questa l'unica via che, combattendo il peccato alla radice,
possa produrre persone realmente rinnovate nella loro mentalit e comportamento.
Attraverso l'opera dello Spirito Santo, agendo con Cristo ed in
Cristo, uomini e donne vengono interiormente rigenerati tanto
che la loro mentalit non pi rivolta al soddisfacimento dei
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 92

propri desideri egoistici (pensare alle cose della carne 5a),


ma vivono governati da istanze superiori (pensare alle cose
dello Spirito 5b), condotti dallo stesso Spirito che portava Cristo ad amare Iddio ed il prossimo in modo totale, supremo.
Di fatto, alla fin fine, non si guadagna proprio nulla a vivere in
funzione del soddisfacimento egoistico di s stessi. una via
che sfrutta, consuma, distrugge e che alla fine porta solo alla
morte (in tutti i sensi). Vivere, invece, in comunione con lo Spirito di Dio, guidati dalla Sua sapienza, giustizia ed amore,
comporta vita e pace (6). Inoltre, vivere in modo egocentrico
comporta, quel ch' peggio a considerare Dio come avversario
(della propria pretesa autonomia) e la Sua legge come un attentato alla propria libert. Chi vive in questo modo, ovviamente non pu piacere a Dio, quand'anche ammantasse s
stesso di un'inutile ed ipocrita religiosit. Le sue pretese di seguire la legge sono prive di fondamento. Indipendentemente
dall'intervento di Dio che lo unisce per la sua salvezza a Cristo, ogni sforzo di raggiungere da soli Dio e la salvezza veramente patetico. La nostra condizione naturale non in grado
di conseguire da sola gli obiettivi spirituali che eventualmente
si proponesse di raggiungere.
Il cristiano autentico non vive nella carne, ma nello Spirito
di Dio, essendo governato e condotto dal Dio di Ges Cristo.
Se qualcuno non vive moralmente e spiritualmente, in modo
evidente, ad imitazione di Ges Cristo, di fatto non Gli appartiene, per quanto professi altrimenti. Se non dimostra di voler
vivere come Lui all'insegna dell'amore per Dio e per gli altri,
avendo l'ubbidienza alla volont di Dio come punto di riferimento centrale della propria vita, la sua eventuale professione
di fede in Lui non varrebbe nulla, sarebbe falsa. Se qualcuno
davvero in Cristo, nonostante tutte le contraddizioni della
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 93

vita in questo mondo, questi spiritualmente vitale e produttivo proprio come inevitabile risultato della giustificazione che
per grazia ha ricevuto da Dio. Nessuna vitalit spirituale, infatti, procede dalla carne dell'essere umano, come oggi si
presenta.
Coloro che sono stati rigenerati da questo stesso Spirito che li
anima far s alla fine che, come Cristo risuscitato, anche il
loro corpo sia similmente trasformato. Questo fonte di grande consolazione per il cristiano: ci che Cristo ha iniziato a fare
in lui o in lei, avr sicuro compimento.
Chi d evidenza di vivere solo nella carne, animato dai valori e stile di vita di questo mondo, non pu dire di avere ricevuto la grazia di Dio in Ges Cristo, perch questa grazia
produce sempre, nella persona che ne coinvolta, i frutti concreti di una vita ritornata a riflettere la sua originale somiglianza morale e spirituale con Dio. Quali evidenze diamo noi di essere stati predestinati e giustificati dalla grazia di Dio in Ges
Cristo? Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla
prova. Non riconoscete che Ges Cristo in voi? A meno che l'esito
della prova sia negativo. Ma io spero che riconoscerete che la prova
non negativa nei nostri confronti (1 Corinzi 13:5-6).
Preghiera. Fa s, o Signore, che io non inganni n me stesso n gli
altri vantando una fede che non ha mai conosciuto di fatto la rigenerazione dello Spirito Santo. Fa s che io, verificando la mia condizione spirituale rispetto all'ABC dell'Evangelo, io possa dare chiara testimonianza della verit che in Cristo Ges. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 94

28
Vivere come figli adottivi di Dio

12 Cos dunque, fratelli, non siamo debitori alla carne per


vivere secondo la carne; 13 perch se vivete secondo la carne
voi morrete; ma se mediante lo Spirito fate morire le opere del
corpo, voi vivrete; 14 infatti tutti quelli che sono guidati dallo
Spirito di Dio, sono figli di Dio. 15 E voi non avete ricevuto
uno spirito di servit per ricadere nella paura, ma avete
ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo:
Abb! Padre! 16 Lo Spirito stesso attesta insieme con il
nostro spirito che siamo figli di Dio. 17 Se siamo figli, siamo
anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente
soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui (Romani
8:12-17).

er comprendere le affermazioni dell'Apostolo (un linguaggio per altro abbastanza oscuro per chi ragiona secondo altri canoni), bisogna ovviamente sempre tenere
conto dei presupposti sui quali si basa. Egli li ha delineati chiaramente in quanto gi ha detto in precedenza. La creatura
umana, cos come oggi si trova, dal punto di vista morale e
spirituale, non gode di alcuna libert. Essa venduta schiava al
peccato (Romani 7:14). incatenata e condizionata sempre dal
peccato che inevitabilmente caratterizza sempre tutto quel che
fa e che le pregiudica qualsiasi rapporto salvifico con Dio. Non
pu che fare, deve fare, sempre quello che le sue inclinazioni
peccaminose (la carne) le comandano. Inevitabilmente deve
seguirne i comandi. Per questo debitrice, ha un debito
verso la carne (12). I cristiani, per, coloro che sono stati redenti e rigenerati in Cristo (che qui l'Apostolo chiama i suoi fraMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 95

telli), sono stati liberati da questa schiavit, non devono pi


nulla a quella che prima era prima era la loro padrona. Non
sono pi tenuti a seguirne i comandi, gli impulsi. Ne odono
la voce imperiosa, ma ora le dicono: Taci. A te non devo pi
nulla. Non ti ubbidisco pi. Da te Cristo mi ha affrancato. Non
devo pi vivere nel modo che tu mi dici. Per me ora quel
modo di vivere 'morto e sepolto' (13b). Non mi sfrutterai pi
per i tuoi propositi iniqui. So che le conseguenze del tuo 'stile
di vita' sono solo morte (13a). Io voglio vivere e fare quel che
giusto, e lo far, perch ora seguo lo Spirito della vita. Volentieri far solo ci che Dio mi dice. Questa pure un'ulteriore
prova che chi stato giustificato per grazia senza merito proprio, vive in modo responsabile onorando la volont di Dio.
La condizione in cui, per grazia di Dio, sono stati portati coloro che sono oggetto dell'opera salvifica di Cristo e del Suo Spirito entusiasmante. quella di figli di Dio (14). Sono stati
veramente liberati. Essi non vivono pi in un regime di servit
e di paura (15). Non sono pi servi, ma sono stati resi figli, figli
adottivi di Dio. Ora possono dire di fare legittimamente parte
della famiglia di Dio. Possono chiamare Dio con l'appellativo
pi dolce ed intimo che mai sia possibile: Pap!. Quando il
mondo, con pie espressioni religiose, dice Noi siamo tutti figli
di Dio non ha idea alcuna di quel che sta dicendo. una pretesa priva di fondamento, un'illusione, una menzogna. Solo
chi in Cristo pu dire: Sono figlio, figlio adottivo di Dio, in
forza della Sua stupefacente grazia. Questo non solo gli stato garantito dalle oggettive affermazioni e promesse della Parola di Dio [A tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il
diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cio, che credono nel
suo nome (Giovanni 1:12)] e dalle attestazioni del Suo Spirito,
ma pure qualcosa che sente interiormente nel suo spirito
(16).
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 96

Far parte della famiglia di Dio come Suoi figli adottivi significa
pure avere titolo a tutti i privilegi che questo comporta. Significa avere finalmente una casa condivisa gioiosamente con
tanti fratelli e sorelle in fede. Significa avere titolo alla Sua
eredit, essere coeredi di Cristo (17). Davvero, come dice
Ges stesso: In verit vi dico che non vi nessuno che abbia
lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o
campi, per amor mio e per amor del vangelo, il quale ora, in
questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a
venire, la vita eterna (Marco 10:29-30).
Certo, continuiamo per il momento a vivere in questo mondo.
Quando il mondo sa che ora siamo diversi, siamo liberi, siamo
stati fatti figli adottivi di Dio, abbiamo titolo alla Sua eredit,
la cosa non gli garba affatto e spesso e volentieri ci fa oggetto, in un modo o in un altro, di persecuzioni. Questo ci di
cui Ges parla quando aggiunge insieme a persecuzioni e ci
che Paolo intende quando qui scrive se veramente soffriamo con
lui. La sofferenza infatti l'inevitabile conseguenza di vivere
come cristiani e indubbiamente anticonformisti in questo mondo. Che cosa implica? Come dobbiamo affrontarla? quello
che vedremo domani.
Preghiera. Padre mio celeste, pap! Ti ringrazio che mi hai reso in
Cristo, con grazia stupefacente, Tuo figlio adottivo dandomi titolo a
tutti i privilegi che questo comporta. Ti ringrazio che mi hai liberato
da un regime di servit e di paura. Ora volentieri vivo seguendo quel
che mi dici Tu, giusto e buono e che conduce alla vita. Sostienimi e
rafforzami nella mia determinazione a farlo sempre, mettendo a tacere le pretese della mia carne. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 97

29
Conforto e certa speranza

18 Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente


non siano paragonabili alla gloria che dev'essere
manifestata a nostro riguardo. 19 Poich la creazione
aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio;
20 perch la creazione stata sottoposta alla vanit, non
di sua propria volont, ma a motivo di colui che ve l'ha
sottoposta, 21 nella speranza che anche la creazione
stessa sar liberata dalla schiavit della corruzione per
entrare nella gloriosa libert dei figli di Dio. 22 Sappiamo
infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed in
travaglio; 23 non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le
primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando
l'adozione, la redenzione del nostro corpo. 24 Poich
siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ci che
si vede, non speranza; difatti, quello che uno vede,
perch lo spererebbe ancora? 25 Ma se speriamo ci che
non vediamo, l'aspettiamo con pazienza (Romani 8:1825).

e benedizioni e privilegi che Dio impartisce a coloro


che Egli fa oggetto della Sua grazia in Cristo sono veramente stupefacenti. Egli li sottrae alle conseguenze e
dominio del peccato e adottandoli come Suoi figli, li rende
contitolari di una gloriosa eredit. Per il momento, per, devono continuare a vivere in questo mondo. La tensione fra vecchio ed il nuovo nella loro stessa vita li impegna spesso duramente. Come se questo non bastasse, difficolt e sofferenze
provengono loro pure dall'ambiente in cui vivono. Esso non
sopporta, infatti, che i figli di Dio siano e si comportino in
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 98

modo diverso ed anticonformista rispetto all'andazzo di questo mondo (Efesini 2:2). per questo che sofferenza, emarginazione e persecuzione di vario tipo sono, per i cristiani impegnati, all'ordine del giorno. Ges ne parlava apertamente: Ricordatevi della parola che vi ho detta: 'Il servo non pi grande del
suo signore'. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi
(Giovanni 15:20). la croce che essi devono portare (Luca
14:27). Ne vale la pena? Certo! Infatti io ritengo che le sofferenze
del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev'essere
manifestata a nostro riguardo (18). L'atleta che vuole conseguire
il premio sopporta ogni sacrificio pur di conseguirlo e la gioia
di quel giorno sostiene la sua fatica nell'addestrarsi.
Non siamo, per, i soli a soffrire. L'intera creazione in questo
mondo soffre inusitati patimenti come conseguenza del peccato umano ad ogni livello. Essa geme ed in travaglio (22), grida al Signore di esserne liberata. Quanti innocenti in questo
mondo soffrono a causa d'altri! Ingiustizie e prevaricazioni di
ogni tipo sono causa di sofferenze inusitate non solo per innumerevoli esseri umani, ma anche per gli animali, per la natura,
per la terra... Il peccato sporca, guasta, rovina e distrugge ogni
cosa! Esso rende vana la vita stessa (20). Chi osa prendere il
peccato alla leggera e addirittura lo nega un ignobile irresponsabile. Ancora la voce del sangue di Abele grida vendetta
a Dio dalla terra (Genesi 4:10). La creazione stessa anela con
tutta s stessa d'essere liberata dalla schiavit della corruzione
(21).
Il creato grida a Dio e con ansia attende pure, con impazienza,
la manifestazione dei figli di Dio (19). Chi sono questi figli di
Dio? Forse gli angeli? No, siamo noi che Dio ha salvato, con
la Sua grazia in Cristo, dal peccato e dalle sue conseguenze.
Essa attende che noi ...ci diamo da fare per alleviare le sue inMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 99

dicibili sofferenze. Il creato attende uomini e donne come noi


che Dio ha salvato, trasformato e reso Suoi figli, che si mobilitino per questo mondo e che si comportino finalmente in modo
diverso da coloro che operano contro questo mondo per distruggerlo. Il creato attende con impazienza uomini e donne
redenti che agiscano in armonia con il Dio d'amore e di giustizia. Che sollievo per la natura quando essa curata amorevolmente dai figlioli di Colui che ha fatto buona ogni cosa! Che
sollievo per la natura e per tanti innocenti, quando chi sporca,
sfrutta, violenta e distrugge, convertito da Dio ed agisce in
armonia con la Sua buona e santa legge! Era ci che Dio aveva
inteso per l'umanit fin dall'inizio, fare di essa un amorevole
giardiniere del Suo creato. Noi che abbiamo le primizie del
Suo Spirito (23), come potremmo agire diversamente da questo.
Si tratta dunque, sia per noi che per la natura, non di una sofferenza disperata, ma piena di speranza. Sono come le sofferenze sopportate da una partoriente che sa che esse ben presto
avranno fine e nascer una nuova creatura! Noi aspettiamo
con pazienza che la nostra adozione e redenzione giunga a
compimento, in attesa del giorno in cui: Egli asciugher ogni
lacrima dai loro occhi e non ci sar pi la morte, n cordoglio,
n grido, n dolore, perch le cose di prima sono passate
(Apocalisse 21:4), passate per sempre.
Preghiera. Signore, ne farei molto volentieri a meno, ma le sofferenze di varia natura che patisco in questo mondo, le sopporto con pazienza e speranza, in attesa del compimento finale della Tua opera di
redenzione. Esse sicuramente sono pure una prova che devo affrontare e uno strumento per rafforzarmi e maturarmi ulteriormente. Nel
contempo voglio impegnarmi ad alleviare le sofferenze altrui e della
natura stessa, ispirando concreta speranza. Amen.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 100

30
Sospiri ispirati, sostenuti
e giunti a destinazione!
26 Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla
nostra debolezza, perch non sappiamo pregare come si
conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri
ineffabili; 27 e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio
dello Spirito, perch egli intercede per i santi secondo il volere
di Dio (Romani 8:26-27).

e sofferenze del tempo presente (18) possono essere molto


pesanti per un cristiano. Sono troppo debole: non potrei mai farcela, cos potremmo giustamente dire, spaventati di fronte alla prospettiva della croce che Cristo ci presenta inevitabile, in questo mondo, quando pur volentieri siamo disposti a seguirlo. L'Apostolo risponde qui a questa comprensibile obiezione: Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza (26). Lo Spirito di Dio, quello stesso Spirito che ci ha impartito vita spirituale e salvezza, ci accompagna sempre nel
nostro cammino di fede. Potrebbe forse abbandonarci a noi
stessi frustrando cos i propositi di Dio nei nostri riguardi? No:
Egli non solo ci d una spinta all'inizio del cammino cristiano, ma, accompagnandoci, ci sostiene. Arriveremo dove Dio si
proposto di portarci. I Suoi propositi nei nostri riguardi non
falliranno. Un Salmo dice: Come un padre pietoso verso i
suoi figli, cos pietoso il SIGNORE verso quelli che lo temono. Poich egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere (Salmi 103:13.14). Non c' ragione di temere: siamo sostenuti dalla misericordiosa potenza di Dio. Egli ci aiuta,
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 101

ci soccorre, portando con noi i nostri fardelli, quand'anche fossero tentazioni e prove: Nessuna tentazione vi ha clti, che
non sia stata umana; per Dio fedele e non permetter che
siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi dar
anche la via d'uscirne, affinch la possiate sopportare (1 Corinzi 10:13).
Che dire, poi, della Preghiera? Il Signore si compiace quando i
Suoi figlioli si rivolgono a Lui come ad un Padre, perch veramente Egli per noi lo . Come dovremmo pregare? Che cosa
potremmo osare chiedergli? Che cosa ci lecito chiedergli? In
particolare, quando siamo nell'afflizione, siamo disturbati e
perplessi, persino talvolta senza forza per parlare. Anche in
questo caso l'Apostolo ci dice: Lo Spirito Santo intercede per noi.
Anche quando non abbiamo espresso apertamente la nostra
Preghiera, o il nostro grido, quando non riusciamo che ad
esprimere che un sospiro, Egli legge ci che abbiamo in cuore
e lo porta a Cristo, alla destra di Dio Padre. Non abbiamo bisogno d'altri intercessori. Infatti: ...colui che esamina i cuori sa
quale sia il desiderio dello Spirito, perch egli intercede per i
santi secondo il volere di Dio () Chi li condanner? Cristo
Ges colui che morto e, ancor pi, risuscitato, alla destra di Dio e anche intercede per noi (27,34). I nostri sospiri
diventano anche i Suoi sospiri, ispirano la nostra Preghiera, diventano Preghiera davvero ineffabile. Anticamente, in italiano, il termine sospiro era sinonimo di Preghiera.
Sospiri ineffabili, inoltre, sono pure le preghiere ispirate che
si trovano nella Bibbia, in modo particolare i Salmi. Quando
non troviamo le parole per esprimere quanto abbiamo in
cuore, possiamo, anzi, siamo esortati ad avvalerci liberamente
delle preghiere della Bibbia, farle nostre, pronunziarle ad alta

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 102

voce, cantarle perfino. Il canto dei Salmi, infatti la migliore e


pi completa Preghiera che mai potremmo elevare a Dio!
Un curioso episodio biblico che bene potrebbe illustrare l'assistenza dello Spirito di Dio nelle nostre preghiere quello che
riguarda Anna: La sua Preghiera davanti al SIGNORE si prolungava, ed Eli osservava la bocca di lei. Anna parlava in cuor
suo e si muovevano soltanto le sue labbra, ma non si sentiva la
sua voce; perci Eli credette che fosse ubriaca e le disse: 'Quanto durer questa tua ubriachezza? Va' a smaltire il tuo vino!'
Ma Anna rispose e disse: 'No, mio signore, io sono una donna
tribolata nello spirito e non ho bevuto vino n bevanda alcolica, ma stavo solo aprendo il mio cuore davanti al SIGNORE'
(1 Samuele 1 :13-15).
Preghiera. Ti ringrazio, o Signore, che non solo Ti sei fatto carico in
Cristo del mio destino ultimo, ma che anche la mia vita, nel suo scorrere quotidiano, con tutte le debolezze che riconosco in me, Tu mi
stai affianco e mi soccorri. Ti ringrazio che anche quando non so
esprimere la Preghiera che ho in cuore, quando sono perplesso e nemmeno saprei che cosa chiederti, il Tuo Santo Spirito intercede per me
efficacemente. Dammi, te ne prego, una consapevolezza ancora pi
grande della Tua presenza accanto a me e di tutte le risorse che, per
grazia, Tu metti a mia disposizione. Amen.

31
Una questione di prospettiva
28 Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli
che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.
29 Perch quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 103

essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinch egli sia il


primogenito tra molti fratelli; 30 e quelli che ha predestinati li
ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure
giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati
(Romani 8:28-30).

e sofferenze del tempo presente possono essere molto pesanti per un cristiano. Non dobbiamo, per, scoraggiarci ...e per molti motivi! Sono quelli che l'Apostolo elenca
in questo capitolo per confortare e rafforzare i suoi lettori. Non
si tratta di consolazioni a buon mercato! (1) Queste sofferenze
erano state previste dal Signore Ges e Lui stesso le ha condivise; (2) noi resistiamo guardando avanti con certa speranza al
giorno in cui riceveremo la nostra gloriosa eredit; (3) il Signore efficacemente ci accompagna e ci sostiene.
Abbiamo qui oggi una quarta ed importante ragione che ci
permette di vedere le attuali nostre sofferenze da una prospettiva del tutto diversa: sebbene altri o noi stessi le possiamo intendere come qualcosa che va a nostro danno, per neutralizzarci, abbatterci e distruggerci, esse, di fatto, vanno a nostro
vantaggio! Dio, che tiene ogni cosa sotto controllo, fa in modo
che queste difficolt cooperino, siano funzionali, al nostro
bene ultimo. Non andiamo a cercarci le difficolt apposta, non
siamo masochisti. Dio non ce le manda con sadismo. Nella lotta contro il male in cui siamo coinvolti esse sono, in un certo
qual senso inevitabili, ma ce ne possiamo addirittura avvantaggiare! Dio le fa cooperare al nostro bene.
Tutto questo va nella logica illustrata dagli avvenimenti di cui
era stato protagonista il patriarca Giuseppe: Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo
in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 104

in vita un popolo numeroso (Genesi 50:20). Come dice il Salmo 2, Iddio si fa beffe, ride di coloro che congiurano insieme
contro il Signore e contro il suo unto. Con certezza Egli ha stabilito il Suo re sopra Sion. I Suoi propositi andranno a sicuro
compimento nonostante l'opposizione dei . Questa stessa opposizione, di fatto, servir per rafforzarlo e per aumentare la
Sua gloria. Cos per noi che siamo stati predestinati, chiamati, giustificati e siamo avviati con certezza, per la Sua grazia,
alla gloria (30). Il fatto che amiamo Dio ne prova, perch l'uomo naturale non cerca n ama Dio. La nostra fede e il nostro
amore verso di Lui, sono il frutto della rigenerazione spirituale
che Dio ha operato in noi. Perci non ci scoraggiamo; ma,
anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro
uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Perch la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre pi
grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo
sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che
non si vedono; poich le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne (2 Corinzi 4:1618).
Prese dunque da sole, in s stesse, le afflizioni e le sofferenze,
non sono buone, non possono dirsi che facciano del bene.
Considerate, per, dal punto di vista dei piani complessivi di
Dio in favore dei Suoi eletti (coloro che amano Dio), esse lavorano insieme con Lui, sono funzionali per realizzare i Suoi
propositi di salvezza. Qualcuno ha osservato che le sostanze di
alcune medicine sono in s stesse dei veleni, ma sapientemente
composte dal farmacista, esse diventano terapeutiche. La pratica della vaccinazione infetta il paziente con gli agenti stessi
della malattia, ma nella giusta misura, affinch il suo sistema
immunitario si rafforzi e sia protetto contro quella malattia.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 105

importante, infine, sottolineare come tutto questo non giustifichi assolutamente il peccato, il male, e chi lo commette. Esso
rimane oggettivamente un male. Il veleno rimane veleno, ed
condannabile chi lo usa per fini malvagi. Dio, per, sapientemente fa in modo che sia dosato trasformandolo, per coloro
che Gli appartengono, in qualcosa che va a loro vantaggio.
Guardiamo alle cose, cos, sempre a due livelli: quello dei fenomeni immediati e quello dei piani complessivi di Dio, favorevoli per i Suoi eletti. Guardiamo oltre alle immediate circostanze, per quanto dolorose esse siano.
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio che appartengo a Te e che i
Tuoi propositi di grazia nei miei confronti andranno a pieno compimento. Aiutami, te ne prego, ad alzare lo sguardo dalle circostanze
immediate, per considerare come, di fatto, anche le esperienze pi negative saranno trasformate in qualcosa che va a mio vantaggio.
Amen.

32
Certezze incrollabili
31 Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio per
noi chi sar contro di noi? 32 Colui che non ha risparmiato il
proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci doner forse
anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuser gli eletti di Dio?
Dio colui che li giustifica. 34 Chi li condanner? Cristo Ges
colui che morto e, ancor pi, risuscitato, alla destra di
Dio e anche intercede per noi. 35 Chi ci separer dall'amore di
Cristo? Sar forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione,
la fame, la nudit, il pericolo, la spada? 36 Com' scritto: Per
amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati
considerati come pecore da macello. 37 Ma, in tutte queste
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 106

cose, noi siamo pi che vincitori, in virt di colui che ci ha


amati. 38 Infatti sono persuaso che n morte, n vita, n angeli,
n principati, n cose presenti, n cose future, 39 n potenze,
n altezza, n profondit, n alcun'altra creatura potranno
separarci dall'amore di Dio che in Cristo Ges, nostro
Signore (Romani 8:31-38).

e sofferenze del tempo presente possono essere molto pesanti per un cristiano, ma abbiamo molti motivi che ci
permettono di sopportarle, di comprenderle e di trascenderle: lo abbiamo visto nelle argomentazioni dell'apostolo
Paolo di questi giorni. Alla fin fine, per, di fronte alla motivazione ultima che l'Apostolo oggi ci presenta: l'amore supremo
che Dio ha manifestato a noi, Suoi eletti, in Cristo Ges, non
dobbiamo proprio temere nulla che in questo mondo ci accada
o che ci sia minacciato. Il mondo intero si mobilita contro di
noi? Che ci importa? Dio per noi! Il mondo intero ci accusa?
Dio ci ha giustificati! Perch amiamo Cristo ed intendiamo stare dalla Sua parte, ci sottopongono ad ogni genere di torture?
Possiamo trionfare su di esse! Ci minacciano la morte, le circostanze in cui viviamo, la prospettiva di un futuro oscuro, le
potenze del cielo e della terra? Nessuno mai ci potr strappare
dall'amore di Dio che in Cristo Ges, nostro Signore! Le certezze
dell'apostolo Paolo (che pure, per amor di Cristo, ne aveva
passate di tutti i colori) sono davvero stupefacenti, ed egli desidera che siano anche le nostre!
Notate qui come agli eletti di Dio non sia promesso che tutte
queste brutte cose saranno evitate, o che in questo mondo andr loro tutto bene, anzi, ma che potranno affrontare ogni difficolt a testa alta. Non loro promesso un mondo ovattato
e ben protetto, benedizioni temporali, salute, bellezza e ricchezza, ma una forza indomita nelle difficolt fondata sulla
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 107

certezza di sicurezze eterne. Quanto lontano tutto questo da


certa evangelizzazione portata avanti da chiese corrotte e
compromesse, che, sfruttando bisogni autentici e desideri carnali, promettono, per chi accetta le loro proposte, fantastiche
benedizioni! Dicono infatti, molto pragmaticamente: Chi
mai verrebbe in chiesa se predicassimo la croce di Cristo?!.
Cos le loro chiese eventualmente si riempiono di gente che accetta un vangelo che, di fatto, non ha nulla a che fare con il
Cristo autentico...
Questa evangelizzazione simile a tanta pubblicit ingannevole dalla quale veniamo ogni giorno martellati, o piuttosto,
simile alle tentazioni che Satana stesso proponeva a Cristo: Il
diavolo lo port con s sopra un monte altissimo e gli mostr
tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli:'Tutte queste
cose ti dar, se tu ti prostri e mi adori' (Matteo 4:8,9). Cristo,
per, respinge con forza queste promesse sataniche preferendo
la croce! Puro masochismo, direbbe qualcuno... No, realismo.
Sicuramente Satana Gli avrebbe elargito molte benedizioni terrene. Per, come si dice: Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Molti oggi sarebbero pur disposti ad accettare le sue
proposte, preferendo un risultato immediato ad un incerto
futuro. Come Esa, molti oggi preferirebbero la minestra di
lenticchie disprezzando incomprensibili benedizioni eterne. Giacobbe gli rispose: "Vendimi prima di tutto la tua primogenitura". Esa disse: "Ecco, io sto morendo; a che mi serve la
primogenitura?".(...) Allora Giacobbe diede a Esa del pane e della
minestra di lenticchie. Egli mangi e bevve; poi si alz, e se ne and.
Fu in questo modo che Esa disprezz la primogenitura (Genesi
25:31-34).
Dopo averci presentato un lungo elenco di martiri della fede
che, per Cristo, hanno sopportato ogni genere di difficolt, la
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 108

lettera agli Ebrei dice: Anche noi, dunque, poich siamo circondati da una cos grande schiera di testimoni, deponiamo
ogni peso e il peccato che cos facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci proposta, fissando lo
sguardo su Ges, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per
la gioia che gli era posta dinanzi egli sopport la croce, disprezzando l'infamia, e si seduto alla destra del trono di
Dio (Ebrei 12:1,2).
Certo, ci sono gioie a saziet per chi segue Cristo, ma non
senza la croce, inevitabile e necessaria per tanti motivi. Con
Ges al nostro fianco che ci incoraggia, rafforza ed aiuta, la potremo sopportare ed arriveremo alla gloriosa destinazione finale: Io ho sempre posto il SIGNORE davanti agli occhi miei;
poich'egli alla mia destra, io non sar affatto smosso. Perci
il mio cuore si rallegra, l'anima mia esulta; anche la mia carne
dimorer al sicuro; poich tu non abbandonerai l'anima mia in
potere della morte, n permetterai che il tuo santo subisca la
decomposizione. Tu m'insegni la via della vita; ci sono gioie a
saziet in tua presenza; alla tua destra vi son delizie in eterno
(Salmo 16:9-11).
Preghiera. Signore, Ti ringrazio che con Te e per Te ogni difficolt e
sofferenza sopportabile e sensata. Radica in me, Te ne prego, le certezze esposte dalla Tua Parola, vissute da coloro che mi hanno preceduto nella fede. Con te non avr paura di nulla e, anche eventualmente nelle situazioni pi difficili, trionfer. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 109

