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POLITECNICO DI TORINO

Dipartimento di INGEGNERIA STRUTTURALE, EDILE E GEOTECNICA (DISEG)


Corso di laurea ingegneria civile

Tesina di laurea

“STORIA DELLA CARTOGRAFIA DEL PERU”

laureando
Relatore Gabriela Cantoral
Prof. Tamara Bellone matricola: 180349

Anno Accademico 2017 - 2018


INDICE

1 INTRODUZIONE ............................................................................................................

2 STORIA DELLA CARTOGRAFIA…………………………………………………….

3 PERÙ E LA RAPPRESENTANZA DEL CONTINENTE AMERICANO…….

4 CARTOGRAFIA PERUVIANA ……………………..


INTRODUZIONE

Con il termine cartografia s'intende tutto ciò che riguarda la realizzazione e lo studio delle carte
geografiche. Per creare una carta sono necessari alcuni requisiti: la capacità di trovare e selezionare
le informazioni provenienti da varie fonti della geografia, per poi sintetizzarle in un corpo
informativo organico e compatto. La capacità di illustrare correttamente il messaggio della carta,
che deve essere chiaro a una gamma di utenti che differiscono profondamente nelle loro capacità di
leggere la carta stessa; l'abilità grafica nel trasmettere le informazioni attraverso il ricorso a simboli,
a linee e a colori, rendendo semplici i messaggi più complessi e assicurando la piena leggibilità
della carta geografica. Rappresentare la Terra, descrivere il territorio o semplicemente mappare
confini. È questa la sfida che l'uomo si è posto attraverso la cartografia, sin dall'antichità. Le mappe
sono sempre state collezionabili o perché hanno fornito informazioni preziose per garantire
maggiori profitti e il controllo dei territori, perché hanno assicurato il percorso per la conquista e
arricchimento delle terre. La cartografia non è solo una scienza, è un'attività che nel corso dei secoli
ha mostrato conoscenza, avanzamento, tecnologia, potere e bellezza.

