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PANIERE LEZIONI 14 - 61

Lezione 014
01. Quale delle seguenti affermazioni è vera:
Piero Guicciardini, padre di Francesco, fu sostenitore dei Medici e poi di Savonarola

02. Alamanno Salviati, suocero di Guicciardini, era


oppositore di Soderini e capo del partito ottimatizio

03. Un nuovo impulso al metodo storiografico fu data dagli umanisti


Coluccio Salutati, Leonardo Bruni, Lorenzo Valla

04. La Storia d'Italia di Francesco Guicciardini


venne pubblicata vent'anni dopo la sua morte, nel 1560

05. Si traccino le linee fondamentali del percorso di studi di Francesco Guicciardini


Francesco Guicciardini cominciò a seguire corsi di giurisprudenza allo studio di Pisa (che aveva sede a
Firenze in quel momento), poi a Ferrara e poi a Padova fino al 1505 e nello stesso anno si addottorò a
Firenze, dove aveva già cominciato a insegnare Istituzioni civili. Per sette anni Guicciardini esercitò
l’avvocatura difendendo istituzioni religiose e cittadine.
06. Quali sono i modelli culturali a cui si ispira Guicciardini da un punto di vista storiografico e filologico?
Gli storici di eccezionale levatura che si erano distinti durante l’Umanesimo per aver dato spazio alla valutazione e alla
critica delle fonti. Per esempio Coluccio Salutati, Leonardo Bruni e il maestro del nuovo metodo Lorenzo Valla;
quest’ultimo aveva fatto della filologia lo strumento principe di indagine in campo storico. Esemplare è il caso della
Donazione di Costantino, Valla ha dimostrato essere un falso ben posteriore, appositamente forgiato dalla Chiesa per
poter giustificare il proprio potere temporale (in nome di una mai esistita donazione di un territorio ad opera
dell’Imperatore Costantino)

Lezione 015
01. Francesco Guicciardini fu governatore
di Modena e poi anche di Reggio

02. Tra papa Leone X e papa Clemente VII fu papa


Adriano VI, che esautorò Guicciardini dai suoi incarichi

03. A partire dal 1526 Francesco Guicciardini è


a Roma come consigliere e ministro del papa Clemente VII Giulio de' Medici

04. Prima di essere nominato governatore di Bologna, nel 1531, Guicciardini, dopo la caduta della Repubblica, a
Firenze
si occupò dell'epurazione della fazione medicea

05. Quali sono state le cariche politiche di Guicciardini?


Ambasciatore in Spagna della Repubblica di Firenze presso Ferdinando il Cattolico. Membro della Signoria. Al servizio
del Papa come avvocato concistoriale. Governatore di Modena nominato da Leone X. Governatore di Reggio.
Commissario generale dell’esercito di leone X nella guerra contro la Francia al fianco dell’imperatore. Fu esautorato
sotto Adriano VI. Presidente della Romagna nominato da Clemente VII. Ministro e consigliere a Roma, in questa
occasione spinge Clemente all’adesione alla lega filofrancese di Cognac. Luogotenente generale delle truppe della
chiesa quando ci fu la caduta della Lega, il sacco di Roma e la caduta dei Medici. Quando Clemente VII ristabilisce la
pace con Carlo V incoronandolo imperatore, Guicciardini fu condannato in contumacia. Caduta la nuova Repubblica
Guicciardini fu governatore di Bologna e successivamente consigliere di Alessandro de Medici.

06. Si descriva l'opera di Guicciardini storico d'Italia nel contesto storico-letterario che l'ha preceduta (con elementi
biografici)
Guicciardini può essere considerato uno dei più grandi storici italiani, grazie alla sua Storia d’Italia pubblicata nel 1560,
20 anni dopo la sua morte. Un’opera unica per il metodo e l’atteggiamento storiografico adottato. Il contesto in cui si
muove lo storico non è privo di stimoli: nel Medioevo l’attività storiografica non si era interrotta e durante
l’Umanesimo molti storici diedero il loro contributo grazie ad un uso critico delle fonti. Un nuovo spirito filologico è
visibile in Coluccio Salutati o Leonardo Bruni, ma il grande maestro fu Lorenzo Valla che fece della filologia lo
strumento principe di indagine nel campo linguistico e storico. In questo contesto di inserisce Guicciardini che tenne
un diario in cui annotava incarichi, onorari, documenti. La prima opera storiografica è “Le Storie fiorentine” in cui
traccia una storia di Firenze iniziando dal Tumulto dei Ciompi. Nel periodo in cui era ambasciatore in Spagna scrisse “il
Discorso di Logrogno” in cui ipotizzava la nuova forma di governo per Firenze, dato che i Medici erano stati cacciati per
la seconda volta. Nel periodo di esautorato lavorò al “Dialogo del reggimento di Firenze”. Durante la repubblica
fiorentina lavorò a 3 orazioni: Consolatoria, Accusatoria e Defensoria; per difendere il proprio caso dall’accusa mossa
dagli avversari politici. In questi anni probabilmente cominciò “Cose fiorentine”. Prima di dedicarsi, fino alla morte, al
suo capolavoro Storie d’Italia, scrisse “Considerazioni intorno ai Discorsi di Machiavelli”, in cui troviamo il confronto
con l’amico Machiavelli.

Lezione 016
01. La Relazione di Spagna fu redatta da Guicciardini nel
1512

02. Il Dialogo del reggimento di Firenze ebbe una prima stesura


nel periodo in cui papa Adriano VI lo aveva esautorato dai suoi incarichi

03. In tre orazioni (Consolatoria, Accusatoria e Difensoria) Guicciardini


prendeva la parte dell'accusa e della difesa attorno al proprio caso

04. In che senso la relazione può essere considerata un genere letterario?


Quando Guicciardini scrive la sua relazione, questa forma stava diventando un vero e proprio genere letterario in cui
lo scrittore non solo dava un resoconto del proprio lavoro ma infittiva il discorso con descrizioni dettagliate ed
elementi narrativi. Guicciardini raccoglie nella sua relazione tutti gli elementi, psicologici e sociali, che possono
definire meglio ciò che accade.

05. Si descrivano le tre orazioni: Consolatoria, Accusatoria e Difensoria


Furono composte durante la residenza in Finocchietto per difendersi dalla condanna in contumacia emessa contro di
lui dal Papa. In Consolatoria fa un discorso rivolto a sé stesso, in cui cerca di dimostrare i motivi che ha per non
rattristarsi. Nell’Accusatoria, immaginando di essere un accusatore, elenca le cause che potrebbero essergli state
mosse per l’azione diplomatica svolta nell’adesione alla Lega di Cognc. Nella Difensoria si difende dalle accuse appena
inventante, in uno stile secco, scientifico ed efficace.

