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Sapienza stoica

e cosmopolitismo
A n d r e a B r a gg i o

I
l termine ellenismo viene introdotto nell’Ot- quanto la precede, è ragionevole supporre che
tocento dal filologo tedesco Johann Gu- i profondi mutamenti politici abbiano avuto
stav Droysen per indicare il periodo segui- un impatto importante sulla vita quotidiana
to alla morte di Alessandro Magno (323 a.C.), nell’antichità. Con la fine della struttura tradi-
in cui la cultura degli “Elleni” (cioè dei greci) zionale della città-stato greca e in una condi-
si diffonde nei territori di un vasto impero1. zione di generale disorientamento le persone
Con i successori del conquistatore questo impe- sembrano trovare rifugio in filosofie che si fan-
ro finisce per essere diviso in regni, nei quali no portatrici di una promessa di felicità (eudai-
muta profondamente il rapporto tra cittadino monia) per l’individuo pronto a seguirne la via.
e società. Anche se in possesso di una limitata Pensiamo inoltre all’apertura dello Stoicismo e
autonomia giuridico-formale, l’Ellade perde dell’Epicureismo verso l’altro, che si tratti dello
in sostanza la libertà e vede la fine dell’antica straniero, della donna o dello schiavo, un feno-
democrazia assembleare. Al cittadino dell’età meno certamente favorito dall’allargamento
della Grecia classica subentra il suddito dell’età delle frontiere in seguito alla conquista di vasti
ellenistica, non più protagonista della vita poli- territori dove coesistono popolazioni e livelli di
tica e proiettato in un ambiente che pare non acculturazione molto vari.
avere più confini. In una mescolanza di etnie Leggere la filosofia come metafora della po-
e genti diverse, l’individualismo e il cosmopoli- litica può essere utile per cogliere certi aspetti
tismo diventano progressivamente i due atteg- derivanti dall’interazione tra cultura greca e
giamenti che caratterizzano la cultura in gene- cultura del Vicino Oriente, a patto che tale let-
rale. Anche le avventure filosofiche di quest’e- tura non sminuisca gli aspetti più teoretici di un
poca riflettono il mutamento sociale, il clima di pensiero “ellenistico” saldamente inserito nelle
frammentazione individualistica e la rinuncia a precedenti tradizioni presocratica e socratica.
grandi progetti di rinascita politica e civile della Nonostante la rivendicazione di originalità e
cosmopoli ellenistica. indipendenza assoluta, il tentativo di Epicuro
Il periodo ellenistico resta però un’età dif- di presentarsi quale autodidatta e autore di un
ficile da decifrare e descrivere in modo chiaro sistema filosofico frutto esclusivo del suo solo
ed esaustivo, tanto che le opinioni degli storici genio risulta poco credibile nel contesto della
della filosofia restano tutt’altro che concordi, storia della filosofia. Allo stesso modo l’Antica
quando si tratta di gettare luce sul legame tra Stoa è chiaramente influenzata dalle filosofie
il nuovo sistema autocratico di governo (basile- di Eraclito, del Cinismo e di Platone; mentre
ia) e le trasformazioni della mentalità e della la cautela epistemologica della Nuova Accade-
cultura. Anche se non è possibile parlare di mia (Arcesilao e Carneade) si pone in linea con
una frattura netta tra la filosofia ellenistica e un’ispirazione scettica presente a livello di ab-

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bozzo in Socrate e Platone, pur facendo emer- proprio pensiero, che non restò circoscritta al
gere un pensiero apparentemente estraneo ai piccolo mondo delle scuole filosofiche, come
grandi temi della tradizione platonica2. prova il fatto che divenne un tema frequente
Se in verità non assistiamo a una frattura nel teatro dell’epoca. Abbiamo, per esempio,
netta rispetto al passato, questo non significa un frammento di commedia in cui un cuoco si
che l’età ellenistica sia segnata dall’assenza di vanta di aver imparato da Epicuro le raffinatez-
importanti cambiamenti nel modo in cui la fi- ze della sua arte4”.
