BIOGRAFIA
LA FORMAZIONE E GLI INIZI
1. Nascita e contesto familiare:
• Niccolò Machiavelli nasce a Firenze nel 1469 in una famiglia borghese, non
ricca ma colta.
• Riceve dal padre, un avvocato, una buona educazione umanistica.
• Mostra interesse precoce per testi di ispirazione materialistica, come il De
rerum natura di Lucrezio, che trascrive in giovane età.
2. Influenza del contesto storico:
• Vive durante il periodo in cui Girolamo Savonarola predica contro la
corruzione della Chiesa e i costumi licenziosi, richiedendo una moralizzazione della vita
pubblica e privata.
• Machiavelli critica fortemente l’operato di Savonarola, dedicandogli le sue
prime riflessioni politiche.
3. Svolta politica:
• Con la caduta e l’esecuzione di Savonarola nel 1498, Machiavelli entra nella
politica fiorentina.
• A giugno dello stesso anno, viene nominato segretario della seconda
Cancelleria della Repubblica, incaricata di gestire gli affari interni della città.
LA CARRIERA POLITICA
4. Ruoli e incarichi iniziali:
• Poco dopo, ottiene la direzione dei “Dieci di libertà e pace”, una magistratura
con competenze diplomatico-militari.
• Qui si delineano due temi fondamentali per il pensiero di Machiavelli: la
diplomazia e l’esercito, che diventeranno centrali nelle sue opere future.
5. Missioni diplomatiche e incontri chiave:
• Tra il 1500 e il 1504, è inviato in missione presso il re di Francia, Luigi XII,
dove osserva il sistema monarchico francese.
• Nel 1502, incontra Cesare Borgia (il “duca Valentino”), che ammirerà per la
sua abilità politica e presenterà come modello ne Il Principe.
• Nel 1503, assiste al conclave che elegge papa Giulio II (cardinale Giuliano
della Rovere).
6. Riforma dell’esercito:
• Nel 1506, fonda i Nove ufficiali dell’ordinanza e della milizia fiorentina, per
sostituire le inaffidabili truppe mercenarie con un esercito cittadino.
• Nel 1509, il successo dell’assedio di Pisa è attribuito a questa riforma,
rafforzando la sua fama.
7. Collaborazione con Pier Soderini:
• Durante il governo repubblicano di Pier Soderini, Machiavelli diventa un uomo
di fiducia.
• Tuttavia, alcuni avversari lo chiamano “mannerino”, un termine dispregiativo
per indicare un lacchè o aiutante servile.
• Nonostante le critiche, il periodo sotto Soderini è fondamentale per la sua
formazione politica, grazie alle numerose missioni diplomatiche e all’esperienza diretta dei
meccanismi del potere.
L’ESILIO E L’INIZIO DELLA PRODUZIONE LETTERARIA
8. Caduta della Repubblica:
• Nel 1512, con l’intervento della Lega Santa (voluta da papa Giulio II), i Medici
riprendono il controllo di Firenze.
• Giovanni de’ Medici (futuro papa Leone X) entra in città con l’aiuto delle
truppe spagnole, sconfiggendo l’esercito repubblicano.
9. Rimozione e arresto:
• Machiavelli viene rimosso dall’incarico di segretario e condannato al confino.
• Un’accusa di partecipazione a una congiura contro i Medici lo porta alla
prigione, dove viene torturato.
• Liberato nel marzo 1513 grazie a un’amnistia, si ritira all’Albergaccio, una
casa di campagna presso San Casciano, dove vive in isolamento.
10. Svolta letteraria:
• L’esclusione dalla politica spinge Machiavelli a dedicarsi alla scrittura.
• Nel 1513, termina Il Principe, interrotto temporaneamente durante la stesura
dei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio.
• Questi lavori segnano un passaggio dalla politica pratica a una riflessione
teorica di ampio respiro.
11. Contrasto tra vita pubblica e privata:
• Nonostante il ritiro, Machiavelli non vive come un eremita.
• I suoi scritti e lettere mostrano una personalità complessa: da un lato “grave”
e dedita a grandi temi, dall’altro “lasciva e leggera”, dedita a novelle e battute.
GLI ULTIMI ANNI
12. Ritorno parziale alla politica:
• Nel 1516, torna a Firenze e frequenta gli Orti Oricellari, un luogo di incontro
per intellettuali repubblicani.
