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Niccolò Machiavelli

Machiavelliano-> aggettivo di Machiavelli.

Machiavelli vive tra il 1469 e il 1527, nasce e muore a Firenze da una famiglia colta, ebbe una
cultura umanistica, però, già all’interno della sua cultura, spicca la passione per un opera di
Lucrezio, il de rerum natura, possediamo anche la copia con a lato i suoi commenti, ed è
un’opera dell’epoca classica, che lascia tutti sconcertati, perché Lucrezio, facendo un discorso
sui fenomeni naturali, spiega come tutto ciò che accade in natura non ha nessun tipo di
implicazione religiosa, ma è frutto di un determinismo, dove non c’è nessuna volontà di nessun
Dio.

Fu l’unico autore latino ad avere questa concezione-> è innanzitutto un losofo.

Il fatto che Machiavelli usi quel libro come sua ri essione culturale, ci dice che Machiavelli è il
primo caso dove non si parla proprio di ateismo, ma comunque è un esempio di assoluta laicità.

Machiavelli vive in un periodo storico orentino tormentato, poiché nel passaggio tra l’ascesa
della famiglia dei medici e la loro cacciata da Firenze, possiamo dire che il momento migliore per
Machiavelli è quello in cui può agire all’interno di una struttura repubblicana-> i medici
rimangono al potere no al 1494, poi vengono cacciati, poiché Piero dei medici aveva fatto troppe
concessioni a carlo VIII, e si instaura un periodo repubblicano, però i primi quattro anni prende il
potere un personaggio strano-> Girolamo savonarola, nché ci fu lui Machiavelli non riuscì ad
entrare in politica, una volta che Girolamo morì il governo venne a dato ad un gonfaloniere, che
terrà la Repubblica no al 1512, periodo in cui Machiavelli riesce ad avere incarichi molto
importanti.

La sua missione più interessante fu quella presso Cesare Borgia, glio di papa Alessandro VI, il
quale aveva un vero e proprio piccolo impero nel centro italia, costui a ascina Machiavelli, poiché
è una gura estremamente particolare, in grado di sbarazzarsi dei suoi rivali politici in modo
brutale.

Machiavelli, girando l’Italia, ha la possibilità di ri ettere sulle milizie, l’Italia non avrà mai una sua
forza se non riuscirà a crearsi un suo esercito stanziale, nché ogni signore avrà il suo piccolo
esercito sarà solamente uno scontrarsi gli uni contro gli altri.

Nel 1512 nella guerra tra Francia e Spagna la Spagna ha la meglio, Firenze viene restituita ai
medici, ma tutti coloro che avevano lavorato per la repubblica erano trattati come dei rivoltosi,
Machiavelli viene quindi arrestato e torturato, rilasciato poco dopo col patto di ritirarsi dalla città,
si ritira così in una sorta di esilio vicino Firenze e questo fu il periodo in cui lui scrive le sue opere
più importanti:

• il principe, il suo capolavoro,

• i discorsi sulla prima deca (=dieci libri) di Tito Livio,

• la mandragola, commedia molto famosa.

Machiavelli si stanca e spera di essere richiamato a Firenze, dedicando varie sue opere alla
famiglia dei medici, una volta morto Lorenzo de medici, nipote del magni co, il governo della città
passa nelle mani di Giulio de medici, che rappresenta un’apertura per Machiavelli, il quale deve
stendere una storia di Firenze, infatti lo rivediamo attivo nel comporre.

Nel 1527 i medici vengono cacciati per la seconda volta da Firenze e si ristabilisce la repubblica,
allo stesso modo Machiavelli viene allontanato, morendo improvvisamente nello stesso anno.

Abbiamo notizie grazie ad un vecchio epistolario, insieme di lettere, in cui a ronta vari temi e
scrive in maniera molto sincera, dando delle ri essioni sulla politica dell’epoca, che ci permette di
capire a pieno il suo pensiero, in particolare sono famose le lettere per Francesco vettori, che
scrive durante il suo esilio.