losofia viene praticata. Tra questi c’è senza dub- Vediamo così che, per quanto ricco di fer-
bio il tentativo ambizioso di offrire visioni onni- menti, suggestioni e scoperte, l’ellenismo può
comprensive capaci sia di offrire un nuovo siste- anche essere letto come un’età di stanchezza,
ma di valori sia di ricomporre in modo totale la sfiducia e pessimismo. L’instabilità dei tempi
frattura tra la sfera del pensiero e quella dell’a- diffonde un sentimento generalizzato di inquie-
gire. La scuola stoica e quella epicurea fanno tudine e precarietà che alimenta il bisogno di
emergere un’immagine della filosofia che deve certezze immediate e di risposte definitive alle
trovare una convalida nel vissuto personale. Il crisi che segnano questa epoca. Ci sono storici
filosofo si configura quale portatore di un sa- che hanno parlato di una crisi della politica che
pere astratto, impegnato però in un itinerario coinvolge i cittadini delle poleis greche, umiliati
spirituale che richiede da parte sua un’ade- al rango di sudditi anonimi dalla dominazione
sione esistenziale all’insegnamento ricevuto3. macedone prima e da quella romana poi. A
Questo è un elemento da non sottovalutare se questa si aggiunge una crisi dell’economia, che
teniamo presente che, nella rivalità tra scuole i nuovi potenti fondano sullo schiavismo e sulla
filosofiche, il maggior numero di attacchi ai ca- sistematica vessazione fiscale. Scompaiono i ceti
piscuola e ai loro discepoli prende quasi sempre intermedi e diventa sempre più incolmabile il
di mira la coerenza tra quello che i filosofi dico- divario fra una minoranza ricca e una massa
no e il loro modo di agire. Nel suo lavoro sulle di diseredati in costante crescita. Infine è stata
filosofie ellenistiche, Carlos Lévy afferma che “il messa in evidenza una crisi della cultura, che
semplice fatto che ancor oggi l’aggettivo epicu- vede gli scienziati indotti a isolarsi dai filosofi
reo designi un gaudente, mentre Epicuro si ac- per volgersi allo studio del particolare e i filoso-
contentava di pane e acqua, concedendosi come fi stessi costretti in qualche modo a ridefinire il
massima golosità un po’ di formaggio, dà un’i- proprio ruolo e i modelli ai quali ispirarsi5.
dea della portata delle calunnie antiepicuree. In questa ridefinizione rientra l’esigenza
Queste, manifestatesi fin da quando il maestro stoica di percepirsi iscritti nel disegno di una
era ancora in vita, provenivano non solo dalle razionalità universale per farsi padroni del pro-
altre scuole, ma anche dall’interno del Giardi- prio destino. Solo la conoscenza-consapevolezza
no, come prova il fatto che un discepolo delu- di questo ordine razionale dell’Universo rende
so, Timocrate, ne divenne uno degli avversari il sapiente perfettamente libero di seguire de-
più violenti, diffondendo i temi che sarebbero liberatamente ciò che è comunque dettato dal
diventati gli assi portanti della polemica antie- fato. Il sapiente è libero, non perché si sottrae
picurea: Epicuro avrebbe condotto una vita dis- al fato e alla catena di eventi che lo caratterizza,
soluta, spendendo somme ingenti per nutrirsi ma perché dà il suo pieno assenso a un ordine
e intrattenendo relazioni con un gran numero necessario che riconosce nella sua razionalità.