• Nel 1519, ottiene un incarico presso lo Studio di Firenze e nel 1520 riceve dai
Medici la commissione di scrivere una storia di Firenze (Istorie fiorentine).
• Questo incarico segna la riconciliazione con i Medici, ma il ruolo è marginale
rispetto agli anni della Repubblica.
13. Opere maggiori:
• Tra il 1519 e il 1520, compone Dell’arte della guerra, un trattato che sintetizza
le sue idee sulla riforma militare.
• Nel 1518, scrive opere di carattere letterario, come la commedia La
mandragola e la novella Belfagor arcidiavolo.
• Affronta anche il dibattito linguistico nel Discorso o dialogo intorno alla nostra
lingua.
14. La fine dei Medici e di Machiavelli:
• Nel 1527, con il sacco di Roma e la sconfitta di papa Clemente VII (Giulio de’
Medici), i Medici perdono il potere e a Firenze è restaurata la Repubblica.
• Machiavelli, accusato di aver collaborato con i Medici, viene definitivamente
escluso dalla vita politica.
• Muore il 21 giugno 1527 in povertà, lasciando sei figli.
IL MITO DI MACHIAVELLI
15. Leggenda e posterità:
• Poco prima di morire, secondo la leggenda, racconta di aver sognato due
gruppi:
• I poveri straccioni destinati al paradiso.
• Gli antichi sapienti, come Plutarco e Tacito, destinati all’inferno.
• Machiavelli afferma di voler accompagnarsi ai sapienti per continuare le
discussioni godute in vita.
• Questa immagine alimenta il mito del “diabolico spregiatore di ogni legge
morale”, una reputazione che accompagnerà il suo nome nei secoli successivi.
CONTRIBUTI DI MACHIAVELLI
16. L’importanza del pensiero politico:
• Machiavelli fonda la moderna scienza politica, analizzando il potere in modo
realistico e autonomo dalla morale.
• Con Il Principe, introduce il concetto della politica come arte pragmatica,
basata sull’efficacia e non sui principi etici.
• Nei Discorsi, esplora il funzionamento delle repubbliche e la necessità di
bilanciare virtù e fortuna per mantenere la stabilità.
Lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513
La lettera inviata da Niccolò Machiavelli a Francesco Vettori, ambasciatore fiorentino a
Roma, è una delle più celebri dell’epistolario machiavelliano. Essa fornisce uno straordinario
ritratto della vita quotidiana dell’autore durante il periodo del suo isolamento politico presso
l’Albergaccio. Inoltre, è un’importante testimonianza del suo temperamento e del suo
approccio intellettuale e personale alla condizione di esilio.
Contesto storico e personale
• La situazione di Machiavelli: Dopo la restaurazione medicea a Firenze nel
1512, Machiavelli è stato rimosso dai suoi incarichi pubblici, imprigionato e torturato per un
sospetto di cospirazione. Liberato grazie a un’amnistia, vive ritirato nel suo podere a San
Casciano, lontano dalla politica attiva.
• Rapporto con Francesco Vettori: La lettera è indirizzata a un amico e
confidente, anche lui impegnato in politica, a cui Machiavelli comunica sia i dettagli della sua
vita semplice sia le sue aspirazioni intellettuali.
Temi principali della lettera
1. La vita quotidiana di Machiavelli:
• Machiavelli descrive con toni vivaci e autoironici le sue giornate nella
campagna fiorentina. La sua routine è segnata da attività semplici e umili, come la caccia ai
tordi, la gestione del bosco e le chiacchiere con i contadini e gli avventori delle osterie.
• Questi momenti “terreni” rivelano un lato umano e domestico, che contrasta
con l’immagine dell’autore austero e concentrato sugli affari di stato.
2. Il rifugio nell’intelletto:
• Nonostante la povertà e la distanza dalla politica, Machiavelli dedica le serate
alla lettura e alla scrittura. Entra simbolicamente “nelle corti degli antichi” leggendo opere
storiche e filosofiche, conversando idealmente con gli autori classici.
• In questo clima di immersione intellettuale, Machiavelli compone Il Principe, il
trattato politico destinato a diventare la sua opera più celebre.
