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LE CARTE NAUTICHE NEI SECOLI DELLE

GRANDI SCOPERTE

Introduzione
Nell'introduzione alla sua opera Storia della cartografia, Leo Bagrow (1881–1957) ripercorre
l’origine etimologica della parola “carta”. Una spiegazione sulla sua origine si rifarebbe, secondo alcuni, a
una parola greca che ha il suo equivalente nella voce verbale latina “sculpo” (scolpire). Malgrado le carte
geografiche antiche siano state effettivamente scolpite su pietra, sembra che alla parola non sia da
attribuire un'origine così antica, ma piuttosto un legame con la parola portoghese "cartes", usata per
indicare fogli di carta, passata poi tanto nella lingua spagnola come in quella italiana. La parola latina
charta, che venne trasmessa poi in tutte le lingue romanze e non, deriva dal greco. La parola Karte fu
introdotta nel tedesco parlato da Laurent Fries, cartografo alsaziano del Rinascimento. Il termine
Landcharte incominciò ad essere usata in Germania a partire dal secolo XVII. I Romani usavano per "carta
geografica" la parolatabula.

L'espressione mappa mundi, di origine medioevale, era usata dai cartografi per indicare una
rappresentazione geografica del mondo in piano, nonostante oggi la sua traduzione letterale
“mappamondo” venga spesso usata impropriamente per l'oggetto che i cartografi indicano con “globo”. Il
termine corretto per indicare una rappresentazione cartografica in piano è “planisfero”. L'espressione
mappa mundi richiama il fatto che qualche centinaio di anni fa le carte geografiche venivano realizzate
anche su stoffa (= "mappa").

Le carte geografiche antiche, oltre a costituire frequentemente opere d’arte di alto valore,
forniscono una grande quantità di informazioni sulle conoscenze del tempo. Infatti, oltre alle nozioni di
carattere geografico, spesso le mappe medievali comprendevano una vasta gamma di decorazioni e piccole
immagini che indicavano le caratteristiche stereotipiche delle varie terre e dei mari. Inoltre, nelle mappe
più antiche, anche la distribuzione delle città ha non raramente valore simbolico. Ad esempio, di interesse
particolare sono le mappe di Ebstorf e di Hereford, risalenti al secolo XIII, che prendono il nome dai luoghi
dove furono scoperte (rispettivamente in Sassonia e Inghilterra). Sono entrambe circolari, con
Gerusalemme posta al centro, e orientate con l’est verso l’alto. Sono coperte con diverse figure di animali,
piante e ogni genere di razze mitiche: uomini con la testa di cane, orecchie gigantesche, piedi enormi, coda,
eccetera. Tutto ciò evidenzia una grande influenza cristiana anche nelle opere cartografiche, la cui “scienza”
(così come ogni forma di cultura e educazione) nell’Alto Medioevo era gestita dalla Chiesa.

Purtroppo la sopravvivenza delle mappe è fortemente problematica, specialmente per quelle


costituite di molti fogli separati. Spesso si ha la ventura di trovare pagine singole, un tempo facenti parte di
atlanti, in ubicazioni del tutto impensate.
Carte nautiche tardo medievali
Le notizie più remote giunte in nostro possesso riguardo all’utilizzo di carte nautiche sulle
imbarcazioni risalgono al secolo XIII. Esse possono essere divise in due categorie, secondo i luoghi d’origine:
quelle italiane, principalmente da Genova, Venezia e Ancona, e quelle catalane, da Maiorca e Barcellona. È
probabile che gli Italiani abbiano sviluppato per primi la pratica cartografica, giacché Genovesi e Veneziani
avevano navigato il Mediterraneo già prima dell'anno 1000. Non è facile trarre delle conclusioni sulla
dipendenza di un gruppo dallo stile dell’altro (anche perché è molto probabile che singoli cartografi si siano
trasferiti dall'Italia alla Spagna, e viceversa).

La testimonianza più antica, tramandata da Guglielmo di Nangis (Monaco di Saint-Denis, secolo XIII)
nelle sue cronache del Regno di Francia, è quella della carta nautica che nel luglio 1270, durante l’Ottava
Crociata, fu presentata al re di Francia Luigi IX sulla nave genovese Paradiso, comandata da Pietro Doria:
sulle cronache di viaggio viene riportato che sei giorni dopo la partenza da Aigues Mortes e dopo una gran
tempesta, avendo chiesto il re dove si trovasse la nave, gli fu indicata la posizione vicino a Cagliari.