Lezione 017
01. Le Storie fiorentine di Francesco Guicciardini
vennero pubblicate soltanto nel 1857 tramite un'edizione a stampa

02. Le Storie fiorentine di Francesco Guicciardini


individuano la causa della "ruina" di Firenze nell'uso strumentale delle classi salariate da parte dei magistrati della
guerra

03. Il titolo Storie fiorentine


si deve all'editore del XIX secolo

04. Quale delle seguenti affermazioni sul Tumulto dei Ciompi è falsa?
avviene nel 1508

05. Quale differenza intercorre tra le fonti utilizzate da Guicciardini nelle Storie fiorentine e quelle utilizzate nella
Storia d'Italia?
Nelle storie fiorentine le fonti sono gli archivi di famiglia e la propria esperienza personale; nella Storia d’Italia, invece,
oltre alla propria esperienza diretta lo storico fa uso di numerose fonti archivistiche e storiche.

06. Qual è e quale importanza riveste l'evento da cui partono le Storie fiorentine?
Le Storie fiorentine partono dal 1378, anno del Tumulto dei Ciompi. Per Guicciardini quest’evento è l’inizio della ruina
di Firenze data dallo sfruttamento da parte dei magistrati della guerra del popolo salariato (popolo magro). La scelta di
questo evento simboleggia anche un’innovazione di metodo, in quanto cosi facendo Guicciardini si distanzia dai
predecessori Bruni e Bracciolini, non utilizzando un metodo annalistico ma organizzando il materiale secondo la
propria visione della storia fiorentina.

Lezione 018
01. La Congiura dei Pazzi ha importanza nella storia di Firenze in quanto portò
all'uccisione del fratello di Lorenzo de' Medici, Giuliano

02. Il giudizio di Guicciardini su Lorenzo de' Medici è


ambivalente

03. Nel giudizio sul Tumulto dei Ciompi, Guicciardini e Machiavelli


differiscono, in quanto Machiavelli vi legge uno scontro di forze economico-sociali contrapposte

04. Come potrebbe essere descritto il ruolo di Lorenzo de' Medici in Guicciardini?
Verso Lorenzo c’è un atteggiamento ambivalente; egli è visto da una parte come il tiranno che mascherò sotto una
finta repubblica la propria egemonia, ma dall’altra come la personalità grazie alla quale si mantenne la pace in Italia.

05. Come cambia la descrizione della morte di Lorenzo de' Medici nel passaggio tra le Storie fiorentine di Francesco
Guicciardini e la Storia d'Italia?
La morte di Lorenzo è l’elemento con cui Guicciardini può fare nelle sue opere osservazioni di tipo storico, politico,
psicologico. Nelle storie fiorentine la morte di Lorenzo è annunciata da presagi sinistri e anomali ma l’ambivalenza
manifestata nei suoi confronti regge con difficoltà: non si capisce se Firenze si sia liberata da un tiranno o abbia perso
colui che aveva mantenuto la pace.
Nella storia d’Italia, invece, Lorenzo diventa il simbolo dell’equilibrio e anche la sua morte diventa funzionale alla
narrazione, in quanto con la sua morte decade la pace italiana. Nella Storia d’Italia Lorenzo è descritto quasi sena
personalità, perché non è importante il personaggio quanto la funzione che svolge.

Lezione 019
01. Secondo lo studio di Felix Gilbert, i Medici avevano governato a Firenze:
attraverso un'egemonia mascherata sotto le istituzioni repubblicane trecentesche

02. Dopo la caduta dei Medici, a Firenze il Consiglio del comune e il Consiglio del popolo
furono fusi nel Consiglio maggiore

03. A Firenze il Consiglio dei settanta e il Consiglio dei cento


erano stati introdotti dai Medici

04. Nel governo di Firenze, il Consiglio del comune e il Consiglio del popolo
erano istituzioni antiche

05. Come viene analizzata la crisi delle istituzioni fiorentine che coinvolse Guicciardini nello studio di Felix Gilbert?
Gilbert descrive il quadro dei problemi delle istituzioni fiorentine al tempo di Guicciardini, mettendo in evidenza come
i Medici governarono attraverso un’egemonia mascherata da falsa repubblica. Lui segnalava l’instabilità creata dai
provvedimenti presi dopo i medici proprio per eliminare quell’egemonia; per esempio: aprire il consiglio unificato a chi
avesse avuto il nonno o il padre nell’elenco dei sorteggiabili della signoria o nei buonuomini o nei gonfalonieri,
significava sia un allargamento del diritto di voto e sia più instabilità per quanto riguarda le lotte interne e gli attacci
esterni.

06. Quali istituzioni fiorentine vengono analizzate nelle Storie fiorentine di Guicciardini? Chi vi poteva accedere?
Consiglio del popolo e del comune fusi nel maggiore: nel consiglio unificato accedevano tutti coloro il cui padre o
nonno era stato nel novero dei sorteggiabili della signoria, nei dodici buonuomini o nei 16 gonfalonieri.
Consiglio dei 70 e dei 100: istituiti dai medici, ne facevano parte i patrizi fiorentini a loro favorevoli.
Signoria presieduta dal gonfaloniere. Consiglio dei dieci in politica estera e guerra. Consiglio degli otto di guardia
nell’amministrazione e giustizia. Ufficiali di monte nel debito pubblico e tasse.

Lezione 020
01. Il Discorso di Logrogno di Francesco Guicciardini:
venne scritto a Madrid e si occupa delle istituzioni politiche di Firenze
02. Quale di questi testi non fu scritto da Guicciardini in Spagna?
Storie fiorentine

03. L'espressione «uomini savi», in Guicciardini, corrisponde a


appartenenti all'aristocrazia cittadina'

04. La proposta di Guicciardini di un gonfaloniere a vita mirava a


dare continuità e stabilità al potere esecutivo

05. Chi sono gli "uomini savi" e qual è il loro compito secondo Guicciardini?
Gli uomini savi sono i rappresentanti dell’aristocrazia cittadina che, secondo Guicciardini, hanno l’esperienza per
governare Firenze. Essi andranno a far parte del Senato.

06. In quale occasione e con quali finalità viene redatta l'opera di Guicciardini conosciuta come Discorso di
Logrogno?
È una delle opere redatte durante il periodo spagnolo, quando i Medici nel 1494 vennero cacciati per la seconda volta
da Firenze a seguito della discesa in Italia di Carlo VIII e della viltà di Piero de’Medici. La repubblica popolare di
Savonarola che si instaurò non era condivisa da Guicciardini che nel discorso cercò di teorizzare quale fosse la migliore
soluzione politica per Firenze.

Lezione 021
01. Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo
sale al soglio pontificio nel 1513, col nome di Leone X

02. Il Discorso di Logrogno di Francesco Guicciardini


era stato appena terminato quando i Medici rovesciarono il governo popolare

03. Quale ruolo ha la famiglia Medici, secondo quanto Guicciardini annota nel Discorso di Logrogno?
Il loro ruolo è quello di governare Firenze e di farlo nel modo più pragmatico possibile, accrescendo il potere della
famiglia nel popolo. I loro consiglieri saranno i savi aristocratici, i tecnici, coloro che hanno studiato e sanno come si
regge un governo.