Machiavelli ha una predilezione per i classici, fonte di ogni possibile studio per lui.

Il principe:
Il principe compare in una lettera del 1513, un opuscolo de principatibus, si tratta di un piccolo
libretto di 26 capitoli, il principe si innesta in un particolare genere letterario, gli specula principis,
che sono delle opere in cui si tratteggia il principe ideale, con tutte le possibili caratteristiche
positive, le virtù, scritti per i sovrani per indirizzarli verso il meglio.

La novità del principe di Machiavelli sta nelle caratteristiche di questo principe, perché non traccia
più l’immagine di sovrano ideale dalle virtù in nite, ma Machiavelli dice che il principe non è
un’entità astratta, certo che l’ideale dovrebbe essere buono, magnanimo, ma non esiste un ideale,
il principe vive in un mondo reale e in questo deve confrontarsi, questo ci porta al primo principio
di Machiavelli -> la verità e la realtà e ettuali, la realtà in cui io mi pongo, lui pensa che il principe
non operi in un mondo astratto, ma piuttosto in un contesto reale, quindi deve rispondere per la
realtà in cui si trova, poiché delle volte la cosa giusta non è fattibile, ciò fa capire il suo pensiero
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e il suo motto-> il ne giusti ca i mezzi, tutto si giusti ca in rapporto alla situazione, non si
parla, quindi, di cattiveria.

La verità e ettuale della politica non prevede l’esercizio di virtù morali, ma piuttosto all’uso di tutti
i mezzi possibili per fare due cose: conquistare lo stato e mantenerlo, le due armi perché un
principe possa fare questo sono le virtù e la fortuna, intesa come il caso favorevole.

Nel libro dedica uno spazio alle milizie, che non devono essere mercenarie, un’altra parte del libro
analizza, invece, i comportamenti del principe, il metro è la verità e ettuale e qui Machiavelli dice
che, siccome gli uomini sono malvagi e traditori, il principe è costretto ad agire di conseguenza->
se l’uomo è scorretto il principe non può che essere come lui.

Successivamente, tratta dell’ignavia e dell’inerzia dei principi italiani, non in grado di prendere in
mano la situazione, mentre l’ultimo capitolo è un’esortazione al nuovo principe di mettere in
pratica tutto quello che gli ha spiegato.

Machiavelli su argomenti così scottanti ha la capacità di rendere pratiche le sue osservazioni,


facendo in modo che servano davvero nella realtà, facendo delle considerazioni di portata
universale.

Il suo periodo storico è l’Italia frammentata in regioni, dove le truppe sono mercenarie, al soldo dei
signori, e dove c’è una crisi di valori morali molto forte, Machiavelli mette, appunto, in contrasto
questa crisi con la grande antica Roma.

Questo comportamento Machiavelli lo prevede solo per i signori e gli uomini politici, che devono
governare per il bene dello stato.

Nella fusione tra teoria e prassi che lui fa parte da una realtà e ettiva-italia spezzettata, truppe
mercenarie, crisi morale- per trarne i principi universali della sua politica-come ci si deve
comportare.

Machiavelli viene considerato l’iniziatore del ragionamento scienti co, da speci che premesse
estrae la regola generale, come farà successivamente Galileo, ma Machiavelli applica tutto ciò ad
un discorso socio-politico, parte dal momento storico per arrivare ad esporre delle teorie
universali.

Machiavelli in questo discorso delimita il campo della politica, la quale deve avere un unico
scopo, cioè mantenere lo Stato e garantire il bene dei cittadini, parte dall’esperienza diretta, se
non è possibile fare quest’esperienza bisogna rifarsi alle esperienze di chi ci ha preceduto, ha una
fede nella cultura e nella storia antica-> in particolare quella romana (la lezione degli antichi).

Questo ci fa capire che Machiavelli ha una concezione della storia naturalistica, ciclica, perché
secondo lui il comportamento dell’uomo si ripete e quindi a medesimi antefatti si generano uguali
conseguenze.