STORIA DELLA CARTOGRAFIA

Si dice che il riferimento più antico a ciò che potremmo considerare 'mappe' risale al VI secolo a.C.
Si tratta di una tavoletta di argilla fatta dai Babilonesi. Carte regionali di maggiore dettaglio e
completezza furono invece tracciate sulla seta nella Cina del II secolo a.C. La capacità di realizzare
carte geografiche si afferma comunque in diverse parti del mondo antico; straordinaria la particolare
mappa realizzata fin dai tempi antichi dagli abitanti delle isole Marshall che, utilizzando una corda
di fibra vegetale opportunamente annodata, riusciva a rappresentare la posizione delle isole
nell'oceano.
Il primo tentativo di rappresentare il mondo conosciuto risale al VI a.C. ed è attribuito al filosofo
greco Anassimandro. La carta che egli disegnò aveva forma circolare e rappresentava le terre allora
conosciute che si estendevano intorno al mare Egeo, a loro volta circondate dai misteriosi oceani.
Tra le carte più note della classicità vi è quella attribuita a Eratostene (200 ca. a.C.) che rappresenta
il mondo conosciuto, i cui margini erano le Isole britanniche a nord-ovest, il fiume Gange (in India)
a est, la Libia a sud. Questa fu la prima carta a essere dotata di linee parallele che indicavano la
latitudine, oltre ad alcuni meridiani di longitudine che erano però riportati a distanze irregolari.
Intorno al 150 d.C. lo studioso egiziano Tolomeo produsse il suo trattato di geografia, che
conteneva alcune carte del mondo. In esse era utilizzata per la prima volta una forma di proiezione
conica basata sui precetti della matematica, facendo uso di un rudimentale reticolo di meridiani e
paralleli; gli errori nella descrizione delle dimensioni dell'Asia sono comunque molti.
Con la caduta dell'impero romano (la cui produzione di carte culmina nella cosiddetta Tabula
Peutingeriana) l'attività cartografica in Europa subì un quasi totale arresto; rimasero le carte
prodotte dai monaci, che avevano come unico scopo quello di mostrare la centralità di
Gerusalemme nel mondo e che per questo erano disposti a tradire i principi affermati della
geografia scientifica.
Ai secoli bui dell'Europa si contrappose la vivace produzione cartografica dei naviganti e dei
geografi arabi: nel 1154 Al-Idrisi produsse una particolare carta del mondo. Dal XIII secolo i
navigatori cominciarono a realizzare accurate carte marittime, note come portolani, che solitamente
non avevano meridiani e paralleli ma che usavano come sistema di riferimento un insieme di linee
tratteggiate che indicavano le rotte per raggiungere i principali porti.
Nel XV secolo furono nuovamente pubblicate le carte tolemaiche, che per molti secoli successivi
avrebbero influenzato in maniera caratteristica i cartografi europei. Nel 1507 la carta di Martin
Waldseemüller fu la prima a riportare con il nome di America (in onore di Amerigo Vespucci) la
"nuova" terra scoperta in quegli anni a occidente dell'oceano Atlantico. L'opera del cartografo
tedesco, realizzata su dodici fogli separati, fu inoltre la prima a distinguere con chiarezza i
continenti americani e asiatici.
Nel 1570 il fiammingo Abramo Ortelio pubblicò il primo atlante moderno, dal titolo Orbis
Terrarum, che conteneva settanta carte, creando a una scuola fiamminga di cartografia che
realizzerà in seguito carte e atlanti (come quello di Blaeu) apprezzati ancora oggi come capolavori
dell'arte cartografica. A questa diedero fondamentali contributi anche diversi cartografi italiani.
I grandi sviluppi della cartografia si ebbero nel corso del XVI secolo, quando molti cartografi
raccolsero nei loro lavori la grande messe d'informazioni che navigatori ed esploratori riportavano
dai loro viaggi. Fu comunque Gerardo Mercatore che si elevò sopra tutti i suoi contemporanei,
finendo un tipo di proiezione cartografica che si dimostrò di valore inestimabile per tutti i navigatori
del suo secolo e di quelli successivi. Con il passare dei secoli le carte del mondo diventavano via
più precise grazie alla determinazione della latitudine e della longitudine e alle maggiori
informazioni sulle dimensioni e sulla forma della terra. Le prime carte a mostrare le variazioni dei
campi magnetici suscettibili di interessare la bussola apparve nella prima metà del XVII secolo,
mentre nel 1665 fu prodotta la prima carta geografica che forniva indicazioni sulle correnti
oceaniche. Con l'inizio del XVIII secolo tutti i principi scientifici che stanno alla base della
cartografia moderna erano stati fissati: gli errori nella rappresentazione cartografica riguardavano
ormai solamente le zone inesplorate del mondo e in particolare certe zone interne dei continenti.
Nella seconda metà del XVIII secolo alcuni paesi europei iniziarono il rilevamento sistematico del
proprio territorio. Nel 1793 fu ultimata la prima carta completa della Francia: misurava circa 11 m
di lato ed era quadrata Gran Bretagna, Spagna, Austria, Svizzera e altri paesi fecero lo stesso negli
anni immediatamente successivi. Negli Stati Uniti il primo rilevamento geologico del territorio fu
avviato nel 1879 e due anni più tardi il Congresso geografico internazionale propose la
realizzazione della carta del mondo in scala 1:1.000.000, un progetto che deve ancora essere
completato.
Nel XX secolo la tecnica cartografica si è arricchita della fotografia aerea, che fu sviluppata nel
corso della prima guerra mondiale e fu utilizzata in maniera sistematica in quella successiva. Nel
1966, il lancio del satellite Pageos e, negli anni Settanta, dei tre satelliti Landsat, rappresentarono
un’altra svolta per la ricerca cartografica, assicurando carte di altissima precisione di molte zone
poco conosciute del mondo. Nonostante tutta resta comunque ancora priva di carte dettagliate
importanti.

PERÙ E LA RAPPRESENTANZA DEL CONTINENTE AMERICANO


L'arte della cartografia si sviluppò anche nelle civiltà Maya e Inca. Gli Inca, già nel XII secolo d.C.,
tracciavano mappe delle terre che conquistavano.
La cartografia preispanica non considerava i termini di proiezioni e scale, le rappresentazioni sono
state fatte come se la terra fosse piatta e senza fare attenzione che le distanze tra i punti tracciati
corrispondano alla realtà.

Gli Aztechi utilizzavano materiali generalmente usati come carta Maguey, pelle preparata e tessuti
di cotone, palma e henequèn.

