Vita di Niccolò
Machiavelli
Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio 1469 da una famiglia borghese. Ricevette
un’ educazione umanistica: studiò il latino, gli umanisti del XV secolo e le opere
della letteratura orentina in volgare. Per questioni economiche però non riuscì a
frequentare l’università.
Nel 1498 iniziò la sua vita politica, fu eletto ‘segretario della seconda cancelleria’ e
poi ‘segretario dei dieci di libertà e pace’ cariche che lo resero partecipe alla
carriera diplomatica, fece diverse spedizioni per il governo tra le quali due presso
Cesare Borgia (detto il Valentino). Tra il 1510 e 1511 il potere, diplomatico e
politico, di Machiavelli ebbe il suo culmine no a quando nel 1512 i medici
tornarono a Firenze. Machiavelli venne licenziato, rimosso dai suoi incarichi,
condannato al con no, e pagò una cauzione di 1000 orini. Nel 1513 venne
scoperta una congiura anti medicea e Machiavelli venne trovato tra l’elenco dei
nomi degli avversari dei medici e quindi venne torturato e imprigionato. Uscirà a
marzo del 1513 grazie a Papa Leone X. Machiavelli divenne così un personaggio
sospetto e si ritirò fuori città, nella sua proprietà a San Casciano.
Escluso dalla vita politica attiva di Firenze trovò parziale riscatto dedicandosi alla
ri essione e alla scrittura iniziò infatti a scrivere il principe. Nel 1514 rientrò a
Firenze per conquistare le grazie della famiglia medici e per essere riammesso alla
vita politica attiva ma gli sforzi furono inutili/vani. Nonostante tutto nel 1516
Machiavelli dedicò il principe alla famiglia medici in particolare a Lorenzo de’
medici, il quale era diventato signore del ducato di Urbino.
Nel 1529 morì Lorenzo de’ medici e Firenze fu a data al cardinale Giulio de’
medici, gli amici di Machiavelli, degli orti oricellari, si attivarono per farlo avvicinare
al cardinale. Ne vantarono più le doti letterarie che politiche e nel 1520 gli fu
a data la stesura delle ‘Istorie orentine’, nel 1625 l’opera fu presentata
u cialmente a Giulio divenuto Papa con il nome di Clemente VII
Grazie alla ducia di Clemente VII gli ultimi due anni di Machiavelli furono densi di
attività diplomatiche e militari, tra cui quella di riordinare le truppe orentine per
contrastare l’esercito di Carlo V che marciava verso Firenze e Roma nel 1527.
Mentre i lanzichenecchi saccheggiavano Roma i medici furono costretti a lasciare
Firenze. Il nuovo governo ri utò Machiavelli ritenendolo troppo fedele al partito lo
mediceo e così venne allontanato.
Morì a Firenze il 25 giugno 1527.
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Grandi Temi di
Niccolò Machiavelli
Metodo induttivo
Le regole della scienza politica si ricavano dall’esperienza, dalla storia e dalla
realtà contemporanea, e non dalla speculazione astratta. Norme e criteri utili
all’acquisizione, alla conservazione e l’aumento del potere si possono trarre con
una valutazione fredda, razionale e appassionata delle proprie esperienze e delle
lezioni degli scrittori classici. Le regole si ricavano grazie a un processo di
generalizzazione induttiva. Il suo metodo induttivo è caratterizzato da formule
apodittiche che non rilasciano spazio a dubbi e obiezioni e hanno scopo di
scuotere i lettori.
La natura degli uomini
Ogni uomo politico dovrebbe so ermarsi sulla conoscenza degli uomini. Pur
esistendo molti tipi diversi di comportamenti Machiavelli individua delle costanti
che permettono una una generalizzazione. L’uomo è essenzialmente violento,
bellicoso e combattivo per necessità o per ambizione. Conviene presupporre tutti
gli uomini malvagi e maligni per egoismo, ignavia e meschinità. Questa cattiveria è
il risultato della libertà degli uomini, i quali dotati di libero arbitrio si dedicano più al
male che al bene.
il bene dello stato e la morale
Uno stato solido si basa su un potere centralizzato, una scalità e ciente e un
esercito possente. L’incuria di questi tre fattori è stata la causa della decadenza
degli Stati italiani che li ha esposti alle invasioni straniere. Machiavelli sperava di
trovare un condottiero simile a Cesare Borgia, né cauto né prudente ma audace e
cinico. Il pensiero di Machiavelli, accusato di immoralità, si basa su un pessimismo
antropologico; tutti gli uomini sono malvagi ed egoisti nalizzati al tornaconto
personale. Non si può guidare uno Stato senza tenere conto della natura bestiale
dei proprio sudditi. Il dramma della politica è quello di essere disposti a farsi
malvagi per l’utilità dello Stato. Forza astuzia e dissimulazione sono requisiti
indispensabili.
il concetto di virtù
Un comportamento politico è virtuoso o vizioso in base alla e cacia di un’azione.