Machiavelli quando parla di politica parla di un campo molto preciso e delimitato, ci fa capire che
Machiavelli risponde come uomo del 500 a tutte le stesse regole degli altri, non sta dicendo che
l’uomo deve comportarsi come fa il principe, ma sta dicendo che le regole della politica sono
diverse da quelle della società comune, il signore se vuole sopravvivere deve essere un

centauro-> mezzo uomo e mezzo bestia, questo porta Machiavelli a un profondo travaglio morale,
il politico deve per forza comportarsi così, comportamenti che non sono accettabili nella vita
quotidiana potrebbero essere e caci in politica, quindi la politica è totalmente sconnessa
dall’etica, che ha delle regole diverse.

In realtà, però, nell’altra opera-> “discorsi sulla prima deca” Machiavelli spiega che la migliore
forma di governo è quella repubblicana, questa sembra una contraddizione, la repubblica
(governo di pochi) di sicuro è la forma migliore, però, è anche vero che non è facile un governo
repubblicano in un momento di grande di coltà, quando c’è un momento critico è meglio che ci
sia un solo capo a decidere per tutti, per cui siccome l’Italia era in un periodo problematico era
meglio il principato, una sola persona che prendesse le decisioni, detto questo sicuramente lui
sostiene fortemente la repubblica, ci lavora anche, quindi non si tratta di una contraddizione.

Virtù e fortuna non bastano se non si palesa la cosiddetta occasione, uno può essere virtuoso ed
avere fortuna, ma se non ha l’occasione di agire di fatto non succede nulla, non riesce ad avere la
meglio.

Le doti dell’uomo politico rimangono delle doti, non vengono esercitate se non si ha la possibilità
e quindi ciò che regola davvero gli eventi secondo Machiavelli è, appunto, l’occasione, per cui
virtù personale e occasione possono dominare anche il caso, il destino.

La mandragola
Personaggi:

- Callimaco: che arriva da Parigi e abita di fronte alla giovane della quale si innamora, la moglie
del vecchio. Giovane orentino, che è stato tanti anni a studiare a Parigi.

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- Siro: servo di Callimaco, che lo aiuta sempre e gli regge il gioco.

-Lucrezia: moglie di Messer Micia e donna bellissima della quale Callimaco si innamora.

-Messer Micio: né giovane né vecchio, ricco, marito di Lucrezia.

Camillo Calfucci era andato a Parigi e aveva discusso con Callimaco su quali fossero le donne
più belle d’ Italia.

La donna più bella di tutte era Lucrezia, moglie di Messer Micia, che Callimaco vuole a tutti i costi.
Lucrezia è bellissima, ma non esce di casa, non fa feste, il marito non è né vecchio, né giovane e
quindi nemmeno tanto brutto, in più è ricco.

Callimaco non sa come incontrarla.

Discorso su principato e repubblica


Machiavelli parte dal principio che il principato sia la forma di governo assolutamente più adatta
da utilizzare in un momento di crisi.

Questo volume “principe” non sarebbe coerente con il suo principio politico e la sua vita, lui è
stato esponente di spicco della repubblica orentina.

Quando la situazione non è assolutamente sotto controllo, non si può prescindere da un


personaggio che prenda in mano situazione per risolverla, un po’ come nei romani si eleggeva il
dictator, una persona che per poco tempo aveva pieni poteri e gestiva il tutto.

Altro libro importante “i discorsi sopra la prima deca di Tito Livio” = discorsi sopra la prima
decina di libri scritti da Tito Livio, che trattavano la storia arcaica di Roma.

Machiavelli usa questo libro per studiare i comportamenti dell’uomo e propende per il governo
ideale ovvero la repubblica, intesa come oligarchia, non una democratica, all’epoca neanche
concepita.

