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Dal Principe: La Dedica

Niccolò Machiavelli al magnifico Lorenzo Dei Medici

Analisi

1)Riassumi il brano in dieci righi


La lettera fu scritta con ogni probabilità nel 1516, dopo la morte di Giuliano de' Medici (cui
Machiavelli pensava inizialmente di dedicare il Principe, secondo quanto dichiarato nella lettera al
Vettori) ed è indirizzata all'esponente più autorevole della Signoria di Firenze, dal quale lo scrittore
si attendeva un riconoscimento politico. Machiavelli presenta il Principe come un dono al signore
di Firenze e si scusa dell'apparente modestia della sua offerta, giustificandosi col dire che la sua
esperienza delle cose politiche, accumulata sia con la lettura di libri antichi sia con il servizio alla
Repubblica, ha per lui un valore inestimabile e rappresenta quanto di più prezioso possa donare a
Lorenzo, frutto anche di "disagi e periculi".

2)Chiarisci che cosa significa per Machiavelli “continua lezione delle


cose antique”.
Secondo Machiavelli gli antichi, in particolare i Romani, sono una miniera di preziose informazioni.

3)Giudica le Dedica nel suo complesso, alla luce della cortigianeria


rinascimentale.
Il Principe non parla espressamente della corte, come teatro dell’azione politica e diplomatica in cui
chi detiene il potere mette in scena se stesso. E neppure l’opera di Machiavelli menziona in modo
esplicito la categoria sociale o professionale del cortigiano. Tuttavia, anche nel Principe si riconosce
che chi deve provvedere alla conservazione dello stato, amministrandolo, ha bisogno di disporre di
un personale qualificato al proprio servizio: ha bisogno di ministri e segretari, consiglieri segreti ed
esecutori fedeli degli indirizzi del principe

4)per quale motivo Machiavelli dichiara espressamente di voler


rinunciare a ogni abbellimento letterario?
Il Principe viene concepito da Machiavelli come il sunto di tutta la sua esperienza politica e dovrà
essere una sorta di "manuale" in cui egli fornisce al sovrano regole e consigli sul modo di
mantenere il proprio Stato, per cui la scelta linguistica ricade sul volgare fiorentino del Cinquecento
e lo stile è chiaro e immediato, lontano dalla "canonizzazione" che Bembo e altri letterati del secolo
stavano imponendo alle opere letterarie più colte. Machiavelli giustifica l'apparente immodestia di
rivolgersi, lui borghese e non nobile, a signori come i Medici di Firenze e idealmente a tutti i
sovrani d'Italia per dare precetti sull'arte di governo, dal momento che è necessario essere
"populare" per conoscere la natura dei principi e, viceversa, occorre essere al potere per conoscere
la natura dei popoli, proprio come i geometri si pongono in basso per descrivere le montagne e sulle
vette per delineare i territori pianeggianti. Quella dell'autore è una excusatio propter infirmitatem,
dal momento che egli riteneva di essere perfettamente in grado di fornire precetti politici e si
accredita qui, come in tutto il trattato, quale consigliere del principe e maestro nell'arte di governo.