Lezione 022
01. Il Dialogo del reggimento di Firenze di Francesco Guicciardini:
è ambientato nel 1494

02. Il Dialogo del reggimento di Firenze di Francesco Guicciardini:


è stato scritto tra il 1521 e il 1526

03. Perché Guicciardini utilizza il genere del dialogo nel Reggimento di Firenze?
Sceglie il dialogo, nel senso di disputa, e non il trattato poiché le scelte che ognuno difende sono veramente coscienti,
in quanto sono affermate a spese di altre idee e concezioni. Il Dialogo del reggimento di Firenze è appunto un dialogo
sulla migliore forma di governo per Firenze tra il padre di Guicciardini, Bernardo del Nero )alter ego dell’autore e
rappresentante della vecchia nobiltà), Soderini (sostenitore del governo popolare) e Capponi (appartenente agli
ottimati)

04. Quali sono le caratteristiche del sistema politico di Firenze su cui insiste Guicciardini, secondo l'analisi di De
Capraris?
Ciò che caratterizza il perfetto governo secondo Guicciardini nell’analisi di de Capraris è l’equilibrio su cui si fondano
gli elementi costituenti; i vari poteri, infatti, sono simmetrici e si muovono in un sistema di limiti ben preciso. Il
consiglio grande è l’organismo maggiore, lui tutela la libertà però ad esso fa da argine il sentato in quanto le leggi e le
decisioni più importanti devono prima passare dal senato e poi andare al consiglio popolare. A sua volta il senato è
controllato dal gonfaloniere e dall’esecutivo, questi però sono controllati dal sentato da cui vengono eletti. Senato e
gonfaloniere non possono allearsi ai danni del consiglio grande, perché è quest’ultimo che decide in via definitiva, le
decisioni importanti e l’elezione stessa del gonfaloniere.
05. Quali sono i tempi di redazione del Dialogo sopra il reggimento di Firenze?
Il Dialogo sopra il reggimento di Firenze venne scritto tra il 1521 e il 1526 ed è ambientato nel 1494, anno della discesa
di Carlo VIII in Italia.

Lezione 023
01. Machiavelli vede nella lotta patrizi/plebei della Roma antica una spinta alla flessibilità e dunque un potenziale
miglioramento
Guicciardini vi vede invece un motivo di instabilità

02. Guicciardini dissente da Machiavelli, commentando i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, a proposito
sia del metodo, sia dell'interpretazione della storia di Firenze, dell'Italia e dell'Europa

03. Guicciardini e Machiavelli vedono nello stato della Chiesa


un ostacolo alla formazione di una monarchia nazionale, ma Guicciardini sottolinea che ciò ha prodotto anche la
fioritura di alcune città

04. Quale ruolo ha lo stato della Chiesa in Guicciardini e qual è la differenza col pensiero di Machiavelli?
Secondo entrambi lo stato della Chiesa fu un ostacolo alla formazione di una monarchia nazionale, tuttavia per
Guicciardini questo ebbe, a sua volta, una conseguenza positiva, cioè il fiorire sul territorio italiano delle diverse citta

05. In quale scritti Guicciardini fa riferimento - implicitamente o esplicitamente - alle idee di Machiavelli?
Implicitamente nel Dialogo dei Reggimento di Firenze; esplicitamente nelle Considerazioni intorno ai Discorsi di
Machiavelli.

Lezione 024
01. Le Cose fiorentine di Francesco Guicciardini
sono incomplete e rappresentano il laboratorio del futuro storico della Storia d'Italia

02. Le note ai margini delle Cose fiorentine


sono considerate da Ridolfi vere e proprie note critiche

03. Nelle Cose fiorentine Guicciardini


utilizza anche fonti documentarie

04. A margine delle Cose fiorentine Guicciardini cita


molti storici fiorentini e non

05. Da chi e quando venne pubblicato lo scritto Cose fiorentine di Francesco Guicciardini?
Da Roberto Ridolfi nel 1945

06. Quali elementi vengono suggeriti come centrali, nelle Cose fiorentine di Francesco Guicciardini, da R. Ridolfi?
Roberto Ridolfi è l’editore critico dell’opera che si occupò delle Cose fiorentine pubblicandolo le 1945 con un titolo
scelto da lui stesso. Egli ci riferisce di come Guicciardini scrisse l’opera, usando fascicoli molto grandi con ampi margini
in cui annotava di continuo dubbi, correzioni, discordanze. Alcune note sono vere e proprie critiche. Ci riferisce che
cita storici fiorentini e non, come si fa modernamente, con delle sigle. Come uno storico moderno, Guicciardini lavora
all’opera usando una mole importante di fonti, spesso testi non divulgati per le stampe. E tutti gli autori sono citati e
utilizzati secondo un forte acume critico. Oltre agli storici, inoltre, continua Ridolfi, usa fonti documentari (per
esempio le Commissioni di Rinaldo degli Albizzi) in modo totalmente innovativo rispetto all’epoca. Questo tipo di
scrittura diventa sempre più ingarbugliata, piena di note e correzioni, man mano che la storia raccontata di avvicina a
quella vissuta dall’autore stesso: le fonti citate aumentano, tuttavia la narrazione diventa più lacunosa e sommaria
man mano che si va avanti. Come gli storici classici ricorre alle orazioni dei personaggi e riferisce, continuamente, dei
conflitti in cui versa Firenze

Lezione 025
01. I Ricordi di Guicciardini:
sono stati scritti a partire dal 1512
02. Il primo nucleo dei Ricordi
è del 1512, si tratta di circa una decina

03. Nei Ricordi di Guicciardini


c'è più un intenso lavoro di riflessione, che un intento didattico

04. Quale dei seguenti temi non è trattato nei Ricordi da Guicciardini
amore cortese

05. Come va inteso il termine "ricordo" in Guicciardini?


Il termine ricordo contiene e supera altri termini sempre utilizzati da Guicciardini: proverbio, detto, massima. Qui si
tratta di brevi pensieri, raccomandazioni, avvertimenti; non sono memorie ma cose da ricordare, consigli che da
Guicciardini. Ricordo è riflessione

06. Si descrivano tempi di riscrittura e nuclei principali dei Ricordi di Francesco Guicciardini
I Ricordi cominciano ad essere scritti dal 1512 e su di essi lo storico vi ritornerà con riformulazioni, correzioni, nuovi
nuclei di scrittura per 20 anni cosi da arrivare da una decina di pagine del primo nucleo a più di 200. Vari sono i temi: i
sudditi, il principe, il funzionamento degli stati, andamento e durata delle guerre, rapporto uomo e fortuna, esatto
significato di un proverbio o di un detto, irrazionalità dei miracoli; spiccano poi i ricordi sulla natura discontinua della
storia, sull’assenza di norme universali, sull’impossibilità di una regola unitaria e sull’inevitabilità del destino.