Invece, la più antica carta nautica che ci sia pervenuta è la cosiddetta Carta Pisana, poiché
rinvenuta in un archivio di Pisa nel secolo XIX (oggi collocata alla Biblioteca Nazionale di Parigi). Su autore e
datazione si possono solo fare ipotesi: si ritiene sia stata realizzata a Genova prima della fine del secolo XIII.
In essa sono tracciate con buona approssimazione le coste del Mediterraneo, mentre quelle di Penisola
Iberica, Francia e Inghilterra appaiono piuttosto deformate.

La prima carta, di cui siamo in possesso, a riportare la data di realizzazione si trova nell'Archivio di
Stato di Firenze e reca la leggenda "Petrus Vesconte de Janua fecit istam certam anno Domini MCCCXI”
(1311). Comprende il Mediterraneo centrale ed orientale. Lo stesso cartografo genovese (appunto Pietro
Vesconte), che lavorò a Venezia, realizzò nel 1318 due atlanti nautici, attualmente conservati al Museo
Correr e alla Biblioteca Imperiale di Vienna. La prima copia del suo planisfero si ha nel manoscritto di
Marino Sanudo, Liber Secretorum fidelium crucis (1306 – 1321): egli aveva scritto l’opera per spronare i
monarchi d’Europa ad intraprendere una nuova crociata, e l'aveva quindi accompagnata con le mappe
necessarie (una carta geografica del mondo, carte e del Mar Nero, del Mediterraneo, della Palestina e di
Gerusalemme).

A rappresentare con maggior precisione le coste del Nord Europa fu il genovese Angelino Dalorto,
nella Carta Corsiniana (rinvenuta nella biblioteca della famiglia Corsini) datata 1325.

Nella seconda metà del secolo XIV, dei cartografi ebrei e costruttori di strumenti nautici erano
attivi in Maiorca, sotto il patronato del re Pietro III di Aragona. Il capolavoro di questa scuola, lo splendido
Atlante Catalano del 1375, ora alla Biblioteca Nazionale di Parigi (a cui venne donata sei anni più tardi), fu
opera dell’ebreo Abraham Cresques, il cui figlio emigrò nel 1427 da Barcellona al Portogallo con l’incarico di
istruttore per i piloti di Enrico il Navigatore.

Difatti, i cartografi catalani erano molto noti nel Mediterraneo per l’impegno e la cura con cui
realizzavano le loro carte, non essendo dei semplici copiatori delle opere di altri. I loro compatrioti del
regno di Aragona commerciavano con il Mar Nero, conoscevano il Volga, viaggiavano al nord fino al Baltico
e commerciavano con l’Oriente. Avevano intensi legami commerciali con la Francia e l’Italia e, a partire dal
secolo XIV, con le Fiandre e l’Inghilterra. Stabilirono consolati in tutti i maggiori porti, per proteggere gli
interessi dei loro commercianti, favorendo in tal modo la raccolta di notizie geografiche sulle località
dell’interno. Quindi, mentre le carte italiane comprendono soltanto il Mediterraneo e la costa atlantica fino
all’Inghilterra meridionale, alcune di provenienza catalana riportano anche qualche tratto di costa della
Scandinavia e perfino della Cina.

Tutte queste carte venivano in genere redatte su pergamene, e venivano arricchite con una
intelaiatura di linee di rotta e figure varie, in particolare stemmi di città e bandiere. La maggior parte delle
produzioni sono orientate con il nord in alto. I nomi sono spesso in nero, con le iniziali in rosso: quelli riferiti
a località costiere sono frequentemente scritti perpendicolarmente alla costa, sul mare, sicché per leggere i
nomi è necessario ruotare la carta.

Generalmente le linee di costa vengono strutturate non secondo un profilo reale, ma per
stilizzazione geometrica, non di rado con alcuni elementi esageratamente accentuati in dimensione per
essere meglio notati. Esami moderni hanno rivelato che nessun tipo di proiezione è stato usato per la
realizzazione di queste carte, semplicemente disegnate con piccoli accorgimenti per tentare di rispettare le
proporzioni.