3. Il rapporto con la politica e i Medici:
• Machiavelli manifesta il desiderio di tornare a servire i Medici e di dimostrare
la sua esperienza accumulata in quindici anni di studi e attività politica.
• È consapevole della precarietà della sua situazione e si interroga su come
presentare il suo lavoro (Il Principe) a Giuliano de’ Medici, cercando un’opportunità per
essere reintegrato.
Struttura e stile
La lettera mescola abilmente il serio e il faceto, mostrando la versatilità stilistica di
Machiavelli:
• Toni ironici e popolari: Nella parte iniziale, quando descrive le sue giornate,
utilizza un linguaggio semplice e colloquiale, vicino alla tradizione comica e burlesca
fiorentina. La narrazione è vivace e piena di dettagli pittoreschi.
• Tono solenne e riflessivo: Nella parte finale, quando parla della sua attività
intellettuale e del De principatibus (titolo originario de Il Principe), lo stile diventa più elevato
e vibrante. Machiavelli rivela una passione profonda per lo studio del potere e della politica.
Passaggi salienti
1. La routine campestre:
• Machiavelli descrive le sue attività quotidiane come la caccia, le dispute sui
legnami del bosco e i giochi d’osteria. Lo fa con un tono scherzoso, mettendo in evidenza
sia la semplicità sia l’ironia delle sue circostanze.
• Esprime rassegnazione verso la propria condizione, ma senza cadere nel
vittimismo.
2. Le “corti degli antichi”:
• Di sera, Machiavelli abbandona le attività terrene e si rifugia nello studio. Si
veste metaforicamente “di panni curiali”, immergendosi nel dialogo con gli autori classici,
come Tito Livio, Tacito e Plutarco.
• Questi momenti rappresentano per lui un’evasione dalla realtà e una
connessione con i grandi temi della politica e del potere.
3. L’annuncio de Il Principe:
• Machiavelli informa Vettori della composizione di un “opuscolo sui principati”,
in cui analizza la natura del potere, le modalità di acquisizione, mantenimento e perdita.
• Questo trattato, che egli stesso definisce frutto di quindici anni di studio, è
offerto come un contributo utile a un principe nuovo (Giuliano de’ Medici) e come mezzo per
ottenere un incarico presso i Medici.
Significato e valore della lettera
La lettera del 10 dicembre 1513 è un documento unico per diversi motivi:
1. Autoritratto sincero: Rivela il lato umano e quotidiano di Machiavelli, lontano
dall’immagine fredda e calcolatrice associata alla sua figura.
2. Manifesto intellettuale: Offre un’anticipazione delle sue idee politiche e del
suo approccio al potere, che saranno poi sviluppati in Il Principe.
3. Esempio di stile misto: La capacità di mescolare il serio al faceto, il personale
al politico, il popolare all’aulico, è una caratteristica distintiva di Machiavelli.
Conclusione
La lettera a Francesco Vettori è un’opera emblematica dell’epistolario machiavelliano, in cui
si intrecciano ironia, passione politica e profondità intellettuale. È una finestra sulla vita di un
uomo in bilico tra il disincanto della vita reale e il fervore dell’attività intellettuale, che ancora
oggi affascina e ispira.
“Il Principe” di Machiavelli: Un trattato politico innovativo
“Il Principe” è uno dei testi politici più celebri e rivoluzionari della storia, scritto da Niccolò
Machiavelli nel 1513 durante il suo esilio nella campagna di San Casciano. Si tratta di un
trattato breve e incisivo, nato dal desiderio di riflettere sulla realtà politica e di proporre
soluzioni concrete per rafforzare il potere in Italia. Machiavelli, deluso dalla sua esclusione
dalla vita politica e dalla debolezza degli Stati italiani, utilizza l’opera per condividere le sue
esperienze di segretario e diplomatico, ma anche per candidarsi come consigliere dei
Medici, nuovi signori di Firenze.
Datazione, dedica e finalità
• Datazione: Probabilmente composto tra luglio e dicembre 1513, Il Principe
venne pubblicato postumo nel 1532. Alcuni critici ipotizzano stesure successive fino al 1515.
• Dedica: Inizialmente indirizzato a Giuliano de’ Medici, dopo la sua morte
l’opera fu dedicata a Lorenzo di Piero de’ Medici, nipote di Lorenzo il Magnifico.