di prostitute. Nella Lettera a Meneceo (131) Da qui la capacità di superare ‘stoicamente’
Epicuro si rammarica per questa caricatura del ogni avversità e di adattarsi a qualsiasi circo-

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stanza “per raggiungere la felicità qui, sulla ter- Per quanto i filosofi stoici costituiscano
ra. Mentre l’iracondo è inflessibile e dogmatico anch’essi, secondo la tendenza del tempo, una
nelle sue pretese, il filosofo è flessibile: sa cur- comunità relativamente chiusa e selettiva, il
varsi quando imperversa il vento6”. loro ideale di vita e di saggezza non coincide,
La riflessione dei Padri della Chiesa ha lar- come nel caso degli epicurei, con la vita stessa
gamente attinto alla morale stoica, che essi ri- della scuola, ma tende verso la costituzione di
fiutano e/o integrano7. La pazienza cristiana, una società cosmopolita di uomini virtuosi. In
che accoglie con gioia le prove inviate da Dio risposta alle crisi menzionate essi cercano di in-
per temprare il fedele e provargli il suo amore, dividuare delle regole che discendano per via
è sorella della costanza del saggio stoico che, diretta dall’unica Legge che governa il mondo,
impassibile, sopporta ogni dolore, perseguen- prendendo a modello l’uomo che vive in totale
do la propria realizzazione nell’accettazione sintonia con il Logos divino. L’istinto primordia-
e nell’interiorizzazione della volontà del Dio- le di questo ‘uomo perfetto’ non è finalizzato
Destino8. La ripresa operata da Epitteto della solo alla sua conservazione, ma viene esteso ai
divisione bipolare delle realtà, ciò che dipende figli, ai parenti fino a raggiungere tutti i suoi si-
e ciò che non dipende da noi, conduce al di- mili: è la sua natura più autentica che lo spinge
stacco da tutti i beni esteriori per conservare a unirsi agli altri e a fare loro del bene. L’ugua-
intatta la libertà della persona morale. Nel cri- glianza e la fraternità per lo stoico hanno il loro
stiano questa libertà ha il compito di mettere il fondamento nella natura: la presenza in tutti
cuore nella condizione di rendersi disponibile di uno stesso logos 11. Portavoce dell’Accademia
a Dio. Le pratiche ascetiche messe a punto dal- eclettica, Cicerone lo testimonia con queste pa-
lo Stoicismo, in vista del completo dominio sul role: “La natura ci costringe anche ad amare
corpo e sulla mente, servono spesso da model- quelli che abbiamo generato. Da ciò deriva che
lo ai cristiani, soprattutto negli ambienti mo- per natura non c’è indifferenza fra gli uomini e
nastici 9. L’esortazione “siate perfetti” è rivolta anzi è necessario che un uomo non sia estraneo
sia allo stoico sia al cristiano. Ma per il primo a un altro, per il solo fatto che egli è un uomo.
la virtù è l’esercizio e la finalità della filosofia, Neppure avendo a disposizione una inesauribi-
per il cristiano la perfezione morale va conti- le abbondanza di piaceri uno vorrebbe vivere
nuamente raggiunta nel dinamismo di una la sua vita in perfetta solitudine; da ciò non è
relazione creata dalla chiamata di Dio e dalla difficile capire che noi siamo nati per stare in-
libera risposta dell’uomo. La trascendenza e la sieme con gli altri uomini in società e in una
paternità del Dio cristiano producono una di- naturale comunità. E, oltre a ciò, la natura ci
pendenza amorosa della creatura dal Creatore. spinge a far del bene a quanti più è possibile,
Sotto l’azione dello Spirito Santo questo amore soprattutto con l’insegnamento e tramandan-
spinge la Chiesa primitiva ad aprirsi al di là del do regole di saggezza12”.
popolo ebraico, per annunciare il Vangelo di Dalla famiglia alla città, la socievolezza del
Dio alle genti che non lo hanno ancora ricevu- sapiente si realizza in insiemi sempre più vasti,
to. Il cosmopolitismo cristiano trova la propria fino ad allargarsi a una dimensione cosmica. Il
ragione d’essere nella capacità di proclamare Cosmo diventa per gli stoici il luogo in cui si
il messaggio del Risorto a tutte le nazioni. Esso costituisce la società dei virtuosi, una città me-
ha come animatore segreto lo Spirito Santo e taforica di soli sapienti dove l’unico criterio di
come modelli gli apostoli dopo l’esperienza cittadinanza è rappresentato dal possesso del-
della Pentecoste 10. la virtù. Le norme di questa città cosmica non

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sono dettate dagli interessi e dalle consuetudi-
ni proprie delle singole città, ma dalla ragione
universale, che dà loro una validità che supera
le leggi positive stabilite nelle varie comunità.
Possiamo così definire cosmopolita colui che
riconosce o rivendica come patria il mondo e
non restringe i propri interessi al contesto co-
munitario nel quale opera. È colui che risolve in
una sfera universale motivi e interessi nazionali,
in quanto esito di una ricerca interiore che lo
ha portato a cogliere quella Vita Una da cui di-
pendono e derivano tutte le esistenze. Gli stoici
sviluppano una cosmogonia panteistica di tipo
presocratico: tutto emana da un fuoco divino
iniziale e vi fa ritorno, seguendo un ciclo eterno.