La svolta nel Rinascimento


Nel secolo XV si assiste ad un importante evento culturale per la geografia: giungono in Europa le
prima copie del Geographia di Tolomeo (100–170 d.C. circa), in cui sono indicati gli obblighi del costruttore
di mappe e la natura del materiale con cui egli ha a che fare. L’impatto sulla cultura europea fu enorme: la
cartografia del Geographia apparve subito enormemente superiore a quella del tempo europea, sebbene la
prima risalisse a più di un millennio prima.

Il compito di tradurre il Geographia in latino fu intrapreso dallo studioso bizantino Emanuele


Chrysoloras e portato a termine, nel 1406, dal suo allievo toscano Jacopo d’Angiolo. Questa traduzione fu
distribuita in manoscritti, con l’aggiunta di 27 mappe, in quella che fu conosciuta come la Versione A.

Ma dopo vent’anni Guillaume Fillastre, canonico di Rheims e in seguito legato papale in Francia,
diede istruzioni all’amanuense che stava componendo la sua copia personale di includervi le carte delle
regioni scandinave di Claudius Clavus nonché un testo che lo stesso Fillastre stava componendo. Nelle sue
note, Fillastre esponeva teorie quasi opposte a quelle di Tolomeo, come il fatto che la Groenlandia fosse a
sud dell’Islanda. Tali affermazioni comportarono disastrose conseguenze per la cartografia del nord Europa,
che si risolsero in parte quando il danese Claudius Cimbricus, visitò l’Italia nel 1424 fornendo utili
informazioni su tali regioni, che erano praticamente sconosciute ai cartografi dell’Europa meridionale.

Oggigiorno si conoscono 48 manoscritti latini della Versione A del Geographia di Tolomeo, sebbene
molti si distacchino non poco dall’originale, come quello del 1466 di Donnus Nicolaus Germanus (che
lavorava a Firenze). Tale versione divenne la base per le mappe della prima edizione a stampa del
Geographia (Bologna, 1477), e alcune sue revisioni, con l’aggiunta della Scandinavia e degli altri paesi del
Nord (sebbene con collocazioni fantasiose), furono usate per le stampe successive.

La stampa dei manoscritti del Geographia rappresentò un evento eccezionale. L’edizione stampata
a Ulm nel 1482 (e ristampata nel 1486) includeva mappe di Spagna, Italia, Gallia, Palestina, paesi del nord e,
per la prima volta, paesi dell’Europa orientale nella “Tabula Moderna Prussiane, Norbegiae, Gotcie et
Russie, extra Ptolemeum posita”.
La cartografia delle grandi scoperte geografiche
Poche carte geografiche disegnate da esploratori del periodo delle Grandi Scoperte (secolo XV)
sono arrivate fino a noi. La maggior parte sono italiane, in particolare Veneziane, e solo successivamente
fanno la comparsa anche opere di mano portoghese.

Nel 1448 Andrea Bianco, comandante di una galea veneta impiegata nel traffico con le Fiandre,
redasse una carta illustrando la costa del West Africa fino al Senegal e al Capo Verde. Undici anni più tardi
Fra Mauro (monaco camaldolese originario di Murano), con l’assistenza di Bianco, realizzò una carta
geografica del mondo allora conosciuto sotto commissione del re del Portogallo Alfonso V, ma fornisce
poca informazione ulteriore sull’Africa, malgrado a quell’epoca i Portoghesi fossero arrivati fino in Congo.
La riproduzione cartografica sovrabbonda di dettagli decorativi, che da un lato evidenziano il bagaglio
culturale di Fra Mauro, dall’altro causano spesso inevitabili distorsioni.

Grazioso Benincasa, di Ancona, a partire dal 1467 riporta su carta le informazioni ricevute dal
veneziano Alvise Cadamosto, che aveva navigato per il principe portoghese Enrico e che aveva raggiunto la
Sierra Leone.