• Obiettivi:
1. Offrire una guida pratica per il consolidamento e la gestione del potere.
2. Conquistare la fiducia dei Medici e riabilitarsi politicamente.
3. Proporre un programma per risollevare l’Italia dalle divisioni e
dall’oppressione straniera.
Struttura dell’opera
Il Principe si divide in una dedica e 26 capitoli, organizzati in quattro sezioni principali:
1. Tipi di principato (Cap. I-XI):
Machiavelli analizza i diversi tipi di principato e i modi per conquistarli e mantenerli.
• Ereditari: Monarchie già consolidate, più facili da governare.
• Misti: Stati ottenuti aggiungendo nuove conquiste a un nucleo preesistente.
• Nuovi: Acquisiti tramite virtù, fortuna, armi proprie o altrui.
• Ecclesiastici: Atipici, poiché si fondano sull’autorità religiosa.
• Il principato civile, ottenuto col consenso popolare, è considerato il più stabile
e giusto.
2. Le milizie e l’importanza delle armi (Cap. XII-XIV):
• Machiavelli condanna le truppe mercenarie e ausiliarie, considerate
inaffidabili.
• Solo le milizie proprie, composte da sudditi fedeli e guidate dal principe,
garantiscono la stabilità dello Stato.
• Il legame tra buone leggi e buone armi è cruciale per il successo di un regno.
3. Virtù e comportamento del principe (Cap. XV-XXIII):
• Questa è la parte più innovativa: Machiavelli abbandona l’etica tradizionale e
propone una politica fondata sulla realtà e sull’«utilità».
• Il principe deve saper essere sia uomo sia bestia, usando:
• La forza del leone (agire con decisione e potenza).
• L’astuzia della volpe (ingannare e anticipare i nemici).
• L’idea centrale è che il fine giustifica i mezzi: la sicurezza dello Stato vale più
della moralità.
4. La situazione italiana e l’esortazione finale (Cap. XXIV-XXVI):
• Machiavelli critica l’incapacità dei principi italiani, imputando loro la rovina
della penisola.
• Sottolinea l’importanza della virtù (capacità di adattarsi e reagire) e della
fortuna (il caso, che controlla metà degli eventi).
• Conclude esortando i Medici a liberare l’Italia dagli stranieri, risvegliando lo
spirito nazionale.
Temi principali
1. Il realismo politico:
Machiavelli abbandona gli ideali utopici, concentrandosi sulla “verità effettuale” delle cose: la
politica è un’arte pratica, non morale.
2. Virtù e fortuna:
La virtù è la capacità di controllare gli eventi, mentre la fortuna rappresenta il caso. Un buon
principe deve dominare il destino, sfruttando le opportunità.
3. Il principe ideale:
Non deve essere necessariamente buono, ma efficace. Deve bilanciare l’astuzia con la forza
e sapere quando violare la moralità per proteggere lo Stato.
4. L’importanza dell’esercito:
Solo un esercito composto da sudditi fedeli garantisce stabilità. L’affidamento a truppe
mercenarie è il preludio del disastro.
5. L’Italia e l’unità nazionale:
Il Principe è anche un appello patriottico: Machiavelli sogna un’Italia unita, libera dalla
dominazione straniera e guidata da un leader forte.
Ricezione e influenza
Il Principe circolò inizialmente come manoscritto, ma venne accolto con freddezza dai
Medici, che non offrirono a Machiavelli un incarico politico. Tuttavia, l’opera ha avuto un
enorme impatto, sia per la sua originalità sia per la controversia etica legata al concetto che
“il fine giustifica i mezzi”. Il Principe è ancora oggi un punto di riferimento per il pensiero
politico moderno.
TEMI
1. Un ritratto nuovo del principe
• Distanza dalla tradizione medievale e umanistica:
Machiavelli si discosta dalla trattatistica tradizionale sul principe, che mirava a delineare un
sovrano etico e ideale, ispirato alla morale cristiana o ai valori laici umanistici.
• Nella visione medievale e umanistica, il “perfetto principe” era leale, saggio,
moderato e ispirato dai valori morali.
• Machiavelli rompe con questa tradizione: l’etica è esclusa dall’azione politica,
poiché l’efficacia dello Stato richiede azioni che spesso violano i principi morali.