I testi di Machiavelli sono pensati per contesti storici di erenti, non si contraddicono.
In questo contesto, nei discorsi sulla prima deca si vede quello che ritiene Machiavelli
fondamentale per la sua ri essione “l’esperienza delle cose antiche”, ritiene che la storia sia
ciclica, non c’è un’evoluzione continua che porta ad un compimento, ma viene vista come un
cerchio che gira su se stesso.
Questa è una visione deterministica, un evolversi di causa-e etto, ma allora se è un susseguirsi
di cause ed e etti, la storia passata è una matrice da studiare per calcolare gli e etti di quello che
sta accadendo, posso prevedere l’e etto per una situazione contemporanea, guardando il
passato. Su tutto ciò si fonda la sua concezione storica.

Si fondono insegnamenti antichi e devono essere intrecciati col presente, ma aldilà di questo
Machiavelli inaugura un modo per gestire il problema che de niremmo scienti co.

La politica viene divisa dall’etica, ha delle regole diverse, sue, bisogna ragionare sul fatto che la
politica debba essere trattata come una scienza (per noi é normale, ma all’epoca fu una conquista
da parte di Machiavelli).

La Politica è una scienza che sottostà a regole matematiche, quindi, non ha senso dare una sorta
di legge prede nita e, poi, cercare di calarla nella realtà, semmai è giusto il contrario,
dall’esperienza bisogna ricavare il numero più alto di dati e poi ricavare la legge.

Questo è il sistema deduttivo della scienza, che si attribuisce a Galileo.

Qual è il valore per la religione di Machiavelli?


Lui non è religioso, è laico.

Solo lo stato, per lui, può mettere una parola ne alla malvagità dell’uomo.

La religione, quindi, potrebbe essere inutile, lui non la analizza come portatrice di verità, non gli
interessa, però, dice che potrebbe diventare un comodo strumento di governo, nel senso che
chi è religioso tende ad avere comportamenti etici che possono far comodo ad un principe, nel
momento in cui deve gestire il suo popolo.

La dedica, “Principe” p 846


“Principe” era stato inizialmente dedicato a Giuliano dei Medici, ma poi lo dedica a Lorenzo De
Medici, che dava l’impressione di essere colui che avrebbe governato Firenze de nitivamente,
per convincerlo a farlo rientrare a Firenze.

Una fonte diretta è che in questa dedica Machiavelli non chiama Lorenzo de Medici duca
d’Urbino, quindi, la dedica è stata scritta almeno prima del 1516.

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Quest’opera è stata scritta in volgare, lui era uno che proponeva un tipo di risoluzione per
l’italiano volgare, che poi è quella che adotta nel suo testo, però i titoli sono in latino.

Testo
Più delle volte quelli che desiderano ottenere credito presso un principe, questi vogliono farselo
amico, con quelle cose che hanno più care o che vedono che piacciono al principe.

Si vede molte volte che vengono regalati cavalli a remi, drappi pietre preziose e cose del genere.
Desiderate dunque o rirvi alla vostra magni cenza.

Non ho trovato fra le mie cose qualcosa che io abbia di cosi più cara, qualcosa che io stimi cara
quanto il comportamento degli uomini, imparato da me con la continua esperienza delle cose di
oggi e una continua ri essione dei fatti antichi, avendoci ri ettuto a lungo su questi elementi, ora
scritte queste considerazioni sul libretto lo mando alla vostra magni cenza.

Anche se so che la mia opera non è all’altezza della vostra magni cenza con do assai che grazie
alla vostra gentilezza, Oh Lorenzo, questo libretto debba essere accettato, considerando il fatto
che non potrebbe esserle fatto un dono maggiore, che darle la possibilità di poter in brevissimo
tempo intender, conoscere, tutto quello che io, in tanti anni e con tanti miei disagi sopportati e
pericoli che ho attraversato (= io regalo la mia grande esperienza della vita e ve lo dono cosi che
nella lettura possiate acquisire tutto ciò che per me c’è voluto una vita raggiungere).

