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Caratteristiche dellet giulio-claudia

Nellet giulio-claudia si accentu il fenomeno di disgregazione del rapporto fra gli intellettuali
e il potere (ma gi con Augusto v. Ovidio). Finch Mecenate era rimasto in vita, col suo
prestigio e la sua influenza aveva fatto da tramite discreto tra il potere e gli uomini di cultura
ed era riuscito ad assicurare a questi una certa autonomia. La sua morte venne a turbare
ulteriormente la non sempre facile integrazione degli intellettuali allinterno delle direttive del
principe e determin una vera e propria rottura fra il potere e la cultura, rottura che si acu
sempre pi in considerazione anche del deteriorarsi della situazione politica. Infatti let dei
giulio-claudi vide il tramonto e la liquidazione di quel precario equilibrio fra il principe e il
senato su cui si era retto lo stato durante let di Augusto, a tutto vantaggio del potere
imperiale, che ora tende ad assumere con sempre maggior insistenza caratteri assolutistici.
Di fronte ad un potere sempre pi intransigente e liberticida, gli intellettuali (che
appartenevano per la maggior parte al rango senatorio, in rotta col potere imperiale)
assunsero sostanzialmente tre posizioni diversificate: o scelsero la facile strada del consenso o
si indirizzarono verso un velato atteggiamento di fronda e di non collaborazione con le direttive
del principato o si orientarono, ma non furono in molti, verso un aperto dissenso.
Le voci pi autentiche e significative di quellet non sono quindi da cercare n in Velleio
Patercolo n in Valerio Massimo, i quali concepirono la storia o come propaganda cortigiana o
come repertorio di personalit modello, di exempla da utilizzare per le esercitazioni nelle scuole
di retorica, ma nelle opere di Fedro, di Seneca, di Persio, di Petronio, in cui latteggiamento di
fronda, variamente motivato e diversamente espresso, rivela la presenza di personalit che si
pongono criticamente il problema del proprio ruolo di intellettuali e quello dellautonomia della
cultura: il dissenso di Fedro e la sua protesta contro i potenti ci arrivano filtrati, ma non sviliti,
dalla simbologia degli animali che caratterizza le sue favole, la posizione frondista assunta da
Seneca, sostenuta da una profonda riflessione filosofica, sfocia nellaffermazione di valori
interiori che ad un certo punto gli appaiono del tutto inconciliabili con la politica del principe.
Su una linea diversa, pi autonoma e disimpegnata dalla condizione del tempo, si muove,
invece, lattivit letteraria di Persio, che nelle sue satire, se si esclude qualche accenno al
malcontento nei confronti di Nerone, mostra di privilegiare i temi morali e letterari, rispetto a
quelli pi squisitamente politici. Infine latteggiamento di disimpegno ostentato da Petronio
trova il suo sfogo pi naturale nella ricerca della pura esteticit e nella raffinatezza di una vita
intesa fino alla morte come opera darte.
Ma durante let dei giulio-claudi non mancarono voci di aperto dissenso nei confronti della
politica del principe, soprattutto in Lucano e negli storiografi dellopposizione filosenatoria. Il
primo, malgrado il suo rapporto damicizia con Nerone in giovent, non riusc a chiudere gli
occhi di fronte al dispotismo sanguinario del principe e quindi divenne con la sua opera il
rappresentante pi autorevole della cultura filosenatoria e dei valori della repubblica. Gli
storiografi dopposizione, poi, da Cremuzio Cordo a Aufidio Basso, furono i pi esposti
nellopera di contestazione da parte del potere (Tiberio fece bruciare gli Annales di C.C. con
laccusa che si trattava di unopera nostalgicamente filorepubblicana).
Tuttavia il dissenso degli intellettuali non si mantenne costante per tutta let, ma mut col
mutare dei principi, e raggiunse il suo momento pi deciso sotto Nerone.
I caratteri della cultura
Anche se gli imperatori della casa giulio-claudia non riuscirono ad imporre una propria politica
culturale, di fatto la modalit con cui avveniva la formazione dei giovani del tempo finiva col
favorire un certo tipo di consenso, o, meglio, di sterile ed acritico conformismo intellettuale. La
retorica prese subito il sopravvento sulle altre discipline che negli anni precedenti avevano
orientato la formazione culturale dei giovani romani. In mancanza di libert politica la retorica
si indirizz a suggerire le modalit con cui i giovani dovevano esercitarsi nelle declamazioni,
nacquero cos le controversiae e le suasoriae (Seneca il Vecchio).
Col diffondersi di tali esercitazioni retoriche la formazione culturale dei giovani simpover
sempre pi e punt sullacquisizione di una serie di luoghi comuni e sullo sviluppo della libera
fantasia pi che sulla concretezza e sulla praticit. In questo clima caratterizzato da un grande
ritorno alla retorica si ebbe un risveglio dellasianesimo (che si era gi diffuso in Roma nel I
a.C).
Il recupero dellasianesimo significava ridare enorme importanza, nella retorica, ai processi
creativi e alla fantasia, che doveva operare senza alcun freno inibitore.