• La spregiudicatezza del principe virtuoso:
La virtù non è più intesa come un valore morale, ma come la capacità di governare con
successo e di adattarsi alle circostanze.
• Il principe deve saper alternare bene e male, simulazione e dissimulazione, a
seconda delle necessità.
• Machiavelli considera inaccettabile la violenza gratuita, ma accetta l’uso
razionale della forza quando necessario per la stabilità dello Stato.
• Fortuna e virtù:
• La “fortuna” rappresenta il lato imprevedibile degli eventi, il margine di rischio
e di incertezza che sfugge al controllo umano.
• La “virtù” è la capacità di reagire con coraggio, tempestività e intelligenza,
costruendo “argini” per mitigare gli effetti della fortuna.
2. Un metodo rivoluzionario
• Realismo politico:
Machiavelli basa la sua analisi sulla “verità effettuale della cosa”, cioè sulla realtà concreta e
non su ideali astratti.
• Rifiuta ogni interferenza di principi etici o religiosi nella politica.
• L’unica realtà valida per comprendere la politica è l’esperienza concreta.
• Metodo empirico e induttivo:
• Si parte dall’osservazione di casi reali (dalla storia o dal presente) per
ricavare regole generali.
• Questo approccio anticipa il metodo scientifico di Galileo applicandolo alla
politica.
• Politica autonoma dalla morale:
La politica diventa una disciplina indipendente, con leggi proprie, non soggetta a norme
etiche.
• Il fine giustifica i mezzi: per mantenere lo Stato, è accettabile violare principi
morali, ma solo se strettamente necessario.
3. La necessità come principio guida
• Necessità e flessibilità:
• Il mantenimento dello Stato è l’obiettivo supremo, che giustifica l’adozione di
comportamenti considerati moralmente riprovevoli.
• La necessità obbliga il principe a scegliere tra il bene e il male in base a ciò
che è utile per il bene comune.
• Esempio di Romolo:
• Machiavelli giustifica l’uccisione di Remo da parte di Romolo, perché il
risultato (la fondazione di Roma) legittima il mezzo usato.
• Ciò che importa in politica è il risultato finale, non il giudizio morale
sull’azione.
Conclusione:
Machiavelli rivoluziona la trattatistica politica tradizionale rifiutando l’etica come parametro di
giudizio e proponendo un approccio pragmatico, realistico e laico. La politica diventa un
territorio autonomo, regolato dalla necessità e dalla capacità di adattarsi alla realtà, in cui il
successo e la stabilità dello Stato prevalgono su ogni altra considerazione.
La Dedica de Il Principe di Niccolò Machiavelli, scritta in latino e indirizzata a Lorenzo de’
Medici, viene riscritta in italiano moderno da Piero Melograni. In questa sezione Machiavelli
esprime il suo omaggio e la sua disponibilità a offrire il frutto delle sue esperienze e
conoscenze politiche al giovane Lorenzo, figlio di Piero de’ Medici e nipote del famoso
Lorenzo il Magnifico. La riscrittura rende più accessibile e chiara la dedica, mantenendo
l’intento di Machiavelli di presentare la sua opera come un dono prezioso per il principe.
Spiegazione del testo riscritto in italiano moderno:
1. L’oggetto del dono: Machiavelli sottolinea che, solitamente, chi desidera
guadagnarsi il favore di un principe gli offre oggetti costosi e simbolici come cavalli, armi,
drappi d’oro o gioielli. Tuttavia, l’autore non ha nulla di simile da offrire, e quindi si presenta
con il più grande tesoro che possiede: la conoscenza derivata dall’esperienza pratica e dallo
studio delle azioni dei grandi uomini del passato e del presente. Per questo motivo, invia al
principe Lorenzo il suo trattato, convinto che sia un dono di grande valore, anche se non si
sente all’altezza di offrirlo a una figura di tale grandezza.
2. L’umiltà e la sincerità di Machiavelli: Machiavelli riconosce che la sua opera
potrebbe sembrare modesta o non all’altezza di un principe, ma si augura che Lorenzo la
riceva con umanità e la consideri un’opera utile, poiché in essa sono condensati anni di
esperienze, di studi e di riflessioni. L’autore è consapevole di non avere adornato il suo
trattato con un linguaggio ornamentale o altisonante, come spesso accade in opere di
grande valore formale, ma ha scelto invece di rendere la sua scrittura essenziale e diretta.