Il quale libro scrivendolo, non l’ho abbellito, né infarcito di frasone o di parole magni che o di
qualsiasi altra adulazione, o ornamento esteriore, con i quali molti sono soliti ad ornare i loro testi
(-> testo scienti co, quindi non gli interessa abbellirlo, con frasette, giochi di parole, è un testo
tecnico e come tale deve essere trattato. Per noi normale, per l’epoca lungimirante).

Io ho voluto che o nessuna cosa lo renda bello o piuttosto solamente la varietà della materia, o la
profondità del soggetto lo renda gradevole.

Non voglio essere ritenuto un presuntuoso io che sono di un basso livello, perché così come quelli
che disegnano carte geogra che si mettono in base per disegnare i posti alti e invece per
disegnare quelli più bassi si mettono in alto per sapere la natura del popolo bisogna essere un
principe e viceversa.

Accolga dunque vostra magni cenza questo dono con quell’animo col quale io ve lo regalo, se da
quel signore sarà letto conoscerà dentro un estremo mio desiderio che arrivi a quella grandezza
che le sue qualità le permettono (lui ha la speranza che possa diventare un ottimo principe).

E se voi dall’alto volverete gli occhi in basso conoscerà quanto io sopporti una grande e continua
cattiveria della fortuna (capirete quanto io sia sfortunato).

Quanti siano i generi di principati e in che modo si acquistino (849)


Scritta in volgare con titoli in latino, per aiutare le persone colte.

Sistema scienti co di Machiavelli-> contrariamente alla tipica evoluzione del pensiero, qui
abbiamo un ragionamento a catena, si parte da un concetto e se ne deducono poi uno dopo
l’altro, questo modo di ri ettere “per deduzione” sarà quello che porterà al successo Galileo.

Parafrasi:

Tutti gli stati e i domini che hanno avuto un potere sopra gli uomini o sono stati o sono repubblica
o principati, i quali sono o ereditari, dei quali la stirpe del signore ne è stata a lungo tempo a capo,
oppure sono nuovi.

I nuovi o sono completamente nuovi, come fu milano per Francesco Sforza, oppure sono come
membri aggiunti allo stato del principe che li acquista, come è capitato al regno di Napoli per il re
di Spagna (la di erenza è che il principe sta più tranquillo in quello annesso, non in quello
completamente nuovo).

Sono questi domini conquistati sono consueti a vivere sotto il principe (regni già facenti parte di
un altro impero) oppure sono usi a essere liberi (prima erano liberi e ora vengono conquistati->
caso più pericoloso).

E si acquistano o con i mercenari o con le truppe personali, si possono ottenere o con la sorte o
con la virtù.

Dal punto di vista tecnico acquistonsi-> italiano corretto.

I principati nuovi che si acquistano con armi proprie e con la virtù (851)
Parafrasi:

Non vi meravigliate se nel discorso che io farò metterò grandi esempi, perché gli uomini di solito
seguono strade battute da persone prima di loro, ma dato che non si possono seguire le vie altrui
completamente, ne raggiungere lo stesso livello di virtù deve un uomo prudente entrare sempre
per queste vie battute dagli altri e imitarmi le persone migliori in assoluto.

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A nché se non riuscite ad arrivare a quel livello di virtù almeno ne rimanga qualche traccia e fare
come gli arcieri scaltri che vedendo che il bersaglio è lontano e conoscendo quanto il loro arco
riesce ad arrivare lontano mirano in un luogo molto più alto, non per arrivare a quell’altezza, ma
per poter arrivare al bersaglio mirato.

In principati nuovi un principe ha più o meno di coltà a governarli a seconda della sua virtù, e
dato che questo evento del passaggio da privato a principe presuppone che il principe sia
fortunato allora vuol dire che o la virtù o la fortuna mitiga la di coltà.

Ciononostante colui che si è basato meno sulla fortuna è riuscito a governare più a lungo.

Porta una facilitazione nel mantenere lo Stato quando il principe viene costretto se non ha altri
imperi ad abitare personalmente in quello.