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Il libero esplicarsi della fantasia poneva fuori gioco lequilibrio e la simmetria che erano stati gli
aspetti pi appariscenti dellarte augustea. Si afferma invece il culto dellasimmetria, della
varietas e della novitas, un gusto del nuovo, dello straordinario, del meraviglioso, che per certi
versi assai simile alla sensibilit che si affermer in Europa nel 600 col Barocco.
Ai margini di questo gusto per il meraviglioso e in perfetta sintonia con il senso della caducit e
della relativit del reale, si afferma anche un certo gusto per lorrido e per il macabro, che, ad
es., presente in misura preponderante nel teatro di Seneca.
Lo stoicismo come ideologia del dissenso
Questa dottrina si era gi diffusa ampiamente in et repubblicana, anzi con Panezio da Rodi
aveva fornito un sostegno filosofico alla cultura del circolo filoellenico degli Scipioni.
Successivamente, durante gli anni del principato augusteo, essa aveva finito col fiancheggiare
lopera di ricostruzione morale, politica e sociale dellimperatore. Ora, in questa prima met del
I d.C., fino al principato di Nerone, lo stoicismo divent lasse ideologico intorno a cui ruot
gran parte del dissenso nei confronti della politica imperiale. La speculazione filosofica stoica
adesso, si dedica infatti soprattutto ai problemi etici, anzi si pu affermare che la filosofia
finisce col coincidere addirittura con letica e diviene la disciplina che insegna a vivere, tanto
che Musonio, uno stoico di questa et, arriva a sostenere che essere buono ed essere filosofo
la stessa cosa. Dunque compito del saggio stoico deve essere fondamentalmente lesercizio
della virt, che consiste in un processo di interiorizzazione, nellautonomia e nella libert della
coscienza. Questo ideale speculativo, in un momento in cui il principato andava assumendo
sempre pi connotazioni tiranniche, era destinato ad acquistare una spiccata valenza politica, e
pertanto si spiega con una certa facilit perch la filosofia stoica divenne lo strumento culturale
e ideologico preferito da quei gruppi di rango senatorio che osteggiavano il principe e
deprecavano la perdita della libert politica. A fianco dei filosofi stoici occorre ricordare la
funzione esercitata negli strati popolari della societ romana di questi anni dai cinici
( predicatori che giravano per le strade coperti da rozzi mantelli, scalzi, e diffondevano una
filosofia alquanto popolare, che in effetti consisteva nellenunciazione di alcune massime sulla
vita pratica, ispirate sostanzialmente ad uno stoicismo semplificato e banalizzato).
GENERI LETTERARI
Il diffondersi di una sensibilit tendente al meraviglioso e allo straordinario e il libero
dispiegarsi della fantasia nellopera darte fecero sentire i loro effetti anche nella letteratura,
soprattutto nellambito dei generi. Lingenium sembra prevalere sull ars , o quanto meno su
unarte classicamente intesa. Dunque si percorrono vie nuove, nella certezza che le strade
tradizionali sono ormai impraticabili, sia perch sono state gi percorse fino in fondo dai poeti
dellet augustea, sia perch non appaiono pi rispondenti alle nuove istanze della cultura del
tempo. Di questo stravolgimento delle istituzioni letterarie risentono soprattutto i generi, che
spesso mutano caratteristiche o tendono a fondersi in altri generi (es. Satyricon).
Si ha anche una certa tendenza alla sperimentazione e alla poligrafia (Seneca scrive opere
filosofiche, satire e addirittura drammi)
Escludendo le opere di Seneca e di Petronio i generi che maggiormente si diffondono durante
let dei giulio-claudi sono: la favolistica, la satira, lepica, la storiografia, il teatro e la poesia e
la prosa scientifica.
a) la favolistica Fedro riesce a dare a questo genere un carattere tutto proprio, in quanto non
si accontenta pi di utilizzare la favola come apologo o come pretesto, ma riesce a caricare i
suoi componimenti di una velata, ma non per questo meno valida, protesta contro i potenti che
opprimono senza via di scampo gli umili, ai quali va la simpatia del poeta.
b) La satira Con Persio la satira acquista un carattere fortemente moralistico e filosofico, che
con Orazio non aveva avuto e diventa lo strumento per unintransigente fustigazione dei vizi
del tempo (influenza della filosofia stoica e soprattutto delle prediche dei cinici). Perde il
carattere bonario nei confronti delle debolezze degli uomini e tende a diventare astratta
riflessione moraleggiante che sconosce le debolezze ma anche la complessit del cuore umano.
c) Lepica Il poema epico perde i caratteri che aveva avuto durante il principato augusteo. Lo
sforzo di Virgilio era stato quello di trasfigurare nel mito, e quindi in una dimensione
atemporale, la storia di Roma e del suo principe; Lucano, invece, non rinuncia alla storia, e
riprende lantica tradizione epico-storica romana da Nevio a Ennio, descrivendo e trasfigurando
artisticamente i fatti concernenti la guerra fra Cesare e Pompeo. Nel Bellum Civile linteresse
per la realt storica si fonde con il gusto per il meraviglioso, per lesotico e per limmaginario
(ambientazione paesaggistica, sogni di Pompeo), inoltre si ha una certa propensione per