33
Sentimenti d'amore e di tristezza
verso Israele

1 Dico la verit in Cristo, non mento - poich la mia


coscienza me lo conferma per mezzo dello Spirito Santo - 2 ho
una grande tristezza e una sofferenza continua nel mio cuore;
3 perch io stesso vorrei essere anatema, separato da Cristo, per
amore dei miei fratelli, miei parenti secondo la carne, 4 cio gli
Israeliti, ai quali appartengono l'adozione, la gloria, i patti, la
legislazione, il servizio sacro e le promesse; 5 ai quali
appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il
Cristo, che sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno.
Amen! (Romani 9:1-5).

n questo capitolo l'apostolo Paolo parla degli Israeliti (che


egli chiama miei parenti secondo la carne) e del particolare
ruolo che essi hanno avuto nei propositi di salvezza di Dio.
Egli esprime qui la sua grande tristezza per il fatto che la maggioranza degli Israeliti non abbiano accolto Ges di Nazareth
come il Messia atteso e del quale tutte le Scritture antiche rendono testimonianza. Il suo amore per il popolo ebraico cos
grande che egli qui afferma: Se solo si potesse fare uno scambio! Io mi offrirei ben volentieri ad essere io stesso maledetto,
separato da Cristo e perduto e tutti loro salvati!.
Per quanto vi sia chi afferma il contrario e con indignazione alcuni considerino scandaloso il solo menzionarlo, Paolo, all'unisono con tutto il Nuovo Testamento, dice chiaramente che
non c' distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso
Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 110

chiunque avr invocato il nome del Signore [Ges] sar salvato (Romani 10:12). S, in nessun altro la salvezza; perch
non vi sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli
uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (Atti
4:12): Ges di Nazareth. Egli "la pietra che stata da voi costruttori rifiutata, ed divenuta la pietra angolare" (Atti 4:11).
un atto d'amore per Paolo e pure per noi, dire agli Israeliti, e
a chiunque altro: Non vi sar per voi salvezza alcuna davanti
a Dio se non vi affidate di tutto cuore a Ges di Nazareth
come vostro Signore e Salvatore, confessandolo come il Messia
atteso. Non esiste altra alternativa se si prende sul serio il
messaggio del Nuovo Testamento come ispirata Parola di Dio,
e questo senza tanti s, ma e per...
Che molti Israeliti respingano Ges di Nazareth e neghino che
Egli sia il Messia, indubbiamente triste e tragico, perch cos
svuotano di significato l'intera loro storia ed identit. Essa, infatti, era finalizzata proprio per portare alla luce e presentare
al mondo Ges, il Cristo, che sopra tutte le cose Dio benedetto
in eterno (5).
Agli Israeliti Dio ha concesso, infatti, onori e privilegi stupefacenti: (1) sono stati i primi ad essere chiamati ad essere figli
adottivi di Dio; (2) Dio si era compiaciuto di manifestare la Sua
gloria in modo unico proprio in mezzo a loro, nell'arca e nel
tempio; (3) Dio aveva stabilito con loro uno speciale patto d'alleanza, pi volte confermato; (4) Dio ha rivelato in modo altrettanto unico a Mos le Sue leggi (la legislazione); (5) Dio ha
rivelato loro il modo con il quale Egli vuole che Gli si renda
culto (il servizio sacro); (6) Dio ha fatto e mantenuto verso di
loro stupefacenti promesse. La cosa, per, pi grande di tutte,
(7) Dio ha fatto nascere fra di loro, come ebreo, Ges, il Cristo,
il Messia, il Salvatore del mondo, Dio stesso con noi! Quali inMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 111

dicibili privilegi! Ciononostante, come afferma Giovanni:


venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto (Giovanni
1:11).
Grazie a Dio, per, anche se non la maggioranza, molti Israeliti
nel corso della storia ed ancora oggi, hanno riconosciuto Ges
di Nazareth come il vero ed unico atteso Messia, L'hanno seguito e Lo seguono fedelmente. Ammiriamo il loro coraggio
ed anticonformismo ed onoriamo la loro identit storica. La
chiesa cristiana, come annunciavano gi gli antichi profeti d'Israele, ora include nella stessa grazia e privilegi, gente d'ogni
nazione. La nostra storia stata innestata nella loro. I propositi
di Dio non sono e non saranno mai frustrati da niente e da nessuno, nemmeno dalle nostre infedelt. Amiamo gli Israeliti e,
con umilt e delicatezza, con la parola e con il buon esempio, li
accompagniamo a riporre la loro fiducia in Ges, il Cristo, che
sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno (5).
Preghiera. Signore Iddio, che in noi non manchi mai la nostra stima ed il nostro rispetto per gli Israeliti. Ti chiediamo perdono per
tutti quei cristiani che, nel corso della storia, hanno mancato loro di
rispetto e li hanno in vario modo osteggiati e persino soppressi. Fa' s
che con la parola e l'esempio noi si possa rendere buona testimonianza al Cristo, affinch molti di loro lo riconoscano come quello che ,
cio il Messia, Salvatore nostro e loro. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 112

34
Uno scomodo messaggio
6 Per non che la parola di Dio sia caduta a terra; infatti
non tutti i discendenti d'Israele sono Israele; 7 n per il fatto di
essere stirpe d'Abraamo, sono tutti figli d'Abraamo; anzi:
in Isacco che ti sar riconosciuta una discendenza. 8 Cio,
non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della
promessa sono considerati come discendenza. 9 Infatti, questa
la parola della promessa: In questo tempo verr, e Sara avr
un figlio. 10 Ma c' di pi! Anche a Rebecca avvenne la
medesima cosa quand'ebbe concepito figli da un solo uomo, da
Isacco nostro padre; 11 poich, prima che i gemelli fossero nati
e che avessero fatto del bene o del male (affinch rimanesse
fermo il proponimento di Dio, secondo elezione, 12 che dipende
non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: Il maggiore
servir il minore; 13 com' scritto: Ho amato Giacobbe e ho
odiato Esa (Romani 8:6-13).

on finir mai di stupirmi di quanto sempre radicale,


anticonformista e persino scandaloso sia il pensiero del Nuovo Testamento e di quanto spesso molte
chiese, che pure dovrebbero rifletterlo, finiscano per annacquarlo, per smussarne i lati taglienti, tanto da normalizzarlo, renderlo pi conveniente ed accettabile, in pratica
tanto da banalizzarlo e neutralizzarlo?

Chi avrebbe, per esempio, il coraggio oggi di dire,


come dovrebbe, che i veri Israeliti non sono quelli che
discendono fisicamente da Abraamo per generazione
naturale (gli ebrei propriamente detti), n hanno a che

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 113

fare con l'attuale stato di Israele, ma sono coloro nei


quali Dio ha generato una fede simile alla sua?

Chi oserebbe dire che i veri cristiani non sono coloro


che lo sono per tradizione, n coloro che sono iscritti
come tali in qualche registro, n coloro che sono stati
sottoposti a cerimonie cristiane in qualche chiesa, n
tanto meno coloro che partecipano a qualche culto o
messa, ma solo coloro che sono stati spiritualmente rigenerati da Dio e che danno chiara evidenza di conversione a Cristo? Non ha Ges forse detto: In verit, in
verit ti dico che se uno non nato di nuovo non pu
vedere il regno di Dio" (Giovanni 3:3)?

Chi ha oggi il coraggio di dire che i veri cristiani, coloro


che Dio salva, sono coloro che, secondo la Sua sovrana
elezione, Egli ha scelto di concedere la Sua grazia, cio
gli eletti, i predestinati? Il nostro testo, infatti, dice:
...affinch rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo
elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama
(11,12). Forse che Ges stesso non ha detto: Nessuno
pu venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha
mandato; e io lo risusciter nell'ultimo giorno (Giovanni 6:44)?

S, ben pochi hanno il coraggio di affermare queste cose. Esse,


infatti, non sono convenienti, sono inaccettabili, sono illogiche, non pu essere cos... Ed ecco cos che freneticamente ci si d da fare per smentirle e per far dire alla Bibbia
quel che ci torna pi comodo o che ci sembra pi logico secondo i canoni umani. Eppure quanto l'apostolo Paolo afferma,
quanto Ges afferma, in sintonia con tutto il Nuovo Testamento e confermato dall'Antico Testamento (per chi non ha il
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 114

salame sugli occhi) l'Evangelo biblico, che ci piaccia oppure


no!
Secondo i canoni umani, sarebbe stato Esa ad essere il legittimo erede di Abraamo, eppure Dio sceglie Giacobbe? Perch
Dio ha scelto cos, punto e basta, che ci piaccia o meno! Ah, ma
un'ingiustizia dice qualcuno. Che cos' per, giustizia?
Qual il criterio per stabilire che cosa sia giustizia? Quello che
diciamo noi, quel che sembra a noi o quel che dice e fa Dio?
Dio ha scelto Giacobbe ancora prima che i gemelli fossero nati e
che avessero fatto del bene o del mal (11), anzi, indipendentemente
da qualsiasi opera che avessero fatta o non fatta. Ah, ma questo non lo posso accettare dice un altro. Che importa se tu lo
accetti oppure meno? Le cose stanno cos e basta. Se non lo accetti, dimostri solo quanto tu Gli sei ribelle e Lo contesti, e che
quindi Dio ha ragione quando ti condanna. Non vero? Come
ti permetti di contestare Dio? Chi pensi di essere?
Che razza di Dio quello che ama Giacobbe ed odia
Esa? L'unico Dio che esiste! Se ha fatto cos ci sar un buon
motivo! Se questo motivo non capisci, la cosa non pregiudica
la bont di quanto Dio ha fatto. Un giorno, magari, lo capirai,
magari no. inutile che stai l a scervellarti per dimostrare che
non pu essere cos. Fede accogliere con fiducia quanto
Dio fa e dice. Dio non un Dio capriccioso. Sa quello che sta
facendo, anche se tu ora non lo capisci. Abbi fiducia. Abbi la
fede di Abraamo. Ti sembrer una fede insensata, ma essa
ci sul quale si fonda l'autentico popolo di Dio. Domani il nostro testo ritorner su questo stesso argomento e ne parleremo
ancora.
Preghiera. Signore, dammi la fede di Abraamo. Faccio cessare in me
ogni pretesa di contestare quanto Tu dici e fai ed umilmente mi sotMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 115

tometto alla Tua maggiore sapienza. Togli da me ogni paura che predicare la Tua Parola cos come sta, non sia compreso o sar respinto.
Certo, sar respinto, ma chi Ti appartiene accoglier volentieri questa Tua Parola. Fa' s che io la annunci e la viva anche se non
conveniente. Amen.

35
Obiezioni a Dio

14 Che diremo dunque? Vi forse ingiustizia in Dio? No di


certo! 15 Poich egli dice a Mos: Io avr misericordia di chi
avr misericordia e avr compassione di chi avr
compassione. 16 Non dipende dunque n da chi vuole n da
chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 17 La Scrittura infatti
dice al faraone: Appunto per questo ti ho suscitato: per
mostrare in te la mia potenza e perch il mio nome sia
proclamato per tutta la terra. 18 Cos dunque egli fa
misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole (Romani 9:1418).

rovate ad immaginarvi questa scena: da una parte Dio,


sul Suo trono, che convoca davanti a S l'intera umanit
per rivolgere a tutti la Sua Parola. Di fronte alla confusione di idee ed opinioni contrastanti che vi sono in questo
mondo, Egli vuole esporre la verit delle cose come realmente
stanno, la verit che riguarda la Sua Persona, il Suo operare, la
condizione umana. C' un gran silenzio di attesa. Non appena,
per, Dio comincia a parlare, molti cominciano a non gradire
quanto Egli dice. Un brusio indistinto di commenti prevalentemente negativi serpeggia tra la folla, prima discreto ma via
via, mentre Dio prosegue a parlare, sempre pi forte, fintanto
che un coro di vibrate proteste (per altro privo di rispetto
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 116

per la Persona che sta parlando) si leva dall'umanit. un


coro che esprime le pi svariate obiezioni e contestazioni.
All'udire quanto Dio dice, l'umanit ne sembra offesa ed indignata: Le cose non possono stare cos come tu dici e, se sono
cos, sono una palese ingiustizia che ci insulta e ci offende.
Qualcuno, persistendo nelle proprie idee, abbandona l'assemblea: quelle cose non le vuole neanche sentire... Altri, pi religiosi replicano loro: No, aspettate, quanto Dio dice va 'interpretato'. E cos lo spiegano loro armonizzandolo con
le opinioni umane e, naturalmente, stravolgendo il senso di ci
che Dio dice...
cos per gran parte delle cose che Dio dice, soprattutto per
quanto riguarda l'analisi negativa che Dio fa della condizione
umana. cos soprattutto per la spinosa questione della predestinazione, della sovranit di Dio nel condannare e nel concedere la grazia della salvezza. Non c' cosa che maggiormente
offenda ed indigni l'uomo peccatore che la dottrina della predestinazione. Essa inaccettabile anche per la gran parte
delle persone religiose e persino cristiane. Ve ne siete mai
chiesti il perch? Perch anche dal tuo cuore, di fronte alla rivelazione della verit di Dio, sorgono cos tante contestazioni?
Non ti sembra sospetta la cosa? Queste obiezioni e tentativi
di accomodamento, che vorrebbero mettere in questione Dio
e la Sua Parola, rivelano molto sulla condizione del nostro cuore, empio, presuntuoso, arrogante e ribelle, anche se si ammantasse eventualmente di religiosit. Pur di non accettare la
verit che Dio ci rivela, accetteremmo persino d'andare sdegnosamente in perdizione, a testa alta.... Indubbiamente
molto alta l'opinione che abbiamo di noi stessi. Dio che dovrebbe piegarsi di fronte a noi, alla nostra dignit e
libert, non vero? Evidentemente non sappiamo chi Dio,

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 117

o meglio, preferiamo l'immagine molto pi conveniente che


ci siamo fatti di Lui.
La questione della predestinazione, in ogni caso, per la mente
umana una questione molto complessa. Quando vogliamo
investigarla, ci rendiamo conto di addentrarci ben presto in un
labirinto dal quale non riusciamo pi ad uscire. Noi la accogliamo rispettosamente ed umilmente perch chiaramente
insegnata dalla Parola di Dio e proprio per questo non osiamo
contestarla. Ci chiediamo, per, per non cadere in sterili discussioni, se non sia meglio evitarla, tacerla, mettendo l'accento su altre cose. No, neanche questo sarebbe giusto. Se lo Spirito Santo ha ritenuto di dovercela insegnare, questa dottrina ci
evidentemente necessaria. Sar per noi saggio parlarne soltanto nella misura e nei limiti di ci che la Parola di Dio afferma, n pi n meno, senza scadere in oziose speculazioni. La
nostra regola necessariamente cos sar: quando il Signore parla di qualcosa noi ne parleremo, ma quando il Signore su qualcos'altro tace, noi certo non oseremo continuare a parlarne. La
magnanimit non ci dovr portare a vergognarci di presentare
ed esporre onestamente la dottrina rivelata, per quanto odiata
possa essere, come pure a confutare le calunnie e le accuse degli empi.
necessario, cos, controbattere ad alcune obiezioni umane,
come qui fa l'apostolo Paolo. un'ingiustizia, da parte di Dio,
manifestare misericordia e concedere la grazia della salvezza
solo ad alcuni, a quanti Egli stesso decide di accordarla e solo
a quelli? Sarebbe una mostruosa follia solo pensarlo, dice l'Apostolo. Per rimuovere questa difficolt Paolo egli divide l'argomentazione in due parti: nella prima parla degli eletti, per
contemplare in essi la misericordia di Dio; nella seconda dei
reprobi, per riconoscervi loro giusto giudizio.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 118

L'Apostolo mette qui in evidenza (rivendicandoli) i sovrani


diritti di Dio ed il fatto che nessuno di noi possa accamparne
alcuno di fronte a Lui. Fin dall'inizio la nostra esistenza era e
rimane sottoposta alla Sua giusta Legge, di fronte alla quale
noi tutti siamo irrimediabilmente trasgressori e inappellabilmente condannati. Dio non deve nulla a nessuno e, se Egli si
compiace di concedere (immeritatamente) ad alcuni la grazia
della salvezza per manifestare cos la Sua misericordia (come
la condanna espressione della Sua giustizia), c' solo da esserne riconoscenti. La salvezza non dipende da chi vuole n da
chi corre. Basterebbe questo solo versetto per chiudere definitivamente la bocca alle pretese anche di coloro che vorrebbero
fare appello alla libera decisione dell'uomo a venire avanti
e cos essere salvati. Non solo questo, ma per realizzare i
Suoi piani per la salvezza dei Suoi eletti, Dio aveva avuto pure
il diritto, la facolt incontestabile, di manipolare il comportamento del Faraone egiziano (che comunque faceva parte della massa dei perduti), indurendo il suo cuore di fronte alle
ripetute suppliche di Mos a concedere la libert agli schiavi
israeliti. In questo si dimostra quanto, nella Sua provvidenza,
Dio faccia cooperare ogni cosa ai Suoi propositi ultimi e alla
salvezza dei Suoi eletti.
Il discorso continua in quanto vedremo pure domani.
Preghiera. Signore Iddio, infondi in me l'umilt di riconoscere e
proclamare con coraggio la verit di quanto la Tua Parola afferma,
non importa quanto accettabile o no possa essere in questo mondo o
al mio stesso cuore. Tu sei sempre giusto, o Signore in tutto ci che
decidi di fare e di compiere. Un giorno eventualmente comprender
quanto oggi mi difficile comprendere. In ogni caso dar a Te sempre
e volentieri ogni onore e gloria. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 119

36
Dio e coloro che Lo giudicano
19 Tu allora mi dirai: Perch rimprovera egli ancora? Poich
chi pu resistere alla sua volont? 20 Piuttosto, o uomo, chi
sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dir forse a colui
che la plasm: Perch mi hai fatta cos? 21 Il vasaio non
forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso
per uso nobile e un altro per uso ignobile? 22 Che c' da
contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far
conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza
dei vasi d'ira preparati per la perdizione, 23 e ci per far
conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di
misericordia che aveva gi prima preparati per la gloria
(Romani 9:14-23).

rotestare indignati contro la dottrina biblica e contro la


presunta tirannia di Dio (o della religione) in
nome ed a strenua difesa della dignit, diritti e libert degli esseri umani, non un fenomeno moderno. l'eco
che continua a riverberare nel mondo sin da quando si era insinuata nei nostri antichi progenitori l'idea che Dio, per poter
spadroneggiare su di loro, li stava ingannando, tenendoli lontani dalla loro vera vocazione e potenzialit, cio essere
come Dio (Genesi 3:5), Dio a s stessi. Ecco cos nascere e prevalere sia l'ateismo che la religione compiacente, adattata e
conciliata con le aspirazioni e pretese umane1.
1 Questa la disputa che, nella storia, ha contrapposto quel che va
sotto il nome di Agostinismo contro pelagianesimo o semi-pelagianesimo,Calvinismo contro Arminianesimo, monergismo
contro sinergismo. Le etichette sono innumerevoli, cos come le
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 120

Qui l'Apostolo continua a rispondere alle diverse contestazioni


che sono rivolte alla dottrina che egli espone, la quale farebbe
di Dio un tiranno dall'agire arbitrario, ingiusto e, ora, severo e
crudele. L'obiezione qui questa: Se nessuno pu resistere
alla volont di Dio, se ciascuno quel che Dio ha prestabilito e
se il destino di ciascuno predeterminato, che senso ha rimproverarci per quel che facciamo o sottoporci ad un
giudizio?. forse Dio un dittatore folle ed irragionevole, oppure Paolo ad essere del tutto illogico?
Una risposta soddisfacente alle obiezioni ed accuse sollevate
contro Dio e contro la dottrina esposta dell'Apostolo, ammesso
che sia accessibile e comprensibile al limitato intelletto umano,
esiste. Paolo, per (e Dio con lui) sembra rifiutarsi qui di fornirla. Perch? Forse che la sua una comoda scappatoia ad un
problema che non sa risolvere e non vuole ammettere che chi
lo contesta ha ragione? No, per una questione di principio.
Paolo replica che inammissibile, inaccettabile, la pretesa
umana di portare Dio alla sbarra affinch Lui renda conto a
noi del Suo operato. Equivarrebbe a portare Dio in giudizio,
con l'accusa che Egli sia arbitrario, ingiusto e crudele, fondamentalmente incoerente con quanto di S Egli ci ha rivelato,
cio perfezione immutabile, santit immacolata, giustizia assoluta ed amore supremo. Costringere Dio a giustificarsi davanti
a noi? Ma ci rendiamo conto dell'enormit di una cosa del genere?

loro varianti, ma fondamentalmente la disputa fra dottrina biblica e le sue versioni rivedute e corrette, armonizzate e adattate alle pretese umane. C' da chiedersi che cosa sia meglio: l'ateismo o una religione compromessa al servizio dell'antropocentrismo.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 121

Rispondere alle contestazioni vorrebbe dire ammettere che


l'essere umano sia al Suo stesso livello, che Gli sia alla pari. Rispondere alle contestazioni vorrebbe dire cadere nella trappola
di Satana ed avvalorare implicitamente il suo sarete come
Dio e dargli credito. Rispondere alle contestazioni vorrebbe
dire mettere Dio con le spalle al muro, dare scacco al Re, incastrarlo. A questo gioco Paolo (e Dio con lui) non ci sta e
quindi ricusa la legittimit del giudice. L'essere umano non
ha diritto alcuno di mettersi a giudicare Dio, non solo perch
l'essere umano una creatura (come solo pretende di poter
comprendere la bont o meno di ci che fa Dio?), ma un empio
ribelle che non ha titolo e diritto alcuno ad alcuna udienza.
Che l'essere umano stia al suo posto e taccia, che meglio!
Come si permette? Ma chi crede d'essere? Che c' da contestare?
Ora qui che si permette di parlare e di contestare mentre dovrebbe gi dire grazie di non essere stato del tutto spazzato via
dalla faccia della terra con le acque del diluvio! Dio avrebbe
fatto bene a farlo. I Suoi contestatori sono qui che parlano solo
perch Dio ha sopportato con grande pazienza dei vasi d'ira preparati per la perdizione (22).
Noi siamo qui perch Dio si compiaciuto di suscitare No e
di salvarlo, non perch fosse particolarmente meritevole, come
si suppone, ma per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva gi prima preparati per la gloria (23). Anche in quel caso una questione di sovrana elezione. Dalla massa di perdizione Dio ha scelto No e la sua famiglia. Perch era un uomo giusto che si differenziava moralmente e spiritualmente dagli altri? Certo, ma chi che ha fatto
s che egli fosse giusto e si differenziasse? Ancora Dio: infatti
Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo (Filippesi 2:13). Mettiamo, allora, come si dice
i puntini sulle i, diciamo le cose come veramente stanno, che
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 122

ciascuno stia al posto che gli compete. Per il resto, non vi preoccupate: qualunque cosa pensiate, in qualunque modo le cose
appaiano ai nostri occhi, qualunque cosa succeda, Dio e rimane coerente con S stesso, giusto e buono. Egli sa quel che
sta facendo e certo non deve renderne conto a noi! Non esiste
alcun tribunale superiore al quale Lui debba rendere conto.
Tra l'altro, il rifiuto di Paolo di rispondere alle contestazioni
che vengono rivolte a Dio assolutamente in linea con le simili
argomentazioni che (tipicamente) gi erano state rivolte a Dio
in altre circostanze e ad altri scrittori della Bibbia. L'Apostolo
non il primo ad essere stato attaccato su questioni di questo
genere! Guardate Isaia: Guai a colui che contesta il suo creatore, egli, rottame fra i rottami di vasi di terra! L'argilla dir
forse a colui che la forma: "Che fai?" L'opera tua potr forse
dire: "Egli non ha mani?" Guai a colui che dice a suo padre:
"Perch generi?" e a sua madre: "Perch partorisci?" Cos parla
il SIGNORE, il Santo d'Israele, colui che l'ha formato: Voi m'interrogate circa le cose future! Mi date degli ordini circa i miei
figli e circa l'opera delle mie mani! (Isaia 45:9-11). Lo stesso
era avvenuto con Giobbe: "Il censore dell'Onnipotente vuole
ancora contendere con lui? Colui che censura Dio ha una risposta a tutto questo?" Allora Giobbe rispose al SIGNORE e
disse: "Ecco, io sono troppo meschino; che ti potrei rispondere?
Io mi metto la mano sulla bocca. Ho parlato una volta, ma non
riprender la parola, due volte, ma non lo far pi" (Giobbe
40:2-5). Alle contestazioni che contro Dio ed il Suo operato sorgono dal nostro cuore, che il nostro atteggiamento sia allora
quello di Giobbe. molto meglio! Dalla fiducia in Dio potr
eventualmente esserci accordata maggiore intelligenza sul Suo
operato.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 123

Preghiera. Signore Iddio, insegnami a stare al mio posto ed a confidare in Te e nella sapienza del Tuo operato quand'anche non lo comprendessi, senza pretendere di andare oltre a quanto ne ho titolo ed
alle mie capacit. Ti ringrazio per ogni rivelazione di Te stesso e della Tua volont che mi hai dato e che ancora mi concederai. Amen.

37
Il residuo eletto
24 ...cio verso di noi, che egli ha chiamato non soltanto fra i
Giudei ma anche fra gli stranieri? 25 Cos egli dice appunto in
Osea: Io chiamer "mio popolo" quello che non era mio popolo
e "amata" quella che non era amata; 26 e avverr che nel
luogo dov'era stato detto: "Voi non siete mio popolo", l
saranno chiamati "figli del Dio vivente". 27 Isaia poi esclama
riguardo a Israele: Anche se il numero dei figli d'Israele fosse
come la sabbia del mare, solo il resto sar salvato; 28 perch il
Signore eseguir la sua parola sulla terra in modo rapido e
definitivo. 29 Come Isaia aveva detto prima: Se il Signore
degli eserciti non ci avesse lasciato una discendenza, saremmo
diventati come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra
(Romani 9:24-29).

ome l'apostolo Paolo sta ampiamente dimostrando nei


controversi capitoli di questa sua lettera, Dio opera
sfidando e contraddicendo ogni presunzione umana.
Le Sue promesse di grazia e di salvezza non riguardano tutti
indistintamente, ma solo i Suoi eletti. Inoltre, queste promesse
non erano mai state intese solo per i discendenti naturali di
Abraamo (i Giudei in quanto tali), ma per la sua discendenza
spirituale, coloro che ne avrebbero seguito la fede. Come infatti aveva affermato, ...non tutti i discendenti d'Israele sono
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 124

Israele (9:6). Coloro che avrebbero seguito la fede di Abraamo, i figli della promessa, sarebbero stati non soltanto Giudei, ma anche gente eletta appartenente ad altre nazioni. Essi
sono i vasi di misericordia che aveva gi prima preparati per
la gloria (9:23). L'Apostolo ci tiene particolarmente a sottolinearlo. Era incontestabilmente sotto i loro occhi, infatti, che la
comunit cristiana di Roma, come tutte quelle che stavano allora sorgendo nell'area del Mediterraneo, non erano solo composte da Giudei, ma anche da persone provenienti dal paganesimo. Dio chiama a far parte del Suo popolo spirituale gente di
ogni tipo.
Tutto questo non una novit, l'ardita e contestabile pretesa
di un movimento eretico, ma era stato ampiamente preannunciato dagli antichi profeti d'Israele. Come esempio, Paolo
cita il profeta Osea, che afferma: Io lo seminer per me in
questa terra, e avr compassione di Lo-Ruama; e dir a LoAmmi: "Tu sei mio popolo!" ed egli mi risponder: 'Mio Dio!'"
(Osea 2:23). L'espressione ebraica Lo-Ammi significa letteralmente coloro che non sono mio popolo: essi invocheranno
Jahweh come il proprio Dio. La stessa cosa il profeta dice in
1:10 "Tuttavia, il numero dei figli d'Israele sar come la sabbia
del mare, che non si pu misurare n contare. Avverr che invece di dir loro, come si diceva: "Voi non siete mio popolo",
sar loro detto: "Siete figli del Dio vivente". Il concetto non
solo espresso da un profeta minore come Osea, ma dallo
stesso profeta Isaia. Egli, infatti, mette in evidenza come i figli
spirituali di Israele non coincidano con la sua discendenza naturale, per quanto vasta, ma come il fatto che includa solo una
parte di essi: Infatti, anche se il tuo popolo, o Israele, fosse
come la sabbia del mare, un residuo soltanto ne torner (Isaia
10:22). Qui il profeta parla di coloro che ritorneranno dall'esilio
babilonese (simbolo del peccato): saranno salvati solo coloro
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 125

che ritornano a Dio ravvedendosi dai loro peccati. Come fra gli
Israeliti ci sarebbe stata una selezione (solo una parte d'essi sarebbe ritornata nella terra promessa), cos Iddio, sovranamente
e in prima persona, effettua una selezione fra la massa perduta
dell'umanit: il Signore eseguir la sua parola sulla terra in modo
rapido e definitivo (28) Il testo ebraico originale di Isaia (che qui
ripreso dalla versione dei LXX) ancora pi forte: Poich lo
sterminio che ha decretato, il Signore, DIO degli eserciti, lo effettuer in mezzo a tutto il paese (Isaia 10:23). L'espressione
sterminio estremamente dura, ma rappresenta il giusto
giudizio di Dio sull'umanit peccatrice. Essa sarebbe destinata
tutta a scomparire se Dio, nella Sua misericordia, non ne avesse lasciato un piccolo residuo che fa oggetto della Sua grazia. Tutti quanti saremmo nella condizione delle famose citt
di Sodoma e Gomorra, distrutte con tutti i loro abitanti se Dio
non fosse intervenuto con la Sua grazia. l'espressione di Isaia: Se il SIGNORE degli eserciti non ci avesse lasciato un piccolo residuo, saremmo come Sodoma, somiglieremmo a Gomorra (Isaia 1:9, cfr. Geremia 50:40).
La linearit e chiarezza del pensiero biblico si contrappone ancora oggi a quello dell'umanesimo. L'umanesimo come ideologia, infatti, con la sua idea ottimista, positiva ed inclusiva, non solo impregna la mentalit corrente, ma ha infettato
anche molte chiese pregiudicando la rivelazione biblica. Anche
a rischio dell'impopolarit, non dobbiamo temere di presentare l'Evangelo cos come lo troviamo nelle Sacre Scritture perch nulla di meno di questo verit. Chiediamo a Dio di saperlo presentare alla nostra generazione in modo appropriato
senza alterarlo.
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio di avermi incluso nella discendenza spirituale del credente Abraamo e di avermi salvato, per la
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 126

Tua grazia, dall'inappellabile giudizio che grava sull'umanit. Aiutami, te ne prego, a che i concetti dell'Evangelo mi siano assolutamente chiari e che io li sappia esporre e testimoniare alla mia generazione. Amen.