Ma per venire a parlare dei virtuosi, dico che i migliori sono stati Mosè, Ciro, Romolo e Teseo
(mescola personaggi storici e del mito) e benché di Mosè non si debba parlare perché è stato
un esecutore delle cose ordinate da Dio, tuttavia deve essere ammirato per quella grazia che lo
faceva parlare con Dio.

Ma consideriamo gli altri che hanno acquistato un regno da soli, li troverete tutti degni di
ammirazione.

E considerando le azioni e la loro gestione del regno sembreranno simili a quelli di Mosè, che
ebbe Dio come maestro.

Esaminando le loro azioni non vediamo che questi abbiano ricevuto nessun vantaggio dalla
fortuna se non l’occasione, la quale dette loro la base e il potere per governare e sfruttare la loro
virtù.

E senza quell’occasione la loro virtù non sarebbe emersa, mentre senza la loro virtù questa
occasione non sarebbe stata sfruttata.

Era dunque fondamentale (necessario inteso come una condizione inequivocabile) per Mosè
trovare il popolo d’Israele in Egitto, schiavo e oppresso, a nché il popolo di Israele si disponesse
a seguirlo.

Era necessario che Romolo non venisse accolto in Alba, fosse stato espulso alla nascita per far si
che diventasse re di Roma e fondatore di quella patria.

Ciro, re dei persiani, riesce a diventare sovrano della Persia trovando i persiani scontenti del fatto
che i medi li avevano soggiogati, se i persiani non fossero andati contro i medi lui non sarebbe
mai diventato il sovrano.

Non avrebbe potuto Teseo mostrare il suo valore se non avesse trovato gli ateniesi divisi in varie
città.

Queste occasioni (presentarsi di una situazione favorevole che il nostro principe sa sfruttare)
resero questi uomini felici (felix-> fortunato, felice per aver sfruttato al meglio la fortuna) e la loro
eccellente virtù rese quell’occasione conosciuta, da ciò la loro patria ottenne un grande successo.

Coloro i quali per vie tortuose diventano principi acquistano il principato con di coltà, ma
riescono a mantenerlo con facilità e le di coltà che si hanno nel conquistare il governo in parte
sorgono dai nuovi ordinamenti e dalle regole che sono forzati a introdurre per dare allo stato
sicurezza.

Bisogna considerare il fatto che non c’è cosa più di cile da gestire ne più incerta nel risultato, più
pericolosa da maneggiare che farsi capo, prendersi la responsabilità di introdurre nuovi
ordinamenti.

Perché l’introduttore ha per nemici tutti quelli che si trovavano bene con le vecchie regole e in
compenso costui ha dei tiepidi difensori in coloro che negli ordini nuovi forse potrebbero trarre
vantaggio.

Il fatto di non essere convinti parte dalla paura degli avversari e dal fatto che gli uomini sono poco
convinti per natura, nché non si sperimentano a lungo le cose gli uomini sono di denti.

Da qui deriva che tutte le volte che quelli che sono contrari hanno l’occasione di porsi in contrasto
lo fanno in modo partigiano (partono dal principio che sono onorato) mentre quelli che difendono
lo fanno tiepidamente in modo che si nisce per essere in pericolo-> gli avversari combattono e
gli altri lo difendono in modo debole, lo stato è in pericolo.

È necessario pertanto esaminare se queste innovazioni stanno in piedi da sole, con le proprie
forze o se dipendano da altri, abbiano bisogno di un supporto, cioè se per portare a termine la
loro opera bisogna che preghino qualcun altro o possano, invece, usare le proprie forze, nel primo
caso capitano sempre male e non arrivano mai a niente, ma quando dipendono da loro stessi e
hanno le loro forze allora è raro che si corrano pericoli, perché le forze interne sono su cienti per
mantenere l’ordine.

Da qui si deduce che tutti i profeti armati (personaggi citati prima) hanno vinto e i disarmati sono
andati in rovina (Savonarola-> grazie alla sua scon tta Machiavelli entra in politica) perché oltre
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alle cose dette la natura dei popoli è varia ed è facile persuadere loro una cosa, ma è di cile
mantenere la loro costanza.