Carta di maguey
La cultura Inca del Perù considera le mappe in rilievo. Fatte di fango; sono noti i modelli della città
di Cuzco e di Muyna. Hanno realizzato mappe dei luoghi che abitavano con incredibili livelli di
dettaglio per il tempo su legno e pietra. Tra le mappe antiche ce la famosa "Pietra di Saihite", che
rappresenta una città.

Città di Muyna
CARTOGRAFIA PERUVIANA

La storia della cartografia in Perù risale alla presenza europea nel Pacifico americano, lo sviluppo
della cartografia è intimamente legato alle idee di potere, nazione, dominio e lo stato e questo si
riflettono nel crescente interesse che è dato al meglio e alla migliore conoscenza del territorio. Nel
caso del Perù, è evidente che, dalle sue origini come dipendenza e vicereame spagnolo, era di
massima importanza conoscere in dettaglio e con più precisione possibile, quel territorio
sconosciuto e favoloso che non solo darebbe grandi ricchezze alla corona, ma fu coinvolto in grandi
favole e leggende. Col passare del tempo, la cartografia ci mostra più precisamente quel territorio e
ciò consente, di là dalla conoscenza teorica stessa, un maggiore controllo ed esercizio del dominio e
potere politico.
Nel nostro caso, la nozione di nazione è strettamente legata all'identificazione di un territorio cui
assegniamo una posizione sul globo, un'estensione, alcuni limiti e, quindi, un modulo che è poi
trasferito alle immagini cartografiche. Com’è stato ben evidenziato, dopo la scoperta e secondo le
varie forme di dominio politico ed economico, tipi di governo e la presenza straniera, questi territori
cessarono di essere l'idea di spazi vuoti e semplici.
Astrazioni caricate di fantasia, per diventare realtà la cui conoscenza, l'appropriazione e il senso di
appartenenza aumentarono e si svilupparono gradualmente e in modi molto diversi.

La cartografia consentiva anche, attraverso disegni di diffondere un'immagine inizialmente molto


distorta e fantasiosa dei territori e dei loro abitanti e poco a poco, andando ad aggiustare quella
visione dell’"altro" dalla prospettiva degli europei. Questo è il motivo per cui il contributo nel
nostro ambiente di Felipe Guamán Poma de Alaya è di grande interesse, perché nel suo lavoro
troviamo per la prima volta la visione del mondo dalla prospettiva locale del Nuovo Continente.
Pertanto, le mappe hanno anche contribuito a un lavoro didattico, unendo la conoscenza con l'arte,
la mitologia, la realtà, la scienza e fantasia.
La mappa mundi disegnato da Poma ayala che presentava la tradizionale divisone del
Tahuantinsuyo. E’ la prima espressione grafica realizzata nel Perù del territorio. Comprende tutto il
regno Incaico era diviso in quattro parti Chinchay Suyo, Ande suyo, Colla suyo, Conde suyo.

Mappa mundi degli Incas nel Perù, 1612

Nel 1632, il Perù appare per la prima volta nell'Atlas di Mercatore. È una mappa chiamata Perv,
lavorato su lastra di rame, colorata a mano e stampata ad Amsterdam. Come abbiamo indicato, è un
insieme di carte rielaborate per Hondius, che migliora i disegni e le tavole lasciate da Mercatore.
Questa carta costituisce un'immagine eccellente delle coste peruviane.

Perv, 1632. Gerhard Mercator


Nel 1635, apparse la mappa denominata Perv.Mar dello Zvr di William Blaeu, membro della saga di
cartografi di Flandes. fornisce informazioni abbastanza accurate della costa del Pacifico.
Avere accesso ai dettagli topografici, alle caratteristiche geografiche e alla toponomastica di quella
costa era fondamentale per viaggiatori e marinai che stessero cercando di sviluppare un lavoro
commerciale in crescita. La navigazione del cabotaggio e il commercio da e verso Lima divennero.
In attività fondamentali, specialmente quando divento la capitale del grande Il Vicereame del Perù
ed era situato nella zona costiera e si stabili il porto di Callao da dove si realizzava tutta l'attività
commerciale, il trasferimento e movimento delle persone.