La prima carta portoghese che riporta nuove scoperte geografiche risale al 1471 circa, compiuta
dopo il ritorno in patria di Joao de Santarem e Pedro Escobar, che avevano raggiunto la Costa d’Oro. Essi
riferirono che la costa, invece di proseguire verso est (Golfo di Guinea), si riportava in direzione sud: il re
Alfonso richiese quindi a Toscanelli nel 1474 quale fosse la via più breve per raggiungere l'India dal
Portogallo, ed egli realizzò la carta su cui si dice si sia basato anche Colombo per i suoi viaggi oltremare.

Quando il re Giovanni II ascese al trono nel 1481, le esplorazioni ripresero: le scoperte del viaggio di
Diego Cam fino alla foce del fiume Congo del 1482 sono descritto in una carta di Pedro Reinel,
recentemente scoperta, oltre che in una produzione veneziana intitolata Ginea Portugalexe, attualmente al
British Museum.

I risultati della seconda spedizione di Cam (1485), quando raggiunse Capo Cross (Namibia), e di
quella di Bartolomeo Diaz, che nel 1487 doppiò il Capo di Buona Speranza, vennero descritti in planisferi
disegnati da Henricus Martellus a Firenze all’incirca nel 1490.

In gioventù, anche Cristoforo Colombo aveva preso parte ad una spedizione portoghese in Guinea:
suo fratello Bartolomeo, cartografo, aveva presentato al re una carta del mondo, e Colombo stesso aveva
svolto attività cartografica. Si racconta (ma non esistono prove sicure) che tra il 1474 e il 1480 Colombo
abbia ottenuto dal Toscanelli una copia della carta che quest’ultimo aveva inviato al re Alfonso, su cui si
sarebbe basato per il calcolo delle distanze longitudinali fra l’Europa e il Cipango.

Delle carte geografiche che Colombo redasse nei suoi quattro viaggi, solo una è sopravvissuta: si
tratta dello schizzo della costa nord-ovest di Hispaniola, eseguito nel dicembre 1492. Esistono poi due carte
derivate da informazioni di uomini che avevano partecipato ai viaggi colombiani.
La prima è un planisfero datato 1500, eseguita da Juan de la Cosa, il quale aveva accompagnato Colombo
nel secondo viaggio e Vespucci nelle sue esplorazioni della costa sudamericana nel 1499. Questa celebre
mappa di Juan de la Cosa, oltre alle Antille (Colombo), al Brasile (Cabral) e all’India (Vasco da Gama),
contiene anche l’unica autentica registrazione cartografica della spedizione di Giovanni Caboto nel Nord
America nel 1497.
La seconda carta fu disegnata nel 1513 dal cartografo turco Piri Reis, che affermò di averla copiata
dall’originale ottenuto da un marinaio italiano che aveva partecipato a tre viaggi di Colombo.
Il cosiddetto Planisfero Cantino, fatto eseguire da un anonimo cartografo portoghese nel 1502 su
comando di Alberto Cantino, agente del Duca di Ferrara, è la prima carta a rappresentare l’India, dopo il
ritorno di Vasco da Gama.

Dopo quella di De la Cosa, non ci è pervenuta nessun’altra carta geografica spagnola antecedente
all’opera di Nuño Garcia de Toreno del 1522, che mostra per la prima volta le Filippine, su informazione dei
superstiti della spedizione di Magellano.

Le scoperte di spagnoli e portoghesi verso occidente sono illustrate da molte carte geografiche
manoscritte, di fattura portoghese e italiana, generalmente senza datazione. Nessuna di esse accetta le
scoperte di Colombo come estreme propaggini dell’Asia: il primo a identificare queste terre definitivamente
come un distinto nuovo continente fu Martin Waldeseemüller, cartografo alsaziano, nel cui planisfero del
mondo del 1507 compare per la prima volta su un tratto di costa brasiliana il nome America.

La carta del 1529 di Diego Ribero, portoghese al servizio della Spagna, riproduce la nuova struttura
del globo rivelata dalla spedizione di Magellano (1519-1522), con l'immensità del Pacifico.

Altre carte mondiali famose furono quelle di Leonardo da Vinci (1515), e di Abramo Ortel (1570),
che univano una rappresentazione abbastanza fedele del mondo antico ad una grandemente esagerata
dell'estensione dell'America settentrionale verso l'Asia.