Lezione 026
01. L'arrivo dei francesi di Carlo VIII in Italia era stato centrale per comprendere la storia di Firenze nelle opere
precedenti di Guicciardini
nella Storia d'Italia diventa importante non solo per Firenze, ma per tutta Italia

02. "...in modo che così avessi tutte le cose innanzi agli occhi chi nasce in un'età lontana come coloro che sono stati
presenti"
è una frase dei Ricordi di Guicciardini che si riferisce alla Storia d'Italia

03. Gli eventi che aprono e chiudono la Storia d'Italia di Guicciardini sono rispettivamente
la discesa di Carlo VIII in Italia e lamorte di Clemente VII

04. Quale rapporto intercorre tra la concezione della Storia d'Italia e i Ricordi, in Guicciardini?
La disintegrazione teorica dei Ricordi si riallaccia alla ricostruzione della Storia; come nei Ricordi non vi era intento
dogmatico o meccanico cosi nella Storia non vuole fornire modelli o valori: il suo intento è raccontare la rovina
dell’Italia annullando la distanza tra passato e presente e rendendo al lettore illuminata la zona deli avvenimenti
trascorsi

05. In che senso la Storia d'Italia di Guicciardini può essere definita come "opus magnum" risultante delle opere
precedenti?
Il rapporto con le fonti, indice di un lavoro storiografico consapevole delle difficoltà di ricostruire l’identità del passato
(sperimentato nelle Cose fiorentine), la volontà di circoscrivere esattamente i fatti, secondo il loro profilo individuale
(sviluppata analiticamente nel confronto con Machiavelli attraverso le Considerazioni), il riconoscimento del
sopraggiungere repentino dei casi e della loro sorprendente e variegata morfologia (ribadita nei Ricordi)

Lezione 027
01. Nella Storia d'Italia Guicciardini si ispira a un passo
del De Oratore di Cicerone

02. Nella Storia d'Italia di Guicciardini:


agli eventi politici e militari sono aggiunti discorsi diretti dei protagonisti

03. La Storia d'Italia di Francesco Guicciardini:


tratta in venti libri un periodo di quaranta anni
04. Quale influenza ebbe la concezione della storia e della storiografica di Cicerone su Guicciardini?
Per Guicciardini le idee di Cicerone erano una summa delle regole da seguire nella stesura del proprio lavoro. La storia,
si spoglia della grande aura per diventare essenzialmente teatro in cui si scontrano volontà diverse, ma tutte più o
meno legittime, per fondare la propria grandezza. Grande ruolo ha l’ambizione, un sentimento vitale e indispensabile
per ogni politico che agisce con delirio e potenza

05. Perché e dove Guicciardini utilizza la tecnica del "discorso diretto"?


Il discorso diretto, già usato nelle Cose fiorentine, viene utilizzato nella Storia d’Italia per i temi di natura politica e
militare e per far esprimere direttamente ai personaggi le loro idee.

Lezione 028
01. "Non essere vergogna alle città pleclare se dopo il corso di molti secoli cadevano finalmente in servitù, perché era
fatale che tutte le cose del mondo fussino sottoposte alla corruzione" è una citazione da quale opera e riguardante
quale tema?
Dalla Storia d'Italia, riguardo la decadenza nella ciclicità

02. Per Guicciardini la storiografia ha un compito di


sovrapporre l'ordine dell'interpretazione all'irrazionalità della storia

03. Nell'idea della storia di Guicciardini


non c'è un'idea di progresso

04. Quale funzione della storiografica emerge dalla Storia d'Italia di Guicciardini?
La storiografia deve solo rendere presente ai lettori un tempo passato presentandone tutti gli elementi che lo hanno
caratterizzato, non c’è idea di progresso, né un fine da raggiungere nella storia, ma solo disordine e irrazionalità; a tale
disordine si oppone l’ordine dell’interpretazione che va a concatenare i fatti di modo che si possa costruire una serie
senza lacune.

05. Quale ruolo ha il concetto di "declino nella ciclicità" nella concezione storiografica di Guicciardini?
Il declino nella ciclicità, cioè la decadenza, la morte è qualcosa di inevitabile per ogni civiltà, anche per quelle che, un
tempo, sono state chiare e famose, a sopravvivere però deve essere la memoria di quella grandezza in modo da generale
nella mente dei vincitori compassione e non acerbità.

Storia d’Italia
Lezione 029
01. La Storia d'Italia di Guicciardini:
era destinata alla stampa per volere dell'autore ed ebbe sei revisioni

02. Il Proemio della Storia d'Italia


fu riscritto da Guicciardini molte volte

03. Il termine 'documenti', nel Proemio della Storia d'Italia


vale 'insegnamenti'

04. "Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, da poi che l'armi dei franzesi, chiamate
da' nostri principi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla;" è l'incipit di quale opera?
Della Storia d'Italia

05. Qual è il rapporto tra passato prossimo e passato remoto nel Proemio della Storia d'Italia di Guicciardini?
Il passaggio dal passato prossimo (ho deliberato) al passato remoto (cominciarono) marca la distanza fra il momento
dell’accadere, delle res gestae, e il momento del narrare dello scrivere.

06. Con quale parola inizia il Proemio della Storia d'Italia di Guicciardini? Si commenti
Il proemio della Storia d’Italia inizia in modo superbo, con la parola Io. In questo modo l’autore assume su di sé le
esperienze sovrapersonali che ordina e interpreta secondo la propria discrezione; è la varietà degli eventi che viene
organizzata dalla mente storica di Guicciardini.
Lezione 030
01. Nell'ultima revisione della Storia d'Italia l'allineamento ai canoni delle Prose della volgar lingua di Bembo:
fa eccezione con termini come "cominciorono" e "deliberato" in luogo di "cominciarono" e "diliberato"

02. Quale delle seguenti affermazioni è vera:


nell'ultima revisione della Storia d'Italia permangono alcuni latinismi e fiorentinismi

03. L'uso dell'aggettivo 'franzesi' per dire 'le armi dei francesi'
è una figura retorica che si chiama ipallage

04. La la Rethorica ad Herennium era al tempo di Guicciardini


erroneamente attribuita a Cicerone

05. C'è ricerca di simmetria nel Proemio della Storia d'Italia di Guicciardini? Quali altre considerazioni stilistiche si
possono fare?
C’è una costante ricerca della simmetria e della concinnitas finalizzata alla tendenza, quasi maniacale, di distinguere
(varietà e grandezza, documenti ed esempi: tutto in due, niente è univoco). Altre considerazioni stilistiche sono: uso
raro di figure retoriche e di linguaggio figurato (le uniche del proemio sono l’ipallage franzesi e l’immagine del mare in
tempesta. Poi avranno luogo anche l’immagine del malato, del medico e della peste con associato il fuoco). Poi uso
insistito dei suffissi superlativi. E infine accoppiamento di parole con la stessa radice.