Però conviene prepararsi in modo che quando essi non credano più in quello che credevano ci si
imponga con le armi.

Mosè Ciro Teseo e Romolo non avrebbero potuto mantenere l’osservanza per tutto questo tempo
senza un esercito, come nei nostri tempi capitò a Savonarola, il quale nì per soccombere ai
cambiamenti che lui stesso aveva imposto non appena la moltitudine iniziò a non credergli e lui
non aveva modo di tenere fermi quelli che erano dalla sua parte e neanche far passare dalla
propria quelli che erano contro di lui, perciò questi tali che non dispongono di forze proprie hanno
nel governare grandi di coltà e tutti i loro pericoli sono durante il percorso e conviene e che con
la virtù li superino e che comincino ad essere dalla parte del popolo dopo aver sedato quelli che
invidiavano queste qualità, ecco che allora alla ne rimangono potenti, sicuri, onorati e felici.

A si altri esempi io voglio aggiungere un esempio d’onore, ma sarà da vedere in rapporto a quelli
e voglio che mi basti per tutti gli altri dello stesso tipo ed è quello di Gerone di Siracusa, costui
da privato cittadino diventò principe di Siracusa e conobbe l’occasione, poiché siccome i
siracusani erano oppressi, in particolare da dei mercenari, lo elessero per loro capitano e da lì
meritò di essere fatto loro principe e fu di una tale virtù persino nella sorte privata che chi ne
scrive dice: a lui non mancava nient’altro per regnare se non un regno.

Costui abolì la vecchia milizia, ne creò una nuova, lasciò le amicizie antiche e ne prese di nuove e
come li ebbe dalla sua parte poté edi care il suo governo tanto che fece molta fatica a
conquistare il suo principato, ma poca fatica a mantenerlo.

In che modo i principi debbano tenere la parola data (867)


Il titolo è in latino mentre il testo è in un italiano tecnico.

Parafrasi:

In che modo la parola data sia da conservare da parte dei principi,


Quanto sia ammirevole in un principe mantenere la parola data tutti quanti lo capiscono, tuttavia
si vedono principi aver fatto tante cose e hanno tenuto poco conto della fede e hanno saputo con
astuzia aggirare i cervelli degli uomini e alla ne hanno avuto la meglio su quelli che si sono
fondati sulla realtà (i principi che non hanno mantenuto la parola data e hanno sfruttato
l’occasione hanno avuto la meglio).

Dovete tenere presente che esistono due modi di portare avanti il proprio progetto, l’uno
osservando le leggi, l’altro con la forza, il primo modo è proprio dell’uomo il secondo degli
animali: ma siccome in molte occasioni il primo modo non basta, conviene utilizzare il secondo.

Pertanto nel principe è necessario la coesistenza di due lati, quello dell’uomo e quello della
bestia, questa parte (bestialità) è già stata insegnata ai principi in modo allusivo già dagli antichi
scrittori (già il mito greco aveva previsto che per chi comandava ci voleva anche una sorta di
istinto bestiale), i quali scrittori antichi scrivono di Achille e di molti altri principi che furono educati
da Chirone, che era un centauro (mezzo uomo mezzo bestia), che sotto la sua disciplina li custodì.

Bisogna per un principe saper usare l’una e l’altra natura, e l’una senza l’altra non dura.

Siccome dunque il principe è necessitato a saper ben usare la bestia, deve di quelle prenderne
due, la volpe e il leone, perché il leone non è capace a difendersi dalle trappole, la volpe non si
difende dai lupi, perché non ha abbastanza forza, bisogna essere volpe per conoscere le trappole
e leone per spaventare i lupi.

Coloro che si comportano solo come un leone non se ne intendono, non può pertanto un signore
prudente osservare la parola data quando tale osservanza gli si ritorca contro e quando sono
spente le motivazioni che gli avevano fatto fare la promessa (quando io di la mia parola ma-> o la
mia parola data mi crea disagio o non c’è più il motivo di mantenerla, non c’è ragione che io la
continui a mantenere).