38
Una grazia che travalica le frontiere

30 Che diremo dunque? Diremo che degli stranieri, i quali


non ricercavano la giustizia, hanno conseguito la giustizia,
per la giustizia che deriva dalla fede; 31 mentre Israele, che
ricercava una legge di giustizia, non ha raggiunto questa
legge. 32 Perch? Perch l'ha ricercata non per fede ma per
opere. Essi hanno urtato nella pietra d'inciampo, 33 come
scritto: Ecco, io metto in Sion un sasso d'inciampo e una
pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sar deluso.
(Romani 9:30-33).

n questa sezione della lettera ai Romani, l'Apostolo conclude il suo discorso sia sulla predestinazione che sull'esaurimento del ruolo storico della nazione di Israele nella
storia della salvezza. Il punto che egli ha stabilito in modo imprescindibile questo: il popolo di Dio, il popolo dei redenti in
Cristo, trascende ogni umana distinzione, travalica ogni frontiera. Esso composto da coloro che Dio ha efficacemente chiamato a S per impartire loro la grazia della salvezza attraverso
il ravvedimento e la fede in Cristo. Il concetto che esprime
inequivocabile: Quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo (...) e
quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 127

chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha


pure glorificati (Romani 8:29-30).
Non ha quindi pi senso dire: Noi Giudei e gli altri (gli stranieri, i Gentili). Dio, infatti, non solo rende superate queste categorie, ma sconvolge tutto l'impianto tradizionale del Giudaismo come si era sviluppato fino ad allora. Dio, in modo provocatorio e paradossale, dona per grazia a gente di altre nazioni quella rettitudine della quale nemmeno si preoccupavano di conseguire, mentre nega che la possano ottenere coloro
che tanto la ricercavano (i Giudei attraverso i propri presunti
meriti). Forse che, cos facendo, Dio si prende gioco di Israele?
No, desidera che imparino una lezione fondamentale, quella
di Abraamo: il peccato pregiudica ogni nostro tentativo di giustificarci. L'unico modo per il quale possiamo essere riabilitati
di fronte a Dio accogliendo (attraverso il ravvedimento e la
fede) ci che Cristo Ges ha conseguito in nostro favore.
Ecco perch Cristo, per i Giudei (e per tutti coloro che vantano
la propria giustizia) qualcosa di scandaloso, una pietra di
inciampo, qualcosa di inaccettabile che ferisce il loro orgoglio ed umilia le loro pretese. Ecco perch noi predichiamo
Cristo crocifisso, che per i Giudei scandalo, e per gli stranieri
pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto
Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio
(1 Corinzi 1:23-24).
Nulla sembra pi irragionevole per loro, anzi, completamente
fuori luogo, del fatto che degli stranieri, stranieri a Dio e ad
ogni moralit [senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza
Dio nel mondo (Efesini 2:12)], gente che non aveva alcun interesse per la rettitudine e che anzi, godeva a rotolarsi nel fango
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 128

dell'immoralit, ora sia chiamata a condividere la salvezza e


ad ottenere la giustizia. Ora, infatti ...in Cristo Ges, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo (Efesini 2:13). Nulla sembrava pi ingiusto del fatto che
dei Giudei che assiduamente si impegnavano ad osservare
ogni dettaglio della legge, ora siano esclusi dalla ricompensa
della giustizia. La replica dei Giudei osservanti era: Questo
un comportamento ingiusto e scandaloso.
No, ribatte Paolo, fin dall'inizio doveva essere chiaro che essere a posto davanti a Dio una condizione che dipende solo
dalla misericordia di Dio e che si ottiene per fede. Non qualcosa che si possa ottenere diventandone degni e dandosi da
fare per conformarsi alla legge. A causa del potere invalidante
del peccato, nessuno, infatti, in grado da s di conseguire la
giustizia.
Se, cos, Dio frustra le ambizioni dei legalisti (e ce ne sono ancora tanti e nei contesti pi diversi, anche in campo cristiano),
dall'altro canto c' l'atteggiamento della maggior parte dei nostri contemporanei che non si preoccupano affatto della rettitudine personale e della giustizia di fronte a Dio e di fronte
alla societ, non ricercano la giustizia. Di Dio e della Sua legge non importa loro nulla ed eventualmente dicono: ...in ogni
caso Dio ci perdoner: il suo mestiere!. Non c' alcuna condiscendenza o compiacimento in Dio verso coloro che ragionano in questo modo, e quanto dice l'Apostolo non giustifica affatto n tanto meno incoraggia l'irresponsabilit e l'immoralit.
Dio condanna l'empiet tanto quanto la superbia dei moralisti
ipocriti. La potenza della grazia di Dio tale da trasformare il
pagano irresponsabile e il legalista ipocrita e, attraverso il ravvedimento e la fede, incamminarli verso una giustizia autentica. La grazia di Dio fa proprio questo: si fa carico di peccatori e
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 129

li accompagna alla salvezza producendo in loro ci che per via


naturale non producono o pretendono di produrre.
Se Dio infatti non risparmi gli angeli che avevano peccato,
ma li inabiss, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio; ...se non risparmi il mondo antico ma
salv, con altre sette persone, No, predicatore di giustizia,
quando mand il diluvio su un mondo di empi; se condann
alla distruzione le citt di Sodoma e Gomorra, riducendole in
cenere, perch servissero da esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salv il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati (...)
ci vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio (2
Pietro 2:4-9).
Preghiera. Signore, Ti ringrazio che mi hai incamminato sulla via
della giustizia. Non ci pensavo affatto, prima, anzi, nella mia empiet camminavo inconsapevole verso una sicura condanna. Ti ringrazio di avermi aperto gli occhi, condotto al ravvedimento ed impartito
il dono della fede nel Signore e Salvatore Ges Cristo. Lo seguo ora
con gioia. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 130

39
La Sua giustizia, fatta nostra per fede
10:1 Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia Preghiera a Dio
per loro che siano salvati. 2 Io rendo loro testimonianza
infatti che hanno zelo per Dio, ma zelo senza conoscenza. 3
Perch, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la
propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio; 4 poich
Cristo il termine della legge, per la giustificazione di tutti
coloro che credono. 5 Infatti Mos descrive cos la giustizia che
viene dalla legge: L'uomo che far quelle cose, vivr per esse.
6 Invece la giustizia che viene dalla fede dice cos: Non dire in
cuor tuo: "Chi salir in cielo?" (questo farne scendere Cristo)
n: 7 "Chi scender nell'abisso?" (questo far risalire Cristo
dai morti). 8 Che cosa dice invece? La parola vicino a te,
nella tua bocca e nel tuo cuore: questa la parola della fede
che noi annunziamo (Romani 10:1-9).

ome in altre parti di questa lettera, anche qui l'Apostolo si rivolge o fa riferimento specifico agli Israeliti.
Essendosi allontanati come una barca alla deriva dalla
destinazione verso la quale avrebbero dovuto dirigersi (quella
segnata dai loro padri nella fede), egli li intende riportare sulla
giusta rotta. La maggior parte d'essi di questo non se ne avvede, anzi, ritengono che Paolo voglia portarli fuori strada quando presenta loro Ges, il Cristo, e guarda ogni cosa dalla Sua
prospettiva ed insegnamento. Egli, per, dimostra loro, con
grande pazienza ed amore, che Ges perfettamente in linea
con la fede di Israele, anzi ne costituisce il compimento stesso
[Cristo il termine della legge (4)]. Paolo, cos, lungi dal voler
sovvertire la fede di Israele, li vorrebbe salvare dalla loro fatale
deriva. A questo egli spinto da amorevoli sentimenti ed accoMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 131

rate preghiere (1), le stesse che porterebbero noi a dire, di persone che amiamo: So che rispettate ed amate Dio, ma non
comprendete ci che veramente vi potrebbe rendere accettabili
di fronte a Dio.
Ci riguarda tutto questo? Certamente, anche se il nostro contesto ed esigenze sono diverse. Credo che sia particolarmente
importante per noi la frase che compare al versetto 3: ...perch, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria,
non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. infatti tipico, anche
fra coloro che oggi si professano cristiani, non riuscire spesso
ad accettare il fatto, rivelato dalla Bibbia, che il peccato tanto
ha contaminato e corrotto la nostra natura da rendere inutile e
vano ogni tentativo che facciamo di essere giusti di fronte a
Dio. Dire infatti, Faccio del mio meglio, Sono una persona
onesta e virtuosa: sicuramente Dio l'apprezzer, Seguo i precetti della chiesa, Sono generoso, Vivo una vita normale e
decente, ...non ho mai ammazzato nessuno ecc. di fatto vuol
dire cercare di stabilire la nostra giustizia ed ignorare la
giustizia di Dio. S, s, sappiamo che Cristo ha fatto qualcosa
di meraviglioso, ma non vediamo che quel che Egli ha compiuto la giustizia che nessuno di noi in grado di conseguire,
i meriti che nessuno di noi in grado di guadagnare. Sappiamo di Cristo ma, alla fin fine, l'attenzione si sposta sempre su
di noi e le nostre performance... Dobbiamo, per, rinunciare
del tutto a credere che noi si possa in qualsiasi modo guadagnarci il favore di Dio, rinunciare alle nostre pretese, per fare
nostra, accogliendola con fede, la giustizia di Cristo.
Davanti a Dio, per entrare nel Suo favore e regno, il solo lasciapassare che dobbiamo avere in mano e mostrare, la giustizia di Cristo fatta nostra per fede. Mostrare il nostro curriculum vitae come base della nostra ammissione presso Dio, per
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 132

quanto lusinghevole sia, per quante cose possiamo vantare


(vere o pretese che siano) non ci condurr mai ...all'assunzione.
Esso sar sempre cosa di cui piuttosto ci dovremmo vergognare (altro che vantare) perch, secondo i criteri morali e spirituali di Dio, non ne saremo mai all'altezza, saranno sempre del
tutto inadeguati. Cristo Ges soltanto, infatti, la giustificazione di tutti coloro che credono (4 b). L'attestato di quel che solo
Egli ha compito ci servir come lasciapassare, sar la chiave
che apre la porta del regno dei cieli. Certo, le opere pie e religiose in s stesse non sono mai sprecate. Ogni opportunit di
fare del bene la dobbiamo sempre cogliere. Il bene che conta lo
dobbiamo sempre fare per amore, senza secondi fini. Potremmo anche essere molto zelanti nelle nostre opere religiose,
ma non saranno queste che ci accrediteranno di fronte a Dio.
Se volessimo basarci su di esse, ci accorgeremo ben presto che,
confrontate con quanto Dio esige, esse sono sempre insufficienti, anzi, ben presto ci accorgeremmo di vivere per esse (5),
non di farle veramente per amore di Dio e del nostro prossimo, come dovremmo. Fare infatti qualcosa, per quanto buono,
solo per il nostro tornaconto e vantaggio, gi in s stesso
qualcosa che squalifica la bont di quell'azione.
Ritenere di andare in paradiso con una qualsiasi nostra risorsa ed opera, di fatto significherebbe scacciarne il Cristo per
far posto a noi. Cristo, per, l'unico che ci d il diritto di entrarvi. Ci possiamo entrare, infatti, solo in braccio a Lui. Lo
stesso sarebbe dire pretendere di uscire dall'abisso dell'inferno con le nostre forze, perch Egli, Ges, Colui che ne sceso per trarne fuori chi ne sarebbe stato condannato. Sarebbe
come dire: Signore Ges, ti ringrazio di essere venuto nell'inferno della mia vita per salvarmene, ma non il caso, non ti
dovevi disturbare, ce la faccio benissimo da solo.... La nostre

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 133

salvezza, per, non dipender dalle nostre opere, ma dalle


Sue, non appena le faremo nostre.
Preghiera. Signore Iddio, esprimo la mia preoccupazione per tutti
coloro che pretendono di essere giusti ed ignorano che Cristo sia venuto per loro, per compiere ci che essi non sono in grado di realizzare, la loro salvezza. Nel contempo, o Signore, perseverando nel fare il
bene, per amore e non per mio interesse, guardami dal vantare alcunch al Tuo cospetto. Aiutami ad essere realistico verso me stesso e
ad aggrapparmi solo a ci che veramente conta: la Persona e l'opera
del mio Signore e Salvatore Ges Cristo. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 134

40
L'esperienza della salvezza
9 ...perch, se con la bocca avrai confessato Ges come
Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato
dai morti, sarai salvato; 10 infatti con il cuore si crede per
ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere
salvati. 11 Difatti la Scrittura dice:Chiunque crede in lui,
non sar deluso. 12 Poich non c' distinzione tra Giudeo e
Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti
quelli che lo invocano. 13 Infatti chiunque avr invocato il
nome del Signore sar salvato (Romani 10:9-12).

i pu dire che il discorso che l'apostolo Paolo fa in questa lettera raggiunga il suo culmine proprio nel testo
sottoposto oggi alla nostra attenzione. Attentamente
preparati attraverso la storia di Israele e realizzati nella Persona ed opera del Signore e Salvatore Ges Cristo, i Suoi generosi propositi di grazia e salvezza raggiungono, attraverso la
predicazione dell'Evangelo, al di l di ogni umana distinzione,
i Suoi eletti sparsi in tutto il mondo. Dopo averlo udito, essi invocano il Signore ed Egli impartisce loro, attraverso il ravvedimento e la fede in Cristo Ges, ci che permette loro di essere
liberati dal potere e dalle conseguenze del peccato, la loro personale riabilitazione e l'eterna comunione con Dio. Davvero
sono doni di generosa e di inestimabile ricchezza dei quali
nessuno sarebbe degno. cos che essi ottengono, ricevono, la
giustizia di Dio, quella che appartiene a Cristo e che nessuno
avrebbe potuto conseguire. Trasformati nel profondo del loro
cuore, essi poi confessano apertamente, riconoscenti e senza ti-

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 135

more alcuno, di fronte a Dio, al Suo popolo ed al mondo, di


aver ricevuto questa grazia e di voler vivere con Lui e per Lui.
Tutti questi elementi fanno parte dell'autentica conversione a
Cristo e devono essere necessariamente visibili. Il cuore stato
toccato e trasformato da Dio: ora esso crede in Lui. Ha fatto l'esperienza del ravvedimento e, rinunciando ad ogni umana
pretesa, si affidato senza riserve e per sempre a Cristo come
proprio Signore e Salvatore. La sua bocca, di conseguenza,
esprime, confessa, apertamente, davanti a tutti, ci che avvenuto nella sua vita. Di tutto questo non ne sar giammai deluso. Infatti, Chiunque avr invocato il nome del Signore sar salvato.
Come ammette lo stesso apostolo Pietro (il problema non
nuovo!), anche queste parole potrebbero essere equivocate. Infatti, In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture (2 Pietro 3:16). Quando l'Apostolo parla
di fede e di confessione aperta della fede, non si tratta di un
dipende da noi, di una condizione per la salvezza. Non
dobbiamo scivolare indietro, una volta ancora, nel monergismo e fare della fede o della dichiarazione pubblica di fede,
un'opera da cui dipende la nostra salvezza. La fede fa parte di
ci che Dio opera quando impartisce la salvezza ai Suoi eletti,
come pure ne fa parte necessariamente il ravvedimento. Essa
implica un coinvolgimento completo, esistenziale della nostra vita che si affida di tutto cuore a Cristo. Fede non solo
un assenso intellettuale. Allo stesso modo, la confessione, la
dichiarazione pubblica, l'esplicitazione aperta della nostra fede
qualcosa che sorge spontaneamente dalla persona che stata
autenticamente convertita a Cristo. Questa persona potr essere pi o meno timida nell'esplicitare la sua fede in Cristo,
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 136

ma prima o poi lo sentir come un'esigenza irresistibile. Lo


conferma la testimonianza di tanti credenti che non possono
fare a meno, vogliono dire, far conoscere a tutti ci che essi
hanno ricevuto in Cristo, vogliono far partecipare gli altri alla
loro gioia. Questo spirito lo stesso che spinge l'apostolo Giovanni ad affermare: ...quel che abbiamo visto e udito, noi lo
annunziamo anche a voi, perch voi pure siate in comunione
con noi; e la nostra comunione con il Padre e con il Figlio
suo, Ges Cristo. Queste cose vi scriviamo perch la nostra
gioia sia completa (1 Giovanni 1:3-4). Quando, cos, il nostro
testo dice: ...si fa confessione per essere salvati, non si intende che la confessione di fede sia condizione per la salvezza,
ma che la salvezza autentica implica necessariamente la confessione di fede, cos come invocare il nome del Signore prelude alla salvezza. In quest'ultimo caso, la persona stata cos
toccata dalla Parola del Signore che da essa sorge spontaneo il
grido: Signore salvami!. vero che sono possibili false confessioni pubbliche di fede e fede falsa ed apparente come quella di quegli attori che interpretano in un film la parte di credenti che confessano la loro fede, ma con la quale, nella loro
vita, non sono personalmente coinvolti (possono infatti essere
indifferenti o persino ostili alla fede cristiana). La fede va verificata nei fatti, deve essere visibile, non solo a parole [Da
questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete
amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13:35)]. In ogni caso un
cuore che crede ed una bocca che confessa la fede in Cristo fanno parte dell'autentica esperienza di fede di una persona.
Confessiamo apertamente che Ges il Signore ed il Salvatore
della nostra vita e che Egli morto e risuscitato per provvederci quella giustizia che ci necessaria per la nostra eterna salvezza? Che possa essere cos per tutti voi.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 137

Preghiera. Coinvolgimi sempre di pi, o Signore, con tutto me stesso, cuore, mente, bocca ed arti tutti nel vivere e confessare, per la
Tua gloria, la grazia della salvezza. Ti voglio dire, infine, che Tu mai
mi hai deluso e sono sicuro che non mi deluderai mai. Le tue promesse sono veraci. Amen.

41
Un messaggio efficace
14 Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno
creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno
sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c'
chi lo annunzi? 15 E come annunzieranno se non sono
mandati? Com' scritto: Quanto sono belli i piedi di quelli
che annunziano buone notizie!. 16 Ma non tutti hanno
ubbidito alla buona notizia; Isaia infatti dice: Signore, chi ha
creduto alla nostra predicazione?. 17 Cos la fede viene da ci
che si ascolta, e ci che si ascolta viene dalla parola di Cristo
(Romani 10:14-17).

na delle obiezioni pi comuni che vengono avanzate


contro la dottrina biblica della predestinazione che
l'Apostolo presenta in questa sua lettera, che essa
renderebbe vana e superflua l'evangelizzazione. Se il destino
di ciascuno gi segnato ed inalterabile, si contesta, che senso
avrebbe il comandamento altrettanto biblico di predicare l'Evangelo, chiamando uomini e donne al ravvedimento ed alla
fede in Cristo, e quindi alla salvezza? La risposta che le due
cose non sono in contraddizione, perch la predicazione dell'Evangelo esattamente il modo che Dio ha scelto e stabilito
per chiamare, convocare, gli eletti ed impartire loro la grazia
della salvezza. Tutti coloro che Dio ha scelto affinch ricevano
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 138

il dono della salvezza si risvegliano spiritualmente quando,


dove e come Dio ha stabilito, ma sempre in seguito all'annuncio dell'Evangelo. Poich il mondo non ha conosciuto Dio
mediante la propria sapienza, piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione
(1 Corinzi 1:21). Per predicazione non si intende necessariamente l'Evangelo annunciato da un pulpito, ma ogni mezzo attraverso il quale esso ci viene trasmesso.
La predicazione dell'Evangelo, quindi, lungi dall'essere superflua, lo strumento stesso che Dio usa per portare gli eletti al
ravvedimento ed alla fede in Cristo. Gli eletti sono attirati a
Cristo attraverso l'annuncio dell'Evangelo. Ges dice: Nessuno pu venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciter nell'ultimo giorno (Giovanni 6:44). Attraverso l'annuncio dell'Evangelo, essi sentono parlare di Cristo,
della Sua Persona ed opera, ne sono persuasi, credono in Lui e
ne invocano l'intervento in loro favore. Ecco perch ci deve essere chi lo annuncia. Ecco perch necessario che la chiesa cristiana mandi gli araldi dell'Evangelo in ogni dove per convocare gli eletti in quella che la Scrittura chiama: l'assemblea dei
primogeniti che sono scritti nei cieli (Ebrei 12:23).
Non a caso lo stesso termine chiesa, nel Nuovo Testamento,
un termine che veniva usato in politica (nel mondo greco)
per indicare l'assemblea di chi stato eletto e convocato a rappresentare il popolo, coloro che sono stati chiamati fuori da
questo mondo per far parte della assemblea dei redenti. Essi
sono gli autentici rappresentanti dell'umanit. Essi sono il
mondo che Dio ama e per il quale ha mandato il Suo Figlio
Ges Cristo come strumento della loro salvezza. Cristo il Salvatore del mondo di cui gli eletti sono i rappresentanti. L'annuncio dell'Evangelo non mai parola al vento. Possiamo
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 139

stare certi che coloro che Dio ha eletto a salvezza vi risponderanno favorevolmente.
Per questo il seminatore della Parola di Dio semina con speranza, anzi, con la certezza che la sua opera non sar mai frustrata. L'annuncio dell'Evangelo rivolto a tutti indistintamente. Verranno sicuramente alla fede in Cristo per trovare in Lui
salvezza tutti coloro che ad essa Dio ha destinato. L'annuncio
dell'Evangelo, inoltre, render i reprobi inescusabili, perch
l'Evangelo anche rivelazione della giusta ira di Dio sui reprobi e gli impenitenti e, in ogni caso, la proclamazione della verit render gloria a Dio.
Gli evangelisti possono pure essere considerati i mietitori della
messe di Dio. per questo che Ges dice ai Suoi fedeli discepoli: Alzate gli occhi e guardate le campagne come gi biancheggiano per la mietitura. Il mietitore riceve una ricompensa
e raccoglie frutto per la vita eterna, affinch il seminatore e il
mietitore si rallegrino insieme. Poich in questo vero il detto:
'L'uno semina e l'altro miete'. Io vi ho mandati a mietere l
dove voi non avete lavorato; altri hanno faticato, e voi siete subentrati nella loro fatica" (Giovanni 4:35-38). Gli altri che
hanno faticato rappresentano l'opera efficace dello Spirito
Santo che rende possibile il raccolto facendo crescere e maturare il seme nel buon terreno. Quant' bello vedere i messaggeri
del Signore impegnati nella loro fruttuosa opera! Quant' bello
udire dal pulpito, dalla bocca dei figlioli di Dio, dalla stampa,
dalla radio, dalla televisione, dall'internet... chi predica fedelmente. lo stesso messaggio dell'angelo che troviamo in Apocalisse: Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo,
recante il vangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano
sulla terra, a ogni nazione, trib, lingua e popolo. Egli diceva
con voce forte: "Temete Dio e dategli gloria, perch giunta
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 140

l'ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque' (Apocalisse 14:6-7).
Preghiera. Signore Iddio, ho creduto in te, ho invocato ed ottenuto
la Tua salvezza perch ho udito il Tuo messaggio dalla bocca di coloro che erano stati mandati ad annunciarlo. Ti ringrazio per questo
Signore. Quant' bello vedere come ancora essi sono all'opera! Fa' s
che, anche attraverso la mia testimonianza cristiana la verit sia annunciata, per la sola Tua gloria. Amen.

42
Fino agli estremi confini del mondo

18 Ma io dico: forse non hanno udito? Anzi, la loro voce


andata per tutta la terra e le loro parole fino agli estremi
confini del mondo. 19 Allora dico: forse Israele non ha
compreso? Mos per primo dice: Io vi render gelosi di una
nazione che non nazione; contro una nazione senza
intelligenza provocher il vostro sdegno. 20 Isaia poi osa
affermare: Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano;
mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me. 21 Ma
riguardo a Israele afferma: Tutto il giorno ho teso le mani
verso un popolo disubbidiente e contestatore (Romani
10:18-21).

a predicazione, la proclamazione chiara ed aperta di ci


che Dio ha compiuto inviando nel mondo il Figlio Suo
Ges Cristo, un preciso mandato che Ges ha affidato
ai Suoi discepoli di ieri e di oggi: Andate per tutto il mondo,
predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avr creduto e sar stato
battezzato sar salvato; ma chi non avr creduto sar condannato
(Marco 16:15-16). Infatti, come dice il testo che abbiamo esamiMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 141

nato ieri, la fede viene dall'ascolto della Parola di Cristo (17).


Affidarsi di tutto cuore a Cristo evidenza che la grazia della
salvezza, la vita eterna, ci stata accordata. Chi crede nel
Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non
vedr la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui (Giovanni 3:36).
Oggi pi che mai, bene o male, l'Evangelo si diffuso su tutta
la terra, fino all'estremit del mondo, come dice il Salmo 19:4,
citato qui dall'Apostolo. Egli fa cos un parallelo fra le evidenze della presenza ed opera di Dio nella creazione, accessibili a
tutti, e la provvidenza secondo la quale la Sua grazia viene
estesa a gente di ogni nazione. Come i cieli raccontano la gloria
di Dio e il firmamento annuncia l'opera delle Sue mani (Salmo
19:1), cos i ministri di Cristo proclamano la gloria e le opere di
Dio in Cristo. ...perch il Dio che disse: "Splenda la luce fra le
tenebre", quello che risplend nei nostri cuori per far brillare
la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Ges Cristo (2 Corinzi 4:6).
L'Apostolo, in questo testo, sembra non riuscire a capacitarsi
come tale realt, confortata dal grande numero di persone provenienti dal paganesimo che allora accoglievano il Cristo, ancora susciti l'ostinata resistenza di molti israeliti che sembrano
non comprendere (19a) ci chiaramente anche le loro antiche
Scritture profetizzavano. Proprio quando gran parte dell'Israele etnico si dimostrava indifferente, incredulo ed ostile all'Evangelo, ecco che innumerevoli pagani accoglievano il Cristo
come loro Signore e Salvatore. Indubbiamente c'era da esserne
gelosi! un po' come lo stupore che coglie la languente e indifferente cristianit occidentale di fronte alle conversioni in massa a Cristo in Asia ed in Africa. Era quello che pure Mos sentiva di fronte all'ostinazione ed incredulit dell'Israele del suo
tempo. Gente priva del pedigree di Israele, gente cos senza
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 142

intelligenza spirituale, accolgono il Cristo (19b)? Com' possibile?