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lastrologia e per le scienze, discipline che in quegli anni incontrano una grande diffusione
presso il popolo romano.
d) La storiografia Non possibile tracciare un bilancio complessivo dellattivit storiografica di
questo periodo, perch la produzione che esprimeva dissenso nei confronti del potere stata
censurata e quindi non ci pervenuta. Ci resta la produzione pi innocua, ma forse anche la
meno valida, quella cio che fiancheggi lopera del principato, o che tuttal pi si mise in una
posizione di neutralit. Nellambito di questa storiografia sostanzialmente conformistica si
collocano le opere di Velleio Patercolo, Valerio Massimo e Curzio Rufo.
e) La poesia e la prosa scientifica Si ebbe un grande sviluppo della scienza, dovuto
probabilmente al fatto che si trattava di una disciplina non compromettente sul piano politico e
che veniva anzi favorita dal principato, convinto di poter creare un miglioramento delle
condizioni di vita di tutti i cittadini proprio attraverso la scienza e la sua successiva
applicazione politica (Seneca Naturales quaestiones, Manilio Astronomica, Pomponio Mela,
Celso, Columella)

La nascita di una nuova religiosit


Tutta let sembra percorsa da fremiti religiosi e da unansia di ricerca del divino che si esprime
in forme diverse, ma che appare prodotta dallinsoddisfazione per la vecchia religione di stato
(comunit cristiana gi attestata in Roma negli anni dellimperatore Claudio)
- setta dei Sesti La setta ebbe vita effimera e si bas quasi esclusivamente sulla personalit
dei suoi adepti. Pratic una rigorosissima condotta di vita e si impegn soprattutto ad additare
la via per il perfezionamento interiore tramite la pratica di una vita ascetica. Tiberio ne impose
la chiusura.