E se gli uomini fossero tutti buoni e corretti questa mia proposta non sarebbe corretta a sua volta,
ma dato che sono malvagi e questi non osserverebbero la parola data nei tuoi confronti, tu quindi
non la devi osservare nei loro confronti, e un principe ebbe sempre la possibilità per colorire
questa inosservanza (quando un principe deve rompere un patto trova sempre un motivo), di
questo se ne potrebbero dare in niti esempi moderni e mostrare quante promesse sono state
trasgredite per l’infedeltà dei capi e quello dei capi che ha saputo meglio accusare la volpe meglio
è capitato, ma è necessario saperlo fare, non è per tutti e bisogna essere un gran simulatore
( ngere) e un gran dissimulatore (mascherare).

E sono tanto creduloni gli uomini e tanto obbediscono alle necessità del momento, che colui che
inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.

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Io non voglio degli esempi moderni tacerne uno-> Alessandro VI (piace a Machiavelli, sono i
peggio personaggi della storia italiana, ma intanto si sono costruiti un impero) non fece mai
nient’altro che ingannare gli uomini e trovò sempre uno che glielo facesse fare e non ci fu mai un
uomo che fosse più credibile nell’a ermare e con maggiori giuramenti a ermasse una cosa che
poi la osservasse meno (era bravo a giurare, ma poi non rispettava ciò che diceva) perciò riuscì
sempre a creare degli inganni secondo il suo desiderio, perché conosceva bene questa parte del
mondo.

Un principe non è necessario che abbia tutte le qualità buone scritte sopra, ma è necessario
parere di averle, deve ngere, anzi ho il coraggio di dire una cosa del genere se uno è corretto di
suo, essendolo sempre, alla ne è una cosa dannosa, perché non non fa i propri interessi, e
sembrando che uno ce l’abbia sono utili come il parere di essere pietoso, fedele, umano, integro e
bisogna anche esserlo se si può, bisogna avere un animo duttile, in modo che se all’occorrenza
bisogna non essere pietoso, fedele, umano tu possa e sappia mutare nel contrario.

Bisogna sapere che un principe e soprattutto un principe nuovo non può osservare tutte le
caratteristiche per le quali gli uomini sono ritenuti buoni, dato che spesso ha la necessità per
mantenere lo Stato di operare contro a questi stessi valori-> fede, carità, umanità, religione.

E perciò bisogna che egli abbia un animo disposto a volgersi secondo che i debiti della fortuna
cambino le cose e come sopra ho detto il principe non si deve allontanare dal bene potendo, ma
saper entrare nel male se necessario.

Deve avere il principe grande cura, che non gli esca mai di bocca qualcosa che non sia piena
delle cinque qualità e paia tutta pietà, religione, carità e non c’è una cosa più necessaria di
sembrare una persona religiosa.

E gli uomini giudicano più con gli occhi, l’apparenza, che con le mani, l’esperienza perché tutti
quanti vedono ma in pochi sentono, si accorgono, ognuno vede quello che tu appari, pochi
sentono quello che tu sei e quei pochi non hanno il coraggio di opporsi all’opinione dei molti che
abbiano la maestà dello stato che li difenda.

E nelle azioni di tutti gli uomini e soprattuto in quelle dei principi dove non c’è una giustizia
superiore da chiamare in causa si guarda al risultato, faccia in modo un principe di ottenere il suo
stato e di mantenerlo, i mezzi saranno sempre giudicati onorevoli e da tutti lodati, perché il popolo
va sempre preso con quello che pare (l’apparenza) e con il successo della cosa, e i pochi non
hanno spazio quando i molti hanno qualcuno a cui appoggiarsi.

Qualche principe del tempo presente quale non è bene nominare (Fernando il cattolico) non
predica altro che pace e fede, ma non è che il peggior nemico di queste, poiché ascoltando l’una
o l’altra avrebbe perso il suo stato.
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