Anche in questo si dimostra il comportamento paradossale
di Dio che si fa trovare da quelli che non lo cercano e si manifesta a coloro che non chiedono di Lui (20,21). il miracolo,
ancora oggi sotto i nostri occhi, della conversione a Cristo delle persone dalle quali ce lo saremmo meno aspettato.... Se
Dio avesse dovuto, infatti, aspettare che dei peccatori Lo cercassero e chiedessero di Lui, si sarebbe potuto ben dire, come
ironicamente si dice in italiano: Aspetta e spera!. Questa
una prova ulteriore del fatto che il ravvedimento e la fede in
Cristo non cosa che possa sorgere spontanea dal cuore umano, tanto sclerotizzato nel peccato. Altro che libero
arbitrio! necessario che Dio forzi la mano e prenda per i
capelli uomini e donne per tirarli fuori dalle sabbie mobili
in cui si trovano: se non lo facesse, nessuno mai sarebbe salvato! Anche se questo all'inizio, pu offendere l'amor proprio
dell'arroganza umana, chi stato salvato cos da Dio, dopo se
ne dimostra sempre riconoscente. l'esperienza dello stesso
apostolo Paolo, il quale, sulla via di Damasco, buttato a terra
con forza e convertito a Cristo (contro la sua volont!). Dopo,
per, se ne dimostrer profondamente riconoscente e scriver:
...prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento;
ma misericordia mi stata usata, perch agivo per ignoranza
nella mia incredulit; e la grazia del Signore nostro sovrabbondata con la fede e con l'amore che in Cristo Ges (1 Timoteo 1:13-14). In questo Suo prevalere Dio dimostra non il
suo strapotere, ma il Suo amore e la Sua misericordia. Lascia
fare, dopo mi ringrazierai.
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio di tutto cuore per il fatto che
Tu abbia forzato la mano su di me per attirarmi a Cristo e converMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 143

tirmi. Ti ringrazio che Tu continui a farlo ancora con tanti uomini e


donne, strappandoli dall'empiet, dall'indifferenza, dalle false religioni. Che io porti con coraggio e decisione il Tuo Evangelo in ogni
luogo, per la Tua gloria e la salvezza dei Tuoi eletti. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 144

43
La sovrana libert di Dio
e le minoranze significative

11:1 Dico dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di


certo! Perch anch'io sono Israelita, della discendenza
d'Abraamo, della trib di Beniamino. 2 Dio non ha ripudiato il
suo popolo, che ha preconosciuto. Non sapete ci che la
Scrittura dice a proposito di Elia? Come si rivolse a Dio contro
Israele, dicendo: 3 Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno
demolito i tuoi altari, io sono rimasto solo e vogliono la mia
vita? 4 Ma che cosa gli rispose la voce divina? Mi sono
riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio
davanti a Baal. 5 Cos anche al presente, c' un residuo eletto
per grazia. 6 Ma se per grazia, non pi per opere;
altrimenti, la grazia non pi grazia. 7 Che dunque? Quello
che Israele cerca, non lo ha ottenuto; mentre lo hanno ottenuto
gli eletti; e gli altri sono stati induriti, 8 com' scritto: Dio ha
dato loro uno spirito di torpore occhi per non vedere e orecchie
per non udire, fino a questo giorno. 9 E Davide dice: La loro
mensa sia per loro una trappola, una rete, un inciampo e una
retribuzione. 10 Siano gli occhi loro oscurati perch non
vedano e rendi curva la loro schiena per sempre (Romani
11:1-10).

n questo testo l'apostolo Paolo ritorna sulla questione


ebraica non solo perch come ebreo egli voglia giustamente salvaguardare la sua identit (che la fede cristiana
non pregiudica) ma per una questione di principio: i propositi
di Dio non sono e non saranno mai frustrati, vanificati. Ci che
Dio si era proposto di fare con ed attraverso Israele andr a
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 145

certo compimento nonostante la sua infedelt. La maggior parte degli Israeliti non crede che Ges sia il Cristo e l'ha respinto.
Dio, cos, ripudia ed abbandona Israele e si rivolge ad altri?
No: Israele (e tutto ci che spiritualmente rappresenta) continua a svolgere la sua funzione attraverso la minoranza di ebrei
che ha accolto Ges di Nazareth come Messia. Essi sono il residuo eletto per grazia (5).
Paolo dimostra che, in fondo, sempre stato cos, ad esempio
al tempo del profeta Elia (2). Elia si era disperato perch Israele allora aveva tradito la causa di Dio e si era messo a servire
Baal, una falsa divinit. Elia pensava di essere rimasto solo a
portare avanti la causa del Dio vero e vivente. Non era cos:
Dio gli rivela che una minoranza di settemila uomini si era rifiutata di piegarsi al nuovo culto e che essi, la minoranza fedele, erano i continuatori autentici di Israele, anche se le istituzioni ufficiali e la maggior parte del popolo ne avevano tradito la
causa. Dio ha preconosciuto Israele, ha formulato dei piani
nei suoi riguardi. Essi andranno a sicuro compimento. Israele,
per, non si identifica necessariamente con le sue espressioni
storiche n con le sue istituzioni ufficiali. Nei propositi di Dio,
Israele essenzialmente una realt spirituale che prescinde
dalle sue istituzioni ufficiali, per quanto possano essere importanti. Se esse sono fedeli, bene, se non lo sono, Iddio ne fa a
meno!
Dio non si lega a delle istituzioni ufficiali: Dio si considera libero di usarle o di non usarle. Dipende! Di fatto pi spesso
vero che Dio opera attraverso minoranze impegnate, solitari
profeti, idealisti disprezzati ed emarginati. Sono le minoranze
spesso che fanno la storia, quella che conta agli occhi di Dio,
non le grandi istituzioni. Le grandi chiese storiche con le
loro eminenti autorit che pensano di essere importanti, poMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 146

tranno anche impressionare per il loro sfoggio di potere e per


la loro immagine, ma non impressionano minimamente Dio!
Dio tratta le istituzioni ufficiali (siano esse di Israele o una
chiesa) come una realt relativa. Se le istituzioni ufficiali fanno
il loro dovere nei confronti di Dio, Dio le onora. Se non lo fanno, se seguono lo spirito di questo mondo tradendo la causa di
Dio, se sfoggiano con arroganza la loro dignit e funzione, corrotte moralmente e spiritualmente, Dio non se ne sente affatto
tenuto ad identificarsi con esse.
Israele si colloca l dove autenticamente si porta avanti la causa di Abraamo, Isacco, Giacobbe, in linea con la loro fede ed il
loro spirito. Israele l dove tutto ci che Mos rappresenta
viene di fatto onorato, nei fatti e non nelle parole. Israele la
dove si segue fedelmente ci che i suoi profeti hanno proclamato. Israele, e tutto ci che rappresenta agli occhi di Dio, si
colloca l dove degli ebrei riconoscono e seguono in Ges di
Nazareth il Messia atteso. Una istituzione ufficiale che porti il
nome di Israele o chiesa conta molto relativamente. Non
dobbiamo lasciarcene impressionare! Allo stesso modo la chiesa l dove Cristo Ges viene onorato, creduto ed ubbidito
con fedelt secondo l'insegnamento delle Scritture e nel suo
spirito. Qualunque cosa possa vantare una chiesa, un gruppo o
una stta non deve essere considerato pi di quel tanto: dipende! L'identificazione di una chiesa, di un gruppo o di una stta
con Dio ed i Suoi propositi non cosa da considerarsi automatica in forza di pretese e considerazioni storiche, tradizioni,
successioni istituzionali ecc.
In ogni campo importante vigilare e verificare se una qualsiasi pretesa in linea con il principio: ...se per grazia non
pi per opere; altrimenti la grazia non pi grazia (6). Quanto spesso vero che tanti, con i loro ragionamenti sottili e sofiMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 147

smi, di fatto giungono sempre a contraddire il significato stesso di grazia di Dio, riuscendo ad insinuarvi diritti che ritengono acquisiti, presunti meriti, le opere che, in qualche modo,
essi vantano. Per ...se per grazia non pi per opere! La
presunzione umana (anche l dove si dovrebbe predicare la
grazia) dura a morire, ma deve essere abbattuta! Che piaccia
o non piaccia, per quanto assurdo o illogico possa apparire,
mettiamoci in testa una volta per tutte che Dio che opera e
decide, che solo gli eletti ottengono e gli altri (giustamente)
sono induriti. Abbiamo il coraggio di affermare e di proclamare n pi n meno di quel che dice la Parola di Dio, che sia
accettabile o meno alla mentalit umana.
Preghiera. Signore Iddio, mi sottometto senza condizione alla Tua
sovrana e libera volont nella persuasione che essa buona e giusta,
per quanto possa non piacere o contraddire le pretese dell'uomo peccatore. Insegnami a vivere sempre meglio nella prospettiva della Tua
rivelazione e a proclamarla senza timore, consapevole che essa si
comprover sempre vincente. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 148

44
L'importanza di allargare i nostri orizzonti
11 Ora io dico: sono forse inciampati perch cadessero? No di
certo! Ma a causa della loro caduta la salvezza giunta agli
stranieri per provocare la loro gelosia. 12 Ora, se la loro caduta
una ricchezza per il mondo e la loro diminuzione una
ricchezza per gli stranieri, quanto pi lo sar la loro piena
partecipazione! 13 Parlo a voi, stranieri; in quanto sono
apostolo degli stranieri faccio onore al mio ministero, 14
sperando in qualche maniera di provocare la gelosia di quelli
del mio sangue, e di salvarne alcuni. 15 Infatti, se il loro
ripudio stato la riconciliazione del mondo, che sar la loro
riammissione, se non un rivivere dai morti? 16 Se la primizia
santa, anche la massa santa; se la radice santa, anche i rami
sono santi (Romani 11:11-16).

oncentrti come siamo prevalentemente sul presente e


sulle nostre vicende personali, manchiamo spesso di
vedere le cose che accadono in prospettiva storica.
Dobbiamo allargare i nostri orizzonti: l'apostolo Paolo ci accompagna a farlo nei testi che esamineremo oggi e nei giorni
che seguiranno. come elevarci con un pallone sempre pi in
alto per vedere quello che quaggi non riusciamo a scorgere.
Per quanto riguarda la nostra vita cristiana, immaginiamoci
come un albero. Questa, per altro, un'immagine che ricorre
nella Bibbia. Coltiviamo quest'albero, ci interessiamo ad esso
ed alle sue immediate vicinanze. Cos facendo, per, per quanto questo sia importante, spesso non ci rendiamo abbastanza
conto del bosco in cui siamo inseriti, la comunit locale dei
cristiani. Cresciamo insieme ad altri alberi e la cosa imporMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 149

tante e da valorizzare. Ci interessiamo per anche del territorio dove si trova questo bosco? Lo dovremmo fare. Conosciamo la storia di questo bosco e del suo territorio? Quale
sar il suo sviluppo futuro e qual il contributo che personalmente diamo ad esso? importante occuparsene. Tutto questo, per, non basta ancora: guardiamo alla nostra esperienza
personale ed alla nostra comunit cristiana, ma siamo parte di
un insieme ancora pi vasto: la storia del nostro particolare
movimento cristiano come pure la storia generale della chiesa
cristiana. La conosciamo? La dovremmo conoscere perch fa
parte della nostra identit. Allarghiamo, per, ancora di pi la
nostra prospettiva. Non siamo solo parte della chiesa ma apparteniamo pure alla storia del popolo di Dio nel suo insieme. Si
tratta di una storia di parecchi millenni. Essa include, non in
modo marginale o accidentale, ma determinante, la vicenda di
Israele (la fede israelita). La storia del popolo di Dio, infatti,
non nata con noi e nemmeno solo duemila anni fa. Noi siamo
stati innestati in un albero molto pi antico e dalle radici molto
profonde. Questo antico albero Israele. Israele centrale per
la stessa nostra storia di cristiani e non solo come un episodio
del passato. La cosa pi stupefacente che, secondo la rivelazione biblica, Israele ha ancora un ruolo da giocare nel futuro
dei progetti di Dio! Questo ci sul quale l'Apostolo vuole attirare la nostra attenzione nei testi che stiamo esaminando.
Davvero Egli vuole che la nostra prospettiva si innalzi fino ad
abbracciare l'intera sfera dei propositi di salvezza di Dio per il
genere umano nella sua storia.
Cambiamo ora l'immagine. Immaginiamo gli eterni propositi
di Dio per la salvezza del genere umano come un fiume che
percorre la storia. Con Israele Dio si forma un popolo che Gli
appartiene in modo particolare e Lo serve. da Israele che doveva nascere il Salvatore del mondo, il Messia. Egli giunge fiMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 150

nalmente in Ges di Nazareth. Accade, per, che le istituzioni


dell'Israele storico e la maggior parte degli israeliti Lo rifiuta e
Lo misconosce. Questa incredulit diventa come un blocco,
un'ostruzione nel corso di questo fiume che lo costringe a deviare il suo corso ed Israele in quanto tale diventa un ramo
secco. Il nuovo corso del fiume, uscito dal suo letto originario,
formato da quegli Israeliti che credono in Cristo, ma, tracimando, questo nuovo corso d'acqua coinvolge e trascina, nella
fede in Cristo, altra gente, gente diversa dagli ebrei, gli stranieri o Gentili. La cosa non accidentale: tutto era stato predisposto da Dio. Doveva accadere in questo modo. Cos si sarebbero sviluppati gli eterni propositi di Dio per la salvezza
del genere umano. Questo non giustifica certo l'incredulit
dell'Israele storico, ma a causa della loro caduta la salvezza
giunta agli stranieri (11) ed , inoltre, funzionale per creare negli ebrei stessi una sana gelosia, diventando per loro uno stimolo a riflettere sulle conseguenze della loro incredulit e a riconsiderare la questione di Ges di Nazareth. In modo
provvidenziale la caduta di Israele in quanto tale diventata
una ricchezza per il mondo: l'Evangelo della salvezza in Cristo
giunge a coinvolgere gente d'ogni nazione e qualit. Il ripudio, l'accantonamento dell'Israele storico, da parte di Dio, si
trasforma nella riconciliazione (15) con Dio del mondo, di una
grande quantit di altre persone.
Il ramo secco rimarr per sempre tale? No: questa la rivelazione pi straordinaria che mai ci possa giungere dall'apostolo
Paolo che, in questo, si dimostra davvero profeta. L'Israele storico, istituzionale, insieme alla pi gran parte degli ebrei, un
giorno sar riammesso e sar simile ad una risurrezione dai morti
(15). Ossa secche dal punto di vista spirituale, rivivranno,
perch si convertiranno a Cristo in modo del tutto inaspettato.
Quando avverr questo? Non sappiamo, ma possiamo stare
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 151

certi che avverr! Non stupefacente questo? S, una certezza, una rivelazione che Dio ci vuole fare e che ci far guardare
gli israeliti contemporanei da una diversa prospettiva. Sono
stati infedeli ed increduli, ma l'albero buono! lo stesso albero nel quale noi siamo stati innestati. quel che considereremo
domani.
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio di avermi inserito, per la Tua
grazia, nei Tuoi eterni progetti per la salvezza del genere umano. Fa
s che io mi elevi da una semplice prospettiva individualista per aumentare in me la coscienza di far parte di un meraviglioso ed ancora
pi vasto progetto. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 152

45
Quando Dio taglia via i rami secchi...

17 Se alcuni rami sono stati troncati, mentre tu, che sei olivo
selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato
partecipe della radice e della linfa dell'olivo, 18 non
insuperbirti contro i rami; ma, se t'insuperbisci, sappi che non
sei tu che porti la radice, ma la radice che porta te. 19 Allora
tu dirai: Sono stati troncati i rami perch fossi innestato io.
20 Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulit e tu
rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. 21 Perch
se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmier
neppure te. 22 Considera dunque la bont e la severit di Dio:
la severit verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bont
di Dio, purch tu perseveri nella sua bont; altrimenti, anche
tu sarai reciso. 23 Allo stesso modo anche quelli, se non
perseverano nella loro incredulit, saranno innestati; perch
Dio ha la potenza di innestarli di nuovo. 24 Infatti se tu sei
stato tagliato dall'olivo selvatico per natura e sei stato contro
natura innestato nell'olivo domestico, quanto pi essi, che sono
i rami naturali, saranno innestati nel loro proprio olivo
(Romani 11:17-24).

n questa sezione l'Apostolo si rivolge espressamente a


quei cristiani di Roma che provenivano dal paganesimo e
che si differenziavano cos della maggior parte degli altri
che erano israeliti. Egli rivolge a loro un ammonimento: non
insuperbitevi per il fatto che molti israeliti (essenzialmente il
Giudaismo), avendo rifiutato di riconoscere Ges come il Cristo, il Messia, siano diventati rami secchi e siano stati tagliati e
messi da parte come disutili. Dovete continuare ad onorarli in
quanto tali perch storicamente sono il popolo eletto di Dio ed
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 153

a suo tempo torneranno come il figlio prodigo era tornato al


Padre, riconoscendo il suo errore. Allora sarete insieme come
un'unica famiglia. Essi rimangono vostri fratelli!
Il paragone che qui Paolo usa molto efficace: il popolo di Dio
come un albero di ulivo molto antico. Esso essenzialmente
israelita: voi, che eravate pagani (ulivi selvatici v. 17), siete
stati innestati in esso solo in un secondo tempo. Doveva essere
cos: Dio vi ha chiamato efficacemente alla fede, vi ha adottati
come figli, ora siete legittimamente parte della famiglia, contitolari dell'eredit familiare (siete diventati partecipi della radice e
della linfa dell'olivo), ma non insuperbitevi, (non sei tu che porti la radice, ma la radice che porta te v. 18). Anche voi siete stati
salvati per grazia mediante la fede.
Essi sono stati troncati per la loro incredulit v. 20. importante
sottolineare come qui l'Apostolo non parla della condizione individuale dell'autentico credente, come se rimanere nello stato di grazia dipendesse da noi. La dottrina della perseveranza
dei santi non qui in alcun modo smentita. Se fosse cos la grazia non sarebbe pi grazia e l'Apostolo si contraddirebbe. La
fede salvifica un dono di Dio e non una nostra opera. Nemmeno la perseveranza una nostra opera, sebbene la vita cristiana comporti senso di responsabilit. Nulla pu essere condizione di salvezza, nulla potr mai separare l'autentico credente dall'amore di Dio (Romani 8:37-39). La salvezza del singolo credente opera di Dio dall'inizio alla fine. Sebbene il credente possa cadere, egli sar rialzato. Sebbene egli possa deviare nel cammino cristiano e prendere una strada sbagliata, il
Signore lo riporter prima o poi di nuovo in carreggiata. La
salvezza di una persona solo merito di Dio ed andr soltanto
a Sua gloria. Infatti per grazia che siete stati salvati, mediante la

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 154

fede; e ci non viene da voi; il dono di Dio. Non in virt di opere


affinch nessuno se ne vanti (Efesini 2:8-9).
Come prima Paolo ha parlato della caduta e del
troncamento (temporaneo) del Giudaismo in quanto tale,
cos Paolo mette in guardia la chiesa (le chiese o una singola comunit cristiana) dal tradire la causa dell'Evangelo, dall'esserne infedele, dall'alienare ed alterare la fede una volta per sempre trasmessa ai santi (Giuda 3). la chiesa-istituzione che pu
decadere dalla fede ed essere troncata; una particolare realt
storica di chiesa che potrebbe, allo stesso modo del Giudaismo, inaridire ed essere tagliata via. Paolo dice alla chiesa di
Roma (e ad ogni altra chiesa): Attenzione: se non rimanete fedeli (in quanto chiesa), Dio potrebbe mettervi da parte e utilizzare altri al vostro posto, nonostante tutto ci che potrebbe costituire il vostro vanto (storia, tradizione, onore, nome ecc.).
Anche tu, chiesa particolare, potresti essere recisa. Considerate, cos la severit di Dio pure verso le chiese e la responsabilit di cui sono fatte oggetto. Esse potrebbero benissimo essere
vomitate da Dio (come Egli dimostra nella descrizione che fa
delle sette chiese menzionate all'inizio del libro dell'Apocalisse
(capitoli 2 e 3).
Grazie a Dio, per, Egli non solo severo, ma anche buono.
Dio ha la potenza di innestarli di nuovo (23). La speranza non
mai perduta, nemmeno per le chiese pi sclerotizzate ed infedeli!
Non insuperbirti, quindi, ma temi, abbi cura che, come chiesa tu rimanga sempre fedele al tuo mandato, fedele ed ubbidiente alla Parola del Signore. Abbi sempre cura di esaminare
te stessa, chiesa, attentamente, verifica sempre la qualit della
tua vita, la qualit della tua fede, la qualit del tuo impegno,
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 155

perch Dio ti potrebbe benissimo mettere da parte come disutile. Questo successo e succede ancora. Com' dunque la nostra chiesa? Un ramo secco e disutile a Dio oppure, fecondo e
produttore di molte olive perch si nutre costantemente della linfa vitale che procede da Dio?
Preghiera. Signore Iddio, bench io non debba temere di perdere la
salvezza che Tu mi hai concesso in Cristo e che porterai a termine
l'opera che hai iniziato a fare in me, tu mi rendi responsabile, insieme ai miei fratelli e sorelle, di servirti fedelmente come chiesa. Vogliamo perci come comunit cristiana prendere molto seriamente le
nostre responsabilit, temendo di perdere la nostra utilit ed essere
eventualmente da Te accantonati. Rendici vigilanti, te ne preghiamo,
con la Tua paterna riprensione. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 156

46
La salvezza futura d'Israele
25 Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero,
affinch non siate presuntuosi: un indurimento si prodotto in
una parte d'Israele, finch non sia entrata la totalit degli
stranieri; 26 e tutto Israele sar salvato, cos come scritto: Il
liberatore verr da Sion. 27 Egli allontaner da Giacobbe
l'empiet; e questo sar il mio patto con loro, quando toglier
via i loro peccati. 28 Per quanto concerne il vangelo, essi sono
nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l'elezione,
sono amati a causa dei loro padri; 29 perch i carismi e la
vocazione di Dio sono irrevocabili. 30 Come in passato voi siete
stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per
la loro disubbidienza, 31 cos anch'essi sono stati ora
disubbidienti, affinch, per la misericordia a voi usata,
ottengano anch'essi misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso
tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti (Romani
11:25-33).

a Bibbia rivelazione di verit nascoste. Essa, per,


non sempre chiara in tutto quel che afferma: la Bibbia, infatti, contiene molti misteri. Il significato di molte sue porzioni diventa chiaro ogni qual volta Dio, a tempo e
luogo, sovranamente decide di svelarlo. Ecco perch nessuno
pu presumere di padroneggiare completamente la Bibbia, di
possederla. Essa, infatti, rimane uno strumento nelle mani di
Dio, che ne fa uso come, quando e con chi Egli vuole. Che la
grazia di Dio dovesse estendersi a gente di tutto il mondo, per
esempio, era una verit gi annunciata nell'Antico Testamento.
Questo, per, per lungo tempo non era stato compreso, difatti,

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 157

Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conoscere questo mistero, cos come ora, per
mezzo dello Spirito, stato rivelato ai santi apostoli e
profeti di lui, cio: che gli stranieri sono eredi con noi, membra con noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa
fatta in Cristo Ges mediante il vangelo (Efesini 3:5-6).
Nel testo biblico che oggi esaminiamo, l'Apostolo, profeticamente, esplicita un altro mistero. Bench le istituzioni storiche
di Israele e la maggior parte degli Israeliti abbiano respinto il
Signore e Salvatore Ges Cristo, verr il giorno in cui tutto
Israele sar salvato (26). Un indurimento si prodotto oggi in
una parte di Israele ma, nei piani complessivi di Dio, questo
doveva essere funzionale alla diffusione dell'Evangelo per tutto il mondo. Dio non ha respinto Israele per sempre, perch
Egli e rimane fedele alle Sue promesse. Nonostante la loro attuale incredulit, gli Israeliti sono amati a causa dei loro padri
(28 b) come pure irrevocabili sono, verso di loro, i carismi e la
vocazione di Dio (29). L'incredulit di gran parte degli Israeliti,
cos, non deve essere occasione di disprezzo e di rivalsa verso
il Giudaismo, perch nessuno comunque meriterebbe alcunch
da parte di Dio. Tutti, infatti, sono rinchiusi nella disubbidienza (32) e, se molti si salveranno, questo dipende solo dalla misericordia di Dio (31). A suo tempo anche il Giudaismo sar
convertito, torner e riconoscer in Ges di Nazareth il Messia tanto atteso. Nessuna forzatura o rinuncia alla speranza: a
suo tempo giunger a Cristo. Questa una precisa promessa,
una certezza, un mistero rivelato.
importante sottolineare ancora come questi testi non possano per in alcun modo essere usati per avvalorare l'universaliMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 158

smo (eresia oggi molto diffusa) secondo il quale, alla fine,


Dio salverebbe tutti indistintamente passando benevolmente
un colpo di spugna su tutti i peccati dell'umanit e soprassedendo ad ogni giustizia e giudizio. Se fosse cos, questo renderebbe la Bibbia un guazzabuglio di insolubili contraddizioni
tanto da spingere molti (come di fatto oggi spesso avviene) ad
accantonarla in favore dei popolari moderni vangeli, molto
pi graditi e convenienti. solo una lettura affrettata e superficiale di questi testi, per, che potrebbe sostenere questi pii
quanto infondati desideri. L'Apostolo qui non sta parlando
della salvezza degli individui, ma di vaste categorie. Certo,
Israele sar salvato, ma, come aveva affermato in precedenza: non tutti i discendenti d'Israele sono Israele; n per il fatto di
essere stirpe d'Abraamo, sono tutti figli d'Abraamo (9:6-7). Di
Israele saranno salvati tutti gli eletti, coloro ai quali, cio,
Dio ha accordato la Sua grazia. Essi, nel loro insieme, sono
tutto Israele. Tutti coloro che fra gli Israeliti sono stati eletti a
salvezza rappresentano Israele. Allo stesso modo, diffondendosi l'Evangelo fra tutte le genti, la totalit degli stranieri
che entrer a godere della grazia e della misericordia di Dio,
non sar formata da tutti i pagani senza eccezione alcuna, ma
dalla totalit di coloro che, fra i pagani, stata accordata la
grazia della salvezza. Essi rappresentano gli stranieri (i
Gentili). Ecco perch Ges aveva detto ai Suoi discepoli raccolti fra gli Israeliti: Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia
voce, e vi sar un solo gregge, un solo pastore (Giovanni 19:16).
Quando allora la totalit degli eletti scelti fra i pagani sar stata raccolta, essi saranno riuniti agli eletti raccolti dall'ambito di
Israele, ed insieme marceranno, per grazia di Dio, verso
Sion, verso la gloria, come un sol popolo. Allora verr la
fine [Questo vangelo del regno sar predicato in tutto il mondo,
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 159

affinch ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verr la


fine (Matteo 24:24)]. Insieme essi entreranno nella Nuova
Gerusalemme L non ci sar pi nulla di maledetto. Nella citt
vi sar il trono di Dio e dell'Agnello; i suoi servi lo serviranno, vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte
(Apocalisse 22:3-4). Essi saranno, insieme, i rappresentanti del
mondo verso il quale Dio esprime il Suo amore e misericordia,
i rappresentanti del genere umano che Cristo venuto a salvare. D'altro canto: ...per i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli
omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la
loro parte sar nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che la morte
seconda (Apocalisse 21:8).
Una cosa, per, continuer ad essere chiara, i salvati, gli eletti,
sia fra i Gentili che fra i Giudei, giunger alla salvezza non
automaticamente, ma sempre attraverso il ravvedimento e
la fede in Ges Cristo.
Preghiera. Signore Iddio, ti ringrazio che, nella Tua provvidenza,
ogni cosa sta marciando esattamente come Tu hai stabilito e che, insieme agli Israeliti, gente di tutto il mondo potr godere della grazia
della salvezza. Dammi, o Signore, di annunciare il Tuo Evangelo a
tutti con speranza, sicuro che nulla andr mai sprecato. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 160

47
Accettare le limitazioni della nostra mente
33 Oh, profondit della ricchezza, della sapienza e della
scienza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e
ininvestigabili le sue vie! 34 Infatti, chi ha conosciuto il
pensiero del Signore? O chi stato suo consigliere? 35 O chi
gli ha dato qualcosa per primo, s da riceverne il
contraccambio?. 36 Perch da lui, per mezzo di lui e per lui
sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen
(Romani 11:33-36).

el testo che consideriamo oggi, l'Apostolo conclude l'argomentazione degli ultimi due capitoli della
sua lettera. In essi aveva trattato di profondi misteri e risposto a molte questioni d'importanza critica. Ora fa
una pausa e contempla, con sentimenti di ammirazione, adorazione e timore, le profondit della ricchezza, della sapienza e della
scienza di Dio.
Dio, nella Sua generosit, si compiaciuto di rivelare molto
alla mente umana. Quanto, per, essa debole e limitata per
cogliere anche solo una frazione dell'immensa conoscenza di
Dio! Essa pi profonda di quanto la ragione umana mai possa penetrare. Il teologo, il filosofo e lo scienziato pu solo arrivare fino ad un certo punto. Sulla base di quanto Dio ci ha rivelato, dopo avere scoperto ed affermato i principi sulla base
dei quali Egli opera, pretendere di andare oltre e cercare di
comprendere le vie di Dio significa addentrarsi in un labirinto dal quale non si pu pensare di ragionevolmente uscire.
pi saggio allora fermarsi ed affermare, con la stessa ScrittuMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 161

ra, Le cose occulte appartengono al SIGNORE nostro Dio, ma le


cose rivelate sono per noi e per i nostri figli per sempre, perch mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge (Deuteronomio
29:29).
Quanto sono patetiche, altres, le pretese umane non solo di
poter comprendere appieno, ma anche di criticare l'operato di
Dio! Si dice che l'autentico scienziato, per quanto grandi possano essere le sue scoperte, debba essere una persona umile.
Altrettanto lo dovrebbe essere il teologo e il filosofo. La mente
umana, per, sembra non sapersi rassegnare a poter comprendere solo in parte. Allora specula, razionalizza, sistematizza,
adatta, torce e contorce, senza riuscire a venirne a capo, salvo
poi lamentarsi che le Scritture non abbiano senso. A non
aver senso, per, sono solo le pretese umane.
Le espressioni dell'Apostolo, cos fanno eco a quelle che gi altri scrittori della Bibbia, di fronte alla profondit della sapienza di Dio, che stupisce ed intimidisce, avevano espresso. Chi
ha misurato le acque nel cavo della sua mano o preso le dimensioni
del cielo con il palmo? Chi ha raccolto la polvere della terra in una
misura o pesato le montagne con la stadera e i colli con la bilancia?
Chi ha preso le dimensioni dello spirito del SIGNORE o chi gli stato consigliere per insegnargli qualcosa? Chi ha egli consultato perch
gli desse istruzione e gli insegnasse il sentiero della giustizia, gli impartisse la saggezza e gli facesse conoscere la via del discernimento?
(Isaia 40:12-14).
Iddio, altres, dice a Giobbe: Chi mi ha anticipato qualcosa perch io glielo debba rendere? Sotto tutti i cieli, ogni cosa mia
(Giobbe 41:11). Dato che questo non pu essere e che Dio non
in debito con alcuno, la salvezza non pu essere che concessa
sulla base della grazia e della misericordia. Non c' motivo di
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 162

lamentarsi se Egli sia stato pi generoso con alcuni e non ad


altri.
Perch da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose.
Dio la causa efficiente d'ogni cosa, Egli la causa che dispone ogni cosa, Egli la causa finale d'ogni cosa. Ogni cosa da
Lui, non c' altro motivo; per mezzo di Lui, senza l'assistenza
d'alcuno; per Lui senza altro fine. Quale mai merito potremmo
noi vantare, dato che siamo stati creati da Lui dal nulla ed ora
esistiamo solo grazie a Lui? per questo, perci, che la nostra
esistenza dovrebbe essere impiegata: solo per la Sua gloria.
Non sarebbe forse irragionevole per delle creature che Egli ha
creato e sostiene, vivere per qualsiasi altro scopo se non quello
di far conoscere la Sua gloria? Dio il principio ed il fine di
ogni cosa. giustamente, perci, che Dio pretende a S la supremazia assoluta e che nulla sia da perseguire se non la Sua
gloria soltanto? Dato che in ogni cosa dipendiamo da Dio e che
tutto a Lui dobbiamo, sarebbe veramente insensato contrapporsi in qualsiasi modo a Lui, sarebbe come mordere la mano
che ti nutre.
L'amen finale non pu altro che essere la nostra risposta di assenso: cos, sono d'accordo, non potrebbe essere diversamente, lo comprendo, ci credo e lo desidero con tutto il mio
cuore.
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio per le rivelazioni che Ti sei
compiaciuto di darci sui Tuoi propositi eterni. Mi atterr ad esse
senza pretendere di poterle comprendere appieno. Ti do fiducia anche
se non comprendo ogni cosa ed attendo quel giorno in cui non vedr
pi le cose in modo confuso perch le nostre attuali limitazioni saranno superate. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 163

48
Consacrazione a Dio
1 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a
presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a
Dio; questo il vostro culto spirituale (Romani 12:1).