06. Sulla base della lettura del Proemio della Storia d'Italia, quali rilievi di carattere lnguistico si possono fare rispetto
all'uso della lingua di Guicciardini rispetto ai canoni cinquecenteschi?
Guicciardini rivide l’opera più volte proprio per uniformarsi ai nuovi canoni linguistici dettati da Pietro Bembo. Tuttavia
nella sua opera permangono molti fiorentinismi (cominciorono, amorono) e latinismi.

Lezione 031
01. Nel Proemio della Storia d'Italia l'immagine del mare calmo
si riferisce alla pace creata da Lorenzo de' Medici

02. Naufragio con spettatore'


è un paradigma interpretativo proposto da H. Blumenberg

03. Il linguaggio figurato e le metafore nella Storia d'Italia


si rifanno alle immagini del malato/medico, della peste/fuoco e del mare

04. Con quali immagini Guicciardini descrive la situazione di crisi e le sue possibili soluzioni?
Il malato (l’Italia e il medico (il politico). L’immagine del fuoco di chiara derivazione biblica. L’immagine del mare in
tempesta, ripresa da Lucrezio, a cui si contrappone la terraferma, stabile, da cui il sapiente guarda con distacco.

05. Ci sono tracce di elementi lucreziani nel Proemio della Storia d'Italia di Guicciardini?
Si; l’immagine del mare in tempesta e dello storico che guarda distaccato dalla terraferma riprende proprio i concerti
del De Rerum Natura di Lucrezio: per entrambi il naufragio è la guerra e la terraferma è il luogo dell’osservazione
distaccata, della sapienza. Anche l’immagine del fuoco non è estranea a Lucrezio.

Lezione 032
01. Quali cause vengono indicate da Guicciardini nel Proemio della Storia d'Italia come fattori che muovono la stori?
Dio e la scelleratezza degli (altri) uomini, ma questa seconda emerge come fondamentale

02. È corretto sostenere che nella Storia d'Italia si ritrova il metodo di autopsia risalente a Tucidide?
Sì, con l'integrazione di fonti storiche e archivistiche

03. Quali sono le parole chiave nell'orizzonte concettuale che scaturisce dal proemio della Storia d'Italia?
Scrivere e memoria

04. Quale ruolo viene dato alla memoria da Guicciardini nel Proemio della Storia d'Italia?
Assieme allo scrivere, la memoria è un dato fondamentale nel binomio che sta alla base della Storia d’Italia: è una fonte
dell’opera. Infatti, pur servendosi di fonti storiche ed archivistiche, l’arco temporale descritto nell’opera è quello che lo
storico ha vissuto direttamente per cui la sua memoria, la sua esperienza personale sarà una fonte importante per
scrivere la storia. È l’autopsia, ricordata per lo storico greco Tucidide, che indica proprio la narrazione di eventi a cui lo
storco ha assistito personalmente.

Lezione 033
01. Nel Proemio della Storia d'Italia
il paragone con la storia di Roma non è un abbellimento retorico

02. Nel Proemio della Storia d'Italia le subordinate


conferiscono ordine ai fatti storici

03. Dal punto di vista della sintassi, qual è la cifra del Proemio della Storia d'Italia?
Utilizzo delle subordinate esplicite

04. Quale importanza rivestono le proposizioni subordinate in Storia d'Italia I,1?


Il ricorso a subordinate esplicite è molto frequente in Guicciardini; esse, con i loro connettivi, vogliono tenere coeso un
discorso spesso molto ampio e dilatato. Quelle esplicite poi ne contengono spesso altre implicite: la gerarchia della
sintassi vuole cosi rispecchiare la gerarchia e l’importanza dei fatti storici.

Lezione 034
01. "...procurava con ogni studio che le cose d'Italia in modo bilanciate si mantenessero..." chi è il soggetto di questa
frase nel poemio della Storia d'Italia?
Lorenzo de' Medici

02. Che cosa accomuna i seguenti studiosi: Silvana Seidel Menchi, Ettore Mazzali, Felix Gilbert, Emilio Pasquini?
Hanno curato edizioni critiche o saggi introduttivi della Storia d'Italia

03. I brani espunti perché "sconveninti" dalla edizione della Storia d'Italia nel 1561
sono stati reintrodotti in quella del 1564

Lezione 035
01. Quali stati comprendeva la confederazione in funzione antiveneziana di cui si parla nel proemio della Storia d'Italia?
Il regno di Napoli, Firenze, Milano e quasi tutti i potentati minori d'Italia

Lezione 036
01. In Storia d'Italia 1,6 nella frase «non congiugneva già i collegati in amicizia sincera e fedele: conciossiacosaché, pieni
tra se medesimi di emulazione» i termini «collegati» e «emulazione» valgono, rispettivamente
alleati' e 'rivalità', 'invidia'

02. In Storia d'Italia 1,6 l'espressione «sollecitamente» vale


presto', 'velocemente', ma con forse una sfumatura di 'accuratamente'

03. In Storia d'Italia 1,6 nella frase «spegnere sollecitamente tutte quelle faville che origine di nuovo incendio essere
potessino» il riferimento al fuoco
è un'immagine non estranea al repertorio di Lucrezio

04. Quale immagine di Lorenzo de' Medici emerge dalla Storia d'Italia di Guicciardini?
Differentemente dalle opere precedenti, l’immagine di Lorenzo de’Medici è acritica e positiva. Lorenzo non è più il
tiranno, ma l’artefice della concordia generale. Tale visione nella storia d’Italia è comunque funzionale alla narrazione
di una Firenze, un’Italia e un’Europa immerse in una situazione al culmine della pace.

Lezione 037
01. In Storia d'Italia 1,7 la morte di Lorenzo viene definita «incomodissima»
non solo per Firenze, ma per tutta l'italia

02. Nel proemio della Storia d'Italia, la morte di Lorenzo il Magnifico si definisce:
acerba a lui per l'età, acerba alla patria e incomodissima al resto d'Italia
03. In Storia d'Italia 1,7 la data della morte di Lorenzo
è precisa, ma inserita in una più ampia narrazione, non conferisce dunque un andamento annalistico

04. Quale immagine della morte di Lorenzo de' Medici emerge dalla Storia d'Italia di Guicciardini?
L’immagine che emerge è una morte improvvisa, in cui ha un ruolo importante la fortuna, ce rompe fli equilibri fino ad
allora mantenuti. Una morte acerba per Lorenzo, ancora giovane, e per Firenze, che sotto di lui era straordinariamente
fiorita, e incomodissima per l’Italia che perse lo sato di pace.