Forza razionale e provvidenziale, dispensatore di
ogni bene, questo Dio corporeo si demoltiplica
Lucio Anneo Seneca, filosofo stoico (4 a.C. - 65 d.C.).
in divinità secondarie sulla base dei punti di ap-
plicazione della sua azione, senza perdere nulla
della sua totalità, onnipresenza e onnipotenza. Nelle successive meditazioni di Seneca (4
L’atteggiamento cosmopolita non è mai di- a.C. - 65 d.C.), una “vita ben riuscita” è segnata
sgiunto da una visione cosmologica, cioè da una dall’avvertire un senso di unità interiore con il
narrazione sull’origine, l’evoluzione e il fine resto dell’umanità. Mentre molti la identificano
dell’Universo, dunque da una costellazione quasi esclusivamente con una diretta partecipa-
condivisa di concetti, valori, percezioni e pra- zione alle attività politiche, come guidare eser-
tiche che guidano la ricerca interiore. Proprio citi, ricoprire cariche o promulgare leggi, per
questa ricerca rivela il secondo atteggiamento Seneca essa conserva il carattere di una ricerca
che caratterizza la cultura del tempo, quell’au- interiore, portata avanti lontana dalle “tem-
tosufficienza del saggio (autarkeia) che non si peste della vita”. Lo Stato grande e veramente
può disgiungere da una vita appartata. Privato universale, superiore ai singoli Stati, noi possia-
di qualsiasi sovranità etica e politica comuni- mo servirlo anche vivendo ritirati, ricercando e
taria, il filosofo stoico oscilla così tra il ma- riflettendo sui grandi temi dell’esistenza, della
crocosmo ideale, fittizio ma auspicabile, del- virtù e della natura, che “per la sua bellezza e
la cosmopoliteia e il microcosmo, praticabile e grandezza merita interpreti e testimoni”. La
protetto, della filia privata. Il cosmopolitismo vita ritirata non esclude dunque la possibilità
del filosofo stoico è animato da una generosa di giovare alla comunità, quando è regolata
apertura universalistica che, pur portandolo a dalla ricerca filosofica e dalla sperimentazione
sentirsi cittadino di un mondo governato dalla e dimostrazione della virtù, della sua conquista
divinità, rimane però come relegata alla sola e dei suoi effetti.
dimensione interiore, in una serenità intellet- Il saggio serve la comunità in cui vive ispi-
tuale che mai esclude la consapevolezza di ciò rando gli uomini con il suo esempio di vita.
che è effimero o il pessimismo della rassegna- Egli trae la propria forza essendo fedele al Di-
zione liberamente accettata. vino che ha dentro e riconoscendo che questo

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Divino governa lo svolgimento di tutte le cose. ecclesiastici morti nella fede cristiana e in comunione
Cosmopolita è il saggio che riconosce se stesso con la Chiesa; in senso stretto, un Padre della Chiesa
deve presentare quattro caratteristiche: ortodossia dot-
quale amato figlio di un Universo in cui opera trinale, santità di vita, riconoscimento da parte della
una provvidenza (pronoia) benevola che lo sup- Chiesa e relativa antichità (circa fino alla fine del III
porta e che condivide con altri sapienti questa secolo). Quando manca il carattere di anzianità e se lo
conoscenza-consapevolezza. Riferendosi alle scrittore ha rappresentato in maniera eminente la dot-
trina della Chiesa, egli riceve il titolo di Dottore della
vite di Cleante, di Crisippo e di Zenone, Seneca Chiesa.
afferma che “nessuno di loro si occupò di poli- 8. L’ammirazione degli stoici per un cosmo ordinato
tica; d’altronde non avevano né la condizione e armonioso dove tutto cospira all’interesse dell’uomo è
alla base del provvidenzialismo e della lode che la con-
né la posizione richieste per essere ammessi al
templazione del creato suscita per esempio nei Padri
governo della cosa pubblica. Tuttavia essi non apologisti.