'Apostolo, dopo aver terminato la parte dottrinale di


questa sua epistola, dopo aver posto le fondamenta
della fede cristiana, procede edificando su di esse, con
il suo Dunque, le implicazioni pratiche della vita cristiana.
Avendo compreso e fatta esperienza della misericordia di Dio
che ci salva attraverso l'opera di Cristo, nulla di meno della totale riconoscente consacrazione della nostra vita a Lui pu essere la nostra risposta. Questo il migliore culto che potremmo rendergli.
A questo l'Apostolo esorta i suoi lettori e noi essi, con amorevole interesse, chiamandoci fratelli. Non sono minacce
come se potesse dire Se non fate cos chiss che cosa vi potrebbe accadere..... Una risposta appropriata all'amore di Dio
in Cristo, deve essere qualcosa di naturale e gioioso, fatto volentieri e sicuramente in vista di ulteriori benedizioni, su noi
stessi e anche sulla fratellanza, la famiglia spirituale, al quale egli ci ha chiamato ad appartenere.
Egli ci esorta per la misericordia di Dio, quella che Egli ci ha
manifestato con abbondanza nella nostra elezione, rigenerazione e chiamata. Non c' nulla pi di questo che possa avere
influenza sul credente, impegnandolo a santit di vita e di conMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 164

dotta. Le dottrine della grazia, infatti, non danno licenza alcuna al disimpegno morale. Non sono quindi inutili precetti,
esortazioni, avvertimenti e consigli, un appello a vivere di
conseguenza.
Quando l'Apostolo ci esorta a presentare i nostri corpi a Dio,
non certo intende vche noi si debba ...farci vedere ogni tanto
in chiesa rendendo a Dio un culto esteriore e formale, n
qualcosa che non implichi il nostro cuore e la nostra mente, ma
la nostra fattiva e tangibile disponibilit a servire Dio e la
Sua causa in questo mondo. Tutte le nostre facolt e capacit
devono essere impiegate per promuovere l'onore e la gloria di
Dio. Potrebbe essere diversamente se davvero abbiamo compreso la straordinaria grandezza di ci che Dio ha compiuto
per noi in Cristo?
Lo spirito secondo il quale dobbiamo consacrare noi stessi a
Dio quello di chi portava a Dio, in sacrificio, il meglio di ci
che possedeva come espressione di riconoscenza. Non c' migliore sacrificio che noi si possa offrire a Dio se non la totale
consacrazione di noi stessi a Lui, in fiduciosa ubbidienza alla
Sua volont rivelata. Il sacrificio di Cristo, fatto una volta per
sempre per la salvezza dei Suoi eletti, non ne richiede altri se
non la nostra completa disponibilit verso Dio, la nostra fiduciosa ubbidienza a Lui. Non c' nulla di meritorio in questo:
quanto era necessario per il perdono dei nostri peccati, per il
continuare nella vita cristiana e raggiungere l'obiettivo finale,
gi stato provveduto a Cristo. La salvezza non dipende da alcunch noi si faccia o non faccia, n il continuare nello stato di
salvezza. Il sacrificio che Gli dobbiamo un sacrificio di rendimento di grazie, di riconoscenza. Nell'epoca dell'Evangelo siamo tutti sacerdoti, ma i sacrifici che portiamo a Dio sono sacrifici viventi, nostro stesso corpo, cos consacrato a Lui ed
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 165

attivamente impegnato per la Sua causa, diffondendo l'Evangelo e manifestando in ogni circostanza l'amore di Cristo dovunque se ne presenti l'opportunit.
un sacrificio santo, cio completamente consacrato a Dio.
Non solo l'offerta a Dio di una parte (di solito limitata) della
nostra vita, qualche briciola, come spesso molti intendono,
quando hanno tempo, ma in ogni circostanza sono disposti a
dire a Dio: Eccomi, sono qui, per servirti. Sono al Tuo servizio. Il servizio che rendiamo a Dio sar cos gradito ed accettevole a Lui, per la mediazione di Ges Cristo, nostro Signore.
La nostra accettabilit davanti a Dio, sempre filtrata da
Lui, in Lui, per merito Suo. La nostra accettabilit non dipende da ci che facciamo. Nessuno pu dire: Non riesco a
fare tanto quanto altri che conosco e quindi non sono accettabile. Tu fai quel che puoi. Anche quel poco che riesci a fare
per Lui sar a Lui gradito, perch la tua accettabilit non dipende da te, ma da Lui, da Cristo. Dio vede il credente
sempre in Cristo. Ecco perch dobbiamo sempre rimanere
uniti a Lui senza vantare, da parte nostra, meriti che non abbiamo, uno standard che comunque, se fosse basato solo sulla
nostra performance non sarebbe sufficiente per accreditarci
di fronte a Dio.
Tutto questo sar il nostro culto spirituale, letteralmente
conforme a ragione, particolarmente santificato. Abbiamo il
nostro essere da Dio, siamo sostenuti da Lui, seguiti dalla generosit della Sua provvidenza, e soprattutto resi nuove creature, benedetti di ogni benedizione spirituale in Cristo. Ecco
perch consacriamo noi stessi a Lui e con gioia Lo serviamo
ogni giorno. Un tale culto sar anche conforme alle Scritture di
verit, regola della nostra fede e della nostra condotta, contenente solo ci che vi conforme, perch le Scritture presentano
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 166

ci che gradito a Dio. Questo il modo pi razionale di


rendere culto a Dio, il culto di creature razionali e responsabili.
Sar pure un culto di natura spirituale perch offerto a Dio da
uomini e donne ispirate e sostenute dallo Spirito di Dio, compatibile con le perfezioni di Dio, e non qualcosa di carnale, materiale, formale e rituale come tanti cosiddetti culti offerti in
questo mondo. Deve essere, come disse Ges, un culto in spirito e verit.
Preghiera. Signore Iddio, consapevole di ci che la mia salvezza ti
costata, consacro me stesso completamente a Te con riconoscenza.
Sia soprattutto questo espressione del culto che Ti dovuto. Che io
non prenda mai niente per scontato: liberami da ogni vuoto formalismo nel mio culto. Amen.

49
Anticonformismo
Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati
mediante il rinnovamento della vostra mente, affinch
conosciate per esperienza quale sia la volont di Dio, la buona,
gradita e perfetta volont (Romani 12:2).

n'interessante definizione e discussione sul conformismo l'ho trovata nella Wikipedia. Dice: Il termine conformismo indica una tendenza a conformarsi
ad opinioni, usi e comportamenti gi definiti in precedenza e
politicamente o socialmente prevalenti. (...) si definisce conformista colui che, ignorando o sacrificando la propria libera
espressione soggettiva, si adegua e si adatta nel comportamento complessivo, sia di idee e di aspetto che di regole, alla forma
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 167

espressa dalla maggioranza o dal gruppo di cui parte. ()


L'origine del conformismo risiede molto spesso nella radice
animale dell'essere umano che attinge le sue paure dalla solitudine fuori dal branco. una sorta di comportamento mimetico: l'individuo si nasconde nell'ambiente sociale nel quale
vive, assumendone i tratti pi comuni, in termini di modi di
essere, di fare, di pensare. Il senso di protezione che ne deriva
rafforza ulteriormente i comportamenti conformisti.(...) normalmente le persone non conformiste hanno gi sviluppato un
livello di coscienza diverso che permette loro di poter sfidare i
comportamenti comuni senza soffrirne. Solitamente si hanno
personalit non conformiste negli artisti, negli scienziati, nei filosofi, negli statisti e nei santi, quindi in tutti coloro che si danno la possibilit di libera espressione di se stessi fuori dalla
forma gi predefinita dall'ambito sociale e storico in cui vivono.
Non conformatevi a questo mondo ci dice Iddio tramite l'Apostolo, non conformatevi moralmente e spiritualmente agli usi e
costumi di questo mondo. Perch? Perch: ...noi sappiamo
che siamo da Dio, e che tutto il mondo giace sotto il potere del
maligno. Sappiamo pure che il Figlio di Dio venuto e ci ha
dato intelligenza per conoscere colui che il Vero (1 Giovanni
5:19-20). S, Dio ci ha dato intelligenza rispetto ad un mondo in
cui vi sono prevalentemente coloro che hanno l'intelligenza
ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza
che in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore (Efesini 4:18). Per questo Pietro ci dice: Basta con il tempo trascorso
a soddisfare la volont dei pagani vivendo nelle dissolutezze,
nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie,
e nelle illecite pratiche idolatriche (1 Pietro 4:3). Sono quindi
particolarmente appropriate le esortazioni bibliche che dicono:
Non andare dietro alla folla per fare il male e non deporre in
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 168

giudizio schierandoti dalla parte della maggioranza per pervertire la giustizia (Esodo 23:2), come pure: Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato,
quando eravate nell'ignoranza; ma come colui che vi ha chiamati santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta
(1 Pietro 1:14-15).
Tutte queste citazioni sul tema del conformismo mettono l'accento sull'intelligenza, sulla mente umana, sulla sede della ragione, che deve essere da Dio trasformata, liberata dai suoi
condizionamenti negativi. una prova ulteriore che l'uomo
naturale non affatto libero, ma condizionato pesantemente,
asservito, ed ha bisogno di un Salvatore: Ges Cristo. Come
potrebbe mai l'uomo naturale, condizionato com', conformato
com' a questo mondo, scegliere da s stesso Dio, la Sua volont, buona, gradita e perfetta? La sua mente prima deve essere
trasformata, convertita, rinnovata, deve sviluppare: un livello
di coscienza diverso che permetta di poter sfidare i comportamenti
comuni ed acquisire: la possibilit di libera espressione di s (...)
fuori dalla forma gi predefinita dall'ambito sociale e storico in cui
vive.
Tutto questo: ... affinch conosciate per esperienza.... Infatti,
dopo aver detto addio ai nostri consigli e desideri come pure a
quelli di questo mondo, possiamo prestare attenzione solo alla
volont di Dio, nella cui conoscenza soltanto acquisiamo vera
sapienza. La volont di Dio, lungi dall'essere un'imposizione
alla nostra propria volont, quella che sola che oggettivamente stabilisce ci che vero, giusto, buono e profittevole per
la creatura umana. I comandamenti di Dio, infatti, ci guidano
alla vera giustizia.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 169

Il mondo loda s stesso e si compiace delle proprie invenzioni,


ma null'altro pu piacere a Dio se non ci che Egli ha comandato. Il mondo, illudendosi di trovare nelle proprie ambizioni
la migliore realizzazione di s stesso, si allontana dalla regola
della Parola di Dio preferendo le proprie opinioni, l'Apostolo,
al contrario, fissando la perfezione nella Parola di Dio, mostra
come noi, scavalcando la volont rivelata di Dio, con le nostre
immaginazioni, solo inganniamo noi stessi.
Preghiera. Signore Iddio, mi hai dato intelligenza su me stesso, su
di Te e sulla Tua buona, gradita e perfetta volont. Fa' s che io, rifiutando le seduzioni di questo mondo, mi attenga sempre pi strettamente a Te, conformando il mio modo di pensare, di parlare e di
agire sempre meglio secondo la Tua Parola. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 170

50
Il nostro posto nella comunit cristiana

3 Per la grazia che mi stata concessa, dico quindi a ciascuno


di voi che non abbia di s un concetto pi alto di quello che
deve avere, ma abbia di s un concetto sobrio, secondo la
misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno. 4 Poich, come
in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non
hanno una medesima funzione, 5 cos noi, che siamo molti,
siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo
membra l'uno dell'altro. 6 Avendo pertanto carismi differenti
secondo la grazia che ci stata concessa, se abbiamo carisma di
profezia, profetizziamo conformemente alla fede; 7 se di
ministero, attendiamo al ministero; se d'insegnamento,
all'insegnare; 8 se di esortazione, all'esortare; chi d, dia con
semplicit; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di
misericordia, le faccia con gioia" (Romani 12:3-8).

n un mondo come il nostro, dominato dall'individualismo


e dalla competizione, quanto mai importante, come cristiani, tornare ad apprezzare ed a vivere il valore della comunit. La grazia di Dio in Cristo Ges ci ha chiamati alla salvezza, non per per godere "privatamente" il nostro rapporto
ricostituito con Dio, ma per viverlo "in comunit", insieme agli
altri che hanno avuto la stessa vocazione: "siamo un solo corpo
in Cristo" (5). La fede cristiana non "una faccenda privata" o
"un vizio segreto" (come vorrebbe trasformarlo il "politically
correct" dei nostri giorni). Certo, potremmo non avere l'opportunit, l dove ci troviamo, di riunirci regolarmente con altri
cristiani. Se per analizziamo come siamo giunti alla fede in
Cristo, ben raramente si pu dire di essersi trattato di una comunicazione immediata fra il cielo e noi... Ci rapportiamo e
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 171

dobbiamo rapportarci con altri cristiani. Anche nel caso della


conversione di Paolo sulla via di Damasco, quando il Cristo risorto gli era apparso individualmente e si era rapportato con
lui personalmente, che cosa accade quasi subito? Che Iddio informa Anania, cristiano di Damasco, che cos' avvenuto a Paolo, lo manda a "ricuperarlo" e lo porta nella locale comunit
cristiana. Essa ne rimane piuttosto spaventata, perch si dicono: Ma costui non quel tale che a Gerusalemme infieriva
contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua con
lo scopo di condurli incatenati ai capi dei sacerdoti? (Atti
9:21). I cristiani di Damasco, per, sono rassicurati che non dovranno pi temere di Paolo e lo accolgono fra di loro. Il contatto e l'interazione fra coloro che Dio ha portato alla fede, potranno anche essere in qualche misura "stressanti", ma Dio li
ritiene essenziali.
In secondo luogo ( il testo di oggi che ispira queste
riflessioni), il fatto di essere giunti alla fede in Cristo, non deve
portarci a ritenere che noi, per questo, siamo speciali ed importanti, che abbiamo avuto "un'esperienza unica" e fare di
questo motivo di vanto personale. Indubbiamente il cristiano
un eletto, ma solo per la grazia e la compassione di Dio nei
suoi confronti, non perch Dio abbia trovato in lui una qualsiasi cosa che gli abbia fatto meritare tale elezione. Ecco perch
l'Apostolo qui dice: "Per la grazia che mi stata concessa, dico
quindi a ciascuno di voi che non abbia di s un concetto pi
alto di quello che deve avere, ma abbia di s un concetto sobrio" (3). Paolo aveva avuto, alla sua conversione e anche
dopo, esperienze uniche nel loro genere, ma "Perch io non
avessi a insuperbire per l'eccellenza delle rivelazioni, mi stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinch io non insuperbisca" (2 Corinzi 12:7). Il cristiano deve imparare l'umilt. Deve poter dire: "Sono stato croMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 172

cifisso con Cristo: non sono pi io che vivo, ma Cristo vive in me!"
(Galati 2:20) o, come Giovanni Battista: "Bisogna che egli cresca,
e che io diminuisca" (Giovanni 3:30).
In terzo luogo essere "un sol corpo in Cristo" significa che, in
quel corpo ognuno di noi un organo diverso dotato di funzioni diverse. Il corpo un organismo dove ogni parte svolge
il compito che gli affidato per il bene e l'armonioso funzionamento dell'insieme. Nella comunit cristiana ognuno deve capire, con l'aiuto degli altri (che sono chiamati a riconoscerlo)
quale sia la sua funzione: "Poich, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione..." (4). Tutti hanno una propria funzione, nessuno deve pensare di essere inutile! Ciascuno ha "carismi differenti secondo la grazia che gli stata concessa" (6). Vi sono coloro ai quali Dio ha dato il dono di annunciare la Parola del Signore, coloro che Dio ha dato capacit di insegnamento, coloro
che hanno ricevuto particolari vocazioni di servizio, coloro che
particolarmente sono portati all'incoraggiamento, chi particolarmente generoso e fa opere di misericordia, chi ha capacit
di presiedere le assemblee (fare da "moderatore"!) ecc. E' meraviglioso come Dio operi attraverso altri credenti Dio, secondo i
loro doni, per mio beneficio, e quanto sia importante che io dia
loro il mio personale contributo! L'importante farlo conformenente alla fede, con semplicit, con diligenza e con gioia!
Preghiera. Ti ringrazio, o Signore, perch mi hai posto nell'ambito
della comunit dei cristiani, fa s che io lo apprezzi e lo valorizzi come devo. Ti ringrazio, o Signore, perch io non sono "inutile", ma mi hai affidato una funzione da svolgere nell'ambito della comunit cristiana, fa s che questi doni siano identificati e messi a
frutto senza ritardo. Fa s che io li metta a buon frutto nello spirito e
nel nome di Cristo. Amen.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 173

51
Una comunit cristiana di qualit!

9 L'amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi


fermamente al bene. 10 Quanto all'amore fraterno, siate pieni
di affetto gli uni per gli altri. Quanto all'onore, fate a gara nel
rendervelo reciprocamente. 11 Quanto allo zelo, non siate
pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; 12 siate
allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti
nella Preghiera, 13 provvedendo alle necessit dei santi,
esercitando con premura l'ospitalit. 14 Benedite quelli che vi
perseguitano. Benedite e non maledite. 15 Rallegratevi con
quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. 16
Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle
cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate
saggi da voi stessi (Romani 12:9-16).

a qualit di vita della comunit cristiana non dipende


soltanto dall'impegno dei suoi ministri qualcuno, infatti, potrebbe vedere le esortazioni precedenti come rivolte soltanto a coloro ai quali affidato un compito particolare da svolgervi. L'impegno a far s che la comunit cristiana
renda fedele testimonianza al Signore Ges Cristo riguarda
tutti coloro che ne fanno parte. Davvero essa un corpo che
deve essere mantenuto in forma ad ogni livello, fisico, mentale, spirituale... e questo deve essere l'obiettivo di ogni suo
membro. L'importanza di questo ribadita spesso nel Nuovo
Testamento: Vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi stata rivolta (Efesini 4:1); Comportatevi in
modo degno del vangelo di Cristo, affinch, sia che io venga a
vedervi sia che io resti lontano, senta dire di voi che state fermi
in uno stesso spirito, combattendo insieme con un medesimo
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 174

animo per la fede del vangelo (Filippesi 1:27); ...perch camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa,
portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio (Colossesi 1:10); Abbiamo esortato, confortato
e scongiurato ciascuno di voi a comportarsi in modo degno di
Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria (1 Tessalonicesi 2:12).
Come cristiani dobbiamo imparare a vivere in quanto comunit. Non sempre facile perch, moralmente e spiritualmente,
su ogni cristiano potrebbe essere apposto il cartello lavori in
corso e quando in casa ci sono ancora ...i muratori, l'elettricista, l'imbianchino e l'idraulico, bisogna sopportarne gli inconvenienti... Cos per la comunit cristiana. L'importante che
questi lavori non vengano sospesi... In quali aree l'Apostolo
dice qui che dobbiamo particolarmente impegnarci? In diverse, e sono tutti tratti dello Spirito di Cristo, infatti, Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui (Romani 8:9). Quanto l'Apostolo afferma chiaro e non ha bisogno di tante spiegazioni. Consideriamolo come una verifica
della realt della mia vita di fede.
Settore amore. Siate pieni di affetto gli uni per gli altri. In che
modo io mi dimostro sempre affettuoso e considerato per i
miei fratelli e sorelle in fede?
Settore onore. In che modo io valorizzo e rispetto ogni mio
fratello o sorella in fede? Non fate nulla per spirito di parte o
per vanagloria, ma ciascuno, con umilt, stimi gli altri superiori a s stesso (Filippesi 2:3).
Settore zelo, impegno. Bandita ogni pigrizia, l'obiettivo del
cristiano promuovere la gloria di Dio nell'impegno e nella
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 175

qualit di tutto ci che compie: Tutto quello che la tua mano


trova da fare, fallo con tutte le tue forza (Ecclesiaste 9:10). Diligenza ed impegno devono essere punti di onore nella vita
del cristiano: Egli era stato istruito nella via del Signore; ed
essendo fervente di spirito, annunziava e insegnava accuratamente le cose relative a Ges (Atti 18:25). Il mio impegno per
il Signore, in ogni cosa, di qualit?
Settore sentimenti. Nonostante tutto, devo e posso essere
allegro nella speranza cristiana, perch essa fondata su solide basi. Gli altri vedono in me questa profonda gioia e pace,
oppure solo la mia faccia lunga e lamentele?
Settore Pazienza nella tribolazione. Sono io perseverante
nella fede e tengo duro nelle afflizioni di vario tipo di cui
potrei essere afflitto?
Settore Spiritualit. Sono io perseverante nella Preghiera incontrandomi con il Signore ogni giorno nel culto privato e familiare? dal Signore, infatti che posso trarre le risorse necessarie per vivere le sfide della vita cristiana.
Settore Solidariet: ...provvedendo alle necessit dei santi, esercitando con premura l'ospitalit. Mi interesso della condizione
dei miei fratelli e sorelle in fede, disponibile a venire incontro
alle loro varie necessit in proporzione alle mie possibilit?
Settore Compassione e benevolenza. Manifesto io nella mia
vita lo spirito compassionevole, tollerante e benevolo di Cristo,
il mio Signore e Maestro?
Settore Concordia. Mi preoccupo, per quanto sta in me, ad
essere in pace con tutti, senza alcuno spirito di contesa, metMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 176

tendo in rilievo quel che ci unisce e non quello che eventualmente mi dividerebbe da qualcun altro?
Settore Umilt. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Qualunque vanto io potrei avere rispetto ad altri, sono disposto a metterlo da parte, valorizzando ci che il
mondo disprezza?
Preghiera. Signore Iddio, voglio valorizzare la comunit cristiana
in cui mi hai posto, e/o i rapporti che intrattengo con altri cristiani.
Aiutami a manifestare in ogni circostanza i tratti del carattere di
Cristo che Tu stai formando in me. Amen.

52
Vendette

17 Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare


il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se possibile, per quanto
dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. 19 Non fate
le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio;
poich sta scritto: A me la vendetta; io dar la retribuzione,
dice il Signore. 20 Anzi, se il tuo nemico ha fame, dagli da
mangiare; se ha sete, dagli da bere; poich, facendo cos, tu
radunerai dei carboni accesi sul suo capo. 21 Non lasciarti
vincere dal male, ma vinci il male con il bene (Romani 12:1721).

otrebbe sembrare scontato che un discepolo di Ges di


Nazareth non debba vendicarsi per il male che eventualmente avesse ricevuto e che, anzi, debba perdonare
ed amare persino i propri nemici. L'Apostolo sa, per, ben conoscendo il cuore umano, quanto facile, persino per un criMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 177

stiano, trovare da obiettare all'insegnamento di Cristo e giustificare il proprio comportamento difforme.


