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MACHIAVELLI * 1469: nasce a Firenze.

* 1498: viene nominato segretario della seconda cancelleria della Repubblica fiorentina (si occupa di affari diplomatici e militari). * 1502: ambascerie presso Cesare Borgia. * 1506: organizza la milizia fiorentina. * 1512: al ritorno dei Medici escluso dalle cariche pubbliche ed esiliato a San Casciano. * 1513: scrive Il principe. * 1518: scrive La mandragola. * 1527: restaurata la Repubblica, viene di nuovo allontanato dagli incarichi pubblici. Muore a Firenze. Machiavelli era preoccupato per il frazionamento politico. Nella seconda met del quattrocento l'Italia era divisa in quattro stati: il regno di Napoli, Venezia, lo stato della chiesa e i Medici, in Europa invece c'erano gli stati nazionali, conquistare l'Italia era molto semplice e oltretutto era meta molto ambita per la sua posizione geografica. Machiavelli elabora un progetto per salvare l'Italia da eventuali tentativi di conquista, secondo lui servirebbe una guida, un personaggio carismatico, un principe in grado di stabilire uno stato al centro-nord in modo da bloccare eventuali attacchi degli stati Europei. Il Principe Questopera un trattato e illustra cos un principato, quanti tipi ci sono, come si conquista, come s i mantiene e come si perde. Fu elaborata in un periodo di esilio di Machiavelli da Firenze nel 1513. Il Principe si pu collegare ad una tradizione medioevale poich si erano diffusi trattati che volevano tracciare il modello del principe e indicare le virt che egli doveva possedere. Lopera di Machiavelli si riallaccia a questa tradizione ma, mentre i trattati medioevali mirano a fornire unimmagine id eale ed esemplare del regnante, lo scrittore non propone al principe la virt morali, ma i mezzi che possono consentirgli la conquista e il mantenimento dello Stato. Il Principe suddiviso in ventisei capitoli: I capitoli da I a XI parlano delle varie forme di principati e dei modi in cui essi debbano essere mantenuti; esistono principati ereditari e nuovi che possono essere misti, cio risultati dallunione di un dominio nuovo allo Stato ereditario. Questi possono essere conquistati con la virt e con armi proprie o basandosi sulla fortuna e su armi altrui (per esempio Cesare Borgia). In questi capitoli si distingue tra la crudelt bene e male usata: la prima quella impiegata solo per una forte necessit e che si converte in unutilit per i sudditi; male usate invece quella che cresce col tempo anzich finire ed compiuta per il solo vantaggio del regnante. Nei capitoli da XII a XIV si esaminano le varie forme di milizie allo scopo di dimostrare la superiorit di quelle proprie. Queste vengono divise in milizie mercenarie e proprie. Le milizie mercenarie sono viste negativamente da Machiavelli poich sono composte da uomini che combattono solo per denaro. Diversamente quelle proprie sono composte dai cittadini che combattono per difendere i loro averi, il loro territorio e la loro vita, quindi sono pi forti e pi motivati. Nei capitoli da XV a XXIII si indicano le qualit necessarie ad un principe e i metodi che deve seguire per garantire la libert e la potenza del proprio stato. Il principe deve essere volpe e leone, ovvero furbo come la volpe e crudele come il leone. Nel capitolo XXIV sono illustrate le cause per cui i principi italiani persero i loro Stati. Machiavelli li accusa di pigrizia poich quando lItalia attraversava un periodo di quiete, i principi non hanno saputo ingegnarsi prevedendo qualsiasi tipo di problema, cos non rinforzarono il loro Stato.