05. Quale rapporto ha la Storia d'Italia con l'annalistica?


La Storia d’Italia non ha un’impostazione annalistica¸ questo perché, anche essendoci date cronologiche nell’opera, esse
non corrispondono alla divisione in libri e capitoli esistente, fatta da editori e critici ottocenteschi: l’impostazione
annalistica quindi non andrebbe a corrispondere alla realtà. Inoltre tutte le date sono sempre inserite in una narrazione
più ampia, quindi, l’autore vuole dargli un’impostazione annalistica; l’organizzazione dell’opera, sostanzialmente, non
è cronologica ma narrativa, funzionale, cioè, alla comprensione degli eventi.

Lezione 038
01. Secondo il proemio della Storia dItalia, quale "intelligenza" cominciò a essere sospetta a Ludovico Sforza?
L'intesa segreta tra Aragonesi e Piero de' Medici

02. La figura retorica utilizzata nell'espressione «non minore» per esprimere «maggiore» si definiscs
litote

03. Piero de' Medici, figlio di Lorenzo, entra nella politica fiorentina
e rompe gli equilibri creati dal padre

04. Il modo di narrare, in storiografia, influenza l'immagine dei fatti


Vero: ad esempio attraverso l'ordine con il quale i fatti vengono esposti

05. Quale immagine di Piero de' Medici emerge dalla Storia d'Italia di Guicciardini?
Un’immagine negativa: Pietro è colui che, promuovendo un’intesa maggiore con una forza politica dello scacchiere (gli
Aragonesi a discapito dei Milanesi), rompe gli equilibri che il padre era riuscito a creare.

Lezione 039
01. Lo studio del rapporto tra tempo e storiografia viene riassunto da Chatman con il binomio
storia e discorso

02. Sant'Agostino fu un autore fondamentale nel mutare della concezione del tempo
L'affermazione è vera

03. G. Genette si è occupato del tempo nel racconto


nel XX secolo

04. Secondo Gian Mario Anselmi la caratteristica delle narrazioni storiografiche è


L'esposizione dei legami causali e dei fatti secondo un certo ordine

05. Quale rapporto intercorre tra narrare e fare storia nella Storia d'Italia di Guicciardini?
Un rapporto di stretta dipendenza perché il modo in cui Guicciardini narra la storia influenza il suo modo di fare la storia,
cioè interpretarla, di presentarla, di riconsegnarcela (per esempio attraverso l’ordine in cui i fatti vengono narrati).

Lezione 040
01. Quale delle seguenti affermazioni è vera:
l'analisi dei Ricordi aiuta a comprendere la visione di Guicciardini contenuta nella Storia d'Italia

02. Che cosa si intende per Ricordi in riferimento all'opera omonima di Guicciardini?
Memorabilia

03. Nella parte finale della sua vita, Guicciardini


si trovò escluso dalla vita politica attiva
04. La corrispondenza di Guicciardini a nostra disposizione
è prevalentemente ufficiale, con poche inrformazioni sul suo carattere

05. Si descriva il rapporto tra Guicciardini e la famiglia Medici


Guicciardini nei confronti dei Medici non fu legato come un servo ai padroni; al contrario, anche n quanto svolse spesso
i suoi incarichi in provincia, mantenne una certa indipendenza che lo portò a mantenere chiari quali fossero i propri
diritti e i propri doveri senza per forza doversi assoggettare a un’autorità assoluta ma facendo sentire il proprio pensiero.
Ciò traspare, per esempio, nei Carteggi e in particolare quando gli venne affidato l’incarico a Bologna (per giunta in
ritardo) e non quello in Romagna che desiderava maggiormente.

Lezione 041
01. Riguardo le circostanze di stesura della Storia d'Italia, è possibile definire l'opera:
un prodotto di resistenza alla storia

02. La visione buia e scettica dell'ultima parte della vita di Guicciardini


fu criticata da Montaigne

03. La fede umanistica nella lezione che la storia ci fornisce


non appartiene a Guicciardini

04. La ragione che muove Guicciardini a scrivere


non è solo letteraria

05. Si ricostruiscano le circostanze della Storia d'Italia attraverso i Ricordi e i rapporti coi Medici
La Storia d’Italia viene scritta quando ormai Guicciardini, anziano ed esautorato da incarichi politici, si dedica alla sua
opera. Questo avviene proprio quando il suo ultimo protettore, Clemente VII muore: lo storico appartiene a una classe
ormai obsoleta, che nessuno difende, è visto come un “nemico” dall’imperatore, un sostenitore dell’ordine precedente;
per questo non avrà nessun ruolo nella politica di Cosimo de Medici.

Lezione 042
01. Dove è possibile riconoscere Guicciardini dietro un impersonale "luogotenente" nei fatti narrati?
Durante una congiura a Firenze immediatamente precedente il sacco di Roma narrata nel libro V della Storia d'Italia

02. Nella Storia d'Italia Guicciardini


inserisce alcuni episodi in cui è lui stesso protagonista

03. Nella Storia d'Italia Guicciardini definisce il proprio contributo alla vita politica con l'espressione
buone opere

04. La frase «come è più presente la ingratitudine e la calunnia» di Guicciardini, esprime


amarezza ma non sorpresa

Lezione 043
01. La posizione di Guicciardini rispetto agli stravolgimenti del secolo era:
politicamente conservatrice, analitica del cambiamento qualità di storico

02. L'entrata in Italia di Carlo VIII è per Guicciardini


emblematica di cambiamenti che portano con sé declino

03. Nelle cose umane Guiccirdini ravvisa princpialmente


instabilità

04. Prudenza, abilità, ambizione possono dare, secondo Guicciardini, a un uomo un posto nella storia?
Sì, ma non assicurano meccanicamente il successo, che dipende anche dalla Fortuna
05. Quale era la posizione di Guicciardini storico e di Guicciardini politico di fronte alla situazione italiana? Si risponda
utilizzando anche un suo autoritratto
Ai tempi di Guicciardini ci furono eventi felici, come la scoperta del Nuovo Mondo, che fecero sentire l’uomo moderno
superiore agli antichi. L’Italia andava incontro ad un inevitabile declino, dopo la morte di Lorenzo e poi la discesa di
Carolo VIII. Guicciardini guarda questi nuovi eventi con disperazione: come politico egli contrastava i cambi di potere
che finirono per consolidare il Granducato dei Medici. Per Guicciardini il futuro restava nelle mani, poco affidabili, dei
principi e della Fortuna; come storico egli analizza il cambiamento dettagliatamente e dedicò tutti i suoi sforzi
nell’analisi.