L'esortazione che ha fatto in precedenza, vale a dire: ...dico
quindi a ciascuno di voi che non abbia di s un concetto pi alto di
quello che deve avere (12:3) , a questo riguardo, quanto mai
pertinente. Spesso, infatti, abbiamo di noi stessi un concetto
cos elevato e tanto il nostro orgoglio, da non sopportare che
qualcuno ci tocchi in qualche maniera. Cos, se qualcuno
osa farci del male, ci sentiamo autorizzati a pretendere o a
farci immediata giustizia sulla base del classico: ...ma come si
permette? Lei non sa chi sono io!. Certo, non assolutamente
giustificabile che qualcuno faccia del male a qualcun altro, ma
qual il modo cristiano per reagire in tali casi? A chi spetta
eventualmente fare giustizia? Il principio che la giustizia
privata non ammissibile, n nella nostra societ, e, ancora di
pi, nella prospettiva di Cristo. L'amministrazione della giustizia delegata alla magistratura [lo vedremo anche nel testo biblico di domani] e, in ultima istanza a Dio. Che l'opera della
magistratura non sia eventualmente soddisfacente, non giustificazione valida per surrogarla. Che Dio, per qualche motivo, ritardi nell'amministrare la giustizia che vorremmo, o decida altrimenti, Sua prerogativa ed il cristiano la rispetta.
Il problema che Dio vuole trattare prioritariamente nella nostra vita sempre quello della smisurata arroganza umana, arroganza che Dio intende piegare in noi per il nostro bene. Per
farlo, Iddio potrebbe avvalersi persino del male che altri eventualmente ci facessero, affinch noi, venendone alla prese e risolvendolo nel modo che Dio vuole, forgiamo il nostro carattere ad immagine di Cristo. L'arroganza, infatti, che spesso ci
spinge a farci le nostre vendette, la stessa che ci porta ad essere indulgenti verso noi stessi ed inesorabili con gli altri.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 178

Ecco, cos, come il Signore imbriglia la nostra passione vendicativa per persuaderci della maggior sapienza di lasciare l'esecuzione della giustizia a Lui ed agli organi ai quali Egli la
delega, che lo devono fare con competenza e professionalit e,
sicuramente in modo giusto. Siamo, infatti, proprio sicuri che
noi sapremmo farci giustizia meglio e in modo giusto?
Il proverbio dice: La miglior vendetta il perdono. Essere
buoni verso chi ci fa del male impartisce un'importante e
scottante lezione. Il testo dice che, cos facendo: ...tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo. Il senso di questa espressione
biblica che, cos facendo, farai si che la sua coscienza gli rimorda e tu lo faccia vergognare dei suoi atti ed eventualmente
questo lo conduca al ravvedimento. Il comportamento del cristiano, contraddicendo quanto il mondo si aspetterebbe, nel
suo carattere paradossale, tale da confondere il malvagio, da
spiazzarlo. Questa inaspettata reazione diventa cos una testimonianza vivente ad un modo di pensare e di vivere completamente diverso, quello di Cristo, che non alimenta il fuoco
delle passioni, ma lo spegne. Se pure vero che il comandamento dell'Antico Testamento occhio per occhio dente per
dente era di fatto una misura di contenimento di vendette
sproporzionate ed indiscriminate (cos, infatti, bisognava rifarsi solo nella misura esatta del danno subito), il Signore Ges,
con tutto il Nuovo Testamento, va molto oltre e mette le basi
della riconciliazione e di un mondo nuovo in cui violenza e
vendetta sono bandite. Nella mentalit del nuovo mondo si
aspira al ricupero e alla trasformazione del trasgressore, non
alla sua distruzione.
Il comportamento cristiano che il nostro testo afferma, non ha
a che fare con quella passiva rassegnazione e inazione della
quale talvolta viene accusata l'etica cristiana. Essa non favoriMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 179

sce l'arroganza dei malvagi, non facendo nulla per controbatterla e sconfiggerla. Il comportamento del cristiano, di fronte
al male, attivo perch vince il male con il bene. Di fronte
all'odio, esso ama, di fronte a chi fa del male, fa del bene, anche al malvagio. Quando il nostro nemico ha fame, noi gli diamo da mangiare!
Il comportamento cristiano ha sempre suscitato molte critiche.
Ricordiamo, per esempio, l'affermazione del famoso Cesare
Beccaria che disse: Il delinquente ha diritto alla pena gli
piaccia o no. Certo, come vedremo domani, il magistrato non
porta la spada invano. Dio onora la giustizia sempre (non per
nulla Dio ha pagato in Cristo le conseguenze penali che giustamente meritano i peccati di coloro ai quali Egli concede la grazia), ma la giustizia di Dio sempre controbilanciata dall'amore e dalla compassione, anche per il trasgressore. Dio punta al
ricupero e non alla condanna fine a s stessa.
Preghiera. Signore Iddio, hai ancora molto da fare in me per trasformare la mia mentalit mondana e convertirla per intero a Cristo.
Aiutami, Signore, a prendere sempre sul serio quanto Tu dici nella
Tua Parola, senza avanzare obiezioni o giustificare il mio comportamento difforme, consapevole della Tua maggiore sapienza. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 180

53
I cristiani: cittadini responsabili

1 Ogni persona stia sottomessa alle autorit superiori; perch


non vi autorit se non da Dio; e le autorit che esistono, sono
stabilite da Dio. 2 Perci chi resiste all'autorit si oppone
all'ordine di Dio; quelli che vi si oppongono si attireranno
addosso una condanna; 3 infatti i magistrati non sono da
temere per le opere buone, ma per le cattive. Tu, non vuoi
temere l'autorit? Fa' il bene e avrai la sua approvazione, 4
perch il magistrato un ministro di Dio per il tuo bene; ma se
fai il male, temi, perch egli non porta la spada invano; infatti
un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa
il male. 5 Perci necessario stare sottomessi, non soltanto per
timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza. 6
anche per questa ragione che voi pagate le imposte, perch essi,
che sono costantemente dediti a questa funzione, sono ministri
di Dio. 7 Rendete a ciascuno quel che gli dovuto: l'imposta a
chi dovuta l'imposta, la tassa a chi la tassa; il timore a chi il
timore; l'onore a chi l'onore (Romani 13:1-7).

n un tempo come il nostro, in cui pi o meno giustamente


ci si lamenta delle autorit civili e del dover pagare le imposte, le affermazioni e le esortazioni che l'Apostolo fa in
questo testo, ci rammentano principi tanto importanti quanto
trascurati. Questo testo, di fatto, come altri di questa stessa lettera, tale da suscitare in noi una marea di obiezioni. Anche in
questo caso, dobbiamo fare molta attenzione a noi stessi: siamo di fronte, che ci piaccia o meno, ad una parola ispirata da
Dio, anch'essa regola della nostra fede e della nostra condotta.
Anche questa parola la dobbiamo onorare, comprendere e, sottomettendoci ad essa, applicarla diligentemente.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 181

Le espressioni dell'Apostolo sono ancora pi sorprendenti perch originariamente rivolte a cristiani che vivevano a Roma, capitale di un impero, sede di un sistema che, secondo gli standard moderni, era sicuramente ingiusto, oppressivo, violento
ed iniquo, idolatra e corrotto! L'Apostolo in nome di Dio, esorta i cristiani a onorare e sottomettersi ad un tale sistema perch
stabilito da Dio, a non opporvi resistenza, a non farvi opposizione e a sostenerlo pagando diligentemente le imposte richieste?
L'Apostolo non propone, per, una sottomissione acritica, incondizionata e servile alle autorit civili comunque siano giunte al potere. I primi cristiani si distinguevano perch si sottomettevano prima di tutto a Dio e poi alle autorit. Quando
queste due autorit (Dio e lo Stato) si dimostravano in contraddizione e conflitto, avrebbero ubbidito prima di tutto a
Dio resistendo alle autorit e subendo per questo atroci persecuzioni. Essi per onoravano il principio della legittimit divina
delle autorit civili come strumento stabilito da Dio per il
mantenimento dell'ordine sociale e della legittimit del pagamento delle imposte per permettere al sistema di funzionare. I
principi cristiani, quindi, si oppongono a concetti come l'anarchia o il liberismo assoluto.
Il Nuovo Testamento non propone n discute particolari forme
di governo, ma stabilisce la legittimit, in linea di principio,
dell'ordinamento civile, dello Stato in quanto tale, al quale il
cristiano, sebbene non acriticamente, tenuto a sottomettersi.
Ecco quindi, ancora una volta, la necessit di analizzare attentamente le nostre obiezioni pure a questo testo per verificare
se esse sorgano da considerazioni legittime o piuttosto dalla
stessa fondamentale e peccaminosa ribellione che ci porta a resistere a quanto Dio stabilisce come giusta regola del nostro
comportamento, individuale e sociale.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 182

Quali sono, dunque, i principi che questo testo stabilisce? (1)


Dio vuole che la societ umana sia governata (ed abbia autorit superiori) e quindi regolata. cos che Dio, nella Sua
provvidenza, mette un freno, contiene ai mali prodotti dal peccato che altrimenti ci distruggerebbero in breve tempo. (2) La
magistratura (che include polizia ed esercito) , infatti, intesa
da Dio per il nostro bene, per infliggere una giusta punizione a
chi fa il male e, come tali, i magistrati sono ministri di Dio.
(3) Rispettare ed ubbidire alle autorit una questione di coscienza, del vivere in questo mondo in modo responsabile. (4)
L'imposizione delle tasse legittima. Attraverso di esse, non
solo viene sostenuta l'organizzazione dello Stato, ma provveduto anche ai bisognosi, ai deboli ed agli indigenti.
Dobbiamo quindi rendere a ciascuno quel che gli dovuto.
Allora Ges disse loro: "Rendete a Cesare quel che di Cesare e a
Dio quel che di Dio" (Marco 12:17). Ges paga le imposte richieste [il modo in cui lo fa curioso, ma il principio rimane]:
...Ma, per non scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il
primo pesce che verr su. Aprigli la bocca: troverai uno statre.
Prendilo, e dllo loro per me e per te" (Matteo 17:27).
Preghiera. Ti ringrazio, o Signore, perch, nella Tua provvidenza,
Tu limiti in questo mondo gli effetti del peccato attraverso lo Stato ed
i suoi organi. Aiutami ad essere un cittadino responsabile che onora i
Suoi doveri verso lo Stato, cos come li onoro con Te. Nel nome di
Cristo. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 183

54
Il debito dell'amore
8 Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli
uni gli altri; perch chi ama il prossimo ha adempiuto la legge.
9 Infatti il non commettere adulterio, non uccidere, non
rubare, non concupire e qualsiasi altro comandamento si
riassumono in questa parola: Ama il tuo prossimo come te
stesso. 10 L'amore non fa nessun male al prossimo; l'amore
quindi l'adempimento della legge (Romani 13:8-10).

opo averci esortato ad assolvere i nostri doveri di


cittadini nei confronti dello Stato (ci che gli dobbiamo, i nostri debiti verso di esso), l'Apostolo
passa a trattare di altri tipi di debiti-doveri: dobbiamo cercare
di non avere conti in sospeso verso nessuno. Dobbiamo accertarci di aver pagato, reso quanto siamo tenuti a rendere
agli altri. La cosa pi importante che dobbiamo loro rendere,
che riassume ogni altro debito-dovere, l'amore. Noi tutti abbiamo un debito di amore verso gli altri. Abbiamo mai considerato l'amore sotto questa prospettiva? Io ti devo amore. Se
tutti ragionassero in questo modo, pensate che mondo meraviglioso sarebbe il nostro! In realt comunemente noi ragioniamo in tutt'altro modo. Siamo infatti sempre pronti sconsideratamente ad obiettare: Io non ho mai ricevuto nulla da altri e
non devo loro nulla!. Non cos. Abbiamo innumerevoli motivi per il nostro dovere d'amare e nessuna giustificazione per
non farlo, quand'anche, per il nostro amore, non fossimo contraccambiati.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 184

Il debito d'amore che dobbiamo agli altri non si estinguer


mai, sempre dovuto. Dobbiamo pagare altri tipi di debiti e,
dopo un po' di tempo, ne saremo sollevati perch il debito finalmente sar estinto. Il debito dell'amore, per, continua per
sempre ed da pagarsi ogni giorno. Strozzinaggio? Un peso
insopportabile? No. insensato vederlo come un fardello.
impegnativo, ma Cristo dice: Il mio giogo dolce e il mio carico
leggero (Matteo 11:30). Pagare questo debito d'amore non significa esaurire le nostre risorse, ma, di fatto, essere arricchiti,
aumentarle. Dovrebbe essere un amore disinteressato, ma il
guadagno che essa procura preferibile a quello dell'argento,
il profitto che se ne trae vale pi dell'oro fino (Proverbi 3:14).
I cristiani dovrebbero amare in questo modo. A questo sono
obbligati dal comandamento di Cristo, dall'amore di Dio e di
Cristo verso di loro, dallo speciale rapporto che li lega come figli di Dio, fratelli e membra dello stesso corpo; nulla meno di
questo amore ci che deve unire le chiese di Cristo, essendo
il vincolo della perfezione loro necessario, per il loro conforto
ed onore, come pure per manifestare la verit della loro professione di fede. Rivestitevi dell'amore che il vincolo della perfezione (Colossesi 3:14).
Questo il motivo in cui siamo servi volenterosi l'uno dell'altro, preghiamo l'uno per l'altro, portiamo il fardello l'uno dell'altro, ci sopportiamo vicendevolmente e ci adoperiamo diligentemente di fare ogni cosa nel modo migliore alla gloria di
Dio. Il comandamento di Cristo sempre nuovo, nuovo ogni
giorno, non potr mai essere considerato antiquato. Io vi do
un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi
ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri (Giovanni 13:34). L'amore di Cristo per Dio Padre e del Padre verso il Figlio co-

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 185

stante, cos come i rapporti fra i credenti devono essere sempre


costanti.
L'amore sar sempre pagante e sempre dovuto, persino in cielo, per tutta l'eternit. Non si tratta per solo dell'amore verso i
fratelli e le sorelle in fede, ma dell'amore verso il prossimo
chiunque esso sia. L'amore un debito che abbiamo verso ogni
essere umano in quanto tale. Abbiamo tutti uno stesso sangue
e siamo tutti stati fatti ad immagine di Dio. Siamo parte della
stessa famiglia, viviamo nello stesso vicinato, apparteniamo
alla stessa nazione. Siamo chiamati ad amare anche i nostri nemici. Cos dunque, finch ne abbiamo l'opportunit, facciamo del
bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede (Galati 6:10); L'amore paziente, benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il
proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode
dell'ingiustizia, ma gioisce con la verit; soffre ogni cosa, crede ogni
cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa (1 Corinzi 13:4-7).
Il Decalogo una sintesi della legge di Dio in dieci proposizioni. Esso pu essere ulteriormente sintetizzato in due comandamenti: l'amore per Dio e l'amore per il nostro prossimo. La sua
estrema sintesi si concentra nel termine amore, che ne caratterizza e compie il contenuto. Questo amore compiuto lo troviamo in Ges Cristo, al quale facciamo appello per ricevere, grazie a Lui, quella giustizia che noi non avremmo mai potuto
conseguire, a causa del nostro peccato.
Preghiera. Signore, insegnami ad amare come devo e come si conviene. Insegnami ad amare come Tu hai fatto in Cristo Ges, mio Signore e Salvatore. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 186

55
Il momento cruciale del risveglio
11 E questo dobbiamo fare, consci del momento cruciale: ora
ormai che vi svegliate dal sonno; perch adesso la salvezza ci
pi vicina di quando credemmo. 12 La notte avanzata, il
giorno vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e
indossiamo le armi della luce. 13 Comportiamoci onestamente,
come in pieno giorno, senza gozzoviglie e ubriachezze; senza
immoralit e dissolutezza; senza contese e gelosie; 14 ma
rivestitevi del Signore Ges Cristo e non abbiate cura della
carne per soddisfarne i desideri (Romani 13:11-14).

na vista impostata pro-attivamente all'amore


conseguenza di una personale esperienza di risveglio. Per illustrarla, L'Apostolo si avvale qui di
diverse metafore che dobbiamo intendere rettamente.
La notte rappresenta la condizione nella quale si trovano coloro che sono ignoranti di Dio. Essi vagano nel loro mondo immaginario di sogni in cui Dio non trova posto (immaginano un
mondo senza Dio), non vedono le cose come veramente stanno
e, dormendo, non ne hanno la consapevolezza. Per questo motivo sono facilmente manipolabili dalle forze spirituali della
malvagit che cos possono agire indisturbate.
Il giorno rappresenta la rivelazione della verit divina prodotta
dal sorgere del sole di giustizia, il Cristo. Quando questo sole
brilla su di noi, accade il miracolo del risveglio spirituale. Con
Cristo ed in Cristo molti testimoniano di aver finalmente aperto gli occhi per vedere le cose come veramente stanno.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 187

Il momento cruciale venuto quando il Cristo apparso nella


storia umana ed esso si rinnova ogni qual volta Egli appare
nell'esperienza diretta delle persone. Qual stato il momento
cruciale nella tua esperienza di fede? Quando avvenuto?
Che cosa ha prodotto?
L'appello dell'Evangelo la sveglia, il suono della tromba
che porta una persona alla coscienza. Allora ci si sveste della
camicia da notte (le opere delle tenebre) e ci si riveste
per indossare le armi della luce. Le opere delle tenebre
tutto ci che dispiace a Dio (e che la Bibbia chiama peccato),
spesso fatto in modo svergognato (gozzoviglie e ubriachezze (...)
immoralit e dissolutezza, (...) contese e gelosia). Da tutto questo
il cristiano si sveste per indossare le armi della luce. la
divisa confacente al soldato di Cristo (un'immagine militare perch la vita del cristiano una militanza contro il
male). Pi ancora: si tratta di un vero e proprio rivestirsi del Signore Ges, cio indossare le Sue caratteristiche morali e spirituali, tanto da non aver pi cura, come fanno gli increduli, di
soddisfare tutti i desideri delle nostre passioni carnali peccaminose.
Per chi si svegliato alla fede, indubbiamente, ogni giorno
che passa la salvezza (il compimento ultimo della sua salvezza) pi vicino di quanto credemmo, cio rispetto al momento
in cui abbiamo cominciato veramente a credere in Cristo, ad
affidarci consapevolmente a Lui. Stiamo camminando, marciando verso la nostra meta finale. Allora attardarci a contemplare (magari con nostalgia) com'era bello il mondo dell'incredulit (che ci siamo lasciati alle spalle), indulgere nei suoi
sogni o tornare a fare un pisolino una volta cos incamminati con Cristo, veramente assurdo, inutile, controproducente. Vi sono, infatti, cristiani che si mettono in pantofole e che si
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 188

rimettono per un po' la comoda camicia da notte. Ristagnano cos nella loro vita cristiana, non fanno progressi, non producono quanto dovrebbero. Questo non significa che, come
cristiani, non si possa, di tanto in tanto, riposare. Ges stesso
non stressava i suoi discepoli come fanno oggi gruppi cristiani
con tendenze settarie, con interminabili attivit che non danno
pi spazio ad una ragionevole vita privata. Ges, al momento
opportuno, quando vedeva la stanchezza dei Suoi discepoli, li
invitava a ritirarsi per un poco e a riposare. La fede cristiana,
sana ed equilibrata, non irragionevole!
tempo, cos che ci scuotiamo dalla sonnolenza che potrebbe ancora prendere il cristiano, che beviamo un buon caff
che ci scuota e non ci faccia attardare sulla via della fede, perdendo tempo, attardandoci, in cose non con confacenti, non
degne, della vocazione che abbiamo ricevuto. La vita cristiana
eccitante. Quando ci immergiamo in essa, diventa l'adrenalina di cui abbiamo bisogno, essa ci d la necessaria carica
per compiere ci che Iddio ci chiede di fare, ci d la forza di
portare anche gli inevitabili fardelli della vita cristiana, che
cos diventano un peso leggero. I pesi che dobbiamo portare,
infatti, li percepiremo come pi leggeri, quando i nostri muscoli spirituali sono bene addestrati e rafforzati da una vita
ubbidiente alla volont del Signore ed attiva al Suo servizio.
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio che l'orologio del Tuo
Evangelo ha suonato per me la sveglia che mi ha portato alla piena
consapevolezza della realt, non quella dei sogni di questo mondo,
ma alla militanza nel Tuo regno. Non permettere che io mi attardi
pi nella sonnolenza e nella pigra indolenza. Che la Tua Parola e
il Tuo Spirito, mi dia la carica necessaria per procedere decisamente nel cammino cristiano pregustandone tutta la sana eccitazione che
esso comporta. Amen.
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 189

56
Saggezza nei nostri rapporti con gli altri
1 Accogliete colui che debole nella fede, ma non per
sentenziare sui suoi scrupoli. 2 Uno crede di poter mangiare di
tutto, mentre l'altro che debole, mangia legumi. 3 Colui che
mangia di tutto non disprezzi colui che non mangia di tutto; e
colui che non mangia di tutto non giudichi colui che mangia di
tutto, perch Dio lo ha accolto. 4 Chi sei tu che giudichi il
domestico altrui? Se sta in piedi o se cade cosa che riguarda il
suo padrone; ma egli sar tenuto in piedi, perch il Signore
potente da farlo stare in piedi. 5 Uno stima un giorno pi di un
altro; l'altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno
pienamente convinto nella propria mente. 6 Chi ha riguardo al
giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il
Signore, poich ringrazia Dio; e chi non mangia di tutto fa cos
per il Signore, e ringrazia Dio (Romani 14:1-6).

a fede in Cristo una fede liberante che rende audaci


nello sfidare pregiudizi, scrupoli e superstizioni, quelli
che rendono asserviti alla paura cos tanti uomini e
donne ancora oggi. La fede cristiana infonde certezze basate
sulle oggettive dichiarazioni e promesse della Parola di Dio.
La salvezza eterna dono di Dio per chiunque affidi s stesso
alla Persona ed opera di Cristo. Essa non dipende da ci che
facciamo o non facciamo e nulla la potrebbe pregiudicare.
Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di
Ges Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto,
per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci
gloriamo nella speranza della gloria di Dio (5:1,2); Non c' dunque pi nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Ges (8:1).

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 190

Quanta gente, per, nonostante abbia udito ed accolto il messaggio dell'Evangelo, ancora non osa del tutto rinnegare, come
dovrebbe, le tradizioni, i cerimoniali e le autorit religiose
che prima seguiva perch ...non si sa mai che avessero ragione, dopo tutto. Quanta gente vive nel timore che se si discosta
da certe pratiche o manca di rispetto a certe autorit religiose che vantano sacralit e potere, potrebbero subirne un
castigo o perdere la salvezza! Quanta gente, pur conoscendo
la verit, non osa distinguersi dal cos fan tutti per timore
delle possibili conseguenze a diversi livelli! Si tratta della
fede debole di cui qui parla l'Apostolo, coloro la cui fede in
Cristo ancora non cos salda ed ampia da permettere loro di
superare infondati scrupoli e paure, quelli che spesso rasentano per loro la superstizione. Questa fede debole certamente reprensibile, ma chi ha superato queste cose, chi ha abbracciato Cristo e la libert che Egli dona, non dovrebbe dileggiare
e condannare chi si trova in quella condizione, imponendo la
propria libert, ferendo indebitamente la loro coscienza e pretendendo che essi abbandonino, di punto in bianco, le loro
persuasioni e paure. Questi scrupoli e paure, infatti, possono
essere molto radicati e richiedere molto tempo per superarli.
Bisogna avere con essi, quindi, pazienza e tanto amore, appunto la tolleranza di cui qui parla l'Apostolo.
In questo capitolo e in parte del prossimo, Paolo tratta, cos, di
problemi originati dalla particolare situazione in cui si trovavano i cristiani di Roma. Fra di loro, infatti, vi erano ebrei che,
pur avendo accolto l'Evangelo di Cristo, ancora ritenevano di
dover seguire i cerimoniali religiosi tradizionali della legge
mosaica. Osservavano diligentemente il sabato e le altre feste
comandate, non mangiavano certi cibi e si premunivano di
cucinarne altri secondo le regole stabilite, si sottoponevano a
particolari cerimonie religiose e riti di purificazione, facevano
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 191

uso di formulari di preghiere da recitarsi in particolari occasioni. Tutto questo e altro ancora, per, non era richiesto da Cristo, anzi, Cristo li avrebbe sollevati da tutte queste usanze. La
loro coscienza, per, imponeva loro di continuare a fare in
questo modo e condannavano, per altro, coloro che cos non
facevano come persone profane che disprezzano la legge di
Dio. Nella comunit, d'altro canto, vi erano cristiani che provenivano dal mondo pagano, che nulla sapevano delle regole dei
primi e che comunque Cristo non chiedeva d'osservare. Avevano compreso la libert donata da Cristo e consideravano gli
altri ignoranti e superstiziosi, rifiutandosi d'aver parte con
loro. Paolo si propone di conciliare questi gruppi, affermando
s la libert cristiana ma anche l'amore che porta necessariamente ad aver pazienza e tolleranza di coloro che, in queste
questioni, hanno scrupoli e paure.
Perch dobbiamo accogliere i deboli nella fede con tolleranza e pazienza? Nessun paternalismo o presunzione di superiorit. Perch sia noi che loro siamo stati accolti da Cristo per
grazia di Dio mediante la fede indipendentemente da quel che
facevamo o non facevamo, indipendentemente dalla dignit o
meriti che comunque non avevamo. Inoltre dobbiamo accogliere i deboli nella fede perch sono servi con noi (conservi)
dello stesso Signore e non siamo noi a dover essere i loro giudici. il padrone che valuta e giudica i propri servi, e i servi
non hanno alcun diritto o privilegio sugli altri servi. Se sbagliano e cadono, scivolando indietro dalla giustificazione per
fede alla giustificazione per opere, saranno rimessi in
piedidal Signore (se essi sono contati veramente fra i Suoi
eletti). Iddio non solo potente da rimetterli in piedi, ma da
Lui solo dipende la stabilit di ciascuno nel Suo favore. Potranno anche coltivare l'idea errata, ad esempio, che siano stati
loro stessi a decidersi per Cristo, che da loro e dall'osservanMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 192

za di regole e precetti, dai loro sforzi, dipenda la loro salvezza.


Non cos, e lo scopriranno a suo tempo. Nulla per giustifica
noi, che lo abbiamo capito, a sentenziare a loro riguardo, a
riprenderli aspramente, perch ciascuno, nelle proprie persuasioni, nelle convinzioni della propria mente, fa quel che fa
per il Signore, e questo ci che pi conta. In ogni caso sono i
responsabili della comunit a dover valutare come affrontare
nel modo migliore incoerenze ed errori.
Tutto questo non significa assolutamente una relativizzazione
della dottrine evangeliche, come se andasse bene tutto e il contrario di tutto. La verit va detta, predicata ed insegnata senza
comprometterla, ma nel farlo c' modo e modo, c' gradualit e pedagogia e, soprattutto essenziale dire la verit con
amore tollerando temporaneamente anche espressioni della
fede che non siano del tutto in linea con quanto sappiamo essere giusto e vero. Quanta pazienza e tolleranza Iddio deve
avere per noi. Non dovremmo noi averla pure per gli altri?
Preghiera. Signore Iddio, insegnami che cosa voglia dire, in tutti i
rapporti che intrattengo con i miei fratelli e sorelle in fede, dire la verit con amore. Insegnami la pazienza e la tolleranza di Cristo che,
pur senza mai compromettere la verit, sapeva prendere ciascuno nel
modo giusto per correggerne la rotta tenendo conto della persona e
del contesto in cui si trovava. Impediscimi, nel mio zelo per la verit,
di essere un rullo compressore che non guarda in faccia nessuno.
Dammi umilt e soprattutto fiducia che Tu sei l'attore di ogni cosa
ed io solo un servo. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 193

57
Vivere per il Signore
7 Nessuno di noi infatti vive per s stesso, e nessuno muore
per s stesso; 8 perch, se viviamo, viviamo per il Signore; e se
moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o
che moriamo, siamo del Signore. 9 Poich a questo fine Cristo
morto ed tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia
dei viventi (Romani 14:7-9).

ivere per s stessi e per la propria gloria, vivere per


compiacere s stessi, arricchirsi, acquisire notoriet,
potere, influenza... con ogni mezzo, senza alcuno
scrupolo... ecco il tipico stile di vita di questo mondo decaduto, in cui persino Dio deve essere (per chi ha inclinazioni religiose) al nostro servizio! Lo raccomandano e lo promuovono
anche esperti consulenti della salute mentale: vivi per
realizzare te stesso, pensa a te stesso prima di tutto, tu sei la
cosa pi importante, gli altri verranno eventualmente dopo...
Cos molti insegnano a fare ai propri figli fin da piccoli (senza
tanto sforzo perch non c' nulla quanto l'egocentrismo che ci
venga spontaneo fin dalla culla). Bench vi siano anche molti
presunti cristiani che vivono in questo modo, non questo che
impariamo dal Signore e Salvatore Ges Cristo, il quale viveva
per Dio e per gli altri, rinunziando del tutto a S stesso. I Suoi
discepoli Lo seguono lasciando ogni cosa e vivendo per Lui.
Ecco un altro motivo per il quale, come abbiamo visto nel testo
di ieri, stare a fare tante questioni sugli scrupoli di chi vive il
suo impegno religioso comunque per Cristo non utile, perch vivere per Cristo la cosa pi importante!