Su questa mappa c'è un fiume senza nome eccezionale che potrebbe rappresentare l'Amazzonia.
Più a sud, il fiume Moyobamba.
Nicolas Sanson D'Abbeville, il più importante cartografo francese del XVII secolo, fu un iniziatore.
Di una tradizione familiare che ha mantenuto la fama di grandi creatori per oltre un secolo.
Di mappe e atlas. Le origini della sua carriera sono associate alla pubblicazione di carte.
Informazioni storiche in collaborazione con l'editore Gabriel Tavernier. È interessante notare che la
rapida ricezione delle carte di Sanson D'Abbeville spiega perché non è stato facile ottenere degli
atlanti che includessero mappe di qualità e il suo fosse la precisione migliore di quella che ci si
potrebbe aspettare da allora.
Nel 1652 Mariette modifica un atlas con settanta mappe, tra cui spiccano quattordici di tipo storico
della mano del conosciuto Sansone e altre di grande valore dei cartografi Duval, Philippe de il Ruë
e Van Lochom. La produzione di Sanson D'Abbeville è aumentata poi e abbiamo non meno di
ventotto lettere datato nel 1654, circa venti nel 1655 e forse circa quarantanove fino al 1656.
Un cartografo molto prominente nel diciassettesimo secolo è Guillaume De L'Isle, che era.
Allievo di Giovanni Domenico Cassini, De L'Isle ha avuto il privilegio di imparare molte cose da
Cassini e venne a pubblicare un atlas notevole nel 1700.

La seconda metà del XVII secolo quando compaiono strumenti ottici a riflessione per misure.
Poi, nel 1780, i piloti della Marina spagnola, hanno sviluppato la cartografia delle nostre coste sotto
un nuovo rigore scientifico. La cartografia nautica nei suoi inizi è stata elaborata attraverso processi
convenzionali come: a mano libera, con penna e inchiostro, su grandi tele di carta speciale, tra gli
altri. in tal modo sarebbe stato realizzato utilizzando il processo d’incisione di plastica e stampato
su lastre giganti, secondo i colori stabiliti.

Carta storia, Croquis de Zorritos, 1894 l

Poi, la spedizione di Malaspina (1789-1794), ha lasciato un grande contributo nell'esecuzione


d’importanti indagini idrografiche, cartografiche e oceanografiche. L'istituzione della Royal
Nautical Academy di Lima e il deposito Idrografico di Lima hanno promosso il lavoro del grande
pilota spagnolo Andrés Baleato nel campo della cartografia nel paese, perché non solo produceva le
carte necessarie per la navigazione.

L'eredità di Andrés Baleato passerebbe al suo studente più brillante, Il marinaio peruviano Eduardo
Carrasco e poi ad altri che hanno contribuito con il loro impegno, lavoro e ricerca allo sviluppo
della cartografia, tra cui: Aurelio García y García; Rosendo Melo, Camilo Carrillo, Germán Stiglich
e altri, che hanno reso importanti esplorazioni e tracciate le prime mappe della nostra giungla e
costa.

Il Presidente della Repubblica Eduardo L. De Romaña, considerando che le mappe della Repubblica
hanno presentato notevoli inesattezze, a causa di non aver fatto uno studio geodetico nel territorio e
quella nella regione Oriente era grande estensione completamente inesplorata, principalmente nelle
aree di confine. La sua missione principale era di aggiustare la posizione geografica delle città e dei
principali porti del territorio, studiare La costa del Pacifico e i fiumi orientali sviluppando i piani
necessari. Della stessa forma, la determinazione dei dati che contribuiscono a facilitare la
navigazione, sviluppo delle carte nautiche e geografiche. in aggiunta per esplorare e mappare le
prime aree di confine del Nord Est del paese.
Più tardi, nel decennio degli anni 90, iniziarono a usare le procedure digitali, cominciando così un
periodo di evoluzione nella cartografia del Perù. Nel 1996 è iniziata la produzione delle Carte
elettroniche della costa, che attraverso il sistema d’informazione e visualizzazione di carte
elettroniche (ECDIS), sono utilizzate in unità territoriale e / o commerciali, al fine di contribuire
migliorare la sicurezza e l'efficienza delle’attività nel territorio. Ora, la produzione cartografica è
sviluppata attraverso il database, utilizzando il software Caris HPD e i suoi vari moduli, che
consentono la produzione di carte nautiche e mappe elettroniche, rendendo questo processo di
certificazione internazionale ISO 9001 e 14000.