Dalle carte medioevali verso nuove forme cartografiche


Con lo sviluppo della navigazione oceanica, i limiti delle vecchia carte medioevali divennero sempre
più manifesti. Per quasi tutto il secolo XV la navigazione oceanica europea fu quasi completamente
monopolizzata dai Portoghesi. Le rotte portoghesi avevano avuto una direttrice atlantica essenzialmente
per meridiano e quindi la Scuola di Sagres istituita dall'infante Enrico il Navigatore aveva privilegiato metodi
di navigazione nei quali erano trattati essenzialmente i calcoli di latitudine, associati alla navigazione
stimata. Il problema delle deformazioni che nascevano dal voler trasporre su superfici piane i punti di
superfici sferiche, incominciava timidamente ad essere posto. Il ritrovamento del Geographgia di Tolomeo
stimolò l'attività cartografica nel porre con urgenza il problema di costruire carte geografiche rispettando
metodi matematici. Non solo venivano introdotti nuovi sistemi di costruzione delle carte (che portavano a
vari nuovi tipi di carte geografiche (ovali, cordiformi, omeoteriche, ecc.), ma si ampliava la estensione della
superficie terrestre rappresentata, via via che le scoperte geografiche facevano conoscere le estensioni
delle terre e dei mari.

A Siviglia nel 1503 venne istituita la Casa de Contrataciòn de las Indias, dove dal 1508 era
conservato una specie di grande portolano, detto Padròn Real. La Casa, suddivisa in vari dipartimenti
(giuridico, commerciale, geografico-nautico, militare) aveva lo scopo di gestire i viaggi di scoperta,
raccogliendo tutte le informazioni provenienti specialmente dal Nuovo Mondo. A dirigere l’ufficio
idrografico della Casa de Contrataciòn, venne chiamato un Piloto mayor: il primo a ricoprire questa carica
fu Amerigo Vespucci (dal 1508 al 1512). Il Piloto mayor esaminava ogni pilota che voleva qualificarsi per
condurre navi alle Indie, ed era responsabile per la qualità di tutte le carte e tutti gli strumenti nautici.

Naturalmente, le carte geografiche di questo periodo, oltre che rivelare certi influssi erronei antichi,
rappresentavano le nuove terre in maniera grossolanamente scorretta, e lungo fu il processo di
affinamento verso rappresentazioni sempre più accurate.
I cartografi portoghesi e gli scrittori di argomento nautico sembrano essere stati i primi a
riconoscere la principale problematica delle carte piane, che ignoravano la curvatura della superficie
terrestre. A partire dal 1520 la graduazione in longitudine incominciò ad apparire sull’equatore (sebbene le
longitudini fossero marcate cervelloticamente), mentre quella in latitudine era stata già introdotta all’inizio
del secolo. La declinazione magnetica (la distanza angolare tra polo Nord geografico e il polo Nord
Magnetico) incominciò ad essere mostrata per mezzo di una scala inclinata in vicinanza di qualche linea di
costa. Una carta del 1504 circa di Pedro Reinel riporta questa scala in prossimità della costa del Labrador.

I difetti delle carte piane, per la navigazione oceanica, sui quali Pedro Nunes aveva richiamato
l’attenzione dal 1534, si riducevano essenzialmente alla impossibilità di rappresentare su di esse la rotta
seguita tramite una semplice linea retta, senza errore. Il primo tentativo empirico di costruire una carta che
consentisse di tracciarvi una rotta con una semplice retta fu eseguito da Mercatore con la sua grande carta
mondiale del 1569 “Nova et accurata orbis terrae descriptio ad usum navigantium emendata et
accomodata”. Malgrado il suo titolo indichi che fosse “ad usum navigantium”, era più che altro una mappa
ornamentale. La proiezione su cui era costruita (per lo meno in modo empirico, come si è detto) divenne
nota come proiezione di Mercatore, che è ancora oggi la proiezione universalmente adottata per le carte
nautiche.