La virtù è per Machiavelli la qualità fondamentale che consente all’uomo di
raggiungere lo scopo con tenacia, volontà, risolutezza e intelligenza. Non esiste nel
pensiero di Machiavelli una de nizione universale di virtù; è virtuoso l’uomo che è
capace di prevedere le situazioni e di farsi guidare da esse con strategie idonee
necessarie.
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Il principe
Il 10 dicembre 1513 Machiavelli scrisse una lettera all’amico Francesco Vettori, che
si trovava a Roma come ambasciatore di Firenze presso la Santa sede. In tale
lettera Machiavelli annunciò di avere appena composto ‘il principe’ un’opera sulla
natura e sulle tipologie del governo principesco. Il sommario fornito nella lettera
sembrava coincidere con il contenuto dei primi 11 capitoli dell’opera. Nei mesi
successivi Machiavelli procedette nella composizione e rielaborazione del testo e
nel 1514 il testo divenne un trattato di attualità politica. Il principe nacque da una
condizione di forzata inattività di Machiavelli dovuta al con no a San Casciano.
Per Machiavelli l’opera aveva un duplice scopo quello di dimostrare le proprie
competenze politiche e la speranza di essere richiamato alla vita politica attiva.
L’opera fu infatti dedicata ai medici, più precisamente a Lorenzo de’ medici. Le
aspettative e l’attesa di essere chiamato alla vita politica furono vane infatti la
famiglia medici accolse il libro con freddezza e le prime copie del manoscritto
furono pubblicate 5 anni dopo la morte di Machiavelli nel 1532.
struttura
Il principe è un’operetta molto breve composta da 26 capitoli totali + 1 lettera di
dedica indirizzata a Lorenzo de’ medici, in essa Machiavelli speci ca il contesto
storico-politico del momento e o re in omaggio alla famiglia medici il testo;
famiglia che lui considera destinataria ideale del suo progetto politico.
I capitoli hanno tutti un titolo in latino che sintetizza l’argomento e sono divisi in
due parti:
• la prima parte tratta dei tipi di principati e delle dinamiche di conquista del
potere. É stata probabilmente scritta entro la ne del 1513 e comprende dal
capitolo I al XI
• la seconda parte tratta il tema delle armi, il comportamento del principe e la
situazione politico-militare Italiana. È stata aggiunta a partire dal 1514 e
comprende dal capitolo XII al XXVI.
analisi 1 parte
Machiavelli, nella prima parte dell’opera, si impegna a classi care i diversi tipi di
principati e per ciascun caso si occupa di individuare le regole fondamentali per
riuscire a mantenere il potere. I principati si dividono in:
1. principati ereditari (sangue)
2. principati nuovi sono il frutto di una recente conquista per esempio gli Sforza a
Milano
3. principati misti sono il risultato dell’aggiunta di una conquista a un principato
già esistente per esempio gli spagnoli a Napoli
4. principati ecclesiastici il potere è detenuto dall’autorità religiosa
5. principati civili il potere viene conferito direttamente dai cittadini.
A Machiavelli interessano principalmente i principati nuovi e misti, i quali
possono sottostare a un principe oppure essere liberi (dittatura).
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I principi possono essere classi cati in due categorie:
• il principe antico ovvero il principe che già detiene il potere e lo mantiene e
accresce senza esporsi a rischi o minacce
• il principe nuovo colui che da privato cittadino riesce a giungere al vertice dello
Stato (ascesa).
I mezzi che permettono di conquistarli e mantenere il potere sono:
forza, si ricorre ad armi proprie o altrui
virtù, vengono imposti come modelli di riferimento i comportamenti di Mosè,
Ciro, Romolo e Teseo
crudeltà e scelleratezza, assicurano successo alla uomo politico che non
possiede circostanza favorevole. Vengono utilizzate azioni malvagie e per no
criminali per raggiungere i propri obiettivi. Viene introdotta una distinzione
fondamentale tra le
- crudeltà ‘male usate’ ovvero inutili e dannose per la politica
- crudeltà ‘bene usate’ ovvero utili in vista della difesa dello Stato
Quindi in alcune circostanze un’azione moralmente condannabile può risultare
vantaggiosa dal punto di vista politico così viene stabilita la distinzione fra politica
e moralità.
analisi 2 parte
La seconda parte dell’opera si apre con il problema delle milizie, capitoli XII-XVI,
Machiavelli giudica negativamente gli eserciti mercenari, per lui la forza di uno
stato è poter contare su un esercito guidato direttamente dal principe e formato
dai suoi sudditi.
Capitoli XV- XXIII parlano del comportamento del principe con i suoi sudditi
introducendo una fondamentale distinzione tra:
• etica ideale ovvero come il principe dovrebbe comportarsi senza preoccuparsi
dell’e cacia politica
• etica e ettuale ovvero i comportamenti utili per conservare il potere ricorrendo
anche a comportamenti immorali come crudeltà, violenza e slealtà.