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 194

Quando si sotto l'influenza salvifica della grazia di Dio, si


vive in modo estroverso. Noi non contempliamo il nostro
ombelico come alcune religioni orientali insegnano. Non ci
concentriamo n sul nostro peccato, n sulla nostra giustizia,
non viviamo in funzione n del dovere, n del servizio. Il
cristiano non attribuisce la propria vita, giustizia e salvezza a
s stesso e per s stesso. Il cristiano non ha cura della carne per
soddisfarne i desideri (13:14) n tanto meno vive per soddisfare i desideri, passione e volont altrui. Il cristiano nemmeno si
sottopone a mortificazioni per s stesso, per guadagnarsi alcunch, n sono fine a s stesse, ma sono per Cristo. Potrebbe anche succedere che, a causa della sua fede, i suoi avversari
gli tolgano la vita. Non si tratta, per, di una morte che egli
contempla per la propria salvezza e per la propria gloria. Il cristiano che soffre e che muore a causa della sua fede non lo fa
per conquistarsi l'aureola ed essere onorato sugli altari,
ma per la gloria di Cristo, per onorare Lui e magnificare il Suo
nome. Certo potrebbe considerare la morte un vantaggio, una
liberazione dalle sue sofferenze per entrare nella eterna pace e
gioia del cielo, ma il punto non questo: in quel momento
pensa a Cristo e lo fa per Cristo, non per s stesso. Vale anche
a livello naturale: nessuno ha potere sulla propria vita o morte.
Come non stata sua decisione nascere, egli non si attribuisce
alcuna facolt di prolungare o di accorciare la sua vita, n di
impedire o di affrettare la morte. La sua esistenza appartiene
al Suo Signore e padrone. Vita o morte da Lui, con Lui, per
Lui e con Lui.
Se viviamo, viviamo per il Signore. Come la vita naturale, cos la
vita spirituale deriva dal Signore ed i credenti vivono per fede
a causa Sua e secondo la Sua volont rivelata nella Parola, per
il Suo onore e per la sua gloria almeno questo il loro desiderio. Se moriamo moriamo per il Signore. Affidiamo a Lui la noMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 195

stra vita affinch ne faccia ci che Gli sembra meglio. Se decide


di far cessare la nostra vita terrena, cos sia: significher morire
con Lui per essere con Lui e risorgere a nuova vita eterna con
Lui. Vivere dono del Padre che ci ha acquistati per Cristo.
la Sua grazia che ci rende volenterosi ad affidarci a Lui, in vita
ed in morte, per la Sua gloria.
Poich a questo fine Cristo morto ed tornato in vita: per essere il
Signore sia dei morti sia dei viventi. Tutta la carriera di Cristo in
terra, vita, morte e risurrezione stato per rivendicare ed affermare quest'unico principio e realt. Cristo il legittimo Signore di ogni vita e dell'universo intero. Infatti: ...bisogna ch'egli regni finch abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi (1
Corinzi 15:25). Quanto difficile imparare questa lezione fondamentale: Ges il Signore: tutto dipende da Lui e deve essere in funzione Sua. A Lui deve andare ogni onore e gloria!
Spesso lo si afferma e confessa a parole soltanto. Di fatto, dietro alle parole pi pie e religiose di tanti cristiani e chiese, c'
solo il servizio di noi stessi. Ecco perch pochi sono coloro che
davvero sono e saranno salvati: quanti, infatti, sono disposti
veramente a dare a Cristo il primato in ogni cosa rinnegando
qualsiasi loro interesse personale! E' ingiusto! risuonano
solo le solite obiezioni del mondo, la patetica voce dei soliti
vermetti presuntuosi... Chi , per, il Signore e quali debbono
essere le conseguenze della Sua signoria sulla nostra vita?
Preghiera. Signore Iddio, insegnami a vivere ed a morire per Te e
per il Tuo Cristo, com' giusto che sia. Piega in me ogni arroganza,
presunzione e quel maledetto egocentrismo che contamina, guasta e
corrompe ogni cosa. Scuotimi e riportami alla realt ogni qual volta
metto me stesso al centro, facendo magari finta o illudendomi di vivere e di operare per Te. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 196

58
Non giudici degli altri, ma di noi stessi!

10 Ma tu, perch giudichi tuo fratello? E anche tu, perch


disprezzi tuo fratello? Poich tutti compariremo davanti al
tribunale di Dio; 11 infatti sta scritto: Come vero che vivo,
dice il Signore, ogni ginocchio si piegher davanti a me, e
ogni lingua dar gloria a Dio. 12 Quindi ciascuno di noi
render conto di s stesso a Dio. 13 Smettiamo dunque di
giudicarci gli uni gli altri; decidetevi piuttosto a non porre
inciampo sulla via del fratello, n a essere per lui un'occasione
di caduta (Romani 14:10-13).

l discorso che l'Apostolo ha iniziato con il capitolo 14 sulla tolleranza che dobbiamo avere verso quei cristiani non
del tutto in linea con la dottrina evangelica, porta nel testo di oggi all'affermazione categorica: Smettiamo dunque di
giudicarci gli uni gli altri (13). Quello del giudizio oggi un
tema scottante, perch facilmente si pu cadere in due estremi:
quello del liberalismo che tutto benevolmente tollera e la
reazione dei rigoristi dell'ortodossia, sempre pronti a denunciare ed a scomunicare.
Cos come non ci lecito farci giustizia da soli, ma dobbiamo lasciare questo compito a Dio ed agli organismi da Lui a
questo preposti (12:19), cos non ci consentito ergerci a giudici dei nostri fratelli e conservi. Il cristiano vive per Cristo ed
soggetto a Lui soltanto (questo l'Apostolo lo ha affermato proprio prima). Il Padre ha conferito a Cristo podest in cielo e
sulla terra. Allo stesso modo: Egli colui che stato da Dio costituito giudice dei vivi e dei morti (Atti 10:42). Se cos, non
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 197

forse una presuntuosa audacia, per chiunque, assumerci il diritto di giudicare il fratello, dato che, cos facendo, egli deruberebbe il Signore Ges Cristo della prerogativa che Lui solo ha
ricevuto dal Padre? Paolo usa qui il termine fratello (10) proprio per sottolineare che tutti noi (nella comunit cristiana) siamo allo stesso livello e non ci consentito ergerci al di sopra
degli altri usurpando una funzione che non ci compete. lo
stesso principio stabilito da Cristo: Voi non vi fate chiamar
'Maestro'; perch uno solo il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli. E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perch uno solo
il Padre vostro, quello che ne' cieli. E non vi fate chiamare guide,
perch una sola la vostra guida, il Cristo (Matteo 23:8-10). Lo
stesso afferma Giacomo: Non parlate gli uni contro gli altri, fratelli. Chi parla contro un fratello, o giudica il suo fratello, parla contro la legge e giudica la legge. Ora, se tu giudichi la legge, non sei un
osservatore della legge, ma un giudice. Uno soltanto il legislatore e
il giudice, Colui che pu salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi
il tuo prossimo? (Giacomo 4:11).
Non dobbiamo giudicare come i nostri fratelli servono il Signore, ma dobbiamo giudicare ...noi stessi! Infatti: Non ci giudichiamo dunque pi gli uni gli altri, ma giudicate piuttosto che non
dovete porre pietra d'inciampo sulla via del fratello, n essergli occasione di caduta (13, Riv.). L'Apostolo ci chiama all'umilt e soprattutto alla considerazione: dobbiamo tendere a guadagnare,
non a perdere il fratello con atteggiamenti e parole che potrebbe non capire, che lo feriscono, lo turbano, lo confondono e lo
alienano. Devo giudicare se il mio zelo per la verit controbilanciato da autentico amore. Spesso, infatti, ci autoproclamiamo profeti e strenui difensori della verit... In breve: giudichiamo prima di tutto noi stessi se ci che diciamo e facciamo davvero riflette il carattere di Cristo, pi disposto pedagogicamente a tollerare che a condannare. Spesso infatti siamo molto beMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 198

nevoli e tolleranti verso noi stessi, ci giustifichiamo troppo facilmente e non lo siamo verso gli altri.
Nella comunit cristiana, dunque, dobbiamo fare molta attenzione a non sostituirci a Dio ed agli organi competenti di controllo (i legittimi responsabili della comunit). Tocca ai responsabili della comunit il sovraintendere alla crescita spirituale
dei suoi membri, eventualmente intervenendo (con sapienza
pedagogica) qualora effettivamente uno o pi credenti si sviasse dalla fede. Tocca a loro insegnare, correggere ed eventualmente riprendere. La questione del giudizio ha a che fare, in
ultima analisi, con la disciplina e l'ordine della comunit, cosa
che tutti sono chiamati a rispettare.
Preghiera. Signore Iddio, ti chiedo perdono perch spesso sono molto pi tollerante con me stesso di quanto lo sia con gli altri miei fratelli e sorelle nella fede. Aiutami, Te ne prego ad avere verso di loro
la considerazione che Ges aveva per i Suoi e a verificare se ci che
faccio e dico davvero edifica e non distrugge indiscriminatamente.
Amen.

59
Amore e considerazione per l'altro vengono
prima di ogni altra cosa
14 Io so e sono persuaso nel Signore Ges che nulla impuro
in s stesso; per se uno pensa che una cosa impura, per lui
impura. 15 Ora, se a motivo di un cibo tuo fratello turbato,
tu non cammini pi secondo amore. Non perdere, con il tuo
cibo, colui per il quale Cristo morto! 16 Ci che bene per voi

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 199

non sia dunque oggetto di biasimo; 17 perch il regno di Dio


non consiste in vivanda n in bevanda, ma giustizia, pace e
gioia nello Spirito Santo. 18 Poich chi serve Cristo in questo,
gradito a Dio e approvato dagli uomini. 19 Cerchiamo
dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla
reciproca edificazione. 20 Non distruggere, per un cibo, l'opera
di Dio. Certo, tutte le cose sono pure; ma male quando uno
mangia dando occasione di peccato. 21 bene non mangiar
carne, n bere vino, n far nulla che possa essere occasione di
caduta al fratello. 22 Tu, la fede che hai, serbala per te stesso,
davanti a Dio. Beato colui che non condanna s stesso in quello
che approva. 23 Ma chi ha dei dubbi riguardo a ci che mangia
condannato, perch la sua condotta non dettata dalla fede; e
tutto quello che non viene da fede peccato (Romani 14:1423).

a fede cristiana, quando fedele alla rivelazione biblica,


si differenzia nettamente da quelle che sono le caratteristiche tipiche delle religioni di questo mondo. Non
fatta di affascinanti rituali e liturgie da eseguire, paramenti
sacri, gesti, formule e lingue misteriose. Essa non ha luoghi sacri da visitare, immagini e sacerdoti dal potere magico, n
complicate regole alimentari da seguire, particolari feste o strani precetti da osservare. La fede cristiana essenzialmente
giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo (17). Indubbiamente la
fede cristiana fedele alla Bibbia, com' promossa dal Protestantesimo, favorisce la secolarizzazione, ma questo suo carattere
non religioso irrinunciabile.
La fede cristiana ci libera dall'armamentario religioso delle religioni e da pratiche superstiziose che stabiliscono, secondo i
loro discutibili criteri, ci che puro o impuro, benedetto o
maledetto... Non sempre facile, per, soprattutto per chi
giunge a Cristo dalla religione, liberarsi seduta stante di tutto
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 200

ci a cui era abituato prima. Se prima era stato persuaso, per


esempio, che mangiare carne di maiale fosse peccato, cominciare a mangiare liberamente, ora che diventato cristiano, salame e porchetta... pu essere per lui un problema ed avere
scrupoli di coscienza. Lo stesso pu avvenire per chi, diventato cristiano, ha timore nel liberarsi, come dovrebbe, di statue,
immaginette e simboli religiosi perch privi di legittimit e potere, cos come temere in modo superstizioso del presunto potere di personaggi religiosi vivi o morti che siano.
Ecco cos che l'apostolo torna a sottolineare con forza il principio secondo il quale camminare (comportarsi) secondo l'amore
di Cristo significa tollerare chi ha scrupoli religiosi che riguardano la purezza rituale, anche se oggettivamente nulla sia impuro in s stesso (14). Se lui pensa che una certa cosa sia impura o disdicevole, lascia per il momento che lo creda, non insistere, non scandalizzarlo, non imporgli qualcosa che ancora
non pu capire, non creargli problemi che potrebbero tenerlo
lontano da Cristo (che ci che pi importa). A suo tempo,
crescendo nella fede, maturando, capir e magari anche giunger a ridere degli scrupoli e delle paure che prima aveva. Il
liberalismo di Cristo rispetto agli scrupoli religiosi di questo
mondo, non dev'essere ostentato ed imposto. Non costruttivo deridere o condannare chi non lo condivide. Questioni rituali non devono essere oggetto di polemica non necessaria,
soprattutto se si tratta di conquistare una persona al Signore e
Salvatore Ges Cristo.
Ecco cos ci che sopra ogni altra cosa deve stare a cuore per
un cristiano: camminare secondo amore e considerazione
(15a), la priorit che ha il guadagnare una persona per Cristo
(15b), contribuire sempre alla pace ed alla reciproca edificazio-

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 201

ne (19), non fare nulla che possa essere occasione di scandalo


per un fratello (21).
In tutto questo discorso, per, bisogna evitare tre fraintendimenti. (1) La tolleranza non riguarda le dottrine fondamentali
della fede, ma le questioni secondarie che, per comprenderle e
vivere, esigono una maturit che non tutti hanno; (2) L'espressione non perdere con il tuo cibo, colui per il quale Cristo morto
(15) non riguarda la perdita della salvezza, ma la perdita della
comunione con lui, che deve essere il pi possibile preservata;
(3) Questo discorso non relativizza o rende soggettiva la verit, come se qualunque cosa si credesse andasse bene, basta esserne convinti... La verit una ed oggettiva. Ci che qui viene raccomandato un approccio pedagogico alle persone che
deve tenere conto di dove siano nel cammino di crescita nella fede e nella conoscenza.
Preghiera. Signore Iddio, ti chiedo perdono per tutte quelle volte
che non ho avuto amore e considerazione per gli altri e non ho avuto
come obiettivo primario quello di guadagnarli per Cristo. Aiutami a
contribuire sempre alla pace ed all'edificazione affinch io non faccia
nulla che possa essere motivo di scandalo per qualcuno. Nel nome di
Ges. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 202

60
Le implicazioni della grazia

1 Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei


deboli e non compiacere a noi stessi. 2 Ciascuno di noi
compiaccia al prossimo, nel bene, a scopo di edificazione. 3
Infatti anche Cristo non compiacque a s stesso; ma come
scritto: Gli insulti di quelli che ti oltraggiano sono caduti
sopra di me. 4 Poich tutto ci che fu scritto nel passato, fu
scritto per nostra istruzione, affinch mediante la pazienza e la
consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la
speranza. 5 Il Dio della pazienza e della consolazione vi
conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo
Cristo Ges, 6 affinch di un solo animo e d'una stessa bocca
glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Ges Cristo. 7
Perci accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha
accolti per la gloria di Dio (Romani 5:1-7).

n questa sezione della lettera ai cristiani di Roma, Paolo


conclude la sua argomentazione sui deboli e sui forti nella
chiesa, attirando la nostra attenzione sul Signore Ges Cristo come modello di comportamento anche in questo campo.
Parafrasando, l'Apostolo dice: Noi che siamo forti nella fede,
ben radicati e sicuri nelle dottrine della grazia, abbiamo l'obbligo di tollerare le incoerenze di coloro che sono deboli. Vi
sono spesso, infatti, nelle comunit cristiane fratelli che, bench abbiano accolto Ges come loro Signore e Salvatore, sono
instabili nella fede, non abbastanza eruditi su tutte le dottrine
cristiane e le loro implicazioni, spesso molto suscettibili alle seduzioni di varie tentazioni ed incoerenti in alcuni loro comportamenti. Dovremmo forse ergerci a loro giudici sempre
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 203

rimproverandoli e condannandoli, aspettandoci da loro inflessibilmente ci che probabilmente non sono ancora in grado di
fare? No, dobbiamo essere pazienti con i deboli, accompagnandoli piuttosto al loro passo, anche se lento.
E poi, siamo sicuri che, rilevando costantemente queste loro
debolezze, noi non lo facciamo veramente per amor loro e della verit, ma solo per noi stessi, per compiacere noi stessi? S,
questo nostro zelo potrebbe essere una copertura per il nostro desiderio di metterci in mostra, per farci lodare dagli altri,
per compiacerci di non essere come loro? Non potremmo essere cos identificati nel personaggio del fariseo nella parabola
di Ges che diceva: O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli
altri uomini, ladri, ingiusti, adlteri; neppure come questo pubblicano (Luca 18:11). Dovremmo verificare bene noi stessi quando
critichiamo ed accusiamo ergendoci a giudici e maestri. Certo,
i deboli non sono coerenti, ma lo siamo noi, per altro, sotto
altri aspetti? Noi che magari ci consideriamo forti, maturi,
magari proprio nel nostro atteggiamento non paziente, non
amorevole, manchiamo proprio di essere all'altezza di Ges,
in linea con lo spirito con il quale Egli si rapportava agli altri?
S, dovremmo pensare a come aiutarli, a come promuovere ed
edificare in loro ci di cui sono carenti, mirare al loro bene.
Questo il modo cristiano di fare.
Dovremmo sempre cercare veramente ci che edifica la comunit. Non dobbiamo cercare (come spesso avviene in questi
casi in modo pi o meno esplicito) le lodi per noi stessi... Dovremmo seguire Cristo, il quale, pur avendo diritto alla lode,
spesso era rimproverato e non cercava nemmeno di difendersi.
Dobbiamo seguire l'esempio degli uomini e delle donne di Dio
dei quali ci parla la Bibbia, la cui testimonianza scritta stata
intesa per noi, per la nostra istruzione ed incoraggiamento, per
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 204

infonderci la speranza che tutti i propositi di Dio avranno certo compimento. una vera medicina contro l'ansia e lo zelo
malinteso. l'atteggiamento della fiducia costruttiva.
Dovremmo prendere particolarmente a cuore la crescita qualitativa della nostra comunit cristiana. Essa, infatti, non cresce
con le critiche indiscriminate o con atteggiamenti, da parte di
alcuni di pretesa superiorit, ma con il nostro paziente ed
amorevole contributo. Dovremmo promuovere l'armonia della
vita comunitaria affinch Dio ne sia glorificato. Dovremmo accogliere gli altri come Cristo ci ha accolto, accettandoci immeritevoli come eravamo ed accompagnandoci nel cammino della fede in modo paziente ed amorevole. Quanti difetti noi stessi avevamo quando Cristo ci ha chiamato per la prima volta ad
appartenergli, e quanti ne abbiamo ancora che devono essere
aggiustati!
Di fatto noi e le nostre comunit, bench ci si possa vantare di
tante cose (e non abbiamo difficolt a pensarlo ed a farlo) non
abbiamo abbastanza compreso in che modo la grazia, e le dottrine che la riguardano, sia qualcosa che veramente deve determinare il modo che abbiamo di considerare noi stessi e di
trattare con gli altri. La nostra crescita spirituale pu essere ancora un lungo cammino.
Preghiera. Signore Iddio, fammi vedere chiaramente in me stesso,
dove io sbaglio, dove io non sono all'altezza di Cristo nel Suo modo
di essere, di pensare, di parlare, di comportarsi. Aiutami a comprendere e praticare ci che di reale edificazione della comunit cristiana. Aiutami a comprendere ed a praticare tutte le dimensioni dell'amore. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 205

61
L'Evangelo dell'accoglienza di Dio

8 Infatti io dico che Cristo diventato servitore dei circoncisi


a dimostrazione della veracit di Dio per confermare le
promesse fatte ai padri; 9 mentre gli stranieri onorano Dio per
la sua misericordia, come sta scritto: Per questo ti celebrer
tra le nazioni e canter le lodi al tuo nome. 10 E
ancora:vRallegratevi, o nazioni, con il suo popolo. 11 E
altrove: Nazioni, lodate il Signore; tutti i popoli lo celebrino.
12 Di nuovo Isaia dice: Spunter una radice di Iesse, colui che
sorger a governare le nazioni; in lui spereranno le nazioni.
13 Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni
pace nella fede, affinch abbondiate nella speranza, per la
potenza dello Spirito Santo (Romani 15:8-12).

'esortazione che l'Apostolo fa al versetto 7: Accoglietevi


gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria
di Dio trova la sua migliore illustrazione nel modo in
cui Dio ha accolto presso di S, come Suoi figli adottivi, prima
gli ebrei e poi gente d'ogni nazione. Tutto questo l'espressione della stupefacente grazia di Dio verso i peccatori, cosa che
l'Apostolo non cessa di rilevare e che noi non dovremmo prendere per scontata. Esaminiamo noi stessi attentamente per vedere quali pregiudizi e discriminazioni noi stessi tolleriamo
apertamente o coltiviamo nel nostro cuore. Sono essi compatibili con quanto affermiamo al riguardo della grazia di Dio e
con il modo in cui Dio stesso ci ha accolto?
Consideriamo Cristo, che si umiliato tanto da diventare il
servitore di Dio per la salvezza di Israele (i circoncisi), dimostrando la veracit di Dio nell'adempire fedelmente alle proMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 206

messe che erano loro state fatte ai loro padri nella fede. Consideriamo come molti siano coloro che, provenendo da altre nazioni, ora onorino Dio a causa della Sua misericordia verso di
loro in quello stesso Cristo. Tutto questo ben documentato
nell'Antico Testamento, e Paolo ne cita diversi esempi tratti
dai Salmi e dai profeti.
a questo punto che Paolo eleva a Dio una Preghiera affinch
Egli dia loro quelle benedizioni (gioia e pace) che provengono
proprio dalla fedele applicazione pratica, nella loro comunit,
del principio della grazia: Or il Dio della speranza vi riempia di
ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinch abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (13). Per questo essenziale, Paolo se ne rende conto, dell'intervento potente di Dio in
loro. Semplici esortazioni, infatti, non sarebbero sufficienti, lascerebbero il tempo che trovano. Se Dio non intervenisse direttamente sfidando i nostri pregiudizi e portandoci a ravvedercene e ad abbandonarli, le nostre comunit cadrebbero ben
presto in conflitti tali da renderne impossibile la sopravvivenza. Quando questo avviene, perch di fatto Egli n' stato
estromesso.
Da notare come nella Preghiera (questo non risulta bene nella
traduzione che usiamo) di fatto si dica: Credendo [nell'esercizio della nostra fede] il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia
e di ogni pace nella fede. agendo sollecitati dallo Spirito Santo,
sulla base della grazia ricevuta che noi otteniamo il risultato
che Dio si aspetta da noi, i frutti dello Spirito (Il frutto dello
Spirito invece amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bont, fedelt, mansuetudine, autocontrollo Galati 5:22).
Preghiera. Signore Iddio, che io giammai cessi di stupirmi per la
grazia che mi hai elargito in Cristo. Ti lodo e ti benedico perch le
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 207

Tue antiche promesse sono fedeli e veraci. Sospingimi ad essere sempre meglio Tuo testimone e fedele servitore. Amen.

62
La competenza dell'Apostolo rivendicata
14 Ora, fratelli miei, io pure sono persuaso, a vostro riguardo,
che anche voi siete pieni di bont, ricolmi di ogni conoscenza,
capaci anche di ammonirvi a vicenda. 15 Ma vi ho scritto un
po' arditamente su alcuni punti, per ricordarveli di nuovo, a
motivo della grazia che mi stata fatta da Dio, 16 di essere un
ministro di Cristo Ges tra gli stranieri, esercitando il sacro
servizio del vangelo di Dio, affinch gli stranieri diventino
un'offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo. 17 Ho
dunque di che vantarmi in Cristo Ges, per quel che concerne
le cose di Dio. 18 Non oserei infatti parlare di cose che Cristo
non avesse operato per mio mezzo allo scopo di condurre i
pagani all'ubbidienza, con parole e opere, 19 con la potenza di
segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito Santo. Cos da
Gerusalemme e dintorni fino all'Illiria ho predicato
dappertutto il vangelo di Cristo, 20 avendo l'ambizione di
predicare il vangelo l dove non era ancora stato portato il
nome di Cristo, per non costruire sul fondamento altrui, 21 ma
com' scritto: Coloro ai quali nulla era stato annunziato di
lui, lo vedranno; e coloro che non ne avevano udito parlare,
comprenderanno (Romani 15:14-21).

a lettera che l'apostolo Paolo scrive ai cristiani di


Roma, si sta avviando qui alla sua conclusione. Nell'inizio di questo suo epilogo notiamo come ancora egli
risponda alle possibili obiezioni dei suoi lettori, qui rivolte, in
modo particolare, alla sua persona. Qualcuno avrebbe potuto
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 208

dirgli: Come ti permetti, tu che neppure ci conosci, intervenire in questo modo nella vita della nostra comunit, sindacando
sul comportamento dell'uno e dell'altro, comandando, consigliando, giudicando ed usando espressioni spesso pure piuttosto dure?. Ecco cos che Paolo si giustifica, legittimando il
proprio operato.
(1) Io sono un ministro di Cristo, stabilito da Dio per diffondere l'Evangelo tra i non ebrei (gli stranieri, i Gentili) e
per sovraintendere alla vita delle comunit cristiane nate fra di
loro, consolidandole per la Sua gloria. La mia funzione ampiamente riconosciuta e sanzionata. Egli chiama questo il sacro servizio del vangelo di Dio (16).
(2) Voi di Roma siete una fra le tante comunit di cui io,
partendo da Gerusalemme, mi sono occupato ed ho visitato
(19), non mi occupo, quindi, solo di voi, anche se occupate, dimorando nella capitale dell'impero, una posizione chiave e
quindi di particolare responsabilit.
(3) Non intendo minimamente sostituirmi ai vostri legittimi conduttori, tant' vero che preferisco di solito operare in
zone in cui ancora non stato portato il nome di Cristo, proprio per non interferire indebitamente con il loro lavoro costruendo sul fondamento altrui. In quanto dico e faccio io rimango nei limiti delle mie competenze. La sua ambizione
primaria far conoscere Cristo l dov' ancora sconosciuto (20,
21).
(4) Quando affermo la mia identit e funzione di Apostolo,
non per vantarmene o per imporre un potere personale. A
questo servizio io sono pienamente qualificato. Non oserei, in-

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 209

fatti, parlare di cose che Cristo non avesse operato per mio mezzo
con la potenza di segni e di prodigi e dello Spirito Santo (18,19).
(5) Vi ho scritto su alcuni punti 'in modo ardito', duro, non
perch certo siate tutti da condannare. Ho trattato di alcune
questioni problematiche della vita della vostra comunit, ma
sono persuaso che la maggior parte di voi sia veramente esemplare quanto a bont e conoscenza, 'capaci anche di ammonirvi a
vicenda'. L'apostolo non ignora quel che di positivo c' fra di
loro, anzi, lo loda e valorizza.
Le lezioni che noi possiamo trarre dalle argomentazioni che
l'Apostolo fa in questo testo sono diverse. (1) La sua umile fermezza: sa chi e quale sia il compito che deve svolgere. Non
lo afferma con arroganza, ma intende farsi rispettare senza lasciarsi intimidire. (2) Le comunit cristiane non possono essere
intese come completamente autosufficienti ed indipendenti.
Hanno indubbiamente la loro autonomia che deve essere rispettata, ma la loro opera e testimonianza interconnessa e comune con le altre comunit cristiane. L'idea di sovraintendenza e vigilanza su di esse del tutto legittima. Esse non sono responsabili solo verso Dio e verso s stesse, ma devono rimanere in coordinamento anche con le altre. (3) Le comunit cristiane devono conservare un atteggiamento costruttivamente critico verso s stesse. Del tutto legittima l'ammonizione vicendevole, bench essa debba essere condotta nello spirito e secondo la legge di Cristo. Obiettivo deve essere l'edificazione,
da portarsi avanti in modo strategicamente appropriato. (4)
Nessuno deve presumere di parlare senza averne titolo e la necessaria competenza per farlo. Conoscenza ed esperienza sono
gli indispensabili requisiti di chi vorrebbe intervenire soprattutto per quanto riguarda l'Evangelo, la dottrina cristiana e la
vita di altri credenti. Troppo spesso, fra i cristiani, c' chi parla
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 210

a sproposito e senza averne diritto e sanzione. Arrogarsi dei


diritti che non competono loro, spesso sulla base di presunte
rivelazioni private da biasimare, bench indubbiamente vi
siano persone che riescono legittimamente ad assurgere a posizioni di responsabilit e potere senza avere avuto alcuna esperienza della potenza dello Spirito Santo in loro.
Preghiera. Signore Iddio, piega in me ogni presunzione affinch io
mi sottometta volentieri alla Tua autorit, quella che Tu esprimi attraverso gli scritti degli apostoli e dei profeti canonici ed attraverso il
servizio legittimato di coloro che Tu hai chiamato per prendersi cura
del Tuo gregge. Che io accetti, o Signore, come proveniente da Te, la
riprensione di chi d prova di competenza ed esperienza. Amen.

63
Debiti di riconoscenza
22 Per questa ragione appunto sono stato tante volte impedito
di venire da voi; 23 ma ora, non avendo pi campo d'azione in
queste regioni, e avendo gi da molti anni un gran desiderio di
venire da voi, 24 quando andr in Spagna, spero, passando, di
vedervi e di essere aiutato da voi a raggiungere quella regione,
dopo aver goduto almeno un po' della vostra compagnia. 25
Per ora vado a Gerusalemme, a rendere un servizio ai santi, 26
perch la Macedonia e l'Acaia si sono compiaciute di fare una
colletta per i poveri che sono tra i santi di Gerusalemme. 27 Si
sono compiaciute, ma esse sono anche in debito nei loro
confronti; infatti se gli stranieri sono stati fatti partecipi dei
loro beni spirituali, sono anche in obbligo di aiutarli con i beni
materiali. 28 Quando dunque avr compiuto questo servizio e
consegnato il frutto di questa colletta, andr in Spagna
passando da voi; 29 e so che, venendo da voi, verr con la
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 211

pienezza delle benedizioni di Cristo (Romani 16:22-29).

ella parte finale della lettera ai cristiani di Roma, non


troviamo pi discussioni ma riferimenti personali,
biografici, dell'Apostolo. Informa loro dei viaggi missionari che sta facendo e dei luoghi che ancora intende visitare. Passa poi a una lunga lista di saluti per persone che risiedevano a Roma e che egli conosce personalmente. Spunti di riflessione, per, non sono per noi assenti e quelli cercheremo di
evidenziare oggi e nei prossimi giorni.
Al versetto 25 egli menziona che deve recarsi a Gerusalemme
a rendere un servizio ai santi. Il servizio di cui parla di tipo
pratico e la cosa non meno importante del servizio che egli
rende evangelizzando, predicando ed insegnando. Ai cristiani
di Gerusalemme (i santi di cui qui parla, intesi come persone
consacrate a Dio) egli porta il denaro che ha raccolto durante i
suoi viaggi missionari, generosamente offerto dai credenti per
i poveri di Gerusalemme. Egli considera questo un debito di
riconoscenza che i cristiani di origine pagana devono agli
Israeliti. Essi sono ... in debito nei loro confronti; infatti se gli stranieri sono stati fatti partecipi dei loro beni spirituali, sono anche in
obbligo di aiutarli con i beni materiali (27).
I cristiani d'origine pagana [ancora noi oggi] si avvalgono di
inestimabili beni spirituali che appartengono, o comunque
provengono, da Israele. La storia di Israele con i personaggi
che ne sono stati protagonisti, ancora Dio sceglie di usarla
come esempio (in positivo ed in negativo) per nostra istruzione. I tesori di spiritualit come i Salmi rimangono per i cristiani al centro delle loro espressioni di culto. La sapienza delle
leggi e dei proverbi di Israele guida la nostra vita. Il messaggio
degli antichi profeti di Israele continua a portarci, inalterata e
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 212

rilevante, la Parola di Dio. Il dono pi grande che ci stato fatto attraverso Israele, ovviamente Ges di Nazareth, il Cristo,
il nostro Signore e Salvatore. Abbiamo indubbiamente di cui
essere riconoscenti. Per dimostrare riconoscenza, per, non basta dire grazie con la nostra bocca, ma dobbiamo farlo concretamente anche con il nostro denaro, se questo ci possibile.
I primi cristiani, bench spesso con scarse risorse materiali essi
stessi, contribuivano generosamente al sostentamento dei poveri di Gerusalemme. Molti cristiani hanno continuato ad aiutare e sostenere gli ebrei quando, lungo la storia, erano ingiustamente perseguitati. Ancora oggi l'opportunit di essere riconoscenti verso gli ebrei non manca. In che modo continuiamo a farlo?
In ogni caso, sostenere i poveri ed i bisognosi fa parte integrante della vita cristiana, al cui cuore stesso sta il concetto di
condivisione. Non solo i cristiani si compiacciono di aiutare
i bisognosi (non un peso, ma un piacere), ma lo considerano
loro preciso dovere. L'amore, per il cristiano, non qualcosa di
astratto o sentimentale, ma si concretizza in atti sostanziali di
solidariet. Il Signore Ges stesso, come vediamo nei vangeli,
era costantemente impegnato nel sociale per sovvenire ai bisogni materiali della gente. La vita cristiana certo non si riduce
alla solidariet sociale, ma certamente la include. La buona notizia dell'Evangelo non fatta soltanto dell'annuncio delle benedizioni spirituali che ci provengono dal Cristo, accolto con
fede, ma si manifesta ogni qual volta vi sono persone che,
dopo aver accolto nella loro vita Ges di Nazareth come loro
Signore e Salvatore, Lo seguono imitandolo nel beneficare il
loro prossimo. Questo pu e deve essere fatto condividendo
con i bisognosi le nostre risorse materiali, ma anche impegnandoci nel volontariato per sostenere in vario modo, bambini,
malati, invalidi ed anziani. Le opportunit per manifestare
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 213

concretamente l'amore di Cristo intorno a noi sono infinite, basta avere occhi per vedere, quella sensibilit che Dio acuisce in
noi quando ci rigenera spiritualmente. Il volere ed il fare
che Dio suscita in noi quando giungiamo alla conversione a
Cristo, non riguarda soltanto l'impegno religioso (strettamente parlando), ma anche l'impegno sociale che potrebbe
altres assumere dimensioni politiche.
Si potrebbe cos dire che la pienezza delle benedizioni di Cristo
la si ottiene non solo quando di tutto cuore ci affidiamo a Lui
per la nostra salvezza, ma quando lo seguiamo praticando tutti i valori di cui Egli era e rimane espressione. Infatti: In ogni
cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando
cos, e ricordarsi delle parole del Signore Ges, il quale disse egli
stesso: "Vi pi gioia nel dare che nel ricevere"" (Atti 20:35).
Preghiera. Signore Iddio, perdonami: quante scuse e giustificazioni
spesso trovo per non occuparmi fattivamente per i bisognosi che incontro sulla mia strada. Tante volte nemmeno li vedo o faccio finta di
non vederli! Acuisci in me, te ne prego, la sensibilit ad essere non
soltanto impegnato a livello religioso, ma anche a livello sociale.
Dar quindi maggiore evidenza, oltre alle mie parole, di essere veramente tuo discepolo. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 214