3. La giustificazione del trattato politico: Machiavelli si difende anche da chi
potrebbe giudicare presuntuoso un uomo di bassa estrazione che si permette di dare
consigli sui governi e sulle azioni dei principi. Utilizza una metafora geografica per
giustificarsi: così come gli artisti che disegnano paesaggi devono mettersi al livello del piano
per osservare i monti e quelli che vogliono raffigurare le basse valli devono salire in cima ai
monti, allo stesso modo, per conoscere bene la natura del popolo bisogna essere principe, e
per comprendere quella del principe, bisogna essere popolare. La sua posizione di
osservatore “basso” è dunque giustificata da questa visione “dall’alto” della politica.
4. Il desiderio di grandezza per Lorenzo: Machiavelli conclude con una speranza
per il futuro di Lorenzo: se l’opera sarà letta con attenzione, l’autore spera che il principe
possa raggiungere la grandezza che il destino e le sue doti gli promettono. E infine, se
Lorenzo dovesse guardare con occhi più umili alle difficoltà di chi è più in basso nella
società, vedrà che anche Machiavelli ha sofferto sotto una costante e maligna sorte. In
questo modo, l’autore sembra chiedere a Lorenzo di riconoscere la propria condizione di
esiliato e di sfortunato, ma anche di valutare la sua offerta come un segno di lealtà e di
speranza.
Questa riscrittura in italiano moderno mostra come Machiavelli, pur cercando di ottenere il
favore di Lorenzo, mantiene un atteggiamento di grande modestia, senza nascondere la sua
consapevolezza di essere un uomo di umili origini, ma con una profonda conoscenza e
saggezza politica.
Di quanti tipi siano i principati e in quali modi si acquistino
Nel Capitolo I de Il Principe, Machiavelli introduce i temi fondamentali dell’opera, delineando
una distinzione tra i vari tipi di stati e di principati. La riscrittura in italiano moderno, proposta
da Piero Melograni, rende il testo più accessibile e chiaro.
Spiegazione:
1. Divisione degli stati: Machiavelli fa una prima distinzione fondamentale tra
repubbliche e principati. Gli stati possono essere o repubbliche, che sono governate dal
popolo o da una classe dirigente eletta, o principati, che sono governati da un singolo
sovrano, un principe.
2. Tipi di principati: All’interno dei principati, Machiavelli distingue due tipi
principali:
• Principati ereditari: Sono quelli in cui la dinastia del sovrano è al potere da
tempo, cioè il principe appartiene a una famiglia che ha governato per molte generazioni.
Questo tipo di principato è stabilizzato dal lungo periodo di governo della stessa famiglia.
• Principati nuovi: Questi sono acquisiti recentemente e si dividono
ulteriormente in due categorie:
• Principati completamente nuovi: Come nel caso di Milano, che fu conquistato
da Francesco Sforza.
• Principati che si aggiungono a un principato ereditario: Ad esempio, il regno
di Napoli che venne acquisito dal re di Spagna e integrato nel suo dominio esistente.
3. Modalità di acquisizione dei principati: Machiavelli sottolinea che i principati
possono essere acquisiti in vari modi:
• Con le armi altrui: Quando il principato viene ottenuto grazie all’aiuto di un
altro sovrano o potenza straniera.
• Con le proprie armi: Quando un principe acquisisce il potere con il proprio
esercito e la propria forza.
• Per fortuna: Quando la conquista avviene grazie a circostanze fortuite, come
la fortuna o il caso.
• Per virtù: Quando il principe riesce ad ottenere e mantenere il potere grazie
alle proprie capacità, competenze e abilità politiche.
4. Situazioni degli stati acquisiti: Machiavelli evidenzia che i nuovi principati
possono avere diverse caratteristiche:
• Alcuni sono abituati a vivere sotto un principe e quindi la transizione al nuovo
governo è più facile.
• Altri sono stati abituati alla libertà, e quindi sarà più difficile per il nuovo
principe mantenere il controllo su di essi.
In sintesi, nel primo capitolo Machiavelli stabilisce una struttura per comprendere la varietà
dei principati e delle modalità con cui essi vengono acquisiti, e prepara il lettore ad affrontare
le successive analisi più dettagliate delle caratteristiche e delle strategie necessarie per
governarli con successo.