Carte stampate per la navigazione


Un certo periodo di tempo dovette trascorrere prima che le carte propriamente dedicate all’uso di
bordo fossero stampate. Le prime carte stampate apparvero nell’edizione di Strasburgo del Geographia del
1513 del Waldesemüller. Tre anni dopo, egli pubblicò la sua famosa “Carta Marina Navigatoria Portugallen
Navigationes”. Derivata da un modello portoghese, contiene tale e tanto materiale illustrativo su terra da
non poter essere ritenuta una carta nautica, e il suo titolo probabilmente sta ad indicare solamente che era
basata su resoconti di viaggi di navi portoghesi.

La più antica carta nautica stampata, intesa per uso a bordo di navi, fu la carta del Mediterraneo
orientale, dallo Stretto di Messina alla Palestina, pubblicata a Venezia nel 1539 da G.A. Valvassore nel 1539.

Il primo atlante di carte nautiche fu De Spieghel der Zeevaert del pilota L.J. Waghenaer, nel 1584-
1585. Questa fu una pubblicazione che fece epoca, perché imponeva una nuova simbologia che venne
largamente accettata.

La cartografia si diffonde in Europa


Grazie all’applicazione della stampa nel campo della cartografia, l’arte delle carte geografiche si
diffuse in tutta Europa, principalmente in Germania, Francia, Olanda e Italia.

All’inizio del XVI secolo, erano tre i centri tedeschi in cui venivano eseguiti studi basilari per la
cartografia e dove quindi era praticata la costruzione di carte: la Renania, e le città di Norimberga e Vienna.
Norimberga era il centro più antico, dove nel secolo precedente si erano avuti i precursori dell’attività
cartografica, tra i quali Johann Müller, che aveva fornito le basi della trigonometria sferica, fondato il primo
osservatorio di Norimberga (1471), e perfezionato la costruzione dell’astrolabio (1475). Peter Hele aveva
costruito il primo orologio a molla e Georg Hartmann aveva per primo introdotto il concetto di declinazione
magnetica (1510).
In Renania, nella piccola cittadina di St Dié, la sede del duca Renato II di Lorena, furono tre i principali
studiosi ricordati, Mathias Ringmann, Gaultier Lud e Martin Waldeseemüller, molto attenti alle nuove
scoperte geografiche.
Il terzo centro, Vienna, nel XVI secolo si dedicò principalmente alla cartografia regionale.

Sia la Spagna che la Francia attrassero piloti e cartografi portoghesi al loro servizio nel secolo XVI, e
tali uomini portarono con se le carte portoghesi. Questo spiega l’influenza portoghese riscontrabile nella
produzione cartografica francese, che a partire della metà del Cinquecento fu concentrata in Normandia,
nello specifico a Dieppe. Il più originale cartografo francese dell’inizio del XVI secolo fu Oronce Finé, (1494 -
1555).

La crescita della cartografia in Olanda fu strettamente associata a quella della Germania e della
Francia, ben favorita dall’attività marittima e commerciale di quel paese. L’attività cartografica in Olanda
disponeva di due sedi principali: Anversa e Amsterdam.
I due cartografi olandesi che più influenzarono la produzione di mappe furono Gemma Frisius (1508–1555)
e il suo allievo Gerardo Mercatore (1512–1594).
Mercatore era nato a Rupelmonde, nelle Fiandre orientali. La sua prima opera indipendente fu una mappa
di sei fogli della Palestina, che apparve nel 1537. Pubblicò una piccola mappa del mondo in proiezione a
doppio cuore nel 1538, una grande mappa delle Fiandre nel 1540, un globo terrestre nel 1541 e un globo
celeste nel 1551. La sua opera più celebre resta comunque la grande mappa d’Europa.

Tuttavia, fu in Italia che il commercio di mappe fu più grandemente sviluppato, durante la prima
metà del secolo XVI. Le navi venete facevano viaggi regolari nei porti del Levante, in Spagna e Portogallo e
nelle Fiandre e in Inghilterra.
Da quest’epoca in poi la produzione veneta acquisì una grande fama, soprattutto per l’opera di due insigni
maestri, G.A. Vavassore e Matteo Pagano, raggiungendo l’apice della perfezione alla metà del secolo XVI
con Giacomo Gastaldi.

Fonti di ricerca:

digilander.libero.it

www.treccani.it

it.wikipedia.org

www.ilsileno.it

www.mbmaps.net

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