64
Combattere nelle preghiere
30 Ora, fratelli, vi esorto, per il Signore nostro Ges Cristo e
per l'amore dello Spirito, a combattere con me nelle preghiere
che rivolgete a Dio in mio favore, 31 perch io sia liberato dagli
increduli di Giudea, e il mio servizio per Gerusalemme sia
gradito ai santi, 32 in modo che, se piace a Dio, io possa venire
da voi con gioia ed essere confortato insieme con voi. 33 Or il
Dio della pace sia con tutti voi. Amen (Romani 15:30-33).

es passava molto del Suo tempo in Preghiera, cos


facevano uomini e donne di Dio, quelli pi attivi,
efficaci, rilevanti... Che la Preghiera, allora, sia importante nella vita del cristiano? Ovviamente. una lezione
che ancora dobbiamo imparare e, dopo averla imparata, continuare ad approfondirla. Temo infatti che molti fra noi moderni
ancora non abbiamo sufficiente consapevolezza dell'importanza della Preghiera e spesso non sappiamo come pregare. Ges
era stato in disparte a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: 'Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha
insegnato ai suoi discepoli' (Luca 11:1).
L'apostolo Paolo, nel testo di oggi parla della Preghiera come
di un combattimento e presuppone che la Preghiera fatta insieme ad altri fratelli e sorelle nella fede sia essenziale per poter
prevalere contro le potenti forze di opposizione che vorrebbero pregiudicare la sua missione, l'opera dei servitori di Dio in
questo mondo per l'avanzamento del Suo regno.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 215

...vi esorto... a combattere con me nelle preghiere che rivolgete a


Dio. Dall'originale termine combattere derivano i nostri
concetti di agonia ed agonismo, concetti che pochi oggi
forse assocerebbero alla Preghiera. La Preghiera, allora, diventa espressione di una strenua resistenza contro le forze spirituali della malvagit che si avvalgono degli empi e degli increduli per sferrare i loro attacchi contro i figli di Dio. Siamo di
fronte ad un fenomeno simile a quello che spesso accade in politica. come quando una forza di opposizione politica usa
ogni mezzo, lecito ed illecito, per distruggere chi sta al potere e
chi lo appoggia. Al potere c' Dio e i Suoi servitori operano
con Lui e per Lui. Credete forse che le forze spirituali avverse
a Dio si lascino impressionare per questo? Non si danno pace,
non tollerano di vedere Dio agire e prevalere. No, sono pronte
a tutto pur di infliggere a Dio ed a chi Lo serve i maggiori danni possibili. Notate come l'arma che Paolo usa ed esorta ad
usare contro gli increduli di Giudea che attentano alla sua persona ed all'efficacia della sua azione, sia la Preghiera e non
tanto la polemica verbale o strategie di altro tipo (bench gli
avversari di Paolo non esitino ad usare contro di lui la diffamazione, la violenza fisica e persino i complotti per assassinarlo). S, perch, il nostro combattimento infatti non contro sangue
e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori
di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagit,
che sono nei luoghi celesti (Efesini 6:12). Si tratta essenzialmente
di potenze spirituali quelle che operano in questo mondo per
pregiudicare e distruggere l'opera di Dio e dei Suoi servitori e
ministri: per questo esse non possono che essere avversate attraverso altrettanta potenza spirituale, quella della Preghiera,
che si rivela pi forte ancora.
Non sappiamo spiegare molto bene come, ma evidentemente
la Preghiera libera e mette in azione energie spirituali tali da
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 216

contrastare efficacemente le forze del male, crea un'atmosfera


che rende irrespirabile la loro aria. Le forze spirituali della
malvagit, infatti, vivono della aria mefitica che esse stesse
producono. Non a caso la Scrittura parla di Satana come del
principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli (Efesini 2:2). Evidentemente siamo qui di
fronte a quella realt che solo chi spiritualmente cieco nega.
Di essa, per, oggi i figli di Dio hanno spesso una consapevolezza alquanto limitata. Per questo quanto mai opportuno
che noi chiediamo al Signore: Insegnaci a pregare e rendici
meglio consapevoli della realt delle cose spirituali, della potenza di Satana e, soprattutto della potenza della Preghiera
come l'arma che Tu ci metti a disposizione e vuoi che usiamo
per agire in questo campo.
Da sottolineare, poi, sulla base di quanto l'Apostolo ci dice
oggi, come il combattimento spirituale non debba essere condotto in modo solitario, ma insieme ai nostri fratelli e sorelle
nella fede. Si tratta, infatti, di un combattimento da fare assieme: allora sar particolarmente efficace. vero: questo tipo di
realt fa sorgere nella nostra mente ogni sorta di domande e
per alcuni particolarmente problematico. Che importa,
per, se non riusciamo a capire tutto, che importa se non riusciamo ad inquadrare la realt della Preghiera e della dimensione spirituale della realt in categorie razionali? Non facciamoci troppe domande sulla Preghiera, ma preghiamo come
ci esorta a fare l'Apostolo, anzi, come egli ci scongiura a farlo
per il Signore nostro Ges Cristo e per l'amore dello Spirito.
come se dicesse: Se amate e seguite il Signore Ges Cristo e lo
Spirito Santo, combattiamo insieme nella Preghiera. Se amate
Dio e volete che il Suo regno venga e Satana sia sconfitto, preghiamo insieme. Se amate me e credete che la mia opera per il
Signore sia importante e debba avanzare per il mondo, pregaMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 217

te!. Poich dove due o tre sono riuniti nel mio nome, l sono io in
mezzo a loro" (Matteo 18:20); E in verit vi dico anche: se due di
voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella
sar loro concessa dal Padre mio che nei cieli (Matteo 18:19).
Preghiera. quanto mai opportuno e necessario, o Signore, non
solo che io termini questa mia riflessione quest'oggi con la Preghiera,
ma che io ti chieda di poter avere maggiore consapevolezza della sua
importanza ed effetti. Signore, io non so pregare come si conviene,
insegnamelo, Te ne prego. Fa che io utilizzi, insieme ai miei fratelli e
sorelle nella fede, tutte le risorse spirituali che Tu ci metti a disposizione non solo per sopravvivere spiritualmente in questo mondo, ma
per prevalere. Te lo chiedo nel nome e per i meriti del Tuo Figlio
Ges Cristo, mio Signore e Salvatore. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 218

65
Non solo saluti...
1 Vi raccomando Febe, nostra sorella, che diaconessa
della chiesa di Cencrea, 2 perch la riceviate nel Signore,
in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in
qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poich ella
pure ha prestato assistenza a molti e anche a me. 3
Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo
Ges, 4 i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non
io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle
nazioni. 5 Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa
loro. Salutate il mio caro Epeneto, che la primizia
dell'Asia per Cristo. 6 Salutate Maria, che si molto
affaticata per voi. 7 Salutate Andronico e Giunia, miei
parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati
fra gli apostoli ed erano in Cristo gi prima di me. 8
Salutate Ampliato, che mi caro nel Signore. 9 Salutate
Urbano, nostro collaboratore in Cristo, e il mio caro
Stachi. 10 Salutate Apelle, che ha dato buona prova in
Cristo. Salutate quelli di casa Aristobulo. 11 Salutate
Erodione, mio parente. Salutate quelli di casa Narcisso
che sono nel Signore. 12 Salutate Trifena e Trifosa, che si
affaticano nel Signore. Salutate la cara Perside che si
affaticata molto nel Signore. 13 Salutate Rufo, l'eletto nel
Signore e sua madre, che anche mia. 14 Salutate
Asincrito, Flegonte, Erme, Patroba, Erma, e i fratelli che
sono con loro. 15 Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua
sorella, Olimpa e tutti i santi che sono con loro. 16
Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutte le
chiese di Cristo vi salutano (Romani 16:1-16).

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 219

uali insegnamenti e riflessioni si potrebbero trarre dall'elenco di saluti finali di una lettera? Indubbiamente
diversi, perch nulla nelle Sacre Scritture stato lasciato
al caso e da considerarsi superfluo.
Possiamo notare, prima di tutto, il ruolo di pari dignit delle
donne nell'ambito della chiesa cristiana, considerate sia singolarmente che in coppia con un uomo. Non troviamo in questo
elenco alcuna indicazione di un ruolo subordinato delle donne, che qui occupano, al contrario, anche ruoli di protagoniste
nell'opera del Signore e di conduzione di comunit. Febe (diaconessa), da ricevere in modo degno dei santi, Prisca (collaboratrice di Paolo, menzionata prima di Aquila, suo marito, che
hanno rischiato la vita per la loro fede), Maria che si molto affaticata per i cristiani di Roma, Giunia (che, con Andronico, si
segnalata come apostolo), Trifosa e Perside (che pure si sono
affaticate nel Signore, Giulia, e Olimpa. Questa particolare dignit della donna cristiana non stata spesso gradita ed apprezzata da molti cristiani nel corso della storia. Ancora oggi
vi ancora chi, ostinatamente legato a stereotipi culturali subordinazionisti, si affatica non tanto, come dovrebbe, a sostenere la pari dignit cristiana ed evangelica della donna con
l'uomo, ma a torcere in tutti i modi le Scritture stesse per giustificare i suoi pregiudizi. Testimonianza ne il nostro testo
stesso: durante il Medioevo, infatti, al versetto 7, si trasforma il
nome Andronico e Giunia in Andronico e Giuniano non sopportando che una donna fosse considerata allora apostolo,
secondo la migliore traduzione: Salutate Andronco e Giunia,
miei parenti e compagni di prigionia; sono degli apostoli insigni che erano in Cristo gi prima di me (CEI). Il concetto, infatti, Non c' qui n Giudeo n Greco; non c' n schiavo n libero;
non c' n maschio n femmina; perch voi tutti siete uno in Cristo
Ges (Galati 3:28), implica non soltanto pari dignit, ma anMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 220

che pari opportunit nel ministero cristiano. una lezione che


ancora oggi molti devono imparare.
Un secondo concetto che mi sembra importante in questo brano si trova nel versetto 5: Salutate anche la chiesa che si riunisce
in casa loro. Per essere chiesa non essenziale il tradizionale
edificio ecclesiastico. Sempre di pi oggi giustamente si apprezzano i vantaggi del gruppo di cristiani che si riunisce in
una casa privata per pregare, studiare la Bibbia e per sviluppare quella comunione fraterna che le grandi assemblee o la
partecipazione anonima al culto non permettono. Vi sono
oggi comunit cristiane con molti membri che intenzionalmente si suddividono in gruppi locali proprio per perseguire una
qualit maggiore della vita cristiana individuale e comunitaria. In molte situazioni di persecuzione della fede cristiana,
sono le chiese domestiche a garantire la continuit della
chiesa. In una societ sempre pi secolarizzata, inoltre, la trasmissione della fede pu avvenire in modo molto pi efficace
allorch un singolo od una famiglia cristiana invita in casa
propria amici, parenti e vicini per condividere con loro l'Evangelo. Le paure di coloro che con le chiese domestiche temono l'insorgere del settarismo, sono totalmente infondate se
esse rimangono aperte verso l'esterno, in comunione con altre
chiese e gruppi, condotte con competenza e, quel che pi importa, radicate nella sana dottrina biblica. Le chiese domestiche sono completamente legittimate dalla pratica dei cristiani
riflessa negli scritti del Nuovo Testamento che, anche in questo caso, deve esserci di esempio.
Non si pu, infine tralasciare di considerare, nel nostro testo, il
ripetuto riferimento ad uomini e donne che si affaticano nell'opera del Signore, che vi si impegnano con diligenza. una
lezione importante: l'opera della promozione della fede cristiaMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 221

na non era e non deve essere affidata soltanto alle persone a


questo specializzate, a ministri di culto ordinati soltanto.
Apostoli, pastori, evangelisti, dottori... non erano i soli ad impegnarsi nell'opera della chiesa. A Roma c'era chi aveva preceduto l'Apostolo nell'opera evangelistica e che continuavano ad
essere responsabili. I semplici credenti non solo sono importanti nell'opera della chiesa, ma essenziali. Nella chiesa siamo
tutti laici ed impegnati, ciascuno secondo i doni ricevuti.
Preghiera. Ti ringrazio, Signore Iddio, dei talenti e delle responsabilit che Tu hai affidato a uomini e donne; anche a me! Tu mi chiami ad essere attivamente al Tuo servizio nel luogo dove mi trovo e mi
fornisci di tutte le risorse adatte a portare avanti efficacemente il mio
ministero insieme ai miei fratelli e sorelle nella fede. Voglio aprire la
mia casa affinch diventi altres il Tuo tempio per promuovere il Tuo
Regno. Aiutami a realizzare questo nel modo migliore e con impegno, secondo l'esempio di tanti cristiani nel corso della storia ed ancora oggi che non hanno avuto paura di affaticarsi per Te. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 222

66
Attenzione agli agenti provocatori!

17 Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che


provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con
l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro. 18
Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Ges Cristo, ma
il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il
cuore dei semplici. 19 Quanto a voi, la vostra ubbidienza
nota a tutti. Io mi rallegro dunque per voi, ma desidero che
siate saggi nel bene e incontaminati dal male. 20 Il Dio della
pace stritoler presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del
Signore nostro Ges Cristo sia con voi (Romani 16:17-20).

'apostolo Paolo, nel terminare la sua lettera ai cristiani


di Roma, passa in rassegna, salutandoli uno per uno,
diversi fra loro che egli conosce personalmente. Improvvisamente, per, interrompe questa lista di saluti come se
si rendesse conto che, nonostante siano una comunit sana ed
esemplare, devono essere avvertiti sulla concreta possibilit
che, se non vigilano diligentemente, persone problematiche
la possano turbare e danneggiare. Potrebbe trattarsi di problemi caratteriali di alcuni fra i loro membri, o addirittura, persone che con malizia si insinuano consapevolmente fra di loro
con l'intenzione di danneggiare la comunit. Indubbiamente
l'avversario di Dio, Satana, non se ne sta tranquillo a guardare
l'opera di una comunit cristiana. Non pu sopportare, infatti,
che essa diligentemente promuova il regno di Dio e addirittura si distingua per le sue virt. Ecco cos che Satana manipola
le persone giuste per guastare l'opera della comunit . I suoi
responsabili non possono permettersi di abbassare la guardia, devono pastoralmente vigilare, pronti, all'occorrenza, a
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 223

conservare la disciplina della comunit, quella stabilita dalla


Parola di Dio.
L'Apostolo qui identifica due tipi di potenziali piantagrane:
(1) le persone contenziose e settarie, sempre pronte a litigare, a
polemizzare, coloro che provocano le divisioni, e (2) le persone
che provocano scandali atti a discreditarla, ad infangare il
buon nome della comunit. Sembra persino impossibile, ma ci
sono in giro veri e propri agenti provocatori, mine vaganti che si nascondono sotto apparenze religiose e rispettabili e che, quando non si insinuano proditoriamente nella comunit stessa, attraggono abilmente a s il cuore dei semplici,
con discorsi suadenti, un lusinghiero parlare. Presentandosi,
magari, come (apparenti) difensori della verit, calunniano
singoli credenti e ministri di Dio con accuse palesi o insinuazioni, tendono tranelli, mettono in giro voci, inducono sospetti, ecc..
Perch lo fanno? I motivi possono essere tanti: per gelosia, per
malanimo, per vendicarsi, per spirito di parte, per dare corda a
pregiudizi, per loro idee fisse che vorrebbero far prevalere o
perch hanno un'idea del tutto personale di come debbano essere le cose, oppure semplicemente perch la testa non gli
funziona. L'Apostolo indica come la motivazione del loro
comportamento: servono il loro ventre, cio lo fanno per i loro
interessi privati, egoistici. Non si tratta necessariamente di un
profitto economico, ma di un qualche loro vantaggio, fosse anche solo il proprio autocompiacimento, la soddisfazione del
proprio io, la fama, il proprio nome.
necessario, cos, allontanarsi da questi agenti provocatori,
non bisogna loro dare corda, devono essere emarginati, neutralizzati, bisogna gettare acqua sul loro fuoco, rifiutare di
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 224

ascoltarli per essere saggi e rimanere incontaminati dal male,


fedeli all'insegnamento ricevuto.
Le tecniche usate da questi piantagrane possono essere molto sottili. Potrebbero tentare di pregiudicare l'unit della fede,
ma anche, in una situazione di frammentazione come quella
attuale, presentarsi come fautori di pace e di unit! Su quale
base, per? Non sulla verit (l'insegnamento che avete ricevuto
v. 17), ma, magari, su un vangelo ridotto ai minimi termini
che relativizza le dottrine, sulla base dell'autorit di uomini, su
esperienze mistiche, su dottrine non bibliche. In entrambi i casi
(provocando divisioni, o promuovendo unit su basi errate) il
loro scopo quello di sovvertire la chiesa e neutralizzarne l'opera.
Ecco quindi, la necessit della vigilanza (tener d'occhio) da
parte dei cristiani ubbidienti alla verit e dei legittimi responsabili delle comunit cristiane, sicuri che Il Dio della pace stritoler presto Satana sotto i vostri piedi secondo la promessa di
Genesi 3:15 Io porr inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccer il capo e tu le ferirai il calcagno, dove Ges, la Parola di Dio, progenie di
lei.
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio degli avvertimenti che mi dai
attraverso la Tua Parola. Che io non sia ingenuo ma vigilante in un
mondo dove ancora Satana si aggira come un leone famelico in cerca
di chi poter sbranare. Tienimi lontano dalle seduzioni di coloro che
cercano di provocare divisioni e scandali. Conservami nell'ubbidienza dell'insegnamento ricevuto dai Tuoi profeti ed apostoli, Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 225

67
A Dio sia la gloria per ogni cosa

21 Timoteo, mio collaboratore, vi saluta e vi salutano anche


Lucio, Giasone e Sosipatro, miei parenti. 22 Io, Terzio, che ho
scritto la lettera, vi saluto nel Signore. 23 Gaio, che ospita me e
tutta la chiesa, vi saluta. Erasto, il tesoriere della citt e il
fratello Quarto vi salutano. 24 [La grazia del nostro Signore
Ges Cristo sia con tutti voi. Amen.] 25 A colui che pu
fortificarvi secondo il mio vangelo e il messaggio di Ges
Cristo, conformemente alla rivelazione del mistero che fu
tenuto nascosto fin dai tempi pi remoti, 26 ma che ora
rivelato e reso noto mediante le Scritture profetiche, per ordine
dell'eterno Dio, a tutte le nazioni perch ubbidiscano alla fede,
27 a Dio, unico in saggezza, per mezzo di Ges Cristo sia la
gloria nei secoli dei secoli. Amen (Romani 16:21-27).

a lettera dell'apostolo Paolo ai cristiani di Roma ora veramente giunge alla conclusione. Dopo i saluti a, abbiamo i saluti da. L'apostolo Paolo non opera da
solo: accompagnato da valenti collaboratori. Questa stessa
lettera stata dettata ad un segretario, Terzio, perch probabilmente (come risulta anche da altre lettere), Paolo ha problemi
di vista ed allora non esistevano occhiali.
La lettera chiude con quella che, in termini tecnici, si chiama
dossologia, l'attribuzione di ogni cosa, della lode e della gloria a Dio. Non pu esservi migliore conclusione per una lettera
che ha esposto a cos chiare lettere una dottrina che ancora
oggi molti fanno fatica ad accettare, persino in campo cristiano. Tutto deriva da Dio ed finalizzato a Dio. Egli l'artefice
di ogni cosa ed il sostenitore di ogni cosa. Anche la salvezza
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 226

della creatura umana dal peccato che pregiudica la sua vita,


temporale ed eterna, appartiene a Dio, dipende da Lui, dal
principio alla fine, e non da noi. Sebbene le creature umane abbiamo, relativamente parlando, spazi di libert e di autonomia, tutto ci che siamo, facciamo, decidiamo dipende da Dio.
insensato pretendere che sia altrimenti. Possiamo e dobbiamo mettere Dio davanti a tutto il campionario delle preposizioni che usiamo in italiano: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra...
Difatti, il significato grammaticale stesso di preposizione
Parte invariabile del discorso che unisce due unit sintattiche
in un rapporto di subordinazione e, nel nostro caso, la parte
subordinante Dio.
Si tratta davvero di una grazia stupefacente, da parte di Dio,
renderci partecipi della luce dell'Evangelo, noi che, come i cristiani di Roma di quel tempo, apparteniamo alle nazioni e
siamo cos giunti all'ubbidienza della fede. Questa dossologia
magnifica ed esalta una tale grazia per rafforzare la nostra fiducia affinch, con il cuore rivolto a Dio, noi possiamo pienamente attenderci tutte quelle cose che qui sono attribuite a Lui
e possiamo confermare la nostra speranza in ci che verr contemplando i benefici ricevuti nel passato.
L'Apostolo attribuisce ogni gloria a Dio soltanto e poi, per mostrare come giustamente Gli sia dovuta, menziona alcuni dei
Suoi attributi, attraverso i quali appare come Egli solo sia degno di ogni lode. Dio unico in saggezza: confidare, infatti,
per questo in noi stessi o in chiunque altro, prima o poi ci deluder. Aggiungendo nel v. 25 che Dio pu fortificarci (letteralmente: Egli ha il potere di renderci stabili nella fede), questo
ci rende ancora pi certi della nostra perseveranza fino alla
fine. Affinch, poi, ancor meglio possiamo trovare la nostra
pace nel Suo potere, l'Apostolo aggiunge che questo abbonMeditazioni sull'epistola ai Romani, p. 227

dantemente confermato nel vangelo e nel messaggio di Ges


Cristo. L'Evangelo, infatti, non solo ci promette la grazia per
l'oggi, ma ci d la sicurezza che essa durer per sempre. Essa
non ci sar mai tolta, perch nell'Evangelo Dio ci annunciato
come Padre, non solo al presente, ma fino alla fine. La nostra
adozione come figli di Dio si estender persino oltre la morte,
perch ci condurr ad un'eredit eterna.
Altre cose, poi, qui sono menzionate per raccomandare la potenza e la dignit dell'Evangelo. Egli chiama l'Evangelo la
predicazione di Ges Cristo (nella Riveduta, qui il messaggio), in quanto l'intera somma e sostanza dell'Evangelo senza dubbio contenuta nel conoscere Cristo e nello stabilire un
rapporto personale con Lui. La Sua dottrina rivelazione di un
mistero, di un sublime segreto, nascosto fin dai tempi pi remoti, eppure esso ci stato fatto conoscere: non dovrebbe solo
questo suscitare la nostra riconoscenza e la nostra lode? Se poi
questo ci crea qualche dubbio su come possa essere che questo
mistero, nascosto per cos tanto tempo, abbia potuto emergere
cos improvvisamente, l'Apostolo ci insegna che questo non
stata una scoperta fatta per caso o trovata per l'umano ingegno, ma avvenuta attraverso la divina preordinazione. Quel
che accade, infatti, non mai per caso ed in modo inatteso,
come se le opere di Dio fossero basate su ci che improvvisamente a Dio Gli salta in testa di fare. Quel che sembra essere
apparso improvvisamente, in realt era stato decretato per ordine dell'Eterno Dio prima della stessa fondazione del mondo,
cos come era stato preannunciato dalle Scritture profetiche.
la stessa prospettiva dell'apostolo Pietro: ...fu loro rivelato che
non per se stessi ma per voi ministravano quelle cose che ora vi sono
state annunziate da coloro che vi hanno evangelizzato per mezzo dello Spirito Santo mandato dal cielo; nelle quali cose gli angeli desiderano riguardare bene addentro (1 Pietro 1:12).
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 228

Sia quindi lode e gloria a Dio per sempre per la grazia che Egli
ci ha manifestato in Cristo Ges, nostro Signore e Salvatore.
A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati col suo sangue, e
ci ha fatti essere un regno e sacerdoti all'Iddio e Padre suo, a lui siano la gloria e l'imperio nei secoli dei secoli. Amen Apocalisse 1:56).
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio per avermi parlato in modo
cos meraviglioso attraverso la testimonianza di questa lettera ai cristiani di Roma. Ho appreso ed approfondito tante cose. Ho imparato
a confidare ancor di pi in Te, nel Tuo amore e nella Tua giustizia,
ripudiando ogni umana presunzione. Ho appreso quegli eterni misteri che Ti sei compiaciuto ora di rivelarmi. Fa s, Te ne prego, che
sempre meglio io viva la fede in Cristo e continuando a meditare la
Tua Parola, io partecipi ad altri quanto Tu mi insegni. Grazie che mi
confermi la Tua benedizione e provvidenza, in Cristo Ges. Amen.

Indice generale
La sua e la nostra identit .............................................................7
Le aspirazioni dell'Apostolo e le nostre ......................................9
La nostra giustizia e la giustizia di Dio .....................................12
Impresse ma soppresse.................................................................15
Inescusabili....................................................................................18
Inevitabili disfunzioni, corruzione e morte...............................21
Il giusto giudizio di Dio...............................................................24
La legge di Dio la conosciamo bene!...........................................27
Non vanagloria ma onest di fronte a Dio.................................31
Le formalit religiose non rendono giusti..................................35
La fedelt di Dio, ciononostante..................................................37
Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 229

Gli effetti della grazia di Dio in Cristo.......................................41


Tutti bocciati..................................................................................44
Non la nostra giustizia ma la Sua................................................47
Colui che giustifica l'empio..........................................................51
Ricevere per grazia mediante la fede..........................................54
Gli effetti della grazia di Dio in Cristo.......................................57
Senza forza, ma sostenuti.............................................................60
Qual la nostra genealogia?.......................................................63
Morire alla vecchia vita e risorgere alla nuova..........................67
Vivere nell'ambito della grazia di Dio........................................71
Le inevitabili conseguenze delle nostre scelte...........................75
L'affrancamento del cristiano dal legalismo..............................77
Concupiscenza: il peccato fondamentale...................................80
Convivere con le contraddizioni del presente...........................85
Non pi condannati......................................................................89
Il vero cristiano vive secondo lo Spirito di Cristo.....................92
Vivere come figli adottivi di Dio.................................................95
Conforto e certa speranza............................................................98
Sospiri ispirati, sostenuti
e giunti a destinazione!...............................................................101
Una questione di prospettiva....................................................103
Certezze incrollabili....................................................................106
Sentimenti d'amore e di tristezza
verso Israele.................................................................................110
Uno scomodo messaggio...........................................................113
Obiezioni a Dio............................................................................116
Il residuo eletto............................................................................124
Una grazia che travalica le frontiere.........................................127
La Sua giustizia, fatta nostra per fede.......................................131
L'esperienza della salvezza........................................................135
Un messaggio efficace................................................................138
Fino agli estremi confini del mondo.........................................141

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 230

La sovrana libert di Dio


e le minoranze significative.......................................................145
L'importanza di allargare i nostri orizzonti.............................149
Quando Dio taglia via i rami secchi..........................................153
La salvezza futura d'Israele.......................................................157
Accettare le limitazioni della nostra mente..............................161
Consacrazione a Dio...................................................................164
Anticonformismo........................................................................167
Il nostro posto nella comunit cristiana...................................171
Una comunit cristiana di qualit!........................................174
Vendette.......................................................................................177
I cristiani: cittadini responsabili................................................181
Il debito dell'amore.....................................................................184
Il momento cruciale del risveglio..............................................187
Saggezza nei nostri rapporti con gli altri.................................190
Vivere per il Signore...................................................................194
Non giudici degli altri, ma di noi stessi!...................................197
Amore e considerazione per l'altro vengono prima di ogni altra cosa..........................................................................................199
Le implicazioni della grazia.......................................................203
L'Evangelo dell'accoglienza di Dio...........................................206
La competenza dell'Apostolo rivendicata................................208
Debiti di riconoscenza................................................................211
Combattere nelle preghiere........................................................215
Non solo saluti.............................................................................219
Attenzione agli agenti provocatori!..........................................223
A Dio sia la gloria per ogni cosa................................................226

Meditazioni sull'epistola ai Romani, p. 231