I principati nuovi che si acquistano con le armi proprie e la virtù
Nel sesto capitolo de Il Principe, Machiavelli analizza i principati nuovi che vengono acquisiti
con le armi proprie e la virtù, cioè grazie alle capacità personali di chi acquisisce il potere,
piuttosto che per fortuna o grazie all’aiuto di altri.
Machiavelli inizia affermando che ogni uomo prudente dovrebbe ispirarsi alle grandi azioni
dei personaggi storici che sono riusciti a conquistare il potere grazie alla propria virtù (abilità,
capacità, determinazione) e alle proprie forze militari, piuttosto che limitarsi a imitare le
strade già battute da altri. Usa l’esempio degli arcieri che, per compensare la distanza,
mirano più in alto di quanto dovrebbero, con l’aspettativa che la loro freccia raggiunga
comunque l’obiettivo.
I principali esempi di virtù e successo:
1. Moisè, Ciro, Romulo, Teseo e altri sono citati come esempi di persone che,
pur trovandosi in situazioni difficili, hanno saputo approfittare di opportunità storiche grazie
alla loro virtù. Per esempio, Moisè non solo ha agito come esecutore della volontà divina,
ma ha anche avuto la virtù di condurre il popolo d’Israele fuori dall’Egitto e di dar loro una
nuova struttura sociale.
2. Machiavelli sottolinea che la virtù di queste figure storiche non è stata
soltanto una questione di fortuna, ma si è realizzata tramite una combinazione di circostanze
favorevoli e delle loro capacità. Senza le opportunità (come la situazione di oppressione del
popolo d’Israele per Moisè, o il malcontento dei Persiani sotto il dominio dei Medi per Ciro),
la loro virtù non sarebbe emersa. Al contempo, senza la loro virtù, le occasioni sarebbero
state inutili.
Difficoltà nell’acquisire un principato con la virtù:
Machiavelli spiega che chi acquisisce il potere con la propria virtù deve affrontare difficoltà
significative, in particolare per i cambiamenti che porta con sé. In genere, i nuovi principi
devono introdurre nuove leggi e strutture per consolidare il loro potere, e questo provoca
resistenze da parte di coloro che sono legati ai vecchi ordini. L’introduzione di novità, quindi,
crea difficoltà, poiché gli avversari degli ordini vecchi si oppongono e quelli che dovrebbero
difendere i nuovi cambiamenti non sono abbastanza motivati.
La natura delle difficoltà e la necessità della forza:
Machiavelli afferma che i nuovi principi debbano essere armati per far rispettare i
cambiamenti che introducono, altrimenti, come nel caso di Girolamo Savonarola (un
esempio più recente), la mancanza di supporto militare può far cadere rapidamente il nuovo
ordine. Le armi sono quindi cruciali per mantenere la stabilità, e Machiavelli conclude che chi
ha acquisito il potere con la virtù e le armi proprie avrà difficoltà iniziali, ma una volta
superati gli ostacoli, il principato sarà più facile da mantenere, perché ormai consolidato.
L’esempio di Ierone di Siracusa:
Machiavelli conclude con l’esempio di Ierone di Siracusa, che, pur essendo partito da una
posizione di privato cittadino, grazie alla sua virtù e capacità, divenne principe di Siracusa.
La sua ascesa non fu dovuta alla fortuna, ma a una serie di opportunità che sfruttò per
organizzare l’esercito e fondare un nuovo ordine. Machiavelli osserva che, sebbene Ierone
abbia avuto molte difficoltà iniziali, una volta acquisito il potere, il suo governo fu stabile e
duraturo, grazie alla sua abilità nel mantenere il controllo e nell’adattarsi alla nuova realtà.
Sintesi:
In sostanza, il capitolo riguarda i principati nuovi che si acquisiscono con le proprie armi e la
virtù. Machiavelli esplora come questi principati siano difficili da ottenere, ma più facili da
mantenere una volta che il nuovo principe ha superato le resistenze e consolidato il suo
potere. La virtù di chi acquisisce il potere gioca un ruolo determinante, ma è anche
fondamentale avere forze armate proprie per affrontare e difendere le innovazioni che si
portano con sé.