trascorsero la vita nell’inerzia: operarono in 9. Il monachesimo ha largamente utilizzato l’opera
modo che il loro isolamento giovasse agli uo- di Epitteto. Purificato del suo carattere pagano, parafra-
sato, commentato e adattato alle esigenze monastiche, il
mini più dell’agitarsi e dell’affannarsi degli al-
Manuale del filosofo greco ha contribuito nel corso dei
tri. Dunque, pur non essendosi impegnati nella secoli alla formazione dei monaci cristiani. Favorevole
vita politica, essi dimostrarono di essere perso- alla filosofia come preparazione alla saggezza cristiana,
ne molto attive” 13. Clemente di Alessandria condanna la teologia stoica,
ma cita letteralmente le regole di morale pratica enun-
ciate da Musonio Rufo e integra nel Pedagogo dei fram-
Note: menti di Epitteto. Lo stesso discorso vale per Seneca,
1. Sul concetto di “ellenismo” e per un’introduzio- dal quale attingono predicatori, moralisti e teologi, per
ne generale alla filosofia dell’età ellenistica, si vedano: inserirlo nelle loro riflessioni o esortazioni.
Isnardi Parente, M., La filosofia dell’Ellenismo, Loescher, 10. Atti degli Apostoli, 15, 28.
Torino, 1977; Long, A., La filosofia ellenistica, il Mulino, 11. Per i Padri apologisti la nozione di logos sperma-
Bologna, 1985; Kristeller, P.O., Filosofi greci dell’età elle- tikos fa riferimento alla ragione seminale di ogni cosa,
nistica, Edizioni della Scuola Normale Superiore, Pisa, alla razionalità dell’Universo deposta negli esseri, che
1991; Canfora, L., Ellenismo, Editori Laterza, Roma-Bari, diventa presenza parziale di verità in ogni uomo prima
1995. del Cristo, Logos totale. Ispirandosi al Vangelo di Giovan-
2. Nella storiografia filosofica i termini scettici e scet- ni (1, 9), Giustino afferma che tutti gli uomini parteci-
ticismo sono diventati una sorta di etichetta generale e pano al Verbo di Dio e ne deduce che tutti coloro che
ci si riferisce spesso agli esponenti dell’Accademia di hanno vissuto secondo il Verbo sono cristiani. Altrove
età ellenistica con la definizione di Accademia scettica. menziona i frammenti del Logos che hanno potuto co-
Il termine skeptikoi è però introdotto solo più tardi dai noscere i filosofi dell’antichità, nonostante secondo lui
neopirroniani, mentre gli accademici sono noti ai con- la conoscenza piena la posseggano solo i cristiani venuti
temporanei come ephektikoi, cioè coloro che sospendono in contatto con tutto il Verbo che è Cristo. Al fine di evi-
il giudizio. tare eventuali errori di prospettiva, occorre però stare
3. Hadot, P., Esercizi spirituali e filosofia antica, Einau- attenti al fatto che gli scrittori sacri, servendosi talvolta
di, Torino, 2005; Hadot, P., Che cos’è la filosofia antica?, di certi termini filosofici per esprimere la propria fede,
Einaudi, Torino, 2010. cedono a una necessità umana: sostituiscono l’antico si-
4. Lévy, C., Le filosofie ellenistiche, Einaudi, Torino, gnificato filosofico di questi termini con uno religioso,
2002, p. 18. quello che andrebbe loro attribuito quando li si incon-
5. Long, A., La filosofia ellenistica. Stoici, epicurei, scetti- tra nei testi cristiani.
ci, il Mulino, Bologna, 1997, pp. 8-9. 12. Cicerone, De finibus, III, 19, 62.
6. Evans, J., Filosofia per la vita e altri momenti difficili, 13. Seneca, De otio, IV, 5.
Mondadori, Milano, 2014, p. 88.
7. Si è soliti chiamare letteratura patristica l’insieme
delle opere cristiane che risalgono all’età dei Padri della Andrea Braggio è socio indipendente
Chiesa, ma non tutte li hanno come autori e questa de- della Società Teosofica Italiana.
nominazione non è nemmeno rigorosamente precisa.
In un primo senso essa designa tutti gli antichi scrittori

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