Il capitolo XXV parla del rapporto tra virt e fortuna. I politici dovrebbero saper prevedere ci che la fortuna porter nel futuro. Fortuna: il destino, lo paragona a un fiume in piena (che poi straripa). Virt: la capacit delluomo ad accogliere la fortuna. Infine nellultimo capitolo presente unesortazione ad un principe nuovo che sappia porsi a capo del popolo italiano e liberare lItalia dal dominio straniero. Lettera a Francesco Vettori In questa lettera, indirizzata all'amico Francesco Vettori, Machiavelli racconta dell'ozio forzato nel quale costretto a vivere in ritiro a San Casciano. La lettera pu essere divisa in due parti: 1- Giorno: Machiavelli si lamenta della sua sfortunata condizione. Descrive la sua vita da campagnolo: discute con i tagliatori di legna, caccia gli uccelli, gioca e urla all'osteria. Fa l'ignorante tra gli ignoranti. 2- Sera: Ridiventa l'uomo che realmente : prima di entrare nello studio si spoglia degli abiti pieni di fango e indossa gli abiti reali. Si immerge cos nella lettura e nella meditazione notturna. Si sente grande tra i grandi. Chiede alla famiglia dei De Medici di farlo rientrare in politica, anche per compiti superflui e inutili (farmi voltolare un sasso). La Mandragola La Mandragola riprende lo schema del teatro comico, in quanto lamore dapprima contrastato, ma si conclude con un lieto fine. Si rif al tema della beffa di Boccaccio, ma a differenza di questo, Machiavelli non esalta lingegno dei beffatori, ma si limita a constatare che il mondo diviso tra ingannatori ed ingannati Callimaco un giovane innamorato di una nobile donna, Lucrezia, e chiede aiuto a Ligurio, un suo amico, per riuscire a conquistarla. Lucrezia , per, sposata con un facoltoso medico, messere Nicia, molto pi vecchio di lei. Questi ultimi non hanno ancora avuto un figlio dopo anni di matrimonio ed il medico ormai convinto della sterilit della moglie. Ligurio prende al balzo la situazione per inscenare un tranello al marito credulone e gli consiglia di consultare un famoso medico di nome Callimaco, conosciuto anche a Parigi. Callimaco in questo incontro spiega a Nicia che ha inventato una pozione di mandragola che far diventare fertile la moglie se costei la berr. Purtroppo per il primo uomo che passer la notte con la donna che ha assunto la pozione morir, quindi se Lucrezia dovesse bere la mandragola dovrebbe giacere con uno sconosciuto preso per strada per non uccidere il marito. Nicia nonostante tutto accetta e porta la pozione di Callimaco alla moglie. Ligurio riesce anche a corrompere un frate, Timoteo, che convince Lucrezia, che passare una notte damore con uno sconosciuto, per tale fine, non peccato. Per concludere linganno Ligurio organizza un rapimento e viene rapito un uomo robusto e giovane, che proprio Callimaco che in questo modo riesce a passare la notte con la sua amata. La mattina seguente svela il tranello e il suo amore per lei a Lucrezia, che credendo tutto ci il segno di un volere divino accetta di diventare amante abituale del ragazzo, che viene anche accolto in casa da Nicia, soddisfatto dal lavoro compiuto. In questo modo potr continuare indisturbato la sua relazione segreta con Lucrezia.

ARIOSTO * 1474: nasce a Firenze * 1503: a servizio del cardinale Ippolito dEste * 1516: esce la prima edizione (in quaranta canti) del Furioso * 1525-31: torna a Ferrara, dove si dedica alla revisione del poema * 1532: esce la terza edizione del Furioso, in quarantasei canti. * 1533: muore dopo alcuni mesi, di malattia

Le satire Scritte tra il 1517 e il 1525, sono sette scritti privati (lettere) che Ariosto scriveva ai conoscenti e non destinate alla pubblicazione. I contenuti riguardano i rapporti con il signore, il disprezzo del mestiere del cortigiano e la richiesta di stato di indipendenza dal signore perch non lascia spazio alla sua attivit letteraria. La satira di Ariosto prevede uno sviluppo narrativo e una struttura discorsiva, infatti il suo modello principale, il latino Orazio. Prima satira: la pi significativa, delinea i motivi per cui Ariosto non segue il cardinale a Buda (Ungheria). L'autore non ama viaggiare fisicamente ma solo con la fantasia. I motivi per cui non segue il cardinale sono: 1- Salute cagionevole: il mal di stomaco lo costringe a non sopportare niente. 2- Madre: rimasto solo lui a prendersi cura di lei perch tutti i suoi fratelli sono in giro per il mondo. 3- Polemica contro il cardinale e il sistema dei cortigiani al suo servizio: un cardinale molto generoso con chi lo segue in feste e ricevimenti, ma poco generoso nel riconoscere i meriti artistici.

Orlando Furioso Ariosto inizia la stesura dellOrlando nel 1505, la continuazione dellOrlando innamorato, il poema cavalleresco che Boiardo scrisse per la corte di Ferrara e che alla sua morte rimane incompiuto. Ariosto lavora al Furioso per tutta la vita. Nel 1516 ne pubblica la prima versione, con quaranta canti. Nel 1521 la seconda, con dei ritocchi. Nel 1532, pochi mesi prima della sua morte, esce ledizione definitiva, che riporta non pi quaranta canti, ma quarantasei. Ma la fatica maggiore laccurata revisione linguistica, condotta secondo le teorie di Bembo. Come Boiardo, adotta il progetto encomiastico di Virgilio: anche Ariosto, celebra la casata del proprio signore. Infatti nellInnamorato e nel Furioso si celebrano gli Este, rispettivamente al duca Ercole I e al cardinale Ippolito, suo figlio). Perci si narrano le imprese di un leggendario capostipite, in questo caso Ruggiero. La conclusione il matrimonio delleroe e, quindi la nascita della stirpe.