Lezione 044
01. Relativamente alle possibilità drammatiche del tipo di narrazione utilizzato nella Storia d'Italia, Guicciardini si mostra
consapevole

02. La breve storia del papato del Libro IV della Storia d'Italia era stata
censurata nella primissima edizione

03. La breve storia del Papato nel libro IV della Storia d'Italia:
è una microstoria nella narrazione maggiore che esemplifica la tecnica narrativa focalizzata sul cambiamento

04. Rispetto all'ambientazione geografica delle vicende narrate dala Storia d'Italia di Guicciardini
i luoghi nominati sono molti, in tutta Italia e anche in Europa

05. Microstorie e cambiamento: si descrivano i caratteri narrativi della Storia d’Italia


Le storie e il loro carattere narrativo si organizzano attorno al tema del cambiamento. Si utilizzano storie in piccola scala;
un quadro narrativo succede subito ad un altro (da Firenze ci spostiamo a Napoli e poi nella corte di Ludovico Sforza…);
le immagini pero sono accuratamente dettagliate. Il lettore si trova di fronte a una narrazione irrequieta ma allo stesso
tempo composta.

Lezione 045
01. La questione del libero arbitrio
è cruciale nella prima metà del XVI secolo

02. L'epidemia detta "mal francese" di cui si occupa Guicciardini è


la sifilide

03. Quale parallelismo è condotto da Guicciardini tra la sifilide e la storia d'Italia?


I principi italiani sono come i dottori che per ignoranza aggravano la situazione

Lezione 046
01. Il ritratto di Lorenzo Magnifico come despota illuminato di Firenze è contenuto:
nelle Storie fiorentine

02. L'ambivalenza del giudizio di Guicciardini su Lorenzo de' Medici va rintracciata


nella tensione tra giudizio morale e politico (è un tiranno) el'esito della sua politica di pacificazione

Lezione 047
01. Il ritratto di Lorenzo il Magnifico nella prospettiva dell'equilibrio italiano è contenuta:
nella Storia d'Italia

02. Si descriva la tecnica del ritratto nella Storia d'Italia prendendo ad esempio il ritratto di Lorenzo de Medici
Lorenzo dei Medici nella Storia d’Itala dovrebbe essere visto come colui che riassesta la base politica e morale della
penisola, ma l’ambivalenza di Guicciardini verso Lorenzo sparisce quando riconosce che tutta la forza politica, basata
sulla forza del potere, è una forma di usurpazione. Lorenzo non diviene il soggetto di uno studio particolare nella storia
ma viene lasciato quasi senza personalità e senza individualità. Ci sono due occasioni in cui entra nella storia in modo
significativo, ed entrambe le volte è visto come un membro di un gruppo. Nelle prime pagine, Lorenzo è in compagna
di Papa Innocente e Ferdinando di Napoli, loro rappresentano una generazione di prudenti uomini di Stato. La seconda
volta quando la famiglia Medici viene espulsa da Firenze, la figura di Lorenzo è appiattita e generalizzata. L’autore è
interessato solo al simbolo della figura di Lorenzo.
Lezione 048
01. "Esecutore e ministro dei suoi disegni": di quali personalità sta parlando Guicciardini nella Storia d'Italia?
Di Clemente VII (esecutore e ministro) e Leone X

02. Nella descrizione che Guicciardini fa di Clemente VII vige la convinzione che
solo nell'esercizio della carica si mostri il vero valore di un uomo

03. La correctio è
una figura retorica che prevede l'insistenza su un elemento per modificarlo

Lezione 049
01. Quale figura emerge col maggior apprezzamento di Guicciardini tra i papi Medici?
Quella di Leone X

02. Michelangelo come architetto e Guicciardini come storico


rendono dinamiche strutture artistiche precedenti

03. Nella descrizione che Guicciardini fa di Clemente VII ciò che cambia, con l'ascesa al soglio pontificio
è la reputazione, non la personalità

04. Si descriva la tecnica del ritratto nella Storia d’Italia prendendo ad esempi i ritratti di Leone X e Clemente VII
Nella Storia d’Italia il ritratto non è più quello tipico del primo Rinascimento in cui i vizi e le virtù del personaggio descritto
offrono al lettore una chiara visione. Al contrario è un ritratto molto più dinamico che parte da un presupposto (ad
esempio Clemente VII sarà migliore di Leone X) per poi portare il lettore ad ammettere il contrario (Leone X è stato
migliore). I suoi ritratti sono fatti di virtù ambivalenti, osservazioni particolari, svariate figure che si mischiano: tutto
questo crea un profondo senso del movimento. Rende lo storico consapevole del suo lettore e questo, a sua volta, viene
manipolato nelle sue aspettative e comprensioni. Tale visione parziale è destinata non tanto al pubblico convenzionale
quanto alla riflessione di un solo lettore.

Lezione 050
01. In Guicciardini sono legate al termine "impeto"
tutte le dinamiche storiche tracciate nella Storia d'Italia

02. Nella Storia d'Italia il ricorrere di quale termine sostiene il tema e la struttura narrativa del cambiamento?
Impeto

03. Il concetto di impeto nella Storia d'Italia:


è riferito alla teoria medievale del moto

Lezione 051
01. Quale personaggio può essere esempio di un travolgente impeto nella Storia d'Italia?
Il futuro papa Giulio II

02. Quentin Skinner ha applicato un'analisi semantica


alla storia del pensiero politico

03. Si descriva il concetto di impeto nella Storia d'Italia


il concetto di impeto, ripreso dalla teoria medievale del moto secondo cui tutti gli oggetti hanno dentro di sé l’impeto,
cioè energia, appare più volte nella Storia d’Italia applicato ai più diversi contesti: le storie umane, l’artiglieria ecc.
Impeto implica, dunque, energia e movimento e nell’opera di Guicciardini è strettamente connesso al cambiamento;
anche se l’autore è un uomo che crede nella prudenza, nella Storia d’Italia, diversamente da prima, crede che anche la
forza possa portare al successo, anche se spesso con conseguenze nefaste. La parola entra nella storia con l’invasione
francese, rimane associata a loro in tutto il primo libro. Il seno negativo di impeto di riscontra in poche pagine dopo che
molti in Italia, avendo ascoltato delle preparazioni francesi, prendono il pericolo alla leggera; Guicciardini diceva che
Firenze fu salvata dalla virtù di Capponi che con gesti impetuosi sfido i francesi. Il giovane re Ferdinando di Napoli decide
che è impossibile salvare il suo trono contro “l’impeto tanto repentino della fortuna.
In conclusione, la ripetizione della parola impeto, in primo luogo, suggerisce la preoccupazione per la turbolenza di
Guicciardini; in secondo luogo, la parola è associata al successo militare e politico.
Lezione 052
01. "I suoi significati basilari risiedono nelle definizioni": di quale linguaggio si sta parlando, nella citazione di Sidney
Alexander traduttore di Guicciardini?
Del linguaggio della Storia d'Italia

02. La prosa narrativa nel secolo XVI:


era praticata dagli storici

Lezione 053
01. La capacitò di Guicciardini di essere coinvolto nelle vicende che narra eppure di rimanerne fuori ci ricorda
Tucidide

02. Quale modello moralistico Guicciardini abbandona nelle pagine della sua Storia d'Italia?
La storiografia didattica da Villani in avanti

3. Si descriva il linguaggio della Storia d'Italia alla luce dell'affermazione "il linguaggio di Guicciardini è la sua firma"
Quello di Guicciardini è un linguaggio complesso cosi come lo è il suo modo di fare storia; è molto semplice riconoscere
e distinguere il linguaggio di questo autore dagli storici del tempo: complesso, manierato, freddamente toccante, è solo
suo. Si distingue nettamente dai periodi meno elaborati di Nerli o dalla prosa più energica di Machiavelli. Le frasi qui
sono elaborate e complesse, più lente; andando avanti l frasi si complicano perché vogliono spiegare tutto quello che
viene detto senza dare spazio più di tanto alle convenzioni retoriche di simmetria e di equilibrio. Sono lunghe le sue frasi
che vogliono mettere insieme tutti gli elementi necessari per descrivere un singolo evento: spesso una frase occupa un
intero paragrafo.