Capitoli XXIV-XXV trattano del rapporto tra virtù e fortuna. Il ragionamento parte da
due premesse: la situazione storica, dentro cui il principe deve operare, è sempre
mutevole, mentre la natura dell’uomo è ssa e immutabile. Questa rigidità è il
fondamentale ostacolo per il successo, poiché impedisce al principe di adattarsi
alle speci che situazioni che incontra. Machiavelli sostiene quindi che l’uomo nel
suo agire abbia precisi limiti, cioè debba a rontare delle situazioni indipendenti
dalla sua volontà e che quindi non può cambiare. Si tratta di circostanze e
avvenimenti che si veri cano non per un volere divino ma per e etto della fortuna,
ovvero una forza che agisce casualmente nel bene e nel male. Machiavelli ritiene
che la fortuna possa condizionare soltanto metà delle cose umane e che l’altra
metà possa essere regolata dagli uomini con alcuni modi:
l’occasione, capire quando è il momento giusto e quindi saper appro ttare della
fortuna
la capacità di correre ai ripari, capacità di prevenire i mutamenti della fortuna e
saper organizzare le difese necessarie
il riscontrarsi con i tempi.
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Capitolo XVII conclude l’opera, si rivolge all’illustre famiglia medici con un invito ad
agire, a cogliere l’occasione o erta dalla storia per estendere il proprio dominio
all’intera Italia, liberando la patria dall’oppressione degli stranieri. È un auspicio-
esortazione, Machiavelli crede che situazione italiana possa migliorare, sostiene
che l’Italia possa rinascere e risollevarsi grazie alla famiglia medici.
Lingua e stile
Per quanto riguarda la lingua, nel Principe Machiavelli usa il volgare per
comunicare le sue ri essioni in modo più chiaro e diretto possibile. Il volgare che
utilizza in particolare è il orentino del Cinquecento.
Per quanto riguarda invece lo stile, bisogna ricordare che Machiavelli ha lavorato
per un lungo periodo come funzionario della Cancelleria orentina, nelle lettere e
nelle ambascerie scriveva in modo breve, e cace e preciso. Tutte queste
caratteristiche si ritrovano poi nella prosa del Principe. Ri uta lo stile aulico, il suo
stile argomentativo si poggia su un'esposizione ordinata e razionale, con un
linguaggio sobrio e chiaro ed è molto diretto a comunicare le cose che gli stanno a
cuore. Infatti la sintassi è chiara e scandita e mira di più all'e cacia che
all'eleganza. Inoltre, utilizza periodi brevi e utilizza molto spesso la gura
dell'antitesi per ra orzare le sue argomentazioni. Possiamo quindi de nire lo stile
come risolutivo, rapido e dogmatico.
Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio
L’opera è stata composta nel 1517, possiede una serie di ri essioni in cui
Machiavelli ritiene che la storia insegni validamente in ogni tempo in particolare
quella romana suggerisce ri essioni sui problemi politici dell’Italia del suo tempo.
Machiavelli sembra qui prediligere la struttura repubblicana dello Stato
accompagnata comunque dal Principe.
struttura
Opera divisa in 3 libri:
• libro I tratta della politica interna di Roma
• libro II tratta della politica estera di Roma
• libro III sulle azioni dei cives (cittadini)
La Mandragola
Opera scritta intorno al 1518, si basa sul modello della commedia latina di
Boccaccio. Nell’opera si ri ette lo stato d’animo risentito di Machiavelli per
l’allontanamento dalla politica. La storia si svolge a Firenze e racconta un amore
contrastato (tra Callimaco e Lucrezia) a causa che di un 3 incomodo (Ligurio).
L’opera si conclude felicemente poiché Ligurio perde.
temi
É un’opera comica nella quale si sviluppano i temi di astuzia ed inganno, visti non
come vizi bensì come una condizione necessaria per sopravvivere nella società.
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Guicciardini
• carriera diplomatica come ambasciatore dei Medici , era un collaboratore della
famiglia orentina
• ricoprì incarichi politici, amministrativi e militari (notevole esperienza politica
diretta)
• dopo il Sacco di Roma e la cacciata dei Medici da Firenze entrambe nel 1527,
Guicciardini dovette ritirarsi a vita privata
Pensiero- contrapposizione con Machiavelli
• non esistono modelli assoluti da imitare
• Il passato non si ripresenta nel presente sotto forme uguali a quelle precedenti
( la storia non è ciclica)
• non basta la semplice imitazione delle azioni dei grandi politici di altri tempi
• la virtù sola non serve a prevenire gli imprevisti politici o della fortuna
• ‘arte della discrezione’ capacità di distinguere e decidere a seconda della
situazione, basandosi sull'esperienza politica individuale, non esistono regole sse
(assiomi)
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