I temi fondamentali sono delineati dal proemio, e sono: - La guerra: fa da sfondo a tutte le vicende del poema. E' la guerra tra cristiani e musulmani sul suolo francese nel XI secolo. Ha una funzione strutturale perch fa da contrasto nelle varie storie. - L'amore: all'origine delle azioni di quasi tutti i personaggi e comprende passione, gelosia, tradimento e inganno. - Lamore-follia: ambiguit sulla passione e possesso fisico. Follia di Orlando perch Angelica ama un altro (Medoro). - La magia: una metafora dell'arte e della creativit dell'uomo che unisce la realt ai sogni. - Spazio e tempo: non sono realistici, ma aperti e flessibili. Temi della prima ottava: donne, cavalieri, armi, amori, cortesie, audaci imprese.

Il primo canto: Dopo il proemio e il raccordo con le vicende dellOrlando innamorato, lazione del furioso inizia con straordinario dinamismo. Angelica fugge dal campo cristiano in una selva: qui si incrociano i destini dei vari personaggi. Rinaldo e Ferra, entrambi innamorati della principessa, se la contendono alle armi. Ella scappa ancora, finch non si imbatte in Sacripante, che ella decide di sfruttare come compagno di viaggio. Senonch, questi ha la sventura di incappare in Bradamante e di esserne battuto. Ruggiero, Angelica, lorca: La fuga di Angelica non fortunata, adesso rapita dagli abitanti di Ebuda. Questi, per antica tradizione, sacrificano le donne pi belle ad unorca: alla principessa spetta questa fine. Nessuno pu aiutarla, anche se Orlando nella lontana Parigi, la sogna in pericolo. Cos lascia la citt, andando in cerca di Angelica. Ma Ruggiero, fuggito dallisola di Alcina con lippogrifo, la scorge dallalto del suo volo. Vince lorca, libera la principessa e, folgorato dalla sua bellezza, vorreb be possederla. Ma lei non acconsente, e grazie al suo anello magico scompare, e lascia Ruggiero solo. Il palazzo di Atlante: Mentre Angelica, fra mille peripezie, medita di tornarsene in patria, Orlando la ricerca ovunque. Per un caso sfortunato non capitato a lui di liberarla dallorca a Ebuda, ma a Ruggiero. Un giorno, finalmente, gli sembra di vedere lamata che, assalita da un cavaliere, invoca il suo aiuto. Il palazzo in cui il paladino trascinato nellinseguimento per una nuova magia di Atlante. Qui giunge anche Ruggiero: per sottrarlo alla guerra che lincantesimo stato concepito; e con lui troviamo i pi famos i cavalieri cristiani e saraceni, tutti prigionieri di Atlante. Alla fine arriver Angelica a dissolvere lincantesimo del castello con il suo anello magico. Cloridano e Medoro: Cloridano e Medoro sono due semplici soldati saraceni, giunti in Europa con il loro re Dardinello. Questo morto in battaglia: di notte, i due amici decidono di recuperarne il corpo per dargli sepoltura. Dopo aver fatto strage di nemici, essi trovano il corpo di Dardinello. Ma mentre lo trasportano via, li sorprendono le truppe del cristiano Zerbino. Cloridano si mette in salvo, lasciando involontariamente solo Medoro che non vuole abbandonare il cadavere. Cos accortosi di non avere con s Medoro, torna indietro per salvarlo dai nemici, ma nella lotta, muore. Medoro, risparmiato da Zerbino, per la sua immensa bellezza e la sua nobilt danimo, per ferito. Giace sul campo da solo, finch non viene trovato da Angelica. La pazzia di Orlando: Orlando ha perso di vista il pagano Mandricardo, con cui deve battersi. Cercandolo, giunge nel bosco dove si sono amati Angelica e Medoro: qui scopre le iscrizioni tracciate dai due, ma non vuole credere ad esse. Afflitto, trova riparo in una casa li vicino: quella che aveva ospitato i giovani innamorati. Credendo di poterlo rinfrancare, il pastore gli narra appunto la loro storia. E come se non bastasse, gli mostra il braccialetto donato da Angelica. Di fronte allevidenza, Orlando non pu illudersi e impazzisce. Astolfo sulla luna: Dopo aver combattuto per il Senpo, favoloso sovrano dellEti opia, Astolfo ha visitato lInferno ed arrivato sul Paradiso terrestre. Qui lo ha accolto san Giovanni evangelista, spiegandogli come recuperare il senno di Orlando. Astolfo perci condotto sulla luna: in un suo vallone si ammassa tutto quello che si perde sulla terra. Insieme alle inutili occupazioni degli uomini, c il senno che essi hanno smarrito. Presa lampolla in cui contenuto quello di Orlando, Astolfo pu tornare sulla terra. Conclusione: Una volta che Orlando tornato in se ed di nuovo a combattere insieme ai cristiani, il tema guerresco acquista uno spazio maggiore. Nel finale il progetto epico trova il suo compimento. Il duello tra Ruggiero e Rodomonte ricalca quello tra Enea e Turno nellEneide. Esso sempre meno il poema di Orlando, e sempre pi il poema di Ruggiero. Assistiamo dunque allaffermarsi del progetto encomiastico che a lui si lega, infatti le nozze tra Ruggiero e Bradamante rappresentano la fondazione della dinastia.