Lezione 054
01. Qual'è l'effetto desiderato da Guicciardini nell'adesione alla storiografia classica?
Solennità

02. Quali sono le convenzioni prese in prestito dalla storiografia classica in Guicciardini storico d'Italia?
Discorsi retorici e narrativa annalistica

Lezione 055
01. Lo storico, in senso umanista, aveva due compiti:
commemorare e insegnare

02. Quali sono gli aspetti anticlassicisti nella storiografia d'Italia di Guicciardini?
Sottolineatura etica e dimensione ideale

03. Secondo alcuni studiosi a quale ambito è possibile ricondurre gli aspetti non umanistici della storia d'Italia?
Al Manierismo nelle arti visive

04. Si descrivano i caratteri classicisti e anticlassicisti della Storia d'Italia


Guicciardini presenta caratteri classicisti nella misura in cui da importanza agli avvenimenti che descrive attraverso la
formalità e l’artificialità del suo linguaggio. E ritroviamo l’anticlassicismo nella misura in cui manca di spirito pubblico e
di compostezza, ci sono troppe questioni, troppi argomenti e non abbastanza spazio troppo paradosso e troppa
certezza.

Lezione 056
01. "sì che da queste cose dette, (...); sarà chiaro, che il giudicio dell'Auttor presente, è stato singolare". Chi scrive queste
righe e chi è l'Auttor citato?
Tommaso Porcacchi commentatore di Guicciardini

Lezione 057
01. "Ch'ha da usar l'historico, perché l'historia riesca bella e commendata per li precetti dell'arte". Che cosa deve usare
lo storico, secondo il Porcacchi?
L'artificio retorico
02. Qual è il punto di forza nella scrittura di Guicciardini secondo il commentatore Porcacchi?
I discorsi retorici o concioni

03. "Perciocché con essa move tutti gli affetti, la maraviglia, il plauso et le voci". Di che cosa parla qui il Porcacchi
commentatore di Guicciardini?
La diversità dell'Eloquenza

04. Porcacchi commentatore di Guicciardini riporta quale discorso come esempio di perfetto genere deliberativo?
Le risposte di Mercurio Gattinara cancelliere di Carlo V e don Carlo di Lanoia vicerè di Napoli

Lezione 058 01. Secondo il Porcacchi Guicciardini si serve di fonti autorevoli contrarie alle opinioni diffuse. Quale
esempio viene riportato in merito?
Il discorso del Marchese di Mantova progioniero di Venezia, liberato non per intervento del papa ma per quello di
Biaiziet principe dei Turchi

Lezione 059
01. Come si caratterizza il giudizio di Guicciardini secondo il Porcacchi?
Nella misura di non lodare, adulando, nè biasimare, accusando

Lezione 060
01. Il Porcacchi cita come fonte nel commentare i criteri di verità di Guicciardini
una lettera di Niccolò Machiavelli a Bartolomeo Cavalcanti

02. Il Porcacchi riferisce che a Guicciardini viene rimproverato di non essere sereno nei confronti
di famiglie come gli Orsini, i Sanseverini, i Della Rovere

Lezione 061
01. Secondo il Porcacchi l'ottimo storico osserva tre idee:
Bellezza, Misura, Verità

02. Si descriva sinteticamente il "giudicio" di Guicciardini secondo il suo commentatore Porcacchi


La prima più lunga considerazione sulla Storia d’Italia è quella di Tommaso Porcacchi, scrittore e curatore di testi ed
editore che, nel 1547 in accompagno all’edizione Angelieri, cura questa nota rappresentativa della figura del letterato
ormai prestata all’industria della stampa. Porcacchi comincia il suo “giudicio” dicendo quali sono le tre cose che uno
storico deve collocare (come secondo Socrate nel Bene) Bellezza, Misura e Verità. Egli le va, quindi, rintracciando (non
per convincere sé stesso, sa già che la Storia d’Italia è eccellente, ma per farlo capire ai lettori) nell’opera guicciardiniana.
Per quanto riguarda la Bellezza egli dice che questa è ottenuta attraverso più elementi che concorrono a renderla non
solo bella, ma anche utile. Esse sono:
- La spiegazione delle ragioni di un evento, le prove di un concetto sostenuto (Guicciardini spiega ogni volta le
cose che dice)
- L’ordine e la disposizione degli eventi (giudicio) cosa che rende la storia molto simile alla poesia
- Nelle descrizioni di tutto ciò che viene narrato, dei luoghi, dei popoli, delle loro leggi e consuetudini, anche in
questo la storia si avvicina alla poesia
- le orazioni del genere deliberativo, o concioni (egli ricorda quella di Mercurio Gattinara inserita da Guicciardini
come esempio perfetto di tale genere)
- La gravità delle sentenze e la diversità dell’eloquenza
In merito alla Misura si ha scegliendo un oggetto nobile e memorabile sorretto da informazioni vere e dettagliate;
inoltre, non solo non devono essere dette bugie, ma, anche, non deve essere taciuta la vertà per un secondo fine (come
l’adulazione, l’odio, l’amore…). A tal proposito dice che l’argomento scelto da Guicciardini è nobile e memorabile (la
storia dell’Italia e delle cose avvenute) e anche le informazioni da lui espresse lo sono sia perché avute grazie agli
incarichi rivestiti nella sua carriera sia per l’analisi fatta di altre fonti storiche e documentarie, sia perché li visse in prima
persona; spesso anche usando fonti inedite per l’epoca o fonti che gli atri ignoravano.
Infine la Verità, la cosa più importante, secondo la qual lo storico deve narrare i fatti come realmente accaduti altrimenti
la sua diventerebbe una favola e non una storia. In questo riferisce che Guicciardini fu veritiero e sincero. Tuttavia, dice
che, anche se ci sono macchie, date dall’incuria o dalla distrazione umana, non si può criticare tutta l’opera di falsità per
piccoli errori. Considerando, peraltro, l’utile che si può ricavare dalla lezione di Guicciardini.