TASSO Le Rime Sono una raccolta di liriche composte dal 1567 al 1593. La lirica di Tasso si inserisce nella tradizione petrarchesca, ma la attraversa e la rinnova con originalit. Accanto alle tradizionali canzoni e sonetti, lopera di Tasso presenta un gran numero di madrigali, ci corrisponde al ritrovamento di un rapporto diretto con la musica. Tra i molti temi, quello nel quale la scrittura tassesca tocca i risultati pi convincenti il tema amoroso. Molti testi infatti sono dedicati a donne realmente amate dal poeta, ma dominano nel complesso le composizioni doccasione, in lode di donne legate alla vita delle corti. Tasso scrisse anche molti testi encomiastici, per ringraziare e lodare laccoglienza e la generosit dei signori, in questo ambito spicca lincompiuta canzone al Metauro, dedicata al duca Francesco Maria della Rovere. Aminta LAminta una favola boschereccia, ovvero unazione teatrale ambientata nel mondo dei pas tori. Il dramma suddiviso in cinque atti, preceduti da un prologo. Ogni atto concluso da un coro, sul modello della tragedia greca. Viene ripreso da Virgilio il mondo bucolico, tranquillo senza turbamento e privo di tensioni che in Tasso viene scosso dalla passione violenta dellamore, infatti abbiamo diverse interpretazioni dellamore: che pu essere quello saggio dei maturi Tirsi e Dafne, oppure pu essere quello estremo di Aminta. Un altro tema importante quello dellideologia cortigiana sotto accusa, infatti Tasso aveva un atteggiamento ambivalente nei confronti della corte: da un lato in essa il poeta proiettava il suo sogno ,l'aspirazione a una vita splendida, dall'altro invece provava una sofferenza profonda per le convinzioni false, corrotte e soffocanti della corte stessa. Questa sofferenza provoc un impulso di evasione dalla vita cortigiana, e la semplicit della vita naturale dell'et dell'oro fu lo spunto di questa fuga dalla realt e quindi l'inizio della composizione dell'Aminta. Il prologo recitato da Amore in persona, travestito motore effettivo dellazione. Amore: sostiene una sorta di utopia sociale, il suo potere annulla le differenze tra gli uomini, li ingentilisce e promuove una utopica et delloro. Ci si presenta come una riqualifica miracolosa del mondo umile dei pastori. Dietro ai pastori si svela lallegoria del mondo della corte (1200-1500) e la sua ideologia tesa ad armonizzare i conflitti sociali e a nascondere le disuguaglianze. Il giovane Aminta ama la ninfa Silvia. Entrambi sono inesperti in damore, perci ad aiutare il giovane si impegnano due personaggi maturi, Tirsi e Dafne, la seconda cercando di convincere Silvia ad accettare lamore di Aminta, il primo con consigli rivolti al giovane. Questo indotto dove la ninfa solita fare il bagno nuda, e qui la trova legata ad un albero da un satiro che sta per violentarla. Aminta la libera, ma Silvia fugge senza mostrargli alcuna gratitudine. La vicenda infine resa possibile da una serie di malintesi, dove ad Aminta viene riferito che Silvia stata sbranata, quindi Silvia, in verit illesa, crede che Aminta si sia suicidato per il dolore. Questa notizia vince le resistenze della giovane, che cede allamore, disperata per Aminta, che in realt aveva fallito il suicidio, gettatosi da una rupe, il giovane stato protetto da una siepe. Pu cos avere luogo il lieto fine con lintesa tra i due giovani. Dialoghi e Lettere

Con il titolo di Dialoghi sono chiamati i ventisei dialoghi tasseschi conservati. Questi sono stati composti tra il 1578 e il 1595, con una concentrazione particolare negli anni della reclusione a SantAnna. I temi affrontati nei dialoghi tasseschi sono assai vari: si va da argomenti strettamente filosofici a temi morali o letterali anche legati alla quotidianit e allautobiografia. Lepistolario di Tasso uno dei pi importanti della nostra storia letteraria, ed anche uno dei pi inquietanti. Al modello petrarchesco , Tasso contrappone un insieme caotico di lettere, che con queste non vuole fornire unimmagine idealizzata di s, ma al contrario Tasso si rappresenta in termini umili , insistendo sulle proprie sventure, sulla propria povert e sui propri bisogni.